IL GATTOPARDO

INTER-MILAN 2-2

Lo so che la metafora è più che abusata, ma davvero non credo esista paragone più calzante per descrivere l’apparente novità di giornata (primo derby totalmente cinese, orario anomalo per accontentare il di cui mercato, nuova possibile èra del calcio meneghino) e la reale immnutabilità dei cliché storicamente associati alle due squadre di Milano: incorreggibili pasticcioni gli interisti, incapaci di venire a patti con se stessi e forse per questo mai meritevoli di uno sguardo benevolo dalla buona sorte, portatori sani di buciodiculo i nostri cugini, che capitalizzano ben oltre i propri meriti la coglionaggine dei nerazzurri.

Pioli parte con Nagatiello per Ansaldi sperando di contrastare la veloctà di Suso e Joao Mario al posto di Banega dietro al solito tridente.

La formazione può dirsi azzeccata, col ritorno di Gagliardini in mediana, anche se è proprio il bergamasco a regalare il primo infarto ai tifosi, perdendo una palla velenosa sulla trequarti e dando il via a una rumba che porta tre milanisti al tiro in pochi secondi, per fortuna senza alcun esito.

I rossoneri spingono di più nella prima mezz’ora, -il dato è inconfutabile-: a ben vedere, però, il “merito” delle loro azioni sta quasi sempre in palloni persi banalmente dai nostri che innescano Suso e soprattutto Deulofeu, contro il quale Medel è in palese difficoltà.

Bacca per fortuna è non pervenuto, mentre Handanovic è in giornata di grazia anche sulle uscite (almeno fino all’ultimo corner…) e quindi lo stringiculo peggiore è un palo dello spagnolo in prestito  a metà frazione.

Nemmeno il tempo di dire “oh ma noi quand’è che cominciamo a giocare?” che Gagliardini fa la prima (e credo unica) cosa bella della partita, pescando Candreva sulla corsa in area di rigore: De Sciglio e Donnarumma giocano al Signor Tentenna, e l’87 nerazzurro è bravo a fare la cosa più semplice, ovverosia il pallonetto sul secondo palo, che passa a pochi cm dalle mani per nulla protese del portierino milanista. Uno a zero per noi e boato da lite condominiale in zona divano.

Il Milan subisce il colpo e i nostri sono bravi a prendere forza dal vantaggio, obiettivamente figlio di una giocata estemporanea. Joao Mario inizia a distribuire muscoli e fosforo su tutto il campo, e Icardi e Perisic duettano bene al limite dell’area: il croato si invola sulla sinistra e centra forte e rasoterra sul secondo palo, Romagnoli è in ritardo così come Donnarumma –oh no…Gigio…- mentre Maurito è puntualissimo a insaccare di piatto destro a porta vuota il primo gol in carriera contro il Milan, che vale il 2-0.

La botta per i cugini è tremenda, nè la ripresa pare dare nuove idee a Montella.

Il secondo tempo inizia infatti con i nostri in controllo della situazione, con la chiara e palese intenzione di piazzare il terzo gol e chiudere i conti. La palla giusta arriva a Perisic con bella imbeccata di Icardi, ma il destro è debole e non crea pericoli. D’altra parte ormai il 44 lo conosciamo: mi piace e molto, ma ogni volta può creare il massimo pericolo per gli avversari (vedi assist per Icardi nel primo tempo) così come sprecare tutto dopo aver fatto la giocata della Madonna. E’ quel che gli capita dopo aver saltato un paio di avversari sulla sinistra, allorquando tenta un destro al volo più che improbabile invece di allungare la boccia per il Capitano solo soletto nell’area piccola.

Loro, ribadisco, nun ce stanno a capì un cazzo fino a metà tempo, allorquando sono i nostri cambi a ridargli ossigeno. Eder è ormai abbonato al ruolo di 12° uomo, e quindi il primo cambio è il suo, in questo caso proprio per Perisic. Onestamente avrei aspettato un’altra decina di minuti, ma la solfa cambia poco.

Assai più discutibili gli altri due cambi, con Biabiany che non vedeva il campo da mesi a subentrare a Candreva e -ancor più grave- con Murillo a dare il cambio a Joao Mario.

E proprio quest’ultima sostituzione è quella della resa “concettuale”, in primis perchè toglie dal campo l’unico vero giocatore “pensante”, che ha l’ulteriore merito di garantire comunque corsa e contrasto. Non voglio scomodare paragoni blasfemi con Cambiasso, ma nella pochezza attuale della nostra mediana il portoghese riluce quanto la crapapelada del Cuchu nel lustro d’oro. E invece no, Pioli lo toglie per inserire Murillo, il che equivale ad appendersi alle traverse e sperare in bene.

Grave errore a mio parere, e non certo per le minchiate massimaliste del “bisogna sempre giUocare all’attacco per regalare spettacolo ai nostri tifosi“. Molto più semplicemente, mettersi alle corde e dire all’avversario “dài picchia duro, mia nonna me le dava più forte” è un’arte e presuppone palle quadre e capacità di incassare superiori alla media. Qualità che i nostri non hanno, mentalmente ancor meno che tecnicamente. Ecco quindi che il cambio vuol dire via libera al “caghiamoci sotto!“, che porta istantaneamente al loro 2-1 di Romagnoli, con Miranda a tentare un contrasto di testa con il pallone a meno di mezza altezza, e non a caso girato dal difensore senza particolari problemi alle spalle di Handanovic.

Il gol arriva all’83°, ed è di tutta evidenza che i minuti restanti saranno lunghissimi. La fredda determinazione del primo tempo è bella che andata, e la nostra titubanza dà coraggio a un Milan generoso e affastellato in avanti con cinque tra punte e rifinitori. Curioso che alla fine siano i due difensori centrali a segnare, ma come si dice in questi casi “questo è il calcio“.

Ma non anticipiamo i tempi: prima della tragicommedia finale c’è il tempo per vedere Biabiany, al 51° minuto della ripresa, farsi ingolosire da un passaggio filtrante ed entrare in area. Scelta condivisibile a patto di mettere il pallone in gol. Il tiro invece va alto, e l’insulto che gli tocca è accompagnato dalla -vana- speranza di sentire il triplice fischio finale dell’arbitro sul rinvio del portiere.

Nulla di tutto ciò: si gioca e i nostri di fatto fanno di tutto per concedere l’ultimo calcio d’angolo ai cugini, lamentandosi poi perchè Orsato lo fa battere.

A quel punto, sinteticamente, smettono tutti di giocare, facendo le belle statuine (Handanovic in testa, che torna insicuro e balbettante proprio sull’ultimo traversone del match) e permettendo a Bacca di prolungare la traiettoria e a Zapata di azzeccare il sinistro della vita che sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea.

L’annegamento in un bicchier d’acqua è perfettamente riuscito, e personalmente non ho nemmeno le parole per insultare o maledire cose o persone. Saranno contenti i vicini…

Constato che, come prontamente uozzappato all’amico milanista, cambiano i presidenti ma il buciodiculo rimane immutato.

CHE NE SARA’ DI NOI

Il pari nel Derby, e soprattutto il modo in cui è maturato, credo costeranno la conferma a Pioli ben più delle due sconfitte con Samp e Crotone. E’ stata palese la paura di vincere, l’incapacità di gestire la invidiabile pressione data dal doppio vantaggio. Più di tutto, è ormai evidente l’incapacità della squadra tutta di avere una strategia alternativa al “tutto per tutto”. Ripeto un concetto già espresso di recente: Pioli è uno dei tanti (penso a Strama, penso a Ranieri) ad aver azzeccato una bella striscia di risultati figlia dell’adrenalina e della motivazione di un obiettivo contingente lontano ma ancora possibile. Il fascino e lo stimolo della sfida sono come quelle candele che bruciano da entrambi i lati, durando fatalmente la metà.

Svanito quindi l’effetto “dagagré” o “daje” (a seconda dell’idioma) con il pur plausibile pareggio col Toro, la tenuta mentale di Mister e squadra si è squagliata, inanellando tre partite che hanno avuto come comune denominatore l’incapacità di mantenere la concentrazione per 90°: da suicidio la ripresa con i blucerchiati, da psicanalisi il primo tempo col Crotone, da manicomio giudiziario l’ultimo quarto d’ora nel Derby.

Tornando per un attimo all’analisi della partita, ecco a mio parere la gravità dell’aver rinunciato a Joao Mario: non perchè sia un fuoriclasse, ma in quanto uno dei pochi a rimanere freddo e concentrato sempre o quasi. L’altro è Icardi, implacabile se gli arriva un pallone giocabile, bravo a prender falli e far salire la squadra, migliorato assai nel fornire assist ai compagni ma non ancora trascinatore alla Ibra; inutile aspettarlo, non lo sarà mai, ma per lo meno non è tra quelli che nelle difficoltà si tira indietro. Tutti gli altri sì, e il risultato si è visto.

La cosa che mi fa più incazzare? Non l’ennesimo anno senza Champions (quello fuor di favoletta era chiaro fin dalle partite con De Boer), nè il rischio assai concreto di ciccare pure l’Europa League. Piuttosto, il fatto che, salutato Pioli, non avremo il conducator che ci possa trascinare rapidamente fuori dalla melma. Accettare una panchina come la nostra da parte di un Conte, un Simeone, un Klopp o un Mourinho mi farebbe dubitare e molto delle loro capacità mentali. Ovvio che sarei disposto all’ennesimo cambio di allenatore per uno di questi quattro top, ma semplicemente non accadrà.

Ecco quindi che saremo, per l’ennesima volta, davanti all’ineluttabile necessità di dover cambiare allenatore per rimpiazzarlo con un’altra mezza figura: o c’è qualcuno che crede davvero che Spalletti o Jardim (chi??) potrebbero svoltare la nostra storia?

Infine, il beffardo ed epidermico fastidio di aver perso tutto il vantaggio temporale teoricamente guadagnato sui cugini. Questi hanno aspettato Godot per due anni, di fatto bucando le ultime sessioni di mercato ed avendo una rosa oggettivamente nemmeno paragonabile alla nostra. Eppure eccoli, due punti avanti a noi, con un calendario assai più agevole, con il solito culo e col vento in poppa che a ciò consegue.

Avevamo tutto il tempo e tutta la possibilità di stargli a 10 punti di distanza e sputargli in testa; ci ritroviamo nella situazione -squisitamente nerazzurra- di rimpiangere le occasioni perdute e di annaspare per stare a galla.

LE ALTRE

La Lazio viene bloccata sul pari dal Genoa, così come la Roma con l’Atalanta. Questo vuol dire che tutto resta come prima, ma con una partita in meno da giocare. Delle sei rimaste, noi ne avremo tre contro Fiorentina, Napoli e Lazio.

S’adda ride… (cit.)

E’ COMPLOTTO

Quando una squadra è così cogliona da farsi rimontare come i nostri, c’è poco di cui lamentarsi al di fuori del nostro orticello marrone.

Certo, il peso specifico della nostra maglia si palesa nella più che educata protesta di Icardi a fine primo tempo che- da capitano e quindi con tutti i diritti di interloquire con l’arbitro- chiedeva conto di un mancato giallo a Romagnoli, alla quale protesta l’arbitro rispondeva con un tono a metà tra la mamma nevrotica e incazzata e la velata minaccia del bullo di periferia (conto fino a cinque…).

Inevitabile, visto il clima, che il nostro faccia battere il calcio d’angolo a recupero concluso da 20 secondi. Possiamo fare il processo alle intenzioni e scommettere cifre a sei zeri che a maglie opposte si sarebbe andati tutti a casa spaccando il minuto, ma è una consolazione da poco.

Non fa notizia nemmeno la coerenza del Geometra che dapprima dichiara ai quattro venti che “per rispetto della nuova dirigenza” non si sarebbe fatto vedere a San Siro per un po’ di tempo, e poi assicura la sua presenza sugli spalti già per la prossima partita interna di quelli che resteranno sempre i suoi ragazzi.

Sintomatico poi il tempismo di Fabrizio Bocca su Repubblica, che nota come nonostante l’orario anomalo e le dirigenze dagli occhi a mandorla, il Derby sia comunque stato avvincente e seguitissimo, concludendo poi che lo spettacolo viene fatto dai calciatori, e che di dirigenze e proprietà alla fine chissefrega.

Quindi, finchè c’è il cicciobello con gli occhi a mandorla o finché si grida FozzaInda, tutti a ridere e darsi di gomito, o in alternativa a gridare allo scandalo. Non appena l’altra sponda del Naviglio accoglie i suoi salvatori della patria ancorchè forestieri (con solo due anni di ritardo e un certo numero di situazioni che vanno dalla figura di merda al rientro di capitali dall’estero), allora tutto va bene e l’importante è che ci sia il giUoco.

Del resto, la tiritera del closing durata mesi e mesi ha dato nello stesso periodo a Zio Silvio e Zio Fester -come se ne avessero bisogno!- un paio di giri gratis sulla giostra della retorica e dell’amarcord, con scribacchini pronti a riproporre gallery fotografiche di vecchi successi e agiografie trite e ritrite che mi guardo bene dal linkare, avendo dovuto esibirmi in uno slalom telematico degno di Pirmin Zurbriggen per poterlo evitare.

Poi, per chi ha ancora l’insano vezzo di voler pensare con la propria testa e documentarsi da solo, c’è questo.

Ma non ditelo a nessuno, chè il nostro piangere fa male al re.

WEST HAM

Insipido pareggio in casa del Sunderland ultimo in classifica, con ennesimo gol subito al 90° (tanto per rimanere in tema…) da Borini, uno che il primo gol in Serie A l’ha fatto -guarda caso- proprio contro di noi.

Tutto torna.

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Qui ognuno la vede come vuole. Io ci vedo un Capitano che soffre per la propria squadra, in culo a quelli che “è un mercenario, non gliene frega niente, è indegno”.

BAH…

MILAN-INTER 2-2

Mettiamola così: se i nostri fossero stati un’altra squadra -e con “altra” intendo una squadra normale, con un’intelligenza calcistica nella media-, avrei potuto tranquillamente sciorinare il campionario completo di sacramenti contro i Meravigliuosi cugini, capaci ancora una volta di racimolare ben più di quanto seminato in 90′ di nulla assoluto o quasi.

Invece, conscio del piattume dell’encefalogramma dei miei amatissimi eroi in braghette, sono quasi 24 ore che bofonchio tra me “minchia che culo” per un pareggio agguantato nemmeno so come al 93′.

Il debuttante Pioli mi trova concorde nella coppia centrale Miranda-Medel. Sarà un caso, ma nella mezzora di partita del cileno i rossoneri non combinano -perdonate il francesismo- il resto di un cazzo.

Un ruvido contrasto con Locatelli e un ginocchio ballerino costringono l’amatissimo Pitbull alla resa, sostituito dal principe dei craniolesi Murillo: da lì -e non solo per colpa sua, ci mancherebbe- inizia quel minimo di rumba che porta al golazo di Suso, ennesima botta di culo involontaria della trentennale carriera di Galliani, che quantomeno ha avuto in settimana la decenza di non rivendicare alcun merito nella scelta dello spagnolo, davvero bravo a trafiggere Handanovic con un sinistro a giro tanto bello quanto imprevedibile (per tutti ma non per Ansaldi).

Uno a zero a un paio di minuti dalla fine del primo tempo.

Difficile da credersi, considerati i 40 minuti precedenti, che hanno visto un predominio di chiara matrice nerazzurra e una manciata di gol divorati da Icardi e Perisic. Come spesso accade, le frasi fatte hanno una loro perversa credibilità nel gioco del pallone, ed ecco che i nostri rivali sfiorano dapprima il vantaggio con un contropiede 3 contro 2, e infilano poco dopo il cetriolo nella guisa di cui s’è detto.

  La ripresa inizia un poco più timida da parte dei nostri, evidentemente scottati dal verdurone subìto poco prima, e le carenze fosforiche dei nostri (Murillo e Kondogbia su tutti) non tardano a manifestarsi.

Blatero da anni circa l’imprescindibilità di teste pensanti in una squadra di calcio, azzardando anche formulette del cacchio tipo “Uno forte ma scemo te lo puoi permettere, due solo se sei uno squadrone, da tre in su non ci pensare neanche“.

Del resto l’Inter del Trap ha vinto con Mandorlini libero, in quella di Mourinho Santon sembrava il nuovo Maldini e perfino Balotelli faceva pensare di poter essere un campione.

Ma qui? Tolto Icardi -si mangia due gol non da lui, ma la sua stagione finora è da 8 pieno-, tolto Miranda e pochi altri, quel che resta è un magma informe di invorniti che non sanno bene cosa fare.

Buoni, talvolta ottimi giocatori in potenziale (vero Brozo?) ma alla prova del nove eccoli inciampare nelle primule, balbettare monosillabi alla professoressa che ti chiede la domanda a piacere.

In tutta questa tristezza cerebro-calcistica, Candreva decide che si è giustamente rotto gli zebedei di crossare 20 volte a partita senza cavare un ragno dal buco: prende quindi palla su rimessa laterale, pochi passi e tira uno scaldabagno che muore all’incrocio dei pali, con più di un rossonero nella posa plastica che ha reso celebre il loro capitano (leggasi: mano alzata e frigna diretta all’arbitro): goduria massima e pareggio agguantato, con più di mezz’ora da giocare.

Sono gli unici istanti in cui penso di poterla vincere, pensando “non saremo mica così pirla da farli rientrare in partita… basta curare bene Suso e il resto è nulla cosmico“.

Eh, hai detto niente…

Tempo 5 minuti e lo spagnolo scrive il secondo capitolo del libro “come uccellare un interista in area di rigore”: Miranda non è (o non dovrebbe essere) ingenuo come Ansaldi e giustamente gli chiude tutto lo spazio sul sinistro.

A quel punto, di solito -e parlo per esperienza personale- il mancino va in crisi e tenta lo stesso di tirare col piede preferito attentando a ginocchia e legamenti, pur di non usare l’altro piede.

Suso invece non fa neanche un plissé, sterza sul destro e deposita sul secondo palo come un Bacca qualunque.

Sciapò a lui, Mavafangù a Miranda (pure tu…).

Da lì al 90′ è una litanìa di vorrei ma non posso. Ansaldi chiude un brutto Derby lasciando il posto a Nagatomo che in realtà farà poco meglio, e addirittura nel finale si rivede Jovetic, inquadrato solo nel momento in cui ferma l’anguilla Bonaventura beccandosi il giallo.

Piccolo inciso su Jack per comunicare a tutti l’odio che provo per questo simulatore che anche ieri ha guadagnato tre-quattro punizioni frutto esclusivo del suo talento acrobatico, nella migliore tradizione Inzaghiana.

Icardi pensa bene di confermare l’altro luogo comune che lo vede sempre sparare a salve nei Derby, ciccando malamente un bell’invito in area che fa il paio con il pallone che gli balla il tuca-tuca tra i piedi nel primo tempo.

La riserva di sacramenti si è ormai esaurita nonostante la presenza del rampollo di casa e di amichetto vestito di rossonero fino alle mutande (not kidding, e poi dicono che non sono democratico…). I due ghignano ai miei vaffa, che evidentemente non riesco a trattenere come vorrei, fino all’ultimo rivolto all’ineffabile Tagliavento che commina il minimo sindacale dei minuti di recupero, con i nostri ancora alla ricerca del sempre più insperato pareggio.

Abate, contrariamente a tanti altri Derby, sbroglia un troiaio in piena area piccola mandando in corner una palla che Jovetic era già pronto a capocciare alle spalle di Donnarumma (non irreprensibile ieri sera il giovinetto).

Sul corner, pur mancando oltre un minuto alla fine del recupero, sale anche  Handanovic e il mio inguaribile ottimismo mi porta a gridare alla tele “bigul! sta a cà tua che ciapum el 3“.

Ma proprio mentre mi prefiguravo Lapadula correre solo soletto fino a metacampo e poi gonfiare la rete sguarnita da oltre 40 metri, vedo Murillo e Kondogbia (proprio i miei cervelloni amatissimi!) prolungare la traiettoria sul sinistro di Perisic che la spinge in goal per l’irrefrenabile gioia di due su tre dei presenti in salotto, ormai cimitero di cuscini.

E’ finita, non prima dell’ultimo infarto sotto forma di sinistro largo di un milanista nel recupero del recupero.

Tornando a quel che dicevo all’inizio, pareggiamo di culo una partita che avremmo dovuto e potuto vincere in carrozza. Ma questi siamo. E per quel che può valere, va bene così.

LE ALTRE

La Juve vince lo scudetto sempre prima: quest’anno lo fa a fine Novembre, stante la sconfitta della Roma in quel di Bergamo accoppiata ai tre gol dei gobbi al Pescara.

Se pensiamo che i Lupacchiotti sono secondi con l’incredibile Milan, abbiamo detto tutto.

Noi facciamo capolino nella colonna di sinistra, ma buona parte delle 7-8 squadre che abbiamo davanti vincono, allontanandoci ancor di più da quella che una volta era chiamata zona UEFA.

È COMPLOTTO

Qui la solfa è lunghetta, chè c’è da parlare dell’arrivo di Pioli prima ancora che del Derby.

Su quello faccio solo notare i giusti -ribadisco, giusti- complimenti fatti a Montella per aver accantonato la sua idea di calcio (masturbazione col pallone o tiki taka fate voi) a vantaggio di un calcio fatto su misura per i suoi giocatori.

Poi si possono usare tanti modi per definire il binomio difesa-e-contropiede, che è un gioco che personalmente gradisco anche molto, ma che proverbialmente non gode di buona stampa presso gli esteti del bel giUoco.

Ebbene, complimenti all’Aeroplanino, che da questa massa di scappati di casa sta cavando ancor più sangue che da un cesto di rape.

Fin troppo facile fare il parallelo con il ribrezzo assai diffuso per l’Inter dello scorso girone di andata, quasi troppo brutta per meritare di essere in testa, perchè “per carità, i tre punti fanno tutti contenti ma mamma mia come giocano male“.

Detto questo, parliamo non tanto di Pioli, quanto del cambio di atteggiamento dei media nei confronti dei nerazzurri.

E’ arrivato il tecnico italiano, scelto dalla dirigenza italiana, e questo pare far contenti tutti gli scrivani di corte.

Personalmente, sono talmente poco abituato ad avere recensioni favorevoli che mi godo il momento con la disincantata convinzione che non durerà.

Mi viene da ridere nel pensare a quanto siano condizionabili i tifosi, se pensiamo che per le prime settimane De Boer era il cavaliere senza macchia che arrivava a lavare quell’immondezzaio che aveva lasciato Mancini, santificato solo 18 mesi prima per essere arrivato a sostituire l’impresentabile Mazzarri, che a sua volta era arrivato per accantonare la complicata parentesi di Stramaccioni…. e via così fino a Alfredo Foni o giù di lì.

In tutto questo tempo, il copione è sempre lo stesso: il nuovo arrivato è bravo e va bene proprio perchè “non puzza ancora di Inter”. Date a Pioli il tempo di commettere la propria dose di fisiologici errori e torneremo a far cantare gli uccelli del malaugurio, che vaticineranno di nuovo di arrivi da oltrefrontiera, siano essi Simeone o -perchè no- Mourinho.

Ho letto di interessanti teorie che vedrebbero Zanetti e Moratti registi occulti del cambio di panchina, con stampa abilmente orchestrata ad abbaiare a comando.

Non credo a questa tesi, pur legittima e anzi sostanziata con dovizia di particolari, più che altro perchè non vedo l’ex Presidente e l’ex Capitano in grado di congegnare un piano così articolato.

Se mi si passa la battuta, magari tutta ‘sta manfrina fosse frutto del Sig. Massimo e Zanna! Vorrebbe dire attribuire loro un ascendente presso la stampa che, se presente, è dato esclusivamente dalla loro bonomìa e atavica incapacità di rispondere a tono ad anni e anni di sberleffi.

In altre parole, il giornalettismo sportivo vuole solo poter continuare a scrivere il cacchio che vuole sull’Inter (e cioè peste e corna) senza che nessuno obietti alcunchè. Con Saverio e Massimino tutto ciò è stato possibile, con gli altri chi lo sa. Quindi, in del dubi, viva gli italiani!

Chiudo con una considerazione di cui in parte mi vergogno.

Mi riferisco alla bruttissima mossa della Juve di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta, dopo il pezzo che citava l’arringa di Buffon ai compagni con annesso riferimento agli avversari che in Italia “si scansano“.

Dopo averli insultati come è giusto, tra me e me ho pensato: “non si fa, è vero, la libertà di stampa e tutte quelle balle lì. Tutto giusto…ma vedi che qualcuno l’ha fatto??” Pensa che bello sarebbe stato andare davvero allo scontro… fare la selezione all’ingresso prima di ogni conferenza stampa e dire: tu? No non entri, e questa è la motivazione. E per ognuno la cartella stampa personalizzata, con tutte le cagate scritte sull’Inter negli anni…

Certo, le conferenze stampa le potrebbero fare al bar con Scarpini, e alla lunga non gioverebbe a nessuno.

Ma sai la goduria?

Oh, l’idea c’è… se serve uno che faccia un minimo di rassegna stampa, valuto offerte!

WEST HAM

Qui facciamo peggio del Milan, nel senso che perdiamo il Derby in casa del Tottenham dopo che all’88 eravamo 2-1 per noi.

In due minuti regaliamo il pari con una respinta in perfetto stile Jimmy Saponetta e poco dopo ripetiamo il cadeau con un rigore di sesquipedale imperizia.

Morale: quart’ultimi, il fantasma della squadra dell’anno scorso, e il vecchio Upton Park definitivamente in fase di demolizione…

Oh happy days…

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Rinvia alla cazzo di cane, prende gol sul proprio palo, e soprattutto la gufa bene il ragazzo!

M’ANDATEACCAGARE

MILAN-INTER 3-0

Ennesimo topos calcistico correttamente applicato: in una settimana riusciamo a farci prendere per il culo da tutta Italia per aver preso gol da un popolare primo piatto emiliano, proseguendo con 3 pappine prese dai gobbi e concludendo il capolavoro con altrettante pere dai cugini.

Non c’è che dire: quando i nostri si mettono di impegno per mandare tutto in vacca, non sono secondi a nessuno.

La stessa squadra brutta cattiva e vincente che ha abitato ai piani alti della classifica fino a un mese fa, ha ora cambiato due aggettivi su tre, restando esteticamente inguardabile, ma aggiugendo a ciò una solidità degna di un budino e un ruolino di marcia da retrocessione.

Inevitabile corollario, il totale sbracamento del nostro allenatore e la conseguente assenza di qualsiasi logica calcistica sul rettangolo di gioco.

Non so onestamente da dove partire.

Dalla formazione?

Va bene, ve la siete voluta.

Cerco di interpretare il pensiero del Mancio: “siccome il mio centrocampo fa sincera pietà, ne metto solo due in modo da saltarlo a pie’ pari, con quattro attaccanti a cui chiedo di salire per tentare degli uno-due che liberino una delle punte nello spazio“.

La qual cosa, a dirla tutta, nel primo tempo due o tre volte riesce.

Solo che poi, porcaputtana, non tiriamo mai in porta. MAI. Perisic, quello ambidestro, quello che per lui è indifferente, entra in area e anzichè provare un diagonale elementare sul secondo palo, propende per il tocco illuminante a centro area dove -nonstante ci siano altri tre attaccanti in campo- nessuno è pronto a raccogliere.

Che non sia questione di piede preferito, il croato lo conferma nella ripresa, allorquando invece che tirare al volo (di sinistro) o di controllare e avanzare (di destro) tenta un appoggio loffio (forse con la terza gamba) per Icardi.

Jovetic e Ljajic danno ennesima conferma dell’indolenza in cui vivono in queste settimane, mentre il nuovo arrivato Eder si ambienta subito sbagliando un gol di testa a porta vuota che grida vendetta.

Dietro, il Mancio ha la geniale pensata di ripescare Santon, che ha sulla coscienza due dei tre gol e che oltretutto azzecca un-cross-uno in 90′. JJ sulla sinistra fa poco meglio, regalando palla all’inizio dell’azione che porterà al raddoppio di Bacca dopo essersi già  perso Alex sul corner che porterà all’1-0.

Murillo non mi pare abbia grosse responsabilità, nella mediocrità generale, mentre Miranda si perde l’unico avversario in area in mezzo a tre interisti sul 2-0.

Detto che chiudiamo il primo tempo immeritatamente sotto, la ripresa dovrebbe almeno far vedere un’Inter che non ci sta e che tira fuori i maroni.

Mancope’ggnente.

Medel attacca briga con tutti ma non becca nessuno, Brozo in 90′ farà forse due passaggi, perdendo di contro decine di palloni elementari. Su un rinvio ciccato di Donnarumma Eder si avventa e arriva al contatto col portierino. Gli esperti ci diranno che non è rigore ma sarebbe stata punizione a due in area.

Sticazzi, nell’accezione etimologicamente corretta del termine (e quindi traducibile con “chissefrega“, essendo la locuzione di origine laziale).

Al quarto d’ora della ripresa esce il fantasma di Jovetic (nullo come e più che a Torino) ed entra Icardi, la cui panchina verrà analizzata in simpatica seziuncella a parte.

L’argentino in due minuti fa quello che il collega sostituito non ha fatto nelle ultime due partite, e cioè dettare il passaggio, correre e tirare in porta. Donnarumma respinge, e nel tentativo di una difficile girata al volo, il nostro viene cianghettato da terra da Alex, già ammonito.

Com’è andato a finire il rigore lo sappiamo, ma lasciatemi la magra consolazione di pensare che, anche rimanendo sull’1-0, giocare l’ultima mezzora con l’uomo in più avrebbe reso le prospettive un po’ meno funeree.

Sì perchè il palo colpito da Icardi crolla metaforicamente sulla capoccia dei nostri, incapaci di produrre alcunchè da lì in poi.

In questo nulla pneumatico il Milan, squadra modesta ma ordinata, si infila che è un piacere. Come detto gli altri due gol arrivano da gentili omaggi dei nostri terzini, ma la semplicità del cross-di-Niang-e-scivolata-di-Bacca è da spot del calcio: semplice, efficace, pochi fronzoli.

Poco dopo Niang partecipa alla festa, facendosi respingere la prima conclusione da Handanovic ma non sbagliando sulla ribattuta.

Finisce tra gli olé del pubblico, che quantomeno non fanno saltare i nervi ai nostri in campo. Non sono sicuro che la cosa sia una buona notizia, visto che la mia proverbiale inclinazione alla non violenza conosce alcune eccezioni proprio in ambito sportivo.

Tornando ai neuroni, quelli del Mister erano belli che andati da mo’ visto che riusciva a farsi espellere in occasione del papocchio Eder-Donnarumma, salutando così i tifosi avversari.

Non che gli sia passata, viste le carinerie riservata all’intervistatrice di Mediaset.

Anche della condotta mediatica del Mancio parlerò dopo.

In questa sede resta solo da dire che in 6 giornate abbiamo fatto 5 punti, perdendone 10 su Juve e Napoli. Il terzo posto è ancora a un passo, chè la Viola non va molto meglio di noi.

Abbiamo però resuscitato un paio di morti viventi come Milan e Roma, ed abbiamo un fardello di psicodramma sulle spalle che spetterà a Mister e Società sgrullare via.

Specialità della casa…

LE ALTRE

Napoli e Juve vanno avanti imperterrite senza perdere un colpo, mentre -come detto- la Fiorentina impatta a Marassi contro il Genoa, anche se il punticino le basta per precederci in classifica. La Roma torna a vincere ed è a soli tre punti dai nostri. Il Milan col vento in poppa e il tifo dei suoi scrivani è lanciatissimo verso il posto Champions, pur distante ancora 6 punti.

IN TREATMENT

Ma quale Zen, ma quale British? Il nostro Mister è tornato ad essere quel che è sempre stato: un isterico, poco capace di gestire la tensione. Carisma e personalità sono innate, ma da giocatore così come da allenatore, ha sempre avuto delle crepe incapaci di trattenere l’ignoranza.

Non sarò certo io a censurare i vaffa indirizzati a qualsivoglia entità rossonera (siano essi semplici tifosi o conduttori televisivi). Gli insulti sono tardivi e sono meritati a prescindere.  Ma come al solito, devi  sapere come “fare la guerra” – mediatica, s’intende.

Il che vuol dire non prendertela con una giornalista che ha il solo torto di fare la domanda idiota oltreché tendenziosa (“Icardi tirando il rigore ha sentito la tensione delle sue frasi di settimana scorsa?“) che tante volte in quanto allenatore dell’Inter ti sei sentito fare.

Quella, anzichè una provocazione, va presa come un’opportunità, per spiegare con piglio deciso ma sempre con educazione che a domande del genere si riceveranno risposte banali quando non sboccate, e che quindi si chiede maggior rispetto per l’intelligenza propria e dei propri tifosi.

L’inevitabile domanda sul dito medio era un’altra palla da prendere al balzo, rispondendo garbatamente “questo è quel che succede ad abbassarsi al livello di certa gentaglia: purtroppo mi sono messo al loro livello, non è stata una bella cosa e mi dispiace“.

Rispondere invece stizzito “L’ho fatto, l’ho fatto! e allora?” mi ha ricordato mio figlio quando viene beccato in castagna e non avendo più scuse cerca di liquidare la questione.

Lui però ha 7 anni, tu 50…

Continuo a ritenere il Mancio un buon allenatore, un personaggio di grande carisma e un vincente: non è però in grado di gestire lo stress, non è un grande gestore di gruppi (il ragazzo è un filo egocentrico e permalosetto) e andrebbe aiutato dai vari Zanetti e Stankovic (tra i pochi che credo potrebbe ascoltare).

Focalizzando ora l’attenzione su quello che dovrebbe essere il suo core business (che il ragazzo in fondo non è un oratore ma un allenatore di calcio), il Mancio mi dovrebbe anche spiegare che cacchio vuol dire avere il tuo cannoniere principale, per di più Capitano, per aiutare il quale hai preteso l’arrivo di Eder, e tenerlo in panchina per un’ora.

Capisco l’idea del casino organizzato con tutti gli zingari felici (cit.) là davanti, ma mi spieghi quale ragionamento ti abbia portato a voler schierare contemporaneamente Jovetic e Ljajic? Non sapevi che, quand’anche ti fosse andata bene, il caso-Icardi ti sarebbe comunque scoppiato in mano, accompagnandoti per le settimane successive?

Ciò vuol dire che devi fare la formazione in base alle minchiate che scrivono i giornalai? Certo che no. Devi però sapere i pro e i contro – non solo tènnicotattici – di ogni tua mossa.

Ad oggi hai un Capitano con le palle che strisciano per terra, dai modo a gentaglia varia di gridare allo sgoob di cessione immediata già a Gennaio, e soprattutto hai tenuto in campo per un’ora un morto che cammina e che non ha mai inciso nel match.

Mi rifiuto di credere che in allenamento Jojo stesse molto meglio di così, così come non vedo come gli ultimi giorni possano aver mostrato un Icardi talmente giù di corda da ritenerlo ancor meno affidabile del montenegrino.

Checcevoifà… Inutile piangere (ulteriormente) sul latte versato. Che le topiche prese ieri (da tutti) possano essere da monito e servire da lezione.

Quale?

Mobbasta con la girandola di uomini e schemi: abbiamo avuto l’illusione che così facendo tutti crescessero piano piano, ma in un mese e poco più abbiamo polverizzato le certezze del girone d’andata. Tocca insomma ricominciare dalle cose semplici.

E allora, davanti a Handanovic, fiducia agli inamovibili Murillo-Miranda, con D’Ambrosio a destra titolare (quasi) fisso: è tutt’altro che un campoione, ma mi pare il meno psicolabile di tutti gli esterni in rosa. A sinistra puoi alternare Telles e JJ a seconda dell’attitudine che vuoi dare al ruolo. Santon, come diceva il divino Mortillaro, lo manderei a zappare insieme a Nagatomo, al quale se non altro riconosco una vivacità atletica che in alcune occasioni potrebbe servire.

A metacampo, facciamo giocare Kondogbia nel suo ruolo migliore, che pare essere quello di interno destro; di fianco Brozovic e dietro di loro un criminale a piede libero a scelta (Melo o Medel), che magari a tempo perso minacci ritorsioni contro la famiglia se non si disciulano (perdonate il brianzolo stretto). Questi siamo, inutile cercare di inventare chissà cosa.

Davanti, almeno per un po’ coppia fissa Icardi-Eder, accompagnati da uno slavo a scelta tra i tre a seconda della partita.

Così ci sarebbero 8-9 titolari stabiliti, con un paio di cambi a disposizione. Chissà mai che semplicità e logica vadano d’accordo. Non sarebbe la prima volta…

E’ COMPLOTTO

Parto da settimana scorsa e più precisamente da questo:

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Ora, è vero che il ragazzo era al Primo Gol in Serie A (con noi, e con chi sennò?), ma facendo un processo alle intenzioni, sono sicuro che la battuta sarebbe rimasta nella penna del geniale creativo se il sifulotto fosse finito nelle terga di qualcun altro.

Restando ai primi piatti, nella stessa giornata il Milan ha preso gol da… Maccarone (se si preferisce la versione ‘merregana il ragazzo è detto “Big Mac” per gli amici), eppure nessuno ha osato far la battuta.

Al solito, la cosa che mi ha fatto più incazzare è che nessuno in Società abbia detto niente: per carità, niente minacce di boicottaggio (quelle le può fare un tifosotto gretto come me, e infatti da me non avranno più un Euro, chè già erano entrati nelle mie grazie pestando un discreto merdone con la solfa della famiglia tradizionale). Mi sarebbe però piaciuta una risposta in stile, ironica anche quella, della serie “guarda che ti ho sentito, te ce manno con eleganza ma te ce manno o’ stesso”.

Sulla partita di ieri siamo a un passo dall’indifendibile, visto che più o meno tutti hanno giudicato la partita del Milan come ordinata e nulla più, segno evidente di nostri ampi demeriti. Detto della svista arbitrale sul rigore (mancata espulsione di Alex), per il resto dobbiamo solo tafazzarci tra noi.

Certo, Massimo Mauro il modo di farsi insultare dal sottoscritto lo trova sempre, quando per l’ennesima volta si chiede “può essere Medel il centrocampista centrale di una squadra che vuol vincere lo scudetto?” o quando ormai recitando la litanìa a memoria magnifica l’importanza degli italiani in squadra.

Nessuno dei presenti che gli abbia fatto notare che, quantomeno nella circostanza, la considerazione era un pocolino fuori luogo, visto le innumerevoli cagate commesse dall’italianissimo Santon.

Caressa l’ha poi fermato da una deriva nazionalistica assai pericolosa, quando il discorso è scivolato su Eder (brasiliano di nascita ma italiano di passaporto), con il calabrese cantilenante a dire “eh ma poi questi non sanno l’inno nazionale…“.

Lo juventino Camoranesi invece andava bene vero, gobbo maledetto?

WEST HAM

Nel turno di FA Cup pareggiamo 0-0 ad Anfield, assicurandoci il replay col Liverpool in casa. In campionato è andata alla grande, hai visto mai…

Ah lo sai che hai fatto cagare...

Ah lo sai che hai fatto cagare…

SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD

INTER-MILAN 1-0

Chi mi conosce, ad esempio chi sta con me da vent’anni, può confermare che il sottoscritto ha una qualche difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, ed ancor di più a pronunciare quella parolina di cinque lettere chi inizia con S e finisce con CUSA…

Fonzie me spiccia casa

È quindi con orgoglio e tronfiaggine che mi esibirò in un triplo carpiato di genuflessioni penitenti, a chiedere venia per le cariolate di sacramenti che ho riversato contro miei teorici idoli.

U’ ME’ MANCIU… (Da leggersi con spiccato accento genovese)

Leggo la formazione nel pre partita e commento, in tono sarcastico, il colpo di genio di aver voluto Telles a tutti i costi, per poi far giocare nuovamente quella bestia di Juan Jesus sulla fascia mancina.

Salendo a centrocampo, rimiro con il microscopio tutti e tre i neuroni del gruppo Melo-Kondo-Guaro, pregustando tiri da quaranta metri e zazzera brizzolata (e mal-tinta, aggiungerei) ad agitarsi indemoniata nel chiamare schemi a caso.

L’attacco, infine, ammassava i pur promettenti Jovetic e Perisic a un Icardi rientrante, con un affiatamento degno del calcetto dei campioni del lunedì sera (“oh, grande, com’è che ti chiami? Luca? Ecco Luca, vedi di darla ogni tanto…“).

E invece, Mancio, ci avevi ragione tu: il centrocampo di qualità-amore-e-amicizia dei cugini andava martellato proprio con la nostra splendida ignoranza calcistica; dietro JJ era il solo a poter restituire le mazzate che arrivavano da Kucka, e là davanti il collaudatissimo schema da casino organizzato ha dato un fatturato più che discreto.

Scusa Mancio, imparerò a legarmi la sciarpa seguendo la tua ricetta.

ALEGRIA DO BRASIL

Il già citato Juan Jesus, (nelle giornate di grazia “Giovanni-di-Dio“) ha fatto una partita cazzutissima spingendo come non mai e coprendo nella prima mezzora un paio di minchiate di Murillo (meno male che non ha giocato Ranocchia perchè sarebbe stato lapidato sul campo da tutto lo stadio!).

Il tutto facendo ampio ricorso all’intelligenza (sic) e limitando le cagate al minimo sindacale. Confesso di aver tremato, anzichè trovarmi a esultare, quando è uscito in barella.

Scusa JJ, imparerò alla chitarra Bossanova Milanese di Fabio Concato alternandola a A-E-I-O-U- ipsilòn.

HA SEGNATO PER NOI… CON IL NR 13

Minchia, il Guaro…

In un lontano e triste Livorno-Inter di un paio d’anni fa, (al minuto 2.00 lo show del nostro), e a coronamento di un triennio di madonne smozzicate che mi hanno garantito una trentennale permanenza in Purgatorio, avevo inserito il ragazzo nella mia personalissima lista di epurazione: un girone di dannati che comprende, in ordine sparso, campioni del calibro di Morfeo, Conceiçao, Muntari, Gresko e Burdisso.

Il ragazzo, semplicemente, non lo sopporto: so che nel 99% dei casi farà la cosa sbagliata. tirerà anzichè passarla, si fermerà invece di scattare, insisterà nel dribbling pervicace piuttosto che far viaggiare palla di prima.

Questo è, e questo continuerà ad essere.

Stavolta, però, caro mio, ci hai fatto vincere un Derby con un sinistro a giro degno di centrocampisti di ben altro lignaggio.

Poichè tutto ha un limite, non ti chiederò scusa (fanne altri dieci in partite che contano e ci posso pensare…). Scusa no, quindi, ma un grazie grande come una casa, quello sì!

Esaurita la fase del “mi perdoni padre perchè ho molto peccato” ed essendomi laicamente auto-assolto perchè il fatto non costituisce reato, passo al commento tènnico, tentando di trattenere quel risolino insolente ed isterico che mi accompagna da una ventina di ore…

Possiamo tranquillamente dire di non aver rubato niente -del resto, con Rocchi ad arbitrare la cosa non sarebbe stata materialmente possibile-. Al tempo stesso, non abbiamo fatto molto più dei nostri maltollerati concittadini nei 90′.

Pronti-via e Murillo sbriciola il credito accumulato fin qui inanellando tre cagate in serie che portano le punte rossonere a pochi metri da Handanovic: nel primo caso il nostro portiere è monumentale, negli altri casi sono i compagni di reparto a rimediare alle lacune del numero 24 colombiano.

L’amato Medel di fatto soffia il posto a Ranocchia e non sfigura, seppur dopo un inizio problematico. In avanti, Jojo è il più pericoloso con i suoi tiri da fuori, mentre nel finale di primo tempo Icardi ha il primo vero pallone giocabile, ma si fa respingere il sinistro dal piedone di Diego Lopez in uscita da polipone.

La ripresa prosegue in equilibrio, finchè il mio istinto di tifoso è dapprima placato dalla saggezza paterna:  mi limito infatti a critiche piccate ma costruttive mentre contrappunto il fraseggio dei nostri nell’area piccola di Handanovic. Venti secondi dopo, però, il bon ton da buon padre di famiglia viene demolito dall’urlo da ominide per il sinistro mariano di Guarin che timbra il vantaggio.

Pancho, eccezionalmente in piedi fino a tardi per gustarsi tutto il match, mi zompa in braccio ridendo delle mie giustificazioni alla donna di casa: “ma se li hai insultati fino a dieci secondi fa….” “No, ma era così, tanto per dire, in realtà era tutto studiato!”.

Da lì in poi siamo in trincea o giù di lì, visto che entra Balotelli e inizia a tirare da qualsiasi posizione. Al destro che timbra il palo vedo la Madonna sulla traversa, mentre sulla punizia velenosa da cento metri rimango sbigottito dalla parata del nostro portiere, quando già mi stavo rassegnando ai tre giorni di festa nazionale per Mario-che-è-maturato-tantissimo.

E invece no, lo vinciamo noi il Derby, e siamo incredibilmente primi da soli a punteggio pieno. Nove punti che -diciamocelo- potevano essere tre o poco più, visto il “pochino” fatto vedere. Come ben sappiamo, però, è cruciale far punti quando si gioca così-così, soprattutto se i diretti interessati perdono colpi.

LE ALTRE

I Cugini sono infatti -loro sì!- a tre punti dopo altrettante partite, in perfetta media retrocessione, mentre addirittura peggio fa la Juve, che sgraffigna il primo punto in Campionato in casa col Chievo, a cui viene annullato un sacrosanto raddoppio per una discutibilissima spinta di Cesar su Bonucci.

Anche il Napoli fatica a trovare il passo giusto, bloccato a Empoli, mentre le romane paiono solide nelle loro vittorie.

È presto oltre che inopportuno lasciarsi andare a tabelle e castelli aerei. Lasciamo per ora che le cose vadano come stanno andando, consapevoli che servirà iniziare a proporre qualcosa di più per mantenere questi ritmi.

È COMPLOTTO

Mi pare che la lezione di giornata si riassuma nel vecchio e intramontabile classico è-un-Inter-cinica, nel revival della sconfitta-a-testa-alta, e nell’ennesima apertura di credito verso Balotelli, voglioso e applicato per merito della squadra del suo cuore e che lo capisce là dove tutti gli altri hanno fallito.

I soliti cattivoni insensibili dell’Inter.

Siccome noi nerazzurri siamo delle serpi, mi chiedo provocatoriamente quale interesse possa davvero avere Mr Bee nella squadra dei Meravigliuosi, per trovarsi in Italia nel weekend del Derby e preferire una due giorni a Firenze, senza nemmeno un saluto a Silvietto o alla squadra per la cui metà scarsa sta per versare 480 milioni.

Tutto tace, ovviamente, chè di problemi da quella parte del Naviglio non ci sono mai, al contrario della solita Pazza Inter, abbonata a crisi e a casi generosamente offerti dalla stampa vicina e lontana.

WEST HAM

Scrivo mentre i Martelli stanno battendo i Magpies di Newcastle per 2-0… Sperando che duri, Come on you irons!!

Il solito spogliatoio spaccato... Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa...

Il solito spogliatoio spaccato… Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa…

IL MEGLIO DEL PEGGIO

INTER-MILAN 0-0

Il Derby che mi aspettavo. Parente lontano dei cari e vecchi scontri-che-contavano, ma non necessariamente simbolo della mediocrità acclarata delle due milanesi.

Mi spiego: il Milan ha fatto sincera pietà per un’ora e più; noi avremmo onestamente meritato di vincere, e abbiamo giocato benino. Se la guardo da un punto di vista oggettivo, c’è poco di cui rallegrarsi, visto che nonostante una delle migliori prestazioni della stagione non siamo riusciti battere una squadra che continuo a ritenere assai più modesta dei nostri.

Da tifoso obnubilato, la mediocre mezza classifica in cui galleggiamo (noi e loro) non fa diminuire nemmeno di un grado il vorticoso giramento di maroni.

Come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

I nostri partono con il giovanissimo Gnoukouri a metacampo: l’ivoriano, con buona pace di Sacchi Arrigo, fa una partita disciplinata e convincente e non fa rimpiangere l’ultimo Brozovic (e nemmeno il penultimo…). Kovacic non fa molto, e per una volta sono in disaccordo con Boban che ne magnifica la prima mezz’ora alle orecchie di Mancini.

Dietro Vidic e Ranocchia confermano che la coppia avrebbe meritato più fiducia durante tutto l’anno; JJ sulla fascia è del tutto inutile in fase offensiva, ma quantomeno fa spessore quando c’è da difendere. Dall’altra parte D’Ambrosio fa vedere come dovrebbe muoversi un moderno laterale difensivo: tutto bene, tranne i cross che sono uno peggio dell’altro. Per un terzino, sarà mica importante arrivare sul fondo e mettere un cazzo di traversone?

Davanti Icardi e Palacio carburano lentamente (molto meglio nella ripresa), mentre Hernanes parte bene per poi sparire e riemergere nella ripresa.

Loro… parliamone: giocano 20 minuti su 90′, nei quali tirano due volte con Suso (avessi detto Robben…) e mettono un bel cross rasoterra su cui gli attaccanti non arrivano, visto che il propagandatissimo 4-3-3 è un 4-5-1 con Menez nueve farlocco e Bonaventura e il succitato iberico a rinculare volentieri verso il centrocampo.

Destro e Pazzini ovviamente seduti a guardare, chè loro propongono giUoco.

Il pari finale non è scandaloso, ma una nostra vittoria avrebbe fotografato meglio l’andamento della partita, aldilà della corposa paginetta arbitrale che vado testè ad aprire.

TANTO SI COMPENSANO…

I più distratti si limiterebbero a dire “ah sì il mani di Antonelli era da rigore..“, ma io sono paranoico e quindi vado oltre, talmente oltre che ritorno al punto di partenza.

Quando dico che noi siamo la squadra più sfigata d’Italia e i Meravigliuosi quelli più aiutati dal fato (senza voler mettere in dubbio la buona fede di alcuno, ci mancherebbe…) lo dico a ragion veduta.

Se partiamo dal gol rossonero di Alex, per fortuna annullato per un doppio fuorigioco (dello stesso Alex sul primo cross e di De Jong sul prosieguo) notiamo che lo stesso è arrivato da un fallo inesistente di Medel su Abate. Nella circostanza, il cileno -diffidato- viene immancabilmente ammonito, precludendosi la partita contro la Roma.

Morale: da un non-fallo rimediamo una squalifica per la giornata successiva e un gol fortunatamente e correttamente annullato.

In contrapposizione, ai nostri vengono altrettanto correttamente annullati due gol: sul primo la bella azione è purtroppo vanificata dallo scatto un po’ troppo anticipato di Icardi, mentre sull’autorete di Mexès la spinta di Palacio è ben vista dal guardalinee, ma segnalata con colpevolissimo ritardo a Banti, che difatti convalida in prima battuta.

Nella tempistica, l’episodio ricorda il gol di Ganz annullato in un Inter-Juve del ’97, con Collina a spiegare a Hodgson la finezza arbitrale.

Nulla da dire, allora come adesso, sulla bontà della scelta di merito. Ancora una volta, tuttavia, il colpo da fuoriclasse arbitrale arriva a troncare sul nascere uno dei pochissimi errori a favore “che tanto alla fine si compensano“.

Ma non basta: nel primo tempo ad Antonelli viene fischiato un fallo di mano con cui ferma ai 25 metri la conclusione di uno dei nostri: se fischi fallo, caro Banti, vuol dire che lo ritieni volontario, e quella mano a termini di regolamento interrompe un’azione pericolosa. Ergo è ammonizione, porcadiquellatroia.

Dico questo perchè l’ex genoano è stato graziato due volte nell’inguacchio in area a metà ripresa: non era solo rigore, ma era pure secondo giallo e quindi rosso.

Inutile dire su chi sia stato commesso il fallo di Palacio poco dopo…

E’ COMPLOTTO

Onestà impone di dire che i commenti hanno cercato di non fare un unico calderone, specificando il maggiore impegno e la miglior figura fatta dai nostri. Chiaro è che la risposta più rapida e facile sia “derbino” e che, se si astrae la definizione dai 90′ giocati, è anche quella più corretta.

Sono rimasto ancor più colpito dallo stupore dei vari commentatori nell’apprendere delle iperboliche valutazioni del Milan, oggetto di acquisto da parte di investitori stranieri: nemmeno io riesco a credere che qualcuno possa valutare quella squadra un miliardo di euro.

Potere di Zio Silvio e di decenni di argenteria passata quotidianamente col Sidol…

La terza menzione a favore è per l’italiano parlato da Zorro Boban: sentirlo testualmente dire che il Derby avrebbe comunque regalato emozioni “nonostante Inter e Milan non siano quelle che vorremmo fossero” (testuale) mi ha fatto balzare sul divano come a un gol di Maradona: quanti laureati italiani sarebbero in grado di non ingarbugliarsi nel dire una frase del genere?

Mi sono partiti anche i pernacchioni, eccheccazzo…Il capocurva Marco Nosotti intervista Abate a fine primo tempo. IgnazioAbate, cioè la vittima del non-fallo di Medel, e quindi -se vogliamo dirla tutta- simulatore smascherato dalla moviola ma non dai silenti telecronisti che si limitano a un “non si capisce se ci sia il tocco“. Ecco, Nosotti gli chiede: “il gol annullato…ci hai capito qualcosa?” Di tutto il troiaio appena visto, ecco la domandina-salvagente, che sottende un nemmeno troppo nascosto “non si è capito cosa sia successo…sembrava tutto regolare”.

Prevedibile come il solleone di Luglio invece il signor Valerio Staffelli e l’immancabile tapiro portato a Mancini, forse “colpevole” di non aver saputo battere una squadra di maltrainsèma .

C’è chi ancora ride per certa TV.

Noi no.

Il Mancio purtroppo, dopo essersi guadagnato i primi applausi da dopo-partita  commentando le recenti direzioni arbitrali nei nostri riguardi, non ha risposto alla serva mediasettara come avrebbe potuto e dovuto.

Sarà per il prossimo Tapiro, tempo di un paio di settimane.

WEST HAM

Prosegue la caduta libera: sconfitta a Manchester in casa City.

Qui onestamente era difficile far meglio

Qui onestamente era difficile far meglio

“‘NON MI DIVERTO PUNTO”

MILAN-INTER 1-1

Per uno che non può urlare nè lasciarsi andare ai soliti improperi (ho tolto le tonsille a 41 anni, non ridete), la dotta citazione è un atto dovuto, e per una volta Lucianino non c’entra.

E’ un Derby gattopardesco: molto diverso da quel che ci si poteva aspettare prima del ribaltone in panchina, ma che tutto sommato conferma le grandi difficoltà di entrambe le milanesi.

Ora racconterò come ho visto la partita, poi quella che già vedo essere la vulgata mediatica.

Mancio ripropone prevedibilmente (e giustamente) la linea a 4 dietro, pur escludendo Vidic dai titolari: è coraggioso a mettere Nagatomo e Dodò come terzini, stante la loro limitata affidabilità difensiva. Il Nippico e’ peraltro il mio “best in show“, continuo e ficcante là sulla destra, al punto dal farmi gridare sottovoce (sono un uomo ossimorico) “ma dategliela che è l’unico che va!“. Dodò come al solito piglia tante di quelle botte che metà ne bastano, tra cui un bel laccio californiano da Muntari, che ai tempi interisti gli sarebbe costata l’espulsione seduta stante (qui nemmeno fallo, mi pare).

A centrocampo il Kuz gioca -devo dire bene- da volante con Guarin e Obi come interni. Il Guaro lo conosciamo, e dà la miglior dimostrazione di se stesso quando, a metà primo tempo, sradica tre volte la palla dai piedi avversari, sbagliando poi tre passaggi al compagno. Per me è irrecuperabile e prima ce ne accorgiamo meglio è; il Mancio però ne vede il potenziale (così come tutti gli allenatori all’inizio del loro rapporto col colombiano) e lo sceglie convinto tra gli 11 titolari.

C’è da dire che, per far giocare lui, non stai tenendo fuori Gerrard o Stankovic, quindi la scelta ci può stare.

Quel che sinceramente non ho capito è la disposizione di attacco. Mettere Palacio e soprattutto Kovacic larghi sulle fasce vuol dire in buona sostanza non dare alcun supporto a Icardi, non un genio tattico già di suo. Sinceramente ero contento di sapere che le intenzioni della vigilia davano i due argentini davanti con il giovane croato dietro di loro, a ricreare il terminale offensivo di quel 4-3-1-2 tanto prevedibile quanto per me solido.

In realtà, quel che in versione glamour e audace viene spacciato per 4-3-3 diventa molto più spesso un 4-5-1 che, pur non concendendo quasi nulla agli avversari, altrettanto poco crea.

Icardi ha un’occasione colossale propiziata dal leggendario genio tattico di Muntari, che pensa bene di mettere la palletta orizzontale e lenta per il compagno: Maurito intercetta e parte dritto verso la porta, ma la scelta del tocco di esterno destro a spiazzare il portiere è vanificato dalla prodezza di Diego Lopez che para col piede di richiamo.

Errore sanguinolento.

Dopo un tiro di Guarin bello quanto velleitario, alla prima discesa del Milan segna Ménez: l’azione parte da un errore di Obi (che vado avanti a maledire -sempre sottovoce- nei 30 secondi successivi al suo errore), passa per un bella combinazione di El Shaarawi che si porta a spasso Ranocchia e JJ e arriva sul piattone destro del francese, aperto col goniometro a battere un incolpevole Handanovic.

Dopo le madonne del caso, ho piena contezza del mio autismo nerazzurro vedendo le evidenti similitudini tra questo gol e quello del Becca nella stessa porta una trentacinquina di anni fa. La solerte redazione di Sky ci arriverà 10 minuti dopo, ma non sono sicuro che il mio sia un pregio….

Il gol arriva come una mazzata, e il tanto -o poco- fatto vedere fin lì si squaglia come neve al sole.

Non che l’intervallo cambi chissà cosa nell’inerzia della partita. Loro, mediocri quanto noi, anche se “sono più squadra, giocano meglio, e poi Pippo è sempre Pippo” non riescono a metterci sotto, complice anche un Torres in versione… Torres!

Ai nostri ovviamente un po’ di culo mai nella vita, come constato tra l’affranto e il rassegnato nel vedere prima il Kuz, poi Kovacic e infine Icardi sbagliare il batti e ribatti in piena area rossonera.

Inevitabile la chiosa esistenzialista: se non abbiam segnato qui, stasera becchiamo…

Invece accade l’imponderabile, con la difesa rossonera a rinviare pagando i giusti diritti d’autore a Capitan Maldini (chè non è che quelli bravi di una volta in quanto tali non sbagliassero mai…) e Leroy Johnson Obi pronto a piazzare il diagonale velenoso a fil di palo. Quasi primo gol in serie A per lui, chè la prima volta a referto era stata una fortunata autorete.

Mi picchio da solo coi pugni sulle gambe, non potendo esultare altrimenti, e prevedo due lividi sul quadricipite a infarcire la schiera di contusi post-derby.

Trovato in qualche modo il pari, il Mancio azzarda Hernanes proprio al posto di Obi. Il brasiliano ha subito l’occasione per poter tirare, ma preferisce il filtrante in mezzo all’area ovviamente destinato a sole maglie rossonere.

Il Milan, al contrario dei nostri, non subisce il colpo, e con El Shaarawi pareggia il conto di occasionissime buttate al vento (nel caso di specie: sulla traversa a portiere battuto).

I nostri hanno un ultimo sussulto con una bella percussione di Nagatomo e Guarin sulla destra, col Guaro a piazzar boccia a centroarea dove Icardi arriva in girata a scheggiare l’incrocio.

L’occasione di Poli all’ultimo secondo, che Galliani e Inzaghi si sogneranno per settimane, va a pareggiare il groviglio descritto poco fa e “risolto” da Icardi contro l’omino delle bibite, ma fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto alla nostra sfiga corrisponda il loro culo.

Nella circostanza: noi dopo un corner portiamo tre nostri giocatori a tirare verso la porta avversaria (male, nessuno discute questo).

Loro: una serie di rimpalli, sui quali Superpippa ha costruito buona parte delle sue fortune, porta Poli a tirare una fetecchia che, senza la deviazione del nostro difensore, sarebbe finita dalle parti del calcio d’angolo. Invece, polpaccio di Ranocchia e palla che ballonzola fuori facendomi perdere altri tre anni di vita.

Morale: pari giusto, anche sorvolando su un arbitraggio non scandaloso ma di certo non favorevole (Mexes e Muntari, rendete grazie ai rispettivi Dei…) e, come tale, accolto tra sollievo e madonne da ambo le parti, anche se non per tutti è così.

E’ COMPLOTTO

Infatti l’eco unanime, forse -ma dico forse- perchè le due occasioni del Milan sono quelle rimaste più impresse nella mente, è che nella mediocrità generale il Milan sia più squadra, abbia un gioco migliore, mentre stringi-stringi all’Inter è andata bene.

E’ in casi come questi che si vede tutta la malafede inconsapevole di certa gente: non lo fanno nemmeno più apposta, ormai vanno per luoghi comuni acquisiti (e maledetti!): Milan-grande-squadra, Inter-contropiede-e-colpi-dei-singoli (quindi Crisi!).

Poi fa niente che l’Inter lavori col nuovo allenatore da una settimana e gli altri con Inzaghi da sei mesi, e che loro abbiano impostato tutta la partita proprio su quel contropiede -per me più che legittimo- che invece a strisce diverse viene guardato con ribrezzo.

La manfrina continua anche senza Mazzarri: Milan e Inter fanno cagare entrambe, ma l’Inter un po’ di più, e poi l’ambiente-Inter è una centrifuga.

Sentire Porrà chiedere conto di questa leggenda a un Chivu opinionista debuttante e per indole non portato allo sfanculamento mi ha dato la millesima conferma di questo (lo chiedesse a Materazzi, se ne ha le palle..).

Io sono paranoico, ma a mo’ di battuta l’avrei buttata lì:

Prova tu a tentare di vincere ogni anno e a vederti scudetti e giocatori scippati di mano quando ormai era fatta, e forse qualche dubbio esistenziale viene anche a te!

Invece niente. Oramai è una roba cronica, devono essere le pareti di Appiano ad esserne intrise: lo spogliatoio dell’Inter è una polveriera, che ci siano Altobelli, Zenga, Ruben Sosa, Zanetti, Ronaldo, Simeone, Materazzi, Vieri, Eto’o, Cambiasso.

Sempre spaccato. Sempre crisi.

Le confortanti certezze di una vita.

Merde.

LE ALTRE

Il Napoli celebrato come terza forza del Campionato ci ripensa e si fa ripigliare due volte dal Cagliari, pareggiando in casa 3-3. Con le vittorie di Juve e Roma, gli azzurri ritornano nel girone dantesco nel quale addirittura il Genoa rischia di essere il (meritato) capolista dei paria.

Samp e Udinese pareggiano, vince la Viola a Verona e perde la Lazio contro i gobbi.

Morale: Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo show!

WEST HAM

Dolorosa trasferta a Liverpool contro l’Everton: al Goodison Park si perde 2-1 e il Man Utd nel frattempo ci sorpassa. Ce ne faremo una ragione…

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.  Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato...

Sempre bello il Mancio con la sciarpetta.
Certo, magari la tinta poteva farla anche di lato…

HERE WE GO AGAIN

Sottotitolo: Non ce la possiamo fare…

Allora, pensieri in ordine sparso. Ma sempre con simpatttìa…

Come qualità di allenatore non stiamo nemmeno a parlarne, il miglioramento è evidente.

I soldi spesi, purtroppo o per fortuna, non son nemmeno i miei, quindi potrei tranquillamente accodarmi al tifoso medio e gioire perchè il Buttero si è levato dai maroni ed è tornato Ciuffolo con la sua sciarpetta.

Però sono un rompicoglioni. Nonchè rancoroso. E tremendamente coerente.

Quindi il primo commento alla notizia di stamane è stato:

minchiacheffiguradimmerda!

Pensavo e speravo che certi “colpi di testa” fossero definitivamente spariti con l’addio di Moratti, e del resto il primo anno di Thohir era stato contrappuntato da scelte in massima parte legate al buon senso e all’ordine, se eccettuiamo il papocchio Vucinic-Guarin.

Invece, si vede proprio che l’Inter è pazza, ma di una pazzia strana e contagiosa.

Contro ‘sta brutta bestia, perfenazina, flufenazina e altri antipsicotici possono poco…

Non posso non chiedermi come cazzo verrà motivata la scelta in sede Uefa, stante la ramanzina appena presa dai nostri a Nyon e il margine tendente a zero per ulteriori manovre correttive alla cazzo.

Chè, se la mossa del cambio di allenatore è stata fatta, con conseguenze economiche grossolanamente stimabili tra i 10 e i 15 milioni per il solo anno in corso, allora da ingenuo mi chiedo : “Ma quindi ci avete pigliato per il culo e i soldi a cercarli bene c’erano!“.

Lascio alla coscienza di ognuno di noi la risposta al seguente quesito:

“E con 12 milioni a disposizione è meglio cambiare allenatore facendo per l’ennesima volta la figura dei brubru o comprare un cazzo di centrocampista, una minchia di terzino o una fava di punta decenti?”

Giuocando a fare il tènnico, più che probabile il passaggio alla difesa a 4 (anche se magari non già nel Derby), e a un possibile rombo di centrocampo, come modestamente da me ipotizzato se non auspicato nelle precedenti settimane (vedasi il punto 1 di questa sbrodola).

Questo un abbozzo di Inter possibile con la nuova messa in piega:

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Elegante e avvolgente come una sciarpina di cachemire

Schemini e subbuteo a parte, ecco i pro e i contro della mossa nerazzurra:

PRO

Laggèente. Torna quel che viene percepito come un interista, che ci ha fatto vincere, che nella sua permanenza ha incarnato lo spirito da interista sfanculeggiante (i vari Brandi e Varriale ricorderanno, visto che Youtube “stranamente” censura), salvo poi farsi mite e smemorato agnellino quando davvero avrebbe dovuto picchiar duro.

Il tifoso medio non ne poteva più di Mazzarri, e posso essere d’accordo sul fatto che quello fosse ormai un punto di non ritorno.

Morale: è l’ambiente-Inter (whatever that means) a ritrovare entusiasmo da questo cambio in corsa, oltretutto con il Derby da giocarsi tra una settimanella. Lo spariglione è robusto, questo è sicuro…

Su quanto la rosa sia adatta al suo gioco ho piccoli dubbi: la squadra è decente e nulla più, il modulo c’entra fino a un certo punto. Con la prevedibile difesa a 4 vedo male gente come Dodò e Jonathan, viste le attitudini difensive pari a zero, a meno di non schierarli in un centrocampo stile Cuper (qualiltà e imprevedibilità sulle fasce, due fabbri ferrai in mezzo). Per il resto, Hernanes più di Kovacic dovrebbe essere il faro della squadra, messo dietro alle due punte come vertice avanzato del rombo: lì può senz’altro dire la sua, lasciando a Kovacic libertà di pigliar palla e correre guardato a vista da Medel e dal “quarto” che dovrebbero racchettare e dragar palloni.

Continua a mancare un regista, ma chettelodicoaffà

Mancini torna in un’Inter assai diversa da quella che ha lasciato. Ci sono meno soldi, decisamente meno campioni, molte meno facce conosciute. Quest’ultimo aspetto non può non aver pesato (in positivo): lo sfogo del Mancio dopo Inter Liverpool, che di fatto ne ha segnato la fine, era quello di un allenatore che aveva chiuso ogni dialogo con il Direttore Tecnico (Branca) ed il Responsabile Medico (Dr Combi), spalleggiatissimi invece dalla Presidenza. Fu forse il primo ma certo non l’ultimo ad avere problemi con loro, e guarda caso i due soggetti sono state tra le prime teste a rotolare dopo l’insediamento di Thohir.

Economicamente, può aver ragione Mentana quando dice che Thohir ha visto che con Mazzarri lo stadio era vuoto e che quindi alla lunga avrebbe perso dei soldi.

CONTRO

Ragionando però finanziariamente (e cioè guardando alquando i soldi entrano ed escono), il gioco è rischioso se non letale visto che, come detto, pagherai -e tanto- due allenatori quantomeno da qui a Giugno, e difficilmente tra biglietteria e merchandising avrai un’impennata di ricavi capace di pareggiare il bagno di sangue e di Euro…

Morale: la scommessa la vinci solo arrivando terzo, e/o vincendo l’Europa League.

Hai detto cotica…

Ma l’aspetto che più esce martoriato dalla scelta di oggi è la credibilità della Società.

Come sapete, non ho fatto altro che concordare con le spiegazioni di Bolingbroke in relazione alla precedente gestione economica ed ai danni in buona parte da quella ereditati: una mossa del genere però va esattamente in quella direzione, una implicita ammissione di colpa a meno di 6 mesi dal rinnovo contrattuale, con tanto di inversione a U e ribaltone sanguinolento per le già esangui casse nerazzurre.

Immancabile poi l’alluvione di danno mediatico che una scelta del genere si porta dietro.

Segnalo alcune chicche:

1) La Gazza ripercorre la storia del Mancio all’Inter, ricordando l’arrivo al posto di Zaccheroni, a sua volta subentrato dopo il (cito letteralmente) “fallimento di Cuper“.

Storia vecchia, all’ìnsegna della balla ripetuta finchè diventa verità. Se il biennio di Cuper all’Inter è stato un fallimento, (un secondo e un terzo posto in Campionato, quello del 5 Maggio, conditi da una semifinale di Champions persa per un doppio pareggio) mi chiedo cosa dovrebbero fare 19 squadre su 20 ogni anno. Suicidarsi?

2) Paolillo, che nei minuti dopo lo scudetto di Parma ci regalò perle quali “Mancini è confermato all’80%“, ci dice che lui del nuovo arrivato ha solo buoni ricordi perchè con lui ha vinto “due scudetti“. Il pirla dice due scudetti, non contando quello assegnato dopo Calciopoli. Questi sono i veri interisti, altro che i filippini  venuti da lontano, vero?

3) Poco da obiettare a Sconcerti che, pur contento dell’arrivo del suo ex allenatore ai tempi della Fiorentina, definisce l’Inter “una squadra mai nata e non una Big in difficoltà“.

Non posso non concludere dicendo che Mazzarri ha finito di patire. .

E’ vero, torna a casa con il primo esonero della sua vita, ma è capitato ad allenatori ben più bravi di lui, quindi ha di che consolarsi. Continuo a non imputargli colpe eccessive, pur essendo un chiagne-e-fotte di professione, che suo malgrado più parlava più dava modo ai tifosi di attaccarlo (“non abbiam vinto perchè si è messo a piovere” rimarrà purtroppo negli annali dei blob calcistici per tanto tempo!).

Spero tanto di essere smentito, e non avrò problemi a riconoscerlo, ma non credo che il cambio di panchina, aldilà della umana euforia iniziale, porterà a drammatici miglioramenti a medio-lungo termine…

Per il momento:

Miste’: grazie per tutto quel che hai cercato di fare (“cioè nulla”, cit.)

Bentornato Mancio, “campionedistile“.

E viva l’Inter, sempre.

You say goodbye, and I say hello

You say goodbye, and I say hello

CONTA POCO MA BRUCIA TANTO

MILAN-INTER 1-0

Premessa: sono un tifoso, nel senso più pieno del termine.

Questo vuol dire che sono capace di astrarmi dal contesto marroncino del calcio di questi giorni e focalizzarmi sulla partita come se non ci fosse un domani.

Non sono sicuro che questo sia un pregio, ma tant’è…

Rimandando quindi ad altro momento una eventuale analisi sulle assurdità viste sabato a margine della finale di Coppa Italia, racconterò invece qui di come non si gioca un Derby, e di come giustamente lo si perda. Non tanto perchè la squadra avversaria faccia chissà che (si sono incontrate una squadra mediocre -loro- contro una teoricamente migliore ma francamente imbarazzante), ma proprio perchè è la giustizia divina a punirti per aver peccato di inedia.

Non è possibile giocare quella che per tutti è LA partita con una intensità ed una concentrazione degna di una sgambata infrasettimanale. Il tutto per una sqaudra che, è lo stesso Mister ad ammetterlo, non è per niente capace di gestire e far passare i minuti. Ammesso e non concesso poi che un Derby possa essere giocato con la testa fissa al “primo non prenderle/giochiamo per lo 0-0“.

Più volte nella mia vita di fanatico calciofilo mi sono chiesto se davvero i calciatori vivessero certe vigilie come me, e cioè se passassero in rassegna tutti gli stati d’animo dello scibile umano in poche ore. Personalmente, vivo ogni Derby come uno scontro totale tra due universi opposti, bene e male, yin e yang, cip e ciop: chiamateli come cacchio volete ma quello è.

Lunghi momenti col “serpentun nella pancia” (copyright Shopenauer Bagnoli), attimi di lucido realismo in cui guardi la formazione e pensi “ma dove cazzo vogliamo andare combinati così…“, altri in cui l’ottimismo si mischia a sprezzo del pericolo, portandoti a certezze del tipo “4-0, li massacriamo!“.

Il tutto poi di solito finisce col telefono che squilla o qualcuno che ti grida “oh, mi ascolti o cosa??“.

Il fischio d’inizio arriva come una liberazione, anche se il timore di vedere confermati i tuoi dubbi esistenziali non tarda a tramutarsi in realtà. Passati i primi minuti di banalissima decenza, si capisce presto che i nostri hanno semplpicemente deciso di “aspettare”. Non in attesa di scatenare l’inferno o anche solo un banalissimo contropiede, ma semplicemente di giochicchiare facendo passare il tempo.

E’ solo la mediocrità di chi ci sta di fronte a non farcela pagare prima, anche se la splendida trasversa di Kakà nel finale del primo tempo avrebbe dovuto suonare come epifanico campanello d’allarme.

Invece, come giustamente dice Zio Bergomi citando il Trap, se la spina non l’attacchi subito, poi è difficile rimediare in corsa.

I nostri infatti sfoggiano una coerenza indefessa, continuando ad esibire il nulla assoluto nonostante ci fosse tempo per il cazziatone di metà tempo con muri che tremano e occhi della tigre.

Macchè.

Riusciamo a prendere gol di testa dal Milan. Peggio, da De Jong, un pitbull tatuato al secondo (e incredibilmente non primo) gol in Serie A. Cambiasso censurabile nell’occasione, forse convinto dell’improbabilità di vedere il “suo” uomo capocciare in rete il vantaggio.

Tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe, ad averne la voglia. Pare invece il ritorno di una partita di Coppa in cui all’andata hai vinto 2-0: in sostanza cincischiamo difendendo lo svantaggio. Ricordo una sola parata di Abbiati, su un cross basso di Nagatomo nel primo tempo. La sola bella azione -con Hernanes che verticalizza per Palacio pronto al tiro, poco dopo il loro vantaggio- è neutralizzata ancora da De Jong che si guadagna così i galloni di migliore in campo.

Inutili i cambi del Mister. Triste solitario y final il Principe che in 10 minuti tocca un solo pallone, di testa, spedendolo alto dopo una difficile torsione. Ho avuto un brivido di speranza solo all’ingresso di Abate, dettato più dalla cabala che da motivazioni tènniche, visti i mal di testa causati  dal Principe al biondino negli anni scorsi.

Ma in serate come questa, nemmeno la tradizione può nulla.

Torniamo a perdere il Derby dopo 3 anni, in una partita che avrebbe potuto tagliar fuori i cugini da qualsiasi discorso europeo, dandoci al contempo la quasi garanzia di 5° posto (hai detto cotica…).

Torniamo invece a sentire l’acqua che ci bagna le caviglie, ed una marea di squadre che si avvicina alle nostre chiappe. Sabato sera arriva la Lazio, in quella che dovrebbe essere l’utima uscita casalinga del Capitano e di un altro paio di grandi vecchi.

A tal proposito, immancabili i soloni che vorrebbero lo scalpo di Mazzarri per non aver concesso al Capitano la passerella nel suo ultimo Derby. Ritengo la discussione di pura lana caprina: se avessimo -inopinatamente- vinto, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ancora, se l’avesse inserito per qualche minuto, gli stessi critici avrebbero tacciato il Mister di essere succube di Zanetti e dei suoi sgherri. E’ una guerra -inutile come tutte le guerre- e per di più figlia del solo risultato.

Ben altre, a mio parere, le critiche da volgere all’allenatore, primo responsabile della mollezza vista in campo: aldilà delle abbaglianti mancanze dei giocatori, sta al Mister motivare un gruppo e far capire quanto sia importante battere i rivali cittadini e chiudere in semi-bellezza la stagione.

Intendiamoci, non che un discorso alla Al Pacino ci avrebbe fatto automaticamente vincere. Non sono così illuso da pensarlo. Però sentire minchiate tipo “A volte spendi tante energie nervose prima e arrivi un po’ scariconun se po’ senti’…

Boia, se non ci pensi tu a dargli la carica, devo farlo io dal divano di casa? Se è così almeno dimmelo prima che mi organizzo!

 

LE ALTRE

La Juve vince il suo terzo scudetto senza nemmeno aver bisogno di giocare, stante la figura immonda piantata da Garcia (prima ancora dei suoi giocatori). La grezza d’oro non sta tanto nella pur sorprendente sconfitta dei lupacchiotti a Catania, quanto nell’arrendevolezza di una squadra il cui allenatore per settimane aveva lamentato uno scarso impegno profuso da alcuni avversari della Juve.

La domanda è tanto banale quanto irresistibile: e adesso a Chievo, Bologna, Sassuolo e Livorno che cacchio gli vai a raccontare, caro Rudigarzià?

Il papocchio quantomeno evita alla Juve di conquistare matematicamente lo scudetto in data 5 Maggio, ma ammetto che la cosa è soddisfazione da poco.

 

E’ COMPLOTTO

Sconcerti dice tante cose, e statisticamente ne dice anche qualcuna giusta. Se però non hai la memoria dalla tua parte -nè qualche schiavetto che ti prepara quattro tabelle in croce a supporto delle tue tesi- almeno evita di dire stronzate.

Non sono mai stato dell’idea che i numeri e le statistiche possano da soli spiegare il calcio: ho amato Rino Tommasi per le sue cronache di tennis e soprattutto di boxe, mentre l’apprezzavo meno quando parlava di calcio. Ho ovviamente “nasato” a km di distanza la faziosità e la malafede di Tosatti, capace di citare numeri al terzo decimale quando la tesi lo richiedeva, e di liquidare poi il tutto con lo slogan di cui detiene il malefico copyright (“torti e ragioni a fine anno si compensano“).

Tornando a Sconcerti, dico: come ‘zzo fai a dire “mi pare la prima volta che uno scudetto venga assegnato senza che la squadra vincitrice debba giocare la sua partita“, quando tutti noi abbiamo ancora negli occhi la Pinetina in festa a Maggio 2009 dopo la sconfitta dei cugini in quel di Udine?

Ancora, e più grave: volendo ipotizzare interventi migliorativi per la Juventus del prossimo anno, il nostro esprime il proprio legittimo parere e individua nel divario tra titolari e riserve uno dei problemi. Vero che la Juve ha giocato la stagione con 15-16 titolari, e con una mezza dozzina di riservacce (con tutto il rispetto per Padoin, Quagliarella, Peluso and co.). Dire però che le grandi squadre sono quelle che hanno 18 o 20 giocatori tutti più o meno dello stesso valore è una cazzata.

Primo perchè, soprattutto al giorno d’oggi, nessuno può permettersi 18 o 20 campioni. Secondo perchè la solita squadra antipatica e facilmente dimenticabile è riuscita a vincere il Triplete (che NON vuol dire vincere tre campionati di fila, care le mie Serve!) con un nucleo ristretto di giocatori e qualche buona riserva.

Siamo sempre lì: avere delle opinioni è legittimo, e certa gente è pure pagata per quello.

Fare di queste opinioni la realtà unica, oggettiva e immutabile è prostituzione intellettuale.

 

WEST HAM

Battuti per la terza volta in stagione i cuginastri del Tottenham e salvezza conquistata!

We are staying up!

Da "quasi gol" a "quasi tiro". Tutto in proporzione.

Da “quasi gol” a “quasi tiro”.
Tutto in proporzione.

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

MEGLIO DI COSI’…

INTER-MILAN 1-1

…onestamente non poteva andare.

La differenza tra le due squadre, ed in particolar modo tra i rispettivi  stati di forma, è stato di imbarazzante evidenza nel primo tempo, ma tocca dare ragione ad Allegri, quando parla –in maniera forse poco elegante ma tremendamente efficace- di avversario moribondo e da uccidere.

Con un portiere normale, i primi 45’ avrebbero potuto concludersi col Milan in vantaggio di “alcuni” gol (due, tre, quattro… che’ttimporta… penza alla salute! cit. Prof. Scipione Petruzzi). Detto ciò, alla lunga è il Milan a risentire dell’impegno infrasettimanale, con i nostri che, complice anche il passivo attendismo del primo tempo, mettono fuori la testa e riescono a ripigliare una partita che si era messa male.

Facile e non del tutto sbagliato ridurre la prima frazione al duello Balotelli-Handanovic: il Bresciano Nero era ovviamente la star più attesa della serata, e da vero “perdazzurro” la goduria più grande è stata ricacciare a tutti in gola i peana del gol dell’ex, della rivincita e del figliol prodigo che finalmente gioca con la maglia giusta.  Segna invece il Faraone, che più vedo giocare –e ascolto parlare- più si merita i miei applausi da sportivo:  il look è simpaticamente improponibile, ma cervello, polmoni e piedi sono da giocatore vero. Aldilà dei marchettoni commerciali da fustino Dixan pompati dalla macchina iperglicemica rossonera, lui e Balotelli hanno un gran bell’avvenire.

Noi, sai la novità, facciamo cagare. Strama si è giocato buona parte del mio personalissimo “bonus credibilità” (sai che je frega…) riproponendo dal primo minuto Zanna e il Cuchu (e allora che cazzo gli hai fatto giocare 90 inutilissimi minuti in Transilvania tre giorni prima???) e schierando il Capitano a sinistra con Nagatiello a destra: ho visto questa formazione preannunciata fin dalla mattina e a torto ho pensato “ma saranno coglioni ‘sti giornalisti: non sanno che sarà Zanetti a giocare a destra, come fa da decenni, con Nagatiello che il meglio di sé l’ha sempre dato a sinistra?”. Invece la formazione era proprio quella. Infatti nel primo tempo non ci abbiamo capito un cazzo, con De Sciglio novello Roberto Carlos a scherzare tanto il nippico quanto Guarin (improponibile sulla fascia, dove i suoi difetti cerebrali vengono elevati a potenza e le sue qualità fisiche ridotte a radice cubica).

Ho passato 40 minuti a gridare alla tele “cambia, Strama, cambia!”, intervallandolo con qualche improperio, ma solo in assenza di Pancho che, anzi, ha assistito al vantaggio rossonero nel silenzio più gelido che lui possa ricordare.  Allettato il pupo a metà primo tempo, le mie madonne si sono benevolmente rivolte a Cassano e Palacio, palesemente orfani del Principe e forzatamente adattati  ad un gioco che non è il loro. Nel dubbio, nessuno dei due tira mai in porta, se si esclude un destro di Ando’ dal limite. Guarin ci mette del suo, continuando a dribblare anche quando oltrepassa la linea di fondocampo, palese dimostrazione di quel che questa squadra può attualmente offrire: muscoli e corsa (a volte), stop.

La ripresa vede realizzate le mie giaculatorie, con Zanna e Nagatomo a scambiarsi la fascia, e con Guarin portato un po’ più in mezzo, libero di “cavalloneggiare”. Il Milan come detto spinge di meno, noi pian pianino e senza farci vedere (la nebbia giocava a nostro favore!) ci proviamo, portando prima il Guaro a girare in porta un bel cross di Palacio (felino il riflesso del portiere nazifascista nella circostanza) e poi il neo-entrato Schelotto a capocciare in rete il cross scolastico ma efficace del nippico.

Pareggio col meno atteso dei protagonisti, e per una volta la sorte guarda dalla parte giusta: il primo gol in maglia nerazzurra  del Centofanti con gli occhi azzurri porta l’inevitabile corollario di lacrime, indici al cielo e dediche spacca-cuore, che mi sforzo di apprezzare solo in quanto conseguenza del lieto evento.

Tempo per perderla, ma anche per vincerla, ce ne sarebbe, e a dirla tutta l’inerzia della partita gira, con i nostri che sentono profumo di colpo di culo e agiscono di conseguenza. Per poco Schelotto non fa il bis di testa (bravo ancora Abbiati a respingere di pugno), Palacio tenta un assist per nessuno anziché tentare il destro al volo da posizione impossibile, e si arriva al triplice fischio finale, con conseguente sospirone di chi scrive.

Temevo la goleada, non lo nego, e ho sperato che la neve impedisse il regolare svolgimento della partita. Invece il campo ha tenuto eccome (piccolo inciso: alla faccia di tutti i minchioni che contestavano il terreno  parzialmente sintetico), e tutto sommato i nostri hanno raccolto il massimo di quel che lo stato psicofisico attuale poteva permettere. Va bene così, visto il momento. Siamo messi talmente male che pare incredibile essere ancora agganciati la treno del terzo posto. Treno che, dopo il Derby, ci permetterebbe di scavalcare i cugini anche in caso di arrivo a pari merito, complici gli scontri diretti.

Terzi a pari merito coi cugini, e noi in Champions…. Troppo bello per essere vero.

LE ALTRE

In attesa di Lazio e Napoli, che beneficiano del posticipo del Lunedì concesso a chi gioca in Europa League (sempre che la squadra in questione non sia talmente simpattica da non chiedere il rinvio per non disturbare), la Juve  regola il Siena in scioltezza, mentre la Roma approfitta della neve per sorprendere l’Atalanta in quel di Bergamo. In fondo, Zamparini conferma di essere un idiota patentato, richiamando Gasperini dopo averlo esonerato un mese fa in favore di Malesani.

E’ COMPLOTTO

Rompere le uova nel paniere ai parolai servi del potere è la cosa che più mi fa gongolare. Confesso che, oltre a non aver visto la vittoria del Milan contro il Barcellona, complice splendido concerto di Glen Hansard a Milano (for further reference:  http://www.rockol.it/news-472679/Concerti,-Glen-Hansard-la-recensione-del-live-di-Milano ), ho accuratamente evitato di leggere alcunché nei giorni successivi. Mi scopro infatti a digrignare i denti non tanto per le imprese sportive dei diversamente milanesi (anzi, sentire Piqué lamentarsi della sconfitta “perché loro han fatto il catenaccio” mi fa godere immensamente),  quanto per l’eco mediatica che le stesse producono, ancor di più in periodo elettorale. Per lo stesso motivo, il pareggio di ieri è stato accolto con un dispettosissimo sghignazzo dal sottoscritto, ripensando ai fiumi di miele e retorica che sarebbero seguiti all’eventuale vittoria rossonera, e che invece hanno dovuto trovare pertugi infinitamente più impervi da cui uscire (su tutte “grande parata di Handanovic, oltretutto su Balotelli, quindi vale di più” Caressa dixit). Mario non ha segnato, si è comportato bene per i suoi standard e mi pare sia stato insultato (come inevitabile, trovandosi in uno stadio e non in un collegio di educande) senza travalicare in beceri cori razzisti. Ho sentito parlare di banane e di uh-uh-uh, che però, personalmente, non ho visto né sentito.

Mi limito solo a sottolineare il diverso metro con cui Balotelli viene giudicato a seconda della maglia che ha indosso: ovviamente la serata di Inter-Barcellona, con maglia buttata e pubblico sfanculato, all’età di 20 anni ancora da compiere, palesava atteggiamenti inammissibili di un ragazzino viziato e maleducato, così come il dito davanti alla bocca a zittire i tifosi avversari era pericolosissima benzina buttata sul fuoco degli ultras. A tre anni di distanza, subito dopo il Derby, ecco il calabrese cantilenante chiedere alla gente di lasciarlo un po’ stare, che se uno viene stuzzicato poi alla fine reagisce, che un giocatore non è una macchina.

Tornando per un attimo alla banana, e banalizzando volutamente il discorso, non credo si sarebbe in ogni caso potuto parlare di razzismo, considerato il soave coro che da lustri viene intonato dal circolo di intellettuali che popola il secondo anello verde, e il cui distico elegiaco recita “Ciucciala, Ciucciala, Ciuccialabanana, milanista, figlio di….”. Poesia pura, altro che razzismo.

WEST HAM

Monday night contro il Tottenham, prossimo rivale dell’Inter in Europa League. Stay tuned.

Vento nei capelli...

Vento nei capelli…