MAZZARREIDE

FOCUS MAZZARRI

E’ triste ma banale la ragione del mio appoggio convinto al Mister: lungi da me considerarlo il nuovo Mourinho, l’uomo di S. Vincenzo e’ e rimane un buon tecnico di Serie A, che ha in mano la squadra da un anno e passa, che gode della fiducia di giocatori e proprieta’ e che non costituisce al momento l’anello debole della catena interista.

Ma soprattutto, e detta male, non possiamo permetterci di cambiare allenatore. Per diversi motivi:

1) il piu’ immediato e concreto: per un motivo economico. Mazzarri guadagna diversi milioni all’anno (tremmilioniettre, direbbe Razzi) e l’ esonero suo e del suo nutrito staff vedrebbe aumentare nuovamente quel monte stipendi cosi’ faticasamente abbassato nelle ultime stagioni;

2) da un punto di vista sportivo, e’ poi tutto da dimostrare che le cose andrebbero meglio con un altro allenatore (quale? Facile sparar contro al mister di turno, ma poi li’ chi ci metti?). La rosa sulla carta e’ migliorata rispetto alla scorsa stagione, ma e’ discreta e nulla piu’.

3) infine, da interisti, se non e’ possibile imparare dai propri errori, cerchiamo almeno di sbagliare in modo diverso. Lo ripeto per l’ennesima volta: negli ultimi 4 anni abbiamo avuto 6 allenatori, tutti presto o tardi finiti nel tritacarne dei tifosi prima ancora che dei media. La verita’ sacrosanta e’ che a nessuno -nessuno, ribadisco- e’ stato dato tempo di lavorare e di essere giudicato su una base sufficientemente solida da partorire un giudizio sensato.

L’ultimo esempio, palese e quasi beffardo per la sua evidenza, e quello di Stramaccioni terzo con un’Udinese ormai lontana parente del piccolo giocattolino delle meraviglie di Guidolin. Strama, che personalmente ho sempre ritenuto vittima di una situazione piu’ grande di lui, e’ stato giubilato alla fine di un campionato maledetto, cedendo ancora una volta al fallace giochetto del buttar via il coperchio anziche’ cambiare la pentola.

Facciamo lavorare quest’uomo che, piaccia o non piaccia, e’ l’allenatore della nostra squadra. Che ci sia lui o un altro, noi siamo tifosi dell’Inter.

E’ questo che importa.

 

Boia n'ho trovato uno 'he mi difende... Sicche' quarcuno ci 'asca ancora!

Boia n’ho trovato uno ‘he mi difende… Sicche’ quarcuno ci ‘asca ancora!

ACCANIMENTO TERAPEUTICO

INTER-BOLOGNA 2-2

L’Inter si conferma puttana dal cuore d’oro e decide di regalare un punto anche al derelitto Bologna, che rischia di perdere, così come di vincere, una partita dai profondi significati.

Le buone notizie iniziano raccontando di un Icardi bomber devastante, che segna due gol uno più bello dell’altro, e fa capire il tipo di centravanti che può diventare, a patto di serrare bene le viti che tengono la testa attaccata al collo.

Le stesse buone nuove terminano annotando la positiva mezzoretta concessa a Kovacic, che serpentina e fluidifica come solo nei giorni belli. CHissà che ciò serva a guadagnare considerazione agli occhi cerulei del Mister, stante anche la concorrenza non proprio spietata.

Sul resto, il primo istinto sarebbe di tacere per umana compassione. Invece no, perdìo, la sbadataggini difensive mi tolgono il sonno (quoque tu Rolande!?), e l’incapacità di gestire il vantaggio ha ormai i tratti della cronicità. Nagatiello serve bene Maurito per il vantaggio iniziale, ma consegna poi a Garics la tessera onoraria del Club Gautieri facendosi fare un tunnel di tacco sulla linea di fondo, prodromo del gollonzo che porta all’1-1. Pareggio firmato Michele Pazienza, che aveva quasi fatto ben sperare il malato di mente che scrive, visto il precedente gol segnato dal modesto mediano -allora in maglia azzurronapoli- nel vittorioso esordio di Leonardo sulla panchina dell’Inter.

Tralascerei per bon ton gli sproloqui riservati alla selva di gambe che ha fatto passare il tiro, se non fosse che la citazione cui ho pensato è troppo bella per non essere riportata:

Si cita qui il fine pensatore di Bari Vecchia quando sbeffeggiava i difensori in allenamento dopo averli beffati con dribbling e tunnel incorporato: “sempre a gambe aperte stai… come a tua madre!“. Il complemento di termine è ovviamente licenza poetica.

Detto che i minuti seguenti sono tutt’altro che un assedio alla porta felsinea, ritroviamo invece il vantaggio con il già accennato gol a voragine di Icardi, che ricorda (a piedi invertiti) il golazo di Bobone Vieri contro il Parma, vendemmia 1999/2000. Il ritrovato vantaggio faceva addirittura calare i miei timori, ingenuamente convinto che la lezione delle ultime raccapriccianti giornate fosse ormai stata mandata a memoria.

Un par de cojoni.

Il cross piovuto in area alla mezzora circa della ripresa pare più figlio dello sconforto che della lucida strategia pedatoria, eppure Rolando -fino ad allora il nostro migliore difensore di tutto il campionato- decide di allinearsi allo scempio generale scivolando nell’area piccola e lasciando lì la palla del 2-2 per il greco Kone, ovviamente tornato al gol dopo settimane di acciacchi e alla ricerca della forma migliore.

Ma non è finita: oltre al danno la beffa, quella sì pronosticata in anticipo dal sottoscritto. Dopo 33 giornate finalmente il rigore arriva: c’è, e non diciamo cazzate. Il fatto che non ci siano stati dati rigori più netti di questo fa solo capire il grado di miopia degli arbitri che ci dirigono, ma il rigore è da fischiare tutta la vita.

Ripresomi dall’incredullità, sento prevalere in me l’insano realismo che solo un tifoso consapevole della propria squadra può avere. “Cazzo, lo sbagliamo” sono le parole che mi sono uscite, e che -lasciatemi questa convinzione- hanno pronunciato mentalmente anche tutti i calciatori in campo e in panca.

Sul dischetto va Milito (al rientro in campo dopo qualche mese, e già qui…) e il tiro è un manuale di come NON tirare un rigore: centrale, a mezza altezza, non particolarmente forte, senza ovviamente guardare il movimento del portiere (che infatti era lì ad aspettarla).

Va ancora bene che non la perdiamo, visti gli ultimi minuti passati con Ranocchia centravanti aggiunto a dar man forte ai già presenti Icardi, Palacio e Milito (oltre a Hernanes, Kovacic, Alvarez) e lasciare voragini nelle quali Acquafresca sguazza e a momenti ci infila: splendido nell’occasione -tocca dirlo- il doppio riflesso di Handanovic.

Ancora pareggio, insomma. Come e peggio che all’andata, la parte centrale del girone, che proponeva una manciata di partite ideali per piazzare un filotto di vittorie, si conclude con un bilancio pesantemente negativo. Ora, per dirla alla Salvatore in Marrakech Express, siamo arrivati a Erfoud dove, come noto, “c’è il vero deserto”, con tutto ciò che ne consegue.

