ABBASTA

INTER-LAZIO 0-0

Il titolo fa il verso alla voce del verbo abbastare, nella sua terza singolare presente indicativo assai usata nell’entroterra laziale, feudo di aquilotti.

La locuzione -ritengo- fotografa alla perfezione lo stato psico-fisico dell’amata squadretta e saluta con favore l’imminente pausa natalizia che in realtà non ci sarà, stante l’incombenza del prossimo turno previsto per il fine settimana.

Morale, per come siamo messi, e per come la Lazio arrivava a questo scontro, è andata bene così.

Non ho visto una sola immagine, essendo stato vittima di un viaggio fantozziano che ci ha visto arrivare stremati a destinazione dopo 10 ore di viaggio (necessarie per coprire meno di 400 km, ma questa ve la racconto un’altra volta) eppure, pur senza essere confortato dai riflessi filmati, mi sono fatto il mio cinema sulla partita.

Una squadra -noi- in chiara difficoltà sia fisica che tattica. L’altra -loro- che continua a macinare calcio e si presenta giustamente convinta di poter portare a casa la vittoria.

Quindi: abbasta. Accontentiamoci e scavalliamo l’anno solare ancora terzi, stante il graditissimo pari interno della Roma contro quel Sassuolo che solo pochi giorni fa ci aveva beffato.

Ho letto (ma non visto, ripeto) di gol mangiati da Felipe Anderson e forse Immobile, così come di grandi parate di Strakosha su Perisic e Borja Valero.

Ho altresì letto del rigore prima dato e poi tolto alla Lazio, su cui ovviamente non posso esimermi dal soffermarmi. Non prima di aver fatto un breve

QUADRO DELLA SITUAZIONE

Lo Zio Bergomi, aldilà di un atteggiamento eccessivamente assertivo nei confronti del suo compare (#sìfabio #certofabio), ha spesso ragione quando parla di calcio, non solo di Inter. Molti, soprattutto tra noi nerazzurri, lo criticano perchè sostanzialmente non fa il tifoso. Io invece lo apprezzo. Avendo sempre disprezzato l’apparente imparzialità dei vari Caressa, Mauro, Cerqueti, Piccinini e via dicendo, l’ultima cosa che mi auguro è di avere un analogo finto neutrale che dissimuli imparzialità facendo in realtà il tifo per i nostri.

Lo Zio non si nasconde dietro un dito: c’ha giocato 20 anni con quella maglia, non potrà mai essere imparziale. Ma onesto intellettualmente, quello sempre.

Ecco perchè ho particolarmente apprezzato un suo commento post Derby di Coppa Italia, in cui ha tirato fuori uno dei pochi luoghi comuni del mondo del calcio che mi sento di sottoscrivere: “le idee, nel calcio, invecchiano presto”. Questo, applicato ai cazzacci di casa nostra, vuol dire che l’Inter, finchè sorretta da una buona forma psico-fisica, ha goduto i frutti di quegli stessi schemi che ora ne costituiscono la principale zavorra. Il giro palla a liberare Candreva o Perisic che a loro volta cercano Icardi in del mezz non è giusta o sbagliata in sè; ha però bisogno di essere usata insieme ad altri strumenti, pena diventare prevedibile e quindi inefficace.

Largo quindi ai piani B, C, D, chi più ne ha più ne metta. E’ possibile che non ci sia uno dei centrocampisti che voglia provare il tiro da fuori? Perchè non usare Icardi come vero centroboa e provare il triangolo e la percussione centrale che porta un cazzo dí Brozovic qualunque in area palla al piede? E’ ipotizzabile l’impiego di Cancelo nel ruolo di Candreva, col romano ad agire più centrale? Cristo, ha fatto 10 gol all’anno nella Lazio, da noi non lo fanno mai tirare…

Boh, sono idee buttate lì dall’ultimo pirla che passa per strada, mi auguro bene che Spalletti e la società affrontino l’argomento con un pocolino di professionalità in più.

Vi svelo ciò che dovrebbe essere ovvio: posto che nessuno dei nostri tira da fuori o cerca l’imbucata centrale per il semplice motivo che l’è no il so’ meste’, urge volontario che cacci il grano per comprare uno-due giocatori al mercato di Gennaio.

Io da tempo ho dato la mia preferenza a Verdi del Bologna, capace di giocare in qualunque dei tre ruoli dietro a Icardi. Ma a ‘sto punto anche un Pastore o un Mikhitarian o come cacchio si scrive mi vanno bene: il primo non lo vedo giocare dai tempi del Palermo, il secondo non ho la minima idea di chi cazzo sia, ma vado sulla fiducia: non possono essere peggio della situazione attuale del nostro centrocampo.

Anche dietro siamo messi malaccio, con Miranda e D’Ambrosio ai box per qualche settimana. Skriniar e Ranocchia al momento reggono l’urto ma la coperta dietro, già corta di suo, rischia ora di lasciare fuori i piedi perfino al nano Tatu di Fantasilandia.

Tutto ciò premesso, chiudiamo il girone d’andata terzi e con 41 punti, avendo sostanzialmente smesso di fare il nostro calcio da un mesetto. Con ciò intendo dire, se mi si passa il paradosso, che c’è quasi da essere più contenti di un terzo posto in queste condizioni che del primo posto di fine Novembre con l’allineamento dei pianeti che ci girava a favore. Torno a ribadire che Juve e Napoli si giocheranno lo scudetto e che il nostro Campionato sarà segnato da un imperativo che tanto piacerebbe ai leghisti d’antan: noi prima di Roma.

DERBY DI COPPA

Mi son girati i coglioni a uscire contro i cuginastri. Mi gira perdere in amichevole con quelli là, figuriamoci una pur bistrattata Coppa Italia.

Come spesso accade quando si parla di quelli là, ci sono però cose che mi danno ancor più fastidio del risultato.  Anzitutto, come abbonato RAI vorrei partisse una cazzo di class action per avere un ricambio generazionale di commentatori.

Settore l’ha riassunta bene e merita 7 minuti del vostro tempo.

Cerqueti è uno dei tanti che ho fieramente disprezzato, alfiere del mantra “Inter cinica” e sempre pronto a minimizzare i meriti e ingigantire i difetti. Curioso poi che sia l’unico in Italia a pronunciare Perisic “Periscic”. Immagino sia la pronuncia corretta ma, come dire, la accetto se parla uno slavo, mica uno del Quadraro (con tutto il rispetto). Se mi dava sul belino Caressa che diceva “SSSanetti e SSSamorano”, immaginate le Madonne che gli ho tirato quando l’ho sentito pronunciare Rodríguez con la U ben udibile.

In bonza totale poi quando, ricordando i precedenti di Gattuso nei derby di quest’anno, ha informato che quello giocato da allenatore della Primavera rossonera l’aveva visto vincitore per 3-0. “Ah no, scusate, era finita 3-0 per l’Inter”. Oppure quando ha tessuto le lodi di Antonio Donnarumma in occasione di una bella e spettacolare parata di Handanovic. Qui non è questione di complotto, di malafede o altro. E’ semplicemente che il ragazzo è cotto, e ogni volta che sento le telecronache sulla RAI mi sembra di esser fermi a Gianni Vasino e Franco Zuccalà…

Ma si può usare ancora oggi una frase del tipo “a beneficio di quanti si siano messi solo ora alla visione, vi informiamo che l’Inter attacca da sinistra a destra”?

Intollerabile, così come da orticaria pura, e figlia in linea diretta del puro berlusconismo mediatico, è stata l’elegia di Donnarumma Antonio, chiaramente assurto ad eroe della partita.

Non sarebbe cambiato niente: il Milan ha vinto senza rubare nulla un Derby contro una squadra che, quest’anno, è decisamente più forte, e quindi va elogiato ancor di più per questo. Che bisogno c’è di inventarsi il fatto che il terzo portiere più pagato del West sia stato il migliore in campo? Gli ha detto culo che Ranocchia fosse in fuorigioco, perchè un autogol di tacco nel Derby non si era mai visto e lo avrebbe perseguitato per il resto dei suoi giorni ben più del milione all’anno che guadagna a sbafo. Per non parlare poi della parata involontaria sull’esecrando Joao Mario che da due metri lo centra in pieno: mi scuso con tutti voi per il turpiloquio che sarà giunto anche nelle vostre case, proveniente dritto-dritto dal salotto di casa mia, ma onestamente parlando vedo tutti i torti del nostro in quella giocata e tutto il culo del fortunato che passava di lì per caso ed è stato centrato in pieno dalla fortuna.

Nossignore: Antonio esce abbracciato al fratello, uniti come una famiglia, entrambi tifosi rossoneri fin da bambino, disposti a ridurs…. ah no, questa no.

A contorno, 7+ a Cutrone per aver imparato a memoria la filastrocca di cui sopra nell’intervista del dopo gara.

Bravi, siete una squadra senza capo nè coda e ciononostante ci avete battuti. Bravi, lo dico davvero.

Ma continuate a meritarvi tutto il mio disprezzo.

E’ COMPLOTTO

Se vi fa sentire meglio, non siete i soli, a meritarlo.

Leggete questo e saprete come la penso su Simone Inzaghi come persona.

Anzi, non ho bisogno del pur inappuntabile pezzo de IlMalpensante per avere un opinione sul suddetto personaggio, che ricordo nelle mie preghiere della sera fin dalla stagione 1999/2000.

Linko il video, visto che l’immagine -che pure ho stampata in testa in maniera indelebile- su Google non l’ho trovata. Vi do una mano, voi lavorate di fantasia: siamo agli ultimi secondi del filmato, quelli che precedono il 2-2 finale di Pancaro (Dio bono, quanto odio pure per il nasone calabro…): Inzaghino sostanzialmente corre fino a centrare in pieno Peruzzi (Dio bono, avevamo Peruzzi in porta voluto da “Carta Bianca” Lippi al posto di Pagliuca…): il cinghialone resta a terra e Inzaghino protende le due braccia davanti a sé con lo sguardo da invasato che solo i fratelli Inzaghi sanno avere, come a dire al compagno “va’ che bello, ti ho pure steso il portiere, tira cazzo che la porta è vuota!!”.

Ora, uno così, che ha passato la vita come il fratello a speculare su centimetri di fuorigioco, con piedi se possibile ancor più scarsi di quelli di Superpippa senza averne nemmeno la metà del senso del gol, uno che -come il fratello- ha simulato in lungo e in largo su tutti i campi d’Europa (ask Jaap Stam for references), che senso dell’etica sportiva volete che abbia?

Poi, per carità, come allenatore sta facendo meraviglie, ma lamentarsi del fatto che il VAR ha cancellato un evidente errore di Rocchi (il figlio di un cane, nel dubbio il rigore contro ce l’aveva fischiato…) è davvero il massimo dell’antisportività.

Sintomatico che perfino la Gazza abbia sentito l’esigenza di dedicare questa chiamata del VAR a tutti quelli che rimpiangono i vecchi tempi, la poesia dell’errore arbitrale e cagate del genere.

Noi rimaniamo nel nostro e ricompattiamo le truppe. La battaglia -sportiva e mediatica- è arrivata solo alla metà del suo svolgimento.

WEST HAM

Il periodo è quello che è: dopo aver perso in casa col Newcastle e preso un punto a Bournemouth, frutto di un rocambolesco 3-3, la classifica brilla in tutta la sua pericolosità, lasciandoci con la melma -per non dir di peggio- fino al mento.

Inevitabile la citazione che chiudeva la simpatica barzelletta: “Oh mi raccomando, non fate l’onda”.

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AMABILI COGLIONAZZI

SASSUOLO-INTER 1-0

Legge di Murphy.

Ritorno di incrollabili certezze.

La partita da non sbagliare. E che sbagli.

Potrei elencarne a decine e il pezzo, citando il sommo, sarebbe completo.

C’è da rammaricarsi (chè bestemmiare sotto Natale non è bello), ma sorprendersi no.

