Come ogni anno, arriva l’inverno e con lui il simpatttico masochismo nerazzurro, sempre pronto a tafazzare quanto di buono fatto fin qui e rimettere tutto (e tutti) in discussione.
Infatti lo schieramento “a specchio” contro allenatori che praticano il 3-5-2 da lustri -e che già aveva portato ai quattro fischioni presi a Bergamo- viene amabilmente riproposto contro il Toro di Mazzarri, al quale non sembra vero di poter gestire la partita sostanzialmente uomo contro uomo, con i suoi ad avere in corpo il doppio della benza e i nostri “mangiati” in ogni angolo del campo dai diretti avversari.
l’Inter prosegue nel nulla o quasi fatto vedere contro il Sassuolo, con l’aggravante di non aver imparato una mazza di niente dagli errori precedenti.
Spalletti, in altre parole, la combina grossa. Per dirne una: Miranda centrale di sinistra si trova a dover dialogare con Joao Mario e Dalbert su un binario nel quale i tre manca poco si diano del lei da quanto poco sono affiatati. Il terzino sinistro fa sincera pietà per tutta la partita, se si escludono un paio di salvataggi da difensore puro nell’ultimo quarto d’ora di gara. E’ in ottima compagnia, sia chiaro. I due Joao saranno non a caso tra i sostituiti, allorquando Spalletti pensa di cambiare sistema osando, almeno nelle intenzioni, una squadra più coraggiosa.
Macchè.
Male tutti, come già col Sassuolo. Stavolta anche Handanovic ci mette del suo, tornando al tentativo di “parata di sguardo” quando contempla il beffardo pallonetto di Izzo metterci 5 secondi buoni prima di morire a fil di palo nella nostra porta.
L’inizio dei nostri, con Icardi e Martinez a comporre un inedita coppia d’attacco dall’inizio, non è nemmeno male, se è vero che Lautaro arriva a concludere fuori di poco una bella azione da lui stesso iniziata.
Peccato che, in buona sostanza, i nostri si fermino lì. Maurito non becca palla per tutta la partita, Vecino fa a gara con Joao Mario a chi ne perde di più, Brozo predica malinconico nel deserto. Si capisce che lo 0-0 è un risultato segnato, a meno di giocare sugli errori degli avversari o su qualche episodio. Detto fatto. Prendiamo gol alla mezz’ora del primo tempo ma è come essere già al 90′: non c’è reazione, calma piatta, una beata minchia di nulla.
Come diceva il mio vecchio vicino di tribuna:
“Non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo!”.
Ineluttabile assioma cartesiano.
Entrano prima Nainggolan e poi Politano, adeguandosi in tempo zero alla ruminanza dei compagni, con il romano che si fa addirittura espellere dopo aver cercato un fallo (che non c’è) anzichè superare l’avversario che aveva nelle gambe un’ora di partita in più.
Il Toro vince avendo fatto il minimo indispensabile eppure avendolo pienamente meritato. Il che, se ci pensate, va ancor più a demerito dei nostri.
CRISIINTER
Eccola di nuovo tra noi, la CrisiInter. In tre partite di Campionato abbiamo segnato un gol (quattro nelle ultime sette) nelle ultime due abbiamo portato a casa un punto. Rimaniamo terzi con un margine ancora discreto (+5) solo perchè il turno di campionato mette Roma, Milan e Lazio contro avversarie di valore uguale se non superiore (Atalanta, Napoli e Juve), permettendoci di minimizzare le conseguenze della sconfitta almeno a livello di classifica.
Al solito, la cosa che manca di più alla squadra è ordine e chiarezza, in campo così come fuori. C’è anche poco da aggiungere, tanta è l’evidenza dell’assunto. Non so quanto Marotta sia abituato a dover fronteggiare situazioni simili, in cui bastone e carota devono essere dosati con perizia da piccolo chimico: ad ogni modo è la sola strada da perseguire, e spero che il nuovo dirigente sia davvero in gamba e se la cavi senza tutto lo spessore della Vecchia Signora a guardargli le spalle. Non sprecherò KB di rete e preziosi secondi della vostra attenzione per ribadire che non sono a favore di cambi di panchina, nè adesso nè a Giugno, a meno che la cosa non faccia parte di un effettivo cambio di strategia a livello societario.
In altre parole, Spalletti per ieri lo stramaledico, dopodichè forza ragazzo chè giovedì arriva la Lazio e la Coppa Italia la voglio vincere.
Potrei ammorbarvi con interminabili sedute di autocoscienza sulla gestione dei nostri giocatori e sull’atteggiamento sempre un po’ scazzatiello di molti componenti della squadra, ma mi fermo qui, muto rimprovero all’invornimento collettivo dei nerazzurri.
Niente E’ COMPLOTTO, qualsiasi sterco mediatico stavolta è pienamente meritato.
La digestione lenta fa stazionare cotechini e panettoni negli stomaci nerazzurri, provocando 90′ di insipida lentezza e sonnolenza che solo un grande Handanovic non fa tracimanre in una sanguinolenta sconfitta.
Apatìa come non se ne vedeva da anni a San Siro, e nemmeno ravvivata dalle migliaia di bambini ad assiepare i primi anelli blu e verde. Scorrendo i giocatori di movimento, faccio fatica ad individuare uno solo dei nostri che abbia fatto una partita discreta, nemmeno buona.
I miei occhi hanno addirittura dovuto assistere ad errori in impostazione e alleggerimento di Skriniar e De Vrij, e spero che ciò testimoni l’eccezionalità dell’evento.
Poche le nostre occasioni da gol, essenzialmente i due colpi di testa -uno per tempo- di Vecino e Martinez, più che compensati da diverse scorribande emiliane dalle parti di Handanovic che, soprattutto nella ripresa e soprattuttissimo nel finale, chiude la porta in faccia a Boateng & Co.
Il pessimismo di chi scrive era tale che non mi sono nemmeno permesso di pensare “dài che l’abbiamo sculata come contro il Napoli, e adesso andiamo di là e segniamo nel recupero”. Anzi: great minds think alike, perchè a posteriori apprendo di averla pensata esattamente come lo Zio Bergomi, risentendo il mio rimuginare lungo 90′ all’insegna “qui se va bene non la perdiamo“.
C’è poco da fare: questi black out di applicazione e concentrazione sono il vero marchio di fabbrica dei nostri colori, purtroppo più di qualsiasi altra caratteristica. Sarò spettatore interessato, ma davvero non mi viene in mente nessun altra squadra che sia così volubile ed imprevedibile, capace a distanza di pochi giorni di vittorie convincenti (Napoli ad esempio, e nonostante tutto l’orribile contorno di quella partita) e rappresentazioni plastiche di inedia (vedi l’ultimissima esibizione).
A cosa possiamo attaccarci, senza essere volgari?
A un paio di constatazioni, più che consolazioni vere e proprie.
Ad esempio, al fatto che Perisic, Nainggolan e Vrsaljko hanno fatto un primo quadrimestre che, fosse stato il secondo, sarebbe stato da bocciatura a giugno: aldilà dei colpi sporadici sono tutti (Ninja in primis) ampiamente sotto i rispettivi livelli di rendimento.
Non solo, ma la pervicacia con cui Spalletti continua ad insistere su Icardi punta unica con due larghi ai suoi lati di fatto esclude dalle rotazioni Martinez, che sarebbe senz’altro opportuno vedere in campo con maggior continuità, anche solo per saggiarne il reale valore.
Qui, abbeverandomi alle fonti del sapere illuminato, registro che tanto lo Zio quanto il Cuchu sostanzialmente danno ragione al Mister, segnalando come il centrocampo a tre serva per garantire quella solidità difensiva che senz’altro è nei fatti. Intuitivamente, per inserire il Toro occorrerebbe rinunciare ad un uomo in mediana, e la cosa garantirebbe minor filtro in mediana.
Vero, ma qui continuiamo a segnare col contagocce, e il Cassandro che scrive segnala che le pratiche onanistiche dei tanti soloni che plaudono alla nuova versione di Icardi vanno di pari passo ad una anomala sterilità del nostro centravanti. Per una volta mi appoggio ai solertissimi statistici di staceppa che ci ricordano dei tre mesi passati dall’ultimo gol su azione in Campionato e dei “soli” 9 gol segnati nel girone di andata contro i 14 dell’anno scorso.
Posto che anche Perisic è indietro sulla sua tabella di marcia (3 gol invece dei 5-6 che di solito realizza entro Natale) e che il Ninja ne ha fatti solo 2, il problema del goal c’è e eccome. Sono contento dei 12 diversi marcatori nella rosa ma, onestamente parlando, non è da Gagliardini che mi aspetto i 5-6 centri a stagione. Un buon reparto di centrocampo deve poter garantire tra i 15 e i 20 gol a stagione (Brozo-Ninja-Vecino, parlo soprattutto di voi), e dal pacchetto di punte e ali a disposizione dobbiamo poter ricavarne almeno 40-45.
Mi pare che siamo lontani da queste fanfaronate statistiche, il che mi porta quantomeno a porre il dubbio circa un cambio di sistema. Affiancare Martinez ad Icardi, dando per scontata una compatibilità “ambientale” in realtà tutta da dimostrare, vorrebbe dire rinunciare ad un paio dei satelliti di Icardi, diciamo senz’altro Perisic e probabilmente uno tra Politano e Ninja.
Vorrebbe dire (anche se non soprattutto) dare una bella spolverata alla barbetta di Candreva, l’unico in grado di garantire corsa e sostanza su quella fascia.
Facendo i disegnini, una roba del genere:
I quattro dietro sceglieteli voi
La mia non è una proposta. Piuttosto, una rappresentazione plastica di quel che vorrebbe dire giocare stabilmente con le due punte. A voi pesare le due opzioni sui piatti della bilancia e propendere di conseguenza.
LE ALTRE
Il pareggio ci fa perdere due punti nei confronti Roma e Milan, vittoriose contro Torino e Genoa, mentre lo scontro vinto dal Napoli contro la Lazio ci fa almeno consolare per il punticino guadagnato sugli Aquilotti.
In questo momento siamo saldamente terzi, che può essere un ragionevole obiettivo per quest’anno. Il quarto dista sei punti, e a ‘sto giro è il Milan, ma le altre sono tutte lì in un paio di punti e quindi ad ogni giornata ci saranno cambiamenti nella lotta al quarto posto.
I nostri devono ripigliarsi in fretta: la prossima fermata è Torino a casa Mazzarri. Vietato dormire, stante anche un Milan-Napoli che ci vedrà spettatori interessatissimi.
E’ COMPLOTTO
Torno a fare il professorino petulante che non sono mai stato (soprattutto professorino…) per segnalare un interessante contributo di Marco Bellinazzo su Goal.com che, ad essere intellettualmente onesti, dovrebbe ricacciare in bocca a tanti il Luogo Comune Maledetto per cui l’Inter per l’ennesima estate avrà bisogno di vendere uno dei suoi gioielli per far quadrare i conti.
Riporto testualmente:
L’Inter ha anche raggiunto l’obiettivo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2018 in pareggio realizzando plusvalenze per 45 milioni soprattutto grazie alla cessione di giovani promesse della primavera. Entro la fine dell’esercizio in corso al 30 giugno 2019 l’Inter non ha un obbligo discendente dal settlement di raggiungere il pareggio di bilancio e quindi non è costretto a fare determinate plusvalenze.
Tuttavia la dirigenza si è imposta di perseguire anche quest’anno uno stretto equilibrio tra ricavi e costi per cominciare al meglio la prima stagione completamente libera dalle sanzioni Uefa. Dal 2018, in effetti, il regolamento Uefa dovrebbe prevedere una ulteriore restrizione sulle perdite ammissibili nel triennio: dopo la fase in cui erano ammessi 45 milioni e quella in cui si faceva riferimento a una soglia di tolleranza di 30 milioni triennali, ora dovrebbe scattare un monitoraggio più severo con l’obbligo per i club di chiudere i conti triennali a 0, salvo un deficit di 5 milioni ritenuto comunque perdonabile (su questa novità sarebbe peraltro auspicabile un chiarimento ulteriore della Uefa).
E ancora:
Alla fine è probabile che ci sarà un rosso da colmare ricorrendo alle cessioni. Ma potrebbero bastare anche una ventina di milioni. Questo dovrebbe permettere all’ad Beppe Marottadi potersi muovere con una certa agilità sul mercato, senza più le ipoteche del “passato”.
Quindi, quando sentiamo le solite manfrine su Icardi che va a Madrid e Skriniar in Inghilterra, mandiamo pure serenamente a quel paese l’autore della minchiata.
Su Perisic il discorso è diverso: le voci che si rincorrono in questi giorni sono a mio parere di tenore diverso: come detto il giocatore ha un rendimento scadente, è alle soglie dei 30 anni e non pare vogliosissimo di rimanere a Milano. E’ chiaro che non è sul mercato sic et simpliciter, ma un’offerta congrua potrebbe risolvere in un colpo solo e abbondantemente il residuo problema plusvalenze. Dall’altra parte, una scelta siffata, mi spingo a dire anche a Gennaio, potrebbe aprire le porte al disegnino a due punte di cui sopra.
Se questa fosse la strategia alla base, onestamente mi parrebbe comprensibile. Di fatto rinunci a un’ala che non ha più molti margini di miglioramento (eufemismo) per immettere una punta 21enne di altissimo potenziale: se si vuole cambiare il modo di giocare, la scelta ha senso.
Se invece si vuole dar via Perisic per andare a prendere il Martial di turno, a sensazione non sono d’accordo. Cambieresti “ruolo su ruolo” con tutte le incognite di un giovane che non è un fenomeno di costanza e che arriva a metà stagione in un campionato nuovo: no grazie, a posto così.
WEST HAM
Anche qui sono in down, lasciami in down (cit.), becchiamo due pere in casa del Bournemouth e ristagniamo a metà classifica.
Risorge Carroll, intermezzo tra l’ultimo infortunio e il prossimo. In compenso sia Astronautovic che il Chicharito vogliono andarsene e rischiamo di tenerceli svogliati come solo le punte sanno essere.
Andiamo a casa, o peggio, nell’Europa dei poveri, come è giusto che sia.
Inutile recriminare su quello che fanno gli altri, assai più opportuno leccarsi le ferite e constatare che, come da titolo, certi difetti sono davvero difficili da eliminare.
Ancor più della maglia a strisce verticali nerazzurre, il tratto distintivo di questa squadra è da sempre quello di sbagliare le rimesse laterali e -ben più grave- le partite decisive, quelle senza margine di errore, quelle in cui (porcoildemonio) “dipende tutto da te”.
Era infatti assai improbabile che il Tottenham potesse sbancare il Camp Nou e, in sostanza, il Barça ha fatto quel che doveva. Non si può fargli una colpa se in una partita per loro totalmente inutile fanno riposare un po’ di titolari: in ogni caso segnano dopo pochi minuti e apparecchiano la serata come meglio non potrebbero.
Noi invece il gol lo becchiamo, pure da polli, e pure dal solo giocatore che -a sentire i sedicenti esperti- aveva già esperienza e dimestichezza con i palcoscenici internazionali, vista la pluriennale esperienza in bianconero. Oh! Come no… dribbling della minchia sulla trequarti, palla persa e sifulotto che si accomoda tra le nostre terga.
Il nostro equilibrio, psichico prima ancora che tattico, va a farsi benedire: come se mancasse una manciata di minuti e non quasi tutta la partita, i nostri sparacchiano palloni in avanti alla cazzo, azzardano dribbling e giocate in verticale (Asamoah ancora capofila) che sono la totale antitesi di un approccio alla partita che pure era stato convincente. Ottimo il cross di Icardi che trovava Perisic sul secondo palo: colpo di testa e manata del portiere aiutata dal legno della porta. Insidioso il cross basso dalla sinistra, pochi minuti dopo e sempre sullo 0-0, su cui D’Ambrosio in avviamento colpiva fuori di poco.
Le premesse insomma c’erano tutte. Buon inizio, ottime notizie in arrivo dalla Spagna. Però Tafazzi è in agguato e colpisce.
Tocca fare un rimando al cosiddetto “giorno che non esiste”: al 44′ del primo tempo di “quel” Lazio-Inter, vendemmia 2002, i nostri stavano sopra 2-1 ed in sostanziale controllo del match. Il terzino sinistro di allora (talmente inviso a chi scrive da non volerlo nemmeno nominare) pensò bene di combinare la minchiata del secolo servendo il pari che avrebbe portato alla nostra sconfitta. Ho sempre pensato che, andando al riposo in vantaggio, quel Campionato l’avremmo vinto, a prescindere dal come si fosse arrivati a quell’ultima giornata.
Singolare che ieri sera, in una partita per alcuni versi ancor più importante di quella, sia stato ancora il terzino sinistro a farsi rubare palla e condannarci all’antinferno. Torno ad un concetto già espresso più volte: quando le tue forze -fisiche ma soprattutto mentali- sono al lumicino, il margine di errore è minimo e, di contro, lo sbaglio rischia seriamente di far saltare le residue energie e gli equilibri così precariamente assemblati.
Detto, fatto. Oltretutto Asamoah è recidivo, visto che da analoga posizione (min. 2.00 di questo nostalgico filmetto) ci fece il graditissimo regalo di perder palla nell’Inter-Juve gestione De Boer, vinta proprio grazie a quell’errore ed alla conseguente capocciata di Perisic.
Torniamo all’oggi. L’intervallo di Inter-PSV arriva come una dose di psicofarmaco, almeno nelle speranze di chi scrive. Che Spalletti faccia capire a questi qua che tempo e modo di riprenderla c’è. Forse…
E le occasioni per quello arrivano, soprattutto con l’andar del tempo: Borja trova benissimo Icardi in area, che spara di sinistro sul palo lungo trovando il mezzo miracolo del portiere. Poco dopo i due si scambiano il favore, con Icardi a servire di testa lo spagnolo per quel che sembra un facile rigore in movimento: la girata è però “masticata” e la palla finisce docile in mani olandesi.
Poco dopo ancora Icardi protegge palla al limite e la scarica per quel che vorrebbe essere il destro a giro di Brozovic, ma che si tramuta in un’arma impropria lanciata all’omino delle bibite.
Politano, anche ieri tra i migliori, mette alla mezz’ora una bella ma difficile palla sul secondo palo, sulla quale il festeggiatore seriale, spregevole frequentatore di stadi iberici, si arrampica riuscendo a capocciarla in porta. Non irreprensibile il loro portiere nella circostanza ma chissefrega, l’1-1 è cosa fatta.
Mancano venti minuti nei quali -è ovvio a tutti tranne che agli 11 in campo- c’è da continuare a spingere per trovare il 2-1. I nostri invece hanno un altro black-out, dopo quello successivo al gol del PSV: si rendono infatti conto che sic stantibus rebus sarebbero qualificati e di fatto traccheggiano senza affondare il colpo.
Ancora una volta, la cosa che fa più incazzare non è tanto questa (anche se già così…) quanto il fatto che l’inevitabile pareggio del Tottenham all’85’ ha l’effetto pavloviano di far riversare i nostri nell’area avversaria, facendo spiovere cross e passaggi come in un disordinato temporale estivo. Ecco Icardi avere un’altra bella occasione (fermato bene dai difensori), ecco Martinez librarsi nell’area piccola per quel che pare essere il cabezazo vincente e si tramuta invece in uno squassante e forte peto(cit.)
Ancora una volta finiamo con un pugno di mosche in mano, a rimuginare sulla sfiga e sul fatto che fino a 5 minuti dal 90′ eravamo qualificati. Tutto vero per carità… Il Barcellona poteva far giocare Messi Suarez e compagnia, darne 4 agli inglesi e tutti contenti.
E’ però abbastanza miope e puerile (vero Scarpini?) attaccarsi a questo o ad altri episodi. E’ un po’ come lasciare tutti i regali di Natale al 24 pomeriggio e poi lamentarsi perchè non riesci a far tutto. Andateaccagare e usate Amazon!
Come vaticinato, temo l’onda lunga di questa eliminazione, che davvero ci fa ripiombare a un anno e mezzo fa. Bravo deve essere Spalletti, e bravissimo Marotta, a far capire alla squadra che -è vero- son delle teste di cazzo, ma che questo girone di Champions ha consentito all’Inter di voltare pagina. La società ha comunque incassato tra tutto una quarantina di milioni che verranno utilissimi in sede di mercato, e l’imperativo categorico dev’essere quello di non disperdere nulla di quanto ottenuto.
Per il resto, ripeto, dell’Europa League poco mi importa. Quand’anche riuscissimo ad andare avanti (usque tandem?), avrei preferito uscire contro il Real Madrid agli ottavi in Champions piuttosto che col Chelsea di turno un giro dopo nella coppetta di consolazione.
SFIGHE, MERITI E COLPE
Molto sinteticamente: Icardi e Politano bravissimi, con un particolare quanto effimero godimento per le critiche preventive rivolte al nostro Capitano, puntualmente rispedite nei deretani dei rispettivi mittenti. Ma su questo vi ammorberò infra.
Politano, e in misura minore la coppia di difensori centrali, sono al momento con Icardi i nostri punti di forza. Brozovic ieri sera non mi è piaciuto, ma è un’altra risorsa fondamentale per quest’Inter.
L’altra metà della squadra galleggia nel mare placido del “senza infamia e senza lode”, o rientra nella categoria “sfighe” o “colpe”. Nel primo gruppo iscrivo gli infortunati Ninja e Vecino, che tanto comodo avrebbero fatto nelle ultime gare. La scelta di escludere Gagliardini e Joao Mario dalla lista di Champions è facile da criticare adesso, ma a mio parere era il minore dei mali.
Le colpe della partita a mio parere vanno distribuite tra Asamoah (spiace ma l’errore è lampante e purtroppo decisivo), Perisic per il perdurante stato di catatonìa e -solo dopo- Spalletti.
Non ho particolari critiche tecniche da rivolgere al Mister sulla formazione schierata e i cambi fatti ieri sera (forse Politano l’avrei tenuto dentro, ma era cotto, mancavano 10 minuti e non è per quello che abbiamo mancato la qualificazione), nemmeno per quel Candreva ripescato un po’ a sorpresa e che invece nel primo tempo ha creato problemi al PSV alternandosi con Politano e D’Ambrosio sulla destra. Un Perisic più pronto, ad esempio, avrebbe potuto sfruttare il bellissimo cross a metà primo tempo che invece è sfilato lungo stante il ritardo del croato.
Volendo trovare il pelo nell’uovo nella gestione tattica di Spalletti, mi ha incuriosito il fatto che Vrsaljko sia subentrato al “Poli” schieradosi a sinistra (lui destro naturale) lasciando il più eclettico D’Ambrosio sulla destra. Ma è una roba che ha sistemato dopo 5 minuti invertendo i due terzini.
Le critiche piuttosto si concentrano sulla parte “motivazionale” e di preparazione alla partita. Non riuscire a reagire dopo l’errore di Asamoah (per quanto importante) vuol dire che la squadra è fragile, e che le energie mentali -come detto- erano al minimo. Aldilà dell’agitare le braccia urlando “Calma! Calma!“, il Mister non è riuscito a convincere i nostri che l’impresa fosse comunque fattibile. E questo, per che è il capitano della baracca da un anno e mezzo, è grave.
L’ostruzionismo degli olandesi ha fatto il resto, con un Van Bommel ancor più intollerabile del solito a istruire perfettamente i suoi all’ammuina e all’infortunio sistematico: il famoso calcio totale orange… Il minchione oltretutto continua a recriminare sulla mancata espulsione di Handanovic nella partita di andata, dando prova di ignoranza calcistica oltre che di innata simpatia. I nostri hanno solo sperato nella tenuta del Barcellona, anzichè cercare di risolvere la questione in proprio. Il che la dice lunga sulla loro autostima.
NO TAFAZZI PLEASE
Detto questo, che a nessun essere senziente venga in mente di dar seguito alle tante puzzette informatiche che cianciano di allenatore da cambiare e cagate simili. Assodato il fatto che Repubblica, e Andrea Sorrentino in particolare, hanno qualcosa di personale contro l’Inter e contro Spalletti (probabilmente i lupacchiotti de sinistra ancora non gli perdonano l’eccidio di Totti), mi aspetto che Marotta nelle prime uscite da nuovo AD si dichiari entusiasta di lavorare con Spalletti, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno. La fiducia tra Società a Mister mai come in questo momento è da ribadire e dare assolutamente per scontata.
La testa va messa al Campionato per un paio di mesi, cercando di difendere quanto conquistato e recuperare sul Napoli, il che vuol dire vincere lo scontro diretto di Santo Stefano. Quella è la -nuova- partita della vita, che passa però da un paio di fermate intermedie (Udinese e Chievo) nelle quali è doveroso farsi trovare lucidi e cattivi.
E’ COMPLOTTO
Avrei da scrivere per settimane, chè gli ultimi giorni sono stati di una simpatia ancora maggiore del solito nei confronti dell’Inter. Tocca per forza saltare di palo in frasca.
I giorni e le ore precedenti al match sono state all’insegna della polemica e del gufaggio preventivo. L’endoscopia cui è stato sottoposto Icardi, tra compleanno della moglie e blitz a Madrid meriterebbe una lenzuolata all’uopo.
Mi limito a segnalare il taglio basso dell’edizione cartacea della Gazza di lunedì, nella quale si ripete l’effetto-scoop già magistralmente notato anni fa dal prode Stefano Massaron quando si volle spacciare come notizia sensazionale la paparazzata di Wesley Sneijder che fumava una sigaretta fuori da un locale. I soliti olandesi cannaioli…
Immagini sgranate anche in questo caso, con tanto di “tondini” a incorniciare i visi e arditi parallelismi sullo sguardo di Zanetti -per una volta alquanto accigliato e rivolto in basso- e l’umore della Società per la trasferta del proprio Capitano ad una partita cui hanno assistito cani e porci di stanza in Italia e Spagna. Vedere per credere:
Ma ovviamente è solo uno il calciatore che avrebbe fatto bene a non esserci.
Oltretutto la Gazza è recidiva anche nell’edizione odierna: non potendo pubblicare le articolesse sicuramente già pronte, con cui accusare Icardi di scarso impegno, di non aver nemmeno fatto gol (visto che si limita a fare solo quello…) e avendo invece dovuto riconoscere che è stato il migliore in campo, non solo per la rete segnata ma per gli assist non capitalizzati dai compagni, non potendosi dedicare a questo -dicevo- ecco che il prodeAndrea Di Caro trova comunque il modo di tornare al blitz di Madrid, chiedendosi retoricamente:
Già, Icardi: al di là del gol segnato e della prestazione, ci chiediamo ancora se sia stato opportuno che il capitano della squadra sia andato a Madrid a vedere il Superclasico River-Boca come un tifoso argentino qualsiasi, sobbarcandosi un viaggio notturno a meno di 48 ore dalla gara più importante dell’Inter. È questo l’esempio da dare ai compagni? Si prepara così una partita di vitale importanza? Il problema non è quanto quel viaggio abbia inciso: è una questione di immagine, regole, comportamenti.
Per chiarire: ne vorrei undici di tabbozzi tatuati come lui, che in campo e in allenamento si fanno un culo quadro e che poi senza vergogna sperperano milioni di euro per fare regali alle mogli. E per fortuna non sono l’unico a pensarla così. Voi tenetevi i finti bravi ragazzi, semplicemente più furbi o più protetti dai media, e accomodatevi cordialmente al furgoncino diretto in discarica.
Icardi è un modello di vita e di stile? Assolutamente no, ed è altrettanto lontano dal prototipo di calciatore che mi piace (Ince, Simeone, Cambiasso, Zamorano, Milito… in questo sono un romantico). Però segna con regolarità impressionante e, non dovendone fare il mio idolo da adolescente, mi va benissimo così.
L’altro giochino cui si sono dedicati i vari scribacchini di corte è stato il festival del “tanto è facile”: una partita di Champions, ultima e decisiva, per quanto contro l’avversario meno forte del girone, è comunque roba da stringiculo. Oltretutto il PSV è sì meno forte di Tottenham e Barça, ma non è ad ogni modo paragonabile ad uno Young Boys, un Viktoria Plzen e nemmeno ad una Stella Rossa. Ma fa niente: siamo al festival del “non vedo perchè l’Inter non dovrebbe vincere“. Di più, qualcuno si dichiarava “sbalordito se l’Inter non vincesse“. Grazie della fiducia, davvero.
Dopo aver visto “il perchè l’Inter non ha vinto”, il giornalista sconcertante asfalta di marrone anche quanto fatto di buono fin qui, riuscendo a contraddirsi da solo quando scrive:
Nell’Inter la conferma di un limite di gioco apparso chiaro sia col Barcellona che con il Tottenham. Fino all’imprevedibile pareggio col Psv.
Caro Sconcerti, delle due l’una. O l’Inter a Wembley e in Spagna non ha poi fatto così male, e allora era lecito aspettarsi di più col PSV, oppure l’Inter già con Tottenham e Barcellona aveva mostrato limiti di gioco, ma allora il pareggio col PSV non può essere considerato imprevedibile. Ci fai o ci sei?
Questo pezzo della Gazza segna invece una nuova vetta dell’arcobazia giornalettistica: ecco fuse insieme gemme di Same but Different (mezza Juve è a Madrid ma va bene perchè hanno un giorno in più di riposo) e balle inventate di sana pianta:
“la delusione per una partita senza tiri che ha portato l’Inter a meno 14 punti dai bianconeri dopo appena quindici giornate di campionato, confermando che il gap tecnico tra le due squadre è ancora decisamente rilevante per provare a insidiare il dominio Juve in Italia”.
La “partita senza tiri” poteva essere 2-0 all’ora di gioco se Gagliardini e Politano (ah.. i nostri ragazzi italiani) avessero avuto piedi e neuroni ben allacciati al resto del corpo. Nessuno poi ha chiesto all’Inter quest’anno di insidiare il dominio Juve in Italia: non si capisce perchè, a sobbarcarsi questo dovere morale, dovrebbe essere la squadra che ha acciuffato il quarto posto negli ultimi minuti dell’ultima partita della stagione scorsa, e non Napoli e Roma che stabilmente da un lustro stazionano tra il secondo e il terzo posto. Ma va beh…
C’è poi tra le critiche post-match un ultimo e assolutamente trascurabile aspetto, che rientra nella solfa del “non è vero però ci sta bene quindi lo scrivo lo stesso“. Come probabilmente sapete, non tollero chi piange (in generale) e ancor meno chi lo fa per una partita di calcio. Le eccezioni concesse sono pochissime. Ora, titolare un pezzo “Icardi in lacrime” per poi leggere nel pezzo stesso che a piangere non è stato lui, semmai -forse- la moglie, non ha di certo contribuito a migliorare la mia giornata nè la reputazione dei giornalisti sportivi ai miei occhi. But nobody says anything…
Infine, ho notato da più fonti una rigida separazione nei commenti alle eliminazioni di Inter e Napoli, accomunate da gironi assai difficili e dalle rispettive sorti legate all’ultimo match. E’ chiaro a tutti che il compito più agevole ce l’avesse l’Inter, e nessuno qui sta recriminando sulle giuste e copiose critiche arrivate ai nostri.
Però un minimo di onestà intellettuale ci vuole: il Napoli, già con Sarri, figuriamoci con “Carletto”, è nelle grazie di tutti per il bel giUoco, e ci mancherebbe. Sono una gran bella squadra da ormai tre-quattro anni, mica come l’Inter che “non migliora mai” e che è endemicamente incapace di “avere un giUoco”. Non è allora logico aspettarsi più da Ancelotti & Co.che dalla solita Inter pazza e balbettante? Perchè bisogna accusare l’Inter di aver subìto lezioni di calcio a Londra e Barcellona e tacere pietosamente sui primi 70′ di Liverpool, nei quali i Reds avrebbero potuto dilagare? Perchè, come summa di tutto ciò, Sky titola rispettivamente e incoerentemente “Disfatta Inter” ed “EuroNapoli” il passaggio delle due squadre in Europa League?
La risposta nel titoletto di questa allegra seziuncella.
Aveva sbagliato già nella foto iniziale… che cacchio ci fa nella fila dei perticoni in piedi?
Decidete voi se prendere il titolo come bonario complimento o come risentito giudizio a consuntivo. Per quel che mi riguarda, la seconda che ho detto.
Non c’è altro modo di commentare 90’ nei quali dimostriamo di essere a buon punto a livello di squadra e financo di giUoco, ma nei quali manchiamo di quel cinismo che tante volte ci è stato riconosciuto sotto forma di falso complimento e che tanto ci sarebbe servito.
I piedi fucilati di Gagliardini, la tragicomica carambola tra Icardi e Perisic due minuti dopo, l’insolito balbettìo di Politano nella ripresa, sono peccati troppo pesanti per non essere vendicati alla prima vera occasione dalla Juve.
Spalletti bestemmia i parenti di Vrsaljko fino al terzo grado per richiamarlo sul lancio che fa partire l’azione del gol. Cancelo stoppa e di destro crossa facile sul secondo palo: il croato non riesce a recuperare, Handanovic figuriamoci se esce su un pallone che transita nell’area piccola, Asamoah oppone il suo corpicione insufficiente all’animalanza di Mandzukic e il frittatone è cosa fatta.
E’ un peccato perchè per un’ora buona siamo stati all’altezza della Juve di ieri sera -la quale, si badi bene, non era la miglior Juve della stagione, ma pur sempre una squadra che da sette anni uccide i campionati a cavallo di Natale. La formazione iniziale di Spalletti mi lascia perplesso per il contemporaneo inserimento di Vrsaljko e Miranda al posto di D’Ambrosio e De Vrji: sono del parere che i quattro dietro abbiano bisogno più degli altri reparti di giocare insieme ed accumulare automatismi e minuti, e operare due cambi -per quanto frequenti- contro la Juve in trasferta mi è parso alquanto azzardato.
Sarà poi un caso che, dei quattro, i nuovi entranti mi abbiano fatto smadonnare in più di un’occasione (in particolare Miranda mi è sembrato molle e distratto in più frangenti del match), mentre sarà stato il mio pregiudizio negativo a non farmi scaldare nemmeno nella preparazione della bella azione che porta alla ciabattata di Gagliardini a metà primo tempo.
Piccola parentesi rancorosa: Icardi, stretto per tutta la partita nella morsa di Bonucci+Chiellini, mette due volte i compagni soli davanti al portiere. In culo a quelli che “è buono solo a segnare”.
Come dicevo nei commenti post-match, è dai tempi di Cristiano Zanetti che non vedevo un centrocampista tanto impedito quanto il Gaglia nel fondamentale del tiro in porta. La sola cosa buona della sua partita sono stati -purtroppo per lui- i tre o quattro falli subiti, costati un paio di gialli ai bianconeri, il che è sempre una notizia.
Leggo di tanti scandalizzati per il cambio Politano-Borja e mi trovo completamente d’accordo a metà (cit.): se infatti il Gaglia ha almeno l’attenuante di una certa legnosità fisiologica, Politano un tiro così non può sbagliarlo. Dopo la immonda ciabattata l’avrei cambiato all’istante, proprio come sostituzione punitiva. Se però decidi di dargli ancora fiducia, delle due l’una: o lo tieni, e Borja lo fai entrare al posto del succitato Gagliardini, o -se proprio vuoi cavare il Poli- lo fai per inserire Keità o Lautaro.
I quali, in ogni caso, entrano dopo il vantaggio bianconero, quando è chiaro -così come già a Londra- che non c’è alcuna speranza di riacchiappare la partita. Ma mentre a Londra di grosse occasioni non ce n’erano state, a Torino dovevamo essere sul 2-0 e a quel punto sì che Borja avrebbe potuto dare l’effetto camomilla alla partita: nascondi palla e ti fai fare fallo.
Macchè.
In tre trasferte (Londra-Roma-Torino) raccogliamo tanti applausi per la prestazione ma un solo punto.
Martedì arriva LA partita, che segnerà in un modo o nell’altro il resto della stagione. Giocando ancora una volta al giochetto di Febbre a 90° (avresti barattato la vittoria della tua squadretta di scuola per quella dell’Arsenal?) sarò soddisfatto se il magro rendimento in termini di punti fatto vedere nelle ultime settimane sarà compensato dal passaggio del turno in Champions.
In caso contrario, prevedo l’inizio dell’ennesima #crisiInter da cui sarà difficilissimo riprendersi. La classifica è infatti ancora buona, ma come già ricordato il calendario non è dalla nostra e storicamente non siamo bravi a beneficiare dei passi falsi altrui.
Gli altri di solito, quando devono vincere, lo fanno.
LE ALTRE
Il Napoli per esempio non scivola sulla seconda buccia di banana dopo Chievo e regola senza problemi il Frosinone in casa. Consolatorio il modo in cui la Roma, sopra di due gol e due uomini contro il Cagliari, riesca a farsi riprendere sul 2-2.
E’ COMPLOTTO
Incredibilmente non c’è molto da segnalare sul Derby d’Italia: partita tutto sommato tranquilla, pochi e irrilevanti gli errori arbitrali, nessuna polemica post match.
Un mortorio, insomma.
Per fortuna zuccherosi aggiornamenti arrivano dalla parte sbagliata del Naviglio.
Paquetà inizia alla grande accodandosi alla pletora di brasileiri uggeggéprontissimi alla lacrima e alla litanìa del sentimento, dell’amore e della grande famiglia.
I media ci vanno dietro, visto che nessuno, nemmeno per sbaglio, ha segnalato il fatto che la sua ultima partita col Flamengo è stata una sconfitta casalinga.
Forse perchè è già portatore sano del proporre giUoco.
Purtroppo, proprio quando un’altra anima persa per il mondo approda nel porto sicuro della famiglia dell’amore, altri nuclei familiari presenti a Milanello Bianco sono in procinto di separarsi: i fratelli Donnarumma vedranno le proprie strade dividersi, visto che il maggiore, forse in un sussulto di dignità, preferisce andare a sudarsi la pagnotta altrove, anzichè poltrire in panchina per un milione netto all’anno.
Oltre alla tragicomicità della notizia in sè, da notare come la notizia della Gazza faccia addirittura trasparire (ovviamente ex post) una parvenza di ragione nella condotta di Mino Raiola, qui descritto come “deciso a non rinnovare il contratto in scadenza di Gigio per chiara sfiducia sul futuro della gestione cinese”.
Quindi, ricapitolando: il pizzettaro italo-olandese, accusato 18 mesi fa di essere Satana in persona o giù di lì, reo di voler portare Gigio -manco fosse un decerebrato- via dal suo giardino dei sogni solo per vil danaro, addirittura consigliandogli di non sostenere l’esame di maturità che invece il ragazzo voleva fare, adesso viene totalmente riabilitato non già perchè sentisse puzza di bruciato nel progetto complessivo del Milan, bensì perché aveva capito che il cinese era un quacquaracquà.
Il Milan in quanto tale è sempre innocente, al massimo è il dirigente di turno ad essere inaffidabile, come ad esempio “il cantastorie Max Mirabelli” tornando a citare il sommo pezzo vergato dalla Gazza.
Altro esempio? Ibra. Arrivo dato per fatto ormai da due mesi, con tanto di ricostruzioni storiche accomodate (il giocatore non vede l’ora di tornare nella Milano dove tanto bene ha fatto, damnatio memoriae sul triennio nerazzurro dello Svedoslavo, che ovviamente nei due anni milanisti ha unanimemente dato il meglio della sua carriera…), negli ultimi giorni viene messo quantomeno in dubbio. Forse perchè qualcuno ha ricordato che la UEFA è comunque in debito di una certa qual risposta che potrebbe portare a multe o altre misure tali da suggerire una certa cautela in fase di spesa?
No, macchè: siamo alla volpe e l’uva: in realtà è il Milan ad avere qualche ripensamento, visto che con l’arrivo di Zlatanasso il giovane Cutrone-che-tanto-bene-sta-facendo potrebbe non trovare spazio nelle rotazioni di Ringhio Gattuso.
Il lato B di questo disco di musica demenziale racconta di dubbi sull’integrità fisica dello svedese.
Lisergico.
WEST HAM
Vittoria casalinga in rimonta contro il Crystal Palace, altri tre punti per consolidare le splendida mediocrità di centroclassifica.
Saranno contenti quelli che accusano l’Inter di avere sgraffignato qualche vittoria di troppo. I nostri, aldilà dei pomposi propositi della vigilia, vanno a Londra con il chiaro intento di portare a casa il punto che garantirebbe la qualificazione. E il piano, diciamocelo, era quasi riuscito.
Tirate le orecchie a Spalletti e Ninja per averlo riproposto da titolare e poi tolto dopo 40’, il resto della squadra mi pare solido e sufficiente per poter portare a casa il risultato.
Pare chiaro fin da subito che occasioni per segnare, nonostante la migliorabile fase difensiva londinese, non ce ne saranno molte, ed è per questo che esaurisco il bonus-madonne sull’occasione capitata a Borja Valero pochi minuti dopo il suo ingresso. Lo spagnolo, autore peraltro di una prestazione assolutamente dignitosa, cincischia col pallone tra i piedi senza trovare il decimo di secondo giusto per tirare una “pesciada al balùn” e farlo rotolare perlomeno verso la porta di Lloris.
Ma prima di analizzare la partita da un punto di vista tènnico, tocca davvero tornare sulla scelta di schierare il Ninja dall’inizio, soprattutto vista l’evoluzione della partita. Se l’ha fatto apposta, Pochettino è stato un mago a tenere la partita in equilibrio fino al 70’ per poi inserire i suoi incursori più pericolosi (Son e Eriksen) quando ormai le difese del nostro sistema immunitario erano cariche di acido lattico e obnubilate a livello neurologico. Il delitto perfetto, non c’è che dire.
Non posso però traslare il ragionamento ai nostri. Se hai uno come il Ninja, splendido tuttocampista che però appartiene alla genìa del calciatore prima di tutto fisico, e che senza quello perde il grosso della sua pericolosità, cerca di utilizzarlo al meglio. Mi spiego meglio per i duri di comprendonio (non voi, quindi, che mi avete capito al volo): parti con Borja Valero, fai girare palla, tieni la posizione e i ritmi bassi. Nella ripresa, se e quando necessario, dentro l’animalanza del tabbozzo belga e andiamo a comandare. Tenere in campo Nainggolan senza che possa correre a dovere è una pena da vedere anzitutto per lui: vederlo accennare la corsa e pensare una frazione di secondo dopo “no meglio di no se no mi scasso” mi fa pensare agli ultimi anni di carriera di Michael Owen e non rende giustizia al nostro numero 14.
Fine della polemica interna.
Anche perchè, per il resto, la squadra fa quel che deve fare. Ad esempio, parte da dietro col palleggio manovrato (almeno nelle intenzioni), che è una cosa che di solito mi manda ai pazzi, non avendo i nostri nel controllo di palla e nella visione di giUoco la specialità della casa. Però in quel caso è giusto insistere, visto che il grosso del pressing il Tottenham lo fa sulla nostra trequarti: saltato quello, poi loro sono assai morbidi e pavidi. Giusto quindi cercare di irretirlo e non sparacchiare lungo sull’isolato Icardi.
Dietro, sia Skriniar che De Vrij si comportano bene, sostanzialmente fino alla bella percussione di Sissoko che viene colpevolmente lasciato avanzare, prima di dar palla a Dele Alli che gira a sua volta per l’accorrente Eriksen: due gol in stagione, due gol con noi (contando che quello dell’andata era anche autorete di Miranda. Te possino).
Subìto il fischione è chiaro che non c’è modo di riprenderla, ed è un peccato per un certo numero di motivi.
Anzitutto la sconfitta ci costringe a giocarci il tutto per tutto contro il PSV in casa, con quel clima da ultima spiaggia che tanto volentieri avremmo evitato.
Secondariamente perchè un orecchio dovrà comunque essere sintonizzato dalle parti di Barcellona, tanto per essere sicuri che i catalani facciano le persone serie e non lascino campo aperto agli Spurs.
La terza e ultima paura è un mix delle prime due, che potrebbe paradossalmente portare a un Barcellona che fa anche il suo dovere, ma ai nostri che si perdono in un bicchier d’acqua.
Insomma, che Natale arrivi presto e con lui questa serie di verdetti di Coppa e Campionato, responsabili di insonnie già patite e ancora da gustare nelle settimane a venire.
LE ALTRE
Siamo al paradosso per cui la Roma ne becca un paio dal Real Madrid in casa, dopo essersi mangiata l’incredibile nel primo tempo, ma è comunque qualificata, mentre il Napoli batte 3-1 la Stella Rossa ma dovrà faticare come e forse più di noi per portare a casa la qualificazione. La Juve continua la sua serie e batte 1-0 il Valencia in un girone che riserva la gradita sorpresa finale di un Mourinho alle fasi a eliminazione per la quattordicesima volta su altrettanti tentativi, alla faccia di chi gli vuole male.
E’ COMPLOTTO
Noto che è bastata una sconfitta (quella di Londra) per dar fiato alle trombe e farci ripiombare negli intramontabili #crisiinter e #casointer.
Colpevoli di giornata Perisic e il papà di Lautaro Martínez. Il primo a rispondere a domanda precisa e ammettere che sì, gli piacerebbe giocare in Premier League ma che è all’Inter che pensa; il secondo a lamentarsi da chiagneffotte di professione del poco spazio riservato al figlio, pentendosi poco dopo e cancellando la sua scurreggia socialmediatica.
Spalletti risponde come deve, lodando entrambi i giocatori e circoscrivendo le loro uscite al rango di bagatelle o poco più, ma è tutto più che sufficiente per l’ennesimo paragone a distanza tra le due sponde del Naviglio. L’Inter, che tra pochi mesi dovrebbe finalmente uscire dal Settlement Agreement (è un’altra delle cose che dicono ogni anno sul ritornello di “stavolta è la volta buona”), sarà costretta a vendere uno dei suoi gioielli; il Milan con l’arrivo di Gazidis e dato per scontato quello di Ibra aggiunge al carrello della spesa Fabregas (un altro che sono 5 anni che deve arrivare in rossonero) e pare non preoccuparsi per nulla della sentenza in arrivo dalla UEFA. Ma non voglio ammorbarvi più di quanto già fatto recentemente.
Proseguo con una chicca già segnalata al volo in settimana tramite Facebook, riprendendo un sondaggio di European Football Benchmark. Nessuna sorpresa nell’apprendere che la Juve è la squadra più tirata in Italia e l’Inter (non il Milan, anche se dato parimerito) la seconda. La novità simpatttica è che i nostri sono primatisti di un’altra classifica: quella della squadra più odiata.
Commento la cosa riprendendo il laconico hashtag vergato sulla mia pagina FB: #ècompotto.
E’ in un certo senso inevitabile, essendo l’Inter sempre stata “altro” rispetto a tutto ciò che caratterizza il calcio italiano. Bene così, insomma.
Del resto, per continuare con gli slogan, #noinonsiamoquellarobalà.
Passando a cose più scandalose e tristi, sono inqualificabili le scritte apparse sui muri di Firenze prima del match tra Viola e Gobbi. Farmi essere d’accordo con Andrea Agnelli e Nedved è cosa difficilissima, ma quest’accozzaglia di craniolesi ci è riuscita.
Segnalo una chicca marroncina che stranamente nessuno ha fatto notare, e che secondo me invece dà la misura dell’ignoranza endemica di questa gente: il nome di Scirea era stato inizialmente scritto con la H invece che con la C (vedi foto tragicomica).
Siamo ai livelli di “Indipenza Padana” o “Integraliso leghista”.*
*scritte realmente esistenti tra Monza e Vedano al Lambro a fine anni ‘90.
Che rende un po’ più l’idea rispetto al -pur più poetico- thick as a brick.
E poi siamo pur sempre in terra di magutti e maniscalchi. E’ proprio su uno dei loro celeberrimi manufatti che i nostri amatissimi ieri hanno tirato una craniata micidiale.
90′ minuti di nulla cosmico, con l’Atalanta che veniva giù da tutte le parti. Quattro pere in saccoccia e il nostro portiere che ne sventa almeno altrettante con parate clamorose.
Spalletti, forse per il campo bagnato, propende per i due “grossi” a metacampo, e quindi la zazzera improponibile di Brozovic ha come fidi scudieri Vecino e il bimbo di casa Gagliardini. Dietro, Miranda e non De Vrij, D’Ambrosio e non Vrsaljko. Confermati gli altri.
Partiamo male e proseguiamo malissimo. DAZN si pianta proprio nell’azione che porta al primo gol di Hateboer, e il mio timore scaramantico è tale da fissare inebetito la rotella che gira sul fermo-immagine del cross da sinistra.
“Cazz… se è andato in bomba proprio adesso vuoi vedere che è perchè han segnato?“
Il tempo di spegni/riaccendi e il sospetto diventa triste realtà.
Ma non è tanto il sifulotto in sè ad essere un problema (fate finta di credermi…): è piuttosto lo stato di morte apparente dei nostri, completamente alla mercè degli avversari, molto di più di quanto mostrato nelle pur tentennanti esibizioni di Champions col Barça.
Per farla breve, nella sintesi di primo tempo quasi finisco le dita delle mani nel contare 5 o 6 occasionissime e altre 3-4 solamente “normali”. Handanovic come detto ci salva in diverse occasioni, Miranda in ribatte in scivolata un tiro a colpo sicuro e Ilicic si traveste da terzino addizionale riuscendo a tirar fuori da mezzo metro a porta vuota.
Mi trovo a concordare con Cravero che dice “Paradossalmente di questo risultato deve essere contenta l’Inter, mentre l’Atalanta ha solo da rammaricarsi“.
La sola cosa su cui posso recriminare è un fuorigioco fischiato a Perisic, lanciato in velocità e fermato dopo che aveva superato il difensore ed era solo davanti al portiere. E’ una questione di principio, ma mi incazzo lo stesso: fallo andare avanti, diobono! Poi, se segna, vai a controllare se il fuorigioco c’era o no.
Guardacaso fanno vedere un solo replay (male allineato, non si capisce una mazza) e poi più nulla, forse travolti dall’andamento a senso unico della partita.
Epperò, a inizio ripresa, il giramento pallico continua, perchè una botta di culo ci porta a pareggiare su rigore con Icardi.
Ci troviamo quindi, senza nemmeno sapere come, ad avver raddrizzato la baracca (sempre per rimanere in termini di piccola impresa edile), e il mio borbottìo si fa spudorato nel mugugnare “vedi che a lasciare andar via Perisiccio facevamo il furto del secolo…“.
Per la cronaca, il rigore arriva da fallo di mano di Mancini su cui è perfino inutile discutere. Come forse già saprete, sono rigori che non fischierei mai (a mezzo metro dall’avversario, con braccio solo un filo largo, de che stiamo a parla’), ma sull’altare del fine supremo arbitrale -la certezza del diritto, la minimizzazione della zona grigia di interpretazione- mi va benissimo che vengano fischiati tutti, a favore o contro.
Tornando alle mie utopiche speranze, nulla di tutto ciò. La partita vive un quarto d’ora di fisiologico equilibrio, nel quale spero che i nostri si sveglino ed inizino a giocare. Oltretutto l’Atalanta perde un altro difensore, Toloi, schierando così l’intero terzetto di panchinari o supposti tali. Ritmi bassi, e la speranza che i Gaspe-boys abbiano finito la benzina si insinua nei meandri di casa…
Ripeto: nulla di tutto ciò. Il succitato quarto d’ora accademico viene fragorosamente interrotto dalla capocciata di Mancini, che riscatta il “mani” di inizio ripresa e inzucca in porta dopo essersi facilmente insinuato tra i nostri lungagnoni in difesa.
Potrebbe finire lì, perchè è chiaro a tutti che i nostri oggi non ci sono. In più, il jolly ce lo siamo già giocati col rigore.
Invece si va avanti, giusto per pigliare un gol in fotocopia buono per assegnare a Djimsiti il Primo Gol in Serie A e per far segnare il golazo al Papu Gomez, un altro che quando vede Inter si trasforma in un razzo missile.
E ADESSO?
Eh, bella domanda…
La partita della minchia doveva arrivare (non datemi del gufo, please: mi sono limitato a constatare il nostro stato di grazia nell’ultimo mese o giù di lì).
Il nostro problema è proprio questo. Come reagiranno i nostri alla solita partitaccia dell’anno. Saranno finalmente maturi abbastanza per digerire la sconfitta, farsi un bell’esame di coscienza e riprendere da dove eravamo rimasti?
Sarà invece l’ennesima spirale negativa che butta per aria le fragili certezze acquisite fin qui?
La pausa non aiuta, ed avremo due settimane di tempo per crogiolarci nel nostro dolore, mentre una dozzina di giocatori sarà in giro per il mondo a cercare di non combinare guai.
Alla ripresa si inizia col Frosinone, e poi nell’ordine Tottenham, Roma Juve, PSV e poi Napoli subito dopo Natale.
Vista la giornataccia, va ancora bene. Vero che il Napoli scula una vittoria nella piscina di Marassi, ma se non altro la Lazio non va oltre il pari a Sassuolo e il Milan -come prevedibile- paga dazio contro la Juve, con la chicca dello psicodramma di Higuain.
La Roma vince e recupera tre punti, ma per ora rimane a distanza di sicurezza.
Insomma, cerchiamo di vedere il lato positivo: siamo terzi a tre punti dal Napoli ed altrettanti dalla Lazio (anzi, mezzo di più perchè con loro abbiamo vinto lo scontro diretto).
E’ COMPLOTTO
Non posso non iniziare con un salto indietro di qualche giorno (vedi che dovevo aspettare a scrivere il pezzo sulla Cèmpionz?)
Ecco un sunto tardivo dei travasi di bile seguenti all’ormai iconico gesto:
Per tacere di altre menti eccelse e celebri per la loro obiettività (Roberto Renga, Paola Ferrari).
Non uno che abbia capito -mi si passi il francesismo- che l’ultima cosa da fare quando lo si è preso in quel posto è agitarsi: così si fa il gioco del nemico.
E invece, dopo ormai 8 anni, sono ancora tutti avvelenati con la persona che, in meno di due stagioni, ha fotografato e battezzato la stampa italiana come meglio non avrebbe potuto. Questi, vuoi per coda di paglia, vuoi per rancore, se la sono segnata, ed ogni occasione è buona per minimizzarne meriti e vittorie e speculare su scivoloni e sconfitte.
Non meritevole di altro se non di una segnalazione en passant è la gufata ipocrita e finto-complimentosa del giornalista Sconcertante, che in settimana vergava il suo parere definitivo sulla partita di Bergamo e nel dopo partita era prontissimo a cambiare cavallo, parlando di Inter divorata dall’Atalanta.
Infine, faccio solo un accenno alla serataccia vissuta da Higuain, che non ho visto in diretta (non so mai contro chi tifare quando quelle due lì giocano contro), avendo di contro visto l’andata di Boca-River.
Il Pipita come detto ha sbagliato un rigore e ha poi definitivamente perso la brocca arrivando a farsi espellere nel finale. Umanamente comprensibile, tutti solidali con un signor centravanti che comunque la sua porca figura in una delle Juventus più forti di tutti i tempi l’ha fatta e che si è trovato a dover togliere il disturbo da un giorno all’altro stante l’arrivo del bellissimo e abbronzatissimo CR7.
Visto allora che avere il puntero de corazon, generoso e arrembante, ha anche dei lati negativi? Tutti a criticare Icardi per la freddezza e per l’essenzialità, ma scenate del genere non ne ha mai fatte.
WEST HAM
Insipido pareggio esterno contro l’Huddersfield che ci mantiene nell’altrettanto insipida posizione di metà classifica.
Quattro fischioni presi, migliore dei nostri. Vedi un po’ come siamo messi…
Questo weekend ha visto una giostra infernale di emozioni calcistiche scoppiettare nell’universo neroblù (…. Sò poeta, checcevoifà…).
Le nostre amabili teste di cazzo (Mister compreso) pensano bene di complicarsi la vita giocando una partita di impegno innegabile, ma di altrettanta confusione.
Posto che nessuno dei nostri ha fatto il ganassa blaterando di pallottoliere e goleada -come del resto riconosciuto dallo stesso Iachini- non serviva un genio per capire che non esiste squadra che abbia timore reverenziale nei nostri confronti e che giustamente il Sassuolo è venuto a giocarsi la sua partita con la tranquillità di chi non ha nulla da perdere.
Sic stantibus rebus, non doveva essere una sorpresa per Spalletti trovarsi di fronte ad una squadra schierata con un 3-5-2. Di conseguenza, non si capisce perché fin dal primo quarto d’ora abbia cominciato a mischiare le carte, con Candreva e Perisic a scambiarsi posizioni tra loro e anche con Rafinha e Cancelo, in un turbiglione di emozioni che aveva l’unico difetto di lasciare più spiazzati i nostri che gli avversari.
Che l’Inter di quest’anno (e dell’anno scorso, e di quello prima ancora…) non sia una squadra di compattezza e costanza granitica mi pare assodato. Sembrerebbe quindi azzardato mischiare le carte e puntare tutto sull’effetto sorpresa nella partita che per definizione non puoi sbagliare.
Sarò all’antica, ma in casa contro una squadra già salva il mio spartito sarebbe: metti giù la formazione che ti dà più certezze e falle fare quel che sa fare meglio. Poi al limite aggiusti in corsa, ma parti così.
Ed in effetti, a leggerla, la formazione sembra rispecchiare questo pensiero.
Macché.
Certo, noi al solito un po’ di culo mai e arbitri benevoli nemmeno, quindi da un intervento più che dubbio nasce una punizione che il pur bravo Politano vede passare attraverso una ventina di gambe, prima di ruzzolare beffarda alla sinistra di un Handanovic obiettivamente poco colpevole.
Da lì in poi l’happening continua. Ecco quindi Cancelo mostrarsi in una delle peggiori versioni stagionali (tutto scureggette e finte di tacco di stopardeciufoli) e Icardi in versione Derby, con due gol sbagliati e uno inutilmente segnato in fuorigioco.
Come dicevo in apertura, non si può dire che i nostri non ci provino: Consigli avrà un’altra serata da raccontare ai nipotini (l’elefantiaca memoria di chi scrive lo ricorda già nell’anno di (dis)grazia 2015/2016 a parare anche sua mamma con le buste della spesa in un maledettissimo Inter-Sassuolo finito anche in quell’occasione con la vittoria delle piastrelle emiliane): la parata a fine primo tempo su Icardi a botta sicura è un mix di bravura e fortuna, mentre l’altro intervento alla mezz’ora della ripresa è culo… in tutti i sensi.
I nostri accentuano ancor più il coefficiente di difficoltà rifiutando quasi con sdegno l’idea della conclusione dalla distanza e affidandosi soltanto alla combinazione stretta in verticale, già ardua di suo e ancor di più contro una squadra compatta e tosta nel difendere il vantaggio.
A scanso di equivoci, andiamo tanto vicino al pareggio noi quanto vicini al raddoppio i neroverdi. La spinta nerazzurra è sempre più intensa ma sempre più disordinata, e Ranocchia e Skriniar restano pericolosamente soli a coprire metri e metri di campo.
E alla fine quelli là raddoppiano. Berardi risorge ovviamente contro di noi dopo una stagione che definire di transizione è un complimento, e a metà ripresa impallina Handanovic con un destro a voragine (lui che è più mancino di me…) .
Siamo sotto di due e manca meno di mezz’ora. La tentazione di spegnere la tele con bestemmione incorporato è altissima, eppure la malattia mentale prende ancora il sopravvento. “Chissà -mi ritrovo a pensare- se facciamo subito il 2-1, con ‘sta mandria di pazzi furiosi non puoi mai sapere…“
Il gol lo troviamo (anche se tardi) con Rafinha, tra i migliori e i più lucidi anche ieri sera: in barba a quanto visto fare dai compagni, dal limite dell’area fa partire l’esterno sinistro che va a baciare il palo interno e carambolare in rete.
2-1 e 10’ da giocare, ma energie mentali in piena riserva.
Eder entra per fare il solito casino organizzato e per quello combina anche bene con Icardi, per poi trasformarsi nel Dario Morello del 2018 e tirare di destro per ben due volte, quando un piattone sinistro della minchia sarebbe stato assai più pericoloso.
Nota toponomastica: si diceva che i suoi avessero una paninoteca in Piazza Piola.
Tuttocittà a parte, Morello è stato un giovane panchinaro negli anni del Trap, che visse la partita più importante della sua carriera in una fredda serata di Dicembre a San Siro. L’Inter vittoriosa a Monaco di Baviera (sì, quella di quel gol di Berti), riuscì nel ritorno a pigliare 3 gol in 7 minuti, parzialmente compensati dalla solita toppa messa da Serena. A quel punto ai nostri serviva un altro gol per passare il turno.
Nei miei peggiori incubi vedo ancora il succitato giovane-giovane-giovane-Morello entrare in area dalla sinistra e tirare con l’interno collo destro distruggendo i cartelloni pubblicitari a più riprese.
Maledetto.
Torniamo alle tragedie odierne. La fine arriva come una beffa annunciata, con i nostri distrutti, chi a terra, chi con le lacrime agli occhi.
Come detto in apertura: non mi aspettavo di perdere, ma senz’altro non ero certo di passare una serata festosa con una gragnuola di gol a fare da contorno.
I nostri quindi vanno a nanna consapevoli di aver buttato nel cesso buona parte di quel che avevano in mano e di doversi affidare a Zenga e al suo Crotone per poter avere un’altra chance.
LE ALTRE
E Zenga per quello il suo lo fa, eccome. Costringe al 2-2 la Lazio, dopo aver rimontato lo svantaggio iniziale ed aver mantenuto il 2-1 fino al pari finale degli aquilotti.
Ai fini della classifica, essere a -3 (come siamo) o essere a pari punti (come avremmo potuto e dovuto essere) è la stessa cosa, stante lo scontro diretto all’ultima giornata.
Insomma, volendo raccontarci le favole, è come se avessimo vinto 4-0 col Sassuolo.
Sembra una battuta ma non lo è: se avessimo vinto con meno di 7 gol di scarto, e stante il pari della Lazio a Crotone, un pareggio all’Olimpico non sarebbe stato comunque sufficiente per i nostri, che quindi dovranno fare in fretta a dimenticare l’orrenda figuraccia di sabato e convincersi che il destino della stagione è ancora tutto nelle loro mani.
(Come se la cosa mi facesse stare tranquillo…).
La nostra sconfitta aveva tra l’altro dato alla Roma la matematica certezza di partecipare alla prossima Champions, rendendo quindi del tutto ininfluente il big match contro la Juve. Lo 0-0 che ne esce serve solo a certificare quanto già noto a tutti (Gobbi tricolori per il 7° anno di fila e Roma sicura terza o quarta).
Il Milan va vicino al colpaccio a Bergamo ma cede nel recupero contro un imperioso stacco aereo di Masiello accomodato in porta da Donnarumma.
Altro gol di testa.
Provo sempre un fremito di piacere ogni volta che capita, ancor più su corner: ai tempi della coppia ZioSilvio-ZioFester, il Geometra era solito rosicare minimizzando l’importanza dei goal subiti di testa e da palla inattiva, come se contassero meno. Donnarumma, dopo le mirabolanti prestazioni nel mercoledì di Coppa Italia, replica lo spettacolo anche in campionato, accompagnando il pallone del pari in porta e vanificando la vittoria che avrebbe significato sesto posto matematico.
Cambia poco, perché l’allineamento dei pianeti storicamente amico della parte sbagliata di Milano non giocherà brutti scherzi: la Viola ha pensato bene di imitare i nostri, togliendosi dall’impaccio di uno scontro diretto coi rossoneri all’ultima giornata, perdendo in casa contro il Cagliari ed estromettendosi dalla lotta come fanno i fiji de ‘na…
I Ringhio Boys non avranno problemi a batterli, con l’Atalanta invece a far visita proprio al Cagliari, ancora in mezzo al guado ed assatanato in cerca di punti salvezza.
WEST HAM
Bella vittoria casalinga contro l’Everton che dà una parvenza di onesta decenza al finale di stagione.
Info di servizio: la seziuncella impertinente “E’ COMPLOTTO” assume volumi incompatibili con un solo post (in compenso spiega almeno in parte il ritardo di pubblicazione. Stay tuned, stiamo lavorando per voi).
Il titolo per una volta è un’indulgente autocitazione che arriva dritta-dritta dai miei trascurabili trascorsi rockettari di fine anni ’90.
Avevo composto una ritmata canzonetta liberamente ispirata a Give me one reason di Tracy Chapman accompagnata dall’immortale “Erilebba” alla chitarra, nella quale riflettevo su uno dei tarli che tuttora mi tormenta: la forza di una catena è pari alla forza del suo anello debole.
E quel giro di blues mi è ritornato in mente durante i 90 minuti visti ieri.
Bravi i nostri contro il Napoli, palesemente superiore all’Inter di questi tempi, compatti e umili a chiudere quasi ogni spazio e giusto un poco sfortunati a vedere il palo negare il gol sull’unica vera occasione creata.
Fatti i complimenti allo scolaro diligente e per una volta applicato, tra di noi diciamocelo (in relatà Spalletti l’ha detto davanti alle telecamere ma di questo parlerò dopo): siamo questi e più di così non possiamo fare.
Tornando al titolo, la catena di anelli deboli ne ha tanti, e non da oggi. Il centrocampo -che pure ieri sera ha fatto bene- è di una pochezza tecnica imbarazzante, se confrontata a quello napoletano.
Icardi, pur concentrato e al servizio dei compagni, ieri sera non ha mai tirato in porta, nè è stato messo in condizione di farlo dai compagni.
Perisic continua il suo periodo di appannamento, e i terzini insistono nel disseminare perle di mediocrità su tutte le fasce del mondo. D’Ambrosio è un caro ragazzo, ma se l’Inter vuole essere tale non può essere più di un rincalzo. Cancelo è talmente improponibile a sinistra da far rimpiangere il casino organizzato di Nagatomo.
In tutto questo pianto greco, ribadisco i complimenti a Skriniar e per una volta li elargisco a Gagliardini e perfino Brozovic, bravissimi a stoppare buona parte delle trame avversarie, veloci e efficaci sì, ma raramente incisive: Handanovic sostanzialmente non fa una parata in 90 minuti, motivo per cui lo 0-0 è a mio parere il risultato giusto.
Vedo le romane giocare meglio di noi, vedo il Milan che ricomincia ad avere gli astri dalla sua parte come troppe volte in passato, e le nubi si abbassano sul futuro prossimo dei nostri colori.
LE ALTRE
Mentre infatti la Roma non ha problemi a sbarazzarsi del Toro, che pure nel primo tempo le aveva dato qualche grattacapo, i cugini laziesi trovano un pari a Cagliari oltre il 90′ con un gol tanto spettacolare quanto casuale di Immobile, che continua a vivere uno di quei momenti in cui la palla va dentro solo col pensiero.
Il peggio però, in termini di busdelcù, arriva come al solito dai cugini, che dopo una partita che definire mediocre sarebbe generoso, trovano un sesquipedale colpo del suddetto culo sotto forma di primo gol in serie A di André Silva, di professione amico di Cristiano Ronaldo e -forse per questo- pagato 40 milioni quest’estate.
In tutto questo dramma intestinale, la Juve soffia il primato in classifica al Napoli -temo- per non restituirglielo più. Troppo abituati a vincere e reggere pressioni i gobbi, troppo acerbi a questi livelli i campani. Le parole di Insigne ieri sera vanno proprio in questo senso: le parole “finchè la matematica non ci condanna” deve usarle il Benevento parlando della salvezza, non una squadra che è rimasta in testa con merito per mesi e che si trova a un solo punto di distanza dagli avversari.
Spero di sbagliare, ma l’impressione è che non avranno la forza -mentale prima ancora che calcistica- per recuperare punti a una squadra che semplicemente continua a vincere come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Del resto, il mondo è una merda e il calcio non fa eccezioni. Quindi la Juve vince.
110 SENZA LODE
Mi faccio grosso almeno in questa occasione, ricordando ai miei 25 lettori che il giUochino della Hall of Fame io l’avevo abbozzato agli albori di questo blog in un pezzo farneticante da cui erano emerse non una ma ben tre formazioni che -per un motivo o per l’altro- nessun interista poteva ignorare.
Bella comunque la sensazione di brividi ed emozioni data da una manciata di esseri umani con doti sportive e umane superiori alla media. Uomini di mezza età, in alterne condizioni atletiche, un tempo idoli della tua giovinezza e forse per quello immutabili ai tuoi occhi.
“Gli eroi son tutti giovani e belli”, diceva il poeta.
Il mio occhio tumido rimira e sospira. Che belli che eravamo. Chissà quando potremo ad esserlo ancora…
E’ COMPLOTTO
Potrei dire che il genetliaco nerazzurro è stato snobbato, ma non sarebbe il termine giusto. Diciamo che la considerazione dei media per la nostra squadra si è mostrata in tutta la sua pochezza con i finti complimenti riservati ai nostri colori. Un saccente e banale ricorso al topos letterario della Pazza Inter, della cronica incapacità di godersi le vittorie che pure sono arrivate, come a dire che la Beneamata può essere un divertissement, ma che le squadre serie sono altre.
Ce ne siamo sempre bellamente fregati di avere il consenso degli scrivani di corte, motivo per cui non inizieremo certo oggi a piangerci addosso per quello.
Oltretutto, altra specialità della casa è sempre stata il farci male da soli, e in questo il nostro Mister non ha impiegato molto a iscriversi al Club.
Non posso che trovare ineccepibili nel contenuto le frasi espresse da Spalletti nel dopopartita di ieri a proposito della (non) qualità della rosa a sua disposizione.
Sul tempismo e l’opportunità direi che possiamo migliorare e non poco: dire una roba del genere con una trentina di punti ancora a disposizione, nel bel mezzo di una lotta difficile ma possibile per un posto Champions, alla nostra mandria di craniolesi deve suonare come un “vabbeh noi ci proviamo, se poi non ci riusciamo ‘sticazzi, l’ha detto anche il Mister che tanto non c’è qualità“. Ripeto, sottoscrivo col sangue il suo smarrimento nel rispondere “dobbiamo ripartire da stasera e costruirci qualcosa sopra, ma non sono sicuro che lo faremo“, ma un discorso del genere, se fatto per provocare e stimolare una reazione, lo fai dopo aver chiuso lo spogliatoio a doppia mandata.
Se poi il messaggio (come credo) non era tanto indirizzato ai giocatori, quanto a chi quei giocatori li ha scelti, allora sottoscrivo pure di più, ma condivido ancor meno il momento.
Ma cazzo, già dobbiamo sottostare a #CrisiInter #InterCaos #SpogliatoioSpaccato #Dov’èlaSocietà; se in più ci mettiamo pure noi a far volare gli stracci in piazza…
Lucianino voleva un mercato di Gennaio con altri due centrocampisti di gamba e di pensiero? Legittimo, di più, doveroso. Vai da FozzaInda e chiedi la testa di Ausilio. Ma stai lontano dalla stampa. Hai giustamente fatto notare la permeabilità dell’ambiente a qualsiasi spiffero mediatico, e poi ti ci butti tu a piedi uniti?
Dubbi domande, perplesità.
WEST HAM
Qui siamo al tragicomico, e non tanto per i 3 fischioni presi in casa dal Burnley, quanto per le ripetute invasioni di campo, col nostro Capitano che arriva alle mani coi tifosi e con la tribuna autorità dello stadio fatta sgombrare a tutela dell’incolumità degli attuali Directors.
Fortune’s always hiding…
PS: Sono una persona troppo perbene, e parecchio conscia del “senso delle cose” per sporcare con qualche riga di minchiate l’immensa tragedia capitata ad Astori e alla FIorentina. Dico solo che, se c’è una cosa positiva che ci portiamo a casa da questa insensata sciagura, è la scoperta di un cervello e di un cuore in quei ragazzi che tante, forse troppe volte vediamo solo come bambinoni viziati e pieni di soldi.
Rileggetevi i pensieri lasciati da compagni e avversari in questi giorni: sono da brividi.
Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.
Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.
Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…
I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dell‘incontinentia deretanae (cit.) dei nostri.
D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.
Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.
Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.
Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.
Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!
Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.
Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).
(spazio per parolaccia a piacere)
Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.
L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.
Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!
Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.
A voi giudicare se questo sia un bene o un male.
Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?
La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.
E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.
LE ALTRE
Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.
Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.
Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.
Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.
Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.
Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.
Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.
Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.
E’ COMPLOTTO
Non c’è molto da dire, lo riconosco.
C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…
Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.
Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.
Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.
Tanto è l’Inter.
Tanto è Icardi.
Tanto è Wanda Nara.
Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.
Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).
Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.
Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.
Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…
WEST HAM
Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.
La vostra squadra del cuore per l’ennesimo anno vi illude per poi farvi ripiombare nella crisi più nera?
Spiacenti, non è un incubo… è la realtà.
Avete presente quella barzelletta in cui il neo-defunto deve scegliere il suo posto all’inferno? No? Bene: il tapino, dopo aver visto di tutto e di più opta per quel che pare il meno peggio: restare in ammollo in un mare di merda che arriva fino al collo.
Rassegnato ma in fin dei conti sereno si mette in posizione, quand’ecco arrivare Satana in persona a dare l’ordine: “ok, pausa finita, tutti sotto!”.
Ecco, siamo messi così. I nostri da anni inanellano la serie di 10 partite ben giocate, e danno l’impressione che questo sia finalmente “l’anno buono”. Ranieri vinse 10 partite di fila, altrettanto fece Strama, lo stesso Mazzarri ebbe la sua luna di miele, Pioli l’anno scorso sembrava cazzutissimo, per non parlar del Mancio degli 1-0 e dell’Inter campione d’inverno.
E poi, sistematicamente, il black out.
Che ti fa incazzare perchè, con l’andar degli anni, i giocatori sono cambiati, e quindi non puoi nemmeno prendertela con il Ranocchia di turno (talmente sfigato da suscitarmi tenerezza…).
Non c’è più la cricca argentina, che doveva giocare perchè comandava lo spogliatoio.
Non ci sono più gli scarsi Kuzmanovic, Taider e Belfodil.
Non ci sono più i talenti ingestibili Cassano, Coutinho e Osvaldo.
Eppure, anno dopo anno, rosa dopo rosa, allenatore dopo allenatore, il copione si ripete sempre uguale.
E quindi arrivo alla mia disamina, che sarà seguita in chiusura da un’importante precisazione.
Il vostro amatissimo Zarathustra vi segnala che l’unica costante di tutta questa masnada di stagioni buttate nel cesso è la completa assenza, o se preferite la totale imperizia, di una Società degna di questo nome. Un gruppo di tre o quattro dirigenti capaci di gestire gli alti e bassi di una ventina di ragazzi con un conto in banca che di solito è inversamente proporzionale al quoziente di intelligenza.
La genìa dei Guarin, dei Brozo e di chi altri volete aggiungere a una lista mai troppo lunga, manca della prima qualità che un giocatore di Serie A deve avere. Ancor prima di saper palleggiare, tirare in porta, seguire le indicazioni del Mister, un cazzo di giocatore di questi livelli deve essere un professionista. Il che significa avere carattere e maturità sufficienti per non naufragare alle prime difficoltà, e saper trovare motivazioni -o in termini meno aulici almeno senso di decenza- per correr dietro agli avversari e raddrizzare una situazione che si fa sempre più imbarazzante.
Invece, l’unico risultato visibile negli ultimi due mesi e mezzo di Inter è vedere i difetti dei tuoi giocatori -già noti- esplodere all’ennesima potenza.
Handanovic non esce mai. Ma mai! Rischia il gollonzo su un cross lento a scendere, l’ideale per protendere le braccia e bloccare senza problemi.
Invece: stocazzo. Il portiere-che-vuole-fare-la-Champions si esibisce in un imbarazzante “vado-non vado” che si conclude per pura fortuna con la palla sulla traversa e poi tra le sue mani.
Chiaro che poi i tuoi difensori non siano tranquilli. Possibile, nella nuvoletta di Fantozzi nella quale viviamo, che sul successivo cross -altrettanto inoffensivo- Skriniar non si senta sicuro e decida di spazzare da buon terzinaccio ignorante. Poi, ovvio, Ranocchietta è sempre in agguato e il ginocchio beffa un Handanovic a quel punto incolpevole.
Ma non è logicamente tutta colpa del portiere. Gagliardini, per esempio, è un altro pacco irriconoscibile rispetto all’anno scorso. La lentezza, di gamba e di pensiero, è sempre più il suo marchio di fabbrica. Il sonnellino che schiaccia sul corner che porta al raddoppio di Pandev è illuminante: un girapolenta con la cispa negli occhi.
E qui arrivo al paradosso: fosse stato Brozovic a dormire così (ma anche Vecino, Borja, non parliamo di Icardi), ci sarebbero state fiaccolate e ronde di quartiere per cacciare questi extracomunitari che rubano il lavoro ai nostri ragazzi.
Invece, il giovane prodigio italico, pagato venti e passa bomboloni un anno fa, offre l’ennesima prestazione da lattugone lento e compassato, del tutto inutile in un centrocampo che -tocca dirlo- non fa nulla per compensare la giornata storta del compagno.
Morale: la cosa che personalmente mi dà più ribrezzo è proprio la mancanza di voglia di giocarcela alla morte. Cazzarola, puoi anche perderla perchè hai avuto la botta di sfiga, ma almeno per tutto il secondo tempo li metti lì nella loro area e li crepi di mazzate.
Dopo due mesi di cloaca, in qualche modo avevi trovato la vittoria contro il Bologna nell’ultimo turno. Qualsiasi mammifero col pollice opponibile avrebbe capito che c’era da attaccarsi con tutto il corpo a quella vittoria, e ripartire da lì con le buone o con le cattive.
Sono troppo signore per suggerirvi dove invece i nostri si siano attaccati…
Concludo tornando sulla considerazione fatta prima: una cazzo di Società in questi frangenti interviene, si fa sentire dapprima stimolando e poi nel caso cazziando a dovere. E invece, tutti zitti, assenti o in altre faccende affaccendati.
Manca solo che, per l’ennesimo anno, si dia la colpa all’allenatore del momento, si cambi l’ennesimo coperchio lasciando la stessa pentola. Questa sì, sarebbe la inequivocabile conferma di essere diretti da una mandria di craniolesi.
Il sospetto, tuttavia, è assai fondato anche senza il colpo d’artista finale.
Manca la chiusa finale, che supplisce alla solita sezione E’ COMPLOTTO.
Avevo detto che ci sarebbe stata un’importante precisazione.
Provo a sunteggiarla così: se un discorso del genere lo facciamo noi interisti, è un lucida e onesta autocritica. Se lo fanno gli altri… (dài che ormai avete imparato).
Ormai siamo come il genitore italiano medio: noi dei nostri figli possiamo dire tutto il male possibile, ma guai a chi ne parla male.
Pensate un po’ come stiamo messi…
Oh Ciccio, hai rotto i coglioni, stacca ‘sto guinzaglio dal palo e esci!