TEMA: LE TUE VACANZE

A parte parlare dell’imminente DeLby (come dicono in provincia di Pechino), tocca fare il punto sulla nostra squadretta, mischiando titoli di giornal(ett)i, ragionamenti tènnici e souvenir di vacanze montane.

Parto da queste ultime, lasciando ai prossimi giorni sbrodole sugli altri argomenti.

Come alcuni di voi sapranno, da padre premuroso e capace di mettere da parte la sua avversione per la montagna, ancor più d’estate, ho pensato bene di far prendere un po’ d’aria buona ai bronchi claudicanti di Panchito, e quindi di passare una settimanella in Trentino. A Pinzolo per la precisione, dove, incidentalmente, i ragazzi stavano svolgendo la preparazione estiva.

Devo dire che la descrizione del ritiro fatta dal sito era alquanto allettante per un tifoso mediamente malato come me (il “mediamente” lo dico a ragion veduta avendo visto lo stato psichico dei miei colleghi di vacanza): tra “sessioni di foto e autografi quotidiane” e la “possibilità di vedere i tuoi campioni da vicino”, mi sono fatto “grosso” con parenti e amici che mi commissionavano autografi e foto, certo della proverbiale simpatia della squadra.

E invece, poco o niente.

Sì, ho sgraffignato qualche scatto ai giocatori che facevano allenamento differenziato (ho difatti un intero book su Thiago Motta), ma devo essermi perso le sessioni di foto e autografi quotidiane. Ma ancor più di questo, quel che mi ha fatto ridere è stato il pressapochismo sull’organizzazione quotidiana del Clèbb.

L’ineccepibile info point all’esterno del campo di allenamento è stato messo in seria difficoltà da domande infingarde e subdole del tipo “domattina a che ora c’è allenamento?”. Esilaranti le risposte, che andavano da un disarmante “Sì” (grazialcazzo, ho chiesto a che ora!) al “Domattina sì, però non so a che ora e poi alla mattina non è detto che la seduta sia aperta al pubblico”.

Morale: ho volutamente disertato le sessioni della domenica (5000 persone nel piccolo stadio e altrettante fuori per un’amichevole col Mezzocorona, per tacere dei 25 eur di biglietto) e mi sono presentato nel pomeriggio del giorno seguente, per apprendere che, bontà sua, il Mister aveva dato pomeriggio libero ai ragazzi. No training, no party.

Quella stessa sera leggevo sul sito che in effetti la squadra aveva riposato nel pomeriggio, e che per il giorno seguente era prevista doppia seduta (“aperta al pubblico quella pomeridiana”).

Il mio intuito femminile mi faceva quindi ritenere che l’allenamento ante-meridiano sarebbe stato a porte chiuse. Di conseguenza mi mettevo il cuore in pace e decidevo per camminata in montagna per la mattina seguente.

L’indomani, preparati i panini e iniziata la gita, dopo pochi minuti di macchina avevo l’ennesima conferma della migliorabilità del mio succitato intuito femminile, allorché allungando il collo dalla statale scorgevo a fondo valle le tribune gremite di tifosi per la seduta mattutina, piacevolmente accompagnata anche da un insolito sole.

Smozzicavo una Madonna tra i denti e proseguivo per la valle, che per fortuna si sarebbe rivelata splendida, e pregustandomi comunque il bagno di sole e di “Inter” del pomeriggio.

Mi presentavo quindi al campo armato di macchina fotografica e, parlando con altri tifosi, apprendo che era stata inserita una terza amichevole da giocarsi mercoledì 20 a Rovereto, dopo la quale la squadra sarebbe rientrata direttamente ad Appiano.

Citando quindi il filosofo che mi son trovato di fianco sulle tribunette “Dicono dicono dall’8 al 22… invece un cazzo! Il ritiro è dal 10 al 20, Orcodi…”. Difficile dargli torto…

Il pregustato e tanto atteso allenamento previsto per il pomeriggio era pertanto il penultimo a disposizione, considerando anche l’aleatorietà di orario e di accessibilità degli allenamenti mattutini. Ingenuamente, pensavo che in virtù di questo i giocatori si sarebbero fermati a salutare i tifosi a fine partitella. Sfiga: l’infuocata sfida in famiglia si annacquava non poco, stante la pioggia che puntuale come una cambiale tornava a farci visita. Morale? Finiva con un “chi-fa-questo-vince”, segna Pandev e tutti di corsa a far la doccia, chè qui ci si bagna…

 Per la cronaca, ho osato recarmi al campetto anche il mattino seguente, senza nutrire particolari speranze: arrivato in zona verso le 10.30, l’allenamento (fissato di default alle 11, salvo come visto cambi in corsa) era già finito: minchia, mattinieri i ragazzi! Erano rimasti solo quelli che lavorano in palestra (altro giro di Thiago Motta!). Ho visto gente “affamata” a tal punto da chiedere l’autografo al Dottor Combi e al preparatore atletico (non sto scherzando).

PENSIERINO DELLA SERA

Quindi? Quindi non credete alla versioni ufficiali che parlano di bagni di folla e tifoseria in visibilio. Sappiamo benissimo che la propaganda fa il suo mestiere ed è giusto che ognuno se la canti e se la suoni da solo.

 A me il ritiro estivo è servito come diversivo e come alternativa alle gite in montagna (che mi garbano come piacevole novità, ma non come condanna quotidiana): quindi, aldilà di non aver potuto far firmare la maglia da Eto’o, visto solo a distanza di sicurezza, poco mi cale. Però, cara Inter, perché devi illudere tante famiglie sull’ “accessibilità” dei ragazzi, quando invece vuoi fare una preparazione senza tante distrazioni? Beninteso: è il vero scopo di un ritiro ed è un’esigenza sacrosanta, nè sono così pirla da dire “allora vai in un monastero e chiuditi dentro per 20 giorni” essendo perfettamente conscio degli aspetti commerciali di un ritiro aperto al pubblico (merchandising, accordi con la regione Trentino…).

Però, però: porca mignotta, cosa ti costa dire a 4 giocatori al giorno “oggi voi 4 vi fermate dopo l’allenamento e state mezz’ora a firmare e farvi fotografare”? Lo ribadisco, non lo dico per me, né per Pancho, ancora troppo piccolo e ingenuo (basti dire che i suoi idoli sono Ranocchia e Pandev). Lo dico per quelle famiglie dalla psiche ancor più labile della mia, che vedono in Joel Obi un modello di vita o in Luca Castellazzi il marito ideale per le proprie figlie…

Gente semplice, gente “da poco”, ma tifosi, fanatici che si son presi una settimana di ferie per vedere i loro idoli da vicino. Vedere in questi giorni i nostri fare lingua-in-bocca con i tifosi cinesi mi fa sorridere, ma al tempo stesso mi fa capire la logica nemmeno troppo nascosta: quelli sono un mercato da un miliardo di magliette, questi sono i soliti 4 fessi attaccati alle transenne della Pinetina.

Facciamo così: vincete il DeLby e siamo pari…

Giuro che è vero. sto tizio s'è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L'ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

Fame di Inter. Giuro che è vero. ‘Sto tizio s’è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L’ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

DOWNSIZING

 … perchè voglio fare il figo e dissimulare dietro all’inglesismo aziendale quel che sarebbe più corretto definire “ridimensionamento”.

Ad ogni modo…

Sono tanti e tutti brutti i pensieri che affollano la poco capiente capoccia di chi scrive.

Cerco di mettere un po’ d’ordine e simulare un discorso logico.

Svegliatici un bel mattino di metà Giugno con Leonardo che si sbaciucchia con un’altra, in molti hanno dato del traditore al ragazzo. Io invece me la sono presa con “la cornuta”, cioè con la Società.

Ma porca troia!, siete andati avanti 6 mesi a dire che il nuovo Mister era stato scelto (e presentato!) di persona dal Presidente, che la conferma era quanto mai scontata nonostante gli errori fatti in stagione (pochi a dire la verità, anche se gravi) e che soprattutto c’era un’intesa totale dal punto di vista tecnico e ancor più personale… e bum! vi scoppia il bubbone del PSG in mano senza nemmeno accorgervene? Meno male che la sintonia era totale e il confronto continuo e costante… Mai vista una squadra che a metà giugno si trova senza allenatore: badate bene, non senza allenatore perché lo cerca da mesi ma non l’ha ancora trovato. No. Che cerca un allenatore perché 8 ore prima era ancora convinta di averlo…

Non riuscirò mai a capire questa Pazza Inter…

 

Prima di addentrarmi nella scelta del Mister, mi viene spontanea una riflessione sull’Inter e sulla sua “psicologia”: se guardiamo gli ultimi anni, la squadra ha vinto molto ed è stata unanimemente considerata la squadra più forte in Italia (non che ci volesse molto) e tra le più forti in Europa. Ok, tutto bene. Quel che vorrei far notare è che, mi si passi il paradosso, l’Inter ha raggiunto questi traguardi non grazie, ma nonostante la dirigenza.

Insomma: analizzando il trittico giocatori-allenatore-società, e partendo dall’ovvia considerazione che sono i giocatori ad andare in campo e fare la partita, all’Inter l’”anello forte” della catena è stato il Mister: prima il Mancio, poi Mourinho. Finché questi allenatori sono andati avanti da soli, fidando sull’appoggio “da lontano” della Società, la squadra ha fatto bene e ha vinto. Quando ci sono stati dei problemi che necessitavano dell’intervento della Dirigenza (Moratti, Paolillo, Branca, direi in ordine di colpevolezza), il ghiacciolo si è squagliato. In altre parole, finché il Mister non ha avuto bisogno della Società, tutto ok. Quando l’intervento dai piani alti si è reso necessario, buonanotte al secchio!

Odio fare i paragoni con quelli là, soprattutto se da questi loro escono vincenti, ma è un fatto che il Milan quest’anno abbia vinto il Campionato con Allegri (bravo per carità, ma non migliore di Benitez o Leonardo…). La differenza a mio parere sta nel fatto che Allegri è stato scelto e supportato da Galliani e Co., che gli hanno comperato i giocatori buoni, che non hanno mai fatto uscire nemmeno un sussurro nei momenti bui (vedi sconfitta a Cesena all’inizio del Campionato, con Juve e Roma in casa, o uscita agli ottavi di Champions), che insomma hanno fatto capire anche ai giocatori che “lui è il nostro uomo” e che la strada era segnata, ed era giusta.

Lì l’anello forte è la Società (nel bene e nel male), all’Inter è l’esatto contrario.

E qui veniamo alla scelta del Mister: devo purtroppo concordare con Sconcerti che qualche giorno fa si chiedeva retoricamente quale logica o coerenza ci fosse dietro questa corsa a 5-6 nomi diversissimi tra loro: in teoria una Società, insieme all’allenatore ingaggia il suo modo di giocare, di gestire la squadra; e per quanto il calcio sia spesso più semplice di come ce lo raccontiamo, non vedo molti punti in comune tra Capello, Villas Boas, Bielsa, Mihajlovic e Gasperini. Il fatto poi che si sia arrivati a scegliere quest’ultimo dopo aver (o peggio essere stati) scartato tutti gli altri già non è un ottimo inizio per Gasperson. Che, per carità, col Genoa ha fatto benissimo, ma che, appunto, è Gasperini.

Sentire che l’idea è mandar via Maicon e Sneijder perché non funzionali al suo schema tattico, e perché tanto arriveranno Palacio e Kucka, mi fa proprio pensare che sia finita la festa.

Non solo per noi, eh? parlo del calcio italiano in generale. Fino a pochi anni fa sulle panchine delle big italiane sedevano Capello, Ancelotti, Mancini e Mourinho. Oggi ci sono Conte, Allegri e Gasperini.

Non credo serva aggiungere altro.

Anzi sì: l’anno scorso Mourinho lasciò l’Inter dopo aver vinto tutto (dettaglio non trascurabile) e quantomeno per andare al Real Madrid. Leo ci lascia per andare al Paris St Germain…

O tempora o mores…

downsizing

ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…

CLOSING TIME

INTER-CATANIA 3-1

Vittoria bella, allegra e serena nell’ultima giornata di campionato. Il Cholo Simeone torna a San Siro e riceve il doveroso tributo dal pubblico che l’ha amato per due anni e rimpianto per il biennio successivo, vedendolo giocare e vincere in maglia-Lazio dopo che lo scellerato Lippi lo mise alla porta “perché creava problemi in spogliatoio”.

Amarcord a parte, i ragazzi ci mettono l‘impegno, considerando quella contro il Catania la prova generale della finale di Coppa Italia di domenica prossima. L’applicazione è ripagata dai gol, a dire il vero favoriti da un Catania un po’ troppo svagato, e Pazzini può aggiungere due tacche alla sua Colt in meno di un’ora di gioco. Il primo gol arriva dopo un contrasto deciso di Kharja contro un non altrettanto volitivo avversario, che fa arrivare palla al Pazzo: esterno destro e palla sul palo lungo, talmente bello che dalla TV la mia prima impressione è che avesse segnato Stankovic. Dico questo perché, a mio parere, Stankovic è uno di quelli che i gol li fa sempre “belli”; di più: credo che lo stile di gioco dello zingaraccio dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio, visti gli ottimi fondamentali, la struttura fisica e la giusta cattiveria agonistica del soggetto in questione.

Chiuso l’inciso elegiaco nei confronti del Drago, torno al Pazzo per sottolinearne la gragnuola di gol (11) in soli 5 mesi: acquisto azzeccato, non c’è che dire, stante soprattutto la stagione balorda di Milito. Anche nell’ultima di campionato si è visto che il Principe cercava di segnare in tutti i modi, soprattutto dopo che il suo dovere l’aveva fatto con l’assist a Pazzini per il 2-0. E invece “ciccia”, è proprio vero che il gol più lo cerchi e meno lo trovi… Egoisticamente parlando spero che non sia convocato per la Copa America e che possa quindi farsi una bella vacanza e una preparazione come Cristo comanda, onde evitare l’ecatombe di stiramenti sofferta negli ultimi mesi… Stesso pensiero per il Cuchu, arresosi all’ennesimo guaio muscolare nell’ultimo allenamento, ma ancora ignaro della sorte che lo attende (“incerti i tempi di recupero” recita il copione in questi casi). Il concetto è ovviamente applicabile a Samuel, appena rientrato dopo un semestre di attesa causa ricostruzione del crociato, e al buon Capitano, eterno e indistruttibile quanto si vuole ma pur sempre prossimo alle 38 primavere…

Ovvio che la speranza di un meritato riposo per i “miei” campioni si mischi a una buona dose di egoismo, visto che “casualmente” abbiamo deciso di regalare a Panchito qualche giorno di salutare aria montana verso la metà di Luglio. E se uno dice “montagna” pensa subito al Trentino. E se uno dice “Trentino” pensa subito a Pinzolo, dove guarda caso i ragazzi si troveranno a sgambettare più o meno in quei giorni. Morale, quanta più gente non sarà convocata in Sudamerica, tanto più Panchito avrà occasione di vedere i suoi idoli da vicino.

Cosa non si fa per far contenti i bambini…

Tornando per un attimo ancora al match, resta da segnalare la sabongia con cui Nagatiello timbra il 3-0 (secondo gol personale e relativo inchino face to face con Zanna) e l’inguacchio difensivo (leggasi fuorigioco sbagliato) che permette al Catania di fare il gol della bandiera.  Triplice fischio finale e “liberi tutti”.

Per il Campionato ci vediamo a settembre; per la Coppa Italia ma racumandi…

  

E’ COMPLOTTO

Clima di smobilitazione, quindi poco da rilevare. Qualcuno dica a Caressa che Samuel si è infortunato a Novembre e non Settembre, e che quindi è rientrato in campo dopo 6 mesi e non 8; cazzate, lo so, ma per uno che si fa vanto di conoscere regolamenti e statistiche a menadito, e che non perde occasione per farne sfoggio saccente, beccarlo in castagna dà ancor più soddisfazione. Per quel che riguarda i cugini, rimando ai link condivisi in settimana per ribadire “certe caratteristiche”. Mi limito solo, ad abundantiam direbbero gli azzeccagarbugli, a esprimere il mio sconcerto per la sfilata del Meravigliuosi chez Dolce & Gabbana, per quella che era una vera e propria sfilata di moda con presentazione di book fotografico sui giocatori annesso. Ora, io capisco che al giorno d’oggi il calciatore abbia un impatto a livello di immagine che non può essere ignorato, ma vedere come la dirigenza del Milan cavalchi l’onda è una roba che mi disgusta ogni volta di più.

Per il resto, concludo dicendo che l’Inter ha il miglior attacco della Serie A, pur avendo segnato Milito solo 5 gol: ciò non toglie nulla allo scudetto rossonero –come già detto meritato-, ma fa capire che l’Inter c’è e ci sarà, a patto di non dare credito illimitato agli attuali campioni. Non facciamo come “quelli là” insomma, che hanno esposto l’immenso Maldini a figuracce indegne del suo nome facendolo giocare fino a 40 anni, con le ginocchia che scricchiolavano ad ogni passo…

Non vorrei insomma dover arrivare a citare il sommo: “appendi le scarpe al chiodo… meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!

 

LE ALTRE

L’Udinese stra-merita il quarto posto e festeggia, arrivando a rendere simpatico anche un pretino falso modesto come Guidolin. Di solito non lo reggo, ma è innegabile che abbia costruito un gioiellino, godendo anche della fiducia della società dopo le 4-sconfitte-4 nel primo mese di Campionato. Da vedere ora quanto il giocattolino verrà smembrato e come si presenteranno ai preliminari di Champions, dove il rischio di beccare qualche squadrone (tipo Arsenal, per dire…) comunque esiste. Ad ogni modo, giù il cappello ai bianconeri friulani, e sinceri complimenti anche a Reja. La sua Lazio è arrivata a un soffio dal 4° posto avendo una squadra che si è aggrappata a pochi giocatori di qualità (Hernanes, Zarate quando c’ha voglia, Mauri) ma che ha cavato fuori il massimo da tutti. ‘A Maggiga ripartirà dall’Europa League, forse con Ancelotti neo-licenziato dal Chelsea, mentre la Juve avrà la settimana libera, potendosi concentrare solo sul Campionato, con chierichetto Conte in panchina. Non dico altro per non maramaldeggiare…

 

WEST HAM

Tanto per non lasciar dubbi, l’ultima giornata in casa finisce con l’ennesima sconfitta: un bel 3-0 che non aggiunge niente alla tristezza di una stagione iniziata come l’Udinese (0 punti nelle prime 4 o 5 giornate) e continuata come la Sampdoria. Fate voi…

Gran bello!

Gran bello!

TUTTI CONTENTI TRANNE UNO

…e quell’uno manco a dirlo sono io.

NAPOLI-INTER 1-1

Non per altro, ma a me che il Napoli torni in Champions interessa fino a un certo punto. Quel che volevo io era vincere, consolidare il miglior attacco della serie A, stare a -6 dal Milan, tanto perchè si parlasse di scudetto vinto e non stravinto, scavare ulteriori punti dalle altre, e soprattutto non vedere scempi da craniolesi tipo il gol preso da “Club Gautieri Gold Member” Zuniga.

Se vogliamo contare le cose belle viste in partita finiamo in fretta. Eto’o: gran gol, 21° in campionato, 35° in stagione, ad una sola rete dal suo record col Barcellona –peccato solo l’uscita a metà ripresa per infortunio-; Milito, saggio tocco sul gol del Re Leone e tre tiri “alla Milito” che vanno molto vicino al bersaglio. Kharjah: nella mediocrità vista a centrocampo, mi pare quello che si sbatte di più e con risultati meno osceni; Nagatiello: solita sicurezza nipponica, imperatore delle diagonali.

Per il resto, ottenuto il vantaggio, i nostri fanno di tutto per non rovinare la festa ai padroni di casa, cincischiando a centrocampo con poche eccezioni (oltre ai due tiri del Principe, da segnalare lo splendido quando estemporaneo destro a giro di Maicon che si stampa sul palo a portiere battuto). C’è da dire che anche il Napoli non pare in formissima, complice anche l’assenza di Cavani, ma il pareggio arriva lo stesso, visto il fulmineo attacco di coglionite che paralizza l’intiera difesa nerazzurra a fine primo tempo: palla tenuta in campo da Maggio –così pare, le immagini non aiutano, il complottista che è in me pensa male…- apparentemente riconquistata da Zanetti ma poi lasciata lì a vivacchiare finché prima Maggio e poi Zuniga la facciano carambolare in porta. As usual, la cosa che più mi fa imbestialire in questi casi è vedere uno dei nostri –JC nell’occasione- ridere dell’episodio nell’intervista di metà gara, solo pochi secondi dopo aver combinato il frittatone. 

Il secondo tempo in sostanza finisce con la parata di De Sanctis sul già menzionato tiro di Milito. Da lì in poi, da una parte e dall’altra siamo al volemose bene e nun famose male. Stucchevole ti-tic ti-toc a centrocampo e partita che scorre via come una pisciata (scusate il francesismo).

Alla fine è festa grande (e comprensibile) per i guaglioni, naturalmente osannati dai media dimentichi del fatto che, se il pareggio dà al Napoli l’aritmetica certezza del terzo posto, altrettanto fa con il secondo posto dell’Inter.

Sottolineo quindi che Leo, da quando ha preso il timone della squadra, ha conquistato più punti di tutti, il tutto senza essere un allenatore (!): questo tanto per sottolineare la qualità della rosa interista, al netto degli infortuni. A tal proposito, ho dimenticato la notizia più bella di ieri sera: i minuti giocati da Walter Samuel, al ritorno in campo 190 giorni dopo il crack al crociato. 6 mesi quindi, non 9 come i gufi prevedevano. Immaginate la forza centrifuga generata da turbinìo di testicoli nel vedere il già ricordato frittatone di fine primo tempo e nel pensare a cosa sarebbe successo con The Wall in campo, testa pensante e piede risoluto, di certo non incline allo spirito uggeggé che ha aleggiato nell’area nerazzurra per tutto l’ultimo semestre.

La mia conclusione per il prossimo futuro dell’Inter è sempre la stessa: dovessimo vincere la Coppa Italia, finiremmo con un secondo posto in Campionato condito da 3 coppette di rinforzo (sì, nonostante la prosopopea del nome io il “Mondiale per Club” lo ritengo sportivamente una coppetta: spendibilissima dal punto di vista dell’immagine, marketing, diritti, il-cazzo-che-vuoi, ma sempre una coppetta). Insomma, una stagione quantomeno accettabile, una buona base da cui ripartire. Poi si può parlare di rinforzi, ricostruzione, ristrutturazione, rifondazione, ribollita o quel che vi pare, ma il grosso c’è. Come già ho avuto modo di dire, l’idea a mio parere dev’essere quella di affiancare ai titolari (soprattutto a centrocampo) altri elementi di “quasi-pari” valore, in modo da poter operare un maggior turn over che possa minimizzare il rischio-usura delle delicate giunture e cartilagini dei trio Cuchu-Deki-Thiago. Davanti e dietro, un solido innesto di valore per reparto e via.

Questo da un punto di vista tecnico. Da un punto di vista economico-finanziario, mi rendo conto che potrebbe rendersi necessaria una cessione illustre per far cassa, e a quel punto i papabili sarebbero Maicon, Sneijder o Milito. Non mi pronuncio: dico solo che per tutti e tre i soldi che avresti preso l’anno scorso quest’anno te li sogni, ma questo si sa. Per il resto ci penserà Branca e i suoi assistenti, ghenga che libera dalla “barriere all’ingresso” di epoca pre-calciopoli, ha dimostrato di saperci fare abbastanza.

Chi vivrà vedrà!

 

E’ COMPLOTTO

Rimando agli ottimi post linkati nel mio profilo per considerazioni sullo scudetto del Milan e sulle relative appendici mediatiche e festaiole, limitandomi a ribadire compiaciuto e “orgoglione” che est modus in rebus e che noi non siamo quella roba là!

Di mio posso aggiungere che il Milan ha meritato questo scudetto, perché nell’arco della stagione è stata la squadra più costante, spinta nella prima parte da un Ibra in formato “Inter” e, da Natale in poi, da altri giocatori che a turno l’hanno mantenuta in alto. Allegri pirla non è, visto come ha nei mesi ridisegnato la squadra passando da un berlusconianissimo “tutti avanti tutta allegria” a un più concreto e saggio centrocampo capace di cantare e portare la croce, sorretto da una coppia difensiva di tutto rispetto, da un portiere che si è rivelato di gran lunga il migliore in questo campionato e da un Pato tanto fragile quanto però decisivo.

Basta chè mi vien la bile a parlar bene di quelli là. Detto ciò, vedremo come andrà la loro campagna acquisti e cessioni: come e più di noi, l’anno prossimo avranno tutti un anno in più, qualcuno andrà via e i miracoli sportivi e contabili (vedi Ibra e Robinho presi in quel modo) mica riescono tutti gli anni (non senza conseguenza penali, almeno!).

Mi limito a sottolineare quanto osservato in serata con Giò: il Milan ha mandato il suo tecnico Allegri ospite alla Domenica Sportiva (Rai) e non a quell’immondezzaio di Controcampo (Rete4): la mia velenosa conclusione è stata che a MeRdiaset non avessero bisogno di un esponente ufficiale della società (chè tanto di quelli “in borghese” ce n’è in abbondanza!), mentre l’analisi più distaccata e probabilmente più attendibile –quella di Giò- puntava sulla considerazione che gli stessi Meravigliuosi hanno del suddetto immondezzaio. Morale: mandiamo l’Allegri dove almeno qualcuno lo vede e lo ascolta, e non in un’arena di bifolchi, dove peraltro già tutti sono stati opportunamente “normalizzati”.

 

LE ALTRE

Roma e Juve finiscono mestamente fuori dall’Europa che conta (Roma) e pure da quella che non conta (Juve, a meno di pastette e miracoli, peraltro nel caso proprio a scapito dei lupacchiotti). Cazzi acidi per i Merregani de noantri, che avranno a che fare con un budget assai più ristretto per il calciomercato, mentre lo sfavillante 3° progetto bianconero in tre anni finisce come i precedenti fratellini. Aborto.

Zeru tituli, once more with feeling!

Sorpresa mista a dispiacere per la Samp in B (anche se i miei amici Grifoni potranno finalmente dire che questo è stato “l’anno buono”: se non per la stella inseguita da qualche ventennio, quanto meno per vedere i cugini retrocessi dopo aver iniziato la stagione accarezzando l’idea del girone di Champions League).

La retrocessione è un muto rimprovero alla scellerata gestione di Garrone che, tenuta dritta la barra e la dignità nel caso-Cassano, ha poi pensato bene di completare l’opera cedendo anche l’altro “buono” (il Pazzo, a nome dell’Inter ringrazio sentitamente) e sostituendoli con Biabiany e Maccarone. Commuoventi, ad ogni modo, le lacrime di Palombo a fine partita.

 

WEST HAM

Come la Samp, anche l’amato West Ham saluta la massima serie dopo qualche anno di dignitosa permanenza. In tutta la stagione, per sole 3 settimane gli Hammers sono rimasti fuori dalla zona retrocessione. Questo il dato più amaro a consuntivo di un’annata che si chiude in maniera che più emblematica non si può: primo tempo chiuso in vantaggio 0-2 in trasferta contro il Wigan, pure in lotta per rimanere in Premier, i ragazzi riescono a perdere 3-2, subendo un rimontone che li spedisce tra i cadetti senza nemmeno dover aspettare l’ultima giornata.

Come back soon, lads!

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui...

Di tutti gli infortunati di questa stagione, mi sarebbe bastato lui…

TANTO PER ROMPERE I COGLIONI

CESENA-INTER 1-2

Il Perozzi chiedeva: “come si chiama il contrario del senso dell’umorismo?” e il solerte Necchi rispondeva serafico: “il senso di rompere i coglioni!”.

Si parlava del figlio del primo, Lucianino.

Ecco, sabato l’Inter ha giocato a fare Lucianino, il bambino antipatico, saccente e dispettoso, con l’unico scopo di rompere le uova nel paniere alla squadra dei Meravigliuosi già pronti a festeggiare in un Meazza apparecchiato a festa, con tanto di Presidente in tribuna (quando c’è da festeggiare, lui sempre presente!).

Magra consolazione invero, vista la pochezza della prestazione (si chiama furto con destrezza) e ancor più considerata l’inutilità dell’impresa (qualcuno svegli Leo e gli dica che lo scudetto è bello che andato da dopo il Derby). Però… intanto comincia a vincere, direbbe il rancoroso sciur Ambroeus al bar, anche solo per mantenere il secondo posto e tanto per non perdere l’abitudine.

E per vincere si è vinto, poi stai a guardà er capello sul “come”… Una partita di rara impotenza, che non mi ha visto nemmeno insultare i nerazzurri, quasi che l’apatìa degli 11 in campo fosse contagiosa. Volerò quindi molto alto sulle ormai frequenti amnesìe difensive della premiata ditta Lucio-Ranocchia (in due guardano la palla e non il centravanti, in due mancano l’anticipo, col risultato che Igor Budan segna il primo gol in stagione), stenderò un pietoso velo sulla contabilità di morti e feriti a metacampo (Deki e Sneijder out, Motta al rientro ma poco più che deambulante), e tacerò sulla stitichezza dell’attacco (fatico a ricordare un tiro in porta prima dei cross della disperazione per le appendici corporee di Pazzini).

Concentrerò le residue sinàpsi su un paio di temi:

la doppietta del Pazzo, pazza di suo, ci fa capire quanto il calcio sia inopinato e tutto sommato ingiusto (il Cesena fin lì aveva stra-meritato la vittoria) e soprattutto ha palesato l’essenzialità di un appiglio cui aggrapparsi là davanti quando le cose non girano.

E’ un concetto che ripeto da tempo, e che l’Inter degli anni 2000 dovrebbe conoscere fin troppo bene, avendo vinto partite e scudetti lanciando lungo per il Vieri o l’Ibra di turno.

Perché -diciamocela tutta- a giocare come il Barça son buoni tutti con quel popò di giocatori che si ritrova, ma il ti-tic ti-toc tra i piedi incespicanti di Mariga e Pandev non viene così bene. E se Eto’o vive un momento di umanissima stanca, viva il lancio alla spera-in-Dio sul centravanti e che ci pensi lui.

E lui, fuor di metafora il Pazzo, non si fa pregare: dopo aver preso la mira con un paio di capocciate fuori misura, prima inventa un gol trasformando il lancio della disperazione in un’uncinata di destro (altro che delizioso assist di Eto’o, come ho sentito in cronaca), e poi capitalizza al meglio il bel cross di Maicon con la specialità della casa (cabezazo! direbbero in Argentina).

La mia fallace e velleitaria goduria l’ho sfogata contro una cinquantenne milanista che vedeva la partita in un baretto di Riccione accanto a me. Insieme a lei il marito agnostico, la figlia compagna di fede e il figlio sano (cioè interista).

Latroia, questo il nome dell’elegante signora, ha passato una buona mezzora a insultare e sfottere i nerazzurri, tra un “che schifo che fate”, un “ma come avete fatto a vincere tutto l’anno scorso” e un “noi domani andiamo in Duomo a festeggiare”.

Dato che siamo in tema di citazioni da cinema comico, al 38° “coglionazzo” (…) Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie (al min. 5.45 l’irrinunciabile citazione), con il sottoscritto e il figlio sano nei ruoli dei coniugi Fantozzi, a scelta nell’ordine.

Con gli occhi iniettati di sangue abbiamo quindi seguito quello strazio di partita in attesa di un segno del cielo, o più prosaicamente di una botta di culo.

E se al pari di Pazzini il pugno stretto e l’urlo soffocato è stato appena udibile, al raddoppio lo sguardo è andato dritto verso Latroia e il “Goool!!” urlato di piena gola è stato talmente in sincrono da far impallidire coreografi del calibro di Don Lurio.

Latroia a quel punto ha messo su il disco del “che culo che avete, è scandaloso”, a cui io, troppo educato per suggerire alla Signora itinerari alternativi per l’indomani (Viale Zara, Melchiorre…) ho replicato citando a piene mani la zuccherosa empatìa Leonardiana: “Signora, è il cuore, c’è tanto spirito di squadra nel gruppo, sono tutti uniti come fratelli”.

Il figlio sano ghignava come un matto, mentre Latroia era troppo piena di bile –o forse solo troppo poco intelligente- per capire che la mia era una bonaria presa per il culo.

Ho poi chiesto scusa per l’immondo furto calcistico al barista romagnolo e filo-cesenate, che si era goduto lo (avan)spettacolo ridendo sotto i baffi.

Che dire, in tempi di magra ci si diverte con poco…

E’ COMPLOTTO

La visione della partita è stata funestata dall’assenza di Sky e soprattutto dalla presenza di Mediaset Premium. Ora, io sono di parte, malato, complottista, tutto quel che volete, ma dico: è mai possibile che le tipe (femmine) di Mediaset siano fatte tutte con lo stampino? Tutte uighe, labbroni da ovolollo d’ordinanza, capello fluente e spalla (quando non di più) bene in vista? Voglio dire, la D’Amico è un gran pezzo di figliola ma mi pare abbia un altro gusto, un’altra classe.

Va beh, parliamo d’altro…

Apprendo dalla Gazzetta che Thiago Silva è senza dubbio il difensore più forte del mondo (questionabile, ma tutto sommato è molto forte, ed è il vero pilastro della difesa del Milan). Nello schemino in cui mostrano la sua posizione nella retroguardia rossonera e brasiliana, la mia attenzione va sul secondo riquadro. Chi è schierato come terzino destro nella Seleçao? Forse quello che viene definito da 5 anni il-miglior-laterale-destro-del-mondo (Maicon, per i non addetti)? No, Dani Alves, dello splendido Barcelona, che, tanto per dire, nel corso degli anni in Nazionale ha anche provato ad essere scherato a sinistra, pur di lasciare a Maicon la fascia di competenza. Altro colpo di genio: chi è il collega di reparto di T.Silva in mezzo alla difesa? Lucio, peraltro anche capitano del Brasile? Sì, ma tra parentesi viene messo il nome di David Luiz, promettentissimo ricciolone del Chelsea. Ora, non che Alves e Luiz siano due pippe, tutt’altro, è solo che quando si parla di qualcuno (noi) c’è sempre la fortissima concorrenza degli altri, mentre quando si parla di altri (loro) sono sempre i migliori del mondo. Gente che fino a 9 mesi fa (Mondiali in Sudafrica), in Nazionale manco era stata convocata (ask Thiago Silva and Pato for references).

Finisco dicendo la mia sul digiuno di 40 giorni di Pazzini; statistica che ha la stessa base scientifica della seguente: “L’Inter non batte la Dominante di Monza da 103 anni”. Per la cronaca, l’Inter non ha mai giocato contro la Dominante, e Pazzini negli ultimi 40 giorni aveva giocato un totale di circa 200 minuti (che fa 2 partite e qualcosa). In ogni caso, doppietta e doppio pernacchione per la gioia di Panchito (il cui nuovo refrain è èpazzopazzogol, èpazzopazzogol!).

LE ALTRE

Il Milan piega il Bologna con un gol del bomber Flamini in apertura e si appresta a vincere uno scudetto comunque meritato. Sono in testa da metà novembre, hanno di gran lunga la miglior difesa (il miglior attacco viene citato solo quando ce l’hanno loro, ma a sto giro è ancora dell’Inter), hanno dimostrato di poter fare a meno anche di Ibra, onestamente quasi assente nel girone di ritorno. Quindi è meritato. Poi, se vogliamo dire che tutti gli altri hanno giocato a ciapa no, Inter in primis, sono il primo ad essere d’accordo.

Sappiamo quindi come andrà: celebrazioni di durata trisettimanale, da estendere a un bimestre nella malaugurata ipotesi di una doppietta con la vittoria in Coppa Italia.

Celebrazioni che per fortuna mi arriveranno solo come lontana e fastidiosa eco, stante la mia assenza da casa e da questi schermi per una settimanella lavorativa che inizierà proprio il prossimo weekend…

WEST HAM

Sconfitta contro il Mancio, 2-1 che poteva essere 4 o 5-1 senza nemmeno sforzarsi troppo: la traversa e il senso di pietà hanno fatto il resto. Onestamente vedo più facile lo scudetto all’Inter che la salvezza degli Hammers. Ed è tutto dire…

Lucianino col su' babbo

Lucianino col su’ babbo

MIRACOLISSIMO

INTER-LAZIO 2-1

Bravi, c’è da dirlo. E fortunati, il che non guasta. Certo, a voler rompere i coglioni vien da pensare che se avessero giocato le ultime partite con la stessa garra, saremmo qui a parlare di un’Inter ancora in corsa per lo scudetto. Non che abbia mai pensato fosse davvero possibile vincerlo. Vincere il derby sì, e poi giocarcela punto a punto, ma quella era una speranza, non una convinzione. Certo, c’è modo e modo di NON vincere un campionato, ma questo porterebbe via tanto righe, troppo tempo e infiniti mal di pancia. Comunque, restiamo ai fatti e raccontiamo di una gran bella rimonta, dopo aver subìto il loro gol e giocato da metà primo tempo in 10 uomini.

E invece, sotto di un gol e di un uomo, con Milito agnello sacrificale per far posto a Castellazzi, la squadra si compatta, lasciando a Sneijder ed Eto’o il compito di inventare e allestendo una doppia linea massiccia e incazzata pronta a tamponare e ripartire. L’intenzione è premiata forse aldilà degli effettivi meriti, se è vero come è vero che i due gol arrivano su episodi isolati (splendida pennellata di Sneijder su punizia e gol di Eto’o dopo scivolone tragicomico del loro terzino).

Fortuna audaces iuvat, dicevano i latini, e spesso gli antichi ci azzeccavano.

Il centrocampo filtra e ripropone come nei bei giorni, Cuchu-Zanna e Deki (fino al 489° stiramento della stagione) girano bene, anche se il migliore, in tutti e 90 i minuti, è Nagatomo: il ragazzo pare in trance agonistica per quanto corre, sovrappone e addirittura sovrasta di testa avversari ben più prestanti di lui; la prestazione è tale da meritarsi il titolo di questa cacatella (“miracolissimo” pare essere una delle prime espressioni imparate da Yuto San ai tempi di Cesena).

Detta con la solita esterofilìa che mi contraddistingue, tra il nippico nanerottolo e il butterato del Delta del Po (alias Santon) attualmente non c’è paragone. Ne avremo ulteriore prova il prossimo weekend, quando i due potrebbero trovarsi sulla stessa fascia, uno contro l’altro. Staremo a vedere. Tornando al match, acchiappati pareggio e vantaggio nella guisa di cui si è detto, l’Inter poi è brava a resistere tanto quanto la Lazio è ingenua nel non saper approfittare dell’uomo in più, per non parlare della clamorosa ingenuità di Mauri che si fa cacciare (ristabilendo la parità numerica a metà ripresa) per uno stupido calcetto di reazione dopo fallo di Nagatomo.

Paradossalmente, le occasioni migliori i romani le hanno in 10 contro 10, con un clamorosa traversa di Kozac e un paio di incursioni di Dias. Nota di biasimo per i giardinieri di San Siro che, oltre a non riuscire a trovare una soluzione ad un campo che da vent’anni è indegno della tradizione di quello stadio, hanno anche la pensata di bagnare il prato dopo il riscaldamento dei giocatori, causando una ventina di scivoloni nel solo primo tempo, oltreché la ruzzolata fatale a Biava, che scarlìga (gergo tènnico milanese) proteggendo la palla e  aprendo un’autostrada ad Eto’o nel 2-1 interista di inizio ripresa. Va così, si vince e sinceramente parlando mi sarei accontentato del pareggio agguantato a fine primo tempo, visti anche i risultati dagli altri campi.

E invece, “rischiamo” di arrivare secondi, e magari di vincere una cazzo di Coppa Italia non sarà granché, ma che in ogni caso fa “spessore” ed è senz’altro meglio di un calcio in culo. Sempre che i gufi e le prostitute intellettuali non se la prendano troppo a male…  

E’ COMPLOTTO

La rabbia monta in settimana quando inizio a sentire aria di gufata. La situazione al fischio di inizio è questa: Inter 2 punti sotto il Napoli (impegnato a Palermo) e 3 punti sopra la Lazio, ospite di giornata al Meazza. La critica è unanime nel sottolineare il rischio dei nerazzurri di vedersi battuti e quindi raggiunti dai laziali, ma di fatto quarti visti gli scontri diretti che a quel punto vedrebbero prevalere gli aquilotti. Non uno che abbia paventato l’ipotesi di un’inopinata vittoria dell’Inter (giocava pur sempre in casa, era reduce da qualche sconfitta di troppo e doveva riscattarsi) e magari di un concomitante pareggio del Napoli in terra sicula, dopo che Delio Rossi aveva già sbancato l’Olimpico ai danni dei giallorossi solo 7 giorni prima. No: l’Inter doveva guardarsi alle spalle per evitare lo spauracchio dei preliminari di Champions, se non addirittura dell’Europa League.

E poi Eto’o, Milito e Pazzini messi insieme non segnavano da 168 giorni, mentre gli avanti della Lazio per 5 giorni sono addirittura diventati “i Fantastici 4”.

Sappiamo com’è andata (l’Inter vince, il Napoli perde, nerazzurri secondi e partenopei terzi).   Quindi sucate. Tutti.

Volete sapere i commenti che le mie caste orecchie hanno dovuto sentire? Testuale: “L’inter batte la Lazio e consolida la sua posizione in classifica”. Passare da terzi a secondi adesso si chiama “consolidare”.

Voi invece vi chiamate sempre nella stessa maniera: Prostitute!  

LE ALTRE

Il Milan di fatto vince lo scudetto passando nel finale a Brescia. Non la seguo, e apprendo solo in seguito del leggero malore di Zio Fester Galliani al gol di Robinho… Se il prezzo per togliercelo di mezzo è un cazzo di scudetto, allora facciamoglielo vincere e siamo pari!

La Juve riesce nel capolavoro di rubare un rigore e farsi recuperare al 95’, mentre la Maggica batte il Chievo e si avvicina ai cugini. Dietro boccata d’ossigeno per Doria, Parma e Cesena. Bari (al 100%) e Brescia (diciamo 80%) salutano con l’altra mano la Serie A.

WEST HAM

Quel fighetta di FernandA Torres ovviamente aspetta proprio gli Hammers per svegliarsi: inevitabile sconfitta a Stanford Bridge ed altro colpo di badile alla fossa della retrocessione…

E' alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?

E’ alto, biondo e con gli occhi azzurri. Che straveda per lui?

C’ERAVAMO TANTO ODIATI

ROMA-INTER 0-1

Solito dilemma nel commentare o meno una partita di Coppa Italia, cosa che decido di fare non tanto per il match in sé, quanto per il curioso corollario di fatti e misfatti ad opera di protagonisti e commentatori.

E’ complotto, insomma…

Parto da molto indietro (tipo 4-5 anni fa) per dire che quanto visto ieri sera è sembrato solo un pallido ricordo di sfide ben più accese, spettacolari e intense, tra le uniche due squadre a poter ricordare con orgoglio sportivo le ultime stagioni, aldilà dei trofei vinti (noi) o persi (loro).

Partendo dalle azioni salienti (locuzione oramai soppiantata dal più ficaccioso “ailaiz”), pronti-via e Stankovic segna un gol a mio parere validissimo: non è colpa sua se Doni e Juan sono cerebrolesi e si ostacolano a vicenda, generando una tragicomica carambola della quale approfitta il nostro splendido zingaraccio. Ad ogni modo: Rizzoli fischia e non se ne fa nulla.

Poco dopo il fraseggio a cavallo dell’area di rigore giallorossa –un fraseggio verboso, mi verrebbe da dire… cazzo ma tirate!- viene interrotto da una manina galeotta di De Rossi, che è sì vicino alla palla, ma che muove il braccio verso la stessa : questo è rigore, netto. Per amor di verità e completezza di informazione, nel secondo tempo un’azione simile vede lo stesso braccio incocciare la palla in area, ma in quel caso  De Rossi cerca di toglierlo e metterlo dietro la schiena, palesando così la volontà di non colpire la palla.

Questo per chiarire ancora una volta che qui si è tifosi, parziali, faziosissimi ma non obnubilati. E che, quand’anche obnubilati fossimo, quello è talento naturale e il calcio c’entra poco!

Infine, l’ominide Taddei, dopo aver preso un giallo sacrosanto per intervento a forbice a metacampo, si butta bellamente in area cercando il rigore: questa a casa mia è simulazione, con inevitabile secondo giallo e doccia anticipata. Non per Rizzoli, che lascia correre.

Per il resto, detto di una gomitata di Vucinic a Lucio non vista dal prode arbitro, e riferito di un Cuchu ancora vertice basso del rombo con Motta ancora in tribuna, l’Inter vive di Stankovic e di qualche guizzo di Sneijder. Milito è ancora molto indietro e non riesce a tener palla, Pandev si sacrifica in un oscuro ruolo di raccordo tra attacco e fascia sinistra, rinculando molto più di quanto si proponga in avanti.

Dietro la coppia centrale mi fa venire i vermi. Ranocchia perde due palle facili (una per tempo): quella del primo tempo genera il gol incredibilmente mangiato da Vucinic, mentre quella nella ripresa viene rimediata da Maicon in corner. Su Lucio odio ripetermi, ma è sempre rischiosissimo far giocare gli psicolabili. Mentre i commentatori si sperticavano in elogi per il soggetto e le sue uscite palla al piede, io lo maledicevo in maniera sempre più blasfema, data la triste propensione del ragazzo a saltare il primo e il secondo uomo, per poi  schiantarsi sul terzo e trovarsi da solo a centrocampo con gli avversari che ripartono a mille. E qui, sorry, ma un cazzo di allenatore dopo le prime 2 cagate del genere gli impone di non farlo più, di passare palla non appena anticipato l’avversario e di tenere la posizione. Morale: Samuel, torna presto!

Su Maicon e le sue rimesse laterali ho ormai perso la speranza, e anche qui mi chiedo se, in piena ottica di riduzione del danno, non sia il caso di sparare la rimessa a casaccio trenta metri più lontano, pur regalando palla agli avversari, piuttosto che cercare il tocco corto col compagno che puntualmente non riesce. Idioti. Su una delle suddette performance, il Colosso trova anche il modo di prendersi il giusto giallo per cianghetta da dietro.

La ripresa mostra la scarsa tenuta fisica e tutto sommato la pochezza delle due squadre al momento: come detto all’inizio, è un po’ triste vedere come le due squadre che si sono date battaglia negli ultimi anni spartendosi quasi tutti i trofei arranchino ora alla ricerca del tempo che fu, incapaci l’una di imbastire una rimonta che, vista la difesa avversaria, sarebbe più che fattibile, e l’altra di “ammazzare” la partita in uno dei 20 contropiedi avuti a disposizione in poco più di mezz’ora, e che hanno invece prodotto solo un gol mangiato da Pazzini e un paio di tiri di Sneijder. Ad ogni modo bene così, onestamente prima della partita mi sarei accontentato di un pareggio, quindi l’illusione è di poter migliorare in questi 20 giorni e poter essere all’altezza della situazione al ritorno a Milano, con buona pace di intervistatori e intervistati.

 

E’ COMPLOTTO

Era tempo che non vedevo una partita sulla Rai, ed ho capito perché: riprese da anni ’80, replay e soggettive sempre a palla in gioco (Doni sbaglia l’uscita e Sneijder è sul pallone, con la porta vuota, ma il regista indugia su dettagli insignificanti), commenti lamentosi (anche se meno parziali di altre volte) e soprattutto vero e proprio de profundis nel dopo gara, con Galeazzi e Paola Ferrari (incredibilmente senza impalcature e luci di scena, ma a bordo campo esposta alle intemperie dell’Aprile romano) che commentavano con facce funeree la vittoria dell’Inter. Bisteccone poi non lo capisco: è dichiaratamente laziale, eppure liquida la Roma in due battute per insistere sulla pochezza dell’Inter “che risolve la partita con un tiro da 30 metri”. Lisergico infine Montella, quando dice ad un incredulo Failla che non concordava sul concetto di vittoria meritata dell’Inter, e che addirittura la Roma aveva chiuso in crescendo e meglio dell’Inter, lasciando l’interlocutore interdetto.

Del resto, in un Paese in cui i giornalisti fanno fatica a fare la prima domanda, chiedere a Failla di fare la seconda era francamente troppo…

Esemplificazione del concetto "tiro a voragine".

Esemplificazione del concetto “tiro a voragine”.

SIPARIO

PARMA-INTER 2-0

E come nell’ultima pagina di un thriller dalla mediocre qualità e dalla discutibilissima trama, ieri sera si sono tirate le fila di quell’intreccio chiamato Campionato 2010/2011.

Le contemporanee sconfitte di Napoli e (per quel che vale) Inter, unite alla tranquilla vittoria del Milan, hanno di fatto scucito dai petti nerazzurri il vero “triangolino che ci esalta”, facendolo migrare dopo un lustro verso altri lidi, che per inciso non lo vedevano dall’a.D. 2003/2004. Quando si dice mentalità vincente…

Essendomi io dato il compito di parlare di Inter in queste trascurabili pagine, il sentimento che prevale dentro di me è quello della commossa gratitudine, aldilà dei Cristi tirati sabato e delle Madonne indirizzate a quasi tutti gli 11 nerazzurri schierati a Parma, campaccio storicamente infame per i nostri.

I ragazzi semplicemente non ne hanno più, ed in questo senso la gufata post Schalke (riuscirà l’Inter ad avere più rabbia del Parma sabato?) si è perfettamente avverata: non avendo benzina “fisica” da mettere in campo, l nostri avrebbero potuto farcela solo volando sulle ali di un entusiasmo che ha però traslocato verso altri lidi, lasciando i nostri alquanto avvizziti.

Leo cerca di dare una scossa tenendo a Milano Maicon e Thiago (troppo uggeggé in allenamento per i soliti ben informati, strategico turn over per il sottoscritto, stante la semifinale di Coppa Italia da giocare in settimana) e iniziando con Sneijder in panchina a beneficio di Kharja (e del Parma di conseguenza). Di fatto l’Inter si limita all’ormai solita traversa di Stankovic, tra i pochissimi a metterci gamba e cuore, mentre vede latitare tutti i suoi altri campioni.

Triste specchio dell’attuale condizione psicofisica dei nostri è l’azione del vantaggio Parmense. Cross dalla destra che Lucio lascia scorrere e che Nagatomo non controlla, palla all’altro esterno ducale che guarda in mezzo, dove il nanetto Giovinco è solo in area in mezzo a 4-5 interisti. In mancanza di alternative la palla arriva comunque al piccolo nano infame, che gira preciso sul palo lungo senza che nell’ordine Zanna-Cuchu-Lucio riescano ad ostacolarlo.

O tempora o mores…

Beccato il gol, si capisce che non c’è trippa per gatti, e nemmeno i cambi – pur logici- di Leo riescono a ribaltare la partita. Oddio, Wes nella ripresa al posto di Chivu è meglio di Kharja (che si sposta poco più indietro) e meglio del se stesso visto nelle ultime settimane, ma forse è solo la mediocrità generale dei compagni a farlo elevare al 6–. La staffetta Pazzini-Milito non cambia di una virgola il nulla prodotto in avanti, così come gli ultimi 10 minuti di Pandev al posto di Kharja. Qualche sussulto da campioni feriti c’è: il diagonale di Sneijder esce davvero di poco, e Milito sbaglia quello che è un rigore in movimento, pensando forse di essere in fuorigioco (diciamo così…).

La verità è che riusciamo ad evitare la goleada dopo che MocioVileda Amauri ruba palla sulla trequarti e piazza il destro a giro proprio sulla traversa. L’italo-brasiliano ha comunque modo di rifarsi poco dopo, scarpando in porta l’ennesimo assalto alla nostra retroguardia. 2-0 quindi, visto che Valdanito Crespo pare non voler infierire a pochi minuti dalla fine.

Basta così: il Parma ha fatto la partita che doveva, l’Inter la partita che poteva. La differenza sta tutta qui.

Passando a considerazioni che vanno oltre l’immediato, mi pare di poter dire (cit. Brunone Pizzul) che l’Inter quest’anno, esattamente come il Milan l’anno scorso, sia durata 3 mesi, da Natale a fine Marzo, pagando prima il putanoire post Mourinho-Benitez-no mercato-infortuni e scontando poi una rincorsa tanto entusiasmante quanto dispendiosa.

Ci sarà da tenerne conto in sede di mercato: Leo ha fatto vedere tante cose, positive e negative, e occorrerà capire come mantenere le prime e migliorare le seconde. Pur non essendone tuttora convinto, non vedo molto di meglio all’orizzonte (intendendo con “meglio” un allenatore che goda della fiducia del Sig. Massimo e possa quindi permettersi di lavorare con un minimo di progettualità e non con la valigia a bordo panchina, pronto a sloggiare dopo 2 pareggi). Sento di vaneggiamenti in direzione Madrid, fatti di figli re-iscritti a Lugano e di messaggini d’amore melensi e prontamente ricambiati. E’ ovvio che mi piacerebbe riavere Mourinho in panca, ma non adesso: adesso si troverebbe nella complicata situazione di dover giubilare, o quantomeno ridimensionare, molti di quei giocatori che con lui hanno vinto tutto, e non so quanto la cosa sia fattibile senza generare deliri schizofrenici (“ma come, 2 anni fa mi dicevi che ero il migliore del mondo e adesso mi dici di stare in panchina??”). La squadra, se non rifondata, va comunque generosamente ritoccata, ed ho già detto che occorrono almeno-almeno un difensore e 2 centrocampisti di livello (niente Mariga e Kharja, per intenderci). Se poi ci scappa altro, pure meglio.

Ancor di più, occorre far passare il messaggio a questa grande squadra che un ciclo si è fisiologicamente chiuso e che, nonostante molti di loro saranno nella rosa 2011/2012, sarà inevitabile scardinare determinate gerarchie ed introdurre facce nuove nell’11 titolare. In questo senso paradossalmente il finale di stagione fornisce ancor più prove a supporto della tesi testé esposta, nella speranza che le menti illuminate dei giocatori, messi di fronte all’evidenza dei risultati, possano essere “accompagnati” se non alla porta, quanto meno alla scoperta di questa nuova dimensione: la panchina.

 

LE ALTRE

Come detto, il Milan vince facile contro una Samp che è in crollo verticale e che ora davvero rischia la B (sconto per Palombo e Poli? Lo so, sono uno sciacallo…). Detto della Roma che perde in casa con un Palermo rinfrancato dal ritorno di Delio Rossi, il big match di ieri sera lascia a bocca asciutta il Napoli che incontrava un’Udinese priva di Di Natale e Sanchez ma che ciononostante sbanca il San Paolo con una partita di rara attenzione: trova il gol sostanzialmente al primo tiro in porta (Inler segna quel che potrebbe essere il gol che dà all’Udinese i preliminari di Champions e NON esulta??? Immaginare cosa c’è sotto è un’impresa non proprio titanica…), e poi si piazza dietro ma non troppo, pronta a ripartire comunque velocissima con Armero e Cuadrado, ben imbeccati dal loro centrocampo. Su uno di questi contropiede Denis segna un bellissimo gol di controbalzo e sembra chiudere la partita. Che invece riserva ancora l’emozione di un rigore sbagliato da Cavani e del gol dell’1-2 al 95’ con Mascara.

Morale, dal secondo al quinto posto è ancora tutto possibile, e in questo senso l’aritmetica dice che siamo più vicini al secondo che al quarto posto (anche se tutti -duole dirlo giustamente- accendono le sirene intorno ai ragazzi con gufate del tipo “l’Inter adesso deve stare attenta a non perdere tutto”). Staremo a vedere: in settimana doppio scontro con la Capitale (Roma in Coppa, Lazio in campionato)…

 

WEST HAM

Letale sconfitta casalinga contro l’Aston Villa, dopo essere passati in vantaggio a 90 secondi dal fischio d’inizio e aver sprecato milioni di gol nella prima mezzora. Ora la salvezza è poco più di un miraggio. Idioti.

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato...

Vedere il lato buono della medaglia è dura, ma ci provo: Deki avanti così, e magari 5 cm meno angolato…

ACCA’ NISCIUNO E’ FESSO

SCHALKE-INTER 2-1 

Diciamoci la verità: se qualcuno aveva davvero speranze di ribaltare il risultato dell’andata a) in realtà era un diversamente strisciato che gufava temendo l’impossibile; b) era un interista a cui i tanti successi degli ultimi anni hanno obnubilato il cervello.

L’Interista è sempre stato vicino alla squadra ma con un  suo cervello autonomo; non mi spingo a definirlo “pensante” perché gente che ha fischiato Simeone, Klinsmann e addirittura Roberto Carlos (per quest’ultimo sono stato tra i fondatori del club!) non credo possa essere definito sano di mente. L’interista è bauscia, è snob e segue la squadra solo se la squadra a suo insindacabile giudizio “se lo merita”. Il che non necessariamente vuol dire “vince”: martedì dopo la cinquina rimediata a San Siro la gente ha applaudito i ragazzi ringraziandoli per quanto fatto in questa e nelle ultime stagioni, e facendo quindi prevalere la “storia” sulla stretta attualità.

Detto questo, la settimana nella quale quel che era la missione impossibile si è poi trasformata in un’impresa sportiva per poi mutare ancora in gara in cui tutto può succedere, l’ho vissuta con serena rassegnazione, accompagnata dalla sola speranza di vincere la partita, di uscire a testa alta e di poter mentalmente limitare al match di andata –hai detto niente- la “colpa” dell’eliminazione.

Invece lo Schalke nelle due partite ha dimostrato di meritare ampiamente la qualificazione; e se nella partita di andata la difesa dell’Inter aveva fatto di tutto per agevolare i muscolari teutonici, al ritorno questi han fatto la giusta e giudiziosa partita che dovevano fare, aspettando il momento giusto per colpire e coprendo tutti da vero collettivo. Mi tolgo nuovamente il cappello davanti a Raul, goleador implacabile (ciao Superpippa!) ma soprattutto uomo ovunque per 90’, che arriva a stapparmi un sorriso quando, dopo il fischio finale, viene inquadrato in curva coi tifosi mezzo biotto: altro segnale di quanto l’ambiente calcistico “degli altri” (il riferimento in questo caso va agli stadi di Germania e Inghilterra) sia a distanze siderali dal nostro.

Noi abbiamo fatto quel che attualmente la nostra condizione psico-fisica ci permette di fare. Cioè poco: Leo preferisce Motta al Cuchu, non trovandomi d’accordo (sai che je frega) e oltretutto nonostante il pareggio sia proprio opera di Thiagone. Per il resto la formazione è logica, anche se il nippico viene servito quasi mai, nonostante sia spesso l’uomo più libero a sinistra là davanti, e più in generale si dia l’impressione che basti buttar delle gran palle davanti per generare la gragnuola di goals necessaria al ribaltone. La realtà è ben diversa, con Milito che viene anticipato (con o senza fallo) nell’80% delle occasioni e con Eto’o che vive un comprensibilissimo momento di flessione dopo 7 mesi fatti a tuono. Sneijder continua la sua guerra contro il mondo,facendo arrivare anche un suo convinto estimatore come me ad auspicarne il cambio con Coutinho.

Dietro c’è Lucio, che fa il Lucio: è bravo, è forte ma, poveretto, è cretino: si becca un giallo protestando a brutto muso per trenta secondi dopo un fallo commesso che l’arbitro non aveva intenzione di punire con l’ammonizione, e a fine primo tempo, dopo palla persa a metacampo da Motta, lascia spazio in mezzo per l’inserimento di Raul che aggira JC e deposita in rete.

Nella ripresa sono contento quando vedo arrivare subito il pareggio: mi fa sperare in un secondo tempo di orgoglio e dignità, mettiamola così. Palle buone però ne arrivano poche, Milito è costretto a cercare la girata della domenica (pur essendo mercoledì), Eto’o di testa conferma di non essere quel che si dice un ariete e sostanzialmente davanti finisce lì. Nel secondo tempo era entrato anche Pandev.

(Esercizio grammaticale per il lettore: collegare le ultime due frasi con un preposizione concessiva –tipo “nonostante”- o causale –tipo “poiché” -a scelta).

L’inevitabile buco a centrocampo, figlio del serrate finale (diciamo così che suona bene…) lascia campo libero a tal Howenes, che trova JC indeciso sul da farsi. E mentre il nostro medita sull’opportunità di uscire o meno, il terzinaccio spara forte di destro sul primo palo per il 2-1 finale.

E’ tutto finito, e non ci voleva un mago per saperlo. Quel che spero non succeda è il farsi prendere dallo psicodramma collettivo, mandando in merda il resto della stagione e facendo di questo un problema ancora più grosso. Ovviamente i media stanno già soffiando sul fuoco con domande sibilline del tipo “riuscirà l’Inter a scrollarsi di dosso questa batosta e presentarsi a Parma pronta a reggere l’urto di una squadra in piena lotta per non retrocedere?”.

Intendiamoci, sono le stesse identiche cose che mi chiedo anch’io, ma come al solito: se le dico io, sono una giusta auto-analisi fatta da tifoso appassionato ma dotato di intelletto; se lo fanno i giornalisti è complotto!

 

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?

Eh, battiamogli le mani: che cacchio vuoi fare?