Che dire? Tocca sperare che la nostra squadra, pazza per definizione, si trovi meglio nelle acque agitate dei pari classifica, piuttosto che nella palude salmastra delle squadrette da bassa classifica…

 

LE ALTRE

Peggio di così…

I risultati a noi più favorevoli finiscono tutti giù per la tazza del cesso: la Samp, che ci ospiterà domenica prossima, perde con la Lazio che invece si avvicina alle nostre terga. La Fiorentina si sbarazza dell’Udinese tornando a +5 dalla tartaruga nerazzurra, mentre il Parma ci aggancia superando il Napoli nel posticipo. Juve e Milan posticipano di lunedì, ma visto l’andazzo marroncino mi aspetto altre brutte notizie.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadisco le considerazioni sul rigore dato (e sulla decina di quelli non dati in stagione) tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare, e tanto per fare da contrappeso a analisi supponenti e volutamente parziali come quelle dell’ineffabile Fabrizio Bocca su Repubblica.it di martedì 1 aprile: “L’ultima settimana, dopo un timidissimo dibattito sugli scarsi risultati ottenuti da Mazzari che per altro ripete sempre di andare d’amore e d’accordo col presidente quando invece delle perplessità sul suo stesso conto esistono, è stata impiegata dalle lamentele sul caso rigori. Che non vengono fischiati all’Inter. Ne hanno parlato Mazzarri, Moratti, Thohir stesso.
A me sembra che le domande cui i tre dovrebbero rispondere sarebbero ben altre”.

A te può sembrare quel che ti pare, Bocca di Rosa, ma qui nessuno sta dicendo che con quei rigori saremmo in fuga sulla Juve. Si sta solo facendo presente che, come al solito, non si gioca ad armi pari e che torti e ragioni alla fine NON si compensano. Detto ciò, facciamo cagare, e questo Thohir e Mazzarri sono i primi a saperlo. Solo che, per fortuna nostra e sfortuna vostra, la vecchia abitudine di piagnucolare con il confidente di turno e sventolare i panni sporchi in piazza pare passata di moda.

Come si dice in questi casi? Ah sì: fattene una cazzo de ragggione!

Poco più di un dispettuccio da oratorio la classifica marcatori non aggiornata sulla Gazzetta dei giorni scorsi, che riportava Palacio a 13 e non 14 reti.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Liverpool, lanciatissimo alla testa della classifica: ci fischiano contro due rigori, di cui il secondo è molto discutibile. vero però che il momentaneo pareggio è frutto di un cazzotto di Carroll sul loro portiere in uscita che ha dell’imbarazzante…

 

a voragine

A voragine

EHI… C’E’ NESSUNO?

LIVORNO-INTER 2-2

Della triste mediocrità che ammanta la nostra squadretta ho già scritto più volte, così come del mio odio -calcistico, s’intende…come se poi fosse poca roba- per i calciatori stupidi.

Eppure è proprio su questi due punti che mi tocca dilungarmi.

I nostri stavolta riescono a buttare nel cesso una vittoria più figlia del caso che del merito, sprecando gli unici 8 minuti di calcio giocato da squadra normale con una ripresa scivolosa come una saponetta e mefitica come sterco di vacca.

Per pura cronaca segnalo il primo gol di Hernanes, servito da un liscio di Icardi in piena area, ed il bel raddoppio al volo di Palacio su cross di Jonathan: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Non sto neanche a precisare chi sia stato il genialoide artefice del frittatone in salsa labronica, dettaglio tanto banale quando arcinoto: faccio solo notare che era per motivi come questo che un paio di mesi fa ne plaudevo la cessione ad altri lidi.

Il cazzaro, entrato a metà ripresa per un Hernanes tutt’altro che pimpante -ma capace se non altro di segnare e piroettare per la gioia di Panchito- mostra il passo indolente dei giorni peggiori, limitandosi a qualche discreta sovrapposizione sulla destra ma dando sempre l’impressione della cagata-in-agguato.

Non sarebbe giusto affibiargli il 100% della responsabilità di questo insulso pareggio, visto che il 2-1 di Paulinho arriva grazie a un semplice movimento del 9 brasiliano, sufficiente a far sì che Juan Jesus e Samuel si marchino da soli. Il tocco è ovviamente di quelli che 9 volte su 10 finiscono alle stelle, e che invece stavolta ci punisce finendo contemporaneamente all’incrocio dei pali ed in mezzo alle nostre chiappe. Misteri della geo-anatomia applicata al calcio.

La tragicommedia continua, visto che anche sul 2-1 i nostri sembrano rischiare poco, arrivando addirittura a sfiorare il terzo goal con Icardi lento a piazzare la zampata vincente e Guarin a scartare anche i raccattapalle e tirare da posizione angolatissima con tre compagni a centro area.

Avendo capito di non poter entrare nella storia della partita come marcatore, il nostro ha forse propeso per la versione assist-man, servendo il maledettissimo Emeghara e facendo oltretutto fare la figura del paracarro a Samuel, incapace di stenderlo sull’allungo.

Guarin da oggi entra ufficialmente nella top 3 dei giocatori che non potrò mai più giudicare positivamente. Ci sono stati calciatori ben più scarsi, o che hanno fatto errori addirittura peggiori di questo, e che comunque ho continuato a supportare da bravo tifoso diligente.

Invece, dopo Burdisso che di testa serve Trezeguet in un Inter-Juve del 2008, e dopo i due minuti allucinanti di un Muntari subentrante a Catania nel 2010, ecco arrivare il Guaro, che da adesso in poi potrebbe addirittura fare tripletta nel prossimo Derby e vedersi comunque bocciato a prescindere dal sottoscritto.

Nè a lui, nè probabilmente ad alcuno di voi fregherà niente, ma io me so’ sfogato…

Mazzarri davanti alla telecamere minimizza e derubrica il tutto ad una circostanza sfortunata, e fa bene, chè i panni sporchi si lavano in casa. In cuor mio però spero che negli spogliatoi il colombiano sia stato scotennato dal Mister e da Samuel, messo in difficoltà dallo sciagurato retropassaggio del compagno.

Detto ciò, il solo motivo per farlo giocare ancora è evitare l’azzeramento del suo valore di mercato. Oddio, con certe cagate c’è il rischio di dover essere noi a pagare qualcuno che se lo porti via…

Rimandando a periodi di minor pessimismo cosmico una disamina meno contingente dell’amata squadretta -chè se dovessi ragionarci adesso piallerei tutto col napalm- mi limito a far notare che il peggior Milan degli ultimi decenni ci ha recuperato 5 punti in 3 partite: complimenti!

 

LE ALTRE

I cugini infatti non hanno problemi a liquidare un Chievo assai arrendevole, mentre il Napoli batte con merito la Juve, senza che però la vittoria possa causare grossi scossoni in classifica, stante una Roma ancora vittoriosa e con il recupero da giocare. Questo almeno il mio parere personale.

Noi restiamo quinti, a un paio di punti dal Parma e a 3 dalla Fiorentina. A questo punto è anche inutile guardare il calendario: in teoria Atalanta-Udinese-Livorno avrebbero dovuto essere un trittico assai abbordabile per chiunque… Le prossime avventure dei nostri eroi prevedono Bologna in casa, Samp e Parma fuori, prima del Napoli a San Siro.

Onestamente non so più cosa pensare…

 

E’ COMPLOTTO

Qualcosa in realtà c’è, visto il malcelato ghigno di Cattaneo nel rimarcare l’ennesima bestia nera dei nostri  (Emeghara aveva ovviamente fatto il primo gol in Serie A contro di noi l’anno scorso) e la pervicacia della regia nel mostrare, già durante la partita, il gol di Paulinho da ogni possibile angolazione.

