SMOKE GETS IN YOUR EYES

Al solito, quando facciamo cagare, non ci sarebbe bisogno di calcare la mano: basterebbe affidarsi alla fredda cronaca.

Eppure, come finalmente qualche mente onesta del giornalismo italiano ha iniziato a notare, c’è sempre bisogno di ingigantire, di esagerare, quando non di inventare di sana pianta.

Vado in rigoroso ordine sparso, restando ligio all’intento di non commentare i match di Coppe minori (Italia o Europa League che siano), tantomeno quando le prestazioni offerte sono da turpiloquio spinto.

Faccio solo un piccolo accenno alla copertura mediatica della RAI, che organizza un salottino di commento popolato dalla vecchia gloria laziale Giordano, accompagnato dal romano (e aquilotto?) Jacopo Volpi. Evidentemente chiamare un Pierino Fanna di turno pareva brutto.

La telecronaca, come se non fosse abbastanza, riesce a veicolare notizie false e tendenziose, facendo ripetuti riferimenti alla passeggiata di Antonio Conte in centro Milano (ma davvero secondo voi Spalletti durante i rigori pensava all’allenatore agghiaggiande???), o correggendosi da solo allorquando dice “in tribuna alcuni eroi del Triplete, ultimo trofeo alzato dai nerazzurri“. Il tacon però è peggio del buso, come direbbero in Veneto, perchè a quel punto si sente dire “ah no, dopo l’Inter ha vinto anche la Coppa Italia nel 2011“. La Supercoppa italiana e il Mondiale per Club, ottenuti tra la Champions di Madrid e la succitata Coppa Italia, evidentemente non meritavano di essere menzionati

Ma non è che la carta stampata del giorno dopo faccia di meglio.

Che Milinkovic Savic abbia fatto una minchiata mostruosa -per sua fortuna alla fine senza conseguenze- abbattendo D’Ambrosio al 122′ minuto della partita è fuor di dubbio. Però non fa abbastanza notizia: diciamo che Icardi segna al 125′, cioè quando il gioco riprende dopo il cinema di VAR, proteste e balle varie. Così sa ancor più di scandalo.

E la solfa non cambia tornando indietro di qualche giorno, alla simpaticissima parentesi di Calciominchiata.

Bene ha fatto Spalletti a dire che il solo Perisic aveva espressamente chiesto la cessione al Club. Gli altri può darsi fossero (o siano tuttora) scontenti, ma nessuno di loro ha detto di volersene andare.

Faniente. Tutti convinti e testardi nel dire che Candreva, Vecino, Miranda, Gagliardini, Ranocchia e Dalbert hanno apertamente chiesto di andar via.

Il fatto che poi nessuno si sia mosso a mio parere è stato un atto di forza della Società, che ha fatto capire ai propri tesserati che nessuno è indispensabile, ma che certe cose si possono fare solo se tutti ci guadagnano. E Perisic in questo senso ha pagato per tutti.

Più comodo però cavalcare l’onda con articoli senza senso tipo questo, grattando le briciole della rosa e arrivando ad inserire il secondo e terzo portiere tra i sicuri partenti a fine stagione pur di far tornare i conti della serva.

Come se non fosse che ogni anno le squadre si trovassero con una decina di uscite, tra fine contratto, prestiti, cessioni varie. Ma qui no: qui è un caso. Vedere per credere:

Bad photo. I took it 🙂

Seriamente, e con tutto il rispetto: se a Giugno l’Inter dovesse cedere i vari Padelli, Berni e Ranocchia, gli unici delusi sarebbero i fieri sostenitori della fantomatica “quota di italiani” (quorum NON ego).

Spalletti ha le sue colpe, ma mi piace quando fa la guerra (seppur da solo) contro i pennivendoli. Non so chi sia il “te” a cui si rivolge, ma appoggio sulla fiducia l’intemerata del compagno Luciano da Certaldo, soprattutto nella parte da me evidenziata in grassetto:


Quest’anno l’obiettivo era di passare…
“L’obiettivo lo inventi te per fare lo stesso gioco di creare attenzione. L’obiettivo è andare avanti e fare delle buone partite, non vinco questo o quell’altro. Se fai delle buone partite puoi riuscire. Ma creare tensione, il pubblico poi se va male ci fischia. Crei tensione con quello che dici. Se racconti prima della partita che a fine anno ci saranno 12 giocatori che vanno via è una scorrettezza, perché non è così. Poi se nessuno viene a dirtelo, è un problema di chi non te lo dice. Io te lo dico: è una scorrettezza perché è un martellamento nella testa dei giocatori che non sono buoni e devono andare via prima della partita. Non si fa il giorno prima. Chiaro che se non faccio risultati sono il prima a subirne le conseguenze, ma difendiamo l’Inter.

Ribadisco: siamo in un periodo pessimo e non vedo luce in fondo al tunnel. Questo per sgombrare il campo. Nessuno cerca di indorare la pillola.

Ma questo non giustifica la cronica tendenza dei media ad aggiungere vangate di letame “a sentimento“.

PUNTUALISSIMI

TORINO-INTER 1-0

Come ogni anno, arriva l’inverno e con lui il simpatttico masochismo nerazzurro, sempre pronto a tafazzare quanto di buono fatto fin qui e rimettere tutto (e tutti) in discussione.

Infatti lo schieramento “a specchio” contro allenatori che praticano il 3-5-2 da lustri -e che già aveva portato ai quattro fischioni presi a Bergamo- viene amabilmente riproposto contro il Toro di Mazzarri, al quale non sembra vero di poter gestire la partita sostanzialmente uomo contro uomo, con i suoi ad avere in corpo il doppio della benza e i nostri “mangiati” in ogni angolo del campo dai diretti avversari.

l’Inter prosegue nel nulla o quasi fatto vedere contro il Sassuolo, con l’aggravante di non aver imparato una mazza di niente dagli errori precedenti.

Spalletti, in altre parole, la combina grossa. Per dirne una: Miranda centrale di sinistra si trova a dover dialogare con Joao Mario e Dalbert su un binario nel quale i tre manca poco si diano del lei da quanto poco sono affiatati. Il terzino sinistro fa sincera pietà per tutta la partita, se si escludono un paio di salvataggi da difensore puro nell’ultimo quarto d’ora di gara. E’ in ottima compagnia, sia chiaro. I due Joao saranno non a caso tra i sostituiti, allorquando Spalletti pensa di cambiare sistema osando, almeno nelle intenzioni, una squadra più coraggiosa.

Macchè.

Male tutti, come già col Sassuolo. Stavolta anche Handanovic ci mette del suo, tornando al tentativo di “parata di sguardo” quando contempla il beffardo pallonetto di Izzo metterci 5 secondi buoni prima di morire a fil di palo nella nostra porta.

L’inizio dei nostri, con Icardi e Martinez a comporre un inedita coppia d’attacco dall’inizio, non è nemmeno male, se è vero che Lautaro arriva a concludere fuori di poco una bella azione da lui stesso iniziata.

Peccato che, in buona sostanza, i nostri si fermino lì. Maurito non becca palla per tutta la partita, Vecino fa a gara con Joao Mario a chi ne perde di più, Brozo predica malinconico nel deserto. Si capisce che lo 0-0 è un risultato segnato, a meno di giocare sugli errori degli avversari o su qualche episodio. Detto fatto. Prendiamo gol alla mezz’ora del primo tempo ma è come essere già al 90′: non c’è reazione, calma piatta, una beata minchia di nulla.

Come diceva il mio vecchio vicino di tribuna:

“Non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo!”.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Entrano prima Nainggolan e poi Politano, adeguandosi in tempo zero alla ruminanza dei compagni, con il romano che si fa addirittura espellere dopo aver cercato un fallo (che non c’è) anzichè superare l’avversario che aveva nelle gambe un’ora di partita in più.

Il Toro vince avendo fatto il minimo indispensabile eppure avendolo pienamente meritato.
Il che, se ci pensate, va ancor più a demerito dei nostri.

CRISIINTER

Eccola di nuovo tra noi, la CrisiInter. In tre partite di Campionato abbiamo segnato un gol (quattro nelle ultime sette) nelle ultime due abbiamo portato a casa un punto. Rimaniamo terzi con un margine ancora discreto (+5) solo perchè il turno di campionato mette Roma, Milan e Lazio contro avversarie di valore uguale se non superiore (Atalanta, Napoli e Juve), permettendoci di minimizzare le conseguenze della sconfitta almeno a livello di classifica.

Per il resto invece parte il circo: Spalletti è in bilico, Perisic ha chiesto di andarsene, Icardi non segna da 5 partite, Candreva e altri chiedono la cessione, Marotta deve intervenire con giocatori e proprietà a riportare calma e chiarezza. Ce n’è per tutti.

Al solito, la cosa che manca di più alla squadra è ordine e chiarezza, in campo così come fuori. C’è anche poco da aggiungere, tanta è l’evidenza dell’assunto. Non so quanto Marotta sia abituato a dover fronteggiare situazioni simili, in cui bastone e carota devono essere dosati con perizia da piccolo chimico: ad ogni modo è la sola strada da perseguire, e spero che il nuovo dirigente sia davvero in gamba e se la cavi senza tutto lo spessore della Vecchia Signora a guardargli le spalle.
Non sprecherò KB di rete e preziosi secondi della vostra attenzione per ribadire che non sono a favore di cambi di panchina, nè adesso nè a Giugno, a meno che la cosa non faccia parte di un effettivo cambio di strategia a livello societario.

