CANTANAPOLI (A VOLERLA ASCOLTARE)

Troppo succulente le motivazioni della sentenza di secondo grado del tribunale di Napoli per non sragionarci un po’ sopra.

Come prima osservazione -caratterizzata come tutte quelle che seguiranno dal pregiudizio e dalla faziosità che mi caratterizzano- noto come il solo Fatto Quotidiano abbia riportato una attenta analisi delle motivazioni. Paolo Ziliani, quello delle “temutissime pagelle” di Piccininiana memoria ai tempi del poco compianto ControCampo (ControInter nelle serate più ispirate), passa in rapida rassegna il paio di centinaia di pagine, individuando i passaggi più importanti.

Sintomatico il poco risalto dato dai media mainstream a queste motivazioni, forse consapevoli del potere ancora detenuto dai protagonisti dell’associazione a delinquere, ed in particolare dal promotore della stessa, o forse semplicemente consapevoli che i tifosi della squadra più tifata d’Italia mal avrebbero digerito una puntuale analisi dei fatti accaduti negli scorsi anni.

Stucchevole e un poco codardo il commento di Fabio Monti sul Corriere della Sera dei giorni scorsi, quando riporta i commenti del Signor Massimo alla vicenda, trovando nel contempo il modo di criticare la comunicazione interista per non avere evidenziato a dovere sul proprio sito le motivazioni. Il giornalista, evidente capofila delle “vedove” della comunicazione simpatttica  -che ha permesso gli scempi mediatici ai nostri danni per tutto il periodo del potentato morattiano- arriva ad accusare di scarso coraggio i colleghi di inter.it , concludendo che gli stessi tengono famiglia.

Curioso però che proprio il suo giornale sia tra quelli che meno spazio ha dedicato alle motivazioni della sentenza: che tengano famiglia pure loro?

Non volendomi sostituire al lavoro già fatto da altri, tralascerò le mie considerazioni su molti dei punti toccati nell’analisi del Fatto Quotidiano, limitandomi a qualche spunto:

1) Quando i giudici a pag. 108 scrivono testualmente che i “soggetti (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”a mio parere scoprono la “pistola fumante” dell’effettiva esistenza del complotto. Non si limitano cioè a descrivere un sistema piegato a favore degli amici (Juve) e degli amici degli amici che più o meno spesso facevano parte del cerchio magico (Milan, Fiorentina, Lazio, per sorvolare su Messina, Siena ed altre dépandances della Juve e di GEA di quegli anni). No, si dice di più: si dice che lo stesso sistema era in grado di ostacolare le squadre che da quel cerchio erano escluse (e che incidentalmente mai avrebbero voluto entrarci!).

Ho più volte usato il concetto latino di conventio ad excludendum, che continua a sembrarmi la definizione più calzante.

2) Nello stesso passo, i giudici scrivono anche che il sistema era “ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000“, retrodatando quindi l’inizio delle succitate condotte fin dall’elezione di Pairetto e Bergamo a”strana coppia” di designatori arbitrali. Faccio mia solo una battuta di Ziliani, che dice:

“Sette anni di campionati falsati. Dopodiché, meglio non pensare al calcio ante Bergamo & Pairetto. Perché al pensiero che nel ’97-98 (Juve-Inter 1-0, arbitro Ceccarini) il designatore degli arbitri era Baldas, e cioè il burattino azionato da Moggi, anni dopo, alla moviola del Processo di Biscardi, vien voglia di darsi al curling”.

Ecco che gli scudetti di quegli anni (sì, proprio quello del 5 Maggio e quello a mio parere ancor più scabroso del 2002/2003) ricevono una salutare pennellata di sterco in piena fazza. Non che qui ce ne fosse il bisogno, chè certe cose noi intertristi le andiamo blaterando da un decennio.

In quei sette anni la Juve era riuscita a vincere 4 scudetti: un altro si era impantanato nella salvifica pioggia di Perugia, arrivata a lavare l’oscenità di quel Parma-Juve firmata De Santis da Tivoli. Un altro ancora se l’era aggiudicato una Roma evidentemente troppo più forte dei bianconeri quell’anno, mentre quello del 2004 è stato gentilmente concesso ai cugini, come visto mai troppo distanti dal cerchio magico.

3) Saltando a pagina 122 delle motivazioni, arriviamo ad apprendere delle “eclatanti incursioni del Moggi, insieme al Giraudo, negli spogliatoi ove si trovavano gli arbitri”  a conferma “della abitualità e della spregiudicatezza del Moggi, spesso con il Giraudo, di intromettersi in un luogo che dovrebbe essere inaccessibile almeno ai diretti interessati ”. La mia incorreggibile tendenza a rompere i coglioni, mi porta a rivangare la squalifica e la puntuta richiesta di risarcimento dei cinquemila euro di multa dati a Figo dopo un Inter-Juve del 2006, allorquando il nostro denunciò di aver visto Moggi nello stanzino dell’arbitro, beccandosi come detto del bugiardo.

Arrivo quindi al “succo del nocciolo”:

Questi sono stati i campionati di quel periodo; queste le partite giocate, arbitrate, vinte e perse.

E lo “scudetto di cartone” sarebbe quello dato all’Inter nel 2006?

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

CHI HA PRESO LA TARGA DEL TIR?

JUVENTUS-INTER 3-1

Sconfitti. e questo era prevedibile.

Travolti da un autotreno e farsi la domanda che fa da titolo a questa sbrodola. Ci sta…ci sta…

Ma essere umiliati no. Questo non è consentito.

Beccare due gol da polli come il secondo e il terzo è la dimostrazione lampante di quanto sia lontana la fine del tunnel: se sono gli altri (più precisamente, “loro“) ad arrivare sistematicamente primi sul pallone, a pigliare tutti i rimpalli e a fare a chi picchia più forte, allora possiamo anche restare a casa.

Noi le rimesse laterali le sbagliamo, da sempre, regalando palla all’avversario, Ci giustifichiamo dicendo che, con l’uomo a rimettere in gioco, abbiamo un giocatore in meno da servire. Evidentemente non devono averlo detto alla Juve: questi dal “fuori loro” fanno gol. Diobono.

Subire un gol come il primo fa male, ma rientra negli errori a cui la nostra fase difensiva ci ha purtroppo abituati. Ma iniziare la ripresa sotto di un (solo) gol, dopo aver inopinatamente rischiato di pareggiare a fine primo tempo, e farsi uccellare due volte in 10 minuti su palle inattive, sminchiando rinvii con una consistenza che nemmeno il formaggino della vacca che ride, questo proprio è inaccettabile.

Volendo fare l’esperto tattico che non sono, mi chiedo perchè il Mister osi schierare una formazione “a specchio” rispetto a quella messa giù da Chierichetto Conte.

Caro Mazzarri, se ti pare che “non ci voglia uno scienziato” per capire che la partita era tutta fatta di duelli uno-contro-uno, forse ti sfugge che non c’è uno dei suddetti duelli che un nerazzurro sano di mente possa anche solo pensare di vincere. Questo tanto sulla carta quanto -ahimè- sul campo.

E quand’è così, tocca pensare a un paio di piani alternativi, chè è facile dire a Kovacic “tu marca Pirlo” quando non l’ha mai fatto e poi giustificare la sconfitta dando la colpa del primo gol al ragazzo. Così come è facile evidenziare che Palacio non è purtroppo quello di inizio stagione, e che ieri sera ha sbagliato tre occasioni che in tempi diversi avrebbero gonfiato la rete.

Di tutta la masnada di bipedi in maglia nerazzurra che i miei occhi hanno dovuto subire, salvo solo Taider e Rolando. Il primo fa capire che, se non gli si chiede la luna ma solo di correre a menare, è un buon mediano (alla plausibile obiezione riassumibile nel “grazialcazzo… sai cosa ci vuole“, Kuzmanovic ci fa capire che il compito non è in realtà così facile). Il difensore, d’altra parte, è un muto rimprovero al nostro mercato, se è vero -com’ vero- che un ex panchinaro del Napoli è di gran lunga il nostro miglior difensore. Volendo metterla sul romantico, promuovo anche Milito per un paio di recuperi difensivi, tanto per dar l’esempio, e per l’urlaccio tirato a fine partita ai compagni, con cui li “invitava” almeno ad andare a salutare e ringraziare i tifosi, cui era stato regalato uno spettacolo poco edificante.

Detto ciò, la Juve ci ha purtroppo surclassato, e solo sul 3-0 ha rallentato il suo furore agonistico, dandoci la possibilità di affacciarci dalle loro parti trovando il gol della bandiera con il succitato Rolando e constatando il rivedibile momento di forma del Trenza in due occasioni, dopo quella già sprecata a fine primo tempo.

Volendo attingere al cestone delle frasi fatte “non son queste le partite che dobbiamo vincere“. Che è poi la verità… certo, c’è modo e modo…

LE ALTRE

Se non altro Napoli e Fiorentina perdono incontri ben più abbordabili del nostro, mentre il Verona torna a scavalcarci battendo il Sassuolo. Ci vediamo raggiunti anche dal Toro di Mr Ventura che si fa raggiungere dal Milan nell’anticipo del sabato rischiando di perderla, a mio parere per una gestione dissennata dell’ultima mezzora. Mister, ho capito la faccenda della libidine e del pallone che deve frullare, ma Dio bono, quando ci vuole, il rinvio alla cazzimperio ci vuole! Ogni rimessa del portiere era un brivido e una potenziale occasione per i Meravigliuosi, che per fortuna non ne approfittano.

Roma e Parma si arrendono ben presto alla bomba d’acqua e rinviano a data da destinarsi.

CALCIOMERCATO

Dopo un primo commento sulla tragicommedia Guarin-Vucinic, ecco calare la mia personale mannaia sotto forma di giudizio tènnico su acquisti e cessioni degli ultimi giorni.

Hernanes personalmente lo agognavo da 4 anni, e non posso che essere felice del suo arrivo. D’Ambrosio, per quanto l’abbia visto giocare poche volte, è di fatto il cambio di Alvaro Pereira e mi rifiuto di pensare che possa essere peggio di Mr. 12 milioni.

In uscita (ovviamente solo in prestito, chè di vendere qualcuno dei nostri non se ne parla -parlo di incassare dei soldi, nel caso in cui il concetto non fosse chiaro- ), Belfodil va 6 mesi a Livorno (per lui in estate si son spesi quasi 10 milioni), Pereira addirittura 18 mesi in Brasile (dove ha già esordito con un autogol!), e forse Ranocchia potrebbe raggiungere Mancini e Sneijder a Istanbul.

Non mi strappo i capelli per la temporanea dipartita di nessuno di questi, piuttosto rimango perplesso per le modalità con cui i nostri dirigenti comprano e vendono giocatori.

