A COUPLE OF THINGS ABOUT “COMPLOTTO”

Dear Ms Lewis,

it is with great pleasure that we, supporters of Inter, welcome you and all the other ‘foreign managers’ on board.

All nerazzurri are sure that the Club will soon benefit from your vast and deep expertise. As you surely will know by now, Inter has always defined itself as ‘brothers of the world‘ since its foundation back in 1908. It is therefore consistent, logical and even natural to pursue our goals regardless of nationality or origin, but only focusing on technical and human qualities of its players, managers and staff.

We simply believe that diversity is a strength and not a weakness, a quality and not a defect, a plus and not a minus.

Not only Inter has such diversity in its core: it is also different from any other Top Club in Italy, if not in the world.

If you look at Juventus and A.C. Milan in Italy, (not to mention Real Madrid in Spain) you’ll see great industrial, media and political interests behind these Clubs, and the outcome of such endorsements is hard to deny:

Newspapers, TV and new media are always very careful not to step on the ‘wrong’ toe.

Throughout the years, these Clubs have seen their victories blindly glorified and their defeats minimized as ‘just one of those things‘. I am sure you are aware of what Calciopoli has meant for the entire Italian Football, and this says a lot about the relationship linking those Clubs with referees, media and establishment.

On the other hand, Inter, despite being one of the top teams in Italy – never relegated, as we fans like to remind our black-n-white and red-n-black rivals -, has always been described for its naivety and its apparent incapacity to grow step by step and win trophies. When this eventually occurred – funnily just after the Calciopoli fuzz was discovered- , that’s when the lack of media appeal revealed its most negative aspect: it wouldn’t be fair to say that the importance of our successes from 2006 to 2011 was played down, but for sure critics were more than ready to emphasize the lack of Italian players in the squad or the rudeness of some statements from the Managers of those years. More than this, emphases was put on what critics defined as the informal way of running the Club which was one of the most recognizable aspects of Mr Moratti as a chairman.

It is curious that the same critics are now pointing their fingers to the new approach adopted by Mr Thohir, who is in turn accused of “taking Inter away from the Interisti” and stripping passion and typical Italian football attitude away from the Club.

For the same reasons, and as a fan, I would like to thank you instead. It is not the right time, nor the right place to analyze why and how football management rules have changed in the past few years; just let me say that this seems the only possible, logical and – hopefully – successful approach to adopt in this new adventure.

Being myself a fan, a reasonably media-obsessed fan, I just wanted to put my two cents in.

This is what you’ll have to expect from the media in Italy. There will always be something wrong to emphasize,  there will always be a good excuse to underrate victories and to criticize the players, the managers or the Executives, even if they’ve just arrived.

Be ready for this. And at the same time, please, respond to it. In your own way, but do react.

A kinda “we are Inter, brothers of the world. Who the hell are you?” attitude would be highly appreciated by the fans.

 

Once again, welcome. And Forza Inter!

inter logo 2014

TRISTI E DOLOROSE BANALITA’

INTER-CAGLIARI 1-1

Riflessioni in ordine sparso:

Se togli a una squadra convalescente l’unico giocatore in grado di far girare la palla in maniera non masturbatoria, ecco che la manovra si fa stitica.

In sostanza, Hernanes è il nostro confetto Falqui.

Se Nagatomo è il migliore in campo, seguito da Guarin, possiamo ulteriormente desumere che il match in questione non è stata una tempesta di cervelli. Ad onor del vero, anche Icardi ha avuto un buon impatto sul match, propiziando il pareggio e colpendo una traversa nel finale.

Detto ciò, il Cagliari non ha rubato nulla e, pur avendo tirato una sola volta in porta, il pareggio è tutt’altro che scandaloso. Del resto, guardiamo in casa nostra: buona parte dei nostri elementi merita la classifica attuale. I fischi e brusii di disapprovazione e imbarazzo mi hanno confermato l’attuale successo della mozione “giubiliamo Kuzmanovic“: far giocare questo bipede è un insulto non solo a Cambiasso, ma pure a Taider e financo a Mudingayi. Tant’è: il Mister ce lo ripropone a cadenza settimanale, e il nostro ringrazia inanellando prestazioni di imbarazzante mediocrità.

Buttando l’occhio ai nostri avversari, Pinilla si conferma ennesima bestia nera dei nerazzurri, purgandoci per la quinta volta in carriera, e ancora una volta su un rigore dubbio (l’autismo nerazzurro di chi scrive lo porta a non dimenticare il tuffo della scorsa stagione a Cagliari, premiato col massimo dei voti dalla giuria arbitrale). Per il resto i sardi ci tengono impegnati e preoccupati con “Maciste” Ibarbo che ingaggia un avvincente duello tutto muscoli e velocità con JJ (bravo davvero in un paio di circostanze il nostro, che ferma l’avversario un attimo prima dell’esiziale faccia a faccia con Handanovic).

Per il resto rischiamo poco, complice anche l’assenza di Conti e Sau tra gli avversari, con i difensori di casa che ancora una volta si trasformano in goleador: il cross di Nagatiello è buono assai per Icardi. L’emulo di Ruggero de Ceglie è leggermente defilato e propende per la “torre” a centro area, dove Rolando è lesto a mettere palla in buca per il pareggio ad inizio ripresa.

icardi gnignigni

fiodena

Il più sembra fatto (pareggio acciuffato a inizio ripresa, Icardi che poco prima aveva già avuto una buona occasione), ma in realtà assistiamo ad uno sterile possesso palla che produce qualche lampo improvviso (bellissima la combinazione Guarin-Palacio, seguita da inevitabile miracolo del portiere cagliaritano) in un mare di balbettìo ruminante (vero Kovacic?).

Si arriva così al serrate finale (il serrate arriva dritto-dritto dalle telecronache di Nando Martellini ed è quindi solo per over 40), su cui mi dilungherò infra e che in ogni caso nulla aggiunge a questa insipida brodaglia domenicale.

 

LE ALTRE

Campionato mai così spezzatino, con Fiore e Napoli a dover giocare di lunedì. Per il resto la Juve vince rubando (ma ovviamente era difficile da vedere), mentre il Milan associa al furtarello (sul gol del 2-0 palese la carica di Pazzini sul portiere) la proverbiale botta di culo sul gol di Taraabt: il portiere gioca a calcio saponato e il francese ringrazia.  La Roma mantiene le distanze regolando il Bologna col minimo scarto in attesa di riceverci sabato sera.State bbòni…

 

E’ COMPLOTTO

Stavolta tocca scindere le questioni: tecnico-calcistica e mediatica.

Il Mister continua ad essere poco mediatico per i miei gusti, peccando di autocritica (“non ho nulla di cui rimproverarmi“) e con una certa tendenza allo scarica-barile (“i giovani me li sono trovati“). Ho simpatizzato con lui però quando ha disatteso il fioretto del “non parlo degli arbitri“, trasecolando alla vista dell’incaprettamento ai danni di Icardi subito dopo la sua traversa.

Siamo alle solite: il rigore non va dato “se te lo meriti”, e cioè come ricompensa divina per le dozzine di occasioni sfumate di un nulla. No. Una squadra ha il sacrosanto diritto di vincere una partita per un rigore ingenuo pur nel mezzo di una partita mediocre.

