CONTENTI?

INTER-SASSUOLO 0-1

Finalmente l’Inter fa sorridere tutti i critici massimalisti, regalando una delle prestazioni più prolifiche del girone di andata se si guarda al numero di palle-gol create.

E (infatti?) perde.

Poche musse, in questo ha ragione il Mancio. La coperta è ancora corta, e c’è evidentemente una certa correlazione tra lo sbilanciamento in avanti e la precarietà in fase difensiva.

Perdiamo una partita che avremmo meritato di vincere, molto più di tanti 1-0 collezionati fin qui. Detto ciò, il Sassuolo non ruba nulla, avendoci fatto vedere come si gioca a San Siro senza timori reverenziali e senza paura di giocare di prima, facendo di contro girare i nostri a vuoto e pressandoli sul nostro -già non eccelso- palleggio a centrocampo.

La formazione è la stessa di Empoli, solo con i due terzini invertiti di fascia.

Nagatomo mi stupisce in positivo per 92 minuti per concentrazione e intensità, fino a quando, nel giro di 100 secondi, vanifica prima un corner servendo Ljajic in palese fuorigioco e poi sminchiando il rinvio che genera il papocchio-rigore.

Ecco cosa succede a giocare con i Craniolesi. Ripeterò fino alla fine che preferisco avere in campo un giocatore scarso ma intelligente che un genialoide imprevedibile, soprattutto se il suddetto non è il fantasista talentuoso ma scostante  quasi da contratto, bensì un cazzo di cursore da cui si pretende applicazione feroce per tutta la partita, con pochi voli pindarici.

Eppure…

La stessa critica va rivolta a Murillo, che rispetto al giapponese ha ben poco da farsi perdonare visto lo splendido girone di andata, ma che sempre più ricorda il connazionale e collega di ruolo Ivan Cordoba: velocissimo, fisico esplosivo, ma piedi fucilati e intelligenza calcistica rasente lo zero.

Già ammonito, a metà ripresa interviene con un tuffo di piede più che spettacolare arrivando sul pallone un centesimo di secondo prima dell’avversario (un attimo di ritardo e finisci sotto la doccia). Al 94′, non pago, si fida ancora una volta del proprio fisico saltando di testa con quel quarto d’ora di anticipo, aggiungendo così il condimento da stella Michelin al frittatone alla merda cucinato dal sous-chef Nagatiello.

Morale, Miranda abbatte Defrel, Handanovic ha finito il bonus-miracoli e Berardi può percularci esultando giustamente sotto la Nord.

Prima della beffa, i nostri creano (contate) sette palle gol tecnicamente definibili “della Madonna” con Icardi ad inaugurare lo show dello spreco dopo pochi minuti, Ljajic a sbagliarne due sanguinolente poco dopo e Consigli a parare tutto il resto, inevitabile eroe di giornata dopo la saponetta di domenica scorsa.

Detto che anche loro hanno qualche ottima occasione (Sansone, membro onorario del Club Gautieri, per una volta contro di noi non segna ma tira cento volte, Missiroli e Floro Flores trovano un super-Samir a ribattere), quello che emerge nuovamente dalla partita è la pochezza tecnica del nostro centrocampo.

Qui bisogna decidere: o resti con questi uomini, ma allora davvero devi giocare difesa e contropiede tutto l’anno (si può fare, io non mi scandalizzo), oppure se intendi fare tre passaggi di fila occorre un vigile urbano che metta un minimo d’ordine.

Dubito che il “ghisa” possa essere il pur valido Soriano della Samp, ennesimo cavallone che ha bisogno di un fantino per essere lanciato, attualmente senz’altro superiore ai vari Guarin e Kondogbia, ma non dotato di quella visione di gioco che dalle nostre parti latita più del Chapo Guzman (ah no cazz.. quello l’han preso).

Staremo a vedere.

PAGELLA DEL PRIMO QUADRIMESTRE

Cercherò di non farmi prendere dallo sconforto delle ultime prestazioni dei nostri (leggasi: due sconfitte in casa e una vittoria risicata a Empoli, testa della classifica persa e secondo posto in coabitazione coi gobbi).

Siamo sostanzialmente in cima alla classifica, ad altezze che ci competono quanto a blasone ma che visti gli ultimi anni ci danno le vertigini. Il lavoro del Mancio e della Società è quindi più che positivo, il potenziale ancora inespresso farebbe sperare in ulteriori margini di miglioramento: Kondogbia non si è ancora visto, Jovetic deve ancora ingranare e l’intesa con Icardi di fatto ancora iniziare.

Abbiamo trovato una solidità difensiva sconosciuta dai tempi di Julio Cesar-Lucio-Samuel, abbiamo un bomber che sta confermando il suo talento (Icardi non sarà mai l’attaccante che ne scarta quattro e va in porta col pallone, ma segnerà sempre tanti gol), abbiamo un paio di sorprese positive (Ljajic ieri ha sbagliato un sacco, ma ha fatto vedere quanto possa creare da solo e dal nulla, Brozovic sta mantenendo le aspettative del suo primo semestre in nerazzurro) e molta zavorra da vendere al miglior offerente per fare un minimo di cassa (Ranocchia, almeno un paio di terzini, Guarin se qualcuno ci casca).

Riusciranno i nostri eroi ad andare avanti così? E’ questa la domanda delle cento pistole.

L’ottimismo non è il mio forte, e personalmente ritengo che quelli passati siano stati gli ultimi giorni da primi in classifica per quest’anno. Dubito che il Napoli abbia il nostro cuore d’oro e si faccia fregare nuovamente dal Sassuolo in casa, dopo averci già perso in trasferta all’esordio. Per di più i gobbi son tornati (davvero complimenti per la rimonta, anche se il difficile viene adesso). Sgombriamo il tavolo dagli equivoci: il nostro obiettivo non è vincere il Campionato.

