BOCCA MIA TACI

FIORENTINA-INTER 3-0

Dio santo, che chiavica!

Ne pigliamo 3, potevano essere tranquillamente il doppio. Dopo 20′ siam già sotto di due. Ennesimo dubbio amletico del “con noi tutti fenomeni” o “noi sempre coglioni“. Probabilmente è questo dilemma a paralizzare le gambe di tutti i nostri, perchè è inquietante dover dire che il migliore sia D’Ambrosio.

La forma fisica è da gerontocomio, quella mentale da neurodeliri. Per la tattica, lassa perde…

Pur mancando dai gradoni di San Siro ormai da un paio d’anni, sento risuonare distintamente il mantra del mio vicino di posto negli anni ’90: “non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo“.

Vero che il primo anello verde era (e probabilmente è ancora) abitato da una peculiare razza sub-umana capace di sfanculare settimanalmente l’allora portiere interista (Pagliuca) al grido “mandatelo a casa! datemi Vitor Baia!!“.

Vero che la stessa accozzaglia di craniolesi incolpava a prescindere il Bergomi calciatore-e-capitano anche quando non giocava.

Vero che dopo un quasi-autogol di Winter in un Inter-Lazio, la stessa accozzaglia chiosava sconsolata: “questo è quel che succede ad avere Gigi Simoni in panchina“.

Eppure, anche l’orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.

Non c’è ali.     Non c’è schemi.     Non c’è un cazzo.

As simple as that.

Se Mazzarri voleva mettermi alla prova, alla luce del mio (a questo punto azzardatissimo) endorsement di poche ore fa, devo dire che ci si è messo d’impegno! La coerenza vacilla, ma continuo a ritenere il Mister uno dei problemi e non il (facile) solo responsabile di tuttastammerda.

Anzi: se proprio devo pescare un aspetto positivo nel succitato guano calcistico, noto una costante presenza della società (Ausilio nella fattispecie) a non lasciar solo l’allenatore, come troppo spesso ho visto fare nel corso della precedente gestione.

La pausa casca a fagiuolo, si dice in questi casi: sarà… Visti i soliti esodi transoceanici della dozzina di nazionali che incredibilmente ancora popolano la nostra rosa, le due settimane saranno buone per cambiare aria, sparigliare le carte, fare quel “spegni-e-riaccendi” che è il caposaldo di ogni intervento su qualsiasi tipo di hardware. Che poi in questo periodo qualcuno degli acciaccati o mal-deambulanti possa essere oggetto di un “richiamino” fisico-atletico è più di un auspicio: Palacio è in uno stato di forma non degna della sua storia, ma sono tanti a trascinarsi per il campo.

Ma, ammesso e non concesso che Pondrelli si riveli il “mago” che dicono essere, resta l’aspetto tattico e mentale da mettere a posto. Ieri sera, difesa a tre o difesa a quattro son parse esattamente identiche nel non contrastare anche il più blando degli attacchi Viola (il gol del 3-0 è emblematico). Temo che per Mazzarri il tempo degli esperimenti sia finito, e che debba prendere decisioni definitive su uomini e modulo.

In questo momento siamo troppo scarichi per farci belli e pensare di poter cambiare modulo in corsa. Visto che il comun denominatore delle ultime uscite è “facciamo cagare”, si scelga una formazione e un modulo di riferimento, e si batta su quel chiodo finchè la lezioncina tattica non è stata mandata a memoria.

Sempre che detta lezioncina esista.

Altrimenti, metti in campo gli 11 che corrono di più e digli “fate il cazzo che volete“.

LE ALTRE

Quando la tua squadra pesta giù un partitone così, ha anche poco senso guardare in casa d’altri. Per quel che conta la classifica oggi, siamo decimi, e nelle ultime due partite abbiamo perso 6 punti sul Napoli e 4 su Milan e Fiorentina. Detto ciò, puramente a livello numerico, sono tutti ancora a “distanza di sicurezza” (e dopo 6 giornate ci mancherebbe altro!). In altre parole, non è l’aritmetica a condannarci alla bocciatura, son tutte le altre materie!

E’ COMPLOTTO 

Pur avendo cose più tragicomiche a cui pensare, non posso non dedicare qualche riga all’ennesima grande prestazione di Gianluca Rocchi, once more Rocchi Horror Picture Show. E’ ormai stantìo ripetere le considerazioni fatte tante altre volte sul soggetto in questione, perfetta metonimia del settore arbitrale italiano.

Dare quel secondo rigore, dopo aver cannato così ignobilmente il primo (che oltre ad essere fuori area non è nemmeno fallo di mano) è la palese dimostrazione di malafede del personaggio. Così come il segnalinee Preti nello splendido Juve-Inter di Novembre 2012, anche in questo caso un arbitro in buona fede sorvola sul secondo episodio dubbio, fischiando punizione dal limite.

Evidentemente la buona fede, pronamente data per scontata da tutti (“ci mancherebbe altro“, come se quel che è successo nemmeno 10 anni fa fosse roba mai esistita), si è presa un giorno di ferie.

Non entro nel merito del terzo gol che, in attesa dell’interpretazione autentica del regolamento attuativo della nuova norma sul fuorigioco, per ora dà l’ennesima dimostrazione dellìinutilità degli assistenti di porta.

Le parole del Pupone nel dopo-gara sono di una chiarezza cristallina, a dispetto dell’eloquio non esattamente accademico, ma-come dire-: non è necessario avere 4 lauree per vedere quel che è sotto gli occhi di tutti:

Ottima soprattutto la chiusa a zittire il calabrese cantilenante, che fa la finta vergine e chiede “che c’è di sbagliato nel rigore di Pogba?“.

Chiudo parlando d’altro: doveroso l’omaggio a Ibra fatto dal Corriere in occasione del suo 33° compleanno.  Grande campione Zlatanasso, alla fin fine rimpianto da tutte le squadre che l’hanno avuto a libro paga: carissimo, ma -come dire- li vale tutti.

Ciò premesso, mi piace ricordare che in Italia il ragazzo ha vinto quattro scudetti, di cui tre (di fila) con i colori nerazzurri. E’ strano che, delle immagini “italiane” della foto gallery, solo tre lo ritraggano in maglia nerazzurra, oltretutto con una delle tre a immortalarlo mentre zittisce i suoi tifosi (tra cui mio padre!) che lo fischiavano per quella che pareva esere una giornata di scarsa vena.  Tre foto in maglia nerazzurra, cinque in maglia rossonera e quattro in maglia gobba.