Ma andatelo a dire agli arbitri italiani, ovviamente solertissimi ad arbitrare in punta di regolamento ai nostri danni, e altrettanto pronti a interpretare e lasciar correre quando i fischi potrebbero essere a nostro favore.

Palese a mio parere la malafede del signor Russo da Nola, quando nei primi 5 minuti riesce nell’ordine ad ignorare un evidente fallo su Guarin al limite dell’area, a non fischiare un palese tocco di mano di Cossu a centrocampo, e ammonire poi Juan Jesus per un contrasto con Ibarbo con i due colossi a spintonarsi a centrocampo sulla ripartenza cagliaritana.

Lo stesso rigore è per me molto opinabile, avendo l’occasione certificato che la volontarietà non è più il criterio da seguire per il fallo di mano: si può dire quel che si vuole, ma l’ultima cosa che JJ vuol fare nell’occasione è toccare la boccia con la zampa. Chiamatelo movimento scomposto, chiamatela imperizia, quel che volete, ma la regola è ufficialmente cambiata (ovviamente fino alla prossima volta).

Oltretutto, mi pare curioso che l’arbitro faccia calciare Ibarbo e fischi solo dopo aver visto la sua conclusione perdersi a lato della porta: il vantaggio si concretizza nel momento in cui l’attaccante ha l’occasione per tirare, indipendentemente dal fatto che segni o meno.

Detto tutto questo (ricapitolo per i distratti: prima ammonizione eccessiva, rigore dubbio, gestione del vantaggio equivoca), possiamo parlare di secondo cartellino giallo -e quindi espulsione- del nostro difensore. Sento farneticare di interpretazioni fumose quanto e più di un regolamento attuativo di una legge italiana, secondo cui sarebbe stato giusto non ammonire il giocatore, ma devo ammettere che a quel punto nessuno si sarebbe scandalizzato per l’espulsione per doppio giallo del nostro.

Magra consolazione, se è vero che nel finale di partita Icardi viene affossato in area da Astori (altro maledetto, ovviamente tifoso-rossonero-fin-dalla-nascita) senza che Russo abbia nulla da eccepire, e se è altrettanto vero che lo stesso arbitro, ammonendo un cagliaritano nel recupero e dovendo quindi concedere a-termini-di-regolamento altri 30 secondisi dimentica della cosa fischiando il “tutti a casa” con 20 secondi da giocare ed un corner per i nostri.

Corner che quasi certamente non avrebbe cambiato le sorti della partita, ma che rimane ad ulteriore -e non richiesta- conferma della sudditanza psicologica esercitata dal Biscione nerazzurro sui fischietti italici.

E qui si incista il discorso mediatico. Thohir sta ricevendo da parte del sottoscritto lodi quasi sperticate per la gestione della comunicazione, parlando quando (e dove) deve e soprattutto non parlando quando (e dove) non deve. Credo però che la questione arbitrale vada affrontata con ben altro piglio rispetto alle “garbate telefonate” a Nicchi, Braschi & Co.

Se serve un utile idiota che perda mezz’ora di tempo e confezioni un bel pauerpointtt con animazioni e zoom sulla dozzina di episodi fin qui accatastati nel nostro deretano, me lo facciano sapere e in mezza giornata risolviamo la questione. Ma, a parte gli scherzi, mi pare di tutta evidenza che a non alzar la voce e a non voler disturbare le cose non cambiano.

Anzi, veniamo pure presi in giro, quando non cazziati.

Come direbbe John Goodman in Big Lebowski: “alright,…this is pointless, ok,…time for plan B“. Il seguito credo lo conosciate e, a patto di azzeccare la macchina giusta, potrebbe essere un’alternativa leggermente più vigorosa! 🙂

Infine, poche righe per riassumere l’ennesima infantile protervia del Geometra Galliani, che insiste nel voler definire il Milan “il club più titolato al mondo”, contestando i titoli conquistati dagli egiziani del Al-Ahly, e chiosando con l’inevitabile “mal che vada, scriveremo sulle maglie che siamo i più titolati in europa“.

E c’è anche chi gli dà retta…

 

WEST HAM

Altra vittoria! 3-1 al Southampton e 10 posizione lussuosa più di un 7 stelle di Dubai!

forza panino!

forza panino!

SQUINZI PUPPA!

INTER-SASSUOLO 1-0

Partiamo dalle cose importanti: dopo il campionato “migliorabile” della scorsa stagione, aveva abbassato le pretese e gli obiettivi stagionali. Uno di questi – facilotto, lo riconosco- era quello di battere il Sassuolo dell’odioso e odiato Squinzi, la cui fede rossonera ha solo ulteriormente fatto salire il figuro nelle mie personalissime classifiche di disprezzo. Sentirlo vaticinare di una vittoria sull’Inter, batterlo all’andata e al ritorno e vederlo invece soffrire mentre i suoi ragazzi rifilamo quattro fischioni agli amici milanisti, resta una delle scarse soddisfazioni della vendemmia 2013/2014.

Sulla partita posso dire poco, chè avevo di meglio da fare! Mi limito ad osservare come la probabilità di vittoria dei nostri, a parere di tutti altissima, non fosse comunque tale da farmi dormire sonni tranquilli.
Apprendo che Milito si sia mangiato taluni goals, e che la montagna abbia partorito un topolino – sotto forma di capocciata di testa di Samuel. Tanto per esser chiari, e visti i tempi da carestia, il roditore è più che gradito, e di certo dalle nostre parti non si sottilizza.

Detto dell’ennesimo mezzo rigore non dato ai nostri (ma ormai abbiamo perso il conto e tanto sono solo casualità, vero Nicchi?), non resta altro da aggiungere…

Tutto quel che non si e’ visto (e cioè tanto) verrà, prima o poi.

Sono altri i segnali che mi fanno ben sperare per il futuro, e arrivano dal nuovo Presidente e dalla sua gestione.

Come diceva una mia ex collega, prolissa anche quando voleva riassumere le sue tesi: “faccio tre esempi” (la sentenza era di solito accolta da un ringhio a mezza voce degli astanti: “ma fanne uno di esempio come tutti gli altri e taci”).

Il primo è la presentazione di Hernanes, finalmente fatta in termini un pocolino più professionali e valorizzanti, sia per il giocatore che per il Club, con i social network parte importante (#askHernanes trend topic per qualche ora) e con una sensazione di nuovo corso, piacevole come una brezza fresca che cambia l’aria a una stanza chiusa da troppo tempo.

Il secondo è di pochi giorni precedente l’arrivo del Profeta, ed è il comunicato con cui Thohir, per tramite del sito nerazzurro e non in maniera naif con il primo microfono messo sotto il naso, rilascia dichiarazioni in cui mette sostanzialmente tutti sotto osservazione, tranne Mr. Mazzarri, nel quale invece ripone piena fiducia. Ora, non che personalmente io straveda per il labronico, ma mi piace l’idea -bizzarra nevvero?- per cui l’allenatore sia una pedina da cambiare solo quando si vuole ripartire dalle fondamenta, e non allo scopo di “avere qualcosa di nuovo quando ti alzi alla mattina“.

Il terzo esempio non poteva non essere il licenziamento di Banca da ruolo di direttore dell’area tecnica. Come detto a più riprese, non è l’allontanamento in sè a garbarmi (ci torno tra un attimo), quanto la rottura con il simbolo di una gestione familiare e alla buona che sempre ha contraddistinto l’Inter della scorsa gestione. Il fatto che il Cigno di Grosseto avesse un contratto a tempo indeterminato credo fosse un unicum nell’universo pallonaro, con lo stesso Zio Fester che puntualmente ogni anno si vede(va) rinnovare cariche e deleghe dall’amato Silvio.

Aldilà delle voci di corridoio, che prendo per vere proprio in quanto vox populi (ergo vox dei), la lunga permanenza di Branca in quel ruolo non può essere la sola e vera causa del declino nerazzurro di questi ultimi anni: è facile ora rinfacciargli le ultime campagne acquisti, sbeffeggiandolo per arrivi strapagati e campioni svenduti a prezzo di saldo. E’ dovere di cronaca, e ancor prima esercizio di onestà intellettuale, ricordare che lo squadrone del Triplete l’ha costruito anche – se non soprattutto – lui.

Detta in breve: se il problema era lui, allora dovrebbero essere fustigati tutti quelli che non gli hanno impedito negli anni di compiere scempi a forma di Alvaro Pereira e Kuzmanovic per 20 milioni. Siccome cosi non è, e chiudendo ‘sta sbrodola, voglio sperare che il suo addio rappresenti un taglio netto al passato e dia la stura ad un avvenire in cui il Calciomercato venga gestito da un bravo Direttore Sportivo (Ausilio non so se possa essere la persona giusta, magari investito di piena responsabilità può sbocciare) in stretta e costante sinergia con l’allenatore di turno (e qui torna l’importanza data a Mazzarri).

LE ALTRE

Apprendo di un Conte furibondo dopo il pareggio in extremis agguantato dal Verona. Riesco a intercettare anche qualche lamentela (che battezzo come sacrosanta a prescindere!) di Mandorlini sui gol bianconeri e su un paio di interventi in area bianconera. Oltretutto il punticino del Verona lascia gli scaligeri pari punti ai nostri, ma la goduria di vedere i gobbi raggiunti dopo aver pensato di aver già vinto la accolgo volentieri.

Roma e Lazio impattano a reti bianche, mentre la Fiorentina e il Napoli liquidano senza problemi le loro avversarie. Balotelli addirittura piange dopo i tre fischioni presi a Napoli e la sostituzione di quel Seedorf che ovviamente aveva già capito come prenderlo, era entrato nella testa del giocatore e gli aveva financo consigliato il taglio di capelli.

E’ COMPLOTTO

Delizioso Sandro Sabatini che su Sky in settimana vuol farci passare come gesto da vero uomo l’esame di paternità cui il buon Balotelli ha acconsentito di sottoporsi, dopo più di un anno dalla nascita della sua bimba.

Al solito, lungi da me voler vedere la stampa saltare alla giugulare del Bresciano per quel che fa o non fa: sono serenamente cazzi suoi e il ragazzo è libero di seguire la sua coscienza. Detto ciò, fare di questa decisione un gesto esemplare e di cui gioire in comunione ed armonia mi pare eccessivo.

Soprattutto se la notizia seguente è introdotta, con malcelato tono canzonatorio, da frasi quali “per fortuna il gossip non ci regala solo storie intense ed imporanti come quella di cui abbiamo appena parlato, ma anche altre, descisamente piu’ frivole e leggere, come questa“. E vai di commento sarcastico sull’ennesimo tweet sdolcinato di Wanda Nara e Icardi.

Addaveni’ Baffone-Thohir anche in questi campi…

Qualcosa inizia a muoversi, in realtà: sarò forse troppo sensibile sul tema, ma noto un tono risentito nei vari giornalisti che riportano le dichiarazioni di Thohir “pubblicate poco fa sul sito dell’Inter” o “arrivate direttamente da Inter Channel” e non più cucinate su misura nel bordello (inteso proprio come casa chiusa) di turno.

Chissà come si dice “state a rosica’?” in indonesiano…

WEST HAM

La benefica trasferta albionica produce i suoi effetti anche sugli Irons, ormai lanciatissimi dopo il mercato di Gennaio: seconda vittoria consecutiva, stavolta in trasferta a Birmingham contro i Villans.

Il mio passaggio da quelle parti è apparentemente coinciso con l’ultimo giorno in cui il glorioso Boleyn Ground è stato di piena proprietà del club.Dal 2016 il West Ham giocherà all’Olympic Stadium.

Tutto giusto, per carità, but bubbles will never fly so high again…

Visto il soggetto in questione (l'uomo che non deve ridere mai!) prendiamolo come un sorrisone a 32 denti.  Grande Muro!

Visto il soggetto in questione (l’uomo che non deve ridere mai!) prendiamolo come un sorrisone a 32 denti.
Grande Muro!

PROPRIO INGRATI

INTER-CATANIA 0-0

Come novelli Franti, di Deamicisiana memoria, i tifosi interisti ridacchiano della mediocrità della propria squadra. 

Così facendo impediscono allo squadrone che hanno la ventura di seguire di sotterrare di goals un derelitto Catania, che proprio contro di noi ottiene il primo -meritatissimo- punto in trasferta della stagione.

Il Mister ci dice che i ragazzi queste cose le sentono e che rimangono bloccati.

E dire che, ricordando cuscinetti, tessere, petardi, seggiolini e motorini volare dai gloriosi spalti di San Siro in uno scoppiettante climax ascendente, la protesta messa in piedi dagli spettatori mi è parsa financo educata e civile.

Che poi nei 90′ non si abbia molta voglia di inneggiare ad una massa di bipedi semi-ambulanti ed incapaci di fare tre passaggi di fila, mi par proprio il minimo.

Brutto ruolo,in ogni caso, quello del Mister, che a stento riesce a difendere l’immondezzaio che si ritrova tra le mani, che forse -forse- è consapevole del rischio di “bruciare” i pochi giovani validi della rosa (Kovacic su tutti, e in misura minore Botta e Taider), e che credo inizi ora a capire quanto la panchina fosse scomoda e angusta sotto le terga di Stramaccioni e Ranieri.

Non sprecherò molti KB per raccontare l’ennesima partitaccia dei nostri: vi basti sapere che, dal puro punto di vista del giUoco, la trasferta di Marassi era stata decisamente migliore, chè là almeno 4-5 tiri pericolosi li avevamo fatti, mentre qua il portiere etneo si è dovuto sporcare la maglia solo su un bel tiro di Milito a metà primo tempo e nel finale su capocciata di Rolando.

Per il resto, riusciamo ad ammirare a bocca aperta i fraseggi di Ciccio Lodi e poi di Sergio Almiròn, inchiodati come siamo nei piedi marmorei di Kuzmanovic e nel dinamismo non esattamente elettrico del vecchio Cuchu. Dovendone salvare uno, Alvarez nel primo tempo mi è sembrato simile a quello di inizio stagione, salvo poi spegnersi nel corso della ripresa.

Guardando il lato positivo siamo riusciti a non perderla! La sconfitta non sarebbe stata più immeritata di una nostra vittoria, quindi in tempi di vacche anoressiche consoliamoci con questo.

Domenica si torna a far visita a quelli là, memori dell’ultima scampagnata datata Novembre 2012 e consapevoli che i miracoli non si ripetono…

 

LE ALTRE

Dei pareggi di Juve e Napoli poco mi cale, onestamente. Avevo addirittura accolto con favore la vittoria giallorossa in quel di Verona, stante la classifica dei gialloblù in diretta concorrenza con la nostra. GIà più interessante avrebbe potuto essere il mezzo passo falso della Fiorentina in casa col Genoa, ma come visto abbiamo sventato il pericolo di recuperare due punti sui Viola con la partita Bonomelli-style testè descritta.

Tocca invece guardarci dietro, visto che Toro e Parma vanno alla grandissima e gli stessi cugini, degni scudieri di “Culetto d’Oro”, ribaltano la partita negli ultimi minuti dando fiato al “cuore rossonero” e al “cambio di mentalità dato dall’allenatore” prontamente messo in tavola delle serve. Ho volutamente trascurato le interviste del dopo partita per evitarmi -quantomeno- l’incoraggiamento dei giornalisti a Clarenzio, all’insegna del “dài che riprendete l’Inter!“, già visto in pratica l’anno scorso con Allegri.

 

E’ COMPLOTTO

Non volendo indugiare oltremodo sull’immonda figura cui abbiamo dovuto assistere in settimana, resta poco da aggiungere. Stucchevole e facilino il servizio fotografico fatto a Thohir e Moratti in tribuna, con il neo-Presidente quasi appisolato stante il fuso orario ancora da smaltire, con tanto di didascalie che vorrebbero essere simpatiche e sanno invece di presa per il culo.

Noto infine che il ritornello del clan dell’asado è risultato irresistibile anche per Ciro Venerato, ominicchio di Moggi già sfiorato da Calciopoli ai “bei tempi” (ancorchè mai indagato) e allontanato per qualche periodo dalla redazione sportiva della Rai.

Per la gioia di tutti è però tornato, fornendoci notizie di fonte certissima, secondo le quali dietro il rifiuto dell’Inter di acquistare Vucinic ci sarebbe nientepopodimenochè il ferreo rifiuto della ghènga argentina.

Poichè una pronta risposta da parte dell’Inter è pura utopia (tipo un Fassone qualunque che chiama in diretta dicendo “ma che cazzo stai a di’?“), mi congratulo col vecchio cuore nerazzurro Mandorlini, ospite negli studi RAI, che sostanzialmente fa l’avvocato difensore dei nostri, dicendo al giornalista campano che a certe cose lui non crede, e mettendone in dubbio la veridicità.

Siamo alle solite: la prostituzione intellettuale potrebbe tranquillamente raggiungere il suo scopo (demolire l’Inter) limitandosi a raccontare la fredda cronaca.

Invece no, vogliono strafare.

Professionisti (inde)fessi!

 

WEST HAM

Weekend di riposo dopo aver preso un paio di ceffoni dal Manchester City nella Coppa di Lega. Ripartiremo in settimana con i nuovi arrivi Nocerino e Borriello: due ex milanisti non sono il massimo per il mio fegato, ma peggio dell’ultimo posto in classifica non possiamo fare…

contento lui...

contento lui…

PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

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CHIAVICA SEMPITERNA

INTER-CHIEVO 1-1

Inutile rimestolare il pentolone: squadra scarsa, troppi giocatori cui mancano i fondamentali, i pochi validi -Palacio, Cambiasso- palesemente con la lingua di fuori, un Mister che si gira in panchina per trovare le soluzioni e vede un mix di reduci di guerra e simpatiche promesse.

Siamo al pessimismo cosmico, ma forse è solo sano realismo. Non è altrimenti definibile la sensazione che ti porta a pensare di qualsiasi avversario “cazzo come pressano, corrono più di noi, ci sono sempre addosso“. No, non è così. E’ che non siamo capaci di stoppare la palla e non farla scappare via. E’ che gridiamo al miracolo quando azzecchiamo una verticalizzazione superiore ai metri 3. E’ che ci stropicciamo gli occhi per un triangolo chiuso di prima.

La partita col Chievo, come già quella di Coppa Italia con l’Udinese, è stata paradigmatica: due squadre di bassa classifica che, quando non ci stordiscono col loro pressing, ci lasciano a ruminare calcio a centrocampo senza che noi si abbia il guizzo che possa far saltare il banco. Io non ho nulla di personale contro Kuzmanovic,  ma non posso non ergerlo a simbolo della mediocrità. Come direbbe mio figlio, è “il più bravo degli abbastanza“. e’ abbastanza lento, ha il piede abbastanza  quadrato, ha abbastanza visione di gioco… insomma, il classico buon panchinaro. Niente di più. Eppure questo ha in mano le chiavi del nostro centrocampo. Non che Guarin, Taider e Mudingayi siano nel complesso molto migliori (il Guaro potrebbe esserlo, ma la cabeza…). Il conto quindi è presto fatto: o riesci a buttarla dentro grazie alla genialata del singolo, o speri in Dio o chi per lui, visto che i nostri paiono l’esemplificazione calcistica del motto “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo“.

La partita la si racconta in quattro righe, chè loro segnano subito con Paloschi che approfitta di un blocco di Jonathan su un suo compagno e di un Handanovic non esattamene reattivo. Per quello la recuperiamo anche in fretta, con Nagatiello a girare in gol il cross di destro (!) di Alvarez. Lì diamo il nostro meglio, con il Nippico a raddoppiare 2 minuti dopo con un tap-in casuale quanto si vuole ma perfettamente regolare. Non così per il guardalinee, che ineffabile sventola la bandierina ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio.

Detto di Palacio che sbaglia di testa un gol facilino (por bagai… cosa gli vuoi dire?), la partita sostanzialmente finisce lì. La ripresa è raccapricciante nelle nostre difficoltà a creare gioco, ma decidiamo comunque di movimentare la serata perdendo un paio di palle in uscita (vero Juan?) e lanciando un paio di contropiedi veneti che per fortuna non capitalizzano il nostro errore.

Quasi un esercizio di stile ormai il rigore non assegnatoci, con la sola differenza che stavolta eravamo in pieno recupero, e sarebbe proprio sembrato un contentino. Quindi, anche se il calcetto a Botta è netto, l’arbitro prosegue sull’intransigenza condannandoci all’autocommiserazione e al tafazzismo perdurante.

 

LE ALTRE

Spiace dover essere d’accordo con Sconcerti, ma anche lui ogni tanto fa come l’orologio fermo e segna l’ora giusta: Napoli e Roma stanno facendo un signor campionato, presentandosi al giro di boa con punteggi che, proiettati a fine stagione, sono tranquillamente da scudetto. Chiaro che nella giornata in cui loro vincono facile e la Juve gioca a Cagliari passando presto in svantaggio, in cuor tuo speri che la storia possa cambiare. i gobbi invece non hanno senso dell’umorismo e, seppur non dominando -e approfittando di un paio di errori del portiere rossoblù- segnano 4 gol e tornano a casa con l’11° vittoria consecutiva.

Mecojoni, dicono a Trastevere. O se preferite, a Fuorigrotta Allafacciadelcazz…

Dei cugini non parlo per non sprecare inchiostro telematico… (balle, in realtà devo quantomeno smettere ri ridere sguaiatamente).

 

E’ COMPLOTTO

Tanti piccoli sassolini, per lo più accomunati da un DNA da stercolario, con l’obiettivo dichiarato di accomunare le due milanesi nella loro crisi.

1) Ecco il simpatico riassuntino di lunedì pomeriggio su Corriere.it e relativo alle disavventure rossonerazzurre:

“Milan: esonerato Allegri: squadra a Tassotti” (la fredda cronaca; una velina di partito);

“Mazzarri alla prova Chievo: se non vince è crisi vera” (gufata preventiva, in attesa dell’invasione degli ultracorpi).

2) Inevitabile poi che la tripletta di Ibra in Coppa di Francia, con lo svedese che esce tra gli applausi dei suoi avversari, venga commentata definendo Zlatan come “ex-rossonero“, oppure che il supposto (e per me esecrando) passaggio di Matri all’Inter pare sia stoppato “perchè il Milan dice no“, e non perchè una pippa del genere ai nostri non interessi.

In realtà sul Milan ce ne sarebbe da dire, eccome. Ma sarà per la prossima volta.

E comunque c’è anche dell’altro.

3) Patetici i commentatori di Sky quando, volendo perculare il portiere cagliaritano Adan, autore di due paperissime nel 4-1 con la Juve, sarcasticamente chiosano “Mourinho a Madrid lo faceva giocare al posto di Casillas“. Siccome sono un cacacazzi, e ‘sta roba non mi tornava, sono andato a controllare. Presenze in campionato: 3 (leggasi tre). In realtà l’inguacchio con Casillas inizia con l’arrivo di Diego Lopez al mercato di Gennaio.

‘Sta cosa poi ce l’ho sul piloro da un anno: Mou in effetti l’anno scorso ha panchinato il portiere spagnolo preferendogli il succitato Diego Lopez. Ovviamente l’anno scorso tutti a dargli contro, dandogli del sacrilego, incapace di gestire una personalità forte come il portiere (Mourinho??), pronti a scommettere che su questo il portoghese avrebbe preso la più clamorosa delle toppate. Sappiamo invece com’è andata: Casillas ha continuato a rimanere seduto per tutta la stagione, e con l’arrivo di Ancelotti e della sua saggia bonomìa a forma di sopracciglio alzato, tutti si aspettavano il ripristino dello status quo ante.

Morale: in campionato, nel silenzio assoluto dei media italiani e iberici, Casillas continua a restare seduto, giocando invece la Champions. Ora, posto che l’alternanza tra portieri è una stronzata che non si vedeva dai tempi di Sacchi (e infatti Carletto quel virus ce l’ha ancora…), evidentemente non era così assurdo promuovere il buon Lopez al posto del divino Casillas.  Lo fa Josè? è uno scandalo, fa male al calcio! Lo fa Carletto? zitti tutti.

Infine, parliamo di complotto: la notizia è che il complotto non c’è. Non è necessario, facciamo cagre a sufficienza per non dare fastidio a nessuno.Non che la cosa sia una buona scusa per ricevere ceffoni ad ogni partita. Gli ultimi episodi (gol regolare di Nagatiello e -vado a memoria- 5° rigore solare non concesso in stagione) non fanno che rafforzare il mio pluridecennale convincimento: a fischiare contro l’Inter si ha solo da guadagnare. Il rigore non c’era? Bravo arbitro, hai visto bene! Il rigore c’era (oppure: il fuorigioco non c’era)?: bravo arbitro, hai sbagliato ma “per una volta” a sfavore della grande squadra. Basta con la sudditanza psicololgica, tanto alla fine torti e favori si compensano! Prendete il Chievo: qualche mese fa la Juve gli ha rubato la partita, con Paloschi a vedersi annullare un gol validissimo. Ecco che la sorte stavolta sorride ai simpatici clivensi, che portano via un pareggio meritato contro un’Inter in crisi e ad un passo dalla vergogna.

Scherzo? son serio? fate voi… tanto la solfa non cambia.

Fabrizio Bocca (di rosa) non perde occasione per sfrangiarci i cabbasisi col pacchetto-famiglia “inter e milan fan cagare uguale“, e pertanto torna a fare vignette umoristiche di questo tipo, nel giorno dell’esonero di Allegri:

simpatici come una mano nel culo... (excuse my French)

simpatici come una mano nel culo… (excuse my French)

Illuminato ai limiti dell’accademia il commento (testuale) “l’Inter che non riesce a battere il Chievo e magari sta lì a recriminare su un fuorigioco (fagli tre gol e questo problema non esiste…). Il genio piglia pure il numero sbagliato, lasciando spazio all’inevitabile risposta “lasciami il gol buono del nippico e dammi il rigore e tre glieli faccio veramente!“.

Ma non sarò certo io a gridare stupito allo scandalo di certi comportamenti.

Di più: le vedove ora piangono perche al lunedi non c’è nessuno che rilascia dichiarazioni simpatttiche sotto gli uffici della Saras, e ovviamente la Crisi Inter dipende da quest silenzio assordante, come se quelle sbrodole a piede libero avessero mai avuto una precisa logica programmatica.

Non possono più nemmeno censurare la condotta attendista di Thohir, visto che il nuovo Presidente (tramite i PROPRI media) ha detto chiaramente che Mazzarri è l’uomo giusto, e che lui non si sente Superman, capace di cambiar tutto in 60 giorni. Insomma, che piaccia o no un piano c’è: quest’anno va così, evidentemente si è messo in conto di stare un altro anno fuori dall’Europa che conta (e forse anche dall’Europa tout court).

A giugno si organizzerà un bel giro d’onore a tutti i reduci del Triplete e con i soldi di ingaggio risparmiati si inizierà una campagna di rafforzamento della squadretta, invero alquanto necessaria ed urgente…

 

WEST HAM

Just for a change vinciamo in trasferta! 2-0 a Cardiff e quart’ultimo posto scintillante come una Coppa.

Il nippico il suo (anzi i suoi) l'aveva anche fatto...

Il nippico il suo (anzi i suoi) l’aveva anche fatto…

QUINTESSENZA DELLA MEDIOCRITA’

LAZIO-INTER 1-0

Con un’altra preoccupante analogia tra il campionato 2012/2013 e quello in corso, la sconfitta di Roma palesa in un certo senso l’impossibilità di migliorare il rendimento di una squadra composta in massima parte da discreti giocatori, alla quale però mancano quei 3 o 4 campioni che possano farla emergere dall’attuale “zona Uefa”. Abbiamo smesso di chiamarla così da qualche anno, ma il nomignolo da affibbiare alle posizioni tra la quarta e la sesta è quello.

