ORATORI, ESAMI, SCI E ALTRE BAGATELLE

VERONA-INTER 3-3

Un amico di famiglia, rimandato a Settembre con tre materie -uno dei nostri, insomma- si era presentato davanti ai professori nel giorno degli esami apostrofandoli con una frase passata alla storia:

“Io ho studiato tutta l’estate: vediamo di non fare scherzi…”

Traslando la storia di quei vent’anni ed arrivando quindi ai giorni nostri, ieri mi sono sorbito una giornata tra neve, nebbia, vento e sci, cosa che non facevo dallo scorso millennio e che -ho scoperto- non mi mancava per nulla.

Uscendo di casa e andando incontro a questo popo’ di divertimento, ho alzato gli occhi al cielo parafrasando l’amico di cui sopra e facendo notare il sacrificio a cui mi stavo sottoponendo, sperando di ricevere una qualche forma di ricompensa.

Non avevo bisogno di ulteriori conferme del mio migliorabile feeling con le nostre divinità, e infatti le mie implicite preghiere sono state coerentemente inascoltate.

Del resto, ricordo ancor oggi il principale motivo per cui abbandonai dopo poche settimane la frequentazione dell’oratorio che, a inizio anni ’80, era stato aperto a pochi passi da casa.

Più ancora dell’incomprensibile divieto di giocare a calcio durante il momento di preghiera, quel che pose fine a una potenziale carriera da chierichetto fu la inopinata sconfitta casalinga dei nerazzurri con un Cagliari tutt’altro che irresistibile proprio in concomitanza con una domenica pomeriggio passata tra preti, suore e tiri in porta.

Da ‘ste parti, quindi, non funziona il do ut des in salsa calcistica, della serie “io faccio questo ma Tu fai vincere l’Inter”.

Volendo vedere il lato positivo, mi sono risparmiato le dormite delle nostre belle statuine sui tre gol da calcio da fermo segnati dal peggior attacco del campionato, con l’ulteriore e paradossale beffa di poter fare i fighi e rivendicare con orgoglio “oh, tre gol di testa e nessuno segnato da Toni o Pazzini“.

Leggo di una squadra ancora apparecchiata secondo il suggerito 4-3-3,  pur con il decerebrato Melo come perno di centrocampo. È curioso quanto tutti si stupiscano dell’instabilità mentale del brasiliano, di come abbia una sorta di calamita nell’attrarre cartellini che forse ad altri sarebbero perdonati, della sostanziale pericolosità per i compagni nell’averlo in squadra.

Non voglio farmi bello e grosso per averlo ripetuto fin dall’estate: mi pare anzi un concetto abbastanza semplice da desumere, visti i trascorsi del giocatore e la maglia che si apprestava ad indossare.

Leggere che, nel mercato di Gennaio, il prescelto fosse stato individuato in Biglia, mi fa masticare amaro e arrivare alle inevitabili conclusioni di squadra sfigata, sempre al posto giusto ma nel momento sbagliato: la squadra simpatttica, insomma…

Apparentemente, la ripresa con Perisic al posto del brasiliano psicopatico vede i nostri recuperare parte del danno creato, lasciando di contro l’amaro in bocca per le occasioni sbagliate sotto porta –quoque tu Palacie!– e per l’ennesimo portiere che con noi fa le uova (ditemi voi chi, parenti esclusi, avesse sentito parlare di tal Gollini, eroe di giornata tanto quanto i terribili arieti scaligeri).

Non avendola vista non posso distribuire insulti o carezze (tanti i primi, poche le seconde mi pare di capire); resta una media punti raccapricciante e l’incombente scontro per il terzo posto di domenca prossima a Firenze, al quale arriviamo col morale sotto i tacchi.

LE ALTRE

Non che ad altre latitudini si stia meglio: Viola e Milan pareggiano contro le rispettive non irresistibili avversarie (Bologna e Udinese), mentre la Roma ne approfitta battendo la Samp con quache brivido nel finale. Ormai scontate le vittorie di Juve e Napoli che si affronteranno nel prossimo turno.

È COMPLOTTO

Non ci siamo, Mancio, non ci siamo. Avevamo ancora nelle orecchie il lamento dei gol che avresti segnato anche a 50 anni (e non avevamo bisogno di queste recenti dimostrazioni per sapere che dicevi la verità) ed eccoti di nuovo a parlare di difensori che dormono e che alla fine mica è colpa tua se vanno in campo col cuscino dietro la testa.

Qui non è questione di dire o no la verità. Qui sta, a mio parere, l’essenza di un allenatore, o meglio ancora di un gestore di uomini. Tu, caro coach, nel chiuso dello spogliatoio puoi lasciarti andare ad esecuzioni sommarie e punizioni di massa, ma all’esterno l’ultima cosa che devi fare è dare l’impressione di una frattura nel gruppo.

Ancor di più, aggiungo, se quel gruppo ha la maglia a righe nere e blu.

Perché, a far così, il primo risultato che ottieni è avere una pletora di pennivendoli che raglia all’unisono: “Visto? È lui il primo a non credere nei suoi uomini! È crisi! È spogliatoio spaccato! Morirete tutti!” sindacando sulla formazione schierata, sui cambi e perfino sui giorni di riposo accordati alla squadra.

WEST HAM 

Inciampiamo in una brutta sconfitta a Southampton, allenato dall’odioso Ronald Koeman, ma restiamo comunque sesti a un passo dal Man Utd.

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Lui almeno il suo lo sta facendo…

MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO

INTER-CHIEVO 1-0

85 minuti perfetti e 5+recupero da cardiopalma.

Ma non saremmo l’Inter altrimenti…

Il Mancio è probabilmente tra i miei lettori, e conseguentemente mette in campo una formazione assennata, con minime variazioni sullo spartito suggerito pochi giorni fa.

C’è Palacio e non Perisic. C’è soprattutto Nagatiello sulla destra in luogo dell’ipotizzato D’Ambrosio. Presentandosi la partita come potenzialmente podalica (leggasi: loro tutti dietro, noi a dover alternare giro palla sapiente e incursioni ignoranti) le variazioni mi trovano d’accordo.

Detto ciò, #connoituttifenomeni, come al solito: tal Andrea Seculin fa il suo esordio in Serie A contro di noi. Essendo portiere, era alquanto difficile che potesse sorprenderci con il didascalico Primo Gol in Serie A; in compenso, il ragazzo para anche sua madre con le buste della spesa fermando 7 palle gol (contate) dei nostri ed entrando di diritto nel Club Gautieri.

La cosa non mi sorprende e mi spaventa, così come tremo all’ingresso dello sconosciuto e velenosissimo Costa per gli ultimi dieci minuti. Dopo i giochi di parole con Lasagna e balle varie, già temevo il titolone simpatttico “il Chievo Costa caro all’Inter” .

Perchè la verità è che, potendo agilmente vincere il match con punteggio tennistico, paradossalmente rischiamo di pareggiarla con gli ultimi minuti giocati secondo lo schema “aiuto-voglio-la-mamma“. Quelli del Chievo di fatto non tirano mai in porta, ma le nostre coronarie sono comunque messe duramente alla prova.

La vinciamo, dunque, e va bene così. Icardi mi è piaciuto assai (la traversa di testa grida vendetta), i due terzini hanno messo più cross in 90 minuti che negli ultimi due mesi, e Palacio ha fatto vedere a Jojo e Ljajic il prontuario della punta al servizio del centravanti.