Discorso vecchio, che attraversa tutta l’epoca pre-Calciopoli, con l’Inter di fatto impossibilitata a far mercato in Italia, e che in tempi più recenti passa dalla svendita di Eto’o, Thiago Motta e Sneijder e arriva all’acquisto di Hernanes per un prezzo complessivo di 20 milioni. In tutto ciò io ci vedo tanto incompetenza nostra quanto l’ennesimo caso di “conventio ad excludendum” da parte degli altri Club.

I vari Preziosi, Cellino, Zamparini e Lotito si sono mostrati negli anni più che benevoli nei confronti degli altri, (vedi da ultimo Nainggolan preso dalla Roma in prestito con riscatto fissato a giugno, per un totale di 18 milioni). Se si tratta di Inter invece i soldi li vogliono tutti, maledetti e subito. Niente mi toglie dalla testa che i nostri (con o senza Branca) siano da sempre trattati come gli ultimi arrivati, quelli a cui puoi comunque fare lo sgarbo o con cui puoi sempre tener duro e spuntare l’ultimo milioncino a tuo favore.

Non siamo (mai stati) nei “giri giusti”, e purtroppo di ciò ci facciamo anche un vanto.

Detto questo, è triste ma non sorprendente che per D’Ambrosio si debba comunque pagare quasi 2 milioni più la metà di Benassi, che probabilmente non diventerà mai un fenomeno, ma che rischi di dover ricomprare nel momento in cui volessi riportartelo a casa.

Il tutto per un giocatore che tra 6 mesi avresti preso a zero.

E’ COMPLOTTO

Non per questo mi accodo alla pletora di “esperti” che si mostrano addirittura sconvolti per la questione, stando ovviamente zitti su altre manovre di mercato, quantomeno cervellotiche. Il Milan fa arrivare anche tal Taarabt, ovviamente fortissimo e bellissimo, collezionando così il decimo tra attaccanti e trequartisti, e vedendo sfumare negli ultimi giorni Biabiany, che ha rifiutato il Milan oltre che la Lazio ed i cinesi del Guangzhou. Ma non cercate traccia di ciò sui giornali, chè nessuno rifiuta il Milan e anzi il problema è che nessuno da lì vuol andar via.

Su Sky, il calabrese cantilenante fa il professorino criticando l’acquisto di Hernanes a 20 milioni, definendolo “ciliegina” su una torta ancora inesistente, e ritenendo eccessivo il prezzo pagato. Per fortuna  almeno Marchegiani corregge il tiro, dicendo che Thohir aveva subito pesanti critiche per non essere ancora intervenuto sul mercato e che quindi almeno di questo non poteva essere (piu) accusato.

Il refrain e’ sempre lo stesso: l’Inter compra male i giocatori di cui non ha bisogno: limitando il discorso a Sky, Mauro pensa che servisse un difensore, gli altri un attaccante. Poche idee ma confuse.

Splendido anche quando si chiede se Samuel, Ranocchia e Zanetti (sic) sarebbero davvero peggio dei tre difensori attualmente titolari. Facilotto il giochetto per cui chi è fuori ha sempre ragione, e soprattutto: ci avete ammorbato con il clan dell’asado e la dittatura argentina per anni, e adesso che si cerca di girare pagina -con fatica certo- dalle stesse bocche esce nostalgia (mai come in questo caso canaglia) per la vecchia guardia?

Tornando ad Hernanes, e soffermandomi giusto un attimo sulla collocazione del Profeta in campo, non posso non riconoscergli innegabili doti di finalizzatore, trequartista ideale dietro a due punte. Tuttavia, a mio parere la  attuale carenza di fosforo e piedi buoni nella nostra mediana è tale da renderlo insostituibile perno di centrocampo del girone di ritorno nerazzurro.

Un centrocampo con lui e il cagnaccio di turno (il Taider di cui sopra andrebbe bene) lascerebbe a mio parere spazio libero a uno tra Guarin, Alvarez, Kovacic o Botta in appoggio a due punte vere. Ovvio che Hernanes è più forte di tutti i quattro appena citati, ma il nulla che abbiamo attualmente in cabina di regìa lo rende per me inamovibile dal “volante” della squadra.

Mazzarri prendi nota, grazie.

In chiusura, due finezze mediatiche da prostitute di alto bordo: Repubblica si rammarica del fatto che l’affare alla fine sia andato in porto, titolando testualmente “Finale senza botto Hernanes è dell’Inter“. Il Corriere non vuole essere da meno e pensa bene di fare una photo gallery con gli acquisti più cari del mercato di Gennaio, mettendo però in home page il meno caro dei 10 acquisti considerati: casualmente, è quello di Seedorf all’Inter nel 2000. Pur di piazzare ancora i nerazzurri tra i principi del “compro a tanto e vendo a poco“, inseriscono poi anche Bobone Vieri, che con la tabella in questione non c’entra una beata mazza, essendo stato acquistato in estate.

Siamo alle solite: i numeri per bocciarci ci sono già, non fate i servi anche quando non è necessario!

WEST HAM

Vittoria per 2-0 in casa contro lo Swansea, con uno scintillante terzultimo posto a brillare di luce propria. Come On You Irons!

Non voglio far notare il tiro di Palacio, ma i calzettoni di Campagnaro. Siamo tornati ad avere i calzini bucati... non li vedevo dai tempi infausti di Tardelli...

Non voglio far notare il tiro di Palacio, ma i calzettoni di Campagnaro. Cristo, siamo tornati ad avere i calzini bucati… non li vedevo dai tempi infausti di Tardelli…

ANCORA VI STUPITE?

GENOA-INTER 1-0

Su un campaccio infame (evidentemente solo per noi, perchè il Genoa pare giocare sul velluto…), rimediamo la quarta sconfitta stagionale, portando il bilancio degli ultimi mesi al ragguardevole risultato di una vittoria nelle ultime 8 partite. Che la vittoria sia coincisa con il tacco di Palacio nel Derby è invero vana consolazione, se è vero -come è vero- che i cugini senz’altro beneficeranno dell’arrivo di Culetto d’Oro Seedorf in panchina e dell’Ammore conseguente. Ma di ciò parleremo più avanti.

Baloccandoci con i nostri bagolini di ca…lcio, la partita dei ragazzi dura una ventina di minuti, di cui i primi 15 nel primo tempo, quando tentiamo con Jonathan e Palacio di fare goal, senza peraltro riuscirci per meriti altrui (Perin how strange migliore in campo) e demeriti nostri (Johnny…lì tira al volo Diobono!). A metà primo tempo Alvarez si becca la vecchietta sopra il ginocchio ed è costretto al cambio. Mazzarri evidentemente spera che l’inserimento di Kovacic possa portare maggior ordine a centrocampo: vista a posteriori, la partita a chi mena più forte avrebbe consigliato di buttarla sulla forza bruta e optare quindi per il Guaro, entrato invece solo a metà ripresa al posto dell’ormai inamovibile -e immobile-Kuzmanovic.

Kovacic fa fatica a galleggiare nel pantano di Marassi e non è esattamente un leader naturale, di quelli che sradicano il pallone dai compagni dicendo “dalla qui che ghe pensi mi“. Il Grifo nel primo tempo si fa insidioso più a causa del guinzaglio legato alla vita di Handanovic che per meriti propri (Samir: uscire sui cross pare brutto?), ma per il resto si va al riposo su un pareggio modesto e marroncino.

Il cambio di location tra primo e secondo tempo mi dà modo di ascoltare per Radio qualche minuto di Tutto il calcio minuto per minuto e di constatare come il giochetto sul nome dell’Inter, benchè vecchio come il cucco, funzioni ancora. Si fa così: quando l’Inter segna, o va anche solo vicina al gol, la si chiama -appunto- “Inter”. Quando invece le cose vanno male, si pronuncia per intero -e quasi sillabandolo- il nome “Internazionale”, sottointendendo “con ‘sto popò di nome dovreste schiantare tutti, e invece fate fatica col Genoa…

E’ una cosa che noto e detesto da decenni, e oramai ero quasi convinto che fosse una mia fisima mentale. Invece, prorpio in quei minuti una voce angelica proveniente dal sedile del passeggero mi ha chiesto: “ma non ti sembra che prenda per il culo ‘sto qua?“.

Come si dice in questi casi “dietro a un grande uomo, c’è sempre una grande donna“.

Ad ogni modo la consolazione è ben magra. Speso anche uno dei pochissimi jolly del secondo tempo (ancora Palacio a mangiarsi un gol facile-facile per uno coi suoi piedi), assisto a un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente nerazzurro, con conseguente ed istintiva contrazione dei muscoli rettali (in gergo medico: stringiculo).

Un paio dei loro entrano di diritto nel Club Gautieri (il già citato e maledetto Perin fa le uova e para anche mia nonna con le buste della spesa, Feftatsidis o come diavolo si chiama fa vedere -temo per la prima ed unica volta in carriera- perchè lo chiamano il Messi di Grecia), i nostri ci capiscono sempre meno, ed è evidente che solo un episodio potrà schiodare la partita.

Puntuale come la morte, quel gobbo di De Ceglie entra dalla panchina e in due minuti conquista 2 angoli, sul secondo dei quali Antonelli salta più in alto del proprio marcatore (Jonathan… ho detto tutto) e la mette in buca, stante Handanovic ancora una volta inchiodato sulla linea di porta.

Irrilevante il “mani” genoano in area su tocco ravvicinato di Guarin, un po’ perchè il rigore sarebbe stato un poco forzatello, un po’ perchè se non ci danno quelli solari, vuoi che ce li diano quando diluvia?

Mazzarri mette su il disco del “Non posso rimproverare nulla ai ragazzi” e purtroppo tocca anche dargli ragione. Ribadisco: ieri avrei messo il Guaro e non Kovacic, e magari a furia di menare qualche cazzotto poteva anche metterli KO. Ma aldilà di quello, non puoi fare una colpa a gente che sta dando quel che può. Paradossalmente, l’unico con cui essere arrabbiati è Palacio, che si mangia due gol non da lui. Milito è generoso, ma ieri l’ha vista ben poco. Gli altri -come detto- questo san fare e questo faranno.

Ma noi siamo a posto così. Al 31 Gennaio ci diranno che D’Ambrosio (avessi detto Maldini) non può arrivare adesso ma arriverà senz’altro a Giugno, idem per Hernanes. Ovviamente a Giugno troveranno ben altre occasioni per far mettere in mostra il loro talento. Finirà che in fretta e furia compreremo il Borriello o l’Osvaldo di turno, che si stoneranno di topa all’Hollywood dalla prima sera a Milano, e con ciò ci garantiremo risa sguaiate da tifosi avversari e addetti ai lavori.

 

BREAKING NEWS: Scambiamo Guarin con Vucinic! tecnicamente parlando a mio parere ci guadagniamo, ma temo sempre moltissimo gli scambi con gobbi e cugini, e quindi mi aspetto il montenegrino in versione svogliata e apatica dei giorni peggiori, ovviamente col Guaro a beneficiare di un centrocampo in cui cui tutti sanno quel che devono fare, e possono supplire alle carenze fosforiche del (ex) nostro.

 

LE ALTRE

Della Juve ormai è anche inutile parlare, visto l’imbarazzante divario con le altre. Come dicevo nel weekend, continuo a ritenere una qualsiasi delle Inter viste tra il 2007 e 2010 più forte di questa Juve, ma il divario con le altre mi pare simile. Se riescono a trattenere i vari Pogba, Vidal & co., rischiamo di vederli trionfare per altri anni ancora. Volendo gufarla un po’, l’acquisto di Guarin potrebbe preludere ad una partenza di uno dei due bianconeri succitati a fine stagione: in quel caso perderebbero un bel po’ in intensità, geometrie e goals. Chi vivrà vedrà…

La Roma fa il suo liquidando la pratica Livorno in meno di un’ora, mentre il Napoli si fa beffare dal Bologna dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale ed avendo anche un uomo in più.

Tocca ringraziare i cugini per i tre punti gentilmente omaggiati dal Verona di Mandorlini, che se non altro ci consente di rimanere 5° a parimerito in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Pregustandomi il plotone giornalistico sull’attenti, all’insegna di “Effetto Seedorf” e compagnia cantante, posso dire di essere in vera difficoltà con i cuginastri. Allegri non mi faceva nè caldo nè freddo, per quanto gli riconoscessi un gradevole “non allineamento” ai sentimenti zuccherosi di Milanello Bianco. Clarenzio invece l’ho sempre considerato un grande, e mi risulterà molto difficile far prevalere il doveroso – e ontologicamente corretto-odio verso i rossoneri sulla stima per l’Obama olandese.

La prostituzione intellettuale ci dà una nuova conferma della loro indefessa coerenza a pochi giorni dal gol buono annullato a Nagatomo + rigore negato all’Inter. La solfa dei commenti in quell’occasione era sintetizzabile con un severo “chi gioca così male non ha diritto di lamentarsi dell’arbitraggio“.  Solo se sei bello, puoi essere anche bravo e gradito agli dèi.

Kalokagathia applicata al calcio, insomma.

Ieri invece, a conclusione di 85 minuti di calcio ruminato a due all’ora e senza grossi scossoni, i cugini beneficiano di un rigore tanto evidente quanto ingenuo, senza che nessuno si sia azzardato a tirare in ballo il valore complessivo della prestazione, le difficoltà di manovra  e compagnia bella. Hanno messo su il lato B del disco: “il calcio è fatto di episodi, questo è il bello di questo sport, la palla è rotonda e le partite finiscono al 90°“.

Sulle dichiarazioni di Gasperini prima di Genoa – Inter c’è poco da dire: Gasp dice cose vere e giuste, usando però i verbi sbagliati. Nello specifico, l’errore riguarda il participio passato: Calciopoli non ha “annientato” la Juve; l’ha giustamente punita per gli scempi commessi nei Campionati precedenti. 

Detto ciò, è vero che l’Inter ha sempre privilegiato il “nome” alla squadra, e ciò vale sia che si parli di giocatori, sia che si parli di dirigenti o allenatori. Il Signor Massimo è fatto così e non lo si scopre certo oggi.

Quel che, ancora una volta, emerge dalle dichiarazioni e ancor più dai relativi commenti, è il significato distorto dei concetti di “normalità” ed “eccezione“: una squadra, in combutta con altri loschi figuri, organizza un’associazione a delinquere che governa de facto l’universo calcistico per alcune stagioni (il complottista alla tastiera direbbe una decina, ma fate voi…). Tutto ciò è “normalità”.

La magistratura, prima sportiva e poi civile, smaschera l’inguacchio e punisce persone fisiche e giuridiche in vari gradi di giudizio. Fatta pulizia e ristabilite le regole, un’altra squadra domina incontrastata per un lustro. Tutto ciò è “eccezione”.

In chiusura, bella l’iniziativa del comitato di redazione della Gazzetta dello Sport, alla quale nel mio piccolo ho prontamente aderito, e che chiede ai lettori di protestare contro la scelta strategica della dirigenza di affiancare il nome della rosea ad iniziative volte alle scommesse sportive, che è una roba brutta…

#nogazzabet

for further details: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/18-01-2014/gazzetta-sport-comunicato-sindacale-petizione-contro-gazzabet-202102370001.shtml

 

WEST HAM

Torniamo anche qui alle vacche magrissime, pigliando tre ceffoni in casa dal Newcastle e sprofondando at the bottom of the table… Holy shit!

self explaining

self explaining

SECONDO GRADO – ONCE MORE WITH FEELING

Quando qualcuno fa il suo dovere (in questo caso informare) è giusto dargliene atto. Nella fattispecie, parlo della Gazzetta che, seppur a caratteri non esattamente cubitali, dà notizia della sentenza di secondo grado del Tribunale di Napoli su Calciopoli.

Ecco un corposo estratto dal sito della rosea, che spiega in poche ma efficaci righe cosa sta dietro ai 2 anni e 4 mesi inflitti a Moggi in secondo grado. In calce ad ogni passo vi dovrete sorbire il mio saccente e rancoroso commento.

Luciano Moggi, condannato a 2 anni e 4 mesi, Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto, entrambi 2 anni, sono i promotori dell’associazione a delinquere finalizzata ad alterare il campionato di calcio 2004-05. Il collegio giudicante della Corte di Appello di Napoli ha accolto la riforma “in peius” chiesta dal Procuratore generale Antonio Ricci della sentenza di primo grado, almeno nei confronti di Mazzini e Pairetto

La novità è sostanziale rispetto al primo grado: là Moggi era stato individuato come unico promotore dell’associazione a delinquere, cosa che aveva dato libero sfogo alle verginelle del “quindi alla fine ha fatto tutto da solo, tutto ‘sto casino per un solo vero colpevole?“. Invece, tecnicamente parlando, “un par de palle”: Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto sono anch’essi promotori e, coerentemente con questa tesi, la loro pena è stata inasprita rispetto al primo grado. Come già fatto notare altrove, non sia d’inganno la riduzione quantitativa della pena inflitta a Moggi (la durata è più che dimezzata), effetto della prescrizione intervenuta per una delle due fattispecie di reato (la frode sportiva, vedi infra). Per amor di verità, Giraudo, già condannato in secondo grado con rito abbreviato nel Dicembre 2012, era stato riconosciuto facente parte ma non promotore dell’associazione a delinquere.

Alla lettura del dispositivo in aula presente solo l’ex designatore Paolo Bergamo per il quale l’avvocato Silvia Morescanti ha ottenuto che venga reistruito l’intero processo “viziato” in primo grado dall’impossibilità di un’adeguata difesa, vista l’assenza del difensore di parte (la stessa Morescanti) che era in maternità.

Buon espediente dilatorio della difesa di Bergamo, che in primo grado si era beccato 3 anni e 8 mesi: stiamo a vedere quel che accadrà, prescrizione permettendo. In ogni caso, nulla che si avvicini neanche lontanamente ad una qualche forma di assoluzione o minor colpevolezza.

Avevano rinunciato alla prescrizione per la frode sportiva gli ex arbitri De Santis, Dattilo e Bertini, tutti condannati: il primo a 1 anno, gli altri due a 10 mesi.

Epidermicamente, le condanne che mi fanno più piacere: De Santis, gonfiando i muscoli e a petto in fuori come il miglior secondino, aveva fatto sapere ai quattro angoli del mondo di aver rinunciato alla prescrizione chè lui mica ci aveva niente da temere, e si becca (insieme ai compagni di merende Dattilo e Bertini) la condanna anche in secondo grado.

Intervenuta, come richiesto anche dalla Procura, la prescrizione per gli altri imputati, fra i quali il presidente della Lazio Claudio Lotito e quello della Fiorentina, Andrea Della Valle, appunto perché la frode sportiva è prescritta – motivo per cui la pena di Moggi è inferiore ai 5 anni e 4 mesi chiesti in primo grado.

La prescrizione è intervenuta anche per Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan. Questo per la precisione. Sarei molto curioso di sentire uno dei due fratelli Della Valle annunciare di voler rinunciare alla prescrizione e “spiegare!“, coerentemente con quanto preteso ai tempi dell’infame relazione di Palazzi su Facchetti e l’Inter, (il famoso “Moratti spieghi!”) che ha più che erroneamente generato l’equazione Inter=prescritti.

Ad ogni buon conto, giova ricordare ancora una volta che prescrizione ed assoluzione sono due fattispecie in tutto diverse, per quanto con effetti simili per l’imputato. Lo dico perchè anche ieri sera ho sentito abominii del tipo “assolti per prescrizione“.

La seduta è tolta.

Non c'è che dire: le righe verticali gli donano sempre...

Non c’è che dire: le righe verticali gli donano sempre…

A TWIST IN THE TAIL

INTER-LIVORNO 2-0

Una partita noiosa ma da tre punti, con la bella sorpresa del rientro del Capitano nei minuti finali -tutt’altro che irrilevante, si vedrà.

Questo il bigino della serata.

I ragazzi infatti, nelle sempre illuminanti parole del Cuchu a fine gara, giocano “non la miglior partita della stagione“, approfittano ben volentieri del paperotto di Bardi che gioca a palla saponata con il radente cross di Johnny Guitar, ed attendono l’ispirazione del redivivo Zanna per chiudere la pratica al 90′, con invenzione di Kovacic per Nagatiello.

In mezzo a queste poche emozioni, un’ora abbondante di calcio ruminato alla velocità dei bradipi e col fosforo di un batrace: Alvarez marca visita per la prima volta in stagione, mentre Guarin si mostra in una delle sue non rare performance di “vorrei spaccare il mondo ma non posso“. La conseguenza è che Palacio là davanti deve arrangiarsi col poco che arriva (un paio di colpi di testa alti nel primo tempo e un piattone destro stoppato dal loro terzino nella ripresa), lasciandosi guidare dalla propria generosità fuori dall’area amaranto per trovare palloni giocabili. Oltretutto in area, quando ci sta, viene cianghettato appena prima di tirare, ma nessuno dei 6 occhi deputati a controllare la zona vede nulla (how strange…).

Taider senza infamia dà la sua mano al Cuchu a rompere e ripartire (crapapelada migliore in campo, ma chettelodicoaffà), mentre dietro soffriamo quasi niente, pur con i tre centrali che finiranno ammoniti. La manovra pende molto a destra dalle parti di Jonathan il quale, aldilà di divertenti casi di idolatrìa avvistati in rete (vedi “il Divino” e panzane simili) attraversa senz’altro un periodo fortunato, se è vero che in stagione siamo al secondo autogol procurato, a cui va aggiunto un gol “voluto” e un altro cross deviato dall’avversario sulla testa di Nagatiello per il primo gol della stagione contro il Genoa.

Il dirimpettaio di fascia ha invece il suo bel da fare contro il promettente Mbaye, talentino nerazzzurro parte della colonia dei prestiti in terra labronica. Parlando dei quali, sarebbe ingeneroso individuare in Bardi il “pacco” rifilato ai toscani. Vero che l’errore sul nostro vantaggio è palese e grave; altrettanto vero che a fine primo tempo si riscatta deviando un rasoterra velenoso di Alvarez; incontestabile il fatto che lo sbaglio in questione sia uno dei primissimi di una stagione fin qui senz’altro positiva. Duncan lo ricordavo più forte, mentre nei 90′ l’ho visto menare come un fabbro senza impostare come invece sa. Tutti da tenere comunque sotto osservazione, alla faccia di chi dice che non investiamo sui giovani e che, quando lo facciamo, poi li svendiamo per quattro soldi.

Parlando di giovani, a metà ripresa entra il vero talento di questa squadra: Kovacic prende il posto di un acciaccato Alvarez (la mia mente perversa spera che il ghiaccio sulla caviglia serva a “scampare” la trasferta oltreoceanica per le due partite con l’Argentina). Il baby croato vivacchia per una mezz’ora adeguandosi al piccolo trotto generale, come ad attendere la palla giusta dai piedi giusti.

Piedi che tornano a calcare il prato di San Siro in un boato assordante a 10 minuti dalla fine: è Taider a lasciare il posto al Capitano che, tempo pochi secondi, piazza la prima di quelle accelerazioni palla al piede che, se brevettate a inizio anni ’90, gli avrebbero comunque garantito una decorosa pensione, aldilà dei guadagni maturati sul campo.

Genti in visibilio ed enorme sventolìo di vessilli nerazzurri.

Proprio una delle succitate cavalcate recapita la boccia al 10 croato il quale, riconoscendo in quella la palla giusta, magheggia al limite dell’area e di esterno mette Nagatiello solo davanti al portiere: tiro del nippico, sporco quanto basta ad ingannare Bardi e gonfiare la rete.

Il merito tènnico è tutto di Kovacic, ma gli abbracci sono comprensibilmente tutti per il Capitano. E di fatto continuano fino al fischio finale, distante solo un paio di minuti. E’ lì che inizia il vero tripudio per lo splendido quarantenne, visibilmente emozionato e forse -chissà- incredulo nell’aver centrato così l’ennesimo obiettivo della carriera (meno di 7 mesi di assenza per un tendine d’Achille credo sia un record). Bello e sincero il gesto di Cambiasso che si sfila la fascia di Capitano per restituirla (non solo metaforicamente) al legittimo proprietario.

Una celebrazione semplice, spontanea, senza “Zanetti Cam” o altre inquadrature servili e zuccherose dedicate in passato a personaggi diversamente strisciati.

Chè si sa, noi non siamo mediatici.

 

 

LE ALTRE

La Roma inciampa sul più bello, sprecando l’impossibile dopo aver beneficiato anche lei di un autogol col Sassuolo. Dopo il vantaggio crea tanto e spreca tutto, con l’inevitabile beffa del pareggio al 94′. Ne approfitta la Juve, che regola il Napoli con un eccessivo 3-0, agevolato da un gol in fuorigioco, ma di dimensioni inferiori a quelle “di Rocco Siffredi” (cit. Eliana, vendemmia ’98) e quindi a detta di tutti impossibile da vedere.

La Fiorentina regola la Samp con qualche patema finale ed è a un solo punto da noi, mentre il Verona viene piegato dal redivivo Genoa targato Gasperini.

Volitivo il pareggio strappato dai cugini in terra Clivense, con il mondo mediatico in attesa di notizie circa la conferma di Allegri, e prontamente accontentati. Splendida l’analisi di Porrà su Sky che sintetizza alla perfezione il momento rossonero: “Il Milan ha talmente tanti problemi di gestione societaria da non potersi permettere ulteriori scossoni derivanti da un cambio in panchina“. As simple as that.

 

E’ COMPLOTTO

Tra le tante differenze tra la partita dei cugini e quella dei Gobbi c’è però l’analogia dell’errore arbitrale. Ma se la partita di Torino ha visto una sommaria analisi dell’episodio ed una bevenola assoluzione del Rocchi Horror Picture Show, il gol annullato a Paloschi è stata probabilmente solo un’allucinazione della mia fantasia malata.

Pensate che ero convinto di aver visto un gol valido -non in leggero fuorigioco, ma in linea, quindi valido- annullato all’emulo di Superpippa Inzaghi. E invece: il replay più veloce del West, tanto per dire “l’ho fatto rivedere, la posizione è dubbia, tana libera tutti“, dopodichè silenzio assordante su tutta la linea. L’episodio scompare dalle azioni salienti mostrate nella sintesi, alla cosa ovviamente nemmeno si accenna parlando con gli allenatori, e addirittura Sannino si guarda bene dal richiamarlo durante la sua analisi. Del resto, contro i Gobbi il Presidentino Harry Potter era sceso negli spogliatoi a consolare il guardalinee che aveva sbagliato a suo danno. Quantomeno stasera il Chievo non ha vestito i panni della amorevole crocerossina.

Chè poi, volendo fare il cacacazzi: il gol di Llorente è in fuorigioco di soli 21 cm, quindi “è comprensibile l’errore“.

Quello di Paloschi è in linea, quindi “è comprensibile l’errore“.  Anzi non è nemmeno errore “è una questione di millimetri“.

E vissero felici e contenti.

 

WEST HAM

Dolorosa sconfitta a Norwich: i gialli ci fanno neri con tre fischioni che ci spediscono in piena zona retrocessione. World of pain…

Come canta Albano: "e vaaaaaaaaaaaa"

Come canta Albano: “e vaaaaaaaaaaaa

MANNAGGIA MANNAGGIA

CAGLIARI-INTER 1-1

Fieramente orgoglione nel riuscire ormai a limitare i miei improperi calcistici in presenza del rampollo di casa, mi sono trovato a commentare così quella botta di culo sesquipedale che ha portato all’immeritato pareggio del Cagliari. Del resto, come dicono quelli bravi, ossia quelli che mentono sapendo di mentire, la ruota gira e torti e favori alla fine si compensano (muuahahah!!). E quindi, nella giornata in cui la Juve approfitta ancora di un fuorigioco sbagliato, ecco che noi sbattiamo sullo stinco di Rolando e perdiamo per strada due punti.

Detto ciò, la simpatica compagine neroblù mi è piaciuta, tenace nel cercare il vantaggio nel primo tempo, a dispetto di tanti “nonostante”: il campaccio infame, l’ampio turn over cui Mazzarri è stato più o meno costretto, il portiere avversario ovviamente in giornata di grazia, la poca cattiveria dei nostri sotto porta (vero Belfodil?).

Kovacic in mezzo cresce bene e regala quelle accelerazioni palla al piede che a queste latitudini non si vedevano dai tempi belli di Sneijder non mestruato; Cambiasso con l’intelligenza che ha potrebbe giocare seduto in poltrona e comunque risultare utile al nostro centrocampo. Dietro riposano sia Campagnaro che Jonathan, ed a mio parere sono queste le assenze che paghiamo di più (pensa te…). Nagatiello prende il posto di Johnny Guitar sulla destra, liberando il posto sulla corsia opposta per Alvaro Pereira: e qui casca l’asino. Poca intelligenza tattica (e sai la novità), corsa limitata dalla tanta panchina e dalle tantissime pozze d’acqua sulla sua fascia, morale: di lì si combina poco. Rolando, dal canto suo, non fa una brutta partita, ma ha la sfortuna, come detto, di incocciare sul tiro di Nainggolan quando ormai lo 0-1 corsaro pareva essere in cassaforte.

Mi consolo pensando che la manovra della squadra mostra ulteriori segni di miglioramento, palesando un Kovacic finalmente in una forma decente che dovrebbe proiettarlo tra i tanto amati “titolarissimi” mazzarriani. Al Mister il compito di lavorare in settimana e costruire il centrocampo che, sabato sera, dovrà vedersela contro De Rossi-Strootman-Pianic (hai detto cotica…).

Davanti Belfodil ha fatto il suo, rimbalzando tra le fasce e il centro dell’area, dove arriva a capocciare tra le manone di Agazzi a fine primo tempo, non riuscendo poi a capitalizzare il tap-in successivo. Alvarez, tra i tanti affaticati, vive una domenica di comprensibile stanca e dopo 45’ viene fatto riposare in panca a beneficio di Icardi, che se non altro offre un appiglio in più, fungendo da sfogo naturale per il gioco dei nostri esterni. L’attitudine di player-manager del Cuchu è talmente spiccata che il giovane centravanti, dopo aver ricevuto le ultime indicazioni tattiche dalla panchina, viene catechizzato anche da Cambiasso, che arriva a stampargli un bacio sulla fronte dicendogli “Bravo!”. Il tutto per gli amanti del Clan dell’Asado che non vuole i giovani in squadra. Amo quest’uomo.

Quando poi, a metà ripresa, entra anche Palacio, ecco che d’un tratto il gioco si fa semplice: bell’uno due tra Nagatiello  e il Trenza, con il piccolo nippico a scodellare al centro dell’area piccola per la capocciata vincente del summenzionato Icardi.

Manca un quarto d’ora, e la sensazione che si possa resistere senza grosse difficoltà è palpabile, nonostante l’ingresso del piccolo Sau, che mi mette i brividi come del resto ogni subentrante di una nostra squadra avversaria, ma che se non altro ha il “pregio” di sostituire il maledettissimo Pinilla, per fortuna non nella sua giornata migliore, avendo fatto segnare sul tabellino solo un bel colpo di testa nel primo tempo. Come detto, non sarà nemmeno il piccolo e talentuoso trottolino sardo a gabbarci, quanto l’obiettivo numero uno del nostro mercato estivo, alias Radja Naiggolan: il belga-ma-di-origini-indonesiane riceve  indisturbato al limite dell’area –errore dei nostri a non accorciare- e tira in porta. Già sapete la fine che farà il destro  “corretto Sambuca”.

Non basta l’ingresso di Milito per gli ultimi 5 minuti alla ricerca della botta di culo: a dire il vero il mischione in area c’è, i tiri tentati addirittura due, entrambi  però rimpallati dalla difesa cagliaritana. Roba che, a chiappe invertite, i cugini su una situazione del genere di gol ne avrebbero fatti due. Amen.

LE ALTRE

Forse il vecchio adagio “torti e favori alla fine si compensano” va inteso nel senso di alternare un errore contro l’avversario ad uno a proprio favore. Solo così mi spiego il gol convalidato nel Derby di Torino nonostante la posizione palesemente irregolare di Tevez. Poi si può discutere alcune settimane sul fatto che il Toro non abbia praticamente mai tirato in porta, e che la Juve abbia creato moltissimo. Chissà se Cairo e il Mister sono andati negli spogliatoi a consolare il guardalinee per l’errore commesso…

Il Milan vince la sua partita contro la Samp, facendo quel che deve fare una squadra in crisi: vincere. Bene, male, meritando, non meritando: tutti orpelli. Quando stai con le pezze al culo devi portare a casa la pagnotta in attesa di tempi migliori. Oddio… a seguire arriveranno Ajax e Juve.

Detto del Napoli, capace addirittura di far segnare Pandev di destro, la Roma continua a vincere e convincere, regalando 5 fischioni al Bologna e presentandosi a punteggio pieno al big match di sabato sera a San Siro. Questi son forti, toccherà fare il partitone per metterli sotto…

E’ COMPLOTTO

Mazzarri inizia a fare ciò che gli riesce bene, quasi meglio dell’insegnare le diagonali ai terzini: chiagne e fotte, dicono a Napoli, e la cosa come sapete non mi dispiace per nulla. Verbalizzato come al solito l’assordante silenzio della Società, tocca al Mister di turno far notare come solo all’Inter venga concesso il privilegio di giocare dopo nemmeno 3 giorni dalla precedente partita, chè il Cagliari ha giocato mercoledì, mentre la Fiorentina, nostra ospite nel Giovedì scorso , sarà impegnata nel posticipo del Lunedì. Solerte la risposta del “Palazzo”: la Viola gioca Lunedì perché nel weekend a Firenze ci sono i Mondiali di ciclismo: il posticipo al Lunedì c’è solo quando una squadra gioca il Giovedì in Europa League in trasferta.

Immediata la contro risposta del complottista Mario: come l’anno scorso nel Derby di ritorno, giocato ovviamente di Domenica sera nonostante un’Inter reduce da trasferta in terra rumena.

WEST HAM

Sconfitta 2-1 sul campo dell’Hull City. Fermi a 5 punti.  Uottaffackisgoinon??

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

Nagatiello gioca di sponda con la crapa di Icardi: palla in buca

TRIPALLICI

INTER-FIORENTINA 2-1

Una vittoria da Inter, massiccia, incazzata e splendidamente contropiedista, che punisce una Fiorentina bella e convincente fin quando Pepito Rossi resta in campo, come a dire che i calciatori, e non gli schemi, fanno ancora la loro porca differenza in questo splendido e semplice gioco.

Il canovaccio della partita è alquanto prevedibile, con i Viola a palleggiare rimirandosi un po’ troppo  allo specchio e i nostri a rubar palla e ripartire veloci: emblematico a riguardo il calcio di inizio, con Alvarez a sradicare il primo pallone dopo secondi 3 e puntare dritto la porta di Neto.

Più che la scolastica rete di passaggi a metacampo, soffriamo le imbucate di Rossi e le verticalizzazioni di Joaquim, vecchia conoscenza spagnola che già in maglia valenciana, ad inizio anni 2000 aveva arato la nostra fascia sinistra, entrando di diritto nel “Club Gautieri” per la gioia dei nostri terzini di oggi e di ieri (ho fatto pure la rima). Nagatiello lo tiene sì e no, e l’iberico arriva un paio di volte alla pericolosa conclusione che per fortuna non fa danni, complici un solido Handanovic e una mira non precisissima dell’ala viola.

Aldilà del giusto insistere sulla formazione e sui concetti di gioco delle ultime partite, i nostri non sembrano in grande serata, con gli esterni più timidi rispetto alle ultime uscite e con Taider e soprattutto Guarin ancora più in ombra: i due non attaccano come saprebbero né difendono come dovrebbero, con la conseguenza di lasciare il Cuchu a impersonificare  un popolare verso di Ligabue (“sempre lì, lì nel mezzo…”) e con Palacio lasciato solo al suo destino. Alvarez invece continua il suo mese mariano, risultando il migliore dei suoi quanto a continuità di manovra ed efficacia della stessa.

Lo 0-0 con cui si arriva all’intervallo pare la logica conseguenza di quanto visto in campo.

La ripresa invece spariglia un po’ le cose: dopo il destro potente di Guarin a scaldare i guantoni di Neto, la Fiorentina trova il vantaggio  in una delle prime sortite in area nerazzurra (leggera ma purtroppo evidente la trattenuta di Juan Jesus su Joaquim) e a costringere l’Inter a forzare la sua natura ed iniziare a “costruire” calcio.

Il centrocampo cambia faccia (fuori prima Taider per Kovacic, poi lo sfanculante –e sfanculato- Guarin per Icardi) e le cose si mettono meglio. Vero, come solertemente fatto notare dai telecronisti, che l’Inter va avanti col cuore ma non col giUoco, ma come sapete la cosa non può che farmi piacere. I nostri sono bravi e un poco fortunati a trovare il gol del pareggio sugli sviluppi di un corner con semi-cappella del portiere Neto, incapace di spazzare l’area come la circostanza avrebbe imposto: ed è in quelle lande calcistiche desolate, o meglio disordinatamente affollate, che il Cuchu trova il suo terreno di battaglia preferito. Mi piace pensare che, prima della semirovesciata da bomber di razza, abbia gridato in lunfardo stretto “L’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa” prima di sbrogliare il matassone, con il gol da dedicare al neonato virgulto (chiamato -ironia della sorte visto l’avversario della serata- Dante).

Onestamente, non pensavo che si potesse raddrizzare la partita ma, posto che l’appetito vien mangiando, a questo punto mi trasformo nello Scarpini di turno semi-gridando da solo “dai cazzo che adesso la vinciamo!”. Tocca prima perdere qualche anno di vita nel vedere la palla di Borja Valero arrivare lenta-lenta e giusta-giusta sul sinistro di Ilicic in piena area di rigore e subito dopo le manone di Handanovic respingere d’istinto, ma poi l’occasione è per noi: Ranocchia esce palla al piede allungandosela non una ma due volte, e riuscendo non so come a rimediare in entrambi i casi al piedino poco educato; la palla arriva –non credo volontariamente- a Nagatiello che innesca Alvarezza, il quale a sua volta vede Jonathan e Kovacic liberi sul secondo palo. Jonathan, per non essere da meno di Ranocchia, cicca il primo stop ma riesce in qualche modo a rigovernare la palla strumpallazza che galleggia tra lui e l’avversario, e di esterno destro piazza la sabongia ignorante sotto la traversa. Un’azione da Pazza Inter!(potevi perder palla 3 o 4 volte per errori tuoi, invece segni il gol-vittoria) Negli ultimi minuti ci sarebbe anche spazio per il 3-1, ma prima Alvaro Pereira, entrato subito dopo il gol a rilevare l’applauditissimo Johnny Guitar, si ingolosisce volendo tirare in porta dopo 70 metri palla al piede anziché servire Palacio a centro area (comprendo, avrei fatto lo stesso), poi il Nippico prova il sinistro a rientrare che finisce alto di poco.

Al 90’ sventiamo la beffa con il maledettissimo Ambrosini che cerca l’esterno destro da centro area, che per fortuna non ha né la forza né la precisione necessarie per impensierire nessuno. Si consolerà, così come il suo allenatore, con “la prestazione” (whatever that means), che per alcuni pare essere il vero risultato da raggiungere nei 90 minuti: il pericolo di questi ragionamenti è la loro deriva, che spinge l’ex Aeroplanino a dire “sconfitta immeritata” (parliamone, non mi pare) e “abbiamo dominato” (fatti vedere da uno bravo).

 

LE ALTRE

La Juve ruba,  il Milan pareggia di culo. Le vecchie certezze della vita. Per il resto il Sassuolo fa il colpo e sfiora il colpaccio a Napoli, pareggiando una partita che tutti pensavano di dover commentare col pallottoliere a portata di mano. Ne approfitta la Roma, meritatamente in testa a punteggio pieno dopo il 2-0 esterno sulla Samp, con un golazo di Benatia e nonostante l’infortunio di Maicon.

Come noi, anche loro beneficiano dell’assenza di impegni nelle Coppe. Come noi, anche loro possono permettersi di viaggiare “a fari spenti”, nel senso che nessuno chiede di vincere lo Scudetto. Come noi, anche loro subiscono pochi gol e pochissimi tiri in porta (in questo meglio di noi). Ovviamente, se tiri poco in porta, hai poche occasioni di fargli gol, fin qui ci arrivo anch’io…

Ad ogni buon conto, ci incontreremo a inizio Ottobre a San Siro e vedremo quel che ne esce…

 

E’ COMPOTTO

Non so da dove cominciare… Mi sono sempre ripromesso di commentare, in questa sezione, non tanto gli episodi in sé, ma il modo in cui gli stessi vengono trattati dai mass media, per sottolineare orwellianamente come gli animali siano tutti uguali, ma alcuni lo siano più degli altri.

Stavolta in verità il boccone è succulento ed è dura resistere alla tentazione di unirsi al coro (alquanto sussurrato invero) del “Juve-ladra, che-culo-questo-Milan”. Pur aderendo in toto all’endecasillabo sciolto, cerco di tenere fede al mio proposito e mi limito a far notare un paio di cose:

Il Chievo non solo evita –lodevolmente o codardamente, fate voi- di protestare per il gol clamorosamente annullato a Paloschi, ma addirittura va a consolare il guardalinee Preti nella persona del proprio Presidente Campedelli. Esemplare gesto di fair-play e messaggio di maturità mostrato a tutto il Calcio italiano, non lo metto in dubbio. Vorrei però, rifacendomi alla metafora faunistica delle prime righe,  che si comportassero così con tutti gli “animali” del recinto. Gli anni passati ed i numerosi capelli bianchi in testa mi hanno invece reso testimone di grida e strepiti equamente distribuiti tra tutti gli attori del circo barnum calcistico contro squadre di seconda fascia, contro nobili decadute, e contro LA grande squadra che però non fa paura (guess who). La stessa canea ululante si faceva però docile come un agnellino e comprensiva come il più bonario dei nonni, allorquando le intrusioni anali andavano a vantaggio di squadre diversamente strisciate.

Splendida la “testa di gatto” Conte che dopo la partita mette in scena la pantomima del “permaloso preventivo”, dicendo che l’errore “non è eclatante”. Forse ha la coda di paglia, sapendo che il guardalinee che sbaglia è lo stesso maledettissimo Preti che lo scorso Novembre convalidò il gol di Vidal contro di noi, chiudendo poi gli occhi insieme a Tagliavento nell’ignorare la cianghetta da secondo giallo di Lichtsteiner.

Strano che nessuno degli intervistanti lo faccia notare al mister bianconero, forse intimiditi dall’avvertimento all’insegna del “e adesso non iniziamo a dire che gli arbitri aiutano la Juve”.

Involontariamente auto-ironico infine quando dice che, dovesse in futuro capitare un episodio analogo ai danni della Juve (periodo ipotetico del trentottesimo tipo), anche loro andrebbero a consolare arbitro e assistenti. Anche lì, nessuno che, nemmeno a mo’ di battuta, gli abbia risposto “come Moggi a Reggio Calabria?”. Ma qui sono io che non cresco mai e non so rinunciare al gusto della battuta…

Duole invece rimarcare positivamente l’uscita di Allegri su Balotelli, decisamente più credibile del mancato ricorso “per motivi etici” del Milan alle tre giornate di squalifica. Il Labronico è un altro dei pochi non allineati all’egida zuccherosa di Milanello Bianco, e forse per questo non molto ben visto dal loro “amato-Presidenteche-sta-passando-un momento-difficile”: in ogni caso, le mazzate rivolte in conferenza stampa -e credo anche di persona- al 45 bresciano mi hanno onestamente sorpreso. Quando non sbagliano, purtroppo tocca dirlo. Il fatto che poi ieri questi abbiano “sculato” un altro pari è un fatto, giustamente accolto come un successo da Allegri che in effetti al momento guida una squadraccia da centroclassifica (forse). Del resto, il “busdelcù” è uno dei postulati fondamentali a quelle latitudini fin dai tempi di Sacchi: da tifoso –e in quanto tale ottusamente convinto dell’inconfutabilità delle proprie tesi- continuo a sostenere che se avessimo avuto negli anni la metà del culo di questi qui, avremmo vinto campionati e coppe senza nemmeno accorgercene.

WEST HAM

Vittoria per 3-2 nel primo turno di Coppa contro il Cardiff.

Immagine

ALTRO GIRO ALTRO REGALO

CAGLIARI-INTER 2-0

Come se nulla fosse successo, prosegue virtualmente la partita di settimana scorsa con l’Atalanta.

Cambia l’avversario, cambia lo stadio. Costanti la nostra sconfitta, a dispetto di una prima ora giocata decorosamente, gli errori arbitrali e la nostra ormai endemica incapacità di reagire al primo soffio di vento contrario. Il tutto detto senza il minimo intento polemico (anche perché è la verità).

I nostri iniziano benino, colpendo un palo dopo una bella combinazione Rocchi-Cambiasso, e mostrando un Alvarez insolitamente intraprendente ed un Guarin che invece insiste a mostrare la sua versione più indolente e distratta: davvero odioso il colombiano nel palesare i suoi peggiori difetti e nascondere i suoi (non innumerevoli) pregi.

Durante la partita insistevo nel chiedermi quale altra “piccola” avesse l’ardire di insistere così tanto nel buttarsi in area tentando di strappare il rigorino contro una (cosiddetta) “grande”. Poco importa il fatto che Ibarbo venga agganciato a cavallo della linea di rigore in uno dei centordici tentativi del Cagliari: fatto sta che il carpiato di Pinilla è parso ai miei occhi il classico rigore che premia l’intenzione e la perseveranza.

A parti invertite, ovviamente, l’arbitro, non sapendo decidere se punire col giallo o col rosso l’atterramento di Rocchi al limite dell’area, optava salomonicamente per lasciar correre, non fischiando nemmeno il fallo.

Siamo ormai alla totale mancanza di rispetto che, come detto, necessiterebbe di gesti eclatanti da parte della squadra. La cosa, oltretutto, ci farebbe anche gioco: non ci serve a niente arrivare sesti per dover ricominciare la preparazione a inizio Luglio, quindi: schieriamo i ragazzini e perdiamo tutte le ultime 6 partite. Almeno avremmo l’alibi di aver perso perché giocava la Primavera, visto che l’andazzo con la prima squadra non è così diverso (in Campionato siamo a 4 sconfitte nelle ultime 5 partite…) .

Il paragone con il piano inclinato (http://www.bausciacafe.com/2013/04/15/cagliari-inter-2-0-avete-presente-la-teoria-del-piano-inclinato/ ) calza alla perfezione, e dal rigore in poi i nostri passano dal calcio sufficientemente ruminato alla auto-flagellazione con profezie auto-avverantisi (“visto che siamo sfigati? Visto che ce l’hanno tutti con noi? Non ce la possiamo fare, moriremo tutti”).

Facile a quel punto per il Cagliari maramaldeggiare, raddoppiando ancora con l’ingrato Pinilla (portato in Italia dall’Inter e poi girato a mezza Italia, dove giustamente non ha mancato di impallinarci più volte) e sfiorando il triplone con Ibarbo che centra la traversa da 5 metri.

Nel pugilato sarebbe stato KO tecnico dopo il rigore. Asciugamano a terra e spugna gelata sulla testa. Se l’ammazzi fai pari.

Per non farci mancare niente, perdiamo altri due pezzi (Gargano e Nagatomo, “già” tornato in campo dopo un paio di mesi e ri-rotto in 7 minuti),  ritrovandoci con la formazione ultra-obbligata per il ritorno di Coppa Italia di mercoledì con la Roma (2-1 teoricamente recuperabile, ma che già puzza di ennesima dimostrazione di impotenza).

Il Mister ha nel finale la bella idea (sono sarcastico) di inserire Samuel in versione ariete d’area invece che far entrare il giovane Forte della Primavera: Strama, ma se non lo fai entrare manco sul 2-0 per loro e fai giocare uno stopper in attacco, che cazzo l’hai convocato a fare ‘sto povero ragazzo?

Detto ciò, mi è bastato sentirgli spiegare l’importanza e la gravità dell’infortunio a Gargano (avessi detto Messi) per capire che lui la squadra la conosce e sa perfettamente chi può dare cosa. Morale: a mio parere, per diversi motivi (non ultimo quello economico), dovrebbe essere lui a iniziare –e finire- la prossima stagione.

Il tutto, nella speranza di una strategia un po’ meno pressapochista di quella vista negli ultimi tre anni, e con una Società finalmente all’altezza della situazione.

LE ALTRE

Ormai ci ha passato anche la Roma e stazioniamo al sesto posto, in attesa di vederci superare anche da Catania & Co. Meno male (e lo dico senza scherzare) che abbiamo già 50 punti e la salvezza è garantita. Nel triste gioco del gufaggio, ora spero che la Fiorentina riesca a prendere il Milan e rompere le uova nel paniere ai cugini, ma la vedo molto molto dura.

E’ COMPLOTTO

Qui avrei da scrivere per ore, viste le reazioni scomposte alla solenne verità detta, ribadita ed al momento non ancora smentita dal nostro Presidente. In particolare, il commento di Sconcerti a queste dichiarazioni è quanto di più negazionista e giustificazionista ci possa essere, con frasi epiche quali “Perderebbe spesso comunque”, come a voler negare perfino il diritto di far notare i ripetuti errori arbitrali perché tanto siete una manica di impediti, o la sibillina “Chi sono i mandanti? Chi sono gli operativi? Si sa almeno di un sospetto reale? Si ha una piccola prova?”. Domande che arrivano dallo stesso giornalista che, dopo le condanne a Moggi in primo grado disse (sentito con le mie orecchie) “Ho più volte pensato e forse anche saputo che Moggi faceva cose strane”. Quel che (non) mi meraviglia è proprio questo: stupirsi del fatto che la stessa squadra che solo pochi anni fa ha “beneficiato” di una conventio ad excludendum adesso avverta di nuovo gli stessi segnali. Quel che si riceve in cambio sono critiche volutamente fuorvianti, riassumibili nella succitata frase “Perderebbe spesso comunque”. Oppure “mi sembra che i limiti della squadra siano decisamente più evidenti degli errori arbitrali”, accusando neppure troppo velatamente l’Inter di non guardare agli scempi compiuti sul campo e sul mercato negli ultimi anni, e dimentichi del fatto che Strama dopo ogni partita sottolinea le grandi difficoltà della sua squadra, a prescindere dalle malefatte dei fischietti italici.

Io non posso che ribadire quando detto millemila volte: non c’è nemmeno bisogno dell’associazione a delinquere. Il tutto è estremamente umano e chiaro: se vuoi far carriera e stare tranquillo, nel dubbio (e anche oltre, come visto) stai dalla parte di quelli forti. E quelli forti, nostro malgrado, hanno “la divisa di un altro colore”. Non solo: noi abbiamo l’apparenza della squadra forte e potente, ma l’essenza della più impalpabile delle provinciali, prestando così perfettamente il fianco a tante “prove di personalità” di arbitri che possono fingersi coraggiosi nel danneggiare la grande di turno, purché a strisce nerazzurre.

A me pare di una chiarezza cristallina, ma si sa, sono il solito complottista.

WEST HAM

Altro utile pareggio fuori casa contro i colleghi di pianerottolo del Southampton: le acque del centroclassifica non sono mai state tanto placide.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all'arbitro. In area di rigore.

Una scena ormai quasi settimanale: giocatori interisti increduli intorno all’arbitro. In area di rigore.

GERVA, SEI UN PO’ UNA MERDINA

INTER-ATALANTA 3-4

Incredibile (per gli altri) ma vero.

Del resto, nella settimana che ha visto la scomparsa del povero Presidente bergamasco Ruggeri, quale occasione migliore per passare da buoni samaritani, dando il la alle retoriche dediche a chi ci segue da lassù, e al suo intervento provvidenziale nello scacciare la minaccia all’ultimo secondo di partita.

La nostra accozzaglia di gente bollita o mediocre ce la mette tutta per avere ragione degli orobici e, di riffa o di raffa, pare pure riuscirci, finché non si arriva alla frase che funge da titolo (in realtà andrebbe pronunciata con la cadenza italo-elvetica del buon Rezzonico, al minuto 3.35 del seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=VgEIo-04GiE) .

Se l’1-0 di Rocchi, nella modalità e per il peso specifico quasi nullo della partita, mi aveva ricordato un dignitosissimo Marco Ferrante in un’Inter-Udinese di più di dieci anni fa, a fine partita la memoria va ancora più indietro: 1997 (credo), ultimo gol di Berti in nerazzurro che ci porta sul 3-1 in casa contro la Samp, con Montella che poi si incazza e ci fa perdere 4-3.

Ieri però c’era la succitata merdina, ultimo bagolino di una stagione disseminata di sterco ovino, sotto forma di rigori non dati da una parte e gentilmente omaggiati dall’altra. Una squadra con mille difficoltà, senza centrocampo, con una tenuta fisica raccapricciante soprattutto nei suoi attaccanti (infortunati 3 su 3 dei teorici titolari, due terzi dei quali spremuti oltre la lecita decenza stante l’insussistenza di alcun piano B), ha già sufficienti difficoltà ad avere ragione di una onesta ma modesta squadra che lotta per la salvezza. E poiché la tenuta mentale è strettamente collegata allo stato fisico generale, ecco che quell’episodio è davvero cruciale, chè riapre una partita in qualche modo messa in sicurezza (doppietta di Alvarez e gol di uno che non segnava da più di un anno… ho detto tutto) e fa saltare definitivamente i nervi a tutti i nostri. Non volerlo vedere, e condannare l’Inter dicendo “va beh ma anche contando il rigore vinceva comunque 3-2” vuol dire non capire nulla di (psicologia applicata al) calcio o, peggio ma più probabile, non voler capire.

Vero che allenatore, calciatori e dirigenza nel dopopartita sono monocordi nel sorvolare sulle proprie colpe e nell’insistere sulla direzione dell’arbitro, ma c’è poco da fare: questo è quel che ti capita quando non conti un cazzo in Serie A, quando hai un nome da grande squadra ma lo stesso spessore di uno zerbino, che chiunque può calpestare sapendo che nulla gli capiterà.

Il riferimento al girone intero trascorso senza avere un rigore a favore è legittimo anche se forse fuorviante (ieri  Ranocchia e Rocchi sono stati sodomizzati su un paio di cross, ma purtroppo i nostri occhi sono abituati a ben di peggio); la polemica incredulità per il rigore fischiato all’Atalanta (con Denis che va a battere il calcio d’angolo ignaro del regalino che gli sta arrivando) è invece sacrosanta, ed andrebbe personalmente fatta seguire da azioni concrete: col Cagliari (e perché no, fino a fine stagione visto che ormai non c’è niente da perdere) si schieri la Primavera, iniziando con anni di ritardo quella guerra alle istituzioni che avrebbe dovuto iniziare dopo il 2006 e che si è colpevolmente deciso di non perseguire, con i risultati che vediamo sotto i nostri occhi. Si è a torto pensato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che negli anni seguenti si è vinto e si è preferito non provare a “stra-vincere”. Si è  pensato che il risultato del campo bastasse ad acquisire credibilità e soprattutto rispetto presso classe arbitrale, Lega e Federazione.  Dire 7 anni dopo che “non si crede alla buona fede degli arbitri” è la scoperta dell’acqua calda per quanto mi riguarda, ma soprattutto significa chiudere la stalla quando i buoi sono altro che scappati. Anche perché millemila altre volte abbiamo visto uscite a caldo del Signor Massimo venire annacquate -quando non smentite- nei giorni successivi, preparando il terreno a panzane del tipo “torti e favori alla fine si compensano”. Qui non si compensa un cazzo. Qui si va avanti ad esser presi per il culo: cercare quantomeno di non essere complici di questo sollazzo sarebbe il minimo per una Società che voglia dirsi capace e dotata di intelletto e amor proprio.

 

LE ALTRE

Riusciamo a buttare l’ennesima occasione, in vista del Derby del Cupolone da giocarsi e stante il pareggio tra cugini e Viola che ci porta a perdere un punto anziché guadagnarne due su entrambi.  L’addio al terzo posto pare ufficialmente sancito, anche se non ancora matematicamente certo. E’ giusto così, perché la nostra scarsa qualità non merita di essere premiata aldilà dei nostri meriti. Vederla punita oltre i nostri demeriti è però inaccettabile.

 

E’ COMPLOTTO

Oltre al sarcasmo con cui vengono prese le dichiarazioni dei nostri nel dopo partita, (Crosetti in primis, che continua a dimenticare che anche prima del 2006 si dicevano le stesse cose), fa specie l’assenza di un bello specchietto riepilogativo dei torti lamentati dall’inter che –sulla fiducia- immagino assai più corposo delle veline di volta in volta sventolate dal Geometra Fester (attendiamo aggiornamento dopo la direzione dadaista di Tagliavento, quella sì negativa in toto e non solo contro una squadra).

Interessante nel frattempo l’evoluzione del fenomeno-Balotelli,  a partire dalla “leggerezza” della sigaretta fumata nel cesso del treno e riportata come una sostanziale goliardata dai media italici, con tanto di foto-simpatia di Galliani con cappello da capotreno. Il tutto come degno seguito della foto del trio delle creste sdraiato sui portabagagli solertemente fatto diventare tormentone mediatico sui siti di ogni colore e spessore.

Il nostro ha poi fatto di meglio in campo, prendendosi la classica ammonizione “alla Balotelli” (cioè da minus habens calcistico quale è sempre stato), impedendo di battere un calcio di punizione a metacampo, e poi regalando un “cazzo guardi?” all’arbitro di turno che lo osservava sfancularsi con Viviano a fine partita.

Attendo il solerte Tosel ricordando l’espressione provocatoria e il tono indimidatorio di Guarin e Ranocchia…

 In questo contesto ho trovato incredibile, nel vero senso della parola, un articolo di Panorama (anche l’orologio fermo 2 volte al giorno segna l’ora giusta) in cui viene acutamente descritta la parabola mediatica del Bresciano Nero, passato dall’essere il “teppa “ che se le va a cercare e va rieducato, all’orgoglio di una nazione ed esempio per le nuove generazioni.  (For further info: http://sport.panorama.it/calcio/Balotelli-Time-razzismo-Milan-nazionale?fb_action_ids=10200874613572452&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582)

Il fatto che l’articolo stesso non sia firmato mi fa pensare a imminenti casi di lupara bianca in redazione…

 

WEST HAM

Punto tripallico ad Anfield Road contro il Liverpool e media inglese rispettata.

Mi pare la versione 2013 dell'immortale "io me ne vado, ma lei si vergogni!"

Mi pare la versione 2013 dell’immortale “io me ne vado, ma lei si vergogni!”

 

 

CLAN DEL ASADO

INTER-CHIEVO 3-1

Nel campionato più scarso che la mia memoria ricordi, ecco che battere un Chievo qualsiasi in casa riaccende speranze – o illusioni- di gloria in una squadra che negli ultimi mesi ha avuto un media da retrocessione. Unico vantaggio del contesto descritto è avere enormi margini di miglioramento, che per fortuna si sono cominciati a intravedere a San Siro. Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo magnificando le doti di Kovacic e il suo imminente esordio alla Scala del calcio, apprendiamo dall’Inter che: 1) il ragazzo non giocherà causa lieve distorsione alla caviglia, ma soprattutto (anche se poco sottolineato) 2) Kovacic non è il classico giocatore da mettere ad impostare davanti alla difesa (Strama & Stankovic dixerunt) e non è il classico trequartista (Strama dixit). Posto che nessuno l’ha visto giocare e che tutti nel contempo spergiurano sia fortissimo, mi chiedo se per caso non ci siamo presi l’ennesimo incursore, “che però ha bisogno qualcuno che lo lanci, insomma del Pirlo di turno”. Chi vivrà vedrà, ma conoscendo i miei polli la cosa non stupirebbe.

L’attenzione della serata si sposta quindi sul rientro del Principe in mezzo all’area. La Gazzetta in settimana l’ha paragonato alla Treccani per la completezza di repertorio e per saggezza tattica ed il paragone mi pare azzeccato. In particolare la sua assenza in questi mesi non si è fatta sentire solo in termini realizzativi, ma anche, se non soprattutto, per quella capacità di movimento sul fronte d’attacco capace di liberare spazi per gli inserimenti dei compagni.

Ad ogni modo, pronti-via e Fantantonio provoca il gollonzo dell’1-0 che mette in discesa il match. Grande partita di Ando’, che –pare- sta imparando a dosarsi nell’arco dei 90 minuti, dispensando gemme di talento per i compagni di reparto e mandandone in porta 2 o 3 a partita (ieri sera splendida l’azione conclusa dal destro del Cuchu deviata di piede dal loro portiere). Il tutto mantenendo sempre irrorata la vena e limitando a livelli fisiologici le Cassanate.

Il gol subitaneo fa emergere una delle maggiori lacune dei nostri, che è la mancanza di continuità e concentrazione: rischiamo il pareggio su spizzata di Acerbi solo soletto in area (palla fuori di un niente) e facciamo di meglio poco dopo, lasciando Rigoni liberissimo di capocciare in rete dal limite dell’area piccola (con Gargano e Juan Jesus ad assicurarsi che nessuno disturbi l’avversario). Per la cronaca, primo gol in Campionato per Rigoni (ma già il 6° in serie A, quindi non vale).

Preso il ceffone, ci risvegliamo, prima con la succitata azione Cassano-Cambiasso, poi con lo schema da calcio d’angolo che già aveva fatto da preludio al primo gol. In questo caso la palla lunga per Ranocchia viene frustata all’incrocio dal nostro difensore, un po’ come fece Materazzi ai Mondiali con la Repubblica Ceca. Vantaggio ritrovato dopo soli 5 minuti e sostanzialmente fine dei pericoli.

Parte quindi l’operazione “gol di Milito”, che la ghènga argentina, efferata dilaniatrice di ogni spogliatoio di stanza alla Pinetina, riesce a confezionare ad inizio ripresa: ennesima discesa inconcludente di Zanetti sulla destra, palla per Cambiasso che lento come al solito serve al limite dell’area Milito che, senza un minimo di originalità, controlla e tira in un decimo di secondo. Palla in buca e crisi Inter.

Non sono così cieco da pensare che con loro 3 in campo i problemi siano risolti, ma mi pare ovvio che non siano loro il problema. Vanno centellinati, gli andrebbe fatta giocare una partita a settimana (o poco più ruotandoli), ma mancando vere alternative si è costretti a fargli fare gli straordinari. Di meglio non c’è. As simple as that.

 L’idillio potrebbe continuare facendo segnare Palacio, ma per il Trenza non è serata (già da un po’ a dire il vero, stanchissimo per la supplenza di Milito e stante l’impresentabilità di Rocchi a dargli il cambio). Ad ogni modo finisce in festa, con Stankovic a riassaggiare il campo dopo un’eternità, felice come un bambino e incazzato come un guerriero poco dopo, quando ha ripreso le vecchie e sane abitudini di far a cazzotti con arbitri e avversari in mezzo al campo.

La pochezza di alternative del nostro centrocampo è tale per cui una ventina di partite di Stankovic (e da Stankovic) in questo finale di stagione sarebbero per l’Inter oro colato. Splendido il nostro quando, rispondendo alla domanda “posto che non può essere Kovacic, potresti essere tu il perno davanti alla difesa?”, dice tra il serio e il faceto “sì certo, lì poi si corre anche di meno!”. Bentornato Drago, spara gli ultimi fuochi prima del giusto e meritatissimo giubilo da parte di tutti noi.

Il resto della squadra si è mossa benino, con punte verso l’alto (Gargano, se messo a fare il suo, e cioè a mordere le caviglie agli avversari, è un signor mediano, e piglia anche un palo su punizia pennellata, quasi a zittire quanti –me compreso- avevano trasecolato vedendolo battere i calci da fermo a Siena) e verso il basso (Kuz, onesto lavoratore ma troppo incline ad andar via in dribbling senza avere la forza di Guarin, col risultato di perdere due o tre palloni sanguinanti).

Il ritorno della difesa a 4 mi lascia alquanto indifferente (chi mi conosce sa che non ho un modulo preferito in astratto): faccio però notare che né Ranocchia né Juan Jesus sono –ancora- certezze inscalfibili in difesa, e che, per la crescita di entrambi, la presenza del Samuel di turno rappresenterebbe attualmente la condizione ideale. Onanismo cerebrale, in ogni caso, stante la probabile lungodegenza del Muro, di cui non a caso si parla in termini fumosi e quasi declinando i verbi al passato…

 

LE ALTRE

La Juve fa quel che vuole contro una Fiorentina che mostra a tutti (quelli che lo vogliono vedere) il lato negativo del voler giocare sempre nello stesso modo: hai di fronte Pirlo e lo lasci giocare, perché non ti abbassi alla pochezza di quelli che si adeguano in base all’avversario di turno? Bravo ciula: quello piglia palla, si beve un caffè, si fuma una zaga e lancia il compagno indisturbato. Va avanti così per 90’ minuti: la Juve ne segna 2 ma potrebbe giocare con una gamba sola per quanto è superiore alla Viola. Domenica tocca a noi, gita a Firenze e speranza di trovarli ancora così superbi e indolenti. Il timore invece è che Montella, tutt’altro che fesso, impari dai propri errori e lavori in questi giorni sui suoi, preparando a dovere la sfida di domenica sera.  

Il Milan strappa un punto a Cagliari che non ne nasconde le difficoltà. Là davanti Mario continua a far bene (rigore segnato a parte), ma il Faraone vive un momento di comprensibilissima stanca, e soprattutto il resto della squadra manca della qualità che si vede in avanti. Ambrosini e Flamini seguitano nel loro schema preferito (picchiare come fabbri ferrai) ricevendo il giallo solo dopo 3 o 4 “grazie” ricevute dall’arbitro (ovviamente lodato per il buon senso usato in queste occasioni). Mexes, già ammonito, stoppa con la mano un contropiede del Cagliari (senza peraltro riuscirci, visto che si prosegue per il vantaggio), ma a fine azione ovviamente l’arbitro “si dimentica” di estrarre il secondo giallo (e quindi rosso). La memoria per fortuna gli torna prontamente pochi secondi dopo, quando Astori, autore della trattenuta da rigore su Balotelli, viene ammonito per la seconda volta “a termini di regolamento” lasciando il Cagliari in 10 per gli ultimi minuti.

Lazio e Napoli fanno faville colpendo pali e traverse in serie e, per nostra fortuna, pareggiando una partita che ci permette l’avvicinamento a -1 dalla terza in classifica. Per quel che mi riguarda, il Napoli lasciamolo andare, ché arriverà secondo a meno di episodi di autolesionismo attualmente non alle viste. Noi concentriamoci sui compagni di sventura che galleggiano dal 4° al 7° posto, affrontando al meglio possibile le prossime sfide con Viola e cugini, inframmezzate dagli ottavi di Europa League su cui mi dilungherò stucchevolmente polemico tra poco.

 

E’ COMPLOTTO

Finalmente c’è trippa per gatti! E’ tornata la simpatica consuetudine di lanciare lo stronzolo nel ventilatore e sparare a pioggia su ogni atomo di vaga colorazione nerazzurra.

Ho volutamente tralasciato –quando non condiviso- le critiche di questa settimana ai giocatori e ancor più alla Società, per il modo in cui  (non) ha provveduto alle lacune tecniche, con i risultati visti nelle ultime uscite (Siena uber alles). Questo si chiama sacrosanto diritto (e dovere) di cronaca e di critica, oltretutto difficilmente contestabile nel merito. Negli ultimi giorni ho però letto cose carine che non posso che elencare una per una:

1)      Basta un rigore regalato al 92’ e segnato dal Bresciano Nero per far titolare a caratteri cubitali il principale quotidiano sportivo “Milan modello Barcellona”, ciarlando di “Cantera Rossonera” e “Generazione ‘90”, con tutti gli ammennicoli mediatici di cui il Minculpop rossonero è capace.  La notizia dovrebbe essere che tutta la trafila di squadre giovanili del Milan adotterà lo stesso schema utilizzato dalla prima squadra (il 4-3-3), sul modello –appunto- di Barcellona e Ajax. Con la piccola differenza, omessa da tutti nel solito silenzio assordante, che olandesi e spagnoli giocano in questo modo da qualche decennio, mentre i rossoneri hanno iniziato di fatto solo adesso a giocare così, e soprattutto senza analizzare minimamente i risultati raggiunti (if any) dal decantato settore giovanile casciavidico negli ultimi anni.

2)      Per ironia della sorte, negli stessi giorni l’Under 21 italiana batte la sempre temibile Germania per 1-0, con un reparto difensivo (portiere più linea a 4), composta da soli prodotti del settore giovanile dell’Inter, indiscutibilmente (numeri e trofei alla mano) il migliore in Italia negli ultimi 10 anni. La cosa ovviamente passa sotto completo silenzio nel giorno della partita e pure in quello dopo, per comparire sotto forma di trafiletto nelle pagine interne della Gazza dei giorni seguenti con un titolo che pressappoco suonava come “Toh! La difesa Under 21 arriva tutta dall’Inter” (NB: il “Toh” è l’unica cosa certa che ricordo). La notizia, quindi, non è il fatto in sé, quanto la sorpresa nell’apprendere di una tale curiosa coincidenza. Tanto per rincarare la dose, ecco negli stessi giorni l’articolo di Riccardo Signori sul Giornale (va beh… voglio farmi del male da solo) in cui sostanzialmente si dileggia la politica del settore giovanile nerazzurro, con riferimento alle cessioni di Balotelli, Santon, Destro e Bonucci (solo dai primi due si è incassato tanto quanto il Milan ha preso per Thiago Silva), e chiedendosi retoricamente che fine avessero fatto una decina di giovani promesse (mantenute o meno) che negli anni avevano scintillato nella Primavera nerazzurra.

Il concetto quindi è questo: il divario epocale tra Primavera e Serie A (sottolineato non a caso da Stramaccioni, che da lì arriva) è una non-notizia. O meglio, è proprio colpa dell’Inter, che si lascia sfuggire i suoi potenziali campioni e si illude di poter vincere tutto con Beati e Natalino (pestando anche una discreta merda, visto che il secondo è stato ricoverato per seri problemi di cuore, con la famiglia a ringraziare pubblicamente l’Inter e la famiglia Moratti per l’attenzione e le cure prestate). Il Palmarès dei giovani nerazzurri (solo l’anno scorso 3 scudetti su 4 tra Allievi, Giovanissimi, Berretti e Primavera) è come detto irrilevante. Se gli altri un settore giovanile vero e proprio non ce l’hanno, si può tranquillamente non parlarne (il Milan ha vinto un solo Campionato Pirmavera, negli anni ’60, e l’ultimo Viareggio nel 2001, ma tutti sull’attenti con la storiella della Cantera), mentre chi da anni lavora con impegno su tutte le proprie squadre giovanili raggiungendo successi in serie, viene criticato perché poi le promesse non vengono mantenute.

3)      Tornando solo un attimo all’arrivo di Balotelli al Milan, censuro fin da adesso i cori sentiti ieri sera  dagli illuminati genialoidi della nostra curva (tutto nella normalità –diciamo così- finché si tira in mezzo la mamma, tolleranza zero in caso di “uh uh uh” e di cori sull’asserita inesistenza di “negri italiani”). Posto che la multa dal solertissimo giudice Tosel arriverà puntuale come una cambiale, mi piacerebbe una dichiarazione del Signor Massimo “sotto gli uffici della Saras” in cui mette in guardia questi signori, chiarendo che non permetterà a niente e nessuno di vedere i nostri tifosi (e in ultima analisi la nostra squadra) paragonata ad altra feccia che si diverte a insultare altre persone sulla base della razza.  Aggiungo io: cantategli “Milanista di m…” che va più che bene.

Proseguendo, noto con piacere che la prima Balotellata di Linate è stata prontamente smentita dal Milan e si è quindi spenta sul nascere, e che nello stesso giorno si dava conto (con annesse lodi) della strategia messa a punto dal Milan per gestire l’immagine del calciatore e disciplinarne i rapporti con i media, oltre alla mossa di marketing di aver depositato il marchio “Creste Rossonere”. Curioso vero? Berlusca prima fa i complimenti a El Sharaawy intimandogli però ti tagliarsi i capelli, poi, usmato il profumo di marchettone commerciale, ne fa un punto di forza, creando il brand fattapposta. La coerenza prima di tutto e ancor di più, la squadra di calcio come un fustino di detersivo, da vendere e promuovere à go-go.

Splendida e giustamente distaccata la reazione di TV e giornali al dito portato alla bocca da Balotelli dopo il rigore segnato, a zittire il pubblico cagliaritano. E’ una leggerezza, sono ben altre le cose gravi, lasciamo perdere. Proprio come quando lo fece in maglia nerazzurra rivolto ai tifosi della Roma…

4)      Cambiando argomento, nel quadro sempre più triste e desolato del nostro Campionato, l’Osservatorio Calcio Italiano (http://www.osservatoriocalcioitaliano.it/) sulla base del database online di Stadiapostcards (http://www.stadiapostcards.com/) ci informa che l’Inter è la squadra italiana con il maggior numero di spettatori a partita, mentre da altra fonte apprendiamo che il tanto decantato Juventus Stadium, che avvicina le famiglie al calcio e dove regna un clima di armonia, pace e amore, è lo Stadio più multato della Serie A (http://sport.panorama.it/calcio/Juventus-Stadium-record-multe-tifosi-sputi-cori , spiace citare Panorama ma è l’unica fonte che ho rintracciato).

Silenzio assoluto su tutta la linea, c.v.d.

5)      Infine, mi chiedo retoricamente perché tante, se non tutte, le squadre italiane impegnate nelle Coppe possano anticipare o posticipare le partite di Campionato in funzione di quelle da giocare in trasferta in Europa, mentre l’Inter, impegnata giovedì 21 in Romania, sarà regolarmente impegnata domenica sera nel derby (di solito nel caso di Europa League, con partite al giovedì, si posticipa al lunedì successive).  Ma non vorremo mica scomodare il Derby e i cugini, vero? Infatti…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Birmingham nel derby cromatico contro l’Aston Villa: 2-1 e inchiodati a quota 30 punti; energetico brodino per i Villans che riemergono dalla zona retrocessione.

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante...

Il sorriso dei giorni migliori, sperando che la gamba sia altrettanto smagliante…