I’M BACK

Riemergo dal buio informatico degli ultimi mesi con un po’ di lavoro arretrato da sbrogliare, in rigoroso e sacrosantissimo ordine sparso.Come noto, la chiusura di campionato ha sancito quel concetto di mediocrità e di tafazzismo che splendidamente si addice ai nostri. Un sesto posto che incredibilmente avrebbe potuto essere terzo fino a 90’ dalla fine, e che i nostri si sono affrettati a buttare definitivamente nel cesso andando a perdere l’ultimo scontro diretto con gli aquilotti laziali. C’è poco da dire, questa stagione lascerà ben poco in dote: le due vittorie nel derby, godibilissime quanto effimere, un paio di altre buone e sorprendenti prestazioni –vedi Udine- ed un‘idea di progetto trovata un po’ per caso strada facendo.

Buttando un occhio al presente e al futuro più prossimo, così parlò Polins:

 

MISTER

Non mi nascondo dietro un dito e confermo che, all’atto dell’esonero di Ser Claudio da San Saba, ero per lo meno scettico sull’idea di Stramaccioni in panchina. Mi pareva evidente come il problema principale dell’Inter non sedesse in panchina, visto il turbinio di allenatori che si erano avvicendati sulla stessa cadrega negli ultimi 2 anni. Quel che non potevo immaginare era che la mia profezia paradossale finisse per avverarsi. In quei giorni dicevo infatti che l’unico motivo per cui avrei potuto concordare con il cambio Ranieri-Strama era promuovere già allora il giovane romano a nuovo allenatore per la stagione 2012/2013: per tanto così, poteva essere utile fargli fare esperienza nelle ultime 9 partite di un campionato che oramai non aveva più molto da dire. Mi pareva la classica clausola di stile che si inserisce nei contratti, e che mentre stai scrivendo pensi  “voglio proprio vedere quando mai capiterà una roba del genere ”.  E invece…  credo trattasi di classico colpo à la Moratti, molto istinto e poco raziocinio –pericolosissimo quindi- che al momento pare essere mossa azzeccata sotto vari punti di vista.

In primis rappresenta la migliore conferma e legittimazione del lavoro del nostro settore giovanile, che ha dato agli interisti soddisfazioni inversamente proporzionali a quelle della prima squadra: il soggetto è giovane, ambizioso ma non strafottente, ha personalità e buona mediaticità (punto  debole del Club cui de facto deve supplire il carisma del Mister di turno) e ha il simpatico pregio di non costare –quasi- nulla, elemento di capitale importanza se inserito nella logica del dobbiamo-abbattere-il-monte-ingaggi recitato a mo’ di mantra senza soluzione di continuità negli uffici nerazzurri.

La scelta di Stramaccioni consente poi di togliersi un po’ di pressione di dosso: posto che ci sarà sempre un “caso”, e che come ben sappiamo la “crisi” è in servizio permanente effettivo, un’Inter in fase di cambiamento potrà concentrarsi più sul medio periodo, posto che nemmeno il più acceso ed ottimista dei tifosi potrà chiedere allo stato attuale più di un terzo posto dal prossimo campionato.

Quindi ben venga il Mister, ben venga il suo calcio propositivo ma non integralista, e ancor di più l’apparente empatia già creata con lo spogliatoio nelle ultime fasi del campionato scorso.

 

SETTORE GIOVANILE

 Come detto, ci siamo consolati con una mezza dozzina di trofei conquistati dalle varie formazioni di ragazzi. Splendida la Primavera nel conquistare Scudetto e NextGen Series, dopo essere uscita da Viareggio e Coppa Italia solo ai rigori, bravissimi gli Allievi di Zanetti senior a vincere con una squadra più giovane della media-categoria, e applausi scroscianti per i Giovanissimi che, ultimi in ordine cronologico, hanno conquistato il primo triangolino-che-ci-esalta della loro vita, quantomeno a livello calcistico…

Tutto questo, ovviamente, alla faccia dell’Inter che non è capace di programmare, dell’Inter che dovrebbe imparare dall’Udinese e dall’Atalanta, dell’Inter che compra un sacco di campioni e non si cura dei propri giovani.

Che poi i giocatori della nostra Primavera (campione d’Italia e in quanto tale teoricamente migliore di tutte le altre) non abbiano ancora sufficiente esperienza per giocare in prima squadra è un dato di fatto, che prescinde per una volta dall’universo nerazzurro e che Stramaccioni stesso ha confermato, come a dire “ ‘a rega’, se non li faccio giocare io in prima squadra, dopo averli allenati per 6 mesi…”.

Nel ritiro in corso, Strama ha chiamato un decina di ragazzini, buona parte dei quali farà poi ritorno a Interello o verrà girata in prestito per farsi le ossa. Non escludo che un paio di elementi restino con la prima squadra anche a Settembre, posto che le individualità non mancano: Duncan, Mbaye, Longo, Crisetig e Bessa (legamento crociato a parte) sono ottimi prospetti ma, come detto l’anno scorso a proposito di Obi, Alvarez e Faraoni, mi accontenterei di averne anche solo uno degno di essere considerato da Inter.

Che poi, come ben sappiamo, non è come dirlo: per il tifoso medio interista essere da Inter vuol dire –per lo meno- avere il senso del gol di Eto’o, la grinta di Samuel, la visione di gioco di Suarez e la presa ferrea di Walter Zenga. Contemporaneamente, si intende…

Battute a parte, e per completare il discorso sul settore giovanile, interessante la proposta  di Stramaccioni di avere una seconda squadra  per ogni club di Serie A, da far giocare nelle serie inferiori in modo da ridurre la distanza tra campionato giovanile e calcio vero. La logica è la stessa degli stage post diploma o post laurea presso le aziende, in modo da avvicinare mondo del lavoro a quello della scuola, con l’ovvia speranza che i risultati siano più incoraggianti di quanto visto in quell’ambito. 

continua-

Also sprach Zarathustra

CALMA E GESSO

INTER-GENOA 5-4

Polins non è un fesso, potrebbe essere il sottotitolo.

La dotta citazione Banfiana per ammonire circa facili conclusioni da tirare dopo una partita “allegra” e onestamente poco decifrabile.

Di certo c’è che si è tornati a vincere, sperando di non dover attendere la cadenza tri-settimanale per vedere la prossima vittoria.

Per il resto, il Genoa ci dà una grossa mano, dando l’ennesima conferma di essere la difesa peggiore del campionato. Gli manca solo Lucio e poi sarebbero una banda del buco perfetta. Noi mostriamo un Milito triste killer dei propri fratelli, onestamente ben supportato dalla strana coppia Forlan-Zarate ai lati, e con un centrocampo in cui Deki e Cuchu per una buona ora fanno buone se non ottime cose. Il terzo è Poli che si conferma il miglior acquisto della stagione (non che ci volesse molto…). Dietro manca Maicon, sostituito da Zanna a comporre una linea all over 30 con Samuel, Lucio e Chivu.

Come detto il Principe è sugli scudi e con i primi due tiri in porta mette la partita su un bel falsopiano in discesa: 2-0 prima della mezz’ora. Poco dopo addirittura Samuel riceve l’assist di Lucio sugli sviluppi di un corner, e la nuova coppia di gemelli del gol mette in buca il 3-0.

Stramaccioni, di cui parlerò più diffusamente, va al riposo con un 3-1 che grida vendetta, visto quanto è rocambolesco il gol di Moretti (2° e non 1° gol in Serie A, miglioriamo anche qui…). La ripresa infatti è più molle, e poco dopo inizia il festival dei rigori, dei quali il primo è a mio parere inesistente (Zanetti è a un metro da Sculli e non può mai essere volontario il suo movimento). Questo a proposito di sudditanza psicologica e balle varie. Inutile dire che sugli altri due il colpevole è uno solo (vi do un indizio: appartiene a Gesù): prima sbaglia il fuorigioco costringendo JC ad abbattere l’avversario con inevitabile espulsione, poi scalcia l’avversario come un cavallo imbizzarrito. Abbattetelo.

Per il resto, bello e solo apparentemente inutile il destro a giro di Zarate (firma il 4-2), verbalizzata la prima doppietta di Gilardino con la maglia del Genoa, certificata la giornata da spacca cuore di Milito che stavolta segna il rigore e ci mette al riparo da possibili pesci d’Aprile.

Abbiamo quindi vinto? Sì. Abbiamo fatto 5 gol e siamo delle iene? Momento: giocavamo contro il Genoa, il cambio di allenatore porta sempre una scossa nelle menti –deboli- dei calciatori, occorre dare continuità e vincerne qualcun’altra: hai detto niente…

La difesa ha incassato 4 gol ed è quindi un colabrodo? Sì ma anche no: 3 rigori e un gollonzo sono uno strano modo di pigliare 4 pere, quindi la stessa difesa va rivista in partite meno anomale, dando per assodata la ormai cronica inaffidabilità di Lucio: fino a qualche tempo fa entrava in anticipo e usciva palla al piede, e l’effetto collaterale era uno o due buchi a partita. Ora le proporzioni dei 2 eventi succitati si è semplicemente ribaltata: la cappella è la norma, il miracolo l’eccezione. Arrivederci e grazie.

 

STRAMALA

Inevitabile spendere 2 righe sull’ennesimo ribaltone interista in panchina. Stramaccioni mi è simpatico, mi pare bravo e preparato e sono in sostanza ben disposto nei suoi confronti. Detto ciò: vista la mediocrità della stagione, non capisco perché mandar via Ranieri, dando così l’ennesima dimostrazione di ritenere che il problema non siano i giocatori bensì il tecnico e continuando, come detto a parenti ed amici usando una metafora che mi piace molto, a cambiare il coperchio anziché la pentola. Oltretutto, agendo così, metti un esordiente totale alla guida di un cavallo imbizzarrito, con la concreta possibilità di essere disarcionato e cadere de fazza. L’unica ragione che potrebbe trovarmi d’accordo in un cambio del genere è che in effetti Moratti voglia ripartire da questo ragazzo, traguardando chissà quale progetto e chissà quali possibili risultati. Se così fosse, cazzi amari, chè la solfa vorrebbe dire remi in barca a più non posso e tanti anni da far passare prima di tornare a sperare di vincere qualcosa.