Da manuale poi il riferimento di Sconcerti a un Palacio “ormai 33enne” (ne ha compiuti 32 a Febbraio), contrapposto ad un Kakà 31enne (ne compirà 32 questo mese) ed un Balotelli “che avrà presto 23 anni ” (in realtà è del ’90 e ad Agosto saranno 24).

 

WEST HAM

Qui se non altro le cose vanno benino: vittoria in trasferta a Sunderland e quota 37 che ci restituisce ai mari placidi del centroclassifica.

almeno guardiamo gli acrobati al circo...

almeno guardiamo gli acrobati al circo…

CANTANAPOLI (A VOLERLA ASCOLTARE)

Troppo succulente le motivazioni della sentenza di secondo grado del tribunale di Napoli per non sragionarci un po’ sopra.

Come prima osservazione -caratterizzata come tutte quelle che seguiranno dal pregiudizio e dalla faziosità che mi caratterizzano- noto come il solo Fatto Quotidiano abbia riportato una attenta analisi delle motivazioni. Paolo Ziliani, quello delle “temutissime pagelle” di Piccininiana memoria ai tempi del poco compianto ControCampo (ControInter nelle serate più ispirate), passa in rapida rassegna il paio di centinaia di pagine, individuando i passaggi più importanti.

Sintomatico il poco risalto dato dai media mainstream a queste motivazioni, forse consapevoli del potere ancora detenuto dai protagonisti dell’associazione a delinquere, ed in particolare dal promotore della stessa, o forse semplicemente consapevoli che i tifosi della squadra più tifata d’Italia mal avrebbero digerito una puntuale analisi dei fatti accaduti negli scorsi anni.

Stucchevole e un poco codardo il commento di Fabio Monti sul Corriere della Sera dei giorni scorsi, quando riporta i commenti del Signor Massimo alla vicenda, trovando nel contempo il modo di criticare la comunicazione interista per non avere evidenziato a dovere sul proprio sito le motivazioni. Il giornalista, evidente capofila delle “vedove” della comunicazione simpatttica  -che ha permesso gli scempi mediatici ai nostri danni per tutto il periodo del potentato morattiano- arriva ad accusare di scarso coraggio i colleghi di inter.it , concludendo che gli stessi tengono famiglia.

Curioso però che proprio il suo giornale sia tra quelli che meno spazio ha dedicato alle motivazioni della sentenza: che tengano famiglia pure loro?

Non volendomi sostituire al lavoro già fatto da altri, tralascerò le mie considerazioni su molti dei punti toccati nell’analisi del Fatto Quotidiano, limitandomi a qualche spunto:

1) Quando i giudici a pag. 108 scrivono testualmente che i “soggetti (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”a mio parere scoprono la “pistola fumante” dell’effettiva esistenza del complotto. Non si limitano cioè a descrivere un sistema piegato a favore degli amici (Juve) e degli amici degli amici che più o meno spesso facevano parte del cerchio magico (Milan, Fiorentina, Lazio, per sorvolare su Messina, Siena ed altre dépandances della Juve e di GEA di quegli anni). No, si dice di più: si dice che lo stesso sistema era in grado di ostacolare le squadre che da quel cerchio erano escluse (e che incidentalmente mai avrebbero voluto entrarci!).

Ho più volte usato il concetto latino di conventio ad excludendum, che continua a sembrarmi la definizione più calzante.

2) Nello stesso passo, i giudici scrivono anche che il sistema era “ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000“, retrodatando quindi l’inizio delle succitate condotte fin dall’elezione di Pairetto e Bergamo a”strana coppia” di designatori arbitrali. Faccio mia solo una battuta di Ziliani, che dice:

“Sette anni di campionati falsati. Dopodiché, meglio non pensare al calcio ante Bergamo & Pairetto. Perché al pensiero che nel ’97-98 (Juve-Inter 1-0, arbitro Ceccarini) il designatore degli arbitri era Baldas, e cioè il burattino azionato da Moggi, anni dopo, alla moviola del Processo di Biscardi, vien voglia di darsi al curling”.

Ecco che gli scudetti di quegli anni (sì, proprio quello del 5 Maggio e quello a mio parere ancor più scabroso del 2002/2003) ricevono una salutare pennellata di sterco in piena fazza. Non che qui ce ne fosse il bisogno, chè certe cose noi intertristi le andiamo blaterando da un decennio.

In quei sette anni la Juve era riuscita a vincere 4 scudetti: un altro si era impantanato nella salvifica pioggia di Perugia, arrivata a lavare l’oscenità di quel Parma-Juve firmata De Santis da Tivoli. Un altro ancora se l’era aggiudicato una Roma evidentemente troppo più forte dei bianconeri quell’anno, mentre quello del 2004 è stato gentilmente concesso ai cugini, come visto mai troppo distanti dal cerchio magico.

3) Saltando a pagina 122 delle motivazioni, arriviamo ad apprendere delle “eclatanti incursioni del Moggi, insieme al Giraudo, negli spogliatoi ove si trovavano gli arbitri”  a conferma “della abitualità e della spregiudicatezza del Moggi, spesso con il Giraudo, di intromettersi in un luogo che dovrebbe essere inaccessibile almeno ai diretti interessati ”. La mia incorreggibile tendenza a rompere i coglioni, mi porta a rivangare la squalifica e la puntuta richiesta di risarcimento dei cinquemila euro di multa dati a Figo dopo un Inter-Juve del 2006, allorquando il nostro denunciò di aver visto Moggi nello stanzino dell’arbitro, beccandosi come detto del bugiardo.

Arrivo quindi al “succo del nocciolo”:

Questi sono stati i campionati di quel periodo; queste le partite giocate, arbitrate, vinte e perse.

E lo “scudetto di cartone” sarebbe quello dato all’Inter nel 2006?

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

TRISTI E DOLOROSE BANALITA’

INTER-CAGLIARI 1-1

Riflessioni in ordine sparso:

Se togli a una squadra convalescente l’unico giocatore in grado di far girare la palla in maniera non masturbatoria, ecco che la manovra si fa stitica.

In sostanza, Hernanes è il nostro confetto Falqui.

Se Nagatomo è il migliore in campo, seguito da Guarin, possiamo ulteriormente desumere che il match in questione non è stata una tempesta di cervelli. Ad onor del vero, anche Icardi ha avuto un buon impatto sul match, propiziando il pareggio e colpendo una traversa nel finale.

Detto ciò, il Cagliari non ha rubato nulla e, pur avendo tirato una sola volta in porta, il pareggio è tutt’altro che scandaloso. Del resto, guardiamo in casa nostra: buona parte dei nostri elementi merita la classifica attuale. I fischi e brusii di disapprovazione e imbarazzo mi hanno confermato l’attuale successo della mozione “giubiliamo Kuzmanovic“: far giocare questo bipede è un insulto non solo a Cambiasso, ma pure a Taider e financo a Mudingayi. Tant’è: il Mister ce lo ripropone a cadenza settimanale, e il nostro ringrazia inanellando prestazioni di imbarazzante mediocrità.

Buttando l’occhio ai nostri avversari, Pinilla si conferma ennesima bestia nera dei nerazzurri, purgandoci per la quinta volta in carriera, e ancora una volta su un rigore dubbio (l’autismo nerazzurro di chi scrive lo porta a non dimenticare il tuffo della scorsa stagione a Cagliari, premiato col massimo dei voti dalla giuria arbitrale). Per il resto i sardi ci tengono impegnati e preoccupati con “Maciste” Ibarbo che ingaggia un avvincente duello tutto muscoli e velocità con JJ (bravo davvero in un paio di circostanze il nostro, che ferma l’avversario un attimo prima dell’esiziale faccia a faccia con Handanovic).

