IL GIARDINIERE PROVETTO

TORINO-INTER 0-1

No, il caro Julio Cruz non c’entra.

C’è invece una piccola premessa ortofrutticola da fare: chi mi conosce sa che non amo particolarmente la roba verde da mangiare (eufemismo), e che anche a livello di fiori e piante ho il cosiddetto “pollice nero“. Le rare volte in cui mi decido a comprare un mazzetto, i servizi segreti del settore vivaistico si passano l’informazione, riuscendo a rifilarmi cadaveri a forma di margheritona, accompagnati dalla solita frase sibillina:

“Questi con l’acqua giusta le durano almeno due settimane”

Nella mia ignoranza, l’acqua giusta vuol dire annegarli ogni giorno in ettolitri di rubinetto. Peccato che poi solitamente mi scordi di farlo, il che è un dettaglio non da poco, lo riconosco…

Tutta ‘sta spataffiata per un dubbio amletico da simil –giardiniere: meglio far crescere una piantina sola, destinando a lei tutta l’acqua e le cure a disposizione, o prendersi cura di tutto il giardinetto, suddividendo acqua e premure in parti uguali tra tutti?

Il Mancio sta piano piano scivolando verso la seconda opzione, continuando a girare vorticosamente uomini e schemi, e portando avanti 3 o 4 idee di squadra diverse.

I risultati gli danno ragione e ciò fa impazzire i critici, a cui paiono non mancare ragioni per impalarlo. Eppure continuiamo a essere primi, segnando poco ma subendo meno. Settimo 1-0 della stagione e tutti a rosicare.

Per l’occasione il Mancio, oltre ad una discutibile sciarpa con il Padre Nostro scritto in tutte le lingue del mondo, sfoggia un 3-5-2 a specchio rispetto al Toro di Mr Ventura. La scelta mi fa sobbalzare tanto quanto la formazione scelta contro la Roma, ma proprio per la lezione imparata settimana scorsa (riassumibile nell’assioma “lui ne sa, tu no“) sotto-sotto sono tranquillo.

Difatti partiamo bene, nonostante un Felipe Melo meno presente rispetto al solito, compensato di contro dal miglior Kondogbia della stagione, forse non a caso eroe di giornata con il suo primo gol in Serie A. A preservare il preziosissimo vantaggio ci pensa nella ripresa Handanovic con le ormai solite e solide parate.

La partita non ha molto da dire, anche perchè noi -gol a parte- non tiriamo quasi mai in porta, mentre loro tentano insistentemente di buttarsi in area (vero Amauri? vero Maxi Lopez?) salvo poi tacciare noi di antisportività quando perdiamo tempo nelle rimesse laterali.

A scanso di equivoci, l’arbitro di giornata mostra di non subire la sudditanza psicologica contro la grande di turno (da leggere in tono lievemente sarcastico), comminando un totale di 8 minuti e mezzo di recupero (2 nel primo tempo, addirittura 6 e 30 secondi nella ripresa).

Quando si dice il carisma dei grandi…

LE ALTRE

Cambia poco o nulla in cima, visto che noi, Viola, Napoli, Roma e Sassuolo vinciamo tutti. I cugini strappano un pari che avrebbe dovuto essere sconfitta, ma che col proverbiale culo visto a quelle latitudini stava per trasformarsi in vittoria beffa, con Cerci tutto solo al 93′ a sparare fuori stremato da posizione defilata.

Concordo con chi dice che alla lunga Napoli e Roma emergeranno, ma è comunque bello essere in testa dovendo sostanzialmente ancora cominciare a giocare a calcio.

COERENZA E CENTROCAMPO

Piccola digressione di Calciominchiata fuori stagione: il caso Pirlo.

È vero che per tutta l’estate ho lamentato l’assenza di un regista nel nostro centrocampo, che potesse dare geometrie e fosforo come variante alla forza fisica e alla carogna ignorante.

Detto questo, so anche quel che penso di Pirlo, e non da oggi.

Poichè continuo a ritenere la coerenza un pregio e non un difetto, vado controcorrente rispetto alla solita pletora adorante e mi dichiaro fieramente contrario al possibile arrivo del trentasettenne nel mercato di Gennaio.

Il tutto per i seguenti motivi:

Voglio credere che il non aver pensato ad un regista in estate sia stata una scelta del Mancio. Scelta personalmente non condivisa, ma senz’altro rispettata. Se è così (e non può che essere così, perché se non ti sei accorto che Felipe Melo non fa quello di mestiere sei da ricovero), non capisco il motivo di cambiare idea a Novembre, con la squadra ai piani alti della classifica. Gestisci al meglio la rosa che hai, valorizza Kondogbia, prendi il meglio che può darti Brozovic e vai avanti.

Ammesso poi che arrivi, ho due domande. La prima di carattere psicologico (o psichiatrico, conoscendo i miei polli): come reagirà il già non granitico equilibrio neuronale della nostra mediana? Il messaggio che passa è:

“Siete bravi ragazzi, eh? Ma non capite un cazzo.

Adesso arriva quello là e vedrete…”.

L’altro dubbio è di prospettiva: ipotizzando che arrivi, e concesso che faccia pure bene nei mesi di permanenza (tre? sei?) alla fine ti ritrovi ad aver creato un “bisogno indotto” che non riesci a soddisfare. Hai abituato la squadra a giocare in un modo non sostenibile da Giugno in avanti: a quel punto ti metti a cercare un altro regista? Non ci credo neanche se lo vedo.

Ultimo, anche in ordine di importanza, è il motivo più epidermico: Pirlo mi sta sui maroni, è espressione di un calcio venerato da tutti come l’unico ammissibile al mondo, mentre l’Inter ha dimstrato al mondo che si può vincere (e ripetutamente) anche senza il regista illuminato da cui passa tutto il giUoco.

È COMPLOTTO

Un paio di gustose conferme circa la considerazione di cui i nostri godono nel mondo calcistico.

La Gazza di sabato sottolinea correttamente che, nonostante abbia in rosa due criminali come Melo e Medel, l’Inter sia tra le squadre meno fallose della Serie A.

Non dice che, a fronte di ciò, ha già dovuto terminare tre partite in dieci uomini ed ha collezionato un considerevole numero di cartellini gialli.

Inosmma, la dice ma non la dice tutta.

Scendendo nei particolari, vediamo che i nostri, penultimi nella classifica dei falli fatti, sono invece invidiabili terzi in quella dei cartellini gialli e rossi.

Una bella media, non c’è che dire: ai nostri bastano meno di cinque falli per veder uscire il cartoncino giallo, mentre alle altre grandi -o supposte tali- ne servono più di sei (andiamo dal 6,2 dei gobbi, al 6,7 di media tra Napoli, romane e Viola, agli inevitabili 7,6 dei Meravigliuosi –chè loro propongono giUoco, si vogliono bene e sono ontologicamente incapaci di far del male a chicchessìa).

Non è certo il primo anno in cui i nostri falli hanno un peso specifico “particolare” in relazione ai cartellini presi, ma -come detto- è rassicurante vedere che certe cose non cambiano mai (e raramente vengono sottolineate).

Quel sapientino intollerabile di Riccardo Trevisani di Sky nei giorni scorsi definisce testualmente iper-mega sopravvalutato Kondogbia; poi pare ammorbidirsi dicendo che verrà fuori nel lungo periodo, sancendo comunque il suo dissenso nell’averlo pagato quaranta milioni.

Non sprecherò ulteriori KB per ricordare le vere cifre dell’operazione. Mi limiterò ad attendere che la cifra lieviti in maniera simile agli “ottantamila-di-Barcellona” di quella farsa che fu la finale di Coppa Campioni Milan-Steaua del 1989.

Godibilissimo il contrappasso nel sentire proprio Trevisani dover commentare il primo gol di Kondogbia che ci ha dato i tre punti a Torino.

Cambiando campo, dalla tristezza di un Olimpico mutilato dal tifo delle curve emerge comunque una nota di involonataria ilarità. Il lavoro di lingua di Paolo Assogna con Garcia è ai limiti della perfezione, quando gli fa notare che, per la prima volta in un Derby, i giallorossi non schieravano nemmeno un italiano. Mentre già mi apprestavo a sfancularlo, arrivando quasi a godere del successo giallorosso pur in assenza di pedatori italici, ecco il triplo carpiato: “Non è che questa assenza di italiani possa favorire la Roma, togliendo la tensione tipica di queste partite?“.

Noi siamo indegni e dovremmo vergognarci di non avere (quasi) italiani in rosa.

Agli altri invece gli stranieri tolgono la tensione. Quando si dice la coerenza.

