SCATAFASCIO

INTER-CAGLIARI 1-4

…E sì che dovresti conoscerli, i tuoi amati eroi in pigiama e braghette.

E invece no, ti fai ciulare per l’ennesima volta, convinto di assistere in un tranquillo pomeriggio di fine estate alla goleada che possa palesare ancora una volta l’incoscienza di Zeman. Al contrario, ecco i nostri amatissimi negli ormai consueti panni dei resuscita-morti, a dimostrare tutto il peggio di loro stessi in meno di un’ora.

L’elenco dei soggetti da spedire a vendere il proprio deretano dietro modesto compenso è assai lungo e variegato; detto ciò, mi pare facilotto e banale citare il Misteh come primo destinatario della missiva. Posto che al 90′ siam tutti fenomeni e maestri del “lo sapevo che con quella squadra qua ne pigliavamo quattro“, onestamente la formazione alla vigilia non mi sembrava così inconcepibile: un cambio in difesa (Andreolli per Ranocchia), uno sulle corsie laterali (Nagatiello a riposo nelle ultime uscite) e l’applauditissimo Medel a coprire la coppia di interni votata all’attacco (Kovacic & Hernanes). Davanti, Palacio e Osvaldo scelta inevitabile visto Icardi claudicante.

Tuttavia basta poco per capire che il nippico è in giornata-genialoide, allorquando dopo 10 minuti rimette in gioco il piccolo Sau inizialmente in off-side per lo 0-1 iniziale.

Si capisce che sarà giornata di festa per che vende biglietti di ingresso del Club Gautieri.

Se è per quello abbiamo l’astuzia -e il culo- di riprenderla abbastanza in fretta, con la furbata di Palacio che imbecca Osvaldo per il più facile dei diagonali.

Finita la festa? Macchè. Nagatiello si piglia due gialli tanto ingenui quanto ineccepibili a-termini-di-regolamento e ci lascia in 10 alla mezzora del primo tempo. A poco serve lamentarsi del doppio giallo ex abrupto, nè del fatto che giocatori con strisce diverse avrebbero ricevuto un bonario cazziatone al posto della seconda ammonizione. Lo sappiamo, ma non è un buon motivo per entrare in quel modo a metacampo su una palla tutt’altro che pericolosa.

Morale: fuori il capitano di giornata, fascia sul bicipite di JJ, e inizia la giostra. Ekdal pare il fratello forte di Paolo Rossi e ci purga tre volte in un quarto d’ora, trattenendo a stento la risata dopo uno dei goals. Giusto così, facciamo ridere ed è giusto essere perculati quando (non) si gioca in questa maniera. Del resto lo svedese il primo gol in Serie A l’aveva fatto con noi, e quindi chi se non lui poteva fregiarsi del notevole titolo di “triplettista nella tana dei tripletisti“?

In tutto questo puttanificio, Handanovic trova il tempo di parare l’ennesimo rigore della sua carriera, buono solo per le statistiche e per gli amanti del Fantacalcio visto che, ad ogni buon conto, sul corner successivo becca la quarta pera.

Il riposo non è nemmeno più utile per riordinare le idee e pigliare a ceffoni qualcuno negli spogliatoi, chè una squadra con un quoziente intellettivo normale, una volta rimasta in 10 fa muro fino all’intervallo e cerca di sfangarla nel secondo tempo. Ma noi squadra normale non lo siamo per definizione, e Mazzarri sostanzialmente questo dice nel dopo partita, ed il ragionamento è giusto.

Detto ciò, caro mio, sei tu a dover trasmettere idee e pathos ai giocatori, mica mio nonno!

Registro comunque l’ammissione di colpa del nostro che, credo per la prima volta, ammette di aver sottovalutato l’aspetto fisico e mentale dei suoi e di aver peccato di leggerezza nello schierare la formazione.

Può darsi: stento a credere che con M’Vila e Guarin al posto di Medel e Hernanes ci avremmo capito di più; sono invece convinto che in 11 senz’altro ce la saremmo giocata. Magari ugualmente persa, ma almeno non così.

La ripresa infatti vede un’Inter passabile solo se paragonata al nulla visto nei primi 45 minuti, ma di fatto il match era già bello che finito.

E’ tipico dei nostri buttar via il lavoro di settimane, se non di mesi, con qualche quarto d’ora di follia pura, e questo si è puntualmente -e nuovamente- verificato.

Spazio quindi ai catastrofisti del CrisiInter, del Vidic che in realtà è un morto che cammina, del Hernanes che è un pacco, del Medel che sì va bene ma è come giocare con quattro stopper (lo stesso Medel fino a due giorni fa nuovo idolo di San Siro e grande acquisto di Ausilio).

Tanto più voglio allontanarmi dalle ultime stagioni di “vorrei ma non posso”, quanto più vedo preoccupanti analogie con le manciate di occasioni buttate nel cesso, quasi ad aver paura di staccarsi dalla mediocrità delle teoriche inseguitrici del duo di testa.

LE ALTRE

Infatti, se noi facciamo per distacco la figura peggiore della giornata, i cugini fanno finalmente avverare l’auspicio di Mauro Suma pareggiando col Cesena, mentre la Fiorentina continua a non vincere ed il solo Napoli strappa 3 punti corsari in casa del Sassuolo. Tutto ciò in classifica vuol dire mucchione di squadre tra i nostri 8 punti ed i 6 della Viola, quando una gestione solo un po’ meno psichiatrica ci avrebbe visto almeno a 11 punti.

Uno dovrebbe esserci abituato, ma alla fine ci spera sempre…

Roma e Juve, chettelodicoaffà, vanno avanti che è un piacere e dopo 5 giornate sono a punteggio pieno. La sola consolazione è che al prossimo turno non potranno vincere entrambe, stante lo scontro diretto da giocare sabato a Torino.

E’ COMPLOTTO

Irritante come solo una vedova può essere Fabio Monti del Corriere della Sera. Il ragazzo ancora non è rassegnato all’uscita di scena del Sig. Massimo e non perde occasione di criticare tutto quel che ha a che fare con la nuova gestione-Thohir. Stavolta se la prende con la musica troppo alta durante il riscaldamento dei giocatori, causa secondo lui della scarsa affluenza allo stadio, o dello speaker che celebra Handanovic dopo la parata sul rigore (cosa che avviene da almeno un lustro ad ogni penalty bloccato dai nostri estremi difensori).

Non che le critiche non siano sacrosante: pigliare 4 gol dal Cagliari di Zeman è da squadretta di quartiere e, per quel che mi riguarda, non sarà certo questa vittoria a farmi cambiare idea su quello stralunato e simpatico personaggio -il boemo- capace di splendide vittorie ad intervallare sequele di sconfitte sonanti.

Detto ciò non resta che constatare l’incoerenza e la volubilità dei giudizi dei cosiddetti esperti del settore, capaci di magnificare le imprese di quegli stessi soggetti che un attimo dopo diventano totalmente inadatti a ricoprire certi ruoli.

Mazzarri che fino a poche ore fa era finalmente entrato nella testa dei giocatori, aveva dato una mentalità alla squadra, teneva in mano uno spogliatoio in cui finalmente si respirava una bella aria (quoque tu, Zio Bergomi, con la storia del clan del asado!), adesso è ovviamente un caprone, incapace, non all’altezza dell’Inter.

Io torno a dire quella che ritengo essere la triste realtà: il Misteh è un allenatore medio, adatto ad una squadra media come la nostra. E’ purtroppo all’altezza di questa Inter.

C’è da sperare che possano crescere insieme, dimenticando al più presto figuracce come queste.

WEST HAM

Sconfitta di misura ad Old Trafford, nonostante l’ultima mezzora giocata in superiorità numerica e con il pareggio di Nolan ingiustamente annullato per fuorigioco.

It’s conspiracy!

ci ridono anche in fazza...

ci ridono anche in fazza…

LE TEMUTISSIME PAGELLE -2

IU PENSU CHE U SCENTRUCAMPU

E dopo le mirabolanti gesta dei nostri difensori, è il momento di addentrarci nei meandri del nostro centrocampo, ganglio vitale di ogni squadra di calcio e bubbone pulsante di buona parte dei nostri problemi.

La mancanza di piedi buoni abbinati a teste pensanti ci è costato tanto in questa come nelle precedenti stagioni, al punto che la pur paradigmatica sagacia tattica del Cuchu Cambiasso non sempre è stata sufficiente a coprirne le falle.

Ad un inizio promettente di Alvarez è corrisposto un finale incoraggiante di Kovacic, ma la migliore fotografia di questa stagione rimane la sgroppata, prepotente quanto inutile, di Guarin.

Vediamo nel dettaglio promossi e bocciati.

 

ALVAREZ RICARDO: come detto l’argentino è partito bene, addirittura grintoso e concreto. Si è pian piano adagiato sugli allori ed è col tempo tornato ad essere lo splendido mezzo giocatore che abbiamo imparato a conoscere. E’ uno dei nomi dai quali poter far cassa in vista dell’imminente mercato; inutile illudersi che possa dare più del poco che ha dato in questi anni. Giubiliamolo e facciamocene una (cazzo de) ragione.

Voto: 5,5

 

CAMBIASSO ESTEBAN: ampiamente il migliore nei due quadrimestri, attento in classe e diligente nel fare i compiti in settimana. Potrebbe tranquillamente già essere in cattedra al posto del Professore, e forse proprio per quello l’abbiamo giubilato. No, non è vero: Mazzarri secondo me l’avrebbe tenuto, però certe storie, da queste parti non troppo zuccherose del Naviglio, finiscono. Eternamente grati e sbavanti ai tuoi piedi. E puoi muoverti quanto ti pare e piace. E noi zitti. Sotto. (cit.)

Voto: 6,5 (10 alla carriera)

 

GUARIN FREDY: il solito guerriero sgarruppato, rabbioso e inutile. Mi devo ripetere: in questa Inter può essere episodicamente utile, ma assai più frequentemente letale (la rovesciata del momentaneo 1-1 col Toro e l’assist a Paulinho del Livorno i due esempi lampanti). In mezzo a questi eccessi, manciate di progressioni e strappi conclusi con tiri spesso sballati, senza alcuna crescita tattica e mentale negli ormai due anni di permanenza. Se ero d’accordo per scambiarlo alla pari con Vucinic, figuriamoci adesso. Il solo contesto nel quale potrebbe avere successo è proprio quello bianconero, in cui tutti sanno benissimo cosa fare e la sua anarchia può essere assorbita dai compagni. Accattatevill’!

Voto: 5

 

HERNANES ANDERSON (raga, coi brasiliani non so mai qual è il nome e quale il cognome…): arrivato a Gennaio dopo che lo invocavo da tre anni, non posso dire che abbia fatto sfracelli. E’ ad ogni modo uno dei capisaldi del prossimo anno, in coppia con Kovacic. Continuo ad essere curioso di vederlo giocare da “volante” nella Seleçao, per capire se e in che modo l’esperimento possa riuscire anche da noi. Vero che il Brasile può permettersi di piazzarlo lì vista la superabbondanza di trequartisti e creativi sulla trequarti, noi un po’ meno. Ma è proprio il ruolo di centralone davanti alla difesa quello di cui siamo atavicamente affamati a queste latitudini (vedi infra per ulteriori micragnose passeggiate sui testicoli in materia).

Voto: 6

 

KUZMANOVIC ZDRAVKO: non voglio infierire, essendo questo uno dei casi in cui il vero destinatario delle Madonne non è il ragazzo, bensì chi l’ha comprato (a otto milioni, precisarlo mi dà un gusto quasi sadomasochistico…) e chi lo fa giocare. In realtà, dopo una fase centrale della stagione nella quale il nostro sembrava titolare inamovibile, il Mister deve averne apprezzato appieno l’impresentabilità a certi livelli, ed il minutaggio ne ha drammaticamente risentito. Meglio tardi che mai. Ciao, mannace ‘na cartolina.

Voto 4.5

 

MARIGA MACDONALD: Chi??? (cit.) Ce l’abbiamo ancora a libro paga. Minuti in campionato nelle ultime due stagioni: 13 (non scherzo, sfiora i 60 aggiugendo uno spezzone di Coppa Italia). Ottimo esempio per propagandare il ritorno del pagamento a cottimo nel mondo del calcio.

Voto: n.g.

 

MUDINGAYI GABY: Per chi non se lo ricordasse, s’era rotto il tendine d’Achille pure lui l’anno scorso. Non credo la differenza sia stata percepibile.

Voto: n.g.

 

KOVACIC MATEO: come detto, il migliore del secondo quadrimestre (beh facciamo dell”ultimo bimestre va…). Pur diversissimo nel carattere, mi scopro a dire di lui la stessa cosa che dicevo a proposito del Seedorf nerazzurro, alquanto inviso a Cuper: se ce l’hai, uno così lo devi far giocare 10 partite di fila, non mezz’ora a volta. Gli dai due mesi in cui gli dici “gioca, fai, non ti preoccupare” e vedi come va. Sarà un caso, ma da quando il croato ha avuto continuità di utilizzo sono uscite le sue cose migliori. Poi, per carità, quello lo chiamano “Obama”, lui sembra un bimbo sperduto alle giostre e anche un po’ decollizzattto.

Voto: 7 (di speranza più che di incoraggiamento)

 

TAIDER SAPHIR: Devo dire che come acquisto non mi era dispiaciuto, per quanto caruccio pure lui (5 milioni e passa per la metà, se non sbaglio…). Ad ogni modo, il ruolo di mulo da soma del centrocampo mi pareva più adatto a lui che al Kuz, eppure con l’andar dei mesi è progressivamente scomparso dai radar. In epoca di vacche anoressiche, sono paradossalmente acquisti come questi che non vanno sbagliati, chè adesso ti ritrovi a dover gestire una polpetta di cacca fatta di comproprietà, riscatto, minusvalenze e balle varie.

Voto: 5

 

ZANETTI JAVIER ALDEMAR: l’unico col secondo nome, tanto per dare i quarti di nobiltà a chi li merita. Per il resto, si è già detto tutto. Va bene così, senza parole.

Voto: 10 (alla carriera e per come è tornato dall’infortunio, non per il rendimento quantitativamente non valutabile).

 

COMPITI PER LE VACANZE

Cara Inter, qui son volatili per diabetici: urge sostituire il Cuchu con uno di pari valore (baratterei qualche neurone in meno per un po’ di “gamba” in più, ma senza esagerare), e ancor prima occorre essere d’accordo sul come voler far giocare la nostra amatissima accozzaglia: se l’intento è tornare alla difesa a quattro, dovrebbero esserci 3 o 4 posti in mediana, di cui due senz’altro occupati da Kovacic ed Hernanes.

Per gli spazi liberi si parla di Obi Mikel, i cui 26 anni mi paiono proprio pochini: non voglio cavalcare il facile luogo comune della perfettibile anagrafe africana, ma sono anni che lo vedo nella rosa del Chelsea e non ricordavo fosse arrivato ancora pubescente. Ad ogni modo, a meno che non arrivi in prestito, non credo sia l’acquisto giusto: è sempre stato un buon mediano, ma con poca visione di gioco e un tiro resistibile e dimenticabile. Vero che ha esperienza internazionale da vendere (tanto noi la Champions non la facciamo!), ma non è lui la pietra angolare che deve tenere in piedi la nostra metacampo.

Il nome che mi incuriosisce di più, tra quelli fatti, è invece quello di Xhaka, e per diversi motivi. Primo: non so come si pronuncia e la cosa se ci pensate potrebbe essere divertente: se ci hanno messo vent’anni a (non) imparare come si chiama Zanna di nome, figuriamoci come farebbero con questo! Secondo: la trattativa ipotizzata prevederebbe il Kuz come parziale merce di scambio (yeeeah!) Terzo: a quanto dicono -ma a descriverli i giocatori sembran tutti fenomeni- questo pare proprio il tipo che cerchiamo. Quarto, last but not least, ha un DNA perfettamente da Inter, sivzzero ma di origini kosovare e con un rapporto di amore /odio con l’Albania. Insomma, da qui a farne il nuovo Schweinsteiger ce ne passa, ma se le cifre fossero quelle di cui si parla (5 mln + Kuz) ditemi dove devo firmare.

L’alternativa, che però spero sia un’aggiunta, sarebbe il noto Behrami, anch’egli svizzero ma dalle analoghe origini, che Mazzarri conosce fin troppo bene e che troverebbe spazio come legnaiuolo nel nostro centrcampo, avendo piedi non troppo educati in fase propositiva.

Siccome sono difficilmente accontentabile, sono conscio che un quartetto Behrami-Xhaka-Kovacic-Hernanes costituirebbe un probabile miglioramento rispetto alla recente mediocrità, ma sostanzialmente ci lascerebbe privi di ricambi all’altezza. Questo a dire che il repulisti da fare è abbondante. Kuz, Taider, Mudingayi, Mariga, tutta gente calcisticamente inutile a questa Inter: da loro, economicamente, puoi aspettarti solo un risparmio sul monte ingaggi e poco altro. Le cessioni da cui capitalizzare sono invece quelle di Guarin e Alvarez: loro sono i brillocchi (rigorosamente farlocchi) da esporre in vetrina sperando che qualcuno abbocchi… Dall’entità delle loro cessioni deriverà il grado di rafforzamento del nostro centrocampo, e in ultima analisi della nostra squadra.

Pensa come stiamo messi…

pagelle-2

 

 

 

 

 

-segue-

CONTA POCO MA BRUCIA TANTO

MILAN-INTER 1-0

Premessa: sono un tifoso, nel senso più pieno del termine.

Questo vuol dire che sono capace di astrarmi dal contesto marroncino del calcio di questi giorni e focalizzarmi sulla partita come se non ci fosse un domani.

Non sono sicuro che questo sia un pregio, ma tant’è…

Rimandando quindi ad altro momento una eventuale analisi sulle assurdità viste sabato a margine della finale di Coppa Italia, racconterò invece qui di come non si gioca un Derby, e di come giustamente lo si perda. Non tanto perchè la squadra avversaria faccia chissà che (si sono incontrate una squadra mediocre -loro- contro una teoricamente migliore ma francamente imbarazzante), ma proprio perchè è la giustizia divina a punirti per aver peccato di inedia.

Non è possibile giocare quella che per tutti è LA partita con una intensità ed una concentrazione degna di una sgambata infrasettimanale. Il tutto per una sqaudra che, è lo stesso Mister ad ammetterlo, non è per niente capace di gestire e far passare i minuti. Ammesso e non concesso poi che un Derby possa essere giocato con la testa fissa al “primo non prenderle/giochiamo per lo 0-0“.

Più volte nella mia vita di fanatico calciofilo mi sono chiesto se davvero i calciatori vivessero certe vigilie come me, e cioè se passassero in rassegna tutti gli stati d’animo dello scibile umano in poche ore. Personalmente, vivo ogni Derby come uno scontro totale tra due universi opposti, bene e male, yin e yang, cip e ciop: chiamateli come cacchio volete ma quello è.

Lunghi momenti col “serpentun nella pancia” (copyright Shopenauer Bagnoli), attimi di lucido realismo in cui guardi la formazione e pensi “ma dove cazzo vogliamo andare combinati così…“, altri in cui l’ottimismo si mischia a sprezzo del pericolo, portandoti a certezze del tipo “4-0, li massacriamo!“.

Il tutto poi di solito finisce col telefono che squilla o qualcuno che ti grida “oh, mi ascolti o cosa??“.

Il fischio d’inizio arriva come una liberazione, anche se il timore di vedere confermati i tuoi dubbi esistenziali non tarda a tramutarsi in realtà. Passati i primi minuti di banalissima decenza, si capisce presto che i nostri hanno semplpicemente deciso di “aspettare”. Non in attesa di scatenare l’inferno o anche solo un banalissimo contropiede, ma semplicemente di giochicchiare facendo passare il tempo.

E’ solo la mediocrità di chi ci sta di fronte a non farcela pagare prima, anche se la splendida trasversa di Kakà nel finale del primo tempo avrebbe dovuto suonare come epifanico campanello d’allarme.

Invece, come giustamente dice Zio Bergomi citando il Trap, se la spina non l’attacchi subito, poi è difficile rimediare in corsa.

I nostri infatti sfoggiano una coerenza indefessa, continuando ad esibire il nulla assoluto nonostante ci fosse tempo per il cazziatone di metà tempo con muri che tremano e occhi della tigre.

Macchè.

Riusciamo a prendere gol di testa dal Milan. Peggio, da De Jong, un pitbull tatuato al secondo (e incredibilmente non primo) gol in Serie A. Cambiasso censurabile nell’occasione, forse convinto dell’improbabilità di vedere il “suo” uomo capocciare in rete il vantaggio.

Tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe, ad averne la voglia. Pare invece il ritorno di una partita di Coppa in cui all’andata hai vinto 2-0: in sostanza cincischiamo difendendo lo svantaggio. Ricordo una sola parata di Abbiati, su un cross basso di Nagatomo nel primo tempo. La sola bella azione -con Hernanes che verticalizza per Palacio pronto al tiro, poco dopo il loro vantaggio- è neutralizzata ancora da De Jong che si guadagna così i galloni di migliore in campo.

Inutili i cambi del Mister. Triste solitario y final il Principe che in 10 minuti tocca un solo pallone, di testa, spedendolo alto dopo una difficile torsione. Ho avuto un brivido di speranza solo all’ingresso di Abate, dettato più dalla cabala che da motivazioni tènniche, visti i mal di testa causati  dal Principe al biondino negli anni scorsi.

Ma in serate come questa, nemmeno la tradizione può nulla.

Torniamo a perdere il Derby dopo 3 anni, in una partita che avrebbe potuto tagliar fuori i cugini da qualsiasi discorso europeo, dandoci al contempo la quasi garanzia di 5° posto (hai detto cotica…).

