PIASTRELLATI

SASSUOLO-INTER 3-1

Quando si dice che “più in giù di così, c’è solo da scavare” si afferma una grande verità, oltre a citare una simpatica canzonetta di qualche anno fa.

Ci armiamo quindi di vanga per modellare la silouhette di quel sarcofago calcistico che siamo diventati, anche se siamo molto trendy e ficaccioni nel nostro insistito 70% di possesso palla, chè adesso si gioca, mica come prima che si faceva solo il contropiede.

La verità è che l’attuale Sassuolo contro l’attuale Inter vince facile 7 volte su 10, pur avendo una rosa nemmeno paragonabile. Mancini fa bene a insistere sul lavoro, finanche sul “giUoco” come unica strada per uscirne, ma comprende perfettamente che quello che pensava essere un impegnativo sentiero di montagna è in realtà un Everest da scalare a mani nude.

La partenza ci illude di essere quasi in palla, con un paio di occasioni nel primo quarto d’ora, prima che i nostri avversari capiscano che la nostra opposizione alle loro ripartenze ha più buchi di un groviera stagionato. Ecco quindi la prima delle millemila discese sulla nostra fascia destra, lasciata libera da un Donkor che -apprendo- nasce centrale difensivo ma spinge più del Maicon dei bei tempi: il cross in mezzo è solo deviato da Medel ma arriva ugualmente a Zaza, che non si fa problemi: si gira e spara di sinistro sotto l’incrocio, con Handanovic e Vidic a battergli le mani.

La scoppola non ci sveglia, anzi: la sobria euforia dei primi minuti lascia spazio al nulla calcistico espresso da Kovacic (c’era?), Palacio (ho pietà di lui solo per il glorioso passato) e Podolski (si vede solo quando intercetta invece che far scorrere gli unici tre palloni dati sulla corsa di Dodò). Shaqiri è l’unico che si sbatte, e nella ripresa colpisce anche un palo.

Come detto non impariamo dagli errori, quindi ecco Sansone infilare il quarto gol contro di noi (su un totale di 16 in Serie A) sempre partendo da destra, dove nell’occasione era contrastato -si fa per dire- nientepopodimenoché da Palacio.

Ci va ancora bene perchè l’unica occasione in cui Donkor ferma gli attaccanti emiliani genera un mezzo rigore, gemello di quello che dopo il 90′ pone fine alla sfida.

La ripresa, se vogliamo, è parente stretta della partita di settimana scorsa col Torino: loro dietro a difendere il meritato doppio vantaggio, noi a ruminare calcio a due all’ora (almeno tra di noi diciamocelo, altrochè “abbiamo cambiato faccia nel secondo tempo”) e a costruire una sola azione (bel cross dalla destra di Brozovic e capocciata di Dodò con conseguente miracolo di Consigli). Per il resto, ricordato il palo di Shaqiri su bel sinistro da fuori area e un tiro velleitario di Podolski da posizione assai defilata, segnamo il 2-1 di rapina con Icardi, entrato nella ripresa, quando mancano una decina di minuti a fine match.

Poco dopo, Sansone macchia la prestazione facendosi stupidamente espellere, e sono gli unici minuti in cui sogno un immeritatissimo pareggio, stante il maxi recupero concesso.

Ci pensa Ranocchia a riportarmi dalle nuvole eteree alla terra fangosa, allorquando si fa beffare da Zaza sullo stacco aereo, prima che Donkor lo fermi irregolarmente in area. Berardi segna ad Handanovic dal dischetto (il che è una notizia) e terza pera messa in saccoccia.

GENIUS AT WORK

Ma siccome potrebbe andar peggio,

"Come?" "Potrebbe piovere..."

“Come?”
“Potrebbe piovere…”

…ecco la genialata del dopo partita, così intrinsecamente simpatttica da meritare un trafiletto “a parte” (che va sempre scritto staccato. Scusate ma ho un odio viscerale per chi scrive obbrobri tipo apparte, apposto, intravvedere, caffellatte: risparimiate sulle doppie chè c’è la crisi!).

Dunque, si diceva: come se non bastasse la scoppola sul campo, alcuni dei nostri vanno sotto la curva dei tifosi per salutare, ringraziare, scusarsi… ognuno ha la sua versione.

Morale: quando i due genialoidi Guarin e Icardi tirano la maglia e questa viene cortesemente ritornata al mittente, finisce tutto a schifìo. Il colombiano la mette sul romantico, battendosi il pugno sul cuore come a dire “io ci metto l’anima”, lasciando il legittimo dubbio che il fatto costituisca un’aggravante o un’attenuante. Il twittatore seriale va più sul terra-terra, dando dei pezzi di m… a tutti.

Poverino, va anche capito: i due neuroni che possiede non lo fanno andare oltre al lineare ragionamento riassumibile in “ma che cazzo volete da me? sono entrato nella ripresa e ho pure segnato…“. Ranocchia, da diligente capoclasse si mette in mezzo e alla fine, non senza fatica, riesce quantomeno a portarli nello spogliatoio, da cui -pare- usciranno poco dopo per ricomporre la frattura.

L’assist servito ai media è degno del miglior Pirlo, e infatti…

E’ COMPLOTTO

Ebbene sì, anche in questo pauroso autogol dei nostri riesco a vedere un pregiudizio e una difformità di comportamento rispetti ad altri casi analoghi.

1) Partiamo dalla richiesta dell’Inter, ingenua e contro-producente, lo riconosco, di non riprendere la scena descritta poco fa. La cosa fa prevedibilmente ridere tutti gli addetti ai lavori, che non si fanno alcun problema nello sbertucciare l’irritualità della richiesta “in un’epoca in cui basta un telefonino per essere in rete un secondo dopo“.

Tutto vero, tutto giusto. Evidentemente, però, solo io ricordo quanto successo al Milan di Allegri qualche anno fa. Lo ricordo per quelli che non sono stati attenti in classe:

Allegri, durante un Lazio-Milan del settembre 2010, ormai esasperato dagli errori dei suoi ragazzi, sbotta con Tassotti “stiamo giocando col culo!“. Ecco il prode bordocapista, il fido Alciato, azzardarsi a riferire l’accaduto ai telecronisti.

Ebbene, come già ricordato ai tempi, l’unica vera rivale di Mediaset sullo sport in TV mandò una nota di scuse alla squadra Meravigliuosa, per aver divulgato quello che era solo uno scambio di opinioni tra colleghi.

A loro, gli chiedono scusa. A noi, giustamente, ci perculano.

2) Volendo poi sottilizzare, la censura è in effetti avvenuta, visto che tutti hanno fatto a gara a mostrare le immagini della lite, ma nessuno si è preso la briga di dare analoga visibilità al posticcio happy end creato ad arte nel dopo-dopo-gara. Ma sarei un ingenuo a stupirmene.

3) La prova evidente della malafede o, se preferite, del pregiudizio dei media a riguardo, è questa tendenziosa photogallery del Corriere della Sera, dove vengono minuziosamente elencati molti (nemmen tutti, chè io il Chino l’ho sfanculato più volte, prontamente ricambiato) scazzi tra nerazzurri e tifosi. Sarò distratto, ma non ricordo analoghi almanacchi diversamente strisciati a cadenzare le periodiche frizioni tra curva rossonera e suoi tesserati…

4) In questo clima di “mandiamo tutto in vacca che con l’Inter funziona sempre“, ecco come la Gazza serve il contorno alla possibile polpetta del ritorno in nerazzurro di Ando’ Cassan’. Titolo “Antonio e le cassanate interiste“.

Svolgimento: Cassano fa la gaffe sulla popssibile presenza di gay in nazionale 2 mesi prima di arrivare all’Inter (quindi ancora come tesserato del Milan), ma la grezza è già attribuibile ai nostri.Che bella la prostituzione intellettuale retroattiva!

Non solo: Cassano alla conferenza stampa di presentazione dice che Galliani è tanto fumo e poco arrosto, e non ha mantenuto la parola data. Sinceramente, non vedo dove stia la notizia. Scherzi a parte, mi pare una dichiarazione polemica e nulla più, non certo un “caso“, tantomeno una situazione in cui c’entri l’Inter.

Andiamo avanti: intervistato da Fazio, Ando’ disse di aver rifiutato più volte la Juve perchè là vogliono solo “soldatini” mentre lui ogni tanto “esce dai binari”. Idem c.s., dove sta la “cassanata”?

Il tutto per dire che, a Marzo 2013, ci fu il famoso litigio con Stramaccioni (notizia arrivata in tempo zero a tutte le redazioni italiane, courtesy of gestione-simpatttica), la sola vera insubordinazione di Cassano in nerazzurro. Ma già che ce n’era una, han pensato bene di attaccarne tre che non c’entravano una mazza. Così, per simpatia…

LE ALTRE

Facendo finta di essere interessati a cosa fa la dozzina di squadre che ci precede in classifica, riporto per puro dovere di cronaca che alcune vincono (Napoli, Palermo, Milan e Toro in ordine di classifica), altre pareggiano (Juve, Roma, Fiorentina, Genoa e Udinese) e qualcuna -oltre a noi- perde (Lazio, Samp).

Facciamo cagare, delle altre non ci deve interessare…

WEST HAM

Dolorosa trasferta ad Anfield Road da cui torniamo sconfitti, ma giocando da squadra e consapevoli di essere messi comunque bene.

...perchè l'amore non è bello... se non è litigarello... ... era una scaramuccia...

…perchè l’amore non è bello… se non è litigarello…
… era una scaramuccia…

QUASI UNA SQUADRA NORMALE

CHIEVO-INTER 0-2

Il “quasi” è ovviamente quel che fa la differenza ma, insomma, tocca accontentarsi.

L’Inter non gioca meglio che contro l’Udinese, ma porta a casa tre punti di vitale importanza per far finta di voler ancora partecipare alla riffa di quartiere con premio finale 3° posto.

Probabilmente il primo tempo di San Siro contro la banda-Stramaccioni era stato più arioso e ben giUocato. Di contro, la ripresa di ieri ha fatto vedere solo squarci dello sterco di cui siamo capaci. Come detto, appunto, quasi una squadra normale, che mostra sprazzi di decenza equamente distribuiti nei 90′ e raccoglie due gol dalla decina scarsa di azioni degne di tal nome.

