I BELIEVE IN STARTS

PESCARA-INTER 0-3

 D’accordo. Il titolo è un po’ apocalittico e giusto un tantino esagerato. Ma la citazione arriva da The Commitments, film superbo che annovero nella mia personalissima top 5 all time. Volendo dilungarmi e concludere il quote irlandese, Joey “the lips” Fagen diceva a Jimmy Rabbitte “I believe in starts, once you have a start, the rest is inevitabile”.

Ecco, non sono così fideisticamente ottimista sull’immediato futuro della mia Inter, ma un esordio come quello di ieri sera erano aaanni che non ce l’avevamo.

Sorrido vedendo i piedi di Ando’, Wes e del Principe darsi amabilmente del tu, scambiandosi goal e assist come vecchi amici, segno del fatto che, se sai giocare a pallone, non serve poi tanto per conoscersi e andare d’accordo.  

Sulla scia del terzetto c’è uno scintillante Coutinho: il compagno di asilo di Panchito aspetta una buona ora prima di entrare, ma in meno di 30’ mette Milito solo davanti al portiere (cosa si mangia il Principe…) e poi segna il 3-0 su imbeccata del compagno che gli rende l’assist.

Il centrocampo con Gargano e Guarin ha sufficiente corsa e dinamismo per permettersi il genio statico di Cambiasso: per me il Cuchu deve giocare sempre, e Strama dovrà fare il possibile per mettergli di fianco due cagnacci rognosi che corrano per lui. Con lui in campo c’è più fosforo che in qualunque altro centrocampo in Italia, e con pochi rivali in Europa.  La difesa vede un Ranocchia in gran spolvero, che torna a uscire elegante palla al piede come non si vedeva da tempo, e con un Samuel tenuto precauzionalmente in panchina abbiamo ulteriore margine di miglioramento (vale per the Wall lo stesso convincimento del Cuchu: vecchi ma buoni). Il mio commento di fine partita  è stato “se teniamo Maicon e se Milito non si rompe ce la giochiamo coi gobbi”. Ne sono convinto, ma i due presupposti sono purtroppo di difficile realizzazione. Come già scritto nelle scorse settimane, il sostituto di Maicon non c’è, e credo che l’Inter dovrebbe far di tutto per tenerlo, a costo di perderlo a parametro zero l’anno prossimo.

L’immenso Capitano ieri nella sua posizione ha faticato (nell’azione che porta al presunto rigore su Weiss, punito invece col giallo per simulazione,  l’unica cosa certa è che Zanna si è preso un bel tunnel in area dallo slovacco del Pescara). A 39 anni non puoi fare su e giù per la fascia tutte le domeniche. Con l’arrivo di Pereira, Nagatiello potrebbe traslocare sulla destra, ma- insomma- nessuno vale un Maicon anche al 60% della condizione.

Sulla tenuta fisica del Principe non mi pronuncio, ma è molto difficile che un 33enne giochi sempre. Ceduto –giustamente- Pazzini, non abbiamo un altro centravanti, a meno di ultimissimi colpi di coda in sede di mercato. We go see…

 

LA ROSA

Rispetto al mio ultimo commento, ho fatto in tempo a incainarmi per l’arrivo di Mudingayi –che per ora è valso solo uno splendido quanto triviale striscione intravisto in amichevole contro la Juve: “30 sul campo ce li ha solo Mudingayi”)- e per sorprendermi in positivo per quello di Gargano, ottenuto per di più con la formula del prestito con diritto di riscatto. Ho sentito pareri discordi sul piccolo uruguagio, ma per me è un signor acquisto, vista anche la triste mediocrità in cui era sprofondato il nostro centrocampo.

Sospendo il giudizio su Alvaro Pereira (se non per un accenno all’acconciatura decisamente rivedibile). Non solo non l’ho mai visto giocare, ma non mi è nemmeno chiaro se sia solo terzino sinistro, o all’occorrenza anche interno di centrocampo (alla Isla, per intenderci).

L’arrivo di Cassano è invece un’operazione in pieno stile-Moratti: il Signor Massimo voleva prenderlo fin dal 1999 e da quel cazzo di gol che ci fece col Bari: riesce nel suo intento con 13 anni di ritardo, e la speranza è che l’operazione sia più fruttuosa dell’acquisto di Batistuta nel 2003 (altro campione inseguito per lustri e preso al crepuscolo della carriera). Sappiamo cosa può dare Ando’, nel bene e nel male. La prima uscita è andata bene; assist a parte, l’ora giocata ha fatto vedere sufficiente disciplina e robusto impegno anche in fase difensiva (perso un pallone a metà campo è rinculato fino in area… poi a momenti prendiamo il gol, ma almeno ha mosso il culo: lo Sneijder mestruato della scorsa stagione sarebbe rimasto mani sui fianchi a smoccolare in solitaria). Che dire… che Dio ce la mandi buona e gli tenga la vena ben irrorata di sangue e al riparo di rischi “intoppamenti”.

 

E’ COMPLOTTO

Spero che anche voi abbiate notato come sia stato sufficiente accostare il nome di Cassano all’Inter per passare dal melenso ritornello della bella favola del grande campione che guarisce e torna a dare spettacolo sui campi di calcio a “Cassano non sa stare con gli altri, è anarchico-insofferente fino alla testardaggine. Sempre sopra le righe, sempre fuori tempo. Nessuno fino a oggi è riuscito ad accettarlo a lungo. Ha perso in fila grandi occasioni e grandi squadre: Roma, Real Madrid, Sampdoria, nazionale e Milan. Di più era impossibile.”  (M. Sconcerti sul Corriere del 21 Agosto). 

Ripeto allo sfinimento la solfa di questa rubrichetta: non discuto la frase in sé (anzi, la condivido, pur sperando che i prossimi mesi costituiscano l’eccezione alla regola), ma mi chiedo retoricamente perché tutto ciò sia stato taciuto fino a ieri, schiacciando invece sul pedale zuccheroso del simpatico ragazzaccio che per di più ha avuto un problema al cuore ma che grazie all’affetto dei compagni ora sta bene.

Prostitute.

So che lo scrivo spesso, ma provo una sorta di godimento liberatorio quando lo scrivo.

Prostitute.

In tutto ciò, il Milan ieri perde in casa contro la Samp ma la sola cosa importante da scrivere è che Galliani sta ancora cercando di riportare l’amato Kakà a Milano. Il tutto condito da frasi scoreggiate direttamente da Via Turati e trangugiate pari pari dal servo di turno (Kakà vuole solo il Milan, oppure l’inevitabile Summit da Giannino, vero e proprio quartier generale del Milan).

Nel frattempo, Conte si permette di insultare mafiosamente l’intero palazzo del calcio senza che –quasi-nessuno si faccia sentire come sarebbe invece opportuno (ma come pretenderlo dalle stesse persone che hanno assistito in penoso silenzio ai deliri del sono-sempre-29 poi diventati 30-sul-campo senza dire beh?).

