LA VECCHIA MA SEMPRE VALIDA METAFORA DELLA COPERTA CORTA

PESCARA-INTER 1-2

La veneranda età non mi consente più quei guizzi di fantasia e di genio -assai incompreso- che mi permettano di scodellare titoli ad effetto come se non ci fosse un domani. Accontentatevi quindi della banale frase fatta, seconda nel gergo solo all’inarrivabile “cantare e portare la croce“.

Del resto, come dicono quelli bravi, qui non c’è da inventare niente. C’è piuttosto da stand on the shoulders of giants (vero professo’?): poi ognuno si sceglie i “giganti” di riferimento nel proprio ambito (Maurizio Mosca, Aldo Biscardi, Oronzo Canà… menti eccelse del genere insomma).

Morale: cito i classici per cercare di andare oltre i peana rivolti a De Boer dopo il triplo cambio carpiato da “o la va o la spacca”: è andata bene e abbiamo vinto, ma questa squadra, con questa rosa, temo avrà a lungo problemi di permeabilità difensiva.

Non voglio ammorbarvi con la mia predilezione per Medel, ma se la nostra fase difensiva ha ballato -e non poco- con il cileno in campo, è chiaro che l’ultimo quarto d’ora con un 4-2-4 iper offensivo è stata l’inevitabile mossa della disperazione, che ha portato sì ad un insperato successo, ma che sarebbe suicida anche solo pensare di proporre dall’inizio.

Dopo un paio di formazioni iniziali frutto dei migliori coffee shop di Amsterdam, Franchino mette giù la formazione più logica e probabile: Joao Mario fa compagnia a Medellino e guarda da dietro Perisic-Banega-Candreva che a loro volta giocano (almeno nelle intenzioni) per Icardi. Dietro troviamo conferma del perfetto bollettino medico nerazzurro, che dà per recuperato Nagatomo, con il nippico a sedere diligentemente in panchina per 90′: spazio quindi agli italiani D’Ambrosio e Santon, con le conseguenti madonne di chi scrive, attutite solo dal fatto che a quei due, in attesa di Ansaldi, non ci sono alternative.

La partita, agli occhi di un osservatore esterno, è bella e piena di occasioni da gol da ambo le parti: loro colpiscono una traversa clamorosa nel primo tempo, con Handa che finalmente si ricorda che in porta ci si può anche tuffare. La conseguenza sono 4-5 parate coi controcazzi disseminate nei 90′. Sul fronte opposto, Bizzarri dall’alto dei suoi 65 anni fa un paio di parate mica da ridere (su Banega-Candreva ho maledetto i suoi morti risalendo fino alla quarta generazione).

Se però i nostri, pur con i dovuti equilibri ancora da trovare, fanno vedere buone cose dalla cintola in su, ecco che da centrocampo in giù sono guai. Complice un palleggio alquanto impreciso (Banega quante palle ha sbagliato in costruzione???) abbiamo concesso tante volte tanto spazio ai nani malefici abruzzesi, che mostrano in Caprari e Verre due spine nel fianco per i nostri difensori.

Devo dire che ho poco da rimproverare singolarmente e Miranda e Murilllo -bravi anzi a fermare le progressioni avversarie con salvataggi uomo contro uomo da brividi: è proprio la copertura difensiva della squadra in generale a essere ancora latitante: non è un caso se le uniche parole dette da De Boer in italiano nel dopo partita sono state “marcature preventive” e “tutti insieme“.

Dopo l’inevitabile Primo Gol in Serie A di tal Bahebeck, di cui inevitabilmente si dice un gran bene, i nostri come detto la buttano sul casino organizzato. Rischiamo il 2-0 con Handanovic reattivo ma fortunato a respingere la conclusione tanto forte quanto centrale di Verre, dopodichè Icardi timbra il pari di testa su bel cross di Banega. Bravo Maurito a correggere di pochi centimetri la traiettoria che già mi aveva fatto gridare al gol ancora sullo 0-0 (di Candreva in quel caso il traversone).

Da lì in poi le due squadre sono i classici due pugili suonati che tirano gli ultimi colpi sperando di pescare il jolly e -incredibile ma vero- per una volta ci dice culo: il lancio alla cazzimperio trova distratta e scoordinata la difesa di Oddo: rimpallo e controrimpallo a liberare Icardi che ringrazia e mette la palla in buca al 90′.

Buciodiculo, non c’è che dire, e comprendo il disappunto pescarese. Detto questo, una partita con 6-7 occasioni chiare a testa è la classica partita che dovrebbe finire in parità, ma che ambo le squadre possono tranquillamente vincere senza scandalo alcuno.

Passando dalla cronaca all’analisi illustre, cardinale, aulica e curiale, continuo a pensare che il nostro centrocampo abbia troppi giocatori simili (Banega, Joao Mario, Brozovic, lo stesso Candreva), bravi a fare un po’ tutto ma ad alto rischio “doppione, triplone, quadruplicone“. La cosa non è un male di per sè, ma non è il massimo  se si pensa a un allenatore appena arrivato, una stagione già iniziata e una massa grezza ancora tutta da plasmare. E’ come fare un puzzle con pezzi che potrebbero stare in tanti posti diversi…

Ad ogni modo, e tanto per sgombrare dubbi, tempo per esperimenti non ce n’è: giovedì inizia l’Europa League e domenica sera arriva la Juve, tanto per saggiare subito la consistenza di quei miglioramenti che tutti (io compreso, dài…) abbiamo visto in riva all’Adriatico.

LE ALTRE

La Juve beneficia di un Sassuolo votato al suicidio, che riesce a beccare tre gol in contropiede a Torino facendo quel che a mio parere è una tattica suicida, ma a cui tutta la stampa ovina e prezzolata plaude come grande spettacolo e giUoco che se ne fotte dell’avversario, chè tanto a chiuderti e basta la perdi comunque.

Appunto, ventisette minuti e 3-0, però che bel giUoco…

Il Napoli fa vedere l’attuale consistenza di quel Palermo che ci aveva bloccato a fine Agosto e rifila tre pappine ai rosanero, guidati nell’occasione da De Zerbi (usque tandem non è dato sapere…), mentre la Roma trascende il calcio per entrare nel campo della leggenda semiseria, rischiando di perdere in casa con la Samp sotto il nubifragio e acciuffando due ore dopo un rocambolesco 3-2 in pieno recupero su rigore segnato da Totti.

Tutto bello, con lo splendido 40enne a disegnare calcio come lui (e pochi altri al mondo) sa, con una tecnica e un’intelligenza calcistica che potrebbero farlo continuare per altri 10 anni: sentivo Vialli & Co. commentare tra il serio e il faceto “Totti queste cose le farà anche a 50 anni” ed è la verità. Sciapò e un cordiale mavaff… al Gabidano insomma, che per l’occasione non viene nemmeno ammonito dal prode Giacomelli dopo l’esultanza a petto ignudo sotto la curva.

A riguardo, ribadisco tutto il mio disprezzo per l’inutile leziosità di Ricky Alvarez, già maltollerato nella trascurabile parentesi nerazzurra e rivisto ieri a cincischiare calcio con un piede solo a tre all’ora.

Lodevole invece quando, rivolto al succitato fischietto di acclarate antipatie nerazzurre, lo apostrofa con un “a noi un rigore così non lo fischi mai!” che mi fa romanticamente pensare a un “noi” non blucerchiato bensì nerazzurro, in memoria dei bei tempi andati.

Gettando un occhio in casa dei cugini faccio fatica a trattenere un ghigno di scherno, vista la pochezza della prestazione che, unita a una considerevole dose di sfiga, partorisce la sconfitta casalinga con l’Udinese: ma loro propongono giUoco, ed è un sostanziale silenzio quel che accompagna i commenti alla classifica rossonera, in tutta risposta agli all in da panico di De Boer e all’ultima spiaggia paventata prima della trasferta abruzzese dei nerazzurri.

Ma non posso dire di essere sorpreso.

E’ COMPLOTTO

La nobile intenzione era di non sprecare nemmeno una riga nel rimarcare la curiosa assenza di Berardi nell’anticipo di sabato tra Sassuolo e Juve, ma si sa come va con i propositi di inizio Settembre, quindi…

Godibilissima la precisazione del Direttore Sportivo del Sassuolo Carnevali che, in un’intervista a Tuttosport (guarda il caso), trova il tempo di parlare della propria squadra, tra un ode e l’altra alla Juve e a Marotta, giusto per ammonire il mondo intero sul chiacchiericcio di quest’estate che ha coinvolto appunto Berardi.

Lo riporto testualmente in modo che il suo vile e subalterno monito risulti in tutta la sua pochezza:

E vorrei che questo fosse chiaro: lui non ha mai rifiutato la Juventus“.

Baciamo le mani. (Questo l’ho aggiunto io ma ci stava bene come chiusa finale)

Del resto non sono certo i primi… E’ vivo il ricordo degli anni in cui Iaquinta, ancora all’Udinese e prima di essere indagato per detenzione abusiva di armi, sistematicamente litigava con la Società o si infortunava giusto alla vigilia delle partite con la Juventus.

Ma siamo noi a voler vedere sempre il marcio. Complottisti and proud of it!

Sempre gradevole, almeno per me, e nonostante Fabio Caressa, il Club di Sky nel dopo-posticipo, nel quale Massimo Mauro assume ormai sempre più il ruolo di macchietta cacacazzi, populista, sparatore di mezze verità e chi più ne ha più ne metta.

Ecco alcune perle di saggezza del nostro:

Perchè a Mancini ‘sta squadra non andava bene? Lì Vialli si è diplomaticamente limitato a tirare in ballo la pur reale questione del ruolo del Mancio nell’Inter: in sostanza lui voleva avere voce negli acquisti, FozzaInda invece vuole decidere da solo (o con altri).

E’ però grave non menzionare il fatto che Joao Mario e Gabigol siano arrivati a risoluzione già firmata e Candreva, rincorso già da gennaio, sia arrivato pochi giorni prima quasi come un “contentino”. Non lo sapremo mai, ma se la rosa attuale fosse stata a disposizione del Mancio a fine Luglio, forse -forse- parleremo di un’altra storia.

Il calabrese cantilenante ad ogni modo si è spinto oltre: alla domanda di Caressa “siete per Guardiola o per Mourinho” tutti i presenti (gente che di calcio notoriamente non capisce un cazzo come Vialli, Leonardo, Bergomi e Di Canio) hanno sostanzialmente fatto la supercazzola per non scegliere e parlar bene di entrambi, mentre il genio ha provocatoriamente risposto “se mi fai una domanda del genere mi offendi!“.

Ha poi argomentato che Mourinho lui lo stimava al Porto, mentre dall’Inter in poi “è stato bravo a farsi comprare i giocatori più forti del mondo nei vari ruoli“.

Puntuale nell’occasione Leonardo che gli ha risposto: “veramente ha voluto due che giocavano nel Genoa…“, e avrebbe potuto anche non finirla lì.

Ma Leo è un signore ed ha tempi televisivi perfetti.

Per il resto, ci sono io:

Al primo anno (2008) Josè si fa comprare due pacchi come Mancini (quello della Roma, non Ciuffolo) e Quaresma: ci prova due mesi, capisce che ha toppato e torna al rombo di Mancini (Ciuffolo stavolta, non Amantino) con cui vince il campionato in carrozza.

L’estate dopo chiede a Branca e Oriali di comprargli Deco e Carvalho e si sente rispondere “No, però pigliamo Lucio e Sneijder“. Lui risponde “Va bene lo stesso“.

Lucio al tempo ha 31 anni e pare aver già dato il meglio di sè in Germania, Sneijder è sostanzialmente mobbizzato dal Real e manca poco che gli facciano trovare la testa di cavallo nel letto. Non esattamente il meglio offerto dal mercato.

Non chiede la cessione di Ibra -anzi- ma, capìta l’entità dell’affare, accoglie a braccia aperte Eto’o dicendo sostanzialmente: “esce un fuoriclasse, arriva un fuoriclasse“.

Sceglie poi -come ricordato- due ottimi giocatori come Milito e Thiago Motta, che però arrivano al grande calcio rispettivamente a 30 e 27 anni, dopo aver girato al largo dai grandi club (Motta è in realtà cresciuto nel Barça ma di fatto non ci è mai entrato in pianta stabile complici problemi fisici).

A gennaio ha poi voluto Pandev che ricorderà finchè campa quei sei mesi in cui sembrava un vero giocatore di calcio.

Il tutto senza nemmeno menzionare il culo quadro cui ha sottoposto Eto’o per supportare il 4-2-3-1 con cui nel 2010 è arrivato il Triplete.

Ecco, così, giusto per far capire quali Luoghi Comuni Maledetti siamo ancora costretti ad ascoltare, quando basterebbe un po’ di memoria e onestà intellettuale (hai detto niente…) per ricordare e riferire correttamente.

Ma Massimo Mauro è uno che recita la sua parte, pensando addirittura di risultare simpatico.

E’ più grave, per me, che un ex giocatore che aspira ad essere dirigente della FIGC e volto nuovo del calcio italiano (parlo di Demetrio Albertini), scivoli su un tweet così infantile che mi fa tanto pensare al sedotto e abbandonato: si parla tanto di vecchie glorie rossonere per rifondare il Milan, questi non mi cagano e anzi ricostruiscono da due ex interisti??

Aiuto, voglio la mamma!!!

WEST HAM

Che il nuovo stadio porti sfiga? riusciamo a perdere 4-2 in casa dal Watford di Mazzarri dopo essere stati 2-0 sopra e facendo fare ai nostri avversari un partitone da raccontare ai nipotini.

Uoddaffacc…

pes-int-2016-2017

3 partite 3 gol. Però non partecipa alla manovra e ha troppi tatuaggi.

OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

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Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”

 

MERITATA, MERITATISSIMA, VINTA DI CULO

INTER-CHIEVO 1-0

85 minuti perfetti e 5+recupero da cardiopalma.

Ma non saremmo l’Inter altrimenti…

Il Mancio è probabilmente tra i miei lettori, e conseguentemente mette in campo una formazione assennata, con minime variazioni sullo spartito suggerito pochi giorni fa.

C’è Palacio e non Perisic. C’è soprattutto Nagatiello sulla destra in luogo dell’ipotizzato D’Ambrosio. Presentandosi la partita come potenzialmente podalica (leggasi: loro tutti dietro, noi a dover alternare giro palla sapiente e incursioni ignoranti) le variazioni mi trovano d’accordo.

Detto ciò, #connoituttifenomeni, come al solito: tal Andrea Seculin fa il suo esordio in Serie A contro di noi. Essendo portiere, era alquanto difficile che potesse sorprenderci con il didascalico Primo Gol in Serie A; in compenso, il ragazzo para anche sua madre con le buste della spesa fermando 7 palle gol (contate) dei nostri ed entrando di diritto nel Club Gautieri.

La cosa non mi sorprende e mi spaventa, così come tremo all’ingresso dello sconosciuto e velenosissimo Costa per gli ultimi dieci minuti. Dopo i giochi di parole con Lasagna e balle varie, già temevo il titolone simpatttico “il Chievo Costa caro all’Inter” .

Perchè la verità è che, potendo agilmente vincere il match con punteggio tennistico, paradossalmente rischiamo di pareggiarla con gli ultimi minuti giocati secondo lo schema “aiuto-voglio-la-mamma“. Quelli del Chievo di fatto non tirano mai in porta, ma le nostre coronarie sono comunque messe duramente alla prova.

La vinciamo, dunque, e va bene così. Icardi mi è piaciuto assai (la traversa di testa grida vendetta), i due terzini hanno messo più cross in 90 minuti che negli ultimi due mesi, e Palacio ha fatto vedere a Jojo e Ljajic il prontuario della punta al servizio del centravanti.

La trenza continua ad essere una soluzione estetica inguardabile, ma la saggezza calcistica non ha pari alle nostre latitudini.

Il centrocampo ha in Medel il suo semaforo e in Brozo e Kondogbia i teorici incursori. Discreto il francese -anche se timoroso nello scellerato piattone in bocca al portiere, in occasione dell’azione più bella della partita- sufficiente in tutti i sensi il croato: giochicchia senza particolare costrutto, facendosi notare per un tocco potenzialmente suicida con cui cede palla molle a Miranda al limite dell’area: il brasiliano non ha scelta e calcia quel che trova. E’ la caviglia dell’avversario, il che vuol dire giallo inevitabile e misses next match.

Quel che si chiedono tutti è se finalmente questa architettura possa costituire una solida base su cui proseguire nel resto del girone di ritorno.

Personalmente, sono da sempre convinto che una squadra di calcio sia un puzzle in cui inserisci per primi i giocatori più forti nel loro ruolo naturale, riempiendo poi di conseguenza le altre caselle. E’ questo schemino, elementare lo riconosco, che mi porta a sperare che il buon Mancio abbandoni i pur giusti esperimenti e imbocchi deciso questa strada.

Domenica pranzo festivo al Bentegodi, San Valentino romantico sotto la luna di Fiesole: conferme o smentite non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

Quel maledetto di Zarate, mai particolarmente amato nella trascurabile parentesi nerazzurra, mi sfila una altra dozzina di Madonne quando ormai mi pregustavo la Lasagna indigesta anche per i Viola. E invece… destro a voragine al 93′ e classifica immutata stanti le vittorie delle prime 6 della classe.

BERA-CARPI-GILA

Da buon tifoso dall’elefantiaca memoria e dalla spiccata tendenza alla sindrome di accerchiamento, noto con rancore che il Sassuolo che ci purgò forse oltre i propri meriti si mangia il probabile pareggio con la Roma, sbagliando il rigore con quel Berardi che zittì San Siro al 95′.

Lo stesso Carpi, che pur era riuscito a raddrizzare la partita di Firenze, si era dapprima mangiato un gol incredibile con l’ex nerazzurro Longo, facendosi poi uccellare da un gol di Zarate tanto spettacolare nella conclusione quanto censurabile per la facilità con cui il ragazzo gigioneggia sul pallone prima di arrivare al tiro: con noi ovviamente gli emiliani erano stati una cerniera perfetta.

Su Gilardino, capace di segnare di stinco dopo un rimpallo contro i nostri e di sbagliare in maniera imbarazzante contro gli amatissimi ex rossoneri, preferirei non pronunciarmi per non aggravare la mia posizione di fronte al tribunale mondiale del turpiloquio  (vedasi al min. 3.40).

Che dire poi dei nostri avversari di ieri sera, docili come agnellini solo pochi giorni fa contro la Juve e capaci di mettere ripetutamente i piedi in testa al nostro centravanti in piena area di rigore, ovviamente impuniti.

Forse volevano fare una raffigurazione plastica del famoso commiato della lettera a Savonarola.

E noi zitti. sotto. (cit.)

E’ COMPLOTTO

Tre soli giorni sono passati dal nefasto Derby, eppure l’onda lunga della critica ad alzo zero non pare spegnersi.

Del resto, se noi per primi diamo fiato alle trombe dei Luoghi Comuni Maledetti, che motivo potrebbe avere la stampa per non tornare sui soliti ritornelli di spogliatoio spaccato, crisi, caso Icardi, clan di sudamericani contro slavi, gelo tra Mancini e Thohir e chi più ne ha più ne metta?

Ma, come diceva Steve Jobs durante le sue presentazioni, … There is something more!

Hanno quindi tentato di truffare l’Inter, millantando una possibile sponsorizzazione di Etihad e poi addirittura cercando di comprare un Hotel a Roma.

La cosa ha comunque creato un danno a Thohir, che per un certo periodo si è fatto forte di questa offerta per negoziare in un certo modo il rinnovo del contratto da main sponsor con Pirelli, che ora ritorna “drammaticamente” di attualità.

Per fortuna il tutto è stato scoperto e, anche se i nerazzurri sono le vittime di un raggiro fortunatamente sventato, a sentire in giro pare quasi che i nostri se la siano andata a cercare, con la malcelata convinzione che “queste cose ad altri non sarebbero mai successe”.

Poi fa niente se qualcuno da ormai quasi un anno dà come imminente la cessione di metà squadra per mezzo miliardo di Euro… Quelle sono ovviamente cose lunghe, in cui ci vuole tempo…

Infine, indicativo l’uso delle parentesi nel tituliello visto su Corriere.it:

Corriere 4 Feb 2016 Ranocchia

Il povero Ranocchietta, all’ennesima -ma temo per lui non ultima- papera della sua onesta carriera, è ovviamente indicato come “ex nerazzurro”, e solo tra parentesi e in maniera incidentale come “ora alla Samp”.

Vero che il nostro è in prestito e quindi tecnicamente ancora di proprietà interista ma, visto quel che combina in riva al Mar Ligure, sarebbe forse stato più logico un titolo del tipo “Samp, che sòla che hai preso dall’Inter“.

E invece no: è una pippa ed è dell’Inter. Ineluttabile assioma cartesiano.

 

WEST HAM

Il turno infrasettimanale c’è anche in Premier League, dove i nostri battono 2-0 il derelitto Aston Villa confermandosi al 6° posto in classifica.

int chi 2015 2016

“Mi sendi Francis?” (cit. e stop)

M’ANDATEACCAGARE

MILAN-INTER 3-0

Ennesimo topos calcistico correttamente applicato: in una settimana riusciamo a farci prendere per il culo da tutta Italia per aver preso gol da un popolare primo piatto emiliano, proseguendo con 3 pappine prese dai gobbi e concludendo il capolavoro con altrettante pere dai cugini.

Non c’è che dire: quando i nostri si mettono di impegno per mandare tutto in vacca, non sono secondi a nessuno.

La stessa squadra brutta cattiva e vincente che ha abitato ai piani alti della classifica fino a un mese fa, ha ora cambiato due aggettivi su tre, restando esteticamente inguardabile, ma aggiugendo a ciò una solidità degna di un budino e un ruolino di marcia da retrocessione.

Inevitabile corollario, il totale sbracamento del nostro allenatore e la conseguente assenza di qualsiasi logica calcistica sul rettangolo di gioco.

Non so onestamente da dove partire.

Dalla formazione?

Va bene, ve la siete voluta.

Cerco di interpretare il pensiero del Mancio: “siccome il mio centrocampo fa sincera pietà, ne metto solo due in modo da saltarlo a pie’ pari, con quattro attaccanti a cui chiedo di salire per tentare degli uno-due che liberino una delle punte nello spazio“.

La qual cosa, a dirla tutta, nel primo tempo due o tre volte riesce.

Solo che poi, porcaputtana, non tiriamo mai in porta. MAI. Perisic, quello ambidestro, quello che per lui è indifferente, entra in area e anzichè provare un diagonale elementare sul secondo palo, propende per il tocco illuminante a centro area dove -nonstante ci siano altri tre attaccanti in campo- nessuno è pronto a raccogliere.

Che non sia questione di piede preferito, il croato lo conferma nella ripresa, allorquando invece che tirare al volo (di sinistro) o di controllare e avanzare (di destro) tenta un appoggio loffio (forse con la terza gamba) per Icardi.

Jovetic e Ljajic danno ennesima conferma dell’indolenza in cui vivono in queste settimane, mentre il nuovo arrivato Eder si ambienta subito sbagliando un gol di testa a porta vuota che grida vendetta.

Dietro, il Mancio ha la geniale pensata di ripescare Santon, che ha sulla coscienza due dei tre gol e che oltretutto azzecca un-cross-uno in 90′. JJ sulla sinistra fa poco meglio, regalando palla all’inizio dell’azione che porterà al raddoppio di Bacca dopo essersi già  perso Alex sul corner che porterà all’1-0.

Murillo non mi pare abbia grosse responsabilità, nella mediocrità generale, mentre Miranda si perde l’unico avversario in area in mezzo a tre interisti sul 2-0.

Detto che chiudiamo il primo tempo immeritatamente sotto, la ripresa dovrebbe almeno far vedere un’Inter che non ci sta e che tira fuori i maroni.

Mancope’ggnente.

Medel attacca briga con tutti ma non becca nessuno, Brozo in 90′ farà forse due passaggi, perdendo di contro decine di palloni elementari. Su un rinvio ciccato di Donnarumma Eder si avventa e arriva al contatto col portierino. Gli esperti ci diranno che non è rigore ma sarebbe stata punizione a due in area.

Sticazzi, nell’accezione etimologicamente corretta del termine (e quindi traducibile con “chissefrega“, essendo la locuzione di origine laziale).

Al quarto d’ora della ripresa esce il fantasma di Jovetic (nullo come e più che a Torino) ed entra Icardi, la cui panchina verrà analizzata in simpatica seziuncella a parte.

L’argentino in due minuti fa quello che il collega sostituito non ha fatto nelle ultime due partite, e cioè dettare il passaggio, correre e tirare in porta. Donnarumma respinge, e nel tentativo di una difficile girata al volo, il nostro viene cianghettato da terra da Alex, già ammonito.

Com’è andato a finire il rigore lo sappiamo, ma lasciatemi la magra consolazione di pensare che, anche rimanendo sull’1-0, giocare l’ultima mezzora con l’uomo in più avrebbe reso le prospettive un po’ meno funeree.

Sì perchè il palo colpito da Icardi crolla metaforicamente sulla capoccia dei nostri, incapaci di produrre alcunchè da lì in poi.

In questo nulla pneumatico il Milan, squadra modesta ma ordinata, si infila che è un piacere. Come detto gli altri due gol arrivano da gentili omaggi dei nostri terzini, ma la semplicità del cross-di-Niang-e-scivolata-di-Bacca è da spot del calcio: semplice, efficace, pochi fronzoli.

Poco dopo Niang partecipa alla festa, facendosi respingere la prima conclusione da Handanovic ma non sbagliando sulla ribattuta.

Finisce tra gli olé del pubblico, che quantomeno non fanno saltare i nervi ai nostri in campo. Non sono sicuro che la cosa sia una buona notizia, visto che la mia proverbiale inclinazione alla non violenza conosce alcune eccezioni proprio in ambito sportivo.

Tornando ai neuroni, quelli del Mister erano belli che andati da mo’ visto che riusciva a farsi espellere in occasione del papocchio Eder-Donnarumma, salutando così i tifosi avversari.

Non che gli sia passata, viste le carinerie riservata all’intervistatrice di Mediaset.

Anche della condotta mediatica del Mancio parlerò dopo.

In questa sede resta solo da dire che in 6 giornate abbiamo fatto 5 punti, perdendone 10 su Juve e Napoli. Il terzo posto è ancora a un passo, chè la Viola non va molto meglio di noi.

Abbiamo però resuscitato un paio di morti viventi come Milan e Roma, ed abbiamo un fardello di psicodramma sulle spalle che spetterà a Mister e Società sgrullare via.

Specialità della casa…

LE ALTRE

Napoli e Juve vanno avanti imperterrite senza perdere un colpo, mentre -come detto- la Fiorentina impatta a Marassi contro il Genoa, anche se il punticino le basta per precederci in classifica. La Roma torna a vincere ed è a soli tre punti dai nostri. Il Milan col vento in poppa e il tifo dei suoi scrivani è lanciatissimo verso il posto Champions, pur distante ancora 6 punti.

IN TREATMENT

Ma quale Zen, ma quale British? Il nostro Mister è tornato ad essere quel che è sempre stato: un isterico, poco capace di gestire la tensione. Carisma e personalità sono innate, ma da giocatore così come da allenatore, ha sempre avuto delle crepe incapaci di trattenere l’ignoranza.

Non sarò certo io a censurare i vaffa indirizzati a qualsivoglia entità rossonera (siano essi semplici tifosi o conduttori televisivi). Gli insulti sono tardivi e sono meritati a prescindere.  Ma come al solito, devi  sapere come “fare la guerra” – mediatica, s’intende.

Il che vuol dire non prendertela con una giornalista che ha il solo torto di fare la domanda idiota oltreché tendenziosa (“Icardi tirando il rigore ha sentito la tensione delle sue frasi di settimana scorsa?“) che tante volte in quanto allenatore dell’Inter ti sei sentito fare.

Quella, anzichè una provocazione, va presa come un’opportunità, per spiegare con piglio deciso ma sempre con educazione che a domande del genere si riceveranno risposte banali quando non sboccate, e che quindi si chiede maggior rispetto per l’intelligenza propria e dei propri tifosi.

L’inevitabile domanda sul dito medio era un’altra palla da prendere al balzo, rispondendo garbatamente “questo è quel che succede ad abbassarsi al livello di certa gentaglia: purtroppo mi sono messo al loro livello, non è stata una bella cosa e mi dispiace“.

Rispondere invece stizzito “L’ho fatto, l’ho fatto! e allora?” mi ha ricordato mio figlio quando viene beccato in castagna e non avendo più scuse cerca di liquidare la questione.

Lui però ha 7 anni, tu 50…

Continuo a ritenere il Mancio un buon allenatore, un personaggio di grande carisma e un vincente: non è però in grado di gestire lo stress, non è un grande gestore di gruppi (il ragazzo è un filo egocentrico e permalosetto) e andrebbe aiutato dai vari Zanetti e Stankovic (tra i pochi che credo potrebbe ascoltare).

Focalizzando ora l’attenzione su quello che dovrebbe essere il suo core business (che il ragazzo in fondo non è un oratore ma un allenatore di calcio), il Mancio mi dovrebbe anche spiegare che cacchio vuol dire avere il tuo cannoniere principale, per di più Capitano, per aiutare il quale hai preteso l’arrivo di Eder, e tenerlo in panchina per un’ora.

Capisco l’idea del casino organizzato con tutti gli zingari felici (cit.) là davanti, ma mi spieghi quale ragionamento ti abbia portato a voler schierare contemporaneamente Jovetic e Ljajic? Non sapevi che, quand’anche ti fosse andata bene, il caso-Icardi ti sarebbe comunque scoppiato in mano, accompagnandoti per le settimane successive?

Ciò vuol dire che devi fare la formazione in base alle minchiate che scrivono i giornalai? Certo che no. Devi però sapere i pro e i contro – non solo tènnicotattici – di ogni tua mossa.

Ad oggi hai un Capitano con le palle che strisciano per terra, dai modo a gentaglia varia di gridare allo sgoob di cessione immediata già a Gennaio, e soprattutto hai tenuto in campo per un’ora un morto che cammina e che non ha mai inciso nel match.

Mi rifiuto di credere che in allenamento Jojo stesse molto meglio di così, così come non vedo come gli ultimi giorni possano aver mostrato un Icardi talmente giù di corda da ritenerlo ancor meno affidabile del montenegrino.

Checcevoifà… Inutile piangere (ulteriormente) sul latte versato. Che le topiche prese ieri (da tutti) possano essere da monito e servire da lezione.

Quale?

Mobbasta con la girandola di uomini e schemi: abbiamo avuto l’illusione che così facendo tutti crescessero piano piano, ma in un mese e poco più abbiamo polverizzato le certezze del girone d’andata. Tocca insomma ricominciare dalle cose semplici.

E allora, davanti a Handanovic, fiducia agli inamovibili Murillo-Miranda, con D’Ambrosio a destra titolare (quasi) fisso: è tutt’altro che un campoione, ma mi pare il meno psicolabile di tutti gli esterni in rosa. A sinistra puoi alternare Telles e JJ a seconda dell’attitudine che vuoi dare al ruolo. Santon, come diceva il divino Mortillaro, lo manderei a zappare insieme a Nagatomo, al quale se non altro riconosco una vivacità atletica che in alcune occasioni potrebbe servire.

A metacampo, facciamo giocare Kondogbia nel suo ruolo migliore, che pare essere quello di interno destro; di fianco Brozovic e dietro di loro un criminale a piede libero a scelta (Melo o Medel), che magari a tempo perso minacci ritorsioni contro la famiglia se non si disciulano (perdonate il brianzolo stretto). Questi siamo, inutile cercare di inventare chissà cosa.

Davanti, almeno per un po’ coppia fissa Icardi-Eder, accompagnati da uno slavo a scelta tra i tre a seconda della partita.

Così ci sarebbero 8-9 titolari stabiliti, con un paio di cambi a disposizione. Chissà mai che semplicità e logica vadano d’accordo. Non sarebbe la prima volta…

E’ COMPLOTTO

Parto da settimana scorsa e più precisamente da questo:

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Ora, è vero che il ragazzo era al Primo Gol in Serie A (con noi, e con chi sennò?), ma facendo un processo alle intenzioni, sono sicuro che la battuta sarebbe rimasta nella penna del geniale creativo se il sifulotto fosse finito nelle terga di qualcun altro.

Restando ai primi piatti, nella stessa giornata il Milan ha preso gol da… Maccarone (se si preferisce la versione ‘merregana il ragazzo è detto “Big Mac” per gli amici), eppure nessuno ha osato far la battuta.

Al solito, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che nessuno in Società abbia detto niente: per carità, niente minacce di boicottaggio (quelle le può fare un tifosotto gretto come me, e infatti da me non avranno più un Euro, chè già erano entrati nelle mie grazie pestando un discreto merdone con la solfa della famiglia tradizionale). Mi sarebbe però piaciuta una risposta in stile, ironica anche quella, della serie “guarda che ti ho sentito, te ce manno con eleganza ma te ce manno o’ stesso”.

Sulla partita di ieri siamo a un passo dall’indifendibile, visto che più o meno tutti hanno giudicato la partita del Milan come ordinata e nulla più, segno evidente di nostri ampi demeriti. Detto della svista arbitrale sul rigore (mancata espulsione di Alex), per il resto dobbiamo solo tafazzarci tra noi.

Certo, Massimo Mauro il modo di farsi insultare dal sottoscritto lo trova sempre, quando per l’ennesima volta si chiede “può essere Medel il centrocampista centrale di una squadra che vuol vincere lo scudetto?” o quando ormai recitando la litanìa a memoria magnifica l’importanza degli italiani in squadra.

Nessuno dei presenti che gli abbia fatto notare che, quantomeno nella circostanza, la considerazione era un pocolino fuori luogo, visto le innumerevoli cagate commesse dall’italianissimo Santon.

Caressa l’ha poi fermato da una deriva nazionalistica assai pericolosa, quando il discorso è scivolato su Eder (brasiliano di nascita ma italiano di passaporto), con il calabrese cantilenante a dire “eh ma poi questi non sanno l’inno nazionale…“.

Lo juventino Camoranesi invece andava bene vero, gobbo maledetto?

WEST HAM

Nel turno di FA Cup pareggiamo 0-0 ad Anfield, assicurandoci il replay col Liverpool in casa. In campionato è andata alla grande, hai visto mai…

Ah lo sai che hai fatto cagare...

Ah lo sai che hai fatto cagare…

COSA CI ASPETTAVAMO

INTER-CARPI 1-1

Un tifoso normale -per quanto un tifoso possa essere definito normale- vede nella sua squadra una sorta di guida, di faro nella notte, di atollo di salvataggio cui aggrapparsi nel periglioso mare della vita.

E’ vero, è una visione dell’esistenza un po’ triste  quella che delega a 11 giovanotti in braghe corte la felicità e la realizzazione di una persona.

Gente brava a scrivere su questo concetto ci ha scritto un libro di discreto successo, poi diventato un film di cassetta, arrivando a chiedersi retoricamente se “la vita è una merda perchè l’Arsenal fa schifo o viceversa“.

Nel dubbio, noi interisti non corriamo nemmeno questo rischio, chè lo sappiamo di essere diversi da tutti gli altri. I nostri non sono eroi in braghette, bensì malati mentali ormai irrecuperabili, ai quali tuttavia non riusciamo a non voler bene.

Forse riconosciamo in loro i nostri stessi deficit cerebrali, e il cerchio si chiude…

Vedere il portiere avversario (ovviamente cresciuto nel nostro settore giovanile) fare due parate in due secondi come il miglior Handanovic, assistere attoniti al nostro centravanti che entra in area di rigore palla al piede e non trova nemmeno il modo di tirare in porta, prendere atto del fatto che la superiorità numerica non dà alcun vantaggio ai nostri uomini… Tutte queste sono spie fin troppo evidenti che il cetriolo è in agguato.

E quando gira, sappiamo purtroppo dove va a finire

Quando poi, come già detto più o meno in diretta su un popolare social network, entra uno che si chiama Kevin Lasagna e non ha mai segnato in Serie A, cosa cazzo volete che succeda?

Pigliamo gol al 93′ in contropiede con l’uomo in più.

Nemmeno Zeman che si fa di acido a dosi equine…

Pagherò un’ideale multa di centolicchielire per ogni volta in cui ho ribadito l’importanza di avere giocatori intelligenti in campo. Possiamo discutere sull’opportunità del Mancio di fare i nomi dei colpevoli di questo pareggio, puntando il dito su Icardi e su Ljajic che in pieno recupero non cerca la bandierina ma punta l’area avversaria perdendo palla: nessuno però ha dubbi sul fatto che abbia detto la sacrosanta verità.

Ma minchia ragazzi…

Fingendo un’analisi della partita, il Mister decide di far riposare il diffidato Miranda affiancando Juan Jesus a Murillo. L’idea è rischiosa -e facendo i faciloni risulta fatale, essendo JJ a non chiudere sul goleador farinaceo- ma di principio condivisibile, ritenendo (a torto?) l’attacco carpigiano meno pericoloso di quello dei cugini rossoneri.

Ad ogni buon conto, il 25 brasiliano -uno dei pochi intelligenti, per ricollegarmi al ragionamento di cui sopra- entra comunque nella ripresa, a comporre un terzetto di centrali e mostrarci una mezz’ora di 3-5-2 di Mazzarriana memoria (ma non diciamolo a nessuno…).

Sui lati, Telles nel primo tempo è discreto sulla sinistra, con Perisic a farsi tutta la fascia nella ripresa con analogo rendimento, mentre sulla destra Montoya e Nagatiello fanno a gara a farsi rimpiangere l’un l’altro. Una sciagura di insicurezza il primo, tante volte libero di scendere avido di gloria e quasi mai all’altezza della situazione, confusionario e ingenuo ai massimi livelli il giapponese, specie per come abbocca alla finta di Di Gaudio nella fatale ripartenza che porta al pari.

Melo rientra senza troppi errori -in questo caso la diffida e rischio squalifica funziona, limitando gli interventi a pen di segugio- mentre Brozovic è troppo intermittente nelle sue giocate.

Davanti, Palacio ha la fortuna di segnare sostanzialmente a porta vuota, ma a parte questo fa vedere ai vari Ljajic, Icardi e Jovetic come si deve muovere un attaccante moderno.

Maurito si piglia una giornata di ferie, dato che -come detto- non tira nemmeno quando è davanti al portiere, mentre Ljajic (e Jovetic per i pochi minuti giocati) sono un monumento all’incostanza e la mancanza di grinta.

E’ evidente che avremmo potuto portarla a casa facendo solo un poco più di attenzione nei minuti finali. E’ però altrettanto palese che il problema vada oltre l’infilata presa in pieno recupero, e si spinga alle ultime 5 partite, nelle quali, indipendentemente dal risultato, abbiamo perso quella feroce concentrazione e quella -conseguente- impenetrabilità difensiva che ci avevano portato in testa alla classifica.

ANALIZZATE CRITICAMENTE… 

Eh sì, perchè nessuno si è mai sognato di paragonare il nostro organico a quello di Juve, Napoli e pure Roma. Se giochiamo a figu e confrontiamo le rose a disposizione, la nostra -il nostro centrocampo in particolare- soccombe al confronto con le altre.

Detto ciò, abbiamo dato prova della possibilità di giocarcela alla pari, a patto di compensare il gap di classe con un surplus di testosterone e fosforo.

Hai detto niente, mi direte… e vi do pure ragione.

Fatto sta che per un quadrimestre (non per due partite) ci siamo fatti bastare l’efficienza toyotista del nostro attacco e la serratura a quadrupla mandata della nostra difesa, inframmezzati dalla splendida ignoranza di Medel & Co.

Come detto svariate volte, e come alfine notato anche da Zio, Vialli, Boban e gli altri del Club, l’Inter non ha mai cercato un regista, nè tantomeno lo cerca adesso. Segno che quella del Mancio è una precisa scelta -condivisibile o meno: lui vuole arrivare in porta in altro modo (quale? non chiedetelo a me…).

Quel che vuole sono palle quadre in difesa e genio (nella letterale accezione amicimiei del termine) in attacco. Il che vuol dire fare velocemente le cose semplici e funzionali per andare in porta: una roba tipo Lasagna, per dire…

E’ chiaro che se togli le due succitate virtù (difesa bunker + attacco killer), ti rimangono le quaranta (quaranta!) palle perse ad ogni partita e causate da fondamentali migliorabili e staticità in campo, le rimesse laterali regalate agli avversari -nei secoli fedeli, verrebbe da dire…- e quella sostanziale sensazione di “caghiamocisotto” ogniqualvolta il nostro avversario azzecca tre passaggi in verticale.

Ribadisco: l’ultima cosa da fare in questo momento è criticare Mancini, visto che è lo stesso allenatore che veniva osannato da noi interisti fino a Natale. Fa bene a incazzarsi, anche coi singoli secondo me, fa bene a provocare dicendo che certi gol li avrebbe segnati anche a 50 anni (purtroppo non ho dubbi a riguardo…), fa bene a esigere una reazione che per prima cosa deve essere di uomini e solo poi dei calciatori.

Al solito, tempo per riflettere non ce n’è, visto che nella prossima settimana affronteremo Juve e Milan. I verdetti non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

La Juve infila l’undicesima vittoria di fila, battendo 1-0 la Roma e facendo vedere cosa voglia dire il concetto di consapevolezza dei propri mezzi applicata al calcio: non fa una gran partita, ma trasmette -prima di tutto a se stessa-la sensazione che prima o poi la butterà dentro. Dybala fa un gran gol, e fatto quello la Roma non va nemmeno vicina a rischiare di pareggiare.

Se non li odiassi così tanto arriverei quasi a battergli le mani: poi l’inquadratura si sposta sulla tribuna e posso lasciarmi andare ai più che salutari insulti agli interessati e ai congiunti più o meno prossimi.

Il Napoli dal canto suo marcia altrettanto bene, vincendo in casa Samp e mantenendo la testa solitaria della classifica, con Higuain a timbrare il 21° centro in altrettante partite e i compagni di attacco a fare da degna spalla.

I cugini fanno due gol in perfetto stile-Milan (leggasi uno in leggero fuorigioco e l’altro dopo rimpallo de fazza che diventa assist più che involontario, ma loro propongono giUoco) ma si fanno rimontare entrambe le volte da un voglioso Empoli.

La Viola non ha problemi a regolare il Toro e ci affianca al terzo posto.

E’ COMPLOTTO

Non vi ammorberò sull’improvvida uscita di Sarri post Coppa Italia, nè sul can can che ne è seguito. Dico solo che, da esegeta della parolaccia, ho applaudito Vialli ieri sera che, tagliando la testa al toro, commentava l’altrettanto nefasta uscita di De Rossi in direzione Mandzukic (“stai muto zingaro di merda“), chiedendosi retoricamente “ma non ci sono più i begli insulti di una volta? Stronzo, ad esempio…“.

Il manifesto programmatico potrebbe essere:

Più madri e sorelle, meno razze e preferenze sessuali.

Per il resto non c’è granchè da segnalare, se non che alle giuste reprimende agli interisti (capaci di perdere 4 punti nei minuti di recupero delle ultime 3 esibizioni in casa) si aggiunge il solito saccente richiamo alla mancanza di italianità dei nerazzurri.

Che cazzo c’entra? se li avessero segnati un inglese un francese e un tedesco la barzelletta avrebbe fatto meno ridere?

Ho la decenza di non lamentarmi per il rigore non fischiato su Icardi nel primo tempo, ennesima dimostrazione dell’assoluta inutilità degli assistenti di porta. Per essere bipartisan faccio presente che analoga figura da cioccolataio la fa l’assistente di linea di Empoli-Milan, che non segnala il truffaldino “mani” di Mario Rui su cross del milanista.

Ma, come si dice, è il bello del calcio.

WEST HAM

Diciamo la verità: rischiamo seriamente di vincerla col City, dopo averli già purgati all’andata a casa loro. A Valencia risponde due volte il Kun Aguero, prima che Kouyaté all’ultimo secondo non centri la traversa con quel che sembra il colpo di testa risolutivo.

Fortune’s always hiding…

int car 2015 2016

Almeno s’è sbloccato Palacio (va beh se poi penso a quello che si è mangiato nella ripresa…)

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”

SE LA VA LA G’HA I GAMB…

CARPI-INTER 1-2

L’assioma riportato nel titolo è una massima tutt’ora in voga nei migliori studi consulenziali del mondo, ad indicare quell’alea di imponderabile che alla fin fine sfugge ad ogni previsione e che risponde solo all’inerzia del momento, al caso, più prosaicamente al buciodiculo.

Sono sì tifoso, sì fanatico, ma non cieco: giochiamo malino, senza nemmeno la parvenza di una manovra che faccia intuire la presenza di un ragionamento. Buttiamo palla in avanti, dove troviamo il classico attaccante in stato di grazia a cui tirare addosso sperando nel rimpallo vincente.

Pur essendo di norma la squadra-più-sfigata-del-mondo, abbiamo già avuto in passato sporadici periodi di “buona” (ricordo filotti di vittorie sotto le gestioni Strama e Raineri che andavano contro ogni logica), e la cosa non può che farmi spavento, visto il Derby ad attenderci dopo la sosta delle nazionali.

Rimandando a mercato chiuso e sigillato una disamina complessiva -rigorosamente tènnica– della rosa 2015/2016, sparpaglio qualche considerazione sul poco visto ieri.

Il “poco” è inteso in senso quali-quantitativo, visto che ho assistito al solo secondo tempo, con la netta sensazione di non essermi perso molto dei primi 45′.

Il Mancio continua a proporre JJ a sinistra e Brozovic trequartista (anche se in questo caso nel dopogara dirà che la scelta era obbligata stante un Profeta ancora in rodaggio). Per il resto si rivede Guarin, Capitano di serata, al quale sono ormai rassegnato: passi ore a insultarlo bestemmiandogli i nonni, e poi alla fin fine vedi che ha propiziato il primo gol -seppure con un cross scolastico- e si è guadagnato il rigore nel finale.

Dietro Miranda e Murillo confermano l’impressione di solidità e risolutezza, col colombiano a rischiare il rigore nel primo tempo – di solito entrando così a mille all’ora gli arbitri non stanno a vedere se prendi palla o piede, cosa della quale peraltro non sono nemmen sicuro…

Gli esterni fanno quel che possono -cioè non molto- mentre là davanti la coppia inevitabile è Palacio-Jovetic, vista l’assenza genialoide di Icardi di cui s’è detto settimana scorsa.

Ha ragione il Mancio a dire che la vittoria è meritata (non foss’altro per lo “zero o quasi” alla casella “parate di Handanovic“) ma i motivi di querimonia ci sono eccome.

Come l’anno scorso, facciamo fatica a chiudere la partita: anche una volta in vantaggio, sembra che i nostri pensino che ormai sia fatta, e sia solo questione di far passare il tempo. Ragionamento che può anche avere un senso, a patto di avere nell’ordine una difesa granitica, un centrocampo di piede e testa veloce ed un attacco cinico e spietato.

Se con le punte potremmo anche essere abbastanza vicini alla descrizione, (vedi gollonzo di JoJo dopo succitato cross di Guarin e paperotta del loro portiere per l’1-0 alla mezzora) in mezzo e dietro it’s a long way to Tipperary…

La ripresa infatti vede un’Inter sempre più raccogliticcia, a giochicchiare senza in pratica creare nulla, mentre il Carpi capisce che con l’andar della partita ci si può provare eccome.

Essendo in sostanza tutti all’esordio nella massima Serie, fa meno notizia del solito il Primo Gol in Serie A contro l’Inter che stavolta risponde a Antonio Di Gaudio, ennesimo nanetto malefico che sfrutta nell’ordine un cross che voleva esseere un tiro, un controllo sbagliato del compagno e un’opposizione granitica quanto un tiramisù di Nagatomo.

Carambola fatale ed inevitabile 1-1.

Qui, devo dire, si è vista la differenza rispetto all’anno scorso: mancavano 10′ alla fine, e fino a pochi mesi fa ci saremmo messi a piangere in mezzo al campo senza nemmeno provarci, anzi magari pigliandola inderposto all’ultimo respiro.

Invece, chiamatelo cuore, culo o quel che volete, i nostri creano in pochi minuti più di quanto abbiano fatto nell’ora e un quarto precedente, con Palacio a mangiarsi un gol non da lui, e lo stesso Trenza a rifarsi poco dopo servendo splendidamente Guarin nell’azione che porta al netto rigore già ricordato.

JoJo non ha il senso dell’umorismo e timbra il raddoppio a pochi minuti dal fischio finale.

Fa bello dire che siamo primi a punteggio pieno. Diciamolo pure, felici e divertiti. Speriamo di migliorare un pocolino a metacampo, chè di strada così non ne faremo molta…

Kondogbia è ancora un pesce fuor d’acqua, pur facendo vedere cose notevoli. Medel è imprescindibile come cagnaccio ma non può essere lui a fare il primo possesso usciti dalla difesa. Brozovic è utile ma non è il cervello che ci serve…

Certo, se per avere un geometra diplomato devo comprare un picconatore analfabeta  (leggasi Felipe Melo) allora tocca citare Don Buro e la sua “beata ignoranza,si stai bene de mente, de core e de panza“.

Si vedrà…

LE ALTRE

Detto che un pareggio avrebbe consentito di guadagnare due punti su entrambe, è innegabile il piacere epidermico nel vedere la Juve nettamente sconfitta dalla Roma. Il 2-1 è oltremodo bugiardo, se pensiamo al rigore palesemente negato in apertura, al palo di Pjanic e al paio di miracoli di Gigione Buffon.

Ad ogni modo, la Roma gioca alla grandissima, mentre i gobbi soffrono da matti le assenze di mercato e quelle da infermeria, che di fatto la lasciano col solo Pogba superstite del centrocampo di pochi mesi orsono.

I cugini fanno sostanzialmente la nostra stessa partita: brutta ma vittoriosa, con le due nuove punte a segno e Balotelli seduto a guardare.

La Viola per ora prosegue l’andazzo montelliano, alternando prestazioni maiuscole a bambole ingiustificabili: Mr Ventura ringrazia e passa all’incasso.

Infine, splendido Eder che rimonta la doppietta iniziale di Higuain per il 2-2 finale. Hai visto mai…

E’ COMPLOTTO

La Gazza non vede l’ora di dirci che per il Carpi era rigore, appaiando l’eventuale errore a nostro favore con l’abbaglio ben più evidente in Roma-Juve.

E’ poi tra il beffardo e il disgustoso dover ascoltare la lezioncina saccente di Caressa -che pure fatica a nascondere le simpatie lupacchiotte come ben sappiamo– quando ci ricorda da sapientino le ultime direttive arbitrali in materia di proteste: tolleranza zero, basta sceneggiate plateali, basta ramanzine codarde degli arbitri che alla fine non risolvono niente.

Oltretutto, visto che c’è il bigmècch, chiamano il bigarbitro: ecco Rizzoli, quello che ha fatto la finale mondiale, quello che mica si fa intimidire, ecco, lui: prima Chiellini, poi Bonucci, poi Pogba (più volte), tutti incainati come bestie a rimostrare il proprio dissenso e lui, fisso come un palo nella notte (cit.) a far faccia brutta ma a non cacciare nemmeno un cartellino.

Ineluttabile assioma cartesiano.

Per il resto, accanita e insistita la sottovalutazione del signor Medel da parte della stampa sportiva tutta. Ultimo iscritto al fin troppo banale club, il finto interista Bruno Longhi che non si fa scappare l’occasione di buttare un po’ di guano mediatico nel ventilatore.

Come al solito, mi chiedo retoricamente dove fossero i denigratori di Gattuso e Furino nei lustri scorsi…

Infine, senza averli mai visti giocare sul serio, faccio solo notare che Draxler rifiuta la Juve per andare a giocare nella stessa squadra -Wolfsburg- che Perisic ha deciso di lasciare pur di venire da noi.

E’ un po’ tirata per i capelli ed è di parte, motivo per cui nessuno ve la racconterà così. Immaginiamo però cosa avrebbero detto a maglie invertite…

Qui invece siamo alla volpe e l’uva, con Marotta a negare qualsiasi interesse della Juve per il giovane tedesco, prontamente smentito dal proprio allenatore.

WEST HAM

Grandiosa vittoria per 3-0 ad Anfield. Sagace e divertente il link che ci fa capire la storicità dell’evento.

Si vede che ci piacciono solo le cose difficili.

Basta lui (per adesso)

Basta lui (per adesso)

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?

SEMPRE PIU’ DIFFICILE

CAGLIARI-INTER 1-2

Come dice il titolo, e come dicono al circo, riusciamo nell’impresa di giocare molto bene un primo tempo chiuso a reti bianche e a portare a casa la vittoria nella ripresa nonostante una difesa raccapricciante.

Terza vittoria di fila in campionato: roba che non si vedeva da due anni e passa…

Potrei anche chiuderla qui, facendovi contenti, chè quel che c’è da dire si riassume  giusto in trepparòle (“anche in due…. co…com… come ti viene!” cit. Turné). Invece insisto nel passeggiarvi sui testicoli coi tacchi a spillo, cercando invano di capire perchè la stessa squadra possa alternare brilli estemporanei… va beh questa ormai la sapete.
Il Mancio mi strappa applausi ancor prima del calcio di inizio, smentendo l’ennesimo “caso”, e facendo giocare Vidic al posto dell’impresentabile Ranocchia degli ultimi tempi. Altrochè “con me ha chiuso, non giocherà più“: fatemi cullare il sogno -infantile e inutile- che l’abbia fatto solo per smentire la stampa e svelare il complotto ai nostri danni.
Non è così, ma sarebbe bello.
Handanovic ha una zampa fuori posto quindi gioca Carrizo: caotico, poco ortodosso ma ugualmente efficace. Là davanti torna Kovacic ad assistere uno dei migliori Icardi della stagione ed un Podolski che fa tutto quello che può (“cioè nulla“) in questo momento di forma. Nella prima mezz’ora si divora due gol da bestemmia in chiesa, talmente clamorosi che il terzo errore pare quasi (quasi) scusabile.
Medel, Guarin e -in misura minore- Brozovic garantiscono sufficiente solidità e mobilità alla nostra mediana. Bravo ragazzo il fratello di Ajeje Brazorf, un po’ troppo frettolosamente definito il nuovo Modric e cacate varie.
Personalmente, ribadisco il mio illuminato parere:
è un Kuzmanovic più forte.
Il che, stanti gli ampi margini di miglioramento della squadrètta, è già qualcosa! Il ragazzo sa fare un po’ di tutto e anche piuttosto bene (Kuz fa tutto da 6–), quindi in questa Inter uno dei posti a centrocampo è suo di diritto.
Tornando alla partita, e detto di un primo tempo ben giocato e buttato nella latrina nella guisa di cui s’è detto, la ripresa inizia con il colpo da biliardo del croato decollizzato: Kovacic dà l’avvio all’azione e la conclude dopo un controllo in area di Icardi.
Umanamente comprensibile la sua esultanza a zittire i critici, e sintomatica la corsetta del Mancio verso il giocatore per festeggiarlo (rarissimo che sia un allenatore a correre verso il giocatore, a meno che non si voglia festeggiare gol importanti, importantissimi o -che si riveleranno- decisivi).
Come vedremo più avanti, ovviamente, la cosa non è minimamente presa in considerazione dagli attenti osservatori, che invece parlano di un Kovacic triste e inconsolabile.
Come già visto a Glasgow, però, i nostri staccano la spina e nun ce capiscono un cazzo. Entra il giovane Longo, satanasso della Primavera nerazzurra di qualche anno fa, e in naftalina da un buon quadrimestre passato in Sardegna, e pare Nordhal per come gioca. Cossu si ricorda di essere mezzo campione e quindi fa tutto bene salvo sparare alto solo davanti al portiere. I nostri difensori se la fanno addosso senza riuscire a mettere insieme due passaggi in fila.
In questo mi sento di dare qualche colpa al Mancio, che martella tutti i nostri con il mantra del “giochiamo la palla e non buttiamola via“: concetto nobile e financo condivisibile, quando non portato agli accessi. Personalmente, in quei casi un paio di rinvii alla cazzimperio sono più salutari di una tisana in una fredda notte di inverno.
Però non fa figo…
Morale, proprio nel momento in cui il nostro pannolone necessita di un urgente cambio, Medel (quello che è indegno di giocare, quello che nemmeno il peggior terzinaccio…) fa un passaggetto in verticale tanto semplice quanto illuminante: Icardi riceve, manda tutti al bar con una finta in sgummamento e piazza la biglia all’incrocio con sinistro a voragine.
L’esultanza è talmente brutta che preferivo la scena muta dell’ultima volta ma, insomma, non si può aver tutto nella vita.
Mandiamoli ad Amici va...

Mandiamoli ad Amici va…

Chiamandoci Inter, i problemi sono ben lungi dall’essere risolti, anzi.
Retrocediamo ancor di più, cagandoci in mano da soli; Longo non riesce tecnicamente a segnare il suo Primo Gol in Serie A solo perchè il suo tiro sbatte sul palo e poi sulla schiena di Carrizo, ma mi era bastato vederne il profilo efebico dalla panchina per bestemmiare tra me “Opporc… questo adesso entra e ce la mette sicuro!“.
E’ come se, quando la storia è così bella e particolare, la Dea Eupalla (vecchia bagascia, fatti i cazzi tuoi ogni tanto!) non resistesse alla tentazione di far esclamare a tutti “incredibile! proprio lui!” come degli automi Piccininiani.
Facciamo un passo indietro e torniamo alla scellerata trasferta in terra di Scozia: secondo voi, un italo-svedese che ha passato l’infanzia in Africa, che è stato fermo un anno e mezzo per infortunio, che da piccolo stravedeva per lo Zlatan interista ed è stato allievo del Mancio al City, poteva forse esimersi dall’infilarci il sifulotto al minuto 93?
Claro que no.
Tornando all’ultima esibizione delle nostre rockstar preferite, il gol preso ovviamente galvanizza i sardi che ci credono -a ragione. Le occasioni non sono nitidissime, ma il pericolo è costante per gli ultimi 20 minuti di partita.
L’ingresso del Kuz e di Hernanes serve solo a quest’ultimo per avere ennesima riprova del periodo di sfigacosmica  che sta attraversando. La sabongia da fuoriarea è degna del miglior Stankovic: forte, tesa, precisa, pure troppo. Infatti sbatte sulla traversa e rimbalza a pochi centimetri dalla linea di porta, ma ancora saldamente in campo. Dodo addirittura lo consola, mentre l’ex laziale sorride mezzo sconsolato e mezzo contento per il triplice fischio finale.
Dopo il simpatico intermezzo di Europa League previsto giovedì, domenica ospiteremo la Fiorentina per l’ennesimo esame di maturità: per il campionato cambia poco, chè tanto terzi non ci arriviamo. Serve però far punti e guadagnare in autostima.
Hai detto niente…
LE ALTRE
Complice il rinvio del Derby di Genova (una storia di teloni e pioggia degna del peggior girone di interregionale…), per qualche ora raggiungiamo addirittura vette inesplorate per le nostre recenti abitudini: tipo sesti a soli 4 punti dalla Fiorentina.
Mentre la Juve regola l’Atalanta in rimonta, la Roma ha definitivamente deciso di abdicare a qualsiasi sogno di scudetto, e deve invece guardarsi le terga da un Napoli che pare solido e tosto nella rincorsa alla qualificazione diretta alla prossima Cèmpionz.

I cugini spezzano le reni al Cesena con un bel gol di Bonaventura e l’ennesimo mezzo rigore gentilmente offerto al 90′. L’altro mezzo rigore della giornata, questo, non solo non è stato dato, ma è stato giudicato fallo in attacco.

Tutto in proporzione, as usual.

E’ COMPLOTTO

Come accennato, l’Inter arriva a Cagliari col caso Vidic scoppiato nel culo di chi se l’è inventato e con Kovacic immusonito dalle troppe panchine (diciamocelo tra di noi… bravo sul gol, ma per il resto partita di pura decenza e nulla più…): ecco che il ditino davanti alla bocca dopo l’1-0 è parsa occasione troppo ghiotta per i mediaservi per farselo scappare.

Illuminante più del solito in questo caso la pelata di Max Nebuloni di Sky, che testualmente dice a Icardi nel dopo gara che nonostante il gol Kovacic non sembrava comunque felice, sembrava adombrato“.

E’ sempre la stessa storia: i giornalisti di Sky “battezzati” alle altre squadre sono di solito poco meno che ultrà al seguito dei propri idoli (vero Nosotti che chiami tutti per nome e nomignoli? “Pippo dice a Jack di stare più alto” ma lèvati…), i nostri invece sono i carugnin de l’uratori che fanno la spia.

Anche noi tifosi non ci facciamo mancare niente (e mi ci metto per primo): Ranocchia ha uno stato di forma difficilmente peggiorabile, ma si è visto che anche senza di lui i problemi non spariscono. Giovedì scorso, dopo il 3-3 dell’italo-afro-svedese-lungodegente avrei impalato il nostro Capitano pur senza colpe evidenti (sa far molto di peggio come sa Higuain) e non sono il solo.
Posto che sarebbe troppo chiedere una roba così, si potrebbe comunque trovare una via di mezzo nei nostri giudizi, almeno per evitare che i giornalisti diano come notizie di giornata le nostre querimonie mediatiche.
WEST HAM
Se è per questo la nostra difesa è in ottima compagnia: gli Hammers sperperano il doppio vantaggio a casa del Tottenham subendo uno stupido 2-1 e causando un rigore tanto netto quanto ingenuo a 10 secondi dalla fine del recupero.
Ulteriore beffa, il rigore è inizialmente parato dal nostro portiere, ma gli Spurs segnano su subitanea ribattuta.
Wankers…
14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

14 gol come Tevez, tanto per ricordarlo!

IMPRECAZIONI A PIOGGIA

INTER-TORINO 0-1

…Che è poi un modo più diplomatico e meno sensazionalistico di titolare “Cristi e Madonne”.

C’è modo e modo… il concetto resta quello (Cit. Lo Russo, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941 -citazione nella citazione).

Rinfoderiamo per l’ennesima volta il pistolino barzotto, esito dell’ennesima settimana a fingerci la grande che fummo, con titoloni palesemente fuorvianti e nuovi acquisti dai nomi che evocano curiose assonanze; ci rituffiamo nel nostro campionato da tranquilla mezza classifica, perdendo una partita che avremmo meritato di pareggiare ma assolutamente non di vincere.

In termini di punti cambia pochino. A livello morale la tranvata è ciclopica.

Siam sempre lì: nella giornata in cui si potevano recuperare punti su Fiorentina, Milan, Sampdoria  e Genoa e alimentare così la fascinosa bugìa per cui “il terzo posto è ancora lì alla nostra portata“, incespichiamo in una partita che, l’avesse fatta Mazzarri, sarebbe stato scotennato seduta stante, con uno sterile possesso palla che sfiora il 70% e che fa rifulgere ancor di più la sapienza calcistica di Mr Ventura. Il compagno di vacanza ci fa fare esattamente quel che vuole lui, ossia tener palla senza costrutto fino ai loro 30 metri, e poi sbattere contro le corna del Toro e ripartire dal via.

Facciamo finta di giocare per la prima mezz’ora, arrivando perfino a tirare in porta un paio di volte -per occasioni da gol degne di tal nome, si prega di ripassare.

Se vogliamo, la partita non è diversissima da quella infrasettimanale contro la Samp: in Coppa Italia i blucerchiati erano riusciti a beneficiare della prematura ed affrettata espulsione del loro difensore, asserragliandosi in 10 nella loro trequarti e facendo muro contri i nostri attacchi, più o meno come accaduto con i granata-in-maglia-bianca. Ecco però che, là dove il tacco teutonico di Podolski e il sinistro tabbozzo di Shaqiri avevano fatto saltare il lucchetto della partita, qui si sia visto un Kovacic in versione bimbo-perso-ai-giardinetti, un Icardi ancor più avulso del solito dalla manovra e un Palacio ormai consolidato nel triste ruolo di vecchia gloria.

Se a ciò aggiungiamo gli accidiosi commenti di certa stampa (vabbé…pure io che piglio notizie da Il Giornale…) sui nuovi arrivi Shaq e Poldi, il nostro attacco è affilato e puntuto come un profiterole…

La beffa finale di Moretti, 4 gol in Serie A, di cui 2 a noi, non ci permette nemmeno di recitare la consolante frasetta mandata a memoria dopo l’obbrobrio di Empoli: “quando non puoi vincere, non devi perdere“.

Arrivo addirittura a darmi la colpa per aver visto la partita con il commento di Scarpini (cosa che non succedeva dalla sconfitta interna con l’Atalanta dell’anno scorso, anche lì con intrusione anale nei secondi finali). D’altra parte cercate di capirmi: il commento tecnico di Carletto Muraro è soporifero come e più dei Gran Premi raccontati da Poltronieri, quindi mi illudevo di potermi consolare con le urla di Robertone nostro.

L’urlaccio l’ho invece tirato io, facendo spaventare la creatura che mi sedeva di fianco, e facendo seguire il grido di dolore da epiteti non esattamente oxfordiani all’indirizzo dei nostri. , come si dice in questi casi, certe cose meglio che le senta da me che da qualcun altro…

LE ALTRE

Detto che un punto in due partite è stato sufficiente ai nostri per agganciare il Milan, sconfitto a Roma dalla Lazio dopo essere stato in vantaggio, non perdo nemmeno tempo a rimuginare su possibili tabelle e rincorse. Gli aquilotti e il Napoli paiono i più attrezzati per quella corsa al terzo posto che, diciamocelo, ci può vedere solo spettatori interessati.

Per il resto, la Juve fa capire a tutti cosa voglia dire avere i campioni in squadra. Il Chievo la stava imbrigliando e non poco, fjnchè il fratellino di Grace Jones (alias Pogba) l’ha toccata piano all’angolino e i problemi sono spariti. Alla faccia del giUoco collettivo e dell’umilté. Di contro, la Roma non va oltre il pari a Firenze e il solco con i bianconeri si allarga di altri due punti: roba brutta…

E’ COMPLOTTO

Posto che nessun sano di mente potrebbe recriminare sulle sacrosante critiche piovute sull’Inter dopo la minuscola prestazione di domenica, mi soffermo solo un poco sul tenore di certi commenti, chè alla base di tutto dovrebbe comunque esserci il rispetto.

Ho già accennato più volte alla malcelata antipatia di Repubblica nei nostri confronti, e devo dire che il pezzo di Andrea Sorrentino mi dà ancora una volta ragione: la critica, come già detto è sacrosanta e purtroppo più che motivata. Però, una frase come “ennesima sconfitta davanti all’uomo di Jakarta, purtroppo per lui abbonato a certi spettacolini casalinghi“, con quel diminutivo che sa tanto di presa per il culo, se la poteva evitare.

Certo, nulla a che vedere con il Giornale, che raggiunge vette di competenza ed eleganza, sfiorando addirittura la fisiognomica per spiegare i difetti dell’Inter.

In realtà, i (non) risultati della squadra stanno faticosamente piegando la critica all’oggettiva constatazione del nostro niente. Non voglio fare il Cassandro di me stesso, nè tantomeno incensarmi, ma è quel che dico da mo’:

Benissimo il Mancio, ma poi in campo ci va Kuzmanovic.

Abbiamo bisogno come il pane di qualche penna adorante, e ci fa bene anche solo l’accostare campioni veri come Yaya Touré ai nostri colori. Al momento, però, andiamo avanti a pagherò e a prestiti con obbligo di riscatto a cinque sponde con rinterzo effettato e carambola reale, il tutto sperando che il castello precario regga, chè altrimenti saran cazzi, nonostante un Thohir in versione pompiere a spegnere gli allarmi.

WEST HAM

Mettiamola così: NOI siamo ancora in FA Cup. Altri se devono giocare al replay match contro il Cambridge (vero Van Gaal?), altri ancora sono già a guardarsela in poltrona (Chelsea, Man City, Southampton…). Up the Irons!

... In effetti bello non è.

… In effetti bello non è.