SETTE A UNO (O SETTANTUNO, CAPISC’AMME’)

INTER-ATALANTA 7-1

Un bel godimento, non c’è che dire.

In primis nel vedere la tua squadra giocare bene in tutti i suoi effettivi, segnare in tanti modi diversi e dare la sensazione di una solidità crescente.

Ma anche nel vedere le tante penne che sbrodolavano le pur giuste lodi sull’Atalanta di Gasperini, animato da sete di vendetta come prima di ogni confronto con l’Inter  e mestamente tornato a casa con una scoppola memorabile.

Parto da qui, per precisare che il “71” del titolo, che solo ai più distratti non è di immediata comprensione, non è riferito al Mister di Grugliasco. Sono forse influenzato dalla bella intervista di Paolo Condò in onda in questi giorni su Sky, ma sentendolo parlare ho capito che -e mi costa dirlo- c’aveva ragione lui. Sbagliò l’Inter, cioè il Signor Massimo, a ingaggiare un allenatore che non c’entrava niente col progetto -pur plausibile- del Presidente Simpatttico di spremere ancora gli usurati campioni del Triplete. Utilizzando la delicata metafora della Curva Nord in un immortale striscione del tempo:

Comprare Gasperini e volere la difesa a quattro è come andare a mignotte e chiedere le coccole

Ma torniamo ai giorni nostri. Paradossalmente la partita comincia con qualche pericolo, visto che le due squadre danno l’impressione di due pugili che dal primo gong fanno a chi picchia più forte.

Per nostra fortuna abbiamo un giocatore che si chiama Mauro Icardi e che in un quarto d’ora chiude quasi da solo la partita. E’ vero che i primi due gol sono rispettivamente frutto di un rimpallo e di un rigore, ma analizziamo le azioni: sulla prima lancio illuminante e millimetrico di Medel (lo riscrivo per i duri di comprendonio: lancio illuminante e millimetrico di Medel), sul quale il Capitano si invola verso la porta. Viene tamponato al limite dell’area con conseguente giallo che avrebbe potuto (e dovuto) essere rosso: nemmeno il tempo di finire il carniere di moccoli e Banega tira una mezza fetecchia che in qualche modo arriva sul sinistro di Maurito che da pochi metri non sbaglia.

Probabilmente la cosa più bella della partita avviene subito dopo, con l’autore del gol, il twittatore seriale, quello che cambia più macchine che mutande, il viziato con la villa con piscina, quello sposato con la biondazza dalle tette rifatte, quello lì insomma, che va a cercare in panchina il compagno Andreolli a cui in settimana è mancato il papà. Un gesto semplice e spontaneo, lontano mille miglia dalle magliette celebrative e dalle atmosfere mielose di Milanello Bianco.

Sul secondo gol, il modo in cui difende la palla facendola scorrere all’indietro e bruciando sullo scatto sia il terzino che il portiere -che non può far altro che tamponarlo in uscita- è da manuale del centravanti moderno.

Un po’ meno il successivo cucchiaio, che rimane alto nella sua traiettoria finendo in rete giusto un filo sotto la traversa e facendomi “smaltire” il pranzo in poco meno di due secondi.

Il terno secco si chiude con un bellissimo stacco di testa su cross di Banega, gol abbastanza simile a quello della seconda di campionato contro il Palermo.

L’Atalanta comprensibilmente non ci capisce una mazza, e i nostri possono imperversare con Candreva che riesce finalmente ad abbinare quantità di cross (mai mancata) a qualità e precisione degli stessi: Banega ringrazia e può firmare il 4 e il 5-0 poco dopo la mezzora.

Siccome sono un incontentabile -ancorchè simpatico- rompicoglioni, arrivo quasi ad arrabbiarmi per il 5-1 di Freuler, e per due motivi. Il primo è che conosco i miei polli e temo un rilassamento generale sotto forma di 5-3 finale, con mugugni e scrollamenti di testa all’insegna del “non cambiano mai ‘sti maledetti, mai tranquilli“. Il secondo motivo è che Medel sbaglia in modo goffo ed evidente la chiusura sull’atalantino, abboccando alla mezza finta e finendo chiappe a terra, e già pregusto il saporaccio dei detrattori del cileno. Se a ciò aggiungiamo che il gol arriva poco prima del recupero, ce n’è abbastanza per farmi vedere nero.

Invece -che bello- sono smentito da Pioli e dal suo gruppo di mestieranti, che sostanzialmente riprendono da dove avevano finito, continuando a correre e macinare gioco, consci probabilmente che è l’unica maniera per tenere la partita sotto formalina e non far venire strani pensieri ad un avversario che, a dir la verità, sta già pensando alla prossima.

Riusciamo quindi a far segnare l’inevitabile gol dell’ex a Gagliardini e a chiudere il conto ancora con Banega, che nelle mie profezie da tènnico non doveva giocare perché quelli là corrono come degli indemoniati e lui è lento e non la beccherà mai in 90 minuti…

Ma sono contento. Del resto sono quello che vent’anni fa ha urlato a Djorkaeff “machecazzofai!?!?” un decimo prima di vedergli fare quella rovesciata contro la Roma: il signore sì che se ne intende, insomma…

LE ALTRE

Che dobbiamo dire? Partitone, ai limiti dell’incredibile, anche se da solo non basta a farci recuperare punti su Roma e Napoli.

Su Juve Milan non posso che fare un’apposita seziuncella a parte, mentre la Lazio mentre scrivo raggiunge il 3-1 contro quel Toro a cui renderemo visita sabato prossimo.

La Champions resta lontana, possiamo solo vincerle tutte (che non è poco!) e sperare in sfighe altrui. Resta la consapevolezza di una proprietà che sta proseguendo e migliorando il risanamento dei conti e che a Giugno avrà sostanzialmente mano libera sul mercato. Insomma, dopo tanti anni, e complice la già ricordata riforma della Champions, possiamo dire con una certa sicumera che se non è quest’anno sarà l’anno prossimo.

LA PARTITA DEL MALE

Devo dire la verità: mi sono addormentato durante il secondo tempo. Non perchè la partita fosse brutta, no. Ero proprio stracco morto. Ho comunque fatto in tempo a vedere una Juve palesemente più forte eppure incapace di segnare vuoi per demeriti propri vuoi per alcune (alcune, non tutte, chè al ragazzo gli è pure andata bene) ottime parate di Donnarumma.

Anzi, con il proverbiale culo i cugini sono andati addirittura vicini al colpaccio grazie a un paio di contropiede beffardi (vedi Deulofeu che non riesce a approfittare dello sciagurato retro passaggio di Benatia a Buffon).

Ma proprio quando la palpebra era definitivamente calata sono stato ridestato dall’ennesimo singulto di Compagnoni “parata sssstrepitosa di Donnarumma“, seguito dal rigore più servile che io ricordi negli ultimi anni.

La prendo da lontano: già la designazione di Massa, dopo l’errore dell’andata che aveva penalizzato la Juve -assolutamente meno grave e più difficile da vedere- a mio parere aveva un sapore strano, come a dire “dài, ti diamo l’occasione per rimettere le cose a posto“. E difatti qualcuno dice, e mi piace pensare che sia così, che il rigore lo fischi lui su propria decisione, e non su indicazione dell’assistenza di porta.

Quel che accade dopo mi coglie impreparato, perchè non posso non stare dalla parte dei cugini, defraudati di un punto che poco avrebbe cambiato al loro campionato ma che era comunque più che legittimo. Che la Juve abbia giocato meglio è tanto evidente quanto irrilevante, essendo la storia del calcio piena di partite dominate da una squadra epperò finite con punteggio diverso.

Solo chi è in malafede (Massimo Mauro, tanto per dirne uno) o è abbarbicato al proprio credo integralista (Arrigo Sacchi, tanto per dirne un altro, e per di più contro il “suo” Milan) può propugnare cagate del tipo “il rigore non c’era ma la Juve meritava comunque di vincere“.

Epperò, vedo distintamente Donnarumma (che non chiamerò mai Gigio come la pletora di serve che commenta il Milan) urlare alla curva bianconera “siete delle merde“, con il succitato esercito di pennivendoli a non riportare il fatto, ma a limitarsi a raccontare il romantico bacio sullo stemma rossonero del giovane portiere.

Del resto, lo sappiamo, loro sono la Squadra dell’Amore, ontologicamente incapaci di arrabbiarsi e fare polemica. Ecco quindi Montella e Galliani arrabbiarsi con Bacca che -giustamente- vuol dirne quattro agli arbitri. Ecco di nuovo Montella fare il primo della classe e scusarsi per il parapiglia di fine partita che non fa bene al calcio. Ecco soprattutto l’assordante silenzio della Società nel non commentare i danni causati dai propri tesserati allo spogliatoio bianconero.

Ora, io dico, chiedendo perdono per la ripetizione di un concetto che ho già espresso tante volte: una Società che ha patteggiato la Serie B con penalizzazione, perchè conscia di rischiare decisamente di più, in pochi anni fa damnatio memoriae dei misfatti commessi e arriva al picco di protervia e cattivo gusto di far bella mostra della propria refurtiva (come altro chiamare i due scudetti revocati?) nello spogliatoio in cui ospita tutte le proprie avversarie.

Pure essendo io contro la violenza, sia essa contro persone o cose, ho trovato comprensibilissima la reazione dei calciatori del Milan, che paiono essersi accaniti proprio contro quei vessilli farlocchi. Se fossi tifoso rossonero -che Dio me ne scampi- avrei voluto che il mio club dicesse qualcosa a riguardo, e la smettesse di fare ciccìbubbùgnegné con quelli là (mi scuso per il gergo tecnico), che finalmente prendesse posizione di “alterità” rispetto a quel modo di essere e di fare.

Una delle pagine di cui sono più fiero, da interista, è il comunicato con cui l’Inter in piena gestione Thohir fece uscire il famoso comunicato in cui definiva la Juve “retrocessa insieme alla sua reputazione“. Ritengo che le capacità comunicative di Mediaset non avrebbero avuto problemi a partorire qualcosa di simile, senza ovviamente arrivare a giustificare atti di vandalismo dei propri tesserati, ma ponendo comunque un punto fermo e non negoziabile su quanto successo.

E invece, ancora una volta, si sono dimostrati non così lontani da quelli là.

Capito adesso a chi era riferito il 71 del titolo?

WEST HAM

Brutta e evitabilissima sconfitta esterna contro i carneadi del Bournemouth, che certifica la cristallizzazione di quella via di mezzo in cui gli Hammers paiono incastrati da qualche anno. Si cerca di fare il salto verso le grandi, ma ci si muove a gambero: un passo avanti, due indietro. Uottaffacc

Il solito spogliatoio spaccato

 

MALE MA NON MALISSIMO

INTER-ROMA 1-3

Sconfitta purtroppo meritata e in una certa misura anche attesa.
Inutile girarci intorno: in questo periodo storico, la Roma è una squadra superiore ai nostri, per quanto faccia male dirlo.
Noi avremmo potuto far risultato ieri sera facendo il partitone e bloccando al contempo le loro fonti di pericolo maggiori. La prima parte del proposito -pare evidente- non si è avverata; la seconda è riuscita solo in parte, con Salah e Dzeko pericolosi solo in un paio di circostanze, ampiamente compensati però dal talento atletico prima ancora che tecnico di Nainggolan, che con due siluri ci ha impallinato una volta per tempo.

Cedo all’autocelebrazione segnalando che il tamarro più tatuato del West io l’avrei preso già dopo il primo anno di Cagliari.

Tornando al match, Pioli insiste con i tre dietro, che per me male non sono, anche in considerazione dell’assenza di Miranda. Il problema è lasciare 100 metri di campo da coprire a Candreva e Perisic, che difatti per lunghe mezz’ore girano a vuoto, controllati senza particolari patemi da fuoriclasse tipo Juan Jesus. Se a ciò aggiungiamo che Brozo è in serata-slandrone, e che Joao Mario per una volta non gioca bene, sèmm apòst…

Ha ragione Pioli a (cercare di) minimizzare l’occasione dell’1-0, dicendo in sostanza “sì in effetti Murillo poteva anche farsi incontro al belga, ma abbiamo comunque concesso un tiro dal vertice dell’area che in condizioni normali non è pericoloso“.
Evidentemente quelle di ieri sera non erano condizioni normali.

CItando per l’ennesima volta Marco Paolini e il racconto del Vajont:

“I Carabinieri fanno rispettosamente notare che qui in pratica la terra trema due giorni sì e un giorno no”.

“La prefettura dice che in teoria i sismografi della diga non registrano nemmeno scosse”.