 

LE ALTRE

Come detto i cugini cadono in casa: se invece di Nesta e Thiago Silva ti ritrovi con Yepes e Bonera (con tutto il rispetto), e se invece di Ibra hai un’ora di nulla da El Sharaawi e mezz’ora di Pazzini senza una palla buona per lui, poi i risultati possono anche essere questi.

La Roma strappa coi denti un pari in casa col Catania dopo aver recuperato due volte lo svantaggio: bellissimi i due gol giallorossi, ma non venitemi a raccontare degli schemi di attacco di Zeman: quelle sono due splendide giocate individuali, ma che nulla centrano con il tanto conclamato gioco offensivo del boemo. Riconoscibilissima invece, la prateria lasciata dalla difesa giallorossa in occasione del secondo gol catanese. Continuo a sostenere che, come l’anno scorso, la Roma giocherà e vincerà alcune splendide partite, ma che alla lunga ripeterà la stagione di alti e bassi visti con Luis Enrique, seppur con diversi stili di giuoco.

Il Napoli travolge il Palermo in trasferta e guida la classifica con noi ed i gobbi. Volendo fare una battuta –ma neanche tanto- mi vien da dire che dietro la Juve, inevitabile favorita, vedo tante squadre da 4° posto ma nessuna seria candidata alla vittoria nel caso in cui la vecchia signora pagasse lo scotto del doppio impegno campionato-Champions.

Chissà che di questa mediocrità non si possa approfittare…

 

WEST HAM

Stagione già alla seconda di campionato: dopo aver battuto l’Aston Villa all’esordio, apprendo da un tifoso inglese con tanto di maglietta claret and blue all’aeroporto di Bari della sconfitta dell’altro ieri contro lo Swansea: due partite, 3 punti. Siamo in media salvezza…

Gruppetto barzotto

          Gruppetto barzotto

CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

HAPPY BIRTHDAY TO YOU

CHIEVO-INTER 0-2

Come detto ancora incredulo a fine partita: beh, bello però vincere ogni tanto!

L’Inter vince la sola partita giocata in maniera decente nell’arco degli ultimi 40 giorni e si fa un bel regalo per i suoi 104 anni: non è l’età media del centrocampo titolare, ma l’età effettiva del Club, fondato il 9 Marzo 1908.

La nuvoletta di Fantozzi aleggia ancora più che minacciosa sulle capocce dei nostri, fermando sulla traversa un bel tiro di Sneijder nel primo tempo e soprattutto facendo sbagliare un rigore a Milito, al quale devo confessare una cosa: se mi sono accorto io che di solito i rigori li tira forti, centrali e a mezza altezza, ragione vorrebbe che si scegliesse un angolo e ivi si tirasse forte. Sorrentino, portiere clivense di buono spessore e sufficiente perspicacia, resta invece fiducioso della bomba ignorante a centro porta ed è bravo a respingere, mantenendo la porta veronese inviolata.

Il primo tempo, complice un ritorno al rombo che a mio parere dà ordine più mentale che tattico, vede i nostri in buona forma, con Stankovic e Sneijder a fare da vertici del suddetto quadrilatero e Zanna e Poli fidi scudieri laterali.  Dietro soffriamo poco, se si eccettua la solita ventina di rimesse laterali regalate da Maicon e l’uccellata di Pellissier ai danni di Lucio, che rimedia poi con mestiere nell’unica occasione creata dal Chievo.

Davanti il Principe e Forlan fanno quel che possono; pesa come detto il rigore sbagliato, ma i due si muovono e si cercano con sufficiente applicazione.

La ripresa ci vede in versione più ciapatina, forse per paura di non riuscire a sbloccarsi e quindi di subire la beffa, o forse per un purtroppo comprensibile calo di energie fisiche: l’autonomia dei nostri non può essere raddoppiata per il solo fatto di aver tenuto il Cuchu a riposo, e quindi le gambe a poco a poco mulinano meno km e lasciano un po’ più spazio ai gialloblù. La partita scollina lemme lemme fino agli ultimi minuti, nei quali è chiaro che solo un episodio può dare la vittoria ai nostri.

Ai nostri avversari lo 0-0 va più che bene, e quindi il corner al minuto 88’ è di quelli troppo preziosi per essere sprecati. La parabola di Wes pare anche lentuccia e prevedibile, ma Samuel è talmente bravo e forte da saltare in anticipo, colpire in controtempo e prendere di sorpresa Sorrentino. Vantaggio a 2 minuti dalla fine ed una strana sensazione di eccitante sollievo che corre sulla schiena “fandomi felice” (cit. eliana).

Nemmeno il tempo di capacitarmi dell’incredibile evento –e di dire “portento” continuando le citazioni delle sopracciglia del rock n roll italico- che il prode capitano, 40 anni e non sentirli, si sciroppa 50 metri di corsa e pennella dalla destra il cross sul quale plana il Principe, capocciando in rete il 14° sigillo di una stagione almeno numericamente buona, e dando ai ragazzi la gioia e –si spera- la tranquillità per preparare quella che oramai è da tutti vista come LA partita.

 

LE ALTRE

Non seguo il pomeriggio domenicale e quindi apprendo i prevedibili punteggi in arrivo da Milan e Juve. I gobbi paiono aver finito la benzina e, come da me preconizzato (rectius gufato), mostrano il lato debole del giocare sempre a mille all’ora: ficata finchè la brocca ti regge, ma poi son dolori. I cugini invece marciano come un diesel e temo che nessuno possa seriamente contendergli il campionato. Che mediocre è e mediocre rimarrà, vista anche la figura demmerda dei succitati diavoli in terra albionica. L’illusione di vedere ripetere i capolavori di La Coruna o Istanbul è durata poco meno di un’ora, ma è comunque stato bello vedere certe facce impallidire e poi riprendere colore nell’arco di 90 minuti. E meno male che hanno la Champions nel DNA!

 

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dalla maiuscola prestazione rossonera per sottolineare il livello di zerbinaggio che qualcuno tra le decine di inviati al seguito dei suddetti riesce comunque a raggiungere: Nosotti di Sky riesce a chiedere a Mexes se la partita di Londra possa dare una spinta in più in vista del Campionato. Splendido nella sua imbarazzata sincerità (o forse solo lucidità) il francese quando lo rintuzza dicendo “Veramente stasera abbiamo perso 3-0…!”.

Guardando in casa nostra, un ceffone al servo di turno che prima dipinge Pellissier come “uno che all’Inter ha sempre fatto gol” (vero), salvo poi commentare il cambio del suddetto con Moscardelli dicendo “entra adesso una punta che in passato ha già fatto tanto male all’Inter” (ha segnato un gol lo scorso anno, e purtroppo, visti gli ultimi precedenti, non è nemmeno evento così raro per una qualsiasi punta…). Il gufaggio a oltranza era iniziato annuncuando l’arrivo di Moratti al Bentegodi e ricordando lo spiacevole precedente dell’ultima trasferta seguita in prima persona dal Presidente (Novara, sconfitta a settembre e bye bye Gasp): insomma, tutti gli ingredienti possibili per rendere ancor più acida e indigesta la partita dei nostri.