Per il resto rischiamo poco, complice anche l’assenza di Conti e Sau tra gli avversari, con i difensori di casa che ancora una volta si trasformano in goleador: il cross di Nagatiello è buono assai per Icardi. L’emulo di Ruggero de Ceglie è leggermente defilato e propende per la “torre” a centro area, dove Rolando è lesto a mettere palla in buca per il pareggio ad inizio ripresa.

icardi gnignigni

fiodena

Il più sembra fatto (pareggio acciuffato a inizio ripresa, Icardi che poco prima aveva già avuto una buona occasione), ma in realtà assistiamo ad uno sterile possesso palla che produce qualche lampo improvviso (bellissima la combinazione Guarin-Palacio, seguita da inevitabile miracolo del portiere cagliaritano) in un mare di balbettìo ruminante (vero Kovacic?).

Si arriva così al serrate finale (il serrate arriva dritto-dritto dalle telecronache di Nando Martellini ed è quindi solo per over 40), su cui mi dilungherò infra e che in ogni caso nulla aggiunge a questa insipida brodaglia domenicale.

 

LE ALTRE

Campionato mai così spezzatino, con Fiore e Napoli a dover giocare di lunedì. Per il resto la Juve vince rubando (ma ovviamente era difficile da vedere), mentre il Milan associa al furtarello (sul gol del 2-0 palese la carica di Pazzini sul portiere) la proverbiale botta di culo sul gol di Taraabt: il portiere gioca a calcio saponato e il francese ringrazia.  La Roma mantiene le distanze regolando il Bologna col minimo scarto in attesa di riceverci sabato sera.State bbòni…

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta tocca scindere le questioni: tecnico-calcistica e mediatica.

Il Mister continua ad essere poco mediatico per i miei gusti, peccando di autocritica (“non ho nulla di cui rimproverarmi“) e con una certa tendenza allo scarica-barile (“i giovani me li sono trovati“). Ho simpatizzato con lui però quando ha disatteso il fioretto del “non parlo degli arbitri“, trasecolando alla vista dell’incaprettamento ai danni di Icardi subito dopo la sua traversa.

Siamo alle solite: il rigore non va dato “se te lo meriti”, e cioè come ricompensa divina per le dozzine di occasioni sfumate di un nulla. No. Una squadra ha il sacrosanto diritto di vincere una partita per un rigore ingenuo pur nel mezzo di una partita mediocre.

Ma andatelo a dire agli arbitri italiani, ovviamente solertissimi ad arbitrare in punta di regolamento ai nostri danni, e altrettanto pronti a interpretare e lasciar correre quando i fischi potrebbero essere a nostro favore.

Palese a mio parere la malafede del signor Russo da Nola, quando nei primi 5 minuti riesce nell’ordine ad ignorare un evidente fallo su Guarin al limite dell’area, a non fischiare un palese tocco di mano di Cossu a centrocampo, e ammonire poi Juan Jesus per un contrasto con Ibarbo con i due colossi a spintonarsi a centrocampo sulla ripartenza cagliaritana.

Lo stesso rigore è per me molto opinabile, avendo l’occasione certificato che la volontarietà non è più il criterio da seguire per il fallo di mano: si può dire quel che si vuole, ma l’ultima cosa che JJ vuol fare nell’occasione è toccare la boccia con la zampa. Chiamatelo movimento scomposto, chiamatela imperizia, quel che volete, ma la regola è ufficialmente cambiata (ovviamente fino alla prossima volta).

Oltretutto, mi pare curioso che l’arbitro faccia calciare Ibarbo e fischi solo dopo aver visto la sua conclusione perdersi a lato della porta: il vantaggio si concretizza nel momento in cui l’attaccante ha l’occasione per tirare, indipendentemente dal fatto che segni o meno.

Detto tutto questo (ricapitolo per i distratti: prima ammonizione eccessiva, rigore dubbio, gestione del vantaggio equivoca), possiamo parlare di secondo cartellino giallo -e quindi espulsione- del nostro difensore. Sento farneticare di interpretazioni fumose quanto e più di un regolamento attuativo di una legge italiana, secondo cui sarebbe stato giusto non ammonire il giocatore, ma devo ammettere che a quel punto nessuno si sarebbe scandalizzato per l’espulsione per doppio giallo del nostro.

Magra consolazione, se è vero che nel finale di partita Icardi viene affossato in area da Astori (altro maledetto, ovviamente tifoso-rossonero-fin-dalla-nascita) senza che Russo abbia nulla da eccepire, e se è altrettanto vero che lo stesso arbitro, ammonendo un cagliaritano nel recupero e dovendo quindi concedere a-termini-di-regolamento altri 30 secondisi dimentica della cosa fischiando il “tutti a casa” con 20 secondi da giocare ed un corner per i nostri.

Corner che quasi certamente non avrebbe cambiato le sorti della partita, ma che rimane ad ulteriore -e non richiesta- conferma della sudditanza psicologica esercitata dal Biscione nerazzurro sui fischietti italici.

E qui si incista il discorso mediatico. Thohir sta ricevendo da parte del sottoscritto lodi quasi sperticate per la gestione della comunicazione, parlando quando (e dove) deve e soprattutto non parlando quando (e dove) non deve. Credo però che la questione arbitrale vada affrontata con ben altro piglio rispetto alle “garbate telefonate” a Nicchi, Braschi & Co.

Se serve un utile idiota che perda mezz’ora di tempo e confezioni un bel pauerpointtt con animazioni e zoom sulla dozzina di episodi fin qui accatastati nel nostro deretano, me lo facciano sapere e in mezza giornata risolviamo la questione. Ma, a parte gli scherzi, mi pare di tutta evidenza che a non alzar la voce e a non voler disturbare le cose non cambiano.

Anzi, veniamo pure presi in giro, quando non cazziati.

Come direbbe John Goodman in Big Lebowski: “alright,…this is pointless, ok,…time for plan B“. Il seguito credo lo conosciate e, a patto di azzeccare la macchina giusta, potrebbe essere un’alternativa leggermente più vigorosa! 🙂

Infine, poche righe per riassumere l’ennesima infantile protervia del Geometra Galliani, che insiste nel voler definire il Milan “il club più titolato al mondo”, contestando i titoli conquistati dagli egiziani del Al-Ahly, e chiosando con l’inevitabile “mal che vada, scriveremo sulle maglie che siamo i più titolati in europa“.

E c’è anche chi gli dà retta…

 

WEST HAM

Altra vittoria! 3-1 al Southampton e 10 posizione lussuosa più di un 7 stelle di Dubai!

forza panino!

forza panino!

QUESTO NON E’ UN POST SU THOHIR

magritte

Non sono la versione bloghettara e sotto radice cubica di Magritte e la sua pipa.

Semplicemente, quel che avevo da dire sull’ormai effettivo takeover tra il Signor Massimo e il PSY de noantri l’ho già scritto qui:  https://complottonerazzurro.wordpress.com/2013/10/19/hello-goodbye/ . Mi limito a plaudere alle sue prime apparizioni sui mass media italiani, a cominciare dalle prime parole ufficiali rilasciate non più “davanti agli uffici della Saras con la consueta disponibilità” , bensì alla TV ufficiale dell’Inter. Eccheccazzo!

L’argomento su cui volevo solleticare il mio autismo a strisce verticali e confrontarmi con eventuali opinioni dei miei 25 lettori è in realtà un gioco trito e ritrito, forse per questo per me irresistibile.

Gioco: disegna la tua formazione dell’Inter preferita.

Regole:

1) La scelta è necessariamente limitata all’Inter vista giocare con i miei occhi, quindi diciamo dagli anni ’80 in avanti. Per capirsi, i miei primi idoli sono stati Altobelli e Beccalossi, seguiti pochi anni dopo da Rummenigge. A scanso di equivoci, nessuno dei tre troverà posto nelle gerarchie che andranno a delinearsi.

2) Ogni ruolo deve avere due effettivi, in modo da limitare le scelte deicide e strappacuore.

3) Almeno uno degli effettivi dev’essere fatto secondo il personale giudizio tènnico, mentre almeno un altro deve rispondere al (talvolta diverso) requisito dell’interprete più amato nel ruolo.

Il combinato disposto dei punti 2) e 3) dovrebbe così portare a delineare due formazioni: quella coi controcazzi (per brevità “tènnica“) e quella poetica, per alcuni all’insegna del “c’ha i piedi fucilati, ma ci mette sempre l’impegno” (per brevità “diquore“).

4) Siccome però sono un rancoroso e severissimo censore di ogni comportamento nerazzurro, compilerò anche una formazione dei più pessimamente peggiorissimi, (per brevità Nightmare Team) inserendo sia quelli oggettivamente scarsi (Jeremie Brechet, per dire…) sia che promettevano faville e invece si sono rivelati -almeno nella parentesi interista- pacchi clamorosi (il Vampeta di turno).

Sul punto 4), debbo i giusti crediti all’accolita di amici rossonerazzurri in compagnia dei quali, in our early twenties, abbiamo sollazzato le rispettive consorti passando lunghi sabati sera a discutere se Pancev avesse più diritto di Blissett ad avere un posto da titolare in una versione pan-Meneghina del succitato Nightmare Team: Sanga, Marco PN, Tafazzi, I’m talking about you!

Post scriptum prima di iniziare: So già -ed è drammatico- che la scelta maggiore ce l’avrò tra gli aspiranti Chiavic Johnson.

Del resto, Piraccini ed i fratelli Paganin popolano ancora i miei peggiori incubi…

Here we go!

PORTIERE

Imbarazzo della scelta: l’Inter ha una grande tradizione di numeri 1, quindi più o meno ‘ndo caschi caschi bbène.

Scelta tènnica: Julio Cesar

Scelta diquore: Walter Zenga

Nightmare Team: Sebastien Frey. Era giovane, sbarellò anche lui nella pessima annata-Tardelli (un mammifero col pollice opponibile avrebbe limitato i danni anche nel mefistofelico derby finito con risultato tennistico…).

DIFESA A QUATTRO

Buoni difensori ne abbiamo sempre avuti. Non così spesso li abbiamo avuti tutti insieme.

Scelta tènnica: Maicon – Blanc – Samuel – Brehme

Scelta diquore: Bergomi – Cordoba – Materazzi – Brehme  (Lo so che Brehme c’è due volte, ma lui è Iddio e tutto può. E soprattutto, il ruolo di terzino sinistro è quello storicamente meno baciato dal talento in casa Inter)

Nightmare Team: Brechet- Sorondo – Cirillo – Gresko

CENTROCAMPO DICIAMO A ROMBO

E’ il modulo più comodo per i campioni che ho in mente, ma ha poca importanza, essendo questo solo un giUoco. Aldilà del modulo, credo che la mediana sia il reparto in cui l’Inter storicamente è stata più avara di campioni.

Scelta tènnica: Cambiasso – Zanetti – Matthaeus – Baggio

Scelta di quore: Ince – Simeone – Berti – Stankovic

Nightmare Team: Dell’Anno, Vampeta, Scifo, Conceiçao

ATTACCO A VORAGINE

Scelta più che ampia e altissimo rischio di ballottaggi strappacuore: va beh, ci proviamo…

Scelta tènnica: Ronaldo – Ibrahimovic

Scelta di quore: Milito – Zamorano

Nightmare Team: PancevCaio

MISTER ILLUMINATO

Scelta tènnica: Mourinho, Mancini

Scelta diquore: Simoni, Bagnoli

Nightmare Team: Lippi, Tardelli

PANCHINA (PIU’ DIQUORE CHE TENNICA)

Pagliuca

Ferri, BeppeBaresi

Bianchi, Di Biagio, Matteoli

Crespo, Cruz, Eto’o

FUORI CONCORSO CON POLEMICA MOTIVAZIONE:

cannavaroCannavaro: vero “71” secondo la smorfia napoletana (ommemmè…): rendimento nemmeno pessimo, diciamo da 6, ma prova vivente del sistema Moggi. E poi ride sempre. Esecrando.

pirloPirlo: non ne piansi la dipartita se non per la moneta di scambio (Guglielminpietro). Ottimo giocatore da Mazzone in poi, e cioè messo davanti alla difesa. La stori(ell)a dice che fu Ancelotti, o addirittura lui stesso, a proporre il nuovo ruolo. E’ complotto! E’ stato er sor Magara, visto che a giocare da numero 10 al Brescia c’era un certo Baggio: “Ah regazzì, viecquà: tu te metti 30 metri indietro a lanci lungo, chè davanti ce sta Robbè“. Lisergico.

bergkampBergkamp: All’Inter un disastro, rinfacciato negli anni da tutti i media. Ma anche Davids e Kluivert hanno toppato al Milan trionfando poi con altre maglie, per non parlare di Henry con la Juve.  Classe immensa per il tulipano biondo. Certo, per la grinta si prega di ripassare… Efebico.

roberto carlosRoberto Carlos: Dopo le prime 4 partite da urlo ho iniziato ad odiarlo, visto che il suo unico schema era prendi palla e tira in porta. Ho sempre considerato i 10 anni di vittorie al Real Madrid come la classica parentesi fortunata in una carriera sopravvalutata (vi lascio pensare che io stia scherzando). Uggeggé.

Fine della sbrodola.

Riepilogando, quindi:

SQUADRA TENNICA

tennica

SQUADRA DIQUORE

diquore

NIGHTMARE TEAM

nightmare

FAVOLETTA DELLA SERA: LA MALEDIZIONE DEL PRIMO ANELLO ARANCIO

Per i non addetti, è una delle tribune laterali di San Siro, la prima ad aver introdotto il biglietto ridotto per gli over 65. Nei primi anni ’90 Bergomi e Fontolan tiravano a sorte per giocare il primo tempo “dall’altra parte”, in modo da non subire gli insulti della vecchianza avvizzita e incattivita.

Forse è quello che da noi ha portato il ruolo di terzino sinistro a bruciare una dozzina di giocatori in un ventennio scarso, con rarissime eccezioni di decenza (dopo Brehme direi solo Chivu e Nagatiello).

In ordine sparso: Tramezzani, De Agostini, Roberto Carlos, Pistone, Centofanti, Tarantino, Milanese, Silvestre (quello che poi al Manchester Utd ha vinto tutto, da noi sembrava il fratello scarso di Aristoteles), Georgatos (non era male, ma era l’unico greco al mondo a soffrire di saudade), Gresko (te possino…), Brechet, Guly, Maxwell (a.k.a. il peluche di Ibrahimovic), fino all’odierno Alvaro Pereira.

E senz’altro dimentico qualcuno…

Ok. Attendo commenti, liste di proscrizione, petizioni per beatificazioni immediate. A scelta nell’ordine.

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE

CATANIA-INTER 2-3

Così come all’andata sono in gita di piacere (allora Firenze, ora Berlino) ed il precedente è scaramanticamente azzeccato. Parto infatti dall’Italia con poche ma granitiche certezze: 1) passerò tre giorni a parlare come Sturmtruppen (cazzen, è tarden! andiamo a mangiaren?) ; 2) ammorberò mia moglie imitando l’urlo di Zio Bergomi nel 2006 (“Andiamo a Berlino!!”); 3) col Catania non vale neanche la pena di guardarla, chè tanto pigliamo mazzate.

I messaggi ricevuti via cellulare all’inizio mi davano tristemente ragione, ma il terzo “buuuuzzzz” proveniente dal giaccone cambiava qualcosa. Mentre estraevo il blebberri pensavo a voce alta “Ecco il terzo fischione del Papu Gomez”, e invece i miei occhi increduli leggevano “Alvarez al 6° s.t.”. Non potevo fare a meno di rispondere citando beffardamente l’ottimismo fideistico di Scarpini* in simili occasioni, e cioè “Andiamo a vincerla!”. Il 99% di me ragionava esattamente come il Paul di Febbre a 90° (“fanno il gol solo per farci sperare  ancora e poi pigliano il 3-1 in contropiede”) mentre l’1% di me pensava alle bellissime rimonte da 2-0 a 3-2, cui pure Nick Hornby ha dedicato pagine godibilissime.

Mentre un taxista più lento del succitato Alvarez riusciva nella titanica impresa di raggiungere l’aeroporto in tempo per il nostro volo, il Trenza decideva che era ora di pareggio. E se lì il mio self control riusciva in qualche maniera ad avere il sopravvento, nulla poteva quando, ormai stanco e soddisfatto per un pareggio raggiunto in rimonta, controllavo distratto un’ultima volta il cellulare prima di salire a bordo: il commento da cavernicolo “E Andiamo!!”, garbatamente espresso con voce roca e rotta dalla tensione, era sagace e puntuale al punto da far sospendere per un qualche secondo di imbarazzato terrore il quartetto di pubescenti ispanici armati di Ukulele che stava allietando l’attesa di noi passeggeri.

Non posso ovviamente dilungarmi in disamine tattiche, se non di riporto: par di capire che, con Stankovic presente, la squadra abbia avuto almeno un piede pensante sui 22 in campo. Piedi che diventavano tre con l’ingresso del Cuchu (dico tre dopo aver visto la volée –di destro- finita fuori di un cm nel convulso finale).  In compenso Alvarez, nonostante il gol di testa, resta un oggetto fallato, non essendo possibile per un giocatore di Serie A (ma nemmeno di Seconda Categoria) non tirare dal limite dell’area con la porta spalancata davanti, solo perché la palla non è sul tuo piede preferito. Poi la boccia può colpire l’omino delle bibite in curva, ma –Cristo– devi tirare! Propongo la crocifissione in spogliatoio, pena dalla quale invece dispenso Juan Jesus, molto più che ingenuo nel primo gol ma patrimonio da sgrezzare e su cui lavorare: fisico e piede non mancano, occorre qualcuno che gli insegni l’intelligenza (hai detto niente…).

L’analisi complessiva vede una squadra di psicolabili, numericamente e qualitativamente appena sufficienti per raggiungere la decenza, nella quale un giocatore tra il buono e l’ottimo come Palacio riluce manco fosse il miglior Messi. Ottimo il Trenza, ci mancherebbe altro, ma resta il fatto che dipendiamo dalla sua forma e dagli estri da Cassano, come visto non sempre controllabili.

Giovedì temo mazzate ancor peggiori dei presagi di ieri, con una gita a White Hart Lane e con Bale&Co. pronti alla festa.

LE ALTRE

Juve e Napoli si fanno male solo a manate e cazzotti (vedasi Cavani e Chiellini) ma per il resto chiudono con un pareggio che fa molto più comodo agli ospiti che ai padroni di casa. I quali peraltro devono iniziare a guardarsi alle spalle: culo e arbitri possono molto più di quanto non si creda, e se le strisce della maglia sono quelle giuste capita di giocare 75’ su 90 in vantaggio e con un uomo in più (Rizzoli “una carezza in un pugno” docet).

Detto ciò, Roma e Fiorentina vincono pur soffrendo e la caccia al terzo posto si conferma assai affollata. Ricordo, più per sfizio che per reale speranza, che arrivando a pari merito col Milan, saremmo davanti noi. So che sembra incredibile, ma i Meravigliuosi sono solo a un punto di distanza da questa massa di rebambiti che tanto forte ci fa battere il cuoricione.

E’ COMPLOTTO

Avendo appreso solo in terra teutonica della nuova Cassanata, non posso che abbozzare e sostenere una volta di più il mio allenatore che (molto meglio del mio Presidente) ha commentato la notizia ponendo l’accento non sulla cosa in sé (cose così negli spogliatoi ne succedono ovunque e da sempre) quanto sulla fuga di notizie, ennesima conferma dell’eccessiva permeabilità dello spogliatoio nerazzurro, nel quale evidentemente  “qualcuno non vuole il bene dell’Inter” per dirla col Mister. La critica per una volta non va certo ai giornalisti, che vanno a caccia di notizie e in buona sostanza fanno il loro lavoro, ma proprio ai nostri che, evidentemente, ancora non hanno capito che è proprio da atteggiamenti del genere che nasce quel (poco) rispetto per la nostra società, che può tranquillamente essere usata come scendiletto senza timore di reazione alcuna.

E se a ciò aggiungiamo il totale fraintendimento del Signor Massimo (che non punta il dito contro “il giuda”, ma sul fatto che “è proprio la lite che non deve succedere”), capiamo quanto l’essenza del problema continui a sfuggire ai piani alti dell’illuminata dirigenza. Che poi il Pres finisca per assolvere Cassano, dandogli dell’artista e in una certa qual misura perdonando a lui ciò che ad altri non sarebbe permesso, la frittatina è fatta: ennesima occasione per sostenere il nostro allenatore agli occhi della squadra buttata nel cesso, ed ennesimo assist alla marmaglia mediatica per poter ricamare sul Moratti troppo buono, troppo “papà” coi giocatori e troppo poco vicino ai suoi allenatori.

Ma le mie caste orecchie, ed i miei stanchi occhi, hanno anche dovuto –o, forse masochisticamente, voluto- sorbirsi la presenza del Geometra Galliani alla Domenica Sportiva, a cui mancava poco che tutti i presenti baciassero la mano inginocchiandosi sui ceci, tale era la riverenza data … senza nemmeno essere a Mediaset!

Ecco a cosa ha portato il Berlusconismo ed il conflitto di interessi mai affrontato in Italia: al fatto che un dirigente calcistico di dubbie capacità, ma circondato da un’aura mediatica iperglicemica, venga trattato come Dio in terra dalla rete televisiva che teoricamente dovrebbe essere diretta concorrente dell’impero mediatico casualmente detenuto dal presidente del geometra in questione.

Non è nemmeno più prostituzione intellettuale dato che, come già dicevo poco tempo fa, quella almeno comporterebbe una dazione in danaro o altra utilità. Qui si “lecca” a prescindere, un po’ perché così fan tutti, un po’ perché non si sa mai, finendo per far fare la figura del modesto e dell’uomo di buon senso proprio al creatore di cagate tipo “Creste Rossonere”, “Club più titolato al mondo” o “Quattro due e fantasia”.

