CHI BEN COMINCIA?

INTER-FIORENTINA 3-0

Partiamo dal risultato: non potevamo sperare in nulla di meglio. Tre gol fatti, un’altra mezza dozzina di occasioni (molte delle quali clamorose), nessun gol subìto grazie a una botta di culo tanto inusitata quanto gradita, addirittura -udite udite- un rigore fischiato a favore dopo 3 minuti di gioco.
Prodigi della tènnica, sui quali tornerò ad annoiarvi infra.

La lettura delle formazioni mi lascia alquanto perplesso (blasfemicamente perplesso, per essere precisi) alla visione di Nagatomo e Brozovic tra i titolari.
Noto invece con piacere che il doppio mediano è composto dagli ex viola Borja-Vecino. Per il resto, tutto secondo pronostico.

Bella l’accoglienza riservata da parte dei 50mila di San Siro a Pioli, vittima pressoché incolpevole del troiaio dell’anno scorso. Del resto chi nasce quadrato non può morire tondo, e non era da lui che potevamo aspettarci il discorso da capitano coraggioso o da Al Pacino de noantri per invertire una rotta segnata in massima parte dall’inedia dei nostri amatissimi ragazzi in braghette.

Come anticipato, pronti via e Nagatomo (ipse!) pesca Icardi con un lancio in verticale di 40 metri. Regolare la posizione dell’argentino, opportunamente a seguire il suo controllo, ingresso in area e contatto da rigore con quel nasone maledetto di Astori, stopper da me odiatissimo in quanto “tifoso rossonero fin da bambino” e autore di gol e falli da rigore non sanzionati in dose industriale nelle passate stagioni (non sto a linkare chè ce n’è a strafottere, fidatevi…)
Tagliavento addirittura assegna il rigore sua sponte, chiedendo e trovando conferma della sua scelta dal VAR.
Icardi spiazza Sportiello e al terzo minuto siamo già avanti.

I nostri continuano come hanno cominciato e macinano gioco grazie alla crapa lucente di Borja Valero, a mio parere già faro imprescindibile del nostro centrocampo.
A fianco (e non “affianco”, le vacanze stanno facendo crescere ancor di più la carogna di grammar nazi che mi porto sulla spalla), Vecino recita la una parte con diligente costrutto, tappando la bocca alla pletora di italioti che “eh però così toglie il posto a Gagliardini, un giovane italiano…”.
In realtà emula il collega italiano nella scarsa sensibilità col goal, allorquando riceve un altro illuminante assist di Nagatiello (per una volta non sono ironico nei confronti del nippico) e allarga troppo il piattone spedendo largo il facile 2-0.
Il raddoppio arriva comunque negli stessi minuti, figlio di una combinazione sulla destra dove staziona anomalamente Perisic. Cross preciso a centro area e Maurito mostra a tutti come si capoccia in mezzo ai due centrali avversari: frustata sul secondo palo e due a zero prepotente.

Acquisito il doppio vantaggio il numero di giri fatalmente cala; non per questo diminuiscono le occasioni per andare in rete: velenoso il destro di Brozovic deviato in corner dopo bella combinazione in area, clamorosa la palla che Perisic serve -male- a Icardi e che vanifica un più che probabile tre a zero.
Se si esclude un contatto Miranda-Simeone in area, su cui Tagliavento sorvola, anche qui confortato dal VAR, la Viola si rende pericolosa solo con un bel colpo di testa del Cholito Simeone e qualche velleitario tiro dalla distanza, e con ciò si arriva al riposo.

Spalletti riparte con gli stessi 11, verosimilmente strigliati nel quarto d’ora accademico con passeggiate sui testicoli all’insegna di “testa in campo, facciamo il terzo e teniamo palla”. Se l’intenzione era quella, la messa in pratica lascia a desiderare: i nostri sono meno pronti al pressing e anche alla costruzione, ancor meno con l’uscita dal campo di Borja Valero, evidentemente a corto di benzina. Per quello è anche ben sostituito da Joao Mario, che imbecca i nostri attaccanti un paio di volte e si dimostra attento nel verticalizzare l’azione. Manca la fase di gestione della palla, nella quale lo spagnolo è maestro e che mi spingerà a ricordarne l’integrità fisica nelle mie preghiere della sera.
Con i cambi la fisionomia del centrocampo si modifica: Gagliardini rileva Brozovic (non male invero anche la sua prova) e ha tempo per mangiarsi un gol anche lui. Siamo nella fase centrale della ripresa, nella quale la Viola spinge col nuovo entrato Babacar e meriterebbe il gol.
Come detto in apertura, invece, la Dea Eupalla è per una volta dalla nostra parte e il tiro del possibile 2-1 si stampa sul palo interno ad Handanovic battuto, dopo che lo stesso sloveno si era esibito nella sola vera parata della serata, deviando in angolo una pericoloso rasoterra alla sua destra.
“Gol sbagliato-gol subito” è uno dei pochi luoghi comuni non maledetti del calcio e, un minuto dopo la succitata botta di culo, il cross dalla destra è puntualmente raccolto dalla capoccia di Perisic che in tuffo sigla il 3-0. Il croato resta a terra prostrandosi a pelle di leone, probabilmente rimuginando sulle poche ma evidenti leggerezze che avrebbero potuto macchiarne la buona prova.

La partita sostanzialmente finisce lì, con Icardi a lasciare il posto a Eder per gli ultimi minuti, non essendogli riuscita la tripletta personale. Ci possiamo comunque accontentare, vista la doppietta all’esordio e la sensazione di pericolo costante per la difesa avversaria ogniqualvolta è entrato in possesso di palla.

Sabato sera rendez-vous all’Olimpico per Spalletti con i suoi vecchi amici/nemici. Non poteva che iniziare così, con il nostro ex allenatore ospitato alla prima stagionale e l’attuale Mister a rendere visita alla sua ex squadra nella settimana seguente.

Tocchiamo ferro, legno o altri ammennicoli a scelta.

LE ALTRE
Vincono più o meno tutte, tranne la Lazio inopinatamente bloccata sullo 0-0 dalla matricola Spal. Juve, Milan e Napoli rifilano tre pappine ai rispettivi avversari, mentre la Roma si accontenta di una furba punizione di Kolarov, che da ex laziale trova la maniera migliore per farsi accogliere dai nuovi tifosi, fieramente intransigenti come tutti i tifosi e in quanto tali disposti a dimenticare i trascorsi in maglia rivale in cambio di un paio di gol al momento giusto.
Quando si dice la coerenza…

E’ COMPLOTTO
Inevitabile un corposo excursus sul VAR (che userò al maschile in quanto fieramente maschilista). Parto dalle facili battute e dico che là dove non sono bastate decine e decine di partite “vecchia gestione”, sono stati sufficienti 30 minuti di nuovo corso per vedere assegnato un rigore contro la Juve a Torino.
Che poi quell’interdetto di Farìas se lo sia fatto parare da Buffon è cosa secondaria, e non fa che alimentare le mie farneticanti supposizioni all’insegna del “gli avranno caldamente consigliato di sbagliarlo”.
Certo, il raddoppio di Dybala è figlio di un controllo astuto quanto dubbio, e lo stesso primo gol di Mandzukic beneficia del mestiere del croato che si libera dell’avversario come solo lui sa fare… ma non è il caso di sottilizzare.
Siamo tutti consapevoli che il VAR non sarà la panacea di tutti i mali, anche se probabilmente io e il resto del mondo partiamo da due presupposti antitetici.
“Gli altri” pensano che la tecnologia non potrà mai superare l’intelligenza umana e che, quindi, ci saranno sempre casi in cui l’arbitro sarà sempre il miglior giudice.
L’assunto è astrattamente condivisibile, se non fosse pericolosamente affine al fallace ragionamento del fascino del calcio che è anche figlio di errori arbitrali.
Io, che son da solo ma c’ho ragione, parto da un diverso ragionamento: il ricorso all’ausilio tecnologico è comunque sempre lasciato alla discrezionalità del Tagliavento di turno, quindi non potremo stupirci se -contrariamente a quanto fatto ieri, non ho problemi ad ammetterlo- si riterrà sicuro a sufficienza “ad aree di rigore alterne”, chiedendo quindi un supplemento di giudizio a seconda di dove tira il vento.

E’ un processo alle intenzioni, me ne rendo conto.

Ecco perchè “son da solo” a pensarla così.

Ecco perchè “c’ho ragione”.

WEST HAM
Male perdio…
Se l’esordio contro il Man Utd (4-0) aveva messo in chiaro il peso specifico delle due squadre, la successiva sconfitta contro il Southampton (3-2 all’ultimo minuto) lascia l’amaro in bocca per come è arrivato, ma al tempo stesso la consapevolezza della strada da recuperare dopo sole due giornate di campionato.

Tra punteggio e location c’è decisamente di peggio…

HOUSTON, MILANO, NANCHINO: ABBIAMO UN PROBLEMA

INTER-SASSUOLO 1-2

Da otto partite non si vince.

In otto partite abbiamo raccolto 2 punti.

Abbiamo cambiato 2,3,4 allenatori per l’ennesima volta nel nostro recente passato.

Quali e quanto grandi siano i problemi mi pare di tutta evidenza, ma qui ne faccio una questione egoistica e personale: il vero problema è che inizia a non fregarmene più nulla.

Non è questione di volpe e uva, e nemmeno di far finta che “analizzandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega” (min 4.00). E’ proprio che riconosco i pericolosi sintomi dell’abitudine, dell’assuefazione a questa impresentabilità.

Siamo insomma al “tanto peggio tanto meglio”.

Ed è preoccupante, ancor di più per uno come. Dovrei ritrovarmi per l’ennesima volta ad arrovellarmi senza pace chiedendomi “se la vità è una merda perchè l’Arsenal fa schifo o viceversa…“, e invece no, mi limito a qualche insulto e a un soffuso borbottìo di sottofondo.

Sarà contenta mia moglie, che sempre più spesso mi chiede “se ti fanno così arrabbiare, perchè continui a vederle le partite…?“. Domanda lecita se fatta da un pagano, già di meno se a farla è una persona che ai bei tempi è stata tifosa ben più che tiepida.

Quantomeno ha ancor oggi il buon gusto di non apostrofarmi con l’imperdonabile:

It’s only a game…

immortalato al min 0.48 dello stesso fondamentale della cinematografìa contemporanea.

‘Cos-it-quite-clearly-isn’t-only-a-game

Citazioni semicolte a parte, mi faccio piccolo esempio del tifoso medio nerazzurro per mettere in guardia la dirigenza e la proprietà: non giocate col fuoco, non date per scontata la cieca passione del popolo interista, peraltro abituato a ben altri spettacoli e storicamente assai più esigente della platea rossonera, che si vanta ancor oggi di aver riempito San Siro contro la Cavese.

Lo scempio visto ieri ha ulteriormente acuito la mia amarezza, essendomi trovato a dover concordare con la Curva Nord e i suoi messaggi. Un branco di ominidi, questo è assodato, ma che in due striscioni hanno fotografato perfettamente il momento.

Un “momento”, oltrettuto, che dura da sette anni, nei quali continuiamo a voler credere che la prossima sarà la volta buona.

Non entro  nemmeno nel merito dell’esonero di Pioli, dell’arrivo di Sabatini, dell’eventuale convivenza con Ausilio, del possibile arrivo (e con che ruolo a questo punto?) di Oriali.

Siamo al disfattismo: non mi interessa chi, non mi interessa come. Datemi una cazzo di squadra di calcio da tifare, non una massa di ectoplasmi interdetta a quasiasi azione o pensiero.

E’ COMPLOTTO

Qui abbiamo un po’ di arretrati, vista la decenza a cui mi sono appellato nelle ultime esibizioni dei nostri amatissimi.

Il fatto di far cagare è tanto innegabile quanto irrilevante, se si tratta di rimarcare la consueta malafede mediatica.

Non so se iniziare dai Gobbi o dai Meravigliuosi, visto il mio continuo ying-yang di odio calcistico tra i due poli (per nulla) opposti.

Vado in ordine alfabetico e quindi inizio dal Milan (…ho pur sempre fatto il classico!).

Nell’ordine: Donnarumma buca la presa -facilitotta- sul gol di Conti, Deulofeu segna su autogol in fuorigioco di mezzo metro buono, sento (ma non vedo) di un rigore clamoroso non dato all’Atalanta, che ad ogni modo nella mezz’ora finale -la sola vista coi miei occhi- surclassa i rossoneri confermando i punti di distanza in classifica.

Eppure: Gigio pallone d’oro, pareggio meritatissimo, Milan che può ancora raggiungere l’Atalanta, Montella bravissimo a portare la squadra a questi livelli (vero) e anzi anche sfortunato in tanti casi in cui ha buttato via punti facili.

Bergamo, Derby di ritorno, Toro all’andata e al ritorno, Bologna… giusto i primi casi di punti immeritati che mi vengono in mente. Eppure no: fanno pure fare la figura del modesto a Montella quando dice “non mi piacciono questi giochetti: se abbiamo questi punti e ne abbiamo perso qualcuno per strada è solo colpa nostra“.

Ma c’è di più: il settore giovanile rossonero che -continuo a ribadire- vince qualcosa una volta a ventennio, e che ciononostante vive di stampa a favore a prescindere (how strange…), buca addirittura l’accesso ai play off con la Primavera, facendo titolare la Gazza sulla Homepage in questo modo:

milan fallimento primavera

…salvo poi vergare un articolo in cui riesce ugualmente a santificare il lavoro di quelli che #propongonogiuoco.

Nessuno al solito che scriva non dico la verità, ma quantomeno che abbia una visione diversa: questi hanno pescato il jolly scovando Donnarumma in Campania (e mezzo scippandolo all’Inter, ma va beh…) e comprando di fatto un semilavorato, non una materia prima. Con questo sbarlùsc hanno avuto vita facile nel raccontare minchiate tipo Milan dei giUovani italiani delle giUovanili e bla bla bla. Infatti De Sciglio è fisicamente minacciato dai propri tifosi, Locatelli dopo un promettente inizio scalda le sue terga in panchina e Calabria si mostra il volenteroso giovane che è e nulla più.

Ma c’è tanto amore in tutto ciò e non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.

Per quel che riguarda la Juve, e ancor di più la sudditanza che ancor oggi esercita, prevedibilissima l’assenza sulla Rosea, così come su ogni altro quotidiano nazionale, di ogni riferimento al “loro” 5 Maggio e a quella salvifica pioggia di Perugia che tanti di noi ha fatto godere  (andate al min. 2.45 per questa chicca, guarda caso al microfono di Ignazio Scardina: “Io sono una persona perbene… prima di fare discorsi poco giusti dovrebbero avere delle prove“).

Faccio parlare chi sa farlo meglio di me, caldeggiando la lettura di Zer0Tituli in religioso silenzio e con mano sul cuore:

zerotituli 14 maggio

Attendiamo di arrivare al “5 Maggio al quadrato“, certi di riempirci gli occhi su tutte le Homepage nostrane dei tre gol in sei minuti, del balletto di Dudek e degli occhi spiritati di Sheva prima del rigore decisivo.

Facciamo cagare. Ma-non-siamo-quella-roba-là!

WEST HAM

Campionato che non ha più nulla da dire per i nostri: probabilmente increduli per aver battuto (once more with feeling) i rivalissimi del Tottenham nel turno precedente, i nostri pensano bene di prender quattro pappine dal Liverpool in casa, certificando la mediocrità di una stagione che, a fanfare spianate, era stata salutata come quella del grande salto verso i top team.

Try better next time!

stendiamo velo pietoso

EI FU, O MEGLIO ESSI FURONO

Probabilmente alcuni di voi si aspettavano un pezzo sull’anniversario del 5 Maggio, con tanto di retrospettiva su quella stagione, su cosa l’abbia generata e sulle conseguenze che ha lasciato.

E invece no. O meglio, ni.

Aldilà del facile “throwback” fatto praticamente da tutti i giornali, prontissimi a mettere in homepage la faccia lacrimante di Ronaldo così come timidissimi a ricordare analoghe tragedie sportive a strisce diverse ma ugualmente avvenute nel mese mariano (Perugia e Istanbul dicono niente?), quel che mi fa piacere ricordare è come quella stessa data abbia raccontato una storia ben precisa -a volerla leggere- per di più a regolari scadenze quadriennali.

Il 2002 lo conosciamo tutti, e proprio venerdì ho avuto un civile e gradevole scambio di battute -lo dico davvero- con l’autore di questo bel pezzo, al quale mi permettevo di contestare solo un paio di punti, frutto della mia paranoia nozionistica.

Fino a qualche anno fa vi avrei ammorbato con tabelle che avrebbero mostrato come nel corso del campionato l’Inter avesse subito le solite due o tre sviste arbitrali necessarie per farla arrivare all’ultima giornata in piena crisi esistenziale, ma non è questo il punto. Quel 5 Maggio ha una sua origine, un suo svolgimento e una sua fine.

La sua fine, volendo romanzarla un po’ e giocare con le date, si ha ufficialmente 4 anni dopo, allorquando iniziano ad uscire queste notizie:

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Da lì in poi, quel Maggio è un fiorilegio di notizie, indiscrezioni, accuse sempre più circostanziate e sempre più vere, che nel corso degli anni spiegheranno a tutti quelli dotati di onestà intellettuale come fosse organizzato il mondo del calcio italiano in quei tempi.

Facendo un altro salto quadriennale, eccoci al 2010. Si arriva al primo capitolo della Storia nerazzurra recente, e cioè la vittoria della Coppa Italia contro la Roma, vinta dopo e nonostante una caccia all’uomo tollerata dal “miglior arbitro del nostro calcio”, ulteriore dimostrazione del nostro ascendente -anche in tempi di gloria- sul mondo arbitrale.

2002-2006-2010. Sono tre puntate dello stesso film, da vedere e ricordare tutte insieme.

Mica andreste al cinema a vedere solo il primo tempo, no?

Conoscete uno così pirla da andare alla partita e vedere solo il primo tempo?

Ah già, uno c’è: Boniperti… Scusate, ho sbagliato esempio.

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VIOLA DI VERGOGNA

FIORENTINA-INTER 5-4

Gli unici altri 5-4 di cui ho memoria sono  due vittorie contro la Roma (stagione 98/99, gol definitivo del Cholo che poi esulta mostrando la panza nuda) e una vittoria casalinga contro il Genoa di epoca Stramaccioniana.

Se già con i tre punti in tasca un simile punteggio non mi piace -essendo palesemente figlio di errori in quantità industriale- figuratevi quanto possa essere schifato da una sconfitta del genere, frutto di un primo tempo finito in vantaggio grazie a due azioni tanto belle quanto isolate in un mare di assonnato pressappochismo, e di una ripresa da coma farmacologico, che ci fa incassare quattro gol in un quarto d’ora, reattivi e coriacei come un lombrico sotto la pioggia.

Ancor più beffardo il colpo di coda di Icardi (non della squadra, di un solo giocatore), buono soltanto per farci rimuginare su quelle due o tre sviste arbitrali (cit.) tanto prevedibili quanto evitabili (proprio perchè prevedibili). E’ ormai perfettamente ovvio che con noi i minuti di recupero scadano quando devono scadere (chè il tempo di recupero è il minimo garantito solo per gli altri), mentre il vecchio adagio “nel dubbio lascia giocare” si applica ai fuorigioco solo a domeniche alterne.

Non ho molta voglia di passare in rassegna i -tanti- singoli episodi che ci condannano a una figura demmerda colossale. Mi limito ad osservare -senza nemmeno la compassione di solito riservata ai minus habens- i soliti geni che si ostinano a criticare Icardi perchè si tromba la biondona tettuta e guida i macchinoni tabbozzi.

Se mi chiedete chi io preferisca gara lui e Milito (di cui ha recentemente battuto il record di gol segnati) non stiamo nemmeno a parlarne. Il Principe mi ha fatto piangere di gioia, questo non ha nemmeno cominciato. Però, fatta la premessa doverosa quanto ovvia, quando l’attuale Capitano si sarà rotto i coglioni di giocare ogni anno per il quarto posto, per poi accontentarsi del sesto “ma con interessanti prospettive per il futuro“, andrà a segnare le sue carrettate di gol in un Chelsea qualunque e rimarrete tutti increduli nel pensare “a come siamo stati stronzi, in quel lontano inverno dell’88” (cit. Ponchia, se non la riconoscete potete anche smettere di leggere).

Per capire il contesto in cui si muove, il ragazzo, da brava squadra sfigata per definizione, riusciamo a fare segnare una tripletta al nostro centravanti, che riesce a portarsi a casa il pallone con una faccia che dice tutto:

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E (non) va bene così, senza parole

 Come già detto, poco da aggiungere alla psicoterapia geometrica abbozzata qualche giorno fa. Leggo con piacere del comunicato con cui FozzaInda ha obbligato la squadra al ritiro in vista del match contro il Napoli: non perchè quella partita abbia chissà quale significato, ma perchè, come dicevano i genitori tirandoci il ceffone quando facevamo i capricci, “almeno te pianget per queicòss“.

Il fatto poi che giornalisti di terz’ordine non siano d’accordo con questo approccio, evidentemente nostalgici del periodo in cui l’inazione della proprietà simpatttica lasciava carta bianca a qualsiasi boutade mediatica, accresce vieppiù la mia convinzione di aver ragione.

Ma è una consolazione di sto par de ciufoli.

Non siamo in condizione di pretendere niente di più dall’ennesima accozzaglia di scappati di casa: che Pioli abbia o meno offerto le proprie dimissioni nello spogliatoio a Firenze cambia poco. Il suo destino è segnato e siamo attaccati all’ennesimo sogno di gloria di riuscire a portare a casa il combo Cholo-Oriali con funzione da talismani semoventi.

Il danaro non manca, stanti anche le confortanti notizie dell’Uefa in tema FPF: la possibile limitazione della rosa nella prossima stagione europea sa tanto di beffarda noticilla not applicable at our case.

Mettetevi comodi: è un film che continuiamo a vedere da sei anni e, anche se il finale è sempre lo stesso, c’è comunque da divertirsi.

IL GATTOPARDO

INTER-MILAN 2-2

Lo so che la metafora è più che abusata, ma davvero non credo esista paragone più calzante per descrivere l’apparente novità di giornata (primo derby totalmente cinese, orario anomalo per accontentare il di cui mercato, nuova possibile èra del calcio meneghino) e la reale immnutabilità dei cliché storicamente associati alle due squadre di Milano: incorreggibili pasticcioni gli interisti, incapaci di venire a patti con se stessi e forse per questo mai meritevoli di uno sguardo benevolo dalla buona sorte, portatori sani di buciodiculo i nostri cugini, che capitalizzano ben oltre i propri meriti la coglionaggine dei nerazzurri.

Pioli parte con Nagatiello per Ansaldi sperando di contrastare la veloctà di Suso e Joao Mario al posto di Banega dietro al solito tridente.

La formazione può dirsi azzeccata, col ritorno di Gagliardini in mediana, anche se è proprio il bergamasco a regalare il primo infarto ai tifosi, perdendo una palla velenosa sulla trequarti e dando il via a una rumba che porta tre milanisti al tiro in pochi secondi, per fortuna senza alcun esito.

I rossoneri spingono di più nella prima mezz’ora, -il dato è inconfutabile-: a ben vedere, però, il “merito” delle loro azioni sta quasi sempre in palloni persi banalmente dai nostri che innescano Suso e soprattutto Deulofeu, contro il quale Medel è in palese difficoltà.

Bacca per fortuna è non pervenuto, mentre Handanovic è in giornata di grazia anche sulle uscite (almeno fino all’ultimo corner…) e quindi lo stringiculo peggiore è un palo dello spagnolo in prestito  a metà frazione.

Nemmeno il tempo di dire “oh ma noi quand’è che cominciamo a giocare?” che Gagliardini fa la prima (e credo unica) cosa bella della partita, pescando Candreva sulla corsa in area di rigore: De Sciglio e Donnarumma giocano al Signor Tentenna, e l’87 nerazzurro è bravo a fare la cosa più semplice, ovverosia il pallonetto sul secondo palo, che passa a pochi cm dalle mani per nulla protese del portierino milanista. Uno a zero per noi e boato da lite condominiale in zona divano.

Il Milan subisce il colpo e i nostri sono bravi a prendere forza dal vantaggio, obiettivamente figlio di una giocata estemporanea. Joao Mario inizia a distribuire muscoli e fosforo su tutto il campo, e Icardi e Perisic duettano bene al limite dell’area: il croato si invola sulla sinistra e centra forte e rasoterra sul secondo palo, Romagnoli è in ritardo così come Donnarumma –oh no…Gigio…- mentre Maurito è puntualissimo a insaccare di piatto destro a porta vuota il primo gol in carriera contro il Milan, che vale il 2-0.

La botta per i cugini è tremenda, nè la ripresa pare dare nuove idee a Montella.

Il secondo tempo inizia infatti con i nostri in controllo della situazione, con la chiara e palese intenzione di piazzare il terzo gol e chiudere i conti. La palla giusta arriva a Perisic con bella imbeccata di Icardi, ma il destro è debole e non crea pericoli. D’altra parte ormai il 44 lo conosciamo: mi piace e molto, ma ogni volta può creare il massimo pericolo per gli avversari (vedi assist per Icardi nel primo tempo) così come sprecare tutto dopo aver fatto la giocata della Madonna. E’ quel che gli capita dopo aver saltato un paio di avversari sulla sinistra, allorquando tenta un destro al volo più che improbabile invece di allungare la boccia per il Capitano solo soletto nell’area piccola.

Loro, ribadisco, nun ce stanno a capì un cazzo fino a metà tempo, allorquando sono i nostri cambi a ridargli ossigeno. Eder è ormai abbonato al ruolo di 12° uomo, e quindi il primo cambio è il suo, in questo caso proprio per Perisic. Onestamente avrei aspettato un’altra decina di minuti, ma la solfa cambia poco.

Assai più discutibili gli altri due cambi, con Biabiany che non vedeva il campo da mesi a subentrare a Candreva e -ancor più grave- con Murillo a dare il cambio a Joao Mario.

E proprio quest’ultima sostituzione è quella della resa “concettuale”, in primis perchè toglie dal campo l’unico vero giocatore “pensante”, che ha l’ulteriore merito di garantire comunque corsa e contrasto. Non voglio scomodare paragoni blasfemi con Cambiasso, ma nella pochezza attuale della nostra mediana il portoghese riluce quanto la crapapelada del Cuchu nel lustro d’oro. E invece no, Pioli lo toglie per inserire Murillo, il che equivale ad appendersi alle traverse e sperare in bene.

Grave errore a mio parere, e non certo per le minchiate massimaliste del “bisogna sempre giUocare all’attacco per regalare spettacolo ai nostri tifosi“. Molto più semplicemente, mettersi alle corde e dire all’avversario “dài picchia duro, mia nonna me le dava più forte” è un’arte e presuppone palle quadre e capacità di incassare superiori alla media. Qualità che i nostri non hanno, mentalmente ancor meno che tecnicamente. Ecco quindi che il cambio vuol dire via libera al “caghiamoci sotto!“, che porta istantaneamente al loro 2-1 di Romagnoli, con Miranda a tentare un contrasto di testa con il pallone a meno di mezza altezza, e non a caso girato dal difensore senza particolari problemi alle spalle di Handanovic.

Il gol arriva all’83°, ed è di tutta evidenza che i minuti restanti saranno lunghissimi. La fredda determinazione del primo tempo è bella che andata, e la nostra titubanza dà coraggio a un Milan generoso e affastellato in avanti con cinque tra punte e rifinitori. Curioso che alla fine siano i due difensori centrali a segnare, ma come si dice in questi casi “questo è il calcio“.

Ma non anticipiamo i tempi: prima della tragicommedia finale c’è il tempo per vedere Biabiany, al 51° minuto della ripresa, farsi ingolosire da un passaggio filtrante ed entrare in area. Scelta condivisibile a patto di mettere il pallone in gol. Il tiro invece va alto, e l’insulto che gli tocca è accompagnato dalla -vana- speranza di sentire il triplice fischio finale dell’arbitro sul rinvio del portiere.

Nulla di tutto ciò: si gioca e i nostri di fatto fanno di tutto per concedere l’ultimo calcio d’angolo ai cugini, lamentandosi poi perchè Orsato lo fa battere.

A quel punto, sinteticamente, smettono tutti di giocare, facendo le belle statuine (Handanovic in testa, che torna insicuro e balbettante proprio sull’ultimo traversone del match) e permettendo a Bacca di prolungare la traiettoria e a Zapata di azzeccare il sinistro della vita che sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea.

L’annegamento in un bicchier d’acqua è perfettamente riuscito, e personalmente non ho nemmeno le parole per insultare o maledire cose o persone. Saranno contenti i vicini…

Constato che, come prontamente uozzappato all’amico milanista, cambiano i presidenti ma il buciodiculo rimane immutato.

CHE NE SARA’ DI NOI

Il pari nel Derby, e soprattutto il modo in cui è maturato, credo costeranno la conferma a Pioli ben più delle due sconfitte con Samp e Crotone. E’ stata palese la paura di vincere, l’incapacità di gestire la invidiabile pressione data dal doppio vantaggio. Più di tutto, è ormai evidente l’incapacità della squadra tutta di avere una strategia alternativa al “tutto per tutto”. Ripeto un concetto già espresso di recente: Pioli è uno dei tanti (penso a Strama, penso a Ranieri) ad aver azzeccato una bella striscia di risultati figlia dell’adrenalina e della motivazione di un obiettivo contingente lontano ma ancora possibile. Il fascino e lo stimolo della sfida sono come quelle candele che bruciano da entrambi i lati, durando fatalmente la metà.

Svanito quindi l’effetto “dagagré” o “daje” (a seconda dell’idioma) con il pur plausibile pareggio col Toro, la tenuta mentale di Mister e squadra si è squagliata, inanellando tre partite che hanno avuto come comune denominatore l’incapacità di mantenere la concentrazione per 90°: da suicidio la ripresa con i blucerchiati, da psicanalisi il primo tempo col Crotone, da manicomio giudiziario l’ultimo quarto d’ora nel Derby.

Tornando per un attimo all’analisi della partita, ecco a mio parere la gravità dell’aver rinunciato a Joao Mario: non perchè sia un fuoriclasse, ma in quanto uno dei pochi a rimanere freddo e concentrato sempre o quasi. L’altro è Icardi, implacabile se gli arriva un pallone giocabile, bravo a prender falli e far salire la squadra, migliorato assai nel fornire assist ai compagni ma non ancora trascinatore alla Ibra; inutile aspettarlo, non lo sarà mai, ma per lo meno non è tra quelli che nelle difficoltà si tira indietro. Tutti gli altri sì, e il risultato si è visto.

La cosa che mi fa più incazzare? Non l’ennesimo anno senza Champions (quello fuor di favoletta era chiaro fin dalle partite con De Boer), nè il rischio assai concreto di ciccare pure l’Europa League. Piuttosto, il fatto che, salutato Pioli, non avremo il conducator che ci possa trascinare rapidamente fuori dalla melma. Accettare una panchina come la nostra da parte di un Conte, un Simeone, un Klopp o un Mourinho mi farebbe dubitare e molto delle loro capacità mentali. Ovvio che sarei disposto all’ennesimo cambio di allenatore per uno di questi quattro top, ma semplicemente non accadrà.

Ecco quindi che saremo, per l’ennesima volta, davanti all’ineluttabile necessità di dover cambiare allenatore per rimpiazzarlo con un’altra mezza figura: o c’è qualcuno che crede davvero che Spalletti o Jardim (chi??) potrebbero svoltare la nostra storia?

Infine, il beffardo ed epidermico fastidio di aver perso tutto il vantaggio temporale teoricamente guadagnato sui cugini. Questi hanno aspettato Godot per due anni, di fatto bucando le ultime sessioni di mercato ed avendo una rosa oggettivamente nemmeno paragonabile alla nostra. Eppure eccoli, due punti avanti a noi, con un calendario assai più agevole, con il solito culo e col vento in poppa che a ciò consegue.

Avevamo tutto il tempo e tutta la possibilità di stargli a 10 punti di distanza e sputargli in testa; ci ritroviamo nella situazione -squisitamente nerazzurra- di rimpiangere le occasioni perdute e di annaspare per stare a galla.

LE ALTRE

La Lazio viene bloccata sul pari dal Genoa, così come la Roma con l’Atalanta. Questo vuol dire che tutto resta come prima, ma con una partita in meno da giocare. Delle sei rimaste, noi ne avremo tre contro Fiorentina, Napoli e Lazio.

S’adda ride… (cit.)

E’ COMPLOTTO

Quando una squadra è così cogliona da farsi rimontare come i nostri, c’è poco di cui lamentarsi al di fuori del nostro orticello marrone.

Certo, il peso specifico della nostra maglia si palesa nella più che educata protesta di Icardi a fine primo tempo che- da capitano e quindi con tutti i diritti di interloquire con l’arbitro- chiedeva conto di un mancato giallo a Romagnoli, alla quale protesta l’arbitro rispondeva con un tono a metà tra la mamma nevrotica e incazzata e la velata minaccia del bullo di periferia (conto fino a cinque…).

Inevitabile, visto il clima, che il nostro faccia battere il calcio d’angolo a recupero concluso da 20 secondi. Possiamo fare il processo alle intenzioni e scommettere cifre a sei zeri che a maglie opposte si sarebbe andati tutti a casa spaccando il minuto, ma è una consolazione da poco.

Non fa notizia nemmeno la coerenza del Geometra che dapprima dichiara ai quattro venti che “per rispetto della nuova dirigenza” non si sarebbe fatto vedere a San Siro per un po’ di tempo, e poi assicura la sua presenza sugli spalti già per la prossima partita interna di quelli che resteranno sempre i suoi ragazzi.

Sintomatico poi il tempismo di Fabrizio Bocca su Repubblica, che nota come nonostante l’orario anomalo e le dirigenze dagli occhi a mandorla, il Derby sia comunque stato avvincente e seguitissimo, concludendo poi che lo spettacolo viene fatto dai calciatori, e che di dirigenze e proprietà alla fine chissefrega.

Quindi, finchè c’è il cicciobello con gli occhi a mandorla o finché si grida FozzaInda, tutti a ridere e darsi di gomito, o in alternativa a gridare allo scandalo. Non appena l’altra sponda del Naviglio accoglie i suoi salvatori della patria ancorchè forestieri (con solo due anni di ritardo e un certo numero di situazioni che vanno dalla figura di merda al rientro di capitali dall’estero), allora tutto va bene e l’importante è che ci sia il giUoco.

Del resto, la tiritera del closing durata mesi e mesi ha dato nello stesso periodo a Zio Silvio e Zio Fester -come se ne avessero bisogno!- un paio di giri gratis sulla giostra della retorica e dell’amarcord, con scribacchini pronti a riproporre gallery fotografiche di vecchi successi e agiografie trite e ritrite che mi guardo bene dal linkare, avendo dovuto esibirmi in uno slalom telematico degno di Pirmin Zurbriggen per poterlo evitare.

Poi, per chi ha ancora l’insano vezzo di voler pensare con la propria testa e documentarsi da solo, c’è questo.

Ma non ditelo a nessuno, chè il nostro piangere fa male al re.

WEST HAM

Insipido pareggio in casa del Sunderland ultimo in classifica, con ennesimo gol subito al 90° (tanto per rimanere in tema…) da Borini, uno che il primo gol in Serie A l’ha fatto -guarda caso- proprio contro di noi.

Tutto torna.

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Qui ognuno la vede come vuole. Io ci vedo un Capitano che soffre per la propria squadra, in culo a quelli che “è un mercenario, non gliene frega niente, è indegno”.

VIZIO OVVIO O VIZIO OCCULTO

CROTONE-INTER 2-1

La prendo larga.

Nel mio mestiere, la qualità del prodotto fornito si misura con la sua rispondenza ad alcune specifiche imposte per legge o concordate col cliente.

Io che produco e vendo, e tu che compri, dobbiamo analizzare il prodotto per verificarne la compliance (una delle parole magiche del binsisss) ed escluderne potenziali vizi.

E qui arriviamo al punto: questi vizi possono essere di due tipi: quelli più probabili – obvious in gergo- che si è obbligati ad andare a cercare, e quelli per così dire nascosti –hidden in gergo- la cui esistenza è assai più remota ma che sono comunque oggetto di reclamo una volta che dovessero essere scoperti.

Ecco, è da ieri alle cinque che mi trastullo i quattro neuroni rimasti cercando di capire se la minchionaggine di cui soffrono i miei eroi in braghette faccia parte del primo o del secondo gruppo di vizi.

E’ da una parte più che probabile, praticamente certo che i nostri pesteranno la merda nel momento meno opportuno, e ciononostante è sempre difficile prevederne il quando fin nei dettagli.

Io, per dire, sui deficit psichici dei nerazzurri potrei tenere lezioni universitarie, e quindi mi era bastato vedere i calabresi vincere a Chievo per sentir puzza di bruciato.

Questi domenica fanno la partita della vita: matematico. Cazzo, se lo capisco io, ci arriveranno anche loro, che oltretutto hanno lo scempio con la Samp da farsi perdonare.

Oeh! Come no… Sarà stata la maglia stile gazzosa, ma il primo tempo dei nostri è il peggiore della stagione, con i padroni di casa a furoreggiare manco fossero il Real Madrid. Noi agnellini impauriti peggio di quelli salvati da Zio Silvio, Falcinelli che pare Butragueno e giornata di gloria per tutta la gente di Crotone.

Al solito non ci dice nemmeno culo, visto che il rigore è più fantozziano che netto, visto che Icardi viene quasi stuprato in area (ma se ne vedono tante…) e visto che Eder, nella sola occasione degna di tale nome, colpisce il palo interno.

Ma mai come stavolta la fortuna ha ragione a non farsi vedere dalle nostre parti.

Onestamente guardo avanti e penso alla sfilza di giocatori che, come ogni anno, già a inizio primavera vengono associati ai nostri colori, unica squadra l’Inter a godere di un calciomercato dedicato e aperto 12 mesi l’anno.

Ebbene, se scorro i nomi vedo Manolas, De Vrji, Rudiger, Berardi, Verratti, Bernardeschi… Tutti bravi, qualcuno bravissimo, ma nessuno che abbia quelle palle quadre che a questa squadra mancano come a un tossico in scimmia da metadone.

Se guardo indietro negli anni vedo gente “seria” a sostenere i compagni quando le cose si mettono male. Penso agli argentini, sì proprio quel clan del asado tante volte vituperato perchè non italiano (visto che bellammerda invece con D’Ambrosio, Eder e Candreva in campo??), erano il motore e il collante di quella squadra, e chi per mille motivi pensava di essere più importante del gruppo veniva gestito (Sneijder, talvolta lo stesso Eto’o) o messo in condizioni di non nuocere (Balotelli).

Qui si fa a gara a additare l’indegno di turno (ieri scelta amplissima), ma è difficilissimo trovare anche solo uno (dove di solito ne servirebbero tre o quattro) che risponda ai requisiti “morali” di cui vado cianciando.

Quindi, tanto per sparar nomi a caso e prescindendo da ruolo e utilità tattica, a noi serve gentaglia come Nainggolan, come Strootman, come Ibra se vogliamo ragionare per assurdo. Gente che sappia tirare due cristoni e caricarsi la squadra sulle spalle. Gente che dica “oh, siamo l’Inter, non esiste cagarsi sotto col Crotone!“. Lo Zio Bergomi ricorda sempre di quando Matthaeus arrivava in spogliatoio alla domenica e diceva “oggi si vince“, e -cazzo- si vinceva, di riffa o di raffa, ma si vinceva.

LE ALTRE

Ovviamente vincono tutte o quasi, visti i pareggi di Atalanta e Fiorentina, che ad ogni modo mettono un ulteriore punto tra noi e loro. Siamo settimi, e in tre giornate abbiamo buttato via quanto di buono costruito in un quadrimestre.

Bravi minchioni, tutti, da Pioli all’ultimo dei panchinari.

La sensazione è che il Mister abbia comprensibilmente puntato molto se non tutto sulla tensione nervosa, sul miraggio del terzo posto finchè è stato a portata di mano. Il pareggio di Torino, a un certo punto, ha rotto il giocattolo. Pur assai meno catastrofico dell’ormai famoso Inter-Lazio di Gennaio 2016, con Felipe Melo a fare harakiri e l’Inter tutta ad andargli dietro, il pareggio contro Belotti & soci ha certificato l’addio all’utopia Champions League, e la bolla è scoppiata.

Eccolo quindi, il vizio occulto o ovvio (fate vobis), ecco i nostri eroi tornare i bimbi capricciosi che alla prima difficoltà frignano, prendono il pallone e dicono “non gioco più”. Senza nemmeno qualcuno che gli dia un sonoro ceffone e li rimandi subito in campo a cercare di rimediare al troiaio che hanno combinato.

E’ COMPLOTTO

Anzi, in teoria uno o due ci sarebbero. FozzaInda fa quel che può essere fatto in questi casi senza cadere nel penale: annulla il giorno di riposo e impone allenamento mattutino. Il minimo della vita.

Il Direttore Sportivo Ausilio fa di più, commentando la prestazione dopo il fischio finale e dicendo  in buona sostanza “giocare così non è da Serie A“. Parole sacrosante a mio parere, e che il tifoso medio nerazzurro dovrebbe sottoscrivere col sangue.

Ma evidentemente le devianze psichiatriche non riguardano solo gli 11 che scendono in campo la domenica, bensì anche buona parte dei milioni di tifosi sparsi in Italia e nel mondo. Eccoli infatti, i leoni da tastiera, accanirsi contro Ausilio che ha osato criticare in pubblico i giocatori anzichè lavare i panni sporchi in casa. Poi ovviamente, se si mette su il disco di “i nosti ragazzi hanno bisogno del sostegno dei tifosi, si sono impegnati al massimo e sono comunque un buon gruppo” tutti a criticare dicendo che ci vogliono le maniere forti.

E in questo, spiace dover citare Materazzi tra i rimestolatori di zizzania a strisce nerazzurre: un post del genere non può non essere diretto a qualche dirigente (proprio Ausilio): opinione assolutamente legittima, tanto quanto inopportuno è esporla in questo modo, dando fiato alle trombe me(r)diatiche che già si erano precipitate al capezzale di Ciuffolo per riceverne il parere illuminato a proposito di rosa e dirigenza.

Non ci facciamo mancare niente, compreso il terrorismo preventivo tanto per gufarla un po’: curioso infatti come la Gazza del 6 Aprile possa dire che l’Inter sarà costretta a vendere Perisic per far fronte al Fair Play Finanziario e solo poche righe dopo, nello stesso articolo, dire l’esatto contrario, “visto che sono in arrivo almeno un paio di sponsor «pesanti» per sistemare il fair play finanziario“.

Il Signor Massimo dimostra poi di avere ancora santi in Paradiso, o più prosaicamente vedove nelle redazioni, visto che nella stessa sbrodola rosa il vincolo del FPF è ovviamente “riferito alla gestione Thohir” e non agli scialacqui simpatttici post Triplete.

Dall’altra parte, solo poche parole per far notare come il sesto posto ora occupato dal Milan, e giustamente considerato di pura sopravvivenza fino a 48 ore fa quand’era occupato da terga nerazzurre, sia da oggi invece il trampolino per successi rosei e ancor più luminosi per i ragazzi di Montella, con il Geometra Galliani a gigioneggiare davanti ai cronisti come solo a lui è permesso, buttando lì mezze frasi e raccontando dell’ennesima ultima volta da Amministratore Delegato del Milan.

WEST HAM

Qui almeno festeggiamo una vittoria interna per 1-0 contro lo Swansea che aveva tanto il sapore di uno scontro salvezza. Visto il contorno, basta e avanza!

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Puntuali tornano anche i titoletti simpatttici. La prossima volta sarà “Inter giù per la scala a Pioli…”

SEIMENOMENO

TORINO-INTER 2-2

Pioli, Gagliardini e Perisic si confermano essere umani e sbagliano una partita dopo i tanti 7 in pagella accumulati nel secondo quadrimestre.

Poco da eccepire sulla formazione iniziale scelta dal Mister: copia carbone di quella reduce dalle sette pappine rifilate all’Atalanta, e che je vuoi dì?

I nostri però fin da subito paiono meno guizzanti del solito, anche se un inopinato ottimismo si impadronisce di me e della piccola babygang a piè di divano, mentre sussurro “anche l’altra volta siam partiti piano e poi gli abbiam fatto un c…. così!“.

Mi dice anche bene, perchè dopo una bella (ma tardiva) combinazione Banega-Icardi, col nostro che segna in fuorigioco, è Kondogbia a sbloccare la faccenda.

#Proprioluincredibile, aveva segnato il suo unico gol nerazzurro proprio contro i Granata nella trasferta dell’anno scorso. Buon segno, penso…

Invece i nostri, che già non brillavano per applicazione e intraprendenza, continuano sul falsopiano delle palle perse in ripartenza e dei passaggi alla cazzimperio, dando al Toro modo di creare pericoli dalle parti di Handanovic.

Il patatrac lo combina poco dopo Perisic, che si fa sfuggire Baselli su corner: il maledettissimo Moretti (che già 2 volte ci purgò di testa negli anni addietro) stavolta si limita a spizzare di testa a centroarea, dove il succitato centrocampista è libero di incornare solo-soletto il gol dell’1-1. Tutto da rifare, ma con geometrie meno che elementari e propensione alla cagata in crescita esponenziale.

L’intervallo non è foriero di miglioramenti, ed anzi è il Toro a ricominciare massiccio e incazzato. Handanovic si oppone come può, e Murillo prende il posto di Medel che esce infortunato. Da brivido i primi due interventi (a vuoto) del colombiano, che poi pian piano prende le misure. Nel frattempo però il Toro trova il 2-1 con Acquah che non segnava da anni (chettelodicoaffare), e che conclude con un bel destro a giro un contropiede fatale per i nostri.

Viste le dozzine di palle buttate o malgestite, non mi illudo che si possa recuperare la partita, anche perchè Eder, pronto già da un po’, non va a sostituire uno dei due esterni (fin lì sia Candreva che Perisic si son visti poco e male) bensì Banega, anche lui in ombra ma se non altro l’unico ad avere un piede idoneo a servire i nostri attaccanti.

Ci troviamo quindi con un 4-2-4 nel quale le 4 punte devono pregare Domineiddio di ricevere una palla giocabile. E Iddio per quello li accontenta anche in fretta, visto il bel cross di Ansaldi gentilmente omaggiato da un’uscita farfallosa di Hart (che già aveva cappellato sul primo gol): la palla arriva sul secondo palo dove Candreva si guadagna la permanenza in campo stoppando di petto e incrociando al volo il destro del 2-2.

A quel punto inizio il mio mantra “togli-Perisic-metti-JoaoMario“, ma incredibilmente Pioli non mi dà retta, mettendoci un buon quarto d’ora prima di fare il cambio: esce Kondogbia ed entra Brozovic: la differenza è che le due o tre palle che potrebbero portarci alla vittoria capitano proprio sui piedi per una volta storti di Beavis&Butthead.

Il croato fa la cosa migliore della partita dopo il fischio finale allorquando, consapevole di aver giocato la classica partitaccia, va sotto i settemila tifosi interisti a salutare e riconoscere i proprio peccati. Gran gesto da parte di un gran giocatore, primo ad accorgersi di non aver reso secondo gli standards a cui ci ha piacevolmente abituato.

Non va, direbbe Piccinini, e finiamo per pareggiare una partita che non avremmo meritato di vincere più di quanto avremmo rischiato di perdere. Non siamo per definizione una squadra fortunata, e quindi la botta di culo non arriva.

Questo vuol dire abbandonare ogni residua speranza di terzo posto, visto che -pur tralasciando Roma e Napoli- continuiamo a dimenticare la Lazio che resta a due punti di distanza da quel che a oggi è il solo ragionevole obiettivo stagionale: il quarto posto.

LE ALTRE

Se escludiamo proprio la Lazio, bloccata sullo 0-0 a Cagliari, tutte le altre ci rosicchiano due punti, compreso un Milan cinico e arcigno che supera il Genoa col minimo scarto e beneficia del tifo di tutta la stampa, prontissima a raccontare di un Diavolo che “ha messo nel mirino l’Inter e che punta decisamente all’Europa in attesa dell’imminente closing“.

Anche la Juve vince di misura a Marassi, ma quantomeno stavolta Giampaolo schiera la formazione migliore.

La Roma ci illude iniziando piano e beccando il gol di Defrel, ma poi grazie a Salah e ad una spintarella malandrina avvia la rimonta.

Il Napoli ne fa tre all’Empoli e poi si addormenta, ma porta comunque a casa i tre punti.

E’ COMPLOTTO

Interessante statistica sui rigori assegnati, pubblicata in settimana da Calcio&Finanza e messa in relazione alle palle giocate in area di rigore, tanto per fugare un altro Luogo Comune Maledetto per cui “l‘Inter riceve pochi rigori a favore perchè in area di rigore ci va poco e tira tanto da fuori area“.

Ecco, appunto. Solo quest’anno, i nostri sono quelli che in area hanno giocato più palloni (1393 prima dell’ultimo turno di Campionato), eppure hanno beneficiato di soli 4 rigori (di cui 2 incredibilmente consecutivi nelle ultime tre giornate: sabato ce n’era uno di Rossettini su Icardima di quelli che se ne vedono tanti…”): insomma, un rigore ogni 350 tocchi in area e tanta grazia che almeno quei quattro ce li hanno dati:

I cugini, tanto per tirare in ballo sempre gli stessi, sono a un rigore ogni 117, con 300 palloni in meno giocati in area, ma loro -si sa- propongono giUoco.

Ricaccerei le parole in bocca agli amici gobbi che avessero l’ardire di rispondere con l’obiezione (aritmeticamente ineccepibile) “e la Juve allora, che ne ha avuti solo 3??” ricordando che ci sono tanti e sofisticati modi per fare regali (vero Pjanic e Tagliavento?)…

Ancor più emblematica la situazione calcolata sugli ultimi 5 anni:

Niente da aggiungere, se non che un altro dei miei deliri blateranti degli utlimi anni viene confortato anche dalla fredda statistica.

Sull’ennesima, compromettente indagine che riguarda il mondo-Juve non voglio dire niente, se non armarmi di birretta e popcorn e godermi lo spettacolo. Posso solo dire che la Juve non è certo la sola società a “gestire” i propri rapporti con la Curva, ben consci i Club che poche centinaia di persone possono creare casini non da poco alla squadra.

Che però in questa storiaccia ci siano di mezzo morti e mafia, è roba da professionisti del settore, ed in effetti, visti i precedenti, chi meglio di loro?

WEST HAM

Brutta sconfitta in casa col Leicester, con il nostro portiere a combinarne peggio di Bertoldo in Francia. Pochissimi punti nelle ultime giornate, che ci lasciano ancora con un buon margine dalla zona pericolosa ma scolpiscono nella roccia la mediocrità di questa stagione. Il tanto atteso effetto stadio nuovo non si è fatto vedere, nonostante i 50.000 abbonati stagionali.

tor int 2016 2017

No cazzo il balletto no… e infatti vedi poi com’è finita?

MALE MA NON MALISSIMO

INTER-ROMA 1-3

Sconfitta purtroppo meritata e in una certa misura anche attesa.
Inutile girarci intorno: in questo periodo storico, la Roma è una squadra superiore ai nostri, per quanto faccia male dirlo.
Noi avremmo potuto far risultato ieri sera facendo il partitone e bloccando al contempo le loro fonti di pericolo maggiori. La prima parte del proposito -pare evidente- non si è avverata; la seconda è riuscita solo in parte, con Salah e Dzeko pericolosi solo in un paio di circostanze, ampiamente compensati però dal talento atletico prima ancora che tecnico di Nainggolan, che con due siluri ci ha impallinato una volta per tempo.

Cedo all’autocelebrazione segnalando che il tamarro più tatuato del West io l’avrei preso già dopo il primo anno di Cagliari.

Tornando al match, Pioli insiste con i tre dietro, che per me male non sono, anche in considerazione dell’assenza di Miranda. Il problema è lasciare 100 metri di campo da coprire a Candreva e Perisic, che difatti per lunghe mezz’ore girano a vuoto, controllati senza particolari patemi da fuoriclasse tipo Juan Jesus. Se a ciò aggiungiamo che Brozo è in serata-slandrone, e che Joao Mario per una volta non gioca bene, sèmm apòst…

Ha ragione Pioli a (cercare di) minimizzare l’occasione dell’1-0, dicendo in sostanza “sì in effetti Murillo poteva anche farsi incontro al belga, ma abbiamo comunque concesso un tiro dal vertice dell’area che in condizioni normali non è pericoloso“.
Evidentemente quelle di ieri sera non erano condizioni normali.

CItando per l’ennesima volta Marco Paolini e il racconto del Vajont:

“I Carabinieri fanno rispettosamente notare che qui in pratica la terra trema due giorni sì e un giorno no”.

“La prefettura dice che in teoria i sismografi della diga non registrano nemmeno scosse”.

“I Carabinieri rispondono, rispettosamente, che però in pratica…”

“Attenetevi alla teoria! Non trema la terra, vi trema il culo!”

Lodevole il tentativo dei vari commentatori di voler salvare il povero Gagliardini, perfetto fino a oggi, ma il ragazzo contro il Ninja non c’ha capito una mazza. Resto convinto che, se si fosse trattato dell’immondo Medel e non del succitato giovane-e-italiano, le erinni mediatiche non avrebbero mancato di far calare la loro mannaia.
Io nei mille replay mostrati in TV, ogni volta che vedo la palla arrivare al romanista sulla fascia sinistra prima dell’1-0 mi chiedo perchè cacchio il nostro non sia intervenuto in scivolata a metterla in fallo laterale.
Ma lui gioca in nazionale e io no, quindi…

La ripresa vede i nostri cominciare meglio, ma beccare il raddoppio proprio quando i due esterni stavano iniziando a carburare.
La strana coppia Radja-Gaglia si ripropone, e a mio parere il romanista è furbo a sbilanciarlo, involandosi da solo per 50 di campo e chiudendo con uno scaldabagno a 100 all’ora alle spalle di un’incolpevole Handanovic. Siamo sempre lì: 9 volte su 10 un intervento di questo tipo viene punito col fallo, ma con Tagliavento e con l’Inter sappiamo bene che le eccezioni sono all’ordine del giorno.
Il merda nell’occasione non guarda nemmeno verso la palla e i due contendenti, ma continua a rimirare l’area di rigore: un genio.
Poco dopo lui e la sua cricca fanno ancor meglio, ignorando il solito rigore a nostro favore (pedata di Strootman su Eder nell’area piccola).

Ma, come detto, siamo alla non-notizia.

Poco dopo riusciamo comunque a riaprirla, con Icardi ad arrivare in spaccata su cross di Perisic più alla speraindio che frutto di attenta strategia.
Nemmeno il tempo di illuderci seriamente che Dzeko fa la prima cosa giusta della partita, usando bene quel corpicione che si ritrova e sbarazzandosi di D’Ambrosio. Una volta entrato in area Medel entra alla disperata e lo centra in pieno. Perotti certifica la fine del fluido magico di Handanovic dagli 11 metri e che cacchio gli vuoi dire…

BIGINO DI AUTOANALISI

Come dice il titolo, male ma non malissimo.
Come detto all’inizio, questi sono più forti.
Come temuto, la sconfitta cancella ogni residua speranza di terzo posto e conseguente preliminare di Champions, e ai nostri tocca sperare che la recente innovazione normativa della UEFA venga confermata, potendo l’Italia contare su quattro squadre in Champions dalla stagione 2018/2019.
In alternativa, se dovessimo aspettare di arrivare nei primi tre, ciao core…

LE ALTRE

Della vittoria della Juve possiamo anche non parlare, essendo la stessa ai confini della non-notizia. Decisamente più sorprendente è la sconfitta interna del Napoli contro una splendida Atalanta. Gasperini non gode delle mie simpatie vista la acclarata avversione interista dopo la sua breve e sfortunata parentesi.
Diciamo che il modo in cui fa giocare la sua squadra, non dissimile da come ha fatto giocare il Genoa per anni, dovrebbe far capire ancora una volta quanto insensata fosse stata la sua scelta da parte del Presidente Simpatttico arrivato a sceglierlo dopo aver ricevuto una mezza dozzina di due di picche.
No sul serio, ma ce li vedete i nostri consunti eroi del Triplete correre come Spinazzola, Conti e Gagliardini? Su ‘sto punto ci torno nella prossima seziuncella; ora devo fare i complimenti alla brigata orobica che avremo l’onore di ospitare tra una paio di settimane a San Siro.
Avendo fatto la figura del tifoso sportivo e distaccato, posso quindi sfogare qualche ettolitro di bile nel raccontare l’ennesima botta di culo dei cugini che battono il Sassuolo e il record di errori arbitrali a favore nell’arco dei 90 minuti.
Facendo una rapidissima sintesi, quel pirla di Berardi sbaglia il rigore (che c’è), mentre Bacca riesce nell’impresa di realizzare il suo (che non c’è) in scivolata, colpendo due volte la palla e quindi, a-stretti-termini-di-regolamento, vanificando la chance.
Infine, calcione di Paletta ai danni di un nero verde in piena area, bellamente ignorato da Calvarese.

E’ COMPLOTTO

Rimango sullo stesso tema per far notare come, nel descrivere la partita ed il relativo arbitraggio, le parole che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire sono state “arbitraggio molto complicato quello di Calvarese oggi“, seguite da “ha commesso tanti errori” e “giornataccia“.
Non avendo assistito in diretta ai suddetti scempi, nella mia ingenuità pensavo ad un arbitraggio che avesse scontentato entrambe le squadre, figlio appunto della classica giornata-no degli arbitri.
Invece, più venivano sviscerati i dettagli della questione, più il mostro assumeva gli inequivocabili contorni del furto, ma pur sempre in nome del giUoco, dell’amore e della sincerità, visto che Montella faceva il santarellino dicendo “mi costringete a parlare di arbitri anche se non lo faccio mai nemmeno quando gli episodi ci sono a sfavore (e intanto l’hai detto, così come in settimana avevi avuto il coraggio di dichiararti in credito con la sorte), però può darsi che alcuni degli episodi oggi siano stati a nostro vantaggio” e premurandomi di chiosare da bravo primo della classe “e comunque quelli del Sassuolo li ho visti troppo nervosi, non si fa“.

Rimanendo in ambiti iperglicemici, per una volta Caressa azzecca la battuta preannunciando un collegamento col Milan riunito per la festa di Donnarumma “che per la quinta volta questa settimana compie 18 anni” ironizzando sulla leggerissima ridondanza data all’evento, condita con le inevitabili finte lacrime approntate per l’occasione.

Tornando al rendimento dei rossoneri, è confortante constatare che, anche al netto delle mie ancestrali antipatie e dei miei consolidati pregiudizi, anche analisti più fini di me si rendano conto del buciodiculo che continua ad accompagnare i Meravigliousi.

Se non siete seriamente interessati alla statistica applicata al calcio o se semplicemente non siete tra quelli che -uno a caso…- pur di leggere qualcosa di negativo sul Milan tufferebbero il naso in un trattato di astrofisica, risparmiatevi pure l’accurata analisi linkata. Faccio solo presente che, scartate tutte le ipotesi plausibili, la conclusione è che non si spiega l’attuale numero di punti conquistato dai cugini.

Però-loro-propongono-giuoco.

Al Club ho avuto poi l’ennesima occasione di apprezzare l’intelligenza e la lungimiranza di Leonardo che, parlando dell’esonero di Ranieri, si è retoricamente chiesto se e quale processo decisionale ci fosse dietro alla scelta di un allenatore. Torno come promesso a Gasperini, ma anche a De Boer o andando più indietro a Benitez, e voglio limitare il discorso solo ai nostri colori: a mio parere la scelta del Mister è la più importante e strategica tra quelle fatte da un Presidente. Cosa diavolo vi viene in mente a scegliere certi allenatori? La prima cosa che un dirigente, ma che dico, un essere umano dotato di normale intelligenza, dovrebbe fare è guardare la rosa di giocatori che ha a disposizione e cercare l’allenatore di conseguenza.
In alternativa, ma succede molto meno frequentemente, scegliere l’allenatore e con lui progettare una campagna acquisti che gli possa dare materiale umano a lui gradito.

Senza questi accorgimenti, che mi paiono anche abbastanza intuitivi, ti trovi vestito in giacca e cravatta ma con quelle infradito che ti piacevano tanto.

WEST HAM

Pareggio esterno sul campo del Watford di Mazzarri, che lascia entrambe le squadre nelle anonime ma placide acque di centroclassifica.

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AVANTI CON CAUTELA (MA SENZA RIGORE)

INTER-EMPOLI 2-0

Per fortuna i ragazzi non fanno scherzi e trascorrono 90′ di serena conduzione calcistica domenicale.

Le assenze sono note (Icardi e Perisic in avanti, Brozo e volendo Banega in mezzo), ma l’Empoli non è granchè e chi gioca abbasta. Addirittura, Eder e Kondogbia sembrano delle irediddio, il che dà la misura della giornata.

La difesa è a tre, con Medel libero vecchio stampo, meno muscoli e tutto fosforo al timone di un terzetto che vede in Miranda una solida certezza (ma con solita dormita nei 90′) e in Murillo un caso ormai patologico. Il colombiano palla al piede è davvero il calciatore più scarso che io abbia visto in anni e anni di Inter. Forse Calcaterra o Montanari erano ai suoi livelli di fondamentali, ma vedere il modo in cui stoppa di default a seguire è tutto un brivido. Fino a vent’anni fa avrebbe potuto essere un grande stopper (mena per primo che meni due volte, e poi rapido negli anticipi e esplosivo nello stacco di testa. Dalla via appena ce l’hai), ma oggi dar palla a lui contribuisce al mio incanutimento ben più di quanto Cordoba abbia fatto nel quindicennio passato (e ha fatto, fidatevi…).

Palacio su ritmi non esattmente forsennati fa splendere la sua saggezza calcistica, ancor più luminescente in una landa alquanto arida di cervelli pensanti (Joao Mario, Gagliardini… poi basta). Candreva continua a scodellare dozzine di cross a partita, sempre privilegiando la quantità alla qualità, ma è comunque un altro buon acquisto.

Morale, ha ragione Allegri a compiacersi del nostro inizio a rilento, perchè la squadra adesso gira benino e dà un senso all’idea di giocare a calcio.

Dico questo anche se la rete del vantaggio è abbastanza un gollonzo: cross dalla destra deviato, Palacio che fa la sola cosa che può essere utile in quel momento (capocciata a campanile sul secondo palo) e Eder che sfrutta la panzetta da quarantenne che già si ritrova, usandola da sponda per il gol da zero metri.

Già più di classe il raddoppio, con il Cittadino a sfoderare una Trivela per l’accorrente Candreva: destro al volo tra primo palo e portiere e partita in ghiaccio.

Prima e dopo il gol in apertura, i soliti due miracoli del portiere avversario (su bella girata di testa di Palacio e sul destro a botta sicura di Gagliardini) e il solito rigore solare non dato ai nostri. Appena prima del raddoppio, ottima uscita bassa di Handanovic a neutralizzare una bella combinazione empolese che basta ad essere ricordata in tutte le sintesi di giornata, all’insegna di “l’Inter deve ringraziare il suo portiere per i tre punti“.

Nel finale entrano i ragazzi: Gabigol prende applausi a ogni respiro e ormai la cosa “è-il-nostro-giòco-giòco” (come diceve Frengo e Stop); Pinamonti è più serio e a momenti la mette nel finale.

Bene così. Ci si rialza dopo due sconfitte amare ma che purtroppo potevano anche starci (magari non tutt’e due, però anche sì). Personalmente mi è piaciuta la sicurezza con cui è stata affrontata una partita sì facile, ma che -conoscendo la labile psiche dei nostri- avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesimo psicodramma collettivo.

LE ALTRE

Quelle davanti vincono tutte, con Roma e Napoli a mantenere una distanza confortante (o rassegnante, dipende da che parte la si guarda) sulle inseguitrici. Lazio e Milan pareggiano il posticipo del lunedì, che mi vede spettatore nel secondo tempo.

Situazione difficile la mia: mi accomodo sulla divananza coi laziali avanti 1-0, e classifica alla mano ci sarebbe da sperare almeno in un pari del Milan. Ma non ci riesco, e smadonno per le millemila occasioni buttate al vento dagli aquilotti romani. Quando Immobile si mangia il raddoppio a 5 dalla fine, bloccato da Donnarumma, la gufo da solo smadonnando a mezza voce “occazzo adesso i giornali si fanno le pippe tre giorni per questa parata del ragazzino e vedrai che col culo che hanno pareggiano“. Detto fatto: Suso in mezzo a quattro avversari trova il gran sinistro a giro che neanch’io con la palletta di spugna in camera di Pancho e il pari si materializza sotto i miei occhi.

Cambia poco per noi, domenica si va a Bologna che ha perso le ultime due partite in maniera incredibile, pronto a ricevere il giusto contrappeso dalla sorte.

E’ COMPLOTTO

Su quel mezzo uomo di Rizzoli non voglio aggiungere nulla, anche perchè l’analisi definitiva è già stata fatta magistralmente dai soliti amici de ilMalpensante.

Aggiungo solo che se si muove Nicchi alla Domenica Sportiva per tornare sull’argomento dopo una settimana, la coda di paglia di questa gente è lunga quanto la Milano-Napoli.

Segnalo solo il giornalista Sconcertante, che ancora una volta si conferma tale vaneggiando di una sudditanza massmediologica nei confronti dell’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Dopo il già citato ruzzone a Eder regolarmente non punito, i vari media si svegliano anche quest’anno constatando il miserrimo numeri di rigori assegnati alla nostra Beneamata. Se ne accorgono in media una volta all’anno, quando la misura risulta incongruamente colma addirittura per loro. Via quindi di specchietto riassuntivo delle ultime 6 stagioni, che personalmente già negli anni precedenti avevo avuto modo di sottoporre all’occhio paziente e compassionevole dei miei 25 lettori.

In particolare il saldo, già preoccupante considerando il consuntivo dei 6 anni, diventa imbarazzante togliendo l’unico anno in cui -forse per distrazione degli arbitri, chissà…- i nostri veleggiavano sulla stessa rotta dei rivali: siamo nell’anno di Gasperini/Ranieri/Stramaccioni, 2011-2012: lì i rigori furono addirittura 11 (comunque compensati da altrettanti fischiati contro e comunque in compagnia del solito Milan con 10 penalty assegnati), a rappresentare quasi il 40% dei 29 totali avuti a favore. Questo a dire che il dato, limitando l’analisi agli ultimi 5 anni, ci vede a quota 18, poco più di tre rigori a campionato.

Se oltre che di sindrome di accerchiamento e di complottismo soffrite anche di insonnia, ecco il link che fa per noi: http://www.interfc.it/rigori.asp

Quando si dice sudditanza psicologica…

WEST HAM

Rocambolesco pari casalingo contro il WBA: partiamo male, li ripigliamo, passiamo nel finale e ci ripigliano al 94′.

Fortune’s always hiding…

int-emp-2016-2017

De Panza!

CI SIAMO QUASI, CI RISIAMO SEMPRE

JUVENTUS-INTER 1-0

Faccio finta che il ritardo nella compilazione di queste quattro stronzatelle sia dovuto al dubbio lancinante sul taglio da dare al pezzo, e non più banalmente alle millemila incombenze lavorative.

Fate finta di credermi così il gioco viene meglio.

Da un certo punto di vista, infatti, ho passato buona parte dei 90′ giocati e delle ore immediatamente successive a pensare “beh dai: ‘sti maledetti l’han rubata come al solito, però noi abbiamo fatto una bella figura, nel primo tempo gli abbiamo tenuto testa, colpo su colpo, e anche nella ripresa non abbiamo demeritato granchè“.

Poi però l’altra parte di me, forse scandalizzata dall’analisi obiettiva e scevra da qualsiasi intento polemico, ha preso il sopravvento a furia di madonne assortite contro Rizzoli, i Gobbi e il sistema ancora una volta prono a pi greca mezzi al cospetto del “potere”.

La conseguenza è che è tutt’oggi che rimastico tra i denti questa frase:

Questi dovevano cancellarli dal mondo calcistico 10 anni fa: non l’hanno fatto per codarda ignavia, e tutto è tornato come prima. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e i servi sono sempre alla ricerca di padroni.

Cerco di tornare per un attimo nella versione più tranquilla di me stesso, e non posso che confermare le buone impressioni lasciate dalla squadra a Torino. Vero che la Juve ha tirato di più, e più pericolosamente, in porta; vero anche che i nostri sono andati per 3 o 4 volte molto vicini a far male a una squadra che -c’è da dirlo- quando decide di non far passare un cazzo, non fa passare un cazzo.

Che la difesa sia stata a tre o a quattro poco mi cale, se non farci assistere allo scempio non richiesto di un Murillo che si trova a proporsi per il cross o -addirittura- a cercare il sinistro a giro sul palo lontano.

A parte quello, Medel e Miranda fanno buona guardia, e la coppia scelta per la mediana (Gaglia-Brozo) non sfigura davanti a Khedira e Pjanic. I quattro davanti sono i soliti: nessuno di loro gioca la miglior prestazione della stagione, eppure qualcosa di buono lo lasciano tutti.

Detto ciò, non ho problemi a riconoscere ad Handanovic la palma del miglior nerazzurro in campo, con quei tre o quattro interventi a cui siamo comodamente abituati ma che non per questo sono meno difficili. Ripeto quanto detto tante volte: Samirone non ha la personalità di Zenga o di Julio Cesar, ma tra i pali è veramente fortissimo… sapesse anche uscire sui cross, sarebbe un fuoriclasse. Ad ogni modo, inscì avèghen, disen a Milàn…

Il gol di quel maledetto di Cuadrado è bello quanto casuale (chè ci riprova altre 10 volte e abbatte 10 curvaioli diversi…) e il povero Samir non ci può fare nulla. Piuttosto, Joao Mario si merita tutti gli insulti di Pioli (e miei, per quanto può valere) per non aver chiuso per tempo sul colombiano. Improperi e maledizioni anche per lo juventino, ci mancherebbe, visto che oltre al sifulotto a cento all’ora che ci costa la partita non manca di esibirsi nel da me odiatissimo balletto.

Come saprete, legalizzerei la caccia all’uomo in caso di perculamento così acclarato.

Il gol abbatte i cuori nerazzrurri, visto che l’intervallo non ci rivitalizza. Sappiamo fare di peggio, sia chiaro, e se non altro torniamo in campo sia con le gambe che con la testa.

Sbagliamo male due contropiede, preferendo in entrambi i casi la soluzione personale al compagno sulla fascia, ma a parte quello sbattiamo senza nemmeno troppa convinzione contro il muro di Chiellini & Co., bravo ancora una volta a picchiare come un fabbro ferraio, riuscendo nel contempo a esibirsi in un paio di tuffi da simulatore provetto, sotto gli occhi orgogliosi e gongolanti del panteganone biondo Pavel Nedved.

Pioli dovrà essere bravo adesso a non disperdere il tanto di buono fatto vedere nella striscia di vittorie, ma tutto sommato anche nella settimana contrassegnata dalle due sconfitte con Lazio e Juve. In entrambe le partite ci sono stati errori (più in Coppa che a Torino a dir la verità), ma sia martedì che domenica i nostri hanno fatto vedere di aver assimilato movimenti e automatismi che fanno dei nostri una squadra seria.

Era ovviamente impossibile continuare a vincere e navigare col vento in poppa che cresceva quasi da solo dopo ogni vittoria: ecco allora la prova di maturità dei nostri amatissimi craniolesi.

Mi raccomando, non buttiamo tutto nel cesso come so sareste in grado di fare!

LE ALTRE

Napoli e Lazio fanno capire senza usare troppi giri di parole che i passi falsi casalinghi con Palermo e Chievo sono stati i classici incidenti di percorso, facendone 7 al Bologna e 6 al Pescara.

Mentre scrivo la Roma è 4-0 con la Viola, e la cosa non stupisce, come del resto non stupisce l’ennesima sconfitta dei cugini contro la Samp a San Siro. Giampaolo (quello che “ho proprio scelto di non essere competitivo con la Juve perchè pochi giorni dopo avevo l’Inter“) si fa parzialmente perdonare portando via i tre punti, e lasciando le serve libere di descrivere i miglioramenti in tutti i fondamentali di giUoco della squadra di Montella. Epperò hanno perso, magno cum gaudio.

E’ COMPLOTTO

Come al solito, la mia priorità non è sottolineare gli errori arbitrali in quanto tali (scusate la rima).

Io sono un professionista del rancore e del complotto, e da virtuoso vado oltre. Rizzoli conquista posizioni nella personale top ten dei maledettissimi da ricordare nelle preghiere della sera non tanto per i due rigori non dati nel primo tempo, ma per la sicumera con cui arbitra in punta di regolamento nei minuti finali (il rosso di Perisic, l’immediata domanda “chi ha tirato la palla” al fischio finale, come il peggiore carugnin de l’uratori che fa la spia), usando invece il buon senso quando le animate querimonie provenivano da gente diversamente strisciata (vero Pjanic? Vero Lichtsteiner?) o la manica larga quando il solito Chiellini entrava così su Gagliardini sulla linea laterale.

All’odiosissimo luogo comune “tanto alla fine torti e ragioni si compensano“, rispondo con la speranza (or should I say utopia?) che situazioni uguali siano, almeno una volta, almeno per sbaglio, trattate in modo uguale. Ti mando affanculo? Mi cacci, sempre. Oppure, mi fai capire che hai sentito e che alla prossima sono cazzi. Sempre. E io -calciatore- mi regolo.

Se invece, ominicchio che non sei altro, fischi il più codardo e prevedibile dei falli di confusione al 93′ col nostro portiere a saltare in area, se nel dubbio fischi 10 secondi prima del termine del recupero, se rimedi ad errori sesquipedali di un giocatore come i bambini al parchetto quando chiamano “oh arimo un attimo, palesi la tua malafede in maniera molto più evidente rispetto ai due rigori -ripeto, sacrosanti, a meno di non voler sentire i soliti servi– che potrebbero anche apparire semplici errori di valutazione ad un occhio meno esperto (o a un culo meno spanato, concedetemi la licenza poetica) .

Infine, come diceva Stefano Lavori, there is one more thing: dovremmo saperlo, ma è sempre bene ricordarlo. E cioè: dovremmo ormai avere imparato che dobbiamo subire e stare zitti, chè a lamentarsi si danno alibi ai giocatori, si consumano importanti risorse mentali e si rischia di mettere in dubbio la buona fede degli arbitri, di cui nessuno può nè vuole dubitare.

Vero Massimo Mauro dei miei coglioni?

Qui continuiamo a vivere in una situazione malata, in cui alla fin della fiera siamo contenti perchè la Juve non ha rubato troppo, “ha solo avuto un paio di decisioni a suo favore e quindi ci può stare”.

Io invece ogni giorno ripenso con rammarico vieppiù crescente all’enorme occasione sprecata nella lontana estate del 2006. Ecco cosa succede a non fare e cose per bene.

L’erba gramigna non muore mai.

WEST HAM

Ne diamo tre al Southampton, rimontando il gol al debutto di Gabbiadini. Siamo noni, sempre più belli e paciarotti.

juv-int-2016-2017