La conferma, non richiesta peraltro, è quella di una Società umorale, che si spiega perfettamente con la frase buttata lì dal Sig. Massimo nel giorno della presentazione di Stramaccioni: dopo aver lodato una mezza dozzina di allenatori (negli stessi momenti in cui viene presentato il tuo nuovo allenatore), il Pres commenta la scelta dicendo “almeno ti svegli la mattina e c’è qualcosa di nuovo”: non esattamente un discorso programmatico… Siamo sempre in attesa del Messia o di chi per lui, a palese e confessata dimostrazione che noi da soli non ce la possiamo fare. Triste tanto quanto vero…

 

LE ALTRE

Il Milan si incazza e fa bene, chè nell’aria la voglia di scudetto alla Juve si respira a pieni polmoni. Non avendo trovato il modo –e ci mancherebbe!- di risarcirli in qualche modo per Calciopoli, si sta cercando in tutti i modi di fargli vincere il campionato. Lo dico da profondo “odiatore” del Milan, ma il gol non dato a Muntari ha cambiato in pieno la mia percezione delle cose. Il gol di sabato è senz’altro più difficile da vedere, ma è un fatto che quei due episodi gridino vendetta.

I gobbi da parte loro regolano il Napoli giocando bene e dando buona prova di tenuta sia mentale che fisica, arrivando al 3-0 nell’ultima mezz’ora di partita. Ora stanno a -2 dai cugini, e sarà lotta all’ultimo sangue per questo mediocre campionato…

La corsa per il terzo posto si conferma una gara a chi sbaglia di meno, con Lazio, Napoli e Udinese che perdono, e le sole Roma e Inter a guadagnar punti.

Per noi resta quasi impossibile, più per il numero di squadre tra noi e il traguardo che per il punti in ballo: con un andamento di campionato decente, secondo me potremmo anche raggiungere e superare l’Udinese (tanto per far nomi), ma chi glielo dice alle altre 4 in corsa?

E’ COMPLOTTO

Ho detto quel che penso sul cambio in panchina e ribadisco di non essere per nulla contento e ancor meno convinto.

Lo ero e lo sono anche perché ero certo che l’ennesimo colpo a sorpresa di Moratti avrebbe dato fiato alle trombe dei media e riversato dose doppia di liquami mefitici sul Biscione. Eccoli quindi calcare la mano anche là dove non sarebbe necessario: un po’ come quando a scuola hanno già i numeri per bocciarti, ma nel dubbio ti abbassano i voti anche dove non meriteresti. Tanto ti avrei bocciato comunque… ti dicono. Sì allora sputami anche addosso…

Garanzini ci dice che Stramaccioni è il 6° allenatore del dopo Mourinho (in realtà sono “solo” 5).

Tal Maria Strada ci dice che Ranieri era poco amato in spogliatoio (il caro e vecchio leit motiv dello spogliatoio spaccato) e che l’Inter nelle ultime 8 partite ne aveva perse 7 e pareggiata 1 (la statistica dice 4 sconfitte, 2 pari e 2 vittorie: fa cagare uguale, ma è diverso. E soprattutto è falso, Cristo!)

Dopo averci passeggiato sui testicoli coi tacchi a spillo con la faccenda dei gggiovani, chè devono giocare i gggiovani e tutti devono essere gggiovani, ecco che l’Inter punta su un allenatore gggiovane. Benissimo: istantaneamente Bocca di rosa su Repubblica dice che mettere i gggiovani non vuol dire niente, perchè quel che conta è la qualità (ma va???), mentre altri ci ammoniscono dicendo che Stramaccioni ha sì vinto, ma con la Roma, è la Roma la squadra in cui ha fatto bene, la NextGen appena vinta non è una Champions della Primavera ma solo un torneo amichevole a inviti (il Viareggio invece, caro Marianella?) e poi il vero bravo allenatore della Primavera l’Inter ce l’aveva (Pea) ma l’ha mandato via e adesso si gioca la Serie A col Sassuolo (ancora il prode Garanzini).

La solfa è sempre la stessa: ingigantisci i problemi, amplifica i difetti, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, vista la mediocrità attuale. Dall’altra parte, ridimensiona i meriti e le vittorie, oppure semplicemente ignorale. Esempio? Il grande Ryan Giggs viene intervistato da Gazzetta.it (http://video.gazzetta.it/gallese-manutd-parla-nostro-calcio/ce115630-778a-11e1-8d2d-960f07a82cab) e tra le altre cose gli viene chiesto quale sia stato il calciatore italiano più forte che abbia incontrato. Risposta (plausibile, legittima): Del Piero.  Il titolo “Giggs: Del Piero il più grande” campeggia per 2 giorni sul sito della rosea. Ovviamente nessun accenno alla dichiarazione successiva,  e cioè “Zanetti è stato l’avversario più duro da affrontare in tutta la mia carriera”.

WEST HAM

Graverrrima sconfitta interna contro il Reading, diretta concorrente alla promozione: pare sfumata la possibilità di promozione diretta, si apre la strada dei play off… Up the Hammers as always…

Se segna pure su rigore siamo a posto!

Se segna pure su rigore siamo a posto!

NON SO COS’E’ PEGGIO

JUVENTUS-INTER 2-0

So che la frase vorrebbe il congiuntivo presente e non l’indicativo.

Ma l’italiano applicato al calcio è ancor più povero e sciatto dell’idioma medio parlato dalla casalinga di Voghera: commentando l’azione fallita da un attaccante, si dirà sempre “se entra quel tiro cambia la partita”  e non “se fosse entrato… sarebbe cambiata…”. Se usi il congiuntivo, in certi ambienti, fai la figura del parvenu.

Detto ciò, torniamo al punto: non so cos’è peggio. Ho passato una settimana a disilludere quanti preconizzavano un partitone dell’Inter, ipotizzando addirittura il colpo “gobbo” in terra gobba e la fine dell’imbattibilità bianconera. Come ben noto, l’Inter ha l’innata propensione a cannare il match decisivo, con l’ulteriore aggravante di estendere questa indesiderata virtù a tutte le partite in calendario nella stagione 2011/2012, con rarissime eccezioni.

E qui arriviamo al punto: perché per un’ora l’Inter ha davvero fatto il partitone, almeno per quel che consente la mediocrità attuale, e solo un grande Buffon ha impedito un meritato vantaggio a fine primo tempo. Ciononostante torniamo a casa con due pere nel sacco, e tocca ringraziare Julione e Maicon se il punteggio non è stato da pallottoliere.

Quindi il dubbio amletico è il seguente: è peggio perdere avendo dato tutto il poco che puoi dare, o perdere toppando clamorosamente partita? Come vedete, la premessa è identica. Si perde, e non potrebbe essere altrimenti. Odio essere d’accordo con Caressa, ma un albero che nasce storto non lo raddrizzi più.

I vecchi campioni possono ancora strappare qualche mezzora di classe all’inesorabile dio del tempo (vedi Maicon ieri sera, marcature sui corner a parte) ma alla lunga la solfa è questa. Poli e Obi, i due giovani, sono stati tra i migliori, con una doverosa quanto triste precisazione: la mediocrità è tale per cui basta un centrocampista che corre e si sbatte per vederlo scintillare di luce propria ed ergersi dalla cloaca magna. In sostanza, sono i migliori non per meriti propri ma per colpe altrui.

Siccome sono i migliori, Ranieri poi ci mette del suo e li toglie entrambi. Sarebbe cambiato poco, tanto a quel punto il gol l’avevamo già beccato (di testa su corner, con l’uomo solo a centro area… multerei la squadra ogni volta che si prende gol su calcio da fermo…. Un gol così poi… sanzione tripla!). E quel gol è stato come un black out; crisi esistenziale, consapevolezza che l’ora precedente è stata un errore, e che la vera dimensione interista, collezione 2011/2012 è quella dell’ultima mezzora: difesa approssimativa e attacco stitico, con centrocampo non pervenuto.

Tocca ripetersi e stupirsi dello stupore altrui: quando sento gente che fintamente incredula si domanda come sia possibile un’Inter del genere (e glielo leggi in faccia che invece gode come un caimano… vero chierichetto Conte dei miei coglioni?) vengo assalito da istinti omicidi che credevo ormai sopiti dopo l’ultimo lustro di vittorie, e che invece si ripropongono prepotenti in tutta la loro veracità.

In tutto ciò non sfuggiamo ad uno degli altri topoi letterari preferiti, rigenerando i morti e regalando nel caso di specie il primo gol in campionato di questa stagione a Del Piero, con tutto ciò che consegue: agiografia del calciatore e ancor più dell’uomo, grande campione ed esempio di professionismo, “che bello che sia lui a segnare in questa partita(bello un cazzo!), e glicemia da domare con dosi equine di insulina.

La sola nota positiva di questa ennesima sconfitta è che il terzo posto è definitivamente scomparso dietro un orizzonte di 10 punti e una mezza dozzina di squadre, e che lo scenario più concreto per la prossima stagione sarà quello di un’Inter fuori dall’Europa (chè dell’Europaligg frega un cazzo a nessuno) e che si potrà sperabilmente costruire una squadra con una prospettiva leggermente superiore all’arco temporale di un bimestre.

