SI COMINCIA A RAGIONARE

BOLOGNA-INTER 0-3

Ok, già meglio…

Dopo un’ora nella quale tutti gli incubi sportivi associati alla partita sembravano prendere forma, l’ultima mezz’ora ci regala gol, inchini e sorrisi in quantità. Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Iniziamo con un’istantanea di vita domestica. A pranzo, rovesciamo un bel po’ di sale sul tavolo, tra le madonne degli adulti e la sorpresa del rampollo di casa: “Ma è vero che porta sfortuna?”.

La risposta dei genitori, illuminati e illuministi, non può che essere una sola: “No, sono tutte superstizioni, figlie di un tempo lontano in cui la gente non sapeva un cacchio e andava dietro a queste cagate. Figurati adesso se visto che si è rovesciato il sale deve succedere qualche sfiga…”.

Ineccepibile.

Qualche ora dopo mi piazzo sul divano, tele accesa, e vedo la prima parte dei miei incubi calcistici prendere forma: Icardi e Martinez out per un risentimento muscolare. Vrsaljko, uscito malconcio domenica scorsa e dato per pienamente recuperato, siede invece in panchina, ennesima conferma dell’attendibilità dei nostri bollettini medici.

Insomma: cagatelle che mettono in discussione le mie certezze granitiche… Vuoi vedere che è davvero colpa del sale?

Poi inizia il match e -come detto- per un’ora buona assistiamo a un balbettìo di passaggi a quattro all’ora, incapaci di qualsiasi pensiero superiore a “la do a te che sei qui vicino”.

 Perisic manca un gol dovuto unicamente all’impresentabilità del loro portiere (deve aver preso ripetizioni da Handanovic nelle uscite), Keita tenta il colpo al volo ruzzolando per le terre, e Samirone invece piazza la paratona sull’unico tiro in porta del Bologna nei 90’.

A parte il caso Gagliardini: piedi fucilati come non mai, lentezza esasperante, mi chiedo cosa abbiamo fatto per dovercelo sorbire al posto di Vecino.

Ma almeno è italiano”: se l’avete anche solo pensato siete caldamente invitati a cambiare blog.

Nell’intervallo Spalletti pensa bene di lasciar le cose come sono, chè la perfezione non è migliorabile. La sola speranza di spariglio, in questa lenta mediocrità, sarebbe la sana ignoranza del Ninja, che invece piglia palla e cerca di fare la guerra da solo contro tutti, con l’aggravante di una condizione fisica ancora perfettibile. Da ciò conseguono manciate di palle perse e il carniere dei sacramenti già esaurito al 10’ della ripresa.

Lucianino però ha fiducia, e noi con lui, se non altro per mancanza di alternative.

Il Bologna non è più così ermetico nelle chiusure e alla fine l’azione giusta arriva: Politano pesca bene con l’esterno proprio il Ninja, stop e tiro di destro e palla in buca. Il tutto tre minuti dopo il mio vaticinio:

“Dài Spalletti cambia ‘sto tabbozzo tatuato che non sta più in piedi”

Da lì in poi si aprono le acque del Mar Rosso: Candreva entra e poco dopo conclude in gol una splendida azione che vede Perisic metter palla lunga, pronta per il piattone sapiente dell’87 romano.

Contento per lui (non segnava da una vita) e concorde con la riflessione di Condò nel dopo partita: paradossalmente, Candreva può essere più utile e segnare di più -di meno era impossibile, poveraccio- non partendo titolare fisso ad ogni partita. Ne giocherà di meno, ma magari giocherà minuti a lui più adatti, senza dover essere necessariamente l’ago della bilancia e il fornitore ufficiale di assist, tiri, corse a ripiegare, etc.

Alla festa si iscrive infine anche Perisic, che dribbla tutti e piazza palla in rete dopo deviazione tanto disperata quanto inutile del difensore.

Siamo l’Inter, quindi il tre a zero finale non deve ingannare nessuno. Non corriamo questo rischio, consci della simpatia di cui godono i nostri presso la stampa italica, ma l’importante è che la sosta permetta a Spalletti di far ripassare le lezioni spiegate finora e mettere benzina nei muscoli dei nostri.

Abbiamo riportato a livelli di pura sufficienza il nostro inizio di campionato, da metà settembre si fa sul serio.

LE ALTRE

La Juve continua a vincere anche senza i gol di Cristiano, che anzi apprendo aver collezionato le prime insufficienze in pagella. Benvenuto in Serie A, caro re dei metrosexual… Sei fortissimo e di gol ne farai tanti. Scordati però i 40 bomboloni facili a stagione che hai fatto in Spagna. Che il nostro non sia più il campionato più bello del mondo è una triste realtà da ormai dieci anni, ma che questa sia l’università per ogni attaccante è ancora oggi una verità inconfutabile.

Il Milan, tocca dirlo, gioca bene e merita la vittoria, aldilà della endemica botta di culo che gli permette di segnare il 2-1 a 30 secondi dal fischio finale. Non trovandomi a mio agio a cantare le lodi dei cugini, giro la frittata e commento la partita della Roma, che ho trovato di una pochezza imbarazzante. Di Francesco mi pare l’ennesimo falso modesto, immeritatamente celebrato dalla stampa come nuovo messìa perchè cerca il giUoco. Mecojoni. Vero è che ogni anno la Roma vende un paio di pezzi pregiati, e non adeguatamente sostituiti, però est modus in rebus…

In attesa del Napoli, che zitto zitto il suo lavoro lo sta facendo, rimiro la classifica e penso che l’obietivo realistico è quello di far meglio dell’anno scorso: terzi, se va di culo secondi. A meno di auspicabilissimi cataclismi dalle parti di Torino, non primi.

E’ COMPLOTTO

Parto da una cagata per intenditori (per intenditori intendo malati mentali come me, prevenuti a prescindere e capaci di vedere la malafede anche nel più piccolo dei dettagli… Mi dispiace per gli altri): Icardi come detto non gioca, e alla fine non va nemmeno in panca, sedendosi in tribuna di fianco a Zanetti.

Curioso che, con l’Inter che cincischia, venga inquadrato nel momento esatto in cui tira fuori il cellulare (cosa che ormai tutti facciamo quasi come riflesso condizionato): seguo la partita con la cronaca di Scarpini, e quindi il mio è un puro processo alle intenzioni, ma non mi stupirei se il Compagnoni di turno avesse chiosato sardonico “E intanto Icardi manda messaggi”. Siete piccoli e prevedibili.

Altra istantanea dalla tribuna, stavolta di San Siro venerdì sera, dove si vedono Leonardo, Maldini e Kakà in versione “stagista”. Tutti a gioire per il ritorno dell’Evangelico, forse perchè lui appartiene a Gesù e quindi irradia luce dal suo sorriso inespressivo. Che poi nessuno sappia cosa debba fare è irrilevante, l’importante è che sia lì…

Un po’ come quando Zanetti è diventato vicepresidente no?

No, lì c’era su il disco del “Ma cosa vuol dire? Mica perchè è stato un giocatore dev’essere per forza un bravo dirigente, cosa va a fare, il tagliatore di nastri?”.

Ma il ritratto di famiglia non si ferma a loro tre (per inciso, i primi due come forse sapete li stimo a prescindere dal colore della maglia). Due file sotto faceva bella mostra di sè il Geometra Galliani in cravatta gialla e il figlio di Lippi (forse in maglione giallo per fare pendant…): ennesima dimostrazione della vicinanza tra i due mondi diversamente strisciati, che a parole si dichiarano fieri rivali, e che invece da lustri fanno tramini e tramelli insieme.

Ho avuto modo di discutere su Facebook con un tizio che accusava Moratti di tutti i peccati del mondo, vedendo nel Sig. Massimo la rappresentazione vivente dei mali italiani, in cui il paperone di turno spende e spande senza un progetto serio e senza collaboratori esperti, e che proprio per questo non aveva vinto un cacchio.

Gli ho fatto presente che, a parte non essere d’accordo sul “non aver vinto un cacchio”, quel modo di gestire la Società è stato esecrando (il tutto nasceva dalle recenti dichiarazioni di Adriano, già note a tutti da anni ma ricicciate in mancanza d’altro), ma che parte consistente di quel modus operandi stava nel mazzo truccato con cui si giocavano quei Campionati.

Della serie: ho i soldi, non vinco, ne spendo di più e spero di poter vincere.

Dozzinale come visione? Forse, però i soldi erano i suoi. Iniziamo a vincere il campionato del ‘98 e quello del 2002 e poi ne riparliamo…

Il tizio sosteneva che il mazzo era truccato anche per il Milan, che però in quegli anni qualcosa aveva vinto. Potete ridere, io l’ho fatto sguaiatamente.

Una volta ricompostomi, ho risposto nuovamente finchè non ha tirato in ballo “le telefonate di Facchetti”, al che ho scritto di non volermi abbassare al suo livello e l’ho garbatamente salutato.

WEST HAM

Male come peggio non potrebbe andare. 4 partite, 4 sconfitte. Ultimissimi in classifica e crisi nera, nonostante un mercato di tutto rispetto.

Ma, come sappiamo, fortune’s always hiding…

Bologna FC v FC Internazionale - Serie A

Me voilà

A DISPETTO DEI SANTI

LAZIO-INTER 2-3

Ci siamo, ‘ngul’attuttiquanti. Ci siamo!

Dopo sei anni vestiamo i panni (divertenti per una notte ma preoccupanti per la nostra reputazione) dell’amico che si presenta alla festa non invitato e già brillo.

Mi ricollego solo un attimo ad una delle mie ultime sbrodole per sottolineare come la strada da percorrere sia lunga, in salita e piena di curve. Nessuno regala un cazzo, a gente come noi, e quindi l’assenza dalla cèmpions per ben sei anni fa passare la nostra qualificazione come un evento, qualcosa di eccezionale e difficilmente ripetibile.

Non siamo mica quelli che hanno il DNA europeo.

E però, con grande scuorno di dotti, medici e sapienti, nell‘Europa che conta ci andiamo noi.

Non ho alcun problema nell’affermare che sui 9 mesi di Campionato, la Lazio avrebbe meritato almeno quanto l’Inter di arrivare quarti, e che ieri sera probabilmente non avrebbe meritato di perdere.

Qualcuno però mi deve spiegare perchè i nostri sostanzialmente si devono scusare per avere impedito all’odioso ma bravissimo Inzaghino di giocare in Champions, mentre tutti concordano sul fatto che la Juve ha meritato perchè pratica e cinica e ha fatto vedere al Napoli che non basta essere belli se non si è anche efficaci.

Potere delle strisce verticali giuste…

Comunque, facendo finta di voler analizzare la partita dell’Olimpico, ho trovato molte similitudini con l’altra trasferta capitolina dei nostri, alla seconda di Campionato. Si era ancora a fine estate e dopo un’ora di dominio giallorosso, i nostri zitti zitti avevano incartato avversario e partita, tornando a casa con tre gol fatti e tre punti in saccoccia.

L’inizio con la Lazio -parlo proprio dei primi 5 minuti- è addirittura incoraggiante, perchè la palla ce l’hanno sempre i nostri. Succede però che dopo la pigliano loro, e cominciano a tirare in porta di continuo e per un po’ ci mettono lì. Icardi ne cicca un paio mica da ridere, Handanovic fa la paratona su Milinkovic-Slavic, ma poco dopo capitoliamo sul gollonzo dell’anno, con Perisic a deviare all’angolino de fazza un tiro che di suo sarebbe terminato dalle parti della bandierina del corner.

”La solita sfiga…i soliti coglionazzi…”

L’ho pensato io, l’abbiamo pensato in tanti.

Però in qualche maniera la rimettiamo in piedi: D’Ambrosio il più bello del reame si inventa una girata da serpentone e timbra il pari dopo la mezz’ora del primo tempo.

Meno male, mi dico, perchè Maurito stasera sembra lì di passaggio…

Il pari ci ingolosisce, e sugli sviluppi di un corner Brozo sbaglia l’anticipo su Lulic e Andrerson che vanno via in esemplare contropiede. L’azione è rapida, ficcante, letale per i nostri, ma talmente spettacolare da sperare di vederla proiettata ad un pubblico di pallettari zonaroli maledetti, accomodati in ginocchio sui ceci al grido di “per me il Tiki Taka è una cagata pazzesca!”.