Tornando a bomba: tema della serata, il settore giovanile del Milan (aridaje!), reduce dai fasti del Torneo di Viareggio (finale persa per 3-0 contro l’Anderlecht). Splendido Zio Fester quando risponde al Civoli adorante (ma Civoli una volta non era interista?) di aver fatto di necessità virtù col settore giovanile, stante il Fair Play finanziario, e di non sapere se la loro esperienza con il Settore giovanile potesse essere da esempio per gli altri Top Team italiani. Anguilloso quando fa fare agli altri il lavoro sporco di adombrare dubbi sull’età dei rivali belgi “che in effetti sembravano degli uomini fatti e finiti, ma non ci sono le prove quindi non si può dire niente” (ma intanto è stato detto…) e infine vomitevole, in buona compagnia s’intende, quando annuncia urbi et orbi ciò che va cianciando da due settimane, e cioè che Allegri sarà il supervisore di tutti gli allenatori delle giovanili, i quali dovranno seguirne il modulo ed i metodi di allenamento, senza che nessuno osi dire “sì questo lo sapevamo”.

Anzi, proprio Civoli si sorprende, ripetendo più volte “Beh ma questa è una notizia! Ci sta dando una notizia!”. .. e io, vecchio illuso, che pensavo che il cuore nerazzurro di Civoli se ne venisse fuori con la frecciatina del tipo “Chissà come sarà contento Inzaghi, allenatore degli Allievi, di dover prendere ordini da Allegri”. Invece tutti zitti e proni, con il solo Gene Gnocchi a buttar lì la battuta  al giovane del Milan (premiato come miglior giocatore a Viareggio) che aveva incautamente apostrofato il geometra come “Signor Galliani”: “Guarda che lui è il DOTTOR Galliani” è rimbombato nello studio, in un silenzio orrendo, senza che nessuno dicesse niente, e con Zio Fester a fare il finto modesto , della serie chiamami pure come vuoi che per me è lo stesso… con la piccola differenza che lui Dottore non lo è… Dettagli, of course.

WEST HAM

Sbanchiamo il Britannia Stadium , vincendo 1-0 con lo Stoke City e raggiungendoli in classifica al decimo posto. Up the Hammers!

Vittoria di Trenza

Vittoria di Trenza

* Io che calcisticamente sono un pessimista nato, non sopporto questa fiducia evidentemente mal riposta da Robertone Scarpini nei nostri labili giocatori. Per gli auspici andati a buon fine in un Inter-Samp, un Inter-Palermo o un Catania-Inter, in 10 anni di radiocronache l’ho sentito toppare ennemila volte gli scongiuri di rimonta. Celebre, e il Signor Carlo lo ricorderà, l’urlo disumano dopo il gol dell’1-4 segnato da Recoba a Parma in un quarto di finale di Coppa Italia: “Gol! Riaperta!! E adesso facciamo il 4-2 e al ritorno a San Siro vinciamo 2-0 e passiamo il turno!!!”. Per la cronaca, l’andata finì 6-1 e al ritorno il pullman dell’Inter venne colpito da una molotov (http://www.repubblica.it/online/sport/coppauno/molotov/molotov.html ).

AHI CHE PENA VEDERTI

INTER-TORINO 2-2

Ormai non si può più parlare di occasione persa, bensì di consolidata –e compassata- velocità di crociera.

Siamo una squadra da metà classifica, e solo la mediocrità di questo campionato ci tiene sconsideratamente in corsa per il terzo posto. Ti aspetti sfracelli da Guarin e Palacio e ti trovi a prendere sberle da Cerci e Meggiorini, nuovi soci del Club Gautieri, leggasi di buoni giocatori che porteranno sempre nel cuore l’Inter, destinataria delle migliori giocate delle loro oneste carriere.

E dire che, ancora una volta, era iniziata bene, anzi in maniera letteralmente incredibile: Fantantonio si guadagna con furbizia la punizione dal limite dell’area e Chivu disegna una parabola perfetta che ricorda un suo precedente gol, fatto con la maglia della Roma, anno del Signore 2003-2004.

Se non è incredibile questo…

Sono passati pochi minuti, siamo in vantaggio e non dobbiamo quindi nemmeno “fare” la partita (…cazzo di partita vuoi “fare” con Gargano e Mudingayi a centrocampo?) quindi tutto sembra incanalato per il meglio.

Invece il Toro viene fuori alla grande (il Mister compagno di vacanza fa girare i suoi 4 attaccanti a meraviglia), noi ci capiamo meno del solito, finché Guarin dimostra il lato B dell’animalanza che l’ha fatto scintillare nelle ultime uscite. Dribbling suicida al limite dell’area e palla persa: scambio tra Barreto e l’ex Meggiorini, che torna al gol dopo ere geologiche. Manco a dirlo l’ultimo gol in A l’aveva fatto ancora contro di noi: quando si dice il caso… ecco spiegato lo stringiculo che mi era preso apprendendo della sua presenza in campo al posto del capitano Bianchi. Tornando al Guaro, continuo a volergli bene, perché la stupidità è un difetto ma non una colpa. Diciamo che ci ha dato una lampante dimostrazione di cosa voglia dire farsi guidare da un cavallo, e non da un fantino. Finché facciamo a chi ce l’ha più duro, no problem (and excuse my french…), ma se si tratta di ragionare, si prega di ripassare…

Chivu, per rientrare nella normalità, si fa male ed è costretto a uscire dopo nemmeno mezz’ora, mentre A’ Cassano là davanti cerca di spremere il massimo dal proprio immobilismo. Palacio è spremuto come un limone, e coprire da solo il fronte d’attacco nuoce inevitabilmente alla lucidità sotto porta. A scanso di equivoci, i compagni provvedono a non farlo stancare, centellinando i suggerimenti in avanti (se si eccettuano i rinvii ad minchiam).

La ripresa fa quel che deve, ossia riprende la storia là dove l’avevamo lasciata: il Toro fa quel che vuole e noi non ci capiamo un cazzo. Pereira (tutti i difetti di Guarin senza averne i pregi) viene scherzato dal terribile Cerci che arriva sul fondo e crossa rasoterra di destro: Juan Jesus è in colpevole ritardo, Meggiorini è in esecrabile orario e timbra la doppietta. Di lì a poco esce Mudingayi (ennesimo giocatore sano come un pesce fino a vestire il neroblu) ed entra il Cuchu. Ora, non mi dilungherò in lodi sperticate su Cambiasso perché non è il caso, né sbrodolerò righe su righe sui due eroi romantici (il suddetto crapapelada e l’immenso Capitano) che salvano la squadra da una sconfitta assai probabile (e tutto sommato meritata). Mi limito a dire che, alla lunga, è meglio avere testa che gamba, e che le carenze dei due esperti argentini sono acuite dalla mancanza di un centrocampo normalmente detto, che possa consentire ai suddetti di rifiatare, di giocare spezzoni di partita e di non dover essere sul banco degli imputati ad ogni partita persa o non vinta. Per esser chiari: le ultime uscite del Capitano sono state terribili, con la velenosa ciliegina della palla persa a Roma domenica scorsa.  Resto però dell’idea che questi due, se dosati con giudizio, possano dare ancora qualcosa all’Inter. Con la rosa attuale, diventano –purtroppo- titolari inamovibili per mancanza di alternative.