LE ALTRE

Il Milan batte bene la Roma in rimonta e dà piena conferma ai miei tormenti: guardandone il secondo tempo cercavo di convincermi di come la vittoria rossonera potesse essere il risultato migliore per noi (maggior pressione addosso alla Juve, sconfitta della Roma concorrente diretta…): la realtà mi ha dato ragione, visto che comunque l’abbiamo presa in der posto e che per tanto così era meglio vedere i meravigliuosi uscire dal campo cornuti e mazziati…

La corsa al terzo posto si conferma ancor più la gara al meno peggio, col Napoli che si fa recuperare 2 gol in 10 minuti dal Catania, l’Udinese che non va oltre il pari a Palermo e la Lazio che supera il Cagliari in casa solo agli sgoccioli. Ma, come detto, noi non siamo nemmeno mediocri. Noi facciamo proprio cagare.

E’ COMPLOTTO

Sarei patetico e più da ricovero del solito se mi mettessi a questionare il merito delle critiche fatte dai media all’Inter di questi tempi. Le ultime 4 parole del paragrafo precedente fotografano alla perfezione il mio giudizio tènnico sulla squadra. Detto ciò, come al solito c’è modo e modo di dir le cose, e soprattutto c’è chi come me ha memoria lunga (come gli anziani… non ricordo un cazzo di quel che mi viene detto 2 giorni fa ma saprei recitare a memoria la formazione dell’82-83. E’ grave, lo so).

Ebbene, essendo stato fatto notare in settimana come Inter e Juve, rispetto alla stagione scorsa, si fossero scambiate posizione e punti in classifica, logica vorrebbe che anche le vagonate di melma quotidianamente versate su una squadra (che, al contrario dell’altra, ha vinto tutto fino a ieri), fossero le stesse somministrate al tempo anche all’altra. Domandina facile facile: ricordate per caso prese per il culo ai danni della Juve analoghe a quanto letto in settimana sul Corriere della Sera, dal giornalista in teoria più vicino alla squadra in questione? (il riferimento è a Fabio Monti e ad un articolo che purtroppo non riesco a rintracciare, in cui in sostanza sfotteva allegramente Moratti e compagnia, definendo gli ultratrentenni come “giovani di belle speranze” e gli ingaggi milionari dei suddetti come “lungimiranti scelte di mercato”, lodando infine Branca per i suoi ultimi colpi di mercato del calibro di Jonathan, Palombo, Forlan e Guarin).

In questo contesto, un tanto-peggio-tanto-meglio in cui si può pure picchiare duro perché tanto dall’altra parte son simpattici e non si incazzano, ci si permette di cazziare Moratti per non aver scelto Bielsa (falso storico: era stato il primo nome di Moratti dopo l’addio di Leonardo, era stato il sosia di Calderoli a dire no grazie), ovviamente dopo averlo preso ai tempi per il culo per la bislacca preferenza data all’argentino (Cruccu sempre sul Corriere: non fatevi ingannare dal titolo, andate alle ultime righe http://www.corriere.it/sport/12_marzo_15/athletic-bilbao-leggenda-cruccu_e4446dc0-6ed9-11e1-850b-8beb09a51954.shtml).

Infine ognuno si sente in diritto di dire la sua, e quando si arriva a ipotizzare Zeman sulla panchina dell’Inter (Sconcerti e Mura… tu quoque!?) si capisce che si è toccato il fondo.

Dall’altra parte, si è efficacemente compiuta l’ennesima opera di revisionismo storico appannaggio del clubpiùtitolatoalmondo (a dire cazzate): in vista della sfida col Barça, ormai tutti dicono che le due partite nei gironi hanno dimostrato che il Milan è alla pari dei catalani e se la può giocare senza timori. Una botta di culo sesquipedale all’andata ed una sconfitta-a-testa-alta (cit.) al ritorno sono stati terreno sufficiente per un abuso edilizio-mediatico degno del peggior MinCulPop. Chè poi intendiamoci, questi sono talmente in stato di grazia (vedere tiro al volo sulla traversa di Muntari) da poter pure azzeccare le due partite della vita ed eliminare Messi & co., ma che le due sfide autunnali non siano state due lezioni di calcio è veramente negare l’evidenza.

In tutto ciò, concedetemi un processo alle intenzioni: la Primavera nerazzurra vince il NextGen Series, una specie di Champions League giovanile, che tutti si sono affrettati a precisare non essere patrocinata dalla UEFA: i ragazzi hanno battuto (da sfavoriti) tra le altre Sporting Lisbona, Marsiglia e Ajax: gente che nei turni precedenti aveva spedito a casa Barcelona, Liverpool e compagnia. Qualche trafiletto dà conto della piccola grande impresa dei ragazzi, ovviamente indugiando sulla presenza in tribuna di un Moratti “per una volta felice”. Mi immagino i peana in caso di analogo successo da parte di altra squadra italiana. Ma noi siamo il club meno mediatico al mondo, e quindi ne ridiamo pure…

WEST HAM

Quinto pareggio di fila col Burnley in trasferta. Un 2-2 che sancisce il definitivo bye bye primo posto e che ci vede terzi a -4 con una partita da recuperare.

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell'Inter

Svelato il perchè della sconfitta: Lapo Elkann giocava nell’Inter

…VE POSSINO!

INTER-ATALANTA 0-0

Non voglio rivangare i miei traballanti studi classici, anche perché non è necessario aver fatto lo Zucchi per ricordarsi di Renzo e dei suoi capponi portati ad Azzeccagarbugli i quali, ormai legati insieme e prossimi all’infausto destino, non trovano di meglio da fare che azzuffarsi tra loro.

I quattro pennuti potrebbero assumere le sembianze di Branca, Oriali, Forlan e un quarto a caso (Sig. Massimo?): non credo possa esserci migliore rappresentazione del momentaccio vissuto dai nostri prodi di questi tempi. (See section E’ COMPLOTTO for further details). 

Il pareggino sgraffignato in casa contro l’Atalanta grida vendetta, visto il colossale rigore negato ai pota dopo scellerata cianghetta di Lucio (rottamatelo, per amor d’Iddio) ai danni del giovane Gabbiadini e scientemente ignorata dall’arbitro, che evidentemente deve aver provato pena per i nostri.

Noi ci avevamo già messo il carico da 90, sbagliando con Milito il secondo rigore in 7 giorni: il Principe stavolta ha capito che doveva angolare la palla, ma si è dimenticato di tirare forte. Chissà che tra 4 o 5 mesi riesca a piazzarne uno come si deve. Scherzo su di lui perché, nel marasma di mediocrità, se non altro si fa forza con i numeri che continuano ad essere dalla sua parte, rigori ciccati a parte.

Se guardiamo al resto della squadra infatti siamo alle solite: se il-Capitano-palla-al-piede è il nostro schema migliore, la situazione è grama. Ranieri mette giù quella che pare una formazione logica, un 4-4-2 ordinato che nelle pìe intenzioni dovrebbe essere sufficiente ad aver ragione di un’Atalanta priva del bomber Denis. La realtà è purtroppo ben diversa, e l’errore dal dischetto è ancor più grave perché è chiaro ed evidente che di occasioni per andare in porta ce ne saranno pochine. Non si può dire che l’Inter giochi male, fa il suo compitino, rischia un po’ dietro (ribadisco il mio disprezzo ormai incontenibile per Lucio, minus habens dell’area di rigore) e rende il tutto ancor più triste e mediocre. Ranieri ha ragione quando dice (un po’ parandosi il culo) che la squadra in questo momento non può far di più. A ciò dobbiamo rassegnarci, essendoci già fatti una ragione di una grandeur terminata e di un futuro assai nebuloso all’orizzonte.

Per quel che mi riguarda, essendo molto molto difficile raggiungere il terzo posto (più per demeriti nostri che per la forza delle rivali), impiegherei queste 10 restanti partite a testare davvero gente come Ranocchia, Poli, Obi, Faraoni, Alvarez e Guarin (gli ultimi due se mai guariranno) per capire quanti di loro possono essere nomi solidi per l’Inter futura, e anche per dare un segnale a quei vecchi che ultimamente non fanno altro che schifacazz’ . Si tenta da un quadrimestre di lapidare Zanetti e Cambiasso, ma vorrei capire a che titolo Lucio e Maicon debbano giocare sistematicamente tutte le partite, regalandoci scempi tipo ieri: d’accordo che a non giocare i campioni si deprezzano, ma a esporre certa merda in pubblico l’effetto è ancora peggiore!

Poco da aggiungere sulla partita: potevamo vincere, potevamo perdere: ne è uscito un pareggio insipido che solo la mediocrità della attuale Serie A disegna come aritmeticamente ”buono”: paradossalmente, nel nostro lerciume, riusciamo a non perdere punti su Udinese e Napoli (che pareggiano tra loro) e addirittura a guadagnare un punto sulla Lazio sconfitta alle pendici dell’Etna. Una squadra come la nostra, con una decina di sconfitte sul groppone a 2/3 di stagione, in un campionato normale veleggerebbe a metà classifica, facendo capoccella nella colonna di sinistra a domeniche alterne.

Qui siamo ancora inspiegabilmente in corsa per l’Europa.

 

LE ALTRE

Il Sabato per fortuna mi regàla e rèlega alle celebrazioni del rampollo di famiglia (feliz cumple Panchito!), tenendomi quindi lontano dai fasti diversamente strisciati e dalle conseguenti odi e lodi sperticate. Che Emmanuelson sia il migliore in campo va ad ulteriore dimostrazione della già asserita mediocrità dell’attuale italica pedata. Detto delle dirette concorrenti per i posti in Coppa (bella o brutta che sia), faccio solo notare ai nostri cervelli pensanti in Società –if any- che, anziché scommettere sul brasiliano di turno per 8-10 milioni a botta, attingerei a piene mani dai giovanotti attualmente impiegati in squadre non di altissimo lignaggio ma già avvezzi alla Serie A e con un interessante margine di miglioramento.

