AVANTI PIANO

INTER-JUVENTUS 0-0

Come si dice in questi casi, il pareggio è giusto.

Facciamo a mio parere il miglior primo tempo della stagione, pur con un centrocampo che vede Brozovic tirato fuori dal freezer al posto di un Kondogbia perfettamente conforme alla vulgata degli acciaccati interisti (“ha un piccolo risentimento, ma niente di che, sta già molto meglio, non va nemmeno in nazionale, sta qui ad allenarsi per essere al 100%, è pronto, non ha problemi… Si adesso vediamo, magari non tutti e novanta i minuti”. infatti entra nel recupero). La coppia di sgherri Melo-Medel inguaia la mediana bianconera titolare per la prima volta con Marchisio e Pogba a non prenderla praticamente mai e il solo Khedira ad arrangiarsi.

Davanti, Jovetic è palesemente di un’altra categoria rispetto ai compagni, con un buon Perisic largo sulla fascia e Icardi in mezzo a sbattersi senza che gli arrivi uno straccio di pallone giocabile.

Dietro Miranda e Murillo fanno una gara discreta, se non fosse per un paio di cappellate del colombiano, che esce avido di gloria perdendo palla in pieno Lucio-style. Sulle fasce, Santon ha il solo merito di far rivalutare JJ che se non altro ha la scusa di dover marcare Cuadrado, il più veloce del West.

Tutto bene quindi?

Mancop’ocazz

Come lo scolaro che ha fatto vedere che la sa e ha ormai sfangato il rischio nota sul registro, i nostri rientrano dall’intervallo e si mettono a fare da spettatori. I gobbi sono lenti e fuori forma, ma se li fai giocare è chiaro che approfittano. Cuadrado dimostra di cosa è capace, mulinellando le gambette in modo quasi isterico sulla fascia destra e generando parecchi mal di pancia alla nostra difesa. Handanovic è bravo e fortunato a deviare con un doppio colpo di tacco la conclusione del bianconero che gli finisce in mezzo alle gambe, mentre al piattone scolastico di Khedira, che per nostra fortuna bacia il palo e torna indietro, ho ringraziato quegli stessi Santi che avevo invece ripetutamente ingiuriato alla traversa di Brozovic nel primo tempo.

Non so onestamente a chi servissero di più i tre punti e francamente poco me ne cale. Loro continuano a rimanere saldi a metà della colonna di destra, mentre noi tutto sommato siamo secondi -seppur a parimerito- ad un solo punto dalla vetta.

Quel che mi auguro è che il Mancio faccia ora quelle due o tre scelte tattiche e gerarchiche che permettano alla squadra di specializzarsi in un modulo e continuare a suonare quello spartito per qualche giornata, sperando che la cosa possa portare giovamento soprattutto a Icardi.

Personalmente concordo con lo Zio e con Vialli, che segnalavano tra le possibili cause della scarsa prolificità del nostro l’assenza di un vecchio volpone come Palacio al suo fianco. Se mi si passa il paragone, El Trenza ha una sapienza tattica tale da far rendere al meglio chiunque gli giochi a fianco, quasi (ho detto quasi…) come i fortunatissimi colleghi di reparto del Mancio giocatore. Jovetic e Perisic hanno altre caratteristiche e in alcune cose sono perfino migliori di Palacio, ma con loro l’intesa va costruita e non è così immediata.

Detto che il Campionato sarà più combattuto degli anni scorsi, non credo che ci si possa attendere una vittoria dei nostri. Il secondo o terzo posto invece sono, mai come quest’anno, fondamentali, viste anche le implicazioni economiche di tanti investimenti fatti in estate. In questo contesto, avere un centravanti da almeno 15 gol è essenziale.

LE ALTRE

Classifica alla mano, il vero big match di giornata è stato Napoli-Fiorentina, con gli azzurri a vincere meritatamente e fermare cosi la capolista. Bene anche la Roma che ospiteremo a fine mese in una partita che dirà molto sulla nostra consistenza, mentre preferirei sorvolare per umana decenza sui cugini fermi solo un punto sopra la Juve. La Samp ci fa capire quale spessore avesse la squadra due settimane fa ci aveva bloccato, andando a perdere 2-0 in Ciociaria… Male anche la Lazio che soccombe a Sassuolo.

È COMPLOTTO

La lista di dispettucci è lunga assai, avendo beneficiato la stampa della pausa Nazionali.

Si inizia con l’inevitabile accenno di Rafa Benitez ai suoi disgraziati mesi nerazzurri. Non potendo ritirare fuori storie già sentite millemila volte, in questa occasione ci delizia parlando di giocatori intersiti talmente insubordinati da portarsi addirittura il cellulare al cesso.

Proseguiamo con il vecchio detto della bugia che, ripetuta 100 volte, diventa verità. Niente da fare: Kondogbia l’han pagato 30 + 5 eventuali di bonus, ma per tutti rimangono 38: Bocca di rosa strikes again. Si vede che così la storia è più bella…

Perfino il Mancio versione zen 2.0 si abbuffa la uallera e fa presente alla conduttrice di Mediaset che evidentemente “avete qualcosa contro l’Inter“, ricordando come le critiche siano quasi scontate quando si tratta di noi, i meriti dovuti al solo caso o alla giocata del singolo, la manovra farraginosa a prescindere.

Il diligente Compagnoni di Sky, non potendo ripetere rrrete in maniera ossessiva, si è così limitato a definire “non bello” un primo tempo in cui l’Inter ha prevalso sulla Juve, affrettandosi di contro a precisare che “la partita adesso è anche bella”, dove con adesso si intendevano i primi dieci minuti di ripresa, con i bianconeri a menare le danza.

WEST HAM

Anche qui siamo ai piani alti della classifica: la vittoria in trasferta contro il Crystal Palace ci fa veleggiare a un più che meritato quarto posto.

Senza parole

Senza parole

UN PUNTO CHE MUOVE LA CLASSIFICA (PERDONATE L’ORIGINALITÀ)

SAMPDORIA-INTER 1-1

Cominciamo con l’amarcord e la nostalgia dei bei tempi andati: questa è un’immagine che mi ha riappacificato col mondo per un paio di minuti:

Those were the days...

Those were the days…

Due grandi campioni, che tanto hanno vinto e altrettanto avrebbero meritato, non foss’altro che per quella direzione ostinata e contraria che hanno sempre perseguito nelle loro carriere.

Asciugata la lacrimuccia d’ordinanza, i ragazzi scendono in campo travestiti da Minions (vedi foto del giorno in calce) ma se non altro in maniera meno scellerata di quanto visto nell’ultima esibizione. Ciò vale tanto per la disposizione tattica da lavagnetta, quanto -e soprattutto- per l’impatto dei nostri sul match.

Non che si parta a cento all’ora, anzi… I primi due corner ci fanno vedere i sorci verdi e non la becchiamo neanche per sbaglio, ma per lo meno Samir torna ai suoi standard e i nostri gli van dietro.

Telles e non JJ dietro a sinistra, Medel e non Ranocchia a far coppia con Murillo, il Mancio insiste col centrocampo “tutto fosforo” Melo-Guaro-Kondo, con Perisic ad assistere il duo argentino là davanti.

A scanso di equivoci, meglio loro nel primo tempo. Noi ci mettiamo un buon quarto d’ora per imbastire qualcosa, ma a conti fatti le loro occasioni, forse non superiori numericamente, sono senz’altro più pericolose. Il gollonzo sbagliato da Correa è una roba mai vista in quasi quarantanni di calcio… guardato e forse anche giocato.

Forse solo il mio amico Emiliano ci è andato vicino in un torneo liceale, ma almeno lui prima di sparare alle stelle a porta vuota si era scartato mezza squadra avversaria mandando il visibilio folla e compagni… (Emi, daje che te sto a fa’ pubblicità aggratisse!).

Meglio la ripresa, pur avendo concesso tre incursioni a Muriel, che ci grazia nella prima e nella terza occasioni ma non nella seconda. Il cross dalla destra è da manuale, la copertura di Telles tardiva e la spaccata del colombiano fatale persino per il pitbull Medel.

Il ceffone se non altro è salutare perché i nostri iniziano ad attaccare un po’ meno alla pen di segugio, con Perisic e poi Biabiany a gragnuolare di cross l’area doriana, non potendo contare sui tiri da fuori di Guarin, ancora una volta preso a combattere una guerra tutta sua contro ordine, logica e buonsenso.

Morale, a cavallo del sempre critico ventottesimo minuto della ripresa, Santon decide che al quarto tentativo si può anche azzardare un cross di prima col piede preferito -il destro- invece che stoppare, far piazzare l’avversario diretto e tirare infine una scorreggia calcistica col sinistro.

La novità, per bravura o per fortuna, ha esiti miracolosi, col una serie di rimpalli a favorire Icardi che dapprima tenta la mezza girata e subito dopo riesce a svitarsi un ginocchio e servire Perisic per il tap-in in spaccata che vale l’1-1.

I venti minuti che restano diventano sempre più un assalto, più generoso che ragionato, questo va detto, alla porta di Viviano, che di suo non deve combinare granché, visto che a neutralizzare il pericolo più grande ci pensa il collaudatissimo Rocchi Horror Picture Show, serafico nel negare una cianghetta su Manaj a due metri dall’assistente di porta, tanto ingenua quanto evidente.

Ma siamo tutti contenti, perché finalmente abbiamo imparato a pigliarla inder posto e non protestare: che bello, quale mirabile esempio di maturità…

LE ALTRE

Le migliori prestazioni arrivano dalla Fiorentina (che però è avvantaggiata da un altro rigore in apertura e un’altra partita giocata quasi tutta in superiorità numerica) e da un Napoli massiccio e bellissimo, che rifila quattro gol a un Milan annichilito e già alla quarta sconfitta stagionale. Anche le romane vincono bene, rientrando di fatto nel giro scudetto, mentre la Juve ha bisogno di quel che tecnicamente si chiama rigoretto della minchia per ribaltare il risultato contro il Bologna in casa.

Sarebbe molto, troppo facile rispondere alla vedove che si strappano le vesti per l’assenza di Buffon dalla candidatura per il Pallone d’oro linkando la paperotta sul vantaggio rossoblù.

Sarebbe davvero un inutile sberleffo e una banale provocazione.

Sarebbe un ingiustificabile segno di immaturità e incapacità di lasciarsi alle spalle screzi e rivalità pluriennali.

Eh già…

Per il resto, il rientro dalla sosta vede in programma un interessantissimo incrocio Milano-Torino (Inter-Juve e Toro-Milan) oltre allo scontro tra le favoritissime dalla critica Napoli-Fiorentina.

Abbiamo capito, ma non ne avevamo urgenza, che il Campionato è lungo e affollato. Non ci eravamo illusi di poter vincere trentotto partite per 1-0, così come sapevamo che la Juve non avrebbe continuato a far cacare come nello splendido Settembre bianconero. Però siamo lì, come al solito nonostante tutto e tutti.

 E’ COMPLOTTO

La cosa che vorrei far notare non è tanto la stantìa e ormai ripetitiva consuetudine nell’associare la parola “crisi” alla parola “Inter”, grave ma quantomeno non nuova a chi tiene orecchie buone e occhi non foderati di prosciutto.

Un solo esempio di ciò è la lenzuolaccia rosa di qualche giorno fa: entrambe le squadre milanesi sono in testa alla colonna della classifica (noi a sinistra, loro a destra, ma stai a guarda’ er capello), quindi perchè non appaiarle in un salomonico titolone sull’edizione di martedì?

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Il giorno dopo sono ancora più sottili: l’edizione online relega la figuraccia della Roma a terzo o quarto titolo, mostrando bello-bello il volto di Mr Bee che è sbarcato a Milano (ma solo per fare la supercazzola e chiedere un altro rinvio) e di spalla la notizia di un possibile passaggio di Ranocchia al Milan a gennaio.

Notizia plausibile, visto che se ne parlava già in estate. La finezza non sta tanto nel riportarla, quanto nel contorno. Vedere -per credere- i video che contrappuntano l’articolo. Uno come didascalia ha: “Inter, Stankovic sfotte Ranocchia “; l’altro “Una tifosa: “E lei chi è?” “Ranocchia” “Brutto nome”

Che simpaticoni… in ogni caso stiamo tranquilli. Basterà la prima mezz’ora nella squadra Meravigliuosa per partorire il titolo “Da Ranocchia a principe” e vaticinare della prossima coppia di centrali della Nazionale, con Andrea a fare da scudiero al nuovo-Nesta-Romagnoli.

Cribio.

Noi potremo ingannare il tempo aggiornando il lunghissimo elenco di commentatori ai quali Medel ha insidiato la sorella o picchiato un cugino, vista l’acrimonia che ne circonda ogni passo.

Ai limiti del patetico i tentiativi di sminuire la logica dei nomi in lizza per il Pallone d’oro, tutti o quasi all’insegna del “Gigione non c’è e Medel invece sì: vergogna! E i nostri Marò??“. Ancora vivo e assordante il silenzio che invece accompagnò l’assenza di Milito nell’edizione 2010 -quella sì priva di ogni logica.

Il piccolo grande cileno, che secondo i nostri cronisti Mancini avrebbe venduto al peggior offerente due giorni dopo il suo arrivo, e che gioca invece da titolare fisso in due ruoli diversi, potrà consolarsi agendo da navigato padrone di casa nell’accogliere il compagno Kondogbia in questa scomoda dimora.

I nostri media non vedono l’ora di bollarlo come “pacco” vista l’imperdonabile beffa ai danni del Geometra fatta in sede di mercato. È vero che il ragazzo può fare di meglio, ma sinceramente il suo mi pare un esordio perfettamente in linea con un giovane -per quanto di talento- alle prese con un nuovo campionato.

Invece no, il francese delude, è avulso dalla manovra e blablabla.

Il picco l’ha raggiunto ieri LorenSo Minotti (uno che non sa nemmeno pronunciare il suo nome) nel commento della partita di Marassi: la giocata (min. 1.25) che ha portato Guarin a girare alto sulla traversa un pallone a mezza altezza, totalmente solo in area, è molto simile a quella fatta da Meggiornini del Chievo qualche domenica fa, per la quale tutti ci siamo giustamene sperticati in lodi e complimenti.

Qui no.

Non basta la più che giusta critica a Guarin per aver sprecato un’occasione d’oro. No.

Qui gli errori sono due, perché “anche Kondogbia doveva tirare“.

Mo vet mo a caghèr, mi pare dicano dalle sue parti…

WEST HAM

La notizia cattiva è che portiamo via solo un punto dalla trasferta di Sunderland, non proprio proibitiva.

Quella buona è che eravamo sotto 2-0, quindi c’è di che essere contenti, visto anche un sesto posto meno scintillante degli impossibili secondo o terzo delle scorse settimane ma comunque sempre solido e prezioso.

BANANAAA!!!

BANANAAA!!!

LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

NON DIRE GATTO…

CHIEVO-INTER 0-1

Avanti così che vai bene…

Un bigino del buon conoscitore di calcio direbbe che è fondamentale far punti quando non giochi bene, ancor più se il non giocar bene dipende da scarso affiatamento tra i giocatori in campo.

Ecco perchè saluto con convinto gaudio i tre punti presi a Verona e messi in saccoccia.

Riusciamo addirittura nell’impresa -che a memoria non ha precedenti- di segnare sugli immediati sviluppi di una rimessa laterale, nella quale assistiamo ad un sapiente velo di Jovetic che manda in bambola mezza difesa clivense, con il nostro bomber-in-crisi che ringrazia e segna dopo dribbling sulle punte.

Non arrivo a dire che la partita sia tutta qui, ma di certo non c’è molto altro da raccontare.

Medel è ancora un solido perno della nostra difesa, e dall’alto del suo 1.70 -tanto ufficiale quanto generoso- sbroglia più di un troiaio nell’area nerazzurra, da cui deve uscire Murillo per un muscolo ballerino, rimpiazzato da Ranocchia.

A centrocampo Guarin torna a essere my favorite mistake per il poco che combina, mentre Kondogbia mi è parso aumentare il minutaggio di “cose buone“, pur potendo e dovendo far meglio.

Faccio fatica a parlare di Felipe Melo perchè, oltre a menare come un fabbro ferraio, mettendo paura a chiunque passi dalle sue parti, sta dando un buon contributo in fase di gestione, se non proprio di proposizione. Contrariamente a Medel, non sarà mai un mio idolo, pur amando io la tipologia di giocatore: troppo forte il suo passato juventino, per quanto il ragazzo faccia di tutto per scrollarselo di dosso.

Là davanti, Jovetic e Perisic fanno benino, con il Montenegrino ad ispirare il vantaggio nella guisa di cui s’è detto ed il serbo a farmi sollevare dal divano nel corso della progressione palla al piede di 60 metri e farmi prontamente ricrollare a peso morto dopo la fetecchia di sinistro bloccata dal loro terzino, con Icardi solo-soletto ad aspettare la boccia a centro area.

Palacio dà il cambio a Jojo e fa vedere a tutti cosa voglia dire avere intelligenza calcistica: il primo pallone che tocca è il miglior cross della partita, mentre la mezza dozzina di falli conquistati in venti minuti fa capire quanto possa essere utile nella stagione, anche senza partire da titolare.

LE ALTRE

Vincono sostanzialmente tutte, tranne le romane. Tra Napoli e Lazio per noi era meglio un pari, ma la cinquina rifilata da Sarri a Pioli se non altro allontana gli aquilotti dalla vetta, mantenendo i campani a un rassicurante -per ora- meno 7.

Decisamente meno prevedibile, ma comunque graditissimo, il pareggio interno della Roma col Sassuolo. Di Francesco con loro fa sempre un partitone, e inizialmente ha pure da recriminare visto il pari di Totti in palese fuorigioco. Tuttavia all’ultimo minuto uno dei suoi butta per terra in area un romanista a mezzo metro dall’arbitro di porta, e nulla mi toglie dalla testa che questo secondo errore sia stato a compensazione del primo.

La Juve vince con un autogol fantozziano, un rigore dubbio e l’uomo in più per quasi un’ora, ma non stiamo a sottilizzare. Stupisce invece non vedere il Milan in testa al posto nostro, vista la marea di miele e applausi riversata su Sinisa e compagnia (vedi infra…).

La Fiorentina zitta zitta si porta a 9 punti battendo il Carpi, subito dietro uno splendido Toro, che col 2-0 alla Samp è secondo da solo.

E’ COMPLOTTO

Allora, c’è un po’ di roba per entrambe le sponde del Naviglio.

E’ giusto dire che non stiamo giocando bene e che vincere le prime quattro non è garanzia di nulla. Siamo tutti d’accordo e sono il primo a ricordarlo (anche a me stesso).

Però fa sorridere la pervicacia con cui si elencano i precedenti e si segnala come questi non abbiano mai portato alla vittoria finale, oppure come si definisca in crisi un giocatore che semplicemente ha segnato il suo primo gol di fatto alla seconda partita giocata (terza se si considerano i 10 minuti contro l’Atalanta):

“Si sblocca”
…avrà mangiato il confetto Falqui…

Inevitabile poi il rifereimento al “cinismo”, alle mazzate di Melo e Medel, soliti finti complimenti in luogo delle manovre ariose e del bel giUoco solitamente riservate ai colleghi di strisce verticali.

Personalmente, torno a quel che dicevo all’inizio: essendo ormai arcinoto il “m’importa sega” dell’estetica applicata al calcio, mi godo quattro vittorie che potevano tranquillamente essere quattro pareggi.

Rifuggo anche dal paragone -questo sì apparentemente sincero, forse perchè fatto da raro caso di giornalista onesto e appassionato, alias Paolo Condò- con la prima Juve di Conte.

Con certe squadre meglio non aver nulla in comune, soprattutto se il paragone bello-bello ce l’abbiamo in casa. Il Mancio inorridirà per l’accostamento, ma queste vittorie mi ricordano i bellissimi 1-0 con col di Serena nell’anno di grazia 1988-1989.

Tralasciando gli anni di Herrera, lì è nato lo splendido riferimento all’Inter cinica che tanto mi fa sorridere e godere ogni volta che lo sento ripetere.

E allora, come giustamente ricordato dallo Zio Bergomi in una piacevole novità del palinsesto serale della Domenica (“Sky Calcio Club“, talmente bello che anche Caressa e Mauro sembrano simpatici): “anche noi nell’88 le prime le abbiamo vinte così. Poi, coi risultati, è arrivato anche il gioco“.

Ecco però, altrettanto doverosa, la citazione forse più famosa tratta dal vocabolario del Trap:

“Non dir gatto se non l’hai nel sacco”

(da me parafrasata in un più prosaico “Non dir mulo…“)

Testa bassa e pedalare, quindi, chè mercoledì arriva il Verona e domenica la Fiorentina.

Accennavo poc’anzi allo stupore di non trovare i cugini al nostro stesso livello, o magari addirittura con un paio di punti in più, generosamente offerti dalla Lega per premiare l’Ammore.

La nuova agiografia di Balotelli era quanto di più prevedibile potesse esserci su questa terra (e difatti l’avevo previsto!).

Scontate le prime pagine del principale quotidiano sportivo, che ci aiuta a capire che il ragazzo è maturato mettendolo in correlazione con l’acconciatura (l’inciso “all’ingresso in campo, aveva la cresta spalmata in testa e non sparata in aria” è da Pulitzer!).

Già più preoccupante il discorso quando la prima pagina è del principale quotidiano-e-basta nazionale:

Tutta colpa dell'Inter... povero ragazzo

Tutta colpa dell’Inter… povero ragazzo!

Infine, per pura voglia di rompere i coglioni, curioso che si voglia paragonare Balotelli e Icardi, definendoli entrambi bad boys (uno si è preso in casa i tre figli della moglie, l’altro ha riconosciuto la sua solo un anno dopo dalla nascita), commentando però in maniera appena diversa le recenti sfighe automobilistiche.

A Mario viene ritirata la patente per l’ennesima volta ma va tutto bene, e il Milan lo perdona perchè andava a100 all’ora ma “non se n’era accorto“.

Icardi invece, da bravo somaro, parcheggia nel posto dei disabili e viene sacrosantamente multato dai ghisa. Il commento è “ci ricasca” detto con un tono saccente da primo della classe.

Infine, stomachevole ma ormai cronico l’asservimento al potere mediatico rossonero. E’ onestamente difficile non perculare uscite quali “rimaniamo a San Siro, la nostra è una scelta di cuore” quando anche i tombini sanno che il Milan non ne aveva manco per le palle di pagare tutti gli oneri di bonifica del Portello.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

Silvio si dimostra poi cintura nera di “la volpe e l’uva” quando ci fa sapere che Kondogbia non valeva 35 milioni (che infatti erano quelli offerti dal Milan, mentre l’Inter l’ha pagato 5 milioni in meno…) e soprattutto quando ci spiega che in buona sostanza “Ibra al Milan ci voleva proprio venire , ma siamo stati noi a preferire Balotelli che è più giovane“.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

WEST HAM

I Martelli sono terzi in classifica dopo un epico 1-2 in casa del City.

Vedo il secondo tempo che è un assedio di Yaya Touré e compagni alla nostra porta, con i nostri a difendere dapprima ordinati e sempre più disperati.

Non so come ma la portiamo a casa, terzo sifulotto in trasferta dopo Arsenal e Liverpool. Fateci giocare solo contro le grandi, chè con le altre non ci vien bene!

Uno tiro uno gol. Come i migliori

Uno tiro uno gol.
Come i migliori

SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD

INTER-MILAN 1-0

Chi mi conosce, ad esempio chi sta con me da vent’anni, può confermare che il sottoscritto ha una qualche difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, ed ancor di più a pronunciare quella parolina di cinque lettere chi inizia con S e finisce con CUSA…

Fonzie me spiccia casa

È quindi con orgoglio e tronfiaggine che mi esibirò in un triplo carpiato di genuflessioni penitenti, a chiedere venia per le cariolate di sacramenti che ho riversato contro miei teorici idoli.

U’ ME’ MANCIU… (Da leggersi con spiccato accento genovese)

Leggo la formazione nel pre partita e commento, in tono sarcastico, il colpo di genio di aver voluto Telles a tutti i costi, per poi far giocare nuovamente quella bestia di Juan Jesus sulla fascia mancina.

Salendo a centrocampo, rimiro con il microscopio tutti e tre i neuroni del gruppo Melo-Kondo-Guaro, pregustando tiri da quaranta metri e zazzera brizzolata (e mal-tinta, aggiungerei) ad agitarsi indemoniata nel chiamare schemi a caso.

L’attacco, infine, ammassava i pur promettenti Jovetic e Perisic a un Icardi rientrante, con un affiatamento degno del calcetto dei campioni del lunedì sera (“oh, grande, com’è che ti chiami? Luca? Ecco Luca, vedi di darla ogni tanto…“).

E invece, Mancio, ci avevi ragione tu: il centrocampo di qualità-amore-e-amicizia dei cugini andava martellato proprio con la nostra splendida ignoranza calcistica; dietro JJ era il solo a poter restituire le mazzate che arrivavano da Kucka, e là davanti il collaudatissimo schema da casino organizzato ha dato un fatturato più che discreto.

Scusa Mancio, imparerò a legarmi la sciarpa seguendo la tua ricetta.

ALEGRIA DO BRASIL

Il già citato Juan Jesus, (nelle giornate di grazia “Giovanni-di-Dio“) ha fatto una partita cazzutissima spingendo come non mai e coprendo nella prima mezzora un paio di minchiate di Murillo (meno male che non ha giocato Ranocchia perchè sarebbe stato lapidato sul campo da tutto lo stadio!).

Il tutto facendo ampio ricorso all’intelligenza (sic) e limitando le cagate al minimo sindacale. Confesso di aver tremato, anzichè trovarmi a esultare, quando è uscito in barella.

Scusa JJ, imparerò alla chitarra Bossanova Milanese di Fabio Concato alternandola a A-E-I-O-U- ipsilòn.

HA SEGNATO PER NOI… CON IL NR 13

Minchia, il Guaro…

In un lontano e triste Livorno-Inter di un paio d’anni fa, (al minuto 2.00 lo show del nostro), e a coronamento di un triennio di madonne smozzicate che mi hanno garantito una trentennale permanenza in Purgatorio, avevo inserito il ragazzo nella mia personalissima lista di epurazione: un girone di dannati che comprende, in ordine sparso, campioni del calibro di Morfeo, Conceiçao, Muntari, Gresko e Burdisso.

Il ragazzo, semplicemente, non lo sopporto: so che nel 99% dei casi farà la cosa sbagliata. tirerà anzichè passarla, si fermerà invece di scattare, insisterà nel dribbling pervicace piuttosto che far viaggiare palla di prima.

Questo è, e questo continuerà ad essere.

Stavolta, però, caro mio, ci hai fatto vincere un Derby con un sinistro a giro degno di centrocampisti di ben altro lignaggio.

Poichè tutto ha un limite, non ti chiederò scusa (fanne altri dieci in partite che contano e ci posso pensare…). Scusa no, quindi, ma un grazie grande come una casa, quello sì!

Esaurita la fase del “mi perdoni padre perchè ho molto peccato” ed essendomi laicamente auto-assolto perchè il fatto non costituisce reato, passo al commento tènnico, tentando di trattenere quel risolino insolente ed isterico che mi accompagna da una ventina di ore…

Possiamo tranquillamente dire di non aver rubato niente -del resto, con Rocchi ad arbitrare la cosa non sarebbe stata materialmente possibile-. Al tempo stesso, non abbiamo fatto molto più dei nostri maltollerati concittadini nei 90′.

Pronti-via e Murillo sbriciola il credito accumulato fin qui inanellando tre cagate in serie che portano le punte rossonere a pochi metri da Handanovic: nel primo caso il nostro portiere è monumentale, negli altri casi sono i compagni di reparto a rimediare alle lacune del numero 24 colombiano.

L’amato Medel di fatto soffia il posto a Ranocchia e non sfigura, seppur dopo un inizio problematico. In avanti, Jojo è il più pericoloso con i suoi tiri da fuori, mentre nel finale di primo tempo Icardi ha il primo vero pallone giocabile, ma si fa respingere il sinistro dal piedone di Diego Lopez in uscita da polipone.

La ripresa prosegue in equilibrio, finchè il mio istinto di tifoso è dapprima placato dalla saggezza paterna:  mi limito infatti a critiche piccate ma costruttive mentre contrappunto il fraseggio dei nostri nell’area piccola di Handanovic. Venti secondi dopo, però, il bon ton da buon padre di famiglia viene demolito dall’urlo da ominide per il sinistro mariano di Guarin che timbra il vantaggio.

Pancho, eccezionalmente in piedi fino a tardi per gustarsi tutto il match, mi zompa in braccio ridendo delle mie giustificazioni alla donna di casa: “ma se li hai insultati fino a dieci secondi fa….” “No, ma era così, tanto per dire, in realtà era tutto studiato!”.

Da lì in poi siamo in trincea o giù di lì, visto che entra Balotelli e inizia a tirare da qualsiasi posizione. Al destro che timbra il palo vedo la Madonna sulla traversa, mentre sulla punizia velenosa da cento metri rimango sbigottito dalla parata del nostro portiere, quando già mi stavo rassegnando ai tre giorni di festa nazionale per Mario-che-è-maturato-tantissimo.

E invece no, lo vinciamo noi il Derby, e siamo incredibilmente primi da soli a punteggio pieno. Nove punti che -diciamocelo- potevano essere tre o poco più, visto il “pochino” fatto vedere. Come ben sappiamo, però, è cruciale far punti quando si gioca così-così, soprattutto se i diretti interessati perdono colpi.

LE ALTRE

I Cugini sono infatti -loro sì!- a tre punti dopo altrettante partite, in perfetta media retrocessione, mentre addirittura peggio fa la Juve, che sgraffigna il primo punto in Campionato in casa col Chievo, a cui viene annullato un sacrosanto raddoppio per una discutibilissima spinta di Cesar su Bonucci.

Anche il Napoli fatica a trovare il passo giusto, bloccato a Empoli, mentre le romane paiono solide nelle loro vittorie.

È presto oltre che inopportuno lasciarsi andare a tabelle e castelli aerei. Lasciamo per ora che le cose vadano come stanno andando, consapevoli che servirà iniziare a proporre qualcosa di più per mantenere questi ritmi.

È COMPLOTTO

Mi pare che la lezione di giornata si riassuma nel vecchio e intramontabile classico è-un-Inter-cinica, nel revival della sconfitta-a-testa-alta, e nell’ennesima apertura di credito verso Balotelli, voglioso e applicato per merito della squadra del suo cuore e che lo capisce là dove tutti gli altri hanno fallito.

I soliti cattivoni insensibili dell’Inter.

Siccome noi nerazzurri siamo delle serpi, mi chiedo provocatoriamente quale interesse possa davvero avere Mr Bee nella squadra dei Meravigliuosi, per trovarsi in Italia nel weekend del Derby e preferire una due giorni a Firenze, senza nemmeno un saluto a Silvietto o alla squadra per la cui metà scarsa sta per versare 480 milioni.

Tutto tace, ovviamente, chè di problemi da quella parte del Naviglio non ci sono mai, al contrario della solita Pazza Inter, abbonata a crisi e a casi generosamente offerti dalla stampa vicina e lontana.

WEST HAM

Scrivo mentre i Martelli stanno battendo i Magpies di Newcastle per 2-0… Sperando che duri, Come on you irons!!

Il solito spogliatoio spaccato... Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa...

Il solito spogliatoio spaccato… Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa…

SE LA VA LA G’HA I GAMB…

CARPI-INTER 1-2

L’assioma riportato nel titolo è una massima tutt’ora in voga nei migliori studi consulenziali del mondo, ad indicare quell’alea di imponderabile che alla fin fine sfugge ad ogni previsione e che risponde solo all’inerzia del momento, al caso, più prosaicamente al buciodiculo.

Sono sì tifoso, sì fanatico, ma non cieco: giochiamo malino, senza nemmeno la parvenza di una manovra che faccia intuire la presenza di un ragionamento. Buttiamo palla in avanti, dove troviamo il classico attaccante in stato di grazia a cui tirare addosso sperando nel rimpallo vincente.

Pur essendo di norma la squadra-più-sfigata-del-mondo, abbiamo già avuto in passato sporadici periodi di “buona” (ricordo filotti di vittorie sotto le gestioni Strama e Raineri che andavano contro ogni logica), e la cosa non può che farmi spavento, visto il Derby ad attenderci dopo la sosta delle nazionali.

Rimandando a mercato chiuso e sigillato una disamina complessiva -rigorosamente tènnica– della rosa 2015/2016, sparpaglio qualche considerazione sul poco visto ieri.

Il “poco” è inteso in senso quali-quantitativo, visto che ho assistito al solo secondo tempo, con la netta sensazione di non essermi perso molto dei primi 45′.

Il Mancio continua a proporre JJ a sinistra e Brozovic trequartista (anche se in questo caso nel dopogara dirà che la scelta era obbligata stante un Profeta ancora in rodaggio). Per il resto si rivede Guarin, Capitano di serata, al quale sono ormai rassegnato: passi ore a insultarlo bestemmiandogli i nonni, e poi alla fin fine vedi che ha propiziato il primo gol -seppure con un cross scolastico- e si è guadagnato il rigore nel finale.

Dietro Miranda e Murillo confermano l’impressione di solidità e risolutezza, col colombiano a rischiare il rigore nel primo tempo – di solito entrando così a mille all’ora gli arbitri non stanno a vedere se prendi palla o piede, cosa della quale peraltro non sono nemmen sicuro…

Gli esterni fanno quel che possono -cioè non molto- mentre là davanti la coppia inevitabile è Palacio-Jovetic, vista l’assenza genialoide di Icardi di cui s’è detto settimana scorsa.

Ha ragione il Mancio a dire che la vittoria è meritata (non foss’altro per lo “zero o quasi” alla casella “parate di Handanovic“) ma i motivi di querimonia ci sono eccome.

Come l’anno scorso, facciamo fatica a chiudere la partita: anche una volta in vantaggio, sembra che i nostri pensino che ormai sia fatta, e sia solo questione di far passare il tempo. Ragionamento che può anche avere un senso, a patto di avere nell’ordine una difesa granitica, un centrocampo di piede e testa veloce ed un attacco cinico e spietato.

Se con le punte potremmo anche essere abbastanza vicini alla descrizione, (vedi gollonzo di JoJo dopo succitato cross di Guarin e paperotta del loro portiere per l’1-0 alla mezzora) in mezzo e dietro it’s a long way to Tipperary…

La ripresa infatti vede un’Inter sempre più raccogliticcia, a giochicchiare senza in pratica creare nulla, mentre il Carpi capisce che con l’andar della partita ci si può provare eccome.

Essendo in sostanza tutti all’esordio nella massima Serie, fa meno notizia del solito il Primo Gol in Serie A contro l’Inter che stavolta risponde a Antonio Di Gaudio, ennesimo nanetto malefico che sfrutta nell’ordine un cross che voleva esseere un tiro, un controllo sbagliato del compagno e un’opposizione granitica quanto un tiramisù di Nagatomo.

Carambola fatale ed inevitabile 1-1.

Qui, devo dire, si è vista la differenza rispetto all’anno scorso: mancavano 10′ alla fine, e fino a pochi mesi fa ci saremmo messi a piangere in mezzo al campo senza nemmeno provarci, anzi magari pigliandola inderposto all’ultimo respiro.

Invece, chiamatelo cuore, culo o quel che volete, i nostri creano in pochi minuti più di quanto abbiano fatto nell’ora e un quarto precedente, con Palacio a mangiarsi un gol non da lui, e lo stesso Trenza a rifarsi poco dopo servendo splendidamente Guarin nell’azione che porta al netto rigore già ricordato.

JoJo non ha il senso dell’umorismo e timbra il raddoppio a pochi minuti dal fischio finale.

Fa bello dire che siamo primi a punteggio pieno. Diciamolo pure, felici e divertiti. Speriamo di migliorare un pocolino a metacampo, chè di strada così non ne faremo molta…

Kondogbia è ancora un pesce fuor d’acqua, pur facendo vedere cose notevoli. Medel è imprescindibile come cagnaccio ma non può essere lui a fare il primo possesso usciti dalla difesa. Brozovic è utile ma non è il cervello che ci serve…

Certo, se per avere un geometra diplomato devo comprare un picconatore analfabeta  (leggasi Felipe Melo) allora tocca citare Don Buro e la sua “beata ignoranza,si stai bene de mente, de core e de panza“.

Si vedrà…

LE ALTRE

Detto che un pareggio avrebbe consentito di guadagnare due punti su entrambe, è innegabile il piacere epidermico nel vedere la Juve nettamente sconfitta dalla Roma. Il 2-1 è oltremodo bugiardo, se pensiamo al rigore palesemente negato in apertura, al palo di Pjanic e al paio di miracoli di Gigione Buffon.

Ad ogni modo, la Roma gioca alla grandissima, mentre i gobbi soffrono da matti le assenze di mercato e quelle da infermeria, che di fatto la lasciano col solo Pogba superstite del centrocampo di pochi mesi orsono.

I cugini fanno sostanzialmente la nostra stessa partita: brutta ma vittoriosa, con le due nuove punte a segno e Balotelli seduto a guardare.

La Viola per ora prosegue l’andazzo montelliano, alternando prestazioni maiuscole a bambole ingiustificabili: Mr Ventura ringrazia e passa all’incasso.

Infine, splendido Eder che rimonta la doppietta iniziale di Higuain per il 2-2 finale. Hai visto mai…

E’ COMPLOTTO

La Gazza non vede l’ora di dirci che per il Carpi era rigore, appaiando l’eventuale errore a nostro favore con l’abbaglio ben più evidente in Roma-Juve.

E’ poi tra il beffardo e il disgustoso dover ascoltare la lezioncina saccente di Caressa -che pure fatica a nascondere le simpatie lupacchiotte come ben sappiamo– quando ci ricorda da sapientino le ultime direttive arbitrali in materia di proteste: tolleranza zero, basta sceneggiate plateali, basta ramanzine codarde degli arbitri che alla fine non risolvono niente.

Oltretutto, visto che c’è il bigmècch, chiamano il bigarbitro: ecco Rizzoli, quello che ha fatto la finale mondiale, quello che mica si fa intimidire, ecco, lui: prima Chiellini, poi Bonucci, poi Pogba (più volte), tutti incainati come bestie a rimostrare il proprio dissenso e lui, fisso come un palo nella notte (cit.) a far faccia brutta ma a non cacciare nemmeno un cartellino.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Per il resto, accanita e insistita la sottovalutazione del signor Medel da parte della stampa sportiva tutta. Ultimo iscritto al fin troppo banale club, il finto interista Bruno Longhi che non si fa scappare l’occasione di buttare un po’ di guano mediatico nel ventilatore.

Come al solito, mi chiedo retoricamente dove fossero i denigratori di Gattuso e Furino nei lustri scorsi…

Infine, senza averli mai visti giocare sul serio, faccio solo notare che Draxler rifiuta la Juve per andare a giocare nella stessa squadra -Wolfsburg- che Perisic ha deciso di lasciare pur di venire da noi.

E’ un po’ tirata per i capelli ed è di parte, motivo per cui nessuno ve la racconterà così. Immaginiamo però cosa avrebbero detto a maglie invertite…

Qui invece siamo alla volpe e l’uva, con Marotta a negare qualsiasi interesse della Juve per il giovane tedesco, prontamente smentito dal proprio allenatore.

WEST HAM

Grandiosa vittoria per 3-0 ad Anfield. Sagace e divertente il link che ci fa capire la storicità dell’evento.

Si vede che ci piacciono solo le cose difficili.

Basta lui (per adesso)

Basta lui (per adesso)

IL PARERE DEI TENNNICI

INTER-ATALANTA 1-0

Gradevolissimo esordio di campionato in compagnia di amici con relativa accanitissima prole (da cui il titolo), oltretutto nella calda ma sempre amata location sarda.

Il weekend calcistico,  come sanno i colleghi di fede, era iniziato sotto i migliori auspici visto il pari giallorosso del sabato e la squisita supposta udinese nel deretano-stadium.

Le cose parevano tornare all’ormai abituale tragicomica mediocrità,  con Icardi neo capitano a fare il duro (“ce la faccio, ce la faccio… ahia mi fa male non ce la faccio”) e il Mancio ancor più colpevole a dargli retta. Ciuffolo ha anche il demerito di insistere con l’improponibile JJ sulla fascia e di inventarsi Brozovic trequartista al posto di Hernanes.

Tant’è.  Il primo tempo scorre più inoffensivo di una birra senz’alcool, fatta eccezione per l’immancabile stringiculo a forma di palla-persa-e-loro-che-vanno-via-in-contropiede e per un paio di buone occasioni dei nostri, che però Kondogbia e il succitato Ayeye non riescono a finalizzare.

L’intervallo vede la mandria di infanti che giace intorno al 26 pollici inalberarsi intorno a schemi di giuoco, coprire di insulti un paio dei nostri e vaticinare esiti trionfali che si riveleranno azzeccatissimi: “questa la vinciamo proprio allo scadere, agli ultimi secondi”.

Beata ingenuità, penso guardando l’autore del pronostico, mentre più prosaicamente mi gratto gli zebedei ricordando la manciata di situazioni analoghe vissute nelle ultime stagioni, con pareggio scialbo al 90′ quando non con sifulotto finale.

I bimbi sono ingarellati ben più di noi papà, gridando al rigore non appena i nostri entrano in area e avviando sei distinte e parallele analisi tecnico-tattiche  sul match: uno dei papà li guarda tra lo stupito e il rassegnato dicendo “se gli dan due lire e li mettono in uno studio televisivo, possiamo pensionare i vari QSVS e farci pure la crana” (cit. crozza/razzi).

Impieghiamo un buon minuto di orologio a capire che il gol di Palacio è annullato per fuorigioco, stante il delirio a prova di lite condominiale generato dai mefistofelici piccoli fans, mentre esultiamo come per una semifinale di Champions al secondo giallo e conseguente rosso a Carmona, che ci lascia con l’uomo in più per i 20′ finali.

La novità spinge i nostri al ben noto casino organizzato, con palla in area e vediamo quel che succede. Il Trenza e il Profeta ci vanno vicini, ma al 93′ abbondante è il neo acquisto e neo nr 10 Jovetic a disegnare il destro a voragine che gonfia la rete.

Il delirio degli astanti è ormai incontrollabile, salvo un cinquenne che dorme pervicacemente sul pavimento da inizio ripresa.

Gli ultimi secondi sono vissuti da tutti in piedi a pochi cm dalla tele, e al triplice fischio finale anche i papà tornano bambini accodandosi al vecchio coro “la capolista se ne va…”. 

Bazzeccole, cose da niente. Ma per una notte di fine estate basta e avanza così.

LE ALTRE

Come già ricordato, la goduria per la vittoria in extremis è acuita dalle concomitanti sconfitte di cugini e gobbi, unite a quella del Napoli e al pareggio della Roma. Goduria epidermica, s’è detto e si ripete, chè i nostri troppe volte ci hanno abituato a farcela vedere per poi non darcela come la peggiore delle fighe di legno (excuse my french).

Bene invece Lazio e Viola, con la Samp a battezzare con una cinquina l’esordio in A del Carpi, pronto all’inevitabile resurrezione alla prossima giornata contro la attuale capolista nerazzurra…

È COMPLOTTO

Se la -migliorabile- connessione me lo permettesse, basterebbe linkare la prima pagina della Gazza di oggi per illustrare il livello di zerbinaggio della stampa sportiva italiana:

La sconfitta della Juve, con l’Udinese che per una volta si sbaglia e non si apre come il Mar Rosso al passaggio di Mosè, è confinata in un soppalco che nelle ipocrite intenzioni dovrebbe essere il primo titolo a balzare all’occhio ma è invece un buon modo di sviare l’attenzione, mentre la notizia sui cugini non sta nella sconfitta di Firenze- data con un impersonale “Viola-Show“- bensì nell’imminente ritorno di Balotelli, ovviamente salutato con lo stra-abusato ritornello di “certi amori non finiscono” sbiascicato da Zio Fester e prontamente ripreso da tutti i suoi scrivani.

Non uno che abbia puntualizzato che dal Milan ci si aspettava l’arrivo di Ibra, J.Martinez e Kondogbia, mentre di contro avranno il cavallo di ritorno Balotelli.

Macchè: anzi, l’occasione è buona per iniziare il gufaggio preventivo con Mario che potrebbe esordire proprio nel derby contro l’Inter, alla quale non ha mai segnato.

Del resto, aspettiamoci presto l’ennesima inversione a U della critica: il nostro tornerà ad essere “maturato tantissimo“, con la nascita della figlia – riconosciuta solo un anno dopo la nascita- e la recente scomparsa del padre adottivo a farne un uomo finalmente pronto per la grande sfida nella suo squadra del cuore.

Siete prevedibili. E servi.

WEST HAM

Dopo un inizio corsaro, con vittoria in casa Arsenal per 2-0, collezioniamo due figuracce tra le mura amiche, ritrovandoci a tre punti dopo tre giornate. Neanche nell’East London si può stare tranquilli…

Fortune’s always hiding

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto...

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto…

PERCHE’ PIRLO E’ SOPRAVVALUTATO

Prima di ricevere la lapidazione da tutti voi amanti del bel giUoco e sdilinquite groupies dello sguardo lisergico del 21 bresciano, vi invito a soffermarvi sul titolo:

Ho detto “sopravvalutato”, non ho detto “bidone” o “brocco”.

Fatta chiarezza sul senso di questo post (provocatorio ma non troppo), vado ora a dimostrare empiricamente quanto sostenuto nella tesi, forte della mia proverbiale ars oratoria (antani con scappellamento a sinistra) e certo di (non) convincervi del fatto che c’ho ragione.

CAHIER DE DOLEANCE

1) Partiamo dalle certezze. Pirlo è un regista: ruolo suggestivo, che affascina noi italiani, solitamente più portati all’assolo e alla finalizzazione, affascinati dall’estro creativo del fantasista o del centravanti. Il “regista” è un ruolo diverso, che presuppone intelligenza (quantomeno calcistica), preparazione, coordinamento tra parti diverse della squadra, attenzione al percorso più della meta: tutte cose che poco si conciliano con l’indole italica -non solo pallonara.

2) Forse proprio per queste caratteristiche, questo giocatore è stato unico o quasi nella sua generazione. Non me ne vorranno i vari Montolivo, Aquilani, Marchisio o De Rossi: buoni o ottimi giocatori, ma fanno un altro mestiere. Pirlo, se mi si passa il paragone, è stato l’unico nipotino maschio in una nidiata di belle nipotine: è ovvio che i nonni avranno per lui sempre un occhio di riguardo.

3) Così è stato per la stampa italiana (i “nonni” del caso): il bambino è senz’altro bravo, per di più ha avuto successo nelle due squadre storicamente amiche dei media  (“ho giocato nei due più grandi club del campionato” e nessuno dice niente???): da lì al “santosubito” il passo è breve.

4) Se a ciò aggiungiamo il fatto che nell’Inter ha sostanzialmente toppato, abbiamo anche la ciliegina sulla torta, potendo dar fiato ai Luoghi Comuni Maledetti:

Era già un fenomeno, ma l’Inter non ci ha capito un cazzo“. L’Inter intanto l’aveva preso dal Brescia a 16 anni, evidentemente intuendo che dietro a quello sguardo c’era di più.

Ha poi avuto la sfiga di capitare nell’anno disgraziato dei 4 allenatori (Simoni-Lucescu-Castellini-Hodgson) e in quello ancor più indigesto di Lippi-Tardelli: difficile emergere in quel casino, difficile fregare il posto a Baggio o Simeone. DIfficile soprattutto pensare che dietro quel trequartista talentuoso ma discontinuo potesse celarsi il regista con le qualità descritte in precedenza.

E qui arriviamo alla seconda balla:

Ancelotti al Milan l’ha spostato 30 metri indietro, con un colpo di genio“. Come già ricordato in un altro post, fu sì un Carletto ad avere l’idea vincente: purtroppo non il celebratissimo Ancelotti, bensì il ruspante Mazzone, a.k.a. Er Sor Magara, che decise di non spostare un certo Roberto Baggio dalla sua mattonella preferita e di sfruttare il ragazzo davanti alla difesa.

L’Inter l’ha dato al Milan in cambio di Guly“. Curioso poi come la verità non sia mai abbastanza bella e vada sempre condita un po’.

Non ho problemi a riconoscere l’errore dell’Inter nel vendere il ragazzo, perdipiù al Milan. Dire però che l’Inter da quella vendita ci ricavò 35 miliardi di lire evidentemente non rende la favoletta  così divertente.

5) Strano, infine, che tutta questa folla adorante negli anni si sia ridotta a sparuto crocchio quando c’è stato da assegnare riconoscimenti individuali ai campioni del calcio europeo: e sì che il ragazzo nella sua carriera di coppe ne ha alzate, e quindi il “gancio” giusto per poter ambire al Pallone d’Oro ci sarebbe anche stato.

Eppure, ecco la blasfemìa calcistica: zeru tituli, e pure zeru podi, chè evidentemente, anno dopo anno, i parrucconi giurati europei si ostinavano a guardare in altra direzione, premiando di volta in volta i fuoriclasse di Real e Barça.

Prevengo una possibile polemica che nei vostri panni mi farei all’istante:

Ma come, ci hai  rotto le balle col complotto contro l’Inter del 2010, vergognosamente esclusa dal podio del Pallone d’Oro, e adesso usi la stessa “base dati” per ridimensionare le qualità del nr 21?

Prima risposta:

Sì e allora? problemi?

Seconda risposta (un pocolino più articolata):

In quel caso si è voluto ignorare che i tre giocatori sul podio (Messi, Xavi e Iniesta) quell’anno erano stati battuti sonoramente da Milito, Sneijder e Zanetti (tre a caso che avrebbero avuto il diritto di sostituire i blaugrana).

Detto ciò, devo purtroppo riconoscere che l’Inter solo nel 2010 ha goduto di quel tipo di visibilità internazionale, che avrebbe potuto (e dovuto) garantire a uno dei suoi campioni un riconoscimento di quel tipo.

Il caso di Pirlo, mi duole ammetterlo, è diverso: qui il giocatore viene decantato come un fuoriclasse assoluto degli ultimi 10 anni, quindi la sua reiterata assenza dal “jet set” internazionale per tutto questo periodo la definirei accecante…

(IN)DEGNA CONCLUSIONE CON COMPLOTTO INCORPORATO

Come spesso succede, però, il bersaglio della mia polemica non è tanto il soggetto in sè: Pirlo, come detto, è a mio parere sopravvalutato, ma resta un grande giocatore.

Sono fazioso, ma non negazionista.

Quel che vorrei capire dalla critica adorante è il perchè di questo titolo:

Raga: mettiamoci d'accordo però...

Raga: mettiamoci d’accordo però…

Quel che non mi è chiaro è il senso di statistiche di questo tipo:

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Cari pennivendoli italiani: per una volta, mettiamoci d’accordo.

Ci avete passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo (cit. Il Necchi) per anni, come i più indefessi dei Testimoni di Geova. Avete sbrandato intere famiglie di appassionati alle 7 della domenica mattina urlando al citofono che “il Tiki Taka è il solo modo di giUocare al calcio” e demonizzando ogni deviazione da quel dogma.

Il contropiede è stato ovviamente bandito in prima istanza, e subito dopo è toccato al “lancio-lungo-a-scavalcare-il-centrocampo”.

Ah, che orrore il passaggio a 30 metri sul centravanti che la butta dentro.

Ah, quale nefasto spettacolo ai nostri occhi di amanti del gioco corto-umile-intenso dover assistere a pochi tocchi di palla per andare in rete.

Ah, quale irreparabile bestemmia calcistica la verticalizzazione immediata dell’azione senza i mille tocchi in orizzontale.

Da interista permaloso, ho sempre sentito queste lagne rivolte ai miei eroi in braghette, che hanno nel loro DNA un “calcio speculativo, basato sulle individualità dei singoli a coprire le carenze di manovra della squadra” quasi che l’Inter fosse endemicamente incapace di fare 3 passaggi di fila.

Epperò: se lo stesso tipo di gioco lo fa Andrea Pirlo, ecco che il lancio lungo diventa un taglio di Fontana, un’opera d’arte da esporre al MoMA: gli americani lo chiamano Maestro, la gente gli bacia i piedi, è il nostro miglior talento, vivalitaglia.

Non sarà forse, pletora di ovini prezzolati, che giocare bene al calcio è un concetto soggettivo e soprattutto non univoco? Non sarà che la squadra davvero forte è quella che mette i suoi giocatori in condizione di fare quel che gli riesce meglio?

Non sarà, in altre parole, che il problema non sta nè nel lancio lungo, nè nella fitta ragnatela di passaggetti a tre metri, bensì nella capacità tecnica di riuscire a vincere le partite giocando in uno di siffatti modi?

Meditate gente, meditate…

VI FACCIO UN DISEGNINO (ANZI DUE)

La nuova Inter che sta nascendo mi pare logica e quadrata.

ULTIMO IN PORTA!

Partendo dalla porta, trovo giusto confermare Handanovic, non essendo arrivate offerte all’altezza. E’ un portiere che a mio parere vale almeno 15 M€, pare che le poche offerte recapitate non arrivassero a 10, quindi caro mio mettiti il cuore in pace: niente Champions, rinnovo contrattuale a quasi 3M€ netti all’anno e avrai di che consolarti.

La conferma di Carrizo e Berni è irrilevante. I diretti interessati non me ne vorranno…

TERZINACCI AL POTERE

Qui andiamo di sensazioni perchè, anche se mia moglie potrebbe dissentire, non guardo calcio H24 e non ho mai visto giocare i vari Murillo, Miranda e Montoya se non a spizzichi e bocconi. Troppo poco per esprimere un giudizio fondato, insomma.

La sensazione -appunto- è che la coppia difensiva sia affidabile, di certo più dei colleghi di quest’anno: bravi ragazzi Rana e JJ eh? Ancora abbastanza giovani, ma ormai incasellabili alla categoria “plausibili rincalzi“.

Di Murillo si dice che abbia nuovamente cancellato Messi nel recente incontro tra nazionali, pur con la pecca del rigore sbagliato. Spererei di aver trovato un Cordoba leggermente meno esplosivo ma più grosso. Ripeto, la prossima volta che lo vedrò sarà la prima. Mi son perso anche il gol che ha rifilato a Neymar e compagni, a ulteriore riprova che non sto sveglio la notte a vedere la Copa America (altro polemico e subliminale messaggio alla consorte).

Miranda invece nell’Atletico Madrid qualche volta l’ho visto. Posto che lì dietro il vero satanasso è Godin (che però col cacchio che viene via per non giocare la Champions in prestito con diritto di riscatto), il brasileiro mi pare solido e di buona presenza e, pur essendo un quasi 31enne, un paio di stagioni a tutta le può fare.

La coppia titolare sarà questa con ogni probabilità. Considerata anche la settimana libera da impegni europei, due rincalzi paiono sufficienti. Ciò vuol dire che tra Vidic, Andreolli, Ranocchia e Jesus due andranno. Sicuro partente Andreolli -ma ci ricaveremo due soldi in croce-, difficilmente piazzabile Vidic con il popo’ di ingaggio che si porta dietro (3.5 M€ netti, se non erro), ci vuole qualcuno che cacci 8-10 milioni per Ranocchia o JJ.

Le ultimissimissimissime parlano di una proposta indecente al Napoli di Ranocchia + 6 M€ per avere Mertens, ma non ci credo neanche se lo vedo.

Vedremo: resta il fatto che Vidic può essere validissima alternativa ai due sudamericani, ammesso che al serbo vada bene affrontare una stagione -con il solo Campionato- da comprimario: magari ci penserà il rientrante Drago Stankovic a fargliela digerire…

Sugli esterni, l’arrivo di Montoya dovrebbe essere positivo. E’ stato una riserva, ma gioca da sempre nel Barcellona e davanti ha Dani Alves. Dovrebbe essere meglio dei nostri Santon e D’Ambrosio…

Con lo spagnolo ad occupare la casella di laterale destro, resta libera (come da ormai un ventennio….                                  spazio per parolaccia a scelta) quella di terzino sinistro, su cui verosimilmente si alterneranno i due succitati italiani e il nippico Nagatiello. Per quel che mi cale uno vale l’altro, non ho grosse preferenze, essendo entrambiittre onesti giocatori che possono giocare su ambo le fasce. Ritengo che uno dei tre sia sacrificabile senza grossi drammi, stante anche il giovane Di Marco della Primavera a cui Mancio pare voler dare una chance in prima squadra.

Morale: il primo che offre 6-8 M€ per uno tra Santon, D’Ambrosio o Nagatiello ha la consegna gratuita e una mountain bike col cambio Shimano in omaggio!

UNA MEDIANA MENO MEDIOCRE

Il fulcro di ogni squadra è “lì, sempre lì, lì nel mezzo“. E lì nel mezzo, quest’anno abbiamo potuto ammirare soprattutto il cuore e la generosa ignoranza di Gary Medel. Chi mi conosce sa che in quel che ho appena scritto non c’è la minima ironia, chè io a Genny Savastano in salsa cilena ci voglio bene e guai a chi me lo tocca. Ripeto per l’ennesima volta che a Gattuso e Furino nessuno ha mai chiesto di essere Pirlo o Platini, quindi se il centrocampo nerazzurro 2014/2015 ha fatto sostanzialmente cacare, i colpevoli vanno cercati altrove.

Medel sappiamo quel che può dare e il suo lo darà senz’altro anche quest’anno, magari non da titolare fisso e inamovibile.

E’ arrivato Kondogbia, pagato tanto anche se meno di quel che si dice. L’ho visto contro la Juve in Champions e mi è parso buono, spero di non sbagliarmi… La sola cosa certa al momento è che non è un regista, come del resto ammesso da tutti una volta passata l’ebbrezza del gustosissimo sifulotto rifilato a Galliani & co.

Ciò vuol dire che, indipendentemente dal modulo che sarà utilizzato (rombo, centrocampo a tre o doppio mediano), al momento manca in organico quel che ai tempi veniva definito “il metodista”: un cazzo di Gianfranco Matteoli capace di dare una palla di prima a più di cinque metri e senza dover galoppare per trenta metri saltando avversari in serie.

Non che sia obbligatorio avere il classico regista alla Pirlo, anche se ciò per molti talebani calcistici è blasfemìa pura: apro una piccola polemica e sfido costoro a dirmi quali tra gli splendidi centrocampisti del nostro Triplete facesse quello di mestiere: Stankovic? Cambiasso? Motta? Sneijder? Ottimi giocatori, quasi fuoriclasse, ma nessuno di loro aveva nella visione panoramica e nel lancio di 40 metri il pezzo forte del proprio repertorio.

Eppure quello era un centrocampo coi controcazzi. Ma questo, as usual, non lo dice nessuno.

Tornando invece all’inverno del nostro scontento (anche se siamo in estate): posto che qui non abbiamo tale abbondanza di talento, caldeggerei l’acquisto di un Lucas Leiva o un Mario Suarez piuttosto che ripiegare su un Felipe Melo che riusciva nell’impresa di collezionare cartellini pur indossando la maglia bianconera. Torno all’amato Medel: se abbiamo bisogno di uno che la butti in rissa lì in mezzo, siamo già a posto. Cerchiamo un geometra, non uno sgherro di periferia.

Completato il disegnino dei “vorrei” in arrivo, resta quello forse ancor più complicato del “vadi vadi“.

Eh sì, perchè, citando un vecchio adagio in voga a Milanello Bianco fino a qualche tempo fa, “da noi non vuole andar via nessuno“. Pare però che, dopo tre anni di ritardo, il Kuz ce lo siamo tolti di torno, con sommissimo gaudio di chi scrive. A ruota, indipendentemente dalla destinazione, dovrebbe seguire Joel Obi, che personalmente non disprezzo, ma di cui non piangerò la dipartita.

Posto che Brozovic è appena arrivato e non è pessimo, e che Gnoukouri se andrà via lo farà in prestito, a mio parere tra Guarin, Hernanes e Kovacic uno è di troppo. Ovvio che per me il sacrificabile –rectius sacrificando- è il Guaro: non l’ho mai amato e, se non bastasse, pare che come cavallone abbiamo preso uno migliore di lui (Kondogbia per l’appunto). Probabilmente il colombiano segna più del francese, ma la sua ignoranza tattica, che abbiamo avuto la sorte di apprezzare in questi anni, ha pochi pari in Europa…

Kovacic spero rimanga, o quantomeno che vada via per almeno 30 M€, tenendo presente che questo qui, messo in un centrocampo che funziona, diventa forte. Ma forte davvero. Non come Coutinho, che adesso è un giocatore di calcio fatto e finito -anche se non il campione che vogliono dipingerci-. Kovacic può diventare una mezzala della madonna, motivo per cui cercherei di costruirgli intorno una mediana in odor di santità, invece che vedergli spuntare l’aureola a Barcellona o -peggio ancora- a Torino.

Hernanes, dal canto suo, è l’unico che può giocare in tre o quattro ruoli diversi, e l’ultima parte di stagione ha fatto vedere quel che può dare (molto, gol compresi). Da tenere senza se e senza ma.

ATTACCARE!!! (CIT. MERAVIGLIUOSA)

Icardi e Palacio imprescindibili e ad oggi titolari indiscussi, Shaqiri che dovrebbe rimanere a meno di offerte vicine ai 15 M€ appena pagati al Bayern per il riscatto, occorre almeno un acquisto di valore. I nomi di cui si parla sono i soliti: Salah, Cuadrado, Jovetic e la new-entry Mertens.

Dichiaro fin d’ora la mia spudorata preferenza per il belga del Napoli, su cui personalmente non avrei problemi a dirottare i 14 M€ chiesti da De Laurentiis attingendo al gruzzolo derivante dal mancato acquisto di Imbula (di cui parlerò a giorni con altri simpatici nanetti iperglicemici sull’universo dei cugini).

In seconda battuta mi piacerebbe vedere Salah, che in sei mesi a Firenze ha fatto una decina di gol, facendo venire il mal di testa a buona parte dei difensori incontrati.

Riguardo Cuadrado citerò un mio amico napoletano che era solito dire “non lo preferisco“, stupendosi poi della mia domanda “non lo preferisci rispetto a cosa?“. Ma lì la colpa era mia e della mia scarsa conoscenza della lingua partenopea, e infatti lui “manco prendeva questione”…

Tornando al colombiano ex Lecce, ex Udinese ex Viola ex Chelsea: appartiene alla genìa dei velocissimi, imprendibili e imprevedibili, come Gervinho, se vogliamo come Oba Martins. Con lui in campo sai che qualcosa succederà, ma non è detto che sia qualcosa di buono. E poi fa i balletti quando segna. No grazie, vorrei gente seria…

Infine Jovetic: senz’altro tra i quattro è il vero attaccante, chè gli altri sono più esterni che punte vere. Molto dipenderà da come vorrà giocare il Mancio, ma la sensazione è quella di  un plausibile ricambio per uno dei due argentini, difficilmente potrebbe giocarci insieme: per quel che costa, a mio parere può rimanere dov’è o andare altrove, visto che pare lo cerchino cani e porci.

EVVUALA’

Ecco quindi la furmaziuncella che spero di vedere tra un paio di mesi in campo, in attesa di perfezionare l’accoppiata di acquisti Messi-Cristiano Ronaldo.

Propongo qui due varianti del modello Giuditta: uno più “intimo e malinconico“:

Ipotesi rombo e panchina orientativa

Ipotesi rombo e panchina orientativa

L’altro più “scintillante e adatto a saltare“:

Doppio mediano e rinterzo effettato

Doppio mediano e rinterzo effettato

Che Dio ci abbia in gloria e vediamo quel che succede…

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?