TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE

 Certe cose non vanno mai in vacanza, nemmeno a campionato fermo.

Ecco quindi un breve (ma nemmeno troppo) compendio degli scempi mediatici letti e ascoltati negli ultimi tempi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE EURO 2016

Inizio con un godibilissimo quanto velleitario piacere: vedere Quaresma sfanculare Rizzoli. Abbiamo dovuto attendere 7 anni per tributare il primo convinto applauso al Trivela!

Questo perchè -sarebbe inutile negarlo- Quaresma da noi è stato un pacco vero e proprio e di applausi ne ha ricevuti giusto il giorno in cui se n’è andato. Dopo il gol-qualificazione con la Croazia però si è voluto strafare, come al solito: la direttiva è stata “l’hanno pagato 30 milioni“, mentre ci avevano sempre detto 18+ilgiovanePelè per un totale di 24.

Però diciamo “30 milioni sull’unghia” che fa più figo e l’Inter fa ancor di più la figura dei fessi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE COPA AMERICA

Passando dall’Europa alla Copa America, debbo ancora una volta i giusti crediti all’amico Sergio, ormai preoccupantemente contagiato dalla sindrome di accerchiamento: la segnalazione riguarda la sempre simpatica (con l’Inter) Repubblica che, descrivendo le fasi salienti della finale vinta dal Cile contro l’Argentina, si premura di farci sapere che “L’Interista Medel perde palla” lanciando pericolosamente Higuain verso la porta.

Tutto vero, non c’è che dire. Nessuno però segnala che, sull’erroraccio del Pipita (in questo caso non “Il napoletano Higuain”), l’interista Medel sarebbe comunque stato in grado di respingere rimediando alla cazzata fatta con una corsa che si è tragicomicamente conclusa sul palo.

Sintomatico invece che nello stesso pezzo a firma Nicola Sellitti l’errore di Vidal nella lotteria dei rigori sia considerata ovviamente “ininfluente” e che anzi il cileno sia definito testualmente il “terremoto emotivo della Roja“.

Per chi non lo ricordasse Vidal è un ex-Juve: a volte guarda il caso…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE I CAZZI DI CASA NOSTRA

Passando alle nostre latitudini, tocca addirittura plaudere all’amor proprio di Brocchi che, stanco di attendere Godot o chi per lui, con uno scatto di orgoglio ha l’ardire di scrivere una bella letterina di dimissioni all’amatissimo Presidente. Oltre ad avere nemici in casa, a non avere voce in capitolo sui possibili acquisti, ed essere messo lì ad aspettare che i pezzi grossi abbiano tempo anche per lui, il ragazzo se ne va perchè non è stato informato dell’acquisto di Lapadula, pure da lui richiesto e prontamente già intonato alla musichetta aziendale, visto il subitaneo ringraziamento al “Dottorgalliani“. Ma andiamo avanti con la squadra dell’Amore e con l’immancabile Mister X come da tradizione Gallianese.

E il Mister X non ha tardato a palesarsi: ecco arrivare al Milan Vincenzo Montella, già cercato due anni fa da Galliani senza successo e in arrivo adesso quale quinto allenatore in altrettante stagioni. Fatta la doverosa presa per il culo ai cugini per un comunicato in cui riescono a inserire il loro mantra “proposta di gioco“, è indicativa la scala di priorità data dalla Gazzetta alle questioni milanesi di questi giorni.

Come al solito, vedere per credere:

gazza_prima_pagina_29 giu 2016

Evidentemente l’ennesimo allenatore della ennesima riscossa rossonera è più importante dell’arrivo di Suning a capo dell’Inter. Ci voleva molto a invertire la posizione dei due titoli?

Evidentemente sì, se ti chiami Inter…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE SETTORE GIOVANILE (TARGATO TRAVAGLIATO cit.)

La Gazza di settimana scorsa presenta la finale del campionato Giovanissimi tra Roma e Atalanta titolando (vado a memoria ma non troppo) “Ecco i due vivai migliori di Italia“.

Perdendo 5 minuti (non di più) su Wikipedia, direi che l’affermazione è quantomeno opinabile:

Settore giovanile Roma Atalanta Inter

Oltretutto la stessa Gazza, nell’articolo, descrive la portata “storica” dell’evento, specificando che la vincente della finale (è poi stata l’Atalanta) avrebbe eguagliato l’Inter del 2012, capace di vincere nello stesso anno due dei Campionati del Settore Giovanile: nel nostro caso erano stati Giovanissimi e Primavera, oltre al simpatico gingillo della Next Gen Series.

Ma come vedremo tra poco, quel gingillo è stato del tutto inutile per i maestri pensatori del calcio italico.

Prima di addentrarci nel Nextgen-gate, solo poche righe per fare i sentiti complimenti all’Atalanta per il doppio successo, e chiarire con la consueta schiettezza e sincerità orobica quale sia il loro pensiero sulla situazione dei potenziali giovani calciatori nella odierna società:

Oggi nelle rose dell’Atalanta ci sono anche ragazzi “stranieri”: “Il tessuto sociale mondiale è cambiato, ci sono tanti figli di immigrati che fanno parte della società e l’Italia deve essere brava ad adattarsi. L’integrazione sociale ha fatto la fortuna di Paesi come Belgio e Francia e per me è un fenomeno positivo”.

Quindi il succo è: brava Atalanta che fai giocare anche i figli di immigrati.

L’Inter invece è una vergogna perchè ci ha i negri in squadra.

Ma arriviamo alla ciliegina alla merda, che purtroppo non posso linkare, essendo comparsa a firma Alberto Cerruti sulla rubrica di risposte ai lettori, e come tale visibile solo sull’edizione cartacea, mi pare di Martedì 28.

Che ve devo dì: se non vi fidate andatevela a cercare, vedrete che non sto delirando (non più del solito almeno…)

Il prode Cerruti loda giustamente Fabio Grosso per aver deciso di restare alla guida della Primavera juventina anziché lasciarsi tentare dall’avventura in Serie A. Fin qui nulla da dire. Ma, ancora, siccome così la notizia non aveva abbastanza “ciccia”, ecco il colpo da manuale.

Con i giovani ci vuole pazienza -prosegue Cerruti- un Mister non allena i ragazzi per fare carriera: meglio arrivare secondi come Grosso che vincere la Next Gen come Stramaccioni con una squadra che poi non ha prodotto nessuno e con un allenatore che si è bruciato.

Si vede che Duncan, Mbaye, Longo, Benassi, Crisetig e Livaja me li ricordo solo io.

DA JAKARTA A NANCHINO, PASSANDO PER VIA BIGLI

ASSAGGIA

E così, dopo quasi tre anni, l’indonesiano Thohir cede il suo 70% ai cinesi del Suning Group.

Tutto ciò nonostante le svariate smentite del Presidente e del suo staff. Il che, epidermicamente, è ciò che mi dispiace di più, visto che -per una volta- le Cassandre mediatiche erano ben informate preconizzando l’evento ormai da mesi.

Non mi è piaciuto il modo in cui Thohir ha smentito fino all’ultimo un passaggio di maggioranza, toccando più volte i tasti del “progetto quinquennale” che invece ora saranno altri a portare avanti.

Detto ciò, e lasciando al paragrafetto successivo il passaggio dalle papille gustative all’apparato digerente di questa succulenta polpetta, i conti per Er Filippino, o se preferite per il Cicciobello con gli occhi a mandorla, sono presto fatti.

Rimarrà ancora presidente, quantomeno per la prossima stagione, alla fine della quale i contratti di molti managers interisti scadranno, dopodichè verrà verosimilmente liquidato lasciando l’Inter in mani totalmente cinesi.

Per il mondo nerazzurro, rimasto orfano di “Papà” Moratti già tre anni fa, non fa molta differenza che il padrone del vapore sia indonesiano o cinese, anzi: il gruppo di Nanchino, per dirla con un tecnicismo, ci ha più soldi di Thohir, quindi in prospettiva potrebbe spendere di più (UEFA permettendo).