“I Carabinieri rispondono, rispettosamente, che però in pratica…”

“Attenetevi alla teoria! Non trema la terra, vi trema il culo!”

Lodevole il tentativo dei vari commentatori di voler salvare il povero Gagliardini, perfetto fino a oggi, ma il ragazzo contro il Ninja non c’ha capito una mazza. Resto convinto che, se si fosse trattato dell’immondo Medel e non del succitato giovane-e-italiano, le erinni mediatiche non avrebbero mancato di far calare la loro mannaia.
Io nei mille replay mostrati in TV, ogni volta che vedo la palla arrivare al romanista sulla fascia sinistra prima dell’1-0 mi chiedo perchè cacchio il nostro non sia intervenuto in scivolata a metterla in fallo laterale.
Ma lui gioca in nazionale e io no, quindi…

La ripresa vede i nostri cominciare meglio, ma beccare il raddoppio proprio quando i due esterni stavano iniziando a carburare.
La strana coppia Radja-Gaglia si ripropone, e a mio parere il romanista è furbo a sbilanciarlo, involandosi da solo per 50 di campo e chiudendo con uno scaldabagno a 100 all’ora alle spalle di un’incolpevole Handanovic. Siamo sempre lì: 9 volte su 10 un intervento di questo tipo viene punito col fallo, ma con Tagliavento e con l’Inter sappiamo bene che le eccezioni sono all’ordine del giorno.
Il merda nell’occasione non guarda nemmeno verso la palla e i due contendenti, ma continua a rimirare l’area di rigore: un genio.
Poco dopo lui e la sua cricca fanno ancor meglio, ignorando il solito rigore a nostro favore (pedata di Strootman su Eder nell’area piccola).

Ma, come detto, siamo alla non-notizia.

Poco dopo riusciamo comunque a riaprirla, con Icardi ad arrivare in spaccata su cross di Perisic più alla speraindio che frutto di attenta strategia.
Nemmeno il tempo di illuderci seriamente che Dzeko fa la prima cosa giusta della partita, usando bene quel corpicione che si ritrova e sbarazzandosi di D’Ambrosio. Una volta entrato in area Medel entra alla disperata e lo centra in pieno. Perotti certifica la fine del fluido magico di Handanovic dagli 11 metri e che cacchio gli vuoi dire…

BIGINO DI AUTOANALISI

Come dice il titolo, male ma non malissimo.
Come detto all’inizio, questi sono più forti.
Come temuto, la sconfitta cancella ogni residua speranza di terzo posto e conseguente preliminare di Champions, e ai nostri tocca sperare che la recente innovazione normativa della UEFA venga confermata, potendo l’Italia contare su quattro squadre in Champions dalla stagione 2018/2019.
In alternativa, se dovessimo aspettare di arrivare nei primi tre, ciao core…

LE ALTRE

Della vittoria della Juve possiamo anche non parlare, essendo la stessa ai confini della non-notizia. Decisamente più sorprendente è la sconfitta interna del Napoli contro una splendida Atalanta. Gasperini non gode delle mie simpatie vista la acclarata avversione interista dopo la sua breve e sfortunata parentesi.
Diciamo che il modo in cui fa giocare la sua squadra, non dissimile da come ha fatto giocare il Genoa per anni, dovrebbe far capire ancora una volta quanto insensata fosse stata la sua scelta da parte del Presidente Simpatttico arrivato a sceglierlo dopo aver ricevuto una mezza dozzina di due di picche.
No sul serio, ma ce li vedete i nostri consunti eroi del Triplete correre come Spinazzola, Conti e Gagliardini? Su ‘sto punto ci torno nella prossima seziuncella; ora devo fare i complimenti alla brigata orobica che avremo l’onore di ospitare tra una paio di settimane a San Siro.
Avendo fatto la figura del tifoso sportivo e distaccato, posso quindi sfogare qualche ettolitro di bile nel raccontare l’ennesima botta di culo dei cugini che battono il Sassuolo e il record di errori arbitrali a favore nell’arco dei 90 minuti.
Facendo una rapidissima sintesi, quel pirla di Berardi sbaglia il rigore (che c’è), mentre Bacca riesce nell’impresa di realizzare il suo (che non c’è) in scivolata, colpendo due volte la palla e quindi, a-stretti-termini-di-regolamento, vanificando la chance.
Infine, calcione di Paletta ai danni di un nero verde in piena area, bellamente ignorato da Calvarese.

E’ COMPLOTTO

Rimango sullo stesso tema per far notare come, nel descrivere la partita ed il relativo arbitraggio, le parole che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire sono state “arbitraggio molto complicato quello di Calvarese oggi“, seguite da “ha commesso tanti errori” e “giornataccia“.
Non avendo assistito in diretta ai suddetti scempi, nella mia ingenuità pensavo ad un arbitraggio che avesse scontentato entrambe le squadre, figlio appunto della classica giornata-no degli arbitri.
Invece, più venivano sviscerati i dettagli della questione, più il mostro assumeva gli inequivocabili contorni del furto, ma pur sempre in nome del giUoco, dell’amore e della sincerità, visto che Montella faceva il santarellino dicendo “mi costringete a parlare di arbitri anche se non lo faccio mai nemmeno quando gli episodi ci sono a sfavore (e intanto l’hai detto, così come in settimana avevi avuto il coraggio di dichiararti in credito con la sorte), però può darsi che alcuni degli episodi oggi siano stati a nostro vantaggio” e premurandomi di chiosare da bravo primo della classe “e comunque quelli del Sassuolo li ho visti troppo nervosi, non si fa“.

Rimanendo in ambiti iperglicemici, per una volta Caressa azzecca la battuta preannunciando un collegamento col Milan riunito per la festa di Donnarumma “che per la quinta volta questa settimana compie 18 anni” ironizzando sulla leggerissima ridondanza data all’evento, condita con le inevitabili finte lacrime approntate per l’occasione.

Tornando al rendimento dei rossoneri, è confortante constatare che, anche al netto delle mie ancestrali antipatie e dei miei consolidati pregiudizi, anche analisti più fini di me si rendano conto del buciodiculo che continua ad accompagnare i Meravigliousi.

Se non siete seriamente interessati alla statistica applicata al calcio o se semplicemente non siete tra quelli che -uno a caso…- pur di leggere qualcosa di negativo sul Milan tufferebbero il naso in un trattato di astrofisica, risparmiatevi pure l’accurata analisi linkata. Faccio solo presente che, scartate tutte le ipotesi plausibili, la conclusione è che non si spiega l’attuale numero di punti conquistato dai cugini.

Però-loro-propongono-giuoco.

Al Club ho avuto poi l’ennesima occasione di apprezzare l’intelligenza e la lungimiranza di Leonardo che, parlando dell’esonero di Ranieri, si è retoricamente chiesto se e quale processo decisionale ci fosse dietro alla scelta di un allenatore. Torno come promesso a Gasperini, ma anche a De Boer o andando più indietro a Benitez, e voglio limitare il discorso solo ai nostri colori: a mio parere la scelta del Mister è la più importante e strategica tra quelle fatte da un Presidente. Cosa diavolo vi viene in mente a scegliere certi allenatori? La prima cosa che un dirigente, ma che dico, un essere umano dotato di normale intelligenza, dovrebbe fare è guardare la rosa di giocatori che ha a disposizione e cercare l’allenatore di conseguenza.
In alternativa, ma succede molto meno frequentemente, scegliere l’allenatore e con lui progettare una campagna acquisti che gli possa dare materiale umano a lui gradito.

Senza questi accorgimenti, che mi paiono anche abbastanza intuitivi, ti trovi vestito in giacca e cravatta ma con quelle infradito che ti piacevano tanto.

WEST HAM

Pareggio esterno sul campo del Watford di Mazzarri, che lascia entrambe le squadre nelle anonime ma placide acque di centroclassifica.

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CRANIOLESI AND PROUD OF IT!

INTER-FIORENTINA 4-2

Tutti a stupirsi, tranne i profondi conoscitori della labile psiche nerazzurra.

E se già nell’orrendo infrasettimanale israeliano era stata chiara la schizofrenìa (ormai congenita) dei nostri, perchè mai avrebbe dovuto cambiare qualcosa nel successivo impegno di campionato?

‘Nfatti… Pioli mette giù a mio parere una formazione logica e difficilmente migliorabile: Ranocchia al momento va preferito a Murillo, D’Ambrosio ed Ansaldi sono i meno peggio della nostra pletora di mediocri terzini, Kondo è messo alle calcagna del pari stazza Ilicic con Brozo di fianco, giusto per aver un’idea di cosa fare del pallone. Più avanti, che ci sia Banega o Joao Mario per me è indifferente, chè tanto quelli che determinano sono Perisic-Icardi-Candreva.

Pronti-via e siamo due a zero: le due azioni che portano ai gol si giovano di altrettante leggerezze dei Viola, ma oh, saremo mica solo noi a fare regali ai nostri avversari…

Ovviamente felice, sorpreso il giusto, in realtà resto in campana, anche dopo il terzo -bellissimo- gol di Maurito. Conosco i miei polli e so che la pacchia, declinata a queste latitudini non può ontologicamente durare.

Pioli è con noi da poco ma -forse per il passato da tifoso- pare conoscere già pregi e difetti del proprio paziente: forse è quello che lo porta a smadonnare come e più di me quando Perisic, liberato con un bellissimo esterno destro da Icardi, si mangia il 4-0 solo soletto in area di rigore.

Ecco il segnale: abbiamo dato, mo’ so’ cazzi.  E perfetti cassandri di loro stessi, i giocatori in maglia neroblù pian piano si spengono, lasciando alla Fiorentina se non altro la possibilità di ragionare e venire in avanti. Un paio di punizioni velenosette, e poi il bel lancio in profondità che porta al 3-1 di Kalinic.

Ora, io su Handanovic sono prevenuto: non ne discuto le qualità, ma non esce mai. Mai.

Forse è quello che mi fa urlare “Esci!!” non appena vedo il “fiundùn” (scusate il gergo tennico da Sciur Ambroeus) di 40 metri che arriva in area. Il nostro invece, citando i classici, era fisso che scrutava nella notte, giusto in tempo per farsi infilare.

Sentire addirittura Marchegiani, cintura nera di buonismo, spingersi a dire che “forse lì il portiere poteva uscire e spegnere il pericolo sul nascere” equivale alla più spietata sentenza di condanna alla fucilazione calcistica.

Ci dice anche culo, perchè sul finale di tempo la Fiore resta ingiustamente in 10: Icardi va via alla grande in mezzo a due e Gonzalo Rodriguez lo stende con una gomitata. Fallo tutta la vita, giallo idem, rosso decisamente eccessivo.

Tant’è: come diceva Liedholm, in dieci si gioca meglio. E i nostri evidentemente ne danno dimostrazione pratica.

La ripresa infatti vede gli uomini di Sousa fare la sola partita possibile date le circostanze: tutti avanti, pressing alto finchè si può, chissà mai che facciamo il 3-2 e poi quelli si cagano sotto.

E il copione è esattamente quello: i nostri in realtà hanno praterie immense a disposizione, ma Perisic centra il palo ben prima che Joao Mario sbagli un gol da “questo lo segnavo anch’io“, mentre loro, senza in realtà avere grandissime occasioni, stazionano comunque stabilmente nella nostra metacampo, annullando l’inferiorità numerica.

Che poi il loro 3-2 arrivi in contropiede con l’uomo in meno, e a causa di una papera di Handanovic stile Dida nel Derby di Natale 2007, è la giusta conferma della sfiga che ci vede benissimo e che i nostri oltretutto si autoproducono in casa.

Da lì in poi siamo in piena bonza, alla ricerca spasmodica di quei quattro-fottutissimi-passaggi-di-merda che ci possano far arrivare in area Viola e mettere al sicuro la partita. E siccome Joao Mario sminchia la conclusione come già accennato in precedenza, tocca ringraziare l’ennesimo errore dell’arbitro Damato che ignora un ruvido contatto di Ranocchia su Chiesa Jr e lascia proseguire la nostra ripartenza.

Perisic a quel punto piglia palla un po’ come col Crotone e gigioneggia sulla destra: il diagonale stavolta è respinto dal portiere, ma Icardi è pronto al tap-in per il 4-2 finale che mi riporta tra i vivi dopo aver visto l’inferno assai vicino.

Tanto più che, negli ultimi minuti, per la Fiorentina era entrato tal Joshua Perez, statunitense all’esordio nel nostro campionato e serissimo candidato all’ingresso nel Club Gautieri per acclamazione. Inevitabile il terrore di vedersi materializzata la beffa sotto forma di “Joshua 3” che già vedevo campeggiare a 9 colonne su tutte le testate sportive del globo.

