MATURITA’ T’AVESSI PRESO PRIMA

INTER-CHIEVO 3-1

Citazione nazional-popolare di metà anni 80 per aiutarmi a commentare una partita che non ho -scientemente-visto.

Per i pochi di voi a cui potrà interessare, non ho battuto ciglio scoprendo che il piacevole impegno preso per sabato sera sarebbe andato in conflitto con il mècc-dei-ragazzi. Sono additittura andato a tanto così dal dire “tanto vinciamo facile”, quasi che la nostra fosse una squadra normale.

Ho quindi scientemente lasciato i miei eroi in braghette a cavarsela da soli senza il mio aiuto fatto di sacramenti e rimproveri urlati alla tele di casa, sereno e pacioso.

Siete grandi ormai, ragazzi, potete uscire anche senza di me, la patente ce l’avete, non fate sciocchezze.

Ho inoltre seguito con aggiornamenti saltuari l’andamento della partita sulle simpatiche ma poco partigiane pagine del sito nerazzurro, giustamente poco portato all’obiettività. Apprendevo così dell’inevitabile sifulotto preso da quel maledetto di Pellissier alla soglia dei 60 anni al primo tiro in porta della partita, dell’ennesima partita da Club Gautieri del portiere Sorrentino, e della gragnuola di occasioni sprecate dai nostri in una maniera o nell’altra.

Formazione obbligata o quasi quella di Pioli, con il debuttante Gagliardini ad affiancare Kondo davanti alla difesa (dove Murillo conservava il posto a discapito di Medel già pronto, praticamente recuperato, sicuro titolare, magari gioca a metacampo… ok nemmeno in panchina). Davanti Joao Mario oltre ai soliti tre.

Tornando alla cronaca della mia serata, potendo raccontare solo di quella, interrompevo volontariamente gli aggiornamenti dai campi al quarto d’ora della ripresa con quel misto di speranza e rassegnazione, acuita dal uozzàpp del signor Carlo che testualmente mi riferiva “non segniamo più…”.

Penso tra me “sarebbe bello non spiare più niente e trovarsi con la partita ribaltata al 90′, se solo fossimo una squadra più seria… Vedi che ancora una volta ‘sta banda di pirla si perde in un bicchier d’acqua… ma andate a lavorare…“, più o meno in loop per una mezzorella di chiacchiera con amici. Sì lo so, sono l’unico al mondo capace di essere multi-tasking se una delle task riguarda appunto l’Inter, dopodichè non fatemi apparecchiare tavola perchè o scordo i tovaglioli o metto le posate al posto dei bicchieri.

Tant’è, sbircio a partita teoricamente appena conclusa sul sito di cui sopra, sperando quantomeno di aver pareggiato, e trovo a campeggiare un bel “GOL! GOOOOOOOL!! GOOOOOOOOOOOOOL!!!” Icardi recupera palla e serve Perisic, che salta Spolli e buca Sorrentino: 2-1!!!  che mi fa deglutire con gioia contenuta.

Da lì in poi il mondo è un posto migliore, all’insegna del “te l’avevo detto, non ci prendono più, vedrai che adesso facciamo il terzo, minchia ha segnato perfino Eder!!!” Tutto sempre contrappuntato da amabili discorsi da fine cena, chè ormai il multitasking è il mio migliore amico.

Non ci illudiamo, ma ne vinciamo un’altra. Un bel modo di consolarsi.

LE ALTRE

Almeno stavolta recuperiamo punti su qualcuno, visto che Fiore-Juve e Lazio-Atalanta non potevano finire con vittorie per tutte e quattro. Acchiappiamo quindi l’Atalanta sconfitta a Roma, e recuperiamo tre punti, velleitari ma godibilissimi, ai gobbi capolista, sconfitti meritatamente al Franchi dalla Viola.

Forse ancor più belli dei 2 gol fiorentini sono stati due commenti fatti da Allegri e Vialli nel dopopartita. L’ex centravanti ha subito tirato in ballo il vento per motivare la seconda rete subita da Buffon (sia mai che costui possa sbagliare e prendere un gol da 40 metri). Allegri fa di più, nell’assordante e complice silenzio degli astanti, quando motiva la sconfitta constatando che la Fiorentina è una buona squadra e poi “contro di noi fanno tutti la partita della vita“.

Chiedere alle varie Udinese, Atalanta, Sampdoria di turno…

Scrivo con i cugini attualmente impegnati col Toro in casa che a fine primo tempo gli ha già tirato due ceffoni, cortesemente restituiti nella ripresa anche grazie al ritorno di un grande classico: #rigoreperilmilan. Ad ogni modo, 2 punti recuperati anche ai cugini.

C’è tutto un girone da giocare, in teoria tempo per recuperare ce n’è, anche se Roma e Napoli paiono essere più forti delle altre inseguitrici.

E’ COMPLOTTO

Ricordate la simpatica abitudine della stampa sportiva italiana di togliere gli anni ai calciatori di Juve e Milan e di appiopparne sempre uno in più ai nerazzurri?

No?

Vi rinfresco la memoria con un esempio tanto semplice quanto chiarificatore: il giocatore Pincopallo, nato il 17 Gennaio del 1990, fino a stasera continuerà ad avere 26 anni se gioca nei diversamente strisciati. Se invece lo stesso Pincopallo dovesse avere la ventura di vestire il nerazzurro, ecco che non solo avrebbe già 27 anni, ma a partire da fine Gennaio si farebbe sempre meno velatamente notare che “il giocatore ha ormai 28 anni”.

Risposta della mugliera (e forse di molti di voi): Mario basta, sei patetico.

Ecccerto, come no. Guardate qui il benvenuto riservato dalla Gazza a Gagliardini:

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Ma la simpatia verso il neo arrivato (autore peraltro di un partitone, a sentire i commenti dei più) non si ferma qui.

Ricordando le carinerie di quel maledetto di Caressa di appena una settimana fa, ‘sto pirla fa di peggio, lanciandosi nel sottoinsieme di complotto da me preferito: sposa cioè una tesi minoritaria rispetto alla vulgata popolare, e lo fa guarda caso quando a beneficiare del Luogo Comune Maledetto sarebbe l’Inter.

Nella fattispecie, fatti sfogare i vari Bergomi e Vialli con i doverosi complimenti al ragazzo per l’esordio convincente, fatta dire la battuta cretina a Massimo Mauro (“e finalmente l’Inter ci ha messo un italiano lì in mezzo”) ecco il genio a buttarla lì: “ma non è che ‘sta cosa dei giovani italiani è diventata una moda, che basta avere 20 anni e saper palleggiare e diventi subito il fenomeno di turno?“.

Eccola la malafede, ecco le idee preconcette, figlie non di proprie convinzioni ma della maglia a cui appiccicarle. Juve e Milan hanno gli italiani in squadra? Così si fa, bravi, che cazzo vuol dire aver tutti stranieri? L’Inter prende un bel giovane interessante? Mah è sopravvalutato, mo’ perchè è italiano e ha 22 anni (non 24!) questo è già un campione!

La cosa che non è chiara a questi qua (Vialli in particolare) è che l’effetto “ègiovaneèitaliano” sta proprio nel “marchio” che paghi.

Vuoi una borsa di Prada? Che sia bella o brutta, un certo numero di Euro li paghi proprio perchè sopra c’è scritto Prada. Lo stesso avviene col giovane italiano.

Non è vero che le squadre spendono un sacco di soldi a comprare stranieri. Qualsiasi operatore di mercato ti dirà che, a parità di tipo di giocatore (giovane speranza, campione, buon rincalzo), l’italiano costerà comunque di più.

Non volerlo capire, cari Mauro e Vialli, è sciovinismo o miopia. Farlo presente “a maglie alterne”, caro Caressa, è prostituzione intellettuale.

WEST HAM

Insomma, abbiamo il campione della squadra che vuol andar via: Payet in una settimana è passato dall’essere idolo dell’East End al peggiore dei Giuda.

Per fortuna, abbiamo modo di consolarci alla grande vincendo per 3-0 il derby col Crystal Palace, con tanto di gol di Carroll da segnalare negli annali delle rovesciate mariane, roba che se la fa Ibra ne parliamo due mesi.

MA COS’E’…NATALE??

Ho latitato, è vero, ma cosa volete farci… alle volte capita anche a me di dover lavorare.

Certo che se l’effetto dell’assenza è questo, mi metto in sciopero fino a fine stagione!

