SOCCIA CHE ROBA…

BOLOGNA-INTER 0-1

Bene in risultato, e poco altro, a partir dalla maglia versione chiara-fresca-sprite.

Suppliamo alla seconda giornata di assenza di Icardi distribuendo errori da matita blu in misura uguale tra i due attaccanti deputati a sostituirlo: Palacio nel primo tempo sbaglia quel che sembra un gol fatto in piena area piccola (malandrina in realtà la deviazione del difensore a due passi da lui), Eder nella ripresa ha tutto il tempo di prenere la mira, caricare il destro e produrre uno squassante e forte pèto (cit.) che finisce fetido ma innocuo addosso al loro portiere.

Per il resto la mediana è mediocre in Gagliardini e Joao Mario, e Murillo è sempre meno proponibile come laterale destro, al punto da far fare un figurone ad Ansaldi che lo sostituisce ad inizio ripresa.

Pioli non ha badato a diffide e rischi, schierando i due pericolanti Medel e Miranda, col secondo a farsi ammonire nella ripresa per fermare una ripartenza bolognese. Giallo inevitabile, a giocar col fuoco prima o poi ti bruci. La beffa è che anche Murillo è in dubbio per domenica, visto che la sua uscita, che speravo dovuta a manifesta inadeguatezza tecinica, è invece figlia di un problema muscolare tutto da analizzare.

Dzeko probabilmente gongolerà nell’apprendere dei nostri affanni, ma a ciascun giorno basta la sua pena e vediamo di regolare il Bulègna prima di pensare ai lupacchiotti.

A questo ci pensa Gabigol, che entra con Banega e poco dopo ci regala i tre punti. Bravo l’argentino a ricacciarmi in gola gli insulti che gli sto mandando nel vederlo quasi perdere palla per l’ennesimo inutile ghirigoro, lungimirante nel premiare l’incursione di D’Ambrosio sulla destra e pronto a correre a esultare dopo che il ceruleo napoletano ha servito il giovane brasiliano per il più facile dei goals.

E’ l’1-0 di un’Inter brutta e cinica come piace a noi. E tutti gli altri affanculo.

Handanovic fa la paratona d’ordinanza su Torosidis salvandoci dal pareggio dopo che, ancora nel primo tempo, ho sudato freddo nel vedere Eder scalciare in modo sconsiderato Dzemaili sul limite dell’area. Fallo certo, rigore molto probabile, invece niente! “Giocare giocare!” mima l’arbitro ad ampi gesti: Ol Dunadù è più avvelenato del solito e ne ha ben donde. Noi per una volta passiamo all’incasso fischiettando.

LE ALTRE

Vincono tutte o quasi, compreso il Milan che ferma la Viola in quella che dovrebbe essere stata l'(ennesima) ultima partita con Berlusconi presidente… fino a domenica prossima.

E’ curioso ma al tempo stesso sconfortante constatare che 9 vittorie in 10 partite non ci abbiano consentito di recuperare granchè su Roma e Napoli, e che anzi Atalanta e Lazio siano ancora compagne di pianerottolo (punto più, punto meno).

Toccherebbe vincere gli scontri diretti, a cominciare da domenica. Epperò la vedo dura…

E’ COMPLOTTO

Forse, ma dico forse, la stampa si sta accorgendo che quello di Suning non è un semplice salto nel buio, e che ‘sti cinesi qui tutto sono tranne che dei dilettanti.

Il modo in cui si guardano intorno e tracciano le linee per il futuro lasciano (almeno a me) un’impressione di strategia studiata e di zero paura ad investire massicciamente.

Certo, poi il cavallo che pare domato trova sempre il modo di imbizzarrirsi e tentare il colpo di coda: ecco quindi la Rosea plaudere al talento di Perisic, decantandone le qualità e la buona vena realizzativa, ma paventando (purtroppo solo sull’edizione cartacea, che sul momento non ho avuto la prontezza di fotografare) al contempo un suo addio a fine stagione, dato da quei paletti di FPF sempre buoni per riportar noi interisti -e solo noi, si badi bene- con i piedi per terra.

Infine, come giustamente sottolineato anche in altri lidi, ecco il solito doppiopesismo nei commenti del litigio Allegri-Bonucci, con conseguente multa per il primo e tribuna per il secondo.

Oltre a rimandarvi al lisergico titolo: “Juve, quando le frizioni fanno bene” risalente solo a qualche “vaffa” fa, pare evidente il mormorìo serpeggiante tra gli addetti ai lavori, all’insegna dell’ “ecco la mano forte della Società!” “punizione esemplare per Bonucci!“. Niente “caso“, niente “crisi“, niente “spogliatoio spaccato“, niente “allenatore che non ha in pugno la squadra“.

Al limite il giocatore che ci è rimasto malissimo, dopo tutto quel che ha passato, e che per un attimo ha anche pensato di dire addio alla Juve, ma poi ha prevalso la ragione e l’amore per la maglia.

Devono aver copiato gli appunti dagli inviati a Milanello Bianco…

Strano vero?

WEST HAM

C’era la coppa, e noi siamo già fuori…

bol-int-2016-2017

Non ci crede neanche lui…

CI SIAMO QUASI, CI RISIAMO SEMPRE

JUVENTUS-INTER 1-0

Faccio finta che il ritardo nella compilazione di queste quattro stronzatelle sia dovuto al dubbio lancinante sul taglio da dare al pezzo, e non più banalmente alle millemila incombenze lavorative.

Fate finta di credermi così il gioco viene meglio.

Da un certo punto di vista, infatti, ho passato buona parte dei 90′ giocati e delle ore immediatamente successive a pensare “beh dai: ‘sti maledetti l’han rubata come al solito, però noi abbiamo fatto una bella figura, nel primo tempo gli abbiamo tenuto testa, colpo su colpo, e anche nella ripresa non abbiamo demeritato granchè“.

Poi però l’altra parte di me, forse scandalizzata dall’analisi obiettiva e scevra da qualsiasi intento polemico, ha preso il sopravvento a furia di madonne assortite contro Rizzoli, i Gobbi e il sistema ancora una volta prono a pi greca mezzi al cospetto del “potere”.

La conseguenza è che è tutt’oggi che rimastico tra i denti questa frase:

Questi dovevano cancellarli dal mondo calcistico 10 anni fa: non l’hanno fatto per codarda ignavia, e tutto è tornato come prima. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e i servi sono sempre alla ricerca di padroni.

Cerco di tornare per un attimo nella versione più tranquilla di me stesso, e non posso che confermare le buone impressioni lasciate dalla squadra a Torino. Vero che la Juve ha tirato di più, e più pericolosamente, in porta; vero anche che i nostri sono andati per 3 o 4 volte molto vicini a far male a una squadra che -c’è da dirlo- quando decide di non far passare un cazzo, non fa passare un cazzo.

Che la difesa sia stata a tre o a quattro poco mi cale, se non farci assistere allo scempio non richiesto di un Murillo che si trova a proporsi per il cross o -addirittura- a cercare il sinistro a giro sul palo lontano.

A parte quello, Medel e Miranda fanno buona guardia, e la coppia scelta per la mediana (Gaglia-Brozo) non sfigura davanti a Khedira e Pjanic. I quattro davanti sono i soliti: nessuno di loro gioca la miglior prestazione della stagione, eppure qualcosa di buono lo lasciano tutti.

