SEIMENOMENO

TORINO-INTER 2-2

Pioli, Gagliardini e Perisic si confermano essere umani e sbagliano una partita dopo i tanti 7 in pagella accumulati nel secondo quadrimestre.

Poco da eccepire sulla formazione iniziale scelta dal Mister: copia carbone di quella reduce dalle sette pappine rifilate all’Atalanta, e che je vuoi dì?

I nostri però fin da subito paiono meno guizzanti del solito, anche se un inopinato ottimismo si impadronisce di me e della piccola babygang a piè di divano, mentre sussurro “anche l’altra volta siam partiti piano e poi gli abbiam fatto un c…. così!“.

Mi dice anche bene, perchè dopo una bella (ma tardiva) combinazione Banega-Icardi, col nostro che segna in fuorigioco, è Kondogbia a sbloccare la faccenda.

#Proprioluincredibile, aveva segnato il suo unico gol nerazzurro proprio contro i Granata nella trasferta dell’anno scorso. Buon segno, penso…

Invece i nostri, che già non brillavano per applicazione e intraprendenza, continuano sul falsopiano delle palle perse in ripartenza e dei passaggi alla cazzimperio, dando al Toro modo di creare pericoli dalle parti di Handanovic.

Il patatrac lo combina poco dopo Perisic, che si fa sfuggire Baselli su corner: il maledettissimo Moretti (che già 2 volte ci purgò di testa negli anni addietro) stavolta si limita a spizzare di testa a centroarea, dove il succitato centrocampista è libero di incornare solo-soletto il gol dell’1-1. Tutto da rifare, ma con geometrie meno che elementari e propensione alla cagata in crescita esponenziale.

L’intervallo non è foriero di miglioramenti, ed anzi è il Toro a ricominciare massiccio e incazzato. Handanovic si oppone come può, e Murillo prende il posto di Medel che esce infortunato. Da brivido i primi due interventi (a vuoto) del colombiano, che poi pian piano prende le misure. Nel frattempo però il Toro trova il 2-1 con Acquah che non segnava da anni (chettelodicoaffare), e che conclude con un bel destro a giro un contropiede fatale per i nostri.

Viste le dozzine di palle buttate o malgestite, non mi illudo che si possa recuperare la partita, anche perchè Eder, pronto già da un po’, non va a sostituire uno dei due esterni (fin lì sia Candreva che Perisic si son visti poco e male) bensì Banega, anche lui in ombra ma se non altro l’unico ad avere un piede idoneo a servire i nostri attaccanti.

Ci troviamo quindi con un 4-2-4 nel quale le 4 punte devono pregare Domineiddio di ricevere una palla giocabile. E Iddio per quello li accontenta anche in fretta, visto il bel cross di Ansaldi gentilmente omaggiato da un’uscita farfallosa di Hart (che già aveva cappellato sul primo gol): la palla arriva sul secondo palo dove Candreva si guadagna la permanenza in campo stoppando di petto e incrociando al volo il destro del 2-2.

A quel punto inizio il mio mantra “togli-Perisic-metti-JoaoMario“, ma incredibilmente Pioli non mi dà retta, mettendoci un buon quarto d’ora prima di fare il cambio: esce Kondogbia ed entra Brozovic: la differenza è che le due o tre palle che potrebbero portarci alla vittoria capitano proprio sui piedi per una volta storti di Beavis&Butthead.

Il croato fa la cosa migliore della partita dopo il fischio finale allorquando, consapevole di aver giocato la classica partitaccia, va sotto i settemila tifosi interisti a salutare e riconoscere i proprio peccati. Gran gesto da parte di un gran giocatore, primo ad accorgersi di non aver reso secondo gli standards a cui ci ha piacevolmente abituato.

Non va, direbbe Piccinini, e finiamo per pareggiare una partita che non avremmo meritato di vincere più di quanto avremmo rischiato di perdere. Non siamo per definizione una squadra fortunata, e quindi la botta di culo non arriva.

Questo vuol dire abbandonare ogni residua speranza di terzo posto, visto che -pur tralasciando Roma e Napoli- continuiamo a dimenticare la Lazio che resta a due punti di distanza da quel che a oggi è il solo ragionevole obiettivo stagionale: il quarto posto.

LE ALTRE

Se escludiamo proprio la Lazio, bloccata sullo 0-0 a Cagliari, tutte le altre ci rosicchiano due punti, compreso un Milan cinico e arcigno che supera il Genoa col minimo scarto e beneficia del tifo di tutta la stampa, prontissima a raccontare di un Diavolo che “ha messo nel mirino l’Inter e che punta decisamente all’Europa in attesa dell’imminente closing“.

Anche la Juve vince di misura a Marassi, ma quantomeno stavolta Giampaolo schiera la formazione migliore.

La Roma ci illude iniziando piano e beccando il gol di Defrel, ma poi grazie a Salah e ad una spintarella malandrina avvia la rimonta.

Il Napoli ne fa tre all’Empoli e poi si addormenta, ma porta comunque a casa i tre punti.

E’ COMPLOTTO

Interessante statistica sui rigori assegnati, pubblicata in settimana da Calcio&Finanza e messa in relazione alle palle giocate in area di rigore, tanto per fugare un altro Luogo Comune Maledetto per cui “l‘Inter riceve pochi rigori a favore perchè in area di rigore ci va poco e tira tanto da fuori area“.

Ecco, appunto. Solo quest’anno, i nostri sono quelli che in area hanno giocato più palloni (1393 prima dell’ultimo turno di Campionato), eppure hanno beneficiato di soli 4 rigori (di cui 2 incredibilmente consecutivi nelle ultime tre giornate: sabato ce n’era uno di Rossettini su Icardima di quelli che se ne vedono tanti…”): insomma, un rigore ogni 350 tocchi in area e tanta grazia che almeno quei quattro ce li hanno dati:

I cugini, tanto per tirare in ballo sempre gli stessi, sono a un rigore ogni 117, con 300 palloni in meno giocati in area, ma loro -si sa- propongono giUoco.

Ricaccerei le parole in bocca agli amici gobbi che avessero l’ardire di rispondere con l’obiezione (aritmeticamente ineccepibile) “e la Juve allora, che ne ha avuti solo 3??” ricordando che ci sono tanti e sofisticati modi per fare regali (vero Pjanic e Tagliavento?)…

Ancor più emblematica la situazione calcolata sugli ultimi 5 anni:

Niente da aggiungere, se non che un altro dei miei deliri blateranti degli utlimi anni viene confortato anche dalla fredda statistica.

Sull’ennesima, compromettente indagine che riguarda il mondo-Juve non voglio dire niente, se non armarmi di birretta e popcorn e godermi lo spettacolo. Posso solo dire che la Juve non è certo la sola società a “gestire” i propri rapporti con la Curva, ben consci i Club che poche centinaia di persone possono creare casini non da poco alla squadra.

Che però in questa storiaccia ci siano di mezzo morti e mafia, è roba da professionisti del settore, ed in effetti, visti i precedenti, chi meglio di loro?

WEST HAM

Brutta sconfitta in casa col Leicester, con il nostro portiere a combinarne peggio di Bertoldo in Francia. Pochissimi punti nelle ultime giornate, che ci lasciano ancora con un buon margine dalla zona pericolosa ma scolpiscono nella roccia la mediocrità di questa stagione. Il tanto atteso effetto stadio nuovo non si è fatto vedere, nonostante i 50.000 abbonati stagionali.

tor int 2016 2017

No cazzo il balletto no… e infatti vedi poi com’è finita?