E’ sottile, ma è complotto.

Grande campione Zlatanasso, si diceva, forse non a caso nato tra fine Settembre ed Ottobre, periodo prolificissimo per la genìa nobile dell’arte pedatoria.

Tralasciando il sottoscritto, ecco un breve elenco di “discreti” giocatori nati in questo periodo aureo. Tra i campioni del passato: Bearzot, Bobby Charlton, Didì & Pelé,  Garrincha, Liedholm & Nordahl, Jashin, Sivori. Si passa poi al meglio degli anni ’80 con Maradona, Falcao, Paolorossi (rigorosamente tuttoattaccato), Tardelli, e si arriva più o meno ai giorni nostri con Van Basten, Ronaldo (quello vero), Ince (non rompete le balle, è il MIO fuoriclasse), Sheva, Weah, Totti, Ibra e Rooney.

Sono in buona compagnia, insomma. 😉

WEST HAM

Quantomeno si fa festa nell’East End londinese, dove gli Hammers regolano 2-0 il QPR. Siamo settimi, l’Inter decima.

Vedete voi…

Meno male che dovevano entrare in campo con "gli occhi della tigre". Miao.

Meno male che dovevano entrare in campo con “gli occhi della tigre”.
Miao.

CANTANAPOLI (A VOLERLA ASCOLTARE)

Troppo succulente le motivazioni della sentenza di secondo grado del tribunale di Napoli per non sragionarci un po’ sopra.

Come prima osservazione -caratterizzata come tutte quelle che seguiranno dal pregiudizio e dalla faziosità che mi caratterizzano- noto come il solo Fatto Quotidiano abbia riportato una attenta analisi delle motivazioni. Paolo Ziliani, quello delle “temutissime pagelle” di Piccininiana memoria ai tempi del poco compianto ControCampo (ControInter nelle serate più ispirate), passa in rapida rassegna il paio di centinaia di pagine, individuando i passaggi più importanti.

Sintomatico il poco risalto dato dai media mainstream a queste motivazioni, forse consapevoli del potere ancora detenuto dai protagonisti dell’associazione a delinquere, ed in particolare dal promotore della stessa, o forse semplicemente consapevoli che i tifosi della squadra più tifata d’Italia mal avrebbero digerito una puntuale analisi dei fatti accaduti negli scorsi anni.

Stucchevole e un poco codardo il commento di Fabio Monti sul Corriere della Sera dei giorni scorsi, quando riporta i commenti del Signor Massimo alla vicenda, trovando nel contempo il modo di criticare la comunicazione interista per non avere evidenziato a dovere sul proprio sito le motivazioni. Il giornalista, evidente capofila delle “vedove” della comunicazione simpatttica  -che ha permesso gli scempi mediatici ai nostri danni per tutto il periodo del potentato morattiano- arriva ad accusare di scarso coraggio i colleghi di inter.it , concludendo che gli stessi tengono famiglia.

Curioso però che proprio il suo giornale sia tra quelli che meno spazio ha dedicato alle motivazioni della sentenza: che tengano famiglia pure loro?

Non volendomi sostituire al lavoro già fatto da altri, tralascerò le mie considerazioni su molti dei punti toccati nell’analisi del Fatto Quotidiano, limitandomi a qualche spunto:

1) Quando i giudici a pag. 108 scrivono testualmente che i “soggetti (…) ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio”a mio parere scoprono la “pistola fumante” dell’effettiva esistenza del complotto. Non si limitano cioè a descrivere un sistema piegato a favore degli amici (Juve) e degli amici degli amici che più o meno spesso facevano parte del cerchio magico (Milan, Fiorentina, Lazio, per sorvolare su Messina, Siena ed altre dépandances della Juve e di GEA di quegli anni). No, si dice di più: si dice che lo stesso sistema era in grado di ostacolare le squadre che da quel cerchio erano escluse (e che incidentalmente mai avrebbero voluto entrarci!).

Ho più volte usato il concetto latino di conventio ad excludendum, che continua a sembrarmi la definizione più calzante.

2) Nello stesso passo, i giudici scrivono anche che il sistema era “ben collaudato, peraltro già operante dagli anni 1999-2000“, retrodatando quindi l’inizio delle succitate condotte fin dall’elezione di Pairetto e Bergamo a”strana coppia” di designatori arbitrali. Faccio mia solo una battuta di Ziliani, che dice:

“Sette anni di campionati falsati. Dopodiché, meglio non pensare al calcio ante Bergamo & Pairetto. Perché al pensiero che nel ’97-98 (Juve-Inter 1-0, arbitro Ceccarini) il designatore degli arbitri era Baldas, e cioè il burattino azionato da Moggi, anni dopo, alla moviola del Processo di Biscardi, vien voglia di darsi al curling”.

Ecco che gli scudetti di quegli anni (sì, proprio quello del 5 Maggio e quello a mio parere ancor più scabroso del 2002/2003) ricevono una salutare pennellata di sterco in piena fazza. Non che qui ce ne fosse il bisogno, chè certe cose noi intertristi le andiamo blaterando da un decennio.

In quei sette anni la Juve era riuscita a vincere 4 scudetti: un altro si era impantanato nella salvifica pioggia di Perugia, arrivata a lavare l’oscenità di quel Parma-Juve firmata De Santis da Tivoli. Un altro ancora se l’era aggiudicato una Roma evidentemente troppo più forte dei bianconeri quell’anno, mentre quello del 2004 è stato gentilmente concesso ai cugini, come visto mai troppo distanti dal cerchio magico.

3) Saltando a pagina 122 delle motivazioni, arriviamo ad apprendere delle “eclatanti incursioni del Moggi, insieme al Giraudo, negli spogliatoi ove si trovavano gli arbitri”  a conferma “della abitualità e della spregiudicatezza del Moggi, spesso con il Giraudo, di intromettersi in un luogo che dovrebbe essere inaccessibile almeno ai diretti interessati ”. La mia incorreggibile tendenza a rompere i coglioni, mi porta a rivangare la squalifica e la puntuta richiesta di risarcimento dei cinquemila euro di multa dati a Figo dopo un Inter-Juve del 2006, allorquando il nostro denunciò di aver visto Moggi nello stanzino dell’arbitro, beccandosi come detto del bugiardo.

