BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”

UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

PIERINO E LA TESTA QUADRATA

INTER-CESENA 1-1

Guardando l’ultima esibizione dei nostri eroi mi è tornata alla mente una delle prime barzellette che ho sentito raccontare in vita mia, quella di Pierino che si lamenta con la mamma: tutti gli dicono che ha la testa quadrata.

La genitrice, quindi, per consolarlo, gli accarezza la testa seguendo il perimetro del cranio e, spigolando tra gli angoli retti, dice:

“Non è vero Pierino che hai la testa quadrata…”

La miglior fotografia della stagione,,, Sad but true

La miglior fotografia della stagione.
Sad but true.

L’Inter attuale è questa, inutile girarci intorno…

La faccia del Mancio a fine gara è tutta un programma, e se potesse uscire un fumetto dalla sua testa, probabilmente ci sarebbe scritto “ma chi cazzo me l’ha fatto fare…“.

Potevamo vincerla, vero: il gol di Icardi era buono, il tiro di Podolski è stato deviato sul palo a ulteriore conferma che noi un po’ di culo nella vita mai, quello su Dodò secondo me è rigore. Detto questo, l’arbitro “Gerva” non vede il ruzzolone di Ranocchia in piena area che ci avrebbe costretti al loro rigore e all’uomo in meno, quindi non è il caso di sottilizzare.

In buona sostanza: buttiamo via il primo tempo giocato con lo schema “dài, tanto è il Cesena“: poca corsa, tutti a giochicchiare come se si dovesse segnare per diritto divino, e le solite belle statuine dietro a rimirare la palombigia di Defrel -in effetti mirabile- che timbra il vantaggio romagnolo.

Potrei mandarla in vacca facendo notare che in campo c’era il Kuz, legnoso e brutto come ai bei tempi: la sua testa pentagonale spedisce in zona bandierina un bell’inserimento in area, mentre per intervenire su un rimpallo a 12 metri dalla porta ci mette quei 20 minuti che permettono alla difesa avversaria di rimpallare.

Ma fosse solo lui il problema, saremmo a cavallo: non capisco perchè il Mancio non faccia giocare uno tra Brozovic, Hernanes e Kovacic al suo posto. O meglio, forse lo capisco, viste le ultime uscite di “Ayeye” e visto quanto combinato dal croato decollizzato nell’ora giocata al posto del claudicante Shaqiri.

La ripresa ci vede per lo meno partire massicci e incazzati e segnare due gol in 3 minuti (uno però annullato, come s’è detto) ed arrivare con convinzione dalle parti del portiere Leali. Passata la nostra morning glory, però, rischiamo subito di subire un altro fischione su contropiede cesenate sventato alla grandissima da Handanovic. Riesco a godermi solo la prodigiosa sdraianza del nostro portiere, vista la regìa di Sky impegnata in inutili replay in perfetto stile Rai.

Con l’andar del tempo i nostri -presunti- attacchi si fanno più saltuari e disordinati: vero che arriviamo sul fondo con apparente facilità, ma è altrettanto vero che D’Ambrosio fotografa alla perfezione il nostro stato psico-attitudinale. Il ragazzo ha buona gamba e arriva al cross una decina di volte in mezz’ora, ma scodella delle fetecchie che non fanno alcuna paura alla pur non granitica retroguardia cesenate.

I nostri avversari interpretano da manuale il concetto (semplice in teoria, difficile in pratica) del “coprirsi e ripartire” facendoci passare qualche brutto minuto: complimenti ai giocatori e ancor più al Mister tanto bravo quanto somigliante a un grandissimo della comicità britannica del secolo scorso (vedere per credere):

Lupo ululì

Lupo ululì

Castello ululà

Castello ululà

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Nella giornata che vede l’Europa allontanarsi ancor di più, gli altri arrivano dove il mio pessimismo li aspettava da mesi: in Campionato chiuderemo tra il sesto e l’ottavo posto, quindi l’unica e ultima occasione per affacciarci in Europa è quella di far strada in Europa League. Roba che in un paio di giorni potremo capire se e come sia possibile.

E se abbiamo passato i giorni successivi alla disgraziata trasferta di Wolfsburg a dire che “due gol li possiamo fare, il problema è non prenderne“, la partita col Cesena ha minato anche questa certezza, chè se non siamo stati capaci di vincere contro questi qua, dove vogliamo andare?

LE ALTRE

Il Mancio ha ragione a smadonnare nel dopo gara, dicendo che non vincere è stato gravissimo. Due punti in più non avrebbero cambiato granchè, ma ti avrebbero consentito di accorciare di tre punti su Genoa e Napoli, di allungare di altri tre sul Milan (che comunque fa sempre piacere) e di dare un senso un pocolino più ordinato e logico alla tua cazzo di stagione. Invece siam qui a leccarci le ferite, mentre la Viola rimonta sul Milan, la Lazio passeggia contro Mister Ventura e la Samp sbanca l’Olimpico di una Roma sempre più imballata. Juve a +14: non escludo che da domenica faccia giocare gli Allievi…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non la mia pervicace e prevenuta convinzione di un inscalfibile idillio tra SuperPippa e la stampa sportiva italiana. Là dove dozzine di allenatori vengono impallinati sulla base dell’ “uomo che paga per tutti, è crudele ma è così, questo è il calcio…“, qui assistiamo ad una settimanale assoluzione dell’uomo che vive sul filo del fuorigioco (e anche oltre), che -poverino- non ha colpe, perchè la squadra è scarsa e mal assemblata, in campo ci vanno i giocatori…

Tutto vero e condivisibile, per carità: non si capisce però (o meglio, si capisce eccome…) perchè ogni settimana la conferma del ragazzo venga salutata con un malcelato giubilo dal giornalettismo italico, solitamente invece affamato di sangue e ruzzolamenti nella polvere manco fossimo al Colosseo.