In altre parole, Spalletti per ieri lo stramaledico, dopodichè forza ragazzo chè giovedì arriva la Lazio e la Coppa Italia la voglio vincere.

Potrei ammorbarvi con interminabili sedute di autocoscienza sulla gestione dei nostri giocatori e sull’atteggiamento sempre un po’ scazzatiello di molti componenti della squadra, ma mi fermo qui, muto rimprovero all’invornimento collettivo dei nerazzurri.

Niente E’ COMPLOTTO, qualsiasi sterco mediatico stavolta è pienamente meritato.

Maledetti…

Sapessi noi, Mister…


LETARGO

INTER-SASSUOLO 0-0

La digestione lenta fa stazionare cotechini e panettoni negli stomaci nerazzurri, provocando 90′ di insipida lentezza e sonnolenza che solo un grande Handanovic non fa tracimanre in una sanguinolenta sconfitta.

Apatìa come non se ne vedeva da anni a San Siro, e nemmeno ravvivata dalle migliaia di bambini ad assiepare i primi anelli blu e verde. Scorrendo i giocatori di movimento, faccio fatica ad individuare uno solo dei nostri che abbia fatto una partita discreta, nemmeno buona.

I miei occhi hanno addirittura dovuto assistere ad errori in impostazione e alleggerimento di Skriniar e De Vrij, e spero che ciò testimoni l’eccezionalità dell’evento.

Poche le nostre occasioni da gol, essenzialmente i due colpi di testa -uno per tempo- di Vecino e Martinez, più che compensati da diverse scorribande emiliane dalle parti di Handanovic che, soprattutto nella ripresa e soprattuttissimo nel finale, chiude la porta in faccia a Boateng & Co.

Il pessimismo di chi scrive era tale che non mi sono nemmeno permesso di pensare “dài che l’abbiamo sculata come contro il Napoli, e adesso andiamo di là e segniamo nel recupero”. Anzi: great minds think alike, perchè a posteriori apprendo di averla pensata esattamente come lo Zio Bergomi, risentendo il mio rimuginare lungo 90′ all’insegna “qui se va bene non la perdiamo“.

C’è poco da fare: questi black out di applicazione e concentrazione sono il vero marchio di fabbrica dei nostri colori, purtroppo più di qualsiasi altra caratteristica. Sarò spettatore interessato, ma davvero non mi viene in mente nessun altra squadra che sia così volubile ed imprevedibile, capace a distanza di pochi giorni di vittorie convincenti (Napoli ad esempio, e nonostante tutto l’orribile contorno di quella partita) e rappresentazioni plastiche di inedia (vedi l’ultimissima esibizione).

A cosa possiamo attaccarci, senza essere volgari?

A un paio di constatazioni, più che consolazioni vere e proprie.

Ad esempio, al fatto che Perisic, Nainggolan e Vrsaljko hanno fatto un primo quadrimestre che, fosse stato il secondo, sarebbe stato da bocciatura a giugno: aldilà dei colpi sporadici sono tutti (Ninja in primis) ampiamente sotto i rispettivi livelli di rendimento.

Non solo, ma la pervicacia con cui Spalletti continua ad insistere su Icardi punta unica con due larghi ai suoi lati di fatto esclude dalle rotazioni Martinez, che sarebbe senz’altro opportuno vedere in campo con maggior continuità, anche solo per saggiarne il reale valore.

Qui, abbeverandomi alle fonti del sapere illuminato, registro che tanto lo Zio quanto il Cuchu sostanzialmente danno ragione al Mister, segnalando come il centrocampo a tre serva per garantire quella solidità difensiva che senz’altro è nei fatti. Intuitivamente, per inserire il Toro occorrerebbe rinunciare ad un uomo in mediana, e la cosa garantirebbe minor filtro in mediana.

Vero, ma qui continuiamo a segnare col contagocce, e il Cassandro che scrive segnala che le pratiche onanistiche dei tanti soloni che plaudono alla nuova versione di Icardi vanno di pari passo ad una anomala sterilità del nostro centravanti. Per una volta mi appoggio ai solertissimi statistici di staceppa che ci ricordano dei tre mesi passati dall’ultimo gol su azione in Campionato e dei “soli” 9 gol segnati nel girone di andata contro i 14 dell’anno scorso.

Posto che anche Perisic è indietro sulla sua tabella di marcia (3 gol invece dei 5-6 che di solito realizza entro Natale) e che il Ninja ne ha fatti solo 2, il problema del goal c’è e eccome. Sono contento dei 12 diversi marcatori nella rosa ma, onestamente parlando, non è da Gagliardini che mi aspetto i 5-6 centri a stagione. Un buon reparto di centrocampo deve poter garantire tra i 15 e i 20 gol a stagione (Brozo-Ninja-Vecino, parlo soprattutto di voi), e dal pacchetto di punte e ali a disposizione dobbiamo poter ricavarne almeno 40-45.

Mi pare che siamo lontani da queste fanfaronate statistiche, il che mi porta quantomeno a porre il dubbio circa un cambio di sistema. Affiancare Martinez ad Icardi, dando per scontata una compatibilità “ambientale” in realtà tutta da dimostrare, vorrebbe dire rinunciare ad un paio dei satelliti di Icardi, diciamo senz’altro Perisic e probabilmente uno tra Politano e Ninja.

Vorrebbe dire (anche se non soprattutto) dare una bella spolverata alla barbetta di Candreva, l’unico in grado di garantire corsa e sostanza su quella fascia.

Facendo i disegnini, una roba del genere:

I quattro dietro sceglieteli voi

La mia non è una proposta. Piuttosto, una rappresentazione plastica di quel che vorrebbe dire giocare stabilmente con le due punte. A voi pesare le due opzioni sui piatti della bilancia e propendere di conseguenza.

LE ALTRE

Il pareggio ci fa perdere due punti nei confronti Roma e Milan, vittoriose contro Torino e Genoa, mentre lo scontro vinto dal Napoli contro la Lazio ci fa almeno consolare per il punticino guadagnato sugli Aquilotti.

In questo momento siamo saldamente terzi, che può essere un ragionevole obiettivo per quest’anno. Il quarto dista sei punti, e a ‘sto giro è il Milan, ma le altre sono tutte lì in un paio di punti e quindi ad ogni giornata ci saranno cambiamenti nella lotta al quarto posto.

I nostri devono ripigliarsi in fretta: la prossima fermata è Torino a casa Mazzarri. Vietato dormire, stante anche un Milan-Napoli che ci vedrà spettatori interessatissimi.

E’ COMPLOTTO

Torno a fare il professorino petulante che non sono mai stato (soprattutto professorino…) per segnalare un interessante contributo di Marco Bellinazzo su Goal.com che, ad essere intellettualmente onesti, dovrebbe ricacciare in bocca a tanti il Luogo Comune Maledetto per cui l’Inter per l’ennesima estate avrà bisogno di vendere uno dei suoi gioielli per far quadrare i conti.

Riporto testualmente:

L’Inter ha anche raggiunto l’obiettivo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2018 in pareggio realizzando plusvalenze per 45 milioni soprattutto grazie alla cessione di giovani promesse della primavera. Entro la fine dell’esercizio in corso al 30 giugno 2019 l’Inter non ha un obbligo discendente dal settlement di raggiungere il pareggio di bilancio e quindi non è costretto a fare determinate plusvalenze.

Tuttavia la dirigenza si è imposta di perseguire anche quest’anno uno stretto equilibrio tra ricavi e costi per cominciare al meglio la prima stagione completamente libera dalle sanzioni Uefa. Dal 2018, in effetti, il regolamento Uefa dovrebbe prevedere una ulteriore restrizione sulle perdite ammissibili nel triennio: dopo la fase in cui erano ammessi 45 milioni e quella in cui si faceva riferimento a una soglia di tolleranza di 30 milioni triennali, ora dovrebbe scattare un monitoraggio più severo con l’obbligo per i club di chiudere i conti triennali a 0, salvo un deficit di 5 milioni ritenuto comunque perdonabile (su questa novità sarebbe peraltro auspicabile un chiarimento ulteriore della Uefa).

E ancora:


Alla fine è probabile che ci sarà un rosso da colmare ricorrendo alle cessioni. Ma potrebbero bastare anche una ventina di milioni. Questo dovrebbe permettere all’ad Beppe Marotta di potersi muovere con una certa agilità sul mercato, senza più le ipoteche del “passato”.

Quindi, quando sentiamo le solite manfrine su Icardi che va a Madrid e Skriniar in Inghilterra, mandiamo pure serenamente a quel paese l’autore della minchiata.

