METONIMIA (O SINEDDOCHE)

INTER-EMPOLI 2-1

Faccio il figo citando la sofisticata figura retorica altresì nota come “una parte per il tutto” e contemporaneamente denunciando un “complotto latinista”, visto che per anni fior fior di professionisti hanno cercato invano di spiegarmi la differenza tra i due termini in questione.

Dài, ammettetelo, sono la stessa cosa!

Comunque, per tornare a cose infinitamente più serie, l’Inter gioca l’ultima partita davanti al proprio pubblico mostrando tutto il meglio e il peggio offerto in stagione (ecco la famosa parte per il tutto).

Siamo una consolidata e simpatica mandria di craniolesi, che alterna buone giocate a mezz’ore di amnesìa totale, capaci di pigliare schiaffoni da chiunque ed episodicamente in grado di dar fastidio a squadre oggettivamente più forti di noi (Juve all’andata e in Coppa Italia, Roma all’andata, Napoli al ritorno).

Nihil sub sole novi (e con questo ho esaurito la mia cultura da liceo classico): toccherà attendere fiduciosi il mercato estivo, alla ricerca di quei “due o tre nomi di esperienza che facciano fare il salto di qualità a questa squadra” (questo il tormentone estivo da superclassifica).

Poco da dire sulla partita, se non che i due gol (Icardi e Perisic) arrivano da altrettante palle perse dalla mediana empolese che consente ai nostri di ripartire in velocità e -nel caso del secondo gol- di approfittare ulteriormente dell’errore del portiere.

Da buoni padroni di casa, restituiamo cortesi il primo favore giocherellando col pallone a centrocampo (vero Jojo dei miei coglioni?) e andando a contrastare i loro attaccanti con la consistenza poco meno che granitica di un budino (vero JJ, che hai anche il coraggio di fare faccia brutta al Mancio che ti sfancula?).

Avendo già vissuto tante volte la situazione in cui i nostri -in vantaggio- sostanzialmente smettono di giocare, arrivo quasi ad auspicare il ceffone avversario il prima possibile, dimodochè i nostri si sveglino dal coma e ri-inizino a giocare.

Detto fatto: pochi minuti dopo il pari di Pucciarelli, ecco il già ricordato secondo errore empolese in impostazione, la conseguente giocata di Icardi per Jovetic conclusa con un bolide a quasi 30 km/h (…cci tua!), la saponetta del loro portiere e il puntuale tap-in di Perisic.

Non c’è dubbio che, tra la cariolata di slavi presi in estate, il fratello di Beavis&Butthead sia stato il migliore, insieme a Brozovic.

Bocciati (o quantomeno rimandati a settembre con 3 materie di cui due col 4) gli amichetti Jovetic e Ljajic, tecnicamente sublimi ma troppo scostanti per vestire la stessa maglia.

Squadre ben più solide di noi potrebbero permettesi il lusso di averne uno, da mettere dentro nelle giornate di luna buona, inframmezzate da lunghe settimane di panchina; se invece, come nel nostro caso, sono loro a dover trascinare i compagni, ciaone proprio…

Nel finale, già perso Icardi per stiramento (l’assenza dall’Europa quantomeno quest’anno ha visto la soglia infortunati su livelli decisamente accettabili), prima Hndanovic e poi Perisic decidono di guadagnarsi il giallo per poter iniziare le vacanze una settimana prima e risparmiarsi la trasferta col Sassuolo che chiuderà le danze.

Se ci fosse un po’ più di attaccamento alla maglia, e di conseguente odio calcistico per i cugini, se in altre parole al posto di Samir e Ivan ci fossero stati Walter (Z.) e Nicolino (B.) avrei sorriso sotto i baffi, intravedendo nel loro gesto la furbata di arrivare a Reggio Emilia dovendo schierare una squadra indebolita dalle assenze e come tale giustificata in caso -assai probabile- di sconfitta.

Ma non è questo lo scenario, anzi: ho il fondato sospetto che col Sassuolo che si gioca il sesto posto, e che scenderà in campo col coltello tra i denti, i nostri perderebbero anche a pieno organico.

Felice, nel caso, di essere smentito.

LE ALTRE

E il Sassuolo la partita della vita se la giocherà per soffiare l’ultimo passaggio ponte per l’Europa al Milan, vittorioso a Bologna grazie a tre botte di culo, per quanto tutte legittime: i rossoblù restano in 10 dopo nemmeno un quarto d’ora, il Milan guadagna un rigore e il pareggio bolognese al 90′ è in fuorigioco.

I cugini ospiteranno la Roma, vittoriosa così come il Napoli, al quale però non basterebbe un pari all’ultima giornata, stanti gli scontri diretti a favore dei lupacchiotti. Ecco che Pupone e compagnia se la giocheranno eccome, sperando in un passo falso di Sarri & Co.

Nel frattempo la Juve si offre vittima sacrificale del Verona già retroesso, concedendo il giusto commiato all’anguillone Toni che cala il cucchiaio su rigore e porta i suoi alla vittoria.

Higuain in Toro-Napoli segna il 33° gol della stagione, eguagliando Angelillo.

La Fiorentina non sa ufficialmente più vincere, impattando 0-0 contro il Palermo.

E’ COMPLOTTO

Essendo il campionato sostanzialmente terminato, i nostri intrepidi scrivani di corte riprendono i discorsi dovuti interrompere per seguire le italiche vicende calcistiche e riesumando la lista dei sicuri partenti da Appiano Gentile.

Detto di un Handanovic non esattamente irreprensibile nel far notare che “come ogni anno mi mancherà non fare la Champions League“, ecco che improvvisamente il Mancio, non potendo più essere collocato su una prestigiosa panchina europea, viene descritto come futuro baby pensionato, e desideroso di un anno di stop.

Tutto pur di non rimanere all’Inter, insomma.

Ma la più bella arriva da Repubblica: come altri quotidiani ci informa di un certo rallentamento nella trattativa tra Suning e l’Inter per l’acquisto della quota di minoranza: schermaglie inevitabili, vista la prevedibile complessità della fase di due diligence e conseguente valutazione delle quote da comprare.

C’è però modo e modo di dare una notizia, e qui i nostri danno il meglio.

Continuare ad insistere nel voler descrivere una trattativa volta alla cessione della maggioranza del Club (smentita da tutti in tutti i modi possibili) è mala-informazione. Altrettanto è scrivere assurdità quali:

Thohir non vuole cedere il suo pacchetto di maggioranza, pari al 70 per cento del capitale, per meno di 200 milioni (tenendo conto che 108 milioni sono stati prestati dallo stesso Thohir all’Inter). Una cifra considerata dai consulenti di Suning persino esagerata: il gruppo cinese non sarebbe disposto ad andare oltre gli 80-100 milioni.

Tre robe al volo: 1) come già detto, Thohir non sa più in che lingua dire che la cessione sarà eventualmente di una minoranza del Club; 2) a chi si fa la pur legittima domanda “che cacchio ci viene a fare un cinese all’Inter per cacciare soldi senza contare niente?” evidentemente non interessa la storia della sinergia tra calcio italiano e calcio cinese, nè il mondo nerazzurro come gancio per il possibile approdo di Suning nel mercato europeo degli elettrodomestici. 3) infine, la sapiente manipolazione dei numeri è degna del miglior napoletano col gioco delle tre carte (mi scuseranno gli amici partenopei): là dove tutti parlavano di 70-80 milioni per una quota del 20% di azioni, adesso Repubblica fa sim-sala-bim e dice che no, gli 80 milioni Suning li spende solo se può comprare la maggioranza dell’Inter.

Così come Thohir, nemmeno io so più come dirlo: abbiamo già abbastanza problemi reali, che bisogno c’è di inventare cagate di sana pianta e far fare all’Inter la figura dei dilettanti allo sbaraglio?

Tanto per non far nomi, e ragionando da tifoso rancoroso, dall’altra parte del Naviglio c’è un pregiudicato che per un anno e più ha preso tutti per il culo con la valutazione del suo Club da 1 miliardo di euro talmente inventata da diventare credibile e svanita nel nulla nel silenzio assordante della stampa.

Mister Bee? Never heard of him

Tanto poi Silvio fa il video dell’Ammore e tranquillizza i tifosi dicendo che preferirebbe vendere a soci italiani, tirando fuori nuovamente la sua foto tarocca in maglia rossonera e attingendo a piene mani alla poetica stantìa del bel giUoco, della tradizionie, dello stile-Milan.

Con tanto di saluto romano alla fine.

Però lì tutti chini a dire di sì (anzi, gli unici a incazzarsi son proprio i tifosi del Milan, stanchi di esser presi in giro), tutti a fare ctrl+C crtl+V, chè tanto a menar duro abbiamo già dato con la Pazza Inter.

WEST HAM

Forse sono io che faccio male alle squadre che tifo: il mio amato West Ham, in una delle ultime sfide casalinghe, si traveste da Pazza Inter e prende quattro pere dallo Swansea di quell’intollerabile pretino di Guidolin, buttando alle ortiche ogni residua speranza di quarto posto e mettendo anzi a serio rischio l’accesso all’Europa League.

WTF!

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E’ un tamarro inguardabile, ma è forte e la mette dentro. Abbasta.

 

 

 

 

 

 

 

SHE DRIVES ME CRAZY

GENOA-INTER 1-0

Il titolo è un doveroso tributo al marcatore della serata, che smessi i panni di one hit wonder degli anni ’80 indossa quelli assai più ateletici e pericolosi di terzinaccio in terra ligue.

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Ringraziato il Dio della formattazione per il collage stile prima elementare, chiarisco subito che la mia squadra ha ormai smesso da tempo di “drive me crazy“. Sono al punto per cui non mi stupisco più di niente, ed anzi, chi ha l’insano vezzo di seguirmi sa che sentivo puzza di (figura di) merda fin da settimana scorsa.

Arrivo quasi a rallegrarmi della risurrezione di Totti e del conseguente ennesimo addio ai sogni bagnati di Champions League, perchè questo è quel che ci meritiamo.

I nostri giocano un buon primo tempo soprattutto grazie al genio calcistico inarrivabile di Rodrigo Palacio, 34 anni, il solo che abbia idea di come fare un movimento un pochino pericoloso e non banale.

Per il resto giostriamo come tante altre volte nel recente passato “chè l’Inter da quando non è più in testa alla classifica ha migliorato la manovra e adesso ha una precisa identità tattica“… (commento del rancoroso che scrive: matilevidculo?) Epperò, oltre al solito fenomeno di giornata -leggasi Lamanna, portiere bigino per definizione che sostituisce alla grande Perin- dobbiamo anche plaudere alla cronica incapacità di far gol dei nostri attaccanti.

Per carità, nessuno che ieri si sia mangiato l’impossibile, ma tra i nostri problemi (che son tanti…) ce ne sono due gravi. Uno: tiriamo poco in porta. Due: a parte Icardi, non segniamo mai.

So che il Mancio da fine esteta e  furbo paraculo preferisce porre l’accento sul “Due” (pochi gol segnati in rapporto alla mole creata), chè questo vuol dire assolvere la manovra, il giUoco e le geometrie del cazzimperio, ma la verità non si limita a questo. Oltre agli imbattibili record di palle perse (siamo sulle 50 a partita) e le rimesse laterali regalate agli avversari (che è un corposo di cui di quella cinquantina), siamo difficilmente peggiorabili anche nel numero di tiri verso la porta avversaria. Prova ne è che il buon primo tempo dei nostri, fatto di tre vere occasioni da gol, mica venti, viene narrato come l’assedio di Fort Apache dei tempi che furono.

Il nostro genio non si ferma qui, visto che per rimediare all’assenza di Kondogbia viene riproposto il doppio mediamo Medel-Melo, lasciando di contro Brozovic in fascia come col Napoli. I due cagnacci fanno il loro, ma la palla fa una fatica boia ad arrivare davanti: troppo difficile arretrare il croato per uno dei due e inserire uno dei millemila attaccanti/trequartisti/punte esterne? Eh? Eh? Sì, evidentemente troppo difficile, o forse troppo facile, chè il nostro vuol sempre stupire.

E stupisce risollevando dalla cantina Telles, ennesimo discreto terzino che non fa nè meglio nè peggio dei suoi colleghi di reparto, ma che nella circostanza tiene il succitato De Maio in gioco in occasione del gol, non riuscendo nel contempo a contrastarlo al tiro.

In questa stagione abbiamo perso punti e partite in maniera molto democratica, potendo ringraziare di volta in volta Nagatomo, D’Ambrosio, Santon e ora il brasiliano: pare perfin banale sottolineare l’esigenza di un significativo miglioramento sulle fasce nella prossima stagione.

Lungi da me pensare che si sia perso per colpa sua: fosse quello il problema, basterebbe non farlo più giocare e avremmo risolto i nostri problemi.

L’amara verità è che il terzo posto non lo meritiamo nè l’avremmo meritato. Semplicemente non siamo forti e costanti così come richiesto da un gruppo di calciatori che aspiri a giocare la Champions.

La giocherà la Roma? Complimenti a loro, e a noi per aver indirettamente contribuito all’happy ending della simpatica querella  Totti-Spalletti.

LE ALTRE

Sì perchè la beffa di tutto il troiaio di Marassi è che fino a 3 minuti dalla fine perdeva anche la Roma, lasciandoci pieni di rimpianti ma sostanzialmente in pari con l’ipotetica tabellina di marcia (oggi vinciamo sia noi che loro e poi vediamo con Roma-Napoli cosa succede).

Tutti d’accordo? Più o meno. Tutti tranne Totti: ‘sto maledetto entra e in due giri d’orologio ribalta la partita, scrivendo verosimilmente la miglior pagina di addio di una carriera senza pari. Continuo a ritenere che nella poesia di un’intera vita calcistica nella Roma trovi spazio anche un po’ di scelta comoda e di voler essere il Re di casa anzichè un campione tra i campioni. But who gives a fuck anyway…

La Roma vince, ci rimette a 7 punti da loro e ciao core. Va ancora bene che la Viola becchi a Udine, rimanendo dietro di due punti in attesa di ulteriori sviluppi dal nostro neurodeliri.

La Juve che asfalta la Lazio ormai non fa più notizia, mentre incredibilmente il Milan di Brocchi (in tutti i sensi) ha evidentemente già esaurito il fluido magino di bel giUoco e di botta di culo, rimediando uno scialbo 0-0 in casa con quel Carpi che già ci aveva fatto invocare tutti i Santi del Paradiso qualche mese fa.

Chissà se anche ieri il buon Sinisa avrà mandato un sms di complimenti al Mister cocco del Presidente.

Faccio solo notare che Kevin Lasagna, vincitore per acclamazione del premio annuale Club Gautieri, nel finale ha avuto la palla buona solo al limite dell’area ed ha preferito rientrare sul sinistro andando a scontrarsi contro tre rossoneri in rimonta.

Che la dissenteria possa essergli fedele compagna nelle prossime notti…

E’ COMPLOTTO

Poco da dire, in effetti non c’è molto da ricamare su una squadra che fa di tutto per palesare i suoi limiti.

Solo una chicca per i paranoici come me: Icardi ha fatto 15 gol in Campionato, ma la Gazza in prima pagina mercoledì ci dice che sono 14:

Icardi 14 gol

Sempre consolatorio poi il pezzo sull’amicizia nella squadra dell’ammmore…

WEST HAM

I martelli tornano alla vittoria battendo 3-1 il Watford e consolidando il posto Europa League (per il momento…).

gen int 2015 2016

Like no one else (uh, uh)

KEEP CALM AND TANTO E’ SOLO L’INTER

INTER-NAPOLI 2-0

Devo dire la verità? Tutto come previsto.

Pur essendo un pessimista cronico quando si parla di Inter, o forse proprio per questo, avevo immaginato una vittoria contro il Napoli, sempre sull’onda lunga dell’ “ora che è troppo tardi” e ancor di più vedendo nella sconfitta dei partenopei una implicita resa nella corsa scudetto.

Insomma: vinciamo e facciamo vincere il campionato ai gobbi: non fa una piega.

Forse a corollario di ciò, segniamo il primo gol in fuorigioco di questo e dei precedenti millemila campionati (il mio autismo mi riporta ad un Alvaro Pereira a Chievo, annus horribilis 2012): sul lancio di Medel (di cui dirò infra) Icardi salta tipo Carla Fracci per uno stop volante, concludendo poi con un beffardo pallonetto di sinistro alle spalle di un non irreprensibile Reina.

Quattro minuti e sopra di uno: cosa vuoi di più dalla vita? Un Rucano, diceva il vecchio spot.

La furmazia messa in campo dal Mancio incontra anche il mio gradimento, con D’Ambrosio e Nagatomo sui lati a gestire senza problemi gli esterni Insigne e Callejon, e una mediana di lotta e pseudo-governo composta da Medel e Kondogbia.

Interessante il “davanti” della squadra, con Brozo che parte largo a destra, lasciando un convincente Jovetic alle spalle di Icardi, stante Perisic inamovibile sul binario di sinistra.

Dal quinto minuto alla mezz’ora circa i nostri sostanzialmente si appendono alla traversa a difesa del prezioso vantaggio. Il Napoli però, aldilà di un paio di tiri da lontano controllati da Handanovic, non sfrutta l’occasione complice anche l’assenza di Higuain che si fa sentire eccome (ma non ditelo ai cantori di Sarri e della manovra avvolgente degli azzurri!).

Nell’ultimo quarto d’ora i nostri vanno due volte vicini(ssimi) al raddoppio, dapprima con Jojo che gira di sinistro una bella palla di Icardi (in culo a “quei due non possono giocare insieme“), e poi con Perisic che in tuffo di testa non riesce a concludere una delle due più belle azioni della partita.

Poco male, perchè cinque minuti dopo (cit. Paolo Rossi feat. Beccalossi) Jojo ne salta due con una finta a metacampo, lanciando Icardi in campo aperto (di nuovo in culo a “quei due non possono giocare insieme“): ottimo il tocco volante con l’esterno destro a servire l’accorrente Brozovic, che  controlla sapientemente a seguire e scodella la boccia in rete, stavolta alla destra di Reina.

Antipasto di E’ COMPLOTTO: Ovviamente quel che a righe verticali di diverso colore sarebbe stata una “travolgente azione corale, tutta improntata sulla qualità e l’intesa tra i compagni d’attacco“, qui diventa un “esemplare contropiede” di “un’inter cinica” e -novità di giornata- “cholista“.

Luoghi Comuni Maledetti. Ma siamo ormai troppo vaccinati per stupircene.

Morale, all’intervallo sopra di due e insolitamente sicuri e solidi.

Non che la ripresa regali grandi scossoni: i nostri riescono addirittura a gestire il doppio vantaggio, forse con la complicità di un Napoli decisamente sotto tono rispetto ai mesi scorsi: il loro campionato rimane notevole, ma evidentemente l’abitudine a certi traguardi gioca ancora un ruolo troppo importante e sul più bello il soufflé si è ammosciato, dando via libera alle forze del male (che, purtroppo, in quanto forze sono forti).

POCHE IDEE MA CONFUSE

Dopo averci passeggiato sui testicoli co’tacchi a spillo (cit. Barista Necchi, Amici Miei atto III), preconizzando cupi scenari all’insegna di svendita di campioni e raccogliticcio mercato di risulta, pare che nella testa di molti inizi a balenare l’idea che, per avere una squadra decente, occorra tenere quelli buoni: Handanovic, Murillo-Miranda, Brozo-Kondo, Icardi-Perisic sono un settenario imprescindibile per la nostra poesiola, e da questi è fondamentale ricominciare.

Il tutto in attesa di inevitabili novità societarie a squarciare l’orizzonte, senza che a nessuno passi nemmeno per la testa di rispondere alla più banale delle domande da tifosotto:

Ma se arriva il cinese con settanta bomboloni, li posso usare tutti per fare mercato?

Ma no, meglio dire che Thohir vuole un cinese ma Moratti un altro, e che tra i due non c’è più feeling.

 

LE ALTRE

Liquidato in poche parole il quinto scudetto della Juve (li odio ma complimenti), arriva attesa da settimane la crisi-Roma o, se preferite, il caso-Totti.

Aldilà della giusta rivalità e degli eccessi di romanità un po’ sopra le righe, in fondo in fondo a me la Roma è sempre stata simpatica, sostanzialmente perchè vedo in loro la stessa tendenza al tafazzismo che vedo dalle parti di Appiano Gentile.

Ero pertanto rimasto sorpreso ed in parte deluso per la calma e l’understatement con cui Spalletti era riuscito a gestire la Quaresima dell’addio del Pupone, infilando vittorie su vittorie ed arrivando a rosicchiare pure qualche punto sul Napoli.

A Bergamo invece il bubbone gli è scoppiato in mano, con più di qualche responsabilità sua (ha fatto gol, ringrazialo, fagli i complimenti e chiudila lì, che senso ha dover ridimensionare la prestazione del Capitano?), e la cosa non può che preludere ad un sempre più probabile psicodramma collettivo.

Sto gufando, lo so, ma intanto due punti li abbiamo recuperati e ora siamo a -4 anzichè -6.

Lassàteme divertì…

E’ ovvio che la base di qualsiasi rimonta passa dai risultati della tua squadra, e nulla è più aleatorio del cammino che l’Inter farà di qui alla fine. Per dire: già prima di Sabato temevo molto di più la trasferta di Marassi e la velenosa Udinese in casa rispetto allo scontro col Napoli.

Conosco i miei polli, insomma.

Brocchi è invece già diventato il fratello minore ma più bravo di Guardiola-Ancelotti-Sacchi e Capello messi insieme, visto che l’1-0 di Genova, frutto di un Milan solido (come quello di Sinisa contro la Juve, per dire…) e di un probabile errore arbitrale, viene salutato, se ricordo bene le testuali parole del capo ultrà Compagnoni, come una grandissima vittoria.

Altrettanto prevedibilmente, sono bastate due discrete prestazioni di Balotelli (niente gol o assist, per carità, solo applicazione diligente) per farlo tornare in prima pagina e farneticare di futuro roseo e pieno di successi. Potenza mediatica della parte sbagliata del Naviglio.

Icardi, per dire, 51 gol in 101 partite, continua invece ad essere un bamboccio che si compra la Lamborghini nerazzurra.

Brava la Fiorentina a regolare il Sassuolo, con Consigli che fa il paperone dell’anno (con noi la prestazione della vita, as usual…): i Viola restano a soli due punti da noi, e sarà il caso di tenerlo a mente.

E’ COMPLOTTO

Parto con Medel, replicando qui quel che di getto avevo postato su Facebook nell’intervallo del match:

…e cinquanta minuti dopo, per la prima volta viene detto che l’assist per l’1-0 l’ha fatto Medel.
Vi chiavasse la sorella…

Certo, c’è pure chi fa di meglio: il saccente De Grandis a Sky calcio Club fa pure lo spiritoso dicendo “udite udite addirittura Medel fa il passaggio per Icardi“.

Personalmente sapete come la penso, e gettando lo sguardo alla prossima stagione mi chiedo se e come il nostro centrocampo potrà rimanere equilibrato sostituendo la garra ignorante del cileno con la classe e la visione di giUoco di Banega (o di chi per lui. Ho l’infondato ma pressante sospetto che l’argentino arriverà e si dimostrerà l’ennesimo incursore-mezzala-trequartista che “è bravo eh, ma ha bisogno di qualcuno che lo lanci nello spazio, un Pirlo insomma…“).

Per ora resta il fatto che, per la critica sportiva italiana, il mondo è una merda per colpa di Medel. As simple as that.

Per chiudere i riferimenti alla partita di sabato sera, curioso che tutta la stampa saluti la stretta di mano tra Mancini e Sarri dicendo che entrambi, ripensando agli screzi di Coppa Italia, col senno del poi avrebbero agito diversamente.

Ma un par di cojoni! Sarri ha sbagliato, Mancini ha solo fatto bene a sollevare la questione! Perchè bisogna metter tutto insieme? “Si sono chiariti, Sarri si è scusato e il caso è chiuso“: questo andava detto, altro che palle…

Cambiando discorso, ai limiti del servilismo Massimo Mauro che, parlando di Totti e di come la Roma non stia gestendo il suo addio, ricorda come un’altra grande società abbia gestito in maniera esemplare l’addio della sua bandiera.

Strabuzzo gli occhi, stentando a credere che il calabrese cantilenante possa lodare l’Inter, e infatti il nostro cita la maestrìa di Andrea Agnelli, che scelse proprio l’assemblea dei soci per annunciare urbi et orbi che l’anno seguente Del Piero non avrebbe fatto parte della rosa bianconera.

Quello che ai tempi fu considerato pressocché unanimemente uno sputtanamento dello storico Capitano bianconero a nove colonne, nel contorto ragionamento di Mauro si trasforma in una dimostrazione di rispetto assoluto per il proprio campione, visto che il suo “licenziamento” è stato dato annunciato nel plenum dei gerenti bianconeri.

Mi limito a dire: questione di punti di vista.

Infine assisto compiaciuto alla crisi del Barcellona, soprattutto perchè a beneficiarne è l’Atletico Madrid di Simeone, maltollerato da tutti gli esteti del bel giUoco. Il Cholo lo fa fuori in Champions, dove tutte le serve ricordano solo il rigore non dato da Rizzoli al 94′, sorvolando su tutti i precedenti errori pro-Barça, e lo aggancia in campionato a cinque giornate dalla fine.

WEST HAM

Dopo essere mestamente usciti dalla FA Cup alle porte delle semifinali che ci avrebbero visto a Wembley (1-2 a Upton Park nel replay contro il Man Utd), i nostri sfiorano il colpaccio a Leicester, dove ribaltano l’1-0 iniziale di Vardy approfittando di una ingiusta espulsione del succitato centravanti (secondo giallo per inesistente simulazione) e beneficiando di un rigore alquanto generoso. Carroll fa 1-1 e tre minuti dopo Cresswell con sinistro a voragine fa l’1-2.

L’arbitro prima nega un rigore netto al Leicester (tentativo di strangolamento di Ogbonna in piena area) poi, all’ultimo secondo, punisce un’ancata di Carroll -in generoso recupero difensivo- che in una partita “normale” non sarebbe mai stato fischiato.

Morale, finisce 2-2, che serve a poco sia ai nostri che a Ranieri. Però è stato un modo per poter dire “ho sfiorato la vittoria contro i quasi campioni d’Inghilterra“.

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan

Icardi circondato da tre zingari che vogliono fargli la collanina: il solito spogliatoio diviso in clan.

PERFECT TIMING

FROSINONE-INTER 0-1

Non c’è che dire, i nostri amatissimi ci godono proprio a prenderci per il culo.

Quando ormai non conta più un cazzo, ecco qui puntualissima la vittoria frutto del culo più che del cuore, che vien buona solo per assestarsi al quarto posto (“dignitoso” solo per tua sorella, noi siamo l’Inter!) e rimpiangere quella quindicina di punti buttati nel cesso nei primi mesi di questo 2016 causa insipienza o sbadataggine.

In un certo senso riusciamo ad essere sfigati anche quando la sorte ci riserva le sue attenzioni, sotto forma di tre-legni-tre che i ciociari colpiscono prima e dopo lo splendido gol di Icardi, puntuale anche lui a capitalizzare la solita unica occasione capitatagli.

Andando con ordine, i nostri partono con i redivivi Melo e Jovetic al posto di Medel e Ljajc, con Biabiany sulla destra al posto di Eder. Il francese ha l’occasione d’oro ma spreca malamente l’ottima imbucata di Jojo, mentre poco dopo il suo tiro-cross è troppo forte per l’arrivo in scivolata di Perisic, che stava per timbrare l’ennesimo gol basato sullo stesso copione (palla lunga dall’altra fascia e piattone sinistro sul palo lungo).

I primi venti minuti non sono male, anche se qualche Santo viene giù nel vedere il guardalinee Preti (sempre quello di Juve-Inter 2012, chi ha buona memoria non dimentica) segnalare un fuorigioco inesistente di Jovetic che avrebbe spalancato la porta a Biabiany.

Forse compiaciuti di tutto ciò, piano piano i nostri affievoliscono la loro pressione, lasciando campo ai locali che, se nel primo tempo si limitano a un paio di tiri facili, nella ripresa iniziano con ben altro piglio trovando i nostri alquanto sorpresi.

Il Mancio ha un bel dire che i primi due pali sono frutto di un contropiede e di un calcio di punizione: sempre pali sono, e su entrambi ho sudato freddo.

Anzi, non è nemmeno vero: dopo il primo ho aspettato di vedere la palla carambolare in rete (San Palo Interno, invece, la dirigeva lemme lemme oltre la zona rossa); dopo il secondo invece, ho pensato “una squadra come si deve, dopo ‘sta botta di culo, la va a vincere“.

Per una volta è stato quindi premiato il mio insolito l’ottimismo stile Scarpini… per quel che conta! Mauro come detto timbrava il cinquantesimo centro il 100 presenze, dopo che Jovetic aveva tentato un paio di destri dal limite che almeno facevano muovere la casella “tiri in (o verso la) porta“.

La gestione del micro vantaggio è stata la classica via di mezzo tra il cinico controllo di inizio stagione e il caghiamoci sotto visto nel 2016: il Frosinone, è vero, colpisce un terzo legno con Ciofani, ma rispetto ad altre occasioni concediamo meno.

Ecco quindi che, giunti al terzo abbonante dei quattro minuti di recupero, con la palla tra i piedi apparentemente saldi dei nostri eroi in mutande, i residui del fideismo scarpiniano di cui sopra mi fanno dire “dai che è andata!“. Da quel momento riusciamo nell’ordine a perdere banalmente palla (addirittura con Brozo e Palacio, mi pare…), concedere l’immancabile mischione nella nostra area, e e ribadire il concetto con Biabiany: il ragazzo, a cui il padre eterno ha dato una velocità da centometrista e poco altro, anzichè abbassare la testa e pedalare verso la porta avversaria, regala una palletta stupida a cavallo di centrocampo, che mi fa esaurire il bonus-Madonne appena prima del fischio finale.

Non ci sono molte analisi filosofiche da fare: come detto in apertura, giochiamo nè meglio nè peggio che nelle ultime partite, ma talvolta dice bene perfino a noi. Certo da qui a poter aspirare al terzo posto servirebbe un tipo ancor più ottimista di quello che va a mangiare le ostriche sperando di pagare il conto con la perla che troverà nel piatto.

Sto finendo di scrivere con il Bologna in vantaggio a Roma, ma rientro nei panni realistici che mi competono per affermare che financo una inopinata sconfitta dei lupacchiotti contro i rossoblù lascerebbe i nostri a cinque punti di svantaggio, dovendo oltretutto ospitare il Napoli sabato prossimo.

LE ALTRE

La Juve batte un buon Milan in rimonta, vanificando le gufate di mezza Italia (me compreso: per la prima volta in vita mia ero arrivato ad augurarmi qualcosa che somigliasse ad una vittoria del MIlan) e sterilizzando gli effetti della prevedibile vittoria napoletana contro l’Hellas.

La Fiorentina dimostra (a chi lo voglia capire, chiaro) quanto il bel giUoco fine a se stesso sia inutile e dannoso, tanto quanto il peccato mortale dell’affidarsi alle prodezze dei singoli anzichè affidarsi a un gioco ragionato.

I Viola con Paulo Sousa stanno continuando le stagioni di Montella, velleitario e inconcludente nei suoi ghirigori sulla trequarti (tranne contro di noi, ovvio, chè contro l’Inter son tutti fenomeni!). Così facendo perdono a Empoli, concedendoci per ora il quarto posto solitario a due lunghezze di distanza,

E’ COMPLOTTO

Settimana ad ampio raggio, con tanti argomenti apparentemente slegati tra loro, epperò accomunati dalla solita benevolenza verso i nostri colori.

Come di dice in questi casi, andiamo con ordine.

Pur senza più Fabio Monti, valvassore morattiano della prima e dell’ultima ora, il Corriere della Sera continua la celebrazione (postuma, s’intende) della presidenza Moratti.

Criticato come e più di quanto meritasse ai tempi della sua guida, ora il Signor Massimo e l’allora dirigenza, emanazione della di lui simpatttìa, vengono rimpianti da più parti, arrivando a falsi storici quali la millantata solidità del Club a far da sponda all’allenatore, la presenza della Società nel gestire le crisi e compagnia bella.

Ringraziato il figlio di Angelo per i 18 anni di Presidenza (questo quel che pensavo e ancora penso del quasi ventennio morattiano), aggiungo solo che lo stesso monarca illuminato è passato alla storia per esoneri di allenatori secondi solo a quelli di Zamparini, e a casi e crisi di spogliatoio non gestiti nella maniera più assoluta.

Però, dice il Corriere, “ Quando Mancini ha sbandato la società non c’era, non l’ha aiutato nella gestione dei giocatori e delle crisi che si sono ripetute con frequenza da Natale in poi“.

Prima invece…

Spostandoci dalle beghe di cortile alla cronaca giudiziaria internazionale – nella fattispecie i Panama Papers, si tenta di far di tutta un’erba un fascio, sbiascicando di sfuggita e a mezza voce nomi e cognomi di persone espressamente citate nell’inchiesta (Clarence Seedorf e Luca Cordero di Montezemolo), e sparando invece ai quattro venti non meglio precisati “proprietari attuali o del passato dell’Inter“.

Tempo pochi giorni e si scopre che, al solito, l’Inter non c’entra nulla, e , casomai, il nome implicato è quello del fratello di Thohir. Però intanto per due giorni abbiamo avuto uno strano rimbombo nelle orecchie che risuonava come “Panama-Inter”.

C’è da dire che rispetto alla settimana precedente ci è andata meglio: lì eravamo praticamente a capo di Daesh: la solita Pazza Inter, insomma…

Ai tempi si sarebbe concluso con l’immortale #morattispieghi.

Infine, non sprecherò altri KB per aggiungere la mia opinione sulle ultime mirabolanti avventure della nostra classe arbitrale alle prese con la capoclassifica: leggete qui, dove al solito Settore vi dice quel che penso meglio di come potrei farlo io.

CHI MANGIA DUE POLLI E CHI NESSUNO: LA STATISTICA DE STOCA

Restringendo la visuale alle nostre trascurabili sventure, è curioso che la Gazzetta si soffermi sui tanti (troppi?) cartellini rossi comminati all’Inter: nel pezzo si mette dentro un po’ di tutto, dalle ingenuità ai falli cattivi, alle sviste arbitrali, ed è giusto che sia così essendo un pezzo “panoramico”. Scrivere però una frase come “da squadra che a novembre faceva meno falli in assoluto di tutto il campionato, alla seconda con più cartellini in A” vuol dire fare disinformazione, caro Matteo Dalla Vite.

La sproporzione potrà non essere evidente come a fine Novembre (quando ce la giocavamo bene anche come cartellini gialli), ma i numeri continuano a parlare di una notevole sproporzione nel rapporto falli/espulsioni. Siamo penultimi nella classifica dei falli commessi (solo il Napoli ne ha fatti di meno), siamo invece secondi per numero di espulsioni ricevute.

E, per quanto il numero di ammonizioni sia analogo alle altre grandi  (a parte il vrtuoso Napoli, coerente con il basso numero di falli fatti), ai nostri continuano a bastare 5,8 falli per essere ammoniti, contro i 6,6 delle nostre rivali.

Morale: non è cambiato un cazzo.

La frasetta copincollata è tendenziosa e sembra voler dire che adesso l’Inter picchia come un fabbro ferraio, invece all’inizio se ne stava buona buona.

Un par de cojoni!

ALEGHER ALEGHER, CHE IL ….

Alex Frosio, sulla Gazza di venerdì, verga un pezzo che sottoscrivo quasi al 100%, lodando le doti di Allegri, sapiente gestore di uomini e schemi e capace di alternare schemi e moduli a seconda della circostanza, addirittura nell’arco degli stessi 90 minuti.

Tutto bene, tutto giusto. Forse un tantino agiografico quando dice che i cambiamenti del Mister livornese nell’ultimo anno di Milan, chiuso a metà stagione con un esonero, “vengono presi per confusione. Sono invece i prodromi del lavoro allegriano alla Juve“.

Eccola, la malafede pur all’interno di un pezzo condivisibile: due soggetti (Mancini e Allegri, nella fattispecie) si comportano in maniera identica (e cioè cambiando spesso uomini e moduli), ottenendo però risultati opposti. Mi pare di tutta evidenza che la differenza tra i due potrà risiedere in tanti elementi (uomini a disposizione, innanzitutto) ma non nell’identica scelta di voler cambiare tanto e spesso.

La stessa scelta, in altre parole, non può essere considerata un pregio o un difetto a seconda del colore della maglia, a meno di non voler mettere in dubbio la buona fede di chi porta avanti questo ragionamento. Ragionando per assurdo, s’intende!

WEST HAM

I martelli sfiorano la partita epica per definizione, pareggiando in casa contro l’Arsenal dopo essere stati sotto 2-0 già dopo mezz’ora.

Carroll ribalta la situazione prima dell’intervallo e addirittura mette il triplone a inizio ripresa, prima che i Gunners mettano la parola fine a questa divertentissima giostra e fissando il punteggio sul 3-3 finale.

Peccato perchè il City vince, mentre lo Utd perde, lasciando impregiudicate le chances europee.

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria...

Chissà quanti ne farebbe in una squadra seria…

SCARRAFONE STATE OF MIND

INTER-BOLOGNA 2-1

88 minuti a tuonella, e 2 + recupero a cagarsi dentro.

Ma checcevoifà, son fatti così e come sappiamo pure l’Inter è bella a mamma soja.

Il fischio finale arriva mentre li maledico ancora, con consorte che butta l’occhio allo schermo e dice “ma perchè? avete vinto…“.

Ora, a parte quella seconda persona plurale che fa male più di una pugnalata al cuore (ai tempi di José sarebbe stato un “abbiamo vinto” e come ben sa la suddetta mugliera queste cose i ragazzi le sentono e infatti in campo si vede…), questo è quel che direbbe -appunto- uno spettatore distaccato e poco avvezzo alla psicolabilità della squadra che ho la ventura di tifare.

Riavvolgendo il nastro: partiamo con un 4-2-3-1 che vede fuori Kondogbia e dentro il trio Eder-Ljajic e Perisic dietro a Maurito, quantomeno per i primi 10 minuti. Tempo che il ginocchio dell’argentino faccia cric (per fortuna non crac) e dentro il francese, come vedremo croce e delizia della serata.

I nostri giocano bene per tutto il primo tempo, lasciando un pericoloso contropiede ancora a attacchi invariati (poco dopo Icardi esce anche Destro azzoppato) ma poco altro. Si chiude 0-0 ma la sensazione è la stessa delle ultime uscite dei nostri: credibili e logici, anche se ancora in parità.

La ripresa parte invero pianino, con i rossoblù decisamente più in palla e i nostri sul punto di non crederci più, quand’ecco che l’ennesimo corner guadagnato da Perisic –player of the month by far, IMHO – introduce la torre di D’Ambrosio e il tap-in vincente del sosia di Beavis & Butthead, guardare per credere:

perisic butthead

Altro giro altro regalo pochi minuti dopo: è sempre lui a guadagnare il calcio d’angolo, e stavolta è Miranda a far da torre al ceruleo terzino napoletano che di giustezza gira al volo di destro.

Partita in ghiaccio? Sembrerebbe addirittura di sì, anche se vedo i sorci verdi all’ingresso di Zuniga (4 gol in Serie A, uno contro di noi ovviamente) e ancor di più a quello di Franchino Brienza (1 gol ai tempi della Reggina, ma leggermente più simpatico per aver segnato un altro gol tanto bello quanto gradito).

L’italiano se ne starebbe anche tranquillo per gli affari suoi, se il buon Kondogbia non avesse il lampo di genio di fare un retropassaggio ciabattato a JJ, per una volta incolpevole nel non controllare la palla e avviare il patatrac: il destro del succitato ex Reggina incoccia Murillo per il 2-1 che dà il via ai 5 minuti più lunghi della serata.

Tutta la sapienza tattica mostrata nel quarto d’ora precedente evapora come neve nel deserto, con i nostri incapaci di tener palla e concentrati solo nel perdere tempo. E chi meglio di un diffidato per andare a rompere i coglioni agli avversari impedendo la solerte ripresa del gioco? A Palacio va bene la prima volta (il mio urlaccio “vai via che sei diffidato” evidentemente dalla Val Seriana non è arrivato a Milano Ovest), non alla seconda: giallo e niente Roma-Inter.

Accozzaglia di craniolesi strikes again!

Ecco quindi come dissipare in 5 minuti la tranquillità accumulata nell’ora e mezza precedente, che addirittura mi aveva fatto guardare con fiducia alla trasferta di Sabato all’Olimpico. Non tanto perchè pensassi a tre punti facili contro la Roma, quanto perchè la più che probabile assenza di Icardi mi pareva tranquillamente gestibile proprio con il Trenza, che di contro la guarderà da casa.

Per il resto, e a parte la non trascurabile topica nel finale, Kondo ha confermato i timidi passi avanti mostrati nelle ultime gare, e nel contempo Brozovic corre come un dannato, riabilitando non poco la sua immagine di giocatore indolente.

Alquanto cervellotica la scelta di lasciar fuori Murillo, adducendo problemi fisici, per poi farlo entrare a 5 minuti dalla fine, giusto in tempo per l’ennesima deviazione che una volta si sarebbe chiamata autogol. Al colombiano va bene che le regole siano cambiate, altrimenti il record di Ferri (in coabitazione con Franchigia Baresi, ma al solito questo non lo ricorda nessuno)  avrebbe iniziato a vacillare!

Molto bene Nagatomo (lui col casino organizzato ci va a nozze) e Miranda (tanto bravo quanto brutto “ma perchè lo inquadrano che è orrendo?”, cit. del settenne), mentre D’Ambrosio ribalta un primo tempo da tipico brusìo primoanelloarancio con le due azioni da gol testè descritte e un salvataggio nella propria area poco dopo.

Pochi calcoli da fare: come dice Phil Jackson nel bel libro che sto finendo, bisogna continuare a tagliare la legna e portare l’acqua.

Più di quello non possiamo fare; sappiamo che molto, ma non tutto, dipende da noi.

LE ALTRE

La Fiorentina perde due punti in casa col Verona (a noi giustamente è toccato un fuoco incrociato per aver pareggiato un mese fa in trasferta, loro ovviamente no perchè ci hanno il giUoco…) e viene raggiunta a quota 54 dai nostri, pur rimanendo in vantaggio visti gli scontri diretti a favore.

Juve, Napoli e Roma continuano a vincere pur senza incantare (gol di Florenzi a parte).

Il Milan è fermato da un pari col Chievo che ne fiacca ulteriormente le speranze di rimonta europea: la frase attribuita a Mihajlovic (“con questa squadra difficile far di meglio“) forse non è stata pronunciata, ma è senz’altro corretta.

E’ COMPLOTTO

Parto proprio da qui, perchè ai più attenti non sarà sfuggita la fonte del link alla frase di Sinisa: eh già, è proprio Sport Mediaset. Ora, io riuscirei a trovare sospetto il modo in cui il mio barista mi saluta alla mattina, figuriamoci se non ho una spiegazione dietrologica a questo!

E’ in atto, a mio parere, un tentativo di delegittimazione dell’allenatore, mai troppo gradito a Silvio. Non si spiega altrimenti il perchè la notizia sia riportata solo da quella fonte (con gli altri che si limitano a riprenderla). Forse i cugini, scadendo a fine stagione il contratto di Superpippo (e quello di Clarence già “spesato” nel bilancio precedente) si sentono più leggeri e vogliono arrivare allo strappo, disposti al limite anche a esonerarlo ergo a pagargli lo stipendio.

Tanto il suo posto verrebbe preso da “uno di famiglia”, quel tabbozzo di Brocchi-che-tanto-bene-sta-facendo-con-la-Primavera, e tra parenti -si sa- i soldi sono l’ultimo dei problemi…

Interessante poi come le uscite di Abbiati e Abate vengano non solo lodate dalla stampa, ma addirittura si ipotizzi un piano concordato tra i due (Gazza cartacea di oggi), una strategia comunicativa lodata da più parti ( della serie “ecco i leader dello spogliatoio che scuotono il resto del gruppo dando l’esempio“), che evidentemente non vale quando a farlo è Ausilio, che anzi turba il clima dello spogliatoio e lava in pubblico i panni sporchi.

Passando a latitidini a noi più care, bella l’intervista allo stesso Ausilio, ancorchè fatta da Libero: tante precisazioni e qualche smentita, puntuale, motivata, ad alcune cacate che impestano l’etere e vanno sempre a segno, nonostante siano false.

Ma, hey, è l’Inter bellezza!

WEST HAM

I nostri sfiorano il colpaccio a Old Trafford nei quarti di FA Cup: magistrale punizione di (We’ve got) Payet a metà ripresa e Man Utd che pareggia negli ultimi 10 minuti grazie a una carica sul portiere più che sospetta.

Ad ogni modo, 1-1 e replay ad Upton Park che darà diritto alla semifinale a Wembley.

Come on you fuckin’ Irons!

int bol 2015 2016

Il solito gruppo spaccato: due festeggiano, gli altri se ne vanno…

‘NA VOLTA TANTO…

INTER-SAMPDORIA 3-1

Riusciamo a far capire a tanti, anche se non a tutti, che giuocare bene spesso non vuol dire una beata fava.

Vinciamo largamente, giocando in sostanza la stessa partita dell’ultimo mese: cioè brutta, cioè avara di occasioni da gol, cioè senza una logica.

Ma -stavolta- vinciamo. Del doman non v’è certezza.

Visto il centrocampo decimato, Mancini fa di necessità virtù, appaiando gli unici titolari in mediana (Melo-Brozo) e affiancandoli a due frecce veloci sulle fasce (Perisic e Biabiany) in una formazione che a qualcuno avrà ricordato il Cuperiano 4-4-2 con Van Der Meyde-C.Zanetti-Gigino Di Biagio-Kily Gonzalez.

Davanti gli irrinunciabili Icardi-Eder e dietro D’Ambrosio e Nagatiello ai lati del duo Murillo-Miranda.

Come detto non brilliamo, e la prima parte del match è di predominio blucerchiato.

Succede però che la ruota giri, e che stavolta siamo noi a sbloccare su palla episodica: quel ficaccione di D’Ambrosio è al posto giusto al momento giusto, e il piattone sinistro finisce dritto in rete, un vantaggio ha il potere di farmi dire:

“vedi che a tirare i corner come Dio comanda (e cioè facendo un cazzo di cross in area anzichè tre tocchettini dimmerda intorno alla bandierina) c’è anche il caso di buttarla dentro?”

La cosa si ripete a inizio ripresa, con Miranda a sfruttare una capocciata di Melo e raddoppiare grazie alla tecnologia gol/non gol (il me vittimista è convinto che senza la segnalazione elettronica l’arbitro avrebbe fatto correre…).

Partita in ghiaccio? Più o meno: nessuno della mezza dozzina di ex interisti fa il partitone nella Samp, che anzi ci regala un Ranocchia in versione…Ranocchia, maldestro a lasciare metà campo libera a Icardi dopo doppio colpo di tacco tentato da Muriel.

Il frittatone è troppo ghiotto per non essere sfruttato a dovere da Maurito che, pur senza vestaglione di flanella e tavolinetto davanti al televisore, ne fa un sol boccone con sinistro a incrociare a baciare il palo.

Da lì in poi è attesa del triplpice fischio finale; attesa peraltro rovinata (o premiata, vista la pregevole finalizzazione) dal gol di Quagliarella, attaccante serio che di gol ne ha sempre fatti e che riceve il giusto premio per averci provato durante tutta la partita.

Finisce così, con la strana sensazione di aver scalato l’Everest mentre hai semplicemente battuto una squadra più o meno allo sbando (chissà Zenga come ride…), tra un Osanna a José e un vaffa a Ronaldo, seduti entrambi al primo anello rosso.

GOOD OL’ TIMES

Come prevedibile si è speculato parecchio sull’annunciata presenza in tribuna di due dei personaggi che più hanno dato all’Inter degli ultimi 30 anni. Il Fenomeno è per distacco il più forte giocatore che io abbia mai visto indossare l’amata maglia neroblù (poi la gratitudine e l’affetto li riservo ad altri, ma tennicamente il giudizio non è sindacabile), José da parte sua… chettelodicoaffà.

Se ho trovato giusto e simpatttico il tributo al portoghese:

striscione mou

devo ammettere che non ho apprezzato la pur comprensibile stilettata riservata al (fu ) Fenomeno:

striscione ronie

Certo, sempre meglio del premio Nobel che non ebbe nemmeno la decenza di coprirsi la faccia e rendersi irriconoscibile mentre esponeva questa summa filosofale nel famoso Derby dei fischietti del 2007, da molti ricordato per il gol di Ronaldo e relativa esultanza, ma a noi assai caro per i due sifulotti del Giardiniere e di Zlatanasso  a cementare il 2-1 finale:

striscione ronaldo mediocre

Personalmente ho molto sofferto l’addio di Ronaldo nell’estate del 2002; soprattutto non mi piacque il suo ringraziare cani e porci dopo il Mondiale vinto, tranne il Club ed il Presidente che aveva continuato a pagarti profumatamente lo stipendio, mettendoti a disposizione i migliori medici al mondo nei due anni passati tra ospedale e riabilitazione.

Era stato ironicamente sincero, il Signor Massimo, nel tentare di fargli cambiare idea sulla asserita incompatibilità tra lui, giocatore estroso e come tale bisognoso di cure e attenzioni particolari, e il tecnico Cuper, Hombre Vertical e poco incline alle eccezioni: “Aspetta Ronnie, tanto mi conosci… lo sai che se questo qui non vince lo mando via in sei mesi“.

 Non aveva aspettato, e se n’era andato.

Al momento, ovvio, odio puro: traditore, ingrato, venduto… you name it.

Però, come dicono dalle mie parti, time is a great healer, e per una questione di stile e di maturità l’altra sera avrei evitato striscioni offensivi.

L’abbiamo goduto al meglio, con un mazzo di carte non taroccate avremmo vinto uno splendido scudetto che probabilmente avrebbe cambiato la nostra storia negli anni immediatamente successivi (col cazzo che Moratti avrebbe mandato via Simoni campione d’Italia, chissà…), il gioco di gambe nella notte di Parigi popola ancora gli incubi di Luca Marchegiani… Il suo ricordo insomma è dolce e indelebile.

Col tempo ci siamo in ogni caso rifatti, grazie all’attuale allenatore e all’altro ospite di serata. Sarebbe stato carino mettere da parte l’astio e semplicemente battergli le mani (non in faccia, possibilmente…).

Ma forse sono io che sto diventando vecchio…

LE ALTRE

Come già detto, era da un po’ che non si provava l’ebbrezza di portare a casa i tre punti e, forse per questo, ci son rimasto maluccio nel vedere Roma e Fiorentina fare spallucce della nostra vittoria e mantenere immutate le distanze in classifica.

Speravo nella coriacea orobicità che è invece appassita di fronte ai gigli fiorentini, mentre la Roma ha per una volta smentito il refrain di squadra de core ma non de testa, risolvendo il papocchio-Pupone con un perentorio 5-0 sul Palermo.

Evidentemente a mandare tutto in vacca sul più bello i migliori siamo ancora noi.

Là davanti, la Juve butta alle ortiche la possibilità di eguagliare il nostro record di vittorie consecutive, fermandosi “solo” a 15 e pareggiando in quel di Bologna. Il Napoli di contro nel posticipo col Milan avrebbe la possibilità di operare il controsorpasso, ma nel primo tempo, nonostante faccia 10 tiri, ha bisogno di un polpaccio di Abate per trovare il vantaggio, salvo poi regalare il pareggio a Bonaventura alla prima sortita in area campana. Sulla stessa falsariga la ripresa, con il Napoli a sprecare tutto quel che con noi aveva capitalizzato, compreso il palo che stavolta colpisono loro e non gli avversari (ask Jovetic & Miranda for references…).

E’ COMPLOTTO

Cerco di analizzare con obiettività qualche episodio arbitrale perchè -al solito- mi pare che si facciano figli e figliastri.

E’ vero che D’Ambrosio fa lo stesso intervento di Telles a Firenze (mani in area) e che in entrambi i casi il rigore sarebbe stato fischiabile.

Mi pare però che in questo caso siano tutti straconvinti del fatto, senza nemmeno celarlo dietro al solito #cipuòstare che in casi simili pare essere prassi assai consolidata, della serie “come ti muovi sbagli”.

Di contro, silenzio su tutta la linea sui due fuorigioco inesistenti fischiati ai nostri ormai lanciatissimi verso la porta di Viviano, così come sul mancato secondo giallo a Ranocchia ancora nel primo tempo, per non parlare del fallo di Brozovic -casualmente diffidato- sanzionato col giallo venti secondi buoni dopo il fischio.

Il tutto 24 ore dopo aver assistito all’ennesimo Bonucci impunito -ed altrettanto casualmente diffidato- e ad un mani di Marchisio forse un poco meno evidente del nostro ma immediatamente derubricato a nulladiché.

Tornando alle nostre pochezze, sintomatica la polemica preventiva contro la scelta di Moratti di invitare Mourinho alla partita.

Come se Mou potesse essere interessato a tornare in una squadra decente ma nulla più, come se Mancini potesse davvero patire la presenza di un collega.

Ma si sa, se c’è da sparare contro i nostri non si rischia mai nulla. Il concetto è: se perdono abbiam da parlare per un mese, se invece vince vabbeh, ci inventeremo qualcos’altro.

Ad esempio, siccome Eder da quando è all’Inter non ha ancora segnato, vediamo di portarci avanti col lavoro (vero Nebuloni di Sky, ennesimo caso di inviato al seguito della squadra che invece che magnificarne i meriti ne prevede i difetti?).

Stessa cosa per la permanenza di Mancini sulla panchina: iniziamo a dire che la storia si avvia alla conclusione, dopo vediamo…

Se poi c’è qualche altro squadrone a rubare la scena ai nostri (vedasi il Totti-gate delle ultime ore), la solerte Gazza è prontissima nell’appaiare il triste declino dell’icona giallorossa a quello di altre bandiere di altre squadre: Maldini al Milan, Del Piero alla Juve, e ovviamente Zanetti all’Inter perchè, testualmente, Mazzarri non gli fece giocare l’ultimo Derby.

Il fatto che a Zanna sia stato riservato il giusto tributo, che la sua maglia si stata ritirata, e che lui sia diventato vicepresidente il giorno dopo aver appeso le scarpe al chiodo è ovviamente secondario.

Son riusciti a metterci in mezzo anche qui…

Per oggi non c’è altro.

WEST HAM

Trionfale passaggio ai quarti di finale di FA Cup grazie alla trasferta a Blackburn con 5 gol rifilati ai Rovers. PAre che dovremmo incontrare il Man Utd, sempre che passino il loro turno…

i gemelli del gol :)

i gemelli del gol 🙂

BENJI C’E’. HOLLY QUANDO ARRIVA?

ATALANTA-INTER 1-1

Chissà, forse era per toglierci subito dalla bocca quel sapore dolceamaro della sconfitta casalinga col Sassuolo condita però da una prestazione convincente.

Forse era per farci aprire gli occhi sul nostro stato attuale, sia fisico che tecnico.

O magari era per mostrare a tutti quanti il nostro genio strategico nel far partire titolare un giocatore che (sarà la volta buona?) pare avere il biglietto aereo in mano.

Fatto sta che, tocca dirlo, questo 1-1 è purtroppo un punto guadagnato per quanto visto. I bergamaschi, reduci da 4 sconfitte consecutive, risorgono contro i nostri, teoricamente agguerritissimi ma in realtà tremebondi.

Già ci va di culo che il Papu Gomez non la metta (anche se ci farà vedere i sorci verdi per tutta la partita); già dobbiamo ringraziare il fato per non aver assistito al Primo Gol in Serie A di Monachello, cresciuto nelle nostre giovanili, oppure per non aver dovuto sorbirci l’esultanza del “talento di ritorno” Diamanti.

Il Club Gautieri insomma distribuisce altre member cards (Dramé pareva Roberto Carlos, diobono), ma rimaniamo a galla grazie soprattutto a un paio di parate incommensurabili di Handanovic.

Tutti giustamente si soffermano sulla parata “illegale” su Cigarini, ma anche quella su colpo di testa ravvicinato ha dell’incredibile: sembra quasi partire in ritardo e invece, in una frazione di secondo, ecco spuntare la manona a deviare in corner.

Fossi stato in lui, dopo il miracolo alla Benji Price mi sarei girato e sarei uscito dal campo borbottando:

“Io sono a posto per tre mesi, ci vediamo dopo Pasqua, arrangiatevi”.

La difesa si regge indubitabilmente su di lui, come tutte le statistiche ci fanno vedere; Miranda nelle ultime giornate sta assumendo sempre più il ruolo di balia di Murillo, molto impreciso anche in quest’ultima uscita, aldilà della sfortunata deviazione in gol.

Gira che ti rigira, il problema principale dei nostri è sempre quello: il cervello. Si può sopperire a tanti difetti (tecnici, fisici, di personalità…) se si hanno sinapsi ben funzionanti, che ti suggeriscono la scelta giusta da fare. Poi guardi ed hai -appunto- Murillo e Guarin che fanno a gara a perdere palloni, e pensi: la vincium pù la guèra…

Chi mi conosce sa cosa penso di Guarin, e quindi non lo ripeterò. Mi chiedo però quale sia la ragione per farlo giocare, dal momento che il ragazzo non va “messo in vetrina” per solleticare gli appetiti di qualche eventuale compratore. Qui il fesso che ci casca l’abbiamo già trovato, ed è disposto a riempre di soldi tanto l’Inter quanto il giocatore. A che pro sottoporci a questo ennesimo esempio di ignoranza calcistica, oltretutto col rischio di un infortunio che avrebbe vanificato la trattativa?

A questo punto vien solo da sperare che non abbiano visto la partita, altrimenti il rischio che cambino idea è più che fondato…

Faccio un minimo di cronaca: loro come detto scendono sulle nostre fasce come e quando vogliono, e da lì mettono in mezzo palloni velenosi: su uno di questi Murillo prova la scivolata a spazzare in corner, ma la boccia finisce alle spalle di Handanovic.

Vero che alle spalle di Murillo c’è Gomez in fuorigioco kilometrico ma, a voler essere onesti, il nostro difensore non lo vede proprio: difficile sostenere che sia intervenuto sul pallone proprio per evitare il facile tap-in dell’atalantino… Rizzoli infatti non ci pensa nemmeno (figuriamoci) e siamo sotto 1-0.

Per quello ci dice anche culo, perchè nell’unica occasione costruita con un minimo di logica Jovetic scambia bene con Icardi, che si allarga sulla destra e mette in mezzo: Ljajic non ci arriverebbe mai, essendo preceduto da due difensori e dal portiere, ma tal Toloi entra di prepotenza e pareggia gli autogol.

Da sottolineare in tutto ciò la sola cosa buona fatta da Jojo nella giornata, cioè correre da Icardi ad abbracciarlo, tanto per ricacciare in bocca a tanti le presunte antipatie tra i due.

Ma nessuno l’ha fatto notare, e l’ho visto solo io che sono malato…

Sia come sia, il colpo di culo non ci desta, anzi ci fa vivacchiare sulla sensazione di pericolo scampato.

Nel corso del match, contrappuntato come detto dalle paratissime del nostro numero 1 (non dimentico quella su Monachello dopo esemplare assist di Cigarini a fine primo tempo), il Mancio comincia a buttar dentro attaccanti di varia forma, finendo con Perisic e Biabiany sulle fasce, Icardi e Jovetic (poi Palacio) davanti e Ljajic rifinitore. La paura è che finisca come nelle altre occasioni in cui abbiamo affastellato punte e mezze punte in attesa della prosaica botta di culo.

Stavolta invece non succede nulla, il che non è esattamente una bella notizia.

MASTER OF 5-5-5

E’ vero che, almeno, non ce l’hanno picchiata inder posto, ma avere in campo 5 attaccanti per 20 minuti o più e produrre la miseria di due cross sbagliati e un tiro in curva è preoccupante.

La mia analisi, oltrechè sui già menzionati neuroni, si concentra sulla nostra metacampo.

In quanto reparto povero di fosforo così come di piedi buoni, dovrebbe teoricamente sopperire con furia agonistica, forza fisica e pressing spietato in dosi industriali.

Macchè.

Siccome gli assenti hanno sempre ragione, mi viene quasi (ho detto quasi) da rimpiangere Felipe Melo e la sua ignoranza, che quantomeno però crea difficoltà al palleggio avversario.

Qui invece si è sparsa la voce, e non era nemmeno ‘sto gran segreto: l’Inter a centrocampo è scarsa, se li pressi non ci capiscono un cazzo; se giochi di prima non ti prendono mai.

Detto fatto: ha cominciato la Lazio, hanno proseguito Empoli e Sassuolo, ha concluso (per ora) l’Atalanta.

Ora, posto che nessuno obbliga a giocare con tre registi come la Fiorentina, devi però avere un piano alternativo. E qui casca l’asino. La mia impressione è che il giochino abbia retto egregiamente finchè la gamba sosteneva i nostri medianacci. Ora invece li vedo parecchio scarichi e, non potendo contare sulla tecnica individuale nè sulla sagacia tattica, emergono tutte le falle di un reparto di muscolari (eufemismo rispetto alla più prosaica definizione di grand-gross-e-ciula).

Sentire il Mancio dire che dovrà metterli tutti a fare un po’ di muretto per migliorare le tecnica individuale è un’affermazione tanto condivisibile quanto preoccupante, visto che staremmo parlando di gente che gioca in Serie A.

Il giorno in cui Guarin farà ciaociao con la manina sarà sempre troppo tardi, ma anche lì: cedere lui per prendere Soriano vuol dire migliorare in modo solo incrementale. Vuol dire cioè prendere uno che fa -meglio- la stessa cosa: corre, si inserisce, segna. Copre poco, imposta nulla.

Ecco, io sarò prevedibile e poco fantasioso, ma farei una scala di priorità. Di gente che corre e ramazza ne abbiamo. Non abbiamo uno che pensa e distribuisce palloni. Quindi, anzichè Soriano -che è bravo e mi piace, su questo non discuto (cit.)- busserei più modestamente all’Atalanta per Cigarini, o volendo pensare in grande alla Lazio per Biglia.

Quindi prenderemo Soriano.

O, ancor meglio, traccheggeremo fino al 30 Gennaio per poi dire “siamo a posto così”.

LE ALTRE

La Juve inaugura il nuovo stadio Friuli segnando quattro gol in mezz’ora, senza però che le amnesie udinesi destino sospetti come altre volte. Prevedibile e anche banale dire che i cattivi son tornati. Il Napoli regge, regolando il Sassuolo che pure aveva iniziato bene, tornando ad avere un Consigli in versione “normale” e non campionissimo.

Inevitabbbile…

La Roma invece non va oltre il pari in casa col Verona nonostante quel cambio di panchina che di solito dà una immediata scossa nervosa.

Il Milan batte meritatamente una Fiorentina che fa capire a tutti (o quasi) i talebani del Bel GiUoco quanto sia pericoloso non avere alternative al proprio modo di stare in campo.

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e con memoria elefantiaca -quantomeno sul calcio, chè sul resto non ricordo cos’ho mangiato ieri sera…-. Faccio quindi sommessamente notare che l’Inter, nelle prime 20 giornate, è stata in testa (da sola o in compagnia) per ben 13 turni: più, molto più di tutti gli altri.

Detto che siamo una mandria di dementi e che dobbiamo migliorare in tutti i reparti, è giusto quel che Mancini faceva notare nella conferenza pre-Atalanta: se una squadra sta in testa per tutto quel tempo non è più un caso: siamo lì e ce la giochiamo.

Lo dico perchè chiaramente siamo già al de profundis dei nerazzurri, con i media a fare a cazzotti per salire sul carro di “Napoli e Juve che hanno evidentemente una marcia in più“, fedifraghi come il peggior bagnino riminese nel buttare nel dimenticatoio la tanto celebrata Fiorentina, presa ad esempio fino a poche ore fa e ora sbolognata con un “eh ma giocano sempre nella stessa maniera, non hanno un piano B, che delusione“.

Sintomatico poi che la bella e meritata vittoria rossonera con i Viola faccia indurire gli apparati riproduttivi di serve evidentemente in crisi di astinenza, quando arrivano a chiedere a Mihajlovic se il Milan possa lottare con l’Inter per il terzo posto.

Addirittura in anticipo la Gazza, sempre solerte nell’accomunare le vicende delle milanesi allorquando una va benino (noi) e l’altra maluccio (loro).

Ecco il titolo di mercoledì sui dolori delle milanesi, felicemente appaiate dalla Rosea nonostante la decina di punti di distacco in classifica e la media spettatori agli antipodi:

gazza 13 genn 2016

Il titolone ad abbaiare le peggio cagate; poi nell’articolo, la precisazione: “L’Inter tutto sommato si difende, va bene in classifica e al botteghino. Il Milan no.” Quindi è un pezzo basato sul niente, però intanto facciamolo…

 

WEST HAM

Brutta sconfitta in trasferta a Newcastle: la striscia di risultati utili consecutivi si ferma a 8 (record di Premier eguagliato). Ce ne faremo una ragione.

 

ata int 2015 2016

“Ogni pallone…Benji lo segue…con attenzione”

CONTENTI?

INTER-SASSUOLO 0-1

Finalmente l’Inter fa sorridere tutti i critici massimalisti, regalando una delle prestazioni più prolifiche del girone di andata se si guarda al numero di palle-gol create.

E (infatti?) perde.

Poche musse, in questo ha ragione il Mancio. La coperta è ancora corta, e c’è evidentemente una certa correlazione tra lo sbilanciamento in avanti e la precarietà in fase difensiva.

Perdiamo una partita che avremmo meritato di vincere, molto più di tanti 1-0 collezionati fin qui. Detto ciò, il Sassuolo non ruba nulla, avendoci fatto vedere come si gioca a San Siro senza timori reverenziali e senza paura di giocare di prima, facendo di contro girare i nostri a vuoto e pressandoli sul nostro -già non eccelso- palleggio a centrocampo.

La formazione è la stessa di Empoli, solo con i due terzini invertiti di fascia.

Nagatomo mi stupisce in positivo per 92 minuti per concentrazione e intensità, fino a quando, nel giro di 100 secondi, vanifica prima un corner servendo Ljajic in palese fuorigioco e poi sminchiando il rinvio che genera il papocchio-rigore.

Ecco cosa succede a giocare con i Craniolesi. Ripeterò fino alla fine che preferisco avere in campo un giocatore scarso ma intelligente che un genialoide imprevedibile, soprattutto se il suddetto non è il fantasista talentuoso ma scostante  quasi da contratto, bensì un cazzo di cursore da cui si pretende applicazione feroce per tutta la partita, con pochi voli pindarici.

Eppure…

La stessa critica va rivolta a Murillo, che rispetto al giapponese ha ben poco da farsi perdonare visto lo splendido girone di andata, ma che sempre più ricorda il connazionale e collega di ruolo Ivan Cordoba: velocissimo, fisico esplosivo, ma piedi fucilati e intelligenza calcistica rasente lo zero.

Già ammonito, a metà ripresa interviene con un tuffo di piede più che spettacolare arrivando sul pallone un centesimo di secondo prima dell’avversario (un attimo di ritardo e finisci sotto la doccia). Al 94′, non pago, si fida ancora una volta del proprio fisico saltando di testa con quel quarto d’ora di anticipo, aggiungendo così il condimento da stella Michelin al frittatone alla merda cucinato dal sous-chef Nagatiello.

Morale, Miranda abbatte Defrel, Handanovic ha finito il bonus-miracoli e Berardi può percularci esultando giustamente sotto la Nord.

Prima della beffa, i nostri creano (contate) sette palle gol tecnicamente definibili “della Madonna” con Icardi ad inaugurare lo show dello spreco dopo pochi minuti, Ljajic a sbagliarne due sanguinolente poco dopo e Consigli a parare tutto il resto, inevitabile eroe di giornata dopo la saponetta di domenica scorsa.

Detto che anche loro hanno qualche ottima occasione (Sansone, membro onorario del Club Gautieri, per una volta contro di noi non segna ma tira cento volte, Missiroli e Floro Flores trovano un super-Samir a ribattere), quello che emerge nuovamente dalla partita è la pochezza tecnica del nostro centrocampo.

Qui bisogna decidere: o resti con questi uomini, ma allora davvero devi giocare difesa e contropiede tutto l’anno (si può fare, io non mi scandalizzo), oppure se intendi fare tre passaggi di fila occorre un vigile urbano che metta un minimo d’ordine.

Dubito che il “ghisa” possa essere il pur valido Soriano della Samp, ennesimo cavallone che ha bisogno di un fantino per essere lanciato, attualmente senz’altro superiore ai vari Guarin e Kondogbia, ma non dotato di quella visione di gioco che dalle nostre parti latita più del Chapo Guzman (ah no cazz.. quello l’han preso).

Staremo a vedere.

PAGELLA DEL PRIMO QUADRIMESTRE

Cercherò di non farmi prendere dallo sconforto delle ultime prestazioni dei nostri (leggasi: due sconfitte in casa e una vittoria risicata a Empoli, testa della classifica persa e secondo posto in coabitazione coi gobbi).

Siamo sostanzialmente in cima alla classifica, ad altezze che ci competono quanto a blasone ma che visti gli ultimi anni ci danno le vertigini. Il lavoro del Mancio e della Società è quindi più che positivo, il potenziale ancora inespresso farebbe sperare in ulteriori margini di miglioramento: Kondogbia non si è ancora visto, Jovetic deve ancora ingranare e l’intesa con Icardi di fatto ancora iniziare.

Abbiamo trovato una solidità difensiva sconosciuta dai tempi di Julio Cesar-Lucio-Samuel, abbiamo un bomber che sta confermando il suo talento (Icardi non sarà mai l’attaccante che ne scarta quattro e va in porta col pallone, ma segnerà sempre tanti gol), abbiamo un paio di sorprese positive (Ljajic ieri ha sbagliato un sacco, ma ha fatto vedere quanto possa creare da solo e dal nulla, Brozovic sta mantenendo le aspettative del suo primo semestre in nerazzurro) e molta zavorra da vendere al miglior offerente per fare un minimo di cassa (Ranocchia, almeno un paio di terzini, Guarin se qualcuno ci casca).

Riusciranno i nostri eroi ad andare avanti così? E’ questa la domanda delle cento pistole.

L’ottimismo non è il mio forte, e personalmente ritengo che quelli passati siano stati gli ultimi giorni da primi in classifica per quest’anno. Dubito che il Napoli abbia il nostro cuore d’oro e si faccia fregare nuovamente dal Sassuolo in casa, dopo averci già perso in trasferta all’esordio. Per di più i gobbi son tornati (davvero complimenti per la rimonta, anche se il difficile viene adesso). Sgombriamo il tavolo dagli equivoci: il nostro obiettivo non è vincere il Campionato.

Il problema è che, viste le due avversarie succitate, sarà difficile anche arrivare in Champions, stante la Fiorentina ancora incollata e una Roma che più in crisi non si può, ma che prima o poi risorgerà e si trova comunque a pochi punti dalla zona che conta…

Detto ciò, per i nostri arrivare nei primi tre (assai meglio nei primi due vista la roulette russa dei preliminari) è di vitale importanza, proprio per la sopravvivenza del Club a certi livelli e per il rispetto degli accordi presi con la UEFA in tema di FPF.

Testa bassa e pedalare.

LE ALTRE

Come detto il Napoli passeggia a Frosinone e chiude il girone di andata in testa. Contemporaneamente, la Juve vince la nona di fila a Genova con la Samp, soffrendo dopo aver sfiorato il 3-0 e beccato il 2-1 da Cassano.

Come detto, non ho problemi a rimarcare la notevole rimonta dei gobbi che in una decina di partite hanno recuperato altrettanti punti sulla testa della classifica. Faccio però notare -gufando anche un po’, lo riconosco- che molto spesso le rimonte hanno una sorta di post-orgasmic chill proprio una volta raggiunto l’aggancio. E’ quel che spero, anche se dalle parti di Torino non sembrano avere altro senso dell’umorismo, dopo quello dispensato nei primi mesi di Campionato.

La Viola inciampa sulla Lazio, come noi prima di Natale, perdendo 3-1 una partita che al 90′ li vedeva sotto per 1-0.  Incredibile l’abbondanza di facitori di giUoco nelle fila viola, se pensiamo che Mario Suarez, nostro obiettivo estivo, non ha mai giocato ed è in procinto di essere lasciato dalle parti di Watford come una cosa vecchia e dimenticata. Per il resto Borja Valero, Vecino e Badelj ci farebbero comodo anche azzoppati, visto il livello attuale…

Roma e Milan pareggiano una partita che, a quanto leggo, i cugini avrebbero addirittura meritato di vincere. La cosa, più che un complimento ai rossoneri (non sia mai…) suona come una pesante critica ai giallorossi, che sembrano voler porre fine all’agonia del Sergente Garcia.

E’ COMPLOTTO

Riprendo quanto accennato nel titolo e nelle prime righe di questo saggio-ignorante sui massimi sistemi a strisce neroblù. Il Vate(r) di Fusignano ha inviato l’ennesima fatwa nei confronti dell’Inter e di Mancini (“che però è in gamba“… ma ti levi di ‘ulo?), involontariamente sbugiardato dai nostri circa l’ottuso assioma si-vince-solo-se-si-giuoca-bene.

Ancor più sintomatici i complimenti riservati alla squadra nerazzurra dai vari Vialli e Marocchi, che ringraziano i nostri per averli fatti divertire con una partita godibilissima da guardare.

Rispondo citando il Trap in una delle poche occasioni in cui il suo eloquio era chiaro e non fraintendibile:

“Io voglio vincere, non voglio dare spettacolo: se voglio divertirmi vado al circo”.

Un plauso al Mancio che, elegantemente, ha evitato di rispondere all’ennesima sentenza sacchiana dicendo solo “a me vincere 1-0 piace tantissimo, così poi c’è tanta gente che parla“.

Da censurare, invece, il suo commento sull’arbitraggio di Doveri a San Siro. Vero che il soggetto ha contro di noi uno score pessimo.  Altrettanto vero che la sua designazione, dopo gli inopinati e sottolineatissimi favori di Empoli sa di chiara compensazione, come a dire “ok, break’s over, back to hell!“.

Detto ciò, non è il caso di recriminare sulla manata di Berardi a D’Ambrosio: non è volontaria, non lo vede arrivare, non è una gomitata. Non c’è niente. Lamentiamoci quando serve e quando c’è da farlo: tranquilli, le occasioni non mancano nè mancheranno. Ma non facciamolo “a gratis”, pena il passare per abbaialuna e intertristi: esattamente quel che vogliono farci credere.

Per dire: interrogazioni parlamentari e vertici internazionali per scuotere la coscienza civile dopo il rigore non fischiato all’Empoli pochi giorni fa.

Poi ieri succede questo ed è già tanto che qualcuno dia la notizia con un certo risalto.

Per la cronaca, ecco la prima pagina rosea post-Empoli:

Gazza prima pagina 7 gen 2016

“A Giampaolo manca un rigore”

Questa invece quella post-Samp:

gazza prima pagina 11 gen 2016

“Alla Samp non basta Cassano”

Sempre all’insegna del Same but Different, più che condivisibile la bonaria ironia fatta sul cazzutissimo battibecco finale tra Chiellini e Bonucci a favor di telecamere: è lo stesso livornese a scherzarci su intervistato da Caressa & co. ovviamente (e giustamente, ribadisco) pronti a sottolineare come certi atteggiamenti siano comprensibili e perfino auspicabili, segno di un gruppo che non vuol mollare niente, sempretéso alla vittoria.

Peccato che, quando le stesse cose accadono -per di più nel chiuso dello spogliatoio- ad altre latitudini, il risultato sia questo:

Gazza Crisi Inter 21 dic 2015

Taaac

WEST HAM

Vinciamo in casa col Wolverhampton e passiamo il turno di FA Cup.

int sas 2015 2016

La piccionanza di sòreta…

TIMES LIKE THESE

EMPOLI-INTER 0-1

Torniamo alla graditissima efficienza degna del miglior processo toyotista, capitalizzando la sola vera occasione da gol creata in 90′.

Icardi si scrolla di dosso gli ultimi rimasugli di “crisi” infilando il quinto sifulotto in altrettante partite. Ljajic e Perisic alternano ottimi spunti a pause che contribuiscono a mantenere vivo lo stereotipo dello slavo talentuoso ma scostante e indolente. In mezzo Medel fa il suo, così come Brozovic, mentre Kondogbia palesa quel che ad oggi continua ad essere il suo peggiore difetto: la mancanza di carattere. Il francese perde palle facili in costruzione, e pare nascondersi per troppi attmi del match invece che chiedere il pallone, anche a costo di fare pasticci stile Guarin.

Dopo più di qualche mese, il giudizio mi pare fondato e, ahimè, il difetto di quelli difficili da estirpare, chè di solito il carisma o ce l’hai o è difficile fartelo venire.

Chi vivrà vedrà. Per il momento, la testa della classifica mi pare una cadrega sufficientemente comoda per poterci riflettere.

Tornando alla partita, posso ammettere senza nessun tipo di problema che l’Empoli non meritava la sconfitta, e perfino che l’arbitro ci ha aiutato eccome in occasione del contatto Murillo-Pucciarelli. Non dimentico però che il succitato attaccante toscano, insieme al maledettissimo Maccarone e il nanerottolo Mario Rui, ha passato 90′ a fare la biscia impazzita collezionando punizioni e causando ammonizioni dei nostri in serie. Motivo per cui non tengo conto  della -pericolosissima- trattenuta di Miranda ai danni ancora di Pucciarelli, essendo questa avvenuta sugli sviluppi di una punizione furbescamente sgraffignata da Maccarone.

I nostri, come già accennato, si vedono per un quarto d’ora a cavallo dei due tempi. Il gol nel recupero del primo tempo è una manna per noi e una mazzata per loro e l’inizio della ripresa pare  confermare questo mood.

Il mood è però una illusion, visto che i nostri si spengono dopo una bellissima e velocissima azione putroppo non finalizzata a dovere da Perisic e -poco dopo- con un destro a giro di Brozovic nemmeno lontano parente dei due gol gemelli delle ultime settimane.

Da lì in poi l’Empoli galleggia nella nostra trequarti, senza nemmeno creare chissà cosa, con l’eccezione del già ricordato rigore reclamato dai toscani.

Gli ultimi minuti ci danno ulteriore e non richiesta conferma del fatto che è assai meglio avere in campo giocatori fuori forma o addirittura timorosi (vedi Kondogbia) quando chi li deve sostituire per tener botta e gestire il cronometro cerca la porta da 50 metri senza nemmeno essere Recoba (vero Guarin?). Stesso discorso per Juan Jesus, che entra negli ultimi minuti per rafforzare una retroguardia stranamente deficitaria in Murillo e che di contro dispensa  palle perse e minchiate in serie manco fosse un revival della scorsa stagione.

Morale: un altro -cazzo di- 1a0 che in tempi come questi (in times like these, omaggio del titolo agli amatissimi Foo Fighters) va benissimo.

In attesa di un centrocampo migliore, soprattutto a livello neuronale, e sperando che la buona stella di Icardi continui a brillare come nell’ultimo mese.

LE ALTRE

I nostri rivali attualmente più pericolosi vincono tutti: la Juve non ha problemi contro la peggior squadra del momento (non me ne vorrà il Verona di Clouseau Del Neri), mentre Viola e Napoli devono faticare un poco di più per regolare Palermo e Toro.

La Roma non riesce a battere il Chievo a Verona, continuando l’andamento lento già ballato più volte in questo girone d’andata, in una partita che ha l’immenso merito di farci capire quanto utile possa essere la tecnologia applicata al calcio. Nella fattispecie, la punizione di Pepe non sembrava gol nemmeno a lui, eppure, tempo 10 secondi, la cosa è chiara e pacifica per tutti, romanisti compresi. In culo alla favola dell’errore dell’arbitro che va accettato e alla fine fa parte dello spettacolo perchè sbaglia come sbagliano i giocatori.

Il Milan non gioca nemmeno peggio di altre volte, ma ha il torto irreparabile di non capitalizzare le tre-quattro palle gol che gli capitano.

Il Bologna del dignitosissimo e orgogliosissimo Donadoni non ha il senso dell’umorismo e a 10 minuti dalla fine piazza il colpaccio con Giaccherini.

Fin troppo prevedibile il flop casalingo della Lazio col Carpi, con gli aquilotti a tornare nella loro mediocrità dopo l’inevitabile colpo contro i nostri resuscita-morti.                                                           Spazio per parolaccia a piacere.

E’ COMPLOTTO

Facile ma inevitabile porre l’accento sull’acredine mostrata da tutti o quasi i commentatori all’Inter, che continua imperterrita a bivaccare (testuale) in testa alla classifica. Posto che sia legittimo preferire una delle altre tre pretendenti al titolo rispetto ai nostri, compito di un cronista o commentatore sportivo che parli senza preconcetti dovrebbe essere quello di sottolineare pregi e difetti di tutte le squadre coinvolte e non di identificare ogni avversaria dei nerazzurri quale squadra “con il gioco migliore del Campionato” (ultima in ordine di apparizione: l’Empoli, ma da domani sarà già il Sassuolo).

Come funziona invece ormai lo sappiamo: quando i nostri steccano parte il pandemonio, come visto nel dopo-Lazio. Quando invece si vince, è comunque un successo immeritato, con Icardi che segna 8 gol con soli 12 tiri in porta quasi roba di cui vergognarsi (l’avesse Dybala una statistica simile lo proporrebbero come prossimo Papa…).

Aggiungete a tutto ciò la simpatica coincidenza di voler inquadrare Jovetic imbacuccato in panchina subito dopo il gol di Maurito, tanto per far capire che la maretta in spogliatoio è tutt’altro che placata (menomale, iniziavo a preoccuparmi).

La pervicacia con cui i vari Caressa chiedono a tutti “quale sia la vera classifica“, dando per scontato che quella reale non vada bene, non fa che confermare quando vado dicendo.

I tweet di Varriale lasciano il tempo che trovano, ma confermano il vigliacco coraggio con cui ci si permette di esternare il proprio sdegno nei -rari- casi in cui gli errori sono a nostro vantaggio, derubricando il tutto a “cose che succedono” quando invece -e ben più spesso- le sviste avvantaggiano altri colori. La cosa vale ovviamente per la stampa, ma anche per gli addetti ai lavori, muti davanti a scempi simili e più che loquaci in altri casi.

Infine, piccolo inciso sul Milan e su quella trasmissionaccia che normalmente è QSVS su Telelombardia, sulla quale sono inciampato per caso (o sbaglio, fate voi…): ebbene, la trasmissione del “viaconlondamorettisiamosubitodavoiprontiainterrompereincasodigolgrazie” è stata l’unica tra quelle che ho seguito a intavolare un discorso serio e complessivo sul Milan e sulla pagliacciata che è (o che è sempre stata) la comunicazione dei Meravigliuosi, a furia di “siamo una rosa da almeno terzo posto“, “ho speso 150 milioni” “a giorni chiudiamo con Mr B per 500 milioni”.

L’inciso tra parentesi “(o che è sempre stata)” è per palati fini, o paranoici come il sottoscritto, ma la sostanza non cambia: il Milan ha costruito la sua storia sulla mistificazione e la creazioni di falsi miti (torno al discorso della one best way per giocare bene e vincere, il blocco di italiani, gli allenatori che devono per forza essere stati bandiere del club da calciatori, siamo tutti una grande famiglia…). La salutare differenza è che l’assenza di vittorie, e la fine della storia(ccia) politica del loro Presidente ha finalmente fatto crollare quella patina di subalternità dei media, che per decenni non si sono fatti problemi nel bersi favole della buonanotte, statistiche accomodate alla bisogna e tanti luoghi comuni maledetti manco fossero verità rivelate dall’oracolo in cravatta gialla.

Grave ma non seria la considerazione fatta dal succitato Club di latinisti presenti in trasmissione e cioè:  a Berlusconi tanti avrebbero detto

“occhio  a raccontar balle alla gente: finchè lo fai in politica, se ne dimenticano in cinque minuti, ma se lo fai col calcio se lo ricordano ad anni di distanza”.

Degno specchio di un Paese cerebralmente malato, e pure orgoglioso di esserlo…

WEST HAM

Tornano i nostri campioni, e tornano pure le vittorie; dopo il fortunoso 2-1 contro il Southampton, battiamo 2-0 il Liverpool ricevendo i complimenti del loro allenatore e superandoli in classifica.

Oh East London, is wonderful!

emp int 2015 2016

Manco si fossero messi in posa… in ordine di altezza e quello grosso di spalle a abbracciarli tutti.                                                                                                                                                         Che ci sia lo zampino del coreografo di X Factor?

I JUST CAN’T GET ENOUGH


UDINESE-INTER 0-4

Per quanto ci hanno fatto penare negli ultimi vent’anni, i quattro gol rifilati ai bianconeri friulani sono pure pochi per placare il mio spirito vendicativo.

Fosse stato per me potevano fargliene altrettanti e ancora non mi sarebbe bastato (da cui il titolo… Che poi a me i Depeche manco mi piacciono…)

Non dimentico la tragicomica domenica di inizio Maggio 2002 a Udine, con i gobbi a trovarsi sopra di due gol dopo 10 minuti scarsi senza nemmeno dover chiedere permesso.

Se anche i tre gentili omaggi, offerti ieri sera in occasione dei nostri primi tre fischioni, sono stati un tardivo pentimento con conseguente ravvedimento operoso, posso dire ai bianconeri di star tranquilli, chè la bilancia continua a pendere dalla nostra parte…

Esaurita la parentesi paranoica e vendicativa, mi accingo a raccontare di una partita piacevolmente strana, costellata come detto da errori avversari troppo evidenti per poter essere perdonati, ma anche da una piacevole continuità nella gestione della partita, oltre che dal ritorno al gol della coppia-che-non-segna-e-che-non-può-giocare-insieme. La perla finale di Brozovic chiude il sipario.

Come già fatto altre volte, Mancini ci stupisce scongelando Montoya dalla ghiacciaia grossa, quella che di solito sta in cantina. Lo spagnolo fa una partita più che dignitosa, rischiando addirittura un assist nel primo tempo e -soprattutto- rimanendo immune dal virus della rimessa-laterale-tirata-a-cazzo, vera e propria specialità della casa da lustri e lustri.

Per il resto, la mediana conta i soli Melo e Guarin, che fanno a gara a perdere palloni a centrocampo, garantendo poco filtro rispetto al reparto dotato dell’optional Medel troppo spesso dato per scontato.

Davanti abbiamo l’intera banda degli zingari a supportare il Capitano di serata: se l’abbondanza di talento era da mettere in preventivo, non altrettanto poteva dirsi dello spirito di sacrificio mostrato soprattutto da Perisic d Ljajic, bravi e generosi nello scendere fin nella nostra metacampo per supportare i compagni in fase di ripiegamento.

Sui gol poco da dire, mentre spendo due parole per descrivere la bella azione che in apertura porta Jovetic a centrare i piedi del portiere avversario calciando una sorta di rigore in movimento dopo bella combinazione sulla fascia sinistra. Ricordo l’episodio visto che non l’ha fatto nessuno, probabilmente perché farlo avrebbe reso meno ovvia e prevedibile la vulgata degli assist al contrario subito fatta risaltare dalla rosea nazionale.

Va bene così, ci mancherebbe. Anzi, pare proprio iniziare serpeggiare un pensieruccio che nella ariosa mente di chi scrive spazia già da un po’ di tempo. Riguarda l’allenatore.

Di norma non ripongo molta importanza nella scelta del Mister, o meglio: mi interessano le sue doti di gestore di uomini e di situazioni, le sue capacità di leadership e di motivazione dei propri giocatori. Che poi giochi a tre o quattro chissefrega. 

E nella scelta del Mancio, pur da me non salutata con entusiasmo un anno fa, adesso comincio invece a vederci proprio questo: la capacità di far capire ai giocatori che si può fare, che crederci è lecito (cit.), che anche se forse non ne sono convinti nemmeno loro, in realtà sono fortissimi e non devono avere paura di nessuno.

E’ ovvio che anche il peggior Gasperini dirà al proprio terzino “sei meglio di Maldini” ma, come dire, la frase è un pocolino più efficace se chi te la dice ha una certa credibilità.

Domenica sera arriva la Lazio, e comunque vada chiuderemo l’anno in testa da soli, che male non fa… Il resto chissà.

LE ALTRE

Liquidata la nostra pratica, abbiamo assistito divertiti all’immondo pareggio rossonero contro il Verona a San Siro, alla mancata gragnuola di gol nel Derby del Sud terminato con risultato a occhiali e infine alla seria -se non grave- vittoria della Juve sulla Fiorentina.

I gobbi stan tornando e non è una buona notizia: le squadre monocolore hanno un gioco più appariscente ma al tempo stesso volubile. Noi strisciati siamo di contro più solidi. Ripeto: non è una bella notizia per noi, visto che la Juve “sa come si fa” ed è ormai ad un passo dal secondo-terzo posto…

È COMPLOTTO

Dunque…vivo un certo dramma interno e non so come esprimerlo…

Partiamo dalla coerenza nelle proprie idee. Ho sempre blaterato ai quattro venti di accanimento mediatico nei nostri confronti tutte le volte in cui le nostre pur modeste prestazioni venivano ulteriormente peggiorate da decisioni arbitrali errate. Vale il vecchio adagio per cui, se è rigore, me lo devi fischiare anche se sto giocando demmmerda.

Tutto ciò per dire, a bassa voce mi raccomando, che sono d’accordo con Mihajlovic quando sacramenta per gli errori di Valeri nella partita di San Siro col Verona.

L’Inter di quest’anno è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: gli episodi sono fondamentali, e vincere quando non giochi bene ti dà benzina e convinzione per andare avanti.

L’ultima cosa che voglio fare è paragonare i miei eroi a quell’accozzaglia di brocchi che galleggiano dall’altra parte del Naviglio, ma senz’altro dover constatare altre colpe oltre alle proprie non fa bene all’ambiente.

In poche parole, mi pare una cagata dire per partito preso “io non parlo degli arbitri”. Lo puoi fare se -ragionando per assurdo, s’intende- non hai mai dovuto preoccuparti di chi veniva ad arbitrarti la domenica, chè tanto quando non erano amici erano amici degli amici, e forse è proprio questa abitudine a mostrare un godibilissimo scollamento tra allenatore e società (rigorosamente minuscola) che già negli anni scorsi ci aveva deliziato alle stesse latitudini (vedasi alla voce “tre allenatori a libro paga”).

Poco altro da aggiungere, se non che ci ho messo solo poche ore a tornare al mio ontologico disprezzo per quei colori: hanno perso anche il Derby di Primavera, e quel mezzo uomo di Brocchi, allenatore dei baby rossoneri, ha pensato bene di tornare a pigiare gli amati tasti del “noi proponiamo gioco, quelli lì son cattivi, buttano la palla avanti e segnano“.

Disgusto e raccapriccio.

WEST HAM

Scialbo pareggio casalingo con lo Stoke degli ex nerazzurri Shaqiri e Arnautovic. Galleggiamo in zona Europa League senza sussulti, in attesa dei rientri dei due forti che abbiamo (Payet e Lanzini).

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta. #epicbrozo

Ormai è una categoria dello spirito. Non serve più nemmeno nominarlo, nè raccontarne de gesta.
#epicbrozo