Potere della bresaola con l’insalata…

WEST HAM

Continuiamo la nostra discesa agli inferi beccando tre pere all’Emirates contro l’Arsenal. Fanno tre gol sostanzialmente uguali, triangolando di fino in piena area di rigore. Ma cazz… dopo che hai preso il primo gol così, al limite ti fai cacciare, ma piuttosto che farti perculare in quel modo entri dritto sulla gamba!

E vabbuo’, periodaccio…

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare...

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare…

“… SI, MA ALLA PARMIGIANA!”

ROMA-INTER 4-2

Proseguo con le citazioni d’essai, le migliori a mio parere a descrivere il cambiamento in panchina e gli effetti sul campo:

Allora, mettiamoci d’accordo. Se volete la storiella edulcorata e ottimista, in pieno clima pre-natalizio, posso anche sforzarmi e dire che per un’ora e passa l’Inter ha giocato come meglio non avrebbe potuto, stanti gli 11 in campo. La Roma subisce i primi gol casalinghi della stagione, Osvaldo per una volta ha la carica giusta e non auto-distruttiva per affrontare la partita, e Kuzmanovic continua ad essere il solo fosforo del nostro centrocampo.

Temo però che le buone novelle finiscano qui, perché se è vero che la Roma fa il 3° e 4° gol grazie al nulla assoluto che alberga tra le orecchie di Guarin, è altrettanto vero che i gol al passivo potevano essere un paio in più, e non solo nel delirio finale.

Se vogliamo dare dei meriti a Mancini (diamoglieli, va benissimo….), possiamo ringraziarlo per aver tolto a tanti (non a me, permettetemi la precisazione) il dubbio che la questione si limitasse alla difesa a tre o a quattro, nè ad un allenatore piangina invece che trendy.

Forse, furbescamente, il Mancio vuol far capire a chi di dovere che questa è una squadra mediocre, che ha in buona sostanza la classifica che merita e che senza cospicui quanto al momento improbabili acquisti non potrà migliorare granchè.

 

Come da queste parti si dice fin da Settembre, la cara e vecchia zona Uefa ci deve “purtroppamente abbastare“.

Se a un organico qualitativamente limitato togli poi gli unici due in grado di dare del tu al pallone (Kovacice e Hernanes), è quasi inevitabile che il Kuz sembri Rijkaard, in mezzo a Guarin, Medel e M’Vila…

Non va meglio dietro, con Ranocchia bravo a pareggiare su corner ma più che migliorabile nei primi due gol subìti e Juan Jesus a confermare che, se non c’è da fare a sportellate e scatti a chi arriva prima, è poca cosa. Urge ritorno ad una normale deambulanza per Vidic: logoro, vecchio, consunto e tuttavia indispensabile a far da balia ai nostri “bamboccioni”.

Dico solo che dietro il migliore è stato Campagnaro, e vale il discorso fatto per Kuzmanovic: complimenti a loro, ma questi siamo…

Davanti Osvaldo parte giustamente al posto di Icardi (si è sbattuto più lui in 90′ che il collega argentino in quasi un girone di Campionato), mentre Palacio continua a confermare l’etichetta di “generoso”, sempre pericolosa per uno che di mestiere dovrebbe buttarla in goal.

Loro, manco a dirlo son tutt’altra cosa, azzeccano acquisti sconosciuti (inevitabile Primo Gol in Serie A per Cholebas con sinistro a voragine da raccontare ai nipotini) e alternano centrocampisti che da soli sono migliori del nostro intero reparto (e parlo di Nainggolan, non di Matthaeus).

Preso il primo fischione penso che sarà una lunga notte, ma il pareggio di Ranocchia è tanto insperato quanto ben accolto. Altrettanto posso dire del gol di Osvaldo dopo il succitato tiro a voragine di Cholebas a inizio ripresa.

Non mi illudo però, so che viviamo di guizzi ma che siamo dei mentecatti, uno più di tutti…

Ed eccolo, infatti, Guarin, a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi a metacampo invece che fare un banale passaggetto del cazzo… Il numero della biscia impazzita non gli riesce (le strisce sono nerazzurre, non rossonere, dovresti saperlo, ciccio…), l’arbitro giustamente fa giocare, i compagni di difesa guardano Totti cadere, rotolare, e servire col culo per terra quel pippone di Pianjc che tanto che cacchio vuoi che faccia in piena area di rigore? 3-2 per loro.

Il Mancio ci prova a scandalizzarsi e protestare per un fallo che non c’è e viene come da copione espulso, ed è come se con lui uscisse anche qul minimo di barlume che -non so come- ci aveva tenuto a galla fino a quel punto.

Dalla panca entrano Icardi e Kovacic, uno più inguardabile dell’altro in questa occasione, e quell’ammasso di craniolesi a metàcampo, che se non altro un po’ di spessore lì in mezzo lo faceva, non serve nemmen più a quello.

Da loro è entrato Iturbe che potrebbe segnarne un paio in tre minuti, ed è solo un caso che il quarto fischione arrivi a tempo ormai quasi scaduto su splendida punizia di Pianjc, propiziata da altro ruzzone sapiente del Guaro giusto-giusto sui 20 metri.

Illuminante il ragazzo!

LE ALTRE

Il Toro, degno discepolo di se stesso, perde all’ultimo secondo una partita che avrebbe onestamente meritato di vincere, dando al bresciano lisergico l’occasione per riaccendere il riflesso pavloviano dei media italici, che partono con la litanìa del fuoriclasse, da pallone d’oro, ovviamente tacendo il fatto che nel resto della partita il bresciano fosse stato mediocre un po’ come tutta la sua squadra.

Bellissimo sentire Caressa magnificarne la conclusione, dicendo robe tipo “solo lui a due secondi dalla fine può pensare di prender palla al limite dell’area e tirare in porta(o coglione, gli altri cos’avrebbero fatto, retropassaggio al portiere?), solo lui da 27 metri la può mettere all’angolin….ah c’è stata una deviazione“.

Comunque cambia poco, chè questi so’forti ebbasta. Certo, avrei preferito il pari del Toro non solo per il salutare e sacrosanto odio per le strisce bianconere, ma anche perchè, se conosco la labile psiche dei miei polli, so anche che in termini di instabilità mentale i lupacchiotti giallorossi ci sono appena inferiori.

E allora, al gioco dei se e dei ma, avrei voluto giocarmela con la Roma che sa di poter arrivare a -1 e con tutta la pressione del mondo addosso. Ma, come si dice in queti casi, nun è successo…

A San Siro nel frattempo torna il grande classico “rigoreperilmilan“, dopo che -forse- a Rami è stato negato un gol buono. Da interista godo a vedere Galliani imbufalito, ma ecco sbugiardata per l’ennesima volta la tanto sbandierata utilità degli arbitri di porta. Provate a dirla a lui la panzana in pieno Platini-style del “bello del calcio che risiede anche nell’errore umano“.

Ah, e comunque pare che sullo 0-0 ci fosse anche un rigore per l’Udinese, che comunque tra 7 giorni avrà modo di rifarsi, chè sappiamo che torti e ragioni alla fine si compensano!

E’ COMPLOTTO

Uno dei motivi per cui sono “utilitaristicamente” contento dell’arrivo di Mancini in panchina è il fascino che esercita sui giornalisti, figlio più che legittimo dei successi ottenuti da noi e in Inghilterra. Se quattro gol li avsse presi Mazzarri sarebbero andati a prenderlo coi cani, mentre nel dopo gara su Sky era tutto un “beh dai, andiamo aldilà del risultato, si son viste anche buone cose…“.

Più severi (realisti?) sulla Rai, dove di spazio per la speranza e le belle cose ne hanno lasciato ben poco.

Io torno alle mie considerazioni iniziali. Coerenza mi ha sempre portato a dire che non mi piacciono i tecnici che privilegiano il modulo agli interpreti: Mancini questo sta facendo (anche ieri sera, Guarin e Kuz esterni di un 4-4-2….eeehh???), e secondo me lo fa per farsi comprare due o tre giocatori a Gennaio. Non ho proprio idea di come faranno, visti i periodi di ristrettezze economiche e normative giusto un filino stringenti.

In particolare, la cosa che non mi è chiara è questa: qualora Thohir e Moratti facessero un aumento di capitale, qualora ci fosse un emissione di bond che un Tronchetti Provera o un analogo indonesiano sottoscrivesse in maniera massiccia, quei dané lì si potrebbero usare per il mercato?

Boh… wait and see…

WEST HAM

Battiamo il Newcastle 1-0 in casa e continuiamo il nostro campionato di scintillante decenza.

Dai venite qua...vi faccio un disegnino

Dai venite qua…vi faccio un disegnino

TANTO PER DIRE…

Approfitto della pausa Nazionali, che ovviamente ci fa perdere un paio di giocatori, per fare informazione di servizio (o di “servizi”, intesi come gabinetti) verso l’Inter e segnalare un paio di cosucce.

1) Dopo il lodevole intento di “dare una rinfrescata” all’immagine del Club -più che opportuno, direi- avevo accolto con giubilo la notizia per cui il nome da utilizzare nelle competizioni europee sarebbe stato “Inter Milano” e non più “Inter Milan”.

It’s a simple little “o” but it makes a world of difference…

In realtà, la messa in pratica di questo principio, anche sempliciotto diciamo la verità, deve aver incontrato qualche intoppo, perchè le due partite di Europa League viste online (courtesy Rojadirecta) mostravano il vecchio e fuorviante nome di “Inter Milan” ancora in bella vista.

Provvedere!, direbbe il Sor Savino alla moglie del Necchi.

2) Se l’immagine è importante -ribadisco: solo Moratti non la riteneva tale, con l’approccio Simpatttico che tanti frutti bacati ha dato nel corso della sua gestione- allora buon senso vorrebbe che le formazioni mostrate nella grafica televisiva di inizio partita facessero vedere i giocatori con la maglia giusta: non dico proprio con la maglia da trasferta in caso di partita giocata in completo bianco, ma per lo meno con la divisa della stagione in corso.

La maglia di quest’anno, come detto, è un pigiama, ma è l’immagine più riconoscibile dell’Inter di quest’anno: e allora, diamineiddio, perchè devo vedere le facce dei nostri incollate alla maglia dell’anno scorso? (Pre-partita di Fiorentina-Inter su Sky)

Provvedere.

3) Infine, noto che il Club delle vedove morattiane ha un nuovo -e insospettabile- membro. Oltre al socio fondatore Fabio Monti, patetico quando riduce il paragone tra Moratti e Thohir all’acquisto di Ronaldo da parte del primo contro la conferma di Mazzarri ad opera del secondo, anche Alberto Cerruti dalla Gazzetta di martedì ci fa sapere di rimpiangere i bei tempi andati del Signor Massimo, e addirittura rievoca i fasti di una Società vicina all’allenatore (ma quando mai??): una frase come “Thohir sarà bravissimo a far quadrare i conti, però da quando c’è lui si avverte un vuoto, anche mediatico, che né Fassone, né Ausilio, per motivi diversi, possono colmare” è un falso ideologico che fa ridere per non dir di peggio, e ancor più ci fa capire quanto la precedente gestione mediatica della Squadra facesse comodo a tutti gli addetti ai lavori.

Provvedere.

In Gazzetta evidentemente vogliono portarsi avanti col lavoro, mascherando per refuso quel che è invece un gufaggio preventivo. Certe cose non cambiano mai: se già fai schifo, nel dubbio di danno un altro ceffone agratis. Ecco quindi che le sconfitte consecutive dell’Inter da due diventano già tre. Commossi ringraziamo.

Precisissimi, tassonomici e nozionistici poi nello squadernare sondaggi e tabelle, tanto per ribadire il concetto: Mazzarri è un pacco se rapportiamo stipendio a punti fatti, l’Inter è ancora zeppa di stranieri e invece gli Italiani sono più forti, l’Inter la delusione del Campionato, addirittura scomodiamo Zidane per dire che all’inizio faticava, ma poi ha giocato contro l’Inter e ha preso il volo.

Poi ovviamente anche noi interisti ci mettiamo del nostro, col Baffo Mazzola che se ne esce con la battuta “non mi sembra che Thohir abbia voglia di spendere molto“, quando è ovvio che, più che non volere, è il non potere. Ma facciamo finta di niente, piazziamo la battuta e famose du grasse risate!

II sunto di tutto ciò in realtà è una semplice domanda: avendo rimosso e sostituito la stragrande maggioranza del Management legato alla precedente gestione, quando cazzo arriva il mènegger-esperto-di-comunicazione?? Devo venire io?

 

Colonna sonora: "Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin..."

Colonna sonora: “Plin, plinplinplin, plin plin plin, plinplinplpin…”

TRISTI E DOLOROSE BANALITA’

INTER-CAGLIARI 1-1

Riflessioni in ordine sparso:

Se togli a una squadra convalescente l’unico giocatore in grado di far girare la palla in maniera non masturbatoria, ecco che la manovra si fa stitica.

In sostanza, Hernanes è il nostro confetto Falqui.

Se Nagatomo è il migliore in campo, seguito da Guarin, possiamo ulteriormente desumere che il match in questione non è stata una tempesta di cervelli. Ad onor del vero, anche Icardi ha avuto un buon impatto sul match, propiziando il pareggio e colpendo una traversa nel finale.

Detto ciò, il Cagliari non ha rubato nulla e, pur avendo tirato una sola volta in porta, il pareggio è tutt’altro che scandaloso. Del resto, guardiamo in casa nostra: buona parte dei nostri elementi merita la classifica attuale. I fischi e brusii di disapprovazione e imbarazzo mi hanno confermato l’attuale successo della mozione “giubiliamo Kuzmanovic“: far giocare questo bipede è un insulto non solo a Cambiasso, ma pure a Taider e financo a Mudingayi. Tant’è: il Mister ce lo ripropone a cadenza settimanale, e il nostro ringrazia inanellando prestazioni di imbarazzante mediocrità.

Buttando l’occhio ai nostri avversari, Pinilla si conferma ennesima bestia nera dei nerazzurri, purgandoci per la quinta volta in carriera, e ancora una volta su un rigore dubbio (l’autismo nerazzurro di chi scrive lo porta a non dimenticare il tuffo della scorsa stagione a Cagliari, premiato col massimo dei voti dalla giuria arbitrale). Per il resto i sardi ci tengono impegnati e preoccupati con “Maciste” Ibarbo che ingaggia un avvincente duello tutto muscoli e velocità con JJ (bravo davvero in un paio di circostanze il nostro, che ferma l’avversario un attimo prima dell’esiziale faccia a faccia con Handanovic).

Per il resto rischiamo poco, complice anche l’assenza di Conti e Sau tra gli avversari, con i difensori di casa che ancora una volta si trasformano in goleador: il cross di Nagatiello è buono assai per Icardi. L’emulo di Ruggero de Ceglie è leggermente defilato e propende per la “torre” a centro area, dove Rolando è lesto a mettere palla in buca per il pareggio ad inizio ripresa.

icardi gnignigni

fiodena

Il più sembra fatto (pareggio acciuffato a inizio ripresa, Icardi che poco prima aveva già avuto una buona occasione), ma in realtà assistiamo ad uno sterile possesso palla che produce qualche lampo improvviso (bellissima la combinazione Guarin-Palacio, seguita da inevitabile miracolo del portiere cagliaritano) in un mare di balbettìo ruminante (vero Kovacic?).

Si arriva così al serrate finale (il serrate arriva dritto-dritto dalle telecronache di Nando Martellini ed è quindi solo per over 40), su cui mi dilungherò infra e che in ogni caso nulla aggiunge a questa insipida brodaglia domenicale.

 

LE ALTRE

Campionato mai così spezzatino, con Fiore e Napoli a dover giocare di lunedì. Per il resto la Juve vince rubando (ma ovviamente era difficile da vedere), mentre il Milan associa al furtarello (sul gol del 2-0 palese la carica di Pazzini sul portiere) la proverbiale botta di culo sul gol di Taraabt: il portiere gioca a calcio saponato e il francese ringrazia.  La Roma mantiene le distanze regolando il Bologna col minimo scarto in attesa di riceverci sabato sera.State bbòni…

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta tocca scindere le questioni: tecnico-calcistica e mediatica.

Il Mister continua ad essere poco mediatico per i miei gusti, peccando di autocritica (“non ho nulla di cui rimproverarmi“) e con una certa tendenza allo scarica-barile (“i giovani me li sono trovati“). Ho simpatizzato con lui però quando ha disatteso il fioretto del “non parlo degli arbitri“, trasecolando alla vista dell’incaprettamento ai danni di Icardi subito dopo la sua traversa.

Siamo alle solite: il rigore non va dato “se te lo meriti”, e cioè come ricompensa divina per le dozzine di occasioni sfumate di un nulla. No. Una squadra ha il sacrosanto diritto di vincere una partita per un rigore ingenuo pur nel mezzo di una partita mediocre.

Ma andatelo a dire agli arbitri italiani, ovviamente solertissimi ad arbitrare in punta di regolamento ai nostri danni, e altrettanto pronti a interpretare e lasciar correre quando i fischi potrebbero essere a nostro favore.

Palese a mio parere la malafede del signor Russo da Nola, quando nei primi 5 minuti riesce nell’ordine ad ignorare un evidente fallo su Guarin al limite dell’area, a non fischiare un palese tocco di mano di Cossu a centrocampo, e ammonire poi Juan Jesus per un contrasto con Ibarbo con i due colossi a spintonarsi a centrocampo sulla ripartenza cagliaritana.

Lo stesso rigore è per me molto opinabile, avendo l’occasione certificato che la volontarietà non è più il criterio da seguire per il fallo di mano: si può dire quel che si vuole, ma l’ultima cosa che JJ vuol fare nell’occasione è toccare la boccia con la zampa. Chiamatelo movimento scomposto, chiamatela imperizia, quel che volete, ma la regola è ufficialmente cambiata (ovviamente fino alla prossima volta).

Oltretutto, mi pare curioso che l’arbitro faccia calciare Ibarbo e fischi solo dopo aver visto la sua conclusione perdersi a lato della porta: il vantaggio si concretizza nel momento in cui l’attaccante ha l’occasione per tirare, indipendentemente dal fatto che segni o meno.

Detto tutto questo (ricapitolo per i distratti: prima ammonizione eccessiva, rigore dubbio, gestione del vantaggio equivoca), possiamo parlare di secondo cartellino giallo -e quindi espulsione- del nostro difensore. Sento farneticare di interpretazioni fumose quanto e più di un regolamento attuativo di una legge italiana, secondo cui sarebbe stato giusto non ammonire il giocatore, ma devo ammettere che a quel punto nessuno si sarebbe scandalizzato per l’espulsione per doppio giallo del nostro.

Magra consolazione, se è vero che nel finale di partita Icardi viene affossato in area da Astori (altro maledetto, ovviamente tifoso-rossonero-fin-dalla-nascita) senza che Russo abbia nulla da eccepire, e se è altrettanto vero che lo stesso arbitro, ammonendo un cagliaritano nel recupero e dovendo quindi concedere a-termini-di-regolamento altri 30 secondisi dimentica della cosa fischiando il “tutti a casa” con 20 secondi da giocare ed un corner per i nostri.

Corner che quasi certamente non avrebbe cambiato le sorti della partita, ma che rimane ad ulteriore -e non richiesta- conferma della sudditanza psicologica esercitata dal Biscione nerazzurro sui fischietti italici.

E qui si incista il discorso mediatico. Thohir sta ricevendo da parte del sottoscritto lodi quasi sperticate per la gestione della comunicazione, parlando quando (e dove) deve e soprattutto non parlando quando (e dove) non deve. Credo però che la questione arbitrale vada affrontata con ben altro piglio rispetto alle “garbate telefonate” a Nicchi, Braschi & Co.

Se serve un utile idiota che perda mezz’ora di tempo e confezioni un bel pauerpointtt con animazioni e zoom sulla dozzina di episodi fin qui accatastati nel nostro deretano, me lo facciano sapere e in mezza giornata risolviamo la questione. Ma, a parte gli scherzi, mi pare di tutta evidenza che a non alzar la voce e a non voler disturbare le cose non cambiano.

Anzi, veniamo pure presi in giro, quando non cazziati.

Come direbbe John Goodman in Big Lebowski: “alright,…this is pointless, ok,…time for plan B“. Il seguito credo lo conosciate e, a patto di azzeccare la macchina giusta, potrebbe essere un’alternativa leggermente più vigorosa! 🙂

Infine, poche righe per riassumere l’ennesima infantile protervia del Geometra Galliani, che insiste nel voler definire il Milan “il club più titolato al mondo”, contestando i titoli conquistati dagli egiziani del Al-Ahly, e chiosando con l’inevitabile “mal che vada, scriveremo sulle maglie che siamo i più titolati in europa“.

E c’è anche chi gli dà retta…

 

WEST HAM

Altra vittoria! 3-1 al Southampton e 10 posizione lussuosa più di un 7 stelle di Dubai!

forza panino!

forza panino!

PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

Immagine

 

 

GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

MECOJONI

INTER-ROMA 0-3

Come disse la madre di Christian De Sica, trovando il figlio a letto col maestro di sci, “che tranvata!” (Vacanze di Natale, F.lli Vanzina, 1983).

Pascendomi a piene mani dal post-neorealismo italico su pellicola, mi rivedo declamare la stessa battuta al 90’ di una partita giocata da una buona squadra (noi) e da un’altra “di più” (loro). Tropo comodo e miope limitare l’analisi al paragone tra l’1-0 del Pupone che passa tra 6 gambe e la bomba di Guarin che si stampa sul palo interno; per una volta limitante precisare che il rigore non c’è (essaichenovità) perché il fallo è fuori area.

Tristemente vero invece rimarcare che, negli ultimi due anni, avevamo dato modo alla Roma di sentirsi grande squadra-spettacolo  a casa nostra, pur essendo guidata da allenatori “diversamente bravi” come Luis Enrique e  Simpatia Zeman. Temo, e tutto sommato auguro a Totti e compagni, che quella di Rudi Garcia sia una compagine leggermente diversa, che non perde nulla quanto a pericolosità in attacco –una media di 3 gol a partita- risultando di contro leggerissimamente più solida in difesa -1 gol subito in 7 partite.