Mancio insiste ancora a considerare Guarin un essere dotato di cervello, e come tale lo piazza in una metacampo altrimenti discreta, pur se a misura di Kuzmanovic. il piccolo croato decollizzato piglia calci a destra e a manca, ma mette pure la palla in buca dopo sapiente cross di Nagatiello e coriacea torre di Icardi. Guarin fa l’unica cosa buona dei 90 minuti (non la tocca) e Kovacic ha gioco facile per l’1-0.

A cavallo del vantaggio dei nostri Handanovic si guadagna lo stipendio, lauto quanto meritato, fermando prima la capocciata isterica dell’emulo bresciano di Superpippa e poi pareggiando in bellezza la rovesciata di Meggiorini (ex maledetto e al rinnovo pluriennale nella membership del Club Gautieri).

Il nostro portiere per poco non combina il frittatone quando battezza fuori un cross talmente sbagliato da rimbalzare sull’incrocio dei pali e poi sulla fazza di Cesar, incredibilmente ancora in campo dopo il tentato omicidio ai danni di Kovacic (vedi foto del giorno per i dettagli).

Il riposo arriva salutare per i nostri, la cui lucidità mentale aveva lo sguardo ottuso di Guarin e la corsa di Nagatomo, utile come quella di un criceto sulla ruota.

Il quarto d’ora serve al Mancio per rifarsi la messa in piega e ai nostri per resettare entrambi i neuroni: rientrati in campo, i nostri prima si mettono di impegno per farsi infilare da Paloschi (la palla persa dal Kuz sulla trequarti veronese ha avuto effetti blasfemi udibili fino in provincia di Benevento) e poi, forse per la coscienza sporca, iniziano a martellare manco fossero il Real Madrid -passatemi l’iperbole sarcastica-, con D’Ambrosio e Nagatomo a sfiorare il raddoppio prima che sia Capitan Ranocchia a trovarlo con un sinistro tanto vellutato quanto imprevisto.

Ottimo Ranocchietta, anche perchè toglie letteralmente la boccia dal piedone di Guarin che aveva già mirato l’omino delle bibite in curva.

Il 2-0 è ulteriormente corroborato dall’espulsione più stupida vista a memoria d’uomo, con il poco rimpianto ex Ruben Botta prima a piazzare una gomitata sul profilo già abbastanza scaleno di Kuzmanovic, e poi a toccare con la mano la giacchetta cerulea dell’arbitro e meritarsi il cartellino rosso più permaloso della Serie A.

Come giustamente fatto notare nel dopopartita, un arbitro che permette una spietata caccia all’uomo nel primo tempo e che caccia poi il rosso per un giocatore che ha il solo ardire di protestare (invero in modo assai blando) toccandogli il braccio va semplicemente interdetto ad libitum.

 

LE ALTRE

Si vince quindi, e non eravamo mica più abituati. L’aritmetica cambia eccome, chè da -9 dal terzo posto ora siamo “solo”  -6. La Samp impatta con la Juve mentre il Genoa perde con la Roma. Il Milan ovviamente approfitta del Napoli in versione “no” e vince 2-0. Quel che non cambia è il troiaio di squadre ammassate in una manciata di punti.

Quel che non tarderemo ad apprezzare sarà la sostanza e la tenuta dei progressi fatti intravedere (che si scrive con una V sola, eccheccazzo). Domenica sera a San Siro arriva la Lazio: se vogliamo iniziare a far finta di credere al terzo posto (o più prosaicamente ad eguagliare il quinto posto dell’anno scorso) serve solo vincere, contando che la prima del 2015 sarà una trasfertuccia da niente a Torino…

 

E’ COMPLOTTO

Ci sono delle regole non scritte che sottendono a luoghi comuni maledetti nella centenaria storia del giUoco del calcio: blandire di complimenti il portiere di una squadra vuol dire in realtà criticarla per la scarsa tenuta difensiva, e per l’inesistente pericolosità in attacco. Ecco che le due grandi parate di Handanovic in quel di Verona diventano magicamente “quattro” nelle lisergiche pagelle della Gazza di stamane: lodi sperticate per Handanovic, e fin lì tutti d’accordo, ma come al solito non ci si limita al compitino, si esagera un po’ giusto per far vedere alla maestra che loro sono bravi bambini.

Parallelamente, dopo aver passato l’estate a voler convincere tifosi e lettori che questo Milan poteva ricalcare la Germania neo-campione del Mondo, ecco il nuovo rilucente parallelo tra i Meravigliuosi ed il Carlo Ancelotti (anche qui, con una L sola, a-ri-eccheccazzo) reduce dalla cinquantesima vittoria di fila con il suo Real Madrid . Da notare come, per tutti i media, i due allenatori in questione siano “Carletto” e “Superpippo“, manco fossero tutti cugini sfegatati di Pellegatti. Non vi dico i suggerimenti che ho dato per l’uso dell’alberello di Natale che tanto piace al Geometra…

C’è di buono che il Mancio continua ad avere appeal presso i pennivendoli e quindi anche noi beneficiamo di qualche luogo comune: non più e non solo “è un’Inter cinica” (a proposito di falsi complimenti…), ma anche “si vede la mano dell’allenatore“, fino alla sentenza (un po’ iettatrice, ma qui sono io a vedere il Diavolo anche là dove non c’è) “ha cambiato mentalità alla squadra“.

 

WEST HAM

Prezioso pareggio esterno contro il Sunderland che ci mantiene per un’altra settimana sulle montagne russe del quarto posto.

Up the hammers (finchè la va’!)

L'avessero fatto (a scelta) Ince, Materazzi, Medel, sarebbe scattata la fucilazione nel cerchio di centrocampo

L’avessero fatto (a scelta) Ince, Materazzi, il Muntari interista o Medel, sarebbe scattata la fucilazione nel cerchio di centrocampo.

T.S.O.

INTER-UDINESE 1-2

Tanto per cominciare, il titolo è indifferentemente applicabile alla squadra simpatttica così come al sottoscritto, che ormai le infingarde strisce nerazzurre le conosce meglio delle sue tasche. Ragion per cui mi sono volentieri risparmiato la visione in diretta della minuscola prestazione dei nostri, a vantaggio di piacevole serata con amici. Tanto, per avere la più fedele delle rappresentazioni dell’ultimo capolavoro dei nostri, bastano un cellulare connesso al sito della Gazza ed una fervida ed allenata immaginazione.

Quindi: veder snocciolare sullo schermo dello smartfòn occasioni su occasioni nel primo tempo mi è stato sufficiente per sunteggiare “va beh stasera c’han voglia di giocare, se poi la buttano anche dentro…”

Detto-fatto (coi nostri tempi, s’intende…): Icardi riceve da un ispirato (sic) Guarin e col sinistro incenerisce il portiere, mandandoci al riposo avanti di uno.

Meno male, penso: a furia di mangiarsi gol, qui si rischia di beccarsela inderposto al primo contropiede, invece così… (Famous last words)

La fredda cronaca della ripresa lascia presto i toni entusiastici dei primi 45′ per raccontare di cacate sempre più frequenti dei nostri, tra contropiedi mandati in vacca e amnesìe purtroppo arcinote in fase difensiva. Il loro pari è frutto di una semi-dormita collettiva, che la Dea Eupalla decide severamente ma giustamente di farci pagare con l’ennesimo golazo subìto in questa stagione. Bruno Fernandes se la alza solo soletto al limite dell’area e al volo di destro pesca l’angolino, ed ecco materializzato l’ennesimo angolo-caminetto con glorioso ricordino da raccontare ai nipoti nelle fredde serate d’inverno.

Le residue forze fisiche e soprattutto mentali dei nostri vengono spazzate via dal suddetto incidente di percorso, e la sequela di breaking news che giungono dalla telefona non fanno che presagire nella mente malata di chi scrive un mantra sempre più incalzante: adesso il nano maledetto Di Natale ce la mette.

Ecco quindi che la notizia della sua sostituzione veniva dal sottoscritto accolta quasi come un pericolo scampato, se non fosse che proprio il subentrante -Thereau, uno che festeggia i gol facendo nano-nano con le mani- ringrazia sentitamente lo sciagurato retropassaggio di Palacio e beffa nuovamente l’incolpevole Handanovic.

Mancini, vedrò poi in differita, è a mezza via tra un pianto isterico e la vittoria al campionato mondiale di Madonne, ennesima dimostrazione che il problema ahimè non sta nel Mister ma nell’accozzaglia di craniolesi che veste indegnamente i nostri colori.

Insisto su questo punto non tanto per vanto personale (negli ultimi anni avrei tenuto sia Stramaccioni che Mazzarri, figurarsi se adesso auspico un allontanamento del Mancio), quanto per puntualizzare ancora una volta come il cambio di allenatore, lungi dall’essere la soluzione al problema, sia invece l’ammissione, nemmeno troppo implicita, del fallimento del Club ancor più del malcapitato Mister di turno.

Quel che -mi auguro- Mancini potrà dare rispetto ai suoi predecessori è un minimo di convinzione ai nostri di essere sulla buona strada, anche se devi essere un ottimo venditore (o forse un millantatore) per trarre elementi positivi da una catastrofe come quella di ieri sera. C’è in ogni caso poco tempo, pochissimo: i crediti guadagnati in carriera si sciolgono come neve al sole e basta poco per trasformare l’inerzia positiva in mazzate mediatiche (a meno che tu non ti chiami Superpippo, ovvio…).

Spero che lo charme del campionediclasse abbia il suo effetto su Presidente e dirigenza, perchè qui serve almeno un innesto per reparto, con un’ulteriore difficoltà (faccio per una volta finta di dimenticare l’ostacolo economico): vero che i nostri in massima parte sono mediocri mestieranti ma, proprio per questo, non basta prederne tre più forti di loro (altrimenti, ormai senza tonsille, pure io potrei dire la mia). No, qui c’è bisogno di tre giocatori veri, e forti soprattutto a livello mentale.

Il clamoroso infortunio tencico di ieri sera arriva, forse come una severa lezione da mandare a memoria, proprio da Palacio, uomo la cui carriera è lì a testimoniarne la classe, la concentrazione e la voglia di mettersi sempre a disposizione della squadra. Ecco, in questi casi si direbbe, con discutibile enfasi piccininiana “Propriolui!!” e non si arriverebbe lontani dalla verità.

Personalmente, una minchiata simile me l’aspetto da Guarin (a dire il vero, già fatto…), o da qualche altro dei nostri ignoranti calcistici, ma non dal Trenza.

Brutto segno quando vanno in vacca anche gli ultimi neuroni a disposizione della squadra…

LE ALTRE

Il fatto che la mediocrità e la perfettibile tenuta psichica siano patrimonio diffuso nel nostro Campionato -se possibile- mi fa ancor più incazzare, chè contro tale ammasso di squadracce è sufficiente un Genoa ordinato e diligente a scintillare al terzo posto. Il Grifo batte i cugini, dopo che nell’anticipo del posticipo dell’anticipo dell sbiliguda il Napoli aveva imitato la Roma, recuperando dal doppio svantaggio e strappando un pareggio in extremis.

Di tutto ciò approfitta la Juve, che conserva immutato il suo vantaggio dopo il pareggio a reti bianche di Firenze. Sono ancora convinto che alla lunga la classifica si sgranerà, lasciando in zona Champions i più meritevoli (o i meno coglioni, fate voi). Cresce invece il sospetto che noi li guarderemo a distanza di sicurezza, tutti presi a leccarci le ferite e progettare il prossimo “anno zero” (dovremmo essere arrivati alla quarta edizione…).

E’ COMPLOTTO

Il complottismo che mi pervade mi fa maledire quel gufo giallorosso di Riccardo Gentile, che evidentemente ce la vuole tirare dopo il gol di Icardi quando dice “ogni volta che l’Udinese passa in svantaggio poi perde”. La sindrome di accerchiamento però si esaurisce qui.

Interessante invece mettere a confronto due pezzi usciti in settimana sul Corriere della Sera, a firma rispettivamente di Fabio Monti e Beppe Severgnini.

Il primo, cronista molto vicino all’Inter ed ancor più prono agiografo del Signor Massimo, compila il diligente temino pescando a manate dalla demagogia più spicciola, all’insegna del “cuore e sentimento” come vera ragion d’essere del Club, senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio che proprio la gestione simpatttica, soprattutto nel post-Triplete, abbia contribuito al troiaio sportivo ed economico attuale.

Ennesimo esempio di tafazzismo a strisce neroblù e di incapacità di capire i tempi che cambiano.

Dall’altra parte, l’interista metallizzato rimpiange l’addio di Cambiasso (anche se dubito che “Cuchu” significhi “vecchio” in lunfardo). Citazioni linguistiche a parte, il suo pezzo fotografa alla perfezione la mia visione su tutta la faccenda: il 19 crapapelada potrebbe -più di tutti gli altri gloriosi ex- essere il vero trait d’union tra l’Inter che è stata e quella che sarà. Torno non a caso a porre l’accento su neuroni e materia grigia: il Cuchu era già allenatore in campo (e in culo a tutti quelli che, negli ultimi anni, lo sfottevano chiamandolo “ghisa“), e quasi certamente diventerà un fuoriclasse in questa delicata professione. Il fatto che Mancini sia stato il primo a saggiarne le doti in nerazzurro, preferendolo a Davids nella prima stagione nerazzurra, mi fa intravedere la possibilità che l’accoppiata possa ricongiungersi presto, a discapito del secondo appena scelto dal Mancio per questa stagione.

Si badi bene: non sono ovviamente contrario al cuore e alla riconoscenza in sè: è ovvio che, se posso avere un professionista di indubbie qualità, che per di più è un pezzo di recentissima storia del Club, lo accolgo a braccia spalancate (non avrei dovuto farlo andar via, ma va be’…). Smetto di essere un cuore tenero quando la riconoscenza prevale sul senso pratico, chè se no per tanto così richiamerei Brehme domattina per fargli fare gli ultimi 20′ di ogni partita (a crossare, anche a 55 anni, è meglio di tutti i nostri esterni messi insieme…).

WEST HAM

Come paraculisticamente mi ha detto mio figlio ieri: “Pà, io ho deciso che per quest’anno la mia prima vera squadra è il West Ham, poi viene l’Inter“.

Difficile dargli torto: vittoria casalinga in rimonta sullo Swansea, 3-1 e momentaneo terzo posto in classifica!

 int udi 2014 2015 bisConsoliamoci così... Those were the daysConsoliamoci così… Those were the days

“… SI, MA ALLA PARMIGIANA!”

ROMA-INTER 4-2

Proseguo con le citazioni d’essai, le migliori a mio parere a descrivere il cambiamento in panchina e gli effetti sul campo:

Allora, mettiamoci d’accordo. Se volete la storiella edulcorata e ottimista, in pieno clima pre-natalizio, posso anche sforzarmi e dire che per un’ora e passa l’Inter ha giocato come meglio non avrebbe potuto, stanti gli 11 in campo. La Roma subisce i primi gol casalinghi della stagione, Osvaldo per una volta ha la carica giusta e non auto-distruttiva per affrontare la partita, e Kuzmanovic continua ad essere il solo fosforo del nostro centrocampo.

Temo però che le buone novelle finiscano qui, perché se è vero che la Roma fa il 3° e 4° gol grazie al nulla assoluto che alberga tra le orecchie di Guarin, è altrettanto vero che i gol al passivo potevano essere un paio in più, e non solo nel delirio finale.

Se vogliamo dare dei meriti a Mancini (diamoglieli, va benissimo….), possiamo ringraziarlo per aver tolto a tanti (non a me, permettetemi la precisazione) il dubbio che la questione si limitasse alla difesa a tre o a quattro, nè ad un allenatore piangina invece che trendy.

Forse, furbescamente, il Mancio vuol far capire a chi di dovere che questa è una squadra mediocre, che ha in buona sostanza la classifica che merita e che senza cospicui quanto al momento improbabili acquisti non potrà migliorare granchè.

 

Come da queste parti si dice fin da Settembre, la cara e vecchia zona Uefa ci deve “purtroppamente abbastare“.

Se a un organico qualitativamente limitato togli poi gli unici due in grado di dare del tu al pallone (Kovacice e Hernanes), è quasi inevitabile che il Kuz sembri Rijkaard, in mezzo a Guarin, Medel e M’Vila…

Non va meglio dietro, con Ranocchia bravo a pareggiare su corner ma più che migliorabile nei primi due gol subìti e Juan Jesus a confermare che, se non c’è da fare a sportellate e scatti a chi arriva prima, è poca cosa. Urge ritorno ad una normale deambulanza per Vidic: logoro, vecchio, consunto e tuttavia indispensabile a far da balia ai nostri “bamboccioni”.

Dico solo che dietro il migliore è stato Campagnaro, e vale il discorso fatto per Kuzmanovic: complimenti a loro, ma questi siamo…

Davanti Osvaldo parte giustamente al posto di Icardi (si è sbattuto più lui in 90′ che il collega argentino in quasi un girone di Campionato), mentre Palacio continua a confermare l’etichetta di “generoso”, sempre pericolosa per uno che di mestiere dovrebbe buttarla in goal.

Loro, manco a dirlo son tutt’altra cosa, azzeccano acquisti sconosciuti (inevitabile Primo Gol in Serie A per Cholebas con sinistro a voragine da raccontare ai nipotini) e alternano centrocampisti che da soli sono migliori del nostro intero reparto (e parlo di Nainggolan, non di Matthaeus).

Preso il primo fischione penso che sarà una lunga notte, ma il pareggio di Ranocchia è tanto insperato quanto ben accolto. Altrettanto posso dire del gol di Osvaldo dopo il succitato tiro a voragine di Cholebas a inizio ripresa.

Non mi illudo però, so che viviamo di guizzi ma che siamo dei mentecatti, uno più di tutti…

Ed eccolo, infatti, Guarin, a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi a metacampo invece che fare un banale passaggetto del cazzo… Il numero della biscia impazzita non gli riesce (le strisce sono nerazzurre, non rossonere, dovresti saperlo, ciccio…), l’arbitro giustamente fa giocare, i compagni di difesa guardano Totti cadere, rotolare, e servire col culo per terra quel pippone di Pianjc che tanto che cacchio vuoi che faccia in piena area di rigore? 3-2 per loro.

Il Mancio ci prova a scandalizzarsi e protestare per un fallo che non c’è e viene come da copione espulso, ed è come se con lui uscisse anche qul minimo di barlume che -non so come- ci aveva tenuto a galla fino a quel punto.

Dalla panca entrano Icardi e Kovacic, uno più inguardabile dell’altro in questa occasione, e quell’ammasso di craniolesi a metàcampo, che se non altro un po’ di spessore lì in mezzo lo faceva, non serve nemmen più a quello.

Da loro è entrato Iturbe che potrebbe segnarne un paio in tre minuti, ed è solo un caso che il quarto fischione arrivi a tempo ormai quasi scaduto su splendida punizia di Pianjc, propiziata da altro ruzzone sapiente del Guaro giusto-giusto sui 20 metri.

Illuminante il ragazzo!

LE ALTRE

Il Toro, degno discepolo di se stesso, perde all’ultimo secondo una partita che avrebbe onestamente meritato di vincere, dando al bresciano lisergico l’occasione per riaccendere il riflesso pavloviano dei media italici, che partono con la litanìa del fuoriclasse, da pallone d’oro, ovviamente tacendo il fatto che nel resto della partita il bresciano fosse stato mediocre un po’ come tutta la sua squadra.

Bellissimo sentire Caressa magnificarne la conclusione, dicendo robe tipo “solo lui a due secondi dalla fine può pensare di prender palla al limite dell’area e tirare in porta(o coglione, gli altri cos’avrebbero fatto, retropassaggio al portiere?), solo lui da 27 metri la può mettere all’angolin….ah c’è stata una deviazione“.

Comunque cambia poco, chè questi so’forti ebbasta. Certo, avrei preferito il pari del Toro non solo per il salutare e sacrosanto odio per le strisce bianconere, ma anche perchè, se conosco la labile psiche dei miei polli, so anche che in termini di instabilità mentale i lupacchiotti giallorossi ci sono appena inferiori.

