SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

OH NO HANNO VINTO… E ADESSO?

INTER-PALERMO 3-1

Non c’è cura al disagio mentale.

Pazzi siamo e pazzi rimarremo.

Nei secoli fedeli…

Dopo aver versato fiumi di veleno sui ragazzi solo pochi giorni fa, beffardamente solo poche ore prima della grandissima e apparentemente inutile prestazione di Coppa Italia, i ragazzi replicano la rappresentazione teatrale di spessore contro un Palermo invero alquanto disastrato.

I nostri forse hanno meno “bava alla bocca” rispetto a mercoledì, ma riescono in ogni caso a ricacciare in bocca al saccente Riccardo Gentile di Sky giudizi del tipo “l’Inter non è certo partita all’arrembaggio in questi primi minuti“. Al 20′ eravamo sopra di due, e vattela a pija ‘nder posto, caro lupacchiotto de stopardeciufoli.

Ero praticamente convinto di vedere in campo un 4-3-3, e invece il Mancio stupisce nuovamente tenendo in panca Brozovic, reduce da ben 18 km corsi nell sgambata infrasettimanale, a favore dell’accoppiata Medel-Kondogbia.

Davanti, Ljajic ha voglia di giocare e l’ora abbondante in cui resta in campo è un manifesto di quel che potrebbe fare avendo la testa ben avvitata sul collo; Perisic è ormai -a mio parere- il miglior acquisto tra gli “avanti” nerazzurri, Palacio la solita enciclopedia ambulante, e Icardi abbina al solito istinto del goleador (vedasi 2-0) movimenti, sponde e assist mai visti a queste latitudini.

Certo, non saremmo l’Inter se non ci travestissimo per una decina di minuti -a cavallo dei due tempi- da Gesù Cristo in versione resuscitatore di morti. Il Lazzaro di turno è il derelitto Palermo, che sfrutta una rimessa laterale ben eseguita per lanciare tal Rispoli sulla fascia, bravo a mettere in mezzo per l’accorrente Vasquez che timbra il 2-1 appena prima dell’intervallo.

Capitolo rimesse laterali: ieri dopo la prima regalata ai rosanero mi sono ripromesso di contare quante ne avremmo sbagliate. Sono arrivato a cinque solo nella prima mezzora, dopodichè ho perso il conto, quindi potete capire le Madonne che ho tirato vedendo i miei amatissimi prendere gol proprio da rimessa con le mani.

Oltretutto non si è capito molto della dinamica dell’azione, visto che il regista di serata ha ripreso la pessima abitudine di stringere l’inquadratura su primissimi piani di orecchie e sopracciglia dei giocatori anzichè far vedere quel cazzo di pallone. Così, nel caso specifico, l’immagine torna in campo largo appena in tempo per il succitato assist vincente del Palermo. Allo stesso modo possiamo solo immaginare il movimento di Icardi sulla splendida azione che porterà al 3-1 di Perisic in tuffo: vediamo la bella fazza di Maurito dettare con lo sguardo il passaggio sull’esterno, con l’inquadratura che si allarga solo dopo, per mostrarci il cross che supera Palacio a centroarea e raggiunge il 44 croato.

#fammivederelapartita! (#cazzo)

Poco altro, se non un paio di inevitabili miracoli di Sorrentino e un gol sbagliato da Perisic nel finale, simile a quello di prima ma di piede.

Poco di cui lamentarci, sia chiaro. Ottima partita, tre punti recuperati su Viola e cugini e testa a sabato sera, quando a San Siro arriverà il Bologna. Inutile dire che, per far finta di credere a una rincorsa al terzo posto, non si possa non vincere contro Donadoni e compagnia cantante.

LE ALTRE

Juve e Napoli vincono senza strafare; cosa che invece fa la Roma nell’anticipo del venerdì sera, quando rifila quattro pappine alla Fiorentina. Da applausi la trasformazione della squadra fatta da Spalletti, e ancor di più la capacità dell’ambiente a gestire senza troppi struggimenti la vicenda-Totti, che ad altre e più note latitudini avrebbe causato l’inevitabile “caso”, e non solo per i soliti giornalisti cattivoni (chè noi, quando c’è da darci una martellata sui maroni da soli non ci tiriamo mica indietro…).

Per il resto, il Milan perde a Sassuolo, lasciando ogni residua speranza di terzo posto ma potendo comunque continuare ad inseguire un posto in Europa vista la colossale botta di culo in Coppa Italia, già richiamata settimana scorsa.

E’ COMPLOTTO

Inizio dal dopo partita con un plotone di esecuzione negli studi Rai pronti ad accogliere il Mancio alla Domenica Sportiva. Si dà per scontata la sua partenza qualora non arrivasse il terzo posto, visto che l’Inter dovrebbe inevitabilmente cedere tre (tre???) dei suoi migliori giocatori, e a quelle condizioni il Mancio mica rimane.

Non bastando le gufate dell’amatissimo (da Moggi) Ciro Venerato, autore del servizi(ett)o per la DS sulla Rai, a confermare l’indole tafazzesca dei nostri ci si mette anche Baffo Mazzola a dire che, per come la sa lui, Mancini andrà via.

Star zitti e lasciarli tranquilli, una volta che vincono, pare brutto?

Non basta: Paolo de Paola (fantasia al potere…) dice che le squadre di Mancini -che pure gli sta simpatico, bontà sua- storicamente non hanno mai giocato bene.

E’ curiosa questa cosa per cui tutti gli allenatori fanno giocare bene le loro squadre fintanto che non arrivano ad allenare l’Inter. Mancio, Mourinho, Benitez, Gasperini, Mazzarri, a scelta nell’ordine. Tutti allenatori capaci di “dare la loro impronta e imprimere un gioco riconoscibile e gradevole alle loro squadre” salvo poi adeguarsi alla nenia delle “prodezze dei singoli che mascherano l’assenza di una manovra collettiva“.

Il Mancio non risponde, limitandosi a dire che non è l’unico a cambiare spesso formazione.

Non che le cose vadano meglio su Sky, dove l’intervista a Icardi quale migliore in campo sfugge -proprio in quell’occasione, che strano!- ai peana di complimenti solitamente riservati all’MVP di turno.

Ecco un Massimiliano Nebuloni al meglio:

Perchè mercoledì non sei entrato tu ma il 19enne Manaj?

Con chi ce l’avevi con il tuo tweet sulle “palle”?

Stasera hai giocato bene, segnato, aiutato i compagni, eppure qualcuno (chissà chi? ndr) ti critica sempre: questa cosa finirà per farti andar via?

Chi anche non avesse sentito nulla dell’intervista, avrebbe potuto farsi un’idea dell’onestà intellettuale dell’intervistatore semplicemente dal commento di Massimo Mauro: “Beh ottime domande eh?“.

E purtroppo non scherzava…

Anzi, il calabrese cantilenante continuava nello show del proprio genio schierandosi -da buon gobbo- contro la recente apertura di Gianni Infantino alla moviola in campo, blaterando “Io da Infantino non voglio la moviola in campo, io da lui voglio sapere cos’è successo alla FIFA in questi anni!” (il ragazzo ovviamente perora la causa di un Platini vittima inconsapevole e innocente come Gesù Cristo in croce). “Chiediamoci perchè” continua il genio “la FIFA senta l’urgenza di queste novità, spostando così l’attenzione su altri problemi“.

Mi è toccato applaudire la risposta di Caressa: “Conoscendo chi stava alla FIFA fino a poco tempo fa, chiediamoci perchè nessuno la volesse la moviola in campo!“.

Per quel che mi riguarda, le novità della FIFA sulla moviola sono fin troppo timide, essendo la possibilità di ricorrere alla tecnologia riservata solo all’arbitro e non alle squadre. Ad ogni modo è un inizio, una sperimentazione che a quanto si capisce inizierà già con i tornei FIFA estivi (Copa America e Campionato Europeo): i primi effetti non tarderanno ad arrivare, anche se io -da prevenuto- sono convinto che l’arbitro farà figli e figliastri, chiedendo un supplemento di indagine “a maglie alterne”.

Ma sono io a essere in malafede, mica loro…

WEST HAM

Partita epica, vista con Pancho entrambi in tenuta claret & blue.

La trasferta contro l’Everton pare mettersi male, con i Toffees sotto di un uomo ma avanti di due gol e con un rigore a favore alla mezzora della ripresa.

Invece Adrian para il penalty e poco dopo fa un altro miracolo a salvarci dal possibile 3-0.

Al 78′ peschiamo il gol del 2-1 con una bella girata e a quel punto i nostri avversari -forse stanchi per la quasi ora giocata in 10- si squagliano come neve al sole.

Pareggiamo e poi addirittura facciamo il definitivo 3-2, tutto negli ultimi 10 minuti.

Io e il pargolo intoniamo cori da hooligans (meno male che ancora non capisce le parolacce in inglese) e rotoliamo sul pavimento esultando, mentre gli Hammers si arrampicano fino al quinto posto.

I just don’t think you understand!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia... Spogliatoio spaccato!

Si abbracciano ma non si guardano nemmeno in faccia…
Spogliatoio spaccato!

IL PARERE DEI TENNNICI

INTER-ATALANTA 1-0

Gradevolissimo esordio di campionato in compagnia di amici con relativa accanitissima prole (da cui il titolo), oltretutto nella calda ma sempre amata location sarda.

Il weekend calcistico,  come sanno i colleghi di fede, era iniziato sotto i migliori auspici visto il pari giallorosso del sabato e la squisita supposta udinese nel deretano-stadium.

Le cose parevano tornare all’ormai abituale tragicomica mediocrità,  con Icardi neo capitano a fare il duro (“ce la faccio, ce la faccio… ahia mi fa male non ce la faccio”) e il Mancio ancor più colpevole a dargli retta. Ciuffolo ha anche il demerito di insistere con l’improponibile JJ sulla fascia e di inventarsi Brozovic trequartista al posto di Hernanes.

Tant’è.  Il primo tempo scorre più inoffensivo di una birra senz’alcool, fatta eccezione per l’immancabile stringiculo a forma di palla-persa-e-loro-che-vanno-via-in-contropiede e per un paio di buone occasioni dei nostri, che però Kondogbia e il succitato Ayeye non riescono a finalizzare.

L’intervallo vede la mandria di infanti che giace intorno al 26 pollici inalberarsi intorno a schemi di giuoco, coprire di insulti un paio dei nostri e vaticinare esiti trionfali che si riveleranno azzeccatissimi: “questa la vinciamo proprio allo scadere, agli ultimi secondi”.

Beata ingenuità, penso guardando l’autore del pronostico, mentre più prosaicamente mi gratto gli zebedei ricordando la manciata di situazioni analoghe vissute nelle ultime stagioni, con pareggio scialbo al 90′ quando non con sifulotto finale.

I bimbi sono ingarellati ben più di noi papà, gridando al rigore non appena i nostri entrano in area e avviando sei distinte e parallele analisi tecnico-tattiche  sul match: uno dei papà li guarda tra lo stupito e il rassegnato dicendo “se gli dan due lire e li mettono in uno studio televisivo, possiamo pensionare i vari QSVS e farci pure la crana” (cit. crozza/razzi).

Impieghiamo un buon minuto di orologio a capire che il gol di Palacio è annullato per fuorigioco, stante il delirio a prova di lite condominiale generato dai mefistofelici piccoli fans, mentre esultiamo come per una semifinale di Champions al secondo giallo e conseguente rosso a Carmona, che ci lascia con l’uomo in più per i 20′ finali.

La novità spinge i nostri al ben noto casino organizzato, con palla in area e vediamo quel che succede. Il Trenza e il Profeta ci vanno vicini, ma al 93′ abbondante è il neo acquisto e neo nr 10 Jovetic a disegnare il destro a voragine che gonfia la rete.

Il delirio degli astanti è ormai incontrollabile, salvo un cinquenne che dorme pervicacemente sul pavimento da inizio ripresa.

Gli ultimi secondi sono vissuti da tutti in piedi a pochi cm dalla tele, e al triplice fischio finale anche i papà tornano bambini accodandosi al vecchio coro “la capolista se ne va…”. 

Bazzeccole, cose da niente. Ma per una notte di fine estate basta e avanza così.

LE ALTRE

Come già ricordato, la goduria per la vittoria in extremis è acuita dalle concomitanti sconfitte di cugini e gobbi, unite a quella del Napoli e al pareggio della Roma. Goduria epidermica, s’è detto e si ripete, chè i nostri troppe volte ci hanno abituato a farcela vedere per poi non darcela come la peggiore delle fighe di legno (excuse my french).

Bene invece Lazio e Viola, con la Samp a battezzare con una cinquina l’esordio in A del Carpi, pronto all’inevitabile resurrezione alla prossima giornata contro la attuale capolista nerazzurra…

È COMPLOTTO

Se la -migliorabile- connessione me lo permettesse, basterebbe linkare la prima pagina della Gazza di oggi per illustrare il livello di zerbinaggio della stampa sportiva italiana:

La sconfitta della Juve, con l’Udinese che per una volta si sbaglia e non si apre come il Mar Rosso al passaggio di Mosè, è confinata in un soppalco che nelle ipocrite intenzioni dovrebbe essere il primo titolo a balzare all’occhio ma è invece un buon modo di sviare l’attenzione, mentre la notizia sui cugini non sta nella sconfitta di Firenze- data con un impersonale “Viola-Show“- bensì nell’imminente ritorno di Balotelli, ovviamente salutato con lo stra-abusato ritornello di “certi amori non finiscono” sbiascicato da Zio Fester e prontamente ripreso da tutti i suoi scrivani.

Non uno che abbia puntualizzato che dal Milan ci si aspettava l’arrivo di Ibra, J.Martinez e Kondogbia, mentre di contro avranno il cavallo di ritorno Balotelli.

Macchè: anzi, l’occasione è buona per iniziare il gufaggio preventivo con Mario che potrebbe esordire proprio nel derby contro l’Inter, alla quale non ha mai segnato.

Del resto, aspettiamoci presto l’ennesima inversione a U della critica: il nostro tornerà ad essere “maturato tantissimo“, con la nascita della figlia – riconosciuta solo un anno dopo la nascita- e la recente scomparsa del padre adottivo a farne un uomo finalmente pronto per la grande sfida nella suo squadra del cuore.

Siete prevedibili. E servi.

WEST HAM

Dopo un inizio corsaro, con vittoria in casa Arsenal per 2-0, collezioniamo due figuracce tra le mura amiche, ritrovandoci a tre punti dopo tre giornate. Neanche nell’East London si può stare tranquilli…

Fortune’s always hiding

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto...

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto…

ALL’INGLESE

VERONA-INTER 0-2

Per una volta, una partita tranquilla e vincente. Un gol per tempo e risultato -come si diceva una volta- all’inglese.

La prendo come una piacevole novità, visto che la cara Pazza Inter non è solita regalare  90′ a basso rischio cardiocircolatorio. La partita di sabato invece ha visto i ragazzi partire concentrati, smarrirsi giusto un attimo nella seconda parte del primo tempo, e tornare a comandare nella ripresa, senza concedere molto agli Scaligeri (appellativo che torna dritto-dritto da Ferruccio Gard, travolgente commentatore delle gesta dei gialloblù dei tempi belli).

I nostri presentano la stessa formazione di settimana scorsa, con la sola eccezione dell’occhio ceruleo di D’Ambrosio al posto di quello a mandorla di Nagatiello: l’ex granata non ha ancora la dimestichezza del giapponese con gli schemi di Mazzarri, ma si difende, e soprattutto dopo anni porta il numero di italiani interisti in campo ad essere superiore ad uno (saranno contenti gli ottusi italioti, chè a me come saprete interessano i piedi e non il passaporto dei nostri eroi in braghette).

Rimanendo a parlare di fasce laterali, sulla destra Jonathan torna “ilDivino“: sull’1-0 piazza una serpentina ubriacante con assist e cartello “spingimi” sul pallone per Palacio, mentre  nella ripresa si incarica personalmente di raddoppiare, pur ciccando il primo tiro e dovendo rimediare col sinistro “ignorante” sul rimpallo.

La difesa tiene ancora bene, con prestazione ancora una volta maiuscola di Ranocchia, bravo ad annullare un Toni sempre più odioso nell’ostinazione con cui cerca per tutta la partita il numero della biscia impazzita. Giudiziosi e attenti anche Rolando e Campagnaro, che confinano in panchina Samuel, a riprova della coerenza di Mazzarri, che aveva promesso la conferma tra i titolari a chi lo avesse convinto nella gara di settimana scorsa.

Le -poche- note dolenti arrivano dal centrocampo, con Guarin in versione ottusangolo, involuto e incapace di un solo guizzo nell’oretta in cui rimane in campo, se escludiamo una insidiosa girata in porta sull’1-0 nel primo tempo. Decisamente meglio il subentrante Kovacic, che nelle ultime due uscite ha dimostrato di meritare la maglia da titolare a scapito del colombiano. Hernanes parte maluccio ma migliora col tempo, fino alla splendida traversa (di sinistro!) su punizione nella ripresa. Il Cuchu, savasandir, dirige il traffico senza problemi confermando l’assioma per cui il ragazzo, una partita a settimana, la può ancora giocare alla grande.

Là davanti Icardi inizia bene, timbrando la terza o quarta traversa della stagione e facendo a sportellate coi difensori avversari, per poi calare alla distanza, mentre Palacio è libero di svariare su tutto il fronte, salvo farsi trovare pronto nell’area piccola a farsi rimbalzare sul piattone l’assist di platino del succitato Johnny Guitar de noantri.

Come detto in apertura, la partita è quasi troppo bella e tranquilla per essere vera, e non posso non guardare con curiosità mista a timore ai prossimi impegni, con la ovvia speranza che i miglioramenti vengano confermati e con la strisciante preoccupazione di vedere ricomparire difetti che al momento paiono sopiti.

Del resto l’Inter -e l’interista- vive così: un perenne yin e yang alla ricerca di un equilibrio irraggiungibile. Forse il perenne peregrinare alla ricerca del… “coso” (chiamatelo come volete: giusto, bene, goal, colpo di culo) è il destino ineluttabile di ogni nerazzurro.

Va già bene, rispetto a un paio di mesi fa, quando sembravamo condannati a navigare in un perenne lago marrone.

Fatto sta che mi ha fatto molto riflettere l’esultanza di mio figlio al termine della partita, che mi ha abbracciato gridando come un invasato “quarti!!!” e gioendo per un posto di pura decenza -oltretutto durato solo 24 ore- come se fosse stata una Champions League.

Peraltro, il succitato bacino idrico dal colore ed olezzo stallatico non si è invero spostato di molto, continuando a lambire le sponde sbagliate del Naviglio, per la gioia divertita di chi scrive.

LE ALTRE

Eh già, una simpatica ghènga di ex interisti in maglia parmense (…e fieri di esserlo, uaglio’!) rifila infatti altri 4 fischioni ai cugini, lasciando l’incredibile Parma a un solo punto dalle nostre terga. Ad onor del vero il-grande-Milan (ricordo che il Milan è grande per definizione) ha più di un alibi, dovendo giocare per 85 minuti in 10 e sotto di un gol. La goduria è che, dopo il raddoppio di Ando’ Cassan’, i rossoneri l’avevano anche ripresa, grazie al redivivo rigore-per-il-milan che generosamente permetteva a Balotelli di tornare a segnare dopo un mese di latitanza.

Ma, nemmeno il tempo per farmela andar bene (“dài, alla fine un pari va bene, così guadagniamo due punti anche sul Parma“) che Amauri servito da Schelotto di tacco piazzava il 3-2, prima che Biabiany piazzasse il quarto cetriolo proprio sul fischio finale.

Detto ciò, la Fiore regola non senza affanni il Chievo, tornando come detto quarta, mentre la Juve vince al 90′ con punizia chirurgica di Pirlo dopo aver rischiato di perderla (rigore sbagliato dal Genoa).

Che dire dei gobbi? Odiosi, maledetti, ma purtroppo forti e con scarso senso dell’umorismo.

E’ COMPLOTTO

Gustosissima la settimana a tinte rossonere raccontata dai media di casa nostra. Non potendo più attaccarsi al topos letterario del “siamo usciti a testa alta“, dalle parti di Milanello Bianco hanno pensato bene di far prevalere il silenzio dopo la batosta del Calderon. Peccato quasi mortale per il Geometra Galliani, che però aveva evidentemente  esaurito anche gli ultimi sondaggi confezionati all’uopo da mandare in pasto ai suoi onnivori tifosi.

La goduria era in realtà appena cominciata per noi sadici cugini, visto il gustosissimo epilogo cui ho assistito nel dopo-sconfitta casalingo contro l’ex Donadoni. I tifosi, che già avevano contestato la squadra all’arrivo e durante la partita, hanno atteso i loro beniamini all’uscita intonando cori dal significato ineccepibile, anche se dalla metrica migliorabile (“Galliani-vattene” ha purtroppo una sillaba di troppo per essere intonato sulla soave melodia di “oh-il-fenomeno-ce-l’abbiamo-noi“): peccato che nessuno tra i commentatori che ho sentito abbia riportato nel dettaglio le critiche dei tifosi e soprattutto i destinatari delle stesse, preferendo invece riferirsi genericamente “alla squadra” o al limite “a Balotelli“, chè lì di ciccia ce n’è sempre e non si sbaglia mai.

Questionabile finchè si vuole la pretesa di una delegazione di ultras di incontrare i giocatori per un confronto: non è la prima nè purtroppo sarà l’ultima volta che accade. Era peraltro già successo a fine Novembre al Milan, con Kakà e Abbiati a placare i fedelissimi e promettere rinnovato impegno ed entusiasmo. Sappiamo però che il Paese non ha memoria storica, e quindi nessuno ha richiamato il precedente. Hanno anzi chiesto a Seedorf -guarda caso l’unico che a Novembre non c’era- se una cosa del genere gli fosse mai capitata in carriera, dando all’Obama di Milanello l’assist giusto per fargli rispondere “Sì, quand’ero all’Inter“. Tornando ai tifosi e ai cori, mi limito a registrare un certo fastidio del tifo rossonero al mercato mediatico e marketing-oriented della loro squadra.

Forse che, al ventottesimo parametro zero ultratrentenne e dal passato glorioso, e immancabilmente presentato come “utile in campo e ancor di più per l’immagine del Milan” i tifosi-non-lobotomizzati si siano legittimamente rotti i cabbasisi?

Meditate, Geometri, meditate…

Chiudo con l’attacco di orticaria che mi ha colto invece giovedì sera, quando mi godevo il giusto riposo da italiano medio dopo una giornata di lavoro: divananza e telecomando a scanalare intorno al 200 di Sky, vedo inorridito che stanno trasmettendo Milan-Barcellona del 1994 (quella finita 4-0, per intenderci).

Mument’ mument’… Fatemi capire…

Sky, il principale concorrente di Mediaset, ancora una volta fa il lavoro sporco per i suoi avversari? Due giorni dopo l’ennesima eliminazione agli ottavi di Champions, e durante la peggior stagione del Milan da tempi immemori, celebriamo comunque “il-DNA-Europeo” dei rossoneri! Suoniamo il ritornello stantìo della “musichetta della Champions“!

In una parola: uniformiamoci ai voleri di Zio Fester. Nomalizziamoci.

…E poi si sorprendono se al Decathlon non si trovano i parastinchi dell’Inter, ma solo del Milan e della Juve (questa è polemica interna e contingente, ignoratemi).

Signori, non fatevi ingannare.

E’ tutto collegato. E’ compl…astgevjf…. dgfkjrwems…..no! cosa fate!?!? lasciatemi stare!! cosa sono quelle pastiglie!?!? perchè mi mettete questo strano pigiama??? Aiuto!!!

Sbrang!

Lock!

Bruuum!!

Niii-Nooo Nii-Nooo….

WEST HAM

Sconfitta un po’ antipatttica a Stoke on Trent: 3-1 dopo essere andati in vantaggio. Manteniamo comunque un buon margine sulla zona perigliosa.

ho anche provato a colorare il bianco di blu... ma sun minga bon!

ho anche provato a colorare il bianco di blu…  ma sun minga bon!

IL TACCO CON LA TRECCIA

INTER-MILAN 1-0

Ribadisco quanto sostengo da sempre: la gioia per un Derby vinto, per quanto grande, non è mai superiore alla delusione per uno perso. Sarà forse stato questo a produrre l’urlo al gol di Palacio: un urlo di rabbia e frustrazione repressa più che di pura gioia calcistica.

Ad ogni modo: vinciamo il quarto degli ultimi 5 derby (quello non vinto è stato un pari), tanto per mettere i puntini sugli “i” a statistici e storici di ‘sto par de ciufoli.

Vero quel che tutti si affannano a dire, e cioè che il Derby è stato tecnicamente “poco”, con due squadre messe così così (noi) e pessimamente male (loro), in campo come in classifica. Faccio il processo alle intenzioni e noto che nel primo tempo (quando il Milan aveva più possesso palla) nessuno aveva l’urgenza di segnalare la scarsa cifra tecnica della stracittadina, e che invece l’urgenza è apparsa intrattenibile nel corso della ripresa. Va bene così, per carità, siam mica gli alfieri del bel giuoco!

Facendo finta di analizzare la partita, è innegabile come la sola lettura delle formazioni in campo (al netto della sorpresa Saponara al posto di Matri) disegnasse un canovaccio difficile da smentire: loro in avanti, noi raccolti dietro e pronti a ripartire. Così è infatti, nonostante i 5 minuti iniziali che danno l’illusione di un’Inter più propositiva. Il contropiedone muscolare è del resto il modo migliore -se non unico- per sfruttare l’animalanza di Guarin, che infatti il suo lo fa, pressando praticamente da solo i centrocampisti avversari e sacramentando desolato allorquando vede i suoi compagni asserragliati 30 metri dietro a lui. Tutto ciò produce qualche spavento nella nostra area, con la decisiva complicità di un Handanovic non esattamente ferreo nelle uscite, e grazie all’ex Poli che davanti a tre dei nostri sulla linea di porta e il portiere andato a farfalle, propende saggiamente per il piattone sopra la traversa. Balotelli si fa vedere con una bella girata che finisce alta (difficile però tenerla bassa) e per il resto rientra nel casino organizzato del primo tempo.
 
Detto ciò, la vera occasione ce l’avremmo noi, con Palacio cianghettato in pena area da Zapata: un rigore solare, che mi stupisco non venga fischiato anche fatta la inspiegabile “tara” dei rigori pro-Inter che evidentemente dobbiamo scontare per chissà quale peccato originale.
 
La ripresa vede i nostri confermare i segnali di risveglio intravisti nel finale del primo tempo, complice anche il pressing calante dei cugini, la cui scomparsa con l’andar dei minuti avrà un’importanza fondamentale nell’inerzia del match.
 
I cambi sono a tutto favore dei nostri, con mia grande sorpresa: dopo 10 minuti la classica staffettaTaider/Kovacic, con il franco algerino che sinceramente non mi era dispiaciuto e che comunque garantiva più corsa di uno Zanetti alquanto compassato. A metà ripresa il Capitano esce davvero, ma al suo posto il pennellone che vedo scaldarsi non è l’auspicato Belfodil ma il naftalinico Kuzmanovic.
 
Pancho mi chiede ragione del mio “noo quel lì noo!” e al suo “perchè no?” rispondo serafico e per una volta senza giri di parole politically correct: “Perchè è una chiavica“.
 
Nell’ultimo quarto d’ora, infine, Icardi rileva Cambiasso con mia somma preoccupazione, data non solo dalla fascia di capitano allacciata al braccio sinistro di Nagatiello. Il Cuchu guida la squadra in campo come un buon pastore, e proprio quando i nostri stavano aumentando la spinta offensiva ho temuto il cetriolo evangelico di Kakà in progressione come ai vecchi tempi.
Invece sono il solito gufo di me stesso, perchè pochi minuti dopo l’ingresso del twittatore pubalgico, Jonathan e Guarin combinano bene sulla destra, con Palacio a fare quel che sa, e cioè il gol da campione, per la gioia rabbiosa di chi scrive e non solo.
L’ottimismo non è specialità della casa, e quindi passo i successivi minuti a fissare il cromometro con il terrore dell’ennesimo pareggio beffardo. Invece Handanovic tira fuori la smanacciata giusta all’ultimo respiro, togliendo la boccia dalla testa di De Jong, e poco dopo l’arbitro fischia la fine.
Niente 100° gol dell’Evangelico con annesso rosarione collettivo a metacampo, niente primo gol in Serie A per Saponara, niente gol dell’ex per Balotelli, Poli, Muntari, Pazzini. Niente di niente!
 
Come dice il poeta …
 
buon natale
 
 
LE ALTRE
 
Non per fare il gufo o il catastrofista, ma la Juve di fatto vince il Campionato già a Natale, ottenendo la nona vittoria di fila e conservando i 5 punti di vantaggio sulla Roma, che ospiterà nel primo match dell’anno.
I lupacchiotti continuano nel loro eccellente campionato, del quale risultano la vera sorpresa in positivo.
Il Napoli, di contro, dopo l’inevitabile grande vittoria contro le nostre “puttane dal cuore d’oro“, riprendono il loro ritmo da bradipo, pareggiando a Cagliari e trovandosi a 10 punti dalla capolista. Concordo con chi dice che, Milan a parte s’intende, siano i campani la vera delusione del campionato, vista la rosa a disposizione.
La Fiorentina vince una partita rognosa a Sassuolo e si mantiene quarta con 2 punti in più dei nostri, che se non altro con la vittoria del Derby ritornano quinti scalzando il Verona di Mandorlini.
 
 
E’ COMPLOTTO
 
Roba lunga, mi spiace.
 
Iniziamo dalla settimanella di avvicinamento al “Derby più triste degli ultimi anni“, che inevitabilmente confronta vecchi fasti rossonerazzurri con le difficoltà attuali. Lungi dal voler far passare i nostri come uno squadrone che domina il Campionato, credo tuttavia che l’analogia tra Inter e Milan possa reggere fino a un certo punto e che, soprattutto, se occorre ridurre il tutto ad un “colpevole” di tutto ciò, il “reo” non possa essere nerazzurro, tantomeno può avere il profilo pacioccoso del neo-arrivato Thohir.
Ecco come la pensa Fabrizio Bocca (di rosa) su Repubblica di Giovedì:
 
ECCO THOHIR, PRIMO DERBY DELLA NUOVA INTER
 
Passando al commento del pre-partita, interessante -ma per nulla sorprendente- la pervicacia di Alciato di Sky nel riferire che Scolari sarà in tribuna per osservare Kakà, “che è tornato al Milan per giocare e andare al Mondiale“. Scolari, prima in italiano e poi in portoghese per non essere frainteso, dice che è venuto a vedere tutti i brasiliani in campo (gli altri 2 sono Juan Jesus e Jonathan, accidentalmente di nerazzurro vestiti). Non solo: a successiva domanda su Balotelli quale uomo forte della Nazionale azzurra, e in previsione dei Mondiali di Giugno, Felipao risponde che è forte come è forte l’Italia, e che il Brasile dovrà stare attenta a tutte le squadre, soprattutto all’Italia.
Diligente al limite del servile propagandismo la sintesi di Alciato “Insomma, Scolari è venuto per vedere Kakà e Balotelli“.
 
Ho fatto il bravo e seguito la partita col commento del sempre meno tollerabile Caressa e dello Zio Bergomi (auguri per il mezzo secolo). Come detto, il consorte della Parodi è sempre più saccente e per questo meno gradevole (ammesso lo sia davvero mai stato). Inutilmente inquisitore quando continua a voler rivedere l’intervento di Nagatomo in “taglia-fuori” su Poli, sperando di scorgere un “mani” laddove c’è un “petto-spalla“. Semplicemente incomprensibile quando tenta di spiegare perchè non ci sia un fuorigioco interista, blaterando del “metro e mezzo che ci dev’essere” tra due soggetti non meglio precisati.
Smentito poi dalle immagini quando battezza come eccessivo il rosso del solito cranioleso Muntari, argomentando “mica j’ha messo ‘na mano ‘n faccia” e venendo sbugiardato in tempo zero da un fugace replay, forse proprio per questo mai più riproposto.
Levateje er vino…
 
Nel dopo partita, infine, tento un uso fantozziano del telecomando (“380 cambi in 26 secondi netti”) rimbalzando tra RAI e Sky in modo da ascoltare più interviste possibili, e noto un silenzio che non so se definire incredulo o servile ai deliri del povero Allegri, che sostanzialmente si lamenta dell’arbitraggio (!) ponendo l’accento su un fallo di JJ su Balotelli (non fischiato semplicemente perchè non c’era) che avrebbe fermato il gioco e permesso al Milan di far entrare “Mexex” –testuale e ripetuto due volte- appena prima del gol di Palacio -pronunciato proprio “Palacio”-.
Singolare e lodevole il fatto che le critiche più secche e sprezzanti a riguardo arrivino da due personaggi vicini ai rossoneri (Zorro Boban su Sky -per distacco il mio preferito- e Alberto Costa del Corriere alla Domenica Sportiva), ma mi chiedo: smentirlo in diretta e sentire come avrebbe ribattuto pareva brutto? Forse non volevano infierire…
 
Vomitevoli poi, di là come di qua, i tentativi di aprire un “caso-Moratti“, stante l’assenza del Presidente onorario dalla tribuna di San Siro. Poco conta che ci fosse Thohir con il vicepresidente Mao Moratti: qui è tutto uno sfruculiare alla ricerca del titolo a sensazione.
Il solito ineccepibile Cambiasso spiega a queste belve assetate di sangue che ognuno è libero di fare e andare dove vuole, ancor di più se ora ha fatto un “passo laterale e non indietro” (Premio Pulitzer solo per la definizione) lasciando spazio a Thohir.
Anche qui mi sarebbe piaciuto sentire qualcuno chiedersi -aldilà dei due Amministratori Delegati in tribuna divisi da un tizio con un cappello improbabile- dove fosse il Presidente dell’altra squadra, dopo che lo stesso aveva promesso di tornare ad essere più vicino ai ragazzi, in modo da farli risalire in classifica.
Quasi superfluo confermarvi il silenzio assordante su tutta la linea.
 
Infine, esame a Settembre (anzi, “aOtobre” come si diceva ai tempi) all’intero studio di Sky -D’Amico in primis- che, tentando un’improbabile simultanea sulle dichiarazioni di Thohir, non riesce a capire una sostanziale mazza di quel che dice il PSY de noantri. 
There’s a few positions we need to upgrade” non viene minimamente colto (la dichiarazione giornalisticamente è una notizia, con Porrà che invece lo irride dicendo “va beh questo non ci ha detto niente, ha già capito come fare le interviste“).
Ancor più grave non aver colto un suo personale parere sul mercato di Gennaio (“You know, in January transfers… usually… 60% fail”) , che viene  invece tradotto come “la squadra è al 60%”, aggiungendo subito “ma l’altro 40% allora ce lo deve mettere lui!”
Inveitabile la chiosa del calabrese cantilenante che la butta in vacca dicendo “se per comprare qualcuno deve cedere un altro poteva anche restarsene a casa!“.
Non ci credete? beccateve questo!
 
 
Siamo alle solite: Moratti era un riccone annoiato e spendaccione e avrebbe dovuto gestire l’Inter con più oculatezza. Questo qua arriva e lo fa e siamo all’insegna del “così son buoni tutti“.
 
Non so se siano più impreparati o in malafede. alla fin della fiera: tristèssa…
 
 
WEST HAM
 
3 pere prese da Man Utd e sprofondiamo in zona B nonostante il 15° allenatore più pagato al mondo: Big Sam, dormi preoccupato!
 
godo

godo

GODO

GODO

GODO!!!

GODO!!!

SAME BUT DIFFERENT

INTER-PALERMO 1-0

Parliamoci chiaro: l’Inter da un mesetto a questa parte sta giocando la stessa partita da 5.5 o 6– che, in quanto tale –e cioè mediocre- può essere decisa dal più impercettibile dei battiti d’ala: sfiga, culo, scelte arbitrali. Lo stesso Stramaccioni concorda con la mia tesi, ancorché usando parole diverse.

Quel che a Bergamo e col Cagliari ci hanno tolto gli errori arbitrali, e che a Parma ci siamo tolti da soli giocando –tecnicamente parlando- di merda, ieri ci è stato omaggiato dal fattore C, con il Sergente Garcia mosso a compassione nel regalarci un plastico autogol in spaccata scivolante su cross di Ranocchia, novella ala destra.

Vero che il Palermo del poco rimpianto ex Gasperini non ha quasi mai tirato in porta (complice l’assenza di Miccoli), e che i tre dietro hanno –di risulta- fatto un figurone, ma i frutti di una manovra impostata a turno da Gargano e Samuel sono mele marmoree per le fauci anchilosate di Milito e Palacio, con il piccolo Coutinho nuovamente nei panni del bimbo perso al parco giochi.

E’ come se lui ed Alvarez facessero a gara a chi fa rimpiangere di più l’altro…

Strama contempla il nostro niente (ho già citato il Melandri su questo passaggio, ma la perfezione non è migliorabile) finchè decide di sparigliare togliendo nell’ordine Milito, Capitano e Cuchu e inserendo Guarin, Nagatiello e Mariga. I primi due subentranti sono quelli che, esagerando nella forma ma non nella sostanza, “spaccano” la partita, essendo entrambi dotati di quella sempre più rara qualità necessaria ai giuocatori di calcio: la corsa. I siciliani infatti paiono non aver voglia di infierire, e d’altra parte non fanno grossa fatica a imbrigliare la nostra asfittica manovra. L’ingresso dei due succitati se non altro mischia un po’ le carte, e al tifoso assetato di buone nuove e lungimiranti pensate del proprio allenatore piace pensare che il rocambolesco autogol derivi anche dal mulinare di gambe generato dalla coppia nippo-colombiana.

Poco altro da aggiungere sulla gara in sé, se non che le prossime due ci vedranno opposti a Napoli e Lazio: savasandir che servirà ben altro per aver ragione di aquilotti e ciucci…

 

LE ALTRE

La Juve asfalta il Toro che regge solo un tempo, salvo poi piegarsi senza rimedio, complice anche l’inferiorità numerica cui è costretto, stante scellerata cianghetta di Glik ai danni del gobbo di turno.

Bene anche il Milan che ribalta il risultato a Catania grazie a un Faraone in gran spolvero, oltreché in fuorigioco in occasione del pareggio. Più che equo il Catania, visto che dopo il rigore non dato a San Siro contro di noi ed il furto con scasso subito in casa con la Juve, subisce un torto arbitrale anche nella partita col Milan. Battute a parte, i cuginastri si mangiano l’impossibile prima di chiudere nel recupero con il 3-1 di El Shaarawy. Bene le romane, benissimo il Napoli che fa manita col Pescara, si ferma la Viola contro la Samp lasciandoci soli al terzo posto.

 

E’ COMPLOTTO

Inizio dalla gustosissima -e sacrosanta- esclusione di Pirlo dal Gotha dei calciatori in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Non tedierò oltre i miei lettori sul mio astio nei confronti del centrocampista bresciano, e ancor di più sulla stampa che da un decennio ne magnifica ogni singola virgola.

Posto che non sia lecito ad un sano di mente affermare che il ragazzo sia un bidone, godo invece nel vedere quanto gli “oooh” di meraviglia calino di intensità al di fuori dai confini italici, con gli addetti ai lavori pronti ad eleggere gli inevitabili Messi-Iniesta-Ronaldo quali finalisti dell’edizione 2012. Poco da dire: sono i più forti ed è giusto che ci siano.

Ma ecco che, dalle stesse penne da cui era uscita questa glaciale e ineffabile affermazione allorquando l’Inter veniva ignorata nel 2010, dopo aver vinto tutto o quasi nell’anno solare, da quelle stesse penne, dicevo, deborda ora tutto lo sdegno vestito da retorici e sarcastici commenti all’insegna del “cos’ha vinto Messi quest’anno più di Pirlo?” fino all’inevitabile “qual è il valore reale di premi come questo?”.

Palese e lampante la coerenza di questi figuri: giusto premiare chi è più bravo “a prescindere” (e quindi premiamo Messi per i prossimi 10 anni) quando il concorrente ha la faccia triste di Milito –escluso addirittura dai primi 50!- o la stempiatura di Sneijder, quasi blasfemo invece non considerare quanto fatto e vinto nell’anno solare se il concorrente ha lo sguardo socchiuso e lisergico ed il numero 21 sulla maglia.

Ah, e comunque: pur accogliendo l’obiezione, Iniesta nell’anno solare ha vinto Europeo, Coppa di Spagna ed è stato finalista di Champions League.

Proseguo poi lodando ancora una volta la squadra che mi onoro di tifare per il giusto tributo riservatole a New York, al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite. Una sola squadra ha avuto questo onore, e non è stato il Barcellona da tutti lodato per il logo Unicef sulle maglie, né la squadra dell’Amore che avrebbe causato un’epidemia di crisi iperglicemiche comunicando il raggiungimento di un simile traguardo. Non sono stati nemmeno Club attualmente ben più potenti e prestigiosi quali il Real Madrid o il Manchester United. No. E’ stata l’Inter.

Sono partigiano e quindi poco obiettivo, ma credo che, ancor di più in tempi di magra per il nostro calcio, una maggiore e migliore pubblicità all’evento da parte dei media italici sarebbe stato opportuno. Tuttavia, chi è causa del suo mal (l’Inter in questo caso, “il club meno mediatico del mondo and proud of it”) pianga se stesso. E lasci i media a ciarlare nella stessa settimana di mobbing e cattivo esempio dato per tutti quei club “di serie C” (Fabrizio Bocca di Rosa evidentemente non sa che da qualche anno si chiama LegaPro) che potrebbero essere tentati di agire nella stessa maniera verso calciatori che non possono vantare lo stipendio a 6 zeri dell’olandese. Senza aggiungere che, in Lega Pro e anche più giù, i casi di ingiustizia sportiva e di stipendi allegramente non pagati (altrochè ridistribuiti tra parte fissa e variabile!) se ne contano a decine, nel silenzio generale, chè certi Carneadi si tirano fuori solo quando fa comodo.

Finisco in bellezza, però, facendo da solo un applauso alla performance del nostro Mister nel dopopartita: dovendo da contratto mettere su il disco del “Sono io che decido di non convocare Sneijder per scelta tecnica” a cui palesemente non crede né spera di essere creduto, ma che mantiene per doverosa governance aziendale, respinge qualsiasi critica –giusta o ingiusta che sia- nella gestione del caso, per poi impartire una vera e propria lezione di tattica a Massimo Mauro (ottima la chiosa finale “…se fosse così facile come dici tu avremmo risolto il problema”) e liquidando la competenza giuridica –formalmente corretta ma non applicabile al caso di specie- di Ilaria D’Amico che ricordava a tutti come non sia l’entità della busta paga a far apparire o sparire un diritto.

Faccio prima a linkare il tutto che a descriverlo:  http://www.youtube.com/watch?v=6P5vZHrbJBI&sns=fb con climax ascendente tra il min. 6.00 e l’11.40.

Stramalo!

 

WEST HAM

Granitici i martelli che rifilano 3 fischioni al Chelsea  del “Fat Spanish Waiter” Benitez. Solidamente nella colonna di sinistra. What else?

Nell'immagine, il migliore in campo Come dite? non si capisce chi è? ...appunto!

Nell’immagine, il migliore in campo.  Come dite? non si capisce chi è? …appunto!

SAN GIUANN FA MINGA INGANN

JUVENTUS-INTER 1-3

La goduria non ha limiti, e il rancore nei confronti di quelli che sono universalmente considerati “i cattivi” fa assumere a questa vittoria quasi una valenza di giustizia sovrannaturale, ancor più corroborata dal solito paio di sviste avbitvali (cit. ovina, vendemmia ’98 ma sempre valida).

Contro tutto e contro tutti, as usual.  Il ricordo non può non andare a quello splendido derby vinto 2-0 e finito in 9, quando solo un’Inter molto più forte degli avversari (allora i cugini, ieri i gobbi, in entrambi i casi la ghènga arbitrale) riuscì a prevalere uscendo dal campo con i tre punti ed il petto gonfio d’orgoglio.

Strama fa il fenomeno e se la gioca con le tre punte “pure”, correndo un rischio evidentemente calcolato e schierando fin dall’inizio tutto il potenziale offensivo a disposizione. Dopo 20 secondi il patatrac  cui si è accennato. A poco vale il fatto che il mio occhio non si fosse accorto del netto fuorigioco di Vidal, preso com’ero a smadonnare per il gol subìto senza nemmeno aver toccato palla. Se n’erano invece accorti il Mister in panca, che i suoi sacramenti li indirizzava al quarto uomo, ed in campo Nagatomo e Juan Jesus, che hanno incenerito coi loro sguardi il segnalinee Preti.

Non appena appreso del cognome del figuro in questione, nelle mie orecchie ha risuonato soave la melodia di Bandiera Rossa, nel passaggio in cui si ricorda che

con le ossa di Preti morti, faremo tasti per pianoforti”.

Abbandonati gli istinti stragisti, rimanevano 89 minuti da giocare, che hanno confermato tante cose già note, buona parte delle quali verranno sviscerate nella sezione E’ COMPLOTTO.

Restando alla partita, Handanovic fa la paratona su invenzione di Pirlo e ottimo destro al volo di Marchisio, con la nostra difesa che sbaglia il fuorigioco e che in generale nella prima mezzora è alquanto pasticciona. A metacampo però teniamo il loro ritmo, e i tre davanti sono una minaccia costante; bello il destro fuori di un niente di Cassano –in generale piuttosto in ombra però- e sempre pericoloso Cambiasso nelle sue percussioni centrali –anche se farebbe meglio a servire i connazionali Milito e Palacio anziché tirare.

Ad ogni modo, l’intervallo ci sorprende tignosi e convinti, pronti a tornare “sul campo” –come amano dire quelli là- e ribaltare il risultato.

E così è.

Qualcuno –non Tagliavento, impallato da Bendtner, probabilmente Orsato- vede la trattenuta malandrina di Marchisio su Milito e probabilmente il parrucchiere di Terni pensa che un altro errore sia troppo anche per l’Inter.

Rigore quindi, e il Principe pareggia.

Il punto che –lo confesso- mi riappacificava col mondo, non avendo nemmeno mai sperato a più di un pareggio nella tana del lupo, costituisce in realtà un nuovo inizio per i nostri, che annusano la puzza di merda che alberga nelle mutande juventine.

Nagatiello e Zanna arano le fasce che è una bellezza, e Strama fa il resto togliendo Cassano per Guarin. Al quale non fregherà un cacchio, ma che suscita in me quel misto di amore e odio che nelle ultime stagioni avevo riservato a Thiago Motta. Giocatori diversissimi, i due, che però hanno l’innato istinto di fare la cosa che in quel momento non farei mai: tirare anzichè passare, fermare l’azione anziché velocizzarla, e robe del genere. Il fatto che loro giochino o abbiano giocato nell’Inter strapagati mentre io faccia fatica al calcetto dei campioni del lunedì dice molto sulle rispettive competenze calcistiche, ma  non si dice forse che l’Italia è il Paese con 60 milioni di commissari tecnici?

Eccomi, quindi, a ringhiare contro il Guaro allorquando decide di allargarsi sulla destra per la bomba a voragine invece di servire il meglio appostato Milito. Il diagonalone in effetti è insidioso, e la respinta di Buffon si trasforma in succulenta polpetta che Milito fa sua in un sol boccone: tap-in e 2-1, con conseguente ruggito animale del sottoscritto.

Se già prima la Juve ci capiva poco, da lì in poi i galeotti vanno in pappa completa, con i soli Pirlo e Quagliarella a tentare il tiro da lontano, se si eccettua un tentativo di Bendtner molto difficile dopo cazzata micidiale di Gargano, che tenta di servire Handanovic da posizione suicida. Stranamente non sento nemmeno troppo il match, felice di essere il vantaggio e di rompere gioiosamente i coglioni ai gobbi e al loro record di imbattibilità. La felicità si trasforma in euforia sul pressing di Guarin sul prossimo pallone (gonfiato) d’oro, alias Pirlo, e sulla seguente imbeccata per Nagatomo, che tiene palla per un quarto d’ora provando il tiro, resistendo alla carica del difensore e imbeccando poi Palacio a centro area per il 3-1 finale: stritolo Panchito in un abbraccio ebbro di gioia, col piccolo che ride e mi grida “te l’avevo detto!!”. Mento rispondendogli  “è vero! L’avevi detto!!” e mi godo la prima vittoria in terra gobba dai tempi di Julio Cruz.

Era l’aprile del 2005 ed ero a Freetown, cazzo che ricordi…

LE ALTRE

Non so se lo sapete ma la Juve ha perso. Vince il Milan, invece, just for a change, e riesce addirittura a segnare Pazzini. Napoli e Lazio ci danno una mano, raccogliendo un punto in due e lasciandoci quindi a un punto dalla vetta e 4 punti sulla terza. Continuo a pensare che questa squadra NON sia da scudetto, e davvero la mia non è scaramanzia. Penso però che la vittoria di ieri sia una pietra angolare di questo campionato, e che possa significare molto in termini di consapevolezza nei propri mezzi. L’Inter come sappiamo è capace di tutto, nel bene e nel male, ma penso anche a bassa voce (non si può pensare a bassa voce ma spero che la licenza poetica renda l’idea) che a volte capitano cose che sfuggono alla logica. E’ qualche settimana che ho in mente lo scudetto del Milan del ’99, vinto con una dose industriale di culo e con la connivenza determinante della rivale del tempo (‘a Lazzie). Lungi da me voler paragonare i nostri a gentaglia che tirava alla bandierina del calcio d’angolo salvo incocciare sulle terga avversarie e fare gol, ma il contesto in cui potrebbe maturare il miracolo è esattamente questo: un episodio che sfugge al buon senso pallonaro, ammesso che ne esista uno, che premia gli arditi e che è frutto della mediocrità generale, nella quale basta ergersi di un poco dalla polvere per splendere di luce propria.

E’ COMPLOTTO

I gobbi son tornati: detto del gol farlocco in avvio, il mancato rosso a Lichsteiner è la prova palese della malafede di questa gentaglia armata di fischietto o bandierine. Chè a essere in buona fede, dopo una cagata come il gol in fuorigioco convalidato, non vedi l’ora di poter azzeccare la chiamata che punisca chi prima è stato indebitamente avvantaggiato.

Invece Tagliavento, quello lodato da tutti perché arbitra in punta di regolamento, quello che non si fece problemi a cacciare fuori 2 difensori –guarda caso interisti- nei primi 40‘ della famosa partita delle manette di Mourinho ecco, quel Tagliavento lì ci pensa un po’, un altro po’, e poi non fa una mazza.  Ennesima dimostrazione di arbitro che fa il grosso coi piccoli (l’Inter non ha mai avuto né mai avrà l’appeal delle altre strisciate presso le varie istituzioni del calcio) e il piccolo coi grandi (intesi come portatori di grandi interessi, non certo come squadra di specchiata tradizione). Nel cahier de doléance io, interista malato, metto anche il gol annullato a Palacio per un fuorigioco di tre centimetri, perché mi rifiuto di credere che un occhio umano possa vedere una roba simile. Non potendolo credere, ci ritroviamo quindi nel caso, già illustrato in precedenza, del doppio giallo non dato al terzino bianconero: nel dubbio, lasciala giù quella cazzo di bandiera, cornuto! Invece no: qui chiamata ineccepibile, al limite dell’impossibile, là… chettelodicoaffà.

La vittoria dell’Inter ovviamente ha messo sotto radice quadrata la gravità degli errori in questione (sempre che di errori si tratti), ma ovviamente non ha impedito alla prostituzione intellettuale di mettere in scena il canovaccio già visto nella giornata di Juve-Catania: e cioè, non “arbitri-pro-Juve”, ma “arbitri-nel-caos”, accomunando i crimini testè menzionati a mancate ammonizioni –tutte da verificare- ai giocatori interisti nel secondo tempo.

Le mie caste orecchie hanno poi dovuto sentire abominii del tipo “il gol irregolare dopo venti secondi ha in realtà penalizzato la Juve perché ha dato ancor più rabbia all’Inter”, oppure “ha aiutato Stramaccioni che a quel punto aveva già le tre punte in campo per tentare di ribaltare il risultato”.

Forse in questo senso riesco a capire quell’illuminato tifoso bianconero che, richiesto di un commento a fine partita, è riuscito a dire “Juventus 1 Tagliavento 3”.

Da parte mia, invece, applausi a piene mani al Cuchu che dice “la storia dell’Inter è troppo importante per interessarci del record di imbattibilità della Juve. La storia l’abbiamo fatta noi un paio di anni fa”, sorrisi divertiti a Cassano che invita l’arbitro a non fare il fenomeno mentre prima del secondo tempo ignora le nostre richieste di spiegazioni, e ovazione da stadio a Strama che fa il verso ai gobbi dicendo “qui tutti dicono sul campo… beh noi li abbiamo battuti sul campo, poi possono dire quello che vogliono”.

Lo appoggio anche nella polemica –forzatella, lo riconosco- con Marotta che aveva definito “spensierata” l’Inter che arrivava a Torino per giocarsela, e volendo dire in realtà “spregiudicata”. Personalmente, vivo un tale atavico arretrato di sfanculamenti non dati ai nostri avversari che sposo sulla fiducia qualsiasi polemica che ci veda opposti alle oscure forze del male.

Per il resto, noto che Repubblica continua ad avere una redazione sportiva che senz’altro non sorride all’Inter: Fabrizio Bocca (lo chiamavano Bocca di Rosa…) fa il gioco di tanti altri mischiando mele con pere nel giudizio all’arbitro, mentre mi tengo ben lontano dai complimenti a Stramaccioni –non a caso ex giallorosso- di Alessandro Vocalelli, lupacchiotto ex direttore del Corriere dello Sport e -forse per questo?- approdato sulle colonne del quotidiano fondato da Scalfari.

Ripeto quanto detto in apertura, come sempre contro tutto e tutti: la nostra condizione naturale, nella quale riusciamo a dare il meglio. Avanti così (si spera).

WEST HAM

 Cazzutissimo pareggio a reti inviolate contro il City del Mancio e zona-Uefa comodamente presidiata nsieme a coinquilini di ben altro lignaggio (vedi alla voce Arsenal). I’m West Ham untill i die!

E' un po' come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

E’ un po’ come il bulldog: talmente brutto che risulta bello!

FOR ONCE!

INTER-FIORENTINA 2-1

Qualche volta siamo bravi a sbugiardare il pronostico anche a favore nostro.

In quello che mi aspettavo essere un bagno di sangue, gli Strama-boys pestano giù la miglior prestazione stagionale, portando a casa 3 punti di capitale importanza e dando una lezione di tattica e praticità ai soloni del bel giUoco, uniti in preghiera a santificare il possesso palla fine a se stesso.

Vi fermo prima di darmi del fazioso e dell’incoerente. Passi per la prima –and proud of it!-, ma non per la seconda: ho sinceramente applaudito alla Viola vista in settimana contro i gobbi, i quali hanno faticato e molto a contenerne la trama di passaggi e movimenti. Il calcio è però quello sport nel quale occorre tirare in porta, se si vuol vincere. Montella, grandioso centravanti fino a pochi anni fa, immagino avrà scomodato San Gennaro in persona maledicendo la mancanza di tiri verso Handanovic durante i 90’ di San Siro.

I nostri invece fanno ammazzare di onanismo calcistico i rispettivi avversari, ma non si fanno fregare quasi mai. La gentile prateria riservata in occasione del 2-1 serve solo ad aggiunger tal Romolo al copiosissimo elenco dei “primo gol in Serie A all’Inter”. A parte questo, poche gatte da pelare per la nostra retroguardia, ben protetta da un centrocampo ben guarnito di corsa (Nagatiello e Zanna), fosforo (Cuchu), fame di palloni (Gargano) e fantasia (Coutinho, novità di serata). Il Mezzano gioca una buona gara, e i suoi riccioli fanno capolino in diverse azioni pericolose dei nostri, a partire dalla discesa che porta poi al rigore. Il ragazzo mi pare più spigliato e veloce della versione ante-Espanyol e, se riuscirà a migliorare ulteriormente la velocità nei primi metri, può diventare un’arma molto interessante per i nostri. Così facendo può scappar via e eludere il contrasto dell’avversario; se invece deve fare a spallate, cade per terra 11 volte su 10.

Ottima anche la palla rubata a Borja Valero e data in verticale a Cassano, che ha servito uno dei millemila assit poi sciupati da Milito. Serata in chiaroscuro per il Principe, che ha sì sbloccato la partita trasformando il penalty di cui sopra, che è sì stato bravissimo e sfortunato scassando la traversa dopo l’azione più bella della partita, ma che si è altrettanto colpevolmente divorato 3 gol, due dei quali davvero facili (sul terzo Viviano viene colpito dalla botta ignorante da due metri). Bene così comunque, il sosia di Francescoli continua ad essere un manuale vivente di tattica e intelligenza calcistica per come si muove, difende palla manco fosse Ibra e partecipa all’azione. Il ragazzo è forte e discretamente in forma, continuate a servirlo e vedremo il suo sguardo allucinato esultare ancora per molto.

Solo due righe sul rigore, che –per una volta a nostro favore- “a termini di regolamento ci sta”. Odio questa frase, e infatti i falli di mano di quel tipo (palla a un metro, braccio che fa un movimento tutto sommato naturale) non li fischierei mai. Ma che ci posso fare? Non ammonirei nemmeno quelli che si tolgono la maglia per esultare, ma se la regola c’è bisogna applicarla. E siccome la regola dice che se interrompi una azione pericolosa facendo fallo di mano, vai ammonito, allora anche il giallo è ineccepibile. Dura lex, sed lex.

Ancor più da cartellino la stupida cianghetta che lo stesso difensore fa su Nagatiello nella ripresa, guadagnandosi l’uscita dal campo con una mezzora d’anticipo. Quindi, caro Sconcerti, stia pur silente (v. infra).

Tornando ai nostri, in questa fase della stagione siamo legati a doppio filo al rendimento di Cassano, il che non è esattamente la roccia più solida alla quale ancorarsi nel mare in tempesta. Detto ciò, Andò sta giocando bene e comportandosi meglio. Il ragazzo segna con piacevolissima continuità (il 2-0 di ieri è di rara freddezza e lo porta a quota 4 in campionato),  sforna assist a profusione (come detto, si spera vengano sfruttati meglio nelle prossime uscite) e si comporta come un’educanda. La mancanza di Sneijder continua per me ad essere un problema e non vedo come lui e la squadra possano avvantaggiarsi da questa assenza, ma è un fatto che Fantantonio si stia caricando la squadra sulle spalle e che meglio di così non potevamo aspettarcelo. Alla faccia dello scambio con Pazzini, ennesimo regalo dell’Inter ai cugini. Ricordando che nello scambio erano inclusi 7 milioni a nostro favore. Sucate.

Per il resto, ancora bene i tre centrali e in special modo i due giovani, con Samuel vecchio picchiatore in crescita di rendimento fisico.

Cambiasso, non foss’altro che per il “velo” in occasione del raddoppio, fa capire agli incompetenti che gli rimproverano una certa staticità (eufemismo), che uno con la sua visione di gioco potrebbe giocare anche legato ad un guinzaglio: una sorta di Mago Oronzo calcistico “con la sola imposizione dei piedi e della pelata…”.

Volgendo lo sguardo avanti, non posso non guardare con preoccupazione al viaggio in Azerbaigian, sperando che la logistica sia leggermente più confortevole della mia (per fortuna indiretta) esperienza. Quantomeno che l’aereo non sia un Antonov o un Savoia Marchetti in tela cerata… Torneremo giovedì in tarda nottata, con soli due giorni per preparare il Derby. Ai cugini moribondi non credo, e se anche lo sono si trasformeranno in Lazzaro per 90 minuti. Il mio rischio è di sottovalutare la partita di coppa di giovedì –per dire, ci avrò il dentista il concomitanza col fischio di inizio-: l’importante è che non lo facciano loro.

 

LE ALTRE

La Juve asfalta la Roma che –guarda un po’- dopo averci battuto ha preso sberle più o meno ovunque. Non vedo il match, se non per un blitz intorno al 20’ del primo tempo, quando il riquadrino in alto a sinistra già segnala un inquietante 3-0. Vedendo poi un po’ di azioni, capisco che il 4-1 finale va addirittura stretto ai gobbi. Che dire, se quella di Firenze era una comprensibile boccata d’ossigeno prima di riprendere la marcia, tocca dover dire che se lo possono permettere.

Il Napoli tiene botta, pur faticando molto a Genova e vincendo con un rigore discusso (dentro o fuori area?): ad ogni modo confermano di essere per distacco le due prime forze della Serie A, dietro alle quali i nostri raggiungono la Lazio.

I cugini impattano a Parma pur mostrando scoraggianti (per noi) segni di risveglio: El Sharaawi non centra un cazzo con Eto’o, ma è bravo e segna. Montolivo è un mezzo campione, ma coi piedi ci sa fare e lì in mezzo la sua la può dire. Inutile aggiungere che batterli domenica equivarrebbe a mettere una pietra tombale sulla loro stagione all’inizio di Ottobre. Quasi troppo bello per essere vero…

 

E’ COMPLOTTO

Più passa il tempo, meno tollero Massimo Mauro: crede di essere arguto, competente e spiritoso, risultando di contro fazioso, banale e lamentoso. Il ragazzo fa il simpatico nel post Juve Roma, con la Juve che ha fatto polpette della Maggica che pure aveva ben impressionato a San Siro, dicendo “Beh ma la Juve non è mica l’Inter”. Avrei pagato per sentire qualcuno chiedergli un commento sulla vittoria dei nostri contro quella Viola che non più tardi di 5 giorni fa aveva messo all’angolo i campioni d’Italia.

Stucchevole nella sua faziosità anche Sconcerti (legittimamente  tifoso Viola e reo confesso) parlare dell’arbitro Giannoccaro come di arbitro “statisticamente amico dell’Inter” e volendo nascondere dietro il paravento della statistica un giudizio di merito sull’operato dell’arbitro. Fai l’onesto e dì che non c’era rigore, ma non fare buttare il sasso e nascondere la mano…

Aldilà di tutto, trovo davvero incredibile come la stampa italiana sia così schiava del giuoco fine a se stesso: quando –giustamente- ieri lo Zio ha chiesto a Montella come aveva visto la partita, gli ha detto papale papale che era abbastanza certo che l’Inter avrebbe vinto, perché la partita l’avrebbe fatta la Fiorentina e l’Inter avrebbe potuto ripartire e far male in contropiede. La domanda, ripeto: intelligente e legittima- è stata “col senno di poi non ti sei pentito di esserti sbilanciato così tanto, facendo proprio quel che l’Inter stava aspettando?”. Montella ha sostanzialmente risposto che coprendosi o rinunciando al loro gioco avrebbe rinnegato tutto il suo lavoro e avrebbe dato un messaggio sbagliato ai propri giocatori.

Boh, io continuo ad apprezzare un allenatore che riesce a far giocare i suoi in tanti modi diversi, e che si adatta di volta in volta all’avversario per colpirlo lì dove ritiene ci siano dei punti deboli. Mi pare talmente ovvio che –nel calcio ancor più che nella vita- non esista una “one best way” per giocare, che faccio fatica a spiegarmelo.  Zeman e Sacchi sono due aspetti della stessa medaglia, e gli effetti, a volerli vedere, confermano quanto vado dicendo: i risultati li hanno ottenuti rispettivamente quando hanno avuto ragazzi talentuosi alla prima esperienza, e pronti a correre come dei pazzi, oppure perché avevano fior di giocatori, che avrebbero vinto indipendentemente dal modulo utilizzato.

But that’s just me talking crap…

 

WEST HAM

Monday night in casa del QPR, sperando che Julione Cesar non sia in forma… Nel frattempo, veleggiamo nelle tiepide e placide acque del centroclassifica.

Goodfellas

  Goodfellas

LETTERA A MIO FIGLIO SUL FIDEISMO DISILLUSO A STRISCE NEROBLU’

INTER-SIENA 0-2

Caro Pancho,

Come giustamente hai detto ieri “è stato tutto bellissimo ma abbiamo perso e siamo arrabbiati”.

Nella tua geniale ingenuità c’è l’essenza del tifare Inter. E non perché si sia già tornati ai fasti del nerazzurro perdente e simpatico, buono per le battute di Zelig da 4 soldi (“Prima de parlà ddell’Inter sciacquateve ‘abbocca!” direbbe il nostro Mister), ma perché tifare “questa squadra qui” è un allenamento alla vita.

Da papà prudente e premuroso, avevo scelto per il tuo esordio la partita che sulla carta doveva essere la più facile in assoluto: in casa contro l’ultima in classifica, e con un’Inter ancora in cerca della prima vittoria a San Siro (quindi avendo anche i grandi numeri dalla mia parte). Non è servito a nulla, perché il Siena ci ha meritatamente rifilato due fischioni con cui siamo tornati a casa a orecchie basse.

Non mi hai sentito vomitare insulti alla squadra, e non solo per ragioni di opportunità (come l’avrebbe presa mamma, sentendoti snocciolare il calendario dei Santi contro Guarin e Gargano?). I nostri quest’anno sono questi, e purtroppo non puoi chiedere a un asino di essere cavallo. La metafora del pane da fare con la farina a disposizione la sentirai tante volte, e ti posso garantire che, quando inizi a sentirla troppo, c’è aria di rassegnazione, o quantomeno di presa di coscienza.

Mi hai fatto sorridere anche quando, alla mia domanda “Ma vuoi tornare ancora allo stadio?”, mi hai detto “Sìììì, quando giochiamo col Barcellona” (passato nel tuo personalissimo idioma dall’essere prima“BarcellonE” e poi “Marcellona”).

Giusto così. Fideismo disilluso, lo chiamerei: facciamo schifalcazzo e becchiamo in casa dagli ultimi in classifica, ma abbiamo sempre il sogno, e forse l’intima convinzione, di essere comunque i più forti di tutti.

Che dire… io ho esordito allo stadio in un Inter-Lazio di un campionato che avremmo poi vinto, era il ’79 e finì 2-1 per noi. Le cose che ricordo? Un colpo di testa di Bini finito fuori e il gol loro di Giordano. Quindi, nonostante il battesimo da tifoso bagnato da vittoria, mi restano in testa un gol sbagliato e un altro preso in saccoccia.

E’ la vita, Pancho… ed essere interisti vuol dire che la “vita” lo è anche un pochino di più. Grandi picchi, in alto (Jimmy, non scordare che a 2 anni eri campione d’Italia, d’Europa e del Mondo) così come in basso (quella di ieri è solo l’ultima puntata di un romanzo marrone che si preannuncia fitto di capitoli nell’immediato futuro).

Vasco direbbe, tra un “cioè…” e un “capito no?”  che “è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Ho smesso di sperare di avere una squadra normale, che vince le partite facili e che fatica a non perdere quelle difficili, così come ho smesso di sperare di poter controllare tutto nella vita, di poter sempre scegliere e decidere il cosa, il come e il quando. La vita e l’Inter sono belle per questo; perché sono incasinate, perché pensi di conoscerle e poi inciampi in una primula, perché ci provi per 100 volte e la 101esima, proprio quando non te l’aspetti, ce la fai. Perché ti fa imparare ad essere sognatore ma a restare coi piedi per terra, ad essere il critico più feroce ed al tempo stesso il più strenuo difensore delle “tue cose”, siano esse idee, interessi, utopie o squadre di calcio (a scelta nell’ordine).

Speravo in un esordio diverso, vincente e festoso. Mi ero preoccupato del modo in cui avresti reagito al boato per un gol del Principe (griderà come un folle? Mi guarderà e scoppierà a piangere per il frastuono?), mi trovo a dover consolare me più che te per questa sconfitta. Tu ti sei portato a casa le bandiere sventolanti, i cori della Curva, il mezzo saluto di Cassano durante il riscaldamento, visto in primissima fila grazie allo steward che ha fatto passare davanti te e non me (“gli adulti lì dietro, qua davanti solo i bambini!!”).

Io, appunto, ti guardo da dietro e ti auguro una bella vita da tifoso, con tutto quello che il termine “bella” si può portar dietro.

In ogni caso sarò lì, a insegnarti le basi del complottismo, a insultare o lodare a seconda dei casi, e a guardare il tuo interismo crescere poco a poco, tra sconfitte in casa col Siena e vittorie col Barcellona.

Per le prime come vedi siamo già prontissimi. Per le seconde torneremo ad attrezzarci in futuro.

Adesso ti saluto, chè devo finire di riempire di spilli la bambolina-voodoo con la faccia di Cassano.

Papà

CANDELONE OPERAIO

TRABZONSPOR-INTER 1-1

Nelle lunghe e calde estati della mia adolescenza, ingannavamo le serate “pre-patente” atteggiandoci a consunti e avvizziti frequentatori di bar di quart’ordine, ammantati di fumo, birra calda e soprattutto di tavolo da biliardo.

Troppo poco esperti per osare imbracciare la stecca, passavamo così ore interminabili avventurandoci in estenuanti partite a “boccette”, soppesando pareri e lanciando giudizi come veri e propri tènnici da bar.

Mancandoci quel mezzo secolo di esperienza per azzardare giocate geometricamente superiori alla linea retta e farci belli con vertiginosi giochi di sponde, uno dei pezzi forti del repertorio era il “candelone operaio”: la boccia, almeno nelle intenzioni, una volta toccata la sponda di fronte al giocatore, tornava lemme lemme ad appoggiarsi al boccino, in modo da conquistare il punticino.

Poche musse, direbbero a Genova: prendi il poco che riesci e torna a casa soddisfatto.

E’ la stessa sensazione che ho nel vedere l’Inter di questi tempi, e di ieri sera in particolare: una partita di una tristezza infinita, nella quale speculiamo per un’oretta buona su un pari che ci consente di vincere il girone di burro (per non dir di peggio) grazie al colpo gobbo dei francesi in terra russa.

La vittoria del girone ci consente di affrontare negli ottavi una squadra qualificatasi come seconda nel proprio raggruppamento. Col culo che abbiamo, e forse per giusta nemesi, beccheremo ovviamente una seconda “coi controcazzi”, tipo un Manchester Utd inopinatamente in difficoltà contro svizzeri e portoghesi.

Volendo farci del male e parlare della partita, non ci sono grosse novità: Alvarez fa un’altra buona metà di gara (in questo caso il primo tempo, chè nella ripresa non è pervenuto): segna addirittura un bel gol dopo triangolo con Milito tanto elementare da immaginare quanto raro da vedere. Facendone la radice quadrata, assomigliava un po’all’1-0 di T. Motta nel derby di agosto, anno di grazia 2009/2010.

Il ragazzo oltretutto riesce, non so quanto volontariamente, a recuperare qualche altro pallone nella propria metacampo, sulla falsariga di quanto già fatto vedere sabato col Cagliari.

Niente di clamoroso, per carità, ma il miglioramento è innegabile. Per contro, Milito, assist a parte, fa abbastanza tristezza. E’ lasciato solo là davanti e di palle ne arrivano poche. Nella ripresa avrebbe anche l’occasione per puntare l’area e infilarsi tra i due centrali come ai bei tempi, ma dopo la palla recuperata dal solito Cuchu e subito proposta in profondità, il nostro si allarga sulla sinistra facendosi rimontare e guadagnando un corner. Nell’immagine successiva, si vede il Principe-mani-sulle-ginocchia a centro area e Cambiasso che lo rincuora, sincerandosi del corretto funzionamento dei principali parametri vitali del compagno.

In tutto ciò, Stankovic passa 90° a picchiarsi con Zokora e Zanetti fa il suo compitino. In avanti, prima Zarate e poi Coutinho mi fanno esaurire il plafond di bestemmie ben prima del novantesimo, visto che il primo dovrebbe essere quello veloce e nelle due occasioni in cui è lanciato a rete si fa anticipare dal portiere, mentre il secondo è tornato ad essere il bambino triste e sperduto che abbiamo imparato a conoscere (voce fuori campo: “La mamma del bambino con la maglia numero 29 è attesa al posto di polizia dello stadio”).

La buona notizia, come detto in apertura, è il superamento del turno che ci consente di concentrarci sul solo campionato da qui a Natale. Si spera che possa servire per recuperare un po’ di decenza e di infortunati. Per il resto, come recitava un geniale striscione giallorosso in terra albionica qualche anno fa: “no trip for cats”.

LE ALTRE

Il Napoli fa il colpaccio e batte il City tornando al secondo posto. A meno di suicidi a Villarreal e contemporanee imprese inglesi in terra teutonica, dovrebbe passare come seconda, eliminando i Mancio Boys e togliendo a noi l’impaccio di quel girone (Napoli seconda non può incontrare l’Inter prima, essendo squadre dello stesso Paese).

Vediamo se lo stesso “favore” ce lo farà il Milan stasera: ospite a San Siro il Barça, che in teoria se li dovrebbe mangiare a colazione. Sappiamo però che già all’andata i diversamente milanesi hanno fatto il colpaccio (chiamiamolo così va…) e quindi, pur sperando nella goleada catalana, non sono tranquillissimo.

Inutile dire che, in caso di vittoria dei cugini, e conseguente (o quasi) vittoria nel girone, il proverbiale culo che accompagna i nerazzurri ci consegnerebbe seduta stante un succulento ottavo con trasferta in Catalogna incorporata…

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare, se non il fatto che il passaggio del turno come prima è stato a dir poco ofuscato dal Napoli vittorioso e dall’incombente sfida delle sfide dei galattici dell’universo della Madonna dell’Incoronéta.

Vedere Caressa liquidare Ranieri in 3 secondi, perché “dellà ce stà ggià Mancini” è la degna testimonianza del nostro attuale appeal presso i media: del resto, ripeto sempre, se stavamo sul cazzo quando vincevamo tutto, figurati adesso che facciamo sincera pietà.

Altra chicca, sentire il commentatore Sky dire che “l’Inter con Alvarez torna a segnare in Turchia dopo più di 30 anni” fa il paio con genialità tipo “L’Inter non batte il Ponteranica da 103 anni”.

Ma ancora ci stupiamo?

Squadr(ett)ona!

Squadr(ett)ona!