Noi poi ci mettiamo la nostra parte, con un signore di 60 anni che si riduce alle lacrime per una vittoria a Chievo che gli salva il deretano (c’ha pure la faccia di bronzo di dire “ma è perché io ci tengo” senza però specificare se il riferimento sia alla squadra o alla panchina). Gli occhi lucidi, che seguono di pochi giorni quelli esecrandi (e difatti da me esecrati) di Cambiasso, danno l’assist per l’inevitabile servizio sulle “lacrime dell’Inter dal 2000 ad oggi”, iniziando con Ronaldo che si scassa contro la Lazio, passando dal cosiddetto giorno-che-non-esiste nel 2002, per arrivare alle lacrime dolceamare di Mourinho e Materazzi dopo Madrid e approdare ai poco edificanti exploit degli ultimi giorni.

Ribadisco la mia sincera quanto irrealizzabile speranza: due settimane di stipendio di multa a chi piange in maglia nerazzurra. A casa tua fai quel cacchio che vuoi,  sul posto di lavoro ti contieni.

 

WEST HAM

I martelli inciampano in casa contro i penultimi della classe, non andando oltre un insipido 1-1 contro il Doncaster. Il Reading ci aggancia al secondo posto, il che mi lascia poco tranquillo visto che, come per la Serie B italiana, i primi due sono promossi automaticamente, mentre il terzo se la gioca ai play off contro quarti, quinti e sesti.

Testa giù e pedalare!

Mucchione nerazzurro a festeggiare... un'immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

Mucchione nerazzurro a festeggiare… un’immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

IN CULO LO PIGLIA…

MARSIGLIA-INTER 1-0

Rima doveva essere e rima -purtroppo- c’è stata.

Avevo la tentazione di scrivere “chiuso per troppa scarsaggine”. Ma invece l’amaro calice va bevuto fino in fondo, chè di roba ce n’è per tutti i gusti.

9 degli 11 di partenza hanno più di 30 anni. Uno degli altri 2 è Zarate, che non gioca da fine Novembre e viene ripescato per la partita più importante dell’anno. I gerontofobi possono quindi prendersela con la decina di ottuagenari in campo, mentre gli sfanculatori di Ranieri e Zarate potranno fare ping pong schiaffeggiando prima l’uno e poi l’altro.

Da parte mia mi limito a sottolineare come ieri sera sia stato battuto il record di rimesse laterali buttate nel cesso, e di come il calcio a volte sia più facile di quanto si creda. Io ho capito cosa voleva fare Ranieri (Zarate e Forlan a parte): ha messo in campo la difesa e il centrocampo del Triplete, come a dire “voi siete i campioni, di voi mi fido, andate e fate”. Discorso che da un punto di vista motivazionale ci può anche stare, ma che purtroppo oggi non puoi permetterti: qualcuno che corre ci vuole.

Vedere l’Inter andare a Marsiglia (non a Madrid, non a Barcellona, non a Manchester) e giocare a non prenderle così palesemente è il triste segno dei tempi, e forse si è perso giusto perché tutto deve andar male e tutto dev’essere nero tetro.

Tanto per sviscerare il mio incrollabile ottimismo, avevo già poca fiducia di poter passare il turno con lo 0-0 (risultato ostico in trasferta perché ti obbliga a vincere in casa, come abbiamo imparato a nostre spese nel maledetto derby di Champions del 2003); figuriamoci con la pera presa beffardamente allo scadere… Poi possiamo parlare ore della spinta di San Siro (sì… dalla rupe Tarpea…) e del clima di impresa che accompagnerà i nostri. Resta il fatto che questi siamo e a questi ci dobbiamo affidare.

Vero che un piede meno letargico di quello di Zarate avrebbe potuto segnare, e che Forlan un buon tiro l’ha fatto (mortacci del portiere), vero che nel secondo tempo Deki ha ciabattato un sinistro molle a centro area, ma la pochezza complessiva dimostrata è innegabile.

Avremmo dovuto pareggiare, avremmo potuto anche vincere con un po’ di culo, esattamente come, con un po’ –tanta- sfiga abbiamo perso. Il che fa tutta la differenza del mondo nella gara in sé, ma cambia poco sull’ineluttabilità del destino di questa squadra. Che è chiaro a tutti, tranne a chi dovrebbe prenderne atto ed agire di conseguenza.

Come dicevo nei giorni scorsi, l’unica speranza che può salvarci da anni di mediocrità (altro che terzo posto…) è che il Sig. Massimo si invaghisca di un allenatore, così come accaduto col Mancio e con Mourinho, e che sia disposto ad assecondarlo nelle richieste in sede di mercato ed ancor di più a dargli fiducia in caso di intoppi e casini vari. In questo momento tifo per questo, indipendentemente da quali connotati possa avere l’allenatore in questione. Chiaro che non vorrei il profilo volitivo e mascellato di Don Fabio Capello –un po’ di decenza e amor proprio nella vita bisogna sempre conservarli-, ma detto ciò non ho particolari preferenze. E’ il Sig. Massimo che deve esserne –davvero- convinto, non il sottoscritto (anche se…).

 

LE ALTRE

Milan a valanga settimana scorsa contro un Arsenal inguardabile, e Napoli eroico contro un Chelsea sì in difficoltà, ma che comunque resta ancora un nome in Europa. Facciamo insomma la figura dei somarelli, per giunta contro l’avversario meno temibile.

 

E’ COMPLOTTO 

Partendo dal “dopo Domenica”, abbiamo assistito all’inevitabile minestrone riscaldato degli scarti-dell’-Inter-che-al-Milan-diventano-fenomeni.  La complottaglia ristagna nel fatto che tutti continuano a ricordare Pirlo e Seedorf –dei quali se interessa ho nostalgia solo del secondo- mentre evidentemente Vieri, Simic, Favalli, West e Ronaldo devono essere stati frutto di mie personali allucinazioni. Sul fatto poi che Muntari ora decanti le giUoie di essere al Milan e che venga dipinto come il mediano più forte degli ultimi 150 anni che dire… ne parliamo alla prima entrata sconsiderata sul regista avversario!

Tornando al dopo partita del Napoli, interessante osservare come Mazzarri giustifichi il rendimento altalenante dei suoi in campionato dicendo che è impossibile per chiunque tenere alta la concentrazione in Italia e poi in Europa, trovando il pieno assenso degli astanti, senza che a nessuno venisse in mente che, per dire, 2 anni fa una squadra italiana l’aveva fatto, e l’anno prima l’aveva fatto un’altra squadra spagnola… C’erano mille modi per dirlo, anche senza dar torto a Mazzarri (che dice una cosa sensata in realtà): è molto difficile, non è impossibile per chiunque.

Del resto, gli “astanti” sono quelli che nell’immediato dopo-partita gigioneggiano con la telecamera tipo Funari, andando a 20 cm dallo schermo e dicendo al collega in linea dagli spogliatoi “ma senti, diciamocelo tra di noi… Ranieri salta?”. Quando mai avete visto una pagliacciata del genere riferita ad altre squadre (che so, una Juve a caso degli ultimi anni)? Semplice, mai. Perché nessuna società –che non sia l’Inter “il club meno mediatico del mondo”- tollererebbe di essere presa in giro in questo modo. Ma noi no, noi siamo molto simpatttici.

