NESSI CAUSALI E RIFLESSI CONDIZIONATI

BENEVENTO-INTER 1-2

Parto svelando un dettaglio del quale -giustamente- non vi fregherà niente: ho scritto di getto la sezione È COMPLOTTO, e avrei potuto aprire e chiudere con quella, perché onestamente non ho visto grande differenza tra i commenti fatti all’Inter di Benevento e la voglia di malafede e di procedere per Luoghi Comuni Maledetti.

Di partita ne ho vista meno della metà – per mia fortuna quella con i tre gol che l’hanno decisa. Ho comunque visto ampie sintesi del match e ho notato quanto segue.

Lungi dall’aver fatto un partitone, mi pare che l’Inter abbia giocato decisamente meglio di quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Brozovic, per qualche imperscrutabile allineamento dei pianeti, ha pestato giù un primo tempo fatto di due gol e di una costante proiezione offensiva (sui ripiegamenti difensivi va beh…), riuscendo là dove tutti i compagni di reparto hanno faticato finora. Che addirittura Nagatomo e Candreva abbiano rubato applausi per come è stata costruita l’azione del vantaggio è un unicum nel panorama di questa stagione.

Ancora: dopo il salvataggio da stopper vero fatto vedere nella partita casalinga col Genoa, Icardi in Campania ha svariato e fatto più sponde di quante fatte nell’ultimo campionato. L’ha riconosciuto addirittura Carlo Muraro, staccando per un attimo la litania dell’Inter che non gioca bene e dovrebbe fare di più. Forse per questo sbattersi là davanti, forse perché è umano anche lui, Maurito spara alle stelle la bella palla ricevuta dal fido Perisic nella ripresa.

Leggo invece i commenti nel dopo gara e mi pare di essere fermo a qualche giorno fa. #èunintercinica, #mancailgiuoco, #benesoloitrepunti, #crisiicardi.

Ai simpatttici cantori delle gesta dei nostri amatissimi è anche andata di sfiga, avendo vergato in settimana un cortese articolo nel quale lamentavano l’assenza di gol segnati su calcio di punizione dal limite.

Io, rancoroso complottista, avrei posto l’attenzione sul fatto che in sei giornate all’Inter fosse stata fischiata la miseria di due sole punizioni dal limite. Ma forse è meglio così, visto che il già menzionato Ajeje ha usato il piedino dalla mattonella appena fuori dall’area per timbrare il raddoppio, con tanti saluti alle Cassandre de-sto-ca.

La summa di tutto ciò, esasperata dall’atteggiamento opposto tenuto con la sponda sbagliata del Naviglio, è esemplificata nella foto del giorno a corredo di questa sbrodola, che potrete gustare nella già richiamata sezioncella che segue.

Indugiando solo ancora un poco sulla partita, mi pare di poter dire che i pericoli creati dal Benevento (che ci sono stati eccome) sono stati in massima parte causati da nostre leggerezze inescusabili (bell’idea del cazzo il lancio lento in orizzontale a tagliare il campo, facile innesco per il contropiede avversario) o da ripiegamenti fatti col piglio di chi dopo aver fatto nottata deve alzarsi per timbrare alle 6.00 del mattino. Il riferimento a Brozovic e Vecino che corricchiano per 40 metri senza affondare il tackle sull’avversario lanciato in contropiede è tutt’altro che casuale. Il gol di D’Alessandro nasce pochi attimi dopo.

La ripresa, se eccettuiamo il palo sbilenco preso in apertura, passa col risultato sempre in bilico, ma con i nostri a mangiarsi almeno due occasioni belle e buone (dite a Joao Mario che a questo gioco bisogna tirare in porta), lasciando nel contempo Handanovic inoperoso o quasi.

Eppure, come già fatto notare, nulla sposta i nostri (inde)fessi commentatori dal rinnovare le giaculatorie sulla pochezza della proposta calcistica nerazzurra.

Ce ne faremo una ragione, quantomeno fino ad ora porta bene…

LE ALTRE

Il Napoli sale meritatamente da solo in testa alla classifica, rifilando gli ormai soliti tre gol all’avversario di turno e centrando la settima vittoria su altrettante esibizioni.  Non così può dire la Juve, bloccata sul pari da un’ottima Atalanta, con una partita tutta da vivere e da godere nel modo in cui si sviluppa. Splendida la papera di Buffon sul gol di Caldara, servile l’arbitro nel far proseguire il gioco dopo il palese fallo su Gomez. Lo stesso arbitro si correggeva (o veniva corretto, non mi è ancora chiaro chi chieda di rivedere le immagini) tornando sulla sua decisione e annullando un gol che pareva regolare solo a chi di roba del genere è abituata a farne restando impunita.

Sul punto tornerò tra poco, non prima di aver fatto notare due cose:

1) così come le decisioni del VAR che ci hanno riguardato sono servite a correggere a nostro favore l’iniziale decisione dell’arbitro, così lo schermo a bordo campo è spesso intervenuto a correggere l’errore pro Juve. Come si dice in questi casi: cambiare le abitudini è sempre la cosa più difficile.

2) posto che nessun essere dotato di intelletto poteva sperare che l’avvento del VAR eliminasse il 100% degli errori, ecco che lo stesso arbitro a Bergamo assegna un rigore che, proprio rivisto con calma, è palesemente da non assegnare.

Immagino di dover dire che l’errore di Dybala dal dischetto faccia parte “del fascino del calcio, che è fatto da essere umani, in quanto tali fallibili”.

Passando ai cugini, brutto stop casalingo contro la Roma. Dico brutto per l’Inter, essendo in programma il Derby alla ripresa post-Nazionali ed avendo i nostri la ghiotta e teorica occasione di sbarellargli la stagione in una fresca serata di metà Ottobre. Essendo però famosi nel mondo per l’endemica incapacità di cogliere l’attimo, vedo altissimo il rischio per i nostri di perdersi in un bicchier d’acqua, lanciando un involontario ciambellone di salvataggio ai rossoneri e aprendo l’immancabile #crisiinter dalle nostre parti. Senza dimenticare che dopo il Derby ci sarà il Napoli al San Paolo…

A meno che Lucianino da Certaldo non sia così bravo a infilarsi sotto pelle ai suoi ragazzi e regalare scariche elettriche sotto forma di bestemmie il vernacolo toscano buone da svegliare il killer instinct di uomini truci quali Ranocchia, Handanovic, Santon e compagnia…

E’ COMPLOTTO

Vedere Massimo Mauro che rosica fa bene al calcio. Il calabrese cantilenante fa davvero fatica a non scoppiare a frignare come il peggior bambino viziato a cui viene impedito -per una buona volta- di fare il cazzo che vuole al parco giochi.

Per una volta arrivo ad apprezzare la saccente pedanteria di Caressa che spiega -a quelli dotati di intelletto e onestà intellettuale sufficienti- quale sia la logica dietro il gol sacrosantamente annullato alla Juve.

Logica che mi trova -manco a dirlo- pienamente d’accordo. Cercherò di spiegarlo come farei a un Massimo Mauro qualunque, che si lamenta del fatto che “è passato un minuto tra il contatto di Lichtsteiner e il gol!”.

Allora, primo sono 13 secondi e non un minuto, gobbaccio che si finge imparziale di sto par de ciufoli. Secondo, e più importante se solo riuscissi a capirlo: il concetto di soluzione di continuità è a mio parere corretto. Vediamo se l’alunno Mauro smette un attimo di frignare e collega i 4 neuroni disponibili: se dal momento del fallo, la squadra che l’ha subito non entra più in possesso di palla fino al goal, è verosimile pensare che, senza il fallo in questione, l’altra squadra non sarebbe riuscita a segnare, quantomeno in quell’azione.

Che tra i due eventi passino 10 o 30 secondi cambia poco: quel che conta è che la squadra “vittima” in quel lasso di tempo non è riuscita a recuperare la palla.

E’ il concetto di nesso causale, che mi rendo conto sia un po’ troppo per le cantilenanti sinapsi di Massimo Mauro, ma alla fin della fiera chissefrega di lui. Anzi: mi dà piacere fisico vederlo contorcersi di rabbia cercando di sorridere per mascherare la sua incazzatura.

Lodevole anche la presa di posizione di Sky Sport che, per penna del proprio direttore (per di più gobbo!), si proclama in tutto e per tutto favorevole all’innovazione tecnologica a supporto degli arbitri.

Ma forse l’hanno fatto solo per prendere le distanze dai deliri ovini del succitato Massimo Mauro…

Cambiamo lato alla musicassetta del male e occupiamoci di quelli che perdono sempre e comunque #atestaalta.

Ora: che il Milan tutto sommato potesse anche pareggiarla con la Roma è condivisibile, ma non è colpa loro se questo Milan è sufficiente e nulla più. Già più preoccupante il fatto che un loro giocatore si faccia espellere perchè non ricordava di essere già ammonito.

Noto al solito la tendenza dei media a minimizzare i problemi di Milanello Bianco, lodando la fermezza della dirigenza nel negare qualunque tipo di problema con Montella e difendendo a spada tratta tutto quanto fatto in estate.

Il sempre attento Malpensante mi anticipa nell’arte dello screenshot, pubblicando quasi in tempo reale questo collage che testimonia di quello che il Vate di Setubal fece passare alla storia come “prostituzione intellettuale” e come “grandissimo lavoro organizzato” per sviare le menti semplici degli utenti medi italici.

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Così come è sempre l’ora dei Pavesini, è sempre e comunque il momento per lodare il Club dell’Amore, anche al costo di propagandare panzane manco fossero dei novelli Emilio Fede. Nello specifico, e forse sperando che qualcuno sia così pirla da cascarci, ci informano del fatto che Mr Li stia cercando soci per il suo Milan, dichiarandosi disposto a cedere il 25% delle quote per la modica cifra di 200 milioni. Come a dire che, a pochi mesi dal compimento dell’estenuante closing, il valore della baracca è già cresciuto del 50%. Finchè la panzana la strilla il giornalaio di Arcore va bene, ma che certe notizie suscitino ancora tale riverbero fa davvero pensare…

Per dire: anche l’Inter può dire di valutare Santon e Nagatomo 40 milioni (l’uno, s’intende…), poi tutto sta a vedere se c’è qualcuno che ci casca…

E che non sia consentito ad alcun essere semovente sul globo terracqueo parlar male del Milan e delle sue emanazioni presenti o passate, lo dimostra l’inaspettato esonero di Ancelotti, Carletto per tutti ma non per me.

Ora, l’esonero è per un allenatore quasi un fatto inevitabile e fisiologico, essendo quello uno dei mestieri più precari del mondo (assai ben remunerato, ma pur sempre precario): eppure, tutti i media italiani uniti e compatti a difendere il sopracciglio più inarcato della bassa padana, accusato addirittura di aver fallito nella sua qualità precipua, e cioè di creare armonia in spogliatoio. La melensa retorica rossonera ha infatti seguito Ancelotti a Londra, Parigi e Madrid, prima di incepparsi inopinatamente in Baviera.

Singolare e sintomatico della coerenza dei media il fronte comune di tutti i giornalisti a respingere in modo sprezzante le critiche dell’ambiente Bayern ad una eccessiva italianizzazione dello spogliatoio, e ad una tendenza alquanto familistica nella composizione dello staff del Mister, di cui facevano parte il figlio e il genero.

Al solito: in Italia sempre pronti a scandalizzarsi per i troppi stranieri nei nostri Club, ma quando lo stesso atteggiamento lo prendono all’estero contro il povero  Carletto, tutti a difenderlo e a liquidare le lamentele del caso come chiacchiere da crucchi ubriachi baffi-neri-spaghetti-mandolino.

WEST HAM

Buona vittoria contro lo Swansea che ci vede tornare in acque non così turbolente.

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IL TÈNNICO FARNETICA

Eccoci a quello che i fighi chiamerebbero focus sul nostro centrocampo e che io (fighissimo, non figo, ma altrettanto onesto), chiamo “sono ancora in vacanza e butto giù quattro cagate davanti al mare“.

Come forse ricorderete, avevo espresso perplessità -anche alquanto colorite- sull’assemblaggio della nostra mediana nelle ultime stagioni.
In particolare, dalla mia comoda torre d’avorio a forma di tastiera, contestavo ad Ausilio & Co. di continuare a fare incetta dello stesso tipo di giocatore, trovandoci nel corso degli anni con i vari Kovacic, Brozovic, Joao Mario, Banega. Tutti più o meno forti, più o meno promettenti, quel che volete: non sto discutendo il rendimento, sto discutendo la strategia alla base della scelta.
Si comprava cioè “quel” giocatore, quasi con la convinzione che il problema potesse essere risolto così, senza bisogno di alcuna “fase 2”.

MAGUT E ARCHISTAR VS TUTTI GEOMETRI

Come costruire quindi un centrocampo “logico”?
I modelli in questione sono essenzialmente due: un centrocampo composto da specialisti del settore, nel quale siano eterogeneamente rappresentati i rubapalloni, gli incursori, i registi puri e i rifinitori o, alternativamente, un reparto di elementi simili tra loro, quindi in buona parte intercambiabili e capaci, come si dice in gergo, di fare le due fasi.
Al solito, non sarò io a dire che una soluzione è da preferire all’altra. Prendiamo i recenti reparti di centrocampo vincenti delle tre strisciate italiane e troviamo:

Inter: Cambiasso-Stankovic-Thiago Motta-Sneijder
Milan: Pirlo-Gattuso-Seedorf-Kakà
Juve: Pirlo-Pogba-Marchisio-Vidal

Che ne viene fuori?
I nostri, Wesley a parte, erano abbastanza fungibili tra loro, tant’è che non di rado uno dei tre (di solito uno tra Thiago e Deki) lasciava il posto a Zanna. Ma allo stesso Stankovic è capitato di giocare -con profitto- dietro alle punte.
I rossoneri, di contro, avevano ruoli ben definiti, con Ringhio a menare come un fabbro ferraio e correre anche per Pirlo, che poteva così dedicarsi ai lanci lunghi, lasciando a Seedorf il lusso di seguire il proprio istinto e a Kakà di spaccare in due le difese con le sue progressioni.
I gobbi erano in una sorta di via di mezzo, con Pirlo a fare se stesso e gli altri tre a far di tutto un po’ (Marchisio più tendente al raccordo, Pogba e Vidal alla fruttuosa animalanza).

A Roma si dice: ‘ndo caschi, caschi bbene.

Da fuori, mi limito a dire, risulta più chiaro un reparto in cui ognuno ha un ruolo preciso e non si corre il rischio di equivoci. Il limite sta nel non avere alternative, quantomeno all’altezza: ti si scassa Pirlo e che fai? Metti Ambrosini?
D’altra parte, un centrocampo “fungibile” ti lascia dormire sonni tranquilli quanto ad abbondanza di soluzioni a disposizione, a patto di sapere come gestire questa “libertà”.

E qui arriviamo a Spalletti e al centrocampo nerazzurro vendemmia 2017/2018.
Come entusiasticamente fatto notare da molti (e autorevoli) addetti ai lavori, l’Inter ha venduto -non mi piace dire “si è liberata”- dei suoi centrocampisti di rottura, Medel e Kondogbia.
Ho già espresso la mia contrarietà all’addio del cileno, interprete principe di un ruolo, il mediano incontrista, troppo poco glamour nel calcio odierno fatto da metrosexual depilati e con le ciglia a ali di gabbiano. Uno così, ripeto, in rosa fa comodo.
Su Kondo il discorso è più teorico che pratico, avendo il francese alternato poche partite convincenti a lunghi periodi di balbuzie calcistica che non ci hanno fatto capire che tipo di giocatore debba o possa essere.

Ad ogni modo, l’Inter a metacampo quest’anno può contare su:

Gagliardini-Vecino-Joao Mario-Borja Valero-Brozovic.

La qualità di certo non manca. Non mancheranno nemmeno i soliti saccenti e prezzolati scribacchini che faranno notare “l’assenza di un regista di ruolo, il Pirlo della situazione“, ma quelli li si manda afangul‘ e il problema è risolto.
Ho qualche perplessità invece sulla solidità e la cattiveria difensiva di questo manipolo di valorosi pedatori, che ho cercato di elencare proprio avendo in mente questa qualità.
Dei cinque, solo Gagliardini mi pare poter essere (o meglio diventare) un buon recuperatore di palloni. Non che gli altri non lo sappiano fare (Vecino l’ha fatto alla Fiorentina, Borja all’esordio in nerazzurro ha recuperato sette palle in un’ora di gioco, Brozovic corre sempre tanto, anche se in maniera anarchica e poco funzionale alla squadra), però il timore è che quando ci sarà da difendere, o ancor di più quando bisognerà pressare per recuperare palla, i nostri potrebbero essere in difficoltà.
Spalletti fa bene a rispondere demagogicamente che “noi siamo l’Inter e quindi dobbiamo avere una squadra che il gioco lo deve fare e non subire“, ma le perplessità di chi scrive rimarranno in attesa di essere smentite e quantomeno ridimensionate.

…e non a caso scrivo a poche ore di un esamino mica da ridere…

Ite missa est.

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STAGIONE 2017-2018

Nella giornata che diede i natali al Capitano con la Z maiuscola, trovo finalmente il tempo di fare una rapida e illuminata disamina sulla creatura che sta nascendo tra le mani -si spera sapienti- di Luciano Spalletti.

Partiamo proprio da lui e da un bigino di pregi e difetti. Fa giocar bene le proprie squadre, schietto e poco incline alla diplomazia, una tendenza a sbrodolare infinite conferenze stampa.

Riguardo a quest’ultima caratteristica, il Mister di Certaldo alla presentazione in nerazzurro diceva di aver ricevuto un messaggio di in bocca al lupo da José Mourinho.

Non trovo purtroppo il meme in rete, ma la vignetta -spassosissima- diceva “in rubrica era salvato come prime-time“.

Per il resto, le specifiche del prodotto possono essere viste, a seconda dei punti di vista, come qualità o limiti. Come sa chi ha la pazienza di leggere le mie sbrodole, ho spesso diffidato delle squadre che “giocano bene al calcio“: in primis perché credo che non ci sia allenatore che scientemente scelga di “far giocar male” le proprie squadre; in secundis perché, non esistendo per fortuna un pensiero unico, non è chiaro cosa voglia dire “giocare bene“; in ultimo, perché spesso le squadre troppo onanistiche mancano di quella sana “ignoranza” che permette di vincere una manciata di partite che alla fine della stagione fanno la differenza (ask Sarri vs Sassuolo e Atalanta for further references).

La succitata tendenza “prime-time” di Spalletti potrebbe essere una manna per una Società endemicamente incapace di “farsi sentire”, ma anche una scheggia impazzita guidata solo dal proprio ciclo mestruale nel caso in cui non ci fosse una linea guida a dare una direzione di massima.

Delle mie preferenze fregherà giustamente un cazzo a nessuno, ma uno come il Cholo sarebbe stato più “coerente” con la storia interista.
Poco male, diamo il tempo a Spalletti di vincere quel paio di scudetti e poi vai di contratto a tempo indeterminato all’unica vera testa lucida e illuminata (in tutti i sensi) del recente passato interista.

Chiudo la parentesi-allenatore citando ancora una vola la saggezza politico-popolare cinese, allorquando Deng Xiao Ping parlava del colore dei gatti e dei topolini da catturare.

Che vinca partite, e poi faccia e dica il cazzo che vuole.

IL DRIIMTIIM DE NOANTRI
La doppia “i” nel titoletto è un’indiretta lezione di pronuncia a tutti quelli (italiani ignoranti!) che non colgono la differenza fonetica tra “shit” e “sheet“: però in italiano preferireste adagiarvi su un lenzuolo fresco e non su una cacca, giusto?

Fine della polemica da angloterrone rancoroso.

DIFENDIAMO COME POSSIAMO

In porta once more with feeling Samirone Handanovic che, immancabilmente anche se in misura minore, ha fatto presente che vorrebbe giocare la Champions (e noi invece no…). Pregi e difetti restano più o meno intatti; spero più degli anni precedenti che non prenda nemmeno un raffreddore sapendo che il suo secondo è Padelli, il cui unico pregio al momento è di poter essere beneficiario del luogo comune “è tifoso interista fin da bambino”, come da foto.

La difesa vede una più che probabile coppia Miranda-Skriniar, con l’altrettanto verosimile giubilo di Jeison Murillo. Un rendimento coerente quello del colombiano, che ha mostrato tutti i pregi del suo repertorio nei primi 6 mesi di Inter, per poi dar sfoggio al campionario di scempi per l’anno e mezzo successivo.
Di lui rimane l’impressione che ho avuto fin dalle prime uscite: ha tutti i difetti del connazionale Ivan Ramiro Córdoba, senza averne il pregio maggiore, e cioè la consapevolezza dei propri limiti. Questo ci ha dato in regalo un paio di bellissimi quanto inutili gol in rovesciata, e una decina di gol subiti dopo dribbling rovinosi tentati al limite della nostra area.

Grazie e arrivederci.

Credo che, la contemporanea partenza di Andreolli e quella inevitabile per manifesta incompatibilità ambientale di Ranocchia renderanno necessario l’acquisto di almeno un altro centrale di pura decenza, che possa dare il cambio ai due succitati titolari, pur in una stagione priva di impegni europei.

Sulle fasce, gioisco sulla fiducia per l’arrivo di Dalbert che non ho mai visto giocare, ma che se non altro al momento ha l’innegabile pregio di togliere dai titolari uno tra Nagatomo e Santon. Se poi fosse anche buono (lasciamo perdere i paragoni con Maicon, che portano solo sfiga…), tanto meglio.
Sulla destra potrebbero bastare D’Ambrosio o Ansaldi, ma ovviamente non mi opporrei all’arrivo di qualcuno di maggior sostanza.

LA MEDIANA CONSISTENTE

Torno per un attimo il rancoroso angloterrone di cui sopra, per segnalare un altro abominio cui molti di noi sono sottoposti in ambito lavorativo.
Peggio dell’inglesismo fatto e finito (il briefing e non la riunione, il print invece che la stampa…) la cosa che più mi fa ribrezzo è l’italianizzazione di un termine inglese, che però in italiano esiste ma vuol dire una cosa diversa.

Al primo posto di questa orrenda classifica c’è “confidente”, usato invece di fiducioso (dall’inglese “confident“, per voi italioti ignoranti spaghetti baffi neri).

Diocristo, in italiano confidente vuol dire un’altra cosa, è un tipo a cui dici i cazzi tuoi e di cui ti fidi, ma se ritieni probabile che una cosa accada, dici che sei fiducioso, mica confidente. Non è difficile, dài…

Subito dopo -e qui torniamo al titoletto- c’è “consistente” usato invece di coerente (dall’inglese “consistent“, per voi italioti ignoranti spaghetti baffi neri). Anche qui come supra, se una persona mantiene un certo atteggiamento nel tempo, si dirà che è coerente. Consistente lo si dirà di un materiale non troppo molle che, per l’appunto, ha una certa consistenza.
A meno che non si parli di Borja Valero: ecco l’eccezione alla regola appena esposta. Lo spagnolo in carriera ha costantemente proposto un rendimento di spessore, potendo quindi essere definito al contempo coerente e consistente.

Che sia regista o no (l’abbiamo preso noi, quindi tutti ad affrettarsi a dire che non lo è, niente di nuovo…) è un giocatore di rara intelligenza, apparentemente integro fisicamente a dispetto dei 32 anni compiuti. Credo che abbia in casa due bamboline Voodoo a forma di Xavi e Iniesta, perchè senza di loro sarebbe stato titolare fisso in nazionale per almeno due lustri.

Se a lui aggiungiamo l’arrivo di Vecino, suo compagno di reparto nella Viola degli ultimi anni (vox servorum: “ma nemmeno lui è un regista, perché non hanno preso Badelj??”) non posso che essere soddisfatto del centrocampo che va a formarsi.
Starà poi a Spalletti capire come disporre le pedine in campo, potendo contare oltre ai due ex gigliati su Gagliardini e Joao Mario: personalmente vedrei la coppia viola davanti alla difesa e il portoghese alle spalle di Icardi, con l’italiano primo cambio, ma sono finezze: il materiale c’è e quindi facciamo lavorare chi è pagato per farlo.
Ci sarà, in realtà da sfoltire il reparto, e personalmente ritengo che Brozo e Kondogbia possano essere tranquillamente sacrificati in presenza di offerte appena appena presentabili.
Per questioni più di cuore che tecnico-tattiche tratterrei Medel, che però pare -anche lui- in via di uscita.
Sottolineo per l’ultima volta l’incomprensibile astio di tutta la critica calcistica italiana per il cileno, che oltretutto nei mesi di Pioli ha dimostrato di poter essere anche un buon rincalzo difensivo in caso di bisogno. Non ha mai reclamato un posto da titolare, tantomeno lo farebbe adesso che il reparto è assai migliore dell’epoca Kuzmanovic-M’Vila-Taider, però ha ormai lo stigma dell’untore, e il volgo vuole la sua testa.

Addio Medellino, io ti ho sempre amato.

LA’ DAVANTI

Pur non essendo al momento cambiato niente, questo è il reparto che per ora mi ha dato più soddisfazione. La gestione del “caso” (che “caso” non è) Perisic mi sta piacendo moltissimo, sperando di non essere smentito nei prossimi 20 giorni.
Sfanculati tutti i gufi del “tanto dovranno venderlo per far quadrare i conti“, FozzaInda ha messo su una playlist con soli due pezzi in loop: “50 milioni cash” e “non abbiamo bisogno di vendere nessuno“.
Gli scrivani di corte, resisi finalmente conto che il muso giallo fa sul serio, hanno tentato di scartare di lato andando dietro alle suggestioni di mercato (altra espressione che detesto) che paventavano un addio di Candreva sponda Chelsea, all’insegna del “Perisic potrebbe restare; a quel punto andrà via Candreva“.
Tutto purchè l’Inter debba vendere, indebolirsi e morire male.
Vepossino…
Tornando al campo, so che dovrebbe arrivare questo Emre Mor. Se Dalbert almeno l’avevo sentito nominare, del turco però danese ignoravo proprio l’esistenza.
A quanto capisco dovrebbe essere il primo cambio dei due esterni d’attacco, e per certi versi vale quanto detto per il terzino brasiliano: se questo qua deve arrivare per prendere il posto di Biabiany, direi che abbiamo ottimi margini di miglioramento.

Quindi? Gallianamente parlando #siamoapostocosì?
Mah, forse sì… Mi sarebbe piaciuto Nainggolan, eccome… ma non arriverà e quindi facciamocene una ragione. Vidal qualche anno fa, e senza passato juventino, l’avrei preso eccome, ma siamo anche qui a parlare di opzioni che non sono sul tavolo.
Attingo a un’altra frase fatta del periodo estivo: “comprare per comprare, meglio stare come siamo”. Banale, ma vero.

Nemmeno col Ninja saremmo stati da scudetto, quindi avanti così: cerchiamo di sfruttare l’assenza di impegni infrasettimanali per puntare a uno dei quattro posti champions, sapendo che oltre alle solite tre dovremo fare i conti anche con i Meravigliuosi, di cui parlerò (male, e come sennò) prossimamente.

Vuoi non dire niente sulle fideiussioni per Bonucci e sull’esordio del VAR visti in questi ultimi giorni?

MAGLIA

Non ci siamo, poche balle… Non capisco (o meglio lo capisco ma preferisco far finta di nulla…) perchè la Nike debba utilizzare i loro designer sotto acido per sperimentare le peggio varianti sulle nostre maglie, tornando invece fedeli e rispettosi della tradizione nel caso di altri top club europei…
Ad ogni modo, il blu è di una bella tonalità, numeri e nome in bianco e non più giallo evidenziatore, ma quelle righe nere fanno tanto codice a barre e nun se possono vede.

Meglio, nella sua semplicità banale ma al tempo stesso ricercata, la maglia bianca, non a caso apprezzata anche da appassionati di calcio di altre latitudini.

Leggo di una terza maglia grigia con sfumature militari, che mi fa cagare così sulla fiducia. C’è di buono che la scarsità di impegni in stagione dovrebbe limitarne l’uso.

 

CLEAN UP THE MESS

Parlare delle ultime partite è davvero accanimento terapeutico. Che cazzo vuoi cavare da due partite inutili, completamente prive di qualsiasi senso sportivo e purtroppo nemmeno capaci di palesare la presenza tanto agognata di “uomini” prima ancora che di “calciatori”?

Accanto al raccapriccio sportivo, sta la deriva ormai inarrestabile della Società, totalmente allo sbando e senza nessuno -che sia il comandante in capo o l’ultimo degli sguatteri- che sappia quale rotta tenere.

Gli ultimi giorni hanno segnato un netto “liberi tutti” a livello mediatico, che ha allarmato e non poco lo psicopatico che scrive. Arrivo anche a dire che i media per una volta non sono nemmeno i principali colpevoli di questa storia, trovandosi nella comodissima posizione di dover semplicemente riportare dichiarazioni di terzi, senza quasi dover aggiungere nulla di proprio per insaporire la pietanza, già succulenta di suo.

E del resto che cacchio devono fare, i servi mediatici, se un giocatore come Eder si permette di dare consigli alla Dirigenza e ai compagni, dal basso di un rendimento che in una squadra normale sarebbe da insufficienza piena, e che solo la diffusa mediocrità nerazzurra fa ergere a “uno dei meno peggio”?

Di più, e assai più grave: come è possibile che il tuo Direttore Sportivo esterni -“col coeur in man” diremmo a Milano- tutti i propri sentimenti senza un minimo di filtro istituzionale, stupendosi poi perché pensava che il contenuto delle sue dichiarazioni sarebbe rimasto riservato?

Riservato… quel che dici in un’aula universitaria… nel 2017…

Ausilio nelle sue funzioni secondo me ha fatto quel che poteva, ma per questa sola cosa va cacciato all’istante. Non puoi lavorare nel calcio (per di più nell’Inter!) da vent’anni ed essere così ingenuo. Arrivo infatti ad augurarmi che ingenuo non lo sia stato per nulla, e che abbia volutamente provocato questo putanoire per farsi cacciare, lui fresco di rinnovo triennale, ed incassare una ricca buonuscita, vistosi ormai degradato a secondo di Sabatini.

Sia quel che sia, gli ultimi giorni ci hanno dato la conferma non richiesta del fatto che, bartalianamente parlando, “gli è tutto sbagliato“, e che non potrà certo essere il solo allenatore (fosse anche Conte, fosse anche Gesù Cristo, dico di più: fosse anche José da Setubal) a raddrizzare la situazione.

Torno ad ammorbare me stesso prima che voi, ricordando le tante volte in cui ho segnalato l’importanza di una organizzazione solida e coerente nelle varie funzioni, che parta da un Proprietà ricca e consapevole dei propri mezzi e dei propri limiti, che passi da una Dirigenza snella (due, tre persone, non di più) che goda della fiducia della proprietà e che sia di indiscutibile competenza, e che arrivi ad un allenatore conseguente alle idee dei primi due soggetti.

Questo a prescindere dai nomi da mettere nelle caselle testé abbozzate.

Se mi si passa il paradosso, i giocatori vengono dopo, e co e conseguenza di tutto ciò. Parlerò anche di loro, e spero di riuscire a farlo in termini non troppo scurrili, ma non in questa sede.

I calciatori passano, l’Inter resta, insieme ai suoi problemi ancestrali e accanto a peculiarità uniche nel panorama mondiale. Noto ad esempio una corrente di pensiero che ha ne IlMalpensante e in Stefano Massaron i principali esponenti, e che vede nella cosiddetta “Dirigenza italiana” il principale problema di quest’Inter.

In buona sostanza, il vuoto di potere conseguente al cambio di proprietà Thohir-Zhang ha visto il trio Zanetti-Ausilio-Gardini guadagnare posizioni all’interno e soprattutto all’esterno del Club. FozzaInda, dopo aver cacciato Bolingbroke, non ha ancora scelto il suo sostituto, limitandosi a sostituirlo con un proprio uomo ad interim.

Ciò ha lasciato campo libero ai tre succitati, stranamente (per essere tesserati nerazzurri) sostenuti dalla stampa quasi a prescindere, nonostante a loro siano state affidate le chiavi della macchina che ora contempliamo accartocciata contro il guard rail.

Ecco finalmente l’anima italiana a riportare l’Inter dove deve stare, ecco l’arrivo di Pioli, che -lui sì- conosce il nostro calcio, ecco l’acquisto di Gagliardini chè così giocano gli italiani…“. Questa la litanìa, stucchevole e melensa, che le nostre caste orecchie si devono sorbire da Ottobre scorso.

…eppure, proprio con la presenza di tanti italiani -in campo, in panca e in tribuna- come non se ne vedevano da lustri, ecco che all’iniziale gasamento generale consegue un tonfo dagli effetti devastanti: due punti in otto partite.

Tonfo che, con passaporti diversi, avrebbe causato la chiamata alle armi dei vari MassimiMauro del mondo, ad accusare ancora una volta l’Inter di eccessiva esterofilia, e che invece viene raccontato come fallimento della proprietà straniera e di un “gruppo che non c’è per questioni di etnie” (cit.)

Ma andate a cagare voi e le vostre bugie (cit.)

Su questo è difficile dar torto a Stefano e a IlMalpensante. Non li seguo nel loro amore per De Boer, vittima innocente di questa stagione (vero) ma a mio parere scelta lontana dalla storia dell’Inter. Ma questi sono punti di vista tènnici, assolutamente legittimi.

Torno invece al loro fianco per segnalare come sia stato trattato l’olandese nei due mesi di permanenza e quanti alibi -giusti o sbagliati che fossero- siano invece stati concessi a Pioli e ai tre dirigenti italiani nel semestre successivo.

[Piccolo inciso: non riesco nè voglio riferirmi a loro come alle Triade, perché va bene tutto, ma certi paragoni non si devono nemmeno pensare.]

In tutto questo, giornalisticamente, abbiamo una notizia, perché è innegabile che i tre succitati, e Pioli in quanto loro emanazione diretta, abbiano goduto di buona stampa. Un unicum nella storia nerazzurra, che in realtà se fossi il padrone della baracca cercherei di sfruttare a mio favore. Capisco che sia alquanto cervellotico tenere nella tua azienda gente incapace solo perché all’esterno ne parlano bene, ma la cosa fa pensare.

Di più: il mio animo complottista porta a chiedermi retoricamente:

Non è che ne parlano bene proprio perché incapaci, e come tali garanti di una perdurante mediocrità dell’Inter, così ben sfruttabile a livello mediatico?

(È così, fidatevi).

Morale, come la risolviamo?

Io continuo a vedere in Leonardo l’uomo ideale a cui affidare la ri-costruzione della Società. Uno come lui a fare il Direttore Generale, espressione diretta della proprietà, quel che dice lui è come se lo dicesse FozzaInda. So che verrebbe identificato come “Uomo di Moratti”, visto il feeling con l’ex Presidente, ma correrei il rischio ad occhi chiusi.

Sotto di lui, Sabatini a fare il mercato e Oriali a supportare il tecnico in tutte le esigenze di campo e di raccordo con il Club.

Infine, un mio pallino: un cazzo di Direttore della comunicazione che imponga regole ferree ai tesserati e limiti le fughe di notizie, vere o false che siano.

Ausilio come detto si è messo -volontariamente o meno- in condizioni di farsi cacciare. Gardini nessuno sa cosa sia lì a fare e la sua perdita non credo verrà rimpianta da molti. Zanna deve fare quel che sa: l’Ambasciatore dell’Inter nel mondo, il tagliatore di nastri, il messaggero della Società quando c’è un argentino buono da prendere.

Poco altro.

Hai detto niente…

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HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario

LA VECCHIA MA SEMPRE VALIDA METAFORA DELLA COPERTA CORTA

PESCARA-INTER 1-2

La veneranda età non mi consente più quei guizzi di fantasia e di genio -assai incompreso- che mi permettano di scodellare titoli ad effetto come se non ci fosse un domani. Accontentatevi quindi della banale frase fatta, seconda nel gergo solo all’inarrivabile “cantare e portare la croce“.

Del resto, come dicono quelli bravi, qui non c’è da inventare niente. C’è piuttosto da stand on the shoulders of giants (vero professo’?): poi ognuno si sceglie i “giganti” di riferimento nel proprio ambito (Maurizio Mosca, Aldo Biscardi, Oronzo Canà… menti eccelse del genere insomma).

Morale: cito i classici per cercare di andare oltre i peana rivolti a De Boer dopo il triplo cambio carpiato da “o la va o la spacca”: è andata bene e abbiamo vinto, ma questa squadra, con questa rosa, temo avrà a lungo problemi di permeabilità difensiva.

Non voglio ammorbarvi con la mia predilezione per Medel, ma se la nostra fase difensiva ha ballato -e non poco- con il cileno in campo, è chiaro che l’ultimo quarto d’ora con un 4-2-4 iper offensivo è stata l’inevitabile mossa della disperazione, che ha portato sì ad un insperato successo, ma che sarebbe suicida anche solo pensare di proporre dall’inizio.

Dopo un paio di formazioni iniziali frutto dei migliori coffee shop di Amsterdam, Franchino mette giù la formazione più logica e probabile: Joao Mario fa compagnia a Medellino e guarda da dietro Perisic-Banega-Candreva che a loro volta giocano (almeno nelle intenzioni) per Icardi. Dietro troviamo conferma del perfetto bollettino medico nerazzurro, che dà per recuperato Nagatomo, con il nippico a sedere diligentemente in panchina per 90′: spazio quindi agli italiani D’Ambrosio e Santon, con le conseguenti madonne di chi scrive, attutite solo dal fatto che a quei due, in attesa di Ansaldi, non ci sono alternative.

La partita, agli occhi di un osservatore esterno, è bella e piena di occasioni da gol da ambo le parti: loro colpiscono una traversa clamorosa nel primo tempo, con Handa che finalmente si ricorda che in porta ci si può anche tuffare. La conseguenza sono 4-5 parate coi controcazzi disseminate nei 90′. Sul fronte opposto, Bizzarri dall’alto dei suoi 65 anni fa un paio di parate mica da ridere (su Banega-Candreva ho maledetto i suoi morti risalendo fino alla quarta generazione).

Se però i nostri, pur con i dovuti equilibri ancora da trovare, fanno vedere buone cose dalla cintola in su, ecco che da centrocampo in giù sono guai. Complice un palleggio alquanto impreciso (Banega quante palle ha sbagliato in costruzione???) abbiamo concesso tante volte tanto spazio ai nani malefici abruzzesi, che mostrano in Caprari e Verre due spine nel fianco per i nostri difensori.

Devo dire che ho poco da rimproverare singolarmente e Miranda e Murilllo -bravi anzi a fermare le progressioni avversarie con salvataggi uomo contro uomo da brividi: è proprio la copertura difensiva della squadra in generale a essere ancora latitante: non è un caso se le uniche parole dette da De Boer in italiano nel dopo partita sono state “marcature preventive” e “tutti insieme“.

Dopo l’inevitabile Primo Gol in Serie A di tal Bahebeck, di cui inevitabilmente si dice un gran bene, i nostri come detto la buttano sul casino organizzato. Rischiamo il 2-0 con Handanovic reattivo ma fortunato a respingere la conclusione tanto forte quanto centrale di Verre, dopodichè Icardi timbra il pari di testa su bel cross di Banega. Bravo Maurito a correggere di pochi centimetri la traiettoria che già mi aveva fatto gridare al gol ancora sullo 0-0 (di Candreva in quel caso il traversone).

Da lì in poi le due squadre sono i classici due pugili suonati che tirano gli ultimi colpi sperando di pescare il jolly e -incredibile ma vero- per una volta ci dice culo: il lancio alla cazzimperio trova distratta e scoordinata la difesa di Oddo: rimpallo e controrimpallo a liberare Icardi che ringrazia e mette la palla in buca al 90′.

Buciodiculo, non c’è che dire, e comprendo il disappunto pescarese. Detto questo, una partita con 6-7 occasioni chiare a testa è la classica partita che dovrebbe finire in parità, ma che ambo le squadre possono tranquillamente vincere senza scandalo alcuno.

Passando dalla cronaca all’analisi illustre, cardinale, aulica e curiale, continuo a pensare che il nostro centrocampo abbia troppi giocatori simili (Banega, Joao Mario, Brozovic, lo stesso Candreva), bravi a fare un po’ tutto ma ad alto rischio “doppione, triplone, quadruplicone“. La cosa non è un male di per sè, ma non è il massimo  se si pensa a un allenatore appena arrivato, una stagione già iniziata e una massa grezza ancora tutta da plasmare. E’ come fare un puzzle con pezzi che potrebbero stare in tanti posti diversi…

Ad ogni modo, e tanto per sgombrare dubbi, tempo per esperimenti non ce n’è: giovedì inizia l’Europa League e domenica sera arriva la Juve, tanto per saggiare subito la consistenza di quei miglioramenti che tutti (io compreso, dài…) abbiamo visto in riva all’Adriatico.

LE ALTRE

La Juve beneficia di un Sassuolo votato al suicidio, che riesce a beccare tre gol in contropiede a Torino facendo quel che a mio parere è una tattica suicida, ma a cui tutta la stampa ovina e prezzolata plaude come grande spettacolo e giUoco che se ne fotte dell’avversario, chè tanto a chiuderti e basta la perdi comunque.

Appunto, ventisette minuti e 3-0, però che bel giUoco…

Il Napoli fa vedere l’attuale consistenza di quel Palermo che ci aveva bloccato a fine Agosto e rifila tre pappine ai rosanero, guidati nell’occasione da De Zerbi (usque tandem non è dato sapere…), mentre la Roma trascende il calcio per entrare nel campo della leggenda semiseria, rischiando di perdere in casa con la Samp sotto il nubifragio e acciuffando due ore dopo un rocambolesco 3-2 in pieno recupero su rigore segnato da Totti.

Tutto bello, con lo splendido 40enne a disegnare calcio come lui (e pochi altri al mondo) sa, con una tecnica e un’intelligenza calcistica che potrebbero farlo continuare per altri 10 anni: sentivo Vialli & Co. commentare tra il serio e il faceto “Totti queste cose le farà anche a 50 anni” ed è la verità. Sciapò e un cordiale mavaff… al Gabidano insomma, che per l’occasione non viene nemmeno ammonito dal prode Giacomelli dopo l’esultanza a petto ignudo sotto la curva.

A riguardo, ribadisco tutto il mio disprezzo per l’inutile leziosità di Ricky Alvarez, già maltollerato nella trascurabile parentesi nerazzurra e rivisto ieri a cincischiare calcio con un piede solo a tre all’ora.

Lodevole invece quando, rivolto al succitato fischietto di acclarate antipatie nerazzurre, lo apostrofa con un “a noi un rigore così non lo fischi mai!” che mi fa romanticamente pensare a un “noi” non blucerchiato bensì nerazzurro, in memoria dei bei tempi andati.

Gettando un occhio in casa dei cugini faccio fatica a trattenere un ghigno di scherno, vista la pochezza della prestazione che, unita a una considerevole dose di sfiga, partorisce la sconfitta casalinga con l’Udinese: ma loro propongono giUoco, ed è un sostanziale silenzio quel che accompagna i commenti alla classifica rossonera, in tutta risposta agli all in da panico di De Boer e all’ultima spiaggia paventata prima della trasferta abruzzese dei nerazzurri.

Ma non posso dire di essere sorpreso.

E’ COMPLOTTO

La nobile intenzione era di non sprecare nemmeno una riga nel rimarcare la curiosa assenza di Berardi nell’anticipo di sabato tra Sassuolo e Juve, ma si sa come va con i propositi di inizio Settembre, quindi…

Godibilissima la precisazione del Direttore Sportivo del Sassuolo Carnevali che, in un’intervista a Tuttosport (guarda il caso), trova il tempo di parlare della propria squadra, tra un ode e l’altra alla Juve e a Marotta, giusto per ammonire il mondo intero sul chiacchiericcio di quest’estate che ha coinvolto appunto Berardi.

Lo riporto testualmente in modo che il suo vile e subalterno monito risulti in tutta la sua pochezza:

E vorrei che questo fosse chiaro: lui non ha mai rifiutato la Juventus“.

Baciamo le mani. (Questo l’ho aggiunto io ma ci stava bene come chiusa finale)

Del resto non sono certo i primi… E’ vivo il ricordo degli anni in cui Iaquinta, ancora all’Udinese e prima di essere indagato per detenzione abusiva di armi, sistematicamente litigava con la Società o si infortunava giusto alla vigilia delle partite con la Juventus.

Ma siamo noi a voler vedere sempre il marcio. Complottisti and proud of it!

Sempre gradevole, almeno per me, e nonostante Fabio Caressa, il Club di Sky nel dopo-posticipo, nel quale Massimo Mauro assume ormai sempre più il ruolo di macchietta cacacazzi, populista, sparatore di mezze verità e chi più ne ha più ne metta.

Ecco alcune perle di saggezza del nostro:

Perchè a Mancini ‘sta squadra non andava bene? Lì Vialli si è diplomaticamente limitato a tirare in ballo la pur reale questione del ruolo del Mancio nell’Inter: in sostanza lui voleva avere voce negli acquisti, FozzaInda invece vuole decidere da solo (o con altri).

E’ però grave non menzionare il fatto che Joao Mario e Gabigol siano arrivati a risoluzione già firmata e Candreva, rincorso già da gennaio, sia arrivato pochi giorni prima quasi come un “contentino”. Non lo sapremo mai, ma se la rosa attuale fosse stata a disposizione del Mancio a fine Luglio, forse -forse- parleremo di un’altra storia.

Il calabrese cantilenante ad ogni modo si è spinto oltre: alla domanda di Caressa “siete per Guardiola o per Mourinho” tutti i presenti (gente che di calcio notoriamente non capisce un cazzo come Vialli, Leonardo, Bergomi e Di Canio) hanno sostanzialmente fatto la supercazzola per non scegliere e parlar bene di entrambi, mentre il genio ha provocatoriamente risposto “se mi fai una domanda del genere mi offendi!“.

Ha poi argomentato che Mourinho lui lo stimava al Porto, mentre dall’Inter in poi “è stato bravo a farsi comprare i giocatori più forti del mondo nei vari ruoli“.

Puntuale nell’occasione Leonardo che gli ha risposto: “veramente ha voluto due che giocavano nel Genoa…“, e avrebbe potuto anche non finirla lì.

Ma Leo è un signore ed ha tempi televisivi perfetti.

Per il resto, ci sono io:

Al primo anno (2008) Josè si fa comprare due pacchi come Mancini (quello della Roma, non Ciuffolo) e Quaresma: ci prova due mesi, capisce che ha toppato e torna al rombo di Mancini (Ciuffolo stavolta, non Amantino) con cui vince il campionato in carrozza.

L’estate dopo chiede a Branca e Oriali di comprargli Deco e Carvalho e si sente rispondere “No, però pigliamo Lucio e Sneijder“. Lui risponde “Va bene lo stesso“.

Lucio al tempo ha 31 anni e pare aver già dato il meglio di sè in Germania, Sneijder è sostanzialmente mobbizzato dal Real e manca poco che gli facciano trovare la testa di cavallo nel letto. Non esattamente il meglio offerto dal mercato.

Non chiede la cessione di Ibra -anzi- ma, capìta l’entità dell’affare, accoglie a braccia aperte Eto’o dicendo sostanzialmente: “esce un fuoriclasse, arriva un fuoriclasse“.

Sceglie poi -come ricordato- due ottimi giocatori come Milito e Thiago Motta, che però arrivano al grande calcio rispettivamente a 30 e 27 anni, dopo aver girato al largo dai grandi club (Motta è in realtà cresciuto nel Barça ma di fatto non ci è mai entrato in pianta stabile complici problemi fisici).

A gennaio ha poi voluto Pandev che ricorderà finchè campa quei sei mesi in cui sembrava un vero giocatore di calcio.

Il tutto senza nemmeno menzionare il culo quadro cui ha sottoposto Eto’o per supportare il 4-2-3-1 con cui nel 2010 è arrivato il Triplete.

Ecco, così, giusto per far capire quali Luoghi Comuni Maledetti siamo ancora costretti ad ascoltare, quando basterebbe un po’ di memoria e onestà intellettuale (hai detto niente…) per ricordare e riferire correttamente.

Ma Massimo Mauro è uno che recita la sua parte, pensando addirittura di risultare simpatico.

E’ più grave, per me, che un ex giocatore che aspira ad essere dirigente della FIGC e volto nuovo del calcio italiano (parlo di Demetrio Albertini), scivoli su un tweet così infantile che mi fa tanto pensare al sedotto e abbandonato: si parla tanto di vecchie glorie rossonere per rifondare il Milan, questi non mi cagano e anzi ricostruiscono da due ex interisti??

Aiuto, voglio la mamma!!!

WEST HAM

Che il nuovo stadio porti sfiga? riusciamo a perdere 4-2 in casa dal Watford di Mazzarri dopo essere stati 2-0 sopra e facendo fare ai nostri avversari un partitone da raccontare ai nipotini.

Uoddaffacc…

pes-int-2016-2017

3 partite 3 gol. Però non partecipa alla manovra e ha troppi tatuaggi.

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

‘NA VOLTA TANTO…

INTER-SAMPDORIA 3-1

Riusciamo a far capire a tanti, anche se non a tutti, che giuocare bene spesso non vuol dire una beata fava.

Vinciamo largamente, giocando in sostanza la stessa partita dell’ultimo mese: cioè brutta, cioè avara di occasioni da gol, cioè senza una logica.

Ma -stavolta- vinciamo. Del doman non v’è certezza.

Visto il centrocampo decimato, Mancini fa di necessità virtù, appaiando gli unici titolari in mediana (Melo-Brozo) e affiancandoli a due frecce veloci sulle fasce (Perisic e Biabiany) in una formazione che a qualcuno avrà ricordato il Cuperiano 4-4-2 con Van Der Meyde-C.Zanetti-Gigino Di Biagio-Kily Gonzalez.

Davanti gli irrinunciabili Icardi-Eder e dietro D’Ambrosio e Nagatiello ai lati del duo Murillo-Miranda.

Come detto non brilliamo, e la prima parte del match è di predominio blucerchiato.

Succede però che la ruota giri, e che stavolta siamo noi a sbloccare su palla episodica: quel ficaccione di D’Ambrosio è al posto giusto al momento giusto, e il piattone sinistro finisce dritto in rete, un vantaggio ha il potere di farmi dire:

“vedi che a tirare i corner come Dio comanda (e cioè facendo un cazzo di cross in area anzichè tre tocchettini dimmerda intorno alla bandierina) c’è anche il caso di buttarla dentro?”

La cosa si ripete a inizio ripresa, con Miranda a sfruttare una capocciata di Melo e raddoppiare grazie alla tecnologia gol/non gol (il me vittimista è convinto che senza la segnalazione elettronica l’arbitro avrebbe fatto correre…).

Partita in ghiaccio? Più o meno: nessuno della mezza dozzina di ex interisti fa il partitone nella Samp, che anzi ci regala un Ranocchia in versione…Ranocchia, maldestro a lasciare metà campo libera a Icardi dopo doppio colpo di tacco tentato da Muriel.

Il frittatone è troppo ghiotto per non essere sfruttato a dovere da Maurito che, pur senza vestaglione di flanella e tavolinetto davanti al televisore, ne fa un sol boccone con sinistro a incrociare a baciare il palo.

Da lì in poi è attesa del triplpice fischio finale; attesa peraltro rovinata (o premiata, vista la pregevole finalizzazione) dal gol di Quagliarella, attaccante serio che di gol ne ha sempre fatti e che riceve il giusto premio per averci provato durante tutta la partita.

Finisce così, con la strana sensazione di aver scalato l’Everest mentre hai semplicemente battuto una squadra più o meno allo sbando (chissà Zenga come ride…), tra un Osanna a José e un vaffa a Ronaldo, seduti entrambi al primo anello rosso.

GOOD OL’ TIMES

Come prevedibile si è speculato parecchio sull’annunciata presenza in tribuna di due dei personaggi che più hanno dato all’Inter degli ultimi 30 anni. Il Fenomeno è per distacco il più forte giocatore che io abbia mai visto indossare l’amata maglia neroblù (poi la gratitudine e l’affetto li riservo ad altri, ma tennicamente il giudizio non è sindacabile), José da parte sua… chettelodicoaffà.

Se ho trovato giusto e simpatttico il tributo al portoghese:

striscione mou

devo ammettere che non ho apprezzato la pur comprensibile stilettata riservata al (fu ) Fenomeno:

striscione ronie

Certo, sempre meglio del premio Nobel che non ebbe nemmeno la decenza di coprirsi la faccia e rendersi irriconoscibile mentre esponeva questa summa filosofale nel famoso Derby dei fischietti del 2007, da molti ricordato per il gol di Ronaldo e relativa esultanza, ma a noi assai caro per i due sifulotti del Giardiniere e di Zlatanasso  a cementare il 2-1 finale:

striscione ronaldo mediocre

Personalmente ho molto sofferto l’addio di Ronaldo nell’estate del 2002; soprattutto non mi piacque il suo ringraziare cani e porci dopo il Mondiale vinto, tranne il Club ed il Presidente che aveva continuato a pagarti profumatamente lo stipendio, mettendoti a disposizione i migliori medici al mondo nei due anni passati tra ospedale e riabilitazione.

Era stato ironicamente sincero, il Signor Massimo, nel tentare di fargli cambiare idea sulla asserita incompatibilità tra lui, giocatore estroso e come tale bisognoso di cure e attenzioni particolari, e il tecnico Cuper, Hombre Vertical e poco incline alle eccezioni: “Aspetta Ronnie, tanto mi conosci… lo sai che se questo qui non vince lo mando via in sei mesi“.

 Non aveva aspettato, e se n’era andato.

Al momento, ovvio, odio puro: traditore, ingrato, venduto… you name it.

Però, come dicono dalle mie parti, time is a great healer, e per una questione di stile e di maturità l’altra sera avrei evitato striscioni offensivi.

L’abbiamo goduto al meglio, con un mazzo di carte non taroccate avremmo vinto uno splendido scudetto che probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia negli anni immediatamente successivi (col cazzo che Moratti avrebbe mandato via Simoni campione d’Italia, chissà…), il gioco di gambe nella notte di Parigi popola ancora gli incubi di Luca Marchegiani… Il suo ricordo insomma è dolce e indelebile.

Col tempo ci siamo in ogni caso rifatti, grazie all’attuale allenatore e all’altro ospite di serata. Sarebbe stato carino mettere da parte l’astio e semplicemente battergli le mani (non in faccia, possibilmente…).

Ma forse sono io che sto diventando vecchio…

LE ALTRE

Come già detto, era da un po’ che non si provava l’ebbrezza di portare a casa i tre punti e, forse per questo, ci son rimasto maluccio nel vedere Roma e Fiorentina fare spallucce della nostra vittoria e mantenere immutate le distanze in classifica.

Speravo nella coriacea orobicità che è invece appassita di fronte ai gigli fiorentini, mentre la Roma ha per una volta smentito il refrain di squadra de core ma non de testa, risolvendo il papocchio-Pupone con un perentorio 5-0 sul Palermo.

Evidentemente a mandare tutto in vacca sul più bello i migliori siamo ancora noi.

Là davanti, la Juve butta alle ortiche la possibilità di eguagliare il nostro record di vittorie consecutive, fermandosi “solo” a 15 e pareggiando in quel di Bologna. Il Napoli di contro nel posticipo col Milan avrebbe la possibilità di operare il controsorpasso, ma nel primo tempo, nonostante faccia 10 tiri, ha bisogno di un polpaccio di Abate per trovare il vantaggio, salvo poi regalare il pareggio a Bonaventura alla prima sortita in area campana. Sulla stessa falsariga la ripresa, con il Napoli a sprecare tutto quel che con noi aveva capitalizzato, compreso il palo che stavolta colpisono loro e non gli avversari (ask Jovetic & Miranda for references…).

E’ COMPLOTTO

Cerco di analizzare con obiettività qualche episodio arbitrale perchè -al solito- mi pare che si facciano figli e figliastri.

E’ vero che D’Ambrosio fa lo stesso intervento di Telles a Firenze (mani in area) e che in entrambi i casi il rigore sarebbe stato fischiabile.

Mi pare però che in questo caso siano tutti straconvinti del fatto, senza nemmeno celarlo dietro al solito #cipuòstare che in casi simili pare essere prassi assai consolidata, della serie “come ti muovi sbagli”.

Di contro, silenzio su tutta la linea sui due fuorigioco inesistenti fischiati ai nostri ormai lanciatissimi verso la porta di Viviano, così come sul mancato secondo giallo a Ranocchia ancora nel primo tempo, per non parlare del fallo di Brozovic -casualmente diffidato- sanzionato col giallo venti secondi buoni dopo il fischio.

Il tutto 24 ore dopo aver assistito all’ennesimo Bonucci impunito -ed altrettanto casualmente diffidato- e ad un mani di Marchisio forse un poco meno evidente del nostro ma immediatamente derubricato a nulladiché.

Tornando alle nostre pochezze, sintomatica la polemica preventiva contro la scelta di Moratti di invitare Mourinho alla partita.

Come se Mou potesse essere interessato a tornare in una squadra decente ma nulla più, come se Mancini potesse davvero patire la presenza di un collega.

Ma si sa, se c’è da sparare contro i nostri non si rischia mai nulla. Il concetto è: se perdono abbiam da parlare per un mese, se invece vince vabbeh, ci inventeremo qualcos’altro.

Ad esempio, siccome Eder da quando è all’Inter non ha ancora segnato, vediamo di portarci avanti col lavoro (vero Nebuloni di Sky, ennesimo caso di inviato al seguito della squadra che invece che magnificarne i meriti ne prevede i difetti?).

Stessa cosa per la permanenza di Mancini sulla panchina: iniziamo a dire che la storia si avvia alla conclusione, dopo vediamo…

Se poi c’è qualche altro squadrone a rubare la scena ai nostri (vedasi il Totti-gate delle ultime ore), la solerte Gazza è prontissima nell’appaiare il triste declino dell’icona giallorossa a quello di altre bandiere di altre squadre: Maldini al Milan, Del Piero alla Juve, e ovviamente Zanetti all’Inter perchè, testualmente, Mazzarri non gli fece giocare l’ultimo Derby.

Il fatto che a Zanna sia stato riservato il giusto tributo, che la sua maglia si stata ritirata, e che lui sia diventato vicepresidente il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo è ovviamente secondario.

Son riusciti a metterci in mezzo anche qui…

Per oggi non c’è altro.

WEST HAM

Trionfale passaggio ai quarti di finale di FA Cup grazie alla trasferta a Blackburn con 5 gol rifilati ai Rovers. PAre che dovremmo incontrare il Man Utd, sempre che passino il loro turno…

i gemelli del gol :)

i gemelli del gol 🙂

LUSTRI LUSTRI E LUSTRI OPACHI

Il 22 Maggio del 2010, vedendo il Capitano con occhi spiritati appoggiarsi la Champions in testa, ho pronunciato parole che ad oggi suonano come un beffardo presagio:

Visto questo, posso anche accettare 5 anni con Orrico in panchina e Pancev centravanti!

Non pensavo che, tra tutti i momenti in cui avrebbe potuto prestare orecchio, il buon Dio si sarebbe preso la briga di ascoltarmi proprio quella volta, ma tant’è…

Dal 22 Maggio 2010 ad oggi abbiamo assistito ad un pervicace, insistito e più che riuscito tentativo di distruzione del giocattolino. Non che tutti abbiano le stesse responsabilità, sia chiaro. Il Signor Massimo ha avuto sì l’immenso merito di portarci in cima al mondo, ma anche il poco invidiabile posto di guida nella discesa agli inferi nella quale galleggiamo da qualche tempo.

Da parte sua, il co-pilotaThohir ha passato buona parte del primo anno a capire come cacchio funzionasse il giocattolo nuovo, ragionando col proverbiale buon senso del pater familias (leggi confermando Mazzarri all’insegna dell’ “avanti piano“) prima del doppio carpiato dello scorso Novembre con cambio in panchina, investimenti massicci e pagherò avvitati.

Le ultimissime dicono che la più che probabile assenza dall’Europa ci giocherà a favore nel non dover scontare immediatamente le sanzioni del Fair Play finanziario, con mercato estivo in versione Ferrarelle (leggasi: leggermente frizzante), rispetto all’acqua Panna delle ultime stagioni. Yaya Touré, Thiago Motta, Jovetic, Pedro… se non altro i nomi che circolano -prenderli poi è tutto un altro paio di maniche- sono all’altezza del nostro blasone e decisamente più appetibili di Campagnaro, Dodò e Laxalt.

Ma aldilà di questo, la cosa su cui volevo ragionare (e alfine bestemmiare) è quanto siano stati diversi gli ultimi 10 anni di storia nerazzurra: nel 2005 iniziava la cavalcata di successi che abbiamo poi mandato a memoria con la mano sul cuore.

Non solo, quei giorni videro la nascita di un unicum assoluto nella recente storia nerazzurra: il progetto. Una cazzo di strategia di durata superiore al bimestre; un allenatore cui dare pieno e fattivo appoggio (roba diversa rispetto al “carta bianca” chiesta da Lippi e perfettamente ricordata dalla Curva in un Inter-Juve del 2002), l’acquisto di giocatori non solo forti ma utili alle effettive necessità della squadra.

Basta scudetti d’estate. Basta punte e mezzepunte affastellate come se non ci fosse un domani. Come la base spaziale del Lego (sempre agognata e mai raggiunta nella mia bionda età), vedevo estasiato la squadrèta cresce un pezzo alla volta, bella e solida come la sognavo.

Il resto è storia. Anzi è leggenda.

But once you reach the top the only way to go is down…

E infatti, vinto un Mondiale per Club di pura inerzia, abbiamo buttato nel cesso uno Scudetto che una gestione solo un poco meno simpatttica avrebbe potuto garantire senza eccessivi problemi. Ma quella stagione si concluse comunque con un Mini Triplete (“Mini un cavolo!” disse uno splendido Moratti al Varriale di turno), che è pur sempre un buon cuscino su cui piangere.

Il delirio è iniziato da lì in poi, con allenatori e giocatori bruciati in serie, e con la palese e palesata incapacità di gestire il cambiamento. Ci si è quindi spenti per autoconsunzione, arrivando a festeggiare il quinto posto del 2014 -miglior risultato dopo il 7° del 2012 e il 9° del 2013- quasi come se fosse un capolavoro, al punto di rimirarlo con la bava che cola 12 mesi dopo (cioè oggi).

Sarà che sono ossessionato da processi industriali e flussi produttivi, ma così come riconoscevo nel lustro d’oro l’effetto della strategia vincente e del fosforo unito al genio, altrettanto qui nella mediocrità del campo vedo l’indecisione e il pressapochismo gestionale.

Come troppo spesso accaduto negli ultimi anni, abbiamo “interessanti prospettive per il futuro“, chè peggio di così è dura. Il Mancio continua ad essere la nostra miglior carta da giocare, a compensare una mancanza di attrattiva nei confronti di giocatori che -se davvero di livello- avrebbero una dozzina di destinazioni da preferire ai nostri lidi.

Ma di ciò avremo modo di sapere e commentare.

Per il momento chiudiamo l’album dei ricordi, non necessariamente solo rose e fiori… Ricordi simili alla cucina marocchina… (vero Paolino e Ponchia?).

Facendo poi presente a chi di dovere che i 5 anni di Orrico e Pancev scadono oggi…

Grazie…

Rise and fall (and hopefully rise again...)

Rise and fall (and hopefully rise again…)