CI SIAMO QUASI, CI RISIAMO SEMPRE

JUVENTUS-INTER 1-0

Faccio finta che il ritardo nella compilazione di queste quattro stronzatelle sia dovuto al dubbio lancinante sul taglio da dare al pezzo, e non più banalmente alle millemila incombenze lavorative.

Fate finta di credermi così il gioco viene meglio.

Da un certo punto di vista, infatti, ho passato buona parte dei 90′ giocati e delle ore immediatamente successive a pensare “beh dai: ‘sti maledetti l’han rubata come al solito, però noi abbiamo fatto una bella figura, nel primo tempo gli abbiamo tenuto testa, colpo su colpo, e anche nella ripresa non abbiamo demeritato granchè“.

Poi però l’altra parte di me, forse scandalizzata dall’analisi obiettiva e scevra da qualsiasi intento polemico, ha preso il sopravvento a furia di madonne assortite contro Rizzoli, i Gobbi e il sistema ancora una volta prono a pi greca mezzi al cospetto del “potere”.

La conseguenza è che è tutt’oggi che rimastico tra i denti questa frase:

Questi dovevano cancellarli dal mondo calcistico 10 anni fa: non l’hanno fatto per codarda ignavia, e tutto è tornato come prima. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e i servi sono sempre alla ricerca di padroni.

Cerco di tornare per un attimo nella versione più tranquilla di me stesso, e non posso che confermare le buone impressioni lasciate dalla squadra a Torino. Vero che la Juve ha tirato di più, e più pericolosamente, in porta; vero anche che i nostri sono andati per 3 o 4 volte molto vicini a far male a una squadra che -c’è da dirlo- quando decide di non far passare un cazzo, non fa passare un cazzo.

Che la difesa sia stata a tre o a quattro poco mi cale, se non farci assistere allo scempio non richiesto di un Murillo che si trova a proporsi per il cross o -addirittura- a cercare il sinistro a giro sul palo lontano.

A parte quello, Medel e Miranda fanno buona guardia, e la coppia scelta per la mediana (Gaglia-Brozo) non sfigura davanti a Khedira e Pjanic. I quattro davanti sono i soliti: nessuno di loro gioca la miglior prestazione della stagione, eppure qualcosa di buono lo lasciano tutti.

Detto ciò, non ho problemi a riconoscere ad Handanovic la palma del miglior nerazzurro in campo, con quei tre o quattro interventi a cui siamo comodamente abituati ma che non per questo sono meno difficili. Ripeto quanto detto tante volte: Samirone non ha la personalità di Zenga o di Julio Cesar, ma tra i pali è veramente fortissimo… sapesse anche uscire sui cross, sarebbe un fuoriclasse. Ad ogni modo, inscì avèghen, disen a Milàn…

Il gol di quel maledetto di Cuadrado è bello quanto casuale (chè ci riprova altre 10 volte e abbatte 10 curvaioli diversi…) e il povero Samir non ci può fare nulla. Piuttosto, Joao Mario si merita tutti gli insulti di Pioli (e miei, per quanto può valere) per non aver chiuso per tempo sul colombiano. Improperi e maledizioni anche per lo juventino, ci mancherebbe, visto che oltre al sifulotto a cento all’ora che ci costa la partita non manca di esibirsi nel da me odiatissimo balletto.

Come saprete, legalizzerei la caccia all’uomo in caso di perculamento così acclarato.

Il gol abbatte i cuori nerazzrurri, visto che l’intervallo non ci rivitalizza. Sappiamo fare di peggio, sia chiaro, e se non altro torniamo in campo sia con le gambe che con la testa.

Sbagliamo male due contropiede, preferendo in entrambi i casi la soluzione personale al compagno sulla fascia, ma a parte quello sbattiamo senza nemmeno troppa convinzione contro il muro di Chiellini & Co., bravo ancora una volta a picchiare come un fabbro ferraio, riuscendo nel contempo a esibirsi in un paio di tuffi da simulatore provetto, sotto gli occhi orgogliosi e gongolanti del panteganone biondo Pavel Nedved.

Pioli dovrà essere bravo adesso a non disperdere il tanto di buono fatto vedere nella striscia di vittorie, ma tutto sommato anche nella settimana contrassegnata dalle due sconfitte con Lazio e Juve. In entrambe le partite ci sono stati errori (più in Coppa che a Torino a dir la verità), ma sia martedì che domenica i nostri hanno fatto vedere di aver assimilato movimenti e automatismi che fanno dei nostri una squadra seria.

Era ovviamente impossibile continuare a vincere e navigare col vento in poppa che cresceva quasi da solo dopo ogni vittoria: ecco allora la prova di maturità dei nostri amatissimi craniolesi.

Mi raccomando, non buttiamo tutto nel cesso come so sareste in grado di fare!

LE ALTRE

Napoli e Lazio fanno capire senza usare troppi giri di parole che i passi falsi casalinghi con Palermo e Chievo sono stati i classici incidenti di percorso, facendone 7 al Bologna e 6 al Pescara.

Mentre scrivo la Roma è 4-0 con la Viola, e la cosa non stupisce, come del resto non stupisce l’ennesima sconfitta dei cugini contro la Samp a San Siro. Giampaolo (quello che “ho proprio scelto di non essere competitivo con la Juve perchè pochi giorni dopo avevo l’Inter“) si fa parzialmente perdonare portando via i tre punti, e lasciando le serve libere di descrivere i miglioramenti in tutti i fondamentali di giUoco della squadra di Montella. Epperò hanno perso, magno cum gaudio.

E’ COMPLOTTO

Come al solito, la mia priorità non è sottolineare gli errori arbitrali in quanto tali (scusate la rima).

Io sono un professionista del rancore e del complotto, e da virtuoso vado oltre. Rizzoli conquista posizioni nella personale top ten dei maledettissimi da ricordare nelle preghiere della sera non tanto per i due rigori non dati nel primo tempo, ma per la sicumera con cui arbitra in punta di regolamento nei minuti finali (il rosso di Perisic, l’immediata domanda “chi ha tirato la palla” al fischio finale, come il peggiore carugnin de l’uratori che fa la spia), usando invece il buon senso quando le animate querimonie provenivano da gente diversamente strisciata (vero Pjanic? Vero Lichtsteiner?) o la manica larga quando il solito Chiellini entrava così su Gagliardini sulla linea laterale.

All’odiosissimo luogo comune “tanto alla fine torti e ragioni si compensano“, rispondo con la speranza (or should I say utopia?) che situazioni uguali siano, almeno una volta, almeno per sbaglio, trattate in modo uguale. Ti mando affanculo? Mi cacci, sempre. Oppure, mi fai capire che hai sentito e che alla prossima sono cazzi. Sempre. E io -calciatore- mi regolo.

Se invece, ominicchio che non sei altro, fischi il più codardo e prevedibile dei falli di confusione al 93′ col nostro portiere a saltare in area, se nel dubbio fischi 10 secondi prima del termine del recupero, se rimedi ad errori sesquipedali di un giocatore come i bambini al parchetto quando chiamano “oh arimo un attimo, palesi la tua malafede in maniera molto più evidente rispetto ai due rigori -ripeto, sacrosanti, a meno di non voler sentire i soliti servi– che potrebbero anche apparire semplici errori di valutazione ad un occhio meno esperto (o a un culo meno spanato, concedetemi la licenza poetica) .

Infine, come diceva Stefano Lavori, there is one more thing: dovremmo saperlo, ma è sempre bene ricordarlo. E cioè: dovremmo ormai avere imparato che dobbiamo subire e stare zitti, chè a lamentarsi si danno alibi ai giocatori, si consumano importanti risorse mentali e si rischia di mettere in dubbio la buona fede degli arbitri, di cui nessuno può nè vuole dubitare.