Il bellissimo gol di Klose, adesso come 12 mesi fa, ci fa capire quanto lo spunto del singolo abbia spesso -e giustamente!- il sopravvento sul gioco manovrato (o supposto tale) e il palleggio arioso. Ho inziato al 30′ del primo tempo a smoccolare contro Mazzarri dicendo “fuori il Kuz e Guarin, dentro Kovacic e il Principe e almeno cominciamo a giocare“, e quando finalmente (a un quarto d’ora dalla fine) i due cambi sono stati fatti, la pera è arrivata inesorabile, con Nagatiello a farsi saltare due volte in due secondi e Ranocchia a mancare il millesimo anticipo della sua carriera, specchio fedele di una difesa, diciamo pure di una squadra, volenterosa ma ahimè poco più. L’italiano, se non altro, era in area e ad una distanza plausibile dal centravanti tedesco, mentre Rolando mirava l’azione a debita distanza e Juan Jesus era proabilmente impegnato in una delle mille scorribande in Lucio-style, visto che nemmeno rientrava nell’inquadratura. Incredibile il brasiliano nel causare una mezza dozzina di pericoli e nel rimediare poco dopo alle sue genialate sfruttando il fisico e la corsa: insomma, un bignami di tutto ciò che un difensore non dovrebbe fare.

Non voglio accanirmi contro Ranocchia, ma ieri sera abbiamo avuto la definitiva conferma dell’errore fatto anni fa nel “mollare” Bonucci per lui. Impietoso il caso che, in soli due giorni, vede il bianconero segnare il 2-0 alla Roma e il nostro incapace di contrastare Klose nella sola occasione da rete capitatagli in 90′.

Se la difesa è migliorabile assai, il centrocampo è semplicemente inesistente. Vi risparmio le frasi fatte sulla “zona in cui si vincono e si perdono le partite”, e della completezza che necessariamente deve essere la qualità precipua di ogni buon centrocampista. Dico solo che l’accozzaglia vista ieri vedeva un solo giocatore che è (stato) in grado di ricoprire tale ruolo: Cambiasso gioca ormai poco più che da fermo, e questo è un problema, ma ieri sera è stato il solo ad avvicinare livelli di decenza, avendo accanto nell’ordine: un brocco (Kuzmanovic è semplicemente brocco, non ci sono altri aggettivi, non per niente è la riserva di Taider. Non Simeone, Taider…); un cavallo pazzo che passa la partita a llitigare con tutti, tirare da metacampo e sbagliare i passaggi di 10 metri; e infine un fantasista che ha il solo merito di essere nella sua miglior stagione, visto il nulla che ci aveva fatto vedere nelle edizioni precedenti.

Per quel che riguarda l’attacco, se anche Palacio passasse il resto della stagione a girare a vuoto (come fatto in quest’ultima occasione) sarebbe comunque in credito con una squadra che lo lascia sistematicamente solo a coprire 50 metri di campo.

Come vedete l’anno nuovo ha portato una ventata di ottimismo in chi scrive, data dalla contemplazione della nostra squadretta e dei relativi difetti, e che nemmeno il ritorno di Milito ha saputo migliorare.

Il Principe, coerentemente con lo stile comunicativo nerazzurro, è stato dato come sicuro titolare per tutte le vacanze natalizie, salvo poi essere annunciato in tono trionfantedi ritorno tra i convocati , come se si trattasse di un recupero miracoloso. Infine, e detto con tutto il bene che sempre vorrò al ragazzo, la manciata di minuti giocati hanno fatto capire il perchè del suo tardivo ingresso in campo. Per tanto così, avrei volentieri visto all’opera Icardi, verosimilmente alle prese con una slogatura del belino, vista la furia intrusiva con cui continua indefesso a trapanarsi la tipa.

Caro Thohir, tutto questo dolore un giorno ti sarà utile: togliti dalla testa che, combinati come siamo, si possa far meglio della classifica attuale. Sì, potremo scavalcare il Verona e forse approfittare malvagiamente dei legamenti claudicanti di Pepito Rossi, ma per la Champions serve altro. Dirò di più, non uno ma due centrocampisti validi (difficile), o quantomeno migliori di quelli in rosa (decisamente più facile).

Suggerimenti? iniziamo con un bel pacco in cui infilare Kuzmanovic, Mudingayi, Alvaro Pereira e Belfodil, e vediamo quante centinaia di euro riesci a tirar su. Se fino a pochi mesi fa l’obiettivo -tutt’altro che stellare- era Nainggolan, accasatosi invece alla Maggica a rinfoltire un reparto già più che valido, ora mi accontenterei di un Cigarini e un Parolo. Che tristezza.

Lascio in fondo le considerazioni sull’ennesima serata “sfortunata” degli arbitri. Facendo una battuta, nella stessa giornata in cui la Juve (già stra-vincendo) beneficia di 2 espulsioni in 1 minuto ed il Milan plaude all’annullamento del validissimo pareggio dell’Atalanta, i nostri vedono il laziale André Dias rimanere in campo per 90′, pur dovendo -a termini di regolamento- abbandonare il campo già nel corso del primo tempo. Il brasiliano è a mio parere correttamente ammonito allorquando abbatte Guarin lanciato a rete  (siamo al limite dell’area e c’è un altro difensore a poca distanza), ma l’entrata di 10 minuti dopo, sempre su Guarin, è scomposta e pericolosa, coi tacchetti ad affondare sul fianco del colombiano: secondo giallo tutta la vita, ma non per l’arbitro D’Amato.

Non fa nemmeno notizia il rigore non dato per “una di quelle trattenute che in area si vedono ad ogni corner“. Rolando viene preso per la manina e gentilmente fatto sdraiare sul dischetto del rigore, but nobody says anything…

Tante volte negli ultimi anni ho scritto ciò che sto per ripetere, ma vedo che come al solito non cambia un cazzo: siamo scarsini e tristanzuoli, e proprio per questo non possiamo permetterci torti arbitrali (ammesso che uno possa permetterseli se invece è fortissimo).

LE ALTRE

Vincono proprio tutte, Milan compreso che come detto si aggiudica lo “scontro salvezza” con l’Atalanta (copyright Mr Allegri) e dà inizio alla cerimonia di beatificazione di Kakà per i suoi 100 gol con la maglia più sdolcinata del mondo. La Juve, come detto, regola la Roma senza aver bisogno di aiuti arbitrali, che comunque, a scanso di equivoci, arrivano. I gobbi di fatto chiudono il campionato alla fine del girone di andata, ed onestamente c’è poco da dire. Il Napoli approfitta del KO dei giallorossi recuperando 3 punti con la vittoria contro la Samp.

E’ COMPLOTTO

Mi sono volutamente tenuto lontano dalle dichiarazioni del dopo-partita perchè non avevo voglia di sentire il Mister lodare i ragazzi per la buona volontà e per il secondo tempo giocato meglio degli avversari, per la sconfitta immeritata e per i soliti sfavori arbitrali. Tutto vero, e in una certa misura è quel che Mazzarri deve dire, chè mica può andar davanti ai microfoni e dire “alleno una squadra di caproni, che cacchio pretendete?“. Però, quanto meno tra di noi, vorrei capire in che modo si pensa di poter migliorare lo squallore a cui tristemente ci stiamo abituando. Any suggestions?

WEST HAM

Di male in peggio: penultimi in classifica, fatti fuori dalla FA Cup dal Nottingham (che gioca nella Championship, la nostra Serie B): un bel 5-0 che ha causato reazioni di questo tipo:

Piccoli "bambinoFilippo" crescono

Piccoli “bambinoFilippo” crescono

Per la cronaca, il bimbetto e la famiglia hanno rimediato un invito ad Upton Park per la prossima partita.

Ora mi metto a frignare sotto la sede in Galleria, vediamo cosa succede!

Salvatene un paio, buttate via il resto

Salvatene un paio, buttate via il resto

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

QUESTO INVECE SI’

Perchè alla fin fine tutti stanno azzardando ragionamenti ed interpretazioni sul verbo del profeta indocinese, e quindi perchè io no?
 
… Che poi “induel’è l’Indocina?? Eh beh… bisogna andare a Lugano… e poi sempre dritto!”

Parto da una considerazione che pare di poco conto e che invece secondo me è sintomatica: il ragazzo, non so se avete notato, pronuncia alla stessa maniera le parole “passione” e “pazienza”. Dice “pèscienss”, credo intendendo la prima, ma pronunciando di fatto la seconda.

Detto che mi aspettavo un inglese (o almeno un americano, visto che si è laureato là) un po’ più fluent, l’apparente controsenso potrebbe avere un suo involontario significato.

I concetti di pazienza e di passione sono di primo acchitto molto lontani tra loro, eppure i ragionamenti fatti dal nostro in settimana mi sono sembrati un perfetto trait d’union tra le due sponde: quando dice che dovremo diventare e rimanere vincenti, anche a costo di dover aspettare qualche anno, Thohir in sostanza dice proprio questo:

Chi troppo vuole, se lo stringe!

Se vogliamo trovare un primo segno di discontinuità con la gestione simpatttica del Signor Massimo, potremmo sintetizzare che Thohir non vuole la Pazza Inter; vuole una squadra che si costruisca dalla base, e che cresca pezzo dopo pezzo.

I lustri passati ci hanno visto fare su e giù dalle montagne russe e questo, per mille motivi, non è più fattibile -da un punto di vista economico- nè tanto meno accettabile -dal punto di vista dei tifosi-. Il dover annaspare per un altro biennio tra il 3° e il 5° posto per poter essere “uno dei 10 Club che contano tra 10 anni” , personalmente è uno scambio che mi sento di accettare, purchè i segni di questa crescita, graduale s’intende, si vedano passo dopo passo.

Apprezzabile, e solo apparentemente ovvio, il riferimento ai ricavi da aumentare per poter (tornare ad) essere competitivi: altri avrebbero posto l’accento sui costi da ridurre e gli sprechi da abbattere. Il ragazzo ha invece perfettamente compreso che la strada in quel senso è già stata intrapresa, e che comprimere ulteriormente monte ingaggi e budget di acquisti vorrebbe dire decretare la morte sportiva del Club.

L’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente è morto.

Trovare il modo per fare più soldi sarà la vera scommessa di Thohir, che parte da zero o poco più (mi riferisco alla Serie A più che all’Inter in particolare). Emblematica l’immagine dell’arrivo del neo-Presidente alla Pinetina, con tanto di bancarella di merchandising pizzottato a metri 3 dal cancello. In Italia siamo ancora anni luce da uno sfruttamento intelligente e oculato del marchio di una squadra di calcio. Anzi, il confine tra questo ed il puro mercimonio è assai labile.

I gobbi sono dolorosamente l’eccezione a quanto appena detto (si dice che con lo stadio nuovo abbiano triplicato i ricavi, mi par tanto ma la solfa è quella) mentre i cugini sono l’apogeo dell’equazione “squadra di calcio = fustino del Dixan”.

Se devo trovare critiche ai primi discorsi programmatici del nuovo capo mi vengono in mente due esempi:

1) Comprensibile, ma per me non condivisibile, il riferimento al bel gioco, che possa attrarre nuovi tifosi ad altre latitudini. Sono spocchioso, lo so, ma non prenderei il tifoso-medio statunitense o indonesiano (ammesso che detto tipo antropologico esista) come fine conoscitore del calcio e delle sue logiche. Questo per dire che, a voler assecondare i discutibili gusti dei fan di quelle latitudini, probabilmente uno Zeman stonato di ganja sarebbe l’ideale: vittorie per 6-4, sconfitte per 5-3, orrori in serie ma tanti gol, quindi tanto spettacolo.

No, grazie. Torniamo ai “gemelli diversi” pazienza/passione: ci vuole metodo per costruire una squadra vincente. Se vinci, la gente ti guarda e fa il tifo per te. Non stiamo a inseguire l’“exciting football” e americanate varie. Non ci conviene. Sportivamente, e quindi nemmeno economicamente.

2) Il nostro ha ripetutamente -e a ragione- elogiato il settore giovanile, pur sconfinando nel limaccioso terreno del semplicismo demagocico, quando ha lasciato trapelare concetti tipo “facciamo giocare i giovani che ci hanno tanta buona volontà”. Vi risparmio la mia censura a riguardo, già esplicitata in tante altre occasioni. Quel che non ho sentito, però, è stato il doveroso riconoscimento al “miglior” settore giovanile dell’Inter, e cioè ad Inter Campus.

Mi violento da solo, ragionando da businessman e non da tifoso, solo per un attimo: una roba come Inter Campus non è solo motivo di orgoglio per ogni tifoso, è proprio un asset da valorizzare, lì sì spendendo tempo, soldi e risorse per renderlo ancor più visibile, facendo crescere ancor di più la reputazione dell’Inter come club unico nel panorama mondiale del calcio: la prima e unica squadra ad aver vinto tutto schierando giocatori che arrivano da 4 continenti, il Club nato per dare la possibilità a tutti di vestire la propria maglia, che si è dato il nome più “mondiale” possibile, e che auto-definisce i propri tifosi “fratelli del mondo”.

Insomma, non devo essere io a insegnare come sfruttare queste cose, ma magari il ragazzo era distratto e gli è passato di mente…

Poco male, siamo qui per questo!

Mr President

Mr President

CAMPI MINATI

ATALANTA-INTER 1-1

Come ben sappiamo, per i nostri ci sono una mezza dozzina di “campacci” dove non è mai facile sfangarla. Bergamo è senz’altro uno di questi, (Udine il campaccio per definizione, e domenica saremo in gita da quelle parti…) e la partita appena giocata ne è l’ennesima dimostrazione.

I colleghi di maglia, pur mancanti di qualche titolare, giocano alla pari dei nostri (leggermente meglio nel primo tempo, leggermente peggio nel secondo). I ragazzi, dal canto loro, si leccano le ferite per l’assenza sempre più determinante del Principe, vero ciambellone di salvataggio per una squadra incapace di essere spietata come si addurrebbe ad una supposta grande (delle ultime due parole, la prima è un participio passato e la seconda un sostantivo, chè qui non si parla di intrusioni anali).

Alvarez si conferma su livelli altissimi, e non solo per il bel gol che sblocca la tenzone al quarto d’ora del primo tempo. I suoi lampi di classe e progressioni palla al piede sono disseminati nei 90′ del match, ed onestamente non ricordo un giocatore che tanto mi abbia fatto cambiare idea nei suoi suoi confronti. Detta tutta e senza vergogna, l’avrei venduto a trance al primo market rionale nella scorsa sessione di calciomercato, e mi ritrovo invece a spellarmi le mani in quasi tutte le sue uscite di questa stagione.

Dico questo nonostante la cagata fatta in occasione del pareggio orobico, quando con la connivenza di Nagatomo perde palla a vantaggio del nano malefico Moralez, il cui cross trova un incontenibile Denis a saltare in testa a Samuel e battere in gol.

Sì, c’era anche Samuel, e pure per lui vale quanto detto per Alvarezza: grave l’errore sul colpo di testa, ma è l’unico sbaglio in 90′ di concentrazione feroce e granitica sicurezza data a tutto il reparto. Per dire, ieri sera Rolando sembrava un difensore vero: sospetto che il talento di The Wall si propaghi nell’aere per prossimità…

La partita, in tutta onestà, finisce nella maniera più giusta, perchè le Madonne di fine gara che risuonano nelle valli bergamasche hanno cadenze meneghine tanto quanto orobiche (clamoroso il palo di Icardi appena entrato, incredibile l’errore di Yepes che centra Carrizo nell’area piccola).

La cosa può dare confortante consolazione o serena rassegnazione a seconda dell’indole del tifoso: a me mi fa incazzare!

Il fatto di aver sprecato il vantaggio in 4 occasioni in questo inizio di Campionato (faccio il bravo: limitiamole a 3 lasciando fuori la Juve che ci è superiore) significa non avere per niente quel killer instinct che ti permette di passare dalla categoria “simpatica compagine” a “squadra cazzuta“. E se il Mister batte il chiodo dell’assenza del Principe, è anche vero che Guarin continua a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato (tira quando deve passare e viceversa), che Kovacic alterna belle accelerazioni a sonnambule preoccupante, e che Juan Jesus è sempre più un emulo del suo idolo Lucio, con tutti i difetti del caso.

Vien quasi da dire “meglio così”. Meglio non farci illusioni di Champions e roba varia: questi siamo e con questi arriveremo tra il 4° e il 6° posto, buoni per un’Europa League da stramaledire perchè si gioca di giovedì e toglie fiato ed energie mentali.

Domenica, tanto per dirne una e come già ricordato, andiamo ad Udine, che dei campacci infami come sapete è il più mefistofelico: superfluo dire che non ho buone sensazioni, ma sarò felicissimo, nel caso, di essere smentito.

 

LE ALTRE

La Juve non ha difficoltà a sbarazzarsi del Catania, mentre il solito colpo di testa subìto dal Milan punisce i cugini, salvando però il resto del mondo calcistico da colate di zucchero a prova di carie dentali, stante il ritorno al gol di Kakà e melassa strappalacrime annessa.

Bel gol quello dell’Evangelico, con quattro laziali intorno a lui, forse abbagliati dalla luce che emana dal 22 rossonero e incapaci di contrastarlo. Lui fa il suo, e cioè piazza la biglia a girare sul secondo palo, chè il tipo mi sta sui maroni ma a calcio ha sempre saputo giocare.

Il Napoli intasca i tre punti a Firenze non senza polemiche, con Cuadrado addirittura espulso per due simulazioni, la seconda delle quali è un chiaro fallo subito in area, altrimenti detto rigore. Tant’è.

Il mio complottismo vuol vedere nell’espulsione data al colombiano una ricompensa data al Milan per interposta partita, posto che il calendario del prossimo weekend prevede proprio lo scontro tra la Viola e i Meravigliuosi. Ma, ormai lo sapete, le teorie sul crollo delle Torri Gemelle o l’assassinio di Kennedy sono bazzecole rispetto alle mie visioni dietrologiche.

 

E’ COMPLOTTO

Non posso non partire da lontano, riprendendo le sempre più incredibili dichiarazioni dell’ex Chierichetto che sostanzialmente ormai minaccia preventivamente chiunque si azzardi a contestare la bontà di alcune decisioni arbitrali. Evidentemente, secondo la logica contorta e agghiaggiande, non è consentito nemmeno pensare che l’arbitro abbia sbagliato ad assegnare il rigore dell’1-0 contro il Genoa.

Non so se preferire lui o il Geometra Galliani, precisissimo a misurare in tempo zero gli 8 metri di distanza tra il fallo subito dal Parma ed il punto di battuta del conseguente calcio di punizione di Parolo. Anche lui gioca a fare l’uomo d’onore pretendendo le scuse della classe arbitrale, che per una volta non china il capo e rispedisce al richiesta al mittente. Ma, che sia ben chiaro, loro non parlano di arbitri… Splendido Zio Fester quando poi ricicla la poesia del “bello del calcio” per motivare la sconfitta di Parma, con il Milan “che negli ultimi 30 minuti ha avuto il 73% di possesso palla“. Ovviamente senza che nessuno osasse dirgli “e sti cazzi?“, o che -meno prosaicamente, lo riconosco- gli ricordasse la traversa di Gargano sul 2-0 per gli emiliani.

Addirittura il soggetto, nella tiritera dell’importanza degli episodi, arriva a vantarsi della leggendaria botta di culo avuta nei quarti di finale della Champions 2003, quando al 93′ riuscirono con gollonzo di Superpippa ad arraffare una semifinale che ancora sanguina sulla riva giusta del Naviglio…

Tornando a noi, se nel dopopartita ero quasi attonito nel sentire commenti assolutori quando non addirittura positivi sulla prestazione dei nostri, la mia sindrome di accerchiamento veniva soddisfatta nel dopo-dopo-partita e nei giornali del giorno seguente.

Andiamo con ordine: dopo aver millemila volte censurato e bollato come esecranda l’attitudine dei nuovi ricchi del pallone di sperperare danaro in barba ad ogni etica e Fair Play finanziario (Abramivich del Chelsea, lo sceicco Mansoour del Manchester City, il suo mezzo cugino del PSG just to name a few), ecco che si rimprovera a Thohir un avvio più conservativo e ragionato.

Chi è costui, in buona sostanza? Come si permette di comprare una squadra italiana e non sparare d’amblée un paio di acquisti a sensazione? Che cos’è questo approccio incrementale? Ma non lo sa che in Italia mai nessun Presidente ha fatto i soldi col Calcio? La sostanza è “se il tutto si risolve nell’arrivare e comprare Nainggolan –ammesso che arrivi, aggiungo io– poteva anche rimanere a casa sua“.

La Gazza invece si conferma la solita oasi anti-interista, laddove gonfia giusto un poco le statistiche (L’Inter che non vince a Bergamo dal 2008 diventa l’Inter che non batte l’Atalanta tout court da 5 anni), magnifica il quasi gol di Yepes, minimizza sul palo di Icardi e non cita nemmeno l’occasione di Palacio al pochi secondi dalla fine.

Si smentisce anche da sola, abbaiando per un rigore più che sospetto per braccio largo di Rolando su colpo di testa di Stendardo, ma dando comunque “6” in pagella a Rizzoli & co., bravi a valutare il colpo che “pare non essere volontario“.

Scusi, chi ha fatto palo??

Scusi, chi ha fatto palo??