Arrivo quindi al “succo del nocciolo”:

Questi sono stati i campionati di quel periodo; queste le partite giocate, arbitrate, vinte e perse.

E lo “scudetto di cartone” sarebbe quello dato all’Inter nel 2006?

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

Credits: Bauscia Café & ZER0TITULI

CHI HA PRESO LA TARGA DEL TIR?

JUVENTUS-INTER 3-1

Sconfitti. e questo era prevedibile.

Travolti da un autotreno e farsi la domanda che fa da titolo a questa sbrodola. Ci sta…ci sta…

Ma essere umiliati no. Questo non è consentito.

Beccare due gol da polli come il secondo e il terzo è la dimostrazione lampante di quanto sia lontana la fine del tunnel: se sono gli altri (più precisamente, “loro“) ad arrivare sistematicamente primi sul pallone, a pigliare tutti i rimpalli e a fare a chi picchia più forte, allora possiamo anche restare a casa.

Noi le rimesse laterali le sbagliamo, da sempre, regalando palla all’avversario, Ci giustifichiamo dicendo che, con l’uomo a rimettere in gioco, abbiamo un giocatore in meno da servire. Evidentemente non devono averlo detto alla Juve: questi dal “fuori loro” fanno gol. Diobono.

Subire un gol come il primo fa male, ma rientra negli errori a cui la nostra fase difensiva ci ha purtroppo abituati. Ma iniziare la ripresa sotto di un (solo) gol, dopo aver inopinatamente rischiato di pareggiare a fine primo tempo, e farsi uccellare due volte in 10 minuti su palle inattive, sminchiando rinvii con una consistenza che nemmeno il formaggino della vacca che ride, questo proprio è inaccettabile.

Volendo fare l’esperto tattico che non sono, mi chiedo perchè il Mister osi schierare una formazione “a specchio” rispetto a quella messa giù da Chierichetto Conte.

Caro Mazzarri, se ti pare che “non ci voglia uno scienziato” per capire che la partita era tutta fatta di duelli uno-contro-uno, forse ti sfugge che non c’è uno dei suddetti duelli che un nerazzurro sano di mente possa anche solo pensare di vincere. Questo tanto sulla carta quanto -ahimè- sul campo.

E quand’è così, tocca pensare a un paio di piani alternativi, chè è facile dire a Kovacic “tu marca Pirlo” quando non l’ha mai fatto e poi giustificare la sconfitta dando la colpa del primo gol al ragazzo. Così come è facile evidenziare che Palacio non è purtroppo quello di inizio stagione, e che ieri sera ha sbagliato tre occasioni che in tempi diversi avrebbero gonfiato la rete.

Di tutta la masnada di bipedi in maglia nerazzurra che i miei occhi hanno dovuto subire, salvo solo Taider e Rolando. Il primo fa capire che, se non gli si chiede la luna ma solo di correre a menare, è un buon mediano (alla plausibile obiezione riassumibile nel “grazialcazzo… sai cosa ci vuole“, Kuzmanovic ci fa capire che il compito non è in realtà così facile). Il difensore, d’altra parte, è un muto rimprovero al nostro mercato, se è vero -com’ vero- che un ex panchinaro del Napoli è di gran lunga il nostro miglior difensore. Volendo metterla sul romantico, promuovo anche Milito per un paio di recuperi difensivi, tanto per dar l’esempio, e per l’urlaccio tirato a fine partita ai compagni, con cui li “invitava” almeno ad andare a salutare e ringraziare i tifosi, cui era stato regalato uno spettacolo poco edificante.

Detto ciò, la Juve ci ha purtroppo surclassato, e solo sul 3-0 ha rallentato il suo furore agonistico, dandoci la possibilità di affacciarci dalle loro parti trovando il gol della bandiera con il succitato Rolando e constatando il rivedibile momento di forma del Trenza in due occasioni, dopo quella già sprecata a fine primo tempo.

Volendo attingere al cestone delle frasi fatte “non son queste le partite che dobbiamo vincere“. Che è poi la verità… certo, c’è modo e modo…

LE ALTRE

Se non altro Napoli e Fiorentina perdono incontri ben più abbordabili del nostro, mentre il Verona torna a scavalcarci battendo il Sassuolo. Ci vediamo raggiunti anche dal Toro di Mr Ventura che si fa raggiungere dal Milan nell’anticipo del sabato rischiando di perderla, a mio parere per una gestione dissennata dell’ultima mezzora. Mister, ho capito la faccenda della libidine e del pallone che deve frullare, ma Dio bono, quando ci vuole, il rinvio alla cazzimperio ci vuole! Ogni rimessa del portiere era un brivido e una potenziale occasione per i Meravigliuosi, che per fortuna non ne approfittano.

Roma e Parma si arrendono ben presto alla bomba d’acqua e rinviano a data da destinarsi.

CALCIOMERCATO

Dopo un primo commento sulla tragicommedia Guarin-Vucinic, ecco calare la mia personale mannaia sotto forma di giudizio tènnico su acquisti e cessioni degli ultimi giorni.

Hernanes personalmente lo agognavo da 4 anni, e non posso che essere felice del suo arrivo. D’Ambrosio, per quanto l’abbia visto giocare poche volte, è di fatto il cambio di Alvaro Pereira e mi rifiuto di pensare che possa essere peggio di Mr. 12 milioni.

In uscita (ovviamente solo in prestito, chè di vendere qualcuno dei nostri non se ne parla -parlo di incassare dei soldi, nel caso in cui il concetto non fosse chiaro- ), Belfodil va 6 mesi a Livorno (per lui in estate si son spesi quasi 10 milioni), Pereira addirittura 18 mesi in Brasile (dove ha già esordito con un autogol!), e forse Ranocchia potrebbe raggiungere Mancini e Sneijder a Istanbul.

Non mi strappo i capelli per la temporanea dipartita di nessuno di questi, piuttosto rimango perplesso per le modalità con cui i nostri dirigenti comprano e vendono giocatori.

Discorso vecchio, che attraversa tutta l’epoca pre-Calciopoli, con l’Inter di fatto impossibilitata a far mercato in Italia, e che in tempi più recenti passa dalla svendita di Eto’o, Thiago Motta e Sneijder e arriva all’acquisto di Hernanes per un prezzo complessivo di 20 milioni. In tutto ciò io ci vedo tanto incompetenza nostra quanto l’ennesimo caso di “conventio ad excludendum” da parte degli altri Club.

I vari Preziosi, Cellino, Zamparini e Lotito si sono mostrati negli anni più che benevoli nei confronti degli altri, (vedi da ultimo Nainggolan preso dalla Roma in prestito con riscatto fissato a giugno, per un totale di 18 milioni). Se si tratta di Inter invece i soldi li vogliono tutti, maledetti e subito. Niente mi toglie dalla testa che i nostri (con o senza Branca) siano da sempre trattati come gli ultimi arrivati, quelli a cui puoi comunque fare lo sgarbo o con cui puoi sempre tener duro e spuntare l’ultimo milioncino a tuo favore.

Non siamo (mai stati) nei “giri giusti”, e purtroppo di ciò ci facciamo anche un vanto.

Detto questo, è triste ma non sorprendente che per D’Ambrosio si debba comunque pagare quasi 2 milioni più la metà di Benassi, che probabilmente non diventerà mai un fenomeno, ma che rischi di dover ricomprare nel momento in cui volessi riportartelo a casa.

Il tutto per un giocatore che tra 6 mesi avresti preso a zero.

E’ COMPLOTTO

Non per questo mi accodo alla pletora di “esperti” che si mostrano addirittura sconvolti per la questione, stando ovviamente zitti su altre manovre di mercato, quantomeno cervellotiche. Il Milan fa arrivare anche tal Taarabt, ovviamente fortissimo e bellissimo, collezionando così il decimo tra attaccanti e trequartisti, e vedendo sfumare negli ultimi giorni Biabiany, che ha rifiutato il Milan oltre che la Lazio ed i cinesi del Guangzhou. Ma non cercate traccia di ciò sui giornali, chè nessuno rifiuta il Milan e anzi il problema è che nessuno da lì vuol andar via.

Su Sky, il calabrese cantilenante fa il professorino criticando l’acquisto di Hernanes a 20 milioni, definendolo “ciliegina” su una torta ancora inesistente, e ritenendo eccessivo il prezzo pagato. Per fortuna  almeno Marchegiani corregge il tiro, dicendo che Thohir aveva subito pesanti critiche per non essere ancora intervenuto sul mercato e che quindi almeno di questo non poteva essere (piu) accusato.

Il refrain e’ sempre lo stesso: l’Inter compra male i giocatori di cui non ha bisogno: limitando il discorso a Sky, Mauro pensa che servisse un difensore, gli altri un attaccante. Poche idee ma confuse.

Splendido anche quando si chiede se Samuel, Ranocchia e Zanetti (sic) sarebbero davvero peggio dei tre difensori attualmente titolari. Facilotto il giochetto per cui chi è fuori ha sempre ragione, e soprattutto: ci avete ammorbato con il clan dell’asado e la dittatura argentina per anni, e adesso che si cerca di girare pagina -con fatica certo- dalle stesse bocche esce nostalgia (mai come in questo caso canaglia) per la vecchia guardia?

Tornando ad Hernanes, e soffermandomi giusto un attimo sulla collocazione del Profeta in campo, non posso non riconoscergli innegabili doti di finalizzatore, trequartista ideale dietro a due punte. Tuttavia, a mio parere la  attuale carenza di fosforo e piedi buoni nella nostra mediana è tale da renderlo insostituibile perno di centrocampo del girone di ritorno nerazzurro.

Un centrocampo con lui e il cagnaccio di turno (il Taider di cui sopra andrebbe bene) lascerebbe a mio parere spazio libero a uno tra Guarin, Alvarez, Kovacic o Botta in appoggio a due punte vere. Ovvio che Hernanes è più forte di tutti i quattro appena citati, ma il nulla che abbiamo attualmente in cabina di regìa lo rende per me inamovibile dal “volante” della squadra.

Mazzarri prendi nota, grazie.

In chiusura, due finezze mediatiche da prostitute di alto bordo: Repubblica si rammarica del fatto che l’affare alla fine sia andato in porto, titolando testualmente “Finale senza botto Hernanes è dell’Inter“. Il Corriere non vuole essere da meno e pensa bene di fare una photo gallery con gli acquisti più cari del mercato di Gennaio, mettendo però in home page il meno caro dei 10 acquisti considerati: casualmente, è quello di Seedorf all’Inter nel 2000. Pur di piazzare ancora i nerazzurri tra i principi del “compro a tanto e vendo a poco“, inseriscono poi anche Bobone Vieri, che con la tabella in questione non c’entra una beata mazza, essendo stato acquistato in estate.

Siamo alle solite: i numeri per bocciarci ci sono già, non fate i servi anche quando non è necessario!

WEST HAM

Vittoria per 2-0 in casa contro lo Swansea, con uno scintillante terzultimo posto a brillare di luce propria. Come On You Irons!

Non voglio far notare il tiro di Palacio, ma i calzettoni di Campagnaro. Siamo tornati ad avere i calzini bucati... non li vedevo dai tempi infausti di Tardelli...

Non voglio far notare il tiro di Palacio, ma i calzettoni di Campagnaro. Cristo, siamo tornati ad avere i calzini bucati… non li vedevo dai tempi infausti di Tardelli…

PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

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SECONDO GRADO – ONCE MORE WITH FEELING

Quando qualcuno fa il suo dovere (in questo caso informare) è giusto dargliene atto. Nella fattispecie, parlo della Gazzetta che, seppur a caratteri non esattamente cubitali, dà notizia della sentenza di secondo grado del Tribunale di Napoli su Calciopoli.

Ecco un corposo estratto dal sito della rosea, che spiega in poche ma efficaci righe cosa sta dietro ai 2 anni e 4 mesi inflitti a Moggi in secondo grado. In calce ad ogni passo vi dovrete sorbire il mio saccente e rancoroso commento.

Luciano Moggi, condannato a 2 anni e 4 mesi, Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto, entrambi 2 anni, sono i promotori dell’associazione a delinquere finalizzata ad alterare il campionato di calcio 2004-05. Il collegio giudicante della Corte di Appello di Napoli ha accolto la riforma “in peius” chiesta dal Procuratore generale Antonio Ricci della sentenza di primo grado, almeno nei confronti di Mazzini e Pairetto

La novità è sostanziale rispetto al primo grado: là Moggi era stato individuato come unico promotore dell’associazione a delinquere, cosa che aveva dato libero sfogo alle verginelle del “quindi alla fine ha fatto tutto da solo, tutto ‘sto casino per un solo vero colpevole?“. Invece, tecnicamente parlando, “un par de palle”: Innocenzo Mazzini e Pierluigi Pairetto sono anch’essi promotori e, coerentemente con questa tesi, la loro pena è stata inasprita rispetto al primo grado. Come già fatto notare altrove, non sia d’inganno la riduzione quantitativa della pena inflitta a Moggi (la durata è più che dimezzata), effetto della prescrizione intervenuta per una delle due fattispecie di reato (la frode sportiva, vedi infra). Per amor di verità, Giraudo, già condannato in secondo grado con rito abbreviato nel Dicembre 2012, era stato riconosciuto facente parte ma non promotore dell’associazione a delinquere.

Alla lettura del dispositivo in aula presente solo l’ex designatore Paolo Bergamo per il quale l’avvocato Silvia Morescanti ha ottenuto che venga reistruito l’intero processo “viziato” in primo grado dall’impossibilità di un’adeguata difesa, vista l’assenza del difensore di parte (la stessa Morescanti) che era in maternità.

Buon espediente dilatorio della difesa di Bergamo, che in primo grado si era beccato 3 anni e 8 mesi: stiamo a vedere quel che accadrà, prescrizione permettendo. In ogni caso, nulla che si avvicini neanche lontanamente ad una qualche forma di assoluzione o minor colpevolezza.

Avevano rinunciato alla prescrizione per la frode sportiva gli ex arbitri De Santis, Dattilo e Bertini, tutti condannati: il primo a 1 anno, gli altri due a 10 mesi.

Epidermicamente, le condanne che mi fanno più piacere: De Santis, gonfiando i muscoli e a petto in fuori come il miglior secondino, aveva fatto sapere ai quattro angoli del mondo di aver rinunciato alla prescrizione chè lui mica ci aveva niente da temere, e si becca (insieme ai compagni di merende Dattilo e Bertini) la condanna anche in secondo grado.

Intervenuta, come richiesto anche dalla Procura, la prescrizione per gli altri imputati, fra i quali il presidente della Lazio Claudio Lotito e quello della Fiorentina, Andrea Della Valle, appunto perché la frode sportiva è prescritta – motivo per cui la pena di Moggi è inferiore ai 5 anni e 4 mesi chiesti in primo grado.

La prescrizione è intervenuta anche per Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan. Questo per la precisione. Sarei molto curioso di sentire uno dei due fratelli Della Valle annunciare di voler rinunciare alla prescrizione e “spiegare!“, coerentemente con quanto preteso ai tempi dell’infame relazione di Palazzi su Facchetti e l’Inter, (il famoso “Moratti spieghi!”) che ha più che erroneamente generato l’equazione Inter=prescritti.

Ad ogni buon conto, giova ricordare ancora una volta che prescrizione ed assoluzione sono due fattispecie in tutto diverse, per quanto con effetti simili per l’imputato. Lo dico perchè anche ieri sera ho sentito abominii del tipo “assolti per prescrizione“.

La seduta è tolta.

Non c'è che dire: le righe verticali gli donano sempre...

Non c’è che dire: le righe verticali gli donano sempre…

APPLICATI

INTER-JUVENTUS 1-1

Titolo orrendo. Lo so. Parola orrenda, del resto, participio passato aggettivato con lo scappellamento a destra. Ma più guardavo la partita più il malefico lemma mi ronzava in testa, e chi mi conosce sa che se c’è una minchiata che gira per l’aere non me la faccio certo scappare.

Anzi, rispetto al solito ho anche salvato la quiete domestica, non mettendomi a ripetere incessantemente la cagata di turno (ask Giovanna for more information).

In ogni caso, i ragazzi hanno fatto la loro porca figura contro quella che rimane –tocca dirlo- la miglior squadra italiana post quinquennio d’oro. Nel pre-partita i commentatori pongono l’attenzione sulle due formazioni, schierate “a specchio”, prefigurando quindi molti duelli uomo-contro-uomo. Inevitabili quindi i paragoni: meglio Guarin o Vidal? Handanovic o Buffon? Tevez o Palacio? Tutti propendono per i bianconeri, e non riesco a dar loro torto.

Eppure.

Eppure i nostri per un’ora e mezza tengono testa alla squadra con 29 scudetti, con Campagnaro uno e trino a disimpegnarsi come marcatore, laterale in sovrapposizione a Johnny Guitar e mediano aggiunto a Cambiasso. Guarin deambula per tutto il primo tempo senza costrutto sbagliando parecchi appoggi, mentre Taider è una bella scoperta: taglia e cuce che neanche una sartina cinese, e per di più usando due piedi! Il tutto in attesa che Kovacic dia il meglio di sé. Il Cuchu fa il suo, sempre più immedesimato nel ruolo di ghisa davanti alla difesa, sempre meno dinamico ma non per questo meno efficace.

Palacio si fa il classico mazzo quadro: poverino, lo vedi che non è centravanti, e appena può si allarga sulle fasce lasciando il vuoto cosmico in mezzo all’area, ma è una presenza costante e fastidiosa per la difesa gobba. Alvarezza carbura lento ma ricalca le precedenti (e positive) prestazioni. Meglio quando sta al centro di quando si defila sulla fascia: tutto mancino, quando sta largo diventa molto prevedibile, potendo andare da una parte sola.

La partita è effettivamente molto tattica, con pochi sussulti: Nagatiello va vicino a fare 3 su 3 in campionato, girando di sinistro su un cross deviato e chiamando Buffon alla prima parata del match.

Dall’altra parte, Pirlo azzecca uno dei pochi lanci della serata imbeccando Pogba che tocca piano addosso a Handanovic, mentre un Vidal in versione fair play ammette di aver toccato di mano in area nerazzurra, prima di essere abbattuto da Taider:  temo ritorsioni ai danni del cileno nel pugnace spogliatoio bianconero. Il nostro franco algerino si fa perdonare l’entrata potenzialmente nefasta entrando in area avversaria e sparando un sinistro sul primo palo deviato di piede da Buffon, quando tutti ormai si aspettavano il cross.

Meglio la ripresa dei ragazzi, meno bloccati e più sicuri di loro stessi: Mazzarri ci mette del suo, azzardando la seconda punta (Icardi) al posto del valido Taider. Grande visione prospettica ( o più prosaicamente solenne botta di culo), 4 minuti dopo passiamo in vantaggio: Guarin  sbaglia la verticalizzazione servendo Chiellini al posto di Alvarez, ma il nostro è ormai un satanasso quando si tratta di sradicare palloni agli avversari. Detto fatto, Ricky Maravilla si invola e imbecca il giovane connazionale che, al primo pallone giocato, buca Gigione nazionale per l’1-0 sotto la Nord.

Purtroppo, nemmeno il tempo di farcelo venir duro (scusate la finezza) che combiniamo il frittatone. Asamoah scende avido di gloria sulla fascia e Jonathan, ancor più avido di lui, non volendosi limitare a spazzare in corner cerca di togliergli la palla e ripartire. Sfiga: il contrasto premia il bianconero, che la mette in mezzo, con Campagnaro che riesce solo a sfiorare la palla di quel tanto che serve a Vidal per accomodarsela con l’esterno destro e farla sibilare a fil di palo alla spalle di un incolpevole Handanovic. Tutto in 80 secondi, con tanto di amico juventino che parcheggia sotto casa mia e spegne l’autoradio sullo 0-0 e suona il campanello di casa sull’1-1.

Da lì in poi, per gli ultimi 10 minuti, l’Inter accusa il colpo, forse avendo pregustato in anticipo la vittoria, ed una Juve un po’ più precisa avrebbe potuto anche vincere (per quanto immeritatamente).  Ho letteralmente visto la mia vita scorrere sullo schermo nei due secondi passati tra la respinta di Handanovic su Vidal e la ciabattata di Isla a colpire l’omino delle bibite in gradinata. Dal suo ingresso in campo nella ripresa ho temuto l’uccello padulo del cileno inseguito per tutta estate dai nostri, pregustandomi il saporaccio beffardo di commenti all’insegna del “proprio lui”, “rivincita personale”, “il calcio è strano”.

Finisce invece 1-1, con “Mazzarri che davvero è entrato nella testa dei suoi giocatori”.

Rapido sguardo d’intesa con l’amico gobbo e replica all’unisono : “Nel caso di Guarin avrà trovato tanto di quello spazio da arredarci un trilocale!”.

 

LE ALTRE

Vince e svetta a punteggio pieno il Napoli, con la maglia più disgustomatica nella ultracentenaria storia di questo sport: sarò sensibiluccio sul tema, ma come cazzo ti viene in mente di fare una maglia da calcio in stile militare?? Ad ogni modo, i risultati sul campo sono inversamente proporzionali alla maglietta di cui sopra: tanto turn over in vista della Champions, ma poi entra Hamsik e il 2-0 all’Atalanta è cosa fatta.

Il Milan sgraffigna un pari a Torino in pieno Milanello Style: non siamo ai livelli della rimessa laterale non restituita a Bergamo di sacchiana memoria, ma affrettarsi a battere una rimessa laterale approfittando dell’uomo a terra –e oltretutto rivendicarlo quasi con orgoglio, come fatto da Allegri nel dopogara- è davvero da Milanello Bianco. Poi il rigore c’è, per carità, e via con gli elogi a Balotelli che i rigori non li sbaglia mai. Mister Ventura, compagno di vacanza, è incainato nero con gli arbitri ed ha tutte le ragioni di questo mondo. Non cita il Milan nelle sue querimonie, e forse ha ragione: come fai a pretendere il fair play da certa gente?

La Fiore cicca in casa facendosi raggiungere dal Cagliari negli ultimi minuti e rischiando di perdere Gomez per qualche tempo (ginocchio ko).

Splendido il derby vinto dal Grifo: 3 fischioni a una Doria nemmeno pessima. Bellissimi i tre gol, addirittura col “Giovane” Antonini ad aprire le danze in avvio e ringraziare diligentemente il Milan nelle interviste del dopo partita. Una grande famiglia.

 

E’ COMPLOTTO

Lo sbandieratissimo ritorno di Kakà, come previsto, ha lasciato una lumacata di miele sulle due settimane di sosta-campionato, a partire dal brasiliano “travolto” dall’affetto dei fan al suo arrivo a Linate. Lo stesso titolo (fonte: Ansa http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/09/02/Milan-Kaka-travolto-affetto-tifosi_9233294.html) precisava che erano presenti “circa duecento tifosi”. Minchia, fossero stati mille ci rimaneva secco!

Sul mediocre esordio in campionato di AiBilongTuGisas silenzio su tutta la linea, così come sulla cervellotica scelta di tornare al 4-3-1-2, vendendo Boateng e sbugiardando quel 4-3-3 che solo l’anno scorso aveva portato il Geometra Galliani a pavoneggiarsi, con la favoletta di tutte le squadre giovanili del Milan ad adottare lo stesso modulo della prima squadra: ricordate la favoletta della Cantera Rossonera?

Del resto la sapiente manipolazione mediatica dei cugini offre conferme settimanali quando non quotidiane. In quegli stessi giorni, le squadre che partecipano alle Coppe presentano le liste dei propri tesserati alla UEFA. Similmente a quanto fatto dall’Inter un paio di anni fa con Forlan, il Milan fa la cazzata lasciando fuori Niang, per un errore nella compilazione delle liste stesse.

Ecco che scatta il riflesso condizionato del complottista atavico, memore delle (sacrosante) legnate rivolte dai media alla dirigenza nerazzurra colpevole di un tale papocchio. Cosa diranno adesso?

La rosea risposta la trovate qui sotto.

WEST HAM

Buon punto esterno contro il Southampton: decimi su venti. Regolari come un ragioniere.