E’ quel che il mio naso, pur prominente, sentiva già tempo: non è che questi, al primo inciampo, mandano tutto in vacca?

Ecco.

Una delle ulteriori beffe è che veniamo traditi da due giocatori che finora ci hanno tenuti là in alto: Icardi si mangia tutto il mangiabile, rigore compreso, e Handanovic torna a legare il guinzaglio al palo beccando gol su colpo di testa a un metro dalla porta. Non fa notizia invece l’indolenza con cui Brozovic trotterella accompagnando Politano per 70 metri senza che gli venga in mente -magari- di accennare un contrasto.

Indugio sull’azione del gol solo per segnalare la rivedibilità della coppia di centrali. Miranda esce per compensare il già citato nulla di Brozo, ma nemmeno lui è il ritratto della risolutezza. Skriniar a quel punto è solo in mezzo a un paio di avversari e la palla sul secondo palo lo mette fuori gioco.

Insomma, tutto va male e niente riesce a cambiare l’andazzo.

Spalletti ha a mio parere qualche colpa, minando le tutt’altro che solide certezze maturate fino a oggi e giocando al trasformista. Dovendo già rinunciare a Vecino (un impalpabile Gaglia al suo posto), pesca Cancelo da accoppiare a Candreva sulla fascia destra, con conseguente trasloco di D’Ambrosio sulla fascia sinistra.

Non avrei mai creduto di rimpiangere il supporto che il napoletano nr 33 può dare al romano nr 87, ma a mio parere la catena di destra vista a Sassuolo è stata tutt’altro che efficace, aldilà di qualche bell’inserimento di Cancelo. Zero sovrapposizioni, tante occasioni in cui Candreva aspetta la sovrapposizione che non arriva e, in generale, un’insicurezza palpabile che da quella fascia si propaga sull’altra. D’Ambrosio infatti, esattamente come Santon, è uno di quelli che evidentemente gode di buona stampa e che da lustri viene definito come “terzino che può stare su entrambe le fasce”, e qui perdìo occorre chiarirsi: per me “stare su entrambe le fasce” vuol dire che tu, terzino maledetto, dopo tutte le supercazzole, i dribbling e le sovrapposizioni, quando arrivi sul fondo puoi crossare indifferentemente (o quasi) con i due piedi, senza dover prendere la rotatoria in contromano per metterti sul piede giusto.

Quindi, iniziamo a sgombrare gli equivoci: Santon e D’Amrosio sono due terzini destri. Uno scarso e uno discreto. Ma due terzini destri. Punto. Che non è un peccato mortale eh? Va bene, ma almeno sappiamo dove schierarli.

Ieri non si è perso per questo, ovviamente. Ma è grave e pericoloso togliere certezze a una squadra ancora in piena costruzione e con una panchina ontologicamente corta.

L’assenza di alternative, non solo nei giocatori ma negli schemi, è purtroppo emersa ieri in tutta la sua gravità. Sembrava di vedere un’Inter a caso degli ultimi anni. Decine di azioni masticate a due all’ora da una fascia all’altra, arrivando di bolina al cross buttato alla speraindio in area e facile preda di Acerbi & Co.

Non un tiro da fuori, non un tentativo di uno-due con percussione centrale. Solo cross, intutili quanto ripetuti.

Come avrete capito, sono in uno di quei momenti che il povero Perozzi chiamerebbe “constatazione del nostro niente”, ma mi pare di avere le mie ragioni.

L’inerzia positiva dell’autunno è finita, e il ciclo di partite che abbiamo davanti -a partire da un insulso quanto insidioso derby di Coppa Italia tra pochi giorni- sono tutt’altro che banali.

La disamina tènnica non ha bisogno di molto altro, se non di puntualizzare, con il giusto rancore, l’inevitabile partitone di Consigli, già membro del Club Gautieri anche in virtù della mia memoria vacillante.

Mi assumo infatti la responsabilità del penalty sbagliato da Icardi. Tra il fischio dell’arbitro e il destro poco angolato del nostro, la mia poco capiente capoccia ha oscillato tra due pericolosissimi pensieri, entrambi errati.

Ho infatti confuso Consigli con Mirante, portiere del Bologna che solo settimana scorsa si è sdraiato in occasione dei tre gol juventini, e ho pensato tra me “stai a vedere che ‘sto maledetto dopo le tre papere di domenica scorsa adesso glielo para”.

L’altro pensiero è stato più logistico-cabalistico, e cioè “adesso Mauro segna e diranno che proprio sotto quella curva dove tutto il casino con la Curva iniziò, Icardi ritrova l’abbraccio dei suoi tifosi!”.

Invece, una beata fava.

Ciccata la grande occasione, i nostri passano i 40 minuti successivi a rimuginare e vanno col pilota automatico: la litanìa di cross alla speraindio è l’inevitabile conseguenza, e il Sassuolo sentitamente ringrazia.

LE ALTRE

Purtroppo i risultati non mi sorprendono.

Il Napoli rischia andando sotto due volte contro la Samp, ma recupera e vince. I Gobbi regolano di misura la Roma, approfittando di un imperdonabile errore di Shick al 95’, generato da un altrettanto esecrando paperine difensivo dei bianconeri. Inizia una lenta ma temo inesorabile attività di scavo tra queste due squadre e i comuni mortali, a cui ci siamo purtroppamente iscritti. L’obiettivo concreto, reale e realizzabile, dev’essere arrivare terzi o quarti, e come sappiamo per fare ciò è necessario arrivare prima di una almeno tra Roma e Lazio.

Guarda caso, la prossima è in casa con la Lazio. Nei mesi in cui abbiamo giocato ad essere una squadra seria, avrei detto che la partita arrivava al momento giusto.

Adesso…

E’ COMPLOTTO

Inevitabile il ricorso, da parte della stampa, all’immortale #crisiinter, forse esagerato per una squadra che si trova esattamente dove sperava di trovarsi a questo punto della stagione, ma in effetti reduce da due sconfitte brutte e accompagnati da  strascichi pesanti sulla rosa.

Per fortuna ci sono i cugini a mantenere il centro del palcoscenico. Mi rimane il dubbio che, a strisce diverse, i titoli sarebbero stati ben più strillati di quelli che pure anche la mansueta Gazzetta ha riservato a Ringhio e i suoi fratelli, ma in ogni caso Milanello Bianco non riesce nel miracolo di restituire ai suoi tifosi una squadra degna di questo nome, nonostante la settimana di ritiro dell’amore.

Riconosco che il mio disprezzo per i cugini è assai attenuato dall’assenza del loro malefico ex proprietario, ma poi basta che lo stesso faccia capolino con le solite stronzate mediatiche con cui ci ha ammorbato per trent’anni per far risalire la carogna a livelli di guardia.

In tutto ciò, mai uno, dico uno, che gli dicesse “ma perchè non stai zitto, chè fai più bella (o più migliore) figura?”.

WEST HAM

Anche qui poco da ridere: sconfitta interne contro il Newcastle e classifica che torna ad essere una chiavica.

Buon Natale un cazzo, che già di solito ‘sto periodo mi sta sui maroni, figuriamoci quest’anno…

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Sign o’ the (f?!kin’) times…

LIFE IS SHIT AGAIN

INTER-UDINESE 1-3

Piccola premessa di cui non fregherà niente a nessuno, ma che rende l’idea dello stato d’animo. Rispetto alle ultime edizioni, per scrivere questo pezzo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata il titolo.

Le ultime settimane mi avevano colto stranamente impreparato a sintetizzare in poche parole lo spirito di tutto il pezzo, probabilmente perchè ancestralmente poco avvezzo a commentare  una situazione in cui “le cose vanno tutte bene” o quasi.

Come il titolo lascia trasparire, il contesto è un pochino cambiato.

Perdiamo in casa la prima partita della stagione contro la stramaledettissima Udinese che -chi mi conosce sa- detesto ormai da anni per la pervicacia con cui inanella prestazioni di altissimo livello contro i nostri, sdraiandosi supinamente contro altre squadre strisciate con puntualità pluri-stagionale.

Come se non bastasse, il primo gol arriva dall’altrettanto stramaledettissimo Kevin Lasagna che già un anno e mezzo fa aveva ricevuto da queste stesse pagine informatiche sinceri e meritati complimenti per il suo Primo Gol in Seria A contro i nostri.

Il fiocco sul pacchetto è sistemato dall’esecrando Santon che, rubata palla all’ala avversaria, pensa bene di azzardare il dribbling in ripartenza facendosi contro-fottere la boccia da Wilmer. Oltretutto il nostro si attarda sulla linea di fondo, vanificando un possibile fuorigioco. Palla al carboidrato più indigesto della Serie A e la merda è bella che pestata.

Nel successivo minuto abbiamo se non altro la dimostrazione che il buono fatto vedere in questo trimestre non è stato solo un sogno: bella ma difficile la palla lunga data sulla destra; magistrale Candreva nello stopparla in tempo e crossarla con la giusta misura; letale Icardi nel girarla in porta di destro. Pareggio agguantato in 70 secondi e palla al centro.

Il primo tempo va avanti con un Candreva al massimo delle sue potenzialità e con una notevole mole di lavoro portato avanti sulla sua fascia di competenza. I nostri creano tanto e si mostrano in una versione inedita in questa stagione: l’Inter, cinica per definizione, per una mezz’ora è invece sciupona e stitica, incapace di tradurre in gol le tante azioni create.

E’ una cosa che mi fa preoccupare, perchè continuare a creare senza finalizzare instilla nel “creatore” la convinzione che prima o poi il goal arriverà, quasi per diritto divino. E, invece, tecnicamente parlando, stocazzo.

L’intervallo, infatti, fa spegnere la fiammella del dagadré ai nostri e ci consegna un’Udinese nelle consuete vesti di bimbo rompicoglioni che vuole rovinarti la festa di compleanno.

I nostri sono probabilmente impreparati a un simile inizio ripresa e non riescono a riprendere da dove avevano finito.

Oddio, in un certo senso c’è un fil rouge tra primo e secondo tempo: la minchiata di Santon.

Vero, il cross dell’Udinese è più fuori che dentro, e per le chiacchiere da Var ci sarà tempo più tardi.  A scanso di equivoci, il nostro interviene come ti spiegano al giorno uno di primi calci di non intervenire, e l’inguacchio si materializza con una latenza di 3 minuti.

Che la giornata non sia di gloria lo si capisce dalla facilità con cui De Paul spiazza Handanovic, e il colorito del sabato assume sfumature inequivocabilmente marroncino nel momento in cui la capocciata di Skriniar timbra la traversa, lasciandoci bestemmianti ma soccombenti.

Poco dopo,  il contropiede friulano ci colpisce dritto al cuore per un tre a uno tanto inaspettato quanto meritato. Inutili i cambi di Spalletti, mai come in questa occasione a corto di uomini che possano cambiare la partita in corsa: Eder e Karamoh si adeguano infatti assai presto all’andazzo dei titolari, limitandosi a qualche sgommata inoffensiva come quelle dei tamarri che facevano le penne col Garelli fuori dalle scuole medie.

 

QUINDI?

Dai e dai la prima sconfitta è arrivata. Colpa della cabala e della diciassettesima partita, colpa di Thohir ancora in panchina dopo 10 mesi (anche lì un altro 1-3 casalingo), colpa più probabilmente di un incantesimo bellissimo ma necessariamente a tempo determinato. Siamo quindi arrivati alla domanda delle domande: che ne sarà di noi adesso? Presto detto: battete Sassuolo e Lazio e nessuno potrà eccepire alcunchè sui primi mesi spallettiani.

