JAMM’ BBELL’

INTER-NAPOLI 2-1

Strama non sarà (e non è) Mourinho, ma il ragazzo ci sa fare. Il modo in cui ha preparato la partita col Napoli trasuda conoscenza calcistica da ognuna delle zolle semi sintetiche di San Siro: chiamatela consapevolezza dei propri limiti, chiamatela far-di-necessità-virtù, ma il Mister gioca una partita per molti versi opposta a quella vittoriosa contro la Juve, portando comunque a casa il bottino pieno.

E questo, cioè mantenere invariato il risultato al variare dei fattori messi in campo, per me continua ad essere una ricchezza inestimabile. In culo agli integralisti del 5-5-5 e applausi al Mister.

Il Cuchu, messo in difesa e impostato come libero d’altri tempi, controlla e gestisce al meglio la manovra, potendo far valere il fosforo invece della gamba. Piu’ avanti, e di contro, Guarin al posto di Palacio garantisce meno capoccia ma piu’ “animalanza”: il colombiano, se si tratta non di pensare ma di fare gara a chi spara piu’ forte, e’ tra i migliori cavalli in circolazione. Ottimo il gol su schema globale che sblocca il match dopo pochi minuti, che permette all’Inter -brava e fortunata- di poter fare la partita che voleva (della serie: vieni avanti tu che mi vien da ridere) e di poter gestire tempi e ripartenze secondo l’estro dei due puntelli Milito e Cassano.

Ancor piu’ incredibile il piedino fatato del Guaro quando piazza sapiente l’assist per il raddoppio del Principe, che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio francamente insperato, se si considerano un paio di spaventi in area nerazzurra, ma addirittura striminzito, se penso all’entrata su Cassano in area che mi fa sobbalzare e cristare contro il “solito” Rizzoli; il degno compare di Rocchi chiudera’ la prestazione con un gol napoletano in evidente fuorigioco e un mancato secondo giallo a Behrami, ovviamente catechizzato con una ramanzina tanto inutile quanto codarda a meta’ ripresa, dopo entrataccia cattiva su Guarin. La ripresa vede il Napoli in avanti per forza, con un’Inter a difendersi non sempre con ordine: un po’ di confusione dei nostri, un (bel) po’ di imprecisione di Cavani & co., qualche buona parata di Handanovic hanno fatto si’ che i nostri mettessero in cascina il terzo big match della stagione, dopo Derby e Juve, per non parlare della Fiorentina.

Cosa ci dice questa sbrodola: che i nostri vanno bene quando sono caricati a mille e quando possono suonare la musica che vogliono, soprattutto se lo spartito e’ difesa e contropiede. Un classico, un vecchio blues, 12 battute solo all’apparenza sempre uguali, che solo i veri appassionati sanno apprezzare, cosi “sanamente” lontano da quella banale ricerca di originalita’ (il tanto decantato “bel giuoco”) che dovrebbe essere garanzia di qualita’ e di risultati.

Musicalmente ho sempre fieramente disprezzato l’idea per cui una canzone, per essere “buona”, dovesse essere in 7/8, avere un assolo di flicorno francese e un testo scritto da un esperto di semiotica sanscrita. A tali stronzate, ho sempre risposto che, se l’obiettivo e’ fare musica “non commerciale”, tanto valeva fare un disco di soli rutti; giudizio critico: tafanata galattica, pero’ mooolto alternativo!

LE ALTRE

Per fortuna abbiam vinto, perche’ davanti e dietro non ci aspettano. La Juve vince la classica partita che vale doppio, conquistando Palermo giocando tutt’altro che bene, mentre i cugini regalano il vantaggio iniziale al Toro, per poi “matarlo” definitivamente. Gragnuola di gol tra Roma e Fiorentina, con occasioni e gol propiziate piu’ che altro da svarioni difensivi da censura.

E’ COMPLOTTO

Tutti hanno salutato Antonio Conte come se fosse tornato da un lungo viaggio, per non dire da una brutta malattia, e non da una squalifica di quattro mesi. Non speravo ne’ chiedevo un cazziatone mediatico al tecnico “agghiaggiande“, anche se mi sarebbe piaciuto che qualcuno un po’ meno prono degli altri gli chiedesse “senta, siccome si e’ sempre dichiarato innocente e vittima, ci dice un po’ com’e’ andata?”. Invece no, tutto all’insegna del “quanto tempo! Ma come sta? Che bello rivederla!” con tanto di telecamera dedicata e mutismo assoluto sulla mancanza di dichiarazioni pre partita (ricordiamo invece il grave danno inflitto in primis ai propri tifosi dall’Inter che proclamava il silenzio stampa dopo le ennesime sviste arbitrali). D’altra parte, non sono mancate le solerti prostitute intellettuali a ricordarci che per l’Inter c’e’ poco da sorridere, risultato a parte: poco giuoco, pochi tiri in porta, portiere tra i migliori in campo… oltre a un Napoli-di-grande-personalita’ (recitata a mo’ di mantra da Caressa in telecronaca). Per fortuna non tutto e’ cosi’ buio, e allora giu’ il cappello ancora una volta a Zorro Boban e al suo commento alla partita e a Milito: a Stramaccioni fa complimenti sentiti, dicendogli in sostanza che sta ottenendo il massimo e forse di piu’ dalla rosa in dotazione, pur praticando un gioco che a lui personalmente piace poco e insegnando a tanti giornalisti teoricamente piu titolati come si fa un commento tecnico ad una partita. Ottimo anche quando si rammarica con Milito per averlo visto troppo tardi a certi livelli e quando constata che l’eta’ comincia a farsi sentire, con effetti poco piacevoli sulla velocita’ e sulla continuita’ nell arco dei 90 minuti. Ripeto quello che ho detto piu’ volte: notando con ribrezzo una stampa prona a questa o quella squadra, l’ultima cosa che voglio e’ ricevere analogo trattamento nei confronti dei miei ragazzi: two wrongs don’t make a right, ho imparato a dire. Quel che mi aspetto e’ pero’ onesta’ intellettuale e liberta’ di pensiero; quel che pretendo e’ che -ultimo esempio- se un difensore entra a scivolone e prende sia palla che piede avversario, o sia sempre rigore o non lo sia mai. Sappiamo invece come funziona nel salivato mondo dei media sportivi italiani… But that’s nothing new to me.

WEST HAM

Confesso di essere colpevole della sconfitta casalinga contro il Liverpool per 3-2. Assisto ai primi minuti della partita che vedono i Reds rapidamente in vantaggio, per poi estraniarmi una buona ora, sufficiente agli Hammers a ribaltare il risultato. Mi riaffaccio quindi alla partita per il quarto d’ora finale, che vede il West Ham soccombere e inassare 2 gol in pochi minuti.

Mario, quando vedi che butta cosi, fatti i cazzi tuoi!

Hombres del partido

Hombres del partido

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

PARMA-INTER 1-0

Io sono un tifoso superstizioso, e forse non è possibile essere davvero tifosi (e cioè di parte, irrazionali, solo sporadicamente ragionanti) senza attribuire importanza –eccessiva s’intende- a cabala e precedenti di ogni tipo. Ecco perché sentivo puzza di bruciato per questa partita, chè ci sono dei campi che tradizionalmente ci dicono male: Parma, Udine, Bergamo… postacci dove, anche le poche volte in cui si è vinto, lo si è fatto per fatti episodici (botte di culo o prestazioni troppo belle per essere vere).

Non volendo però passare per gufo, mi concentro per pochi secondi sullo squallore che mi è toccato vedere (in differita, oltretutto): la cosa che più mi ha deluso è la rassegnazione della squadra, la mancanza di voglia di vincere. Ma porcamignotta, con la Juve che ha perso e ti ridà la possibilità di tornare a -1, e col Napoli che ha appena vinto la sua partita, scavalcandoti in classifica, il minimo che tu possa fare è entrare in campo per mangiare gli avversari. Poi ci sta di non vincere perché sei troppo confusionario, perché non hai la necessaria lucidità per giocare come dovresti. Ma non puoi sembrare un morto che cammina per 90’.

Ci sta il calo fisico, ci stanno le assenze, ci sta pure tua sorella, vecchia baldracca, ma non è possibile subire un gol, come quello di Sansone, preso dopo discesa indisturbata di 50 metri del suddetto giocatore, senza che a nessuno venisse in mente di stenderlo prima che diventasse pericoloso. In quel momento abbiamo avuto la poco invidiabile sensazione di vedere riassunta e messa sotto vuoto tutta l’arrendevolezza della squadra(ccia) e l’ineluttabilità della partita. Palacio e Milito naufragavano a 60 metri dai compagni, Cuchu e Capitano statici come non mai, e Nagatiello a vedersela da solo contro Biabiany, Rosi e Marchionni: tre contro uno is not fair

Per il resto, leggo che non bisogna caricare di troppe responsabilità Alvarez perché lui fa tutto quello che può (“cioè nulla” direbbe Lucianino Perozzi) e quindi non possiamo pretendere più di tanto. Sarò semplicistico, ma credo che la maniera migliore per non stressare troppo il povero ragazzo sia sbolognarlo al primo che passa e toglierci il dubbio che forse, con un po’ di velocità in più, con qualche partita giocata nel suo ruolo (che poi, quale sarebbe?), usando anche il piede destro.. chissà potrebbe addirittura migliorare.

Anche Guarin, che pure ha fatto vedere più “arrosto” del fumoso collega,  soffre del difetto più grave per un giocatore di pallone: è “calcisticamente scemo”. Punta troppo sul suo fisico, non si appoggia mai al compagno (non che ne abbia a dozzine, visto che a smarcarsi e dettare il passaggio pare si piglino delle brutte malattie…), insomma un casinista là dove servirebbe un geometra.

Non vi ammorberò dicendo ovvietà del tipo “non eravamo fenomeni 20 giorni fa, non siamo dei rottami oggi” (cosa che peraltro sottoscrivo), ma mi limito a osservare, non senza preoccupazione, che quella capacità che più volte ho visto in Stramaccioni di leggere bene la partita e di motivare al meglio i giocatori è clamorosamente mancata nelle ultime uscite. Pesano senz’altro gli infortuni, pesano in classifica gli errori arbitrali, ma il ragionamento qui è diverso e riprende quanto scritto in apertura: tu a Parma devi entrare e fare a cazzotti con tutti. Se perdi, devi perdere perché l’hai fatta fuori dal vaso, non perché il tuo encefalogramma segna una monotona linea retta.

Eccheccazzo!

LE ALTRE

Come detto, la classifica che poteva vederci rifare capoccella alla Juve, ci vede invece a distanza immutata dai gobbi, ma con la poco gradita novità del sorpasso da parte del Napoli e dell’aggancio da parte della Fiorentina. Terzi a pari merito, dunque. Non male se ce l’avessero detto a Settembre, ma da giramento di coglioni se analizziamo le ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è, ma è per palati fini (o per paranoici, fate voi…): nei giorni scorsi, Galliani preannuncia che, per la partita Milan-Juve, avrebbe invitato Van Basten a San Siro perché in quella data ricorreva il ventennale di un Milan- Goteborg, finita 4-0 e con 4 gol suoi. Niente da dire sulla scelta in sé, più che legittima e degna occasione per tributare il giusto plauso ad uno dei più grandi centravanti del calcio moderno.

Quello che mi stomaca, e che mi fa gridare “Servi!” alla redazione di Sky, è lo speciale sui gol segnati da Van Basten al Milan nel ventennale della famosa partita.

L’ho detto a Gio’, che mi ha riservato lo sguardo paziente e compassionevole che tira fuori in questi casi, ma come direbbe Paolo Cevoli nei panni dell’assessore, “c’ho ragione e i fatti mi cosano!”.

Cara Sky, è Galliani che ti fa il palinsesto? E’ il Milan che ti suggerisce i video celebrativi da mandare in onda proprio alla vigilia di Milan Juve? ‘Ste marchette falle fare a Milan Channel, o a Mediaset –sempre che ci sia differenza- ma tu mantieni una tua cazzo di linea autonoma e non pendere dalle labbra di Zio Fester come se fosse l’Oracolo di Delfi.

Tornando alla nostra partita, mi limiterò a segnalare l’enfasi e il sottile compiacimento (processo alle intenzioni, lo riconosco) di Maurizio Compagnoni allorquando ricordava il tragicomico record nerazzurro al Tardini, snocciolando date e risultati che ferivano il qui scrivente come una coltellata.

WEST HAM

Grave ma tutto sommato meritata sconfitta per 3-1 nel derby contro il Tottenham.

Core 'ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l'Inter. Consoliamoci: almeno a 'sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri...

Core ‘ngrato: Biabiany fa il solito partitone contro l’Inter. Consoliamoci: almeno a ‘sto giro non ci hanno segnato nè Marchionni nè Amauri…

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

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Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

WAKE UP TO REALITY

ATALANTA-INTER 3-2

Il risveglio è amaro ma difficilmente evitabile. Nemmeno il più ottimista tra noi poteva sperare che la serie di vittorie, ancor di più in trasferta, continuasse sine die tra il sollazzo nostro e lo scoramento altrui. Quindi abbiamo preso tre pere in una partita che si poteva anche pareggiare e financo vincere. Non mi vergogno più di niente, quindi riconosco senza problemi che in questo stesso campionato abbiamo vinto partite giocate assai peggio di ieri (Toro, Chievo, Derby la triade della speculazione calcistica), ma proprio perché altre volte ci è andata bene, non sto qui a rimuginare per una sconfitta che, come detto, arriva dopo un periodo aureo.

Piuttosto, ci sarà da imparare da questi tre fischioni, e farne tesoro, anche. Senza Samuel e Ranocchia abbiamo ballato e non poco: comprendo le difficoltà di organico di Stramaccioni e la sua scelta di tenere il Cuchu a metacampo, per non concedere il pallino del gioco agli orobici; fatto sta che la difesa, guarnita dai soli JJ e Silvestre, ha ballato e non poco, soprattutto nell’argentino che, nei fatti e al netto di errori arbitrali, ha sulla coscienza due dei tre siluri beccati. Volendo vedere i lati positivi, la partita di ieri ci fa ancor più apprezzare la “svolta” post Siena e la conversione alla difesa a tre, che senz’altro offre una maggior protezione ad Handanovic e rimane a mio parere l’assetto tattico su cui insistere, in attesa di centrocampi migliori. Detto ciò, e quindi smentendomi a distanza di poche parole, ho trovato interessante l’affermazione di Colantuono, che ha detto di essere stato costretto a preparare 3 o 4 partite diverse, a seconda dello schieramento scelto dall’Inter. Questa “camaleonticità” dei nostri mi pare una ricchezza da sfruttare, tanto per non dare punti di riferimento agli avversari e sfruttare i pochi effetti sorpresa ancora possibili nel giuoco del pallone. Chiaro che lo scherzo viene meglio quando puoi scegliere e non quando sei obbligato a cambiare. Ma tant’è.

L’Atalanta ha giocato meglio e ha meritato di vincere, e se vogliamo fare i farmacisti e pesare sul bilancino le occasioni dei bergamaschi, il rigore assai generoso è compensato dal gol divorato da Denis nel primo tempo. Noi come detto abbiamo ballato e parecchio, anche se là davanti Palacio è stato pericoloso, supportato solo a momenti da un Cassano svagato e da un Milito con le polveri bagnate.

Le lodi di queste settimane sul trio delle meraviglie deve aver nuociuto ai nostri, se è vero come è vero che i ragazzi cercano con ottusa insistenza la triangolazione al limite dell’area, sfidando la muraglia orobica, invece che propendere per la sabongia ignorante (quanto ho goduto al pareggio di Guarin su tiro centralotto ma a voragine). Ragazzi, di Barcellona ce n’è uno e per fortuna sta lontano da qui. Noi giochiamo come siamo capaci di fare, e tiriamo, porcadiquellatroia.

La settimana vuota da impegni infrasettimanali speriamo arrivi a fagiuolo, in modo da recuperare fisico e morale in vista del Cagliari in casa, partita da vincere-e-non-ci-sono-cazzi, visti i concomitanti incroci tra Juve-Lazio-Napoli-Milan.  Aldilà della goduria immensa rappresentata dalle tre pere rifilate ai gobbi a Torino, resto tuttavia convinto che il Campionato lo si vinca sulla regolarità più che sugli scontri diretti: motivo per cui temo che la Juve non avrà grosse difficoltà a bissare lo scudetto. Noi però dobbiamo rimanere in scia, principalmente perché you never know… e poi perché arrivare secondi vorrebbe dire Champions senza passare dal via (leggasi: preliminari). Lo scontro col Napoli arriverà a Dicembre e credo che il prossimo mese darà un’idea di cosa poterci legittimamente aspettare dal girone di ritorno.

Non posso però chiudere senza aver sentenziato sui singoli: so che molti di noi se la prenderanno con Silvestre, che poco fa ho già segnalato come responsabile del 66% dei gol presi ieri sera. Però Silvestre nella difesa titolare, ad oggi, non ha mai giocato, e non è da lui che mi aspetto grandi cose (qualcosa di meglio sì, chè se intervieni a scivolone in area su uno che pesa 30 kg è ovvio che quello ce prova: hai preso la palla, sì, sei innocente ma ingenuo come un bambino dell’asilo, nido). Piuttosto è Alvarez che non voglio più vedere. Ieri è entrato con l’indolenza e la presunzione del peggior Recoba, scartandosi da solo sui primi 3 palloni toccati e colpendo gli omini delle bibite nelle due azioni seguenti. 12 milioni per ‘sto coso qui, negli stessi giorni in cui –non lo dimentico- la Roma pigliava Lamela. Poco da dire, non puoi sempre pescare il jolly quando compri giovani interessanti in prospettiva, ma dovremmo ormai aver capito che chell lì l’è no da Inter.

LE ALTRE

La Juve demolisce un Pescara  che fa quasi tenerezza, riprendendosi il +4 di 10 giorni fa ed annullando, almeno aritmeticamente, le conseguenze della nostra impresa. Il Napoli ribalta la partita nel finale contro il Genoa e si rimette in scia, ad un solo punto dai nostri. Il Milan si conferma certezza granitica perdendo una partita di rara pochezza, in cui riesce a sbagliare un rigore con Pato –credo l’abbiano impalato nello spogliatoio nell’intervallo, non potendosi più difendere nemmeno con gli ammanicamenti alle alte sfere-, a segnare con Pazzini dopo palo di tacco di Mexes, ma soprattutto a pigliare 3 gol da una Fiorentina senza Jovetic. Bella squadra la Viola, che sta anche imparando che tirare in porta non è peccato mortale e non danneggia la salute. La Lazio vince il Derby in rimonta, dopo l’ennesimo e allucinante black out di un giocatore capitolino nella stracittadina (De Rossi nell’occasione): non ho i numeri sotto mano, ma credo che negli ultimi 20 derby, le sfide finite in 11 contro 11 si contino sulle dita di un’unghia (cit. etilica tardo adolescenziale ma sempre valida); anche a Milano il derby è sentito, e molto, eppure non vedo in campo quella percentuale così alta di “vene toppate” che invece riscontro puntualmente all’ombra del Cupolone. Mistero della fede…

E’ COMPLOTTO

Pirotecnica la settimana nella quale si è cercato di fare passare la sconfitta della Juve come “salutare” per i bianconeri che si sono levati di dosso il peso del record di imbattibilità e che possono guardare al futuro con rinnovato spirito. Del resto, se gli errori arbitrali nei 90’ li avevano “psicologicamente sfavoriti”,  devo ammettere che nello sparare cazzate c’è una certa coerenza. Che ovviamente non è applicabile all’Inter, visto che già piovono titoli all’insegna del “tutto da rifare” dopo una sconfitta che chiude una striscia record di 10 vittorie in trasferta consecutive.

Lode al Mister che, pur tenendo fede alla sua promessa di non commentare gli episodi arbitrali, lascia comunque trasparire il suo disappunto quando dice “non ho commentato quelli di Torino, volete che commenti questo?”. Bravo Strama, avanti così anche sotto questo aspetto.

Volevo invece spendere un paio di righe per dare personalissimi –e in quanto tali sacrosanti- giudizi su alcune delle voci che abitualmente commentano le gesta dei nostri eroi in bragoni corti su Sky (spero sia già noto il perché non sia utente di Mediaset Premium, chè non è che siccome non sei più Presidente del Consiglio, allora ti do i soldi per la tua cazzo di pay tv…).

So che molti interisti detestano lo Zio Bergomi, accomunandolo alla suprema prostituta Aldo Serena (puttana-l’hai-fatto-per-la-grana) nel parlare male della squadra in cui tanto ha giocato e troppo poco ha vinto. A me lo Zio invece piace, pur nel suo detestabile zerbinaggio al Caressa di turno (Sì Fabio, Certo Fabio, sono d’accordo Fabio). Di calcio ne sa a pacchi, e credo che, nonostante l’amore mai sbocciato col Sig. Massimo, si violenti ogni volta per mantenere un’obiettività credibile e non mostrarsi più nerazzurro di quello che è.

Alla stessa stregua, seppur con colori inequivocabilmente diversi, apprezzo i commenti di Boban e Costacurta: il primo è tra i critici più feroci del Milan –e di tutte le squadre in generale, mi fa morire la pacatezza e l’occhio assonnato con cui dice al malcapitato di turno “Mister, stasera avete giocato malissimo e non ha funzionato niente”-. Il secondo, un po’ come lo Zio, non si nasconde dietro un dito, tentando di dissimulare la militanza ventennale nella sua squadra, ma lo fa senza mai essere fazioso, ed esibendo anche qui una competenza che –onestamente- non gli riconoscevo (da giocatore l’ho sempre odiato e considerato un miracolato, il Ringo Starr dei centrali difensivi, chè tra John Lennon Maldini e Paul McCartney Baresi la mia porca figura l’avrei fatta anch’io).

Dove invece mi inviperisco è nell’ascolto di quelli che dovrebbero essere giornalisti o opinionisti “senza pedigree”. Caressa è semplicemente insopportabile, convinto che la gente segua la partita per sentire lui e non per vedere chi vince. La sua innegabile preparazione in termini di regolamento ed aneddotica sfocia il più delle volte nella saccenza del primo della classe. Del resto, uno che ha voluto tradurre la versione della maturità dal greco in latino dice tutto di sé già a 18 anni… Sconcerti spero si presti al gioco di sostenere di volta in volta la tesi meno plausibile, perché se quello che porta avanti non è un esercizio di stile, la soluzione è una sola (T.S.O.). Accomunare anche pur alla lontana Moggi e Facchetti, ritenere la Juve penalizzata dagli episodi arbitrali a proprio favore, e trasecolare allibito allorquando qualcuno osa adombrare suddetti errori con il sospetto di una malafede è davvero troppo per essere vero. Tanto per dire l’ultimissima, prima della partita di Bergamo mi pare preconizzasse un’Inter arroccata in difesa, schierata con 8 tra difensori e mediani e con soli 3 giocatori offensivi. Ora, a parte il considerare Guarin un mediano rubapalloni, non trovate anche voi singolare che una squadra che schieri 3 punte in trasferta non venga lodata –o anche solo commentata- per questo fatto, ma venga criticata- o anche solo liquidata- con una considerazione sugli altri 8 in campo? Andando poi nel tecnico, complimenti al decano Sconcerti: l’Inter ieri sera ha perso proprio per lo scarso filtro che il centrocampo ha garantito ad una difesa già sguarnita di suo…

Morale, arrivo a preferire un commento fazioso ma intellettualmente onesto a quelle che chiamo prostitute intellettuali: Scarpini, tanto per non far nomi, non mi fa impazzire perché spesso dice quello che spera accada, non quello che accade (classico esempio dopo tiraccio dei nostri alla bandierina: “c’è una deviazione? è calcio d’angolo?” e dovendosi poi smentire da solo 5 secondi dopo), ma almeno non ha dei commenti pre-costituiti, non ha 2 o 3 copioni scritti in funzione del risultato, che fanno comunque leva sui soliti luoghi comuni triti e ritriti e peraltro spesso falsi (l’Inter cinica, l’Inter che si basa sulle individualità, il risultato non dice tutto –ma solo quando vince-…). E’ capace, lui come altri, di dire “questo era rigore” anche se il fallo l’ha commesso Samuel, oppure “ci è andata bene” se (ma quando mai?) l’arbitro sbaglia a nostro favore. Poi, è ovvio, se c’è da indignarsi per un torto subito o esultare per un gol, grida anche più degli altri, ma almeno senza togliersi le cuffie per non farsi sentire (vero Caressa?).

WEST HAM

Vittoria da vertigini nel profondo Nord, Newcastle battuto e incredibile 6° posto assicurato, più in alto dei concittadini Tottenham e Arsenal, tanto per dire… they reach the sky!

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo...

Tirare: condizione necessaria ma non sufficiente per vincere le partite. Così, tanto per ricordarlo…

FOR ONCE!

INTER-FIORENTINA 2-1

Qualche volta siamo bravi a sbugiardare il pronostico anche a favore nostro.

In quello che mi aspettavo essere un bagno di sangue, gli Strama-boys pestano giù la miglior prestazione stagionale, portando a casa 3 punti di capitale importanza e dando una lezione di tattica e praticità ai soloni del bel giUoco, uniti in preghiera a santificare il possesso palla fine a se stesso.

Vi fermo prima di darmi del fazioso e dell’incoerente. Passi per la prima –and proud of it!-, ma non per la seconda: ho sinceramente applaudito alla Viola vista in settimana contro i gobbi, i quali hanno faticato e molto a contenerne la trama di passaggi e movimenti. Il calcio è però quello sport nel quale occorre tirare in porta, se si vuol vincere. Montella, grandioso centravanti fino a pochi anni fa, immagino avrà scomodato San Gennaro in persona maledicendo la mancanza di tiri verso Handanovic durante i 90’ di San Siro.

I nostri invece fanno ammazzare di onanismo calcistico i rispettivi avversari, ma non si fanno fregare quasi mai. La gentile prateria riservata in occasione del 2-1 serve solo ad aggiunger tal Romolo al copiosissimo elenco dei “primo gol in Serie A all’Inter”. A parte questo, poche gatte da pelare per la nostra retroguardia, ben protetta da un centrocampo ben guarnito di corsa (Nagatiello e Zanna), fosforo (Cuchu), fame di palloni (Gargano) e fantasia (Coutinho, novità di serata). Il Mezzano gioca una buona gara, e i suoi riccioli fanno capolino in diverse azioni pericolose dei nostri, a partire dalla discesa che porta poi al rigore. Il ragazzo mi pare più spigliato e veloce della versione ante-Espanyol e, se riuscirà a migliorare ulteriormente la velocità nei primi metri, può diventare un’arma molto interessante per i nostri. Così facendo può scappar via e eludere il contrasto dell’avversario; se invece deve fare a spallate, cade per terra 11 volte su 10.

Ottima anche la palla rubata a Borja Valero e data in verticale a Cassano, che ha servito uno dei millemila assit poi sciupati da Milito. Serata in chiaroscuro per il Principe, che ha sì sbloccato la partita trasformando il penalty di cui sopra, che è sì stato bravissimo e sfortunato scassando la traversa dopo l’azione più bella della partita, ma che si è altrettanto colpevolmente divorato 3 gol, due dei quali davvero facili (sul terzo Viviano viene colpito dalla botta ignorante da due metri). Bene così comunque, il sosia di Francescoli continua ad essere un manuale vivente di tattica e intelligenza calcistica per come si muove, difende palla manco fosse Ibra e partecipa all’azione. Il ragazzo è forte e discretamente in forma, continuate a servirlo e vedremo il suo sguardo allucinato esultare ancora per molto.

Solo due righe sul rigore, che –per una volta a nostro favore- “a termini di regolamento ci sta”. Odio questa frase, e infatti i falli di mano di quel tipo (palla a un metro, braccio che fa un movimento tutto sommato naturale) non li fischierei mai. Ma che ci posso fare? Non ammonirei nemmeno quelli che si tolgono la maglia per esultare, ma se la regola c’è bisogna applicarla. E siccome la regola dice che se interrompi una azione pericolosa facendo fallo di mano, vai ammonito, allora anche il giallo è ineccepibile. Dura lex, sed lex.

Ancor più da cartellino la stupida cianghetta che lo stesso difensore fa su Nagatiello nella ripresa, guadagnandosi l’uscita dal campo con una mezzora d’anticipo. Quindi, caro Sconcerti, stia pur silente (v. infra).

Tornando ai nostri, in questa fase della stagione siamo legati a doppio filo al rendimento di Cassano, il che non è esattamente la roccia più solida alla quale ancorarsi nel mare in tempesta. Detto ciò, Andò sta giocando bene e comportandosi meglio. Il ragazzo segna con piacevolissima continuità (il 2-0 di ieri è di rara freddezza e lo porta a quota 4 in campionato),  sforna assist a profusione (come detto, si spera vengano sfruttati meglio nelle prossime uscite) e si comporta come un’educanda. La mancanza di Sneijder continua per me ad essere un problema e non vedo come lui e la squadra possano avvantaggiarsi da questa assenza, ma è un fatto che Fantantonio si stia caricando la squadra sulle spalle e che meglio di così non potevamo aspettarcelo. Alla faccia dello scambio con Pazzini, ennesimo regalo dell’Inter ai cugini. Ricordando che nello scambio erano inclusi 7 milioni a nostro favore. Sucate.

Per il resto, ancora bene i tre centrali e in special modo i due giovani, con Samuel vecchio picchiatore in crescita di rendimento fisico.

Cambiasso, non foss’altro che per il “velo” in occasione del raddoppio, fa capire agli incompetenti che gli rimproverano una certa staticità (eufemismo), che uno con la sua visione di gioco potrebbe giocare anche legato ad un guinzaglio: una sorta di Mago Oronzo calcistico “con la sola imposizione dei piedi e della pelata…”.

Volgendo lo sguardo avanti, non posso non guardare con preoccupazione al viaggio in Azerbaigian, sperando che la logistica sia leggermente più confortevole della mia (per fortuna indiretta) esperienza. Quantomeno che l’aereo non sia un Antonov o un Savoia Marchetti in tela cerata… Torneremo giovedì in tarda nottata, con soli due giorni per preparare il Derby. Ai cugini moribondi non credo, e se anche lo sono si trasformeranno in Lazzaro per 90 minuti. Il mio rischio è di sottovalutare la partita di coppa di giovedì –per dire, ci avrò il dentista il concomitanza col fischio di inizio-: l’importante è che non lo facciano loro.

 

LE ALTRE

La Juve asfalta la Roma che –guarda un po’- dopo averci battuto ha preso sberle più o meno ovunque. Non vedo il match, se non per un blitz intorno al 20’ del primo tempo, quando il riquadrino in alto a sinistra già segnala un inquietante 3-0. Vedendo poi un po’ di azioni, capisco che il 4-1 finale va addirittura stretto ai gobbi. Che dire, se quella di Firenze era una comprensibile boccata d’ossigeno prima di riprendere la marcia, tocca dover dire che se lo possono permettere.

Il Napoli tiene botta, pur faticando molto a Genova e vincendo con un rigore discusso (dentro o fuori area?): ad ogni modo confermano di essere per distacco le due prime forze della Serie A, dietro alle quali i nostri raggiungono la Lazio.

I cugini impattano a Parma pur mostrando scoraggianti (per noi) segni di risveglio: El Sharaawi non centra un cazzo con Eto’o, ma è bravo e segna. Montolivo è un mezzo campione, ma coi piedi ci sa fare e lì in mezzo la sua la può dire. Inutile aggiungere che batterli domenica equivarrebbe a mettere una pietra tombale sulla loro stagione all’inizio di Ottobre. Quasi troppo bello per essere vero…

 

E’ COMPLOTTO

Più passa il tempo, meno tollero Massimo Mauro: crede di essere arguto, competente e spiritoso, risultando di contro fazioso, banale e lamentoso. Il ragazzo fa il simpatico nel post Juve Roma, con la Juve che ha fatto polpette della Maggica che pure aveva ben impressionato a San Siro, dicendo “Beh ma la Juve non è mica l’Inter”. Avrei pagato per sentire qualcuno chiedergli un commento sulla vittoria dei nostri contro quella Viola che non più tardi di 5 giorni fa aveva messo all’angolo i campioni d’Italia.

Stucchevole nella sua faziosità anche Sconcerti (legittimamente  tifoso Viola e reo confesso) parlare dell’arbitro Giannoccaro come di arbitro “statisticamente amico dell’Inter” e volendo nascondere dietro il paravento della statistica un giudizio di merito sull’operato dell’arbitro. Fai l’onesto e dì che non c’era rigore, ma non fare buttare il sasso e nascondere la mano…

Aldilà di tutto, trovo davvero incredibile come la stampa italiana sia così schiava del giuoco fine a se stesso: quando –giustamente- ieri lo Zio ha chiesto a Montella come aveva visto la partita, gli ha detto papale papale che era abbastanza certo che l’Inter avrebbe vinto, perché la partita l’avrebbe fatta la Fiorentina e l’Inter avrebbe potuto ripartire e far male in contropiede. La domanda, ripeto: intelligente e legittima- è stata “col senno di poi non ti sei pentito di esserti sbilanciato così tanto, facendo proprio quel che l’Inter stava aspettando?”. Montella ha sostanzialmente risposto che coprendosi o rinunciando al loro gioco avrebbe rinnegato tutto il suo lavoro e avrebbe dato un messaggio sbagliato ai propri giocatori.

Boh, io continuo ad apprezzare un allenatore che riesce a far giocare i suoi in tanti modi diversi, e che si adatta di volta in volta all’avversario per colpirlo lì dove ritiene ci siano dei punti deboli. Mi pare talmente ovvio che –nel calcio ancor più che nella vita- non esista una “one best way” per giocare, che faccio fatica a spiegarmelo.  Zeman e Sacchi sono due aspetti della stessa medaglia, e gli effetti, a volerli vedere, confermano quanto vado dicendo: i risultati li hanno ottenuti rispettivamente quando hanno avuto ragazzi talentuosi alla prima esperienza, e pronti a correre come dei pazzi, oppure perché avevano fior di giocatori, che avrebbero vinto indipendentemente dal modulo utilizzato.

But that’s just me talking crap…

 

WEST HAM

Monday night in casa del QPR, sperando che Julione Cesar non sia in forma… Nel frattempo, veleggiamo nelle tiepide e placide acque del centroclassifica.

Goodfellas

  Goodfellas

HAPPY BIRTHDAY TO YOU

CHIEVO-INTER 0-2

Come detto ancora incredulo a fine partita: beh, bello però vincere ogni tanto!

L’Inter vince la sola partita giocata in maniera decente nell’arco degli ultimi 40 giorni e si fa un bel regalo per i suoi 104 anni: non è l’età media del centrocampo titolare, ma l’età effettiva del Club, fondato il 9 Marzo 1908.

La nuvoletta di Fantozzi aleggia ancora più che minacciosa sulle capocce dei nostri, fermando sulla traversa un bel tiro di Sneijder nel primo tempo e soprattutto facendo sbagliare un rigore a Milito, al quale devo confessare una cosa: se mi sono accorto io che di solito i rigori li tira forti, centrali e a mezza altezza, ragione vorrebbe che si scegliesse un angolo e ivi si tirasse forte. Sorrentino, portiere clivense di buono spessore e sufficiente perspicacia, resta invece fiducioso della bomba ignorante a centro porta ed è bravo a respingere, mantenendo la porta veronese inviolata.

Il primo tempo, complice un ritorno al rombo che a mio parere dà ordine più mentale che tattico, vede i nostri in buona forma, con Stankovic e Sneijder a fare da vertici del suddetto quadrilatero e Zanna e Poli fidi scudieri laterali.  Dietro soffriamo poco, se si eccettua la solita ventina di rimesse laterali regalate da Maicon e l’uccellata di Pellissier ai danni di Lucio, che rimedia poi con mestiere nell’unica occasione creata dal Chievo.

Davanti il Principe e Forlan fanno quel che possono; pesa come detto il rigore sbagliato, ma i due si muovono e si cercano con sufficiente applicazione.

La ripresa ci vede in versione più ciapatina, forse per paura di non riuscire a sbloccarsi e quindi di subire la beffa, o forse per un purtroppo comprensibile calo di energie fisiche: l’autonomia dei nostri non può essere raddoppiata per il solo fatto di aver tenuto il Cuchu a riposo, e quindi le gambe a poco a poco mulinano meno km e lasciano un po’ più spazio ai gialloblù. La partita scollina lemme lemme fino agli ultimi minuti, nei quali è chiaro che solo un episodio può dare la vittoria ai nostri.

Ai nostri avversari lo 0-0 va più che bene, e quindi il corner al minuto 88’ è di quelli troppo preziosi per essere sprecati. La parabola di Wes pare anche lentuccia e prevedibile, ma Samuel è talmente bravo e forte da saltare in anticipo, colpire in controtempo e prendere di sorpresa Sorrentino. Vantaggio a 2 minuti dalla fine ed una strana sensazione di eccitante sollievo che corre sulla schiena “fandomi felice” (cit. eliana).

Nemmeno il tempo di capacitarmi dell’incredibile evento –e di dire “portento” continuando le citazioni delle sopracciglia del rock n roll italico- che il prode capitano, 40 anni e non sentirli, si sciroppa 50 metri di corsa e pennella dalla destra il cross sul quale plana il Principe, capocciando in rete il 14° sigillo di una stagione almeno numericamente buona, e dando ai ragazzi la gioia e –si spera- la tranquillità per preparare quella che oramai è da tutti vista come LA partita.

 

LE ALTRE

Non seguo il pomeriggio domenicale e quindi apprendo i prevedibili punteggi in arrivo da Milan e Juve. I gobbi paiono aver finito la benzina e, come da me preconizzato (rectius gufato), mostrano il lato debole del giocare sempre a mille all’ora: ficata finchè la brocca ti regge, ma poi son dolori. I cugini invece marciano come un diesel e temo che nessuno possa seriamente contendergli il campionato. Che mediocre è e mediocre rimarrà, vista anche la figura demmerda dei succitati diavoli in terra albionica. L’illusione di vedere ripetere i capolavori di La Coruna o Istanbul è durata poco meno di un’ora, ma è comunque stato bello vedere certe facce impallidire e poi riprendere colore nell’arco di 90 minuti. E meno male che hanno la Champions nel DNA!

 

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dalla maiuscola prestazione rossonera per sottolineare il livello di zerbinaggio che qualcuno tra le decine di inviati al seguito dei suddetti riesce comunque a raggiungere: Nosotti di Sky riesce a chiedere a Mexes se la partita di Londra possa dare una spinta in più in vista del Campionato. Splendido nella sua imbarazzata sincerità (o forse solo lucidità) il francese quando lo rintuzza dicendo “Veramente stasera abbiamo perso 3-0…!”.

Guardando in casa nostra, un ceffone al servo di turno che prima dipinge Pellissier come “uno che all’Inter ha sempre fatto gol” (vero), salvo poi commentare il cambio del suddetto con Moscardelli dicendo “entra adesso una punta che in passato ha già fatto tanto male all’Inter” (ha segnato un gol lo scorso anno, e purtroppo, visti gli ultimi precedenti, non è nemmeno evento così raro per una qualsiasi punta…). Il gufaggio a oltranza era iniziato annuncuando l’arrivo di Moratti al Bentegodi e ricordando lo spiacevole precedente dell’ultima trasferta seguita in prima persona dal Presidente (Novara, sconfitta a settembre e bye bye Gasp): insomma, tutti gli ingredienti possibili per rendere ancor più acida e indigesta la partita dei nostri.

Noi poi ci mettiamo la nostra parte, con un signore di 60 anni che si riduce alle lacrime per una vittoria a Chievo che gli salva il deretano (c’ha pure la faccia di bronzo di dire “ma è perché io ci tengo” senza però specificare se il riferimento sia alla squadra o alla panchina). Gli occhi lucidi, che seguono di pochi giorni quelli esecrandi (e difatti da me esecrati) di Cambiasso, danno l’assist per l’inevitabile servizio sulle “lacrime dell’Inter dal 2000 ad oggi”, iniziando con Ronaldo che si scassa contro la Lazio, passando dal cosiddetto giorno-che-non-esiste nel 2002, per arrivare alle lacrime dolceamare di Mourinho e Materazzi dopo Madrid e approdare ai poco edificanti exploit degli ultimi giorni.

Ribadisco la mia sincera quanto irrealizzabile speranza: due settimane di stipendio di multa a chi piange in maglia nerazzurra. A casa tua fai quel cacchio che vuoi,  sul posto di lavoro ti contieni.

 

WEST HAM

I martelli inciampano in casa contro i penultimi della classe, non andando oltre un insipido 1-1 contro il Doncaster. Il Reading ci aggancia al secondo posto, il che mi lascia poco tranquillo visto che, come per la Serie B italiana, i primi due sono promossi automaticamente, mentre il terzo se la gioca ai play off contro quarti, quinti e sesti.

Testa giù e pedalare!

Mucchione nerazzurro a festeggiare... un'immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

Mucchione nerazzurro a festeggiare… un’immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

NON SI PIANGE SUL POSTO DI LAVORO

INTER-CATANIA 2-2

Un’Inter eroica e indomita strappa coi denti un pareggio in casa col Catania.

L’ironia c’è ma non è nemmeno troppo marcata, chè davvero di questi tempi è difficile chiedere di più a questa accozzaglia di smandruppati.

Dopo averci passeggiato sui testicoli per una settimana intera col recupero-lampo di Maicon, il brasiliano trova posto al primo anello rosso “in vista del rientro in campo nella prossima giornata”. Solite magìe dal mondo medico-mediatico a strisce nerazzurre…

Che la serata puzzi di stallatico lo si nota dall’inizio, con la squadra che non ha idea di come stare in campo, con Forlan in versione faso-todo-mi e un centrocampo molto democristiano: non sapendo se coprire o spingere, decide salomonicamente di non fare né l’uno né l’altro. Il Catania è l’ennesima squadra piccola-corta-intensa che ci fa ammattire, nella quale l’ennesimo mezzo campione (Almiròn) mostra lampi di classe sconosciuti ai colleghi interisti. Il resto lo fanno i nanerottoli maledetti (Gomez, Bergessio e Barrientos) e gli errori della nostra difesa. Se anche Samuel si dimentica di salire e tiene in gioco il succitato Gomez, sèmm a post.

Il piccoletto è malefico, Nagatiello a confronto sembra un paracarro e il destro sul secondo palo è imprendibile.

Prevedibilissimo, oltretutto: nel pre-partita viene fuori che il poveretto ha appena subito un grave lutto, avendo perso il fratello in settimana. Oltre all’umano dispiacere per la tragedia, l’allarme è scattato immediato nella mia mente malata: esattamente come per gli attaccanti in crisi che non segnano da mesi, i portieri che non parano da anni ed i giocatori che ancora non hanno segnato in Serie A, l’Inter si conferma porto sicuro anche per (con tutto il rispetto, lo ripeto) freschi orfani di madri padri e fratelli. Eccola lì la pera: 0-1 e palla al centro.

Per il Catania uno-tiro-uno-gol, per noi, tanta pochezza e i boccoloni di Forlan  che non stanno fermi un attimo: peccato che il giocatore che sta sotto la chioma succitata tiri quando deve passare e passi quando deve tirare. Nella sola occasione in cui tira quando c’è da tirare, gira bene di destro al volo, ma il portiere para senza troppe difficoltà.

Potrebbe essere peggio? Certo, e nemmeno piove. Il Catania, dopo aver sfiorato il 2-0 con Lodi (altro gran bel giocatore) che imbecca Barrientos, che a sua volta si incarta davanti a JC, trova il raddoppio con un’azione talmente ariosa da finire in fuorigioco: ovviamente non segnalato dal guardalinee distratto, che per fortuna ritorna sul pezzo subito dopo, quando vede correttamente la palla varcare per intero la linea di porta prima del recupero di Nagatomo alla disperata.

Facciamo cagare in questi mesi. Tanto. E non abbiamo scusanti. Ma sono anche tanti gli errori arbitrali a nostro sfavore. Pareto parlerebbe di un 80%-20% (http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto) e credo che le percentuali di “colpa” siano davvero queste. Con quel 20% però avremmo qualche punto in più e, nel campionato più mediocre che la Serie A ricordi –ma non lo dice nessuno- una squadraccia come la nostra potrebbe improvvidamente ancora aspirare al terzo posto. Ma va beh, tanto facciamo cagare…

L’intervallo pare veda un JC incainatissimo arringare i compagni come nemmeno Al Pacino nella famosa scena, ma la ripresa da “La polizia si incazza” non è esattamente quel che i nostri occhi vedono, almeno nella prima mezzora. In quei trenta minuti registriamo l’ingresso in campo di Sneijder , l’ennesimo stravolgimento di ruoli e moduli, e il cambio della coppia di centrali Palombo-Cambiasso per i giovani e scattanti Poli e Obi.

Il tutto a conferma che il problema non è tanto di modulo, né di ruoli, quanto di capoccia.

Rimandando a dopo il commento sul Cuchu, l’effetto immediato è quantomeno quello di avere più gamba e, complice anche un appassimento della Zagara di Sicilia, di arrivare prima su qualche pallone, pur rischiando tantissimo in contropiede.

Serve un paperone del loro portiere per riaprire la partita: Forlan, dopo aver tentato 45 cross di destro dalla sinistra, 45 dei quali facile preda dei difensori etnei, decide di andare sul sinistro puntando il fondo. Oh, penso con sollievo, almeno mette un cross come Cristo comanda: il folle invece tira, ma non faccio in tempo a maledirlo che vedo Carrizzo prendere la palla e praticamente buttarla in gol. 1-2.

Quantomeno la squadra, un po’ incredula, si sveglia e inizia il serrate, con Milito a sfiancarsi sulla destra ma lucidissimo quando riceve un bel pallone dal solito Forlan e spara di destro sul palo lungo: 2-2 e una decina di minuti per provare a vincerla. Rischiamo sia di perderla (grazie al destro-mozzarella di Seymour dopo assist al bacio di Lodi) che di vincerla (vero Pazzo?), finisce in pareggio e di questi tempi è oro colato.

 

FOCUS ON CUCHU

Non mi dilungo nel ripetere cose che dico e scrivo da anni: è un grande, non è lui il problema, il giorno stesso in cui si ritirerà deve istantaneamente diventare l’allenatore dell’Inter. Detto ciò, ieri sera non l’ha mai vista ed è un peccato esporlo a queste figuracce.

Lui –come Zanna, come chiunque altro- non può sistematicamente giocare 90’ di ogni partita. E quando gioca, va affiancato da un cavallo che corra anche per lui: Obi è un mulo da soma che sulla fascia fa benino; Poli è uno su cui puntare forte e per me, visto lo standard attuale, va fatto giocare sempre (o quasi, tanto per non contraddirmi da solo a due righe di distanza!).

Detto tutto questo, vederlo in panchina in lacrime mi ha fatto incazzare più dell’ipotetica sconfitta di ieri sera. Cosa cazzo piangi? Non si piange sul posto di lavoro! Sei alla prima sostituzione in questo campionato, sei uno di quelli che ha fatto la storia di questa squadra. Se piangi perché 4 beoti vedono in te e Zanetti i problemi di questa squadra insulti la tua intelligenza. Caro Cuchu, questa non me la dovevi fare.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia a Palermo (solito atteggiamento schizofrenico dei rosanero con le due milanesi quest’anno…), mentre la Juve torna (o continua) a fare la Juve: ennesimo pareggio in questo campionato con gol di De Ceglie in netto fuorigioco e Chierichetto Conte a dire che fino ad oggi nessuno ha regalato niente alla Juve. Del resto, se sono ancora convinti che sonosempre29, le piccolezze di questa stagione nemmeno le vedono.

Anche il Napoli si difende, scippando la partita a Parma con gol di Lavezzi in fuorigioco e rigore al Parma negato.

La Roma perde anche il derby di ritorno, giocando però in 10 per 80’. La Lazio vola verso la gloria, terza a tre punti dalla Juve.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadito il giudizio tranchant sulla squadra (schifalcazz’) segnalo l’unica nota di merito per Ranieri che sfancula ancora lo stesso giornalista di Sky che domenica scorsa gli aveva chiesto “Se fosse Moratti lei cosa farebbe?”. La perla della settimana è stata “Sul 2-0 del Catania avrebbe voluto trovarsi il più lontano possibile…” a cui il nostro risponde dicendo “Certe volte ve ne uscite con delle domande senza senso, forse perché non avete mai fatto sport!”. Il minchione fa pure il permaloso, rivendicando il suo passato pallavolistico seppur a basso livello e apostrofando i suoi ospiti in studio con frasi del tipo “Ma chiedo a voi che avete fatto sport ad alto livello: l’Inter può essere contenta di questo pareggio in casa col Catania?”. Se non altro Ranieri  nun ce stà a fasse cojonà: hai detto niente…

Per il resto disseminerò qualche perla di saggezza e onestà intellettuale vista in settimana tra giornali e siti web:

a)      Sconfitta dell’Italia in amichevole contro gli USA: l’ANSA come foto-notizia ovviamente riporta un primo piano di un Pazzini sconsolato. Di tutti i giocatori azzurri hanno scelto l’unico nerazzurro, per di più subentrato a metà ripresa.

b)      Sneijder intervistato dalla TV olandese chiarisce il senso delle sue dichiarazioni dicendo che non ha in alcun modo tacciato di difensivismo Ranieri e non avere alcun problema con lui. La Gazza diligentemente riporta le parole di Wes, salvo poi chiosare “Ma Sneijder ormai è un caso”. E un “caso” non si nega a nessuno, se è vero che la mancata convocazione di Stankovic (in una condizione fisica inguardabile) diventa ovviamente inspiegabile e apre un inevitabile “caso-Stankovic”.

c)       Vomitevoli poi i commenti alla “pace” scoppiata tra Juve e Milan in settimana. Lungi da chiunque metterla in relazione con l’imminente riunione di Lega, in cui le due diversamente strisciate devono andare a braccetto, tutti plaudono all’amore che trionfa e allo sport che ne esce vincitore, coinvolgendo in quest’orgia di sentimenti anche la mano morbida del giudice sportivo Tosel che, riporto testualmente dall’articolo di Laudisa sulla Gazza, “ha chiuso il caso-Galliani con una diffida, mentre non ha applicato la prova televisiva né per Muntari né per Pirlo. Decisione salomonica per i pasdaran, ma utile a voltar pagina e allontanare le attenzioni dalla questione arbitrale. Un’accortezza indispensabile per ridare ai protagonisti la loro vera luce, quella tecnica”.

Siamo alle solite: per l’Inter e le altre si ragiona “a-termini-di-regolamento”. Per le due associazioni a delinquere del calcio bisogna contestualizzare, abbassare i toni, usare accortezze indispensabili.

Ogni commento è superfluo.

 

WEST HAM

Martelli corsari in Galles, con il Cardiff sconfitto per 2-0. Manteniamo il secondo posto in classifica, sperando di poter recuperare sta cazzo di partita perima della fine della stagione…

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io... Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l'Oriali di turno possa avere la bacchetta magica

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io… Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l’Oriali di turno possa avere la bacchetta magica.

AN E QUOMODO

NAPOLI-INTER 1-0

Gettiamo un po’ di fumo negli occhi e torniamo a quei 4 latinismi che la mia sottocultura giuridica mi ha lasciato.

Certo avrei potuto abusare della lingua dei nostri avi per dire Quoque tu Milite (vocativo)…: se anche lui si mette a fare gli stop “a inseguire” e dare il la all’azione del gol di Lavezzi, possiamo anche alzare bandiera bianca.

La solfa è che ancora una volta la psiche e l’anima (de li mort…) dell’Inter va di pari passo con la mia: ed è un mesetto che mi apprusto alle partite della Beneamata non chiedendomi SE (an), ma IN CHE MODO (quomodo) la piglieremo in der posto.

Se poi dobbiamo consolarci pensando che contro Marsiglia e Napoli abbiamo giocato ordinati e diligenti, allora siamo davvero a posto. Ce la tiriamo perché abbiam perso ma non abbiamo sbracato come col Bologna. Siamo dei fighi. Peccato essere usciti dalla Coppa Italia se no un altro Triplete era possibile.

Pur continuando a dare a Ranieri la minor porzione di colpe (in una torta alla merda che comprende Società e giocatori), non capisco la formazione messa in campo dal Mister, e ancor meno capisco il repentino cambio di modulo all’intervallo. Dopo 5 mesi siamo tornati alla abiuratissima difesa a tre? Chè poi ci dice pure sfiga, perché il gol lo pigliamo proprio con la difesa apparecchiata in cotal guisa.

Se spergiuri davanti a tutti che comunque il rombo è lo schema migliore per questa squadra, non lo stravolgi dopo 45’ “solo” perché non sei mai riuscito a tirare in porta. Se quello –e ne sono convinto- è il modulo che fa risaltare le caratteristiche migliori dei nostri, allora cerchi di apparecchiarlo con delle stoviglie che non si sbriciolino al primo utilizzo. So di aver avallato il centrocampo-Baggina di Marsiglia, quantomeno come idea, per dar forza al carisma e al blasone dei nostri vecchi, che nella partita secca di Champions forse possono ancora dire la loro. Ma riproporre gli stessi tre (Zanna-Cuchu-Deki) 4 giorni dopo a fronteggiare il centrocampo del Napoli, mi pare un suicidio o giù di lì. Comincio a credere che Poli gli abbia chiavato la figlia, perché non mi spiego altrimenti la sua sistematica assenza dall’11 di partenza. Non è il nuovo De Rossi ma è bravino, e soprattutto nell’oceano di logorìo e disperazione che è il nostro centrocampo ci vuol poco per accendere la luce.

La sola alternativa è che Ranieri scelga scientemente di non “bruciare” i giovani per non impoverire il patrimonio-giocatori della Società, evitando loro figuracce da cui potrebbero non riprendersi, e insistendo invece su gente esperta e con le spalle levigate dalla tempesta, immobili nelle gambe così come fermi nello spirito a pigliar schiaffoni da chiunque si avventuri in quel mare un tempo periglioso che è il centrocampo dell’Inter.

Come spesso accade, mi scopro a rimirare il reparto avversario (non un giocatore, tutti indistintamente) e penso a quale miopia abbia potuto non far vedere ai nostri Dirigenti giocatori come Inler, Gargano e lo stesso Dzemaili che sostituiva (senza farlo minimamente rimpiangere) un certo Hamsik. Noi abbiamo Poli (e Obi), ma nel dubbio stanno seduti.

Intendiamoci: anche con loro la musica cambierebbe di poco, ma almeno ogni tanto riusciremmo a rubare una palla e potremmo addirittura azzardare un contropiede.

Come a Marsiglia, solo con una dose un poco maggiore di culo, avremmo anche potuto evitare la sconfitta: il –bel- gol di Lavezzi come detto arriva da una nostra palla persa a centrocampo, e per il resto la difesa, pur soffrendo molto, ha controllato bene l’attacco del Napoli. Vedere però il conto dei corner (10-0 a metà ripresa) ed il numero “rotondo” di tiri in porta dell’Inter (0), fotografa meglio di tante parole la pochezza del momento. Si va per non prenderle, ma sapendo che le prenderai. Si va per cercare di segnare (come non si sa, visto che di azioni di attacco ne ricordiamo pochine) e poi si spara fuori un “rigore di testa” che in tempi normali lo sciagurato di turno (Pazzo) avrebbe insaccato ad occhi chiusi.

Tutto male insomma? Beh, se non tutto quasi. Le sole cose che ieri sera mi facevano sperare erano totalmente slegate alle pure qualità calcistiche, e affondavano le loro radici nella statistica (l’Inter non vince a Napoli da 15 anni), nei grandi numeri (mica si può perdere sempre) e nel sempre caro vecchio colpo di culo (magari il Napoli dopo la Champions si rilassa…). Invece ciccia, ce ne torniamo per l’un-di-ce-si-ma volta con le pive nel sacco e con una bella settimana da far passare sbattendo la testa a destra e a manca, tra un rombo e un 4-4-2, passando per il tridente e l’inevitabile 5-5-5.

LE ALTRE

Detto di un Milan-Juve finalmente all’altezza di due accozzaglie di ladroni, e di un Tagliavento che guarda caso è un fenomeno solo quando arbitra (contro) l’Inter, Lazio e Udinese pongono fine alla carità e vincono come giusto le loro partite scavando un’ulteriore era geologica tra noi e loro. La Roma continua le sue montagne russe, perdendo male a Bergamo e finendo in 9, con De Rossi in tribuna infuriato per la scelta tecnica di tenerlo fuori. Tanto per guardare un po’ più in là, male per male credo sia meglio non arrivare nemmeno in Europa League, se questo vuol dire uscirne a Febbraio, compromettere la preparazione estiva ed averlo come impiccio. Chissà mai che avere “il vantaggio” di dover pensare al solo campionato possa aver un impatto positivo sui nostri. Poi però ci penso e rabbrividisco: vuoi vedere che se è così il Sig Massimo pensa tra sé che, stando così le cose, i nostri vecchietti una partita a settimana riescono ancora a farla,e quindi anche questo calciomercato non si prende nessuno?

E’ COMPLOTTO

Per una volta sottolineo due cose che mi sono piaciute: la prima è il tentativo -prontamente respinto- di coglionare Ser Claudio nel dopopartita quando arriva, come la chiama lui, la “domandona super-intelligente”, e cioè: “Se lei fosse il Presidente cosa farebbe con l’allenatore?”. A quel punto Ranieri dice di chiederlo al diretto interessato, e che se lo chiedono a lui , lui ovviamente risponde che il Mister non si tocca perché lavora bene e la squadra è con lui. E quando i permalosi cercano di confondere le acque dicendo “ma noi volevamo solo sapere se pensa di dimettersi come l’anno scorso a Roma”, lui risponde –e qui mi è piaciuto- “no no ragazzi, voi non mi avete chiesto questo, mi avete chiesto cosa farei se fossi il Presidente. Se volete sapere se intendo dimettermi, chiedetemelo e vi dico che non ci penso nemmeno”.

Facciamo cagare, ma passare pure per fessi…

Pochi minuti dopo interviene Zio Bergomi, e maledetto il giorno in cui se n’è andato dall’Inter. Mi fa incazzare delle volte perché vuole essere più obiettivo di tutti ed esagera dall’altra parte, ma di calcio ne capisce come pochi, oltre ad essere stato un signor difensore per 20 anni. E quindi le sue parole hanno un peso specifico ancor maggiore quando dice che nell’azione del gol del Napoli, la difesa è sì schierata bene, ma Lucio compie un errore grave, e che un difensore della sua esperienza non può giocare così tanto di istinto. Chiude poi con la perla di saggezza che me lo fa rimpiangere: “Samuel questi errori non li fa”.

Sentenza.

WEST HAM

Pareggio insipido in casa col Crystal Palace che galleggia a metà classifica. Siamo secondi ma con una partita da recuperare.

....Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

….Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

IN CULO LO PIGLIA…

MARSIGLIA-INTER 1-0

Rima doveva essere e rima -purtroppo- c’è stata.

Avevo la tentazione di scrivere “chiuso per troppa scarsaggine”. Ma invece l’amaro calice va bevuto fino in fondo, chè di roba ce n’è per tutti i gusti.

9 degli 11 di partenza hanno più di 30 anni. Uno degli altri 2 è Zarate, che non gioca da fine Novembre e viene ripescato per la partita più importante dell’anno. I gerontofobi possono quindi prendersela con la decina di ottuagenari in campo, mentre gli sfanculatori di Ranieri e Zarate potranno fare ping pong schiaffeggiando prima l’uno e poi l’altro.

Da parte mia mi limito a sottolineare come ieri sera sia stato battuto il record di rimesse laterali buttate nel cesso, e di come il calcio a volte sia più facile di quanto si creda. Io ho capito cosa voleva fare Ranieri (Zarate e Forlan a parte): ha messo in campo la difesa e il centrocampo del Triplete, come a dire “voi siete i campioni, di voi mi fido, andate e fate”. Discorso che da un punto di vista motivazionale ci può anche stare, ma che purtroppo oggi non puoi permetterti: qualcuno che corre ci vuole.

Vedere l’Inter andare a Marsiglia (non a Madrid, non a Barcellona, non a Manchester) e giocare a non prenderle così palesemente è il triste segno dei tempi, e forse si è perso giusto perché tutto deve andar male e tutto dev’essere nero tetro.

Tanto per sviscerare il mio incrollabile ottimismo, avevo già poca fiducia di poter passare il turno con lo 0-0 (risultato ostico in trasferta perché ti obbliga a vincere in casa, come abbiamo imparato a nostre spese nel maledetto derby di Champions del 2003); figuriamoci con la pera presa beffardamente allo scadere… Poi possiamo parlare ore della spinta di San Siro (sì… dalla rupe Tarpea…) e del clima di impresa che accompagnerà i nostri. Resta il fatto che questi siamo e a questi ci dobbiamo affidare.

Vero che un piede meno letargico di quello di Zarate avrebbe potuto segnare, e che Forlan un buon tiro l’ha fatto (mortacci del portiere), vero che nel secondo tempo Deki ha ciabattato un sinistro molle a centro area, ma la pochezza complessiva dimostrata è innegabile.

Avremmo dovuto pareggiare, avremmo potuto anche vincere con un po’ di culo, esattamente come, con un po’ –tanta- sfiga abbiamo perso. Il che fa tutta la differenza del mondo nella gara in sé, ma cambia poco sull’ineluttabilità del destino di questa squadra. Che è chiaro a tutti, tranne a chi dovrebbe prenderne atto ed agire di conseguenza.

Come dicevo nei giorni scorsi, l’unica speranza che può salvarci da anni di mediocrità (altro che terzo posto…) è che il Sig. Massimo si invaghisca di un allenatore, così come accaduto col Mancio e con Mourinho, e che sia disposto ad assecondarlo nelle richieste in sede di mercato ed ancor di più a dargli fiducia in caso di intoppi e casini vari. In questo momento tifo per questo, indipendentemente da quali connotati possa avere l’allenatore in questione. Chiaro che non vorrei il profilo volitivo e mascellato di Don Fabio Capello –un po’ di decenza e amor proprio nella vita bisogna sempre conservarli-, ma detto ciò non ho particolari preferenze. E’ il Sig. Massimo che deve esserne –davvero- convinto, non il sottoscritto (anche se…).

 

LE ALTRE

Milan a valanga settimana scorsa contro un Arsenal inguardabile, e Napoli eroico contro un Chelsea sì in difficoltà, ma che comunque resta ancora un nome in Europa. Facciamo insomma la figura dei somarelli, per giunta contro l’avversario meno temibile.

 

E’ COMPLOTTO 

Partendo dal “dopo Domenica”, abbiamo assistito all’inevitabile minestrone riscaldato degli scarti-dell’-Inter-che-al-Milan-diventano-fenomeni.  La complottaglia ristagna nel fatto che tutti continuano a ricordare Pirlo e Seedorf –dei quali se interessa ho nostalgia solo del secondo- mentre evidentemente Vieri, Simic, Favalli, West e Ronaldo devono essere stati frutto di mie personali allucinazioni. Sul fatto poi che Muntari ora decanti le giUoie di essere al Milan e che venga dipinto come il mediano più forte degli ultimi 150 anni che dire… ne parliamo alla prima entrata sconsiderata sul regista avversario!

Tornando al dopo partita del Napoli, interessante osservare come Mazzarri giustifichi il rendimento altalenante dei suoi in campionato dicendo che è impossibile per chiunque tenere alta la concentrazione in Italia e poi in Europa, trovando il pieno assenso degli astanti, senza che a nessuno venisse in mente che, per dire, 2 anni fa una squadra italiana l’aveva fatto, e l’anno prima l’aveva fatto un’altra squadra spagnola… C’erano mille modi per dirlo, anche senza dar torto a Mazzarri (che dice una cosa sensata in realtà): è molto difficile, non è impossibile per chiunque.

Del resto, gli “astanti” sono quelli che nell’immediato dopo-partita gigioneggiano con la telecamera tipo Funari, andando a 20 cm dallo schermo e dicendo al collega in linea dagli spogliatoi “ma senti, diciamocelo tra di noi… Ranieri salta?”. Quando mai avete visto una pagliacciata del genere riferita ad altre squadre (che so, una Juve a caso degli ultimi anni)? Semplice, mai. Perché nessuna società –che non sia l’Inter “il club meno mediatico del mondo”- tollererebbe di essere presa in giro in questo modo. Ma noi no, noi siamo molto simpatttici.

Stesso discorso si applica alla solerte e acculturata radiogiornalista che, in vista della trasferta di domenica, chiosa dicendo “e chissà se Ranieri sta pensando a Goethe: vedi Napoli e poi…”.

 

WEST HAM

Ci consoliamo con gli Hammers, che vincono uno dei due recuperi (4-1 in trasferta a Blackpool con un uomo in meno!) e riacciuffano la testa della classifica.

Brodino…

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

CAZZO CREDEVI, PIRLA…

ROMA-INTER 4-0

La citazione non può che essere “eliana”, vista la seriosità della questione.

Si incontrano due squadre reduci da 1 punto in 2 partite, ed una delle due risorgerà a discapito dell’altra: secondo voi quale delle due avrà la maglia a strisce nerazzurre? Ovviamente ora tutta Italia si inchina al progggetto di Luis Enrique, un invasato che cazzia il suo portiere quando rinvia lungo sul pressing degli attaccanti avversari (dite quel che volete, uno che fa così per me è un coglione); occorrerebbe far presente a lor signori che segnare 4 gol ad un’Inter così disastrata non è purtroppo una grande impresa, specie se i nerazzurri continuano a difendere il passivo fino al 90’, con risultati perfettibili, visto il risultato finale. Giocare così equivale a metter la testa sulla ghigliottina e dire al boia “quando vuole“.

La formazione di Ser Claudio è obbligata negli uomini (mancando la totalità dei centrocampisti di attacco), ma non certo nell’atteggiamento. Che Milito e Pazzini rischino di restare isolati a 40 metri dai compagni lo capisce chiunque leggendo i nomi degli 11 in campo: a quel punto quel che un qualunque sano di mente avrebbe cercato di fare sarebbe stato chiedere a Milito di fare da pendolo tra centrocampo ed attacco, e piazzare al tempo stesso Cambiasso vertice alto del rombo, memore dei trascorsi corsari degli anni passati, con decine di gol fatte “a rimorchio”. Manco pe’ggnente, dicono dalle parti della Gabidale. E infatti la Roma inizia come finisce: spingendo a tutta e facendo girar palla come nei giorni belli. L’1-0 è gentile concessione delle belle statuine della nostra difesa che su corner lasciano saltare Juan (di Italia Uno) solo soletto ad incornare il vantaggio giallorosso. Prendere gol su calcio d’angolo avendo gente come Samuel, Lucio, Maicon e Pazzini a saltare di testa contro Juan e Heinze (gli altri giallorossi sono membri ad honorem della banda bassotti) è già di per sé irritante per non dir di peggio, ma in tema di cagate in serie i nostri hanno appena cominciato.

E infatti si prosegue nella contemplazione del nostro niente (qui cito il Melandri) difendendo un assurdo 1-0 con la sola conseguenza di lasciare ancor più campo a loro, che non si fanno pregare e che a fine primo tempo lanciano Borini, ennesimo nano malefico che vivrà una carriera tra alti e bassi, ed i cui alti coincideranno quasi sempre con incroci a tinte nerazzurre: il novello Di Michele si permette il lusso di far sedere Samuel e di uccellare Julio Cesar, chiudendo di fatto la partita (se mai si fosse aperta) al 42’ del primo tempo.

Ma qui arriva il meglio: come porre rimedio a 45’ di nulla (se si eccettua una cavalcata gloriosa e solitaria di Milito, che dopo averne saltati 3 piazza la palla tra le braccia del portiere)? Semplice, togliendo una punta per l’ennesimo mediano. Tutti ipoitizzano un problema fisico per il Pazzo, non spiegandosi altrimenti il cambio Pazzini-Poli, ma il Mister ci dirà che la scelta è stata proprio tattica, perché loro (che giocano col 4-3-3) a centrocampo erano in due più di noi (che eravamo staticamente schierati con un 4-4-2). Misteri della fede e dell’aritmetica, ma in ogni caso i risultati non tardano ad arrivare: forse per saltare l’agguerritissimo centrocampo nerazzurro, Juan (ancora lui) fa un lancio da 40 metri a saltare la metà campo e pesca Borini (ancora lui) tenuto in gioco da Lucio: il gigante brasiliano è 20 cm e 20 kg più grosso del romanista, eppure nel contrasto è il nostro a volare via e lasciare il nano malefico libero di impallinare JC per la terza volta. La tentazione di spegnere tutto e dedicarmi ad altri passatempi è forte, ma quella sorta di masochistica cocciutaggine che e la fede calcistica mi tengono inchiodato ed inebetito ad osservare la pochezza di una squadra che non sa proprio cos’altro fare, se non aspettare di prendere il prossimo gol. La Roma dà la concreta sensazione di non voler infierire oltre, e per una buona mezzora la partita vivacchia con il loro tranquillo possesso palla, che i nostri si guardano bene dall’interrompere. Tutto langue fino a una manciata di minuti dal termine, quando il neo entrato Bojan riceve dalla sinistra e, solo contro 4 idioti di nerazzurro vestiti, si fa largo indisturbato e piazza il poker. Per umana pietà arriva il fischio finale e l’ennesimo Lazzaro resuscitato dai nostri può gioire per la meritatissima giornata di gloria.

Noi e la Roma, seppur distantissimi come tipologia di gioco, faremo un campionato simile (brilli estemporanei e nefandezze… perpetue… continue, insomma Giovanna , Alessandro e Stefano mettetevi d’accordo e ditemi che cazzo vi diceva Fiumi chè è troppo bella per essere citata ad minchiam): in altre parole, prendete con le pinze le lodi sperticate al succitato proggetto, che per ora è capace di produrre, a 4 giorni di distanza, sconfitte a Cagliari e partitoni contro l’Inter.

Prendete invece alla lettera le critiche quasi incredule all’Inter, perché non si può giocare male e continuare peggio, con una gestione dei cambi scellerata (a proposito, all’intervallo era uscito anche Samuel e lì mi puzza proprio di problema fisico…) ed una mentalità inutilmente attendista.

Ser Claudio ha fatto cagate in serie, ieri e mercoledì col Palermo. Non vorrei dover rivedere il giudizio moderatamente positivo di “normalizzatore”…

 

LE ALTRE

Decidete voi se è una beffa o un pericolo scampato il fatto che le 4 che ci precedono in classifica non vincano: Milan e Juve pareggiano in casa, mentre Lazio e Udinese perdono. Il che vuol dire che con una vittoria mercoledì e due pareggi a Lecce e Roma (non proprio un ritmo impressionante) avremmo 4 punti in più, e saremmo alle soglie del terzo posto. Invece manteniamo la 5° posizione, con la Roma che dovendo recuperare una partita potrebbe anche superarci, e con il Napoli che gioca a ciapa no come noi, non approfittando dell’ultimo quarto d’ora contro un Milan in 10 senza Ibra. Apprendo incredulo di un rigore non dato alla Juve, ma non può che essere la solita propaganda…

 

E’ COMPLOTTO

Potrete immaginare i peana e lo sdilinquimento della redazione sportiva di Sky davanti alla quaterna giallorossa contro l’Inter: D’Amico, Mangiante, Assogna, pure Paventi che segue l’Inter: un esercito di romani e/o romanisti che hanno sempre mal sopportato i trionfi nerazzurri degli anni scorsi, e che ora invece non credono ai propri occhi: tutto giusto, se fossero dei tifosi. Niente di più sbagliato, visto che sono pagati per essere imparziali (almeno spero). Questa gentaglia rivolge a quel cane di Ranieri domande del tipo “com’è possibile che una squadra in pochi giorni passi da 7 vittorie di fila a sconfitte come questa? Non è normale…” senza ricordare che proprio la squadra che l’ha battuta combatte da inizio campionato con alti e bassi clamorosi. Ecco dimostrata la malafede di certa gente.

Ma ne ho prese 4 e stavolta sono io a dover rosicare, come direbbe De Rossi. E io rosico, non ho problemi. Faccio solo in tempo ad aggiungere Mazzarri al club di quelli che “col Milan è meglio non lamentarsi”: splendido quando ammette di non aver notato nulla dalla panchina al momento del ceffone di Ibra, e quasi da libro Cuore quando confessa che, anche a vederlo in TV, il tutto a suo parere non giustificava il cartellino rosso. Disgustomatico!

 

WEST HAM

Dopo una ignobile sconfitta infrasettimanale, vinciamo il derby contro il Milwall per 2-1: riesco anche a vederne un pezzo, compreso il finale, in cui piazzo Pancho davanti allo schermo per fargli sentire “Bubbles”, mentre Upton Park si riempie di bolle di sapone. So’ soddisfazioni (almeno lì…).

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell'Olimpico

Dopo i Leoni di Highbury, i somari dell’Olimpico