Il problema è che, viste le due avversarie succitate, sarà difficile anche arrivare in Champions, stante la Fiorentina ancora incollata e una Roma che più in crisi non si può, ma che prima o poi risorgerà e si trova comunque a pochi punti dalla zona che conta…

Detto ciò, per i nostri arrivare nei primi tre (assai meglio nei primi due vista la roulette russa dei preliminari) è di vitale importanza, proprio per la sopravvivenza del Club a certi livelli e per il rispetto degli accordi presi con la UEFA in tema di FPF.

Testa bassa e pedalare.

LE ALTRE

Come detto il Napoli passeggia a Frosinone e chiude il girone di andata in testa. Contemporaneamente, la Juve vince la nona di fila a Genova con la Samp, soffrendo dopo aver sfiorato il 3-0 e beccato il 2-1 da Cassano.

Come detto, non ho problemi a rimarcare la notevole rimonta dei gobbi che in una decina di partite hanno recuperato altrettanti punti sulla testa della classifica. Faccio però notare -gufando anche un po’, lo riconosco- che molto spesso le rimonte hanno una sorta di post-orgasmic chill proprio una volta raggiunto l’aggancio. E’ quel che spero, anche se dalle parti di Torino non sembrano avere altro senso dell’umorismo, dopo quello dispensato nei primi mesi di Campionato.

La Viola inciampa sulla Lazio, come noi prima di Natale, perdendo 3-1 una partita che al 90′ li vedeva sotto per 1-0.  Incredibile l’abbondanza di facitori di giUoco nelle fila viola, se pensiamo che Mario Suarez, nostro obiettivo estivo, non ha mai giocato ed è in procinto di essere lasciato dalle parti di Watford come una cosa vecchia e dimenticata. Per il resto Borja Valero, Vecino e Badelj ci farebbero comodo anche azzoppati, visto il livello attuale…

Roma e Milan pareggiano una partita che, a quanto leggo, i cugini avrebbero addirittura meritato di vincere. La cosa, più che un complimento ai rossoneri (non sia mai…) suona come una pesante critica ai giallorossi, che sembrano voler porre fine all’agonia del Sergente Garcia.

E’ COMPLOTTO

Riprendo quanto accennato nel titolo e nelle prime righe di questo saggio-ignorante sui massimi sistemi a strisce neroblù. Il Vate(r) di Fusignano ha inviato l’ennesima fatwa nei confronti dell’Inter e di Mancini (“che però è in gamba“… ma ti levi di ‘ulo?), involontariamente sbugiardato dai nostri circa l’ottuso assioma si-vince-solo-se-si-giuoca-bene.

Ancor più sintomatici i complimenti riservati alla squadra nerazzurra dai vari Vialli e Marocchi, che ringraziano i nostri per averli fatti divertire con una partita godibilissima da guardare.

Rispondo citando il Trap in una delle poche occasioni in cui il suo eloquio era chiaro e non fraintendibile:

“Io voglio vincere, non voglio dare spettacolo: se voglio divertirmi vado al circo”.

Un plauso al Mancio che, elegantemente, ha evitato di rispondere all’ennesima sentenza sacchiana dicendo solo “a me vincere 1-0 piace tantissimo, così poi c’è tanta gente che parla“.

Da censurare, invece, il suo commento sull’arbitraggio di Doveri a San Siro. Vero che il soggetto ha contro di noi uno score pessimo.  Altrettanto vero che la sua designazione, dopo gli inopinati e sottolineatissimi favori di Empoli sa di chiara compensazione, come a dire “ok, break’s over, back to hell!“.

Detto ciò, non è il caso di recriminare sulla manata di Berardi a D’Ambrosio: non è volontaria, non lo vede arrivare, non è una gomitata. Non c’è niente. Lamentiamoci quando serve e quando c’è da farlo: tranquilli, le occasioni non mancano nè mancheranno. Ma non facciamolo “a gratis”, pena il passare per abbaialuna e intertristi: esattamente quel che vogliono farci credere.

Per dire: interrogazioni parlamentari e vertici internazionali per scuotere la coscienza civile dopo il rigore non fischiato all’Empoli pochi giorni fa.

Poi ieri succede questo ed è già tanto che qualcuno dia la notizia con un certo risalto.

Per la cronaca, ecco la prima pagina rosea post-Empoli:

Gazza prima pagina 7 gen 2016

“A Giampaolo manca un rigore”

Questa invece quella post-Samp:

gazza prima pagina 11 gen 2016

“Alla Samp non basta Cassano”

Sempre all’insegna del Same but Different, più che condivisibile la bonaria ironia fatta sul cazzutissimo battibecco finale tra Chiellini e Bonucci a favor di telecamere: è lo stesso livornese a scherzarci su intervistato da Caressa & co. ovviamente (e giustamente, ribadisco) pronti a sottolineare come certi atteggiamenti siano comprensibili e perfino auspicabili, segno di un gruppo che non vuol mollare niente, sempretéso alla vittoria.

Peccato che, quando le stesse cose accadono -per di più nel chiuso dello spogliatoio- ad altre latitudini, il risultato sia questo:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Taaac

WEST HAM

Vinciamo in casa col Wolverhampton e passiamo il turno di FA Cup.

int sas 2015 2016

La piccionanza di sòreta…

E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.

EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

IL GIARDINIERE PROVETTO

TORINO-INTER 0-1

No, il caro Julio Cruz non c’entra.

C’è invece una piccola premessa ortofrutticola da fare: chi mi conosce sa che non amo particolarmente la roba verde da mangiare (eufemismo), e che anche a livello di fiori e piante ho il cosiddetto “pollice nero“. Le rare volte in cui mi decido a comprare un mazzetto, i servizi segreti del settore vivaistico si passano l’informazione, riuscendo a rifilarmi cadaveri a forma di margheritona, accompagnati dalla solita frase sibillina:

“Questi con l’acqua giusta le durano almeno due settimane”

Nella mia ignoranza, l’acqua giusta vuol dire annegarli ogni giorno in ettolitri di rubinetto. Peccato che poi solitamente mi scordi di farlo, il che è un dettaglio non da poco, lo riconosco…

Tutta ‘sta spataffiata per un dubbio amletico da simil –giardiniere: meglio far crescere una piantina sola, destinando a lei tutta l’acqua e le cure a disposizione, o prendersi cura di tutto il giardinetto, suddividendo acqua e premure in parti uguali tra tutti?

Il Mancio sta piano piano scivolando verso la seconda opzione, continuando a girare vorticosamente uomini e schemi, e portando avanti 3 o 4 idee di squadra diverse.

I risultati gli danno ragione e ciò fa impazzire i critici, a cui paiono non mancare ragioni per impalarlo. Eppure continuiamo a essere primi, segnando poco ma subendo meno. Settimo 1-0 della stagione e tutti a rosicare.

Per l’occasione il Mancio, oltre ad una discutibile sciarpa con il Padre Nostro scritto in tutte le lingue del mondo, sfoggia un 3-5-2 a specchio rispetto al Toro di Mr Ventura. La scelta mi fa sobbalzare tanto quanto la formazione scelta contro la Roma, ma proprio per la lezione imparata settimana scorsa (riassumibile nell’assioma “lui ne sa, tu no“) sotto-sotto sono tranquillo.

Difatti partiamo bene, nonostante un Felipe Melo meno presente rispetto al solito, compensato di contro dal miglior Kondogbia della stagione, forse non a caso eroe di giornata con il suo primo gol in Serie A. A preservare il preziosissimo vantaggio ci pensa nella ripresa Handanovic con le ormai solite e solide parate.

La partita non ha molto da dire, anche perchè noi -gol a parte- non tiriamo quasi mai in porta, mentre loro tentano insistentemente di buttarsi in area (vero Amauri? vero Maxi Lopez?) salvo poi tacciare noi di antisportività quando perdiamo tempo nelle rimesse laterali.

A scanso di equivoci, l’arbitro di giornata mostra di non subire la sudditanza psicologica contro la grande di turno (da leggere in tono lievemente sarcastico), comminando un totale di 8 minuti e mezzo di recupero (2 nel primo tempo, addirittura 6 e 30 secondi nella ripresa).

Quando si dice il carisma dei grandi…

LE ALTRE

Cambia poco o nulla in cima, visto che noi, Viola, Napoli, Roma e Sassuolo vinciamo tutti. I cugini strappano un pari che avrebbe dovuto essere sconfitta, ma che col proverbiale culo visto a quelle latitudini stava per trasformarsi in vittoria beffa, con Cerci tutto solo al 93′ a sparare fuori stremato da posizione defilata.

Concordo con chi dice che alla lunga Napoli e Roma emergeranno, ma è comunque bello essere in testa dovendo sostanzialmente ancora cominciare a giocare a calcio.

COERENZA E CENTROCAMPO

Piccola digressione di Calciominchiata fuori stagione: il caso Pirlo.

È vero che per tutta l’estate ho lamentato l’assenza di un regista nel nostro centrocampo, che potesse dare geometrie e fosforo come variante alla forza fisica e alla carogna ignorante.

Detto questo, so anche quel che penso di Pirlo, e non da oggi.

Poichè continuo a ritenere la coerenza un pregio e non un difetto, vado controcorrente rispetto alla solita pletora adorante e mi dichiaro fieramente contrario al possibile arrivo del trentasettenne nel mercato di Gennaio.

Il tutto per i seguenti motivi:

Voglio credere che il non aver pensato ad un regista in estate sia stata una scelta del Mancio. Scelta personalmente non condivisa, ma senz’altro rispettata. Se è così (e non può che essere così, perché se non ti sei accorto che Felipe Melo non fa quello di mestiere sei da ricovero), non capisco il motivo di cambiare idea a Novembre, con la squadra ai piani alti della classifica. Gestisci al meglio la rosa che hai, valorizza Kondogbia, prendi il meglio che può darti Brozovic e vai avanti.

Ammesso poi che arrivi, ho due domande. La prima di carattere psicologico (o psichiatrico, conoscendo i miei polli): come reagirà il già non granitico equilibrio neuronale della nostra mediana? Il messaggio che passa è:

“Siete bravi ragazzi, eh? Ma non capite un cazzo.

Adesso arriva quello là e vedrete…”.

L’altro dubbio è di prospettiva: ipotizzando che arrivi, e concesso che faccia pure bene nei mesi di permanenza (tre? sei?) alla fine ti ritrovi ad aver creato un “bisogno indotto” che non riesci a soddisfare. Hai abituato la squadra a giocare in un modo non sostenibile da Giugno in avanti: a quel punto ti metti a cercare un altro regista? Non ci credo neanche se lo vedo.

Ultimo, anche in ordine di importanza, è il motivo più epidermico: Pirlo mi sta sui maroni, è espressione di un calcio venerato da tutti come l’unico ammissibile al mondo, mentre l’Inter ha dimstrato al mondo che si può vincere (e ripetutamente) anche senza il regista illuminato da cui passa tutto il giUoco.

È COMPLOTTO

Un paio di gustose conferme circa la considerazione di cui i nostri godono nel mondo calcistico.

La Gazza di sabato sottolinea correttamente che, nonostante abbia in rosa due criminali come Melo e Medel, l’Inter sia tra le squadre meno fallose della Serie A.

Non dice che, a fronte di ciò, ha già dovuto terminare tre partite in dieci uomini ed ha collezionato un considerevole numero di cartellini gialli.

Inosmma, la dice ma non la dice tutta.

Scendendo nei particolari, vediamo che i nostri, penultimi nella classifica dei falli fatti, sono invece invidiabili terzi in quella dei cartellini gialli e rossi.

Una bella media, non c’è che dire: ai nostri bastano meno di cinque falli per veder uscire il cartoncino giallo, mentre alle altre grandi -o supposte tali- ne servono più di sei (andiamo dal 6,2 dei gobbi, al 6,7 di media tra Napoli, romane e Viola, agli inevitabili 7,6 dei Meravigliuosi –chè loro propongono giUoco, si vogliono bene e sono ontologicamente incapaci di far del male a chicchessìa).

Non è certo il primo anno in cui i nostri falli hanno un peso specifico “particolare” in relazione ai cartellini presi, ma -come detto- è rassicurante vedere che certe cose non cambiano mai (e raramente vengono sottolineate).

Quel sapientino intollerabile di Riccardo Trevisani di Sky nei giorni scorsi definisce testualmente iper-mega sopravvalutato Kondogbia; poi pare ammorbidirsi dicendo che verrà fuori nel lungo periodo, sancendo comunque il suo dissenso nell’averlo pagato quaranta milioni.

Non sprecherò ulteriori KB per ricordare le vere cifre dell’operazione. Mi limiterò ad attendere che la cifra lieviti in maniera simile agli “ottantamila-di-Barcellona” di quella farsa che fu la finale di Coppa Campioni Milan-Steaua del 1989.

Godibilissimo il contrappasso nel sentire proprio Trevisani dover commentare il primo gol di Kondogbia che ci ha dato i tre punti a Torino.

Cambiando campo, dalla tristezza di un Olimpico mutilato dal tifo delle curve emerge comunque una nota di involonataria ilarità. Il lavoro di lingua di Paolo Assogna con Garcia è ai limiti della perfezione, quando gli fa notare che, per la prima volta in un Derby, i giallorossi non schieravano nemmeno un italiano. Mentre già mi apprestavo a sfancularlo, arrivando quasi a godere del successo giallorosso pur in assenza di pedatori italici, ecco il triplo carpiato: “Non è che questa assenza di italiani possa favorire la Roma, togliendo la tensione tipica di queste partite?“.

Noi siamo indegni e dovremmo vergognarci di non avere (quasi) italiani in rosa.

Agli altri invece gli stranieri tolgono la tensione. Quando si dice la coerenza.

Infine, non ho problemi ad unirmi all’applauso pressochè unanime per la Fiorentina, coinquilina di pianerottolo in cima alla classifica. So di rischiare il processo alle intenzioni, ma mi è parso un tantino eccessivo il continuo riferimento al gioco, allo spettacolo, alla manovra corale, al “non è certo un caso se LORO sono in testa alla classifica“.

Vero Riccardo Gentile e Ambrosini Massimo? Pigliatevi un antiacido e state tranquilli: non durerà, purtroppo, come spiegato prima. Non rovinatevi il fegato…

WEST HAM

La partita che avrei voluto vedere dal vivo (ma che ho invece seguito solo via web visto che anche nella biglietteria online degli Hammers c’è il complotto e non si riesce a comprare un cazz…) si chiude con un pari con l’Everton.

Classifica un po’ meno entusiasmante di qualche settimana fa, ma sempre di tutto rispetto.

Esulta chè hai segnato! Su un po' di casino...

Esulta chè hai segnato! Su un po’ di casino…

AVANTI PIANO

INTER-JUVENTUS 0-0

Come si dice in questi casi, il pareggio è giusto.

Facciamo a mio parere il miglior primo tempo della stagione, pur con un centrocampo che vede Brozovic tirato fuori dal freezer al posto di un Kondogbia perfettamente conforme alla vulgata degli acciaccati interisti (“ha un piccolo risentimento, ma niente di che, sta già molto meglio, non va nemmeno in nazionale, sta qui ad allenarsi per essere al 100%, è pronto, non ha problemi… Si adesso vediamo, magari non tutti e novanta i minuti”. infatti entra nel recupero). La coppia di sgherri Melo-Medel inguaia la mediana bianconera titolare per la prima volta con Marchisio e Pogba a non prenderla praticamente mai e il solo Khedira ad arrangiarsi.

Davanti, Jovetic è palesemente di un’altra categoria rispetto ai compagni, con un buon Perisic largo sulla fascia e Icardi in mezzo a sbattersi senza che gli arrivi uno straccio di pallone giocabile.

Dietro Miranda e Murillo fanno una gara discreta, se non fosse per un paio di cappellate del colombiano, che esce avido di gloria perdendo palla in pieno Lucio-style. Sulle fasce, Santon ha il solo merito di far rivalutare JJ che se non altro ha la scusa di dover marcare Cuadrado, il più veloce del West.

Tutto bene quindi?

Mancop’ocazz

Come lo scolaro che ha fatto vedere che la sa e ha ormai sfangato il rischio nota sul registro, i nostri rientrano dall’intervallo e si mettono a fare da spettatori. I gobbi sono lenti e fuori forma, ma se li fai giocare è chiaro che approfittano. Cuadrado dimostra di cosa è capace, mulinellando le gambette in modo quasi isterico sulla fascia destra e generando parecchi mal di pancia alla nostra difesa. Handanovic è bravo e fortunato a deviare con un doppio colpo di tacco la conclusione del bianconero che gli finisce in mezzo alle gambe, mentre al piattone scolastico di Khedira, che per nostra fortuna bacia il palo e torna indietro, ho ringraziato quegli stessi Santi che avevo invece ripetutamente ingiuriato alla traversa di Brozovic nel primo tempo.

Non so onestamente a chi servissero di più i tre punti e francamente poco me ne cale. Loro continuano a rimanere saldi a metà della colonna di destra, mentre noi tutto sommato siamo secondi -seppur a parimerito- ad un solo punto dalla vetta.

Quel che mi auguro è che il Mancio faccia ora quelle due o tre scelte tattiche e gerarchiche che permettano alla squadra di specializzarsi in un modulo e continuare a suonare quello spartito per qualche giornata, sperando che la cosa possa portare giovamento soprattutto a Icardi.

Personalmente concordo con lo Zio e con Vialli, che segnalavano tra le possibili cause della scarsa prolificità del nostro l’assenza di un vecchio volpone come Palacio al suo fianco. Se mi si passa il paragone, El Trenza ha una sapienza tattica tale da far rendere al meglio chiunque gli giochi a fianco, quasi (ho detto quasi…) come i fortunatissimi colleghi di reparto del Mancio giocatore. Jovetic e Perisic hanno altre caratteristiche e in alcune cose sono perfino migliori di Palacio, ma con loro l’intesa va costruita e non è così immediata.

Detto che il Campionato sarà più combattuto degli anni scorsi, non credo che ci si possa attendere una vittoria dei nostri. Il secondo o terzo posto invece sono, mai come quest’anno, fondamentali, viste anche le implicazioni economiche di tanti investimenti fatti in estate. In questo contesto, avere un centravanti da almeno 15 gol è essenziale.

LE ALTRE

Classifica alla mano, il vero big match di giornata è stato Napoli-Fiorentina, con gli azzurri a vincere meritatamente e fermare cosi la capolista. Bene anche la Roma che ospiteremo a fine mese in una partita che dirà molto sulla nostra consistenza, mentre preferirei sorvolare per umana decenza sui cugini fermi solo un punto sopra la Juve. La Samp ci fa capire quale spessore avesse la squadra due settimane fa ci aveva bloccato, andando a perdere 2-0 in Ciociaria… Male anche la Lazio che soccombe a Sassuolo.

È COMPLOTTO

La lista di dispettucci è lunga assai, avendo beneficiato la stampa della pausa Nazionali.

Si inizia con l’inevitabile accenno di Rafa Benitez ai suoi disgraziati mesi nerazzurri. Non potendo ritirare fuori storie già sentite millemila volte, in questa occasione ci delizia parlando di giocatori intersiti talmente insubordinati da portarsi addirittura il cellulare al cesso.

Proseguiamo con il vecchio detto della bugia che, ripetuta 100 volte, diventa verità. Niente da fare: Kondogbia l’han pagato 30 + 5 eventuali di bonus, ma per tutti rimangono 38: Bocca di rosa strikes again. Si vede che così la storia è più bella…

Perfino il Mancio versione zen 2.0 si abbuffa la uallera e fa presente alla conduttrice di Mediaset che evidentemente “avete qualcosa contro l’Inter“, ricordando come le critiche siano quasi scontate quando si tratta di noi, i meriti dovuti al solo caso o alla giocata del singolo, la manovra farraginosa a prescindere.

Il diligente Compagnoni di Sky, non potendo ripetere rrrete in maniera ossessiva, si è così limitato a definire “non bello” un primo tempo in cui l’Inter ha prevalso sulla Juve, affrettandosi di contro a precisare che “la partita adesso è anche bella”, dove con adesso si intendevano i primi dieci minuti di ripresa, con i bianconeri a menare le danza.

WEST HAM

Anche qui siamo ai piani alti della classifica: la vittoria in trasferta contro il Crystal Palace ci fa veleggiare a un più che meritato quarto posto.

Senza parole

Senza parole

LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”

PIERINO E LA TESTA QUADRATA

INTER-CESENA 1-1

Guardando l’ultima esibizione dei nostri eroi mi è tornata alla mente una delle prime barzellette che ho sentito raccontare in vita mia, quella di Pierino che si lamenta con la mamma: tutti gli dicono che ha la testa quadrata.

La genitrice, quindi, per consolarlo, gli accarezza la testa seguendo il perimetro del cranio e, spigolando tra gli angoli retti, dice:

“Non è vero Pierino che hai la testa quadrata…”

La miglior fotografia della stagione,,, Sad but true

La miglior fotografia della stagione.
Sad but true.

L’Inter attuale è questa, inutile girarci intorno…

La faccia del Mancio a fine gara è tutta un programma, e se potesse uscire un fumetto dalla sua testa, probabilmente ci sarebbe scritto “ma chi cazzo me l’ha fatto fare…“.

Potevamo vincerla, vero: il gol di Icardi era buono, il tiro di Podolski è stato deviato sul palo a ulteriore conferma che noi un po’ di culo nella vita mai, quello su Dodò secondo me è rigore. Detto questo, l’arbitro “Gerva” non vede il ruzzolone di Ranocchia in piena area che ci avrebbe costretti al loro rigore e all’uomo in meno, quindi non è il caso di sottilizzare.

In buona sostanza: buttiamo via il primo tempo giocato con lo schema “dài, tanto è il Cesena“: poca corsa, tutti a giochicchiare come se si dovesse segnare per diritto divino, e le solite belle statuine dietro a rimirare la palombigia di Defrel -in effetti mirabile- che timbra il vantaggio romagnolo.

Potrei mandarla in vacca facendo notare che in campo c’era il Kuz, legnoso e brutto come ai bei tempi: la sua testa pentagonale spedisce in zona bandierina un bell’inserimento in area, mentre per intervenire su un rimpallo a 12 metri dalla porta ci mette quei 20 minuti che permettono alla difesa avversaria di rimpallare.

Ma fosse solo lui il problema, saremmo a cavallo: non capisco perchè il Mancio non faccia giocare uno tra Brozovic, Hernanes e Kovacic al suo posto. O meglio, forse lo capisco, viste le ultime uscite di “Ayeye” e visto quanto combinato dal croato decollizzato nell’ora giocata al posto del claudicante Shaqiri.

La ripresa ci vede per lo meno partire massicci e incazzati e segnare due gol in 3 minuti (uno però annullato, come s’è detto) ed arrivare con convinzione dalle parti del portiere Leali. Passata la nostra morning glory, però, rischiamo subito di subire un altro fischione su contropiede cesenate sventato alla grandissima da Handanovic. Riesco a godermi solo la prodigiosa sdraianza del nostro portiere, vista la regìa di Sky impegnata in inutili replay in perfetto stile Rai.

Con l’andar del tempo i nostri -presunti- attacchi si fanno più saltuari e disordinati: vero che arriviamo sul fondo con apparente facilità, ma è altrettanto vero che D’Ambrosio fotografa alla perfezione il nostro stato psico-attitudinale. Il ragazzo ha buona gamba e arriva al cross una decina di volte in mezz’ora, ma scodella delle fetecchie che non fanno alcuna paura alla pur non granitica retroguardia cesenate.

I nostri avversari interpretano da manuale il concetto (semplice in teoria, difficile in pratica) del “coprirsi e ripartire” facendoci passare qualche brutto minuto: complimenti ai giocatori e ancor più al Mister tanto bravo quanto somigliante a un grandissimo della comicità britannica del secolo scorso (vedere per credere):

Lupo ululì

Lupo ululì

Castello ululà

Castello ululà

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Nella giornata che vede l’Europa allontanarsi ancor di più, gli altri arrivano dove il mio pessimismo li aspettava da mesi: in Campionato chiuderemo tra il sesto e l’ottavo posto, quindi l’unica e ultima occasione per affacciarci in Europa è quella di far strada in Europa League. Roba che in un paio di giorni potremo capire se e come sia possibile.

E se abbiamo passato i giorni successivi alla disgraziata trasferta di Wolfsburg a dire che “due gol li possiamo fare, il problema è non prenderne“, la partita col Cesena ha minato anche questa certezza, chè se non siamo stati capaci di vincere contro questi qua, dove vogliamo andare?

LE ALTRE

Il Mancio ha ragione a smadonnare nel dopo gara, dicendo che non vincere è stato gravissimo. Due punti in più non avrebbero cambiato granchè, ma ti avrebbero consentito di accorciare di tre punti su Genoa e Napoli, di allungare di altri tre sul Milan (che comunque fa sempre piacere) e di dare un senso un pocolino più ordinato e logico alla tua cazzo di stagione. Invece siam qui a leccarci le ferite, mentre la Viola rimonta sul Milan, la Lazio passeggia contro Mister Ventura e la Samp sbanca l’Olimpico di una Roma sempre più imballata. Juve a +14: non escludo che da domenica faccia giocare gli Allievi…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, se non la mia pervicace e prevenuta convinzione di un inscalfibile idillio tra SuperPippa e la stampa sportiva italiana. Là dove dozzine di allenatori vengono impallinati sulla base dell’ “uomo che paga per tutti, è crudele ma è così, questo è il calcio…“, qui assistiamo ad una settimanale assoluzione dell’uomo che vive sul filo del fuorigioco (e anche oltre), che -poverino- non ha colpe, perchè la squadra è scarsa e mal assemblata, in campo ci vanno i giocatori…

Tutto vero e condivisibile, per carità: non si capisce però (o meglio, si capisce eccome…) perchè ogni settimana la conferma del ragazzo venga salutata con un malcelato giubilo dal giornalettismo italico, solitamente invece affamato di sangue e ruzzolamenti nella polvere manco fossimo al Colosseo.

Potere della bresaola con l’insalata…

WEST HAM

Continuiamo la nostra discesa agli inferi beccando tre pere all’Emirates contro l’Arsenal. Fanno tre gol sostanzialmente uguali, triangolando di fino in piena area di rigore. Ma cazz… dopo che hai preso il primo gol così, al limite ti fai cacciare, ma piuttosto che farti perculare in quel modo entri dritto sulla gamba!

E vabbuo’, periodaccio…

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare...

Godiamoci il godibile, almeno Palacio sta tornando a segnare…

MANUALE DEL (ANTI) CALCIO

CESENA-INTER 0-1

Coerenza, Mario. Coerenza.

Hai sempre detto che avresti sempre preferito una vittoria risicata, squallida e imbarazzante ad un pareggio arioso, spettacolare e pieno di giUoco.

Coerenza.

Ok, ce la posso fare: i tre punti sono la cosa più importante, e di questo, visti i tempi grami, dobbiamo gioire.

I tre punti sono anche la sola cosa da portarci a casa, visto che la pochezza dei nostri è stata imbarazzante quasi quanto il completo “spezzato” (solita maglia del pigiama accoppiata a calzoncini bianchi con numeri rossi: i trend setter credo chiamino questo stile “‘na scarpa e ‘na ciabatta“). Quantomeno, la mise è lo specchio perfetto della prestazione dei ragazzi. Giochiamo per un’ora con un uomo in più, soffrendo sistematicamente il loro pressing, finendo una decina di volte in fuorigioco e rischiando di prendere il fischione all’ultimo secondo.

Detto che i pochi scampoli di calcio ce li fanno vedere Kovacic ed Hernanes (i migliori da un punto di vista potenziale, e per fortuna anche all’atto pratico), il resto della partita è la quintessenza di una imbarazzante mediocrità, con la difesa a soffrire molto più i propri limiti tecnico/tattici della pericolosità degli avversari, e con gli attaccanti a far a gara tra loro a chi butta nel cesso più occasioni da gol.

Ma abbiamo vinto, e dobbiamo farcelo bastare.

Vestendo per un attimo gli amati panni del tènnico, mi vengono in mente due robe:

1) se avessimo un centrocampista degno di tale nome (e quindi non un paracarro come il Kuz, un picchiatore in libera uscita come M’Vila, un cranioleso come Guarin o un bravo ragazzo come Khrin), caldeggerei fortemente un immediato passaggio ad una difesa a 4, in modo da guadagnare un uomo in più in mediana, tanto per non essere costretti a novene e rosari  quotidiani che preservino Kovacic e Hernanes da qualsivoglia malanno di stagione.

Sento parlare un gran bene di Baselli dell’Atalanta, il nuovo Pirlo secondo la vulgata pallonara. Ora, posto che non l’ho mai visto giocare, sarebbe interessante acchiapparlo e capire come potrebbe cambiare la nostra mediana supportando i due succitati, fermo restando il cagnaccio Medel a randellare tutto ciò che si muove dalle sue parti (se è il pallone, pazienza!, cit.). Probabilmente non se ne farà nulla, visto che l’arrivo dell’orobico pare condizionato alla partenza dell’amatissimo Kuz, che legittimamente non ne ha manco per le palle di andarsene in una squadra (ancor) più scarsa della nostra.

2) In apparente contraddizione con quel che ho detto e scritto ultimamente, le critiche a Mazzarri mi paiono sempre meno irragionevoli.

Mettiamola così: il Miste’ offre evidenze quotidiane che corroborano il già robusto dossier ai suoi danni. Partite come quella di ieri, o come il soporifero 0-0 infrasettimanale contro il St Etienne, sono tra le peggiori esibizioni dei nerazzurri che io ricordi. Non solo: questa considerazione comincio a farla abbastanza di frequente, segno che non si tratta della solita “giornataccia” che capita una volta ogni tanto, ma che è proprio una tendenza non so quanto rimediabile.

Personalmente, continuo a pensare che una squadra che schiera Palacio, Icardi, Hernanes, Kovacic, Ranocchia e Handanovic non possa far così schifo. Se invece fa -ripetutamente- così schifo, lo sguardo volge inevitabilmente verso la panca.

Ora, riprendendo l’auto-esortazione iniziale (Coerenza!) non arrivo ovviamente ad augurarmi “la testa di Mazzarri su un piatto“, ma le motivazioni alla base della mia convinzione sono puramente economiche: non ce lo possiamo permettere!

Aver visto il Mancio in tribuna ieri ha fatto vacillare il mio cuoricione da tifoso e, se continuo a ritenere che nemmeno Gesù Cristo potrebbe fare di Jonathan il nuovo Maicon, inizio a sospettare che attorno a Mazzarri inizi a mancare quella fiducia da parte di tutto l’ambiente (Società in primis e giocatori in secundis) necessaria per “fare bene” -altra frase che odio, come se ci fossero squadre che vogliono fare “così così” o addirittura “fare schif’alcazzo“.

Mi auto-infliggo un periodo di auto-analisi per capire che razza di tifoso sono.

Vi farò sapere i risultati.

LE ALTRE

Detto che Udinese e Sampdoria sono meritatissimamente al terzo posto, con i liguri attesi in settimana a San Siro, Lazio e Napoli vincono mantenendo immutato il loro vantaggio nei nostri confronti.

Guadagniamo invece 2 punti su Milan e Fiorentina che pareggiano nel posticipo dei posticipi, mentre là in cima la Juve torna a +3 battendo il Palermo e approfittando dello 0-0 della Maggica in casa Samp.

E’ COMPLOTTO

Non volendo dissipare ulteriore spazio informatico sull’addio del Signor Massimo, faccio solo presente quanto successo a distanza di poche ore.

Il nostro, dopo mesi di silenzio d’oro, prorompe in tutta la sua simpatttia vaticinando volatili per diabetici all’attuale Mister e facendo capire che, con lui ancora al comando, l’esonero ci sarebbe già stato.

Due giorni dopo, le già ricordate dimissioni, nei tempi e modi sbarazzini così consoni al personaggio.

Grazie a una fortunosa coincidenza, merito dell’utile idiota di turno, la nuova dirigenza del Club ha l’occasione di guadagnare immediatamente vagonate di punti in popolarità presso i tifosi nostalgici, assestando quello sganassone mediatico che noi poveri Intertristi chiedevamo al Signor Massimo da anni, mai ascoltati se non per argomentare che “noi siamo superiori, non ci abbassiamo al loro livello, tanto la gente sa com’è andata…“.

E invece, eccolo qui il capolavoro:

#insiemeallasuareputazione

Spero sia chiaro a tutti il danno perpetuato in 18 anni di dichiarazioni Simpattiche e la squassante differenza con le 6 righe qui sopra incorniciate.

Probabilmente, un ventennio di esternazioni quotidiane e rese con la consueta disponibilità aveva annebbiato la vista a molti e reso tanti di noi (di voi!) incapaci di capirne la gravità.

Eh sì che bastava così poco…

Concludo con una bagatella, ennesima spia dell’aria che si respira intorno alle strisce neroblù. La Gazza dà 5 in pagella all’arbitro di Cesena-Inter argomentando che il rigore “ci può stare” ma che l’espulsione è eccessiva.

Però, nell’apposito “box” che analizza più in dettaglio gli episodi da moviola, la solfa è leggermente diversa. Lì testualmente si legge: “Poco da dire sul rigore, mentre qualche dubbio arriva sul rosso per la chiara occasione da rete. Palacio, infatti, per scavalcare il portiere cerca la via esterna, mentre Lucchini sta rientrando. La regola, però, è severa e dà parametri precisi: quando il fallo arriva nei pressi dell’area piccola, il rosso è quasi automatico. Mazzoleni, insomma, si attiene alla direttiva (molto severa e contestata) avuta“.

Ma intanto gli diamo 5 e buttiamo un po’ di merda nel ventilatore, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

Nel frattempo, il raddoppio della Juve si limita a “suscitare dubbi”. Tanto stavano già vincendo…

WEST HAM

Goduria pura!

Battiamo 2-1 il Manchester City e restiamo quarti in classifica!

E, ancor più bello, il secondo gol è frutto di “moviola in campo”, con gli arbitri a bordo campo a controllare e confermare in pochi secondi che la palla ha interamente superato la linea entrando quindi in rete.

as-simple-as-that

as-simple-as-that

Senza interminabili interruzioni nel gioco, senza suicidi di massa, senza rivolte popolari nelle strade. E, soprattutto, in culo a Platini!

They fly so high!

maglia del pigiama e braghe coi numeri rossi?!?!?

maglia del pigiama e braghe bianche coi numeri rossi!?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ma come ti vesti !?!?!

ERRORI UGUALI MA ANCHE NO

ROMA-INTER 0-0

Un punto di platino per i nostri, che superano indenni la trasferta capitolina pur approfittando di un paio di assenze mica da ridere tra i lupacchiotti.

Il primo tempo è piu che buono per i nostri, nonostante Hernanes inizialmente in panchina: Alvarez -che lo rimpiazza- non fa malaccio, e Guarin stantuffa sul centro destra dispensando generosità e imprecisione a dosi alterne. Ma soprattutto, il fulcro del centrocampo beneficia dell’assenza di Kuzmanovic tanto quanto della presenza del Cuchu, al rientro dopo una mesata di ferie: crapapelada fa vedere per la millesima volta quanto la velocità di crociera possa non essere fondamentale, quando il cervello è densamente abitato da neuroni e sinapsi ben irrorati.

Personalmente, ritengo che Cambiasso sia l’unico del fantomatico club del asado a meritare almeno un altro anno di contratto e con un minutaggio cospicuo, pur senza rimangiarmi quanto ripetutamente detto in varie occasioni: è proprio il suo il ruolo che necessita del maggior investimento in sede di mercato.

Icardi là davanti fa vedere buone cose e sopratutto zero complessi di inferiorità nell’andare a battagliare con la difesa della Roma, mentre Palacio conferma di avere le pile scariche. Ora, comprendo e condivido l’ammirazione di Mazzarri per la sagacia tecnico-tattica del Trenza, ma il ragazzo ha palese bisogno di tirare il fiato.

Detto di un secondo tempo nel quale la Roma viene fuori facendoci pigliare qualche spavento (splendido l’anticipo di Rolando su Gervinho, ottimo il riflesso di Handanovic su Pjanic), il pari è giusto e facilmente catalogabile con la benedizione del “un tempo per uno, un punto a testa“.

Volendo giudicare la prestazione dei ragazzi, noto un deciso miglioramento rispetto alla balbuzie casalinga vista col Cagliari. Domenica arriva il Toro, e sarà l’ennesima occasione per poter recuperare punti su chi ci precede (il calendario prevede Juve-Fiore e Napoli-Roma); non vincere, peraltro, vorrebbe probabilmente dire addio al quinto posto, stanti Parma e Verona a morderci le chiappe ad un solo punto di distanza.

L’auspicio è che la difesa possa sopperire alla sicura assenza di Samuel (diffidato e ammonito) e a quella probabile di JJ dopo la prova TV. Il centrocampo dovrebbe beneficiare del consolidamento del Cuchu e del rientro in pianta stabile di Hernanes, mentre l’attacco mi auguro possa confermare i progressi di Icardi e una plausibile staffetta tra Milito e Palacio.

 

LE ALTRE

La Juve vince a Milano contro i cugini “da grande squadra”. I cugini perdono “ma non per davvero”. Le virgolette riportano i commenti testuali rispettivamente di Caressa e Alciato. Il Napoli non digerisce il cacciucco e pareggia a Livorno, mentre la Viola perde in casa contro una Lazio in piena ripresa (quantomeno in campionato).

 

E’ COMPLOTTO

Di seguito cercherò, con la faziosità che mi contraddistingue, di far capire perchè l’altra equazione blaterata ai quattro venti sia invece fallace e fuorviante: dire “due rigori negati ad ogni squadra, e un “rosso” risparmiato a testa” equivale a fermarsi all’antipasto e non -voler- andare oltre nel succulento pastone mediatico.

Innanzitutto, i due rigori richiesti dai nostri arrivano prima degli episodi “gemelli”, e questo -se permettete- fa una certa differenza. Andare su un ipotetico 2-0, con la Roma in 10 uomini (a-stretti-termini-di-regolamento potevano essere anche 9, chè Icardi viene strattonato da Benatia solo davanti al portiere) avrebbe disegnato tutt’altra partita, e non si sa quali sviluppi avrebbe potuto avere.

Il mio tifo è sufficientemente accecante da definire solo “dubbia” la trattenuta di Samuel su Destro, ma non lo è abbastanza da risparmiare il “pirla!” a Juan Jesus che rifila un cazzotto senza senso a Romagnoli (avessi detto Bierhoff) in area. Lì sì, rigore e rosso sarebbero stati ineccepibili.

Una cosa è certa: tutti gli episodi considerati palesano per l’ennesima volta l’assoluta inaffidabilità dei cosiddetti assistenti di porta. E’ un mio vecchio tormentone, che mischia elementare spirito di osservazione e dietrologia complottista: quella arbitrale è una corporazione (se fossi grillino la definirei KASTA) che ha il principale interesse nel difendere se stessa dai pericoli che arrivano dall’esterno.

Rimandando altrove l’analisi dei motivi per cui si voglia mantenere lo status quo (vedi in particolare la sezione GOL NON GOL di questo post, tanto verboso quanto attempato), qui mi limito a definire risibili Braschi e Nicchi nell’assolvere i loro arbitri, dicendo che gli episodi (e quindi gli errori) erano evidenti solo alla TV.
 

Siamo al negazionismo, al rifiuto del progresso. Siamo al complotto.

Cambiando argomento, e parlando dello scontro tra i cattivi del mondo, faccio notare alcune chicche:

1) L’Inter è -per definizione- la squadra che sopperisce alle croniche carenze di gioco con la qualità dei suoi singoli e con le loro giocate. Tutto ciò porta all’assioma “E’ un’Inter cinica” cantilenato tutte le volte in cui (…good old times…) i nostri vincevano 1-0 magari facendo tre tiri in tutta la partita. Ieri sera la Juve, a conclusione di un primo tempo nel quale ha senz’altro subito la buona vena del Milan, trova una splendida azione con Tevez-Lichtsteiner e Llorente. Il commento è ovviamente diverso: “La Juve è una grande squadra!”.
Sull’altra sponda, a nessuno passa per la testa di far notare come il tanto decantato giUoco prodotto dal Milan non solo abbia portato alla sconfitta, ma si sia esaurito alla fine del primo tempo. Tutt’altro! si chiede anzi retoricamente a Seedof se una sconfitta del genere possa essere davvero considerata una sconfitta.
Per la cronaca, il pareggio (non sconfitta, pareggio) nerazzurro a Roma, ottenuto dopo un primo tempo altrettanto positivo è stato unanimemente salutato con titoli solo poco meno entusiastici, riassumibili in: “Roma-Inter: solo pugni niente gol”.

2) Nel dopopartita, tutti a stupirsi beati del fatto che Gobbi e Meravigliuosi vadano d’amore e d’accordo. Giocatori, allenatori e dirigenti si scambiano complimenti e smancerie come nemmeno tra innamorati adolescenti. Ma Diobono: si sono spartiti la torta del calcio per anni, tra trofei Berlusconi, accordi commerciali e conventiones ad excludendum e ancora vi stupite? E soprattutto: vi pare una cosa da portare ad esempio di etica sportiva? A me a veder certe cose vien solo da ridere. Per non piangere.

3) Chiudo con una battuta: Tevez è un fuoriclasse, e lo dico da quattro anni. Loro l’han preso con nove milioni. Noi con un milione in meno ci siamo assicurati il Kuz.

 

WEST HAM

Torna purtroppo la sconfitta: 1-0 in trasferta contro l’Everton. Sarà per la prossima…

Adelante Pedro!

Adelante Pedro!