Su Perisic il discorso è diverso: le voci che si rincorrono in questi giorni sono a mio parere di tenore diverso: come detto il giocatore ha un rendimento scadente, è alle soglie dei 30 anni e non pare vogliosissimo di rimanere a Milano. E’ chiaro che non è sul mercato sic et simpliciter, ma un’offerta congrua potrebbe risolvere in un colpo solo e abbondantemente il residuo problema plusvalenze. Dall’altra parte, una scelta siffata, mi spingo a dire anche a Gennaio, potrebbe aprire le porte al disegnino a due punte di cui sopra.

Se questa fosse la strategia alla base, onestamente mi parrebbe comprensibile. Di fatto rinunci a un’ala che non ha più molti margini di miglioramento (eufemismo) per immettere una punta 21enne di altissimo potenziale: se si vuole cambiare il modo di giocare, la scelta ha senso.

Se invece si vuole dar via Perisic per andare a prendere il Martial di turno, a sensazione non sono d’accordo. Cambieresti “ruolo su ruolo” con tutte le incognite di un giovane che non è un fenomeno di costanza e che arriva a metà stagione in un campionato nuovo: no grazie, a posto così.

WEST HAM

Anche qui sono in down, lasciami in down (cit.), becchiamo due pere in casa del Bournemouth e ristagniamo a metà classifica.

Risorge Carroll, intermezzo tra l’ultimo infortunio e il prossimo. In compenso sia Astronautovic che il Chicharito vogliono andarsene e rischiamo di tenerceli svogliati come solo le punte sanno essere.

Viva l’ottimismo.

Bravi. Non avevo dubbi.

SOLO PER CONFERMA

Pervicace e ormai non più degna di essere menzionata la tendenza di -quasi- tutto il mondo sportivo a voler equiparare le situazioni di Inter e Milan, in ottica FPF ma non solo.

Capocordata stavolta non è il memorabile Geometra Calboni, bensì il fido Alciato, che a Sky Sport 24 del 7 Gennaio pre cena, dipinge Milan e Inter come ugualmente impantanate da lacci e lacciuoli burocratico / amministrativi.

Il fatto che l’Inter rispetto al Milan abbia 8 punti in più in classifica, abbia già disputato il girone di Champions con quarantina di milioni di ricavi annessi, abbia una rosa decisamente migliore di quella rossonera e, soprattutto, sia all’ultima curva di un gran premio durato 6 anni e mille curve, era ovviamente inopportuno farlo presente.

Il fatto che il Milan non sappia ancora di che morte deve morire – espressione che solitamente odio ma che qui pare calzante- è ovviamente un dettaglio su cui non è il caso di indugiare.

Del resto i cugini sono stati sbandierati come a un passo dai vari Ibra, Fabregas e Muriel, tutti puntualmente rimasti alla base o migrati su altri lidi. E’ arrivato Paquetà per 35 milioni + altri 10 di bonus nel caso in cui fosse buono: cosa possibile, essendo stato trovato da Leonardo che scovò Kakà e Pato ai tempi, ma in ogni caso investimento assai pesante, ancor di più a Gennaio, ancor di più con l’UEFA che ti conta anche le sigarette che fumi.

Le poche cose sensate a riguardo le ho sentite da Bellinazzo e Condò: il primo ha spiegato come in realtà l’UEFA abbia comminato al Milan una “non sanzione“, limitandosi al momento a dire che nel 2021 il bilancio dovrà essere in pari, senza fissare parametri intermedi nel triennio (come invece fatto con l’Inter che ogni estate “doveva vendere Icardi”), ma non avendo di contro ancora esaminato la stagione 2017/2018, quella dei 150 milioni di acquisti estivi sostanzialmente buttati nel cesso (solo un punto in più rispetto alla stagione precedente, Europa League raggiunta, poi tolta e poi ridata in sede giudiziale, a scanso di equivoci buttata nel cesso sul campo nella fase a gironi).

Condò è invece tornato sulle pur condivisibili parole di Zvonimir Boban, ora in FIFA, che auspicava un minor rigore, o se preferite un maggior raggio d’azione, per le Società economicamente in difficoltà ma disposte ad investire per far crescere le proprie squadre.

Zorro è inciampato anche lui nel fallace più che facile parallelismo tra le due milanesi e Condò, tra il serio e il faceto, ha chiosato dicendo “Boban parla adesso che è coinvolto il Milan, ma nessuno faceva questi discorsi quando Inter e Roma hanno dovuto fare le nozze coi fichi secchi per un lustro e più”.
Considerazioni da tifosotto dozzinale quale sono, e forse per questo assolutamente condivisibili!

Oltre ai vari Alciato di turno, non poteva certo mancare Fabrizio Bocca di Repubblica a provare a mettere insieme diavolo e acqua santa (a voi capire chi è chi tra Inter e Milan, ma questa è facile).

Bocca di rosa, oltre che di Same but Different, è però fine conoscitore anche di Luoghi Comuni Maledetti: eccolo quindi indugiare nel solito giochetto delle età, attribuendo 32 anni al non ancora nerazzurro Godin (ne compirà in effetti 33 solo il 16 Febbraio) ma portandosi avanti e dandone già 26 a Icardi, che gli anni li compie il 19 Febbraio, ma che col simpatttico fuso orario ad orologeria probabilmente li ha già compiuti a sua insaputa.

Che Godin stia tranquillo, in ogni caso: se davvero dovesse arrivare in estate, verrà automaticamente promosso sul campo ad “ormai trentaquattrenne”.

Coriandoli di sterco sull’Inter? C’è!
Caramelle sul Milan? C’è!
Mischiare merda e cioccolato? C’è!
Dati anagrafici ad muzzum? C’è!

… CHE IO GLI HO VOLUTO PIU’ BENE CHE A TE

…Uguale… 

…concludeva la citazione.

Sorvolo sui trascurabili risultati della Nazionale, che da tempo ha smesso di solleticare le mie attenzioni. Registro per puro amor proprio l’ingresso con gol decisivo di Politano, ma nulla più di questo.

Rivolgo invece la mia attenzione alla stampa italiana, sicuro di trovare materiale organico in quantità.

Nella stessa giornata infatti, la Gazza riesce per l’ennesima volta ad equiparare i diversi destini di Inter e Milan. Anzi, a ben vedere stavolta riesce nel triplo carpiato.

Secondo la Rosea il Milan, ascoltato ieri a Nyon dalla UEFA e in attesa di vedersi comminare una multa (vedremo quanto salata), sta preparando un mercato di gennaio coi controcazzi: Ibra, Sensi, Paredes, magari anche Pato, oltre a un paio di difensori e al già acquisito Paquetà (35 bombolons).

Il tutto, ripeto, per una squadra che attende di sapere dalla Svizzera di che morte deve morire, e che però viene descritta quasi minacciosa nei confronti dell’autorità sportiva europea, della serie “sì va beh dammi ‘sta multa ma non rompere i coglioni” (vedasi riquadrino intimidatorio cerchiato di rosso):

Inked Gazza homepage 21 nov 2018

Un’offerta che non si può rifiutare

Sull’altra sponda del Naviglio, manco a dirlo, #benemanonbenissimo.

Pare imminente l’arrivo di Marotta -su cui ancora non mi sono pronunciato perchè ancora sto cercando di capire come la penso, vedete un po’ come sono messo…- e con lui l’accesso a tanti tavoli per i quali finora non avevamo l’invito, visto il sempre migliorabile appeal della nostra società in ambito PR.

La cosa porta vantaggi che sono teoricamente indubbi ma tutti da dimostrare. Peccato però che le speranze, quando a strisce nerazzurre, debbano sempre essere calmierate, chè mica si può illudere i tifosi: quella nerazzurra è e deve rimanere una valle di lacrime.

Ecco quindi immancabile l’ennesimo ritornello dei conti da far tornare, del Fair Play Finanziario che incombe, dei 40 milioni di plusvalenze da generare anche nel prossimo Giugno.

Ecco l’ennesima litanìa datata 21 Novembre, fonte Corriere dello Sport, forse irritato dal presunto interesse di Marotta per il laziale Milinkovic-Savic.

Il serbo piace ma costa. Lotito è storicamente una bottega cara. Ecco quindi che potrebbe servire un sacrificio:

E allora non si potrebbe più escludere che uno tra i vari Icardi, Skriniar, Brozovic, De Vrij e Perisic, ovvero i gioielli nerazzurri, anche per i rispettivi valori a bilancio, venga sacrificato.

Il gufaggio è sistematico ormai da quasi quattro anni, da quando Thohir sottoscrisse con scarsissimo margine di manovra quell’accordo che -per quanto vituperato da tutti- ha permesso all’Inter di essere ancora in piedi e di poter poggiare su basi solidissime.

La solita quota-sfiga associata ai nostri colori è tale per cui il cicciobello con gli occhi a mandorla (immortale cit. ovina) non ebbe neppure la possibilità di provare la più morbida opzione Voluntary Agreement, entrato in vigore pochi mesi dopo l’accordo siglato tra Inter e UEFA.

Di fatto l’Inter ha dovuto (e saputo!) sottostare al diktat UEFA passando per anni di purgatorio, che nondimeno le hanno permesso di mantenere in squadra i pochi giocatori validi acquisiti o già in rosa nel periodo (Icardi, Handanovic, Perisic, Brozovic), rimpinguandoli con operazioni intelligenti e mirate (Miranda, Skriniar, De Vrij, Politano).