La trenza continua ad essere una soluzione estetica inguardabile, ma la saggezza calcistica non ha pari alle nostre latitudini.

Il centrocampo ha in Medel il suo semaforo e in Brozo e Kondogbia i teorici incursori. Discreto il francese -anche se timoroso nello scellerato piattone in bocca al portiere, in occasione dell’azione più bella della partita- sufficiente in tutti i sensi il croato: giochicchia senza particolare costrutto, facendosi notare per un tocco potenzialmente suicida con cui cede palla molle a Miranda al limite dell’area: il brasiliano non ha scelta e calcia quel che trova. E’ la caviglia dell’avversario, il che vuol dire giallo inevitabile e misses next match.

Quel che si chiedono tutti è se finalmente questa architettura possa costituire una solida base su cui proseguire nel resto del girone di ritorno.

Personalmente, sono da sempre convinto che una squadra di calcio sia un puzzle in cui inserisci per primi i giocatori più forti nel loro ruolo naturale, riempiendo poi di conseguenza le altre caselle. E’ questo schemino, elementare lo riconosco, che mi porta a sperare che il buon Mancio abbandoni i pur giusti esperimenti e imbocchi deciso questa strada.

Domenica pranzo festivo al Bentegodi, San Valentino romantico sotto la luna di Fiesole: conferme o smentite non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

Quel maledetto di Zarate, mai particolarmente amato nella trascurabile parentesi nerazzurra, mi sfila una altra dozzina di Madonne quando ormai mi pregustavo la Lasagna indigesta anche per i Viola. E invece… destro a voragine al 93′ e classifica immutata stanti le vittorie delle prime 6 della classe.

BERA-CARPI-GILA

Da buon tifoso dall’elefantiaca memoria e dalla spiccata tendenza alla sindrome di accerchiamento, noto con rancore che il Sassuolo che ci purgò forse oltre i propri meriti si mangia il probabile pareggio con la Roma, sbagliando il rigore con quel Berardi che zittì San Siro al 95′.

Lo stesso Carpi, che pur era riuscito a raddrizzare la partita di Firenze, si era dapprima mangiato un gol incredibile con l’ex nerazzurro Longo, facendosi poi uccellare da un gol di Zarate tanto spettacolare nella conclusione quanto censurabile per la facilità con cui il ragazzo gigioneggia sul pallone prima di arrivare al tiro: con noi ovviamente gli emiliani erano stati una cerniera perfetta.

Su Gilardino, capace di segnare di stinco dopo un rimpallo contro i nostri e di sbagliare in maniera imbarazzante contro gli amatissimi ex rossoneri, preferirei non pronunciarmi per non aggravare la mia posizione di fronte al tribunale mondiale del turpiloquio  (vedasi al min. 3.40).

Che dire poi dei nostri avversari di ieri sera, docili come agnellini solo pochi giorni fa contro la Juve e capaci di mettere ripetutamente i piedi in testa al nostro centravanti in piena area di rigore, ovviamente impuniti.

Forse volevano fare una raffigurazione plastica del famoso commiato della lettera a Savonarola.

E noi zitti. sotto. (cit.)

E’ COMPLOTTO

Tre soli giorni sono passati dal nefasto Derby, eppure l’onda lunga della critica ad alzo zero non pare spegnersi.

Del resto, se noi per primi diamo fiato alle trombe dei Luoghi Comuni Maledetti, che motivo potrebbe avere la stampa per non tornare sui soliti ritornelli di spogliatoio spaccato, crisi, caso Icardi, clan di sudamericani contro slavi, gelo tra Mancini e Thohir e chi più ne ha più ne metta?

Ma, come diceva Steve Jobs durante le sue presentazioni, … There is something more!

Hanno quindi tentato di truffare l’Inter, millantando una possibile sponsorizzazione di Etihad e poi addirittura cercando di comprare un Hotel a Roma.

La cosa ha comunque creato un danno a Thohir, che per un certo periodo si è fatto forte di questa offerta per negoziare in un certo modo il rinnovo del contratto da main sponsor con Pirelli, che ora ritorna “drammaticamente” di attualità.

Per fortuna il tutto è stato scoperto e, anche se i nerazzurri sono le vittime di un raggiro fortunatamente sventato, a sentire in giro pare quasi che i nostri se la siano andata a cercare, con la malcelata convinzione che “queste cose ad altri non sarebbero mai successe”.

Poi fa niente se qualcuno da ormai quasi un anno dà come imminente la cessione di metà squadra per mezzo miliardo di Euro… Quelle sono ovviamente cose lunghe, in cui ci vuole tempo…

Infine, indicativo l’uso delle parentesi nel tituliello visto su Corriere.it:

Corriere 4 Feb 2016 Ranocchia

Il povero Ranocchietta, all’ennesima -ma temo per lui non ultima- papera della sua onesta carriera, è ovviamente indicato come “ex nerazzurro”, e solo tra parentesi e in maniera incidentale come “ora alla Samp”.

Vero che il nostro è in prestito e quindi tecnicamente ancora di proprietà interista ma, visto quel che combina in riva al Mar Ligure, sarebbe forse stato più logico un titolo del tipo “Samp, che sòla che hai preso dall’Inter“.

E invece no: è una pippa ed è dell’Inter. Ineluttabile assioma cartesiano.

 

WEST HAM

Il turno infrasettimanale c’è anche in Premier League, dove i nostri battono 2-0 il derelitto Aston Villa confermandosi al 6° posto in classifica.

int chi 2015 2016

“Mi sendi Francis?” (cit. e stop)

COSA CI ASPETTAVAMO

INTER-CARPI 1-1

Un tifoso normale -per quanto un tifoso possa essere definito normale- vede nella sua squadra una sorta di guida, di faro nella notte, di atollo di salvataggio cui aggrapparsi nel periglioso mare della vita.

E’ vero, è una visione dell’esistenza un po’ triste  quella che delega a 11 giovanotti in braghe corte la felicità e la realizzazione di una persona.

Gente brava a scrivere su questo concetto ci ha scritto un libro di discreto successo, poi diventato un film di cassetta, arrivando a chiedersi retoricamente se “la vita è una merda perchè l’Arsenal fa schifo o viceversa“.

Nel dubbio, noi interisti non corriamo nemmeno questo rischio, chè lo sappiamo di essere diversi da tutti gli altri. I nostri non sono eroi in braghette, bensì malati mentali ormai irrecuperabili, ai quali tuttavia non riusciamo a non voler bene.

Forse riconosciamo in loro i nostri stessi deficit cerebrali, e il cerchio si chiude…

Vedere il portiere avversario (ovviamente cresciuto nel nostro settore giovanile) fare due parate in due secondi come il miglior Handanovic, assistere attoniti al nostro centravanti che entra in area di rigore palla al piede e non trova nemmeno il modo di tirare in porta, prendere atto del fatto che la superiorità numerica non dà alcun vantaggio ai nostri uomini… Tutte queste sono spie fin troppo evidenti che il cetriolo è in agguato.

E quando gira, sappiamo purtroppo dove va a finire

Quando poi, come già detto più o meno in diretta su un popolare social network, entra uno che si chiama Kevin Lasagna e non ha mai segnato in Serie A, cosa cazzo volete che succeda?

Pigliamo gol al 93′ in contropiede con l’uomo in più.