Detto ciò, non ho problemi a riconoscere ad Handanovic la palma del miglior nerazzurro in campo, con quei tre o quattro interventi a cui siamo comodamente abituati ma che non per questo sono meno difficili. Ripeto quanto detto tante volte: Samirone non ha la personalità di Zenga o di Julio Cesar, ma tra i pali è veramente fortissimo… sapesse anche uscire sui cross, sarebbe un fuoriclasse. Ad ogni modo, inscì avèghen, disen a Milàn…

Il gol di quel maledetto di Cuadrado è bello quanto casuale (chè ci riprova altre 10 volte e abbatte 10 curvaioli diversi…) e il povero Samir non ci può fare nulla. Piuttosto, Joao Mario si merita tutti gli insulti di Pioli (e miei, per quanto può valere) per non aver chiuso per tempo sul colombiano. Improperi e maledizioni anche per lo juventino, ci mancherebbe, visto che oltre al sifulotto a cento all’ora che ci costa la partita non manca di esibirsi nel da me odiatissimo balletto.

Come saprete, legalizzerei la caccia all’uomo in caso di perculamento così acclarato.

Il gol abbatte i cuori nerazzrurri, visto che l’intervallo non ci rivitalizza. Sappiamo fare di peggio, sia chiaro, e se non altro torniamo in campo sia con le gambe che con la testa.

Sbagliamo male due contropiede, preferendo in entrambi i casi la soluzione personale al compagno sulla fascia, ma a parte quello sbattiamo senza nemmeno troppa convinzione contro il muro di Chiellini & Co., bravo ancora una volta a picchiare come un fabbro ferraio, riuscendo nel contempo a esibirsi in un paio di tuffi da simulatore provetto, sotto gli occhi orgogliosi e gongolanti del panteganone biondo Pavel Nedved.

Pioli dovrà essere bravo adesso a non disperdere il tanto di buono fatto vedere nella striscia di vittorie, ma tutto sommato anche nella settimana contrassegnata dalle due sconfitte con Lazio e Juve. In entrambe le partite ci sono stati errori (più in Coppa che a Torino a dir la verità), ma sia martedì che domenica i nostri hanno fatto vedere di aver assimilato movimenti e automatismi che fanno dei nostri una squadra seria.

Era ovviamente impossibile continuare a vincere e navigare col vento in poppa che cresceva quasi da solo dopo ogni vittoria: ecco allora la prova di maturità dei nostri amatissimi craniolesi.

Mi raccomando, non buttiamo tutto nel cesso come so sareste in grado di fare!

LE ALTRE

Napoli e Lazio fanno capire senza usare troppi giri di parole che i passi falsi casalinghi con Palermo e Chievo sono stati i classici incidenti di percorso, facendone 7 al Bologna e 6 al Pescara.

Mentre scrivo la Roma è 4-0 con la Viola, e la cosa non stupisce, come del resto non stupisce l’ennesima sconfitta dei cugini contro la Samp a San Siro. Giampaolo (quello che “ho proprio scelto di non essere competitivo con la Juve perchè pochi giorni dopo avevo l’Inter“) si fa parzialmente perdonare portando via i tre punti, e lasciando le serve libere di descrivere i miglioramenti in tutti i fondamentali di giUoco della squadra di Montella. Epperò hanno perso, magno cum gaudio.

E’ COMPLOTTO

Come al solito, la mia priorità non è sottolineare gli errori arbitrali in quanto tali (scusate la rima).

Io sono un professionista del rancore e del complotto, e da virtuoso vado oltre. Rizzoli conquista posizioni nella personale top ten dei maledettissimi da ricordare nelle preghiere della sera non tanto per i due rigori non dati nel primo tempo, ma per la sicumera con cui arbitra in punta di regolamento nei minuti finali (il rosso di Perisic, l’immediata domanda “chi ha tirato la palla” al fischio finale, come il peggiore carugnin de l’uratori che fa la spia), usando invece il buon senso quando le animate querimonie provenivano da gente diversamente strisciata (vero Pjanic? Vero Lichtsteiner?) o la manica larga quando il solito Chiellini entrava così su Gagliardini sulla linea laterale.

All’odiosissimo luogo comune “tanto alla fine torti e ragioni si compensano“, rispondo con la speranza (or should I say utopia?) che situazioni uguali siano, almeno una volta, almeno per sbaglio, trattate in modo uguale. Ti mando affanculo? Mi cacci, sempre. Oppure, mi fai capire che hai sentito e che alla prossima sono cazzi. Sempre. E io -calciatore- mi regolo.

Se invece, ominicchio che non sei altro, fischi il più codardo e prevedibile dei falli di confusione al 93′ col nostro portiere a saltare in area, se nel dubbio fischi 10 secondi prima del termine del recupero, se rimedi ad errori sesquipedali di un giocatore come i bambini al parchetto quando chiamano “oh arimo un attimo, palesi la tua malafede in maniera molto più evidente rispetto ai due rigori -ripeto, sacrosanti, a meno di non voler sentire i soliti servi– che potrebbero anche apparire semplici errori di valutazione ad un occhio meno esperto (o a un culo meno spanato, concedetemi la licenza poetica) .

Infine, come diceva Stefano Lavori, there is one more thing: dovremmo saperlo, ma è sempre bene ricordarlo. E cioè: dovremmo ormai avere imparato che dobbiamo subire e stare zitti, chè a lamentarsi si danno alibi ai giocatori, si consumano importanti risorse mentali e si rischia di mettere in dubbio la buona fede degli arbitri, di cui nessuno può nè vuole dubitare.

Vero Massimo Mauro dei miei coglioni?

Qui continuiamo a vivere in una situazione malata, in cui alla fin della fiera siamo contenti perchè la Juve non ha rubato troppo, “ha solo avuto un paio di decisioni a suo favore e quindi ci può stare”.

Io invece ogni giorno ripenso con rammarico vieppiù crescente all’enorme occasione sprecata nella lontana estate del 2006. Ecco cosa succede a non fare e cose per bene.

L’erba gramigna non muore mai.

WEST HAM

Ne diamo tre al Southampton, rimontando il gol al debutto di Gabbiadini. Siamo noni, sempre più belli e paciarotti.

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NO ONE LIKES US

INTER-CROTONE 3-0

La bella novità è che i nostri hanno vinto e, visti i tempi, è una notizia.

Niente di così diverso dalle ultime prestazioni, se si guarda al giUoco, ma almeno stavolta abbiamo tirato in porta con un minimo di convinzione in più, e la sorte per una volta ci ha premiato con tre goals negli ultimi dieci minuti.

Rispetto alle ultime uscite, Handanovic vive una giornata di sostanziale vacanza, e la cosa non può che fare piacere, nonostante un paio di urlacci riservati al principe dei Craniolesi Murillo, che per ben due volte rinvia alla cazzimperio un pallone docile-docile da lasciare al portiere.

A centrocampo Banega fa un’altra prestazione da turpiloquio: meno male che è arrivato a parametro zero, altrimenti l’incasellamento nella categoria pacco sòla sarebbe cosa fatta. Il ragazzo è lento di pensiero e pervicace nella giocata individuale, e nell’ora abbondante in cui resta in campo ha il solo pregio di far risaltare la prestazione di Brozovic (soprattutto) e di Joao Mario.

Torna a fare capolino nelle mie poco capienti cervella il dubbio amletico: “È bravo eh? Ma che cazzo l’abbiamo preso a fare? C’era già Brozo a fare quel mestiere lì“.

Ad ogni modo, abbiamo un campione in rosa (Icardi) e un ottimo giocatore (Perisic), e non è un caso che siano loro a risolvere la partita. Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più della partita è stata l’apertura dell’argentino per il croato, appena prima dell’1-0.

Adani ha ragione a rimproverare Maurito “a prescindere”, esigendo da lui un coinvolgimento nella manovra ben maggiore rispetto agli standard attuali. Riconosco all’ex terzino anche la buona fede nel pretendere tanto da chi tanto può dare. Detto ciò, il passaggio a Perisic è per distacco la cosa migliore della partita.

I due gol che seguono (il primo dopo essersi guadagnato un rigore solare, il secondo con un destro secco in pieno recupero, dopo essersene visto annullare uno un minuto prima per giusto fuorigioco) sono quasi l’inevitabile corollario alla prestazione.

Ripeto il giudizio sintetico: è un tamarro di prima categoria, ma a buttarla dentro ha pochi pari al mondo (piano coi doppi sensi, sporcaccioni…).

Mi resta la curiosità di quel che potrebbe combinare in una squadra che creasse per lui 5-6 occasioni a partita, e non solo una o due, ma la cosa potrebbe accadere solo lontano dall’Inter di questi mesi, quindi mi tengo la curiosità e chissene.

Mr Vecchi fa la sua onesta figura, vincendo la partita che non poteva non vincere e tornando nei ranghi a vantaggio del nuovo arrivo in panca.

E questo ci porta alla corposa sezioncina dedicata all’amore mediatico per la nostra maglia, tale da spingermi ad utilizzare, per questo post, il motto del Milwall, arcirivale del West Ham da più di un secolo.

Vedete un po’ come sono messo…

È COMPLOTTO 

Se ho elencato nel paragrafo precedente le belle novità della partita col Crotone, qui elencherò invece le brutte consuetudini, e cioè quel menefreghismo sprezzante e per nulla celato di tutto il mondo calcistico nei confronti dell’Inter.

E quando dico “tutto il mondo” intendo paradossalmente anche i tifosi.

La gente vuol sapere (che cacchio avete nel cervello…) Partiamo infatti da questo striscione dei geni della comunicazione della Curva Nord:

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Vi stimavo di più ai tempi del motorino o del fumogeno a Dida. E ho detto tutto…

Ecco come le menti semplici, ancorché nerazzurre massicce e incazzate, cascano in pieno nella bugia detta mille volte che diventa verità. “Tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Ma brutti coglioni, cos’avete nella testa, come vi viene in mente? Anni di campionati falsati, anni di campagne acquisti a comprare all’estero perchè in Italia non si muoveva niente, anni a sentirci dire “che vergogna, neanche un italiano”. I nostri rivali a spartirsi il bottino, trenta sentenze che dicono questo, e i nostri, mai come stavolta in versione Tafazzi, a vomitare ‘sta minchiata.

Come possiamo pretendere il rispetto del mondo, se noi per primi inciampiamo in cagate del genere?

Ma per fortuna i Craniolesi della Nord sono in buona compagnia.

Sconcertanti certezze: il solito giornalista rancoroso gode nel vedere Thohir e i suoi uomini delegittimati da tutti e sostanzialmente bypassati da Suning. Il vecchio Mario evidentemente non digerisce il fatto che il tycoon indonesiano non se lo sia mai “cacato di pezza” e mai gli abbia concesso un’intervista, commettendo ai suoi occhi chissà quale mortale peccato di lesa maestà.

Per quel che mi riguarda ho più volte ringraziato Erick Thohir, e il neo dimissionario CEO Michael Bolingbroke, per la capacità tutta manageriale e affatto calcistica di riportare questa squadra ad avere un valore. Si prescinde dal calcio e dai risultati, e quindi la cosa più importante delle cose non importanti ne esce male dalla loro gestione. Nessuno può negarlo e infatti non ci provo nemmeno: calcisticamente parlando viviamo tempi bui, che pochi paragoni trovano nella mia ormai quarantennale militanza.

Fatta la premessa, emerge ancor di più la loro bravura nell’aver dato alla Società una parvenza di organizzazione (non perfetta, non abbastanza diversa dalla Simpatttia morattiana, e lo dice anche il Leo), e soprattutto il piccolo miracolo di aumentare il fatturato di circa 20 milioni in tre anni, di cui uno senza Europa e l’altro con una multa “in libertà vigilata”.

Ma tutto ciò non fa notizia, qui al solito è meglio abbaiare contro gli stranieri e sfottere chi secondo la vulgata popolare non è nemmeno degno di provarci…

Velgogna: Il provincialismo tutto nostrano, il poco rispetto per l’altro da noi, la memoria storica riaggiustata alla bisogna, il costante sprezzo per la realtà. Ecco, in poche parole, quel che sta dietro un banale e stupido tweet di Sando Sabatini.

Facendo il sunto di un interessante quanto lungo articolo di blogcalciocina :

E’ colpa di questa mentalità così limitata se siamo l’unico paese fra i big del calcio europeo a non avere ancora instaurato un accordo federale con la Chinese Football Association, mentre paesi come Spagna, Germania e Inghilterra sono avanti anni luce e monetizzano con gli accordi bilaterali che si sono instaurati a partire dall’ambito sportivo, per poi variare su tutti i fronti del settore economico.

Ecco chiaramente espresso quel che penso di personaggi come Sabatini, che peraltro ho iniziato a disprezzare quando, da ufficio stampa dell’Inter, era stato allontanato dal Club in concomitanza con (non voglio dire a causa di) lo scandalo delle notti bollenti dei giocatori dell’Inter con alcune professioniste dell’interattenimento nei primi anni 2000.

A fare da magistrale chiusa al caso-Inter di quella lontana settimana, ecco le indimenticabili parole dell’Avvocato Prisco:

Inter a luci rosse? Beh, meglio che rossonere!
Giocatori a festini hard? Non saprei. Quando escono, non mi chiamano mai!

La partita della vita (…forse): Non poteva mancare il classico esempio di Same but Different a far capire come tutti gli animali della fattoria siano uguali, ma qualcuno sia più uguale degli altri. Non entro nemmeno nel merito delle parole di Buffon che sprona i suoi a impegnarsi in Europa, perchè là si fa sul serio mentre in Italia “si scansano“. È la verità, con tanto di allenatori che quasi si vantano di non voler essere competitivi contro la Juve in modo da essere pronti per la partita successiva (guarda caso, contro i nostri). Strano, perchè ai bei tempi del lustro d’oro ricordo partite giocate alla morte da chiunque, giustamente desiderosi a far vedere il proprio valore di fronte alla migliore della classe. E TV e giornali a fare bordone, ad assurgere al ruolo di moralizzatori e difensori del fair play fino in fondo, che a nessuno passi per la mente di non sputare sangue in ogni partita e su ogni pallone. Qui no, si sceglie di non essere competitivi. E sta bene a tutti, noblesse oblige, non disturbiamo la Vecchia Signora, qui mica possiamo fare i grossi come con l’Inter.

Nel dubbio lasciate(ci) giocare: È poco più di un divertissement quello di legare a questo contesto di tortino alla merda l’ennesimo episodio che vede la classe arbitrale contro i nostri.