Infine, non ho problemi ad unirmi all’applauso pressochè unanime per la Fiorentina, coinquilina di pianerottolo in cima alla classifica. So di rischiare il processo alle intenzioni, ma mi è parso un tantino eccessivo il continuo riferimento al gioco, allo spettacolo, alla manovra corale, al “non è certo un caso se LORO sono in testa alla classifica“.

Vero Riccardo Gentile e Ambrosini Massimo? Pigliatevi un antiacido e state tranquilli: non durerà, purtroppo, come spiegato prima. Non rovinatevi il fegato…

WEST HAM

La partita che avrei voluto vedere dal vivo (ma che ho invece seguito solo via web visto che anche nella biglietteria online degli Hammers c’è il complotto e non si riesce a comprare un cazz…) si chiude con un pari con l’Everton.

Classifica un po’ meno entusiasmante di qualche settimana fa, ma sempre di tutto rispetto.

Esulta chè hai segnato! Su un po' di casino...

Esulta chè hai segnato! Su un po’ di casino…

PORGIAMO LE NOSTRE SCUSE

INTER-ROMA 1-0

Avete presente quando da bambini venivate beccati con le mani nella marmellata e non sapevate nemmeno dove guardare, tanto era l’imbarazzo?

Ecco, secondo molti, noi interisti dovremmo sentirci così.

La nostra irresistibile banda di Brighella ha osato battere la splendida Roma, addirittura impedendole di segnare per la prima volta in 21 gare, arrivando all’inqualificabile gesto di batterla ancora una volta col minimo scarto e con un gol segnato da quel mezzo giocatore che risponde al nome di Gary Medel.

Tornerò in seguito a sfogare la mia sindrome dì accerchiamento anti-nerazzurra. Prima la cronaca.

Alla lettura delle formazioni prescrivo il mio personalissimo T.S.O. al paziente Mancini Roberto, capace di tenere fuori il nostro unico centravanti di ruolo e di riciclare due terzini che, quando non all’esordio stagionale (vedasi D’Ambrosio) in campo han combinato più danni che altro (vedasi Nagatomo).

Kondogbia resta seduto e Guarin capitano di serata.

E invece, mi cospargo il capo di cenere di fronte al Mancio: chiamiamola classe o chiamiamolo culo (per dirla con il Commendator Catellami di fantozziana memoria), in ogni caso il duo di laterali imbriglia a dovere le saette Salah e Gervinho, con D’Ambrosio a salvare un gol fatto su Dzeko.

Là davanti l’obiettivo era non dare punti di riferimento alla Roma, e Ljiaic e Perisic il loro lo fanno, svariando tra fasce e trequarti. Jovetic è il meno ispirato della serata, riscontrando lo stesso problema di Icardi nella già ricordata penuria di rifornimenti in attacco.

Loro costruiscono di più, ed è persino banale evidenziarlo, ma il gol lo troviamo noi: Jojo gigioneggia sul pallone e con un tocco di classe serve il PitBull ai 25 metri. Rudiger si conferma stopper rivedibile, non uscendo a contrastare il cileno che può così liberare il destro. Sceszny (o come cazzo si scrive) parte tardi anche perché impallato dal maldestro compagno e la palla, pur non velocissima, va a morire in fondo al sacco alla destra del portiere.

Il colpo è -si spera- fatale per gli estei del bel giUoco che si masturbano davanti alla maledetta di Pirlo, e forse per questo viene accolto dal sottoscritto con ancor più entusiasmo

(leggasi urlo cavernicolo da lite condominiale).

Da lì in poi la fisionomia della partita è finalmente chiara, con loro a dover attaccare, e noi a difendere coriacei e ripartire rapidi e velenosi (almeno nelle intenzioni). La prima mezz’ora era invece stata all’insegna del “prego s’accomodi” o se preferite del “vai avanti tu che mi vien da ridere“, non volendo le due squadre lasciare campo al contropiede avversario.

Il nuovo canovaccio prosegue nella ripresa, con Handanovic salvato un paio di volte da prodigiosi recuperi dei compagni di reparto (oltre al già ricordato Nagatiello, va menzionata la premiata ditta Miranda-Murillo, di livello superiore). Allorquando i lupacchiotti arrivano al tiro, il nostro portiere è bravo e più che reattivo a dire di no, come nell’occasione delle quattro parate in cinque secondi.

Strano caso quello di Samir: non sono un esperto nel ruolo, ma a memoria non ricordo un portiere tanto valido e sicuro tra i pali -numero uno assoluto nel parare i rigori- quanto incerto e timoroso nelle uscite. Anche ieri sera ho contato una mezza dozzina di corner giallorossi a spiovere nell’area piccola, col nostro saldamente ancorato alla linea di porta.

Misteri della fede. Amen.

Tornando al match, distribuisco maledizioni in parti uguali a Ljiaic e Perisic per aver vanificato due contropiedi potenzialmente ferali, mentre mi scappello per l’ennesima volta davanti alla sapienza calcistica di Palacio, che rileva Jovetic per l’ultima mezz’ora conquistando falli, facendo l’elastico tra i reparti e tenendo in costante preoccupazione la coppia di centrali difensivi giallorossi.

Sottolineata la scomparsa dell’unico neurone superstite nella testa di Guarin – che decide di calciare in curva una punizione da 30 metri a 30 secondi dalla fine, concedendo alla Roma l’ultimo lancio della disperazione – non resta che godersi il boato di San Siro al fischio finale.

E scusate se siamo primi.

LE ALTRE

Perchè, di fatto, siamo primi, seppur in coabitazione con la Fiorentina reduce dalla scorpacciata di goals contro il Frosinone. Di contro il Napoli resta due punti indietro dopo il pari di Marassi, con un Grifone in versione “barcollo ma non mollo, anzi cerco di tirar due ceffoni anch’io“.

La Juve vince il Derby a trenta secondi dalla fine, propiziando la prima porzione di turpiloquio del weekend anche se -tocca dirlo- il culo va a compensare (in parte) la sfiga avuta in precedenti occasioni, con partite buttate nel cesso a furia di gol sbagliati e reti incassate al primo tiro in porta.

In serata Lazio Milan, con i cugini a sbancare l’Olimpicoanche grazie alla grave complicità di Marchetti nel primo gol. I Meravigliuosi sono a cinque punti da noi, e purtroppo cominciano a somigliare ad una squadra di calcio. Pur essendo al quarto o quinto modulo provato in undici partite, Galliani ci dirà che loro in realtà fin dall’inizio volevano giocare cosi, e che il Presidente ha suggerito alla squadra di proporre il prorprio giUoco su ogni terreno.

È COMPLOTTO

Caressa, commentando la partita dei nostri, inizia a rosicare al quarto d’ora del primo tempo, quando scambia per palo clamoroso una parata di Handanovic su Dzeko che a rivederla pare più plateale che altro.

Saccente e fastidioso come solo lui sa essere quando analizza al microscopio il colpo partita di Medel, contando i rimbalzi che la palla fa prima di entrare in porta e sottolineandone la scarsa potenza.

Reattivo al limite del permaloso quando ci ricorda che la Roma, per quanto fatto vedere nella ripresa, meriterebbe il pari e fazioso quando mette in dubbio l’involontarietà del tocco di Nagatomo a Handanovic, non volendo vedere la netta spinta di Salah ai suoi danni.

“Que la sigan chupando” disse l’inarrivabile neo-55enne, e il settenario è sempre valido.

Personalmente, oltre alla vittoria, sono epidermicamente euforico per il gol di Medel, che forse (forse) vedrà ora riconosciuti i suoi indubbi meriti. Raramente ho trovato una simile intransigenza nei confronti di un giocatore di Serie A, voluto da Mazzarri (e forse per questo bollato come fabbro ferraio inutile e ignorante) ma presto apprezzato anche dal più stiloso Mancio, che arrivò ad auspicarne la proliferazione in rosa.

Non ripeterò per l’ennesima volta che ogni giocatore va giudicato per quel che può dare, e che quindi è ingiusto pretendere da lui il genio e la maestrìa di un regista di ruolo. Il ragazzo però ramazza Il centrocampo come pochi, è di fatto il primo cambio della già ricordata coppia centrale difensiva, e mostra quella garra sudamericana che, associata ad altri piedi, tante volte è stata decantata dalla critica.

Ambrosini, che dovrebbe ricordare di essere stato un discreto mediano e nulla più, ne tesse ipocritamente le lodi volendo in realtà sottoliearne i limiti, mentre attendo da Boban (di solito illuminante e condivisibilissimo nelle sue analisi) un dietro front -quantomeno parziale- sui giudizi negativi indirizzati al Pitbull cileno.

Passando ad altro, prevedibile il risalto dato dal terzo quotidiano sportivo italiano alla sfida tra prima e seconda in classifica:

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso...