Stesso discorso si applica alla solerte e acculturata radiogiornalista che, in vista della trasferta di domenica, chiosa dicendo “e chissà se Ranieri sta pensando a Goethe: vedi Napoli e poi…”.

 

WEST HAM

Ci consoliamo con gli Hammers, che vincono uno dei due recuperi (4-1 in trasferta a Blackpool con un uomo in meno!) e riacciuffano la testa della classifica.

Brodino…

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

CAZZO CREDEVI, PIRLA…

ROMA-INTER 4-0

La citazione non può che essere “eliana”, vista la seriosità della questione.

Si incontrano due squadre reduci da 1 punto in 2 partite, ed una delle due risorgerà a discapito dell’altra: secondo voi quale delle due avrà la maglia a strisce nerazzurre? Ovviamente ora tutta Italia si inchina al progggetto di Luis Enrique, un invasato che cazzia il suo portiere quando rinvia lungo sul pressing degli attaccanti avversari (dite quel che volete, uno che fa così per me è un coglione); occorrerebbe far presente a lor signori che segnare 4 gol ad un’Inter così disastrata non è purtroppo una grande impresa, specie se i nerazzurri continuano a difendere il passivo fino al 90’, con risultati perfettibili, visto il risultato finale. Giocare così equivale a metter la testa sulla ghigliottina e dire al boia “quando vuole“.

La formazione di Ser Claudio è obbligata negli uomini (mancando la totalità dei centrocampisti di attacco), ma non certo nell’atteggiamento. Che Milito e Pazzini rischino di restare isolati a 40 metri dai compagni lo capisce chiunque leggendo i nomi degli 11 in campo: a quel punto quel che un qualunque sano di mente avrebbe cercato di fare sarebbe stato chiedere a Milito di fare da pendolo tra centrocampo ed attacco, e piazzare al tempo stesso Cambiasso vertice alto del rombo, memore dei trascorsi corsari degli anni passati, con decine di gol fatte “a rimorchio”. Manco pe’ggnente, dicono dalle parti della Gabidale. E infatti la Roma inizia come finisce: spingendo a tutta e facendo girar palla come nei giorni belli. L’1-0 è gentile concessione delle belle statuine della nostra difesa che su corner lasciano saltare Juan (di Italia Uno) solo soletto ad incornare il vantaggio giallorosso. Prendere gol su calcio d’angolo avendo gente come Samuel, Lucio, Maicon e Pazzini a saltare di testa contro Juan e Heinze (gli altri giallorossi sono membri ad honorem della banda bassotti) è già di per sé irritante per non dir di peggio, ma in tema di cagate in serie i nostri hanno appena cominciato.

E infatti si prosegue nella contemplazione del nostro niente (qui cito il Melandri) difendendo un assurdo 1-0 con la sola conseguenza di lasciare ancor più campo a loro, che non si fanno pregare e che a fine primo tempo lanciano Borini, ennesimo nano malefico che vivrà una carriera tra alti e bassi, ed i cui alti coincideranno quasi sempre con incroci a tinte nerazzurre: il novello Di Michele si permette il lusso di far sedere Samuel e di uccellare Julio Cesar, chiudendo di fatto la partita (se mai si fosse aperta) al 42’ del primo tempo.

Ma qui arriva il meglio: come porre rimedio a 45’ di nulla (se si eccettua una cavalcata gloriosa e solitaria di Milito, che dopo averne saltati 3 piazza la palla tra le braccia del portiere)? Semplice, togliendo una punta per l’ennesimo mediano. Tutti ipoitizzano un problema fisico per il Pazzo, non spiegandosi altrimenti il cambio Pazzini-Poli, ma il Mister ci dirà che la scelta è stata proprio tattica, perché loro (che giocano col 4-3-3) a centrocampo erano in due più di noi (che eravamo staticamente schierati con un 4-4-2). Misteri della fede e dell’aritmetica, ma in ogni caso i risultati non tardano ad arrivare: forse per saltare l’agguerritissimo centrocampo nerazzurro, Juan (ancora lui) fa un lancio da 40 metri a saltare la metà campo e pesca Borini (ancora lui) tenuto in gioco da Lucio: il gigante brasiliano è 20 cm e 20 kg più grosso del romanista, eppure nel contrasto è il nostro a volare via e lasciare il nano malefico libero di impallinare JC per la terza volta. La tentazione di spegnere tutto e dedicarmi ad altri passatempi è forte, ma quella sorta di masochistica cocciutaggine che e la fede calcistica mi tengono inchiodato ed inebetito ad osservare la pochezza di una squadra che non sa proprio cos’altro fare, se non aspettare di prendere il prossimo gol. La Roma dà la concreta sensazione di non voler infierire oltre, e per una buona mezzora la partita vivacchia con il loro tranquillo possesso palla, che i nostri si guardano bene dall’interrompere. Tutto langue fino a una manciata di minuti dal termine, quando il neo entrato Bojan riceve dalla sinistra e, solo contro 4 idioti di nerazzurro vestiti, si fa largo indisturbato e piazza il poker. Per umana pietà arriva il fischio finale e l’ennesimo Lazzaro resuscitato dai nostri può gioire per la meritatissima giornata di gloria.

Noi e la Roma, seppur distantissimi come tipologia di gioco, faremo un campionato simile (brilli estemporanei e nefandezze… perpetue… continue, insomma Giovanna , Alessandro e Stefano mettetevi d’accordo e ditemi che cazzo vi diceva Fiumi chè è troppo bella per essere citata ad minchiam): in altre parole, prendete con le pinze le lodi sperticate al succitato proggetto, che per ora è capace di produrre, a 4 giorni di distanza, sconfitte a Cagliari e partitoni contro l’Inter.

Prendete invece alla lettera le critiche quasi incredule all’Inter, perché non si può giocare male e continuare peggio, con una gestione dei cambi scellerata (a proposito, all’intervallo era uscito anche Samuel e lì mi puzza proprio di problema fisico…) ed una mentalità inutilmente attendista.

Ser Claudio ha fatto cagate in serie, ieri e mercoledì col Palermo. Non vorrei dover rivedere il giudizio moderatamente positivo di “normalizzatore”…

 

LE ALTRE

Decidete voi se è una beffa o un pericolo scampato il fatto che le 4 che ci precedono in classifica non vincano: Milan e Juve pareggiano in casa, mentre Lazio e Udinese perdono. Il che vuol dire che con una vittoria mercoledì e due pareggi a Lecce e Roma (non proprio un ritmo impressionante) avremmo 4 punti in più, e saremmo alle soglie del terzo posto. Invece manteniamo la 5° posizione, con la Roma che dovendo recuperare una partita potrebbe anche superarci, e con il Napoli che gioca a ciapa no come noi, non approfittando dell’ultimo quarto d’ora contro un Milan in 10 senza Ibra. Apprendo incredulo di un rigore non dato alla Juve, ma non può che essere la solita propaganda…

 

E’ COMPLOTTO

Potrete immaginare i peana e lo sdilinquimento della redazione sportiva di Sky davanti alla quaterna giallorossa contro l’Inter: D’Amico, Mangiante, Assogna, pure Paventi che segue l’Inter: un esercito di romani e/o romanisti che hanno sempre mal sopportato i trionfi nerazzurri degli anni scorsi, e che ora invece non credono ai propri occhi: tutto giusto, se fossero dei tifosi. Niente di più sbagliato, visto che sono pagati per essere imparziali (almeno spero). Questa gentaglia rivolge a quel cane di Ranieri domande del tipo “com’è possibile che una squadra in pochi giorni passi da 7 vittorie di fila a sconfitte come questa? Non è normale…” senza ricordare che proprio la squadra che l’ha battuta combatte da inizio campionato con alti e bassi clamorosi. Ecco dimostrata la malafede di certa gente.