La direttiva UEFA secondo la quale, nel dubbio, la bandierina del guardalinee dovrebbe rimanere abbassata, applicata all’Inter ha la stessa credibilità del Professore che alla fine del primo quadrimestre diceva “sei sul 5,5: ti metto 5 adesso così a Giugno se sei ancora nella stessa situazione ti metto 6“. La classica favoletta: io rimandato a Settembre e D’Ambrosio che si vede annullare un gol buono. Non dubbio, non leggermente oltre. Buono, perchè è in linea. Difficile? Sì, e la direttiva è fatta proprio per casi del genere: se non sei sicuro lascia giocare.

Appunto.

Non mi sei arrivato, per me è no: l’ultimo capitolo di questo romanzetto alla cacca sta nell’enfasi con cui la stampa ha parlato di “casting” in relazione alla scelta del prossimo Mister nerazzurro. Come se nessun’altra squadra avesse mai prima d’ora valutato più candidature contemporaneamente. Come se tenersi aperte diverse opzioni, in un momento critico come questo, fosse un male.

Qui invece no: è una burla, una farsa, cose mai viste. È la solita Pazza Inter.

image

“Oh, mica male quel passaggio…”

HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario

A PROPOSITO DI VERGOGNA

Come sa chi ha l’insano vezzo di seguirmi, ho da tempo scelto di non commentare le gesta dei nostri eroi in braghette in quella competizione dal sapore nostalgico e dolceamaro denominata Europa League.

Ammetto senza problemi che se mai (utinam!) i nostri dovessero andare avanti e chissà, addirittura rischiare di vincerla, mi comporterei da perfetto tifoso e come tale andrei in giro sbandierando ai quattro venti “sempre detto che bisognava puntare alla Coppa, mica al Campionato!“, ma visto l’esordio dovrebbe trattarsi di periodo ipotetico dell’irrealtà.

Detto ciò, non parlerò di quella cloaca vista in TV, con gente vestita da Sprite a bighellonare svogliata per il campo, della serie “c’amma fà pe campà” (vero Brozovic??). Mi concentrerò sulla solita clemenza che la stampa italiana ha riservato ai nostri. Che han fatto cagare, questo è chiaro ed evidente.

Non ho sentito però nessuno, nemmeno come inciso o come attenuante, dire che la formazione era in qualche modo obbligata stante FPF e Juve in arrivo domenica, che il primo gol è figlio di due blocchi molto sospetti che mettono KO due dei nostri e che sul secondo gol Handanovic semplicemente non cerca nemmeno di prenderla (altro che “punizione fantastica“… e sì che tu Marchegiani facevi il portiere!).

Niente di tutto ciò. De Boer nun ce sta’ a  capì un cazzo (senza nemmeno usare tanti giri di parole), la Società è assente, troppi stranieri (per la cronaca l’Inter ha finito la partita con 4 italiani in campo, nuovo record, visto che partitone??), moriremo tutti.

Via libera ai Luoghi Comuni Maledetti su Repubblica, con Andrea Sorrentino a chiedersi retoricamente, inter alia, chi possa aver avallato quella cagata di maglia.

Ineccepibile, e del resto io stesso avevo auspicato che fosse una bufala. E invece, cazzo se è vera…

Un po’ più eccepibile quando, pur senza dirlo, fa trasparire il suo pensiero riassumibile in “se solo ci fosse un Presidente italiano, se solo ci fosse ancora Moratti“.

E’ l’ultimo dei problemi, sia chiaro, ma per amor di verità ecco qualche perla di italian style proposta dall’ex-ex Presidente e dal suo Direttore Artistico nei 18 anni di impero simpatttico:

Presto... un plasil!

Modello numero 4: Giuditta! (cit.)

Detto che noi tifosi, e al limite quelli avversari, possiamo vomitare i peggiori insulti e sfottere ad libitum dopo la raccapricciante prestazione di coppa (maglia o non maglia), un marziano calato in Italia da Plutone, da un cazzo di giornale nazionale, si aspetterebbe un approccio più serio e concreto di questo.

Non benevolo, nemmeno sdrammatizzante, ma serio sì.

Per un’analisi socio-medio-semiotica della vergogna che alcuni invece di altri dovrebbero provare, si rimanda al tagliente e lucido Malpensante, mentre io qui mi limiterò a tirar fuori la polvere dagli angoli, e a scorgere piccole camionate di simpatia e disprezzo che, giurin-giurètta, avevo iniziato a raccogliere già da lunedì, quando -credo per la prima volta- la Rosea si era sentita in dovere di spiegare perchè un giocatore che aveva di fatto offerto i due palloni per i gol di Icardi (si parla di Banega) fosse stato giudicato da 5.5.

Beninteso, fosse stato per me gli avrei dato anche meno, chè il ragazzo mi pare affetto da Pizzarrite acuta (trottolino amoroso su se stesso a scartarne 4 o 5 prima di dar via la palla). Ma come al solito, qui tutti attenti e distaccatissimi osservatori, là dove è uso comune chiudere occhi e cervello e dire: “entra in entrambe le azioni dei gol di Icardi: 7“.

Ma questo era solo l’inizio.

Vedere per credere:

Il Milan aveva perso al 90' contro l'Udinese, ma lì niente vergogna, anzi: panchina d'oro!

Ecco il lavoretto di Lunedì: tutte notizie vere, ma date con quel tono di “caso!” “crisi!“, con abuso di esclamativi, sensazionalismi inutili e ricerca dell’inguacchio. Per la cronaca, il Milan aveva perso al 90′ contro l’Udinese a San Siro, ma lì niente vergogna, anzi: “un tesoro in panchina!

Anche i tweet più divertenti. Fàttela una risata...

Questo invece un campionario dalla homepage di venerdì mattina. Anche i tweet più divertenti…
Fàttela una risata! E poi vai di Helsinborg, quello ci sta sempre! E continua con gli esclamativi, che fa colore!!!

Il Corriere non è da meno, ma ha forse un briciolo di dignità in più: dopo la giusta razione di critiche e schiaffoni, allarga il focus e ricorda le figure demmmerda anche delle altre italiane. Bontà loro…

Lo ripeto per i duri di comprendonio: criticare aspramente è doveroso per un giornale che voglia fare cronaca ed anche analisi e commento. Il rispetto però non deve mai mancare.

Quel che invece manca -da sempre, nonostante il susseguirsi delle proprietà- è una reazione a tutto ciò. Restiamo la squadra simpatttica che non si pone il problema, che fa spallucce e incassa. Il perchè è scolpito nella chiusa definitiva del Finocchiario al minuto 3.15 di questa chicca.

PROCESSO ALLE INTENZIONI

CHIEVO-INTER 2-0

C’è una simpaticissima barzelletta che amo raccontare ai miei amici stranieri per descrivere le bizzarre caratteristiche dell’uomo medio italico.

La barza fa così:

Quando un inglese non sa una cosa, si astiene.

Quando un tedesco non sa una cosa, la studia.

Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

Eccomi per una volta negli orgoglioNi panni dell’italiano per commentare una partita che non ho visto, se non per gli highlights sbirciati in un ristorante di Villasimius, il cui servizio era probabilmente la sola cosa paragonabile alla velocità dei nerazzurri scesi in campo in quel di Verona.

Orbene, avevo già espresso la mia antipatia per il nuovo mister, basata su preconcetti e sensazioni epidermiche evidentemente prive di qualsiasi base concreta e come tali –speravo- assai semplici da smentire.

Invece il minchione di turno decide di varare per la prima uscita della squadretta un olandesissimo 3-4-3 che per inciso non usava più nemmeno all’Ajax. E del resto, quale modo migliore per far esordire una squadra di craniolesi che hai la ventura di allenare da soli 15 giorni?

I nostri, ovviamente, se c’è da far figure demmerda non si tirano indietro, ed ecco l’ex milanista Birsa travestirsi da Zidane per una notte e trovare una doppietta condita da dribbling in piena area che in Serie A non vedevo dai tempi di Carletto Muraro.

Inconcepibile, se non preoccupante in vista del mercato, l’iniziale esclusione di Perisic dall’11 iniziale, anche se ad onor del vero la ripresa ha visto lui come il connazionale Brozovic subentrare ed adeguarsi istantaneamente al nulla cosmico espresso dai colleghi di maglia.

Icardi sarà contento di aver strappato l’aumento di stipendio, ma continua ad essere un ottimo finalizzatore con scarsissima propensione all’’andare-a-prendersi-quella-cazzo-di palla-se-là-davanti-non-arriva-mai (porca-di-quella-troia).

Leggo di un Eder meno peggio degli altri, e ciò la dice lunga sulla prestazione complessiva.

Leggo altresì di dichiarazioni d’amore “a prescindere” per il nuovo mister, ultimo arrivato e come tale ultimo dei colpevoli, e il concetto in linea di massima non può non essere condivisibile.

Arrivo addirittura a plaudere all’affermazione del ceruleo D’Ambrosio che conferma un sospetto di molti: “non siamo una squadra di fenomeni”.

Mi piace però tornare sul concetto iniziale e ri-chiedermi retoricamente quale ganja si sia fumato il signore di Amsterdam per rispolverare una difesa a tre, incentrare il giUoco su Medel e lasciare fuori la nostra miglior ala. Tra i pochi- a mio parere- vantaggi dell’addio di Mancini speravo ci fosse quello di non dover più aspettare metà ripresa per vedere in campo la formazione più logica, e invece si vede proprio che certi amori non finiscono.

Al solito, tempo per piangerci addosso non ce n’è, visto che tra pochi giorni torneremo in campo con un Palermo pronto con la consueta simpatia a sputare sangue contro i nostri.

Quantomeno hanno venduto Sorrentino (guarda caso al Chievo, ma ieri sera eravamo talmente loffi che dubito abbia dovuto sporcarsi i guanti…).

LE ALTRE

La Juve regola di misura la Fiorentina, mentre la Roma asfalta un’Udinese che aspetterà qualche giornata prima di far vedere il meglio di sé.

Per i cugini faccio un altro processo alle intenzioni maledicendo Belotti che già l’hanno scorso con un carpiato in area nerazzurra si era procurato (segnando) il rigore nella ferale sconfitta casalinga col Toro.

Siccome torti e ragioni si compensano (sono ironico), stavolta il minchione sbaglia al novantamillesimo il rigore che avrebbe potuto dare ai granata il pareggio dopo che al 90’ erano sotto per 3-1.

Rimando alla successiva sezione le conseguenze dell’errore in modo che possiate procurarvi per tempo la necessaria dose di insulina che compensi la zuccherosa elegia donnarummiana, e mi soffermo ancora qualche riga sul “Gallo”: uno con una schiena così avrei giurato fosse juventino, invece vien fuori che il ragazzo “tifa Milan fin da bambino”. Sinisa si è detto addirittura sicuro dell’errore.

E allora, porcadiquellamiseria, che cazzo glielo fai tirare a fare il rigore???

Vallo a sapere, e comunque sarebbe stato solo mal comune mezzo gaudio, un po’ come succede guardando al Napoli che esce da Pescara con un pari dopo essere stato sotto di 2 ma essendosi visto prima assegnare e poi negare un rigore in pieno recupero (if I understand correctly).

Morale: facciamo cagare come e più degli altri anni. Possiamo solo sperare in disgrazie altrui.

Che vita grama.

Che grama vita.

E’ COMPLOTTO

Come detto, non ho visto né sentito niente, e certo l’andazzo della prima giornata non mi ha stimolato a saperne di più.

Segnalo solo tre robe, previste da mo’, simpatiche come la sabbia nelle mutande o stranamente non fatte notare dai solitamente attentissimi scrivani di corte:

  • Gigione Donnarumma eroe nazionale, propriolui. Cuoreingrato, bla bla bla.

          Mi viene da vomitare solo ad immaginare cosa stiano scrivendo a riguardo.

  • Ecco il titolo della homepage della Gazza di pochi minuti fa: “Inter, ti serve un regista”, con l’ulteriore spiega: “i nerazzurri si sono rinforzati ma sempre negli stessi ruoli: manca un profilo alla Biglia o Borja Valero” (come detto siamo talmente brutti che l’immenso –per loro- Pirlo non merita nemmeno di essere accostato ai nostri colori).

Sfanculàti per la loro prevedibilità (sono gli stessi che avevano salutato l’arrivo di Banega dicendo “è proprio quello che serviva”), mi duole dire che quel che scrivono è vero: “Dai tempi di Cambiasso in poi, le trame di mercato interista sembrano ignorare il punto e la cosa si ripete anche quest’anno”.

Poi sarà sempre colpa degli allenatori, ma dubito che Mazzarri prima, Mancini poi ed ora De Boer non abbiano fatto notare la curiosa mancanza all’illuminata dirigenza (sia essa riconducibile a Thohir o FozzaInda).

  • Infine, stranamente mi è sfuggito il plauso all’Inter che, per la prima volta dopo credo 10 anni o più, ha schierato contemporaneamente in campo ben tre italiani, “chè bisogna far giocare gli italiani, chè i nostri ragazzi sono subito pronti, chè loro capiscono meglio il nostro calcio, chè non è razzismo eh, io ci ho un sacco di amici negri, è proprio che i nostri son cresciuti qui e loro lo sanno come si fa”.

Appunto: due pere dal Chievo e a casa. A chi è così minchione da chiedere “adesso sta’ a vedere che secondo lui han perso perché giocavano Ranocchia D’Ambrosio e Eder” rispondo -carezzandogli la testa quadrata- che il problema non starà mai nel passaporto, quanto nei piedi fucilati e nelle teste di cazzo.

WEST HAM

Almeno qui arriva qualche gioia: dopo una bruciante sconfitta in extremis col Chelsea alla prima giornata, ieri i nostri hanno bagnato con vittoria per 1-0 l’esordio al nuovo stadio, sul quale aggiungo solo tre cose:

Vedere un avviso del genere è veramente triste:

west ham stadium avviso

A Genova durante un Derby uscì un bellissimo striscione. “Siete un pubblico da Carlo Felice”. Ecco, più o meno ci siamo arrivati…

Vedere gente portata via dalla polizia perché non lo rispetta è pure peggio.

Vedere smascherato il maquillage messo in scena per nascondere la pista di atletica è ai limiti dell’imbarazzo:

west ham stadium

E questo sarebbe il nuovo stadio-della-madonna?

Operazione fantastica dal punto di vista gestionale-finanziario e come trampolino di lancio verso le grandi ricche della Premier, su questo non discuto (cit.).

Per il fascino, la bellezza e la storia, si prega di ripassare…

 

chi int 2016-2017

Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato e allora mi risposi così: Sono capitato sopra un prato dove mi son domandato “dove sono capitato?” Ecco la risposta al mio quesito sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So ciò. (cit.)

 

TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE

 Certe cose non vanno mai in vacanza, nemmeno a campionato fermo.

Ecco quindi un breve (ma nemmeno troppo) compendio degli scempi mediatici letti e ascoltati negli ultimi tempi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE EURO 2016

Inizio con un godibilissimo quanto velleitario piacere: vedere Quaresma sfanculare Rizzoli. Abbiamo dovuto attendere 7 anni per tributare il primo convinto applauso al Trivela!

Questo perchè -sarebbe inutile negarlo- Quaresma da noi è stato un pacco vero e proprio e di applausi ne ha ricevuti giusto il giorno in cui se n’è andato. Dopo il gol-qualificazione con la Croazia però si è voluto strafare, come al solito: la direttiva è stata “l’hanno pagato 30 milioni“, mentre ci avevano sempre detto 18+ilgiovanePelè per un totale di 24.

Però diciamo “30 milioni sull’unghia” che fa più figo e l’Inter fa ancor di più la figura dei fessi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE COPA AMERICA

Passando dall’Europa alla Copa America, debbo ancora una volta i giusti crediti all’amico Sergio, ormai preoccupantemente contagiato dalla sindrome di accerchiamento: la segnalazione riguarda la sempre simpatica (con l’Inter) Repubblica che, descrivendo le fasi salienti della finale vinta dal Cile contro l’Argentina, si premura di farci sapere che “L’Interista Medel perde palla” lanciando pericolosamente Higuain verso la porta.

Tutto vero, non c’è che dire. Nessuno però segnala che, sull’erroraccio del Pipita (in questo caso non “Il napoletano Higuain”), l’interista Medel sarebbe comunque stato in grado di respingere rimediando alla cazzata fatta con una corsa che si è tragicomicamente conclusa sul palo.

Sintomatico invece che nello stesso pezzo a firma Nicola Sellitti l’errore di Vidal nella lotteria dei rigori sia considerata ovviamente “ininfluente” e che anzi il cileno sia definito testualmente il “terremoto emotivo della Roja“.

Per chi non lo ricordasse Vidal è un ex-Juve: a volte guarda il caso…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE I CAZZI DI CASA NOSTRA

Passando alle nostre latitudini, tocca addirittura plaudere all’amor proprio di Brocchi che, stanco di attendere Godot o chi per lui, con uno scatto di orgoglio ha l’ardire di scrivere una bella letterina di dimissioni all’amatissimo Presidente. Oltre ad avere nemici in casa, a non avere voce in capitolo sui possibili acquisti, ed essere messo lì ad aspettare che i pezzi grossi abbiano tempo anche per lui, il ragazzo se ne va perchè non è stato informato dell’acquisto di Lapadula, pure da lui richiesto e prontamente già intonato alla musichetta aziendale, visto il subitaneo ringraziamento al “Dottorgalliani“. Ma andiamo avanti con la squadra dell’Amore e con l’immancabile Mister X come da tradizione Gallianese.

E il Mister X non ha tardato a palesarsi: ecco arrivare al Milan Vincenzo Montella, già cercato due anni fa da Galliani senza successo e in arrivo adesso quale quinto allenatore in altrettante stagioni. Fatta la doverosa presa per il culo ai cugini per un comunicato in cui riescono a inserire il loro mantra “proposta di gioco“, è indicativa la scala di priorità data dalla Gazzetta alle questioni milanesi di questi giorni.

Come al solito, vedere per credere:

gazza_prima_pagina_29 giu 2016

Evidentemente l’ennesimo allenatore della ennesima riscossa rossonera è più importante dell’arrivo di Suning a capo dell’Inter. Ci voleva molto a invertire la posizione dei due titoli?

Evidentemente sì, se ti chiami Inter…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE SETTORE GIOVANILE (TARGATO TRAVAGLIATO cit.)

La Gazza di settimana scorsa presenta la finale del campionato Giovanissimi tra Roma e Atalanta titolando (vado a memoria ma non troppo) “Ecco i due vivai migliori di Italia“.

Perdendo 5 minuti (non di più) su Wikipedia, direi che l’affermazione è quantomeno opinabile:

Settore giovanile Roma Atalanta Inter

Oltretutto la stessa Gazza, nell’articolo, descrive la portata “storica” dell’evento, specificando che la vincente della finale (è poi stata l’Atalanta) avrebbe eguagliato l’Inter del 2012, capace di vincere nello stesso anno due dei Campionati del Settore Giovanile: nel nostro caso erano stati Giovanissimi e Primavera, oltre al simpatico gingillo della Next Gen Series.

Ma come vedremo tra poco, quel gingillo è stato del tutto inutile per i maestri pensatori del calcio italico.

Prima di addentrarci nel Nextgen-gate, solo poche righe per fare i sentiti complimenti all’Atalanta per il doppio successo, e chiarire con la consueta schiettezza e sincerità orobica quale sia il loro pensiero sulla situazione dei potenziali giovani calciatori nella odierna società:

Oggi nelle rose dell’Atalanta ci sono anche ragazzi “stranieri”: “Il tessuto sociale mondiale è cambiato, ci sono tanti figli di immigrati che fanno parte della società e l’Italia deve essere brava ad adattarsi. L’integrazione sociale ha fatto la fortuna di Paesi come Belgio e Francia e per me è un fenomeno positivo”.

Quindi il succo è: brava Atalanta che fai giocare anche i figli di immigrati.

L’Inter invece è una vergogna perchè ci ha i negri in squadra.

Ma arriviamo alla ciliegina alla merda, che purtroppo non posso linkare, essendo comparsa a firma Alberto Cerruti sulla rubrica di risposte ai lettori, e come tale visibile solo sull’edizione cartacea, mi pare di Martedì 28.

Che ve devo dì: se non vi fidate andatevela a cercare, vedrete che non sto delirando (non più del solito almeno…)

Il prode Cerruti loda giustamente Fabio Grosso per aver deciso di restare alla guida della Primavera juventina anziché lasciarsi tentare dall’avventura in Serie A. Fin qui nulla da dire. Ma, ancora, siccome così la notizia non aveva abbastanza “ciccia”, ecco il colpo da manuale.

Con i giovani ci vuole pazienza -prosegue Cerruti- un Mister non allena i ragazzi per fare carriera: meglio arrivare secondi come Grosso che vincere la Next Gen come Stramaccioni con una squadra che poi non ha prodotto nessuno e con un allenatore che si è bruciato.

Si vede che Duncan, Mbaye, Longo, Benassi, Crisetig e Livaja me li ricordo solo io.

SIAMO VOLGARI COME LA GRAMIGNA (cit.)

ROMA-INTER 1-1

Seguo la partita con una visione che definirei marottiana, e cioè con un occhio ai commensali e un altro al piccolo iPad strategicamente piazzato sulla panchetta di fianco alla cadrega: il giudizio tènnico pertanto non può che essere approssimativo.

Ho visto una buona Inter che con un pizzico di buona sorte e concentrazione in più nei minuti finali avrebbe potuto portare a casa i 3 punti. Non meritatissimi, vero, ma nemmeno rubati.

Invece Nainggolan sfrutta l’assist involontario di Dzeko e incenerisce il povero Handanovic che, al solito, aveva sbrogliato un paio di troiai sulla linea di porta, salvo evitare accuratamente di uscire in quella decina di occasioni in cui l’urlaccio “mia!!!” sarebbe stato più che opportuno.

Svelato il segreto di Pulcinella dell’assenza di Icardi (davvero non capisco a cosa serva alimentare speranze palesemente infondate: i giornalisti lo fanno per vendere i giornali, ma noi?), ecco la novità del forfait di Kondogbia, che sostanzialmente obbliga il Mancio a un 4-2-3-1 con i soli Medel e Brozo in mediana a sorreggere Biabiany-Ljajic-Perisic alle spalle di Eder.

Dietro D’Ambrosio e Nagatomo da quel che vedo replicano la buona prestazione dell’andata, così come Miranda e Murillo paiono essere tornati quelli pre-natalizi per la gioia di grandi e piccini.

I nostri partono timidi, con la Roma a creare con i due faraoni (ElSha e Salah) e i nostri sostanzialmente inoperosi nei primi 20 minuti. Meglio la seconda parte del primo tempo, con un paio di incursioni di Perisic (anche a Roma il migliore e non solo per il gol) e un tiro di Brozo che sembrava proprio quello giusto, se non fosse per l’immaginaria (forse…) buccia di banana su cui l’amato Ajeje scivola al momento di calciare.

Si va al riposo fermi sullo 0-0 e alla ripresa del giuoco sono i nostri a passare: Medel raccoglie un pallone sparacchiato in avanti dalla Roma e serve Brozovic. Puntuale l’imbeccata sul connazionale Perisic che scatta sulla sinistra, diagonalone preciso sul secondo palo come nemmeno io al calcetto dei campioni.

1-0 e commensali che assistono attoniti al padrone di casa che si dimena come un tarantolato prima di scappare in sala e condividere la gioia col rampollo di casa.

Ritrovato l’aplomb britannico, e riguadagnata la tavola con uno “scusate” sbiascicato a mezza voce e seguito da colpetto di tosse imbarazzato, vedo la partita proseguire secondo i prevedibili binari del “noi dietro loro avanti“: il nostro portiere come detto fa le uova e Dzeko, pur rendendosi pericoloso, si mangia un gol da paura. E che il bosniaco sia in serata-no per quel che riguarda i tiri in porta lo dimostra anche all’84’, allorquando cicca la conclusione in area di rigore, che si tramuta però in assist involontario per il succitato Ninja che agguanta il pari, casuale ma meritato.

Ovviamente a quel punto temo seriamente di perderla e quindi accolgo con sollievo il fischio finale. Non cambia molto per noi, anzi…

Passa un’altra giornata e non recuperiamo punti sui lupacchiotti, consolandoci solo col vantaggio negli scontri diretti, che verrebbe buono in caso di arrivo a pari punti.

LE ALTRE

Le prime due vincono, scavando altri due punti di solco dal resto della Serie A e confermando di avere in squadra i due migliori giocatori del campionato (Buffon, per le parate e per la leadership – chè alla fine li odio ma quel discorsetto post-Sassuolo ha avuto effetto perchè l’ha fatto lui e non altri- Higuain per i gol – e scusate se 29 and counting son pochi!).

Da lì in giù è giornata di pareggi, con Roma e Milano a dividersi il magro bottino in parti uguali e Sassuolo e Fiorentina a fare altrettanto.

Dietro l’Hellas è virtualmente la prima retrocessa, avendo perso in casa col Carpi quello scontro diretto che avrebbe dovuto vincere per poter pensare ad una clamorosa rimonta.

E’ COMPLOTTO

Dopo un decennio da Calciopoli, ieri abbiamo avuto la empirica dimostrazione che non è cambiato niente, con o senza Moggi.

Il fatto che la Juve abbia vinto 4-1, il fatto che l’arbitro fosse il-migliore-al-mondo-Rizzoli non cambia niente, anzi, fa capire che certe cose semplicemente rimangono come l’erba gramigna.

Parere personale di tifoso incallito (ma che c’ha ragione!): questi bisognava radiarli nel 2006. Carraro ha dato il colpo di spugna e piano piano son tornati.

Il contrasto tra le puntuali mazzate prese in Europa e la solita prona sottomissioni in Italia dà ancor più evidenza all’anomalia italiana.

Un “normale” arbitro europeo può anche sbagliare, ma non tollera determinati atteggiamenti minacciosi da parte di Bonucci & Co.

Di contro, il nostro miglior arbitro (unanimemente riconosciuto come tale), aiutato dalla coppia di guardalinee che vedremo ai prossimi Europei, riesce a:

  1. non dare il secondo giallo ad Alex Sandro in occasione di un rigore solare e evidentemente non ignorabile;
  2. annullare il gol del 2-2 segnato da Maxi Lopez in linea con Cuadrado (“nel dubbio lasciate gioc… ah no, se è la Juve no!“);
  3. non dare il secondo giallo a Bonucci autore di tre falli tattici a centrocampo per fermare le ripartenze granata, dopo che lo stesso simpaticissssimo difensore aveva minacciosamente appoggiato la propria testa a quella del succitato Rizzoli.

Un’immagine vale più di mille parole:

arbitri juve italia europa

Chè poi, Rizzoli è anche lo storico amico di Totti, già splendido arbitro della finale di Coppa Italia 2010, però “è il migliore del mondo“…

Chiamatela sudditanza psicologica, chiamatela protervia dei potenti, chiamatela come cazzo vi pare, fatto sta che la stessa dirigenza che in settimana è caduta dalle nuvole provando sulla propria pelle cosa voglia dire subire torti arbitrali (for once…) e strillando ai quattro venti della necessità della moviola in campo è la stessa che da anni ci vomita la litanìa dei torti e favori che a fine stagione si compensano e dell’errore arbitrale come elemento del gioco, così come la papera del portiere o il gol sbagliato a porta vuota.

E comunque, ammonisce la salomonica Gazzetta odierna, è stata una brutta giornata del nostro miglior arbitro. Detto questo, “sono inutili, fuori luogo e pericolose eventuali dietrologie“.

Certo certo, bassiamo i toni disse il sommo…

Di sicuro c’è che nemmeno noi possiamo mai star tranquilli, nemmeno dopo una striscia di prestazioni più che discrete.

Anzi, negli ultimi giorni, forse proprio per la recente serie di prestazioni -e risultati- convincenti, abbiamo letto di dozzine di Club interessate ai nostri giocatori, quasi che il vero obiettivo dell’Inter sia non già l’arrivare terza (o quarta?) in classifica, ma trattenere nell’ordine: Handanovic, Murillo, Miranda, Brozovic, Perisic, Icardi.

Mecojoni…

Ovviamente, nessuno che dica nulla sulla più che probabile assenza dei nostri cugini dalla prossima Champions, ma forse perchè lì, in effetti, di giocatori che possano avere mercato, ce n’è ben pochi.

Rimanendo sulla sponda sbagliata del Naviglio, e tanto per sparare sulla Croce Rossa, faccio presente che nel posticipo con la Lazio Balotelli è stato fischiato al suo ingresso in campo, con Sky ad accorgersene 5 minuti dopo, intenti com’erano a sottolineare gli applausi per l’uscente Luiz Adriano.

Era dai tempi di Dell’Anno (A.D. 1993) che non sentivo San Siro fischiare un giocatore al proprio ingresso dalla panchina.

Interessante anche il caso-Ménez, apparentemente non molto voglioso di entrare in campo a 15′ dalla fine e convinto “con le buone” dal secondo di Sinisa: sono pur sempre la squadra dell’amore.

WEST HAM

Andiamo molto vicino alla vittoria a Stamford Bridge, passando due volte in vantaggio (1-0 di Lanzini e 2-1 di Carroll) e venendo raggiunti in entrambi i casi da Fàbregas (splendida punizia nel recupero del primo tempo e rigore stile Boniek all’Heysel nella ripresa).

Ad ogni modo, rimaniamo quinti tra i due Manchester, e vediamo cosa succede…

rom int 2015 2016

Stavolta l’hanno addirittura lasciato solo a festeggiare… ci vorrebbero più italiani!

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…

E’ COMPLOTTO: TESI E DIMOSTRAZIONE

Dopo più di due anni di blog e dopo sei e passa di sbrodole informatiche, arrivo finalmente alla dimostrazione empirica ed incontestabile della tesi che rimugino da sempre.

Se volete leggere le stesse cose di cui ora parlerò, solo scritte meglio e da gente che fa questo di mestiere o quasi, potete abbeverare la vostra sete di conoscenza qui, qui e anche qui.

Io ci metto del mio, faccio un mischione e servo in tavola qualche polpetta sapientemente cucinata:

La mia querimoniosa litanìa dell’ è complotto, proprio perchè perdurante, ha potuto beneficiare dei vantaggi dalla pratica nel tempo. Ho così potuto constatare che la scarsa considerazione di cui la mia squadra gode presso i media non si estrinseca tanto – o solo – nella banale invenzione di notizie false, quanto invece – se non soprattutto – nell’oculata scelta del come e del quando dare certe notizie.

Nello specifico: ammesso che la sconfitta contro la Lazio abbia lasciato strascichi nello spogliatoio interista (e ci mancherebbe che non fosse così!), c’è modo e modo di riportare la notizia.

E’ per esempio molto strano il risalto dato alle inevitabili discussioni post-sconfitta, scazzi presenti in ogni gruppo di lavoro che non raggiunga l’obiettivo prefissato, figuriamoci in uno spogliatoio di calciatori, le cui capacità diplomatiche e di resilienza sono spesso inversamente proporzionali a tatuaggi e macchinoni da tabbozzo.

E del resto, tutti noi abbiamo mandato affanculo il nostro miglior amico per aver sbagliato un gol nel torneo scapoli e ammogliati, quindi figuriamoci… Qui nessuno nega l’evidenza.

Però:

i. Da questo dato di fatto si è passati in tempo zero a un tutti contro tutti, con brasiliani contro argentini (Melo-Icardi), con un inedito slavi contro sudamericani (stavolta tutti uniti in nome della caccia allo zingaro?) e con un allenatore nevrastenico pronto a saltare al collo dei suoi campioni come già più volte fatto in passato.

ii. In una situazione ben più grave, circa due mesi fa, il Capitano della Juve e della Nazionale ha sferzato i propri compagni non già nel chiuso dello spogliatoio ma davanti alle telecamere, usando espressioni quali indegno“, “far figure da pellegrinii giovani devono imparare da noi“.  Senza entrare nel merito delle -più che legittime- motivazioni del cazziatone mediatico, tutti pronti ad applaudire Buffon che in sostanza sputtana i suoi compagni di squadra davanti ai media, venendo meno all’apparentemente inviolabile comandamento dei panni sporchi da lavarsi in casa.

iii. Quando ciò invece viene fatto –chè davanti a telecamere e taccuini il Mancio ha messo su la faccia da allenatore dispiaciuto più che arrabbiato- ecco che la stampa comunque viene a sapere quel che accade nell’inaccessibile tempio pagano degli eroi in braghette e spara ad alzo zero:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Emphasis added by BausciaCafè

Il tutto nello stesso giorno in cui i vertici UEFA e FIFA vengono decapitati e, ironia della sorte, appena prima che la redazione entri in sciopero, lasciando quindi la homepage immutata per 24 ore.

iv. Eccoci dunque al come e al quando dare una notizia: Buffon sacramenta in diretta TV? E’ il grande capitano che grida e non ha paura ad usare le maniere forti per il bene della squadra. L’Inter giustamente è arrabbiata per una partita persa giocando male? Lo spogliatoio è spaccato, Mancini uno psicolabile, i giocatori degli eterni viziati divisi in clan.

Same but Different, lo chiamo: la cosa è bella o brutta non in sè, ma in funzione di chi la fa.

v. Michel Platini, incensato da tutti come il grande rottamatore del calcio dei buocrati, finalmente arrivato a riconsegnare al popolo il gioco più bello del mondo, viene condannato per aver intascato 2 milioni -come se il ragazzo avesse bisogno di soli….Fa niente, giusto poche righe per dare la notizia e poi sotto coi nerazzurri, chè la Pazza Inter è un grande classico e fa vendere un sacco di copie.

E’ questo che intendo quando parlo di Luoghi Comuni Maledetti: la Juve ha stile, il Milan è una grande famiglia, l’Inter una gabbia di matti.

Con questi tre canovacci ci scrivi l’80% dei pezzi. Minime variazioni sullo spartito.

vi. Nessuno mi toglie dalla testa che, in uno spogliatoio a strisce diverse, questa cosa non sarebbe uscita. Non certo perché in altri spogliatoi non volino cristi e madonne dopo le sconfitte, anzi, ma semplicemente perchè (perlomeno fino ad oggi) si sapeva di non rischiare nulla nel rivelare le spifferate della talpa di turno. Mi direte “bravi pirla quelli dell’Inter che vanno a far la spia coi giornalisti” e sono anche d’accordo. Posto però che l’andazzo è lo stesso da decenni, è singolare che i nerazzurri siano abbonati a comprare giocatori dalla lingua lunga, con tutte le altre grandi ad avere di contro in rosa emuli delle tre scimmiette nonvedo-nonsento-nonparlo.

E’ la sindrome da Squadra Simpatttica, trattata a seconda della convenienza mediatica da grande club o da ingenua accozzaglia di parvenu(s… ci andrà la S sul plurale?).

Siamo il classico gigante dai piedi di argilla con cui si può giocare a fare i duri senza paura di conseguenze per la propria carriera.

vii. La beffa ulteriore sta nei commenti saccenti e financo bonari del giorno dopo: dopo aver creato il caso sbattendo il mostriciattolino in prima pagina, dopo aver fatto gonfiare il bubbone fino a farlo deflagrare, dopo aver preso atto delle smentite ufficiali di tecnico e società (cosa che con la precedente presidenza non sarebbe mai successa), ecco che sono gli stessi incendiari a minimizzare il tutto atteggiandosi a pompieri.

A missione compiuta, per dirla in inglese once the shit has hit the fan, eccoli fingersi le verginelle che non sono e chiedersi retoricamente “han solo perso una partita, perché fan tutto ‘sto casino?”.

Il che, se ci pensate, ci fa tornare a pie’ pari al cliché della squadra pazzerella, tanto simpatica a cui non si può non voler bene.

C.V.D.