E allora, al gioco dei se e dei ma, avrei voluto giocarmela con la Roma che sa di poter arrivare a -1 e con tutta la pressione del mondo addosso. Ma, come si dice in queti casi, nun è successo…

A San Siro nel frattempo torna il grande classico “rigoreperilmilan“, dopo che -forse- a Rami è stato negato un gol buono. Da interista godo a vedere Galliani imbufalito, ma ecco sbugiardata per l’ennesima volta la tanto sbandierata utilità degli arbitri di porta. Provate a dirla a lui la panzana in pieno Platini-style del “bello del calcio che risiede anche nell’errore umano“.

Ah, e comunque pare che sullo 0-0 ci fosse anche un rigore per l’Udinese, che comunque tra 7 giorni avrà modo di rifarsi, chè sappiamo che torti e ragioni alla fine si compensano!

E’ COMPLOTTO

Uno dei motivi per cui sono “utilitaristicamente” contento dell’arrivo di Mancini in panchina è il fascino che esercita sui giornalisti, figlio più che legittimo dei successi ottenuti da noi e in Inghilterra. Se quattro gol li avsse presi Mazzarri sarebbero andati a prenderlo coi cani, mentre nel dopo gara su Sky era tutto un “beh dai, andiamo aldilà del risultato, si son viste anche buone cose…“.

Più severi (realisti?) sulla Rai, dove di spazio per la speranza e le belle cose ne hanno lasciato ben poco.

Io torno alle mie considerazioni iniziali. Coerenza mi ha sempre portato a dire che non mi piacciono i tecnici che privilegiano il modulo agli interpreti: Mancini questo sta facendo (anche ieri sera, Guarin e Kuz esterni di un 4-4-2….eeehh???), e secondo me lo fa per farsi comprare due o tre giocatori a Gennaio. Non ho proprio idea di come faranno, visti i periodi di ristrettezze economiche e normative giusto un filino stringenti.

In particolare, la cosa che non mi è chiara è questa: qualora Thohir e Moratti facessero un aumento di capitale, qualora ci fosse un emissione di bond che un Tronchetti Provera o un analogo indonesiano sottoscrivesse in maniera massiccia, quei dané lì si potrebbero usare per il mercato?

Boh… wait and see…

WEST HAM

Battiamo il Newcastle 1-0 in casa e continuiamo il nostro campionato di scintillante decenza.

Dai venite qua...vi faccio un disegnino

Dai venite qua…vi faccio un disegnino

SAPEVATELO

PARMA-INTER 2-0

Non sapevate che siamo cintura nera di resuscitamorti?

Non sapevate che siamo dei simpatici craniolesi?

Non sapevate che il nostro hobby preferito è “telafacciovedere ma nonteladò“?

Come suggerisce il titolo: sapevatelo.

E io infatti lo sapevo, ne ero pressocchè certo, al punto da spingermi a disertare la -in effetti trascurabilissima- visione del match, a vantaggio di gradevolissima cena in compagnia.

Andiamo a giocare nel campaccio di Parma, che tante volte ci ha visto uscire cornuti e mazziati, perdipiù contro una squdra all’ultima spiaggia, con un allenatore già in odor di esonero e con l’ambiente abbacchiato da questioni calcistiche e contabili: quale occasione migliore, diranno i miei 25 lettori, per maramaldeggiare sui nostri avversari?

Domanda legittima e pertinente, se si trattasse di un’altra squadra. Trattandosi invece di compagine simpatttica, l’epilogo è invece malinconicamente scontato.

Il fatto che si sia stati purgati due volte da un ex Juventino, che prima di ieri aveva 5 gol realizzati in carriera (ovviamente uno dei quali già sifulato nei nostri sfinteri) rende ancor più beffarda l’impresa dei ragazzi.

Come non dare poi il rinnovo della tessera Club Gautieri a Ciccio Lodi, ovviamente alla miglior prestazione stagionale? Come non tributare i giusti applausi a Fantantonio, addirittura disciplinato e grintoso in più di un recupero difensivo?

A quanto ho visto, Handanovic decide di adeguarsi agli standard migliorabili della nostra difesa, rimanendo saldamente ancorato alla linea di porta in occasione del colpo di tibia di De Ceglie (con Obi non davanti ma dietro l’avversario, come ti dicono di NON fare al giorno 1 di scuola calcio), e facendosi passare in mezzo alle gambe la sabongia a 4 all’ora sul gol del 2-0, con Genny Savastano-Inti illimano in versione assist-man.

Mazzarri a quel punto ha già perso la brocca. Leggo di Ranocchia messo terzino destro di una difesa a quattro, con una mediana nella quale sono inseriti a turno prima il claudicante Hernanes, e poi i baby Bonazzoli e Camara, il che mi puzza molto di “li-metto-dentro-così-non-mi-rompete-il-cazzo”.

Detto ciò, io capisco tutto, le ristrettezze economiche in primis, ma mi sono sinceramente rotto le balle di pensare, dire e scrivere le stesse cose da tre anni. Ogni anno ci illudiamo di poter lottare per il famigerato terzo posto solo per l’insipienza dei nostri rivali, e ciononostante cediamo “centimetro dopo centimetro” (cit.) fino a galleggiare nella mediocrità della cara e vecchia zona Uefa, che rispecchia fedelmente il nostro attuale valore.

E’ ora dibbasta con le speranze, le utopie e le pippe mentali, chè le chiacchiere stanno a zero. Potremo azzeccare qualche buona partita, addirittura pescare il jolly e battere una grande ma, per chi non l’avesse capito, i campionati si basano sulla continuità, a prescindere da quale sia il tuo obiettivo finale.

E se c’è un pregio che manca a questa Inter, è proprio la continuità.

A meno di voler definire “continuità” l’immancabile conferma della mediocrità che pare ormai insita nei cervelli e nei piedi di chi difende i nostri colori…

Butto lì una provocazione: proprio per la nostra instabilità (mentale prima ancora che sportiva), se fossi in loro punterei tutto sull’Europa League, chè almeno lì le partite sono poche, il girone è ben messo, e con un minimo di culo puoi sperare di giocartela.

Non che sia facile, per carità: se i nostri ci faranno la grazia di non buttare nel cesso un girone già vinto, da Febbraio in avanti ti ritrovi le terze di Champions che (così a scatola chiusa) sono quasi tutte ben più solide dei nostri.

La bouta(na)de ha però una sua logica, anche se pare contraddittoria. La spiego con un paragone che mi vede mio malgrado protagonista. Non essendo stato dotato dal Padreterno di piedi raffinati, nelle mie esibizioni calcistiche cerco sempre di giocare la palla di prima, o comunque di non tenerla mai troppo.

Come, diranno i più attenti, ci hai il piede a banana e giochi di prima, senza accomodarti la boccia per benino?

Ebbene sì: ogni volta che tocco palla (ogni volta che l’Inter gioca) il rischio-banana è in agguato. Ergo, limitiamo il rischio, e tocchiamo palla meno volte possibile (quindi: giochiamoci tutto in Europa League, se arrivi in fondo sono una dozzina di partite, non 38).

Chè poi, se sminchio il passaggio, io almeno ho la scusa: eh uè, ho provato la cosa più difficile, ma l’idea era giusta!

LE ALTRE

I sogni di gloria sono tramontati ancor prima di iniziare, visto il Napoli che batte la Roma e i gobbi che riprendono la testa solitaria della Classifica.

Genova piscia in testa a Milano (scusate il francesismo) con Samp e Genoa a regolare le ostiche Fiorentina e Udinese, e respirare la brezza salutare del 3° posto (punto più, punto meno).

Il tutto a scuorno nostro e dei cugini, piacevolmente regolati 2-0 dal Palermo, che poteva addirittura dilagare vista la mezza dozzina di punte messe lì da Superpippo a fare spessore e poco più.

Le due milanesi fanno onestamente a gara a chi fa più cagare, ed in effetti per lo spettatore neutro è difficile scegliere di che morte morire sulle sponde del Naviglio.

E’ COMPLOTTO

Lo sfasamento temporale delle due partite mediolanensi agevola il giochetto che vede i nostri prendersi la sacrosanta cariolata di letame su tutti i media domenicali, laddove le gesta dei cugini sono annacquate in titoli e considerazioni general-generiche sullo stato del calcio delle milanesi. Giornalisticamente, niente da dire, anche se curiosamente, tutti e tre gli articoli segnalati in calce tra i “potrebbero interessarti” riguardano le difficoltà di Mazzarri.

Pippo è Pippo. noblesse oblige (anche se in fuorigioco)…

Ancor più smaccata la Gazza, che ci augura buon lunedì mattina con la seguente homepage:

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo. Sull'Inter ci sono 4 pezzi. C.V.D.

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo.
Sull’Inter ci sono 4 pezzi.
C.V.D.

But that’s just me talking crap…

WEST HAM

Solido pareggio esterno contro lo Stoke City, rimontando un doppio svantaggio. Restiamo quarti, seppur raggiunti dall’Arsenal.

Inscì aveghen, dicono nell’East End…

par int 2014 2015

Self explaining

SCATAFASCIO

INTER-CAGLIARI 1-4

…E sì che dovresti conoscerli, i tuoi amati eroi in pigiama e braghette.

E invece no, ti fai ciulare per l’ennesima volta, convinto di assistere in un tranquillo pomeriggio di fine estate alla goleada che possa palesare ancora una volta l’incoscienza di Zeman. Al contrario, ecco i nostri amatissimi negli ormai consueti panni dei resuscita-morti, a dimostrare tutto il peggio di loro stessi in meno di un’ora.

L’elenco dei soggetti da spedire a vendere il proprio deretano dietro modesto compenso è assai lungo e variegato; detto ciò, mi pare facilotto e banale citare il Misteh come primo destinatario della missiva. Posto che al 90′ siam tutti fenomeni e maestri del “lo sapevo che con quella squadra qua ne pigliavamo quattro“, onestamente la formazione alla vigilia non mi sembrava così inconcepibile: un cambio in difesa (Andreolli per Ranocchia), uno sulle corsie laterali (Nagatiello a riposo nelle ultime uscite) e l’applauditissimo Medel a coprire la coppia di interni votata all’attacco (Kovacic & Hernanes). Davanti, Palacio e Osvaldo scelta inevitabile visto Icardi claudicante.