Magra consolazione, aver incassato quel popo’ di gol… Siamo sotto di uno e tocca farne due. In 45 minuti. Con i nostri che sembrano giocare in ciabatte e con la cispa negli occhi.

Quelli là però han giocato un primo tempo da urlo, e perdipiù non hanno nella gestione la loro miglior qualità. Ecco che quindi nella ripresa finiscono presto la benzina e di fatto Handanovic non deve compiere interventi significativi.

Davanti continuiamo a combinare pochino, e Spalletti cerca di porre rimedio piazzando prima Eder e poi Karamoh, procedendo a passi sempre più convinti allo schema “avanti tutta che ormai non c’è più niente da perdere”.

Milinkovic-Savic rischia il “mani” in area e Rocchi difatti in un primo tempo lo fischia anche, corretto poi dal VAR, con Sky a credergli sulla fiducia, visto che si guardano bene dal farci rivedere l’azione con la solita quarantina di camere esclusive di ‘sta minchia.

L’ingresso di Eder porta almeno un po’ di vivacità dalle parti di Icardi, e l’italo brasiliano è bravo e veloce a servire il compagno in piena area. Ottimo il controllo di prima di Maurito che viene falciato in piena area da De Vrij, sulla cui partita tornerò a breve.

Se già avevo pregato i miei santi di non far tirare il rigore al nostro Capitano nei 30 secondi del rigore-non rigore di Milinkovic-Savic, a maggior ragione incrocio l’incrociabile nel vedere Icardi sul dischetto.

Il ragazzo però ha sangue freddo e, dopo essercelo conquistato, il rigore lo trasforma anche.

2-2 e una manciata di minuti da giocare. Che probabilmente sarebbero trascorsi invano -chi può dirlo- ma che il capitano laziale Lulic decide di rendere assai più frizzanti beccandosi un secondo giallo tanto palese quanto insensato.

In due minuti la Lazio prende un gol e perde un uomo. I nostri capiscono che “it’s now or never”.

E sul corner che Brozo batte pochi minuti dopo Vecino è lesto a svettare sul primo palo e girare sul palo lungo, finendo biotto sotto la curva a esultare come l’occasione richiede.

La mia stabilità mentale riesce solo a farmi pensare “Non dirmi che era già ammonito che adesso lo sbattono fuori e ci pigliamo il cetriolo nel recupero…”.

Invece il ragazzo era incensurato, e il giallo da spogliarello post-gol non ha ulteriori conseguenze.

I minuti che mancano passano addirittura senza grossi patemi, con i laziali comprensibilmente stato shock per quanto accaduto.

E’ finita. Abbiamo vinto. Siamo in Champions.

Tutto il resto è un unico mormorìo di sottofondo, fatto di “però tre gol su calcio piazzato, però la Lazio, però l’Inter”.

Ma ci siamo abituati, da sempre, e sotto sotto ci fa anche piacere.

Oltretutto, siamo tornati a farci criticare quando vinciamo, che è leggermente meglio di pigliare mazzate dalla critica quando già le hai prese in campo.

E’ COMPLOTTO

Come detto, assisto tra il divertito e lo schifato allo schieramento dei rosiconi che dichiarano apertamente e senza farsi alcun problema “di aver tifato Lazio perchè giuoca meglio”. Caro Arrigo Sacchi dei miei coglioni: i danni che hai fatto al calcio non saranno mai abbastanza riconosciuti. Dovrei perdonarti, specie in serate come queste, eppure il tuo ottuso oltranzismo lo trovo intollerabile come ogni altro giorno.  E ti va bene che a sentire i tuoi sproloqui ci fosse Handanovic e non il nostro Mister, altrimenti sì che mi sarei messo comodo a sentire la sua replica.

Ma il Mister corto umile intenso non è certo il solo a mostrare il suo disappunto.

Al Club, su Sky, tutti più o meno riconoscono i meriti degli aquilotti romani, con punte di logica e di prevedibile faziosità (ogni riferimento a Massimo Mauro è puramente voluto). Poi è il turno del Cuchu, che come al solito sale in cattedra e ammutolisce i presenti.

Certe volte le vittorie come questa, ottenute con il cuore, per i giocatori sono più importanti di altre vittorie magari conquistate con il gioco. L’auspicio per l’Inter è che questo possa essere un punto di partenza e non di arrivo”.

Sipario.

Di lì a poco Caressa informa che Spalletti non parlerà, ma che avranno ospite Mauro Icardi, chiosando con un “va bene lo stesso”. Il calabrese cantilenante non ce la fa a non esprimere il suo parere illuminato e dice “no non va bene io volevo Spalletti”.

E guarda caso, la sola cosa che la sua mente semplice riesce a fare nel corso dell’intervista al neo capocannoniere della Serie A e Capitano della squadra che ha appena conquistato l’accesso alla Champions dopo sei anni, è chiedere “ma allora è vero che te ne vai?”.

Come dico spesso, il problema non è lui in sè: lui è così, se fosse un po’ più intelligente direi che recita una parte, ma credo che ci sia, non ci faccia. Il problema è rovinare una trasmissione che -nonostante Caressa- spesso ha ospiti e spunti interessanti con un soggetto che è lì per fare una cosa sola (parlar male del VAR e di tutti quelli che -chissà come mai- vogliono un controllo maggiore sulle decisioni arbitrali), senza nemmeno avere l’onestà di dire “oh io tifo Juve, e da tifoso voglio che la mia squadra vinca il più possibile, e questo è più facile se gli arbitri non sono aiutati dall’esterno”.

Tornando al post Lazio Inter, curioso come da parte di tanti si voglia cercare a tutti i costi un “caso De Vrij” (benvenuto in nerazzurro ragazzo, dovrai farci l’abitudine) per quello che è stato l’unico errore della sua partita, e soprattutto un intervento che qualsiasi difensore al suo posto avrebbe fatto.

No. La vulgata popolare è che l’Inter l’ha sfangata solo per colpa del difensore olandese, non ad esempio perchè il suo Capitano ha avuto la brillante idea di falciare Brozovic a metà campo sotto il naso dell’arbitro.

Ma mentirei se dicessi di essere sorpreso.

Per il resto, il Milan centra il sesto posto (come l’anno scorso) avendo conquistato ben un punto in più della scorsa stagione, nonostante i 230 milioni spesi in estate che dovevano garantire la zona Champions saggiamente abbandonata da Gattuso ben prima che dalla stampa di regime, irriducibile nel coro “dai che li prendete!”.

L’ultimo esempio è lo screenshot seguente, accompagnato dalle ultime righe di Garlando sull’edizione cartacea di oggi.

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E’ l’Inter ad essere in Champions, ma siccome il Milan è in Europa League facciamo un pacchetto unico e diciamo che Milano è di nuovo in Europa e in città si sentirà ancora la amata musichetta.

Chissene se la Champions la faremo noi, e che i cugini si accomoderanno nuovamente nell’Europa di Serie B.

NON HO CAMBIATO IDEA

Ho scritto il pezzo avendo in sottofondo la partita di addio di Pirlo, su cui mi ero dilungato ultimamente.

Ad un certo punto sento distintamente il trisillabo “Zanetti” riverberare in salotto dalla tele, e la mugliera inizia a pungolare il mio irriducibile complottiamo.

Ah quindi Zanetti l’ha invitato… tu che dicevi che non aveva invitato nessuno dell’Inter. Invece c’è lui, c’è Materazzi, e poi scusa ci sono anche altri che hanno giocato nell’Inter…”.

No, cara. No. Ho ragione io. Qui c’era la lista degli invitati e -cazzo- il nome di Zanna qui non c’era. E poi non recriminavo sull’assenza di giocatori che avessero vestito la maglia interista. Rivendicavo (tra polemica rimostranza ed orgogliosa constatazione) l’ assenza di “interisti”, che se permetti è una cosa diversa. Vieri (che pure ho amato) ha giocato 6 anni e fatto 100 gol in nerazzurro, ma non è “interista”. Non lo è cubetto d’oro Ventola, non lo è Seedorf nè Favalli nè Simic nè Cassano. Con tutto il rispetto. E’ un’altra cosa.

Non c’erano i miei idoli e di ciò davvero son contento.

Tornando a Zanetti: il fatto che sia andato, non solo non mi ha fatto piacere in sè (vederlo in mezzo alla pletorica grande famiglia rossobianconera mi ha dato problemi di digestione), ma è anche offensivo per l’argentino.

Ma come: viene strombazzata ai quattro venti la presenza di campionissimi quali Kakhaber Kaladze, Daniele Bonera o Serginho dei miei coglioni, e Zanetti non lo nomini nemmeno, facendolo arrivare alla fin come un imbucato?

Disgusto puro, superato solo da due passaggi della trascurabile passerella di campioni o pseudo tali.

Infantile ai limiti dell’imbarazzante Pippo Inzaghi che, avendo segnato una tripletta nel 7-7 finale, al fischio di chiusura insegue i raccattapalle per farsi consegnare il pallone, come è uso fare nelle partite di campionato per chi segna tre gol.

Un minorato mentale, non ci sono altre definizioni.

Da buon ultimo, mancava da un po’ di tempo il riferimento a Dida (o Gigia, come lo chiamava Caressa). Il prode Marco Cattaneo riesce quasi -quasi- a far imbarazzare anche i colleghi allorquando dice “possiamo dire che per un paio d’anni Dida è stato tra i migliori portieri….” e tutti “Sì sì in quei due anni sì…” e lui “della storia del calcio?” con gli altri a chiedere, tra l’incredulo e l’imbarazzato per interposta persona “Ah addirittura della storia del calcio???”.

Parliamo di quel Dida lì. Proprio lui.

Disgusto e raccapriccio. Un‘infornata di Milan berlusconiano che in un attimo mi ha fatto risalire l’orticaria a livelli non più percepiti da una decina d’anni a questa parte.

Il ribrezzo nel vedere mezzi giocatori come Brocchi, Serginho, Kaladze, Dida, forse è addirittura superiore a quella che provo quando in tele passano i vari Sheva, Inzaghi, Pirlo etc. Questi li ho maltollerati, ma almeno erano forti. Gli altri erano dei pipponi inverecondi, ma bastava indossare la divisa giusta per essere glorificati ben oltre i propri meriti.

Vi rendete conto che il popolino è convinto che Cafù sia stato più forte di Maicon e Dida migliore di Julio Cesar?

Ah già, loro hanno il DNA della Champions, ma bontà loro faranno l’Europa League.

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BRAND AWARENESS

Chiedo scusa per il turpiloquio.

PREMESSA

So di avere già scritto un pezzo del genere in passato, ma credo sia opportuno attirare la vostra attenzione su alcune certezze granitiche ed immutabili della stampa sportiva (e non solo) italiana.

Lungi da essere cani da guardia del potere, sono invece per buona parte cortigiani del messere di turno.

Juve e Milan sono quindi soggetti da trattare con benemerenza, rispetto, subalternità, mettendosi sull’attenti anche quando si scrive.

L’Inter di contro è la palestra perfetta in cui far finta di essere il cronista coraggioso che non guarda in faccia nessuno e che non ha paura a criticare anche “i grandi nomi”, rassicurato dal fatto che nessuno ha mai pagato per le bugìe e le esagerazioni scritte sull’Inter.

Le ultime civilissime e -forse per quello­- sterili dichiarazioni dell’AD Antonello dopo l’ultimo Inter-Juve sono una muta conferma di quanto vado berciando.

GIGIO SI’, IL NEGRETTO NO

Ma andiamo in rigoroso ordine sparso a disseminare prove ed indizi di questo mio inconfutabile postulato. Partiamo da Gianluigi Donnarumma, dal suo attuale momento di forma e da un paragone con un caso assimilabile di circa 10 anni antecedente.

Non potendo la cronaca glissare sulla compilation di papere del nostro, noto che la gara tra i cronisti è quella -per l’appunto- di dare la notizia di cronaca, astenendosi però da qualsiasi giudizio di merito (Sopravvalutato? Pacco? In confusione?). E’ invece tutto un contestualizzare, ridimensionare, compensare con frasi del tipo “con l’errore passano in secondo piano le ottime parate fatte in precedenza”.

Ma ancor più di quello, è notevole la differenza tra l’atteggiamento dei media nei suoi confronti e quello tenuto nei confronti dell’ultimo grande talento (in)espresso dal calcio italiano prima di lui: parlo di Mario Balotelli.

Non sto qui a dire se Balotelli stia raccogliendo quanto il suo potenziale prometteva (no, è ovvio). Ne sto facendo un puro discorso mediatico.

