OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

int tor 2015 2016

Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”

 

TIMES LIKE THESE

EMPOLI-INTER 0-1

Torniamo alla graditissima efficienza degna del miglior processo toyotista, capitalizzando la sola vera occasione da gol creata in 90′.

Icardi si scrolla di dosso gli ultimi rimasugli di “crisi” infilando il quinto sifulotto in altrettante partite. Ljajic e Perisic alternano ottimi spunti a pause che contribuiscono a mantenere vivo lo stereotipo dello slavo talentuoso ma scostante e indolente. In mezzo Medel fa il suo, così come Brozovic, mentre Kondogbia palesa quel che ad oggi continua ad essere il suo peggiore difetto: la mancanza di carattere. Il francese perde palle facili in costruzione, e pare nascondersi per troppi attmi del match invece che chiedere il pallone, anche a costo di fare pasticci stile Guarin.

Dopo più di qualche mese, il giudizio mi pare fondato e, ahimè, il difetto di quelli difficili da estirpare, chè di solito il carisma o ce l’hai o è difficile fartelo venire.

Chi vivrà vedrà. Per il momento, la testa della classifica mi pare una cadrega sufficientemente comoda per poterci riflettere.

Tornando alla partita, posso ammettere senza nessun tipo di problema che l’Empoli non meritava la sconfitta, e perfino che l’arbitro ci ha aiutato eccome in occasione del contatto Murillo-Pucciarelli. Non dimentico però che il succitato attaccante toscano, insieme al maledettissimo Maccarone e il nanerottolo Mario Rui, ha passato 90′ a fare la biscia impazzita collezionando punizioni e causando ammonizioni dei nostri in serie. Motivo per cui non tengo conto  della -pericolosissima- trattenuta di Miranda ai danni ancora di Pucciarelli, essendo questa avvenuta sugli sviluppi di una punizione furbescamente sgraffignata da Maccarone.

I nostri, come già accennato, si vedono per un quarto d’ora a cavallo dei due tempi. Il gol nel recupero del primo tempo è una manna per noi e una mazzata per loro e l’inizio della ripresa pare  confermare questo mood.

Il mood è però una illusion, visto che i nostri si spengono dopo una bellissima e velocissima azione putroppo non finalizzata a dovere da Perisic e -poco dopo- con un destro a giro di Brozovic nemmeno lontano parente dei due gol gemelli delle ultime settimane.

Da lì in poi l’Empoli galleggia nella nostra trequarti, senza nemmeno creare chissà cosa, con l’eccezione del già ricordato rigore reclamato dai toscani.

Gli ultimi minuti ci danno ulteriore e non richiesta conferma del fatto che è assai meglio avere in campo giocatori fuori forma o addirittura timorosi (vedi Kondogbia) quando chi li deve sostituire per tener botta e gestire il cronometro cerca la porta da 50 metri senza nemmeno essere Recoba (vero Guarin?). Stesso discorso per Juan Jesus, che entra negli ultimi minuti per rafforzare una retroguardia stranamente deficitaria in Murillo e che di contro dispensa  palle perse e minchiate in serie manco fosse un revival della scorsa stagione.

Morale: un altro -cazzo di- 1a0 che in tempi come questi (in times like these, omaggio del titolo agli amatissimi Foo Fighters) va benissimo.

In attesa di un centrocampo migliore, soprattutto a livello neuronale, e sperando che la buona stella di Icardi continui a brillare come nell’ultimo mese.

LE ALTRE

I nostri rivali attualmente più pericolosi vincono tutti: la Juve non ha problemi contro la peggior squadra del momento (non me ne vorrà il Verona di Clouseau Del Neri), mentre Viola e Napoli devono faticare un poco di più per regolare Palermo e Toro.

La Roma non riesce a battere il Chievo a Verona, continuando l’andamento lento già ballato più volte in questo girone d’andata, in una partita che ha l’immenso merito di farci capire quanto utile possa essere la tecnologia applicata al calcio. Nella fattispecie, la punizione di Pepe non sembrava gol nemmeno a lui, eppure, tempo 10 secondi, la cosa è chiara e pacifica per tutti, romanisti compresi. In culo alla favola dell’errore dell’arbitro che va accettato e alla fine fa parte dello spettacolo perchè sbaglia come sbagliano i giocatori.

Il Milan non gioca nemmeno peggio di altre volte, ma ha il torto irreparabile di non capitalizzare le tre-quattro palle gol che gli capitano.

Il Bologna del dignitosissimo e orgogliosissimo Donadoni non ha il senso dell’umorismo e a 10 minuti dalla fine piazza il colpaccio con Giaccherini.

Fin troppo prevedibile il flop casalingo della Lazio col Carpi, con gli aquilotti a tornare nella loro mediocrità dopo l’inevitabile colpo contro i nostri resuscita-morti.                                                           Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Facile ma inevitabile porre l’accento sull’acredine mostrata da tutti o quasi i commentatori all’Inter, che continua imperterrita a bivaccare (testuale) in testa alla classifica. Posto che sia legittimo preferire una delle altre tre pretendenti al titolo rispetto ai nostri, compito di un cronista o commentatore sportivo che parli senza preconcetti dovrebbe essere quello di sottolineare pregi e difetti di tutte le squadre coinvolte e non di identificare ogni avversaria dei nerazzurri quale squadra “con il gioco migliore del Campionato” (ultima in ordine di apparizione: l’Empoli, ma da domani sarà già il Sassuolo).

Come funziona invece ormai lo sappiamo: quando i nostri steccano parte il pandemonio, come visto nel dopo-Lazio. Quando invece si vince, è comunque un successo immeritato, con Icardi che segna 8 gol con soli 12 tiri in porta quasi roba di cui vergognarsi (l’avesse Dybala una statistica simile lo proporrebbero come prossimo Papa…).

Aggiungete a tutto ciò la simpatica coincidenza di voler inquadrare Jovetic imbacuccato in panchina subito dopo il gol di Maurito, tanto per far capire che la maretta in spogliatoio è tutt’altro che placata (menomale, iniziavo a preoccuparmi).

La pervicacia con cui i vari Caressa chiedono a tutti “quale sia la vera classifica“, dando per scontato che quella reale non vada bene, non fa che confermare quando vado dicendo.

I tweet di Varriale lasciano il tempo che trovano, ma confermano il vigliacco coraggio con cui ci si permette di esternare il proprio sdegno nei -rari- casi in cui gli errori sono a nostro vantaggio, derubricando il tutto a “cose che succedono” quando invece -e ben più spesso- le sviste avvantaggiano altri colori. La cosa vale ovviamente per la stampa, ma anche per gli addetti ai lavori, muti davanti a scempi simili e più che loquaci in altri casi.

Infine, piccolo inciso sul Milan e su quella trasmissionaccia che normalmente è QSVS su Telelombardia, sulla quale sono inciampato per caso (o sbaglio, fate voi…): ebbene, la trasmissione del “viaconlondamorettisiamosubitodavoiprontiainterrompereincasodigolgrazie” è stata l’unica tra quelle che ho seguito a intavolare un discorso serio e complessivo sul Milan e sulla pagliacciata che è (o che è sempre stata) la comunicazione dei Meravigliuosi, a furia di “siamo una rosa da almeno terzo posto“, “ho speso 150 milioni” “a giorni chiudiamo con Mr B per 500 milioni”.

L’inciso tra parentesi “(o che è sempre stata)” è per palati fini, o paranoici come il sottoscritto, ma la sostanza non cambia: il Milan ha costruito la sua storia sulla mistificazione e la creazioni di falsi miti (torno al discorso della one best way per giocare bene e vincere, il blocco di italiani, gli allenatori che devono per forza essere stati bandiere del club da calciatori, siamo tutti una grande famiglia…). La salutare differenza è che l’assenza di vittorie, e la fine della storia(ccia) politica del loro Presidente ha finalmente fatto crollare quella patina di subalternità dei media, che per decenni non si sono fatti problemi nel bersi favole della buonanotte, statistiche accomodate alla bisogna e tanti luoghi comuni maledetti manco fossero verità rivelate dall’oracolo in cravatta gialla.

Grave ma non seria la considerazione fatta dal succitato Club di latinisti presenti in trasmissione e cioè:  a Berlusconi tanti avrebbero detto

“occhio  a raccontar balle alla gente: finchè lo fai in politica, se ne dimenticano in cinque minuti, ma se lo fai col calcio se lo ricordano ad anni di distanza”.

Degno specchio di un Paese cerebralmente malato, e pure orgoglioso di esserlo…

WEST HAM

Tornano i nostri campioni, e tornano pure le vittorie; dopo il fortunoso 2-1 contro il Southampton, battiamo 2-0 il Liverpool ricevendo i complimenti del loro allenatore e superandoli in classifica.

Oh East London, is wonderful!

emp int 2015 2016

Manco si fossero messi in posa… in ordine di altezza e quello grosso di spalle a abbracciarli tutti.                                                                                                                                                         Che ci sia lo zampino del coreografo di X Factor?

SE LA VA LA G’HA I GAMB…

CARPI-INTER 1-2

L’assioma riportato nel titolo è una massima tutt’ora in voga nei migliori studi consulenziali del mondo, ad indicare quell’alea di imponderabile che alla fin fine sfugge ad ogni previsione e che risponde solo all’inerzia del momento, al caso, più prosaicamente al buciodiculo.

Sono sì tifoso, sì fanatico, ma non cieco: giochiamo malino, senza nemmeno la parvenza di una manovra che faccia intuire la presenza di un ragionamento. Buttiamo palla in avanti, dove troviamo il classico attaccante in stato di grazia a cui tirare addosso sperando nel rimpallo vincente.

Pur essendo di norma la squadra-più-sfigata-del-mondo, abbiamo già avuto in passato sporadici periodi di “buona” (ricordo filotti di vittorie sotto le gestioni Strama e Raineri che andavano contro ogni logica), e la cosa non può che farmi spavento, visto il Derby ad attenderci dopo la sosta delle nazionali.

Rimandando a mercato chiuso e sigillato una disamina complessiva -rigorosamente tènnica– della rosa 2015/2016, sparpaglio qualche considerazione sul poco visto ieri.

Il “poco” è inteso in senso quali-quantitativo, visto che ho assistito al solo secondo tempo, con la netta sensazione di non essermi perso molto dei primi 45′.

Il Mancio continua a proporre JJ a sinistra e Brozovic trequartista (anche se in questo caso nel dopogara dirà che la scelta era obbligata stante un Profeta ancora in rodaggio). Per il resto si rivede Guarin, Capitano di serata, al quale sono ormai rassegnato: passi ore a insultarlo bestemmiandogli i nonni, e poi alla fin fine vedi che ha propiziato il primo gol -seppure con un cross scolastico- e si è guadagnato il rigore nel finale.

Dietro Miranda e Murillo confermano l’impressione di solidità e risolutezza, col colombiano a rischiare il rigore nel primo tempo – di solito entrando così a mille all’ora gli arbitri non stanno a vedere se prendi palla o piede, cosa della quale peraltro non sono nemmen sicuro…

Gli esterni fanno quel che possono -cioè non molto- mentre là davanti la coppia inevitabile è Palacio-Jovetic, vista l’assenza genialoide di Icardi di cui s’è detto settimana scorsa.

Ha ragione il Mancio a dire che la vittoria è meritata (non foss’altro per lo “zero o quasi” alla casella “parate di Handanovic“) ma i motivi di querimonia ci sono eccome.

Come l’anno scorso, facciamo fatica a chiudere la partita: anche una volta in vantaggio, sembra che i nostri pensino che ormai sia fatta, e sia solo questione di far passare il tempo. Ragionamento che può anche avere un senso, a patto di avere nell’ordine una difesa granitica, un centrocampo di piede e testa veloce ed un attacco cinico e spietato.

Se con le punte potremmo anche essere abbastanza vicini alla descrizione, (vedi gollonzo di JoJo dopo succitato cross di Guarin e paperotta del loro portiere per l’1-0 alla mezzora) in mezzo e dietro it’s a long way to Tipperary…

La ripresa infatti vede un’Inter sempre più raccogliticcia, a giochicchiare senza in pratica creare nulla, mentre il Carpi capisce che con l’andar della partita ci si può provare eccome.

Essendo in sostanza tutti all’esordio nella massima Serie, fa meno notizia del solito il Primo Gol in Serie A contro l’Inter che stavolta risponde a Antonio Di Gaudio, ennesimo nanetto malefico che sfrutta nell’ordine un cross che voleva esseere un tiro, un controllo sbagliato del compagno e un’opposizione granitica quanto un tiramisù di Nagatomo.

Carambola fatale ed inevitabile 1-1.

Qui, devo dire, si è vista la differenza rispetto all’anno scorso: mancavano 10′ alla fine, e fino a pochi mesi fa ci saremmo messi a piangere in mezzo al campo senza nemmeno provarci, anzi magari pigliandola inderposto all’ultimo respiro.

Invece, chiamatelo cuore, culo o quel che volete, i nostri creano in pochi minuti più di quanto abbiano fatto nell’ora e un quarto precedente, con Palacio a mangiarsi un gol non da lui, e lo stesso Trenza a rifarsi poco dopo servendo splendidamente Guarin nell’azione che porta al netto rigore già ricordato.

JoJo non ha il senso dell’umorismo e timbra il raddoppio a pochi minuti dal fischio finale.

Fa bello dire che siamo primi a punteggio pieno. Diciamolo pure, felici e divertiti. Speriamo di migliorare un pocolino a metacampo, chè di strada così non ne faremo molta…

Kondogbia è ancora un pesce fuor d’acqua, pur facendo vedere cose notevoli. Medel è imprescindibile come cagnaccio ma non può essere lui a fare il primo possesso usciti dalla difesa. Brozovic è utile ma non è il cervello che ci serve…

Certo, se per avere un geometra diplomato devo comprare un picconatore analfabeta  (leggasi Felipe Melo) allora tocca citare Don Buro e la sua “beata ignoranza,si stai bene de mente, de core e de panza“.

Si vedrà…

LE ALTRE

Detto che un pareggio avrebbe consentito di guadagnare due punti su entrambe, è innegabile il piacere epidermico nel vedere la Juve nettamente sconfitta dalla Roma. Il 2-1 è oltremodo bugiardo, se pensiamo al rigore palesemente negato in apertura, al palo di Pjanic e al paio di miracoli di Gigione Buffon.

Ad ogni modo, la Roma gioca alla grandissima, mentre i gobbi soffrono da matti le assenze di mercato e quelle da infermeria, che di fatto la lasciano col solo Pogba superstite del centrocampo di pochi mesi orsono.

I cugini fanno sostanzialmente la nostra stessa partita: brutta ma vittoriosa, con le due nuove punte a segno e Balotelli seduto a guardare.

La Viola per ora prosegue l’andazzo montelliano, alternando prestazioni maiuscole a bambole ingiustificabili: Mr Ventura ringrazia e passa all’incasso.

Infine, splendido Eder che rimonta la doppietta iniziale di Higuain per il 2-2 finale. Hai visto mai…

E’ COMPLOTTO

La Gazza non vede l’ora di dirci che per il Carpi era rigore, appaiando l’eventuale errore a nostro favore con l’abbaglio ben più evidente in Roma-Juve.

E’ poi tra il beffardo e il disgustoso dover ascoltare la lezioncina saccente di Caressa -che pure fatica a nascondere le simpatie lupacchiotte come ben sappiamo– quando ci ricorda da sapientino le ultime direttive arbitrali in materia di proteste: tolleranza zero, basta sceneggiate plateali, basta ramanzine codarde degli arbitri che alla fine non risolvono niente.

Oltretutto, visto che c’è il bigmècch, chiamano il bigarbitro: ecco Rizzoli, quello che ha fatto la finale mondiale, quello che mica si fa intimidire, ecco, lui: prima Chiellini, poi Bonucci, poi Pogba (più volte), tutti incainati come bestie a rimostrare il proprio dissenso e lui, fisso come un palo nella notte (cit.) a far faccia brutta ma a non cacciare nemmeno un cartellino.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Per il resto, accanita e insistita la sottovalutazione del signor Medel da parte della stampa sportiva tutta. Ultimo iscritto al fin troppo banale club, il finto interista Bruno Longhi che non si fa scappare l’occasione di buttare un po’ di guano mediatico nel ventilatore.

Come al solito, mi chiedo retoricamente dove fossero i denigratori di Gattuso e Furino nei lustri scorsi…

Infine, senza averli mai visti giocare sul serio, faccio solo notare che Draxler rifiuta la Juve per andare a giocare nella stessa squadra -Wolfsburg- che Perisic ha deciso di lasciare pur di venire da noi.

E’ un po’ tirata per i capelli ed è di parte, motivo per cui nessuno ve la racconterà così. Immaginiamo però cosa avrebbero detto a maglie invertite…

Qui invece siamo alla volpe e l’uva, con Marotta a negare qualsiasi interesse della Juve per il giovane tedesco, prontamente smentito dal proprio allenatore.

WEST HAM

Grandiosa vittoria per 3-0 ad Anfield. Sagace e divertente il link che ci fa capire la storicità dell’evento.

Si vede che ci piacciono solo le cose difficili.

Basta lui (per adesso)

Basta lui (per adesso)

NUN SUCCEDE… E BASTA

UDINESE-INTER 1-2

L’Inter torna ad essere intimamente se stessa e batte l’Udinese in una partita -per i più distratti- incredibile, ed invece plausibilissima se conosci i tuoi polli.

La cosa più gratificante della partita non è il risultato finale, e nemmeno il (bel) primo gol di Podolski, quanto la carogna sulla spalla del Mancio durante e dopo la partita.

Mi piace pensare che lui per primo fosse consapevole della psicolabilità dei nostri e che, in quanto tale, intravedesse a mezzore di distanza il rischio che si correva a “fare i fighi” in area avversaria, non chiudendo una partita diventata assurda e solo per nostra fortuna non tramutatasi in tragedia sportiva.

Esemplare il Mister quando in tre frasi sintetizza 90′ di prestazione:

Benissimo in 11 contro 11, bene in 11 contro 10.

In 11 contro 9 lasciamo perdere…

Non posso che condividere.

Inutile soffermarsi più di tanto sulla farsa che è stata il secondo tempo (Rocchi Horror Picture Show compreso, anche se per una volta il sommo si sbaglia e ci avvantaggia). Preferisco spendere qualche riga per ricordare il buon primo tempo giocato dai nostri, a parte un Guarin in versione vintage e cioè distratto e intrinsecamente portato alla scelta sbagliata. Hernanes però va gran bene, Palacio svaria che è una bellezza. Forse Icardi un poco statico ma checcevoifà… Dietro di fatto non rischiamo nulla.

L’arbitro inizia male e ne paga le conseguenze, chè sul primo giallo di Domizzi (che protesta per un angolo che non c’è e che infatti Rocchi provvede poi a non concedere) poteva tranquillamente soprassedere. Ineccepibili invece gli altri gialli, che portano all’espulsione del succitato Domizzi a fine primo tempo e del tarantolato Badu nella ripresa.

Sul rigore, che tutti nel dopo-gara si affrettano a definire scandaloso, inesistente e via dicendo, riporto per pura cronaca un commentuccio preso da un giornale minore del giorno dopo, che se non altro pare di diverso avviso: si dice che “E’ vero che il croato ha già tirato, ma quando Danilo commette fallo la palla sembra proprio ancora in gioco. Dunque, da regolamento, il rigore c’è.