Ogni tifoso -irrazionale e speranzoso fino al midollo- sa che certe superstizioni non funzionano, ma sa altrettanto che non seguirle potrebbe avere effetti ancor più nefasti, come a dire: “tu la tua parte di coglione credulone la devi fare, poi se la Dea Eupalla ci ha voglia ti accontenterà; ma se tu, caro tifosotto di ‘sta minchia, non fai nemmeno lo sforzo…“.

Piccandomi io di essere superiore a queste suggestioni tribali da mesozoico, torno impenitente a scrivere di imprese nerazzurre, che nella fattispecie si declinano in due vittorie contro Sassuolo e Lazio. Il doppio successo sinceramente non me l’aspettavo, essendo i nostri maestri dell’indossare il vestito della festa (leggi vincere col Sassuolo) per poi macchiarlo di pummarola con la prima forchettata di spaghetti (leggi partita successiva con la Lazio).

Invece, tocca dire, Pioli e i ragazzi pestano giù una delle migliori prestazioni stagionali, seconda solo alla vittoria contro i gobbi, che ci regala i un 3-0 poco credibile da quanto sberluccica.

Il primo tempo (già il primo minuto!) vede in realtà la Lazio avere le migliori occasioni, con Felipe Anderson che vien giù da tutte le parti e Handanovic e D’Ambrosio a frapporsi tra il brasiliano ed il goal.

Premessi questi dettagli da nulla, i nostri giocano in maniera abbastanza logica, con Brozo in buona vena e addirittura Kondogbia a dar via qualche palla di prima. Là davanti Maurito la vede poco, ma ai suoi lati Candreva e Perisic si smazzano il grosso del lavoro sporco.

La difesa, a parte quel paio di infarti già descritti, pare essere solida, con Miranda e Murillo in versione “buona” e Ansaldi e il già citato D’Ambrosio a dimostrarsi ancora una volta la coppia di terzini meno peggio tra la pletora a disposizione del Mister.

L’intervallo ci sorprende sullo 0-0 ma con ottime prospettive per il futuro e la ripresa in effetti vede i nostri intensificare e sveltire la manovra. Banega, fin lì sufficiente ma nulla più, contende e strappa un pallone a Milinkovic Slavic sulla trequarti e piazza la bombazza di destro sul primo palo: Marchetti -forse sorpreso, senz’altro non impeccabile- la tocca ma non abbastanza, e l’1-0 è cosa fatta.

La Lazio accusa il colpo, e dopo 2 minuti un’ottima combinazione Candreva-D’Ambrosio sulla linea laterale libera il ceruleo napoletano al bel cross sul primo palo, dove Icardi fa un movimento esemplare da centravanti per sgusciare alle spalle del marcatore e girare di testa sul lato lungo. 2-0 e tutti contenti, alla faccia di “Icardi in crisi perchè non segna da tre partite”.

Tempo di arrivare alla mezz’ora e Icardi si ripete: per la legge dei grandi numeri anche all’Inter può capitare di segnare su “schema lungamente provato in allenamento”. La punizia di Banega è in sostanza un corner corto, Maurito si muove ancora bene staccandosi dalla marcatura e retrocedendo fino al dischetto del rigore: piatto destro che ha sorte di passare tra una dozzina di gambe e beffare nuovamente Marchetti, che anche in questo caso tocca ma non trattiene.

Finisce alla grande, insomma, e vien quasi da dispiacersi per l’imminente pausa natalizia, chè il ferro era da battere finchè caldo.

Poco da illudersi, in ogni caso. Come ho detto ad amici-tifosi, avrebbero anche potuto scusarsi della prestazione, evidentemente non all’altezza delle mediocri aspettative. Troppo belli per essere veri, insomma.

Certo, potrebbero anche mettersi di buzzo buono e smentire tutto il mio scetticismo , e non sapete quanto mi farebbe piacere. Ma rimango -nei limiti del possibile- un essere razionale che in quanto tale sa ancora riconoscere un paio di partite andate bene da una squadra solida e in crescita coerente e armonica.

CHI VA E CHI VIENE

Lungi dal fargliene una critica, Pioli ha infatti rimescolato tutte le gerarchie che bene o male si erano delineate in questo girone di andata. Ectoplasmi come Felipe Melo, Nagatomo, Santon, addirittura Andreolli e Biabiany sono tornati a calcare il campo per qualche minuto, sparigliando ulteriormente le idee in vista della prossima -ennesima- finestra di mercato che-dovrebbe-mettere-le-cose-a-posto.

Torna, puntuale come Una Poltrona per Due a Natale, il nome di Lucas Leiva per il centrocampo, accompagnato da Lassana Diarra: il regista, o facente funzione, è ancora una volta il “buco” che va colmato a tutti i costi o quasi.

Da parte mia, giubilerei senza il minimo dispiacere una mezza dozzina di giocatori, sperando di raggranellare una ventina di milioni tra cartellini e ingaggi risparmiati.

Onestamente, non credo che le già migliorabili prestazioni dei nostri potrebbero subire ulteriore detrimento a causa della dipartita di gentaglia quale Felipe Melo, Jovetic, Biabiany, Andreolli e, lo dico dopo la miglior partita della stagione, Kondogbia.

Tutti hanno un prezzo, insomma, e per i più quello giusto è pure abbastanza basso.

Che vadino pure.

LE ALTRE

Il caratteristico color maròn della classifica comincia se non altro ad essere un poco meno acceso, passando i nostri dalla decima alla settima posizione.

Sempre robaccia, intendiamoci, ma quantomeno vediamo i nostri eroi superare qualche ostacolo, complici anche un paio di incroci tra dirette precedenti o inseguitrici che si tolgono punti a vicenda.

Il disco è lo stesso degli ultimi anni: Juve a parte le altre non sono niente di che, son proprio i nostri ad essere scarsi.

E’ COMPLOTTO

Ho volutamente disertato la visione della Supercoppa Italiana a Doha, non volendo trovarmi a decidere per chi tifare tra le due espressioni del male calcistico nazionale.

I rigori però sono i rigori, e quindi quelli me li sono visti, scoprendomi (ma non è stata una sorpresa) intimamente più anti-milanista di quanto io sia anti-juventino (e lo sono assai, ve lo assicuro): dal momento in cui ho visto il ragazzino andare a tirare il penalty decisivo mi sono idealmente tappato le orecchie, non volendo sentire la valanga di miele che senz’altro la propaganda meravigliUosa avrà vomitato su tutti noi: “i nostri giovani italiani, Gigione eroe nazionale, proponiamo giUoco, il 29° trofeo dell’era Berlusconi” e cagate simili assemblate da quel maestro della fuffa che è Adriano Galliani. Oltretutto, la stessa propaganda che fece moltiplicare fino a 80mila i tifosi presenti a  Barcellona per la finale dell’89 con la Steaua Bucarest, non ci metterà nè uno nè due ad arraffare qualche Trofeo Berlusconi per poter fare cifra tonda e titolare “30° trofeo in trent’anni di presidenza Berlusconi, e chissà che questo non faccia esitare il vecchio Presidente e farlo propendere per la scelta di cuore di tenersi il suo Milan“.

Tanto, aggiungo io, 200 milioni di nero li ha già fatti rientrare con ‘sta manfrina del closing…

I nostri invece, pur reduci dalla convincente vittoria contro la Lazio sono meritevoli del commento “l’Inter vince e a tratti gioca anche bene”. Grazie, troppo buoni.

Infine, dopo essere stata una delle prime squadre a vincere la Champions League senza aver vinto il Campionato precedente (edizione del 2003, quella vinta con più pareggi che tifosi allo stadio), i cugini si confermano baciati dalla sorte, essendo la prima squadra a vincere un Trofeo riservato ai vincitori di Campionato e Coppa Italia e non avendone vinto nessuno dei due. Ricordiamo anzi il difficilissimo percorso che portò i rossoneri a perdere la finale di Maggio contro la Juve (però sempre a testa alta, mi raccomando). Da Alessandria, Perugia, Carpi e Crotone salutano con affetto mandando un pernacchione.

Non posso che unirmi al coro.

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…e sono 13 (poi arriverà il 14). Però era in crisi. Però non partecipa al giuoco.

INSULTI SULLA FIDUCIA

ATALANTA-INTER 2-1

Come si può provare odio e disprezzo per qualcosa che non si è nemmeno visto?