Ho come la sensazione che, in caso di risultato opposto, il risalto sarebbe stato diverso…

Infine, avremo comunque di che sollazzarci vista la prevedibile ed imminente deflagrazione del Caso-Icardi, chiaramente “scuro in volto” nell’accomodarsi in panchina e probabilmente ancor più abbacchiato avendo visto la squadra capace di vincere senza di lui.

WEST HAM

Dopo un mese di ebbrezza e soddisfazioni, perdiamo a Watford con la decisiva collaborazione di Andy Carroll: il nostro centravanti ne combina più di Bertoldo in Francia, regalando il vantaggio agli avversari e sbagliando l’impossibile sotto porta.

Finchè succede una volta ogni 10 partite…

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

Per compensare parte della stampa negativa, dirò che è alto, biondo e con gli occhi azzurri.

INCAPACI E SCARSI. EPPURE LASSÙ

BOLOGNA-INTER 0-1

I nostri tornano alla vittoria dopo più di un mese di attesa, con l’ennesimo 1-0 coriaceo o striminzito, a seconda della chiave di lettura.

Il Mancio pare quasi ascoltarmi, mettendo Kondgobia a fianco a Melo in mediana, con Brozo a galleggiare tra loro e la linea dei trequartisti (Ljaijc e Perisic) a supporto di Icardi.

Come spiegherò infra, Ciuffolo mi fa comunque arrabbiare per la gestione dei cambi e dei diffidati, ma ha l’insuperabile merito di regalare l’insulto più elegante e misurato dai tempi dell’inarrivabile “Cribio“. Avere in quei momenti la freddezza e il self control di limitarsi ad uno splendido “Somari” a favor di telecamera varrà verosimilmente una squalifica, ma ai miei occhi fa assurgere il Mister a cintura nera di virtuosismo nell’insulto.

Il primo tempo è di una lentezza e di un’inutilità ai confini del raccapricciante. Siccome il Mancio deve aver detto ai nostri che l’azione va fatta iniziare da dietro, ecco i nostri prodi pedatori gingillarsi con la palla tra i piedi nel più stucchevole dei possessi palla, che riesce quantomeno -ma proprio per poco- a mantenermi sveglio.

La differenza –in peius, ovvio- rispetto al primo tempo di Palermo è che là almeno avevamo un avversario che correva e pressava il doppio di noi, mentre qui rimiriamo allo specchio altri undici esseri umani difficilmente assimilabili a qualsivoglia idea di squadra di calcio.

Icardi, ci informano tutti con una solerzia mai vista, tocca 9 palloni in 45 minuti e nell’intervallo sono tutti pronti a celebrare il de profundis suo e dei suoi compagni.

Negli spogliatoi Mancio deve aver tirato qualche moccolo perchè la ripresa si apre con una novità assoluta delle ultime settimane: il (cazzo di) lancio lungo diretto sulle punte, tanto per vedere l’effetto che fa. Di riffa o di raffa, in qualche maniera iniziamo a farci vivi dalle parti del portiere rossoblù, anche se serve la proverbiale -per gli altri- botta di culo per andare in vantaggio. Ma andiamo con ordine, chè prima di godere c’è da patire (essaichenovità).

E’ nota a tutti quelli che mi leggono la scarsa considerazione che ho di Felipe Melo: è un picchiatore, per di più nemmeno troppo stabile mentalmente. Motivo per cui, caro Mancio, è estremamente rischioso schierarlo da titolare a pochi giorni dal big match contro la Roma. E puntualmente, al primo fallo, a momenti spezza una caviglia all’avversario, con un inutile quanto doloroso pestone a metacampo che gli costa un giallo sacrosanto.

A quel punto, ulteriore errore del Mister. Con Melo e Kondogbia entrambi ammoniti, logica impone di togliere almeno uno dei due in modo da avere un altro cagnaccio a mordere (Medel?) o un’altra punta per provare il tutto per tutto (Biabiany?). Invece no, restano in campo tutti e due, consapevoli di non poter entrare sull’avversario come vorrebbero, pena il secondo giallo. Che puntualmente si materializza dopo ostruzione (evidente ma involontaria) di Melo che guadagna gli spogliatoi con una mezzora d’anticipo. Espulsione esagerata, diranno tutti, e figuriamoci se non sono d’accordo.

Però caro Mancio: se davvero pensi che Melo sia il perno del nostro centrocampo, lo schieri a Palermo, dove sarebbe stato probabilmente ammonito, e gli fai saltare Bologna per averlo sabato contro i lupacchiotti. E’ così difficile da capire?

Chiusa la polemica parentesi, torno alla fredda cronaca per constatare come, dopo Palermo, anche a Bologna i nostri inizino a giocare come si deve con l’uomo in meno. I ragazzi prendono campo sempre più, complice un insensato sciopero del Bologna che di fatto dall’espulsione di Melo smette di fare anche il poco fatto nella prima ora di gioco.

Ranocchietta lancia lungo manco fosse Suarez (si fa per scherzare…), Ljaijc comincia a carburare, e alla fine il pressing di Perisic e Brozovic è lodevole: nella circostanza che porta al gol, la palla filtrante viene bonariamente accompagnata dalla Dea Eupalla tra le gambe maldestre del terzino Ferrari: il ragazzo si scarta da solo e a Ljaijc non pare vero di essere solo in area. Passaggio laterale per Icardi e tap-in facile-facile per il vantaggio nerazzurro.

Tanto basta per avere ragione di un Bologna alquanto scassatiello, che riesce ad essere pericoloso, causa ennesimo rimpallo nella nostra area, solo al 94′ e  30″, con Destro a colpire centralmente dal limite dell’area piccola e Samir a fare il miracolo.

Ci è andata bene, viste le precedenti carambole finite tra le nostre terga a Carpi e a Palermo. Mancio avrà modo di pensarci su, anche se a quel punto della partita lui aveva già guadagnato l’uscita dopo la delicata metafora tra arbitri e muli.

Ci godiamo quindi qualche ora da primi della classe, nonostante la squadra sia obiettivamente poca cosa a livello di rendimento, ma forse proprio per questo con la fiducia di avere amplissimi margini di miglioramento.

Se Icardi ha una percentuali di realizzazione altissime paragonate ai palloni giocati, se Kondogbia deve ancora far vedere molta della mercanzia pagata a caro prezzo, se l’intesa tra i tanti fantasisti è tutta da costruire, possiamo nutrire ragionevoli speranze. E soprattutto, meglio attendere siffatte migliorie ai piani alti piuttosto che nelle ahimè conosciute paludi di metà classifica.

LE ALTRE

Con quattro squadre nei nostri paraggi, era abbastanza inevitabile che molte di loro facessero bottino pieno. Roma, Napoli e Fiorentina in effetti non sbagliano, con i giallorossi a tornare in testa e noi, Viola e azzurri a inseguire. La Lazio invece cade a Bergamo, e si vede raggiunta da un coriaceo Sassuolo capace di battere la Juve all’ennesima sconfitta stagionale. Il Milan si mangia l’impossibile ma riesce quantomeno a non applicare la legge del calcio “gol sbagliato/gol subito”.

È COMPLOTTO

È banale ma doveroso far notare la fretta e la solerzia con cui i vari telecronisti vogliono sottolineare le nostre mancanze. Il lupacchiotto Riccardo Gentile a Palermo si è dovuto rimangiare la compiaciuta sentenza “rosso per Kondogbia! E l’Inter è già in dieci“, visto che nell’occasione era stato Vasquez ad essere ammonito per simulazione. Si era comunque consolato snocciolando le statistiche di Gilardino contro di noi nemmeno un secondo dopo che il suo ginocchio aveva impattato il pallone del pareggio.

Simile ieri sera lo strabismo di Caressa, pronto a sottolineate tutti gli errori di Kondogbia (che sono stati parecchi, nessuno lo discute) e pervicacemente muto allorquando il nostro recuperava palla o tentava l’accelerazione palla al piede. In studio poi, a momenti Marocchi piange per quanto gli rodesse la sconfitta del suo Bologna. Tutti a ricordare come la vittoria sia la sola cosa da salvare, esattamente come l’1-0 del Napoli a Chievo era stato catalogato alla voce “vittoria di carattere, ottenuta badando al sodo e lasciando poco spazio a frizzi e lazzi“.

Noi in crisi, gli altri bravi a vincere anche quando giocano male.

Quando si dice la coerenza.

Ah, siccome non lo dice nessuno, ve lo dico io: abbiamo la miglior difesa, nonostante la sciagurata serataccia contro la Fiorentina.

Infine, ma senz’altro non meno importante, clamoroso quanto prevedibile -almeno a queste latitudini- lo scoop di Cruciani su Tavecchio e Giraudo.

Al solito, in casi come questi la toppa è peggio del buco, visto che non si capisce quale “cortesia” dovrebbe essere dovuta dal Presidente di una Federazione che ha visto il suo Campionato falsato per anni proprio dalla persona con la quale stai colloquiando, per l’appunto, durante una visita definita tra galantuomini, anzi, tra amici.

Dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io, diceva Freak Antony.

E ancora, se non soprattutto: il condannato ma prescritto Giraudo, che alla fin della fiera continua ad essere un personaggio radiato per sempre dal mondo del calcio, a che titolo e per conto di chi parla quando dice “noi andremo avanti con le nostre richieste”?

Forse che gli abbaialuna interisti e complottisti abbiano ragione anche stavolta nel vedere in lui e nel suo compare ex ferroviere i Pupari del Calcio italiano?

Personalmente, da anni penso che alla fine le condanne di Calciopoli siano state un pannicello caldo per il paziente “Calcio italiano”, visto che, passati i lividi per i cazzotti estemporanei, gobbi e cugini sono tornati a fare il bello e cattivo tempo nella nostra Serie A, chi sul campo, chi in Lega portando a casa contratti e appalti multimilionari (Infront e le recenti indagini dicono niente?).

Sicuri che la cosa fosse cosi imprevedibile?

Uno spogliatoio allo sbando...nemmeno la stessa maglia

Uno spogliatoio allo sbando…nemmeno la stessa maglia

AVANTI PIANO

INTER-JUVENTUS 0-0

Come si dice in questi casi, il pareggio è giusto.

Facciamo a mio parere il miglior primo tempo della stagione, pur con un centrocampo che vede Brozovic tirato fuori dal freezer al posto di un Kondogbia perfettamente conforme alla vulgata degli acciaccati interisti (“ha un piccolo risentimento, ma niente di che, sta già molto meglio, non va nemmeno in nazionale, sta qui ad allenarsi per essere al 100%, è pronto, non ha problemi… Si adesso vediamo, magari non tutti e novanta i minuti”. infatti entra nel recupero). La coppia di sgherri Melo-Medel inguaia la mediana bianconera titolare per la prima volta con Marchisio e Pogba a non prenderla praticamente mai e il solo Khedira ad arrangiarsi.

Davanti, Jovetic è palesemente di un’altra categoria rispetto ai compagni, con un buon Perisic largo sulla fascia e Icardi in mezzo a sbattersi senza che gli arrivi uno straccio di pallone giocabile.

Dietro Miranda e Murillo fanno una gara discreta, se non fosse per un paio di cappellate del colombiano, che esce avido di gloria perdendo palla in pieno Lucio-style. Sulle fasce, Santon ha il solo merito di far rivalutare JJ che se non altro ha la scusa di dover marcare Cuadrado, il più veloce del West.

Tutto bene quindi?

Mancop’ocazz

Come lo scolaro che ha fatto vedere che la sa e ha ormai sfangato il rischio nota sul registro, i nostri rientrano dall’intervallo e si mettono a fare da spettatori. I gobbi sono lenti e fuori forma, ma se li fai giocare è chiaro che approfittano. Cuadrado dimostra di cosa è capace, mulinellando le gambette in modo quasi isterico sulla fascia destra e generando parecchi mal di pancia alla nostra difesa. Handanovic è bravo e fortunato a deviare con un doppio colpo di tacco la conclusione del bianconero che gli finisce in mezzo alle gambe, mentre al piattone scolastico di Khedira, che per nostra fortuna bacia il palo e torna indietro, ho ringraziato quegli stessi Santi che avevo invece ripetutamente ingiuriato alla traversa di Brozovic nel primo tempo.

Non so onestamente a chi servissero di più i tre punti e francamente poco me ne cale. Loro continuano a rimanere saldi a metà della colonna di destra, mentre noi tutto sommato siamo secondi -seppur a parimerito- ad un solo punto dalla vetta.

Quel che mi auguro è che il Mancio faccia ora quelle due o tre scelte tattiche e gerarchiche che permettano alla squadra di specializzarsi in un modulo e continuare a suonare quello spartito per qualche giornata, sperando che la cosa possa portare giovamento soprattutto a Icardi.

Personalmente concordo con lo Zio e con Vialli, che segnalavano tra le possibili cause della scarsa prolificità del nostro l’assenza di un vecchio volpone come Palacio al suo fianco. Se mi si passa il paragone, El Trenza ha una sapienza tattica tale da far rendere al meglio chiunque gli giochi a fianco, quasi (ho detto quasi…) come i fortunatissimi colleghi di reparto del Mancio giocatore. Jovetic e Perisic hanno altre caratteristiche e in alcune cose sono perfino migliori di Palacio, ma con loro l’intesa va costruita e non è così immediata.

Detto che il Campionato sarà più combattuto degli anni scorsi, non credo che ci si possa attendere una vittoria dei nostri. Il secondo o terzo posto invece sono, mai come quest’anno, fondamentali, viste anche le implicazioni economiche di tanti investimenti fatti in estate. In questo contesto, avere un centravanti da almeno 15 gol è essenziale.

LE ALTRE

Classifica alla mano, il vero big match di giornata è stato Napoli-Fiorentina, con gli azzurri a vincere meritatamente e fermare cosi la capolista. Bene anche la Roma che ospiteremo a fine mese in una partita che dirà molto sulla nostra consistenza, mentre preferirei sorvolare per umana decenza sui cugini fermi solo un punto sopra la Juve. La Samp ci fa capire quale spessore avesse la squadra due settimane fa ci aveva bloccato, andando a perdere 2-0 in Ciociaria… Male anche la Lazio che soccombe a Sassuolo.

È COMPLOTTO

La lista di dispettucci è lunga assai, avendo beneficiato la stampa della pausa Nazionali.

Si inizia con l’inevitabile accenno di Rafa Benitez ai suoi disgraziati mesi nerazzurri. Non potendo ritirare fuori storie già sentite millemila volte, in questa occasione ci delizia parlando di giocatori intersiti talmente insubordinati da portarsi addirittura il cellulare al cesso.

Proseguiamo con il vecchio detto della bugia che, ripetuta 100 volte, diventa verità. Niente da fare: Kondogbia l’han pagato 30 + 5 eventuali di bonus, ma per tutti rimangono 38: Bocca di rosa strikes again. Si vede che così la storia è più bella…

Perfino il Mancio versione zen 2.0 si abbuffa la uallera e fa presente alla conduttrice di Mediaset che evidentemente “avete qualcosa contro l’Inter“, ricordando come le critiche siano quasi scontate quando si tratta di noi, i meriti dovuti al solo caso o alla giocata del singolo, la manovra farraginosa a prescindere.

Il diligente Compagnoni di Sky, non potendo ripetere rrrete in maniera ossessiva, si è così limitato a definire “non bello” un primo tempo in cui l’Inter ha prevalso sulla Juve, affrettandosi di contro a precisare che “la partita adesso è anche bella”, dove con adesso si intendevano i primi dieci minuti di ripresa, con i bianconeri a menare le danza.

WEST HAM

Anche qui siamo ai piani alti della classifica: la vittoria in trasferta contro il Crystal Palace ci fa veleggiare a un più che meritato quarto posto.

Senza parole

Senza parole

TROPPO BRUTTI PER ESSERE VERI (SI DICE COSI’?)

INTER-FIORENTINA 1-4

Come ultimamente accade quando incrociamo la Fiore, becchiamo una gragnuola di goals e ritorniamo a casa con le pive nel sacco.

La gara ricorda, nel punteggio come nell’andamento, il nefasto 1-4 casalingo contro il Cagliari di Zeman, nell’unica scintillante prestazione stagionale del Boemo (contro di noi, e con chi sennò?).

Parto alla lontana. A seconda delle inclinazioni politiche o delle semplici simpatie, si è soliti dire che l’Italia è stata liberata dal nazifascismo per l’opera degli Alleati o dei partigiani (“…la seconda che hai detto!“).

La nostra prestazione è per fortuna assai meno importante dell’avventato paragone, ma allo stesso modo può essere addebitata agli scempi commessi dalla nostra difesa (portiere su tutti) o alla cervellotica formazione messa giù dal Mancio.

Handanovic, tra i tanti torti della serata, ha quello di farmi essere d’accordo con Massimo Mauro, secondo cui Samir è tra i 10 portieri più forti al mondo, ma ogni tanto fa di queste cappelle. Dopo 4 minuti lo stop a inseguire è degno del mio piede destro (e io sono talmente mancino da autodefinirmi  “ambisinistro“): il frittatone su Kalinic è inevitabile.

Un tifoso bonario potrebbe fors’anche arrivare a sospendergli la pena, visto che a momenti para anche questo di rigore. Ma “quando cinque minuti dopo (cit Paolorossiana) il nostro fa una non-parata sul tiro di Ilicic, limitandosi a guardare la palla strumpallazza che entra in porta su tap-in del satanasso Kalinic, ecco, a quel punto nessuno gli risparmia la sacrosanta razione di sacramenti. Che difatti arrivano anche dal divano di casa, complice l’assenza del rampollo che mi permette il turpiloquio dei bei tempi che furono.

Al nostro numero 1 mancava solo il grande classico del repertorio, che di solito le grandi star concedono nei bis di fine serata ma che per l’occasione viene anticipato fin verso il 30′ del primo tempo. Guinzaglio ben ancorato al palo di porta e divieto assoluto di uscire: ecco i presupposti ideali per la minchiata di Miranda, che non trova di meglio che affossare l’avversario lanciatissimo a rete, lasciando la partita seduta stante dopo inevitabile rosso diretto.

Da qui in poi, paradossalmente, la squadra dà il meglio di sè, brava com’è a non sbragare totalmente, e mettendosi a fare la formichina che cerca di rimediare una situazione disperata.

La Viola ha sostanzialmente pietà di noi, anche se mi piace vederla come lo Scarpini di turno e pensare che sia stato il nostro pressing ragionato a non farli tirare in porta per quasi tutta la ripresa. Morale, noi pianpianpianpianino riusciamo anche a fare un gol (bravo Icardi su bel cross di Telles), ma i toscani ci fanno capire che non è tempo di miracoli timbrando il quarto sigillo poco dopo e mandandoci definitvamente a casa.

Fatto il riassunto della sintesi del bigino, resta da scotennare il Mancio e capire cosa ci sia sotto la messa in piega brizzolata.

Difesa a tre con Santon centrale???

Perisic esterno a tutta fascia???

Se insistere sulla bontà della sua scelta nel dopo gara è una precisa strategia comunicativa, lo appoggio in pieno (mai dire a quelli là che si è sbagliato), ma detto tra noi, la cagata l’ha fatta. Se c’era un aspetto su cui tutti concordavamo era la solidità difensiva della nostra linea a 4, opportunamente coperta da Melo-Guarin-Kondogbia a centrocampo.

Cosa ca…cchio vuol dire cambiar modulo e far giocare la gente fuori posizione?

Ripeto a chi ha l’insana pazienza di seguirmi che non ho un modulo preferito in assoluto; solo non sopporto di vedere lo schema che ha la meglio sui giocatori.

Prima vengono gli uomini sul campo, poi i disegnini alla lavagna e le pippe mentali.

In fase di commento, non posso che ripetere quanto già detto settimana scorsa: il valore di questa squadra lo vedremo alle prime sfighe. Speravo arrivassero un po’ più avanti, mentre son già qui a bussare, e anche con una certa insistenza.

Le prossime due si chiamano Samp a Genova e Juve in casa. Le risposte non tarderanno ad arrivare.

Tremate!

LE ALTRE

Caso più unico che raro, perdono “entrambe e tre” le squadre strisciate. Se la caduta bianconera comincia a non fare più notizia (perfino prevedibile il successo del Napoli), ho salutato con piacere la sconfitta del Milan a Marassi contro il Genoa, annotando l’esplusione del “nuovo-Nesta-ma-coi-piedi-di-Zidane” che è ovviamente eccessiva, e che servirà per far crescere un ragazzo che in fondo ha solo vent’anni e tutto il diritto di sbagliare (Copyright Riccardo Gentile SkyCalcio).

Pur nella dolorosa sconfitta, rimaniamo in testa al gruppone, nonostante i successi delle romane e del succitato Napoli. Splendido e arcigno il Toro, che finisce in 9 ma riesce a battere il Palermo, salendo a due soli punti dalla vetta.

E’ COMPLOTTO

Gufi e lecchini l’avevano presa da lontano, passeggiandoci sui testicoli con la manfrina delle troppe partite vinte 1-0 e sulla ormai endemica mancanza di giUoco da parte dei nostri. Niente di nuovo e niente di male, se anche scomodi precedenti si esponevano per complimentarsi col Mancio e addirittura il Vate(r) di Fusignano era meno saccente del solito nel giudicare le prime uscite dei nostri.

Epperò c’è la scala Viscidi.

nomen omen...

nomen omen…

Ne ho sentito parlare la prima volta un anno fa sulle sempre interessanti pagine di Undici, ma è curiosamente rimasta fino a oggi nel cassetto della stampa mainstream (inglesismo per non usare l’endiadi “serva e prona“).

La statistica ha un certo peso in questo sport, la si può ritenere utile oppure una masturbazione mentale da pseudo analisti del calcio. E’ però singolare che il principale quotidiano sportivo abbia cacciato fuori questo coniglio dal cilindro proprio questa settimana, con un’Inter ancora a punteggio pieno ed una Juve in zona retrocessione.

Ma non ci fermiamo qui.

L’ultima volta che ho visto Quelli che il Calcio credo che fosse ancora condotto da Fazio. Mi è stato però segnalato un simpaticissssssimo parere personale di tal Attilio Romita, ex volto del TG1 che pare essersi espressamente augurato una sconfitta dei nostri.

Non so se il soggetto sia di palesata fede non-interista, ma potrà senz’altro motivare il suo auspicio (peraltro puntualmente avveratosi, gufo maledetto!) nel nome dell’alternanza e per il solo interesse di tener vivo il Campionato.

Strana sorte quella della nostra Serie A, la cui salute sta a cuore della gente solo quando in testa non c’è la Juve… avete mai sentito qualcuno augurarsi un cambio di vertice negli ultimi quattro anni?

Nemmeno io, ma si vede che ero distratto…

WEST HAM

Attingo nuovamente alle pagine di Undici per segnalare l’interesse per lo splendido inizio dei Martelli anche ad di fuori dei soliti circuiti underground.

In realtà in weekend ci ha regalato un soffertissimo pareggio interno col Norwich (2-2 raggiunto in pieno recupero), ma scintilliamo nella nostra bellezza working class al terzo posto in virtù delle trasferte corsare delle scorse settimane.

They fly so high…

... Se non lo sai tu...

… Se non lo sai tu…

STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂

PARLIAMO D’ALTRO

INTER-CHIEVO 0-0

Immaginate una decina di precedenti partit(acc)e giocate da un’Inter a caso degli ultimi anni, ed avrete la fotografia dei 90 minuti mostrati dai nostri nella loro più recente esibizione.

Inutile rammaricarsi per il diciassettesimo legno della stagione (di Vidic, ma ci si ostina a considerarlo un pacco e quindi si insiste a dire che la capocciata fosse di Icardi): dobbiamo anzi ringraziare la personalissima nuvola da impiegato che per una volta si prende una giornata di ferie e non consente al poco rimpianto ex Biraghi di trovare quello che sarebbe stato un beffardo quanto spettacolare Primo Gol in Serie A.

Il Mancio smoccola educatamente facendo notare la poco invidiabile statistica di 4 soli tiri in porta sui 24 totali (courtesy of “blank mind” Guarin) e criticando la lentezza della manovra dei suoi ragazzi, ma in fondo lo sa anche lui di avere una squadra che può dargli poco di più di quanto mostrato nel semestre scarso di governo. Anche in questo caso siamo alle solite: l’obiettivo europeo sta svanendo poco a poco,  nonostante il paradossale punticino recuperato contro le genovesi e il Toro. Vero che il quinto posto dista solo tre punti, ma il calendario è tosto e, sopratutto, le squadre da superare continuano ad essere più di un paio.

LE ALTRE 

La Juve vince con merito (ma non senza rubare comunque qualche punticino qua e là) il quarto scudetto consecutivo, ed è sintomatico che per ottenere applausi da tutti i tifosi che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbano vincere sostanzialmente contro nessuno. Dato ai gobbi quel che gli spetta, non ricordo onestamente un periodo storico in cui Inter, Milan, Napoli e Roma siano state (chi più chi meno) così deficitarie per tanti anni consecutivi.

Ma tutto ciò non è certo colpa della Juve…

(Oddio, fatemici pensare un po’ e magari un motivo lo trovo!)

E’ COMPLOTTO

Essendo la parte prettamente spoprtiva di questo blog poco interessante, trovo conforto e sollazzo nel segnalare un altra manciata di casi in cui il mainstream calcistico e modaiolo vede prevalere strisce verticali che al nero accoppiano alcuni colori (rosso o bianco) e non altri (guarda cosa, il blù).

Ma, come dicono quelli bravi, andiamo con ordine:

1) Anche nella serata-Expo palesemente dedicata a Zanetti, con due terzi di Triplete in campo e quarti di nobiltà nerazzurra sparpagliata tra campo e panchina, ecco i commenti del giorno dopo dare più spazio agli ex rossoneri, privilegiando il “focus” sui nerazzurri solo per indugiare sulla panza teutonica di Brehme o su quella rioplatense di Ruben Sosa oppure ancora sul fascino appassito del cileno di Milano.

Inevitabile poi, la chicca di Repubblica.it:

Dopo vent'anni, ancora con la "X", 'orcodighel

Dopo vent’anni, il nome ancora con la “X”, ‘orcodighel

 

2) Tornando al quarto scudetto bianconero, ribadisco di non avere problemi nel complimentarmi con Allegri e giocatori per il titolo e ancor di più per la stagione che stanno facendo. E’ ovvio poi che rimane quell’atavica incapacità di saper vincere, faziosamente ma perfettamente riassunta da questo post di Settore, splendido nel vaticinare un “Triplete da secondi” e tassonomico nel ricordare la succitata assenza di classe e di fair play.

E del resto, se è il padrone a scadere in un tweet da tredicenne o in falsi ideologici reiterati (no, sul serio: dopo una ventina di sentenze contro di te hai il coraggio di dire “Stiamo ancora aspettando delle sentenze precise e i nostri avvocati stanno lavorando per portare a galla la verità“??), come può esimersi la Gazzetta del Balengo nel reinterpretare l’albo d’oro a uso e consumo dei tifosi più biechi?

Ottimo Matrix a sbeffeggiarli da par suo:

piccoli e meschini

piccoli e meschini

3) Infine, lustrandomi gli occhi con Messi e compagnia, ho goduto assai nel vedere il santone Guardiola -che aldilà della contingenza è persona assai arguta e gradevole- sbertucciato da due giocate del miglior calciatore del mondo e da uno splendido contropiedone. Eh certo, era il Tiqui-Taka il segreto del Barcellona, mica la Pulce.

come si dice in catalano "corti-umili-intensi"?

come si dice in catalano “corti-umili-intensi”?

 

WEST HAM

Torniamo a vincere una partita (1-0 contro il Burnley) tanto per ricordarci l’effetto che fa: a una manciata di partite dalla fine galleggiamo a metà classifica, senza alcun obiettivo realistico… Vi ricorda niente?

NUN SUCCEDE… E BASTA

UDINESE-INTER 1-2

L’Inter torna ad essere intimamente se stessa e batte l’Udinese in una partita -per i più distratti- incredibile, ed invece plausibilissima se conosci i tuoi polli.

La cosa più gratificante della partita non è il risultato finale, e nemmeno il (bel) primo gol di Podolski, quanto la carogna sulla spalla del Mancio durante e dopo la partita.

Mi piace pensare che lui per primo fosse consapevole della psicolabilità dei nostri e che, in quanto tale, intravedesse a mezzore di distanza il rischio che si correva a “fare i fighi” in area avversaria, non chiudendo una partita diventata assurda e solo per nostra fortuna non tramutatasi in tragedia sportiva.

Esemplare il Mister quando in tre frasi sintetizza 90′ di prestazione:

Benissimo in 11 contro 11, bene in 11 contro 10.

In 11 contro 9 lasciamo perdere…

Non posso che condividere.

Inutile soffermarsi più di tanto sulla farsa che è stata il secondo tempo (Rocchi Horror Picture Show compreso, anche se per una volta il sommo si sbaglia e ci avvantaggia). Preferisco spendere qualche riga per ricordare il buon primo tempo giocato dai nostri, a parte un Guarin in versione vintage e cioè distratto e intrinsecamente portato alla scelta sbagliata. Hernanes però va gran bene, Palacio svaria che è una bellezza. Forse Icardi un poco statico ma checcevoifà… Dietro di fatto non rischiamo nulla.

L’arbitro inizia male e ne paga le conseguenze, chè sul primo giallo di Domizzi (che protesta per un angolo che non c’è e che infatti Rocchi provvede poi a non concedere) poteva tranquillamente soprassedere. Ineccepibili invece gli altri gialli, che portano all’espulsione del succitato Domizzi a fine primo tempo e del tarantolato Badu nella ripresa.

Sul rigore, che tutti nel dopo-gara si affrettano a definire scandaloso, inesistente e via dicendo, riporto per pura cronaca un commentuccio preso da un giornale minore del giorno dopo, che se non altro pare di diverso avviso: si dice che “E’ vero che il croato ha già tirato, ma quando Danilo commette fallo la palla sembra proprio ancora in gioco. Dunque, da regolamento, il rigore c’è.

Ai tanti che -legittimamente- puntano il dito sul fatto che Kovacic avesse già tirato e non fosse quindi più in possesso del pallone, chiedo: allora non è rigore nemmeno in tutti i casi in cui l’attaccante arriva addosso al portiere e butta la palla avanti col solo scopo di farsi abbattere? Ah ecco…

Lo ammetto: avrebbe tranquillamente potuto far giocare e nessuno si sarebbe scandalizzato (figuriamoci noi, che per avere un rigore di solito ci vuole il coltello tra le scapole), ma quantomeno non si dica che la decisione è totalmente inventata, incomprensibile, etc etc…

Anticipo un paio di punti del già robusto faldone “E’ COMPLOTTO” per la dose periodica di insulti contro Massimo Mauro. Il calabrese cantilenante è tra i primi a scandalizzarsi della decisione dell’arbitro sul rigore, ed è ovviamente tra i più entusiasti a decantare le lodi di un’Udinese che in 9 contro 11 nel finale ha sfiorato il pareggio.

Sentirlo però dire che “sarebbe stato giusto che l’Udinese facesse il 2-2” è una roba che non si può sentire… L’Inter ha avuto altre quattro o cinque occasioni per dilagare e già si sono spesi KB a sufficienza per rimproverare i nostri incorreggibili ragazzacci. Ma non ditelo all’ex riserva di Zico, Platini e Maradona…

Sentirlo addirittura chiedere a Mancini se una squadra “con un solido gruppo di italiani potrebbe forse essere meno psicolabile” mi fa contorcere dal ridere, pensando a quanta aria possa passare tra le orecchie di lui e di tanta gente che ancora dà credito a certe stronzate.

LE ALTRE

Comunque, bando alle ciance: Nonostante le nostre tre vittorie in quattro partite, nonostante le concomitanti sconfitte di Milan e Fiorentina, nonostante i pareggi di Torino e Samp, siamo ancora miseramente noni. Certo, più vicini a livello di punti, ma ancora con un mucchio di squadre davanti e con un calendario che senz’altro non ci avvantaggia (Juve, Lazio e Genoa da incontrare da qui alla fine, tanto per dire…).

Parafrasando, ma solo in parte, la frase sussurrata dai giallorossi durante il nostro lustro d’oro, e riportata come titolo nella noticella odierna, continuo a sostenere che non arriveremo sesti, e che -davvero, non per fare la volpe e l’uva- tutto sommato credo sia meglio così.

E’ COMPLOTTO

Tante cose, più o meno “gravi”, più o meno importanti, ma fra loro coerenti nel ribadire il diverso peso specifico dei protagonisti in campo.

Milanello Bianco:

Tempismo eccezionale nel dare la notizia di “clamorosi aggiornamenti da Arcore” mentre la tremenda figuraccia dei Meravigliuosi contro il Genoa è in pieno svolgimento (vero Sky?). Non c’è che dire, lo stile comunicativo del Milan è ormai endemico, orientato ad un “benaltrismo” di informazione a tutto vantaggio del Geometra gongolante e di Silvio piazzista provetto.

Non fa notizia la velina di partito volta a smentire il duro confronto tra allenatore e squadra sul pullman post-Udine (“siete indegni” “sarai bravo tu“…cazzo avrei voluto esserci, per me è stato Pazzini!). Già più artistici e fantasiosi quando fanno dire al povero Superpippa che il ritiro è stato deciso di comune accordo, anzi quasi richiesto dai giocatori stessi, chè son tutti bravi ragazzi e siamo tutti una grande famiglia.

La battuta è stata riproposta con una piccola variazione sul tema anche dopo l’ 1-3 corsaro dei Grifoni, con Pippo a dire che il ritiro c’è ma è facoltativo, chi vuole viene, son proprio i ragazzi che lo vogliono fare per stare insieme.

Passando agli “ex” che incredibilmente decidono di lasciare la parte di Milano dove splende sempre il sole, faccio notare un paio di cose: Niang ieri segna alla sua ex squadra e ci vogliono 4 replay per confessare che “sì, l’ultimo tocco in effetti è proprio del giocatore di proprietà del Milan” che lì in due campionati aveva segnato zero goals e che invece a Genova ha già fatto 5 uova. Idem con patate El Nino Torres che a casa sua (leggi Atletico Madrid e non Milanello Bianco) si è ritrovato tornando a segnare con una certa continuità.