Nemmeno Zeman che si fa di acido a dosi equine…

Pagherò un’ideale multa di centolicchielire per ogni volta in cui ho ribadito l’importanza di avere giocatori intelligenti in campo. Possiamo discutere sull’opportunità del Mancio di fare i nomi dei colpevoli di questo pareggio, puntando il dito su Icardi e su Ljajic che in pieno recupero non cerca la bandierina ma punta l’area avversaria perdendo palla: nessuno però ha dubbi sul fatto che abbia detto la sacrosanta verità.

Ma minchia ragazzi…

Fingendo un’analisi della partita, il Mister decide di far riposare il diffidato Miranda affiancando Juan Jesus a Murillo. L’idea è rischiosa -e facendo i faciloni risulta fatale, essendo JJ a non chiudere sul goleador farinaceo- ma di principio condivisibile, ritenendo (a torto?) l’attacco carpigiano meno pericoloso di quello dei cugini rossoneri.

Ad ogni buon conto, il 25 brasiliano -uno dei pochi intelligenti, per ricollegarmi al ragionamento di cui sopra- entra comunque nella ripresa, a comporre un terzetto di centrali e mostrarci una mezz’ora di 3-5-2 di Mazzarriana memoria (ma non diciamolo a nessuno…).

Sui lati, Telles nel primo tempo è discreto sulla sinistra, con Perisic a farsi tutta la fascia nella ripresa con analogo rendimento, mentre sulla destra Montoya e Nagatiello fanno a gara a farsi rimpiangere l’un l’altro. Una sciagura di insicurezza il primo, tante volte libero di scendere avido di gloria e quasi mai all’altezza della situazione, confusionario e ingenuo ai massimi livelli il giapponese, specie per come abbocca alla finta di Di Gaudio nella fatale ripartenza che porta al pari.

Melo rientra senza troppi errori -in questo caso la diffida e rischio squalifica funziona, limitando gli interventi a pen di segugio- mentre Brozovic è troppo intermittente nelle sue giocate.

Davanti, Palacio ha la fortuna di segnare sostanzialmente a porta vuota, ma a parte questo fa vedere ai vari Ljajic, Icardi e Jovetic come si deve muovere un attaccante moderno.

Maurito si piglia una giornata di ferie, dato che -come detto- non tira nemmeno quando è davanti al portiere, mentre Ljajic (e Jovetic per i pochi minuti giocati) sono un monumento all’incostanza e la mancanza di grinta.

E’ evidente che avremmo potuto portarla a casa facendo solo un poco più di attenzione nei minuti finali. E’ però altrettanto palese che il problema vada oltre l’infilata presa in pieno recupero, e si spinga alle ultime 5 partite, nelle quali, indipendentemente dal risultato, abbiamo perso quella feroce concentrazione e quella -conseguente- impenetrabilità difensiva che ci avevano portato in testa alla classifica.

ANALIZZATE CRITICAMENTE… 

Eh sì, perchè nessuno si è mai sognato di paragonare il nostro organico a quello di Juve, Napoli e pure Roma. Se giochiamo a figu e confrontiamo le rose a disposizione, la nostra -il nostro centrocampo in particolare- soccombe al confronto con le altre.

Detto ciò, abbiamo dato prova della possibilità di giocarcela alla pari, a patto di compensare il gap di classe con un surplus di testosterone e fosforo.

Hai detto niente, mi direte… e vi do pure ragione.

Fatto sta che per un quadrimestre (non per due partite) ci siamo fatti bastare l’efficienza toyotista del nostro attacco e la serratura a quadrupla mandata della nostra difesa, inframmezzati dalla splendida ignoranza di Medel & Co.

Come detto svariate volte, e come alfine notato anche da Zio, Vialli, Boban e gli altri del Club, l’Inter non ha mai cercato un regista, nè tantomeno lo cerca adesso. Segno che quella del Mancio è una precisa scelta -condivisibile o meno: lui vuole arrivare in porta in altro modo (quale? non chiedetelo a me…).

Quel che vuole sono palle quadre in difesa e genio (nella letterale accezione amicimiei del termine) in attacco. Il che vuol dire fare velocemente le cose semplici e funzionali per andare in porta: una roba tipo Lasagna, per dire…

E’ chiaro che se togli le due succitate virtù (difesa bunker + attacco killer), ti rimangono le quaranta (quaranta!) palle perse ad ogni partita e causate da fondamentali migliorabili e staticità in campo, le rimesse laterali regalate agli avversari -nei secoli fedeli, verrebbe da dire…- e quella sostanziale sensazione di “caghiamocisotto” ogniqualvolta il nostro avversario azzecca tre passaggi in verticale.

Ribadisco: l’ultima cosa da fare in questo momento è criticare Mancini, visto che è lo stesso allenatore che veniva osannato da noi interisti fino a Natale. Fa bene a incazzarsi, anche coi singoli secondo me, fa bene a provocare dicendo che certi gol li avrebbe segnati anche a 50 anni (purtroppo non ho dubbi a riguardo…), fa bene a esigere una reazione che per prima cosa deve essere di uomini e solo poi dei calciatori.

Al solito, tempo per riflettere non ce n’è, visto che nella prossima settimana affronteremo Juve e Milan. I verdetti non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

La Juve infila l’undicesima vittoria di fila, battendo 1-0 la Roma e facendo vedere cosa voglia dire il concetto di consapevolezza dei propri mezzi applicata al calcio: non fa una gran partita, ma trasmette -prima di tutto a se stessa-la sensazione che prima o poi la butterà dentro. Dybala fa un gran gol, e fatto quello la Roma non va nemmeno vicina a rischiare di pareggiare.

Se non li odiassi così tanto arriverei quasi a battergli le mani: poi l’inquadratura si sposta sulla tribuna e posso lasciarmi andare ai più che salutari insulti agli interessati e ai congiunti più o meno prossimi.

Il Napoli dal canto suo marcia altrettanto bene, vincendo in casa Samp e mantenendo la testa solitaria della classifica, con Higuain a timbrare il 21° centro in altrettante partite e i compagni di attacco a fare da degna spalla.

I cugini fanno due gol in perfetto stile-Milan (leggasi uno in leggero fuorigioco e l’altro dopo rimpallo de fazza che diventa assist più che involontario, ma loro propongono giUoco) ma si fanno rimontare entrambe le volte da un voglioso Empoli.

La Viola non ha problemi a regolare il Toro e ci affianca al terzo posto.

E’ COMPLOTTO

Non vi ammorberò sull’improvvida uscita di Sarri post Coppa Italia, nè sul can can che ne è seguito. Dico solo che, da esegeta della parolaccia, ho applaudito Vialli ieri sera che, tagliando la testa al toro, commentava l’altrettanto nefasta uscita di De Rossi in direzione Mandzukic (“stai muto zingaro di merda“), chiedendosi retoricamente “ma non ci sono più i begli insulti di una volta? Stronzo, ad esempio…“.

Il manifesto programmatico potrebbe essere:

Più madri e sorelle, meno razze e preferenze sessuali.

Per il resto non c’è granchè da segnalare, se non che alle giuste reprimende agli interisti (capaci di perdere 4 punti nei minuti di recupero delle ultime 3 esibizioni in casa) si aggiunge il solito saccente richiamo alla mancanza di italianità dei nerazzurri.

Che cazzo c’entra? se li avessero segnati un inglese un francese e un tedesco la barzelletta avrebbe fatto meno ridere?