 

E’ COMPLOTTO

In tutto ciò, uno splendido Forlan si rifiuta di entrare perché lui vuol giocare solo da punta vera, chè non è mica Eto’o che si sfiancava anche sulla fascia. Lui non si spreca, vuole giocare solo da numero 9. Fa bene Ranieri a minimizzare e a difenderlo in pubblico, ma spero nella punizione esemplare da parte della società (che ovviamente non arriverà). Per il resto, il Sig. Massimo non brilla di furbizia abbandonando scenograficamente la tribuna a fine primo tempo (che sia andato via o che segua la ripresa da altra postazione è irrilevante): le inquadrature si fanno sempre più insistite, così come i laconici commenti dei cronisti “

Eh… il Presidente se n’è andato… Chissà cosa bolle in pentola… chissà Ranieri…”: come se già di problemi ce ne fossero pochi!

Branca e Oriali sono infine da crocifiggere in sala mensa, prescindendo totalmente dal merito della questione. Che i fasti del quinquennio 2006-2011 siano merito dell’uno o dell’altro è qui irrilevante: quel che emerge da parte di Branca è la totale incapacità di gestire le critiche che arrivano da un ex collega mai amato (e prontamente corrisposto). Che cazzo di senso ha adesso far le pulci sul chi ha fatto cosa e rispondere in diretta TV a quelle che sono palesemente critiche personali? E’ troppo difficile capire che la risposta migliore è “no comment, abbiamo altro a cui pensare, grazie” oppure “abbiamo vinto tanto insieme, se dobbiamo rivangare il passato ricordiamo le vittorie”. Evidentemente sì, è troppo difficile.

Su Oriali il mio personale giudizio è se possibile ancora peggiore, perché oltre alle stesse considerazioni fatte a proposito del Cigno di Grosseto, mi rimane il dubbio che tutto ‘sto troiaio –aizzato proprio dal Mediano- sia stato fomentato ad arte dalla sua attuale azienda (MeRdiaset) che gli riserva un posto da opinionista rancoroso. Insomma: o ci fa o ci è, e non so cosa sia peggio.

La conclusione di tutto ciò è l’ennesima conferma di quel che sostengo ogni giorno con più convinzione: i 15 trofei in 7 anni sono stati vinti non grazie ma nonostante la nostra Dirigenza.

Tragicomico.

A degna conclusione del tutto, purtroppo il bambino Filippo ed i suoi familiari sono ancora presenti e ci allietano settimanalmente con i loro bei messaggi.

‘A cricchioli’, e se fossi tu a portar sfiga?

 

WEST HAM

Pareggio esterno a Leeds sul glorioso Ellan Road, che però ci costa caro: ora siamo terzi a -5 dalla testa. Come dicono nell’East End:

‘A regà, nun famo scherzi…

...Te possino! (du volt is megl che uan...)

…Te possino! (du volt is megl che uan…)

ORA DEL DECESSO: 22:31

INTER-MARSIGLIA 2-1

Forse, nella sua beffarda crudeltà, è giusto così.

Finire con un tonfo e non dare speranze di possibile continuazione. The party is over.

Spero che il ceffone sia forte abbastanza da convincere il Signor Massimo a fare quel che deve, seppur con 2 anni di ritardo. Basta con l’accanimento terapeutico; stacchiamo la spina. 

Non dirò per la millesima volta che la squadra andava gradualmente puntellata negli anni scorsi. Mi limito a far notare che la stessa operazione andrà fatta in maniera decisamente più invasiva –e quindi meno “digeribile”- in estate, facendo tabula rasa o quasi e piantando nuovi semini in attesa che spunti una nuova piantina…

Non posso non chiedermi cosa sarebbe questa squadra oggi con Cavani, Inler e Sanchez stabilmente in rosa, colpi fattibilissimi dal 2010 ad oggi. Non posso non rammaricarmi di come la vecchia guardia sia stata usata come feticcio o panacea davanti a tutte le difficoltà, rimestando la minestra del “questi giocatori fino a pochi mesi fa vincevano tutto”, abbassandoci al livello dei diversamente strisciati senza averne il culo (il riferimento alla Champions vinta nel 2007, senza essere titolata a parteciparvi e giocando 3 partite degne di tal nome, è puramente voluto). Purtroppo le squadre non si fanno con le figurine, altrimenti basterebbero Brehme Matthaeus e Nicolino Berti a risolvere la situazione.

Non che abbia particolare piacere nell’indugiare sullo scempio di ieri sera: usciamo avendo meritato di passare; usciamo battuti da un avversario mediocre, guidato da un allenatore mediocre, che è stato un calciatore mediocre ma vincente, grazie ad un ematocrito costantemente sopra i 50.

C’è stata sfiga, senz’altro, ma anche tanta colpa.

Non puoi sbagliare due gol così nei primi 10 minuti, così come non puoi farti beffare all’andata e al ritorno nel recupero. “Chi l’è sfurtuna’, l’è anca un po’ cujun” dice il vecchio saggio. Traducete voi per Lucio.

L’Inter nei 90’ ha avuto gambe e testa per non più di 30 (diciamo i primi 10 e gli ultimi 20). Si sapeva che loro fisicamente erano due spanne sopra di noi, bestiacce da 1.90 dietro e a metacampo, piccoli e guizzanti sulle fasce e davanti: è quindi tutto da vedere come sarebbero andati gli eventuali supplementari. Maicon non si regge in piedi, Sneijder ben presto lo imita, Deki fa quel che può ma arranca anche lui. Gli unici a salvarsi sono il Capitano e Poli, mentre Forlan deambula senza costrutto e Milito ripete la prestazione di Verona: un errore clamoroso e un gol per farsi perdonare –anche se non abbastanza.

Facendo il fallace giochino dei “se”, stare 2-0 dopo 10 minuti di gioco avrebbe dato tutt’altra storia alla partita, permettendo a noi di abbassare i ritmi e costringendo loro a scoprirsi. Ecco perché ho vissuto come un tremendo presagio i succitati errori sottoporta, che peraltro rimangono gli unici veri pericoli corsi dai marsigliesi fino al 75’ (non conto le punizioni telefonate di Wes o sparate alla cazzo da Stankovic e Maicon. Tra l’altro: Maicon a battere le punizioni!?!?). E lo stesso gol del Principe arriva dopo un altro clamoroso errore del Pazzo, che per fortuna genera una carambola risolta da Milito con proditoria quanto efficace scarpata da 3 metri.

Da lì in poi la speranza è che i nervi facciano quel che i muscoli non possono fare più (…ma da mo’!): far correre la squadra. Serve chiuderla prima del 90’, per non arrivare ai supplementari che ci vedrebbero con la lingua a penzoloni. La squadra per quello si mette anche a correre, complice anche il doppio cambio Pazzo+Obi al posto di Forlan+Sneijder. Ma il fatto che l’Inter si giovi della corsa del giovane nigeriano, lungi dal voler essere una critica al fratellino di Leroy Johnson, è un indicatore preoccupante della nostra pochezza attuale. Obi nell’Inter del futuro ci può stare e può giocare anche diverse partite. Del resto il Triplete l’abbiamo vinto con Muntari in panchina, e Obi è molto più forte e immensamente più intelligente del nuovo fenomeno del centrocampo milanista. Detto ciò, non è Obi il perno che può far svoltare i nerazzurri.

Finito l’inciso sul nigeriano, e tornando all’ultimo quarto d’ora, il casino organizzato produce un paio di mischie e un colpo di testa del Cuchu –entrato per un Poli stanchissimo- che non riesce a governare la palla strumpallazza nell’area piccola. E proprio quando tutti aspettano l’agonia dei supplementari arriva il premio sfiga (o cujun, come s’è detto poc’anzi) con un rinvio alla cazzo del loro portiere per Brandao, subentrato negli ultimi minuti al posto di un (dolce) Remi che doveva essere un satanasso e si è rivelato più inoffensivo del cane Zerbino o della scimmietta. Al suddetto (Brandao, non Zerbino) riesce la giocata della vita, ovvero contrastare Lucio, stoppare a seguire con la schiena e tirare di sinistro a 1 mm dal piede di Samuel e sotto la panza di Julio Cesar. Il brasiliano, che se possibile fa crescere a livelli siderali il mio odio per lui palesandosi nel dopo partita come Atleta di Cristo, è l’ennesimo carneade che contro di noi ha avuto la serata da raccontare ai nipotini di fronte al caminetto. E mi sorprende che la gente ancora non abbia capito la diretta correlazione tra pippa-colossale-che-entra-in-campo e uccello-padulo-in-zona-Inter. Dovrebbero esserci anche delle pubblicazioni scientifiche al riguardo.

La tragedia (sportiva, s’intende) si trasforma in beffa 30 secondi dopo, con Pazzini abbattuto in area e conseguente rigore: si realizza quindi un cortocircuito tale per cui il nostro segna, ma ad esultare sono gli altri, stante il triplice fischio finale dell’arbitro subito dopo.

Quel che è certo è che non siamo, né mai siamo stati, fortunati. Vinciamo e andiamo a casa, mentre altri ne prendono 3 e passano. Ma è giusto così, ripeto. Che non ci siano alibi né tentennamenti. L’applauso a questi uomini c’è stato e la gratitudine sarà sempiterna. Ora serve voltare pagina, e non mancherò di dare al Sig Massimo i miei preziosi consigli sotto forma di possibili nuovi acquisti, liste di proscrizione e piani strategici quinquennali.

E’ COMPLOTTO

Non ho molto da dire sulla gara di ieri, a parte le lenzuolate sul ciclo finito che del resto erano in canna dal giorno dopo Madrid ed aspettavano solo il momento giusto per essere eiaculate.

Quel che vorrei far notare, seppure con un paio di giorni di distanza, è la reazione della stampa (intesa proprio come categoria, o corporazione) all’indegna uscita di Zlatanasso nel dopopartita all’indirizzo di una giornalista di Sky, rea di avergli chiesto se fosse ancora arrabbiato con Allegri.

Il MinCulPop rossonero ha fatto solerte il suo mestiere, minimizzando l’accaduto e comunicando che in serata tra i due c’era stata una telefonata chiarificatrice (chiarire cosa? Che sei un buzzurro? Devi scusarti, non chiarire) e che insomma il caso era chiuso.