Ciononostante, ogni finestra di mercato, estiva o invernale che sia, è costellata da pletore di uccelli rapaci notturni della famiglia degli strigidi (in italiano corrente “gufi”) che preconizzano addii forzati o sacrifici umani sull’altare del break-even.

Vedremo quel che succederà: è anche possibile che, a furia di gufare, o forse solo per fisiologiche necessità di rinnovo della rosa, qualcuno effettivamente venga ceduto dietro presentazione di una soddisfacente offerta economica. A quel punto mi aspetto una canea di mani alzate al grido di “ve l’avevamo detto!” sulla scorta delle bombe di calciomercato di Maurizio Mosca: basta dire che tutti vanno e tutti restano, qualcosa lo azzeccherai di sicuro.

E poi mica è vietato venderne uno forte per prenderne un altro altrettanto forte e magari più giovane. Del resto, e per rimanere a Marotta, la Juve ha negli anni rinunciato a Pogba, Tevez, Vidal, Pirlo, Bonucci (per poi riprenderlo), ma in quei casi tutto era parte di un piano ben preciso, operazioni lodate da tutti in maniera compatta e diligente.

Qui, al solito, siamo al si salvi chi può.

Ecco: sarà interessante capire quanto impiegherà Marotta a passare dall’infallibile stratega di mercato ad “azzeccagarbugli succube della proprietà cinese che non lascia fare il suo mestiere a chi è italiano e conosce il mercato come le sue tasche”.

Mettiamoci comodi, lo spettacolo sta per iniziare! (come se fosse mai finito…)

STAGIONE 2018/2019 (2a parte)

C’E’ LUCE IN FONDO AL TUNNEL… E’ UN TRENO?

Allora, abbiamo parlato del Mister, abbiamo dato le pagelle e gli esami di riparazione, siamo pronti a sezionare la squadrètta e capire come sta combinata per l’anno nuovo (chè lo sappiamo tutti, il vero capodanno è il primo settembre. Fine dei luoghi comuni).

PORTIERI

Same as above, come pregi e come difetti. Samirone non sarà mai il mio preferito ma continua ad essere il meglio che c’è in giro (a mio parere meglio anche del celebratissimo Allisson): certo, girano i maroni a vedere Perin accontentarsi della panchina bianconera, quando avrebbe potuto giocare titolare quasi ovunque in Italia, ma anche a quel punto non credo che avrei fatto a cambio, se non per pure questioni anagrafiche.

Handanovic e sai cosa bevi: stringiculi assortiti ad ogni cross (Belotti ringrazia…) sicurezza o quasi sui pali, la reputazione di pararigore che va un po’ rispolverata.

Paedelli e Berni son buoni per le liste UEFA, in quanto italiani e (forse) prodotti del settore giovanile.

DIFESA

Tre innesti potenzialmente titolari: De Vrji a parametro zero è quel che si definisce un colpaccio del quale andar fieri, mentre siamo stati accusati di aver falsato l’ultima di campionato… machettelodicoaffare…

Con lui Miranda giocherà meno, e Ranocchia quasi mai, ma va bene così: è un titolare, pare una garanzia e la coppia con Skriniar sembra fatta apposta per farci dormire sonni tranquilli (ragazzi non facciamo scherzi…). In più, di capoccia la mette spesso e volentieri, il che non guasta, anche se dovremo sorbirci “l’Inter che sfrutta le palle inattive e i centrali di difesa per sopperire alle carenze di giUoco”.

Sulla fascia destra è arrivato il secondo della mia lista dei preferiti. Il primo era Florenzi che può giocare dietro in mezzo e davanti, invece è arrivato Vrsaljko, vice campione del mondo e solida realtà come le case di Robbberto Carlino. D’Ambrosio fa sulla fascia quel che Miranda farà in mezzo, cioè il primo rincalzo. Finirà per giocarne parecchie in ogni caso, il ceruleo napoletano, visto che se la cava anche come terzo centrale e come terzino sinistro.

Ecco, arriviamo al mio ruolo preferito: è arrivato Asamoah, che va benissimo, ma che sappiamo non essere di durata sempiterna. Poveraccio, sono anni che non mette insieme più di 20-25 partite a stagione, e non solo per concorrenza. Finchè cammina il posto è suo, ma le cartilagini son quelle che sono. Ecco quindi la messa in piega di D’Ambrosio che va bella mostra di sè in lontananza. Anche perchè se l’alternativa è Dalbert…

Tre uomini per due maglie insomma, a meno di non inventarsi un Candreva, un Politano e un Perisic a tutta fascia. Ma non anticipiamo i temi.

CENTROCAMPO

Devo ammettere che a un certo punto ci ho davvero sperato, che arrivasse Modric e ci facesse davvero fare il salto di qualità. Le condizioni c’erano tutte, ma ancora una volta siamo stati l’eccezione che conferma la regola.

Come si dice in questi casi: ”ormai nel calcio moderno conta la volontà del giocatore”, chiaro no? Del resto era già successo con Luca Toni una dozzina di anni fa, con Della Valle a impuntarsi e dire “No a Moratti non lo do”.

Per la cronaca si dice anche che gli scudetti si vincono con la difesa migliore: indovinate chi ce l’aveva nel lontano 1997/1998? Scusate la parentesi rancorosa.

Sfumato il profilo aquilino del croato, non rimpiango il mancato arrivo di Vidal, chè di pazzerello in squadra (oltretutto nello stesso ruolo) ne abbiamo già preso uno. Il mio personale piano B era alquanto banale, e si chiamava Rafinha, ma le due grandi spagnole non si sono fatte problemi a dire di no a quella che dovrebbe ancora essere una delle tre grandi italiane.

Anzi, qualcuno ha pestato anche un discreto merdone nel farsi grosso e minacciare denunce e cagate varie, visto che proprio oggi la UEFA ha risposto a Florentino “non ci risulta”.

Ma non divaghiamo: abbiamo comunque una mediana di tutto rispetto, con il Ninja e Brozo come titolari più o meno inamovibili e gli altri a ruotare a seconda di stato di forma, avversario e mestruo dell’allenatore.

Ci è rimasto sul gobbo Joao Mario, che mi pare irrecuperabile per motivi attitudinali e assolutamente non tecnici. Per il resto Gagliardini è un onesto medianaccio ma nulla più, mentre Vecino senza pubalgia potrebbe essere una bella alternativa. Borja Valero lo vedo come il saggio metronomo che gestisce gli ultimi 20 minuti delle partite che conduci con due o tre gol di scarto, per dare fiato ai colleghi di reparto.

ATTACCO

E anche quest’anno, Icardi e Perisic vanno via l’anno prossimo, alla faccia dei gufi maledetti e degli esperti di calciominchiata che “eh, l’Inter dovrà vendere almeno uno dei suoi gioielli”.

Invece il Capitano è stabilmente al suo posto, in compagnia di tre nuovi arrivi: Politano, Keita e Lautaro Martinez, tutti (chi più chi meno) capaci di giocare in tutti i posti dell’attacco nerazzurro (punta centrale, punta esterna, trequartista).

Contando che, come detto Perisic e Candreva sono rimasti, non dovremmo soffrire di solitudine e di mancanza di alternative là davanti. Ne abbiamo avuto conferma proprio l’altro giorno, coi due argentini ai box acciaccati e Politano e Keita a supportare Perisic e il Ninja.

 

BYE BYE

Rafinha a parte, non rimpiango nessuno dei partenti, onestamente nemmeno Cancelo. Talentuoso senz’altro, altrettanto incostante e al limite dello scazzato in ampie fasi della partita, è possibile che alla Juve diventi un crack, ma in ogni caso uno come lui terzino destro è un rischio che l’Inter attuale non si può permettere.

Per il resto, ci sono Asamoah e De Vrji portati a casa a zero euro e Nainggolan ad un prezzo abbordabile, con l’ulteriore beneficio di aver sbolognato un non più presentabile Santon. Solo complimenti per Ausilio & Co. Si sono venduti tutta la Primavera? Vero, con due “però”: il primo è che per molti di quelli è prevista la cosiddetta recompra, e quindi se qualcuno di loro davvero dovesse esplodere, sarebbe ancora possibile andare a ripigliarselo a prezzo già fissato. Il secondo è un po’ triste, ma è la verità: a fronte degli ineguagliabili risultati del Settore giovanile interista degli ultimi 10-15 anni (per distacco il più vincente in Italia), sono pochissimi i veri talenti esplosi a livello di Serie A. Parliamo o di talenti sprecati (Balotelli) o di buoni giocatori (Benassi, Duncan, Bessa, forse Pinamonti). Nessuno per cui fare follie.

Quindi: ti vendi l’argenteria di domani per tenerti stretta quella di oggi. Sarà poco poetico ma è efficace.

 

MESCOLATE CON CURA E SERVITE

Se l’anno scorso Spalletti ha imparato a fare di necessità virtù, avendo 13-14 titolari effettivi da far ruotare e un solo vero modulo (4-2-3-1), quest’anno la rosa a disposizione è migliore in termini sia quantitativi che qualitativi. In queste prime uscite, accanto a risultati decisamente non trascendentali, abbiamo se non altro visto la varietà di alternative cui può attingere il Mister.