Si può. Se sei interista, si può.

E’ tanto autoconsolatorio quanto inutile darsi ragione da soli ma, da quel che leggo, due tra i miei sfavoriti -De Boer e Santon- paiono essere i maggiori imputati di questa ennesima sconfitta (ennesima stagionale, ennesima con l’Atalanta, ennesima con Gasperini. Mortacci vostri).

E del resto mica serve un veggente per capire che non si entra a scivolone all’88’ in area con zero possibilità di prendere la palla. Vero bambino butterato dei miei coglioni? Ti eri giocato il jolly giovedì in Coppa azzeccando il primo cross di sinistro della tua vita (che poi, cross… un piattone lento e rasoterra che solo il mancino a voragine di Candreva aveva nobilitato a rango di “assist”), eri inevitabilmente destinato a tornare nella tua inutile  -o peggio pericolosa- mediocrità.

Della partita non parlo, più per carità cristiana che per onestà intellettuale. Posso dire che a nulla è valso il siluro da 30 metri di Eder (…e anche per questa stagione il gol l’ha fatto) se prima facciamo segnare lo scommettitore seriale Masiello, e che a quasi nulla serve rammaricarsi per il gol annullato a Icardi tra molti dubbi (e te pareva…) se poco prima buttiamo nel cesso la partita come appena descritto.

Quanto a Franchino de Boer, leggo con una certa perplessità crtiche che paiono tra loro antitetiche: Zio Bergomi dice che l’olandese è sostanzialmente troppo integralista e per nulla incline al compromesso e alla condivisione delle sue idee con la società, mentre da altre fonti -parimenti autorevoli ancorchè più partigiane- lo si descrive come in balìa di dubbi tattici che in buona sostanza lo portano a sbagliare senza nemmeno perseguire il proprio disegno, cercando un adattamento al calcio italiano decisamente non nelle sue corde.

Com’è come non è, siamo tredicesimi, a 10 punti dalla Juve e a 8 dal Milan (cosa che personalmente mi fa ancora più incainare).

Dovremmo essere abituati alla situazione di barca alla deriva nel mare in tempesta, crisi, allenatore che rischia, la solita mezza dozzina di sciacalli pronti a accomodarsi sulla panchina, il ritrito leit motiv della società assente e incompetente. Tutto già visto, insomma.

Eppure, anche cervelli avvezzi a simili troiai stentano a comprendere come la squadra che ha battuto la Juve e comunque giocato alla pari con la Roma sia incapace di fare un punto contro Cagliari e Atalanta, smarrendo le non poche qualità mostrate e tornando a palesare la miseria tattica e strategica cui ci siamo purtroppo assuefatti nell’ultimo lustro.

Gli ineccepibili soloni riescono a vedere nella pur sciagurata topica di Santon la metafora di tutto il mondo nerazzurro, come se il nostro terzino fosse stato precisamente istruito da Thohir, Zhang, Bolingbroke, Ausilio, Gardini e Zanetti di entrare così in scivolone alla cazzo di cane.

Altri, con pari saccenza, individuano il vero colpevole in Thohir, mente malata tanto nella scelta di De Boer quanto nel suo possibile/probabile affossamento. Il che, se ci pensate, è una contraddizione in termini. O il cicciobello era minchione quando ha scelto l’olandese, o è minchione adesso a volerlo giubilare dopo due mesi di lavoro. Mi pare che una cosa necessariamente escluda l’altra.

Ma non se si parla di Inter: in quel caso, #moriremotutti.

Io come la penso? Dài che non state più nella pelle, dite la verità…

No? Sticazzi, ve lo dico lo stesso.

Io dopo questi tre minuti preparerei oggi stesso un contratto per Leonardo. Ma non come allenatore eh? Come Direttore Generale, CEO, AD, capodelmondo… Insomma che sia lui il famigerato uomo forte di Suning e aiuti questa accozzaglia malassortita ad avere una direzione unica e precisa.

Per la panchina, sono stanco di dover dire la stessa cosa: non avrei cambiato Stramaccioni, non avrei cambiato nemmeno Mazzarri (pensa un po’…), chiaramente non avrei cambiato il Mancio, figuriamoci se cambierei adesso De Boer. Non l’avrei fatto arrivare quest’estate (avrei preso a schiaffoni Ciuffolo tipo Batman con Robin nel famoso meme dicendogli “mobbasta e allena ‘sta squadra!“). Ma cambiare ancora ci farebbe sparigliare per l’ennesima volta  il mazzo, gettando il mondo-Inter per l’ennesima volta in pasto a tutti. E “tutti” avrebbero ragione a prescindere, chè di colpe ce n’è da distribuire generosamente a tutti i livelli.

Quindi, seguendo la logica nerazzurra (solo apparentemente contorta, in realtà perfettamente controintuitiva), verrà cacciato a brevissimo in favore di un cazzo di Pioli, Guidolin o Mandorlini per l’ennesimo semestre buttato nel cesso, in attesa del salvatore della patria (Simeone) il quale, visto l’andazzo, si guarderà bene dall’infilarsi in questo budello fetente rischiando la faccia.

LE ALTRE

La partita del male assoluto, come spesso accade, finisce con il risultato a noi meno favorevole: posto che la Juve non è alla nostra portata sulle 38 partite, speravo che i Gobbi quantomeno rallentassero la Meravigliuosa marcia del Milan-giuovane-e-italiano che già mi fa salire il latte alle ginocchia.

La sola goduria è vedere i bianconeri derubati di un gol regolare, oltretutto a due minuti buoni dall’assegnazione dello stesso. Che servano dei ladri per rubare ai ladri è un fatto assodato, e la partita di sabato non fa eccezione.

Come spesso accade non sono riuscito a vederla per intero, visto che non riesco a tifare contro a due squadre contemporaneamente, e poi quel che voglio vedere non succede mai: uno 0-0 con morti e feriti, espulsi e maxisqualifiche, avendo ormai abbandonato le inconfessate speranza jihadiste.

Devo solo ammettere che vedere Agnelli e Nedved dimenarsi in tribuna per lo smacco subìto è stato uno spettaolo gradevolissimo, con i due graduati bianconeri a non capacitarsi di come un arbitro potesse sbagliare a loro sfavore.

E difatti, nel dopopartita, tutta la squadra è andata (in maniea “cortese“, ci tiene a precisare la Gazza) a chiedere lumi a Rizzoli.

Unanime, sui giornali del giorno dopo, il rimpianto di non avere già il sistema V.A.R. a disposizione che -quello sì- avrebbe chiarito il tutto in pochi secondi evitando quella figuraccia di tutta la sestina arbitrale.

Si vede che si erano dimenticati la favoletta della poesia del calcio e dell’errore umano che genera torti e favori che-comunque-a-fine-anno-si-compensano.

WEST HAM

Vinciamo ancora (almeno oltremanica le cose iniziano timidamente a girare): 1-0 in extremis in casa contro il Sunderland ultimo in classifica con gloriosa capocciata di Winston Reid che ci eleva fino al 15° posto. Ottime probabilità di superare l’Inter a breve!

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Ecco, pure io…

IO ABITO TRA LORETO E TURRO

INTER-JUVENTUS 2-1

Il titolo è cambiato in corsa, visto che inizialmente avrei voluto rendere omaggio al me stesso adolescente e crooner, impegnato a strimpellare Against all Odds di Phil Collins con ilmauri (rigorosamente tuttoattaccato, altresì detto ilmaurling per gli amici).

Take a look at me now, avrebbe potuto dire l’Inter citando la romantica canzonetta al 99′ di ieri sera, con la maglia giusta, la formazione giusta e la cazzimma giusta e a soli tre giorni dallo scempio visto in coppa.

Poi però ho pensato che sono un cazzaro, e che non riesco fino in fondo a sposare la massima di Oscar Wilde “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“.

Ho quindi pensato di citare altro tipo di classici per rispondere a uno dei tanti titoli simpatttici visti nell’ultimo mese, rendendo pan per focaccia, a patto di sapere il seguito della citazione del titolo…

Ad ogni modo, l’Inter batte meritatamente la Juve per 2-1 giocando meglio dei gobbi e meglio di quanto fatto in tutto questo inizio stagione. (non che ci volesse molto…).

Con due terzini degni di tale nome, la squadra sulla carta non sarebbe nemmeno troppo inferiore ai gobbi, ma pure con i due migliorabili talenti italici di fascia, la gagliarda compagine nerazzurra se la gioca a viso aperto. Bravi Joao Mario e Banega ad alternarsi come geometri di centrocampo, con l’ulteriore benefico effetto di far risaltare la splendida pars destruens del Pitbull Medel, che finalmente può dedicarsi a proteggere la propria metacampo e pressare qualsiasi essere semovente, senza dover nel contempo pensare a cucire giUoco e pennellare lanci di 40 metri (se solo ne fosse capace…). C’è un cazzo da fare, per me il cileno è imprescindibile, sono gli altri intorno a lui che devono fare il resto. E stavolta l’han fatto alla grande.

Volendo azzardare un riassunto dei due tempi, il primo vede un paio occasioni a testa, curiosamente divise tra loro in due botta e risposta a cavallo della mezzora.

Insolito l’errore di Khedira, forse troppo solo e fermo quando colpisce di testa, servendo di fatto Handanovic con un retropassaggio. Esemplare Icardi nell’azione che porta al palo dopo destro a voragine: non solo il tiro mi ha visto gridare al gol saltando sul divano in sincrono con Panchito stile Aldo e Giovanni nell’iconica immagine passata alla storia, ma la tenacia e la forza fisica con cui ha conteso e strappato il pallone a Chiellini -non proprio Ranocchia…- mi ha fatto davvero strabuzzare gli occhi.

L’intervallo ci raggiunge quasi increduli, talmente consci dei nostri limiti da essere esterrefatti nel vederci ancora in parità. Epperò, “esaminandomi bene bene” (cit.) il pari è giusto se non addirittura stretto.

Di più: la ripresa ricomincia da dove si era finito. Poche le azioni chiare, splendida l’azione che porta al bellissimo destro al volo di Candreva servito da Icardi che esce di pochi cm. Sono talmente inebriato da tanta decenza che non penso nemmeno quel che avrei pensato in condizioni normali e cioè “cazzo dovevamo segnare, questi adesso ce la mettono inder posto“.

Cosa che puntualmente accade poco dopo: D’Ambrosio è lodevole nel pressare due o tre avversari sulla sua fascia. Peccato però che nessuno lo aiuti, e che il terzo gobbo (Alex Sandro) faccia un discreto numerillo per saltarlo e mettere boccia tesa in mezzo all’area. Santon, guarda caso, dorme e Lichtsteiner può piazzare palla in buca.

Nemmeno il tempo per attingere al serbatoio delle Madonne e dei rimugini che i nostri si rimettono in carreggiata. Ecco il corner di Banega battuto come-cazzo-si-deve (teso, alto ma non troppo, dalle parti del dischetto del rigore). Ecco Icardi svettare tra Bonucci e Mandzukic (“non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi“) e bucare Buffon per l’1-1. Grande, grandissimo l’argentino: onestamente non mi era mai parso così forte fisicamente nè così bravo di testa. Invece, tra Pescara e Juve ha piazzato due capocciate degne di uno dei miei personali best ever sentimentali.

Il rampollo di casa, ritrovato un certo contegno al pari del padre, mi fa “ma stasera pareggiare è come una vittoria?“: il ragazzetto è sveglio, e la dura vita da tifoso nerazzurro l’ha già reso avvezzo a godere di gioie effimere e ad assaporare piccoli piaceri consolatori. Non riesco quindi a mentirgli dicendo “ma no, adesso andiamo a vincere!!” come forse dovrei, e mi limito a confermare la sua tesi. “Sì Pancho, con quest’Inter, contro questa Juve, sì“.

La Dea Eupalla punisce invece il mio eccessivo realismo, regalando a noi tutti un sesquipedale errore di Asamoah che libera inopinatamene Candreva sul vertice dell’area. Bello il tocco per Icardi che se l’allunga un po’ troppo ma è comunque bravo a tenere palla viva: Buffon nel frattempo è uscito e quindi la porta è vuota. L’esterno destro di Maurito è un cross da manuale per la testa di Perisic che sovrasta Barzaglione e deposita a fil di palo il 2-1.

E’ delirio sul divano e tutto intorno, padre e figlio gridano come forsennati con la moglie del primo e madre del secondo a lanciare uno sguardo di biasimo benevolo, o forse solo rassegnato.

Entra Higuain, manca poco, una sua conclusione esce di poco, e Pancho mi dice “Pà non ce la faccio a guardare, ho troppa paura“, ma stavolta gonfio il petto di coraggio e orgoglio incosciente citando il Presidente Pertini dopo il 3-0 di Altobelli al Bernabeu: “Non ci prendono più, non ci prendono più!“.

Così è infatti, e De Boer scappa negli spogliatoi a gustarsi la sua vendetta, lasciando il campo e il palco alla sua orchestra, finalmente capace di suonare insieme un rock solido e ritmato.

Il finale sarebbe stato perfetto con un’inquadratura della moderna triade Agnelli-Marotta-Nedved al fischio finale, ma sono una persona che si accontenta di poco, e va bene così.

LE ALTRE

Il Napoli balza in testa al Campionato, dimostrando come si possa uscire rinforzati dalla campagna acquisti pur avendo venduto un centravanti da 36 gol a stagione. Milik non sarà un fenomeno ma segna quanto Icardi, e in più permette agli ottimi Insigne, Callejon e Mertens di giocare un po’ di più da solisti e un po’ meno da spalla del centravanti di turno. La Roma paga a Firenze un po’ del culo avuto nelle prime giornate, perdendo per 1-0 con un gol molto discusso e poco dopo aver colpito un palo con Nainggolan. Come noi stanno a 7 punti, a una distanza dai cugini che battono la Samp nel finale dopo aver rischiato di perderla prima (vedi gol annullato a Muriel) e di vincerla poi (vedi quasi rigore in area blucerchiata).

E’ COMPLOTTO

Avendo contravvenuto al proposito di non scrivere di Europa League, non posso rimestare nel pentolone della “vergogna” e di tutto il rispetto (cioè nulla) nutrito dalla stampa verso l’Inter e il suo allenatore.

Devo ammettere che, nei suoi anni nerazzurri, Mancini aveva fatto molto affinchè non si palesassero i suoi amici nei vari giornali, ma ora che è fuori dai giochi le sue vedove hanno fatto partire un tiro incrociato su De Boer che -come detto- ha davvero pochi precedenti in Italia.

Sintomatico il fatto che il quotidiano sportivo di Torino riesca a dare la notizia della sconfitta della Juve quasi senza nemmeno citare l’avversario che l’ha battuta, limitando il suo racconto alle colpe di Allegri e alla scarsa vena dei giocatori in campo.

Poco meglio ha fatto la Gazzetta, se pensiamo che Alessandra Bocci, nell’edizione cartacea odierna, impiega ben 30 righe per iniziare ad attribuire i giusti meriti a Icardi, dilungandosi prima in critiche poco velate sull’estate passata, sulla piscina con vista sullo stadio, su WandaNara che fa i tweet, sul cane e sul nome del cane, sul cellulare d’oro e forse anche sulla fiatella all’aglio di uno dei figli…

Vedere per credere:

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Insomma, quando non è crisi bisogna comunque trovare un caso. Peccato che Brozovic sia stato messo fuori rosa dalla società, compatta e severa nel proteggere l’allenatore e la squadra isolando il reprobo Brozo… In altre epoche ne sarebbe uscita una mezza paginetta simpatttica  e una gallery con Vieri e Di Biagio che lasciano il ritiro, Adriano che dorme ubriaco sui lettini dei massaggiatori e Luis Figo che mette sotto i gatti neri.

E invece, sti cazzo di cinesi fan le cose per bene…

Ah no, il merito è ovviamente “degli italiani”, visto che ho sentito dire anche questa: “i nerazzurri, finalmente con quattro italiani in campo, battono la Juve” (Radio Capital, giornale delle 8.00 del mattino). Peccato che anche nel giovedì di quaresima contro l’Hapoel gli italiani in campo fossero quattro. Peccato che ieri sera le uniche due insufficienze tra i nostri le abbiano prese D’Ambrosio e Santon. E non perchè sono italiani.

Perchè sono scarsi. As simple as that.

Resta poco per la stampa a ‘sto giro, solo gufarla un po’ (vero Ilaria?) dando appuntamento a Empoli per il turno di settimanale, “perchè è quella che sarà la partita della verità!“.

Come dire che battere la Juve va beh, ma adesso vediamo di darci un taglio, mica è successo niente!

WEST HAM

Qui andiamo malissimo: ne prendiamo 4 anche contro il West Brom ed entriamo con due piedi nella boascia della zona retrocessione.

Ah: Zaza hanno iniziato a percularlo pure da quelle parti...

PS: Come chicca conclusiva, un finale circolare: abbiamo iniziato con citazione aulica, finiamo con i grandi classici: “Non erano i fari di una macchina che chiedeva strada…

ivan-il-terribile-32

Giuro che appena ho visto il minuto ho iniziato a ridere ancor di più…

TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE

 Certe cose non vanno mai in vacanza, nemmeno a campionato fermo.

Ecco quindi un breve (ma nemmeno troppo) compendio degli scempi mediatici letti e ascoltati negli ultimi tempi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE EURO 2016

Inizio con un godibilissimo quanto velleitario piacere: vedere Quaresma sfanculare Rizzoli. Abbiamo dovuto attendere 7 anni per tributare il primo convinto applauso al Trivela!

Questo perchè -sarebbe inutile negarlo- Quaresma da noi è stato un pacco vero e proprio e di applausi ne ha ricevuti giusto il giorno in cui se n’è andato. Dopo il gol-qualificazione con la Croazia però si è voluto strafare, come al solito: la direttiva è stata “l’hanno pagato 30 milioni“, mentre ci avevano sempre detto 18+ilgiovanePelè per un totale di 24.

Però diciamo “30 milioni sull’unghia” che fa più figo e l’Inter fa ancor di più la figura dei fessi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE COPA AMERICA

Passando dall’Europa alla Copa America, debbo ancora una volta i giusti crediti all’amico Sergio, ormai preoccupantemente contagiato dalla sindrome di accerchiamento: la segnalazione riguarda la sempre simpatica (con l’Inter) Repubblica che, descrivendo le fasi salienti della finale vinta dal Cile contro l’Argentina, si premura di farci sapere che “L’Interista Medel perde palla” lanciando pericolosamente Higuain verso la porta.

Tutto vero, non c’è che dire. Nessuno però segnala che, sull’erroraccio del Pipita (in questo caso non “Il napoletano Higuain”), l’interista Medel sarebbe comunque stato in grado di respingere rimediando alla cazzata fatta con una corsa che si è tragicomicamente conclusa sul palo.

Sintomatico invece che nello stesso pezzo a firma Nicola Sellitti l’errore di Vidal nella lotteria dei rigori sia considerata ovviamente “ininfluente” e che anzi il cileno sia definito testualmente il “terremoto emotivo della Roja“.

Per chi non lo ricordasse Vidal è un ex-Juve: a volte guarda il caso…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE I CAZZI DI CASA NOSTRA

Passando alle nostre latitudini, tocca addirittura plaudere all’amor proprio di Brocchi che, stanco di attendere Godot o chi per lui, con uno scatto di orgoglio ha l’ardire di scrivere una bella letterina di dimissioni all’amatissimo Presidente. Oltre ad avere nemici in casa, a non avere voce in capitolo sui possibili acquisti, ed essere messo lì ad aspettare che i pezzi grossi abbiano tempo anche per lui, il ragazzo se ne va perchè non è stato informato dell’acquisto di Lapadula, pure da lui richiesto e prontamente già intonato alla musichetta aziendale, visto il subitaneo ringraziamento al “Dottorgalliani“. Ma andiamo avanti con la squadra dell’Amore e con l’immancabile Mister X come da tradizione Gallianese.

E il Mister X non ha tardato a palesarsi: ecco arrivare al Milan Vincenzo Montella, già cercato due anni fa da Galliani senza successo e in arrivo adesso quale quinto allenatore in altrettante stagioni. Fatta la doverosa presa per il culo ai cugini per un comunicato in cui riescono a inserire il loro mantra “proposta di gioco“, è indicativa la scala di priorità data dalla Gazzetta alle questioni milanesi di questi giorni.

Come al solito, vedere per credere:

gazza_prima_pagina_29 giu 2016

Evidentemente l’ennesimo allenatore della ennesima riscossa rossonera è più importante dell’arrivo di Suning a capo dell’Inter. Ci voleva molto a invertire la posizione dei due titoli?

Evidentemente sì, se ti chiami Inter…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE SETTORE GIOVANILE (TARGATO TRAVAGLIATO cit.)

La Gazza di settimana scorsa presenta la finale del campionato Giovanissimi tra Roma e Atalanta titolando (vado a memoria ma non troppo) “Ecco i due vivai migliori di Italia“.

Perdendo 5 minuti (non di più) su Wikipedia, direi che l’affermazione è quantomeno opinabile:

Settore giovanile Roma Atalanta Inter

Oltretutto la stessa Gazza, nell’articolo, descrive la portata “storica” dell’evento, specificando che la vincente della finale (è poi stata l’Atalanta) avrebbe eguagliato l’Inter del 2012, capace di vincere nello stesso anno due dei Campionati del Settore Giovanile: nel nostro caso erano stati Giovanissimi e Primavera, oltre al simpatico gingillo della Next Gen Series.

Ma come vedremo tra poco, quel gingillo è stato del tutto inutile per i maestri pensatori del calcio italico.

Prima di addentrarci nel Nextgen-gate, solo poche righe per fare i sentiti complimenti all’Atalanta per il doppio successo, e chiarire con la consueta schiettezza e sincerità orobica quale sia il loro pensiero sulla situazione dei potenziali giovani calciatori nella odierna società:

Oggi nelle rose dell’Atalanta ci sono anche ragazzi “stranieri”: “Il tessuto sociale mondiale è cambiato, ci sono tanti figli di immigrati che fanno parte della società e l’Italia deve essere brava ad adattarsi. L’integrazione sociale ha fatto la fortuna di Paesi come Belgio e Francia e per me è un fenomeno positivo”.

Quindi il succo è: brava Atalanta che fai giocare anche i figli di immigrati.

L’Inter invece è una vergogna perchè ci ha i negri in squadra.

Ma arriviamo alla ciliegina alla merda, che purtroppo non posso linkare, essendo comparsa a firma Alberto Cerruti sulla rubrica di risposte ai lettori, e come tale visibile solo sull’edizione cartacea, mi pare di Martedì 28.

Che ve devo dì: se non vi fidate andatevela a cercare, vedrete che non sto delirando (non più del solito almeno…)

Il prode Cerruti loda giustamente Fabio Grosso per aver deciso di restare alla guida della Primavera juventina anziché lasciarsi tentare dall’avventura in Serie A. Fin qui nulla da dire. Ma, ancora, siccome così la notizia non aveva abbastanza “ciccia”, ecco il colpo da manuale.

Con i giovani ci vuole pazienza -prosegue Cerruti- un Mister non allena i ragazzi per fare carriera: meglio arrivare secondi come Grosso che vincere la Next Gen come Stramaccioni con una squadra che poi non ha prodotto nessuno e con un allenatore che si è bruciato.

Si vede che Duncan, Mbaye, Longo, Benassi, Crisetig e Livaja me li ricordo solo io.

LA PRIMA DI EDER (E LA TERZA DI PANCHITO)

INTER-UDINESE 3-1

Il titolo, un raffinato cinefilo come me ce l’aveva in canna da Gennaio, ma l’oriundo fino a ieri non aveva dato traccia tangibile di sè.

Il suo gol arriva all’ultimo respiro, dopo che molti dei presenti allo stadio avevano visto la morte in faccia sotto forma di doppia occasione udinese solo pochi secondi prima.

Tornato -con criaturo al seguito- a rimirare la squadra dal vivo, ho impiegato nove minuti di partita a complimentarmi con me stesso per aver mantenuto il fioretto fatto uscendo di casa: “Mi raccomando, il linguaggio…“.

Dalla mia bocca è uscito solo un “…nchia che gol” a commentare da fine tènnico la splendida girata di Thereau, prima di contrappuntare “e i nostri lì a far le belle statuine!”.

Giro gli occhi verso il rampollo di casa e incrocio uno sguardo più sorpreso che deluso, della serie: “ma come, mi avevi detto che vincevamo, che Jovetic segnava di sicuro visto che è un girone esatto che non lo fa, e ci ritroviamo sotto dopo dieci minuti?!“. Il ragazzo è alla sua terza apparizione alla Scala del calcio e vorrebbe legittimamente festeggiare il ritorno con una bella serata.

