GIOITE TUTTI, GESU’ E’ NATO (CIT.)

INTER-BOLOGNA 2-1

…e tanti auguri al consigliere delegato (ri-cit.)

Dopo due mesi torniamo ad assaporare il dolce gusto della vittoria, seppur sputando sangue e incasinandoci la giornata ben aldilà dei meriti di un pur valoroso Bologna.

La formazione iniziale mi vede concorde con le scelte del Mister: i terzini sono sulla fascia giusta, e uno tra Candreva e Perisic sta seduto. Che poi sia Karamoh il sostituto è tutto grasso che cola, visto il partitone che pesta giù il francesino. La cosa importante, a mio parere, era dare un segnale di cambiamento sia negli uomini (le due ali sono ai minimi storici di rendimento ed ergo di popolarità presso il pubblico) che negli schemi (Karamoh-Cancelo sulla catena di destra fanno cose diverse da D’Ambrosio-Candreva, nel bene e nel male, lo capisce anche il primo fesso che passa per la strada).

Per una squadra che ha visto le proprie certezze sgretolarsi di fronte alla mancanza di alternative, non è poco.

Ci dice anche bene, perchè tempo 2 minuti e siamo già davanti. Bella la palla di Karamoh per Brozovic che scatta bene e riesce a metterla in mezzo per Eder: bravo il Cittadino ad anticipare l’avversario e depositare in rete.

Tutto a posto? Ma va…

Oddio, non siamo troppo severi: per un quarto d’ora i nostri fanno anche la partita. Non creano chissà cosa ma sono un’altra squadra rispetto al balbettìo ininterrotto di Dicembre e Gennaio. Brozo è pescato bene in area ancora da Karamoh ma gira male di testa, e -forse per quello, forse perchè è un minus habens irrecuperabile- da lì sostanzialmente smette di giocare.

Odio darmi ragione da solo, ma proprio in occasione del gol di Eder mi ero rivolto al rampollo di casa ammonendolo circa le qualità del croato: “occhio che questo è capace di dire “ok il mio per oggi l’ho fatto, a posto così“. E’ come avere due gemelli in squadra, e non sai mai quale dei due entra in campo.”

Detto fatto, da metà primo tempo il nostro si mette in malattia, e un’ora dopo, fischiato da tutto lo stadio, ha pure il coraggio di applaudire sfrontato e indisponente come solo lui sa essere. Per dire: l’esecrando Santon, se non altro, uscendo dal campo dopo una delle ultime malefatte, aveva almeno avuto il buon busto di alzare le mani in segno di scuse verso i tifosi. Cambia poco eh? ma è segno di intelligenza e anche di un briciolo di sano paraculismo: hai meno strada da fare per riportarteli dalla tua, se parti da un’ammissione di colpa. Macchè…

Arrivo a dare ragione all’antipatico Marocchi che, rispondendo ai tanti che insistevano su fischi eccessivi alla sua uscita (ma eccessivi de che?), si chiede retoricamente “si è mai domandato il Sig. Brozovic perchè mai lo fischiano?“.

Chiusa la parentesi Ajeje, non è nemmeno giusto dire che gli altri 10 in campo sono stati dei satanassi, perchè di fatto il Bologna in partita ce l’hanno rimesso loro.

Handanovic para bene su Palacio di testa, ma non può nulla quando Miranda svirgola un rinvio non semplicissimo ma nemmeno impossibile, dando il la all’ingresso in area del Trenza e al conseguente diagonale che porta al pareggio.

Nei 20 secondi successivi, la cosa sportivamente più bella del pomeriggio, con i tifosi di casa ad applaudire l’ex amato campione che gli ha appena segnato contro.

Non i classici applausi di inizio o fine gara (sinceri ma “facili”): 50 mila persone applaudono un grandissimo calciatore che pochi secondi prima ha appena segnato contro la loro squadra.

Sciapo’ a lui, e per una volta anche ai nostri tifosi.

C’è tutto il tempo per rimediare, ad esserne capaci, anche perchè il Bologna dietro sbaglia spesso e volentieri, regalando più di un paio di opportunità ai nostri. Perisic è di avviso diverso, e vanifica due ghiotte opportunità con altrettanti tiri che paiono retropassaggi al portiere.

La sindrome del primo anello arancio colpisce anche lui, che se non altro ha la buona creanza di mettere in saccoccia senza reagire.

La ripresa vede Lisandro Lopez al posto di un malconcio Miranda; io, Tènnico da divano, avrei fatto subito il cambio Brozovic-Candreva, provando il romano più centrale e spostando Perisic più largo, per poi fare entrare Rafihna al posto del 44 invertendone il ruolo con Candreva, ma capisco che l’esigenza di fare un cambio obbligato possa aver fatto temporeggiare Spalletti: assolto.

Rafinha entra in effetti dopo il primo quarto d’ora al posto del succitato Brozovic, e sfrutta al meglio la mezzoretta di autonomia che il suo fisico per ora gli concede.

Non è un caso che la giocata che porta i tre punti arrivi dai piedi del neo arrivato e di Karamoh. Il francese parte dalla destra entrando verso il centro del campo, cercando e trovando la sponda dell’ex-Barça. Ubriacante il destro-sinistro in pochi centimetri e imparabile il mancino a voragine sul palo alla destra del portiere.

Un gol della Madonna, poco da dire (vero Minotti? vedi infra). Oltretutto, Primo Gol in Serie A per uno dei nostri (incredibile!) e, vado a memoria, primo gol con tiro da fuori da anni e anni e anni… pallettari di merda che vogliono entrare in porta col pallone!

Non è un caso, dicevo. Aggiungo un “purtroppo”: non può essere casuale che una giocata del genere arrivi da due che hanno vissuto poco o nulla degli ultimi due mesi e che -forse per quello- hanno la testa sgombra per tentare la giocata fuori dagli schemi.

Il “purtroppo” si sposa bene con le considerazioni dello Zio Bergomi di ieri sera, quando definiva l’Inter “ancora ammalata” proprio per questo motivo. Ha vinto, ed era la cosa più importante, ma ha fatto vedere che la serenità mentale, prima ancora della fluidità di manovra, è ben lontana dall’essere ritrovata.

Sticazzi, dovevamo vincere e si è vinto. Per oggi facciamocelo bastare.

E fa niente che Perisic si mangi un altro gol di testa, riuscendo a infortunarsi come degna conclusione dell’azione.

Fa niente (diciamo così…) che Spalletti lo lasci in campo tipo Beckenbauer a Mexico ’70 col braccio immobile, forse volendo far vedere che -quando vuole, pure lui…- è capace di stringere i denti.

Fa niente che i suoi compagni (più sani forse fisicamente ma di certo non mentalmente), si intestardiscano nel cercarlo sulle rimesse laterali, di fatto regalate in quantità agli avversari.

Fa niente, infine, che i nostri si caghino vieppiù sotto con l’avvicinarsi del 90′, facendosi attaccare da un Bologna dapprima in 10 e poi addirittura in 9 nei minuti di recupero. Recupero, per inciso, che un geniale arbitro decide di far giocare due volte, nonostante la seconda espulsione arrivi al 92′ già iniziato.

Continuiamo ad essere assai migliorabili, eppure ritorniamo terzi.

Usque tandem?

 

LE ALTRE

Eh sì perchè la Lazio, come da me sperato -prevedibile lo era per tutti- esce sconfitta dal San Paolo pur essendo andata in vantaggio, venendo superata in un sol colpo tanto dai nostri quanto dai cugini lupacchiotti, spaventati da un Benevento poi domato senza ulteriori patemi.

Juve e Napoli vincono, chettelodicoaffà, mentre il Milan passa con 4 gol a Ferrara, contro una Spal stranamente irriconoscibile rispetto alla tignosa squadra che solo poche settimane fa ci aveva beffato al 90′. Ma, anche per un complottista come me, credo che il motivo di doglianza vada ricercato nella testa pentagonale dei nostri e non in oscuri piani cospiratori ai nostri danni.

E’ COMPLOTTO

Partiamo proprio dai cugini, con Cutrone a segnare due gol in puro stile Superpippo, e cioè beneficiando di pali, carambole e rimpalli. Non so quanto il paragone calcistico possa stare in piedi. Per quel che mi riguarda, i livelli di intollerabilità (con la complice cortesia della solita stampa amichetta) sono assai promettenti.

