Ho passato una buona settimana a credermi una reincarnazione brizzolata del noto Crisantemi di Banfiana memoria.
Quasi tutte le squadre per cui ho tifato sono puntualmente uscite, chi già nella fase a gironi (Inghilterra, Italia, Costa d’Avorio), chi agli ottavi (lì ho fatto quasi filotto: Cile, Messico, Nigeria, Uruguay, Grecia, Algeria, Stati Uniti, tutti a cantare in coro “tutti a casa alè…“).
Mi resta da tifare la sempre nerazzurra Argentina, per quanto la colonia interista stia più che altro languendo in panchina, salvo sporadiche apparizioni.
PRIMA PILLOLA DI COMPLOTTO
A tal riguardo, il complotto è in agguato ad ogni latitudine, e quindi il pallone grintosamente recuperato da Palacio e gentilmente offerto a Messi per il gol finale di Di Maria al 118′ contro la Svizzera è stato presto dimenticato per far posto alla “inedita collaborazione tra Barça (Messi) e Real (Di Maria) che salva l’Albiceleste“.
ANALISI TENNICO-ANTROPOLOGICA
Tra le due big sudamericane, non so onestamente chi abbia avuto più culo, stanti pali e traverse a salvare risultato e deretano di entrambe le compagini.
Alla vigilia dei quarti, mi sbilancio prevedendo un approdo alle semifinali di Brasile, Argentina, Olanda oltre alla appena qualificata Germania, ed una finale tra le due storiche rivali latinoamericane.
Da buon romplicoglioni, l’unica squadra che non vorrei vedere trionfare è proprio la Seleçao. Chi mi conosce sa la poca simpatia che ho per tutto ciò che il futebol bailado rappresenta. Neymar è forte e tanto ma, come giustamente fatto notare da qualcuno, a Barcellona è la spalla di Messi. E soprattutto, diciamo la verità: non è possibile vedere 20 ragazzi nel fiore degli anni e della forza piangere prima durante e dopo le partite.
gnegnegne
Nun se po’ vede, nemmeno se le lacrime -prevedibilissime- sono quelle del grandissimo Julione.
uggegge’ uggegge’
Spero che non vincano, punto e basta.
Come direbbe il tipico nonnetto brianzolo -avvizzito dalla vita ma con la saggezza data dall’età- “almeno ta pianget per queicos….“
LI TAGLIA ITALIOTA
Calata la mannaia dei miei giudizi sul Mondialedeimondiali, non mi nascondo dietro un dito e riconosco di essere un banale, bieco e provinciale tifoso da squadra di Club, che non riesce a gioire davvero per una Nazionale piena di “nemici” settimanali. Mi faccio scivolare addosso le ovvietà del tipo “ci credo, voi interisti di italiani non ne avete!“, chiedendomi solo su quale pianeta Paletta possa essere preferito a Ranocchia.
Per il resto, vedere Chiellini incredulo per l’impunità di Suarez mi fa sorridere, pensando alle malefatte del suddetto puntualmente impunite alle nostre latitudini. Provo un misto tra la pena e la rabbia nel sentire Caressa gridare “clamoroso!! incredibile!!” dopo averci messo un minuto buono di replay per accorgersi che quella non era una testata ma un mozzico, e cercando tutti gli appigli possibili per giustificare sconfitta ed eliminazione degli Azzurri.
Irbudellodituma!
Non mi lascerò sfuggire l’occasione per mettere in dubbio la serietà e la coerenza del Mister Prandelli che dà le dimissioni quella stessa sera, (“un signore”, “si assume le sue responsabilità”, “molla la cadrega in un Paese in cui le dimissioni non le dà mai nessuno”, questo il mantra di quei giorni), per poi raggiungere l’accordo con un Club la cui panchina si era guardacaso liberata pochi giorni prima (11 giugno, per la cronaca). Non arrivo a pensare che abbia giocato a perdere, ma che sia andato sul sicuro con le sue dimissioni, certo dell’abboccamento coi Turchi questo sì.
Ciao ti dirò
Che signore, un gran signore.
Detto ciò, ovviamente l’Italia non è uscita dal mondiale per colpa sua: la squadra è quella che è, si regge sugli ultimi spunti di qualche ex-campione (Buffon, De Rossi, Pirlo-con-tutto-il-male-che-gli-voglio, il buon Barzagli). La generazione successiva è composta da buoni giocatori o finti campioni, che evidentemente più di così non possono dare.
In altre parole: Prandelli non ha lasciato a casa Maradona, nè fatto giocare Baggio da stopper. Questi erano: tocca incolpare le mamme che non li han fatti bravi abbastanza.
SECONDA PILLOLA DI COMPLOTTO
Memore dei fiumi di critiche riversati sull’Inter per l’incapacità di chiudere con una pagina pur gloriosa del suo passato, giubilare la vecchia guardia, smembrare il malefico Clan Del Asado, e sulla ancor più grave insistenza nell’affidarsi a quegli splendidi quarantenni anzichè “far giocare i ragazzi che ci mettono tanto entusiasmo“, ho atteso al varco le serve mediatiche che puntuali si sono presentate a ranghi compatti a piena difesa dei Buffon e dei Pirlo di turno.
Ha ragione lui così come avevano ragione i vari allenatori nerazzurri che dal 2010 ad oggi hanno continuato ad appoggiarsi sulle esperte spalle dei reduci del Triplete, stante l’inconsistenza delle nuove leve.
Elenco delle cose che mi hanno fatto sorridere negli ultimi tempi:
1) I cugini si confermano in pieno delirio da tardo impero, riuscendo a ingaggiare il terzo allenatore in sei mesi, ad ulteriore riprova che l’italiano medio è davvero “medio” e come tale diffuso capillarmente a tutte le latitudini. Il celebratissimo Seedorf, accolto come salvatore della Patria, foriero di successi in quanto scelto da Re Silvio in persona, in pochi mesi è diventato un inutile (e costoso!) fardello di cui disfarsi.
Ecco quindi le solerti serve preconizzare un gentlemen’s agreement tra le parti, chè non vorrete mica che al Milan rimanga sul gobbone il biennale da 2.5 mln netti per Clarenzio… In tutto fanno 10 milioni lordi per i rossoneri, ma senz’altro troveranno una soluzione, nel nome dell’Ammore.
Stocazzo, mi par si dica in questi casi. L’Obama di Milanello infatti non arretra di un centrimetro (e ci mancherebbe altro!) e “nonostanti i ripetuti ed approfonditi incontri tra le parti” quel che è rimasto sul tavolo è il lauto stipendio che l’olandese continuerà a percepire per i prossimi due anni.
2) Ovviamente, il mancato lieto fine non poteva certo macchiare la zuccherosa e onirica presentazione di Inzaghi quale nuovo Mister rossonero: ecco la solerte macchina dello zucchero filato gentilmente azionata da Sky (sospetto di Alciato ma solo perchè mi piace pensare che sia così):
Il 9 di giugno, nove come la maglia che da attaccante indossava il nuovo allenatore, Inzaghi. Il 9 luglio sarà il primo giorno di allenamento per il nuovo allenatore insieme al suo Milan e il 9 agosto del ’73 è il giorno in cui Pippo è nato.
3) Nel frattempo, nel regno dell’amore, pare che Riccardino Kakà cominci a pensare che certi amori, alla fine, finiscono proprio...mentre altri magari iniziano, chissà. Ma che non si dica che l’Evangelico non vuol bene ai suoi amici del cuore! Se addio sarà, sarà solo dovuto a motivi strettamente personali, che ovviamente la stampa diligentemente preferisce non approfondire nel sacrosanto nome della Privacy (rispettatissima in questo come in altri casi, chiedete a Icardi!).
4) L’ultima notizia da Casa Milan riguarda ancora le maglie, per le quali i nostri cugini paiono avere un talento inarrivabile: dopo aver presentato una prima maglia che nemmeno Missoni che si fa una pera, ecco arrivare la seconda con tanto di nuovo logo che arriva direttamente da quella scorza d’arancia sbucciata che campeggia sulla nuova sede del Portello. Aggiungo a quella espressa già da più parti la mia solidarietà ai veri tifosi milanisti, comprensibilmente inorriditi per l’ennesimo esempio di squadra trattata come fustino del detersivo.
Barbarella fa proseliti, ma non si dica che Zio Fester certe cose non le ha mai fatte.
5) Tanto per consolarci con quel che passa il convento, noto con piacere che le vecchie glorie del Real Madrid hanno dapprima passeggiato sulle cariatidi juventine -evidentemente non più così in forma- e poi impattato in un dignitosissimo pareggio contro i “pari età” nerazzurri, capitanati da un insolito Capitan Zanetti in versione goleador. NIente più di un simpatico prurito nel vedere la zazzera bionda di Nedved, Il ghigno da sgherro di Montero e “scatola di scarpe” Padovano seppelliti sotto la gragnuola di goals inflitta dalle merengues.
Per noi il gol del 2-2 l’ha segnato Lampros Couthos… vuoi mettere la goduria?
