NO ONE LIKES US

INTER-CROTONE 3-0

La bella novità è che i nostri hanno vinto e, visti i tempi, è una notizia.

Niente di così diverso dalle ultime prestazioni, se si guarda al giUoco, ma almeno stavolta abbiamo tirato in porta con un minimo di convinzione in più, e la sorte per una volta ci ha premiato con tre goals negli ultimi dieci minuti.

Rispetto alle ultime uscite, Handanovic vive una giornata di sostanziale vacanza, e la cosa non può che fare piacere, nonostante un paio di urlacci riservati al principe dei Craniolesi Murillo, che per ben due volte rinvia alla cazzimperio un pallone docile-docile da lasciare al portiere.

A centrocampo Banega fa un’altra prestazione da turpiloquio: meno male che è arrivato a parametro zero, altrimenti l’incasellamento nella categoria pacco sòla sarebbe cosa fatta. Il ragazzo è lento di pensiero e pervicace nella giocata individuale, e nell’ora abbondante in cui resta in campo ha il solo pregio di far risaltare la prestazione di Brozovic (soprattutto) e di Joao Mario.

Torna a fare capolino nelle mie poco capienti cervella il dubbio amletico: “È bravo eh? Ma che cazzo l’abbiamo preso a fare? C’era già Brozo a fare quel mestiere lì“.

Ad ogni modo, abbiamo un campione in rosa (Icardi) e un ottimo giocatore (Perisic), e non è un caso che siano loro a risolvere la partita. Personalmente, la cosa che ho apprezzato di più della partita è stata l’apertura dell’argentino per il croato, appena prima dell’1-0.

Adani ha ragione a rimproverare Maurito “a prescindere”, esigendo da lui un coinvolgimento nella manovra ben maggiore rispetto agli standard attuali. Riconosco all’ex terzino anche la buona fede nel pretendere tanto da chi tanto può dare. Detto ciò, il passaggio a Perisic è per distacco la cosa migliore della partita.

I due gol che seguono (il primo dopo essersi guadagnato un rigore solare, il secondo con un destro secco in pieno recupero, dopo essersene visto annullare uno un minuto prima per giusto fuorigioco) sono quasi l’inevitabile corollario alla prestazione.

Ripeto il giudizio sintetico: è un tamarro di prima categoria, ma a buttarla dentro ha pochi pari al mondo (piano coi doppi sensi, sporcaccioni…).

Mi resta la curiosità di quel che potrebbe combinare in una squadra che creasse per lui 5-6 occasioni a partita, e non solo una o due, ma la cosa potrebbe accadere solo lontano dall’Inter di questi mesi, quindi mi tengo la curiosità e chissene.

Mr Vecchi fa la sua onesta figura, vincendo la partita che non poteva non vincere e tornando nei ranghi a vantaggio del nuovo arrivo in panca.

E questo ci porta alla corposa sezioncina dedicata all’amore mediatico per la nostra maglia, tale da spingermi ad utilizzare, per questo post, il motto del Milwall, arcirivale del West Ham da più di un secolo.

Vedete un po’ come sono messo…

È COMPLOTTO 

Se ho elencato nel paragrafo precedente le belle novità della partita col Crotone, qui elencherò invece le brutte consuetudini, e cioè quel menefreghismo sprezzante e per nulla celato di tutto il mondo calcistico nei confronti dell’Inter.

E quando dico “tutto il mondo” intendo paradossalmente anche i tifosi.

La gente vuol sapere (che cacchio avete nel cervello…) Partiamo infatti da questo striscione dei geni della comunicazione della Curva Nord:

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Vi stimavo di più ai tempi del motorino o del fumogeno a Dida. E ho detto tutto…

Ecco come le menti semplici, ancorché nerazzurre massicce e incazzate, cascano in pieno nella bugia detta mille volte che diventa verità. “Tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Ma brutti coglioni, cos’avete nella testa, come vi viene in mente? Anni di campionati falsati, anni di campagne acquisti a comprare all’estero perchè in Italia non si muoveva niente, anni a sentirci dire “che vergogna, neanche un italiano”. I nostri rivali a spartirsi il bottino, trenta sentenze che dicono questo, e i nostri, mai come stavolta in versione Tafazzi, a vomitare ‘sta minchiata.

Come possiamo pretendere il rispetto del mondo, se noi per primi inciampiamo in cagate del genere?

Ma per fortuna i Craniolesi della Nord sono in buona compagnia.

Sconcertanti certezze: il solito giornalista rancoroso gode nel vedere Thohir e i suoi uomini delegittimati da tutti e sostanzialmente bypassati da Suning. Il vecchio Mario evidentemente non digerisce il fatto che il tycoon indonesiano non se lo sia mai “cacato di pezza” e mai gli abbia concesso un’intervista, commettendo ai suoi occhi chissà quale mortale peccato di lesa maestà.

Per quel che mi riguarda ho più volte ringraziato Erick Thohir, e il neo dimissionario CEO Michael Bolingbroke, per la capacità tutta manageriale e affatto calcistica di riportare questa squadra ad avere un valore. Si prescinde dal calcio e dai risultati, e quindi la cosa più importante delle cose non importanti ne esce male dalla loro gestione. Nessuno può negarlo e infatti non ci provo nemmeno: calcisticamente parlando viviamo tempi bui, che pochi paragoni trovano nella mia ormai quarantennale militanza.

Fatta la premessa, emerge ancor di più la loro bravura nell’aver dato alla Società una parvenza di organizzazione (non perfetta, non abbastanza diversa dalla Simpatttia morattiana, e lo dice anche il Leo), e soprattutto il piccolo miracolo di aumentare il fatturato di circa 20 milioni in tre anni, di cui uno senza Europa e l’altro con una multa “in libertà vigilata”.

Ma tutto ciò non fa notizia, qui al solito è meglio abbaiare contro gli stranieri e sfottere chi secondo la vulgata popolare non è nemmeno degno di provarci…

Velgogna: Il provincialismo tutto nostrano, il poco rispetto per l’altro da noi, la memoria storica riaggiustata alla bisogna, il costante sprezzo per la realtà. Ecco, in poche parole, quel che sta dietro un banale e stupido tweet di Sando Sabatini.

Facendo il sunto di un interessante quanto lungo articolo di blogcalciocina :

E’ colpa di questa mentalità così limitata se siamo l’unico paese fra i big del calcio europeo a non avere ancora instaurato un accordo federale con la Chinese Football Association, mentre paesi come Spagna, Germania e Inghilterra sono avanti anni luce e monetizzano con gli accordi bilaterali che si sono instaurati a partire dall’ambito sportivo, per poi variare su tutti i fronti del settore economico.

Ecco chiaramente espresso quel che penso di personaggi come Sabatini, che peraltro ho iniziato a disprezzare quando, da ufficio stampa dell’Inter, era stato allontanato dal Club in concomitanza con (non voglio dire a causa di) lo scandalo delle notti bollenti dei giocatori dell’Inter con alcune professioniste dell’interattenimento nei primi anni 2000.

A fare da magistrale chiusa al caso-Inter di quella lontana settimana, ecco le indimenticabili parole dell’Avvocato Prisco:

Inter a luci rosse? Beh, meglio che rossonere!
Giocatori a festini hard? Non saprei. Quando escono, non mi chiamano mai!

La partita della vita (…forse): Non poteva mancare il classico esempio di Same but Different a far capire come tutti gli animali della fattoria siano uguali, ma qualcuno sia più uguale degli altri. Non entro nemmeno nel merito delle parole di Buffon che sprona i suoi a impegnarsi in Europa, perchè là si fa sul serio mentre in Italia “si scansano“. È la verità, con tanto di allenatori che quasi si vantano di non voler essere competitivi contro la Juve in modo da essere pronti per la partita successiva (guarda caso, contro i nostri). Strano, perchè ai bei tempi del lustro d’oro ricordo partite giocate alla morte da chiunque, giustamente desiderosi a far vedere il proprio valore di fronte alla migliore della classe. E TV e giornali a fare bordone, ad assurgere al ruolo di moralizzatori e difensori del fair play fino in fondo, che a nessuno passi per la mente di non sputare sangue in ogni partita e su ogni pallone. Qui no, si sceglie di non essere competitivi. E sta bene a tutti, noblesse oblige, non disturbiamo la Vecchia Signora, qui mica possiamo fare i grossi come con l’Inter.

Nel dubbio lasciate(ci) giocare: È poco più di un divertissement quello di legare a questo contesto di tortino alla merda l’ennesimo episodio che vede la classe arbitrale contro i nostri.

La direttiva UEFA secondo la quale, nel dubbio, la bandierina del guardalinee dovrebbe rimanere abbassata, applicata all’Inter ha la stessa credibilità del Professore che alla fine del primo quadrimestre diceva “sei sul 5,5: ti metto 5 adesso così a Giugno se sei ancora nella stessa situazione ti metto 6“. La classica favoletta: io rimandato a Settembre e D’Ambrosio che si vede annullare un gol buono. Non dubbio, non leggermente oltre. Buono, perchè è in linea. Difficile? Sì, e la direttiva è fatta proprio per casi del genere: se non sei sicuro lascia giocare.

Appunto.

Non mi sei arrivato, per me è no: l’ultimo capitolo di questo romanzetto alla cacca sta nell’enfasi con cui la stampa ha parlato di “casting” in relazione alla scelta del prossimo Mister nerazzurro. Come se nessun’altra squadra avesse mai prima d’ora valutato più candidature contemporaneamente. Come se tenersi aperte diverse opzioni, in un momento critico come questo, fosse un male.

Qui invece no: è una burla, una farsa, cose mai viste. È la solita Pazza Inter.

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“Oh, mica male quel passaggio…”

HO PERSO LE PAROLE (E LA PARTITA, E L’ALLENATORE…)

e

…E qualsiasi cazzo di fiducia in questa cazzo di dirigenza.

Siccome non so come altro spiegare il mio pensiero, proprio per mancanza di lemmi e sintagmi adeguati, vi faccio una breve cronaca dei titoli che pensavo di dare a quest’ultima sbrodola.

xA!F%NC#U?¶ (geroglifico da sostituire con insulto a piacere)

E’ stato il primo e istintivo pensiero: un vaffanculo dedicato a tutte le componenti dell’universo nerazzurro, allenatore compreso, chè Franchino nostro mica è esente da colpe.

Però a quel tal paese ce li ho già mandati tante volte (questo l’ultimo sollecito), e più o meno per le stesse motivazioni, quindi avrei anche potuto semplicemente dire “vedi le puntate precedenti”.