Per fortuna San Siro conserva un certo fascino, e Pancho ha modo di consolarsi nell’enorme sventolìo di bandiere nerazzurre (cit. Elio alla festa per il 15esimo scudetto), intervallato da qualche buona conclusione dei nostri.

Kondo e Brozo mi paiono tra i migliori, mentre già al quarto d’ora ho esaurito le madonne (sempre nella mia testa, senza turpiloquiare) per Nagatomo, bravo e generoso nel far mulinellare le sue gambette per poi sparare immancabilmente il cross sugli stinchi degli avversari. Discorso simile per Jovetic, irritante nell’insistenza con cui cerca il tocco a effetto manco fossimo 4-0.

Ironia della sorte, sarà proprio lo slavo l’eroe della serata, segnando due gol da “questo lo facevo anch’io” e dovendo accendere a Icardi e Biabiany due ceri così, “delle dimensioni diciamo tipo Rocco Siffredi” per ringraziare dei due palloni con su scritto “spingimi” all’interno dell’area piccola a portiere già sdraiato.

Tutto fa brodo, per carità, facciam mica gli schizzinosi. Mi vien solo da pensare che a ruoli invertiti si sarebbero decantate le lodi da assist man del montenegrino e puntualizzate le doti da opportunista (e nulla più di questo) di Icardi.

Agguantato il pari prima dell’intervallo, i nostri iniziano bene la ripresa nonostante un incomprensibile tacco di Biabiany che, in ottima posizione per tirare, gira l’assit di Maurito a un Brozovic assai più immischiato nel traffico.

Lo stesso croato poco dopo si vede respingere la miglior occasione della serata proprio sotto i nostri occhi, piazzando nell’angolo basso la palla sapientemente difesa e servita da Icardi: Karnedzis (chi era costuis, perdonate la battutaccia) si allunga e smanaccia in angolo.

Intorno alla mezz’ora passiamo in vantaggio nella guisa di cui s’è detto, e da lì i più ingenui pensano che il peggio sia passato.

Il fondato sospetto che così non sia si materializza sotto forma di lavagnetta del quarto uomo su cui campeggia un inevitabile quanto incomprensibile “5”. E proprio all’ultimo di questi cinque minuti di recupero arriva il prevedibile campanile in area, con i nostri a cagarsi dentro e Zapata a poter tirare in porta da zero metri. Per fortuna Handanovic si oppone da par suo, prima di ritrovarsi la palla tra le mani dopo il successivo tiro di Halfredsson, una sorta di rigore in movimento.

Mi ritrovo a gridare “maledetti” in loop fino a tramutarlo in “gaaaall” trenta secondi dopo, allorquando si concretizza il titolo che avevo in mente da tre mesi.

Le piccole soddsfazioni della vita.

LE ALTRE

Devo dare la notizia della Juve campione d’Italia per la quinta volta e non posso esimermi dal farlo. Faccio sommessamente notare che la loro risurrezione coincide con lo strano incontro tra Tavecchio e il radiato Giraudo che tanto (cioè poco) fece discutere negli autunnali pomeriggi di fine Ottobre. Detto questo, complimenti: come sempre accade rubate, ma come spesso accade siete forti.

Il Napoli fa come il marito che si taglia il membro per far dispetto alla moglie e, volendo farci capire che per noi ambire alla Champions è cosa che non s’ha da fare, piglia il sifulotto dalla Roma al 90′, rischiando di compromettere un’ottima stagione con un finale tragicomico. Roma a due punti dal secondo posto e a +7 da noi con tre partite da giocare.

La vittoria bianconera quantomeno allontana di altri tre punti la Fiorentina, lasciando un maggior margine di sicurezza (presto per dire se sufficiente) al nostro quarto posto.

Il Milan di Brocchi rispetta i classici e conferma quindi la fama “fatale” di Verona, perdendo in rimonta con due gol di ex nerazzurri: prima il Pazzo pareggia l’iniziale vantaggio dei Meravigliuosi, poi Siligardi, cresciuto nel nostro settore giovanile, li punisce all’ultimo respiro su punizia a voragine.

Io godo, Sinisa credo di più.

È COMPLOTTO

Sostanzialmente tre cose, di importanza diversa tra loro ma tutte meritevoli di essere segnalate.

La prima è l’arbitraggio di Sabato a San Siro, ennesimo manifesto di quanto poco i nostri siano rispettati da quella pletora nauseabonda che distribuisce fischi sui campi di calcio.

In una serata dal peso specifico tendente a zero, e nella quale non vengono commessi errori clamorosi, il prode Celi riesce a non assegnare nemmeno un minuto di recupero nel primo tempo (col parziale bloccato sul pari) nonostante siano stati segnati due gol e sia stato estratto un giallo.

Di contro, nella ripresa, con i nostri in vantaggio 2-1, troviamo i già citati cinque minuti di extra time, preceduti da due ammonizioni che ho stentato a credere reali pur vedendole dal vivo: quella a Kondogbia nasce da un intervento a mio parere non falloso; detto ciò, il giallo è una conseguenza in un certo senso inevitabile (una vola che fischi fallo non puoi non ammonire); quella a Perisic è invece il chiaro manifesto di chi dice “ho sbagliato e non ti ho dato il corner; me lo fai notare? Nun ce provà! Beccate ‘sto giallo e statti zitto!“.

La seconda voce da esplorare è il discreto casino raccontato intorno ai “cinesi dell’Inter”. In sostanza paiono esserci due gruppi interessati a comprare il 20% del Club: Suning contattato da Thohir, Wanda contattato da Moratti.

Posto che sarà il Governo di Pechino a dire chi può fare cosa, è singolare che la stampa italiana faccia gara a dare notizie diverse tra loro, purché difformi dalla voce ufficiale dell’Inter.

Mentre Thohir continua a dire che la trattativa è solo per una quota di minoranza, che non ha alcuna intenzione di disfarsi del Club e di non sapere perché il suo nome continui ad essere accostato a squadre di Premier League, i nostri giornali ci dicono in varie forme che tutta la manovra è una supercazzola orchestrata da Moratti che sotto sotto non ne può più di Thohir e vuole forse dar retta all’acuto consiglio del presidente Ferrero (“caccia quer filippino“).

Del resto c’è da capirli: dopo un ventennio di dichiarazioni rilasciate con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras, dev’essere dura abituarsi a non poter scrivere il cazzo che si vuole senza timore di ripercussioni. Questo pezzo di Panorama del 2013 racconta meglio di ogni possibile esempio lo stupro mediatico generato dalla simpattìia morattiana. Figuriamoci quindi come si possano trovare oggi gli stessi violentatori ad avere a che fare con un presidente che lavora nel mondo della comuncazione e che quindi conosce l’ABC del come dare e non dare le notizie.

Quale contesto migliore per poter cavalcare i cari e vecchi Luoghi Comuni Maledetti, all’insegna di un “Presidente che non c’è mai e cosa può capirne lui dall’altra parte del mondo”, fino al gustosissimo pippone nazional-popolare della prima partita di Serie A senza nemmeno un italiano in campo.

Non me ne importa niente, sia chiaro, anzi: ripenso a questo soave sonetto e mi scopro quasi felice nel non scorgere cognomi italiani se non di lontana origine:

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso, Zanetti; Pandev, Sneijder, Eto’o; Milito.

Infine, niente più che un divertissement che probabilmente avrete già notato: il campione della rinnovata edizione di Rischiatutto si presenta come esperto di Juventus e vince 132.000 € dando una risposta sbagliata.

Niente, è più forte di loro, non ce la fanno…

Non ci crede neanche lui...

Non ci crede neanche lui…

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

CHIUSO PER SCHIFO

JUVENTUS-INTER 2-0

Ho atteso più del dovuto prima di scrivere dell’ennesimo scempio della mia amata squadretta, banalmente per motivi contingenti (c’avevo da lavora’) ma, volendo costruire un inesistente dramma esistenziale, perchè non trovavo parole adatte a descrivere lo sconforto provato in 90′ di nulla pneumatico.

Zero coraggio, innanzitutto: ho doverosamente sfanculato l’Alciato di turno che prima del fischio d’inizio farneticava di occhi juventini feroci e determinatissimi, in contrapposizione a sguardi apparentemente assenti dei nerazzurri. Ho dovuto però mordermi la lingua e dargli ragione poco dopo, vedendo il nostro predominio iniziale sfiorare i tre minuti di durata, prima di appassire sotto il pressing coriaceo -ma niente più di questo- dei nostri avversari.