Vero Massimo Mauro dei miei coglioni?

Qui continuiamo a vivere in una situazione malata, in cui alla fin della fiera siamo contenti perchè la Juve non ha rubato troppo, “ha solo avuto un paio di decisioni a suo favore e quindi ci può stare”.

Io invece ogni giorno ripenso con rammarico vieppiù crescente all’enorme occasione sprecata nella lontana estate del 2006. Ecco cosa succede a non fare e cose per bene.

L’erba gramigna non muore mai.

WEST HAM

Ne diamo tre al Southampton, rimontando il gol al debutto di Gabbiadini. Siamo noni, sempre più belli e paciarotti.

juv-int-2016-2017

MY PERSONAL BEST

PALERMO-INTER 0-1

Onestamente non potevo chiedere di meglio dalla partita, aldilà di quel che i soliti critici stanno dicendo.

Del resto, lo sappiamo, quando va bene #èunIntercinica.

L’Inter quindi vince ancora, forse non dà lo spettacolo previsto ma rischia poco o niente, riuscendo nella ripresa a portare a casa tre punti cruciali per continuare la risalita in classifica.

Anzi, per dirla tutta la risalita risulta assai più ostica di quanto parrebbe, visto che, tranne rare eccezioni, sono tante le squadre ad avere una media punti simile alla nostra. Recuperiamo quindi su Lazio e Milan, ma Roma e Napoli continuano nella loro diligente missione di rompicoglioni della Juve.

La partita tecnicamente non dice molto, con Icardi insolitamente fallibile in due conclusioni (una per tempo, e quella nella prima frazione grida vendetta per quel sinistro scolastico dopo quel popo’ di controllo); Banega spreca un’ora di gioco tentando di verticalizzare ma finendo molto più spesso a girare su se stesso, frustrando i possibili inserimenti dei soliti Candreva e Perisic.

A metacampo la coppia di giornata è composta da Gagliardini -ancora bene- e Brozovic, che corre come pochi altri, pur mantenendo qualità e freschezza mentale nelle giocate (anche se non ve lo dirà nessuno).

Dietro il quartetto Cetra è ormai il solito, con Medel in panca dopo gli straordinari di Coppa Italia.

Come accennato in apertura, il Palermo per tutti i 90′ minuti non crea pericoli a Handanovic. I nostri da parte loro non cingono esattamente d’assedio l’area  rosanero, complice forse anche il campo pesante.

Icardi, oltre ai due tiri succitati, si mangia un gol monumentale quando a metà primo tempo di testa mette alta la respinta del portiere su destro a voragine di Brozovic, a portata ormai sguarnita. Il primo tempo si chiude a reti bianche e onestamente è giusto così.

Nella ripresa, dopo un quarto d’ora e forse anche per i consigli sempre meno sussurrati del sottoscritto, esce Banega ed entra Joao Mario, che se non altro ha il vantaggio di entrare al posto di quello che ha fatto peggio di tutti gli altri. Facile far meglio. Il portoghese ci mette del suo però, abbassandosi a dare una mano a Gaglia e Brozo e avanzando fin nell’area piccola per raccogliere il cross di Candreva, che alla quarta finta sull’avversario trova il pertugio giusto: la girata al volo è da campione d’Europa e il vantaggio è cosa fatta.

Da lì in poi i nostri controllano senza troppa fatica, finchè il minchione di turno (l’arbitro) decide di fare il frittatone: Ansaldi e Nestorovski, entrambi già ammoniti, si contendono in scivolata un innocuo pallone a centrocampo. Complice il campo scivoloso, il tackle di entrambi “va lungo” e l’impatto tra le ginocchia, per quanto trattenute dai due, è inevitabile.

Dolore fisico per entrambi e arbitro che fischia quella che sembra una saggia interruzione per prestare soccorso ai due. Ripeto: entrambi cercano di trattenere la gamba, l’impatto è frutto unicamente del campo scivoloso.

Ecco invece il colpo di genio del Signor Celi: secondo giallo per Ansaldi (con conseguente espulsione). Bravo pirla, penso, adesso però la stessa cazzata devi farla con quell’altro. Invece no, fallo per il Palermo.

A quel punto Pioli, “buono sì ma non tre volte che vuol dire “mona”” (cit. Marco Paolini “Vajont”), si inalbera e viene espulso a stretti termini di regolamento (vero Allegri?).

Ciononostante, i nostri continuano a proteggere il risultato portando la partita in porto in uno dei modi che più mi piace. E cioè giocando senza dare spettacolo, badando al sodo, rischiando niente e mostrando -per una volta- di avere gli attributi.

Sabato c’è il Pescara, dopo la Juve: i problemi sono dietro l’angolo.

LE ALTRE

I gobbi regolano la Lazio nel primo quarto d’ora, e il resto della partita è talmente una passeggiata che i ragazzi in campo trovano il tempo di fare amicizia tra loro.

Il Milan esce sconfitto dallo scontro casalingo col Napoli, che fa un gol meraviglioso con Insigne e che raddoppia con Callejon in mezzo alle gambe del miglior portiere del mondo; i rossoneri però sono ontologicamente incapaci di non proporre giUoco e come tali immuni da qualsiasi critica, e quindi via di kappaò che non pregiudica nulla, sconfitta a testa alta e via così.

La Roma prosegue nel suo segno di queste ultime settimane, vincendo un’altra partita di misura e cementando ulteriormente la sicurezza già mostrata nelle ultime uscite.

E’ COMPLOTTO

Non molto da segnalare, se non la inevitavbile promozione data all’arbitro dalla competentissima moviola della Gazzetta, che conferma la correttezza  del secondo gialli ad Ansaldi (e quando mai…) e anzi ricorda a Gagliardini di essere stato graziato in occasione di un possibile rigore nel primo tempo, senza di contro nemmeno menzionare un intervento simile su Icardi poco dopo. A parer mio non c’è nulla in nessuno dei due casi, ma per quel che mi riguarda o taci su tutta la linea o li citi entrambi.

E, invece, nun ce vonno stà…

Guardando in casa d’altri invece, quel che mi fa ridere non è tanto la polemica (pretestuosa e esagerata, lo riconosco) sull’abbraccio di Buffon a Tagliavento, quanto sul soggetto chiamato a commentare l’episodio in termini assolutori: l’ex arbitro Tiziano Pieri. Sì proprio quel Pieri, che a noi complottisti mica servono le condanne per sapere che sei un gobbo!

WEST HAM

In attesa di capire che vorrà fare Payet, facciamo altri 3 gol e prendiamo altri 3 punti in trasferta, piazzandoci nelle tranquille acque di (quasi) metà classifica.

Not bad.

"Joao Meravigliao" è troppo banale e scontata come didascalia. Quindi la lascio.

“Joao Meravigliao” è troppo banale e scontata come didascalia.
Quindi la lascio.

MATURITA’ T’AVESSI PRESO PRIMA

INTER-CHIEVO 3-1

Citazione nazional-popolare di metà anni 80 per aiutarmi a commentare una partita che non ho -scientemente-visto.

Per i pochi di voi a cui potrà interessare, non ho battuto ciglio scoprendo che il piacevole impegno preso per sabato sera sarebbe andato in conflitto con il mècc-dei-ragazzi. Sono additittura andato a tanto così dal dire “tanto vinciamo facile”, quasi che la nostra fosse una squadra normale.

Ho quindi scientemente lasciato i miei eroi in braghette a cavarsela da soli senza il mio aiuto fatto di sacramenti e rimproveri urlati alla tele di casa, sereno e pacioso.