Ma ne ho prese 4 e stavolta sono io a dover rosicare, come direbbe De Rossi. E io rosico, non ho problemi. Faccio solo in tempo ad aggiungere Mazzarri al club di quelli che “col Milan è meglio non lamentarsi”: splendido quando ammette di non aver notato nulla dalla panchina al momento del ceffone di Ibra, e quasi da libro Cuore quando confessa che, anche a vederlo in TV, il tutto a suo parere non giustificava il cartellino rosso. Disgustomatico!

 

WEST HAM

Dopo una ignobile sconfitta infrasettimanale, vinciamo il derby contro il Milwall per 2-1: riesco anche a vederne un pezzo, compreso il finale, in cui piazzo Pancho davanti allo schermo per fargli sentire “Bubbles”, mentre Upton Park si riempie di bolle di sapone. So’ soddisfazioni (almeno lì…).

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell'Olimpico

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell’Olimpico

4×4

INTER-LECCE 4-1

Il guttalax in zona gol funziona.

Dopo mesi di stitichezza, e diversi episodi di defecatio isterica (cit. Prof. Sassaroli) l’Inter prorompe in tutto il suo potenziale intestinale di macchina da gol, segnandone 4, colpendo altrettanti legni in meno di un’ora di gioco e portando a casa la quarta vittoria consecutiva.

Prima, ovviamente, c’è stato il golazo di tal Muriel che, a cose fatte, può consolarci quantomeno per due motivi: 1) il gol è tanto bello quanto irripetibile (la palla passa tra tre nostri difensori e si insacca sul primo palo) e soprattutto 2) il figuro non è al primo gol in serie A, avendone già segnato uno –altrettanto bello!- una settimana fa.

 L’Inter mostra, seppur al cospetto degli ultimi in classifica, altresì detentori della peggior difesa, una fluidità di manovra sconosciuta fino a oggi, con un Alvarez che per la prima volta fa capire che tipo di giocatore può essere: lento si sa, ma anche bravissimo nel dribbling stretto e praticamente da fermo, e con buona visione di gioco se messo dietro le punte. Forlan gioca un tempo e piglia due pali, muovendosi in 45’ più di quanto Pazzini faccia in 2 mesi. Ruoli diversi, certo, ma uno come El Cacha può farci comodo, essendo la punta più versatile del gruppo. In mezzo, Ranieri impone a tutti di dar palla a Motta, che la sa far girare. I suoi lo prendono alla lettera, sommergendo il compagno di passaggi che assomigliano alle “sòle” in ambito di lavoro: “mmm… c’è una menata da risolvere, a chi la posso piazzare? A Motta!”. Devo quindi assolvere l’italo brasiliano, per il quale come forse saprete nutro quel misto di amore-odio tipico delle love story più struggenti; il ragazzo gioca tremila palloni, nemmeno dei più semplici, e qualcuno fatalmente lo perde, pure maluccio, spianando la strada a qualche contropiede salentino. Per fortuna, dopo la bambola presa in avvio con Muriel, Julione torna sugli scudi chiudendo tutto il chiudibile.

La difesa, quando non scivola, è su ottimi livelli: Lucio-Samuel sono la solita sicurezza, pur tra gli sgusciantissimi attaccanti leccesi, Maicon e (soprattutto) Nagatomo sono due irediddìo. Il secondo tempo del nippico è la pratica dimostrazione di come sia meglio essere veloci e intelligenti, anziché velocissimi ma senza neuroni, come il Cuadrado leccese con cui si è incrociato per 90 minuti.

Là davanti, dopo la macumba di pali colpiti (nell’ordine Forlan, Pazzini, Samuel e Forlan complice deviazione leccese), arriva il tanto agognato pareggio su cross di Maicon: pane per i denti di Pazzini che arpiona la palla e la 1-1. Le speranze di fare il 2-1 prima dell’intervallo sono vane, ma il mio cuoricione deve aspettare poco per tranquillizzarsi: il tempo di un doppio cambio nell’intervallo (Milito e Cambiasso per Forlan e Faraoni), ed ecco Alvarez mettere palla in verticale per il Principe dei “vecchi tempi”: diagonale di destro e palla in rete!

Dopo un paio di infarti causati da palle perse a centrocampo e conseguenti miracoli del nostro portiere su Corvia e Di Michele (che credo NON abbia segnato all’Inter per la prima volta in vita sua…maledetto!) sale in cattedra un indiavolato Nagatiello che piazza due assist per il 3 (Cuchu) e 4 (Alvarez) a 1. Partita in ghiaccio e, per una volta, senza tribulare fin oltre il 90°.

Par gnanca ver…

 

LE ALTRE

L’Inter trae giovamento dal turno pre natalizio, ottenendo strenne da un paio di campi: Udinese-Juve finisce senza reti, così come Lazio-Chievo, il che significa due punti recuperati a tre delle quattro squadre che ci precedono in classifica. Vince solo il Milan, contro un Cagliari tamente generosoda farsi un gol da solo e far di tutto per non ostacolare Ibra nel 2-0… Maledetti!

Ottimi Roma e Napoli, che però sono dietro di noi.

E’ COMPLOTTO

Io credo che Causio abbia avuto la sorella insidiata da un magazziniere quand’era all’Inter. Non è possibile che lo si trovi a commentare i nostri solo quando gioca il Lecce (sua città natale), o l’Udinese (dove ha finito la carriera e dove credo viva tuttora): il tutto con quell’acredine mascherata da imparzialità e voglia di vedere una partita aperta e combattuta. Non mi spiego altrimenti il tifo mal dissimulato per il Lecce che si danna a ricercare il pareggio. Ad ogni modo, sucasse pure lui…

Mi è poi parso un filo eccessivo il commento al gol di Milito, col riferimento a compagni commossi e gente in lacrime: oh, va bene che era in crisi e non segnava da un po’, ma non era reduce da un’amputazione o roba simile: è un attaccante che ha sempre segnato e che si spera continuerà a farlo, che sta vivendo (ha vissuto?) un periodaccio come quelli che capitano a tanti attaccanti. Eppure…

Se i nostri cugini reiterano il reato di falso ideologico ogni giorno (il club più titolato al mondo… a dire stronzate!), noi siamo, senza tema di smentita, il club meno mediatico del mondo. Il problema è che, snobisticamente e masochisticamente, ce ne vantiamo anche…

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione...