(blow) job well done

(blow) job well done

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

Icardi come le Jardinero Cruz: vede gobbo e timbra!

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ TUTTO FINITO

INTER-JUVENTUS 1-2

Quel che si dice una chiavica. Di più, chè la chiavica te la immagineresti come una partita in cui si sbaglia tutto lo sbagliabile, all’insegna del “troppo brutti per essere veri”. No, qui c’è di più: c’è la lucida rassegnazione di aver dato quel che si può dare di questi tempi; c’è la dimostrazione empirica che non fare mercato per 3 giri consecutivi vuol dire far giocare le vecchie glorie; c’è la triste conferma di un campionato già andato a fine ottobre, come nelle peggiori stagioni degli scorsi decenni.

Sento dire che l’Inter non ha giocato male, che addirittura ha fatto la miglior partita della stagione. In buona parte condivido (chi si aspettava i primi 10 minuti così arrembanti?), ma la cosa non fa che peggiorare la situazione e dare più forza alle considerazioni di cui sopra.  Alla prima occasione i gobbi ci purgano con la classica infilata sulla nostra sinistra: Nagatiello sembra il terzo centrale di difesa per quanto è stretto e attaccato a Chivu: Lichtsteiner –avessi detto Djalma Santos- può ricevere, controllare, farsi la sigaretta d’ordinanza prima di mettere in mezzo: Castellazzi fa il miracolo su Matri, ma Chivu e Lucio fanno le belle statuine su Vucinic che arriva da dietro e “ce lo mette”.

La reazione dei ragazzi c’è, per quanto tutta di nervi e poco ragionata; lasciamo spazi enormi che Matri non sa sfruttare a dovere (sinistro largo e uscita a valanga di Castellazzi), ma il vecchio leone ferito non ci sta e dopo un quarto d’ora trova il pareggio con una botta di Maicon deviata da Bonucci sotto la traversa sul primo palo. Il Colosso festeggia per circa 20 minuti, facendo facce che palesano il suo stato psichico.

Scongiurato l’intervento degli infermieri con camicia di forza e protocollo di T.S.O., il nostro si riaccomoda in fascia, dove lascia partire IL cross (“IL” riferito tanto alla bellezza definitiva del traversone, quanto al fatto, più terra-terra, che rimarrà l’unico in 90’; il tutto per un centravanti, Pazzini, che di questi passaggi ha bisogno come l’aria…): la torsione del Pazzo è quella dei giorni migliori, così come l’anticipo sullo stopper, ma la traversa tira un pernacchione e dice no.

Sostanzialmente l’Inter finisce qui. Poco dopo, inevitabile contrappasso, con altro fraseggio stretto al limite dell’area tra Matri e Marchisio: i nostri guardano, il destro del sosia del povero Stefano Cucchi è tanto lento quanto preciso, ed entra alla sinistra di un incolpevole Castellazzi.

Se dopo il primo ceffone i nostri han reagito, dopo il secondo la faccenda si fa difficile, ed infatti non succede molto altro; Rizzoli –udite udite- non ci fischia un rigore molto più solare della somma dei 5 fischiati finora, e così il primo tempo si conclude.

La ripresa vede Castaignos al posto di uno Zarate sicuramente non tra i peggiori: Ser Claudio dirà di averlo fatto per mettere più corsa e fisico su quel “binario”; Castaignos sarà fortissimo in allenamento, ma qui è più timido di un bimbo al primo giorno di scuola. Il secondo tempo di fatto non registra parate di Buffon né reali pericoli per la sua difesa (qualche tiro di Pazzini rimpallato da tibie e ginocchia bianconere ma poca “ciccia”); si arriva al finale in cui Del Piero ci grazia mangiandosi un 3-1 che –duole dirlo- sarebbe stato meritato, e con Castellazzi che di piede dice di no a Estigarrìa o come cazzo si chiama…

Il sede di commento (come diceva il buon Brunone Pizzul) mi pare di poter dire che la Juve ha fatto il suo, senza mostrare particolari qualità ma una lucida e diligente applicazione dei dettami del chierichetto trapiantato.

Noi siamo finiti, e se posso essere d’accordo sulla “decenza” della prestazione di ieri sera, non posso non essere proprio per questo ancor più preoccupato per i tempi a venire.

Non credo che i rientri di Forlan, Motta, Poli o Coutihno possano cambiare faccia a questo malinconico circo ambulante, né che a gennaio il Sig. Massimo abbia voglia né modo di comprare quei 3 o4 giocatori veri che avrebbe dovuto acquistare in estate. Morale: aggrappiamoci agli ultimi estri di Maicon e Sneijder e vediamo di cavarci fuori da questa merda di classifica il prima possibile, vediamo di vincere il  girone di Champions ed arrivare alla decenza (o al miraggio, dipende dai punti di vista) dei quarti di finale, e vediamo soprattutto di prendere davvero coscienza che la squadra è alla frutta in quasi tutti i suoi effettivi, e che serivrà tempo e dolore per ricostruire un’Inter competitiva.

Prima ce lo mettiamo in testa, tutti, prima inizierà il progetto di ricostruzione.

 

LE ALTRE

La gufo un po’ ma tutto sommato ci credo: con la vittoria all’Olimpico contro la Roma, e dopo il rimontone di Lecce, il Milan ha vinto lo scudetto: mi sembra davvero l’unica squadra ad avere una sua fisionomia precisa, e ad avere impiantato sul telaio dello scorso anno un paio di interessanti alternative (Aquilani e Nocerino, aspettando Mexes a dare il cambio a Nesta dietro). Sportivamente, spero che muoiano di morte improvvisa e dolorosa, ovvio, ma tocca ammettere che attualmente sono i maggiori candidati alla vittoria finale.

Voglio la mamma…

 

E’ COMPLOTTO

A parte la malcelata gioia di Vialli nel commentare con il collega di doping prescritto Conte le mirabili gesta della Juve, poco da segnalare. Mi sono volutamente tenuto lontano dai giornali alla vigilia, né ho voluto sentire le dichiarazioni –nostre e loro- prima della partita. Per quel che riguarda il dopogara, non posso che ribadire quanto espresso in apertura: ricevere l’onore delle armi (con un’orrenda metafora bellica) mi fa ancora più girare i maroni. Come saprete, e ancor di più se perdo, di giocar bene m’importa punto. Ho davvero bisogno come il pane di un paio di vittorie strappate coi denti e sofferte fino alla fine.