Invece la sfanghiamo, portando a casa tre punti che alla fin fine sono la cosa più importante.

La cronicità del nostro problema è tale che la situazione -paradossalmente- non sarebbe migliorata nemmeno chiudendo il match 4-0 senza soffrire nulla.

C’è sempre la prossima partita”. E mai come in questo caso la notizia può essere letta come promessa o come minaccia.

LE ALTRE

E la prossima sarà venerdì sera in quel di Napoli, con gli azzurri beffati dal Sassuolo sul pareggio, con tanto di palo clamoroso di Callejon nei minti finali. I nostri da quelle parti non vincono dai tempi di Fabio Galante, ed il fatto che io ricordi esattamente dove fossi nel lontano autunno del ’97 la dice lunga sull’unicità dell’evento (oltre che sulla mia salute mentale, ma su quello ormai ce ne siamo fatti tutti una ragione…).

Le statistiche sono fatte per essere smentite, e chissà mai che, dopo aver flaggato la casella “partite vinte con aiuti arbitrali“, la legge dei grandi numeri torni a sorriderci.

La Juve sbatte contro il piccolo Simeone, cazzuto come e più del padre nell’annichilire i gobbi con due pere che fanno esultare Marassi e tutta l’italia non bianconera.

Cambia poco, per carità, chè questi non hanno il senso dell’umorismo e riprenderanno ancor più massicci e incazzati la marcia verso il triangolino che ci esalta (cit.).

Alle loro spalle la Roma ha qualche problema a sbarazzarsi del Pescara, gagliardo a restare in partita prima sul 2-1 e poi sul 3-2. Ad ogni modo i lupacchiotti la portano a casa, sventando la beffa di lasciare il sempre più incredibile Milan solo al secondo posto.

Ho letto le classiche critiche entusiaste al 4-1 corsaro in quel di Empoli, quindi toccherà ancora una volta a me segnalare che 2 dei 4 gol rossoneri siano autoreti, e che il solito culo dei cugini stavolta si vesta da legno colpito da Maccarone (tifoso-milanista-fin-da-bambino).

Ma è tutto inutile, lo tsunami al miele è inarrestabile: lo zoccolo duro di italiani, i nostri gggiovani, il progetto del settore giovanile che propone giUoco… e chissene se i cinesi per l’ennesima volta ritardano il closing.

Ad ogni modo, gufiamo tristemente da lontano, visto che la zona Champions – rispetto agli anni scorsi- è lontana già a fine Novembre.

E’ COMPLOTTO

Non rinnegando nulla di quanto detto a proposito dell’arbitraggio -incredibilmente e reiteratamente a favore dei nostri per una volta…- ci pensa il calabrese cantilenante di Sky a rimettermi in pace (cioè in guerra) col mondo mediatico.

Sibillino quando loda Paulo Sousa per la signorilità con cui vola alto sulle topiche di D’Amato, dicendo “è questo l’atteggiamento giusto, così si responsabilizzano anche i giocatori che non devono protestare“. L’atteggiamento è quello tipico dello juventino -mi scuseranno gli amici bianconeri per il paragone populista: di quello, cioè, che (forse anche inconsciamente) sa di non aver bisogno di far la voce grossa, di protestare, di portare acqua al proprio mulino, perchè c’è comunque chi lavora per lui.

Comodo, in altre parole, fare i signori quando tutto va bene.

Ipocrita invece non voler rendersi conto che, quando tu fai il tuo e vieni fregato da chi dovrebbe essere super partes, ti girino le balle.

Invece no: bravo Sousa, così si fa, questo è l’atteggiamento giusto.

Tanto poi ci pensa proprio lo stesso Mauro a parlare interi minuti di tutti gli errori che hanno danneggiato la Viola. E viva la coerenza!

Ciliegina sulla torta, poco dopo arriva il DS Pantaleo Corvino e giustamente smoccola contro l’arbitro, pur cavandosela con la buona creanza parlando di “giornata storta“.

Altra chicca per intenditori è il pezzo sul Corriere della Sera, in cui si dice che Zhang nei prossimi mesi vuole sfoltire non solo la rosa dei giocatori ma anche quella dei dirigenti. Riporto testualmente tre righe di luogocomunismo:

“I conti non tornano e a Zhang, come del resto al figlio Steven ormai fisso a Milano, sono bastati pochi mesi per realizzare che non va snellita solo la rosa della prima squadra ma pure la struttura dirigenziale voluta da Thohir che si è sempre e solo preoccupato dell’area amministrativa, sperando di far tornare i conti, e ha trascurato quella tecnica. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

E ancora:

“Il patron cinese si confronterà anche con Ausilio e Gardini, entrambi in scadenza di contratto, e chiederà spiegazioni per cercare i motivi della crisi, ma si è già reso conto che manca in società un dirigente di alto profilo come hanno, invece, tutti i top club in Europa”.

Ora, in realtà Thohir al suo arrivo fece proprio quello: pulizia e ordine tra il personale non-giocante. Chiedete a Branca, a Paolillo, a Fassone, a Susanna Wermelinger, a Rinaldo Ghelfi giusto per rimanere ai piani alti: tutti manager molto vicini a Moratti e come tali sostituiti da persone di fiducia del nuovo arrivato. Come del resto spesso succede con i cambi di proprietà. In totale, narra la leggenda, sono state decine le scrivanie liberate con l’avvento del cicciobello con gli occhi a mandorla (cit.).

Ma no: qui si insiste nel ricalcare la figura del freddo speculatore, spietato cecchino dell’EBITDA che in buona sostanza se ne fotte dei risultati sportivi (che poi sia lui ad aver confermato Ausilio è ovviamente irrilevante visto che non fa gioco al ragionamento distorto).

Tutto fa brodo, insomma, se c’è da dar contro al vero opposto del mecenate romantico, gran signore e spendaccione, comodo bersaglio della stampa sportiva e non solo.

Adesso arrivano questi e, pensa te, vogliono pure fare ordine e portare organizzazione! Che se ne tornassero a casa loro!

WES HAM

Buon pari strappato all’Old Trafford, con i nostri in vantaggio in apertura e raggiunti poco dopo da Ibra. Mourinho si incazza e viene espulso, noi teniamo botta e portiamo a casa il punticino.

Slowly slowly…

int-fio-2016-2017

Come si dice in gergo tecnico: Gol della Madonna

BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

NOT IN MY NAME

ROMA-INTER 2-1

Chiariamo subito come stanno le cose: non mi sentirete mai -dico mai- lodare una squadra spregiudicata e votata all’attacco, se essere spregiudicati e votati all’attacco vuol dire lasciare una dozzina di occasioni colossali al tuo avversario.

E’ più o meno quel che è successo tra Roma e Inter, che del resto già a fine anni ’90 avevano dato vita ad un delirio simile, seppur preferibile per gli interpreti in campo e -soprattutto- per il risultato finale.

Insomma, sarò banale e prevedibile, ma continuo a ritenere il paragone tra squadra di calcio e solida casa -entrambe da costruire partendo dalle fondamenta- centrato prima che stantìo.

Del resto, come diceva il preside de La Scuola di Daniele Luchetti: “non facciamo poesia!“.

Quella la lasciamo a Zeman e i suoi adepti (Signor Carlo batti un colpo se ci sei).

Le scelte di De Boer sono -al solito- abbastanza obbligate  in quasi tutte le zone del campo. E’ ormai evidente che la sola coppia di centrali proponibile sia Miranda-Murillo, con i massimi meriti per il brasiliano (pur non brillante in questa circostanza), e con il colombiano a mostrare sempre più i peggiori difetti del giocatore tutto fisico e niente cervello. Ciononostante, le alternative si chiamano Ranocchia e -se mai guarirà- Andreolli, quindi…

Sulle fasce salutiamo l’esordio stagionale di Ansaldi che nella mediocrità dei pari-reparto emerge in tutta la sua decenza. Sull’altra fascia, trovo Santon e non Nagatomo: come detto mediocri entrambi, ma se non altro il giapponese avrebbe il physique du rôle per fronteggiare l’indiavolato Salah, come già mostrato nella stagione scorsa.

L’egiziano passerà quindi l’intero primo tempo a bucarci da tutte le parti, con l’ex Bambino d’Oro e il mezzo cugino di Ramiro Cordoba a limitarsi a rimirargli le terga.

Passando a metacampo, e tralasciando l’imprescindibile Medel, ritroviamo Joao Mario con mia grande sorpresa, essendo venuto meno un classico della letteratura nerazzurra. Da anni, il giocatore interista acciaccato e prossimo al rientro è dato come titolare sicuro fino al mercoledì, come possibile subentrante fino al venerdì, come probabile panchinaro al sabato e come spettatore in tribuna alla domenica “per non correre rischi”.

Il portoghese è invece in campo, seppur a scartamento ridotto, e partecipa alla fiera dell’errore che fa arricchire in modo esponenziale il turpiloquio italiano di Franchino De Boer.

Un valido rincalzo avrebbe probabilmente permesso a Joao Mario di starsene seduto in panchina, ma il ragionamento fatto per i centrali di difesa si applica perfettamente anche per la nostra mediana. Brozovic pare tutto preso nell’opera di distruzione di se stesso a furia di tweet e post di instagram quantomeno intempestivi, mentre Kondogbia ne ha così da correre per farsi perdonare le merdate di inizio stagione. Morale: Joao stai in piedi? ok, giochi!

Banega, terzo di centrocampo o trequartista alle spalle di Icardi, è invece il migliore in campo tra i nerazzurri, fin da quando cerca di rimettere la macchina in carreggiata dopo il subitaneo gol di Dzeko: il tiro di destro è simile a tanti bolidi visti partire negli anni dai piedi di Stankovic. E -come spesso capitava all’amatissimo Drago- la legnata finisce sul palo (interno) ed esce, tra le madonne mischiate a un laconico “noi una botta di culo mai…“. In realtà, a volerla vedere con gli occhi del tifoso-non-troppo-accecato, anche la Roma ha da rimuginare, paradossalmente proprio contro quel Salah che tanto crea ed altrettanto spreca.

Morale, il primo tempo finisce con una gragnuola di occasioni da ambo le parti (più loro che noi a dire il vero), ma col risultato ancora fermo all’1-0 iniziale.

La ripresa vede i nostri un po’ -giusto un po’- più attenti nelle ripartenze da dietro: non perdere palla in uscita sui tuoi 30 metri in effetti non è una cattiva idea, e piano piano si riesce a costruire qualcosa, pur lasciando qualche spazio alla Roma. Gnoukouri dà il cambio a un esausto Joao Mario, e poco dopo Nagatomo fa altrettanto con Ansaldi: il nippico e Santon si scambiano la fascia e forse anche per quello Salah cala il suo indice di pericolosità.

I due cambi mi avevano fatto storcere il nasone di primo acchitto ma, viste le alternative disponibili in panca, avevano finito per convincermi. Oltretutto, seppur non per merito loro, sia chiaro, con i due nuovi in campo arrivava il pareggio, con un bella giocata made in Rosario tra Banega e Icardi: il centrocampista scarica al “9” e detta l’imbeccata in area; Maurito esegue e il giargiana argentino riceve, mette culo-a-terra De Rossi prima di incenerire Szczezny di sinistro.

Non nego di aver sperato nel ribaltone a quel punto, stante un Icardi sostanzialmente ancora inoperoso fino al tocco appena descritto, e con 20 minuti ancora da giocare.

Epperò, poco dopo Candreva lascia posto a Jovetic. Ora, Candreva è romano, romanista ma ha giocato nella Lazio per anni: un cortocircuito mentale difficilissimo da reggere, e la sua partita ne è la conferma. Ha cercato per tutti i 75 minuti in cui è stato in campo la giocata leggendaria, sfiorando il gol con una bella girata di sinistro e producendosi in una sforbiciata senza senso dal limite dell’area piccola, quando una comoda girata di piattone sarebbe stata assai più efficace. Detto ciò, stava sfanculando tutti da un buon quarto d’ora, in chiara sindrome da “sono in guerra contro il mondo“, quindi il cambio se l’è di fatto chiamato da solo.

Il problema è stato il subentrante. Cazzo Franchino… metti Eder, metti Gabigol, ma proprio Jovetic?

Sì, proprio lui. Prende palla e si produce nel suo numero preferito (24 tocchetti per avanzare di due metri), ma poco dopo fa di peggio, ripiegando generosamente al limite della nostra area e sgambettando in maniera tanto stupida quanto evidente un avversario.

Punizia regalata, che ovviamente i nostri avversari sfruttano con l’involontaria collaborazione di Icardi che, di capoccia, devia il colpo di Manolas e spiazza Handanovic.

A quel punto è evidente che è andata, e anzi temo altre praterie lasciate ai giallorossi in un poetico ma psichiatrico arrembaggio finale. In realtà non è così. Handanovic fa in tempo a fare l’ultimo miracolo e salire sull’ultimo corner per cercare il jolly della domenica, che è però già uscito a Milano un paio d’ore prima, e quindi torniamo a casa con zero punti.

Appendice del Tennico: la sola cosa che mi fa ben sperare è che buona parte delle occasioni della Roma sono frutto di errori individuali dei nostri. Non sono in sostanza errori “di sistema”; voglio sperare che difficilmente vedremo ancora Joao Mario perder palla come un Morfeo qualsiasi. Girano lo stesso, ma almeno hai la speranziella che ‘sti qua, prima o poi, capiscano che non c’è spazio per i ghirigori in uscita e urgono palle quadre.

Citando il Professore, nell’undicesimo anniversario della prematura scomparsa, e riallacciandomi all’incipit di questa sbrodola:

“Io non faccio poesia, io verticalizzo”

LE ALTRE

La Juve, dopo un primo tempo di rodaggio, in meno di dieci minuti regola un Empoli non proprio granitico, mentre il Napoli becca un ceffone a Bergamo che ai più -me compreso- fa pensare inconsolabilmente “ecco,  i Gobbi sono già in fuga, maledetti…“.

Dietro queste due una gragnuola di squadre, che inopinatamente comprende i nostri cugini. Vittoria da Milan quella contro il Sassuolo, intendendo con la locuzione “da Milan” quel mix di culo, errori a favore e tiri della domenica su cui hanno costruito vittorie quando non campionati (see Scudetto 1998-1999 for further reference).

Eccoli infatti segnare l’1-0 su deviazione decisiva di un avversario (altro che “gran botta di Jack Bonaventura“, la bagassa tua…), eccoli inciampare nelle primule con Abate e regalare il pari un minuto dopo. Eccoli soprattutto beneficiare della classica svista arbitrale con Donnarumma che stende l’avversario dopo essere andato a farfalle, ovviamente impunito. Eccoli poi beccare due gol in tre minuti e non capirci più un cazzo fino al ritorno dei grandi classici: #rigoreperilmilan per spinta di (e non su) Niang in area emiliana a metà ripresa e gol della domenica di Locatelli poco dopo, con le lacrime del 18enne che in cuor mio spero essere di vergogna e non di gioia, visto l’immeritatissimo pari.

Ma come sappiamo, c’è una parte di Milano in cui splende sempre il sole, e allora addirittura Paletta si trasforma in novello Nordhal e incorna il 4-3 che leva gli argini alla melensa retorica dei “ragazzi italiani del settore giovanile rossonero che tanto bene sta facendo in questi ultimi anni“.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, se non per chi ha orecchie tarate come le mie, capaci di intercettare critiche e incoerenze là dove il volgo ignorante non sente niente.

Mi trovo così -apparentemente è senza senso, lo riconosco- a smadonnare contro Vialli perchè dice quel che dico io e cioè “si va beh, tante belle occasioni da gol, ma le difese? E’ stato il festival degli errori“. Lo maledico pur essendo d’accordo perchè il ragionamento andrebbe fatto sempre, cioè anche quando altre squadre mettono sul banco prestazioni così sbarazzine. Lì invece no, lì è il cuore, è lo spettacolo, e meno male che una volta tanto non c’è stato spazio per tanti tatticismi.

Tipo Milan-Sassuolo, insomma… Ma lì giocavano i giovani e gli italiani, quindi evviva.

Se poi penso che la tesi opposta -e cioè “facciamo i complimenti agli attacchi delle squadre, non stiamo a guardare le difese…“- è sostenuta dall’insopportabile Massimo Mauro, la decisione sulla parte del tavolo a cui sedersi è presto fatta.

La beffa della partita di San Siro è che tutti gli errori dell’arbitro Guida sono stati analizzati dai colleghi del V.A.R.. Pertanto, giocando con la fantasia e spostando il calendario avanti di un paio d’anni, un po’ delle minchiate commesse dal prode fischietto avrebbero potuto essere corrette seduta stante, ripristinando un andamento corretto del match.

Tutto bello vero? Eh no, non per il calabrese cantilenante: “se togli l’errore umano dal calcio, togli la poesia dallo sport“.

Abbi almeno la decenza di tacere, gobbo maledetto…

Infine, ho letto con interesse i due articoli del Malpensante in cui sostanzialmente si illustravano le ragioni per amare o odiare Massimo Moratti in funzione di Presidente dell’Inter (amore e odio sono ovviamente da ridursi al solo ambito calcistico).

Ebbene, fatte le dovute distinzioni lessicali e prestandomi al gioco, mi sono scoperto un rancoroso odiatore della gestione simpatttica e familistica del Club.

Ho spesso pensato di scrivere un elenco degli errori commessi dal Signor Massimo, ma poi alla fine non ne ho mai avuto voglia e tempo fino in fondo. E’ poi vero che nessun altro Presidente sarebbe riuscito a vincere come ha vinto lui -e cioè in maniera limpida, evidente, quasi romantica.

Eppure, forse perchè un tipo di mecenatismo simile è ormai fuori dalla storia calcistica attuale, il suo pressapochismo strategico e gestionale balza ancora ai miei occhi come un errore imperdonabile.

Ecco perchè ho salutato con un più che esplicito “occccazzo” il ritorno della dichiarazione-resa-con-la-consueta-disponibilità-sotto-gli-uffici-della-Saras, con cui il nostro non chiudeva all’ipotesi di un clamoroso ritorno alla presidenza del Club.

Ma come? proprio adesso che stiamo cominciando a comportarci da Società adulta, che punisce i giocatori che fanno cazzate e sostiene il proprio allenatore nei momenti di difficoltà; proprio adesso che la comunicazione pare un poco -solo un poco- meno improvvisata e naif, deve tornare il vecchio patriarca a dire “abbiamo scherzato, alla fin fine non è cambiato niente. Continuate pure coi vecchi luoghi comuni sulla squadra pazza e il Presidente troppo buono, chè tanto noi siamo signori e mica ci offendiamo“.

Speriamo di no…

WEST HAM

La maledizione di Boleyn Ground continua, e forse non è solo una leggenda. A ‘sto giro riusciamo addirittura a strappare un pari in casa e a muovere la classifica. Payet fa una gol tecnicamente definibile come “della Madonna” ma purtroppo continua a predicare nel deserto. Vedremo il seguito della stagione….

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Chissà come si dice “spaco botilia amazo familia” in olandese?

IO ABITO TRA LORETO E TURRO

INTER-JUVENTUS 2-1

Il titolo è cambiato in corsa, visto che inizialmente avrei voluto rendere omaggio al me stesso adolescente e crooner, impegnato a strimpellare Against all Odds di Phil Collins con ilmauri (rigorosamente tuttoattaccato, altresì detto ilmaurling per gli amici).

Take a look at me now, avrebbe potuto dire l’Inter citando la romantica canzonetta al 99′ di ieri sera, con la maglia giusta, la formazione giusta e la cazzimma giusta e a soli tre giorni dallo scempio visto in coppa.

Poi però ho pensato che sono un cazzaro, e che non riesco fino in fondo a sposare la massima di Oscar Wilde “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“.

Ho quindi pensato di citare altro tipo di classici per rispondere a uno dei tanti titoli simpatttici visti nell’ultimo mese, rendendo pan per focaccia, a patto di sapere il seguito della citazione del titolo…

Ad ogni modo, l’Inter batte meritatamente la Juve per 2-1 giocando meglio dei gobbi e meglio di quanto fatto in tutto questo inizio stagione. (non che ci volesse molto…).

Con due terzini degni di tale nome, la squadra sulla carta non sarebbe nemmeno troppo inferiore ai gobbi, ma pure con i due migliorabili talenti italici di fascia, la gagliarda compagine nerazzurra se la gioca a viso aperto. Bravi Joao Mario e Banega ad alternarsi come geometri di centrocampo, con l’ulteriore benefico effetto di far risaltare la splendida pars destruens del Pitbull Medel, che finalmente può dedicarsi a proteggere la propria metacampo e pressare qualsiasi essere semovente, senza dover nel contempo pensare a cucire giUoco e pennellare lanci di 40 metri (se solo ne fosse capace…). C’è un cazzo da fare, per me il cileno è imprescindibile, sono gli altri intorno a lui che devono fare il resto. E stavolta l’han fatto alla grande.

Volendo azzardare un riassunto dei due tempi, il primo vede un paio occasioni a testa, curiosamente divise tra loro in due botta e risposta a cavallo della mezzora.

Insolito l’errore di Khedira, forse troppo solo e fermo quando colpisce di testa, servendo di fatto Handanovic con un retropassaggio. Esemplare Icardi nell’azione che porta al palo dopo destro a voragine: non solo il tiro mi ha visto gridare al gol saltando sul divano in sincrono con Panchito stile Aldo e Giovanni nell’iconica immagine passata alla storia, ma la tenacia e la forza fisica con cui ha conteso e strappato il pallone a Chiellini -non proprio Ranocchia…- mi ha fatto davvero strabuzzare gli occhi.

L’intervallo ci raggiunge quasi increduli, talmente consci dei nostri limiti da essere esterrefatti nel vederci ancora in parità. Epperò, “esaminandomi bene bene” (cit.) il pari è giusto se non addirittura stretto.

Di più: la ripresa ricomincia da dove si era finito. Poche le azioni chiare, splendida l’azione che porta al bellissimo destro al volo di Candreva servito da Icardi che esce di pochi cm. Sono talmente inebriato da tanta decenza che non penso nemmeno quel che avrei pensato in condizioni normali e cioè “cazzo dovevamo segnare, questi adesso ce la mettono inder posto“.

Cosa che puntualmente accade poco dopo: D’Ambrosio è lodevole nel pressare due o tre avversari sulla sua fascia. Peccato però che nessuno lo aiuti, e che il terzo gobbo (Alex Sandro) faccia un discreto numerillo per saltarlo e mettere boccia tesa in mezzo all’area. Santon, guarda caso, dorme e Lichtsteiner può piazzare palla in buca.

Nemmeno il tempo per attingere al serbatoio delle Madonne e dei rimugini che i nostri si rimettono in carreggiata. Ecco il corner di Banega battuto come-cazzo-si-deve (teso, alto ma non troppo, dalle parti del dischetto del rigore). Ecco Icardi svettare tra Bonucci e Mandzukic (“non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi“) e bucare Buffon per l’1-1. Grande, grandissimo l’argentino: onestamente non mi era mai parso così forte fisicamente nè così bravo di testa. Invece, tra Pescara e Juve ha piazzato due capocciate degne di uno dei miei personali best ever sentimentali.

Il rampollo di casa, ritrovato un certo contegno al pari del padre, mi fa “ma stasera pareggiare è come una vittoria?“: il ragazzetto è sveglio, e la dura vita da tifoso nerazzurro l’ha già reso avvezzo a godere di gioie effimere e ad assaporare piccoli piaceri consolatori. Non riesco quindi a mentirgli dicendo “ma no, adesso andiamo a vincere!!” come forse dovrei, e mi limito a confermare la sua tesi. “Sì Pancho, con quest’Inter, contro questa Juve, sì“.

La Dea Eupalla punisce invece il mio eccessivo realismo, regalando a noi tutti un sesquipedale errore di Asamoah che libera inopinatamene Candreva sul vertice dell’area. Bello il tocco per Icardi che se l’allunga un po’ troppo ma è comunque bravo a tenere palla viva: Buffon nel frattempo è uscito e quindi la porta è vuota. L’esterno destro di Maurito è un cross da manuale per la testa di Perisic che sovrasta Barzaglione e deposita a fil di palo il 2-1.

E’ delirio sul divano e tutto intorno, padre e figlio gridano come forsennati con la moglie del primo e madre del secondo a lanciare uno sguardo di biasimo benevolo, o forse solo rassegnato.

Entra Higuain, manca poco, una sua conclusione esce di poco, e Pancho mi dice “Pà non ce la faccio a guardare, ho troppa paura“, ma stavolta gonfio il petto di coraggio e orgoglio incosciente citando il Presidente Pertini dopo il 3-0 di Altobelli al Bernabeu: “Non ci prendono più, non ci prendono più!“.

Così è infatti, e De Boer scappa negli spogliatoi a gustarsi la sua vendetta, lasciando il campo e il palco alla sua orchestra, finalmente capace di suonare insieme un rock solido e ritmato.

Il finale sarebbe stato perfetto con un’inquadratura della moderna triade Agnelli-Marotta-Nedved al fischio finale, ma sono una persona che si accontenta di poco, e va bene così.

