ONE MAN SHOW

INTER-PALERMO 3-1 (Inter vincitrice della Coppa Italia)

Peccato che ci sia la Pulce Messi tra le balle…

Se non fosse che il nanetto argentino è indiscutibilmente il miglior giocatore del mondo, credo che Eto’o meriterebbe un Pallone d’Oro come minimo.

Nella serata che chiude una buona stagione per i nerazzurri, il Re si trasforma da Leone in Mida, trasformando in oro tutto quel che tocca: 3 tiri, due gol e un incrocio dei pali, in un concentrato di efficacia e efficienza da far restare di stucco anche il più convinto seguace del Toyotismo.

Il Palermo gioca molto meglio, poco da dire, ma non è colpa dell’Inter se Pastore e company balbettano al momento di buttarla dentro, o se Julio Cesar e Chivu sbrogliano un paio di “troiai” a testa nell’arco dei 90 minuti.

 Per il resto, mi scappa una riflessione che può apparire blasfema e “sborona” ma non lo è. Come tutti ho ammirato il Barça stravincere la Champions annichilendo anche il Manchester Utd (non proprio gli ultimi degli stronzi) col proprio gioco fatto di trame fitte a centrocampo e azioni manovrate a più non posso: illuminante a proposito un passaggio di Villa a metà ripresa che, ben oltre il dischetto del rigore, passava indietro al compagno appostato fuori area anziché provare la puntata in porta. Cito il Ragionier Filini per dire che “può piacere o non piacere, su questo non discuto”. A me personalmente non fa impazzire vedere ti-tic ti-toc per 90 minuti, ma davanti a tali campioni e tali vittorie un ragionamento del genere non ha molto senso.

Quel che a mio parere va evitata è la deriva massimalista, che invece è già iniziata: pare che ora per vincere-giocare bene-avere successo sia obbligatorio scimmiottare il Barcellona, perché solo quello è vero calcio, solo così si può dire che si è forti, etc etc… Come ricorderete, il nefasto Milan di Sacchi aveva già portato ad estremismi simili, da me ripetutamente denunciati. Come se a fare grandi quelle squadre fosse la bontà degli schemi e non i piedi dei fuoriclasse che li applicano.

Arrivo alla riflessione e al paragone blasfemo-ma-anche-no: senza voler paragonare l’importanza delle due partite (finale di Champions e finale di Coppa Italia), dico però che la partita giocata dall’Inter ieri è una partita da grande squadra, e che i primi due gol sono -a mio giudizio- spettacolari quanto e più dei 48 passaggi orizzontali prima di mettere l’uomo in porta.

Questione di gusti, ovvio, ma come non esaltarsi davanti al pressing coriaceo di Thiagone che sradica il pallone dai piedi avversari, cede a Sneijder il quale imbecca Eto’o che la mette in buca? Ci metti di più a leggerlo che a vederlo realizzato: palla recuperata, 2 passaggi e palla in porta. Il tutto fatto due volte in un’ora, una per tempo. Questa è, a mio parere, l’essenza del calcio: un lampo ed è gol. Ed è, se permettete, la storia dell’Inter. I nostri hanno da sempre lasciato ad altri l’autocompiacimento del giUoco arioso e manovrato, preferendo nel decenni uno stile più rapido ed essenziale.

Vedere l’Inter giocare (e vincere) così mi dà soddisfazione, e onestamente il talebanesimo del tiqui-taqui catalano non fa altro che accrescere le fonti da cui attingere per la sezione “E’ Complotto”.

 Andando oltre, nota di merito per il Principe che entra negli ultimi minuti, timbra il 3-1 chiudendo partita e stagione come un campione del suo livello merita. Ribadisco che l’annata è stata disgraziata, ma che il soggetto in questione ha alle spalle un decennio di stagioni da 20 gol, e che quindi la sfortunata eccezione è  la stagione appena conclusa, non la scorsa.

 Per quanto riguarda il Palermo, meriterebbe solo elogi se non fosse per quello squilibrato del loro Presidente, che grida le peggio cose, accusando l’Inter di non si sa quali misfatti, quando l’errore più grande della partita è l’assegnazione del corner da cui arriva il 2-1, con palla che al momento del cross è uscita di almeno 30 cm.

O coglione, ancora parli? La certezza di una occulta regìa a tinte bianconere dietro a tali esternazioni alberga nella instabile mente da inguaribile complottista di chi scrive.

E’ COMPLOTTO

Come detto, spero che questa coppetta possa dare lustro a un modo diverso di intendere il calcio. Non è scritto da nessuna parte che per vincere sia necessario tener palla per il 70% del tempo, anzi: a mio parere se la tieni solo il 30% e vinci è perché sei molto più bravo degli altri. Loro col pallone fanno masturbazione calcistica, tu prendi palla e vai in porta, eccheccazzo!

A parte quello, non indugerò più di tanto sui commenti ovviamente filo-palermitani dell’intera troupe RAI: sarebbe stato strano il contrario, dato che oltre ad essere avversario di turno di quei noiosi dell’Inter che sono sempre in finale, il Palermo rappresentava in effetti una piacevole sorpresa, arrivando meritatamente in finale dopo aver battuto il Milan nel turno precedente (cosa che ovviamente non ho sentito menzionare in telecronaca).

Collovati che accusa Sneijder di non essere in partita (difficile stare in piedi quando ti arrivano calcioni a destra e a manca ancor prima di ricever palla) e di non essere più quello dell’anno scorso (vedasi alla voce “assist per i primi 2 gol”) fa parte della scenografia da circo Togni, con tanto di fatina restaurata (Paola Ferrari) e orso bruno al guinzaglio (Bisteccone, goliardicamente gavettonato da Matrix nel dopogara). W Palermo insomma, che meritava, che ha giocato meglio, che ha fatto impazzire i suoi tifosi, magicamente lievitati dai 30 mila di inizio partita ai 50 mila del dopogara.

La propaganda mi ha ricordato l’esodo dei milanisti a Barcellona nell’89, per la finale vinta contro lo Steaua Bucarest (mica cazzi…): pare fossero 50 mila, ma con gli anni il numero è aumentato fino a 80 mila.

 Chiudo con l’ennesima cattiveria della stampa, nemmeno Berlusconiana nell’occasione: in settimana la Gazza, come altri media, dà notizia dell “antipatico” (copyright Signor Massimo) incidente occorso a Eto’o, oggetto di cori razzisti da parte di tifosi milanisti in un locale milanese. Come cavalcare la notizia? Sbattendo in prima pagina sulla Gazza di giovedì che Eto’o meditava propositi di fuga da Milano e dall’Inter, avendo qualcuno sentito dire al Re Leone “come posso continuare a vivere qui?”. Notizia per fortuna tempestivamente smentita in giornata tanto dal club quanto dal giocatore, ma intanto un po’ di merda è arrivata al ventilatore e si è sparsa in giro…

 Signori, un’altra stagione è finita, un altro triplete è arrivato (non proprio come il primo, lo ammetto, anche se mi è piaciuto moltissimo sentire Moratti rispondere a Varriale “mini triplete un ca…volo!”) e si spera che il ciclo continui.

Mo’, per usare francesismi, mi sciacquo un po’ dalle palle, pronto però a viziare di nuovo l’etere informatico se ne sentissi l’irrefrenabile impulso.

 Dormite preoccupati!

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco...

Per il ragazzo, 37 gol in stagione. Scusa se è poco…

CLOSING TIME

INTER-CATANIA 3-1

Vittoria bella, allegra e serena nell’ultima giornata di campionato. Il Cholo Simeone torna a San Siro e riceve il doveroso tributo dal pubblico che l’ha amato per due anni e rimpianto per il biennio successivo, vedendolo giocare e vincere in maglia-Lazio dopo che lo scellerato Lippi lo mise alla porta “perché creava problemi in spogliatoio”.

Amarcord a parte, i ragazzi ci mettono l‘impegno, considerando quella contro il Catania la prova generale della finale di Coppa Italia di domenica prossima. L’applicazione è ripagata dai gol, a dire il vero favoriti da un Catania un po’ troppo svagato, e Pazzini può aggiungere due tacche alla sua Colt in meno di un’ora di gioco. Il primo gol arriva dopo un contrasto deciso di Kharja contro un non altrettanto volitivo avversario, che fa arrivare palla al Pazzo: esterno destro e palla sul palo lungo, talmente bello che dalla TV la mia prima impressione è che avesse segnato Stankovic. Dico questo perché, a mio parere, Stankovic è uno di quelli che i gol li fa sempre “belli”; di più: credo che lo stile di gioco dello zingaraccio dovrebbe essere mostrato nelle scuole calcio, visti gli ottimi fondamentali, la struttura fisica e la giusta cattiveria agonistica del soggetto in questione.

Chiuso l’inciso elegiaco nei confronti del Drago, torno al Pazzo per sottolinearne la gragnuola di gol (11) in soli 5 mesi: acquisto azzeccato, non c’è che dire, stante soprattutto la stagione balorda di Milito. Anche nell’ultima di campionato si è visto che il Principe cercava di segnare in tutti i modi, soprattutto dopo che il suo dovere l’aveva fatto con l’assist a Pazzini per il 2-0. E invece “ciccia”, è proprio vero che il gol più lo cerchi e meno lo trovi… Egoisticamente parlando spero che non sia convocato per la Copa America e che possa quindi farsi una bella vacanza e una preparazione come Cristo comanda, onde evitare l’ecatombe di stiramenti sofferta negli ultimi mesi… Stesso pensiero per il Cuchu, arresosi all’ennesimo guaio muscolare nell’ultimo allenamento, ma ancora ignaro della sorte che lo attende (“incerti i tempi di recupero” recita il copione in questi casi). Il concetto è ovviamente applicabile a Samuel, appena rientrato dopo un semestre di attesa causa ricostruzione del crociato, e al buon Capitano, eterno e indistruttibile quanto si vuole ma pur sempre prossimo alle 38 primavere…

Ovvio che la speranza di un meritato riposo per i “miei” campioni si mischi a una buona dose di egoismo, visto che “casualmente” abbiamo deciso di regalare a Panchito qualche giorno di salutare aria montana verso la metà di Luglio. E se uno dice “montagna” pensa subito al Trentino. E se uno dice “Trentino” pensa subito a Pinzolo, dove guarda caso i ragazzi si troveranno a sgambettare più o meno in quei giorni. Morale, quanta più gente non sarà convocata in Sudamerica, tanto più Panchito avrà occasione di vedere i suoi idoli da vicino.

Cosa non si fa per far contenti i bambini…

Tornando per un attimo ancora al match, resta da segnalare la sabongia con cui Nagatiello timbra il 3-0 (secondo gol personale e relativo inchino face to face con Zanna) e l’inguacchio difensivo (leggasi fuorigioco sbagliato) che permette al Catania di fare il gol della bandiera.  Triplice fischio finale e “liberi tutti”.

Per il Campionato ci vediamo a settembre; per la Coppa Italia ma racumandi…

  

E’ COMPLOTTO

Clima di smobilitazione, quindi poco da rilevare. Qualcuno dica a Caressa che Samuel si è infortunato a Novembre e non Settembre, e che quindi è rientrato in campo dopo 6 mesi e non 8; cazzate, lo so, ma per uno che si fa vanto di conoscere regolamenti e statistiche a menadito, e che non perde occasione per farne sfoggio saccente, beccarlo in castagna dà ancor più soddisfazione. Per quel che riguarda i cugini, rimando ai link condivisi in settimana per ribadire “certe caratteristiche”. Mi limito solo, ad abundantiam direbbero gli azzeccagarbugli, a esprimere il mio sconcerto per la sfilata del Meravigliuosi chez Dolce & Gabbana, per quella che era una vera e propria sfilata di moda con presentazione di book fotografico sui giocatori annesso. Ora, io capisco che al giorno d’oggi il calciatore abbia un impatto a livello di immagine che non può essere ignorato, ma vedere come la dirigenza del Milan cavalchi l’onda è una roba che mi disgusta ogni volta di più.

Per il resto, concludo dicendo che l’Inter ha il miglior attacco della Serie A, pur avendo segnato Milito solo 5 gol: ciò non toglie nulla allo scudetto rossonero –come già detto meritato-, ma fa capire che l’Inter c’è e ci sarà, a patto di non dare credito illimitato agli attuali campioni. Non facciamo come “quelli là” insomma, che hanno esposto l’immenso Maldini a figuracce indegne del suo nome facendolo giocare fino a 40 anni, con le ginocchia che scricchiolavano ad ogni passo…

Non vorrei insomma dover arrivare a citare il sommo: “appendi le scarpe al chiodo… meglio adesso che sei un mito, da domani sarai un peto!

 

LE ALTRE

L’Udinese stra-merita il quarto posto e festeggia, arrivando a rendere simpatico anche un pretino falso modesto come Guidolin. Di solito non lo reggo, ma è innegabile che abbia costruito un gioiellino, godendo anche della fiducia della società dopo le 4-sconfitte-4 nel primo mese di Campionato. Da vedere ora quanto il giocattolino verrà smembrato e come si presenteranno ai preliminari di Champions, dove il rischio di beccare qualche squadrone (tipo Arsenal, per dire…) comunque esiste. Ad ogni modo, giù il cappello ai bianconeri friulani, e sinceri complimenti anche a Reja. La sua Lazio è arrivata a un soffio dal 4° posto avendo una squadra che si è aggrappata a pochi giocatori di qualità (Hernanes, Zarate quando c’ha voglia, Mauri) ma che ha cavato fuori il massimo da tutti. ‘A Maggiga ripartirà dall’Europa League, forse con Ancelotti neo-licenziato dal Chelsea, mentre la Juve avrà la settimana libera, potendosi concentrare solo sul Campionato, con chierichetto Conte in panchina. Non dico altro per non maramaldeggiare…

 

WEST HAM

Tanto per non lasciar dubbi, l’ultima giornata in casa finisce con l’ennesima sconfitta: un bel 3-0 che non aggiunge niente alla tristezza di una stagione iniziata come l’Udinese (0 punti nelle prime 4 o 5 giornate) e continuata come la Sampdoria. Fate voi…

Gran bello!

Gran bello!

TANTO PER ROMPERE I COGLIONI

CESENA-INTER 1-2

Il Perozzi chiedeva: “come si chiama il contrario del senso dell’umorismo?” e il solerte Necchi rispondeva serafico: “il senso di rompere i coglioni!”.

Si parlava del figlio del primo, Lucianino.

Ecco, sabato l’Inter ha giocato a fare Lucianino, il bambino antipatico, saccente e dispettoso, con l’unico scopo di rompere le uova nel paniere alla squadra dei Meravigliuosi già pronti a festeggiare in un Meazza apparecchiato a festa, con tanto di Presidente in tribuna (quando c’è da festeggiare, lui sempre presente!).

Magra consolazione invero, vista la pochezza della prestazione (si chiama furto con destrezza) e ancor più considerata l’inutilità dell’impresa (qualcuno svegli Leo e gli dica che lo scudetto è bello che andato da dopo il Derby). Però… intanto comincia a vincere, direbbe il rancoroso sciur Ambroeus al bar, anche solo per mantenere il secondo posto e tanto per non perdere l’abitudine.

E per vincere si è vinto, poi stai a guardà er capello sul “come”… Una partita di rara impotenza, che non mi ha visto nemmeno insultare i nerazzurri, quasi che l’apatìa degli 11 in campo fosse contagiosa. Volerò quindi molto alto sulle ormai frequenti amnesìe difensive della premiata ditta Lucio-Ranocchia (in due guardano la palla e non il centravanti, in due mancano l’anticipo, col risultato che Igor Budan segna il primo gol in stagione), stenderò un pietoso velo sulla contabilità di morti e feriti a metacampo (Deki e Sneijder out, Motta al rientro ma poco più che deambulante), e tacerò sulla stitichezza dell’attacco (fatico a ricordare un tiro in porta prima dei cross della disperazione per le appendici corporee di Pazzini).

Concentrerò le residue sinàpsi su un paio di temi:

la doppietta del Pazzo, pazza di suo, ci fa capire quanto il calcio sia inopinato e tutto sommato ingiusto (il Cesena fin lì aveva stra-meritato la vittoria) e soprattutto ha palesato l’essenzialità di un appiglio cui aggrapparsi là davanti quando le cose non girano.

E’ un concetto che ripeto da tempo, e che l’Inter degli anni 2000 dovrebbe conoscere fin troppo bene, avendo vinto partite e scudetti lanciando lungo per il Vieri o l’Ibra di turno.

Perché -diciamocela tutta- a giocare come il Barça son buoni tutti con quel popò di giocatori che si ritrova, ma il ti-tic ti-toc tra i piedi incespicanti di Mariga e Pandev non viene così bene. E se Eto’o vive un momento di umanissima stanca, viva il lancio alla spera-in-Dio sul centravanti e che ci pensi lui.

E lui, fuor di metafora il Pazzo, non si fa pregare: dopo aver preso la mira con un paio di capocciate fuori misura, prima inventa un gol trasformando il lancio della disperazione in un’uncinata di destro (altro che delizioso assist di Eto’o, come ho sentito in cronaca), e poi capitalizza al meglio il bel cross di Maicon con la specialità della casa (cabezazo! direbbero in Argentina).

La mia fallace e velleitaria goduria l’ho sfogata contro una cinquantenne milanista che vedeva la partita in un baretto di Riccione accanto a me. Insieme a lei il marito agnostico, la figlia compagna di fede e il figlio sano (cioè interista).

Latroia, questo il nome dell’elegante signora, ha passato una buona mezzora a insultare e sfottere i nerazzurri, tra un “che schifo che fate”, un “ma come avete fatto a vincere tutto l’anno scorso” e un “noi domani andiamo in Duomo a festeggiare”.

Dato che siamo in tema di citazioni da cinema comico, al 38° “coglionazzo” (…) Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie (al min. 5.45 l’irrinunciabile citazione), con il sottoscritto e il figlio sano nei ruoli dei coniugi Fantozzi, a scelta nell’ordine.

Con gli occhi iniettati di sangue abbiamo quindi seguito quello strazio di partita in attesa di un segno del cielo, o più prosaicamente di una botta di culo.

E se al pari di Pazzini il pugno stretto e l’urlo soffocato è stato appena udibile, al raddoppio lo sguardo è andato dritto verso Latroia e il “Goool!!” urlato di piena gola è stato talmente in sincrono da far impallidire coreografi del calibro di Don Lurio.