Ho la decenza di non lamentarmi per il rigore non fischiato su Icardi nel primo tempo, ennesima dimostrazione dell’assoluta inutilità degli assistenti di porta. Per essere bipartisan faccio presente che analoga figura da cioccolataio la fa l’assistente di linea di Empoli-Milan, che non segnala il truffaldino “mani” di Mario Rui su cross del milanista.

Ma, come si dice, è il bello del calcio.

WEST HAM

Diciamo la verità: rischiamo seriamente di vincerla col City, dopo averli già purgati all’andata a casa loro. A Valencia risponde due volte il Kun Aguero, prima che Kouyaté all’ultimo secondo non centri la traversa con quel che sembra il colpo di testa risolutivo.

Fortune’s always hiding…

int car 2015 2016

Almeno s’è sbloccato Palacio (va beh se poi penso a quello che si è mangiato nella ripresa…)

TIMES LIKE THESE

EMPOLI-INTER 0-1

Torniamo alla graditissima efficienza degna del miglior processo toyotista, capitalizzando la sola vera occasione da gol creata in 90′.

Icardi si scrolla di dosso gli ultimi rimasugli di “crisi” infilando il quinto sifulotto in altrettante partite. Ljajic e Perisic alternano ottimi spunti a pause che contribuiscono a mantenere vivo lo stereotipo dello slavo talentuoso ma scostante e indolente. In mezzo Medel fa il suo, così come Brozovic, mentre Kondogbia palesa quel che ad oggi continua ad essere il suo peggiore difetto: la mancanza di carattere. Il francese perde palle facili in costruzione, e pare nascondersi per troppi attmi del match invece che chiedere il pallone, anche a costo di fare pasticci stile Guarin.

Dopo più di qualche mese, il giudizio mi pare fondato e, ahimè, il difetto di quelli difficili da estirpare, chè di solito il carisma o ce l’hai o è difficile fartelo venire.

Chi vivrà vedrà. Per il momento, la testa della classifica mi pare una cadrega sufficientemente comoda per poterci riflettere.

Tornando alla partita, posso ammettere senza nessun tipo di problema che l’Empoli non meritava la sconfitta, e perfino che l’arbitro ci ha aiutato eccome in occasione del contatto Murillo-Pucciarelli. Non dimentico però che il succitato attaccante toscano, insieme al maledettissimo Maccarone e il nanerottolo Mario Rui, ha passato 90′ a fare la biscia impazzita collezionando punizioni e causando ammonizioni dei nostri in serie. Motivo per cui non tengo conto  della -pericolosissima- trattenuta di Miranda ai danni ancora di Pucciarelli, essendo questa avvenuta sugli sviluppi di una punizione furbescamente sgraffignata da Maccarone.

I nostri, come già accennato, si vedono per un quarto d’ora a cavallo dei due tempi. Il gol nel recupero del primo tempo è una manna per noi e una mazzata per loro e l’inizio della ripresa pare  confermare questo mood.

Il mood è però una illusion, visto che i nostri si spengono dopo una bellissima e velocissima azione putroppo non finalizzata a dovere da Perisic e -poco dopo- con un destro a giro di Brozovic nemmeno lontano parente dei due gol gemelli delle ultime settimane.

Da lì in poi l’Empoli galleggia nella nostra trequarti, senza nemmeno creare chissà cosa, con l’eccezione del già ricordato rigore reclamato dai toscani.

Gli ultimi minuti ci danno ulteriore e non richiesta conferma del fatto che è assai meglio avere in campo giocatori fuori forma o addirittura timorosi (vedi Kondogbia) quando chi li deve sostituire per tener botta e gestire il cronometro cerca la porta da 50 metri senza nemmeno essere Recoba (vero Guarin?). Stesso discorso per Juan Jesus, che entra negli ultimi minuti per rafforzare una retroguardia stranamente deficitaria in Murillo e che di contro dispensa  palle perse e minchiate in serie manco fosse un revival della scorsa stagione.

Morale: un altro -cazzo di- 1a0 che in tempi come questi (in times like these, omaggio del titolo agli amatissimi Foo Fighters) va benissimo.

In attesa di un centrocampo migliore, soprattutto a livello neuronale, e sperando che la buona stella di Icardi continui a brillare come nell’ultimo mese.

LE ALTRE

I nostri rivali attualmente più pericolosi vincono tutti: la Juve non ha problemi contro la peggior squadra del momento (non me ne vorrà il Verona di Clouseau Del Neri), mentre Viola e Napoli devono faticare un poco di più per regolare Palermo e Toro.

La Roma non riesce a battere il Chievo a Verona, continuando l’andamento lento già ballato più volte in questo girone d’andata, in una partita che ha l’immenso merito di farci capire quanto utile possa essere la tecnologia applicata al calcio. Nella fattispecie, la punizione di Pepe non sembrava gol nemmeno a lui, eppure, tempo 10 secondi, la cosa è chiara e pacifica per tutti, romanisti compresi. In culo alla favola dell’errore dell’arbitro che va accettato e alla fine fa parte dello spettacolo perchè sbaglia come sbagliano i giocatori.

Il Milan non gioca nemmeno peggio di altre volte, ma ha il torto irreparabile di non capitalizzare le tre-quattro palle gol che gli capitano.

Il Bologna del dignitosissimo e orgogliosissimo Donadoni non ha il senso dell’umorismo e a 10 minuti dalla fine piazza il colpaccio con Giaccherini.

Fin troppo prevedibile il flop casalingo della Lazio col Carpi, con gli aquilotti a tornare nella loro mediocrità dopo l’inevitabile colpo contro i nostri resuscita-morti.                                                           Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Facile ma inevitabile porre l’accento sull’acredine mostrata da tutti o quasi i commentatori all’Inter, che continua imperterrita a bivaccare (testuale) in testa alla classifica. Posto che sia legittimo preferire una delle altre tre pretendenti al titolo rispetto ai nostri, compito di un cronista o commentatore sportivo che parli senza preconcetti dovrebbe essere quello di sottolineare pregi e difetti di tutte le squadre coinvolte e non di identificare ogni avversaria dei nerazzurri quale squadra “con il gioco migliore del Campionato” (ultima in ordine di apparizione: l’Empoli, ma da domani sarà già il Sassuolo).

Come funziona invece ormai lo sappiamo: quando i nostri steccano parte il pandemonio, come visto nel dopo-Lazio. Quando invece si vince, è comunque un successo immeritato, con Icardi che segna 8 gol con soli 12 tiri in porta quasi roba di cui vergognarsi (l’avesse Dybala una statistica simile lo proporrebbero come prossimo Papa…).

Aggiungete a tutto ciò la simpatica coincidenza di voler inquadrare Jovetic imbacuccato in panchina subito dopo il gol di Maurito, tanto per far capire che la maretta in spogliatoio è tutt’altro che placata (menomale, iniziavo a preoccuparmi).

La pervicacia con cui i vari Caressa chiedono a tutti “quale sia la vera classifica“, dando per scontato che quella reale non vada bene, non fa che confermare quando vado dicendo.

I tweet di Varriale lasciano il tempo che trovano, ma confermano il vigliacco coraggio con cui ci si permette di esternare il proprio sdegno nei -rari- casi in cui gli errori sono a nostro vantaggio, derubricando il tutto a “cose che succedono” quando invece -e ben più spesso- le sviste avvantaggiano altri colori. La cosa vale ovviamente per la stampa, ma anche per gli addetti ai lavori, muti davanti a scempi simili e più che loquaci in altri casi.