Alvarez e Nagatomo, migliori in campo, si abbracciano. Come dite? si intravede anche Zanetti? il Capitano è il migliore per definizione…

SEGNI DI VITA

INTER-FIORENTINA 2-0

Il malato ha una lunga degenza davanti, ma quantomeno questa crisi è passata. Per la prossima abbiamo sempre tempo (tipo martedì a Genova), ma per qualche ora si respira. Simpatico Ser Claudio quando dice di essersi stupito nel trovare l’Inter nella colonna sinistra della classifica –per quanto provvisoriamente, visti anticipi, posticipi e recuperi- decente la prestazione dei suoi ragazzi nella serata di sabato, quando hanno ragione di una Fiorentina che alle sue amnesìe croniche somma l’assenza di Montolivo e Jovetic, a tutto vantaggio dei nostri. 

Alla lettura degli 11 in campo apprendo con blasfemo dispiacere dell’assenza di Sneijder, sbandierato come titolare per tutta la settimana precedente e invece vittima di misteriosa ricaduta che lo terrà fermo chissà quanto; tornano invece Maicon e Lucio i quali, pur non abbondando di neuroni e self control, riescono comunque ad ergersi dalla mediocrità generale e far guadagnare alla squadra quel po’ di tranquillità e spinta che mancavano.

Davanti vediamo la strana coppia Pazzini-Milito, con i baby Coutinho e Faraoni a supportarli larghi sulle fasce, Cuchu e Thiagone a coprire e ricucire in mezzo. Come detto le cose vanno benino, soprattutto se paragonate alle ultime uscite (non solo contro Udinese e CSKA, ci metto anche le vittorie sculate con Siena e Cagliari): rispetto al canovaccio dell’ultimo mese, che vedeva poche occasioni create e nel dubbio sbagliate anche in maniera tragicomica, sabato si son segnati due gol, si è tirato in porta con una certa frequenza, e si è “solo” continuata la saga degli errori (Pazzini e Muntari uber alles).

Nella chiavicherìa di questi tempi, roba da leccarsi le dita.

Il Pazzo si sblocca con un gol da rapinatore vero, bravo a sfruttare l’immobilismo dello stopper Natali e abile a uccellare il portiere con l’esterno destro che palomba lemme lemme la boccia in rete. A inizio ripresa, Yuto il nippico sfodera il pezzo forte del suo repertorio –il casino organizzato- correndo e pressando fino all’area piccola. Generosità premiata da robusta botta di culo, visto che il rinvio ad minchiam del difensore incoccia sulla coscia del nostro per il più classico dei gollonzi.

La Viola, a parte qualche fiammata di Gilardino, non fa praticamente nulla, e l’Inter quasi incredula può addirittura gestire tentando sporadicamente il colpo del 3-0, che non arriva per le sviste di cui si è detto.

Ribadisco quanto detto tante altre volte: la squadra non vale molto più di quanto fatto vedere in questa prima dozzina di giornate: è però vero che la mancanza di titolari (o supposti tali) non ci dà la controprova di cosa sarebbe successo se… Controprova che potrà arrivare -pare- a breve, col rientro di Forlan che quantomeno potrà alternarsi con i tre attaccanti al momento in rotazione (Pazzo Milito Zarate), essendo almeno sulla carta il più completo ed eclettico del gruppo. Volendo giocare a voli pindarici, vincendo le tre di campionato prima della pausa natalizia la classifica potrebbe iniziare ad assumere forme di decenza, nella speranza di un mercato di riparazione che possa essere di qualche conforto.

 Ma, come diceva il sommo: “Chi vive sperando, muore cagando!  Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941… Sono anche un autore! 

 

LE ALTRE

Ci risiamo col Rocchi Horror Picture Show. A Bologna regala un punto al Milan: il gioco gli riesce solo a metà, perché Nonna Amelia fa il paperotto dopo il 2-1 di Ibra e fa uscire un pareggio in una gara che il Bologna meritava di vincere e che il Milan ha concretamente, e pervicacemente, rischiato di vincere.

Non farò ora un elenco delle malefatte di questo figuro (unico arbitro ancora in attività ad essere stato coinvolto in Calciopoli, per quanto assolto). Ricordo solo che il soggetto è lo stesso di Inter-Milan finita in 9 e vinta 2-0, e di Inter-Napoli di quest’anno. Tornerò sull’argomento nella solita impertinente sezione a seguire.

La Juve se la vedrà contro una Roma disperata o quasi, e la cosa non credo farà dormire sonni tranquilli a Conte e al suo toupé. L’Udinese fa 7 su 7 in casa e svetta in cima alla classifica da sola, quasi troppo bella per essere vera, mentre il Napoli conferma l’andamento altalenante e la scarsa abitudine al doppio impegno Champions-campionato. Il pari di Novara è il quarto o quinto di quei pareggi che a fine anno ti fanno smozzicare porconi a denti stretti.

 

E’ COMPLOTTO

Su tutti i media troverete ripetuto con accigliata convinzione che Rocchi ha sbagliato tutto, scontentando entrambe le parti. Non è così ovviamente; di seguito la dimostrazione.

A sentire il giornalettismo imperante, il soggetto avrebbe negato due rigori al Bologna, due al Milan, che sarebbe però stato in qualche modo ricompensato in occasione del penalty fischiato su Ibra. Anche prendendo per buona questa ricostruzione, mi pare che la bilancia penda comunque dalla parte bolognese.

Vediamo però gli episodi: il vero, clamoroso, errore è il “mani” di Seedorf: da solo in area, con l’arbitro che guarda il mucchione a centro area e con i segnalinee che evidentemente guardano le rondini (eppure è Dicembre…questo tempo… non si capisce più niente…), tanto per chiarire che il fischietto di Prato non è il solo ad incappare nella giornataccia (che poi… siamo sicuri che sia stata “giornataccia”?).

Detto questo, è vero che il fallo su Aquilani è netto, non altrettanto clamoroso ma netto. Aggiungo solo che, quello sì, è avviene nel classico mucchione che si forma ad ogni calcio d’angolo. In altre parole, a parità di errore, questo pare meno clamoroso.

A inizio ripresa Yepes in qualche maniera ostacola Gimenez al momento del tiro: pare rigore, anche se il replay non chiarisce se la ciccata del bolognese sia talento suo o causata dal sex symbol colombiano.

Il rigore su Ibra è a mio parere scandaloso non tanto per il fallo in sé (in diretta mi è parso esserci, al replay invece sono molto meno sicuro) quanto per la situazione in cui matura. Dare il vantaggio sul fuorigioco di Aquilani (o Pato?) con Ibra che incombe sul portatore di palla vuol dire volersi mettere scientemente in condizioni per creare il papocchio.

Dai miei remoti e sommari studi giuridici ricordo il paragrafo dedicato all’incapacità preordinata di intendere e di volere, in cui si spiegava che il soggetto che si fosse messo volontariamente nelle condizioni di non intendere né volere (es. pigliandosi la proditoria ciucca) prima di commettere il reato e sperando appunto nella non imputabilità per detta ragione, era comunque imputabile e, se del caso, punibile.