LE ALTRE

Il Napoli balza in testa al Campionato, dimostrando come si possa uscire rinforzati dalla campagna acquisti pur avendo venduto un centravanti da 36 gol a stagione. Milik non sarà un fenomeno ma segna quanto Icardi, e in più permette agli ottimi Insigne, Callejon e Mertens di giocare un po’ di più da solisti e un po’ meno da spalla del centravanti di turno. La Roma paga a Firenze un po’ del culo avuto nelle prime giornate, perdendo per 1-0 con un gol molto discusso e poco dopo aver colpito un palo con Nainggolan. Come noi stanno a 7 punti, a una distanza dai cugini che battono la Samp nel finale dopo aver rischiato di perderla prima (vedi gol annullato a Muriel) e di vincerla poi (vedi quasi rigore in area blucerchiata).

E’ COMPLOTTO

Avendo contravvenuto al proposito di non scrivere di Europa League, non posso rimestare nel pentolone della “vergogna” e di tutto il rispetto (cioè nulla) nutrito dalla stampa verso l’Inter e il suo allenatore.

Devo ammettere che, nei suoi anni nerazzurri, Mancini aveva fatto molto affinchè non si palesassero i suoi amici nei vari giornali, ma ora che è fuori dai giochi le sue vedove hanno fatto partire un tiro incrociato su De Boer che -come detto- ha davvero pochi precedenti in Italia.

Sintomatico il fatto che il quotidiano sportivo di Torino riesca a dare la notizia della sconfitta della Juve quasi senza nemmeno citare l’avversario che l’ha battuta, limitando il suo racconto alle colpe di Allegri e alla scarsa vena dei giocatori in campo.

Poco meglio ha fatto la Gazzetta, se pensiamo che Alessandra Bocci, nell’edizione cartacea odierna, impiega ben 30 righe per iniziare ad attribuire i giusti meriti a Icardi, dilungandosi prima in critiche poco velate sull’estate passata, sulla piscina con vista sullo stadio, su WandaNara che fa i tweet, sul cane e sul nome del cane, sul cellulare d’oro e forse anche sulla fiatella all’aglio di uno dei figli…

Vedere per credere:

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Insomma, quando non è crisi bisogna comunque trovare un caso. Peccato che Brozovic sia stato messo fuori rosa dalla società, compatta e severa nel proteggere l’allenatore e la squadra isolando il reprobo Brozo… In altre epoche ne sarebbe uscita una mezza paginetta simpatttica  e una gallery con Vieri e Di Biagio che lasciano il ritiro, Adriano che dorme ubriaco sui lettini dei massaggiatori e Luis Figo che mette sotto i gatti neri.

E invece, sti cazzo di cinesi fan le cose per bene…

Ah no, il merito è ovviamente “degli italiani”, visto che ho sentito dire anche questa: “i nerazzurri, finalmente con quattro italiani in campo, battono la Juve” (Radio Capital, giornale delle 8.00 del mattino). Peccato che anche nel giovedì di quaresima contro l’Hapoel gli italiani in campo fossero quattro. Peccato che ieri sera le uniche due insufficienze tra i nostri le abbiano prese D’Ambrosio e Santon. E non perchè sono italiani.

Perchè sono scarsi. As simple as that.

Resta poco per la stampa a ‘sto giro, solo gufarla un po’ (vero Ilaria?) dando appuntamento a Empoli per il turno di settimanale, “perchè è quella che sarà la partita della verità!“.

Come dire che battere la Juve va beh, ma adesso vediamo di darci un taglio, mica è successo niente!

WEST HAM

Qui andiamo malissimo: ne prendiamo 4 anche contro il West Brom ed entriamo con due piedi nella boascia della zona retrocessione.

Ah: Zaza hanno iniziato a percularlo pure da quelle parti...

PS: Come chicca conclusiva, un finale circolare: abbiamo iniziato con citazione aulica, finiamo con i grandi classici: “Non erano i fari di una macchina che chiedeva strada…

ivan-il-terribile-32

Giuro che appena ho visto il minuto ho iniziato a ridere ancor di più…

LA VECCHIA MA SEMPRE VALIDA METAFORA DELLA COPERTA CORTA

PESCARA-INTER 1-2

La veneranda età non mi consente più quei guizzi di fantasia e di genio -assai incompreso- che mi permettano di scodellare titoli ad effetto come se non ci fosse un domani. Accontentatevi quindi della banale frase fatta, seconda nel gergo solo all’inarrivabile “cantare e portare la croce“.

Del resto, come dicono quelli bravi, qui non c’è da inventare niente. C’è piuttosto da stand on the shoulders of giants (vero professo’?): poi ognuno si sceglie i “giganti” di riferimento nel proprio ambito (Maurizio Mosca, Aldo Biscardi, Oronzo Canà… menti eccelse del genere insomma).

Morale: cito i classici per cercare di andare oltre i peana rivolti a De Boer dopo il triplo cambio carpiato da “o la va o la spacca”: è andata bene e abbiamo vinto, ma questa squadra, con questa rosa, temo avrà a lungo problemi di permeabilità difensiva.

Non voglio ammorbarvi con la mia predilezione per Medel, ma se la nostra fase difensiva ha ballato -e non poco- con il cileno in campo, è chiaro che l’ultimo quarto d’ora con un 4-2-4 iper offensivo è stata l’inevitabile mossa della disperazione, che ha portato sì ad un insperato successo, ma che sarebbe suicida anche solo pensare di proporre dall’inizio.

Dopo un paio di formazioni iniziali frutto dei migliori coffee shop di Amsterdam, Franchino mette giù la formazione più logica e probabile: Joao Mario fa compagnia a Medellino e guarda da dietro Perisic-Banega-Candreva che a loro volta giocano (almeno nelle intenzioni) per Icardi. Dietro troviamo conferma del perfetto bollettino medico nerazzurro, che dà per recuperato Nagatomo, con il nippico a sedere diligentemente in panchina per 90′: spazio quindi agli italiani D’Ambrosio e Santon, con le conseguenti madonne di chi scrive, attutite solo dal fatto che a quei due, in attesa di Ansaldi, non ci sono alternative.

La partita, agli occhi di un osservatore esterno, è bella e piena di occasioni da gol da ambo le parti: loro colpiscono una traversa clamorosa nel primo tempo, con Handa che finalmente si ricorda che in porta ci si può anche tuffare. La conseguenza sono 4-5 parate coi controcazzi disseminate nei 90′. Sul fronte opposto, Bizzarri dall’alto dei suoi 65 anni fa un paio di parate mica da ridere (su Banega-Candreva ho maledetto i suoi morti risalendo fino alla quarta generazione).

Se però i nostri, pur con i dovuti equilibri ancora da trovare, fanno vedere buone cose dalla cintola in su, ecco che da centrocampo in giù sono guai. Complice un palleggio alquanto impreciso (Banega quante palle ha sbagliato in costruzione???) abbiamo concesso tante volte tanto spazio ai nani malefici abruzzesi, che mostrano in Caprari e Verre due spine nel fianco per i nostri difensori.

Devo dire che ho poco da rimproverare singolarmente e Miranda e Murilllo -bravi anzi a fermare le progressioni avversarie con salvataggi uomo contro uomo da brividi: è proprio la copertura difensiva della squadra in generale a essere ancora latitante: non è un caso se le uniche parole dette da De Boer in italiano nel dopo partita sono state “marcature preventive” e “tutti insieme“.

Dopo l’inevitabile Primo Gol in Serie A di tal Bahebeck, di cui inevitabilmente si dice un gran bene, i nostri come detto la buttano sul casino organizzato. Rischiamo il 2-0 con Handanovic reattivo ma fortunato a respingere la conclusione tanto forte quanto centrale di Verre, dopodichè Icardi timbra il pari di testa su bel cross di Banega. Bravo Maurito a correggere di pochi centimetri la traiettoria che già mi aveva fatto gridare al gol ancora sullo 0-0 (di Candreva in quel caso il traversone).

Da lì in poi le due squadre sono i classici due pugili suonati che tirano gli ultimi colpi sperando di pescare il jolly e -incredibile ma vero- per una volta ci dice culo: il lancio alla cazzimperio trova distratta e scoordinata la difesa di Oddo: rimpallo e controrimpallo a liberare Icardi che ringrazia e mette la palla in buca al 90′.

Buciodiculo, non c’è che dire, e comprendo il disappunto pescarese. Detto questo, una partita con 6-7 occasioni chiare a testa è la classica partita che dovrebbe finire in parità, ma che ambo le squadre possono tranquillamente vincere senza scandalo alcuno.

Passando dalla cronaca all’analisi illustre, cardinale, aulica e curiale, continuo a pensare che il nostro centrocampo abbia troppi giocatori simili (Banega, Joao Mario, Brozovic, lo stesso Candreva), bravi a fare un po’ tutto ma ad alto rischio “doppione, triplone, quadruplicone“. La cosa non è un male di per sè, ma non è il massimo  se si pensa a un allenatore appena arrivato, una stagione già iniziata e una massa grezza ancora tutta da plasmare. E’ come fare un puzzle con pezzi che potrebbero stare in tanti posti diversi…

Ad ogni modo, e tanto per sgombrare dubbi, tempo per esperimenti non ce n’è: giovedì inizia l’Europa League e domenica sera arriva la Juve, tanto per saggiare subito la consistenza di quei miglioramenti che tutti (io compreso, dài…) abbiamo visto in riva all’Adriatico.

LE ALTRE

La Juve beneficia di un Sassuolo votato al suicidio, che riesce a beccare tre gol in contropiede a Torino facendo quel che a mio parere è una tattica suicida, ma a cui tutta la stampa ovina e prezzolata plaude come grande spettacolo e giUoco che se ne fotte dell’avversario, chè tanto a chiuderti e basta la perdi comunque.

Appunto, ventisette minuti e 3-0, però che bel giUoco…

Il Napoli fa vedere l’attuale consistenza di quel Palermo che ci aveva bloccato a fine Agosto e rifila tre pappine ai rosanero, guidati nell’occasione da De Zerbi (usque tandem non è dato sapere…), mentre la Roma trascende il calcio per entrare nel campo della leggenda semiseria, rischiando di perdere in casa con la Samp sotto il nubifragio e acciuffando due ore dopo un rocambolesco 3-2 in pieno recupero su rigore segnato da Totti.

Tutto bello, con lo splendido 40enne a disegnare calcio come lui (e pochi altri al mondo) sa, con una tecnica e un’intelligenza calcistica che potrebbero farlo continuare per altri 10 anni: sentivo Vialli & Co. commentare tra il serio e il faceto “Totti queste cose le farà anche a 50 anni” ed è la verità. Sciapò e un cordiale mavaff… al Gabidano insomma, che per l’occasione non viene nemmeno ammonito dal prode Giacomelli dopo l’esultanza a petto ignudo sotto la curva.

A riguardo, ribadisco tutto il mio disprezzo per l’inutile leziosità di Ricky Alvarez, già maltollerato nella trascurabile parentesi nerazzurra e rivisto ieri a cincischiare calcio con un piede solo a tre all’ora.

Lodevole invece quando, rivolto al succitato fischietto di acclarate antipatie nerazzurre, lo apostrofa con un “a noi un rigore così non lo fischi mai!” che mi fa romanticamente pensare a un “noi” non blucerchiato bensì nerazzurro, in memoria dei bei tempi andati.

Gettando un occhio in casa dei cugini faccio fatica a trattenere un ghigno di scherno, vista la pochezza della prestazione che, unita a una considerevole dose di sfiga, partorisce la sconfitta casalinga con l’Udinese: ma loro propongono giUoco, ed è un sostanziale silenzio quel che accompagna i commenti alla classifica rossonera, in tutta risposta agli all in da panico di De Boer e all’ultima spiaggia paventata prima della trasferta abruzzese dei nerazzurri.

Ma non posso dire di essere sorpreso.

E’ COMPLOTTO

La nobile intenzione era di non sprecare nemmeno una riga nel rimarcare la curiosa assenza di Berardi nell’anticipo di sabato tra Sassuolo e Juve, ma si sa come va con i propositi di inizio Settembre, quindi…

Godibilissima la precisazione del Direttore Sportivo del Sassuolo Carnevali che, in un’intervista a Tuttosport (guarda il caso), trova il tempo di parlare della propria squadra, tra un ode e l’altra alla Juve e a Marotta, giusto per ammonire il mondo intero sul chiacchiericcio di quest’estate che ha coinvolto appunto Berardi.

Lo riporto testualmente in modo che il suo vile e subalterno monito risulti in tutta la sua pochezza:

E vorrei che questo fosse chiaro: lui non ha mai rifiutato la Juventus“.