Ho provato, per puro diletto, ad ipotizzare due formazioni che siano in un certo senso agli opposti (una molto prudente, l’altra va-va-vuma). L’idea è che, come in quella cagata che era il paradosso della freccia di Zenone, tra l’una e l’altra ci siano infinite vie di mezzo, che ognuno di noi potrà immaginare a suo piacimento.

Devo concludere la citazione filosofica come merita, citando l’imprescindibile Enrico negli anni di Liceo Zucchi. Alla prof che spiegava ‘sto popò di minchiata con la cantilena sicula che solo noi possiamo ricordare, il suddetto replicava “Scusi Prof ma non è vero, vorrebbe dire che lo spazio non esiste. Vuol vedere che se tiro un ceffone al mio compagno invece lo prendo?”.

Ma torniamo a cose ben più importanti, ai nostri eroi in braghette.

Dunque, a me i disegnini son venuti così:

Questa la prima, baldanzosa:

ok Inter 18 19 4-2-3-1

 

Questa invece la seconda, saggia e temporeggiante come nemmeno Quinto Fabio Massimo (e con questo abbiamo esaurito le citazioni da Liceo Classico):

ok Inter 18 19 3-4-2-1

 

Niente male, non c’è che dire. Come già detto nel pezzo di ieri, ritengo che ci sia materiale per lasciarsi alle spalle almeno una tra Roma e Napoli (viste le ultimissime uscite direi entrambe, ma è solo una giornata…). Non vanno però dimenticate Lazio e soprattutto Milan, che a mio parere può fare meglio dell’anno scorso.

Vi lascio pensare che non gliela stia gufando.

 

MAGLIA

Considerazione per la prima più che per la seconda: se le guardassi dalla metà in su sarebbero entrambe molto belle. Strisce finalmente normali, senza volersi inventare niente di strano, basta pigiami, basta codici a barre…

Però devo concordare con la mugliera che guarda inorridita alla parte inferiore della divisa, là dove i ghirigori romboidali si fanno vieppiù evidenti, causando un certo imbarazzo anche in chi scrive.

Vedere per credere:

maglia inter 18-19 neroblu

Sulla seconda si son fatti prendere la mano, e le cornicette delle elementari le hanno fatte su tutta la maglia. Ma è la seconda e glielo si può perdonare…

maglia inter 18-19 away

 

Comunque, per finire, poche balle: siamo l’Inter. Poniamo un limite alle stronzate.

LUCIANINO DA CERTALDO: ESEGESI CRITICA

E’ vero che qualsiasi individuo sano di mente aspetterebbe la fine del Campionato per esprimere giudizi sul Mister, ma non appartenendo io alla categoria, mi sbilancio e mi porto avanti, conscio del fatto che il mio giudizio di merito non cambierà in funzione della partita di domenica sera, per quanto importante possa essere (e cazzo se lo è!).

Partiamo dalla fine: deve essere confermato, senz’ombra di dubbio.

Non solo e non tanto perché di meglio all’orizzonte in questo momento non c’è: se anche il Cholo, o perfino Mourinho, dovessero uscire pazzi e mostrarsi interessati alla nostra panchina, logica e strategia vorrebbero che FozzaInda declinasse cortesemente l’invito, confermando invece piena fiducia ad un allenatore che ha iniziato un percorso, che ha trovato una squadra fatta in buona parte non da lui, che ha contribuito a migliorare nel mercato di Gennaio con il prestito di Rafinha e con il “ripescaggio” di Cancelo.

Se ci guardiamo in giro, è alquanto raro che una squadra inserisca di fatto due titolari da Gennaio in poi.

Insomma, la conferma se l’è meritata: Icardi ha sfiorato i 30 gol in campionato, Brozovic sembra un giocatore affidabile, Skriniar una garanzia assoluta, Handanovic e Perisic due certezze al netto dei rispettivi, fisiologici difetti. La semina è stata fatta, la speranza è che il grano maturi bene.

Ovvio che ci sono dei “però”:

  • Gli inserimenti di Vecino e Borja Valero, che pure mi avevano visto tra il convinto e l’entusiasta, hanno dato meno di quanto previsto, essenzialmente per motivi fisici. Ma se per l’uruguagio è lecito aspettarsi che la pubalgia resti solo un brutto ricordo, il problema per Borja è proprio la velocità di crociera che non pare (più) adatta alle necessità del Campionato.

Maestro di calcio, lo spagnolo, ma temo non più proponibile come titolare in pianta stabile per sopraggiunti limiti fisici più che di età.

  • Cervellotica la questione dei terzini: la stagione comincia con D’Ambrosio a destra e Nagatomo a sinistra. I risultati sono tutt’altro che eclatanti ma galleggiano nel mare della decenza. La voglia di stupire, o di portare nella rosa dei “titolarabili” anche gli altri, lo porta a inserire nelle rotazioni prima Dalbert e poi Santon, con risultati scadenti.

Spiace davvero accanirsi sull’ex Bambino d’Oro, ma più volte anche in questa stagione la presenza del terzino italiano ci è costata punti preziosi. Non è colpa di Spalletti se Santon è inadeguato all’Inter. È colpa sua però se di ciò non tiene conto e continua a riproporlo. Tanto più che a Gennaio ha dato l’assenso alla partenza di Nagatomo, tutt’altro che un fenomeno, ma senza dubbio più affidabile dell’altro.

 

  • La gestione dei cambi è uno degli aspetti per cui un allenatore più spesso finisce nel mirino della critica. Spalletti non fa eccezione, visto che la partita col Sassuolo è stata l’ultima di una serie di situazioni in cui il nostro non ha finito di convincermi.

Ora: visto come (non) ha giocato Cancelo sabato, e volendo tentare la rimonta, a mio parere l’ingresso di Karamoh nella ripresa avrebbe anche potuto avere una sua logica, ma ricordiamo di chi stiamo parlando. Il francesino è un diciassettenne tutto istinto e corsa, fisiologicamente acerbo e calcisticamente “non-pensante”. Se vuoi metterlo in fascia, quello da cavare è Cancelo, non Candreva. Candreva vive una relazione di amore-odio con San Siro, ma anche il più avvelenato dei vecchietti del primo anello arancio gli deve riconoscere abnegazione, corsa e intelligenza (o quanto meno intelligenza superiore ai due colleghi di reparto).

Invece no, nell’ultima mezz’ora contro il Sassuolo, invece di avere un inutile ballerino di tip-tap sulla fascia, ne abbiamo avuti due. Non ci voleva un genio a pronosticarlo.

  • Aldilà delle sostituzioni, riguardo alle quali potrei citare gli ultimi minuti di Inter-Juve ma tirerei in mezzo gente già coinvolta ai punti precedenti, mi vorrei soffermare sui cambi di modulo, in corsa o ab initio sui quali tante volte non sono stato d’accordo.

In particolare, ricordo con sgomento la scelta di schierarsi “a specchio” dell’Atalanta nella trasferta di Bergamo, complicata già di suo, che fa il paio con il quarto d’ora impiegato sabato sera per far capire ai suoi che dovevano mettersi a tre dietro.

Personalmente sono un fautore dell’intercambiabilità di uomini e schemi, ma come dice quel tale est modus in rebus: la cosa deve essere fatta per creare un problema al tuo avversario, non ai tuoi giocatori.

  • Come comunicazione il ragazzo è giusto un file verboso e ridondante, ma per lo meno parla e lo stanno a sentire. Per nostre tare apparentemente incolmabili abbiamo bisogno che l’allenatore sia anche il nostro capopopolo, non avendo -ancora- una Società che sappia farlo in autonomia. Motivo per cui ben venga la sua supercazzola con scappellamento calcistico come se fosse di trequartista.

Queste le principali carenze che spero possano essere colmate nel secondo anno di panchina, che ribadisco essere doveroso.

Sarò banale, ma continuo a pensare che la maniera più efficace per migliorare qualsiasi gruppo di lavoro sia rinforzare quel che di volta in volta risulta essere l’anello debole della catena. E, pur con le Madonne che gli ho tirato dietro quest’anno, senz’altro non è lui il problema.

Dirò di più: il problema, Mazzarri, Gasperini e De Boer a parte (ma l’olandese pagava colpe non sue) non è mai stato l’allenatore. E’ stata la scarsa progettualità da parte della dirigenza, la mancanza di fiducia nel Mister di turno e soprattutto l’incapacità di accontentarlo prima e difenderlo poi ai primi scricchiolii.

La speranza è che dopo una decina di panchine fatte saltare in 7 anni, si sia capito che il gioco è bello quando dura poco.

Non gli resta che guidare la nostra armata Brancaleone all’ultima vittoria, e la sua stagione da 6,5 passerà all’8 pieno.

In ogni caso non rischia esami a settembre.

Beato lui…

Spalletti

“Dieci e lode” (cit.)

STAGIONE 2017-2018

Nella giornata che diede i natali al Capitano con la Z maiuscola, trovo finalmente il tempo di fare una rapida e illuminata disamina sulla creatura che sta nascendo tra le mani -si spera sapienti- di Luciano Spalletti.

Partiamo proprio da lui e da un bigino di pregi e difetti. Fa giocar bene le proprie squadre, schietto e poco incline alla diplomazia, una tendenza a sbrodolare infinite conferenze stampa.

Riguardo a quest’ultima caratteristica, il Mister di Certaldo alla presentazione in nerazzurro diceva di aver ricevuto un messaggio di in bocca al lupo da José Mourinho.

Non trovo purtroppo il meme in rete, ma la vignetta -spassosissima- diceva “in rubrica era salvato come prime-time“.

Per il resto, le specifiche del prodotto possono essere viste, a seconda dei punti di vista, come qualità o limiti. Come sa chi ha la pazienza di leggere le mie sbrodole, ho spesso diffidato delle squadre che “giocano bene al calcio“: in primis perché credo che non ci sia allenatore che scientemente scelga di “far giocar male” le proprie squadre; in secundis perché, non esistendo per fortuna un pensiero unico, non è chiaro cosa voglia dire “giocare bene“; in ultimo, perché spesso le squadre troppo onanistiche mancano di quella sana “ignoranza” che permette di vincere una manciata di partite che alla fine della stagione fanno la differenza (ask Sarri vs Sassuolo e Atalanta for further references).

La succitata tendenza “prime-time” di Spalletti potrebbe essere una manna per una Società endemicamente incapace di “farsi sentire”, ma anche una scheggia impazzita guidata solo dal proprio ciclo mestruale nel caso in cui non ci fosse una linea guida a dare una direzione di massima.

Delle mie preferenze fregherà giustamente un cazzo a nessuno, ma uno come il Cholo sarebbe stato più “coerente” con la storia interista.
Poco male, diamo il tempo a Spalletti di vincere quel paio di scudetti e poi vai di contratto a tempo indeterminato all’unica vera testa lucida e illuminata (in tutti i sensi) del recente passato interista.

Chiudo la parentesi-allenatore citando ancora una vola la saggezza politico-popolare cinese, allorquando Deng Xiao Ping parlava del colore dei gatti e dei topolini da catturare.

Che vinca partite, e poi faccia e dica il cazzo che vuole.

IL DRIIMTIIM DE NOANTRI
La doppia “i” nel titoletto è un’indiretta lezione di pronuncia a tutti quelli (italiani ignoranti!) che non colgono la differenza fonetica tra “shit” e “sheet“: però in italiano preferireste adagiarvi su un lenzuolo fresco e non su una cacca, giusto?

Fine della polemica da angloterrone rancoroso.

DIFENDIAMO COME POSSIAMO

In porta once more with feeling Samirone Handanovic che, immancabilmente anche se in misura minore, ha fatto presente che vorrebbe giocare la Champions (e noi invece no…). Pregi e difetti restano più o meno intatti; spero più degli anni precedenti che non prenda nemmeno un raffreddore sapendo che il suo secondo è Padelli, il cui unico pregio al momento è di poter essere beneficiario del luogo comune “è tifoso interista fin da bambino”, come da foto.

La difesa vede una più che probabile coppia Miranda-Skriniar, con l’altrettanto verosimile giubilo di Jeison Murillo. Un rendimento coerente quello del colombiano, che ha mostrato tutti i pregi del suo repertorio nei primi 6 mesi di Inter, per poi dar sfoggio al campionario di scempi per l’anno e mezzo successivo.
Di lui rimane l’impressione che ho avuto fin dalle prime uscite: ha tutti i difetti del connazionale Ivan Ramiro Córdoba, senza averne il pregio maggiore, e cioè la consapevolezza dei propri limiti. Questo ci ha dato in regalo un paio di bellissimi quanto inutili gol in rovesciata, e una decina di gol subiti dopo dribbling rovinosi tentati al limite della nostra area.

Grazie e arrivederci.

Credo che, la contemporanea partenza di Andreolli e quella inevitabile per manifesta incompatibilità ambientale di Ranocchia renderanno necessario l’acquisto di almeno un altro centrale di pura decenza, che possa dare il cambio ai due succitati titolari, pur in una stagione priva di impegni europei.

Sulle fasce, gioisco sulla fiducia per l’arrivo di Dalbert che non ho mai visto giocare, ma che se non altro al momento ha l’innegabile pregio di togliere dai titolari uno tra Nagatomo e Santon. Se poi fosse anche buono (lasciamo perdere i paragoni con Maicon, che portano solo sfiga…), tanto meglio.
Sulla destra potrebbero bastare D’Ambrosio o Ansaldi, ma ovviamente non mi opporrei all’arrivo di qualcuno di maggior sostanza.

LA MEDIANA CONSISTENTE

Torno per un attimo il rancoroso angloterrone di cui sopra, per segnalare un altro abominio cui molti di noi sono sottoposti in ambito lavorativo.
Peggio dell’inglesismo fatto e finito (il briefing e non la riunione, il print invece che la stampa…) la cosa che più mi fa ribrezzo è l’italianizzazione di un termine inglese, che però in italiano esiste ma vuol dire una cosa diversa.

Al primo posto di questa orrenda classifica c’è “confidente”, usato invece di fiducioso (dall’inglese “confident“, per voi italioti ignoranti spaghetti baffi neri).

Diocristo, in italiano confidente vuol dire un’altra cosa, è un tipo a cui dici i cazzi tuoi e di cui ti fidi, ma se ritieni probabile che una cosa accada, dici che sei fiducioso, mica confidente. Non è difficile, dài…

Subito dopo -e qui torniamo al titoletto- c’è “consistente” usato invece di coerente (dall’inglese “consistent“, per voi italioti ignoranti spaghetti baffi neri). Anche qui come supra, se una persona mantiene un certo atteggiamento nel tempo, si dirà che è coerente. Consistente lo si dirà di un materiale non troppo molle che, per l’appunto, ha una certa consistenza.
A meno che non si parli di Borja Valero: ecco l’eccezione alla regola appena esposta. Lo spagnolo in carriera ha costantemente proposto un rendimento di spessore, potendo quindi essere definito al contempo coerente e consistente.

Che sia regista o no (l’abbiamo preso noi, quindi tutti ad affrettarsi a dire che non lo è, niente di nuovo…) è un giocatore di rara intelligenza, apparentemente integro fisicamente a dispetto dei 32 anni compiuti. Credo che abbia in casa due bamboline Voodoo a forma di Xavi e Iniesta, perchè senza di loro sarebbe stato titolare fisso in nazionale per almeno due lustri.

Se a lui aggiungiamo l’arrivo di Vecino, suo compagno di reparto nella Viola degli ultimi anni (vox servorum: “ma nemmeno lui è un regista, perché non hanno preso Badelj??”) non posso che essere soddisfatto del centrocampo che va a formarsi.
Starà poi a Spalletti capire come disporre le pedine in campo, potendo contare oltre ai due ex gigliati su Gagliardini e Joao Mario: personalmente vedrei la coppia viola davanti alla difesa e il portoghese alle spalle di Icardi, con l’italiano primo cambio, ma sono finezze: il materiale c’è e quindi facciamo lavorare chi è pagato per farlo.
Ci sarà, in realtà da sfoltire il reparto, e personalmente ritengo che Brozo e Kondogbia possano essere tranquillamente sacrificati in presenza di offerte appena appena presentabili.
Per questioni più di cuore che tecnico-tattiche tratterrei Medel, che però pare -anche lui- in via di uscita.
Sottolineo per l’ultima volta l’incomprensibile astio di tutta la critica calcistica italiana per il cileno, che oltretutto nei mesi di Pioli ha dimostrato di poter essere anche un buon rincalzo difensivo in caso di bisogno. Non ha mai reclamato un posto da titolare, tantomeno lo farebbe adesso che il reparto è assai migliore dell’epoca Kuzmanovic-M’Vila-Taider, però ha ormai lo stigma dell’untore, e il volgo vuole la sua testa.

Addio Medellino, io ti ho sempre amato.

LA’ DAVANTI

Pur non essendo al momento cambiato niente, questo è il reparto che per ora mi ha dato più soddisfazione. La gestione del “caso” (che “caso” non è) Perisic mi sta piacendo moltissimo, sperando di non essere smentito nei prossimi 20 giorni.
Sfanculati tutti i gufi del “tanto dovranno venderlo per far quadrare i conti“, FozzaInda ha messo su una playlist con soli due pezzi in loop: “50 milioni cash” e “non abbiamo bisogno di vendere nessuno“.
Gli scrivani di corte, resisi finalmente conto che il muso giallo fa sul serio, hanno tentato di scartare di lato andando dietro alle suggestioni di mercato (altra espressione che detesto) che paventavano un addio di Candreva sponda Chelsea, all’insegna del “Perisic potrebbe restare; a quel punto andrà via Candreva“.
Tutto purchè l’Inter debba vendere, indebolirsi e morire male.
Vepossino…
Tornando al campo, so che dovrebbe arrivare questo Emre Mor. Se Dalbert almeno l’avevo sentito nominare, del turco però danese ignoravo proprio l’esistenza.
A quanto capisco dovrebbe essere il primo cambio dei due esterni d’attacco, e per certi versi vale quanto detto per il terzino brasiliano: se questo qua deve arrivare per prendere il posto di Biabiany, direi che abbiamo ottimi margini di miglioramento.