LI PERDUNI

Il mio amico  Massimo, anzi Massime, mi aveva introdotto al fascino delle processioni tarantine di periodo pasquale anni prima della tetra ma godibilissima “Marcia del Camposanto” di caposseliana memoria: in entrambi i casi ero rimasto affascinato dal camminare con andatura dondolante -che ho scoperto avere il nome tecnico-dialettale di nazzicare- che il buon Vinicio aveva poi definito “il passo lento del perdono…due passi avanti, tre passi indietro“.

Ecco, l’Inter degli ultimi sei anni ha nazzicato, limitandosi a qualche bella partita, a qualche illusoria prestazione, che hanno periodicamente ed erroneamente fatto pensare ad una risalita possibile, anzi, già iniziata.

Tutto durava giusto qualche settimana, prima del periodico #stocazzo sotto forma di partita disastrosa, panchina traballante, spogliatoio spaccato e dov’è la società.

Con l’addio di De Boer, che come ripeto non amo e non avrei mai scelto, men che meno a metà Agosto, si mette l’ennesimo mattone su questo grattacielo di minchiate collezionate dalla Squadra Simpatttica negli ultimi lustri.

Mai come oggi dovrebbe essere utile voltarci indietro e condividere la riflessione di Bauscia Café quando ci fa notare come, in vent’anni, solo tre allenatori siano stati all’Inter per almeno per due stagioni di fila: guarda caso, il primo (Cuper, ritenuto da molti e a torto un inetto) ha posto le basi per le vittorie del secondo (aka Ciuffolo e Sciarpa mesciata) ed i trionfi del terzo (indovina chi…).

E invece no, per l’ennesima volta si cambia il coperchio ma non la pentola, si conferma a spada tratta e si licenzia tre (tre!) giorni dopo il colpevole di turno, si permette a chiunque di poter dire quel che vuole, si conferma un’assoluta mancanza di organizzazione e gerarchia, perfettamente in linea con le linee guida delle precedenti proprietà.

Questo il succo di quel che penso, ma avevo pensato anche ad altro.

MAURIZIO DE GIOVANNI

Davanti alle mie incredule e risentite rimostranze, la mia mugliera -che ha ormai passato la fase dello sguardo compassionevole per entrare in quella del “Sì vabbeh ma a me che me ne frega?“- ha tentato di liquidare il mio disdegno quotidiano con un assunto razionalmente inattaccabile:

Mario, io sono una accanita lettrice e di libri gialli, e ultimamente mi piacciono molto quelli di Maurizio De Giovanni. Ora, se il tizio in questione cominciasse a inanellare cagate pazzesche al posto di libri una dietro l’altra, io, dopo un primo periodo di tolleranza, semplicemente smetterei di leggerlo, passando ad altro.

Tutto giusto, cara mugliera, ma questo è un altro paio di maniche (o di Maniche, se mi si passa la battutaccia di infimo livello). E via con dissertazioni coltissime sul fascino dell’irrazionalità, di scelte non ritrattabili, di sostegno da non far mancare proprio in periodi difficili come questo, con retorica assortita di rinforzo.

Non che non ci creda, eh? E’ solo che comincio davvero ad essere frustrato. Mi pare talmente evidente che il difetto stia nel manico che non mi capacito di come, anno dopo anno, gestione dopo gestione, si susseguano errori imputabili alla stessa miopia.

E non sono certo uno di quelli che pretende di saper tutto. Il che rende i soggetti in questione ancor più colpevoli ai miei occhi, della serie: “Raga, se ci arrivo io…“.

Quindi, ciccia: il malato non è abbandonabile al proprio destino. Ogni tifoso ha a suo tempo prestato un laico e semiserio giuramento di Ippocrate con il quale si lega a vita a quella banda di scellerati che ha deciso di seguire. Da lì non si esce.

Avanti il prossimo.

IL REQUISITO DELLA NOVITA’ (O DELLA CREDIBILITA’)

Come molti di voi, anche io mi abbevero alle mie fonti di informazioni prima, durante e dopo la vergatura di queste bagatelle. E quindi -come voi- so cosa pensano i vari Settore, Malpensante, Bauscia Cafè, spesso più autorevoli e addirittura meno faziose dei media teoricamente imparziali.

Cosa quindi aggiungere a tutto ciò?

Poco, non lo nego. Forse, a rincarare la dose delle critiche alla Società, ribadire che mi trovo a difendere un allenatore che -già detto, lo so- non avrei scelto, che rispecchia poco lo “storico” spirito calcistico dell’Inter, fatto di ripartenze ficcanti e di pochi frizzi e lazzi, e che di certo non ha nella duttilità il proprio forte.

Avevo detto fin dal suo arrivo di avere un pregiudizio su di lui e il poco tempo che gli è stato concesso non gli ha dato modo di cambiare idea.

A me non mi piace il bel giUoco.

A me mi piace un medianaccio come Medel che randella in mezzo.

A me mi piace un ometto a fianco a lui che sappia fare un passaggio logico e veloce.

A me mi piace il nostro centravanti ignorante che la butta dentro.

Sono una persona semplice, anche quanto a pretese calcistiche.

Ma ciò premesso, quel che voglio dalla mia squadra, dal mio Club, è che sia vincente.

Come diceva Deng Xiao Ping: non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo. E quindi non avevo problemi a sposare la causa dell’olandese, se questo avesse voluto dire scelta strategica, ragionata, sostenuta a 360 gradi.

Però, pensandoci bene, qualcosa di più importante della vittoria c’è: la credibilità. Il pre-requisito per ogni tifoso è quello di avere una Società nella quale possa rispecchiarsi e che, anche quando non ne condivide le scelte tènniche, si mostri sicura delle proprie decisioni e coerente nel perseguirle.

E invece, tre giorni dopo averlo confermato sfanculando gli avvoltoi che gli giravano intorno, lo cacci dicendo che non ci ha capito un cazzo e che il tempo è scaduto.

Quello là se ne va da signore, come si dice un questi casi -con una frase che trovo odiosa- a testa alta.

Lui è stato coerente con se stesso, anche con i propri difetti. Gli altri -tutti gli altri, che siano interni, esterni o mondo di mezzo al mondo Inter- se ne restano qui a percularlo per il suo italiano farraginoso (parlaste voi l’inglese così, non dico l’olandese!), a fare i titoli a 9 colonne manco fossero blogger di squadre rivali (Frank Di Burro, Vergogna, Datti 4 mosse, Frank De Burrone & Co.)

Siccome alla perfezione non c’è limite, lo cacci senza avere ancora un nome spendibile (pare che Pioli non sia proprio così immediatamente disponibile, chè deve prima sganciarsi da quel gatto attaccato ai maroni che risponde al nome di Lotito) e a pochi giorni da una partita (Southampton in trasferta) da vincere a tutti costi per poter sperare di combinare qualcosa in Europa.

…però poi basta dire #PazzaInter e #Zanettibandiera: ci sentiamo tutti autoassolti e siam tutti contenti.

Tutti o quasi.

sipario

Sipario

BRODINO IN SALSA INDIANA

INTER-TORINO 2-1

Se quella di domenica non l’ho vista, questa l’ho intravista via internet con una connessione ballerina, peggio di Bruce Willis quando carica il film da vedere.

Sono comunque riuscito a prorompere in un urlo assatanato in piena notte indiana al secondo gol di Icardi (il solo che abbia visto in grazia di Dio e non dovendolo immaginare), addormentandomi poco dopo felice di quanto visto.

Il centrocampo senza Medel immagino verrà lodato da tutti per la qualità vista in campo, e senz’altro i tre visti col Toro a calcio sanno giocare meglio dell’amato Pitbull.

Se devo dire la mia, il trio Joao-Ever-Brozo lo concepirei se avessimo una difesa blindatissima, della serie qui-non-passa-un-cazzo, ma avendo ancora negli occhi le tragicomiche gesta di Murillo, rinuncerei più volentieri a uno dei tre facitori di giUoco per un po’ di cazzimma in più. Tutto ciò a meno di voler arretrare il cileno in difesa al posto di Murillo: minor esplosovità, maggior cervello.

Comunque, questi saranno -almeno per un altro po’- affaracci di De Boer. Per il momento l’olandese si è tolto una bella soddisfazione portando a casa 3 punti e una prestazione normale, che riluce come e più dell’oro rispetto alle ultime tappe del tour stagionale.

Certo, sbagliamo gol incredibili (vero Brozo?), ci creiamo problemi da soli là dietro (Murillo che fa la gambiroeula a Ansaldi e Belotti che ringrazia pareggiando tra le risate), rimaniamo incapaci di vivere la partita in controllo e tranquillità.

Però abbiamo vinto, che è una piacevole novità.

Banchi di prova non tarderanno ad arrivare, ma almeno si è spinto il baratro un po’ più in là. Mi auguro che in Società ci sia anche solo metà della voglia di zittire la critica che alberga nella poco capiente testa di chi scrive.

Vedremo…” diceva il direttore di Fantozzi (quello di “male perdio!“). “Vedremo…”

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Aldilà della fredda cronaca degli ultimi 90′ giocati dai nostri eroi, rimane in tutta la sua evidenza il grande problema irrisolto dell’Inter.

Cambiano non solo giocatori e allenatori, ma anche dirigenti e proprietà, eppure il Club non riesce ad avere una gestione univoca ed una strategia precisa.

Nuove vette di autolesionismo vengono costantemente raggiunte e agilmente superate.

Non mi sentirete mai dire che il problema societario sta nel fatto di avere una proprietà straniera, anzi: sono io che ricordo a questi abbaialuna che anche con il presidente Simpatttico e milanese al ciend’ pe’cciend eravamo abbonati a cambi di panchina basati sul calendario mestruale e a figuracce mediatico-istituzionali di stile fantozziano.

Non mi piace nemmeno la retorica dell’uomo forte che arriva, piglia tutti a schiaffoni e risolve la situazione.

Fatte le doverose premesse, credo però che la nuova proprietà non possa più non-scegliere e debba indicare un personaggio conosciuto, credibile e competente (hai detto niente…) quale plenipotenziario che agisce in nome e per conto di Suning .

Nessuno degli attuali Dirigenti ha questo profilo. A Zanetti voglio un mondo di bene e a lui sarò sempre grato, ma a carisma e autorità siamo messi male, e non è nemmeno detto che un ex-calciatore debba per forza capirne di calcio. Ausilio personalmente mi piace e molto come direttore sportivo ma, appunto, è un Manager di funzione e non può spettare a lui il ruolo di Direttore Generale.  Entrambi, incidentalmente, dal casino libro-Icardi-Curva sono usciti alquanto maluccio.