Latroia a quel punto ha messo su il disco del “che culo che avete, è scandaloso”, a cui io, troppo educato per suggerire alla Signora itinerari alternativi per l’indomani (Viale Zara, Melchiorre…) ho replicato citando a piene mani la zuccherosa empatìa Leonardiana: “Signora, è il cuore, c’è tanto spirito di squadra nel gruppo, sono tutti uniti come fratelli”.

Il figlio sano ghignava come un matto, mentre Latroia era troppo piena di bile –o forse solo troppo poco intelligente- per capire che la mia era una bonaria presa per il culo.

Ho poi chiesto scusa per l’immondo furto calcistico al barista romagnolo e filo-cesenate, che si era goduto lo (avan)spettacolo ridendo sotto i baffi.

Che dire, in tempi di magra ci si diverte con poco…

E’ COMPLOTTO

La visione della partita è stata funestata dall’assenza di Sky e soprattutto dalla presenza di Mediaset Premium. Ora, io sono di parte, malato, complottista, tutto quel che volete, ma dico: è mai possibile che le tipe (femmine) di Mediaset siano fatte tutte con lo stampino? Tutte uighe, labbroni da ovolollo d’ordinanza, capello fluente e spalla (quando non di più) bene in vista? Voglio dire, la D’Amico è un gran pezzo di figliola ma mi pare abbia un altro gusto, un’altra classe.

Va beh, parliamo d’altro…

Apprendo dalla Gazzetta che Thiago Silva è senza dubbio il difensore più forte del mondo (questionabile, ma tutto sommato è molto forte, ed è il vero pilastro della difesa del Milan). Nello schemino in cui mostrano la sua posizione nella retroguardia rossonera e brasiliana, la mia attenzione va sul secondo riquadro. Chi è schierato come terzino destro nella Seleçao? Forse quello che viene definito da 5 anni il-miglior-laterale-destro-del-mondo (Maicon, per i non addetti)? No, Dani Alves, dello splendido Barcelona, che, tanto per dire, nel corso degli anni in Nazionale ha anche provato ad essere scherato a sinistra, pur di lasciare a Maicon la fascia di competenza. Altro colpo di genio: chi è il collega di reparto di T.Silva in mezzo alla difesa? Lucio, peraltro anche capitano del Brasile? Sì, ma tra parentesi viene messo il nome di David Luiz, promettentissimo ricciolone del Chelsea. Ora, non che Alves e Luiz siano due pippe, tutt’altro, è solo che quando si parla di qualcuno (noi) c’è sempre la fortissima concorrenza degli altri, mentre quando si parla di altri (loro) sono sempre i migliori del mondo. Gente che fino a 9 mesi fa (Mondiali in Sudafrica), in Nazionale manco era stata convocata (ask Thiago Silva and Pato for references).

Finisco dicendo la mia sul digiuno di 40 giorni di Pazzini; statistica che ha la stessa base scientifica della seguente: “L’Inter non batte la Dominante di Monza da 103 anni”. Per la cronaca, l’Inter non ha mai giocato contro la Dominante, e Pazzini negli ultimi 40 giorni aveva giocato un totale di circa 200 minuti (che fa 2 partite e qualcosa). In ogni caso, doppietta e doppio pernacchione per la gioia di Panchito (il cui nuovo refrain è èpazzopazzogol, èpazzopazzogol!).

LE ALTRE

Il Milan piega il Bologna con un gol del bomber Flamini in apertura e si appresta a vincere uno scudetto comunque meritato. Sono in testa da metà novembre, hanno di gran lunga la miglior difesa (il miglior attacco viene citato solo quando ce l’hanno loro, ma a sto giro è ancora dell’Inter), hanno dimostrato di poter fare a meno anche di Ibra, onestamente quasi assente nel girone di ritorno. Quindi è meritato. Poi, se vogliamo dire che tutti gli altri hanno giocato a ciapa no, Inter in primis, sono il primo ad essere d’accordo.

Sappiamo quindi come andrà: celebrazioni di durata trisettimanale, da estendere a un bimestre nella malaugurata ipotesi di una doppietta con la vittoria in Coppa Italia.

Celebrazioni che per fortuna mi arriveranno solo come lontana e fastidiosa eco, stante la mia assenza da casa e da questi schermi per una settimanella lavorativa che inizierà proprio il prossimo weekend…

WEST HAM

Sconfitta contro il Mancio, 2-1 che poteva essere 4 o 5-1 senza nemmeno sforzarsi troppo: la traversa e il senso di pietà hanno fatto il resto. Onestamente vedo più facile lo scudetto all’Inter che la salvezza degli Hammers. Ed è tutto dire…

Lucianino col su' babbo

Lucianino col su’ babbo

THE PARTY IS OVER

INTER-SCHALKE 2-5

…E dopo aver mostrato all’Italia intera come non si gioca un Derby, ecco palesato a tutta Europa come buttare nel cesso una stagione.

Si chiude, in una fresca serata d’Aprile, il ciclo dell’Inter post Calciopoli: 5 scudetti, una Champions e una manciata di altre Coppe assortite resteranno a imperituro ricordo della grandezza di questa squadra.

Una partita iniziata come meglio non si può (Deki ripete il miracolo di Genova e insacca da metacampo dopo soli 30 secondi di gioco), viene invece gestita “alla cazzo”.

Di testa in area non ne prendiamo una e, al primo calcio d’angolo, giochiamo alle belle statuine. JC deve avere una catena che lo tiene legato alla linea di porta, visto che non esce nemmeno sui cross che arrivano nell’area piccola. Così è costretto a fare il miracolo sulla prima conclusione dei crucchi, per poi capitolare subito dopo, stante l’immobilismo di 4-5 compagni incapaci di spazzare l’area.

Ci sono ancora 70 e passa minuti da giocare, e davanti si costruiscono anche belle cose: Milito viene fermato mille volte per fuorigioco e quando è in posizione regolare è spintonato in area con annessa querimonia del mio settore: “arbitrobastardoèrigore!!!”; Eto’o segna su servizio di Maicon ma once more in offside, e infine dopo bell’assist di crapa lustra Cambiasso, il Principe si riprende l’Europa, lasciata a Madrid 9 mesi fa.

2-1 e partita riacciuffata per i capelli, malgrado la sostituzione di Stankovic dopo un contrasto nel quale rimedia anche un giallo. Nemmeno chi è interista navigato come me (e quindi fine conoscitore della psiche malata di questa squadra) può però presagire quel che accadrà nell’ora successiva. Intanto, dopo un’incursione infruttuosa T.Motta lascia il “buco” a centrocampo e da lì parte il contropiede tedesco, con tal Edu che prima tira di destro (sporcato da Chivu e respinto a mano aperta da JC) e poi mette in buca il 2-2 con un esterno sinistro che si infila tra palo e arti nerazzurri assortiti.

Bucio di culo, ma noi coglioni come pochi…

L’intervallo serve solo a fare un po’ di training autogeno tra i “colleghi” di settore, nel cui caleidoscopio di dialetti e improperi emerge l’incredulità per quanto visto, ma al tempo stesso la fiducia nel poter raddrizzare quel che al momento pare un brutto risultato (tocca citare ancora gli amati Pearl Jam: “if I had known then, what I know now…”) .

La speranza non è nemmeno troppo lontana, se si pensa che nei primi minuti Milito si divora il 3-2 così come Eto’o poco dopo (non è un tiro, non è un cross…). La partita offensiva dell’Inter però di fatto finisce lì (salvo un miracolo del loro portiere sull’unica azione personale riuscita al Re Leone). Prosegue come e peggio di prima invece quella difensiva: i crucchi vengono giù da tutte le parti, segna Raul (con tanti saluti a Superpippa) dopo un insensato tentativo di anticipo di Chivu a metacampo che lascia Ranocchia solo contro lo spagnolo. Il giovane difensore italiano, forse un po’ troppo presto ribattezzato “il nuovo Nesta” va in bambola completa, segnando il clamoroso autogol del 2-4. Poco dopo Chivu-che–si-sente-centrale-e-non-terzino-sinistro rimedia la seconda esplusione in tre giorni giocando da stopper (il “rosso” è invero questionabile, come in generale la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro inglese Atkinson) e lascia i compagni in 10.

Entra Cordoba come nel derby, al posto di Kharja che a sua volta aveva sostituito Stankovic. Il vecchio Ramiro si fa vedere poco e male, ciabattando l’ennesima occasionissima tedesca sui piedi della loro ala, che mette in moto Edu (doppietta stasera, l’anno scorso giocava in Corea, per dire…) per il 5-2.

Poco da aggiungere a commento di ‘sta partitaccia: inutile citare il sommo José Mourinho detto Special One (“la Champions è la competizione dei dettagli”); più pertinente rifarsi al compianto Franco Scoglio detto ‘O Professo’ (“a voi vi mancano i basilari”).

Quando hai una difesa inguardabile al centro, quando il tuo terzino-migliore-al-mondo-nel-suo-ruolo deambula per il campo e si fa notare solo per le rimesse laterali sbagliate, quando il tuo trequartista gioca in guerra col mondo e cerca sempre la giocata più difficile, incapace di capire che quando non è serata è meglio limitare i danni e giocarla facile, quando il tuo centrocampo ha un’autonomia fisica che sfiora la mezzora (del primo tempo), quando in tre parole giochi-di-merda, non puoi che perdere. E perdere male. La vogliamo dir tutta? Al ritorno, più che fare i 4 gol necessari per passare il turno, sarà difficile non subirne nemmeno uno.

 Che ora la società abbia la lucidità e la decenza di non annacquare i sogni e le illusioni e agisca di conseguenza: per sopraggiunti limiti di età, di fisico o più semplicemente di rendimento, la squadra è da rifondare. La difesa senza Lucio e Samuel, e con la complicità dello schema dell’ammore, è allo sbando: c’è da non bruciare Ranocchia, e da guardarsi intorno per un serio terzino sinistro (tipo Criscito).

Il centrocampo, che come “nomi” sembrerebbe essere a posto, ha dimostrato purtroppo che Cuchu-T.Motta-Stankovic in una stagione possono giocare contemporaneamente non più di 10 partite. L’età è avanzata (anche se non avanzatissima), ma il fisico e la propensione alla recidiva sono il minimo comun denominatore di tre granidissimi giocatori, sui quali però non si può costruire un futuro per quanto prossimo. Vanno tenuti, ovvio, ma patti chiari e amicizia lunga: prendi Hernanes e uno tra Poli e Palombo e li fai girare tutti. Davanti, se Milito recupera (ieri sera bene a parte il gol mangiato a inizio ripresa) è dove abbiamo meno problemi. Chiaro che uno come Sanchez o Tevez fa sempre comodo, ma le priorità vanno date agli altri reparti.

E infine l’allenatore: pur apprendendo di un faccia-faccia molto lungo nel post partita tra Leo e il Signor Massimo, credo che avremo lo stesso allenatore anche all’inizio della prossima stagione: l’ha scelto Moratti in persona, e in quanto tale gode della fiducia del Presidente. In altre parole, un altro nelle sue condizioni (perdi Derby-scudetto e Champions in tre giorni) sarebbe uscito con le valigie da San Siro. Come detto tante volte, tanta simpatia umana per Leo, poca fiducia tattica. E se questo nel breve periodo può essere secondario (empatìa, joia e bellèssa a coprire le carenze in materia di diagonali e raddoppi), alla lunga avere una difesa zemaniana è come giocare a ciapa no.

E soprattutto in coppa non puoi sempre e solo sperare di farne uno più degli altri.

E dire che era cominciata così...

E dire che era cominciata così…

BAYERN MUNCHEN (*), INTER AST (**)!!

BAYERN-INTER 2-3

(*) München: “forse” in lingua farsi.

(**) Ast: “c’è” in lingua farsi.

Partita pazza, titolo pazzo.

Prima considerazione: esultare sottovoce è difficilissimo, ma d’altra parte far pigliare un infarto a un bimbo di tre anni che per giunta è tuo figlio non è il massimo della vita.

I poveri cuscini del salotto hanno quindi assorbito lo il mio sfogo che, non potendo essere vocale, è stato fisico.

Tentando una sottospecie di analisi tènnica della partita, con gli occhi ancora annebbiati dall’adrenalina, possiamo dire che il Bayern ha sì avuto diverse palle gol, ma noi ci abbiamo messo del nostro mica da ridere…

Pronti-via e Pandev fa la prima delle 2 cose giuste di tutta la partita, imbeccando Eto’o sul filo del fuorigioco per l’1-0 tra le gambe del portiere. In tre minuti si annullano due settimane di ambasce e preoccupazioni sul come ribaltare una sconfitta casalinga. Siamo pari, si inizia adesso.

Peccato che, come e anzi peggio dell’andata, Julione decida che è tempo di cappelle, e su altro tiro non irresistibile di Robben la combina peggio di Bertoldo in Francia, facendo Ciccio-Saponetta e permettendo a Gomez di uccellare in porta l’1-1. Il bestemmione credo sia scappato anche a tutti i prelati interisti del globo terracqueo.

Poco dopo ci dice pure sfiga, perché su una delle prime (ma senz’altro non delle ultime) palle perse da Pandev la ripartenza tedesca trova il rimpallo malandrino di Thiagone  che piazza Muller davanti a JC, stavolta incolpevole nel raccogliere la palla in fondo al sacco. 2-1: tocca fare due gol in un’oretta, ma soprattutto è vitale non prenderne altri.

Fino a quel momento, i tedeschi si sono ritrovati due regali (uno del nostro portiere, l’altro della dea Eupalla) ma non hanno creato particolari problemi alla nostra difesa.

Da lì in poi invece, costretti ad attaccare per ribaltare il risultato, lasciamo voragini dietro e giochiamo confusi anche nei disimpegni che appaiono più facili. Julio torna campionissimo stoppando Ribery da solo in area, poi a momenti fa un altro frittatone in collaborazione con Ranocchia: l’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa, la palla rimane lì e Muller la tocca beffarda verso la porta: gli dèi questa volta ci assistono e la boccia ballonzola sulla linea per attimi che paiono infiniti, prima che la carambola tra nostro difensore e loro attaccante generi un “palo-interno-e-fuori” che mi fa perdere il primo dei 10-15 anni di vita smaltiti in meno di due ore.

Cervellotica anche la gestione dell’ultima palla del primo tempo, coi nostri che invece di sparare in area per vedere l’effetto che fa, cincischiano a metà campo facendosela portare via e generando l’ennesimo caos a 2 metri dalla nostra porta, con conseguente attacco alle coronarie di chi scrive.

L’intervallo porta come al solito qualche attimo di pseudo lucidità, e penso tra me che se già all’inizio non avevo buone sensazioni, appreso con incredulo sgomento dell’assenza del capitano causa attacco influenzale, adesso le percentuali di miracolo si affievoliscono col passare dei minuti. Eto’o davanti è troppo solo, Pandev dopo il bell’assist è stato francamente nullo, e il centrocampo pare non reggere il ritmo tedesco (Thiago e Cuchu al rientro, Deki in uno stato di forma “migliorabile”).

Inizia la ripresa e quantomeno loro paiono un po’ placati, o forse siamo più attenti noi. Fatto sta che la prima parata (ottima peraltro) di Julione arriva sul bel sinistro al volo di Gomez al quarto d’ora, e l’impressione generale è che i “tedeschi facciano i veneziani” e non siano più uniti e compatti come nel primo tempo. Tutti vogliono far gol da soli e giocano poco d’insieme.

Un segno? Forse; fatto sta che pochi minuti dopo, Sneijder rasoia in porta un destro dal limite, dopo essere stato sapientemente servito da Eto’o, a sua volta ben imbeccato da Coutinho. Sì, era entrato anche Coutinho: vista l’assenza di Milito e Pazzini ce la siamo presa anche coi bambini…

Il 2-2 cambia per l’ennesima volta il “morale” della partita: manca ancora mezz’ora, loro paiono aver dato il meglio e forse non sanno bene se arroccarsi a protezione del pareggio che li qualificherebbe o cercare il gol della sicurezza. Noi invece non abbiamo altre opzioni se non quelle di caricare sempre più a testa bassa, chè di calcoli da fare ce n’è pochi. Tocca segnarne uno e non prenderne. Pandev è bravo nel ricevere il lancio di Sneijder, ma dopo essersi girato liberandosi del marcatore tira alto sulla traversa: fa bene la cosa difficile, ma male la cosa facile. Per dire come ha giocato, dopo il tiro gli ho gridato “Bravo! Almeno hai tirato!”.

Siamo al serrate finale, con Wesley al tiro due volte: il primo è un sinistro largo, il secondo è un bel destro che sbatte sulla schiena di Pandev, che mi fa citare il Perozzi di Amici Miei quando incontra il figlio rompicoglioni nel corso delle sue zingarate “ma che, passi sempre qui te??”.

Devo dire la verità, ho anche pensato ad un’altra cosa nello stesso momento: con la stronzata che hai fatto (il tiro di Sneijder sembrava davvero quello buono) hai un solo modo di farti perdonare… Ma sono i classici attimi di lucidità in un mare di follia.

E invece, dato il tempo a Ranocchia di fare l’intervento salva-partita (solo contro tre del Bayern ruba palla ed esce in ripartenza manco fosse Beckenbauer!), Pandev si fa trovare al posto giusto dopo che Eto’o (ancora lui!) conquista un pallone a cui credeva solo lui e lo allarga sulla destra. Il sinistro del macedone è quello che tecnicamente definisco “a voragine”, e disegna un bellissimo arcobaleno nella notte bavarese, prima di infilarsi sotto l’incrocio alla destra di Kraft, portiere-sottiletta.

Momento catartico, il calcio è strano, proprio lui… Lascio a ognuno il proprio commento, fatto sta che gli ultimi minuti li vivo in piedi a 1 metro dalla tele, se non altro per pietà dei cuscini martoriati.

E’ finita, passiamo noi, con un’impresa vera e propria per come si era messa la partita. La goduria è massima, e rido di gusto sentendo Leonardo preso bonariamente in giro da Vialli-Caressa-Rossi (“adesso ci dirà che è un calcio di amore e cuore…”) e poi sentendolo definire testualmente “della Madonna” il gol di Pandev.

Non avremo mentalità europea, non avremo la Champions nel DNA, non ci emozioneremo sentendo la musichetta, eppure siamo tra le 8 migliori d’Europa. Noi.

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza...

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza…

PAPA’ MI SCAPPA

 FIORENTINA-INTER 1-2

Partiamo dal vero protagonista della serata: dopo Inter-Palermo, il cecchino risolve la partita nello stesso modo, con tempismo perfetto e cogliendo tutti di sorpresa.

Il bello è che è ancora giovane e può crescere ancora, migliorando la naturalezza dei movimenti e fluidità di manovra di uscita.

No, non sto parlando di Pazzini, ma di Panchito.

Anche ieri, grossomodo allo stesso minuto della ripresa rispetto alla partita col Palermo, ha riproposto il pezzo forte della serata –che dà il titolo a questa sbrodola- e mi ha fatto assentare un paio di minuti, per tornare in postazione-divano con un simpatico 1-2 a campeggiare sull’angolo in alto a sinistra dello schermo. “Pancho…ma ha segnato l’Inter!” e lui, serafico “Eh sì” come a dire… cazzo credevi, pirla?

Morale, tre punti scolpiti nella roccia, che ci tolgono definitivamente quel fardello da malattia mentale del “dobbiamo recuperare delle partite, quindi in teoria saremmo qui in classifica, ma se non vinciamo siamo qui, o forse anche qui…”. Fine, siamo a -5 dai cugini, e -2 dal Napoli che non può essere trascurato, pur se ho i miei dubbi di una sua effettiva tenuta fino a primavera.

Inizia una fase di campionato con un calendario obiettivamente favorevole a noi e che avrà il suo apice nel derby del 3 aprile. La mia tabellina prevedeva (rectius auspicava) di arrivare a questo punto con 1 o 2 punti in più (avevo preventivato due pareggi a Udine e Torino e non zeru punti…) ma insomma siamo ancora lì, e la speranza, nemmeno tanto inconfessata, è ancora quella di poter vincere il derby e contemporaneamente agganciare i cugini. Certo, la differenza che passa tra la tabella e il far castelli per l’aere è sottile, quindi meglio non soffermarsi troppo.

Tornando a ieri, prendo atto della timidezza e spaesatezza  (che non si dice, ma mi serviva per la rima) di Nagatomo, che per tutto il primo tempo non sa bene cosa fare ed è ancora un corpo estraneo alla squadra: esemplificativa la sua posizione nel contropiede che porta al nostro 0-1: in pratica si butta nel mezzo e fa il centravanti (!) e pur creando scompiglio nella difesa viola (che infatti si auto-segna con Camporese) palesa una certa disomogeneità col resto della squadra. Poco da dire, va fatto giocare e rivalutato tra qualche partita.

Per il resto, Eto’o gioca molto lontano dalla porta, pur essendo protagonista nelle due azioni da gol (tocco in mezzo su cui come detto carambola il terzino viola e sapiente imbeccata per il 2-1 del Pazzo dopo aver ubriacato un paio di avversari), il Pazzo toccherà 4 palloni in 90’, ma riesce a metterne in buca uno; quel che non mi ha convinto è stato il centrocampo, troppo pretenzioso con Sneijder impegnato a sfidare la legge di impenetrabilità dei corpi e Cuchu-Deki meno affiatati del solito. In difesa Ranocchia fa un partitone, e Maicon si conferma “stampella mentale” dell’Inter: 10 anni fa buttavamo palla in avanti sperando che Bobo si scrollasse gli avversari di dosso e scaricasse in gol, adesso allarghiamo sulla destra e facciamo viaggiare il cavallo, salutandolo con “oh, ci vediamo tra 50 metri”. Lui fa il solito, cioè un partitone in termini di corsa-progressione-cross. Non chiediamogli di “pensare” da regista classico –anzi, proibiamoglielo proprio-, l’è no el so’ mesté… Peraltro è lui a sfiorare l’1-2 a fine primo tempo dopo bel triangolo con Stankovic in area.

Nella ripresa la Viola cala un pochino (nel primo tempo ha senz’altro meritato più di noi) e l’Inter pare crederci di più; dopo il nuovo vantaggio, sarà stato il mix propiziatorio Panchito-cesso ma sono sempre stato tranquillo, ragionevolmente sicuro che la vittoria non ci sarebbe scappata.

Nota di merito per Leo, negli ultimi giorni un po’ più barzotto e meno amico di tutti. Sia chiaro, non sarà mai uno sfanculatore di professione come i suoi 2 predecessori. No, Leo è un “amico del mondo” ed ha un approccio più uggeggé con tutti, però, essendo sveglio, ha cominciato a rendersi conto di quanto la gente non si aspetti altro che una caduta dell’Inter per azionare i comandi del cassone e rovesciare tonnellate di terra e fango sulle nostre candide vesti.

Dopo 13 anni di Milanello Bianco, welcome to hell, Leo!

 

LE ALTRE

Detto che mi dispiace sempre quando perde la Fiorentina (ancor di più con Sinisa in panca) gioisco per la mia “altra seconda squadra”: il Genoa vince il derby e può vantarsi del primato cittadino. Poco da dire sull’en plein delle italiane in Champions League: la Roma, poverina, è in piena crisi d’identità e il gommonaro Lucescu ci ha sguazzato bellamente, mentre il Milan-con-la-Champions-League-nel-suo-DNA s’è fatta uccellare in casa dal Tottenham che abbiamo imparato a conoscere a nostre spese, ma che nell’occasione aveva fuori la sua stella indiscussa (quel Bale che ha fatto piangere la nostra difesa due volte in 15 giorni) e un altro paio di “buoni” a mezzo servizio (Modric gioca gli ultimi 20’, pennellone Crouch segna all’80 giocando dopo un’infiltrazione). Vorrei tacere per umana pietà su Gattuso in guerra con tutti, ma non posso non rilevare qualche differenza con l’altro esecrando episodio che ha visto uno dei nostri (Chivu) protagonista pochi giorni fa: nel nostro caso si è trattato di un censurabilissimo black out di pochi secondi, giustamente punito con 4 giornate e simbolicamente (e credo anche pecuniariamente) condannato dalla società, che ha rinunciato a fare ricorso contro la sentenza. Ringhio –che per inciso adoro- ha una reuptazione di simpatico mascalzoncello che lo ha portato negli ultimi 10 anni a poter randellare e sfanculare tutti (avversari e arbitri compresi) perché “è fatto così, gioca col cuore ed è il suo punto di forza”.

Patetica poi la pantomima della “continua e gravissima provocazione dello squalo Jordan” (“Fuckin Italian Bastard”) alla quale il garibaldino Ringhio ha reagito da italiano colpito nell’orgoglio. Rimando a post migliori per una valida disamina degli eroi nazionali dei tempi moderni (http://www.bausciacafe.com/2011/02/16/heroes-letto-con-accento-scozzese/) e faccio solo presente che questa simpatica manovra arriva non dalla società A.C.Milan, ma dall’intiera stampa prona e asservita alla squadra del padrone: come dire, in Via Turati non devono nemmeno sporcarsi le mani, il lavoro sporco lo fanno gli altri…

Ah, chiusa finale: Flamini fa un intervento a piedi uniti che mette KO un avversario, costretto a uscire e rivisto in panchina con stampelle e borsa del ghiaccio stoicamente sporca di sangue. Roba che se lo fa Materazzi scatta la lapidazione seduta stante. L’italo-francese invece -altro esemplare della lunghissima tradizione di centrocampisti rossoneri spesso fabbri-ferrai e raramente sanzionati, iniziata con Albertini e Ancelotti e degnamente proseguita con Ringhio e Ambrosini- prima si stupisce del giallo, e poi riceve l’assoluzione in diretta dai commentatori che, sorvolando totalmente sui piedi uniti, si limitano a dire “mah…ha preso la palla”.

Ri-chiusa finale: ha segnato Raul! 70 gol come Inzaghi. Devo essermi perso i servizi celebrativi e la galleria di gol da 80 posizioni diverse…

Bomber della serata

Bomber della serata

NOTHING AS IT SEEMS

BARI-INTER 0-3

Niente è come sembra, dice il titolo, omaggiando gli amatissimi Pearl Jam…

Uno legge il risultato e pensa a una gara sul velluto; invece due gol su tre arrivano in pieno recupero, ed il primo tempo è di rara bruttezza.

La cosa, da un punto di vista tènnicotattico non deve stupire chi capisca un poco di futebol: per segnare non basta abbandonare 3 punte vere là davanti (Milito, Pazzini, Eto’o) e lasciare il resto della squadra 40 metri più indietro. Il risultato di questa formazione (in una qualche misura obbligata, vista la solita morìa di assenze) è che le suddette tre punte toccheranno 2 palloni in ¾ d’ora…

Dietro, rabbrividisco vedendo Matrix affiancare Ranocchia, ma per fortuna gli “avanti” pugliesi sono poco pericolosi e soprattutto poco mobili (anche a loro manca ‘sto mondo e quell’altro e, come ripetuto una quarantina di volte in telecronaca dal fido Compagnoni, “con un numero normale di infortuni il Bari non sarebbe certo ultimo in classifica”). Sui lati Maicon è l’unico a cercare un collegamento con i tre naufraghi là davanti, ma lo conosci Maicon: dagli 80 metri e 3 avversari da superare in corsa, ma non chiedergli di pensare. E infatti: rimesse laterali sbagliate in serie, errori di impostazione, etc etc. Ciononostante, ripeto, è l’unico che si sbatta per fare arrivare qualche pallone in attacco. Il centrocampo senza Cuchu “crapa lustra” guadagna in capelli ma perde in fosforo, e non è un buono scambio, perché tutti paiono annebbiati e indecisi sul da fare.

Per fortuna arriva l’intervallo. La ripresa non può che essere migliore di questo mortorio, che puzza tanto di ennesima occasione di accorciare in classifica buttata alle ortiche (le metafore sul cesso le ho finite con la scorsa partita).

La ripresa in effetti vede Sneijder al posto di un Milito che, tra i tre punteros, è parso quello più indietro di condizione, o quantomeno più spaesato dalla improvvisa densità abitativa delle sue lande.

La cosa mi mette un po’ di tristezza, anche perché, fino ad ora, ho sempre insultato via etere tutti i saccenti che dicevano “eh, Milito non è quello dell’anno scorso”, come se il ragazzo fosse alla prima stagione della sua vita. Signori, Milito ha alle spalle una decina di anni in cui ha regolarmente segnato una ventina di gol a stagione: come dire, l’anno scorso non è stata una piacevole eccezione, ma la -tardiva- consacrazione di un talento che i casi della vita non hanno fatto esplodere prima. Detto questo, la miglior forma è ancora lontana e quello attuale è un Principe malinconico, che spero possa tornare a graffiare come sa nel momento caldo della stagione (tipo da domenica in poi…).

Il piccolo Wesley, invece, sebbene al rientro dopo un paio di mesate, si mette di buzzo buono a fare il suo mestiere, ossia il trequartista, e le cose iniziano a girare un po’ meglio. La Bbèri si fa più guardingo e la partita cambia fisionomia, con l’Inter a spingere sempre più e a passare a metà ripresa con Kharja che, per la prima volta, ci fa felici segnando “per” e non “contro” di noi dopo scambio con Eto’o.

Da lì in poi, qualche amnesìa difensiva dei nostri (perché noi l’80% delle rimesse laterali le sbagliamo e loro nello stesso modo mettono un uomo davanti al portiere??), ma niente di seriamente pericoloso.

Si vivacchia fino al recupero, quando un buon pressing di Sneijder regala palla a T.Motta che lancia il Pazzo in profondità: sembra di vedere il Milito dell’anno scorso, e infatti il centravanti segna. 2-0 e partita finita? Non proprio, c’è tempo per la proverbiale sgroppata del Capitano con cross al bacio sul secondo palo: sponda di petto di Kharja e 3-0 di Sneijder, che torna al gol in Campionato dopo mesi e mesi.

Per come si era messa, meglio di così non poteva andare.

 

PSICODRAMMA

Ma l’Inter non sarebbe l’Inter senza un “caso” o una “crisi”. Stavolta il premio “misitoppalavena” lo vince Chivu.

Niente è come sembra, si diceva in apertura: e infatti pensi a lui e tutto ti viene in mente: buon giocatore, bravo ragazzo, persona a cui tutti vogliamo bene vista la craniata dell’anno scorso…, Tutto, tranne che il ragazzo piazzi una cartella in piena fazza a un avversario senza alcun motivo, dopo una normalissima mischia in area.

Nessuno degli arbitri vede niente, per fortuna dell’Inter, visto che la cosa avviene sullo 0-0 ed un’Inter in 10 non avrebbe avuto vita facile. Inevitabile punizione esemplare con la prova TV (mia previsione: almeno 4 turni), e cazzi acidi in difesa in vista di domenica. Tutti attendono la spiegazione di “Ciccio-caschetto” nel dopo-gara ed eccolo, occhi lucidi e sguardo fisso, a dire che si sente un uomo di merda, che con quel briciolo di dignità che gli rimane chiede scusa all’avversario e a tutti, soprattutto alle sue bambine che un giorno vedranno quel che è successo, prima di andarsene via singhiozzando.

Ora, scene così ti fanno addirittura apprezzare il commento di Mario Sconcerti (“sarò un vecchio depresso, ma una scena così mi commuove”), io personalmente non ho apprezzato il mettere in mezzo la famiglia e soprattutto la lacrima. Non si piange sul posto di lavoro. Ma io sono il solito insensibile.

Certo che, mai una volta che fili tutto liscio…

 

LE ALTRE

Eh, stavolta le altre fan tutte cagare! Milan e Lazio pareggiano, la Roma pure, il Napoli e la Juve perdono. 

2 o 3 punti recuperati a tutti i vicini di pianerottolo e terzo posto agguantato con una partita in meno degli altri.

Ora ci aspettano due scontri difficili: Roma in casa e Juve fuori, con la coda del recupero a Firenze subito dopo.

Tra 10 giorni ne sapremo di più…

Welcome back. We've been missing you...

Welcome back. We’ve been missing you…

PER ASPERA AD ASTRA

INTER-PALERMO 3-2

Torniamo dopo un po’ di tempo a sollazzarci coi latinismi, visto che il prevedibile “Pazzo Inter Amalo” me l’ero giocato l’anno scorso dopo Roma-Samp e che titoli tipo “All’inferno e ritorno” mi danno più l’idea di mediocri film d’azione.

Se vogliamo essere più grevi, ci siamo cacati sotto e ne siamo usciti candidi e indenni.

La formazione iniziale, solo a leggerla, evidenzia le due giovani lacune: Coutinho e Santon. Per motivi diversi, quantomeno in questo momento, non sono giocatori da Inter. Il primo lo sarà tra 10 kg di muscoli in più, il secondo si sta sempre più allontanando dall’idea di “giovane-di-ottime-prospettive” per abbracciare quella di “promessa-non-mantenuta”.

Poco da aggiungere sul brasilianino: la classe c’è, ma sembra davvero di vedere giocare un bambino in mezzo ai grandi. Quanto all’italiano butterato, inutile dire che i due gol del Palermo arrivano dalla sua fascia, con Cassani entrato di forza nel “Club Gautieri”, e che anche il palo clamoroso di Pastore a fino primo tempo vede il nostro lasciare sguarnita la sua zona. Vero che sul gol di Miccoli c’è un netto fuorigioco di un palermitano –difficile però capire quanto possa essere considerato “attivo”; vero anche che, tanto per non sbagliare, Davidino cicca l’intervento e spiana la strada al cross per il bomber tascabile.

La partita in una qualche misura ricorda quella dell’andata: l’Inter è in svantaggio, ma gioca bene e tira parecchio, anche se non sempre pericolosamente. Lo 0-1 iniziale non mi preoccupa, mentre il loro raddoppio, che arriva dopo errori in serie di tutta la nostra difesa, mi fa sentire pressante la puzza di bruciato. Quando però vedo Pastore sparare sul legno il possibile 3-0, proprio allo scadere del primo tempo, penso tra me e me: “certo, se facciamo subito il 2-1…”.

In questo pezzo citerò due volte Nick Hornby (autore tra gli altri di Febbre a 90°Alta Fedeltà): la prima citazione è proprio per ricordare la sua personale classifica di gradimento della partita ideale: ricordo perfettamente il suo debole per i 3-2 in casa, dopo essere stati sotto per 2-0. Ci ho pensato nell’intervallo, ovviamente, anche se l’ho fatto più per atto di fede che per reale convincimento.

Nella ripresa escono i due giovincelli incriminati ed entrano Pazzini e Kharja, freschi freschi di arrivo in nerazzurro. La situazione in effetti non permette altro se non un “avanti tutta e che Dio ce la mandi buona”.

Dopo una decina di minuti il Pazzo si gira in un fazzoletto e spara in diagonale: è 1-2! Contemporaneamente, il Palermo toglie Miccoli, dando ulteriore caratterizzazione al canovaccio della partita: noi avanti tutta, loro dietro tutti, sperando in qualche contropiede.

Cosa che arriva poco dopo, con Thiago Motta a cianghettare in area il sostituto di Miccoli (che non ho ancora capito come si chiama) e causare l’inevitabile rigore.

Ma qui ci pensa Julione: saranno anche segni del destino, o più prosaicamente colpi di culo, ma JC para il rigore e, per l’impatto sulla partita, è come se avessimo già pareggiato.

Siamo alla seconda citazione di Hornby, perché appena prima della punizione di Maicon da cui nascerà il 2-2, mio figlio, con un tempismo degno della canzonetta di Pippo Franco, mi dice “papà mi scappa”. Ed ecco subito il dilemma: stare a vedere la punizia, conscio del fatto che non ne uscirà niente di buono, o assistere alla minzione del rampollo perdendomi il pareggio dell’Inter? (nel film il dilemma/gioco psicologico sta nello sbagliare un rigore nel torneo studentesco “in cambio” del campionato all’Arsenal)

Vada per la seconda!

E mentre deposito Panchito sulla tazza so già che pareggeremo, è matematico.

Il singulto di Scarpini ci raggiunge al cesso come una soave quanto attesa musichetta che fa da colonna sonora al bisognino del piccolo.

Lo sciacquone celebra il raggiunto pareggio, con l’inevitabile chiusa del “…e adesso andiamo a vincerla!”.

Ed in effetti così è, con Pazzini –ancora lui- a procurarsi il rigore (che c’è, non rompiamo i coglioni…) ed Eto’o implacabile a trasformarlo.

Come ogni buon thriller che si rispetti, c’è tempo per l’ultimo colpo di scena, con Balzaretti che da solo calcia al volo di sinistro a botta sicura e vede il suo tiro deviato 2 volte in 2 metri, prima da Maicon e poi da Julio Cesar.

Pericolo scampato e grande vittoria, in attesa di partite più banali e meno movimentate.

E se Nick Hornby avrà un debole per i 3-2, a me un classico e tranquillo 2-0 all’inglese non dispiace per niente!

LE ALTRE

Temo sempre più che sia l’anno dei cugini, visto lo squallore con cui continuano ad inanellare vittorie: il 2-0 esterno a Catania, oltre a far scattare immediato il paragone tra la partita dei siciliani contro di noi (coltello tra i denti e palla a mille all’ora) e quella di sabato (signori s’accomodino, avanti c’è posto) arriva contro una squadra in piena crisi esistenziale –povero Cholo- che addirittura con l’uomo in più si fa infilare per il 2-0 finale. Questi sono segnali, e quando si vincono ‘ste partite vuol dire che ti gira tutto bene.

Si spera nella Lazio, che nell’infrasettimanale avrà il compito di frenare la corsa dei diversamente milanesi: da qui, più che un convinto gufaggio, non possiamo fare; al resto devono provvedere gli aquilotti.

Il Napoli maramaldeggia con una Samp orfana del proprio attacco e dà ancor più lustro alla gara di Coppa Italia vinta dall’Inter ai rigori. Vero che nei 120’ gli azzurri avevano costruito di più e meritato di vincere, fatto sta che in 20 giorni l’Inter li ha battuti due volte: scusate se è poco.

Taccio per umana pietà sulla sconfitta casalinga della Juve con l’Udinese, che ancora una volta si dimostra squadra perfetta, con automatismi oliati come un motorino. Onestamente il risultato non stupisce: tra le due squadre, oggi, non c’è paragone.

E’ COMPLOTTO

Prima della partita di ieri, Juve e Inter erano appaiate in classifica con 35 punti, dovendo oltretutto i nerazzurri recuperare una partita. Chissà quale motivo (aritmetico? logico? mediaservico?) ha spinto un importante quotidiano (comincia con Re e finisce con Pubblica) a titolare, nello stesso giorno di settimana scorsa, sulla sua edizione online: “Inter: non basta Leo” e “Juve: i motivi per crederci”. Del resto il rosicamento di quella redazione sportiva è stato perfettamente esemplificato dal sunto fatto ieri da F. Bocca (“bocca di rosa” per gli amici), la cui sostanza era: coi soldi si aggiusta tutto, e quindi facile vincere comprando Pazzini.

Sucate!

Chiudo solo dicendo che ho atteso invano fino a ben oltre mezzanotte e mezza per avere notizie dell’Inter su Controcampo, sempre pronti i prodi MeRdiasettari a spararla in prima pagina quando non vince, e timidi invece a celebrarla quando non stecca.

Lo so, dovrei essere abituato, ma come diceva uno che ha fatto una brutta fine:

“Siate sempre  capaci di indignarvi per ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” (E. Guevara)

WEST HAM

Accade anche questo: Obinna fa tripletta e passiamo il 4° turno di FA Cup.

Apprendo oltretutto che è arrivato Robbie Keane da Tottenham. Una punta in più per gli Hammers, un pericolo in meno per i cugini milanisti in Champions League…

L'ultimo a fare gol così all'Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

L’ultimo a fare gol così all’Inter è stato Zamorano. Vista la mia idolatrìa per il cileno, è il miglior complimento che posso fare al Pazzo.

SQUADRONE

INTER-BOLOGNA 4-1

Se non fosse per l’orrenda maglia in puro patchwork style, quella di sabato avrebbe tranquillamente potuto essere una partita della scorsa stagione. Stesso gioco, stessa cattiveria agonistica, stesso risultato. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza (il signor Manzoni mi perdonerà l’indegna citazione, per di più adattata alla bisogna).

Quel che possiamo cominciare a dire è che la squadra ha ricominciato a giocare come sa. Non parliamo di allegria, amore e stronzate varie. Stiamo ai fatti: questa gente gioca insieme da anni, si conosce a menadito e, se messa in condizione di fare quel che sa, è a tutt’oggi la più forte in Italia e tra le prime 4 in Europa. Poi è chiaro che vincere fa sembrare tutto più bello e anche Cordoba pare il cugino bravo di Beckenbauer…

La partita col Bologna ci dice questo: un centrocampo solido come pochi (dura per Sneijder togliere il posto a uno di quei quattro…), due attaccanti in buone/ottime condizioni (rispettivamente Milito/Eto’o) e una difesa che concede qualcosa prima della puntuale dormita su corner. Tanto basta per la quaterna.

I segnali migliori a mio avviso arrivano dal Principe: dopo il colpo di testa con palla sul palo a non più di metri 3 dalla porta ho pensato alla maledizione, pur ricordando errori simili anche nella scorsa stagione. Invece il diagonalone di sinistro di poco dopo, complice un non irreprensibile Viviano, ha riconciliato Milito con me e col mondo.

Ancor meglio, il Principe, nella più bella azione della partita: il 3-0 di Eto’o è una meraviglia quanto a preparazione (Re Leone gigioneggia sulla sinistra facendo ammattire un paio di avversari), nella rifinitura (assist di tacco di Milito a chiudere il triangolo) e nella conclusione (destro camerunense a pelo d’erba sul palo lontano).

Come per i due gol fatti in coppa Italia mercoledì, video da salvare e mostrare a tutte le scuole calcio il giorno della lezione “Attaccanti della Madonna”.

La punizia del 4-0 è la classica ciliegina di una torta che si era aperta con una sgroppata di 40 metri palla al piede prima di mettere Stankovic (in fuorigioco di 1,5 cm) in porta per l’1-0.

Le pecche, a voler fare i precisètti, arrivano dalle distrazioni difensive sulle palle da fermo. Dopo i gol di Napoli e Catania, e quello del Genoa in Coppa Italia, anche ieri sera si è dormito bellamente vanificando quella che sarebbe stata la serata perfetta. Certo, se dobbiamo attaccarci a questo per trovare i difetti, anche un maniaco come me può accontentarsi!

Mercoledì arriva il Cesena per il primo dei due recuperi e sinceramente spero che il vento in poppa continui. Da un punto di vista psicologico, credo che Leo, impeccabile finora nelle vesti di (ri)animatore, debba ora alternare il microfono e luci da stroboscopiche ad un più saggio cappello da pompiere. Bene così ragazzi, ma se non vinciamo i due recuperi son tutte pippe mentali. Siamo forti e si può fare, quindi facciamolo perdìo!

La chiusa è per il Capitano, che raggiunge il buon Bergomi a 519 presenze in campionato. Ho come l’impressione che il contatore proseguirà spedito fino alle 600 e oltre…

La cosa bella è che credo che le insufficienze racimolate in carriera non superino la decina. O capitano, mio capitano…

 

E’ COMPLOTTO

La cosa che più mi allarma è la mancanza di materiale per il capitolo del complotto. Scanalando nel post-postcipo, ho addirittura sentito Collovati elogiare l’Inter (che “gioca pvopvio bene”, mentre il Fulvione quando è in buona non è mai andato oltre il proverbiale “è un Intev cinica…”) e Zazzaroni dire “certo che quando rientreranno anche Julio Cesar e Sneijder…”. I gol di Eto’o e Milito hanno anche zittito quelli che facevano notare la vena realizzativa dei centrocampisti, sottintendendo compiaciuti la latitanza delle punte.

La sola cosa  che mi ha fatto provare il solito mix di sentimenti (ghigno sarcastico, odio misto pena per i protagonisti) è stata l’uscita di Frèngo (Dis)Ordine a Controcampo, il quale, parlando del Milan capoclassifica ma con un solo punto in più dell’anno scorso, concordava col fatto che il confronto con gli anni scorsi fosse improprio. La media punti dell’Inter degli ultimi anni era in sostanza “troppo alta per essere vera”, e il buon burattino (cit. col ciuffo) ha chiosato “ma noi dobbiamo essere contenti che il campionato adesso è più combattuto!!”. Insomma, grazie Milan per la tua mediocrità. Non siamo proprio ai livelli del Milan che vince che fa bene al Paese, ma ci siamo quasi…

Insomma, le vedove latitano e io mi preoccupo. Come sapete, mi nutro di sindrome di accerchiamento, i peana alla squadra li vivo come pericolosi campanelli d’allarme. Se c’è bisogno di qualche “caso” o “crisi” la posso inventare io…

LE ALTRE

Dopo un ottimo pari del Napoli e una sorprendente sconfitta del Palermo, mi appresto al pomeriggio calcistico da gufo seguendo Roma e Juve nel loro calcio ruminante. Il gufaggio non dà gli effetti sperati (entrambe sculano una vittoria diciamo di carattere…), ma il tutto è presto ripagato con il pareggio dei cugini in serata.

La partita francamente non si può guardare, e tra un cazziatone di Gattuso a Pato (ah, che grande famiglia il Milan…) e un gol annullato al Lecce per fallo identico a quello di Ibra nel 4-4 contro l’Udinese, si arriva ad inizio ripresa, allorquando il ragazzo torna a fare lo Zlatanasso e inventa dal nulla un gol pazzesco. Ecco a cosa serve Ibra, mi ripeto per l’ennesima volta. Butta la palla avanti, chè ci pensa lui.

Il Lecce, pur nella contemplazione del proprio nulla, rimane però agganciato alla partita, e proprio quando mi chiedo come cazzo abbiamo fatto noi a perdere punti su questo campo, è proprio Olivera a purgare il Milan, riservando lo stesso trattamento di cui avevamo beneficiato a Novembre. D’amore e d’accordo come bravi cugini, insomma…

 

WEST HAM

Tragicomico derby contro l’Arsenal perso in casa 0-3. Un paio di categorie di differenza. Manager con le ore contate, in arrivo –pare- Martin O’Neill, ex Celtic e Aston Villa.

Peggio di così non si può, quindi speriamo nell’effetto spariglione e keep finger crossed…

Senza parole

Senza parole

N.C.S.

 LAZIO-INTER 3-1

Da buon intellettuale munito di laurea e master, affondo le mani nel sapere più puro per affidare il titolo di questa rubrichetta a uno dei sommi pensatori dei nostri tempi, capace con poche parole o –come in questo caso- con un solo acronimo, di fotografare una situazione che altrimenti necessiterebbe di pagine e pagine di analisi critica.

Il mai abbastanza rimpianto Guido Nicheli, “ilDogui” per gli amici, usava battezzare con queste tre lettere ogni situazione a lui avversa e comunque discostantesi dal bene comune: N.C.S., “Non Ci Siamo”…

Piccolo inciso: chi deve cercare su Google per avere svelata la faccia e quindi l’identità del suddetto Dogui è diffidato dal proseguire.

Tornando alle nostre bazzecole, l’Inter fa sfoggio di tutta la sua attuale pochezza contro una Lazio invece vogliosa e capace, che merita il 3-1 finale, peraltro mai in discussione se si escludono i 10 minuti tra il gol di Pandev e il terzo laziale.

Il pareggio, idea peraltro accarezzata con un’occasionissima di Cordoba dopo un corner, avrebbe avuto dello scandaloso, lo riconosco, anche se l’avrei ovviamente accettato a mani basse, infarcendolo di elogi sul carattere e la voglia dei vecchi leoni feriti.

Invece siam qui a raccontare di 11 poveracci che non riescono a mettere insieme una partita decente. La fotografia più vera l’ha data, dopo il fischio finale, Marchegiani, ex portiere laziale ora apprezzato commentatore TV: cito testualmente “La verità è che la Lazio di stasera è più forte dell’Inter di stasera”.

Dolorosa realtà…

Non mi soffermerò ancora una volta sul perché l’Inter non riesca ad esprimersi a livelli di decenza (l’eccellenza l’abbiamo oramai lasciata a Madrid 6 mesi fa). Faccio solo notare che se invece di Julio Cesar, Maicon e Samuel devi schierare Castellazzi, Cordoba e Natalino, il risultato è inevitabile. Il giochino funziona anche in attacco sostituendo Milito ed Eto’o con Pand(C?)ev e Biabiany. Bravi ragazzi eh? per carità, ma i risultati son questi.

Se poi aggiungiamo che i titolari in campo (su tutti, Sneijder) sono in lotta perenne con se stessi e paiono la controfigura di quelli dell’anno scorso, ecco spiegata una classifica da vergogna (-10 da un Milan solido ma certo non di extraterrestri) e uno stato psico-fisico preoccupante alla vigilia del Torneo dell’Amicizia (copyright R.Mancini).

Immancabile l’ennesimo stop fisico del nostro centrocampo (il momento è OK per… Dejan! E parte la musichetta col coro “Cen-to!, cen-to!”). Stankovic si ferma pare in tempo, e a Dubai dovrebbe esserci, ma è l’ulteriore conferma che lo “zero” alla casella infortunati delle ultime partite è stato un’eccezione cui è bene non abituarsi troppo.

Essendo come avrete capito in uno dei miei momenti di pessimismo calcistico universale, aggiungo che i 10 minuti di pseudo reazione citati in apertura, più che speranza mi hanno messo tristezza: avete presente quando giocate tra amici e siete sotto di una dozzina di gol, e avete quello bravo che per 5 minuti ci si mette di impegno e ne fa due o tre? Ecco, a me –spesso spettatore e mai protagonista di queste scene, visti i fondamentali “a seguire” – in quei casi non vien da dire “bravo avanti così che andiamo bene” quanto piuttosto “brutto pirla dove cazzo ti eri cacciato fino a adesso?”.

E quando sul loro 2-0 ho visto quella reazione, tutta di nervi e data dalla disperazione, il parallelo è scattato immediato.

Vedere Hernanes disegnare calcio è stato impietoso rispetto –per dire- a un Muntari che si fa fregare palla a metà campo innescando il loro raddoppio (il pirla poi ha pure il coraggio di far polemica dopo essere stato sostituito, idiota!). Ma il discorso purtroppo sarebbe stato lo stesso mettendo a confronto ognuno degli 11 nerazzurri in campo con il loro corrispettivo laziale.

Poco da dire: oggi l’Inter è questa. Senza i titolari, per di più in una forma decente, possiamo vincere qualche partita visto il potenziale dei singoli in campo, ma non andiamo lontano. Sad but true…

 

LE ALTRE

I punti guadagnati domenica scorsa vengono immediatamente dilapidati (con gli interessi) nella giornata spezzatino di questo weekend: Milan, Juve e ovviamente Lazio vincono, in attesa di Napoli-Palermo di stasera, mentre la Maggica si fa recuperare 2 gol col Chievo su un campo che definire “di patate” è un’offesa ai tuberi. I guai quindi aumentano: non solo (nosonly, direbbe il nostro Presidente del Consiglio) siamo a 10 punti dalla vetta, ma abbiamo davanti altre 4-5 squadre, giusto per rendere il quadretto ancor più desolante.

 

E’ COMPLOTTO

Allora, io capisco che negli ultimi anni c’era ben poco da dire sull’Inter se non “ha vinto ancora”. Sappiamo anche che la prostituzione (intelectuale) è un mestiere che va affinato col tempo, e quindi abbiamo avuto comunque critiche su critiche, persino (o forse soprattutto) nell’anno del Triplete. Comprendo anche che, per esigenze mediatiche, si abbia “fame” di nuovi eroi e nuovi campioni (anche se durante la dittatura biancorossonera si vede che erano tutti anoressici…), ma arrivare alla Gazza di venerdì scorso vuol dire avere la faccia come il proverbiale…

Con masochistico piacere ho notato come anche altri abbiano fatto lo stesso ragionamento, pur basandosi su un altro quotidiano di note simpatie anti-interiste (per chi fosse interessato: http://www.inter-blog.net/2010/12/03/vota-antonio/).

Ma tornando alla rosea, oltre allo scontatissimo titolo di apertura ( mi pare fosse “Oggi non si scherza”) con inevitabile rimando al Lazio-Inter dello scorso Maggio, con i tifosi laziali a tifare Inter, si dice senza nemmeno girarci troppo intorno che l’Inter ha vinto lo scudetto grazie a quella vittoria. Ovviamente nessun accenno ai millemila tentativi di riaprire un campionato già chiuso a Febbraio, mutismo assoluto sui vari Roma-Parma (gol di Totti dopo stop pallavolistico ovviamente considerato involontario). No, tutto merito di quel “biscottone”, frutto del gemellaggio tra le due tifoserie e della comunanza di nemico giallorosso.

Tutti a fare le verginelle scandalizzate, sapendo benissimo che da sempre a fine campionato ci sono partite “così così”, in cui una squadra si gioca “la vita” e con l’altra che nulla ha da chiedere. In quelle settimane, sia io che altri più autorevoli in rete avevamo tirato fuori corsi e ricorsi storici che una stampa minimamente obiettiva, e non in prezzolata malafede, avrebbe potuto citare accanto alla partita in questione. Ça va sans dir, silenzio assoluto su tutta la linea (editoriale).

Ma la pagina più “bella” della Gazza di Venerdì era la 2°: titolo “Benitez e lo spettro del -16”, sommario: SE l’Inter oggi perde, SE il Milan domani vince, SE il Milan vince la prossima che l’Inter non gioca perché a Dubai, SE salta lo sciopero dei calciatori e SE il Milan vince anche quella partita, l’Inter si troverebbe a iniziare il 2011 a 16 punti di distacco dal Milan.

Badate bene, non sto questionando la verosimiglianza di quanto ipotizzato tra mille SE. Oltretutto le prime due previsioni si sono purtroppo già avverate, gufi maledetti!. Già che c’erano, potevano però aggiungere “SE cade l’aereo di ritorno da Abu Dhabi, l’Inter avrà difficoltà a salvarsi”. Quel che mi fa vomitare è il gufaggio preventivo, degno solitamente dei tifosi più beceri (quorum ego!), che immaginano scenari apocalittici per i loro avversari, sperando che il solo pensarli possa farli avverare.

L’ultima chicca è di ieri sera, al solito ControInter su TV aziendale e aziendalista. Parlando dei pessimi risultati dell’Inter, con una faccia che palesava un malcelato ghigno beffardo diffuso fino alle zone non battute dal sole, ho sentito uno degli astanti  dire “L’Inter ha preso Mancini per vincere il campionato, e l’ha vinto, anche se in Europa ha fallito. Poi ha preso Mourinho per vincere in Europa, e ha vinto, anche se di fatto il campionato l’ha perso (giuro, ha detto così) perché se guardiamo il rendimento del girone di ritorno l’Inter aveva una media punti molto simile a quella di adesso”. La chicca della chicca? L’Autore dell’ennesima pietra miliare della cultura sportiva italiana è un sedicente giornalista dalle asserite simpatie nerazzurre. Come si dice in questi casi: dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io…

WEST HAM

Torniamo ai nostri standard perdendo 1-0 a Sunderland. Fatte le debite proporzioni (ma nenache tanto) mi sembrava di vedere l’Inter, con la dolorosa quando veritiera conclusione smozzicata a mezza voce: brutta roba la mediocrità…

Falqui, basta la parola... Pandev si è sbloccato

Falqui, basta la parola… Pandev si è sbloccato