Rocchi ha applicato lo stesso concetto al caso specifico “fai andare avanti, chissà mai che succeda il papocchio…” E infatti…

Ridicoli poi i mediaservi nel mettere nel calderone anche il fallo di mano di Morleo, colpito a zero metri da Ibra nel finale di partita. Vero che Rocchi riuscì a fischiare rigore a Lucio nel derby già ricordato per un episodio assimilabile a questo, ma insomma, Paganini non ripete. E poi la perfezione non è migliorabile.

Non stupitevi delle mie traveggole… è stata solo una giornataccia di Rocchi, che ha scontentato tutti, in egual misura.

Ah, tra due settimane arriverà un buffo signore vestito di rosso su una slitta volante trainata da renne.

  

WEST HAM

Pareggino esterno a Reading che non cambia nulla in classifica: secondi a meno tre dalla vetta e più due sugli inseguitori.

Chissà se ride perchè o per come ha segnato...

Chissà se ride perchè o per come ha segnato…

WORLD OF PAIN

CATANIA-INTER 2-1

Tristezza più che disperazione. Chè di scuse, a volerle cercare, ce ne sono. Il quarto rigore fischiato contro in 6 partite, e che per la quarta volta si dimostra essere inesistente, la ormai fisiologica morìa di infortuni prima e durante le partite, e la radicata convinzione che contro di noi tutti facciano la partita della vita (Palermo, Novara, Catania…) per poi squagliarsi a poche giornate di distanza.

Tutto questo però, ritenendomi tifosissimo ma non obnubilato, passa inevitabilmente in secondo se non terzo piano, davanti alla pochezza della prestazione di ieri, che conta ben 2 tiri in porta in 90 minuti.

Gli unici a salvarsi dalla chiavica generale sono il Capitano, il Cuchu (con buona pace dei “con Zanetti e Cambiasso non andremo mai da nessuna parte”), Maicon e Castellazzi, che se non altro sventa un altro paio di quasi-gol. Il resto è puro raccapriccio: tristezza è anche vedere ex campioni il cui fisico non permette più di supplire alle pirlate fatte in serie (il riferimento a Lucio e alle sue sconsiderate uscite oltre metacampo è fin troppo scontato, vedi azione del pareggio); tristezza è vedere due punte servite poco e male per 90 minuti ed oltre; tristezza è vedere il cosiddetto nuovo Kakà muoversi alla moviola anche al momento dell’ingresso in campo; tristezza è vedere l’attaccante che tutti consideriamo “veneziano” cercare un improbabile assist per chissà chi invece che calciare in porta da buona posizione.

La partita inizia bene, e l’azione si dipana bene sulla destra dove Maicon giostra sapiente prima di pennellare il cross sul secondo palo: Pazzini e il Principe anticipano troppo sul primo palo, ma il Cuchu sornione sfrutta tutti i suoi neuroni per farsi trovare (as usual) al posto giusto al momento giusto: sinistro al volo e palla in buca.

Il resto del primo tempo prosegue senza grossi scossoni, con dominio territoriale a fasi alterne: non c’è malaccio comunque, stante il vantaggio e il campo pesante. Fai girare la palla e non ti stancare, insomma.

La ripresa invece inizia come peggio non potrebbe, con Psycho Lucio che sale fino a centrocampo per tentare (e fallire) l’anticipo su uno dei nanerottoli etnei. Morale: a coprire ci sono Maicon e Zanetti, ed Almiron, grande mezzo campione, sfodera il destro dei giorni migliori per il gol a voragine stile Dalmat nel maledetto Chievo-Inter 2-2, anno domini 2001-2002 (arbitro De Santis, tanto per dare l’idea…).

Nemmeno il tempo di esaurire il rosario di madonne, che il lancio lungo prende Samuel in controtempo e costringe Castellazzi all’uscita bassa. L’impressione di chi scrive (che è tifoso e complottista) è quella della simulazione dell’attaccante, fin dall’inizio. Il fatto che i vari replay gli diano ragione non cambia di una virgola la solfa: Lodi, altro piede fatato a domeniche alterne, spara centrale e timbra il 2-1.

L’uno-due è più pesante di una parmigiana seguita da peperonata, e infatti i nostri sono più fermi di un patriarca degli anni ’50 dopo il pranzo della domenica. Manca la bolla al naso e la grattata de panza e per il resto ci siamo.

In teoria manca ben più di mezz’ora, ma l’Inter è quella che è, ergo il forcing matto e disperatissimo produce un tiro centrale di Pazzini, un paio di corner, l’immancabile stiramento ai flessori (Samuel rimpiazzato da Ramiro Cordoba) e l’illuminante assist-a-nessuno di Zarate cui si accennava poco fa.

Giudizio tecnico: una bellammerrda.

La litanìa di un’analisi complessiva è la stessa e quindi ve la risparmio: squadra alla frutta, in senso fisico e mentale; società poco disposta ad ammettere il problema e ad agire di conseguenza;  “sistema calcio”  contro, come sempre.

A scelta nell’ordine.

Martedì c’è la Champions: lungi da noi alcuna mira su vittorie finali o piazzamenti di prestigio, diciamo che riuscire a qualificarci in un girone di carneadi potrebbe essere un’ambizione non proprio azzardata per la cigolante ex macchina da guerra nerazzurra.

Per il commento finale, e riassuntivo del mio stato d’animo attuale, aggiungo alla solita foto del giorno un celebre link: immaginatemi al posto di John Goodman-William a mettere in pratica il “plan B” contro la macchina di un interista a scelta.

E’  COMPLOTTO

Due settimane senza campionato son lunghe da far passare, e i Mediaservi si sono sbizzarriti nel ricercare le cause della Crisi Inter. Come già detto altre volte, se riuscivano a argomentare le loro tesi anche quando erano basate sul niente, figuriamoci adesso… Segnalo però alcune chicche, in particolare del giornalista Sconcerante, che riesce a vedere come un difetto i 97 punti con cui l’Inter del Mancio vinse il campionato 2006/2007.

La sua analisi muove da quel dato e vuole mostrare un calo progressivo da quell’anno (record europeo di punti all’epoca, tanto per dire…): da lì in poi l’Inter ogni anno ha fatto sempre meno punti. Fa niente se i quattro anni di questo crollo progressivo abbiano fruttato (per limitarsi alla sola Serie A) 3 vittorie ed un secondo posto (con un girone di ritorno da urlo). No, per lui il problema arriva da lontano; l’Inter dal 2007 non riesce a migliorarsi e non fa altro che peggiorare. Bontà sua.

Il soggetto inoltre non riesce a trattenersi e si dichiara ovviamente contrario all’ipotetico ritorno di Eto’o per in prestito per i mesi invernali. In questo è in buona compagnia, va detto, chè finchè c’è da incensare il Milan che si accatta Beckham per vendere magliette a profusione son tutti in prima fila, mentre qui è un cavallo di ritrorno, è una minestra riscaldata, e poi come la prenderebbe lo spogliatoio…

Aldilà di tutto, vista la chiavica di Inter che ci ritroviamo, non solo pagherei di tasca mia per avere il Re Leone per qualche mese, ma vedrei se è possibile ingaggiare Simeone e Matthaeus per qualche mezz’ora…

La chiusa non può non riguardare gli arbitri e in senso più ampio tutto il sistema calcio, che non perde occasione per dimostrare la sua simpatia nei confronti dei ragazzi. Fin qui nihil sub sole novi

La novità che mi ero illuso di poter raccontare era quella di un atteggiamento diverso da parte della società, Signor Massimo in primis. E invece, abbiamo scherzato. Qualche abbaio nel post match col Napoli, ovviamente subito ridimensionato nei giorni a seguire e prontamente ricambiato da una sola giornata di squalifica, poi peraltro revocata, per il Mister Ranieri. Un minuetto del tipo:” voi (Inter) non ci rompete troppo i coglioni, noi continuiamo a martellarvi ma senza esagerare” (in sostanza: gli arbitri continuano a sbagliare contro di voi, ma almeno il giudice sportivo non si accanisce a posteriori).

Uno scambio alla pari, non c’è che dire.

LE ALTRE

Avevo detto che il nostro campionato avrebbe dovuto e potuto cominciare a Catania, e la rabbia è vedere come il ragionamento fosse giusto:  vero che il Milan vince, ma Juve e Napoli perdono punti e vincendo (hai detto niente…) la possibilità di accorciare la classifica c’era eccome.

La ciliegina sulla torta è l’auto-gufata der Pupone che è talmente sicuro di sè (modo elegante per dire che è talamente cojone) da fare la sparata contro Reja (sempre sconfitto nei derby romani) e prendersela in saccoccia a 10 secondi dalla fine.

Pur essendo passata una sola giornata dal mio ragionamento, lo scenario mi pare radicalmente diverso, anche alla luce dell’infermeria piena e dell’estrema difficoltà nel non prendere gol.  La Serie A, e l’Inter ancor di più, hanno sempre avuto tra le caratteristiche più importanti una difesa de fero. Ecco, se devo identificare il dato più mortificante (ancor più dei soli 4 punti in classifica), è proprio il poco invidiabile primato di peggior difesa del campionato. Tutto, ma questo no.

WEST HAM

Goleada in casa contro il Blackpool. Quattro pere e secondo posto in classifica. Si cerca conforto là dove lo si può trovare. Nel caso specifico, nel caro e vecchio East End londinese…

We are all entering a world of pain...

We are all entering a world of pain…

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!

OK, PANIC!

NOVARA-INTER 3-1

Stop.

Fine della corsa.

E’ tornata l’Inter simpatttica che resuscita i morti e regala serate di gloria ai debuttanti (Trabzon e Novara in 7 giorni).

… e io così pirla da volermi sorbire la differita ad orari post-lucani dopo essermi fortunosamente perso la diretta (Pearl Jam Twenty in anteprima al cinema, da brividi!).

Assisto così già “saputo” al disastro di Novara, contemplando l’encefalogramma piatto di una squadra che semplicemente non ha né capo né coda. Siamo al quarto modulo dopo 4 partite, con la costante di lasciare due monumenti –purtroppo più per dinamismo che per meriti sportivi- come Zanna e Cuchu da soli in mezzo, senza nessun altro che faccia da filtro (Nagatomo? Sneijder? Castaignos??). Poverini, per troppe volte in questo inizio campionato mi hanno ricordato lo spot di quel trumbé che correva da una parte all’altra a piantar rubinetti con l’acqua che perdeva da ogni buco possibile e immaginabile.

‘Sta gente c’ha pure un’età…

L’immagine più fedele della squadra la dà quello psicolabile di Lucio che sostanzialmente si è svegliato in versione “Nicola-Berti-do-Brasil” e gioca stabilmente davanti alla coppia museale di cui sopra, pronto a partire lancia in resta verso il nemico, con gli effetti che abbiamo ahinoi imparato a conoscere.

Morale: davanti non arrivano palle giocabili, le punte non vengono a prendersele, il resto è pura accozzaglia di craniolesi.

L’equilibrio della squadra è ben testimoniato dal primo minuto di gioco, quando un’assurda gestione della palla ai limiti della nostra area genera un 1 contro 1 che finisce con pallonata di Meggiorini sul faccione di JC, subito chiamato all’uscita disperata.

La solfa, a livello di lucidità e organizzazione, rimarrà quella per 90’ e più.

Il Meggio, vecchia conoscenza della nostra Primavera, segna l’inevitabile gol dell’ex con Lucio –how fuckin’strange– a vagabondare a metacampo e gli altri due centrali (Chivu e Ranocchia) presi in mezzo dal temibile attacco piemontese.

La ripresa vede il doppio cambio (Obi e Pazzini per Castaignos e Forlan) che si può tranquillamente definire gattopardesco: sono sempre loro a fare la partita, salvo qualche sporadico intermezzo dei nostri che ogni tanto si ricordano di essere (stati) dei campioni e mettono insieme qualche abbozzo di azione da gol. Rosina, in ogni caso, che non disturba i nostri avversari più di tanto.

Il finale è rocambolesco: Ranocchia, secondo l’arbitro ma non secondo me (che c’ho ragione!) causa il rigore e viene espulso. 2-0 e partita chiusa? Quasi, il tempo per il Cuchu di fare il gol della bandiera, ma non fa nemmeno in tempo a farcelo venire duro che Rigoni chiude il discorso con un 3-1 meritato.

 Ora, finita la cronaca, azzardo il paragone socio-politico-sportivo: Gasp (mi scuserà per l’insulto) come Berlusca. Deve andarsene, non-può-non. Ma siamo sinceri: sicuri che con un altro al suo posto i problemi magicamente svaniranno?

No.

Questo è un passo necessario ma per nulla sufficiente per far tornare l’Inter (perché di questo parliamo, ché l’Italia a confronto son quisquilie…) una squadra di calcio di senso compiuto.

L’arrivo Ranieri o Zenga potrà togliere un velo di polvere, aprire le finestre e cambiare l’aria. Ma detto questo, la squadra cigola sotto il peso dell’età, della panza piena e degli acciacchi, e i nuovi non sembrano avere i piedi e la testa per far meglio.

Certo, fa tristezza vedere le colonne della squadra (il riferimento è ancora a Cambiasso e Zanetti) esposti a queste figure barbine, che assolutamente non meritano.

Mi pare però di tutta evidenza che ci sia da portare a dignitoso termine un gruppo che ha dato e vinto tanto, facendogli fare l’ultima stagione giocando come sanno e senza pensare a stravolgimenti tattici senza senso.

Sor Claudio o un-Walter-Zenga lo possono fare? Forse. Ok, proviamo, ma siamo (congiuntivo esortativo) consapevoli che “this is a showdown” (cit. Beatlesiana dal White Album).

Nella foto: Cambiasso a fine partita.

Nella foto: Cambiasso a fine partita.