 

WEST HAM

Ennesima vittoria. 3-2 in casa contro il Leicester. Secondo posto consolidato e forza martelli!

Colleghi di "neuronio". Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più... e altrettanto vanamente

Colleghi di “neuronio”. Solo Oba Martins dopo un derby di Champions aveva festeggiato di più… e altrettanto vanamente

GRAVISSSSIMO

JUVENTUS-INTER 1-0

La puzza di cacata è forte e pressante.

Il giramento di balle è a livello vorticoso.

Potrei tranquillamente incollare qui il pezzo scritto dopo Juve Inter dello scorso anno.

Domanda: ma i nostri non hanno ancora capito che contro di noi i gobbi (e Clouseau) fanno sempre la partita della vita? E se Leo l’anno scorso non c’era, 8/11 della squadra titolare è identica a quella di 14 mesi fa, e quindi in teoria consapevole del rischio “coltello-tra-i-denti”.

Eppure.

Eppure regaliamo un primo tempo fatto di sterile possesso palla, con annessa stronzata difensiva (Cordoba, vabbè che salti in alto, ma dove cazzo vai???) e niente altro, se escludiamo un’occasione per Pazzini dopo pochi minuti da catalogare alla voce “troppo bello per essere vero, nel dubbio la sbaglio”. Loro corrono come indemoniati e fanno la partita che tutti (tranne quelli in campo) si aspettavano, e la sola speranza è che non riescano a tenere quei ritmi per 90’.

Nella ripresa in effetti calano, pur avendo altre due-tre occasionissime con Matri (l’unica nota “positiva” della serata è che abbia segnato lui e non quella biscia impazzita di Toni, che più passano gli anni e meno sopporto); con l’andare della partita il baricentro si sposta sempre più dalle parti di Buffon, nonostante le solite carenze di fosforo di buona parte dei nostri (per la cronaca, ho contato 4 rimesse laterali consecutive consegnate direttamente agli avversari). Pazzini gira bene di testa: la torsione è scopadea (copyright quel pirla di Pellegatti, ma anche l’orologio fermo una volta al giorno segna l’ora giusta…), la palla però è colpita fin troppo bene, e finisce centrale tra le mani del camerata Gigi. A metà ripresa Leo decide di abbandonare il rombo e passare al 4-2-3-1 (cava Kharjah e mette Pandev), e dopo una decina di minuti fa entrare il nippico Nagatomo per spostare Zanna a centrocampo: questo vuol dire che esce il Cuchu, che -chi mi conosce sa- farei giocare anche con una gamba sola.

Oltretutto gli ultimi 20’ passano con la panchina che chiede ogni 3 secondi a Thiago Motta “come stai?“, e a quel punto mi chiedo perché non cambiare lui , restituendo il Cuchu al ruolo di “volante” davanti alla difesa. Ma, per essere onesti, è pura partigianeria calcistica, non credo sarebbe cambiato molto. Anche perchè, a ben vedere, l’occasione di pareggiare ci sarebbe, e pure ghiotta, ma Eto’o sbaglia nel momento meno opportuno il primo tiro dell’anno, spedendo sulla traversa un velenoso cross di Maicon che aveva attraversato tutta l’area, a portiere ormai battuto.

Battuta: roba che se ci fosse stato Muntari… (vedi Inter-Juve del Novembre 2008).

Come se non bastasse, 3 minuti dopo sempre il Re Leone cicca di sinistro un’altra palla a pochi passi da Buffon in uscita.

La Juve (duole dirlo) merita di vincere; per fare un po’ il WalterVeltroni di me stesso, potrei dire “ma anche l’Inter avrebbe meritato il pareggio”. Meritato forse è una parola grossa, ma certo quella cazzo di traversa sta ancora tremando.

La mia tabellina prevedeva 4 punti tra ieri e mercoledì. Imperativo a questo punto sbancare Firenze per far finta di crederci ancora.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia contro il Parma e torna alla vittoria dopo un paio di passaggi a vuoto.

Colpaccio del Napoli invece, che passa all’Olimpico contro una Roma in crisi. Bene la Lazio, che al momento ci ri-supera al terzo posto, e la Fiorentina che, in attesa del recupero con noi mercoledì, vince bene a Palermo in rimonta.

 

E’ COMPLOTTO

Mi concentrerò sul simpatico botta e risposta tra Sconcerti e Leonardo nel dopo-partita. La prima considerazione è che il giornalista sconcertante mena sfiga: nel pre-gara, a chi chiedeva a Branca un parere sulle ultime partite, il nostro si intromette chiosando “sì sì tutto bene, ma se stasera perde è tutto da rifare”. E quando Branca, invece che mandarlo a quel tal paese, minimizza dicendo “va beh questa è una battuta del Direttore” (ma poi, direttore de che?), quello cordiale come un ramo d’ortiche dice “no no, è la verità”. Dicevo del dopo-gara: Leo ha sempre questo approccio molto “Milanello Bianco” (“siamo sempre forti, va tutto bene, non è successo niente”) che sinceramente stomaca un po’ anche me; a Sconcerti infatti non pare vero di poterlo inchiodare (contando che l’ha fatto anche 7 giorni fa dopo la spettacolare vittoria con la Roma): “eh no Leo, lei non può dire che non è successo niente, questa sconfitta cambia tutto”. Vi dico solo che Leo gli risponde sogghignando “Oh, ma è la seconda volta che cerchi di litigare con me, ci sono problemi?”.

Aldilà della voglia di “altro-che-non-sia-Inter” di tutti i media, qui conta però riabbassare la testa e zittire la pletora di prostitute intellectuali a suon di vittorie, chè io da qua posso fare ben poco.

Provvedere please

 

WEST HAM

Eroica rimonta a Birmingham contro il West Bromwich Albion: da 3-0 a 3-3 (mancava solo la colonna sonora “perchè perché…” chiedete ai milanisti per dettagli…). L’incrocio di partite da recuperare ci pone provvisoriamente in un lussuosissimo penultimo posto. La scalata alla vetta è iniziata, Sir Alex, we are coming…

Quoque tu, Samu...

Quoque tu, Samu…