Ma se la favoletta da Milanello Bianco era quanto di più prevedibile potevamo aspettarci, il silenzio assordante dei colleghi della sventurata giornalista non me li aspettavo. Non è vero. Mi aspettavo anche quelli. Tutti compatti ad attaccare Mourinho che insulta un inviato, beccato per l’ennesima volta in zona a lui non autorizzata. Duri e puri nel boicottare la successiva conferenza stampa e nel respingere sprezzanti le scuse dell’allenatore “alla persona, ma non al professionista perché lui lì non ci poteva stare” (così disse il Profeta, ineccepibile come sempre).

Qui invece, silenzio su tutta la linea. Un silenzio assordante e di un color marroncino…

E' stato bello. Grazie.

E’ stato bello. Grazie.

HAPPY BIRTHDAY TO YOU

CHIEVO-INTER 0-2

Come detto ancora incredulo a fine partita: beh, bello però vincere ogni tanto!

L’Inter vince la sola partita giocata in maniera decente nell’arco degli ultimi 40 giorni e si fa un bel regalo per i suoi 104 anni: non è l’età media del centrocampo titolare, ma l’età effettiva del Club, fondato il 9 Marzo 1908.

La nuvoletta di Fantozzi aleggia ancora più che minacciosa sulle capocce dei nostri, fermando sulla traversa un bel tiro di Sneijder nel primo tempo e soprattutto facendo sbagliare un rigore a Milito, al quale devo confessare una cosa: se mi sono accorto io che di solito i rigori li tira forti, centrali e a mezza altezza, ragione vorrebbe che si scegliesse un angolo e ivi si tirasse forte. Sorrentino, portiere clivense di buono spessore e sufficiente perspicacia, resta invece fiducioso della bomba ignorante a centro porta ed è bravo a respingere, mantenendo la porta veronese inviolata.

Il primo tempo, complice un ritorno al rombo che a mio parere dà ordine più mentale che tattico, vede i nostri in buona forma, con Stankovic e Sneijder a fare da vertici del suddetto quadrilatero e Zanna e Poli fidi scudieri laterali.  Dietro soffriamo poco, se si eccettua la solita ventina di rimesse laterali regalate da Maicon e l’uccellata di Pellissier ai danni di Lucio, che rimedia poi con mestiere nell’unica occasione creata dal Chievo.

Davanti il Principe e Forlan fanno quel che possono; pesa come detto il rigore sbagliato, ma i due si muovono e si cercano con sufficiente applicazione.

La ripresa ci vede in versione più ciapatina, forse per paura di non riuscire a sbloccarsi e quindi di subire la beffa, o forse per un purtroppo comprensibile calo di energie fisiche: l’autonomia dei nostri non può essere raddoppiata per il solo fatto di aver tenuto il Cuchu a riposo, e quindi le gambe a poco a poco mulinano meno km e lasciano un po’ più spazio ai gialloblù. La partita scollina lemme lemme fino agli ultimi minuti, nei quali è chiaro che solo un episodio può dare la vittoria ai nostri.

Ai nostri avversari lo 0-0 va più che bene, e quindi il corner al minuto 88’ è di quelli troppo preziosi per essere sprecati. La parabola di Wes pare anche lentuccia e prevedibile, ma Samuel è talmente bravo e forte da saltare in anticipo, colpire in controtempo e prendere di sorpresa Sorrentino. Vantaggio a 2 minuti dalla fine ed una strana sensazione di eccitante sollievo che corre sulla schiena “fandomi felice” (cit. eliana).

Nemmeno il tempo di capacitarmi dell’incredibile evento –e di dire “portento” continuando le citazioni delle sopracciglia del rock n roll italico- che il prode capitano, 40 anni e non sentirli, si sciroppa 50 metri di corsa e pennella dalla destra il cross sul quale plana il Principe, capocciando in rete il 14° sigillo di una stagione almeno numericamente buona, e dando ai ragazzi la gioia e –si spera- la tranquillità per preparare quella che oramai è da tutti vista come LA partita.

 

LE ALTRE

Non seguo il pomeriggio domenicale e quindi apprendo i prevedibili punteggi in arrivo da Milan e Juve. I gobbi paiono aver finito la benzina e, come da me preconizzato (rectius gufato), mostrano il lato debole del giocare sempre a mille all’ora: ficata finchè la brocca ti regge, ma poi son dolori. I cugini invece marciano come un diesel e temo che nessuno possa seriamente contendergli il campionato. Che mediocre è e mediocre rimarrà, vista anche la figura demmerda dei succitati diavoli in terra albionica. L’illusione di vedere ripetere i capolavori di La Coruna o Istanbul è durata poco meno di un’ora, ma è comunque stato bello vedere certe facce impallidire e poi riprendere colore nell’arco di 90 minuti. E meno male che hanno la Champions nel DNA!

 

E’ COMPLOTTO

Parto proprio dalla maiuscola prestazione rossonera per sottolineare il livello di zerbinaggio che qualcuno tra le decine di inviati al seguito dei suddetti riesce comunque a raggiungere: Nosotti di Sky riesce a chiedere a Mexes se la partita di Londra possa dare una spinta in più in vista del Campionato. Splendido nella sua imbarazzata sincerità (o forse solo lucidità) il francese quando lo rintuzza dicendo “Veramente stasera abbiamo perso 3-0…!”.

Guardando in casa nostra, un ceffone al servo di turno che prima dipinge Pellissier come “uno che all’Inter ha sempre fatto gol” (vero), salvo poi commentare il cambio del suddetto con Moscardelli dicendo “entra adesso una punta che in passato ha già fatto tanto male all’Inter” (ha segnato un gol lo scorso anno, e purtroppo, visti gli ultimi precedenti, non è nemmeno evento così raro per una qualsiasi punta…). Il gufaggio a oltranza era iniziato annuncuando l’arrivo di Moratti al Bentegodi e ricordando lo spiacevole precedente dell’ultima trasferta seguita in prima persona dal Presidente (Novara, sconfitta a settembre e bye bye Gasp): insomma, tutti gli ingredienti possibili per rendere ancor più acida e indigesta la partita dei nostri.

Noi poi ci mettiamo la nostra parte, con un signore di 60 anni che si riduce alle lacrime per una vittoria a Chievo che gli salva il deretano (c’ha pure la faccia di bronzo di dire “ma è perché io ci tengo” senza però specificare se il riferimento sia alla squadra o alla panchina). Gli occhi lucidi, che seguono di pochi giorni quelli esecrandi (e difatti da me esecrati) di Cambiasso, danno l’assist per l’inevitabile servizio sulle “lacrime dell’Inter dal 2000 ad oggi”, iniziando con Ronaldo che si scassa contro la Lazio, passando dal cosiddetto giorno-che-non-esiste nel 2002, per arrivare alle lacrime dolceamare di Mourinho e Materazzi dopo Madrid e approdare ai poco edificanti exploit degli ultimi giorni.

Ribadisco la mia sincera quanto irrealizzabile speranza: due settimane di stipendio di multa a chi piange in maglia nerazzurra. A casa tua fai quel cacchio che vuoi,  sul posto di lavoro ti contieni.

 

WEST HAM

I martelli inciampano in casa contro i penultimi della classe, non andando oltre un insipido 1-1 contro il Doncaster. Il Reading ci aggancia al secondo posto, il che mi lascia poco tranquillo visto che, come per la Serie B italiana, i primi due sono promossi automaticamente, mentre il terzo se la gioca ai play off contro quarti, quinti e sesti.

Testa giù e pedalare!

Mucchione nerazzurro a festeggiare... un'immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

Mucchione nerazzurro a festeggiare… un’immagine che iniziavo a credere fosse ormai frutto della mia fantasia malata.

NON SI PIANGE SUL POSTO DI LAVORO

INTER-CATANIA 2-2

Un’Inter eroica e indomita strappa coi denti un pareggio in casa col Catania.

L’ironia c’è ma non è nemmeno troppo marcata, chè davvero di questi tempi è difficile chiedere di più a questa accozzaglia di smandruppati.

Dopo averci passeggiato sui testicoli per una settimana intera col recupero-lampo di Maicon, il brasiliano trova posto al primo anello rosso “in vista del rientro in campo nella prossima giornata”. Solite magìe dal mondo medico-mediatico a strisce nerazzurre…

Che la serata puzzi di stallatico lo si nota dall’inizio, con la squadra che non ha idea di come stare in campo, con Forlan in versione faso-todo-mi e un centrocampo molto democristiano: non sapendo se coprire o spingere, decide salomonicamente di non fare né l’uno né l’altro. Il Catania è l’ennesima squadra piccola-corta-intensa che ci fa ammattire, nella quale l’ennesimo mezzo campione (Almiròn) mostra lampi di classe sconosciuti ai colleghi interisti. Il resto lo fanno i nanerottoli maledetti (Gomez, Bergessio e Barrientos) e gli errori della nostra difesa. Se anche Samuel si dimentica di salire e tiene in gioco il succitato Gomez, sèmm a post.

Il piccoletto è malefico, Nagatiello a confronto sembra un paracarro e il destro sul secondo palo è imprendibile.

Prevedibilissimo, oltretutto: nel pre-partita viene fuori che il poveretto ha appena subito un grave lutto, avendo perso il fratello in settimana. Oltre all’umano dispiacere per la tragedia, l’allarme è scattato immediato nella mia mente malata: esattamente come per gli attaccanti in crisi che non segnano da mesi, i portieri che non parano da anni ed i giocatori che ancora non hanno segnato in Serie A, l’Inter si conferma porto sicuro anche per (con tutto il rispetto, lo ripeto) freschi orfani di madri padri e fratelli. Eccola lì la pera: 0-1 e palla al centro.

Per il Catania uno-tiro-uno-gol, per noi, tanta pochezza e i boccoloni di Forlan  che non stanno fermi un attimo: peccato che il giocatore che sta sotto la chioma succitata tiri quando deve passare e passi quando deve tirare. Nella sola occasione in cui tira quando c’è da tirare, gira bene di destro al volo, ma il portiere para senza troppe difficoltà.

Potrebbe essere peggio? Certo, e nemmeno piove. Il Catania, dopo aver sfiorato il 2-0 con Lodi (altro gran bel giocatore) che imbecca Barrientos, che a sua volta si incarta davanti a JC, trova il raddoppio con un’azione talmente ariosa da finire in fuorigioco: ovviamente non segnalato dal guardalinee distratto, che per fortuna ritorna sul pezzo subito dopo, quando vede correttamente la palla varcare per intero la linea di porta prima del recupero di Nagatomo alla disperata.

Facciamo cagare in questi mesi. Tanto. E non abbiamo scusanti. Ma sono anche tanti gli errori arbitrali a nostro sfavore. Pareto parlerebbe di un 80%-20% (http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto) e credo che le percentuali di “colpa” siano davvero queste. Con quel 20% però avremmo qualche punto in più e, nel campionato più mediocre che la Serie A ricordi –ma non lo dice nessuno- una squadraccia come la nostra potrebbe improvvidamente ancora aspirare al terzo posto. Ma va beh, tanto facciamo cagare…

L’intervallo pare veda un JC incainatissimo arringare i compagni come nemmeno Al Pacino nella famosa scena, ma la ripresa da “La polizia si incazza” non è esattamente quel che i nostri occhi vedono, almeno nella prima mezzora. In quei trenta minuti registriamo l’ingresso in campo di Sneijder , l’ennesimo stravolgimento di ruoli e moduli, e il cambio della coppia di centrali Palombo-Cambiasso per i giovani e scattanti Poli e Obi.

Il tutto a conferma che il problema non è tanto di modulo, né di ruoli, quanto di capoccia.

Rimandando a dopo il commento sul Cuchu, l’effetto immediato è quantomeno quello di avere più gamba e, complice anche un appassimento della Zagara di Sicilia, di arrivare prima su qualche pallone, pur rischiando tantissimo in contropiede.

Serve un paperone del loro portiere per riaprire la partita: Forlan, dopo aver tentato 45 cross di destro dalla sinistra, 45 dei quali facile preda dei difensori etnei, decide di andare sul sinistro puntando il fondo. Oh, penso con sollievo, almeno mette un cross come Cristo comanda: il folle invece tira, ma non faccio in tempo a maledirlo che vedo Carrizzo prendere la palla e praticamente buttarla in gol. 1-2.

Quantomeno la squadra, un po’ incredula, si sveglia e inizia il serrate, con Milito a sfiancarsi sulla destra ma lucidissimo quando riceve un bel pallone dal solito Forlan e spara di destro sul palo lungo: 2-2 e una decina di minuti per provare a vincerla. Rischiamo sia di perderla (grazie al destro-mozzarella di Seymour dopo assist al bacio di Lodi) che di vincerla (vero Pazzo?), finisce in pareggio e di questi tempi è oro colato.

 

FOCUS ON CUCHU

Non mi dilungo nel ripetere cose che dico e scrivo da anni: è un grande, non è lui il problema, il giorno stesso in cui si ritirerà deve istantaneamente diventare l’allenatore dell’Inter. Detto ciò, ieri sera non l’ha mai vista ed è un peccato esporlo a queste figuracce.

Lui –come Zanna, come chiunque altro- non può sistematicamente giocare 90’ di ogni partita. E quando gioca, va affiancato da un cavallo che corra anche per lui: Obi è un mulo da soma che sulla fascia fa benino; Poli è uno su cui puntare forte e per me, visto lo standard attuale, va fatto giocare sempre (o quasi, tanto per non contraddirmi da solo a due righe di distanza!).

Detto tutto questo, vederlo in panchina in lacrime mi ha fatto incazzare più dell’ipotetica sconfitta di ieri sera. Cosa cazzo piangi? Non si piange sul posto di lavoro! Sei alla prima sostituzione in questo campionato, sei uno di quelli che ha fatto la storia di questa squadra. Se piangi perché 4 beoti vedono in te e Zanetti i problemi di questa squadra insulti la tua intelligenza. Caro Cuchu, questa non me la dovevi fare.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia a Palermo (solito atteggiamento schizofrenico dei rosanero con le due milanesi quest’anno…), mentre la Juve torna (o continua) a fare la Juve: ennesimo pareggio in questo campionato con gol di De Ceglie in netto fuorigioco e Chierichetto Conte a dire che fino ad oggi nessuno ha regalato niente alla Juve. Del resto, se sono ancora convinti che sonosempre29, le piccolezze di questa stagione nemmeno le vedono.

Anche il Napoli si difende, scippando la partita a Parma con gol di Lavezzi in fuorigioco e rigore al Parma negato.

La Roma perde anche il derby di ritorno, giocando però in 10 per 80’. La Lazio vola verso la gloria, terza a tre punti dalla Juve.

 

E’ COMPLOTTO

Ribadito il giudizio tranchant sulla squadra (schifalcazz’) segnalo l’unica nota di merito per Ranieri che sfancula ancora lo stesso giornalista di Sky che domenica scorsa gli aveva chiesto “Se fosse Moratti lei cosa farebbe?”. La perla della settimana è stata “Sul 2-0 del Catania avrebbe voluto trovarsi il più lontano possibile…” a cui il nostro risponde dicendo “Certe volte ve ne uscite con delle domande senza senso, forse perché non avete mai fatto sport!”. Il minchione fa pure il permaloso, rivendicando il suo passato pallavolistico seppur a basso livello e apostrofando i suoi ospiti in studio con frasi del tipo “Ma chiedo a voi che avete fatto sport ad alto livello: l’Inter può essere contenta di questo pareggio in casa col Catania?”. Se non altro Ranieri  nun ce stà a fasse cojonà: hai detto niente…

Per il resto disseminerò qualche perla di saggezza e onestà intellettuale vista in settimana tra giornali e siti web:

a)      Sconfitta dell’Italia in amichevole contro gli USA: l’ANSA come foto-notizia ovviamente riporta un primo piano di un Pazzini sconsolato. Di tutti i giocatori azzurri hanno scelto l’unico nerazzurro, per di più subentrato a metà ripresa.

b)      Sneijder intervistato dalla TV olandese chiarisce il senso delle sue dichiarazioni dicendo che non ha in alcun modo tacciato di difensivismo Ranieri e non avere alcun problema con lui. La Gazza diligentemente riporta le parole di Wes, salvo poi chiosare “Ma Sneijder ormai è un caso”. E un “caso” non si nega a nessuno, se è vero che la mancata convocazione di Stankovic (in una condizione fisica inguardabile) diventa ovviamente inspiegabile e apre un inevitabile “caso-Stankovic”.

c)       Vomitevoli poi i commenti alla “pace” scoppiata tra Juve e Milan in settimana. Lungi da chiunque metterla in relazione con l’imminente riunione di Lega, in cui le due diversamente strisciate devono andare a braccetto, tutti plaudono all’amore che trionfa e allo sport che ne esce vincitore, coinvolgendo in quest’orgia di sentimenti anche la mano morbida del giudice sportivo Tosel che, riporto testualmente dall’articolo di Laudisa sulla Gazza, “ha chiuso il caso-Galliani con una diffida, mentre non ha applicato la prova televisiva né per Muntari né per Pirlo. Decisione salomonica per i pasdaran, ma utile a voltar pagina e allontanare le attenzioni dalla questione arbitrale. Un’accortezza indispensabile per ridare ai protagonisti la loro vera luce, quella tecnica”.

Siamo alle solite: per l’Inter e le altre si ragiona “a-termini-di-regolamento”. Per le due associazioni a delinquere del calcio bisogna contestualizzare, abbassare i toni, usare accortezze indispensabili.

Ogni commento è superfluo.

 

WEST HAM

Martelli corsari in Galles, con il Cardiff sconfitto per 2-0. Manteniamo il secondo posto in classifica, sperando di poter recuperare sta cazzo di partita perima della fine della stagione…

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io... Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l'Oriali di turno possa avere la bacchetta magica

Se vi aspettavate di vedere le lacrime del Cuchu non mi conoscete. Non sono mica il bambino Filippo io… Invece mi tocca concordare con la Curva, senza tuttavia pensare che l’Oriali di turno possa avere la bacchetta magica.

AN E QUOMODO

NAPOLI-INTER 1-0

Gettiamo un po’ di fumo negli occhi e torniamo a quei 4 latinismi che la mia sottocultura giuridica mi ha lasciato.

Certo avrei potuto abusare della lingua dei nostri avi per dire Quoque tu Milite (vocativo)…: se anche lui si mette a fare gli stop “a inseguire” e dare il la all’azione del gol di Lavezzi, possiamo anche alzare bandiera bianca.

La solfa è che ancora una volta la psiche e l’anima (de li mort…) dell’Inter va di pari passo con la mia: ed è un mesetto che mi apprusto alle partite della Beneamata non chiedendomi SE (an), ma IN CHE MODO (quomodo) la piglieremo in der posto.

Se poi dobbiamo consolarci pensando che contro Marsiglia e Napoli abbiamo giocato ordinati e diligenti, allora siamo davvero a posto. Ce la tiriamo perché abbiam perso ma non abbiamo sbracato come col Bologna. Siamo dei fighi. Peccato essere usciti dalla Coppa Italia se no un altro Triplete era possibile.

Pur continuando a dare a Ranieri la minor porzione di colpe (in una torta alla merda che comprende Società e giocatori), non capisco la formazione messa in campo dal Mister, e ancor meno capisco il repentino cambio di modulo all’intervallo. Dopo 5 mesi siamo tornati alla abiuratissima difesa a tre? Chè poi ci dice pure sfiga, perché il gol lo pigliamo proprio con la difesa apparecchiata in cotal guisa.

Se spergiuri davanti a tutti che comunque il rombo è lo schema migliore per questa squadra, non lo stravolgi dopo 45’ “solo” perché non sei mai riuscito a tirare in porta. Se quello –e ne sono convinto- è il modulo che fa risaltare le caratteristiche migliori dei nostri, allora cerchi di apparecchiarlo con delle stoviglie che non si sbriciolino al primo utilizzo. So di aver avallato il centrocampo-Baggina di Marsiglia, quantomeno come idea, per dar forza al carisma e al blasone dei nostri vecchi, che nella partita secca di Champions forse possono ancora dire la loro. Ma riproporre gli stessi tre (Zanna-Cuchu-Deki) 4 giorni dopo a fronteggiare il centrocampo del Napoli, mi pare un suicidio o giù di lì. Comincio a credere che Poli gli abbia chiavato la figlia, perché non mi spiego altrimenti la sua sistematica assenza dall’11 di partenza. Non è il nuovo De Rossi ma è bravino, e soprattutto nell’oceano di logorìo e disperazione che è il nostro centrocampo ci vuol poco per accendere la luce.

La sola alternativa è che Ranieri scelga scientemente di non “bruciare” i giovani per non impoverire il patrimonio-giocatori della Società, evitando loro figuracce da cui potrebbero non riprendersi, e insistendo invece su gente esperta e con le spalle levigate dalla tempesta, immobili nelle gambe così come fermi nello spirito a pigliar schiaffoni da chiunque si avventuri in quel mare un tempo periglioso che è il centrocampo dell’Inter.

Come spesso accade, mi scopro a rimirare il reparto avversario (non un giocatore, tutti indistintamente) e penso a quale miopia abbia potuto non far vedere ai nostri Dirigenti giocatori come Inler, Gargano e lo stesso Dzemaili che sostituiva (senza farlo minimamente rimpiangere) un certo Hamsik. Noi abbiamo Poli (e Obi), ma nel dubbio stanno seduti.

Intendiamoci: anche con loro la musica cambierebbe di poco, ma almeno ogni tanto riusciremmo a rubare una palla e potremmo addirittura azzardare un contropiede.

Come a Marsiglia, solo con una dose un poco maggiore di culo, avremmo anche potuto evitare la sconfitta: il –bel- gol di Lavezzi come detto arriva da una nostra palla persa a centrocampo, e per il resto la difesa, pur soffrendo molto, ha controllato bene l’attacco del Napoli. Vedere però il conto dei corner (10-0 a metà ripresa) ed il numero “rotondo” di tiri in porta dell’Inter (0), fotografa meglio di tante parole la pochezza del momento. Si va per non prenderle, ma sapendo che le prenderai. Si va per cercare di segnare (come non si sa, visto che di azioni di attacco ne ricordiamo pochine) e poi si spara fuori un “rigore di testa” che in tempi normali lo sciagurato di turno (Pazzo) avrebbe insaccato ad occhi chiusi.

Tutto male insomma? Beh, se non tutto quasi. Le sole cose che ieri sera mi facevano sperare erano totalmente slegate alle pure qualità calcistiche, e affondavano le loro radici nella statistica (l’Inter non vince a Napoli da 15 anni), nei grandi numeri (mica si può perdere sempre) e nel sempre caro vecchio colpo di culo (magari il Napoli dopo la Champions si rilassa…). Invece ciccia, ce ne torniamo per l’un-di-ce-si-ma volta con le pive nel sacco e con una bella settimana da far passare sbattendo la testa a destra e a manca, tra un rombo e un 4-4-2, passando per il tridente e l’inevitabile 5-5-5.

LE ALTRE

Detto di un Milan-Juve finalmente all’altezza di due accozzaglie di ladroni, e di un Tagliavento che guarda caso è un fenomeno solo quando arbitra (contro) l’Inter, Lazio e Udinese pongono fine alla carità e vincono come giusto le loro partite scavando un’ulteriore era geologica tra noi e loro. La Roma continua le sue montagne russe, perdendo male a Bergamo e finendo in 9, con De Rossi in tribuna infuriato per la scelta tecnica di tenerlo fuori. Tanto per guardare un po’ più in là, male per male credo sia meglio non arrivare nemmeno in Europa League, se questo vuol dire uscirne a Febbraio, compromettere la preparazione estiva ed averlo come impiccio. Chissà mai che avere “il vantaggio” di dover pensare al solo campionato possa aver un impatto positivo sui nostri. Poi però ci penso e rabbrividisco: vuoi vedere che se è così il Sig Massimo pensa tra sé che, stando così le cose, i nostri vecchietti una partita a settimana riescono ancora a farla,e quindi anche questo calciomercato non si prende nessuno?

E’ COMPLOTTO

Per una volta sottolineo due cose che mi sono piaciute: la prima è il tentativo -prontamente respinto- di coglionare Ser Claudio nel dopopartita quando arriva, come la chiama lui, la “domandona super-intelligente”, e cioè: “Se lei fosse il Presidente cosa farebbe con l’allenatore?”. A quel punto Ranieri dice di chiederlo al diretto interessato, e che se lo chiedono a lui , lui ovviamente risponde che il Mister non si tocca perché lavora bene e la squadra è con lui. E quando i permalosi cercano di confondere le acque dicendo “ma noi volevamo solo sapere se pensa di dimettersi come l’anno scorso a Roma”, lui risponde –e qui mi è piaciuto- “no no ragazzi, voi non mi avete chiesto questo, mi avete chiesto cosa farei se fossi il Presidente. Se volete sapere se intendo dimettermi, chiedetemelo e vi dico che non ci penso nemmeno”.

Facciamo cagare, ma passare pure per fessi…

Pochi minuti dopo interviene Zio Bergomi, e maledetto il giorno in cui se n’è andato dall’Inter. Mi fa incazzare delle volte perché vuole essere più obiettivo di tutti ed esagera dall’altra parte, ma di calcio ne capisce come pochi, oltre ad essere stato un signor difensore per 20 anni. E quindi le sue parole hanno un peso specifico ancor maggiore quando dice che nell’azione del gol del Napoli, la difesa è sì schierata bene, ma Lucio compie un errore grave, e che un difensore della sua esperienza non può giocare così tanto di istinto. Chiude poi con la perla di saggezza che me lo fa rimpiangere: “Samuel questi errori non li fa”.

Sentenza.

WEST HAM

Pareggio insipido in casa col Crystal Palace che galleggia a metà classifica. Siamo secondi ma con una partita da recuperare.

....Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

….Vuoi vedere che è tutta colpa della bambina?

IN CULO LO PIGLIA…

MARSIGLIA-INTER 1-0

Rima doveva essere e rima -purtroppo- c’è stata.

Avevo la tentazione di scrivere “chiuso per troppa scarsaggine”. Ma invece l’amaro calice va bevuto fino in fondo, chè di roba ce n’è per tutti i gusti.

9 degli 11 di partenza hanno più di 30 anni. Uno degli altri 2 è Zarate, che non gioca da fine Novembre e viene ripescato per la partita più importante dell’anno. I gerontofobi possono quindi prendersela con la decina di ottuagenari in campo, mentre gli sfanculatori di Ranieri e Zarate potranno fare ping pong schiaffeggiando prima l’uno e poi l’altro.

Da parte mia mi limito a sottolineare come ieri sera sia stato battuto il record di rimesse laterali buttate nel cesso, e di come il calcio a volte sia più facile di quanto si creda. Io ho capito cosa voleva fare Ranieri (Zarate e Forlan a parte): ha messo in campo la difesa e il centrocampo del Triplete, come a dire “voi siete i campioni, di voi mi fido, andate e fate”. Discorso che da un punto di vista motivazionale ci può anche stare, ma che purtroppo oggi non puoi permetterti: qualcuno che corre ci vuole.

Vedere l’Inter andare a Marsiglia (non a Madrid, non a Barcellona, non a Manchester) e giocare a non prenderle così palesemente è il triste segno dei tempi, e forse si è perso giusto perché tutto deve andar male e tutto dev’essere nero tetro.

Tanto per sviscerare il mio incrollabile ottimismo, avevo già poca fiducia di poter passare il turno con lo 0-0 (risultato ostico in trasferta perché ti obbliga a vincere in casa, come abbiamo imparato a nostre spese nel maledetto derby di Champions del 2003); figuriamoci con la pera presa beffardamente allo scadere… Poi possiamo parlare ore della spinta di San Siro (sì… dalla rupe Tarpea…) e del clima di impresa che accompagnerà i nostri. Resta il fatto che questi siamo e a questi ci dobbiamo affidare.

Vero che un piede meno letargico di quello di Zarate avrebbe potuto segnare, e che Forlan un buon tiro l’ha fatto (mortacci del portiere), vero che nel secondo tempo Deki ha ciabattato un sinistro molle a centro area, ma la pochezza complessiva dimostrata è innegabile.

Avremmo dovuto pareggiare, avremmo potuto anche vincere con un po’ di culo, esattamente come, con un po’ –tanta- sfiga abbiamo perso. Il che fa tutta la differenza del mondo nella gara in sé, ma cambia poco sull’ineluttabilità del destino di questa squadra. Che è chiaro a tutti, tranne a chi dovrebbe prenderne atto ed agire di conseguenza.

Come dicevo nei giorni scorsi, l’unica speranza che può salvarci da anni di mediocrità (altro che terzo posto…) è che il Sig. Massimo si invaghisca di un allenatore, così come accaduto col Mancio e con Mourinho, e che sia disposto ad assecondarlo nelle richieste in sede di mercato ed ancor di più a dargli fiducia in caso di intoppi e casini vari. In questo momento tifo per questo, indipendentemente da quali connotati possa avere l’allenatore in questione. Chiaro che non vorrei il profilo volitivo e mascellato di Don Fabio Capello –un po’ di decenza e amor proprio nella vita bisogna sempre conservarli-, ma detto ciò non ho particolari preferenze. E’ il Sig. Massimo che deve esserne –davvero- convinto, non il sottoscritto (anche se…).

 

LE ALTRE

Milan a valanga settimana scorsa contro un Arsenal inguardabile, e Napoli eroico contro un Chelsea sì in difficoltà, ma che comunque resta ancora un nome in Europa. Facciamo insomma la figura dei somarelli, per giunta contro l’avversario meno temibile.

 

E’ COMPLOTTO 

Partendo dal “dopo Domenica”, abbiamo assistito all’inevitabile minestrone riscaldato degli scarti-dell’-Inter-che-al-Milan-diventano-fenomeni.  La complottaglia ristagna nel fatto che tutti continuano a ricordare Pirlo e Seedorf –dei quali se interessa ho nostalgia solo del secondo- mentre evidentemente Vieri, Simic, Favalli, West e Ronaldo devono essere stati frutto di mie personali allucinazioni. Sul fatto poi che Muntari ora decanti le giUoie di essere al Milan e che venga dipinto come il mediano più forte degli ultimi 150 anni che dire… ne parliamo alla prima entrata sconsiderata sul regista avversario!

Tornando al dopo partita del Napoli, interessante osservare come Mazzarri giustifichi il rendimento altalenante dei suoi in campionato dicendo che è impossibile per chiunque tenere alta la concentrazione in Italia e poi in Europa, trovando il pieno assenso degli astanti, senza che a nessuno venisse in mente che, per dire, 2 anni fa una squadra italiana l’aveva fatto, e l’anno prima l’aveva fatto un’altra squadra spagnola… C’erano mille modi per dirlo, anche senza dar torto a Mazzarri (che dice una cosa sensata in realtà): è molto difficile, non è impossibile per chiunque.

Del resto, gli “astanti” sono quelli che nell’immediato dopo-partita gigioneggiano con la telecamera tipo Funari, andando a 20 cm dallo schermo e dicendo al collega in linea dagli spogliatoi “ma senti, diciamocelo tra di noi… Ranieri salta?”. Quando mai avete visto una pagliacciata del genere riferita ad altre squadre (che so, una Juve a caso degli ultimi anni)? Semplice, mai. Perché nessuna società –che non sia l’Inter “il club meno mediatico del mondo”- tollererebbe di essere presa in giro in questo modo. Ma noi no, noi siamo molto simpatttici.

Stesso discorso si applica alla solerte e acculturata radiogiornalista che, in vista della trasferta di domenica, chiosa dicendo “e chissà se Ranieri sta pensando a Goethe: vedi Napoli e poi…”.

 

WEST HAM

Ci consoliamo con gli Hammers, che vincono uno dei due recuperi (4-1 in trasferta a Blackpool con un uomo in meno!) e riacciuffano la testa della classifica.

Brodino…

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

La sola cosa bella: i giocatori ringraziano i tifosi arrivati fin lì per pigliarla nel culo così.

(GENITORI DEL) BAMBINO FILIPPO?? PPPRRRR!!

INTER-BOLOGNA 0-3

Lo so che non bisogna prendersela coi bambini, e che non bisogna nemmeno guardare il dito quando questo indica la luna.

Ma io, per commentare le prodi gesta di questa Inter, ho finito le parole –ed incredibilmente anche gli insulti-.

E quindi, piccolo bambino Filippo e soprattutto genitori di ‘sta minchia, permettetemi di dirvelo: tutto ciò è colpa vostra!

Fatemi sfogare come si fa con l’innamorato respinto e sragionante della peggior specie, che si attacca al dettaglio più insignificante per darsi una spiegazione della fine di un amore: “ecco, se avessi preso la quattro stagioni anziché la napoletana a quest’ora lei mi amerebbe ancora…”. E così dico: solo la voglia morbosa di dare al proprio figlio –e quindi a se stessi- il classico quarto d’ora di celebrità poteva spingere la ghenga del piccolo Fililppo ad architettare una roba simile, prestando il fianco ad una serie inevitabile di risposte che avevo visto come inevitabili fin dalla prima apparizione del bimbo “col caschetto biondo sfilato”, segno pericolosissimo della statura morale dei genitori;-) . Ed infatti, puntualmente, ecco la sapida risposta dei cugini sotto forma di striscione di risposta, ecco l’invito politically correct della società al bimbo e famiglia alla Pinetina, ecco la stretta di mano e la maglia regalata dal Capitano.

Il tutto, si badi bene, senza far riferimento al fatto che il bimbo in questione, data l’età, non ha memoria di un’Inter che non sia vincente, ma anzi, ricordando ai più giovani e sbadati che, a parte la trascurabile parentesi degli ultimi anni, l’Inter ha già attraversato più volte periodi simili, chè l’Inter è pazza e quindi si sa che questi periodi nella sua storia prima o poi arrivano. Insomma, un bel giro a gratis sul patibolo dei media gentilmente offerto dalla casa, dove per casa intendo non tanto la Società in senso stretto, quanto l’interismo masochista che baratta una maglia autografata e una foto del bagai per una settimana di prese per il culo extra. Vaffanculo!

Vi prego di mandarmici tranquillamente se mai dovessi sottoporre Panchito ad una simile manfrina: già ho i miei bravi problemi nel rispondere alle candide e centratissime domande del prossimo quattrenne, allorquando mi chiede “Papà , ma perché l’Inter perde sempre?” oppure “Papà ma oggi l’Inter si sveglia o dorme?”.

Passando alla partita, ringrazio il cielo di essermi perso il primo tempo e di aver quindi assistito attonito alla sola ripresa, che altro non è stato se non il penoso proseguimento del match di pochi giorni prima col Novara: un’accozzaglia di giocatori ingolfati, logori, calcisticamente ignoranti e troppo fiduciosi nei propri mezzi che piglia due gol in due minuti con difese da codice penale ed è incapace di costruire in 90’ un’azione da gol degna di tale nome. Il 3-0 finale, opera di Acquafresca, è la degna beffa di un incubo che non sembra finire, oltre ad essere in buona sostanza la fotocopia della pera rifilataci da (s)Caracciolo domenica scorsa.

Ho sentito molti pareri in questi giorni e quel che mi trova più d’accordo è il disordine mentale e gestionale che alberga nei vari settori dell’Inter. Ci sono giocatori che semplicemente non hanno più voglia di stare qui (Maicon, Sneijder) e che probabilmente hanno vissuto come uno sgarbo lo scellerato via libera dato a T. Motta, quando loro stessi in tempi diversi avevano chiesto di poter migrare verso altri lidi. Ci sono giocatori in cronica fase calante (Lucio), ed è quel che capita a tutti i giocatori che basano il grosso del loro gioco sulla prestanza fisica: arriva il giorno in cui invece che anticipare l’attaccante, come hai fatto 1000 volte in carriera, vai a farfalle e pigli gol. Ci sono giocatori probabilmente sopravvalutati (Ranocchia) che giocando da titolari sono la miglior risposta alla qualunquistica domanda “ma perché non fanno giocare i giovani?”. Ci sono attaccanti presi per sostituire il centravanti migliore del mondo, che semplicemente sono a fine carriera e gna fanno a far quel che gli chiedi.

In tutto questo marasma ci sono senz’altro anche gli errori dell’allenatore, ma con 4 tecnici cambiati in meno di 2 anni mi pare ovvio che il problema non sieda in panchina. A monte di tutto c’è una Società che dà la palese impressione di voler tirare i remi in barca, di voler fare il pane con la farina a disposizione e in buona sostanza di chiudere i rubinetti. E con questo noi tifosi, volenti o nolenti (anzi dolenti o nolenti, come dice il buon Trap) dobbiamo fare i conti.

Mercoledì si va a Marsiglia, sperando di non far la rima. Ottima la risposta di Costacurta alla D’Amico che chiedeva “forse in questo momento all’Inter serviva incontrare un avversario di maggior blasone, una squadra più forte che potesse dare lo scossone”. Il Billy rossonero mi ha trovato d’accordo quando a mezza voce ha risposto “No no, meglio il Marsiglia…”.

 

LE ALTRE

Come negli incubi migliori, peggio di così non poteva andare: vincono Juve e Milan, e tra i cugini segna anche quella bestia di Muntari, che in settimana non si è fatto scappare l’occasione –verosimilmente imbeccato dal solerte Minculpop rossonero- di essere arrivato nella squadra più forte del mondo: il soggetto è e rimane un onesto mediano, con una testa quantomeno “particolare”, ma è bastata una scarpata data al pallone dopo paperotto di Antonioli per sentire frasi del tipo “da scarto nell’Inter a stella nel Milan”.

La sola cosa bella nella partita della Juve è vedere l’ignoranza di Storari-portiere-cubista che festeggiando il gol riesce a rompere il naso a un compagno e far pigliare una capocciata ad un altro. Quando si dice “l’utile idiota”.

Per aggiungere la beffa al danno, le vittorie di Roma e Napoli ci fanno scivolare ad un meritatissimo 7° posto, con Udinese e Lazio che in due fanno 1 solo punto, lasciando aritmeticamente impregiudicate le speranze di aggancio. Roma e Napoli possono quindi nutrire legittime speranze.

 

E’ COMPLOTTO

Poco da aggiungere alla spataffiata iniziale sull’esecrando Filippo. Per chi segue abitualmente Sky faccio solo notare come le statistiche che corrono nei “sottopancia” abbiano snocciolato con efferata ricerca del dettaglio tutti i possibili record negativi dell’Inter (dalle sconfitte consecutive al numero di partite senza vincere, senza segnare, al numero complessivo di sconfitte in stagione,…): mi aspettavo anche di vedere: e Julio Cesar non chiava con la moglie da più di 2 mesi.

 

WEST HAM

Aldilà delle apparenze, ottimo il pareggio casalingo con i rivali di classifica del Southampton, arrivato dopo oltre un’ora di inferiorità numerica. Attualmente siamo secondi a -2 ma con 2 partite in meno dei Saints.

Come farsi del male da soli...

Come farsi del male da soli…