BRODINO IN SALSA INDIANA

INTER-TORINO 2-1

Se quella di domenica non l’ho vista, questa l’ho intravista via internet con una connessione ballerina, peggio di Bruce Willis quando carica il film da vedere.

Sono comunque riuscito a prorompere in un urlo assatanato in piena notte indiana al secondo gol di Icardi (il solo che abbia visto in grazia di Dio e non dovendolo immaginare), addormentandomi poco dopo felice di quanto visto.

Il centrocampo senza Medel immagino verrà lodato da tutti per la qualità vista in campo, e senz’altro i tre visti col Toro a calcio sanno giocare meglio dell’amato Pitbull.

Se devo dire la mia, il trio Joao-Ever-Brozo lo concepirei se avessimo una difesa blindatissima, della serie qui-non-passa-un-cazzo, ma avendo ancora negli occhi le tragicomiche gesta di Murillo, rinuncerei più volentieri a uno dei tre facitori di giUoco per un po’ di cazzimma in più. Tutto ciò a meno di voler arretrare il cileno in difesa al posto di Murillo: minor esplosovità, maggior cervello.

Comunque, questi saranno -almeno per un altro po’- affaracci di De Boer. Per il momento l’olandese si è tolto una bella soddisfazione portando a casa 3 punti e una prestazione normale, che riluce come e più dell’oro rispetto alle ultime tappe del tour stagionale.

Certo, sbagliamo gol incredibili (vero Brozo?), ci creiamo problemi da soli là dietro (Murillo che fa la gambiroeula a Ansaldi e Belotti che ringrazia pareggiando tra le risate), rimaniamo incapaci di vivere la partita in controllo e tranquillità.

Però abbiamo vinto, che è una piacevole novità.

Banchi di prova non tarderanno ad arrivare, ma almeno si è spinto il baratro un po’ più in là. Mi auguro che in Società ci sia anche solo metà della voglia di zittire la critica che alberga nella poco capiente testa di chi scrive.

Vedremo…” diceva il direttore di Fantozzi (quello di “male perdio!“). “Vedremo…”

CONTEMPLAZIONE DEL NOSTRO NIENTE

Aldilà della fredda cronaca degli ultimi 90′ giocati dai nostri eroi, rimane in tutta la sua evidenza il grande problema irrisolto dell’Inter.

Cambiano non solo giocatori e allenatori, ma anche dirigenti e proprietà, eppure il Club non riesce ad avere una gestione univoca ed una strategia precisa.

Nuove vette di autolesionismo vengono costantemente raggiunte e agilmente superate.

Non mi sentirete mai dire che il problema societario sta nel fatto di avere una proprietà straniera, anzi: sono io che ricordo a questi abbaialuna che anche con il presidente Simpatttico e milanese al ciend’ pe’cciend eravamo abbonati a cambi di panchina basati sul calendario mestruale e a figuracce mediatico-istituzionali di stile fantozziano.

Non mi piace nemmeno la retorica dell’uomo forte che arriva, piglia tutti a schiaffoni e risolve la situazione.

Fatte le doverose premesse, credo però che la nuova proprietà non possa più non-scegliere e debba indicare un personaggio conosciuto, credibile e competente (hai detto niente…) quale plenipotenziario che agisce in nome e per conto di Suning .

Nessuno degli attuali Dirigenti ha questo profilo. A Zanetti voglio un mondo di bene e a lui sarò sempre grato, ma a carisma e autorità siamo messi male, e non è nemmeno detto che un ex-calciatore debba per forza capirne di calcio. Ausilio personalmente mi piace e molto come direttore sportivo ma, appunto, è un Manager di funzione e non può spettare a lui il ruolo di Direttore Generale.  Entrambi, incidentalmente, dal casino libro-Icardi-Curva sono usciti alquanto maluccio.

Giovanni Gardini onestamente, a parte essere amico di Mancini, non ho capito che funzioni abbia (per una volta non c’è ironia nelle mie parole), mentre per Bolingbroke valgono le stesse considerazioni di Ausilio: è  bravo a fare il suo, a cercare di aumentare i ricavi (+20 milioni dal 2013 ad oggi con un prodotto obiettivamente poco vendibile), nel cercare di replicare in Italia la sua esperienza in Premier League (al Manchester United, non esattamente il Maidenhead). Mi sta anche simpatico per il suo spiccato accento londinese e perchè tanti lo vedono come il vero colpevole di tutto questo scempio insieme a Thohir, ma ad ogni modo non è lui l’uomo che stiamo cercando.

Fatta tutta ‘sta pappardella, non ci giro intorno: il mio sogno bagnato è che dall’Assemblea di venerdì Zhang, imbeccato da un Moratti per una volta nelle vesti di saggio pater familias, faccia uscire il nome di Leonardo.

L’auspicio sarebbe tale anche senza le sirene di mercato che lo danno in grado di portare Verratti e Thiago Silva in quattro e quattr’otto (non ci credo neanche se lo vedo e non a caso il link l’ho preso da il Giornale). Semplicemente, mi pare uno che di calcio ne capisce, che si muove bene in diverse aree (sportiva, comunicativa, organizzativa e di mercato).

E’ simpatico e educato, poliglotta, gentile ma per niente molle o peggio fesso (chiedete a Silvio “Narciso”).

Non è uomo di puri numeri, ma non è lui a dover trovare gli sponsor e fare il bilancio.

Lui e un cazzutissimo di Manager della Comunicazione varrebbero mille volte di più dell’ennesimo cambio di allenatore.

La conferenza stampa pre-Toro, con De Boer malinconicamente solo a rispondere a un plotone di esecuzione che per mezz’ora gli chiede insistenemente “quindi quand’è che te ne vai?” è stata la rappresentazione plastica dell’assenza di quella gestione univoca e strategia precisa di cui blateravo poc’anzi.

Il cambio di panchina come sempre assolverebbe tutti gli altri e perpetuerebbe il cliché dello stolto che guarda al dito e non alla luna.

E lo dice uno che De Boer non l’avrebbe mai preso, tantomeno a metà Agosto.

Quindi arriverà Edy Reja.

LE ALTRE

La Samp si guarda bene dal creare qualsiasi problema alla Juve, ricorrendo a un massiccio turn over in vista della prossima giornata (indovinate contro chi).

Carina ‘sta cosa per cui tante squadre affrontano la Juve dicendo “va beh questa è persa, cerchiamo di non farci male“, mentre ai bei tempi tutti contro di noi volevano fare la partita della vita. E rei confessi eh? senza che ci sia niente di male… del resto contro la Juve servono forze fresche. Sì, come no…

Roma e Napoli tornano alle posizioni di competenza, ma tra loro e noi rimane un papocchio di squadre che al momento lascia i nostri sogni di Europa assai fumosi.

Passando ai cugini, l’implosione di milioni di membri pronti a eiaculare la loro gioia per un Milan primo in classifica dopo più di quattro anni si è avvertita anche nel subcontinente indiano, da dove ho potuto apprezzare l’involontaria comicità di pezzi come questo in cui sostanzialmente si festeggiava in anticipo un evento che poi –acciderbola– non si è verificato.

Tre pere dal Genoa che, pur senza che abbia visto nulla di tutto ciò, mi hanno ricordato la nostra sconfitta contro il Grifone l’anno scorso, a pochi giorni dalla vittoria casalinga contro il Napoli: quella Inter e questo Milan sono, in altre parole, capaci di grandi singole partite ma ancora acerbe per mantenere la giusta tensione nel medio-lungo periodo.

E non mi pare una cosa così difficile da capire. A meno di non voler raccontare favole.

A proposito delle quali, vi rimando a tra poco.

E’ COMPLOTTO

Se è doveroso puntare il dito contro il fuoco di fila dei media giudoplutoprostitutintellettuali, è altrettanto opportuno aggiungere che noi siamo comunque capacissimi di inciampare nelle primule da soli.

Nello specifico, e prendendo un caso che per fortuna la vittoria ha derubricato a trascurabile, credo che nessuno, vedendo l’esclusione di Kondogbia dai convocati di Inter-Torino, si sarà strappato i capelli, neppure in concomitanza con l’assenza di Medel. Ecco però che, se non sei pirla (hai detto niente…), prepari subito la motivazione da comunicare contestualmente a questa esclusione, se non prima.

Arrivo pure a dire che l’effettiva esistenza dell’inconveniente fisico poi addotto è irrilevante.

La cosa in assoluto da non fare è limitarsi a dire “Kondogbia non è tra i convocati“.

Ecco appunto….

Facendo così si genera questo, o anche questo. Non trovo più traccia del titoletto su Gazzetta.it in cui si sfotteva il giocatore dicendo una roba del tipo “nemmeno convocato” come per dire “ammazza come sei unammerda!“. Però almeno stavolta mi pare non avessero usato l’esclamativo…

Screenshot, Mario… screenshot appena le vedi ‘ste robe!!

Incredibile come, dopo anni e anni si sbaglino ancora queste mosse di comunicazione.

Fatto il nostro doveroso mea culpa, parliamo dei “Cattivi” e alle succitate favole.

Come al solito, quando piove si vuol fare diluviare in casa nostra e far splendere il sole altrove. Non siamo ancora alla separazione manichea Inter = male assoluto / Milan = giardino degli Dei, ma insomma con questo ci andiamo vicino.

Vedere per credere:

gazza-flop-inter-giovani-26-10-2016

La prova provata della malafede di questo pezzo non sta nel pur discutibile assunto di base. Donnarumma e Locatelli sono ottimi prospetti ed è possibile se non probabile che diventeranno fior fior di professionisti (cit. il vecchietto Gobetti in Turné, ma questa è solo per malati come me!).

Quel che non si dice -ma ve lo dico io- è che si cerca di mettere a confronto un settore giovanile che negli ultimi 10-15 anni non ha vinto sostanzialmente un cazzo, con quello che ha probabilmente il maggior numero di trofei tra Primavera, Berretti e Allievi.

Tiè, beccate questo (avevo fatto la tabella due anni fa, non fatemela rifare “chè non c’ho sbatti” e poi cambia poco: noi e gli altri oggi abbiamo qualche coppetta in più, il Milan il resto di un cazzo, anche se #propongonogiuoco):

tabella settore giovanile 2004 2014

Il Picasso della tabellinaecsèll

Ma ancor più di questo, è la scelta dei termini di paragone a palesarne il sensazionalismo e la malafede. Nemmeno il Barcellona della nidiata Messi-Xavi-Iniesta-Piqué-Busquets avrà cagato tutte le ciambelle col buco, quindi è facile “prendersela” con i Nicola Beati, i Nello Russo o i Davide Faraoni.

Se Milan e Juve (come qualsiasi altra squadra) hanno toppato anche a livello di prima squadra con Reiziger, Smoje, Ricardo Oliveira, Esnaider, Diego e Henry, figuriamoci quanti analoghi “pacchi” hanno sfornato i rispettivi settori giovanili!

Il giochino è sempre lo stesso: paragoni mele con pere e fai caciara con un confronto che non sta in piedi. Fai lo stesso esercizio con Balotelli e Bonucci, o anche solo con Benassi e Duncan, e poi ne parliamo.

E poi mi piace sempre ricordare che senza quel pizzettaro camorrista di Raiola probabilmente Donnarumma sarebbe nerazzurro.

Ma lui #vuolesoloilMilan perchè #tifaMilanfindabambino.

Ma c’è di più. Cosa dire di quest’altra chicca:

gazza-primavera-italiani-26-10-2016

Che bello, nelle squadre Primavera solo il 13% di stranieri! Finalmente, è oradibbasta con questi negri che rubano il posto ai nostri figlioli. E comunque, nel dubbio, mettiamo una foto dell’Inter con tanto di simpatico cioccolatino, dài che tutto fa numero.

Che poi anche lì… il senso logico di certe dichiarazioni… cito testualmente dalla Rosea:

“La Primavera si scopre più italiana. Allo sfogo di Cardelli che si è detto “circondato da stranieri”, rispondono sul campo i gol di Rossi e Rezzi e la vittoria del Milan (quasi) tutto italiano contro la Fiorentina”.

Poi uno va a vedere la classifica del Campionato Primavera (Girone C) e non mi pare che ci siano novità rispetto al solito: l’Inter è lì in alto, in cima o quasi.

Gli autarchici e orgogliosissimi cugini? Ecco la classifica del Girone A, con i Meravigliuosi terzi a parimerito. Non esattamente in fuga solitaria a caccia di record, insomma, però loro sì che ne sanno, mica come quelli là che fan giocare gli africani…

WEST HAM

Vittoria casalinga nel turno interno di Coppa contro il Chelsea che viene eliminato 2-1, con tanti saluti al gatto Pancrazio.

int-tor-2016-2017

Tabbozzo, non troppo intelligente. Però segna. Abbasta.

INSULTI SULLA FIDUCIA

ATALANTA-INTER 2-1

Come si può provare odio e disprezzo per qualcosa che non si è nemmeno visto?

Si può. Se sei interista, si può.

E’ tanto autoconsolatorio quanto inutile darsi ragione da soli ma, da quel che leggo, due tra i miei sfavoriti -De Boer e Santon- paiono essere i maggiori imputati di questa ennesima sconfitta (ennesima stagionale, ennesima con l’Atalanta, ennesima con Gasperini. Mortacci vostri).

E del resto mica serve un veggente per capire che non si entra a scivolone all’88’ in area con zero possibilità di prendere la palla. Vero bambino butterato dei miei coglioni? Ti eri giocato il jolly giovedì in Coppa azzeccando il primo cross di sinistro della tua vita (che poi, cross… un piattone lento e rasoterra che solo il mancino a voragine di Candreva aveva nobilitato a rango di “assist”), eri inevitabilmente destinato a tornare nella tua inutile  -o peggio pericolosa- mediocrità.

Della partita non parlo, più per carità cristiana che per onestà intellettuale. Posso dire che a nulla è valso il siluro da 30 metri di Eder (…e anche per questa stagione il gol l’ha fatto) se prima facciamo segnare lo scommettitore seriale Masiello, e che a quasi nulla serve rammaricarsi per il gol annullato a Icardi tra molti dubbi (e te pareva…) se poco prima buttiamo nel cesso la partita come appena descritto.

Quanto a Franchino de Boer, leggo con una certa perplessità crtiche che paiono tra loro antitetiche: Zio Bergomi dice che l’olandese è sostanzialmente troppo integralista e per nulla incline al compromesso e alla condivisione delle sue idee con la società, mentre da altre fonti -parimenti autorevoli ancorchè più partigiane- lo si descrive come in balìa di dubbi tattici che in buona sostanza lo portano a sbagliare senza nemmeno perseguire il proprio disegno, cercando un adattamento al calcio italiano decisamente non nelle sue corde.

Com’è come non è, siamo tredicesimi, a 10 punti dalla Juve e a 8 dal Milan (cosa che personalmente mi fa ancora più incainare).

Dovremmo essere abituati alla situazione di barca alla deriva nel mare in tempesta, crisi, allenatore che rischia, la solita mezza dozzina di sciacalli pronti a accomodarsi sulla panchina, il ritrito leit motiv della società assente e incompetente. Tutto già visto, insomma.

Eppure, anche cervelli avvezzi a simili troiai stentano a comprendere come la squadra che ha battuto la Juve e comunque giocato alla pari con la Roma sia incapace di fare un punto contro Cagliari e Atalanta, smarrendo le non poche qualità mostrate e tornando a palesare la miseria tattica e strategica cui ci siamo purtroppo assuefatti nell’ultimo lustro.

Gli ineccepibili soloni riescono a vedere nella pur sciagurata topica di Santon la metafora di tutto il mondo nerazzurro, come se il nostro terzino fosse stato precisamente istruito da Thohir, Zhang, Bolingbroke, Ausilio, Gardini e Zanetti di entrare così in scivolone alla cazzo di cane.

Altri, con pari saccenza, individuano il vero colpevole in Thohir, mente malata tanto nella scelta di De Boer quanto nel suo possibile/probabile affossamento. Il che, se ci pensate, è una contraddizione in termini. O il cicciobello era minchione quando ha scelto l’olandese, o è minchione adesso a volerlo giubilare dopo due mesi di lavoro. Mi pare che una cosa necessariamente escluda l’altra.

Ma non se si parla di Inter: in quel caso, #moriremotutti.

Io come la penso? Dài che non state più nella pelle, dite la verità…

No? Sticazzi, ve lo dico lo stesso.

Io dopo questi tre minuti preparerei oggi stesso un contratto per Leonardo. Ma non come allenatore eh? Come Direttore Generale, CEO, AD, capodelmondo… Insomma che sia lui il famigerato uomo forte di Suning e aiuti questa accozzaglia malassortita ad avere una direzione unica e precisa.

Per la panchina, sono stanco di dover dire la stessa cosa: non avrei cambiato Stramaccioni, non avrei cambiato nemmeno Mazzarri (pensa un po’…), chiaramente non avrei cambiato il Mancio, figuriamoci se cambierei adesso De Boer. Non l’avrei fatto arrivare quest’estate (avrei preso a schiaffoni Ciuffolo tipo Batman con Robin nel famoso meme dicendogli “mobbasta e allena ‘sta squadra!“). Ma cambiare ancora ci farebbe sparigliare per l’ennesima volta  il mazzo, gettando il mondo-Inter per l’ennesima volta in pasto a tutti. E “tutti” avrebbero ragione a prescindere, chè di colpe ce n’è da distribuire generosamente a tutti i livelli.

Quindi, seguendo la logica nerazzurra (solo apparentemente contorta, in realtà perfettamente controintuitiva), verrà cacciato a brevissimo in favore di un cazzo di Pioli, Guidolin o Mandorlini per l’ennesimo semestre buttato nel cesso, in attesa del salvatore della patria (Simeone) il quale, visto l’andazzo, si guarderà bene dall’infilarsi in questo budello fetente rischiando la faccia.

LE ALTRE

La partita del male assoluto, come spesso accade, finisce con il risultato a noi meno favorevole: posto che la Juve non è alla nostra portata sulle 38 partite, speravo che i Gobbi quantomeno rallentassero la Meravigliuosa marcia del Milan-giuovane-e-italiano che già mi fa salire il latte alle ginocchia.

La sola goduria è vedere i bianconeri derubati di un gol regolare, oltretutto a due minuti buoni dall’assegnazione dello stesso. Che servano dei ladri per rubare ai ladri è un fatto assodato, e la partita di sabato non fa eccezione.

Come spesso accade non sono riuscito a vederla per intero, visto che non riesco a tifare contro a due squadre contemporaneamente, e poi quel che voglio vedere non succede mai: uno 0-0 con morti e feriti, espulsi e maxisqualifiche, avendo ormai abbandonato le inconfessate speranza jihadiste.

Devo solo ammettere che vedere Agnelli e Nedved dimenarsi in tribuna per lo smacco subìto è stato uno spettaolo gradevolissimo, con i due graduati bianconeri a non capacitarsi di come un arbitro potesse sbagliare a loro sfavore.

E difatti, nel dopopartita, tutta la squadra è andata (in maniea “cortese“, ci tiene a precisare la Gazza) a chiedere lumi a Rizzoli.

Unanime, sui giornali del giorno dopo, il rimpianto di non avere già il sistema V.A.R. a disposizione che -quello sì- avrebbe chiarito il tutto in pochi secondi evitando quella figuraccia di tutta la sestina arbitrale.

Si vede che si erano dimenticati la favoletta della poesia del calcio e dell’errore umano che genera torti e favori che-comunque-a-fine-anno-si-compensano.

WEST HAM

Vinciamo ancora (almeno oltremanica le cose iniziano timidamente a girare): 1-0 in extremis in casa contro il Sunderland ultimo in classifica con gloriosa capocciata di Winston Reid che ci eleva fino al 15° posto. Ottime probabilità di superare l’Inter a breve!

ata-int-2016-2017

Ecco, pure io…

BINGO!

Dear all,

mi viene da vomitare.

Davvero, provo schifo nei nostri confronti come poche altre volte da che sono tifoso.

Provo schifo perchè uno dei cardini del mio interismo è naufragato come il più tragicomico Titanic. Ho sempre pensato che l’Inter fosse squadra simpatttica unicamente per colpa del Signor Massimo.

E invece, sparito lui dai radar, collezioniamo una figura demmerda che al confronto il motorino con l’Atalanta e il passaporto di Recoba sono bazzeccole.

In 24 ore riusciamo nell’incredibile filotto di farci ridere dietro da tutto il mondo, indipendentemente dal “pezzettino” di Inter considerata.

Giocatori? Perdono in casa contro il Cagliari, sbagliando un rigore, facendosi rimontare e subendo un gol che nemmeno oggi le comiche (uscita a farfalle del portiere -capito perchè non esce mai??-, controcross, stinco del difensore, palo e autogol de panza del succitato portiere).

Mister? Appurato che ha 11 giocatori di numero che superano la decenza, sull’1-1 decide per il colpo di genio sparigliando la formazione e tentando un 3-3-3-1 (?) manco fosse Bielsa-de-sto-cazzo e contibuendo alla tragicommedia appena descritta.

Società? Casca dalle nuvole apprendendo solo ieri che il proprio Capitano (uno che “esterna” su Internet anche quando esce a buttare il rusco) ha fatto uscire un libro in cui parla di sé, senza che da nessuna parte si sia sentita l’esigenza o solo l’opportunità di chiedergli “Oh Mauro, magari me lo fai leggere prima di mandarlo in stampa, tanto per cultura nostra…“.

Poi lo pubblicizzano sul sito del Club, però non ritengono importante sapere che cazzo ci fosse scritto:

sito-libro-icardi

Grazie a Emanuele Vannucci per la dritta

Capitàno? Il non trascurabile dettaglio di aver sbagliato un rigore è paradossalmente la cosa meno grave. Il fatto di avere una Società mediaticamente inesistente alle spalle è stato terreno fertile per far prorompere in tutto il suo vuoto prenumatico il genio artistico e letterario del nostro, che avrà senz’altro accondisceso i desiderata dell’Alciato di turno che gli avrà chiesto “dài dimmi qualcosa di frizzante, che nessuno sa. Roba passata, chè tanto ormai non se la prende più nessuno ma comunque fa vendere un botto di copie“. Pronti-via, ecco fatto. E sinceramente, nemmeno dalla cima del Monte Bianco si vedrebbe la vastità del cazzo-che-me-ne-frega di chi stia mentendo tra lui e la Curva nella ricostruzione dei fatti di quel Sassuolo-Inter.

Curva? posto che stiamo parlando di gente dalla discutibile moralità e dalla chiacchieratissima fedina penale, non mi sorprende la loro risposta di domenica mattina, nè l’ottusa coerenza del “faccio brutto” mostrata all’ingresso in campo della squadra, durante la partita e in serata sotto casa di Icardi.

Ecco un collage riepilogativo dei “tifosi, che sono la cosa più importante“:

striscioni-curva-icardi

Ausilio & Zanetti? Ma porcaputtana, per una volta che c’era da metter su la faccia di circostanza, minimizzare e capire internamente cos’era successo (questo quel che noi tifosi avremmo pagato di tasca nostra per sentir dire a Zanetti), ecco che, belli compatti e coerenti, prima Zanetti e poi Ausilio addossano tutte le colpe al giocatore, facendo salva la Curva (che tentano maldestramente di identificare con “i tifosi” sapendo di mentire, visto che il resto dello stadio ieri ha applaudito Icardi anche subito dopo l’errore dal dischetto) e attingendo a piene mani alla retorica dei tifosi che vanno rispettati e bla bla bla.

A me sembra che un atteggiamento di questo genere sia discutibile sotto diversi punti di vista:

  1. Adotti la soluzione più semplice: è tutta colpa sua, noi e gli altri non c’entriamo niente Signora Maestra;
  2. Te ne fotti di quel che pensa la stragrande maggioranza, nemmeno silenziosa in questo caso, anzi, informaticamente barricadera come se a prese di posizioni ufficiali già non stevemo scarsi (come dicono a Napoli);
  3. Dopo un’estate sinceramente più che dimenticabile quanto a tira-molla di calciomercato, arrivi finalmente a mettere un punto sulla questione con il recente rinnovo del contratto al giocatore in questione, che teoricamente dovrebbe tacitare ogni possibile spiffero. Invece: pèmm! dentro la cacca con i mocassini nuovi! ti trovi un patrimonio dal valore attualmente polverizzato, carne fresca per chi voglia fare affari d’oro al mercato di Gennaio (puta caso che quello che lo cercava in estate adesso sia senza centravanti… ragionando per assurdo s’intende!);
  4. Nello stesso periodo in cui giri per il mondo rivendicando -e giustamente!- il respiro internazionale del Club, l’appeal globale del brand e la supercazzola bitumata, ecco che stringi-stringi ti comporti come la peggior squadretta campana di terza categoria (con tutto il rispetto) ostaggio dei propri Ultras;
  5. Chè poi, assenza di Champios a parte, come lo vai a spiegare al James Rodriguez di turno che dovrebbe venire a giocare da noi, che non siamo nell’Europa che conta però oh! è uno squadrone eh? con una Società all’avanguardia, dei tifosi della Madonna che ti son sempre vicini, delle volte anche troppo…

Come ho detto all’inizio, non c’è nessuno che in questa situazione sia esente da colpe.

Mi ci metto dentro anch’io. Ho pensato anch’io che la transizione dalla gestione familistica e alla buona ad una che fosse professionale e accorta fosse ormai avvenuta, e che a certe figure barbine avessimo detto addio per sempre. E invece no, anzi: per ora le sole parole sagge le ho sentite rilasciare con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras: “E’ un grande caos in cui non entro certamente io“.

Evidentemente non basta cambiare il vertice della piramide, se quello nuovo non si accorge di quel che succede là da basso. Fozzinda, e prima di lui Thohir, con questo fattaccio si sono scoperti nudi su un punto che i paranoici come me hanno invece ben scolpito in testa: la gestione mediatica del Club.

Che, mi auguro abbiano compreso con la cartella in fazza presa ieri, non vuol dire soltanto gestire la stampa e sfancularla quando serve (sempre o quasi per quel che mi riguarda); vuol dire anche -se non soprattutto- avere il controllo totale di tutto quel che viene pubblicato  dai propri tesserati e che in qualsiasi maniera riguardi il Club.

E la biografia del tuo Capitano -per quanto assurdo possa essere un 23enne che senza aver vinto un cazzo scriva una biografia- mi pare risponda all’identikit appena fatto.

Non ho altro da aggiungere. Lasciatemi solo nel mio dolore. Voglio soffrire bene.

Il vostro inconsolabile.

idiots-everywhere

NOT IN MY NAME

ROMA-INTER 2-1

Chiariamo subito come stanno le cose: non mi sentirete mai -dico mai- lodare una squadra spregiudicata e votata all’attacco, se essere spregiudicati e votati all’attacco vuol dire lasciare una dozzina di occasioni colossali al tuo avversario.

E’ più o meno quel che è successo tra Roma e Inter, che del resto già a fine anni ’90 avevano dato vita ad un delirio simile, seppur preferibile per gli interpreti in campo e -soprattutto- per il risultato finale.

Insomma, sarò banale e prevedibile, ma continuo a ritenere il paragone tra squadra di calcio e solida casa -entrambe da costruire partendo dalle fondamenta- centrato prima che stantìo.

Del resto, come diceva il preside de La Scuola di Daniele Luchetti: “non facciamo poesia!“.

Quella la lasciamo a Zeman e i suoi adepti (Signor Carlo batti un colpo se ci sei).

Le scelte di De Boer sono -al solito- abbastanza obbligate  in quasi tutte le zone del campo. E’ ormai evidente che la sola coppia di centrali proponibile sia Miranda-Murillo, con i massimi meriti per il brasiliano (pur non brillante in questa circostanza), e con il colombiano a mostrare sempre più i peggiori difetti del giocatore tutto fisico e niente cervello. Ciononostante, le alternative si chiamano Ranocchia e -se mai guarirà- Andreolli, quindi…

Sulle fasce salutiamo l’esordio stagionale di Ansaldi che nella mediocrità dei pari-reparto emerge in tutta la sua decenza. Sull’altra fascia, trovo Santon e non Nagatomo: come detto mediocri entrambi, ma se non altro il giapponese avrebbe il physique du rôle per fronteggiare l’indiavolato Salah, come già mostrato nella stagione scorsa.

L’egiziano passerà quindi l’intero primo tempo a bucarci da tutte le parti, con l’ex Bambino d’Oro e il mezzo cugino di Ramiro Cordoba a limitarsi a rimirargli le terga.

Passando a metacampo, e tralasciando l’imprescindibile Medel, ritroviamo Joao Mario con mia grande sorpresa, essendo venuto meno un classico della letteratura nerazzurra. Da anni, il giocatore interista acciaccato e prossimo al rientro è dato come titolare sicuro fino al mercoledì, come possibile subentrante fino al venerdì, come probabile panchinaro al sabato e come spettatore in tribuna alla domenica “per non correre rischi”.

Il portoghese è invece in campo, seppur a scartamento ridotto, e partecipa alla fiera dell’errore che fa arricchire in modo esponenziale il turpiloquio italiano di Franchino De Boer.

Un valido rincalzo avrebbe probabilmente permesso a Joao Mario di starsene seduto in panchina, ma il ragionamento fatto per i centrali di difesa si applica perfettamente anche per la nostra mediana. Brozovic pare tutto preso nell’opera di distruzione di se stesso a furia di tweet e post di instagram quantomeno intempestivi, mentre Kondogbia ne ha così da correre per farsi perdonare le merdate di inizio stagione. Morale: Joao stai in piedi? ok, giochi!

Banega, terzo di centrocampo o trequartista alle spalle di Icardi, è invece il migliore in campo tra i nerazzurri, fin da quando cerca di rimettere la macchina in carreggiata dopo il subitaneo gol di Dzeko: il tiro di destro è simile a tanti bolidi visti partire negli anni dai piedi di Stankovic. E -come spesso capitava all’amatissimo Drago- la legnata finisce sul palo (interno) ed esce, tra le madonne mischiate a un laconico “noi una botta di culo mai…“. In realtà, a volerla vedere con gli occhi del tifoso-non-troppo-accecato, anche la Roma ha da rimuginare, paradossalmente proprio contro quel Salah che tanto crea ed altrettanto spreca.

Morale, il primo tempo finisce con una gragnuola di occasioni da ambo le parti (più loro che noi a dire il vero), ma col risultato ancora fermo all’1-0 iniziale.

La ripresa vede i nostri un po’ -giusto un po’- più attenti nelle ripartenze da dietro: non perdere palla in uscita sui tuoi 30 metri in effetti non è una cattiva idea, e piano piano si riesce a costruire qualcosa, pur lasciando qualche spazio alla Roma. Gnoukouri dà il cambio a un esausto Joao Mario, e poco dopo Nagatomo fa altrettanto con Ansaldi: il nippico e Santon si scambiano la fascia e forse anche per quello Salah cala il suo indice di pericolosità.

I due cambi mi avevano fatto storcere il nasone di primo acchitto ma, viste le alternative disponibili in panca, avevano finito per convincermi. Oltretutto, seppur non per merito loro, sia chiaro, con i due nuovi in campo arrivava il pareggio, con un bella giocata made in Rosario tra Banega e Icardi: il centrocampista scarica al “9” e detta l’imbeccata in area; Maurito esegue e il giargiana argentino riceve, mette culo-a-terra De Rossi prima di incenerire Szczezny di sinistro.

Non nego di aver sperato nel ribaltone a quel punto, stante un Icardi sostanzialmente ancora inoperoso fino al tocco appena descritto, e con 20 minuti ancora da giocare.

Epperò, poco dopo Candreva lascia posto a Jovetic. Ora, Candreva è romano, romanista ma ha giocato nella Lazio per anni: un cortocircuito mentale difficilissimo da reggere, e la sua partita ne è la conferma. Ha cercato per tutti i 75 minuti in cui è stato in campo la giocata leggendaria, sfiorando il gol con una bella girata di sinistro e producendosi in una sforbiciata senza senso dal limite dell’area piccola, quando una comoda girata di piattone sarebbe stata assai più efficace. Detto ciò, stava sfanculando tutti da un buon quarto d’ora, in chiara sindrome da “sono in guerra contro il mondo“, quindi il cambio se l’è di fatto chiamato da solo.

Il problema è stato il subentrante. Cazzo Franchino… metti Eder, metti Gabigol, ma proprio Jovetic?

Sì, proprio lui. Prende palla e si produce nel suo numero preferito (24 tocchetti per avanzare di due metri), ma poco dopo fa di peggio, ripiegando generosamente al limite della nostra area e sgambettando in maniera tanto stupida quanto evidente un avversario.

Punizia regalata, che ovviamente i nostri avversari sfruttano con l’involontaria collaborazione di Icardi che, di capoccia, devia il colpo di Manolas e spiazza Handanovic.

A quel punto è evidente che è andata, e anzi temo altre praterie lasciate ai giallorossi in un poetico ma psichiatrico arrembaggio finale. In realtà non è così. Handanovic fa in tempo a fare l’ultimo miracolo e salire sull’ultimo corner per cercare il jolly della domenica, che è però già uscito a Milano un paio d’ore prima, e quindi torniamo a casa con zero punti.

Appendice del Tennico: la sola cosa che mi fa ben sperare è che buona parte delle occasioni della Roma sono frutto di errori individuali dei nostri. Non sono in sostanza errori “di sistema”; voglio sperare che difficilmente vedremo ancora Joao Mario perder palla come un Morfeo qualsiasi. Girano lo stesso, ma almeno hai la speranziella che ‘sti qua, prima o poi, capiscano che non c’è spazio per i ghirigori in uscita e urgono palle quadre.

Citando il Professore, nell’undicesimo anniversario della prematura scomparsa, e riallacciandomi all’incipit di questa sbrodola:

“Io non faccio poesia, io verticalizzo”

LE ALTRE

La Juve, dopo un primo tempo di rodaggio, in meno di dieci minuti regola un Empoli non proprio granitico, mentre il Napoli becca un ceffone a Bergamo che ai più -me compreso- fa pensare inconsolabilmente “ecco,  i Gobbi sono già in fuga, maledetti…“.

Dietro queste due una gragnuola di squadre, che inopinatamente comprende i nostri cugini. Vittoria da Milan quella contro il Sassuolo, intendendo con la locuzione “da Milan” quel mix di culo, errori a favore e tiri della domenica su cui hanno costruito vittorie quando non campionati (see Scudetto 1998-1999 for further reference).

Eccoli infatti segnare l’1-0 su deviazione decisiva di un avversario (altro che “gran botta di Jack Bonaventura“, la bagassa tua…), eccoli inciampare nelle primule con Abate e regalare il pari un minuto dopo. Eccoli soprattutto beneficiare della classica svista arbitrale con Donnarumma che stende l’avversario dopo essere andato a farfalle, ovviamente impunito. Eccoli poi beccare due gol in tre minuti e non capirci più un cazzo fino al ritorno dei grandi classici: #rigoreperilmilan per spinta di (e non su) Niang in area emiliana a metà ripresa e gol della domenica di Locatelli poco dopo, con le lacrime del 18enne che in cuor mio spero essere di vergogna e non di gioia, visto l’immeritatissimo pari.

Ma come sappiamo, c’è una parte di Milano in cui splende sempre il sole, e allora addirittura Paletta si trasforma in novello Nordhal e incorna il 4-3 che leva gli argini alla melensa retorica dei “ragazzi italiani del settore giovanile rossonero che tanto bene sta facendo in questi ultimi anni“.

E’ COMPLOTTO

Non c’è molto da dire, se non per chi ha orecchie tarate come le mie, capaci di intercettare critiche e incoerenze là dove il volgo ignorante non sente niente.

Mi trovo così -apparentemente è senza senso, lo riconosco- a smadonnare contro Vialli perchè dice quel che dico io e cioè “si va beh, tante belle occasioni da gol, ma le difese? E’ stato il festival degli errori“. Lo maledico pur essendo d’accordo perchè il ragionamento andrebbe fatto sempre, cioè anche quando altre squadre mettono sul banco prestazioni così sbarazzine. Lì invece no, lì è il cuore, è lo spettacolo, e meno male che una volta tanto non c’è stato spazio per tanti tatticismi.

Tipo Milan-Sassuolo, insomma… Ma lì giocavano i giovani e gli italiani, quindi evviva.

Se poi penso che la tesi opposta -e cioè “facciamo i complimenti agli attacchi delle squadre, non stiamo a guardare le difese…“- è sostenuta dall’insopportabile Massimo Mauro, la decisione sulla parte del tavolo a cui sedersi è presto fatta.

La beffa della partita di San Siro è che tutti gli errori dell’arbitro Guida sono stati analizzati dai colleghi del V.A.R.. Pertanto, giocando con la fantasia e spostando il calendario avanti di un paio d’anni, un po’ delle minchiate commesse dal prode fischietto avrebbero potuto essere corrette seduta stante, ripristinando un andamento corretto del match.

Tutto bello vero? Eh no, non per il calabrese cantilenante: “se togli l’errore umano dal calcio, togli la poesia dallo sport“.

Abbi almeno la decenza di tacere, gobbo maledetto…

Infine, ho letto con interesse i due articoli del Malpensante in cui sostanzialmente si illustravano le ragioni per amare o odiare Massimo Moratti in funzione di Presidente dell’Inter (amore e odio sono ovviamente da ridursi al solo ambito calcistico).

Ebbene, fatte le dovute distinzioni lessicali e prestandomi al gioco, mi sono scoperto un rancoroso odiatore della gestione simpatttica e familistica del Club.

Ho spesso pensato di scrivere un elenco degli errori commessi dal Signor Massimo, ma poi alla fine non ne ho mai avuto voglia e tempo fino in fondo. E’ poi vero che nessun altro Presidente sarebbe riuscito a vincere come ha vinto lui -e cioè in maniera limpida, evidente, quasi romantica.

Eppure, forse perchè un tipo di mecenatismo simile è ormai fuori dalla storia calcistica attuale, il suo pressapochismo strategico e gestionale balza ancora ai miei occhi come un errore imperdonabile.

Ecco perchè ho salutato con un più che esplicito “occccazzo” il ritorno della dichiarazione-resa-con-la-consueta-disponibilità-sotto-gli-uffici-della-Saras, con cui il nostro non chiudeva all’ipotesi di un clamoroso ritorno alla presidenza del Club.

Ma come? proprio adesso che stiamo cominciando a comportarci da Società adulta, che punisce i giocatori che fanno cazzate e sostiene il proprio allenatore nei momenti di difficoltà; proprio adesso che la comunicazione pare un poco -solo un poco- meno improvvisata e naif, deve tornare il vecchio patriarca a dire “abbiamo scherzato, alla fin fine non è cambiato niente. Continuate pure coi vecchi luoghi comuni sulla squadra pazza e il Presidente troppo buono, chè tanto noi siamo signori e mica ci offendiamo“.

Speriamo di no…

WEST HAM

La maledizione di Boleyn Ground continua, e forse non è solo una leggenda. A ‘sto giro riusciamo addirittura a strappare un pari in casa e a muovere la classifica. Payet fa una gol tecnicamente definibile come “della Madonna” ma purtroppo continua a predicare nel deserto. Vedremo il seguito della stagione….

rom-int-2016-2017

Chissà come si dice “spaco botilia amazo familia” in olandese?

AVANTI PIANO. PIANISSIMO. PRATICAMENTE FERMI.

INTER-PALERMO 1-1

Sbarcato all’alba di domenica a Genova, ho l’insana idea di accettare la sfida e godermi la prima casalinga dei ragazzi dal vivo.

Piacevole la compagnia, un po’ meno lo spettacolo…

La mente ritorna agli anni pre-Calciopoli, vissuti da fedele abbonato al primo verde, con tanti esordi casalinghi che offrivano subito il picco di emozione stagionale: ritrovare l’erba verde sotto di te, sentire il cuoricione gonfiarsi di illusorie speranze, che difatti evaporavano nel lasso di una mesata…

E domenica più o meno è andata così: a parte la cervellotica procedura telematica di ingresso che mi fa fare un giro tipo Caronte per poter passare i tornelli, a parte il tizio dietro di noi che ha continuato a gridare “Sessantamilioooniii!!” ogni volta che Icardi toccava palla, San Siro è sempre un bello spettacolo, seppur mezzo vuoto.

Ci si accomoda con Joao Mario che saluta la folla manco fosse Papa Francesco e mi fa preoccupare calciando un pallone in curva e saltellando insieme ai tifosi (“sta’ fermo che ti rompi!!“). Da lì sostanzialmente ci si assopisce per i primi 30 minuti, fatti di sterile possesso palla e di nulla cosmico quanto a tiri in porta.

I nostri propongono D’Ambrosio e Santon mediocri terzini e Banega volante con Medel e Kondogbia teorici incursori; davanti Perisic e Eder supportano Icardi.

Il fatto che in tutta la partita sia l’adorato Medellino a tirare in porta con più frequenza dà l’idea degli equivoci che ancora albergano il campo come la panchina. Come sapete il cileno lo adoro, ma diavoloporco non può essere lui la mezz’ala d’assalto alla (would to be) Nicolino Berti. Sempre meglio dell’impresentabile Kondogbia, davvero indietro di condizione e ancora più macchinoso del solito.

Strana tipologia di giocatore il francese: onestamente, avendolo visto per tutta una stagione, non ho capito che tipo di centrocampista sia, visto che non ha tiro da fuori, non è veloce, non ha il passaggio illuminante. E’ un cavallone che piglia palla e -quando è in forma- fa lo “strappo” di 30 metri palla al piede prima di cederla al compagno (if any).

Boh.

Pur con tante attenuanti in più, rimango perplesso anche da Banega. Più volte nei 90′ ho pensato: Azz e questo è quello buono che sa dar via la palla bene e veloce?

Un sacco di passaggi sbagliati o ritardati, complici i succitati compagni di reparto non particolarmente raffinati, un paio di palle sanguinolente perse per ottusa insistenza nel dribbling da fermo, e una punizione “rubata” a Candreva che ha colpito un inerme omino delle bibite in curva.

Ottimi margini di miglioramento…

Recapitate le meritate madonne all’arbitro Russo, che ferma un potenziale contropiede dei nostri per fischiare fallo (c’era il vantaggio…) e quindi per ordinare il time out alla fontanella, dalla mezzora cominciamo almeno a tirare in porta con qualche capocciata di Miranda e con Medel che si  vede fermare sulla linea il destro a porta ormai vuota.

Finale in crescendo insomma, e non è che ci volesse molto…

La ripresa inizia e uno spera di vedere la continuazione degli ultimi minuti. E invece, siccome torti e ragioni alla fine si compensano, alla nostra imprecisione del primo tempo consegue l’inevitabile botta di sfiga sotto forma di tiro deviato dal polpaccio di Santon che spiazza un Handanovic tanto impietrito quanto incolpevole.

Franchino De Boer ci mette un bel 20 minuti a cambiare qualcosa, inserendo Candreva al posto di Perisic.

Tatticamente non cambia niente, direbbero i commentatori.

Ma porca di quella troia, dico invece io.

Stai perdendo in casa col Palermo, hai i due interni di centrocampo che non sanno fare quel mestiere, diobono togline uno e metti Candreva a fare il cavallone!

Invece no. Va già bene che il romano è ancora immune dalla sindrome dell’invornito nerazzurro e quindi inizia a correre, tirare e crossare come uno stantuffo. Due splendidi cross dalla destra, sul primo dei quali Icardi (che aveva sbagliato poco prima su imbeccata di Banega) pareggia di testa con 20 minuti ancora da giocare.

Daidaidaidai….

Il secondo cross per me è a coronamento dell’azione più bella: Eder allarga sapiente sul numero 87, arriva bene in terzo tempo sul cross e riesce a capocciare all’angolino, ma l’urlo animale resta strozzato in gola.

De Boer dev’essere stato talmente soddisfatto dell’assetto in campo che non ha nemmeno usato il terzo cambio, tipo metti-Palacio-gli-ultimi-10′-e-vedi-l’effetto-che-fa. Del resto aveva già raggiunto il nuovo record di italiani in campo (quattro nell’arco dei 90′ anche se Santon esce per Miangue nel momento in cui entra Candreva).

E’ pareggio insomma, e l’età ormai mi ammorbidisce a tal punto dal far cadere nel dimenticatoio le nefandezze viste e lasciare a galla la decina di occasioni create in un modo o nell’altro.

Certo: c’è tanto da lavorare e poco tempo. Ma non ci sono alternative.

CALCIOMINCHIATA

Salutati con speranza più che fiducia gli arrivi di Joao Mario e Gabigol (onestamente non li ho mai visti giocare…)  è palese la mancanza di terzini decisamente più forti del parco attuale (Santon a mio parere non può circolare, D’Ambrosio fa bene la teoria ma male la pratica, Nagatomo è casino organizzato allo stato puro e Ansaldi al momento è rotto. Erkin nel dubbio l’abbiamo già rimandato a casa).

Darmian, Caceres o Lichtsteiner servirebbero come il pane per puntellare una difesa buona nei due centrali ma con poche alternative in mezzo e ancor meno sui lati.

A centrocampo De Boer si troverà con l’imbarazzo della scelta, anche nel caso in cui Brozovic dovesse alla fine andarsene.

Il mio timore è che, come già ricordato, l’Inter negli anni continui a comprare sempre lo stesso tipo di giocatore (Kovacic, Brozovic, Banega, Joao Mario): bello, bravo, ma a cui manca sempre qualcosa per essere davvero completo.

Spero ovviamente di sbagliarmi. Mi ero illuso per qualche quarto d’ora quando si era diffusa la notizia di uno scambio Brozovic-Fabregas e infatti era stato lo stesso spagnolo a smentire tutto nel giro di un’oretta.

Te pareva…

Anche davanti le alternative non mancano e ci sarà da grattarsi la pera per alternare con giudizio e misura i vari Perisic, Eder, Gabigol e Candreva, fermo restando Palacio saggio panchinaro e Jovetic sperabilmente giubilato in direzione Firenze.

Anche qui,tutti buoni o molto buoni, anche se manca una vera alternativa a Icardi.

LE ALTRE

La Juve conferma la sua solidità vincendo -non senza soffrire- con la Lazio e restando a punteggio pieno insieme alle due genovesi e teoricamente al Sassuolo, alle prese però con casini burocratici e a forte rischio di sconfitta a tavolino col Pescara. Scontro tra gobbi e neroverdi alla prossima, guarda caso con Berardi che non potrà essere della partita causa botta al ginocchio: a pensar male…

Il Milan ne prende quattro dal Napoli che potevano essere sei ma propone giUoco e ha il miglior portiere del mondo (in effetti è bravissimo soprattutto su Mertens), mentre la Roma spreca il doppio vantaggio facendosi rimontare dal Cagliari.

Insomma, pur nella nostra modestia il mare intorno a noi è salmastro e paludoso: ancora una volta dipende tutto da noi, con inevitabile conseguenza.

E’ COMPLOTTO

Continua il prevedibile minuetto per cui comunque è sempre #CrisiInter.

Ditemi quale altra squadra riceve sfottò non già da social network e meme di varia sorta, bensì da quotidiani nazionali che dovrebbero (dovrebbero) avere una credibilità, una serietà, una misura e un’obiettività leggermente più spiccata.

E invece nell’ordine ecco la Gazza dopo Chievo ordinare perentoria:

De Boer Gds

Anche se il meglio lo dà il Corriere dello Sport, dove evidentemente il Mancio ha lasciato diverse vedove.

Primo:

De Boer Cds

Secondo:

De Boer Cds frank di burro

E contorno, con la chicca di buttare il sasso e nascondere la mano (“già nel mirino dei social”, come dire non siamo noi a dare la notizia eh? sono loro…):

De Boer Cds web

Ovviamente la stampa era compatta nel dire che De Boer era un ficaccione, mica come il Mancio che cambiava sempre formazione ed era un mestruato perenne. Rientra tutto nel noto canovaccio per cui quelli buoni all’Inter sono quelli che non ci sono o che sono appena arrivati (ma in quel caso hanno una data di scadenza più breve del latte fresco…).

Ovviamente nessuno discute la sostanza: un punto in due partite fa cagare, e solo a Gasperini nel recente passato era riuscita una simile impresa. Non ricordo però analoga ironia 12 mesi fa quando la Juve iniziava sparando a salve, mentre nemmeno mi sorprendo per i complimenti che pervicacemente vanno fatti al Milan che ha sì preso 4 pere, però ricerca la manovra e propone il giUoco.

Trattengo a forza il ghigno nel vedere i travasi di bile dei ragionierini da quattro soldi che hanno gufato sull’impossibilità dell’Inter di fare mercato se non cedendo uno, due o tre pezzi grossi (Icardi in primis) e che invece ora si ritrovano con FozzaInda che caccia 100 bomboloni per Candreva/JoaoMario/Gabigol.

Resta l’anomalia di avere un mercato dettato dagli agenti dei giocatori e non da una nostra linea “politica” precisa, a meno che i cinesi non siano così machiavellici da far credere al mondo di essere usati da Kia & compagnia essendo invece loro a tenere i fili dei teatrino dei pupi…

WEST HAM

Le brutte notizie arrivano dal campo (sconfitta col Manchester City) e dall’infermeria (strapiena a stagione appena iniziata); le speranze dal calciomercato, con Zaza in arrivo dalla Juventus.

int pal 2016 2017

Azz… mi sa che l’ho preso…

PROCESSO ALLE INTENZIONI

CHIEVO-INTER 2-0

C’è una simpaticissima barzelletta che amo raccontare ai miei amici stranieri per descrivere le bizzarre caratteristiche dell’uomo medio italico.

La barza fa così:

Quando un inglese non sa una cosa, si astiene.

Quando un tedesco non sa una cosa, la studia.

Quando un italiano non sa una cosa, la insegna.

Eccomi per una volta negli orgoglioNi panni dell’italiano per commentare una partita che non ho visto, se non per gli highlights sbirciati in un ristorante di Villasimius, il cui servizio era probabilmente la sola cosa paragonabile alla velocità dei nerazzurri scesi in campo in quel di Verona.

Orbene, avevo già espresso la mia antipatia per il nuovo mister, basata su preconcetti e sensazioni epidermiche evidentemente prive di qualsiasi base concreta e come tali –speravo- assai semplici da smentire.

Invece il minchione di turno decide di varare per la prima uscita della squadretta un olandesissimo 3-4-3 che per inciso non usava più nemmeno all’Ajax. E del resto, quale modo migliore per far esordire una squadra di craniolesi che hai la ventura di allenare da soli 15 giorni?

I nostri, ovviamente, se c’è da far figure demmerda non si tirano indietro, ed ecco l’ex milanista Birsa travestirsi da Zidane per una notte e trovare una doppietta condita da dribbling in piena area che in Serie A non vedevo dai tempi di Carletto Muraro.

Inconcepibile, se non preoccupante in vista del mercato, l’iniziale esclusione di Perisic dall’11 iniziale, anche se ad onor del vero la ripresa ha visto lui come il connazionale Brozovic subentrare ed adeguarsi istantaneamente al nulla cosmico espresso dai colleghi di maglia.

Icardi sarà contento di aver strappato l’aumento di stipendio, ma continua ad essere un ottimo finalizzatore con scarsissima propensione all’’andare-a-prendersi-quella-cazzo-di palla-se-là-davanti-non-arriva-mai (porca-di-quella-troia).

Leggo di un Eder meno peggio degli altri, e ciò la dice lunga sulla prestazione complessiva.

Leggo altresì di dichiarazioni d’amore “a prescindere” per il nuovo mister, ultimo arrivato e come tale ultimo dei colpevoli, e il concetto in linea di massima non può non essere condivisibile.

Arrivo addirittura a plaudere all’affermazione del ceruleo D’Ambrosio che conferma un sospetto di molti: “non siamo una squadra di fenomeni”.

Mi piace però tornare sul concetto iniziale e ri-chiedermi retoricamente quale ganja si sia fumato il signore di Amsterdam per rispolverare una difesa a tre, incentrare il giUoco su Medel e lasciare fuori la nostra miglior ala. Tra i pochi- a mio parere- vantaggi dell’addio di Mancini speravo ci fosse quello di non dover più aspettare metà ripresa per vedere in campo la formazione più logica, e invece si vede proprio che certi amori non finiscono.

Al solito, tempo per piangerci addosso non ce n’è, visto che tra pochi giorni torneremo in campo con un Palermo pronto con la consueta simpatia a sputare sangue contro i nostri.

Quantomeno hanno venduto Sorrentino (guarda caso al Chievo, ma ieri sera eravamo talmente loffi che dubito abbia dovuto sporcarsi i guanti…).

LE ALTRE

La Juve regola di misura la Fiorentina, mentre la Roma asfalta un’Udinese che aspetterà qualche giornata prima di far vedere il meglio di sé.

Per i cugini faccio un altro processo alle intenzioni maledicendo Belotti che già l’hanno scorso con un carpiato in area nerazzurra si era procurato (segnando) il rigore nella ferale sconfitta casalinga col Toro.

Siccome torti e ragioni si compensano (sono ironico), stavolta il minchione sbaglia al novantamillesimo il rigore che avrebbe potuto dare ai granata il pareggio dopo che al 90’ erano sotto per 3-1.

Rimando alla successiva sezione le conseguenze dell’errore in modo che possiate procurarvi per tempo la necessaria dose di insulina che compensi la zuccherosa elegia donnarummiana, e mi soffermo ancora qualche riga sul “Gallo”: uno con una schiena così avrei giurato fosse juventino, invece vien fuori che il ragazzo “tifa Milan fin da bambino”. Sinisa si è detto addirittura sicuro dell’errore.

E allora, porcadiquellamiseria, che cazzo glielo fai tirare a fare il rigore???

Vallo a sapere, e comunque sarebbe stato solo mal comune mezzo gaudio, un po’ come succede guardando al Napoli che esce da Pescara con un pari dopo essere stato sotto di 2 ma essendosi visto prima assegnare e poi negare un rigore in pieno recupero (if I understand correctly).

Morale: facciamo cagare come e più degli altri anni. Possiamo solo sperare in disgrazie altrui.

Che vita grama.

Che grama vita.

E’ COMPLOTTO

Come detto, non ho visto né sentito niente, e certo l’andazzo della prima giornata non mi ha stimolato a saperne di più.

Segnalo solo tre robe, previste da mo’, simpatiche come la sabbia nelle mutande o stranamente non fatte notare dai solitamente attentissimi scrivani di corte:

  • Gigione Donnarumma eroe nazionale, propriolui. Cuoreingrato, bla bla bla.

          Mi viene da vomitare solo ad immaginare cosa stiano scrivendo a riguardo.

  • Ecco il titolo della homepage della Gazza di pochi minuti fa: “Inter, ti serve un regista”, con l’ulteriore spiega: “i nerazzurri si sono rinforzati ma sempre negli stessi ruoli: manca un profilo alla Biglia o Borja Valero” (come detto siamo talmente brutti che l’immenso –per loro- Pirlo non merita nemmeno di essere accostato ai nostri colori).

Sfanculàti per la loro prevedibilità (sono gli stessi che avevano salutato l’arrivo di Banega dicendo “è proprio quello che serviva”), mi duole dire che quel che scrivono è vero: “Dai tempi di Cambiasso in poi, le trame di mercato interista sembrano ignorare il punto e la cosa si ripete anche quest’anno”.

Poi sarà sempre colpa degli allenatori, ma dubito che Mazzarri prima, Mancini poi ed ora De Boer non abbiano fatto notare la curiosa mancanza all’illuminata dirigenza (sia essa riconducibile a Thohir o FozzaInda).

  • Infine, stranamente mi è sfuggito il plauso all’Inter che, per la prima volta dopo credo 10 anni o più, ha schierato contemporaneamente in campo ben tre italiani, “chè bisogna far giocare gli italiani, chè i nostri ragazzi sono subito pronti, chè loro capiscono meglio il nostro calcio, chè non è razzismo eh, io ci ho un sacco di amici negri, è proprio che i nostri son cresciuti qui e loro lo sanno come si fa”.

Appunto: due pere dal Chievo e a casa. A chi è così minchione da chiedere “adesso sta’ a vedere che secondo lui han perso perché giocavano Ranocchia D’Ambrosio e Eder” rispondo -carezzandogli la testa quadrata- che il problema non starà mai nel passaporto, quanto nei piedi fucilati e nelle teste di cazzo.

WEST HAM

Almeno qui arriva qualche gioia: dopo una bruciante sconfitta in extremis col Chelsea alla prima giornata, ieri i nostri hanno bagnato con vittoria per 1-0 l’esordio al nuovo stadio, sul quale aggiungo solo tre cose:

Vedere un avviso del genere è veramente triste:

west ham stadium avviso

A Genova durante un Derby uscì un bellissimo striscione. “Siete un pubblico da Carlo Felice”. Ecco, più o meno ci siamo arrivati…

Vedere gente portata via dalla polizia perché non lo rispetta è pure peggio.

Vedere smascherato il maquillage messo in scena per nascondere la pista di atletica è ai limiti dell’imbarazzo:

west ham stadium

E questo sarebbe il nuovo stadio-della-madonna?

Operazione fantastica dal punto di vista gestionale-finanziario e come trampolino di lancio verso le grandi ricche della Premier, su questo non discuto (cit.).

Per il fascino, la bellezza e la storia, si prega di ripassare…

 

chi int 2016-2017

Sdraiato sopra un prato mi domandai dove fossi capitato e allora mi risposi così: Sono capitato sopra un prato dove mi son domandato “dove sono capitato?” Ecco la risposta al mio quesito sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So ciò. (cit.)

 

PAGELLE E PROGETTI PER IL FUTURO

Allora, pensavo di evitare le pagelle di fine stagione visti i risultati alquanto prevedibili, con la maggior parte della rosa a piazzarsi dietro alla lavagna, invece un minimo di riflessione ci vuole, anche e soprattutto in vista della squadra che la nuova proprietà (di seguito FozzaInda) vorrà costruire.

ARRIVANI I BUONI

Pochi quelli da salvare “senza se e senza ma”.

Per conto mio: quattro, per essere precisi. Y nada mas.

Miranda: Il brasiliano, tolte un paio di topiche nella stagione, si è dimostrato quel che si sperava fosse, ossia un centrale di esperienza e saggezza che dà sicurezza a tutto il reparto, bravo a tamponare le falle del più esplosivo Murillo.

Medel: Il cileno è tra i miei preferiti, anche per andar contro alle vedove di Pirlo e del bel giUoco che si scandalizzano nel vedere Medellino scorrazzare sulle stesse zolle stuprate da Gennarino Gattuso nell’ultimo decennio.

Ma Ringhio è simpatico guascone, questo un criminale degno dei Latin Kings.

E ad ogni modo, a correre, recuperar palloni, menare quando c’è da farlo e soprattutto metterci garra, non è secondo a nessuno.

Perisic: si è rivelato, con Miranda, il miglior acquisto della stagione, con un rendimento in crescendo di cui ha beneficiato anche la Croazia nella recente apparizione Europea, tanto luminosa quanto fugace. Raro, dalle nostre parti, vedere un mancino giocare e tirare così spesso in porta da sinistra: è il tipo di giocatore che avrei voluto essere io, piedi fucilati a parte, ma è un dettaglio…

Caposaldo inamovibile delle prossime stagioni, assolutamente da tenere anche a fronte di offerte scabrose.

Icardi: non avrà ripetuto i 22 goals della stagione precedente, ma ha dimostrato a soli 23 anni di essere già una certezza quanto a marcature, con importanti segnali si miglioramento nella fase di costruzione e di appoggio ai compagni.

Oltre alle 16 reti, ci sono anche 4 assist nella stagione terminata da poco: dato incoraggiante, da migliorare solo nella misura in cui ciò non andrà a detrimento della capacità realizzativa del ragazzo, chè Maurito è e deve rimanere il centravantone ignorante che la caccia dentro. Sono gli altri a doverlo servire. Che poi non debba rimanere come un palo della luce sul dischetto del rigore in attesa del pallone siamo tutti d’accordo, ma non voglio nemmeno sentir parlare in lontananza di falso nueve e cagate assortite…

TI MANDANO A OTOBRE

La frase è doverosa citazione di ogni buon padre di famiglia (compreso il mio) preoccupato dal rendimento scolastico del figlio, e che ammonisce circa i possibili esiti del fancazzismo applicato allo studio. Inutili i tentativi del pubescente di turno (io nel caso) di far presente che erano ormai decenni che si veniva rimandati a Settembre, e che al limite Ottobre aveva la doppia T… Niente da fare: ti mandano a Otobre (cit).

Che poi era quel che capitava di solito…

Ad ogni modo, nell’ultima Inter sarei stato in ottima compagnia:

Handanovic, Murillo, Brozovic, Kondogbia: tutti potenziali ottimi giocatori, tutti l’hanno fatto vedere a settimane alterne, con frequenza direttamente proporzionale all’ordine di presentazione.

Tutti e quattro da tenere e da riproporre, a meno di offerte vantaggiose (almeno 15 bomboloni per Handa e Murillo, almeno 20 per Brozo, nessuno sarà così matto da offrirne 30 per Kondo che quindi si toglie dal mercato non per propri meriti).

D’Ambrosio, Nagatomo, Juan Jesus: terzini di ruolo i primi due, spesso adattato il terzo, tutti senza infamia e senza lode. Eppure, a mio parere, proprio nell’assenza di almeno un terzino forte in campo sta uno dei limiti principali di quest’Inter. Le “bestie” nello specifico sono state altre (vedi alla voce Santon & Telles), ma nessuno di loro ha garantito più di una risicata sufficienza. Visti gli arrivi di Ansaldi (visto poche volte ma interessante) ed Erkin (mai visto giocare, di fatto un rimpiazzo di Telles, si spero più forte), la situazione non migliorerà a livello di prestigio e di “nome”; mi accontenterei lo facesse a livello di pura e semplice efficacia: chissà mai che qualcuno si decida a mettere un cross come Dio comanda…

In buona sostanza, uno dei tre può tranquillamente andare al miglior offerente (if any…).

Palacio: dispiace, anzi disbiasceah (cit. Contiana) dover mettere nell’angolo dei rimandati anche il Trenza, ma onestà intellettuale impone di riflettere sul crepuscolo di questo grande calciatore. La saggezza calcistica è tutt’oggi a livelli eccelsi, ma le primavere passano e il rendimento ne risente. Nulla di drammatico, per carità, l’anno prossimo così come quello appena passato può fare l’ultima mezz’ora e aiutare a scardinare difese un po’ troppo affollate. Purtroppo non più di questo.

BOCCIATO COFFARO

Santon & Telles: poco da aggiungere rispetto al cenno fatto poc’anzi. Il giovane butterato, ex bambino d’oro rapidamente assurto a novello bimbominkia ha languito per più di metà stagione in panchina, dando un pessimo ultimo assaggio di sè nel Derby di ritorno, poco dopo metà stagione. Era pieno inverno e per lui la Primavera non sarebbe (più?) arrivata.

Bella l’idea romantica del figliol prodigo che torna a casa madre, ora può tornare ad andarsene.

Telles era una scommessa e -come sempre accade quando si tratta di terzini sinistri- l’abbiamo persa. A livello di fondamentali ha probabilmente il piede migliore di tutti i colleghi di reparto, ma ha combinato un discreto numero di minchiate in difesa che mi portano non solo a non rimpiangerlo, ma a vedere la sua dipartita come quella di un vecchio conoscente dopo una lunga malattia: “almeno ha smesso di patire

Jovetic & Ljajic: la fantasia zingara al potere. Mortacci vostra! Non vi volevo, mi avete fatto quasi cambiare idea con le prime apparizioni (Jojo ancora in estate, Ljajc poco dopo) e siete ripiombati  in quell’inedia interrotta solo da sporadici guizzi di talento, senza nemmeno raggiungere i picchi di un cazzo di Chino Recoba, che sulla sua imprevedibilità (nel bene come nel male) ci ha costruito una carriera.

Vade retro, Saragat.

Uno era in prestito secco ed è tornato a casa, giusto in tempo per iniziare una nuova avventura; l’altro ce l’abbiamo sul groppone con la malriposta speranza che qualcuno ci caschi e possa replicare l’operazione Shaqiri a 12 mesi di distanza (col tabbozzo svizzero che, pur non essendo Maradona, di Jovetic ne vale due o tre…).

Felipe Melo: altro pacco previsto, ma mica ci voleva un indovino. Citando il sommo Mortillaro che parla di Cardini: “Preside, è cretino!” e con i minus habens calcistici c’è poco da fare. Anzi, devo ammettere: ha tirato addirittura fino a Dicembre, svalvolando nella esiziale sconfitta casalinga con la Lazio che ha segnato la sua condanna definitiva e l’inizio di quella della squadra.

Via, anche “a tranci in un market rionale” ma via. Subito.

Eder & Biabiany: giocatori diversi, arrivi diversi, uguale rendimento: poco o nulla. Entrambi potrebbero tornare buoni solo in fase di composizione delle rose, viste le stringenti norme in tema di italiani in squadra e settori giovanili di provenienza. Visto il discreto Europeo giocato dall’italo-brasiliano potrebbe uscirne una vendita interessante (a parte il gol al 90′ con la Svezia niente di che a mio parere, ma qui è tutto un celebrare questi nostri eroi italici e lacrimevoli quindi per una volta accodiamoci festanti e gioiosi…).

MISTER

Inevitabile una disamina un pocolino più articolata sul Mancio, alla prima effettiva stagione dopo l’avvicendamento con Mazzarri datato Novembre 2014.

Rispetto alla campagna acquisti natalizia poche settimane dopo il suo arrivo, ha senz’altro utilizzato meglio le risorse affidategli: allora i vari Podolski e Shaqiri furono accantonati senza troppi problemi, e fine simile fecero Kovacic e Vidic, pur non scelti da lui.

Avendo guidato la baracca negli ultimi 12 mesi sa cosa manca alla squadra, aldilà di ruoli e posizioni in campo: carattere, mentalità vincente, palle quadre.

Chiamatelo come vi pare, ma quel che serve all’Inter è quel che Bergomi diceva di Matthaeus: “questo qui arrivava in spogliatoio e diceva: ragazzi oggi si vince e -cazzo- si vinceva“.

E’ possibile che Mancini sperasse di trovare nell’esecrando Melo un simile leader -se è così l’errore di valutazione è grave.

E’ probabile che ora lo cerchi in Yaya Touré.

E’ pressochè certo che non verrà accontentato da FozzaInda, con i casi, le crisi, i mal di pancia ed i ridimensionamenti che ne conseguiranno.

Tanto siamo vaccinati…

Alla prossima puntata per i consigli per gli acquisti.

pagelle-calcio

 

ARRIVEDERCI (senza E GRAZIE)

SASSUOLO-INTER 3-1

Non ci voleva un genio per capire il tipo di partita che l’Inter avrebbe giocato: e infatti l’avevo capito.

I nostri amatissimi craniolesi scendono in campo con la voglia di un turnista che deve timbrare il lunedì mattina alle 6.00 e i risultati non tardano a vedersi.

Nonstante gli slandroni Handanovic e Perisic si fossero fatti ammonire per saltare l’ultimo giorno di scuola, nonostante la settimana extra di preparazione alla Copa America gentilmente concessa a Medel e Miranda, e pur considerando le non innumerevoli sinapsi di Juan Jesus, Murillo e Felipe Melo, l’undici schierato da Mancini aveva il dovere morale quantomeno di far finta di giocarsela.

Come invece prevedibile, e infatti previsto, gli Squinzi boys vengon giù da tutte le parti, con i nostri quasi stupiti di cotanta vigorìa.

Bastano i soliti 10 minuti per beccare il primo dei tre gol da idioti. Brozovic in scivolata contende e quasi conquista un pallone sulla nostra trequarti, ma proprio quando serve l’aiuto di un compagno che almeno la spazzi via, la coppia centrale di genialoidi JJ-Murillo resta immobile e presidiare la propria zona. La genialata consente l’arrivo di una manciata di avversari tra cui Politano, che pensa bene di centrare un arto a caso del succitato colombiano per la malefica carambola che vale l’1-0: quarto autogol del nostro in stagione (vado a memoria e non ho sinceramente vogli di controllare, visto che a referto le deviazioni ormai non vengono più segnalate) e partita sostanzialmente finita subito dopo essere cominciata.

Perchè è vero che Jovetic si smarca bene e riesce addirittura a calciare in rete, ma il fuorigioco è correttamente segnalato -il jolly di stagione ce lo siamo giocati col Napoli-. E’ altrettanto condivisibile il fatto che Carrizo non debba fare chissà quali parate, ma l’amara verità è che non appena il Sassuolo (non il Barcellona) schiaccia sull’acceleratore va in buca con una facilità disarmante. Il raddoppio di Pellegrini, incredibilmente NON al Primo Gol in Serie A- ne è palese conferma, con i nostri a scambiarsi ancora sguardi perplessi e confusi, del tipo “ah ma si può anche correre?“.

Palacio per definizione è una persona seria ed un professionista esemplare, ma da solo non può far tutto. Fa comunque molto, andando a sradicare palla dal difensore neroverde e depositando la boccia in porta per il 2-1 poco oltre la mezzora. Non è poco, ma purtroppo non è abbastanza per mettere in discussione una partita già scritta.

E infatti, ancora nel primo tempo arriva il 3-1 ancora di Politano, più incredulo di tutti noi nel capocciare in porta dopo stacco imperioso su Telles manco fosse stato Hateley su Collovati (piccolo inciso: nel mio negazionismo, ho sempre pensato che quello fosse fallo in attacco dell’inglese…).

Se non altro l’azione avrà fugato i dubbi sulla permanenza del brasiliano, ennesimo terzino sinistro-pacco nella pluridecennale storia fluidificante nerazzurra.

La ripresa ci riserva due cattive notizie, condite però da un lieto fine: dopo aver accolto in settimana la designazione dell’arbitro mantovano con l’inevitabile commento in puro Rezzonico-style “Gerva, sei un po’ una merdina” (minuto 3.35), sono costretto a ripetere l’apprezzamento ad inizio ripresa in pericolosa prossimità delle orecchie del rampollo.

Il ragazzo per fortuna non coglie al volo, così come invece fatto in settimana con un altro distico elegiaco di questi mesi (“Frosinòne-culòne“) che dalle nostre parti viene ultimamente ripetuto con una certa frequenza, ma la solfa del discorso non cambia: l’ineffabile Gerva, con la sua ghènga di minchioni, riesce ad annullare un gol di D’Ambrosio (fortunoso ma valido, diocristo!) un minuto buono dopo averlo assegnato.

Il nostro è stato poi rimandato a quel tal paese dal sottoscritto insieme a Murillo allorquando ha uscito il giallo per un fallo del nostro, che poi ci metteva del suo andando avanti a protestare ad libitum, fino allo sventolamento del rosso: dopo il quarto autogol, ecco anche la terza esplusione. Ottimi margini di miglioramento.

Infine la buona novella: pare che il Gerva fosse all’ultima partita in carriera: forse per quello nelle immagini del pre-partita avevo visto un inedito striscione ad inneggiare un direttore di gara (“Gerva 150”) probabilmente a celebrare una più che migliorabile carriera.

Sono rancoroso e di memoria lunga, e ricordo vette altissime raggiunte dal nostro in un’Inter-Atalanta del 2014 che addirittua fece imbestialire Moratti.

La solita, proverbiale, sudditanza psicologica…

Lasciando stare fischietti ormai eternamente tacitati, il nostro difensore evidentemente fa di tutto per saggiarne la pazienza, continuando a sfancularlo ben oltre il primo giallo (e ben oltre la pur legittima protesta per il primo giallo).

A scanso di equivoci, anche rimanendo in 11 i nostri avrebbero potuto andare avanti altri due giorni, e non sarebbero neppure stati capaci di tirare in porta.

Non fa niente (diciamo così): il Campionato aveva già scritto il finale marroncino a cui siamo tristemente abituati, lasciandoci soli con i nostri sogni da tifosotti a fantasticare di una mediana con Biglia Touré e Banega, che diventeranno col passar delle settimane Medel-Melo-Kondogbia perchè in fondo in fondo #siamoapostocosì.

LE ALTRE

Il Milan forse, ma solo forse, fa di peggio, avendo almeno l’alibi di una sconfitta di uguale punteggio ma contro la Roma, ma facendo di contro incazzare di brutto Brocchi che pare abbia fatto tremare le solitamente melliflue mura dello spogliatoio dell’Amore.

I cugini, a meno di una pastetta tutt’altro che improbabile, conoscendo l’indegna stima e consolidata amicizia tra i due club, non dovrebbe battere la Juve nella finale di Coppa e di conseguenza dovrebbe continuare a cercare al microscopio quel “DNA europeo” da cui, per fortuna, le nostre orecchie non sono più molestate da qualche anno.

Napoli e Roma confermano i piazzamenti acquisiti e vanno con merito a giocarsi la Champions (preliminari permettendo per i Lupacchiotti) insieme a quella Juve tanto forte quanto incapace di vincere con stile.

E’ COMPLOTTO

Rieccoci al Signor Massimo, alias Presidente Simpatttico. Il ragazzo è un impenitente recidivo, e nemmeno dopo vent’anni capisce cosa dire e cosa non dire davanti a un microfono.

Ecco quindi che rispondere semplicemente -ma ingenuamente- “” alla tendenziosa domanda “Si aspettava che Thohir investisse di più in questi anni?” vuol dire questo:

gazza_prima_pagina 10 maggio dettaglioE la precisazione (doverosa, eccheccazzo) del giorno dopo, oltre ad avere una rilevanza nemmeno paragonabile (vedi riquadrino in basso a sinistra nella foto qui sotto) è oltretutto incorniciato dalla bella frasetta del giornalista a commento della smentita:

Se mi aspettavo che Thohir investisse di più nell’Inter? Sì”. Ecco il titolone. Finalmente una frase che smuove le stagnanti acque nerazzurre. Questo devono avere pensato ieri non soltanto i media ma pure i tifosi che aspettano di capire come evolverà la situazione societaria dell’Inter, soprattutto dopo che il mandato che il tycoon ha conferito a Goldman Sachs per cercare investitori.” (Il doppio “che” nell’ultima frase è testuale)

gazza prima_pagina_11 maggio dettaglioCome a dire: Che palle quest’Inter dove non succede più niente, cià vediamo un po’ se Moratti scivola sulla buccia di banana.

E rei confessi eh?  Di più, spudorati. Noi di lavoro cerchiamo notizie che non ci sono, salvo poi dover smentire con un po’ di fastidio…

Poco altro da segnalare, se non che con la fine del Campionato aumenterà lo spazio sui giornali per nuove udienze del processo all’eccessiva esterofilìa nerazzurra, libera scelta di un Club che, contrariamente ad altri (…ma con le strisce di un altro colore), negli anni non ha mai saputo (o voluto?) costruire una rete di alleanze/connivenze con presidenti di Serie A (Preziosi, Zamparini, Squinzi to name a few) disposti a favori e favorini pur di accontentare la grande di turno.

Chissà perchè…

Ringraziando l’amico Sergio per la dritta sul didascalico e saputellico link della Rosea richiamato supra, chiedo a voi come a lui quale cazzo di logica possa stare dietro un discorso del genere. L’Inter ha fatto cagare perchè aveva in campo 11 giocatori che semplicemente non avevano voglia di stare lì, compresi gli italiani D’Ambrosio e Eder.

Voler poi sottolineare che il Sassuolo “con gli italiani” (non con bravi giocatori e un buon allenatore, no, “con gli italiani”) può sperare di entrare in Europa, mi spinge all’altrettanto ottusa considerazione per cui l’Inter, con gli stranieri, invece in Europa ci va senza fare i preliminari.

Specchio riflesso fisso fesso, chi lo dice sa di esserlo, celo dico alla maestra, gne gne gne.

Il livello è questo… ma se va bene a voi…

WEST HAM

Letale sconfitta a Stoke on Trent contro il City ormai incagliato a metà classifica: i nostri passano con Antonio ma si fanno uccellare nella ripresa dando il più che probabile addio a qualsiasi speranza europea (forse perchè -anche loro- non schierano abbastanza italiani…).

sas int 2015 2016

Oh raga! Io mi sarei anche rotto di giocare da solo… Voi? Sciopero anche oggi?

METONIMIA (O SINEDDOCHE)

INTER-EMPOLI 2-1

Faccio il figo citando la sofisticata figura retorica altresì nota come “una parte per il tutto” e contemporaneamente denunciando un “complotto latinista”, visto che per anni fior fior di professionisti hanno cercato invano di spiegarmi la differenza tra i due termini in questione.

Dài, ammettetelo, sono la stessa cosa!

Comunque, per tornare a cose infinitamente più serie, l’Inter gioca l’ultima partita davanti al proprio pubblico mostrando tutto il meglio e il peggio offerto in stagione (ecco la famosa parte per il tutto).

Siamo una consolidata e simpatica mandria di craniolesi, che alterna buone giocate a mezz’ore di amnesìa totale, capaci di pigliare schiaffoni da chiunque ed episodicamente in grado di dar fastidio a squadre oggettivamente più forti di noi (Juve all’andata e in Coppa Italia, Roma all’andata, Napoli al ritorno).

Nihil sub sole novi (e con questo ho esaurito la mia cultura da liceo classico): toccherà attendere fiduciosi il mercato estivo, alla ricerca di quei “due o tre nomi di esperienza che facciano fare il salto di qualità a questa squadra” (questo il tormentone estivo da superclassifica).

Poco da dire sulla partita, se non che i due gol (Icardi e Perisic) arrivano da altrettante palle perse dalla mediana empolese che consente ai nostri di ripartire in velocità e -nel caso del secondo gol- di approfittare ulteriormente dell’errore del portiere.

Da buoni padroni di casa, restituiamo cortesi il primo favore giocherellando col pallone a centrocampo (vero Jojo dei miei coglioni?) e andando a contrastare i loro attaccanti con la consistenza poco meno che granitica di un budino (vero JJ, che hai anche il coraggio di fare faccia brutta al Mancio che ti sfancula?).

Avendo già vissuto tante volte la situazione in cui i nostri -in vantaggio- sostanzialmente smettono di giocare, arrivo quasi ad auspicare il ceffone avversario il prima possibile, dimodochè i nostri si sveglino dal coma e ri-inizino a giocare.

Detto fatto: pochi minuti dopo il pari di Pucciarelli, ecco il già ricordato secondo errore empolese in impostazione, la conseguente giocata di Icardi per Jovetic conclusa con un bolide a quasi 30 km/h (…cci tua!), la saponetta del loro portiere e il puntuale tap-in di Perisic.

Non c’è dubbio che, tra la cariolata di slavi presi in estate, il fratello di Beavis&Butthead sia stato il migliore, insieme a Brozovic.

Bocciati (o quantomeno rimandati a settembre con 3 materie di cui due col 4) gli amichetti Jovetic e Ljajic, tecnicamente sublimi ma troppo scostanti per vestire la stessa maglia.

Squadre ben più solide di noi potrebbero permettesi il lusso di averne uno, da mettere dentro nelle giornate di luna buona, inframmezzate da lunghe settimane di panchina; se invece, come nel nostro caso, sono loro a dover trascinare i compagni, ciaone proprio…

Nel finale, già perso Icardi per stiramento (l’assenza dall’Europa quantomeno quest’anno ha visto la soglia infortunati su livelli decisamente accettabili), prima Hndanovic e poi Perisic decidono di guadagnarsi il giallo per poter iniziare le vacanze una settimana prima e risparmiarsi la trasferta col Sassuolo che chiuderà le danze.

Se ci fosse un po’ più di attaccamento alla maglia, e di conseguente odio calcistico per i cugini, se in altre parole al posto di Samir e Ivan ci fossero stati Walter (Z.) e Nicolino (B.) avrei sorriso sotto i baffi, intravedendo nel loro gesto la furbata di arrivare a Reggio Emilia dovendo schierare una squadra indebolita dalle assenze e come tale giustificata in caso -assai probabile- di sconfitta.

Ma non è questo lo scenario, anzi: ho il fondato sospetto che col Sassuolo che si gioca il sesto posto, e che scenderà in campo col coltello tra i denti, i nostri perderebbero anche a pieno organico.

Felice, nel caso, di essere smentito.

LE ALTRE

E il Sassuolo la partita della vita se la giocherà per soffiare l’ultimo passaggio ponte per l’Europa al Milan, vittorioso a Bologna grazie a tre botte di culo, per quanto tutte legittime: i rossoblù restano in 10 dopo nemmeno un quarto d’ora, il Milan guadagna un rigore e il pareggio bolognese al 90′ è in fuorigioco.

I cugini ospiteranno la Roma, vittoriosa così come il Napoli, al quale però non basterebbe un pari all’ultima giornata, stanti gli scontri diretti a favore dei lupacchiotti. Ecco che Pupone e compagnia se la giocheranno eccome, sperando in un passo falso di Sarri & Co.

Nel frattempo la Juve si offre vittima sacrificale del Verona già retroesso, concedendo il giusto commiato all’anguillone Toni che cala il cucchiaio su rigore e porta i suoi alla vittoria.

Higuain in Toro-Napoli segna il 33° gol della stagione, eguagliando Angelillo.

La Fiorentina non sa ufficialmente più vincere, impattando 0-0 contro il Palermo.

E’ COMPLOTTO

Essendo il campionato sostanzialmente terminato, i nostri intrepidi scrivani di corte riprendono i discorsi dovuti interrompere per seguire le italiche vicende calcistiche e riesumando la lista dei sicuri partenti da Appiano Gentile.

Detto di un Handanovic non esattamente irreprensibile nel far notare che “come ogni anno mi mancherà non fare la Champions League“, ecco che improvvisamente il Mancio, non potendo più essere collocato su una prestigiosa panchina europea, viene descritto come futuro baby pensionato, e desideroso di un anno di stop.

Tutto pur di non rimanere all’Inter, insomma.

Ma la più bella arriva da Repubblica: come altri quotidiani ci informa di un certo rallentamento nella trattativa tra Suning e l’Inter per l’acquisto della quota di minoranza: schermaglie inevitabili, vista la prevedibile complessità della fase di due diligence e conseguente valutazione delle quote da comprare.

C’è però modo e modo di dare una notizia, e qui i nostri danno il meglio.

Continuare ad insistere nel voler descrivere una trattativa volta alla cessione della maggioranza del Club (smentita da tutti in tutti i modi possibili) è mala-informazione. Altrettanto è scrivere assurdità quali:

Thohir non vuole cedere il suo pacchetto di maggioranza, pari al 70 per cento del capitale, per meno di 200 milioni (tenendo conto che 108 milioni sono stati prestati dallo stesso Thohir all’Inter). Una cifra considerata dai consulenti di Suning persino esagerata: il gruppo cinese non sarebbe disposto ad andare oltre gli 80-100 milioni.

Tre robe al volo: 1) come già detto, Thohir non sa più in che lingua dire che la cessione sarà eventualmente di una minoranza del Club; 2) a chi si fa la pur legittima domanda “che cacchio ci viene a fare un cinese all’Inter per cacciare soldi senza contare niente?” evidentemente non interessa la storia della sinergia tra calcio italiano e calcio cinese, nè il mondo nerazzurro come gancio per il possibile approdo di Suning nel mercato europeo degli elettrodomestici. 3) infine, la sapiente manipolazione dei numeri è degna del miglior napoletano col gioco delle tre carte (mi scuseranno gli amici partenopei): là dove tutti parlavano di 70-80 milioni per una quota del 20% di azioni, adesso Repubblica fa sim-sala-bim e dice che no, gli 80 milioni Suning li spende solo se può comprare la maggioranza dell’Inter.

Così come Thohir, nemmeno io so più come dirlo: abbiamo già abbastanza problemi reali, che bisogno c’è di inventare cagate di sana pianta e far fare all’Inter la figura dei dilettanti allo sbaraglio?

Tanto per non far nomi, e ragionando da tifoso rancoroso, dall’altra parte del Naviglio c’è un pregiudicato che per un anno e più ha preso tutti per il culo con la valutazione del suo Club da 1 miliardo di euro talmente inventata da diventare credibile e svanita nel nulla nel silenzio assordante della stampa.

Mister Bee? Never heard of him

Tanto poi Silvio fa il video dell’Ammore e tranquillizza i tifosi dicendo che preferirebbe vendere a soci italiani, tirando fuori nuovamente la sua foto tarocca in maglia rossonera e attingendo a piene mani alla poetica stantìa del bel giUoco, della tradizionie, dello stile-Milan.

Con tanto di saluto romano alla fine.

Però lì tutti chini a dire di sì (anzi, gli unici a incazzarsi son proprio i tifosi del Milan, stanchi di esser presi in giro), tutti a fare ctrl+C crtl+V, chè tanto a menar duro abbiamo già dato con la Pazza Inter.

WEST HAM

Forse sono io che faccio male alle squadre che tifo: il mio amato West Ham, in una delle ultime sfide casalinghe, si traveste da Pazza Inter e prende quattro pere dallo Swansea di quell’intollerabile pretino di Guidolin, buttando alle ortiche ogni residua speranza di quarto posto e mettendo anzi a serio rischio l’accesso all’Europa League.

WTF!

int emp 2015 2016

E’ un tamarro inguardabile, ma è forte e la mette dentro. Abbasta.

 

 

 

 

 

 

 

DOTTORE, E’ GRAVE?

LAZIO – INTER 2-0

“La situazione è grave ma non seria” (E. Flaiano)

Non ci sarebbe altro da dire, visto che queste parole fotografano alla perfezione l’inedia, la superficialità e l’insostenibile leggerezza dei nostri ragazzacci.

Come un padre ormai avvezzo al figlio lazzarone, mi sono bastati i primi secondi per riconoscere all’istante una delle fin troppo note serate all’insegna della “Voeuja de laurà saltum ados (che mi me sposti)“: è vero che il terzo posto era ormai una chimera, e che dovremo impegnarci davvero tanto per perdere il quarto, ma vivaddio, c’è una partita che va giocata a mille all’ora, perchè sei pagato per farlo e perchè vesti la maglia dell’Inter.

Chè poi, se tanto mi dà tanto, nemmeno la Lazio ha molto altro da chiedere a questo campionato, ma ciò non le ha impedito di fare la propria partita di pura decenza.

Il primo gol vede Klose infilarci l’ennesimo sifulotto della sua carriera laziale (sembra Evair ai tempi dell’Atalanta di Mondonico, una cambiale…), complice una dormita di sette interisti contro il succitato Crucco e Lulic: i due aquilotti triangolano manco fossero circondati da belle statuine e il pallonetto beffardo punisce un incolpevole Handanovic.

Come con l’Udinese, son passati solo pochi minuti e di tempi per recuperare ce ne sarebbe, ad averne voglia.

Assistiamo invece ad un lento e sterile ruminare calcio, con l’assoluto divieto di qualsiasi accelerazione, passaggio in verticale, tocco di prima o altro arnese atto a offendere.

Jovetic, che sostanzialmente si gioca le residue possiblità di conferma in queste ultime partite, è l’emblema dell’aria fritta: come e più che nell’ultima esibizione, culminata da doppia botta di deretano ed altrettanti goals, sciorina il campionario di frizzi-lazzi, passi doppi e colpi di tacco che esplodono tutta la loro pericolosità prorompendo in uno squassante e forte pèto (cit.).

Icardi, altrettanto inoffensivo, usa quantomeno l’understatement e non tocca palla per un’ora buona. Facciamo prima a dire che l’unico a salvarsi è Kondogbia, bravo a agire da cavallone di razza, sradicare palloni e ripartire in progressione, stante la morìa di compagni cui cedere la boccia.

Inutile e ridondante la ripresa, con l’ulteriore raccapriccio di vedere un paio di svarioni perfino di Miranda, oltre che una palla persa a metacampo da Palacio che porta alla fuga di Keita e successivo rigore di Murillo.

Candreva imita il collega Klose e ci purga per la cinquantasettesima volta in carriera.

Abbiamo insomma assistito a come crearci problemi esistenziali anche in una partita che da dire aveva ben poco.

Complimenti, vepossino.

LE ALTRE

Per fortuna l’insipienza non è prerogativa esclusiva dei nostri, stante una Fiorentina bloccata sul pari e un Milan ai limiti dell’imbarazzante per come riesce alla fine a sfangare un pari in casa col Frosinone.

#rigoreperilmilan rimane un solido trend topic anche per questo campionato e, mentre gli indottrinati scrivani rossoneri imprecano contro la sorte per i tre gol presi con soli quattro tiri in porta dei ciociari, da buon antimilanista faccio presente ai cugini che, per segnarne altrettanti, hanno avuto bisogno di due rigori (uno sbagliato, l’altro assai generoso) e di un paperone del portiere avversario.

Poi questi, col solito culo, al 95′ rischiavano addirittura di vincerla, ma la traversa ha avuto un sussulto di dignità e ha stoppato il destro a voragine di Balotelli.

Napoli e Roma imitano la Juve vincendo e scavando un ulteriore fossato alle loro spalle.

E’ COMPLOTTO

Mariolone Sconcerti è, come tanti altri, un pervicace sfruculiatore delle cose di casa nostra, con in più quel tono di apparente distacco e bonario disinteresse che invece a parer mio nasconde un’intolleranza all’Inter, soprattutto alla sua nuova gestione.

Ora, non è un segreto che l’esercizio 2015-2016 dovrebbe chiudersi sostanzialmente avendo rispettato i dettami del FPF (il passivo sarà intorno ai -50, ma considerando le sole spese imputabili al FPF siamo sui -30). Questo in barba a tutti i gufi che, spesso senza sapere di cosa parlavano, vaticinavano un finale a carte bollate per la gagliarda compagine nerazzurra.

E’ sintomatico il fatto che Sconcerti si ostini a dichiarare di “non capire” Thohir, rimproverandogli il fatto di non aver mai accettato un contraddittorio con lui (lesa maestà!) e sottolineando stranìto l’operazione di factoring realizzata con la vendita di futuri incassi da stadio in cambio di liquidità immediata.

E’ un’operazione piuttosto comune, già utilizzata in passato anche da Juve e Roma per non parlar del Milan (vedi le ultime righe di questo interessante articolo sul bilancio appena chiuso dai Meravigliuosi): però no, per Sconcerti è tutto un “attenzione… l’Inter sta vendendo incassi non ancora realizzati…“, come se l’epilogo inevitabile fossero i libri in tribunale.

Ma il nostro fa di più, e dipinge l’Inter come “club tranquillo“, rimpiangendo i bei tempi andati di continua e simpatttica esternazione morattiana.

Da una frase come “Forse Erick Thohir non capisce il modo di vedere le cose che abbiamo qui e questa difficoltà a capire gli italiani sembra filtrare anche nella politica societaria” trasuda tutto il fastidio di non poter disporre dell’Inter come meglio si crede, come a dire “quel cicciobello con gli occhi a mandorla non sa che qui noi siamo abituati a poter scrivere di tutto sull’Inter, e loro zitti, sotto”.

No, caro Sconcerti. La Società è tranquilla, ha un suo piano di cinque anni, ha giustamente caricato di costi lo scorso esercizio non essendo in Europa e non avendo la UEFA a sbirciare il bilancio, e si presenta ora col vestito buono. Che non sarà un lussuosissimmo smoking ma che è un bel blazer blu:con una camiciola bianca fa fine, non impegna e la tua porca figura la porti a casa.

Si arriva poi all’inevitabile falso ideologico quando il nostro aggiunge: “E’ un club molto distaccato e tranquillo specie sui temi che noi vediamo come dei piccoli drammi come la possibile sanzione per il FPF e l’impossibilità ad investire“, paventando gli inesistenti scenari apocalittici cui si è accennato poche righe fa.

Il ragazzo deve poi soffrire di qualche deficit cognitivo, visto che, nonostante tutto quanto appena citato, afferma che l’Inter “non arrivava tra le prime quattro da tempo, ha rivalutato alcuni giocatori e ha gettato le basi per il futuro, cosa che al Milan non accade“.

Eppure, dopo sole 24 ore, ecco il nostro  disseminare le proprie perle di saggezza di fronte a Caressa, Vialli & Co. dicendo che vede il Milan messo meglio dell’Inter, perchè l’Inter ha già venduto ma ciononostante si sta avvitando su se stessa, mentre il Milan ha deciso di girar pagina, si tratta solo di capire chi mette i soldi.

La coerenza e la logica mi paiono simili a quelle di Paul Ashworth di Febbre a 90° quando dice “tanto varrebbe essere sotto di 8 reti“(min. 3.30 di questo video da imparare a memoria con la mano sul cuore “…Jeeesus Paul you need medical help! You got some kinda disease that turns people into miserable bastards!“): sostanzialmente meglio dover ancora cominciare che essere a metà dell’opera.

Inevitabile contorno di cloaca al succitato piattino di sterco fumante i continui richiami di Vialli a “non si può gestire una squadra da 6000 km di distanza” o di Mauro e Caressa all’assenza di “uno zoccolo duro di italiani che insegni agli altri cos’è l’Inter“.

Meno male che, almeno in questo caso, il Mancio li ha rimessi al loro posto rispondendo -un po’ più elegantemente di me- che l’importante è la personalità, e che del passaporto  se ne fotte.

WEST HAM

Altra convincente vittoria per 3-0 in casa del West Brom. Decisiva o quasi sarà l’ultima partita, ancora con quel Man Utd che al momento ci precede di 1 punto. Teoricamente, se gli Hammers vincessero le loro tre partite e il City perdesse con l’Arsenal, il quarto posto sarebbe ancora possibile.

Vediamo se i miei eroi inglesi hanno la stessa solidità petalosa degli amati nerazzurri…

laz int 2015 2016

Ooh! lo vedete il cesso là in fondo? Ecco, andate un po’ accagare!