LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

SHE DRIVES ME CRAZY

GENOA-INTER 1-0

Il titolo è un doveroso tributo al marcatore della serata, che smessi i panni di one hit wonder degli anni ’80 indossa quelli assai più ateletici e pericolosi di terzinaccio in terra ligue.

Vedere per credere:De-Maio-Sebastien-200x250

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Ringraziato il Dio della formattazione per il collage stile prima elementare, chiarisco subito che la mia squadra ha ormai smesso da tempo di “drive me crazy“. Sono al punto per cui non mi stupisco più di niente, ed anzi, chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che sentivo puzza di (figura di) merda fin da settimana scorsa.

Arrivo quasi a rallegrarmi della risurrezione di Totti e del conseguente ennesimo addio ai sogni bagnati di Champions League, perchè questo è quel che ci meritiamo.

I nostri giocano un buon primo tempo soprattutto grazie al genio calcistico inarrivabile di Rodrigo Palacio, 34 anni, il solo che abbia idea di come fare un movimento un pochino pericoloso e non banale.

Per il resto giostriamo come tante altre volte nel recente passato “chè l’Inter da quando non è più in testa alla classifica ha migliorato la manovra e adesso ha una precisa identità tattica“… (commento del rancoroso che scrive: matilevidculo?) Epperò, oltre al solito fenomeno di giornata -leggasi Lamanna, portiere bigino per definizione che sostituisce alla grande Perin- dobbiamo anche plaudere alla cronica incapacità di far gol dei nostri attaccanti.

Per carità, nessuno che ieri si sia mangiato l’impossibile, ma tra i nostri problemi (che son tanti…) ce ne sono due gravi. Uno: tiriamo poco in porta. Due: a parte Icardi, non segniamo mai.

So che il Mancio da fine esteta e  furbo paraculo preferisce porre l’accento sul “Due” (pochi gol segnati in rapporto alla mole creata), chè questo vuol dire assolvere la manovra, il giUoco e le geometrie del cazzimperio, ma la verità non si limita a questo. Oltre agli imbattibili record di palle perse (siamo sulle 50 a partita) e le rimesse laterali regalate agli avversari (che è un corposo di cui di quella cinquantina), siamo difficilmente peggiorabili anche nel numero di tiri verso la porta avversaria. Prova ne è che il buon primo tempo dei nostri, fatto di tre vere occasioni da gol, mica venti, viene narrato come l’assedio di Fort Apache dei tempi che furono.

Il nostro genio non si ferma qui, visto che per rimediare all’assenza di Kondogbia viene riproposto il doppio mediamo Medel-Melo, lasciando di contro Brozovic in fascia come col Napoli. I due cagnacci fanno il loro, ma la palla fa una fatica boia ad arrivare davanti: troppo difficile arretrare il croato per uno dei due e inserire uno dei millemila attaccanti/trequartisti/punte esterne? Eh? Eh? Sì, evidentemente troppo difficile, o forse troppo facile, chè il nostro vuol sempre stupire.

E stupisce risollevando dalla cantina Telles, ennesimo discreto terzino che non fa nè meglio nè peggio dei suoi colleghi di reparto, ma che nella circostanza tiene il succitato De Maio in gioco in occasione del gol, non riuscendo nel contempo a contrastarlo al tiro.

In questa stagione abbiamo perso punti e partite in maniera molto democratica, potendo ringraziare di volta in volta Nagatomo, D’Ambrosio, Santon e ora il brasiliano: pare perfin banale sottolineare l’esigenza di un significativo miglioramento sulle fasce nella prossima stagione.

Lungi da me pensare che si sia perso per colpa sua: fosse quello il problema, basterebbe non farlo più giocare e avremmo risolto i nostri problemi.

L’amara verità è che il terzo posto non lo meritiamo nè l’avremmo meritato. Semplicemente non siamo forti e costanti così come richiesto da un gruppo di calciatori che aspiri a giocare la Champions.

La giocherà la Roma? Complimenti a loro, e a noi per aver indirettamente contribuito all’happy ending della simpatica querella  Totti-Spalletti.

LE ALTRE

Sì perchè la beffa di tutto il troiaio di Marassi è che fino a 3 minuti dalla fine perdeva anche la Roma, lasciandoci pieni di rimpianti ma sostanzialmente in pari con l’ipotetica tabellina di marcia (oggi vinciamo sia noi che loro e poi vediamo con Roma-Napoli cosa succede).

Tutti d’accordo? Più o meno. Tutti tranne Totti: ‘sto maledetto entra e in due giri d’orologio ribalta la partita, scrivendo verosimilmente la miglior pagina di addio di una carriera senza pari. Continuo a ritenere che nella poesia di un’intera vita calcistica nella Roma trovi spazio anche un po’ di scelta comoda e di voler essere il Re di casa anzichè un campione tra i campioni. But who gives a fuck anyway…

La Roma vince, ci rimette a 7 punti da loro e ciao core. Va ancora bene che la Viola becchi a Udine, rimanendo dietro di due punti in attesa di ulteriori sviluppi dal nostro neurodeliri.

La Juve che asfalta la Lazio ormai non fa più notizia, mentre incredibilmente il Milan di Brocchi (in tutti i sensi) ha evidentemente già esaurito il fluido magino di bel giUoco e di botta di culo, rimediando uno scialbo 0-0 in casa con quel Carpi che già ci aveva fatto invocare tutti i Santi del Paradiso qualche mese fa.

Chissà se anche ieri il buon Sinisa avrà mandato un sms di complimenti al Mister cocco del Presidente.

Faccio solo notare che Kevin Lasagna, vincitore per acclamazione del premio annuale Club Gautieri, nel finale ha avuto la palla buona solo al limite dell’area ed ha preferito rientrare sul sinistro andando a scontrarsi contro tre rossoneri in rimonta.

Che la dissenteria possa essergli fedele compagna nelle prossime notti…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, in effetti non c’è molto da ricamare su una squadra che fa di tutto per palesare i suoi limiti.

Solo una chicca per i paranoici come me: Icardi ha fatto 15 gol in Campionato, ma la Gazza in prima pagina mercoledì ci dice che sono 14:

Icardi 14 gol

Sempre consolatorio poi il pezzo sull’amicizia nella squadra dell’ammmore…

WEST HAM

I martelli tornano alla vittoria battendo 3-1 il Watford e consolidando il posto Europa League (per il momento…).

gen int 2015 2016

Like no one else (uh, uh)

OI TOPOI

INTER-TORINO 1-2

Per voi volgo plebeo che non avete fatto il classico, il topos (topoi al plurale) è il dato principale e caratterizzante di una certa cosa.

Dall’alto dei miei 3 esami a settembre in Greco, ho la prudenza di non spingermi oltre nella dissertazione. Ciò vi basti.

