‘NA VOLTA TANTO…

INTER-SAMPDORIA 3-1

Riusciamo a far capire a tanti, anche se non a tutti, che giuocare bene spesso non vuol dire una beata fava.

Vinciamo largamente, giocando in sostanza la stessa partita dell’ultimo mese: cioè brutta, cioè avara di occasioni da gol, cioè senza una logica.

Ma -stavolta- vinciamo. Del doman non v’è certezza.

Visto il centrocampo decimato, Mancini fa di necessità virtù, appaiando gli unici titolari in mediana (Melo-Brozo) e affiancandoli a due frecce veloci sulle fasce (Perisic e Biabiany) in una formazione che a qualcuno avrà ricordato il Cuperiano 4-4-2 con Van Der Meyde-C.Zanetti-Gigino Di Biagio-Kily Gonzalez.

Davanti gli irrinunciabili Icardi-Eder e dietro D’Ambrosio e Nagatiello ai lati del duo Murillo-Miranda.

Come detto non brilliamo, e la prima parte del match è di predominio blucerchiato.

Succede però che la ruota giri, e che stavolta siamo noi a sbloccare su palla episodica: quel ficaccione di D’Ambrosio è al posto giusto al momento giusto, e il piattone sinistro finisce dritto in rete, un vantaggio ha il potere di farmi dire:

“vedi che a tirare i corner come Dio comanda (e cioè facendo un cazzo di cross in area anzichè tre tocchettini dimmerda intorno alla bandierina) c’è anche il caso di buttarla dentro?”

La cosa si ripete a inizio ripresa, con Miranda a sfruttare una capocciata di Melo e raddoppiare grazie alla tecnologia gol/non gol (il me vittimista è convinto che senza la segnalazione elettronica l’arbitro avrebbe fatto correre…).

Partita in ghiaccio? Più o meno: nessuno della mezza dozzina di ex interisti fa il partitone nella Samp, che anzi ci regala un Ranocchia in versione…Ranocchia, maldestro a lasciare metà campo libera a Icardi dopo doppio colpo di tacco tentato da Muriel.

Il frittatone è troppo ghiotto per non essere sfruttato a dovere da Maurito che, pur senza vestaglione di flanella e tavolinetto davanti al televisore, ne fa un sol boccone con sinistro a incrociare a baciare il palo.

Da lì in poi è attesa del triplpice fischio finale; attesa peraltro rovinata (o premiata, vista la pregevole finalizzazione) dal gol di Quagliarella, attaccante serio che di gol ne ha sempre fatti e che riceve il giusto premio per averci provato durante tutta la partita.

Finisce così, con la strana sensazione di aver scalato l’Everest mentre hai semplicemente battuto una squadra più o meno allo sbando (chissà Zenga come ride…), tra un Osanna a José e un vaffa a Ronaldo, seduti entrambi al primo anello rosso.

GOOD OL’ TIMES

Come prevedibile si è speculato parecchio sull’annunciata presenza in tribuna di due dei personaggi che più hanno dato all’Inter degli ultimi 30 anni. Il Fenomeno è per distacco il più forte giocatore che io abbia mai visto indossare l’amata maglia neroblù (poi la gratitudine e l’affetto li riservo ad altri, ma tennicamente il giudizio non è sindacabile), José da parte sua… chettelodicoaffà.

Se ho trovato giusto e simpatttico il tributo al portoghese:

striscione mou

devo ammettere che non ho apprezzato la pur comprensibile stilettata riservata al (fu ) Fenomeno:

striscione ronie

Certo, sempre meglio del premio Nobel che non ebbe nemmeno la decenza di coprirsi la faccia e rendersi irriconoscibile mentre esponeva questa summa filosofale nel famoso Derby dei fischietti del 2007, da molti ricordato per il gol di Ronaldo e relativa esultanza, ma a noi assai caro per i due sifulotti del Giardiniere e di Zlatanasso  a cementare il 2-1 finale:

striscione ronaldo mediocre

Personalmente ho molto sofferto l’addio di Ronaldo nell’estate del 2002; soprattutto non mi piacque il suo ringraziare cani e porci dopo il Mondiale vinto, tranne il Club ed il Presidente che aveva continuato a pagarti profumatamente lo stipendio, mettendoti a disposizione i migliori medici al mondo nei due anni passati tra ospedale e riabilitazione.

Era stato ironicamente sincero, il Signor Massimo, nel tentare di fargli cambiare idea sulla asserita incompatibilità tra lui, giocatore estroso e come tale bisognoso di cure e attenzioni particolari, e il tecnico Cuper, Hombre Vertical e poco incline alle eccezioni: “Aspetta Ronnie, tanto mi conosci… lo sai che se questo qui non vince lo mando via in sei mesi“.

 Non aveva aspettato, e se n’era andato.

Al momento, ovvio, odio puro: traditore, ingrato, venduto… you name it.

Però, come dicono dalle mie parti, time is a great healer, e per una questione di stile e di maturità l’altra sera avrei evitato striscioni offensivi.

L’abbiamo goduto al meglio, con un mazzo di carte non taroccate avremmo vinto uno splendido scudetto che probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia negli anni immediatamente successivi (col cazzo che Moratti avrebbe mandato via Simoni campione d’Italia, chissà…), il gioco di gambe nella notte di Parigi popola ancora gli incubi di Luca Marchegiani… Il suo ricordo insomma è dolce e indelebile.

Col tempo ci siamo in ogni caso rifatti, grazie all’attuale allenatore e all’altro ospite di serata. Sarebbe stato carino mettere da parte l’astio e semplicemente battergli le mani (non in faccia, possibilmente…).

Ma forse sono io che sto diventando vecchio…

LE ALTRE

Come già detto, era da un po’ che non si provava l’ebbrezza di portare a casa i tre punti e, forse per questo, ci son rimasto maluccio nel vedere Roma e Fiorentina fare spallucce della nostra vittoria e mantenere immutate le distanze in classifica.

Speravo nella coriacea orobicità che è invece appassita di fronte ai gigli fiorentini, mentre la Roma ha per una volta smentito il refrain di squadra de core ma non de testa, risolvendo il papocchio-Pupone con un perentorio 5-0 sul Palermo.

Evidentemente a mandare tutto in vacca sul più bello i migliori siamo ancora noi.

Là davanti, la Juve butta alle ortiche la possibilità di eguagliare il nostro record di vittorie consecutive, fermandosi “solo” a 15 e pareggiando in quel di Bologna. Il Napoli di contro nel posticipo col Milan avrebbe la possibilità di operare il controsorpasso, ma nel primo tempo, nonostante faccia 10 tiri, ha bisogno di un polpaccio di Abate per trovare il vantaggio, salvo poi regalare il pareggio a Bonaventura alla prima sortita in area campana. Sulla stessa falsariga la ripresa, con il Napoli a sprecare tutto quel che con noi aveva capitalizzato, compreso il palo che stavolta colpisono loro e non gli avversari (ask Jovetic & Miranda for references…).

E’ COMPLOTTO

Cerco di analizzare con obiettività qualche episodio arbitrale perchè -al solito- mi pare che si facciano figli e figliastri.

E’ vero che D’Ambrosio fa lo stesso intervento di Telles a Firenze (mani in area) e che in entrambi i casi il rigore sarebbe stato fischiabile.

Mi pare però che in questo caso siano tutti straconvinti del fatto, senza nemmeno celarlo dietro al solito #cipuòstare che in casi simili pare essere prassi assai consolidata, della serie “come ti muovi sbagli”.

Di contro, silenzio su tutta la linea sui due fuorigioco inesistenti fischiati ai nostri ormai lanciatissimi verso la porta di Viviano, così come sul mancato secondo giallo a Ranocchia ancora nel primo tempo, per non parlare del fallo di Brozovic -casualmente diffidato- sanzionato col giallo venti secondi buoni dopo il fischio.

Il tutto 24 ore dopo aver assistito all’ennesimo Bonucci impunito -ed altrettanto casualmente diffidato- e ad un mani di Marchisio forse un poco meno evidente del nostro ma immediatamente derubricato a nulladiché.

Tornando alle nostre pochezze, sintomatica la polemica preventiva contro la scelta di Moratti di invitare Mourinho alla partita.

Come se Mou potesse essere interessato a tornare in una squadra decente ma nulla più, come se Mancini potesse davvero patire la presenza di un collega.

Ma si sa, se c’è da sparare contro i nostri non si rischia mai nulla. Il concetto è: se perdono abbiam da parlare per un mese, se invece vince vabbeh, ci inventeremo qualcos’altro.

Ad esempio, siccome Eder da quando è all’Inter non ha ancora segnato, vediamo di portarci avanti col lavoro (vero Nebuloni di Sky, ennesimo caso di inviato al seguito della squadra che invece che magnificarne i meriti ne prevede i difetti?).

Stessa cosa per la permanenza di Mancini sulla panchina: iniziamo a dire che la storia si avvia alla conclusione, dopo vediamo…

Se poi c’è qualche altro squadrone a rubare la scena ai nostri (vedasi il Totti-gate delle ultime ore), la solerte Gazza è prontissima nell’appaiare il triste declino dell’icona giallorossa a quello di altre bandiere di altre squadre: Maldini al Milan, Del Piero alla Juve, e ovviamente Zanetti all’Inter perchè, testualmente, Mazzarri non gli fece giocare l’ultimo Derby.

Il fatto che a Zanna sia stato riservato il giusto tributo, che la sua maglia si stata ritirata, e che lui sia diventato vicepresidente il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo è ovviamente secondario.

Son riusciti a metterci in mezzo anche qui…

Per oggi non c’è altro.

WEST HAM

Trionfale passaggio ai quarti di finale di FA Cup grazie alla trasferta a Blackburn con 5 gol rifilati ai Rovers. PAre che dovremmo incontrare il Man Utd, sempre che passino il loro turno…

i gemelli del gol :)

i gemelli del gol 🙂

UN PUNTO CHE MUOVE LA CLASSIFICA (PERDONATE L’ORIGINALITÀ)

SAMPDORIA-INTER 1-1

Cominciamo con l’amarcord e la nostalgia dei bei tempi andati: questa è un’immagine che mi ha riappacificato col mondo per un paio di minuti:

Those were the days...

Those were the days…

Due grandi campioni, che tanto hanno vinto e altrettanto avrebbero meritato, non foss’altro che per quella direzione ostinata e contraria che hanno sempre perseguito nelle loro carriere.

Asciugata la lacrimuccia d’ordinanza, i ragazzi scendono in campo travestiti da Minions (vedi foto del giorno in calce) ma se non altro in maniera meno scellerata di quanto visto nell’ultima esibizione. Ciò vale tanto per la disposizione tattica da lavagnetta, quanto -e soprattutto- per l’impatto dei nostri sul match.

Non che si parta a cento all’ora, anzi… I primi due corner ci fanno vedere i sorci verdi e non la becchiamo neanche per sbaglio, ma per lo meno Samir torna ai suoi standard e i nostri gli van dietro.

Telles e non JJ dietro a sinistra, Medel e non Ranocchia a far coppia con Murillo, il Mancio insiste col centrocampo “tutto fosforo” Melo-Guaro-Kondo, con Perisic ad assistere il duo argentino là davanti.

A scanso di equivoci, meglio loro nel primo tempo. Noi ci mettiamo un buon quarto d’ora per imbastire qualcosa, ma a conti fatti le loro occasioni, forse non superiori numericamente, sono senz’altro più pericolose. Il gollonzo sbagliato da Correa è una roba mai vista in quasi quarantanni di calcio… guardato e forse anche giocato.

Forse solo il mio amico Emiliano ci è andato vicino in un torneo liceale, ma almeno lui prima di sparare alle stelle a porta vuota si era scartato mezza squadra avversaria mandando il visibilio folla e compagni… (Emi, daje che te sto a fa’ pubblicità aggratisse!).

Meglio la ripresa, pur avendo concesso tre incursioni a Muriel, che ci grazia nella prima e nella terza occasioni ma non nella seconda. Il cross dalla destra è da manuale, la copertura di Telles tardiva e la spaccata del colombiano fatale persino per il pitbull Medel.

Il ceffone se non altro è salutare perché i nostri iniziano ad attaccare un po’ meno alla pen di segugio, con Perisic e poi Biabiany a gragnuolare di cross l’area doriana, non potendo contare sui tiri da fuori di Guarin, ancora una volta preso a combattere una guerra tutta sua contro ordine, logica e buonsenso.

Morale, a cavallo del sempre critico ventottesimo minuto della ripresa, Santon decide che al quarto tentativo si può anche azzardare un cross di prima col piede preferito -il destro- invece che stoppare, far piazzare l’avversario diretto e tirare infine una scorreggia calcistica col sinistro.

La novità, per bravura o per fortuna, ha esiti miracolosi, col una serie di rimpalli a favorire Icardi che dapprima tenta la mezza girata e subito dopo riesce a svitarsi un ginocchio e servire Perisic per il tap-in in spaccata che vale l’1-1.

I venti minuti che restano diventano sempre più un assalto, più generoso che ragionato, questo va detto, alla porta di Viviano, che di suo non deve combinare granché, visto che a neutralizzare il pericolo più grande ci pensa il collaudatissimo Rocchi Horror Picture Show, serafico nel negare una cianghetta su Manaj a due metri dall’assistente di porta, tanto ingenua quanto evidente.

Ma siamo tutti contenti, perché finalmente abbiamo imparato a pigliarla inder posto e non protestare: che bello, quale mirabile esempio di maturità…

LE ALTRE

Le migliori prestazioni arrivano dalla Fiorentina (che però è avvantaggiata da un altro rigore in apertura e un’altra partita giocata quasi tutta in superiorità numerica) e da un Napoli massiccio e bellissimo, che rifila quattro gol a un Milan annichilito e già alla quarta sconfitta stagionale. Anche le romane vincono bene, rientrando di fatto nel giro scudetto, mentre la Juve ha bisogno di quel che tecnicamente si chiama rigoretto della minchia per ribaltare il risultato contro il Bologna in casa.

Sarebbe molto, troppo facile rispondere alla vedove che si strappano le vesti per l’assenza di Buffon dalla candidatura per il Pallone d’oro linkando la paperotta sul vantaggio rossoblù.

Sarebbe davvero un inutile sberleffo e una banale provocazione.

Sarebbe un ingiustificabile segno di immaturità e incapacità di lasciarsi alle spalle screzi e rivalità pluriennali.

Eh già…

Per il resto, il rientro dalla sosta vede in programma un interessantissimo incrocio Milano-Torino (Inter-Juve e Toro-Milan) oltre allo scontro tra le favoritissime dalla critica Napoli-Fiorentina.

Abbiamo capito, ma non ne avevamo urgenza, che il Campionato è lungo e affollato. Non ci eravamo illusi di poter vincere trentotto partite per 1-0, così come sapevamo che la Juve non avrebbe continuato a far cacare come nello splendido Settembre bianconero. Però siamo lì, come al solito nonostante tutto e tutti.

 E’ COMPLOTTO

La cosa che vorrei far notare non è tanto la stantìa e ormai ripetitiva consuetudine nell’associare la parola “crisi” alla parola “Inter”, grave ma quantomeno non nuova a chi tiene orecchie buone e occhi non foderati di prosciutto.

Un solo esempio di ciò è la lenzuolaccia rosa di qualche giorno fa: entrambe le squadre milanesi sono in testa alla colonna della classifica (noi a sinistra, loro a destra, ma stai a guarda’ er capello), quindi perchè non appaiarle in un salomonico titolone sull’edizione di martedì?

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Almeno pagate la SIAE a Lucio Dalla

Il giorno dopo sono ancora più sottili: l’edizione online relega la figuraccia della Roma a terzo o quarto titolo, mostrando bello-bello il volto di Mr Bee che è sbarcato a Milano (ma solo per fare la supercazzola e chiedere un altro rinvio) e di spalla la notizia di un possibile passaggio di Ranocchia al Milan a gennaio.

Notizia plausibile, visto che se ne parlava già in estate. La finezza non sta tanto nel riportarla, quanto nel contorno. Vedere -per credere- i video che contrappuntano l’articolo. Uno come didascalia ha: “Inter, Stankovic sfotte Ranocchia “; l’altro “Una tifosa: “E lei chi è?” “Ranocchia” “Brutto nome”

Che simpaticoni… in ogni caso stiamo tranquilli. Basterà la prima mezz’ora nella squadra Meravigliuosa per partorire il titolo “Da Ranocchia a principe” e vaticinare della prossima coppia di centrali della Nazionale, con Andrea a fare da scudiero al nuovo-Nesta-Romagnoli.

Cribio.

Noi potremo ingannare il tempo aggiornando il lunghissimo elenco di commentatori ai quali Medel ha insidiato la sorella o picchiato un cugino, vista l’acrimonia che ne circonda ogni passo.

Ai limiti del patetico i tentiativi di sminuire la logica dei nomi in lizza per il Pallone d’oro, tutti o quasi all’insegna del “Gigione non c’è e Medel invece sì: vergogna! E i nostri Marò??“. Ancora vivo e assordante il silenzio che invece accompagnò l’assenza di Milito nell’edizione 2010 -quella sì priva di ogni logica.

Il piccolo grande cileno, che secondo i nostri cronisti Mancini avrebbe venduto al peggior offerente due giorni dopo il suo arrivo, e che gioca invece da titolare fisso in due ruoli diversi, potrà consolarsi agendo da navigato padrone di casa nell’accogliere il compagno Kondogbia in questa scomoda dimora.

I nostri media non vedono l’ora di bollarlo come “pacco” vista l’imperdonabile beffa ai danni del Geometra fatta in sede di mercato. È vero che il ragazzo può fare di meglio, ma sinceramente il suo mi pare un esordio perfettamente in linea con un giovane -per quanto di talento- alle prese con un nuovo campionato.

Invece no, il francese delude, è avulso dalla manovra e blablabla.

Il picco l’ha raggiunto ieri LorenSo Minotti (uno che non sa nemmeno pronunciare il suo nome) nel commento della partita di Marassi: la giocata (min. 1.25) che ha portato Guarin a girare alto sulla traversa un pallone a mezza altezza, totalmente solo in area, è molto simile a quella fatta da Meggiornini del Chievo qualche domenica fa, per la quale tutti ci siamo giustamene sperticati in lodi e complimenti.

Qui no.

Non basta la più che giusta critica a Guarin per aver sprecato un’occasione d’oro. No.

Qui gli errori sono due, perché “anche Kondogbia doveva tirare“.

Mo vet mo a caghèr, mi pare dicano dalle sue parti…

WEST HAM

La notizia cattiva è che portiamo via solo un punto dalla trasferta di Sunderland, non proprio proibitiva.

Quella buona è che eravamo sotto 2-0, quindi c’è di che essere contenti, visto anche un sesto posto meno scintillante degli impossibili secondo o terzo delle scorse settimane ma comunque sempre solido e prezioso.

BANANAAA!!!

BANANAAA!!!

LUSTRI LUSTRI E LUSTRI OPACHI

Il 22 Maggio del 2010, vedendo il Capitano con occhi spiritati appoggiarsi la Champions in testa, ho pronunciato parole che ad oggi suonano come un beffardo presagio:

Visto questo, posso anche accettare 5 anni con Orrico in panchina e Pancev centravanti!

Non pensavo che, tra tutti i momenti in cui avrebbe potuto prestare orecchio, il buon Dio si sarebbe preso la briga di ascoltarmi proprio quella volta, ma tant’è…

Dal 22 Maggio 2010 ad oggi abbiamo assistito ad un pervicace, insistito e più che riuscito tentativo di distruzione del giocattolino. Non che tutti abbiano le stesse responsabilità, sia chiaro. Il Signor Massimo ha avuto sì l’immenso merito di portarci in cima al mondo, ma anche il poco invidiabile posto di guida nella discesa agli inferi nella quale galleggiamo da qualche tempo.

Da parte sua, il co-pilotaThohir ha passato buona parte del primo anno a capire come cacchio funzionasse il giocattolo nuovo, ragionando col proverbiale buon senso del pater familias (leggi confermando Mazzarri all’insegna dell’ “avanti piano“) prima del doppio carpiato dello scorso Novembre con cambio in panchina, investimenti massicci e pagherò avvitati.

Le ultimissime dicono che la più che probabile assenza dall’Europa ci giocherà a favore nel non dover scontare immediatamente le sanzioni del Fair Play finanziario, con mercato estivo in versione Ferrarelle (leggasi: leggermente frizzante), rispetto all’acqua Panna delle ultime stagioni. Yaya Touré, Thiago Motta, Jovetic, Pedro… se non altro i nomi che circolano -prenderli poi è tutto un altro paio di maniche- sono all’altezza del nostro blasone e decisamente più appetibili di Campagnaro, Dodò e Laxalt.

Ma aldilà di questo, la cosa su cui volevo ragionare (e alfine bestemmiare) è quanto siano stati diversi gli ultimi 10 anni di storia nerazzurra: nel 2005 iniziava la cavalcata di successi che abbiamo poi mandato a memoria con la mano sul cuore.

Non solo, quei giorni videro la nascita di un unicum assoluto nella recente storia nerazzurra: il progetto. Una cazzo di strategia di durata superiore al bimestre; un allenatore cui dare pieno e fattivo appoggio (roba diversa rispetto al “carta bianca” chiesta da Lippi e perfettamente ricordata dalla Curva in un Inter-Juve del 2002), l’acquisto di giocatori non solo forti ma utili alle effettive necessità della squadra.

Basta scudetti d’estate. Basta punte e mezzepunte affastellate come se non ci fosse un domani. Come la base spaziale del Lego (sempre agognata e mai raggiunta nella mia bionda età), vedevo estasiato la squadrèta cresce un pezzo alla volta, bella e solida come la sognavo.

Il resto è storia. Anzi è leggenda.

But once you reach the top the only way to go is down…

E infatti, vinto un Mondiale per Club di pura inerzia, abbiamo buttato nel cesso uno Scudetto che una gestione solo un poco meno simpatttica avrebbe potuto garantire senza eccessivi problemi. Ma quella stagione si concluse comunque con un Mini Triplete (“Mini un cavolo!” disse uno splendido Moratti al Varriale di turno), che è pur sempre un buon cuscino su cui piangere.

Il delirio è iniziato da lì in poi, con allenatori e giocatori bruciati in serie, e con la palese e palesata incapacità di gestire il cambiamento. Ci si è quindi spenti per autoconsunzione, arrivando a festeggiare il quinto posto del 2014 -miglior risultato dopo il 7° del 2012 e il 9° del 2013- quasi come se fosse un capolavoro, al punto di rimirarlo con la bava che cola 12 mesi dopo (cioè oggi).

Sarà che sono ossessionato da processi industriali e flussi produttivi, ma così come riconoscevo nel lustro d’oro l’effetto della strategia vincente e del fosforo unito al genio, altrettanto qui nella mediocrità del campo vedo l’indecisione e il pressapochismo gestionale.

Come troppo spesso accaduto negli ultimi anni, abbiamo “interessanti prospettive per il futuro“, chè peggio di così è dura. Il Mancio continua ad essere la nostra miglior carta da giocare, a compensare una mancanza di attrattiva nei confronti di giocatori che -se davvero di livello- avrebbero una dozzina di destinazioni da preferire ai nostri lidi.

Ma di ciò avremo modo di sapere e commentare.

Per il momento chiudiamo l’album dei ricordi, non necessariamente solo rose e fiori… Ricordi simili alla cucina marocchina… (vero Paolino e Ponchia?).

Facendo poi presente a chi di dovere che i 5 anni di Orrico e Pancev scadono oggi…

Grazie…

Rise and fall (and hopefully rise again...)

Rise and fall (and hopefully rise again…)

SCUSATE IL RITARDO

ATALANTA-INTER 1-4

Evidentemente ci voleva il Mancio per tornare a sbancare l’ostico stadio orobico.

Era il 2008 ed era periodo di grandi festeggiamenti in famiglia: la squadra simpatttica e (assai) vincente decise di allietare quel fine settimana con due gol e tre punti che si sarebbero rivelati preziosissimi per la conquista del tricolore numero 16 (Parma sotto la pioggia, per intendersi).

Da lì in poi solo mazzate, o pareggi scialbi, come solertemente ricordato dai vari media in settimana. La giornata di metà Febbraio ci restituisce invece una squadra capace di rifilare 4 gol, di conquistare la seconda vittoria di fila e di far intravedere con una certa costanza manovre e fraseggi sconosciuti a queste latitudini.

Tutto ciò grazie alla cura del giUoco da parte del Mancio, senza dubbio. Ma anche, se non soprattutto, allo stato di grazia di aluni singoli: su tutti Guarin.

Tanto per fugare subito qualsiasi accusa di incoerenza o di sindrome da carro-del-vincitore, confesso a voi fratelli che il primo pensiero dopo il sinistro a voragine che ci è valso il 2-1 è stato “Peccato che sia finito il mercato di Gennaio, se no era la volta giusta che lo vendevamo a 20 milioni!“.

Il colombiano aveva iniziato la giornata mariana procurandosi un sacrosanto rigore dopo nemmeno due minuti, che Shaqiri riusciva nell’impresa di realizzare pur tirando una ciofeca dagli 11 metri. Il colombiano è palesemente in palla in queste giornate, ed evidentemente la cura del Mister ne sta esaltando le qualità, minimizzandone i difetti -arcinoti, peraltro- di continuità e concentrazione.

Non mi illudo che il nostro si sia svitato il cranio, sostituendolo con un altro cervello (manovra che, anche fatta al buio, lo renderebbe migliore salvo sciagurate eccezioni…):

"A B qualcosa..."

“A B qualcosa…”

Continuo a pensare che il ragazzo tornerà presto a sbagliar passaggi in serie e colpire omini delle bibite al terzo anello coi suoi tiri, ma finchè dura quest’andazzo va sfruttato a più non posso!

Tornando alla partita, una volta in vantaggio, i nostri si sedevano su allori evidentemente acerbi, dando la possibilità ai colleghi di strisce di imbastire manovre vieppiù avvolgenti e in ultimo fatali. Pinilla per una volta ci graziava spedendo alto di sinistro da 1 metro, ma si rifaceva poi saltando in testa a Ranocchia (ahi ahi Ranocchietta…) e capocciando la sponda a favore del nano maledetto Maxi Moralez. JJ gli stava a debita distanza (forse per paura di calpestarlo), e il Frasquito piazzava la biglia in buca: pareggio e tutto da rifare.

Ecco però l’exploit che non ti aspetti, e che -personalmente- fai addirittura fatica a decifrare. Il tutto avviene in una manciata di secondi: già mi stupisco che il Guaro, presa palla sulla trequarti e accentratosi tra un nugulo di avversari, non la perda cianghettando il primo bergamasco che passa di lì e guadagnandosi in cartellino giallo. Quando poi vedo che si sposta la biglia sul sinistro e fa partire il tiro a voragine manco fosse Messi mi casca la mascella. La palla in fondo alla rete e il colombiano che esulta sono immagini confuse che il mio cervello fatica a introiettare…

Il commento -rigorosamente tènnico- è:

Machecazzodigolhafatto!?!?

Il secondo tempo è in realtà in discesa, complice la prematura e scellerata espulsione di Benalouane che ci consente di giocare in campo aperto. A metà ripresa chiudiamo i conti: prima ancora con Guarin che per par condicio spedisce in rete di destro, e poi con Palacio, esemplificazione vivente della frase fatta “quando ti gira bene segni anche se ti tirano addosso“. Son contento per lui, lontano anni luce dai fasti delle scorse stagioni ma sempre disponibile al culo quadro in campo.

Sunteggiando come il miglior Ennio Vitanza, la squadrètta pare aver acquisito una miglior fisionomia con il rombo di centrocampo, con il brutto-e-cattivo Medel nelle vesti di miocuggino e gli altri liberi di inventare e tirare in porta. Rispetto a qualche mese fa il problema principale pare essersi spostato in difesa, reparto sempre più simile alla Fanta: non è buona ma è tanta. Abbondiamo di onesti rincalzi e promesse mai pienamente mantenute, ma l’unico -ex?- grande giocatore è fisso in panchina (Vidic), a tutto vantaggio della strana coppia JJ-Ranocchietta, evidentemente non all’altezza della nostra tradizione.

Ripeto per l’ennesima volta: il problema è capire cosa si vuol far da grandi. Se vogliamo far finta di tornare a essere uno squadrone, lì dietro serve un centrale coi controcoglioni. Se vogliamo continuare a gioire stupiti per due vittorie di fila, i due succitati van più che bene.

Stesso discorso si applica ai terzini: Santon-Dodò-D’Ambrosio-Nagatiello più la buonanima di Jonathan sommano addendi diversi per arrivare allo stesso risultato di buona sufficienza e nulla più.

Vedasi la chiusa sconsolata sui nostri “progetti per il futuro” appena vergata.

Uno scrittore di minchiate appena più ottimista di me potrebbe scorgere nelle ultime due vittorie quella ventata di aria fresca che pareva accarezzarci la faccia dopo i pareggi con Juve e Lazio a cavallo di Natale. Conscio della bonaccia stagnante che è seguita all’illusione appena accennata, guardo invece coi piedi di piombo alla doppia trasferta in terre solitamente assai ventose (Scozia e Sardegna) e che potrebbero dire di più sul nostro stato psico-fisico.

 

LE ALTRE

Raggiungiamo addirittura il Toro, sfiorando deretani siculi e genovesi in classifica e lasciandoci alle spalle i cugini, che restano impigliati -anche loro- nelle fitte trame dell’ottimo Empoli, nel quale il maledettissimo Maccarone per una volta segna non a noi ma ai suoi adorati ex-ex-compagni, chè il ragazzo ha fatto tutta la trafila delle giovanili ed è ovviamente tifoso-rossonero-fin-da-bambino. Superpippa tarantolato si agita che è un piacere, e i fischi dello sparuto pubblico presente allo scempio non fanno altro che rendere più piacevole il pranzo domenicale.

Giornata di calma anche là in cima, dove Juve e Roma impattano contro Cesena e Parma. Sempre meglio del Napoli che rimedia 3 fischioni a Palermo.

Siccome non lo dirà nessuno, faccio notare che il primo gol del Cesena nasce da una palla persa dal-prossimo-pallone-d’oro-Pirlo.

 

E’ COMPLOTTO

Ammetto di non aver seguito molto il chiacchiericcio mediatico post-gara, ma “esco” dal cilindro una servilissima chicca della Gazza in settimana.

Avevo già ricordato della splendida figura dei cugini al Torneo di Viareggio che -incidentalmente- si conclude ancora una volta con l’Inter in finale (ma-loro-son-pieni-di-stranieri-e-non-vale). Evidentemente l’uscita involontariamente comica di Filippo Galli non era stata sufficiente, e quindi ci ha pensato la Rosea a dar man forte e capovolgere la realtà.

Riassumendo:

chi gioca a calcio col lancio lungo gli puzzano i piedi.

Da noi al Milan è vietato perchè noi “proponiamo gioco”.

 

Torniamo a casa con 2 sconfitte nel girone, ma proponiamo gioco.

Contenti voi…

 

WEST HAM

Bruttissima trasferta a Birmingham per il 5° turno di FA Cup: la sconfitta per 4-0 è il meno, visto che il viaggio è costato la vita a tre Hammers in un incidente d’auto.

ohlamadonna!

ohlamadonna!

 

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello

NOI SIAMO I GIOVANI (con i blugins -cit. Eliana)

Interessante, e lo dico davvero, l’approfondimento della Gazza degli ultimi giorni riguardante la gestione dei vivai delle nostre squadre ed il confronto -spesso impietsoso- con le best practices diffuse in tutta Europa.

Qui cercherò di utilizzare la stessa base-dati proposta dalla Rosea, ma di arrivare a conclusioni -se non diverse- quantomeno più (s)ragionate.

 

PER FARE UN TAVOLO…

Come dico sempre, il mondo è bello perchè è vario, e quindi non esiste una sola maniera di fare le cose. La banalità a dire che, se è vero che siamo ultimi in Europa nel far crescere giovani calciatori e farli giocare in prima squadra (see table below), è altrettanto vero che la speciale classifica è guidata da campionati minori come Svezia, Slovacchia, Finlandia e Croazia.

Ampi margini di miglioramento

Ampi margini di miglioramento

Dobbiamo investire di più sui vivai? Sacrosanto, ma occhio alla qualità complessiva del tuo campionato.

Vogliamo vederci più chiaro? Ascoltiamo quel che Stramaccioni dice da anni, non da ieri: all’Italia manca l’ultimo gradino, il passaggio dalla Primavera al calcio “vero”.

Fin lì arriviamo bene se non benone, ma quell’ultimo passetto, che per troppo tempo ci è sembrato quasi automatico, è quello fatale.

Aldilà del miope sadismo con cui è stata vivisezionata l’Inter che nel 2012 ha vinto la Next Gen Series (e le altre italiane ando cazzo stavano?) il confronto tra i nerazzurri e gli olandesi dell’Ajax è purtroppo impietoso per il nostro movimento calcistico:

Saranno Famosi (forse...)

Saranno Famosi (forse…)

 

QUELLI GIOVANI DENTRO

Ad ulteriore conferma del fatto che i numeri, più che darli, bisogna saperli leggere, faccio notare un altro dato interessante, sempre dalla Gazzetta dello Sport. In Italia siamo molto indietro come numero di giovani (Under 21 e Under 23) inseriti stabilmente nelle squadre di Serie A. Dall’altra parte, invece, guidiamo la classifica degli “anzianotti al potere”, con il minutaggio più alto in Europa per gli ultratrentenni.

Graduatorie INPS

Graduatorie INPS

Non è una bella cosa, lo sappiamo, e del resto che l’Italia sia IL Paese per vecchi è palese a tutti i livelli. Detto ciò, se guardiamo ai Campionati cui dovremmo tendere (Spagna, Inghilterra e Germania), vediamo che solo i tedeschi hanno valori “buoni” (tanti giovani pochi vecchi, età media di 25.7 anni): Liga e Premier sostanzialmente se ne strabattono di età media e giovani da lanciare (appena oltre i 27 anni di media, poco meno di noi).

Certo, direte voi, loro ci hanno i soldi. E con quelli risolvi tutto. Abbiamo vissuto così per un paio di decenni e ce lo ricordiamo bene.

Cerchiamo allora di chiamare le cose col proprio nome e non farci sviare dalla solita faciloneria da titoloni.

Con i giovani NON si vince.

Non automaticamente, per lo meno. Di solito si vince coi campioni. Che però costano. E di soldi non ce n’è.

Quindi, fatta la premessina didascalica ma necessaria a far sparire un po’ di fumo dagli occhi, possiamo grattarci la pera e capire come far emergere i nostri giovani, consci che solo così, e comunque nel medio-lungo termine, potremo ricominciare a dire la nostra. Il concetto delle Squadre B ora pare Vangelo perchè lo dice (e lo fa) l’Ajax, mentre ribadisco che nessuno ha cagato Stramaccioni che lo ripete ai quattro venti da quando ha qualcuno che lo degna di ascolto. Potenza del nulla mediatico nerazzurro di quegli anni…

FASO TODO MI

Mi pare altresì verosimile che il giovane in prestito venga inevitabilmente lasciato un po’ al proprio destino, mentre un monitoraggio costante nel giardino di casa permetta una crescita migliore e più coerente con l’idea del Club proprietario.

Anche qui però vedo un limite, che per molti è un pregio ma che io continuo a considerare una vaccata: molti club formano l’intero settore giovanile a immagine e somiglianza della prima squadra, replicando lì lo stesso sistema di gioco usato dai “grandi” (Ajax e Barcellona ancora una volta esempi fulgidi): la cosa ha indubbi vantaggi organizzativi e  rende più facile l’adattamento nel passaggio da una categoria all’altra.

I solerti cantori del bel giUoco non mancano di farcelo presente.

Da buon bastian contrario, preferisco soffermarmi su quanto dice, ancora una volta, il buon Strama, quando intravede in questo oltranzismo tattico un limite ben preciso: “Lì  (al Barça) dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…“.

Tanto per contribuire al dibattito (ipotetico, visto che qui parlo solo io…), ritengo che la duttilità tattica, e la capacità di giocare con diversi sistemi di gioco, dovrebbe far parte del bagaglio di ogni calciatore di valore, al pari di altre qualità tecniche e comportamentali.

DI TERRA BELLA UGUALE NON CE N’E’

Lasciando perdere preferenze e partigianerie personali (dovreste ormai conoscermi abbastanza per fiutare il mio disprezzo per qualsiasi forma di integralismo),  arrivo all’ultimo punto di questa sottospecie di analisi arruffata: gli italiani in squadra.

Il punto di partenza è l’inevitabile specchietto (per le allodole) preso dalla Gazza dell’ultimo weekend:

...e 'sti cazzi?

…e ‘sti cazzi?

Potrei liquidarlo con una battuta e dire che la squadra con più italiani in rosa è il Sassuolo, ma piccandomi di essere un fine analista la prendo un po’ più larga. Il discorso è sempre lo stesso, e mi spiace che la tabella sia parziale, perchè altrimenti vedremmo che la Premier League ha ancor meno “autoctoni” della Serie A, e la declamatissima Bundesliga non è molto dietro a noi, come ci conferma il CIES in questa tabella, pur aggiornata al 2013.

Ogni altro discorso è demagogico oltre che anti-storico. Esattamente come rimettere dazi doganali è una misura miope e alla lunga controproducente in ambito commerciale, così sbandierare l’autarchia dell’arte pedatoria è roba buona ad ammansire le masse, ma poco più.

Tra il 2003 e il 2010 (per tacer del decennio precedente) il calcio italiano ha vinto 3 Champions League e un Campionato del Mondo, e il rapporto italiani/stranieri, benchè oggettivamente diverso (da 41% a 54%), non basta certo da solo a giustificare il crollo di competitività del nostro calcio

.

SI VABBE’, MA ALLA FINE?

Se vogliamo tirare qualche conclusione dal delirio mentale dato dalle mille parole scritte fin qui, possiamo dire che:

1) il Fair Play finanziario ha sparigliato il sistema italiano, fatto di Presidenti-mecenati e Club in perdita “per definizione” (in questo senso, sì, Moratti è l’esempio calzante). La scarsità di risorse è il mare in cui nuota abitualmente l’homo economicus, ma evidentemente non -ancora- l’homo calcisticus italicus;

2) Abbandonato il sistema imprenditoriale basato sul “cià, s’el custa“, i Club devono migliorare aspetti a lungo trascurati, su tutti i ricavi NON da diritti televisivi e valorizzazione dei propri talenti. A tal riguardo:

2.a) Sul primo fronte la Juventus ha fatto da apripista con lo stadio di proprietà, e mi auguro che Thohir possa fare altrettanto con merchandising e marketing strategico. Ad ogni modo, quella è la strada, c’è poco da inventare;

2.b) Sul fronte valorizzazione dei talenti, mi associo all’auspicio di una maggior attenzione al fenomeno, ma solo dopo aver ribadito che si tratta di una non-scelta, bensì di una necessità dovuta alle ristrettezze economiche.

Sintetizzando ancora di più, la soluzione sono le Squadre B nelle quali far giocare i Primavera più promettenti, non il tetto agli stranieri.

Ite missa est.

 

 

DUBBI E CERTEZZE

Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.

Norberto Bobbio, Politica e cultura, 1955

Per essere l’inizio di un post che parla del ritiro di un calciatore, ammetto di averla presa larga…

Crescendo, inevitabilmente, le certezze manichee che hanno accompagnato la tua giovane età si fanno più sfumate, e sempre più spesso ti sorprendi a coltivare dei dubbi, addirittura a contemplare le ragioni degli altri (ovviamente quando ci sono…).

Personalmente, sono sempre meno le occasioni nelle quali mi sento in pieno nel posto giusto, totalmente dalla parte della ragione, in qualche modo oggettivamente inattaccabile.

Ho ancora questa sensazione ogniqualvolta ascolto Springsteen dal vivo. Del resto, come ben sappiamo:

Al mondo esistono due tipi di persone:

quelli che amano Bruce Springsteen e

quelli che non l’hanno mai visto dal vivo!

E quando lo vedi, lo senti dal vivo (senti proprio inteso come to feel), quando urli il ritornello di Badlands o Born to Run, capisci che –cazzo– c’ha ragione, e tu sei lì a urlare al mondo la tua ragione per quelle tre ore.

bruce

Ho la stessa sensazione ad ogni manifestazione del 25 Aprile, quando penso che certi valori sono -o dovrebbero essere- patrimonio comune di tutti noi. E questo nonostante le inevitabili e talvolta salutari differenze che ci sono tra le persone (suonatori di bonghi fuori tempo: che il Dio del ritmo vi punisca!).

art11

Infine -inevitabile, audace e solo all’apparenza esagerata- ecco la terza immagine: il Capitano prende palla, abbassa la capoccia e corre per 50 metri con gli avversari che gli si appendono alle braghe prima di essere scrollati via.

zanetti javier in azione

Zanetti che corre palla al piede è stato il salvagente cui aggrapparsi nei lunghi anni bui (suoi e nostri), è stato il purosangue che vedi galoppare davanti a tutti e vincere nel periodo aureo, è stata la coerenza, l’onestà e l’orgoglio (“tantissimo orgoglio” cit.) esibiti sempre a petto in fuori ma mai con vanità.

Ho iniziato a pensare a questo momento grosso modo dieci anni fa, con tutt’altro stato d’animo: l’Inter arrivava dalla fine dello sfortunato ciclo di Cuper, aveva ingaggiato Zaccheroni e il ciuffo parabolico del Mancio non si stagliava ancora all’orizzonte; in quel contesto -che definire tristanzuolo è poco- ho pensato che quella di Zanetti sarebbe stata una carriera ricordata per le qualità morali e professionali della persona, ma non certo per le sue vittorie.

Anzi, più volte ho rivolto a lui le stesse critiche rivolte al suo e nostro Presidente: troppo buoni, diobono… incazzatevi ogni tanto! E per quanto avessi già avuto ripetute prove dell’apparente “bionicità” del Capitano, mi aspettavo ancora un paio d’anni “a tutta” e poi il lento declino intorno, com’è normale per le persone -appunto- normali.

Il passare delle stagioni, ed il sospirato arrivo delle vittorie, hanno invece creato un apparente paradosso: Zanna è in sostanza diventato “troppo vecchio per invecchiare”. Ha passato indenne la fase del triste e inevitabile declino cui ogni giocatore va incontro; ha continuato a giocare come se nulla fosse.

Come il calabrone che vola ignaro della fisica che gli dice che è troppo pesante per farlo, Zanetti stava invecchiando a sua insaputa, quindi continuava a correre.

Si può dire che solo la rottura del tendine di Achille della scorsa Primavera abbia fatto virare verso il basso una parabola tendente a infinito.

Questa è stata la stagione dell’ennesima e forse più difficile vittoria personale (tornare a giocare dopo nemmeno 7 mesi da quell’elastico che si strappa e sembra farti scappare il polpaccio verso l’alto). Ma è stata soprattutto la stagione della consapevolezza, in un certo senso della serenità: le partite passavano, il campo lo vedevi poco, ma dentro di te cresceva la sensazione di compiutezza, di aver fatto il tuo lavoro fino in fondo.

E’ questo, forse, che la gente ti riconoscerà per sempre: di essere una persona perbene, di aver sempre fatto il suo dovere, di averlo fatto bene.

Ciò che ti rende straordinario, in questa apparente “normalità”, è il fatto che queste qualità, nel mondo odierno, sono di solito un “contentino” riservato ai perdenti simpatici.

Tu, invece, proprio grazie a queste qualità, hai vinto.

Tanto.

Tutto, o quasi.

Tu sei e per sempre sarai Il Capitano.

Grazie, è stato un onore.

Semplicemente: GRAZIE

Semplicemente: GRAZIE

ALL’INGLESE

VERONA-INTER 0-2

Per una volta, una partita tranquilla e vincente. Un gol per tempo e risultato -come si diceva una volta- all’inglese.

La prendo come una piacevole novità, visto che la cara Pazza Inter non è solita regalare  90′ a basso rischio cardiocircolatorio. La partita di sabato invece ha visto i ragazzi partire concentrati, smarrirsi giusto un attimo nella seconda parte del primo tempo, e tornare a comandare nella ripresa, senza concedere molto agli Scaligeri (appellativo che torna dritto-dritto da Ferruccio Gard, travolgente commentatore delle gesta dei gialloblù dei tempi belli).

I nostri presentano la stessa formazione di settimana scorsa, con la sola eccezione dell’occhio ceruleo di D’Ambrosio al posto di quello a mandorla di Nagatiello: l’ex granata non ha ancora la dimestichezza del giapponese con gli schemi di Mazzarri, ma si difende, e soprattutto dopo anni porta il numero di italiani interisti in campo ad essere superiore ad uno (saranno contenti gli ottusi italioti, chè a me come saprete interessano i piedi e non il passaporto dei nostri eroi in braghette).

Rimanendo a parlare di fasce laterali, sulla destra Jonathan torna “ilDivino“: sull’1-0 piazza una serpentina ubriacante con assist e cartello “spingimi” sul pallone per Palacio, mentre  nella ripresa si incarica personalmente di raddoppiare, pur ciccando il primo tiro e dovendo rimediare col sinistro “ignorante” sul rimpallo.

La difesa tiene ancora bene, con prestazione ancora una volta maiuscola di Ranocchia, bravo ad annullare un Toni sempre più odioso nell’ostinazione con cui cerca per tutta la partita il numero della biscia impazzita. Giudiziosi e attenti anche Rolando e Campagnaro, che confinano in panchina Samuel, a riprova della coerenza di Mazzarri, che aveva promesso la conferma tra i titolari a chi lo avesse convinto nella gara di settimana scorsa.

Le -poche- note dolenti arrivano dal centrocampo, con Guarin in versione ottusangolo, involuto e incapace di un solo guizzo nell’oretta in cui rimane in campo, se escludiamo una insidiosa girata in porta sull’1-0 nel primo tempo. Decisamente meglio il subentrante Kovacic, che nelle ultime due uscite ha dimostrato di meritare la maglia da titolare a scapito del colombiano. Hernanes parte maluccio ma migliora col tempo, fino alla splendida traversa (di sinistro!) su punizione nella ripresa. Il Cuchu, savasandir, dirige il traffico senza problemi confermando l’assioma per cui il ragazzo, una partita a settimana, la può ancora giocare alla grande.

Là davanti Icardi inizia bene, timbrando la terza o quarta traversa della stagione e facendo a sportellate coi difensori avversari, per poi calare alla distanza, mentre Palacio è libero di svariare su tutto il fronte, salvo farsi trovare pronto nell’area piccola a farsi rimbalzare sul piattone l’assist di platino del succitato Johnny Guitar de noantri.

Come detto in apertura, la partita è quasi troppo bella e tranquilla per essere vera, e non posso non guardare con curiosità mista a timore ai prossimi impegni, con la ovvia speranza che i miglioramenti vengano confermati e con la strisciante preoccupazione di vedere ricomparire difetti che al momento paiono sopiti.

Del resto l’Inter -e l’interista- vive così: un perenne yin e yang alla ricerca di un equilibrio irraggiungibile. Forse il perenne peregrinare alla ricerca del… “coso” (chiamatelo come volete: giusto, bene, goal, colpo di culo) è il destino ineluttabile di ogni nerazzurro.

Va già bene, rispetto a un paio di mesi fa, quando sembravamo condannati a navigare in un perenne lago marrone.

Fatto sta che mi ha fatto molto riflettere l’esultanza di mio figlio al termine della partita, che mi ha abbracciato gridando come un invasato “quarti!!!” e gioendo per un posto di pura decenza -oltretutto durato solo 24 ore- come se fosse stata una Champions League.

Peraltro, il succitato bacino idrico dal colore ed olezzo stallatico non si è invero spostato di molto, continuando a lambire le sponde sbagliate del Naviglio, per la gioia divertita di chi scrive.

LE ALTRE

Eh già, una simpatica ghènga di ex interisti in maglia parmense (…e fieri di esserlo, uaglio’!) rifila infatti altri 4 fischioni ai cugini, lasciando l’incredibile Parma a un solo punto dalle nostre terga. Ad onor del vero il-grande-Milan (ricordo che il Milan è grande per definizione) ha più di un alibi, dovendo giocare per 85 minuti in 10 e sotto di un gol. La goduria è che, dopo il raddoppio di Ando’ Cassan’, i rossoneri l’avevano anche ripresa, grazie al redivivo rigore-per-il-milan che generosamente permetteva a Balotelli di tornare a segnare dopo un mese di latitanza.

Ma, nemmeno il tempo per farmela andar bene (“dài, alla fine un pari va bene, così guadagniamo due punti anche sul Parma“) che Amauri servito da Schelotto di tacco piazzava il 3-2, prima che Biabiany piazzasse il quarto cetriolo proprio sul fischio finale.

Detto ciò, la Fiore regola non senza affanni il Chievo, tornando come detto quarta, mentre la Juve vince al 90′ con punizia chirurgica di Pirlo dopo aver rischiato di perderla (rigore sbagliato dal Genoa).

Che dire dei gobbi? Odiosi, maledetti, ma purtroppo forti e con scarso senso dell’umorismo.

E’ COMPLOTTO

Gustosissima la settimana a tinte rossonere raccontata dai media di casa nostra. Non potendo più attaccarsi al topos letterario del “siamo usciti a testa alta“, dalle parti di Milanello Bianco hanno pensato bene di far prevalere il silenzio dopo la batosta del Calderon. Peccato quasi mortale per il Geometra Galliani, che però aveva evidentemente  esaurito anche gli ultimi sondaggi confezionati all’uopo da mandare in pasto ai suoi onnivori tifosi.

La goduria era in realtà appena cominciata per noi sadici cugini, visto il gustosissimo epilogo cui ho assistito nel dopo-sconfitta casalingo contro l’ex Donadoni. I tifosi, che già avevano contestato la squadra all’arrivo e durante la partita, hanno atteso i loro beniamini all’uscita intonando cori dal significato ineccepibile, anche se dalla metrica migliorabile (“Galliani-vattene” ha purtroppo una sillaba di troppo per essere intonato sulla soave melodia di “oh-il-fenomeno-ce-l’abbiamo-noi“): peccato che nessuno tra i commentatori che ho sentito abbia riportato nel dettaglio le critiche dei tifosi e soprattutto i destinatari delle stesse, preferendo invece riferirsi genericamente “alla squadra” o al limite “a Balotelli“, chè lì di ciccia ce n’è sempre e non si sbaglia mai.

Questionabile finchè si vuole la pretesa di una delegazione di ultras di incontrare i giocatori per un confronto: non è la prima nè purtroppo sarà l’ultima volta che accade. Era peraltro già successo a fine Novembre al Milan, con Kakà e Abbiati a placare i fedelissimi e promettere rinnovato impegno ed entusiasmo. Sappiamo però che il Paese non ha memoria storica, e quindi nessuno ha richiamato il precedente. Hanno anzi chiesto a Seedorf -guarda caso l’unico che a Novembre non c’era- se una cosa del genere gli fosse mai capitata in carriera, dando all’Obama di Milanello l’assist giusto per fargli rispondere “Sì, quand’ero all’Inter“. Tornando ai tifosi e ai cori, mi limito a registrare un certo fastidio del tifo rossonero al mercato mediatico e marketing-oriented della loro squadra.

Forse che, al ventottesimo parametro zero ultratrentenne e dal passato glorioso, e immancabilmente presentato come “utile in campo e ancor di più per l’immagine del Milan” i tifosi-non-lobotomizzati si siano legittimamente rotti i cabbasisi?

Meditate, Geometri, meditate…

Chiudo con l’attacco di orticaria che mi ha colto invece giovedì sera, quando mi godevo il giusto riposo da italiano medio dopo una giornata di lavoro: divananza e telecomando a scanalare intorno al 200 di Sky, vedo inorridito che stanno trasmettendo Milan-Barcellona del 1994 (quella finita 4-0, per intenderci).

Mument’ mument’… Fatemi capire…

Sky, il principale concorrente di Mediaset, ancora una volta fa il lavoro sporco per i suoi avversari? Due giorni dopo l’ennesima eliminazione agli ottavi di Champions, e durante la peggior stagione del Milan da tempi immemori, celebriamo comunque “il-DNA-Europeo” dei rossoneri! Suoniamo il ritornello stantìo della “musichetta della Champions“!

In una parola: uniformiamoci ai voleri di Zio Fester. Nomalizziamoci.

…E poi si sorprendono se al Decathlon non si trovano i parastinchi dell’Inter, ma solo del Milan e della Juve (questa è polemica interna e contingente, ignoratemi).

Signori, non fatevi ingannare.

E’ tutto collegato. E’ compl…astgevjf…. dgfkjrwems…..no! cosa fate!?!? lasciatemi stare!! cosa sono quelle pastiglie!?!? perchè mi mettete questo strano pigiama??? Aiuto!!!

Sbrang!

Lock!

Bruuum!!

Niii-Nooo Nii-Nooo….

WEST HAM

Sconfitta un po’ antipatttica a Stoke on Trent: 3-1 dopo essere andati in vantaggio. Manteniamo comunque un buon margine sulla zona perigliosa.

ho anche provato a colorare il bianco di blu... ma sun minga bon!

ho anche provato a colorare il bianco di blu…  ma sun minga bon!

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

SIMPATICHE CANAGLIE

CSKA-INTER 2-3

La solita, incorreggibile eppure irresistibile, manica di pirla.

L’Inter vince a Mosca facendo passare per impresa una partita che una qualsiasi squadra dotata di un normale equilibrio psichico avrebbe messo in ghiaccio dopo il 2-0 a metà primo tempo.

Ma si sa, so’ ragazzi… e quindi via al giro della morte con ritorno effettato.

Ser Claudio (“Ser” è la intenzionale via di mezzo tra Sir e Sor) insiste col 4-4-2 camuffato da rombo, con Alvarez al posto di Coutinho: ci si aspetta più prestanza fisica, magari concedendo qualcosa in velocità. Previsione azzeccata al 50%: il ragazzo ha mostrato la mobilità del peggior Thiago Motta, e a dirla tutta la sola nota di merito è il corner battuto (pure maluccio) dopo 5 minuti, da cui scaturisce il vantaggio di Lucio.

Da rivedere insomma. O meglio, da non rivedere a breve, se non fosse per la ormai congenita morìa di centrocampisti che ci vedrà costretti ad un turn over forzato là in mezzo.

Il CSKA, a esser sinceri, non è niente di che: si affida al talento di Dzagoev e al puttanificio (in tutti i sensi) di Vagner Love. Dietro e in mezzo però sono imbarazzanti e infatti ci si infila senza difficoltà. Dopo un bel cross del Pazzo e capocciata velenosa di Obi, Nagatiello scende sulla destra uccellando il proprio avversario e mette in mezzo la classica palla con scritto “spingimi”: il Pazzo non se lo fa dire due volte ed è raddoppio.

Fino alla mezzora il match va come deve andare (cioè non succede quasi niente), poi una bella parata di JC su difficile girata di Dzagoev e un palo sul successivo corner dei russi spengono la lampadina. La cacarella è in agguato ed un ingenuo fallo in pieno recupero di primo tempo (diciamo la verità… pure oltre i due minuti accordati, ’tacci loro!) porta Dzagoev a calciare forte ma centrale. La palla passa tra Lucio e Pazzini, non proprio ermetici in barriera, e JC non fa nemmeno finta di provare a prenderla. 2-1, prendendo gol appena prima del risposo (pessimo momento).

La ripresa infatti ricalca in buona parte quanto visto sabato a Bologna: pochi spunti dei nostri (Chivu fermato in fuorigioco molto dubbio mentre mette Milito solo davanti al portiere, bel numero di Zarate subentrato a un Pazzo claudicante) e russi che prendono sempre più campo e coraggio, pur senza creare pericoli concreti. La puzza di frittatone è però a tal punto nell’aria, che tra me mi dico “se dobbiamo prendere il gol prendiamolo subito così abbiamo tempo di reagire”, essendo evidente che l’immobilismo dei nostri avrebbe potuto essere scosso solo dal proditorio sganassone in fazza. Che, puntuale come un becchino, arriva al 78’, con la cortesia di Zanna e soprattutto Lucio che fanno fare al puttaniere (Vagner Love) quello che a tutti pare evidente… no, non vuole trovarsi la russa da sbattersi in piena area, vuole solo, più pudicamente, portarsi palla sul destro, accentrarsi e tirare in porta. Detto, fatto: 2-2.

Non posso nemmeno sfogare la mia rabbia come dovrei, avendo Panchito a metri 0,5 da me, e mi limito a un “lo sapevo, lo sapevo!!!”, aggravato dalla simpaticissima litanìa del marmocchio che mette su il disco del “Che cosa? Che cosa sapevi? Papà, sapevi cosa?”…

 

Il mio auspicio del ceffone col timing si rivela però azzeccatissimo perché, palla al centro, Cambiasso pesca Zarate che fa un gran gol: controllo a seguire col petto, difensore saltato e sinistro dal limite sul primo palo. Golazo vero! Volendo viaggiare con la fantasia, ricordo un Torino-Inter in cui al loro pareggio, Ibra rispose più o meno negli stessi tempi (infinitesimali): era ancora l’Inter del Mancio e mi piace pensare che, seppure impolverata e un po’ cigolante, parte di quella boglia di bincere (per dirla alla sudamericana) ci sia ancora nei nostri, e riesca ancora a levarci dai casini di tanto in tanto.

Per ora bastano i tre punti, sapendo di non aver fatto altro che il nostro dovere (ripeto, loro a parte un paio là davanti sono scarsini) e consapevoli che i volatili per diabetici cominciano adesso (sabato il Napoli, tipo…). Però godiamoci questa vittoria, scappelliamoci davanti al Cuchu tornato al suo ruolo e alle prestazioni cui ci ha abituato, lecchiamoci le dita per uno Zarate che –lo confesso- non gode ancora della mia fiducia e teniamo le dita incrociate per i feriti sul campo (Pazzo e Chivu, ieri tra i migliori). Il resto, si spera, verrà.

 

LE ALTRE                                                              

Il Napoli, appunto: grandissimi contro il Villareal. A mio parere il 2-0 va pure stretto, vista la gragnuola di contropiedi non sfruttati a dovere nella ripresa. Anche loro finiscono incerottati (Cavani e Aronica). C’è una buona probabilità che sabato la tenzone possa essere risolta a colpi di stampelle…

Del Milan non parlo ma mi limito a gufare a distanza, più per dovere morale che per reale convincimento.

 

E’ COMPLOTTO

So di essere paranoico, ma qualcuno mi dice perché, in una partita dell’Inter, mi devo sorbire 5 spot di Master Card con i tifosi del Milan che esultano? Cazzo, sta giocando l’Inter, mica quelli là! Non ho Master Card e a questo punto manco la voglio avere, ma dico io: che cazzo di placement è far la réclame alla squadra rivale di quella che sta giocando? Una sola plausibile risposta: è complotto!

Per il resto, piccolo inciso su Calciopoli e la nuova madre di tutte le intercettazioni sbandierata ai quattro venti da Moggi e relativa cosca, talmente clamorosa da non essere nemmeno oggetto di richiesta di ammissione (stra-tardiva!) agli atti.

In sostanza, Bergamo che dice a Rodomonti (quello-del-gol-non-dato-all’Empoli-nel 1998) “stai schiscio chè tanto questi sono dietro di 15 punti”, vuol dire provare che così facevan tutti e che l’Inter è colpevole tanto e quanto la Juve.

Che strano, a me sembra proprio l’ennesima conferma che il “sistema” decideva prima cosa fare e che, proprio in virtù dei 15 punti di distanza, in quell’occasione fosse necessario dire al sicario di turno “stavolta risparmialo, tanto è già moribondo”.

Un po’ come Berlusconi che 10 anni fa diceva che a Mediaset non c’era “regime” perchè Mentana e Costanzo sono di sinistra. 

Questo tralasciando la telefonata di Carraro a Bergamo, che dà origine alla chiamata a Rodomonti, con quel bisunto di Carraro che sente puzza di bruciato e non vuole far incazzare Moratti in vista della riunione di Lega prevista per il giorno successivo e implora Bergamo di raccomandare Rodomonti di non favorire la Juve e per carità di fare una partita corretta. Come a dire: il voto di Moratti ci serve, per stavolta non facciamolo incazzare…

La prostituzione intellettuale ovviamente ha cercato di trovare riscontri alla tesi di Moggi individuando una mancata espulsione di Toldo in occasione del rigore dato alla Juve in occasione del 2-0, e ovviamente sorvolando su un dubbissimo contatto tra Thuram e Adriano in area bianconera. Della serie “nel dubbio pensa più a chi è dietro”… infatti.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.

Il braccio e la mente: colpaccio in terra russa.