Squadra Simpatttica:

Tanto per fare paragoni su come episodi simili vengano trattati dall’altra parte del Naviglio, abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie i peana per Quaresma dopo la seratona di gloria contro il Bayern Monaco (che infatti poi al ritorno gliene ha date una mezza dozzina): il Trivela segna e abbiamo una settimana di album dei ricordi, che pippone che era, che pacco che ha preso Mourinho, e adesso invece segna contro il Bayern Monaco

Sintomatici poi i finti complimenti all’Inter per l’annata di Icardi: Tuttosport si premura di dire che il giovane argentino è bravo assai, e che potrebbe addirittura vincere la classifica marcatori, cosa che ai nerazzurri non è capitato tanto spesso, e sunteggiando -con la consueta simpatia- che nemmeno Ronaldo e Milito ci riuscirono.

Quale occasione migliore per rivestire i consueti panni del cacacazzi e andare a controllare? Eccoci qui: Wikipedia grazie di esistere. La Juve questa classifica l’ha vinta 13 volte, i nostri 12. Il Milan in questo caso spadroneggia a 17 grazie al Pompiere Nordhal e ai suoi 5 titoli anni ’50. Però l’Inter “non l’ha vinta poi così spesso“.

Facendo un giochino diverso, facile e inutile quanto quello messo su dalla Gazzetta del Balengo di Vettorelliana memoria, si potrebbe vedere che, a livello di singoli giocatori, le tre squadre strisciate sono a parimerito. Sono cioè 9 i giocatori di Inter, Juve e Milan ad aver vinto la classifica.

Ma si vede che detta così non faceva ridere…

Una Caressa in un calcio:

Pirlo fa fallo da rigore su Joaquim e, anche in quel caso, si stenta a credere che l’uomo magico possa aver commesso fallo. Caressa si ostina a riguardare l’azione per poi concludere deluso che il tocco c’è ed è pure dentro l’area.

Tempo due minuti però e rimette le cose a posto: da una punizione più che dubbia, Pirlo mette una palla nulla più che logica ed elementare nell’area piccola, dove Llorente è bravissimo a saltare in mezzo a due difensori e metterla in buca.

Ecco il nostro commentare: Eh beh con una palla così però son buoni tutti!

Non c’è niente da fare, Pirlo tutto può, non sbaglia mai e a guardar bene è pure una bella figliola.

Disgusto.

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato...

Altro motivo per non andare in Europa League: non dover più vedere i nostri con la canotta del pigiama dopo lavaggio sbagliato…

IL MEGLIO DEL PEGGIO

INTER-MILAN 0-0

Il Derby che mi aspettavo. Parente lontano dei cari e vecchi scontri-che-contavano, ma non necessariamente simbolo della mediocrità acclarata delle due milanesi.

Mi spiego: il Milan ha fatto sincera pietà per un’ora e più; noi avremmo onestamente meritato di vincere, e abbiamo giocato benino. Se la guardo da un punto di vista oggettivo, c’è poco di cui rallegrarsi, visto che nonostante una delle migliori prestazioni della stagione non siamo riusciti battere una squadra che continuo a ritenere assai più modesta dei nostri.

Da tifoso obnubilato, la mediocre mezza classifica in cui galleggiamo (noi e loro) non fa diminuire nemmeno di un grado il vorticoso giramento di maroni.

Come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

I nostri partono con il giovanissimo Gnoukouri a metacampo: l’ivoriano, con buona pace di Sacchi Arrigo, fa una partita disciplinata e convincente e non fa rimpiangere l’ultimo Brozovic (e nemmeno il penultimo…). Kovacic non fa molto, e per una volta sono in disaccordo con Boban che ne magnifica la prima mezz’ora alle orecchie di Mancini.

Dietro Vidic e Ranocchia confermano che la coppia avrebbe meritato più fiducia durante tutto l’anno; JJ sulla fascia è del tutto inutile in fase offensiva, ma quantomeno fa spessore quando c’è da difendere. Dall’altra parte D’Ambrosio fa vedere come dovrebbe muoversi un moderno laterale difensivo: tutto bene, tranne i cross che sono uno peggio dell’altro. Per un terzino, sarà mica importante arrivare sul fondo e mettere un cazzo di traversone?

Davanti Icardi e Palacio carburano lentamente (molto meglio nella ripresa), mentre Hernanes parte bene per poi sparire e riemergere nella ripresa.

Loro… parliamone: giocano 20 minuti su 90′, nei quali tirano due volte con Suso (avessi detto Robben…) e mettono un bel cross rasoterra su cui gli attaccanti non arrivano, visto che il propagandatissimo 4-3-3 è un 4-5-1 con Menez nueve farlocco e Bonaventura e il succitato iberico a rinculare volentieri verso il centrocampo.

Destro e Pazzini ovviamente seduti a guardare, chè loro propongono giUoco.

Il pari finale non è scandaloso, ma una nostra vittoria avrebbe fotografato meglio l’andamento della partita, aldilà della corposa paginetta arbitrale che vado testè ad aprire.

TANTO SI COMPENSANO…

I più distratti si limiterebbero a dire “ah sì il mani di Antonelli era da rigore..“, ma io sono paranoico e quindi vado oltre, talmente oltre che ritorno al punto di partenza.

Quando dico che noi siamo la squadra più sfigata d’Italia e i Meravigliuosi quelli più aiutati dal fato (senza voler mettere in dubbio la buona fede di alcuno, ci mancherebbe…) lo dico a ragion veduta.

Se partiamo dal gol rossonero di Alex, per fortuna annullato per un doppio fuorigioco (dello stesso Alex sul primo cross e di De Jong sul prosieguo) notiamo che lo stesso è arrivato da un fallo inesistente di Medel su Abate. Nella circostanza, il cileno -diffidato- viene immancabilmente ammonito, precludendosi la partita contro la Roma.

Morale: da un non-fallo rimediamo una squalifica per la giornata successiva e un gol fortunatamente e correttamente annullato.

In contrapposizione, ai nostri vengono altrettanto correttamente annullati due gol: sul primo la bella azione è purtroppo vanificata dallo scatto un po’ troppo anticipato di Icardi, mentre sull’autorete di Mexès la spinta di Palacio è ben vista dal guardalinee, ma segnalata con colpevolissimo ritardo a Banti, che difatti convalida in prima battuta.

Nella tempistica, l’episodio ricorda il gol di Ganz annullato in un Inter-Juve del ’97, con Collina a spiegare a Hodgson la finezza arbitrale.

Nulla da dire, allora come adesso, sulla bontà della scelta di merito. Ancora una volta, tuttavia, il colpo da fuoriclasse arbitrale arriva a troncare sul nascere uno dei pochissimi errori a favore “che tanto alla fine si compensano“.

Ma non basta: nel primo tempo ad Antonelli viene fischiato un fallo di mano con cui ferma ai 25 metri la conclusione di uno dei nostri: se fischi fallo, caro Banti, vuol dire che lo ritieni volontario, e quella mano a termini di regolamento interrompe un’azione pericolosa. Ergo è ammonizione, porcadiquellatroia.

Dico questo perchè l’ex genoano è stato graziato due volte nell’inguacchio in area a metà ripresa: non era solo rigore, ma era pure secondo giallo e quindi rosso.

Inutile dire su chi sia stato commesso il fallo di Palacio poco dopo…

E’ COMPLOTTO

Onestà impone di dire che i commenti hanno cercato di non fare un unico calderone, specificando il maggiore impegno e la miglior figura fatta dai nostri. Chiaro è che la risposta più rapida e facile sia “derbino” e che, se si astrae la definizione dai 90′ giocati, è anche quella più corretta.

Sono rimasto ancor più colpito dallo stupore dei vari commentatori nell’apprendere delle iperboliche valutazioni del Milan, oggetto di acquisto da parte di investitori stranieri: nemmeno io riesco a credere che qualcuno possa valutare quella squadra un miliardo di euro.

Potere di Zio Silvio e di decenni di argenteria passata quotidianamente col Sidol…

La terza menzione a favore è per l’italiano parlato da Zorro Boban: sentirlo testualmente dire che il Derby avrebbe comunque regalato emozioni “nonostante Inter e Milan non siano quelle che vorremmo fossero” (testuale) mi ha fatto balzare sul divano come a un gol di Maradona: quanti laureati italiani sarebbero in grado di non ingarbugliarsi nel dire una frase del genere?

Mi sono partiti anche i pernacchioni, eccheccazzo…Il capocurva Marco Nosotti intervista Abate a fine primo tempo. IgnazioAbate, cioè la vittima del non-fallo di Medel, e quindi -se vogliamo dirla tutta- simulatore smascherato dalla moviola ma non dai silenti telecronisti che si limitano a un “non si capisce se ci sia il tocco“. Ecco, Nosotti gli chiede: “il gol annullato…ci hai capito qualcosa?” Di tutto il troiaio appena visto, ecco la domandina-salvagente, che sottende un nemmeno troppo nascosto “non si è capito cosa sia successo…sembrava tutto regolare”.