Continuando con la nostra armata Brancaleone, e reiterando il postulato che facciam cagare, simpatici come al solito su Sky nel dimenticarsi di aggiornare il risultato finale (eh sì che mica abbiam segnato al 97′).

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Lorenso Minotti (il nome è scritto come lo pronuncia lui, quindi immagino si chiami proprio così), oltre alla appena citata cadensa emiliana, esprime tutta la sua imparzialità contrappuntando i suoi commenti di “per fortuna” e “meno male” riferiti al Bologna, arrivando a definire, se non ho capito male, “esteticamente non impeccabile” il tiro di Karamoh.

Su questo gli concedo il beneficio del dubbio, visto che buona parte della telecronaca a casa mia ha avuto il ritorno in cuffia di Wiki-petula alias rampollo di casa, oramai assurto a telecronista alternativo e creatore di un tappeto sonoro che Phil Spector lèvati proprio…

Quindi, Minotti potrebbe aver detto altro, ma credo proprio di aver capito bene; e se anche così non fosse, il vaffa vien buono per la prossima volta.

Giusto per la cronaca, segnalo l’ennesima dimostrazione di “tuttaunerbaunfascio“, con Ilaria D’Amico a sottolineare il bel gesto di San Siro nei confronti di Palacio, compensato da un democristianissimo applauso “ai tifosi di Inter e Milan che dopo anni di vuoto sono tornati a riempire il Meazza come ai bei tempi“.

Ma qui c’è il cacacazzi rancoroso delle tabelline che entra in campo.

Va beh, non si vede benissimo, le fonti sono qui elencate.

http://www.stadiapostcards.com/A13-14.htm

http://www.stadiapostcards.com/A14-15.htm

http://www.stadiapostcards.com/A15-16.htm

http://www.stadiapostcards.com/A16-17.htm

http://www.stadiapostcards.com/A17-18.htm

Volendo fare come il Geometra Galliani, e confezionandoci le statistiche pret à porter, potremmo calcolare che in meno di 5 anni l’Inter ha portato allo stadio mezzo milione di persone in più del Milan, per tacer degli altri top italiani.

Quindi: l’Inter per il quarto degli ultimi 5 anni ha la media spettatori più alta d’Italia, cara Ilaria. Nessuna novità, solo conferme, meritevoli di applausi (e magari di rispetto da parte di chi quella maglia la indossa. Dovrebbe esserci anche il vostro di rispetto ma abbiamo perso le speranze). Il pubblico del Milan, lui sì, dopo anni di magra, l’anno scorso e quest’anno ha ricominciato a frequentare le gradinate.

La dico così: a volte guarda il caso… proprio da quando Silvietto ha venduto.

Infine, giusto tributo all’amico rossonero che, credendo di fare una simpatica battuta, non fa altro che avvalorare la tesi che dà il titolo a questa canonica seziuncella.

Ecco l’immagine emblematica. Anche l’evento nazionalpopolare per eccellenza ce l’ha coi nostri colori:

Altro che “GNIGNI”, il vero messaggio nascosto di Sanremo…                         E’ COMPLOTTO

 

WEST HAM

Arnautovic e il Chicharito piegano il Watford e ci mantengono nella scintillante mediocrità del centroclassifica.

That’ll do.

 

NON SONO BELLO. PIACCIO.

INTER-ROMA 1-1

Mettiamola sul ridere, ricorrendo ai grandi classici della nostra sottocultura.

Difficile descrivere altrimenti una squadra che per 70 minuti pare incapace di fare tre passaggi di fila a centrocampo e che, ciononostante, crea una mezza dozzina di occasioni della madonna. Facciamo cagare eppure potevamo vincerla.

Andiamo con ordine: Spalletti mette Cancelo e Santon a fare i terzini e i miei borbottii iniziano subito. In mezzo Miranda e Skriniar tornano coppia titolare; da lì in avanti ci sono poche alternative ai titolarissimi, ed ecco quindi Vecino-Gaglia con Borja più avanti a supporto del solito tridente.

Fossi un tifoso giallorosso sarei alquanto perplesso per la gestione dell’ultima parte del match, chè diciamocelo chiaramente: per un’ora abbondante la Roma ha fatto quel che ha voluto a metà campo, pur trovando il vantaggio solo in maniera blasfemamente bizzarra. Strana squadra quella giallorossa, che riesce a non tirare mai in porta, eppure a restare in controllo della partita fino a metà ripresa. Non ho davvero memoria di parate di Handanovic, nè di tiri in porta di Dzeko o compagni (solo un destro a lato di Pellegrini nel primo tempo). Gli ultimi 20 minuti, e la gestione dei cambi, hanno invece rimesso in partita l’Inter che, libera dal pressing avversario a centrocampo, ha potuto sostanzialmente piantar le tende nella trequarti giallorossa finendo per trovare un meritatissimo pareggio dopo una gragnuola di parate di Allisson, eroe (maledetto) della serata.

Icardi, in una serata non brillante, riesce comunque a colpire un palo e vedersi strozzato in gola l’urlo del gol dopo un destro al volo deviato in corner. Perisic e Candreva si vedono a sprazzi (l’uno si mangia un gol pazzesco nel primo tempo, l’altro corre, corre, corre ma conclude poco).

Piccolo inciso su Gagliardini e Santon, visto che non sarebbe giusto dare tutte le colpe della partitaccia al terzino butterato. A mio parere, la loro costante presenza nell’11 iniziale dell’Inter è la conferma di un protezionismo sciovinista e antistorico, riassumibile nell’odioso Luogo Comune Maledetto “facciamo giocare i nostri ragazzi”. Il terzino commette l’errore esiziale che regala il vantaggio ai lupacchiotti (e non è il primo della stagione), segnalandosi nei restanti minuti per il grande classico del repertorio, e cioè caracollare sulla fascia sinistra toccando la palla solo e soltanto col piede destro. Cos’altro deve fare per dimostrare di non poter essere un titolare dell’Inter?

Dal canto suo il mediano, involuto e di una lentezza preoccupante, pare essere assurto al ruolo ufficiale di “paracarro”, lento come e più dei vari Prohaska, Jonk e Thiago Motta, senza averne la metà della classe.

Ribaltando la battuta di quel losco figuro di Tony Damascelli sull’Inter 1998/1999 (“se Pirlo e Ventola si chiamassero Pirlao e Ventolic sarebbero titolari fissi”), potremmo dire che, se l’orobico in questione si chiamasse Gagliardinho, avrebbe schiere di detrattori scandalizzati dal suo pascolare per il campo “chè per prendere uno così si poteva far giocare uno dei tanti ragazzi che stanno in B e non hanno mai una possibilità, chè l’Inter compra solo gli stranieri chè ormai è ora di basta sveglia1!1!11!!”.

Tornando al commento della partita: giochiamo assai male, insistendo a voler impostare l’azione da dietro senza esserne capaci (e infatti ci ingarbugliamo da soli tre o quattro volte), ligi alle consegne del Mister e incuranti del palese mismatch tra Perisic e Florenzi, che pare fatto apposta per il rinvio lungo sulla capoccia del croato, Ciononstante, i nostri creano tre azioni nitide nel primo tempo (Perisic due volte e Borja Valero) e quattro nella ripresa (2 volte Icardi, 2 volte Eder), prima di trovare l’incornata giusta con Vecino, servito da un liberissimo Brozovic. Acciuffato il pari, ci sarebbe anche qualche minuto per tentare il colpaccio, ma la rabbia mostrata nel quarto d’ora precedente svanisce insieme alla paura per una sconfitta che sarebbe stata di dimensioni devastanti, per il morale più che per la classifica.

LE ALTRE

Il Napoli vince l’ennesima partita di questa stagione per 1-0, e chi mi conosce sa quanta ammirazione ci sia in questa affermazione, ancor di più al cospetto di una squadra così tanto lodata per il suo “bel giUoco”. Il cuore ieri avrebbe detto “pota”, ma ogni occasione è buona pur di togliere l’ennesima stagione tricolore ai gobbi, e quindi è tempo di “jamm’bbell’”.

La Lazio dal canto suo ne rifila 5 al Chievo. Mi consolo pensando che anche noi avevamo fatto lo stesso, e che al cospetto di questo squadrone i nostri hanno comunque portato a casa un punto.

Si fa dura ma lo sapevamo: in settimana le romane giocheranno i rispettivi recuperi e verosimilmente i nostri si troveranno quinti. Il bicchiere mezzo pieno è dato dal nostro attuale stato di forma, difficilmente peggiorabile. Non mi aspetto che il neo arrivato Rafinha sia il nostro Messi(a) e risolva di incanto tutti i problemi. Spero semplicemente che i giocatori visti in maglia nerazzurra fino a Novembre tornino ad essere tali per un altro trimestre: dovrebbe bastare a lasciarsi dietro una delle due rivali.

Il Milan ricomincia a camminare e la sorte torna ad esserle amica: è bastato il tiro sbilenco che dà inizio al rocambolesco 2-1 per farmi dire “va che culo, adesso segnano”, mentre il colpo di testa fuori di un soffio al 94’ è il sintomatico controcanto  al mai troppo rimpianto colpo di testa di Brignoli di un paio di mesi fa.

E’ COMPLOTTO

Come spesso accade, il turno di pausa campionato lascia briglia sciolta e pagine da riempire alla stampa sportiva italiana. Posto che a picchiare sui soliti tasti non si sbaglia mai, ecco una manciata di notizie simpatiche che riguardano l’universo nerazzurro, di oggi e di ieri.

Andiamo in ordine cronologico.

  • E’ dei primi dell’anno la bella notizia di Bobo Vieri condannato a pagare le spese processuali per quello che, in altri ordinamenti, sarebbe probabilmente stata giudicata lite temeraria.   In estrema sintesi: Vieri chiede una ventina di milioni a Inter e Telecom per i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche subite ai tempi dell’Inter, ed in primo grado il giudice gli riconosce il diritto ad averne in totale uno (su venti…).   Non solo. In appello il Tribunale valuta diversamente la durata di queste attività: non 4 anni, ma tre mesi. Il milione del primo grado scende a circa centomila euro, ulteriormente diminuiti dall’ultima pronuncia dei giudice, che rigetta l’istanza di annullamento e condanna Bobone a pagare 33.000 di spese processuali. E l’enorme montagna GuidoRossiMorattiTronchettiTelecom partorì una scureggetta.
  • Passando all’erede di Vieri sotto molti aspetti, ecco la stampa sportiva sollazzarsi con uno dei suoi passatempi preferiti: Mauro Icardi e propaggini. La fiamma del pericolo, della CrisiInter e di tutto quel che ne segue va tenuta viva, e cosa c’è di meglio della pausa campionato per polemizzare demagogicamente contro Wanda Nara e consorte per aver osato andare alle Maldive mentre noi siam qui a lavorare? Del resto, come noto, tutti gli altri giocatori della Serie A sono a servire missioni in giro per il West Africa o a pulire cessi nei lebbrosari del nord dell’India.  Ma non basta, no. Mettiamoci anche che Icardi ormai andrà via, con tanto di simpatica citazione di uno spot di qualche anno fa. Ormai dovremmo essere abituati, chè a sentir loro Maurito dovrebbe essersene andato già cinque o sei volte.  Grazie , ne sentivamo proprio il bisogno.
  • Gli amanti della statistica invece stranamente non hanno sventolato i risultati del rapido conticino fatto dalle menti semplici del Giornale, secondo cui il numero di italiani in rosa,  tanto caro ai tanti MassimiMauro d’italia, sarebbe inversamente proporzionale alla posizione in classifica.  Non voglio tirare in ballo una vecchia infografica della Gazza, che individuava nello spettacolare e competitivo campionato della Repubblica Ceca il torneo col maggior numero di autoctoni, ma davvero una notizia del genere non mi sorprende.  La nostra nazionale non andrà al Mondiale, segno evidente di mediocrità diffusa in tutta la attuale rosa azzurra (scusate il gioco di parole cromatico): come si può anche solo pensare che sia utile -di più, imperativo- schierare frotte di connazionali in campo per vincere le partite?
  • Riccardo Signori è un curioso ominide che scrive proprio per il Giornale, dato che dovrebbe essere sufficiente per commisurare la stima che posso nutrire per lui. Il soggetto, noto in passato per aver auspicato il Daspo per il Balotelli interista (silenzio totale sulle parentesi milaniste di Supermario), nei giorni scorsi ha vergato un corsivo in cui si doleva dei due capitani delle milanesi, a suo insidacabile giudizio non all’altezza dei loro illustri predecessori. Curioso che la colpa di Bonucci sia in primis un rendimento ben al di sotto del prezzo di acquisto e del blasone del difensore, mentre -ancora una volta- lo stigma di Icardi venga ricercato in faccende extra-calcio. Si badi: non potendolo accusare di fare vita da atleta, gli si rinfaccia per l’ennesima volta la moglie ingombrante, i tatuaggi e i macchinoni. Uno ha segnato 18 gol in quattro mesi, l’altro nello stesso lasso di tempo ha fatto cagare, ma mettiamoli sullo stesso piano, tanto sticazzi.

WEST HAM

Anonimo pari casalingo col Bournemouth che se non altro vede il ritorno al gol del Chicharito Hernandez. Se non altro i martelli tornano a galleggiare nelle placide acque del centroclassifica.

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Vecino in realtà non ha ancora segnato: esulta per l’ingresso in campo di Juan Jesus 🙂

TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO

FIORENTINA-INTER 1-1

A chi ha avuto la pazienza di leggere la mia ultima sbrodola potrei anche dire di passare oltre, perchè tante saranno le analogie tra questo e quei pensieri.

Come settimana scorsa, non ho visto la partita, impegnato nel viaggio di ritorno -per fortuna completato in metà del tempo!- della piacevole vacanza, con una singhiozzante Radio 1 sola compagna di viaggio.

L’enfasi posta da tutti sull’ingiustizia causata dal gol di Icardi mi ha fatto salire tre metri di carogna sulla spalla (tutti giustizialisti a strisce alterne, chè gli altri al solito hanno tutti i diritti di vincere partite con l’unico tiro in porta), instillandomi però nel contempo il leggerissimo sospetto di tifare per una squadra ancora in debito di condizione psico-fisica, e in buona sostanza di giUoco.

Certo, il mio punto di vista (parziale, per non aver visto le immagini, e fazioso, per la nota partigianeria a strisce) mi ha fatto pensare che una miglior freddezza da parte di Borja Valero e Candreva ci avrebbe consentito di chiudere partita e incontro, alla faccia dei professoroni dei Luoghi Comuni Maledetti e dell’ #intercinica.

Pare tuttavia che i nostri abbiano rischiato di portare a casa il furto del secolo, vista la quantità industriale di occasioni create ma non finalizzate dai Viola.

Nulla di nuovo sotto il sole: le squadre di Spalletti -e quella di quest’anno non fa eccezione- vanno gran bene fintantochè la gamba e la crapa parlano bene tra di loro, ma non hanno ancora imparato ad essere risolute e cattive, come invece sta imparando a fare il Napoli di Sarri.

Tornando al commento di una partita che non ho visto, resta poco da dire, se non che su Joao Mario pare essersi aperta la caccia all’uomo, a cui mi accoderò malvolentieri. E’ uno dei pochi casi in cui penso davvero che il giocatore lo faccia apposta per forzare la mano con la Società ed essere ceduto.

La passata stagione, tutt’altro che trascendentale, aveva se non altro messo in mostra un giocatore quadrato, soprattutto di corsa e contrasto, cosa invero piacevolmente singolare trattandosi di un portoghese. A riguardo, ricordo e sottoscrivo al 100% la citazione (di cui però non rammento l’autore) secondo la quale:

Se a calcio non si dovesse tirare in porta, il Portogallo sarebbe sempre campione del mondo.

Questo per dire che, di solito, le caratteristiche dei portoghesi sono abbastanza prevedibili: gran palleggio, tocco delicato, scarsa propensione alla cosiddetta “ignoranza calcistica”, declinabile sia come segnare gol brutti e cattivi, sia come assestare stecche proditorie per interrompere l’azione avversaria.

Ecco, Joao Mario l’anno scorso mi pareva una bella eccezione alla regola: corsa, contrasto, addirittura grinta (ok, il termine di paragone era Brozovic…) e qualche gol.

Quest’anno, un ectoplasma. Perde centordici palloni e guai a lui se si spreca a rincorrere l’avversario. Però fa dire al procuratore che vorrebbe giocare di più. Questo a casa mia si chiama “fai casino e fatti  vendere al primo che passa”.

Se qualcuno ci cascasse, mi assumo l’impegno di portarlo a destino a cavalluccio.

Chiuso il caso specifico, il resto della rosa persiste nel suo momento di pochezza cosmica, che il solo guizzo da campione di Icardi per poco riusciva a mascherare. Santa pausa darà a Spalletti due settimane per fare il proverbiale richiamino (cit.) atletico e un corposo e corroborante training autogeno all’insegna del mantra “non consideratevi le merdacce che in realtà siete”.

Non è il caso di scomodare i familiari di casa per ricordare ciò che è evidente a tutti: manca un centrale in difesa, un cambio all’altezza per Perisic e Candreva (per quanto Cancelo…) un cazzo di trequartista sul cui altare sacrificare senza la minima commozione Brozovic e Joao Mario.

A parte questo, tutto bene.

Ed è una battuta fino a un certo punto. Portiamo a casa un altro punto da una brutta partita, e restiamo terzi nonostante il brutto periodo.

Non voglio fare la volpe e l’uva ma, tra le tre partite in fila di questo periodo (Lazio-Fiore-Roma) potendo vincerne solo una, fin dall’inizio avrei dato la mia preferenza a quella con la Roma. Vincere quella partita vorrebbe dire recuperare tre punti sulla diretta concorrente al terzo posto, con tutto ciò che ne consegue.

 

LE ALTRE

E se Atene piange, Sparta non ride: i lupacchiotti vengono infatti sconfitti in casa da una esemplare Atalanta che domina il primo tempo e regge con l’uomo in meno per tutta la ripresa. Gasperini continua a starmi ampiamente sulle balle per l’insistenza con cui parla male della sua esperienza interista (avendo, purtroppo, ragione), ma l’impronta su questa squadra è visibilissima; complimenti veri e sinceri.

Napoli e Lazio faticano il giusto prima di aver ragione dei rispettivi avversari, nettamente inferiori (Verona e Spal), e altrettanto può dirsi della Juve, che regola il Cagliari solo nel finale con il gol di Bernardeschi.

Morale: il solco Napoli-Juve-e-poi-tutte-le-altre va delineandosi in tutta la sua evidenza: non ne sono contento, questo è chiaro, chè l’interista vero pensa sempre di poter vincere (e perdere, ma vabeh…) contro chiunque, ma il lato positivo è che c’è chiarezza, e restiamo in tre per due posti.

Ora, entrambe le romane hanno una partita da recuperare, e quei match, unitamente allo scontro diretto Inter-Roma del prossimo turno, diranno molto sui destini dei nostri amatissimi.

Solo un piccolo inciso sui cugini, vittoriosi nel pomeriggio contro il Crotone di Walter Zenga per 1-0. La vittoria è ovviamente accompagnata dagli “ooohh” di pubblico e critica, che fanno fare a Gattuso il “pompiere” della situazione, presi come sono a magnificarne i meriti (cazzo, hai vinto col Crotone…). Il punto non sta qui, anzi: per Ringhio sono perfino moderatamente felice. Il punto sta nel gollonzo segnato da Bonucci, che sulla respinta del portiere avversario viene colpito sulla nuca dal pallone che finisce in porta.

Ora, mica è colpa sua se ha segnato, questo è chiaro. Ma qualsiasi essere umano dotato di un minimo di dignità (no Superpippa, non sto parlando di te) eviterebbe di esultare manco avesse segnato in rovesciata in finale di Champions.

Aneddoto personale: nei miei più che trascurabili trascorsi da terzino sinistro dell’altrettanto dimenticabile selezione di Emergency, a inizio anni 2000 ho solcato la fascia talune volte, arrivando alla mia giornata di gloria in un afoso pomeriggio di Giugno, allorquando, saltati in prepotente progressione un nugolo di avversari, sono arrivato sul fondo per mettere il cross di giustezza.

La palla, beffarda, è andata lunga sul secondo palo e si è infilata in goal tra la sorpresa generale.

Cosa succede di solito quando uno segna? Abbracci e sorrisi dai compagni di squadra, insulti e occhiatacce da parte degli avversari.

Ecco: in quel caso è stato il contrario, con gli altri a ridermi in faccia per la botta di culo e i miei compagni a insultare i miei piedi fucilati.

Io? Ho finto un’esultanza a baciare la maglia e indicare gli spalti (che non c’erano…), ma ho riso come e più degli altri per la sesquipedale botta di culo occorsa.

Posso anche arrivare a pensare che il Milan-Crotone di oggi avesse un’importanza superiore al Torneo sociale “Dai un calcio al precariato” (per quanto…), però vedere Bonucci correre da invasato come suo solito dopo un simile colpo di culo non ha contribuito a migliorare la sua immagine ai miei occhi. E mi fermo qui.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose, una da persona mediamente normale, una da malato di mente.

Da applausi la reazione di Spalletti agli ominicchi di Mediaset Premium che lo incalzano con domande (originalissssssime) sulla ristrettezza della rosa, acuita dall’infortunio di Ranocchia che ha costretto il Mister a piazzare Santon al centro.

La mia personale ola non si è levata tanto al già richiamato “lo sa anche la mi’ mamma che ci manca un centrale”, quanto alla provocatoria domanda “ma cosa ho detto? Cos’hai vinto adesso che finalmente l’ho detto?” (min. 1:40).

Come sapete, vivo anni e anni di vaffanculi repressi ai giornalisti di ogni scuderia (soprattutto di quella scuderia) che appoggio a prescindere qualsiasi polemica contro questi scribacchini.

Due dei pochi casi in cui esultai per una dichiarazione del Signor Massimo ai microfoni in un dopopartita furono le sue dichiarazioni post-Barcellona alla RAI (“Vi vedo un po’ spenti…forza, possiamo perdere alla prossima!“ Purtroppo non trovo il video in rete…) e post-Bayern a Pierluigi Pardo, allora ancora a Sky, lasciato da solo come una statua dopo una domanda legittima quanto inopportuna (ricordare in quella sede le tante difficoltà della sua gestione evidentemente non venne digerita dal Presidente).

Ecco, vivo nell’intima convinzione che alcuni vaffanculi in più ai giornalisti in tutti questi anni pur non migliorando la relazione del Club con i media, avrebbero per lo meno messo in chiaro che le due parti erano apertamente in guerra, e non ipocritamente sorridenti l’una di fronte all’altra.

E questo mi porta al secondo punto, quello più da psicopatico.

Perchè se è vero che nel lavoro bisogna lasciare da parte emotività e precedenti, se è vero che ufficialmente Mediaset non ha più punti di contatto con A.C. Milan, la mia mente è troppo poco elastica, e il mio rancore troppo granitico per non sobbalzare a questo:

Cioè, i 110 anni dell’Inter dovrebbero essere raccontati, comunicati, pubblicizzati dalle stesse facce che poche righe sopra mi rammaricavo non essere state insultate a dovere negli ultimi vent’anni?

Sorry, non ce la faccio… Ma è sicuramente colpa mia.

 

WEST HAM

Qui la ruota ha girato abbastanza bene: in tre giorni (lì si gioca sempre…) battiamo il West Bromwich al 94’ con doppietta di Carroll e pareggiamo in casa Tottenham (cioè Wembley per quest’anno) con golazo di Obiang.

Poco per dare una pennellata di decenza alla classifica, ma abbastanza per allontanare fantasmi di zona retrocessione.

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SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

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CUORE TORO (E FEGATO INTER)

INTER-TORINO 1-1

Era un po’ che non succedeva, e onestamente non ne sentivo la mancanza.

Il Toro, ampiamente insufficiente fino a poche ore fa, suona la migliore sinfonia stagionale alla Scala del calcio contro i nerazzurri. Ennesima dimostrazione che, contro di noi, nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a scansarsi. E ci mancherebbe altro, sia chiaro.

A noi nessuno ha mai regalato niente e -ribadisco- va benissimo così. Diciamo che ce ne ricorderemo quando la banda di Sinisone nostro tornerà alla mediocrità mostrata in questi mesi.

Shel Shapiro forse pensava a noi quando, più di quarant’anni fa, ci ricordava che “non sempre si può vincere”: fatto sta che, per come è andata, rimaniamo con un gusto dolce amaro in bocca per come si è sviluppata la partita.

I nostri partono con la consueta formazione, fronteggiando un Toro zeppo di ex nerazzurri. Burdisso (all’esordio stagionale) e soprattutto Ansaldi fanno una partita che a queste latitudini non si era mai viste, facendo impennare i rispettivi indici di smadonnaggio da parte dei loro ex sostenitori. Belotti là davanti ha il suo bel da fare con Skriniar (e viceversa). La novità di giornata è un Icardi diligente e generoso nel fare i movimenti ma inopinatamente impreciso sotto porta. La mia sindrome di accerchiamento riesce ad incolpare anche di questo la marmaglia mediatica, che nelle ultime settimane ne ha elogiato -col solo scopo di evidenziare l’assenza di altre qualità- il senso del gol e la capacità di finalizzare ogni mezzo pallone vagante in area. Morale: Maurito ha più di un’occasione per segnare, ma potenza, tempismo e precisione restano non pervenute.

Se a ciò sommiamo un paio di gran parate del loro portiere sulle occasioni create dagli altri interisti (due capocciate di Skriniar e soprattutto Vecino), arriviamo in zona uccello Padulo: già nel primo tempo Handanovic aveva smanacciato una velenosa conclusione di Baselli (oltretutto nemmeno “premiata” dal sacrosanto corner per svista del guardalinee); nella ripresa invece, l’incursione di Iago Falque trova Miranda assai molle e lento nel contrastarlo. Al mancino del Toro non pare vero di poter rientrare sul piede preferito e far partire il tiro sul primo palo, a incenerire un incolpevole Handanovic, incredulo nel vedere la palla passare attraverso un nugolo di nerazzurri piombati con colpevole ritardo sull’avversario.

E’ il quarto d’ora della ripresa, più o meno lo stesso minuto del pareggio di Pazzini dell’ultima partita dei nostri. Le sensazioni di chi scrive, però, non potrebbero essere più diverse. Qui c’è l’odore acre e pressante della cacca pestata a piè pari, e il timore è di non riuscire mica a recuperarla.

Spalletti ci mette del suo, aspettando altri 10 minuti per fare l’unico cambio sensato (dentro Eder e fuori Nagatiello). Difesa a tre, Candreva e Perisic a far tutta la fascia e il resto della ciurma a cercare di rimediare al puttanaio.

Per quello riusciamo a rimetterla in piedi abbastanza in fretta, con Perisic a mettere in mezzo un pallone interessante ma un po’ scomodo per Icardi. Lì il Capitano fa la cosa migliore della partita, non fidandosi del suo piedone e preferendo fare da sponda per Eder, ancor più libero di lui. L’italo-brasiliano ha addirittura il tempo di stoppare la palla prima di spedire la palla all’incrocio: 1-1 e un quarto d’ora da giocare.

Ci vorrebbe un crollo del Toro, che invece non lascia e anzi raddoppia gli sforzi. Non calando l’avversario, ci vorrebbe il colpo del singolo, in mancanza il colpo di culo… Ma noi siamo l’Inter, invisa agli dèi del calcio e quasi felice di ciò: inevitabile a quel punto che lo scaldabagno tirato da Vecino timbri la traversa anzichè gonfiare la rete.

Finisce 1-1 quindi, probabilmente avendo giocato meglio di un paio di vittorie portate a casa un po’ così…  Si poteva vincere, ma senza la reazione fatta vedere si poteva anche perdere.

 

LE ALTRE

Non si sa come prendere il pareggio del Napoli a Chievo: mal comune mezzo gaudio? Smoccolamento della serie “cazz potevamo agganciarli in testa”. Fate vobis.

In mezzo al dubbio amletico, la Juve fa capire di avere senso dell’umorismo ma solo fino a un certo punto, regolando con qualche sofferenza il Benevento e passando al secondo posto solitario in classifica.

Le romane seguono, ma entrambe hanno una partita in meno: ciò vuol dire che potenzialmente siamo in 5 lì in cima, in soli due punti.

Più indietro il Milan che, se non altro, porta a casa i tre punti in quel di Sassuolo.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare in realtà. Anzi: ho sentito Massimo Mauro lodare Icardi dopo la strana ultima prestazione. Tutto un insistere sulla volontà dimostrata, sul giocare per la squadra, sull’importanza di un assist tanto facile tecnicamente quanto difficile a livello di lucidità mentale. Al Cuchu probabilmente non pareva vero poter indugiare sulle virtù del connazionale, ma qualcosa non mi torna. Se gli stessi complimenti fossero arrivati da Caressa avrei potuto anche prenderli per sinceri, ma dal Calabrese Cantilenante proprio no… vedremo cosa c’è sotto, perchè qualcosa c’è. Per il resto, gioite gioite Gesù è nato: il Milan vince, Conte batte Mourinho e il mondo è un posto migliore. Stucchevole a dir poco il tifo nemmeno dissimulato di Zola e Marianella nel commentare Chelsea-Manchester Utd. Perfetto poi Compagnoni nel sunteggiare “Montella sarà contento del fatto che Conte ha vinto, così tutti sono contenti e lui lavora tranquillo”.

Manca solo che gli rimbocchino le coperte quando va a dormire…

 

WEST HAM

Ne becchiamo 4 in casa dal Liverpool e salta la panchina di Bilic. Può bastare?

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Talmente forte che pure la foto è sfuocata…

OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”

ROSSOBLU MI PIACI TU

Forse non è un caso che le correnti gravitazionali del globo terraqueo (o più prosaicamente i cazzi miei) mi abbiano portato a scrivere di Crotone e di Bologna insieme.

La prestazione dei nostri è di fatto stata la stessa, baciata nel weekend da una botta di culo non irrilevante sul gol di Skriniar, e ieri sera da un solare quanto casuale rigore trasformato da Icardi.

Ma soprattutto, gli ultimi 180 minuti hanno iniziato a dare forma ad alcuni miei incubi più o meno recenti, e precisamente:

  • Abbiamo un centrocampo molto omogeneo e poco diversificato. Lo so, l’ho già detto, ma mica è colpa mia se è la verità. L’altra volta mi ero soffermato sulla carenza di un medianaccio, stavolta noto l’assenza di un trequartista di ruolo (J. Mario, Vecino, Brozo, Borja lì sono tutti adattati) che possa cucire le patagoniche distanze tra punte e resto della squadra.
  • Aldilà della faciloneria con cui si è già fatta damnatio memoriae della buona manovra nerazzurra delle prime tre partite (su cui tornerò infra, rancoroso come mio solito), è un fatto che Spalletti non abbia ancora trovato un’alternativa al gioco manovrato e palleggiato laddove la partita non lo consenta. Bologna e Crotone sono prove lampanti dell’esigenza di un piano B, magari meno glamour e più ignorante, ma assolutamente necessario. La palla lunga su Icardi o il lancio sulla corsa di Perisic mi paiono due atolli di salvataggio troppo preziosi per non essere usati in matinées o serate arrugginite quali le ultime uscite del circo itinerante nerazzurro.
  • Il succitato piano B non riesce -non viene nemmeno tentato- anche per la poca predisposizione di Icardi al lavoro di raccordo tra reparti e sostanzialmente al gioco di squadra. Il fatto che a Bologna sia stato Eder a dare lezione di ciò -elementare, chiaro, ma pur sempre lezione- fa capire quanto ampi siano i margini di miglioramento in questo fondamentale tattico.

Faccio un esempio poco calzante, perchè riguarda un altro sport, ma che spero renda l’idea: l’Italia di basket è stata eliminata dagli Europei dalla più forte Serbia. Ma per una volta non è il risultato che mi interessa. Quel che voglio far presente, e che è stato sottolineato più volte in telecronaca dal bravo ex Olimpia Pessina, è che l’Italia ci ha provato fino alla fine, soprattutto ci ha provato mischiando le carte 3, 4, 5 volte nell’arco della partita, cambiando schemi per cercare strade più efficaci per andare a canestro e confondere le idee all”avversario.

Avversario che poi, come detto, era più bravo e quindi ritrovava in fretta il bandolo della matassa, ma che in ogni caso non ha avuto il vantaggio di avere di fronte un avversario piatto e monocorde per tutta la partita.

E’ ovvio che, fatte le debite differenze tra i due sport, per proporre 3, 4, 5 varianti di gioco le devi innanzitutto conoscere, cosa non banale, però l’idea è quella: non riesci a saltare l’ostacolo? prova a girarci intorno e vedi che cazzo succede.

Fatto l’elenco delle cose brutte, passiamo alle (poche) note liete: portiamo via quattro punti dopo 180′ di nulla o quasi. Possiamo dar fondo alle frasi fatte e consolarci pensando che “quando non si può vincere è importante non perdere“, ma trovarmi a citare -nuovamente- Eder come faro nella notte e lampo di saggezza non depone a nostro favore.

Male tutti o quasi a Bologna, con J. Mario in versione ectoplasma e addirittura Borja Valero svagato a tratti e poco pensante. Sulla carrettata di cross (e corner!) buttati da Candreva non mi soffermo più di tanto, se non per chiedermi dove finiscano i suoi demeriti e dove inizino quelli dei compagni, apparentemente paralizzati dall’idea di fare un movimento, suggerire uno spazio, abbozzare una finta…

La cosa che mi preoccupa meno è la classifica, e non solo perchè le altre devono ancora giocare! Io stesso avevo escluso quel percorso netto (4 partite facili = 4 vittorie facili) che tanti vaticinavano con la solita simpatia mista a gufaggio preventivo; incidentalmente, sono gli stessi che adesso gridano al fallimento e alla crisi. C’è piuttosto da rimettere giù la testa e lavorare, cercando di capire come non ripetere certi scempi da domenica in avanti.

Il non avere le Coppe, a detta di tutti, se non altro di dà il vantaggio di poterti allenare bene in settimana, e il caro Lucianino ci farà la grazia di lucidare la pelata e cavar fuori qualcosa di buono.

LE ALTRE

Almeno una tra Juve e Napoli verosimilmente ci staccherà, pur essendo attese da avversari sulla carta più pericolosi del buon Bologna visto contro di noi. Fiorentina e Lazio daranno filo da torcere alle colleghe di capoclassificanza e, da tifoso, sarei contento se anche una sola di loro uscisse con un pareggio.

Noto anche io come altri la ricomparsa di una delle conseguenze negative di un campionato a 20 squadre, e cioè di una classifica già alquanto allungata. Certo, pensare alle nostre ultime due partite farebbe dire il contrario, e cioè che non ci sono campi facili e che ogni scontro va giocato alla morte, ma lì è colpa nostra. Crotone e Bologna, come già la Spal a San Siro, hanno fatto la loro partita: il Bologna avrebbe meritato la vittoria, anche solo per le prestazioni di Di Francesco e (soprattutto) Verdi.

E’ COMPLOTTO

Qui c’è da divertirsi, perchè torniamo ad essere i piccoli e antipatici bambini capitati alla festa dei grandi, e come tali mal sopportati.

“Sì, bravo bambino, ma adesso vai a giocare in tangenziale…”

Come accennato prima, le brutture viste a Crotone e Bologna (ma era bastata Crotone) hanno dato via libera alla rimozione collettiva di quanto visto con Fiorentina e Roma, dando nuova linfa alle “prodezze dei singoli che coprono le mancanze di manovra“, a “L’Inter è una squadra che non giocherà mai bene, ha altre qualità…“.

Ecco l’ennesima dimostrazione dello shitstorm applicato ai nostri:

Spalletti romanista? grande-allenatore-che-fa-giocare-bene-le-proprie-squadre.

Borja Valero viola? Un-professore-del-centrocampo-che-cuce-il-gioco-e-illumina-la-manovra.

I pareri sui due suddetti in completo gessato nerazzurro? Calcio-speculativo-carenza-di-gioco-manovra-farraginosa.

#moriremotutti

L’Inter ha fatto cagare con Crotone e Bologna? Senz’altro. Ma non basta: allarghiamo il discorso a tutta la stagione, così stiamo più tranquilli.

Anzi, di più: spingiamo subito col paragone con l’ultima Inter di Mancini (un altro che, lontano da Milano, è sempre stato lodato per il bel giUoco, e all’Inter crivellato di bestemmie per la pochezza della manovra), quella degli 1-0, quella sparagnina ma che non giocava bene e infatti guarda un po’ che fine ha fatto, che alla fine le sta bene, così impara a non giUocare bene, e poi eran tutti stranieri…

Quella di Spalletti è così? E’ più forte? E’ meno forte? Grazie per il termine di paragone, davvero lusinghiero…

Un altro esempio di “dagli un altro giro che non si sa mai“? Il rigore su Eder.

Ora, che il Corriere dello Sport titoli così non stupisce:

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Er Coriere d’o Sport sta alla Roma come Tuttosport alla Juve, quindi la credibilità tende a zero. Sono pur sempre quelli di “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter“.

Più sottile Repubblica, che in teoria è un giornale serio, ma che ha una redazione sportiva da sempre vicina ai giallorossi (vero Giannini? vero Bocca? vero Vocalelli?) e che, a firma Andrea Sorrentino, definisce quello di ieri “pareggiotto” e il fallo su Eder “rigorino”.

Pareggiotto e rigorino tua sorella, risponderebbe il tifoso della strada (e quindi io in abiti borghesi). Meglio di me chiosa l’Editoriale di FcInter1908, quando parla di “uno di quei rigori che per anni sono stati negati all’Inter e che ora fanno notizia perché vengono assegnati“.

Di mio aggiungo solo che, nelle prime 5 giornate del primo campionato con il VAR, l’Inter ha ottenuto 3 rigori, a fronte di una media di 5 all’anno nelle ultime 6 stagioni, i bei tempi andati della “poesia dell’errore arbitrale che va accettato come quello del giocatore“.

Di più: di questi tre penalties, i primi due (con Fiorentina e Spal) sono stati concessi solo dopo aver consultato il VAR, chè nel dubbio l’arbitro mica li aveva fischiati…

Però non è calcio… è pallanuoto (cit.).

Tornando al calcio giocato, faccio presente la tendenziosa e per nulla casuale insistenza con cui Marco Cattaneo di Sky ha sottolineato i trascorsi giovanili rossoneri di Simone Verdi, di gran lunga migliore in campo a Bologna.

Verdi con la Primavera di Stroppa vinse una Coppa Italia nel 2010

Verdi sengò anche un gol all’Inter in quella Coppa Italia

Quella Primavera del Milan oltre a Verdi e De Sciglio aveva anche Zigoni (ah beh), De Vito (Danny?), Romagnoli (Simone però, non Alessio…)”.

Avessi detto la Quinta del Buitre .

Lo stesso Ambrosini, di fronte a dettagli così precisi ed entusiasmo così incontenibile, lo sfotte chiedendo retoricamente “ma quante ne sai?“.

Insomma, ancora una volta si magnifica il settore giovanile rossonero ben oltre i suoi meriti. Verdi è forte, e molto, ma qui quel che fa sorridere è il rimarcare il suo passato rossonero, non il fatto che il Milan, per un motivo o per l’altro, se lo sia fatto scappare.

Del resto, con Bonucci o Coutinho si fa la stessa cosa no? Si loda settimanalmente l’Inter per averli scoperti e cresciuti, senza indugiare sul fatto che poi abbiano avuto successo con Juve e Liverpool.

Quando si dice la coerenza…

Gi ultimi esempi di successi rossoneri, il Settore giovanile di quelli che #propongonogiuoco, arrivano dalla squadra attualmente allenata da Rino Gattuso: dopo le cinque pappine prese dal Sassuolo alla prima giornata (per la gioia del Presidente Squinzi), ecco i baldi giUovani attesi dal Derby contro l’Inter, giocatosi nel weekend.

3-0 per i nostri, la faccio breve. Con l’ulteriore e godibilissima grezza di Ringhio che si lamenta della tripletta subita da Odgaard, perchè l’Inter lo ha pagato troppo e lui con il Campionato Primavera non c’entra niente.  Che poi il prezzo reale fosse la metà di quello sparato dal simpatico ragazzo di Clabria poco importa…

Insomma, è troppo forte e non vale, qui devono giocare solo i ragazzini: peccato che, per marcarlo, il buon Gattuso avesse convocato Paletta (classe 1986). Ma forse non valeva nemmeno lì, Paletta è troppo vecchio…

Tipica attitudine Berlusconiana: si cerca il barbatrucco e, una volta scoperti, si accusa gli altri di non aver rispettato le regole.

Una roba del tipo “ho tutti i principali media del Paese contro di me“.

Some things never change…

 

WEST HAM

Insipido pareggio nell’ultima di campionato a casa del West Brom nel weekend, mentre bella vittoria per 3-0 in una delle millemila coppe di Lega contro il Bolton.

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Lui lì da solo, gli altri 50 metri dietro…

 

BUCIODICULO

ROMA-INTER 1-3

Essendo partigiano e quindi fazioso, ho sempre riconosciuto al tifoso nerazzurro un’onestà di fondo simile alla “superiorità morale” millantata dalla sinistra italiana, quando ancora poteva chiamarsi tale.
Essendo moralmente superiore, o semplicemente onesto, non ho quindi problemi a riconoscere la dose equina di buona sorte avuta dai nostri nella fortunata trasferta capitolina.

I nostri hanno iniziato anche bene, arrivando a mangiarsi un gol con Candreva e Icardi in maniera talmente rocambolesca da sembrare incredibile. Dopo quel sussulto, però, la Roma è vieppiù salita in cattedra: se il palo di Kolarov aveva in sé una dose di casualità -bravo il serbo a tenere palla bassa, ma la palla rimbalza un paio di volte prima di incocciare sul montante…- il bel gol di Dzeko e il palo di Nainggolan sono state palesi evidenze della superiorità dei lupacchiotti nel primo tempo.

Male più o meno tutti i nerazzurri, con Borja Valero poco utile a ridosso di Icardi e la manovra costretta ad iniziare dai piedi ruvidi di Miranda e Skriniar, stante la latitanza di Vecino e Gagliardini in impostazione.

La fine del primo tempo porta la sola buona notizia di una partita dal punteggio ancora aperto, chè -diciamocelo- fosse finito 3-0 sarebbe stato pienamente meritato (traduco in linguaggio primitivo-calcistico: “il primo tempo finisce treazzero c’è ‘ncazzo da dire“).

L’intervallo serve a Spalletti a fare un cambio logico, figlio anche del risultato: esce Gagliardini ed entra Joao Mario, posizionato come trequartista con conseguente arretramento di Borja Valero (aka Crapalustra) accanto a Vecino come doble pivote.

In realtà la mossa ci mette un po’ a fare effetto, essendo il primo quarto d’ora della ripresa il peggiore dei nostri, a mio parere.

Il terzo legno di Perotti è quello che fa esplodere il Signor padre, che vede la ripresa accanto a me e al marmocchio di casa, costituendo un tridente nerazzurro di altissima qualità. Forse galvanizzato dalla formazione messa in campo nel tinello di casa, con figlio e nipote ai suoi lati, il nonno prorompe in un profetico “col culo che abbiamo questa la vinciamo!“.

Ho sempre invidiato il suo ottimismo e, in questo come in altri casi, il mio S guardo oscilla tra il perplesso e il disilluso. Tanto più che negli stessi momenti i nostri occhi assistono increduli al contatto in area tra lo stesso Perotti e Skriniar, che -lo dico subito- a me era parso rigore perfino prima del replay.
Lì si materializza la più grande botta di culo della serata, chè la statistica potrà anche richiamare precedenti su una partita con tre pali colpiti dalla stessa squadra, ma un intervento del genere, non sanzionato dall’arbitro e nemmeno dal VAR, è una cosa cui stento a credere perfino a 48 ore di distanza.

Qui finisce il culo, che -ribadisco- non è poco, e iniziano i meriti dei nostri. Il fatto di essere rimasti in qualche modo aggrappati alla partita, ci pone nella condizione di poter sfruttare, come mille volte nel nostro glorioso passato, il guizzo del singolo.
Ecco quindi l’illuminante passaggio di Candreva, mediocre fino a quel momento, con Icardi famelico nello stoppare il pallone con una zampata e, in un solo movimento, colpire sul primo palo beffando Allisson per il gol dell’1-1.

L’urlo da casa nostra riecheggia in tutto il Golfo di Olbia, e a ben vedere il nostro stupore è nullo rispetto a quello dei giallorossi, in piena sindrome “ma cazzo, con tutto quel che abbiamo fatto questi adesso ci fregano??“.
Aho me sa…

E nemmeno basta, perché si sveglia anche Perisic che, con due azioni assai simili, porge altrettanti assist per Icardi (gol fotocopia del primo) e Vecino (primo gol in nerazzurro) per il 3-1 finale.

Il Nonno Aldo fa notare “l’avevo detto che la vincevamo!” già subito dopo il raddoppio di Icardi, venendo incenerito dal mio sguardo tra il superstizioso e il preoccupato.
Alla fine però ha ragione lui, e ci troviamo a battere le mani in una selva di “high five” manco fossimo Kobe e Shaq ai tempi belli.

LE ALTRE

Anche questa volta, come alla prima giornata, vincono tutte o quasi (allora la Lazio, stavolta ovviamente la Roma): in testa dividiamo il pianerottolo con Juve, Milan, Napoli e Samp e -per carità- va benissimo così. Noi siamo consapevoli di aver portato a casa tre punti di platino, tanto per il come sono arrivati quanto per l’avversario incontrato.
C’è da migliorare e si migliorerà: Cancelo e Dalbert non possono essere peggio dei D’Ambosio e Nagatiello visti all’Olimpico e, anzi, Dalbert ha già a verbale un salvataggio in rovesciata su pallonetto di El Sharaawi.

Ora sosta Nazionale e poi Spal in casa, sperando che i nostri non facciano brutti scherzi. Per essere sicuro del fatto potrei decidere di andare a controllare da vicino…

CHIACCHIERE DA VAR (copyright E.P. aka Romellobbello de Iotebori)

Come accennato in precedenza, la situazione che più mi ha lasciato perplesso (piacevolmente, ma pur sempre perplesso) è stata proprio la mancata assegnazione del rigore alla Roma a metà ripresa.
Ribadisco che per me è già grave l’errore dell’arbitro, che assegna calcio d’angolo pensando che il nostro difensore colpisca il pallone; il mancato intervento (o la mancata correzione) da parte del VAR è uno sbaglio ancor più marchiano, se pensiamo che l’accrocchio è stato creato apposta per dirimere queste situazioni.
Anche tenendo presente che, in caso di dubbio, la decisione presa dall’arbitro sul campo debba prevalere, questo davvero mi pare uno di quei casi in cui, “seduti e con un battito cardiaco di 70 e non di 160” (cit. Lele Adani), si ha tutto il modo e il tempo di dire “oh Ciccio, va’ che hai sbagliato, questo è rigore“.
Detto ciò, e compreso lo scazzo di Di Francesco nel post partita, lo stesso allenatore può accodarsi al lungo elenco di personaggi del mondo del calcio che non godono della mia simpatia, vista la puntuta insistenza con cui ha richiamato la fortuna interista, tacendo sui meriti dei nostri, se non altro nello sfruttare le occasioni avute.

Ma, ancor più di quello, ho provato un godibilissimo piacere nel notare che le uniche persone che si sono lamentate del VAR siano state due bianconeri di chiara fama: Buffon, con la sua già celebre sparata sul “calcio che è come la pallanuoto” e Vialli che mi ha involontariamente tirato in ballo chiosando “e comunque i complottisti non andranno in pensione nemmeno con la VAR!“.
Certo, gobbo maledetto, e me ne vanto!
Riconosco anche io che il rigore fischiato al Genoa sia frutto di una errata valutazione (il contatto c’è ed è punibile, ma il genoano è in fuorigioco), ma nulla mi toglie dalla testa che il rigore successivo sia stato dato a compensazione dell’errore precedente.
Ancor di più, non mi pare un caso che nelle prime due giornate di applicazione dello strumento in questione la Vecchia Signora, apparentemente immune dal “rigore contro”, ne abbia già subiti due.
Ah, e comunque devo correggermi in corsa: c’è un’altra voce critica nei confronti del VAR, anche se ufficialmente non è mai stato a libro paga della Juventus.
Si tratta dell’ex arbitro De Santis, sì proprio lui, e anche lui, e anche lui.
Quel tale diceva: dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io.

La domanda retorica fatta dallo Ziliani di turno è facilotta ma contiene un fondo di verità:

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“Ha ragione #Buffon: torniamo alle vecchie, belle partite in cui non si distribuivano rigori per inezie come questa. Specie in un’area.”

Sposo in questo l’analisi di Adani: il VAR non risolverà di botto tutti i problemi, ma aiuterà a dirimere un buon numero di casi dubbi. Ad oggi ne va migliorato l’uso, ma era impensabile che fosse una roba da “buona la prima”.
Si è arrivati a questo un po’ come si è arrivati alla legge sulle coppie di fatto: rimandandola di lustri e lustri per la paura che una delle tante formulazioni previste potesse aprire la porta a chissà quali scenari. E allora, per paura di qualcuno e per compiacere qualcun altro, si rimaneva nell’immobilismo assoluto.

Si è partiti, si è iniziato. Il mio parere è che l’utilizzo debba essere il più “invasivo” possibile (sì, proprio il contrario di quel che dice Buffon!), e che la parola dell’arbitro possa -debba- essere smentita dalle immagini ogniqualvolta sia possibile.

Sono un illuminista dichiarato, e quanti più casi pratici si riesce ad esemplificare, tanti meno saranno quelli in cui la sensibilità dell’arbitro e il feeling con il gioco (per usare le fumose definizioni dello scommettitore seriale) potranno incidere sul risultato finale.

Chiamatemi Robespierre.

E’ COMPLOTTO

Smaltita la corposa pagina sulla moviola, resta solo lo spazio per dire la mia sulla permalosa protervia del Milan che ha deciso un silenzio stampa ad hoc contro Sky e Ilaria D’Amico, rea semplicemente di aver avanzato dubbi sulla tenuta finanziaria dell’intera operazione legata. Mr Li e Elliott.
La seguente immagine non arriva da un blogghettaro fazioso come me, ma da BlogCalcioCina, autorevole pagina specializzata -indovinate un po’?- di calcio e di Cina.

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Caro Fassone, ci hai messo pochissimo per adeguarti ai costumi mediatici di Zio Fester e Silvietto. O menate la coda a comando o siete dei prevenuti invidiosi parolai senza nessuna credibilità.

Non avevo dubbi.

WEST HAM

Prosegue il Male Perdio…
Perdiamo anche a Newcastle e siamo malinconicamente a 0 punti dopo tre giornate. Manager Bilic has seen better days….

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IL TÈNNICO FARNETICA

Eccoci a quello che i fighi chiamerebbero focus sul nostro centrocampo e che io (fighissimo, non figo, ma altrettanto onesto), chiamo “sono ancora in vacanza e butto giù quattro cagate davanti al mare“.

Come forse ricorderete, avevo espresso perplessità -anche alquanto colorite- sull’assemblaggio della nostra mediana nelle ultime stagioni.
In particolare, dalla mia comoda torre d’avorio a forma di tastiera, contestavo ad Ausilio & Co. di continuare a fare incetta dello stesso tipo di giocatore, trovandoci nel corso degli anni con i vari Kovacic, Brozovic, Joao Mario, Banega. Tutti più o meno forti, più o meno promettenti, quel che volete: non sto discutendo il rendimento, sto discutendo la strategia alla base della scelta.
Si comprava cioè “quel” giocatore, quasi con la convinzione che il problema potesse essere risolto così, senza bisogno di alcuna “fase 2”.

MAGUT E ARCHISTAR VS TUTTI GEOMETRI

Come costruire quindi un centrocampo “logico”?
I modelli in questione sono essenzialmente due: un centrocampo composto da specialisti del settore, nel quale siano eterogeneamente rappresentati i rubapalloni, gli incursori, i registi puri e i rifinitori o, alternativamente, un reparto di elementi simili tra loro, quindi in buona parte intercambiabili e capaci, come si dice in gergo, di fare le due fasi.
Al solito, non sarò io a dire che una soluzione è da preferire all’altra. Prendiamo i recenti reparti di centrocampo vincenti delle tre strisciate italiane e troviamo:

Inter: Cambiasso-Stankovic-Thiago Motta-Sneijder
Milan: Pirlo-Gattuso-Seedorf-Kakà
Juve: Pirlo-Pogba-Marchisio-Vidal

Che ne viene fuori?
I nostri, Wesley a parte, erano abbastanza fungibili tra loro, tant’è che non di rado uno dei tre (di solito uno tra Thiago e Deki) lasciava il posto a Zanna. Ma allo stesso Stankovic è capitato di giocare -con profitto- dietro alle punte.
I rossoneri, di contro, avevano ruoli ben definiti, con Ringhio a menare come un fabbro ferraio e correre anche per Pirlo, che poteva così dedicarsi ai lanci lunghi, lasciando a Seedorf il lusso di seguire il proprio istinto e a Kakà di spaccare in due le difese con le sue progressioni.
I gobbi erano in una sorta di via di mezzo, con Pirlo a fare se stesso e gli altri tre a far di tutto un po’ (Marchisio più tendente al raccordo, Pogba e Vidal alla fruttuosa animalanza).

A Roma si dice: ‘ndo caschi, caschi bbene.

Da fuori, mi limito a dire, risulta più chiaro un reparto in cui ognuno ha un ruolo preciso e non si corre il rischio di equivoci. Il limite sta nel non avere alternative, quantomeno all’altezza: ti si scassa Pirlo e che fai? Metti Ambrosini?
D’altra parte, un centrocampo “fungibile” ti lascia dormire sonni tranquilli quanto ad abbondanza di soluzioni a disposizione, a patto di sapere come gestire questa “libertà”.

E qui arriviamo a Spalletti e al centrocampo nerazzurro vendemmia 2017/2018.
Come entusiasticamente fatto notare da molti (e autorevoli) addetti ai lavori, l’Inter ha venduto -non mi piace dire “si è liberata”- dei suoi centrocampisti di rottura, Medel e Kondogbia.
Ho già espresso la mia contrarietà all’addio del cileno, interprete principe di un ruolo, il mediano incontrista, troppo poco glamour nel calcio odierno fatto da metrosexual depilati e con le ciglia a ali di gabbiano. Uno così, ripeto, in rosa fa comodo.
Su Kondo il discorso è più teorico che pratico, avendo il francese alternato poche partite convincenti a lunghi periodi di balbuzie calcistica che non ci hanno fatto capire che tipo di giocatore debba o possa essere.

Ad ogni modo, l’Inter a metacampo quest’anno può contare su:

Gagliardini-Vecino-Joao Mario-Borja Valero-Brozovic.

La qualità di certo non manca. Non mancheranno nemmeno i soliti saccenti e prezzolati scribacchini che faranno notare “l’assenza di un regista di ruolo, il Pirlo della situazione“, ma quelli li si manda afangul‘ e il problema è risolto.
Ho qualche perplessità invece sulla solidità e la cattiveria difensiva di questo manipolo di valorosi pedatori, che ho cercato di elencare proprio avendo in mente questa qualità.
Dei cinque, solo Gagliardini mi pare poter essere (o meglio diventare) un buon recuperatore di palloni. Non che gli altri non lo sappiano fare (Vecino l’ha fatto alla Fiorentina, Borja all’esordio in nerazzurro ha recuperato sette palle in un’ora di gioco, Brozovic corre sempre tanto, anche se in maniera anarchica e poco funzionale alla squadra), però il timore è che quando ci sarà da difendere, o ancor di più quando bisognerà pressare per recuperare palla, i nostri potrebbero essere in difficoltà.
Spalletti fa bene a rispondere demagogicamente che “noi siamo l’Inter e quindi dobbiamo avere una squadra che il gioco lo deve fare e non subire“, ma le perplessità di chi scrive rimarranno in attesa di essere smentite e quantomeno ridimensionate.

…e non a caso scrivo a poche ore di un esamino mica da ridere…

Ite missa est.

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