I nostri, come detto, non sono male, anche se patire l’assenza di Jonathan non depone a nostro favore. Personalmente, più che amare Johnny Guitar, nutro scarsissima fiducia nelle qualità psico-tecniche del bipede che l’ha sostituito: Alvaro Pereira non impiega nemmeno un tempo a darmi ragione, entrando in maniera sconsiderata (per quanto fuori area) sull’altrettanto bello Gervinho e chiudendo di fatto la partita al 40’ del primo tempo. Allargando anche qui lo sguardo, non posso tacere sull’uscita sconsiderata di Juan Jesus, evidentemente ancora discepolo di Psycho Lucio, che perde palla sull’uscita a cavallo pazzo all’altezza del centrocampo, innescando uno dei millemila scatti dell’ivoriano, ovviamente alla sua miglior prestazione in carriera proprio contro di noi. Tessera Gold del Club Gautieri e tutti contenti.

Detto che assieme a Jonathan mancava Campagnaro, vera e propria balia o, se preferite, cugggino cattivo di Ranocchia e Juan Jesus, Mazzarri non si allontana dallo schema con Palacio e Alvarez in avanti, con Taider e non Kovacic a proteggere la difesa. Alvarezza è tra i migliori, disseminando se non altro spunti interessanti nei 90’ che valgono qualche corner. El Trenza là davanti comincia a far capire che quello non è il suo pane, e in tal senso una definitiva risurrezione del Principe, o anche solo una promozione in pianta stabile di Icardi a ruolo di titolare, porterebbero innegabili benefici al nostro attacco. Il Mister però la sa lunga, e la storia della coperta corta la conosce a menadito: non mi sento di condannarlo, visto che già con il –teorico- filtro di metacampo abbiamo preso 3 fischioni, complici un altro paio di folate giallorosse respinte alla grande da Handanovic, sempre più simile a Zenga (un mago tra i pali, una disgrazia sui rigori…. Ma all’Udinese non ne parava mica 1 su 3??) . Se a ciò aggiungiamo lo sgradito ritorno di uno dei capisaldi delle scorse stagioni, cioè pigliare gol in contropiede su calcio d’angolo per noi (3-0 di Florenzi dopo uscita da manuale di Totti teoricamente marcato da Alvaro Pereira e 60 metri palla al piede di Strootman), capiamo il motivo delle Madonne smozzicate dal buttero in panca.

Quelli là, come detto, rischiano seriamente di andare avanti fino alla fine; non vincendole tutte, ovvio ma proseguendo su questa falsariga. Noi ci pigliamo una ridimensionata, che però non vorrei si tramutasse in psicodramma (come invece –vedo- già sta succedendo). Nel primo tempo paradossalmente abbiamo giocato benino, beccando il primo gol in un buon momento dei nostri e pagando con errori banali negli altri due casi. Mi affido ancora all’esperienza mazzarriana per scongiurare il pericolo psicodramma che, devo dire, avrebbe probabilmente travolto il mio amato Strama e la sua inesperienza. Testa bassa e pedalare, quindi, facendo tesoro della sosta (anche se dopo una sconfitta sarebbe sempre meglio giocare subito) e sperando di recuperare gli zoppi alla ripresa.

LE ALTRE

Il Derby dei retrocessi se lo aggiudica la più forte. Il Milan, aldilà di quel che dicono i numeri, è di una pochezza imbarazzante, e senza Balotelli deve affidarsi al piede caldo di Muntari. Ho detto tutto. Godibilissimo Chiellini che nel dopo partita stigmatizza il mestruo di Barbie Boy Mexes e il suo cazzotto in piena area di rigore, come se lui di cosacce simili non ne avesse mai fatte. Del resto, veder litigare i tuoi più acerrimi rivali ti fa quasi dimenticare le tragedie sportive di casa tua. Splendido Allegri quando nega che quello di Mexes sia un pugno, sostanzialmente motivandolo col fatto di non essere diretto al volto. Il soggetto del resto avrà altro a cui pensare, avendo collezionato la bellezza di 3 sconfitte (che senza il solito Culo-Milan potevano essere 5) in 7 partite.

Il Napoli regola con 4 pappine il Livorno e si mette con la Juve in scia alla Roma, mentre Lazio e Fiorentina –bontà loro- si bloccano a vicenda lasciandoci soli al 4° posto.

E’ COMPLOTTO

Processo alle intenzioni, non lo nego: fino all’altro giorno, la stagione scorsa era stata tragica, fallimentare, da dimenticare, indegna di una squadra del blasone dell’Inter. Vani i tentativi, miei e di pochi altri, di ricordare che fino allo splendido 1-3 di Torino la squadra marciava gran bene in Campionato ed in Europa League, essendo arrivata ad un punto dalla vetta. No. L’Inter l’anno scorso ha fatto cagare per nove mesi.

Ecco preparato il bel piattino di merda in salsa mediatica da piazzare sotto il naso nei nerazzurri dopo la sconfitta contro la Roma, sotto forma di paragone tra le prime 7 giornate di Mazzarri e di Strama: udite, udite, i punti fatti, i gol segnati e quelli presi sono bene o male gli stessi. Quindi? Lungi da questa marmaglia l’idea di poter rivalutare ex post l’inizio della stagione 2012-2013, ecco azionato il cassone ed il primo carico di letame a concimare la Squadra Simpatttica collezionie 2013-2014, a un passo dalla crisi.

Abilissimo Sconcerti nell’accomunare le due milanesi, che a detta sua stanno “impallidendo insieme”, nonostante una decina di posizioni di classifica a separarle ed una storia contingente che non potrebbe essere più diversa, dalla proprietà al rinnovamento di squadra.

Cambiando discorso, splendida incoerenza di Prandelli, del quale non amo parlar male ma che mi strappa gli insulti di bocca, facendosi bello con il “codice etico” ma convocando Balotelli nonostante la genialata post-Napoli.

Infine, gradevole –davvero, e come al solito- l’intervista di Giorgio Porrà, questa volta a Johan Crujff, leggenda del calcio olandese e purtroppo ancora inchiodato a quell’estremismo di chi ha sempre troppi pochi dubbi sul calcio. Sentirlo dire stronzate smentite dalla storia mi provoca un misto tra rabbia e compassione (“le grandi squadre nella storia hanno sempre avuto almeno il 70% di giocatori provenienti dal settore giovanile”, “la cosa più importante è giocare bene e divertire la gente, poi certo bisogna anche vincere”). Onesto solo quando riconosce che le grandi squadre le fanno i grandi giocatori (so che sembra un’ovvietà, ma a quelle latitudini di oltranzismo c’è quasi da stupirsi a sentirglielo dire) e quando smonta uno dei falsi miti del calcio mondiale, smentendo di aver rifiutato di partecipare al Mondiale di Argentina per motivi politici, ma solo perché aveva deciso di ritirarsi. Alla faccia del calcio-totale-che-non-ha-mai-vinto-un-cazzo.

WEST HAM

I tre fischioni presi dalla Roma vengono in qualche maniera compensati dallo splendido 3-0 esterno sul campo degli “amatissimi” Spurs.

 

Alvaro Pereira in versione "visione periferica"

Alvaro Pereira in versione “visione periferica”

TRIPALLICI

INTER-FIORENTINA 2-1

Una vittoria da Inter, massiccia, incazzata e splendidamente contropiedista, che punisce una Fiorentina bella e convincente fin quando Pepito Rossi resta in campo, come a dire che i calciatori, e non gli schemi, fanno ancora la loro porca differenza in questo splendido e semplice gioco.

Il canovaccio della partita è alquanto prevedibile, con i Viola a palleggiare rimirandosi un po’ troppo  allo specchio e i nostri a rubar palla e ripartire veloci: emblematico a riguardo il calcio di inizio, con Alvarez a sradicare il primo pallone dopo secondi 3 e puntare dritto la porta di Neto.

Più che la scolastica rete di passaggi a metacampo, soffriamo le imbucate di Rossi e le verticalizzazioni di Joaquim, vecchia conoscenza spagnola che già in maglia valenciana, ad inizio anni 2000 aveva arato la nostra fascia sinistra, entrando di diritto nel “Club Gautieri” per la gioia dei nostri terzini di oggi e di ieri (ho fatto pure la rima). Nagatiello lo tiene sì e no, e l’iberico arriva un paio di volte alla pericolosa conclusione che per fortuna non fa danni, complici un solido Handanovic e una mira non precisissima dell’ala viola.

Aldilà del giusto insistere sulla formazione e sui concetti di gioco delle ultime partite, i nostri non sembrano in grande serata, con gli esterni più timidi rispetto alle ultime uscite e con Taider e soprattutto Guarin ancora più in ombra: i due non attaccano come saprebbero né difendono come dovrebbero, con la conseguenza di lasciare il Cuchu a impersonificare  un popolare verso di Ligabue (“sempre lì, lì nel mezzo…”) e con Palacio lasciato solo al suo destino. Alvarez invece continua il suo mese mariano, risultando il migliore dei suoi quanto a continuità di manovra ed efficacia della stessa.

Lo 0-0 con cui si arriva all’intervallo pare la logica conseguenza di quanto visto in campo.

La ripresa invece spariglia un po’ le cose: dopo il destro potente di Guarin a scaldare i guantoni di Neto, la Fiorentina trova il vantaggio  in una delle prime sortite in area nerazzurra (leggera ma purtroppo evidente la trattenuta di Juan Jesus su Joaquim) e a costringere l’Inter a forzare la sua natura ed iniziare a “costruire” calcio.

Il centrocampo cambia faccia (fuori prima Taider per Kovacic, poi lo sfanculante –e sfanculato- Guarin per Icardi) e le cose si mettono meglio. Vero, come solertemente fatto notare dai telecronisti, che l’Inter va avanti col cuore ma non col giUoco, ma come sapete la cosa non può che farmi piacere. I nostri sono bravi e un poco fortunati a trovare il gol del pareggio sugli sviluppi di un corner con semi-cappella del portiere Neto, incapace di spazzare l’area come la circostanza avrebbe imposto: ed è in quelle lande calcistiche desolate, o meglio disordinatamente affollate, che il Cuchu trova il suo terreno di battaglia preferito. Mi piace pensare che, prima della semirovesciata da bomber di razza, abbia gridato in lunfardo stretto “L’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa” prima di sbrogliare il matassone, con il gol da dedicare al neonato virgulto (chiamato -ironia della sorte visto l’avversario della serata- Dante).

Onestamente, non pensavo che si potesse raddrizzare la partita ma, posto che l’appetito vien mangiando, a questo punto mi trasformo nello Scarpini di turno semi-gridando da solo “dai cazzo che adesso la vinciamo!”. Tocca prima perdere qualche anno di vita nel vedere la palla di Borja Valero arrivare lenta-lenta e giusta-giusta sul sinistro di Ilicic in piena area di rigore e subito dopo le manone di Handanovic respingere d’istinto, ma poi l’occasione è per noi: Ranocchia esce palla al piede allungandosela non una ma due volte, e riuscendo non so come a rimediare in entrambi i casi al piedino poco educato; la palla arriva –non credo volontariamente- a Nagatiello che innesca Alvarezza, il quale a sua volta vede Jonathan e Kovacic liberi sul secondo palo. Jonathan, per non essere da meno di Ranocchia, cicca il primo stop ma riesce in qualche modo a rigovernare la palla strumpallazza che galleggia tra lui e l’avversario, e di esterno destro piazza la sabongia ignorante sotto la traversa. Un’azione da Pazza Inter!(potevi perder palla 3 o 4 volte per errori tuoi, invece segni il gol-vittoria) Negli ultimi minuti ci sarebbe anche spazio per il 3-1, ma prima Alvaro Pereira, entrato subito dopo il gol a rilevare l’applauditissimo Johnny Guitar, si ingolosisce volendo tirare in porta dopo 70 metri palla al piede anziché servire Palacio a centro area (comprendo, avrei fatto lo stesso), poi il Nippico prova il sinistro a rientrare che finisce alto di poco.

Al 90’ sventiamo la beffa con il maledettissimo Ambrosini che cerca l’esterno destro da centro area, che per fortuna non ha né la forza né la precisione necessarie per impensierire nessuno. Si consolerà, così come il suo allenatore, con “la prestazione” (whatever that means), che per alcuni pare essere il vero risultato da raggiungere nei 90 minuti: il pericolo di questi ragionamenti è la loro deriva, che spinge l’ex Aeroplanino a dire “sconfitta immeritata” (parliamone, non mi pare) e “abbiamo dominato” (fatti vedere da uno bravo).

 

LE ALTRE

La Juve ruba,  il Milan pareggia di culo. Le vecchie certezze della vita. Per il resto il Sassuolo fa il colpo e sfiora il colpaccio a Napoli, pareggiando una partita che tutti pensavano di dover commentare col pallottoliere a portata di mano. Ne approfitta la Roma, meritatamente in testa a punteggio pieno dopo il 2-0 esterno sulla Samp, con un golazo di Benatia e nonostante l’infortunio di Maicon.

Come noi, anche loro beneficiano dell’assenza di impegni nelle Coppe. Come noi, anche loro possono permettersi di viaggiare “a fari spenti”, nel senso che nessuno chiede di vincere lo Scudetto. Come noi, anche loro subiscono pochi gol e pochissimi tiri in porta (in questo meglio di noi). Ovviamente, se tiri poco in porta, hai poche occasioni di fargli gol, fin qui ci arrivo anch’io…

Ad ogni buon conto, ci incontreremo a inizio Ottobre a San Siro e vedremo quel che ne esce…

 

E’ COMPOTTO

Non so da dove cominciare… Mi sono sempre ripromesso di commentare, in questa sezione, non tanto gli episodi in sé, ma il modo in cui gli stessi vengono trattati dai mass media, per sottolineare orwellianamente come gli animali siano tutti uguali, ma alcuni lo siano più degli altri.

Stavolta in verità il boccone è succulento ed è dura resistere alla tentazione di unirsi al coro (alquanto sussurrato invero) del “Juve-ladra, che-culo-questo-Milan”. Pur aderendo in toto all’endecasillabo sciolto, cerco di tenere fede al mio proposito e mi limito a far notare un paio di cose:

Il Chievo non solo evita –lodevolmente o codardamente, fate voi- di protestare per il gol clamorosamente annullato a Paloschi, ma addirittura va a consolare il guardalinee Preti nella persona del proprio Presidente Campedelli. Esemplare gesto di fair-play e messaggio di maturità mostrato a tutto il Calcio italiano, non lo metto in dubbio. Vorrei però, rifacendomi alla metafora faunistica delle prime righe,  che si comportassero così con tutti gli “animali” del recinto. Gli anni passati ed i numerosi capelli bianchi in testa mi hanno invece reso testimone di grida e strepiti equamente distribuiti tra tutti gli attori del circo barnum calcistico contro squadre di seconda fascia, contro nobili decadute, e contro LA grande squadra che però non fa paura (guess who). La stessa canea ululante si faceva però docile come un agnellino e comprensiva come il più bonario dei nonni, allorquando le intrusioni anali andavano a vantaggio di squadre diversamente strisciate.

Splendida la “testa di gatto” Conte che dopo la partita mette in scena la pantomima del “permaloso preventivo”, dicendo che l’errore “non è eclatante”. Forse ha la coda di paglia, sapendo che il guardalinee che sbaglia è lo stesso maledettissimo Preti che lo scorso Novembre convalidò il gol di Vidal contro di noi, chiudendo poi gli occhi insieme a Tagliavento nell’ignorare la cianghetta da secondo giallo di Lichtsteiner.

Strano che nessuno degli intervistanti lo faccia notare al mister bianconero, forse intimiditi dall’avvertimento all’insegna del “e adesso non iniziamo a dire che gli arbitri aiutano la Juve”.

Involontariamente auto-ironico infine quando dice che, dovesse in futuro capitare un episodio analogo ai danni della Juve (periodo ipotetico del trentottesimo tipo), anche loro andrebbero a consolare arbitro e assistenti. Anche lì, nessuno che, nemmeno a mo’ di battuta, gli abbia risposto “come Moggi a Reggio Calabria?”. Ma qui sono io che non cresco mai e non so rinunciare al gusto della battuta…

Duole invece rimarcare positivamente l’uscita di Allegri su Balotelli, decisamente più credibile del mancato ricorso “per motivi etici” del Milan alle tre giornate di squalifica. Il Labronico è un altro dei pochi non allineati all’egida zuccherosa di Milanello Bianco, e forse per questo non molto ben visto dal loro “amato-Presidenteche-sta-passando-un momento-difficile”: in ogni caso, le mazzate rivolte in conferenza stampa -e credo anche di persona- al 45 bresciano mi hanno onestamente sorpreso. Quando non sbagliano, purtroppo tocca dirlo. Il fatto che poi ieri questi abbiano “sculato” un altro pari è un fatto, giustamente accolto come un successo da Allegri che in effetti al momento guida una squadraccia da centroclassifica (forse). Del resto, il “busdelcù” è uno dei postulati fondamentali a quelle latitudini fin dai tempi di Sacchi: da tifoso –e in quanto tale ottusamente convinto dell’inconfutabilità delle proprie tesi- continuo a sostenere che se avessimo avuto negli anni la metà del culo di questi qui, avremmo vinto campionati e coppe senza nemmeno accorgercene.

WEST HAM

Vittoria per 3-2 nel primo turno di Coppa contro il Cardiff.

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