Baciamo le mani. (Questo l’ho aggiunto io ma ci stava bene come chiusa finale)

Del resto non sono certo i primi… E’ vivo il ricordo degli anni in cui Iaquinta, ancora all’Udinese e prima di essere indagato per detenzione abusiva di armi, sistematicamente litigava con la Società o si infortunava giusto alla vigilia delle partite con la Juventus.

Ma siamo noi a voler vedere sempre il marcio. Complottisti and proud of it!

Sempre gradevole, almeno per me, e nonostante Fabio Caressa, il Club di Sky nel dopo-posticipo, nel quale Massimo Mauro assume ormai sempre più il ruolo di macchietta cacacazzi, populista, sparatore di mezze verità e chi più ne ha più ne metta.

Ecco alcune perle di saggezza del nostro:

Perchè a Mancini ‘sta squadra non andava bene? Lì Vialli si è diplomaticamente limitato a tirare in ballo la pur reale questione del ruolo del Mancio nell’Inter: in sostanza lui voleva avere voce negli acquisti, FozzaInda invece vuole decidere da solo (o con altri).

E’ però grave non menzionare il fatto che Joao Mario e Gabigol siano arrivati a risoluzione già firmata e Candreva, rincorso già da gennaio, sia arrivato pochi giorni prima quasi come un “contentino”. Non lo sapremo mai, ma se la rosa attuale fosse stata a disposizione del Mancio a fine Luglio, forse -forse- parleremo di un’altra storia.

Il calabrese cantilenante ad ogni modo si è spinto oltre: alla domanda di Caressa “siete per Guardiola o per Mourinho” tutti i presenti (gente che di calcio notoriamente non capisce un cazzo come Vialli, Leonardo, Bergomi e Di Canio) hanno sostanzialmente fatto la supercazzola per non scegliere e parlar bene di entrambi, mentre il genio ha provocatoriamente risposto “se mi fai una domanda del genere mi offendi!“.

Ha poi argomentato che Mourinho lui lo stimava al Porto, mentre dall’Inter in poi “è stato bravo a farsi comprare i giocatori più forti del mondo nei vari ruoli“.

Puntuale nell’occasione Leonardo che gli ha risposto: “veramente ha voluto due che giocavano nel Genoa…“, e avrebbe potuto anche non finirla lì.

Ma Leo è un signore ed ha tempi televisivi perfetti.

Per il resto, ci sono io:

Al primo anno (2008) Josè si fa comprare due pacchi come Mancini (quello della Roma, non Ciuffolo) e Quaresma: ci prova due mesi, capisce che ha toppato e torna al rombo di Mancini (Ciuffolo stavolta, non Amantino) con cui vince il campionato in carrozza.

L’estate dopo chiede a Branca e Oriali di comprargli Deco e Carvalho e si sente rispondere “No, però pigliamo Lucio e Sneijder“. Lui risponde “Va bene lo stesso“.

Lucio al tempo ha 31 anni e pare aver già dato il meglio di sè in Germania, Sneijder è sostanzialmente mobbizzato dal Real e manca poco che gli facciano trovare la testa di cavallo nel letto. Non esattamente il meglio offerto dal mercato.

Non chiede la cessione di Ibra -anzi- ma, capìta l’entità dell’affare, accoglie a braccia aperte Eto’o dicendo sostanzialmente: “esce un fuoriclasse, arriva un fuoriclasse“.

Sceglie poi -come ricordato- due ottimi giocatori come Milito e Thiago Motta, che però arrivano al grande calcio rispettivamente a 30 e 27 anni, dopo aver girato al largo dai grandi club (Motta è in realtà cresciuto nel Barça ma di fatto non ci è mai entrato in pianta stabile complici problemi fisici).

A gennaio ha poi voluto Pandev che ricorderà finchè campa quei sei mesi in cui sembrava un vero giocatore di calcio.

Il tutto senza nemmeno menzionare il culo quadro cui ha sottoposto Eto’o per supportare il 4-2-3-1 con cui nel 2010 è arrivato il Triplete.

Ecco, così, giusto per far capire quali Luoghi Comuni Maledetti siamo ancora costretti ad ascoltare, quando basterebbe un po’ di memoria e onestà intellettuale (hai detto niente…) per ricordare e riferire correttamente.

Ma Massimo Mauro è uno che recita la sua parte, pensando addirittura di risultare simpatico.

E’ più grave, per me, che un ex giocatore che aspira ad essere dirigente della FIGC e volto nuovo del calcio italiano (parlo di Demetrio Albertini), scivoli su un tweet così infantile che mi fa tanto pensare al sedotto e abbandonato: si parla tanto di vecchie glorie rossonere per rifondare il Milan, questi non mi cagano e anzi ricostruiscono da due ex interisti??

Aiuto, voglio la mamma!!!

WEST HAM

Che il nuovo stadio porti sfiga? riusciamo a perdere 4-2 in casa dal Watford di Mazzarri dopo essere stati 2-0 sopra e facendo fare ai nostri avversari un partitone da raccontare ai nipotini.

Uoddaffacc…

pes-int-2016-2017

3 partite 3 gol. Però non partecipa alla manovra e ha troppi tatuaggi.

AVANTI PIANO. PIANISSIMO. PRATICAMENTE FERMI.

INTER-PALERMO 1-1

Sbarcato all’alba di domenica a Genova, ho l’insana idea di accettare la sfida e godermi la prima casalinga dei ragazzi dal vivo.

Piacevole la compagnia, un po’ meno lo spettacolo…

La mente ritorna agli anni pre-Calciopoli, vissuti da fedele abbonato al primo verde, con tanti esordi casalinghi che offrivano subito il picco di emozione stagionale: ritrovare l’erba verde sotto di te, sentire il cuoricione gonfiarsi di illusorie speranze, che difatti evaporavano nel lasso di una mesata…

E domenica più o meno è andata così: a parte la cervellotica procedura telematica di ingresso che mi fa fare un giro tipo Caronte per poter passare i tornelli, a parte il tizio dietro di noi che ha continuato a gridare “Sessantamilioooniii!!” ogni volta che Icardi toccava palla, San Siro è sempre un bello spettacolo, seppur mezzo vuoto.

Ci si accomoda con Joao Mario che saluta la folla manco fosse Papa Francesco e mi fa preoccupare calciando un pallone in curva e saltellando insieme ai tifosi (“sta’ fermo che ti rompi!!“). Da lì sostanzialmente ci si assopisce per i primi 30 minuti, fatti di sterile possesso palla e di nulla cosmico quanto a tiri in porta.

I nostri propongono D’Ambrosio e Santon mediocri terzini e Banega volante con Medel e Kondogbia teorici incursori; davanti Perisic e Eder supportano Icardi.

Il fatto che in tutta la partita sia l’adorato Medellino a tirare in porta con più frequenza dà l’idea degli equivoci che ancora albergano il campo come la panchina. Come sapete il cileno lo adoro, ma diavoloporco non può essere lui la mezz’ala d’assalto alla (would to be) Nicolino Berti. Sempre meglio dell’impresentabile Kondogbia, davvero indietro di condizione e ancora più macchinoso del solito.

Strana tipologia di giocatore il francese: onestamente, avendolo visto per tutta una stagione, non ho capito che tipo di centrocampista sia, visto che non ha tiro da fuori, non è veloce, non ha il passaggio illuminante. E’ un cavallone che piglia palla e -quando è in forma- fa lo “strappo” di 30 metri palla al piede prima di cederla al compagno (if any).

Boh.

Pur con tante attenuanti in più, rimango perplesso anche da Banega. Più volte nei 90′ ho pensato: Azz e questo è quello buono che sa dar via la palla bene e veloce?

Un sacco di passaggi sbagliati o ritardati, complici i succitati compagni di reparto non particolarmente raffinati, un paio di palle sanguinolente perse per ottusa insistenza nel dribbling da fermo, e una punizione “rubata” a Candreva che ha colpito un inerme omino delle bibite in curva.

Ottimi margini di miglioramento…

Recapitate le meritate madonne all’arbitro Russo, che ferma un potenziale contropiede dei nostri per fischiare fallo (c’era il vantaggio…) e quindi per ordinare il time out alla fontanella, dalla mezzora cominciamo almeno a tirare in porta con qualche capocciata di Miranda e con Medel che si  vede fermare sulla linea il destro a porta ormai vuota.

Finale in crescendo insomma, e non è che ci volesse molto…

La ripresa inizia e uno spera di vedere la continuazione degli ultimi minuti. E invece, siccome torti e ragioni alla fine si compensano, alla nostra imprecisione del primo tempo consegue l’inevitabile botta di sfiga sotto forma di tiro deviato dal polpaccio di Santon che spiazza un Handanovic tanto impietrito quanto incolpevole.

Franchino De Boer ci mette un bel 20 minuti a cambiare qualcosa, inserendo Candreva al posto di Perisic.

Tatticamente non cambia niente, direbbero i commentatori.

Ma porca di quella troia, dico invece io.

Stai perdendo in casa col Palermo, hai i due interni di centrocampo che non sanno fare quel mestiere, diobono togline uno e metti Candreva a fare il cavallone!

Invece no. Va già bene che il romano è ancora immune dalla sindrome dell’invornito nerazzurro e quindi inizia a correre, tirare e crossare come uno stantuffo. Due splendidi cross dalla destra, sul primo dei quali Icardi (che aveva sbagliato poco prima su imbeccata di Banega) pareggia di testa con 20 minuti ancora da giocare.

Daidaidaidai….

Il secondo cross per me è a coronamento dell’azione più bella: Eder allarga sapiente sul numero 87, arriva bene in terzo tempo sul cross e riesce a capocciare all’angolino, ma l’urlo animale resta strozzato in gola.

De Boer dev’essere stato talmente soddisfatto dell’assetto in campo che non ha nemmeno usato il terzo cambio, tipo metti-Palacio-gli-ultimi-10′-e-vedi-l’effetto-che-fa. Del resto aveva già raggiunto il nuovo record di italiani in campo (quattro nell’arco dei 90′ anche se Santon esce per Miangue nel momento in cui entra Candreva).

E’ pareggio insomma, e l’età ormai mi ammorbidisce a tal punto dal far cadere nel dimenticatoio le nefandezze viste e lasciare a galla la decina di occasioni create in un modo o nell’altro.

Certo: c’è tanto da lavorare e poco tempo. Ma non ci sono alternative.

CALCIOMINCHIATA

Salutati con speranza più che fiducia gli arrivi di Joao Mario e Gabigol (onestamente non li ho mai visti giocare…)  è palese la mancanza di terzini decisamente più forti del parco attuale (Santon a mio parere non può circolare, D’Ambrosio fa bene la teoria ma male la pratica, Nagatomo è casino organizzato allo stato puro e Ansaldi al momento è rotto. Erkin nel dubbio l’abbiamo già rimandato a casa).

Darmian, Caceres o Lichtsteiner servirebbero come il pane per puntellare una difesa buona nei due centrali ma con poche alternative in mezzo e ancor meno sui lati.

A centrocampo De Boer si troverà con l’imbarazzo della scelta, anche nel caso in cui Brozovic dovesse alla fine andarsene.

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Spero ovviamente di sbagliarmi. Mi ero illuso per qualche quarto d’ora quando si era diffusa la notizia di uno scambio Brozovic-Fabregas e infatti era stato lo stesso spagnolo a smentire tutto nel giro di un’oretta.

Te pareva…

Anche davanti le alternative non mancano e ci sarà da grattarsi la pera per alternare con giudizio e misura i vari Perisic, Eder, Gabigol e Candreva, fermo restando Palacio saggio panchinaro e Jovetic sperabilmente giubilato in direzione Firenze.

Anche qui,tutti buoni o molto buoni, anche se manca una vera alternativa a Icardi.

LE ALTRE

La Juve conferma la sua solidità vincendo -non senza soffrire- con la Lazio e restando a punteggio pieno insieme alle due genovesi e teoricamente al Sassuolo, alle prese però con casini burocratici e a forte rischio di sconfitta a tavolino col Pescara. Scontro tra gobbi e neroverdi alla prossima, guarda caso con Berardi che non potrà essere della partita causa botta al ginocchio: a pensar male…

Il Milan ne prende quattro dal Napoli che potevano essere sei ma propone giUoco e ha il miglior portiere del mondo (in effetti è bravissimo soprattutto su Mertens), mentre la Roma spreca il doppio vantaggio facendosi rimontare dal Cagliari.

Insomma, pur nella nostra modestia il mare intorno a noi è salmastro e paludoso: ancora una volta dipende tutto da noi, con inevitabile conseguenza.