Cara Inter, mi hai fatto essere d’accordo con Alciato nel pre-partita e con Massimo Mauro nel dopo-gara (“questa è un’accozzaglia di giocatori che non ha idea di come stare in campo“): hai capito quanto stai messa male?

Avevo addirittura sperato nella serata di grazia, dopo la traversa susseguente all’inevitabile tiro velenoso del velenosissimo ex Hernanes: partito il sinistro ho pensato “è gol, #proprioluincredibile“, e invece Samirone c’era arrivato con la falangetta e il legno ci aveva salvato.

Ai limiti dell’incredibilità, avevamo costruito una (una, non ci allarghiamo) palla gol con il sempre più scintillante Palacio -che però, poveretto, predica nel deserto- a servire Icardi prontamente andato in confusione con una mezza mossa di Barzagli.

Onestamente, il primo tempo non ha detto molto altro. Per un interista viscerale e malmostoso come me non è accettabile giocare una partita contro Juve o Milan senza sputare sangue e dare l’anima, ma per lo meno la prestazione è stata da sufficienza stiracchiata.

Eccola nella ripresa, allora, l’Inter simpatttica: pronti via e D’Ambrosio ci fa rimangiare i complimenti -invero alquanto tiepidi- ricevuti dopo l’ultima partita fornendo il più inaspettato degli assist a Bonucci che spara al volo di destro. Handanovic è più sorpreso che incolpevole (Cristo, almeno le braccia alzale…) e il frittatone è cosa fatta.

Col gol arriva la granitica convinzione che potremmo stare lì fino a Natale e non riusciremmo non dico a pareggiare, ma nemmeno a tirare in porta. E infatti i nostri ruminano calcio a due all’ora, col Mancio -forse sotto shock per la pochezza dimostrata dai suoi- paralizzato nei cambi fino a metà ripresa, allorquando inizia ad ammassare punte e mezze punte là davanti, sperando che qualcosa accada.

E qualcosa infatti succede: Morata si invola in contropiede e Miranda impiega qualche secondo a capire che no, non c’è un suo compagno in ripiegamento a contrastare l’avversario e che , tocca proprio a lui fermarlo.

La cosa pare anche riuscire, visto che i due in area si scontrano -ruzzone sospetto dello juventino ma poca roba…- per poi ritrovarsi entrambi spalle alla porta. Il brasiliano a quel punto sbaglia, tentando di prendere palla ma colpendo inequivocabilmente la zampa di Morata.

Il rigore a quel punto è inevitabile, e quindi sono pure d’accordo con Rocchi (e con questo ho detto tutto).

Quando piove diluvia, e anche il fluido magico di Handa sui rigori pare esaurito; 2-0 e tutti a casa, non prima di aver impegnato Buffon con mezzo miracolo su tiro del neo-entrato Eder, minuti di recupero o giù di lì.

PSICODRAMMA COLLETTIVO (CON PUNTE DI AUTOLESIONISMO)

Essendo in colpevole ritardo, le analisi a consuntivo potete leggerle da gente che prima e meglio di me ha spiegato come si senta un interista dopo una partita del genere, con la prospettiva dell’ennesima stagione all’insegna del “sì ma l’anno prossimo…“.

Qui aggiungo solo che, per una volta, mi associo al commento da tifoso del Signor Massimo, quando dice che contro quelli là il minimo che uno si aspetta è uscirne con qualche ammaccatura: il che vuol dire menare, rendergli la vita impossibile, anche solo per il gusto di rompergli i coglioni, ma non arrendersi senza neanche provarci.

Quello proprio mai.

Che il Mancio sia in difficoltà è palese. che sia poco incline al “rimbocchiamoci le maniche e sporchiamoci le mani tutti insiemepure.

Che ne sarà di noi?

Non ne ho francamente idea. E’ ovvio che abbia concordato con tutto quanto detto da Ausilio nel dopogara (“sono incazzato nero” “gente che scivola, gente che non dà tutto…“), ma celebrata la doverosa pars destruens manca drammaticamente un piano per uscire da questo troiaio.

Chi vivrà vedrà.

LE ALTRE

Napoli e Fiorentina pareggiano, facendoci però vedere cosa voglia dire giocare a pallone. Modi diversi, ma ugualmente efficaci. Soprattutto, due squadre che danno l’idea di cosa fare su un cazzo di campo di calcio.

Il Milan batte il Toro con mezzo tiro in porta, continuando con quel mefitico vento in poppa capace di portarli in finale di Coppa Italia dopo aver incontrato squadre di B e C e trovandosi nell’impensabile posizione di potersi giocare due trofei (Coppa Italia e Supercoppa Italiana) con il classico culo dei cugini.

La Roma vince ancora ed è lanciatissima verso quel terzo posto che i nostri, anche quest’anno, guarderanno col cannocchiale. Ora, i prossimi due mesi saranno dedicati allo smargheritamento del “meglio non qualificarsi nemmeno per l’Europa League oppure giocarsela?“.

Ragazzi, avete rotto i coglioni!

E’ COMPLOTTO

Di roba ce ne sarebbe anche, non legata al contingente quanto a possibili scenari catastrofici previsti da tutti e poi smentiti da pochi.

Mi pare però “indelicato” scriverne dopo un tale scempio.

Ci saranno (spero!) altre occasioni.

WEST HAM

Qui in compenso le cose continuano ad andar benino. Altra vittoria contro il Sunderland e classifica che somiglia sempre di più a quella interista.

juv int 2015 2016

Com’era?  Ah sì: “Che ce frega de Pogba, noi c’avemo Kondogbia“. Fortunelli noi…

CONTENTI?

INTER-SASSUOLO 0-1

Finalmente l’Inter fa sorridere tutti i critici massimalisti, regalando una delle prestazioni più prolifiche del girone di andata se si guarda al numero di palle-gol create.

E (infatti?) perde.

Poche musse, in questo ha ragione il Mancio. La coperta è ancora corta, e c’è evidentemente una certa correlazione tra lo sbilanciamento in avanti e la precarietà in fase difensiva.

Perdiamo una partita che avremmo meritato di vincere, molto più di tanti 1-0 collezionati fin qui. Detto ciò, il Sassuolo non ruba nulla, avendoci fatto vedere come si gioca a San Siro senza timori reverenziali e senza paura di giocare di prima, facendo di contro girare i nostri a vuoto e pressandoli sul nostro -già non eccelso- palleggio a centrocampo.

La formazione è la stessa di Empoli, solo con i due terzini invertiti di fascia.

Nagatomo mi stupisce in positivo per 92 minuti per concentrazione e intensità, fino a quando, nel giro di 100 secondi, vanifica prima un corner servendo Ljajic in palese fuorigioco e poi sminchiando il rinvio che genera il papocchio-rigore.

Ecco cosa succede a giocare con i Craniolesi. Ripeterò fino alla fine che preferisco avere in campo un giocatore scarso ma intelligente che un genialoide imprevedibile, soprattutto se il suddetto non è il fantasista talentuoso ma scostante  quasi da contratto, bensì un cazzo di cursore da cui si pretende applicazione feroce per tutta la partita, con pochi voli pindarici.

Eppure…

La stessa critica va rivolta a Murillo, che rispetto al giapponese ha ben poco da farsi perdonare visto lo splendido girone di andata, ma che sempre più ricorda il connazionale e collega di ruolo Ivan Cordoba: velocissimo, fisico esplosivo, ma piedi fucilati e intelligenza calcistica rasente lo zero.

Già ammonito, a metà ripresa interviene con un tuffo di piede più che spettacolare arrivando sul pallone un centesimo di secondo prima dell’avversario (un attimo di ritardo e finisci sotto la doccia). Al 94′, non pago, si fida ancora una volta del proprio fisico saltando di testa con quel quarto d’ora di anticipo, aggiungendo così il condimento da stella Michelin al frittatone alla merda cucinato dal sous-chef Nagatiello.

Morale, Miranda abbatte Defrel, Handanovic ha finito il bonus-miracoli e Berardi può percularci esultando giustamente sotto la Nord.