6) Infine, e per puro dovere di cronaca, a ‘sto giro mi tocca rimangiarmi le critiche nei confronti della proverbiale “simpatia” udinese, se è vero come è vero che non sarà Clouseau Delneri, bensì Stramaccioni il nuovo allenatore. Non solo: Strama si porterà dietro niente meno che Dejan Stankovic come secondo, e si vedrà probabilmente raggiunto da qualche altro nerazzurro di belle speranze, per poter costruire l’ennesima versione di squadra friulana tutta freschezza e giUoco arioso. In bocca al lupo!
I nostri battono la cabala prima ancora dell’avversario e vincono in terra ducale dopo l’analogo 0-2 di Zlataniana memoria.
La vittoria non fa una grinza, se la si guarda con occhio obiettivo: verso metà ripresa le statistiche parlano di 10 tiri in porta dei nostri, e di due pali colpiti da piedi nerazzurri fin troppo precisi (vero Cuchu?). C’è decisamente di peggio.
Da un punto di vista strettamente personale, la mia partita finisce 1-1, se è vero come è vero che prevedo il gol di Rolando ben prima della punizia sapiente di Hernanes, pareggiando i vaticini con l’ingresso in campo di Guarin nel finale: lo vedo entrare al posto del Profeta e mi prefiguro la solita genialata – tipo palla persa che innesca il pareggio emiliano-, invece il colombiano chiude il match al primo pallone toccato, sparando in gol il 2-0 a 109 km/h.
In ogni caso, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine.
I ragazzi nel primo quarto d’ora rispettano la tradizione mostrando come gioca di solito l’Inter a Parma: dimmerda.
Poche idee ma confuse, e con l’aggravante di un errore del Muro Samuel che pare incredibile per quant’è dozzinale. D’Ambrosio fa una delle poche cose giuste della partita sbrogliando un merdaio in area e, trovandosi con l’esperto compagno a due passi, cede diligentemente il passo, giusto in tempo per assistere all’anticipo di Parolo che viene colpito dalla stecca del nostro numero 25.
Handanovic però ha evidentemente deciso di complicare i piani del nostro prossimo calciomercato, parando il secondo rigore in due giornate e dando il secondo discipacere a Cassano dopo la capocciata respinta a mano aperta dopo pochi minuti. Un portiere così è una sicurezza, il suo gemello che non esce mai è una condanna…
L’episodio spariglia l’umore delle squadre, con i nostri a cercare subito il colpaccio con il già citato Cambiasso, il cui sinistro a giro non si trasforma in gol solo per la proverbiale nuvoletta fantozziana che da sempre accompagna i colori nerazzurri: la carambola palo-interno-e-polpaccio-del-portiere esce dal campo della fisica ed entra, come detto, in quello della sfiga più nera.
La ripresa in compenso comincia alla grande, con Palacio a causare il secondo giallo per Paletta e la conseguente punizione con relativo presagio di gol già descritto. Quarantacinque minuti da giocare in vantaggio di un gol e di un uomo ma, adesso come a Genova, la superiorità numerica non si vede.
Vero che le ultime due partite hanno portato in cascina sei punti benedetti, ma il Mister farà bene a riflettere su quanto i nostri facciano fatica a gestire certe situazioni. Hernanes e Kovacic hanno fatto il bello e il cattivo tempo, mostrando chi troppa fiducia in se stessi (il Profeta perde un paio di palle sanguinolente lanciando i parmensi in contropiede), chi invece troppo poca (il baby croato si nasconde per troppi minuti), ma con la poco invidiabile caratteristica di non riuscire a tener palla e lasciare la squadra tranquilla.
Tanto per cambiare, è Cambiasso il più lucido e il migliore dei nostri, con la speranza che i suoi compagni di reparto possano avvantaggiarsi anche in futuro della sua saggezza.
Chiudo la pseudo analisi tennica con un paio di domande polemiche:
D’Ambrosio cosa cazzo crossa di sinistro quando gioca a destra? ce lo siamo sorbito per più di una partita a sinistra al posto di Nagatomo a inciampare nelle primule con i suoi dribbling per cercare di tornare sul piede preferito e crossare di destro. Adesso, spostato per pura sorte sulla “sua” fascia, fa lo stesso gioco un paio di volte, dando modo al portiere avversario di finire il caffettino con calma prima di alzate le manone e far sua la boccia.
Nella tempesta di cervelli va fatto entrare anche Hernanes: perchè si presta a ‘sto gioco da craniolesi anzichè battere un banalissimo corner dalla bandierina? Onestamente, a parte rarissime eccezioni, non capisco proprio il valore aggiunto dell’elaborare schemi cervellotici quando si tratta di tirare un semplicissimo calcio d’angolo… Potrei capirlo se avessimo una statura media tipo Barcellona: lì qualcosa ti devi inventare. Ma noi, perdìo, segniamo più di tutti su corner, e ciononostante vogliamo scoprire l’acqua calda? Giochiamo semplice, diobono…
LE ALTRE
La Juve batte il Bologna non senza fatica e di fatto vince il campionato, con ottime probabilità di arrivare a 100 punti… Che dire, complimenti, è purtroppo meritato. La Roma sbanca Firenze, facendoci un ipotetico favore in ottica quarto posto, e blinda il proprio secondo posto che scintilla da quant’è meritato. Tanto per confermarmi l’eterno scontento che sono, anche loro arrivavano -come noi- da un paio di annate marroncine, e ciononostante hanno azzeccato una serie di acquisti che li hanno portati ad un punteggio che in altre annate sarebbe equivalso al tricolore. Mecojoni, si dice in questi casi…
I cugini battono il Livorno e si avvicinano alla zona Europa League, sospinti come ben sappiamo da tutte la pletora mediatica al loro seguito, anche se -come vedremo- qualche crepa nel muro di melassa si intravede…
E’ COMPLOTTO
Un po’ di cosine in ordine sparso.
Inizio proprio dal Milan: nonostante i giusti complimenti a Seedorf, noto compiaciuto un silenzio assordante riguardo alla sua possibile (ma non probabile?) conferma per il prossimo anno: cantilenante e allusivo come e più del solito Massimo Mauro quando con un mezzo sorriso dice “non lo riconosco il Milan: di solito sono altre squadre, altri Presidenti a non avere ancora confermato il proprio allenatore a questo punto della stagione“.
Il suo dirimpettaio in trasmissione, Giorgione Porrà, perde un altro paio di punti nella mia personalissima classifica di gradimento (per quel che gli importa…). Il ragazzo conferma il sospetto, già palesato domenica scorsa, di essere un aziendalista ipocrita. Dopo la sbrodola del “speriamo di non dover più parlare di Icardi e Wanda” fa due domande a Mazzarri proprio sulle prestazioni extra-calcistiche del twittatore pubalgico, riuscendo anche a chiedere se il Mister si sia sentito abbandonato dalla società nella gestione di questo caso. Delusione.
Passando alla cronaca del match, mi chiedo che questione personale abbia con l’Inter Di Gennaro (ex Verona scudettato ma soprattutto ex secondo di Terim al Milan e come tale palese simpatizzante rossonero): riesce a minimizzare la parata di Handanovic sul rigore (“bravo, ovviamente c’è anche fortuna e il tiro di Cassano non è angolatissimo“), oltre a smorzare l’entusiasmo del suo collega che rammentava le brillantissime statistiche del portiere sloveno dagli undici metri (“Anche il nostro Buffon si difende benissimo comunque”).
Ma soprattutto palesa la sua ignoranza e malafede quando, a fine partita, definisce (immancabilmente) l’Inter come “cinica”. Ecco sbugiardata la manfrina dietro a questo termine, di cui Di Gennaro evidentemente non conosce il significato: non è colpa sua, visto che non avere una laurea in lettere non può essere una colpa. Lo è invece parlare a sproposito, definendo “cinica” una squadra che, oltre ai 2 goal e ai pali presi, tira in porta altre 10 volte e soprattutto spreca 4 o 5 contropiedi per troppa fretta o per imprecisione.
Avrei accettato il termine “imprecisa”, “arruffona”, perfino “immatura” o “incapace di gestire il vantaggio”. Cinica è, invece, la classica parola con cui in teoria fai un complimento, oltretutto tecnicamente fuori luogo come visto, e dietro il quale in realtà nascondi la tua critica, che peraltro non hai il coraggio di palesare.
Magari hai sbagliato, magari. (nota: “magari” è l’intercalare preferito dal nostro).
Enciclopedico come sempre invece il Cuchu, intervistato nel dopo gara quando demolisce l’ennesimo accenno agli argentini da rottamare quale problema dell’Inter (“parlate sempre di argentini anziani, poi guardiamo e ci sono Botta, Alvarez e Icardi che hanno meno di 25 anni“), proseguendo con una puntualizzazione solo all’apparenza pleonastica, quando risponde alla gentaglia in studio che dice “no, no, noi ci riferiamo agli argentini che hanno vinto il Triplete” ricordando che “non abbiamo vinto solo il Triplete, ma anche tanto altro negli anni precedenti” e chiudendo con un diligentissimo “no comment” a chi gli chiedeva quanto chiari fossero i piani dell’Inter per il suo futuro e chiudendo.
Come al solito, rinnovo contrattuale ad libitum nel mio cuoricione neroblù.
WEST HAM
Sconfitta casalinga contro il Crystal Palace, in una bruttissima giornata per gli Hammers, vista la tragica e prematura scomparsa del giovane Dylan Tombides.
La prima reazione di ogni tifoso nerazzurro che si rispetti a una partita del genere, è: “bravi coglioni, non era meglio vincere le ultime 4 per 1-0 invece che una per 4-0?”. Ma tutto ciò fa parte dell’atavica insoddisfazione del tifoso neroblù per i suoi giocatori, che ama e detesta quasi in egual misura.
Detto ciò, i nostri espugnano Marassi, in una partita assai meno facile di quanto il risultato -e l’avversario in 10 per più di un’ora- lasci immaginare. Il migliore dei nostri, quantomeno nel primo tempo, è il portiere. Handanovic fa quattro parate allucinanti, delle quali paradossalmente il rigore neutralizzato a Maxi Lopez è la meno complicata.
Guardando ai giocatori di movimento, Kovacic fa finalmente una bella partita da titolare, facendo capire quale sarà the shape of things to come (che in italiano vuol dire “il Kuz non lo voglio più vedere nemmeno dipinto sul muro“), mentre Icardi e Palacio iniziano presto a scambiarsi assist e goals (13′ del primo tempo, ancora 11 contro 11).
Samuel fa guadagnare cattiveria in difesa e addirittura gol in avanti -da manuale la capocciata per il 2-0-, mentre Ranocchia sbaglia in occasione del rigore: la cianghetta non è lampante ma c’è ed il rigore è purtroppo giusto. Quel che non accetto è il “concetto calcistico” alla base del fallo: non entri in scivolata su un avversario che sta uscendo dall’area di rigore. Hai toppato amico mio, hai toppato.
Le note negative per fortuna si fermano qui, anche se un occhio più attento non può sorvolare su un primo tempo in cui si è subìta una squadra rimasta presto in 10 uomini e ciononostante padrona del giUoco per larghi tratti del campo.
La ripresa vede i nostri più concentrati e i risultati, complice l’uomo in più, non tardano ad arrivare. Il già citato raddoppio di Samuel è subito dopo accompagnato dalla doppietta personale di Icardi, ancora su invito di Palacio, prima che le due punte argentine si scambino i ruoli con il Trenza a inventarsi il poker con un bel destro a giro sul secondo palo.
Ribadite le sacrosante madonne iniziali sull’utilità di una vittoria di così larghe proporzioni dopo gli ultimi pareggi in serie, non resta che affidarsi alla sorte che ci vede raccogliere risultati migliori contro squadre forti piuttosto che con formazioni che sulla carta partono già spacciate. Sabato saremo a Parma, campaccio per definizione, dove i nostri in 20 e passa anni hanno vinto solo 3 volte. Staremo a vedere…
TEMPESTA DI CERVELLI
Concordando con quanti dicono che la cosa migliore sarebbe ignorare certi saggi di demenza, mi comporto come tutti i medesimi soloni che, fatta la dotta premessa, ci ammorbano poi per ore riprendendo l’ultimo tweet facendone una accurata analisi semiotica.
Di Icardi, Wanda e Maxi Lopez non solo è inutile parlare; è proprio dannoso per le nostre intelligenze.
Che nessuno dei tre personaggi brilli per quantità e qualità di materia grigia che ha tra le orecchie è palese, nè mi sogno di difendere il “mio” giocatore solo perchè ha la maglia “giusta”.
Detto ciò, l’ammonizione data a Icardi dopo il primo gol è a quanto ricordo una novità assoluta, e ha davvero dell’incredibile, stante la miriade di esultanze analoghe viste in passato, tra orecchie tese e dita davanti alla bocca a zittire i tifosi. La censurabilità di certi gesti in passato era stata ignorata, quando non addirittura giustificata, visti gli insulti dei tifosi avversari. Le due foto dovrebbero valere più di un sacco di parole:
eh beh, lo fischiavano tutti…
l’immancabile “esempio per i gggiovani“
Icardi, come detto, è quel che è, cioè un buon centravanti, che può diventare ottimo. Nè del resto occorre essere un fine pensatore dei tempi nostri per buttarla in gol ogni domenica (Bobone Vieri docet). Detto questo, se le giustificazioni -patetiche o legittime, fate voi- dei tifosi-che-fischiano-e-insultano-appena-tocchi-palla sono valide, allora valgono anche per lui, e in questo caso l’ammonizione è un errore. In caso contrario, il “giallo” dovrebbe diventare prassi comune in tutti i casi anagoli (come no, siam qui a aspettare!).
Chè poi, se vogliamo fare le educande e buttarla sull’esempio per i gggiovani, Maxi Lopez che rifiuta la stretta di mano al fedifrago Icardi non merita nulla?
Quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!
LE ALTRE
Il Napoli si impone sulla Lazio blindando il terzo posto, mentre la Fiorentina sbanca il Bentegodi mantenendo 5 punti di vantaggio sui nostri. Il Parma impatta a Bologna e si stacca in attesa dello scontro diretto di sabato.
Il Milan batte di misura il Catania ed è a 6 punti dall’Europa League, ma per tutti è già Derby per l’Europa.
E’ COMPLOTTO
La prima parte della sezioncina prende spunto proprio dalla succitata ipocrisia mischiata all’incoerenza: non me la prendo con chi di mestiere deve far ridere (e ci riesce, come Emilio Marrese che si chiede retoricamente se possa dare a Icardi del cretino): il suo ragionamento non fa una grinza e arrivo a sottoscriverlo. Quel che non accetto è che la giornalista (tifosa, ma nun ze po’ddì) che lo intervista gli dica “certo che puoi, io gli darei pure di peggio“.
Quel che accetto anche meno, vista l’ammirazione sconfinata per il personaggio, è il pippotto retorico di Giorgio Porrà che su Sky sunteggia “La vicenda Maxi Lopez-Icardi di cui siete stati involontari spettatori a colpa di tweet… una vicenda di cui spero non si parli più“.
Eh no caro mio! Vuoi fare una Tv “alta”, forse additittura “di servizio” (whatever that means)? Taci orgogliosamente dal primo giorno senza dare puntualmente conto di tutte le stronzate postate da lui, da lei e da quell’altro. Sky faccia ciò e avrà il mio appoggio incondizionato. Ma siccome ben conosciamo il tasso medio dell’intelligenza del tifoso sportivo italico, ecco che tu, e se non tu la tua emittente, dietro ‘ste cose ci devi andare.
E allora, caro Porrà, non fare la verginella del “ne devo parlare ma se fosse per me non lo farei“.
Sbrigate le stronzatelle a forma di tweet pubalgico, parliamo degli altri casi di prostituzione intellettuale avivistati negli ultimi giorni, e in particolare a cavallo dell’ultimo turno di Champions league.
Il giornaliettismo italico, volendo darsi un tono, è riuscito a vantarsi del nostro misero calcio titolando su tutte le principali testate sparate del tipo “in semifinale con 4 allenatori “italiani”!”
A parte che assimilare Guardiola come “italiano” avendoci giocato qualche decina di partite tra Roma e Brescia, mi pare un po’ azzardata come ipotesi, avrei gradito un altro tipo di analisi, altrettanto partigiana ma non per questo meno pertinente, e riferita al solo confronto tra Chelsea e PSG.
Nella partita in questione, tra campo, panchina e tribuna stavano 6 ex interisti: Eto’o, Maxwell e Thiago Motta in campo, Mourinho e Blanc in panca e l’infortunato Ibra in tribuna. Sì, Ibra non è solo ex-milanista. Ha giocato e vinto 3 anni anche nell’Inter.
Tutto questo non per piangerci addosso confrontando i vecchi fasti con le attuali mediocrità, ma soltanto per ricordare a certa gente smermorata che la damnatio memoriae è un esercizio fallace e fuorviante.
A meno che non sia io ad aver sognato per 5 anni tra il 2006 e il 2010.
Forse è così, perchè Conte insiste nel dire che la sua Juve riporta un’italiana in semifinale dopo 7 anni, “dimenticando” l’impresa dei nostri contro il Barça ad aprile 2010 senza che nessuno glielo faccia notare (anzi, gli dicono che gli anni sono 6 perchè in effetti nel 2008 la Fiorentina era andata in semifinale di Coppa Uefa).
Sacchi sproloquia sull’importanza degli italiani in squadra (ancora??) dicendo che la storia insegna che le grandi squadre hanno sempre avuto un blocco di giocatori autoctoni: l’Inter del lustro d’oro non è citata nemmeno come “eccezione che conferma la regola”.
Comodo adesso (vero Caressa?) dire “scusate ma io sono innamorato di quest’uomo“, sentendo José rispondere come solo lui sa fare alla domanda del servile Alciato. Quando invece sedeva sulla panchina “sbagliata” era quello che faceva male al nostro calcio…
E anche da un punto di vista tecnico, credo di essere davvero fissato, se non malato, visto che la sola analisi completa e quindi veritiera mi è parsa quella dell’interistissimo Tommaso Pellizzari: solo lì ho trovato traccia del vero pregio dello Special One, e cioè della sua duttilità tattica, del saper far giocare le sue squadre in tanti modi diversi, con il solo comun denominatore di metterci sempre il 101%.
Altrochè integralismo tattico e tiki taka di sto par de ciufoli!
Invece no, avanti con la storia del grande motivatore, del calcio muscolare, del Mister con lui non ci si annoia mai. Insomma, un saltimbanco o poco più.
Ma pensate ad Ancelotti che a momenti esce dopo aver vinto 3-0 in casa!
WEST HAM
In attesa del Derby contro l’Arsenal.
certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male era chiedere troppo… 😉
Per una volta, una partita tranquilla e vincente. Un gol per tempo e risultato -come si diceva una volta- all’inglese.
La prendo come una piacevole novità, visto che la cara Pazza Inter non è solita regalare 90′ a basso rischio cardiocircolatorio. La partita di sabato invece ha visto i ragazzi partire concentrati, smarrirsi giusto un attimo nella seconda parte del primo tempo, e tornare a comandare nella ripresa, senza concedere molto agli Scaligeri (appellativo che torna dritto-dritto da Ferruccio Gard, travolgente commentatore delle gesta dei gialloblù dei tempi belli).
I nostri presentano la stessa formazione di settimana scorsa, con la sola eccezione dell’occhio ceruleo di D’Ambrosio al posto di quello a mandorla di Nagatiello: l’ex granata non ha ancora la dimestichezza del giapponese con gli schemi di Mazzarri, ma si difende, e soprattutto dopo anni porta il numero di italiani interisti in campo ad essere superiore ad uno (saranno contenti gli ottusi italioti, chè a me come saprete interessano i piedi e non il passaporto dei nostri eroi in braghette).
Rimanendo a parlare di fasce laterali, sulla destra Jonathan torna “ilDivino“: sull’1-0 piazza una serpentina ubriacante con assist e cartello “spingimi” sul pallone per Palacio, mentre nella ripresa si incarica personalmente di raddoppiare, pur ciccando il primo tiro e dovendo rimediare col sinistro “ignorante” sul rimpallo.
La difesa tiene ancora bene, con prestazione ancora una volta maiuscola di Ranocchia, bravo ad annullare un Toni sempre più odioso nell’ostinazione con cui cerca per tutta la partita il numero della biscia impazzita. Giudiziosi e attenti anche Rolando e Campagnaro, che confinano in panchina Samuel, a riprova della coerenza di Mazzarri, che aveva promesso la conferma tra i titolari a chi lo avesse convinto nella gara di settimana scorsa.
Le -poche- note dolenti arrivano dal centrocampo, con Guarin in versione ottusangolo, involuto e incapace di un solo guizzo nell’oretta in cui rimane in campo, se escludiamo una insidiosa girata in porta sull’1-0 nel primo tempo. Decisamente meglio il subentrante Kovacic, che nelle ultime due uscite ha dimostrato di meritare la maglia da titolare a scapito del colombiano. Hernanes parte maluccio ma migliora col tempo, fino alla splendida traversa (di sinistro!) su punizione nella ripresa. Il Cuchu, savasandir, dirige il traffico senza problemi confermando l’assioma per cui il ragazzo, una partita a settimana, la può ancora giocare alla grande.
Là davanti Icardi inizia bene, timbrando la terza o quarta traversa della stagione e facendo a sportellate coi difensori avversari, per poi calare alla distanza, mentre Palacio è libero di svariare su tutto il fronte, salvo farsi trovare pronto nell’area piccola a farsi rimbalzare sul piattone l’assist di platino del succitato Johnny Guitar de noantri.
Come detto in apertura, la partita è quasi troppo bella e tranquilla per essere vera, e non posso non guardare con curiosità mista a timore ai prossimi impegni, con la ovvia speranza che i miglioramenti vengano confermati e con la strisciante preoccupazione di vedere ricomparire difetti che al momento paiono sopiti.
Del resto l’Inter -e l’interista- vive così: un perenne yin e yang alla ricerca di un equilibrio irraggiungibile. Forse il perenne peregrinare alla ricerca del… “coso” (chiamatelo come volete: giusto, bene, goal, colpo di culo) è il destino ineluttabile di ogni nerazzurro.
Va già bene, rispetto a un paio di mesi fa, quando sembravamo condannati a navigare in un perenne lago marrone.
Fatto sta che mi ha fatto molto riflettere l’esultanza di mio figlio al termine della partita, che mi ha abbracciato gridando come un invasato “quarti!!!” e gioendo per un posto di pura decenza -oltretutto durato solo 24 ore- come se fosse stata una Champions League.
Peraltro, il succitato bacino idrico dal colore ed olezzo stallatico non si è invero spostato di molto, continuando a lambire le sponde sbagliate del Naviglio, per la gioia divertita di chi scrive.
LE ALTRE
Eh già, una simpatica ghènga di ex interisti in maglia parmense (…e fieri di esserlo, uaglio’!) rifila infatti altri 4 fischioni ai cugini, lasciando l’incredibile Parma a un solo punto dalle nostre terga. Ad onor del vero il-grande-Milan (ricordo che il Milan è grande per definizione) ha più di un alibi, dovendo giocare per 85 minuti in 10 e sotto di un gol. La goduria è che, dopo il raddoppio di Ando’ Cassan’, i rossoneri l’avevano anche ripresa, grazie al redivivo rigore-per-il-milan che generosamente permetteva a Balotelli di tornare a segnare dopo un mese di latitanza.
Ma, nemmeno il tempo per farmela andar bene (“dài, alla fine un pari va bene, così guadagniamo due punti anche sul Parma“) che Amauri servito da Schelotto di tacco piazzava il 3-2, prima che Biabiany piazzasse il quarto cetriolo proprio sul fischio finale.
Detto ciò, la Fiore regola non senza affanni il Chievo, tornando come detto quarta, mentre la Juve vince al 90′ con punizia chirurgica di Pirlo dopo aver rischiato di perderla (rigore sbagliato dal Genoa).
Che dire dei gobbi? Odiosi, maledetti, ma purtroppo forti e con scarso senso dell’umorismo.
E’ COMPLOTTO
Gustosissima la settimana a tinte rossonere raccontata dai media di casa nostra. Non potendo più attaccarsi al topos letterario del “siamo usciti a testa alta“,dalle parti di Milanello Bianco hanno pensato bene di far prevalere il silenzio dopo la batosta del Calderon. Peccato quasi mortale per il Geometra Galliani, che però aveva evidentemente esaurito anche gli ultimi sondaggi confezionati all’uopo da mandare in pasto ai suoi onnivori tifosi.
La goduria era in realtà appena cominciata per noi sadici cugini, visto il gustosissimo epilogo cui ho assistito nel dopo-sconfitta casalingo contro l’ex Donadoni. I tifosi, che già avevano contestato la squadra all’arrivo e durante la partita, hanno atteso i loro beniamini all’uscita intonando cori dal significato ineccepibile, anche se dalla metrica migliorabile (“Galliani-vattene” ha purtroppo una sillaba di troppo per essere intonato sulla soave melodia di “oh-il-fenomeno-ce-l’abbiamo-noi“): peccato che nessuno tra i commentatori che ho sentito abbia riportato nel dettaglio le critiche dei tifosi e soprattutto i destinatari delle stesse, preferendo invece riferirsi genericamente “alla squadra” o al limite “a Balotelli“, chè lì di ciccia ce n’è sempre e non si sbaglia mai.
Questionabile finchè si vuole la pretesa di una delegazione di ultras di incontrare i giocatori per un confronto: non è la prima nè purtroppo sarà l’ultima volta che accade. Era peraltro già successo a fine Novembre al Milan, con Kakà e Abbiati a placare i fedelissimi e promettere rinnovato impegno ed entusiasmo. Sappiamo però che il Paese non ha memoria storica, e quindi nessuno ha richiamato il precedente. Hanno anzi chiesto a Seedorf -guarda caso l’unico che a Novembre non c’era- se una cosa del genere gli fosse mai capitata in carriera, dando all’Obama di Milanello l’assist giusto per fargli rispondere “Sì, quand’ero all’Inter“. Tornando ai tifosi e ai cori, mi limito a registrare un certo fastidio del tifo rossonero al mercato mediatico e marketing-oriented della loro squadra.
Forse che, al ventottesimo parametro zero ultratrentenne e dal passato glorioso, e immancabilmente presentato come “utile in campo e ancor di più per l’immagine del Milan” i tifosi-non-lobotomizzati si siano legittimamente rotti i cabbasisi?
Meditate, Geometri, meditate…
Chiudo con l’attacco di orticaria che mi ha colto invece giovedì sera, quando mi godevo il giusto riposo da italiano medio dopo una giornata di lavoro: divananza e telecomando a scanalare intorno al 200 di Sky, vedo inorridito che stanno trasmettendo Milan-Barcellona del 1994 (quella finita 4-0, per intenderci).
Mument’ mument’… Fatemi capire…
Sky, il principale concorrente di Mediaset, ancora una volta fa il lavoro sporco per i suoi avversari? Due giorni dopo l’ennesima eliminazione agli ottavi di Champions, e durante la peggior stagione del Milan da tempi immemori, celebriamo comunque “il-DNA-Europeo” dei rossoneri! Suoniamo il ritornello stantìo della “musichetta della Champions“!
In una parola: uniformiamoci ai voleri di Zio Fester. Nomalizziamoci.
…E poi si sorprendono se al Decathlon non si trovano i parastinchi dell’Inter, ma solo del Milan e della Juve (questa è polemica interna e contingente, ignoratemi).
Signori, non fatevi ingannare.
E’ tutto collegato. E’ compl…astgevjf…. dgfkjrwems…..no! cosa fate!?!? lasciatemi stare!! cosa sono quelle pastiglie!?!? perchè mi mettete questo strano pigiama??? Aiuto!!!
Sbrang!
Lock!
Bruuum!!
Niii-Nooo Nii-Nooo….
WEST HAM
Sconfitta un po’ antipatttica a Stoke on Trent: 3-1 dopo essere andati in vantaggio. Manteniamo comunque un buon margine sulla zona perigliosa.
ho anche provato a colorare il bianco di blu… ma sun minga bon!
Un punto di platino per i nostri, che superano indenni la trasferta capitolina pur approfittando di un paio di assenze mica da ridere tra i lupacchiotti.
Il primo tempo è piu che buono per i nostri, nonostante Hernanes inizialmente in panchina: Alvarez -che lo rimpiazza- non fa malaccio, e Guarin stantuffa sul centro destra dispensando generosità e imprecisione a dosi alterne. Ma soprattutto, il fulcro del centrocampo beneficia dell’assenza di Kuzmanovic tanto quanto della presenza del Cuchu, al rientro dopo una mesata di ferie: crapapelada fa vedere per la millesima volta quanto la velocità di crociera possa non essere fondamentale, quando il cervello è densamente abitato da neuroni e sinapsi ben irrorati.
Personalmente, ritengo che Cambiasso sia l’unico del fantomatico club del asado a meritare almeno un altro anno di contratto e con un minutaggio cospicuo, pur senza rimangiarmi quanto ripetutamente detto in varie occasioni: è proprio il suo il ruolo che necessita del maggior investimento in sede di mercato.
Icardi là davanti fa vedere buone cose e sopratutto zero complessi di inferiorità nell’andare a battagliare con la difesa della Roma, mentre Palacio conferma di avere le pile scariche. Ora, comprendo e condivido l’ammirazione di Mazzarri per la sagacia tecnico-tattica del Trenza, ma il ragazzo ha palese bisogno di tirare il fiato.
Detto di un secondo tempo nel quale la Roma viene fuori facendoci pigliare qualche spavento (splendido l’anticipo di Rolando su Gervinho, ottimo il riflesso di Handanovic su Pjanic), il pari è giusto e facilmente catalogabile con la benedizione del “un tempo per uno, un punto a testa“.
Volendo giudicare la prestazione dei ragazzi, noto un deciso miglioramento rispetto alla balbuzie casalinga vista col Cagliari. Domenica arriva il Toro, e sarà l’ennesima occasione per poter recuperare punti su chi ci precede (il calendario prevede Juve-Fiore e Napoli-Roma); non vincere, peraltro, vorrebbe probabilmente dire addio al quinto posto, stanti Parma e Verona a morderci le chiappe ad un solo punto di distanza.
L’auspicio è che la difesa possa sopperire alla sicura assenza di Samuel (diffidato e ammonito) e a quella probabile di JJ dopo la prova TV. Il centrocampo dovrebbe beneficiare del consolidamento del Cuchu e del rientro in pianta stabile di Hernanes, mentre l’attacco mi auguro possa confermare i progressi di Icardi e una plausibile staffetta tra Milito e Palacio.
LE ALTRE
La Juve vince a Milano contro i cugini “da grande squadra”. I cugini perdono “ma non per davvero”. Le virgolette riportano i commenti testuali rispettivamente di Caressa e Alciato. Il Napoli non digerisce il cacciucco e pareggia a Livorno, mentre la Viola perde in casa contro una Lazio in piena ripresa (quantomeno in campionato).
E’ COMPLOTTO
Di seguito cercherò, con la faziosità che mi contraddistingue, di far capire perchè l’altra equazione blaterata ai quattro venti sia invece fallace e fuorviante: dire “due rigori negati ad ogni squadra, e un “rosso” risparmiato a testa” equivale a fermarsi all’antipasto e non -voler- andare oltre nel succulento pastone mediatico.
Innanzitutto, i due rigori richiesti dai nostri arrivano prima degli episodi “gemelli”, e questo -se permettete- fa una certa differenza. Andare su un ipotetico 2-0, con la Roma in 10 uomini (a-stretti-termini-di-regolamento potevano essere anche 9, chè Icardi viene strattonato da Benatia solo davanti al portiere) avrebbe disegnato tutt’altra partita, e non si sa quali sviluppi avrebbe potuto avere.
Il mio tifo è sufficientemente accecante da definire solo “dubbia” la trattenuta di Samuel su Destro, ma non lo è abbastanza da risparmiare il “pirla!” a Juan Jesus che rifila un cazzotto senza senso a Romagnoli (avessi detto Bierhoff) in area. Lì sì, rigore e rosso sarebbero stati ineccepibili.
Una cosa è certa: tutti gli episodi considerati palesano per l’ennesima volta l’assoluta inaffidabilità dei cosiddetti assistenti di porta. E’ un mio vecchio tormentone, che mischia elementare spirito di osservazione e dietrologia complottista: quella arbitrale è una corporazione (se fossi grillino la definirei KASTA) che ha il principale interesse nel difendere se stessa dai pericoli che arrivano dall’esterno.
Rimandando altrove l’analisi dei motivi per cui si voglia mantenere lo status quo (vedi in particolare la sezione GOL NON GOL di questo post, tanto verboso quanto attempato), qui mi limito a definirerisibili Braschi e Nicchi nell’assolvere i loro arbitri, dicendo che gli episodi (e quindi gli errori) erano evidenti solo alla TV.
Siamo al negazionismo, al rifiuto del progresso. Siamo al complotto.
Cambiando argomento, e parlando dello scontro tra i cattivi del mondo, faccio notare alcune chicche:
1) L’Inter è -per definizione- la squadra che sopperisce alle croniche carenze di gioco con la qualità dei suoi singoli e con le loro giocate. Tutto ciò porta all’assioma “E’ un’Inter cinica” cantilenato tutte le volte in cui (…good old times…) i nostri vincevano 1-0 magari facendo tre tiri in tutta la partita. Ieri sera la Juve, a conclusione di un primo tempo nel quale ha senz’altro subito la buona vena del Milan, trova una splendida azione con Tevez-Lichtsteiner e Llorente. Il commento è ovviamente diverso: “La Juve è una grande squadra!”.
Sull’altra sponda, a nessuno passa per la testa di far notare come il tanto decantato giUoco prodotto dal Milan non solo abbia portato alla sconfitta, ma si sia esaurito alla fine del primo tempo. Tutt’altro! si chiede anzi retoricamente a Seedof se una sconfitta del genere possa essere davvero considerata una sconfitta.
Per la cronaca, il pareggio (non sconfitta, pareggio) nerazzurro a Roma, ottenuto dopo un primo tempo altrettanto positivo è stato unanimemente salutato con titoli solo poco meno entusiastici, riassumibili in: “Roma-Inter: solo pugni niente gol”.
2) Nel dopopartita, tutti a stupirsi beati del fatto che Gobbi e Meravigliuosi vadano d’amore e d’accordo. Giocatori, allenatori e dirigenti si scambiano complimenti e smancerie come nemmeno tra innamorati adolescenti. Ma Diobono: si sono spartiti la torta del calcio per anni, tra trofei Berlusconi, accordi commerciali e conventiones ad excludendum e ancora vi stupite? E soprattutto: vi pare una cosa da portare ad esempio di etica sportiva? A me a veder certe cose vien solo da ridere. Per non piangere.
3) Chiudo con una battuta: Tevez è un fuoriclasse, e lo dico da quattro anni. Loro l’han preso con nove milioni. Noi con un milione in meno ci siamo assicurati il Kuz.
WEST HAM
Torna purtroppo la sconfitta: 1-0 in trasferta contro l’Everton. Sarà per la prossima…
Partiamo dalle cose importanti: dopo il campionato “migliorabile” della scorsa stagione, aveva abbassato le pretese e gli obiettivi stagionali. Uno di questi – facilotto, lo riconosco- era quello di battere il Sassuolo dell’odioso e odiato Squinzi, la cui fede rossonera ha solo ulteriormente fatto salire il figuro nelle mie personalissime classifiche di disprezzo. Sentirlo vaticinare di una vittoria sull’Inter, batterlo all’andata e al ritorno e vederlo invece soffrire mentre i suoi ragazzi rifilamo quattro fischioni agli amici milanisti, resta una delle scarse soddisfazioni della vendemmia 2013/2014.
Sulla partita posso dire poco, chè avevo di meglio da fare! Mi limito ad osservare come la probabilità di vittoria dei nostri, a parere di tutti altissima, non fosse comunque tale da farmi dormire sonni tranquilli.
Apprendo che Milito si sia mangiato taluni goals, e che la montagna abbia partorito un topolino – sotto forma di capocciata di testa di Samuel. Tanto per esser chiari, e visti i tempi da carestia, il roditore è più che gradito, e di certo dalle nostre parti non si sottilizza.
Detto dell’ennesimo mezzo rigore non dato ai nostri (ma ormai abbiamo perso il conto e tanto sono solo casualità, vero Nicchi?), non resta altro da aggiungere…
Tutto quel che non si e’ visto (e cioè tanto) verrà, prima o poi.
Sono altri i segnali che mi fanno ben sperare per il futuro, e arrivano dal nuovo Presidente e dalla sua gestione.
Come diceva una mia ex collega, prolissa anche quando voleva riassumere le sue tesi: “faccio tre esempi” (la sentenza era di solito accolta da un ringhio a mezza voce degli astanti: “ma fanne uno di esempio come tutti gli altri e taci”).
Il primo è la presentazione di Hernanes, finalmente fatta in termini un pocolino più professionali e valorizzanti, sia per il giocatore che per il Club, con i social network parte importante (#askHernanes trend topicper qualche ora) e con una sensazione di nuovo corso, piacevole come una brezza fresca che cambia l’aria a una stanza chiusa da troppo tempo.
Il secondo è di pochi giorni precedente l’arrivo del Profeta, ed è il comunicato con cui Thohir, per tramite del sito nerazzurro e non in maniera naif con il primo microfono messo sotto il naso, rilascia dichiarazioni in cui mette sostanzialmente tutti sotto osservazione, tranne Mr. Mazzarri, nel quale invece ripone piena fiducia. Ora, non che personalmente io straveda per il labronico, ma mi piace l’idea -bizzarra nevvero?- per cui l’allenatore sia una pedina da cambiare solo quando si vuole ripartire dalle fondamenta, e non allo scopo di “avere qualcosa di nuovo quando ti alzi alla mattina“.
Il terzo esempio non poteva non essere il licenziamento di Banca da ruolo di direttore dell’area tecnica. Come detto a più riprese, non è l’allontanamento in sè a garbarmi (ci torno tra un attimo), quanto la rottura con il simbolo di una gestione familiare e alla buona che sempre ha contraddistinto l’Inter della scorsa gestione. Il fatto che il Cigno di Grosseto avesse un contratto a tempo indeterminato credo fosse un unicum nell’universo pallonaro, con lo stesso Zio Fester che puntualmente ogni anno si vede(va) rinnovare cariche e deleghe dall’amato Silvio.
Aldilà delle voci di corridoio, che prendo per vere proprio in quanto vox populi (ergo vox dei), la lunga permanenza di Branca in quel ruolo non può essere la sola e vera causa del declino nerazzurro di questi ultimi anni: è facile ora rinfacciargli le ultime campagne acquisti, sbeffeggiandolo per arrivi strapagati e campioni svenduti a prezzo di saldo. E’ dovere di cronaca, e ancor prima esercizio di onestà intellettuale, ricordare che lo squadrone del Triplete l’ha costruito anche – se non soprattutto – lui.
Detta in breve: se il problema era lui, allora dovrebbero essere fustigati tutti quelli che non gli hanno impedito negli anni di compiere scempi a forma di Alvaro Pereira e Kuzmanovic per 20 milioni. Siccome cosi non è, e chiudendo ‘sta sbrodola, voglio sperare che il suo addio rappresenti un taglio netto al passato e dia la stura ad un avvenire in cui il Calciomercato venga gestito da un bravo Direttore Sportivo (Ausilio non so se possa essere la persona giusta, magari investito di piena responsabilità può sbocciare) in stretta e costante sinergia con l’allenatore di turno (e qui torna l’importanza data a Mazzarri).
LE ALTRE
Apprendo di un Conte furibondo dopo il pareggio in extremis agguantato dal Verona. Riesco a intercettare anche qualche lamentela (che battezzo come sacrosanta a prescindere!) di Mandorlini sui gol bianconeri e su un paio di interventi in area bianconera. Oltretutto il punticino del Verona lascia gli scaligeri pari punti ai nostri, ma la goduria di vedere i gobbi raggiunti dopo aver pensato di aver già vinto la accolgo volentieri.
Roma e Lazio impattano a reti bianche, mentre la Fiorentina e il Napoli liquidano senza problemi le loro avversarie. Balotelli addirittura piange dopo i tre fischioni presi a Napoli e la sostituzione di quel Seedorf che ovviamente aveva già capito come prenderlo, era entrato nella testa del giocatore e gli aveva financo consigliato il taglio di capelli.
E’ COMPLOTTO
Delizioso Sandro Sabatini che su Sky in settimana vuol farci passare come gesto da vero uomo l’esame di paternità cui il buon Balotelli ha acconsentito di sottoporsi, dopo più di un anno dalla nascita della sua bimba.
Al solito, lungi da me voler vedere la stampa saltare alla giugulare del Bresciano per quel che fa o non fa: sono serenamente cazzi suoi e il ragazzo è libero di seguire la sua coscienza. Detto ciò, fare di questa decisione un gesto esemplare e di cui gioire in comunione ed armonia mi pare eccessivo.
Soprattutto se la notizia seguente è introdotta, con malcelato tono canzonatorio, da frasi quali “per fortuna il gossip non ci regala solo storie intense ed imporanti come quella di cui abbiamo appena parlato, ma anche altre, descisamente piu’ frivole e leggere, come questa“. E vai di commento sarcastico sull’ennesimo tweet sdolcinato di Wanda Nara e Icardi.
Addaveni’ Baffone-Thohir anche in questi campi…
Qualcosa inizia a muoversi, in realtà: sarò forse troppo sensibile sul tema, ma noto un tono risentito nei vari giornalisti che riportano le dichiarazioni di Thohir “pubblicate poco fa sul sito dell’Inter” o “arrivate direttamente da Inter Channel” e non più cucinate su misura nel bordello (inteso proprio come casa chiusa) di turno.
Chissà come si dice “state a rosica’?” in indonesiano…
WEST HAM
La benefica trasferta albionica produce i suoi effetti anche sugli Irons, ormai lanciatissimi dopo il mercato di Gennaio: seconda vittoria consecutiva, stavolta in trasferta a Birmingham contro i Villans.
Il mio passaggio da quelle parti è apparentemente coinciso con l’ultimo giorno in cui il glorioso Boleyn Ground è stato di piena proprietà del club.Dal 2016 il West Ham giocherà all’Olympic Stadium.
Tutto giusto, per carità, but bubbles will never fly so high again…
Visto il soggetto in questione (l’uomo che non deve ridere mai!) prendiamolo come un sorrisone a 32 denti. Grande Muro!
Travolti da un autotreno e farsi la domanda che fa da titolo a questa sbrodola. Ci sta…ci sta…
Ma essere umiliati no. Questo non è consentito.
Beccare due gol da polli come il secondo e il terzo è la dimostrazione lampante di quanto sia lontana la fine del tunnel: se sono gli altri (più precisamente, “loro“) ad arrivare sistematicamente primi sul pallone, a pigliare tutti i rimpalli e a fare a chi picchia più forte, allora possiamo anche restare a casa.
Noi le rimesse laterali le sbagliamo, da sempre, regalando palla all’avversario, Ci giustifichiamo dicendo che, con l’uomo a rimettere in gioco, abbiamo un giocatore in meno da servire. Evidentemente non devono averlo detto alla Juve: questi dal “fuori loro” fanno gol. Diobono.
Subire un gol come il primo fa male, ma rientra negli errori a cui la nostra fase difensiva ci ha purtroppo abituati. Ma iniziare la ripresa sotto di un (solo) gol, dopo aver inopinatamente rischiato di pareggiare a fine primo tempo, e farsi uccellare due volte in 10 minuti su palle inattive, sminchiando rinvii con una consistenza che nemmeno il formaggino della vacca che ride, questo proprio è inaccettabile.
Volendo fare l’esperto tattico che non sono, mi chiedo perchè il Mister osi schierare una formazione “a specchio” rispetto a quella messa giù da Chierichetto Conte.
Caro Mazzarri, se ti pare che “non ci voglia uno scienziato” per capire che la partita era tutta fatta di duelli uno-contro-uno, forse ti sfugge che non c’è uno dei suddetti duelli che un nerazzurro sano di mente possa anche solo pensare di vincere. Questo tanto sulla carta quanto -ahimè- sul campo.
E quand’è così, tocca pensare a un paio di piani alternativi, chè è facile dire a Kovacic “tu marca Pirlo” quando non l’ha mai fatto e poi giustificare la sconfitta dando la colpa del primo gol al ragazzo. Così come è facile evidenziare che Palacio non è purtroppo quello di inizio stagione, e che ieri sera ha sbagliato tre occasioni che in tempi diversi avrebbero gonfiato la rete.
Di tutta la masnada di bipedi in maglia nerazzurra che i miei occhi hanno dovuto subire, salvo solo Taider e Rolando. Il primo fa capire che, se non gli si chiede la luna ma solo di correre a menare, è un buon mediano (alla plausibile obiezione riassumibile nel “grazialcazzo… sai cosa ci vuole“, Kuzmanovic ci fa capire che il compito non è in realtà così facile). Il difensore, d’altra parte, è un muto rimprovero al nostro mercato, se è vero -com’ vero- che un ex panchinaro del Napoli è di gran lunga il nostro miglior difensore. Volendo metterla sul romantico, promuovo anche Milito per un paio di recuperi difensivi, tanto per dar l’esempio, e per l’urlaccio tirato a fine partita ai compagni, con cui li “invitava” almeno ad andare a salutare e ringraziare i tifosi, cui era stato regalato uno spettacolo poco edificante.
Detto ciò, la Juve ci ha purtroppo surclassato, e solo sul 3-0 ha rallentato il suo furore agonistico, dandoci la possibilità di affacciarci dalle loro parti trovando il gol della bandiera con il succitato Rolando e constatando il rivedibile momento di forma del Trenza in due occasioni, dopo quella già sprecata a fine primo tempo.
Volendo attingere al cestone delle frasi fatte “non son queste le partite che dobbiamo vincere“. Che è poi la verità… certo, c’è modo e modo…
LE ALTRE
Se non altro Napoli e Fiorentina perdono incontri ben più abbordabili del nostro, mentre il Verona torna a scavalcarci battendo il Sassuolo. Ci vediamo raggiunti anche dal Toro di Mr Ventura che si fa raggiungere dal Milan nell’anticipo del sabato rischiando di perderla, a mio parere per una gestione dissennata dell’ultima mezzora. Mister, ho capito la faccenda della libidine e del pallone che deve frullare, ma Dio bono, quando ci vuole, il rinvio alla cazzimperio ci vuole! Ogni rimessa del portiere era un brivido e una potenziale occasione per i Meravigliuosi, che per fortuna non ne approfittano.
Roma e Parma si arrendono ben presto alla bomba d’acqua e rinviano a data da destinarsi.
CALCIOMERCATO
Dopo un primo commento sulla tragicommedia Guarin-Vucinic, ecco calare la mia personale mannaia sotto forma di giudizio tènnico su acquisti e cessioni degli ultimi giorni.
Hernanes personalmente lo agognavo da 4 anni, e non posso che essere felice del suo arrivo. D’Ambrosio, per quanto l’abbia visto giocare poche volte, è di fatto il cambio di Alvaro Pereira e mi rifiuto di pensare che possa essere peggio di Mr. 12 milioni.
In uscita (ovviamente solo in prestito, chè di vendere qualcuno dei nostri non se ne parla -parlo di incassare dei soldi, nel caso in cui il concetto non fosse chiaro- ), Belfodil va 6 mesi a Livorno (per lui in estate si son spesi quasi 10 milioni), Pereira addirittura 18 mesi in Brasile (dove ha già esordito con un autogol!), e forse Ranocchia potrebbe raggiungere Mancini e Sneijder a Istanbul.
Non mi strappo i capelli per la temporanea dipartita di nessuno di questi, piuttosto rimango perplesso per le modalità con cui i nostri dirigenti comprano e vendono giocatori.
Discorso vecchio, che attraversa tutta l’epoca pre-Calciopoli, con l’Inter di fatto impossibilitata a far mercato in Italia, e che in tempi più recenti passa dalla svendita di Eto’o, Thiago Motta e Sneijder e arriva all’acquisto di Hernanes per un prezzo complessivo di 20 milioni. In tutto ciò io ci vedo tanto incompetenza nostra quanto l’ennesimo caso di “conventio ad excludendum” da parte degli altri Club.
I vari Preziosi, Cellino, Zamparini e Lotito si sono mostrati negli anni più che benevoli nei confronti degli altri, (vedi da ultimo Nainggolan preso dalla Roma in prestito con riscatto fissato a giugno, per un totale di 18 milioni). Se si tratta di Inter invece i soldi li vogliono tutti, maledetti e subito. Niente mi toglie dalla testa che i nostri (con o senza Branca) siano da sempre trattati come gli ultimi arrivati, quelli a cui puoi comunque fare lo sgarbo o con cui puoi sempre tener duro e spuntare l’ultimo milioncino a tuo favore.
Non siamo (mai stati) nei “giri giusti”, e purtroppo di ciò ci facciamo anche un vanto.
Detto questo, è triste ma non sorprendente che per D’Ambrosio si debba comunque pagare quasi 2 milioni più la metà di Benassi, che probabilmente non diventerà mai un fenomeno, ma che rischi di dover ricomprare nel momento in cui volessi riportartelo a casa.
Il tutto per un giocatore che tra 6 mesi avresti preso a zero.
E’ COMPLOTTO
Non per questo mi accodo alla pletora di “esperti” che si mostrano addirittura sconvolti per la questione, stando ovviamente zitti su altre manovre di mercato, quantomeno cervellotiche. Il Milan fa arrivare anche tal Taarabt, ovviamente fortissimo e bellissimo, collezionando così il decimo tra attaccanti e trequartisti, e vedendo sfumare negli ultimi giorni Biabiany, che ha rifiutato il Milan oltre che la Lazio ed i cinesi del Guangzhou. Ma non cercate traccia di ciò sui giornali, chè nessuno rifiuta il Milan e anzi il problema è che nessuno da lì vuol andar via.
Su Sky, il calabrese cantilenante fa il professorino criticando l’acquisto di Hernanes a 20 milioni, definendolo “ciliegina” su una torta ancora inesistente, e ritenendo eccessivo il prezzo pagato. Per fortuna almeno Marchegiani corregge il tiro, dicendo che Thohir aveva subito pesanti critiche per non essere ancora intervenuto sul mercato e che quindi almeno di questo non poteva essere (piu) accusato.
Il refrain e’ sempre lo stesso: l’Inter compra male i giocatori di cui non ha bisogno: limitando il discorso a Sky, Mauro pensa che servisse un difensore, gli altri un attaccante. Poche idee ma confuse.
Splendido anche quando si chiede se Samuel, Ranocchia e Zanetti (sic) sarebbero davvero peggio dei tre difensori attualmente titolari. Facilotto il giochetto per cui chi è fuori ha sempre ragione, e soprattutto: ci avete ammorbato con il clan dell’asado e la dittatura argentina per anni, e adesso che si cerca di girare pagina -con fatica certo- dalle stesse bocche esce nostalgia (mai come in questo caso canaglia) per la vecchia guardia?
Tornando ad Hernanes, e soffermandomi giusto un attimo sulla collocazione del Profeta in campo, non posso non riconoscergli innegabili doti di finalizzatore, trequartista ideale dietro a due punte. Tuttavia, a mio parere la attuale carenza di fosforo e piedi buoni nella nostra mediana è tale da renderlo insostituibile perno di centrocampo del girone di ritorno nerazzurro.
Un centrocampo con lui e il cagnaccio di turno (il Taider di cui sopra andrebbe bene) lascerebbe a mio parere spazio libero a uno tra Guarin, Alvarez, Kovacic o Botta in appoggio a due punte vere. Ovvio che Hernanes è più forte di tutti i quattro appena citati, ma il nulla che abbiamo attualmente in cabina di regìa lo rende per me inamovibile dal “volante” della squadra.
Mazzarri prendi nota, grazie.
In chiusura, due finezze mediatiche da prostitute di alto bordo: Repubblica si rammarica del fatto che l’affare alla fine sia andato in porto, titolando testualmente “Finale senza botto Hernanes è dell’Inter“. Il Corriere non vuole essere da meno e pensa bene di fare una photo gallery con gli acquisti più cari del mercato di Gennaio, mettendo però in home page il meno caro dei 10 acquisti considerati: casualmente, è quello di Seedorf all’Inter nel 2000. Pur di piazzare ancora i nerazzurri tra i principi del “compro a tanto e vendo a poco“, inseriscono poi anche Bobone Vieri, che con la tabella in questione non c’entra una beata mazza, essendo stato acquistato in estate.
Siamo alle solite: i numeri per bocciarci ci sono già, non fate i servi anche quando non è necessario!
WEST HAM
Vittoria per 2-0 in casa contro lo Swansea, con uno scintillante terzultimo posto a brillare di luce propria. Come On You Irons!
Non voglio far notare il tiro di Palacio, ma i calzettoni di Campagnaro. Cristo, siamo tornati ad avere i calzini bucati… non li vedevo dai tempi infausti di Tardelli…
Inutile rimestolare il pentolone: squadra scarsa, troppi giocatori cui mancano i fondamentali, i pochi validi -Palacio, Cambiasso- palesemente con la lingua di fuori, un Mister che si gira in panchina per trovare le soluzioni e vede un mix di reduci di guerra e simpatiche promesse.
Siamo al pessimismo cosmico, ma forse è solo sano realismo. Non è altrimenti definibile la sensazione che ti porta a pensare di qualsiasi avversario “cazzo come pressano, corrono più di noi, ci sono sempre addosso“. No, non è così. E’ che non siamo capaci di stoppare la palla e non farla scappare via. E’ che gridiamo al miracolo quando azzecchiamo una verticalizzazione superiore ai metri 3. E’ che ci stropicciamo gli occhi per un triangolo chiuso di prima.
La partita col Chievo, come già quella di Coppa Italia con l’Udinese, è stata paradigmatica: due squadre di bassa classifica che, quando non ci stordiscono col loro pressing, ci lasciano a ruminare calcio a centrocampo senza che noi si abbia il guizzo che possa far saltare il banco. Io non ho nulla di personale contro Kuzmanovic, ma non posso non ergerlo a simbolo della mediocrità. Come direbbe mio figlio, è “il più bravo degli abbastanza“. e’ abbastanza lento, ha il piede abbastanza quadrato, ha abbastanza visione di gioco… insomma, il classico buon panchinaro. Niente di più. Eppure questo ha in mano le chiavi del nostro centrocampo. Non che Guarin, Taider e Mudingayi siano nel complesso molto migliori (il Guaro potrebbe esserlo, ma la cabeza…). Il conto quindi è presto fatto: o riesci a buttarla dentro grazie alla genialata del singolo, o speri in Dio o chi per lui, visto che i nostri paiono l’esemplificazione calcistica del motto “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo“.
La partita la si racconta in quattro righe, chè loro segnano subito con Paloschi che approfitta di un blocco di Jonathan su un suo compagno e di un Handanovic non esattamene reattivo. Per quello la recuperiamo anche in fretta, con Nagatiello a girare in gol il cross di destro (!) di Alvarez. Lì diamo il nostro meglio, con il Nippico a raddoppiare 2 minuti dopo con un tap-in casuale quanto si vuole ma perfettamente regolare. Non così per il guardalinee, che ineffabile sventola la bandierina ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio.
Detto di Palacio che sbaglia di testa un gol facilino (por bagai… cosa gli vuoi dire?), la partita sostanzialmente finisce lì. La ripresa è raccapricciante nelle nostre difficoltà a creare gioco, ma decidiamo comunque di movimentare la serata perdendo un paio di palle in uscita (vero Juan?) e lanciando un paio di contropiedi veneti che per fortuna non capitalizzano il nostro errore.
Quasi un esercizio di stile ormai il rigore non assegnatoci, con la sola differenza che stavolta eravamo in pieno recupero, e sarebbe proprio sembrato un contentino. Quindi, anche se il calcetto a Botta è netto, l’arbitro prosegue sull’intransigenza condannandoci all’autocommiserazione e al tafazzismo perdurante.
LE ALTRE
Spiace dover essere d’accordo con Sconcerti, ma anche lui ogni tanto fa come l’orologio fermo e segna l’ora giusta: Napoli e Roma stanno facendo un signor campionato, presentandosi al giro di boa con punteggi che, proiettati a fine stagione, sono tranquillamente da scudetto. Chiaro che nella giornata in cui loro vincono facile e la Juve gioca a Cagliari passando presto in svantaggio, in cuor tuo speri che la storia possa cambiare. i gobbi invece non hanno senso dell’umorismo e, seppur non dominando -e approfittando di un paio di errori del portiere rossoblù- segnano 4 gol e tornano a casa con l’11° vittoria consecutiva.
Mecojoni, dicono a Trastevere. O se preferite, a Fuorigrotta Allafacciadelcazz…
Dei cugini non parlo per non sprecare inchiostro telematico… (balle, in realtà devo quantomeno smettere ri ridere sguaiatamente).
E’ COMPLOTTO
Tanti piccoli sassolini, per lo più accomunati da un DNA da stercolario, con l’obiettivo dichiarato di accomunare le due milanesi nella loro crisi.
1) Ecco il simpatico riassuntino di lunedì pomeriggio su Corriere.it e relativo alle disavventure rossonerazzurre:
“Milan: esonerato Allegri: squadra a Tassotti” (la fredda cronaca; una velina di partito);
“Mazzarri alla prova Chievo: se non vince è crisi vera” (gufata preventiva, in attesa dell’invasione degli ultracorpi).
2) Inevitabile poi che la tripletta di Ibra in Coppa di Francia, con lo svedese che esce tra gli applausi dei suoi avversari, venga commentata definendo Zlatan come “ex-rossonero“, oppure che il supposto (e per me esecrando) passaggio di Matri all’Inter pare sia stoppato “perchè il Milan dice no“, e non perchè una pippa del genere ai nostri non interessi.
In realtà sul Milan ce ne sarebbe da dire, eccome. Ma sarà per la prossima volta.
E comunque c’è anche dell’altro.
3) Patetici i commentatori di Sky quando, volendo perculare il portiere cagliaritano Adan, autore di due paperissime nel 4-1 con la Juve, sarcasticamente chiosano “Mourinho a Madrid lo faceva giocare al posto di Casillas“. Siccome sono un cacacazzi, e ‘sta roba non mi tornava, sono andato a controllare. Presenze in campionato: 3 (leggasi tre). In realtà l’inguacchio con Casillas inizia con l’arrivo di Diego Lopez al mercato di Gennaio.
‘Sta cosa poi ce l’ho sul piloro da un anno: Mou in effetti l’anno scorso ha panchinato il portiere spagnolo preferendogli il succitato Diego Lopez. Ovviamente l’anno scorso tutti a dargli contro, dandogli del sacrilego, incapace di gestire una personalità forte come il portiere (Mourinho??), pronti a scommettere che su questo il portoghese avrebbe preso la più clamorosa delle toppate. Sappiamo invece com’è andata: Casillas ha continuato a rimanere seduto per tutta la stagione, e con l’arrivo di Ancelotti e della sua saggia bonomìa a forma di sopracciglio alzato, tutti si aspettavano il ripristino dello status quo ante.
Morale: in campionato, nel silenzio assoluto dei media italiani e iberici, Casillas continua a restare seduto, giocando invece la Champions. Ora, posto che l’alternanza tra portieri è una stronzata che non si vedeva dai tempi di Sacchi (e infatti Carletto quel virus ce l’ha ancora…), evidentemente non era così assurdo promuovere il buon Lopez al posto del divino Casillas. Lo fa Josè? è uno scandalo, fa male al calcio! Lo fa Carletto? zitti tutti.
Infine, parliamo di complotto: la notizia è che il complotto non c’è. Non è necessario, facciamo cagre a sufficienza per non dare fastidio a nessuno.Non che la cosa sia una buona scusa per ricevere ceffoni ad ogni partita. Gli ultimi episodi (gol regolare di Nagatiello e -vado a memoria- 5° rigore solare non concesso in stagione) non fanno che rafforzare il mio pluridecennale convincimento: a fischiare contro l’Inter si ha solo da guadagnare. Il rigore non c’era? Bravo arbitro, hai visto bene! Il rigore c’era (oppure: il fuorigioco non c’era)?: bravo arbitro, hai sbagliato ma “per una volta” a sfavore della grande squadra. Basta con la sudditanza psicololgica, tanto alla fine torti e favori si compensano! Prendete il Chievo: qualche mese fa la Juve gli ha rubato la partita, con Paloschi a vedersi annullare un gol validissimo. Ecco che la sorte stavolta sorride ai simpatici clivensi, che portano via un pareggio meritato contro un’Inter in crisi e ad un passo dalla vergogna.
Scherzo? son serio? fate voi… tanto la solfa non cambia.
Fabrizio Bocca (di rosa) non perde occasione per sfrangiarci i cabbasisi col pacchetto-famiglia “inter e milan fan cagare uguale“, e pertanto torna a fare vignette umoristiche di questo tipo, nel giorno dell’esonero di Allegri:
simpatici come una mano nel culo… (excuse my French)
Illuminato ai limiti dell’accademia il commento (testuale) “l’Inter che non riesce a battere il Chievo e magari sta lì a recriminare su un fuorigioco (fagli tre gol e questo problema non esiste…). Il genio piglia pure il numero sbagliato, lasciando spazio all’inevitabile risposta “lasciami il gol buono del nippico e dammi il rigore e tre glieli faccio veramente!“.
Ma non sarò certo io a gridare stupito allo scandalo di certi comportamenti.
Di più: le vedove ora piangono perche al lunedi non c’è nessuno che rilascia dichiarazioni simpatttiche sotto gli uffici della Saras, e ovviamente la Crisi Inter dipende da quest silenzio assordante, come se quelle sbrodole a piede libero avessero mai avuto una precisa logica programmatica.
Non possono più nemmeno censurare la condotta attendista di Thohir, visto che il nuovo Presidente (tramite i PROPRI media) ha detto chiaramente che Mazzarri è l’uomo giusto, e che lui non si sente Superman, capace di cambiar tutto in 60 giorni. Insomma, che piaccia o no un piano c’è: quest’anno va così, evidentemente si è messo in conto di stare un altro anno fuori dall’Europa che conta (e forse anche dall’Europa tout court).
A giugno si organizzerà un bel giro d’onore a tutti i reduci del Triplete e con i soldi di ingaggio risparmiati si inizierà una campagna di rafforzamento della squadretta, invero alquanto necessaria ed urgente…
WEST HAM
Just for a change vinciamo in trasferta! 2-0 a Cardiff e quart’ultimo posto scintillante come una Coppa.
Il nippico il suo (anzi i suoi) l’aveva anche fatto…
Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.
Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.
Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!
Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
Come dice il poeta …
LE ALTRE
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
E’ COMPLOTTO
Roba lunga, mi spiace.
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri.
“There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
WEST HAM
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!