CIAPA SU E PURTA A CA’

BARCELONA-INTER 2-0

Che devi fare? Che devi dire?

Niente più di quanto aulicamente espresso nel titolo.

Il Barcelona è più forte dell’Inter, con o senza Messi: questa l’amara verità.

Partendo dall’assunto, il candidato spieghi come si è svolta la partita e come l’Inter avrebbe potuto far meglio.

Proviamoci: Spalletti recupera i due croati (credo ci sia stata un po’ di sana pretattica o forse solo cautela) e conferma Borja dietro a Icardi. Rispetto al Derby, D’Ambro-Miranda-Candreva al posto di Vrsaljko-De Vrij-Politano.

Onestamente mi aspetto un assedio o giù di lì, invece -anche in un primo tempo senz’altro timido e balbettante- un paio di volte buttiamo fuori la capoccia. Bello il cross rasoterra di Perisic con Icardi a anticipare portiere e difensore ma a spedire alto sulla traversa, intelligente l’assist di testa di Vecino a liberare ancora Mauro che non se la sente di calciare di sinistro e si perde tentando la sterzata sul destro, episodico ma comunque pericoloso il destro a scaldabagno di Vecino da fuori area che finisce alto di poco.

Oltre a queste tre occasioni -che, ripeto, non mi aspettavo di vedere- lunghi quarti d’ora di soliloquio in lingua catalana.

E’ probabile -nel mio caso è certo- che uno faccia più attenzione a come giochino gli altri quando affrontano la tua squadra del cuore, perchè onestamente il loro possesso ieri sera mi è sembrato molto più efficace e molto meno gni-gni-gni di tante altre volte.

Mi scopro in fiero e antitetico disaccordo con Sconcerti, e la cosa mi conforta.

Partita tra eunuchi un par de palle (tanto per rimanere in tema).

Il Barcelona rimane uno squadrone anche senza i tre nanetti Xavi-Iniesta-Messi. Questo Arthur, che nella mia ignoranza non conoscevo, pare una sintesi dei primi due, e in 90 minuti avrà sbagliato forse un passaggio. Rakitic è quello del Mondiale, e Busquets l’intollerabile passista (stavolta non simulatore) che regola il traffico lì in mezzo. C’è poco da fare, con quelli la palla la vedi poco.

Se mi si passa l’azzardo, è stata l’Inter a patire l’assenza del Ninja più di quanto loro abbiano sentito la mancanza di Messi. Questo non perchè -ovviamente- Nainggolan sia più forte di Leo, ma proprio perchè la “lezione tattica”del Barça è talmente nota a tutta la rosa da poter avere successo -almeno contro questa Inter- anche senza il suo giocatore migliore. Sulla nostra sponda siamo qualche passo indietro e, visti i tentennamenti di pressing, gioco e personalità, un animale come il Ninja sarebbe stato senz’altro di aiuto.

Per lunghi tratti della partita si è visto come il pressing di quelli là portasse la palla tra i loro piedi quasi magneticamente, con i nostri incapaci di fare altro che non fosse “la butto lontana e vediamo“. A ulteriore conferma di ciò, il primo quarto d’ora della ripresa, quando riusciamo a tenere meglio la palla e giocare con un minimo di manovra.

Beneficiamo di un Politano assai più pimpante di Candreva (a mio parere tra i più in difficoltà, certo non aiutato da D’Ambrosio: sembrava facessero a gara a chi si nascondeva di più); se non altro l’ex Sassuolo, mancino, schierato sulla destra ha più campo per giocare e quindi più alternative al “candelone operaio” in fascia per il compagno di turno.

E difatti una delle poche azioni pericolose della ripresa arriva proprio dal sinistro di Politano. Il cross a rientrare è velenoso assai, con Ter Stegen a smanacciare sventando la minaccia, stante Perisic pronto al tap-in vincente.

Con l’andar del tempo escono anche lo stesso Perisic e Borja, rimpiazzati da Keita e Lautaro. Entrambi avranno da lì al 90′ la loro occasione, con il primo a tentare un difficile -e infatti innocuo- colpo di testa, stante Piqué a sovrastarlo fisicamente, e col secondo  a sparare alto il tiro dopo bella transizione che avrebbe meritato uno sviluppo più intelligente (nella circostanza: dai ‘sta palla a Keita sulla sinistra, fallo entrare in area e cross in mezzo per vedere l’effetto che fa).

Tuttavia, l’azione migliore dei nostri capita proprio sul sinistro solitamente educato di Politano: bello lo sviluppo sulla sinistra, cross basso per Icardi che saggiamente arretra, tacco dell’argentino a liberare l’italiano sulla lunetta dell’area di rigore con visuale libera e tiro finale che però centra in pieno l’omino delle bibite.

Volo alto sulle tante occasioni del Barça, che manda in gol Rafinha alla mezz’ora su imbeccata di Suarez e Jordi Alba nel finale dopo bella combinazione corale: potevano farne altri, e Handanovic fa un paio di miracoli. Suarez timbra una traversa dopo assist di mano di Rakitic non visto e Brozo fa il salvataggio migliore della serata sdraiandosi dietro la barriera per neutralizzare la furbacchiata della punizia tirata rasoterra.

Che son più forti l’ho già detto. Tra due settimane Messi ancora non ci sarà. San Siro invece sì e -magari- anche il Ninja: possiamo fare meglio.

Basterà per fare punti?

LE ALTRE

Per noi le notizie migliori della serata arrivano dall’Olanda, con il PSV a rimontare il vantaggio del Tottenham e timbrare il 2-2 finale a pochi minuti dal 90′. Questo vuol dire Inter 6 punti, e loro con 1 punto a testa. Posto che dobbiamo fare la corsa per il secondo posto e non sul Barcelona, il margine è ancora buono. La vera partita da vincere -ragionando a tavolino- è quella col PSV in casa, che però sarà l’ultima del girone e -come tale- pericolosissima a livello mentale.

Vero che i nostri paiono cresciuti sotto questo aspetto, ma continuo a non fidarmi.

Il turno per le italiane è comunque positivo, stanti le vittorie di Roma (prevedibile in casa) e Juve (bravi purtroppo a espugnare l’Old Trafford) e il pari del Napoli a Parigi che vanifica nel recupero quella che sarebbe stata una vittoria meritata.

 

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto, lo ammetto. Le critiche post-partita ci sono state come è giusto che sia, ma onestà impone di riconoscere che sono state quasi tutte obiettive, costruttive e contemperate dalla crescita della squadra nell’ultimo periodo.

Certo, poi c’è sempre chi vuol fare il professorino de ‘stoca. Ma se erano riusciti a parlare di “fallimento” nel 2002-2003 (secondi in Campionato e semifinalisti in Champions), hanno gioco facile a definire “disastro” quello di ieri.

Torniamo ad affacciarci a certi palchi dopo anni di partite del giovedì (che siano amichevoli infrasettimanali o trasferte in qualche bucodelculo europeo), e un minimo di scotto lo paghiamo.

Ecco, se devo togliermi qualche sassolino, non mi è piaciuto tutto il clima da gita scolastica dei nostri al Camp Nou: foto a garganella manco fossimo degli esordienti totali…. Oh! noi qui otto anni fa abbiamo scritto la storia, ricacciandogli in bocca le cagate della remuntada e roba assortita,

Ho capito che ai tempi molti dei nostri giocavano ancora nelle giovanili, ma qualcuno di quei tempi viaggia ancora al seguito della squadra: un minimo di personalità in più l’avrei voluta vedere.

Mi è piaciuto per esempio Spalletti nel dopo-gara, quasi incazzarsi per i complimenti all’insegna del “beh dài…bravini…“. E’ giusto che metta su la faccia brutta, che pretenda di più dai nostri, che faccia passare il messaggio che nessuno è andato lì in gita premio. Siamo in Champions e ce la dobbiamo giocare con tutti. E-che-cazzo.

Ad ogni modo, avanti tutta e testa alla Lazio lunedì sera: questi sono giustamente avvelenati per come è finita la stagione scorsa.

Tenere a mente e agire di conseguenza.

bar int 2018 2019

Ah ragazzi mi son dimenticato… Occhio che questo non gioca più con noi!

VOGLIO MORIRE ADESSO (CIT.)

INTER-MILAN 1-0

Immaginate di leggere queste quattro righe in un perdurante stato di semicoscienza, ma con parametri vitali ancora incoraggianti (evidentemente gli auspici del titolo tardano a fare effetto!).

Ebbene, mi vedreste con il sorriso ebete dei giorni belli, con i cugini giustamente battuti e gustosamente puniti all’ultimo minuto, con papera di Donnarumma, con sentenza di Icardi, con Spalletti spumeggiante e incazzoso in conferenza stampa.

Tutto molto bello, avrebbe detto il buon Bruno.

I nostri devono rinunciare presto a Nainggolan, che riesce nell’incredibile esercizio di commettere fallo per evitare di subirlo, riuscendo nel contempo a infortunarsi e a dover abbandonare il campo dieci minuti dopo.

Dentro Borja Valero, meno gamba, più cabeza.

Per il resto, Vrsaljko e non D’Ambrosio, Vecino e non Gagliardini, Politano e non Candreva: Inter in campo con un solo italiano (who gives a fuckin’ fuck!?) e -o ma, scegliete voi la congiunzione- a menare le danze per la quasi totalità dei 90′ giocati.

Il primo tempo vede, in ordine sparso, un gol annullato a Icardi per capocciata malandrina di Vecino a spizzare lo spiovente, un palo di De Vrij sugli sviluppi di un corner, un bel colpo di testa di Perisic deviato dal loro purté, un tiro-cross di Vrsaljko su cui Icardi in allungo arriva un decimo in ritardo, un assist al bacio di Borja sempre per Icardi contrato da Romagnoli e un sinistro di Vecino che spara alle stelle un rigore in movimento dopo sapiente assist rasoterra di Perisic.

A tutto ciò il Milan, col proverbiale culo che li accompagna da lustri, trova anche la zampata di Musacchio sul (primo?) corner battuto da Suso: per fortuna, anche in questo caso la bandierina sale senza nemmeno bisogno del VAR.

Visto che l’Inter è quella muscolare e il Milan quello del bel giUoco, i cugini picchiano come fabbri ferrai. Ajeje e Beavis a fine primo tempo hanno le cosce martoriate dalle “vecchiette” degli avversari e, in altro contesto, sarebbero probabilmente sostituiti nell’intervallo.

Lucianino invece, avendo come detto già dovuto rinunciare al Ninja, dice “m’importa sega” e lascia in campo entrambi incerottati; si ricomincia.

Meno occasioni rispetto al primo tempo, con Politano a sparacchiare largo un destro al volo, e Vecino a cercare Icardi anzichè provare il sinistro sul palo lungo. Oltre a ciò continua la serata complicata di Asamoah, che se da un lato annulla Suso, dall’altro si esclude dalle sovrapposizioni con Perisic e dalle combinazioni centrali con Brozo e Vecino.

Ma soprattutto, perdiamo più di un paio di palloni velenosi in ripartenza, dando a quelli là l’occasione di pescare il jolly sotto forma di uno-tiro-uno-gol.

Se non altro, la Dea Eupalla stasera non ci volta le spalle e lascia i cugini a inciapmare nelle primule, con Higuain lasciato solo al suo destino (lui, quello che aiuta la squadra, quello che partecipa alla manovra…) e anche Cutrone a galleggiare inoffensivo sulla fascia.

Meno male, perchè l’insopportabile ragazzino è tanto simpatico quanto pericoloso, degna radice quadrata di Pippo Inzaghi: cintura marrone (non ancora nera) di palla strumpallazza e rischio di gollonzo a livelli altissimi.

E’ vero, come dice Marchegiani, che negli ultimi minuti entrambe le squadre paiono accontentarsi del pareggio, ma Gattuso risveglia le mie speranze con l’ultimo cambio. Non solo esce Calabria, diligente a limitare Perisic per buona parte del match, ma al suo posto entra la sentenza Abate, ‘Gnazio per gli amici.

Apprendo di aver fatto la stessa battuta di Scarpini (adesso entra Milito e segniamo), ma non stiamo a quisquiliare su diritti di primigenitura.

Dopo nemmeno due minuti dal suo ingresso Candreva rovescia e fa proseguire Vecino in posizione di ala destra. Romagnoli gli si mette davanti ma più per senso del dovere che altro, e il cross a voragine esce come un arcobaleno dal destro dell’uruguagio.

Siamo al meta humour: Donnarumma fa capire a tutti cosa vuol dire “non capirci un cazzo”, roba che nemmeno Handanovic nelle uscite peggiori,  si fa la finta da solo uscendo ma non troppo, per poi rientrare ma non del tutto.

Icardi, quello che sta fermo e viene colpito dalla palla, quello che non fa i movimenti giusti, quello indegno di portare la fascia di Capitano, scherza bellamente il connazionale Musacchio facendo la mossa del biscione scivolandogli dietro le spalle e inchiappettandolo a porta vuota.

Da far vedere in loop nelle scuole calcio, altro che balle…

Il tutto -ovviamente- sotto lo sguardo rassicurante di Abate, entrato giusto in tempo.

La goduria pare senza limiti, ma c’è di meglio.

LE ALTRE

La Juve perde i primi due punti del suo campionato dopo il pari casalingo contro il Genoa. Magra soddisfazione, visto che la distanza dagli altri rimane considerevole, ma quanto meno non è più siderale.

Il Napoli non si fa sorprendere e regola l’Udinese per 3-0, portandosi a -4 dai gobbi. Altrettanto fa la Lazio, che nel finale passa a Parma. Tutto il contrario della Roma, sconfitta in casa dalla Spal e tornata a perdere punti con un’altra piccola.

I cugini, chettelodicoaffà, stazionano saldamente nella colonna di destra, pur avendo ancora una partita da recuperare.

E’ COMPLOTTO

Inizio con il ribadire il mio personalissimo voto per Esteban Matìas “Cuchu” Cambiasso a ruolo di capo del mondo.

Ogni volta che parla dice verità inconfutabili. Ieri sera mi ha fatto alzare in piedi sulla poltrona ed applaudire mentre gli altri lo guardavano quasi increduli.

Il Milan ha capito di essere inferiore; anche a livello di storia societaria, i nerazzurri sono più avanti“.

E gli altri, quasi scandalizzati: ma tu pensi che il Milan si senta inferiore?

Oh cicci, sono i numeri a parlare, e mica da quest’anno. Poche balle (questo lo dico io, ma lo pensa anche il Cuchu, che però è troppo nobile di spirito per scadere nel triviale).

Avendo capito che giocarsela alla pari sarebbe stato un suicidio, i Ringhio boys hanno ripiegato sul caro e vecchio catenaccio, sperando di portare a casa il punticino.

Ma tutto ciò non si applica all’ex Club più titolato al mondo (a dire minchiate…): loro, dài che ormai l’avete capito, #propongonogiuoco.

Oltre alla vomitevole e già richiamata litanìa dell’Inter cinica e fisica contrapposta al Milan di squisiti orchestrali, e sbugiardata con 90′ minuti di comportamenti concludenti, raggiungo il successivo livello di estasi con la prima domanda fatta da Alciato a Spalletti, e soprattutto con la seconda risposta di Spalletti al pinocchietto di turno.

“Ha vinto la squadra che ci ha provato di più?”

Ha vinto la squadra che se l’è meritato, che ha giocato meglio… Se eri di quelli che diceva che giocava meglio i’ Milan… ora va detta in un’altra maniera“.

Ripeto qui quanto detto nel lontano Novembre 2012 dopo la prima vittoria allo Juventus Stadium, allorquando Marotta parlò di un’Inter “spensierata” volendo in realtà dire “spregiudicata”.

La polemica, allora di Stramaccioni, ieri di Spalletti, è forzata, e lo riconosco. Arrivo addirittura ad ammettere che il biondino di Sky per una volta non volesse nemmeno sminuire la vittoria dei nostri, ma sono talmente tante le volte in cui si è subìto mediaticamente senza controbattere, che ho esultato quasi come al gol di Maurito.

Mi dispiace unire al mazzo dei luogocomunisti anche Luigi Garlando, eroe letterario del rampollo di famiglia grazie all’interminabile collana “Gol“, ma anche un pezzo come questo fa capire quanto fallace e tentatrice sia la strada che obnubila le sinapsi e fa gracchiare insieme agli altri in un coro stonato e calante.

Posto che a me, del giocar bene, interessa il giusto (per millemila motivi che ormai dovreste conoscere), la partita di ieri ha fatto capire che il Milan, tolti Biglia, Suso, il turco e Higuain, di piedi buoni non ne ha, punto e basta. Dipende dall’estro dello spagnolo come e più di quanto i nostri dipendono da Icardi, ma lì -Cristo solo sa perchè- non si può dire. Ieri è bastato che Asamoah facesse il mediano di fascia sul succitato Suso perchè Higuain girasse come un bimbo sperso ai giardinetti, con Bonaventura incapace perfino di simulare falli subìti e Biglia bravo solo a randellare chiunque passasse dalle sue parti. Taccio per umana decenza sulla difesa.

I nostri avevano un centrocampo con Vecino (vedi il cross e taci), Brozo, Borja dopo Ninja, con Politano, Perisic e Icardi. Dietro Skriniar e De Vrij sono la coppia più bella del mondo (e manco mi dispiace per gli altri). Però ci basiamo sugli spunti dei singoli, però siamo cinici, però la manovra è asfittica.

La verità è che vi rode il culo.

E io godo.

Quasi così.

 

CRIBIO

Solo un aggiornamento sulla squadra di giUovani italiani coi capelli corti, senza barba nè tatuaggi.

Quell’erotomane, pluricondannato, disastro politico-mediatico italiano del neo Presidente, insieme al fido Geometra, ha preso la squadra brillantemente issata in cima alla classifica del proprio girone a punteggio pieno, e nelle prime cinque partite ha conquistato la bellezza di due punti (leggasi: 2 pari e 3 sconfitte).

Gustosissimo il 3-0 rimediato a Vicenza con due gol di tal Giacomelli (un gol per ogni dozzina di tatuaggi, impresentabile splendido tamarro barbuto!) e un terzo segnato dall’extracomunitario Rachid Arma.

La sconfitta interna di ieri col Teramo, sotto gli occhi, tra gli altri, anche di Fabio Capello, pare essere costata la panchina al Mister brianzolo, prontamente sostituito da un fedelissimo di casa Milan, quel Brocchi che pure a eleganza non è il massimo della vita.

E adesso come la mettiamo?

Calcio: Serie A; Inter Milan-AC Milan

Purtroppo non ne ho trovata una con Abate…

ASPETTANDO IL DERBY

La settimana di avvicinamento al Derby è, per chi scrive ma non solo, una settimana di passione, serpentoni nello stomaco e attesa febbrile.

Immaginate tutto ciò e moltiplicatelo per due, stante la pausa Campionato e il weekend dedicato alle Nazionali.

In questo lasso di tempo i nostri prodi giornalettisti devono necessariamente raschiare il barile per compitare quotidianamente quattro cacate da mandare in pasto al popolo bue.

Ovvio che -in questi casi ancor più del solito- l’uso libero ed indiscriminato del Luogo Comune Maledetto assurga a sport nazionale.

Vado in ordine sparso e segnalo quanto visto in rete e letto sui giornali, sportivi e non solo, negli ultimi dieci giorni.

Riccardo Signori è quel bislacco figuro che una decina di anni fa arrivò a proporre il DASPO per Balotelli, dopo che quello -permalosone!- rispondeva con linguacce e gesti provocatori ai tifosi che gli gridavano “non esistono negri italiani” a cadenza settimanale.

Volete che un siffatto cervello si faccia scappare l’occasione di attingere a piene mani dalla più ritrita tra le caratteristiche in salsa nerazzurra?

Appunto. Cito testualmente:

“L’Inter non migliora mai nel gioco, dimostra la debolezza del centrocampo come reparto, ma conta sulla potenza da fuoco di Icardi e sulla qualità individuale che risolve parte dei problemi“.

Ripeto: non-migliora-mai. Non c’è speranza alcuna. La sentenza è definitiva. Moriremo tutti.

Non è il solo, visto che non si contano i coristi del ritornello “L’Inter gioca coi singoli, il Milan è più tecnico“.

Caressa non è da meno e lavora di memoria selettiva, dimenticando la cattiva sorte (in italiano si chiamerebbero errori arbitrali, ma va beh…) avuta nelle due sconfitte con Sassuolo e Parma, e riferendosi solo al recente 2-1 corsaro a Ferrara. All’Inter sta girando bene, al Milan -ovviamente- male, chè loro propongono giUoco.

Ci sono poi le dediche dell’amore e dell’amicizia, con i vari Pirlo, Bonucci e Capello ad esprimere preferenza per il lato sbagliato del Naviglio.

Tanto per citare le frasi fondanti dell’interismo: Fieri di non essere quella roba lì.

Non mancano nemmeno i riesumati dall’oltretomba calcistico a risuonare il vecchio refrain dell’Inter che ha tutti stranieri e incolpare i soliti noti per la morìa di risultati della Nazionale. No sul serio: Simone Braglia da dove è uscito? Non lo ricordavo nemmeno io…

Buffo e beffardo che il meritatissimo gol che al 93′ ha dato il successo azzurro in Polonia l’abbia segnato un ex Primavera dell’Inter. Chissà se Braglia avrà ragliato…

Dopo queste minchiatelle di antipasto, passiamo però al piatto principale.

Passiamo alla Gazza, per l’occasione nella sua versione cartacea odierna: non si smentisce l’atteggiamento che tiene ormai da anni, diciamo da quando l’Inter, pur non andando quasi mai oltre una risicata sufficienza, fa statisticamente meglio dei cugini.

[Per i malati mentali come me: in quattro delle ultime cinque stagioni l’Inter è finita davanti al Milan]

L’atteggiamento della Rosea negli anni è sempre stato di totale negazionismo rispetto a questa situazione. Già altre volte l’avevo fatto notare, segnalando a puro titolo di esempio i record di presenze nerazzurre a San Siro contrabbandate invece come un panteistico “Milano riempie il Meazza” e cagate simili.

Torniamo a bombazza: le prime tre pagine dell’edizione del 16 ottobre ricascano nell’antico vizio.

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Il Derby vale oltre un miliardo: così dicono, visto che, prendendo per buoni i numeri sulla valutazione delle rose -dati sempre assai opinabili- l’Inter varrebbe circa 640 milioni, con il Milan fermo a 530. Ora, un tifoso paranoico come me vi ammorberebbe fino a domani sottolineando come i nostri giocatori siano talmente migliori di quelli dei cugini, da trovarne conforto anche nei numeri.

Mi limito invece a leggere attentamente il sottotitolo in prima pagina:

 

“più ricca quella dell’inter, MA il monte ingaggi dice Milan”

 

Il “MA” l’ho messo io in maiuscolo e grassetto, e qui casca l’asino.

Magari ci siete già arrivati (perchè -come me- le capacità le avete, è solo che non vi applicate…), ma il ragionamento è questo: la rosa dell’Inter vale 110 milioni di più, e il Milan, per una rosa che ne vale altrettanti di meno, spende 20 milioni in più di stipendi.

Ora, è tutta una cagata perchè i numeri stanno a zero e domenica non sarà certo questo a decidere il Derby ma, volendo andare dietro a queste pippe mentali, il commento dovrebbe essere: “Milan, ma che cazzo fai? Paghi di più per giocatori che valgono meno? Bravo ciula!“.

Questo è quel che sarebbe successo a numeri invertiti: è un processo alle intenzioni, ma c’ho ragione e lo sapete anche voi.

Qui no, qui pattiniamo sul filo dell’analisi logica.

dogui

Torniamo al sottotitolo. Quel “MA” fa il suo mestiere di congiunzione avversativa e grammaticalmente dovrebbe stare a unire due aspetti tra loro antitetici: in questo è meglio l’Inter, in quest’altro è meglio il Milan.

Messa in termini più semplici, è come se dicessero: l’Inter ha più punti in classifica; in compenso, il Milan ha subito più gol.

Contenti voi…

GOOD JOB

SPAL-INTER 1-2

L’ultima flessione col peso nuovo.

L’ultimo addominale coi muscoli che strillano.

Questa è stata la partita di Ferrara per l’Inter: esci distrutto, ma soddisfatto. Vittorioso e quindi euforico. I nostri hanno rischiato tanto, e onestà impone di dire che il loro pareggio sarebbe stato meritato. La SPAL sbaglia un rigore e soprattutto fa il partitone della vita contro l’Inter, dando dignità e lustro a una categoria filosofica di squadre (“le provinciali”) talvolta sbadate ed impegnate più a non disturbare la cavalcata trionfale di altre strisciate. Sassuolo, Udinese, Atalanta e un altro paio sì, sto parlando di voi.

Giusto così, non c’è che dire: si gioca sempre per vincere e fare un mazzo così a tutti.

A tutti, però…

Sterile polemica a parte, Spalletti cambia l’intera catena di destra, con Vrsaljko e Keita al posto di D’Ambrosio e Candreva o Politano. Da rivedere la prestazione dei due, e ancor di più l’intesa tra loro, fisiologicamente ai minimi sindacali.

Il croato, al rientro dopo infortunio, entra nell’azione del primo gol con un bel cross che trova dapprima la testa di Icardi e subito dopo il braccio malandrino di Djourou per la carambola in rete.

La ripresa è però in continuo affanno, fino al pastrocchio in occasione del pari di Paloschi (maledetto! con noi segna sempre…): i ruoli si invertono e stavolta è lui a deviare il cross dalla sinistra, mandando fuori tempo i compagni e consentendo alla radice cubica di Pippo Inzaghi di segnare ed esultare come lui (tocco di piatto da mezzo metro a porta vuota e crisi semiepilettica con occhio pallato davanti alla curva…il tutto di una simpatia contagiosa per chi scrive).

I nostri prima e dopo il vantaggio creano anche qualche buona occasione: monumentale quella prima inventata dal nulla e poi sciupata da Keita -tanto per continuare sui dolori del giovane esterno destro-, che solo davanti al portiere, e con Icardi altrettanto libero, riesce a passarla direttamente al portiere.

Maluccio anche Miranda che, pochi minuti dopo il nostro vantaggio, sgambetta l’ex Felipe in piena area: rigore solare e tutti a sperare in Handanovic. Il nostro si esibisce nel pezzo forte delle ultime partite, e cioè assume la posa statuaria del portiere immobile: la cosa probabilmente confonde il capitano Antenucci che calcia a lato.

Pericolo scampato, ma SPAL che continua a spingere costringendo la nostra difesa agli straordinari. C’è Borja e non Brozovic in mezzo, a garantire più fosforo ma meno gamba: la cosa si vede, perchè lo spagnolo non sbaglia un pallone (letteralmente: 41 passaggi riusciti su 41) ma copre la metà del croato. Addirittura spero di trovare il 2-0 il prima possibile, affinchè possa entrare il mai amato Gagliardini a dare una mano in contenimento.

Becchiamo invece il loro pareggio così come descritto, e a quel punto -onestamente- ho la pressante sensazione di perderla. Mancano meno di 20′ alla fine e temo che il ceffone arrivi troppo tardi per essere rimediato.

Invece Spalletti la vuole vincere, e mette quindi il Toro Martinez proprio per Borja Valero, col Ninja che arretra. Sarà il fascino della novità, saranno le marcature della SPAL ancora da sistemare, sarà -perchè no- una salutare quanto episodica botta di culo, fatto sta che Perisic vede il pertugio giusto per Icardi in piena area: controllo orientato e interno destro a giro sul palo lungo. 2-1 e grazie a tutti per la collaborazione.

Dopo tre minuti Icardi esce proprio per Gagliardini, che draga più di qualche pallone a metacampo e fa dieci minuti di rara intelligenza tattica. Come detto non lo preferisco (come dicono a Napoli) ma quando fa il suo è giusto riconoscerglielo.

Facendo un po’ di propaganda, potrei sbrodolare righe e righe di retorica melassa cianciando di grande squadra che colpisce subito dopo essere stata ferita, il ringhio dei campioni che raddrizzano la situazione proprio quando rischia di farsi complicata. E, se stessi parlando di un Real Madrid qualsiasi, probabilmente, lo farei anche. Parlo dei miei amatissimi craniolesi, invece, quindi mi trattengo, accontentandomi della sesta vittoria di fila tra campionato e coppa, e del terzo posto solitario in classifica.

Ora pausa nazionali e poi un trittico mica da ridere: Derby-Barcellona-Lazio.

Riposatevi, ma non troppo!

 

LE ALTRE

Vincono praticamente tutti, tranne la Viola sconfitta a Roma dalla Lazio. Ecco un altro dei motivi che mi avevano fatto approcciare la poltrona presidenziale di casa con un certo sospetto: vuoi vedere che qui vincon tutti e noi facciamo il patatrac?

Udinese e Sassuolo non ci pensano nemmeno lontanamente di far finta di dare fastidio a Juve e Napoli, mentre il Milan si gode un Higuain in formato cecchino, oltre alla usuale dose di buona sorte, sotto forma di gol regalati dal Chievo in due casi su tre.

Stanno però crescendo anche loro. Rosa nemmeno paragonabile alla nostra, eppure, considerando la partita da recuperare, sono lì alle calcagna. Ringhio è bravo proprio perchè sa di non essere un genio, e cerca quindi di far giocare ai suoi un calcio logico e ragionato, sfruttando il talento nella misura in cui è presente (leggasi Suso-Higuain, animalanza di Kessie e calcio saponetta di Cutrone e Bonaventura).

Il tutto per dire che il Derby sarà la consueta lotta di nervi ancor prima che di calci(o).

 

E’ COMPLOTTO

Bravo Icardi, e non solo per la doppietta in campo. E’ davvero poco tollerabile la sempiterna colonscopia cui viene sottoposta ogni sua prestazione:  quante rincorse ha fatto, quanto ha aiutato la squadra, però stavolta ha dialogato di più coi compagni, sì ma è perchè Spalletti l’ha cazziato, e poi era un po’ che non segnava in trasferta giocando alla sera e con la luna calante e gli scarpini gialli…

Schietto assai più che vanitoso quando dice al Nosotti di turno “il gol in trasferta non mi mancava, i gol li faccio sempre, ne ho fatti 29 l’anno scorso…“, così come lapidario, illuminante e definitivo è stato il Cuchu nei commenti alla partita: “siamo sempre lì a chiedere di più da quello che è palesemente il più forte della squadra…” e ancora “va bene che partecipi di più al gioco, ma la cosa positiva è che lo sta facendo senza che ciò vada a discapito dei gol“.

Però Dzeko è più bello da vedere e Higuain più completo.

Vi risparmio il commento su vostra sorella…

Per il resto, interessante sentire da Insigne che con Ancelotti gioca più libero e più vicino alla porta. Immaginate un Perisic qualunque dire la stessa cosa al primo anno di Spalletti: settimane e settimane di “caso Perisic” e confronti tassonomici e nozionistici sulle posizioni tenute in campo dallo stesso giocatore con i vari allenatori.

Qui, ad applicare la stessa ratio, ci sarebbe da mettere in discussione l’uso di Insigne fatto da Sarri negli ultimi due anni, ma guai a toccare il nuovo emulo di Sacchi!

E quindi? Aveva ragione lui? Non sia mai, vorrebbe dire dar torto a Carletto…

E quindi? Che si fa?

Una beata minchia: si dà la notizia e si dice che il giocatore è il formissima e segna gol a garganella per la gioia di grandi e piccini.

Infine: goduria immensa per il 3-2 di Mourinho in rimonta e in recupero sul Newcastle di Benitez, con la stampa mondiale già pronta a maramaldeggiare sul cadavere sportivo di José, che risponde salutandoli caramente.

Ah, ma ovviamente è tutto merito di Pogba.

 

WEST HAM

Brutta sconfitta a Brighton, che con l’occasione ci scavalca in classifica lasciandoci quint’ultimi…

spa int 2018 2019

AIUTO. SIAMO FORTI. NO PANIC.

PSV EINDHOVEN-INTER 1-2

Altra vittoria in rimonta, prova di maturità che -se fossimo un’altra squadra- non esiterei a giudicare “definitiva”.

Siamo invece condannati a dare conferme di partita in partita, e purtroppamente è giusto così.

Torniamo a casa dall’Olanda con tre punti di granitica importanza, in primis per la auto-consapevolezza del valore della squadra, e in secundis per la classifica del girone: sei punti di vantaggio sul Tottenham sconfitto a Londra dal Barça.

Volando basso, a mio parere è sugli inglesi che dovremo fare la gara per il passaggio del turno, quindi avere questo vantaggio dopo due sole partite è il meglio che poteva succedere. Tutto molto bene, niente ancora raggiunto.

La partita vede i nostri manovrare come ormai fanno da qualche tempo: palleggio dal basso, concedendo rischi e brividi in qualche disimpegno, ma con poche palle sparate in avanti alla cazzimperio. Non che la cosa mi affascini granchè: continuo a pensare di non avere in squadra Xavi, Iniesta e compagnia, e quindi nel palleggio insistito vedo sempre una quota parte di masturbazione calcistica e di rischio congenito di inciampo nelle primule. Se non altro, come si dice in questi casi, si vede la mano dell’allenatore.

Il primo tempo finisce 1-1, con loro a sfruttare bene una delle due occasioni avute (la terza è gentilmente offerta dalla coppia D’Ambrosio-Handanovic che non si capiscono su una palla strumpallazza). Il vantaggio delle “lampadine” è obiettivamente immeritato, per come l’Inter sta giocando e per le occasioni create: Icardi in tutto il match colpisce di testa tre-quattro volte senza la precisione necessaria per punire il non irreprensibile portiere. In un’altra occasione contende palla al loro stopper per poi servire Vecino che gira al volo alto di poco.

Insomma: giochiamo e creiamo. Di più: continuiamo a giocare e creare anche dopo il loro gol, ed è la cosa che apprezzo maggiormente. L’Inter becca il cazzotto ma rimane in piedi e continua a lavorare. Forse proprio grazie a questa attitudine, a fine tempo il Ninja dopo un paio di tentativi nella mezz’ora precedente, timbra il pareggio con un tiro dal limite dell’area. L’azione è diversa, ma ha qualcosa in comune con il bellissimo balletto concluso da Sneijder in una fredda serata di Kiev nel lontano 2010.

Mi fermo qui coi paragoni per non essere blasfemo…

Segnalo anche un possibile fuorigioco di Icardi in partenza di azione, non visto dal guardalinee e non rivedibile dal VAR, ancora assente in Champions. Non essendoci la controprova, lasciatemi l’illusione di dire che, anche in caso di annullamento per off-side, cazzuti come eravamo avremmo vinto comunque: nonostante quello, nonostante il palo olandese nel secondo tempo, nonostante il giallo ad Handanovic per uscita improvvida (ma non da rosso eh! non diciamo cazzate, caro Ravezzani).

La ripresa -appunto- fa riprendere le cose là dove erano state lasciate. E quindi ridaje con Icardi servito spesso e volentieri in area, con Politano a crescere di livello e Nainggolan a confermare i passi in avanti del suo stato di forma. Dietro De Vrij e Skriniar sono la rappresentazione plastica di ogni prima linea difensiva di qualsiasi sport: qui-non-passa-un-cazzo. Personalmente, uno spettacolo vederli saltare addosso a qualsiasi oggetto semovente e far ripartire l’azione con calma olimpica.

Poi vedi le pagelle della Gazza ed hai la certezza che #ladrogafamale:

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La Gazza in fattanza. Grazie a Il Malpensante per la segnalazione.

Il gol Maurito lo trova forse nell’occasione più improbabile: uno dei pochi lanci dalle retrovie su cui scatta in maniera diligente, con il difensore incollato e il portiere in uscita. Nove volte su dieci lo stopper fa blocco e il purté esce e para: stavolta i due cioccano l’un con l’altro, rischiando di travolgere anche Icardi che, però, resta in piedi, gira intorno e segna a porta vuota.

Due partite due gol per il Capitano. Peccato che in Campionato non abbia ancora segnato! (io sto scherzando, qualcun altro no… see picture for further details)

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CorSport in splendida forma. Grazie a Emanuele Vannucci per la segnalazione.

Piccolo inciso sul nostro: leggo con piacere delle lodi per la prestazione, e concordo sul fatto che abbia partecipato di più all’azione e che soprattutto nel finale sia stato utilissimo nel dare man forte ai compagni.

Lo dico a bassa voce: ha sbagliato una marea di gol, che rimangono il suo core business. Sarò qualunquista, ma preferisco l’Icardi che si estranea dalla partita per mezz’ora ma poi di gol ne fa tre a quello applicato e altruista che fa la spola e si sfianca a cucire giUoco. Ma hanno senz’altro ragione i tènnici e, per una volta che ne parlan bene, lasciamoli cantare.

L’ulteriore godura è vedere Van Bommel, che già maltolleravo da giocatore e che aveva ovviamente ricordato con piacere i suoi trascorsi rossoneri, stralunato a fine partita a rimuginare sulla sconfitta.

Ammetto di essere prevenuto, sugli ex milanisti e sul calcio olandese. Chiaro che di fronte all’evidenza dei fatti sono pronto a cambiare idea: i già citati Sneijder e De Vrij -per rimanere in ambito nerazzurro- sono stati e sono da me apprezzatissimi, ma in generale vedo in loro la stessa spocchia di chi pensa che la loro sia l’unica maniera di fare le cose.

E a me, sta gente, sta sul cazzo. As simple as that. So che lo sapete, ma è bello ribadirlo.

 

LE ALTRE

Dopo millemila anni, tutte e quattro le italiane in Champions vincono: e se Juve e Roma fanno semplicemente il loro dovere, il Napoli batte il Liverpool in quella che, da quel che ho sentito, è stato un partitone.

Chiaro che “Carletto” gode di ottima stampa (meritata peraltro…) e quindi nessuno ne parlerà mai male, ma sentire lo stesso Klopp riconoscere i meriti e la vittoria degli avversari è la miglior conferma di un successo pieno e convincente, aldilà del gol trovato allo scadere.

E’ COMPLOTTO

Mi sposto su questioni extra-Champions e  in pericolosi territori bianconeri.

Strana e sospetta la candidatura di Massimo Moratti alla presidenza della FIGC, proposta da Andrea Agnelli. Per certi versi mi ha ricordato le ultime elezioni a sindaco di Roma, in cui PD e Forza Italia non hanno fatto nulla di più del minimo indispendabile, pur di lasciare la patata bollente all’avversario di turno.

Cara Virginia, sentiti complimenti per la vittoria, e soprattutto… buon lavoro!

Fortunatamente, pare che il Signor Massimo stia andando verso un cortese ma fermo rifiuto e la cosa non può che farmi piacere.

Restando in ambito gobbo, singolare la levata di scudi a difesa di CR7, da giorni al centro di polemiche circa molestie sessuali o addirittura stupri avvenuti anni fa.

Al solito, non discuto il merito della questione (se mai sarà acclarata), quanto l’atteggiamento mediatico: lodevolissimo il garantismo militante di tutto l’ambiente, ma un tweet del genere da parte della Juve è quantomeno inopportuno.

Juve tweet CR7 2

Juve tweet CR7

Grazie a Zer0 TITULI per la segnalazione

Leggiamo bene tra le righe: la sostanza è che, se anche fosse vero (che ha stuprato una donna 10 anni fa! non che ha parcheggiato in divieto di sosta!!), lui è comunque una brava persona e un ottimo professionista, quindi ‘sticazzi.

Faccio la battuta ma nemmeno troppo: certo, se a parlare è il soggetto che patteggia la B ed espone scudetti revocati, non c’è da stupirsi della loro idea di giustizia…

Ma non basta: Report ci annuncia l’arrivo di una bella puntata che rimestola il pentolone -coperto con fretta sospetta- dei morti tra gli ultrà juventini. La puntata dovrebbe andare in onda il 22 Ottobre e vedremo l’effetto che farà.

Da parte juventina ci si affretta a liquidare la cosa come nota e arcinota, faziosa e poco aderente alla realtà.

Il can-can mediatico qua e là fa passare l’idea che tra le cause dell’addio di Marotta ci siano differenze di vedute tra lui e Andrea Agnelli circa la gestione della curva e relative agevolazioni. La mia impressione è che si voglia addossare tutta la responsabilità al Manager in uscita, in modo da rifarsi una verginità accomodata e andare avanti come se niente fosse.

C’era una bellissima battuta di Grillo, quando faceva ridere di mestiere e non come effetto collaterale, che riguardava i riflettenti ottici nei detersivi, usati per dare l’impressione di avere roba pulita mentre in realtà era solo più bianca.

La faccio breve e cito solo la frase finale:

E’ come se tu tieni le mutande sei mesi, poi le levi, ci dai una mano di bianco e dici “Guarda com’è bianca!” E’ bianca sì, ma sotto c’hai dei topi morti lunghi così!

Ecco, in questo caso non è nemmeno bianca, ma bianconera.

Per chiudere in bellezza e leggiadrìa, non posso non segnalare l’esordio del nuovo Monza, sconfitto a Ravenna sotto gli occhi benevoli del Geometra in buona compagnia. Che peccato, non hanno potuto fare il regalo di compleanno al Nostro-Presidente-che-ci-segue-sempre.

Hanno anche cercato di fare il colpo dell’Amore, chiamando Cassano che però -che disdetta- ha cortesemente declinato. Altro regalo mancato. Cribio!

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(Vado matto per i piani ben riusciti) A-Team

BRAVI RAGAZZI

INTER-CAGLIARI 2-0

Bene, senza molto altro da aggiungere. Bene.

Bisognava vincere, non soffrire, possibilmente non subire gol e preservare un po’ di minutaggio in vista del mercoledì di Champions.

La to-do-list è completata al 100%. I ragazzi, per una volta, han fatto i bravi.

La furmazia iniziale in verità mi provoca qualche brivido alla schiena: il Cagliari non è ‘sta gran squadra, ma partire con Dalbert, Borja, Gaglia e senza Brozo, Beavis e Icardi mi lascia un po’ sulla spine.

Sono invece curioso di vedere finalmente il Toro Martinez dopo l’infortunio che, di fatto, l’ha tenuto ancora nascosto in campionato.

Ed è proprio il succitato argentino a incornare alla perfezione un buon cross di Dalbert: palla in buca dopo nemmeno un quarto d’ora di partita.

Sit back and relax dicono sugli aerei, ed è quel che cerco di fare. In cielo mi viene benissimo. Sulla poltrona di casa davanti all’Inter un po’ meno…

Ruminiamo calcio di discreta fattura, mancando il gol del raddoppio in un paio di casi. Bellissima l’azione che porta Candreva a ciccare il pallone a centro area: per chi non l’avesse vista, basta immaginare il primo gol di Icardi nel Derby dell’anno scorso concluso con la sua tripletta. La sola differenza è che là Candreva aveva messo il cross -perfetto-, qui invece si trova al posto giusto ma manca il pallone.

Dietro soffriamo il giusto, per non dire nulla. Le mie sole perplessità derivano ancora una volta da Gagliardini, che pure in una serata tranquilla mostra le proprie lacune di tecnica individuale e tempismo negli interventi.

La ripresa procede sulla falsariga del primo tempo: il Cagliari non rinuncia a giocare, ed il possesso palla è di tutto rispetto. Tuttavia i pericoli per i nostri iniziano solo con l’ingresso di Joao Pedro a metà ripresa.

Lo stringiculo vero capita verso la mezz’ora, allorquando un corner degli ospiti viene scaraventato in porta da Dessena. Handanovic si era guardato bene dall’uscire e il capitano dei sardi dall’area piccola aveva colpito a botta sicura, col nostro portiere a respingere il pallone già ben oltre alla linea.

Il VAR per fortuna metteva le cose a posto, visto che il braccio di Dessena andava proprio a colpire la palla, terminata in porta unicamente per quella manata malandrina.

Il genio, ricevuta l’inevitabile giallo per fallo di mano, faceva addirittura il fenomeno protestando la sua innocenza (???) e andando a tanto così dall’essere cacciato dal campo.

La strizza presa forse desta i nostri. Splendida la combinazione che porta Dalbert a recuperare palla e servire Politano sulla fascia. Da lì sapiente tocco in orizzontale per il Ninja che con l’esterno fa scorrere ancora meglio liberando Candreva solo davanti al portiere: il nostro però prende la mira e gli spara contro, condannandosi alle Madonne del primo anello arancio e all’inevitabile sostituzione che arriva poco dopo.

Complici anche i cambi (dentro i due croati per Candreva e Gagliardini), i nostri continuano col ritmo barzotto e la pericolosità delle giocate.

Il raddoppio arriva sugli sviluppi di un corner battuto da Borja: Politano sbaglia il primo stop, ma la palla gli rimane lì e non ci pensa due volte a caricare il sinistro e tirare.

Pochi l’hanno visto, ma la conclusione subisce una leggera deviazione di un difensore che rende la traiettoria ancora più velenosa per Cragno: la palla bacia il palo lontano ed entra in rete.

Partita finita e tutti contenti. Mercoledì c’è il PSV in Olanda e domenica la SPAL a Ferrara. Due gare da non fallire per poi lavorare al meglio durante la sosta e preparare il trittico Derby-Barça-Lazio come si deve.

 

LE ALTRE

Vincono Juve e Roma, il che vuol dire tre punti recuperati su Lazio e Napoli. Vincono però anche Milan e Fiorentina, il che vuol dire terzo posto appaiati ai Viola e al Sassuolo, “stranamente” inesistente contro i rossoneri (vero Squinzi?).

Onestamente imbarazzante la superiorità dei gobbi contro quella che si pensava essere la squadra che più di tutte avrebbe potuto metterla in difficoltà. E invece… Mezz’ora scarsa di sofferenza, gol di Mertens subìto, e poi via in scioltezza o quasi.

Chiaro che non potranno vincerle tutte, ma la sensazione che si giocherà per il secondo posto si fa più concreta di settimana in settimana .

 

E’ COMPLOTTO

Qui vi devo chiedere un atto di fede o, se preferite, la condivisione di parte della mia sindrome di accerchiamento.

Parlo di Sassuolo-Milan, partita agilmente vinta dai cugini che rifilano quattro pere alla stessa squadra in grado, coltello tra i denti, di batterci all’esordio di Campionato, epperò in questa sede banda di bravi ragazzi pronti a fare gli onori di casa.

Ora, lasciando perdere la nostra insipienza e la -prima ma non ultima- giornataccia arbitrale di quel dì, fa specie vedere come, ancora una volta, la banda-Squinzi si riduca a tappetino casa allorquando arrivano gli ospiti importanti.

Non trovo la foto in rete, ma vi giuro che su Sky l’ho visto: il Presidente del Sassuolo inquadrato nel suo box presidenziale, con tanto di pargoletto al fianco agghindato con agghiacciante maglietta rossonera. Nemmeno la decenza di far finta, aldilà delle dichiarazioni di facciata

Poi guardi i primi due gol del Milan: un coast to coast di Kessie manco fosse George Weah, che si fa 80 metri di campo senza che a un avversario venga nemmeno il dubbio di andare a contrastarlo.

Suso a inizio ripresa fa un bel tiro di sinistro: forte ma non fortissimo, e che soprattutto centralissimo, altro che “amazing goal“…

2-0 e tutti comodi, riesce perfino a segnare Castillejo, ovviamente già diventato “Samu” per tutti (è pur sempre compagno di squadra di “Jack” e “Gigio”), e poi ancora Suso con botta di culo sotto forma di deviazione.

Morale: la litanìa del #connoituttifenomeni, se necessario, ha avuto nuova conferma della propria validità.

 

WEST HAM

Alla grande, battiamo 3-1 il Man Utd mettendo -purtroppo- in grossa crisi Mourinho. Tutti contenti: noi per essere tornati a battere una grande di Premier, gli altri per poter insultare José senza tema di smentita (quantomeno immediata) e pronti a schierarsi dalla parte di Pogba nella diatriba mancuriana di stretta attualità.

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IL POTERE CATARTICO DEL VAFFA

INTER-FIORENTINA 2-1

Altra vittoria strappata con le unghie e coi denti, di fronte ad una Fiorentina tanto bella quanto ingenua.

Non ho problemi nel dire che un pari sarebbe stato il risultato più giusto, ma occorrerebbe approcciarsi al commento con la mente sgombra e senza pregiudizi (hai detto niente…).

L’Inter segna su rigore e su una dormita della difesa viola? Vero. Detto ciò, la Fiore pareggia su autogol, e il primo tempo vede Candreva, Icardi e Perisic confezionare tre azioni da gol nitide che solo la poca precisione dei nostri non tramuta in gol.

Brozo macina km come nelle ultime uscite, purtroppo non altrettanto può dirsi di Vecino che a ‘sto giro #laprende poco.

Lodevole l’applicazione di difesa e centrocampo, che per tutti e 90 i minuti cercano di uscire col palleggio da dietro, anche quando prudenza e buon senso farebbero propendere per il rinvio lungo. Le mie coronarie ringraziano anticipatamente per l’attenzione.

Nell’attività di sgombero dai luoghicomunismi e pregiudizi andrebbe inserito anche questo passaggio: buona parte dei pericoli creati da Chiesa & Co. arrivano da palle perse in costruzione dai nostri, un aspetto su cui senz’altro Spalletti dovrà lavorare.

Qualche flash sui singoli.

Sprazzi di gioco e intesa tra Icardi e il Ninja, che paiono -lentamente- carburare. Ancora in ritardo invece Perisic.

Candreva è il mio preferito nel primo tempo per quantità e qualità delle giocate, ma San Siro è un po’ come me, rancoroso e con una memoria elefantiaca: ecco che bastano un paio di cross sbagliati nella ripresa per riaccendere il gas sotto la pentola di fagioli del Primo Anello Arancio. Tempo 5 minuti e il ragazzo finisce in panca sostituito da Politano.

Oh, l’ex Sassuolo -così come Keita- deve ancora finire di convincermi: pochi errori ma anche poche giocate che giusfitichino la sua presenza in campo. Ma -come già detto- è italiano e quindi nessuno si lamenta del fatto che “ruba il posto a uno dei nostri ragazzi“.

Bene e molto la difesa, con la coppia centrale che si candida (lo scrivo sottovoce) ad essere la migliore del campionato, un terzino sinistro degno di tale nome (e non sapete quanto sia contento di ciò) e un dignitosissimo D’Ambrosio che -in attesa di Vrsaljko- si riscopre match winner di giornata dopo ottima combinazione con Icardi, in versione assist-man.

Non abbiamo messo a posto le cose perchè sono altre le partite in cui possiamo recuperare un po’ dei punti che mancano, ma abbiamo vinto soffrendo le ultime due (parlo di Campionato) e approfittato degli inciampi di qualcun altro per salire un po’ in classifica.

Mettiamola così: rispetto alle partenze sprint degli anni scorsi, passate a chiedersi usque tandem, quest’anno almeno non possiamo farci illusioni, essendo condannati fin da subito alla rincorsa.

Un po’ come la Prof di Filosofia del Liceo che al primo giorno di scuola diceva “andiamo avanti, chè siamo indietro“.

Te possino…

 

LE ALTRE

In attesa dei cugini (auguri di tutto cuore!), le altre vincono tutte ma era in preventivo. A ‘sto giro la partita cazzutiella -per quanto casalinga- ce l’avevamo noi.

Sabato Juve-Napoli dirà qualcosa di interessante, a patto di non far cazzate e fare il nostro dovere (Cagliari in casa, mezz’ora dopo la fine dello scontro al vertice). Idem dicasi per il Derby romano previsto sempre per sabato ma nel pomeriggio.

Vincere la nostra partita vorrebbe dire accorciare in classifica su buona parte delle nostre dirette concorrenti, in attesa che gli scontri diretti comincino anche per noi.

 

E’ COMPLOTTO

Mi scuso in anticipo, perchè non sarò breve.

Mi ri-scuso, perchè dovrò ricorrere al mai troppo elegante elenco ad minchiam, che fa tanto lista della spesa, ma che mi serve per saltare di palo in frasca. Un po’ come al Tg2 quando passano dal terremoto con morti e feriti alle tendenze per la moda autunno-inverno, cavandosela con l’immancabile “cambiamo decisamente argomento“.

Partiamo dalle ultime partite giocate, in particolare dalla nostra. Ora, a me la Fiorentina piace fin dai tempi di Baggio, è la mia seconda squadra da sempre e non cambierò certo idea, perchè dirigenti e presidenti passano, ma la Viola resta.

I media italiani invece li odio, anche da prima di Baggio alla Fiorentina, ma questo è anche superfluo ricordarlo.

Fatte le premesse (decidete voi quale maggiore e quale minore) arriviamo alla conclusione del sillogismo complottistico: buona parte del mondo pallonaro arriva a lamentarsi perchè il VAR ha dato un rigore sacrosanto.

Ripeto: un rigore sacrosanto.

Al sillogismo aggiungo una domanda retorica, che rimbomba nel silenzio assordante che arriva dalla Società:

ma noi, di preciso, quand’è che ci incazziamo?

Sentire Cognigni o addirittura il glorioso Antognoni lamentarsi perchè il rigore è stato assegnato per un tocco del polpastrello (come se facesse parte del piede e non della mano) fa ridere già di suo, ma quelli almeno sono parti in causa.

Se poi ci si mette anche la politica…

Condivido il loro disappunto per la casualità del fatto (cazz.. due cm più in là e non l’avrebbe presa) ma è quel che succede in buona parte dei rigori o dei casi di fuorigioco: come dice l’immortale Al Pacino, la vita è un gioco di centimetri, e così è il football, quindi -terminata la citazione da cinefilo- non rompete i coglioni: è rigore!

Oltretutto, faccio presente un fatto che non ho sentito rimarcare da nessuno: aldilà dell’eventuale cambio di direzione del pallone a seguito del tocco, nessuno si è più semplicemente chiesto come mai il cross di Candreva non arrivi nemmeno vicino al primo palo? Il traversone è fatto “normalmente”, non in precario equililbrio, quindi la forza impressa alla palla l’avrebbe fatta viaggiare ben oltre il punto in cui va a morire…

E come può essere possibile questo improvviso rallentamento senza un ostacolo che ne rallenti la corsa? Rispondete pletora di prezzolati!

Tutti muti con Sassuolo e Parma? Col Sassuolo sì, col Parma forse no. Senz’altro tutti pronti a cavalcare la stronzata del “l’Inter ha giocato male e deve pensare a quello, non al VAR“. Qui invece il VAR interviene, corregge la decisione sbagliata e quindi fa quel che dovrebbe fare. ed è scandalo, è compensazione, è all’Inter gira bene (cit. vedere per credere).

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Sapeste a me come gira…

Seconda parte dello scandalo: tutti ad abbaiare contro Asamoah perchè non è stato espulso dopo il calcione rifilato a Chiesa (grandissimo talento che però deve perdere l’istinto di buttarsi non appena osservato dal difensore). Anche in questo caso, nessuno che abbia detto che il primo giallo è quanto di più esagerato ci possa essere, col terzino che non vede neanche da che parte arrivi l’avversario, e che quindi non può essere accusato di averlo colpito intenzionalmente.

Per me abbasterebbe così, ma c’è di più: la punzia avrebbe dovuto essere per l’Inter, visto che il figlio d’arte scatta in fuorigioco nell’occasione. La cosa è stata segnalata dal solo Barzaghi di Mediaset, silenzio di tomba sul resto dell’etere mediatico.

Terza parte: I suddetti piangitori di professione (quanto il supposto carnefice è l’Inter, visto che -come ben sappiamo- quando le ingiustizie arrivano da strisce diverse il silenzio è imbarazzante) lamentano un rigore sullo stesso Chiesa che in area si lancia in direzione di Politano cercandone il contatto. Non è rigore, mai, così come non lo è quello su D’Ambrosio che cade un po’ troppo tardi per “convincere” l’arbitro, ma che almeno il colpo dell’avversario lo prende. Lì nemmeno quello. E’ proprio lui a tuffarsi verso l’avversario: la biscia impazzita 4.0.

Invece: scandalo per Chiesa, a D’Ambro a momenti va bene che non è stato ammonito per simulazione.

E ribadisco: la Fiorentina è parte in causa, e fa il suo mestiere. A voi decidere se fanno “i grossi” perchè tanto con l’Inter non succede niente, o se sono obnubilati dall’incazzatura della sconfitta.

Diverso è il discorso che riguarda la stampa. Sentire addirittura Condò ipotizzare una giustizia compensatoria tra il rigore fischiato e le scelte di Inter-Parma è un insulto alla nostra intelligenza, da parte di uno dei pochi giornalisti degni del mio rispetto.

Ma passiamo alle considerazioni sul VAR fatte -o meglio, non fatte- su altri campi, in particolare dalle parti di Torino.

Miralem Pjanic, grande giocatore a noi già noto per le vicende dell’ultimo Inter-Juve, ieri è intervenuto così su Krejci del Bologna. Giallo per lui, esattamente come giallo era stato per Vecino nel caso di Mandzukic. Allora però, il VAR aveva visto che il bimbo si era fatto la bua e quindi vai di rosso diretto, con tutto il piano inclinato alla merda che quella decisione ha generato. Qui invece tutt’apposto e, ancora una volta, silenzio sulla Gazza a riguardo (vedere per credere).

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Siamo messi così male che dobbiamo ringraziare Pistocchi (che rimane nei nostri cuori per essere il pierino che veniva bullizzato da Josè Mourinho e perfino da Raimondo Vianello): probabilmente, in quanto defenestrato da Mediaset, è finalmente libero di dire un po’ il cazzo che vuole e ci fa vedere questa roba qui, ignorata su tutti o quasi i media mainstream.

Infine, due accenni di Milanello Bianco. Sogghigno nel sentire Gattuso apostrofare il cronista di Sky “prima o poi la becco la spia che ti passa le notizie“. Arriva ad essere perfino simpatico nella sua ruspante ingenuità, Ringhio: non è colpa sua se ha passato vent’anni di carriera in un posto dove tutti si volevano bene e dove l’ultima cosa che un cronista voleva fare era cercare casini. Molto meglio lavorare di Ctrl C+Ctrl V, chè il lavoro era già fatto, facevi meno fatica e non davi fastidio.

Evidentemente, da quando Zio Silvio non c’è più, qualcuno osa fare il suo mestiere. Solo che da quelle parti non sono preparati e ci restano male…

Il secondo accenno mi tocca da vicino, visto che è ormai ufficiale l’acquisto del Monza Calcio da parte di Berlusconi, con Galliani ancora una volta fido scudiero.

“Ribrezzo” è stato il mio commento alla notizia.

Non sono mai stato un grande tifoso della squadra della mia città, forse perchè ha sempre gravitato in orbita rossonera (Stroppa, Costacurta, Galliani stesso, Dario Smoje “il nuovo Collovati” come disse o fecero dire a Capello…).

Da oggi in poi, in ossequio alla rivalità cittadina, potrei addirittura simpatizzare per il Como.

Devo solo trovare la risposta al simpatico coretto che ogni ragazzo monzese ha cantato almeno una volta sulla soave musica di “Sotto Questo Sole” (Paolo Belli/Baccini, estate 1989):

Noi c’abbiamo il Duomo, il Parco e l’Autodròmo e voi… un lago di merda“.

Sì, perchè a Monza si dice Autodròmo. Licenza poetica.

Il #Ribrezzo di cui sopra si riverbera anche nei contorni dell’operazione: il signing dovrebbe avvenire proprio in occasione del compleanno di Berlusconi, in modo da creare l’evento ed iniziare subito il processo di fustino-del-detersivo-da-vendere-ad-ogni-costo, vera specialità della ditta Berluscofester (Motivo per cui non metto nemmeno un link, chè l’ultima cosa che voglio fargli è pubblicità!).

Ribadisco.

Ribrezzo.

 

WEST HAM

Passiamo il turno in coppa di lega vincendo 8-0! Ok, era il Macclesfield, non il Real Madrid, but stil… eight bombolons!

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Il trenino dell’amore

DAJE E RIDAJE

SAMPDORIA-INTER 0-1

Tanto tuonò che piovve!

Portiamo a casa tre punti cazzutissimi in una partita non vista, eppure facilissima da immaginare.

Una partita che è immediato definire “da Inter”, non tanto per cedere alla retorica dello squadrone inaffondabile che spinge a manetta fino all’ultimo secondo, quanto piuttosto per fotografare la endemica consuetudine di trovarsi sempre dalla parte sbagliata, e di dover fare molta più fatica di quanto sarebbe strettamente necessario.

La cosa, prima che ingiusta, è rischiosa e logorante. E’ altresì vero che, quando poi hai successo, ti senti forte come una bestia nel dire “cazzo ho vinto lo stesso anche se mi è successo di tutto!“.

E’ quel che è accaduto a Genova, aldilà di una tassonomica analisi delle scelte arbitrali su cui tornerò infra.

Il Mister torna a preferire Vecino a Gagliardini, con D’Ambrosio, Politano e Candreva a tenere tranquilli i nazionalisti fanatici della “quota di italiani” (di ‘sta minchia).

Leggo di un primo tempo, o quantomeno di una prima mezz’ora sostanzialmente buttata inder cesso, epperò con interessanti prospettive per il futuro (cit.).

Negli ultimi scampoli della prima parte di match, infatti, i nostri trovano il gol con Nainggolan, annullato dopo alcuni minuti per offiside di qualcuno dei nostri sulla partenza dell’azione.

Per la prima -ma non ultima!- volta, interrompo la piacevole cena in compagnia con un urlo da cavernicolo, seguito da telefonata al rampollo di casa lasciato in ostaggio ai nonni, il quale mi informa del VAR e conseguente annullamento di rete.

Fingo un aplomb che non mi appartiene, e saluto tranquillo il figliolo con un salomonico “tranquillo, lo faremo nella ripresa!”.

La cena prosegue con incursioni sempre più insistite sul sito della Gazza, e con i nostri che presto iniziano a stazionare nella metacampo blucerchiata.

La cosa non mi lascia tranquillo, visto che più volte ho dovuto assistere a gragnuola di occasioni -o pseudo tali- divorate dai nostri, con gli avversari a farci risuonare la melensa litanìa della dura legge del gol nella orecchie.

E invece no. Ma andiamo con ordine.

Uno dei commensali, con cultura didascalica sulla collezione Panini anni 80 ma assolutamente a digiuno di nozioni odierne, mi confessa di aver partecipato all’asta del fantacalcio quasi a sua insaputa, e di aver comprato Asamoah senza nemmeno sapere che fosse.

La notizia pare fatta apposta per fargli sapere, con tono trionfante, che uno dei suoi acquisti gli ha appena garantito un bel +3 in pagella… siamo agli sgoccioli del mècc e, pericolosamente, non mi preoccupo nemmeno di vedere come va a finire, quasi come a presagire una vittoria corsara nel finale.

Ecco quindi la seconda chiacchiera telefonica con pargolo dopo il fischio finale: rimango spiazzato dal rantolo del giovinetto “Pààà abbiamo vintooo! Brooozooooo!!!

Mo’ che c’azzecca Ajeje? Chiedo tra me… lesto il bagaj a raccontarmi del secondo VAR e della zampata finale di Epic.

Fintamente ingenua -e in realtà piena di odio e rancore- la domanda paterna in chiusura di comunicazione: “e quello di Brozo non han trovato il modo di annullarlo?”.

Sarcasmo a parte, portiamo a casa tre punti di importanza mariana nel processo di ristrutturazione di un inizio di campionato marroncino, nuovamente in zona recupero, a testimonianza del fatto che non saremo dei fulmini di guerra nell’approccio alle partite, ma che in compenso non si molla davvero un cazzo fino alla fine.

Finchè dura…

 

LE ALTRE

Il Frosinone ci fa sperare fino all’81’, per poi capitolare al cospetto di CR7 e complici.

Non che nutrissi grandi speranze, ma se per quello nemmeno il Bologna di Superpippa sembrava chissà quale ostacolo per la Roma, che invece è andata a sbatterci contro con conseguenze potenzialmente letali per Di Francesco e tutto l’ambiente.

Bene Napoli e Lazio, così così il Milan che, dopo una buona partita e due bellissimi gol, inciampa sulla garra orobica dei due argentini Gomez-Rigoni per il 2-2 finale.

La classifica continua ad essere mediocre, e non ci consente pause di riflessione nella sfida con la Viola nel turno infrasettimanale.

 

E’ COMPLOTTO 

Ancor prima di giustizia, quel che voglio da qualsiasi arbitro è uniformità di giudizio.

Giuro di averlo pensato anche prima di leggere Settore.

Ci sarà un motivo per cui ho chiamato una delle categorie più utilizzate di questo blog “Same but Different”… Sembriamo condannati a dover sottostare ad oscure regole che trattano fattispecie che paiono identiche in modi antitetici.

Siccome però si può sempre far meglio, a Genova abbiamo assistito alla versione 2.0 del predetto concetto. Si è cioè avuta la pervicace vivisezione di tre distinti tentativi dell’Inter, con il solo obiettivo di trovare un appiglio che potesse portare all’annullamento del siffatto goal.

Il tutto -assai divertente, non c’è che dire- a pochi giorni da una sommossa popolare che chiedeva un uso più massiccio della tecnologia a disposizione degli arbitri.

Bello, no? Nella giornata precedente perdi tre punti per un rigore solare non dato e un gol subito anche a causa di un avversario in fuorigioco chilometrico. Tu -ancora devo capire perché- ti guardi bene dal lamentarti, ma incredibilmente la stampa si scandalizza per te, invocando l’utilizzo della tecnologia a disposizione.

Detto fatto: la stessa squadra gabbata sette giorni prima per mancanza di utilizzo, viene ora ri-gabbata per quello che definirei abuso di tecnologia.

Nulla da dire sul gol annullato ad Asamoah, che arriva dopo un cross di D’Ambrosio che ha oltrepassato la linea in maniera chiara anche a occhio nudo.

Qualcuno mi deve però spiegare perché il gol del Ninja sia stato annullato per un fuorigioco che già mi sembra non punibile (la palla non va verso Icardi a centro area), e che soprattutto arriva dopo due se non tre tocchi sampdoriani.

L’anno scorso, al gol annullato alla Juve contro l’Atalanta, si disse che la distanza temporale tra l’irregolarità e il gol che ne seguiva non rilevava ai fini della decisione, se in quel lasso di tempo la squadra danneggiata non fosse riuscita a riconquistare il pallone.

Era una regola nuova, ma spiegata così era stata capita da tutti (tranne Massimo Mauro, ma checcevoifà) e accettata da molti. Qui invece, torniamo ad essere vittime del cavillo: quel che conta non è il possesso del pallone puro e semplice, bensì il “possesso pieno”: ecco l’ennesimo aggettivo messo lì per conservare tutta la discrezionalità di cui l’arbitro abbisogna, tanto quanto basta per permettergli di scegliere, a seconda dei casi, un applicazione più o meno pedissequa del regolamento.

Merde.

Se anche il rispettosissimo ex Capitano Zanetti arriva ad esultare così al terzo gol dei suoi ragazzi, che ci permette di vincere 1-0, ecco che abbiamo chiaro il quadro surrealistico in cui ci troviamo a giocare.

L’ulteriore beffa è che, anche dopo questa giornata, alle sacrosante proteste immediate non sia seguita nessuna presa di posizione della Società, ingenerando in chi scrive il convincimento che il silenzio sia tutt’altro che pavido o casuale, ma sia in realtà visto come un male minore, della serie “già così ci fanno il culo, se poi ci mettiamo anche a protestare…”.

A fare il suo, come al solito, rimane solo l’allenatore di turno, che riesce nell’inedita impresa di farsi cacciare per “eccesso di esultanza”.

Perfino Rizzoli (“Vaffanculo” per Totti e per gli amici), invitato alla Domenica Sportiva per difendere la categoria , ha dovuto riconoscere che forse nella fattispecie i colleghi sono stati un po’ severi.

Bontà sua…

 

WEST HAM

Dopo un inizio orrendo, settimana scorsa abbiamo sbancato Goodison Park, mentre sabato abbiamo ospitato Sarri e il suo Chelsea, uscendone indenni.

Not bad…

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Un allenatore vince al 94’ e urla “goool!!!” in favore di telecamera: imperdonabile!

WE ARE BACK

INTER-TOTTENHAM 2-1

In un pezzo che avrà molto di apocalittico e celebrativo, iniziamo col riconoscere i giusti meriti a chi di calcio ne sa…

Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

Ringraziatemi pure per la profezia, non c’è di che.

Dopodichè torniamo seri (lucidi non è -ancora- possibile) e tentiamo un’analisi del match (in gergo tènnico: il mècc).

La difesa è effettivamente a 4, con Skriniar largo a destra stanti le assenze di Vrsaljko e D’Ambrosio. Se non altro a sinistra Asamoah deambula e presidia la corsia.

Per il resto Politano e non Candreva alto a destra, gli altri ai loro posti come previsto.

Il primo tempo scorre teso e intenso ma con pochi brividi: vedo i sorci verdi sul controllo di Kane che scarta prima Handanovic in uscita e poi se stesso con un tocco di troppo, e indirizzo qualche sacramento a Brozovic quando tira subito anzichè avanzare ancora. Si va al riposo 0-0, ma se non altro vedo l’asse Brozo-Ninja parecchio barzotto e capace di recuperare diversi palloni di pura grinta.

Skriniar si difende come può su Son, subendo un’ingiusta ammonizione prima di metà tempo che lo condizionerà per il resto della partita: ciononostante fa la sua porca figura, essenzialmente dovuta al fatto che è un grandissimo difensore.

Ha ragione Cambiasso (…e sai che novità) a paragonarlo a Samuel, non tanto per il modo di giocare, quanto per la serietà e la applicazione.

Aldilà di qualche ubriaco che parla di schiacciante possesso palla inglese (58% – 42%), la prima frazione fotografa bene l’equilibrio visto in campo.

In questa Champions l’Inter dimostra di poterci stare: sul “per quanto tempo”, vediamo…

La ripresa ci regala il colpo sbilenco che la Dea Eupalla ama riservarci di tanto in tanto. La percussione di Eriksen è tanto volitiva quanto fortuita, e il secondo (tentativo di) tiro sbatte su un’appendice corporea a caso di Miranda, mettendo fuori causa un incolpevole Handanovic.

1-0 per loro e la chiara, netta sensazione che tutto sia finito.

Vero, i nostri non sbracano totalmente, nè avrebbe senso buttarsi a corpo morto nella metacampo avversaria lasciando campo aperto ai vari Lamela, Son, Kane e Lucas Moura. Però perdiamo ritmo, compattezza e fiducia. Il Tottenham va più volte vicino al 2-0 (Handanovic sbroglia due troiai mica da ridere…), assai più di quanto noi si provi a pareggiare: a memoria ricordo solo un colpo di testa di Perisic finire loffio tra le braccia di Vorm, dopo bel cross di Politano.

Poco dopo è proprio Beavis a lasciare il campo per Candreva: male il 44 ieri sera, giusta per me la sostituzione. Cervellotico invece avere i due esterni con piede “invertito” dovendo recuperare un gol e sapendo che la loro difesa soffre i cross.

Oltretutto, Candreva e Politano tentano anche di mettere i traversoni in area, ma il primo si scarta letteralmente da solo, e il secondo aspetta sempre un dribbling di troppo.

Chi scrive urla al Mister di cambiarli di fascia ben prima che lo chieda Adani in telecronaca, finchè Politano lascia spazio a Keita.

I minuti scorrono e i nostri -forse per istinto, forse per disperazione- li chiudono sempre più nella loro metà campo. Si rischia, vero, ma ormai manca poco.

Asamoah riceve da Vecino un pallone che mi fa mugugnare una prima volta “mettiglielabeeene! non così larga!!“, poi fa partire un cross fuori dall’area “machecazzofa….” dove staziona Icardi: spalla abbassata, esterno destro, ed è “goooollll!!!“.

Ottimo Maurito, che fino a lì ha fatto una fatica del Dio a toccare quattro palloni in croce e che -rassegniamoci- non sarà mai il centravanti totale che cuce gioco e viene a prendersi palla a metacampo con continuità.

Però “uno-tiro-uno-gol”. Scusate se è poco.

L’abbiamo riacchiappata, e la constatazione del nostro niente (Perozzi docet) mi fa sperare che i nostri si appendano compatti alle traverse per i 5 minuti rimasti.

Più che altro temo le conseguenze di una scelta non precisa. In casi simili la squadra -tutta!- deve decidere se continuare con l’intensità ignorante degli ultimi minuti, fidando anche in un crollo psicologico dell’avversario, o accontentarsi di quanto raccolto e conservarlo al meglio.

E’ uno dei pochi casi in cui tertium non datur.

E, mirabile visu, i nostri gonfiano il petto di ambrosiano orgoglio e continuano ad attaccare. Le mie coronarie si difendono meglio di quanto faccia la difesa inglese, con i nostri a stazionare nella loro area di rigore per interminabili secondi.

Dopo un batti e ribatti da premio Nobel della sfiga, guadagniamo un paio di corner e, sul secondo, l’epilogo è già noto: #laprendeVecino e salta il tappo della bottiglia.

LE ALTRE

Per una volta guardo non alle rivali italiane, ma all’altra partita del nostro girone: Il Barça ne fa 4 al PSV e mette in chiaro che Messi sarà forse meno forte di un tempo, ma è ancora un fuoriclasse assoluto. Intorno non avrà più Iniesta e Xavi, ma Suarez e Dembélé non sono prorpio scarsi.

Morale, credo che si giocherà per il secondo posto, motivo per cui la vittoria di ieri ha un’importanza capitale, che dovrà essere preservata e corroborata da una vittoria in quel di Eindhoven al prossimo turno.

Ci sarà tempo, ma l’istinto fa compitare tabelle e scalette come il più invasato dei controller in chiusura di Quarter aziendale.

Deformazione professionale…

CULO O SFIGA? NEL DUBBIO: E’ COMPLOTTO

Come la si può giudicare la partita? E’ innegabile la buona sorte avuta nei due gol, direi soprattutto nel primo: non tanto per la conclusione in sè -Icardi ha sempre segnato poco da lontano, ma è capace di gesti tecnici simili- quanto per il fatto che il nostro centravanti nella circostanza è fermo al limite dell’area per i postumi di un contrasto avvenuto poco prima, che sostanzialmente gli fa perdere il tempo dell’inserimento. A quel punto meglio mettersi sui 18 metri e attendere fiducioso.

Asamoah la vuole dare a lui? Secondo me anche il solo porre la domanda è tendenzioso e da stronzi (e non a caso lo chiede Capello…): l’avesse messa il buon Ramiro Cordoba avrei detto che il cross è uscito a caso, ma Asamoah il mancino ce l’ha eccome, e la palla casca proprio dove Icardi la attende. Fino a 3 mesi fa (leggasi: ancora in maglia Juve) nessuno si sarebbe posto la domanda, e invece, caro Asa, dovrai fartene una ragione…

Sul gol di Vecino al 92′, come su tutti quelli segnati in extremis, è ovvio il concorso della buona sorte. Sintomatico il fatto che questo come altri -rari- nostri gol sulla sirena siano al più indice di “cuore”, quando non proprio di “culo”, in ogni caso mai di “premio allo sforzo collettivo della squadra”, complimento riservato invece a strisce di altro colore.

Ma lo sappiamo, l’Inter sfrutta i colpi dei singoli per ovviare alle carenze di giUoco.

Fa niente poi se i corner del recupero arrivano dopo un’accozzaglia di tiri da non più di 10 metri dalla porta avversaria, che nessuno ancora ha capito come non abbiano portato al gol.

Fa niente se il gol di Eriksen vince di gran lunga il Gran Premio Culo (o Sfiga, a seconda dei punti di vista) per la serie di carambole che lo genera.

La  verità, la mia verità, e quindi la verità-vera, è che la vittoria è meritata nella misura in cui lo sono tutte le vittorie di rimonta nel finale. Tanto o poco decidetelo voi, ma non è nulla di diverso.

Al tempo stesso, il Tottenham ha tutt’altro che dominato. Ha giocato al nostro livello fino al gol, dopo di chè ci è stato superiore, ma in maniera conseguente all’inerzia del mècc. Ha però mancato il colpo del KO -se permettete grazie ai meriti della difesa dell’Inter, portiere compreso- e ha commesso l’errore di non proteggere a sufficienza l’unico gol di vantaggio. A quel punto, brava l’Inter a crederci ogni minuto un po’ di più, fino a ribaltare l’inerzia psicologica del momento, suggellata dal cambio Kane-Rose che, l’avesse fatto il vecchio Trap, l’avrebbero crocifisso in sala mensa.

È perfino superfluo dire che sia sempre questione di centimetri e secondi: il destro di Icardi poteva andare sul palo, il cabezazo di Vecino essere vanificato da un recupero più breve.

Tutto quel che volete, ma questa NON è una vittoria di culo.

Chiudo con il massimo della comicità involontaria: la ggente (le due gg non sono un refuso) che si lamenta della telecronaca di Trevisani-Adani.

Cioè, siamo a Sky che parteggia per l’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Per dire, quando Higuain (in campionato, non in una Coppa europea) ha segnato il 36° gol stagionale col Napoli, Adani e il sodale di turno (era Compagnoni) sono “scoppiati” tanto quanto, ma nessuno ha detto niente.

E non serve riprendere in mano vecchie tabelle sulla fede calcistica dei telecronisti odierni per avere confema che le strisce neroblù sono tra le più trascurate.

Tranquilli, quanto successo ieri sera non è nulla che possa anche solo lontanamente somigliare ad un occhio di benevolenza nei confronti dei nostri amatissimi.

Semplicemente, i due commentatori hanno fatto il loro mestiere pompando il “loro” prodotto. Che, nel caso specifico, non è nemmeno il commento per Sky, quanto la loro prestazione personale, già messa in scena in una vibrante serata romana di fine Maggio, e riassumibile nei due hashtag in cima ad ogni graduatoria di popolartià odierna:

#laprendeVecino

#lagarracharrùa

int tot 2018 2019

OH ME MISERO, OH ME TAPINO

INTER-PARMA 0-1

Ho finito le metafore, i parallelismi, le figure retoriche.

In compenso, ho scorte abbondanti di giramento di balle e di vomitella.

In ossequio all’instabilità mentale che mi accompagna fin dalla più bionda età, potrei scrivere di un’Inter incapace di regolare una squadretta tutta protesa alla difesa della propria porta, così come di una squadra che il suo l’ha fatto e che si vede scippata per l’ennesima volta da torti arbitrali.

Il problema -mio, non vostro- è che mi riconosco alla perfezione in entrambe le visioni.

 

ANALIZZANDOMI BENE BENE… (cit.)

Non è infatti possibile, come segnala Spalletti stesso, che una squadra arrivi a tirare 28 volte verso la porta avversaria in 90′ senza riuscire a buttarla dentro nemmeno una volta.

E’ poco comprensibile il ricorso pressochè sistematico al cross dalla distanza nel primo tempo (centravanti: Keita), abbandonato in fretta nella ripresa alla ricerca di combinazioni veloci sulla trequarti (centravanti: Icardi).

La sfiga, oltre che la prudenza, ci mettono del loro, visto che ai terzini assenti per acciacchi (Vrsaljko e Asamoah) si aggiunge in corso d’opera anche D’Ambrosio, che per di più riesce nell’impresa di farsi male mentre commette un fallo da ammonizione.

Le fasce sono quindi inzialmente presidiate dal succitato ceruleo e dal migliorabile Dalbert.

Davanti, si parte nuovamente con Keita, preferendo preservare Icardi per la ripresa e per la Champions.

L’idea sarebbe anche giusta, anche se col senno di poi vien da chiedersi se uno tra i due terzini non potesse essere rischiato (Asamoah entra proprio per sostituire il collega che esce azzoppato a metà ripresa).

Facciamola breve: giochiamo una partita non trascendentale, sicuramente migliore di quella che ci ha visto stravincere 3-0 a Bologna, ma non saremmo l’Inter se non fossimo capaci di farci rovinare la vita.

I nostri hanno come detto diversi demeriti: non esattamente assatanati se non per pochi scampoli nei 90′, confusi nel cercare gli attaccanti nelle maniere meno consone alle loro caratteristiche, incapaci di cambiare passo quando la gara lo richiedeva.

E qui ci metto anche il Mister: ho capito che Gagliardini non può giocare in Champions e gode -come tutti gli italiani- di buona stampa (non si spiega altrimento l’assioma per cui “Brozovic può giocar bene solo con lui di fianco“), ma quali peccati dobbiamo scontare per vedere un legnoso medianaccio che fa poche cose giuste, in un mare di lentezza e imprecisione? Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

A parziale discolpa di Lucianino da Certaldo c’è da dire che se i subentranti hanno un’autonomia psicofisica che sfiora il quarto d’ora (vero Politano?), non si può chiedere di più a chi se non altro ha l’alibi di essere stato in campo per tutta la partita.

NUOVA STAGIONE, VECCHI DIFETTI

Fatto salvo quanto detto supra, tocca purtroppo ripetersi, in attesa che una voce ferma e incazzata arrivi dalla Società. Non è scritto da nessuna parte che i fischi arbitrali uno debba “meritarseli” perchè gioca bene.

Che quella arbitrale sarebbe stata una giornataccia come tante altre già vissute, un complottista come me l’aveva capito dopo pochi minuti, quando il portiere Sepe non era stato ammonito per una “furbacchionata” tanto sfacciata da risultare comica: difesa in gravissimo ritardo e corner pronto a spiovere in area, il portiere parmense pensa bene di buttare un pallone in campo giusto per creare confusione e guadagnare qualche secondo.

Lui fa il suo e ci prova. Tu, arbitro dei miei coglioni, lo devi ammonire e far capire che non si scherza. In inglese si usa un’espressione che mi piace molto: to set the tone. Un cartellino che faccia intendere a tutti quanti che acca’ nisciun’ è fesso.

Oh, come no…

Forse i veri fessi siamo noi, visto che l’arbitro Magnaniello fa finta di niente e fa riprendere il gioco. Tanto è l’Inter… chissefrega.

Non indugerò più di tanto sul clamoroso rigore non dato (e tantomeno rivisto al VAR) per fallo di mano di Di Marco. Per una volta sono tutti concordi sulla scabrosità dell’errore. E’ doveroso però segnalare che al VAR c’era Rocchi, che contro di noi fa danni da lustri, senza che nessuno –se non in sparute e subito rinnegate circostanze– abbia protestato.

Ai bei tempi c’era l’istituto della ricusazione anche nel calcio: “io non voglio più essere arbitrato da quel signore, per questo, questo, e quest’altro motivo“. Oggi non è più possibile perchè -udite udite- così si metterebbe in dubbio a buona fede dell’arbitro.

Inutile dire che il mio rancore mi spingerebbe -a costo di mettermi in cattiva luce nei confronti degli arbitri- a salutare ogni designazione con un cahier de doléance personalizzato per il fischietto di giornata.

Altrettanto inutile dire che il file dedicato a Rocchi (dopo i ritiri di Tagliavento e di Rizzoli), sarebbe il più pesante.

Verremmo maltrattati ugualmente, ma se non altro ci toglieremmo la soddisfazione di dire “avete visto? cosa vi avevamo detto?“.

(Torno serio solo un attimo: è giusto che una squadra non possa ricusare un arbitro, perchè in astratto le “grandi” potrebbero fare pressioni sugli arbitri del tipo “mi vuoi arbitrare? va’ che se sbagli contro di me faccio casino e non mi arbitri più, e la tua carriera viene uccisa sul nascere“. Quindi il ragionamento fila. Noi -come in mille altri casi- siamo gli utili idioti che la pigliano inder posto: formalmente nel Club dei “grandi”, ma con il peso specifico di un sacco di piume…)

Tornando al caso specifico, è irrilevante discutere sull’eventualità di cacciare Di Marco in occasione del rigore, visto che la conclusione di Perisic non sembrava indirizzata ad entrare in porta.

Dico irrilevante perchè il ragazzo di proprietà dell’Inter ed all’inevitabile Primo Gol in Serie A centra l’incrocio grazie a un sinistro formidabile, ma con la gentile collaborazione del compagno in kilometrico fuorigioco a impallare un incolpevole Handanovic.

Questo a casa mia si chiama gol avversario annullato, dopo aver beneficiato di un sacrosanto rigore.

 

IL CONTO PER FAVORE

Dopo quattro giornate siamo a quattro punti: una bella merda, non c’è che dire. Dei punti buttati per strada, possiamo pigliarci a ceffoni da soli per il pareggio regalato al Torino dopo il miglior primo tempo della stagione, e ringraziare il Ninja per aver interrotto la barricata bolognese di due settimane fa. Detto ciò, le due sconfitte contro le emiliane sono tanto colpa della nostra insipienza quanto responsabilità della classe arbitrale.

Ed in una giornata in cui basta un disimpegno sbagliato del Cagliari per far dire urbi et orbi che il Milan è l’anti-Juve, mi chiedo retoricamente dove potremmo essere con un paio di rigori a nostro favore e senza il golazo di Di Marco.

Ve lo dico io: a 3, 4, o 6 punti in più, a seconda di voler essere pessimisti, realisti o ottimisti. Con una squadra di minchioni, ampiamente al di sotto delle proprie possibilità di gioco e di realizzazione. Nessuno lo mette in dubbio. Ma la propria minchiunaggine continua a non essere un buon motivo per non lamentarsi dei torti che si continua a subire.

Per vostra cultura ed ulteriore informazione, qui e qui quel che penso, scritti in bella.

…e domani c’è il Tottenham, tanto per arrivarci belli carichi e tranquilli.

Che bella favoletta quella della Pazza Inter…

Brozo Biondo Cicerchia

Tingiti i capelli di biondo va… faccia da pirla! (cit.)