Dopo il pari del Cuchu (di destro!) seguìto a discesa arrembante di Zanna, ho addirittura l’ardire di pensare che la si possa vincere, spremendo le ultime gocce di genio di Cassano (che mette Palacio davanti al portiere prima di essere sostituito) e sperando che Guarin si faccia perdonare con la sabongia che ci ha abituato a conoscere. Invece niente: per Antonio entra il solito Alvarez poco incisivo (ma anche lui, povero Cristo, non può entrare e dover salvare la patria ogni volta…), il Guaro, chettelodicoaffà… cerca l’assist quando deve tirare e mira l’incrocio da 30 metri col compagno libero da servire.

Ma soprattutto, Handanovic mi dà due conferme di quanto ardita fosse la mia speranza, andando a deviare sul palo il tocco sotto porta di Bianchi (entrato nel frattempo) e all’ultimo minuto respingendo la fame di tripletta del maledettissimo Meggiorini.

E’ andata bene, poche balle, anche se si doveva vincere, anche se ormai Ranocchia non protesta nemmeno più per i rigori non fischiati a suo favore. Abbiamo dato via i pochi piedi buoni che avevamo per far cassa e sperando (in tre giorni) di rifare la squadra. Ma di ciò dirò a breve.

LE ALTRE

La Juve impatta col Genoa in casa e Gonde si esibisce nel classico stile Juve: low profile e negazionismo quando ruba, ché tanto alla fine torti e ragioni si compensano, sceneggiata da profondo Sud quando gli gira male. Attendo con famelica curiosità le squalifiche del giudice sportivo Tosel (lui sì tifoso –bianconero of course– reo confesso), senz’altro improntate alla sdrammatizzazione ed alla comprensione del momento sportivo. Come nel caso di Cassano. Come nel caso di Ranocchia. Come nel caso di Guarin.

Per il resto, il Napoli ne approfitta sbancando Parma, mentre la Lazio addirittura perde in casa col Chievo, rendendo perfino utile il nostro pari interno nella corsa al terzo posto. Dietro marcia bene il Milan, che vince a Bergamo e tiene il ruolino di marcia migliore degli ultimi mesi, mortacci loro. Roma e Fiorentina fanno un punto in due, e Zeman sembra arrivato al capolinea, polemizzando con la dirigenza giallorossa, incredibilmente permalosa nel veder la propria squadra subire gol in quantità.

E’ COMPLOTTO

C’è in realtà poco da dire. Non tanto perché di commenti negativi non ce ne siano, quanto perché quei commenti li sottoscrivo in pieno. A ulteriore dimostrazione che quel che voglio dai media non è uno zerbinaggio quale quello sentito nei confronti di Allegri ieri per radio (mi immaginavo il giornalista inginocchiato proferire boiate tipo “lei aveva detto che a primavera sareste stati in zona scudetto ed aveva ragione…”, prima di chiosare con uno zuccheroso “impeccabile come nemmeno il Conte Max”).

Non ho onestamente la forza di arrabbiarmi quando sento critiche pesanti, spesso ad un passo dallo sfottò, sulla gestione del caso Sneijder e sulla pochezza del centrocampo attuale. Anzi, credo che una riflessione complessiva a riguardo si imponga.

CALCIOMINCHIATA DI INVERNO

Il reale errore dell’Inter è stato, a conti fatti, non vendere Sneijder nella sessione di mercato estiva, allorquando la quotazione per il giocatore poteva facilmente essere il doppio di quella cui è stato effettivamente venduto. Lo dico da convinto ammiratore dell’olandese che, seppur scostante e umorale, resta uno dei pochi campioni in circolazione. 7.5 milioni (senza bonus, chè quelli sono previsti solo per il giocatore) vogliono dire circa la metà di Pereira, ed è stata l’ennesima –e non richiesta- dimostrazione della “fame” della nostra dirigenza che, schiava degli ultimi colpi di “cuore” del proprio Presidente (leggasi aumenti di stipendio sventagliati in euforia post Triplete), si ritrova con l’imperativo categorico di tagliare il monte ingaggi. A quel punto, pur di non pagare più i 6 milioni netti all’olandese di turno (e quindi 12 lordi), va bene anche affidarsi al (solo) compratore interessato, finendo per dirgli “per il prezzo faccia lei…”.

Sul fronte acquisti, e più in generale, con pochi soldi a disposizione, diventa capitale non sbagliare gli affari: hai poche cartucce da sparare, e devi essere sicuro di fare centro ad ogni colpo. Centro che è stato fatto con Handanovic, Guarin e Palacio, più il colpo (di culo? Almeno tra di noi diciamocelo) di Juan Jesus. Parliamo, tra tutti, di quasi 40 milioni di soli cartellini, ma mi sento di dire che sono stati ben spesi.

Restano però i 9 milioni per Silvestre, i 13 per Pereira e la decina per Alvarez. Restano i pochi ma inspiegabili soldi spesi adesso per Rocchi, per poi non farlo giocare.

Resta, in buona sostanza, l’impressione di un pericoloso pressapochismo e di scarsa coerenza, se è vero com’è vero che Strama stesso ha ammesso che la squadra era stata concepita per giocare con due mediani e Sneijder, e di aver dovuto per forza cambiare in corsa.

Ora, venduto –pare- anche Coutinho al Liverpool per un’altra dozzina di milioni, spero si riesca a portare a casa l’agognato Paulinho, che a mio parere in pochissimi hanno visto giocare, ma che pare essere buono. A patto di chiarirsi: la sola cosa che sappiamo è che il soggetto NON è il regista che ci manca. Può essere un Guarin, più o meno forte e più o meno intelligente. Ad ogni modo è un interno, un incursore, un cavallone o come cazzo volete chiamarlo. Che lo si sappia, prima di dire tra due mesi che “l’Inter pensava di aver colmato la lacuna e invece per l’estate pensa a Lodi”. A guardare l’attuale composizione della rosa, all’inter di titolari fissi a centrocampo ne servono due: un regista e un interno, in modo che i due in questione più Guarin possano garantire una solida base, attorno alla quale potersi permettere di affiancare un vecchio leone (Cambiasso o Stankovic) senza pagare dazio in termini di mobilità. Difficile che la mediana così concepita possa supportare un tridente composto da Milito-Cassano-Palacio, quindi la soluzione più realistica in attacco dovrebbe prevedere un classico “tre uomini per due maglie”. Dietro, non disprezzerei l’arrivo di Schelotto, più che altro per limitare le apparizioni di Pereira e poter dirottare saldamente a sinistra Nagatiello, in ombra nelle ultime uscite ma comunque solida realtà nerazzurra di questi tempi.

I pensieri del tènnico da bar che è in me mi riportano alle infauste domeniche di metà anni ’90, allorquando il vecchietto seduto in tribuna davanti a me recitava come un mantra l’inarrivabile climax “non-c’è-ali-non-c’è-schemi-non-c’è-un-cazzo”. Siamo oltretutto nel bel mezzo di un circolo vizioso (sono socio, so ciò! Cit. Eliana per soli malati di mente): non ci sono soldi da spendere adesso, e quindi dovremmo fare con quel che si ha in casa (bellammerda…); d’altra parte dobbiamo ad ogni costo centrare la qualificazione in Champions per poter fare acquisti degni di tale nome in estate. Ribadisco che la sola soluzione al succitato dilemma può venire dal suicidio collettivo delle nostre rivali, vedendo limitate al lumicino le nostre possibilità di ergerci dall’attuale mediocrità.

Tristèssa…

WEST HAM

Day off, visto che si gioca per la FA Cup da cui il Man Utd ci ha recentemente estromessi.

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco...

Gira e rigira, sono sempre i soliti a cavar castagne dal fuoco…

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…