Prima della beffa, i nostri creano (contate) sette palle gol tecnicamente definibili “della Madonna” con Icardi ad inaugurare lo show dello spreco dopo pochi minuti, Ljajic a sbagliarne due sanguinolente poco dopo e Consigli a parare tutto il resto, inevitabile eroe di giornata dopo la saponetta di domenica scorsa.

Detto che anche loro hanno qualche ottima occasione (Sansone, membro onorario del Club Gautieri, per una volta contro di noi non segna ma tira cento volte, Missiroli e Floro Flores trovano un super-Samir a ribattere), quello che emerge nuovamente dalla partita è la pochezza tecnica del nostro centrocampo.

Qui bisogna decidere: o resti con questi uomini, ma allora davvero devi giocare difesa e contropiede tutto l’anno (si può fare, io non mi scandalizzo), oppure se intendi fare tre passaggi di fila occorre un vigile urbano che metta un minimo d’ordine.

Dubito che il “ghisa” possa essere il pur valido Soriano della Samp, ennesimo cavallone che ha bisogno di un fantino per essere lanciato, attualmente senz’altro superiore ai vari Guarin e Kondogbia, ma non dotato di quella visione di gioco che dalle nostre parti latita più del Chapo Guzman (ah no cazz.. quello l’han preso).

Staremo a vedere.

PAGELLA DEL PRIMO QUADRIMESTRE

Cercherò di non farmi prendere dallo sconforto delle ultime prestazioni dei nostri (leggasi: due sconfitte in casa e una vittoria risicata a Empoli, testa della classifica persa e secondo posto in coabitazione coi gobbi).

Siamo sostanzialmente in cima alla classifica, ad altezze che ci competono quanto a blasone ma che visti gli ultimi anni ci danno le vertigini. Il lavoro del Mancio e della Società è quindi più che positivo, il potenziale ancora inespresso farebbe sperare in ulteriori margini di miglioramento: Kondogbia non si è ancora visto, Jovetic deve ancora ingranare e l’intesa con Icardi di fatto ancora iniziare.

Abbiamo trovato una solidità difensiva sconosciuta dai tempi di Julio Cesar-Lucio-Samuel, abbiamo un bomber che sta confermando il suo talento (Icardi non sarà mai l’attaccante che ne scarta quattro e va in porta col pallone, ma segnerà sempre tanti gol), abbiamo un paio di sorprese positive (Ljajic ieri ha sbagliato un sacco, ma ha fatto vedere quanto possa creare da solo e dal nulla, Brozovic sta mantenendo le aspettative del suo primo semestre in nerazzurro) e molta zavorra da vendere al miglior offerente per fare un minimo di cassa (Ranocchia, almeno un paio di terzini, Guarin se qualcuno ci casca).

Riusciranno i nostri eroi ad andare avanti così? E’ questa la domanda delle cento pistole.

L’ottimismo non è il mio forte, e personalmente ritengo che quelli passati siano stati gli ultimi giorni da primi in classifica per quest’anno. Dubito che il Napoli abbia il nostro cuore d’oro e si faccia fregare nuovamente dal Sassuolo in casa, dopo averci già perso in trasferta all’esordio. Per di più i gobbi son tornati (davvero complimenti per la rimonta, anche se il difficile viene adesso). Sgombriamo il tavolo dagli equivoci: il nostro obiettivo non è vincere il Campionato.

Il problema è che, viste le due avversarie succitate, sarà difficile anche arrivare in Champions, stante la Fiorentina ancora incollata e una Roma che più in crisi non si può, ma che prima o poi risorgerà e si trova comunque a pochi punti dalla zona che conta…

Detto ciò, per i nostri arrivare nei primi tre (assai meglio nei primi due vista la roulette russa dei preliminari) è di vitale importanza, proprio per la sopravvivenza del Club a certi livelli e per il rispetto degli accordi presi con la UEFA in tema di FPF.

Testa bassa e pedalare.

LE ALTRE

Come detto il Napoli passeggia a Frosinone e chiude il girone di andata in testa. Contemporaneamente, la Juve vince la nona di fila a Genova con la Samp, soffrendo dopo aver sfiorato il 3-0 e beccato il 2-1 da Cassano.

Come detto, non ho problemi a rimarcare la notevole rimonta dei gobbi che in una decina di partite hanno recuperato altrettanti punti sulla testa della classifica. Faccio però notare -gufando anche un po’, lo riconosco- che molto spesso le rimonte hanno una sorta di post-orgasmic chill proprio una volta raggiunto l’aggancio. E’ quel che spero, anche se dalle parti di Torino non sembrano avere altro senso dell’umorismo, dopo quello dispensato nei primi mesi di Campionato.

La Viola inciampa sulla Lazio, come noi prima di Natale, perdendo 3-1 una partita che al 90′ li vedeva sotto per 1-0.  Incredibile l’abbondanza di facitori di giUoco nelle fila viola, se pensiamo che Mario Suarez, nostro obiettivo estivo, non ha mai giocato ed è in procinto di essere lasciato dalle parti di Watford come una cosa vecchia e dimenticata. Per il resto Borja Valero, Vecino e Badelj ci farebbero comodo anche azzoppati, visto il livello attuale…

Roma e Milan pareggiano una partita che, a quanto leggo, i cugini avrebbero addirittura meritato di vincere. La cosa, più che un complimento ai rossoneri (non sia mai…) suona come una pesante critica ai giallorossi, che sembrano voler porre fine all’agonia del Sergente Garcia.

E’ COMPLOTTO

Riprendo quanto accennato nel titolo e nelle prime righe di questo saggio-ignorante sui massimi sistemi a strisce neroblù. Il Vate(r) di Fusignano ha inviato l’ennesima fatwa nei confronti dell’Inter e di Mancini (“che però è in gamba“… ma ti levi di ‘ulo?), involontariamente sbugiardato dai nostri circa l’ottuso assioma si-vince-solo-se-si-giuoca-bene.

Ancor più sintomatici i complimenti riservati alla squadra nerazzurra dai vari Vialli e Marocchi, che ringraziano i nostri per averli fatti divertire con una partita godibilissima da guardare.

Rispondo citando il Trap in una delle poche occasioni in cui il suo eloquio era chiaro e non fraintendibile:

“Io voglio vincere, non voglio dare spettacolo: se voglio divertirmi vado al circo”.

Un plauso al Mancio che, elegantemente, ha evitato di rispondere all’ennesima sentenza sacchiana dicendo solo “a me vincere 1-0 piace tantissimo, così poi c’è tanta gente che parla“.

Da censurare, invece, il suo commento sull’arbitraggio di Doveri a San Siro. Vero che il soggetto ha contro di noi uno score pessimo.  Altrettanto vero che la sua designazione, dopo gli inopinati e sottolineatissimi favori di Empoli sa di chiara compensazione, come a dire “ok, break’s over, back to hell!“.

Detto ciò, non è il caso di recriminare sulla manata di Berardi a D’Ambrosio: non è volontaria, non lo vede arrivare, non è una gomitata. Non c’è niente. Lamentiamoci quando serve e quando c’è da farlo: tranquilli, le occasioni non mancano nè mancheranno. Ma non facciamolo “a gratis”, pena il passare per abbaialuna e intertristi: esattamente quel che vogliono farci credere.

Per dire: interrogazioni parlamentari e vertici internazionali per scuotere la coscienza civile dopo il rigore non fischiato all’Empoli pochi giorni fa.

Poi ieri succede questo ed è già tanto che qualcuno dia la notizia con un certo risalto.

Per la cronaca, ecco la prima pagina rosea post-Empoli:

Gazza prima pagina 7 gen 2016

“A Giampaolo manca un rigore”

Questa invece quella post-Samp:

gazza prima pagina 11 gen 2016

“Alla Samp non basta Cassano”

Sempre all’insegna del Same but Different, più che condivisibile la bonaria ironia fatta sul cazzutissimo battibecco finale tra Chiellini e Bonucci a favor di telecamere: è lo stesso livornese a scherzarci su intervistato da Caressa & co. ovviamente (e giustamente, ribadisco) pronti a sottolineare come certi atteggiamenti siano comprensibili e perfino auspicabili, segno di un gruppo che non vuol mollare niente, sempretéso alla vittoria.

Peccato che, quando le stesse cose accadono -per di più nel chiuso dello spogliatoio- ad altre latitudini, il risultato sia questo:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Taaac

WEST HAM

Vinciamo in casa col Wolverhampton e passiamo il turno di FA Cup.

int sas 2015 2016

La piccionanza di sòreta…

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo