PAPA’ MI SCAPPA

 FIORENTINA-INTER 1-2

Partiamo dal vero protagonista della serata: dopo Inter-Palermo, il cecchino risolve la partita nello stesso modo, con tempismo perfetto e cogliendo tutti di sorpresa.

Il bello è che è ancora giovane e può crescere ancora, migliorando la naturalezza dei movimenti e fluidità di manovra di uscita.

No, non sto parlando di Pazzini, ma di Panchito.

Anche ieri, grossomodo allo stesso minuto della ripresa rispetto alla partita col Palermo, ha riproposto il pezzo forte della serata –che dà il titolo a questa sbrodola- e mi ha fatto assentare un paio di minuti, per tornare in postazione-divano con un simpatico 1-2 a campeggiare sull’angolo in alto a sinistra dello schermo. “Pancho…ma ha segnato l’Inter!” e lui, serafico “Eh sì” come a dire… cazzo credevi, pirla?

Morale, tre punti scolpiti nella roccia, che ci tolgono definitivamente quel fardello da malattia mentale del “dobbiamo recuperare delle partite, quindi in teoria saremmo qui in classifica, ma se non vinciamo siamo qui, o forse anche qui…”. Fine, siamo a -5 dai cugini, e -2 dal Napoli che non può essere trascurato, pur se ho i miei dubbi di una sua effettiva tenuta fino a primavera.

Inizia una fase di campionato con un calendario obiettivamente favorevole a noi e che avrà il suo apice nel derby del 3 aprile. La mia tabellina prevedeva (rectius auspicava) di arrivare a questo punto con 1 o 2 punti in più (avevo preventivato due pareggi a Udine e Torino e non zeru punti…) ma insomma siamo ancora lì, e la speranza, nemmeno tanto inconfessata, è ancora quella di poter vincere il derby e contemporaneamente agganciare i cugini. Certo, la differenza che passa tra la tabella e il far castelli per l’aere è sottile, quindi meglio non soffermarsi troppo.

Tornando a ieri, prendo atto della timidezza e spaesatezza  (che non si dice, ma mi serviva per la rima) di Nagatomo, che per tutto il primo tempo non sa bene cosa fare ed è ancora un corpo estraneo alla squadra: esemplificativa la sua posizione nel contropiede che porta al nostro 0-1: in pratica si butta nel mezzo e fa il centravanti (!) e pur creando scompiglio nella difesa viola (che infatti si auto-segna con Camporese) palesa una certa disomogeneità col resto della squadra. Poco da dire, va fatto giocare e rivalutato tra qualche partita.

Per il resto, Eto’o gioca molto lontano dalla porta, pur essendo protagonista nelle due azioni da gol (tocco in mezzo su cui come detto carambola il terzino viola e sapiente imbeccata per il 2-1 del Pazzo dopo aver ubriacato un paio di avversari), il Pazzo toccherà 4 palloni in 90’, ma riesce a metterne in buca uno; quel che non mi ha convinto è stato il centrocampo, troppo pretenzioso con Sneijder impegnato a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi e Cuchu-Deki meno affiatati del solito. In difesa Ranocchia fa un partitone, e Maicon si conferma “stampella mentale” dell’Inter: 10 anni fa buttavamo palla in avanti sperando che Bobo si scrollasse gli avversari di dosso e scaricasse in gol, adesso allarghiamo sulla destra e facciamo viaggiare il cavallo, salutandolo con “oh, ci vediamo tra 50 metri”. Lui fa il solito, cioè un partitone in termini di corsa-progressione-cross. Non chiediamogli di “pensare” da regista classico –anzi, proibiamoglielo proprio-, l’è no el so’ mesté… Peraltro è lui a sfiorare l’1-2 a fine primo tempo dopo bel triangolo con Stankovic in area.

Nella ripresa la Viola cala un pochino (nel primo tempo ha senz’altro meritato più di noi) e l’Inter pare crederci di più; dopo il nuovo vantaggio, sarà stato il mix propiziatorio Panchito-cesso ma sono sempre stato tranquillo, ragionevolmente sicuro che la vittoria non ci sarebbe scappata.

Nota di merito per Leo, negli ultimi giorni un po’ più barzotto e meno amico di tutti. Sia chiaro, non sarà mai uno sfanculatore di professione come i suoi 2 predecessori. No, Leo è un “amico del mondo” ed ha un approccio più uggeggé con tutti, però, essendo sveglio, ha cominciato a rendersi conto di quanto la gente non si aspetti altro che una caduta dell’Inter per azionare i comandi del cassone e rovesciare tonnellate di terra e fango sulle nostre candide vesti.

Dopo 13 anni di Milanello Bianco, welcome to hell, Leo!

 

LE ALTRE

Detto che mi dispiace sempre quando perde la Fiorentina (ancor di più con Sinisa in panca) gioisco per la mia “altra seconda squadra”: il Genoa vince il derby e può vantarsi del primato cittadino. Poco da dire sull’en plein delle italiane in Champions League: la Roma, poverina, è in piena crisi d’identità e il gommonaro Lucescu ci ha sguazzato bellamente, mentre il Milan-con-la-Champions-League-nel-suo-DNA s’è fatta uccellare in casa dal Tottenham che abbiamo imparato a conoscere a nostre spese, ma che nell’occasione aveva fuori la sua stella indiscussa (quel Bale che ha fatto piangere la nostra difesa due volte in 15 giorni) e un altro paio di “buoni” a mezzo servizio (Modric gioca gli ultimi 20’, pennellone Crouch segna all’80 giocando dopo un’infiltrazione). Vorrei tacere per umana pietà su Gattuso in guerra con tutti, ma non posso non rilevare qualche differenza con l’altro esecrando episodio che ha visto uno dei nostri (Chivu) protagonista pochi giorni fa: nel nostro caso si è trattato di un censurabilissimo black out di pochi secondi, giustamente punito con 4 giornate e simbolicamente (e credo anche pecuniariamente) condannato dalla società, che ha rinunciato a fare ricorso contro la sentenza. Ringhio –che per inciso adoro- ha una reuptazione di simpatico mascalzoncello che lo ha portato negli ultimi 10 anni a poter randellare e sfanculare tutti (avversari e arbitri compresi) perché “è fatto così, gioca col cuore ed è il suo punto di forza”.

Patetica poi la pantomima della “continua e gravissima provocazione dello squalo Jordan” (“Fuckin Italian Bastard”) alla quale il garibaldino Ringhio ha reagito da italiano colpito nell’orgoglio. Rimando a post migliori per una valida disamina degli eroi nazionali dei tempi moderni (http://www.bausciacafe.com/2011/02/16/heroes-letto-con-accento-scozzese/) e faccio solo presente che questa simpatica manovra arriva non dalla società A.C.Milan, ma dall’intiera stampa prona e asservita alla squadra del padrone: come dire, in Via Turati non devono nemmeno sporcarsi le mani, il lavoro sporco lo fanno gli altri…

Ah, chiusa finale: Flamini fa un intervento a piedi uniti che mette KO un avversario, costretto a uscire e rivisto in panchina con stampelle e borsa del ghiaccio stoicamente sporca di sangue. Roba che se lo fa Materazzi scatta la lapidazione seduta stante. L’italo-francese invece -altro esemplare della lunghissima tradizione di centrocampisti rossoneri spesso fabbri-ferrai e raramente sanzionati, iniziata con Albertini e Ancelotti e degnamente proseguita con Ringhio e Ambrosini- prima si stupisce del giallo, e poi riceve l’assoluzione in diretta dai commentatori che, sorvolando totalmente sui piedi uniti, si limitano a dire “mah…ha preso la palla”.

Ri-chiusa finale: ha segnato Raul! 70 gol come Inzaghi. Devo essermi perso i servizi celebrativi e la galleria di gol da 80 posizioni diverse…

Bomber della serata

Bomber della serata

GRAVISSSSIMO

JUVENTUS-INTER 1-0

La puzza di cacata è forte e pressante.

Il giramento di balle è a livello vorticoso.

Potrei tranquillamente incollare qui il pezzo scritto dopo Juve Inter dello scorso anno.

Domanda: ma i nostri non hanno ancora capito che contro di noi i gobbi (e Clouseau) fanno sempre la partita della vita? E se Leo l’anno scorso non c’era, 8/11 della squadra titolare è identica a quella di 14 mesi fa, e quindi in teoria consapevole del rischio “coltello-tra-i-denti”.

Eppure.

Eppure regaliamo un primo tempo fatto di sterile possesso palla, con annessa stronzata difensiva (Cordoba, vabbè che salti in alto, ma dove cazzo vai???) e niente altro, se escludiamo un’occasione per Pazzini dopo pochi minuti da catalogare alla voce “troppo bello per essere vero, nel dubbio la sbaglio”. Loro corrono come indemoniati e fanno la partita che tutti (tranne quelli in campo) si aspettavano, e la sola speranza è che non riescano a tenere quei ritmi per 90’.

Nella ripresa in effetti calano, pur avendo altre due-tre occasionissime con Matri (l’unica nota “positiva” della serata è che abbia segnato lui e non quella biscia impazzita di Toni, che più passano gli anni e meno sopporto); con l’andare della partita il baricentro si sposta sempre più dalle parti di Buffon, nonostante le solite carenze di fosforo di buona parte dei nostri (per la cronaca, ho contato 4 rimesse laterali consecutive consegnate direttamente agli avversari). Pazzini gira bene di testa: la torsione è scopadea (copyright quel pirla di Pellegatti, ma anche l’orologio fermo una volta al giorno segna l’ora giusta…), la palla però è colpita fin troppo bene, e finisce centrale tra le mani del camerata Gigi. A metà ripresa Leo decide di abbandonare il rombo e passare al 4-2-3-1 (cava Kharjah e mette Pandev), e dopo una decina di minuti fa entrare il nippico Nagatomo per spostare Zanna a centrocampo: questo vuol dire che esce il Cuchu, che -chi mi conosce sa- farei giocare anche con una gamba sola.

Oltretutto gli ultimi 20’ passano con la panchina che chiede ogni 3 secondi a Thiago Motta “come stai?“, e a quel punto mi chiedo perché non cambiare lui , restituendo il Cuchu al ruolo di “volante” davanti alla difesa. Ma, per essere onesti, è pura partigianeria calcistica, non credo sarebbe cambiato molto. Anche perchè, a ben vedere, l’occasione di pareggiare ci sarebbe, e pure ghiotta, ma Eto’o sbaglia nel momento meno opportuno il primo tiro dell’anno, spedendo sulla traversa un velenoso cross di Maicon che aveva attraversato tutta l’area, a portiere ormai battuto.

Battuta: roba che se ci fosse stato Muntari… (vedi Inter-Juve del Novembre 2008).

Come se non bastasse, 3 minuti dopo sempre il Re Leone cicca di sinistro un’altra palla a pochi passi da Buffon in uscita.

La Juve (duole dirlo) merita di vincere; per fare un po’ il WalterVeltroni di me stesso, potrei dire “ma anche l’Inter avrebbe meritato il pareggio”. Meritato forse è una parola grossa, ma certo quella cazzo di traversa sta ancora tremando.

La mia tabellina prevedeva 4 punti tra ieri e mercoledì. Imperativo a questo punto sbancare Firenze per far finta di crederci ancora.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia contro il Parma e torna alla vittoria dopo un paio di passaggi a vuoto.

Colpaccio del Napoli invece, che passa all’Olimpico contro una Roma in crisi. Bene la Lazio, che al momento ci ri-supera al terzo posto, e la Fiorentina che, in attesa del recupero con noi mercoledì, vince bene a Palermo in rimonta.

 

E’ COMPLOTTO

Mi concentrerò sul simpatico botta e risposta tra Sconcerti e Leonardo nel dopo-partita. La prima considerazione è che il giornalista sconcertante mena sfiga: nel pre-gara, a chi chiedeva a Branca un parere sulle ultime partite, il nostro si intromette chiosando “sì sì tutto bene, ma se stasera perde è tutto da rifare”. E quando Branca, invece che mandarlo a quel tal paese, minimizza dicendo “va beh questa è una battuta del Direttore” (ma poi, direttore de che?), quello cordiale come un ramo d’ortiche dice “no no, è la verità”. Dicevo del dopo-gara: Leo ha sempre questo approccio molto “Milanello Bianco” (“siamo sempre forti, va tutto bene, non è successo niente”) che sinceramente stomaca un po’ anche me; a Sconcerti infatti non pare vero di poterlo inchiodare (contando che l’ha fatto anche 7 giorni fa dopo la spettacolare vittoria con la Roma): “eh no Leo, lei non può dire che non è successo niente, questa sconfitta cambia tutto”. Vi dico solo che Leo gli risponde sogghignando “Oh, ma è la seconda volta che cerchi di litigare con me, ci sono problemi?”.

Aldilà della voglia di “altro-che-non-sia-Inter” di tutti i media, qui conta però riabbassare la testa e zittire la pletora di prostitute intellectuali a suon di vittorie, chè io da qua posso fare ben poco.

Provvedere please

 

WEST HAM

Eroica rimonta a Birmingham contro il West Bromwich Albion: da 3-0 a 3-3 (mancava solo la colonna sonora “perchè perché…” chiedete ai milanisti per dettagli…). L’incrocio di partite da recuperare ci pone provvisoriamente in un lussuosissimo penultimo posto. La scalata alla vetta è iniziata, Sir Alex, we are coming…

Quoque tu, Samu...

Quoque tu, Samu…

SIMPATICHE CANAGLIE

INTER-ROMA 5-3 

Dovremmo ormai esserci tutti abituati, e invece no: ennesima partita dei pazzi!

90’ che uno spettatore neutrale non esiterebbe a definire spettacolari, soprattutto nella prima frazione, e che premiano un’Inter che piano piano sta recuperando i suoi lungodegenti e torna quindi a somigliare alla squadra dello scorso anno. Si rischia davvero di cadere nel banale, ma essere ovvii non vuol dire contar balle: avere uno Sneijder come quello di ieri sera è leggermente diverso dall’avere chiunque altro in quel ruolo.

L’olandese trova subito il vantaggio e giostra sapiente nella posizione preferita di vertice alto del rombo, tornando a mostrare quel connubio di velocità “de capoccia e de zampa” che rende la manovra nerazzurra rapida e ficcante (sì, ho ingoiato il dizionario di Bruno Pizzul).

Il pari della Roma è una bella azione che però vede errori in serie dei nostri: T.Motta perde palla in ripartenza sulla nostra ¾, Zanna lascia crossare il loro esterno e Maicon dorme invece che spazzare in corner: quel panzone di Simplicio, che già ci purgò in un Parma Inter del 2004, fa 1-1.

A quel punto, come detto, la partita si fa ancor più bella, con occasioni in serie per loro e per noi. In quello che sembra un momento “sì” per la Roma, arriva però il gol di Eto’o, bravo a entrare in area dalla destra (per una volta) e a calciare col sinistro. Il loro portiere non è esattamente perfetto, e la palla va in buca.

Nell’intervallo si parte col “magnificat” del giUoco della Roma, contrapposto alle “azioni dei singoli” dell’Inter: la cosa ovviamente mi fa sogghignare compiaciuto. La ripresa subisce un drammatico cambiamento con il solito colpo di genio di “Fantocci” Burdisso: fallo da ultimo uomo su Pazzini e rigore+rosso inevitabile.

3-1 di Eto’o e Roma in 10 a metà ripresa dovrebbe voler dire partita chiusa. Non per me: ricordo un 3-1 cooi Lupacchiotti ai tempi di Cuper tragicamente finito 3-3, ma per fortuna Morfeo (ferale in quella come in altre occasioni) non gioca più e il passato non si ripete. Tanto più che Motta inzucca il 4-1 intorno alla mezz’ora e sembra davvero finita.

Se non fosse che, complici una punizia dubbia e un corner inventato, i nostri pensano bene di dormire il sonno dei giusti (vedi che Morfeo è ancora tra le balle?) e permettono un clamoroso 4-3 a 10 dalla fine.

Per chi se lo ricorda, lo stato d’animo è molto simile a Inter-Palermo dello scorso anno: da 4-0 a 4-3, e poi il gol liberatorio, allora di Milito, ieri del Cuchu, dopo che il loro portiere ha deciso di parare tutto il parabile e pure di più.

In ogni caso, vittoria e corsa al titolo più lanciata che mai, in attesa di nuove mirabolanti avventure dei nostri amabili psicolabili…

E’ COMPLOTTO

Seguo solo fino a un certo punto i commenti del “dopo”, complice intervista a Mourinho che invece mi vede adorante e con sorriso fisso tipo invasato seguace del santone di turno. Il poco che ho visto è comunque bastato a farmi prendere prendo atto dei seguenti punti:

1)    Il gol di Sneijder (rapidissimo nel destro-sinistro) è fortunoso (Bacconi, la Domenica Sportiva)

2)    Milito è sostanzialmente un pacco ed è depresso: e poi Milito gioca per la squdra, mentre Pazzini sì che è un finalizzatore (Costacurta e Mauro, Sky) (commento di Mario: e tutta la manfrina del “eh ma giocano solo coi singoli, non c’è gioco di squadra???”)

3)    Il rigore di Burdisso su Pazzini nasce da un’azione in cui c’era un fallo per la Roma (Liguori, ControInter)

4)   Sul 4-1 Eto’o dà una manata in faccia a (quella merda di) Taddei (più o meno tutte le moviole, salvo poi dire “mah, forse, insomma non si capisce”)

5)    Il bicchiere non è mezzo pieno, è mezzo vuoto (Sconcerti a Leonardo, Sky)

Morale (ovvia, ripetitiva, scontata, eppure sempre attuale): è crisi Inter.

Piccola chiosa per raccontare l’urto di vomito nell’inciampare su un’intervista fatta a Fra’ Nicola Legrottaglie su StudioSport (MeRdiaset): “avevo quasi firmato con un’altra squadra ma non ero convinto. Il giorno in cui avrei dovuto confermare questa decisione, un amico mi chiama dicendo che durante la sua preghiera ha sentito una forza e una voce che mi invitavano a temporeggiare, perché l’occasione migliore per me stava per arrivare: ed eccomi qui al Milan, di cui ero tifoso fin da bambino”.

Disgustomatico!

LE ALTRE

L’occasione sarà anche stata delle migliori, fatto sta che lui ha giocato 20 minuti per poi uscire con la testa spaccata, mentre il Milan in 2 partite perde 4 punti nei confronti dell’Inter. A Genova non va oltre il pari, mentre la Juve, in attesa del Derby d’Italia, spezza le reni al Cagliari con Matri ovvio protagonista. Il Napoli riprende la sua corsa battendo il Cesena in casa mentre la Lazio casalinga impatta col Chievo. Morale, siamo terzi a -5, con una partita da recuperare. Domenica come detto Juve-Inter, Roma-Napoli e Milan-Parma.

Certo, Valdanito Crespo potrebbe farci un favore, ma concentriamoci sulla nostra di partita e speriamo in bene.

WEST HAM

West Ham-Birmingham 0-1

Chiuso per lutto.

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio...

Uniti si vince. Se poi non si dorme, ancora meglio…

NOTHING AS IT SEEMS

BARI-INTER 0-3

Niente è come sembra, dice il titolo, omaggiando gli amatissimi Pearl Jam…

Uno legge il risultato e pensa a una gara sul velluto; invece due gol su tre arrivano in pieno recupero, ed il primo tempo è di rara bruttezza.

La cosa, da un punto di vista tènnicotattico non deve stupire chi capisca un poco di futebol: per segnare non basta abbandonare 3 punte vere là davanti (Milito, Pazzini, Eto’o) e lasciare il resto della squadra 40 metri più indietro. Il risultato di questa formazione (in una qualche misura obbligata, vista la solita morìa di assenze) è che le suddette tre punte toccheranno 2 palloni in ¾ d’ora…

Dietro, rabbrividisco vedendo Matrix affiancare Ranocchia, ma per fortuna gli “avanti” pugliesi sono poco pericolosi e soprattutto poco mobili (anche a loro manca ‘sto mondo e quell’altro e, come ripetuto una quarantina di volte in telecronaca dal fido Compagnoni, “con un numero normale di infortuni il Bari non sarebbe certo ultimo in classifica”). Sui lati Maicon è l’unico a cercare un collegamento con i tre naufraghi là davanti, ma lo conosci Maicon: dagli 80 metri e 3 avversari da superare in corsa, ma non chiedergli di pensare. E infatti: rimesse laterali sbagliate in serie, errori di impostazione, etc etc. Ciononostante, ripeto, è l’unico che si sbatta per fare arrivare qualche pallone in attacco. Il centrocampo senza Cuchu “crapa lustra” guadagna in capelli ma perde in fosforo, e non è un buono scambio, perché tutti paiono annebbiati e indecisi sul da fare.

Per fortuna arriva l’intervallo. La ripresa non può che essere migliore di questo mortorio, che puzza tanto di ennesima occasione di accorciare in classifica buttata alle ortiche (le metafore sul cesso le ho finite con la scorsa partita).

La ripresa in effetti vede Sneijder al posto di un Milito che, tra i tre punteros, è parso quello più indietro di condizione, o quantomeno più spaesato dalla improvvisa densità abitativa delle sue lande.

La cosa mi mette un po’ di tristezza, anche perché, fino ad ora, ho sempre insultato via etere tutti i saccenti che dicevano “eh, Milito non è quello dell’anno scorso”, come se il ragazzo fosse alla prima stagione della sua vita. Signori, Milito ha alle spalle una decina di anni in cui ha regolarmente segnato una ventina di gol a stagione: come dire, l’anno scorso non è stata una piacevole eccezione, ma la -tardiva- consacrazione di un talento che i casi della vita non hanno fatto esplodere prima. Detto questo, la miglior forma è ancora lontana e quello attuale è un Principe malinconico, che spero possa tornare a graffiare come sa nel momento caldo della stagione (tipo da domenica in poi…).

Il piccolo Wesley, invece, sebbene al rientro dopo un paio di mesate, si mette di buzzo buono a fare il suo mestiere, ossia il trequartista, e le cose iniziano a girare un po’ meglio. La Bbèri si fa più guardingo e la partita cambia fisionomia, con l’Inter a spingere sempre più e a passare a metà ripresa con Kharja che, per la prima volta, ci fa felici segnando “per” e non “contro” di noi dopo scambio con Eto’o.

Da lì in poi, qualche amnesìa difensiva dei nostri (perché noi l’80% delle rimesse laterali le sbagliamo e loro nello stesso modo mettono un uomo davanti al portiere??), ma niente di seriamente pericoloso.

Si vivacchia fino al recupero, quando un buon pressing di Sneijder regala palla a T.Motta che lancia il Pazzo in profondità: sembra di vedere il Milito dell’anno scorso, e infatti il centravanti segna. 2-0 e partita finita? Non proprio, c’è tempo per la proverbiale sgroppata del Capitano con cross al bacio sul secondo palo: sponda di petto di Kharja e 3-0 di Sneijder, che torna al gol in Campionato dopo mesi e mesi.

Per come si era messa, meglio di così non poteva andare.

 

PSICODRAMMA

Ma l’Inter non sarebbe l’Inter senza un “caso” o una “crisi”. Stavolta il premio “misitoppalavena” lo vince Chivu.

Niente è come sembra, si diceva in apertura: e infatti pensi a lui e tutto ti viene in mente: buon giocatore, bravo ragazzo, persona a cui tutti vogliamo bene vista la craniata dell’anno scorso…, Tutto, tranne che il ragazzo piazzi una cartella in piena fazza a un avversario senza alcun motivo, dopo una normalissima mischia in area.

Nessuno degli arbitri vede niente, per fortuna dell’Inter, visto che la cosa avviene sullo 0-0 ed un’Inter in 10 non avrebbe avuto vita facile. Inevitabile punizione esemplare con la prova TV (mia previsione: almeno 4 turni), e cazzi acidi in difesa in vista di domenica. Tutti attendono la spiegazione di “Ciccio-caschetto” nel dopo-gara ed eccolo, occhi lucidi e sguardo fisso, a dire che si sente un uomo di merda, che con quel briciolo di dignità che gli rimane chiede scusa all’avversario e a tutti, soprattutto alle sue bambine che un giorno vedranno quel che è successo, prima di andarsene via singhiozzando.

Ora, scene così ti fanno addirittura apprezzare il commento di Mario Sconcerti (“sarò un vecchio depresso, ma una scena così mi commuove”), io personalmente non ho apprezzato il mettere in mezzo la famiglia e soprattutto la lacrima. Non si piange sul posto di lavoro. Ma io sono il solito insensibile.

Certo che, mai una volta che fili tutto liscio…

 

LE ALTRE

Eh, stavolta le altre fan tutte cagare! Milan e Lazio pareggiano, la Roma pure, il Napoli e la Juve perdono. 

2 o 3 punti recuperati a tutti i vicini di pianerottolo e terzo posto agguantato con una partita in meno degli altri.

Ora ci aspettano due scontri difficili: Roma in casa e Juve fuori, con la coda del recupero a Firenze subito dopo.

Tra 10 giorni ne sapremo di più…

Welcome back. We've been missing you...

Welcome back. We’ve been missing you…

PER ASPERA AD ASTRA

INTER-PALERMO 3-2

Torniamo dopo un po’ di tempo a sollazzarci coi latinismi, visto che il prevedibile “Pazzo Inter Amalo” me l’ero giocato l’anno scorso dopo Roma-Samp e che titoli tipo “All’inferno e ritorno” mi danno più l’idea di mediocri film d’azione.

Se vogliamo essere più grevi, ci siamo cacati sotto e ne siamo usciti candidi e indenni.

La formazione iniziale, solo a leggerla, evidenzia le due giovani lacune: Coutinho e Santon. Per motivi diversi, quantomeno in questo momento, non sono giocatori da Inter. Il primo lo sarà tra 10 kg di muscoli in più, il secondo si sta sempre più allontanando dall’idea di “giovane-di-ottime-prospettive” per abbracciare quella di “promessa-non-mantenuta”.

Poco da aggiungere sul brasilianino: la classe c’è, ma sembra davvero di vedere giocare un bambino in mezzo ai grandi. Quanto all’italiano butterato, inutile dire che i due gol del Palermo arrivano dalla sua fascia, con Cassani entrato di forza nel “Club Gautieri”, e che anche il palo clamoroso di Pastore a fino primo tempo vede il nostro lasciare sguarnita la sua zona. Vero che sul gol di Miccoli c’è un netto fuorigioco di un palermitano –difficile però capire quanto possa essere considerato “attivo”; vero anche che, tanto per non sbagliare, Davidino cicca l’intervento e spiana la strada al cross per il bomber tascabile.

La partita in una qualche misura ricorda quella dell’andata: l’Inter è in svantaggio, ma gioca bene e tira parecchio, anche se non sempre pericolosamente. Lo 0-1 iniziale non mi preoccupa, mentre il loro raddoppio, che arriva dopo errori in serie di tutta la nostra difesa, mi fa sentire pressante la puzza di bruciato. Quando però vedo Pastore sparare sul legno il possibile 3-0, proprio allo scadere del primo tempo, penso tra me e me: “certo, se facciamo subito il 2-1…”.

In questo pezzo citerò due volte Nick Hornby (autore tra gli altri di Febbre a 90°Alta Fedeltà): la prima citazione è proprio per ricordare la sua personale classifica di gradimento della partita ideale: ricordo perfettamente il suo debole per i 3-2 in casa, dopo essere stati sotto per 2-0. Ci ho pensato nell’intervallo, ovviamente, anche se l’ho fatto più per atto di fede che per reale convincimento.

Nella ripresa escono i due giovincelli incriminati ed entrano Pazzini e Kharja, freschi freschi di arrivo in nerazzurro. La situazione in effetti non permette altro se non un “avanti tutta e che Dio ce la mandi buona”.

Dopo una decina di minuti il Pazzo si gira in un fazzoletto e spara in diagonale: è 1-2! Contemporaneamente, il Palermo toglie Miccoli, dando ulteriore caratterizzazione al canovaccio della partita: noi avanti tutta, loro dietro tutti, sperando in qualche contropiede.

Cosa che arriva poco dopo, con Thiago Motta a cianghettare in area il sostituto di Miccoli (che non ho ancora capito come si chiama) e causare l’inevitabile rigore.

Ma qui ci pensa Julione: saranno anche segni del destino, o più prosaicamente colpi di culo, ma JC para il rigore e, per l’impatto sulla partita, è come se avessimo già pareggiato.

Siamo alla seconda citazione di Hornby, perché appena prima della punizione di Maicon da cui nascerà il 2-2, mio figlio, con un tempismo degno della canzonetta di Pippo Franco, mi dice “papà mi scappa”. Ed ecco subito il dilemma: stare a vedere la punizia, conscio del fatto che non ne uscirà niente di buono, o assistere alla minzione del rampollo perdendomi il pareggio dell’Inter? (nel film il dilemma/gioco psicologico sta nello sbagliare un rigore nel torneo studentesco “in cambio” del campionato all’Arsenal)

Vada per la seconda!

E mentre deposito Panchito sulla tazza so già che pareggeremo, è matematico.

Il singulto di Scarpini ci raggiunge al cesso come una soave quanto attesa musichetta che fa da colonna sonora al bisognino del piccolo.

Lo sciacquone celebra il raggiunto pareggio, con l’inevitabile chiusa del “…e adesso andiamo a vincerla!”.

Ed in effetti così è, con Pazzini –ancora lui- a procurarsi il rigore (che c’è, non rompiamo i coglioni…) ed Eto’o implacabile a trasformarlo.

Come ogni buon thriller che si rispetti, c’è tempo per l’ultimo colpo di scena, con Balzaretti che da solo calcia al volo di sinistro a botta sicura e vede il suo tiro deviato 2 volte in 2 metri, prima da Maicon e poi da Julio Cesar.

Pericolo scampato e grande vittoria, in attesa di partite più banali e meno movimentate.

E se Nick Hornby avrà un debole per i 3-2, a me un classico e tranquillo 2-0 all’inglese non dispiace per niente!

LE ALTRE

Temo sempre più che sia l’anno dei cugini, visto lo squallore con cui continuano ad inanellare vittorie: il 2-0 esterno a Catania, oltre a far scattare immediato il paragone tra la partita dei siciliani contro di noi (coltello tra i denti e palla a mille all’ora) e quella di sabato (signori s’accomodino, avanti c’è posto) arriva contro una squadra in piena crisi esistenziale –povero Cholo- che addirittura con l’uomo in più si fa infilare per il 2-0 finale. Questi sono segnali, e quando si vincono ‘ste partite vuol dire che ti gira tutto bene.

Si spera nella Lazio, che nell’infrasettimanale avrà il compito di frenare la corsa dei diversamente milanesi: da qui, più che un convinto gufaggio, non possiamo fare; al resto devono provvedere gli aquilotti.

Il Napoli maramaldeggia con una Samp orfana del proprio attacco e dà ancor più lustro alla gara di Coppa Italia vinta dall’Inter ai rigori. Vero che nei 120’ gli azzurri avevano costruito di più e meritato di vincere, fatto sta che in 20 giorni l’Inter li ha battuti due volte: scusate se è poco.

Taccio per umana pietà sulla sconfitta casalinga della Juve con l’Udinese, che ancora una volta si dimostra squadra perfetta, con automatismi oliati come un motorino. Onestamente il risultato non stupisce: tra le due squadre, oggi, non c’è paragone.

E’ COMPLOTTO

Prima della partita di ieri, Juve e Inter erano appaiate in classifica con 35 punti, dovendo oltretutto i nerazzurri recuperare una partita. Chissà quale motivo (aritmetico? logico? mediaservico?) ha spinto un importante quotidiano (comincia con Re e finisce con Pubblica) a titolare, nello stesso giorno di settimana scorsa, sulla sua edizione online: “Inter: non basta Leo” e “Juve: i motivi per crederci”. Del resto il rosicamento di quella redazione sportiva è stato perfettamente esemplificato dal sunto fatto ieri da F. Bocca (“bocca di rosa” per gli amici), la cui sostanza era: coi soldi si aggiusta tutto, e quindi facile vincere comprando Pazzini.

Sucate!

Chiudo solo dicendo che ho atteso invano fino a ben oltre mezzanotte e mezza per avere notizie dell’Inter su Controcampo, sempre pronti i prodi MeRdiasettari a spararla in prima pagina quando non vince, e timidi invece a celebrarla quando non stecca.

Lo so, dovrei essere abituato, ma come diceva uno che ha fatto una brutta fine:

“Siate sempre  capaci di indignarvi per ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” (E. Guevara)

WEST HAM

Accade anche questo: Obinna fa tripletta e passiamo il 4° turno di FA Cup.

Apprendo oltretutto che è arrivato Robbie Keane da Tottenham. Una punta in più per gli Hammers, un pericolo in meno per i cugini milanisti in Champions League…

L'ultimo a fare gol così all'Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

L’ultimo a fare gol così all’Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

PICCOLI NANI INFAMI

UDINESE-INTER 3-1

 Diciamolo subito: sconfitta meritata, e purtroppo in una qualche misura prevista.

L’Udinese in questo momento è la squadra più veloce del West e, coppietta di punte terribili a parte, anche a centrocampo mostra rapidità e geometrie tali da far sembrare anche Pinzi un buon cursore. Mettiamoci la storia, che ci vede sempre sofferenti ad Udine, e la statistica, in agguato dopo 4 vittorie consecutive, e gli indizi per una partita da “cazzi acidi” c’erano tutti.

Quel che segretamente speravo era che le qualità friulane, innegabili, fossero però più adatte ad un gioco da trasferta –leggi: difesa e contropiede- e che quindi potessero essere in una qualche misura limitate proprio dalla minor intraprendenza udinese nel dover “fare” la partita. Speranza corroborata dalla buona partenza dei nostri, che timbrano dopo un quarto d’ora con Stankovic e giostrano palla sapienti e ficcanti.

Deki ha il piedino caldo e con un altro paio di tiri fa correre più di un brivido alla loro difesa. I problemi, insomma, non paiono arrivare dalla pur pesante assenza di Milito, bensì dalla ormai preoccupante mancanza di fosforo in difesa. Becchiamo tre gol che sono tre indici puntati contro l’intiera fase di “non possesso palla”.

Il loro pareggio arriva dopo un corner che si trasforma per un attimo in una nostra ripartenza. Peccato però che il “pivot” che deve far salire la squadra difendendo palla non sia Ibra, e nemmeno Julio Cruz, bensì Pandev, che si fa uccellare e fregare palla. La boccia finisce a Zapata (3 gol in seria A prima di oggi, nessuno di sinistro), che si ritrova in area, chiude gli occhi e spara forte sul primo palo. Ergastolo a Pandev, domiciliari per Castellazzi, se non altro per non mettere il cappellino a protezione del sole nel primo tempo.

Poco dopo c’è la punizia del 2-1: capolavoro di Di Natale, poco da dire, ma se ero sicuro io da casa che la palla sarebbe finita in quell’angolo, era così difficile prevedere la traiettoria e fare meglio? Dubbi, perplessità…

Sostanzialmente la partita per l’Inter finisce lì: qualche occasione, in realtà più frutto del caso che altro, e un rigore palese negato al Cuchu in  uno dei suddetti mischioni. C’è però da dire che loro nel corso della ripresa vanno più volte vicini al 3-1, trovandolo poi grazie alla ferale connivenza della strana coppia Cordoba/Castellazzi, col primo disattento a fare il fuorigioco e il secondo a esemplificare come non deve uscire un portiere: in quei casi vai deciso con le mani e il corpo, respingi e ti prendi il fallo a favore. Qui, invece, Domizzi (altro difensore) piazza la scarpata e chiude il match, col nostro purté preoccupato di non farsi la bua.

Più della brutta prestazione, la cosa che mi preoccupa maggiormente è il Q.I. medio della squadra: non è possibile che i tre diffidati (Cordoba, Chivu e Stankovic) riescano a farsi ammonire; e se il “giallo” a Cordoba, di mestiere difensore centrale, fa purtroppo parte dei rischi del mestiere, che dire del pestone ingenuo di Chivu a metà campo e ancor di più dell’inconcepibile  calcetto cattivello del serbo al minuto 93’, con partita stra-chiusa? Spero –invano- in multa esemplare quantomeno per Deki, che una stronzata del genere proprio non me la doveva fare.

Mercoledì quarti di coppa Italia a Napoli, a questi punto con i tre di cui sopra necessariamente in campo, e domenica altra partitaccia in casa col Palermo, con difesa e centrocampo da riassemblare per l’occasione, e con un Milito che, dato oggi per probabile, tornerà confinato alla panchina e poi alla tribuna nel corso della settimana.

La beffa finale sarà che domenica ci diranno “sarà pronto GIA’ per la prossima partita”.

Bentornato ottimismo, cominciavo a sentirne la mancanza…

 

E’ COMPLOTTO

Decido di farmi male da solo e, pur avendo l’opzione di telecronaca con Inter Channel, decido di sorbirmi la coppia Riccardo Gentile (core de Roma) e il Barone Causio, che a Udine ha chiuso la carriera da calciatore e iniziato quella da dirigente. Vi lascio immaginare la faziosità, con il condimento di tutte le statistiche possibili squadernate al solo scopo di farmi venir l’orchite a furia di toccarmi le palle (“L’Inter viene da 5 vittorie consecutive, L’Inter non perde a Udine da 8 anni, Guidolin non batte l’Inter da 9 anni”), con la beffa finale di sentirsi definire “la squadra campione di tutto, la compagine del Triplete, lo squadrone campione d’Italia-d’Europa-del mondo” solo sul 3-1 e dopo il fischio finale, tanto per sfottere un po’. In compenso gli idioti si accorgono del calcio a Cambiasso in area solo al 10° replay. Malafede senza fine.

 

LE ALTRE

Dopo i tre punti della Roma di Sabato, il nostro scivolone poteva francamente avere conseguenze più nefaste, se è vero che Juve e Lazio prendono un punto in due.

Napoli e Milan  vincono la loro partita e si staccano dal gruppone. La tabella-Mario, inaugurata con l’arrivo di Leonardo, è ancora in saldo attivo, ma nella giornata di oggi la previsione era di perdere 2 punti e non 3.

Campionato lungo, i conti si fanno alla fine, l’importante è la prossima partita. Scegliete voi la frase fatta più acconcia alla bisogna. Io dico solo che, più ancora della tanto invocata punta, sarei più fiducioso con un terzinaccio vecchio stampo e con un cervello nella media.

 

WEST HAM

Colpaccio sfiorato sulle rive del Mersey, con l’Everton che agguanta il 2-2 solo negli ultimi minuti. Sempre ultimi, seppur in compagnia, ma con una gara in più degli altri.

Il manager resta. Non che la cosa mi consoli. Continua la “contemplazione del nostro niente”.

Climax discendente: Inizia timbrando il 5° gol in campionato, finisce ammonito al 93'.

Climax discendente: Inizia timbrando il 5° gol in campionato, finisce ammonito al 93′.

 

SQUADRONE

INTER-BOLOGNA 4-1

Se non fosse per l’orrenda maglia in puro patchwork style, quella di sabato avrebbe tranquillamente potuto essere una partita della scorsa stagione. Stesso gioco, stessa cattiveria agonistica, stesso risultato. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza (il signor Manzoni mi perdonerà l’indegna citazione, per di più adattata alla bisogna).

Quel che possiamo cominciare a dire è che la squadra ha ricominciato a giocare come sa. Non parliamo di allegria, amore e stronzate varie. Stiamo ai fatti: questa gente gioca insieme da anni, si conosce a menadito e, se messa in condizione di fare quel che sa, è a tutt’oggi la più forte in Italia e tra le prime 4 in Europa. Poi è chiaro che vincere fa sembrare tutto più bello e anche Cordoba pare il cugino bravo di Beckenbauer…

La partita col Bologna ci dice questo: un centrocampo solido come pochi (dura per Sneijder togliere il posto a uno di quei quattro…), due attaccanti in buone/ottime condizioni (rispettivamente Milito/Eto’o) e una difesa che concede qualcosa prima della puntuale dormita su corner. Tanto basta per la quaterna.

I segnali migliori a mio avviso arrivano dal Principe: dopo il colpo di testa con palla sul palo a non più di metri 3 dalla porta ho pensato alla maledizione, pur ricordando errori simili anche nella scorsa stagione. Invece il diagonalone di sinistro di poco dopo, complice un non irreprensibile Viviano, ha riconciliato Milito con me e col mondo.

Ancor meglio, il Principe, nella più bella azione della partita: il 3-0 di Eto’o è una meraviglia quanto a preparazione (Re Leone gigioneggia sulla sinistra facendo ammattire un paio di avversari), nella rifinitura (assist di tacco di Milito a chiudere il triangolo) e nella conclusione (destro camerunense a pelo d’erba sul palo lontano).

Come per i due gol fatti in coppa Italia mercoledì, video da salvare e mostrare a tutte le scuole calcio il giorno della lezione “Attaccanti della Madonna”.

La punizia del 4-0 è la classica ciliegina di una torta che si era aperta con una sgroppata di 40 metri palla al piede prima di mettere Stankovic (in fuorigioco di 1,5 cm) in porta per l’1-0.

Le pecche, a voler fare i precisètti, arrivano dalle distrazioni difensive sulle palle da fermo. Dopo i gol di Napoli e Catania, e quello del Genoa in Coppa Italia, anche ieri sera si è dormito bellamente vanificando quella che sarebbe stata la serata perfetta. Certo, se dobbiamo attaccarci a questo per trovare i difetti, anche un maniaco come me può accontentarsi!

Mercoledì arriva il Cesena per il primo dei due recuperi e sinceramente spero che il vento in poppa continui. Da un punto di vista psicologico, credo che Leo, impeccabile finora nelle vesti di (ri)animatore, debba ora alternare il microfono e luci da stroboscopiche ad un più saggio cappello da pompiere. Bene così ragazzi, ma se non vinciamo i due recuperi son tutte pippe mentali. Siamo forti e si può fare, quindi facciamolo perdìo!

La chiusa è per il Capitano, che raggiunge il buon Bergomi a 519 presenze in campionato. Ho come l’impressione che il contatore proseguirà spedito fino alle 600 e oltre…

La cosa bella è che credo che le insufficienze racimolate in carriera non superino la decina. O capitano, mio capitano…

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che più mi allarma è la mancanza di materiale per il capitolo del complotto. Scanalando nel post-postcipo, ho addirittura sentito Collovati elogiare l’Inter (che “gioca pvopvio bene”, mentre il Fulvione quando è in buona non è mai andato oltre il proverbiale “è un Intev cinica…”) e Zazzaroni dire “certo che quando rientreranno anche Julio Cesar e Sneijder…”. I gol di Eto’o e Milito hanno anche zittito quelli che facevano notare la vena realizzativa dei centrocampisti, sottintendendo compiaciuti la latitanza delle punte.

La sola cosa  che mi ha fatto provare il solito mix di sentimenti (ghigno sarcastico, odio misto pena per i protagonisti) è stata l’uscita di Frèngo (Dis)Ordine a Controcampo, il quale, parlando del Milan capoclassifica ma con un solo punto in più dell’anno scorso, concordava col fatto che il confronto con gli anni scorsi fosse improprio. La media punti dell’Inter degli ultimi anni era in sostanza “troppo alta per essere vera”, e il buon burattino (cit. col ciuffo) ha chiosato “ma noi dobbiamo essere contenti che il campionato adesso è più combattuto!!”. Insomma, grazie Milan per la tua mediocrità. Non siamo proprio ai livelli del Milan che vince che fa bene al Paese, ma ci siamo quasi…

Insomma, le vedove latitano e io mi preoccupo. Come sapete, mi nutro di sindrome di accerchiamento, i peana alla squadra li vivo come pericolosi campanelli d’allarme. Se c’è bisogno di qualche “caso” o “crisi” la posso inventare io…

LE ALTRE

Dopo un ottimo pari del Napoli e una sorprendente sconfitta del Palermo, mi appresto al pomeriggio calcistico da gufo seguendo Roma e Juve nel loro calcio ruminante. Il gufaggio non dà gli effetti sperati (entrambe sculano una vittoria diciamo di carattere…), ma il tutto è presto ripagato con il pareggio dei cugini in serata.

La partita francamente non si può guardare, e tra un cazziatone di Gattuso a Pato (ah, che grande famiglia il Milan…) e un gol annullato al Lecce per fallo identico a quello di Ibra nel 4-4 contro l’Udinese, si arriva ad inizio ripresa, allorquando il ragazzo torna a fare lo Zlatanasso e inventa dal nulla un gol pazzesco. Ecco a cosa serve Ibra, mi ripeto per l’ennesima volta. Butta la palla avanti, chè ci pensa lui.

Il Lecce, pur nella contemplazione del proprio nulla, rimane però agganciato alla partita, e proprio quando mi chiedo come cazzo abbiamo fatto noi a perdere punti su questo campo, è proprio Olivera a purgare il Milan, riservando lo stesso trattamento di cui avevamo beneficiato a Novembre. D’amore e d’accordo come bravi cugini, insomma…

 

WEST HAM

Tragicomico derby contro l’Arsenal perso in casa 0-3. Un paio di categorie di differenza. Manager con le ore contate, in arrivo –pare- Martin O’Neill, ex Celtic e Aston Villa.

Peggio di così non si può, quindi speriamo nell’effetto spariglione e keep finger crossed…

Senza parole

Senza parole

VIVI (VIVA?) LEO, CHE’ AL RESTO CI PENSA IL CUCHU

CATANIA-INTER 1-2

Le feste del panettone che alla fine il buon Sancho Panza non è riuscito a mangiare portano con sé 6 bei punticioni nelle due partite di questo inizio Gennaio.

E se il successo contro il Napoli era stato da me preventivato in maniera tranquilla ed ottimista (tanto tempo per preparare la partita, l’inevitabile vento di novità che sempre accompagna l’arrivo di ogni nuovo “Mister”,…), i tre punti di Catania sono invece stati salutati come una piacevole sorpresa. Il fatto poi che siano arrivati dopo una prestazione non esattamente da squadra-spettacolo dà a mio parere maggior lustro alla vittoria, che peraltro arriva in una giornata in cui l’Inter recupera punti sulle dirette concorrenti (3 su romane e Juve, 2 su Milan e Palermo).

La partita è di quelle cazzute, dove non si riesce a cavare un ragno dal buco (nel primo tempo) e quando i ragni arrivano, sono nella nostra area, con Castellazzi bravo a ritardare il vantaggio etneo due o tre volte e la nostra difesa ad incassare un altro gol sugli sviluppi di un corner: Gomez insacca dopo rimpallo di Maxi Lopez  che a me è parso in fuorigioco ma che ovviamente non è nemmeno stato fatto rivedere… Potenza del chiagni e fotti con annessa panolada nel pre partita.

Ad ogni modo, siamo sotto 1-0 a 20’ dalla fine e, se già sul pareggio la vedevo grigia, adesso è notte fonda. Ma la lucidità alberga tranquilla nella crapa lustrissima del Cuchu Cambiasso che, vista la scarsa vena del fratello Milito, si sostituisce a lui nelle vesti di bomber e ribalta il risultato capitalizzando prima di destro l’imbeccata di Stankovic e poi di testa il cross di esterno di Maicon. In 10 minuti cambia tutto e il Catania a quel punto è incapace di reagire. E’ andata bene insomma, si è vinto giocando male, e queste son le partite che personalmente mi danno più gusto.

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Avendo “bigiato” il pezzo su Inter-Napoli, ne faccio un riassunto del riassunto elencando le cose che mi sono e non mi sono piaciute: bene il risultato ovviamente, bene il gioco, nel senso che per una delle prime volte in stagione non c’è stato il solito possesso palla fine a se stesso (modo civile per definire il masturbatorio ti-tic ti-toc) e, cosa più importante di tutte, il concetto di “gruppo” è tornato a livelli di affiatamento mourinhani. La cosa che non mi è piaciuta è una certa incoerenza dei giocatori (a dire il vero inevitabile in una certa misura) testardi nel negare a parole ogni confronto o differenza tra Benitez e Leo, ma palesi nel confermare le tre galassie di distanze tra i due mondi,  a furia di baci e abbracci a Leo manca fosse una bella figliola.

Ora, riconosco che la capacità del brasiliano di creare entusiasmo e “empatia” sia leggermente superiore a quella di Mr Rafa, ma per tanto così ditelo chiaro e tondo: con quello là non era scattata la scintilla, i tanti infortuni avevano fatto il resto e buonanotte al secchio.

Parlando di Leonardo, ammetto senza problemi che la retorica Leonardiana mi trova prevenuto in partenza, e per quel che mi riguarda puzza troppo di comunicazione MeRdiaset-style. Ripeto: stimo la persona, spero nell’allenatore, ma faccio anche i complimenti al suo autore.

Frasi come “non cercavo un lavoro ma un sogno” o “sono cose difficili da spiegare o capire, ma io non voglio né spiegare né capire, voglio viverle” mi puzzano di ufficio stampa ad hoc e ricordano tanto le atmosfere ovattate e zuccherose di Milanello Bianco.

Meglio invece il dopopartita di Catania, con il Mister che non fa mistero della pochezza della prestazione, ponendo al tempo stesso l’accento sulle palle d’acciaio di questo gruppo. La cosa che più mi piace –e se vogliamo la maggior differenza con quanto detto da Benitez in questi mesi- è proprio la considerazione dell’attuale insieme di giocatori, visto dallo spagnolo come un limite, o comunque un qualcosa di fortemente migliorabile, e considerato invece da Leo come un’ottima base con cui lavorare. Chiaro, un conto è avere a che fare con due terzi di squadra ai box coi flessori KO e un altro è avere una dozzina di titolari disponibili e disposti al sacrificio l’un per l’altro.

Il diavoletto nel mio cuore (cit. vendittiana) mi farebbe chiedere chi si debba ringraziare per l’accozzaglia di infortunati, che giocoforza rendevano meno “sexy” la rosa dei disponibili per Mr Rafa, ma insomma cosa fatta capo ha, ed ora godiamoci la ritrovata “empatìa”, che pare essere la nipote del più noto “amalgama” dell’epoca di Massimino, e che tutto sommato rende bene l’idea di unità di intenti che pare ritrovata con l’arrivo del Signor Billò.

Chiudo dicendo che, per ora, c’è la persona “sbagliata” con le idee “giuste”. Mi spiego: è evidente che dal Sig. Massimo all’ultimo dei panchinari ci sia molta più fiducia in Leo di quanta ce ne sia mai stata in Benitez. Leo dalla sua grida ai quattro venti la sua stima e ammirazione per il gruppo che negli ultimi anni ha vinto tutto, e questo non può che accrescere l’autostima e la buona predisposizione dei giocatori verso l’allenatore.

Da vecchio cuore nerazzurro avrei preferito che una situazione del genere la potesse creare Zenga, o anche solo BeppeBaresi, pezzi di storia nerazzurra, e non un milanista –per quanto piacevolmente atipico- come Leonardo.

Ma tant’è, questo abbiamo, con questo andiamo avanti; e non è detto che sia poco!

 

LE ALTRE

Detto di una Roma che si fa rimontare e superare dalla Samp, in una partita meRdiaticamente battezzata come “l’occasione di una grande rivincita dopo la beffa dello scorso anno” (e invece once more with feeling!), il weekend sarebbe stato perfetto se i cugini non avessero “sculato” un pareggio in casa contro l’Udinese con 4 gol così caratterizzati: uno a pochi secondi dall’intervallo, un altro su clamoroso autogol, il terzo con Pato in sospetto fuorigioco (almeno per me, ma as usual guai a farlo rivedere…) e il quarto al 92’ dopo sospetto fallo in attacco di Ibra.

Lo so, sono di parte, ma siccome non lo dirà nessuno, lo dico io. Ora potete farvi stordire dal “cuore Milan” e dal grande “spot per il calcio” offerto da una capolista che si fa fare 4 gol in casa da una squadra di centro classifica.

 

WEST HAM

Dopo la cinquina rimediata a Newcastle e recuperi vari delle altre squadre, torniamo nella palude che purtroppo  ben conosciamo (leggasi ultimo posto), oltretutto con Behrami probabile partente. Uno dei pochi buoni che se ne va, la vedo durerrrrrrima…

Di buono c’è il successo con i cugini di maglia del Barnsley in FA Cup: 2-0 e terzo turno superato. C’mon you irons!

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque...

Se si mette a segnare anche di destro, alla prossima camminerà sulle acque…

SRAGIONAMENTI DI FINE ANNO

Ho seguito con interessato sbigottimento l’intiera vicenda del cambio panchina in casa Inter.

Partendo dall’auto-esonero di Benitez, mi pare di poter affermare quanto segue:

1)    Sappiamo bene che chiunque fosse arrivato dopo Mourinho avrebbe dovuto confrontarsi con un ambiente rimasto orfano del proprio condottiero, trovando un ambiente senz’altro non bendisposto al cambiamento.

Le varie menate del “sono professionisti son pagati per lavorare nello stesso modo con chiunque” sono chiacchiere da bar che derubrico al livello di “facciamo giocare i giovani italiani”.

Cagate. Né più né meno.

Far giocare i giovani italiani vuol dire non qualificarsi nemmeno per gli Europei Under 21 (per dire). Non considerare l’importanza del fattore psicologico in un gruppo di lavoro (quale esso sia) significa sminuire proprio il più grande pregio di Mourinho: che non è la tanto pubblicizzata (anche con un pizzico di malafede) capacità di “comunicare”,  bensì quella di “motivare”, che se permettete è cosa diversa. La seconda comprende la prima, e ne è quindi espressione più completa e compiuta. Certo, puoi motivare i giocatori parlando di zeru tituli e facendo le manette in TV, ma anche e soprattutto guardandoli negli occhi, convincendoli che nessuno è più forte di loro e che insieme si può vincere tutto.

Chiaro che se ci prova con me non ci riesce, ma il piede a banana per fortuna è una specialità mia e non dei giocatori dell’Inter. La scontata verità a dire che, laddove le differenze tecniche tra squadre di vertice sono infinitesimali, quel che può fare la differenza è proprio la convinzione nei propri mezzi.

2)    Detto ciò, Rafa ci ha messo del suo: lo credevo più furbo e meno integralista. Più capace di adeguare gradualmente le sue idee al contesto-Inter. E, banale quanto vero, capace di una migliore gestione fisico-atletica.

Invece… 15 bicipiti femorali e un’altra dozzina di polpacci e adduttori assortiti in meno di 6 mesi. Forse non tutti imputabili a lui (forse), ma certamente capaci di azzerare la fiducia del gruppo nei suoi confronti.

Dulcis in fundo, rimarcare ad ogni piè sospinto l’assenza di rinforzi nella campagna acquisti estiva (pur vera) deve essere suonata alle orecchie del gruppo come una totale mancanza di fiducia nei loro confronti.

3)    La compagine (o armata brancaleone) così assemblata ha retto più che decentemente nei primi mesi, fino alle débacle fisica (arrivata più o meno con Novembre) cui poi è seguita una quaresima di pessime figure (in ordine sparso: Tottenham, derby, Chievo, Lazio, Werder). La Pasqua calcistica si è infine avuta in occasione del Mondiale per Club, che nell’occasione si è dimostrato Torneo dell’Amicizia ancor più del solito. Assicurata l’ennesima toppa celebrativa sulla maglia, Benitez deve aver capito che il gruppo non l’avrebbe più seguito, come a dire che quel trofeo i giocatori l’avrebbero vinto anche da soli, e non solo per lo scarso spessore degli avversari.

Dopo qualche minuto di comprensibile incredulità, lo sfogo di Rafa nel post-Mazembe mi è invece parso di rassegnata lucidità: a queste condizioni il mio lavoro non può andare avanti, meglio mettersi nelle condizioni di essere cacciati.

Detto, fatto: 3 milioni di buonuscita e tanti saluti.

Chi mi conosce sa che per me a questo punto il nome del sostituto era uno solo: il Walter. Uomo interista, col vantaggio di non aver ancora lavorato con Moratti (al contrario di Bergomi, per dire, con cui i rapporti non paiono andare oltre la educata cordialità) ottimi rapporti con Beppe Baresi (nel ruolo di “secondo-con-memoria-storica”), capace di gestire il presente e di programmare il futuro.

Sarebbe venuto via “a gratis” per dirla alla Prisco, e questo -paradossalmente- avrebbe potuto essere un pericolo: proprio in quanto innamorato dell’Inter, speravo arrivasse chiedendo però precise garanzie e supporto “a prescindere”. Cioè progetto triennale coi controcazzi e non passaggio-ponte-sola-andata sul traghettino della speranza…

Ma la mia masturbazione mentale è stata interrotta dalle diverse scelte societarie, che hanno puntato su Leonardo, al quale (sai che gliene fotte…) faccio ovviamente in bocca al lupo.

Che dire di lui e della scelta?

1)    Nulla da dire sulla persona, sempre stimata e anzi giudicata “troppo intelligente” per essere milanista (gli amici cugini non si offendano, parlo del tipo di “milanismo” istituzionale, siamo una grande famiglia , il bel giuoco etc etc).  Detto ciò, è comunque stato al Milan per 13 anni e, cosa almeno altrettanto grave, alla fine dell’esperienza in panchina ha lasciato intendere che quello “l’è no el so’ mesté ”. Inosmma molti dubbi, ma altrettante speranze di sbagliarmi.

2)    Di buono c’è che sarà accolto bene in spogliatoio. I giocatori sanno riconoscere i tipi calcisticamente “giusti” e Leo, al netto del passato rossonero, senz’altro lo è. Scontato il feeling coi brasiliani, non dovrebbe avere problemi nemmeno con gli argentini, visto il buon rapporto col capitano, testimoniato –se non propiziato- anche da vicende molto ben conosciute in famiglia (mia, non sua).  Il ragazzo è anche fortunato: arriva dopo Benitez (che arrivava dopo Mourinho), quindi l’inerzia per sua fortuna sarà tutta a suo favore.

Mai provato ad arrivare in un nuovo posto di lavoro a sostituire “lo stronzo” oppure “quello che sì che era bravo”? C’è una certa differenza…

3)    Tanto per smentirmi da solo, la sua scarsa propensione alla panchina potrebbe non essere un danno nell’immediato, visto che secondo me questa squadra avrebbe avuto cervello ed esperienza sufficienti per autogestirsi fino a fine stagione, anche col solo BeppeBaresi in panca a fare da pantomima. Più preoccupante (o intrigante, fate voi) la prospettiva a medio termine, che coinvolge il Leo più nelle vesti di Manager nella pianificazione del prossimo mercato. E qui, poche balle, non voglio minchiate: spero che Kakà (per non parlare di Maldini!) se ne resti dov’è, e non perché lui non vuol venire all’Inter, ma proprio perché l’Inter non ce la vuole gente così. Lui sì che è un milanista “dentro”, e soprattutto è un anno e mezzo che gioca poco e male. Maldini è l’espressione del Milan degli ultimi 25 anni. A che pro andarli a prendere? Per togliere il posto a Sneijder e Branca? Per fare un dispetto ai cugini? Ma di quelli chissenefotte… credo che il miglior dispetto per loro siano state le 15 coppe alzate negli ultimi 5 anni, con o senza “pezzi della loro famiglia”.

Che la squadra abbia bisogno di essere ringiovanita è certo, e l’arrivo di Ranocchia è un buon inizio.

Posso sognare? Mi accontenterei di lui adesso e di Criscito e uno tra Fabregas e Tevez a Giugno.

Leo, Branca, Signor Massimo, a scelta nell’ordine: provvedere…

srag fine anno

MAI UNA GIOIA (già CAMPIONI DELL’AMICIZIA)

INTER-MAZEMBE 3-0 Inter Campione del Mondo per Club

Scrivendo queste 4 cacate nel pomeriggio domenicale, faccio in tempo a cambiare in corsa il titolo che avevo in mente (e che comunque lascio tra parentesi) ed era inteso riferirsi a tutti i quelli che diranno di questa Coppa le stesse cose che noi interisti diciamo da sempre: tanto fumo e poco arrosto.

In ogni caso, tanto per non sbagliare, portiamo a casa l’ennesimo anal intruder per cugini rosiconi, che -a volte guarda il caso- vengono battuti in casa dalla Maggica dell’ex tronista Borriello.

Tutto bene insomma? Più o meno.

Rafa sbrocca facendo impallidire Mourinho e la macchina di Florentino nella notte di Madrid. Milito che batte cassa 10 minuti dopo il fischio finale della Champions è un dilettante se messo a confronto con il “botto” di Sancho Panza.

Poche righe sul successo in campo (francamente più che prevedibile) e poi ci tuffiamo nell’ennesima Crisi Inter. Per dirla con una battuta, Milito e Pandev si sono scambiati i ruoli, con il macedone a insaccare di puntaccia l’1-0 e a mettere solo davanti al portiere l’argentino, che invece si divora due goal in pieno Kung-Fu-Pandev-style. Poco male, perchè il campionissimo Eto’o timbra il raddoppio e nel finale segna addirittura Biabiany, subentrato ad un Principe esausto (santa pausa natalizia…). Gli africani, tolta la simpatia e la sorpresa di vederli in finale, sono onestamente poca cosa e si rassegnano presto al ruolo di vittima sacrificale. Non credo di sparare cagate se dico che la partita poteva tranquillamente finire 5-0.

Il Capitano si dimostra tale una volta di più, presentandosi a ritirare la coppa con la maglia “dalla parte sbagliata”: inquadrato di spalle, vedo infatti la scritta Pirelli e le “toppe” dei vari trofei (a proposito, la “teronata” del Mondiale per Club dove cacchio la appiccicheranno?). Vedendo la scena rimango un poco deluso… Di solito a girare la maglia in quel modo sono i giocatori che vogliono apparire nelle foto dei festeggiamenti con il loro nome in bella vista. Eccessivo protagonismo o coda di paglia per paura di non essere riconosciuti? Fate voi, dico solo che gli unici due soggetti che ricordo agghindati in cotal guisa sono Gattuso e Torricelli. Non esattamente due fuoriclasse che brillano di luce propria.

Beh, tanto per non farla lunga, il Capitano non vuole che si veda il suo, di nome, ma quello di Walter Samuel, compagno e amico che segue la partita a casa col gambone appena ricucito. Sono di parte, ma che bella scena, e che bella differenza con l’iperglicemica prosopopea di Milanello Bianco!

La squadra insomma centra l’obiettivo prefissatosi a inizio stagione, facendo anche meno fatica di quel che si pensava, e quindi tutti contenti si torna a casa per festeggiare il Natale e preparare il 2011 coési e rinfrancati dal nuovo trofeo conquistato e da un nugolo di lungodegenti tornati più o meno arruolabili. Questo quel che accadrebbe con qualsiasi altra squadra al mondo. Non con l’Inter.

Come detto in apertura, Benitez toglie il tappo e piscia fuori dall’intiera stanza da bagno, altro che vaso! “Mi hanno promesso 3 acquisti e non è arrivato nessuno, mi è stata data la colpa di tutto, son stato zitto, adesso voglio rispetto e supporto, altrimenti parlate pure col mio procuratore“. Ma quel che a molti è sfuggito, e che secondo me costituisce il vero problema, è una frase che più o meno suona così “e voglio il controllo di quel che fanno i giocatori!”.   Qui si apre un ginepraio che coivolge la gestione atletica e quotidiana dei giocatori. Stando a quel che dice Rafa, i giocatori farebbero palestra a sua insaputa, o comunque si allenerebbero diversamente da quanto da lui prescritto,  generando così il puttanificio di infortuni che hanno costellato l’inizio di stagione. Vero? Falso? Salcazzo, ma a mio parere è qui che si gioca la partita. Aldilà dei rinforzi che possono o meno arrivare, è fondamentale che l’allenatore abbia il controllo e il rispetto di tutti componenti della rosa, e questo non è per nulla scontato.  Ovvio che i giocatori adesso si esibiscano in dichiarazioni improntate al “volemose bene” (anche se le prostitute intellettuali le dipingono come spaccature in spogliatoio e gelo nei rapporti), ma insomma la cosa va chiarita con un faccia-faccia-faccia tra società, mister e squadra. “Avanti così, lui è il Mister, quel che dice lui è legge“, oppure “Grazie mille, arrivederci“. Ma così non sarà. Temo un tira e molla da qui alla Befana, che non fa il bene di nessuno se non della stampa che avrà di che scrivere per tutte le vacanze, facendo così passare in 43° piano la sconfitta del Milan di ieri sera (tanto per dirne una).

E’ COMPLOTTO

Sulla cronaca dei MediaServi non posso che ribadire quanto già detto dopo la semifinale: “Non è ancora finita“, fino al 3-0 “l’Inter gioca a ritmo lento, forse troppo“, “Grande parata di Julio Cesar che salva il risultato“… Insomma, sembrava tanto di sentire la piacevole litanìa dell’anno scorso “Nun succede ma se succede”… e allora come adesso “Nun è successo”.

E’ presto per commentare le voci turbolente provenienti dallo spogliatoio, ma sappiamo già cosa ci riserverà il periodo festivo: balletto in panchina, è la solita Inter, è comunque colpa di Mourinho, etc etc.

Personalmente aggiungo solo una cosa: la non-credibilità della comunicazione-Inter è ai minimi storici. La stampa fa il suo mestiere (cioè la prostituta), ma non esiste altra squadra al mondo capace di offuscare con le dichiarazioni o le azioni dei suoi tesserati le splendide vittorie conquistate in serie.

Pregi e difetti della gestione familiare…

Campioni di tutto, anche di

Campioni di tutto, anche di “oggilecomiche”