Infine, piccolo inciso sul Milan e su quella trasmissionaccia che normalmente è QSVS su Telelombardia, sulla quale sono inciampato per caso (o sbaglio, fate voi…): ebbene, la trasmissione del “viaconlondamorettisiamosubitodavoiprontiainterrompereincasodigolgrazie” è stata l’unica tra quelle che ho seguito a intavolare un discorso serio e complessivo sul Milan e sulla pagliacciata che è (o che è sempre stata) la comunicazione dei Meravigliuosi, a furia di “siamo una rosa da almeno terzo posto“, “ho speso 150 milioni” “a giorni chiudiamo con Mr B per 500 milioni”.

L’inciso tra parentesi “(o che è sempre stata)” è per palati fini, o paranoici come il sottoscritto, ma la sostanza non cambia: il Milan ha costruito la sua storia sulla mistificazione e la creazioni di falsi miti (torno al discorso della one best way per giocare bene e vincere, il blocco di italiani, gli allenatori che devono per forza essere stati bandiere del club da calciatori, siamo tutti una grande famiglia…). La salutare differenza è che l’assenza di vittorie, e la fine della storia(ccia) politica del loro Presidente ha finalmente fatto crollare quella patina di subalternità dei media, che per decenni non si sono fatti problemi nel bersi favole della buonanotte, statistiche accomodate alla bisogna e tanti luoghi comuni maledetti manco fossero verità rivelate dall’oracolo in cravatta gialla.

Grave ma non seria la considerazione fatta dal succitato Club di latinisti presenti in trasmissione e cioè:  a Berlusconi tanti avrebbero detto

“occhio  a raccontar balle alla gente: finchè lo fai in politica, se ne dimenticano in cinque minuti, ma se lo fai col calcio se lo ricordano ad anni di distanza”.

Degno specchio di un Paese cerebralmente malato, e pure orgoglioso di esserlo…

WEST HAM

Tornano i nostri campioni, e tornano pure le vittorie; dopo il fortunoso 2-1 contro il Southampton, battiamo 2-0 il Liverpool ricevendo i complimenti del loro allenatore e superandoli in classifica.

Oh East London, is wonderful!

emp int 2015 2016

Manco si fossero messi in posa… in ordine di altezza e quello grosso di spalle a abbracciarli tutti.                                                                                                                                                         Che ci sia lo zampino del coreografo di X Factor?

E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo

BACK ON TRACK

INTER-GENOA 1-0

Aldilà di qualche visionario in probabile scompenso etilico (leggasi Gasperini), l’Inter mostra uno dei vestiti migliori in occasione dell’ennesimo uno-a-zero.

Vero che la vittoria arriva grazie a una punizia “intelligentemente ignorante” dì Ljajic (della serie: buttala forte in mezzo ma comunque verso la porta chè non si sa mai), ma i ragazzi creano più in questi novanta minuti che in tante delle prime partite messe insieme.

Personalmente, ho smesso di preoccuparmi delle costanti sorprese che il Mancio ci riserva al momento di svelare la formazione.

Il me pessimista avrebbe ad esempio accolto con raccapriccio la notizia del centrocampo in puro stile Latin King (Melo-Medel vs resto del mondo), e invece ho semplicemente preso atto della cosa, pensando quel che un tifoso normale dovrebbe pensare della propria squadra normale, e cioè: “c’è un allenatore pagato apposta per farli allenare tutti i giorni e per studiare gli avversari: saprà ben lui come mettere in campo la squadra, no?” .

È una sensazione che non provavo da tempo, e a cui ancora faccio fatica ad abituarmi, ma è un bel viaggiare, non c’è che dire.

Stessa sensazione mi coglie apprendendo della panchina riservata a Icardi. Se c’è una cosa che apprezzo di questa squadra è l’altissimo numero di alternative che ha a disposizione, e parlo tanto di uomini quanto di moduli. Avversari e critica raramente si raccapezzano, e vedere le pagine del bigino dei Luoghi Comuni Maledetti ammucchiarsi sempe più nel cestino, mi fa godere come un mandrillo.

Al momento, Ljajic è il nostro uomo in più e giustamente Mancio non ci rinuncia. Insieme a lui, il velocissimo e bravo Biabiany, l’amichetto del cuore Jovetic e la sapienza tattica di Palacio. I quattro si trovano bene, a parte un Jojo troppo lezioso, e Ciuffolo non trova un valido motivo per inserire Icardi a partita in corso.

L’intera partita ci vede con un possesso palla del 70%, stavolta non sterile come altre volte ma accompagnato da diverse occasioni, prima e dopo il gol che decide il match. Una volta ottenuto il vantaggio, onestamente non ho mai avuto il timore di non portare a casa i tre punti. Nemmeno al gol ingiustamente annullato al Trenza. Nemmeno al rigore non fischiato sempre a Palacio, nemeno quando D’Ambrosio ha deciso di far azzeccare almeno una decisione a quel ficaccione di Giacomelli beccandosi due gialli in me di dieci minuti.

Il centrocampo ha tenuto, tanto è vero che i due splendidi sgherri nerazzurri hanno trovato nel rispettivo compagno il solo ostacolo della partita (a veder la capocciata tra i due è venuto mal di testa anche a me), mentre la difesa è stata impegnata solo nel finale, con l’ingresso di Pandev, uscendone comunque indenne per la decima volta su quindici.

La prossima sarà la velenosissima trasferta in terra friulana, contro un’Udinese reduce dalla disfatta di Firenze e quindi pronta per la solita partita della vita contro i nostri.

Squadra avvisata…

LE ALTRE

Andando in ordine cronologico, i Gobbi trovano la quinta vittoria consecutiva contro una Lazio che invece sembra davvero smarrita (ovviamente sarà nostra ospite nell’ultima prima della sosta, già tremo).

Sull’altra sponda del Tevere, poco meglio la Roma che si trova in vantaggio col Toro in maniera simile alla nostra, se si guarda alla sola punizia dì Pjanic, ma che continua a fare fatica a mettere insieme i pezzi e soprattutto non riesce a conservare il vantaggio, combinando er pasticciaccio brutto al 94′: rigore discusso e discutibile, ma è proprio il far succedere un papocchio del genere che illustra la confusione che regna in casa Garcia.

A pranzo, godiblissima l’imbarcata del Napoli a Bologna. Higuain si prende 87’minuti di ferie e si sveglia solo con una doppietta nel finale, che però non impedisce la sconfitta per 3-2. Débacle pesantissima da digerire per la stampa adorante, che tuttavia nemmeno oggi ammetterà che forse (forse eh…) appoggiarsi solo al centravanti migliore del campionato può anche avere i suoi lati negativi.

È ovviamente presto per qualsiasi analisi, visto che, con la Viola vincente senza particolari problemi con l’Udinese,  siamo in tanti in pochi punti, con ulteriore spazio per eventuali candidati.

Epperò.

E’ COMPLOTTO

Epperò ci siamo anche noi. Come al solito ospiti non troppo graditi, anche se a ‘sto giro veniamo definiti non spettacolari -quello giammai e ne andiamo pure orgogliosi- ma quantomeno convincenti, sicuri, solidi, addirittura belli!

Sky evidentemente nun ce vole stà, e forse per pura ripicca non fa vedere il nostro gol nella carrellata di reti segnate nel weekend, arrivando poi a mostrare una grafica in cui con tono incredulo si fa notare come l’Inter sia la squadra che fino ad ora è stata per più tempo in testa alla classifica (cosa che noi Intertristi piangina facevamo notare anche nelle scorse settimane, allorquando venivamo pervicacemente definiti “secondi” pur essendo a pari punti della Fiorentina).

Sintomatico poi il modo in cui il Palazzo ha reagito alle esternazioni di Mancini e Ausilio nel dopo Napoli: la designazione di Giacomelli, a chi la sa leggere, ha una certa tendenza alla sindrome di accerchiamento e riconosce al volo le citazioni dei film di Salvatores, ha più valore di un sacco di parole.

Mandare un arbitro diventato famoso per la frase “voi dell’Inter state zitti!“, vedersi annullare un gol palesemente buono e negare un rigore di solare evidenza è la miglior conferma che nulla è cambiato e nulla cambierà. Resta l’epidermico piacere di sentire i nostri che quantomeno non porgono l’altra guancia, mettendo su il disco della buona fede data per scontata, dei torti e ragioni che alla fine si compensano e puttanate varie. E il Mancio in questo è un fuoriclasse, con buona pace dei “soloni“.

È un altro mattoncino che cementa la mia convinzione di una sorta di superiorità morale dei nerazzurri rispetto al resto del mondo del calcio italiano. So di avere una visione assolutamente parziale e faziosa, che difatti non pretendo venga condivisa. Però poi inciampi in certe interviste di giocatori che dalle nostre parti sono passati e -come dire- sono diventati grandi, e la cosa non può che farti piacere.

Grande Padroncito Burdisso, ti ho sempre rispettato come uomo, anche se come difensore ti ho riservato alcuni dei peggiori insulti immaginabili. Rimani una persona seria, anche se a vederti giocare non si direbbe.

Infine, tanto per parlare anche di altri, notevolissima l’intervista di Giorgione Porrà a Paolo Maldini, in cui il campionissimo si dimostra tale per l’ennesima volta, facendo vedere come si possa restare innamorati delle squadra in cui si è giocato e vinto per più di vent’anni, senza però subirne la melliflua propaganda mediatica.

Ho goduto nel sentirgli dire quelle cose su Galliani, uno dei dirigenti più sopravvalutati dell’intera storia del calcio, che dovrebbe passare alla storia per aver fatto ritirare una squadra dal campo contro il volere dei suoi giocatori, di inventarsi statistiche e record a proprio uso e consumo e che invece, complice il totale asservimento dei media sportivi e non solo, continua ad essere celebrato come l’unico vero esempio di Manager sportivo.

Ho goduto e tanto. Non solo per sentir dire le cose che penso da sempre a uno dei più grandi campioni di quella squadra, ma proprio perché quella persona ha messo il punto su una questione che mai nessuno in Italia avevo mai osato nemmeno pensare:

ma Galliani di calcio ne capisce?

Grande Paolino, troppo intelligente e libero per essere uomo immagine di quelli là…

WEST HAM

Dignitosissimo pareggio a Old Trafford che non sposta di molto gli equilibri in classifica ma che aumenta l’autostima dei nostri dopo le ultime disavventure e infortuni vari.

image

Vai avanti così che io a cambiare idea ci metto niente!

EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

VEDIAMO LA PROSSIMA

INTER-FROSINONE 4-0

Per una squadra nata per dover sempre dimostrare qualcosa, e ontologicamente impossibilitata a godere del presente, il poker di gol rifilato ai ciociari -gentaglia che non era stata capace di andare oltre ad un pareggio con la Juve- ha un sapore che dura quanto la più scrausa delle cicche americane di quando eravamo piccoli: pochi secondi e “mamma… non ha più sapore…”.

Ecco quindi che poco, anzi pochissimo, contano i goals segnati (e il plurale all’inglese è quantomai opportuno) e i marcatori di serata. Poco conta la porta ancora una volta inviolata. Poco contano i risultati concomitanti delle dirette concorrenti, impegnate in scontri all’apparenza altrettanto morbidi eppure rivelatisi di difficile digestione.

Anzi, di più: tutto pare apparecchiato apposta per far dire: “Ok, ma settimana prossima c’è il Napoli. Lì sì che vedremo quanto valete“.

Il che, diciamolo sottovoce, è pure vero. Higuain e compagni paiono davvero la squadra migliore in giro per l’Italia; senz’altro sono l’attacco più velenoso del campionato, visto che accanto al Pipita galleggiano un paio a scelta tra Insigne, Mertens, Callejon e Gabbiadini.

Avremo tempo per psicanalizzare freudianamente gli incubi a forma di maglie azzurre che popoleranno le nostre prossime notti.

Per ora limitiamoci a rimarcare quanto visto poche ore fa.

Il Mancio insiste nel turbiglione di uomini e moduli, cosa che mi fa ridere e preoccupare in egual misura.

Ridere, perchè in ciò trovo conferma di uno dei miei personalissimi assiomi legati al calcio: il giocatore è più importante dello schema, ergo tendenzialmente adatti il secondo al primo, e non viceversa.

Preoccupare, con una coerenza degna di un bipolare in astinenza di cure al litio, perchè l’assenza di punti di riferimento in campo di solito si tramuta in una squadra balbettante ed incerta.

Qui però torniamo a ridere, perchè 13 formazioni diverse in altrettante partite hanno portato 30 punti in classifica, a ennesima dimostrazione del fatto che ci sono tante strade per arrivare in cima, non tutte necessariamente intuitive.

Nello specifico, Mancio rimette Telles a sinistra -bravo soprattutto in copertura il brasiliano, e la cosa non può che far piacere- confermando Nagatiello a destra.

Il nippico fa bene, e soprattutto crea un binario da mille all’ora con il compagno di corsia, principale beneficiario del “senso dello spettacolo” del Mancio.

Jonathan Ludovic Biabiany come sappiamo nei mesi scorsi ha rischiato di smettere di giocare a calcio, causa un cuore ballerino. Inoltre, cosa ignorata da tutti, è nato a Parigi, e nulla mi toglie dalla testa che il Mister a questo abbia pensato nel disegnare la formazione: “il ragazzo è veloce, è bravo, il momento è quel che è, Marsigliese e bandiera francese prima del fischio d’inizio… vuoi vedere che la mette?“.

‘Nfatti…

A centrocampo, Melo beneficia delle massicce dosi di bromuro evidentemente somministategli nel pre-gara, riuscendo da diffidato a non farsi ammonire e gestendo il centrocampo con i noti limiti, ma comunque meglio di Kondogbia, ancora troppo impreciso in più di un’occasione e troppo intermittente nel far valere il fisicaccio che si ritrova.

Davanti, oltre al già citato Man of the Match, Jovetic e Ljaijc giostrano dietro a Icardi. Dei tre, mi duole dirlo, il migliore nei 90′ è il poco amato serbo, che confeziona l’azione migliore della serata in occasione del 2-0 di Icardi (doppio scambio tra i due in area) e regala un altro paio di assist a Jojo, di contro piuttosto in ombra, pur essendo per me, detta male, il più bravo a giocare a calcio.

Icardi pare ancora in fase di rodaggio, quanto ad affiatamento con i compagni. Però la mette, e il gol come sappiamo è meglio di un Buscopan.