Non subito però, visto che il pareggio di bilancio tra 12 mesi è un impegno che pare non prorogabile, nè aggirabile con artifizi contabili di triangolazioni intercontinentali all’insegna del “lo pago in Cina ma lo giro in prestito a Milano“.

Quindi che cacchio ce ne facciamo del miliardario cinese se non ci può comprare Maradò?

Calma: i vantaggi ci sono, magari non immediati, ma ci sono.

Thohir era arrivato nel momento in cui la spending review faticosamente accettata e messa in pratica da Moratti stava per finire (sul come sia stata fatta, mi limito qui a citare il Direttore di Fantozzi nella celebre cena). Thohir arrivò con la promessa di aumentare i ricavi, in modo da poter avere moneta sonante da potersi giocare sul mercato.

E per quello i ricavi li ha anche aumentati, passando dai 167 del 2013 agli oltre 180 del 2016. Non abbastanza però, complice l’assenza dall’Europa che conta -e per l’anno appena concluso pure da quella che conta meno.

Il ragazzo del resto aveva sempre parlato chiaro -a volerlo ascoltare-: in assenza di una strategia collettiva per vendere meglio il prodotto Serie A nel mondo, ed avere così maggiori introiti televisivi, l’aumento dei ricavi passava necessariamente per l’approdo in Champions League. Cosa che non siamo nemmeno andati vicini dal far succedere, nemmeno quest’anno (siamo sinceri…).

Piccolo inciso: reduce da un gradevolissimo weekend lungo a Barcellona, ho passato una istruttiva e divertente mattinata al Camp Nou sollazzandomi tra museo, campo, tribune, coppe, spogliatoi e sala stampa. Ora: è vero che, in questi anni, “vendere” un prodotto come il Barça è leggermente più facile che farlo con l’Inter o col Milan. Ammetto pure di non essere mai stato a San Siro per visitarlo nei giorni non di partita, però la differenza è stata di alcune ere geologiche. Difficile quindi mettere in pratica le pur affascinanti teorie sull’internazionalizzazione del brand e compagnia cantante con una squadra che perde col Sassuolo (due volte) e pareggia col Carpi in casa.

Morale: la pur esistente forza trainante del gruppo di Thohir in Indonesia (Paese di 250 milioni di abitanti, non proprio il Bhutan) non ha avuto il successo sperato. In questo Suning è un colosso non paragonabile, oltretutto nato in quella Cina a cui tutti guardano ormai come prima potenza economica mondiale.

Insomma il potenziale c’è. La capacità di far leva sul passato glorioso e di vendere fumo (questo attualmente è quel che si può fare visti i risultati) pure.

Vedremo quanto in fretta riusciremo a crescere, magari anche attraverso un nuovo accordo con la UEFA alla fine della prossima stagione.

DIGERISCI

Sì ma te Mario come la vedi?

Siccome la domanda non me la fa nessuno, me la faccio da solo.

Sto invecchiando, perchè la prima cosa a cui ho pensato dopo l’ufficialità è stata: povero Thohir, non riesce a concludere quel che aveva in mente…

Sto invecchiando pure male, perchè credo di essere stato tra i pochissimi interisti a cui non è nemmeno venuto in mente di pensare a Moratti e alla fine della sua “carriera” da azionista (maggioranza o minoranza che fosse) dell’Inter. Approfondirò anche questo argomento nella parte dedicata alla defecatio, non a caso associata alle reazioni mediatiche alla vicenda.

Ripensando ai due anni e mezzo di gestione indonesiana, l’aspetto sportivo lascia chiaramente a desiderare. Col senno del poi, credo che il primo -pur comprensibile- errore sia stato andare avanti con Mazzarri, onesto mestierante ma lontano dall’idea di allenatore/manager che hanno gli stranieri. Il primo anno di Mancini d’altronde è trascorso tra periodi di assestamento e la pressochè sistematica distruzione delle precedenti sessioni di calciomercato, sicchè il Mancio ha compiutamente iniziato a lavorare solo dall’estate scorsa.

Pur non avendo ancora fatto le pagelline del campionato appena finito, posso svelare il prevedibilissmo finale, e cioè che Ciuffolo & co. escono maluccio dall’anno scolastico: a voi decidere per la bocciatura a Giugno o i tre esami a Settembre. La solfa cambia poco.

Ci sono però anche aspetti positivi in questi anni: per metterla sul ridere, non abbiamo più un Direttore Artistico, nè un Direttore Generale con contratto a tempo indeterminato. In termini meno carnascialeschi, con Thohir è arrivata un’organizzazione aziendale al posto di un Club Vacanze dove probabilmente era bellissimo lavorare, ma dal quale sono state lasciate a casa una settantina di persone senza particolari scossoni.

Non credo infatti che i cattivi risultati di questi anni siano da imputare alle scrivanie della sede lasciate vuote.

Ma Thohir non ha fatto solo questo: ha dato una direzione, pur non riuscendo a perseguirla in pieno. Ha fatto capire a cosa bisogna puntare per poter (tornare ad) essere un top Club, ora che il mecenatismo non può più essere una risorsa.

E sono i numeri a dimostrare ciò: di tutte le cifre e le valutazioni di cui si è letto in questi giorni, scelgo quella di Marco Bellinazzo non tanto perchè è quella che più conforta la mia tesi, ma perchè fatta da uno che ne capisce e che, pur tifoso napoletano dichiarato, ha sempre fatto della competenza e dell’imparzialità il suo cavallo di battaglia.

Ebbene, il ragazzo scrive testualmente che

“In pratica, rispetto all’acquisto di tre anni fa, la valutazione del club è raddoppiata. Thohir prese il 70% del club per 250 milioni (75 più i debiti per 180 milioni) con una valutazione complessiva del 100% delle quote intorno ai 350 milioni. Il tycoon indonesiano in altri termini è stato molto più bravo a comprare e a vendere che a gestire l’Inter”.

Parto da qui per fare due domande retoriche:

La gestione precedente sarebbe stata in grado di fare altrettanto? Risposta: no, e proprio perchè consapevole di ciò Moratti si era guardato in giro per trovare qualcuno che potesse farlo.

E senza questi due anni di medicina amara e cura ricostituente, il gigante cinese avrebbe sborsato tutti quei soldi? Risposta: no. Ammesso che a qualche sceicco possa anche interessare buttar via i soldi, questi signori hanno invece un business plan molto chiaro: vogliono entrare in Europa e vendere i loro prodotti ad un altro mezzo miliardo di potenziali clienti. Per far questo, una (gloriosa) squadra di calcio può essere un ottimo veicolo. Se però non si è sicuri che l’investimento possa creare valore, semplicemente non viene fatto.

Morale, Thohir è stato il dottore cattivo, che a furia di punture e sciroppi ci ha rimesso in piedi. Il suo è stato un ruolo ingrato, la cui importanza verrà sperabilmente riconosciuta col tempo.

Di questo credo che tutti gli interisti dotati di un minimo di cervello dovrebbero ringraziarlo: se poi è riuscito a vendere meglio (molto meglio) di quanto ha comprato, meglio per lui.

Moratti, tanto per non far nomi, non è mai stato un asso a vendere, e anche stavolta l’ha dimostrato.

 

ESPELLI

Che poi Moratti e ancor più la sua gestione sia adesso rimpianta dalle stesse penne che ai tempi lo criticatavano entro e oltre i giusti limiti (“è troppo tifoso, è troppo buono, gestisce l’Inter come una famiglia, sbaglia ad essere così passionale“) fa parte del gioco, dell’assenza di coerenza e vergogna con cui i nostri scrivani convivono ormai serenamente.

Sapete come la penso: la stampa rimpiange -adesso- Moratti perchè non ha più il punching ball preferito, su cui poter scrivere di tutto senza paura di rappresaglie.

Thohir tra le altre cose è uomo di comunicazione, ed ha iniziato subito a dire quel che voleva, quando voleva e soprattutto a chi voleva, con educazione sì ma senza la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras (cit.).

Imperdonabile.

Sconcerti, tanto per non far nomi, Thohir non lo può vedere perchè non gli ha mai concesso un’intervista. Per questo ne certifica il fallimento, ignorando volutamente le parti positive della sua gestione.

A ulteriore conferma del non irresistibile timore riverenziale esercitato dall’Inter sui media, curioso che, in un mondo dove il 99,99% degli intervistati racconta una propria verità, spesso non coincidente con la “verità-vera”, lo stesso Sconcerti (“mai una verità“) così come la Gazzetta imputino a Thohir la colpa di non aver vuotato il sacco.

Fin troppo facile registrare la calma piatta sulle balle raccontate sull’altra sponda del Naviglio da un anno abbonante a questa parte sulla cessione del Milan a Mr B. o chi per lui per fantastiglioni di miliardi…

Ma l’Inter non sarebbe l’Inter se non fosse capace di farsi male da sola: eccolo, allora, il succitato ex Direttore Artistico, rimproverare Thohir di non aver capito la peculiarità dell’ambiente-Inter e parlare di occasione persa. Tempismo perfetto, non c’è che dire…

Ancor meglio fa Paolillo, indimenticato “confermatore” di Mancini sotto la pioggia di Parma nel 2008 (“resta all’80%”) e severo maestro pronto a bollare con un bel “4” la gestione Thohir.

Mettendo insieme tutto, riesco anche a togliermi una soddisfazione da cacacazzi rancoroso e provinciale: il Milan, valutato da Silvio 1 miliardo (debiti esclusi) senza che nessuno dicesse niente per oltre un anno, è ora oggetto di trattative per un valore complessivo di circa 700 milioni, una cifra come visto molto simile a quella che riguarda l’affare Inter-Suning.

Visto che citare una fonte può non essere sufficiente, KPMG ha recentemente valutato l’Inter con un equity value (cioè debiti escusi) di 400 milioni che, sommati all’esposizione bancaria dei nerazzurri, fa arrivare l’enterprise value (e cioè il valore lordo) oltre i già citati 700 milioni.

Ecco, in un Paese in cui la più grande cazzata ripetuta 100 volte (da qualcuno) diventa verità, avere delle valutazioni esterne che danno alle due squadre di Milano un valore sostanzialmente analogo è una piccola ma piacevole rivincita.

Per resto, si vedrà…

suning inter

FEEGA BANEGA E ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

FEEGA BANEGA

A pochi giorni dalla vittoriosa finale di Europa League vinta per l’ennesima volta dal Siviglia, con gli occhi ancora pieni dei lanci illuminanti e dai tocchi sapienti di Banega, ecco che la saggia e prudente SportMediaset spegne sul nascere le erezioni nelle mutande nerazzurre.

Prima l’antipasto:

Il timore, conoscendo la carriera di Banega, è che con Emery abbia toccato l’ennesimo picco prima di un potenziale ribasso.

Poi la portata principale, già preannunciata dal solito cassandro che scrive in una recente sezione di E’ COMPLOTTO:

Quello che va smarcato subito è che l’argentino non è un regista classico, per intenderci, alla Pizarro.


Io avevo preconizzato il paragone con il Maestro Pirlo, ma si vede che noi dell’Inter, spregevoli speculatori calcistici, non siamo nemmeno degni di essere messi nella stessa frase.

Che poi, incidentamente, se Banega non assomiglia a Pizarro son solo contento: il maledetto trottolino cileno l’ho sempre odiato, lui e la sua ossessione a doverne dribblare tre prima di cominciare l’azione!

Se poi volete sapere come la penso io, vi dico che Banega è buono e molto, anche se ritengo che il suo arrivo a parametro zero causerà la vendita di Brozovic, con la quale tentare di finanziare l’acquisto di uno tra Biglia (diciamo a pari prezzo) e Yaya Touré (che costerebbe molto meno di cartellino, ma avrebbe un ingaggio of ze madonn).

Come andrà lo vedremo nelle prossime settimane. Per il momento noto senza sorpresa che, ancora una volta, un giocatore appena comprato dall’Inter viene vivisezionato per evidenziare quel che NON è, e per far emergere le caratteristiche che NON ha.

Ringraziamo commossi per l’ennesimo servizietto.

ALTRE PERLE DI SAGGEZZA

A parte l’analisi tennicotattica sull’argentino, un pensiero grossolano sul calcio italico, dettato da faciloneria, pressapochismo e demagogìa, assai poco politically correct, e quindi cucito su misura per chi scrive.

Abbiamo una Nazionale il cui CT ha di recente visto la propria messa in piega sintetica scompigliata dal processo in cui è stato assolto per quella che -ai miei tempi di svogliato studente di giurisprudenza- sarebbe stata insufficienza di prove (e quindi non con formula piena, chè la condotta omissiva è stata confermata). Abbiamo una Nazionale il cui celebratissimo Capitano è un fascista, scommettitore seriale e compratore di diplomi farlocchi. In questo insieme più marroncino che azzurro, ecco il neo convocato Izzo, chiamato a rispondere di collusioni con un clan camorristico responsabile di partite truccate negli ultimi campionati di Serie B.

Ennesimo scandalo in cui i calciatori coinvolti sono -ancora una volta come nei già troppi casi precedenti- nella quasi totalità ragazzi italiani.

Ma il problema, per alcuni addirittura la vergogna, è che l’Inter ha solo stranieri in rosa.

E meno male, mi vien da dire, soprattutto se è gente così.

Poche parole per salutare il Principe, altro capitolo di una storia leggendaria e temo irripetibile. Come tanti suoi compagni di squadra di quel periodo, grande giocatore, grandissimo uomo.

addio milito

Ha segnato (e tanto) per noi, con il numero 22:                                                          Diego Alberto El Principe Milito

Da buon ultimo, immancabile il romanzo rosa dei cugini che propongono giUoco sempre e comunque. Di mio segnalo solo che, anche quest’anno, sono stati eliminati dalle fasi finali dei campionati Primavera, Allievi e Giovanissimi.

Per il resto rimando alla sempre ineccepibile Sabine Bertagna che ci spiega come i cugini rivendichino asseriti primati in fatto di giovani convocati nelle Nazionali giovanili, esordienti tra i professionisti, percentuali di finali raggiunte e vittorie in campionati senza classifica.

Il perfetto campionario del piazzista rossonero in versione settore giovanile.

Questi hanno pescato Donnarumma, sappiamo come e sappiamo grazie a chi, e con questo ci inietteranno dosi equine di zucchero per i prossimi anni. Loro, come noto, sono la squadra dell’Amore, e anche quando il Balotelli di turno si incazza perchè non gioca e se ne vuole andare, in realtà è solo perchè gli scappava la pipì.

Perchè lui al Milan è maturato tantissimo (cit.).

Ridicoli.

 

ARRIVEDERCI (senza E GRAZIE)

SASSUOLO-INTER 3-1

Non ci voleva un genio per capire il tipo di partita che l’Inter avrebbe giocato: e infatti l’avevo capito.

I nostri amatissimi craniolesi scendono in campo con la voglia di un turnista che deve timbrare il lunedì mattina alle 6.00 e i risultati non tardano a vedersi.

Nonstante gli slandroni Handanovic e Perisic si fossero fatti ammonire per saltare l’ultimo giorno di scuola, nonostante la settimana extra di preparazione alla Copa America gentilmente concessa a Medel e Miranda, e pur considerando le non innumerevoli sinapsi di Juan Jesus, Murillo e Felipe Melo, l’undici schierato da Mancini aveva il dovere morale quantomeno di far finta di giocarsela.

Come invece prevedibile, e infatti previsto, gli Squinzi boys vengon giù da tutte le parti, con i nostri quasi stupiti di cotanta vigorìa.

Bastano i soliti 10 minuti per beccare il primo dei tre gol da idioti. Brozovic in scivolata contende e quasi conquista un pallone sulla nostra trequarti, ma proprio quando serve l’aiuto di un compagno che almeno la spazzi via, la coppia centrale di genialoidi JJ-Murillo resta immobile e presidiare la propria zona. La genialata consente l’arrivo di una manciata di avversari tra cui Politano, che pensa bene di centrare un arto a caso del succitato colombiano per la malefica carambola che vale l’1-0: quarto autogol del nostro in stagione (vado a memoria e non ho sinceramente vogli di controllare, visto che a referto le deviazioni ormai non vengono più segnalate) e partita sostanzialmente finita subito dopo essere cominciata.

Perchè è vero che Jovetic si smarca bene e riesce addirittura a calciare in rete, ma il fuorigioco è correttamente segnalato -il jolly di stagione ce lo siamo giocati col Napoli-. E’ altrettanto condivisibile il fatto che Carrizo non debba fare chissà quali parate, ma l’amara verità è che non appena il Sassuolo (non il Barcellona) schiaccia sull’acceleratore va in buca con una facilità disarmante. Il raddoppio di Pellegrini, incredibilmente NON al Primo Gol in Serie A- ne è palese conferma, con i nostri a scambiarsi ancora sguardi perplessi e confusi, del tipo “ah ma si può anche correre?“.

Palacio per definizione è una persona seria ed un professionista esemplare, ma da solo non può far tutto. Fa comunque molto, andando a sradicare palla dal difensore neroverde e depositando la boccia in porta per il 2-1 poco oltre la mezzora. Non è poco, ma purtroppo non è abbastanza per mettere in discussione una partita già scritta.

E infatti, ancora nel primo tempo arriva il 3-1 ancora di Politano, più incredulo di tutti noi nel capocciare in porta dopo stacco imperioso su Telles manco fosse stato Hateley su Collovati (piccolo inciso: nel mio negazionismo, ho sempre pensato che quello fosse fallo in attacco dell’inglese…).

Se non altro l’azione avrà fugato i dubbi sulla permanenza del brasiliano, ennesimo terzino sinistro-pacco nella pluridecennale storia fluidificante nerazzurra.

La ripresa ci riserva due cattive notizie, condite però da un lieto fine: dopo aver accolto in settimana la designazione dell’arbitro mantovano con l’inevitabile commento in puro Rezzonico-style “Gerva, sei un po’ una merdina” (minuto 3.35), sono costretto a ripetere l’apprezzamento ad inizio ripresa in pericolosa prossimità delle orecchie del rampollo.

Il ragazzo per fortuna non coglie al volo, così come invece fatto in settimana con un altro distico elegiaco di questi mesi (“Frosinòne-culòne“) che dalle nostre parti viene ultimamente ripetuto con una certa frequenza, ma la solfa del discorso non cambia: l’ineffabile Gerva, con la sua ghènga di minchioni, riesce ad annullare un gol di D’Ambrosio (fortunoso ma valido, diocristo!) un minuto buono dopo averlo assegnato.

Il nostro è stato poi rimandato a quel tal paese dal sottoscritto insieme a Murillo allorquando ha uscito il giallo per un fallo del nostro, che poi ci metteva del suo andando avanti a protestare ad libitum, fino allo sventolamento del rosso: dopo il quarto autogol, ecco anche la terza esplusione. Ottimi margini di miglioramento.

Infine la buona novella: pare che il Gerva fosse all’ultima partita in carriera: forse per quello nelle immagini del pre-partita avevo visto un inedito striscione ad inneggiare un direttore di gara (“Gerva 150”) probabilmente a celebrare una più che migliorabile carriera.

Sono rancoroso e di memoria lunga, e ricordo vette altissime raggiunte dal nostro in un’Inter-Atalanta del 2014 che addirittua fece imbestialire Moratti.

La solita, proverbiale, sudditanza psicologica…

Lasciando stare fischietti ormai eternamente tacitati, il nostro difensore evidentemente fa di tutto per saggiarne la pazienza, continuando a sfancularlo ben oltre il primo giallo (e ben oltre la pur legittima protesta per il primo giallo).

A scanso di equivoci, anche rimanendo in 11 i nostri avrebbero potuto andare avanti altri due giorni, e non sarebbero neppure stati capaci di tirare in porta.

Non fa niente (diciamo così): il Campionato aveva già scritto il finale marroncino a cui siamo tristemente abituati, lasciandoci soli con i nostri sogni da tifosotti a fantasticare di una mediana con Biglia Touré e Banega, che diventeranno col passar delle settimane Medel-Melo-Kondogbia perchè in fondo in fondo #siamoapostocosì.

LE ALTRE

Il Milan forse, ma solo forse, fa di peggio, avendo almeno l’alibi di una sconfitta di uguale punteggio ma contro la Roma, ma facendo di contro incazzare di brutto Brocchi che pare abbia fatto tremare le solitamente melliflue mura dello spogliatoio dell’Amore.

I cugini, a meno di una pastetta tutt’altro che improbabile, conoscendo l’indegna stima e consolidata amicizia tra i due club, non dovrebbe battere la Juve nella finale di Coppa e di conseguenza dovrebbe continuare a cercare al microscopio quel “DNA europeo” da cui, per fortuna, le nostre orecchie non sono più molestate da qualche anno.

Napoli e Roma confermano i piazzamenti acquisiti e vanno con merito a giocarsi la Champions (preliminari permettendo per i Lupacchiotti) insieme a quella Juve tanto forte quanto incapace di vincere con stile.

E’ COMPLOTTO

Rieccoci al Signor Massimo, alias Presidente Simpatttico. Il ragazzo è un impenitente recidivo, e nemmeno dopo vent’anni capisce cosa dire e cosa non dire davanti a un microfono.

Ecco quindi che rispondere semplicemente -ma ingenuamente- “” alla tendenziosa domanda “Si aspettava che Thohir investisse di più in questi anni?” vuol dire questo:

gazza_prima_pagina 10 maggio dettaglioE la precisazione (doverosa, eccheccazzo) del giorno dopo, oltre ad avere una rilevanza nemmeno paragonabile (vedi riquadrino in basso a sinistra nella foto qui sotto) è oltretutto incorniciato dalla bella frasetta del giornalista a commento della smentita:

Se mi aspettavo che Thohir investisse di più nell’Inter? Sì”. Ecco il titolone. Finalmente una frase che smuove le stagnanti acque nerazzurre. Questo devono avere pensato ieri non soltanto i media ma pure i tifosi che aspettano di capire come evolverà la situazione societaria dell’Inter, soprattutto dopo che il mandato che il tycoon ha conferito a Goldman Sachs per cercare investitori.” (Il doppio “che” nell’ultima frase è testuale)

gazza prima_pagina_11 maggio dettaglioCome a dire: Che palle quest’Inter dove non succede più niente, cià vediamo un po’ se Moratti scivola sulla buccia di banana.

E rei confessi eh?  Di più, spudorati. Noi di lavoro cerchiamo notizie che non ci sono, salvo poi dover smentire con un po’ di fastidio…

Poco altro da segnalare, se non che con la fine del Campionato aumenterà lo spazio sui giornali per nuove udienze del processo all’eccessiva esterofilìa nerazzurra, libera scelta di un Club che, contrariamente ad altri (…ma con le strisce di un altro colore), negli anni non ha mai saputo (o voluto?) costruire una rete di alleanze/connivenze con presidenti di Serie A (Preziosi, Zamparini, Squinzi to name a few) disposti a favori e favorini pur di accontentare la grande di turno.

Chissà perchè…

Ringraziando l’amico Sergio per la dritta sul didascalico e saputellico link della Rosea richiamato supra, chiedo a voi come a lui quale cazzo di logica possa stare dietro un discorso del genere. L’Inter ha fatto cagare perchè aveva in campo 11 giocatori che semplicemente non avevano voglia di stare lì, compresi gli italiani D’Ambrosio e Eder.

Voler poi sottolineare che il Sassuolo “con gli italiani” (non con bravi giocatori e un buon allenatore, no, “con gli italiani”) può sperare di entrare in Europa, mi spinge all’altrettanto ottusa considerazione per cui l’Inter, con gli stranieri, invece in Europa ci va senza fare i preliminari.

Specchio riflesso fisso fesso, chi lo dice sa di esserlo, celo dico alla maestra, gne gne gne.

Il livello è questo… ma se va bene a voi…

WEST HAM

Letale sconfitta a Stoke on Trent contro il City ormai incagliato a metà classifica: i nostri passano con Antonio ma si fanno uccellare nella ripresa dando il più che probabile addio a qualsiasi speranza europea (forse perchè -anche loro- non schierano abbastanza italiani…).

sas int 2015 2016

Oh raga! Io mi sarei anche rotto di giocare da solo… Voi? Sciopero anche oggi?

METONIMIA (O SINEDDOCHE)

INTER-EMPOLI 2-1

Faccio il figo citando la sofisticata figura retorica altresì nota come “una parte per il tutto” e contemporaneamente denunciando un “complotto latinista”, visto che per anni fior fior di professionisti hanno cercato invano di spiegarmi la differenza tra i due termini in questione.

Dài, ammettetelo, sono la stessa cosa!

Comunque, per tornare a cose infinitamente più serie, l’Inter gioca l’ultima partita davanti al proprio pubblico mostrando tutto il meglio e il peggio offerto in stagione (ecco la famosa parte per il tutto).

Siamo una consolidata e simpatica mandria di craniolesi, che alterna buone giocate a mezz’ore di amnesìa totale, capaci di pigliare schiaffoni da chiunque ed episodicamente in grado di dar fastidio a squadre oggettivamente più forti di noi (Juve all’andata e in Coppa Italia, Roma all’andata, Napoli al ritorno).

Nihil sub sole novi (e con questo ho esaurito la mia cultura da liceo classico): toccherà attendere fiduciosi il mercato estivo, alla ricerca di quei “due o tre nomi di esperienza che facciano fare il salto di qualità a questa squadra” (questo il tormentone estivo da superclassifica).

Poco da dire sulla partita, se non che i due gol (Icardi e Perisic) arrivano da altrettante palle perse dalla mediana empolese che consente ai nostri di ripartire in velocità e -nel caso del secondo gol- di approfittare ulteriormente dell’errore del portiere.

Da buoni padroni di casa, restituiamo cortesi il primo favore giocherellando col pallone a centrocampo (vero Jojo dei miei coglioni?) e andando a contrastare i loro attaccanti con la consistenza poco meno che granitica di un budino (vero JJ, che hai anche il coraggio di fare faccia brutta al Mancio che ti sfancula?).

Avendo già vissuto tante volte la situazione in cui i nostri -in vantaggio- sostanzialmente smettono di giocare, arrivo quasi ad auspicare il ceffone avversario il prima possibile, dimodochè i nostri si sveglino dal coma e ri-inizino a giocare.

Detto fatto: pochi minuti dopo il pari di Pucciarelli, ecco il già ricordato secondo errore empolese in impostazione, la conseguente giocata di Icardi per Jovetic conclusa con un bolide a quasi 30 km/h (…cci tua!), la saponetta del loro portiere e il puntuale tap-in di Perisic.

Non c’è dubbio che, tra la cariolata di slavi presi in estate, il fratello di Beavis&Butthead sia stato il migliore, insieme a Brozovic.

Bocciati (o quantomeno rimandati a settembre con 3 materie di cui due col 4) gli amichetti Jovetic e Ljajic, tecnicamente sublimi ma troppo scostanti per vestire la stessa maglia.

Squadre ben più solide di noi potrebbero permettesi il lusso di averne uno, da mettere dentro nelle giornate di luna buona, inframmezzate da lunghe settimane di panchina; se invece, come nel nostro caso, sono loro a dover trascinare i compagni, ciaone proprio…

Nel finale, già perso Icardi per stiramento (l’assenza dall’Europa quantomeno quest’anno ha visto la soglia infortunati su livelli decisamente accettabili), prima Hndanovic e poi Perisic decidono di guadagnarsi il giallo per poter iniziare le vacanze una settimana prima e risparmiarsi la trasferta col Sassuolo che chiuderà le danze.

Se ci fosse un po’ più di attaccamento alla maglia, e di conseguente odio calcistico per i cugini, se in altre parole al posto di Samir e Ivan ci fossero stati Walter (Z.) e Nicolino (B.) avrei sorriso sotto i baffi, intravedendo nel loro gesto la furbata di arrivare a Reggio Emilia dovendo schierare una squadra indebolita dalle assenze e come tale giustificata in caso -assai probabile- di sconfitta.

Ma non è questo lo scenario, anzi: ho il fondato sospetto che col Sassuolo che si gioca il sesto posto, e che scenderà in campo col coltello tra i denti, i nostri perderebbero anche a pieno organico.

Felice, nel caso, di essere smentito.

LE ALTRE

E il Sassuolo la partita della vita se la giocherà per soffiare l’ultimo passaggio ponte per l’Europa al Milan, vittorioso a Bologna grazie a tre botte di culo, per quanto tutte legittime: i rossoblù restano in 10 dopo nemmeno un quarto d’ora, il Milan guadagna un rigore e il pareggio bolognese al 90′ è in fuorigioco.

I cugini ospiteranno la Roma, vittoriosa così come il Napoli, al quale però non basterebbe un pari all’ultima giornata, stanti gli scontri diretti a favore dei lupacchiotti. Ecco che Pupone e compagnia se la giocheranno eccome, sperando in un passo falso di Sarri & Co.

Nel frattempo la Juve si offre vittima sacrificale del Verona già retroesso, concedendo il giusto commiato all’anguillone Toni che cala il cucchiaio su rigore e porta i suoi alla vittoria.

Higuain in Toro-Napoli segna il 33° gol della stagione, eguagliando Angelillo.

La Fiorentina non sa ufficialmente più vincere, impattando 0-0 contro il Palermo.

E’ COMPLOTTO

Essendo il campionato sostanzialmente terminato, i nostri intrepidi scrivani di corte riprendono i discorsi dovuti interrompere per seguire le italiche vicende calcistiche e riesumando la lista dei sicuri partenti da Appiano Gentile.

Detto di un Handanovic non esattamente irreprensibile nel far notare che “come ogni anno mi mancherà non fare la Champions League“, ecco che improvvisamente il Mancio, non potendo più essere collocato su una prestigiosa panchina europea, viene descritto come futuro baby pensionato, e desideroso di un anno di stop.

Tutto pur di non rimanere all’Inter, insomma.

Ma la più bella arriva da Repubblica: come altri quotidiani ci informa di un certo rallentamento nella trattativa tra Suning e l’Inter per l’acquisto della quota di minoranza: schermaglie inevitabili, vista la prevedibile complessità della fase di due diligence e conseguente valutazione delle quote da comprare.

C’è però modo e modo di dare una notizia, e qui i nostri danno il meglio.

Continuare ad insistere nel voler descrivere una trattativa volta alla cessione della maggioranza del Club (smentita da tutti in tutti i modi possibili) è mala-informazione. Altrettanto è scrivere assurdità quali:

Thohir non vuole cedere il suo pacchetto di maggioranza, pari al 70 per cento del capitale, per meno di 200 milioni (tenendo conto che 108 milioni sono stati prestati dallo stesso Thohir all’Inter). Una cifra considerata dai consulenti di Suning persino esagerata: il gruppo cinese non sarebbe disposto ad andare oltre gli 80-100 milioni.

Tre robe al volo: 1) come già detto, Thohir non sa più in che lingua dire che la cessione sarà eventualmente di una minoranza del Club; 2) a chi si fa la pur legittima domanda “che cacchio ci viene a fare un cinese all’Inter per cacciare soldi senza contare niente?” evidentemente non interessa la storia della sinergia tra calcio italiano e calcio cinese, nè il mondo nerazzurro come gancio per il possibile approdo di Suning nel mercato europeo degli elettrodomestici. 3) infine, la sapiente manipolazione dei numeri è degna del miglior napoletano col gioco delle tre carte (mi scuseranno gli amici partenopei): là dove tutti parlavano di 70-80 milioni per una quota del 20% di azioni, adesso Repubblica fa sim-sala-bim e dice che no, gli 80 milioni Suning li spende solo se può comprare la maggioranza dell’Inter.

Così come Thohir, nemmeno io so più come dirlo: abbiamo già abbastanza problemi reali, che bisogno c’è di inventare cagate di sana pianta e far fare all’Inter la figura dei dilettanti allo sbaraglio?

Tanto per non far nomi, e ragionando da tifoso rancoroso, dall’altra parte del Naviglio c’è un pregiudicato che per un anno e più ha preso tutti per il culo con la valutazione del suo Club da 1 miliardo di euro talmente inventata da diventare credibile e svanita nel nulla nel silenzio assordante della stampa.

Mister Bee? Never heard of him

Tanto poi Silvio fa il video dell’Ammore e tranquillizza i tifosi dicendo che preferirebbe vendere a soci italiani, tirando fuori nuovamente la sua foto tarocca in maglia rossonera e attingendo a piene mani alla poetica stantìa del bel giUoco, della tradizionie, dello stile-Milan.

Con tanto di saluto romano alla fine.

Però lì tutti chini a dire di sì (anzi, gli unici a incazzarsi son proprio i tifosi del Milan, stanchi di esser presi in giro), tutti a fare ctrl+C crtl+V, chè tanto a menar duro abbiamo già dato con la Pazza Inter.

WEST HAM

Forse sono io che faccio male alle squadre che tifo: il mio amato West Ham, in una delle ultime sfide casalinghe, si traveste da Pazza Inter e prende quattro pere dallo Swansea di quell’intollerabile pretino di Guidolin, buttando alle ortiche ogni residua speranza di quarto posto e mettendo anzi a serio rischio l’accesso all’Europa League.

WTF!

int emp 2015 2016

E’ un tamarro inguardabile, ma è forte e la mette dentro. Abbasta.

 

 

 

 

 

 

 

DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

KEEP CALM AND TANTO E’ SOLO L’INTER

INTER-NAPOLI 2-0

Devo dire la verità? Tutto come previsto.

Pur essendo un pessimista cronico quando si parla di Inter, o forse proprio per questo, avevo immaginato una vittoria contro il Napoli, sempre sull’onda lunga dell’ “ora che è troppo tardi” e ancor di più vedendo nella sconfitta dei partenopei una implicita resa nella corsa scudetto.

Insomma: vinciamo e facciamo vincere il campionato ai gobbi: non fa una piega.

Forse a corollario di ciò, segniamo il primo gol in fuorigioco di questo e dei precedenti millemila campionati (il mio autismo mi riporta ad un Alvaro Pereira a Chievo, annus horribilis 2012): sul lancio di Medel (di cui dirò infra) Icardi salta tipo Carla Fracci per uno stop volante, concludendo poi con un beffardo pallonetto di sinistro alle spalle di un non irreprensibile Reina.

Quattro minuti e sopra di uno: cosa vuoi di più dalla vita? Un Rucano, diceva il vecchio spot.

La furmazia messa in campo dal Mancio incontra anche il mio gradimento, con D’Ambrosio e Nagatomo sui lati a gestire senza problemi gli esterni Insigne e Callejon, e una mediana di lotta e pseudo-governo composta da Medel e Kondogbia.

Interessante il “davanti” della squadra, con Brozo che parte largo a destra, lasciando un convincente Jovetic alle spalle di Icardi, stante Perisic inamovibile sul binario di sinistra.

Dal quinto minuto alla mezz’ora circa i nostri sostanzialmente si appendono alla traversa a difesa del prezioso vantaggio. Il Napoli però, aldilà di un paio di tiri da lontano controllati da Handanovic, non sfrutta l’occasione complice anche l’assenza di Higuain che si fa sentire eccome (ma non ditelo ai cantori di Sarri e della manovra avvolgente degli azzurri!).

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri vanno due volte vicini(ssimi) al raddoppio, dapprima con Jojo che gira di sinistro una bella palla di Icardi (in culo a “quei due non possono giocare insieme“), e poi con Perisic che in tuffo di testa non riesce a concludere una delle due più belle azioni della partita.

Poco male, perchè cinque minuti dopo (cit. Paolo Rossi feat. Beccalossi) Jojo ne salta due con una finta a metacampo, lanciando Icardi in campo aperto (di nuovo in culo a “quei due non possono giocare insieme“): ottimo il tocco volante con l’esterno destro a servire l’accorrente Brozovic, che  controlla sapientemente a seguire e scodella la boccia in rete, stavolta alla destra di Reina.

Antipasto di E’ COMPLOTTO: Ovviamente quel che a righe verticali di diverso colore sarebbe stata una “travolgente azione corale, tutta improntata sulla qualità e l’intesa tra i compagni d’attacco“, qui diventa un “esemplare contropiede” di “un’inter cinica” e -novità di giornata- “cholista“.

Luoghi Comuni Maledetti. Ma siamo ormai troppo vaccinati per stupircene.

Morale, all’intervallo sopra di due e insolitamente sicuri e solidi.

Non che la ripresa regali grandi scossoni: i nostri riescono addirittura a gestire il doppio vantaggio, forse con la complicità di un Napoli decisamente sotto tono rispetto ai mesi scorsi: il loro campionato rimane notevole, ma evidentemente l’abitudine a certi traguardi gioca ancora un ruolo troppo importante e sul più bello il soufflé si è ammosciato, dando via libera alle forze del male (che, purtroppo, in quanto forze sono forti).

POCHE IDEE MA CONFUSE

Dopo averci passeggiato sui testicoli co’tacchi a spillo (cit. Barista Necchi, Amici Miei atto III), preconizzando cupi scenari all’insegna di svendita di campioni e raccogliticcio mercato di risulta, pare che nella testa di molti inizi a balenare l’idea che, per avere una squadra decente, occorra tenere quelli buoni: Handanovic, Murillo-Miranda, Brozo-Kondo, Icardi-Perisic sono un settenario imprescindibile per la nostra poesiola, e da questi è fondamentale ricominciare.

Il tutto in attesa di inevitabili novità societarie a squarciare l’orizzonte, senza che a nessuno passi nemmeno per la testa di rispondere alla più banale delle domande da tifosotto:

Ma se arriva il cinese con settanta bomboloni, li posso usare tutti per fare mercato?

Ma no, meglio dire che Thohir vuole un cinese ma Moratti un altro, e che tra i due non c’è più feeling.

 

LE ALTRE

Liquidato in poche parole il quinto scudetto della Juve (li odio ma complimenti), arriva attesa da settimane la crisi-Roma o, se preferite, il caso-Totti.

Aldilà della giusta rivalità e degli eccessi di romanità un po’ sopra le righe, in fondo in fondo a me la Roma è sempre stata simpatica, sostanzialmente perchè vedo in loro la stessa tendenza al tafazzismo che vedo dalle parti di Appiano Gentile.

Ero pertanto rimasto sorpreso ed in parte deluso per la calma e l’understatement con cui Spalletti era riuscito a gestire la Quaresima dell’addio del Pupone, infilando vittorie su vittorie ed arrivando a rosicchiare pure qualche punto sul Napoli.

A Bergamo invece il bubbone gli è scoppiato in mano, con più di qualche responsabilità sua (ha fatto gol, ringrazialo, fagli i complimenti e chiudila lì, che senso ha dover ridimensionare la prestazione del Capitano?), e la cosa non può che preludere ad un sempre più probabile psicodramma collettivo.

Sto gufando, lo so, ma intanto due punti li abbiamo recuperati e ora siamo a -4 anzichè -6.

Lassàteme divertì…

E’ ovvio che la base di qualsiasi rimonta passa dai risultati della tua squadra, e nulla è più aleatorio del cammino che l’Inter farà di qui alla fine. Per dire: già prima di Sabato temevo molto di più la trasferta di Marassi e la velenosa Udinese in casa rispetto allo scontro col Napoli.

Conosco i miei polli, insomma.

Brocchi è invece già diventato il fratello minore ma più bravo di Guardiola-Ancelotti-Sacchi e Capello messi insieme, visto che l’1-0 di Genova, frutto di un Milan solido (come quello di Sinisa contro la Juve, per dire…) e di un probabile errore arbitrale, viene salutato, se ricordo bene le testuali parole del capo ultrà Compagnoni, come una grandissima vittoria.

Altrettanto prevedibilmente, sono bastate due discrete prestazioni di Balotelli (niente gol o assist, per carità, solo applicazione diligente) per farlo tornare in prima pagina e farneticare di futuro roseo e pieno di successi. Potenza mediatica della parte sbagliata del Naviglio.

Icardi, per dire, 51 gol in 101 partite, continua invece ad essere un bamboccio che si compra la Lamborghini nerazzurra.

Brava la Fiorentina a regolare il Sassuolo, con Consigli che fa il paperone dell’anno (con noi la prestazione della vita, as usual…): i Viola restano a soli due punti da noi, e sarà il caso di tenerlo a mente.

E’ COMPLOTTO

Parto con Medel, replicando qui quel che di getto avevo postato su Facebook nell’intervallo del match:

…e cinquanta minuti dopo, per la prima volta viene detto che l’assist per l’1-0 l’ha fatto Medel.
Vi chiavasse la sorella…

Certo, c’è pure chi fa di meglio: il saccente De Grandis a Sky calcio Club fa pure lo spiritoso dicendo “udite udite addirittura Medel fa il passaggio per Icardi“.

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

Per ora resta il fatto che, per la critica sportiva italiana, il mondo è una merda per colpa di Medel. As simple as that.

Per chiudere i riferimenti alla partita di sabato sera, curioso che tutta la stampa saluti la stretta di mano tra Mancini e Sarri dicendo che entrambi, ripensando agli screzi di Coppa Italia, col senno del poi avrebbero agito diversamente.

Ma un par di cojoni! Sarri ha sbagliato, Mancini ha solo fatto bene a sollevare la questione! Perchè bisogna metter tutto insieme? “Si sono chiariti, Sarri si è scusato e il caso è chiuso“: questo andava detto, altro che palle…

Cambiando discorso, ai limiti del servilismo Massimo Mauro che, parlando di Totti e di come la Roma non stia gestendo il suo addio, ricorda come un’altra grande società abbia gestito in maniera esemplare l’addio della sua bandiera.

Strabuzzo gli occhi, stentando a credere che il calabrese cantilenante possa lodare l’Inter, e infatti il nostro cita la maestrìa di Andrea Agnelli, che scelse proprio l’assemblea dei soci per annunciare urbi et orbi che l’anno seguente Del Piero non avrebbe fatto parte della rosa bianconera.

Quello che ai tempi fu considerato pressocché unanimemente uno sputtanamento dello storico Capitano bianconero a nove colonne, nel contorto ragionamento di Mauro si trasforma in una dimostrazione di rispetto assoluto per il proprio campione, visto che il suo “licenziamento” è stato dato annunciato nel plenum dei gerenti bianconeri.

Mi limito a dire: questione di punti di vista.

Infine assisto compiaciuto alla crisi del Barcellona, soprattutto perchè a beneficiarne è l’Atletico Madrid di Simeone, maltollerato da tutti gli esteti del bel giUoco. Il Cholo lo fa fuori in Champions, dove tutte le serve ricordano solo il rigore non dato da Rizzoli al 94′, sorvolando su tutti i precedenti errori pro-Barça, e lo aggancia in campionato a cinque giornate dalla fine.

WEST HAM

Dopo essere mestamente usciti dalla FA Cup alle porte delle semifinali che ci avrebbero visto a Wembley (1-2 a Upton Park nel replay contro il Man Utd), i nostri sfiorano il colpaccio a Leicester, dove ribaltano l’1-0 iniziale di Vardy approfittando di una ingiusta espulsione del succitato centravanti (secondo giallo per inesistente simulazione) e beneficiando di un rigore alquanto generoso. Carroll fa 1-1 e tre minuti dopo Cresswell con sinistro a voragine fa l’1-2.

L’arbitro prima nega un rigore netto al Leicester (tentativo di strangolamento di Ogbonna in piena area) poi, all’ultimo secondo, punisce un’ancata di Carroll -in generoso recupero difensivo- che in una partita “normale” non sarebbe mai stato fischiato.

Morale, finisce 2-2, che serve a poco sia ai nostri che a Ranieri. Però è stato un modo per poter dire “ho sfiorato la vittoria contro i quasi campioni d’Inghilterra“.

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan.

PERFECT TIMING

FROSINONE-INTER 0-1

Non c’è che dire, i nostri amatissimi ci godono proprio a prenderci per il culo.

Quando ormai non conta più un cazzo, ecco qui puntualissima la vittoria frutto del culo più che del cuore, che vien buona solo per assestarsi al quarto posto (“dignitoso” solo per tua sorella, noi siamo l’Inter!) e rimpiangere quella quindicina di punti buttati nel cesso nei primi mesi di questo 2016 causa insipienza o sbadataggine.

In un certo senso riusciamo ad essere sfigati anche quando la sorte ci riserva le sue attenzioni, sotto forma di tre-legni-tre che i ciociari colpiscono prima e dopo lo splendido gol di Icardi, puntuale anche lui a capitalizzare la solita unica occasione capitatagli.

Andando con ordine, i nostri partono con i redivivi Melo e Jovetic al posto di Medel e Ljajc, con Biabiany sulla destra al posto di Eder. Il francese ha l’occasione d’oro ma spreca malamente l’ottima imbucata di Jojo, mentre poco dopo il suo tiro-cross è troppo forte per l’arrivo in scivolata di Perisic, che stava per timbrare l’ennesimo gol basato sullo stesso copione (palla lunga dall’altra fascia e piattone sinistro sul palo lungo).

I primi venti minuti non sono male, anche se qualche Santo viene giù nel vedere il guardalinee Preti (sempre quello di Juve-Inter 2012, chi ha buona memoria non dimentica) segnalare un fuorigioco inesistente di Jovetic che avrebbe spalancato la porta a Biabiany.

Forse compiaciuti di tutto ciò, piano piano i nostri affievoliscono la loro pressione, lasciando campo ai locali che, se nel primo tempo si limitano a un paio di tiri facili, nella ripresa iniziano con ben altro piglio trovando i nostri alquanto sorpresi.

Il Mancio ha un bel dire che i primi due pali sono frutto di un contropiede e di un calcio di punizione: sempre pali sono, e su entrambi ho sudato freddo.

Anzi, non è nemmeno vero: dopo il primo ho aspettato di vedere la palla carambolare in rete (San Palo Interno, invece, la dirigeva lemme lemme oltre la zona rossa); dopo il secondo invece, ho pensato “una squadra come si deve, dopo ‘sta botta di culo, la va a vincere“.

Per una volta è stato quindi premiato il mio insolito l’ottimismo stile Scarpini… per quel che conta! Mauro come detto timbrava il cinquantesimo centro il 100 presenze, dopo che Jovetic aveva tentato un paio di destri dal limite che almeno facevano muovere la casella “tiri in (o verso la) porta“.

La gestione del micro vantaggio è stata la classica via di mezzo tra il cinico controllo di inizio stagione e il caghiamoci sotto visto nel 2016: il Frosinone, è vero, colpisce un terzo legno con Ciofani, ma rispetto ad altre occasioni concediamo meno.

Ecco quindi che, giunti al terzo abbonante dei quattro minuti di recupero, con la palla tra i piedi apparentemente saldi dei nostri eroi in mutande, i residui del fideismo scarpiniano di cui sopra mi fanno dire “dai che è andata!“. Da quel momento riusciamo nell’ordine a perdere banalmente palla (addirittura con Brozo e Palacio, mi pare…), concedere l’immancabile mischione nella nostra area, e e ribadire il concetto con Biabiany: il ragazzo, a cui il padre eterno ha dato una velocità da centometrista e poco altro, anzichè abbassare la testa e pedalare verso la porta avversaria, regala una palletta stupida a cavallo di centrocampo, che mi fa esaurire il bonus-Madonne appena prima del fischio finale.

Non ci sono molte analisi filosofiche da fare: come detto in apertura, giochiamo nè meglio nè peggio che nelle ultime partite, ma talvolta dice bene perfino a noi. Certo da qui a poter aspirare al terzo posto servirebbe un tipo ancor più ottimista di quello che va a mangiare le ostriche sperando di pagare il conto con la perla che troverà nel piatto.

Sto finendo di scrivere con il Bologna in vantaggio a Roma, ma rientro nei panni realistici che mi competono per affermare che financo una inopinata sconfitta dei lupacchiotti contro i rossoblù lascerebbe i nostri a cinque punti di svantaggio, dovendo oltretutto ospitare il Napoli sabato prossimo.

LE ALTRE

La Juve batte un buon Milan in rimonta, vanificando le gufate di mezza Italia (me compreso: per la prima volta in vita mia ero arrivato ad augurarmi qualcosa che somigliasse ad una vittoria del MIlan) e sterilizzando gli effetti della prevedibile vittoria napoletana contro l’Hellas.

La Fiorentina dimostra (a chi lo voglia capire, chiaro) quanto il bel giUoco fine a se stesso sia inutile e dannoso, tanto quanto il peccato mortale dell’affidarsi alle prodezze dei singoli anzichè affidarsi a un gioco ragionato.

I Viola con Paulo Sousa stanno continuando le stagioni di Montella, velleitario e inconcludente nei suoi ghirigori sulla trequarti (tranne contro di noi, ovvio, chè contro l’Inter son tutti fenomeni!). Così facendo perdono a Empoli, concedendoci per ora il quarto posto solitario a due lunghezze di distanza,

E’ COMPLOTTO

Settimana ad ampio raggio, con tanti argomenti apparentemente slegati tra loro, epperò accomunati dalla solita benevolenza verso i nostri colori.

Come di dice in questi casi, andiamo con ordine.

Pur senza più Fabio Monti, valvassore morattiano della prima e dell’ultima ora, il Corriere della Sera continua la celebrazione (postuma, s’intende) della presidenza Moratti.

Criticato come e più di quanto meritasse ai tempi della sua guida, ora il Signor Massimo e l’allora dirigenza, emanazione della di lui simpatttìa, vengono rimpianti da più parti, arrivando a falsi storici quali la millantata solidità del Club a far da sponda all’allenatore, la presenza della Società nel gestire le crisi e compagnia bella.

Ringraziato il figlio di Angelo per i 18 anni di Presidenza (questo quel che pensavo e ancora penso del quasi ventennio morattiano), aggiungo solo che lo stesso monarca illuminato è passato alla storia per esoneri di allenatori secondi solo a quelli di Zamparini, e a casi e crisi di spogliatoio non gestiti nella maniera più assoluta.

Però, dice il Corriere, “ Quando Mancini ha sbandato la società non c’era, non l’ha aiutato nella gestione dei giocatori e delle crisi che si sono ripetute con frequenza da Natale in poi“.

Prima invece…

Spostandoci dalle beghe di cortile alla cronaca giudiziaria internazionale – nella fattispecie i Panama Papers, si tenta di far di tutta un’erba un fascio, sbiascicando di sfuggita e a mezza voce nomi e cognomi di persone espressamente citate nell’inchiesta (Clarence Seedorf e Luca Cordero di Montezemolo), e sparando invece ai quattro venti non meglio precisati “proprietari attuali o del passato dell’Inter“.

Tempo pochi giorni e si scopre che, al solito, l’Inter non c’entra nulla, e , casomai, il nome implicato è quello del fratello di Thohir. Però intanto per due giorni abbiamo avuto uno strano rimbombo nelle orecchie che risuonava come “Panama-Inter”.

C’è da dire che rispetto alla settimana precedente ci è andata meglio: lì eravamo praticamente a capo di Daesh: la solita Pazza Inter, insomma…

Ai tempi si sarebbe concluso con l’immortale #morattispieghi.

Infine, non sprecherò altri KB per aggiungere la mia opinione sulle ultime mirabolanti avventure della nostra classe arbitrale alle prese con la capoclassifica: leggete qui, dove al solito Settore vi dice quel che penso meglio di come potrei farlo io.

CHI MANGIA DUE POLLI E CHI NESSUNO: LA STATISTICA DE STOCA

Restringendo la visuale alle nostre trascurabili sventure, è curioso che la Gazzetta si soffermi sui tanti (troppi?) cartellini rossi comminati all’Inter: nel pezzo si mette dentro un po’ di tutto, dalle ingenuità ai falli cattivi, alle sviste arbitrali, ed è giusto che sia così essendo un pezzo “panoramico”. Scrivere però una frase come “da squadra che a novembre faceva meno falli in assoluto di tutto il campionato, alla seconda con più cartellini in A” vuol dire fare disinformazione, caro Matteo Dalla Vite.

La sproporzione potrà non essere evidente come a fine Novembre (quando ce la giocavamo bene anche come cartellini gialli), ma i numeri continuano a parlare di una notevole sproporzione nel rapporto falli/espulsioni. Siamo penultimi nella classifica dei falli commessi (solo il Napoli ne ha fatti di meno), siamo invece secondi per numero di espulsioni ricevute.

E, per quanto il numero di ammonizioni sia analogo alle altre grandi  (a parte il vrtuoso Napoli, coerente con il basso numero di falli fatti), ai nostri continuano a bastare 5,8 falli per essere ammoniti, contro i 6,6 delle nostre rivali.

Morale: non è cambiato un cazzo.

La frasetta copincollata è tendenziosa e sembra voler dire che adesso l’Inter picchia come un fabbro ferraio, invece all’inizio se ne stava buona buona.

Un par de cojoni!

ALEGHER ALEGHER, CHE IL ….

Alex Frosio, sulla Gazza di venerdì, verga un pezzo che sottoscrivo quasi al 100%, lodando le doti di Allegri, sapiente gestore di uomini e schemi e capace di alternare schemi e moduli a seconda della circostanza, addirittura nell’arco degli stessi 90 minuti.

Tutto bene, tutto giusto. Forse un tantino agiografico quando dice che i cambiamenti del Mister livornese nell’ultimo anno di Milan, chiuso a metà stagione con un esonero, “vengono presi per confusione. Sono invece i prodromi del lavoro allegriano alla Juve“.

Eccola, la malafede pur all’interno di un pezzo condivisibile: due soggetti (Mancini e Allegri, nella fattispecie) si comportano in maniera identica (e cioè cambiando spesso uomini e moduli), ottenendo però risultati opposti. Mi pare di tutta evidenza che la differenza tra i due potrà risiedere in tanti elementi (uomini a disposizione, innanzitutto) ma non nell’identica scelta di voler cambiare tanto e spesso.

La stessa scelta, in altre parole, non può essere considerata un pregio o un difetto a seconda del colore della maglia, a meno di non voler mettere in dubbio la buona fede di chi porta avanti questo ragionamento. Ragionando per assurdo, s’intende!

WEST HAM

I martelli sfiorano la partita epica per definizione, pareggiando in casa contro l’Arsenal dopo essere stati sotto 2-0 già dopo mezz’ora.

Carroll ribalta la situazione prima dell’intervallo e addirittura mette il triplone a inizio ripresa, prima che i Gunners mettano la parola fine a questa divertentissima giostra e fissando il punteggio sul 3-3 finale.

Peccato perchè il City vince, mentre lo Utd perde, lasciando impregiudicate le chances europee.

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria...

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria…

OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

int tor 2015 2016

Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”