Giovanni Gardini onestamente, a parte essere amico di Mancini, non ho capito che funzioni abbia (per una volta non c’è ironia nelle mie parole), mentre per Bolingbroke valgono le stesse considerazioni di Ausilio: è  bravo a fare il suo, a cercare di aumentare i ricavi (+20 milioni dal 2013 ad oggi con un prodotto obiettivamente poco vendibile), nel cercare di replicare in Italia la sua esperienza in Premier League (al Manchester United, non esattamente il Maidenhead). Mi sta anche simpatico per il suo spiccato accento londinese e perchè tanti lo vedono come il vero colpevole di tutto questo scempio insieme a Thohir, ma ad ogni modo non è lui l’uomo che stiamo cercando.

Fatta tutta ‘sta pappardella, non ci giro intorno: il mio sogno bagnato è che dall’Assemblea di venerdì Zhang, imbeccato da un Moratti per una volta nelle vesti di saggio pater familias, faccia uscire il nome di Leonardo.

L’auspicio sarebbe tale anche senza le sirene di mercato che lo danno in grado di portare Verratti e Thiago Silva in quattro e quattr’otto (non ci credo neanche se lo vedo e non a caso il link l’ho preso da il Giornale). Semplicemente, mi pare uno che di calcio ne capisce, che si muove bene in diverse aree (sportiva, comunicativa, organizzativa e di mercato).

E’ simpatico e educato, poliglotta, gentile ma per niente molle o peggio fesso (chiedete a Silvio “Narciso”).

Non è uomo di puri numeri, ma non è lui a dover trovare gli sponsor e fare il bilancio.

Lui e un cazzutissimo di Manager della Comunicazione varrebbero mille volte di più dell’ennesimo cambio di allenatore.

La conferenza stampa pre-Toro, con De Boer malinconicamente solo a rispondere a un plotone di esecuzione che per mezz’ora gli chiede insistenemente “quindi quand’è che te ne vai?” è stata la rappresentazione plastica dell’assenza di quella gestione univoca e strategia precisa di cui blateravo poc’anzi.

Il cambio di panchina come sempre assolverebbe tutti gli altri e perpetuerebbe il cliché dello stolto che guarda al dito e non alla luna.

E lo dice uno che De Boer non l’avrebbe mai preso, tantomeno a metà Agosto.

Quindi arriverà Edy Reja.

LE ALTRE

La Samp si guarda bene dal creare qualsiasi problema alla Juve, ricorrendo a un massiccio turn over in vista della prossima giornata (indovinate contro chi).

Carina ‘sta cosa per cui tante squadre affrontano la Juve dicendo “va beh questa è persa, cerchiamo di non farci male“, mentre ai bei tempi tutti contro di noi volevano fare la partita della vita. E rei confessi eh? senza che ci sia niente di male… del resto contro la Juve servono forze fresche. Sì, come no…

Roma e Napoli tornano alle posizioni di competenza, ma tra loro e noi rimane un papocchio di squadre che al momento lascia i nostri sogni di Europa assai fumosi.

Passando ai cugini, l’implosione di milioni di membri pronti a eiaculare la loro gioia per un Milan primo in classifica dopo più di quattro anni si è avvertita anche nel subcontinente indiano, da dove ho potuto apprezzare l’involontaria comicità di pezzi come questo in cui sostanzialmente si festeggiava in anticipo un evento che poi –acciderbola– non si è verificato.

Tre pere dal Genoa che, pur senza che abbia visto nulla di tutto ciò, mi hanno ricordato la nostra sconfitta contro il Grifone l’anno scorso, a pochi giorni dalla vittoria casalinga contro il Napoli: quella Inter e questo Milan sono, in altre parole, capaci di grandi singole partite ma ancora acerbe per mantenere la giusta tensione nel medio-lungo periodo.

E non mi pare una cosa così difficile da capire. A meno di non voler raccontare favole.

A proposito delle quali, vi rimando a tra poco.

E’ COMPLOTTO

Se è doveroso puntare il dito contro il fuoco di fila dei media giudoplutoprostitutintellettuali, è altrettanto opportuno aggiungere che noi siamo comunque capacissimi di inciampare nelle primule da soli.

Nello specifico, e prendendo un caso che per fortuna la vittoria ha derubricato a trascurabile, credo che nessuno, vedendo l’esclusione di Kondogbia dai convocati di Inter-Torino, si sarà strappato i capelli, neppure in concomitanza con l’assenza di Medel. Ecco però che, se non sei pirla (hai detto niente…), prepari subito la motivazione da comunicare contestualmente a questa esclusione, se non prima.

Arrivo pure a dire che l’effettiva esistenza dell’inconveniente fisico poi addotto è irrilevante.

La cosa in assoluto da non fare è limitarsi a dire “Kondogbia non è tra i convocati“.

Ecco appunto….

Facendo così si genera questo, o anche questo. Non trovo più traccia del titoletto su Gazzetta.it in cui si sfotteva il giocatore dicendo una roba del tipo “nemmeno convocato” come per dire “ammazza come sei unammerda!“. Però almeno stavolta mi pare non avessero usato l’esclamativo…

Screenshot, Mario… screenshot appena le vedi ‘ste robe!!

Incredibile come, dopo anni e anni si sbaglino ancora queste mosse di comunicazione.

Fatto il nostro doveroso mea culpa, parliamo dei “Cattivi” e alle succitate favole.

Come al solito, quando piove si vuol fare diluviare in casa nostra e far splendere il sole altrove. Non siamo ancora alla separazione manichea Inter = male assoluto / Milan = giardino degli Dei, ma insomma con questo ci andiamo vicino.

Vedere per credere:

gazza-flop-inter-giovani-26-10-2016

La prova provata della malafede di questo pezzo non sta nel pur discutibile assunto di base. Donnarumma e Locatelli sono ottimi prospetti ed è possibile se non probabile che diventeranno fior fior di professionisti (cit. il vecchietto Gobetti in Turné, ma questa è solo per malati come me!).

Quel che non si dice -ma ve lo dico io- è che si cerca di mettere a confronto un settore giovanile che negli ultimi 10-15 anni non ha vinto sostanzialmente un cazzo, con quello che ha probabilmente il maggior numero di trofei tra Primavera, Berretti e Allievi.

Tiè, beccate questo (avevo fatto la tabella due anni fa, non fatemela rifare “chè non c’ho sbatti” e poi cambia poco: noi e gli altri oggi abbiamo qualche coppetta in più, il Milan il resto di un cazzo, anche se #propongonogiuoco):

tabella settore giovanile 2004 2014

Il Picasso della tabellinaecsèll

Ma ancor più di questo, è la scelta dei termini di paragone a palesarne il sensazionalismo e la malafede. Nemmeno il Barcellona della nidiata Messi-Xavi-Iniesta-Piqué-Busquets avrà cagato tutte le ciambelle col buco, quindi è facile “prendersela” con i Nicola Beati, i Nello Russo o i Davide Faraoni.

Se Milan e Juve (come qualsiasi altra squadra) hanno toppato anche a livello di prima squadra con Reiziger, Smoje, Ricardo Oliveira, Esnaider, Diego e Henry, figuriamoci quanti analoghi “pacchi” hanno sfornato i rispettivi settori giovanili!

Il giochino è sempre lo stesso: paragoni mele con pere e fai caciara con un confronto che non sta in piedi. Fai lo stesso esercizio con Balotelli e Bonucci, o anche solo con Benassi e Duncan, e poi ne parliamo.

E poi mi piace sempre ricordare che senza quel pizzettaro camorrista di Raiola probabilmente Donnarumma sarebbe nerazzurro.

Ma lui #vuolesoloilMilan perchè #tifaMilanfindabambino.

Ma c’è di più. Cosa dire di quest’altra chicca:

gazza-primavera-italiani-26-10-2016

Che bello, nelle squadre Primavera solo il 13% di stranieri! Finalmente, è oradibbasta con questi negri che rubano il posto ai nostri figlioli. E comunque, nel dubbio, mettiamo una foto dell’Inter con tanto di simpatico cioccolatino, dài che tutto fa numero.

Che poi anche lì… il senso logico di certe dichiarazioni… cito testualmente dalla Rosea:

“La Primavera si scopre più italiana. Allo sfogo di Cardelli che si è detto “circondato da stranieri”, rispondono sul campo i gol di Rossi e Rezzi e la vittoria del Milan (quasi) tutto italiano contro la Fiorentina”.

Poi uno va a vedere la classifica del Campionato Primavera (Girone C) e non mi pare che ci siano novità rispetto al solito: l’Inter è lì in alto, in cima o quasi.

Gli autarchici e orgogliosissimi cugini? Ecco la classifica del Girone A, con i Meravigliuosi terzi a parimerito. Non esattamente in fuga solitaria a caccia di record, insomma, però loro sì che ne sanno, mica come quelli là che fan giocare gli africani…

WEST HAM

Vittoria casalinga nel turno interno di Coppa contro il Chelsea che viene eliminato 2-1, con tanti saluti al gatto Pancrazio.

int-tor-2016-2017

Tabbozzo, non troppo intelligente. Però segna. Abbasta.

BUON COMPLEANNO UN CAZZO

So che ci sono ben altri aspetti che andrebbero sviscerati, se si è malati di interismo come me.

So che è quantomeno sospetto da parte mia non commentare l’ennesima figurademmerda dei nostri eroi, volgendo di contro lo sguardo all’altra parte del Naviglio.

So oltretutto che rivangare il passato è spesso inutile, e che farlo con chi te l’ha reso tante volte indigesto lo è ancor di più.

Ma sono un rancoroso rompicoglioni e, soprattutto -come saprete- odio assistere ad agiografie immotivate e a rimozioni collettive di memoria.

Ecco quindi, oltre ai vari lavori di lingua di tutto l’universo mediatico nazionale, i miei personali auguri al presidente Berlusconi per i suoi 80 anni.

Sono stato alla larga il più possibile dalle maratone televisive che santificavano l’uomo, il politico ed il presidente di squadra di calcio, ma per osmosi qualcosa è comunque arrivato.

Ecco quindi la mia personale carrellata di ricordi e di immagini, con l’unico e dichiarato intento di rompere il processo di santificazione e all’insegna dell’hashtag #peramordiverità.

baresi-braccio-alzatoPartiamo da Franco Baresi: è stato un grande difensore, e questo nessuno lo mette in dubbio. Tra i suoi maggiori tratti distintivi, però, c’è quel gesto che nel mio mondo ideale e appena un filo giacobino gli sarebbe costato una mutilazione seduta stante.

Decine, centinaia di volte li vedevo vincere e tra me pensavo: l’han ladrata anche stavolta, falli andar via tre volte soli davanti al portiere e poi vediamo che partita raccontano. E invece no: braccio alzato e 23 fuorigioco a partita: che grande spettacolo!

de-napoliDopo i primi anni di assestamento, Berlusconi è tra i primi a costruire una squadra dalla panchina lunga (anzi lunghissima: je sto vicino a te, cantava Pino -anzi Pin’ ben prima dell’analogo sketch di Ficarra&Picone, guarda caso in prima serata sulle reti Mediaset e riferito alla squadra simpatttica).

Aldilà della storiella di volere due squadre “una per giuocare il Campionato, una per giuocare la Coppa“, il vero risultato di questa razzìa di giocatori è stata quella di indebolire sistematicamente le altre squadre, sottraendone giocatori al solo scopo di non farli giocare per i diretti avversari.

De Napoli l’ho scelto per pure ragioni estetiche (e datemi torto, sembra la cantante degli Everything but the girl), ma Paolino di Canio, Gigi Lentini e quell’omaccione di Stefano Eranio sono altri fulgidi esempi. Tu c’hai una rosa da 24 titolari o giù di lì, e il resto della Serie A ancora ferma al vecchio refrain “13-14 titolari e poi i ragazzi“: ti piace vincere facile eh?

Ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore (cit.), figuriamoci una squadra. E infatti, mischiando la merda col cioccolato nelle citazioni musicali, il meglio deve ancora venire.

atalanta-milan-coppa-italiaBergamo, 1990, Coppa Italia. E’ una storia che conosciamo tutti, anche se molti fanno finta di non ricordarla. Sintomatico il fatto che, anche in rete, i riferimenti non siano poi così tanti: ho recuperato un freddo resoconto di Claudio Valeri (dal min. 1.11 di questo video) che, con tono quasi mesto e noncurante, racconta una delle figure peggiori in termini di fair play o anche solo di buona creanza. E spiace che tra i protagonisti -forse il meno colpevole, ma comunque colpevole- ci sia il compianto Borgonovo. Ma se già sono in pochi a ricordare l’evento, ancor meno ricordano le allucinanti dichiarazioni auto-assolutorie del Mister corto-umile-intenso e del Capitano dalla specchiata fedina penale. Dichiarazioni che trovate sunteggiate nel riquadrino qui a sinistra, per vostra comodità.

galliani-marsigliaE luce fu. Qui arriviamo a vette inesplorate di umorismo involontario, la giusta nemesi per chi aveva passato un anno intero a pronunciare il mantra “grande slam”, essendo ancora ignota la definizione di Triplete.

Tante (mai troppe) parole sono state scritte e dette su quella tragicomica notte, e decenza e senso della misura vorrebbe che da parte del protagonista principe di quella gaglioffata si optasse per un basso profilo, se non proprio per un’ammissione di colpa. Macchè: il Geometra più spudorato del West ancora pochi anni fa faceva aleggiare l’esistenza di una verità conosciuta a pochissimi, che un bel giorno avrebbe avuto la bontà di svelare a tutti noi poveri mortali.

Anche in questo caso, purtoppo, non trovo traccia di questa sua uscita giusto un pocolino sborona, che ovviamente nessuno aveva ritenuto di criticare, lavorando di Ctrl C-Crtl V senza obiettare in alcun modo.

Dida schiaffo da tifoso. Da Corriere online - Dida24Dida è stato un grandissimo portiere per una, forse due stagioni, inframmezzate da lustri di rendimento altalenante e papere clamorose. La stagione conclusa con la Champions dei pareggi 2003 è però bastata per sorbirci per anni il dilemma: “Chi è il miglior portiere del mondo: Dida o Buffon?”. Il fatto che il suo declino sia coinciso col candelotto piovuto dalla Curva Nord in un tristissimo Derby di Champions del 2005 non fa che far aumentare in me il ghigno imbarazzato che provai già in diretta.

Ma, seguendo lo spirito di questo post, qui non vengono analizzati o criticati gli aspetti tecnici o sportivi, bensì lo stile, il fair play e tutta la prosopopea che ha portato tanti di noi a chiamare la squadra sbagliata di Milano con l’azzeccatissimo nomignolo di Milanello Bianco.

E quindi, Dida lo voglio ricordare per il suo capolavoro indiscusso, ancora una volta con una Società che fa fatica a fare l’unica cosa sensata: multare il giocatore e scusarsi con tutti per l’ennesima figura da cioccolatai fatta per tentare di sovvertire (il loro Presidente direbbe “sovvèrtere”) il risultato del campo.

Del resto, anche quando la realtà non è quella che vorresti, c’è sempre modo di riscriverla pro domo tua: dopo aver inventato lo slogan giusto, il trucco è continuare a ripeterlo fidando nell’enorme cassa di risonanza gentilmente offerta dalla casa.

club-piu-titolato-al-mondoEcco quindi la minchiata del Club più titolato al mondo, personalissima classifica confezionata all’uopo dal Geometra Galliani conteggiando le sole coppe europee ma non i campionati e le coppe italia (chè se no il conticino non dava il risultato sperato) che ha permesso allo scempio riportato qui a sinistra  di essere portato in tutti gli stadi italiani per più di qualche anno. Anche qui si noti la netta differenza tra la nostra Italietta, totalmente succube del potere politico e mediatico di Silvio e del relativo carrozzone al seguito, e l’Europa che certe cagate non voleva nemmeno vederle da lontano e che quindi non consentiva ai cugini di presentarsi così agghindati nelle partite precedute dall’amatissima musichetta.

champions-leagueEh già, perchè tra le varie frasette donate in pasto alla stampa e diventate negli anni tormentoni mediatici, quasi dei trend topic ante litteram, c’era la puntualissima “il DNA della Champions“.

Ora, questi con Berlusconi hanno vinto 5 coppe campioni, quindi qualsiasi sano di mente incasserebbe e starebbe zitto.

Essendo però io cacacazzi e rancoroso, faccio modestamente presente che le prime due coppe sono state vinte contro compagini agguerritissime quali la Steaua Bucarest di Dan Petrescu e Mario Lacatus ed il Benfica di Pluto Aldair e Jonas Thern, in piena epoca di embargo delle squadre inglesi post-Heysel, per tacere della nebbia di Belgrado.  Scappellatomi davanti al Milan di Capello che senza Baresi e Costacurta ne rifila 4 al Barcelona di Crujff nel ’94, passiamo all’edizione 2002-2003, in cui i Meravigliuosi riescono nell’impresa da record di aggiudicarsi la Coppa pareggiando 4 delle ultime 5 partite giocate (quella vinta è il quarto di finale di ritorno, con cui fanno fuori l’Ajax al 92′ col pallonetto di tibia di Superpippa Inzaghi).

Terminiamo con quella, poi vinta, del 2007. Basti solo chiarire che, se fosse stato per la UEFA, il Milan non sarebbe stato nemmeno degno di potervi partecipare. Ricordiamo -sempre per amor di verità- le parole scritte a proposito dall’Emergency Panel dell’Uefa nell’estate del 2006:

“Quest’ammissione è stata concessa con una convinzione tutt’altro che piena. L’AC Milan trae vantaggio dal fatto che l’Uefa non dispone delle basi legali per rifiutare l’ammissione del club. A questo riguardo, l’AC Milan è informato che le necessarie modifiche verranno apportate al regolamento in questione. L’Emergency Panel dell’Uefa è profondamente preoccupato per il fatto che il Milan ha dato l’impressione di essere coinvolto nell’inappropriato condizionamento del regolare svolgimento delle partite del campionato italiano”.

scudettoInfine, gli scudetti. Ora: detto che quello di Sacchi era uno squadrone (e lo sarebbe stato con chiunque altro in panchina, domandate a Capello…), è curioso che nei cinque anni di permanenza sulla panchina dell’amore, e con una Juventus ai minimi storici in quegli anni, il Vate di Fusignano sia riuscito a vincere  un solo Campionato.

Sacchi è poi lo stesso allenatore che ha sistematicamente toppato per il resto della sua carriera, andando vicino a vincere il Mondiale più immeritato della storia e schiantandosi a Madrid, Parma e poi Milan allorquando quel popò di giUocatori non c’erano.

Eppure, anche lui gode di un credito pressocchè illimitato presso tutta la stampa, inevitabile effetto collaterale del fascino del deus ex machina che ha scovato l’allenatore usandolo come parvenu che grazie a me diventa una stella  e può essere così decantato come nuovo eroe da quella pletora di pennivendoli che scorrazzava sul suo jet privato e  faceva lavorare al meglio a Milanello dandogli i telefoni, i fax e la sala del camino.

Come giustamente diceva Montanelli, che con Silvio nostro qualcosa ha avuto a che fare, “Quello che bisogna temere da Berlusconi non sono le punizioni, sono i premi!“.

E infatti, via di lingua e memoria selettiva!

Ecco il mio regalo di compleanno, quindi. Non una negazione degli indubbi successi raggiunti da quella squadra. Solo l’aggiunta di un po’ di altri fatti successi negli stessi anni. Fatti che pochi ricordano e tanti cercano di ramazzare sotto il tappeto, nella speranza che ci si dimentichi e si possano riordare solo i good old days.

Ma finchè ci sarà in giro gente disturbata come il sottoscritto, non correrete questo rischio!

 

A PROPOSITO DI VERGOGNA

Come sa chi ha l’insano vezzo di seguirmi, ho da tempo scelto di non commentare le gesta dei nostri eroi in braghette in quella competizione dal sapore nostalgico e dolceamaro denominata Europa League.

Ammetto senza problemi che se mai (utinam!) i nostri dovessero andare avanti e chissà, addirittura rischiare di vincerla, mi comporterei da perfetto tifoso e come tale andrei in giro sbandierando ai quattro venti “sempre detto che bisognava puntare alla Coppa, mica al Campionato!“, ma visto l’esordio dovrebbe trattarsi di periodo ipotetico dell’irrealtà.

Detto ciò, non parlerò di quella cloaca vista in TV, con gente vestita da Sprite a bighellonare svogliata per il campo, della serie “c’amma fà pe campà” (vero Brozovic??). Mi concentrerò sulla solita clemenza che la stampa italiana ha riservato ai nostri. Che han fatto cagare, questo è chiaro ed evidente.

Non ho sentito però nessuno, nemmeno come inciso o come attenuante, dire che la formazione era in qualche modo obbligata stante FPF e Juve in arrivo domenica, che il primo gol è figlio di due blocchi molto sospetti che mettono KO due dei nostri e che sul secondo gol Handanovic semplicemente non cerca nemmeno di prenderla (altro che “punizione fantastica“… e sì che tu Marchegiani facevi il portiere!).

Niente di tutto ciò. De Boer nun ce sta’ a  capì un cazzo (senza nemmeno usare tanti giri di parole), la Società è assente, troppi stranieri (per la cronaca l’Inter ha finito la partita con 4 italiani in campo, nuovo record, visto che partitone??), moriremo tutti.

Via libera ai Luoghi Comuni Maledetti su Repubblica, con Andrea Sorrentino a chiedersi retoricamente, inter alia, chi possa aver avallato quella cagata di maglia.

Ineccepibile, e del resto io stesso avevo auspicato che fosse una bufala. E invece, cazzo se è vera…

Un po’ più eccepibile quando, pur senza dirlo, fa trasparire il suo pensiero riassumibile in “se solo ci fosse un Presidente italiano, se solo ci fosse ancora Moratti“.

E’ l’ultimo dei problemi, sia chiaro, ma per amor di verità ecco qualche perla di italian style proposta dall’ex-ex Presidente e dal suo Direttore Artistico nei 18 anni di impero simpatttico:

Presto... un plasil!

Modello numero 4: Giuditta! (cit.)

Detto che noi tifosi, e al limite quelli avversari, possiamo vomitare i peggiori insulti e sfottere ad libitum dopo la raccapricciante prestazione di coppa (maglia o non maglia), un marziano calato in Italia da Plutone, da un cazzo di giornale nazionale, si aspetterebbe un approccio più serio e concreto di questo.

Non benevolo, nemmeno sdrammatizzante, ma serio sì.

Per un’analisi socio-medio-semiotica della vergogna che alcuni invece di altri dovrebbero provare, si rimanda al tagliente e lucido Malpensante, mentre io qui mi limiterò a tirar fuori la polvere dagli angoli, e a scorgere piccole camionate di simpatia e disprezzo che, giurin-giurètta, avevo iniziato a raccogliere già da lunedì, quando -credo per la prima volta- la Rosea si era sentita in dovere di spiegare perchè un giocatore che aveva di fatto offerto i due palloni per i gol di Icardi (si parla di Banega) fosse stato giudicato da 5.5.

Beninteso, fosse stato per me gli avrei dato anche meno, chè il ragazzo mi pare affetto da Pizzarrite acuta (trottolino amoroso su se stesso a scartarne 4 o 5 prima di dar via la palla). Ma come al solito, qui tutti attenti e distaccatissimi osservatori, là dove è uso comune chiudere occhi e cervello e dire: “entra in entrambe le azioni dei gol di Icardi: 7“.

Ma questo era solo l’inizio.

Vedere per credere:

Il Milan aveva perso al 90' contro l'Udinese, ma lì niente vergogna, anzi: panchina d'oro!

Ecco il lavoretto di Lunedì: tutte notizie vere, ma date con quel tono di “caso!” “crisi!“, con abuso di esclamativi, sensazionalismi inutili e ricerca dell’inguacchio. Per la cronaca, il Milan aveva perso al 90′ contro l’Udinese a San Siro, ma lì niente vergogna, anzi: “un tesoro in panchina!

Anche i tweet più divertenti. Fàttela una risata...

Questo invece un campionario dalla homepage di venerdì mattina. Anche i tweet più divertenti…
Fàttela una risata! E poi vai di Helsinborg, quello ci sta sempre! E continua con gli esclamativi, che fa colore!!!

Il Corriere non è da meno, ma ha forse un briciolo di dignità in più: dopo la giusta razione di critiche e schiaffoni, allarga il focus e ricorda le figure demmmerda anche delle altre italiane. Bontà loro…

Lo ripeto per i duri di comprendonio: criticare aspramente è doveroso per un giornale che voglia fare cronaca ed anche analisi e commento. Il rispetto però non deve mai mancare.

Quel che invece manca -da sempre, nonostante il susseguirsi delle proprietà- è una reazione a tutto ciò. Restiamo la squadra simpatttica che non si pone il problema, che fa spallucce e incassa. Il perchè è scolpito nella chiusa definitiva del Finocchiario al minuto 3.15 di questa chicca.

PROCESSO ALLE INTENZIONI

CHIEVO-INTER 2-0

C’è una simpaticissima barzelletta che amo raccontare ai miei amici stranieri per descrivere le bizzarre caratteristiche dell’uomo medio italico.

La barza fa così:

Quando un inglese non sa una cosa, si astiene.

Quando un tedesco non sa una cosa, la studia.

Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

Eccomi per una volta negli orgoglioNi panni dell’italiano per commentare una partita che non ho visto, se non per gli highlights sbirciati in un ristorante di Villasimius, il cui servizio era probabilmente la sola cosa paragonabile alla velocità dei nerazzurri scesi in campo in quel di Verona.

Orbene, avevo già espresso la mia antipatia per il nuovo mister, basata su preconcetti e sensazioni epidermiche evidentemente prive di qualsiasi base concreta e come tali –speravo- assai semplici da smentire.

Invece il minchione di turno decide di varare per la prima uscita della squadretta un olandesissimo 3-4-3 che per inciso non usava più nemmeno all’Ajax. E del resto, quale modo migliore per far esordire una squadra di craniolesi che hai la ventura di allenare da soli 15 giorni?

I nostri, ovviamente, se c’è da far figure demmerda non si tirano indietro, ed ecco l’ex milanista Birsa travestirsi da Zidane per una notte e trovare una doppietta condita da dribbling in piena area che in Serie A non vedevo dai tempi di Carletto Muraro.

Inconcepibile, se non preoccupante in vista del mercato, l’iniziale esclusione di Perisic dall’11 iniziale, anche se ad onor del vero la ripresa ha visto lui come il connazionale Brozovic subentrare ed adeguarsi istantaneamente al nulla cosmico espresso dai colleghi di maglia.

Icardi sarà contento di aver strappato l’aumento di stipendio, ma continua ad essere un ottimo finalizzatore con scarsissima propensione all’’andare-a-prendersi-quella-cazzo-di palla-se-là-davanti-non-arriva-mai (porca-di-quella-troia).

Leggo di un Eder meno peggio degli altri, e ciò la dice lunga sulla prestazione complessiva.

Leggo altresì di dichiarazioni d’amore “a prescindere” per il nuovo mister, ultimo arrivato e come tale ultimo dei colpevoli, e il concetto in linea di massima non può non essere condivisibile.

Arrivo addirittura a plaudere all’affermazione del ceruleo D’Ambrosio che conferma un sospetto di molti: “non siamo una squadra di fenomeni”.

Mi piace però tornare sul concetto iniziale e ri-chiedermi retoricamente quale ganja si sia fumato il signore di Amsterdam per rispolverare una difesa a tre, incentrare il giUoco su Medel e lasciare fuori la nostra miglior ala. Tra i pochi- a mio parere- vantaggi dell’addio di Mancini speravo ci fosse quello di non dover più aspettare metà ripresa per vedere in campo la formazione più logica, e invece si vede proprio che certi amori non finiscono.

Al solito, tempo per piangerci addosso non ce n’è, visto che tra pochi giorni torneremo in campo con un Palermo pronto con la consueta simpatia a sputare sangue contro i nostri.

Quantomeno hanno venduto Sorrentino (guarda caso al Chievo, ma ieri sera eravamo talmente loffi che dubito abbia dovuto sporcarsi i guanti…).

LE ALTRE

La Juve regola di misura la Fiorentina, mentre la Roma asfalta un’Udinese che aspetterà qualche giornata prima di far vedere il meglio di sé.

Per i cugini faccio un altro processo alle intenzioni maledicendo Belotti che già l’hanno scorso con un carpiato in area nerazzurra si era procurato (segnando) il rigore nella ferale sconfitta casalinga col Toro.

Siccome torti e ragioni si compensano (sono ironico), stavolta il minchione sbaglia al novantamillesimo il rigore che avrebbe potuto dare ai granata il pareggio dopo che al 90’ erano sotto per 3-1.

Rimando alla successiva sezione le conseguenze dell’errore in modo che possiate procurarvi per tempo la necessaria dose di insulina che compensi la zuccherosa elegia donnarummiana, e mi soffermo ancora qualche riga sul “Gallo”: uno con una schiena così avrei giurato fosse juventino, invece vien fuori che il ragazzo “tifa Milan fin da bambino”. Sinisa si è detto addirittura sicuro dell’errore.

E allora, porcadiquellamiseria, che cazzo glielo fai tirare a fare il rigore???

Vallo a sapere, e comunque sarebbe stato solo mal comune mezzo gaudio, un po’ come succede guardando al Napoli che esce da Pescara con un pari dopo essere stato sotto di 2 ma essendosi visto prima assegnare e poi negare un rigore in pieno recupero (if I understand correctly).

Morale: facciamo cagare come e più degli altri anni. Possiamo solo sperare in disgrazie altrui.

Che vita grama.

Che grama vita.

E’ COMPLOTTO

Come detto, non ho visto né sentito niente, e certo l’andazzo della prima giornata non mi ha stimolato a saperne di più.

Segnalo solo tre robe, previste da mo’, simpatiche come la sabbia nelle mutande o stranamente non fatte notare dai solitamente attentissimi scrivani di corte:

  • Gigione Donnarumma eroe nazionale, propriolui. Cuoreingrato, bla bla bla.

          Mi viene da vomitare solo ad immaginare cosa stiano scrivendo a riguardo.

  • Ecco il titolo della homepage della Gazza di pochi minuti fa: “Inter, ti serve un regista”, con l’ulteriore spiega: “i nerazzurri si sono rinforzati ma sempre negli stessi ruoli: manca un profilo alla Biglia o Borja Valero” (come detto siamo talmente brutti che l’immenso –per loro- Pirlo non merita nemmeno di essere accostato ai nostri colori).

Sfanculàti per la loro prevedibilità (sono gli stessi che avevano salutato l’arrivo di Banega dicendo “è proprio quello che serviva”), mi duole dire che quel che scrivono è vero: “Dai tempi di Cambiasso in poi, le trame di mercato interista sembrano ignorare il punto e la cosa si ripete anche quest’anno”.

Poi sarà sempre colpa degli allenatori, ma dubito che Mazzarri prima, Mancini poi ed ora De Boer non abbiano fatto notare la curiosa mancanza all’illuminata dirigenza (sia essa riconducibile a Thohir o FozzaInda).

  • Infine, stranamente mi è sfuggito il plauso all’Inter che, per la prima volta dopo credo 10 anni o più, ha schierato contemporaneamente in campo ben tre italiani, “chè bisogna far giocare gli italiani, chè i nostri ragazzi sono subito pronti, chè loro capiscono meglio il nostro calcio, chè non è razzismo eh, io ci ho un sacco di amici negri, è proprio che i nostri son cresciuti qui e loro lo sanno come si fa”.

Appunto: due pere dal Chievo e a casa. A chi è così minchione da chiedere “adesso sta’ a vedere che secondo lui han perso perché giocavano Ranocchia D’Ambrosio e Eder” rispondo -carezzandogli la testa quadrata- che il problema non starà mai nel passaporto, quanto nei piedi fucilati e nelle teste di cazzo.

WEST HAM

Almeno qui arriva qualche gioia: dopo una bruciante sconfitta in extremis col Chelsea alla prima giornata, ieri i nostri hanno bagnato con vittoria per 1-0 l’esordio al nuovo stadio, sul quale aggiungo solo tre cose:

Vedere un avviso del genere è veramente triste:

west ham stadium avviso

A Genova durante un Derby uscì un bellissimo striscione. “Siete un pubblico da Carlo Felice”. Ecco, più o meno ci siamo arrivati…

Vedere gente portata via dalla polizia perché non lo rispetta è pure peggio.

Vedere smascherato il maquillage messo in scena per nascondere la pista di atletica è ai limiti dell’imbarazzo:

west ham stadium

E questo sarebbe il nuovo stadio-della-madonna?

Operazione fantastica dal punto di vista gestionale-finanziario e come trampolino di lancio verso le grandi ricche della Premier, su questo non discuto (cit.).

Per il fascino, la bellezza e la storia, si prega di ripassare…

 

chi int 2016-2017

Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato e allora mi risposi così: Sono capitato sopra un prato dove mi son domandato “dove sono capitato?” Ecco la risposta al mio quesito sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So ciò. (cit.)

 

TANTO PER NON PERDERE L’ABITUDINE

 Certe cose non vanno mai in vacanza, nemmeno a campionato fermo.

Ecco quindi un breve (ma nemmeno troppo) compendio degli scempi mediatici letti e ascoltati negli ultimi tempi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE EURO 2016

Inizio con un godibilissimo quanto velleitario piacere: vedere Quaresma sfanculare Rizzoli. Abbiamo dovuto attendere 7 anni per tributare il primo convinto applauso al Trivela!

Questo perchè -sarebbe inutile negarlo- Quaresma da noi è stato un pacco vero e proprio e di applausi ne ha ricevuti giusto il giorno in cui se n’è andato. Dopo il gol-qualificazione con la Croazia però si è voluto strafare, come al solito: la direttiva è stata “l’hanno pagato 30 milioni“, mentre ci avevano sempre detto 18+ilgiovanePelè per un totale di 24.

Però diciamo “30 milioni sull’unghia” che fa più figo e l’Inter fa ancor di più la figura dei fessi.

E’ COMPLOTTO – SPECIALE COPA AMERICA

Passando dall’Europa alla Copa America, debbo ancora una volta i giusti crediti all’amico Sergio, ormai preoccupantemente contagiato dalla sindrome di accerchiamento: la segnalazione riguarda la sempre simpatica (con l’Inter) Repubblica che, descrivendo le fasi salienti della finale vinta dal Cile contro l’Argentina, si premura di farci sapere che “L’Interista Medel perde palla” lanciando pericolosamente Higuain verso la porta.

Tutto vero, non c’è che dire. Nessuno però segnala che, sull’erroraccio del Pipita (in questo caso non “Il napoletano Higuain”), l’interista Medel sarebbe comunque stato in grado di respingere rimediando alla cazzata fatta con una corsa che si è tragicomicamente conclusa sul palo.

Sintomatico invece che nello stesso pezzo a firma Nicola Sellitti l’errore di Vidal nella lotteria dei rigori sia considerata ovviamente “ininfluente” e che anzi il cileno sia definito testualmente il “terremoto emotivo della Roja“.

Per chi non lo ricordasse Vidal è un ex-Juve: a volte guarda il caso…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE I CAZZI DI CASA NOSTRA

Passando alle nostre latitudini, tocca addirittura plaudere all’amor proprio di Brocchi che, stanco di attendere Godot o chi per lui, con uno scatto di orgoglio ha l’ardire di scrivere una bella letterina di dimissioni all’amatissimo Presidente. Oltre ad avere nemici in casa, a non avere voce in capitolo sui possibili acquisti, ed essere messo lì ad aspettare che i pezzi grossi abbiano tempo anche per lui, il ragazzo se ne va perchè non è stato informato dell’acquisto di Lapadula, pure da lui richiesto e prontamente già intonato alla musichetta aziendale, visto il subitaneo ringraziamento al “Dottorgalliani“. Ma andiamo avanti con la squadra dell’Amore e con l’immancabile Mister X come da tradizione Gallianese.

E il Mister X non ha tardato a palesarsi: ecco arrivare al Milan Vincenzo Montella, già cercato due anni fa da Galliani senza successo e in arrivo adesso quale quinto allenatore in altrettante stagioni. Fatta la doverosa presa per il culo ai cugini per un comunicato in cui riescono a inserire il loro mantra “proposta di gioco“, è indicativa la scala di priorità data dalla Gazzetta alle questioni milanesi di questi giorni.

Come al solito, vedere per credere:

gazza_prima_pagina_29 giu 2016

Evidentemente l’ennesimo allenatore della ennesima riscossa rossonera è più importante dell’arrivo di Suning a capo dell’Inter. Ci voleva molto a invertire la posizione dei due titoli?

Evidentemente sì, se ti chiami Inter…

E’ COMPLOTTO – SPECIALE SETTORE GIOVANILE (TARGATO TRAVAGLIATO cit.)

La Gazza di settimana scorsa presenta la finale del campionato Giovanissimi tra Roma e Atalanta titolando (vado a memoria ma non troppo) “Ecco i due vivai migliori di Italia“.

Perdendo 5 minuti (non di più) su Wikipedia, direi che l’affermazione è quantomeno opinabile:

Settore giovanile Roma Atalanta Inter

Oltretutto la stessa Gazza, nell’articolo, descrive la portata “storica” dell’evento, specificando che la vincente della finale (è poi stata l’Atalanta) avrebbe eguagliato l’Inter del 2012, capace di vincere nello stesso anno due dei Campionati del Settore Giovanile: nel nostro caso erano stati Giovanissimi e Primavera, oltre al simpatico gingillo della Next Gen Series.

Ma come vedremo tra poco, quel gingillo è stato del tutto inutile per i maestri pensatori del calcio italico.

Prima di addentrarci nel Nextgen-gate, solo poche righe per fare i sentiti complimenti all’Atalanta per il doppio successo, e chiarire con la consueta schiettezza e sincerità orobica quale sia il loro pensiero sulla situazione dei potenziali giovani calciatori nella odierna società:

Oggi nelle rose dell’Atalanta ci sono anche ragazzi “stranieri”: “Il tessuto sociale mondiale è cambiato, ci sono tanti figli di immigrati che fanno parte della società e l’Italia deve essere brava ad adattarsi. L’integrazione sociale ha fatto la fortuna di Paesi come Belgio e Francia e per me è un fenomeno positivo”.

Quindi il succo è: brava Atalanta che fai giocare anche i figli di immigrati.

L’Inter invece è una vergogna perchè ci ha i negri in squadra.

Ma arriviamo alla ciliegina alla merda, che purtroppo non posso linkare, essendo comparsa a firma Alberto Cerruti sulla rubrica di risposte ai lettori, e come tale visibile solo sull’edizione cartacea, mi pare di Martedì 28.

Che ve devo dì: se non vi fidate andatevela a cercare, vedrete che non sto delirando (non più del solito almeno…)

Il prode Cerruti loda giustamente Fabio Grosso per aver deciso di restare alla guida della Primavera juventina anziché lasciarsi tentare dall’avventura in Serie A. Fin qui nulla da dire. Ma, ancora, siccome così la notizia non aveva abbastanza “ciccia”, ecco il colpo da manuale.

Con i giovani ci vuole pazienza -prosegue Cerruti- un Mister non allena i ragazzi per fare carriera: meglio arrivare secondi come Grosso che vincere la Next Gen come Stramaccioni con una squadra che poi non ha prodotto nessuno e con un allenatore che si è bruciato.

Si vede che Duncan, Mbaye, Longo, Benassi, Crisetig e Livaja me li ricordo solo io.

PERFECT TIMING

FROSINONE-INTER 0-1

Non c’è che dire, i nostri amatissimi ci godono proprio a prenderci per il culo.

Quando ormai non conta più un cazzo, ecco qui puntualissima la vittoria frutto del culo più che del cuore, che vien buona solo per assestarsi al quarto posto (“dignitoso” solo per tua sorella, noi siamo l’Inter!) e rimpiangere quella quindicina di punti buttati nel cesso nei primi mesi di questo 2016 causa insipienza o sbadataggine.

In un certo senso riusciamo ad essere sfigati anche quando la sorte ci riserva le sue attenzioni, sotto forma di tre-legni-tre che i ciociari colpiscono prima e dopo lo splendido gol di Icardi, puntuale anche lui a capitalizzare la solita unica occasione capitatagli.

Andando con ordine, i nostri partono con i redivivi Melo e Jovetic al posto di Medel e Ljajc, con Biabiany sulla destra al posto di Eder. Il francese ha l’occasione d’oro ma spreca malamente l’ottima imbucata di Jojo, mentre poco dopo il suo tiro-cross è troppo forte per l’arrivo in scivolata di Perisic, che stava per timbrare l’ennesimo gol basato sullo stesso copione (palla lunga dall’altra fascia e piattone sinistro sul palo lungo).

I primi venti minuti non sono male, anche se qualche Santo viene giù nel vedere il guardalinee Preti (sempre quello di Juve-Inter 2012, chi ha buona memoria non dimentica) segnalare un fuorigioco inesistente di Jovetic che avrebbe spalancato la porta a Biabiany.

Forse compiaciuti di tutto ciò, piano piano i nostri affievoliscono la loro pressione, lasciando campo ai locali che, se nel primo tempo si limitano a un paio di tiri facili, nella ripresa iniziano con ben altro piglio trovando i nostri alquanto sorpresi.

Il Mancio ha un bel dire che i primi due pali sono frutto di un contropiede e di un calcio di punizione: sempre pali sono, e su entrambi ho sudato freddo.

Anzi, non è nemmeno vero: dopo il primo ho aspettato di vedere la palla carambolare in rete (San Palo Interno, invece, la dirigeva lemme lemme oltre la zona rossa); dopo il secondo invece, ho pensato “una squadra come si deve, dopo ‘sta botta di culo, la va a vincere“.

Per una volta è stato quindi premiato il mio insolito l’ottimismo stile Scarpini… per quel che conta! Mauro come detto timbrava il cinquantesimo centro il 100 presenze, dopo che Jovetic aveva tentato un paio di destri dal limite che almeno facevano muovere la casella “tiri in (o verso la) porta“.

La gestione del micro vantaggio è stata la classica via di mezzo tra il cinico controllo di inizio stagione e il caghiamoci sotto visto nel 2016: il Frosinone, è vero, colpisce un terzo legno con Ciofani, ma rispetto ad altre occasioni concediamo meno.

Ecco quindi che, giunti al terzo abbonante dei quattro minuti di recupero, con la palla tra i piedi apparentemente saldi dei nostri eroi in mutande, i residui del fideismo scarpiniano di cui sopra mi fanno dire “dai che è andata!“. Da quel momento riusciamo nell’ordine a perdere banalmente palla (addirittura con Brozo e Palacio, mi pare…), concedere l’immancabile mischione nella nostra area, e e ribadire il concetto con Biabiany: il ragazzo, a cui il padre eterno ha dato una velocità da centometrista e poco altro, anzichè abbassare la testa e pedalare verso la porta avversaria, regala una palletta stupida a cavallo di centrocampo, che mi fa esaurire il bonus-Madonne appena prima del fischio finale.

Non ci sono molte analisi filosofiche da fare: come detto in apertura, giochiamo nè meglio nè peggio che nelle ultime partite, ma talvolta dice bene perfino a noi. Certo da qui a poter aspirare al terzo posto servirebbe un tipo ancor più ottimista di quello che va a mangiare le ostriche sperando di pagare il conto con la perla che troverà nel piatto.

Sto finendo di scrivere con il Bologna in vantaggio a Roma, ma rientro nei panni realistici che mi competono per affermare che financo una inopinata sconfitta dei lupacchiotti contro i rossoblù lascerebbe i nostri a cinque punti di svantaggio, dovendo oltretutto ospitare il Napoli sabato prossimo.

LE ALTRE

La Juve batte un buon Milan in rimonta, vanificando le gufate di mezza Italia (me compreso: per la prima volta in vita mia ero arrivato ad augurarmi qualcosa che somigliasse ad una vittoria del MIlan) e sterilizzando gli effetti della prevedibile vittoria napoletana contro l’Hellas.

La Fiorentina dimostra (a chi lo voglia capire, chiaro) quanto il bel giUoco fine a se stesso sia inutile e dannoso, tanto quanto il peccato mortale dell’affidarsi alle prodezze dei singoli anzichè affidarsi a un gioco ragionato.

I Viola con Paulo Sousa stanno continuando le stagioni di Montella, velleitario e inconcludente nei suoi ghirigori sulla trequarti (tranne contro di noi, ovvio, chè contro l’Inter son tutti fenomeni!). Così facendo perdono a Empoli, concedendoci per ora il quarto posto solitario a due lunghezze di distanza,

E’ COMPLOTTO

Settimana ad ampio raggio, con tanti argomenti apparentemente slegati tra loro, epperò accomunati dalla solita benevolenza verso i nostri colori.

Come di dice in questi casi, andiamo con ordine.

Pur senza più Fabio Monti, valvassore morattiano della prima e dell’ultima ora, il Corriere della Sera continua la celebrazione (postuma, s’intende) della presidenza Moratti.

Criticato come e più di quanto meritasse ai tempi della sua guida, ora il Signor Massimo e l’allora dirigenza, emanazione della di lui simpatttìa, vengono rimpianti da più parti, arrivando a falsi storici quali la millantata solidità del Club a far da sponda all’allenatore, la presenza della Società nel gestire le crisi e compagnia bella.

Ringraziato il figlio di Angelo per i 18 anni di Presidenza (questo quel che pensavo e ancora penso del quasi ventennio morattiano), aggiungo solo che lo stesso monarca illuminato è passato alla storia per esoneri di allenatori secondi solo a quelli di Zamparini, e a casi e crisi di spogliatoio non gestiti nella maniera più assoluta.

Però, dice il Corriere, “ Quando Mancini ha sbandato la società non c’era, non l’ha aiutato nella gestione dei giocatori e delle crisi che si sono ripetute con frequenza da Natale in poi“.

Prima invece…

Spostandoci dalle beghe di cortile alla cronaca giudiziaria internazionale – nella fattispecie i Panama Papers, si tenta di far di tutta un’erba un fascio, sbiascicando di sfuggita e a mezza voce nomi e cognomi di persone espressamente citate nell’inchiesta (Clarence Seedorf e Luca Cordero di Montezemolo), e sparando invece ai quattro venti non meglio precisati “proprietari attuali o del passato dell’Inter“.

Tempo pochi giorni e si scopre che, al solito, l’Inter non c’entra nulla, e , casomai, il nome implicato è quello del fratello di Thohir. Però intanto per due giorni abbiamo avuto uno strano rimbombo nelle orecchie che risuonava come “Panama-Inter”.

C’è da dire che rispetto alla settimana precedente ci è andata meglio: lì eravamo praticamente a capo di Daesh: la solita Pazza Inter, insomma…

Ai tempi si sarebbe concluso con l’immortale #morattispieghi.

Infine, non sprecherò altri KB per aggiungere la mia opinione sulle ultime mirabolanti avventure della nostra classe arbitrale alle prese con la capoclassifica: leggete qui, dove al solito Settore vi dice quel che penso meglio di come potrei farlo io.

CHI MANGIA DUE POLLI E CHI NESSUNO: LA STATISTICA DE STOCA

Restringendo la visuale alle nostre trascurabili sventure, è curioso che la Gazzetta si soffermi sui tanti (troppi?) cartellini rossi comminati all’Inter: nel pezzo si mette dentro un po’ di tutto, dalle ingenuità ai falli cattivi, alle sviste arbitrali, ed è giusto che sia così essendo un pezzo “panoramico”. Scrivere però una frase come “da squadra che a novembre faceva meno falli in assoluto di tutto il campionato, alla seconda con più cartellini in A” vuol dire fare disinformazione, caro Matteo Dalla Vite.

La sproporzione potrà non essere evidente come a fine Novembre (quando ce la giocavamo bene anche come cartellini gialli), ma i numeri continuano a parlare di una notevole sproporzione nel rapporto falli/espulsioni. Siamo penultimi nella classifica dei falli commessi (solo il Napoli ne ha fatti di meno), siamo invece secondi per numero di espulsioni ricevute.

E, per quanto il numero di ammonizioni sia analogo alle altre grandi  (a parte il vrtuoso Napoli, coerente con il basso numero di falli fatti), ai nostri continuano a bastare 5,8 falli per essere ammoniti, contro i 6,6 delle nostre rivali.

Morale: non è cambiato un cazzo.

La frasetta copincollata è tendenziosa e sembra voler dire che adesso l’Inter picchia come un fabbro ferraio, invece all’inizio se ne stava buona buona.

Un par de cojoni!

ALEGHER ALEGHER, CHE IL ….

Alex Frosio, sulla Gazza di venerdì, verga un pezzo che sottoscrivo quasi al 100%, lodando le doti di Allegri, sapiente gestore di uomini e schemi e capace di alternare schemi e moduli a seconda della circostanza, addirittura nell’arco degli stessi 90 minuti.

Tutto bene, tutto giusto. Forse un tantino agiografico quando dice che i cambiamenti del Mister livornese nell’ultimo anno di Milan, chiuso a metà stagione con un esonero, “vengono presi per confusione. Sono invece i prodromi del lavoro allegriano alla Juve“.

Eccola, la malafede pur all’interno di un pezzo condivisibile: due soggetti (Mancini e Allegri, nella fattispecie) si comportano in maniera identica (e cioè cambiando spesso uomini e moduli), ottenendo però risultati opposti. Mi pare di tutta evidenza che la differenza tra i due potrà risiedere in tanti elementi (uomini a disposizione, innanzitutto) ma non nell’identica scelta di voler cambiare tanto e spesso.

La stessa scelta, in altre parole, non può essere considerata un pregio o un difetto a seconda del colore della maglia, a meno di non voler mettere in dubbio la buona fede di chi porta avanti questo ragionamento. Ragionando per assurdo, s’intende!

WEST HAM

I martelli sfiorano la partita epica per definizione, pareggiando in casa contro l’Arsenal dopo essere stati sotto 2-0 già dopo mezz’ora.

Carroll ribalta la situazione prima dell’intervallo e addirittura mette il triplone a inizio ripresa, prima che i Gunners mettano la parola fine a questa divertentissima giostra e fissando il punteggio sul 3-3 finale.

Peccato perchè il City vince, mentre lo Utd perde, lasciando impregiudicate le chances europee.

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria...

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria…

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

INSEGNANTI IGNORANTI

FIORENTINA-INTER 2-1

Inizio con poche righe che raccontano assai succintamente di una partita giocata male, eppure meglio di tante altre, e che forse non meritavamo di perdere.

Handanovic, che tante volte ci ha salvato, evidentemente non ha nella Fiorentina il suo posto sicuro, visto che tra andata e ritorno ha collezionato di fatto gli unici errori fin qui commessi in stagione.

Nel primo tempo riusciamo a creare una (una) azione degna di tal nota, con Kondogbia a rubar palla e ripartire: bello il triangolo arioso con Brozo, intelligente il pallone nello spazio chiamato da Palacio, da manuale il passaggio a centroarea dove Ajeje è pronto a depositare all’incrocio: quasi troppo bello per essere vero.

E infatti…

Eder e Icardi restano inoperosi per tutti i minuti passati in campo, forse abbagliati dalla sapienza calcistica di Palacio, per distacco il migliore dei nostri. La difesa, dopo il primo quarto d’ora da mani nei capelli contro Bernardeschi, pare reggere, se non fosse per il solito Nagatomo che corre tanto e altrettanto crea confusione.

La coppia centrale, censurata nelle ultime uscite, a mio parere non demerita (prova ne sia lo zero o quasi alla casella “palloni-pericolosi-per-Kalinic“), ma chiaramente dopo una sconfitta non li si può assolvere in toto.

I due gol della ripresa sono entrambi alquanto fortuiti: sul primo, Murillo arriva solo a prolungare e non a respingere il cross di Ilicic per Borja Valero, lasciato solo da Brozovic e tenuto in gioco di pochi cm da Nagatomo.

Nel recupero, il destro di Zarate sbuca forse tardi di fronte al nostro portiere che si limita a smanacciarla lasciandola lì: arriva Babacar che in due tempi (la prima Samir l’aveva anche respinta…) la fa carambolare in rete.

Passo gli ultimi minuti a rimuginare -da buon tifoso accecato- sulla sfiga che ci perseguita da anni e sulle botte di culo che gravitano costantemente a qualche galassia di distanza da noi, ma sono al tempo stesso consapevole che siffatta visione -per quanto ontologicamente non smentibile- sia parziale e partigiana.

IN REALTA’…

Ancora una volta, l’ennesima negli ultimi 5 anni, ci troviamo di fronte ad un’aritmetica che fa a sonori cazzotti con la logica.

Sì perchè, come già visto negli ultimi campionati, i nostri difetti, pur evidenti, non sono tali dal farci prendere atto da subito della nostra mediocrità, palesemente inadatti a qualsiasi sogno bagnato di Champions League. Più tristemente, invece, vediamo quella chimera allontanarsi lentamente, un centimetro alla volta, un po’ come il pallone Wilson nello splendido film del naufrago Tom Hanks.

Siamo poco, e assistiamo impotenti al ritorno di grandi squadre dalla crisi ormai alle spalle (Roma), di concorrenti assai più appariscenti di noi ma egualmente volubili (Viola) e da accozzaglie assemblate alla bell’e meglio da condottieri pur esperti e carismatici (Milan).

Dal basso del mio pessimismo, col gollonzo di Babacar finisce ogni possibile scenario di ragionevole successo per la stagione 2015/2016.

Siamo quinti, a due punti dai cugini. Negli scontri diretti ce l’abbiamo già inder posto con Milan e Viola (attendiamo lo scontro in casa Roma tra qualche settimana…). Ma più di tutto questo, siamo ancora una volta riusciti a buttare per terra il succulento paninetto che ci eravamo preparati un po’ con la caparbietà un po’ col fato.

Siamo ancora una volta rimasti schiavi della nostra proverbiale insipienza caratteriale, capace di disfare in pochi minuti (gli ultimi con la Lazio, è lì che è nato il papocchio) un quadrimestre fatto assai bene.

Da quel momento è parso evidente a chi segue le cose nerazzurre da vicino, che il giocattolo si era rotto e -ancor più grave- che non c’era modo di aggiustarlo.

E qui arrivo a parlare di Mancini, e di insegnanti ignoranti.

Nella mia migliorabile carriera scolastica, lungi dal voler vedere la causa dei miei risultati scadenti nella scarsa dedizione allo studio (chè a farsi promuovere studiando son buoni tutti…), ho sempre puntato il dito contro un corpus di insegnanti incapace -in gran parte- di capire un ragazzo adolescente e -in quanto tale- attratto da tante cose, ma non dai paradigmi greci.

Che ne sanno, loro? Non avran fatto altro che studiare per tutta la loro vita… come possono capire che io a 15 anni (poi 16, poi 17, poi 18…) ho in testa tutt’altro?

La stessa cosa la vedo nell’Inter di oggi: il Mancio è un buon allenatore ma, se mi si passa il paragone, è stato un giocatore con troppo talento e troppa personalità per capire e quindi aiutare giocatori che sono buoni ma nulla più.

Ecco dove sta, a mio parere, il vero problema dei nostri: non c’è nessuno che sia capace di sporcarsi le mani, di scendere dal piedistallo, di dire “dai adesso ti faccio vedere io come si fa, sapessi quante cazzate ho fatto quando avevo la tua età…“.

Il Mancio, alla loro età, le cose le risolveva così, oppure così: che ne sa di quanto è difficile per un giocatore normale (non scarso, normale) gestire la pressione, costruire un’azione degna di tal nome, dar via una pallone di prima?

Da sempre il nostro allenatore ama definirsi campione di classe: lo è stato in braghe corte e sostanzialmente lo è anche da coach: come tale ha sempre bazzicato l’alta aristocrazia calcistica, avendo a che fare con Società facoltose e ben disposte nei suoi confronti.

In altre parole, non ha mai dovuto fare le nozze coi fichi secchi, E questo è un problema.

Con una battuta di dubbio gusto direi che è un po’ una Maria Antonietta di fronte al popolo senza pane:

Non sai fare un passaggio di venti metri a servire un compagno? perchè non provi di tacco?

Per la prima volta in carriera si trova con una squadra costruita da lui (non ha più l’alibi dell’essere salito su un treno in corsa), e che però non sta dando i risultati sperati.

Ha preteso la settima punta (Eder, ad affiancare Icardi, Jovetic, Ljajic, Palacio, Perisic, Biabiany, ottava contando il baby Manaj) preferendola a un centrocampista pensante. Il risultato è per ora di tutta evidenza: l’italo brasiliano si è perfettamente inserito nel nulla interista, inghiottito nella nebulosa di attaccanti a cui non arriva un pallone, mentre in mezzo viviamo degli spunti, belli quanto saltuari, di Brozo&Kondo, a meno di essere come me adoratori del medianaccio criminale e sdilinquirsi per i tackle di Medel.

E’ poco. E’ preoccupantemente poco. E non si vedono margini di miglioramento.

Non mi illudo che la virata -definitiva?- verso il 4-3-3 possa dare particolari certezze, stante anche l’imminente scontro con la Samp da affrontare con 3-dicansi-3 squalificati.

Which brings me to the next point…

AVETE ROTTO I COGLIONI

Lascio volutamente per ultimo il paragrafetto con le querimonie arbitrali, perchè so che poco ha a che fare con la sconfitta di ieri: forse, forse, in 11 vs 11 l’avremmo portata a casa, ma altrettanto forse, avremmo potuto giocare con l’uomo in meno per ben più degli ultimi 7 minuti. Il mani di Telles è meno netto di quanto tutti vogliano vedere, ma è senz’altro all’interno di quella zona grigia nella quale ci sta tutto. A quel punto, se dai il rigore, ammonisci il nostro che finisce sotto la doccia a metà ripresa.

Detto ciò, la cosa che mi fa ribrezzo è la solita predisposizione negativa degli arbitri con i nostri giocatori. Vedere il mancato “giallo” al fiorentino di turno e poco dopo due ammonizioni rifilate ai nostri nella stessa azione (prima a Medel perchè ricorda al prode Mazzoleni il mancato intervento di poco prima e subito dopo a Telles per trattenuta sul quasi omonimo Tello) ti dà la misura della serata che dovrai vivere.

Vedere il maledettissimo Astori tacchettare Eder al limite dell’area impunito, con Mazzoleni che non fa neanche un plissé e lascia giocare, ti fa capire come il nasuto stopper, memore delle gesta rimaste impunite negli anni di Cagliari contro i nostri, ormai giochi sul velluto, conscio di un’apparente dispensa papale contro i nerazzurri.

Niente di decisivo come s’è detto, ma 5 ammonizioni su 13 falli complessivi. Di là picchiano come dei fabbri ferrai senza che venga detto nulla.

Per le proteste non stiamo nemmeno a parlarne: Kondogbia è ingenuo e fallace a applaudire l’arbitro dopo il triplice fischio finale e si prende l’inevitabile rosso, non essendo un giocatore autorizzato ad esprimere il proprio dissenso nemmeno dopo la fine dell’incontro. Al solito, quel che stride è a mancanza di uniformità di giudizio, vedendo ad altre latitudini torme di bianconeri circondare con fare minaccioso i direttori di gara che pavidamente si limitano ad invitare alla calma.

Insomma, siamo alle solite: non sappiamo far la guerra alle istituzioni, e la beffarda conseguenza è che ci prendiamo anche i cazziatoni per non essere andati a quella farsa della riunione tra le Società e gli arbitri, dove “senz’altro avrebbero spiegato i dubbi delle varie squadre in un clima di simpatia e cordialità”.

La MIA verità, al solito, offre due possibili letture: la prima, che epidermicamente preferisco, è lotta dura senza paura, che però presuppone una strategia che sconfina nella malattia mentale (forse è per quello che mi piace…), con rimandi a precedenti di anni addietro, indizi e prove in quantità a smascherare le malefatte del Palazzo.

La seconda, decisamente più logica e forse per questo più tristanzuola, sta nel fare buon viso a cattivo gioco. E’ una scelta pavida, ma che almeno ti risparmia i predicozzi dei benpensanti che si scandalizzano per il silenzio stampa e che, in mancanza di un contraddittorio, possono dire quel che vogliono.

Star zitti due giorni e poi dire “è stata una serata sfortunata, speriamo che la prossima volta vada meglio” vuol dire non capire un cazzo oppure dimostrare una maturità da quattrenne.

O forse le due cose insieme.

E’ COMPLOTTO

Non che i nostri -tanti- torti facciano sparire in un attimo le colpe del giornalettismo.

Curioso, ma fino a un certo punto conoscendo l’autore della cagata in questione, che Massimo Mauro si stupisca della mancanza di tranquillità dell’Inter dopo i pur riconosciuti errori di ieri sera. Mi ha ricordato tanto l’ex arbitro Chiesa che, commentando la famosa Juve-Inter del ’98, approvava l’operato di Ceccarini, scandalizzandosi di contro per la reazione scomposta dei nostri di fronte a cotanta sapienza arbitrale.

Dovremmo, insomma, far buon viso a cattivo gioco o, perdonate il francesismo, evitare di agitarci mentre ce l’abbiamo nel didietro per non fare il gioco del nemico.

Niente di nuovo; è solo che non impariamo mai a rispondere a dovere.

Per il resto, una prudérie da Negazionismo mista a voglia di restaurazione e un simpatico Same but Different: nel comunicare il prossimo ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano di -tra gli altri- Vialli, Mancini e Ronaldo, ecco la simpatica foto a corredo mostrata dalla rosea:

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Ecco il Fenomeno nella sua prestigiosissima parentesi rossonera

Infine, assordante il silenzio di USSI e altre forme corporative del giornalismo, giustamente più che solerti a richiamare l’attenzione contro Mancini in vena di sfanculaggine sugli schermi di Mediaset e stranamente “distratti” nel non fare altrettanto in occasione di analoghi commenti del buon Sinisa a un giornalista che gli chiedeva conto della sfuriata nel finale della partita.

 

WEST HAM

Pareggio tripallico per 2-2 contro il Norwich dopo essere stati sotto 2-0.

Del resto “We’ve got Payet… I just don’t think you understand

 

What's the matter with you boys...

What’s the matter with you boys…