Ai tanti che -legittimamente- puntano il dito sul fatto che Kovacic avesse già tirato e non fosse quindi più in possesso del pallone, chiedo: allora non è rigore nemmeno in tutti i casi in cui l’attaccante arriva addosso al portiere e butta la palla avanti col solo scopo di farsi abbattere? Ah ecco…

Lo ammetto: avrebbe tranquillamente potuto far giocare e nessuno si sarebbe scandalizzato (figuriamoci noi, che per avere un rigore di solito ci vuole il coltello tra le scapole), ma quantomeno non si dica che la decisione è totalmente inventata, incomprensibile, etc etc…

Anticipo un paio di punti del già robusto faldone “E’ COMPLOTTO” per la dose periodica di insulti contro Massimo Mauro. Il calabrese cantilenante è tra i primi a scandalizzarsi della decisione dell’arbitro sul rigore, ed è ovviamente tra i più entusiasti a decantare le lodi di un’Udinese che in 9 contro 11 nel finale ha sfiorato il pareggio.

Sentirlo però dire che “sarebbe stato giusto che l’Udinese facesse il 2-2” è una roba che non si può sentire… L’Inter ha avuto altre quattro o cinque occasioni per dilagare e già si sono spesi KB a sufficienza per rimproverare i nostri incorreggibili ragazzacci. Ma non ditelo all’ex riserva di Zico, Platini e Maradona…

Sentirlo addirittura chiedere a Mancini se una squadra “con un solido gruppo di italiani potrebbe forse essere meno psicolabile” mi fa contorcere dal ridere, pensando a quanta aria possa passare tra le orecchie di lui e di tanta gente che ancora dà credito a certe stronzate.

LE ALTRE

Comunque, bando alle ciance: Nonostante le nostre tre vittorie in quattro partite, nonostante le concomitanti sconfitte di Milan e Fiorentina, nonostante i pareggi di Torino e Samp, siamo ancora miseramente noni. Certo, più vicini a livello di punti, ma ancora con un mucchio di squadre davanti e con un calendario che senz’altro non ci avvantaggia (Juve, Lazio e Genoa da incontrare da qui alla fine, tanto per dire…).

Parafrasando, ma solo in parte, la frase sussurrata dai giallorossi durante il nostro lustro d’oro, e riportata come titolo nella noticella odierna, continuo a sostenere che non arriveremo sesti, e che -davvero, non per fare la volpe e l’uva- tutto sommato credo sia meglio così.

E’ COMPLOTTO

Tante cose, più o meno “gravi”, più o meno importanti, ma fra loro coerenti nel ribadire il diverso peso specifico dei protagonisti in campo.

Milanello Bianco:

Tempismo eccezionale nel dare la notizia di “clamorosi aggiornamenti da Arcore” mentre la tremenda figuraccia dei Meravigliuosi contro il Genoa è in pieno svolgimento (vero Sky?). Non c’è che dire, lo stile comunicativo del Milan è ormai endemico, orientato ad un “benaltrismo” di informazione a tutto vantaggio del Geometra gongolante e di Silvio piazzista provetto.

Non fa notizia la velina di partito volta a smentire il duro confronto tra allenatore e squadra sul pullman post-Udine (“siete indegni” “sarai bravo tu“…cazzo avrei voluto esserci, per me è stato Pazzini!). Già più artistici e fantasiosi quando fanno dire al povero Superpippa che il ritiro è stato deciso di comune accordo, anzi quasi richiesto dai giocatori stessi, chè son tutti bravi ragazzi e siamo tutti una grande famiglia.

La battuta è stata riproposta con una piccola variazione sul tema anche dopo l’ 1-3 corsaro dei Grifoni, con Pippo a dire che il ritiro c’è ma è facoltativo, chi vuole viene, son proprio i ragazzi che lo vogliono fare per stare insieme.

Passando agli “ex” che incredibilmente decidono di lasciare la parte di Milano dove splende sempre il sole, faccio notare un paio di cose: Niang ieri segna alla sua ex squadra e ci vogliono 4 replay per confessare che “sì, l’ultimo tocco in effetti è proprio del giocatore di proprietà del Milan” che lì in due campionati aveva segnato zero goals e che invece a Genova ha già fatto 5 uova. Idem con patate El Nino Torres che a casa sua (leggi Atletico Madrid e non Milanello Bianco) si è ritrovato tornando a segnare con una certa continuità.

Squadra Simpatttica:

Tanto per fare paragoni su come episodi simili vengano trattati dall’altra parte del Naviglio, abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie i peana per Quaresma dopo la seratona di gloria contro il Bayern Monaco (che infatti poi al ritorno gliene ha date una mezza dozzina): il Trivela segna e abbiamo una settimana di album dei ricordi, che pippone che era, che pacco che ha preso Mourinho, e adesso invece segna contro il Bayern Monaco

Sintomatici poi i finti complimenti all’Inter per l’annata di Icardi: Tuttosport si premura di dire che il giovane argentino è bravo assai, e che potrebbe addirittura vincere la classifica marcatori, cosa che ai nerazzurri non è capitato tanto spesso, e sunteggiando -con la consueta simpatia- che nemmeno Ronaldo e Milito ci riuscirono.

Quale occasione migliore per rivestire i consueti panni del cacacazzi e andare a controllare? Eccoci qui: Wikipedia grazie di esistere. La Juve questa classifica l’ha vinta 13 volte, i nostri 12. Il Milan in questo caso spadroneggia a 17 grazie al Pompiere Nordhal e ai suoi 5 titoli anni ’50. Però l’Inter “non l’ha vinta poi così spesso“.

Facendo un giochino diverso, facile e inutile quanto quello messo su dalla Gazzetta del Balengo di Vettorelliana memoria, si potrebbe vedere che, a livello di singoli giocatori, le tre squadre strisciate sono a parimerito. Sono cioè 9 i giocatori di Inter, Juve e Milan ad aver vinto la classifica.

Ma si vede che detta così non faceva ridere…

Una Caressa in un calcio:

Pirlo fa fallo da rigore su Joaquim e, anche in quel caso, si stenta a credere che l’uomo magico possa aver commesso fallo. Caressa si ostina a riguardare l’azione per poi concludere deluso che il tocco c’è ed è pure dentro l’area.

Tempo due minuti però e rimette le cose a posto: da una punizione più che dubbia, Pirlo mette una palla nulla più che logica ed elementare nell’area piccola, dove Llorente è bravissimo a saltare in mezzo a due difensori e metterla in buca.

Ecco il nostro commentare: Eh beh con una palla così però son buoni tutti!

Non c’è niente da fare, Pirlo tutto può, non sbaglia mai e a guardar bene è pure una bella figliola.

Disgusto.

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato...

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato…

LISCIO COME L’OLIO (PER UNA VOLTA)

INTER-ATALANTA 2-0

Incredibile ma vero, vinciamo una partita che per altre squadre sarebbe parsa come “normale”.

Nulla lo è a queste latitudini, e lo sappiamo. Di conseguenza, la partita con risultato all’inglese è altresì figlia di un rigore sbagliato, due pali colpiti, un paio di altre occasionissime e una punizione assai generosa da cui nasce il raddoppio.

MI trovo quasi a rammaricarmi del fatto che l’arbitraggio -per una volta- non sia stato “distratto” nei nostri confronti, vista l’impudenza della classe arbitrale nel mandare ancora Gervasoni sul luogo del delitto e contro lo stesso avversario a un paio d’anni di distanza dal fattaccio (go to min. 2.15 for the very best). Il Gerva lascia picchiare gli atalantini senza intervenire troppo, e Icardi si prende la “vecchietta” che lo costringe a uscire prima della mezzora. Benalouane, autore del fallo, non è ovviamente ammonito.

Guarda caso, è proprio lui ad abbattere Ranocchia in area di rigore in maniera talmente plateale da non poter esimere l’arbitro dal fischiare il penalty. Giallo nell’occasione, e non serve un esperto di matematica quantistica per capire che il franco-tunisino avrebbe anche potuto finir lì la sua partita.

Ora si apre la questione rigori: posto che negli ultimi 2 campionati, più queste prime 4 partite, ce ne hanno fischiati solo 3 a favore, noi abbiamo deciso di attuare una sorta di sciopero bianco, sbagliando il terzo rigore consecutivo. Palacio non sembra in gran spolvero, e forse per quello non tiene la palla bassa: il tiro è sì angolato a sufficienza, ma la boccia a mezza altezza non obbliga il portiere alla sdraianza che probabilmente avrebbe richiesto quella frazione di secondo in più, sufficiente a far passare la boccia stessa.

Amen. Non solo non ci regalano niente; nemmeno noi siamo generosi con noi stessi…

L’uscita di Icardi, a conti fatti, diventa quel che in inglese si definisce blessing in disguise, chè al suo posto entra Osvaldo a capitalizzare al meglio il cross a centro area di Guarin. La semirovesciata al volo è nel repertorio del Gionnidepp de noantri, e l’1-0 è cosa fatta.

L’intervallo mi vede protagonista di domande esistenziali tipo spot del bancomat, e mi chiedo quanto durerà questa parvenza di manovra organizzata, posto che tutte le partite fin qui giocate dai nostri hanno visto la spina staccarsi inesorabilmente per almeno mezzora a volta.

MIglioriamo la media ma di poco, chè dopo il bel tiro di Palacio (che batte il portiere ma sbatte sul palo) sostanzialmente cominciamo a giocare secondo l’oliato schema del “buttiamola avanti e caghiamoci sotto”. Non che l’Atalanta faccia chissà che, forse per l’assenza del satanasso Denis, rimpiazzato dall’inoffensivo Bianchi, ma lo sguardo perso dei nostri e un Handanovic a farfalle su un paio di corner sono bastati per far progredire il mio già avanzato incanutimento.

Quando Palacio, stremato, esce per far posto a M’Vila, penso che ci aspetterà un quarto d’ora di interisti appesi alle traverse a difendere il vantaggio minimo. In realtà sono piacevolmente smentito. Il francese neo-entrato draga palloni davanti alla difesa al posto di Medel, sguinzagliando lo splendido cagnaccio cileno 30 metri più avanti, alle calcagna di Cigarini, e come d’incanto torniamo a gestire il gioco senza altri patemi.

Che poi la punizia dal limite su Osvaldo sia assai generosa non ci piove. Se non altro è l’occasione per far fare un figurone a Hernanes che spara la punizia all’incrocio con capriola incorporata e chiude i conti a 4 più recupero ancora da giocare.

Che il gol sia di buon auspicio per il Profeta, che il Professor Scoglio avrebbe definito “giocatore superiore” e che per me rimane un campione, pur in un periodo di forma assai migliorabile. Una mediana con lui, Kovacic e Medel (splendidi anche ieri) è la migliore novità dell’Inter di quest’anno. Più di Vidic in difesa, più di Osvaldo in attacco.

Si doveva vincere e si è vinto. Siamo quindi terzi, seppur in coabitazione con Samp e Verona. Domenica Cagliari e settimana prossima a Firenze.

Adenante!

LE ALTRE

Il Grande Milan sostanzialmente vince 2-0 a Empoli, anche se inspiegabilmente il risultato viene omologato come pareggio. La partita, seguita ovviamente con intento gufante ma comunque in maniera più distaccata rispetto a quella dell’Inter, mi ha -forse definitivamente- chiarito una domanda esistenziale, e cioè: perchè squadrette delle minchia (l’Empoli nel caso del Milan, la miriade di piccole che  puntualmente ci ciucciano punti nel nostro caso) fanno la partita della vita contro di te, e contro gli altri si squagliano come neve al sole?

Lo fanno apposta e quindi E’ Complotto? Oppure siamo noi che facciamo cagare?

Temo che la risposta sia la seconda che ho detto. L’Empoli del primo tempo (non dei primi 25 minuti, cari tutti, del primo tempo) sembrava il Real Madrid, scambi velocissimi, corsa rapida e intelligente, palle inattive sfruttate a dovere. Milan: non pervenuto, se si esclude il bel gol di Torres.

Che poi i cugini, col solito deretano, l’abbiano ripigliata e potessero addirittura vincerla fa parte della sacrosanta ingiustizia del calcio, ma onestà intellettuale (hai detto cotica!) imporrebbe serie riflessioni sulla pochezza della fase difensiva milanista. Paradossalmente è proprio Inzaghi a dire che “le grandi squadre non soffrono così“, pur annegato nella melassa del “che cuore! che rimonta!“, con la stampa intera a fare il coro.

Ma andiamo con ordine: Juve e Roma continuano il loro percorso netto, con la Juve a beneficiare di un rigore disgustoso nel suo complesso: il difensore salta a meno di due metri dal bianconero che tira (quindi già assai vicino); la palla è deviata dalla punta del piede del cesenate prima di incocciare sulla mano, ovviamente scomposta visto che il difensore sta saltando. L’arbitro è lì davanti e, ineccepibilmente, fischia il rigore.

Non cambia niente: la Juve giocava in casa col Cesena, ha vinto 3-0 e non sono così annebbiato da ricondurre la vittoria a quel rigore regalato. Ma è proprio vero che, tanto per non sbagliare, meglio sbagliare dalla parte giusta.

Napoli e Fiorentina procedono invece con l’andamento lento, infilando altri due pareggi che le vedono staccarsi ulteriormente da quel terzo posto che è obiettivo comune.

Mors tua, vita mea, verrebbe da dire, ma so’ssignore quindi qui lo dico e qui lo nego!

E’ COMPLOTTO

Siamo nell’ambito del processo alle intenzioni ma, come detto in apertura, la designazione di Gervasoni suona proprio come gesto di sprezzo del settore arbitrale nei confronti dei nostri. Ottimo stavolta Fabio Monti sul Corriere che, censurando la designazione del Gerva, contemporaneamente sbeffeggia l’atteggiamento nerazzurro nei confronti della classe arbitrale. Come a dire: se questi sono i risultati…

Non avendo orgogliosamente Mediaset Premium, non posso assistere dal vivo all’intervista del Misteh, che in sostanza sfancula i portatori della tesi per cui la vittoria è rubata (fallo non da rigore perchè avvenuto a gioco fermo, spinta di Osvaldo sull’1-0, punizione inesistente): Mazzarri cita forse involontariamente il Mancio dicendo “fateli vedere tutti gli episodi!” e per la prima volta pare palesare l’essenza dell’interismo “contro tutto e tutti”.

Piacevole sorpresa. Meglio tardi che mai.

Golazo

Golazo

ERA FUORIGIOCO (AND SO F?!KING WHAT?)

FIORENTINA-INTER 1-2

La miglior Inter della stagione -o giù di lì- piega una Fiorentina che torna a masturbarsi per una buona ora con il bel giUoco, e che però nel finale rischia di punire la nostra scarsa vena realizzativa.

Fatto il bigino della partita, azzardo un paio di analisi da tènnico.

1) L’importanza di chiamarsi Hernanes come prevedevo non ha tardato a farsi notare, stanti anche gli ampissimi margini di miglioramento del nostro centrocampo. La cosa che invece non mi aspettavo era un’altra bella virtù del Profeta: fa giocare meglio chi gli sta a fianco. Guarin può limitarsi ad esercitare la propria animalanza, senza doversi preoccupare di coprire, cucire, lanciare e tirare, a tutto vantaggio delle non numerosissime sinapsi del colombiano.

Le due mezzali, così concepite, rappresentano due terzi di un dignitosissimo centrocampo, cui manca ancora il classico volante davanti alla difesa: un Cuchu di qualche anno più giovane (hai detto niente…) non farebbe sfigurare la nostra mediana contro nessun altro reparto in Italia.

In quella posizione dobbiamo invece sorbirci ancora Kuzmanovic – il mio preferito, come saprete 😉 – , ma Taider o financo lo statico Cambiasso di questi tempi non sarebbero molto meglio. Se Thohir leggesse queste stronzatelle, mi permetterei di suggerire di focalizzare le attenzioni e le finanze estive proprio in quel ruolo, a costo di sacrificare un Alvarez o un Roben Botta per far cassa.

2) Pur non arrivando ai livelli dei cugini, noto che anche noi stiamo cominciando a collezionare doppioni, triploni, quadrupliconi (cit. l’immortale Franco Scoglio): Hernanes, Guarin, Kovacic, Alvarez, Botta, sono giocatori tra loro diversi, ma di fatto utilizzabili nel medesimo ruolo. Oltretutto Mazzarri non è Stramaccioni (prendetela come un complimento o una critica), e non ha una varietà infinita di schemi. Morale: sono troppi, e credo che da quelle parti a Giugno andrà fatta una inevitabile scrematura.

3) Se non si sloga il pistolino a trombare o il pollicione a twittare, Icardi può essere il nostro puntello per il futuro. Speravo che l’anno di apprendistato con il Principe potesse dare maggiori frutti, ma non è detto che questi ultimi mesi possano invertire la tendenza. Le caratteristiche “enciclopediche” di Milito si son fatte vedere anche Sabato, anche se ormai le pagine della Treccani in braghe corte sono sempre più impolverate (“Fantozzi…anche poeta!). 

Del gol in fuorigioco parlerò più avanti, anticipando solo che la goduria non è stata minimamente toccata dalla svista arbitrale, per una volta a nostro favore.

4) C’è da dire che abbiamo incontrato una Viola pesantemente penalizzata dalle assenze: Pepito Rossi e Borja Valero non si regalano a nessuno, e i minuti concessi a Gomez hanno mostrato ciò che nemmeno necessitava di conferma:  i tipi grossi come lui, per rientrare in forma… it’s a long way to Tipperary!

Detto ciò, i peana solitamente riservati a Montella si scontrano contro la mia personale perplessità nel vedere una squadra che per una buona ora gioca senza attaccanti (Matri entra solo a metà ripresa). Va bene il calcio palleggiato e il giUoco manovrato, ma in questo sport vince chi fa gol. E per fare gol è utile tirare in porta. Il primo tempo, a mio parere, ha dimostrato quanto diversi possano essere i concetti di “squadra che fa la partita” e “squadra che vince (oltretutto meritando)“.

Ma evidentemente Montella sta agli allenatori come Pirlo ai centrocampisti: vietato parlarne male, anche quando sbagliano. E, essendo umani, sbagliano anche loro.

 

LE ALTRE

Vincono praticamente tutte, Fiore a parte. La rincorsa al quarto posto è possibile, stante l’Europa League che va a ricominciare e che toglierà un po’ di energie ai Viola. Detto ciò, non osiamo nemmeno guardare più in alto, perchè occorrerebbe un’overdose di ottimismo per abbozzare un piano di ricorsa al Napoli. Oltretutto, con la Fiorentina possibile vincitrice della Coppa Italia, non mi è chiaro se arrivare quarti o quinti garantirebbe un qualche vantaggio in termini di calendario per la prossima stagione di Europa League: urge approfondimento cervellotico e calcolo delle probabilità, con annesso insostituibile foglio Excel per l’occasione…

 

E’ COMPLOTTO

Partiamo come anticipato dal gol di Icardi: il fuorigioco c’è e non è nemmeno difficile da vedere per il segnalinee, visto che non ci sono “incroci” o giocatori a impallare la visuale. Niente da dire a nostra “difesa” se non che, a memoria, fatico a trovare un altro episodio a nostro favore nell’intera stagione. Poco male.

Il gol di Icardi è stato talmente “moviolato” in tutte le salse nel dopopartita che diventerà presto il video più visto al mondo su Youtube, dando così fiato all’immortale assioma del “vedi che alla fine torti e favori si compensano?“. Faccio finta di crederci, ok: questo gol pareggia quello buono negato a Nagatiello col Chievo. Ora aspetto 6 o 7 rigori inesistenti a nostro favore e poi siamo pari. Grazie.

Uscendo dalla fredda cronaca, come dicevo subito dopo la partita ad amici, mi scopro sempre più attento agli aspetti mediatici e comunicativi della nostra simpatica squadretta. La cosa non è esattamente un segnale incoraggiante per le mie già ridotte facoltà mentali: d’altra parte è anche vero che vecchio e nuovo Presidente hanno dato negli ultimi giorni ampia dimostrazione delle rispettive capacità in materia.

Inappuntabile il nuovo boss, che pur parlando un’altra lingua riesce sempre e comunque a dire quello che vuole (spesso utilizzando i propri canali, magari sfuggendo al contraddittorio, senz’altro facendo felici milioni di tifosi come me). Incorreggibile per altro verso il Presidente onorario che, forse all’insegna del “mi scappa mi scappa non la tengo più“, dà l’occasione ai pennivendoli di turno di poter titolare “Thohir deve stare più vicino alla squadra”, oppure “Ho la clausola per ricomprare l’Inter” e ancora “Mi dispiace per Branca”. Insomma, un bel piattino di sterco fumante, tanto per calcare sulla discontinuità della nuova gestione, che inevitabilmente lascia un po’ di amaro in bocca.

A Moratti, può darsi.

Ai giornalisti, senz’altro.

E infatti i nostri eroi, non trovando ciccia dal pur rotondetto Thohir, tornano a sfamarsi dal vecchio dispensatore di dichiarazioni, in modo da continuare l’ormai pluridecennale pennellata di marrone sulla casa interista.

Cambiando argomento, non posso non citare anch’io il più alto episodio di “famous last words” visto e sentito ultimamente: Compagnoni commenta la Roma e sentenzia “I giallorossi insieme all’Inter sono la squadra che batte più corner, ma su calcio d’angolo non segna mai: solo 3 gol su 150 tiri dalla bandierina…colpo di testa di Destro ed è rrrrete!“.

Oltre al tempismo involontariamente comico, il rancoroso scrivente ha ovviamente fatto suo il facile sillogismo: Se l’Inter è la squadra che -ancor più della Roma- batte più corner, vuol dire che in attacco, e ancor più in area avversaria, ci staziona alquanto. Viene così a cadere una delle semplicistiche giustificazioni alla ormai cronica mancanza di rigori a nostro favore, riassumibile nella saccente tesi per cui “dipende anche dallo stile di gioco delle squadre… ci sono quelle che giocano sempre all’attacco, che entrano tanto in area di rigore… ci sono invece quelle che invece si coprono e ripartono, e che magari segnano tanto da fuori“.

…Che poi, per inciso, il Milan dopo il golazo di Balotelli contro il Toro, è la squadra che segna di più da fuori area… e infatti a loro i rigori non li fischiano mai 😉

Infine, l’utlimo sassolino: il Milan giocherà Mercoledì (e non Martedì) in casa (e non in trasferta) contro l’Atletico. Nonostante ciò, riesce ad ottenere l’anticipo della sua partita di Campionato (anch’essa in casa) al Venerdì sera, beneficiando quindi di ben 5 giorni di riposo. Ricordo, tanto per rompere i coglioni, che chi gioca l’Europa League in trasferta(giovedì sera), ha talvolta la possibilità di posticipare al Lunedì sera la partita di Campionato, beneficiando in quel caso di 4 giorni di riposo. Il “talvolta” è volutamente evidenziato, visto che l’Inter l’anno scorso ha più volte giocato di domenica pur tornando dalle tristi e desolate lande dell’Est Europa quando la notte del Giovedì già sconfinava nell’alba del Venerdì.

 

WEST HAM

Weekend consacrato alla FA Cup, da cui purtroppamente siamo stati estromessi. Nell’infrasettimanale però, volitiva vittoria in casa col Norwich e classifica che si fa tanto corta quanto bella: siamo in cima alla colonna di destra, ma tre punti più sotto comincia l’inferno!

Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca. Detto ciò "Renzi: dal Franchi a PALACIO CHigi" nun se po' sentì...
Interessante la palla del Guaro, splendido Palacio a metterla in buca.
Detto ciò “Renzi: dal Franchi a PALACIO Chigi” nun se po’ sentì…

I KNOW MY CHICKENS

BOLOGNA-INTER 1-1

E’ inutile dire “lo sapevo, lo sapevo“. Perchè è scontato, e poi son tutti bravi a dire (dopo) che lo sapevano. Piuttosto, speravo che il vento indonesiano avesse spazzato via quella vena cazzara che da tanti anni caratterizza i ragazzi, e che invece ha trovato ennesima conferma nella Dotta Bologna.

Detto di una partita che poteva serenamente finire in goleada per i nostri, tocca anche constatare che il pareggio arriva su autorete (anche se quello di Jonathan pare ormai uno schema: tiro ignorante a cercare lo stinco del terzino), e che la minchiata fatta sul vantaggio bolognese poteva avere conseguenza ancor più nefande, vista la mancata espulsione di Taider.

Facendo un po’ d’ordine, con la masochistica intenzione di rivivere quell’obrobio calcistico che porta al gol di Kone, l’Inter riesce nella -non inedita- impresa di prendere gol su calcio d’angolo a proprio favore. Taider sbaglia a non spazzare rinviando all’indietro sull’ultimo uomo (Nagatiello) o anche sul portiere, e il rimpallo gli è fatale, innescando il velenoso Diamanti. A quel punto il nostro, ammonito dopo 1 minuto di partita, si attacca al rossoblù tipo koala, con la palla che carambola a favore di un altro bolognese. I nostri, tecnicamente parlando, si cagano dentro ed il greco Kone, solo soletto a centro area, vede il proprio sinistro -in realtà un po’ ciabattato- finire tra le gambe di Handanovic e poi in porta.

A quel punto, scampata l’ulteriore beffa dell’inferiorità numerica, personalmente avrei tolto Taider per Kovacic. Si va invece avanti così, e invero Palacio ha subito l’occasione per pareggiare. Liscio dello stopper e controllo col petto a seguire: il tiro è tecnicamente simile a quello dell’1-0 di cui sopra, ma stavolta i piedi del portiere (Curci, perculato per 2 settimane causa errori fantozziani e stavolta ovviamente migliore in campo) sventano la minaccia. Il Trenza ha un’altra occasione su bel cross di Jonathan, ma la capocciata finisce fuori di poco. Il festival del “non segneremo mai” ce l’abbiamo verso la mezzora, quando tra tiri e controtiri riusciamo da soli a sbrogliare l’area bolognese, con Alvaro Pereira a sbagliare il tap in (defilato, ma a porta vuota).

Sì; era entrato Alvaro Pereira per sostituire un Nagatiello acciaccato. E lì il Mister mi delude per la seconda volta: giocare col fratellino di Mr T dell’A-Team vuol dire giocare in 10, e ogni volta che Zanetti viene inquadrato in panchina, il numero di Madonne sale vertiginosamente…

Sul finale del primo tempo, punizia a 100 all’ora di Guarin che, deviata dalla barriera, scheggia la traversa.

Nella ripresa il copione è scontato: noi attacchiamo a testa bassa, loro tentano di ripartire, con la boa-Bianchi a fare il centravanti vecchio stile non senza rischi per i nostri.

Trovato il pareggio in pieno Johnny Guitar-Style, il più sembra fatto, stante anche l’ingresso -per me tardivo, come già detto- di Kovacic al posto di Taider, ad alzare il livello del nostro centrocampo. In realtà il croato non fa molto, ma le occasioni comunque ci sono: prima Guarin sbaglia un piatto destro all’altezza del dischetto del rigore (la migliore azione della partita), poi Curci fa i miracoli (ancora sul Guaro e nel finale su colpo di testa di Rolando), infine la traversa strozza in gola l’urlo di Juan Jesus che pareva aver azzeccato il tiro a voragine della vita.

Nisba: 1-1 e tutti a casa, con la beffarda sensazione di aver perso un’occasione d’oro, pur avendo guadagnato punti sui diretti concorrenti.

LE ALTRE

Il Napoli infatti cede sotto la classe di Fantantonio (ovviamente rigenerato dalla cura Donadoni, dimagrito 10 kg e meritevolissimo della Nazionale…. 6 mesi fa era un cadavere ambulante, vero mediaservi?), mentre la Fiorentina becca a Udine restando al palo. Se ci mettiamo la sconfitta del Verona nel Derby abbiamo comunque guadagnato 1 punto su tre squadre attualmente in corsa per il 3° posto. Ma, come già detto, è un magro bottino.

La Juve ristabilisce le gerarchie portandosi in testa, in attesa della Roma impegnata nel posticipo col Cagliari.

E’ COMPLOTTO

Ammetto che i commenti immediatamente successivi al pareggio sono all’insegna della quallità e solidità dell’Inter, che in effetti ha fatto la prestazione (frase odiosa, lo so…). Mazzarri è bravo a riconoscere che la manovra c’è, ma che certe occasioni non si possono sbagliare.

Le soddisfazioni mediatiche per una volta arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio, dove evidentemente il cemento impastato con miele e glucagone inizia a creparsi. Brutte a livello sportivo le immagini di 300 teppisti (iniziamo a chiamare quel tipo di Ultrà col loro nome) che bloccano l’uscita dei calciatori dal tunnel di San Siro. Godibilissima invece dal punto di vista dell’ anti-tifoso la scenetta di Kakà che si avvicina ai suddetti ominidi e, presumibilmente dopo aver intonato lodi al suo Signore e sgranato più volte il rosario, riceve gli applausi degli astanti riuscendo ad aprire un varco nella folla manco fosse Mosé con le acque del Mar Rosso.

Se a ciò aggiungiamo che il lavoro sporco il Milan non ha nemmeno bisogno di farlo, avendolo sub-appaltato a giornalisti nemmeno stipendiati dal loro Presidente, la goduria è completa: Nosotti di Sky, fido segugio di affari rossoneri, intervista l’ex Luca Antonini (pardon, GiovaneAntonini) facendo leva sul cuore rossonero del suddetto, e chiedendogli di commentare uno striscione apparso in curva: non certo uno di quelli offensivi e vagamente minatori apparsi nei 90 minuti di partita, ma quello dedicato a “Luca, uomo vero“, con contorno di tifosi che non dimenticano e catalogabile sotto il refrain caro al Geometra “certi amori non finiscono“.

Il Giovane 31enne abbozza ringraziando e ammettendo di essersi emozionato: “Non l’avevo neanche visto, è stato Kakà a farmelo vedere rientrando negli spogliatoi“: Riccardino vuol bene a tutti, e distribuisce amore anche ai non legittimi destinatari.

La verità infatti appare la mattina seguente, poche ore dopo il tweet di Balotelli: lo striscione, lungi dall’essere dedicato ad un onesto panchinaro del Milan, era invece riferito a un curvaiolo che tornava al suo posto dopo aver scontato 5 anni di DASPO. Non proprio un chierichetto, insomma.

Chissà Riccardino…

WEST HAM

Benedetti ragazzi: già giocate col Chelsea, se in più regalate il vantaggio con un’azione da Mai dire Gol, non posso che mandarvi amichevolmente accagare… La zona retrocessione ci mordicchia il deretano.

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!

Ringrazia, ringrazia, che la buona stella continui a vegliare su di te!

NON HO VISTO MA PARLO LO STESSO

INTER-CATANIA 2-0

Premetto la mia colpa e la mia impreparazione. Ho dato un’occhiata al bigino (cioè ho visto gli ailaizz) ma non ho studiato (cioè non ho visto la partita, causa zingarata in terra gigliata). Detto ciò, posso quindi commentare ben poco, non essendo io pennivendolo di professione con due o tre pezzi già pronti da mandare in stampa a seconda del risultato o della bisogna.

Noto il perpetuante stato di grazie di Cassano, la luccicante testa -anatomica e calcistica- di Cambiasso e lo splendido primo gol di Palacio, saggiamente servito dal Principe.

Noto anche la sconsideratezza di Guarin che rischia un rigore sacrosanto cianghettando in area l’avversario invece che accompagnarlo a fondo campo.

Lo dico da tifoso a cui ieri è andata bene: avete capito perchè i giudici di porta non servono a un cazzo? e perchè, fin quando non sarà possibile rivedere questi episodi al replay, sarà sempre valida la scusa del “non ha visto“?

Sorvolando sulla prestazione di ieri e analizzando invece la classifica dei nostri, ribadisco quanto già detto in un paio di altre circostanze: va bene, benissimo così. Non credo che onestamente avrei potuto pretendere di più da questa squadra, a livello di classifica. Vero che paghiamo il brutto KO col Siena, ma abbiamo i punti che ci meritiamo (e forse anche un paio in più, ma diciamolo sottovoce). Tutto ciò fa male alla Serie A perchè mostra come una squadra volenterosa, ma in pieno work in progress, sappia sfruttare la mediocrità generale ed essere -seppur solo a fine Ottobre- a un passo dalla qualificazione in Champions League. La Juve resta di un altro livello, e temo ne avremo conferma tra un paio di settimane, ma forse con le altre ce la possiamo giocare. Mi piace sempre di più il nostro allenatore, preparato e capace di convincere i giocatori a cambiare modulo di partita in partita, e anche all’interno dello stesso incontro. Manca la difesa a farfalla, l’attacco a voragine e i cross a pioggia e poi gli schemi li abbiamo provati tutti. In più il ragazzo si inserisce alla perfezione nella scia dei Mancini&Mourinho quando si tratta di zittire critiche gratuite e rispondere per le rime al Varriale di turno.

 

LE ALTRE

I Gobbi si aggiudicano il big match battendo il Napoli e restando da soli in testa alla classifica. Starà a Mazzarri ora mantenere i suoi sulla corda e far dimenticare i 90′ di Torino. La Lazio prima gioca col Milan poi rischia di bruciarsi, portando però a casa 3 punti meritati che spingono i cugini ben oltre il baratro della zona retrocessione. La Roma torna sulle montagne russe rimontando da 0-2 a 4-2 nella seconda grande prestazione della stagione (indovinate quale è stata la prima…) e si assesta a fianco della Fiorentina, bloccata a Chievo sul pari.

 

E’ COMPLOTTO

Roba lunga, mi spiace…

Per fare un poco di ordine, ricordiamo come le due squadre milanesi avevano salutato il campionato prima della pausa: Derby vinto dall’Inter, che si ritrovava un po’ a sorpresa terza, e perso dal Milan, che continuava il peggior inizio di Campionato da decenni a questa parte.

Ebbene, pur di non cavalcare questo banale e prevedibile canovaccio, le nostre prostitute intellettuali, in mancanza di sex toys con cui gingillarsi, fanno ricorso a tutto il loro ‘mestiere’ per restare all’altezza della loro reputazione per cosi dire scollacciata, producendo chicche come quelle che seguono:

1) Sceicchi e Russi litigano tra di loro pur di accaparrarsi una quota di Milan. Si parla di un 20 o 30% che i paperoni di cui sopra sarebbero disposti a pagare piu’ di 200 milioni di euro, secondo alcuni addirittura 500. Per la cronaca, e come puro termine di paragone, la partecipazione cinese dell’Inter pare essere del 15% e valere intorno ai 50 milioni. Taccio per umana pieta’ su quale delle due squadre possa essere stata valutata di piu’, stanti i risultati degli ultimi 3-5 anni e alle prospettive per il futuro.

Niente di tutto questo: i ricchi del mondo si contendono briciole di Milan volendole pagare a peso d’oro, e che nessuno osi metterlo in dubbio o peggio canzonarli! Siamo pur sempre parlando del clubpiutitolatoalmondo

2) Vista l’imminente iniezione di danaro straniero – ma anche no, stante la secca smentita del Geometra Galliani che ha definito ‘immutato e costante’ l’impegno del dr Berlusconi a supporto del suo Milan- i cugini sono ormai ad un passo dall’ingaggiare Guardiola, che dopo un anno sabbatico verra’ presto convinto da Zio Fester in persona ad accomodarsi sulla panchina rossonera. Nel frattempo pero’, come nelle peggiori telenovelas di quarta, Ibra pare avere nostalgia di Milano, ed ecco palesarsi la migliore occasione per dimostrare al mondo intero che Milanello Bianco puo’ davvero tutto… immaginate i due correre mano nella mano per i prati del centro sportivo a piu’ alto tasso glicemico al mondo pascendosi l’uno della stima e dell’amicizia dell’ altro.

3) Posto che la cosa che quelli la’  sanno fare meglio e’ vendere il loro prodotto – e per una volta lo dico senza ironia- perfino la consegna delle nuove auto aziendali ai calciatori diventa un evento mediatico da ‘coprire’ adeguatamente. Ecco quindi il solerte giornalettaio apporre la seguente didascalia a fianco della foto della berlina addobbata con maglia rossonera: “Nonostante i risultati degli ultimi tempi, l’immagine e’ sempre molto importante per il Milan. Il suo brand mantiene infatti immutato il suo fascino“. Il suo brand mantiene immutato il suo fascino… non riesco nemmeno a leggerlo senza che mi sendano le lacrime!

Non solo: nel corso dello stesso evento, Galliani rassicura i tifosi garantendo che non venderanno piu’ i loro campioni, senza che a nessuno sia scappato da ridere o abbia solo sommessamente osato chiedere: ‘Quali?

4) Latitando come detto i risultati della prima squadra, il regime ha solertemente abboccato all’amo lanciato da una vecchia volpe mondo dei procuratori sportivi italiani: non esattamente Raiola o Pasqualin, ma insomma quasi. Piu’ precisamente un ragazzo, classe 1990, figlio di uno dei procuratori di Kakà, che ha postato su youtube il video girato a un suo ‘assistito’ di 14 anni (sempre che sia legale, prima ancora che normale, che un bambino di 14 anni abbia un procuratore). Ad ogni modo il pubescente ci sa fare, e trucchetti e giochini palla al piede sono assai promettenti. Tutto cio’ e’ stato piu’ che sufficiente per scatenare la diligente e prona squadriglia mediatica a chi la sparava piu grossa. “Il nuovo Messi, il Milan ha in casa il suo campione, con questo sono a posto per vent anni”, sono state tra le pirlate che le mie orecchie hanno dovuto sentire. Il fatto poi che il ragazzo sia stato grossomodo scippato dai cugini al nostro settore giovanile non fa che aggiungere pepe alla pietanza (http://www.goal.com/it/news/3785/generazione-di-fenomeni/2012/07/03/3217719/generazione-di-fenomeni-hachim-mastour-un-piccolo)

Per dovere di cronaca, riporto ora estratti delle due settimane nerazurre cosi come raccontate dai solerti scrivani di corte:

1) Milito e’ in crisi e in ottobre non segna mai, una vera e propria maledizione, se si pensa che da quando e’ all’Inter -o forse in Italia, la dottrina al riguardo è divisa- questo mese l ha visto sul tabellino dei marcatori solo una volta. Fa niente se in tre degli ultimi quattro anni cio’ lo abbia portato ad un bottino di reti superiori alle venti per stagione. E’ crisi.

2) Se il Principe e’ in crisi, Sneijder, volato in USA per curarsi dall’infortunio e per star vicino alla moglie, non puo’ che essere un ‘caso’, che’ insomma non e’ bello lasciare i compagni ed andare a curarsi dall’altra parte del mondo, dimostrando cosi’ di avere poca fiducia nello staff medico nerazzurro. Considerazioni ovviamente sempre taciute allorquando era il malato cronico Pato a sottoporsi a periodiche trasvolate oceaniche per trovare soluzioni alla sua cronica propensione all infortunio.

3) Nel pezzo della Gazzetta, in cui si fotografava la poco lusinghiera situazione economica e finanziaria dei nostri top club, ovviamente la parte del leone – diciamo cosi- e’ riservata al Signor Massimo, reo purtroppo di aver speso nel suo primo quindicennio piu’ di un miliardo, chiudendo tutti, ma proprio tutti, i suoi bilanci di esercizio con perdite poi ripianate con iniezioni di capitale. Non posso confutare i numeri ne’ voglio negare la realta’. Nel delirio mentale che mi spinge a compitare queste scemenze, cerco sempre di conservare un’ossimorica obiettivita’ da tifoso. Quindi: l’Inter ha senz’altro speso troppo e male nei primi dieci anni di gestione Moratti. Non che gli altri di errori non ne abbiano commessi; non che gli altri si siano divisi utili multimilionari. Ma diamo a Massimo quel che è di Massimo: anni di valutazioni errate, di scelte che si sono rivelate fuorvianti e di bidoni pagati a peso d’oro. Ma soprattutto, anni in cui non si e’ mai riusciti ad innescare un circolo virtuoso, in cui non e’ stato possibile porre quella prima pietra che potesse indicare la ‘retta via’ alla societa’.

Ora, sono un rancoroso complottista, ma due righe per dire che buona parte del miliardo speso da Moratti e’ coinciso con quello che la storia ha poi battezzato col nome di Calciopoli, ecco, queste io le avrei spese. Loro no.

 

WEST HAM

Scintillante 4-1 casalingo contro il Southampton che vale uno splendido quinto posto a parimerito. Temo durerà poco, visto che a inizio Novembre il Manchester City sarà gradito ospite a Upton Park…

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

Ed ecco quel tamarro di Palacio. Treccina orrenda ma sinistro al volo da favola!

E’ NOSTRO!

MILAN-INTER 0-1

Godo più per quanto stanno rosicando loro che per effettiva gioia da vittoria.

La considerazione più vera è che è stato un derby mediocre, vinto da una squadra poco più che sufficiente e perso da una messa molto male. Che il Milan non sia riuscito a pareggiare contro questa Inter avendo 87 minuti a disposizione (di cui 45 in 11 vs 10) è un segnale preoccupante per i cuginastri.

Ma di quello chissefrega, io son qui a scrivere dei nostri.

E i nostri, come già accennato, li ho visti benino, ma nulla più. Per carità, più che abbastanza per aggiudicarsi il terzo derby di fila, e per suggellare al meglio lo splendido talismano Walter Samuel, match winner e vincitore del decimo derby su dieci giocati in Campionato con l’Inter. Bello che sia lui a decidere la partita con una capocciata all’altezza del secondo palo, con Abbiati a farfalle e la difesa del Milan statuaria come suo solito. Del resto, pare che da quelle parti i gol su calcio piazzato siano troppo brutti per essere evitati, e per non sporcarsi le mani (o i piedi) lasciano che la porta si gonfi a ripetizione, per poi giustificare la sconfitta dicendo “abbiamo preso gol su calcio piazzato”.

Contenti voi…

Il portiere nazifascista due minuti dopo regala una palla incredibile al Principe il quale, non potendola credere, nel dubbio impiega un’ora per tirare, ricambiando prontamente il regalo ad Abbiati, pure con gli interessi, se consideriamo la mozzarella di testa seguente con Cassano a bestemmiare in barese stretto per avere palla lì di fianco… Sarà uno shock da cui Milito non si riprenderà più in tutta la partita. La non-trasferta a Baku pare non aver giovato al nostro, che galleggia senza costrutto fino ad oltre metà ripresa, senza la consueta pericolosità. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il vantaggio iniziale mette la partita in un certo modo (leggasi: tutti dietro e lancio lungo a Milito o Cassano), l’inutilità di Coutinho non tarda a palesarsi: il ragazzo vede decine di palloni passargli sopra la ricciolaglia, ed ha il torto di non controllare come dovrebbe –e saprebbe- la sola ma efficace imbeccata di Fantantonio che l’avrebbe portato a tu per tu con il succitato estremista di destra, in coerente divisa nera. Di fatto la partita dell’Inter finisce all’inizio della ripresa allorquando, cambiato giustamente il Mezzano per Guarin, i nostri rimangono in dieci causa secondo giallo a Nagatomo. Da lì in poi i nostri si appendono alla traversa per quello che dovrebbe essere –e non è per esclusivo demerito dei cugini- un assalto a Fort Apache. Nell’unica occasione in cui cacciamo fuori la testa, Zanetti (il boss dello spogliatoio, quello che gioca sempre per diritto divino, il nostro problema, quello che non ha mai risolto niente… mortacci vostra!) scende lungo tutta la fascia destra e imbecca Palacio pronto per il diagonale da destra. Facile ora dire che magari il Principe avrebbe fatto gol, fatto sta che quella del Trenza è una mozzarella, pure di dubbia qualità, che rotola lemme lemme tra le mani del loro portiere.

Dovendo sintetizzare la partita di quelli là, potrei riassumerla con un solo nome: Montolivo. Il gemello di Pazzini tira come un indemoniato e Handanovic respinge come può. Per fortuna Bojan inciampa nelle primule e Boateng è più grosso che bravo, e quindi le respinte sulle succitate minelle creano più casino che reale pericolo. Come detto portiamo a casa il derby in maniera “corsara”, in attesa di nuovi neologismi che riflettano il disprezzo per una vittoria del genere, elogiando contemporaneamente la Juve “tenace” che vince a Siena dopo aver rischiato anche di perdere.

Per quel che ci riguarda, gioiamo ma non esaltiamoci: la classifica è fin troppo generosa e se qualcuno ancor più tifoso di me dice che siamo secondi, stanti Juve e Napoli a pari punti, io dico che leggendola la classifica recita “inter quarta”, avendo le due succitate 4 punti in più e la Lazio con gli stessi nostri punti. Giusto che Strama rimpianga i tre punti gettati al vento col Siena, ma tra di noi e sottovoce ricordiamoci delle vittorie con il Chievo e tutto sommato anche di ieri sera: fossero stati due pareggi non sarebbe stato uno scandalo.

Morale: possiamo lottare per il terzo posto, più per scarsume altrui che per qualità nostre. Le prime due lasciamole stare, in attesa di inopinati atti di autolesionismo.

ARBITRO

Ne faccio una sezioncina a parte chè la zuppa è densa di ingredienti. Prima di addentrarmi, nella maniera più obiettiva di cui la mia faziosa mente è capace, sintetizzo un giudizio di massima, questo sì da tifoso: noi i derby con i gol annullati-e-validi li vinciamo lo stesso (vedi 1-0 del Gennaio scorso).

Per il resto, passo in rassegna le querimonie dei cugini:

  • Giallo non dato a Samuel dopo 1 minuto: sacrosanto, il Muro fa un intervento così a partita e 9 volte su 10 è punito con l’ammonizione. Il fatto che sia al primo minuto non cambia niente, anzi, fa capire ai giocatori che non c’è trippa per gatti. Ho maledetto Gattuso e compagnia per anni per aver picchiato come fabbri soprattutto nei primi minuti dei derby, speculando su quella regola non scritta che prevede una sorta di “jolly” da giocarsi prima di essere sanzionati. Ripeto: Samuel era da ammonire.
  • Primo giallo a Nagatiello: onestamente evitabile. Il nippico vince un primo anticipo e pensa di poter fare lo stesso su Yepes: quando capisce di non poterci arrivare mi pare che tenti di attutire l’impatto. Non è uno scandalo darla, non sarebbe stato uno scandalo non darla.
  • Fallo su Handanovic e gol non valido di Montolivo. La prima cosa da dire è che, checché ne dicano i vari commentatori, i portieri sono sempre super tutelati dagli arbitri, per cui il minimo contatto viene fischiato. Se volete la mia opinione, non è fallo quello di Emanuelson e sono convinto che se a subire quel contatto fosse stato un difensore e non il portiere, l’azione sarebbe proseguita. Però le regole, o la prassi,  hanno sempre visto gli arbitri decidere in questo modo. Capisco l’incainatura dei cugini, che sarebbe stata anche la mia a maglie invertite. Ma l’incazzatura a mio parere dev’essere indirizzata sulla regola, non sulla sua (pedissequa, pedante…pederasta, quel che volete) applicazione.
  • Mancato secondo giallo a Juan Jesus: mi pare la lamentela più giustificata. Il nostro centrale, già ammonito, si aggancia con Emanuelson e Valeri dà prima fallo in attacco al Milan e poi codardamente risolve tutto fischiando la fine del primo tempo. Il fallo in attacco è molto tirato per i capelli: fischiando quello, supponi che la forza fisica di Emanuelson sia tale da fare da perno a Gino Gesù facendolo cadere.  Decisamente opinabile. Qui davvero a parti invertite avrei bestemmiato in lingua Tamil.
  • Secondo giallo a Nagatomo: inevitabile. Resta, ripeto, il dubbio del primo giallo, ma Nagatiello non può commettere una simile ingenuità.
  • Contatto in area Samuel-Robinho. Contatto, appunto: non tutti i contrasti sono fallo, per di più in area di rigore. Samuel si aiuta col braccio, Robinho non fa nulla per resistere: tutto sta nel valutare se il braccio largo del Muro sia tale da ostacolare il milanista. Qui concordo con l’arbitro che a sua volta concorda con la mia tesi “in area di rigore ci vuole ben altro”.

Altro giudizio in chiusura, sempre da tifoso: poiché prevedo piagnistei e grida di dolore in salsa rossonera, ribatto dicendo che a mia memoria questo è il primo Derby nel quale le decisioni arbitrali ci hanno in qualche modo arriso, oltretutto senza che nessuna di queste (nessuna, nemmeno il giallo non dato a Juan Jesus) si avvicinasse a errori quali il gol di Motta annullato a Gennaio, il gol-non-gol di Cambiasso a Maggio, ovviamente senza nemmeno arrivare a scomodare il 2-0 in nove contro undici del Gennaio 2010, vetta insuperata del complottismo sistemico, peraltro regolato ai tempi con un gol per tempo.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono e mantengono il +4 da Inter e Lazio. Credo che la Juve soffrirà il doppio impegno Campionato-Champions da un punto di vista di gioco e fluidità di manovra, ma non altrettanto da un punto di vista di risultati veri e propri. Essendo la squadra più forte, hanno tante soluzioni per andare in gol e, di riffa o di raffa, vinceranno altre partite come quella di Siena. Sersone Cosmi dimostra che la vittoria di San Siro non è stato un caso, mentre i suoi singoli (da Pegolo a Calaiò e Rosina) hanno dato ulteriore credibilità all’assioma “con-noi-tutti-fenomeni”. La Roma batte l’Atalanta dopo aver rischiato di prendere 3 gol in mezzora, e con i casi De Rossi e Osvaldo pronti a esplodere.

Ribadisco: teniamoci stretta l’attuale mediocrità generale e facciamo tesoro del 3° posto in comproprietà coi laziali: dopo la sosta ci saranno Juve-Napoli e Lazio-Milan. Due bei pareggioni sarebbero l’ideale, ma quel che conta è la nostra di partita…

E’ COMPLOTTO

Singolare come tutto il pre-derby sia stato accompagnato da un sostanziale accomunamento delle due squadre, che in realtà si presentavano al match già con 5 punti di distacco (vi alscio immaginare a favore di chi…). Qualcuno addirittura arrivava a sostenere che era l’Inter e ancor più Stramaccioni a rischiare più degli omologhi rossoneri. Evidentemente l’Inter deve sempre dimostrare qualcosa, mentre al Milan non si chiede nulla più di quanto sia strettamente dovuto. Nel dubbio si è vinto, portando il vantaggio sui cugini a +8 (per quel che conta) e facendo tramontare ogni illusione tricolore in una notte di inizio Ottobre. Ma l’Inter non ha giocato bene, Milito è stanco, Coutinho non ha inciso e si sono difesi troppo.

La comunicazione in salsa rossonera vive giorni di grandi ambasce, se è vero che ha dovuto prima (mal)gestire lo scazzo Inzaghi-Allegri, e ha dovuto poi produrre una tragicomica chiamata alle armi, implorando i tifosi di comprare il biglietto per il derby (#holdtogether). Chè poi ‘ste robe portan sfiga: ci aveva provato il Barça con la remuntada e l’han presa in der posto, l’aveva fatto la Samp l’anno della retrocessione… Volete farvi del male da soli? Prego, accomodatevi!

Patetico, per quanto umanamente giustificabile, Allegri nel dopopartita, quando decide di (non) rispondere alla domanda (di merda) di Massimo Mauro che chiedeva se fosse plausibile lasciare Pazzini in panca per far giocare uno scarto del Barcellona e della Roma (Bojan). Allegri aveva tutto il diritto di mandare cordialmente affanculo il calabrese cantilenante, invece sembrava un compagno di classe di Panchito quando ha risposto dicendo “eh ma l’arbitro ha arbitrato male”. Decisamente poco Milanello Bianco, anche se loro son maestri nell’esecuzione dello spartito “non-parlo-mai-dell’abritro-però…”.

WEST HAM

L’illusorio e pregevole vantaggio contro l’Arsenal non ci evita la rimonta dei Gunners: sconfitta 3-1 in casa e sorpasso dei Wenger Boys in classifica. Come si dice in questi casi? Non sono queste le partite che dobbiamo vincere. (forse…)

Eccezionalmente, video e non foto:

…VE POSSINO!

INTER-ATALANTA 0-0

Non voglio rivangare i miei traballanti studi classici, anche perché non è necessario aver fatto lo Zucchi per ricordarsi di Renzo e dei suoi capponi portati ad Azzeccagarbugli i quali, ormai legati insieme e prossimi all’infausto destino, non trovano di meglio da fare che azzuffarsi tra loro.

I quattro pennuti potrebbero assumere le sembianze di Branca, Oriali, Forlan e un quarto a caso (Sig. Massimo?): non credo possa esserci migliore rappresentazione del momentaccio vissuto dai nostri prodi di questi tempi. (See section E’ COMPLOTTO for further details). 

Il pareggino sgraffignato in casa contro l’Atalanta grida vendetta, visto il colossale rigore negato ai pota dopo scellerata cianghetta di Lucio (rottamatelo, per amor d’Iddio) ai danni del giovane Gabbiadini e scientemente ignorata dall’arbitro, che evidentemente deve aver provato pena per i nostri.

Noi ci avevamo già messo il carico da 90, sbagliando con Milito il secondo rigore in 7 giorni: il Principe stavolta ha capito che doveva angolare la palla, ma si è dimenticato di tirare forte. Chissà che tra 4 o 5 mesi riesca a piazzarne uno come si deve. Scherzo su di lui perché, nel marasma di mediocrità, se non altro si fa forza con i numeri che continuano ad essere dalla sua parte, rigori ciccati a parte.

Se guardiamo al resto della squadra infatti siamo alle solite: se il-Capitano-palla-al-piede è il nostro schema migliore, la situazione è grama. Ranieri mette giù quella che pare una formazione logica, un 4-4-2 ordinato che nelle pìe intenzioni dovrebbe essere sufficiente ad aver ragione di un’Atalanta priva del bomber Denis. La realtà è purtroppo ben diversa, e l’errore dal dischetto è ancor più grave perché è chiaro ed evidente che di occasioni per andare in porta ce ne saranno pochine. Non si può dire che l’Inter giochi male, fa il suo compitino, rischia un po’ dietro (ribadisco il mio disprezzo ormai incontenibile per Lucio, minus habens dell’area di rigore) e rende il tutto ancor più triste e mediocre. Ranieri ha ragione quando dice (un po’ parandosi il culo) che la squadra in questo momento non può far di più. A ciò dobbiamo rassegnarci, essendoci già fatti una ragione di una grandeur terminata e di un futuro assai nebuloso all’orizzonte.

Per quel che mi riguarda, essendo molto molto difficile raggiungere il terzo posto (più per demeriti nostri che per la forza delle rivali), impiegherei queste 10 restanti partite a testare davvero gente come Ranocchia, Poli, Obi, Faraoni, Alvarez e Guarin (gli ultimi due se mai guariranno) per capire quanti di loro possono essere nomi solidi per l’Inter futura, e anche per dare un segnale a quei vecchi che ultimamente non fanno altro che schifacazz’ . Si tenta da un quadrimestre di lapidare Zanetti e Cambiasso, ma vorrei capire a che titolo Lucio e Maicon debbano giocare sistematicamente tutte le partite, regalandoci scempi tipo ieri: d’accordo che a non giocare i campioni si deprezzano, ma a esporre certa merda in pubblico l’effetto è ancora peggiore!

Poco da aggiungere sulla partita: potevamo vincere, potevamo perdere: ne è uscito un pareggio insipido che solo la mediocrità della attuale Serie A disegna come aritmeticamente ”buono”: paradossalmente, nel nostro lerciume, riusciamo a non perdere punti su Udinese e Napoli (che pareggiano tra loro) e addirittura a guadagnare un punto sulla Lazio sconfitta alle pendici dell’Etna. Una squadra come la nostra, con una decina di sconfitte sul groppone a 2/3 di stagione, in un campionato normale veleggerebbe a metà classifica, facendo capoccella nella colonna di sinistra a domeniche alterne.

Qui siamo ancora inspiegabilmente in corsa per l’Europa.

 

LE ALTRE

Il Sabato per fortuna mi regàla e rèlega alle celebrazioni del rampollo di famiglia (feliz cumple Panchito!), tenendomi quindi lontano dai fasti diversamente strisciati e dalle conseguenti odi e lodi sperticate. Che Emmanuelson sia il migliore in campo va ad ulteriore dimostrazione della già asserita mediocrità dell’attuale italica pedata. Detto delle dirette concorrenti per i posti in Coppa (bella o brutta che sia), faccio solo notare ai nostri cervelli pensanti in Società –if any- che, anziché scommettere sul brasiliano di turno per 8-10 milioni a botta, attingerei a piene mani dai giovanotti attualmente impiegati in squadre non di altissimo lignaggio ma già avvezzi alla Serie A e con un interessante margine di miglioramento.

 

E’ COMPLOTTO

In tutto ciò, uno splendido Forlan si rifiuta di entrare perché lui vuol giocare solo da punta vera, chè non è mica Eto’o che si sfiancava anche sulla fascia. Lui non si spreca, vuole giocare solo da numero 9. Fa bene Ranieri a minimizzare e a difenderlo in pubblico, ma spero nella punizione esemplare da parte della società (che ovviamente non arriverà). Per il resto, il Sig. Massimo non brilla di furbizia abbandonando scenograficamente la tribuna a fine primo tempo (che sia andato via o che segua la ripresa da altra postazione è irrilevante): le inquadrature si fanno sempre più insistite, così come i laconici commenti dei cronisti “

Eh… il Presidente se n’è andato… Chissà cosa bolle in pentola… chissà Ranieri…”: come se già di problemi ce ne fossero pochi!

Branca e Oriali sono infine da crocifiggere in sala mensa, prescindendo totalmente dal merito della questione. Che i fasti del quinquennio 2006-2011 siano merito dell’uno o dell’altro è qui irrilevante: quel che emerge da parte di Branca è la totale incapacità di gestire le critiche che arrivano da un ex collega mai amato (e prontamente corrisposto). Che cazzo di senso ha adesso far le pulci sul chi ha fatto cosa e rispondere in diretta TV a quelle che sono palesemente critiche personali? E’ troppo difficile capire che la risposta migliore è “no comment, abbiamo altro a cui pensare, grazie” oppure “abbiamo vinto tanto insieme, se dobbiamo rivangare il passato ricordiamo le vittorie”. Evidentemente sì, è troppo difficile.

Su Oriali il mio personale giudizio è se possibile ancora peggiore, perché oltre alle stesse considerazioni fatte a proposito del Cigno di Grosseto, mi rimane il dubbio che tutto ‘sto troiaio –aizzato proprio dal Mediano- sia stato fomentato ad arte dalla sua attuale azienda (MeRdiaset) che gli riserva un posto da opinionista rancoroso. Insomma: o ci fa o ci è, e non so cosa sia peggio.

La conclusione di tutto ciò è l’ennesima conferma di quel che sostengo ogni giorno con più convinzione: i 15 trofei in 7 anni sono stati vinti non grazie ma nonostante la nostra Dirigenza.

Tragicomico.

A degna conclusione del tutto, purtroppo il bambino Filippo ed i suoi familiari sono ancora presenti e ci allietano settimanalmente con i loro bei messaggi.

‘A cricchioli’, e se fossi tu a portar sfiga?

 

WEST HAM

Pareggio esterno a Leeds sul glorioso Ellan Road, che però ci costa caro: ora siamo terzi a -5 dalla testa. Come dicono nell’East End:

‘A regà, nun famo scherzi…

...Te possino! (du volt is megl che uan...)

…Te possino! (du volt is megl che uan…)