Quindi? Gallianamente parlando #siamoapostocosì?
Mah, forse sì… Mi sarebbe piaciuto Nainggolan, eccome… ma non arriverà e quindi facciamocene una ragione. Vidal qualche anno fa, e senza passato juventino, l’avrei preso eccome, ma siamo anche qui a parlare di opzioni che non sono sul tavolo.
Attingo a un’altra frase fatta del periodo estivo: “comprare per comprare, meglio stare come siamo”. Banale, ma vero.

Nemmeno col Ninja saremmo stati da scudetto, quindi avanti così: cerchiamo di sfruttare l’assenza di impegni infrasettimanali per puntare a uno dei quattro posti champions, sapendo che oltre alle solite tre dovremo fare i conti anche con i Meravigliuosi, di cui parlerò (male, e come sennò) prossimamente.

Vuoi non dire niente sulle fideiussioni per Bonucci e sull’esordio del VAR visti in questi ultimi giorni?

MAGLIA

Non ci siamo, poche balle… Non capisco (o meglio lo capisco ma preferisco far finta di nulla…) perchè la Nike debba utilizzare i loro designer sotto acido per sperimentare le peggio varianti sulle nostre maglie, tornando invece fedeli e rispettosi della tradizione nel caso di altri top club europei…
Ad ogni modo, il blu è di una bella tonalità, numeri e nome in bianco e non più giallo evidenziatore, ma quelle righe nere fanno tanto codice a barre e nun se possono vede.

Meglio, nella sua semplicità banale ma al tempo stesso ricercata, la maglia bianca, non a caso apprezzata anche da appassionati di calcio di altre latitudini.

Leggo di una terza maglia grigia con sfumature militari, che mi fa cagare così sulla fiducia. C’è di buono che la scarsità di impegni in stagione dovrebbe limitarne l’uso.

 

FPF E CALCIOMINCHIATA

Calcisticamente, quello di Giugno è uno dei periodi più strani e stimolanti che ci siano.

La stagione è terminata, si hanno ancora chiare davanti agli occhi le imprese o (più spesso) le malefatte combinate dai nostri campioni o supposti tali, e ogni tifoso che si rispetti ha già in mente l’11 ideale, la lista della spesa e quella di proscrizione.

Da qualche anno a questa parte, c’è un’ulteriore variabile da aggiungere a questa accaldata equazione: il Financial Fair Play (fèrpléifinanziario in italiano, per brevità e di qui in seguito FPF).

Armatevi di Maalox e Omeprazolo in quantità, perchè il pezzo è parecchio rancoroso.

Il tutto nasce cronologicamente al crepuscolo dell’era Moratti, sbertucciato per tutti e 18 i suoi anni di presidenza per aver sperperato senza apparente costrutto centinaia di milioni di euro, senza mai, dico mai, tenere in considerazione tre semplici elelmenti:

1) Erano soldi suoi, con i quali paradigmaticamente ognuno fa il cazzo che vuole;

2) Per tanti anni lo sperperare a destra e manca senza ottenere i risultati è stato anche -se non soprattutto- frutto del mazzo di carte truccato con cui si continuava a giocare;

3) Ad ogni modo, con quella visione mecenatista e legata al sentimento (che io per primo ho tante volte criticato) il Signor Massimo ha portato a casa un certo numero di trofei, che non vado ad elencare per non essere ridondante.

La situazione di cui sopra, ulteriormente complicata dalle nuove regole introdotte dall’UEFA, viene ereditata da Mr Thohir nel 2013. Al “cicciobello con gli occhi a mandorla” (cit.), se possibile, la stampa riserva un trattamento ancor peggiore di quello precedente. Forse perchè straniero, forse perchè parvenu per il calcio italiano, forse perchè da subito ha cominciato a rispondere come e dove voleva, senza prestarsi quotidianamente alla pletora di microfoni e pennivendoli “con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, sicuramente perchè interista, al thailandese non è stato perdonato nulla, nemmeno le (poche ma buone) mosse per cui dovrebbe essere ricordato e ringraziato.

Ha dato un’organizzazione alla Società, sfoltendo e di molto la sede da personaggi di dubbia utilità, ha applicato alla lettera le disposizioni imposte dalla UEFA, scrivendo e presentando un Settlement Agreement nel quale prospettava il pareggio di bilancio entro il 2017 e il rispetto dei parametri di spesa previsti dalla nuova normativa, di concerto con Mr Bolingbroke (altro paria sbeffeggiato al punto da storpiarle il nome come nemmeno il peggior Emilio Fede).

Sono troppo incattivito per sorvolare sul fatto che quel Settlement Agreement sia stato recepito e approvato dall’UEFA, contrariamente a quanto fatto in relazione al Voluntary Agreement presentato recentemente dal Milan, sostanzialmente rispedito a Fassone & Co. con la noticella “nun ce prova’… dopo che, tra le tante assumptions, si fantasticava di ricavi dal mercato asiatico per 200 milioni nel prossimo anno (col Real Madrid reduce da due Champions consecutive a farne “solo” 180).

Ma aldilà del Derby di scartoffie inviate a Nyon, è sintomatico far notare come tutte le scadenze di questo piano strategico nerazzurro siano state accompagnate dal più classico dei pessimismi da parte degli organi di stampa nostrani.

Già l’anno scorso i mesi di Maggio e Giugno erano stati all’insegna del #portiamoilibriintribunale, #fallimento, #moriremotutti, per poi rinfoderare la falce del tristo mietitore e ammettere a mezza voce “L’Inter rispetta il FPF e chiude con un passivo entro i 30 milioni, come da accordo con l’UEFA” per farsi di nuovo barzotti e urlare “Ma entro il 30 Giugno del 2017 servirà il pareggio di bilancio, altrimenti saranno guai“.

Quest’anno hanno preso la rincorsa già al fiorire dei primi boccioli di inizio Marzo, tornando a gufare su “la necessità di vendere almeno uno dei suoi big per far quadrare i conti” (l’anno scorso Icardi, quest’anno Perisic).

Al solito, la faciloneria, la poca voglia di far lavorare i pochi neuroni a disposizione, o più prosaicamente la malafede hanno fatto ignorare a tutti le possibili strade alternative per arrivare allo stesso risultato.

Niente da fare: Sì va beh, l’Inter ci proverà, venderà qualcuno ma alla fine Perisic dovrà essere sacrificato per esigenze di bilancio ( vero, caro e sempre simpaticissimo Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport? Com’è che avevi intitolato? Ah si: “Ciaone“).

Eppure la tabellina era stata fatta e i conti, se erano riusciti a me, non erano proprio difficilissimi da ipotizzare:

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Ma niente… l’ordine è “ignora e martella“.

Finchè, messi davanti all’evidenza, ci si arrende con un freddo titoletto di pura constatazione:

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Ovviamente c’è chi fa di meglio, avendo preso (in cul… ah no scusate) atto della permanenza del croato. Ecco il sempre prode Corriere dello Sport vagheggiare di difficoltà di Perisic nel riconquistare il cuore dei tifosi nel caso in cui dovesse restare, ben accompagnato da altre testate pronte ad addensare nubi sulla sua permanenza che, per quanto non più legata ad esigenze di bilancio, è tutt’altro che scontata.

Il che ci porta alla conclusione di questo delirio rancoroso: il calciomercato interista è da anni un florilegio di rischi da evitare, centinaia di giocatori accostati al nerazzurro e obiettivi falliti (#interbeffata is the new #crisiinter), anche quando il rischio è ingigantito e l’obiettivo sfumato in reatà non è mai stato realmente cercato . Certo, si può sempre fare calciomercato nel modo dadaista in cui lo faceva Maurizio Mosca, dicendo che tutti i giocatori interessavano a tutte le squadre, potendo poi sempre dire “l’avevamo detto!“, ma lì almeno sapevamo a che gioco si giocava e si rideva col pendolino e la superbombadimosca.

Quelli che all’Inter sono ostacoli da evitare per rimanere in piedi, altrove sono invece speranze, possibilità, auspici: avete mai visto un tifo così sfegatato come quello di questi giorni per la trattativa Donnarumma-Milan, il cui lieto fine farebbe bene a tutto il calcio, come ha fatto presente la Gazza in questi giorni? Veramente da vomito, e la firma su quel pezzo di carta, da me ampiamente prevista (non che fosse così difficile prevederlo, aspettate qualche giorno e vedrete), farà partire l’ennesimo refrain su “certi amori che non finiscono” e il Club dei sentimenti che punta sui propri ragazzi italiani.

La ciliegina sulla torta sull’occhio di disriguardo nei confronti dei nostri si ha con il facile paragone circa l’eco mediatica delle imprese di due nomi del presente e passato rossonerazzurro alle prese con altri sport: Perisic in questi giorni si sta rilassando giocando a beach volley, mentre il grande Paolo Maldini ha provato con il tennis.

Nessuno dei due ha ottenuto grandi risultati: pare che il croato abbia perso tre partite su tre, mentre Maldini è uscito al primo turno perdendo 6-1 6-1.