Siete grandi ormai, ragazzi, potete uscire anche senza di me, la patente ce l’avete, non fate sciocchezze.

Ho inoltre seguito con aggiornamenti saltuari l’andamento della partita sulle simpatiche ma poco partigiane pagine del sito nerazzurro, giustamente poco portato all’obiettività. Apprendevo così dell’inevitabile sifulotto preso da quel maledetto di Pellissier alla soglia dei 60 anni al primo tiro in porta della partita, dell’ennesima partita da Club Gautieri del portiere Sorrentino, e della gragnuola di occasioni sprecate dai nostri in una maniera o nell’altra.

Formazione obbligata o quasi quella di Pioli, con il debuttante Gagliardini ad affiancare Kondo davanti alla difesa (dove Murillo conservava il posto a discapito di Medel già pronto, praticamente recuperato, sicuro titolare, magari gioca a metacampo… ok nemmeno in panchina). Davanti Joao Mario oltre ai soliti tre.

Tornando alla cronaca della mia serata, potendo raccontare solo di quella, interrompevo volontariamente gli aggiornamenti dai campi al quarto d’ora della ripresa con quel misto di speranza e rassegnazione, acuita dal uozzàpp del signor Carlo che testualmente mi riferiva “non segniamo più…”.

Penso tra me “sarebbe bello non spiare più niente e trovarsi con la partita ribaltata al 90′, se solo fossimo una squadra più seria… Vedi che ancora una volta ‘sta banda di pirla si perde in un bicchier d’acqua… ma andate a lavorare…“, più o meno in loop per una mezzorella di chiacchiera con amici. Sì lo so, sono l’unico al mondo capace di essere multi-tasking se una delle task riguarda appunto l’Inter, dopodichè non fatemi apparecchiare tavola perchè o scordo i tovaglioli o metto le posate al posto dei bicchieri.

Tant’è, sbircio a partita teoricamente appena conclusa sul sito di cui sopra, sperando quantomeno di aver pareggiato, e trovo a campeggiare un bel “GOL! GOOOOOOOL!! GOOOOOOOOOOOOOL!!!” Icardi recupera palla e serve Perisic, che salta Spolli e buca Sorrentino: 2-1!!!  che mi fa deglutire con gioia contenuta.

Da lì in poi il mondo è un posto migliore, all’insegna del “te l’avevo detto, non ci prendono più, vedrai che adesso facciamo il terzo, minchia ha segnato perfino Eder!!!” Tutto sempre contrappuntato da amabili discorsi da fine cena, chè ormai il multitasking è il mio migliore amico.

Non ci illudiamo, ma ne vinciamo un’altra. Un bel modo di consolarsi.

LE ALTRE

Almeno stavolta recuperiamo punti su qualcuno, visto che Fiore-Juve e Lazio-Atalanta non potevano finire con vittorie per tutte e quattro. Acchiappiamo quindi l’Atalanta sconfitta a Roma, e recuperiamo tre punti, velleitari ma godibilissimi, ai gobbi capolista, sconfitti meritatamente al Franchi dalla Viola.

Forse ancor più belli dei 2 gol fiorentini sono stati due commenti fatti da Allegri e Vialli nel dopopartita. L’ex centravanti ha subito tirato in ballo il vento per motivare la seconda rete subita da Buffon (sia mai che costui possa sbagliare e prendere un gol da 40 metri). Allegri fa di più, nell’assordante e complice silenzio degli astanti, quando motiva la sconfitta constatando che la Fiorentina è una buona squadra e poi “contro di noi fanno tutti la partita della vita“.

Chiedere alle varie Udinese, Atalanta, Sampdoria di turno…

Scrivo con i cugini attualmente impegnati col Toro in casa che a fine primo tempo gli ha già tirato due ceffoni, cortesemente restituiti nella ripresa anche grazie al ritorno di un grande classico: #rigoreperilmilan. Ad ogni modo, 2 punti recuperati anche ai cugini.

C’è tutto un girone da giocare, in teoria tempo per recuperare ce n’è, anche se Roma e Napoli paiono essere più forti delle altre inseguitrici.

E’ COMPLOTTO

Ricordate la simpatica abitudine della stampa sportiva italiana di togliere gli anni ai calciatori di Juve e Milan e di appiopparne sempre uno in più ai nerazzurri?

No?

Vi rinfresco la memoria con un esempio tanto semplice quanto chiarificatore: il giocatore Pincopallo, nato il 17 Gennaio del 1990, fino a stasera continuerà ad avere 26 anni se gioca nei diversamente strisciati. Se invece lo stesso Pincopallo dovesse avere la ventura di vestire il nerazzurro, ecco che non solo avrebbe già 27 anni, ma a partire da fine Gennaio si farebbe sempre meno velatamente notare che “il giocatore ha ormai 28 anni”.

Risposta della mugliera (e forse di molti di voi): Mario basta, sei patetico.

Ecccerto, come no. Guardate qui il benvenuto riservato dalla Gazza a Gagliardini:

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Ma la simpatia verso il neo arrivato (autore peraltro di un partitone, a sentire i commenti dei più) non si ferma qui.

Ricordando le carinerie di quel maledetto di Caressa di appena una settimana fa, ‘sto pirla fa di peggio, lanciandosi nel sottoinsieme di complotto da me preferito: sposa cioè una tesi minoritaria rispetto alla vulgata popolare, e lo fa guarda caso quando a beneficiare del Luogo Comune Maledetto sarebbe l’Inter.

Nella fattispecie, fatti sfogare i vari Bergomi e Vialli con i doverosi complimenti al ragazzo per l’esordio convincente, fatta dire la battuta cretina a Massimo Mauro (“e finalmente l’Inter ci ha messo un italiano lì in mezzo”) ecco il genio a buttarla lì: “ma non è che ‘sta cosa dei giovani italiani è diventata una moda, che basta avere 20 anni e saper palleggiare e diventi subito il fenomeno di turno?“.

Eccola la malafede, ecco le idee preconcette, figlie non di proprie convinzioni ma della maglia a cui appiccicarle. Juve e Milan hanno gli italiani in squadra? Così si fa, bravi, che cazzo vuol dire aver tutti stranieri? L’Inter prende un bel giovane interessante? Mah è sopravvalutato, mo’ perchè è italiano e ha 22 anni (non 24!) questo è già un campione!

La cosa che non è chiara a questi qua (Vialli in particolare) è che l’effetto “ègiovaneèitaliano” sta proprio nel “marchio” che paghi.

Vuoi una borsa di Prada? Che sia bella o brutta, un certo numero di Euro li paghi proprio perchè sopra c’è scritto Prada. Lo stesso avviene col giovane italiano.

Non è vero che le squadre spendono un sacco di soldi a comprare stranieri. Qualsiasi operatore di mercato ti dirà che, a parità di tipo di giocatore (giovane speranza, campione, buon rincalzo), l’italiano costerà comunque di più.

Non volerlo capire, cari Mauro e Vialli, è sciovinismo o miopia. Farlo presente “a maglie alterne”, caro Caressa, è prostituzione intellettuale.

WEST HAM

Insomma, abbiamo il campione della squadra che vuol andar via: Payet in una settimana è passato dall’essere idolo dell’East End al peggiore dei Giuda.

Per fortuna, abbiamo modo di consolarci alla grande vincendo per 3-0 il derby col Crystal Palace, con tanto di gol di Carroll da segnalare negli annali delle rovesciate mariane, roba che se la fa Ibra ne parliamo due mesi.

UN NIGUTIN D’OR

UDINESE-INTER 1-2

Anzitutto la buona creanza: anche a voi e famiglia.

E l’anno per quello cominicia anche benino, visto che riusciamo a infilare la quarta vittoria consecutiva (roba che erano aaanni) e a sifulottare la sempre poco simpatttica Udinese (quando si tratta di incontrare i nostri).

I panettoni sono quindi smaltiti (diciamo così, limitiamoci al risultato), o quantomeno si dimostrano più digeribili del frico friulano evidentemente assunto in quantità eccessive dalla banda di Clouseau Delneri.

Ci va gran bene, perchè presentarsi con quella maglia e con quel primo tempo non faceva presagire nulla di buono. Nella prima mezz’ora l’Udinese pare il Real Madrid (how strange…) e i nostri se li vedono arrivare giù da tutte le parti.

Tal Samir, che pensavo fosse il nome del nostro portiere e invece scopro essere un panterone bianconero, sgroppa per 30 metri palla al piede da metacampo fino al limite della nostra area di rigore, anticipando sistematicamente ogni tentativo di intervento della nostra mediana: imbeccata sapiente per il talentino Jankto e sinistro elementare che si insacca -nemmeno troppo angolato- per l’1-0.

Mastico le Madonne insieme al pezzo di pane che fa da aperitivo e assisto alla coriacea reazione dei nostri, grazie alla quale i friulani colpiscono un palo con De Paul e chiamano Handanovic a un paio di parate. In compenso davanti non ne teniamo una, con Kondogbia bravissimo ad alternare recuperi palla notevoli a passaggi lenti e molli, con Banega e Brozovic a girare a vuoto e con Icardi in perenne ricerca di amichetti con cui giocare, a decametri di distanza da qualsiasi compagno di squadra.

Il tempo scorre impietoso, e con sorpresa accolgo la notizia dei 2 minuti di recupero accordati. Mi riassopisco subito dopo, però, vedendo che il primo minuto e mezzo i nostri lo passano a cincischiare manco fossimo 3-0 per noi. Poi, però, ecco l’imbeccata un po’ alla speraindio per Icardi, che scatta sopravanzando il terzino avversario, difende palla e attende lo smarcamento di Perisic: passaggio elementare e stoccata di sinistro di Beavis&Butthead sul primo palo. Solo lì poteva metterla, ma evidentemente Karnedsis non lo sapeva. Morale: lui lì l’ha messa e il pareggio allo scadere è cosa fatta.

Attingendo a piene mani dai Luoghi Comuni Maledetti, l’inerzia della partita cambia, e il gol allo scadere ribalta gli equilibri delle squadre.

La ripresa è migliore per i nostri (in effetti peggio non poteva essere …) che, pur non cingendo esattamente d’assedio l’area udinese, conducono comunque le danze cercando di cavar fuori qualcosa. Come al solito un paio di minchiate a tempo le facciamo, quindi ecco Zapata che scatta sulla sinistra contrastato da Miranda e conclude fortunatamente a lato.

Poco dopo, miglioriamo ancora grazie all’ingresso di Joao Mario, che avrei sì inserito ma al posto di Kondogbia e non Banega. Il francese ancora una volta ha offerto il campionario completo di quel che NON è: per tanto così, se ho uno che non attacca e nemmeno difende, sposto Banega in quel ruolo che a calcio per lo meno ci sa giocare meglio.

Poco importa; c’è una succulenta punizione dal limite che Perisic spedisce di poco fuori facendomi propompere in un “nuuoooooo l’ho vista dentro…“. Decibel e incazzatura non sono nemmeno paragonabili all’urlo da cavernicolo che è uscito dal mio diaframma assistendo al gol sbagliato a porta vuota da Joao Mario pochi minuti dopo.

Ma, come nei migliori finali di film, solitamente però riservati ad altre storie, ecco l’happy ending, con il portoghese a pennellare un giusto cross dalla trequarti sul secondo palo, là dove Perisic -ancora lui- svettava in tutto il suo 1.86 per insaccare il 2-1 finale.

I quattro minuti di recupero ovviamente diventavano 5, dando l’ennesima dimostrazione della perdurante discrezionalità degli arbitri, ma nel weekend delle vittorie in Zona Cesarini incredibilmente ci siamo anche noi!

In realtà quei tre punti che speravamo potessero servire da trampolino per raggiungere se non superare qualcuno, si trasformano invece nel minimo sindacale che ci permette di non perdere ulteriore terreno nei confronti dell’affollata accozzaglia che ci precede.

Insomma, restando in tardo periodo natalizio ci siamo fatti un bel regalo, nella miglior tradizione ironico-meneghina: un bel nigutin d’or fasu’ con la carta d’argenta.

COME CAZZO STIAMO MESSI

Eccoci a un minimo di disamina tènnica dopo i primi mesi di Pioli.

Posto che, tranne rare eccezioni, non sono nè pro nè contro un allenatore a prescindere, e che sono invece per un progetto a medio lungo termine che dia il tempo al tecnico scelto di lavor… va beh questa la sapete, non posso negare che come media punti l’italiano abbia fatto assai meglio del predecessore De Boer, e anche del Mancio dei primi mesi.

Pochi concetti chiave, modulo più o meno fisso (4-2-3-1), scelte che via via si fanno abbastanza precise (D’Ambrosio e Ansaldi titolari, Brozo-Perisic-Candreva-Icardi inamovibili, Joao e Banega alternativi uno all’altro), più attenzione (ma non ancora abbastanza) alle uscite palla al piede dalla difesa (vero Kondo?). Va bene, non c’è da impazzire o strapparsi i capelli, ma il calcio è un gioco semplice.

Se devo dire la verità, preferisco un tipo di allenatore più carismatico (One-One-Cholo-Simeone cantato sul ritmo di una brutta canzone disco di fine anni ’90), ma il carisma del Mister l’ho sempre gradito per compensare la calma piatta (quando non a curva “negativa”) che proviene dalla Società.

La mia coscienza storico-calcistica infatti mi ha sempre fatto pensare a Società e allenatori che devono incastrarsi bene gli uni con gli altri. Ecco quindi che Milan e Juve -per una volta non è un giudizio di merito- hanno sempre avuto dirigenze forti e influenti, preferendo così allenatori pacati (Ancelotti), equilibrati (Lippi e Capello) o aziendalisti anche quando fumantini (Conte e Allegri).

In contrapposizione, l’Inter ha da sempre reso al meglio con allenatori di carisma (Trap, Mancio, Mourinho, per non dire di Herrera), proprio perchè la Dirigenza è sempre stata poco coinvolta (o forse poco capace) di menar le danze.

Però, per carità: Pioli va benissimo per arrivare terzi, e onestamente già arrivarci sarebbe un miracolo. Nemmeno con Gesù Cristo in panca potremmo aspirare a più di quello.

Se poi riuscisse a farsi ascoltare in Società, e sfruttare la cospicua disponibilità ecomica di FozzaInda per costruire una squadra secondo i suoi desiderata, potrebbe presentarsi l’anno prossimo pronto a giocarsi le sue carte. In altri termini: Conte lo reputo un passo avanti a tutti (cosa mi tocca scrivere…) ma non credo che Allegri, Sarri e Spalletti -a parità di rosa- siano così migliori di Pioli.

IL GAGLIA SI’ IL GAGLIA NO

Perdonate il titolino del cacchio e l’assonanza ancora peggiore con il capolavoro Eliano, ma l’imminente arrivo di Gagliardini non riesce a riscaldarmi il cuore più di tanto. Certo, sarà sempre meglio di Kondogbia e di Felipe Melo (che per fortuna ci ha salutato destinazione Brasil), ma ci sono un paio di motivi che me lo fanno vedere con sospetto.

1) E’-giovane-e-italiano, come si affannano a dire tutti come se la cosa in sè costituisse un merito.