C’è poco da fare se non insistere, a mio parere: l’intesa può e deve crescere, ma Maurito è il nostro uomo di punta e non può non essere valorizzato a dovere. Se anche non dovesse fare i 20 gol dell’anno scorso, deve comunque adattarsi ai compagni di reparto tanto quanto loro devono assecondarne qualità e movimenti.

Detta male, se lo fai marcire in panchina poi lo vendi per due soldi…

Tornando alla partita, dopo il raddoppio i nostri avversari si sfaldano e danno la possibilità agli amati eroi a strisce neroblù di spadroneggiare, mandando in gol prima Murillo (!), spostato nel ruolo di Nagatiello dopo l’ingresso di Ranocchia, e poi Ajeje Brozovic, sempre più in versione #epicbrozo (vedi foto in calce).

Primi, da soli, per una settimana. Poi si vedrà, ma intanto…

LE ALTRE

A proposito di giUoco brutto, speculativo, indegno di questo mondo e quell’altro, offesa alla miseria per i tanti soldi investiti e blablabla, lo Juventus Stadium ci offre il peggio del calcio italiano in termini di spettacolo, con la squadra ospite capace di tirare nello specchio della porta per la prima volta al 93′ e quella di casa a fare il minimo indispensabile per assicurarsi la vittoria col minimo scarto.

Devo essermi perso i “processi, controprocessi, appelli, contrappelli, cappellate” (cit. Pasquale ‘O Animale) contro la Vecchia Signora, ma probabilmente non sono stato attento…

Di contro, Fiorentina e Roma che -loro sì- giUocano bene e l’Inter-dovrebbe-imparare-da-loro pareggiano due partite che rischiano addirittura di perdere, perdendo due punti nell’avvincente testa a testa in cima alla classifica.

Detto del Napoli, che ribadisco essere la mia personale favorita per la vittoria finale, registro l’ennesima vittoria allo scadere del Genoa, che riesce a farsi riprendere al 93′ dal Sassuolo e segnare nuovamente al 95′.

#squinzipuppa mi vien dal cuore.

E’ COMPLOTTO

Prima di addentrarci nella fredda cronaca, faccio un passo indietro.

Mi tocca fare un plauso convinto a Sconcerti (che mi tocca scrivere…) per quanto scritto la settimana passata in risposta ad Arrigo Sacchi.

La frase in cui dice che Sacchi rimprovera Mancini perchè adatta il proprio gioco agli avversari, lamentando in ciò una mancanza di strategia, si conclude con poche ma per me risolutive parole:

Credo sia vero, ma questa non è tattica, è proprio strategia, quella che cerca Sacchi, solo che non è la sua.

Non è affatto il caso di tornare sulla ripetitività dei concetti espressi da Sacchi, che da vent’anni scrive lo stesso pezzo ogni settimana.

Mi piace invece sottolineare una delle pochissime voci che osano confutare il Vangelo dell’Umilté.

Qui si va oltre il “chi è più bravo” o il “qual è il modo migliore di giocare per vincere“. Qui siamo alla negazione di una qualsiasi alternativa alla strada segnata.

E poi parliamo di integralismo religioso…

Ma torniamo a questioni di poche ore fa.

Caro Maurizio Compagnoni, io capisco che tifi Roma e Milan a settimane alterne e ne avresti anche tutto il diritto. Etica professionale e senso dell’opportunità dovrebbero però consigliarti di limitare la tua acredine verso l’Inter, chè oltretutto ti porta pure sfiga.

Al 27′ il nostro inizia le gufate vaticinando “l’Inter ha meno di tre minuti per sfatare un tabù: in tutto il Campionato non ha mai segnato nella prima mezz’ora di gioco“.

Detto fatto, 30 secondi dopo Biabiany timbra l’1-0.

A inizio ripresa ci ricorda come Icardi l’anno scorso segnasse ogni 42 palloni toccati “quest’anno siamo a più di 70…“.

Pochi minuti e l’argentino timbra il raddoppio.

Furia placata? Macchè: “L’Inter per la prima volta in campionato è in vantaggio con più di un gol di vantaggio“.

Inutile dire che nel giro di pochi minuti arrivano il terzo e il quarto gol, ma ovviamente perchè “il Frosinone si è sostanzialmente arreso e ha smesso di giocare“.

Infine, pervicace al limite dell’insolente il continuo riferimento all’Inter che “in questo momento sarebbe in testa alla classifica“, come se la cosa costituisse una assoluta novità di stagione.

Cari pennivendoli, l’ho già detto, state tranquilli: non durerà, come sagacemente fatto notare dal Mancio ieri sera.

Intanto però lì in cima già ci stiamo, da diverse settimane, che piaccia o no.

E adesso ci stiamo da soli -è questa la notizia, caro Compagnoni, se ti devo anche insegnare il mestiere…-.

La cosa che più mi piace di questa Inter è che piace alla gente che non piace (cioè agli interisti). Gli altri continuino pure a guardarci con sospetto, quando non con ribrezzo. Lo prendiamo come un complimento.

WEST HAM

Quattro pappine prese a White Hart Lane con gli “amatissimi” rivali del Tottenham.

Lentamente rientriamo nei ranghi…

int fro 2015 2016

Deki, Miranda, Samir e un altro paio non stanno al gioco. Il solito spogliatoio spaccato…

IL GIARDINIERE PROVETTO

TORINO-INTER 0-1

No, il caro Julio Cruz non c’entra.

C’è invece una piccola premessa ortofrutticola da fare: chi mi conosce sa che non amo particolarmente la roba verde da mangiare (eufemismo), e che anche a livello di fiori e piante ho il cosiddetto “pollice nero“. Le rare volte in cui mi decido a comprare un mazzetto, i servizi segreti del settore vivaistico si passano l’informazione, riuscendo a rifilarmi cadaveri a forma di margheritona, accompagnati dalla solita frase sibillina:

“Questi con l’acqua giusta le durano almeno due settimane”

Nella mia ignoranza, l’acqua giusta vuol dire annegarli ogni giorno in ettolitri di rubinetto. Peccato che poi solitamente mi scordi di farlo, il che è un dettaglio non da poco, lo riconosco…

Tutta ‘sta spataffiata per un dubbio amletico da simil –giardiniere: meglio far crescere una piantina sola, destinando a lei tutta l’acqua e le cure a disposizione, o prendersi cura di tutto il giardinetto, suddividendo acqua e premure in parti uguali tra tutti?

Il Mancio sta piano piano scivolando verso la seconda opzione, continuando a girare vorticosamente uomini e schemi, e portando avanti 3 o 4 idee di squadra diverse.

I risultati gli danno ragione e ciò fa impazzire i critici, a cui paiono non mancare ragioni per impalarlo. Eppure continuiamo a essere primi, segnando poco ma subendo meno. Settimo 1-0 della stagione e tutti a rosicare.

Per l’occasione il Mancio, oltre ad una discutibile sciarpa con il Padre Nostro scritto in tutte le lingue del mondo, sfoggia un 3-5-2 a specchio rispetto al Toro di Mr Ventura. La scelta mi fa sobbalzare tanto quanto la formazione scelta contro la Roma, ma proprio per la lezione imparata settimana scorsa (riassumibile nell’assioma “lui ne sa, tu no“) sotto-sotto sono tranquillo.

Difatti partiamo bene, nonostante un Felipe Melo meno presente rispetto al solito, compensato di contro dal miglior Kondogbia della stagione, forse non a caso eroe di giornata con il suo primo gol in Serie A. A preservare il preziosissimo vantaggio ci pensa nella ripresa Handanovic con le ormai solite e solide parate.

La partita non ha molto da dire, anche perchè noi -gol a parte- non tiriamo quasi mai in porta, mentre loro tentano insistentemente di buttarsi in area (vero Amauri? vero Maxi Lopez?) salvo poi tacciare noi di antisportività quando perdiamo tempo nelle rimesse laterali.

A scanso di equivoci, l’arbitro di giornata mostra di non subire la sudditanza psicologica contro la grande di turno (da leggere in tono lievemente sarcastico), comminando un totale di 8 minuti e mezzo di recupero (2 nel primo tempo, addirittura 6 e 30 secondi nella ripresa).

Quando si dice il carisma dei grandi…

LE ALTRE

Cambia poco o nulla in cima, visto che noi, Viola, Napoli, Roma e Sassuolo vinciamo tutti. I cugini strappano un pari che avrebbe dovuto essere sconfitta, ma che col proverbiale culo visto a quelle latitudini stava per trasformarsi in vittoria beffa, con Cerci tutto solo al 93′ a sparare fuori stremato da posizione defilata.

Concordo con chi dice che alla lunga Napoli e Roma emergeranno, ma è comunque bello essere in testa dovendo sostanzialmente ancora cominciare a giocare a calcio.

COERENZA E CENTROCAMPO

Piccola digressione di Calciominchiata fuori stagione: il caso Pirlo.

È vero che per tutta l’estate ho lamentato l’assenza di un regista nel nostro centrocampo, che potesse dare geometrie e fosforo come variante alla forza fisica e alla carogna ignorante.

Detto questo, so anche quel che penso di Pirlo, e non da oggi.

Poichè continuo a ritenere la coerenza un pregio e non un difetto, vado controcorrente rispetto alla solita pletora adorante e mi dichiaro fieramente contrario al possibile arrivo del trentasettenne nel mercato di Gennaio.

Il tutto per i seguenti motivi:

Voglio credere che il non aver pensato ad un regista in estate sia stata una scelta del Mancio. Scelta personalmente non condivisa, ma senz’altro rispettata. Se è così (e non può che essere così, perché se non ti sei accorto che Felipe Melo non fa quello di mestiere sei da ricovero), non capisco il motivo di cambiare idea a Novembre, con la squadra ai piani alti della classifica. Gestisci al meglio la rosa che hai, valorizza Kondogbia, prendi il meglio che può darti Brozovic e vai avanti.

Ammesso poi che arrivi, ho due domande. La prima di carattere psicologico (o psichiatrico, conoscendo i miei polli): come reagirà il già non granitico equilibrio neuronale della nostra mediana? Il messaggio che passa è:

“Siete bravi ragazzi, eh? Ma non capite un cazzo.

Adesso arriva quello là e vedrete…”.

L’altro dubbio è di prospettiva: ipotizzando che arrivi, e concesso che faccia pure bene nei mesi di permanenza (tre? sei?) alla fine ti ritrovi ad aver creato un “bisogno indotto” che non riesci a soddisfare. Hai abituato la squadra a giocare in un modo non sostenibile da Giugno in avanti: a quel punto ti metti a cercare un altro regista? Non ci credo neanche se lo vedo.

Ultimo, anche in ordine di importanza, è il motivo più epidermico: Pirlo mi sta sui maroni, è espressione di un calcio venerato da tutti come l’unico ammissibile al mondo, mentre l’Inter ha dimstrato al mondo che si può vincere (e ripetutamente) anche senza il regista illuminato da cui passa tutto il giUoco.

È COMPLOTTO

Un paio di gustose conferme circa la considerazione di cui i nostri godono nel mondo calcistico.

La Gazza di sabato sottolinea correttamente che, nonostante abbia in rosa due criminali come Melo e Medel, l’Inter sia tra le squadre meno fallose della Serie A.

Non dice che, a fronte di ciò, ha già dovuto terminare tre partite in dieci uomini ed ha collezionato un considerevole numero di cartellini gialli.

Inosmma, la dice ma non la dice tutta.

Scendendo nei particolari, vediamo che i nostri, penultimi nella classifica dei falli fatti, sono invece invidiabili terzi in quella dei cartellini gialli e rossi.

Una bella media, non c’è che dire: ai nostri bastano meno di cinque falli per veder uscire il cartoncino giallo, mentre alle altre grandi -o supposte tali- ne servono più di sei (andiamo dal 6,2 dei gobbi, al 6,7 di media tra Napoli, romane e Viola, agli inevitabili 7,6 dei Meravigliuosi –chè loro propongono giUoco, si vogliono bene e sono ontologicamente incapaci di far del male a chicchessìa).

Non è certo il primo anno in cui i nostri falli hanno un peso specifico “particolare” in relazione ai cartellini presi, ma -come detto- è rassicurante vedere che certe cose non cambiano mai (e raramente vengono sottolineate).

Quel sapientino intollerabile di Riccardo Trevisani di Sky nei giorni scorsi definisce testualmente iper-mega sopravvalutato Kondogbia; poi pare ammorbidirsi dicendo che verrà fuori nel lungo periodo, sancendo comunque il suo dissenso nell’averlo pagato quaranta milioni.

Non sprecherò ulteriori KB per ricordare le vere cifre dell’operazione. Mi limiterò ad attendere che la cifra lieviti in maniera simile agli “ottantamila-di-Barcellona” di quella farsa che fu la finale di Coppa Campioni Milan-Steaua del 1989.

Godibilissimo il contrappasso nel sentire proprio Trevisani dover commentare il primo gol di Kondogbia che ci ha dato i tre punti a Torino.

Cambiando campo, dalla tristezza di un Olimpico mutilato dal tifo delle curve emerge comunque una nota di involonataria ilarità. Il lavoro di lingua di Paolo Assogna con Garcia è ai limiti della perfezione, quando gli fa notare che, per la prima volta in un Derby, i giallorossi non schieravano nemmeno un italiano. Mentre già mi apprestavo a sfancularlo, arrivando quasi a godere del successo giallorosso pur in assenza di pedatori italici, ecco il triplo carpiato: “Non è che questa assenza di italiani possa favorire la Roma, togliendo la tensione tipica di queste partite?“.

Noi siamo indegni e dovremmo vergognarci di non avere (quasi) italiani in rosa.

Agli altri invece gli stranieri tolgono la tensione. Quando si dice la coerenza.

Infine, non ho problemi ad unirmi all’applauso pressochè unanime per la Fiorentina, coinquilina di pianerottolo in cima alla classifica. So di rischiare il processo alle intenzioni, ma mi è parso un tantino eccessivo il continuo riferimento al gioco, allo spettacolo, alla manovra corale, al “non è certo un caso se LORO sono in testa alla classifica“.

Vero Riccardo Gentile e Ambrosini Massimo? Pigliatevi un antiacido e state tranquilli: non durerà, purtroppo, come spiegato prima. Non rovinatevi il fegato…

WEST HAM

La partita che avrei voluto vedere dal vivo (ma che ho invece seguito solo via web visto che anche nella biglietteria online degli Hammers c’è il complotto e non si riesce a comprare un cazz…) si chiude con un pari con l’Everton.

Classifica un po’ meno entusiasmante di qualche settimana fa, ma sempre di tutto rispetto.

Esulta chè hai segnato! Su un po' di casino...

Esulta chè hai segnato! Su un po’ di casino…