Balotelli esordisce in A a 17 anni, con le stimmate del campione e in maglia nerazzurra, ma quasi da subito  -e forse per quello- inizia ad essere additato dalla stampa come bambino viziato, immaturo, provocatore. C’è gente che ne chiede il Daspo e che lo deferisce perché risponde con applausi ironici e linguacce a chi settimanalmente gli grida “non esistono negri italiani”. Si minimizzano i gesti da ragazzo normale quali i campi vacanza con il WWF o i gesti di generosità o disponibilità con i bambini.

Tutto ciò ovviamente finché è con la maglia nerazzurra, perché non appena il rosso si sostituisce all’azzurro, il ragazzo (“che-tifa-Milan-fin-da-bambino”) #èmaturatotantissimo.

Tornando ai giorni nostri, ed in contrapposizione, abbiamo un portierone la cui famiglia ha pensato bene di rimangiarsi la parola già data all’Inter per soddisfare l’altra squadra di Milano ancora con il ragazzo adolescente, per mettersi subito dopo nelle mani del procuratore più chiacchierato d’Italia e non solo. Il talento del giovanotto è indubbio, e come tale è stato prontamente messo in vetrina manco fosse una donnina di Amsterdam, in pieno stile MilanelloBianco.

E se le vette di tragicomicità erano già arrivate nell’estate scorsa, tra fratello badante assunto a un milione al mese ed esame di Maturità saltato “ma lui lo voleva fare ed è stato Raiola a dirgli di non farlo”, in queste settimane il circo prosegue, con i tifosi a rifiutarne la maglia e la Società che a parole lo difende ma nei fatti prende le dovute precauzioni (leggasi Pepe Reina).

Il giornalettismo italico si conferma crocerossina dei Meravigliuosi, contrappuntando le inevitabili critiche con abbondanti dosi di “però è giovane”, “le critiche vanno fatte in maniera costruttiva”, “la crescita passa anche da queste cose”, “alla sua età Toldo non era così forte” (e te pareva…).

CIAO NE’

Non che il lavoro di lingua sia meno pervicace sulle rive del Po. Del resto la lingua batte dove il potente siede, quindi avanti Savoia e madama la Marchesa.

Che una squadra che vince 7 scudetti di fila venga coperta di complimenti mi pare il minimo della vita. Che uno solo tra la schiera di commentatori adoranti abbia la schiena dritta per ricacciare in bocca al Chiellini di turno la minchiata dei “36 scudetti” è francamente imbarazzante. Non mi pronuncio sul colpo di genio di Tardelli che dice “va beh ormai li hai vinti, chissenefrega”

Ma se nemmeno la FIGC ritiene necessario intervenire, permettendo la perpetuazione di quel che è un falso storico da ormai un decennio buono, tornando di contro inflessibile censore di cori da stadio indirizzati contro un losco personaggio, perché mai dovrebbero essere i giornalisti ad ergersi a novelli Ceghevaradenoantri?

Chiellini, ne sono certo e ne ho anche le prove, è una brava persona, ma sentirlo dire che la Juve ha vinto contro tutto e tutti francamente non si può sentire. Anche qui: mutismo e rassegnazione su tutta la linea. Tutti impegnatissimi a negare l’esistenza dell’elefante nella stanza.

Sentire Adani (che pur apprezzo) rallegrarsi per il fatto che in Serie A nessuno si scansa e tutti se la giocano, fare i complimenti al Sassuolo per il bel percorso fatto dal 7-0 rimediato con la Juve fino alla bella vittoria a San Siro con l’Inter, è una cosa che offende l’intelligenza dei telespettatori e davvero mi fa venir voglia di disdire l’abbonamento.

Vedere come Mediaset sunteggia sulla carriera di Buffon, che finalmente pare essersi rassegnato a smettere, arrivando a parlare di “onore” e “obbligo di venerazione” e volando altissimo sulle inchieste UEFA dopo la figuraccia contro l’arbitro Oliver, ci dà ulteriore conferma della subalternità degli scrivani di corte nei confronti dei falsi rivali biancorossoneri.

FIND THE DIFFERENCES (IF ANY)

Altri esempi? Avanti, c’è posto. La finale di Coppa Italia, guadagnata dai cugini grazie al solito buciodiculo eliminando i nostri nel Derby e sconfiggendo la Lazio al 48° rigore, viene presentata dalla Gazzetta con 15 pagine (!!!) di giornale, più altre due dedicate all’addio al calcio di Pirlo, il che vuol dire 17 pagine di coma iperglicemico con storielle sullo “Stile Juve” e “Stile Milan”, su tanti doppi ex (che caso eh?) a raccontare di quanto sia stato bello giocare per entrambe, sulle relazioni tra i due Club.

L’elenco degli invitati alla festa trasuda inevitabilmente juvemilanismo da tutti i pori, ma ancora una volta fa impressione vedere quanta poca Inter sia rappresentata anche qui.

Per carità: fieri di non essere quella roba lì. Questo sempre. Però fa davvero specie, per l’addio al calcio di un giocatore che ha attraversato il lustro d’oro nerazzurro, non vedere nemmeno uno dei campioni interisti di quel periodo. L’eccezione è Materazzi, verosimilmente chiamato per la comune e felice militanza azzurra.

Per il resto, zero al quoto. Niente Zanetti (che con Pirlo ci ha anche giocato nella sua trascurabile parentesi nerazzurra), niente Milito, niente Stankovic. Niente. Il Triplete non è mai esistito. Damnatio memoriae. Meglio Storari, Pato e er Chiacchiera Pepe.

Bene così. Anzi, benissimo.

Il bipolarismo bianco-rossonero investe anche la memoria storico-fotografica, con queste due squadre ad essere citate ben oltre i loro effettivi meriti, e di risulta l’Inter ad essere ignorata ogniqualvolta non sia proprio impossibile farlo.

L’esempio principe (e l’orrendo gioco di parole per una volta non è voluto) è il mancato Pallone d’Oro a Milito nel 2010, la cui maglia evidentemente non era così trendy da meritare l’attenzione della stampa sportiva europea.

L’ultimo in ordine di tempo -senz’altro assai meno importante ma comunque sintomatico- è l’elenco di paragoni con la beffarda punizione di Politano di sabato sera.

Tutti pronti a lavorare di memoria selettiva: “Come Pirlo! Come Ronaldinho!”.

E io che, mesto mesto, mi rivedevo la pelata di Snejder a Mosca in un quarto di finale di Champions del 2010… Ma si vede che alcune punizioni, come i maiali di Orwelliana memoria, sono più uguali di altre…

L’Inter vien buona solo per rimpiangere i vecchi tempi andati, per millantare di quando Moratti si faceva sentire in Lega (questa fa già abbastanza ridere così), con le vedove si rammaricano non dell’assenza del Sig. Massimo in quanto tale, ma del Morattismo applicato alla stampa. Vero caro Bruno Longhi millantato interista?

Bello quando si poteva scrivere tutto e il contrario di tutto sull’Inter, per far vendere qualche giornale in più, fare infuriare i tifosi nerazzurri (bene o male purchè se ne parli, diceva quel tale) e far sogghignare i lettori tifosi delle altre strisciate.

Chissà, qualcosa alla lunga potrebbe cambiare, qualche avvisaglia c’è. Ma, al solito, non vi aspettate gli araldi e le trombe ad annunciarlo urbi et orbi.

NOVUS ORDO SAECLORUM

Occorre da parte nerazzurra un impegno mediatico gigantesco, la restaurazione (o meglio la costruzione da zero) di una memoria storica condivisa da tutti i tifosi di calcio, non solo interisti.

Nella scala di priorità della cosa più importante tra le cose non importanti, il primo posto dovrebbe essere occupato da quello che l’orrendo gergo aziendale definisce Brand Awareness: ricordare al mondo perché l’Inter è importante, quanto sia stata grande negli anni, quanto importanti siano state le sue vittorie.

Se poi avanzasse tempo e spazio, sarei disponibile a precisare quali ostacoli abbia dovuto affrontare per raggiungere le succitate vittorie e quanto spesso le sia stato impedito di farlo.

Ma qui torno ad essere il solito rompicoglioni, quindi mi taccio…

INTER.110

TUTTO DIPENDE DA ME

A me Nanni Moretti non è mai piaciuto.

Ho sempre trovato i suoi film saccenti e non capivo mai quando bisognava ridere. Pur essendo tutt’altro che un cinefilo, ho sempre apprezzato l’immortale battuta di Dino Risi (Moretti spostati e fammi vedere il film).

Ogni regola ha la sua eccezione, però. A maggior ragione per un paranoico come me, afflitto dalla leggerissima tendenza a ripetere citazioni e frasi senza senso per giorni e giorni. Eccola quindi, la perla di saggezza che riconosco al regista Principe di tutti i cineforum del globo:

Tutto dipende da me. E se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Ecco, voglio sperare che Spalletti quel film l’abbia visto, e che sappia tenere alta la tensione della squadra ancora per un paio di settimane.

Non avrei voluto arrivare all’ultima giornata, in trasferta contro la Lazio, per giocarmi la stagione ma, a meno di eventi eccezionali, così sarà.

Né mi lascia tranquillo il parere comune secondo cui l’Inter in questo finale di stagione è più in forma ed è in un certo senso favorita in quanto in un miglior periodo di forma.

Colgo con piacere ed un pizzico di perfido sadismo l’abbondante vittoria in quel di Udine, e saluto con piena gioia il pari interno dei laziali contro l’Atalanta. Tutto ciò è però condizione necessaria ma non sufficiente per il crescendo rossiniano che attende i nostri da qui al 20 maggio.

Poco da dire sui 90’ giocati in Friuli: la squadra resiste alla tentazione di mandare tutto in vacca dopo lo il colpo gobbo a San Siro e regola con alcuni ceffoni la mai troppo amata Udinese, ancor meno tollerabile vista la coppia di esecrandi ex juventini in panchina.

Gustandomi gli highlights in serata, soave è giunto il coro a metà ripresa, con risultato ormai in ghiaccio, che salutava il secondo allenatore (mi rifiuto perfino di scriverne il nome) così come meritava. 71 dicono a Napoli.

I nostri comunque sono in un buon periodo di forma: Brozo e Rafinha sembrano nati per giocare insieme, e addirittura Borja Valero si aggiunge nell’occasione a completare il centrocampo più tecnico dall’epoca d’oro in poi.

Se penso che abbiamo fatto gironi interi con Kuzmanovic e Gargano…

Va gran bene tuttavia che rientri Vecino, perché corsa e muscoli serviranno contro avversari più robusti della derelitta squadra della famiglia Pozzo. Però i nostri giocan bene. Inutile girarci intorno, anche perché finirei per riscrivere quanto già fatto presente in altre occasioni: la squadra ha giocato bene i 2/3 della stagione, ma quel black out di una decina di partite rischia di costarci caro.

Non tanto e non solo per la Champions in sé: basterebbe quello, perché dopo sei anni avrei anche voglia di rivedere la mia squadra là dove deve stare (pensavate che alludessi alla musichetta… No, a me quella nenia lì mi ha sempre fatto cagare, anche quando eravamo forti). In realtà, come abbiamo imparato a capire negli anni scorsi, non partecipare alla Coppa “di quelli bravi” preclude a un cospicuo gruzzoletto (40-50 milioni) e contemporaneamente rende meno appetibile la tua maglia a giocatori interessati a cambiare casacca.

Calato nel contesto attuale, Cancelo e Rafinha sono senz’altro elementi che nell’Inter dell’anno prossimo devono starci eccome. Per riscattarne i prestiti però servono circa 70 milioni, che i nostri al momento non paiono poter recuperare così agevolmente.

Lo so, è una delle storture del Fair Play finanziario, nato sotto ottimi auspici ma sviluppatosi a modo suo, finendo tante volte per raggiungere l’obiettivo opposto a quello che ci si era prefissi: si spende solo quanto si incassa. Ok, ma chi incassa di più? Chi fa la Champions e vende tante magliette. E chi non è in Champions? Deve comprare giocatori più forti per arrivarci. E come li compra se non può spendere?

Un bel gioco dell’oca di stoparde. Ne convengo, epperò queste son le regole.

E’ presto per ipotizzare la campagna acquisti dell’anno prossimo, però siamo davvero dentro alla situazione che vaticiniamo da anni, forse sperando in una profezia auto-avverante: “La base c’è, bastano due o tre rinforzi…

Un terzino sinistro degno di questo nome (Biraghi, Asamoah, mica Brehme…), un bel trottolino a centrocampo tipo Torreira della Samp, De Vrij ad accompagnare Miranda verso la pensione dorata e secondo me siamo a posto.

Prima però c’è da finire questa di stagione, e conosco i nostri colori da troppo tempo per sapere che occorre far le cose un passo alla volta. Diffido quindi dai tanti che gufano la Lazio e vaticinando goleade dei nostri contro il Sassuolo, che potrebbero invertire la differenza reti e rendere sufficiente un pari nell’ultima giornata di campionato.

Quel che dico per ora è: cominciamo a battere gli Squinzi Boys e vediamo che fanno i laziesi contro il Crotone di Walter Zenga. E poi vinca il migliore (o forse no…).

LE ALTRE

Il Napoli consegna lo scudetto alla Juve, vincente ma non senza polemiche nello scontro casalingo contro il Bologna.

Da parte mia non sentirete alcuna critica nei confronti degli azzurri, avendo camminato tante volte sulla strada in cui di derubano più volte, per poi farti apparire agli occhi degli altri come il povero disperato con le pezze al culo.

Vero: il Napoli col Toro avrebbe dovuto vincere in scioltezza, ma purtroppo sappiamo bene cosa si prova e quanto si debba essere forti nel fare fronte alle chirurgiche “due o tre sviste arbitrali”.

Complimenti a Sarri e ai suoi, quindi, a mio parere ulteriormente cresciuti rispetto agli ultimi anni e capaci di vincere tante partite senza incantare (compreso lo scontro diretto di due settimane fa).

Spero per il bene del calcio che la squadra non si squagli e rimanga unita, Mister compreso, per riprovarci un altr’anno, ma i pissi-pissi che girano dicono proprio il contrario.

La Roma di fatto chiude i conti battendo il Cagliari e trovandosi ad ospitare una Juve a cui un punto darebbe la certezza del tricolore, garantendo al termpo stesso la Champions matematica per Di Francesco & Co.

Noi al solito un po’ di culo mai: con i giallorossi avremmo avuto il vantaggio degli scontri diretti, mentre con la Lazio abbiamo pareggiato all’andata e -come detto prima- siamo dietro come differenza reti.

Torniamo da dove abbiamo iniziato: dipende tutto da noi… con tutto quel che ne consegue.

E’ COMPLOTTO

Un’anima in pena come me troverà sempre da ridire contro chi commenta le gesta dei suoi eroi: ne parlano male? Infami! E’ complotto! Pennivendoli pagati per scrivere contro l’Inter.

Ne parlano bene? Gufi maledetti! La fanno facile solo per farci sbagliare e poi commentare “Ma come, era ormai tutto fatto, come hanno fatto a perdere così?”.

E’ grave lo so, perché uno la vive male. Ma è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo. Dormite tranquilli: ho io le antenne accese per captare ogni forma di mancanza di rispetto per i nostri colori.

La telecronaca di ieri, ad esempio, ha finito per accusare Icardi di aver segnato un solo gol (quando mai avete sentito criticare un centravanti che fa gol? Oltreutto dopo che di solito, quanto fa doppietta o più, lo si accusa di distribuire male i suoi gol e di segnare tanto là dove non è necessario).

Silenzio tombale sulla gran giocata che libera Rafinha per il 2-0, esemplificazione plastica di quel lavoro di raccordo che Spalletti gli chiede e che, se fatto da Dzeko, fa salire gli ormoni di tutta la stampa sportiva italiana.

Pregevoli i parolai di Sky (tale Zancan, mi pare) anche quando, inquadrato Candreva, chiosavano “l’italiano…l’unico in campo per l’Inter”. Tempo due minuti e segnava Ranocchia, il difensore cingalese con la maglia numero 13.

Dall’altra parte del Naviglio, invece, in settimana si è pensato bene di trovare qualcosa con cui consolare Ringhio e i suoi piccoli fans. Ecco quindi il diligente e puntualissimo articolo della Gazza, in cui si magnifica il fu Club più titolato al mondo per avere l’età media più bassa di tutta la Serie A. Che bello, il mondo è un posto migliore.

Che poi, davvero, volendo fingere un’analisi tecnico-logica di quel che scrivono: che cazzo vuol dire  “l’età media è già da capolista“? La Capolista ha la seconda età media più alta della Serie A, ennesima dimostrazione che anagrafe, luoghi di nascita e colore dei capelli non c’entrano niente (presi singolarmente) con la forza di una squadra.

Però, evidentemente, la gente è talmente coglionabile che ci casca ancora. Che si divertissero…

 

WEST HAM

We are staying up. Non è probabilmente l’obiettivo con cui si è partiti, ma vista com’era la solfa a un certo punto della stagione è una bella notizia, in attesa di chiarimenti sulla società.

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se si mette pure a segnare…

TI PIACE VINCERE FACILE?

INTER-CAGLIARI 4-0

La risposta alla domanda, per quel che riguarda, è: sì, ma anche no.

Fare 4 gol fa sempre piacere. Farli tutti insieme, dopo averne sbagliati almeno altrettanti, contro un avversario che ha fatto zero tiri in porta, e che solo per quello non ha nemmeno rischiato di uccellarci mentre sprecavamo tutto lo sprecabile… beh quello non dà una gran soddisfazione.

Sono probabilmente incontentabile, o forse solo realista. Gli stessi gol, meglio distribuiti, ci farebbero dormire sonni tranquilli in ottica Champions. E invece, maramaldeggiamo contro un Cagliari imbarazzante facendo capoccella al terzo posto per ventiquattr’ore di numero, stanti i successi di Roma e Lazio.

Concentrandomi sul match in questione, i nostri tornano con uno schieramento logico con i 4 dietro e Brozo in mezzo. Davanti Karamoh sostituisce Candreva, creando abbondantissimo fumo, ma un arrosto ciapatino e striminzito.

In altri termini: meno tacco, più goals, please.

Il ragazzo è comunque difficile da marcare e porta scompiglio quando punta l’avversario. C’è materiale su cui lavorare.

Icardi e Perisic sono in una delle loro migliori serate stagionali, e se il croato beneficia di una libertà inusitata specie nel primo tempo, il Capitano ricaccia in bocca a sapientini da scrivania e saccenti da telecamera tutto il rompimento di coglioni del “non gioca per la squadra, si vabbè segna ma se non segna? E’ come non averlo…”. Svaria a destra e sinistra, mette il succitato Karamoh davanti alla porta, e quando arriva la palla buona la mette dentro da centravanti ignorante quale è e non deve vergognarsi di essere.

 

25 bombolons in Campionato, and counting. You may kiss my ass.

La sola nota dolente è l’infortunio di Gagliardini, che probabilmente chiude in anticipo la sua stagione: difficile prevedere un rientro in meno di un mese, e siamo ormai al 20 aprile…

Peccato perché, pur non essendo nella hit parade dei miei preferiti, è un giocatore di sostanza, poco appariscente, che paradossalmente noti di più quando non c’è. Se a ciò sommiamo un sempreverde della tradizione interista, ossia l’infortunio misterioso, la situazione è tutt’altro che rosea.

La naturale alternativa a Gagliardini è infatti Vecino, alle prese con la pubalgìa (che come ogni tifoso con velleità da medico sportivo sa “è una brutta bestia”), e in quanto tale ai margini della squadra da ormai un paio di mesi. Ogni settimana però si favoleggia di un suo rientro in squadra per il fine settimana, che puntualmente viene posticipato ad altra data.

E anche oggi ritorno in campo domani.

Le buone notizie arrivano da un centrocampo che tra Brozo, Rafinha e -quando c’è- Borja ha senz’altro i piedi migliori che a queste latitudini si siano visti negli ultimi anni. La tenuta atletica e la capacità di filtro invece dipendono dagli altri due energumeni (Gaglia e Vecino) e lì per l’appunto siamo scoperti.

In linea teorica basterebbe “fare la partita” per non avere bisogno di grandi cagnacci là in mezzo, ma se il discorso può forse reggere col Chievo di turno, difficilmente può applicarsi ai Gobbi, nostri (s)graditi ospiti il prossimo 28 aprile.

Ad ogni modo, i margini di manovra restano strettissimi. Restano imprescindibili tre vittorie contro Chievo, Udinese e Sassuolo (e già parliamo di squadre che in passato ci hanno fatto smadonnare non poco), sarebbe poi assai gradito almeno un punto contro la Juve, e non è nemmeno detto che i 10 punti così racimolati ci consentano di andare in casa Lazio all’ultima giornata con la qualificazione in tasca.

Essendo interista, e forse per quello pessimista di natura quando si parla di calcio, non riesco a vedere nello scontro dell’Olimpico alcun risvolto positivo.

E’ vero che, arrivandoci ad esempio uno o due punti sotto, basterebbe battere la Lazio (hai detto niente…) per scavalcarla ed arrivare quarti, ma ho smesso da tempo di credere a Babbo Natale e non sarei capace di godermi il momento nemmeno se accadesse: penserei a una candid camera o a robe del genere.

Assai più concreto il rischio di arrivarci con un paio di punti di vantaggio e di mandar tutto in vacca toppando la partita più importante della stagione.

E’ già successo.

In quello stadio.

Contro quella squadra.

LE ALTRE

Gradevolissimo il pari di Simy in rovesciata che porta un meritato pareggio a Crotone e rallenta la Juve, nuovamente a +4 dal Napoli dopo 90′ assai movimentati.

Il prossimo turno le vedrà una contro l’altra, e spero che le cose non vadano come credo. Non dico altro.

La cosa ci vede spettatori interessati, perché al turno successivo la Juve viene da noi.

Ora: una Juve a +7, a +4 o a +1 dal Napoli per noi farebbe una qualche differenza?

Boh

Magari a +7 sarebbe un po’ più tranquilla e potremmo aver vita un po’ meno difficile. Ma quelli non hanno il senso dell’umorismo, non sono come noi che ci ammazziamo di pippe mentali. Quelli la partita la sbagliano poche volte.

C’è anche un’altra considerazione da fare. Alla penultima di campionato la Juve sarà in casa della Roma.

Probabile che, ora di allora, lo scudetto sia già nelle sue mani. In questo scenario sì che la Roma potrebbe avere vita facile. Ecco una ragione di più per tifare Napoli (“tié” cit.): a quel punto Roma-Juve sarebbe tutt’altro che una passeggiata.

Lo so, siamo in pienissimi mind games, ma non ci resta molto altro da fare.

Come dite? Inizia a vincere le tue di partite, e poi guarda cos’han fatto gli altri?

Giustissimo. Il fatto è che i jolly ce li siamo giocati tutti (l’ultimo con il pari di Bergamo in concomitanza allo 0-0 del Derby di Roma), e quindi fare il nostro dovere è tornata ad essere condizione necessaria ma non sufficiente.

Sigh…

Non posso chiudere senza aver nuovamente ricordato la endemica dose di culo che affligge il Milan, che trova il gol con Bonaventura dopo un flipper tragicomico in area e -soprattutto- dopo che lo sciagurato Belotti-tifoso-rossonero-fin-da-bambino ha sbagliato un (altro!) rigore contro la sua squadra del cuore.

Il tutto, ovviamente, con Donnarumma bravo “a ipnotizzare il Gallo sul rigore” e a fare la paratona nel finale. Silenzio assordante o quasi sulla timidissima uscita sul gol del pari di De Silvestri.

Ah già, ma era su calcio d’angolo e i gol su palla inattiva valgono meno.

Quantomeno, dovrebbe essersi placato il tifo indiavolato alla rincorsa dei Meravigliuosi a un posto Champions: ma la lingua dei servi conosce pertugi inesplorati ai più, quindi ecco cosa partorisce la rosea… Tanto sempre di Europa si tratta no?

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E’ COMPLOTTO

Tardi per tardi, potevo aspettare un altro paio d’ore a pubblicare l’ultimo pezzo, e avrei potuto aggiungere il vero vincitore della tragicomica prestazione post-Real della Juve.

Benatia riesce a fare assai peggio del maldestro intervento al 93’ che ha innescato tutto ‘sto troiaio rispondendo da par suo a Crozza che, facendo il suo mestiere di comico, lo perculava.

La cosa grave è che la Gazza equipari le due uscite come ugualmente censurabili e sopra le righe.

Ricordiamo che la prima in ordine cronologico è opera di uno che di mestiere deve far ridere la gente, anche e soprattutto dando contro al personaggio di turno, mentre la seconda è una reazione scomposta e inelegante (per non dir di peggio).

Per tornare a latitudini più vicine ai nostri cuori, un paio di cose da sottolineare.

Il tiro di Candreva deviato da Andreolli agli occhi di chi scrive era parso rigore già vedendolo in diretta, ed il replay aveva semplicemente confermato la sensazione iniziale.

L’arbitro per quello accetta il suggerimento del VAR e va a rivedere l’intervento, non ravvisando gli estremi per il rigore che, ripeto, era tanto ininfluente quanto sacrosanto.

Anzi, era sacrosanto e basta: vero che eravamo sul 3-0, e altrettanto vero che pochi minuti dopo Perisic ha comunque fatto il quarto gol, ma quel rigore, unitamente al fischio finale che arriva senza nemmeno un minuto di recupero, mi fa girar le balle.

Qui si arriverà verosimilmente all’ultimo minuto dell’ultima giornata ad assegnare i posti per la Champions, ed ogni dettaglio in linea teorica può fare la differenza.

Quindi, caro arbitro “insensibile”: se c’è un rigore fai il favore di darmelo anche se sto già vincendo. Se devi dare 3 o 4 minuti di recupero, li dai e non fai cascare la penna come il peggiore degli impiegati delle poste.

Basta, il bambino capriccioso ha finito.

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E’ tornato Epic?

COSA GLI VUOI DIRE?

MILAN-INTER 0-0

Di tutto e di più, ecco cosa gli direi…

Ma in realtà no, povero Icardi. Non è un fuoriclasse, quello -per l’idea che ne ho io- non lo sarà mai. E -paradossalmente- questa consapevolezza mi fa essere ancor più grato al ragazzo per i cento e passa gol che ha segnato con le strisce neroblù addosso.

Sei  un grande attaccante, non un campione stellare: sei, insomma, un essere umano, fallibile in quanto tale.

Questo il ragionamento zen che oggi -solo oggi, chè ieri me lo sarei mangiato vivo- ho maturato.

Sbagliare due gol così è roba da non credere, e la beffa si acuisce ancor di più con l’aggiunta del gol prima convalidato e poi annullato dopo consulto col VAR.

Proviamo a consolarci con la quinta partita senza gol subiti, con un’altra dimostrazione di ordine e qualità, con un Brozovic che si mantiene sugli scudi in termini di fosforo e piedino, con un Cancelo convincente ed addirittura un D’Ambrosio intelligente e duttile nell’aletrnare la fase di terzino sinistro a quella di terzo centrale di rinforzo.

Il fatto che Ringhio, Montolivo e una manciata di cugini ammettano senza particolari problemi che il punto guadagnato è d’oro ci dice due cose: la prima, banale ed intuitiva, è che mi girano i maroni a non aver vinto una partita strameritata. La seconda, che conferma la mia ossessione per quello là, è che nessuno mi toglie dalla testa che una frase del genere, sotto la precedente gestione, non sarebbe mai stata pronunciata. Ontologicamente incapaci, Silvio e il Geometra, di riconoscere i meriti altrui e le proprie difficoltà. Bravo Gattuso a dire la verità, chissà se l’avrebbe detto con CravattaGialla a tenergli la manina.

Quel che invece rimane costante è -scusate il francesismo- il buciodiculo che questi qua continuano ad avere. Handanovic fa una paratone su Bonucci al quarto d’ora del primo tempo (bravissimo a sdraiarsi in 4 decimi di secondo e smanacciare una palla che sembra va già in rete), ma dopo di ciò vive una serata di assoluta tranquillità, con le poche occasioni per lo più propiziate da nostri errori in disimpegno o su rimpalli sbilenchi che si trasformano in assist involontari.

Dirò di più: proprio perchè conscio della loro storica buona stella, ho davvero tremato nei quarti d’ora centrali di entrambi i tempi, quando i nostri forse tiravano il fiato e sostanzialmente smettevano di giocare. L’ormai intollerabile Cutrone (simula talmente tanto che l’arbitro arriva a non fischiargli l’unico intervento in cui effettivamente subisce fallo…) mi fa fermare il cuore per un paio di secondi quando rovescia in porta di giustezza ma in fuorigioco: quello è l’unico momento in cui penso “se usciamo col pari va ancora bene, ‘sti pezz… di m…. maledetti r…i in c…o fi…i di p..tt…na!”.

E invece, beffa delle beffe, Icardi arriva due volte a illuderci e a sbagliare. Sul primo degli errori devo faticare non poco a convincere il rampollo di casa che la palla non è entrata, vistane l’esultanza da curvaiolo.

L’allungo al 93’ sarebbe stato il lieto fine che appartiene ad altre storie, non alla nostra.

LE ALTRE

Sì lo so, anche all’andata avevamo vinto in extremis, e per di più su rigore, ma questa vittoria avrebbe avuto tutt’altro sapore: cugini ricacciati nella mediocrità che meritano, tre punti guadagnati su entrambe le romane, insomma roba grossa.

Dobbiamo invece limitarci alla Gegia dopo aver desiderato la Bellucci, e in tempi di magra può anche andar bene così. Il Milan rimane a -8, noi ci troviamo a +2 sulla Lazio e a -1 dalla Roma, e la Gegia tutto sommato è simpatica.

Domenica facciamo visita a un Toro in grande spolvero e con un Gallo Belotti ritrovato. I margini di errore restano minimi.

La buona sorte del Milan continua a farli guardare avanti (Lazio distante 6 punti) anzichè dietro, dove Atalanta, Fiorentina e Sampdoria sono tutte a 4 punti di distanza, stante la sconfitta casalinga dei bergamaschi con la Sampdoria: in caso di vittoria la Dea sarebbe andata a un solo punto dai cugini e il peperone avrebbe bruciato ancor di più.

Ad ogni modo: mancano 8 partite, ci giochiamo due posti Champions in tre, il nostro calendario non è peggiore di quello delle nostre due rivali. Diciamo che vorrei evitare di andarmi a giocare il passaggio in Champions all’ultima giornata all’Olimpico contro la Lazio. I precedenti non sono esattamente beneauguranti.

Sorvolo per umana pietà sulle imbarcate prese da Juve e Roma contro le due grandi di Spagna, ma non posso resistere a due precisazioni.

Buffon che frigna a fine partita è la degna dimostrazione di quanto paroloni come “onore, uomini veri, dignità” siano vacui e fini a se stessi.

C’hai quarant’anni e continui a fare il portiere alla Juve, hai vinto e guadagnato di tutto e di più, e fai il mestulino davanti alle telecamere perchè il bambino con la maglietta numero 7 ti ha purgato? Ma vai in miniera vai…

Di Francesco di contro è stato sfigato assai, un po’ per colpa degli arbitri e un po’ per sfighe dei suoi, che regalano tre dei quattro gol fatti dal Barça.

Certo, fai il figo e sminuisci il capolavoro tattico di Mourinho del 2010, ecco cosa succede!

E’ COMPLOTTO

Fatemi sfogare un po’, siate buoni e comprensivi.

Allora: chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che io stesso ho auspicato che il VAR intervenisse per sanare qualsiasi irregolarità che potesse essere sfuggita all’arbitro di campo, e non peccherò quindi di incoerenza o opportunismo lamentandomi per il gol annullato a Icardi per un fuorigioco di centimetri.

Li aspetto però tutti al varco, chè me lo ricordo “Vaffanculo” Rizzoli (Vaffanculo è il nomignolo con cui era solito apostrofarlo Totti) spiegare a tutti perchè fosse stato corretto non intervenire a correggere la decisione dell’arbitro di campo, che aveva convalidato il gol di Mertens in Napoli-Atalanta nonostante il belga si trovasse di pochi cm in offside.

Gli americani in questi casi dicono “to close to call”, troppo vicino per giudicare.

Ripeto: non sono d’accordo, abbiamo la tecnologia ed è quindi giusto usarla. Ingoio l’amaro calice e mi becco il gol annullato, però porca puttana adesso vi aspetto al varco!

Per il resto, ovviamente nessuno già ricorda più il fuorigioco fischiato a Icardi ben prima dell’episodio incriminato, col nostro in gioco di mezzo metro buono epperò fermato in barba al vecchio adagio “far giocare e poi al limite annullare dopo”.

Come già detto noi una sana botta di culo mai nella vita, e quindi il cross sbagliato di Perisic che si accoccola sulla traversa prima di uscire diventa solo il diciannovesimo legno stagionale, record italiano e secondo miglior piazzamento in Europa dietro il Barcellona. Ma questo, come al solito, non ve lo dirà nessuno o quasi…

Concludo dicendo che, nell’occasione del gol poi annullato e in un paio di altre occasioni a inizio ripresa, Donnarumma mi è sembrato in preoccupante difficoltà: posto che continua ad essere pompatissimo da tutti (esemplare il boato dei cronisti su un’uscita corretta ma non impossibile su cross di Perisic), non sarà che il ragazzino è un poco-poco sopravvalutato?

#ohnoGigio!

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PAR GNANCA VER…

INTER-VERONA 3-0

Il francesismo del titolo per una volta è di segno positivo, anche se di durata brevissima, visto il banco di prova che attende i nostri mercoledì alle 18.30 (leggasi: Derby).

Cosa dobbiamo dirci? Che i nostri si sono svegliati dal letargo, riuscendo a giocare una partita seria, concentrati e massicci come già altre volte e bravi ad alternare freno ed acceleratore nei 90 minuti di giUoco?

E’ così, e nessuno può negare i meritati complimenti a tutti gli 11 in campo (subentri compresi).

Certo, fa specie vedere Brozovic correre bene e non solo tanto, più che altro perché sappiamo com’è fatto il nostro: il suo rendimento è la rappresentazione plastica dell’onda sinusoidale: la curva è ora in un confortante territorio “> 0”, ma sappiamo che è una questione di tempo e tornerà nella cupa -eppur consueta- palude del “< 0”, con Cristi e Madonne di rinforzo.

Ce ne faremo una ragione, sperando che per allora almeno uno tra Borja Valero e Vecino sia ritornato ai fulgori di inizio stagione.

Anche Perisic si è destato dal letargo, sveglissimo già dopo 30 secondi nel lanciare da rimessa laterale il buon Icardi, incredulo della libertà concessagli ma lucido a sufficienza per mettere palla in buca per l’1-0 iniziale.

Nemmeno un minuto e siamo già avanti: come inizio non c’è malaccio.

I due croati combinano ancor meglio una decina di minuti dopo con Ajeje a lanciare lungo per Beavis: bello ma non bellissimo il controllo, che gli lascia la palla un po’ indietro, ottima invece la coordinazione del 44, che calcia di interno destro con palla sul palo interno e poi in rete.

Tra i due gol, un altro paio di azioni con D’Ambrosio e Gaglia a maledire la testa pentagonale ma a riscuotere i giusti applausi per i tempi di inserimento mostrati.

Il Verona, povero, non c’è: il gol iniziale ha scombussolato i piani di Pecchia, che è andato di rincorsa per tutta la partita a cercare di mettere una pezza dopo l’altra, senza grossi risultati.

La ripresa come detto vede i nostri alternare minuti di arrembaggio a periodi di controllo, senza però disdegnare ricami e azioni manovrate.

La difesa ospite è complice del bel recupero di Perisic sulla sinistra (la palla era saldamente in piedi scaligeri): da lì il nostro va a memoria, scende sulla sinistra e mette la boccia tesa sul secondo palo. Icardi fa la mossa del serpente sgusciando dietro al terzino -che infatti se lo perde- e il 3-0 è cosa fatta.

Bello lo sforzo collettivo, da lì in poi, di mettere Candreva in condizione di segnare: il ragazzo è anche sfigato, chè il destro a girare è buono, ma finisce dritto sul palo. Tutta da ridere l’immagine finale, con Icardi e D’Ambrosio a consolare (o più probabilmente sfottere) il compagno per la cattiva sorte.

Chissà mai che si sia tenuto il regalino per la prossima…

Piccolo excursus personale: se il 3-2 in rimonta da 0-2 è il risultato più eroico e godurioso che possa concepire, la vittoria per 3-0 è quella che, a livello di punteggio, preferisco.

Oltre quel punteggio nella boxe saremmo al KO tecnico, all’incontro da interrompere per manifesta inferiorità. Il 3-0 nella mia mente malata vuol dire “ce le siamo date di santa ragione: io ho menato, tu le hai prese”. Insomma, ti ho strabattuto, ma c’è stata partita.

Preferirò sempre un 3-0 a un 4-1, per dire, ma qui potrei scatenare i tanti zemaniani tra i miei amici e non mi va di aprire inutili polemiche sullo spettacolo, le emozioni e il giUoco che devono essere dati in pasto al pubblico.

Tanto ho ragione io.

Torniamo a parlare dei nostri amatissimi, attesi come detto dalla partita che più di tutte le altre non si può sbagliare.

Il rinvio del Derby, ragionando in termini barbaramente cinici, pare aver sparigliato le carte a nostro favore, visto che il mesetto passato ha ridestato i nerazzurri, appesantendo di contro l’umore dei cugini.

Cugini che, per stessa ammissione di Ringhio, hanno un solo risultato a disposizione per poter almeno continuare a sperare in una rincorsa alla Champions che avrebbe del miracoloso (o dello scandaloso, a seconda dei punti di vista).

Come potrete intuire, è proprio questa “ultima spiaggia rossonera” a preoccuparmi, vista la cronica incapacità dei nostri di dare il colpo di grazia agli avversari in difficoltà.

Certo, sarebbe assai bello ricacciare in bocca alla stampa adorante gli auspici di rincorsa, di sorpasso, di gerarchie cittadine da sovvertire, con cui da mesi riempiono quotidiani e siti web con la consueta e ossequiosa generosità.

LE ALTRE

Il Napoli si fa bloccare a Sassuolo, di fatto consegnando una buona fetta di scudetto alla Juve che non sbaglia il match del male contro il Milan. Comprendo e posso anche condividere lo scuorno di Auriemma, essendomi io stesso in passato prodotto in anatemi contro le varie Udinese, Sassuolo, Atalanta che sono pronte alla partita della vita con tutti tranne che con qualcuno.

Detto ciò, la partita l’ho vista, e il Napoli proprio non c’era: se si mette a sbagliare pure Koulibali…

La Roma stecca a Bologna, acciuffando un pareggio con Dzeko ma non andando oltre a quello, mentre il Benevento ci illude andando sul 2-1 contro la Lazio a Roma, prima di soccombere fino al 6-2 finale.

La classifica al momento ci vede quarti, con le romane a fare da panino ma col Derby che sembra apparecchiato apposta per arrampicarci a un punticino sopra i lupachiotti.

Ripeto: sembra tutto troppo bello per essere vero.

Smentitemi.

E’ COMPLOTTO

Vorrei soffermarmi su tre fatti.

Il primo è l’addio a Emiliano Mondonico, giustamente ricordato come uomo di spessore, onesto e schietto in un mondo di doppie se non triple facce.

Inevitabile e doveroso il ricordo della sedia, assurto a simbolo della lotta del piccolo contro il potente.

Quel che mi ha fatto sobbalzare è il gratuito riferimento dell’ex capitano Cravero alle manette di Mourinho: ma cosa cazzo c’entrano l’Inter e Mourinho adesso? Piangi il tuo allenatore, tira fuori tutti i ricordi che vuoi, ma perché tirare in ballo altra gente e fare polemica anche in questi momenti?

Io il Mondo lo ricordo anche per un altro aneddoto:

1995. Turno di Coppa Italia tra Atalanta e Juve: i bergamaschi riescono a eliminare i bianconeri. Il Mondo si gira verso la tribuna dove siedono Moggi e Bettega e li saluta a suo modo “Bastardi! a casa!!”.

Probabilmente giusto non ricordare la circostanza nella agiografia conseguente alla morte, ma da quel giorno il Mondo mi è stato ancor più simpatico.

Passando agli affari di casa nostra, non bello e non chiaro l’addio di Sabatini al mondo Suning. Della risoluzione di contratto con Fabio Capello sono invece intimamente felice, non avendo mai riscontrato punti di contatto tra lui e il mondo Inter.

Certo, il ruolo di Sabatini è stato fin dall’inizio non particolarmente chiaro, così come i rapporti -gerarchici più che personali- con Ausilio hanno sempre dato molto da scrivere. Se però torniamo alla già ricordata benevolenza della stampa nostrana nei confronti del direttore sportivo di Sesto San Giovanni, non credo che l’eco di questa novità avrà vita lunga.

C’è però sempre qualcuno che è mosso dalla irresistibile tentazione di voler accomunare i destini delle due squadre di Milano. E quindi, l’addio (pur doloroso, pur non chiaro) di un dirigente italiano alle dipendenze della casa madre cinese è sufficiente per far dire ai sapientini di turno che “le proprietà cinesi delle squadre di Milano sono in crisi, il futuro è incerto, moriremo tutti”.

Per puro dovere di cronaca, sulla sponda sbagliata del Naviglio si festeggia l’arrivo di un aumento di capitale di 10 milioni per pura necessità di cassa contingente. La cosa, anche per i peggiori ragionieri dei bar di Caracas, dovrebbe sembrare di tutt’altro spessore rispetto al caso-Sabatini.

Andatelo a raccontare a Bocca di rosa e compagnia…

Infine, un piccolo prurito, un sassolino che è consolatorio togliersi dalla scarpa.

Nelle ultime settimane Gasperini è stato ospite da Caressa e gli altri al Club, presente anche il Cuchu Cambiasso. Messo davanti a due minuti di tempo in cui ricostruire gli eventi, quel che emerge è leggermente diverso dalla vulgata popolare “Gasperini è stato un santo, l’Inter una pletora di coglioni”.

Sentirlo dire “evidentemente ho sbagliato qualcosa anch’io”, “siamo anche stati sfortunati nell’avere argentini e brasiliani solo dopo Ferragosto” può non spostare molto l’equilibrio geopolitico mondiale, ma ancora una volta dimostra come sia più comodo e veloce scrivere e ragionare per luoghi comuni anziché cercare di capire la realtà delle cose. Se poi c’è di mezzo l’Inter, chettelodicoaffare.

WEST HAM

Il ritiro punitivo a Miami funziona: anche nell’est di Londra festeggio un 3-0 casalingo, con un Arnautovic a livelli mai visti e addirittura un Joao Mario in versione goleador e assist-man.

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FUSSE CHE FUSSE LA VOLTA BBONA?

SAMPDORIA-INTER 0-5
La premessa è d’obbigo: se Lucianino pensava di risvegliare l’orgoglio sopito dei nostri pungolandoli sull’assenza di qualità, per quel che mi riguarda può bestemmiargli i nonni a reti unificate fino a fine stagione.
Resto perplesso sulle modalità della terapia d’urto -non tanto sul messaggio in sé, quanto sull’eco mediatica inevitabilmente generata-, e non sono così ingenuo da pensare che il cazziatone sia sufficiente ad avere una squadra diligente e concentrata fino a Maggio inoltrato, ma cinque gol non si fanno tutti i giorni, quindi gaudete omnes.

Se è per quello gaudemus anche in famiglia, vista la concomitante partitella in orario prandiale a coincidere con le celebrazioni per il compleanno del rampollo di casa.
Usciamo di casa dopo aver visto i primi confortanti 10 minuti dei ragazzi, ed arriviamo alla “sala grande del Palace Hotel” (cit.) giusto dopo aver festeggiato con un rantolo da cavernicoli il vantaggio di Perisic.
Il tempo di raccattare gli ultimi invitati e di spolliciare un refresh sulla cronaca della Gazzetta ed i miei occhi increduli rimirano un “0-3!” a campeggiare sulla homepage della rosea.
Tutti contenti, rampollo in primis, costretto per l’occasione ad indossare la camicia (“Però papà, sotto ho messo comunque la maglia dell’Inter” con tanto di sorrisetto da canaglia).
Mi pascerò del bel giUoco mostrato dalla squadra solo a notte inoltrata, consolidando la sensazione accumulata in tutta la giornata. Che non è tanto di gioia e nemmeno di soddisfazione calcistica: è proprio da giramento di balle, della serie “ma brutti pirla, non potevate svegliarvi prima?”.
Non posso che accodarmi alle lodi per tutti gli 11 in campo, con particolari menzioni a Icardi (il paracarro, il tatuato, quello che “si gioca meglio senza”, quello che “mamma mia è pure capitano…”), a Cancelo e a Rafihna, senz’altro piedi migliori di molti se non tutti della rosa attuale.
Cancelo è assolutamente improponibile a sinistra, mentre a destra sai cosa bevi: nelle giornate di grazia assist, dribbling e verticalizzazioni a ubriacare gli avversari; la parte vuota del bicchiere è data dai tremila tocchi di suola e punta con un coefficiente di rischio altissimo. Se li fa sulla trequarti avversaria lo maledici e finisce lì; da terzino il rischio è consegnare palla agli avversari al limite della tua area, con tutto quel che ne consegue. Ieri, però, impeccabile.
Bravi -per la seconda volta- anche Gaglia e Brozo come doppio mediano. L’italiano può dedicarsi al lavoro di raccordo con la ritrovata intensità orobica, che arriva addirittura a contagiare il croato, solitamente indolente. A quel punto il fioretto è lasciato al mancino assai educato di Rafinha che combina bene coi tre davanti.
Se è vero che alcuni dei gol sono anche figli del caso (bellissimo il tacco, ma c’è un rimpallo poco prima, solare ma ingenuo il rigore causato da Barreto), la sensazione che rimane è quella di una squadra che ha deciso di prendere in mano la partita fin dall’inizio e di non mollarla fino al 90’.
Un vecchio difensivista come me è forse più contento dello “0” alla voce gol subiti rispetto che al “5” alla casella gol fatti: ricordiamoci dell’andata e di quanto la prima ora (3-0 e tutti in carrozza) fosse stata seguita da stringiculi assortiti nei 30 minuti conclusivi.
La Samp ha fatto sincera pietà ieri così come a Ottobre a San Siro; ma ieri i nostri hanno avuto pochissimi passaggi a vuoto (diciamo 10 minuti tra il 3° e 4° gol , con il palo di Zapata e la sola respinta di Handanovic). Escluso ciò, difesa ordinata e qui-non-passa-un-cazzo state of mind.
Ribadisco quanto detto altre volte: fossimo una squadra normale, il futuro si aprirebbe limpido e roseo di fronte a noi.
Conoscendo invece la mandria di amabili craniolesi che abbiamo la ventura di tifare, e citando il tamarrissimo Kravitz, “it ain’t over ‘til it’s over”.
Il calendario propone una manciata di partite sulla carta abbordabili (Derby a parte) fino al big match con la Juve di fine Aprile.
La teoria la conosciamo (testa bassa e pedalare).
Per l’applicazione pratica del concetto, finger crossed and stay tuned…

LE ALTRE
Il turno di campionato ci consegna una squadra che torna nei primi quattro posti, approfittando del passaggio a vuoto della Lazio, reduce dalla tripallica vittoria a Kiev ma -forse per quello- bloccata dal Bologna in casa sul pari. Ciò significa un punto in più in classifica, con una partita da recuperare.
La Roma non brilla ma è solida a sufficienza per sbancare Crotone dopo essersi conquistata i meritatissimi quarti di finale di Champions, nei quali avrà modo di assaggiare i ceffoni del Barça.
In testa al treno, mezzo passo falso della Juve che per una volta non trova la classica piccola “che si scansa” (vero Atalanta, Sassuolo, Udinese…?), ma una Spal massiccia e incazzata che porta a casa un meritatissimo punto. In serata, il Napoli gioca tutt’altro che bene (come già visto a San Siro settimana scorsa) ma riesce comunque a battere il Genoa recuperando 2 punti sui gobbi.
Prosegue il periodo di grazia (e di Graziella, e di…) dei cugini, che rischiano seriamente col Chievo in casa, finendo invece per vincerla con tre gol uno più di culo dell’altro e completando l’opera con un rigore sbagliato a tempo scaduto.
‘Sti maledetti stanno ottenendo ben più di quanto meritino (tranquilli, nessun algoritmo di Caressa o statistica a confermarlo, son mica l’Inter…), ma beneficiano di un Suso giocatore vero e di un Gattuso allenatore fatto e finito. Cutrone ha contagiato Silva nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto (perifrasi elegante e alternativa al “giocare col buco del culo ma buttarla dentro”), e con quel popo’ di sorte si passa sopra anche agli svarioni di Bonucci (vedi tunnel sul gol dell’1-1).
Ma questo, al solito, non ve lo dirà nessuno, chè loro sono un grande gruppo e Ringhio è un maestro.

E’ COMPLOTTO
Ripartiamo dall’ennesima conferma della filosofia rossonera, dimostrata dal sempre simpaticissimo Fassone.
Per farla breve: c’è da trovare una data per il recupero del Derby e, essendo il Milan uscito dalla Coppa, la prima data utile è quella del 4 Aprile.
Il regolamento Champions da sempre impedisce di giocare partite di Campionato o di Coppa nazionale in contemporanea alle gare UEFA (potenza dei soldi, baby). Triste? Ingiusto? Arrogante? Concordo, ma queste sono le regole. E’ quindi escluso in partenza giocare quel giorno alle 20.45.
La nostra Lega Calcio dice che ogni partita che venga rinviata deve essere recuperata il prima possibile e comunque entro 15 giorni, a meno che le due squadre non concordino nel trovare una diversa data.
Eccoci alla filosofia rossonera: il Milan, legittimamente, chiede di poter giocare il 25 Aprile o il 1 Maggio, per non avere Juve e Inter da incontrare a pochi giorni di distanza (Juve-Milan fissata il 31 Marzo).
L’Inter, altrettanto legittimamente, nega il consenso, perché a quel punto sarebbe lei a dover affrontare Juve e Milan una via l’altra (Inter Juve fissata il 29 Aprile).
Tutto è legittimo e nel rispetto dei ruoli. Le regole però, in questo caso (come in tanti altri in passato, ma non stiamo qui a polemizzare) danno ragione all’Inter. Punto e basta.
Fassone però non ci sta. La solfa piagnucolante è: è vero, le regole dicono così, però che peccato, però uffa, l’Inter poteva anche accettare, abbiamo fatto di tutto per trovare una soluzione alternativa.
Ecco la piena filosofia rossonera, ereditata a piene mani dalla gestione precedente: ignoriamo le regole, pieghiamole ai nostri desiderata, e incolpiamo quelli che ne chiedono il rispetto.
La motivazione poi è in perfetto stile Milanello Bianco: “abbiamo fatto di tutto per cercare una data che consentisse a tutti i tifosi di Inter e Milan di godersi il Derby in un giorno festivo”.
Un par di balle! avete fatto di tutto per non avere Juve e Inter da incontrare in 4 giorni!
Ribadisco: è legittimo provarci, ma non raccontate favole ergendovi a paladini del pubblico e dello spettacolo.
Inevitabile l’appoggio di Sky con Ilaria e Condò a confessare che “anche noi speravamo di poter trasmettere il Derby in un giorno festivo… speriamo che le regole possano essere interpretate con un po’ di buon senso”.
Ma andate tutti in culo! Milan e Inter hanno tentato, ognuna coi mezzi a disposizione, di portare acqua al proprio mulino. Sfiga vuole che le regole parlano chiaro: si gioca il 4 Aprile alle 18.30.
Fine della trasmissione.

Il Corriere di oggi, nel solito sproloquio di Sconcerti, mette un’altra pulce nell’orecchio di chi scrive circa la possibile (probabile?) benevolenza mostrata dalla stampa nei confronti di Ausilio.
E’ quantomeno strana una frase del genere, inserita nelle lodi per la partita di ieri:

“Quando si guarda all’Inter bisogna sempre ricordare la bravura di Ausilio nel concludere affari e la poca luce nell’inquadrare i giocatori”.

Lascio a voi decidere se aderire o meno a una potenziale crociata anti-direttore sportivo all’insegna di #AusilioOut. Personalmente, ribadisco quanto già detto: è talmente raro che un tesserato nerazzurro goda di buona stampa che il primo istinto è tenerlo a prescindere!

Infatti la conferma ce la dà il nostro sconcertante figuro, quando butta nel cesso un normalissimo turn over che a centrocampo dura da settembre e battezza la mediana di ieri come quella che “ha fatto saltare il centrocampo estivo Borja-Vecino”.

WEST HAM
Essendo orgogliosamente fuori dalla FA Cup (eliminati dal Wigan, attualmente in terza divisione), i nostri si godono un corroborante ritiro invernale in quel di Miami.
Al ritorno non ce n’è più per nessuno!

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VINCERE E FAR SCHIFO: DIMOSTRAZIONE EMPIRICA

INTER-BENEVENTO 2-0

Come se non fosse già abbastanza squallida da vedere in tele, ho deciso di verificare dal vivo se la mia Inter fosse così brutta come sembra.

Risposta: pure di più.

Il rampollo di casa, seppur ancora in tenera età, aveva già capito tutto, e a Babbo Natale aveva chiesto due biglietti per una partita facile-facile.

Vero che anch’io avevo ragionato così per il suo esordio a San Siro, e le cose non erano andate come sperato…

Stavolta almeno i tre punti li portiamo a casa, contro un Benevento che fraseggia ordinato e ci tiene in scacco per un’ora buona, rischiando in un paio di volte di rifilarci il proditorio (e ahimè meritato) cetriolo calcistico.

Strano non trovare ancora in rete la GIF del calcio di inizio della partita: palla a Vecino che smista sulla fascia destra, dove Cancelo rincula e Candreva scatta in avanti. La palla rotola tragicomicamente in fallo laterale nel nulla dopo tre secondi di gioco.

Gli sguardi sugli spalti sono eloquenti…

I nostri giocano con una paura addosso che è difficile descrivere: la palla scotta e i pantaloncini, ancorchè neri, faticano a nascondere l’evidenza dellincontinentia deretanae (cit.) dei nostri.

D’Ambrosio è riproposto a sinistra, stante l’impresentabilità di Santon su qualsiasi rettangolo verde di categoria superiore all’Eccellenza, e vista l’inapplicabilità sulla fascia mancina di Cancelo, promosso titolare del binario destro. Mai avrei pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Nagatomo (avessi detto Brehme). Ovviamente, il loro terzino sinistro (Letizia) si è dimostrato a confronto assai più intraprendente, oltre che velocissimo nel non farsi superare da nessuno nei 90 minuti di gioco, compreso Karamoh nelle ultime fasi della partita.

Morale, complice anche la panchina riservata a Borja Valero, latitano drammaticamente piedi pensanti, e la calma piatta resto l’unico schema valido.

Il Benevento riesce al primo tentativo (inizio ripresa) nella giocata che i nostri hanno invano ruminato per 50 minuti: ti-tic ti-toc per un minuto buono e palla lunga dietro alla difesa sullo scatto della punta. Noi: zero tentativi riusciti su 10 provati. Loro: uno su uno. Grazie a Dio il piede del loro centravanti è impreciso e la lecca di destro finisce alta.

Ancor maggiore la dose di buciodiculo pochi minuti dopo, allorquando Cataldi va a sbattere contro un incolpevole quanto statuario Ranocchia. L’arbitro (il figlio di Pairetto! Che sia senso di colpa  transgenerazionale accumulato?) non fischia, e il VAR non torna sulla decisione del collega di campo.

Possiamo definirlo un errore a nostro favore. Segniamocelo!

Poco dopo, la partita si risolve grazie a due capocciate su altrettanti cross di Cancelo che, a parte le 20 palle perse tra tocchi di suola e doppi passi, ha il merito di saper crossare come Cristo comanda. D’Ambrosio, tanto per tirare in ballo sempre i soliti, dopo aver toppato il primo, si guarda bene dal replicare il tentativo per tutta la durata del match.

Ma lui può fare entrambe le fasce (cit.).

(spazio per parolaccia a piacere)

Morale: sui due cross del portoghese, prima Skriniar e poi Ranocchia girano in rete portando in salvo una partita di rara pochezza calcistica.

L’effetto più visibile dell’uno-due è la maggior tranquillità mostrata dai nostri: quantomeno osano la giocata, provano qualche passaggio che sia concettualmente più elevato del palla-dietro-a-tre-metri-e-giro-palla-in-difesa.

Poi si sbaglia, (le incrollabili certezze di una vita), ma almeno ci si prova perdìo!

Quindi: il fattore mentale è assolutamente centrale e discriminante. Basta guardare all’altra parte del Naviglio e pensare alle condizioni alle quali noi e loro arriviamo a questo Derby, paragonandole a quello di metà Ottobre.

A voi giudicare se questo sia un bene o un male.

Torniamo al vecchio dilemma: meglio essere genitori del bravo figliolo che si impegna ma più di così non può fare, o di quello che “ha le capacità ma non si applica”?

La risposta, prima ancora che essere “Boh“, è “che tristezza…“.

E sorvolo volutamente su casi di spogliatoio, clan di argentini contro croati e cloaca assortita.

LE ALTRE

Inizia il turbiglione degli scontri diretti, e ‘sti maledetti di milanisti vincono alla grande contro la Roma all’Olimpico. Ne fanno due ma potevano essere serenamente il doppio. Uno come me non può esultare per una vittoria del Milan, nemmeno se a questa consegue la sconfitta di una diretta rivale per il posto Champions.

Il già richiamato Derby alle viste quantomeno giustifica il mio scetticismo: Gattuso ha purtroppo fatto un grandissimo lavoro tattico e motivazionale. Splendido Ringhio quando ammette candidamente di non considerarsi un inventore di calcio, bensì un lavoratore alle prime armi che attinge senza vergogna ai maestri in giro per l’Europa. In culo al giUoco e alle stronzate con cui Zio Silvio e Zio Fester ci hanno ammorbato per anni.

Piuttosto, occhio a Cutrone: intollerabile nella totale mancanza di grazia e tecnica calcistica, ferale per il tempismo con cui piomba a impattare con tibia, calcagno, polpaccio, o altre appendici assortite.

Per il resto, il Napoli regola senza problemi il Cagliari, portandosi al momento a +4 sui Gobbi, fermati dalla neve prima della sfida contro l’Atalanta del cockerino Gasperini, che nel dubbio aveva messo in campo una squadra da ufficio indagine.

Chissà come si dice #scansiamoci in dialetto bergamasco.

Nella giornata di sospiri per i terzini sinistri delle altre squadre, menzione per Biraghi della Viola (ex Inter, come sa l’amico “Presi”) e non solo per la borda di sinistro che decide la partita di Firenze. Il parallelo che mi viene con questo ruolo è quello con l’operaio specializzato, che le PMI fanno una fatica cane a trovare. Saldatori, fresatori, serramentisti… Raramente dei premi Nobel -così come raramente tra i terzini trovi fuoriclasse- ma solidi, affidabili, di quelli che li hai e non ci pensi più perchè il problema specifico te lo risolvono.

Non mi pare così difficile andare a trovarne uno che abbia un sinistro sufficientemente educato, che sia veloce quanto basta, dotato di una normale intelligenza calcistica, necessaria a immagazzinare i 4 o 5 schemi che lo riguardano.

Eppure, i nostri continuano a toppare in quel ruolo, con Dalbert e i suoi venti milioni a poltrire in panchina. Non aprirò il faldone delle querimonie calcistiche in quel ruolo nell’Inter degli ultimi decenni. Finirei dopodomani.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, lo riconosco.

C’è la leggenda metropolitana dei flirt di Wanda Nara con i compagni di squadra del marito, non tanto incredibile in sè (la ragazza “il danno” l’ha già fatto ai tempi di Maxi Lopez) quanto per l’ipotetico terzo incomodo. Brozovic, oltre ad incarnare il concetto stesso di inedia calcistica (fischiato da tutto San Siro al suo ingresso negli ultimi 10 minuti di sabato) per quel che capisco di uomini è quel che definirei un cesso a pedali, e onestamente non me lo vedo nel ruolo di bel tenebroso che si chiava la moglie del Capitano. Pigro com’è, poi… che sbattimento…

Al solito, il mio disprezzo non va ai tanti popolatori dei Bar di Italia, delle tribune di San Siro (“son stato giù al Baretto coi ragazzi della Curva, me l’han detto loro…”), quanto ai supposti giornalisti che danno spazio a queste cagate vecchie come il cucco.

Sul figlio di Baresi tutti noi abbiamo cantato e riso per anni, ma pochi a parte il malato mentale che scrive hanno davvero pensato che il padre fosse il compagno di squadra colored (io ho sempre optato per Rijkaard, ma era nutrita anche la fazione Gullit). Cosa dite? Lui il figlio nero ce l’aveva davvero? Già, eppure giustamente (ripeto: giustamente) nemmeno un rigo in cronaca.

Qui, cito testualmente “al momento è impossibile stabilire la veridicità del documento”, ma nel dubbio cominciamo a scriverlo.

Tanto è l’Inter.

Tanto è Icardi.

Tanto è Wanda Nara.

Interessante l’articolo de IlMalpensante su Ausilio e il suo credito presso i giornalisti, effettivamente illimitato. Incredibile (ma più nella misura che nel concetto) quanto il fare i conti in tasca alla Società faccia capire che l’Inter in questi anni di soldi ne ha spesi eccome. Il concetto -che ritengo importante e che infatti avevo già espresso in passato- è che in tempi di crisi, i soldi che hai a disposizione devi farli fruttare.

Questo, nel calcio, vuol dire che non devi sbagliare gli acquisti. E invece, di tutti i calciatori comprati negli ultimi 5 anni, gli unici a non essersi rivelati “sbagliati” fino ad oggi sono stati Icardi, Skriniar, Perisic e un altro paio a scelta (le mie scelte sarebbero Hernanes e Medel, ma non ha molta importanza).

Invece, ad ogni sessione, iniziata al grido di “non c’è una lira, arrangiatevi, anzi dovremo vendere Icardi”, vediamo cadere dalle tasche della proprietà decine di milioni sperperati.

Onesatamente non sono rammaricato della buona stampa di cui gode Ausilio. E’ talmente raro che un tesserato interista riceva critiche benevole, a maggior ragione aldilà dei propri meriti, che mi godo l’anomalìa senza recriminare.

Io me la spiego col vedovismo morattiano che attanaglia tanti cronisti sportivi italiani: ah, i bei tempi andati in cui potevi usare i nerazzurri a tuo uso e consumo per accomodare le pagine del tuo giornale giorno dopo giorno…

 

WEST HAM

Quattro schiaffoni dal Liverpool. Niente da aggiungere.

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I gemelli del gol 🙂

TANTO PEGGIO TANTO MEGLIO

FIORENTINA-INTER 1-1

A chi ha avuto la pazienza di leggere la mia ultima sbrodola potrei anche dire di passare oltre, perchè tante saranno le analogie tra questo e quei pensieri.

Come settimana scorsa, non ho visto la partita, impegnato nel viaggio di ritorno -per fortuna completato in metà del tempo!- della piacevole vacanza, con una singhiozzante Radio 1 sola compagna di viaggio.

L’enfasi posta da tutti sull’ingiustizia causata dal gol di Icardi mi ha fatto salire tre metri di carogna sulla spalla (tutti giustizialisti a strisce alterne, chè gli altri al solito hanno tutti i diritti di vincere partite con l’unico tiro in porta), instillandomi però nel contempo il leggerissimo sospetto di tifare per una squadra ancora in debito di condizione psico-fisica, e in buona sostanza di giUoco.

Certo, il mio punto di vista (parziale, per non aver visto le immagini, e fazioso, per la nota partigianeria a strisce) mi ha fatto pensare che una miglior freddezza da parte di Borja Valero e Candreva ci avrebbe consentito di chiudere partita e incontro, alla faccia dei professoroni dei Luoghi Comuni Maledetti e dell’ #intercinica.

Pare tuttavia che i nostri abbiano rischiato di portare a casa il furto del secolo, vista la quantità industriale di occasioni create ma non finalizzate dai Viola.

Nulla di nuovo sotto il sole: le squadre di Spalletti -e quella di quest’anno non fa eccezione- vanno gran bene fintantochè la gamba e la crapa parlano bene tra di loro, ma non hanno ancora imparato ad essere risolute e cattive, come invece sta imparando a fare il Napoli di Sarri.

Tornando al commento di una partita che non ho visto, resta poco da dire, se non che su Joao Mario pare essersi aperta la caccia all’uomo, a cui mi accoderò malvolentieri. E’ uno dei pochi casi in cui penso davvero che il giocatore lo faccia apposta per forzare la mano con la Società ed essere ceduto.

La passata stagione, tutt’altro che trascendentale, aveva se non altro messo in mostra un giocatore quadrato, soprattutto di corsa e contrasto, cosa invero piacevolmente singolare trattandosi di un portoghese. A riguardo, ricordo e sottoscrivo al 100% la citazione (di cui però non rammento l’autore) secondo la quale:

Se a calcio non si dovesse tirare in porta, il Portogallo sarebbe sempre campione del mondo.

Questo per dire che, di solito, le caratteristiche dei portoghesi sono abbastanza prevedibili: gran palleggio, tocco delicato, scarsa propensione alla cosiddetta “ignoranza calcistica”, declinabile sia come segnare gol brutti e cattivi, sia come assestare stecche proditorie per interrompere l’azione avversaria.

Ecco, Joao Mario l’anno scorso mi pareva una bella eccezione alla regola: corsa, contrasto, addirittura grinta (ok, il termine di paragone era Brozovic…) e qualche gol.

Quest’anno, un ectoplasma. Perde centordici palloni e guai a lui se si spreca a rincorrere l’avversario. Però fa dire al procuratore che vorrebbe giocare di più. Questo a casa mia si chiama “fai casino e fatti  vendere al primo che passa”.

Se qualcuno ci cascasse, mi assumo l’impegno di portarlo a destino a cavalluccio.

Chiuso il caso specifico, il resto della rosa persiste nel suo momento di pochezza cosmica, che il solo guizzo da campione di Icardi per poco riusciva a mascherare. Santa pausa darà a Spalletti due settimane per fare il proverbiale richiamino (cit.) atletico e un corposo e corroborante training autogeno all’insegna del mantra “non consideratevi le merdacce che in realtà siete”.

Non è il caso di scomodare i familiari di casa per ricordare ciò che è evidente a tutti: manca un centrale in difesa, un cambio all’altezza per Perisic e Candreva (per quanto Cancelo…) un cazzo di trequartista sul cui altare sacrificare senza la minima commozione Brozovic e Joao Mario.

A parte questo, tutto bene.

Ed è una battuta fino a un certo punto. Portiamo a casa un altro punto da una brutta partita, e restiamo terzi nonostante il brutto periodo.

Non voglio fare la volpe e l’uva ma, tra le tre partite in fila di questo periodo (Lazio-Fiore-Roma) potendo vincerne solo una, fin dall’inizio avrei dato la mia preferenza a quella con la Roma. Vincere quella partita vorrebbe dire recuperare tre punti sulla diretta concorrente al terzo posto, con tutto ciò che ne consegue.

 

LE ALTRE

E se Atene piange, Sparta non ride: i lupacchiotti vengono infatti sconfitti in casa da una esemplare Atalanta che domina il primo tempo e regge con l’uomo in meno per tutta la ripresa. Gasperini continua a starmi ampiamente sulle balle per l’insistenza con cui parla male della sua esperienza interista (avendo, purtroppo, ragione), ma l’impronta su questa squadra è visibilissima; complimenti veri e sinceri.

Napoli e Lazio faticano il giusto prima di aver ragione dei rispettivi avversari, nettamente inferiori (Verona e Spal), e altrettanto può dirsi della Juve, che regola il Cagliari solo nel finale con il gol di Bernardeschi.

Morale: il solco Napoli-Juve-e-poi-tutte-le-altre va delineandosi in tutta la sua evidenza: non ne sono contento, questo è chiaro, chè l’interista vero pensa sempre di poter vincere (e perdere, ma vabeh…) contro chiunque, ma il lato positivo è che c’è chiarezza, e restiamo in tre per due posti.

Ora, entrambe le romane hanno una partita da recuperare, e quei match, unitamente allo scontro diretto Inter-Roma del prossimo turno, diranno molto sui destini dei nostri amatissimi.

Solo un piccolo inciso sui cugini, vittoriosi nel pomeriggio contro il Crotone di Walter Zenga per 1-0. La vittoria è ovviamente accompagnata dagli “ooohh” di pubblico e critica, che fanno fare a Gattuso il “pompiere” della situazione, presi come sono a magnificarne i meriti (cazzo, hai vinto col Crotone…). Il punto non sta qui, anzi: per Ringhio sono perfino moderatamente felice. Il punto sta nel gollonzo segnato da Bonucci, che sulla respinta del portiere avversario viene colpito sulla nuca dal pallone che finisce in porta.

Ora, mica è colpa sua se ha segnato, questo è chiaro. Ma qualsiasi essere umano dotato di un minimo di dignità (no Superpippa, non sto parlando di te) eviterebbe di esultare manco avesse segnato in rovesciata in finale di Champions.

Aneddoto personale: nei miei più che trascurabili trascorsi da terzino sinistro dell’altrettanto dimenticabile selezione di Emergency, a inizio anni 2000 ho solcato la fascia talune volte, arrivando alla mia giornata di gloria in un afoso pomeriggio di Giugno, allorquando, saltati in prepotente progressione un nugolo di avversari, sono arrivato sul fondo per mettere il cross di giustezza.

La palla, beffarda, è andata lunga sul secondo palo e si è infilata in goal tra la sorpresa generale.

Cosa succede di solito quando uno segna? Abbracci e sorrisi dai compagni di squadra, insulti e occhiatacce da parte degli avversari.

Ecco: in quel caso è stato il contrario, con gli altri a ridermi in faccia per la botta di culo e i miei compagni a insultare i miei piedi fucilati.

Io? Ho finto un’esultanza a baciare la maglia e indicare gli spalti (che non c’erano…), ma ho riso come e più degli altri per la sesquipedale botta di culo occorsa.

Posso anche arrivare a pensare che il Milan-Crotone di oggi avesse un’importanza superiore al Torneo sociale “Dai un calcio al precariato” (per quanto…), però vedere Bonucci correre da invasato come suo solito dopo un simile colpo di culo non ha contribuito a migliorare la sua immagine ai miei occhi. E mi fermo qui.

 

E’ COMPLOTTO

Due cose, una da persona mediamente normale, una da malato di mente.

Da applausi la reazione di Spalletti agli ominicchi di Mediaset Premium che lo incalzano con domande (originalissssssime) sulla ristrettezza della rosa, acuita dall’infortunio di Ranocchia che ha costretto il Mister a piazzare Santon al centro.

La mia personale ola non si è levata tanto al già richiamato “lo sa anche la mi’ mamma che ci manca un centrale”, quanto alla provocatoria domanda “ma cosa ho detto? Cos’hai vinto adesso che finalmente l’ho detto?” (min. 1:40).

Come sapete, vivo anni e anni di vaffanculi repressi ai giornalisti di ogni scuderia (soprattutto di quella scuderia) che appoggio a prescindere qualsiasi polemica contro questi scribacchini.

Due dei pochi casi in cui esultai per una dichiarazione del Signor Massimo ai microfoni in un dopopartita furono le sue dichiarazioni post-Barcellona alla RAI (“Vi vedo un po’ spenti…forza, possiamo perdere alla prossima!“ Purtroppo non trovo il video in rete…) e post-Bayern a Pierluigi Pardo, allora ancora a Sky, lasciato da solo come una statua dopo una domanda legittima quanto inopportuna (ricordare in quella sede le tante difficoltà della sua gestione evidentemente non venne digerita dal Presidente).

Ecco, vivo nell’intima convinzione che alcuni vaffanculi in più ai giornalisti in tutti questi anni pur non migliorando la relazione del Club con i media, avrebbero per lo meno messo in chiaro che le due parti erano apertamente in guerra, e non ipocritamente sorridenti l’una di fronte all’altra.

E questo mi porta al secondo punto, quello più da psicopatico.

Perchè se è vero che nel lavoro bisogna lasciare da parte emotività e precedenti, se è vero che ufficialmente Mediaset non ha più punti di contatto con A.C. Milan, la mia mente è troppo poco elastica, e il mio rancore troppo granitico per non sobbalzare a questo:

Cioè, i 110 anni dell’Inter dovrebbero essere raccontati, comunicati, pubblicizzati dalle stesse facce che poche righe sopra mi rammaricavo non essere state insultate a dovere negli ultimi vent’anni?

Sorry, non ce la faccio… Ma è sicuramente colpa mia.

 

WEST HAM

Qui la ruota ha girato abbastanza bene: in tre giorni (lì si gioca sempre…) battiamo il West Bromwich al 94’ con doppietta di Carroll e pareggiamo in casa Tottenham (cioè Wembley per quest’anno) con golazo di Obiang.

Poco per dare una pennellata di decenza alla classifica, ma abbastanza per allontanare fantasmi di zona retrocessione.

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