Tuttavia basta poco per capire che il nippico è in giornata-genialoide, allorquando dopo 10 minuti rimette in gioco il piccolo Sau inizialmente in off-side per lo 0-1 iniziale.

Si capisce che sarà giornata di festa per che vende biglietti di ingresso del Club Gautieri.

Se è per quello abbiamo l’astuzia -e il culo- di riprenderla abbastanza in fretta, con la furbata di Palacio che imbecca Osvaldo per il più facile dei diagonali.

Finita la festa? Macchè. Nagatiello si piglia due gialli tanto ingenui quanto ineccepibili a-termini-di-regolamento e ci lascia in 10 alla mezzora del primo tempo. A poco serve lamentarsi del doppio giallo ex abrupto, nè del fatto che giocatori con strisce diverse avrebbero ricevuto un bonario cazziatone al posto della seconda ammonizione. Lo sappiamo, ma non è un buon motivo per entrare in quel modo a metacampo su una palla tutt’altro che pericolosa.

Morale: fuori il capitano di giornata, fascia sul bicipite di JJ, e inizia la giostra. Ekdal pare il fratello forte di Paolo Rossi e ci purga tre volte in un quarto d’ora, trattenendo a stento la risata dopo uno dei goals. Giusto così, facciamo ridere ed è giusto essere perculati quando (non) si gioca in questa maniera. Del resto lo svedese il primo gol in Serie A l’aveva fatto con noi, e quindi chi se non lui poteva fregiarsi del notevole titolo di “triplettista nella tana dei tripletisti“?

In tutto questo puttanificio, Handanovic trova il tempo di parare l’ennesimo rigore della sua carriera, buono solo per le statistiche e per gli amanti del Fantacalcio visto che, ad ogni buon conto, sul corner successivo becca la quarta pera.

Il riposo non è nemmeno più utile per riordinare le idee e pigliare a ceffoni qualcuno negli spogliatoi, chè una squadra con un quoziente intellettivo normale, una volta rimasta in 10 fa muro fino all’intervallo e cerca di sfangarla nel secondo tempo. Ma noi squadra normale non lo siamo per definizione, e Mazzarri sostanzialmente questo dice nel dopo partita, ed il ragionamento è giusto.

Detto ciò, caro mio, sei tu a dover trasmettere idee e pathos ai giocatori, mica mio nonno!

Registro comunque l’ammissione di colpa del nostro che, credo per la prima volta, ammette di aver sottovalutato l’aspetto fisico e mentale dei suoi e di aver peccato di leggerezza nello schierare la formazione.

Può darsi: stento a credere che con M’Vila e Guarin al posto di Medel e Hernanes ci avremmo capito di più; sono invece convinto che in 11 senz’altro ce la saremmo giocata. Magari ugualmente persa, ma almeno non così.

La ripresa infatti vede un’Inter passabile solo se paragonata al nulla visto nei primi 45 minuti, ma di fatto il match era già bello che finito.

E’ tipico dei nostri buttar via il lavoro di settimane, se non di mesi, con qualche quarto d’ora di follia pura, e questo si è puntualmente -e nuovamente- verificato.

Spazio quindi ai catastrofisti del CrisiInter, del Vidic che in realtà è un morto che cammina, del Hernanes che è un pacco, del Medel che sì va bene ma è come giocare con quattro stopper (lo stesso Medel fino a due giorni fa nuovo idolo di San Siro e grande acquisto di Ausilio).

Tanto più voglio allontanarmi dalle ultime stagioni di “vorrei ma non posso”, quanto più vedo preoccupanti analogie con le manciate di occasioni buttate nel cesso, quasi ad aver paura di staccarsi dalla mediocrità delle teoriche inseguitrici del duo di testa.

LE ALTRE

Infatti, se noi facciamo per distacco la figura peggiore della giornata, i cugini fanno finalmente avverare l’auspicio di Mauro Suma pareggiando col Cesena, mentre la Fiorentina continua a non vincere ed il solo Napoli strappa 3 punti corsari in casa del Sassuolo. Tutto ciò in classifica vuol dire mucchione di squadre tra i nostri 8 punti ed i 6 della Viola, quando una gestione solo un po’ meno psichiatrica ci avrebbe visto almeno a 11 punti.

Uno dovrebbe esserci abituato, ma alla fine ci spera sempre…

Roma e Juve, chettelodicoaffà, vanno avanti che è un piacere e dopo 5 giornate sono a punteggio pieno. La sola consolazione è che al prossimo turno non potranno vincere entrambe, stante lo scontro diretto da giocare sabato a Torino.

E’ COMPLOTTO

Irritante come solo una vedova può essere Fabio Monti del Corriere della Sera. Il ragazzo ancora non è rassegnato all’uscita di scena del Sig. Massimo e non perde occasione di criticare tutto quel che ha a che fare con la nuova gestione-Thohir. Stavolta se la prende con la musica troppo alta durante il riscaldamento dei giocatori, causa secondo lui della scarsa affluenza allo stadio, o dello speaker che celebra Handanovic dopo la parata sul rigore (cosa che avviene da almeno un lustro ad ogni penalty bloccato dai nostri estremi difensori).

Non che le critiche non siano sacrosante: pigliare 4 gol dal Cagliari di Zeman è da squadretta di quartiere e, per quel che mi riguarda, non sarà certo questa vittoria a farmi cambiare idea su quello stralunato e simpatico personaggio -il boemo- capace di splendide vittorie ad intervallare sequele di sconfitte sonanti.

Detto ciò non resta che constatare l’incoerenza e la volubilità dei giudizi dei cosiddetti esperti del settore, capaci di magnificare le imprese di quegli stessi soggetti che un attimo dopo diventano totalmente inadatti a ricoprire certi ruoli.

Mazzarri che fino a poche ore fa era finalmente entrato nella testa dei giocatori, aveva dato una mentalità alla squadra, teneva in mano uno spogliatoio in cui finalmente si respirava una bella aria (quoque tu, Zio Bergomi, con la storia del clan del asado!), adesso è ovviamente un caprone, incapace, non all’altezza dell’Inter.

Io torno a dire quella che ritengo essere la triste realtà: il Misteh è un allenatore medio, adatto ad una squadra media come la nostra. E’ purtroppo all’altezza di questa Inter.

C’è da sperare che possano crescere insieme, dimenticando al più presto figuracce come queste.

WEST HAM

Sconfitta di misura ad Old Trafford, nonostante l’ultima mezzora giocata in superiorità numerica e con il pareggio di Nolan ingiustamente annullato per fuorigioco.

It’s conspiracy!

ci ridono anche in fazza...

ci ridono anche in fazza…

ACCANIMENTO TERAPEUTICO

INTER-BOLOGNA 2-2

L’Inter si conferma puttana dal cuore d’oro e decide di regalare un punto anche al derelitto Bologna, che rischia di perdere, così come di vincere, una partita dai profondi significati.

Le buone notizie iniziano raccontando di un Icardi bomber devastante, che segna due gol uno più bello dell’altro, e fa capire il tipo di centravanti che può diventare, a patto di serrare bene le viti che tengono la testa attaccata al collo.

Le stesse buone nuove terminano annotando la positiva mezzoretta concessa a Kovacic, che serpentina e fluidifica come solo nei giorni belli. CHissà che ciò serva a guadagnare considerazione agli occhi cerulei del Mister, stante anche la concorrenza non proprio spietata.

Sul resto, il primo istinto sarebbe di tacere per umana compassione. Invece no, perdìo, la sbadataggini difensive mi tolgono il sonno (quoque tu Rolande!?), e l’incapacità di gestire il vantaggio ha ormai i tratti della cronicità. Nagatiello serve bene Maurito per il vantaggio iniziale, ma consegna poi a Garics la tessera onoraria del Club Gautieri facendosi fare un tunnel di tacco sulla linea di fondo, prodromo del gollonzo che porta all’1-1. Pareggio firmato Michele Pazienza, che aveva quasi fatto ben sperare il malato di mente che scrive, visto il precedente gol segnato dal modesto mediano -allora in maglia azzurronapoli- nel vittorioso esordio di Leonardo sulla panchina dell’Inter.

Tralascerei per bon ton gli sproloqui riservati alla selva di gambe che ha fatto passare il tiro, se non fosse che la citazione cui ho pensato è troppo bella per non essere riportata:

Si cita qui il fine pensatore di Bari Vecchia quando sbeffeggiava i difensori in allenamento dopo averli beffati con dribbling e tunnel incorporato: “sempre a gambe aperte stai… come a tua madre!“. Il complemento di termine è ovviamente licenza poetica.

Detto che i minuti seguenti sono tutt’altro che un assedio alla porta felsinea, ritroviamo invece il vantaggio con il già accennato gol a voragine di Icardi, che ricorda (a piedi invertiti) il golazo di Bobone Vieri contro il Parma, vendemmia 1999/2000. Il ritrovato vantaggio faceva addirittura calare i miei timori, ingenuamente convinto che la lezione delle ultime raccapriccianti giornate fosse ormai stata mandata a memoria.

Un par de cojoni.

Il cross piovuto in area alla mezzora circa della ripresa pare più figlio dello sconforto che della lucida strategia pedatoria, eppure Rolando -fino ad allora il nostro migliore difensore di tutto il campionato- decide di allinearsi allo scempio generale scivolando nell’area piccola e lasciando lì la palla del 2-2 per il greco Kone, ovviamente tornato al gol dopo settimane di acciacchi e alla ricerca della forma migliore.

Ma non è finita: oltre al danno la beffa, quella sì pronosticata in anticipo dal sottoscritto. Dopo 33 giornate finalmente il rigore arriva: c’è, e non diciamo cazzate. Il fatto che non ci siano stati dati rigori più netti di questo fa solo capire il grado di miopia degli arbitri che ci dirigono, ma il rigore è da fischiare tutta la vita.

