ECC’ALLA’

INTER-LAZIO 1-2

Lo sapevo, diobono, lo sapevo.

Quando ho visto quel cazzo di rimpallo che ha portato i milanisti al gollonzo di Bacca, ho pensato “mierda, qui vincon tutti, sta’ a vedere che noi la pigliamo inder posto…“.

Dopo mesi di normale e doveroso cinismo, torniamo le puttane dal cuore d’oro che in fondo siamo sempre stati, regalando a Pioli e ai laziali un Natale sereno e a tutti gli appassionati di calcio due settimane di silenzio, sporcato solo dal riverbero della frase “e però l’Inter, proprio sul più bello…“.

Chiunque pronunci questa frase ha tutta la ragione del mondo, perchè non è degno di una squadra seria (non voglio dire forte, mi limito a dire seria) affrontare una partita come quella di ieri.

Pronti via e Handanovic ci fa perdere anni, kili e capelli a scelta nell’ordine, azzardando un dribbling alquanto macchinoso nell’area piccola, sventato più per culo che per abilità.

Il peggio arrivava poco dopo, con una lungimirante disposizione a pen di segugio sul (credo) primo corner degli aquilotti. Che Candreva sia bravo a tirar da lontano lo sanno anche i sassi: lasciarlo quindi libero di ricevere e tirare di prima dal limite dell’area non mi pare una gran genialata, visto oltretutto che Biabiany -suo teorico marcatore- lo guarda a cinque metri di distanza, forse per far vedere che sullo scatto breve è velocissimo.

Grazialcazzo, lo sapevamo già.

Il culo come al solito non ci sorride, visto che il bel siluro del laziale passa attraverso una dozzina di gambe, lasciando Handanovic impietrito e ahimé incolpevole.

Preso il fischione dopo pochi minuti, prorompe in tutta la sua preoccupante pochezza l’evidenza del nostro centrocampo di lotta e non di governo.

Medel e Melo come doppio mediano vanno benissimo nell’ultima mezz’ora di una partita che vinci 2-0 e che vuoi definitivamente “spegnere”.

Già ero perplesso nel vederli partire dal primo minuto, ma mi ero zittito da solo, memore della auto-consolante filastrocca “c’è un Mister che li allena tutta settimana, lo saprà ben lui…“.

 Un par de palle.

Non solo i due non hanno i mezzi tecnici per far girare palla con un minimo di costrutto -questo lo sappiamo da un pezzo-; uno dei due (guess who) fa capire fin dai primi minuti di essere in giornata di (dis)grazia, in perenne guerra col mondo, soprattutto con se stesso. Mena come un fabbro, perde palloni in continuazione e ci manca solo che attacchi briga con i raccattapalle (quello solo i veri fuoriclasse, vero Daniel?).

A quel punto, caro Mancio, ci hai anche la scusa pronta: siamo sotto 1-0, dobbiamo recuperare e non gestire, caro Felipe mi spiace ma son costretto a toglierti e mettere Brozovic.

Non vuoi fare il cambio punitivo dopo nemmeno mezz’ora? Sbagliato, ma almeno ad inizio ripresa questo minus habens lo lasci (chiuso a chiave) in spogliatoio.

Invece no. Si ricomincia in buona sostanza da dove si era finito, con Montoya a far capire perchè ha dovuto attendere S.Ambrogio per assaggiare il campo (su 20 palloni giocati ne avrà sbagliati 21), con Jovetic incistato sui suoi giochetti e dribbling inconcludenti, con Biabiany e Perisic a girare spesso a vuoto e comunque lontani da ogni pericolosità, e con Icardi a guardarsi intorno sconsolato, con balle di fieno che gli scorrono accanto come nella miglior ambientazione western.

Loro continuano ad essere poca cosa, pur con Candreva e Biglia a far vedere come si gioca, e pur con Matri capace di guadagnare punizioni con il pezzo preferito del repertorio (leggasi: urlo disumano e piroetta istantanea non appena l’avversario è a meno di mezzo metro di distanza).

Eppure, nonostante questa pochezza, la ripigliamo. Proprio perchè scarsi, anche i laziali perdono palla banalmente sulla loro trequarti (poi possiamo dire che è stato il nostro pressing alto a metterli in difficoltà e va benissimo, però almeno tra di noi diciamoci le cose come stanno): Perisic fa la cosa più semplice ed efficace della serata, la mette di prima in profondità.

La palla in realtà non è così “pulita” come sembra; è Icardi a dover fare un discreto numerillo controllando a seguire e togliendosela così da sotto la suola. Da lì in poi è sentenza: il ragazzo entra in area e la boccia in rete.

Una palla, uno tiro, uno gol.

E’ il solo momento della partita in cui penso che la si possa rimettere in pista, a patto ovviamente di togliere Melo. Vero che col pareggio un minimo di copertura in più ti può servire, chè quantomeno hai quel punticino strappato coi denti da preservare.

Ma quando uno è coglione, è coglione (excuse my french). E infatti il nostro, quello bravo a difendere, causa un rigore tanto solare quanto ingenuo, zompando addosso al loro attaccante che è spalle alla porta in attesa che il pallone gli arrivi sulla testa.

Handanovic il suo (e cioè parare il tiro dal dischetto) lo farebbe anche (e sono 22 in carriera…), ma la ribattuta purtroppo ricapita sul destro di Candreva che fa doppietta.

Il nostro geniaolide non è contento e pochi minuti dopo decide di attentare alla spalla, se non alla vita, di Biglia, rifilandogli un calcione completamente privo di alcun senso.

Rosso diretto che accolgo come una liberazione. Meglio in 10 contro 11 che in 10 contro 12.

Come dice il poeta, però, “ormai è tardi“, e infatti i nostri non riescono a costruire più nulla, nonostante i cinque minuti di recupero che alla fine diventano sette vista anche l’espulsione di Savic che riporta le squadre in parità (almeno come uomini in campo).

Ci sarà tempo per analisi consolatorie (ancorchè non assolutorie): nessuno pensava di essere in testa da soli a Natale, è vero. Non è un buon motivo per buttare le partite nel cesso senza giocare.

SCUSATE IL RITARDO

E all’alba di Natale, il minchione in persona ha dato finalmente traccia di sè. Non posso parlare di sorpresa, nè di delusione, chè purtroppo era facile e banale aspettarsi certi spettacoli da personaggi che in carriera hanno collezionato colpi di genio in serie.

Il ragazzo viene quindi iscritto al poco invidiato Club degli indegni (in amicizia altresì detto dei Craniolesi), in compagnia dei vari Muntari & co. Non mi commuove l’apparente immediata assunzione di colpa, mostrata a favor di telecamera come a dire “ho fatto la cazzata, scusate“. Fosse un giovincello, potrei anche far finta di credere che possa imparare la lezione, ma trattandosi di ultratrentenne e ultrarecidivo, purtroppo resterà sempre e soltanto questione di quando  e non di se.

Il confronto, impietoso, con il dirimpettaio Biglia ci ha fatto vedere cosa vorrebbe dire giocare con uno che abbia una minima idea di cosa fare della palla. Detto che Brozovic dall’inizio avrebbe probabilmente evitato buona parte degli scempi visti, occorre una seria riflessione a riguardo.

So di aver recentemente avallato il centrocampo as is e cioè senza il regista illuminato. E’ però vero che ci sono un certo numero di vie di mezzo tra una mediana stile Pirlo-Iniesta-Xavi e l’immonda cloaca vista nella prima ora di ieri.

Meditiamo tutti insieme, ma il Mancio più di altri…

LE ALTRE

Vincono, porcaputtana, vincono…

Tutti, anche se meno bene di quanto dicano i risultati: Bonucci si crede er mejo fico der bigoncio e di fatto regala due gol al Carpi.

Esemplare l’understatement di Allegri dopo aver sventato la beffa del 3-3 finale.

Il Napoli continua a seguire gli estri del suo fuoriclasse, ma non chiamiamola dipendenza chè così sembra quasi che ci sia solo Higuain (cit. Caressa). La Viola torna a vincere e bene, mentre il Milan riesce per la prima volta in stagione a recuperare l’iniziale svantaggio arrivando alla vittoria in quel di Frosinone.

La Roma, come si dice in questi casi, vince ma continua a non convincere.

Se si arriva a dissertare sull’intenzionalità di un giocatore di andare ad esultare abbracciando l’allenatore, siamo messi male…

Citando Fabrizio Bentivoglio nei panni di Federico Lolli in Turné:

siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show

Torniamo alle ovvietà di cui sopra: ci avremmo messo tutti la firma, ma pestare il merdone proprio a un passo dallo zerbino di casa…

E’ COMPLOTTO

In generale, registro la felicità pressocché univoca dopo la nostra sconfitta, a solo ed esclusivo beneficio dello spettacolo del Campionato, che da 15 anni non aveva una lotta al vertice così serrata.

Sarà il Natale…

Mi levo poi tre simpatici sassolini dalla scarpa:

Balotelli è ormai guarito, anzi forse non è nemmeno mai stato infortunato, visto che il suo rientro è stato dato per probabile contro il Verona  , oppure “già” in Coppa Italia con la Samp, in ogni caso senz’altro contro il Frosinone, e quindi in anticipo rispetto alle iniziali stime che lo davano per rientrante solo nel 2016.

Queste invece le convocazioni del Milan per la trasferta in terra ciociara:

Oh nooo, anche l’influenza…

Ora, posto che  i rossoneri sono in assoluta media (se non peggio) rispetto alle altre squadre in termini di infortuni e sfighe varie, mi domando usque tandem dovremo aspettare per avere un giornalista con un minimo di spina dorsale che riservi a Milan Lab il definitivo giudizio che merita?

Parlando di Inter, invece, faccio i complimenti ad Handanovic per non aver voluto cogliere la battuta da osteria di Caressa, che gli chiedeva “a Melo nun j’avete detto gnente perchè quello ve mena e c’avevate paura!“.

Il soggetto ha anche avuto un certo moto di stizza come a dire “non si può neanche scherzare”. Bravo Samir, se vogliono ridere lo facciano con qualcun altro, chè noi siamo stati allo scherzo pure troppo!

Infine, oltre a Blatter anche Platini fa la fine sportiva che merita. Altro che “è stato un grande giocatore e ci vuole un grande giocatore a capo del calcio, che non faccia le pastette burocratiche di quelli là“.

Vi siete scelti un gobbo che esultava alzando una Coppa insanguinata, cosa vi aspettavate?

Ciao Michel, ci vediamo tra otto anni, sempre chè Moggi e Agnelli non chiedano i danni anche in questo caso…

WEST HAM

Continuiamo il festival dei pareggi: 0-0 in Galles con lo Swansea e via con ‘sta brodaglia che non sa di niente ma ci tiene al caldo.

int laz 2015 2016

Genius at work

 

 

TROPPO BRUTTI PER ESSERE VERI (SI DICE COSI’?)

INTER-FIORENTINA 1-4

Come ultimamente accade quando incrociamo la Fiore, becchiamo una gragnuola di goals e ritorniamo a casa con le pive nel sacco.

La gara ricorda, nel punteggio come nell’andamento, il nefasto 1-4 casalingo contro il Cagliari di Zeman, nell’unica scintillante prestazione stagionale del Boemo (contro di noi, e con chi sennò?).

Parto alla lontana. A seconda delle inclinazioni politiche o delle semplici simpatie, si è soliti dire che l’Italia è stata liberata dal nazifascismo per l’opera degli Alleati o dei partigiani (“…la seconda che hai detto!“).

La nostra prestazione è per fortuna assai meno importante dell’avventato paragone, ma allo stesso modo può essere addebitata agli scempi commessi dalla nostra difesa (portiere su tutti) o alla cervellotica formazione messa giù dal Mancio.

Handanovic, tra i tanti torti della serata, ha quello di farmi essere d’accordo con Massimo Mauro, secondo cui Samir è tra i 10 portieri più forti al mondo, ma ogni tanto fa di queste cappelle. Dopo 4 minuti lo stop a inseguire è degno del mio piede destro (e io sono talmente mancino da autodefinirmi  “ambisinistro“): il frittatone su Kalinic è inevitabile.

Un tifoso bonario potrebbe fors’anche arrivare a sospendergli la pena, visto che a momenti para anche questo di rigore. Ma “quando cinque minuti dopo (cit Paolorossiana) il nostro fa una non-parata sul tiro di Ilicic, limitandosi a guardare la palla strumpallazza che entra in porta su tap-in del satanasso Kalinic, ecco, a quel punto nessuno gli risparmia la sacrosanta razione di sacramenti. Che difatti arrivano anche dal divano di casa, complice l’assenza del rampollo che mi permette il turpiloquio dei bei tempi che furono.

Al nostro numero 1 mancava solo il grande classico del repertorio, che di solito le grandi star concedono nei bis di fine serata ma che per l’occasione viene anticipato fin verso il 30′ del primo tempo. Guinzaglio ben ancorato al palo di porta e divieto assoluto di uscire: ecco i presupposti ideali per la minchiata di Miranda, che non trova di meglio che affossare l’avversario lanciatissimo a rete, lasciando la partita seduta stante dopo inevitabile rosso diretto.

Da qui in poi, paradossalmente, la squadra dà il meglio di sè, brava com’è a non sbragare totalmente, e mettendosi a fare la formichina che cerca di rimediare una situazione disperata.

La Viola ha sostanzialmente pietà di noi, anche se mi piace vederla come lo Scarpini di turno e pensare che sia stato il nostro pressing ragionato a non farli tirare in porta per quasi tutta la ripresa. Morale, noi pianpianpianpianino riusciamo anche a fare un gol (bravo Icardi su bel cross di Telles), ma i toscani ci fanno capire che non è tempo di miracoli timbrando il quarto sigillo poco dopo e mandandoci definitvamente a casa.

Fatto il riassunto della sintesi del bigino, resta da scotennare il Mancio e capire cosa ci sia sotto la messa in piega brizzolata.

Difesa a tre con Santon centrale???

Perisic esterno a tutta fascia???

Se insistere sulla bontà della sua scelta nel dopo gara è una precisa strategia comunicativa, lo appoggio in pieno (mai dire a quelli là che si è sbagliato), ma detto tra noi, la cagata l’ha fatta. Se c’era un aspetto su cui tutti concordavamo era la solidità difensiva della nostra linea a 4, opportunamente coperta da Melo-Guarin-Kondogbia a centrocampo.

Cosa ca…cchio vuol dire cambiar modulo e far giocare la gente fuori posizione?

Ripeto a chi ha l’insana pazienza di seguirmi che non ho un modulo preferito in assoluto; solo non sopporto di vedere lo schema che ha la meglio sui giocatori.

Prima vengono gli uomini sul campo, poi i disegnini alla lavagna e le pippe mentali.

In fase di commento, non posso che ripetere quanto già detto settimana scorsa: il valore di questa squadra lo vedremo alle prime sfighe. Speravo arrivassero un po’ più avanti, mentre son già qui a bussare, e anche con una certa insistenza.

Le prossime due si chiamano Samp a Genova e Juve in casa. Le risposte non tarderanno ad arrivare.

Tremate!

LE ALTRE

Caso più unico che raro, perdono “entrambe e tre” le squadre strisciate. Se la caduta bianconera comincia a non fare più notizia (perfino prevedibile il successo del Napoli), ho salutato con piacere la sconfitta del Milan a Marassi contro il Genoa, annotando l’esplusione del “nuovo-Nesta-ma-coi-piedi-di-Zidane” che è ovviamente eccessiva, e che servirà per far crescere un ragazzo che in fondo ha solo vent’anni e tutto il diritto di sbagliare (Copyright Riccardo Gentile SkyCalcio).

Pur nella dolorosa sconfitta, rimaniamo in testa al gruppone, nonostante i successi delle romane e del succitato Napoli. Splendido e arcigno il Toro, che finisce in 9 ma riesce a battere il Palermo, salendo a due soli punti dalla vetta.

E’ COMPLOTTO

Gufi e lecchini l’avevano presa da lontano, passeggiandoci sui testicoli con la manfrina delle troppe partite vinte 1-0 e sulla ormai endemica mancanza di giUoco da parte dei nostri. Niente di nuovo e niente di male, se anche scomodi precedenti si esponevano per complimentarsi col Mancio e addirittura il Vate(r) di Fusignano era meno saccente del solito nel giudicare le prime uscite dei nostri.

Epperò c’è la scala Viscidi.

nomen omen...

nomen omen…

Ne ho sentito parlare la prima volta un anno fa sulle sempre interessanti pagine di Undici, ma è curiosamente rimasta fino a oggi nel cassetto della stampa mainstream (inglesismo per non usare l’endiadi “serva e prona“).

La statistica ha un certo peso in questo sport, la si può ritenere utile oppure una masturbazione mentale da pseudo analisti del calcio. E’ però singolare che il principale quotidiano sportivo abbia cacciato fuori questo coniglio dal cilindro proprio questa settimana, con un’Inter ancora a punteggio pieno ed una Juve in zona retrocessione.

Ma non ci fermiamo qui.

L’ultima volta che ho visto Quelli che il Calcio credo che fosse ancora condotto da Fazio. Mi è stato però segnalato un simpaticissssssimo parere personale di tal Attilio Romita, ex volto del TG1 che pare essersi espressamente augurato una sconfitta dei nostri.

Non so se il soggetto sia di palesata fede non-interista, ma potrà senz’altro motivare il suo auspicio (peraltro puntualmente avveratosi, gufo maledetto!) nel nome dell’alternanza e per il solo interesse di tener vivo il Campionato.

Strana sorte quella della nostra Serie A, la cui salute sta a cuore della gente solo quando in testa non c’è la Juve… avete mai sentito qualcuno augurarsi un cambio di vertice negli ultimi quattro anni?

Nemmeno io, ma si vede che ero distratto…

WEST HAM

Attingo nuovamente alle pagine di Undici per segnalare l’interesse per lo splendido inizio dei Martelli anche ad di fuori dei soliti circuiti underground.

In realtà in weekend ci ha regalato un soffertissimo pareggio interno col Norwich (2-2 raggiunto in pieno recupero), ma scintilliamo nella nostra bellezza working class al terzo posto in virtù delle trasferte corsare delle scorse settimane.

They fly so high…

... Se non lo sai tu...

… Se non lo sai tu…

UN MERCATO DECOLLIZZATO

La stagione è andata giù per il cesso con il liberatorio rumore dello sciacquone, e noi rimaniamo con le brache calate a riflettere su quel che è andato.

#SAVEKOVACIC

Questo non è uno dei tanti peana sperticati che sto leggendo in rete a difesa del croato numero 10, che peraltro spesso arrivano dalle stesse penne informatiche che ne smadonnano le prestazioni durante la stagione.

Il motivo per cui spero che alla fine Kovacic rimanga è più semplicemente un motivo di principio, o se preferiamo di prestigio. Questo qui a calcio ci sa giocare, innegabile. Altrettanto inconfutabile, non è un Maradona o un Messi, capace di giocare da campione anche in mezzo a un branco di disperati.

Il combinato disposto dei due personalissimi postulati ci porta a dire che questo, se va in una squadra degna di tale nome, diventa davvero forte. Altro che Coutinho (a mio parere bravino ma nulla più, ma siccome è stato ceduto dall’Inter allora è l’errore mondiale che ci farà morire negli inferi bestemmiando il Signore…). Kovacic caratterialmente non sarà mai un trascinatore ma, tanto per scomodare i fuoriclasse, Messi per caso lo è? Zidane lo era?

Il problema non è lui. Il problema è l’Inter e, se permettete, questo è un po’ più grave.

Ragioniamo per assurdo: siamo sicuri che nel nostro centrocampo Pogba sarebbe quello splendido cavallone che ammiriamo (pur coprendolo di insulti, chiaro) nella sua casacca zebrata? Di contro, un minus habens calcistico come Guarin, continuerebbe a centrare l’omino delle bibite al terzo anello anche avendo di fianco esseri pensanti come Pirlo e Marchisio?

Di questo stiamo parlando: nel calcio di oggi -ma forse è così da sempre- sono pochissimi i giocatori che possono giocare bene a prescindere dal contesto in cui sono inseriti. Motivo per cui, se vendi Kovacic, devi aspettarti che questo “esploda” altrove, trovandoti a dover convivere col dilemma “e se gli avessi costruito intorno una squadretta appena discreta, come sarebbe finita?“.

Quindi va tenuto. Quindi andrà via.

Lo confesso: avrei accettato una sua dipartita se al posto suo fosse arrivato il “centrocampista coi controcoglioni”, e cioè il Yaya Touré di turno. 10 anni di differenza, ma anche un carisma e un’esperienza tali da poter far crescere il nostro centrocampo di due o tre livelli. Ma visto che quello non si muove (e chi glielo fa fare?), non è certo la ventina di milioni del Liverpool che potrebbero spalancarci le porte del paradiso del calciomercato, chè qua si discute se sia meglio Felipe Melo -un criminale in libera uscita- o Thiago Motta -svenduto 4 anni fa a 11 milioni e trattato ora a 10 milioni, ve possino…-.

Di pulizie ce n’è da fare e pure tante: se, come spero, la Samp non sarà penalizzata e conserverà lo scomodo sesto posto conquistato sul campo, i nostri non saranno oberati da impegni infrasettimanali, cosa che consentirà una robusta e salutare sforbiciata alla nostra rosa: Jonathan, Campagnaro, Nagatomo, Juan Jesus, Obi, Kuzmanovic, ci metto pure Guarin (che invece resterà). Da questa mezza dozzina di bipedi, da cui volutamente tengo fuori i vari giovanotti in giro in prestito, non si riescono a ricavare i 20-25 milioni che pare offrire il Liverpool?

Mughini direbbe “Maddaaaaiii!

Il problema resta quello: (ri)dare credibilità e prestigio all’amata squadretta. Lungi da me voler allinearmi agli acquisti alla Essien al Milan (grande nome, ormai al tramonto, buono solo per sperare di vendere qualche maglietta), avevo però salutato con favore l’arrivo di Vidic l’estate scorsa, e ancor di più tenevo le dita incrociate per quello di Touré. Invece, quel che pareva potesse essere un vero e proprio effetto volano sul nostro mercato si è rivelato solo il primo di una serie di cortesi ma netti rifiuti: Dybala, Benatia, ora vedremo Kondogbia.

Il Mancio si fa vedere in tutto il suo charme, anche se il caldo estivo non gli permette di sfoggiare l’amata sciarpetta, ma evidentemente non basta un Mister à la page per costruire una squadra attrezzata per vincere.

Anzi, se mi posso permettere, vedo una pericolosa costante nell’universo interista. Nonostante i notevoli -e lodevoli– tentativi di cambiarne l’immagine esterna, i colori nerazzurri continuano ad essere snobbati dal mondo del calcio. E’ complotto, bellezza, verrebbe da dire. E’ triste ma è così.

Del resto, certe cose non le crei in un giorno e purtroppo nemmeno in un anno, e vent’anni di understatement mediatico hanno un’inerzia non facilemente contrastabile.

Resta la drammatica differenza nel vedere il mercato di cui si parla a proposito del Milan, che pare -pare- pronto a prendere Jackson Martinez, Ibra e un altro paio di nomi. Noi non facciamo in tempo a farci venire in mente un cazzo di medianaccio che subito riceviamo una quotazione spaventosa, seguita dal già ricordato “no grazie“.

Siamo soli, diceva Vasco.

Non da oggi, aggiungo io…

to be continued?

to be continued?

UGO, IO…

INTER-PARMA 1-1

Sarò sintetico, perché ‘sta squadra di minchioni mi toglie pure la voglia di scrivere.

Macristo! Uno passa due settimane senza calcio, vedendo passare sotto il naso prescrizioni che per una volta sanno di condanna e manciate di frasi fatte da perculare senza pietà (#sonotuttefinali), e poi la montagna partorisce un abominio di scurreggia sotto forma di pareggio contro la più ultima delle ultime in classifica.

La sola nota positiva della retrocessione del Parma sarà di non averli tra le palle l’anno prossimo, chè i nostri amatissimi craniolesi contro questi qui hanno preso un punto sui sei disponibili.

Di contro, i parmensi contro i nostri han portato a casa il 40% del fatturato annuo di punti. Se fossimo una categoria di prodotto commerciale anziché una squadra di calcio saremmo una variante delle cosiddette “mucche da latte“: saremmo le shit cows.

Mi consolo del fatto di non aver assistito alla nefasta esibizione, che non ho nemmeno avuto il cuore di rivedere in sintesi. Non potendo addentrarmi in disamine tenniche di ‘sto par de ciufoli, e avendo pietà di me prima che di voi nella decisione di scioperare sulle altre categorie, vi lascio con un degno e doveroso tributo al personaggio principe della commedia italica degli ultimi quarant’anni.

Per una volta non mi rivedo nei panni impacciati del Ragionier Ugo, bensì della -fin troppo- amorevole ed accondiscendente Signora Pina: la sventurata, nei primi episodi della saga, non riuscendo proprio a dichiarare il proprio amore per il consorte, era solita blandirlo con l’immortale distico elegiaco:

Ugo, io… Ti stimo moltissimo“.

nel corso dell’imprescindibile gita in roulotte al mare (quella con Franchino l’intellettuale dall’ascella pezzata e la grigliata di pesce ratto, per intenderci), la succitata Pina cambia registro tentando di consolare il marito quasi cornuto e mazziato: non solo è respinto per l’ennesima volta dalla Signorina Silvani (già questo solo fatto è da applausi: la moglie consola il marito che non è riuscito a farsi l’amante), ma apprende che l’oggetto della contesa tra le due donne è proprio il mefitico Franchino: a Fantocci che si chiede chi possa mai essere interessato a lui, la Pina fa per rispondere, ma lui la interrompe credendo di anticiparla: “eh lo so… tu per me provi tenerezza…”. Glaciale la Pina quando ribatte:

“No Ugo, io per te…. Provo solo un po’ di pena…”

Vetta insuperata dell’odio/amore della Pina lo si ha nell’episodio in cui Fantozzi e Filini vanno a vedere Italia-Scozia allo stadio (Ragioniere, come si dice “che vinca il migliore“? Semplice: “that win the best“!).

Una serie di eventi porta i due colleghi a creare danni come nemmeno i peggiori hooligans, e le loro imprese immortalate nelle immagini trasmesse nel giornale della sera, cui assiste attonita e incredula la Pina, muta e sdegnata fino alla frase pronunciata con un filo di fiato:

“Ugo… mi fai schifo”.

Ecco: dopo l’esibizione cono il Parma siamo arrivati a questo: a provare schifo ancor prima che vergogna nel (non) vedere una squadra incapace di una qualsiasi reazione, non foss’altro che di nervi.

Però il Mister è un ficaccione e ci ha l’appìll, a Giugno prendiamo Yaya Touré e l’anno prossimo vinciamo il campionato.

Ma va va va…

fine trasmissioni

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

SAMPDORIA-INTER 1-0

L’Inter del Mancio, e cioè quella delgli ultmi 4 mesi, sta sostanzialmente giocando la stessa partita da una dozzina di gare. A parte scempi episodici, i ragazzi giochicchiano benino, infarcendo buone mezz’ore con errori da principianti ed episodiche azioni trascendentali a fasi alterne. Il tutto però dice che la squadra, con la nuova tinta di capelli, ha una media punti assai inferiore a quella labronica, e che l’Europa è definitivamente sfuggita di mano nel giro di 4 giorni.

La remuntada europea de ‘sto par de ciufoli non è arrivata per motivi ormai noti e da me purtroppo anche vaticinati: non solo non siamo riusciti a tenere la porta inviolata (eggiàlosapevo), ma abbiamo sbagliato 4 o 5 palle gol che hanno bloccato il sogno ancor prima di addormentarci.

A cavallo della partitella infrasettimanale contro i maggioloni, infiliamo un pareggio in casa contro il Cesena e una sconfitta a Genova. Detto che entrambe le partite avrebbero potuto finire diversamente (la volta scorsa col gol di Icardi annullato ingiustamente, ieri con un paio di abbracci molto affettuosi in area allo stesso -ex- twittatore pubalgico), gli ultimi sette giorni ci danno la dimensione -drammaticamente reale- della nostra statura.

La difesa con Vidic e Ranocchia mi è parsa più solida (non che ci volesse molto), se non altro perchè JJ viene spostato sulla fascia sinistra a sciorinare il proprio genio calcistico e dietro si aprono meno voragini. Che poi il brasiliano non sia un fenomeno ad arare la linea mancina non può essere una colpa, e comunque è più presentabile dell’ultimo Campagnaro visto inazione (scritto volutamente tutto attaccato).

Il primo tempo scivola via con un paio di spaventi provocati da Eder e soprattutto Muriel, ma per fortuna i nostri avversari fanno bene le cose difficili e male quelle facili. Nemmen loro sono ermetici dietro, e quindi un paio di incursioni le fanno anche i nostri, nonostante il nulla nuovamente offerto da Podolski, partito titolare per concedere mezza giornata di ferie allo spremutissimo Palacio.

La ripresa inizia quasi alla perfezione, con 10 minuti di pressing asfissiante ed occasioni in serie per i nostri. Siccome noi un po’ di culo mai, il destro di Icardi da posizione defilata bacio l’incrocio dei pali e poi esce, dandoci l’ennesima conferma che lassù -ammesso che ci sia qualcuno- nessuno ci ama.

Poco dopo infatti una punizia da quasi 30 metri trova Eder e il suo esterno destro baciare l’altro palo e ovviamente gonfiare la rete. Gran gol, con noi tutti fenomeni, ma nemmen questo è una novità.

Succede poco altro in realtà. I nostri subiscono il colpo e, nonostante l’ingresso del Trenza per Brozovic -tardivo, cazzo!- non cambia più nulla.

L’allievo Sinisa supera il Maestro Mancio, e la Samp si ritrova lanciatissima al quarto posto, alla faccia di quelli che “danno via Gabbiadini per prendere Eto’o, questi non capiscono un tubo” (vero MassimoMauro?)

LE ALTRE

Continua a vincere la Juve, che batte il Genoa con un golazo di Tevez. Vincono entrambe le romane, mentre Viola e Napoli impattano risentendo forse delle fatiche di coppa. Il Milan beneficia del 9° rigore della stagione, forse il più scandaloso di tutto il campionato e parente stretto di quello fischiato a Boniek nella tragica notte dell’Heysel.

La classifica ad ogni modo pare delinearsi, con le due romane a giocarsi gli altri due posti Champions e Napoli, Samp e Viola a trastullarsi sul vagone dell’Europa League.

A scanso di equivoci, in caso di inopinati ritardi di uno o più dei passeggeri succitati, prima di noi in lista d’attesa ci sono Toro, Milan (Cristo, pure loro!) Genoa (pari punti con noi ma deve recuperare la partita col Parma).

Rimaniamo a sventolare il fazzolettino bianco sul binario e salutiamo i nostri avversari dal finestrino, senza nemmeno la forza di augurare buon viaggio come si dovrebbe:

stazione amici miei

Buon viaggio signore!

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è ma è per palati fini o paranoici, come preferite.

Inizio dalla cosa che più mi ha fatto incazzare in settimana: cercando in rete conferma della diretta TV su Mediaset della partita dell’Inter, vedo in effetti che la sgambata infrasettimanale veniva così pubblicizzata:

cartello inter wolfsburgChe c’è di strano? Che quello stemma dell’Inter è vecchio di un buon quindicennio, e che la cosa non può essere stata fatta involontariamente. Stiamo pur sempre parlando dell’azienda del signore che ha fatto dell’immagine la sua unica divinità, e che costringeva la sua squadra a scendere in campo con bugie conclamate (“squadra più titolata al mondo”) e con una scorza d’arancia stilizzata come stemma. Ben consapevoli dell’importanza del brand, hanno “casualmente” utilizzato quello sbagliato.

Morale: siamo usciti per colpa loro!

Ma non è finita qui:

Sono il primo a dire e scrivere che siamo poca cosa, e che la mezza classifica rispecchia alla perfezione il nostro reale valore, ma ciò non mi pare essere un valido motivo per (tornare a) tacere di fronte ai torti subiti. Aver ricavato tre punti in più nelle ultime due giornate non avrebbe cambiato la nostra stagione, ma ci avrebbe per lo meno fatto scalare qualche posizione nella summenzionata lista in attesa di un simil-Caronte che potesse traghettarci fuori dall’inferno.

Invece, pare prevalere il bon ton, il senso dell’opportunità o semplicemente la buona creanza, alla quale per una volta mi ribello. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che sono pronto a prescindere a muovere querimonie verso la classe arbitrale, soprattutto in una giornata nella quale si vedono episodi così clamorosi. Ma niente, tutto tace…

Fino a un paio d’anni fa me la sarei presa col Signor Massimo, ontologicamente incapace di portare avanti queste battaglie. Devo ora rivolgermi a Thohir, e spero che il silenzio sia parte di una scelta precisa (ancorchè non condivisa) e non solo frutto del caso o dell’inerzia, della serie “facciam talmente schifo… non stiamo nemmeno a lamentarci chè facciamo solo figure…“.

Sentire Sconcerti minimizzare il progetto di Thohir è solo l’ennesima controprova del poco rispetto che si ha per i nostri colori. Sappiamo tutti che “cercare nuovi mercati all’estero” è la sola strada per fare un po’ di soldi e quindi poter comprare giocatori migliori, ma il fatto che altri abbiano iniziato a farlo da tempo (all’estero! chè in Italia siamo as usual in netto ritardo) non è un buon motivo per denigrare il progetto.

Piuttosto, quel che interessa a me -e a chi volesse fare una seria analisi di detto progetto- è l’apparente fallimento dell’operazione bond (non James), che quindi costringerà Thohir e Moratti sborsare i danari per ripianare le perdite dell’esercizio in corso.

Quel che nessuno spiega, complice l’endemica ignoranza in materia, è in che misura i proprietari delle squadre con passivi da ripianare possano intervenire di tasca propria. Il Fair Play Finanziario è nato proprio per evitare simili manovre, ma l’intervento in prima persona dei due azionisti è dato per scontato.

C’è qualcuno che ci può aiutare a capire?

WEST HAM

…E dopo due mesi torniamo a vincere: 1-0 in casa col Sunderland, con gol di Sakho a tre minuti dalla fine.

Te voglio bene assaje

Te voglio bene assaje

IMPRECAZIONI A PIOGGIA

INTER-TORINO 0-1

…Che è poi un modo più diplomatico e meno sensazionalistico di titolare “Cristi e Madonne”.

C’è modo e modo… il concetto resta quello (Cit. Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941 -citazione nella citazione).

Rinfoderiamo per l’ennesima volta il pistolino barzotto, esito dell’ennesima settimana a fingerci la grande che fummo, con titoloni palesemente fuorvianti e nuovi acquisti dai nomi che evocano curiose assonanze; ci rituffiamo nel nostro campionato da tranquilla mezza classifica, perdendo una partita che avremmo meritato di pareggiare ma assolutamente non di vincere.

In termini di punti cambia pochino. A livello morale la tranvata è ciclopica.

Siam sempre lì: nella giornata in cui si potevano recuperare punti su Fiorentina, Milan, Sampdoria  e Genoa e alimentare così la fascinosa bugìa per cui “il terzo posto è ancora lì alla nostra portata“, incespichiamo in una partita che, l’avesse fatta Mazzarri, sarebbe stato scotennato seduta stante, con uno sterile possesso palla che sfiora il 70% e che fa rifulgere ancor di più la sapienza calcistica di Mr Ventura. Il compagno di vacanza ci fa fare esattamente quel che vuole lui, ossia tener palla senza costrutto fino ai loro 30 metri, e poi sbattere contro le corna del Toro e ripartire dal via.

Facciamo finta di giocare per la prima mezz’ora, arrivando perfino a tirare in porta un paio di volte -per occasioni da gol degne di tal nome, si prega di ripassare.

Se vogliamo, la partita non è diversissima da quella infrasettimanale contro la Samp: in Coppa Italia i blucerchiati erano riusciti a beneficiare della prematura ed affrettata espulsione del loro difensore, asserragliandosi in 10 nella loro trequarti e facendo muro contri i nostri attacchi, più o meno come accaduto con i granata-in-maglia-bianca. Ecco però che, là dove il tacco teutonico di Podolski e il sinistro tabbozzo di Shaqiri avevano fatto saltare il lucchetto della partita, qui si sia visto un Kovacic in versione bimbo-perso-ai-giardinetti, un Icardi ancor più avulso del solito dalla manovra e un Palacio ormai consolidato nel triste ruolo di vecchia gloria.

Se a ciò aggiungiamo gli accidiosi commenti di certa stampa (vabbé…pure io che piglio notizie da Il Giornale…) sui nuovi arrivi Shaq e Poldi, il nostro attacco è affilato e puntuto come un profiterole…

La beffa finale di Moretti, 4 gol in Serie A, di cui 2 a noi, non ci permette nemmeno di recitare la consolante frasetta mandata a memoria dopo l’obbrobrio di Empoli: “quando non puoi vincere, non devi perdere“.

Arrivo addirittura a darmi la colpa per aver visto la partita con il commento di Scarpini (cosa che non succedeva dalla sconfitta interna con l’Atalanta dell’anno scorso, anche lì con intrusione anale nei secondi finali). D’altra parte cercate di capirmi: il commento tecnico di Carletto Muraro è soporifero come e più dei Gran Premi raccontati da Poltronieri, quindi mi illudevo di potermi consolare con le urla di Robertone nostro.

L’urlaccio l’ho invece tirato io, facendo spaventare la creatura che mi sedeva di fianco, e facendo seguire il grido di dolore da epiteti non esattamente oxfordiani all’indirizzo dei nostri. , come si dice in questi casi, certe cose meglio che le senta da me che da qualcun altro…

LE ALTRE

Detto che un punto in due partite è stato sufficiente ai nostri per agganciare il Milan, sconfitto a Roma dalla Lazio dopo essere stato in vantaggio, non perdo nemmeno tempo a rimuginare su possibili tabelle e rincorse. Gli aquilotti e il Napoli paiono i più attrezzati per quella corsa al terzo posto che, diciamocelo, ci può vedere solo spettatori interessati.

Per il resto, la Juve fa capire a tutti cosa voglia dire avere i campioni in squadra. Il Chievo la stava imbrigliando e non poco, fjnchè il fratellino di Grace Jones (alias Pogba) l’ha toccata piano all’angolino e i problemi sono spariti. Alla faccia del giUoco collettivo e dell’umilté. Di contro, la Roma non va oltre il pari a Firenze e il solco con i bianconeri si allarga di altri due punti: roba brutta…

E’ COMPLOTTO

Posto che nessun sano di mente potrebbe recriminare sulle sacrosante critiche piovute sull’Inter dopo la minuscola prestazione di domenica, mi soffermo solo un poco sul tenore di certi commenti, chè alla base di tutto dovrebbe comunque esserci il rispetto.

Ho già accennato più volte alla malcelata antipatia di Repubblica nei nostri confronti, e devo dire che il pezzo di Andrea Sorrentino mi dà ancora una volta ragione: la critica, come già detto è sacrosanta e purtroppo più che motivata. Però, una frase come “ennesima sconfitta davanti all’uomo di Jakarta, purtroppo per lui abbonato a certi spettacolini casalinghi“, con quel diminutivo che sa tanto di presa per il culo, se la poteva evitare.

Certo, nulla a che vedere con il Giornale, che raggiunge vette di competenza ed eleganza, sfiorando addirittura la fisiognomica per spiegare i difetti dell’Inter.

In realtà, i (non) risultati della squadra stanno faticosamente piegando la critica all’oggettiva constatazione del nostro niente. Non voglio fare il Cassandro di me stesso, nè tantomeno incensarmi, ma è quel che dico da mo’:

Benissimo il Mancio, ma poi in campo ci va Kuzmanovic.

Abbiamo bisogno come il pane di qualche penna adorante, e ci fa bene anche solo l’accostare campioni veri come Yaya Touré ai nostri colori. Al momento, però, andiamo avanti a pagherò e a prestiti con obbligo di riscatto a cinque sponde con rinterzo effettato e carambola reale, il tutto sperando che il castello precario regga, chè altrimenti saran cazzi, nonostante un Thohir in versione pompiere a spegnere gli allarmi.

WEST HAM

Mettiamola così: NOI siamo ancora in FA Cup. Altri se devono giocare al replay match contro il Cambridge (vero Van Gaal?), altri ancora sono già a guardarsela in poltrona (Chelsea, Man City, Southampton…). Up the Irons!

... In effetti bello non è.

… In effetti bello non è.

T.S.O.

INTER-UDINESE 1-2

Tanto per cominciare, il titolo è indifferentemente applicabile alla squadra simpatttica così come al sottoscritto, che ormai le infingarde strisce nerazzurre le conosce meglio delle sue tasche. Ragion per cui mi sono volentieri risparmiato la visione in diretta della minuscola prestazione dei nostri, a vantaggio di piacevole serata con amici. Tanto, per avere la più fedele delle rappresentazioni dell’ultimo capolavoro dei nostri, bastano un cellulare connesso al sito della Gazza ed una fervida ed allenata immaginazione.

Quindi: veder snocciolare sullo schermo dello smartfòn occasioni su occasioni nel primo tempo mi è stato sufficiente per sunteggiare “va beh stasera c’han voglia di giocare, se poi la buttano anche dentro…”

Detto-fatto (coi nostri tempi, s’intende…): Icardi riceve da un ispirato (sic) Guarin e col sinistro incenerisce il portiere, mandandoci al riposo avanti di uno.

Meno male, penso: a furia di mangiarsi gol, qui si rischia di beccarsela inderposto al primo contropiede, invece così… (Famous last words)

La fredda cronaca della ripresa lascia presto i toni entusiastici dei primi 45′ per raccontare di cacate sempre più frequenti dei nostri, tra contropiedi mandati in vacca e amnesìe purtroppo arcinote in fase difensiva. Il loro pari è frutto di una semi-dormita collettiva, che la Dea Eupalla decide severamente ma giustamente di farci pagare con l’ennesimo golazo subìto in questa stagione. Bruno Fernandes se la alza solo soletto al limite dell’area e al volo di destro pesca l’angolino, ed ecco materializzato l’ennesimo angolo-caminetto con glorioso ricordino da raccontare ai nipoti nelle fredde serate d’inverno.

Le residue forze fisiche e soprattutto mentali dei nostri vengono spazzate via dal suddetto incidente di percorso, e la sequela di breaking news che giungono dalla telefona non fanno che presagire nella mente malata di chi scrive un mantra sempre più incalzante: adesso il nano maledetto Di Natale ce la mette.

Ecco quindi che la notizia della sua sostituzione veniva dal sottoscritto accolta quasi come un pericolo scampato, se non fosse che proprio il subentrante -Thereau, uno che festeggia i gol facendo nano-nano con le mani- ringrazia sentitamente lo sciagurato retropassaggio di Palacio e beffa nuovamente l’incolpevole Handanovic.

Mancini, vedrò poi in differita, è a mezza via tra un pianto isterico e la vittoria al campionato mondiale di Madonne, ennesima dimostrazione che il problema ahimè non sta nel Mister ma nell’accozzaglia di craniolesi che veste indegnamente i nostri colori.

Insisto su questo punto non tanto per vanto personale (negli ultimi anni avrei tenuto sia Stramaccioni che Mazzarri, figurarsi se adesso auspico un allontanamento del Mancio), quanto per puntualizzare ancora una volta come il cambio di allenatore, lungi dall’essere la soluzione al problema, sia invece l’ammissione, nemmeno troppo implicita, del fallimento del Club ancor più del malcapitato Mister di turno.

Quel che -mi auguro- Mancini potrà dare rispetto ai suoi predecessori è un minimo di convinzione ai nostri di essere sulla buona strada, anche se devi essere un ottimo venditore (o forse un millantatore) per trarre elementi positivi da una catastrofe come quella di ieri sera. C’è in ogni caso poco tempo, pochissimo: i crediti guadagnati in carriera si sciolgono come neve al sole e basta poco per trasformare l’inerzia positiva in mazzate mediatiche (a meno che tu non ti chiami Superpippo, ovvio…).

Spero che lo charme del campionediclasse abbia il suo effetto su Presidente e dirigenza, perchè qui serve almeno un innesto per reparto, con un’ulteriore difficoltà (faccio per una volta finta di dimenticare l’ostacolo economico): vero che i nostri in massima parte sono mediocri mestieranti ma, proprio per questo, non basta prederne tre più forti di loro (altrimenti, ormai senza tonsille, pure io potrei dire la mia). No, qui c’è bisogno di tre giocatori veri, e forti soprattutto a livello mentale.

Il clamoroso infortunio tencico di ieri sera arriva, forse come una severa lezione da mandare a memoria, proprio da Palacio, uomo la cui carriera è lì a testimoniarne la classe, la concentrazione e la voglia di mettersi sempre a disposizione della squadra. Ecco, in questi casi si direbbe, con discutibile enfasi piccininiana “Propriolui!!” e non si arriverebbe lontani dalla verità.

Personalmente, una minchiata simile me l’aspetto da Guarin (a dire il vero, già fatto…), o da qualche altro dei nostri ignoranti calcistici, ma non dal Trenza.

Brutto segno quando vanno in vacca anche gli ultimi neuroni a disposizione della squadra…

LE ALTRE

Il fatto che la mediocrità e la perfettibile tenuta psichica siano patrimonio diffuso nel nostro Campionato -se possibile- mi fa ancor più incazzare, chè contro tale ammasso di squadracce è sufficiente un Genoa ordinato e diligente a scintillare al terzo posto. Il Grifo batte i cugini, dopo che nell’anticipo del posticipo dell’anticipo dell sbiliguda il Napoli aveva imitato la Roma, recuperando dal doppio svantaggio e strappando un pareggio in extremis.

Di tutto ciò approfitta la Juve, che conserva immutato il suo vantaggio dopo il pareggio a reti bianche di Firenze. Sono ancora convinto che alla lunga la classifica si sgranerà, lasciando in zona Champions i più meritevoli (o i meno coglioni, fate voi). Cresce invece il sospetto che noi li guarderemo a distanza di sicurezza, tutti presi a leccarci le ferite e progettare il prossimo “anno zero” (dovremmo essere arrivati alla quarta edizione…).

E’ COMPLOTTO

Il complottismo che mi pervade mi fa maledire quel gufo giallorosso di Riccardo Gentile, che evidentemente ce la vuole tirare dopo il gol di Icardi quando dice “ogni volta che l’Udinese passa in svantaggio poi perde”. La sindrome di accerchiamento però si esaurisce qui.

Interessante invece mettere a confronto due pezzi usciti in settimana sul Corriere della Sera, a firma rispettivamente di Fabio Monti e Beppe Severgnini.

Il primo, cronista molto vicino all’Inter ed ancor più prono agiografo del Signor Massimo, compila il diligente temino pescando a manate dalla demagogia più spicciola, all’insegna del “cuore e sentimento” come vera ragion d’essere del Club, senza nemmeno essere sfiorato dal dubbio che proprio la gestione simpatttica, soprattutto nel post-Triplete, abbia contribuito al troiaio sportivo ed economico attuale.

Ennesimo esempio di tafazzismo a strisce neroblù e di incapacità di capire i tempi che cambiano.

Dall’altra parte, l’interista metallizzato rimpiange l’addio di Cambiasso (anche se dubito che “Cuchu” significhi “vecchio” in lunfardo). Citazioni linguistiche a parte, il suo pezzo fotografa alla perfezione la mia visione su tutta la faccenda: il 19 crapapelada potrebbe -più di tutti gli altri gloriosi ex- essere il vero trait d’union tra l’Inter che è stata e quella che sarà. Torno non a caso a porre l’accento su neuroni e materia grigia: il Cuchu era già allenatore in campo (e in culo a tutti quelli che, negli ultimi anni, lo sfottevano chiamandolo “ghisa“), e quasi certamente diventerà un fuoriclasse in questa delicata professione. Il fatto che Mancini sia stato il primo a saggiarne le doti in nerazzurro, preferendolo a Davids nella prima stagione nerazzurra, mi fa intravedere la possibilità che l’accoppiata possa ricongiungersi presto, a discapito del secondo appena scelto dal Mancio per questa stagione.

Si badi bene: non sono ovviamente contrario al cuore e alla riconoscenza in sè: è ovvio che, se posso avere un professionista di indubbie qualità, che per di più è un pezzo di recentissima storia del Club, lo accolgo a braccia spalancate (non avrei dovuto farlo andar via, ma va be’…). Smetto di essere un cuore tenero quando la riconoscenza prevale sul senso pratico, chè se no per tanto così richiamerei Brehme domattina per fargli fare gli ultimi 20′ di ogni partita (a crossare, anche a 55 anni, è meglio di tutti i nostri esterni messi insieme…).

WEST HAM

Come paraculisticamente mi ha detto mio figlio ieri: “Pà, io ho deciso che per quest’anno la mia prima vera squadra è il West Ham, poi viene l’Inter“.

Difficile dargli torto: vittoria casalinga in rimonta sullo Swansea, 3-1 e momentaneo terzo posto in classifica!

 int udi 2014 2015 bisConsoliamoci così... Those were the daysConsoliamoci così… Those were the days

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello

CONIGLI MANNARI

INTER-VERONA 2-2

Siamo nelle mani (o meglio nei piedi) di Kuzmanovic.

Detto questo, detto tutto.

Come sapete, il serbo non è esattamente nelle mie simpatie, ma non ho problemi ad ammettere che, della manciata di deambulanti visti sotto la torrenziale pioggia meneghina, il Kuz è stato tra i meno peggio, dando geometrie e (udite-udite) movimenti senza palla in più di un’occasione. Il ragazzo ha intelligenza calcistica superiore a quella di buona parte dei suoi compagni di squadra.

Ad onor del vero, la cosa, più che essere un complimento a lui, è un rimprovero agli altri. Ma tant’è…

Peccato che la fine capoccia calcistica sia montata su gambe da bradipo e piedi non proprio raffinatissimi.

Riconosciuti al soggetto in questione i legittimi meriti, resta poco altro di cui godere; pareggiamo una partita nella quale pigliamo l’ennesimo gol in apertura (dopo averlo già rischiato poco prima, courtesy of Juan Jesus e pezza messa da Vidic), e che riusciamo a raddrizzare anche abbastanza presto: il cross di Ranocchia -nota ala tornante di caratura mondiale- pare lungo, ma Palacio è esemplare nella sponda a centroarea dove Icardi gira in gol col piattone sinistro.

Il demente ha poi l’idea geniale di zittire il pubblico, tanto per mettere un po’ di pepe al culo a gente che andrebbe solo ringraziata per lo sbattimento che si fa ad andare a San Siro per assistere a simili spettacoli.

Idioti quando fischiano Mazzarri a prescindere, esecrandi quando lo colpiscono ripetutamente col laser, esempi lampanti e viventi di quel Tafazzismo da cui facciamo fatica a guarire. Ma da qui a sfancularli perchè ti fischiano se dopo 10 minuti sei sotto in casa col Verona ce ne passa.

Ad ogni modo, il resto del primo tempo va avanti con il 75% di possesso palla per i nostri, per una volta nemmeno troppo sterile. Loro ci manca poco che si appendano alle traverse per quanto sono “bassi”; noi collezioniamo un bel palo del Kuz, una decina di cross tra Dodò e (soprattutto) il rientrante Nagatiello, qualche capocciata velenosa sui calciodangoli (cit.)

L’inizio della ripresa ci è favorevole, con la coppia di attaccanti a lavorare ancora d’intesa: Palacio -in crescita- scivola sulla destra e mette il tiro-cross rasoterra che Icardi tocca quasi sulla linea, vanificando l’intervento in scivolata di Rafa Marquez.

Siamo a quel punto nell’inusuale condizione di vantaggio, ed evidentemente non sappiamo che farcene, visto che dopo pochi minuti Medel ha il geniale istinto di parare una girata tutt’altro che pericolosa di Juanito Gomez. Rocchi per una volta l’azzecca (per quanto io nel dubbio l’abbia maledetto più volte prima di vedere il replay) e fischia il rigore, che Handanovic para quasi senza mia sorpresa, chè il ragazzo in questo è veramente il migliore che abbia mai visto.

La partita però inevitabilmente cambia, con i nostri a soffrire l’inferiorità numerica e la lingua a penzoloni conseguente alla frasferta transalpina di giovedì. Auspico e smadonno sperando nel 3-1 su un rimpallo o uno dei succitati calciodangoli, e quando vedo Vidic staccare imperioso a metà della ripresa salto sul divano convinto che sia fatta.

Invece è fuori. Invece la piglieremo inder posto.

Tutto è fin troppo chiaro quando vedo i dentoni di Nico Lopez e Saviola pronti a entrare per gli ultimi 10 minuti.

Al Verona, fantasia zero: dopo aver scoperto che hanno due difensori omonimi (un Rafa Marquez messicano, un Rafa Marques brasiliano) constato che i due attaccanti subentranti hanno lo stesso soprannome: El Conejo (e guardando le foto si capisce il perchè).

nico lopezsaviola

 

 

 

 

 

Vuoi che due tizi che entrano, che hanno lo stesso soprannome, e che hanno il primo effetto di farmi venire in mente il perito industriale Carletti di fantozziana memoria (“detto il leprotto per una malformazione congenita al labbro superiore“, non ci facciano lo scherzetto?

find the differences

find the differences

E infatti, detto fatto: tacco geniale dell’ex Barcellona e sinistro cazzuto sul primo palo per il giovane argentino.

Gol preso all’89’, e tutto sommato è giusto così, chè avremmo potuto vincere solo per pura insipienza altrui.

Ora le “solite” due settimane di pausa per le nazionali, da passare recitando rosarioni collettivi in vista del Derby di domenica 23 e sperando nella resurrezione di qualche (ex?) buon giocatore…

 

LE ALTRE

L’occasione era -l’ennesima- assai ghiotta per recuperare due o tre punti su Milan, Samp, Genoa, Lazio e Fiorentina. E invece, rimaniamo diligenti in nona posizione, senza nemmeno quelle “interessanti prospettive per il futuro” che già troppe volte negli ultimi tempi ci hanno beffato sul più bello.

Il Parma, nostro giustiziere solo qualche giorno fa, torna ad essere se stesso beccandone 7 dalla Juve, mentre la Roma si limita a tre contro il Toro. Colpaccio del Napoli che sbanca Firenze scalando al terzo posto in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che mi ha messo più tristezza è stato il commento pressochè unanime dopo il tristissimo pareggio strappato col St Etienne in settimana. Esattamente come si fa con gli impediti, è stato tutto un coro di “beh dài, bravini, non avete perso, il primo tempo avete anche segnato“.

Mancava solo il pat-pat sulla crapa tipo Benny Hill.

Non che ad altre latitudini si stia meglio ma, come noto a molti, c’è una parte di Milano dove il sole splende sempre. E poi Pippo è tanto un bravo ragazzo e mangia sempre la bresaola con l’insalata per rimanere in forma.

Deludente Porrà quando si atteggia a Emilio Fede dei tempi andati, fingendo volutamente di non ricordare il nome di Bolingbroke, il nuovo CEO dell’Inter, e attuando quel perculamento ormai di dominio pubblico che è financo stantìo rintuzzare, ma che merita, almeno qui, qualche picconata esaustiva:

1) Moratti o non Moratti, quel modo di gestire una squadra di calcio è finito per sempre: non è più concesso buttar soldi ai quattro venti, rispondendo “tanto son soldi miei“. Alla UEFA non frega nulla, semplicemente lo vieta a tutti. A maggior ragione a chi ha 100 milioni di perdita di bilancio.

Mi sta bene che il tifoso medio(cre) non lo capisca. Di contro, chi fa il giornalista sportivo di mestiere ed agisce in buona fede (ragionando per assurdo, s’intende), dovrebbe avere la decenza di ricordarlo. Invece è tutto un rimpiangere il Presidente Simpatttico e la sua (non) gestione, che in massima parte ci ha portato alle odierne tristezze.

2) Vero che il marketing e il brand non fanno gol ma, purtroppo, è solo da quello e da qualche cessione azzeccata che puoi raggranellare i soldi necessari a comprare gente forte. Non mi pare così difficile da capire, a patto di non voler non capire.

3) Mazzarri recita malaussènamente lo scomodo ruolo del capro espiatorio, ma è in realtà il tecnico “giusto” per questa Inter: triste, sconsolato e appena decente. Detto che nemmeno Mourinho potrebbe fare molto di più (Oh no, cos’ho detto! Gesù mio, misericordia, perdonami), non è saggio cambiare allenatore “tanto per“. Ma vallo a spiegare alle prostitute intellettuali…

 

WEST HAM

Pareggio casalingo apparentemente insipido contro l’Aston Villa, che ci consente però di re-staccare l’Arsenal (sconfitto) e di mantenere l’insperata quarta piazza.

 

Che cos'è il genio?

Che cos’è il genio?

SAPEVATELO

PARMA-INTER 2-0

Non sapevate che siamo cintura nera di resuscitamorti?

Non sapevate che siamo dei simpatici craniolesi?

Non sapevate che il nostro hobby preferito è “telafacciovedere ma nonteladò“?

Come suggerisce il titolo: sapevatelo.

E io infatti lo sapevo, ne ero pressocchè certo, al punto da spingermi a disertare la -in effetti trascurabilissima- visione del match, a vantaggio di gradevolissima cena in compagnia.

Andiamo a giocare nel campaccio di Parma, che tante volte ci ha visto uscire cornuti e mazziati, perdipiù contro una squdra all’ultima spiaggia, con un allenatore già in odor di esonero e con l’ambiente abbacchiato da questioni calcistiche e contabili: quale occasione migliore, diranno i miei 25 lettori, per maramaldeggiare sui nostri avversari?

Domanda legittima e pertinente, se si trattasse di un’altra squadra. Trattandosi invece di compagine simpatttica, l’epilogo è invece malinconicamente scontato.

Il fatto che si sia stati purgati due volte da un ex Juventino, che prima di ieri aveva 5 gol realizzati in carriera (ovviamente uno dei quali già sifulato nei nostri sfinteri) rende ancor più beffarda l’impresa dei ragazzi.

Come non dare poi il rinnovo della tessera Club Gautieri a Ciccio Lodi, ovviamente alla miglior prestazione stagionale? Come non tributare i giusti applausi a Fantantonio, addirittura disciplinato e grintoso in più di un recupero difensivo?

A quanto ho visto, Handanovic decide di adeguarsi agli standard migliorabili della nostra difesa, rimanendo saldamente ancorato alla linea di porta in occasione del colpo di tibia di De Ceglie (con Obi non davanti ma dietro l’avversario, come ti dicono di NON fare al giorno 1 di scuola calcio), e facendosi passare in mezzo alle gambe la sabongia a 4 all’ora sul gol del 2-0, con Genny Savastano-Inti illimano in versione assist-man.

Mazzarri a quel punto ha già perso la brocca. Leggo di Ranocchia messo terzino destro di una difesa a quattro, con una mediana nella quale sono inseriti a turno prima il claudicante Hernanes, e poi i baby Bonazzoli e Camara, il che mi puzza molto di “li-metto-dentro-così-non-mi-rompete-il-cazzo”.

Detto ciò, io capisco tutto, le ristrettezze economiche in primis, ma mi sono sinceramente rotto le balle di pensare, dire e scrivere le stesse cose da tre anni. Ogni anno ci illudiamo di poter lottare per il famigerato terzo posto solo per l’insipienza dei nostri rivali, e ciononostante cediamo “centimetro dopo centimetro” (cit.) fino a galleggiare nella mediocrità della cara e vecchia zona Uefa, che rispecchia fedelmente il nostro attuale valore.

E’ ora dibbasta con le speranze, le utopie e le pippe mentali, chè le chiacchiere stanno a zero. Potremo azzeccare qualche buona partita, addirittura pescare il jolly e battere una grande ma, per chi non l’avesse capito, i campionati si basano sulla continuità, a prescindere da quale sia il tuo obiettivo finale.

E se c’è un pregio che manca a questa Inter, è proprio la continuità.

A meno di voler definire “continuità” l’immancabile conferma della mediocrità che pare ormai insita nei cervelli e nei piedi di chi difende i nostri colori…

Butto lì una provocazione: proprio per la nostra instabilità (mentale prima ancora che sportiva), se fossi in loro punterei tutto sull’Europa League, chè almeno lì le partite sono poche, il girone è ben messo, e con un minimo di culo puoi sperare di giocartela.

Non che sia facile, per carità: se i nostri ci faranno la grazia di non buttare nel cesso un girone già vinto, da Febbraio in avanti ti ritrovi le terze di Champions che (così a scatola chiusa) sono quasi tutte ben più solide dei nostri.

La bouta(na)de ha però una sua logica, anche se pare contraddittoria. La spiego con un paragone che mi vede mio malgrado protagonista. Non essendo stato dotato dal Padreterno di piedi raffinati, nelle mie esibizioni calcistiche cerco sempre di giocare la palla di prima, o comunque di non tenerla mai troppo.

Come, diranno i più attenti, ci hai il piede a banana e giochi di prima, senza accomodarti la boccia per benino?

Ebbene sì: ogni volta che tocco palla (ogni volta che l’Inter gioca) il rischio-banana è in agguato. Ergo, limitiamo il rischio, e tocchiamo palla meno volte possibile (quindi: giochiamoci tutto in Europa League, se arrivi in fondo sono una dozzina di partite, non 38).

Chè poi, se sminchio il passaggio, io almeno ho la scusa: eh uè, ho provato la cosa più difficile, ma l’idea era giusta!

LE ALTRE

I sogni di gloria sono tramontati ancor prima di iniziare, visto il Napoli che batte la Roma e i gobbi che riprendono la testa solitaria della Classifica.

Genova piscia in testa a Milano (scusate il francesismo) con Samp e Genoa a regolare le ostiche Fiorentina e Udinese, e respirare la brezza salutare del 3° posto (punto più, punto meno).

Il tutto a scuorno nostro e dei cugini, piacevolmente regolati 2-0 dal Palermo, che poteva addirittura dilagare vista la mezza dozzina di punte messe lì da Superpippo a fare spessore e poco più.

Le due milanesi fanno onestamente a gara a chi fa più cagare, ed in effetti per lo spettatore neutro è difficile scegliere di che morte morire sulle sponde del Naviglio.

E’ COMPLOTTO

Lo sfasamento temporale delle due partite mediolanensi agevola il giochetto che vede i nostri prendersi la sacrosanta cariolata di letame su tutti i media domenicali, laddove le gesta dei cugini sono annacquate in titoli e considerazioni general-generiche sullo stato del calcio delle milanesi. Giornalisticamente, niente da dire, anche se curiosamente, tutti e tre gli articoli segnalati in calce tra i “potrebbero interessarti” riguardano le difficoltà di Mazzarri.

Pippo è Pippo. noblesse oblige (anche se in fuorigioco)…

Ancor più smaccata la Gazza, che ci augura buon lunedì mattina con la seguente homepage:

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo. Sull'Inter ci sono 4 pezzi. C.V.D.

La notizia più fresca è la sconfitta del Milan, ma quello è liquidato negli Highlights e in un articolo.
Sull’Inter ci sono 4 pezzi.
C.V.D.

But that’s just me talking crap…

WEST HAM

Solido pareggio esterno contro lo Stoke City, rimontando un doppio svantaggio. Restiamo quarti, seppur raggiunti dall’Arsenal.

Inscì aveghen, dicono nell’East End…

par int 2014 2015

Self explaining