Torniamo invece a sentire l’acqua che ci bagna le caviglie, ed una marea di squadre che si avvicina alle nostre chiappe. Sabato sera arriva la Lazio, in quella che dovrebbe essere l’utima uscita casalinga del Capitano e di un altro paio di grandi vecchi.

A tal proposito, immancabili i soloni che vorrebbero lo scalpo di Mazzarri per non aver concesso al Capitano la passerella nel suo ultimo Derby. Ritengo la discussione di pura lana caprina: se avessimo -inopinatamente- vinto, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ancora, se l’avesse inserito per qualche minuto, gli stessi critici avrebbero tacciato il Mister di essere succube di Zanetti e dei suoi sgherri. E’ una guerra -inutile come tutte le guerre- e per di più figlia del solo risultato.

Ben altre, a mio parere, le critiche da volgere all’allenatore, primo responsabile della mollezza vista in campo: aldilà delle abbaglianti mancanze dei giocatori, sta al Mister motivare un gruppo e far capire quanto sia importante battere i rivali cittadini e chiudere in semi-bellezza la stagione.

Intendiamoci, non che un discorso alla Al Pacino ci avrebbe fatto automaticamente vincere. Non sono così illuso da pensarlo. Però sentire minchiate tipo “A volte spendi tante energie nervose prima e arrivi un po’ scariconun se po’ senti’…

Boia, se non ci pensi tu a dargli la carica, devo farlo io dal divano di casa? Se è così almeno dimmelo prima che mi organizzo!

 

LE ALTRE

La Juve vince il suo terzo scudetto senza nemmeno aver bisogno di giocare, stante la figura immonda piantata da Garcia (prima ancora dei suoi giocatori). La grezza d’oro non sta tanto nella pur sorprendente sconfitta dei lupacchiotti a Catania, quanto nell’arrendevolezza di una squadra il cui allenatore per settimane aveva lamentato uno scarso impegno profuso da alcuni avversari della Juve.

La domanda è tanto banale quanto irresistibile: e adesso a Chievo, Bologna, Sassuolo e Livorno che cacchio gli vai a raccontare, caro Rudigarzià?

Il papocchio quantomeno evita alla Juve di conquistare matematicamente lo scudetto in data 5 Maggio, ma ammetto che la cosa è soddisfazione da poco.

 

E’ COMPLOTTO

Sconcerti dice tante cose, e statisticamente ne dice anche qualcuna giusta. Se però non hai la memoria dalla tua parte -nè qualche schiavetto che ti prepara quattro tabelle in croce a supporto delle tue tesi- almeno evita di dire stronzate.

Non sono mai stato dell’idea che i numeri e le statistiche possano da soli spiegare il calcio: ho amato Rino Tommasi per le sue cronache di tennis e soprattutto di boxe, mentre l’apprezzavo meno quando parlava di calcio. Ho ovviamente “nasato” a km di distanza la faziosità e la malafede di Tosatti, capace di citare numeri al terzo decimale quando la tesi lo richiedeva, e di liquidare poi il tutto con lo slogan di cui detiene il malefico copyright (“torti e ragioni a fine anno si compensano“).

Tornando a Sconcerti, dico: come ‘zzo fai a dire “mi pare la prima volta che uno scudetto venga assegnato senza che la squadra vincitrice debba giocare la sua partita“, quando tutti noi abbiamo ancora negli occhi la Pinetina in festa a Maggio 2009 dopo la sconfitta dei cugini in quel di Udine?

Ancora, e più grave: volendo ipotizzare interventi migliorativi per la Juventus del prossimo anno, il nostro esprime il proprio legittimo parere e individua nel divario tra titolari e riserve uno dei problemi. Vero che la Juve ha giocato la stagione con 15-16 titolari, e con una mezza dozzina di riservacce (con tutto il rispetto per Padoin, Quagliarella, Peluso and co.). Dire però che le grandi squadre sono quelle che hanno 18 o 20 giocatori tutti più o meno dello stesso valore è una cazzata.

Primo perchè, soprattutto al giorno d’oggi, nessuno può permettersi 18 o 20 campioni. Secondo perchè la solita squadra antipatica e facilmente dimenticabile è riuscita a vincere il Triplete (che NON vuol dire vincere tre campionati di fila, care le mie Serve!) con un nucleo ristretto di giocatori e qualche buona riserva.

Siamo sempre lì: avere delle opinioni è legittimo, e certa gente è pure pagata per quello.

Fare di queste opinioni la realtà unica, oggettiva e immutabile è prostituzione intellettuale.

 

WEST HAM

Battuti per la terza volta in stagione i cuginastri del Tottenham e salvezza conquistata!

We are staying up!

Da "quasi gol" a "quasi tiro". Tutto in proporzione.

Da “quasi gol” a “quasi tiro”.
Tutto in proporzione.

TIRA PIU’ UN PELO…

 SAMPDORIA-INTER 0-4

La prima reazione di ogni tifoso nerazzurro che si rispetti a una partita del genere, è: “bravi coglioni, non era meglio vincere le ultime 4 per 1-0 invece che una per 4-0?”. Ma tutto ciò fa parte dell’atavica insoddisfazione del tifoso neroblù per i suoi giocatori, che ama e detesta quasi in egual misura.

Detto ciò, i nostri espugnano Marassi, in una partita assai meno facile di quanto il risultato -e l’avversario in 10 per più di un’ora- lasci immaginare. Il migliore dei nostri, quantomeno nel primo tempo, è il portiere. Handanovic fa quattro parate allucinanti, delle quali paradossalmente il rigore neutralizzato a Maxi Lopez è la meno complicata.

Guardando ai giocatori di movimento, Kovacic fa finalmente una bella partita da titolare,  facendo capire quale sarà the shape of things to come (che in italiano vuol dire “il Kuz non lo voglio più vedere nemmeno dipinto sul muro“), mentre Icardi e Palacio iniziano presto  a scambiarsi assist e goals (13′ del primo tempo, ancora 11 contro 11).
Samuel fa guadagnare cattiveria in difesa e addirittura gol in avanti -da manuale la capocciata per il 2-0-, mentre Ranocchia sbaglia in occasione del rigore: la cianghetta  non è lampante ma c’è ed il rigore è purtroppo giusto. Quel che non accetto è il “concetto calcistico” alla base del fallo: non entri in scivolata su un avversario che sta uscendo dall’area di rigore. Hai toppato amico mio, hai toppato.
Le note negative per fortuna si fermano qui, anche se un occhio più attento non può sorvolare su un primo tempo in cui si è subìta una squadra rimasta presto in 10 uomini e ciononostante padrona del giUoco per larghi tratti del campo.

La ripresa vede i nostri più concentrati e i risultati, complice l’uomo in più, non tardano ad arrivare. Il già citato raddoppio di Samuel è subito dopo accompagnato dalla doppietta personale di Icardi, ancora su invito di Palacio, prima che le due punte argentine si scambino i ruoli con il Trenza a inventarsi il poker con un bel destro a giro sul secondo palo.

Ribadite le sacrosante madonne iniziali sull’utilità di una vittoria di così larghe proporzioni dopo gli ultimi pareggi in serie, non resta che affidarsi alla sorte che ci vede raccogliere risultati migliori contro squadre forti piuttosto che con formazioni che sulla carta partono già spacciate. Sabato saremo a Parma, campaccio per definizione, dove i nostri in 20 e passa anni hanno vinto solo 3 volte. Staremo a vedere…

 

TEMPESTA DI CERVELLI

Concordando con quanti dicono che la cosa migliore sarebbe ignorare certi saggi di demenza, mi comporto come tutti i medesimi soloni che, fatta la dotta premessa, ci ammorbano poi per ore riprendendo l’ultimo tweet facendone una accurata analisi semiotica.

Di Icardi, Wanda e Maxi Lopez non solo è inutile parlare; è proprio dannoso per le nostre intelligenze.

Che nessuno dei tre personaggi brilli per quantità e qualità di materia grigia che ha tra le orecchie è palese, nè mi sogno di difendere il “mio” giocatore solo perchè ha la maglia “giusta”.

Detto ciò, l’ammonizione data a Icardi dopo il primo gol è a quanto ricordo una novità assoluta, e ha davvero dell’incredibile, stante la miriade di esultanze analoghe viste in passato, tra orecchie tese e dita davanti alla bocca a zittire i tifosi. La censurabilità di certi gesti in passato era stata ignorata, quando non addirittura giustificata, visti gli insulti dei tifosi avversari. Le due foto dovrebbero valere più di un sacco di parole:

eh beh, lo fischiavano tutti...

eh beh, lo fischiavano tutti…

l'immancabile "esempio per i gggiovani"

l’immancabile “esempio per i gggiovani

 

 

 

 

 

 

Icardi, come detto, è quel che è, cioè un buon centravanti, che può diventare ottimo. Nè del resto occorre essere un fine pensatore dei tempi nostri per buttarla in gol ogni domenica (Bobone Vieri docet). Detto questo, se le giustificazioni -patetiche o legittime, fate voi- dei tifosi-che-fischiano-e-insultano-appena-tocchi-palla sono valide, allora valgono anche per lui, e in questo caso l’ammonizione è un errore. In caso contrario, il “giallo” dovrebbe diventare prassi comune in tutti i casi anagoli (come no, siam qui a aspettare!).

Chè poi, se vogliamo fare le educande e buttarla sull’esempio per i gggiovani, Maxi Lopez che rifiuta la stretta di mano al fedifrago Icardi non merita nulla?

quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!Quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!

 

LE ALTRE

Il Napoli si impone sulla Lazio blindando il terzo posto, mentre la Fiorentina sbanca il Bentegodi mantenendo 5 punti di vantaggio sui nostri. Il Parma impatta a Bologna e si stacca in attesa dello scontro diretto di sabato.

Il Milan batte di misura il Catania ed è a 6 punti dall’Europa League, ma per tutti è già Derby per l’Europa.

 

E’ COMPLOTTO

La prima parte della sezioncina prende spunto proprio dalla succitata ipocrisia mischiata all’incoerenza: non me la prendo con chi di mestiere deve far ridere (e ci riesce, come Emilio Marrese che si chiede retoricamente se possa dare a Icardi del cretino): il suo ragionamento non fa una grinza e arrivo a sottoscriverlo. Quel che non accetto è che la giornalista (tifosa, ma nun ze po’ddì) che lo intervista gli dica “certo che puoi, io gli darei pure di peggio“.

Quel che accetto anche meno, vista l’ammirazione sconfinata per il personaggio, è il pippotto retorico di Giorgio Porrà che su Sky sunteggia “La vicenda Maxi Lopez-Icardi di cui siete stati involontari spettatori a colpa di tweet… una vicenda di cui spero non si parli più“.

Eh no caro mio! Vuoi fare una Tv “alta”, forse additittura “di servizio” (whatever that means)? Taci orgogliosamente dal primo giorno senza dare puntualmente conto di tutte le stronzate postate da lui, da lei e da quell’altro. Sky faccia ciò e avrà il mio appoggio incondizionato. Ma siccome ben conosciamo il tasso medio dell’intelligenza del tifoso sportivo italico, ecco che tu, e se non tu la tua emittente, dietro ‘ste cose ci devi andare.

E allora, caro Porrà, non fare la verginella del “ne devo parlare ma se fosse per me non lo farei“.

Scomodando il poeta: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti“.

 

E’ COMPLOTTO – RESTO DEL MONDO

Sbrigate le stronzatelle a forma di tweet pubalgico, parliamo degli altri casi di prostituzione intellettuale avivistati negli ultimi giorni, e in particolare a cavallo dell’ultimo turno di Champions league.

Il giornaliettismo italico, volendo darsi un tono, è riuscito a vantarsi del nostro misero calcio titolando su tutte le principali testate sparate del tipo “in semifinale con 4 allenatori “italiani”!

A parte che assimilare Guardiola come “italiano” avendoci giocato qualche decina di partite tra Roma e Brescia, mi pare un po’ azzardata come ipotesi, avrei gradito un altro tipo di analisi, altrettanto partigiana ma non per questo meno pertinente, e riferita al solo confronto tra Chelsea e PSG.

Nella partita in questione, tra campo, panchina e tribuna stavano 6 ex interisti: Eto’o, Maxwell e Thiago Motta in campo, Mourinho e Blanc in panca e l’infortunato Ibra in tribuna. Sì, Ibra non è solo ex-milanista. Ha giocato e vinto 3 anni anche nell’Inter.

Tutto questo non per piangerci addosso confrontando i vecchi fasti con le attuali mediocrità, ma soltanto per ricordare a certa gente smermorata che la damnatio memoriae è un esercizio fallace e fuorviante.

A meno che non sia io ad aver sognato per 5 anni tra il 2006 e il 2010.

Forse è così, perchè Conte insiste nel dire che la sua Juve riporta un’italiana in semifinale dopo 7 anni, “dimenticando” l’impresa dei nostri contro il Barça ad aprile 2010 senza che  nessuno glielo faccia notare (anzi, gli dicono che gli anni sono 6 perchè in effetti nel 2008 la Fiorentina era andata in semifinale di Coppa Uefa).

Sacchi sproloquia sull’importanza degli italiani in squadra (ancora??) dicendo che la storia insegna che le grandi squadre hanno sempre avuto un blocco di giocatori autoctoni: l’Inter del lustro d’oro non è citata nemmeno come “eccezione che conferma la regola”.

Comodo adesso (vero Caressa?) dire “scusate ma io sono innamorato di quest’uomo“, sentendo José rispondere come solo lui sa fare alla domanda del servile Alciato. Quando invece sedeva sulla panchina “sbagliata” era quello che faceva male al nostro calcio…

E anche da un punto di vista tecnico, credo di essere davvero fissato, se non malato, visto che la sola analisi completa e quindi veritiera mi è parsa quella dell’interistissimo Tommaso Pellizzari: solo lì ho trovato traccia del vero pregio dello Special One, e cioè della sua duttilità tattica, del saper far giocare le sue squadre in tanti modi diversi, con il solo comun denominatore di metterci sempre il 101%.

Altrochè integralismo tattico e tiki taka di sto par de ciufoli!

Invece no, avanti con la storia del grande motivatore, del calcio muscolare, del Mister con lui non ci si annoia mai. Insomma, un saltimbanco o poco più.

Ma pensate ad Ancelotti che a momenti esce dopo aver vinto 3-0 in casa!

 

WEST HAM

In attesa del Derby contro l’Arsenal.

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male sarebbe stato chiedere troppo... ;)

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male era chiedere troppo… 😉

EHI… C’E’ NESSUNO?

LIVORNO-INTER 2-2

Della triste mediocrità che ammanta la nostra squadretta ho già scritto più volte, così come del mio odio -calcistico, s’intende…come se poi fosse poca roba- per i calciatori stupidi.

Eppure è proprio su questi due punti che mi tocca dilungarmi.

I nostri stavolta riescono a buttare nel cesso una vittoria più figlia del caso che del merito, sprecando gli unici 8 minuti di calcio giocato da squadra normale con una ripresa scivolosa come una saponetta e mefitica come sterco di vacca.

Per pura cronaca segnalo il primo gol di Hernanes, servito da un liscio di Icardi in piena area, ed il bel raddoppio al volo di Palacio su cross di Jonathan: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Non sto neanche a precisare chi sia stato il genialoide artefice del frittatone in salsa labronica, dettaglio tanto banale quando arcinoto: faccio solo notare che era per motivi come questo che un paio di mesi fa ne plaudevo la cessione ad altri lidi.

Il cazzaro, entrato a metà ripresa per un Hernanes tutt’altro che pimpante -ma capace se non altro di segnare e piroettare per la gioia di Panchito- mostra il passo indolente dei giorni peggiori, limitandosi a qualche discreta sovrapposizione sulla destra ma dando sempre l’impressione della cagata-in-agguato.

Non sarebbe giusto affibiargli il 100% della responsabilità di questo insulso pareggio, visto che il 2-1 di Paulinho arriva grazie a un semplice movimento del 9 brasiliano, sufficiente a far sì che Juan Jesus e Samuel si marchino da soli. Il tocco è ovviamente di quelli che 9 volte su 10 finiscono alle stelle, e che invece stavolta ci punisce finendo contemporaneamente all’incrocio dei pali ed in mezzo alle nostre chiappe. Misteri della geo-anatomia applicata al calcio.

La tragicommedia continua, visto che anche sul 2-1 i nostri sembrano rischiare poco, arrivando addirittura a sfiorare il terzo goal con Icardi lento a piazzare la zampata vincente e Guarin a scartare anche i raccattapalle e tirare da posizione angolatissima con tre compagni a centro area.

Avendo capito di non poter entrare nella storia della partita come marcatore, il nostro ha forse propeso per la versione assist-man, servendo il maledettissimo Emeghara e facendo oltretutto fare la figura del paracarro a Samuel, incapace di stenderlo sull’allungo.

Guarin da oggi entra ufficialmente nella top 3 dei giocatori che non potrò mai più giudicare positivamente. Ci sono stati calciatori ben più scarsi, o che hanno fatto errori addirittura peggiori di questo, e che comunque ho continuato a supportare da bravo tifoso diligente.

Invece, dopo Burdisso che di testa serve Trezeguet in un Inter-Juve del 2008, e dopo i due minuti allucinanti di un Muntari subentrante a Catania nel 2010, ecco arrivare il Guaro, che da adesso in poi potrebbe addirittura fare tripletta nel prossimo Derby e vedersi comunque bocciato a prescindere dal sottoscritto.

Nè a lui, nè probabilmente ad alcuno di voi fregherà niente, ma io me so’ sfogato…

Mazzarri davanti alla telecamere minimizza e derubrica il tutto ad una circostanza sfortunata, e fa bene, chè i panni sporchi si lavano in casa. In cuor mio però spero che negli spogliatoi il colombiano sia stato scotennato dal Mister e da Samuel, messo in difficoltà dallo sciagurato retropassaggio del compagno.

Detto ciò, il solo motivo per farlo giocare ancora è evitare l’azzeramento del suo valore di mercato. Oddio, con certe cagate c’è il rischio di dover essere noi a pagare qualcuno che se lo porti via…

Rimandando a periodi di minor pessimismo cosmico una disamina meno contingente dell’amata squadretta -chè se dovessi ragionarci adesso piallerei tutto col napalm- mi limito a far notare che il peggior Milan degli ultimi decenni ci ha recuperato 5 punti in 3 partite: complimenti!

 

LE ALTRE

I cugini infatti non hanno problemi a liquidare un Chievo assai arrendevole, mentre il Napoli batte con merito la Juve, senza che però la vittoria possa causare grossi scossoni in classifica, stante una Roma ancora vittoriosa e con il recupero da giocare. Questo almeno il mio parere personale.

Noi restiamo quinti, a un paio di punti dal Parma e a 3 dalla Fiorentina. A questo punto è anche inutile guardare il calendario: in teoria Atalanta-Udinese-Livorno avrebbero dovuto essere un trittico assai abbordabile per chiunque… Le prossime avventure dei nostri eroi prevedono Bologna in casa, Samp e Parma fuori, prima del Napoli a San Siro.

Onestamente non so più cosa pensare…

 

E’ COMPLOTTO

Qualcosa in realtà c’è, visto il malcelato ghigno di Cattaneo nel rimarcare l’ennesima bestia nera dei nostri  (Emeghara aveva ovviamente fatto il primo gol in Serie A contro di noi l’anno scorso) e la pervicacia della regia nel mostrare, già durante la partita, il gol di Paulinho da ogni possibile angolazione.

Da manuale poi il riferimento di Sconcerti a un Palacio “ormai 33enne” (ne ha compiuti 32 a Febbraio), contrapposto ad un Kakà 31enne (ne compirà 32 questo mese) ed un Balotelli “che avrà presto 23 anni ” (in realtà è del ’90 e ad Agosto saranno 24).

 

WEST HAM

Qui se non altro le cose vanno benino: vittoria in trasferta a Sunderland e quota 37 che ci restituisce ai mari placidi del centroclassifica.

almeno guardiamo gli acrobati al circo...

almeno guardiamo gli acrobati al circo…

TUTTA COLPA DI SCARPINI

INTER-ATALANTA 1-2

L’Atalanta (o meglio LA Talanta, come direbbe mio figlio) si conferma bestia nera dei nostri, unitamente all’Udinese che ospiteremo in settimana, e ci toglie tre punti vitali nella rincorsa per il quarto posto, valido in realtà più per l’onore che per altro.

Ad ogni modo, riusciamo a perdere una partita contro una squadra già salva, che nulla ha più da chiedere a questo campionato, regalandole due gol su disattenzioni da matita blu. Vero che i bergamaschi nel primo tempo giocano almeno al nostro livello, arrivando spesso e bene alla conclusione e timbrando una traversa con Denis di testa, ma nella ripresa i nostri avversari mettono fuori il muso dalla loro area in sole due occasioni. Nella prima è bravo Jonathan a respingere sulla linea, nel secondo il guinzaglio che lega Handanovic al palo torna ad essere cortissimo, e la mancata uscita causa il più classico dei gol-beffa.

Riannodando le fila della partita, il primo tempo procede a strappi fino al gol di Bonaventura: Campagnaro ultimo uomo ha la geniale idea di spazzare di testa una palla che esce dall’area orobica, con la conseguenza di lanciare il piccolo Maxi Moralez in campo aperto. La copertura dei nostri è inevitabilmente tardiva, visto che -oltretutto- nella mischia precedente Ranocchia è stato atterrato in area (un-episodio-come-se-ne-vedono-tanti) e non fa in tempo a recuperare. L’azione un poco rallenta, ma Jonathan non può coprirne tre dei loro, e il 10 bergamasco non ha problemi a sifulare Handanovic per lo 0-1.

Il ceffone se non altro ci sveglia, e Icardi è bravissimo a sfruttare l’imbeccata di Guarin: stop, controllo in corsa a rientrare e destro sul primo palo per il fulmineo pareggio. Bravo Maurito, anche se la maglietta con dedica alla morosa se la poteva risparmiare. Oltretutto, il ragazzo ha da farsi perdonare la gravissima lentezza con cui -ancora sullo 0-0 arriva sul pallone in area, lo stoppa e lo gira a due all’ora per un liberissimo Palacio che, se servito per tempo, non avrebbe avuto alcun ostacolo tra sè e la porta.

La ripresa è il festival della traversa, con Guarin a inaugurare la fiera del legno al quinto tentativo della giornata. Grave la girata del colombiano spedita fuori poco prima della sabongia che si stampa sulla trasversale, ma a parte questo il ragazzo mi è parso in ripresa.

Poco dopo Palacio si svita il collo un’altra volta dopo il gol col Toro, con la palla che bacia il palo interno e rientra in campo a beffare i nerazzurri “giusti”. Il festival della Madonna Smozzicata ha il suo apice intorno alla mezz’ora, quando la ormai usuale discesa a uragano di Jonathan si conclude con il pallonetto del Divino, talmente beffardo da sorprendere anche noi finendo la sua corsa sulla traversa. Ancor più incredibile l’epilogo della carambola, con Icardi a ri-centrare il palo da mezzo metro.

Ovvio che in quel momento uno pensi “va beh, oggi non la vinciamo più“, per non pensar di peggio, ma “uno” in questi casi se ne sta zitto, e vede come va.

Capito, caro Scarpini? Hai commentato in vita tua un migliaio di partite dell’Inter, e dovresti essere abbastanza sgamato da capire che, in una giornata come questa, è quantomeno pericoloso invitare la gente a non andarsene perchè “il gol è nell’aria”, proprio mentre all’89’ gli avversari battono una punizione dal limite della nostra area.

Alle parole “mai come oggi serve il gol anche al 94′“, l’ho maledetto col pensiero, salvo non trattenermi a frittata fatta prorompendo in un sacrosanto “ma che testa di…“.

Riconosco che, sotto il profilo psichiatrico, sia grave incolpare un telecronista di una sconfitta, ma rivendico il ruolo di tifoso sragionante e superstizioso, schiavo dei suoi riti e delle sue stregonerie. Mi spiace Scarpini, come sai non ho mai amato la tua telecronaca “onirica”, in cui racconti quel che vorresti succedesse e non quel che succede davvero, ma quella di ieri è una colpa che va al di là dei gusti personali e che ti sarà difficile estirpare.

In sede di commento tènnico, qualche riga sui cambi e su alcuni singoli.

Contrariamente ad altri, non biasimo Mazzarri per il vortice di sostituzioni, tutte volte ad aumentare il peso offensivo della squadra. E lo dico nonostante il primo dei panchinati sia stato l’amatissimo Cuchu a vantaggio di Kovacic. Per 45′ li abbiamo messi lì, concedendo un tiro in porta (quello salvato da Johnny Guitar) e un cross che un portiere negativo all’acool-test avrebbe fatto suo senza problemi.

Nagatomo per D’Ambrosio e Alvarez per Campagnaro sono stati cambi che avrebbero dovuto dare più efficacia alla nostra spinta, ma non è colpa di Mazzarri se lì a sinistra si sono inanellati cross a banana e tiri alla cazzimperio.

La fascia mancina è poi un mio pallino: se D’Ambrosio, così come Nagatomo, “può giocare indifferentemente a destra o a sinistra“, vuol dire che -calcisticamente parlando- “ha due piedi” o quasi. Perchè allora l’ex-Toro arriva sul fondo, si ferma, torna sul destro e finalmente piazza la biglia in area?

La domanda me la sono fatta per una buona ora, fin quando ho visto due cross fatti col sinistro ed ho avuto risposta al mio quesito.

Non che Nagatiello abbia fatto di meglio, insistendo a provare cross “migliorabili” col mancino anche quando, agli sgoccioli del recupero, si trovava solo in area con la palla sul destro. Ma Diobono: da lì chiudi gli occhi e tira forte! Invece no: apertura “sapiente” col sinistro a centroarea, dove ovviamente non c’era nessuno.

Di contro Alvarez, più mancino di me, non si è sottratto alla gara del “tiro col piede sbagliato”, piazzando due bombe di destro a voragine per la gioia del portiere atalantino e tra le Madonne dell’omino delle bibite, centrato a più riprese.

Mazzarri può avere la colpa di non aver inserito il Principe per gli ultimi minuti, per un Icardi un po’ spento nel finale, ma non mi sento di attribuirgli grandi responsabilità per le carenze di fosforo dei suoi giocatori.

 

LE ALTRE

La succulenta occasione di guadagnare punti sul Parma -bloccato sul pari in casa dal Genoa- e su almeno una tra Viola e Napoli scivola così giù per il cesso. La Fiorentina dista ora 4 lunghezze dopo il colpaccio al San Paolo, e il Parma ci appaia a quota 47 dovendo recuperare la partita contro la Roma. Mai come ora il vero obiettivo per noi è semplicemente “la prossima partita”, chè a fare programmi a medio termine non siam mica buoni.

La Juve inizia a preoccuparmi per la regolarità con cui vince col minimo scarto (e col minimo sforzo), avvicinandosi sempre più a quel record di punti (97, Inter del Mancio annata 2007/2008) che ovviamente vorrei restasse imbattuto.

I cugini colpiscono un palo con Balotelli in una partita che altrimenti sarebbe stato lo specchio fedele della tesi che porto avanti da una vita: noi siamo sfigati, i cugini hanno un culo che fa provincia. Rocchi & Co. azzeccano la chiamata della vita, pescando Biava in fuorigioco punibile anche se non colpisce la palla, e annullano correttamente a-termini-di regolamento il vantaggio laziale. Poco dopo Kakà segna come a Madrid -cioè su autogol, anche se dirlo fa brutto-, dando addirittura ai suoi l’illusione del colpaccio.

Finisce 1-1 che per Clarenzio non è affatto male.

 

E’ COMPLOTTO

In realtà contro l’Inter non c’è molto da dire, se non un Giovanni Galli visibilmente eccitato  dalle dichiarazioni di Thohir nel dopo partita: “Beh, il Presidente ha fatto nomi e cognomi di chi non l’ha soddsfatto, qualcosa vorrà dire!. Il ragazzo spera di aprire l’ennesimo caso, magari trasformando le dichiarazioni del Presidente in liste di proscrizione o roba simile. Farebbe meglio a interessarsi della squadra del suo datore di lavoro, chè lì di casini ne trova quanti ne vuole.

Settimanella frizzante infatti quella di “Culetto d’Oro”, passato in un mese dall’essere il Santone arrivato a salvare la baracca al subire critiche manco fosse il Mago Othelma.

Berlusconi (che l’ha voluto) gli dà i 7 giorni, Galliani (che avrebbe tenuto Allegri) gli fa da tutor, Barbara sta nel mezzo (ops, non volevo dire così…) e critica tutto e tutti e Maldini da fuori picchia duro contro la società.

Per la cronaca, a mio parere ha ragione Maldini (a prescindere).

Lo spettacolo è godibilissimo e molto simile a tragicommedie vissute negli anni passati alle nostre latitudini. Ho addirittura letto di spogliatoio spaccato e di squadra divisa in gruppi: dev’essere colpa del clan del asado!

Chiudo con due osservazioni: dalle ultimissime parrebbe che il Milan sia interessato alle aree Expo di Rho e che lì voglia progettare e costruire il nuovo stadio. Silenzio su tutta la linea per quel che riguarda i nostri, il che mi fa sperare che il malefico obiettivo del Geometra Galliani (“falli andare, chè San Siro ce lo teniamo noi!“) sia diventato il nostro.

La cosa non potrebbe che farmi felice, per i motivi già illustrati in un verboso post di qualche giorno fa.

Infine, apprendo di una trasferta del Capitano e forse del Presidente, a Maggio in India per presentare la prima Inter Academy al mondo. Me ne rallegro, ma mi chiedo che caratteristiche dovrà avere questa “Scuola” e in che misura andrà a sovrapporsi con il nostro fiore all’occhiello: Inter Campus.

Se Inter Academy è un vero e proprio vivaio internazionale, e se il suo scopo è quindi quello di coltivare talenti per il futuro, magari avrei privilegiato un Paese dal DNA calcistico leggermente più sviluppato. Se invece è una mossa commerciale o ancor di più sociale, l’India va benissimo, ma ripeto: il rischio di sovrapporre i due progetti è alto, e spero che tale pericolo sia stato preso in considerazione…

 

WEST HAM

Sconfitta casalinga contro il Manchester United, con l’aggravante di pigliare gol (di Rooney) da metacampo. E menomale che pensavamo di aver trovato il portiere del futuro…

incredibile ma vero...

incredibile ma vero…

DI TUTTO UN PO’

NAPOLI-INTER 4-2

Di tutto un po’, purchè faccia schifo. Questo il menu di una beffarda domenica sera, che ci vede per il 16° anno consecutivo uscire senza vittoria dal San Paolo, con l’ulteriore beffa di una sconfitta non esattamente digeribile.

Andiamo con calma: i ragazzi si presentano con la formazione ormai “carta carbone” (c’è Rolando al posto di JJ, ma la solfa è quella): la pochezza quali/quantitativa dei ricambi, unita alla più che domabile fantasia del Mister ci mettono al riparo da sorprese tipo due-punte-più-Kovacic-dall’inizio. Comprendo Mazzarri: aldilà delle giuste lodi ai suoi giocatori in pubblico, continua a palesare una certa sfiducia nei ragazzi che, come si vedrà, risulta tutt’altro che immotivata.

L’epilogo del match lascia -tra le tante- due domande inevase. La prima: per schierare una punta sola, stare coperti e beccare 4 gol, non era meglio attaccare a più non posso? La seconda: minchia, se con 5 difensori abbiamo preso 4 fischioni (più un palo, più un rigore parato), con due punte e un rifinitore sarebbe bastato il pallottoliere?

La morale è che la coperta, più che essere corta, è un lenzuolino primaverile taglia XS. Nagatiello fa vedere di aver capito la teoria disegnando una diagonale che neanche col gognometro, ma poi sminchia il rinvio di testa servendolo sul dischetto del rigore per Higuain che non si fa pregare e fa 1-0. Peccato perchè eravamo partiti bene e sembravamo più spigliati noi: alla fine però, sai la novità, la differenza la fanno i campioni capaci di capitalizzare l’errore avversario o la mezza occasione.

Dopo aver rischiato un altro contropiede con il palo di Insigne, uno dei tre nanetti malefici, riusciamo anche a recuperarla, per merito di Guarin che galoppa sulla destra e centra rabbioso in mezzo all’area: a quel punto ottimo velo di Palacio e buona protezione di Alvarezza a liberare il Cuchu, evirato qualche minuto prima da una pallonata negli zebedei, ma ancora sufficientemente grintoso per fare 1-1.

Nemmeno il tempo di esultare, però, che Ranocchia si addormenta facendosi rimontare 2 metri su 20 da Dzemaili (avessi detto Usain Bolt): il contrasto è rivedibile e il rimpallo favorisce Mertens per il provvisorio 2-1.

Lo smoccolamento non conosce soluzione di continuità, perchè una palla persa da Campagnaro genera il 3-1 dell’indemoniato Dzemaili (meno colpevole di quel che si crede l’argentino: i compagni d’attacco non rientrano dal fuorigioco e lui viene accerchiato dagli avversari perdendo palla).

In questo affannoso e disperato rincorrere si intravede la sola utilità che può avere Guarin nel’Inter: vai avanti, ruzza e sgomita, chissà che qualcosa possa succedere. Ed infatti è proprio un cross del colombiano, sporco e un po’ ciabattato, a rotolare beffardo sul secondo palo dove Nagatiello si fa perdonare (almeno in parte) la cappella iniziale, depositando in rete da 1 metro il 3-2 con cui si va al riposo.

Taccio per decenza sul fallo in attacco fischiato a Palacio, abbattuto da Maggio in piena area . L’arbitro è Tagliavento, quello delle manette. Fate voi.

Il nostro riesce poi ad ammonire due volte Alvarez nella ripresa, facendoci finire in 10 una partita che se non altro stavamo cercando di recuperare con un po’ più di lucidità. Ecco però che, crescendo il ricorso al fosforo in campo, cala proporzionalmente l’apporto del Guaro, che su sapiente assist di Palacio non trova di meglio che sparare il piattone in fazza al portiere, rovinandogli poi addosso sullo slancio.

La legge del gol (sbagliato e quindi subito) si applica alla perfezione, con gli altri due nani infami (Insigne e Callejon) a duettare con successo in area nerazzurra per il 4-2 definitivo.

Nel finale era entrato anche Icardi, che credo non sia nemmeno riuscito a toccar palla. Impresa che riesce invece a Pandev, cianghettato in piena area con rigore sacrosanto incorporato a 30” dall’ingresso in campo: il macedone sfoggia lo sguardo allucinato dei momenti migliori e fa ampi gesti ai compagni “lo tiro io!“. Velleitaria soddisfazione per Handanovic, alquanto biasimevole anche ieri, che nega la cinquina e il gol dell’ex al Macedone, il quale di contro incassa un “mavafamocc’” da parte dei partenopei in campo e sugli spalti.

Poco da aggiungere alla fredda cronaca: abbiamo vinto partite giocate assai peggio, ma la consolazione non è granchè. Scendiamo dal carro-bestiame, ultimo vagone per il 3° posto e veniamo superati anche dalla Fiorentina. Questi siamo: punto più punto meno, la solfa è quella dell’anno scorso. Come volevasi dimostrare il problema non è l’allenatore ma l’assenza di campioni.

Mazzarri ha l’indubbio merito di aver rigenerato qualche calciatore (Jonathan & Alvarez) e di avere un Cambiasso in gran spolvero e un Palacio splendido.

Detto ciò, se vuoi far finta di credere alla zona Champions serve un innesto di qualiltà per reparto. E quando dico “di qualiltà”, intendo brutalmente più forte degli attuali colleghi di reparto, chè di avere Pinilla al posto di Icardi m’importa sega!

Di più: posto che ultimamente non siamo proprio bravissimi a spendere soldi (ricordo solo 13 mln per Alvaro Pereira e 8 per Kuzmanovic), ho quasi paura di ricevere 15 cucuzze per Guarin, per timore che vengano reinvestiti nel Piraccini di turno, acquistato in extremis a fine Gennaio, sbandierato come moderno Suarez e accantonato come un Palombo qualsiasi 2 mesi dopo…

Dear Mr President: prove me wrong!

 

LE ALTRE

La Juve scherza col Sassuolo facendogliene 4 e (tocca dirlo) facendo vedere come si gioca a calcio: di squadra, massicci e incazzati su ogni palla e concentrati fino alla fine: 8° vittoria consecutiva e 8° partita senza subire gol. Ho goduto come un mandrillo per l’eliminazione in Champions, ma in Italia questi danno lezione a tutti, purtroppo per noi e per il calcio italiano in generale.

Per il resto, la Viola come detto opera un prevedibile sorpasso (loro in casa col Bologna, noi a Napoli) e conferma che Rossi è un campione. Il Monday Night ci propone lupacchiotti e cuginastri impegnati in un fu-big match, in attesa del Derby di Natale di domenica prossima, a cui ovviamente arriviamo in piena crisi di identità.

 

E’ COMPLOTTO

La Prostituzione Intellettuale ci fa tirare un bel sospiro di sollievo, sfornando una settimanella come da tempo non se ne vedevano. Eh sì, perchè nella settimana in cui Juve e Napoli, pur con meriti e colpe assai diversi, salutano la Champions League apprestandosi ad avvincenti Giovedì sera a latitudini moldave, e negli stessi giorni in cui un Milan sparagnino quanto tristanzuolo costringe l’Ajax allo 0-0 passando il turno per il rotto della cuffia, i titoli dei giornali sono all’insegna di un Mazzarri in bilico, insidiato proprio da quel Frank de Boer dei giovani olandesi, ottuso cantore del bel giUoco in cui è sostanzialmente vietato tirare in porta.

Come insalata di rinforzo, ecco il “fraintendimento” da parte dei media circa il silenzio del Signor Massimo: silenzio dettato dalla buona educazione prima ancora che dal senso di opportunità del non parlar troppo di una cosa che è stata tua fino all’altro giorno ma che ora appartiene (per il 70%) ad altri, e che invece i media avevano inteso come un certo irrigidimento della vecchia proprietà verso la nuova: strano vero? c’erano due interpretazioni da dare alla vicenda, e nel dubbio si è preferito tirare una martellata, tanto per vedere l’effetto che fa.

Simpatici poi i ragazzacci di Sky che, nel dopo partita, esordiscono nell’intervista a Benitez chiedendogli se questa vittoria avesse il dolce sapore della rivincita (“No” la laconica risposta di Sancho Panza) e proseguono poi chiedendogli “Ma adesso che è passato un po’ di tempo, ce lo dica: davvero aveva fatto togliere le foto di Mourinho dalle pareti?“. La risposta del Mister è “Al 100% No“. Morale, per 3 anni si è ricamato su quella che risulta essere una balla.

Ma tanto è l’Inter, chi se ne fotte…

A chiudere, un piccolo consiglio mediatico al Mister, polemico -e molto- sull’arbitraggio del Barbiere di Terni Tagliavento. Lungi da me voler difendere l’indifendibile, si vede però che Mazzarri è nuovo dell’ambiente, perchè rosica e reclama per un arbitraggio sì scadente, ma nulla più. Capisco che lui non sia abituato agli scempi che invece sono ormai usuali alle nostre latitudini, ma consiglio al nostro di misurare i termini, perchè quando davvero le decisioni arbitrali saranno eclatanti e determinanti nel risultato finale, il buttero potrebbe aver problemi di vocabolario, avendo esaurito querimonie e improperi anzitempo.

Ovviamente a disposizione per tratteggiare una strategia comunicativa all’uopo.

 

WEST HAM

Insulso pareggio casalingo col Sunderland, fanalino di coda, e quart’ultimo posto consolidato. Se la panca di Mazzarri traballa, su quella di Big Sam stanno pogando!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

Economia di scala applicata al calcio: ormai ai nostri i cartellini li danno due alla volta!

NON CI POSSO CREDERE

UDINESE-INTER 0-3

Con magno gaudio rinfodero la tabellina rancorosa che avevo preparato a sostegno della mia tesi (prevenutiella, lo riconosco…)  che vedeva nei friulani la nostra bestia nera per eccellenza. Che sia chiaro: sono ancora convinto della bontà della mia teoria, ma -come ben sappiamo- anche la più ferrea delle regole ha la sua eccezione.

Ecco spiegato il primo motivo del titolo, non originalissimo in realtà.

Il secondo motivo risiede nel partitone giocato dai nostri, che in questa stagione non avevo ancora visto in versione cosi massiccia e incazzata. L’Inter di Udine, positiva in quasi tutti i suoi interpreti, fa capire quanto Mazzarri riesca a plasmare la squadra secondo il suo credo, e per una volta il complimento al “Mister che c’è” non vuole essere una critica al “Mister che c’era“. Tocco tutto il toccabile, ma esattamente 12 mesi fa raggiungevamo l’apice della scorsa stagione, con la vittoria corsara in casa gobba e la testa della classifica a un solo punto di distanza.

Rispetto alla StramaInter, riconosco però una certa solidità nei nostri, oltre alla piacevole abitudine nel vedere certi movimenti: Jonathan e Nagatomo stantuffano come pistoni diligenti, Palacio è semplicemente esemplare per come copre tutto il fronte di attacco, Alvarez sta addirittura smettendo di stupire per la costanza con cui dispensa quantità e qualità sulll trequarti.

Se a ciò aggiungiamo il miglior Cambiasso delle ultime stagioni (e guai a chi dice “basta poco checcevo’ “) e un Rolando che, come già fatto notare, quand’è chiamato in causa, fa il suo con grinta e lucidità, ecco inevitabile citare per la terza volta il titolo, facendo la facile associazione tra la battuta e il protagonista della stessa, omonimo dell’ominide numero 35 nerazzurro.

Incredibilmente stavolta Di Natale non punge, Muriel sembra il fratellino di Ronaldo solo per la palese tendenza alla pinguitudine, e addirittura l’esordiente Widmer non entra per acclamazione nel Club Gautieri o in quello spesso coincidente del “Primo Gol in Serie A con l’Inter”.

I nostri, già prima del sapiente colpo di testa del Trenza, creano un paio di buone occasioni col Cuchu e Nagatiello sugli scudi, e la spinta offensiva non si placa nemmeno dopo il bel destro al volo di Ranocchia per il 2-0. Splendido il Mister dopo il raddoppio quando, disegnando due “zero” con le dita, fa palesemente segno ai nostri di dimenticarsi del doppio vantaggio e continuare a pedalare tam quam non esset.

La ripresa vede loro solo leggermente più pericolosi, con Di Natale prima a sfruttare meravigliosamente la sola palla buona avuta (grande Handanovic nell’occasione) ma poi ad arrendersi alla coscia dolorante. Stessa sorte toccherà a Samuel, Jonathan e Ranocchia nell’arco dei 90′: e per fortuna che i calciatori di Mazzarri non si infortunano mai! Per il resto, controlliamo e sprechiamo qualche bella ripartenza.

Agli sgoccioli del match, la punizione per i bianconeri mi sembra quasi ingenerosa, ma sentirli prenderci per il culo al 90′ cantandoci “Vincerete il tricolore“, mi ha fatto esultare come un indemoniato per il comodo 3-0 di Alvarez su ennesima bella discesa di Palacio.

Come dire: perculate qualcun altro, grazie!

Passando al capitolo Craniolesi, Guarin al solito alterna belle accelerazioni palla al piede, conclusioni assai pericolose (palo nel secondo tempo) ma anche due o tre palle sanguinolente perse in uscita a tutto vantaggio friulano. Meglio di lui riesce a fare Juan Jesus, altro Premio Nobel diffidato e capace di farsi ammonire perchè, sul 2-0, tarda a battere una punizione a centrocampo. Difesa a questo punto da re-inventare sabato contro il Livorno, nella speranza (temo vana) che qualcuno degli acciaccati possa comunque essere disponibile.

 

LE ALTRE

Le conferme arrivano da Juve e Napoli (vittoriose) e dal Milan (sconfitto dalla Fiorentina). La novità arriva da Torino, dove il Mister Ventura ferma la Roma sul pari che, per quel che ho visto, pare meritato.

Grave e godibilissima la bambola dei cugini, oltretutto certificata da grafiche e tabelle incredibilmente intitolate “Crisi Milan”. La differenza con l’anno scorso non sta tanto nei -pochi- punti in classifica, chè anche l’anno scorso erano partiti demmerda, quanto in tre aspetti di non poco conto: oggi ci sono tre squadre che stanno volando, mentre l’anno scorso solo la Juve pareva avere un passo deciso; oltretutto, Balotelli è già in squadra, quindi per i rossoneri non c’è il famoso “Mister X da accaparrarsi come da tradizione nelle ultime ore di mercato” (per dirla con le solerti veline di regime); infine, proprio il rendimento di Balotelli pare smascherare quello che per mesi è stato considerato come un colpo sensazionale e che invece sembra sempre più un bluff.

Temo che per Mario la china sia irrimediabilmente “non risalibile”. La sua sarà una carriera alla Cassano: grandissimi gol, bellissime partite, inframmezzate da lunghi periodi di indolenza e di vene poco irrorate.

Il tutto, alla faccia della grande famiglia, del “da noi i campioni si comportano bene, perchè lo stile Milan viene prima di tutto”.

 

E’ COMPLOTTO

Il mio rancore ha poche valvole di sfogo a ‘sto giro: mi chiedo solo perchè il Milan debba essere il primo del gruppetto di squadre a 12 punti, pur essendoci tra questi anche il Parma che li ha appena battuti. E’ probabile che calcolino prima la differenza reti e poi gli scontri diretti, però esteticamente era più bello vedere il Milan a metà e non in cima della colonna di destra…

In mezzo ai tanti complimenti ai nostri, ho addirittura sentito dire che l’Inter ha il miglior attacco e che ha il record di giocatori andati a segno (dato che trovo sempre fondamentale). Chiaramente è stato poi fatto notare che i nostri sono quelli che più di tutti segnano su calcio piazzato (come se così i gol valessero meno) e che quello di Ranocchia è il primo gol segnato da un italiano nell’Inter di questa stagione.

Siete poco.

Infine, applausi sperticati per Aldo Grasso che, come già fatto notare in settimana, si è chiesto quel che ogni sano di mente dovrebbe chiedersi guardando una qualsiasi trasmissione sul calcio targata Sky, e cioè: https://apps.facebook.com/corrieresocial/spettacoli/13_novembre_01/arroganza-sportiva-commenti-mauro-bc097d72-42be-11e3-bd09-5fafe7fa6f7b.shtml

E davvero la presenza del calabrese cantilenante stride con gli altri ex giocatori che mediamente sono apprezzati dal sottoscritto, al di là dell’appartenenza clacistica. L’ultimo iscritto al Club dei “Degni” secondo il mio insindacabile giudizio è Cicciobello Marocchi, odioso carugnin de l’uratori ai tempi gobbi, e invece oggi attento osservatore delle gesta dei nostri eroi in mutandoni. Interessante la sua analisi nel post Milan-Fiorentina, quando consiglia ad Allegri di impartire disposizioni molto semplici ai suoi difensori e centrocampisti, che evidentemente a suo parere non possono dare di più. Diverso il discorso in avanti, dove secondo lui Kakà (e non Balotelli) ha la personalità e l’abitudine a prendersi la squadra sulle spalle.

Infine, non posso che attendere, curioso come una scimmia e divertito come un bimbo al circo, l’evolversi della critica “costruttiva e per nulla indirizzata ad una persona in particolare” di Barbarella Berlusconi, che sostanzialmente dà del rincoglionito al Geometra Galliani auspicando un cambio di strategia societaria lamentandosi con il papà. Tutto ciò mi lascia incredulo, vedendo che per qualche ora lo zimbello della critica non è l’esecrando rapporto coi media della nostra squadra simpatttica, ma proprio la squadra diversamente milanese.

A proposito, la squadra questa settimana la passerà in ritiro proprio nelle lande ad alto tasso glicemico di Milanello Bianco.

Ma che non si dica che il ritiro è puntivo!

 

WEST HAM

Pareggio a reti bianche nel Derby cromatico contro l’Aston VIilla, e classifica assimilabile a quella dei cugini rossoneri.

scontato, ma sincero

scontato, ma sincero

GRAZIE, GRAZIELLA E…

INTER-VERONA 4-2

La saggezza popolare è spesso quella più idonea a raccogliere in poche parole “il succo del nocciolo”. E quindi: riceviamo quasi interdetti una bancalata di buona sorte sotto forma di gollonzi in serie, di cui addirittura stentiamo a far tesoro, confusi come siamo da tanta manna.

La partita contro il Verona dell’ex Mandorlini (unica mezza pippa nella leggendaria e trapattoniana Inter dei record) si presentava in un certo senso “podalica”, vista la smagliante forma degli scaligeri unita al nostro periodo allegrotto quanto a concentrazione e solidità difensiva. E invece, tempo di produrre il ruttino post-Mac del sabato, mi lascio cadere sul solito divano incredulo nell’apprendere del vantaggio dei nostri con Jonathan. Solo all’intervallo potrò apprezzare la mira da cecchino del nostro, capace di centrare le chiappe del difensore avversario per trovare la deviazione malandrina che ci dà il vantaggio. (Copyright Billy Costacurta nel dopogara, assai apprezzato).

Battute a parte, la buona sorte continua stranamente ad essere a strisce nerazzurre nell’arco dei 90′, visto il secondo regalo in occasione del raddoppio di Palacio: a calcetto i gol così li chiamano “foto”: ti metti davanti al difensore che respinge e vieni centrato dal suo rinvio, non necessariamente accorgendoti dell’accaduto. Il Trenza può esultare, e credo che il suo sorriso mescoli alla naturale gioia un dissimulato divertimento per l’accaduto.

Non siamo nemmeno a metà primo tempo e la partita parrebbe già chiusa, ma siccome non siamo una squadra normale, Juan Jesus decide di far esaurire il repertorio di bestemmie al Mister prima della mezzora. Fatale, nello specifico, il “non-anticipo” su Toni, polipone maledetto ma tremendamente efficace, che gioca di sponda col compagno mandando al tiro Martinho: sinistro preciso e palla in buca per il 2-1.

Il morto è ovviamente resuscitato, e inizia a giocare come sa; dalle nostre parti riaffiorano il panico e la schizofrenia che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma il Cuchu sale in cattedra facendo quel che meglio sa fare: “va a rimbalzo” su bella girata di Nagatomo sul palo e corregge la correzione di Guarin, segnando il nostro primo gol “voluto” della serata.

Nonostante il doppio vantaggio ristabilito, immagino un supplemento di blasfemia in salsa labronica nell’intervallo, che in un certo senso dà anche i suoi frutti, visto il quarto gol (terzo gollonzo della serata) a firma Rolando, che da zero metri riesce a insaccare sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo.

Come già sul 2-0, però, i nostri calano la guardia e presto anche le braghe, permettendo prima la bella stoccata di Romulo per il 4-2 e rischiando di subire il 4-3 con Toni che segna dopo essersi aiutato un po’ troppo nel liberarsi di Ranocchia.

Detto ciò, il premio Cranioleso per una volta non viene vinto da Guarin (anche se…) ma da Belfodil, che pensa bene di “prendere questione” con l’avversario dopo il fischio finale e di beccarsi il tragicomico rosso a partita finita.

A conti fatti, poco da aggiungere: riceviamo dalla buona sorte il credito maturato tra Cagliari e Torino, con la differenza di vederlo elargito in unica soluzione e quindi con effetti “spendibili” su una singola partita. Mi rendo conto di quanto sia cervellotico un ragionamento del genere e quindi mi do del “malato calcistico” da solo, chè sarebbe davvero bello poter attingere al coefficiente “busdelcù” un tanto al kilo e alla bisogna.

Questo ci è capitato, e tanta grazia che sia capitato!

LE ALTRE

Simpatico weekend che vede tutte le prime della classe conquistare i 3 punti e, coerentemente con quanto appena detto, i cugini incassare la sconfitta in quel di Parma, più che mai meritata per quanto visto in campo, ma maturata in piena “zona Milan”.  il Geometra che si cimenta nella specialità della casa “noi del Milan teniamo i toni bassi e non polemizziamo, però…“, è godibile quasi come l’inguardabile balletto di ‘A Cassano dopo il fischione del 2-0.

Parlando di orifizi anali, al Milan a momenti andava ancora bene, vista la clamorosa traversa di Gargano cui seguivano i due gol rossoneri. Per fortuna, il 3-2 di Parolo al 94′ ci evitava l’esordio di Silvestre nel Pantheon dei grandi campioni che l’Inter ha ceduto al Milan, visto che il nostro era addirittura riuscito a portare i cuginastri sul 2-2 a metà ripresa.

La Roma vince in 10 ad Udine, chiarendo ancora una volta quanto sia importante avere convinzione, coraggio e culo (a scelta nell’ordine), mentre Juve e Napoli regolano i loro avversari avendo beneficiato di un rigore assai generoso a testa. Le due partite sono la millesima e milleunesima dimostrazione di quanto la moviola in campo potrebbe ridurre i casi dubbi di un buon 90%, se solo la si volesse adottare.

E’ COMPLOTTO

Il calcio invece preferisce rimanere ancorato alla bella favola dell’arbitro che sbaglia come sbagliano tutti, e dell’occhio umano che non deve capitolare a favore del computer.

E qui, caro Capitano, mi viene davvero da dire “tu quoque“, avendo appena finito di leggere la tua biografia, nella quale non solo dici di nutrire ancora fiducia negli arbitri nonostante Calciopoli (e già qui…), ma ribadisci di essere contrario a qualsiasi supporto tecnologico per gli arbitri, perchè così si rovinerebbe il gioco.

E allora divertete co’ questo! ( cit. Compagni di Scuola riferita allo splendido Postiglione).

Per il resto, godibilissima l’inversione a U dei giornalisti che, a cavallo della partita di Parma, trasformavano i peana per la cresta tagliata di Balotelli in prevedibilissimi analogie con Sansone.

Volendomi togliere qualche sassolino dalle scarpe, pongo un paio di domande retoriche all’A.C. Milan:

1) Ma davvero Balotelli ha bisogno di un tutor? ma da voi non era mica maturato?

2) Vi pare possa essere un buon “tutor” un ex-sbirro condannato per falsa testimonianza per i fatti di Genova 2001? (Filippo Ferri, http://it.eurosport.yahoo.com/notizie/serie-balotelli-tutor-ex-poliziotto-condannato-g8-193528907–sow.html)

3) Che ne è stato del marchio cresterossonere depositato in tutta fretta l’anno scorso a celebrare i vostri tre giovanissimi e bravissimi attaccanti (Balo, Nyang e El Sharaawi) accomunati dall’anagrafe, oltre che dal pessimo gusto tricologico?

Infine, lodevole ma solo parzialmente veritiera la ricostruzione fatta dai media sul silenzio di Mazzarri post-Toro. Probabile che il Mister non abbia voluto parlare perchè scontento della direzione arbitrale, (che poi sia giusto o meno esprimere col silenzio la propria incazzatura possiamo parlarne), corretta la statistica che ci vede a credito nel saldo rigori pro/contro delle ultime due stagioni.

Quel che mi pare non si sia visto è invece uno specchietto simile:

         INTER          MILAN          JUVENTUS           ROMA     FONTE
RIGORI       F    C       F    C        F          C          F       C
2007/2008 9 3 11 3 7 8 7 4 transfermarkt
2008/2009 4 0 12 5 6 1 7 3 transfermarkt
2009/2010 6 7 10 3 4 5 11 7 transfermarkt
2010/2011 6 5 6 2 5 4 13 7 transfermarkt
2011/2012 11 11 10 3 4 3 4 9 transfermarkt
2012/2013 5 7 11 6 11 5 7 5 transfermarkt
2013/2014 0 3 2 0 2 1 4 0 transfermarkt
TOT 41 36 62 22 39 27 53 35
saldo   +5   +40   +12   +18

Da notare, a parte la formattazione migliorabile, come anche nell’anno del Triplete (2009/2010) avessimo un saldo negativo, e come il luogo comune “rigore per il Milan” per una volta non sia fallace e maledetto (+40 il saldo complessivo su 6 anni e 10 partite).

Ma è solo la solita propaganda comunista, e il fallo da cui nasce il 3-2 del Parma ieri era 8 metri indietro. E comunque noi non parliamo di arbitri. Cribio!

Infine, prima buccia di banana di Thohir, che ha la giusta e bella pensata di farsi fotografare con Allen Iverson, “suo” giocatore nei Philadelphia 76ers. D’accordo che Iverson giocava col numero 3 ma, parafrasando i comandamenti, quel numero all’Inter non è utilizzabile invano. Una marchetta col numero del grande Giacinto non s’ha da dare.

Passi pure sul blog per qualche ripetizione di interismo. Prezzi modici, famo ‘na cosa in nero…

WEST HAM

Insulso pareggio in terra gallese con lo Swansea. Saldamente in zona retrocessione.

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

Merce rara a San Siro: un interista segna facendolo apposta!

MECOJONI

INTER-ROMA 0-3

Come disse la madre di Christian De Sica, trovando il figlio a letto col maestro di sci, “che tranvata!” (Vacanze di Natale, F.lli Vanzina, 1983).

Pascendomi a piene mani dal post-neorealismo italico su pellicola, mi rivedo declamare la stessa battuta al 90’ di una partita giocata da una buona squadra (noi) e da un’altra “di più” (loro). Tropo comodo e miope limitare l’analisi al paragone tra l’1-0 del Pupone che passa tra 6 gambe e la bomba di Guarin che si stampa sul palo interno; per una volta limitante precisare che il rigore non c’è (essaichenovità) perché il fallo è fuori area.

Tristemente vero invece rimarcare che, negli ultimi due anni, avevamo dato modo alla Roma di sentirsi grande squadra-spettacolo  a casa nostra, pur essendo guidata da allenatori “diversamente bravi” come Luis Enrique e  Simpatia Zeman. Temo, e tutto sommato auguro a Totti e compagni, che quella di Rudi Garcia sia una compagine leggermente diversa, che non perde nulla quanto a pericolosità in attacco –una media di 3 gol a partita- risultando di contro leggerissimamente più solida in difesa -1 gol subito in 7 partite.

I nostri, come detto, non sono male, anche se patire l’assenza di Jonathan non depone a nostro favore. Personalmente, più che amare Johnny Guitar, nutro scarsissima fiducia nelle qualità psico-tecniche del bipede che l’ha sostituito: Alvaro Pereira non impiega nemmeno un tempo a darmi ragione, entrando in maniera sconsiderata (per quanto fuori area) sull’altrettanto bello Gervinho e chiudendo di fatto la partita al 40’ del primo tempo. Allargando anche qui lo sguardo, non posso tacere sull’uscita sconsiderata di Juan Jesus, evidentemente ancora discepolo di Psycho Lucio, che perde palla sull’uscita a cavallo pazzo all’altezza del centrocampo, innescando uno dei millemila scatti dell’ivoriano, ovviamente alla sua miglior prestazione in carriera proprio contro di noi. Tessera Gold del Club Gautieri e tutti contenti.

Detto che assieme a Jonathan mancava Campagnaro, vera e propria balia o, se preferite, cugggino cattivo di Ranocchia e Juan Jesus, Mazzarri non si allontana dallo schema con Palacio e Alvarez in avanti, con Taider e non Kovacic a proteggere la difesa. Alvarezza è tra i migliori, disseminando se non altro spunti interessanti nei 90’ che valgono qualche corner. El Trenza là davanti comincia a far capire che quello non è il suo pane, e in tal senso una definitiva risurrezione del Principe, o anche solo una promozione in pianta stabile di Icardi a ruolo di titolare, porterebbero innegabili benefici al nostro attacco. Il Mister però la sa lunga, e la storia della coperta corta la conosce a menadito: non mi sento di condannarlo, visto che già con il –teorico- filtro di metacampo abbiamo preso 3 fischioni, complici un altro paio di folate giallorosse respinte alla grande da Handanovic, sempre più simile a Zenga (un mago tra i pali, una disgrazia sui rigori…. Ma all’Udinese non ne parava mica 1 su 3??) . Se a ciò aggiungiamo lo sgradito ritorno di uno dei capisaldi delle scorse stagioni, cioè pigliare gol in contropiede su calcio d’angolo per noi (3-0 di Florenzi dopo uscita da manuale di Totti teoricamente marcato da Alvaro Pereira e 60 metri palla al piede di Strootman), capiamo il motivo delle Madonne smozzicate dal buttero in panca.

Quelli là, come detto, rischiano seriamente di andare avanti fino alla fine; non vincendole tutte, ovvio ma proseguendo su questa falsariga. Noi ci pigliamo una ridimensionata, che però non vorrei si tramutasse in psicodramma (come invece –vedo- già sta succedendo). Nel primo tempo paradossalmente abbiamo giocato benino, beccando il primo gol in un buon momento dei nostri e pagando con errori banali negli altri due casi. Mi affido ancora all’esperienza mazzarriana per scongiurare il pericolo psicodramma che, devo dire, avrebbe probabilmente travolto il mio amato Strama e la sua inesperienza. Testa bassa e pedalare, quindi, facendo tesoro della sosta (anche se dopo una sconfitta sarebbe sempre meglio giocare subito) e sperando di recuperare gli zoppi alla ripresa.

LE ALTRE

Il Derby dei retrocessi se lo aggiudica la più forte. Il Milan, aldilà di quel che dicono i numeri, è di una pochezza imbarazzante, e senza Balotelli deve affidarsi al piede caldo di Muntari. Ho detto tutto. Godibilissimo Chiellini che nel dopo partita stigmatizza il mestruo di Barbie Boy Mexes e il suo cazzotto in piena area di rigore, come se lui di cosacce simili non ne avesse mai fatte. Del resto, veder litigare i tuoi più acerrimi rivali ti fa quasi dimenticare le tragedie sportive di casa tua. Splendido Allegri quando nega che quello di Mexes sia un pugno, sostanzialmente motivandolo col fatto di non essere diretto al volto. Il soggetto del resto avrà altro a cui pensare, avendo collezionato la bellezza di 3 sconfitte (che senza il solito Culo-Milan potevano essere 5) in 7 partite.

Il Napoli regola con 4 pappine il Livorno e si mette con la Juve in scia alla Roma, mentre Lazio e Fiorentina –bontà loro- si bloccano a vicenda lasciandoci soli al 4° posto.

E’ COMPLOTTO

Processo alle intenzioni, non lo nego: fino all’altro giorno, la stagione scorsa era stata tragica, fallimentare, da dimenticare, indegna di una squadra del blasone dell’Inter. Vani i tentativi, miei e di pochi altri, di ricordare che fino allo splendido 1-3 di Torino la squadra marciava gran bene in Campionato ed in Europa League, essendo arrivata ad un punto dalla vetta. No. L’Inter l’anno scorso ha fatto cagare per nove mesi.

Ecco preparato il bel piattino di merda in salsa mediatica da piazzare sotto il naso nei nerazzurri dopo la sconfitta contro la Roma, sotto forma di paragone tra le prime 7 giornate di Mazzarri e di Strama: udite, udite, i punti fatti, i gol segnati e quelli presi sono bene o male gli stessi. Quindi? Lungi da questa marmaglia l’idea di poter rivalutare ex post l’inizio della stagione 2012-2013, ecco azionato il cassone ed il primo carico di letame a concimare la Squadra Simpatttica collezionie 2013-2014, a un passo dalla crisi.

Abilissimo Sconcerti nell’accomunare le due milanesi, che a detta sua stanno “impallidendo insieme”, nonostante una decina di posizioni di classifica a separarle ed una storia contingente che non potrebbe essere più diversa, dalla proprietà al rinnovamento di squadra.

Cambiando discorso, splendida incoerenza di Prandelli, del quale non amo parlar male ma che mi strappa gli insulti di bocca, facendosi bello con il “codice etico” ma convocando Balotelli nonostante la genialata post-Napoli.

Infine, gradevole –davvero, e come al solito- l’intervista di Giorgio Porrà, questa volta a Johan Crujff, leggenda del calcio olandese e purtroppo ancora inchiodato a quell’estremismo di chi ha sempre troppi pochi dubbi sul calcio. Sentirlo dire stronzate smentite dalla storia mi provoca un misto tra rabbia e compassione (“le grandi squadre nella storia hanno sempre avuto almeno il 70% di giocatori provenienti dal settore giovanile”, “la cosa più importante è giocare bene e divertire la gente, poi certo bisogna anche vincere”). Onesto solo quando riconosce che le grandi squadre le fanno i grandi giocatori (so che sembra un’ovvietà, ma a quelle latitudini di oltranzismo c’è quasi da stupirsi a sentirglielo dire) e quando smonta uno dei falsi miti del calcio mondiale, smentendo di aver rifiutato di partecipare al Mondiale di Argentina per motivi politici, ma solo perché aveva deciso di ritirarsi. Alla faccia del calcio-totale-che-non-ha-mai-vinto-un-cazzo.

WEST HAM

I tre fischioni presi dalla Roma vengono in qualche maniera compensati dallo splendido 3-0 esterno sul campo degli “amatissimi” Spurs.

 

Alvaro Pereira in versione "visione periferica"

Alvaro Pereira in versione “visione periferica”