Ripresomi dall’incredullità, sento prevalere in me l’insano realismo che solo un tifoso consapevole della propria squadra può avere. “Cazzo, lo sbagliamo” sono le parole che mi sono uscite, e che -lasciatemi questa convinzione- hanno pronunciato mentalmente anche tutti i calciatori in campo e in panca.

Sul dischetto va Milito (al rientro in campo dopo qualche mese, e già qui…) e il tiro è un manuale di come NON tirare un rigore: centrale, a mezza altezza, non particolarmente forte, senza ovviamente guardare il movimento del portiere (che infatti era lì ad aspettarla).

Va ancora bene che non la perdiamo, visti gli ultimi minuti passati con Ranocchia centravanti aggiunto a dar man forte ai già presenti Icardi, Palacio e Milito (oltre a Hernanes, Kovacic, Alvarez) e lasciare voragini nelle quali Acquafresca sguazza e a momenti ci infila: splendido nell’occasione -tocca dirlo- il doppio riflesso di Handanovic.

Ancora pareggio, insomma. Come e peggio che all’andata, la parte centrale del girone, che proponeva una manciata di partite ideali per piazzare un filotto di vittorie, si conclude con un bilancio pesantemente negativo. Ora, per dirla alla Salvatore in Marrakech Express, siamo arrivati a Erfoud dove, come noto, “c’è il vero deserto”, con tutto ciò che ne consegue.

Che dire? Tocca sperare che la nostra squadra, pazza per definizione, si trovi meglio nelle acque agitate dei pari classifica, piuttosto che nella palude salmastra delle squadrette da bassa classifica…

 

LE ALTRE

Peggio di così…

I risultati a noi più favorevoli finiscono tutti giù per la tazza del cesso: la Samp, che ci ospiterà domenica prossima, perde con la Lazio che invece si avvicina alle nostre terga. La Fiorentina si sbarazza dell’Udinese tornando a +5 dalla tartaruga nerazzurra, mentre il Parma ci aggancia superando il Napoli nel posticipo. Juve e Milan posticipano di lunedì, ma visto l’andazzo marroncino mi aspetto altre brutte notizie.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadisco le considerazioni sul rigore dato (e sulla decina di quelli non dati in stagione) tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare, e tanto per fare da contrappeso a analisi supponenti e volutamente parziali come quelle dell’ineffabile Fabrizio Bocca su Repubblica.it di martedì 1 aprile: “L’ultima settimana, dopo un timidissimo dibattito sugli scarsi risultati ottenuti da Mazzari che per altro ripete sempre di andare d’amore e d’accordo col presidente quando invece delle perplessità sul suo stesso conto esistono, è stata impiegata dalle lamentele sul caso rigori. Che non vengono fischiati all’Inter. Ne hanno parlato Mazzarri, Moratti, Thohir stesso.
A me sembra che le domande cui i tre dovrebbero rispondere sarebbero ben altre”.

A te può sembrare quel che ti pare, Bocca di Rosa, ma qui nessuno sta dicendo che con quei rigori saremmo in fuga sulla Juve. Si sta solo facendo presente che, come al solito, non si gioca ad armi pari e che torti e ragioni alla fine NON si compensano. Detto ciò, facciamo cagare, e questo Thohir e Mazzarri sono i primi a saperlo. Solo che, per fortuna nostra e sfortuna vostra, la vecchia abitudine di piagnucolare con il confidente di turno e sventolare i panni sporchi in piazza pare passata di moda.

Come si dice in questi casi? Ah sì: fattene una cazzo de ragggione!

Poco più di un dispettuccio da oratorio la classifica marcatori non aggiornata sulla Gazzetta dei giorni scorsi, che riportava Palacio a 13 e non 14 reti.

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Liverpool, lanciatissimo alla testa della classifica: ci fischiano contro due rigori, di cui il secondo è molto discutibile. vero però che il momentaneo pareggio è frutto di un cazzotto di Carroll sul loro portiere in uscita che ha dell’imbarazzante…

 

a voragine

A voragine

TRISTI E DOLOROSE BANALITA’

INTER-CAGLIARI 1-1

Riflessioni in ordine sparso:

Se togli a una squadra convalescente l’unico giocatore in grado di far girare la palla in maniera non masturbatoria, ecco che la manovra si fa stitica.

In sostanza, Hernanes è il nostro confetto Falqui.

Se Nagatomo è il migliore in campo, seguito da Guarin, possiamo ulteriormente desumere che il match in questione non è stata una tempesta di cervelli. Ad onor del vero, anche Icardi ha avuto un buon impatto sul match, propiziando il pareggio e colpendo una traversa nel finale.

Detto ciò, il Cagliari non ha rubato nulla e, pur avendo tirato una sola volta in porta, il pareggio è tutt’altro che scandaloso. Del resto, guardiamo in casa nostra: buona parte dei nostri elementi merita la classifica attuale. I fischi e brusii di disapprovazione e imbarazzo mi hanno confermato l’attuale successo della mozione “giubiliamo Kuzmanovic“: far giocare questo bipede è un insulto non solo a Cambiasso, ma pure a Taider e financo a Mudingayi. Tant’è: il Mister ce lo ripropone a cadenza settimanale, e il nostro ringrazia inanellando prestazioni di imbarazzante mediocrità.

Buttando l’occhio ai nostri avversari, Pinilla si conferma ennesima bestia nera dei nerazzurri, purgandoci per la quinta volta in carriera, e ancora una volta su un rigore dubbio (l’autismo nerazzurro di chi scrive lo porta a non dimenticare il tuffo della scorsa stagione a Cagliari, premiato col massimo dei voti dalla giuria arbitrale). Per il resto i sardi ci tengono impegnati e preoccupati con “Maciste” Ibarbo che ingaggia un avvincente duello tutto muscoli e velocità con JJ (bravo davvero in un paio di circostanze il nostro, che ferma l’avversario un attimo prima dell’esiziale faccia a faccia con Handanovic).

Per il resto rischiamo poco, complice anche l’assenza di Conti e Sau tra gli avversari, con i difensori di casa che ancora una volta si trasformano in goleador: il cross di Nagatiello è buono assai per Icardi. L’emulo di Ruggero de Ceglie è leggermente defilato e propende per la “torre” a centro area, dove Rolando è lesto a mettere palla in buca per il pareggio ad inizio ripresa.

icardi gnignigni

fiodena

Il più sembra fatto (pareggio acciuffato a inizio ripresa, Icardi che poco prima aveva già avuto una buona occasione), ma in realtà assistiamo ad uno sterile possesso palla che produce qualche lampo improvviso (bellissima la combinazione Guarin-Palacio, seguita da inevitabile miracolo del portiere cagliaritano) in un mare di balbettìo ruminante (vero Kovacic?).

Si arriva così al serrate finale (il serrate arriva dritto-dritto dalle telecronache di Nando Martellini ed è quindi solo per over 40), su cui mi dilungherò infra e che in ogni caso nulla aggiunge a questa insipida brodaglia domenicale.

 

LE ALTRE

Campionato mai così spezzatino, con Fiore e Napoli a dover giocare di lunedì. Per il resto la Juve vince rubando (ma ovviamente era difficile da vedere), mentre il Milan associa al furtarello (sul gol del 2-0 palese la carica di Pazzini sul portiere) la proverbiale botta di culo sul gol di Taraabt: il portiere gioca a calcio saponato e il francese ringrazia.  La Roma mantiene le distanze regolando il Bologna col minimo scarto in attesa di riceverci sabato sera.State bbòni…

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta tocca scindere le questioni: tecnico-calcistica e mediatica.

Il Mister continua ad essere poco mediatico per i miei gusti, peccando di autocritica (“non ho nulla di cui rimproverarmi“) e con una certa tendenza allo scarica-barile (“i giovani me li sono trovati“). Ho simpatizzato con lui però quando ha disatteso il fioretto del “non parlo degli arbitri“, trasecolando alla vista dell’incaprettamento ai danni di Icardi subito dopo la sua traversa.

Siamo alle solite: il rigore non va dato “se te lo meriti”, e cioè come ricompensa divina per le dozzine di occasioni sfumate di un nulla. No. Una squadra ha il sacrosanto diritto di vincere una partita per un rigore ingenuo pur nel mezzo di una partita mediocre.

Ma andatelo a dire agli arbitri italiani, ovviamente solertissimi ad arbitrare in punta di regolamento ai nostri danni, e altrettanto pronti a interpretare e lasciar correre quando i fischi potrebbero essere a nostro favore.

Palese a mio parere la malafede del signor Russo da Nola, quando nei primi 5 minuti riesce nell’ordine ad ignorare un evidente fallo su Guarin al limite dell’area, a non fischiare un palese tocco di mano di Cossu a centrocampo, e ammonire poi Juan Jesus per un contrasto con Ibarbo con i due colossi a spintonarsi a centrocampo sulla ripartenza cagliaritana.

Lo stesso rigore è per me molto opinabile, avendo l’occasione certificato che la volontarietà non è più il criterio da seguire per il fallo di mano: si può dire quel che si vuole, ma l’ultima cosa che JJ vuol fare nell’occasione è toccare la boccia con la zampa. Chiamatelo movimento scomposto, chiamatela imperizia, quel che volete, ma la regola è ufficialmente cambiata (ovviamente fino alla prossima volta).

Oltretutto, mi pare curioso che l’arbitro faccia calciare Ibarbo e fischi solo dopo aver visto la sua conclusione perdersi a lato della porta: il vantaggio si concretizza nel momento in cui l’attaccante ha l’occasione per tirare, indipendentemente dal fatto che segni o meno.

Detto tutto questo (ricapitolo per i distratti: prima ammonizione eccessiva, rigore dubbio, gestione del vantaggio equivoca), possiamo parlare di secondo cartellino giallo -e quindi espulsione- del nostro difensore. Sento farneticare di interpretazioni fumose quanto e più di un regolamento attuativo di una legge italiana, secondo cui sarebbe stato giusto non ammonire il giocatore, ma devo ammettere che a quel punto nessuno si sarebbe scandalizzato per l’espulsione per doppio giallo del nostro.

Magra consolazione, se è vero che nel finale di partita Icardi viene affossato in area da Astori (altro maledetto, ovviamente tifoso-rossonero-fin-dalla-nascita) senza che Russo abbia nulla da eccepire, e se è altrettanto vero che lo stesso arbitro, ammonendo un cagliaritano nel recupero e dovendo quindi concedere a-termini-di-regolamento altri 30 secondisi dimentica della cosa fischiando il “tutti a casa” con 20 secondi da giocare ed un corner per i nostri.

Corner che quasi certamente non avrebbe cambiato le sorti della partita, ma che rimane ad ulteriore -e non richiesta- conferma della sudditanza psicologica esercitata dal Biscione nerazzurro sui fischietti italici.

E qui si incista il discorso mediatico. Thohir sta ricevendo da parte del sottoscritto lodi quasi sperticate per la gestione della comunicazione, parlando quando (e dove) deve e soprattutto non parlando quando (e dove) non deve. Credo però che la questione arbitrale vada affrontata con ben altro piglio rispetto alle “garbate telefonate” a Nicchi, Braschi & Co.

Se serve un utile idiota che perda mezz’ora di tempo e confezioni un bel pauerpointtt con animazioni e zoom sulla dozzina di episodi fin qui accatastati nel nostro deretano, me lo facciano sapere e in mezza giornata risolviamo la questione. Ma, a parte gli scherzi, mi pare di tutta evidenza che a non alzar la voce e a non voler disturbare le cose non cambiano.

Anzi, veniamo pure presi in giro, quando non cazziati.

Come direbbe John Goodman in Big Lebowski: “alright,…this is pointless, ok,…time for plan B“. Il seguito credo lo conosciate e, a patto di azzeccare la macchina giusta, potrebbe essere un’alternativa leggermente più vigorosa! 🙂

Infine, poche righe per riassumere l’ennesima infantile protervia del Geometra Galliani, che insiste nel voler definire il Milan “il club più titolato al mondo”, contestando i titoli conquistati dagli egiziani del Al-Ahly, e chiosando con l’inevitabile “mal che vada, scriveremo sulle maglie che siamo i più titolati in europa“.

E c’è anche chi gli dà retta…

 

WEST HAM

Altra vittoria! 3-1 al Southampton e 10 posizione lussuosa più di un 7 stelle di Dubai!

forza panino!

forza panino!

ANCORA VI STUPITE?

GENOA-INTER 1-0

Su un campaccio infame (evidentemente solo per noi, perchè il Genoa pare giocare sul velluto…), rimediamo la quarta sconfitta stagionale, portando il bilancio degli ultimi mesi al ragguardevole risultato di una vittoria nelle ultime 8 partite. Che la vittoria sia coincisa con il tacco di Palacio nel Derby è invero vana consolazione, se è vero -come è vero- che i cugini senz’altro beneficeranno dell’arrivo di Culetto d’Oro Seedorf in panchina e dell’Ammore conseguente. Ma di ciò parleremo più avanti.

Baloccandoci con i nostri bagolini di ca…lcio, la partita dei ragazzi dura una ventina di minuti, di cui i primi 15 nel primo tempo, quando tentiamo con Jonathan e Palacio di fare goal, senza peraltro riuscirci per meriti altrui (Perin how strange migliore in campo) e demeriti nostri (Johnny…lì tira al volo Diobono!). A metà primo tempo Alvarez si becca la vecchietta sopra il ginocchio ed è costretto al cambio. Mazzarri evidentemente spera che l’inserimento di Kovacic possa portare maggior ordine a centrocampo: vista a posteriori, la partita a chi mena più forte avrebbe consigliato di buttarla sulla forza bruta e optare quindi per il Guaro, entrato invece solo a metà ripresa al posto dell’ormai inamovibile -e immobile-Kuzmanovic.

Kovacic fa fatica a galleggiare nel pantano di Marassi e non è esattamente un leader naturale, di quelli che sradicano il pallone dai compagni dicendo “dalla qui che ghe pensi mi“. Il Grifo nel primo tempo si fa insidioso più a causa del guinzaglio legato alla vita di Handanovic che per meriti propri (Samir: uscire sui cross pare brutto?), ma per il resto si va al riposo su un pareggio modesto e marroncino.

Il cambio di location tra primo e secondo tempo mi dà modo di ascoltare per Radio qualche minuto di Tutto il calcio minuto per minuto e di constatare come il giochetto sul nome dell’Inter, benchè vecchio come il cucco, funzioni ancora. Si fa così: quando l’Inter segna, o va anche solo vicina al gol, la si chiama -appunto- “Inter”. Quando invece le cose vanno male, si pronuncia per intero -e quasi sillabandolo- il nome “Internazionale”, sottointendendo “con ‘sto popò di nome dovreste schiantare tutti, e invece fate fatica col Genoa…

E’ una cosa che noto e detesto da decenni, e oramai ero quasi convinto che fosse una mia fisima mentale. Invece, prorpio in quei minuti una voce angelica proveniente dal sedile del passeggero mi ha chiesto: “ma non ti sembra che prenda per il culo ‘sto qua?“.

Come si dice in questi casi “dietro a un grande uomo, c’è sempre una grande donna“.

Ad ogni modo la consolazione è ben magra. Speso anche uno dei pochissimi jolly del secondo tempo (ancora Palacio a mangiarsi un gol facile-facile per uno coi suoi piedi), assisto a un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente nerazzurro, con conseguente ed istintiva contrazione dei muscoli rettali (in gergo medico: stringiculo).

Un paio dei loro entrano di diritto nel Club Gautieri (il già citato e maledetto Perin fa le uova e para anche mia nonna con le buste della spesa, Feftatsidis o come diavolo si chiama fa vedere -temo per la prima ed unica volta in carriera- perchè lo chiamano il Messi di Grecia), i nostri ci capiscono sempre meno, ed è evidente che solo un episodio potrà schiodare la partita.

Puntuale come la morte, quel gobbo di De Ceglie entra dalla panchina e in due minuti conquista 2 angoli, sul secondo dei quali Antonelli salta più in alto del proprio marcatore (Jonathan… ho detto tutto) e la mette in buca, stante Handanovic ancora una volta inchiodato sulla linea di porta.

Irrilevante il “mani” genoano in area su tocco ravvicinato di Guarin, un po’ perchè il rigore sarebbe stato un poco forzatello, un po’ perchè se non ci danno quelli solari, vuoi che ce li diano quando diluvia?

Mazzarri mette su il disco del “Non posso rimproverare nulla ai ragazzi” e purtroppo tocca anche dargli ragione. Ribadisco: ieri avrei messo il Guaro e non Kovacic, e magari a furia di menare qualche cazzotto poteva anche metterli KO. Ma aldilà di quello, non puoi fare una colpa a gente che sta dando quel che può. Paradossalmente, l’unico con cui essere arrabbiati è Palacio, che si mangia due gol non da lui. Milito è generoso, ma ieri l’ha vista ben poco. Gli altri -come detto- questo san fare e questo faranno.

Ma noi siamo a posto così. Al 31 Gennaio ci diranno che D’Ambrosio (avessi detto Maldini) non può arrivare adesso ma arriverà senz’altro a Giugno, idem per Hernanes. Ovviamente a Giugno troveranno ben altre occasioni per far mettere in mostra il loro talento. Finirà che in fretta e furia compreremo il Borriello o l’Osvaldo di turno, che si stoneranno di topa all’Hollywood dalla prima sera a Milano, e con ciò ci garantiremo risa sguaiate da tifosi avversari e addetti ai lavori.

 

BREAKING NEWS: Scambiamo Guarin con Vucinic! tecnicamente parlando a mio parere ci guadagniamo, ma temo sempre moltissimo gli scambi con gobbi e cugini, e quindi mi aspetto il montenegrino in versione svogliata e apatica dei giorni peggiori, ovviamente col Guaro a beneficiare di un centrocampo in cui cui tutti sanno quel che devono fare, e possono supplire alle carenze fosforiche del (ex) nostro.

 

LE ALTRE

Della Juve ormai è anche inutile parlare, visto l’imbarazzante divario con le altre. Come dicevo nel weekend, continuo a ritenere una qualsiasi delle Inter viste tra il 2007 e 2010 più forte di questa Juve, ma il divario con le altre mi pare simile. Se riescono a trattenere i vari Pogba, Vidal & co., rischiamo di vederli trionfare per altri anni ancora. Volendo gufarla un po’, l’acquisto di Guarin potrebbe preludere ad una partenza di uno dei due bianconeri succitati a fine stagione: in quel caso perderebbero un bel po’ in intensità, geometrie e goals. Chi vivrà vedrà…

La Roma fa il suo liquidando la pratica Livorno in meno di un’ora, mentre il Napoli si fa beffare dal Bologna dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale ed avendo anche un uomo in più.

Tocca ringraziare i cugini per i tre punti gentilmente omaggiati dal Verona di Mandorlini, che se non altro ci consente di rimanere 5° a parimerito in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Pregustandomi il plotone giornalistico sull’attenti, all’insegna di “Effetto Seedorf” e compagnia cantante, posso dire di essere in vera difficoltà con i cuginastri. Allegri non mi faceva nè caldo nè freddo, per quanto gli riconoscessi un gradevole “non allineamento” ai sentimenti zuccherosi di Milanello Bianco. Clarenzio invece l’ho sempre considerato un grande, e mi risulterà molto difficile far prevalere il doveroso – e ontologicamente corretto-odio verso i rossoneri sulla stima per l’Obama olandese.

La prostituzione intellettuale ci dà una nuova conferma della loro indefessa coerenza a pochi giorni dal gol buono annullato a Nagatomo + rigore negato all’Inter. La solfa dei commenti in quell’occasione era sintetizzabile con un severo “chi gioca così male non ha diritto di lamentarsi dell’arbitraggio“.  Solo se sei bello, puoi essere anche bravo e gradito agli dèi.

Kalokagathia applicata al calcio, insomma.

Ieri invece, a conclusione di 85 minuti di calcio ruminato a due all’ora e senza grossi scossoni, i cugini beneficiano di un rigore tanto evidente quanto ingenuo, senza che nessuno si sia azzardato a tirare in ballo il valore complessivo della prestazione, le difficoltà di manovra  e compagnia bella. Hanno messo su il lato B del disco: “il calcio è fatto di episodi, questo è il bello di questo sport, la palla è rotonda e le partite finiscono al 90°“.

Sulle dichiarazioni di Gasperini prima di Genoa – Inter c’è poco da dire: Gasp dice cose vere e giuste, usando però i verbi sbagliati. Nello specifico, l’errore riguarda il participio passato: Calciopoli non ha “annientato” la Juve; l’ha giustamente punita per gli scempi commessi nei Campionati precedenti. 

Detto ciò, è vero che l’Inter ha sempre privilegiato il “nome” alla squadra, e ciò vale sia che si parli di giocatori, sia che si parli di dirigenti o allenatori. Il Signor Massimo è fatto così e non lo si scopre certo oggi.

Quel che, ancora una volta, emerge dalle dichiarazioni e ancor più dai relativi commenti, è il significato distorto dei concetti di “normalità” ed “eccezione“: una squadra, in combutta con altri loschi figuri, organizza un’associazione a delinquere che governa de facto l’universo calcistico per alcune stagioni (il complottista alla tastiera direbbe una decina, ma fate voi…). Tutto ciò è “normalità”.

La magistratura, prima sportiva e poi civile, smaschera l’inguacchio e punisce persone fisiche e giuridiche in vari gradi di giudizio. Fatta pulizia e ristabilite le regole, un’altra squadra domina incontrastata per un lustro. Tutto ciò è “eccezione”.

In chiusura, bella l’iniziativa del comitato di redazione della Gazzetta dello Sport, alla quale nel mio piccolo ho prontamente aderito, e che chiede ai lettori di protestare contro la scelta strategica della dirigenza di affiancare il nome della rosea ad iniziative volte alle scommesse sportive, che è una roba brutta…

#nogazzabet

for further details: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/18-01-2014/gazzetta-sport-comunicato-sindacale-petizione-contro-gazzabet-202102370001.shtml

 

WEST HAM

Torniamo anche qui alle vacche magrissime, pigliando tre ceffoni in casa dal Newcastle e sprofondando at the bottom of the table… Holy shit!

self explaining

self explaining

CHI ERAVAMO, CHI SIAMO, CHE CACCHIO SAREMO

INTER-PARMA 3-3

Mentre tutti azzardano analisi socio-psico-politiche sugli effetti delle Primarie del PD nel Paese, io preferisco dedicarmi alle vere cose importanti della vita, trovandomi a dover commentare l’ennesima partitaccia dei ragazzi, capaci per la terza giornata consecutiva di pareggiare una partita che pareva ampiamente alla loro portata.

Non che la cosa mi stupisca, per carità: il Parma è una bella squadra, per di più con una foltissima colonia di Club Gautieri, ieri puntualmente tra i migliori (Sansone, 2 gol ieri sera, a secco da Marzo, e che già ci purgò lo scorso inverno; Marchionni, piccolo nano malefico ieri sera in versione regista illuminato).

Noi siamo quelli che siamo, purtroppo non così diversi dall’anno scorso. Se ci si mette anche Handanovic a far cappellate, la vincium pù la guèra… Ma andiamo con ordine: alla lettura delle formazioni, accolgo con piacere l’inserimento di Kovacic tra i titolari. il croato in realtà ci mette 20 minuti buoni a iniziare a giocare (in questo è in buona compagnia, c’è da dire…), e il Parma ne approfitta rifilandoci il primo sifulotto, con una verticalizzazione tanto elementare quanto efficace. I due maledetti, già citati in apertura, ci castigano dopo 10 minuti e Mazzarri esaurisce presto il bonus-madonne (bellissimo nella ripresa quando si fa il segno della croce, probabilmente dopo aver maledetto anche l’ultimo dei Santi rimasti nel rosario).

Calmi e serafici come un diesel, verso metà ripresa carburiamo, soprattutto sulla destra con Jonathan in buona serata e con Guarin che lo appoggia (quando non ostacola). Sul primo cross dalla destra Palacio spara alto da zero metri divorandosi il pareggio; poco dopo battbecca con Johnny Guitar, reo di aver messo in mezzo una palla troppo forte (ormai un marchio di fabbrica del Divino: tira forte rasoterra e chissà mai che qualcosa succeda…). Ma allo scadere del primo tempo la combinazione è giusta e il Trenza abbraccia il compagno prima di tornare a centrocampo avido di gloria.

Bene -penso tra me-, pareggio acchiappato appena prima dell’intervallo, ottima spinta psicologica e bla bla bla, ed ecco il frittatone combinato da Handanovic:

se la palla saponata diventerà mai disciplina olimpica, abbiamo in casa un serio candidato alla medaglia d’oro!

La palla rimane lì e a Parolo non pare neanche vero: 1-2 appena prima del riposo. Vepossino…

La ripresa per fortuna vede i nostri iniziare di buona lena e ribaltare la situazione in pochi minuti: prima ancora Palacio (grande giocatore, troppo solo là davanti ma senza di lui chissà dove saremmo) incorna alla perfezione il cross di un Alvarez meno scintillante che in altre occasioni. Dopo 2 minuti Guarin piazza il piattone sinistro sulla tibia di Lucarelli per il beffardo 3-2.

Ha ragione Mazzarri a spintonare i suoi, che correvano in panchina a festeggiare: giocare, giocare, tenere alta la concentrazione!

Lafava! dicono dalle sue parti: e infatti i nostri dopo soli 5 minuti giocano alle belle statuine (medley with “la bella addormentata nel bosco”), concedendo a Cassani quei 10 metri necessari a entrare in area, pensarci un po’ su, piazzare la biglia in mezzo e vedere ancora Sansone (milanista-dalla-nascita-in-una-famiglia-di-interisti) rifilarci l’ennesimo fischione. L’evento non mi sorprende nemmeno, anzi: penso tra me che la mezz’ora da giocare possa darci sufficiente tempo per vincerla.

In realtà, a parte qualche mischione in area e la girata del Cuchu al 90′ (mai una botta di culo, chettelodicoaffà), sono loro a mangiarsi il 4-3 in più occasioni, complice anche un Cassano in tono minore, che per nostra fortuna pecca di egoismo in un paio di circostanze.

Morale: lasciando stare i periodi più aurei della Mourinheide, ricordo che qualche anno fa vedevo Figo e Veron giostrare a centrocampo e trovarsi senza quasi nemmeno il bisogno di cercarsi. Mi bastava vederli ed ero tranquillo. Sulla fiducia.

Oggi abbiamo Jonathan e Guarin.

Come dire:

 

La vera constatazione è che questi siamo, e questo (poco più, poco meno) possiamo dare.

Non voglio passare per Cassandro o roba simile, ma mi permetto di ricordare che anche l’anno scorso avevamo iniziato a mille, per poi trovarci col solo Trenza a cavar castagne dal fuoco là davanti e con un centrocampo dalla pochezza cerebrale inquietante.

Le 7-8 partite che avrebbero potuto darci un tranquillo terzo posto in attesa delle due partitacce pre-natalizie (Napoli e Derby), ci consegnano invece una squadra preoccupantemente simile a quella di 12 mesi fa. Le differenze sono essenzialmente due:

Il Mister è più navigato e sperabilmente con l’esperienza per gestire questo periodo di appannamento. Ma soprattutto, la nuova proprietà dovrebbe essere interessata a rendere questo gruppo competitivo da subito, chè perdere la qualificazione in Champions per il terzo anno di fila sarebbe un magigno difficile da sopportare.

Detta male: Nainggolan, Marquinhos e una punta a scelta mi paiono condizioni necessarie (ma tutt’altro che sufficienti) per provare a giocarcela.

Altrimenti andiamo a farci le gite in Moldavia al giovedì sera in Europa League.

LE ALTRE

I gobbi fanno nuovamnete capire che, dopo un paio di mesi di illusioni, non c’è trippa per gatti nemmeno quest’anno. Del resto era prevedibile. La Roma torna al successo, facendoci almeno il favore di battere la Fiorentina, mentre il Napoli vive una situazione simile alla nostra, con lo scontro diretto del prossimo weekend messo lì quasi apposta…

I cugini si aggrappano al Balotelli ed evitano la sconfitta in terra labronica, rischiando addirittura di vincere.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo confesso. Stomachevole però la prevedibilità di certi (diciamo tutti) i commentatori che hanno ormai la frase pronta per qualunque marcatore. Balotelli viene colpito dall’assist di Kakà e con il calcagno a 3 all’ora mette dentro l’1-0 del Milan a Livorno. Commento “Superbalotelli! non si ferma più!!“. Ma cazzarola, a momenti lo sbaglia e siam qui a celebrarlo manco avesse fatto gol di tacco a occhi chiusi…

Ovviamente la cosa non vale a righe invertite, con Palacio che, prima della doppietta, viene descritto come “in un periodo di comprensibile appannamento“.

Sintomatico invece Sconcerti che, rispondendo a un tifoso milanista che chiedeva conto dello scarso rendimento dei rossoneri contro le “grandi” negli ultimi campionati, si diceva in disaccordo, aggiungendo “mi pare che il Milan abbia anche battuto l’Inter… per quanto l’Inter degli ultimi tempi possa essere considerata una grande squadra“.

Solerte un tifoso nerazzurro (non sono stato io, giuro) che in tempo zero gli scrive puntualizzando che l’anno scorso i derby sono finiti 1-0 per noi e 1-1 al ritorno, mentre l’anno precedente l’Inter li aveva addirittura vinti entrambi. Il commento di Sconcerti è stato una smorfia come a dire “sì va beh, la solfa non cambia“.

Un ultima postilla, con semi-critica al nostro allenatore: ieri il contatto su Alvarez in area non era rigore. E’ vero che abbiamo visto rigori fischiati per molto meno, ma non reclamiamo per ‘sta roba.

WEST HAM

Doppio impegno settimanale e doppia sconfitta: ferale quella del derby contro il Crystal Palace, meno trraumatica ma ugualmente “intrusiva” quella col lanciatissimo Liverpool. Morale: piena zona retrocessione. WTF!

Fossero tutti come voi...

Fossero tutti come voi…