Ad ogni modo, i 90 minuti visti contro il Toro sono stati il topos interista di questi anni, per diversi motivi che troverete sparpagliati nella sbrodola che segue.

Lungi da me auspicare il cambio di allenatore -ne abbiamo cambiati una mezza dozzina con risultati tendenti a zero- il Mancio riesce a smontare le poche certezze di un campionato rivoluzionando la difesa. Murillo sta seduto, senza che ci fosse avvisaglia di problemi fisici o particolare stanchezza, sostituito da JJ, che ha fatto la riserva per gli ultimi 6 mesi e quindi si suppone sia meno affidabile del colombiano.

D’Ambrosio parimenti sta in panchina e questo si sapeva -piccolo guaio muscolare per lui- ma a sostituirlo non è il discreto Telles, bensì lo sciagurato Santon, assente poco rimpianto in 19 delle ultime 20 apparizioni (quella giocata è stato il derby per so 3-0, per dire…). Facile e fallace ricondurre la serataccia nerazzurra alla  presenza dell’ex bambino d’oro, ma è un fatto che il giovane italiano cresciuto a Interello sia stato per distacco il peggiore in campo. Alla faccia del “facciamo giocare i nostri ragazzi“. Molinaro infatti scende avido e imperterrito sulla fascia manco fosse Roberto Carlos e gli fa venire la nausea già ben prima dell’infilata che porta al pari a inizio ripresa.

Pur così male in arnese, il primo tempo vede i nostri incredibilmente omaggiati di un rigorino tecnicamente definibile “della minchia“, con il povero Moretti a entrare in scivolata in maniera che più ortodossa non si può, ma con la sfiga di vedere il pallone deviato dal braccio a terra: poche balle, non è rigore, ma non di rado viene fischiato.

Icardi nel dubbio mette l’1-0 e il match pare mettersi bene.

L’arbitro sembra pentirsi presto del fattaccio, ammonendo Miranda per un fallo di mano che a molti (se non a tutti) è parso invece controllo di spalla. Come vedremo la cosa avrà una certa importanza nella ripresa.

Mister Ventura è un vecchio lupo di mare, e il Toro continua la sua partita arroccata in difesa, in apparente controsenso visto lo svantaggio da recuperare. Sa, il compagno di vacanza, che la partita è lunga, che l’avversario è imprevedibile nel bene così come nel male, e che la cosa più importante è non prendere quel secondo gol che permetterebbe ai nerazzurri una gestione un poco più assennata del risultato.

Sì perchè i nostri, pur stazionando nella metacampo granata, vanno al tiro poco e male nella mezz’ora successiva, rigirando la minestra fino all’intervallo.

La ripresa vede i nostri nel più riuscito dei travestimenti: ok, questi son morti, ormai abbiamo vinto, facciamo girar palla e la portiamo a casa.

Stocazzo, risponde il Toro: Maxi Lopez, dopo le finezze del pre-partita, fa quel che sa fare in campo (la boa in area) e propizia la più che prevedibile incursione di Molinaro, visto da tutti ma non dal suo diretto marcatore (guess who?): il pareggio è cosa fatta.

Terzo gol in Serie A del 32enne ex gobbo, che non compariva nel tabellino dei marcatori –dicunt– da due anni: Primo Gol in Serie A ad honorem, direi…

Subito dopo, la pavida topica compensatoria dell’arbitro Guida richiamata in precedenza produce i suoi effetti, allorquando Miranda, presi in prestito i neuroni di JJ e Murillo insieme, fa una insensata cianghetta a Belotti a centrocampo, guadagnando anzitempo gli spogliatoi causa doppio giallo.

Mettete voi la frase a caso: il calcio è strano, tutto può cambiare in un attimo, l’Inter è pazza nel DNA, maporcadiquellatroia…

C’è mezzora buona da giocare, e se al gol di Molinaro ho illusoriamente pensato “meglio prenderlo subito lo schiaffone, così questi si svegliano e cominciano a giocare“, una volta uscito Miranda ho detto “questa va bene se non la perdiamo“.

Il Toro a quel punto aveva apparecchiata di fronte la partita perfetta: difesa e contropiede, potendo sfruttare l’uomo in più (e che uomo… per l’emergenza la coppia di centrali vedeva appaiati JJ e Murillo in tutta la loro saggezza calcistica).

La nostra produzione offensiva si fermava a un (bel) colpo di testa di Icardi su sponda di Perisic (bravino anche lui, ma fa sempre la stessa finta…), ben respinto da Padelli, dopodichè si preparava il terreno per il papocchio.

Che arrivava puntuale, con tuffo carpiato di Belotti dopo stop a inseguire: rigore regalato dall’assistente di porta (figura di solito esecranda perchè non vede quanto accade a due metri dal loro naso, qui perchè si supera vedendo addirittura quel che non c’è) e inevitabile rosso a Nagatiello per chiara occasione da gol.

Ecco quindi il topos dei topoi: ecco l’unica grande squadra (o presunta tale) che, come contropartita a un dubbio rigore assegnatole a favore, riceve due espulsioni ed un rigore inesistente nel giro di un’ora scarsa.

Quando si dice la sudditanza psicologica…

Quando piove diluvia, e quindi Handanovic non può nulla sul tiro dal dischetto del Gallo (che da oggi ricorderò nelle mie imprecazioni della sera insieme a Inzaghi, Gilardino e Klaus Di Biasi). Sotto di un gol e di due uomini è come spingere in salita un camion col freno a mano tirato, e la sorte ci concede il corner della disperazione al 94′ solo per vedere Eder arrivare in spaccata con quel decimo di secondo di ritardo per insaccare da due passi.

Sarebbe in ogni caso cambiato poco, chè la sola maniera di restare attaccati al sogno terzo posto passava dal vincere tutte le restanti partite e vedere l’effetto che avrebbe fatto.

Anzichè al terzo posto, possiamo invece attaccarci ad altro (so’ poeta, lo so…), visto che riusciamo a farci superare dalla Fiorentina, accomodandoci ad un insipido quinto posto che sa tanto di collocazione definitiva.

MEDIOCRI AND PROUD OF IT!

Per il quinto anno consecutivo, vediamo l’obiettivo minimo stagionale sfuggirci di mano per la stessa motivazione: non perchè ci siano tre squadre che per distacco siano migliori di noi (o meglio, di quel che noi potremmo essere), bensì perchè da cinque anni, ogni volta che bisogna lasciare il segno e rispondere “presente”, noi bigiamo, o ci giustifichiamo, o il cane ci ha mangiato il quaderno, o le cavallette…

Insomma, marchiamo visita, non ci siamo. Che ci sia Strama o Mazzarri, Ranieri o Mancini.

Non-ci-siamo.

Io continuo a vedere la soluzione nella banale insistenza su quei quattro-fottutissimi-concetti-demmerda (cit.):

Che te serve? Pijalo! Che te cresce? Vendilo!

Tieni quelli forti, giubila quelli scarsi.

Facile a dirsi, difficile a farsi (con l’ulteriore aggravante di FPF e vincoli vari). Vero. Ma se continuiamo a gingillarci su gente che palesemente non è da Inter (spiace riferirsi nuovamente a Santon, però…) e iniziare le partite con una formazione che ha in sè due o tre “errori concettuali”, sarà sempre più difficile capire il reale valore di questa amatissima accozzaglia.

LE ALTRE

Come detto, in teoria avremmo potuto installarci soli soletti al quarto posto, stante l’insipido pari della Fiorentina in casa contro una Samp che finisce in 10. La Roma invece non smette di convincere e pialla la Lazio nel Derby scavando il solco definitivo tra sè e le inseguitrici e mettendosi anzi alla caccia di un Napoli che cade a Udine, perde la testa e dà probabilmente l’addio alla rincorsa tricolore.

Nell’anticipo del sabato, la Juve aveva regolato col minimo scarto anche l’Empoli, facendo capire come si vincono i campionati (e cioè vincendo male quelle 6 o 7 partite all’anno che ti permettono di rimanere a galla quando gambe e testa non sono al 100%, come ricordato da Zio Bergomi nel post partita).

Registrata l’incredibile rimonta bianconera, capace di vincere 20 delle ultime 21 partite, al tempo stesso è doveroso sottolineare quanto sia mediocre un campionato che “permetta” ad una squadra pur forte di poter sostanzialmente iniziare la propria stagione con due mesi di ritardo rispetto agli altri e di avviarsi a vincere il quinto scudetto di fila senza grossi problemi.

E’ COMPLOTTO

Eh di robetta ce n’è, complice anche la sosta nazionali che sempre lascia il nostro giornalettismo con pagine e pagine da dover compitare alla meglio.

Ecco quindi una perla riassuntiva dalla rosea degli ultimi giorni:

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Quindi, col Palermo segna, col Bologna esce dopo aver giocato 10 minuti, a Roma non c’è, poi la sosta nazionali: un totale di 80 minuti effettivamente giocati senza segnare, che qui diventano un digiuno di un mese!

Facendo un salto nel recente passato interista, curioso e tutto sommato gradevole l’omaggio di molte testate all’addio al calcio di Alvaro Recoba. Ora: non metterò ulteriormente a rischio le pluriennali amicizie che mi legano ai cari Sergio e Andrea, devoti dell’effimero e quindi sfegatati fan del Chino. Non starò quindi a soppesare pregi e difetti del ragazzo, che pure nelle ultime Inter sarebbe stato titolare inamovibile e accecante faro di saggezza.

Faccio solo presente che il tempo cura tante cose e permette quella memoria selettiva che lascia sul setaccio lunghi mesi di inedia e infortuni, facendo filtrare perle magiche -anche se spesso fini a loro stesse- e giochi di prestigio raramente visti a queste (ed altre) latitudini.

Non è un caso, forse, che il ritratto a mio parere più veritiero sia stato tratteggiato dal nerazzurro Tommaso Pellizzari, penna illuminata del Corriere della Sera, che l’ha appaiato a tanti grandissimi talenti che, per un motivo o per l’altro, non sono stati capaci di sfruttare tutto il loro potenziale.

Tempi duri, anzi durissimi, se ci troviamo a rimpiangere chi, ai tempi, languiva spesso in panchina, visto il popò di attaccanti che potevamo schierare.

Tempi resi duri in buona parte dalla nostra già richiamata insipienza, a cui poi si aggiungono le inevitabili beffe richiamate in sede di commento tènnico: Mancio ha ragione a cazziare i suoi così come a far notare il ripetersi di errori arbitrali nei nostri confronti, con l’inedita rappresentazione di torti-e-ragioni-che-si-compensano non solo durante “la stagione” ma come visto durante la stessa partita, oltretutto con gli interessi.

Infine, solo un piccolo sassolino che tolgo dalla scarpa per segnalare che non è vero che “Icardi e Maxi Lopez non si sono stretti la mano“: è vero, adesso come due anni fa, che Icardi porge la mano e Lopez cita il Ponchia di Marrakech Express con la stretta di mano a Rudy, ritraendola fino ad arrivare in zona-pacco.

Come giustamente detto tra le risate da Caressa “mancava solo il fischio ad accompagnare il gesto della mano!“.

WEST HAM

Allora: abbiamo un tizio che tira delle punizioni che se le avesse fatte Pirlo i nostri giornalisti avrebbero perso le diottrie a furia di decantarcele.

Contro il Crystal Palace lo stesso tizio ha messo dentro quella che per me è la più spettacolare. Detto ciò, pareggiamo da pirla 2-2 una partita che, se vinta, ci avrebbe lasciato “a panino” tra le due squadre di Manchester, che invece ora ci precedono seppur di poco.

Sesti, insomma. Ma non è ancora detta l’ultima parola, e c’è pur sempre un quarto di FA Cup da giocare in casa proprio contro il Man Utd.

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Certo che per farmi rimpiangere D’Ambrosio (non Maicon), devi essere veramente scarso! Però “facciamo giocare i nostri ragazzi…”

 

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

CHIUSO PER SCHIFO

JUVENTUS-INTER 2-0

Ho atteso più del dovuto prima di scrivere dell’ennesimo scempio della mia amata squadretta, banalmente per motivi contingenti (c’avevo da lavora’) ma, volendo costruire un inesistente dramma esistenziale, perchè non trovavo parole adatte a descrivere lo sconforto provato in 90′ di nulla pneumatico.

Zero coraggio, innanzitutto: ho doverosamente sfanculato l’Alciato di turno che prima del fischio d’inizio farneticava di occhi juventini feroci e determinatissimi, in contrapposizione a sguardi apparentemente assenti dei nerazzurri. Ho dovuto però mordermi la lingua e dargli ragione poco dopo, vedendo il nostro predominio iniziale sfiorare i tre minuti di durata, prima di appassire sotto il pressing coriaceo -ma niente più di questo- dei nostri avversari.

Cara Inter, mi hai fatto essere d’accordo con Alciato nel pre-partita e con Massimo Mauro nel dopo-gara (“questa è un’accozzaglia di giocatori che non ha idea di come stare in campo“): hai capito quanto stai messa male?

Avevo addirittura sperato nella serata di grazia, dopo la traversa susseguente all’inevitabile tiro velenoso del velenosissimo ex Hernanes: partito il sinistro ho pensato “è gol, #proprioluincredibile“, e invece Samirone c’era arrivato con la falangetta e il legno ci aveva salvato.

Ai limiti dell’incredibilità, avevamo costruito una (una, non ci allarghiamo) palla gol con il sempre più scintillante Palacio -che però, poveretto, predica nel deserto- a servire Icardi prontamente andato in confusione con una mezza mossa di Barzagli.

Onestamente, il primo tempo non ha detto molto altro. Per un interista viscerale e malmostoso come me non è accettabile giocare una partita contro Juve o Milan senza sputare sangue e dare l’anima, ma per lo meno la prestazione è stata da sufficienza stiracchiata.

Eccola nella ripresa, allora, l’Inter simpatttica: pronti via e D’Ambrosio ci fa rimangiare i complimenti -invero alquanto tiepidi- ricevuti dopo l’ultima partita fornendo il più inaspettato degli assist a Bonucci che spara al volo di destro. Handanovic è più sorpreso che incolpevole (Cristo, almeno le braccia alzale…) e il frittatone è cosa fatta.

Col gol arriva la granitica convinzione che potremmo stare lì fino a Natale e non riusciremmo non dico a pareggiare, ma nemmeno a tirare in porta. E infatti i nostri ruminano calcio a due all’ora, col Mancio -forse sotto shock per la pochezza dimostrata dai suoi- paralizzato nei cambi fino a metà ripresa, allorquando inizia ad ammassare punte e mezze punte là davanti, sperando che qualcosa accada.

E qualcosa infatti succede: Morata si invola in contropiede e Miranda impiega qualche secondo a capire che no, non c’è un suo compagno in ripiegamento a contrastare l’avversario e che , tocca proprio a lui fermarlo.

La cosa pare anche riuscire, visto che i due in area si scontrano -ruzzone sospetto dello juventino ma poca roba…- per poi ritrovarsi entrambi spalle alla porta. Il brasiliano a quel punto sbaglia, tentando di prendere palla ma colpendo inequivocabilmente la zampa di Morata.

Il rigore a quel punto è inevitabile, e quindi sono pure d’accordo con Rocchi (e con questo ho detto tutto).

Quando piove diluvia, e anche il fluido magico di Handa sui rigori pare esaurito; 2-0 e tutti a casa, non prima di aver impegnato Buffon con mezzo miracolo su tiro del neo-entrato Eder, minuti di recupero o giù di lì.

PSICODRAMMA COLLETTIVO (CON PUNTE DI AUTOLESIONISMO)

Essendo in colpevole ritardo, le analisi a consuntivo potete leggerle da gente che prima e meglio di me ha spiegato come si senta un interista dopo una partita del genere, con la prospettiva dell’ennesima stagione all’insegna del “sì ma l’anno prossimo…“.

Qui aggiungo solo che, per una volta, mi associo al commento da tifoso del Signor Massimo, quando dice che contro quelli là il minimo che uno si aspetta è uscirne con qualche ammaccatura: il che vuol dire menare, rendergli la vita impossibile, anche solo per il gusto di rompergli i coglioni, ma non arrendersi senza neanche provarci.

Quello proprio mai.

Che il Mancio sia in difficoltà è palese. che sia poco incline al “rimbocchiamoci le maniche e sporchiamoci le mani tutti insiemepure.

Che ne sarà di noi?

Non ne ho francamente idea. E’ ovvio che abbia concordato con tutto quanto detto da Ausilio nel dopogara (“sono incazzato nero” “gente che scivola, gente che non dà tutto…“), ma celebrata la doverosa pars destruens manca drammaticamente un piano per uscire da questo troiaio.

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Napoli e Fiorentina pareggiano, facendoci però vedere cosa voglia dire giocare a pallone. Modi diversi, ma ugualmente efficaci. Soprattutto, due squadre che danno l’idea di cosa fare su un cazzo di campo di calcio.

Il Milan batte il Toro con mezzo tiro in porta, continuando con quel mefitico vento in poppa capace di portarli in finale di Coppa Italia dopo aver incontrato squadre di B e C e trovandosi nell’impensabile posizione di potersi giocare due trofei (Coppa Italia e Supercoppa Italiana) con il classico culo dei cugini.

La Roma vince ancora ed è lanciatissima verso quel terzo posto che i nostri, anche quest’anno, guarderanno col cannocchiale. Ora, i prossimi due mesi saranno dedicati allo smargheritamento del “meglio non qualificarsi nemmeno per l’Europa League oppure giocarsela?“.

Ragazzi, avete rotto i coglioni!

E’ COMPLOTTO

Di roba ce ne sarebbe anche, non legata al contingente quanto a possibili scenari catastrofici previsti da tutti e poi smentiti da pochi.

Mi pare però “indelicato” scriverne dopo un tale scempio.

Ci saranno (spero!) altre occasioni.

WEST HAM

Qui in compenso le cose continuano ad andar benino. Altra vittoria contro il Sunderland e classifica che somiglia sempre di più a quella interista.

juv int 2015 2016

Com’era?  Ah sì: “Che ce frega de Pogba, noi c’avemo Kondogbia“. Fortunelli noi…

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…

ORATORI, ESAMI, SCI E ALTRE BAGATELLE

VERONA-INTER 3-3

Un amico di famiglia, rimandato a Settembre con tre materie -uno dei nostri, insomma- si era presentato davanti ai professori nel giorno degli esami apostrofandoli con una frase passata alla storia:

“Io ho studiato tutta l’estate: vediamo di non fare scherzi…”

Traslando la storia di quei vent’anni ed arrivando quindi ai giorni nostri, ieri mi sono sorbito una giornata tra neve, nebbia, vento e sci, cosa che non facevo dallo scorso millennio e che -ho scoperto- non mi mancava per nulla.

Uscendo di casa e andando incontro a questo popo’ di divertimento, ho alzato gli occhi al cielo parafrasando l’amico di cui sopra e facendo notare il sacrificio a cui mi stavo sottoponendo, sperando di ricevere una qualche forma di ricompensa.

Non avevo bisogno di ulteriori conferme del mio migliorabile feeling con le nostre divinità, e infatti le mie implicite preghiere sono state coerentemente inascoltate.

Del resto, ricordo ancor oggi il principale motivo per cui abbandonai dopo poche settimane la frequentazione dell’oratorio che, a inizio anni ’80, era stato aperto a pochi passi da casa.

Più ancora dell’incomprensibile divieto di giocare a calcio durante il momento di preghiera, quel che pose fine a una potenziale carriera da chierichetto fu la inopinata sconfitta casalinga dei nerazzurri con un Cagliari tutt’altro che irresistibile proprio in concomitanza con una domenica pomeriggio passata tra preti, suore e tiri in porta.

Da ‘ste parti, quindi, non funziona il do ut des in salsa calcistica, della serie “io faccio questo ma Tu fai vincere l’Inter”.

Volendo vedere il lato positivo, mi sono risparmiato le dormite delle nostre belle statuine sui tre gol da calcio da fermo segnati dal peggior attacco del campionato, con l’ulteriore e paradossale beffa di poter fare i fighi e rivendicare con orgoglio “oh, tre gol di testa e nessuno segnato da Toni o Pazzini“.

Leggo di una squadra ancora apparecchiata secondo il suggerito 4-3-3,  pur con il decerebrato Melo come perno di centrocampo. È curioso quanto tutti si stupiscano dell’instabilità mentale del brasiliano, di come abbia una sorta di calamita nell’attrarre cartellini che forse ad altri sarebbero perdonati, della sostanziale pericolosità per i compagni nell’averlo in squadra.

Non voglio farmi bello e grosso per averlo ripetuto fin dall’estate: mi pare anzi un concetto abbastanza semplice da desumere, visti i trascorsi del giocatore e la maglia che si apprestava ad indossare.

Leggere che, nel mercato di Gennaio, il prescelto fosse stato individuato in Biglia, mi fa masticare amaro e arrivare alle inevitabili conclusioni di squadra sfigata, sempre al posto giusto ma nel momento sbagliato: la squadra simpatttica, insomma…

Apparentemente, la ripresa con Perisic al posto del brasiliano psicopatico vede i nostri recuperare parte del danno creato, lasciando di contro l’amaro in bocca per le occasioni sbagliate sotto porta –quoque tu Palacie!– e per l’ennesimo portiere che con noi fa le uova (ditemi voi chi, parenti esclusi, avesse sentito parlare di tal Gollini, eroe di giornata tanto quanto i terribili arieti scaligeri).

Non avendola vista non posso distribuire insulti o carezze (tanti i primi, poche le seconde mi pare di capire); resta una media punti raccapricciante e l’incombente scontro per il terzo posto di domenca prossima a Firenze, al quale arriviamo col morale sotto i tacchi.

LE ALTRE

Non che ad altre latitudini si stia meglio: Viola e Milan pareggiano contro le rispettive non irresistibili avversarie (Bologna e Udinese), mentre la Roma ne approfitta battendo la Samp con quache brivido nel finale. Ormai scontate le vittorie di Juve e Napoli che si affronteranno nel prossimo turno.

È COMPLOTTO

Non ci siamo, Mancio, non ci siamo. Avevamo ancora nelle orecchie il lamento dei gol che avresti segnato anche a 50 anni (e non avevamo bisogno di queste recenti dimostrazioni per sapere che dicevi la verità) ed eccoti di nuovo a parlare di difensori che dormono e che alla fine mica è colpa tua se vanno in campo col cuscino dietro la testa.

Qui non è questione di dire o no la verità. Qui sta, a mio parere, l’essenza di un allenatore, o meglio ancora di un gestore di uomini. Tu, caro coach, nel chiuso dello spogliatoio puoi lasciarti andare ad esecuzioni sommarie e punizioni di massa, ma all’esterno l’ultima cosa che devi fare è dare l’impressione di una frattura nel gruppo.

Ancor di più, aggiungo, se quel gruppo ha la maglia a righe nere e blu.

Perché, a far così, il primo risultato che ottieni è avere una pletora di pennivendoli che raglia all’unisono: “Visto? È lui il primo a non credere nei suoi uomini! È crisi! È spogliatoio spaccato! Morirete tutti!” sindacando sulla formazione schierata, sui cambi e perfino sui giorni di riposo accordati alla squadra.

WEST HAM 

Inciampiamo in una brutta sconfitta a Southampton, allenato dall’odioso Ronald Koeman, ma restiamo comunque sesti a un passo dal Man Utd.

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Lui almeno il suo lo sta facendo…

M’ANDATEACCAGARE

MILAN-INTER 3-0

Ennesimo topos calcistico correttamente applicato: in una settimana riusciamo a farci prendere per il culo da tutta Italia per aver preso gol da un popolare primo piatto emiliano, proseguendo con 3 pappine prese dai gobbi e concludendo il capolavoro con altrettante pere dai cugini.

Non c’è che dire: quando i nostri si mettono di impegno per mandare tutto in vacca, non sono secondi a nessuno.

La stessa squadra brutta cattiva e vincente che ha abitato ai piani alti della classifica fino a un mese fa, ha ora cambiato due aggettivi su tre, restando esteticamente inguardabile, ma aggiugendo a ciò una solidità degna di un budino e un ruolino di marcia da retrocessione.

Inevitabile corollario, il totale sbracamento del nostro allenatore e la conseguente assenza di qualsiasi logica calcistica sul rettangolo di gioco.

Non so onestamente da dove partire.

Dalla formazione?

Va bene, ve la siete voluta.

Cerco di interpretare il pensiero del Mancio: “siccome il mio centrocampo fa sincera pietà, ne metto solo due in modo da saltarlo a pie’ pari, con quattro attaccanti a cui chiedo di salire per tentare degli uno-due che liberino una delle punte nello spazio“.

La qual cosa, a dirla tutta, nel primo tempo due o tre volte riesce.

Solo che poi, porcaputtana, non tiriamo mai in porta. MAI. Perisic, quello ambidestro, quello che per lui è indifferente, entra in area e anzichè provare un diagonale elementare sul secondo palo, propende per il tocco illuminante a centro area dove -nonstante ci siano altri tre attaccanti in campo- nessuno è pronto a raccogliere.

Che non sia questione di piede preferito, il croato lo conferma nella ripresa, allorquando invece che tirare al volo (di sinistro) o di controllare e avanzare (di destro) tenta un appoggio loffio (forse con la terza gamba) per Icardi.

Jovetic e Ljajic danno ennesima conferma dell’indolenza in cui vivono in queste settimane, mentre il nuovo arrivato Eder si ambienta subito sbagliando un gol di testa a porta vuota che grida vendetta.

Dietro, il Mancio ha la geniale pensata di ripescare Santon, che ha sulla coscienza due dei tre gol e che oltretutto azzecca un-cross-uno in 90′. JJ sulla sinistra fa poco meglio, regalando palla all’inizio dell’azione che porterà al raddoppio di Bacca dopo essersi già  perso Alex sul corner che porterà all’1-0.

Murillo non mi pare abbia grosse responsabilità, nella mediocrità generale, mentre Miranda si perde l’unico avversario in area in mezzo a tre interisti sul 2-0.

Detto che chiudiamo il primo tempo immeritatamente sotto, la ripresa dovrebbe almeno far vedere un’Inter che non ci sta e che tira fuori i maroni.

Mancope’ggnente.

Medel attacca briga con tutti ma non becca nessuno, Brozo in 90′ farà forse due passaggi, perdendo di contro decine di palloni elementari. Su un rinvio ciccato di Donnarumma Eder si avventa e arriva al contatto col portierino. Gli esperti ci diranno che non è rigore ma sarebbe stata punizione a due in area.

Sticazzi, nell’accezione etimologicamente corretta del termine (e quindi traducibile con “chissefrega“, essendo la locuzione di origine laziale).

Al quarto d’ora della ripresa esce il fantasma di Jovetic (nullo come e più che a Torino) ed entra Icardi, la cui panchina verrà analizzata in simpatica seziuncella a parte.

L’argentino in due minuti fa quello che il collega sostituito non ha fatto nelle ultime due partite, e cioè dettare il passaggio, correre e tirare in porta. Donnarumma respinge, e nel tentativo di una difficile girata al volo, il nostro viene cianghettato da terra da Alex, già ammonito.

Com’è andato a finire il rigore lo sappiamo, ma lasciatemi la magra consolazione di pensare che, anche rimanendo sull’1-0, giocare l’ultima mezzora con l’uomo in più avrebbe reso le prospettive un po’ meno funeree.

Sì perchè il palo colpito da Icardi crolla metaforicamente sulla capoccia dei nostri, incapaci di produrre alcunchè da lì in poi.

In questo nulla pneumatico il Milan, squadra modesta ma ordinata, si infila che è un piacere. Come detto gli altri due gol arrivano da gentili omaggi dei nostri terzini, ma la semplicità del cross-di-Niang-e-scivolata-di-Bacca è da spot del calcio: semplice, efficace, pochi fronzoli.

Poco dopo Niang partecipa alla festa, facendosi respingere la prima conclusione da Handanovic ma non sbagliando sulla ribattuta.

Finisce tra gli olé del pubblico, che quantomeno non fanno saltare i nervi ai nostri in campo. Non sono sicuro che la cosa sia una buona notizia, visto che la mia proverbiale inclinazione alla non violenza conosce alcune eccezioni proprio in ambito sportivo.

Tornando ai neuroni, quelli del Mister erano belli che andati da mo’ visto che riusciva a farsi espellere in occasione del papocchio Eder-Donnarumma, salutando così i tifosi avversari.

Non che gli sia passata, viste le carinerie riservata all’intervistatrice di Mediaset.

Anche della condotta mediatica del Mancio parlerò dopo.

In questa sede resta solo da dire che in 6 giornate abbiamo fatto 5 punti, perdendone 10 su Juve e Napoli. Il terzo posto è ancora a un passo, chè la Viola non va molto meglio di noi.

Abbiamo però resuscitato un paio di morti viventi come Milan e Roma, ed abbiamo un fardello di psicodramma sulle spalle che spetterà a Mister e Società sgrullare via.

Specialità della casa…

LE ALTRE

Napoli e Juve vanno avanti imperterrite senza perdere un colpo, mentre -come detto- la Fiorentina impatta a Marassi contro il Genoa, anche se il punticino le basta per precederci in classifica. La Roma torna a vincere ed è a soli tre punti dai nostri. Il Milan col vento in poppa e il tifo dei suoi scrivani è lanciatissimo verso il posto Champions, pur distante ancora 6 punti.

IN TREATMENT

Ma quale Zen, ma quale British? Il nostro Mister è tornato ad essere quel che è sempre stato: un isterico, poco capace di gestire la tensione. Carisma e personalità sono innate, ma da giocatore così come da allenatore, ha sempre avuto delle crepe incapaci di trattenere l’ignoranza.

Non sarò certo io a censurare i vaffa indirizzati a qualsivoglia entità rossonera (siano essi semplici tifosi o conduttori televisivi). Gli insulti sono tardivi e sono meritati a prescindere.  Ma come al solito, devi  sapere come “fare la guerra” – mediatica, s’intende.

Il che vuol dire non prendertela con una giornalista che ha il solo torto di fare la domanda idiota oltreché tendenziosa (“Icardi tirando il rigore ha sentito la tensione delle sue frasi di settimana scorsa?“) che tante volte in quanto allenatore dell’Inter ti sei sentito fare.

Quella, anzichè una provocazione, va presa come un’opportunità, per spiegare con piglio deciso ma sempre con educazione che a domande del genere si riceveranno risposte banali quando non sboccate, e che quindi si chiede maggior rispetto per l’intelligenza propria e dei propri tifosi.

L’inevitabile domanda sul dito medio era un’altra palla da prendere al balzo, rispondendo garbatamente “questo è quel che succede ad abbassarsi al livello di certa gentaglia: purtroppo mi sono messo al loro livello, non è stata una bella cosa e mi dispiace“.

Rispondere invece stizzito “L’ho fatto, l’ho fatto! e allora?” mi ha ricordato mio figlio quando viene beccato in castagna e non avendo più scuse cerca di liquidare la questione.

Lui però ha 7 anni, tu 50…

Continuo a ritenere il Mancio un buon allenatore, un personaggio di grande carisma e un vincente: non è però in grado di gestire lo stress, non è un grande gestore di gruppi (il ragazzo è un filo egocentrico e permalosetto) e andrebbe aiutato dai vari Zanetti e Stankovic (tra i pochi che credo potrebbe ascoltare).

Focalizzando ora l’attenzione su quello che dovrebbe essere il suo core business (che il ragazzo in fondo non è un oratore ma un allenatore di calcio), il Mancio mi dovrebbe anche spiegare che cacchio vuol dire avere il tuo cannoniere principale, per di più Capitano, per aiutare il quale hai preteso l’arrivo di Eder, e tenerlo in panchina per un’ora.

Capisco l’idea del casino organizzato con tutti gli zingari felici (cit.) là davanti, ma mi spieghi quale ragionamento ti abbia portato a voler schierare contemporaneamente Jovetic e Ljajic? Non sapevi che, quand’anche ti fosse andata bene, il caso-Icardi ti sarebbe comunque scoppiato in mano, accompagnandoti per le settimane successive?

Ciò vuol dire che devi fare la formazione in base alle minchiate che scrivono i giornalai? Certo che no. Devi però sapere i pro e i contro – non solo tènnicotattici – di ogni tua mossa.

Ad oggi hai un Capitano con le palle che strisciano per terra, dai modo a gentaglia varia di gridare allo sgoob di cessione immediata già a Gennaio, e soprattutto hai tenuto in campo per un’ora un morto che cammina e che non ha mai inciso nel match.

Mi rifiuto di credere che in allenamento Jojo stesse molto meglio di così, così come non vedo come gli ultimi giorni possano aver mostrato un Icardi talmente giù di corda da ritenerlo ancor meno affidabile del montenegrino.

Checcevoifà… Inutile piangere (ulteriormente) sul latte versato. Che le topiche prese ieri (da tutti) possano essere da monito e servire da lezione.

Quale?

Mobbasta con la girandola di uomini e schemi: abbiamo avuto l’illusione che così facendo tutti crescessero piano piano, ma in un mese e poco più abbiamo polverizzato le certezze del girone d’andata. Tocca insomma ricominciare dalle cose semplici.

E allora, davanti a Handanovic, fiducia agli inamovibili Murillo-Miranda, con D’Ambrosio a destra titolare (quasi) fisso: è tutt’altro che un campoione, ma mi pare il meno psicolabile di tutti gli esterni in rosa. A sinistra puoi alternare Telles e JJ a seconda dell’attitudine che vuoi dare al ruolo. Santon, come diceva il divino Mortillaro, lo manderei a zappare insieme a Nagatomo, al quale se non altro riconosco una vivacità atletica che in alcune occasioni potrebbe servire.

A metacampo, facciamo giocare Kondogbia nel suo ruolo migliore, che pare essere quello di interno destro; di fianco Brozovic e dietro di loro un criminale a piede libero a scelta (Melo o Medel), che magari a tempo perso minacci ritorsioni contro la famiglia se non si disciulano (perdonate il brianzolo stretto). Questi siamo, inutile cercare di inventare chissà cosa.

Davanti, almeno per un po’ coppia fissa Icardi-Eder, accompagnati da uno slavo a scelta tra i tre a seconda della partita.

Così ci sarebbero 8-9 titolari stabiliti, con un paio di cambi a disposizione. Chissà mai che semplicità e logica vadano d’accordo. Non sarebbe la prima volta…

E’ COMPLOTTO

Parto da settimana scorsa e più precisamente da questo:

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Ora, è vero che il ragazzo era al Primo Gol in Serie A (con noi, e con chi sennò?), ma facendo un processo alle intenzioni, sono sicuro che la battuta sarebbe rimasta nella penna del geniale creativo se il sifulotto fosse finito nelle terga di qualcun altro.

Restando ai primi piatti, nella stessa giornata il Milan ha preso gol da… Maccarone (se si preferisce la versione ‘merregana il ragazzo è detto “Big Mac” per gli amici), eppure nessuno ha osato far la battuta.

Al solito, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che nessuno in Società abbia detto niente: per carità, niente minacce di boicottaggio (quelle le può fare un tifosotto gretto come me, e infatti da me non avranno più un Euro, chè già erano entrati nelle mie grazie pestando un discreto merdone con la solfa della famiglia tradizionale). Mi sarebbe però piaciuta una risposta in stile, ironica anche quella, della serie “guarda che ti ho sentito, te ce manno con eleganza ma te ce manno o’ stesso”.

Sulla partita di ieri siamo a un passo dall’indifendibile, visto che più o meno tutti hanno giudicato la partita del Milan come ordinata e nulla più, segno evidente di nostri ampi demeriti. Detto della svista arbitrale sul rigore (mancata espulsione di Alex), per il resto dobbiamo solo tafazzarci tra noi.

Certo, Massimo Mauro il modo di farsi insultare dal sottoscritto lo trova sempre, quando per l’ennesima volta si chiede “può essere Medel il centrocampista centrale di una squadra che vuol vincere lo scudetto?” o quando ormai recitando la litanìa a memoria magnifica l’importanza degli italiani in squadra.

Nessuno dei presenti che gli abbia fatto notare che, quantomeno nella circostanza, la considerazione era un pocolino fuori luogo, visto le innumerevoli cagate commesse dall’italianissimo Santon.

Caressa l’ha poi fermato da una deriva nazionalistica assai pericolosa, quando il discorso è scivolato su Eder (brasiliano di nascita ma italiano di passaporto), con il calabrese cantilenante a dire “eh ma poi questi non sanno l’inno nazionale…“.

Lo juventino Camoranesi invece andava bene vero, gobbo maledetto?

WEST HAM

Nel turno di FA Cup pareggiamo 0-0 ad Anfield, assicurandoci il replay col Liverpool in casa. In campionato è andata alla grande, hai visto mai…

Ah lo sai che hai fatto cagare...

Ah lo sai che hai fatto cagare…

COSA CI ASPETTAVAMO

INTER-CARPI 1-1

Un tifoso normale -per quanto un tifoso possa essere definito normale- vede nella sua squadra una sorta di guida, di faro nella notte, di atollo di salvataggio cui aggrapparsi nel periglioso mare della vita.

E’ vero, è una visione dell’esistenza un po’ triste  quella che delega a 11 giovanotti in braghe corte la felicità e la realizzazione di una persona.

Gente brava a scrivere su questo concetto ci ha scritto un libro di discreto successo, poi diventato un film di cassetta, arrivando a chiedersi retoricamente se “la vita è una merda perchè l’Arsenal fa schifo o viceversa“.

Nel dubbio, noi interisti non corriamo nemmeno questo rischio, chè lo sappiamo di essere diversi da tutti gli altri. I nostri non sono eroi in braghette, bensì malati mentali ormai irrecuperabili, ai quali tuttavia non riusciamo a non voler bene.

Forse riconosciamo in loro i nostri stessi deficit cerebrali, e il cerchio si chiude…

Vedere il portiere avversario (ovviamente cresciuto nel nostro settore giovanile) fare due parate in due secondi come il miglior Handanovic, assistere attoniti al nostro centravanti che entra in area di rigore palla al piede e non trova nemmeno il modo di tirare in porta, prendere atto del fatto che la superiorità numerica non dà alcun vantaggio ai nostri uomini… Tutte queste sono spie fin troppo evidenti che il cetriolo è in agguato.

E quando gira, sappiamo purtroppo dove va a finire

Quando poi, come già detto più o meno in diretta su un popolare social network, entra uno che si chiama Kevin Lasagna e non ha mai segnato in Serie A, cosa cazzo volete che succeda?

Pigliamo gol al 93′ in contropiede con l’uomo in più.

Nemmeno Zeman che si fa di acido a dosi equine…

Pagherò un’ideale multa di centolicchielire per ogni volta in cui ho ribadito l’importanza di avere giocatori intelligenti in campo. Possiamo discutere sull’opportunità del Mancio di fare i nomi dei colpevoli di questo pareggio, puntando il dito su Icardi e su Ljajic che in pieno recupero non cerca la bandierina ma punta l’area avversaria perdendo palla: nessuno però ha dubbi sul fatto che abbia detto la sacrosanta verità.

Ma minchia ragazzi…

Fingendo un’analisi della partita, il Mister decide di far riposare il diffidato Miranda affiancando Juan Jesus a Murillo. L’idea è rischiosa -e facendo i faciloni risulta fatale, essendo JJ a non chiudere sul goleador farinaceo- ma di principio condivisibile, ritenendo (a torto?) l’attacco carpigiano meno pericoloso di quello dei cugini rossoneri.

Ad ogni buon conto, il 25 brasiliano -uno dei pochi intelligenti, per ricollegarmi al ragionamento di cui sopra- entra comunque nella ripresa, a comporre un terzetto di centrali e mostrarci una mezz’ora di 3-5-2 di Mazzarriana memoria (ma non diciamolo a nessuno…).

Sui lati, Telles nel primo tempo è discreto sulla sinistra, con Perisic a farsi tutta la fascia nella ripresa con analogo rendimento, mentre sulla destra Montoya e Nagatiello fanno a gara a farsi rimpiangere l’un l’altro. Una sciagura di insicurezza il primo, tante volte libero di scendere avido di gloria e quasi mai all’altezza della situazione, confusionario e ingenuo ai massimi livelli il giapponese, specie per come abbocca alla finta di Di Gaudio nella fatale ripartenza che porta al pari.

Melo rientra senza troppi errori -in questo caso la diffida e rischio squalifica funziona, limitando gli interventi a pen di segugio- mentre Brozovic è troppo intermittente nelle sue giocate.

Davanti, Palacio ha la fortuna di segnare sostanzialmente a porta vuota, ma a parte questo fa vedere ai vari Ljajic, Icardi e Jovetic come si deve muovere un attaccante moderno.

Maurito si piglia una giornata di ferie, dato che -come detto- non tira nemmeno quando è davanti al portiere, mentre Ljajic (e Jovetic per i pochi minuti giocati) sono un monumento all’incostanza e la mancanza di grinta.

E’ evidente che avremmo potuto portarla a casa facendo solo un poco più di attenzione nei minuti finali. E’ però altrettanto palese che il problema vada oltre l’infilata presa in pieno recupero, e si spinga alle ultime 5 partite, nelle quali, indipendentemente dal risultato, abbiamo perso quella feroce concentrazione e quella -conseguente- impenetrabilità difensiva che ci avevano portato in testa alla classifica.

ANALIZZATE CRITICAMENTE… 

Eh sì, perchè nessuno si è mai sognato di paragonare il nostro organico a quello di Juve, Napoli e pure Roma. Se giochiamo a figu e confrontiamo le rose a disposizione, la nostra -il nostro centrocampo in particolare- soccombe al confronto con le altre.

Detto ciò, abbiamo dato prova della possibilità di giocarcela alla pari, a patto di compensare il gap di classe con un surplus di testosterone e fosforo.

Hai detto niente, mi direte… e vi do pure ragione.

Fatto sta che per un quadrimestre (non per due partite) ci siamo fatti bastare l’efficienza toyotista del nostro attacco e la serratura a quadrupla mandata della nostra difesa, inframmezzati dalla splendida ignoranza di Medel & Co.

Come detto svariate volte, e come alfine notato anche da Zio, Vialli, Boban e gli altri del Club, l’Inter non ha mai cercato un regista, nè tantomeno lo cerca adesso. Segno che quella del Mancio è una precisa scelta -condivisibile o meno: lui vuole arrivare in porta in altro modo (quale? non chiedetelo a me…).

Quel che vuole sono palle quadre in difesa e genio (nella letterale accezione amicimiei del termine) in attacco. Il che vuol dire fare velocemente le cose semplici e funzionali per andare in porta: una roba tipo Lasagna, per dire…

E’ chiaro che se togli le due succitate virtù (difesa bunker + attacco killer), ti rimangono le quaranta (quaranta!) palle perse ad ogni partita e causate da fondamentali migliorabili e staticità in campo, le rimesse laterali regalate agli avversari -nei secoli fedeli, verrebbe da dire…- e quella sostanziale sensazione di “caghiamocisotto” ogniqualvolta il nostro avversario azzecca tre passaggi in verticale.

Ribadisco: l’ultima cosa da fare in questo momento è criticare Mancini, visto che è lo stesso allenatore che veniva osannato da noi interisti fino a Natale. Fa bene a incazzarsi, anche coi singoli secondo me, fa bene a provocare dicendo che certi gol li avrebbe segnati anche a 50 anni (purtroppo non ho dubbi a riguardo…), fa bene a esigere una reazione che per prima cosa deve essere di uomini e solo poi dei calciatori.

Al solito, tempo per riflettere non ce n’è, visto che nella prossima settimana affronteremo Juve e Milan. I verdetti non tarderanno ad arrivare.

LE ALTRE

La Juve infila l’undicesima vittoria di fila, battendo 1-0 la Roma e facendo vedere cosa voglia dire il concetto di consapevolezza dei propri mezzi applicata al calcio: non fa una gran partita, ma trasmette -prima di tutto a se stessa-la sensazione che prima o poi la butterà dentro. Dybala fa un gran gol, e fatto quello la Roma non va nemmeno vicina a rischiare di pareggiare.

Se non li odiassi così tanto arriverei quasi a battergli le mani: poi l’inquadratura si sposta sulla tribuna e posso lasciarmi andare ai più che salutari insulti agli interessati e ai congiunti più o meno prossimi.

Il Napoli dal canto suo marcia altrettanto bene, vincendo in casa Samp e mantenendo la testa solitaria della classifica, con Higuain a timbrare il 21° centro in altrettante partite e i compagni di attacco a fare da degna spalla.

I cugini fanno due gol in perfetto stile-Milan (leggasi uno in leggero fuorigioco e l’altro dopo rimpallo de fazza che diventa assist più che involontario, ma loro propongono giUoco) ma si fanno rimontare entrambe le volte da un voglioso Empoli.

La Viola non ha problemi a regolare il Toro e ci affianca al terzo posto.

E’ COMPLOTTO

Non vi ammorberò sull’improvvida uscita di Sarri post Coppa Italia, nè sul can can che ne è seguito. Dico solo che, da esegeta della parolaccia, ho applaudito Vialli ieri sera che, tagliando la testa al toro, commentava l’altrettanto nefasta uscita di De Rossi in direzione Mandzukic (“stai muto zingaro di merda“), chiedendosi retoricamente “ma non ci sono più i begli insulti di una volta? Stronzo, ad esempio…“.

Il manifesto programmatico potrebbe essere:

Più madri e sorelle, meno razze e preferenze sessuali.

Per il resto non c’è granchè da segnalare, se non che alle giuste reprimende agli interisti (capaci di perdere 4 punti nei minuti di recupero delle ultime 3 esibizioni in casa) si aggiunge il solito saccente richiamo alla mancanza di italianità dei nerazzurri.

Che cazzo c’entra? se li avessero segnati un inglese un francese e un tedesco la barzelletta avrebbe fatto meno ridere?

Ho la decenza di non lamentarmi per il rigore non fischiato su Icardi nel primo tempo, ennesima dimostrazione dell’assoluta inutilità degli assistenti di porta. Per essere bipartisan faccio presente che analoga figura da cioccolataio la fa l’assistente di linea di Empoli-Milan, che non segnala il truffaldino “mani” di Mario Rui su cross del milanista.

Ma, come si dice, è il bello del calcio.

WEST HAM

Diciamo la verità: rischiamo seriamente di vincerla col City, dopo averli già purgati all’andata a casa loro. A Valencia risponde due volte il Kun Aguero, prima che Kouyaté all’ultimo secondo non centri la traversa con quel che sembra il colpo di testa risolutivo.

Fortune’s always hiding…

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Almeno s’è sbloccato Palacio (va beh se poi penso a quello che si è mangiato nella ripresa…)

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”