Prevedibile come il solleone di Luglio invece il signor Valerio Staffelli e l’immancabile tapiro portato a Mancini, forse “colpevole” di non aver saputo battere una squadra di maltrainsèma .

C’è chi ancora ride per certa TV.

Noi no.

Il Mancio purtroppo, dopo essersi guadagnato i primi applausi da dopo-partita  commentando le recenti direzioni arbitrali nei nostri riguardi, non ha risposto alla serva mediasettara come avrebbe potuto e dovuto.

Sarà per il prossimo Tapiro, tempo di un paio di settimane.

WEST HAM

Prosegue la caduta libera: sconfitta a Manchester in casa City.

Qui onestamente era difficile far meglio

Qui onestamente era difficile far meglio

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

SAMPDORIA-INTER 1-0

L’Inter del Mancio, e cioè quella delgli ultmi 4 mesi, sta sostanzialmente giocando la stessa partita da una dozzina di gare. A parte scempi episodici, i ragazzi giochicchiano benino, infarcendo buone mezz’ore con errori da principianti ed episodiche azioni trascendentali a fasi alterne. Il tutto però dice che la squadra, con la nuova tinta di capelli, ha una media punti assai inferiore a quella labronica, e che l’Europa è definitivamente sfuggita di mano nel giro di 4 giorni.

La remuntada europea de ‘sto par de ciufoli non è arrivata per motivi ormai noti e da me purtroppo anche vaticinati: non solo non siamo riusciti a tenere la porta inviolata (eggiàlosapevo), ma abbiamo sbagliato 4 o 5 palle gol che hanno bloccato il sogno ancor prima di addormentarci.

A cavallo della partitella infrasettimanale contro i maggioloni, infiliamo un pareggio in casa contro il Cesena e una sconfitta a Genova. Detto che entrambe le partite avrebbero potuto finire diversamente (la volta scorsa col gol di Icardi annullato ingiustamente, ieri con un paio di abbracci molto affettuosi in area allo stesso -ex- twittatore pubalgico), gli ultimi sette giorni ci danno la dimensione -drammaticamente reale- della nostra statura.

La difesa con Vidic e Ranocchia mi è parsa più solida (non che ci volesse molto), se non altro perchè JJ viene spostato sulla fascia sinistra a sciorinare il proprio genio calcistico e dietro si aprono meno voragini. Che poi il brasiliano non sia un fenomeno ad arare la linea mancina non può essere una colpa, e comunque è più presentabile dell’ultimo Campagnaro visto inazione (scritto volutamente tutto attaccato).

Il primo tempo scivola via con un paio di spaventi provocati da Eder e soprattutto Muriel, ma per fortuna i nostri avversari fanno bene le cose difficili e male quelle facili. Nemmen loro sono ermetici dietro, e quindi un paio di incursioni le fanno anche i nostri, nonostante il nulla nuovamente offerto da Podolski, partito titolare per concedere mezza giornata di ferie allo spremutissimo Palacio.

La ripresa inizia quasi alla perfezione, con 10 minuti di pressing asfissiante ed occasioni in serie per i nostri. Siccome noi un po’ di culo mai, il destro di Icardi da posizione defilata bacio l’incrocio dei pali e poi esce, dandoci l’ennesima conferma che lassù -ammesso che ci sia qualcuno- nessuno ci ama.

Poco dopo infatti una punizia da quasi 30 metri trova Eder e il suo esterno destro baciare l’altro palo e ovviamente gonfiare la rete. Gran gol, con noi tutti fenomeni, ma nemmen questo è una novità.

Succede poco altro in realtà. I nostri subiscono il colpo e, nonostante l’ingresso del Trenza per Brozovic -tardivo, cazzo!- non cambia più nulla.

L’allievo Sinisa supera il Maestro Mancio, e la Samp si ritrova lanciatissima al quarto posto, alla faccia di quelli che “danno via Gabbiadini per prendere Eto’o, questi non capiscono un tubo” (vero MassimoMauro?)

LE ALTRE

Continua a vincere la Juve, che batte il Genoa con un golazo di Tevez. Vincono entrambe le romane, mentre Viola e Napoli impattano risentendo forse delle fatiche di coppa. Il Milan beneficia del 9° rigore della stagione, forse il più scandaloso di tutto il campionato e parente stretto di quello fischiato a Boniek nella tragica notte dell’Heysel.

La classifica ad ogni modo pare delinearsi, con le due romane a giocarsi gli altri due posti Champions e Napoli, Samp e Viola a trastullarsi sul vagone dell’Europa League.

A scanso di equivoci, in caso di inopinati ritardi di uno o più dei passeggeri succitati, prima di noi in lista d’attesa ci sono Toro, Milan (Cristo, pure loro!) Genoa (pari punti con noi ma deve recuperare la partita col Parma).

Rimaniamo a sventolare il fazzolettino bianco sul binario e salutiamo i nostri avversari dal finestrino, senza nemmeno la forza di augurare buon viaggio come si dovrebbe:

stazione amici miei

Buon viaggio signore!

E’ COMPLOTTO

Qualcosina c’è ma è per palati fini o paranoici, come preferite.

Inizio dalla cosa che più mi ha fatto incazzare in settimana: cercando in rete conferma della diretta TV su Mediaset della partita dell’Inter, vedo in effetti che la sgambata infrasettimanale veniva così pubblicizzata:

cartello inter wolfsburgChe c’è di strano? Che quello stemma dell’Inter è vecchio di un buon quindicennio, e che la cosa non può essere stata fatta involontariamente. Stiamo pur sempre parlando dell’azienda del signore che ha fatto dell’immagine la sua unica divinità, e che costringeva la sua squadra a scendere in campo con bugie conclamate (“squadra più titolata al mondo”) e con una scorza d’arancia stilizzata come stemma. Ben consapevoli dell’importanza del brand, hanno “casualmente” utilizzato quello sbagliato.

Morale: siamo usciti per colpa loro!

Ma non è finita qui:

Sono il primo a dire e scrivere che siamo poca cosa, e che la mezza classifica rispecchia alla perfezione il nostro reale valore, ma ciò non mi pare essere un valido motivo per (tornare a) tacere di fronte ai torti subiti. Aver ricavato tre punti in più nelle ultime due giornate non avrebbe cambiato la nostra stagione, ma ci avrebbe per lo meno fatto scalare qualche posizione nella summenzionata lista in attesa di un simil-Caronte che potesse traghettarci fuori dall’inferno.

Invece, pare prevalere il bon ton, il senso dell’opportunità o semplicemente la buona creanza, alla quale per una volta mi ribello. Chi ha l’insana pazienza di seguirmi sa che sono pronto a prescindere a muovere querimonie verso la classe arbitrale, soprattutto in una giornata nella quale si vedono episodi così clamorosi. Ma niente, tutto tace…

Fino a un paio d’anni fa me la sarei presa col Signor Massimo, ontologicamente incapace di portare avanti queste battaglie. Devo ora rivolgermi a Thohir, e spero che il silenzio sia parte di una scelta precisa (ancorchè non condivisa) e non solo frutto del caso o dell’inerzia, della serie “facciam talmente schifo… non stiamo nemmeno a lamentarci chè facciamo solo figure…“.

Sentire Sconcerti minimizzare il progetto di Thohir è solo l’ennesima controprova del poco rispetto che si ha per i nostri colori. Sappiamo tutti che “cercare nuovi mercati all’estero” è la sola strada per fare un po’ di soldi e quindi poter comprare giocatori migliori, ma il fatto che altri abbiano iniziato a farlo da tempo (all’estero! chè in Italia siamo as usual in netto ritardo) non è un buon motivo per denigrare il progetto.

Piuttosto, quel che interessa a me -e a chi volesse fare una seria analisi di detto progetto- è l’apparente fallimento dell’operazione bond (non James), che quindi costringerà Thohir e Moratti sborsare i danari per ripianare le perdite dell’esercizio in corso.

Quel che nessuno spiega, complice l’endemica ignoranza in materia, è in che misura i proprietari delle squadre con passivi da ripianare possano intervenire di tasca propria. Il Fair Play Finanziario è nato proprio per evitare simili manovre, ma l’intervento in prima persona dei due azionisti è dato per scontato.

C’è qualcuno che ci può aiutare a capire?

WEST HAM

…E dopo due mesi torniamo a vincere: 1-0 in casa col Sunderland, con gol di Sakho a tre minuti dalla fine.

Te voglio bene assaje

Te voglio bene assaje