THIS IS A SHOWDOWN

INTER-BOLOGNA 0-1

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fallimento totale della ricostruzione nerazzurra, eccola pronta e servita come un fumante piatto di sterco. Ennesimo primo tempo di nulla cosmico, che riusciamo inopinatamente a chiudere in pareggio, e “pera” subita da un redivivo Gilardino a metà ripresa, dalla quale tentiamo vanamente di riprenderci con un ammasso di palloni calciati alla cazzimperio nella loro area di rigore.

La nostra coppia difensiva si conferma insuperabile nei recuperi prodigiosi ed apparentemente disperati, ed altrettanto fallace quando comodamente schierata a protezione del proprio portiere, producendo “buchi” e amnesie ormai troppo frequenti per poter essere casuali. Il centrocampo, chettelodicoaffà, è il solito miscuglio di inetti, minus habens e giunture claudicanti, mentre Palacio, solo là davanti, è ad un passo dal chiedere l’accanimento terapeutico.

La ripresa vede Fantantonio subentrare al giovane (e per questo incolpevole) Benassi, col risultato di aumentare il tasso tecnico sulla nostra trequarti, e con esso il rimpianto di non avere un centravanti degno di tale nome che possa almeno far finta di rincorrere le sporadiche perle di saggezza in salsa barese. Un paio di miracoli del portiere rossoblù nel concitato (ma nemmeno tanto) finale, fanno il resto.

Come direbbe Maurizio Milani, “il pezzo è finito qui, è completo”. Temo però sia necessario un momento di riflessione generale: in un periodo che ci vede senza Governo, senza Papa, con l’Europa che continua a domandarci sacrifici e con le solite difficoltà ad arrivare alla quarta settimana, la vera angoscia è data dalla sempiterna e ormai cronica CrisiInter.

Utilizzando quel che a livello aziendale verrebbe definito come approccio bottom-up, è ovvio che le responsabilità più visibili, e avvertibili quasi a livello epidermico, sono dei giocatori. Lo scempio cui i nostri occhi si stanno pericolosamente abituando è provocato da quell’accozzaglia di bipedi, buona parte dei quali indegni di vestire la maglia con i colori del cielo e della notte.

Subito dopo però, occorre soffermarsi con attenzione sulle maledizioni che su ciascuno di essi piovono copiose da tribune e poltrone di casa, riassumibili nel concetto “vai in culo te e chi ti fa giocare”. E qui il riferimento non è tanto al Mister, su cui tornerò tra poco, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, spesso stra-pagandoli, convinto che potessero essere “da Inter”. Facile adesso dar contro a Branca ed in subordine Ausilio, chè se la soluzione fosse così facile, basterebbe pigliare il Pantaleo Corvino di turno, ed avremmo invertito la rotta. Il problema è purtroppo più articolato, né dimentico che il Cigno di Grosseto è quello che ha permesso i colpi di Cambiasso a parametro zero, Julio Cesar e Maicon a 4 lire, Samuel  e Sneijder, etc. Difficile quindi che la stessa mente, da sola, possa passare da simili operazioni a minchiate quali Alvarez, Rocchi o Zarate (just to mention a few…).

Il grosso del problema risiede in quella funzione aziendale, ma non coincide necessariamente con chi oggi quella funzione la sta occupando. Finché il Direttore Tecnico e/o Sportivo sono solo l’Ufficio acquisti dell’umore del Presidente, saremo sempre in balìa dei desiderata del Signor Massimo. Ripeto per l’ennesima volta il meccanismo che ha portato l’Inter a vincere tanto nel lustro d’oro 2006-2011: Il Pres si fida ciecamente dell’allenatore di turno (Mancio prima, Josè poi) e sostanzialmente dice a Branca (& Oriali ai tempi) “Prendete quelli che vi dice lui”. Ovvio che nessuno è infallibile (Cesar, Maniche, Amantino Mancini e Quaresma sono esempi lampanti), ma il grosso degli acquisti è stato azzeccato e lo squadrone si è formato solido e granitico nel corso degli anni. Da Giugno 2010 in avanti abbiamo avuto la conferma (non richiesta invero…) della lezione NON imparata, e si è continuato a navigare a mestruo alternato, con le conseguenze che si vedono oggi.

Finché non si avrà una dirigenza (uno-due persone, non di più) che in buona sostanza ci-capisce-di-calcio e che sa come costruire una squadra, magari di concerto con l’allenatore, questa situazione non cambierà. Potrebbe arrivare l’Italo Allodi del 2015, ma se non gli verrà dato modo di lavorare in autonomia, con un piano triennale al termine del quale deve rendere conto alla presidenza dei risultati raggiunti o mancati, è anche inutile far lo sforzo di andare a prenderlo (ammesso che esista).

In tutto ciò, arrivo a parlare dell’allenatore che, con l’eccezione di Gasperini e forse di Benitez, non ho mai considerato IL problema dell’Inter post-Triplete. Anzi, con l’andar del tempo la qualità media della squadra è progressivamente calata, e quindi il materiale umano da assemblare per arrivare ad un risultato quantomeno decente si è via via impoverito. Stramaccioni personalmente, e al netto degli errori che pur commette, continua a sembrarmi la scelta migliore, considerata l’età, l’ingaggio, l’approccio (fin troppo) aziendalista e l’impatto mediatico.

Morale, il cocktail di farmaci da somministrare al malato è a mio parere il seguente:

1)      Assunzione di responsabilità di Moratti, che giubili la direzione tecnica attuale, e che, presentando il nuovo Direttore Tecnico, gli affidi pubblicamente la responsabilità di acquisti e cessioni, di concerto con l’allenatore (da confermare) e fissando “solo”  il vincolo del budget a disposizione. Su questo specifico punto, credo sia inevitabile un giudizio gravemente negativo al Direttore Generale Marco Fassone, l’uomo dello Juventus Stadium che, non so in che misura, ha comunque sul gobbone la trattativa avviata e mai conclusa con il fantomatico socio cinese.

2)      Questo, e cioè l’ingresso di un socio di minoranza, è un altro punto imprescindibile. Moratti, in maniera più che legittima, non vuole più spendere come fatto in passato, ma, al tempo stesso, credo sia consapevole che applicando alla lettera le regole del Fair Play finanziario non si va lontano nel breve-medio termine. Occorrono capitali freschi che possano permettere acquisti di qualità, necessari in misura nemmeno troppo eccessiva per tornare competitivi in Italia.

3)      La conseguenza dei punti 1) e 2) dovrebbe sperabilmente portare ad una “mira” migliore in termini di acquisti. In un’epoca di budget alquanto ristretti, è necessario, se non vendere bene (cosa che è ormai acclarato essere aldilà delle nostre capacità), quantomeno acquistare a colpo sicuro spendendo “il giusto”. Nel tragico giovedì di Europa League, che per fortuna ad inizio stagione ho spocchiosamente deciso di non commentare, ho visto in campo 35 milioni di cartellino buttati nel cesso (Alvarez 12 + Alvaro Pereira 12+ Kovacic 11). So che il paragone è ingeneroso per il giovanissimo Kovacic, ma il problema è lampante: non solo vendiamo male; compriamo pure peggio! Un conto è spendere 10 milioni per Nagatomo e Guarin (buoni giocatori, non campioni, ma nell’Inter ci possono stare), un altro è spendere la stessa cifra per chiaviche sesquipedali come Alvaro Pereira o promesse mai mantenute come Alvarez.  Alla fin della fiera, abbiamo una qualità di giocatori pienamente allineata con il ridimensionamento in atto (e pure di più), senza che questo produca apprezzabili risultati sul piano dei conti, dato che non basta ridurre il monte ingaggi per farli tornare. Vero che il costo del cartellino viene ammortizzato in più esercizi, ma i soldini dal salvadanaio escono ugualmente, e ce n’è quindi di meno per comprare gente “seria”. A livello puramente teorico, i soldi risparmiati dagli acquisti sbagliati sarebbero (stati) sufficienti per comprare un attaccante of the madonn tipo Dzeko o Rooney (che se sono sani di mente non verranno mai nel campionato italiano, ed ancor meno all’Inter).

4)      Le ultime uscite ci hanno dato la certezza che c’è purtroppo poco da tenere della rosa attuale. Facile dire che così si butta il bambino con l’acqua sporca, ma la verità non è lontana da questa considerazione: da confermare, e quindi a mio giudizio titolari per il prossimo anno, ci sono Handanovic, Ranocchia e Juan Jesus, Nagatomo, Guarin e Palacio. Da valutare, o in alternativa come rincalzi, metterei Cassano, Kovacic, Kuzmanovic, Gargano, Schelotto. Tutto il resto al miglior offerente (if any) o al macero.

Capitolo a parte sui senatori: personalmente terrei Cambiasso, che utilizzato con parsimonia è ancora il miglior centrocampista in rosa, e Zanetti con lo stesso accorgimento nell’utilizzo (per intenderci, non più di 90’ a settimana, nemmeno sempre). Per tutti gli altri (Chivu, Samuel, Milito, Stankovic) odi perenni e ringraziamenti sempiterni, ma purtroppo siamo al capolinea.

5)      Tutto ciò va fatto avendo piena consapevolezza che a campione che esce (usurato, lento, cigolante, ma sempre campione), deve corrispondere un elemento di pari valore in entrata. Dove per “pari valore” non intendo ovviamente le copie ringiovanite di 5 anni dei suddetti, ma nemmeno le ciofeche inanellate nelle ultime campagne acquisti. Purtroppo questa è la parte più difficile del lavoro, perché si è visto quanto sia difficile (per tutti, per noi ancor di più) individuare giocatori che possano davvero essere considerati “una sicurezza”. Il facile ritornello “Ma perché Stramaccioni fa giocare i vecchi e non mette dentro i ragazzi della Primavera, lui che li ha allenati e che ci ha vinto tutto?” trova il suo controcanto nella triste constatazione che questi ragazzi, nella loro quasi totalità, non sono all’altezza di giocare in Serie A, e che, quand’anche lo fossero, hanno bisogno di una squadra ben organizzata e vincente, per poter essere inseriti in maniera indolore se non addirittura proficua: nel 2009 Santon pareva essere il nuovo Facchetti, ora a 23 anni gioca nel Newcastle (non nel Barcellona). Detto che da noi non farebbe peggio di Pereira, un conto è sparare proclami, un conto è conoscere davvero i giocatori che hai a disposizione. Se Strama ha sostanzialmente abiurato al progetto-giovani un motivo ci sarà, a meno di non andar dietro a fantasticherie da spy story e clan del asado. Qui c’è da comprare 5 o 6 titolari, tra cui in ordine sparso un centravanti da 20 gol, un regista che abbia almeno il diploma di Geometra, un altro numero 8 di corsa e qualità ed un esterno di attacco che si alterni o affianchi Palacio. Trovarli non è facile, e farlo a costi contenuti ancor meno. Ma esserne consapevoli è il primo passo per progredire.

 

LE ALTRE

Nella classica giornata di cacca, vincono solo Juve e Milan: gobbi che in sostanza vincono il Campionato con 2 mesi di anticipo e Milan che arriva a insidiare il secondo posto a un Napoli che ancora una volta cade sul più bello (Chievo vera e propria bestia nera degli azzurri). La Viola batte la Lazio a Roma e ci supera, relegandoci al 5° posto in coabitazione proprio con gli aquilotti romani. Terzo posto a 4 punti, e le inquietanti analogie con la stagione scorsa si fanno sempre più pressanti. Se questo dovesse essere l’andazzo, e visti gli effetti devastanti dell’Europa League sui nostri, giocherei a perdere ed arrivare 7°, concentrando le ultime stille di energia sulla semifinale di Coppa Italia contro la Roma (2-1 da cercare di ribaltare), attualmente l’unico plausibile traguardo alla nostra portata.

 

E’ COMPLOTTO

Niente da dire, se non che le concomitanti sconfitte del Napoli (a Chievo in campionato, e contro il Vitoria Plzen in Europa League nel turno precedente, per un complessivo 5-0) non fanno nemmeno la metà del rumore dei nostri (ahimè frequenti) capitomboli.

C’amma fa’…

 

WEST HAM

Weekend di FA Cup. A day off for the lads.

Ranocchia centravanti nell'ultimo quarto d'ora dà la misura di come stiamo messi...

Ranocchia centravanti nell’ultimo quarto d’ora dà la misura di come stiamo messi…

UNA MINCHIA!

BOLOGNA-INTER 1-3

Chiedo scusa per il turpiloquio, ma quando la parolaccia sconfina nella poesia è non solo diritto, ma dovere etico, riportarla fedelmente. Per il contesto, rimando al link qui di seguito.  http://www.youtube.com/watch?v=n9qVx18fPR8

In queste prime righe mi sforzerò di parlare solo di Inter e di Bologna, e di raccontare quel che posso definire una domenica di quasi tranquillità. Regaliamo i primi 10 minuti del primo tempo e sprazzi del secondo, ma in buona sostanza rischiamo poco, beccando gol per la prima volta da lustri in trasferta e per di più su dormita della premiata ditta Ranocchia-Handanovic, fin qui praticamente perfetti.

Perdonati insomma, tanto più che Ranocchietta aveva emulato il Samuel versione derby, capocciando sul secondo palo il millimetrico cross del Cuchu e portandoci in vantaggio, dopo aver  spedito fuori di pochissimo il colpo di testa su corner precedente. Oltretutto là davanti, pur nella penuria di piedi buoni, Milito-Palacio-Cambiasso  giostrano sapienti, affondando chirurgicamente nella lasagnosa difesa felsinea. Ando’ è in panchina fino a metà ripresa, dopo essere stato strombazzato titolarissimo nelle dichiarazioni della vigilia; anche in questo, Strama dimostra di padroneggiare le manfrine di pre-tattica come il milgior decano degli allenatori italici. Dalla mia modesta prospettiva, avevo in realtà subodorato la panca per Fantantonio, dopo che giovedì si era sciroppato più di un’ora contro il Partizan, oltretutto con l’amata Samp in arrivo mercoledì a San Siro.

Poco da dire sulla prestazione della squadra, diligente come uno scolaretto ed efficiente come il miglior processo produttivo targato Toyota. Per lo champagne e lo spettacolo rivolgersi altrove (Trigoria?), chè qua bisogna vincere. Citazioni sparse per tutti gli argentini in squadra (tranne Alvarez che inizio a detestare):  Zanna intelligente e paraculo quando va a festeggiare il vantaggio abbracciando Cassano in panchina e strappandogli un sorrisone a 32 denti, buono per placare la probabilissima sbrodola mediatica sul “chissà come l’avrà presa Antonio a non partire titolare”; Cambiasso goleador e migliore in campo by far; Samuel tornato Muro invalicabile e Milito che, in una giornata non esattamente scintillante, capitalizza il grande assist di Palacio (imbeccato da Handanovic su rinvio!) mettendo palla in buca, anche se è Ottobre. In culo anche agli statistici di ‘sto par de ciufoli.

Tutti sono ovviamente già sintonizzati sul big match di Torino previsto per sabato sera, ma io attendo con preoccupazione la Samp in casa mercoledì: i blucerchiati sono in crisi nera (4 sconfitte di fila) e mai fidarsi di chi non ha nulla da perdere. Ciro ‘a papà, poi, è riuscito nell’incredibile impresa di risultarmi antipatico, dopo le stagioni Juventine. Il suo avambraccio destro marchia a imperituro ricordo il motivo del mio sdegno per questo ex-spassosissimo guaglione di Pozzuoli (questa a chi vuole gliela spiego in separata sede).  In ogni caso, la Juve rimane più forte –duole dirlo- anche al netto di favori arbitrali. Noi stiamo crescendo, e spero che i ritorni dei piedi buoni (Stankovic, Sneijder, Coutinho e Chivu, a seconda delle zone del campo) non rendano il rebus troppo complicato per il Mister. Odio dover ricordare che anche l’anno scorso di questi tempi realizzammo un promettentissimo filotto, poi risultato vano proprio in concomitanza del ritorno di Wes. Per ora mi contento di mirare la classifica e veder la mia Inter da lavori in corso stare terza da sola, a un solo punto dal Napoli e con la Juve a 4 lunghezze di vantaggio.

LE ALTRE

Come ho scritto via sms a un parente lontano che chiedeva ragguagli sui risultati dei nostri rivali “Gobbi e merde hanno vinto, rubando entrambi”.  Le classiche “due o tre sviste arbitrali”. Per il resto, Zeman continua le sue montagne russe: se lo scorso turno l’aveva visto rimontare da 0-2 a 4-2, a ‘sto giro la ruota gira, e passa da vincere 2-0 al perdere 3-2. E ancora c’è chi gli dà credito (come allenatore, sottolineo)… Il Napoli invece vince col Chievo, seppur col minimo scarto, e mantiene inalterato il suo secondo posto, mentre la Lazio esce sconfitta da Firenze, non senza qualche legittima lamentela arbitrale.

E’ COMPLOTTO

Non avendo seguito la partita di sabato dei cugini, apprendo solo dopo del fuorigioco non fischiato ad Abate sul cross che poi porta al vantaggio rossonero. Di poco, ma fuorigioco, oltretutto col guardalinee lì a pochi metri dal terzino del Milan. “Il solito culo dei diversamente milanesi”, bofonchio tra me, ignaro di quel che sarebbe successo di lì a poche ore. Per fortuna non vedo in diretta nemmeno quello, ma l’impresa dell’intera ghènga arbitrale a Catania è penalmente identificabile come associazione a delinquere.

Non faccio la cronaca perché il fatto è ormai stra-noto. Qui mi limito a osservare come le altre topiche arbitrali del weekend (viste a Milano, Firenze e Roma oltre che in Sicilia) abbiano dato modo ai commentatori di diluire il tutto con una “giornataccia dei direttori di gara”, che sa tanto di considerazione assolutoria.

Per parte mia sottolineo l’ennesima –ma finora più eclatante- dimostrazione delle nefandezze che possono fare gli arbitri di porta:  ora, pare che il problema sia che Rizzoli (“mavaffanculoRizzoli” come ama apostrofarlo Totti, o “una-carezza-in-un-pugno” come lo chiamerebbe Borriello in versione Milan) è troppo bravo per fare il giudice di porta e col suo “carisma” mette in soggezione arbitro e guardalinee. Fate vobis. Io, per come la penso, credo che la malafede di questi figuri sia acclarata, e che quindi non è aumentando il numero di soggetti in campo che si riducono i danni, anzi. Non è da Braschi che mi sento  tutelato, visto che in attività mi ha fregato tanto quanto gli altri. Non è Nicchi, che rassicura tutti dicendo che hanno visto l’errore e si regoleranno di conseguenza. Non è –soprattutto- il circo mediatico, capace di crocifiggere l’Inter negli sparuti casi in cui ha approfittato di errori arbitrali a proprio vantaggio, (paradigmatici i titoli “Inter, così no!” o l’ipercult “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter”) e incapace di rispondere “e cosa cazzo centra??” al Marotta di turno che dice “anche al netto degli errori abbiamo dominato e ai punti avremmo vinto noi” No. Qui è una brutta giornata della classe arbitrale, che speriamo non capiti più. Speriamo che passi la buriana e che anche il Catania possa farsene una ragione.

Chi vive sperando, muore cagando, diceva il Sergente Lo Russo nel 1941.

Cornuti e mazziati insomma. E non dimentico che gli etnei già si erano visti negare un rigore domenica contro di noi. Poi, vabbuo’, noi abbiamo vinto 2-0 “pulito”, mentre loro si son visti regalare un gol per vincere una partita che “comunque hanno dominato”, ma questi son dettagli…

Tornando quindi al principio di questa sbrodola, tocca citare il Presidente Pulvirenti: cosa si può fare? Una minchia. La soluzione ce l’avevano nel 2006 (radiarli), l’hanno sprecata e questi impuniti tornano a fare quel che hanno sempre fatto.

A riguardo, l’ultima splendida citazione spetta ad Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, da me incrociato nello scorso fine settimana e forse contagiato dal virus complottista. Pare che il patron abbia detto “festeggiamo quest’anno il trentennale dello scudetto dell’82, che tutti noi Viola consideriamo nostro”.  Vinto sul campo, insomma…

 

WEST HAM

Grave sconfitta in trasferta col Wigan. Imbarcata totale e 4-1 senza giustificazioni.

Ti ho sempre amato (...io)

Ti ho sempre amato (…io)

…VE POSSINO!

INTER-ATALANTA 0-0

Non voglio rivangare i miei traballanti studi classici, anche perché non è necessario aver fatto lo Zucchi per ricordarsi di Renzo e dei suoi capponi portati ad Azzeccagarbugli i quali, ormai legati insieme e prossimi all’infausto destino, non trovano di meglio da fare che azzuffarsi tra loro.

I quattro pennuti potrebbero assumere le sembianze di Branca, Oriali, Forlan e un quarto a caso (Sig. Massimo?): non credo possa esserci migliore rappresentazione del momentaccio vissuto dai nostri prodi di questi tempi. (See section E’ COMPLOTTO for further details). 

Il pareggino sgraffignato in casa contro l’Atalanta grida vendetta, visto il colossale rigore negato ai pota dopo scellerata cianghetta di Lucio (rottamatelo, per amor d’Iddio) ai danni del giovane Gabbiadini e scientemente ignorata dall’arbitro, che evidentemente deve aver provato pena per i nostri.

Noi ci avevamo già messo il carico da 90, sbagliando con Milito il secondo rigore in 7 giorni: il Principe stavolta ha capito che doveva angolare la palla, ma si è dimenticato di tirare forte. Chissà che tra 4 o 5 mesi riesca a piazzarne uno come si deve. Scherzo su di lui perché, nel marasma di mediocrità, se non altro si fa forza con i numeri che continuano ad essere dalla sua parte, rigori ciccati a parte.

Se guardiamo al resto della squadra infatti siamo alle solite: se il-Capitano-palla-al-piede è il nostro schema migliore, la situazione è grama. Ranieri mette giù quella che pare una formazione logica, un 4-4-2 ordinato che nelle pìe intenzioni dovrebbe essere sufficiente ad aver ragione di un’Atalanta priva del bomber Denis. La realtà è purtroppo ben diversa, e l’errore dal dischetto è ancor più grave perché è chiaro ed evidente che di occasioni per andare in porta ce ne saranno pochine. Non si può dire che l’Inter giochi male, fa il suo compitino, rischia un po’ dietro (ribadisco il mio disprezzo ormai incontenibile per Lucio, minus habens dell’area di rigore) e rende il tutto ancor più triste e mediocre. Ranieri ha ragione quando dice (un po’ parandosi il culo) che la squadra in questo momento non può far di più. A ciò dobbiamo rassegnarci, essendoci già fatti una ragione di una grandeur terminata e di un futuro assai nebuloso all’orizzonte.

Per quel che mi riguarda, essendo molto molto difficile raggiungere il terzo posto (più per demeriti nostri che per la forza delle rivali), impiegherei queste 10 restanti partite a testare davvero gente come Ranocchia, Poli, Obi, Faraoni, Alvarez e Guarin (gli ultimi due se mai guariranno) per capire quanti di loro possono essere nomi solidi per l’Inter futura, e anche per dare un segnale a quei vecchi che ultimamente non fanno altro che schifacazz’ . Si tenta da un quadrimestre di lapidare Zanetti e Cambiasso, ma vorrei capire a che titolo Lucio e Maicon debbano giocare sistematicamente tutte le partite, regalandoci scempi tipo ieri: d’accordo che a non giocare i campioni si deprezzano, ma a esporre certa merda in pubblico l’effetto è ancora peggiore!

Poco da aggiungere sulla partita: potevamo vincere, potevamo perdere: ne è uscito un pareggio insipido che solo la mediocrità della attuale Serie A disegna come aritmeticamente ”buono”: paradossalmente, nel nostro lerciume, riusciamo a non perdere punti su Udinese e Napoli (che pareggiano tra loro) e addirittura a guadagnare un punto sulla Lazio sconfitta alle pendici dell’Etna. Una squadra come la nostra, con una decina di sconfitte sul groppone a 2/3 di stagione, in un campionato normale veleggerebbe a metà classifica, facendo capoccella nella colonna di sinistra a domeniche alterne.

Qui siamo ancora inspiegabilmente in corsa per l’Europa.

 

LE ALTRE

Il Sabato per fortuna mi regàla e rèlega alle celebrazioni del rampollo di famiglia (feliz cumple Panchito!), tenendomi quindi lontano dai fasti diversamente strisciati e dalle conseguenti odi e lodi sperticate. Che Emmanuelson sia il migliore in campo va ad ulteriore dimostrazione della già asserita mediocrità dell’attuale italica pedata. Detto delle dirette concorrenti per i posti in Coppa (bella o brutta che sia), faccio solo notare ai nostri cervelli pensanti in Società –if any- che, anziché scommettere sul brasiliano di turno per 8-10 milioni a botta, attingerei a piene mani dai giovanotti attualmente impiegati in squadre non di altissimo lignaggio ma già avvezzi alla Serie A e con un interessante margine di miglioramento.

 

E’ COMPLOTTO

In tutto ciò, uno splendido Forlan si rifiuta di entrare perché lui vuol giocare solo da punta vera, chè non è mica Eto’o che si sfiancava anche sulla fascia. Lui non si spreca, vuole giocare solo da numero 9. Fa bene Ranieri a minimizzare e a difenderlo in pubblico, ma spero nella punizione esemplare da parte della società (che ovviamente non arriverà). Per il resto, il Sig. Massimo non brilla di furbizia abbandonando scenograficamente la tribuna a fine primo tempo (che sia andato via o che segua la ripresa da altra postazione è irrilevante): le inquadrature si fanno sempre più insistite, così come i laconici commenti dei cronisti “

Eh… il Presidente se n’è andato… Chissà cosa bolle in pentola… chissà Ranieri…”: come se già di problemi ce ne fossero pochi!

Branca e Oriali sono infine da crocifiggere in sala mensa, prescindendo totalmente dal merito della questione. Che i fasti del quinquennio 2006-2011 siano merito dell’uno o dell’altro è qui irrilevante: quel che emerge da parte di Branca è la totale incapacità di gestire le critiche che arrivano da un ex collega mai amato (e prontamente corrisposto). Che cazzo di senso ha adesso far le pulci sul chi ha fatto cosa e rispondere in diretta TV a quelle che sono palesemente critiche personali? E’ troppo difficile capire che la risposta migliore è “no comment, abbiamo altro a cui pensare, grazie” oppure “abbiamo vinto tanto insieme, se dobbiamo rivangare il passato ricordiamo le vittorie”. Evidentemente sì, è troppo difficile.

Su Oriali il mio personale giudizio è se possibile ancora peggiore, perché oltre alle stesse considerazioni fatte a proposito del Cigno di Grosseto, mi rimane il dubbio che tutto ‘sto troiaio –aizzato proprio dal Mediano- sia stato fomentato ad arte dalla sua attuale azienda (MeRdiaset) che gli riserva un posto da opinionista rancoroso. Insomma: o ci fa o ci è, e non so cosa sia peggio.

La conclusione di tutto ciò è l’ennesima conferma di quel che sostengo ogni giorno con più convinzione: i 15 trofei in 7 anni sono stati vinti non grazie ma nonostante la nostra Dirigenza.

Tragicomico.

A degna conclusione del tutto, purtroppo il bambino Filippo ed i suoi familiari sono ancora presenti e ci allietano settimanalmente con i loro bei messaggi.

‘A cricchioli’, e se fossi tu a portar sfiga?

 

WEST HAM

Pareggio esterno a Leeds sul glorioso Ellan Road, che però ci costa caro: ora siamo terzi a -5 dalla testa. Come dicono nell’East End:

‘A regà, nun famo scherzi…

...Te possino! (du volt is megl che uan...)

…Te possino! (du volt is megl che uan…)

NON SI PIANGE SUL POSTO DI LAVORO

INTER-CATANIA 2-2

Un’Inter eroica e indomita strappa coi denti un pareggio in casa col Catania.

L’ironia c’è ma non è nemmeno troppo marcata, chè davvero di questi tempi è difficile chiedere di più a questa accozzaglia di smandruppati.

Dopo averci passeggiato sui testicoli per una settimana intera col recupero-lampo di Maicon, il brasiliano trova posto al primo anello rosso “in vista del rientro in campo nella prossima giornata”. Solite magìe dal mondo medico-mediatico a strisce nerazzurre…

Che la serata puzzi di stallatico lo si nota dall’inizio, con la squadra che non ha idea di come stare in campo, con Forlan in versione faso-todo-mi e un centrocampo molto democristiano: non sapendo se coprire o spingere, decide salomonicamente di non fare né l’uno né l’altro. Il Catania è l’ennesima squadra piccola-corta-intensa che ci fa ammattire, nella quale l’ennesimo mezzo campione (Almiròn) mostra lampi di classe sconosciuti ai colleghi interisti. Il resto lo fanno i nanerottoli maledetti (Gomez, Bergessio e Barrientos) e gli errori della nostra difesa. Se anche Samuel si dimentica di salire e tiene in gioco il succitato Gomez, sèmm a post.

Il piccoletto è malefico, Nagatiello a confronto sembra un paracarro e il destro sul secondo palo è imprendibile.

Prevedibilissimo, oltretutto: nel pre-partita viene fuori che il poveretto ha appena subito un grave lutto, avendo perso il fratello in settimana. Oltre all’umano dispiacere per la tragedia, l’allarme è scattato immediato nella mia mente malata: esattamente come per gli attaccanti in crisi che non segnano da mesi, i portieri che non parano da anni ed i giocatori che ancora non hanno segnato in Serie A, l’Inter si conferma porto sicuro anche per (con tutto il rispetto, lo ripeto) freschi orfani di madri padri e fratelli. Eccola lì la pera: 0-1 e palla al centro.

Per il Catania uno-tiro-uno-gol, per noi, tanta pochezza e i boccoloni di Forlan  che non stanno fermi un attimo: peccato che il giocatore che sta sotto la chioma succitata tiri quando deve passare e passi quando deve tirare. Nella sola occasione in cui tira quando c’è da tirare, gira bene di destro al volo, ma il portiere para senza troppe difficoltà.

Potrebbe essere peggio? Certo, e nemmeno piove. Il Catania, dopo aver sfiorato il 2-0 con Lodi (altro gran bel giocatore) che imbecca Barrientos, che a sua volta si incarta davanti a JC, trova il raddoppio con un’azione talmente ariosa da finire in fuorigioco: ovviamente non segnalato dal guardalinee distratto, che per fortuna ritorna sul pezzo subito dopo, quando vede correttamente la palla varcare per intero la linea di porta prima del recupero di Nagatomo alla disperata.

Facciamo cagare in questi mesi. Tanto. E non abbiamo scusanti. Ma sono anche tanti gli errori arbitrali a nostro sfavore. Pareto parlerebbe di un 80%-20% (http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto) e credo che le percentuali di “colpa” siano davvero queste. Con quel 20% però avremmo qualche punto in più e, nel campionato più mediocre che la Serie A ricordi –ma non lo dice nessuno- una squadraccia come la nostra potrebbe improvvidamente ancora aspirare al terzo posto. Ma va beh, tanto facciamo cagare…

L’intervallo pare veda un JC incainatissimo arringare i compagni come nemmeno Al Pacino nella famosa scena, ma la ripresa da “La polizia si incazza” non è esattamente quel che i nostri occhi vedono, almeno nella prima mezzora. In quei trenta minuti registriamo l’ingresso in campo di Sneijder , l’ennesimo stravolgimento di ruoli e moduli, e il cambio della coppia di centrali Palombo-Cambiasso per i giovani e scattanti Poli e Obi.

Il tutto a conferma che il problema non è tanto di modulo, né di ruoli, quanto di capoccia.

Rimandando a dopo il commento sul Cuchu, l’effetto immediato è quantomeno quello di avere più gamba e, complice anche un appassimento della Zagara di Sicilia, di arrivare prima su qualche pallone, pur rischiando tantissimo in contropiede.

Serve un paperone del loro portiere per riaprire la partita: Forlan, dopo aver tentato 45 cross di destro dalla sinistra, 45 dei quali facile preda dei difensori etnei, decide di andare sul sinistro puntando il fondo. Oh, penso con sollievo, almeno mette un cross come Cristo comanda: il folle invece tira, ma non faccio in tempo a maledirlo che vedo Carrizzo prendere la palla e praticamente buttarla in gol. 1-2.

Quantomeno la squadra, un po’ incredula, si sveglia e inizia il serrate, con Milito a sfiancarsi sulla destra ma lucidissimo quando riceve un bel pallone dal solito Forlan e spara di destro sul palo lungo: 2-2 e una decina di minuti per provare a vincerla. Rischiamo sia di perderla (grazie al destro-mozzarella di Seymour dopo assist al bacio di Lodi) che di vincerla (vero Pazzo?), finisce in pareggio e di questi tempi è oro colato.

 

FOCUS ON CUCHU

Non mi dilungo nel ripetere cose che dico e scrivo da anni: è un grande, non è lui il problema, il giorno stesso in cui si ritirerà deve istantaneamente diventare l’allenatore dell’Inter. Detto ciò, ieri sera non l’ha mai vista ed è un peccato esporlo a queste figuracce.

Lui –come Zanna, come chiunque altro- non può sistematicamente giocare 90’ di ogni partita. E quando gioca, va affiancato da un cavallo che corra anche per lui: Obi è un mulo da soma che sulla fascia fa benino; Poli è uno su cui puntare forte e per me, visto lo standard attuale, va fatto giocare sempre (o quasi, tanto per non contraddirmi da solo a due righe di distanza!).

Detto tutto questo, vederlo in panchina in lacrime mi ha fatto incazzare più dell’ipotetica sconfitta di ieri sera. Cosa cazzo piangi? Non si piange sul posto di lavoro! Sei alla prima sostituzione in questo campionato, sei uno di quelli che ha fatto la storia di questa squadra. Se piangi perché 4 beoti vedono in te e Zanetti i problemi di questa squadra insulti la tua intelligenza. Caro Cuchu, questa non me la dovevi fare.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia a Palermo (solito atteggiamento schizofrenico dei rosanero con le due milanesi quest’anno…), mentre la Juve torna (o continua) a fare la Juve: ennesimo pareggio in questo campionato con gol di De Ceglie in netto fuorigioco e Chierichetto Conte a dire che fino ad oggi nessuno ha regalato niente alla Juve. Del resto, se sono ancora convinti che sonosempre29, le piccolezze di questa stagione nemmeno le vedono.

Anche il Napoli si difende, scippando la partita a Parma con gol di Lavezzi in fuorigioco e rigore al Parma negato.

La Roma perde anche il derby di ritorno, giocando però in 10 per 80’. La Lazio vola verso la gloria, terza a tre punti dalla Juve.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadito il giudizio tranchant sulla squadra (schifalcazz’) segnalo l’unica nota di merito per Ranieri che sfancula ancora lo stesso giornalista di Sky che domenica scorsa gli aveva chiesto “Se fosse Moratti lei cosa farebbe?”. La perla della settimana è stata “Sul 2-0 del Catania avrebbe voluto trovarsi il più lontano possibile…” a cui il nostro risponde dicendo “Certe volte ve ne uscite con delle domande senza senso, forse perché non avete mai fatto sport!”. Il minchione fa pure il permaloso, rivendicando il suo passato pallavolistico seppur a basso livello e apostrofando i suoi ospiti in studio con frasi del tipo “Ma chiedo a voi che avete fatto sport ad alto livello: l’Inter può essere contenta di questo pareggio in casa col Catania?”. Se non altro Ranieri  nun ce stà a fasse cojonà: hai detto niente…

Per il resto disseminerò qualche perla di saggezza e onestà intellettuale vista in settimana tra giornali e siti web:

a)      Sconfitta dell’Italia in amichevole contro gli USA: l’ANSA come foto-notizia ovviamente riporta un primo piano di un Pazzini sconsolato. Di tutti i giocatori azzurri hanno scelto l’unico nerazzurro, per di più subentrato a metà ripresa.

b)      Sneijder intervistato dalla TV olandese chiarisce il senso delle sue dichiarazioni dicendo che non ha in alcun modo tacciato di difensivismo Ranieri e non avere alcun problema con lui. La Gazza diligentemente riporta le parole di Wes, salvo poi chiosare “Ma Sneijder ormai è un caso”. E un “caso” non si nega a nessuno, se è vero che la mancata convocazione di Stankovic (in una condizione fisica inguardabile) diventa ovviamente inspiegabile e apre un inevitabile “caso-Stankovic”.

c)       Vomitevoli poi i commenti alla “pace” scoppiata tra Juve e Milan in settimana. Lungi da chiunque metterla in relazione con l’imminente riunione di Lega, in cui le due diversamente strisciate devono andare a braccetto, tutti plaudono all’amore che trionfa e allo sport che ne esce vincitore, coinvolgendo in quest’orgia di sentimenti anche la mano morbida del giudice sportivo Tosel che, riporto testualmente dall’articolo di Laudisa sulla Gazza, “ha chiuso il caso-Galliani con una diffida, mentre non ha applicato la prova televisiva né per Muntari né per Pirlo. Decisione salomonica per i pasdaran, ma utile a voltar pagina e allontanare le attenzioni dalla questione arbitrale. Un’accortezza indispensabile per ridare ai protagonisti la loro vera luce, quella tecnica”.

Siamo alle solite: per l’Inter e le altre si ragiona “a-termini-di-regolamento”. Per le due associazioni a delinquere del calcio bisogna contestualizzare, abbassare i toni, usare accortezze indispensabili.

Ogni commento è superfluo.

 

WEST HAM

Martelli corsari in Galles, con il Cardiff sconfitto per 2-0. Manteniamo il secondo posto in classifica, sperando di poter recuperare sta cazzo di partita perima della fine della stagione…

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io... Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l'Oriali di turno possa avere la bacchetta magica

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io… Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l’Oriali di turno possa avere la bacchetta magica.

AN E QUOMODO

NAPOLI-INTER 1-0

Gettiamo un po’ di fumo negli occhi e torniamo a quei 4 latinismi che la mia sottocultura giuridica mi ha lasciato.

Certo avrei potuto abusare della lingua dei nostri avi per dire Quoque tu Milite (vocativo)…: se anche lui si mette a fare gli stop “a inseguire” e dare il la all’azione del gol di Lavezzi, possiamo anche alzare bandiera bianca.

La solfa è che ancora una volta la psiche e l’anima (de li mort…) dell’Inter va di pari passo con la mia: ed è un mesetto che mi apprusto alle partite della Beneamata non chiedendomi SE (an), ma IN CHE MODO (quomodo) la piglieremo in der posto.

Se poi dobbiamo consolarci pensando che contro Marsiglia e Napoli abbiamo giocato ordinati e diligenti, allora siamo davvero a posto. Ce la tiriamo perché abbiam perso ma non abbiamo sbracato come col Bologna. Siamo dei fighi. Peccato essere usciti dalla Coppa Italia se no un altro Triplete era possibile.

Pur continuando a dare a Ranieri la minor porzione di colpe (in una torta alla merda che comprende Società e giocatori), non capisco la formazione messa in campo dal Mister, e ancor meno capisco il repentino cambio di modulo all’intervallo. Dopo 5 mesi siamo tornati alla abiuratissima difesa a tre? Chè poi ci dice pure sfiga, perché il gol lo pigliamo proprio con la difesa apparecchiata in cotal guisa.

Se spergiuri davanti a tutti che comunque il rombo è lo schema migliore per questa squadra, non lo stravolgi dopo 45’ “solo” perché non sei mai riuscito a tirare in porta. Se quello –e ne sono convinto- è il modulo che fa risaltare le caratteristiche migliori dei nostri, allora cerchi di apparecchiarlo con delle stoviglie che non si sbriciolino al primo utilizzo. So di aver avallato il centrocampo-Baggina di Marsiglia, quantomeno come idea, per dar forza al carisma e al blasone dei nostri vecchi, che nella partita secca di Champions forse possono ancora dire la loro. Ma riproporre gli stessi tre (Zanna-Cuchu-Deki) 4 giorni dopo a fronteggiare il centrocampo del Napoli, mi pare un suicidio o giù di lì. Comincio a credere che Poli gli abbia chiavato la figlia, perché non mi spiego altrimenti la sua sistematica assenza dall’11 di partenza. Non è il nuovo De Rossi ma è bravino, e soprattutto nell’oceano di logorìo e disperazione che è il nostro centrocampo ci vuol poco per accendere la luce.

La sola alternativa è che Ranieri scelga scientemente di non “bruciare” i giovani per non impoverire il patrimonio-giocatori della Società, evitando loro figuracce da cui potrebbero non riprendersi, e insistendo invece su gente esperta e con le spalle levigate dalla tempesta, immobili nelle gambe così come fermi nello spirito a pigliar schiaffoni da chiunque si avventuri in quel mare un tempo periglioso che è il centrocampo dell’Inter.

Come spesso accade, mi scopro a rimirare il reparto avversario (non un giocatore, tutti indistintamente) e penso a quale miopia abbia potuto non far vedere ai nostri Dirigenti giocatori come Inler, Gargano e lo stesso Dzemaili che sostituiva (senza farlo minimamente rimpiangere) un certo Hamsik. Noi abbiamo Poli (e Obi), ma nel dubbio stanno seduti.

Intendiamoci: anche con loro la musica cambierebbe di poco, ma almeno ogni tanto riusciremmo a rubare una palla e potremmo addirittura azzardare un contropiede.

Come a Marsiglia, solo con una dose un poco maggiore di culo, avremmo anche potuto evitare la sconfitta: il –bel- gol di Lavezzi come detto arriva da una nostra palla persa a centrocampo, e per il resto la difesa, pur soffrendo molto, ha controllato bene l’attacco del Napoli. Vedere però il conto dei corner (10-0 a metà ripresa) ed il numero “rotondo” di tiri in porta dell’Inter (0), fotografa meglio di tante parole la pochezza del momento. Si va per non prenderle, ma sapendo che le prenderai. Si va per cercare di segnare (come non si sa, visto che di azioni di attacco ne ricordiamo pochine) e poi si spara fuori un “rigore di testa” che in tempi normali lo sciagurato di turno (Pazzo) avrebbe insaccato ad occhi chiusi.

Tutto male insomma? Beh, se non tutto quasi. Le sole cose che ieri sera mi facevano sperare erano totalmente slegate alle pure qualità calcistiche, e affondavano le loro radici nella statistica (l’Inter non vince a Napoli da 15 anni), nei grandi numeri (mica si può perdere sempre) e nel sempre caro vecchio colpo di culo (magari il Napoli dopo la Champions si rilassa…). Invece ciccia, ce ne torniamo per l’un-di-ce-si-ma volta con le pive nel sacco e con una bella settimana da far passare sbattendo la testa a destra e a manca, tra un rombo e un 4-4-2, passando per il tridente e l’inevitabile 5-5-5.

LE ALTRE

Detto di un Milan-Juve finalmente all’altezza di due accozzaglie di ladroni, e di un Tagliavento che guarda caso è un fenomeno solo quando arbitra (contro) l’Inter, Lazio e Udinese pongono fine alla carità e vincono come giusto le loro partite scavando un’ulteriore era geologica tra noi e loro. La Roma continua le sue montagne russe, perdendo male a Bergamo e finendo in 9, con De Rossi in tribuna infuriato per la scelta tecnica di tenerlo fuori. Tanto per guardare un po’ più in là, male per male credo sia meglio non arrivare nemmeno in Europa League, se questo vuol dire uscirne a Febbraio, compromettere la preparazione estiva ed averlo come impiccio. Chissà mai che avere “il vantaggio” di dover pensare al solo campionato possa aver un impatto positivo sui nostri. Poi però ci penso e rabbrividisco: vuoi vedere che se è così il Sig Massimo pensa tra sé che, stando così le cose, i nostri vecchietti una partita a settimana riescono ancora a farla,e quindi anche questo calciomercato non si prende nessuno?

E’ COMPLOTTO

Per una volta sottolineo due cose che mi sono piaciute: la prima è il tentativo -prontamente respinto- di coglionare Ser Claudio nel dopopartita quando arriva, come la chiama lui, la “domandona super-intelligente”, e cioè: “Se lei fosse il Presidente cosa farebbe con l’allenatore?”. A quel punto Ranieri dice di chiederlo al diretto interessato, e che se lo chiedono a lui , lui ovviamente risponde che il Mister non si tocca perché lavora bene e la squadra è con lui. E quando i permalosi cercano di confondere le acque dicendo “ma noi volevamo solo sapere se pensa di dimettersi come l’anno scorso a Roma”, lui risponde –e qui mi è piaciuto- “no no ragazzi, voi non mi avete chiesto questo, mi avete chiesto cosa farei se fossi il Presidente. Se volete sapere se intendo dimettermi, chiedetemelo e vi dico che non ci penso nemmeno”.

Facciamo cagare, ma passare pure per fessi…

Pochi minuti dopo interviene Zio Bergomi, e maledetto il giorno in cui se n’è andato dall’Inter. Mi fa incazzare delle volte perché vuole essere più obiettivo di tutti ed esagera dall’altra parte, ma di calcio ne capisce come pochi, oltre ad essere stato un signor difensore per 20 anni. E quindi le sue parole hanno un peso specifico ancor maggiore quando dice che nell’azione del gol del Napoli, la difesa è sì schierata bene, ma Lucio compie un errore grave, e che un difensore della sua esperienza non può giocare così tanto di istinto. Chiude poi con la perla di saggezza che me lo fa rimpiangere: “Samuel questi errori non li fa”.

Sentenza.

WEST HAM

Pareggio insipido in casa col Crystal Palace che galleggia a metà classifica. Siamo secondi ma con una partita da recuperare.

....Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

….Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

SEGNI DI VITA

INTER-FIORENTINA 2-0

Il malato ha una lunga degenza davanti, ma quantomeno questa crisi è passata. Per la prossima abbiamo sempre tempo (tipo martedì a Genova), ma per qualche ora si respira. Simpatico Ser Claudio quando dice di essersi stupito nel trovare l’Inter nella colonna sinistra della classifica –per quanto provvisoriamente, visti anticipi, posticipi e recuperi- decente la prestazione dei suoi ragazzi nella serata di sabato, quando hanno ragione di una Fiorentina che alle sue amnesìe croniche somma l’assenza di Montolivo e Jovetic, a tutto vantaggio dei nostri. 

Alla lettura degli 11 in campo apprendo con blasfemo dispiacere dell’assenza di Sneijder, sbandierato come titolare per tutta la settimana precedente e invece vittima di misteriosa ricaduta che lo terrà fermo chissà quanto; tornano invece Maicon e Lucio i quali, pur non abbondando di neuroni e self control, riescono comunque ad ergersi dalla mediocrità generale e far guadagnare alla squadra quel po’ di tranquillità e spinta che mancavano.

Davanti vediamo la strana coppia Pazzini-Milito, con i baby Coutinho e Faraoni a supportarli larghi sulle fasce, Cuchu e Thiagone a coprire e ricucire in mezzo. Come detto le cose vanno benino, soprattutto se paragonate alle ultime uscite (non solo contro Udinese e CSKA, ci metto anche le vittorie sculate con Siena e Cagliari): rispetto al canovaccio dell’ultimo mese, che vedeva poche occasioni create e nel dubbio sbagliate anche in maniera tragicomica, sabato si son segnati due gol, si è tirato in porta con una certa frequenza, e si è “solo” continuata la saga degli errori (Pazzini e Muntari uber alles).

Nella chiavicherìa di questi tempi, roba da leccarsi le dita.

Il Pazzo si sblocca con un gol da rapinatore vero, bravo a sfruttare l’immobilismo dello stopper Natali e abile a uccellare il portiere con l’esterno destro che palomba lemme lemme la boccia in rete. A inizio ripresa, Yuto il nippico sfodera il pezzo forte del suo repertorio –il casino organizzato- correndo e pressando fino all’area piccola. Generosità premiata da robusta botta di culo, visto che il rinvio ad minchiam del difensore incoccia sulla coscia del nostro per il più classico dei gollonzi.

La Viola, a parte qualche fiammata di Gilardino, non fa praticamente nulla, e l’Inter quasi incredula può addirittura gestire tentando sporadicamente il colpo del 3-0, che non arriva per le sviste di cui si è detto.

Ribadisco quanto detto tante altre volte: la squadra non vale molto più di quanto fatto vedere in questa prima dozzina di giornate: è però vero che la mancanza di titolari (o supposti tali) non ci dà la controprova di cosa sarebbe successo se… Controprova che potrà arrivare -pare- a breve, col rientro di Forlan che quantomeno potrà alternarsi con i tre attaccanti al momento in rotazione (Pazzo Milito Zarate), essendo almeno sulla carta il più completo ed eclettico del gruppo. Volendo giocare a voli pindarici, vincendo le tre di campionato prima della pausa natalizia la classifica potrebbe iniziare ad assumere forme di decenza, nella speranza di un mercato di riparazione che possa essere di qualche conforto.

 Ma, come diceva il sommo: “Chi vive sperando, muore cagando!  Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941… Sono anche un autore! 

 

LE ALTRE

Ci risiamo col Rocchi Horror Picture Show. A Bologna regala un punto al Milan: il gioco gli riesce solo a metà, perché Nonna Amelia fa il paperotto dopo il 2-1 di Ibra e fa uscire un pareggio in una gara che il Bologna meritava di vincere e che il Milan ha concretamente, e pervicacemente, rischiato di vincere.

Non farò ora un elenco delle malefatte di questo figuro (unico arbitro ancora in attività ad essere stato coinvolto in Calciopoli, per quanto assolto). Ricordo solo che il soggetto è lo stesso di Inter-Milan finita in 9 e vinta 2-0, e di Inter-Napoli di quest’anno. Tornerò sull’argomento nella solita impertinente sezione a seguire.

La Juve se la vedrà contro una Roma disperata o quasi, e la cosa non credo farà dormire sonni tranquilli a Conte e al suo toupé. L’Udinese fa 7 su 7 in casa e svetta in cima alla classifica da sola, quasi troppo bella per essere vera, mentre il Napoli conferma l’andamento altalenante e la scarsa abitudine al doppio impegno Champions-campionato. Il pari di Novara è il quarto o quinto di quei pareggi che a fine anno ti fanno smozzicare porconi a denti stretti.

 

E’ COMPLOTTO

Su tutti i media troverete ripetuto con accigliata convinzione che Rocchi ha sbagliato tutto, scontentando entrambe le parti. Non è così ovviamente; di seguito la dimostrazione.

A sentire il giornalettismo imperante, il soggetto avrebbe negato due rigori al Bologna, due al Milan, che sarebbe però stato in qualche modo ricompensato in occasione del penalty fischiato su Ibra. Anche prendendo per buona questa ricostruzione, mi pare che la bilancia penda comunque dalla parte bolognese.

Vediamo però gli episodi: il vero, clamoroso, errore è il “mani” di Seedorf: da solo in area, con l’arbitro che guarda il mucchione a centro area e con i segnalinee che evidentemente guardano le rondini (eppure è Dicembre…questo tempo… non si capisce più niente…), tanto per chiarire che il fischietto di Prato non è il solo ad incappare nella giornataccia (che poi… siamo sicuri che sia stata “giornataccia”?).

Detto questo, è vero che il fallo su Aquilani è netto, non altrettanto clamoroso ma netto. Aggiungo solo che, quello sì, è avviene nel classico mucchione che si forma ad ogni calcio d’angolo. In altre parole, a parità di errore, questo pare meno clamoroso.

A inizio ripresa Yepes in qualche maniera ostacola Gimenez al momento del tiro: pare rigore, anche se il replay non chiarisce se la ciccata del bolognese sia talento suo o causata dal sex symbol colombiano.

Il rigore su Ibra è a mio parere scandaloso non tanto per il fallo in sé (in diretta mi è parso esserci, al replay invece sono molto meno sicuro) quanto per la situazione in cui matura. Dare il vantaggio sul fuorigioco di Aquilani (o Pato?) con Ibra che incombe sul portatore di palla vuol dire volersi mettere scientemente in condizioni per creare il papocchio.

Dai miei remoti e sommari studi giuridici ricordo il paragrafo dedicato all’incapacità preordinata di intendere e di volere, in cui si spiegava che il soggetto che si fosse messo volontariamente nelle condizioni di non intendere né volere (es. pigliandosi la proditoria ciucca) prima di commettere il reato e sperando appunto nella non imputabilità per detta ragione, era comunque imputabile e, se del caso, punibile.

Rocchi ha applicato lo stesso concetto al caso specifico “fai andare avanti, chissà mai che succeda il papocchio…” E infatti…

Ridicoli poi i mediaservi nel mettere nel calderone anche il fallo di mano di Morleo, colpito a zero metri da Ibra nel finale di partita. Vero che Rocchi riuscì a fischiare rigore a Lucio nel derby già ricordato per un episodio assimilabile a questo, ma insomma, Paganini non ripete. E poi la perfezione non è migliorabile.

Non stupitevi delle mie traveggole… è stata solo una giornataccia di Rocchi, che ha scontentato tutti, in egual misura.

Ah, tra due settimane arriverà un buffo signore vestito di rosso su una slitta volante trainata da renne.

  

WEST HAM

Pareggino esterno a Reading che non cambia nulla in classifica: secondi a meno tre dalla vetta e più due sugli inseguitori.

Chissà se ride perchè o per come ha segnato...

Chissà se ride perchè o per come ha segnato…

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Qualcuno mi taccerà di essere il solito italiota attento alle minuzie pallonare nelle stesse ore in cui il nostro Paese consolida la sua posizione di malato terminale al cospetto dei luminari socio-politico-finanziari del mondo.

Può essere in piccola parte vero, in buona parte no, ma soprattutto non mi interessa spiegare qui il perché, a mio parere, “la” notizia di ieri sia stata la sentenza di Napoli invece della non-più-maggioranza.

Anzi, ci dedico solo poche parole: il caro Silvio è un dead man walking, politicamente s’intende, e già da un po’ si è capito che la sua sarebbe stata una questione di “quando” e non di “se”. Aggiungo anche “prima è meglio è, che comunque è già tardi…”.

Liquidate le quisquilie, mi concentro sulle condanne di primo grado pronunciate ieri sera a Napoli e sul modo in cui sono state attese, annunciate e poi commentate.

 Come ben sappiamo, la propaganda di questi mesi, se non anni, ha spinto da più parti in un’unica direzione: così facevan tutti, quindi nessun colpevole.

Il teatrino delle madri, nonne, zie e trisavole di tutte le intercettazioni, annunciate periodicamente come decisive e foriere di squassi nelle indagini dei PM, si sono puntualmente rivelate clamorosi buchi nell’acqua (chi dice “Collina”?; Bergamo che invita Facchetti a cena, senza specificare che quella cena è il “trappolone” preparato ad arte con la Fazi; Carraro che chiama Bergamo supplicandolo di non favorire la Juve contro l’Inter, vista l’imminenza della votazione di Lega).

Di più: a volerle leggere senza l’obnubilamento della propaganda, sono ulteriori elementi a carico degli imputati (ed ora condannati in primo grado). La cosa che non si è mai voluto sottolineare, e che è la prova palese della malafede che ha circondato i cantori di questa storia, è che il problema e l’accusa non è mai consistito nell’aver parlato coi designatori. Il problema e l’accusa risiedeva nel cosa quelle telefonate contenessero.

Come ha giustamente sintetizzato uno dei PM (Narducci) a commento della sentenza di ieri: “Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato coi designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso”. Mi pare anche semplice come concetto, ma evidentemente spendere due righe per spiegarlo era troppo compromettente.

 Sono stato ovviamente contento delle sentenze di ieri, perché, per una volta, la cosa non si è risolta all’italiana, come pensavano e speravano i grandi soloni del giornalismo nazionale.

 Ora, è proprio su questo che vorrei soffermarmi, sul come i media hanno reagito ad una notizia del genere. La prima sensazione è stata di comprensibile confusione ed incredulità alla lettura della sentenza.

Ho seguito la diretta su Sky e la schermata dei conduttori in studio sui lanci di agenzia dell’ANSA ha lasciato a bocca aperta anche me: i due lanci evidenziati recitavano testualmente “CALCIOPOLI: MOGGI ASSOLTO” e subito sopra “CALCIOPOLI: MOGGI CONDANNATO A 5 ANNI e 4 MESI”. Misteri delle regole di comunicazione delle Redazioni: avevano già pronti i due titoli? Può essere…

Ad ogni modo, i primi commenti, a “caldissimo”, sono chiaramente i più spontanei, quelli che meglio riflettono il reale orientamento dei giornalisti: sentire Sconcerti dire che credeva che l’accusa di associazione a delinquere sarebbe caduta, rientra nei suoi pieni diritti; sentirlo permettersi di affermare che sarebbe stato addirittura “giusto” è un abominio che non si può nemmeno concepire. Udire ipotesi ardite e catastrofiche del tipo “e se poi in Appello li assolvono tutti, che figura ci fa la Magistratura?” è un altro esercizio di fideismo che mi stomaca tanto quanto non mi sorprende.

Il “nostro” è poi addivenuto a più miti consigli, sfoggiando lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo di circostanza allorquando ha detto che evidentemente le sue convinzioni erano errate, e che ora la giustizia sportiva e quella ordinaria sono giunte a risultati analoghi, pur partendo da elementi probatori diversi.

Questo, aggiungo io, che piaccia o no, cara la mia marmaglia di pennivendoli.

Il ragazzo si è poi chiesto retoricamente che razza di calcio avessimo visto e vissuto dal 1994 al 2005, allargando quindi il discorso a tutto il periodo di Moggi alla Juve. La risposta mi scappa talmente tanto che mi vien quasi voglia di non dirla…

E’ il calcio dei ladroni e dei ladruncoli, che noi complottisti abbiamo sempre denunciato, beccandoci per contro dei visionari sfigati, abbaia-luna e intertristi incapaci di vincere.

Ma il quadro da guardare con ribrezzo -e magari da qualcuno pure con vergogna- non è nemmeno così “limitato” (ammesso e non concesso che possa dirsi “limitato” un decennio di ruberie di un figuro che agisce da Direttore Generale della squadra più blasonata di Italia): la sentenza non dice altro, ma non mi serve un pronunciamento nel nome del popolo italiano per ricordare che, prima che alla Juve, Moggi fosse stato il Deus ex machina del Napoli di Maradona, con anni di controlli antidoping allegramente superati grazie a falli di gomma pronti ad urinare alla bisogna, e che ancor prima il nostro avesse dato sfoggio di sé al Torino, allietando le nottate degli arbitri di Coppa con la compagnia di donnine opportunamente istruite sul da farsi.

Né la Juve, al netto del ridicolo comunicato di cui dirò infra, può dirsi con la coscienza pulita agli occhi della storia, chè le storie di macchine regalate agli arbitri, dell’Inter che schiera la Primavera in segno di protesta, dei gol di Turone e degli scudetti vinti a danno della Fiorentina risalgono a ben prima del mefistofelico (e mefitico) sodalizio Juve-Moggi.

 But that’s just me talking crap…

Il comunicato della Juve, cui accennavo prima, è stato quasi canzonato dallo stesso Sconcerti: in effetti, riuscire a trovare aspetti positivi in un giudizio che sancisce l’esistenza di un’associazione a delinquere promossa dall’allora direttore generale, dopo che il proprio A.D. dell’epoca ha già patteggiato 3 anni in primo grado, è quanto di più incredibile si possa immaginare.

Farsi forza della mancata condanna del club ex 2049 c.c (leggasi responsabilità oggettiva)  in termini di ottimismo fa a gara con il commento del mio compagno Carlo che alle medie aveva chiesto a una di uscire con lui. Risposta di lei al suo invito: “Vaffanculo”. Commento di lui alla mia domanda sul come fosse andata: “Beh, mi ha parlato”.

 Per il resto, leggo con un mezzo sorriso di disgusto degli inviti a voltare pagina (adesso eh?), a tornare a occuparci di calcio e non di Tribunali, a chiudere questa vicenda ed andare avanti.

Caro Andrea Monti, direttore della Gazzetta, non fare finta di “aver dovuto sopportare le offese di Moggi”. Quelle, a voler ricordare, sono state indirizzate all’allora direttore della Rosea, quello Stracandido Cannavò che in termini di onestà finiva quasi per passare per ingenuo, ma che su questo non ha mai fatto passare nulla a nessuno. Con buona pace dello stesso Monti che ricorda, contraddicendosi da solo, di aver dato spazio e talora anche appoggiato le richieste bianconere di “parità di trattamento” (e qui di virgolette ce ne vorrebbero una ventina).

Certo il buon Monti non è solo: il sempre presente Sconcerti riconosce (adesso eh?) di aver pensato “e qualche volta forse anche saputo” di alcuni peccatucci di Moggi, decidendo comunque di non aprire bocca, per non disturbare, chè non si sa mai…

Fabrizio Bocca (di Rosa) riconosce –bontà sua- che la tesi legittimamente portata avanti dalla difesa “evidentemente era solo una falsa impressione”, riuscendo comunque a dire che secondo lui lo scudetto 2006 non andava assegnato.

 A questo sono arrivato. A questo volevo arrivare. So di essere un idealista nell’auspicare che la stampa faccia in questo Paese quel che fa nel resto di quel che chiamiamo mondo civilizzato: il cane da guardia del potere. Qui da noi quel cane è un chihuahua, al limite un docile cockerino pronto a portare l’osso e ancor più pronto a sbafarsi la ciotola di Ciappi opportunamente servita dal padrone.

Le reazioni alla sentenza di ieri sono la conferma del fatto che da noi il potere (per una volta con o senza Berlusconi) gioca ancora un inaccettabile ruolo di censura e ammorbidimento del nostro giornalismo. Non serve essere Saviano per rendersene conto.

So di mischiare mele con pere, ma mi spiegate perché in Inghilterra Murdoch viene costretto a chiudere un giornale da 3 milioni di copie al giorno nel giro di 48 ore e da noi siano pochi a potersi dire totalmente estranei alla tela di conoscenze -o connivenze- tessuta da Big Luciano nel corso della sua onorata carriera? Gente che, prima di parlarne male, ovviamente avrà pensato all’aiutino di quella volta, alla spintarella di quell’altra volta, allo sgoob che il soggetto in questione gli avrà confidato quell’altra volta ancora… e allora paisà, se non ci aiutiamo tra di noi…

Non che l’Anima Uggisa sia da solo, sia chiaro. La visione agrodolce dei TG sportivi di ieri sera mi ha anche mostrato un Geometra Galliani particolarmente ciarliero e simpatico nel tessere le lodi di Ibra, con uscite del tipo “meno male che ha litigato con Guardiola, così adesso gioca con noi…” oppure “Lui al Milan sta bene, sempre che domani non mi tiri una sberla…”. Fino al capolavoro di ipocrisia, quando con fare serio e occhio semichiuso dice di aver visionato personalmente il filmato dell’espulsione di Boateng a Roma e, dopo aver capito che gli insulti del giocatore erano rivolti all’arbitro e non a un avversario, di aver deciso di ritirare il ricorso… “perché il fair play è importante e bisogna dare il buon esempio”.

Bravo. Complimenti.

Ovviamente al servo di turno non è nemmeno passato per la teste di chiedere “come l’anno scorso a Firenze con l’espulsione di Ibra?” agganciandosi alle spumeggianti anticipazioni della biografia dello Svedoslavo, in cui si racconta di come fosse stato proprio il Club a costruire la balla del “ce l’aveva con se stesso, non voleva offendere nessuno” sperando in una riduzione di pena, peraltro poi parzialmente ottenuta. 

Esattamente come a nessuno è venuto in mente di ritirare fuori la rissa tra Ibra e Oniewu (misteriosamente scomparsa anche da Youtube, a volte guarda il caso…) che apprendiamo essere costata una frattura alla costola di Zlatanasso, ovviamente taciuta dalla squadra di Milanello Bianco.

No, meglio concentrarsi su Ibra che ricorda lo spogliatoio dell’Inter spaccato tra clan di argentini e di brasiliani, chè con quello non si sbaglia mai, un grande classico. Splendido quando racconta di essere andato da Moratti a dirgli che doveva cambiare quella situazione, altrimenti non si sarebbe mai vinto niente.

Grazie Zlatan, ti ricorderemo sempre come grande uomo di spogliatoio. Solo grazie a te i nostri sono diventati tutti amici ed hanno iniziato a volersi bene al punto da vincere tutto, con e addirittura senza di te.

Che uomo di cuore!

5 anni e 4 mesi

5 anni e 4 mesi

Per noi del Milan il fair play è importante

Per noi del Milan il fair play è importante

Italian Press: self portrait

Italian Press: self portrait

SIMPATICHE CANAGLIE

CSKA-INTER 2-3

La solita, incorreggibile eppure irresistibile, manica di pirla.

L’Inter vince a Mosca facendo passare per impresa una partita che una qualsiasi squadra dotata di un normale equilibrio psichico avrebbe messo in ghiaccio dopo il 2-0 a metà primo tempo.

Ma si sa, so’ ragazzi… e quindi via al giro della morte con ritorno effettato.

Ser Claudio (“Ser” è la intenzionale via di mezzo tra Sir e Sor) insiste col 4-4-2 camuffato da rombo, con Alvarez al posto di Coutinho: ci si aspetta più prestanza fisica, magari concedendo qualcosa in velocità. Previsione azzeccata al 50%: il ragazzo ha mostrato la mobilità del peggior Thiago Motta, e a dirla tutta la sola nota di merito è il corner battuto (pure maluccio) dopo 5 minuti, da cui scaturisce il vantaggio di Lucio.

Da rivedere insomma. O meglio, da non rivedere a breve, se non fosse per la ormai congenita morìa di centrocampisti che ci vedrà costretti ad un turn over forzato là in mezzo.

Il CSKA, a esser sinceri, non è niente di che: si affida al talento di Dzagoev e al puttanificio (in tutti i sensi) di Vagner Love. Dietro e in mezzo però sono imbarazzanti e infatti ci si infila senza difficoltà. Dopo un bel cross del Pazzo e capocciata velenosa di Obi, Nagatiello scende sulla destra uccellando il proprio avversario e mette in mezzo la classica palla con scritto “spingimi”: il Pazzo non se lo fa dire due volte ed è raddoppio.

Fino alla mezzora il match va come deve andare (cioè non succede quasi niente), poi una bella parata di JC su difficile girata di Dzagoev e un palo sul successivo corner dei russi spengono la lampadina. La cacarella è in agguato ed un ingenuo fallo in pieno recupero di primo tempo (diciamo la verità… pure oltre i due minuti accordati, ’tacci loro!) porta Dzagoev a calciare forte ma centrale. La palla passa tra Lucio e Pazzini, non proprio ermetici in barriera, e JC non fa nemmeno finta di provare a prenderla. 2-1, prendendo gol appena prima del risposo (pessimo momento).

La ripresa infatti ricalca in buona parte quanto visto sabato a Bologna: pochi spunti dei nostri (Chivu fermato in fuorigioco molto dubbio mentre mette Milito solo davanti al portiere, bel numero di Zarate subentrato a un Pazzo claudicante) e russi che prendono sempre più campo e coraggio, pur senza creare pericoli concreti. La puzza di frittatone è però a tal punto nell’aria, che tra me mi dico “se dobbiamo prendere il gol prendiamolo subito così abbiamo tempo di reagire”, essendo evidente che l’immobilismo dei nostri avrebbe potuto essere scosso solo dal proditorio sganassone in fazza. Che, puntuale come un becchino, arriva al 78’, con la cortesia di Zanna e soprattutto Lucio che fanno fare al puttaniere (Vagner Love) quello che a tutti pare evidente… no, non vuole trovarsi la russa da sbattersi in piena area, vuole solo, più pudicamente, portarsi palla sul destro, accentrarsi e tirare in porta. Detto, fatto: 2-2.

Non posso nemmeno sfogare la mia rabbia come dovrei, avendo Panchito a metri 0,5 da me, e mi limito a un “lo sapevo, lo sapevo!!!”, aggravato dalla simpaticissima litanìa del marmocchio che mette su il disco del “Che cosa? Che cosa sapevi? Papà, sapevi cosa?”…

 

Il mio auspicio del ceffone col timing si rivela però azzeccatissimo perché, palla al centro, Cambiasso pesca Zarate che fa un gran gol: controllo a seguire col petto, difensore saltato e sinistro dal limite sul primo palo. Golazo vero! Volendo viaggiare con la fantasia, ricordo un Torino-Inter in cui al loro pareggio, Ibra rispose più o meno negli stessi tempi (infinitesimali): era ancora l’Inter del Mancio e mi piace pensare che, seppure impolverata e un po’ cigolante, parte di quella boglia di bincere (per dirla alla sudamericana) ci sia ancora nei nostri, e riesca ancora a levarci dai casini di tanto in tanto.

Per ora bastano i tre punti, sapendo di non aver fatto altro che il nostro dovere (ripeto, loro a parte un paio là davanti sono scarsini) e consapevoli che i volatili per diabetici cominciano adesso (sabato il Napoli, tipo…). Però godiamoci questa vittoria, scappelliamoci davanti al Cuchu tornato al suo ruolo e alle prestazioni cui ci ha abituato, lecchiamoci le dita per uno Zarate che –lo confesso- non gode ancora della mia fiducia e teniamo le dita incrociate per i feriti sul campo (Pazzo e Chivu, ieri tra i migliori). Il resto, si spera, verrà.

 

LE ALTRE                                                              

Il Napoli, appunto: grandissimi contro il Villareal. A mio parere il 2-0 va pure stretto, vista la gragnuola di contropiedi non sfruttati a dovere nella ripresa. Anche loro finiscono incerottati (Cavani e Aronica). C’è una buona probabilità che sabato la tenzone possa essere risolta a colpi di stampelle…

Del Milan non parlo ma mi limito a gufare a distanza, più per dovere morale che per reale convincimento.

 

E’ COMPLOTTO

So di essere paranoico, ma qualcuno mi dice perché, in una partita dell’Inter, mi devo sorbire 5 spot di Master Card con i tifosi del Milan che esultano? Cazzo, sta giocando l’Inter, mica quelli là! Non ho Master Card e a questo punto manco la voglio avere, ma dico io: che cazzo di placement è far la réclame alla squadra rivale di quella che sta giocando? Una sola plausibile risposta: è complotto!

Per il resto, piccolo inciso su Calciopoli e la nuova madre di tutte le intercettazioni sbandierata ai quattro venti da Moggi e relativa cosca, talmente clamorosa da non essere nemmeno oggetto di richiesta di ammissione (stra-tardiva!) agli atti.

In sostanza, Bergamo che dice a Rodomonti (quello-del-gol-non-dato-all’Empoli-nel 1998) “stai schiscio chè tanto questi sono dietro di 15 punti”, vuol dire provare che così facevan tutti e che l’Inter è colpevole tanto e quanto la Juve.

Che strano, a me sembra proprio l’ennesima conferma che il “sistema” decideva prima cosa fare e che, proprio in virtù dei 15 punti di distanza, in quell’occasione fosse necessario dire al sicario di turno “stavolta risparmialo, tanto è già moribondo”.

Un po’ come Berlusconi che 10 anni fa diceva che a Mediaset non c’era “regime” perchè Mentana e Costanzo sono di sinistra. 

Questo tralasciando la telefonata di Carraro a Bergamo, che dà origine alla chiamata a Rodomonti, con quel bisunto di Carraro che sente puzza di bruciato e non vuole far incazzare Moratti in vista della riunione di Lega prevista per il giorno successivo e implora Bergamo di raccomandare Rodomonti di non favorire la Juve e per carità di fare una partita corretta. Come a dire: il voto di Moratti ci serve, per stavolta non facciamolo incazzare…

La prostituzione intellettuale ovviamente ha cercato di trovare riscontri alla tesi di Moggi individuando una mancata espulsione di Toldo in occasione del rigore dato alla Juve in occasione del 2-0, e ovviamente sorvolando su un dubbissimo contatto tra Thuram e Adriano in area bianconera. Della serie “nel dubbio pensa più a chi è dietro”… infatti.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

DOWNSIZING

 … perchè voglio fare il figo e dissimulare dietro all’inglesismo aziendale quel che sarebbe più corretto definire “ridimensionamento”.

Ad ogni modo…

Sono tanti e tutti brutti i pensieri che affollano la poco capiente capoccia di chi scrive.

Cerco di mettere un po’ d’ordine e simulare un discorso logico.

Svegliatici un bel mattino di metà Giugno con Leonardo che si sbaciucchia con un’altra, in molti hanno dato del traditore al ragazzo. Io invece me la sono presa con “la cornuta”, cioè con la Società.

Ma porca troia!, siete andati avanti 6 mesi a dire che il nuovo Mister era stato scelto (e presentato!) di persona dal Presidente, che la conferma era quanto mai scontata nonostante gli errori fatti in stagione (pochi a dire la verità, anche se gravi) e che soprattutto c’era un’intesa totale dal punto di vista tecnico e ancor più personale… e bum! vi scoppia il bubbone del PSG in mano senza nemmeno accorgervene? Meno male che la sintonia era totale e il confronto continuo e costante… Mai vista una squadra che a metà giugno si trova senza allenatore: badate bene, non senza allenatore perché lo cerca da mesi ma non l’ha ancora trovato. No. Che cerca un allenatore perché 8 ore prima era ancora convinta di averlo…

Non riuscirò mai a capire questa Pazza Inter…

 

Prima di addentrarmi nella scelta del Mister, mi viene spontanea una riflessione sull’Inter e sulla sua “psicologia”: se guardiamo gli ultimi anni, la squadra ha vinto molto ed è stata unanimemente considerata la squadra più forte in Italia (non che ci volesse molto) e tra le più forti in Europa. Ok, tutto bene. Quel che vorrei far notare è che, mi si passi il paradosso, l’Inter ha raggiunto questi traguardi non grazie, ma nonostante la dirigenza.

Insomma: analizzando il trittico giocatori-allenatore-società, e partendo dall’ovvia considerazione che sono i giocatori ad andare in campo e fare la partita, all’Inter l’”anello forte” della catena è stato il Mister: prima il Mancio, poi Mourinho. Finché questi allenatori sono andati avanti da soli, fidando sull’appoggio “da lontano” della Società, la squadra ha fatto bene e ha vinto. Quando ci sono stati dei problemi che necessitavano dell’intervento della Dirigenza (Moratti, Paolillo, Branca, direi in ordine di colpevolezza), il ghiacciolo si è squagliato. In altre parole, finché il Mister non ha avuto bisogno della Società, tutto ok. Quando l’intervento dai piani alti si è reso necessario, buonanotte al secchio!

Odio fare i paragoni con quelli là, soprattutto se da questi loro escono vincenti, ma è un fatto che il Milan quest’anno abbia vinto il Campionato con Allegri (bravo per carità, ma non migliore di Benitez o Leonardo…). La differenza a mio parere sta nel fatto che Allegri è stato scelto e supportato da Galliani e Co., che gli hanno comperato i giocatori buoni, che non hanno mai fatto uscire nemmeno un sussurro nei momenti bui (vedi sconfitta a Cesena all’inizio del Campionato, con Juve e Roma in casa, o uscita agli ottavi di Champions), che insomma hanno fatto capire anche ai giocatori che “lui è il nostro uomo” e che la strada era segnata, ed era giusta.

Lì l’anello forte è la Società (nel bene e nel male), all’Inter è l’esatto contrario.

E qui veniamo alla scelta del Mister: devo purtroppo concordare con Sconcerti che qualche giorno fa si chiedeva retoricamente quale logica o coerenza ci fosse dietro questa corsa a 5-6 nomi diversissimi tra loro: in teoria una Società, insieme all’allenatore ingaggia il suo modo di giocare, di gestire la squadra; e per quanto il calcio sia spesso più semplice di come ce lo raccontiamo, non vedo molti punti in comune tra Capello, Villas Boas, Bielsa, Mihajlovic e Gasperini. Il fatto poi che si sia arrivati a scegliere quest’ultimo dopo aver (o peggio essere stati) scartato tutti gli altri già non è un ottimo inizio per Gasperson. Che, per carità, col Genoa ha fatto benissimo, ma che, appunto, è Gasperini.

Sentire che l’idea è mandar via Maicon e Sneijder perché non funzionali al suo schema tattico, e perché tanto arriveranno Palacio e Kucka, mi fa proprio pensare che sia finita la festa.

Non solo per noi, eh? parlo del calcio italiano in generale. Fino a pochi anni fa sulle panchine delle big italiane sedevano Capello, Ancelotti, Mancini e Mourinho. Oggi ci sono Conte, Allegri e Gasperini.

Non credo serva aggiungere altro.

Anzi sì: l’anno scorso Mourinho lasciò l’Inter dopo aver vinto tutto (dettaglio non trascurabile) e quantomeno per andare al Real Madrid. Leo ci lascia per andare al Paris St Germain…

O tempora o mores…

downsizing

ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…