In caso contrario…

LE ALTRE

Specularmente ad una settimana fa, Napoli, Roma e Juve vincono entrambetttre e recuperano ciascuna tre punti sui nostri eroi.  Nulla da dire sui tre fischioni rifilati da azzurri e bianconeri ai rispettivi avversari, il contrappasso più evidente sta nella vittoria al 94’ della Roma in casa col Cagliari proprio quanto a tutti il pari a reti bianche sembrava scolpito nella roccia. E invece, i due punti lasciati per strada a Chievo sette giorni fa sono diligentemente tornati nella Capitale sotto forma di gollonzo di Fazio,

Nel marasma generale, ci va bene che la Lazio non vada oltre al pari con l’Atalanta, brava a portarsi sul 2-0 e poi sul 3-2 ma poco caparbia nel difendere il risultato.

In tutto questo tourbillon di risultati, la costante che mette tutti d’accordo rimane la sconfitta del Milan nell’ennesima ma sempre gradita replica della Fatal Verona.

Pare che Ringhio a fine partita si pari davanti a Fassone & co con dimissioni firmate e pronto a sbattere la porta. Milanello Bianco prontamente smentisce, controbattendo con un ritiro che ai bei tempi sarebbe stato descritto come “non imposto ma facoltativo, anzi richiesto dagli stessi ragazzi che avevano proprio voglia di stare insieme”, ma certe vette di zuccherosa perfezione si raggiungevano solo con la pratica e con un sapiente uso di lingua.

E’ COMPLOTTO

Devo riconoscere che, a parte le giuste considerazioni di Icardi che allude a tanti sorrisi dopo la nostra sconfitta, il mood generale dopo il ko casalingo sono stati all’insegna del “prima o poi doveva capitare” “sono stati anche un po’ sfigati” “la stagione finora era stata perfetta”.

Niente o poco di cui lamentarsi insomma. E siccome continuo a pensare che la coerenza sia una virtù e non una vetusta convenzione, non mi iscriverò al club della giaculatoria contro il VAR.

Come ho detto, ritengo che l’intervento di Santon sia stato scellerato, ancor di più se si ritiene che la palla stia uscendo. Forse sono io ad essere prevenuto col butterato del Delta del Po, ma non mi sono sorpreso per nulla nel momento in cui il dito dell’arbitro ha indicato il dischetto del rigore.

Posto che nessuno ha ancora capito precisamente in quali casi il VAR possa essere applicato, personalmente continuo a cavalcare la mia visione illuministica che vede questo come un possibile rimedio a quanti più errori possibili.

Fosse per me lo userei anche per invertire le inutili rimesse laterali a metà campo (tanto più che sul fuori nostro sistematicamente perdiamo palla!), quindi poco mi cale del fatto che il segnalinee avesse o meno assegnato la rimessa dal fondo.

Vero che, in occasione del famoso contatto in Roma Inter, in molti censurarono la rigidità della regola che avrebbe impedito all’arbitro di intervenire stante la rimessa dal fondo già accordata.

Ad ogni modo, è tanta e e più che legittima la suspicione che ho verso gli arbitri italiani, che arrivo a tenermi stretto l’errore da regolamento sull’utilizzo del VAR rispetto alla solita litanìa del “contatto come se ne vedono tanti” o come “nel dubbio è giusto far giocare”, sapientemente alternato -secondo le circostanze- a “l’arbitro non deve interpretare, deve applicare la regola”.

 

CUGINANZA

Il periodo che stanno passando sulla riva sbagliata del Naviglio è assai godibile e, per quel che mi riguarda, tutt’altro che inaspettato,

Non tanto per le fatiche di campo (lì in effetti mi sarei aspettato qualche sconfitta in meno da una squadra che comunque schiera in campo cinque o sei giocatori di buon livello), quanto per i palesi -e prontamente palesati- limiti di proprietà e dirigenza.

Le miniere chiuse coi sigilli, il voluntary agreement prima presentato come una formalità e nulla più, poi respinto al mittente in un clima di “tutto tranquillo, sistemiamo due excel e poi glielo rimandiamo” e infine bocciato in toto, con Fassone addirittura a fare il sostenuto e dire “ci hanno chiesto delle cose impossibili”, il nuovo caso Donnarumma.

L’elenco potrebbe andare avanti ad libitum, e non perderebbe di fascino nè di divertimento.

Paranoico e complottista quale sono, inizio a pensare che sotto sotto ci sia ancora lo zampino di Zio Silvio, occulto regista di una sceneggiatura tra l’horror, il trash e il demenziale, che riservi però un melenso lieto fine con lui e il Geometra nuovamente in trincea a fare dei giri immensi e poi ritornare (cit.) al capezzale dell’amato Clubpiùtitolatoalmondo.

Quel giorno sarò lì, pronto come sempre a insultarvi e ricordarvi quanto siete prevedibili e meschini.

 

WEST HAM

Buon periodo per gli Hammers, che nelle ultime tre partite hanno battuto il Chelsea, pareggiato con l’Arsenal, e in ultimo rifilato tre pere allo Stoke City in trasferta. La classifica continua ad essere deficitaria, ma almeno oggi saremmo salvi.

Ineccepibile il coro dei nostri, che spiegavano ai tifosi avversari il perchè Arnautovic, ex di giornata e nuovo idolo dell’East End avesse preferito cambiare aria.

Per chi avesse difficoltà a comprendere la cadenza cockney, di seguito il distico elegiaco:

He left ‘cos you’re shit

He left ‘cos you’re shit

Marko Arnautovic,

He left ‘cos you’re shit.

 

SCUSATE, RIDO TROPPO: NON MI VIENE IL TITOLO

INTER-CHIEVO 5-0

Una dimostrazione di forza come da tempo non se ne vedevano in casa nerazzurra.

Di culo, ho anche la fortuna di goderne dal vivo: primo anello verde con il Signor Padre, come non succedeva da tempo, e la coppia del gol -un poco arrugginita ma rodata negli anni- non delude!

La squadra è come previsto alquanto rivista, con il redivivo Ranocchia in difesa e la coppia Brozo-Joao Mario a completare con Borja il trio di centrocampisti pensanti o supposti tali.

Iniziamo col caso-Ranocchia: il ragazzo non può non suscitare simpatia, grande talento alla perenne ricerca di continuità, con l’ulteriore aggravante di non poter nemmeno incolpare il carattere bizzoso e la testa calda: il nostro è semplicemente un bravo ragazzo, senza la grinta e l’ignoranza necessaria per esserer un grande calciatore.

Beh, detto questo la prima palla che tocca scheggia la traversa su corner, e San Siro ruggisce manco avesse segnato in rovesciata.

Bravo Andrea! Grande Ranocchia! Nazionale! Mica quel pirla di Bonucci! Pallone d’Oro!

Il tutto -ne sono sicuro- dalle stesse menti illuminate che gli bestemmiavano i cugini fino a ieri.

Ad ogni modo, l’andazzo ieri era tipo Gabigol: piglia palla, fa un passaggetto di tre metri col piattone e vien giù lo stadio dagli applausi.

Stessa cosa o quasi anche per Santon, e tutta la mia acrimonia ha dovuto cedere davanti ad una partita gagliarda, addirittura impreziosita da un paio di tocchi col sinistro, forse proprio per smentirmi.

Intendiamoci: non sarò mai uno di quelli che, pur di sentirsi dar ragione, si augura di veder sbagliare il calciatore da lui criticato. Se Santon da domani si svegliasse Andy Brehme con 25 anni di meno sarei strafelice di essermi sbagliato fino ad oggi.

Detto ciò, non posso che augurare la stessa cosa a Joao Mario (scelga lui in chi reincarnarsi). In realtà non l’ho mai disprezzato più di tanto, ma vederlo prendersi i meritati fischi in una giornata di assoluta gloria per tutti non è roba da poco. Preoccupante la sufficienza, la lentezza e l’imprecisione al tiro mostrate lungo tutti i 90 minuti, ancor di più se messo a confronto con un Brozovic grintoso e concreto come nei giorni belli.

Il Club dei filosofi sulle gradinate ne ha anche per lui, chè non c’è cosa più bella che insultare un tuo giocatore proprio quando gioca bene:

“Uééé Brooozooo! Vadavialcù! Incoeu t’e ghet voeuja de giugà eh? Malnatt!”*

 * “Heylà Signor Brozovic, vada a vendere il suo deretano, oggi pare ella abbia desiderio di giUocare eh? Maledetto!

Saltabeccando sui 90 minuti di partita (recupero escluso, il pericolo tangenziale mi ha fatto perdere il quinto gol) posso dire che Handanovic si è comunque guadagnato la pagnotta con una parata non da poco sullo 0-0, che il Chievo ha fatto ben poco, regalando almeno due gol su palle insensate perse a metacampo, che finalmente Sorrentino ha evitato di fare la partita della vita contro i nostri, uscendo dal campo con almeno un gol sulla coscienza (il primo), che Icardi per una volta ne fa uno solo (vediamo se saranno contenti quelli del “eh segna tanto ma sono mal distribuiti“) e che Perisic si merita tutti gli applausi presi per i tre gol segnati, ed un tributo in più per la foto del giorno (v. infra).

Aggiungo due note, entrambe assai liete: la prima è l’azione del gol di Skriniar, di una bellezza epocale che, se il paragone non è blasfemo, ricorda per certi versi il 2-0 di Del Piero contro la Germania nel 2006 (mancava solo il paradigmatico insulto alla bambina al minuto 0.25 di questo imprescindibile link). La differenza è che qui Skriniar fa le veci tanto del Pinturicchio che finalizza quanto del Cànnavaro (l’accento è cit.) che interrompe l’attacco avversario e fa ripartire l’azione.

Il gol più bello della giornata, altro che balle.

La seconda nota lieta è per Candreva, che già avevo avuto modo di apprezzare in settimana tramite le sapienti parole di Settore. Non è così frequente trovare una brava persona che sia anche un ottimo calciatore, ma in questo caso abbiamo il caso emblematico.

Dopo la succitata azione mariana (indovinate chi fa il cross per la capoccia di Skriniar?), VotAntonio vuole segnare a tutti i costi: inizia a tirare non appena ne ha la possibilità, lasciando qualche volta Icardi e Perisic a bocca asciutta.

Fa poi ridere mezza tribuna quando, nasando aria di sostituzione, fa battere in fretta e furia una rimessa laterale ritardando l’ingresso di Karamoh e sgraffignando qualche altro attimo di partita. Il cambio peraltro arriva puntuale un minuto dopo col nostro in procinto di battere l’ennesimo angolo. Lui sa di dover uscire ma va comunque verso la bandierina e tutto il settore lì sopra si alza per tributargli il giusto plauso. A mio parere tra i migliori, e per una volta spero che il filosofo della fila dietro abbia ragione: “Vài Candreva che il gol lo fai contro la Juve orcod….!!” (il porcone a supporto ha ovviamente pura funzione semantica rafforzativa).

Sabato infatti c’è la Juve, e sono cazzi (cit.) (Se non la cogliete vi mando a Erfoud “col camion, col pullman…” ). Però intanto siamo in testa. Da soli. E non è poco.

Spalletti dice che l’unica sua certezza è che non tornerà più l’Inter stenterella e tentennina degli anni scorsi. Forse è ancora nuovo di queste parti e non sa quali e quante risorse abbia l’universo interista per farsi male da solo.

Però più passa il tempo più mi fido di questo strano personaggio.

LE ALTRE

Il problema grosso è che la Juve ha vinto a Napoli. Speravo in Insigne e compagni, per spedire la Juve tre punti più giù, anche in vista del nostro prossimo scontro diretto. Invece Allegri -diciamolo- ha impartito una gran lezione a Sarri, imprigionato nei suoi stessi pregi, impossibilitato a cambiare spartito stante la oggettiva assenza di alternative in panca. Chapeau a Barzagli, Chiellini e compagni per aver neutralizato i frizzi e lazzi dei tre nanerottoli napoletani.

Complimenti a Higuain, che decide la partita e risponde in maniera più che comprensibile a tutti i fischi e gli insulti subiti da due anni a questa parte.

Arrivo quasi (quasi) a compiacermi nell’ascoltare il silenzio tombale di tutte le groupies del bel giUoco, attonite nel vedere ancora una volta come non esista IL modo di giocare a calcio e quanto sia importante poter variare sistema di gioco in funzione dell’avversario.

La Roma non fatica a regolare la SPAL, beneficiando oltretutto di 80 minuti giocati in 11 contro 10. Più ostica -e quindi meritevole di complimenti- la vittoria della Lazio, che nel finale ribalta il risultato e costringe la Samp al primo stop interno stagionale.

L’ho presa larga, perchè ora arriviamo al dolce, ma indugio ancora un po’ raccontando del tragitto dalla macchina all’ingresso di San Siro.

La trasumanza ci vede preceduti da un energumeno che indossa la maglia dell’anno santo 2009/2010 sopra la giacca a vento (l’avrà presa di tre taglie più della sua…). Il tipo sta ascoltando la radiolina, come ai bei tempi, e pascola verso lo stadio col compagno di ventura.

Il nostro bofonchia a mezza voce, forse ripetendo quel che dicono alla radio:

(immaginate il soliloquio che segue disseminato di parolacce e improperi a piacere):

“…Ultimo pallone, è il 95’…

…Bri…gno…sale anche Bru…gnoli… ah beh cazzo sale anche Brignoli.. a posto siamo…

…Ma chi cazzo è Brignoli? parte il cross… Brignoli? Ma chi cazz… BRIGNOOOOLIIII!”

La cosa bella è che lo guardiamo tutti credendo che sia un mitomane: i più ottimisti (quorum ego) semplicemente spolliciano un “refresh” su gazzetta.it, come puro atto di fede.

E invece è proprio l’imponente San Siro davanti a noi a confermare la lieta novella, esplodendo in un boato ben più forte di tanti altri sentiti nei 90 minuti successivi.

Non è un caso se uno dei cori della domenica nerazzurra sia stato, sulla soave musica de La Stangata,Gennarino Gattuso Alé“.

Siamo gente semplice, ci accontentiamo di poco.

 

PIERCRISI MILAN

Cominciamo con quel briciolo di onestà intellettuale che mi è rimasta, dicendo che –minchia– quando deve andare storta va proprio storta!

Ovvio che al pareggio dell’ex Primavera nerazzurro Puskas la mia schiena sia stata attraversata da un fremito di goduria, ma nemmeno il più catastrofista dei gufi poteva immaginare una tempesta perfetta di tal genere. A colori invertiti, mi sono passati davanti agli occhi le facce di Goitom, Simone Del Nero ed Ennyinnaya che tante volte ho maledetto.

Se non altro non erano portieri.

Curioso come i cugini, guardando in casa nostra quasi come degli stalker e attingendo al nostro organigramma a piene mani, non abbiano fatto tesoro di uno dei più gravi difetti mostrati dalle varie dirigenze nerazzurre nel corso dei decenni: il cambiare le cose in corsa, alternando coperchi sempre nuovi per pentole sempre uguali.

Detto che Ringhio mi sta assai più simpatico del sorridente e supponente Montella, mi chiedo quale sia la ratio di un cambio del genere, oltretutto alla vigilia di un filotto di partite sulla carta abbordabili (poi chiaro, c’è sempre l’incognita Brignoli he he he…).

Per una volta anche la stampa è stata meno benevola del solito. Sentendo la radio, i commenti sul 2-1 per il Milan erano quelli di una partita già finita, all’insegna del “bene i tre punti ma Gattuso avrà tanto da lavorare… Il Benevento poverino è davvero troppo poco per questa Serie A“.

Mettiamola così: c’è voluto Brignoli per restituire alla sua oggettiva realtà di cagata sesquipedale il cambio in panchina rossonero. Soprattutto, c’è voluto il bislacco pareggio per far capire quanto raffazzonata e qualunquista sia la strategia di Fassone e Mirabelli (altro che manager 4.0 de noantri…). E sì che questa dovrebbe essere la parte “pensante” e “esperta”, che guida la proprietà cinese, a digiuno di football, nei meandri del calcio italico.

Sit back and enjoy the show, ladies and gentelmen.

E’ COMPLOTTO

Qualche pillola di simpatia all’insegna del Same but Different.

Partiamo dal buon Caressa, sempre pronto a vaticinare di sfighe in vista per l’Inter prima di domenica, e in buona compagnia nell’ammonire di un Chievo tutt’altro che ostacolo agevole per l’Inter. Ieri sera mancava poco che dicesse “vabbeh così son buoni tutti, Sorrentino ne ha combinate de ogni e il centrocampo del Chievo era inesistente“.

Curioso poi come, a fronte di un atteggiamento così accorto e prudente quando le partite da giocare sono dell’Inter, si faccia a gara a chi fa prima ad assegnare tre punti a Roma e Lazio per le due partite che devono recuperare.

La butto lì: l’Inter è prima da sola, dopo due anni (da sola dopo due anni, chè in testa, seppur in cattiva compagnia, ci siamo stati più volte in questo inizio di campionato), e quindi l’hashtag è #sonotutteinduepunti. Roma e Lazio devono recuperare la loro partita ormai da mesi, epperò proprio ieri si è tornati a fare questo insulso giochino.

Ma va bene così, anzi…

Potrei citare il topos letterario del rumore dei nemici, ma la verità è che preferisco citare mio padre quando, anno del Signore 1988/1989, sentiva parlare i vari Pistocchi e Pellegatti di 4-4-2, corti-umili-intensi e calciospettacolo dicendo “falli parlare, falli parlare, che noi zitti zitti…” e non vado oltre, in un mix di scaramanzia e buona creanza.

 

WEST HAM

Nel giorno in cui segna Brignoli, non era lecito chiedere agli dei del calcio una vittoria corsara in casa del Manchester City.

Angelino Ogbonna ci illude, ma Guardiola non è d’accordo e i nostri escono con tanti applausi ma zero punti: 2-1 nel finale. Come si dice in questi casi: non sono queste le partite che dobbiamo vincere.

Cercasi esperto che ci sappia dire quali siano…

Dobro Brignoli!

COME DIVERTIRSI QUANDO CI SI ANNOIA

CAGLIARI-INTER 1-3

Continua il filone della serietà.

Di conseguenza, il suddetto filone continua a intrudersi in tutto il suo turgore nel retro dei tanti nostalgici della Pazza Inter di stoparde.

La partita per molti versi è simile all’ultima con l’Atalanta, così come ai pareggi di Bologna e col Toro. Squadre organizzate e attente (con noi si sa non si scansa mai nessuno, ed è giusto così), che nella fattispecie ci fanno vivere una prima mezz’ora alquanto indigesta. Handanovic sbroglia due troiai delle dimensioni di Rocco Siffredi (cit.) prima che Lucianino da Certaldo faccia buon viso a cattivo gioco e si sitemi a specchio rispetto alla compagine sarda per il resto del primo tempo.

Ci dice anche culo, perchè al primo tentativo in attacco mettiamo palla in buca. L’ormai imprescindibile cross di Candreva arriva sul secondo palo dove Perisic in spaccata tocca e libera Icardi. Sulla volontà del croato di servire il compagno tornerò infra, qui mi limiterò a mettere a verbale il destro di Maurito nostro che vale il vantaggio corsaro e il 14° centro in tre mesi di campionato.

Mi immagino gli sguardi tra i nerazzurri in campo, all’insegna del “uffff….scampato pericolo!”; senz’altro il mio pensiero è stato quello.

E, come nelle ultime partite, una volta passati in vantaggio non ho avuto particolari timori di vedere cagate in serie commesse dai nostri, tipo braccino del tennista o annegamenti in bicchieri d’acqua.

La ripresa è ulteriore conferma di ciò, dal momento che la sostituzione di Vecino con Brozovic, in altri tempi senza dubbio foriera di smadonnamenti a mezza voce, è invece accolta da chi scrive con ottimismo, del tipo “dài simpatico minchione, stavolta hai mezz’ora buona da giocare e non i classici ultimi 5 minuti: vediamo se oggi c’hai voglia…”.

Detto, fatto: ottimo passaggio in verticale di Skriniar per Candreva che si insinua sulla destra ed è bravissimo a servire Brozo a rimorchio. Il destro è di quelli che, 2 volte su 3, finiscono al terzo anello, ma non stasera: tiro teso sul primo palo e 2-0 incassato.

Il tempo di esultare sotto la curva avversaria, di schivare un paio di bottigliette gentile omaggio dei tifosi di casa, ed eccoci a scollinare per l’ultimo quarto di partita.

Tutto pare scorrere per il meglio, senonchè un cross tanto preciso quanto isolato da parte di Faragò pesca Pavoletti colpevolmente libero a centro area. Bello ma abbastanza elementare il piatto destro al volo: Skriniar commette il primo errore della stagione marcandolo da lontano, e lo stesso Handanovic rimane sorpreso da una conclusione sì improvvisa ma non esattamente imparabile.

Il mio lato inglese si mantiene su altissimi livelli, giacchè il self control continua a campeggiare ai muri di casa:

Keep calm and palla a Maurito.

Più o meno è quel che succede, anche se in maniera un po’ rocambolesca. Il cross dalla destra è deviato da un cagliaritano e si impenna nei pressi dell’area piccola: Perisic salta prima del portiere e la carambola tra i due favorisce Icardi, che di destro chiude palla e partita sul primo palo. 3-1 e tutti a casa.

LE ALTRE

La testa della classifica resta a tinte nerazzurre il lasso di una notte, che passa comunque dolcissima. Il Napoli torna da Udine senza i soliti tre gol, ma con i soliti tre punti, avendo la meglio sugli avversari in una di quelle gare ostiche e tignose che iniziano ad essere una solida e preoccupante alternativa nel repertorio di Sarri & Co.

Già più pronosticabile la vittoria della Juve in casa col Crotone. Interessanti e molto invece i pareggi delle romane, con De Rossi a combinarla grossissima e Calcedo solo un poco più piccola. Che poi sia il VAR e non l’arbitro “de per lù” a decretare i rigori, poco importa ai fini del risultato. Due punti guadagnati su entrambi.

Ennesimi due punti guadagnati anche ai cugini, incapaci di segnare in casa contro avversari degni di tale nome (il girone da bambini dell’asilo di Europa League davvero non fa testo) e bloccati da un Toro tosto come da tradizione.

Pareggio fatale per il sorridente Montella, che si ritrova messo all’uscio dagli stessi dirigenti che ne difendevano l’operato fino a un quarto d’ora prima.

Forse sarà arrivato lui a dare istruzioni:

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E’ COMPLOTTO

L’esonero di Vincenzino nostro darebbe pane a sufficienza per compitare venti cartelle al riguardo. Ma sarebbe troppo facile.

Meglio pensare ai nostri.

Lodevole, ad esempio, il pezzo di Gatti sul Corriere della Sera, in cui sostanzialmente ammette che tanto Suning quanto Icardi avrebbero diritto a sentite scuse dal calcio italiano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. E magari, da aggiungere, ci sarebbe anche il fatto che è stata proprio la stampa a cercare paragoni continui tra Icardi e il Balotelli milanista, non sembrando vero ai pennivendoli di poter mettere insieme i fallimenti dell’uno (guess who) con la scarsa eleganza dell’altro. Quanto a prestazioni sul campo, professionalità e maturità dimostrate, non stiamo neanche a parlarne, chè tra i due ci sono un paio di galassie di differenza…

Travestendomi solo un attimo da giornalista di Harmony a tinte nerazzurre (non mi accosto a Pellegatti nemmeno quando scherzo perchè ho troppo rispetto per me stesso), bella l’immagine di Icardi spettatore sotto l’ombrello a Firenze nelle vesti di tifoso: la moglie di Borja Valero corre e il gruppetto di amici è lì a incoraggiarla, come una compagnia di semplici amici in gita domenicale.

Il solito #spogliatoiospaccato

Passiamo ai Finti Complimenti. Potrebbe diventare una nuova categoria, cugina di Squadra Simpatttica o Same but Different. Ambrosini e Massimo Mauro sono amministratori delegati della Start Up antinerazzurra. La mission è questa: non potendo parlar male dell’Inter in questo frangente, si insiste su quegli aspetti che, sotto una patina di ipocrita lode, vogliono in realtà ridimensionare i meriti dei nerazzurri. Ecco quindi che, là dove Gigione Donnarummone fa una doppia parata che salva i rossoneri su Belotti/Iago Falque ed è giustamente applaudito come fenomeno e salvatore della patria (ma non del Mister hehehe….), Handanovic manca poco che si debba scusare per aver parato su Pavoletti nel primo tempo. Il tono è proprio “eh se ci si mette anche lui a fare i miracoli…”.

Mauro, forse incapace di articolare concetti così elevati, cita il “culo” di Icardi nel trovarsi proprio dove arriva la palla sul gol del tre a uno, ma in quello è in buona compagnia: Trevisani e Adani è un mese che giocano alla tiritera del “non è Icardi che va verso il pallone, è il pallone che va da lui”. Un fenomeno da baraccone, insomma, tutto pur di non dire che è il miglior centravanti della Serie A, chè magari Higuain e Dzeko si offendono…

Passiamo alla parentesi moviolistica, in malafede, s’intende: sintomatico come tutti, ma proprio tutti, siano assolutamente certi del fatto che Perisic non volesse fare l’assist, ma tirare in porta in occasione dell’1-0.

Ma del resto è così: comincia uno e subito tutti dietro. Del resto sono quindici anni  che ci passeggiano sul belino sull’incredibile gol di Sheva in un Milan Juve, cross sbagliato che finisce all’angolino ma per tutti colpo di genio dell’ucraino. Qui non c’è il viso angelico e delicato di Sheva, qui c’è la faccia sghemba di Beavis Perisic, quindi che se ne andasse affanculo che quello è ontologicamente un tiro sbagliato che diventa assist involontario. Di più, forse c’è fallo sul 3-1! Guardiamo guardiamo bene, che forse a furia di guardare qualcosa si trova.

Mi fate addirittura più ribrezzo del figlio di Pairetto: in onore di cotanto padre ha ammonito i due diffidati nerazzurri (Miranda e Gagliardini), ma quantomeno non se l’è sentita di sbugiardarsi da solo guardando al replay il regolarissimo salto del 44 croato.

Ad ogni modo, le discussioni sul VAR, che il Calabrese Cantilenante ci propina ogni settimana cianciando di fine del calcio etc etc… in realtà non mi fanno ridere come dovrebbero perchè mi costringono ad essere d’accordo con Caressa, che di contro rivendica i successi della tecnologia applicata al calcio.

Per dire: provate a chiedere a Messi se ieri sera avrebbe voluto la moviola in campo.

Poi si può discutere dell’ambito di applicazione del VAR e dei casi specifici tipo Lazio-Fiorentina. Personalmente, non essendo per nulla intimorito da cagate del tipo “la macchina che decide al posto dell’uomo, aiuto moriremo tutti!”, porrei un parametro molto semplice: il VAR rileva che la decisione presa (per quanto difficile, per quanto interpretabile dal vivo) è sbagliata? Benissimo, la si corregge. As simple as that.

L’arbitro non è stato un cane nel non vedere il calcione di Calcedo sul giocatore viola, ma a mio parere non conta. Lo si rivede, si constata l’errore, si procede di conseguenza.

Sempre restando sul bel programma di Sky (nonostante Mauro e Caressa), interessante e illuminante come quando era in campo il pensiero del Cuchu Cambiasso. Perfetto nella circostanza a fare da sponda a Caressa che si lamenta di tutte le frasi fatte del calcio odierno (gli chiederò i diritti d’autore perchè è plagio bello e buono dei Luoghi Comuni Maledetti): “che me frega del centravanti che rientra? Il Centravanti deve fare gol? Il difensore elegante? Ma de che?? Il difensore deve spazzare l’area e tirare un paio di calci”. Questa la poetica Caressiana, che gioca a buttarla in cacciata ma coglie nel segno.

L’ineccepibile Cuchu prima pare blandirlo e andargli dietro aggiungendo “E il portiere che gioca bene coi piedi?

Bravo Cuchu, bravo! Lo vedi che la pensi come me??

Ed ecco il tocco di classe dell’amatissima crapalustra: “Sì ma guarda che tutte queste cose le avete inventate voi giornalisti!”. Date un fischietto e un cappellino a quest’uomo e nominatelo capo del mondo all’istante!

Chiudo con un momento di mestizia, tornando all’esonero di Montella. Irriguardoso del lutto della sua ex squadra, il tweet di Carlos Bacca arriva al posto giusto nel momento giusto. Ma loro non erano tutti una grande famiglia?

In bocca al lupo Ringhio, ennesima bandiera piegata a pezza da piedi e chiamata a risollevare la baracca rossonera. Nella scala dei miei “s-preferiti” sei più vicino a Leonardo e Seedorf che a Inzaghi. Non ti augurerò quindi di perderle tutte, ma quasi.

E, mi raccomando: quando ti cacceranno non andartene ringraziando per l’opportunità concessa. Salutali come tu sai fare.

WEST HAM

Pareggino interno contro il Leicester, di pura dignità e che muove (poco, molto poco) la classifica.

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Oh va che volevo dartela eh! See Ivan, See…

SIAMO SERI


INTER-ATALANTA 2-0

Risultato all’inglese e secondo posto in classifica agganciato senza nemmeno troppo patire.

Onestamente non sembra nemmeno di veder giocare l’Inter: troppo quadrata, troppo “seria”, troppe poche emozioni che -per una volta- ricacciano in gola ai qualunquisti in malafede il ritrito ritornello della Pazza Inter.

Come tutti i cliché -o, se preferite Luoghi Comuni Maledetti– è molto comodo rifugiarvisi (-ci -vi -si- vi), e i nostri pennivendoli sono spaesati nel vedere una squadra cazzuta che passa il primo tempo a sbattere la testa contro una tignosa Atalanta, trovando poi vantaggio e raddoppio nello spazio di 10 minuti nella ripresa.

Rabbrividisco nel leggere il nome di Santon negli 11 iniziali, ed in effetti anche durante i 90’ non mi è chiaro il senso di schierare come terzino sinistro uno che col sinistro non la tocca mai. Ma mai! Piglia palla e rientra sul destro accentrandosi. Fa sempre e solo quello. So di essere prevenuto nei suoi confronti, chè pareva il miglior  Facchetti e si è dimostrato il peggior Tramezzani: mi limito a ringraziare gli dei del calcio per averci fatto finire la partita senza gol subiti, dando modo a Spalletti di incensarne i meriti e riconoscergli una versatilità che solo lui e pochi altri riescono a vedere.

Per il resto la squadra è la solita, così come piacevolmente usuali sono i cross che Candreva recapita sulla capoccia di Icardi: il nostro sfiora appena l’impatto sul primo traversone, con la palla che esce larga sul palo lungo, mentre non riesce nemmeno ad impattare poco dopo, abbracciato in maniera più che affettuosa da un difensore avversario.

La palla più ghiotta Icardi però se la mangia da solo: illuminante il tacco con cui Borja Valero libera il Capitano, che da parte sua è bravissimo a resistere a Toloi che cerca di ostacolarlo in tutti i modi. Purtroppo, dopo aver fatto bene la cosa difficile, fa malino quella facile: il destro a incrociare è timido, e il portiere fa il figurone.

La ripresa mi vede moderatamente fiducioso, e la nostra fascia destra mi dà ragione. D’Ambrosio in particolare fa un partitone, anticipando sistematicamente i suoi avversari e creando scompiglio in occasione di entrambi i gol. Sul primo è stato bravo e tenace a recuperar palla, tenere la posizione e subire il fallo, lasciando poi a Candreva il cross sulla conseguente punizia che trova Icardi splendidamente solo a capocciare in rete l’1-0.

In occasione del raddoppio, il terzino ceruleo fa ancora meglio, galoppando sulla fascia e mettendo poi il cross col sinistro; Icardi fa un movimento da far vedere in tutte le scuole calcio, per la bravura con cui manda ai pazzi i centrali avversari e frusta la palla sul secondo palo.

Sul 2-0 si ragiona meglio, e onestamente i nostri non rischiano più di tanto, portando a casa una vittoria solida e meritata. Una roba seria, torno a dire.

Rimiriamo una squadra che stentiamo a credere, abituati a scempi e crisi esistenziali, ormai abbonati a figuracce contro pletore di Carneadi e a risate malcelate del pubblico mediatico.

Che non vi venga in mente di rovinare tutto, amatissimi maledetti!

LE ALTRE

Ottima domenica, con i nostri vincenti e i diversamente strisciati entrambi sconfitti. E se il Milan ormai non fa più notizia -all’insegna di quel che il Vate di Setubal direbbe “bassiamo i toni”- la sconfitta dei Gobbi con la Samp è stata una piacevole sorpresa.

Il Napoli, come detto, vince e guarda tutti dall’alto. Ma subito dopo ci siamo noi, per quanto possa sembrare strano. La Roma cresce sempre più, battendo la Lazio e mettendosi potenzialmente al nostro fianco, avendo tre punti di meno ma una partita in più da giocare.

E’ COMPLOTTO

Tante cose di cui parlare.

Sulla Nazionale non sarebbe nemmeno il caso di infierire. Vorrei solo far presente che, finalmente, da fonti leggermente più credibili e conosciute di questo simpatttico aggregatore di minchiate, si pone la questione “stranieri” nella giusta prospettiva.

Eccola, la foto fatta alla tele domenica sera. Eccola, la realtà oggettiva, non interpretabile, che guarda caso viene confutata solo da chi vuole andare avanti a (s)ragionare per frasi fatte e luoghi comuni.

Eccoli quindi, Vialli e Mauro che stentano a credere ai numeri, non sembrando vero al pelato di poter dire “eh sì in Inghilterra hanno il 67% di stranieri, e infatti sono 60 che la loro Nazionale non vince niente”.

Peccato che nell’ultimo anno abbiano vinto i mondiali under 17 e under 20, tanto per smentire la coglionata dal retrogusto salviniano “tutti questi stranieri fanno il male dei nostri giovani”.

Peccato, soprattutto, che la tanto decantata Germania abbia un campionato con una minor percentuale di autoctoni rispetto alla Serie A.

Se addirittura il merdaccia per eccellenza (Zio Silvio) cerca di allontanarsi dalla vecchia cantilena del “Milan pieno di ragazzi nati a Milano”, vuol dire che anche lui ha nasato che la favoletta non funziona più.

Bravi minchioni, voi che ci avete voluto credere fino ad oggi.

Per il resto, non mi addentro nemmeno nel balletto del nuovo possibile CT o dell’eventuale commissariamento.

Da partigiano nerazzurro, mi limito ad una domanda retorica ma non troppo. Visto che ad ogni sconfitta del calcio italico si dà la colpa “all’Inter che è piena di stranieri”, proviamo a girare il punto di vista: non sarà che l’Inter si infarcisce di stranieri proprio perchè gli italiani costano di più e rendono di meno?

Mi spiace, ma la storia del “va bene gli stranieri se sono campioni, ma per i giocatori normali non vale la pena” è molto spesso una cazzata bella e buona. Per i giocatori “normali” (whatever that means), il fattore prezzo è spesso cruciale –chè, se devo comprare il campione, non bado a spese o quasi-, quindi chi me lo fa fare di spendere il doppio per un onesto terzino autoctono, quando il promettente slovacco o senegalese lo porto via con cento lire?

Non si dovrebbe mai generalizzare, e mi rendo conto che le mie ultime righe fanno proprio quello. Ma mi incazzo vieppiù quando sento la litanìa dell’Optì Poba che fa piangere i nostri giUovani.

Passando a note dolci-amare, parliamo della squadra dell’Amore. Eccola alla sesta (sesta!) sconfitta in campionato su 13 partite. Per carità, in buona misura preventivabile, contro la capoclassifica. Quello che però accade è la corsa al giustificazionismo, allo #sconfittiatestaalta, al Montella che comunque gode della fiducia della Società, alla cena di squadra dopo la sconfitta per fare gruppo, alla grande famiglia che invita l’amato Evangelico per sostenere i vecchi amici nel momento del bisogno.

Il tutto mentre altri amici vedono sempre più vicine le sbarre del carcere (alegrìa do Brasile, vallo a cantare adesso, uggeggé uggeggé!).

Il tutto mentre le millantate ricchezze del millantato miliardario cinese risultano un pocolino fumose.

Courtesy of Zer0 Tituli

(Questa la più bella trovata sui social).

Il tutto mentre Marca, tagliando più di qualche angolo e volendo fare il titolo sensazionalista (lo riconosco) paventa scenari apocalittici in viaggio da Nyon verso Milanello.

Insomma, per usare un francesismo: sono nella merda, ma a sentire i giornali hanno interessanti prospettive per il futuro.

WEST HAM

Andiamo male: Moyes, alla prima panchina degli Hammers e alla cinquecentesima in carriera, ne becca due in casa del Watford che dispone di noi manco fosse il Barcellona.

Hard times in East London…

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DAI CHE VA BENE!

INTER-SAMPDORIA 3-2

Va bene, va bene.

E’ tardi e lo so, ma mi ero giustificato in anticipo.

Siccome è tardi, sapete già che abbiamo giocato bene i primi 2/3 (o 3/4) di partita, facendo di contro palpitare tutti i cuoricioni nerazzurri nella parte finale.

Figuratevi uno di essi, sveglio dalle 5 del mattino e di ritorno da blitz in area mitteleuropea, che smadonna in tangenziale Est sentendo Repice che in loop recita “Attenzione! Pericolo! Altro rischio per l’Inter!“, manco fosse un Piccinini 2.0.

[Piccolo inciso: chiedo scusa a Repice -come se mi ascoltasse…-: in realtà apprezzo e molto le sue radiocronache fin dai tempi del Triplete. Il paragone con  la macchietta di se stesso #proprioluiincredibile è ingeneroso. Fine dell’inciso.]

Se mi si passa il paragone, la partita è stata la migliore dimostrazione di quanto bassa fosse la qualità intellettuale delle riflessioni fatte dalla stampa sulla nostra squadretta:

San Handanovic“? Un par de cojoni, dorme come nei bei giorni sul 3-1 dimenticandosi di uscire e/o coprire il suo palo, e pure sul 3-2 un’uscita non sarebbe stata una cattiva idea.

Inter cinica e pragmatica“? A parte i tre gol, a memoria conto altre 3 occasionissime per i nostri, legni a parte. Il cambio di gioco di Icardi prima del 2-0 è identico (anche come posizione) a quello fatto da Rodriguez nel Derby che tanto ha fatto eiaculare gli scribacchini di corte. L’azione del 3-0, che parte dal portiere e arriva in gol dopo una decina di passaggi quasi tutti in verticale e a due tocchi, (al min. 1.55 di questo video) è una roba che fatta da Juve o Napoli campeggia in home page dei quotidiani sportivi per tre giorni. In questo caso dobbiamo ringraziare lo Zio Bergomi che va oltre il canonico “Sì Fabio certo Fabio” e segnala la bellezza di tutta l’azione.

San Palo“? tua sorella: tanto per rimettere le cose a posto, pigliamo tre legni in meno di un’ora, cosa per la quale la Roma ancora si sente consolare per la nostra sconfitta e che qui invece passano inosservati o quasi.

Sui legni, poi, gli dice male, visto che con i tre presi contro il Doria la nostra statistica dice “6 colpiti/7 subiti”, con un saldo di -1 pari a quello del Milan (2 colpiti/3subiti) e simile al Napoli (2 colpiti/4subiti): eppure nessuno grida alla fortuna dei partenopei…

Grida e sacramenta giustamente la Roma, dall’alto degli 11 pali colpiti a fronte di soli 2 subiti, e la stessa Juve (5 colpiti e nessuno subito) non è certo baciata dalla fortuna in questo caso. Ma siamo alle solite: sono numeri come altri e van presi per quelli che sono. Un’unica accortezza: o li si cita in maniera onesta, e magari completa, o si passa per parolai.

Aldilà dei numerelli, resta la bella prova dei nostri, che fanno capire cosa voglia dire avere un centrocampo pensante (Borja e Vecino: mai più senza) e come, con quello, anche giocatori normali e non particolarmente perspicaci a livello tattico possano fare la loro porca figura. Sì Nagatiello, sto parlando di te: hai giocato proprio bene.

Tra i tanti meriti di Spalletti finora c’è quello di migliorare il materiale umano a disposizione, e hai detto niente… Siamo storicamente una squadra nella quale giocatori già affermati fanno fatica ad esprimersi sugli stessi livelli e dove giovani promesse sbocciano solo una volta migrate verso altri lidi. Vedere come Perisic giochi ora a tutto campo e come Skriniar sia diventato una sicurezza in due mesi va senz’altro ascritto ai “plus” di Lucianino. Che però qualcosa ha azzardato l’altra sera: vero che la panchina è corta e giocan sempre gli stessi, ma già per radio era percepibile il nesso causale tra l’uscita di Vecino e la perdita di controllo sul match. Vabbuò, è andata bene, facciamone tesoro.

LE ALTRE

Vincono tutte le prime della classe, vince pure il Milan. Il Napoli fa una partita più o meno come la nostra, ma negli occhi di tutti rimane quel capolavoro di gol (ma soprattutto di stop) di Mertens. Sogghigno al 3-2 finale di Izzo, che ci riporta a condividere con gli azzurri il numero di gol subiti, nonostante le due dormite della nostra difesa nell’ultima data del tour. Curioso come, dei 5 gol subiti dalla Roma, miglior difesa del campionato, tre siano opera nerazzurra.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei dire niente sulla atroce figura fatta dalla Lazio, ma un minimo riepilogo di impone.

Lotito fa il furbino e aggira la chiusura della Curva Nord laziale (sanzione per motivi di razzismo, guarda il caso…) dando la possibilità ai propri ultrà di vedere la partita dalla Curva Sud, oltretutto a prezzo stracciato.

I geni pensano bene di lasciare nella curva dei cugini simpatici ricordi e souvenir tra cui l’orrendo adesivo incriminato.

I tentativi di mettere una pezza, prendere le distanze e uscirne in maniera decente naufragano uno peggio dell’altro, fino al climax dei cori fascisti dei tifosi laziali fuori dallo stadio Dall’Ara.

Come diceva il vecchietto rancoroso al prima anello verde lamentandosi dei nostri negli anni ’90 “Potesse cadere un fulmine adesso…“.

Passando a cose decisamente più futili, noto come alla squadra dei Meravigliuosi sia sufficiente battere il Chievo per conquistarsi le prime 5 pagine della Gazza odierna, con tanto di Lodi a Suso manco fosse Messi.

C’è poi una chicca per intenditori rancorosi: ricordate quando i nostri amatissimi venivano accusati di arrivare al tiro -e magari insolentemente al gol!- affidandosi al tiro da fuori? Probabilmente no, non lo ricordate perchè siete persone normali e non afflitte da manie di persecuzione calcistica.

Io invece lo ricordo, e se mi concentro sento ancora le mie madonne contro il giornalettismo a cui non va mai bene niente, se la colorazione è a strisce nerazzurre.

Se tiri da fuori non va bene perché non hai il giUoco manovrato, tiri lo scaldabagno con lo Stankovic di turno e grazialcazzo, così son buoni tutti.

D’altra parte, Icardi va bene ma non benissimo perché segna solo da dentro l’area, e non ha il tiro da fuori tra le sue caratteristiche.

Insomma, dalle nostre parti non va bene niente. In casa dei cugini invece si gioisce a prescindere, ed ecco quindi glorificare il pur bravo Suso per i tanti gol realizzati dalla distanza. Ancora una volta, vedere per credere:

Per il resto, apprezzo il lato mediatico del nostro allenatore, che nel dubbio manda affancuore qualsiasi microfono si trovi davanti:la manfrina sulla fortuna/sfortuna riferita ai tre pali colpiti è degna della miglior supercazzola di tradizione mascettiana. Come sapete, non potrei chiedere di meglio dal condottiero che deve guidare un manipolo di eroi in braghe corte.

 

WEST HAM

In una stagione finora assai avara di soddisfazioni, i Martelli ci regalano una serata degna della storia di questo club: partita secca in Coppa di Lega contro il Tottenham, a Wembley. Primo tempo da dimenticare: sotto 2-0 ed è andata ancora bene.

Lo ammetto, i due Hammers di casa abbandonano scanalando sulla Serie A per un buon quarto d’ora e, arrivati all’ora della nanna del piccolo, faccio zapping poco convinto sul derby di Londra.

Cazz! 2-2!!

Ayew, il figlio di Abedi Pelé, in cinque minuti ha timbrato la doppietta del pareggio. Da lì ovviamente apnea totale di un quarto d’ora fino alla splendida capocciata di Angelino Ogbonna, italiano di stanza nell’amato East End. 3-2 e rimonta completata, turno passato e cuginastri del nord cittadino ancora una volta beffati da Bilic. Che continua a rischiare il posto, ma che almeno potrà raccontare ai nipotini di quella serata di fine ottobre a Wembley.

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Blinda la supercazzola o scherziamo??

FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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NON C’E’ DUE SENZA TRE (MA ANDAVA BENE ANCHE DUE…)

INTER-MILAN 3-2

Sto invecchiando, e anche parecchio…

Al 90′ di domenica sera ero stanco tanto quanto gli 11 in campo, assolutamente distrutto dall’altalena di emozioni appena vissute. E sì che avevamo vinto, non oso pensare al mio stato psicofisico se mi fossi trovato dall’altro lato dell’intrusione anale appena avvenuta (leggasi rigore subìto e Derby perso all’ultimo minuto).

Dopo aver barcollato per una mezz’ora, esattamente come i vecchietti, occhio pallato e insonnia imperante fin quasi alle prime ore dell’alba, a fissare il soffitto e intravedere ancora una volta le gesta di quel grande centravanti che risponde al nome di Icardi Mauro.

Ma, come si dice in questi casi, andiamo con ordine.

Mancava il vestaglione di flanella, ma per il resto il rito apotropaico di approccio al match era rispettato in pieno.

Pronti via e i nostri mi sembrano quadrati e cazzuti: ancora adesso non mi è chiaro chi tra Vecino e Borja Valero giocasse da trequartista ma sticazzi: entrambi sono convincenti, con il solo Gagliardini un filo sotto la decenza. Il Milan davanti è talmente poca cosa che Nagatiello fa un figurone e solo lo stato semicomatoso di Miranda genera qualche stringiculo. Davanti Perisic parte in ombra, facendosi però vedere diligente in quel paio di recuperi difensivi che stanno diventando spettacolari quasi come il doppio passo ormai di acquisita proprietà intellettuale. Sull’altra fascia, Candreva fa smoccolare subito il Sciur Ambroeus al primo anello toppando il primo cross, ma si riprende con gli interessi nel corso della gara uscendo a metà ripresa tra gli applausi.

Il primo tempo mostra l’Inter che vorrei (meglio: di cui mi accontenterei, giocato bene ma nulla di trascendentale) e il Milan che è: una squadra ancora in alto mare, con poche certezze e mancante proprio in quelli che dovrebbero essere i suoi cardini (Bonucci-Biglia).

La traversa di Candreva arriva al 12′ dopo un considerevole numerillo di Borja e mi fa sobbalzare sulla poltrona in pelle umana, mentre l’azione a voragine del vantaggio fa esplodere papà e figliuolo in un unisono urlo belluino che fa rabbrividire la femmina di casa.

In culo a chi dice che Icardi ha colpito male, il colpo è da grandissimo centravanti. Bello il cross di Candreva, forte come deve essere e per ciò difficile da impattare: la palla oltretutto batte per terra appena prima dell’impatto col destro di Icardi, bravissimo ad anticipare i difensori e trovare il tempo giusto per l’impatto col pallone. Che poi la colpisca di interno, caviglia o polpaccio poco conta. E’ quel che Leonardo definirebbe un #goldellamadonna e ciò mi basta:

…chè io a calcio non ci so giocare, ma ancora capisco la differenza tra golazo e gollonzo.

Il primo tempo come detto fila liscio: noi proviamo un altro paio di tiri con Vecino, ancora Icardi e Perisic, che però fanno il solletico a Donnarumma o, al più, male solo all’omino delle bibite.

Conoscendo i miei polli, l’intervallo lo vivo in tensione, sicuro che qualcosa cambierà.

E infatti, dal nulla cosmico dei primi 45′ (altro che “tutto sommato alla pari“, caro Montella), il Milan esce trasformato. Più di rabbia e nervi che di giUoco, si mettono lì e per una ventina di minuti -perdonerete il gergo tecnico- sono cazzi.

Handanovic ne salva un paio, il guardalinee con rinforzo di VAR annulla giustamente il pareggio di Musacchio in fuorigioco palese, ma Suso col sinistro acchiappa il pari. Esecrandi nell’occasione Gagliardini e soprattutto Perisic, che abboccano alla finta del rossonero lasciandogli spazio sul piede preferito.

Lì inizia la mia parte di match preferita e tutto sommato inaspettata. Perchè il Milan continua a spingere, ma il gol lo troviamo noi con le due azioni più belle della serata.

La prima porta Vecino a concludere a lato dal limite dell’area, dopo splendida progressione ancora di Candreva sulla destra. La seconda vede Icardi, quello che vaga in area in attesa dei compagni, quello che non torna ad aiutare, quello che non fa salire la squadra, strappare il pallone dai piedi di un tentennante Biglia e avviare il contropiede.

Contropiede: non transizione, non ripartenza. Un cazzutissimo contropiede, perdìo!

Perisic fa il suo e si allarga sulla sinistra, Maurito lo vede e lo serve. Da lì al paso doble in salsa croata è un attimo, ed arriviamo alla rappresentazione plastica dell’arte contemporanea:

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Vero: la canotta bianca sotto la maglia nun se po’ vede’ ma gliela perdono. La palla è a mezza altezza, il nostro salta per colpirla di esterno, facendo tornare valide le considerazioni fatte per il primo gol. Non la colpisce male, caro il mio Trevisani sapientino di Sky, la vuole mettere proprio sul palo lungo e capisce che per farlo deve colpirla così. Vai a ripetizioni da Vialli che due gol in Serie A li ha fatti…

Insomma, ce l’ho in canna fin dall’inizio: questo ha lo stesso fiuto del gol di Inzaghi, ma a calcio ci sa giocare davvero!

Se il primo gol aveva fatto sbarrare gli occhi alla “me mié” (consultate il dizionario Italiano-Meneghino), dopo il 2-1 la suddetta mi guarda e lascia uscire un laconico “Mario tu non stai bene“. Io me la ghigno con Pancho stretto in braccio, assatanato pure lui, degno figlio di copoco padre.

Siccome sono incontentabile, avrei preferito che il Derby finisse così, 2-1 e via, perchè il modo in cui è arrivato il secondo pari del Milan mi ha disturbato e non poco. Passino le lodi per il cambio di gioco da sinistra a destra (se ne vedono a decine in ogni partita, ma questo porta al gol quindi è giusto segnalarlo), ma il gol del 2-2 è un puro condensato di sorte benigna per i cuginastri: i due attaccanti bucano il cross dalla destra (ditelo adesso “eh ma Icardi fa solo i gol“) e quel simulatore maledetto di Bonaventura approfitta del sonno catatonico di Cancelo, fermo 3 metri più indietro, per colpire in spaccata.

Il culo non si esaurisce lì, chè Samirone il suo l’aveva anche fatto, respingendo come poteva: poi la forza di inerzia fa il suo, e il nostro sostanzialmente finisce in porta trascinandosi dietro il pallone.

Il solito cu…ore rossonero.

Oltretutto il 2-2 fa esultare il succitato Trevisani, che da un quarto d’ora buono ce la gufava vaneggiando del terzo 2-2 consecutivo nei Derby, smanioso come pochi di attingere ai corsi e ricorsi storici (“Ancora Suso, sempre Suso! Terzo gol nei Derby per lui!!” sull’1-1 e “La palla è entrata! Come l’anno scorso, come con Zapata!!” sul gollonzo del 2-2).

Passo quindi l’ultimo quarto d’ora a smozzicare santi e Madonne, nasando il pressante odore di stallatico sottoforma di beffa finale, con un Cutrone qualsiasi che ci ammorbi per i successivi 3 giorni a parlare di sogno che si realizza, di tifo rossonero fin da bambino e bla bla bla.

Vecino però, e per fortuna, la pensa in maniera diversa e al minuto 88′ pesta giù una progressione da cavallo nella pampa argentina (anche se è uruguagio…): apre in due come una mela (cit.) la difesa del Milan, o quel che ne rimane, e serve Icardi in piena area: bello e intelligente il tocco all’indietro per l’accorrente Eder che centra il polpaccio di Rodriguez che devia in angolo, pare provvidenzialmente.

Il resto è storia, e tocca ringraziare lo svizzero per la ferale trattenuta ai danni di D’Ambrosio.

Qui apro una parentesi di complottismo per segnalare che anche tra gli interisti ho trovato gente che commentava all’insegna del “dài che ci è andata bene, il rigore è dubbio“.

Ma dubbio un par di palle! Ritorniamo allo stesso discorso fatto alle prime giornate: il fatto che in epoca pre-VAR fosse la norma non vedersi fischiati rigori del genere (non ce ne hanno fischiati pure di più netti, anche nei Derby, chiedete a Palacio…), non vuol dire che quella fosse la norma e questa la bonaria eccezione.

Tutt’altro: il VAR, lungi dal dimostrarsi la panacea che ontologicamente non può essere, dà però una bella rete di protezione a tutti, arbitri compresi. Allo stesso tempo, li inchioda alla loro potenziale malafede, perchè il mondo non finisce col loro fischio. Può esserci un supplemento di indagini. A quel punto, è più difficile fare memoria selettiva e scegliere in quale area di rigore fare il pignolo e in quale interpretare il regolamento.

L’avrete già capito, perchè la mia situazione psichiatrica è ormai nota: sono stracerto del fatto che, senza VAR, Tagliavento a noi un rigore così non l’avrebbe mai fischiato.

E non perchè sia stato il VAR ad assegnarlo. No: l’arbitro coi fischietti bianconeri ha fatto tutto da solo, e tocca dargliene atto. Facendogli il processo alle intenzioni avrà pensato “Cazz…non posso più far finta di niente, tocca fischiare“.

Esaurito l’inciso complottistico, solo un bambino dell’asilo può piagnucolare dicendo che non è rigore (guess who?), e al 90′ in punto Icardi sfida Donnarumma dagli undici metri.

Per nostra fortuna il Capitano non prende esempio dal talentuoso connazionale Dybala: rimane freddo e spiazza il Buffon del 2020, portando a casa Derby e pallone.

Ciao Mirabelli, ciao…

 

LE ALTRE

La libidine era iniziata la sera prima, vedendo i gobbi sconfitti in casa da una Lazio sontuosa e con la ciliegina di un rigore (anche qui solare quanto ingenuo) assegnato ai padroni di casa grazie al VAR.

Ma si vede che in questo caso non sembrava pallanuoto…

Come già anticipato, Dybala sbaglia nuovamente e consegna i tre punti agli aquilotti di Inzaghino, calcisticamente odioso come e più del fratello – Superpippa almeno segnava, ma ottimo allenatore capace di tirar fuori una squadra coi controcoglioni da un manipolo di buoni giocatori (Immobile a parte).

Il Napoli non scherza e continua il suo filotto, sbancando l’Olimpico giallorosso per 1-0. Brutto segnale, perchè ancora una volta vince di sciabola e non di fioretto, facendo vedere di poter combinare efficacia e estetica.

Toccherà a noi fermarli sabato sera (prendetela come una battuta…).

 

E’ COMPLOTTO

Ho avuto due settimane, complice la sosta Nazionale, per alimentarmi di fastidi e antipatie pre-Derby.

Scontato il riferimento a Fassone e Mirabelli, che personalmente mi hanno turbato il giusto.

Di più: tolta la naturale antipatia che emana un essere umano con le sembianze di Fassone, arrivo a condividere il suo giudizio sulla naiveté interista dell’epoca morattiana. Godibilissimo invece il maldestro tentativo di Mirabelli di incutere paura a Spalletti che risponde citando i classici.

Ma ciò che mi ha più interessato sono stati i commenti nel post-gara.

Facilotta la sintesi “un tempo a testa, il pari era più giusto“: il lettore -quando non il giornalista- medio italiano,  ha capacità di intelletto e concentrazione limitate, quindi riassumere una partita in 10 parole satura tutti i suoi neuroni.

A noi che invece siamo menti elette, non può sfuggire come il primo tempo del Milan sia iniziato al 44′ con l’unica volta in cui Kessié è andato via a Gagliardini (bella poi la conclusione di Borini, ma se fai gol da lì devi ringraziare il portiere…). Non pervenuti o giù di lì.

Nella ripresa, come detto, sono rientrati in campo con ben altro piglio, e senz’altro i primi 20 minuti ci hanno messo sotto. Faccio però notare che, contrariamente al primo tempo, chi nella ripresa ha subito è comunque riuscito a fare un gol (per tacer del rigore finale) e creare due occasioni colossali (Vecino e Eder).

In buona sostanza: la vittoria è meritata e non rompete i cabasisi.

Certo, se poi il buon Montella impiega zero secondi ad adeguarsi ai suoi illustri precedenti (Sacchi-Capello-Ancelotti, tutti alfieri dell’immortale “non-parlo-degli-arbitri-però…“) si fa del male da solo, ed è sintomatico che sia l’ex Ambrosini a chiosare “io da attaccante non vedo l’ora che un difensore mi cinturi così in area“.

Il Milan è alla terza sconfitta consecutiva, alla quarta da inizio campionato. E’ decimo a pari punti col Chievo, a -10 dall’Inter e -12 dal Napoli. Giusto e inevitabile che Fassone confermi la fiducia al Mister. Da segnalare però come tutti i media si allineino in tempo zero al diktat della Società (ribadisco: giusto e condivisibile), guardandosi bene dal fare la seconda domanda o, come succede a strisce verticali diverse, salutando il Direttore di turno per poi dire: “si vabbè, ha detto così: vediamo però quali potrebbero essere i sostituti dell’allenatore“.

Tornando in chiusura all’analisi della partita, e in ossequio al qualunquistico “un tempo per parte”, è palese  la tendenza dei vari giornali a sminuire lo spettacolo offerto dalle due squadre nel primo tempo (la simpaticissima Repubblica as usual tra i primi della fila, scomodando perfino il Partito Comunista cinese), magnificando di contro il giUoco offerto dalle squadre nella ripresa, fatto da una bella reazione del Milan assai più de panza che de capoccia.

Quisquilie: gli imperativi categorici -o se preferite i Luoghi Comuni Maledetti- sono sempre quelli.

#E’unInterCinica

#IlMilanProponeGiuoco

 

WEST HAM

Pareggio col Burnley: segniamo presto con Antonio, poi Carroll si becca due gialli dopo due scontri aerei (giusto il primo, eccessivo il secondo) e sono cazzi: il pari arriva solo all’85’ quando ormai si sperava di averla sfangata, ma non è certo un furto.

Veni vidi vici. Come grafico non sarei stato un granchè… Per fortuna, Icardi a tirare in porta è un po’ meglio! (NB: per la foto di destra i giusti crediti alla pagina Facebook di Zer0 Tituli).

 

 

NESSI CAUSALI E RIFLESSI CONDIZIONATI

BENEVENTO-INTER 1-2

Parto svelando un dettaglio del quale -giustamente- non vi fregherà niente: ho scritto di getto la sezione È COMPLOTTO, e avrei potuto aprire e chiudere con quella, perché onestamente non ho visto grande differenza tra i commenti fatti all’Inter di Benevento e la voglia di malafede e di procedere per Luoghi Comuni Maledetti.

Di partita ne ho vista meno della metà – per mia fortuna quella con i tre gol che l’hanno decisa. Ho comunque visto ampie sintesi del match e ho notato quanto segue.

Lungi dall’aver fatto un partitone, mi pare che l’Inter abbia giocato decisamente meglio di quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Brozovic, per qualche imperscrutabile allineamento dei pianeti, ha pestato giù un primo tempo fatto di due gol e di una costante proiezione offensiva (sui ripiegamenti difensivi va beh…), riuscendo là dove tutti i compagni di reparto hanno faticato finora. Che addirittura Nagatomo e Candreva abbiano rubato applausi per come è stata costruita l’azione del vantaggio è un unicum nel panorama di questa stagione.

Ancora: dopo il salvataggio da stopper vero fatto vedere nella partita casalinga col Genoa, Icardi in Campania ha svariato e fatto più sponde di quante fatte nell’ultimo campionato. L’ha riconosciuto addirittura Carlo Muraro, staccando per un attimo la litania dell’Inter che non gioca bene e dovrebbe fare di più. Forse per questo sbattersi là davanti, forse perché è umano anche lui, Maurito spara alle stelle la bella palla ricevuta dal fido Perisic nella ripresa.

Leggo invece i commenti nel dopo gara e mi pare di essere fermo a qualche giorno fa. #èunintercinica, #mancailgiuoco, #benesoloitrepunti, #crisiicardi.

Ai simpatttici cantori delle gesta dei nostri amatissimi è anche andata di sfiga, avendo vergato in settimana un cortese articolo nel quale lamentavano l’assenza di gol segnati su calcio di punizione dal limite.

Io, rancoroso complottista, avrei posto l’attenzione sul fatto che in sei giornate all’Inter fosse stata fischiata la miseria di due sole punizioni dal limite. Ma forse è meglio così, visto che il già menzionato Ajeje ha usato il piedino dalla mattonella appena fuori dall’area per timbrare il raddoppio, con tanti saluti alle Cassandre de-sto-ca.

La summa di tutto ciò, esasperata dall’atteggiamento opposto tenuto con la sponda sbagliata del Naviglio, è esemplificata nella foto del giorno a corredo di questa sbrodola, che potrete gustare nella già richiamata sezioncella che segue.

Indugiando solo ancora un poco sulla partita, mi pare di poter dire che i pericoli creati dal Benevento (che ci sono stati eccome) sono stati in massima parte causati da nostre leggerezze inescusabili (bell’idea del cazzo il lancio lento in orizzontale a tagliare il campo, facile innesco per il contropiede avversario) o da ripiegamenti fatti col piglio di chi dopo aver fatto nottata deve alzarsi per timbrare alle 6.00 del mattino. Il riferimento a Brozovic e Vecino che corricchiano per 40 metri senza affondare il tackle sull’avversario lanciato in contropiede è tutt’altro che casuale. Il gol di D’Alessandro nasce pochi attimi dopo.

La ripresa, se eccettuiamo il palo sbilenco preso in apertura, passa col risultato sempre in bilico, ma con i nostri a mangiarsi almeno due occasioni belle e buone (dite a Joao Mario che a questo gioco bisogna tirare in porta), lasciando nel contempo Handanovic inoperoso o quasi.

Eppure, come già fatto notare, nulla sposta i nostri (inde)fessi commentatori dal rinnovare le giaculatorie sulla pochezza della proposta calcistica nerazzurra.

Ce ne faremo una ragione, quantomeno fino ad ora porta bene…

LE ALTRE

Il Napoli sale meritatamente da solo in testa alla classifica, rifilando gli ormai soliti tre gol all’avversario di turno e centrando la settima vittoria su altrettante esibizioni.  Non così può dire la Juve, bloccata sul pari da un’ottima Atalanta, con una partita tutta da vivere e da godere nel modo in cui si sviluppa. Splendida la papera di Buffon sul gol di Caldara, servile l’arbitro nel far proseguire il gioco dopo il palese fallo su Gomez. Lo stesso arbitro si correggeva (o veniva corretto, non mi è ancora chiaro chi chieda di rivedere le immagini) tornando sulla sua decisione e annullando un gol che pareva regolare solo a chi di roba del genere è abituata a farne restando impunita.

Sul punto tornerò tra poco, non prima di aver fatto notare due cose:

1) così come le decisioni del VAR che ci hanno riguardato sono servite a correggere a nostro favore l’iniziale decisione dell’arbitro, così lo schermo a bordo campo è spesso intervenuto a correggere l’errore pro Juve. Come si dice in questi casi: cambiare le abitudini è sempre la cosa più difficile.

2) posto che nessun essere dotato di intelletto poteva sperare che l’avvento del VAR eliminasse il 100% degli errori, ecco che lo stesso arbitro a Bergamo assegna un rigore che, proprio rivisto con calma, è palesemente da non assegnare.

Immagino di dover dire che l’errore di Dybala dal dischetto faccia parte “del fascino del calcio, che è fatto da essere umani, in quanto tali fallibili”.

Passando ai cugini, brutto stop casalingo contro la Roma. Dico brutto per l’Inter, essendo in programma il Derby alla ripresa post-Nazionali ed avendo i nostri la ghiotta e teorica occasione di sbarellargli la stagione in una fresca serata di metà Ottobre. Essendo però famosi nel mondo per l’endemica incapacità di cogliere l’attimo, vedo altissimo il rischio per i nostri di perdersi in un bicchier d’acqua, lanciando un involontario ciambellone di salvataggio ai rossoneri e aprendo l’immancabile #crisiinter dalle nostre parti. Senza dimenticare che dopo il Derby ci sarà il Napoli al San Paolo…

A meno che Lucianino da Certaldo non sia così bravo a infilarsi sotto pelle ai suoi ragazzi e regalare scariche elettriche sotto forma di bestemmie il vernacolo toscano buone da svegliare il killer instinct di uomini truci quali Ranocchia, Handanovic, Santon e compagnia…

E’ COMPLOTTO

Vedere Massimo Mauro che rosica fa bene al calcio. Il calabrese cantilenante fa davvero fatica a non scoppiare a frignare come il peggior bambino viziato a cui viene impedito -per una buona volta- di fare il cazzo che vuole al parco giochi.

Per una volta arrivo ad apprezzare la saccente pedanteria di Caressa che spiega -a quelli dotati di intelletto e onestà intellettuale sufficienti- quale sia la logica dietro il gol sacrosantamente annullato alla Juve.

Logica che mi trova -manco a dirlo- pienamente d’accordo. Cercherò di spiegarlo come farei a un Massimo Mauro qualunque, che si lamenta del fatto che “è passato un minuto tra il contatto di Lichtsteiner e il gol!”.

Allora, primo sono 13 secondi e non un minuto, gobbaccio che si finge imparziale di sto par de ciufoli. Secondo, e più importante se solo riuscissi a capirlo: il concetto di soluzione di continuità è a mio parere corretto. Vediamo se l’alunno Mauro smette un attimo di frignare e collega i 4 neuroni disponibili: se dal momento del fallo, la squadra che l’ha subito non entra più in possesso di palla fino al goal, è verosimile pensare che, senza il fallo in questione, l’altra squadra non sarebbe riuscita a segnare, quantomeno in quell’azione.

Che tra i due eventi passino 10 o 30 secondi cambia poco: quel che conta è che la squadra “vittima” in quel lasso di tempo non è riuscita a recuperare la palla.

E’ il concetto di nesso causale, che mi rendo conto sia un po’ troppo per le cantilenanti sinapsi di Massimo Mauro, ma alla fin della fiera chissefrega di lui. Anzi: mi dà piacere fisico vederlo contorcersi di rabbia cercando di sorridere per mascherare la sua incazzatura.

Lodevole anche la presa di posizione di Sky Sport che, per penna del proprio direttore (per di più gobbo!), si proclama in tutto e per tutto favorevole all’innovazione tecnologica a supporto degli arbitri.

Ma forse l’hanno fatto solo per prendere le distanze dai deliri ovini del succitato Massimo Mauro…

Cambiamo lato alla musicassetta del male e occupiamoci di quelli che perdono sempre e comunque #atestaalta.

Ora: che il Milan tutto sommato potesse anche pareggiarla con la Roma è condivisibile, ma non è colpa loro se questo Milan è sufficiente e nulla più. Già più preoccupante il fatto che un loro giocatore si faccia espellere perchè non ricordava di essere già ammonito.

Noto al solito la tendenza dei media a minimizzare i problemi di Milanello Bianco, lodando la fermezza della dirigenza nel negare qualunque tipo di problema con Montella e difendendo a spada tratta tutto quanto fatto in estate.

Il sempre attento Malpensante mi anticipa nell’arte dello screenshot, pubblicando quasi in tempo reale questo collage che testimonia di quello che il Vate di Setubal fece passare alla storia come “prostituzione intellettuale” e come “grandissimo lavoro organizzato” per sviare le menti semplici degli utenti medi italici.

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Così come è sempre l’ora dei Pavesini, è sempre e comunque il momento per lodare il Club dell’Amore, anche al costo di propagandare panzane manco fossero dei novelli Emilio Fede. Nello specifico, e forse sperando che qualcuno sia così pirla da cascarci, ci informano del fatto che Mr Li stia cercando soci per il suo Milan, dichiarandosi disposto a cedere il 25% delle quote per la modica cifra di 200 milioni. Come a dire che, a pochi mesi dal compimento dell’estenuante closing, il valore della baracca è già cresciuto del 50%. Finchè la panzana la strilla il giornalaio di Arcore va bene, ma che certe notizie suscitino ancora tale riverbero fa davvero pensare…

Per dire: anche l’Inter può dire di valutare Santon e Nagatomo 40 milioni (l’uno, s’intende…), poi tutto sta a vedere se c’è qualcuno che ci casca…

E che non sia consentito ad alcun essere semovente sul globo terracqueo parlar male del Milan e delle sue emanazioni presenti o passate, lo dimostra l’inaspettato esonero di Ancelotti, Carletto per tutti ma non per me.

Ora, l’esonero è per un allenatore quasi un fatto inevitabile e fisiologico, essendo quello uno dei mestieri più precari del mondo (assai ben remunerato, ma pur sempre precario): eppure, tutti i media italiani uniti e compatti a difendere il sopracciglio più inarcato della bassa padana, accusato addirittura di aver fallito nella sua qualità precipua, e cioè di creare armonia in spogliatoio. La melensa retorica rossonera ha infatti seguito Ancelotti a Londra, Parigi e Madrid, prima di incepparsi inopinatamente in Baviera.

Singolare e sintomatico della coerenza dei media il fronte comune di tutti i giornalisti a respingere in modo sprezzante le critiche dell’ambiente Bayern ad una eccessiva italianizzazione dello spogliatoio, e ad una tendenza alquanto familistica nella composizione dello staff del Mister, di cui facevano parte il figlio e il genero.

Al solito: in Italia sempre pronti a scandalizzarsi per i troppi stranieri nei nostri Club, ma quando lo stesso atteggiamento lo prendono all’estero contro il povero  Carletto, tutti a difenderlo e a liquidare le lamentele del caso come chiacchiere da crucchi ubriachi baffi-neri-spaghetti-mandolino.

WEST HAM

Buona vittoria contro lo Swansea che ci vede tornare in acque non così turbolente.

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