E’ COMPLOTTO

Continua il prevedibile minuetto per cui comunque è sempre #CrisiInter.

Ditemi quale altra squadra riceve sfottò non già da social network e meme di varia sorta, bensì da quotidiani nazionali che dovrebbero (dovrebbero) avere una credibilità, una serietà, una misura e un’obiettività leggermente più spiccata.

E invece nell’ordine ecco la Gazza dopo Chievo ordinare perentoria:

De Boer Gds

Anche se il meglio lo dà il Corriere dello Sport, dove evidentemente il Mancio ha lasciato diverse vedove.

Primo:

De Boer Cds

Secondo:

De Boer Cds frank di burro

E contorno, con la chicca di buttare il sasso e nascondere la mano (“già nel mirino dei social”, come dire non siamo noi a dare la notizia eh? sono loro…):

De Boer Cds web

Ovviamente la stampa era compatta nel dire che De Boer era un ficaccione, mica come il Mancio che cambiava sempre formazione ed era un mestruato perenne. Rientra tutto nel noto canovaccio per cui quelli buoni all’Inter sono quelli che non ci sono o che sono appena arrivati (ma in quel caso hanno una data di scadenza più breve del latte fresco…).

Ovviamente nessuno discute la sostanza: un punto in due partite fa cagare, e solo a Gasperini nel recente passato era riuscita una simile impresa. Non ricordo però analoga ironia 12 mesi fa quando la Juve iniziava sparando a salve, mentre nemmeno mi sorprendo per i complimenti che pervicacemente vanno fatti al Milan che ha sì preso 4 pere, però ricerca la manovra e propone il giUoco.

Trattengo a forza il ghigno nel vedere i travasi di bile dei ragionierini da quattro soldi che hanno gufato sull’impossibilità dell’Inter di fare mercato se non cedendo uno, due o tre pezzi grossi (Icardi in primis) e che invece ora si ritrovano con FozzaInda che caccia 100 bomboloni per Candreva/JoaoMario/Gabigol.

Resta l’anomalia di avere un mercato dettato dagli agenti dei giocatori e non da una nostra linea “politica” precisa, a meno che i cinesi non siano così machiavellici da far credere al mondo di essere usati da Kia & compagnia essendo invece loro a tenere i fili dei teatrino dei pupi…

WEST HAM

Le brutte notizie arrivano dal campo (sconfitta col Manchester City) e dall’infermeria (strapiena a stagione appena iniziata); le speranze dal calciomercato, con Zaza in arrivo dalla Juventus.

int pal 2016 2017

Azz… mi sa che l’ho preso…

IT’S SUMMERTIME

…ed essendo interista, the livin’ ain’t easy!

Dopo settimane di assedio mediatico con pletore di pennivendoli pronti a rivelare le cifre dell’affitto della villa sul Vomero già bloccata da Wanda Nara per il marito, ci facciamo del male da soli decidendo di fare esplodere tutto l’ego del nostro (ex) allenatore, del resto non nuovo a sceneggiate simili.

IL MISTER MESTRUATO E QUELLO APPENA ARRIVATO

Non sprecherò la vostra preziosa attenzione inoltrandomi in una contorta analisi che possa farci capire di chi sia la colpa. Dico solo che non doveva finire così, e che se il Mancio è un primadonna abituato da sempre a fare come gli pare (prima in campo, poi in panca), dall’altra parte Fozza Inda non può permettersi di dirgli “tu stai buono lì e allena e basta” senza che la frase abbia un seguito del tipo “…che a tutto il resto ci pensa Peppino che ho appena comprato ed è notoriamente in miglior Dirigente del calcio mondiale”.

Non essendoci per l’appunto Peppini alle viste, la situazione è rapidamente precipitata e ci siamo ritrovati con una squadra quasi già fatta ed un allenatore nuovo di zecca totalmente a digiuno di calcio italiano e relative dinamiche.

Tanto per non fare l’imparziale commentatore che non sono, non ho problemi a dire che parto prevenuto con De Boer, essenzialmente per tre motivi:

  • Arriva come detto a due settimane dall’inizio del campionato e, per quanto possa essere bravo, avrà sempre l’alibi del “sono arrivato a cose fatte, non è la squadra che avrei costruito io”. Giustificazioni più che logiche, sia chiaro, ma qui siamo in ritardo pluriennale nella tabella di marcia “tornare al calcio che conta e quindi in Cempions chè i soldi veri si fanno lì” ed un cambio del genere in panca mi sa tanto di antipasto dell’ennesimo anno di transizione e interessanti progetti per il futuro;
  • E’ olandese e a me, tranne rarissime eccezioni (Wesley vendemmia 2009-2010), gli olandesi nel calcio mi son sempre stati sui maroni. Splendido calcio che sostanzialmente non ha mai vinto un cazzo, quel complesso di superiorità che nemmeno noi inglesi (che almeno questo sport l’abbiamo inventato), Ajax-Cruijff-Van Basten come one best way per risolvere ogni problema del mondo. Cordialmente: mandateaccagare!
  • Per ora ce lo vendono come olandese-non-oltranzista che mi pare un po’ una contraddizione in termini ma che sarò molto più che felice di abbracciare come verità inappellabile. Io temo che sia l’ennesima rincorsa all’allenatore “che fa giocare bene la propria squadra” (ditemi un solo allenaotre che dica “io voglio che la mia squadra giochi alla cazzimperio”) e che ciclicamente torna a schiantarsi contro la nostra secolare storia di squadra tosta, efficace e da corsa. Orrico, Benitez, Gasperini… devo andare avanti?

 Poiché –come ammesso poco prima- si parla di pregiudizi, sono tanto onesto nel dichiararli ex ante quanto disposto a fare mea culpa una volta sbugiardato dai fatti.

Ma per ora a Franchino De Boer un vaffanculo di benvenuto non glielo leva nessuno.

L’ILLUMINATA DIRIGENZA

Fatto l’educato preambolo in punta di penna sul neo-arrivato Mister, mi tocca soffermarmi sull’illuminata dirigenza che si è fin qui distinta per tre mosse non immediatamente comprensibili:

  • Firmo-l’ammazzo-e-torno: la trattativa tra Thohir e Fozzainda in effetti è stato un inno al pragmatismo e alla velocità (splendido, stridente e stranamente ignorato il confronto impietoso con la speculare trattativa dei cugini, che dopo 18 mesi hanno finalmente “già” firmato il preliminare). Altrettanto veloce però è stato il rientro in patria di tutti i cinesi firmatari, con conseguente e comprensibile perplessità da parte di tutti i tesserati che –mi immagino- avranno pensato “si va beh ma adesso qui chi comanda? A chi chiedo? A chi rispondo?”. Di fatto,il Presidente in carica, socio attuale di minoranza e assai vicino al passaggio totale di quote, continua ad essere il Managing Director senza avere le competenze calcistiche per poterlo fare. Grave errore, sia di immagine (arrivi e, se vai via subito, devi dire “ecco la persona che in nome e per conto di Suning gestirà la squadra in questi mesi”) che di concetto (di Thohir al contrario di molti ho una buona opinione, ma credo che anche l’orso Nerello che campeggia nell’immagine di copertina ne sappia più di lui di calcio…);
  • Conseguenza del punto precedente, non si è preso l’Italo Allodi della situazione

(nota: sono stato 5 minuti di orologio a cercare un nome più recente da usare, per non dovermi riferire in termini positivi a delinquenti e gentaglia quali Moggi, Galliani, Marotta etc. La tristezza è che non mi è venuto in mente nessuno. Ora asciugo le lacrime e mi rimetto a scrivere).

 Sniff Sniff…

  •  Conseguenza del punto precedente: si è deciso –spero solo per il momento- di affidare di fatto la campagna acquisti ad un potente procuratore del calcio mondiale (Kia Jooracomecazzosichiama) con tutti gli enormi rischi del caso.

L’ultimo rischio del caso è legato al probabile arrivo di Joao Mario, che verosimilmente prelude ad una contestuale cessione di Brozovic. Chi ci guadagna di certo in tutta questa storia è proprio il procuratore, che lucra la sua bella commissione sul trasferimento. Faccio notare che il procuratore è lo stesso che non è riuscito a convincere lo Sporting a cedere il ragazzo al Suning venti giorni fa, cosa che a livello di FPF avrebbe fatto molto comodo all’Inter. Insomma, ci sono pochi dubbi ma cerchiamo di fugare anche quelli: questo tizio fa i suoi interessi, non quelli dell’Inter. Va da sé che sia rischioso mettersi nelle mani di professionisti di questo settore. Ero stato contentissimo dell’addio di Balotelli nel 2010, non tanto per le qualità del giocatore, quanto perché avere un procuratore come il suo (Raiola, ma in questo caso loro due, come del resto Doyen e Mendes sono la stessa cosa) vuol dire passare ogni finestra di mercato con il rischio (per non dire certezza) di dover o aumentare l’ingaggio, o allungare il contratto o vedere il tuo campione che fa le valigie.

 Per dirne una: ragionando da tifoso “de testa” e non “de panza” arrivo a comprendere la manfrina di Wanda e Maurito dell’ultimo mese, specie se –come sembra- in sede di ultimo rinnovo qualcuno della dirigenza si era fatto scappare la mezza promessa di un ulteriore aumento di stipendio non appena le condizioni l’avessero permesso.

Dimentichiamoci degli Zanetti del caso, che dicono al proprio Presidente “firmo in bianco, metta lei cifra e durata”: quelli sono l’eccezione alla regola. Qui parliamo di professionisti legati al soldo, e non è nemmeno un reato essere così.

La coppia argentina ha agito come avrebbe fatto la quasi totalità dei professionisti: valutando le offerte.

Il Napoli è arrivato a offrire 6 mln all’anno? Con questa offerta Icardi si presenterà da Fozzainda dicendo più o meno “l’ultima volta gli ho detto di no, arrivi almeno a 5 all’anno o richiamo il mio amico Aurelio e dopo Capodanno vado da lui?”.

E Fozzainda dirà va bene. Niente di trascendentale, Icardi ha annusato che il vento cambiava e ci si è fiondato, tanto più che l’impressione avuta da tutti è che la logica di Suning sia più aggressiva di quella di Thohir.

O meglio: Thohir si è dovuto legare le mani con l’accordo firmato con la UEFA (deficit masimo di -30 a Giugno 2016 –rispettato in culo a tutti i gufi- e break even a giugno 2017, ancora una volta raggiungibile solo con l’ingresso in Champions). L’impressione è che Suning, completata l’acquisizione del restante 30% ancora indonesiano, andrà dalla UEFA e tenterà una rinegoziazione cercando di strappare un altro anno di tempo per raggiungere il pareggio di bilancio, presentando un Business Plan con fuochi pirotecnici e ricavi in crescita quasi verticale.

Che poi quelli ci caschino è tutto un altro discorso…

LA SQUADRA

 Quella paradossalmente c’è o quasi. Al netto del possibile avvicendamento Joao Mario/Brozovic, l’undici di partenza appare migliorato a centrocampo con Banega e in attacco con Candreva, resta solido nella triade portiere+centrali, scommette su due nuovi terzini (Erkin+Ansaldi) che difficilmente potranno far peggio dei predecessori e mantiene i pochi quasi-campioni in rosa (Icardi-Perisic, Kondogbia sulla fiducia).

Che poi sia 4-2-3-1 o 4-3-3 in questo momento cambia poco, chè i probabili problemi di ambientamento del nuovo mister non dipenderanno certo dal modulo utilizzato.

Da parte mia aggiungo solo la perplessità circa l’addio di Brozovic per Joao Mario. Il portoghese l’ho visto giocare troppo poco per farmene un’idea precisa: posso dire che il ruolo non è molto diverso da quello di Ajeje (il classico centrocampista un po’ interno di qualità, ma non regista –e quando mai…-, un po’ punta esterna, senz’altro più classe che muscoli). Di qui la mia domanda (non retorica): è il caso di mollare una buona promessa, parzialmente già mantenuta, come Brozo e spendere 40 bomboloni per questo qua? Non è che ci mettiamo un altro anno e mezzo per dire “è bravo, in un altro centrocampo potrebbe andare benissimo…” mentre con Brozo questo rodaggio l’abbiamo già fatto?

Ho già detto chi sia il solo a guadagnarci da questa operazione di mercato, e onestà impone di dire che pure restando così non navigheremmo in acque tranquille (Brozo si è di recente legato a Doyen).

 Ad ogni modo, e auto-gufando un pochino: se gli anni scorsi l’obiettivo zona Champions passava necessariamente dal mezzo miracolo di mettere alle nostre spalle tre su quattro tra Viola, Milan, Napoli e Roma, quest’anno vedo la nostra rosa rafforzata e Roma e Napoli (ad oggi) indebolite. Di Viola e Milan non parlo per carità cristiana.

Sarà sufficiente per essere la prima avversaria della Juve, così come tutta la stampa ci dipinge? (sempre carini a non mettere pressione, vero?)

 LA MAGLIA

inter-maglia-16-17

Partiamo dall’unico dato certo: quella dell’anno scorso era meglio.

Detto questo, davanti non è male, dietro tra nome, numero e secondo sponsor giallo sembriamo un po’ quelli fermi in autostrada col giubbotto catarifrangente. Ora, io di moda e stile non ci capisco niente, ma era così difficile sostituire il giallo stabilo boss con quel colore simil dorato dello stemma che c’è sul petto?

Misteri della fede…

La seconda non ha grosse pretese di stupire il mondo e infatti come seconda maglia è perfetta.

maglia inter bianca 16-17

La terza (se è vera -nutro ancora la speranza di una bufala) è una vomitata di gatto che presenta inquietanti similitudini con una delle peggiori maglie dell’Inter straight from the 90s . Provare per credere:

 terza-maglia-Inter

1995-1996-3

E’ COMPLOTTO

Facendomi un autogol da solo, invito tutti a iniziare a leggere ilmalpensante.com

Qui e qui due pezzi che andrebbero mandati a memoria e che spiegano perfettamente quanto i media possano giocare a favore o contro una squadra.

Una volta letti non resta molto da aggiungere, se non che la telenovela di Icardi è stata davvero seguita con un tifo che francamente non ricordo per altre operazioni di mercato, quasi come se il Napoli dovesse a tutti i costi sostituire Higuain solo e soltanto con il Capitano interista.

Che poi De Laurentiis, che lamenta una carenza di deontologia professionale nella Juve, (ti piace vincere facile…) tratti per settimane con un giocatore tesserato da un’altra squadra, con la squadra in questione che dichiara a più riprese l’assoluta incedibilità del tesserato stesso, è ovviamente un’anomalia che solo io e pochi altri abbiamo notato…

 L’ultima di una infinita (vi assicuro, infinita) serie di piccoli dispetti e critiche gratuite all’Inter l’ho vista sulla Gazzetta di oggi, a margine della presentazione di Banega.

A parte la simpatia con cui lo definiscono inequivocabilmente trequartista, col giocatore che di contro dice di aver giocato in tanti ruoli a centrocampo e di non saper indicare la sua posizione preferita, tal Matteo Brega fa un boxettino in cui elenca gli altri trequartisti argentini della storia nerazzurra: Alvarez, Solari (???), Maschio e Veron. A parte i commenti sui singoli, e tralasciata la bislacca conoscenza calcistica che porta a considerare Solari un trequartista, ecco la sapiente pennellata di simpatia nel giudizio complessivo sui fantasisti argentini all’Inter:

la maggior parte dei quali a dire il vero non ha lasciato grandi ricordi.

 Poi vai a leggere e, a parte quel mezzo campione di Alvarez, gli altri tre han vinto insieme una decina di trofei tra scudetti, coppe Italia e supercoppa Italiana.

Però “non hanno lasciato grandi ricordi“.

Che poi, Matteo Brega carissimo, se proprio vogliamo giocare ai rimandi, un centrocampista argentino che arriva e sceglie la maglia numero 19 deve far scattare immediato il paragone con il Cuchu Cambiasso: ma quello si vede che non aveva lasciato brutti ricordi a sufficienza, vero?

PAGELLE E PROGETTI PER IL FUTURO

Allora, pensavo di evitare le pagelle di fine stagione visti i risultati alquanto prevedibili, con la maggior parte della rosa a piazzarsi dietro alla lavagna, invece un minimo di riflessione ci vuole, anche e soprattutto in vista della squadra che la nuova proprietà (di seguito FozzaInda) vorrà costruire.

ARRIVANI I BUONI

Pochi quelli da salvare “senza se e senza ma”.

Per conto mio: quattro, per essere precisi. Y nada mas.

Miranda: Il brasiliano, tolte un paio di topiche nella stagione, si è dimostrato quel che si sperava fosse, ossia un centrale di esperienza e saggezza che dà sicurezza a tutto il reparto, bravo a tamponare le falle del più esplosivo Murillo.

Medel: Il cileno è tra i miei preferiti, anche per andar contro alle vedove di Pirlo e del bel giUoco che si scandalizzano nel vedere Medellino scorrazzare sulle stesse zolle stuprate da Gennarino Gattuso nell’ultimo decennio.

Ma Ringhio è simpatico guascone, questo un criminale degno dei Latin Kings.

E ad ogni modo, a correre, recuperar palloni, menare quando c’è da farlo e soprattutto metterci garra, non è secondo a nessuno.

Perisic: si è rivelato, con Miranda, il miglior acquisto della stagione, con un rendimento in crescendo di cui ha beneficiato anche la Croazia nella recente apparizione Europea, tanto luminosa quanto fugace. Raro, dalle nostre parti, vedere un mancino giocare e tirare così spesso in porta da sinistra: è il tipo di giocatore che avrei voluto essere io, piedi fucilati a parte, ma è un dettaglio…

Caposaldo inamovibile delle prossime stagioni, assolutamente da tenere anche a fronte di offerte scabrose.

Icardi: non avrà ripetuto i 22 goals della stagione precedente, ma ha dimostrato a soli 23 anni di essere già una certezza quanto a marcature, con importanti segnali si miglioramento nella fase di costruzione e di appoggio ai compagni.

Oltre alle 16 reti, ci sono anche 4 assist nella stagione terminata da poco: dato incoraggiante, da migliorare solo nella misura in cui ciò non andrà a detrimento della capacità realizzativa del ragazzo, chè Maurito è e deve rimanere il centravantone ignorante che la caccia dentro. Sono gli altri a doverlo servire. Che poi non debba rimanere come un palo della luce sul dischetto del rigore in attesa del pallone siamo tutti d’accordo, ma non voglio nemmeno sentir parlare in lontananza di falso nueve e cagate assortite…

TI MANDANO A OTOBRE

La frase è doverosa citazione di ogni buon padre di famiglia (compreso il mio) preoccupato dal rendimento scolastico del figlio, e che ammonisce circa i possibili esiti del fancazzismo applicato allo studio. Inutili i tentativi del pubescente di turno (io nel caso) di far presente che erano ormai decenni che si veniva rimandati a Settembre, e che al limite Ottobre aveva la doppia T… Niente da fare: ti mandano a Otobre (cit).

Che poi era quel che capitava di solito…

Ad ogni modo, nell’ultima Inter sarei stato in ottima compagnia:

Handanovic, Murillo, Brozovic, Kondogbia: tutti potenziali ottimi giocatori, tutti l’hanno fatto vedere a settimane alterne, con frequenza direttamente proporzionale all’ordine di presentazione.

Tutti e quattro da tenere e da riproporre, a meno di offerte vantaggiose (almeno 15 bomboloni per Handa e Murillo, almeno 20 per Brozo, nessuno sarà così matto da offrirne 30 per Kondo che quindi si toglie dal mercato non per propri meriti).

D’Ambrosio, Nagatomo, Juan Jesus: terzini di ruolo i primi due, spesso adattato il terzo, tutti senza infamia e senza lode. Eppure, a mio parere, proprio nell’assenza di almeno un terzino forte in campo sta uno dei limiti principali di quest’Inter. Le “bestie” nello specifico sono state altre (vedi alla voce Santon & Telles), ma nessuno di loro ha garantito più di una risicata sufficienza. Visti gli arrivi di Ansaldi (visto poche volte ma interessante) ed Erkin (mai visto giocare, di fatto un rimpiazzo di Telles, si spero più forte), la situazione non migliorerà a livello di prestigio e di “nome”; mi accontenterei lo facesse a livello di pura e semplice efficacia: chissà mai che qualcuno si decida a mettere un cross come Dio comanda…

In buona sostanza, uno dei tre può tranquillamente andare al miglior offerente (if any…).

Palacio: dispiace, anzi disbiasceah (cit. Contiana) dover mettere nell’angolo dei rimandati anche il Trenza, ma onestà intellettuale impone di riflettere sul crepuscolo di questo grande calciatore. La saggezza calcistica è tutt’oggi a livelli eccelsi, ma le primavere passano e il rendimento ne risente. Nulla di drammatico, per carità, l’anno prossimo così come quello appena passato può fare l’ultima mezz’ora e aiutare a scardinare difese un po’ troppo affollate. Purtroppo non più di questo.

BOCCIATO COFFARO

Santon & Telles: poco da aggiungere rispetto al cenno fatto poc’anzi. Il giovane butterato, ex bambino d’oro rapidamente assurto a novello bimbominkia ha languito per più di metà stagione in panchina, dando un pessimo ultimo assaggio di sè nel Derby di ritorno, poco dopo metà stagione. Era pieno inverno e per lui la Primavera non sarebbe (più?) arrivata.

Bella l’idea romantica del figliol prodigo che torna a casa madre, ora può tornare ad andarsene.

Telles era una scommessa e -come sempre accade quando si tratta di terzini sinistri- l’abbiamo persa. A livello di fondamentali ha probabilmente il piede migliore di tutti i colleghi di reparto, ma ha combinato un discreto numero di minchiate in difesa che mi portano non solo a non rimpiangerlo, ma a vedere la sua dipartita come quella di un vecchio conoscente dopo una lunga malattia: “almeno ha smesso di patire

Jovetic & Ljajic: la fantasia zingara al potere. Mortacci vostra! Non vi volevo, mi avete fatto quasi cambiare idea con le prime apparizioni (Jojo ancora in estate, Ljajc poco dopo) e siete ripiombati  in quell’inedia interrotta solo da sporadici guizzi di talento, senza nemmeno raggiungere i picchi di un cazzo di Chino Recoba, che sulla sua imprevedibilità (nel bene come nel male) ci ha costruito una carriera.

Vade retro, Saragat.

Uno era in prestito secco ed è tornato a casa, giusto in tempo per iniziare una nuova avventura; l’altro ce l’abbiamo sul groppone con la malriposta speranza che qualcuno ci caschi e possa replicare l’operazione Shaqiri a 12 mesi di distanza (col tabbozzo svizzero che, pur non essendo Maradona, di Jovetic ne vale due o tre…).

Felipe Melo: altro pacco previsto, ma mica ci voleva un indovino. Citando il sommo Mortillaro che parla di Cardini: “Preside, è cretino!” e con i minus habens calcistici c’è poco da fare. Anzi, devo ammettere: ha tirato addirittura fino a Dicembre, svalvolando nella esiziale sconfitta casalinga con la Lazio che ha segnato la sua condanna definitiva e l’inizio di quella della squadra.

Via, anche “a tranci in un market rionale” ma via. Subito.

Eder & Biabiany: giocatori diversi, arrivi diversi, uguale rendimento: poco o nulla. Entrambi potrebbero tornare buoni solo in fase di composizione delle rose, viste le stringenti norme in tema di italiani in squadra e settori giovanili di provenienza. Visto il discreto Europeo giocato dall’italo-brasiliano potrebbe uscirne una vendita interessante (a parte il gol al 90′ con la Svezia niente di che a mio parere, ma qui è tutto un celebrare questi nostri eroi italici e lacrimevoli quindi per una volta accodiamoci festanti e gioiosi…).

MISTER

Inevitabile una disamina un pocolino più articolata sul Mancio, alla prima effettiva stagione dopo l’avvicendamento con Mazzarri datato Novembre 2014.

Rispetto alla campagna acquisti natalizia poche settimane dopo il suo arrivo, ha senz’altro utilizzato meglio le risorse affidategli: allora i vari Podolski e Shaqiri furono accantonati senza troppi problemi, e fine simile fecero Kovacic e Vidic, pur non scelti da lui.

Avendo guidato la baracca negli ultimi 12 mesi sa cosa manca alla squadra, aldilà di ruoli e posizioni in campo: carattere, mentalità vincente, palle quadre.

Chiamatelo come vi pare, ma quel che serve all’Inter è quel che Bergomi diceva di Matthaeus: “questo qui arrivava in spogliatoio e diceva: ragazzi oggi si vince e -cazzo- si vinceva“.

E’ possibile che Mancini sperasse di trovare nell’esecrando Melo un simile leader -se è così l’errore di valutazione è grave.

E’ probabile che ora lo cerchi in Yaya Touré.

E’ pressochè certo che non verrà accontentato da FozzaInda, con i casi, le crisi, i mal di pancia ed i ridimensionamenti che ne conseguiranno.

Tanto siamo vaccinati…

Alla prossima puntata per i consigli per gli acquisti.

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