Chissenefrega, dico io; bravi loro che sanno cavarsela anche in un altro sport, no?

No.

Maldini è stato celebrato manco avesse vinto Wimbledon, Perisic lo perculano manco fosse inciampato su una buccia di banana finendo in una pozza di fango.

Ma sono io ad essere paranoico, state tranquilli…

GUARDIAMO IN CASA D’ALTRI

Torno a scrivere dopo un periodo (tutt’ora perduante) di lavoro matto e disperatissimo, che tuttavia non ha del tutto annientato la mia visione paranoica e complottista del mondo del pallone.

Ecco quindi un sunto dei miei limitati pensieri di questi giorni, rigorosamente divisi per colori sociali.

 

I GOBBI

E’ ormai tardi per accodarmi a tutte le pur giuste spiegazioni eziologiche del tifo contro, e della conseguente goduria nell’assistere all’ennesima finale di Champions persa dalla Juve.

Aggiungerò solo che, non si offenda nessuno e se si offende ‘sticazzi, la finale ha dato ennesima conferma della qualità media del nostro Campionato, dove una buona metà delle squadre sostanzialmente si scansa quando incontra i bianconeri, per poi tentare la partita della vita contro le altre supposte grandi.

Se a ciò aggiungiamo le ormai paradigmatiche “due o tre sviste arbitrali” arriviamo a dare contorni un po’ più certi al dominio bianconero degli ultimi 6 anni in Italia.

La squadra, la Società e gli allenatori hanno fatto -duole dirlo- un lavorone, ma non hanno trovato nemmeno la metà delle difficoltà contro cui hanno dovuto combattere Roma e Napoli (tanto per limitarci alle rivali più prossime, e tacendo per pietà sulle milanesi).

In altre parole, la finale di Cardiff l’ha persa la Juve molto più di quanto l’abbia vinta il Real. Il celebratissimo blocco italiano difensivo è andato in palla totale nella ripresa, e al Real è bastato giocare una partita “giusta” (ma tutt’altro che superlativa) per portare a casa la centordicesima Champions della sua storia. Ecco che, di fronte ad avversari di rango, anche gli apparenti superuomini possono perdere il prefisso grammaticale, e forse vederlo rimpiazzato da un suffisso dal vago sentore dileggiatorio. Ominicchi? Forse no, almeno non tutti (qualcuno sì e non da oggi). Ma uomini in difficoltà sì. Sono stati bravissimi a far fuori un Barcellona al tramonto della sua grande stagione storica. Sono stati solidi nel non sottovalutare il Monaco. Sono stati inferiori al Real ed hanno meritatamente perso. Non è un delitto. E’ la verità.

Loro, i gobbi, sono il Male oggettivo, il nemico sportivo di tutti i tifosi non bianconeri. E’ la stessa cosa per il Real in Spagna, lo è stato il Manchester United in Inghilterra e via dicendo. Certo, loro ci mettono il carico da 90 continuando a sbandierare Campionati rubati e giustamente non assegnati e agendo con quella protervia che solo un Paese di servi come il nostro gli può permettere. Che almeno non si stupiscano se il popolino gode vedendo il Re insozzarsi l’uniforme reale nel fango.

 

I MERAVIGLIUOSI

Se i bianconeri, come detto, sono il male oggettivo, la mia testolina vive in un perenne ying-yang con il mio cuoricione, che invece percepisce epidermicamente la sponda sbagliata del Naviglio come il male soggettivo. Meno importante, forse (forse) meno grave, eppure -proprio perchè più superficiale- più fastidioso.

La vicenda Donnarumma di questi giorni sarebbe tale da giustificare tre giorni di ferie incollato a PC e televisore, con familiare di Peroni gelata a godersi lo spettacolo di travasi di bile, cuori che si spezzano e grande famiglia che sfodera i coltelli.

Creare una verità partendo da un falso storico è specialità della casa rossonera da trent’anni.

Gli 80mila di Barcellona

La squadra migliore di tutti i tempi

Il ragazzo (chiunque egli sia) vuole solo il Milan ed è disposto ad abbassarsi lo stipendio e giocare nella squadra che tifa fin da bambino

Il Club più titolato al mondo

Siamo una grande famiglia”

“Ringraziamo il nostro Presidente che ci è sempre vicino

Le nostre squadre propongono giUoco“,

E, degna fine di questo crescendo rossiniano, “Puntiamo su un blocco di giovani italiani per creare un senso di appartenenza”.

Di tutte queste sesquipedali minchiate, l’ultima è una cantilena che in questi giorni mi trovo a ripetere tra me e me a mezza voce, non riuscendo a terminarla visti i singulti di riso isterico che mi tocca trattenere.  Il contrappasso di “Gigio che è tifoso rossonero e che  ha fatto la trafila di tutte le giovanili rossonere” (balle, ma che ce voi fà… so’ abituati…) e che proprio adesso, sul più bello, dopo aver baciato la maglia, non firma il rinnovo e vuole più soldi altrove, è la miglior punizione che questo Club di venditori di fumo si merita.

Io, da rancoroso rompicoglioni, mi ero… (…dolto…. doluto…. com’è il participio passato di dolersi??) dispiaciuto, ecco, mi ero dispiaciuto del fatto che un (allora) quindicenne si affidasse a uno squalo come Raiola, che guarda caso come prima mossa l’aveva allontanato dalla squadra cui pareva destinato per tuffarlo nelle braccia geometriche del dottorgalliani .

Ma allora non fregava niente a nessuno: quello era solo un ragazzino e comunque finiva nella squadra dell’Amore, di-cui-era-tifoso-fin-da-bambino. L’invitabile e caramelloso lieto fine.

Adesso invece siamo allo scandalo, al pizzaiolo traffichino che turlùpina un’anima candida capace di baciare la maglia e bandiera designata dei prossimi decenni rossoneri.  Qualcosa invece va storto, non importa se magari, sotto sotto, perfino Raiola possa avere una parte di ragione, ed ecco che anche per il Milan si prospettano le parole “caos”, “crisi”, “shock”.

Cari cugini, benvenuti nel Calciominchiata. Dopo un po’ ci si abitua, e alla fine si impara a riderci sopra. Certo, voi arrivate da trent’anni di “giorni del Condor”, di “Mister X”, di colpo dell’ultimo minuto e di telenovelas scritte direttamente con l’inchiostro rossonero e riprese tal quale dai media nazionali. Farete un po’ più fatica di noi, ma vedrete che alla fine si sta bene.

 

I LUPACCHIOTTI

Sulla Roma ho avuto modo di riflettere in concomitanza all’addio di Totti, su cui non mi dilungherò più di tanto. Davvero commovente la passerella finale e  il discorso nel dopo gara, poi sulla carriera ognuno la pensa a suo modo.

Io continuo a ritenerlo uno dei due italiani più forti che abbia visto giocare (l’altro è Baggio), e che probabilmente (forse come Baggio) le cose migliori le ha fatte vedere dai trent’anni in su. Campione vero e preziosissimo.

Resto anche convinto che la condotta di campo spesso non sia stata all’altezza della sua classe (dallo sputo a Poulsen alla finale di Coppa Italia del 2010), e che dietro alla sua scelta di una carriera in giallorosso ci sia anche una parte di “comodità”.

Ma non è di questo che voglio scrivere. A me la Roma, negli anni, tante volte ha ricordato l’Inter. L’ambiente, la tifoseria, cronicamente incapaci di gestire la pressione, endemicamente affetti dal vizio di toppare proprio la partita che non puoi toppare (il 5 Maggio, Roma-Liverpool e Roma-Lecce, tutte nello stesso stadio, sarà mica che porti sfiga?).

Come i nostri, i giallorossi per andar bene devono viaggiare controvento, supplendo con risorse insperate, o comunque difficili da mantenere nel medio periodo. Dovendo far leva su quelle per contrastare le spinte contrarie anomale,  e cioè diverse dall’unica forza che dovresti contrastare su un campo di calcio, la squadra avversaria.

Un contesto del genere di porta, direi fisiologicamente, a non essere in grado di gestire la “routine”, la navigazione di bolina o, ancor peggio, il vento in poppa. Lì ti trovi smarrito, “E adesso che faccio? Devo solo giocare e battere l’avversario? E come si fa?”

La Roma ha un ambiente mediatico e di tifosi che ti prosciuga, a meno di non esserne tu stesso imbevuto; L’Inter, come noto agli affezionati lettori di queste pagine, è da sempre facile bersaglio di certo giornalettismo sensazionalistico, alla ricerca del titolo e del luogocomunismo anche oltre ogni logica.

Non arriverò mai a dire che mi stiano simpatici, ma ci sono degli elementi di analogia. E soprattutto, rispetto ai diversamente strisciati, ci sono alcune galassie di differenza.

La disamina dell’ennesimo anno zero dei nostri eroi in braghette, l’arrivo di Spalletti, quello di Capello a Nanchino, il caso-Perisic e il FPF da sistemare, sono tutti argomenti troppo nobili e importanti per essere immersi in questa rassegna di altri colori sociali.

Ne parleremo più avanti. Non so quando ma più avanti.

Stay tuned.