SI COMINCIA A RAGIONARE

BOLOGNA-INTER 0-3

Ok, già meglio…

Dopo un’ora nella quale tutti gli incubi sportivi associati alla partita sembravano prendere forma, l’ultima mezz’ora ci regala gol, inchini e sorrisi in quantità. Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Iniziamo con un’istantanea di vita domestica. A pranzo, rovesciamo un bel po’ di sale sul tavolo, tra le madonne degli adulti e la sorpresa del rampollo di casa: “Ma è vero che porta sfortuna?”.

La risposta dei genitori, illuminati e illuministi, non può che essere una sola: “No, sono tutte superstizioni, figlie di un tempo lontano in cui la gente non sapeva un cacchio e andava dietro a queste cagate. Figurati adesso se visto che si è rovesciato il sale deve succedere qualche sfiga…”.

Ineccepibile.

Qualche ora dopo mi piazzo sul divano, tele accesa, e vedo la prima parte dei miei incubi calcistici prendere forma: Icardi e Martinez out per un risentimento muscolare. Vrsaljko, uscito malconcio domenica scorsa e dato per pienamente recuperato, siede invece in panchina, ennesima conferma dell’attendibilità dei nostri bollettini medici.

Insomma: cagatelle che mettono in discussione le mie certezze granitiche… Vuoi vedere che è davvero colpa del sale?

Poi inizia il match e -come detto- per un’ora buona assistiamo a un balbettìo di passaggi a quattro all’ora, incapaci di qualsiasi pensiero superiore a “la do a te che sei qui vicino”.

 Perisic manca un gol dovuto unicamente all’impresentabilità del loro portiere (deve aver preso ripetizioni da Handanovic nelle uscite), Keita tenta il colpo al volo ruzzolando per le terre, e Samirone invece piazza la paratona sull’unico tiro in porta del Bologna nei 90’.

A parte il caso Gagliardini: piedi fucilati come non mai, lentezza esasperante, mi chiedo cosa abbiamo fatto per dovercelo sorbire al posto di Vecino.

Ma almeno è italiano”: se l’avete anche solo pensato siete caldamente invitati a cambiare blog.

Nell’intervallo Spalletti pensa bene di lasciar le cose come sono, chè la perfezione non è migliorabile. La sola speranza di spariglio, in questa lenta mediocrità, sarebbe la sana ignoranza del Ninja, che invece piglia palla e cerca di fare la guerra da solo contro tutti, con l’aggravante di una condizione fisica ancora perfettibile. Da ciò conseguono manciate di palle perse e il carniere dei sacramenti già esaurito al 10’ della ripresa.

Lucianino però ha fiducia, e noi con lui, se non altro per mancanza di alternative.

Il Bologna non è più così ermetico nelle chiusure e alla fine l’azione giusta arriva: Politano pesca bene con l’esterno proprio il Ninja, stop e tiro di destro e palla in buca. Il tutto tre minuti dopo il mio vaticinio:

“Dài Spalletti cambia ‘sto tabbozzo tatuato che non sta più in piedi”

Da lì in poi si aprono le acque del Mar Rosso: Candreva entra e poco dopo conclude in gol una splendida azione che vede Perisic metter palla lunga, pronta per il piattone sapiente dell’87 romano.

Contento per lui (non segnava da una vita) e concorde con la riflessione di Condò nel dopo partita: paradossalmente, Candreva può essere più utile e segnare di più -di meno era impossibile, poveraccio- non partendo titolare fisso ad ogni partita. Ne giocherà di meno, ma magari giocherà minuti a lui più adatti, senza dover essere necessariamente l’ago della bilancia e il fornitore ufficiale di assist, tiri, corse a ripiegare, etc.

Alla festa si iscrive infine anche Perisic, che dribbla tutti e piazza palla in rete dopo deviazione tanto disperata quanto inutile del difensore.

Siamo l’Inter, quindi il tre a zero finale non deve ingannare nessuno. Non corriamo questo rischio, consci della simpatia di cui godono i nostri presso la stampa italica, ma l’importante è che la sosta permetta a Spalletti di far ripassare le lezioni spiegate finora e mettere benzina nei muscoli dei nostri.

Abbiamo riportato a livelli di pura sufficienza il nostro inizio di campionato, da metà settembre si fa sul serio.

LE ALTRE

La Juve continua a vincere anche senza i gol di Cristiano, che anzi apprendo aver collezionato le prime insufficienze in pagella. Benvenuto in Serie A, caro re dei metrosexual… Sei fortissimo e di gol ne farai tanti. Scordati però i 40 bomboloni facili a stagione che hai fatto in Spagna. Che il nostro non sia più il campionato più bello del mondo è una triste realtà da ormai dieci anni, ma che questa sia l’università per ogni attaccante è ancora oggi una verità inconfutabile.

Il Milan, tocca dirlo, gioca bene e merita la vittoria, aldilà della endemica botta di culo che gli permette di segnare il 2-1 a 30 secondi dal fischio finale. Non trovandomi a mio agio a cantare le lodi dei cugini, giro la frittata e commento la partita della Roma, che ho trovato di una pochezza imbarazzante. Di Francesco mi pare l’ennesimo falso modesto, immeritatamente celebrato dalla stampa come nuovo messìa perchè cerca il giUoco. Mecojoni. Vero è che ogni anno la Roma vende un paio di pezzi pregiati, e non adeguatamente sostituiti, però est modus in rebus…

In attesa del Napoli, che zitto zitto il suo lavoro lo sta facendo, rimiro la classifica e penso che l’obietivo realistico è quello di far meglio dell’anno scorso: terzi, se va di culo secondi. A meno di auspicabilissimi cataclismi dalle parti di Torino, non primi.

E’ COMPLOTTO

Parto da una cagata per intenditori (per intenditori intendo malati mentali come me, prevenuti a prescindere e capaci di vedere la malafede anche nel più piccolo dei dettagli… Mi dispiace per gli altri): Icardi come detto non gioca, e alla fine non va nemmeno in panca, sedendosi in tribuna di fianco a Zanetti.

Curioso che, con l’Inter che cincischia, venga inquadrato nel momento esatto in cui tira fuori il cellulare (cosa che ormai tutti facciamo quasi come riflesso condizionato): seguo la partita con la cronaca di Scarpini, e quindi il mio è un puro processo alle intenzioni, ma non mi stupirei se il Compagnoni di turno avesse chiosato sardonico “E intanto Icardi manda messaggi”. Siete piccoli e prevedibili.

Altra istantanea dalla tribuna, stavolta di San Siro venerdì sera, dove si vedono Leonardo, Maldini e Kakà in versione “stagista”. Tutti a gioire per il ritorno dell’Evangelico, forse perchè lui appartiene a Gesù e quindi irradia luce dal suo sorriso inespressivo. Che poi nessuno sappia cosa debba fare è irrilevante, l’importante è che sia lì…

Un po’ come quando Zanetti è diventato vicepresidente no?

No, lì c’era su il disco del “Ma cosa vuol dire? Mica perchè è stato un giocatore dev’essere per forza un bravo dirigente, cosa va a fare, il tagliatore di nastri?”.

Ma il ritratto di famiglia non si ferma a loro tre (per inciso, i primi due come forse sapete li stimo a prescindere dal colore della maglia). Due file sotto faceva bella mostra di sè il Geometra Galliani in cravatta gialla e il figlio di Lippi (forse in maglione giallo per fare pendant…): ennesima dimostrazione della vicinanza tra i due mondi diversamente strisciati, che a parole si dichiarano fieri rivali, e che invece da lustri fanno tramini e tramelli insieme.

Ho avuto modo di discutere su Facebook con un tizio che accusava Moratti di tutti i peccati del mondo, vedendo nel Sig. Massimo la rappresentazione vivente dei mali italiani, in cui il paperone di turno spende e spande senza un progetto serio e senza collaboratori esperti, e che proprio per questo non aveva vinto un cacchio.

Gli ho fatto presente che, a parte non essere d’accordo sul “non aver vinto un cacchio”, quel modo di gestire la Società è stato esecrando (il tutto nasceva dalle recenti dichiarazioni di Adriano, già note a tutti da anni ma ricicciate in mancanza d’altro), ma che parte consistente di quel modus operandi stava nel mazzo truccato con cui si giocavano quei Campionati.

Della serie: ho i soldi, non vinco, ne spendo di più e spero di poter vincere.

Dozzinale come visione? Forse, però i soldi erano i suoi. Iniziamo a vincere il campionato del ‘98 e quello del 2002 e poi ne riparliamo…

Il tizio sosteneva che il mazzo era truccato anche per il Milan, che però in quegli anni qualcosa aveva vinto. Potete ridere, io l’ho fatto sguaiatamente.

Una volta ricompostomi, ho risposto nuovamente finchè non ha tirato in ballo “le telefonate di Facchetti”, al che ho scritto di non volermi abbassare al suo livello e l’ho garbatamente salutato.

WEST HAM

Male come peggio non potrebbe andare. 4 partite, 4 sconfitte. Ultimissimi in classifica e crisi nera, nonostante un mercato di tutto rispetto.

Ma, come sappiamo, fortune’s always hiding…

Bologna FC v FC Internazionale - Serie A

Me voilà

STAGIONE 2018/2019 (1a parte)

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Prodigandomi in scuse per l’inammissibile ritardo con cui torno a compitare queste quattro cacatelle, tento di riprendere il filo del discorso.

Per i più distratti ricordo che l’Inter è tornata a disputare la Champions League dopo ben 7 stagioni di assenza, purgatorio quasi fisiologico dopo la fine dell’era Moratti ed il post-Triplete gestito nella maniera scellerata che tutti ricordiamo.

Gli anni di Thohir sono stati quelli della ricorstruzione, necessaria come la medicina amara del dottore. Nessuno gli dirà mai grazie, ma la transizione dalla gestione simpatttica a quella di Suning non sarebbe mai stata possibile senza questo interregno.

Chiudiamo quindi il sipario sull’anno scolastico 2017/2018 riassumendo le pagelle degli scolari nerazzurri.

Tanti, inevitabilmente, i promossi. Pochi i rimandati, pochissimi i bocciati.

Facciamo tre esempi in positivo ed altrettanti in negativo, senza stare a perder tempo in analisi tassonomiche e/o nozionistiche.

Inevitabile citare Skriniar come il migliore della stagione, ancor più del prolificissimo Icardi, che timbra 29 centri. Come terzo del podio, non me ne vorranno Perisic e Handanovic, scelgo invece Brozo, perchè una trasformazione come la sua proprio non me l’aspettavo. Sono sempre sospettoso nei confronti dei giocatori “umorali”, quindi la mia apertura di credito nei suoi confronti è limitata, ma devo ammettere che il suo girone di ritorno ha fatto cambiare passo al nostro centrocampo e a tutta la manovra.

Tra i rivedibili o i mandabili con biglietto di sola andata, non posso non citare Santon. Il ragazzo ha saggiamente preso altre strade, andando via da una squadra nella quale non avrebbe potuto dare più nulla del suo potenziale (alto o basso che sia): troppi gli errori disseminati nella stagione, oltretutto giocata da riserva pura. Quattro o cinque volte lui entra e commette l’errore che costa la vittoria o causa la sconfitta.

Non essendo io -come ormai saprete- il cuore d’oro che commenta “però è italiano, però è del nostro settore giovanile“, ho gioito nel sapere che era stato inserito nell’affare Nainggolan. Gli faccio gli in bocca al lupo per la prossima stagione, questo sì, perchè è un bravo ragazzo e non merita tutte le critiche personali ricevute negli ultimi mesi. Nessun rimpianto però, anzi: sollievo.

Borja Valero è un altro giocatore da cui mi sarei aspettato di più: testa e piedi sono e restano quelli di un calciatore di categoria superiore, ma gambe e fiato evidentemente non sono più quelli di una volta. E questo, come sappiamo, nel calcio di oggi lo si paga a caro prezzo.

Non pagando io gli stipendi, può rimanere come rimpiazzo di classe ed esperienza. Nulla più di questo, però.

Il terzo nome sulla lista dei cattivi è il nome che non avrei voluto fare, e cioè quello di Candreva. Non sono tanto gli zero gol segnati a motivare la mia scelta, quanto il fatto che questa assenza dal gol negli ultimi mesi è stata gestita male dall’ala romana: troppi i tiri pretenziosi, troppe le scelte discutibili, che finivano per mettere in ombra anche le tante giocate di corsa e classe che gli riconosciamo tutti.

L’arrivo di Politano e quello ormai certo di Keita potrebbero spingerlo ad andare via, e mi dispiacerebbe. Anche restando, però, il posto da titolare sarebbe tutto da conquistare.

E’ vero che le qualità che ha lui (corsa, dribbling, tiro, cross, ma anche copertura difensiva e -quando è in buona- intelligenza tattica) i pari ruolo nerazzurri non le hanno, però vale quel che ho detto prima, e dobbiamo comunque ricordare il fattore anagrafico (i prossimi saranno 32).

Ne parlerò più diffusamente nel prossimo pezzo, nel quale farò cadere il mio personalissimo giudizio sulla rosa della stagione che va ad iniziare. Tuttavia, non posso non notare come, con Politano e Keita, la società abbia voluto portarsi in casa le alternative agli esterni titolari delle ultime due stagioni (Perisic e Candreva): forse meno pronti, senz’altro più giovani e di prospettiva.

LUCIANINO DA CERTALDO

Capitolo a parte lo merita il Mister, bravo e alla fine anche fortunato ad agguantare il quarto posto all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

Potete rileggervi quanto scritto in una delle ultime sbrodole del campionato scorso: il mio parere su di lui non è cambiato. Le dichiarazioni di queste settimane me lo fanno sembrare ancor più inserito nel Club e padrone del ruolo.

La rosa che la Società gli sta mettendo a disposizione è profonda e capace di giocare in tanti modi diversi. Rispetto alle poche idee ma buone e ripetute per 7 mesi su 9 viste l’anno scorso, il progetto di quest’anno pare essere diverso: una ventina di giocatori più o meno intercambiabili, e buoni per poter adottare schemi diversi anche a partita in corso.

Onestamente, non so quanto Spalletti sia bravo a fare questo gioco. Checchè ne dica chi mi sta vicino, non passo ore davanti allo schermo a vedere e rivedere partite di stagioni passate, prendendo appunti e scribacchiando commenti seduta stante.

Non ha importanza: non devo essere io a giudicare le doti di camaleonte del nostro allenatore. A me basta che i giocatori che sono arrivati -e che magari arriveranno- siano stati da lui richiesti o quantomeno approvati, in modo che possa lavorare col materiale umano che voleva avere a disposizione e non con un insieme di giocatori che… “son bravi eh? ma io avevo chiesto altro“.

Un paio di dichiarazioni degli ultimi giorni mi sono piaciute, perchè toccano un tasto che mi sta particolarmente a cuore: l’Inter è una squadra forte e di prestigio, ed è opportuno che lo ricordino tutti, sia all’interno che all’esterno del Club.

-segue-

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A DISPETTO DEI SANTI

LAZIO-INTER 2-3

Ci siamo, ‘ngul’attuttiquanti. Ci siamo!

Dopo sei anni vestiamo i panni (divertenti per una notte ma preoccupanti per la nostra reputazione) dell’amico che si presenta alla festa non invitato e già brillo.

Mi ricollego solo un attimo ad una delle mie ultime sbrodole per sottolineare come la strada da percorrere sia lunga, in salita e piena di curve. Nessuno regala un cazzo, a gente come noi, e quindi l’assenza dalla cèmpions per ben sei anni fa passare la nostra qualificazione come un evento, qualcosa di eccezionale e difficilmente ripetibile.

Non siamo mica quelli che hanno il DNA europeo.

E però, con grande scuorno di dotti, medici e sapienti, nell‘Europa che conta ci andiamo noi.

Non ho alcun problema nell’affermare che sui 9 mesi di Campionato, la Lazio avrebbe meritato almeno quanto l’Inter di arrivare quarti, e che ieri sera probabilmente non avrebbe meritato di perdere.

Qualcuno però mi deve spiegare perchè i nostri sostanzialmente si devono scusare per avere impedito all’odioso ma bravissimo Inzaghino di giocare in Champions, mentre tutti concordano sul fatto che la Juve ha meritato perchè pratica e cinica e ha fatto vedere al Napoli che non basta essere belli se non si è anche efficaci.

Potere delle strisce verticali giuste…

Comunque, facendo finta di voler analizzare la partita dell’Olimpico, ho trovato molte similitudini con l’altra trasferta capitolina dei nostri, alla seconda di Campionato. Si era ancora a fine estate e dopo un’ora di dominio giallorosso, i nostri zitti zitti avevano incartato avversario e partita, tornando a casa con tre gol fatti e tre punti in saccoccia.

L’inizio con la Lazio -parlo proprio dei primi 5 minuti- è addirittura incoraggiante, perchè la palla ce l’hanno sempre i nostri. Succede però che dopo la pigliano loro, e cominciano a tirare in porta di continuo e per un po’ ci mettono lì. Icardi ne cicca un paio mica da ridere, Handanovic fa la paratona su Milinkovic-Slavic, ma poco dopo capitoliamo sul gollonzo dell’anno, con Perisic a deviare all’angolino de fazza un tiro che di suo sarebbe terminato dalle parti della bandierina del corner.

”La solita sfiga…i soliti coglionazzi…”

L’ho pensato io, l’abbiamo pensato in tanti.

Però in qualche maniera la rimettiamo in piedi: D’Ambrosio il più bello del reame si inventa una girata da serpentone e timbra il pari dopo la mezz’ora del primo tempo.

Meno male, mi dico, perchè Maurito stasera sembra lì di passaggio…

Il pari ci ingolosisce, e sugli sviluppi di un corner Brozo sbaglia l’anticipo su Lulic e Andrerson che vanno via in esemplare contropiede. L’azione è rapida, ficcante, letale per i nostri, ma talmente spettacolare da sperare di vederla proiettata ad un pubblico di pallettari zonaroli maledetti, accomodati in ginocchio sui ceci al grido di “per me il Tiki Taka è una cagata pazzesca!”.

Magra consolazione, aver incassato quel popo’ di gol… Siamo sotto di uno e tocca farne due. In 45 minuti. Con i nostri che sembrano giocare in ciabatte e con la cispa negli occhi.

Quelli là però han giocato un primo tempo da urlo, e perdipiù non hanno nella gestione la loro miglior qualità. Ecco che quindi nella ripresa finiscono presto la benzina e di fatto Handanovic non deve compiere interventi significativi.

Davanti continuiamo a combinare pochino, e Spalletti cerca di porre rimedio piazzando prima Eder e poi Karamoh, procedendo a passi sempre più convinti allo schema “avanti tutta che ormai non c’è più niente da perdere”.

Milinkovic-Savic rischia il “mani” in area e Rocchi difatti in un primo tempo lo fischia anche, corretto poi dal VAR, con Sky a credergli sulla fiducia, visto che si guardano bene dal farci rivedere l’azione con la solita quarantina di camere esclusive di ‘sta minchia.

L’ingresso di Eder porta almeno un po’ di vivacità dalle parti di Icardi, e l’italo brasiliano è bravo e veloce a servire il compagno in piena area. Ottimo il controllo di prima di Maurito che viene falciato in piena area da De Vrij, sulla cui partita tornerò a breve.

Se già avevo pregato i miei santi di non far tirare il rigore al nostro Capitano nei 30 secondi del rigore-non rigore di Milinkovic-Savic, a maggior ragione incrocio l’incrociabile nel vedere Icardi sul dischetto.

Il ragazzo però ha sangue freddo e, dopo essercelo conquistato, il rigore lo trasforma anche.

2-2 e una manciata di minuti da giocare. Che probabilmente sarebbero trascorsi invano -chi può dirlo- ma che il capitano laziale Lulic decide di rendere assai più frizzanti beccandosi un secondo giallo tanto palese quanto insensato.

In due minuti la Lazio prende un gol e perde un uomo. I nostri capiscono che “it’s now or never”.

E sul corner che Brozo batte pochi minuti dopo Vecino è lesto a svettare sul primo palo e girare sul palo lungo, finendo biotto sotto la curva a esultare come l’occasione richiede.

La mia stabilità mentale riesce solo a farmi pensare “Non dirmi che era già ammonito che adesso lo sbattono fuori e ci pigliamo il cetriolo nel recupero…”.

Invece il ragazzo era incensurato, e il giallo da spogliarello post-gol non ha ulteriori conseguenze.

I minuti che mancano passano addirittura senza grossi patemi, con i laziali comprensibilmente stato shock per quanto accaduto.

E’ finita. Abbiamo vinto. Siamo in Champions.

Tutto il resto è un unico mormorìo di sottofondo, fatto di “però tre gol su calcio piazzato, però la Lazio, però l’Inter”.

Ma ci siamo abituati, da sempre, e sotto sotto ci fa anche piacere.

Oltretutto, siamo tornati a farci criticare quando vinciamo, che è leggermente meglio di pigliare mazzate dalla critica quando già le hai prese in campo.

E’ COMPLOTTO

Come detto, assisto tra il divertito e lo schifato allo schieramento dei rosiconi che dichiarano apertamente e senza farsi alcun problema “di aver tifato Lazio perchè giuoca meglio”. Caro Arrigo Sacchi dei miei coglioni: i danni che hai fatto al calcio non saranno mai abbastanza riconosciuti. Dovrei perdonarti, specie in serate come queste, eppure il tuo ottuso oltranzismo lo trovo intollerabile come ogni altro giorno.  E ti va bene che a sentire i tuoi sproloqui ci fosse Handanovic e non il nostro Mister, altrimenti sì che mi sarei messo comodo a sentire la sua replica.

Ma il Mister corto umile intenso non è certo il solo a mostrare il suo disappunto.

Al Club, su Sky, tutti più o meno riconoscono i meriti degli aquilotti romani, con punte di logica e di prevedibile faziosità (ogni riferimento a Massimo Mauro è puramente voluto). Poi è il turno del Cuchu, che come al solito sale in cattedra e ammutolisce i presenti.

Certe volte le vittorie come questa, ottenute con il cuore, per i giocatori sono più importanti di altre vittorie magari conquistate con il gioco. L’auspicio per l’Inter è che questo possa essere un punto di partenza e non di arrivo”.

Sipario.

Di lì a poco Caressa informa che Spalletti non parlerà, ma che avranno ospite Mauro Icardi, chiosando con un “va bene lo stesso”. Il calabrese cantilenante non ce la fa a non esprimere il suo parere illuminato e dice “no non va bene io volevo Spalletti”.

E guarda caso, la sola cosa che la sua mente semplice riesce a fare nel corso dell’intervista al neo capocannoniere della Serie A e Capitano della squadra che ha appena conquistato l’accesso alla Champions dopo sei anni, è chiedere “ma allora è vero che te ne vai?”.

Come dico spesso, il problema non è lui in sè: lui è così, se fosse un po’ più intelligente direi che recita una parte, ma credo che ci sia, non ci faccia. Il problema è rovinare una trasmissione che -nonostante Caressa- spesso ha ospiti e spunti interessanti con un soggetto che è lì per fare una cosa sola (parlar male del VAR e di tutti quelli che -chissà come mai- vogliono un controllo maggiore sulle decisioni arbitrali), senza nemmeno avere l’onestà di dire “oh io tifo Juve, e da tifoso voglio che la mia squadra vinca il più possibile, e questo è più facile se gli arbitri non sono aiutati dall’esterno”.

Tornando al post Lazio Inter, curioso come da parte di tanti si voglia cercare a tutti i costi un “caso De Vrij” (benvenuto in nerazzurro ragazzo, dovrai farci l’abitudine) per quello che è stato l’unico errore della sua partita, e soprattutto un intervento che qualsiasi difensore al suo posto avrebbe fatto.

No. La vulgata popolare è che l’Inter l’ha sfangata solo per colpa del difensore olandese, non ad esempio perchè il suo Capitano ha avuto la brillante idea di falciare Brozovic a metà campo sotto il naso dell’arbitro.

Ma mentirei se dicessi di essere sorpreso.

Per il resto, il Milan centra il sesto posto (come l’anno scorso) avendo conquistato ben un punto in più della scorsa stagione, nonostante i 230 milioni spesi in estate che dovevano garantire la zona Champions saggiamente abbandonata da Gattuso ben prima che dalla stampa di regime, irriducibile nel coro “dai che li prendete!”.

L’ultimo esempio è lo screenshot seguente, accompagnato dalle ultime righe di Garlando sull’edizione cartacea di oggi.

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E’ l’Inter ad essere in Champions, ma siccome il Milan è in Europa League facciamo un pacchetto unico e diciamo che Milano è di nuovo in Europa e in città si sentirà ancora la amata musichetta.

Chissene se la Champions la faremo noi, e che i cugini si accomoderanno nuovamente nell’Europa di Serie B.

NON HO CAMBIATO IDEA

Ho scritto il pezzo avendo in sottofondo la partita di addio di Pirlo, su cui mi ero dilungato ultimamente.

Ad un certo punto sento distintamente il trisillabo “Zanetti” riverberare in salotto dalla tele, e la mugliera inizia a pungolare il mio irriducibile complottiamo.

Ah quindi Zanetti l’ha invitato… tu che dicevi che non aveva invitato nessuno dell’Inter. Invece c’è lui, c’è Materazzi, e poi scusa ci sono anche altri che hanno giocato nell’Inter…”.

No, cara. No. Ho ragione io. Qui c’era la lista degli invitati e -cazzo- il nome di Zanna qui non c’era. E poi non recriminavo sull’assenza di giocatori che avessero vestito la maglia interista. Rivendicavo (tra polemica rimostranza ed orgogliosa constatazione) l’ assenza di “interisti”, che se permetti è una cosa diversa. Vieri (che pure ho amato) ha giocato 6 anni e fatto 100 gol in nerazzurro, ma non è “interista”. Non lo è cubetto d’oro Ventola, non lo è Seedorf nè Favalli nè Simic nè Cassano. Con tutto il rispetto. E’ un’altra cosa.

Non c’erano i miei idoli e di ciò davvero son contento.

Tornando a Zanetti: il fatto che sia andato, non solo non mi ha fatto piacere in sè (vederlo in mezzo alla pletorica grande famiglia rossobianconera mi ha dato problemi di digestione), ma è anche offensivo per l’argentino.

Ma come: viene strombazzata ai quattro venti la presenza di campionissimi quali Kakhaber Kaladze, Daniele Bonera o Serginho dei miei coglioni, e Zanetti non lo nomini nemmeno, facendolo arrivare alla fin come un imbucato?

Disgusto puro, superato solo da due passaggi della trascurabile passerella di campioni o pseudo tali.

Infantile ai limiti dell’imbarazzante Pippo Inzaghi che, avendo segnato una tripletta nel 7-7 finale, al fischio di chiusura insegue i raccattapalle per farsi consegnare il pallone, come è uso fare nelle partite di campionato per chi segna tre gol.

Un minorato mentale, non ci sono altre definizioni.

Da buon ultimo, mancava da un po’ di tempo il riferimento a Dida (o Gigia, come lo chiamava Caressa). Il prode Marco Cattaneo riesce quasi -quasi- a far imbarazzare anche i colleghi allorquando dice “possiamo dire che per un paio d’anni Dida è stato tra i migliori portieri….” e tutti “Sì sì in quei due anni sì…” e lui “della storia del calcio?” con gli altri a chiedere, tra l’incredulo e l’imbarazzato per interposta persona “Ah addirittura della storia del calcio???”.

Parliamo di quel Dida lì. Proprio lui.

Disgusto e raccapriccio. Un‘infornata di Milan berlusconiano che in un attimo mi ha fatto risalire l’orticaria a livelli non più percepiti da una decina d’anni a questa parte.

Il ribrezzo nel vedere mezzi giocatori come Brocchi, Serginho, Kaladze, Dida, forse è addirittura superiore a quella che provo quando in tele passano i vari Sheva, Inzaghi, Pirlo etc. Questi li ho maltollerati, ma almeno erano forti. Gli altri erano dei pipponi inverecondi, ma bastava indossare la divisa giusta per essere glorificati ben oltre i propri meriti.

Vi rendete conto che il popolino è convinto che Cafù sia stato più forte di Maicon e Dida migliore di Julio Cesar?

Ah già, loro hanno il DNA della Champions, ma bontà loro faranno l’Europa League.

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TUTTO DIPENDE DA ME

A me Nanni Moretti non è mai piaciuto.

Ho sempre trovato i suoi film saccenti e non capivo mai quando bisognava ridere. Pur essendo tutt’altro che un cinefilo, ho sempre apprezzato l’immortale battuta di Dino Risi (Moretti spostati e fammi vedere il film).

Ogni regola ha la sua eccezione, però. A maggior ragione per un paranoico come me, afflitto dalla leggerissima tendenza a ripetere citazioni e frasi senza senso per giorni e giorni. Eccola quindi, la perla di saggezza che riconosco al regista Principe di tutti i cineforum del globo:

Tutto dipende da me. E se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Ecco, voglio sperare che Spalletti quel film l’abbia visto, e che sappia tenere alta la tensione della squadra ancora per un paio di settimane.

Non avrei voluto arrivare all’ultima giornata, in trasferta contro la Lazio, per giocarmi la stagione ma, a meno di eventi eccezionali, così sarà.

Né mi lascia tranquillo il parere comune secondo cui l’Inter in questo finale di stagione è più in forma ed è in un certo senso favorita in quanto in un miglior periodo di forma.

Colgo con piacere ed un pizzico di perfido sadismo l’abbondante vittoria in quel di Udine, e saluto con piena gioia il pari interno dei laziali contro l’Atalanta. Tutto ciò è però condizione necessaria ma non sufficiente per il crescendo rossiniano che attende i nostri da qui al 20 maggio.

Poco da dire sui 90’ giocati in Friuli: la squadra resiste alla tentazione di mandare tutto in vacca dopo lo il colpo gobbo a San Siro e regola con alcuni ceffoni la mai troppo amata Udinese, ancor meno tollerabile vista la coppia di esecrandi ex juventini in panchina.

Gustandomi gli highlights in serata, soave è giunto il coro a metà ripresa, con risultato ormai in ghiaccio, che salutava il secondo allenatore (mi rifiuto perfino di scriverne il nome) così come meritava. 71 dicono a Napoli.

I nostri comunque sono in un buon periodo di forma: Brozo e Rafinha sembrano nati per giocare insieme, e addirittura Borja Valero si aggiunge nell’occasione a completare il centrocampo più tecnico dall’epoca d’oro in poi.

Se penso che abbiamo fatto gironi interi con Kuzmanovic e Gargano…

Va gran bene tuttavia che rientri Vecino, perché corsa e muscoli serviranno contro avversari più robusti della derelitta squadra della famiglia Pozzo. Però i nostri giocan bene. Inutile girarci intorno, anche perché finirei per riscrivere quanto già fatto presente in altre occasioni: la squadra ha giocato bene i 2/3 della stagione, ma quel black out di una decina di partite rischia di costarci caro.

Non tanto e non solo per la Champions in sé: basterebbe quello, perché dopo sei anni avrei anche voglia di rivedere la mia squadra là dove deve stare (pensavate che alludessi alla musichetta… No, a me quella nenia lì mi ha sempre fatto cagare, anche quando eravamo forti). In realtà, come abbiamo imparato a capire negli anni scorsi, non partecipare alla Coppa “di quelli bravi” preclude a un cospicuo gruzzoletto (40-50 milioni) e contemporaneamente rende meno appetibile la tua maglia a giocatori interessati a cambiare casacca.

Calato nel contesto attuale, Cancelo e Rafinha sono senz’altro elementi che nell’Inter dell’anno prossimo devono starci eccome. Per riscattarne i prestiti però servono circa 70 milioni, che i nostri al momento non paiono poter recuperare così agevolmente.

Lo so, è una delle storture del Fair Play finanziario, nato sotto ottimi auspici ma sviluppatosi a modo suo, finendo tante volte per raggiungere l’obiettivo opposto a quello che ci si era prefissi: si spende solo quanto si incassa. Ok, ma chi incassa di più? Chi fa la Champions e vende tante magliette. E chi non è in Champions? Deve comprare giocatori più forti per arrivarci. E come li compra se non può spendere?

Un bel gioco dell’oca di stoparde. Ne convengo, epperò queste son le regole.

E’ presto per ipotizzare la campagna acquisti dell’anno prossimo, però siamo davvero dentro alla situazione che vaticiniamo da anni, forse sperando in una profezia auto-avverante: “La base c’è, bastano due o tre rinforzi…

Un terzino sinistro degno di questo nome (Biraghi, Asamoah, mica Brehme…), un bel trottolino a centrocampo tipo Torreira della Samp, De Vrij ad accompagnare Miranda verso la pensione dorata e secondo me siamo a posto.

Prima però c’è da finire questa di stagione, e conosco i nostri colori da troppo tempo per sapere che occorre far le cose un passo alla volta. Diffido quindi dai tanti che gufano la Lazio e vaticinando goleade dei nostri contro il Sassuolo, che potrebbero invertire la differenza reti e rendere sufficiente un pari nell’ultima giornata di campionato.

Quel che dico per ora è: cominciamo a battere gli Squinzi Boys e vediamo che fanno i laziesi contro il Crotone di Walter Zenga. E poi vinca il migliore (o forse no…).

LE ALTRE

Il Napoli consegna lo scudetto alla Juve, vincente ma non senza polemiche nello scontro casalingo contro il Bologna.

Da parte mia non sentirete alcuna critica nei confronti degli azzurri, avendo camminato tante volte sulla strada in cui di derubano più volte, per poi farti apparire agli occhi degli altri come il povero disperato con le pezze al culo.

Vero: il Napoli col Toro avrebbe dovuto vincere in scioltezza, ma purtroppo sappiamo bene cosa si prova e quanto si debba essere forti nel fare fronte alle chirurgiche “due o tre sviste arbitrali”.

Complimenti a Sarri e ai suoi, quindi, a mio parere ulteriormente cresciuti rispetto agli ultimi anni e capaci di vincere tante partite senza incantare (compreso lo scontro diretto di due settimane fa).

Spero per il bene del calcio che la squadra non si squagli e rimanga unita, Mister compreso, per riprovarci un altr’anno, ma i pissi-pissi che girano dicono proprio il contrario.

La Roma di fatto chiude i conti battendo il Cagliari e trovandosi ad ospitare una Juve a cui un punto darebbe la certezza del tricolore, garantendo al termpo stesso la Champions matematica per Di Francesco & Co.

Noi al solito un po’ di culo mai: con i giallorossi avremmo avuto il vantaggio degli scontri diretti, mentre con la Lazio abbiamo pareggiato all’andata e -come detto prima- siamo dietro come differenza reti.

Torniamo da dove abbiamo iniziato: dipende tutto da noi… con tutto quel che ne consegue.

E’ COMPLOTTO

Un’anima in pena come me troverà sempre da ridire contro chi commenta le gesta dei suoi eroi: ne parlano male? Infami! E’ complotto! Pennivendoli pagati per scrivere contro l’Inter.

Ne parlano bene? Gufi maledetti! La fanno facile solo per farci sbagliare e poi commentare “Ma come, era ormai tutto fatto, come hanno fatto a perdere così?”.

E’ grave lo so, perché uno la vive male. Ma è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo. Dormite tranquilli: ho io le antenne accese per captare ogni forma di mancanza di rispetto per i nostri colori.

La telecronaca di ieri, ad esempio, ha finito per accusare Icardi di aver segnato un solo gol (quando mai avete sentito criticare un centravanti che fa gol? Oltreutto dopo che di solito, quanto fa doppietta o più, lo si accusa di distribuire male i suoi gol e di segnare tanto là dove non è necessario).

Silenzio tombale sulla gran giocata che libera Rafinha per il 2-0, esemplificazione plastica di quel lavoro di raccordo che Spalletti gli chiede e che, se fatto da Dzeko, fa salire gli ormoni di tutta la stampa sportiva italiana.

Pregevoli i parolai di Sky (tale Zancan, mi pare) anche quando, inquadrato Candreva, chiosavano “l’italiano…l’unico in campo per l’Inter”. Tempo due minuti e segnava Ranocchia, il difensore cingalese con la maglia numero 13.

Dall’altra parte del Naviglio, invece, in settimana si è pensato bene di trovare qualcosa con cui consolare Ringhio e i suoi piccoli fans. Ecco quindi il diligente e puntualissimo articolo della Gazza, in cui si magnifica il fu Club più titolato al mondo per avere l’età media più bassa di tutta la Serie A. Che bello, il mondo è un posto migliore.

Che poi, davvero, volendo fingere un’analisi tecnico-logica di quel che scrivono: che cazzo vuol dire  “l’età media è già da capolista“? La Capolista ha la seconda età media più alta della Serie A, ennesima dimostrazione che anagrafe, luoghi di nascita e colore dei capelli non c’entrano niente (presi singolarmente) con la forza di una squadra.

Però, evidentemente, la gente è talmente coglionabile che ci casca ancora. Che si divertissero…

 

WEST HAM

We are staying up. Non è probabilmente l’obiettivo con cui si è partiti, ma vista com’era la solfa a un certo punto della stagione è una bella notizia, in attesa di chiarimenti sulla società.

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se si mette pure a segnare…

MANNAGGIA MANNAGGIA

TORINO-INTER 1-0

Visto come sono diventato bravo a schivare le parolacce?

Tocca cominciare dalla fine, e attingere alla prolissa saggezza di Lele Adani, quando tra una subordinata, un’anacoluto e una citazione di Valdano dice che “l’Inter ha giocato la stessa partita fatta contro la Sampdoria, solo che lì ha fatto 5 tiri e 5 gol, mentre qui ci sono 16 corner, 10 tiri, 2 pali e 0 gol”.

Potremmo chiuderla qui, ma come al solito siamo bravissimi a fare andare dimmerda le cose che già di loro vanno malino. Ecco quindi l’effetto domino con Gagliardini che scivola a metà campo, Perisic che recupera generoso su Belotti toccandogli la palla ma facendola carambolare su De Silvestri, Skriniar allungarsi in spaccata come 100 volte ha fatto in stagione ma senza trovare il pallone e infine Ljajic, ex non-avvelenato, purgare un incolpevole Handanovic.

Lì per lì qualche moccolo scappa, ma i nostri hanno già creato tanto, traversa di Perisic e miracolo di Sirigu su Icardi compreso. Tempo e modo per recuperare -insomma- ce n’è. E per quello i nostri si mettono anche di impegno, but it’s one of those days…

Emerge drammaticamente un limite di questa squadra che la mia testa brizzolata ha notato già da tempo: se non segnano Icardi o Perisic, qui fare gol è un’impresa titanica.

Non voglio scomodare i santi in paradiso e quindi la ventina di gol stagionali che il combo Cuchu-Deki-Thiaone-Sneijder garantiva, ma è di tutta evidenza che la nostra attuale mediana sia assai stitica in termini realizzativi. Basti pensare che il nostro terzo marcatore è Skriniar con i suoi 4 centri stagionali.

Nelle scorse stagioni avevo spesso gongolato nel vedere la mia squadretta tra le prime in termini di numero di giocatori in gol nell’arco della stagione: quest’anno siamo tristemente in zona retrocessione in questa particolare ma importante classifica.

La sorte manco a dirlo è puttana -del resto sarà mica un caso che il ritornello dell’inno della mia squadra inglese reciti “fortune is always hiding”…- e quindi il sinistro al volo di Rafinha a metà ripresa rimbalza sul palo per la 21° volta in stagione. L’evento è quello che fa sospirare al sottoscritto, formato al divino insegnamento da cotanto padre “la vincium pù la guèra…”, e in effetti l’intensità della manovra dei nostri si affievolisce vieppiù, fino al fischio finale che ci lascia con l’amaro in bocca, ma con la consapevolezza di avere una squadra degna di questo nome.

Non so se essere più sollevato o rammaricato da quest’ultima constatazione. Vero: abbiamo giocato bene e meritavamo senz’altro la vittoria, così come nel Derby. Altrettanto vero che a fine anno non ci regaleranno i punti che stiamo lasciando per strada come “premio della critica”.

LE ALTRE

Il problema ulteriore di aver mancato la vittoria è che ci troviamo quinti, scavalcati da una Lazio solida e convincente che aggancia una Roma sconfitta in casa dalla Viola. Col gioco dei “se”, le due vittorie mancate ci costano 5 punti in classifica, che avrebbero voluto dire Champions quasi conquistata. Tutto resta possibile, stante il Derby della Capitale nel prossimo weekend, a patto di fare il nostro dovere in quel di Bergamo, magari con una vittoria brutta e cattiva che alle nostre latitudini non si vedono da tempo.

Davanti, la Juve passa a Benevento non senza difficoltà, mentre il Napoli aspetta ben oltre il 90’ per tenere aperto un campionato che, col Chievo in vantaggio fino a pochi minuti prima, sembrava ormai aver preso la strada di Torino.

Il Milan paga in parte il culo avuto nel Derby finendo per pareggiare in casa col Sassuolo una partita che avrebbe dovuto stravincere viste le occasioni avute, ma che ha rischiato di perdere .

E’ COMPLOTTO

Ho lottato contro il sonno pur di sentire cosa il buon Rizzoli avrebbe raccontato a Caressa & Co. Il nostro ha correttamente difeso l’operato del VAR, snocciolando numeri e trend ampiamente confortanti, alla faccia di tutti i gufi che pronosticavano crolli verticali dei minuti di gioco effettivo o confusione incontrollata tra i giocatori dopo una decisione cambiata dopo l’intervento delle immagini.

Invece vediamo confermato ciò che chi scrive in realtà pensava fin da Settembre: più chiarezza uguale meno sospetti. Meno sospetti uguale meno proteste perchè io giocatore vengo zittito dall’evidenza delle immagini quando protesto la mia innocenza o reclamo la colpevolezza altrui all’insegna del “non l’ho neanche toccato” o “ah che dolore arbitro mi ha spaccato la gamba!”.

Purtrppo la zona grigia e il margine interpretativo dell’arbitro rimarranno sempre, e con ciò lo spazio per la cultura del sospetto di cui tanti si lamentano, forse smemorati nel non ricordare quante e quali circostanze spiacevoli abbiamo alimentato queste credenze popolari.

Ad esempio, stando a Rizzoli convalidare il gol di Mertens con l’Atalanta ed annullare quello di Icardi nel Derby sarebbe perfettamente coerente, visto che nel secondo caso e non nel primo era possibile determinare con certezza la posizione irregolare dell’attaccante. La parte più divertente era la faccia da Pierino con cui si sforzava di essere credibile. Non uno che gli abbia riso in faccia, o quantomeno gli abbia segnalato la leggerissima contraddizione tra queste sue dichiarazioni (improntate al concetto “se c’è evidenza certa del fuorigioco, giusto annullare anche se è millimetrico”) e quelle di un paio di mesi fa in cui rivendicava l’esistenza di un certo margine entro cui la decisione non può essere considerata un errore e quindi non si deve modificare.

Ma va beh… mi sono consolato con la grezza dell’anno del calabrese cantilenante che, nella sua perfettibile perspicacia, prorompe in un caustico “la VAR mi fa cagare” senza aver capito di essere in onda.

E dire che era in uno studio televisivo…

WEST HAM

Cazzutissimo pareggio a Stamford Bridge col Chicharito a pareggiare il vantaggio iniziale del Chelsea. Punto che muove la classifica ma che soprattutto riconcilia la squadra con i propri tifosi dopo un periodo non esattamente esaltante.

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Chi io??  No, gioca tranquillo, tanto non segni…

PAR GNANCA VER…

INTER-VERONA 3-0

Il francesismo del titolo per una volta è di segno positivo, anche se di durata brevissima, visto il banco di prova che attende i nostri mercoledì alle 18.30 (leggasi: Derby).

Cosa dobbiamo dirci? Che i nostri si sono svegliati dal letargo, riuscendo a giocare una partita seria, concentrati e massicci come già altre volte e bravi ad alternare freno ed acceleratore nei 90 minuti di giUoco?

E’ così, e nessuno può negare i meritati complimenti a tutti gli 11 in campo (subentri compresi).

Certo, fa specie vedere Brozovic correre bene e non solo tanto, più che altro perché sappiamo com’è fatto il nostro: il suo rendimento è la rappresentazione plastica dell’onda sinusoidale: la curva è ora in un confortante territorio “> 0”, ma sappiamo che è una questione di tempo e tornerà nella cupa -eppur consueta- palude del “< 0”, con Cristi e Madonne di rinforzo.

Ce ne faremo una ragione, sperando che per allora almeno uno tra Borja Valero e Vecino sia ritornato ai fulgori di inizio stagione.

Anche Perisic si è destato dal letargo, sveglissimo già dopo 30 secondi nel lanciare da rimessa laterale il buon Icardi, incredulo della libertà concessagli ma lucido a sufficienza per mettere palla in buca per l’1-0 iniziale.

Nemmeno un minuto e siamo già avanti: come inizio non c’è malaccio.

I due croati combinano ancor meglio una decina di minuti dopo con Ajeje a lanciare lungo per Beavis: bello ma non bellissimo il controllo, che gli lascia la palla un po’ indietro, ottima invece la coordinazione del 44, che calcia di interno destro con palla sul palo interno e poi in rete.

Tra i due gol, un altro paio di azioni con D’Ambrosio e Gaglia a maledire la testa pentagonale ma a riscuotere i giusti applausi per i tempi di inserimento mostrati.

Il Verona, povero, non c’è: il gol iniziale ha scombussolato i piani di Pecchia, che è andato di rincorsa per tutta la partita a cercare di mettere una pezza dopo l’altra, senza grossi risultati.

La ripresa come detto vede i nostri alternare minuti di arrembaggio a periodi di controllo, senza però disdegnare ricami e azioni manovrate.

La difesa ospite è complice del bel recupero di Perisic sulla sinistra (la palla era saldamente in piedi scaligeri): da lì il nostro va a memoria, scende sulla sinistra e mette la boccia tesa sul secondo palo. Icardi fa la mossa del serpente sgusciando dietro al terzino -che infatti se lo perde- e il 3-0 è cosa fatta.

Bello lo sforzo collettivo, da lì in poi, di mettere Candreva in condizione di segnare: il ragazzo è anche sfigato, chè il destro a girare è buono, ma finisce dritto sul palo. Tutta da ridere l’immagine finale, con Icardi e D’Ambrosio a consolare (o più probabilmente sfottere) il compagno per la cattiva sorte.

Chissà mai che si sia tenuto il regalino per la prossima…

Piccolo excursus personale: se il 3-2 in rimonta da 0-2 è il risultato più eroico e godurioso che possa concepire, la vittoria per 3-0 è quella che, a livello di punteggio, preferisco.

Oltre quel punteggio nella boxe saremmo al KO tecnico, all’incontro da interrompere per manifesta inferiorità. Il 3-0 nella mia mente malata vuol dire “ce le siamo date di santa ragione: io ho menato, tu le hai prese”. Insomma, ti ho strabattuto, ma c’è stata partita.

Preferirò sempre un 3-0 a un 4-1, per dire, ma qui potrei scatenare i tanti zemaniani tra i miei amici e non mi va di aprire inutili polemiche sullo spettacolo, le emozioni e il giUoco che devono essere dati in pasto al pubblico.

Tanto ho ragione io.

Torniamo a parlare dei nostri amatissimi, attesi come detto dalla partita che più di tutte le altre non si può sbagliare.

Il rinvio del Derby, ragionando in termini barbaramente cinici, pare aver sparigliato le carte a nostro favore, visto che il mesetto passato ha ridestato i nerazzurri, appesantendo di contro l’umore dei cugini.

Cugini che, per stessa ammissione di Ringhio, hanno un solo risultato a disposizione per poter almeno continuare a sperare in una rincorsa alla Champions che avrebbe del miracoloso (o dello scandaloso, a seconda dei punti di vista).

Come potrete intuire, è proprio questa “ultima spiaggia rossonera” a preoccuparmi, vista la cronica incapacità dei nostri di dare il colpo di grazia agli avversari in difficoltà.

Certo, sarebbe assai bello ricacciare in bocca alla stampa adorante gli auspici di rincorsa, di sorpasso, di gerarchie cittadine da sovvertire, con cui da mesi riempiono quotidiani e siti web con la consueta e ossequiosa generosità.

LE ALTRE

Il Napoli si fa bloccare a Sassuolo, di fatto consegnando una buona fetta di scudetto alla Juve che non sbaglia il match del male contro il Milan. Comprendo e posso anche condividere lo scuorno di Auriemma, essendomi io stesso in passato prodotto in anatemi contro le varie Udinese, Sassuolo, Atalanta che sono pronte alla partita della vita con tutti tranne che con qualcuno.

Detto ciò, la partita l’ho vista, e il Napoli proprio non c’era: se si mette a sbagliare pure Koulibali…

La Roma stecca a Bologna, acciuffando un pareggio con Dzeko ma non andando oltre a quello, mentre il Benevento ci illude andando sul 2-1 contro la Lazio a Roma, prima di soccombere fino al 6-2 finale.

La classifica al momento ci vede quarti, con le romane a fare da panino ma col Derby che sembra apparecchiato apposta per arrampicarci a un punticino sopra i lupachiotti.

Ripeto: sembra tutto troppo bello per essere vero.

Smentitemi.

E’ COMPLOTTO

Vorrei soffermarmi su tre fatti.

Il primo è l’addio a Emiliano Mondonico, giustamente ricordato come uomo di spessore, onesto e schietto in un mondo di doppie se non triple facce.

Inevitabile e doveroso il ricordo della sedia, assurto a simbolo della lotta del piccolo contro il potente.

Quel che mi ha fatto sobbalzare è il gratuito riferimento dell’ex capitano Cravero alle manette di Mourinho: ma cosa cazzo c’entrano l’Inter e Mourinho adesso? Piangi il tuo allenatore, tira fuori tutti i ricordi che vuoi, ma perché tirare in ballo altra gente e fare polemica anche in questi momenti?

Io il Mondo lo ricordo anche per un altro aneddoto:

1995. Turno di Coppa Italia tra Atalanta e Juve: i bergamaschi riescono a eliminare i bianconeri. Il Mondo si gira verso la tribuna dove siedono Moggi e Bettega e li saluta a suo modo “Bastardi! a casa!!”.

Probabilmente giusto non ricordare la circostanza nella agiografia conseguente alla morte, ma da quel giorno il Mondo mi è stato ancor più simpatico.

Passando agli affari di casa nostra, non bello e non chiaro l’addio di Sabatini al mondo Suning. Della risoluzione di contratto con Fabio Capello sono invece intimamente felice, non avendo mai riscontrato punti di contatto tra lui e il mondo Inter.

Certo, il ruolo di Sabatini è stato fin dall’inizio non particolarmente chiaro, così come i rapporti -gerarchici più che personali- con Ausilio hanno sempre dato molto da scrivere. Se però torniamo alla già ricordata benevolenza della stampa nostrana nei confronti del direttore sportivo di Sesto San Giovanni, non credo che l’eco di questa novità avrà vita lunga.

C’è però sempre qualcuno che è mosso dalla irresistibile tentazione di voler accomunare i destini delle due squadre di Milano. E quindi, l’addio (pur doloroso, pur non chiaro) di un dirigente italiano alle dipendenze della casa madre cinese è sufficiente per far dire ai sapientini di turno che “le proprietà cinesi delle squadre di Milano sono in crisi, il futuro è incerto, moriremo tutti”.

Per puro dovere di cronaca, sulla sponda sbagliata del Naviglio si festeggia l’arrivo di un aumento di capitale di 10 milioni per pura necessità di cassa contingente. La cosa, anche per i peggiori ragionieri dei bar di Caracas, dovrebbe sembrare di tutt’altro spessore rispetto al caso-Sabatini.

Andatelo a raccontare a Bocca di rosa e compagnia…

Infine, un piccolo prurito, un sassolino che è consolatorio togliersi dalla scarpa.

Nelle ultime settimane Gasperini è stato ospite da Caressa e gli altri al Club, presente anche il Cuchu Cambiasso. Messo davanti a due minuti di tempo in cui ricostruire gli eventi, quel che emerge è leggermente diverso dalla vulgata popolare “Gasperini è stato un santo, l’Inter una pletora di coglioni”.

Sentirlo dire “evidentemente ho sbagliato qualcosa anch’io”, “siamo anche stati sfortunati nell’avere argentini e brasiliani solo dopo Ferragosto” può non spostare molto l’equilibrio geopolitico mondiale, ma ancora una volta dimostra come sia più comodo e veloce scrivere e ragionare per luoghi comuni anziché cercare di capire la realtà delle cose. Se poi c’è di mezzo l’Inter, chettelodicoaffare.

WEST HAM

Il ritiro punitivo a Miami funziona: anche nell’est di Londra festeggio un 3-0 casalingo, con un Arnautovic a livelli mai visti e addirittura un Joao Mario in versione goleador e assist-man.

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FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BBONA?

SAMPDORIA-INTER 0-5
La premessa è d’obbigo: se Lucianino pensava di risvegliare l’orgoglio sopito dei nostri pungolandoli sull’assenza di qualità, per quel che mi riguarda può bestemmiargli i nonni a reti unificate fino a fine stagione.
Resto perplesso sulle modalità della terapia d’urto -non tanto sul messaggio in sé, quanto sull’eco mediatica inevitabilmente generata-, e non sono così ingenuo da pensare che il cazziatone sia sufficiente ad avere una squadra diligente e concentrata fino a Maggio inoltrato, ma cinque gol non si fanno tutti i giorni, quindi gaudete omnes.

Se è per quello gaudemus anche in famiglia, vista la concomitante partitella in orario prandiale a coincidere con le celebrazioni per il compleanno del rampollo di casa.
Usciamo di casa dopo aver visto i primi confortanti 10 minuti dei ragazzi, ed arriviamo alla “sala grande del Palace Hotel” (cit.) giusto dopo aver festeggiato con un rantolo da cavernicoli il vantaggio di Perisic.
Il tempo di raccattare gli ultimi invitati e di spolliciare un refresh sulla cronaca della Gazzetta ed i miei occhi increduli rimirano un “0-3!” a campeggiare sulla homepage della rosea.
Tutti contenti, rampollo in primis, costretto per l’occasione ad indossare la camicia (“Però papà, sotto ho messo comunque la maglia dell’Inter” con tanto di sorrisetto da canaglia).
Mi pascerò del bel giUoco mostrato dalla squadra solo a notte inoltrata, consolidando la sensazione accumulata in tutta la giornata. Che non è tanto di gioia e nemmeno di soddisfazione calcistica: è proprio da giramento di balle, della serie “ma brutti pirla, non potevate svegliarvi prima?”.
Non posso che accodarmi alle lodi per tutti gli 11 in campo, con particolari menzioni a Icardi (il paracarro, il tatuato, quello che “si gioca meglio senza”, quello che “mamma mia è pure capitano…”), a Cancelo e a Rafihna, senz’altro piedi migliori di molti se non tutti della rosa attuale.
Cancelo è assolutamente improponibile a sinistra, mentre a destra sai cosa bevi: nelle giornate di grazia assist, dribbling e verticalizzazioni a ubriacare gli avversari; la parte vuota del bicchiere è data dai tremila tocchi di suola e punta con un coefficiente di rischio altissimo. Se li fa sulla trequarti avversaria lo maledici e finisce lì; da terzino il rischio è consegnare palla agli avversari al limite della tua area, con tutto quel che ne consegue. Ieri, però, impeccabile.
Bravi -per la seconda volta- anche Gaglia e Brozo come doppio mediano. L’italiano può dedicarsi al lavoro di raccordo con la ritrovata intensità orobica, che arriva addirittura a contagiare il croato, solitamente indolente. A quel punto il fioretto è lasciato al mancino assai educato di Rafinha che combina bene coi tre davanti.
Se è vero che alcuni dei gol sono anche figli del caso (bellissimo il tacco, ma c’è un rimpallo poco prima, solare ma ingenuo il rigore causato da Barreto), la sensazione che rimane è quella di una squadra che ha deciso di prendere in mano la partita fin dall’inizio e di non mollarla fino al 90’.
Un vecchio difensivista come me è forse più contento dello “0” alla voce gol subiti rispetto che al “5” alla casella gol fatti: ricordiamoci dell’andata e di quanto la prima ora (3-0 e tutti in carrozza) fosse stata seguita da stringiculi assortiti nei 30 minuti conclusivi.
La Samp ha fatto sincera pietà ieri così come a Ottobre a San Siro; ma ieri i nostri hanno avuto pochissimi passaggi a vuoto (diciamo 10 minuti tra il 3° e 4° gol , con il palo di Zapata e la sola respinta di Handanovic). Escluso ciò, difesa ordinata e qui-non-passa-un-cazzo state of mind.
Ribadisco quanto detto altre volte: fossimo una squadra normale, il futuro si aprirebbe limpido e roseo di fronte a noi.
Conoscendo invece la mandria di amabili craniolesi che abbiamo la ventura di tifare, e citando il tamarrissimo Kravitz, “it ain’t over ‘til it’s over”.
Il calendario propone una manciata di partite sulla carta abbordabili (Derby a parte) fino al big match con la Juve di fine Aprile.
La teoria la conosciamo (testa bassa e pedalare).
Per l’applicazione pratica del concetto, finger crossed and stay tuned…

LE ALTRE
Il turno di campionato ci consegna una squadra che torna nei primi quattro posti, approfittando del passaggio a vuoto della Lazio, reduce dalla tripallica vittoria a Kiev ma -forse per quello- bloccata dal Bologna in casa sul pari. Ciò significa un punto in più in classifica, con una partita da recuperare.
La Roma non brilla ma è solida a sufficienza per sbancare Crotone dopo essersi conquistata i meritatissimi quarti di finale di Champions, nei quali avrà modo di assaggiare i ceffoni del Barça.
In testa al treno, mezzo passo falso della Juve che per una volta non trova la classica piccola “che si scansa” (vero Atalanta, Sassuolo, Udinese…?), ma una Spal massiccia e incazzata che porta a casa un meritatissimo punto. In serata, il Napoli gioca tutt’altro che bene (come già visto a San Siro settimana scorsa) ma riesce comunque a battere il Genoa recuperando 2 punti sui gobbi.
Prosegue il periodo di grazia (e di Graziella, e di…) dei cugini, che rischiano seriamente col Chievo in casa, finendo invece per vincerla con tre gol uno più di culo dell’altro e completando l’opera con un rigore sbagliato a tempo scaduto.
‘Sti maledetti stanno ottenendo ben più di quanto meritino (tranquilli, nessun algoritmo di Caressa o statistica a confermarlo, son mica l’Inter…), ma beneficiano di un Suso giocatore vero e di un Gattuso allenatore fatto e finito. Cutrone ha contagiato Silva nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto (perifrasi elegante e alternativa al “giocare col buco del culo ma buttarla dentro”), e con quel popo’ di sorte si passa sopra anche agli svarioni di Bonucci (vedi tunnel sul gol dell’1-1).
Ma questo, al solito, non ve lo dirà nessuno, chè loro sono un grande gruppo e Ringhio è un maestro.

E’ COMPLOTTO
Ripartiamo dall’ennesima conferma della filosofia rossonera, dimostrata dal sempre simpaticissimo Fassone.
Per farla breve: c’è da trovare una data per il recupero del Derby e, essendo il Milan uscito dalla Coppa, la prima data utile è quella del 4 Aprile.
Il regolamento Champions da sempre impedisce di giocare partite di Campionato o di Coppa nazionale in contemporanea alle gare UEFA (potenza dei soldi, baby). Triste? Ingiusto? Arrogante? Concordo, ma queste sono le regole. E’ quindi escluso in partenza giocare quel giorno alle 20.45.
La nostra Lega Calcio dice che ogni partita che venga rinviata deve essere recuperata il prima possibile e comunque entro 15 giorni, a meno che le due squadre non concordino nel trovare una diversa data.
Eccoci alla filosofia rossonera: il Milan, legittimamente, chiede di poter giocare il 25 Aprile o il 1 Maggio, per non avere Juve e Inter da incontrare a pochi giorni di distanza (Juve-Milan fissata il 31 Marzo).
L’Inter, altrettanto legittimamente, nega il consenso, perché a quel punto sarebbe lei a dover affrontare Juve e Milan una via l’altra (Inter Juve fissata il 29 Aprile).
Tutto è legittimo e nel rispetto dei ruoli. Le regole però, in questo caso (come in tanti altri in passato, ma non stiamo qui a polemizzare) danno ragione all’Inter. Punto e basta.
Fassone però non ci sta. La solfa piagnucolante è: è vero, le regole dicono così, però che peccato, però uffa, l’Inter poteva anche accettare, abbiamo fatto di tutto per trovare una soluzione alternativa.
Ecco la piena filosofia rossonera, ereditata a piene mani dalla gestione precedente: ignoriamo le regole, pieghiamole ai nostri desiderata, e incolpiamo quelli che ne chiedono il rispetto.
La motivazione poi è in perfetto stile Milanello Bianco: “abbiamo fatto di tutto per cercare una data che consentisse a tutti i tifosi di Inter e Milan di godersi il Derby in un giorno festivo”.
Un par di balle! avete fatto di tutto per non avere Juve e Inter da incontrare in 4 giorni!
Ribadisco: è legittimo provarci, ma non raccontate favole ergendovi a paladini del pubblico e dello spettacolo.
Inevitabile l’appoggio di Sky con Ilaria e Condò a confessare che “anche noi speravamo di poter trasmettere il Derby in un giorno festivo… speriamo che le regole possano essere interpretate con un po’ di buon senso”.
Ma andate tutti in culo! Milan e Inter hanno tentato, ognuna coi mezzi a disposizione, di portare acqua al proprio mulino. Sfiga vuole che le regole parlano chiaro: si gioca il 4 Aprile alle 18.30.
Fine della trasmissione.

Il Corriere di oggi, nel solito sproloquio di Sconcerti, mette un’altra pulce nell’orecchio di chi scrive circa la possibile (probabile?) benevolenza mostrata dalla stampa nei confronti di Ausilio.
E’ quantomeno strana una frase del genere, inserita nelle lodi per la partita di ieri:

“Quando si guarda all’Inter bisogna sempre ricordare la bravura di Ausilio nel concludere affari e la poca luce nell’inquadrare i giocatori”.

Lascio a voi decidere se aderire o meno a una potenziale crociata anti-direttore sportivo all’insegna di #AusilioOut. Personalmente, ribadisco quanto già detto: è talmente raro che un tesserato nerazzurro goda di buona stampa che il primo istinto è tenerlo a prescindere!

Infatti la conferma ce la dà il nostro sconcertante figuro, quando butta nel cesso un normalissimo turn over che a centrocampo dura da settembre e battezza la mediana di ieri come quella che “ha fatto saltare il centrocampo estivo Borja-Vecino”.

WEST HAM
Essendo orgogliosamente fuori dalla FA Cup (eliminati dal Wigan, attualmente in terza divisione), i nostri si godono un corroborante ritiro invernale in quel di Miami.
Al ritorno non ce n’è più per nessuno!

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VINCERE E FAR SCHIFO: DIMOSTRAZIONE EMPIRICA

INTER-BENEVENTO 2-0

Come se non fosse già abbastanza squallida da vedere in tele, ho deciso di verificare dal vivo se la mia Inter fosse così brutta come sembra.

Risposta: pure di più.

Il rampollo di casa, seppur ancora in tenera età, aveva già capito tutto, e a Babbo Natale aveva chiesto due biglietti per una partita facile-facile.

Vero che anch’io avevo ragionato così per il suo esordio a San Siro, e le cose non erano andate come sperato…

Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.

Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.

Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…

I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dellincontinentia deretanae (cit.) dei nostri.

D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.

Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.

Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.

Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa  transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.

Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!

Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.

Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).

(spazio per parolaccia a piacere)

Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.

L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.

Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!

Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.

A voi giudicare se questo sia un bene o un male.

Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?

La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.

E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.

LE ALTRE

Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.

Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.

Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.

Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.

Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.

Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.

Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.

Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, lo riconosco.

C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…

Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.

Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.

Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.

Tanto è l’Inter.

Tanto è Icardi.

Tanto è Wanda Nara.

Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.

Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).

Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.

Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.

Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…

 

WEST HAM

Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.

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I gemelli del gol 🙂

NON SONO BELLO. PIACCIO.

INTER-ROMA 1-1

Mettiamola sul ridere, ricorrendo ai grandi classici della nostra sottocultura.

Difficile descrivere altrimenti una squadra che per 70 minuti pare incapace di fare tre passaggi di fila a centrocampo e che, ciononostante, crea una mezza dozzina di occasioni della madonna. Facciamo cagare eppure potevamo vincerla.

Andiamo con ordine: Spalletti mette Cancelo e Santon a fare i terzini e i miei borbottii iniziano subito. In mezzo Miranda e Skriniar tornano coppia titolare; da lì in avanti ci sono poche alternative ai titolarissimi, ed ecco quindi Vecino-Gaglia con Borja più avanti a supporto del solito tridente.

Fossi un tifoso giallorosso sarei alquanto perplesso per la gestione dell’ultima parte del match, chè diciamocelo chiaramente: per un’ora abbondante la Roma ha fatto quel che ha voluto a metà campo, pur trovando il vantaggio solo in maniera blasfemamente bizzarra. Strana squadra quella giallorossa, che riesce a non tirare mai in porta, eppure a restare in controllo della partita fino a metà ripresa. Non ho davvero memoria di parate di Handanovic, nè di tiri in porta di Dzeko o compagni (solo un destro a lato di Pellegrini nel primo tempo). Gli ultimi 20 minuti, e la gestione dei cambi, hanno invece rimesso in partita l’Inter che, libera dal pressing avversario a centrocampo, ha potuto sostanzialmente piantar le tende nella trequarti giallorossa finendo per trovare un meritatissimo pareggio dopo una gragnuola di parate di Allisson, eroe (maledetto) della serata.

Icardi, in una serata non brillante, riesce comunque a colpire un palo e vedersi strozzato in gola l’urlo del gol dopo un destro al volo deviato in corner. Perisic e Candreva si vedono a sprazzi (l’uno si mangia un gol pazzesco nel primo tempo, l’altro corre, corre, corre ma conclude poco).

Piccolo inciso su Gagliardini e Santon, visto che non sarebbe giusto dare tutte le colpe della partitaccia al terzino butterato. A mio parere, la loro costante presenza nell’11 iniziale dell’Inter è la conferma di un protezionismo sciovinista e antistorico, riassumibile nell’odioso Luogo Comune Maledetto “facciamo giocare i nostri ragazzi”. Il terzino commette l’errore esiziale che regala il vantaggio ai lupacchiotti (e non è il primo della stagione), segnalandosi nei restanti minuti per il grande classico del repertorio, e cioè caracollare sulla fascia sinistra toccando la palla solo e soltanto col piede destro. Cos’altro deve fare per dimostrare di non poter essere un titolare dell’Inter?

Dal canto suo il mediano, involuto e di una lentezza preoccupante, pare essere assurto al ruolo ufficiale di “paracarro”, lento come e più dei vari Prohaska, Jonk e Thiago Motta, senza averne la metà della classe.

Ribaltando la battuta di quel losco figuro di Tony Damascelli sull’Inter 1998/1999 (“se Pirlo e Ventola si chiamassero Pirlao e Ventolic sarebbero titolari fissi”), potremmo dire che, se l’orobico in questione si chiamasse Gagliardinho, avrebbe schiere di detrattori scandalizzati dal suo pascolare per il campo “chè per prendere uno così si poteva far giocare uno dei tanti ragazzi che stanno in B e non hanno mai una possibilità, chè l’Inter compra solo gli stranieri chè ormai è ora di basta sveglia1!1!11!!”.

Tornando al commento della partita: giochiamo assai male, insistendo a voler impostare l’azione da dietro senza esserne capaci (e infatti ci ingarbugliamo da soli tre o quattro volte), ligi alle consegne del Mister e incuranti del palese mismatch tra Perisic e Florenzi, che pare fatto apposta per il rinvio lungo sulla capoccia del croato, Ciononstante, i nostri creano tre azioni nitide nel primo tempo (Perisic due volte e Borja Valero) e quattro nella ripresa (2 volte Icardi, 2 volte Eder), prima di trovare l’incornata giusta con Vecino, servito da un liberissimo Brozovic. Acciuffato il pari, ci sarebbe anche qualche minuto per tentare il colpaccio, ma la rabbia mostrata nel quarto d’ora precedente svanisce insieme alla paura per una sconfitta che sarebbe stata di dimensioni devastanti, per il morale più che per la classifica.

LE ALTRE

Il Napoli vince l’ennesima partita di questa stagione per 1-0, e chi mi conosce sa quanta ammirazione ci sia in questa affermazione, ancor di più al cospetto di una squadra così tanto lodata per il suo “bel giUoco”. Il cuore ieri avrebbe detto “pota”, ma ogni occasione è buona pur di togliere l’ennesima stagione tricolore ai gobbi, e quindi è tempo di “jamm’bbell’”.

La Lazio dal canto suo ne rifila 5 al Chievo. Mi consolo pensando che anche noi avevamo fatto lo stesso, e che al cospetto di questo squadrone i nostri hanno comunque portato a casa un punto.

Si fa dura ma lo sapevamo: in settimana le romane giocheranno i rispettivi recuperi e verosimilmente i nostri si troveranno quinti. Il bicchiere mezzo pieno è dato dal nostro attuale stato di forma, difficilmente peggiorabile. Non mi aspetto che il neo arrivato Rafinha sia il nostro Messi(a) e risolva di incanto tutti i problemi. Spero semplicemente che i giocatori visti in maglia nerazzurra fino a Novembre tornino ad essere tali per un altro trimestre: dovrebbe bastare a lasciarsi dietro una delle due rivali.

Il Milan ricomincia a camminare e la sorte torna ad esserle amica: è bastato il tiro sbilenco che dà inizio al rocambolesco 2-1 per farmi dire “va che culo, adesso segnano”, mentre il colpo di testa fuori di un soffio al 94’ è il sintomatico controcanto  al mai troppo rimpianto colpo di testa di Brignoli di un paio di mesi fa.

E’ COMPLOTTO

Come spesso accade, il turno di pausa campionato lascia briglia sciolta e pagine da riempire alla stampa sportiva italiana. Posto che a picchiare sui soliti tasti non si sbaglia mai, ecco una manciata di notizie simpatiche che riguardano l’universo nerazzurro, di oggi e di ieri.

Andiamo in ordine cronologico.

  • E’ dei primi dell’anno la bella notizia di Bobo Vieri condannato a pagare le spese processuali per quello che, in altri ordinamenti, sarebbe probabilmente stata giudicata lite temeraria.   In estrema sintesi: Vieri chiede una ventina di milioni a Inter e Telecom per i pedinamenti e le intercettazioni telefoniche subite ai tempi dell’Inter, ed in primo grado il giudice gli riconosce il diritto ad averne in totale uno (su venti…).   Non solo. In appello il Tribunale valuta diversamente la durata di queste attività: non 4 anni, ma tre mesi. Il milione del primo grado scende a circa centomila euro, ulteriormente diminuiti dall’ultima pronuncia dei giudice, che rigetta l’istanza di annullamento e condanna Bobone a pagare 33.000 di spese processuali. E l’enorme montagna GuidoRossiMorattiTronchettiTelecom partorì una scureggetta.
  • Passando all’erede di Vieri sotto molti aspetti, ecco la stampa sportiva sollazzarsi con uno dei suoi passatempi preferiti: Mauro Icardi e propaggini. La fiamma del pericolo, della CrisiInter e di tutto quel che ne segue va tenuta viva, e cosa c’è di meglio della pausa campionato per polemizzare demagogicamente contro Wanda Nara e consorte per aver osato andare alle Maldive mentre noi siam qui a lavorare? Del resto, come noto, tutti gli altri giocatori della Serie A sono a servire missioni in giro per il West Africa o a pulire cessi nei lebbrosari del nord dell’India.  Ma non basta, no. Mettiamoci anche che Icardi ormai andrà via, con tanto di simpatica citazione di uno spot di qualche anno fa. Ormai dovremmo essere abituati, chè a sentir loro Maurito dovrebbe essersene andato già cinque o sei volte.  Grazie , ne sentivamo proprio il bisogno.
  • Gli amanti della statistica invece stranamente non hanno sventolato i risultati del rapido conticino fatto dalle menti semplici del Giornale, secondo cui il numero di italiani in rosa,  tanto caro ai tanti MassimiMauro d’italia, sarebbe inversamente proporzionale alla posizione in classifica.  Non voglio tirare in ballo una vecchia infografica della Gazza, che individuava nello spettacolare e competitivo campionato della Repubblica Ceca il torneo col maggior numero di autoctoni, ma davvero una notizia del genere non mi sorprende.  La nostra nazionale non andrà al Mondiale, segno evidente di mediocrità diffusa in tutta la attuale rosa azzurra (scusate il gioco di parole cromatico): come si può anche solo pensare che sia utile -di più, imperativo- schierare frotte di connazionali in campo per vincere le partite?
  • Riccardo Signori è un curioso ominide che scrive proprio per il Giornale, dato che dovrebbe essere sufficiente per commisurare la stima che posso nutrire per lui. Il soggetto, noto in passato per aver auspicato il Daspo per il Balotelli interista (silenzio totale sulle parentesi milaniste di Supermario), nei giorni scorsi ha vergato un corsivo in cui si doleva dei due capitani delle milanesi, a suo insidacabile giudizio non all’altezza dei loro illustri predecessori. Curioso che la colpa di Bonucci sia in primis un rendimento ben al di sotto del prezzo di acquisto e del blasone del difensore, mentre -ancora una volta- lo stigma di Icardi venga ricercato in faccende extra-calcio. Si badi: non potendolo accusare di fare vita da atleta, gli si rinfaccia per l’ennesima volta la moglie ingombrante, i tatuaggi e i macchinoni. Uno ha segnato 18 gol in quattro mesi, l’altro nello stesso lasso di tempo ha fatto cagare, ma mettiamoli sullo stesso piano, tanto sticazzi.

WEST HAM

Anonimo pari casalingo col Bournemouth che se non altro vede il ritorno al gol del Chicharito Hernandez. Se non altro i martelli tornano a galleggiare nelle placide acque del centroclassifica.

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Vecino in realtà non ha ancora segnato: esulta per l’ingresso in campo di Juan Jesus 🙂

TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO

FIORENTINA-INTER 1-1

A chi ha avuto la pazienza di leggere la mia ultima sbrodola potrei anche dire di passare oltre, perchè tante saranno le analogie tra questo e quei pensieri.

Come settimana scorsa, non ho visto la partita, impegnato nel viaggio di ritorno -per fortuna completato in metà del tempo!- della piacevole vacanza, con una singhiozzante Radio 1 sola compagna di viaggio.

L’enfasi posta da tutti sull’ingiustizia causata dal gol di Icardi mi ha fatto salire tre metri di carogna sulla spalla (tutti giustizialisti a strisce alterne, chè gli altri al solito hanno tutti i diritti di vincere partite con l’unico tiro in porta), instillandomi però nel contempo il leggerissimo sospetto di tifare per una squadra ancora in debito di condizione psico-fisica, e in buona sostanza di giUoco.

Certo, il mio punto di vista (parziale, per non aver visto le immagini, e fazioso, per la nota partigianeria a strisce) mi ha fatto pensare che una miglior freddezza da parte di Borja Valero e Candreva ci avrebbe consentito di chiudere partita e incontro, alla faccia dei professoroni dei Luoghi Comuni Maledetti e dell’ #intercinica.

Pare tuttavia che i nostri abbiano rischiato di portare a casa il furto del secolo, vista la quantità industriale di occasioni create ma non finalizzate dai Viola.

Nulla di nuovo sotto il sole: le squadre di Spalletti -e quella di quest’anno non fa eccezione- vanno gran bene fintantochè la gamba e la crapa parlano bene tra di loro, ma non hanno ancora imparato ad essere risolute e cattive, come invece sta imparando a fare il Napoli di Sarri.

Tornando al commento di una partita che non ho visto, resta poco da dire, se non che su Joao Mario pare essersi aperta la caccia all’uomo, a cui mi accoderò malvolentieri. E’ uno dei pochi casi in cui penso davvero che il giocatore lo faccia apposta per forzare la mano con la Società ed essere ceduto.

La passata stagione, tutt’altro che trascendentale, aveva se non altro messo in mostra un giocatore quadrato, soprattutto di corsa e contrasto, cosa invero piacevolmente singolare trattandosi di un portoghese. A riguardo, ricordo e sottoscrivo al 100% la citazione (di cui però non rammento l’autore) secondo la quale:

Se a calcio non si dovesse tirare in porta, il Portogallo sarebbe sempre campione del mondo.

Questo per dire che, di solito, le caratteristiche dei portoghesi sono abbastanza prevedibili: gran palleggio, tocco delicato, scarsa propensione alla cosiddetta “ignoranza calcistica”, declinabile sia come segnare gol brutti e cattivi, sia come assestare stecche proditorie per interrompere l’azione avversaria.

Ecco, Joao Mario l’anno scorso mi pareva una bella eccezione alla regola: corsa, contrasto, addirittura grinta (ok, il termine di paragone era Brozovic…) e qualche gol.

Quest’anno, un ectoplasma. Perde centordici palloni e guai a lui se si spreca a rincorrere l’avversario. Però fa dire al procuratore che vorrebbe giocare di più. Questo a casa mia si chiama “fai casino e fatti  vendere al primo che passa”.

Se qualcuno ci cascasse, mi assumo l’impegno di portarlo a destino a cavalluccio.

Chiuso il caso specifico, il resto della rosa persiste nel suo momento di pochezza cosmica, che il solo guizzo da campione di Icardi per poco riusciva a mascherare. Santa pausa darà a Spalletti due settimane per fare il proverbiale richiamino (cit.) atletico e un corposo e corroborante training autogeno all’insegna del mantra “non consideratevi le merdacce che in realtà siete”.

Non è il caso di scomodare i familiari di casa per ricordare ciò che è evidente a tutti: manca un centrale in difesa, un cambio all’altezza per Perisic e Candreva (per quanto Cancelo…) un cazzo di trequartista sul cui altare sacrificare senza la minima commozione Brozovic e Joao Mario.

A parte questo, tutto bene.

Ed è una battuta fino a un certo punto. Portiamo a casa un altro punto da una brutta partita, e restiamo terzi nonostante il brutto periodo.

Non voglio fare la volpe e l’uva ma, tra le tre partite in fila di questo periodo (Lazio-Fiore-Roma) potendo vincerne solo una, fin dall’inizio avrei dato la mia preferenza a quella con la Roma. Vincere quella partita vorrebbe dire recuperare tre punti sulla diretta concorrente al terzo posto, con tutto ciò che ne consegue.

 

LE ALTRE

E se Atene piange, Sparta non ride: i lupacchiotti vengono infatti sconfitti in casa da una esemplare Atalanta che domina il primo tempo e regge con l’uomo in meno per tutta la ripresa. Gasperini continua a starmi ampiamente sulle balle per l’insistenza con cui parla male della sua esperienza interista (avendo, purtroppo, ragione), ma l’impronta su questa squadra è visibilissima; complimenti veri e sinceri.

Napoli e Lazio faticano il giusto prima di aver ragione dei rispettivi avversari, nettamente inferiori (Verona e Spal), e altrettanto può dirsi della Juve, che regola il Cagliari solo nel finale con il gol di Bernardeschi.

Morale: il solco Napoli-Juve-e-poi-tutte-le-altre va delineandosi in tutta la sua evidenza: non ne sono contento, questo è chiaro, chè l’interista vero pensa sempre di poter vincere (e perdere, ma vabeh…) contro chiunque, ma il lato positivo è che c’è chiarezza, e restiamo in tre per due posti.

Ora, entrambe le romane hanno una partita da recuperare, e quei match, unitamente allo scontro diretto Inter-Roma del prossimo turno, diranno molto sui destini dei nostri amatissimi.

Solo un piccolo inciso sui cugini, vittoriosi nel pomeriggio contro il Crotone di Walter Zenga per 1-0. La vittoria è ovviamente accompagnata dagli “ooohh” di pubblico e critica, che fanno fare a Gattuso il “pompiere” della situazione, presi come sono a magnificarne i meriti (cazzo, hai vinto col Crotone…). Il punto non sta qui, anzi: per Ringhio sono perfino moderatamente felice. Il punto sta nel gollonzo segnato da Bonucci, che sulla respinta del portiere avversario viene colpito sulla nuca dal pallone che finisce in porta.

Ora, mica è colpa sua se ha segnato, questo è chiaro. Ma qualsiasi essere umano dotato di un minimo di dignità (no Superpippa, non sto parlando di te) eviterebbe di esultare manco avesse segnato in rovesciata in finale di Champions.

Aneddoto personale: nei miei più che trascurabili trascorsi da terzino sinistro dell’altrettanto dimenticabile selezione di Emergency, a inizio anni 2000 ho solcato la fascia talune volte, arrivando alla mia giornata di gloria in un afoso pomeriggio di Giugno, allorquando, saltati in prepotente progressione un nugolo di avversari, sono arrivato sul fondo per mettere il cross di giustezza.

La palla, beffarda, è andata lunga sul secondo palo e si è infilata in goal tra la sorpresa generale.

Cosa succede di solito quando uno segna? Abbracci e sorrisi dai compagni di squadra, insulti e occhiatacce da parte degli avversari.

Ecco: in quel caso è stato il contrario, con gli altri a ridermi in faccia per la botta di culo e i miei compagni a insultare i miei piedi fucilati.

Io? Ho finto un’esultanza a baciare la maglia e indicare gli spalti (che non c’erano…), ma ho riso come e più degli altri per la sesquipedale botta di culo occorsa.

Posso anche arrivare a pensare che il Milan-Crotone di oggi avesse un’importanza superiore al Torneo sociale “Dai un calcio al precariato” (per quanto…), però vedere Bonucci correre da invasato come suo solito dopo un simile colpo di culo non ha contribuito a migliorare la sua immagine ai miei occhi. E mi fermo qui.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose, una da persona mediamente normale, una da malato di mente.

Da applausi la reazione di Spalletti agli ominicchi di Mediaset Premium che lo incalzano con domande (originalissssssime) sulla ristrettezza della rosa, acuita dall’infortunio di Ranocchia che ha costretto il Mister a piazzare Santon al centro.

La mia personale ola non si è levata tanto al già richiamato “lo sa anche la mi’ mamma che ci manca un centrale”, quanto alla provocatoria domanda “ma cosa ho detto? Cos’hai vinto adesso che finalmente l’ho detto?” (min. 1:40).

Come sapete, vivo anni e anni di vaffanculi repressi ai giornalisti di ogni scuderia (soprattutto di quella scuderia) che appoggio a prescindere qualsiasi polemica contro questi scribacchini.

Due dei pochi casi in cui esultai per una dichiarazione del Signor Massimo ai microfoni in un dopopartita furono le sue dichiarazioni post-Barcellona alla RAI (“Vi vedo un po’ spenti…forza, possiamo perdere alla prossima!“ Purtroppo non trovo il video in rete…) e post-Bayern a Pierluigi Pardo, allora ancora a Sky, lasciato da solo come una statua dopo una domanda legittima quanto inopportuna (ricordare in quella sede le tante difficoltà della sua gestione evidentemente non venne digerita dal Presidente).

Ecco, vivo nell’intima convinzione che alcuni vaffanculi in più ai giornalisti in tutti questi anni pur non migliorando la relazione del Club con i media, avrebbero per lo meno messo in chiaro che le due parti erano apertamente in guerra, e non ipocritamente sorridenti l’una di fronte all’altra.

E questo mi porta al secondo punto, quello più da psicopatico.

Perchè se è vero che nel lavoro bisogna lasciare da parte emotività e precedenti, se è vero che ufficialmente Mediaset non ha più punti di contatto con A.C. Milan, la mia mente è troppo poco elastica, e il mio rancore troppo granitico per non sobbalzare a questo:

Cioè, i 110 anni dell’Inter dovrebbero essere raccontati, comunicati, pubblicizzati dalle stesse facce che poche righe sopra mi rammaricavo non essere state insultate a dovere negli ultimi vent’anni?

Sorry, non ce la faccio… Ma è sicuramente colpa mia.

 

WEST HAM

Qui la ruota ha girato abbastanza bene: in tre giorni (lì si gioca sempre…) battiamo il West Bromwich al 94’ con doppietta di Carroll e pareggiamo in casa Tottenham (cioè Wembley per quest’anno) con golazo di Obiang.

Poco per dare una pennellata di decenza alla classifica, ma abbastanza per allontanare fantasmi di zona retrocessione.

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