È’-giovane-e-italiano. E a me non me ne frega un cazzo!

Per ora, l’unica cosa su cui età e passaporto hanno avuto effetto è stata il prezzo, chè mandiamo pure tutti quanti affanculo in quanto prevenuti con l’Inter, ma non si è mai visto un ragazzo con meno di 20 presenze in Serie A valere già 25 milioni…

2) Come già Kondogbia, il timore che ho è che i nostri si siano fatti attrarre dal piacere -godurioso ma superficiale- di fregare il giocatore al rivale di turno (qui i gobbi, col francese i cugini) anche a costo di pagarlo troppo. Spero ovviamente che l’esito dell’operazione sia diverso, ma il timore resta, soprattutto considerato in combinato disposto col seguente punto.

3) Come gioca Gagliardini? Io onestamente non lo so, non ho visto che spezzoni di partite dell’Atalanta, dove tutti stanno girando a mille, senza che questo faciliti l’immediata identificazione di “quelli son forti perché c’hanno XYZ“.

Mi affido quindi a chi, per passione, mestiere o forse le due cose insieme, ha provato a descriverne le caratteristiche. Lette le varie supercazzole, la sensazione è che sia l’ennesimo “interno, che può giocare al limite anche come trequartista ma che non ha i tempi, la visione di gioco e la maturità per fare il regista“. E il nostro centrocampo, tranne Medel che fa il medianaccio di mestiere e Kondogbia che non è chiaro cosa faccia, ha già tre giocatori di cui si dicono le stesse cose (Brozo, Banega e Joao Mario).

Era quindi il caso di prenderlo? Boh, forse sì perché se anche solo metti lui al posto di Kondogbia hai uno dal fisico simile ma con tutt’altro passo. Detto ciò, per l’ennesima sessione di mercato non colmi la più grande lacuna della nostra rosa: non prendi il cazzo-di-regista-che-serve-come-il-pane.

Continuiamo a menarci il pistolino con Verratti (che serivrebbe eccome, pure per me e anche se è giovane-e-italiano!) che però non verrà mai a rischiare il fiasco in una squadra da ricostruire o comunque non ancora vincente. Uno così, se dovesse lasciare Parigi, me lo vedo a Manchester, a Londra o comunque in una squadra già fatta e finita. Libero di sbagliarmi, staremo a vedere…

E’ COMPLOTTO

E’ chiaro che poi i media non ci mettono nè uno nè due a passare dai toni trionfalistici della serie “Caldara&Gagliardini nuova coppia per la Nazionale” finchè entrambi erano in orbita Juve a “Gagliachi??” non appena se l’è aggiudicato l’Inter.

Caressa come al solito è maestro in questo, il tutto a pochi giorni dall’aver elogiato la Juve per essersi assicurata -così pareva in quei giorni- i due succitati talenti atalantini.

La cosa non stupisce, chiaro. Nè sorprende l’ennesima non richiesta analisi sui nerazzurri di Sacchi sulla Gazza di oggi, allorquando tocca il vertice della sua fine analisi calcistica dicendo che “va bene che si chiama Internazionale, ma vorrei vedere un po’ più di italiani in campo“.

Passando a cose più facete, o diversamente deprecabili, la telecronaca di Udinese Inter su Sky è stata funestata dal commento tecnico (o presunto tale) di Carletto Muraro, ex nerazzurro che con l’Inter ha anche vinto uno scudetto e che invece come tanti altri vecchi cuori nutre un’acredine malcelata nei confronti del neroblù. Non si spiega altrimenti il continuo riferimento ai difetti dei nerazzurri, ben oltre le oggettive difficoltà della squadra. Se ad esempio Icardi non viene servito una sola volta nei primi 46 minuti, e al primo pallone che vaga dalle sue parti tira fuori l’assist per Perisic, il minimo che tu possa fare è dire “beh, è poco coinvolto, ma è un campione e gli basta un guizzo per essere determinante“. Invece no, il maestrino chiosa “tante volte si dice che il centravanti è poco servito… chiediamoci però cosa fa il centravanti per cercare il pallone“.

Ma va va va…

La chicca finale al 94′, quando una palla vagante al limite dell’area finisce sul destro di Jankto, evidentemente (e fortunatamente per noi) meno educato del mancino che ci aveva castigato nel primo tempo.

Ecco il commento del gufo rosicone “Eh…gli fosse capitata sul sinistro…“.

Ma va va va…

WEST HAM

I nostri eroi ci fanno la grazia di non giocare nel weekend, reduci dai 5 schiaffoni presi dal Manchester City in coppa di lega nel turno infrasettimanale.

What a load of rubbish…

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Brutto lui, bruttissima la maglia, bello il gol. Va bene così.

MA COS’E’…NATALE??

Ho latitato, è vero, ma cosa volete farci… alle volte capita anche a me di dover lavorare.

Certo che se l’effetto dell’assenza è questo, mi metto in sciopero fino a fine stagione!

Ogni tifoso -irrazionale e speranzoso fino al midollo- sa che certe superstizioni non funzionano, ma sa altrettanto che non seguirle potrebbe avere effetti ancor più nefasti, come a dire: “tu la tua parte di coglione credulone la devi fare, poi se la Dea Eupalla ci ha voglia ti accontenterà; ma se tu, caro tifosotto di ‘sta minchia, non fai nemmeno lo sforzo…“.

Piccandomi io di essere superiore a queste suggestioni tribali da mesozoico, torno impenitente a scrivere di imprese nerazzurre, che nella fattispecie si declinano in due vittorie contro Sassuolo e Lazio. Il doppio successo sinceramente non me l’aspettavo, essendo i nostri maestri dell’indossare il vestito della festa (leggi vincere col Sassuolo) per poi macchiarlo di pummarola con la prima forchettata di spaghetti (leggi partita successiva con la Lazio).

Invece, tocca dire, Pioli e i ragazzi pestano giù una delle migliori prestazioni stagionali, seconda solo alla vittoria contro i gobbi, che ci regala i un 3-0 poco credibile da quanto sberluccica.

Il primo tempo (già il primo minuto!) vede in realtà la Lazio avere le migliori occasioni, con Felipe Anderson che vien giù da tutte le parti e Handanovic e D’Ambrosio a frapporsi tra il brasiliano ed il goal.

Premessi questi dettagli da nulla, i nostri giocano in maniera abbastanza logica, con Brozo in buona vena e addirittura Kondogbia a dar via qualche palla di prima. Là davanti Maurito la vede poco, ma ai suoi lati Candreva e Perisic si smazzano il grosso del lavoro sporco.

La difesa, a parte quel paio di infarti già descritti, pare essere solida, con Miranda e Murillo in versione “buona” e Ansaldi e il già citato D’Ambrosio a dimostrarsi ancora una volta la coppia di terzini meno peggio tra la pletora a disposizione del Mister.

L’intervallo ci sorprende sullo 0-0 ma con ottime prospettive per il futuro e la ripresa in effetti vede i nostri intensificare e sveltire la manovra. Banega, fin lì sufficiente ma nulla più, contende e strappa un pallone a Milinkovic Slavic sulla trequarti e piazza la bombazza di destro sul primo palo: Marchetti -forse sorpreso, senz’altro non impeccabile- la tocca ma non abbastanza, e l’1-0 è cosa fatta.

La Lazio accusa il colpo, e dopo 2 minuti un’ottima combinazione Candreva-D’Ambrosio sulla linea laterale libera il ceruleo napoletano al bel cross sul primo palo, dove Icardi fa un movimento esemplare da centravanti per sgusciare alle spalle del marcatore e girare di testa sul lato lungo. 2-0 e tutti contenti, alla faccia di “Icardi in crisi perchè non segna da tre partite”.

Tempo di arrivare alla mezz’ora e Icardi si ripete: per la legge dei grandi numeri anche all’Inter può capitare di segnare su “schema lungamente provato in allenamento”. La punizia di Banega è in sostanza un corner corto, Maurito si muove ancora bene staccandosi dalla marcatura e retrocedendo fino al dischetto del rigore: piatto destro che ha sorte di passare tra una dozzina di gambe e beffare nuovamente Marchetti, che anche in questo caso tocca ma non trattiene.

Finisce alla grande, insomma, e vien quasi da dispiacersi per l’imminente pausa natalizia, chè il ferro era da battere finchè caldo.

Poco da illudersi, in ogni caso. Come ho detto ad amici-tifosi, avrebbero anche potuto scusarsi della prestazione, evidentemente non all’altezza delle mediocri aspettative. Troppo belli per essere veri, insomma.

Certo, potrebbero anche mettersi di buzzo buono e smentire tutto il mio scetticismo , e non sapete quanto mi farebbe piacere. Ma rimango -nei limiti del possibile- un essere razionale che in quanto tale sa ancora riconoscere un paio di partite andate bene da una squadra solida e in crescita coerente e armonica.

CHI VA E CHI VIENE

Lungi dal fargliene una critica, Pioli ha infatti rimescolato tutte le gerarchie che bene o male si erano delineate in questo girone di andata. Ectoplasmi come Felipe Melo, Nagatomo, Santon, addirittura Andreolli e Biabiany sono tornati a calcare il campo per qualche minuto, sparigliando ulteriormente le idee in vista della prossima -ennesima- finestra di mercato che-dovrebbe-mettere-le-cose-a-posto.

Torna, puntuale come Una Poltrona per Due a Natale, il nome di Lucas Leiva per il centrocampo, accompagnato da Lassana Diarra: il regista, o facente funzione, è ancora una volta il “buco” che va colmato a tutti i costi o quasi.

Da parte mia, giubilerei senza il minimo dispiacere una mezza dozzina di giocatori, sperando di raggranellare una ventina di milioni tra cartellini e ingaggi risparmiati.

Onestamente, non credo che le già migliorabili prestazioni dei nostri potrebbero subire ulteriore detrimento a causa della dipartita di gentaglia quale Felipe Melo, Jovetic, Biabiany, Andreolli e, lo dico dopo la miglior partita della stagione, Kondogbia.

Tutti hanno un prezzo, insomma, e per i più quello giusto è pure abbastanza basso.

Che vadino pure.

LE ALTRE

Il caratteristico color maròn della classifica comincia se non altro ad essere un poco meno acceso, passando i nostri dalla decima alla settima posizione.

Sempre robaccia, intendiamoci, ma quantomeno vediamo i nostri eroi superare qualche ostacolo, complici anche un paio di incroci tra dirette precedenti o inseguitrici che si tolgono punti a vicenda.

Il disco è lo stesso degli ultimi anni: Juve a parte le altre non sono niente di che, son proprio i nostri ad essere scarsi.

E’ COMPLOTTO

Ho volutamente disertato la visione della Supercoppa Italiana a Doha, non volendo trovarmi a decidere per chi tifare tra le due espressioni del male calcistico nazionale.

I rigori però sono i rigori, e quindi quelli me li sono visti, scoprendomi (ma non è stata una sorpresa) intimamente più anti-milanista di quanto io sia anti-juventino (e lo sono assai, ve lo assicuro): dal momento in cui ho visto il ragazzino andare a tirare il penalty decisivo mi sono idealmente tappato le orecchie, non volendo sentire la valanga di miele che senz’altro la propaganda meravigliUosa avrà vomitato su tutti noi: “i nostri giovani italiani, Gigione eroe nazionale, proponiamo giUoco, il 29° trofeo dell’era Berlusconi” e cagate simili assemblate da quel maestro della fuffa che è Adriano Galliani. Oltretutto, la stessa propaganda che fece moltiplicare fino a 80mila i tifosi presenti a  Barcellona per la finale dell’89 con la Steaua Bucarest, non ci metterà nè uno nè due ad arraffare qualche Trofeo Berlusconi per poter fare cifra tonda e titolare “30° trofeo in trent’anni di presidenza Berlusconi, e chissà che questo non faccia esitare il vecchio Presidente e farlo propendere per la scelta di cuore di tenersi il suo Milan“.

Tanto, aggiungo io, 200 milioni di nero li ha già fatti rientrare con ‘sta manfrina del closing…

I nostri invece, pur reduci dalla convincente vittoria contro la Lazio sono meritevoli del commento “l’Inter vince e a tratti gioca anche bene”. Grazie, troppo buoni.

Infine, dopo essere stata una delle prime squadre a vincere la Champions League senza aver vinto il Campionato precedente (edizione del 2003, quella vinta con più pareggi che tifosi allo stadio), i cugini si confermano baciati dalla sorte, essendo la prima squadra a vincere un Trofeo riservato ai vincitori di Campionato e Coppa Italia e non avendone vinto nessuno dei due. Ricordiamo anzi il difficilissimo percorso che portò i rossoneri a perdere la finale di Maggio contro la Juve (però sempre a testa alta, mi raccomando). Da Alessandria, Perugia, Carpi e Crotone salutano con affetto mandando un pernacchione.

Non posso che unirmi al coro.

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…e sono 13 (poi arriverà il 14). Però era in crisi. Però non partecipa al giuoco.

CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna

BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

NO ONE LIKES US

INTER-CROTONE 3-0

La bella novità è che i nostri hanno vinto e, visti i tempi, è una notizia.

Niente di così diverso dalle ultime prestazioni, se si guarda al giUoco, ma almeno stavolta abbiamo tirato in porta con un minimo di convinzione in più, e la sorte per una volta ci ha premiato con tre goals negli ultimi dieci minuti.

Rispetto alle ultime uscite, Handanovic vive una giornata di sostanziale vacanza, e la cosa non può che fare piacere, nonostante un paio di urlacci riservati al principe dei Craniolesi Murillo, che per ben due volte rinvia alla cazzimperio un pallone docile-docile da lasciare al portiere.

A centrocampo Banega fa un’altra prestazione da turpiloquio: meno male che è arrivato a parametro zero, altrimenti l’incasellamento nella categoria pacco sòla sarebbe cosa fatta. Il ragazzo è lento di pensiero e pervicace nella giocata individuale, e nell’ora abbondante in cui resta in campo ha il solo pregio di far risaltare la prestazione di Brozovic (soprattutto) e di Joao Mario.

Torna a fare capolino nelle mie poco capienti cervella il dubbio amletico: “È bravo eh? Ma che cazzo l’abbiamo preso a fare? C’era già Brozo a fare quel mestiere lì“.

Ad ogni modo, abbiamo un campione in rosa (Icardi) e un ottimo giocatore (Perisic), e non è un caso che siano loro a risolvere la partita. Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più della partita è stata l’apertura dell’argentino per il croato, appena prima dell’1-0.

Adani ha ragione a rimproverare Maurito “a prescindere”, esigendo da lui un coinvolgimento nella manovra ben maggiore rispetto agli standard attuali. Riconosco all’ex terzino anche la buona fede nel pretendere tanto da chi tanto può dare. Detto ciò, il passaggio a Perisic è per distacco la cosa migliore della partita.

I due gol che seguono (il primo dopo essersi guadagnato un rigore solare, il secondo con un destro secco in pieno recupero, dopo essersene visto annullare uno un minuto prima per giusto fuorigioco) sono quasi l’inevitabile corollario alla prestazione.

Ripeto il giudizio sintetico: è un tamarro di prima categoria, ma a buttarla dentro ha pochi pari al mondo (piano coi doppi sensi, sporcaccioni…).

Mi resta la curiosità di quel che potrebbe combinare in una squadra che creasse per lui 5-6 occasioni a partita, e non solo una o due, ma la cosa potrebbe accadere solo lontano dall’Inter di questi mesi, quindi mi tengo la curiosità e chissene.

Mr Vecchi fa la sua onesta figura, vincendo la partita che non poteva non vincere e tornando nei ranghi a vantaggio del nuovo arrivo in panca.

E questo ci porta alla corposa sezioncina dedicata all’amore mediatico per la nostra maglia, tale da spingermi ad utilizzare, per questo post, il motto del Milwall, arcirivale del West Ham da più di un secolo.

Vedete un po’ come sono messo…

È COMPLOTTO 

Se ho elencato nel paragrafo precedente le belle novità della partita col Crotone, qui elencherò invece le brutte consuetudini, e cioè quel menefreghismo sprezzante e per nulla celato di tutto il mondo calcistico nei confronti dell’Inter.

E quando dico “tutto il mondo” intendo paradossalmente anche i tifosi.

La gente vuol sapere (che cacchio avete nel cervello…) Partiamo infatti da questo striscione dei geni della comunicazione della Curva Nord:

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Vi stimavo di più ai tempi del motorino o del fumogeno a Dida. E ho detto tutto…

Ecco come le menti semplici, ancorché nerazzurre massicce e incazzate, cascano in pieno nella bugia detta mille volte che diventa verità. “Tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Ma brutti coglioni, cos’avete nella testa, come vi viene in mente? Anni di campionati falsati, anni di campagne acquisti a comprare all’estero perchè in Italia non si muoveva niente, anni a sentirci dire “che vergogna, neanche un italiano”. I nostri rivali a spartirsi il bottino, trenta sentenze che dicono questo, e i nostri, mai come stavolta in versione Tafazzi, a vomitare ‘sta minchiata.

Come possiamo pretendere il rispetto del mondo, se noi per primi inciampiamo in cagate del genere?

Ma per fortuna i Craniolesi della Nord sono in buona compagnia.

Sconcertanti certezze: il solito giornalista rancoroso gode nel vedere Thohir e i suoi uomini delegittimati da tutti e sostanzialmente bypassati da Suning. Il vecchio Mario evidentemente non digerisce il fatto che il tycoon indonesiano non se lo sia mai “cacato di pezza” e mai gli abbia concesso un’intervista, commettendo ai suoi occhi chissà quale mortale peccato di lesa maestà.

Per quel che mi riguarda ho più volte ringraziato Erick Thohir, e il neo dimissionario CEO Michael Bolingbroke, per la capacità tutta manageriale e affatto calcistica di riportare questa squadra ad avere un valore. Si prescinde dal calcio e dai risultati, e quindi la cosa più importante delle cose non importanti ne esce male dalla loro gestione. Nessuno può negarlo e infatti non ci provo nemmeno: calcisticamente parlando viviamo tempi bui, che pochi paragoni trovano nella mia ormai quarantennale militanza.

Fatta la premessa, emerge ancor di più la loro bravura nell’aver dato alla Società una parvenza di organizzazione (non perfetta, non abbastanza diversa dalla Simpatttia morattiana, e lo dice anche il Leo), e soprattutto il piccolo miracolo di aumentare il fatturato di circa 20 milioni in tre anni, di cui uno senza Europa e l’altro con una multa “in libertà vigilata”.

Ma tutto ciò non fa notizia, qui al solito è meglio abbaiare contro gli stranieri e sfottere chi secondo la vulgata popolare non è nemmeno degno di provarci…

Velgogna: Il provincialismo tutto nostrano, il poco rispetto per l’altro da noi, la memoria storica riaggiustata alla bisogna, il costante sprezzo per la realtà. Ecco, in poche parole, quel che sta dietro un banale e stupido tweet di Sando Sabatini.

Facendo il sunto di un interessante quanto lungo articolo di blogcalciocina :

E’ colpa di questa mentalità così limitata se siamo l’unico paese fra i big del calcio europeo a non avere ancora instaurato un accordo federale con la Chinese Football Association, mentre paesi come Spagna, Germania e Inghilterra sono avanti anni luce e monetizzano con gli accordi bilaterali che si sono instaurati a partire dall’ambito sportivo, per poi variare su tutti i fronti del settore economico.

Ecco chiaramente espresso quel che penso di personaggi come Sabatini, che peraltro ho iniziato a disprezzare quando, da ufficio stampa dell’Inter, era stato allontanato dal Club in concomitanza con (non voglio dire a causa di) lo scandalo delle notti bollenti dei giocatori dell’Inter con alcune professioniste dell’interattenimento nei primi anni 2000.

A fare da magistrale chiusa al caso-Inter di quella lontana settimana, ecco le indimenticabili parole dell’Avvocato Prisco:

Inter a luci rosse? Beh, meglio che rossonere!
Giocatori a festini hard? Non saprei. Quando escono, non mi chiamano mai!

La partita della vita (…forse): Non poteva mancare il classico esempio di Same but Different a far capire come tutti gli animali della fattoria siano uguali, ma qualcuno sia più uguale degli altri. Non entro nemmeno nel merito delle parole di Buffon che sprona i suoi a impegnarsi in Europa, perchè là si fa sul serio mentre in Italia “si scansano“. È la verità, con tanto di allenatori che quasi si vantano di non voler essere competitivi contro la Juve in modo da essere pronti per la partita successiva (guarda caso, contro i nostri). Strano, perchè ai bei tempi del lustro d’oro ricordo partite giocate alla morte da chiunque, giustamente desiderosi a far vedere il proprio valore di fronte alla migliore della classe. E TV e giornali a fare bordone, ad assurgere al ruolo di moralizzatori e difensori del fair play fino in fondo, che a nessuno passi per la mente di non sputare sangue in ogni partita e su ogni pallone. Qui no, si sceglie di non essere competitivi. E sta bene a tutti, noblesse oblige, non disturbiamo la Vecchia Signora, qui mica possiamo fare i grossi come con l’Inter.

Nel dubbio lasciate(ci) giocare: È poco più di un divertissement quello di legare a questo contesto di tortino alla merda l’ennesimo episodio che vede la classe arbitrale contro i nostri.

La direttiva UEFA secondo la quale, nel dubbio, la bandierina del guardalinee dovrebbe rimanere abbassata, applicata all’Inter ha la stessa credibilità del Professore che alla fine del primo quadrimestre diceva “sei sul 5,5: ti metto 5 adesso così a Giugno se sei ancora nella stessa situazione ti metto 6“. La classica favoletta: io rimandato a Settembre e D’Ambrosio che si vede annullare un gol buono. Non dubbio, non leggermente oltre. Buono, perchè è in linea. Difficile? Sì, e la direttiva è fatta proprio per casi del genere: se non sei sicuro lascia giocare.

Appunto.

Non mi sei arrivato, per me è no: l’ultimo capitolo di questo romanzetto alla cacca sta nell’enfasi con cui la stampa ha parlato di “casting” in relazione alla scelta del prossimo Mister nerazzurro. Come se nessun’altra squadra avesse mai prima d’ora valutato più candidature contemporaneamente. Come se tenersi aperte diverse opzioni, in un momento critico come questo, fosse un male.

Qui invece no: è una burla, una farsa, cose mai viste. È la solita Pazza Inter.

image

“Oh, mica male quel passaggio…”

HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario