ABBASTA

INTER-LAZIO 0-0

Il titolo fa il verso alla voce del verbo abbastare, nella sua terza singolare presente indicativo assai usata nell’entroterra laziale, feudo di aquilotti.

La locuzione -ritengo- fotografa alla perfezione lo stato psico-fisico dell’amata squadretta e saluta con favore l’imminente pausa natalizia che in realtà non ci sarà, stante l’incombenza del prossimo turno previsto per il fine settimana.

Morale, per come siamo messi, e per come la Lazio arrivava a questo scontro, è andata bene così.

Non ho visto una sola immagine, essendo stato vittima di un viaggio fantozziano che ci ha visto arrivare stremati a destinazione dopo 10 ore di viaggio (necessarie per coprire meno di 400 km, ma questa ve la racconto un’altra volta) eppure, pur senza essere confortato dai riflessi filmati, mi sono fatto il mio cinema sulla partita.

Una squadra -noi- in chiara difficoltà sia fisica che tattica. L’altra -loro- che continua a macinare calcio e si presenta giustamente convinta di poter portare a casa la vittoria.

Quindi: abbasta. Accontentiamoci e scavalliamo l’anno solare ancora terzi, stante il graditissimo pari interno della Roma contro quel Sassuolo che solo pochi giorni fa ci aveva beffato.

Ho letto (ma non visto, ripeto) di gol mangiati da Felipe Anderson e forse Immobile, così come di grandi parate di Strakosha su Perisic e Borja Valero.

Ho altresì letto del rigore prima dato e poi tolto alla Lazio, su cui ovviamente non posso esimermi dal soffermarmi. Non prima di aver fatto un breve

QUADRO DELLA SITUAZIONE

Lo Zio Bergomi, aldilà di un atteggiamento eccessivamente assertivo nei confronti del suo compare (#sìfabio #certofabio), ha spesso ragione quando parla di calcio, non solo di Inter. Molti, soprattutto tra noi nerazzurri, lo criticano perchè sostanzialmente non fa il tifoso. Io invece lo apprezzo. Avendo sempre disprezzato l’apparente imparzialità dei vari Caressa, Mauro, Cerqueti, Piccinini e via dicendo, l’ultima cosa che mi auguro è di avere un analogo finto neutrale che dissimuli imparzialità facendo in realtà il tifo per i nostri.

Lo Zio non si nasconde dietro un dito: c’ha giocato 20 anni con quella maglia, non potrà mai essere imparziale. Ma onesto intellettualmente, quello sempre.

Ecco perchè ho particolarmente apprezzato un suo commento post Derby di Coppa Italia, in cui ha tirato fuori uno dei pochi luoghi comuni del mondo del calcio che mi sento di sottoscrivere: “le idee, nel calcio, invecchiano presto”. Questo, applicato ai cazzacci di casa nostra, vuol dire che l’Inter, finchè sorretta da una buona forma psico-fisica, ha goduto i frutti di quegli stessi schemi che ora ne costituiscono la principale zavorra. Il giro palla a liberare Candreva o Perisic che a loro volta cercano Icardi in del mezz non è giusta o sbagliata in sè; ha però bisogno di essere usata insieme ad altri strumenti, pena diventare prevedibile e quindi inefficace.

Largo quindi ai piani B, C, D, chi più ne ha più ne metta. E’ possibile che non ci sia uno dei centrocampisti che voglia provare il tiro da fuori? Perchè non usare Icardi come vero centroboa e provare il triangolo e la percussione centrale che porta un cazzo dí Brozovic qualunque in area palla al piede? E’ ipotizzabile l’impiego di Cancelo nel ruolo di Candreva, col romano ad agire più centrale? Cristo, ha fatto 10 gol all’anno nella Lazio, da noi non lo fanno mai tirare…

Boh, sono idee buttate lì dall’ultimo pirla che passa per strada, mi auguro bene che Spalletti e la società affrontino l’argomento con un pocolino di professionalità in più.

Vi svelo ciò che dovrebbe essere ovvio: posto che nessuno dei nostri tira da fuori o cerca l’imbucata centrale per il semplice motivo che l’è no il so’ meste’, urge volontario che cacci il grano per comprare uno-due giocatori al mercato di Gennaio.

Io da tempo ho dato la mia preferenza a Verdi del Bologna, capace di giocare in qualunque dei tre ruoli dietro a Icardi. Ma a ‘sto punto anche un Pastore o un Mikhitarian o come cacchio si scrive mi vanno bene: il primo non lo vedo giocare dai tempi del Palermo, il secondo non ho la minima idea di chi cazzo sia, ma vado sulla fiducia: non possono essere peggio della situazione attuale del nostro centrocampo.

Anche dietro siamo messi malaccio, con Miranda e D’Ambrosio ai box per qualche settimana. Skriniar e Ranocchia al momento reggono l’urto ma la coperta dietro, già corta di suo, rischia ora di lasciare fuori i piedi perfino al nano Tatu di Fantasilandia.

Tutto ciò premesso, chiudiamo il girone d’andata terzi e con 41 punti, avendo sostanzialmente smesso di fare il nostro calcio da un mesetto. Con ciò intendo dire, se mi si passa il paradosso, che c’è quasi da essere più contenti di un terzo posto in queste condizioni che del primo posto di fine Novembre con l’allineamento dei pianeti che ci girava a favore. Torno a ribadire che Juve e Napoli si giocheranno lo scudetto e che il nostro Campionato sarà segnato da un imperativo che tanto piacerebbe ai leghisti d’antan: noi prima di Roma.

DERBY DI COPPA

Mi son girati i coglioni a uscire contro i cuginastri. Mi gira perdere in amichevole con quelli là, figuriamoci una pur bistrattata Coppa Italia.

Come spesso accade quando si parla di quelli là, ci sono però cose che mi danno ancor più fastidio del risultato.  Anzitutto, come abbonato RAI vorrei partisse una cazzo di class action per avere un ricambio generazionale di commentatori.

Settore l’ha riassunta bene e merita 7 minuti del vostro tempo.

Cerqueti è uno dei tanti che ho fieramente disprezzato, alfiere del mantra “Inter cinica” e sempre pronto a minimizzare i meriti e ingigantire i difetti. Curioso poi che sia l’unico in Italia a pronunciare Perisic “Periscic”. Immagino sia la pronuncia corretta ma, come dire, la accetto se parla uno slavo, mica uno del Quadraro (con tutto il rispetto). Se mi dava sul belino Caressa che diceva “SSSanetti e SSSamorano”, immaginate le Madonne che gli ho tirato quando l’ho sentito pronunciare Rodríguez con la U ben udibile.

In bonza totale poi quando, ricordando i precedenti di Gattuso nei derby di quest’anno, ha informato che quello giocato da allenatore della Primavera rossonera l’aveva visto vincitore per 3-0. “Ah no, scusate, era finita 3-0 per l’Inter”. Oppure quando ha tessuto le lodi di Antonio Donnarumma in occasione di una bella e spettacolare parata di Handanovic. Qui non è questione di complotto, di malafede o altro. E’ semplicemente che il ragazzo è cotto, e ogni volta che sento le telecronache sulla RAI mi sembra di esser fermi a Gianni Vasino e Franco Zuccalà…

Ma si può usare ancora oggi una frase del tipo “a beneficio di quanti si siano messi solo ora alla visione, vi informiamo che l’Inter attacca da sinistra a destra”?

Intollerabile, così come da orticaria pura, e figlia in linea diretta del puro berlusconismo mediatico, è stata l’elegia di Donnarumma Antonio, chiaramente assurto ad eroe della partita.

Non sarebbe cambiato niente: il Milan ha vinto senza rubare nulla un Derby contro una squadra che, quest’anno, è decisamente più forte, e quindi va elogiato ancor di più per questo. Che bisogno c’è di inventarsi il fatto che il terzo portiere più pagato del West sia stato il migliore in campo? Gli ha detto culo che Ranocchia fosse in fuorigioco, perchè un autogol di tacco nel Derby non si era mai visto e lo avrebbe perseguitato per il resto dei suoi giorni ben più del milione all’anno che guadagna a sbafo. Per non parlare poi della parata involontaria sull’esecrando Joao Mario che da due metri lo centra in pieno: mi scuso con tutti voi per il turpiloquio che sarà giunto anche nelle vostre case, proveniente dritto-dritto dal salotto di casa mia, ma onestamente parlando vedo tutti i torti del nostro in quella giocata e tutto il culo del fortunato che passava di lì per caso ed è stato centrato in pieno dalla fortuna.

Nossignore: Antonio esce abbracciato al fratello, uniti come una famiglia, entrambi tifosi rossoneri fin da bambino, disposti a ridurs…. ah no, questa no.

A contorno, 7+ a Cutrone per aver imparato a memoria la filastrocca di cui sopra nell’intervista del dopo gara.

Bravi, siete una squadra senza capo nè coda e ciononostante ci avete battuti. Bravi, lo dico davvero.

Ma continuate a meritarvi tutto il mio disprezzo.

E’ COMPLOTTO

Se vi fa sentire meglio, non siete i soli, a meritarlo.

Leggete questo e saprete come la penso su Simone Inzaghi come persona.

Anzi, non ho bisogno del pur inappuntabile pezzo de IlMalpensante per avere un opinione sul suddetto personaggio, che ricordo nelle mie preghiere della sera fin dalla stagione 1999/2000.

Linko il video, visto che l’immagine -che pure ho stampata in testa in maniera indelebile- su Google non l’ho trovata. Vi do una mano, voi lavorate di fantasia: siamo agli ultimi secondi del filmato, quelli che precedono il 2-2 finale di Pancaro (Dio bono, quanto odio pure per il nasone calabro…): Inzaghino sostanzialmente corre fino a centrare in pieno Peruzzi (Dio bono, avevamo Peruzzi in porta voluto da “Carta Bianca” Lippi al posto di Pagliuca…): il cinghialone resta a terra e Inzaghino protende le due braccia davanti a sé con lo sguardo da invasato che solo i fratelli Inzaghi sanno avere, come a dire al compagno “va’ che bello, ti ho pure steso il portiere, tira cazzo che la porta è vuota!!”.

Ora, uno così, che ha passato la vita come il fratello a speculare su centimetri di fuorigioco, con piedi se possibile ancor più scarsi di quelli di Superpippa senza averne nemmeno la metà del senso del gol, uno che -come il fratello- ha simulato in lungo e in largo su tutti i campi d’Europa (ask Jaap Stam for references), che senso dell’etica sportiva volete che abbia?

Poi, per carità, come allenatore sta facendo meraviglie, ma lamentarsi del fatto che il VAR ha cancellato un evidente errore di Rocchi (il figlio di un cane, nel dubbio il rigore contro ce l’aveva fischiato…) è davvero il massimo dell’antisportività.

Sintomatico che perfino la Gazza abbia sentito l’esigenza di dedicare questa chiamata del VAR a tutti quelli che rimpiangono i vecchi tempi, la poesia dell’errore arbitrale e cagate del genere.

Noi rimaniamo nel nostro e ricompattiamo le truppe. La battaglia -sportiva e mediatica- è arrivata solo alla metà del suo svolgimento.

WEST HAM

Il periodo è quello che è: dopo aver perso in casa col Newcastle e preso un punto a Bournemouth, frutto di un rocambolesco 3-3, la classifica brilla in tutta la sua pericolosità, lasciandoci con la melma -per non dir di peggio- fino al mento.

Inevitabile la citazione che chiudeva la simpatica barzelletta: “Oh mi raccomando, non fate l’onda”.

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SCUSATE SE ESISTIAMO

JUVENTUS-INTER 0-0

Gioite, gioite, non siamo -ancora- morti.

Prossimi ad essere incolpati dell’omicidio di JFK e del giallo di Via Poma, gli insolenti nerazzurri evitano di giocare la partita del cazzimperio offrendosi come vittima sacrificale della Juventus, proponendo di contro una massiccia ed efficace strategia di limitazione dei danni.

Icardi tocca 10 palloni in 85 minuti, Perisic e Candreva pochi di più, Brozovic torna l’evanscente cugino di Cristiano Malgioglio e lo 0-0 è il miglior esito possibile.

Non che i nostri rischino chissà cosa: diffidate da chi, col passar delle ore, dipinge uno scialbo e tattico pareggio in un assedio all’arma bianca dei padroni di casa al pullman nerazzurro parcheggiato davanti ad Handanovic.

Sì, Mandzukic ha avuto tre belle occasioni e Higuain un paio di tiri malamente sprecati, ma ho visto i nostri portare a casa vittorie dopo aver sofferto ben di più.

’Sticazzi, in ogni caso; che dicessero pure quel che vogliono, non cambierebbe il mio pensiero.

Dietro torna Skriniar che sbaglia un pallone in 90 minuti (da cui origina la prima delle tre occasioni del croato bianconero), e Santon gioca a confermare i miei pregiudizi a suo riguardo:  tragicomico quando stende Cuadrado facendosi male (lui) e dovendo uscire a metà ripresa. Il colombiano l’ha sistematicamente saltato nell’ora precedente, e non posso farne una colpa al nostro terzino: sarebbe come rimproverare un cavallo perchè non sa volare.

A metà campo rientra Vecino che affianca Borja (altra buona partita della coppia violacea), lasciando il già citato Brozovic a completare il reparto d’attacco.

Taglierei corto sulla cronaca della partita. Non ho problemi a riconoscere che una vittoria della Juve non sarebbe stata un furto (uso il termine non a caso, parlando dei gobbi); d’altra parte, non mi pare che il pareggio sia stato immeritato.

Soprattutto, e non solo per questioni di classifica, erano loro a dover fare la partita e vincere. Bene ha fatto Spalletti a preparare una partita di accorta attesa. Probabilmente, rispetto ai suoi piani, è mancato quel che il Necchi definiva come “genio” e cioè “fantasia, intuizione, decisione e e velocità di esecuzione”. Ci sono state tre o quattro occasioni, durante la partita, in cui il cazzutissimo contropiede dei tre là davanti avrebbe potuto prorompere in tutta la sua putenza, ma si vede che non era serata. Consoliamoci con la testa della classifica piacevolmente e inaspettatamente tinta ancora di neroblù.

LE ALTRE

Roma e Napoli, difatti, non vanno oltre lo 0-0 contro Chievo e Fiorentina.

Solidarietà di categoria ai lupacchiotti, che si trovano di fronte un Sorrentino versione Inter: ecco la partita che il portiere clivense ha fatto contro i nostri negli ultimi 10 anni. Domenica scorsa s’è preso un meritatissimo giorno di ferie contro i nostri, e la sua mannaia si è per una volta abbattuta su maglie diverse.

Il Napoli ha perfino rischiato nel primo tempo al cospetto di una Viola capeggiata da un Cholito degno di cotanto padre tripallico e ben guidata in panca dal vecchio cuore nerazzurro Stefano Pioli.

La Lazio gioca mentre scrivo, mentre il Milan alla fine riesce ad aver la meglio di un Bologna che aveva vanificato il primo vantaggio di Bonaventura (su decisiva deviazione di un difensore avversario), facendo saltare il tappo a fiumi di inchiostro zuccheroso all’insegna del “gruppo Milan” e di “Ringhio che plasma i suoi giocatori a propria immagine e somiglianza”. Insomma “si ha come la sensazione (preambolo che odio) che sia nato un nuovo Milan” (copyright Compagnoni).

 

RIFLESSIONI PRE-COMPLOTTO

Stavolta l’ha detta giusta Adani, nel dopopartita. Lasciando Ambrosini cianciare di Handanovic e le sue parate e della pochezza della proposta offensiva dei nerazzurri, l’ex difensore ha colto nel segno dicendo che, a suo parere e anche a mio, Juve e Napoli continuano ad essere leggermente superiori all’Inter.

E’ la sua motivazione a convincermi: fa notare come tutti gli effettivi di Spalletti stiano giocando al meglio o quasi delle rispettive possibilità. Bene, benissimo nell’immediato. In prospettiva, però, non ci sono molti margini di crescita, essendo al contrario da mettere in conto qualche fisiologico passaggio a vuoto. I già citati Santon e Brozovic ultima versione sono due fulgidi esempi.

Torniamo insomma a domande che, a queste latitudini informatiche, ci siamo già fatti, con l’ulteriore vantaggio di non aver ancora dovuto trovare una risposta: cosa succederà al primo gol a porta vuota sbagliato da Icardi? Come reagiremo alla prima mancata uscita di Handanovic? Chi batterà le mani rincuorando i compagni al primo frittatone difensivo?

Chi vivrà vedrà. La classifica per ora racconta di 5 squadre in lotta per i primi 4 posti. Da ricordare che tutti e 4 i posti danno accesso diretto alla fase a gironi della Champions, senza passare dagli ostici preliminari.

Al momento pare che i nostri abbiano le qualità per finire la stagione davanti a una o due delle concorrenti (azzardo: Lazio e una tra Roma e Napoli). La mia non è scaramanzia, ma semplice proiezione futura dei ragionamenti di poche righe fa: noi questi siamo, e più di così non possiamo fare. Vero che non abbiamo le coppe; altrettanto vero che non abbiamo la rosa, l’abitudine a giocare insieme e il giUoco delle altre pretendenti.

E’ COMPLOTTO

Potremmo cominciare proprio con la simpatia degli amici di Me(r)diaset, che hanno provato la gufata preventiva con tanto di tabella esplicativa.

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Me li immagino in studio, braccia tese in avanti e mani che oscillano in un crescendo rossiniano di “oooohhhh”. Peccato per loro che a ciò non sia seguito l’ “olé” di ordinanza. Anzi, al rintuzzo di giustezza ha provveduto Lucianino da Certaldo, con l’ormai paradigmatico post su Instagram con cui ha usato toni più aulici per argomentare un bisillabo che dalle sue parti è sovente usato in circostanze come queste: #puppa!

Non sarebbe nemmeno il caso di ritornare sull’ennesima caduta di stile bianconera nella settimana che ha preceduto la partita.

Il minchione di turno è tal Pellò che si è espresso come ognuno di noi farebbe al bar sport con gli amici. Niente da ridire sul contenuto: ho personalmente augurato alle squadre diversamente strisciate le peggiori conseguenze immaginabili, e l’ho fatto più volte. Non arrivo a vantarmene, ma quasi. Il problema, non nuovo in questo Paese, è la facilità con cui poi ci si scusa, all’insegna del “eh va beh stavo scherzando, ho chiesto scusa che cazzo volete ancora?”.

Bene ha fatto Spalletti  a ricordarlo e a vergognarsi per lui nella conferenza stampa di presentazione del match.

Ennesima conferma che, quando si parla di stile, c’è chi ce l’ha e chi ci prova senza riuscirci, cercando oltretutto di convincere tutti gli altri di essere lui quello stiloso e figherrimo e noi i banali pirlotti che non capiscono niente.

Decisamente minore in ordine di importanza, ma non per questo meno puntuale, il riferimento di Spalletti alla poca serietà dei giornalisti nell’assegnare voti ai giocatori. Non è tanto il riferimento al Fantacalcio ad essere importante, quanto il fatto di voler poi manipolare quei voti, elaborati con tutta la soggettività del caso, per propugnare tesi bislacche come quelle viste in passato.

Ricordo con chiarezza una delle tante crociate anti-stranieri della Gazzetta, che sostanzialmente si dava ragione da sola portando quale prova principale la media voto dei calciatori italiani paragonata a quella dei giocatori stranieri.

Quanto è manipolabile uno strumento del genere?

Tanto. Ma nessuno dice niente. Nessuno fino ad oggi.

Che poi la stampa giochi a cercare paralleli tra questo suo modo di fare e quello di José nel biennio interista a me frega poco: lo vedo come un tentativo di mettere zizzania e creare casi là dove non ce ne sono (“Ahah! Non vi potevate sopportare e adesso ti comporti come faceva lui! Scandalo! Caso!”). Per quel che mi riguarda quello del Mister è il solo modo di guardare al rapporto tra Inter e media italiani: siamo poco considerati, spesso sottovalutati, raramente rispettati. E, soprattutto, chi lo fa ha la granitica certezza di farla sempre franca.

A meno che ci sia qualcuno che si prenda la briga di mettere in fila tutte le loro malefatte una per una e faccia presente che “così non si fa”.

L’ha fatto Mourinho, l’ha fatto spesso Mancini, aveva provato a farlo Stramaccioni, seppur il suo pedigree fosse di diverso prestigio. Ora lo sta facendo Spalletti. Imbattuto anche in questo sport.

Altro cenno a Mourinho, sconfitto nel derby domenicale contro il City di Guardiola.

Sarò senz’altro prevenuto, ma mi è parso di vedere tutta la tristezza dei commentatori sportivi italiani, figlia di tutti questi brutti 0-0 che lasciano l’Inter ancora in testa, trasformarsi in gioia e sollievo per i buoni che battono i cattivi, con Guardiola il bello e giusto che batte il brutto e antipatico Mourinho.

Patetici nella vostra ricerca della fazione a tutti i costi, prevedibili nella scelta del vostro cavallo vincente, falsi sapendo di esserlo quando riducete il calcio di Mourinho a un puro, semplice e costante difensivismo, ignorando la varietà di schemi e stili mostrati dalle sue squadre nel corso degli ultimi 15 anni.

Tornerò nelle prossime occasioni a parlare di Milan, di Voluntary Agreement e dei  successi raggiunti dalla premiata ditta Fassone-Mirabelli.

Non mettiamo insieme troppi scempi.

WEST HAM

Vittoria tostissima 1-0 in casa contro il Chelsea. Risaliamo qualche posizione ma soprattutto diamo dimostrazione di essere squadra dopo settimane, forse mesi.

That’ll do.

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Durare non durerà: però è bella…

SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

COME DIVERTIRSI QUANDO CI SI ANNOIA

CAGLIARI-INTER 1-3

Continua il filone della serietà.

Di conseguenza, il suddetto filone continua a intrudersi in tutto il suo turgore nel retro dei tanti nostalgici della Pazza Inter di stoparde.

La partita per molti versi è simile all’ultima con l’Atalanta, così come ai pareggi di Bologna e col Toro. Squadre organizzate e attente (con noi si sa non si scansa mai nessuno, ed è giusto così), che nella fattispecie ci fanno vivere una prima mezz’ora alquanto indigesta. Handanovic sbroglia due troiai delle dimensioni di Rocco Siffredi (cit.) prima che Lucianino da Certaldo faccia buon viso a cattivo gioco e si sitemi a specchio rispetto alla compagine sarda per il resto del primo tempo.

Ci dice anche culo, perchè al primo tentativo in attacco mettiamo palla in buca. L’ormai imprescindibile cross di Candreva arriva sul secondo palo dove Perisic in spaccata tocca e libera Icardi. Sulla volontà del croato di servire il compagno tornerò infra, qui mi limiterò a mettere a verbale il destro di Maurito nostro che vale il vantaggio corsaro e il 14° centro in tre mesi di campionato.

Mi immagino gli sguardi tra i nerazzurri in campo, all’insegna del “uffff….scampato pericolo!”; senz’altro il mio pensiero è stato quello.

E, come nelle ultime partite, una volta passati in vantaggio non ho avuto particolari timori di vedere cagate in serie commesse dai nostri, tipo braccino del tennista o annegamenti in bicchieri d’acqua.

La ripresa è ulteriore conferma di ciò, dal momento che la sostituzione di Vecino con Brozovic, in altri tempi senza dubbio foriera di smadonnamenti a mezza voce, è invece accolta da chi scrive con ottimismo, del tipo “dài simpatico minchione, stavolta hai mezz’ora buona da giocare e non i classici ultimi 5 minuti: vediamo se oggi c’hai voglia…”.

Detto, fatto: ottimo passaggio in verticale di Skriniar per Candreva che si insinua sulla destra ed è bravissimo a servire Brozo a rimorchio. Il destro è di quelli che, 2 volte su 3, finiscono al terzo anello, ma non stasera: tiro teso sul primo palo e 2-0 incassato.

Il tempo di esultare sotto la curva avversaria, di schivare un paio di bottigliette gentile omaggio dei tifosi di casa, ed eccoci a scollinare per l’ultimo quarto di partita.

Tutto pare scorrere per il meglio, senonchè un cross tanto preciso quanto isolato da parte di Faragò pesca Pavoletti colpevolmente libero a centro area. Bello ma abbastanza elementare il piatto destro al volo: Skriniar commette il primo errore della stagione marcandolo da lontano, e lo stesso Handanovic rimane sorpreso da una conclusione sì improvvisa ma non esattamente imparabile.

Il mio lato inglese si mantiene su altissimi livelli, giacchè il self control continua a campeggiare ai muri di casa:

Keep calm and palla a Maurito.

Più o meno è quel che succede, anche se in maniera un po’ rocambolesca. Il cross dalla destra è deviato da un cagliaritano e si impenna nei pressi dell’area piccola: Perisic salta prima del portiere e la carambola tra i due favorisce Icardi, che di destro chiude palla e partita sul primo palo. 3-1 e tutti a casa.

LE ALTRE

La testa della classifica resta a tinte nerazzurre il lasso di una notte, che passa comunque dolcissima. Il Napoli torna da Udine senza i soliti tre gol, ma con i soliti tre punti, avendo la meglio sugli avversari in una di quelle gare ostiche e tignose che iniziano ad essere una solida e preoccupante alternativa nel repertorio di Sarri & Co.

Già più pronosticabile la vittoria della Juve in casa col Crotone. Interessanti e molto invece i pareggi delle romane, con De Rossi a combinarla grossissima e Calcedo solo un poco più piccola. Che poi sia il VAR e non l’arbitro “de per lù” a decretare i rigori, poco importa ai fini del risultato. Due punti guadagnati su entrambi.

Ennesimi due punti guadagnati anche ai cugini, incapaci di segnare in casa contro avversari degni di tale nome (il girone da bambini dell’asilo di Europa League davvero non fa testo) e bloccati da un Toro tosto come da tradizione.

Pareggio fatale per il sorridente Montella, che si ritrova messo all’uscio dagli stessi dirigenti che ne difendevano l’operato fino a un quarto d’ora prima.

Forse sarà arrivato lui a dare istruzioni:

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E’ COMPLOTTO

L’esonero di Vincenzino nostro darebbe pane a sufficienza per compitare venti cartelle al riguardo. Ma sarebbe troppo facile.

Meglio pensare ai nostri.

Lodevole, ad esempio, il pezzo di Gatti sul Corriere della Sera, in cui sostanzialmente ammette che tanto Suning quanto Icardi avrebbero diritto a sentite scuse dal calcio italiano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E magari, da aggiungere, ci sarebbe anche il fatto che è stata proprio la stampa a cercare paragoni continui tra Icardi e il Balotelli milanista, non sembrando vero ai pennivendoli di poter mettere insieme i fallimenti dell’uno (guess who) con la scarsa eleganza dell’altro. Quanto a prestazioni sul campo, professionalità e maturità dimostrate, non stiamo neanche a parlarne, chè tra i due ci sono un paio di galassie di differenza…

Travestendomi solo un attimo da giornalista di Harmony a tinte nerazzurre (non mi accosto a Pellegatti nemmeno quando scherzo perchè ho troppo rispetto per me stesso), bella l’immagine di Icardi spettatore sotto l’ombrello a Firenze nelle vesti di tifoso: la moglie di Borja Valero corre e il gruppetto di amici è lì a incoraggiarla, come una compagnia di semplici amici in gita domenicale.

Il solito #spogliatoiospaccato

Passiamo ai Finti Complimenti. Potrebbe diventare una nuova categoria, cugina di Squadra Simpatttica o Same but Different. Ambrosini e Massimo Mauro sono amministratori delegati della Start Up antinerazzurra. La mission è questa: non potendo parlar male dell’Inter in questo frangente, si insiste su quegli aspetti che, sotto una patina di ipocrita lode, vogliono in realtà ridimensionare i meriti dei nerazzurri. Ecco quindi che, là dove Gigione Donnarummone fa una doppia parata che salva i rossoneri su Belotti/Iago Falque ed è giustamente applaudito come fenomeno e salvatore della patria (ma non del Mister hehehe….), Handanovic manca poco che si debba scusare per aver parato su Pavoletti nel primo tempo. Il tono è proprio “eh se ci si mette anche lui a fare i miracoli…”.

Mauro, forse incapace di articolare concetti così elevati, cita il “culo” di Icardi nel trovarsi proprio dove arriva la palla sul gol del tre a uno, ma in quello è in buona compagnia: Trevisani e Adani è un mese che giocano alla tiritera del “non è Icardi che va verso il pallone, è il pallone che va da lui”. Un fenomeno da baraccone, insomma, tutto pur di non dire che è il miglior centravanti della Serie A, chè magari Higuain e Dzeko si offendono…

Passiamo alla parentesi moviolistica, in malafede, s’intende: sintomatico come tutti, ma proprio tutti, siano assolutamente certi del fatto che Perisic non volesse fare l’assist, ma tirare in porta in occasione dell’1-0.

Ma del resto è così: comincia uno e subito tutti dietro. Del resto sono quindici anni  che ci passeggiano sul belino sull’incredibile gol di Sheva in un Milan Juve, cross sbagliato che finisce all’angolino ma per tutti colpo di genio dell’ucraino. Qui non c’è il viso angelico e delicato di Sheva, qui c’è la faccia sghemba di Beavis Perisic, quindi che se ne andasse affanculo che quello è ontologicamente un tiro sbagliato che diventa assist involontario. Di più, forse c’è fallo sul 3-1! Guardiamo guardiamo bene, che forse a furia di guardare qualcosa si trova.

Mi fate addirittura più ribrezzo del figlio di Pairetto: in onore di cotanto padre ha ammonito i due diffidati nerazzurri (Miranda e Gagliardini), ma quantomeno non se l’è sentita di sbugiardarsi da solo guardando al replay il regolarissimo salto del 44 croato.

Ad ogni modo, le discussioni sul VAR, che il Calabrese Cantilenante ci propina ogni settimana cianciando di fine del calcio etc etc… in realtà non mi fanno ridere come dovrebbero perchè mi costringono ad essere d’accordo con Caressa, che di contro rivendica i successi della tecnologia applicata al calcio.

Per dire: provate a chiedere a Messi se ieri sera avrebbe voluto la moviola in campo.

Poi si può discutere dell’ambito di applicazione del VAR e dei casi specifici tipo Lazio-Fiorentina. Personalmente, non essendo per nulla intimorito da cagate del tipo “la macchina che decide al posto dell’uomo, aiuto moriremo tutti!”, porrei un parametro molto semplice: il VAR rileva che la decisione presa (per quanto difficile, per quanto interpretabile dal vivo) è sbagliata? Benissimo, la si corregge. As simple as that.

L’arbitro non è stato un cane nel non vedere il calcione di Calcedo sul giocatore viola, ma a mio parere non conta. Lo si rivede, si constata l’errore, si procede di conseguenza.

Sempre restando sul bel programma di Sky (nonostante Mauro e Caressa), interessante e illuminante come quando era in campo il pensiero del Cuchu Cambiasso. Perfetto nella circostanza a fare da sponda a Caressa che si lamenta di tutte le frasi fatte del calcio odierno (gli chiederò i diritti d’autore perchè è plagio bello e buono dei Luoghi Comuni Maledetti): “che me frega del centravanti che rientra? Il Centravanti deve fare gol? Il difensore elegante? Ma de che?? Il difensore deve spazzare l’area e tirare un paio di calci”. Questa la poetica Caressiana, che gioca a buttarla in cacciata ma coglie nel segno.

L’ineccepibile Cuchu prima pare blandirlo e andargli dietro aggiungendo “E il portiere che gioca bene coi piedi?

Bravo Cuchu, bravo! Lo vedi che la pensi come me??

Ed ecco il tocco di classe dell’amatissima crapalustra: “Sì ma guarda che tutte queste cose le avete inventate voi giornalisti!”. Date un fischietto e un cappellino a quest’uomo e nominatelo capo del mondo all’istante!

Chiudo con un momento di mestizia, tornando all’esonero di Montella. Irriguardoso del lutto della sua ex squadra, il tweet di Carlos Bacca arriva al posto giusto nel momento giusto. Ma loro non erano tutti una grande famiglia?

In bocca al lupo Ringhio, ennesima bandiera piegata a pezza da piedi e chiamata a risollevare la baracca rossonera. Nella scala dei miei “s-preferiti” sei più vicino a Leonardo e Seedorf che a Inzaghi. Non ti augurerò quindi di perderle tutte, ma quasi.

E, mi raccomando: quando ti cacceranno non andartene ringraziando per l’opportunità concessa. Salutali come tu sai fare.

WEST HAM

Pareggino interno contro il Leicester, di pura dignità e che muove (poco, molto poco) la classifica.

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Oh va che volevo dartela eh! See Ivan, See…

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

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USQUE TANDEM

VERONA-INTER 1-2

E record sia…

Vado leggermente controcorrente e parto da uno stato d’animo insolito a queste latitudini. Quarto d’ora della ripresa: dopo aver esaurito il calendario dei Santi contro D’Ambrosio per l’improvvido rinvio, e constatato il pareggio del vecchio Pazzo ai danni di Handanovic, il mio occhio è caduto sul cronometro.

“Dài, manca ancora mezz’ora: questa la vinciamo”

Non sono uso a questi slanci di ottimismo, eppure è a questo che ho pensato in quel momento. Che sia merito di Spalletti, dei “ragazzi” o della mia migliorata stabilità mentale poco importa. Quel che pesa è il destro di Perisic a mille all’ora che pochi minuti dopo gonfia la rete veronese.

Giusto tre paróle (cit.) di cronaca per dire di un’Inter tutt’altro che trascendentale, in cui le migliori cose le fanno vedere Candreva (altro splendido cross per l’1-0 di Borja), Skriniar (di lì non passa un cazzo) e la coppia violacea Vecino-Valero (fosforo e muscoli in quantità). Per il resto, piccolo cabotaggio, anche se la sezioncina simpatttica si soffermerà su qualche dettaglio…

Il nostro vantaggio arriva in occasione della prima azione “seria” della partita e, se fossimo una squadra coi controcazzi, si potrebbe pensare che i nostri abbiamo pensato “va beh, basta cincischiare, andiamo a fare gol!”. Ho però smesso da tempo di credere alle favole e la prendo quindi come frutto del caso.

Poco altro da segnalare prima dell’inguacchio di D’Ambrosio già blasfemamente ricordato. Da lì, altri cinque minuti “seri” per ripristinare il vantaggio con Perisic, anonimo fino a quel punto.

L’ultimo quarto di gara scorre senza pericoli concreti per Handanovic, ma al tempo stesso con una costante tensione nella nostra metacampo, figlia dell’incapacità dei nostri di gestire il match e dell’immancabile manciata di giocatori onesti che contro di noi fanno la partita della vita (vero Fossati e maledettissimo Romulo?).

Arriviamo quindi all’amletico dubbio a strisce neroblù: questa squadra sta facendo benissimo, non bene, in rapporto a capacità tecniche dei giocatori e profondità della rosa. Il record di punti ottenuto nelle prime 11 partite ne è degna testimonianza. Inevitabile ascrivere i maggiori meriti di ciò a chi gestisce quotidianamente quest’accozzaglia di atleti. Lucianone nostro ha fatto senz’altro un ottimo lavoro fino ad oggi e la domanda che ogni tifoso si fa è: quanto durerà ‘sta solfa? E ancora: come ci si rialzerà dopo il primo schiaffone?

La prendo larga ma non troppo. Ai tempi del Mancio e di José, ho sempre notato nella Roma di Spalletti questo grande limite: aveva cioè bisogno di giocare il suo calcio per vincere, era sostanzialmente incapace di sfruttare le circostanze del momento e di adattarsi al contesto della singola partita.

Il contrario del “calcio speculativo e cinico” dell’Inter. Il fatto che poi quei campionati li abbia sempre vinti la succitata squadra cinica e concreta dovrebbe infilarsi tra le terga dei cantori del bel giUoco, ma il punto è un altro. Ho già detto che Spalletti, lodato per il giUoco che imprime alle sue squadre, a tinte nerazzurre è già diventato il Mister tutto praticità e intensità che non gioca bene ma porta a casa il risultato.

A me, come sapete, importa sega. Quel che mi frega è: riuscirà il nostro eroe a mantenere questa concentrazione, questa intensità, questa cazzimma, chiamatela come volete, per tutta la stagione?

Questa è la domanda delle cento pistole, e onestamente non credo sarà possibile.

Arriviamo quindi al prossimo scenario. Quando -speriamo il più tardi possibile- i nostri topperanno una o due partite in fila, si scioglieranno come neve al sole, per la gioia degli scribacchini che potranno ululare “ecco, come l’Inter di Mancini che vinceva sempre 1-0!!!” oppure manterranno la testa lucida e gireranno pagina ricominciando da dove si erano fermati?

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Il solco tra le prime 5 e le altre va ampliandosi sempre più: i gobbi vincono la partita del male assoluto -con merito e in maniera evidente, checchè ne dica un Montella sempre più in versione “chiagne e fotti”– il Napoli ritorna alla regola del tre rifilando altrettanti fischioni al Sassuolo, la Lazio si sbarazza del Benevento con una cinquina e la Roma infila l’ennesimo solido 1-0 che la conferma miglior difesa del torneo.

Siamo di fronte a un privé di queste cinque e a uno sconfinato limbo per tutti gli altri? Al momento il campionato dice questo. La velocità di crociera è altissima, se pensiamo che il Napoli, lasciando per strada solo 2 punti su 33 disponibili, ha comunque una squadra a due punti di distacco e altre due subito dietro. Non c’è una lepre solitaria, insomma. Ci sono cinque corridori che stanno tirando come dei maledetti. La domanda che dà il titolo a ‘sta sbrodola è valida anche qui: fino a quando dureranno?

 

E’ COMPLOTTO

Ogni promessa è debito, e quindi svelo subito il segreto di Pulcinella a cui mi riferivo supra. In una partita come detto modesta, Icardi si è fatto vedere molto di più in un lavoro di raccordo con il centrocampo e recuperi difensivi. Poche le conclusioni a rete -ne ricordo una per tempo: destro “masticato” su suggerimento dalla destra nel primo tempo, dopo che lui stesso aveva conquistato palla 50 metri più indietro, sinistro calciato alto dal limite dell’area nella ripresa.

Unanime la stampa a bocciare la prestazione del Capitano: “non si è mai visto!”, “è sempre defilato sul secondo palo!” (nell’azione dell’1-0, Borja può segnare solo-soletto proprio grazie al movimento di Maurito sul primo palo, raddoppiato dalla rivedibile coppia di centrali veronesi), “se non segna è come non averlo!”.

Ora, brutti generatori semiautomatici di minchiate, mettetevi d’accordo: quando segna lo criticate perchè non gioca per la squadra, perchè resta là davanti ad aspettare, etc etc.

Quando, per una volta, fa il cosiddetto “lavoro oscuro” restando a secco forse proprio perchè meno lucido a causa dei rientri a centrocampo, non va bene perchè non attacca come dovrebbe.

Morale: comunque vada è una merdaccia.

Eggiàlosapevo! direbbe il vecchio Prof. Scipione Petruzzi. Nihil sub sole novi (e con questo esauriamo la quota parte annua di citazioni latine).

Essendo un orgoglioso non utente di Mediaset Premium, ho appreso solo di seconda mano della simpatia del loro conduttore: chiosando su un ragionamento di Soldatino Di Livio, riassumibile in “occhio che questi potrebbero anche arrivare fino in fondo”, il merda ha concluso laconicamente dicendo “Beh del resto in Inghilterra due anni fa ha vinto il Leicester”.  Questa continua ad essere la considerazione di cui i nostri godono presso una mandria di prezzolati incompetenti. Che Fozza Inda venga informato all’istante e che la sua mannaia possa calare il prima possibile su tutti loro. Una roba alla Samuel L Jackson di Pulp Fiction, ma in salsa di soia.

WEST HAM

I nostri amati martelli buttano nel cesso una comoda e facile vittoria sul campo del Crystal Palace, facendosi rimontare due gol nel finale, con un insipido pareggio che ci lascia nelle acque salmastre del quasi fondo classifica.

Uottaffàc

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FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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NON C’E’ DUE SENZA TRE (MA ANDAVA BENE ANCHE DUE…)

INTER-MILAN 3-2

Sto invecchiando, e anche parecchio…

Al 90′ di domenica sera ero stanco tanto quanto gli 11 in campo, assolutamente distrutto dall’altalena di emozioni appena vissute. E sì che avevamo vinto, non oso pensare al mio stato psicofisico se mi fossi trovato dall’altro lato dell’intrusione anale appena avvenuta (leggasi rigore subìto e Derby perso all’ultimo minuto).

Dopo aver barcollato per una mezz’ora, esattamente come i vecchietti, occhio pallato e insonnia imperante fin quasi alle prime ore dell’alba, a fissare il soffitto e intravedere ancora una volta le gesta di quel grande centravanti che risponde al nome di Icardi Mauro.

Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Mancava il vestaglione di flanella, ma per il resto il rito apotropaico di approccio al match era rispettato in pieno.

Pronti via e i nostri mi sembrano quadrati e cazzuti: ancora adesso non mi è chiaro chi tra Vecino e Borja Valero giocasse da trequartista ma sticazzi: entrambi sono convincenti, con il solo Gagliardini un filo sotto la decenza. Il Milan davanti è talmente poca cosa che Nagatiello fa un figurone e solo lo stato semicomatoso di Miranda genera qualche stringiculo. Davanti Perisic parte in ombra, facendosi però vedere diligente in quel paio di recuperi difensivi che stanno diventando spettacolari quasi come il doppio passo ormai di acquisita proprietà intellettuale. Sull’altra fascia, Candreva fa smoccolare subito il Sciur Ambroeus al primo anello toppando il primo cross, ma si riprende con gli interessi nel corso della gara uscendo a metà ripresa tra gli applausi.

Il primo tempo mostra l’Inter che vorrei (meglio: di cui mi accontenterei, giocato bene ma nulla di trascendentale) e il Milan che è: una squadra ancora in alto mare, con poche certezze e mancante proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi cardini (Bonucci-Biglia).

La traversa di Candreva arriva al 12′ dopo un considerevole numerillo di Borja e mi fa sobbalzare sulla poltrona in pelle umana, mentre l’azione a voragine del vantaggio fa esplodere papà e figliuolo in un unisono urlo belluino che fa rabbrividire la femmina di casa.

In culo a chi dice che Icardi ha colpito male, il colpo è da grandissimo centravanti. Bello il cross di Candreva, forte come deve essere e per ciò difficile da impattare: la palla oltretutto batte per terra appena prima dell’impatto col destro di Icardi, bravissimo ad anticipare i difensori e trovare il tempo giusto per l’impatto col pallone. Che poi la colpisca di interno, caviglia o polpaccio poco conta. E’ quel che Leonardo definirebbe un #goldellamadonna e ciò mi basta:

…chè io a calcio non ci so giocare, ma ancora capisco la differenza tra golazo e gollonzo.

Il primo tempo come detto fila liscio: noi proviamo un altro paio di tiri con Vecino, ancora Icardi e Perisic, che però fanno il solletico a Donnarumma o, al più, male solo all’omino delle bibite.

Conoscendo i miei polli, l’intervallo lo vivo in tensione, sicuro che qualcosa cambierà.

E infatti, dal nulla cosmico dei primi 45′ (altro che “tutto sommato alla pari“, caro Montella), il Milan esce trasformato. Più di rabbia e nervi che di giUoco, si mettono lì e per una ventina di minuti -perdonerete il gergo tecnico- sono cazzi.

Handanovic ne salva un paio, il guardalinee con rinforzo di VAR annulla giustamente il pareggio di Musacchio in fuorigioco palese, ma Suso col sinistro acchiappa il pari. Esecrandi nell’occasione Gagliardini e soprattutto Perisic, che abboccano alla finta del rossonero lasciandogli spazio sul piede preferito.

Lì inizia la mia parte di match preferita e tutto sommato inaspettata. Perchè il Milan continua a spingere, ma il gol lo troviamo noi con le due azioni più belle della serata.

La prima porta Vecino a concludere a lato dal limite dell’area, dopo splendida progressione ancora di Candreva sulla destra. La seconda vede Icardi, quello che vaga in area in attesa dei compagni, quello che non torna ad aiutare, quello che non fa salire la squadra, strappare il pallone dai piedi di un tentennante Biglia e avviare il contropiede.

Contropiede: non transizione, non ripartenza. Un cazzutissimo contropiede, perdìo!

Perisic fa il suo e si allarga sulla sinistra, Maurito lo vede e lo serve. Da lì al paso doble in salsa croata è un attimo, ed arriviamo alla rappresentazione plastica dell’arte contemporanea:

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Vero: la canotta bianca sotto la maglia nun se po’ vede’ ma gliela perdono. La palla è a mezza altezza, il nostro salta per colpirla di esterno, facendo tornare valide le considerazioni fatte per il primo gol. Non la colpisce male, caro il mio Trevisani sapientino di Sky, la vuole mettere proprio sul palo lungo e capisce che per farlo deve colpirla così. Vai a ripetizioni da Vialli che due gol in Serie A li ha fatti…

Insomma, ce l’ho in canna fin dall’inizio: questo ha lo stesso fiuto del gol di Inzaghi, ma a calcio ci sa giocare davvero!

Se il primo gol aveva fatto sbarrare gli occhi alla “me mié” (consultate il dizionario Italiano-Meneghino), dopo il 2-1 la suddetta mi guarda e lascia uscire un laconico “Mario tu non stai bene“. Io me la ghigno con Pancho stretto in braccio, assatanato pure lui, degno figlio di copoco padre.

Siccome sono incontentabile, avrei preferito che il Derby finisse così, 2-1 e via, perchè il modo in cui è arrivato il secondo pari del Milan mi ha disturbato e non poco. Passino le lodi per il cambio di gioco da sinistra a destra (se ne vedono a decine in ogni partita, ma questo porta al gol quindi è giusto segnalarlo), ma il gol del 2-2 è un puro condensato di sorte benigna per i cuginastri: i due attaccanti bucano il cross dalla destra (ditelo adesso “eh ma Icardi fa solo i gol“) e quel simulatore maledetto di Bonaventura approfitta del sonno catatonico di Cancelo, fermo 3 metri più indietro, per colpire in spaccata.

Il culo non si esaurisce lì, chè Samirone il suo l’aveva anche fatto, respingendo come poteva: poi la forza di inerzia fa il suo, e il nostro sostanzialmente finisce in porta trascinandosi dietro il pallone.

Il solito cu…ore rossonero.

Oltretutto il 2-2 fa esultare il succitato Trevisani, che da un quarto d’ora buono ce la gufava vaneggiando del terzo 2-2 consecutivo nei Derby, smanioso come pochi di attingere ai corsi e ricorsi storici (“Ancora Suso, sempre Suso! Terzo gol nei Derby per lui!!” sull’1-1 e “La palla è entrata! Come l’anno scorso, come con Zapata!!” sul gollonzo del 2-2).

Passo quindi l’ultimo quarto d’ora a smozzicare santi e Madonne, nasando il pressante odore di stallatico sottoforma di beffa finale, con un Cutrone qualsiasi che ci ammorbi per i successivi 3 giorni a parlare di sogno che si realizza, di tifo rossonero fin da bambino e bla bla bla.

Vecino però, e per fortuna, la pensa in maniera diversa e al minuto 88′ pesta giù una progressione da cavallo nella pampa argentina (anche se è uruguagio…): apre in due come una mela (cit.) la difesa del Milan, o quel che ne rimane, e serve Icardi in piena area: bello e intelligente il tocco all’indietro per l’accorrente Eder che centra il polpaccio di Rodriguez che devia in angolo, pare provvidenzialmente.

Il resto è storia, e tocca ringraziare lo svizzero per la ferale trattenuta ai danni di D’Ambrosio.

Qui apro una parentesi di complottismo per segnalare che anche tra gli interisti ho trovato gente che commentava all’insegna del “dài che ci è andata bene, il rigore è dubbio“.

Ma dubbio un par di palle! Ritorniamo allo stesso discorso fatto alle prime giornate: il fatto che in epoca pre-VAR fosse la norma non vedersi fischiati rigori del genere (non ce ne hanno fischiati pure di più netti, anche nei Derby, chiedete a Palacio…), non vuol dire che quella fosse la norma e questa la bonaria eccezione.

Tutt’altro: il VAR, lungi dal dimostrarsi la panacea che ontologicamente non può essere, dà però una bella rete di protezione a tutti, arbitri compresi. Allo stesso tempo, li inchioda alla loro potenziale malafede, perchè il mondo non finisce col loro fischio. Può esserci un supplemento di indagini. A quel punto, è più difficile fare memoria selettiva e scegliere in quale area di rigore fare il pignolo e in quale interpretare il regolamento.

L’avrete già capito, perchè la mia situazione psichiatrica è ormai nota: sono stracerto del fatto che, senza VAR, Tagliavento a noi un rigore così non l’avrebbe mai fischiato.

E non perchè sia stato il VAR ad assegnarlo. No: l’arbitro coi fischietti bianconeri ha fatto tutto da solo, e tocca dargliene atto. Facendogli il processo alle intenzioni avrà pensato “Cazz…non posso più far finta di niente, tocca fischiare“.

Esaurito l’inciso complottistico, solo un bambino dell’asilo può piagnucolare dicendo che non è rigore (guess who?), e al 90′ in punto Icardi sfida Donnarumma dagli undici metri.

Per nostra fortuna il Capitano non prende esempio dal talentuoso connazionale Dybala: rimane freddo e spiazza il Buffon del 2020, portando a casa Derby e pallone.

Ciao Mirabelli, ciao…

 

LE ALTRE

La libidine era iniziata la sera prima, vedendo i gobbi sconfitti in casa da una Lazio sontuosa e con la ciliegina di un rigore (anche qui solare quanto ingenuo) assegnato ai padroni di casa grazie al VAR.

Ma si vede che in questo caso non sembrava pallanuoto…

Come già anticipato, Dybala sbaglia nuovamente e consegna i tre punti agli aquilotti di Inzaghino, calcisticamente odioso come e più del fratello – Superpippa almeno segnava, ma ottimo allenatore capace di tirar fuori una squadra coi controcoglioni da un manipolo di buoni giocatori (Immobile a parte).

Il Napoli non scherza e continua il suo filotto, sbancando l’Olimpico giallorosso per 1-0. Brutto segnale, perchè ancora una volta vince di sciabola e non di fioretto, facendo vedere di poter combinare efficacia e estetica.

Toccherà a noi fermarli sabato sera (prendetela come una battuta…).

 

E’ COMPLOTTO

Ho avuto due settimane, complice la sosta Nazionale, per alimentarmi di fastidi e antipatie pre-Derby.

Scontato il riferimento a Fassone e Mirabelli, che personalmente mi hanno turbato il giusto.

Di più: tolta la naturale antipatia che emana un essere umano con le sembianze di Fassone, arrivo a condividere il suo giudizio sulla naiveté interista dell’epoca morattiana. Godibilissimo invece il maldestro tentativo di Mirabelli di incutere paura a Spalletti che risponde citando i classici.

Ma ciò che mi ha più interessato sono stati i commenti nel post-gara.

Facilotta la sintesi “un tempo a testa, il pari era più giusto“: il lettore -quando non il giornalista- medio italiano,  ha capacità di intelletto e concentrazione limitate, quindi riassumere una partita in 10 parole satura tutti i suoi neuroni.

A noi che invece siamo menti elette, non può sfuggire come il primo tempo del Milan sia iniziato al 44′ con l’unica volta in cui Kessié è andato via a Gagliardini (bella poi la conclusione di Borini, ma se fai gol da lì devi ringraziare il portiere…). Non pervenuti o giù di lì.

Nella ripresa, come detto, sono rientrati in campo con ben altro piglio, e senz’altro i primi 20 minuti ci hanno messo sotto. Faccio però notare che, contrariamente al primo tempo, chi nella ripresa ha subito è comunque riuscito a fare un gol (per tacer del rigore finale) e creare due occasioni colossali (Vecino e Eder).

In buona sostanza: la vittoria è meritata e non rompete i cabasisi.

Certo, se poi il buon Montella impiega zero secondi ad adeguarsi ai suoi illustri precedenti (Sacchi-Capello-Ancelotti, tutti alfieri dell’immortale “non-parlo-degli-arbitri-però…“) si fa del male da solo, ed è sintomatico che sia l’ex Ambrosini a chiosare “io da attaccante non vedo l’ora che un difensore mi cinturi così in area“.

Il Milan è alla terza sconfitta consecutiva, alla quarta da inizio campionato. E’ decimo a pari punti col Chievo, a -10 dall’Inter e -12 dal Napoli. Giusto e inevitabile che Fassone confermi la fiducia al Mister. Da segnalare però come tutti i media si allineino in tempo zero al diktat della Società (ribadisco: giusto e condivisibile), guardandosi bene dal fare la seconda domanda o, come succede a strisce verticali diverse, salutando il Direttore di turno per poi dire: “si vabbè, ha detto così: vediamo però quali potrebbero essere i sostituti dell’allenatore“.

Tornando in chiusura all’analisi della partita, e in ossequio al qualunquistico “un tempo per parte”, è palese  la tendenza dei vari giornali a sminuire lo spettacolo offerto dalle due squadre nel primo tempo (la simpaticissima Repubblica as usual tra i primi della fila, scomodando perfino il Partito Comunista cinese), magnificando di contro il giUoco offerto dalle squadre nella ripresa, fatto da una bella reazione del Milan assai più de panza che de capoccia.

Quisquilie: gli imperativi categorici -o se preferite i Luoghi Comuni Maledetti- sono sempre quelli.

#E’unInterCinica

#IlMilanProponeGiuoco

 

WEST HAM

Pareggio col Burnley: segniamo presto con Antonio, poi Carroll si becca due gialli dopo due scontri aerei (giusto il primo, eccessivo il secondo) e sono cazzi: il pari arriva solo all’85’ quando ormai si sperava di averla sfangata, ma non è certo un furto.

Veni vidi vici. Come grafico non sarei stato un granchè… Per fortuna, Icardi a tirare in porta è un po’ meglio! (NB: per la foto di destra i giusti crediti alla pagina Facebook di Zer0 Tituli).

 

 

NESSI CAUSALI E RIFLESSI CONDIZIONATI

BENEVENTO-INTER 1-2

Parto svelando un dettaglio del quale -giustamente- non vi fregherà niente: ho scritto di getto la sezione È COMPLOTTO, e avrei potuto aprire e chiudere con quella, perché onestamente non ho visto grande differenza tra i commenti fatti all’Inter di Benevento e la voglia di malafede e di procedere per Luoghi Comuni Maledetti.

Di partita ne ho vista meno della metà – per mia fortuna quella con i tre gol che l’hanno decisa. Ho comunque visto ampie sintesi del match e ho notato quanto segue.

Lungi dall’aver fatto un partitone, mi pare che l’Inter abbia giocato decisamente meglio di quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Brozovic, per qualche imperscrutabile allineamento dei pianeti, ha pestato giù un primo tempo fatto di due gol e di una costante proiezione offensiva (sui ripiegamenti difensivi va beh…), riuscendo là dove tutti i compagni di reparto hanno faticato finora. Che addirittura Nagatomo e Candreva abbiano rubato applausi per come è stata costruita l’azione del vantaggio è un unicum nel panorama di questa stagione.

Ancora: dopo il salvataggio da stopper vero fatto vedere nella partita casalinga col Genoa, Icardi in Campania ha svariato e fatto più sponde di quante fatte nell’ultimo campionato. L’ha riconosciuto addirittura Carlo Muraro, staccando per un attimo la litania dell’Inter che non gioca bene e dovrebbe fare di più. Forse per questo sbattersi là davanti, forse perché è umano anche lui, Maurito spara alle stelle la bella palla ricevuta dal fido Perisic nella ripresa.

Leggo invece i commenti nel dopo gara e mi pare di essere fermo a qualche giorno fa. #èunintercinica, #mancailgiuoco, #benesoloitrepunti, #crisiicardi.

Ai simpatttici cantori delle gesta dei nostri amatissimi è anche andata di sfiga, avendo vergato in settimana un cortese articolo nel quale lamentavano l’assenza di gol segnati su calcio di punizione dal limite.

Io, rancoroso complottista, avrei posto l’attenzione sul fatto che in sei giornate all’Inter fosse stata fischiata la miseria di due sole punizioni dal limite. Ma forse è meglio così, visto che il già menzionato Ajeje ha usato il piedino dalla mattonella appena fuori dall’area per timbrare il raddoppio, con tanti saluti alle Cassandre de-sto-ca.

La summa di tutto ciò, esasperata dall’atteggiamento opposto tenuto con la sponda sbagliata del Naviglio, è esemplificata nella foto del giorno a corredo di questa sbrodola, che potrete gustare nella già richiamata sezioncella che segue.

Indugiando solo ancora un poco sulla partita, mi pare di poter dire che i pericoli creati dal Benevento (che ci sono stati eccome) sono stati in massima parte causati da nostre leggerezze inescusabili (bell’idea del cazzo il lancio lento in orizzontale a tagliare il campo, facile innesco per il contropiede avversario) o da ripiegamenti fatti col piglio di chi dopo aver fatto nottata deve alzarsi per timbrare alle 6.00 del mattino. Il riferimento a Brozovic e Vecino che corricchiano per 40 metri senza affondare il tackle sull’avversario lanciato in contropiede è tutt’altro che casuale. Il gol di D’Alessandro nasce pochi attimi dopo.

La ripresa, se eccettuiamo il palo sbilenco preso in apertura, passa col risultato sempre in bilico, ma con i nostri a mangiarsi almeno due occasioni belle e buone (dite a Joao Mario che a questo gioco bisogna tirare in porta), lasciando nel contempo Handanovic inoperoso o quasi.

Eppure, come già fatto notare, nulla sposta i nostri (inde)fessi commentatori dal rinnovare le giaculatorie sulla pochezza della proposta calcistica nerazzurra.

Ce ne faremo una ragione, quantomeno fino ad ora porta bene…

LE ALTRE

Il Napoli sale meritatamente da solo in testa alla classifica, rifilando gli ormai soliti tre gol all’avversario di turno e centrando la settima vittoria su altrettante esibizioni.  Non così può dire la Juve, bloccata sul pari da un’ottima Atalanta, con una partita tutta da vivere e da godere nel modo in cui si sviluppa. Splendida la papera di Buffon sul gol di Caldara, servile l’arbitro nel far proseguire il gioco dopo il palese fallo su Gomez. Lo stesso arbitro si correggeva (o veniva corretto, non mi è ancora chiaro chi chieda di rivedere le immagini) tornando sulla sua decisione e annullando un gol che pareva regolare solo a chi di roba del genere è abituata a farne restando impunita.

Sul punto tornerò tra poco, non prima di aver fatto notare due cose:

1) così come le decisioni del VAR che ci hanno riguardato sono servite a correggere a nostro favore l’iniziale decisione dell’arbitro, così lo schermo a bordo campo è spesso intervenuto a correggere l’errore pro Juve. Come si dice in questi casi: cambiare le abitudini è sempre la cosa più difficile.

2) posto che nessun essere dotato di intelletto poteva sperare che l’avvento del VAR eliminasse il 100% degli errori, ecco che lo stesso arbitro a Bergamo assegna un rigore che, proprio rivisto con calma, è palesemente da non assegnare.

Immagino di dover dire che l’errore di Dybala dal dischetto faccia parte “del fascino del calcio, che è fatto da essere umani, in quanto tali fallibili”.

Passando ai cugini, brutto stop casalingo contro la Roma. Dico brutto per l’Inter, essendo in programma il Derby alla ripresa post-Nazionali ed avendo i nostri la ghiotta e teorica occasione di sbarellargli la stagione in una fresca serata di metà Ottobre. Essendo però famosi nel mondo per l’endemica incapacità di cogliere l’attimo, vedo altissimo il rischio per i nostri di perdersi in un bicchier d’acqua, lanciando un involontario ciambellone di salvataggio ai rossoneri e aprendo l’immancabile #crisiinter dalle nostre parti. Senza dimenticare che dopo il Derby ci sarà il Napoli al San Paolo…

A meno che Lucianino da Certaldo non sia così bravo a infilarsi sotto pelle ai suoi ragazzi e regalare scariche elettriche sotto forma di bestemmie il vernacolo toscano buone da svegliare il killer instinct di uomini truci quali Ranocchia, Handanovic, Santon e compagnia…

E’ COMPLOTTO

Vedere Massimo Mauro che rosica fa bene al calcio. Il calabrese cantilenante fa davvero fatica a non scoppiare a frignare come il peggior bambino viziato a cui viene impedito -per una buona volta- di fare il cazzo che vuole al parco giochi.

Per una volta arrivo ad apprezzare la saccente pedanteria di Caressa che spiega -a quelli dotati di intelletto e onestà intellettuale sufficienti- quale sia la logica dietro il gol sacrosantamente annullato alla Juve.

Logica che mi trova -manco a dirlo- pienamente d’accordo. Cercherò di spiegarlo come farei a un Massimo Mauro qualunque, che si lamenta del fatto che “è passato un minuto tra il contatto di Lichtsteiner e il gol!”.

Allora, primo sono 13 secondi e non un minuto, gobbaccio che si finge imparziale di sto par de ciufoli. Secondo, e più importante se solo riuscissi a capirlo: il concetto di soluzione di continuità è a mio parere corretto. Vediamo se l’alunno Mauro smette un attimo di frignare e collega i 4 neuroni disponibili: se dal momento del fallo, la squadra che l’ha subito non entra più in possesso di palla fino al goal, è verosimile pensare che, senza il fallo in questione, l’altra squadra non sarebbe riuscita a segnare, quantomeno in quell’azione.

Che tra i due eventi passino 10 o 30 secondi cambia poco: quel che conta è che la squadra “vittima” in quel lasso di tempo non è riuscita a recuperare la palla.

E’ il concetto di nesso causale, che mi rendo conto sia un po’ troppo per le cantilenanti sinapsi di Massimo Mauro, ma alla fin della fiera chissefrega di lui. Anzi: mi dà piacere fisico vederlo contorcersi di rabbia cercando di sorridere per mascherare la sua incazzatura.

Lodevole anche la presa di posizione di Sky Sport che, per penna del proprio direttore (per di più gobbo!), si proclama in tutto e per tutto favorevole all’innovazione tecnologica a supporto degli arbitri.

Ma forse l’hanno fatto solo per prendere le distanze dai deliri ovini del succitato Massimo Mauro…

Cambiamo lato alla musicassetta del male e occupiamoci di quelli che perdono sempre e comunque #atestaalta.

Ora: che il Milan tutto sommato potesse anche pareggiarla con la Roma è condivisibile, ma non è colpa loro se questo Milan è sufficiente e nulla più. Già più preoccupante il fatto che un loro giocatore si faccia espellere perchè non ricordava di essere già ammonito.

Noto al solito la tendenza dei media a minimizzare i problemi di Milanello Bianco, lodando la fermezza della dirigenza nel negare qualunque tipo di problema con Montella e difendendo a spada tratta tutto quanto fatto in estate.

Il sempre attento Malpensante mi anticipa nell’arte dello screenshot, pubblicando quasi in tempo reale questo collage che testimonia di quello che il Vate di Setubal fece passare alla storia come “prostituzione intellettuale” e come “grandissimo lavoro organizzato” per sviare le menti semplici degli utenti medi italici.

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Così come è sempre l’ora dei Pavesini, è sempre e comunque il momento per lodare il Club dell’Amore, anche al costo di propagandare panzane manco fossero dei novelli Emilio Fede. Nello specifico, e forse sperando che qualcuno sia così pirla da cascarci, ci informano del fatto che Mr Li stia cercando soci per il suo Milan, dichiarandosi disposto a cedere il 25% delle quote per la modica cifra di 200 milioni. Come a dire che, a pochi mesi dal compimento dell’estenuante closing, il valore della baracca è già cresciuto del 50%. Finchè la panzana la strilla il giornalaio di Arcore va bene, ma che certe notizie suscitino ancora tale riverbero fa davvero pensare…

Per dire: anche l’Inter può dire di valutare Santon e Nagatomo 40 milioni (l’uno, s’intende…), poi tutto sta a vedere se c’è qualcuno che ci casca…

E che non sia consentito ad alcun essere semovente sul globo terracqueo parlar male del Milan e delle sue emanazioni presenti o passate, lo dimostra l’inaspettato esonero di Ancelotti, Carletto per tutti ma non per me.

Ora, l’esonero è per un allenatore quasi un fatto inevitabile e fisiologico, essendo quello uno dei mestieri più precari del mondo (assai ben remunerato, ma pur sempre precario): eppure, tutti i media italiani uniti e compatti a difendere il sopracciglio più inarcato della bassa padana, accusato addirittura di aver fallito nella sua qualità precipua, e cioè di creare armonia in spogliatoio. La melensa retorica rossonera ha infatti seguito Ancelotti a Londra, Parigi e Madrid, prima di incepparsi inopinatamente in Baviera.

Singolare e sintomatico della coerenza dei media il fronte comune di tutti i giornalisti a respingere in modo sprezzante le critiche dell’ambiente Bayern ad una eccessiva italianizzazione dello spogliatoio, e ad una tendenza alquanto familistica nella composizione dello staff del Mister, di cui facevano parte il figlio e il genero.

Al solito: in Italia sempre pronti a scandalizzarsi per i troppi stranieri nei nostri Club, ma quando lo stesso atteggiamento lo prendono all’estero contro il povero  Carletto, tutti a difenderlo e a liquidare le lamentele del caso come chiacchiere da crucchi ubriachi baffi-neri-spaghetti-mandolino.

WEST HAM

Buona vittoria contro lo Swansea che ci vede tornare in acque non così turbolente.

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OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”