ANCORA SU ITALIANI E STRANIERI, DI OGGI E DI IERI, PASSANDO PER MILANELLO BIANCO

Vacilla il meravigliuoso mondo di Milanello Bianco, e non solo per i risultati sportivi sotto gli occhi di tutti.

Primo…

“Nonna” Amelia, ormai lontano dai colori rossoneri, ci racconta la verita’-vera sul famoso litigio con Bonera, ovviamente sempre smentito dalla Squadra dell’Amore con sdegno e fermezza.

Sicche’ non volarono solo parole grosse, ma pure schiaffi-pugni-e-quel-che-ne-segue, con buona pace di Zio Fester.

Incredibile come la mafia del Clan del Asado riuscisse a far vittime anche sull’altra riva del Naviglio…

Secondo…

Ma non basta. E così anche Riccardino ha divorziato. Sì proprio lui, aibilongtugisas, timorato di Dio, uomo devoto, marito e padre esemplare, quello che pone la famiglia sopra a tutti, addirittura sopra al “suo” Milan, visto che ovviamente se n’era andato da Milanello Bianco solo per motivi familiari (e non per prendere la più che legittima paccata di milioni dagli americani). E invece, è una persona normale, che come tutti gli altri attraversa momenti belli e meno belli.

Ma no, lui no” direbbe Enzino Jannacci. Lui, così come la sua ex squadra, è brava e bella per definizione.

…e contorno

Raccapricciante lo stato di salute del farlocchissimo Trofeo Berlusconi, sbandierato negli anni come primo grande appuntamento stagionale, quasi fosse un Trofeo ufficiale e non un’amichevole di lusso (o di bigiotteria spiccia, a seconda dei punti di vista).

Dopo lustri di incontri bianco-rosso-neri, periodica testimonianza del sodalizio giudo-pluto-mediatico del sistema calcio del nostro Paese, quest’anno la sapiente Dirigenza rossonera ha pensato di cogliere al volo il jolly-San Lorenzo de Almagro. La squadra ha recentemente vinto la Copa Libertadores in SudAmerica, e forse per questa si è guadagnata la possibilità di giUocare con chi “ha la Champions nel proprio DNA”.

E’ oltretutto, e “casualmente”, il Club per cui tifa Papa Francesco.

Probabilmente si pensava di mischiare tifo calcistico e popolarità del prelato patagonico, e farci un po’ di soldi nel nome dell’Ammore e in memoria di Luigi Berlusconi, padre del buon Silvio.

La figuraccia non sta tanto nel triste 2-0 (con Pazzini che anzichè esultare dopo il gol ha un sorrisino triste e beffardo), nè nei soli 5.000 cristiani presenti allo Stadio.

Per la società che ha fatto della “Famiglia” un mantra giusto un filino ridondante, non avere nessun parente del succitato Luigi Berlusconi a metterci la faccia in tribuna è un discreto merdone pestato col mocassino nuovo.

Sulla sponda nerazzurra, invece, prove di complotto dal secolo scorso: viene fuori che Beckenbauer aveva già firmato per l’Inter nel 1966, ma la sciagurata Italia battuta dalla Corea fece chiudere le frontiere per quasi 15 anni vanificando l’operazione.

Due considerazioni, la prima da tifoso malato, la seconda un po’ più obiettiva:

1) Mondino Fabbri, CT dell’Italia nella sciagurata spedizione albionica, odiava l’Inter tanto da lasciare a casa due fenomeni come Corso e Picchi, e da non schierare Burgnich in quella famosa partita. Non arrivo chiaramente a dire che si sia perso apposta per chiudere le frontiere e buttarcela inder posto. Faccio solo presente che per questa regola Beckenbauer nel 1966 e Platini a fine anni 70 non hanno potuto vestirsi di nerazzurro.

2) Ricordando le attuali sbrodole populiste sugli italiani-che-devono-giocare-chè-è-tutta-colpa-degli-stranieri, mi e’ venuta in mente una rapida e dozzinale considerazione sugli effetti della chiusura delle frontiere. E’ curioso notare come, tra il 1966 e il 1980, il Calcio italiano non abbia esattamente beneficiato della manovra e quindi spopolato in Europa, avendo vinto nel periodo “solo” 1 Coppa Campioni (Milan, 1969), 1 Coppa Uefa (Juve, 1977) e 2 Coppe delle Coppe (Milan, 1968 e 1973): quattro trofei su un totale di 42 disponibili.

Per fare un paragone veloce, ecco il confronto con le altre rivali europee nello stesso periodo:coppe EU 67-80

Qui invece il confronto nel periodo 1980-1995 (1, poi 2 e infine 3 stranieri per squadra):

coppe EU 81-95

Infine, il confronto dalla legge Bosman al 2010 (ultimo anno di gloria nostro e di tutto il calcio italiano, anche se quella squadra lì di italiani in squadra non ne aveva):

coppe EU 96-10

Come già mi è capitato in altre occasioni, con questi numeri dati più o meno a caso (la fonte è la prevedibilissima Wikipedia), non voglio convincere nessuno della “bontà” di squadre popolate di stranieri.

Dico solo che anche questi sono numeri, oggettivi, basati su archivi noti a tutti e non manipolabili (al contrario di estrapolazioni basate sul rendimento di giocatori basati sui voti di un quotidiano sportivo, con tutta la soggettività del caso).

Alla solita litanìa dei nostri gggiovani che van fatti giocare e degli stranieri da rispedire a casa loro, nel mio piccolo faccio vedere cos’è successo l’ultima volta che si è attuata questa forma di protezionismo. SI è vinto poco, meno dei decenni successivi e molto meno degli altri Paesi.

Non voglio scomodare il grande Prof. Sdogati e il “suo” l’indice di correlazione con cui ci ha ammorbato per mesi. Applicato al caso di specie, si potrebbero vedere le vittorie italiane crescere all’aumentare degli stranieri in rosa fino a poco dopo la sentenza Bosman, per poi iniziare a calare.

Mi limito a parlare in soldoni: pare di tutta evidenza che non c’è alcuna (cazzo di) relazione tra il numero di indigeni in squadra e le probabilità di vittoria della squadra stessa. Le vittorie vanno di pari passo col numero di giocatori bravi, e basta l’uomo della strada (eccomi!) per capirlo.

Ma questo non ve lo dirà nessuno.

Continueranno a passeggiarci sui testicoli coi tacchi a spillo, dando la colpa a quel “filippino” di Thohir che è troppo lontano dalla squadra e che continua a far giocare Vidic invece di Andreolli.

Contenti loro…

A COUPLE OF THINGS ABOUT “COMPLOTTO”

Dear Ms Lewis,

it is with great pleasure that we, supporters of Inter, welcome you and all the other ‘foreign managers’ on board.

All nerazzurri are sure that the Club will soon benefit from your vast and deep expertise. As you surely will know by now, Inter has always defined itself as ‘brothers of the world‘ since its foundation back in 1908. It is therefore consistent, logical and even natural to pursue our goals regardless of nationality or origin, but only focusing on technical and human qualities of its players, managers and staff.

We simply believe that diversity is a strength and not a weakness, a quality and not a defect, a plus and not a minus.

Not only Inter has such diversity in its core: it is also different from any other Top Club in Italy, if not in the world.

If you look at Juventus and A.C. Milan in Italy, (not to mention Real Madrid in Spain) you’ll see great industrial, media and political interests behind these Clubs, and the outcome of such endorsements is hard to deny:

Newspapers, TV and new media are always very careful not to step on the ‘wrong’ toe.

Throughout the years, these Clubs have seen their victories blindly glorified and their defeats minimized as ‘just one of those things‘. I am sure you are aware of what Calciopoli has meant for the entire Italian Football, and this says a lot about the relationship linking those Clubs with referees, media and establishment.

On the other hand, Inter, despite being one of the top teams in Italy – never relegated, as we fans like to remind our black-n-white and red-n-black rivals -, has always been described for its naivety and its apparent incapacity to grow step by step and win trophies. When this eventually occurred – funnily just after the Calciopoli fuzz was discovered- , that’s when the lack of media appeal revealed its most negative aspect: it wouldn’t be fair to say that the importance of our successes from 2006 to 2011 was played down, but for sure critics were more than ready to emphasize the lack of Italian players in the squad or the rudeness of some statements from the Managers of those years. More than this, emphases was put on what critics defined as the informal way of running the Club which was one of the most recognizable aspects of Mr Moratti as a chairman.

It is curious that the same critics are now pointing their fingers to the new approach adopted by Mr Thohir, who is in turn accused of “taking Inter away from the Interisti” and stripping passion and typical Italian football attitude away from the Club.

For the same reasons, and as a fan, I would like to thank you instead. It is not the right time, nor the right place to analyze why and how football management rules have changed in the past few years; just let me say that this seems the only possible, logical and – hopefully – successful approach to adopt in this new adventure.

Being myself a fan, a reasonably media-obsessed fan, I just wanted to put my two cents in.

This is what you’ll have to expect from the media in Italy. There will always be something wrong to emphasize,  there will always be a good excuse to underrate victories and to criticize the players, the managers or the Executives, even if they’ve just arrived.

Be ready for this. And at the same time, please, respond to it. In your own way, but do react.

A kinda “we are Inter, brothers of the world. Who the hell are you?” attitude would be highly appreciated by the fans.

 

Once again, welcome. And Forza Inter!

inter logo 2014

NOI SIAMO I GIOVANI (E’ COMPLOTTO Remix)

Credevate di cavarvela così, eh?

Dopo aver fatto finta di essere commentatore imparziale, rivesto i comodi, consueti e consunti panni di tifoso accanito e accerchiato, e faccio notare un po’ di cosucce.

Anzitutto, è curioso che nell’analisi fatta dalla Gazzetta, ed in tutti i dibattiti successivi alla disfatta italiana al Mondiale, vengano accomunate esperienze tra loro assai diverse, come quelle dei vivai di Inter, Juve, Roma e Milan, che di simile hanno solo il budget a disposizione, (solo la Roma in Italia è oltre al 5%, le altre tutte intorno alla metà) ma di diverso (in un caso particolare radicalmente diverso) hanno i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Il discorso del resto arriva da lontano, mica nasce oggi, chè a menar duro sui nerazzurri non si sbaglia mai. Vi rimando a questa chicca di Bauscia Café vecchia di un paio d’anni ma evidentemente sempre attuale.

Guarda caso la tabellina all’uopo in rete non l’ho trovata, e ho dovuto farla io, grazie a Wikipedia e almanacchi della FIGC, ed il risultato è questo:

Il Picasso della tabellinaecsèll

Il Picasso della tabellinaecsèll

Inter, Juve e Roma negli ultimi anni hanno avuto una continuità di risultati (Inter e Juve) e di gestione (Bruno Conti e Roberto Samaden da più di 10 anni a coordinare il lavoro dei Settore Giovanile) che i cugini si sognano, aldilà delle favolette da tifoso a-critico quali canterarossonera o delle recentissime analogie tra Milan e Nazionale tedesca suggerite dal management rossonero (Barbarella e Zio Fester) e prontamente riportate dalle solerti serve mediatiche.

No sul serio: De Jong come Schweinsteiger e Montolivo come Kroos??

E’ notevole la capacità del Milan di volersi accostare sempre alla squadra più in voga del momento, sulla base di una asserita superiorità acquisita nel tempo che li pone per definizione nell’olimpo inscalfibile del calcio mondiale.

Basta vedere l’immodestia di Sacchi che ogni settimana ci ricorda che le grandi squadre nella storia del calcio sono state l’Ajax di Cruyff, il “suo” Milan e il Barcellona di Guardiola: sua opinione, legittima quanto interessata, che è ora ripetuta come un mantra da tutta la cosiddetta stampa specializzata, in ossequio al principio per cui anche la più grande menzogna del mondo detta bene diventa verità.

Da un punto di vista commerciale la mossa del Milan è financo lodevole, a patto di non voler indagare sull’incredibile eco mediatica data a qualsiasi scureggia prodotta dal Geometra e la sua ghènga.

Data ai diversamente milanesi la meritata dose di sterco quotidiana, torno al proposito di questa noticella simpatica e puntuta come il proverbiale gatto attaccato ai genitali, e mi chiedo:

Ok che il discorso era di carattere generale;

Ok che se in Italia siam messi male non fa molta differenza tra l’essere messi “malino” e “malissimo“;

Ok che si tratta dell’Inter, quindi in fondo se ne parliamo male chissenefrega chè quelli sono simpatttici.

Però:

Buona parte degli esempi fatti in questa inchiesta, larga parte delle immagini utilizzate, avevano a che fare con l’Inter, unicamente perchè il suo settore giovanile è quello che recentemente ha ottenuto i risultati migliori in Italia ed è stato più di altri sotto i riflettori.

Una domandina facile-facile: Nessuno si chiede dove cacchio fossero gli altri?

Tanto per smontare ulteriormente il luogo comune dell’Inter che non sa crearsi i giovani in casa, faccio alcuni nomi:

balotelli interMario Balotelli

Arrivato all’Inter a 15 anni, venduto nel 2010 al Manchester City per un totale di 28 milioni;

 

APPIANO GENTILE(CO), 18-08-09 FOTO GIORGIO RAVEZZANI MEZZO BUSTO UFFICIALE Davide Santon

Arrivato all’Inter a 14 anni, venduto nel 2011 al Newcastle per 6 milioni;

 

 

destro interMattia Destro

Arrivato all’Inter a 14 anni, perso tra il 2011 e 2012 tra comproprietà e prestiti non riscattati;

 

bonucci interLeonardo Bonucci

Primavera Inter, valutato 4 milioni nell’ambito dell’operazione che nel 2009 porta dal Genoa all’Inter Thiago Motta e Diego Milito;

 

CENTRO SPORTIVO GIACINTO FACCHETTI - INTERELLO - MILANO (ITALIA) 30-09-2009 PPRIMAVERA - INTERNAZIONALE 2009/10 DONATI GIULIOGiulio Donati

Primavera Inter, venduto al Bayer Leverkusen per 3 milioni nel 2013;

 

 

caldirola inter Luca Caldirola

Fa tutta la trafila del Settore Giovanile interista, venduto al Werder Brema per 3 milioni nel 2013.

 

Due dei soggetti summenzionati sono titolari della Nazionale italiana (Balo e Bonucci), un altro è titolare nella Roma e nel giro degli azzurri (Destro), altri due (Donati e Caldirola) giocano nel Campionato la cui Nazionale ha appena vinto il Mondiale, a cui tutti guardiamo come modello di riferimento. Un altro gioca da tre anni in Premier League (Santon).

Da un punto di vista tecnico, l’unico che mi spiace non avere in rosa oggi è Bonucci, chè della coppia di centrali del Bari di Conte e Ventura -duole ammetterlo- quello forte era lui e non Ranocchia. Se però penso che la sua cessione ha contribuito all’arrivo di Milito e Thiago Motta in nerazzurro, ho di che consolarmi abbondantemente.

Tutto ciò considerato, non credo si possa dire che il problema dell’Inter è quello di non saper creare buoni giocatori in casa. Piuttosto, il problema sta nel valorizzarli in senso sportivo (portarli in prima squadra) o monetario (venderli meglio).

Per tornare a bomba sul problema, tocca ripetere quanto già detto nell’ultimo post:

La pasta è buona e cuoce bene, ma non sappiamo mai quand’è il momento giusto per scolarla.

Fatto salvo il dispiacere affettivo che si può avere per un giovane che si fa tutto il Settore Giovanile e viene venduto dopo aver solo assaggiato la prima squadra, non mi rammarico del fatto di aver perso Caldirola o Donati (con tutto il rispetto). Mi rammarico -tanto per dirne una- che con quei soldi (e altri 2 milioni di rinforzino) si sia andati a comprare Kuzmanovic.

Ecco dove si sbaglia. Rimpiangere chi è stato venduto, e che in molti casi altrove è tutt’altro che un fuoriclasse, è facile e costa poco.

Spendere bene i pochi soldi che hai in casa è invece tremendamente più difficile.

Gettando lo sguardo dal passato al futuro prossimo, i giovani ormai da Serie A che potrebbero essere “da Inter” sono Bardi, Mbaye, Duncan e Longo: dei quattro, Bardi è il più solido e, se non ci fosse Handanovic, credo sarebbe già il portiere titolare dei nostri.

Questo però non ve lo dice nessuno; e se ve lo dice, lo fa sottolineando il lato negativo (i tuoi giovani non li fai giocare) e dimenticando quello positivo (tu almeno ce li hai, gli altri…).

Ad ogni modo, questi quattro giovanotti sono i classici prospetti che beneficerebbero delle oramai fantomatiche Squadre B.

Ci sarà almeno l’occasione per parlarne in maniera costruttiva e non demagogica?

Siamo in Italia. Dubito.

 

NOI SIAMO I GIOVANI (con i blugins -cit. Eliana)

Interessante, e lo dico davvero, l’approfondimento della Gazza degli ultimi giorni riguardante la gestione dei vivai delle nostre squadre ed il confronto -spesso impietsoso- con le best practices diffuse in tutta Europa.

Qui cercherò di utilizzare la stessa base-dati proposta dalla Rosea, ma di arrivare a conclusioni -se non diverse- quantomeno più (s)ragionate.

 

PER FARE UN TAVOLO…

Come dico sempre, il mondo è bello perchè è vario, e quindi non esiste una sola maniera di fare le cose. La banalità a dire che, se è vero che siamo ultimi in Europa nel far crescere giovani calciatori e farli giocare in prima squadra (see table below), è altrettanto vero che la speciale classifica è guidata da campionati minori come Svezia, Slovacchia, Finlandia e Croazia.

Ampi margini di miglioramento

Ampi margini di miglioramento

Dobbiamo investire di più sui vivai? Sacrosanto, ma occhio alla qualità complessiva del tuo campionato.

Vogliamo vederci più chiaro? Ascoltiamo quel che Stramaccioni dice da anni, non da ieri: all’Italia manca l’ultimo gradino, il passaggio dalla Primavera al calcio “vero”.

Fin lì arriviamo bene se non benone, ma quell’ultimo passetto, che per troppo tempo ci è sembrato quasi automatico, è quello fatale.

Aldilà del miope sadismo con cui è stata vivisezionata l’Inter che nel 2012 ha vinto la Next Gen Series (e le altre italiane ando cazzo stavano?) il confronto tra i nerazzurri e gli olandesi dell’Ajax è purtroppo impietoso per il nostro movimento calcistico:

Saranno Famosi (forse...)

Saranno Famosi (forse…)

 

QUELLI GIOVANI DENTRO

Ad ulteriore conferma del fatto che i numeri, più che darli, bisogna saperli leggere, faccio notare un altro dato interessante, sempre dalla Gazzetta dello Sport. In Italia siamo molto indietro come numero di giovani (Under 21 e Under 23) inseriti stabilmente nelle squadre di Serie A. Dall’altra parte, invece, guidiamo la classifica degli “anzianotti al potere”, con il minutaggio più alto in Europa per gli ultratrentenni.

Graduatorie INPS

Graduatorie INPS

Non è una bella cosa, lo sappiamo, e del resto che l’Italia sia IL Paese per vecchi è palese a tutti i livelli. Detto ciò, se guardiamo ai Campionati cui dovremmo tendere (Spagna, Inghilterra e Germania), vediamo che solo i tedeschi hanno valori “buoni” (tanti giovani pochi vecchi, età media di 25.7 anni): Liga e Premier sostanzialmente se ne strabattono di età media e giovani da lanciare (appena oltre i 27 anni di media, poco meno di noi).

Certo, direte voi, loro ci hanno i soldi. E con quelli risolvi tutto. Abbiamo vissuto così per un paio di decenni e ce lo ricordiamo bene.

Cerchiamo allora di chiamare le cose col proprio nome e non farci sviare dalla solita faciloneria da titoloni.

Con i giovani NON si vince.

Non automaticamente, per lo meno. Di solito si vince coi campioni. Che però costano. E di soldi non ce n’è.

Quindi, fatta la premessina didascalica ma necessaria a far sparire un po’ di fumo dagli occhi, possiamo grattarci la pera e capire come far emergere i nostri giovani, consci che solo così, e comunque nel medio-lungo termine, potremo ricominciare a dire la nostra. Il concetto delle Squadre B ora pare Vangelo perchè lo dice (e lo fa) l’Ajax, mentre ribadisco che nessuno ha cagato Stramaccioni che lo ripete ai quattro venti da quando ha qualcuno che lo degna di ascolto. Potenza del nulla mediatico nerazzurro di quegli anni…

FASO TODO MI

Mi pare altresì verosimile che il giovane in prestito venga inevitabilmente lasciato un po’ al proprio destino, mentre un monitoraggio costante nel giardino di casa permetta una crescita migliore e più coerente con l’idea del Club proprietario.

Anche qui però vedo un limite, che per molti è un pregio ma che io continuo a considerare una vaccata: molti club formano l’intero settore giovanile a immagine e somiglianza della prima squadra, replicando lì lo stesso sistema di gioco usato dai “grandi” (Ajax e Barcellona ancora una volta esempi fulgidi): la cosa ha indubbi vantaggi organizzativi e  rende più facile l’adattamento nel passaggio da una categoria all’altra.

I solerti cantori del bel giUoco non mancano di farcelo presente.

Da buon bastian contrario, preferisco soffermarmi su quanto dice, ancora una volta, il buon Strama, quando intravede in questo oltranzismo tattico un limite ben preciso: “Lì  (al Barça) dai bambini all’ultima squadra c’è una filosofia precisa che connota fortemente anche l’impronta tattica. Però magari poi lasci per strada qualche profilo, magari se fai solo 4-3-3 trascuri una grande seconda punta o la spingi a fare l’esterno…“.

Tanto per contribuire al dibattito (ipotetico, visto che qui parlo solo io…), ritengo che la duttilità tattica, e la capacità di giocare con diversi sistemi di gioco, dovrebbe far parte del bagaglio di ogni calciatore di valore, al pari di altre qualità tecniche e comportamentali.

DI TERRA BELLA UGUALE NON CE N’E’

Lasciando perdere preferenze e partigianerie personali (dovreste ormai conoscermi abbastanza per fiutare il mio disprezzo per qualsiasi forma di integralismo),  arrivo all’ultimo punto di questa sottospecie di analisi arruffata: gli italiani in squadra.

Il punto di partenza è l’inevitabile specchietto (per le allodole) preso dalla Gazza dell’ultimo weekend:

...e 'sti cazzi?

…e ‘sti cazzi?

Potrei liquidarlo con una battuta e dire che la squadra con più italiani in rosa è il Sassuolo, ma piccandomi di essere un fine analista la prendo un po’ più larga. Il discorso è sempre lo stesso, e mi spiace che la tabella sia parziale, perchè altrimenti vedremmo che la Premier League ha ancor meno “autoctoni” della Serie A, e la declamatissima Bundesliga non è molto dietro a noi, come ci conferma il CIES in questa tabella, pur aggiornata al 2013.

Ogni altro discorso è demagogico oltre che anti-storico. Esattamente come rimettere dazi doganali è una misura miope e alla lunga controproducente in ambito commerciale, così sbandierare l’autarchia dell’arte pedatoria è roba buona ad ammansire le masse, ma poco più.

Tra il 2003 e il 2010 (per tacer del decennio precedente) il calcio italiano ha vinto 3 Champions League e un Campionato del Mondo, e il rapporto italiani/stranieri, benchè oggettivamente diverso (da 41% a 54%), non basta certo da solo a giustificare il crollo di competitività del nostro calcio

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SI VABBE’, MA ALLA FINE?

Se vogliamo tirare qualche conclusione dal delirio mentale dato dalle mille parole scritte fin qui, possiamo dire che:

1) il Fair Play finanziario ha sparigliato il sistema italiano, fatto di Presidenti-mecenati e Club in perdita “per definizione” (in questo senso, sì, Moratti è l’esempio calzante). La scarsità di risorse è il mare in cui nuota abitualmente l’homo economicus, ma evidentemente non -ancora- l’homo calcisticus italicus;

2) Abbandonato il sistema imprenditoriale basato sul “cià, s’el custa“, i Club devono migliorare aspetti a lungo trascurati, su tutti i ricavi NON da diritti televisivi e valorizzazione dei propri talenti. A tal riguardo:

2.a) Sul primo fronte la Juventus ha fatto da apripista con lo stadio di proprietà, e mi auguro che Thohir possa fare altrettanto con merchandising e marketing strategico. Ad ogni modo, quella è la strada, c’è poco da inventare;

2.b) Sul fronte valorizzazione dei talenti, mi associo all’auspicio di una maggior attenzione al fenomeno, ma solo dopo aver ribadito che si tratta di una non-scelta, bensì di una necessità dovuta alle ristrettezze economiche.

Sintetizzando ancora di più, la soluzione sono le Squadre B nelle quali far giocare i Primavera più promettenti, non il tetto agli stranieri.

Ite missa est.

 

 

APPUNTI SPARSI

Alzando le mani e dichiarandomi colpevole di non aver fatto i compiti per l’ultima di campionato, causa temporanea assenza dalle lande italiche, scopro quasi con sollievo di non essermi perso granchè -anzi…- e posso quindi sguinzagliare entrambi i neuroni e farli deambulare col passo incerto di un avvinazzato a fine serata.

I giorni che si susseguono sono quelli di un cantiere aperto, con una squadra che perde pezzi di leggenda e cerca di rinforzare le proprie fondamenta, in attesa di poterci costruire sopra attici e superattici di gran lusso.

L’addio dei quattro moschettieri argentini era per larga parte previsto ed inevitabile. Per quanto sia già percepibile la grandezza dei soggetti in questione, temo che ne riconosceremo l’imprescindibilità nei mesi a venire, chè mica arriveranno Dzeko e Yaya Touré a sostituirli…

Lodi sempiterne per il clan del asado, ovviamente. Quattro campioni diventati tali con il lavoro e la professionalità quotidiana, esempio di come non sia necessario essere un fenomeno baciato dal talento (Messi, Ibra, Cristiano, uno dei quelli là insomma…) per diventare calciatori-della-Madonna.

Final Bow

Final Bow

Uno di loro sarà a giorni il nostro nuovo vice-Presidente: pur appartenendo all’altra squadra di Business School mediolanensi (7° EMBA MIP and proud of it!) spero che la Bocconi faccia bene al nostro Capitano, chè attualmente non me lo vedo molto a fare il mènagggerr…

A Samuel e Milito saranno innalzati i giusti canti di gloria e sempiterno ringraziamento, così come a Cambiasso, l’unico che -come saprete- avrei tenuto, e l’unico che potrebbe esserci utile in futuro come allenatore. Tutti e tre andranno a giocare altrove, probabilmente all’estero, a ulteriore conferma di una pagina che si chiude definitivamente.

Non starò qui a dire se la pagina si chiuda al momento giusto, essendo palese la migliorabilità della gestione-Inter nel post-Triplete. Dico solo che capisco l’importanza della “storicità” dell’evento, e che credo sia stato questo a costare il mancato rinnovo al Cuchu (della serie: se devo chiudere, chiudo davvero e con tutti).

E’ almeno una scelta netta, precisa, forse anche illuminata -dipende da chi arriverà a centrocampo!. E’ senz’altro una scelta di “testa” e non “de panza”, come troppo spesso abbiamo visto in passato. Moratti-Presidente-tifoso è stata la definizione croce e delizia del suo impero, e il vizio il Signor Massimo non l’ha perso, viste le dichiarazioni degli ultimi giorni. Il ragazzo evidentemente non ce la fa a non “esternare”, e solo il fatto che ora lo faccia sporadicamente ci fa capire quanto fossimo in balìa delle sue dichiarazioni naif , “rilasciate con la consueta disponibilità all’uscita degli uffici della Saras“.

Caro Presidente Onorario, lasci lavorare il suo successore e vediamo l’effetto che fa…

 

I CUGINI

La parte sbagliata di Milano mi stupisce e al tempo stesso mi rinfranca, dopo qualche mese di ambasce.

Riprendendo il discorso dei dubbi e delle certezze iniziato qualche tempo fa, potrei dire che i rossoneri negli ultimi giorni sono tornati nel loro elemento, che alle mie latitudini vuol dire numero 1 nella hit parade degli insopportabili.

Ammetto che per Clarenzio ho sempre avuto un debole, così come per Leonardo, Maldini e pochissimi altri rossoneri. Ecco perchè le sventure rossonere degli ultimi mesi mi lasciavano un impercettibile retrogusto amarognolo. Seedorf non meritava tutto ciò, così come Leo non meritava di essere sfanculato 2 minuti dopo il suo addio, così come Maldini era stato indegnamente dimenticato dall’ingrata dirigenza fin dalla sua incredibile ultima partita a San Siro.

Il denominatore comune di questa gente è quella di aver sempre avuto una testa propria, capace di elaborare concetti superiori alla litanìa del “grazie-al-nostro-grande-presidente-e-al-dottor-galliani” e in quanto tali non necessariamente subalterni ai desiderata della Società. Sentire Silvio lamentarsi perchè “Seedorf non mi ascolta, per tanto così era meglio tenere Allegri” personalmente mi fa ribrezzo: non tanto per la frase in sè, ma perchè -ancora una volta- questo tipo di gestione è stata nei lustri descritta come eccellente ed illuminata da tutto il mondo calcistico.

Ora però, per fortuna, la musica cambia; Culetto d’Oro torna a calzare le amate babbucce e si accomoda in poltrona -lautamente stipendato, ma senz’altro troveranno un accordo in nome dell’Ammore- mentre in panchina arriva quel che considero il male assoluto: Superpippa Inzaghi mostrerà a tutti le sue doti da predestinato, maniacale ed eccellente motivatore. Non escludo che riesca a farsi fischiare un rigore dalla panchina.

Ecco, il tarantolato Inzaghi è perfetto: lo odio -calcisticamente, s’intende- ed ha il pregio di togliermi ogni remora nell’augurare a lui e alla sua squadra di poter ripetere e migliorare i recenti fasti. Pare inoltre che verrà affiancato un manipolo di simpaticoni quali Stefano Nava e Christian Brocchi (altri figuri apprezzatissimi dalle mie parti), mentre attendo con impazienza la conferma di Sacchi quale responsabile del settore giovanile rossonero. Questo davvero sarebbe il top.

Milan finalmente spernacchiabile al 101%: applausi scroscianti per l’uscente Seedorf, fischi sonori a superpippa (che stramazza a terra chiedendo il rigore), disprezzo e umiltè (cit. Crozza) all’Arrighe nazionale, che tradirebbe per la seconda volta la Nazionale per tornare a casa.

Sperando che i risultati siano gli stessi della volta precedente.

Per la verità l’inizio è ottimo, viste le maglie per l’anno prossimo.

brava Barbarella, bella scelta!

brava Barbarella, bella scelta!

 

In misura estremamente minore, vedo che anche l’Udinese continua nel solco della “simpatia”: giubilato il Pretino Guidolin, in lizza per la panchina friulana c’erano Andrea Stramaccioni e Gigione Del Neri. Vedo che Strama ha perso il rush finale a vantaggio di Clouseau, che opera un’altra interessante sinergia tra squadra e allenatore maltollerati dal mio personalissimo cartellino.

 

La stagione è chiusa, il mercato in fermento, i Mondiali alle porte.

Tutte ottime scuse per non lasciarvi soli e continuare a viziare l’etere informatico.

Dormite preoccupati.

 

 

FUBBOLMENAGER

STADIO NUOVO SI O STADIO NUOVO NO?

Il capitolo Stadio Nuovo solletica a giorni alterni la piccola mente e il grande cuore di chi scrive, smargheritando fino all’ultimo petalo tra un “restiamo” e un “andiamo”.
Le ultimissimissime, in attesa della prossima scadenza del 17 Marzo, dicono che per problemi burocratici, entrambe le squadre milanesi starebbero seriamente accantonando le mire espansionistiche in varie zone del Sud meneghino (San Donato, Assago, Rho-Fiera), riconsiderando di contro un approccio di innovazione incrementale, sotto forma di restyling dell’esistente Meazza.

Questo non solo in vista della sempre più probabile finale di Champions League del 2016, ma con l’idea di farne una propria casa anche per gli anni a venire. Da un punto di vista puramente cittadino, la cosa avrebbe anche senso, visto che le tanto decantate infrastrutture a supporto sono in via di costruzione: la Linea 5 con capolinea proprio a San Siro mi pare una soluzione leggermente più comoda e sensata rispetto all’attuale fermata di Lotto-più-pullman/bestiame-ma-solo-all’andata-chè-al-ritorno-te-la-fai-a-piedi.

L’alternativa “macchina” è ormai un percorso a ostacoli tra blocchi dei ghisa aggirabili a settimane alterne e incubo tangenziale per il ritorno se, come chi scrive, non si abita nella metropoli tentacolare. A chi interessi, questo -unito all’indubbia comodità di poter vedere la partita da casa- è il principale motivo della mia latitanza da San Siro nelle ultime stagioni.

Tornando al possibile hic manebimus optime, la notizia,se confermata, accrescerebbe la mia felicità di tifoso romantico, senza nemmeno diminuire troppo la forza dell’Inter a livello di vil danaro. Spero di riuscire a spiegare il perchè qui di seguito.

SPESA-RICAVO-GUADAGNO

Uno stadio tutto tuo, Juve purtroppo docet, ti garantisce introiti nemmeno paragonabili all’attuale status quo.

Interessante questo grafico, e le considerazioni lette qui:

Fonte: Deloitte

Fonte: Deloitte

Piccolissima premessa: nell’ormai cronico ritardo della Serie A rispetto ai campionati più virtuosi, una delle maggiori debolezze delle nostre squadre sta proprio nell’incapacità di far soldi con lo stadio (“Matchday“) e con sponsor e merchandising (“Commercial“). Siamo a livelli anglo-ispano-tedeschi solo quanto a ricavi TV (“Broadcasting“), il che rende però i Club italici un pochino succubi di Sky e Mediaset, che dettano legge su numero di partite e orari sempre più spezzatinati.

Semplificando ma non troppo, costruire uno stadio nuovo e tutti gli ammennicoli annessi è uno scherzo da 300 milioni di euro, che poi ovviamente genera un ritorno “importante” in termini di ricavi CommercialMatchday. La particolarità è che non c’è una proporzionalità diretta tra dimensioni dello stadio e “importanza” del succitato ritorno.

Due numeri a supporto della non-così-sorprendente tesi: come vedremo più avanti, le milanesi, pur avendo un potenziale di 80.000 posti a partita, riempiono lo stadio per poco più della metà, ottenendo da ciò ricavi per “soli” 45 mln € (all’incirca 25 Milan + 20 Inter: i numeri sono così insignificanti che, nel grafico qui sopra, non sono nemmeno menzionati e tocca calcolarli per differenza). Con una media di spettatori effettivi inferiore (38.000 vs i 45.000 di media delle milanesi), lo Juventus Stadium satura quasi tutti i suoi 40 mila posti e porta alle casse bianconere ben 38 milioni di €, mentre l’altrettanto piccolo Stamford Bridge ne garantisce al Chelsea addirittura 82!

RI STADIO-SI RI STADIO-NO

Ecco che prende forma il ragionamento del tipo “chi me lo fa fare di cacciare 300 milioni per uno stadio nuovo, quando forse posso mettere a posto quello vecchio spendendo meno, e dividendolo al 50% con mio cugggino?”.

Oltretutto, spendo di meno ma non diminuisco i ricavi, visto che ovviamente gli incassi sarebbero facilmente divisibili tra i due Club a seconda di chi gioca in casa.

Personalmente, e rancorosamente, l’ultima cosa che volevo accadesse era un nostro trasferimento ad altro stadio con contestuale acquisto di San Siro da parte dei cuginastri – obiettivo cui la sanguisuga Galliani anela da anni.

Il fatto che Thohir abbia definito il nuovo stadio come obiettivo non prioritario, apre allo scenario descritto che, a mio parere, potrebbe essere un ottimo compromesso: quello di uno stadio di proprietà di entrambi i Club, che dovrebbero pertanto acquistarlo dal Comune di Milano, e che potrebbero riammodernarlo e gestirlo di concerto. La pratica odierna -sorvolando sul trascurabile dettaglio che la proprietà è del Comune- non è così diversa da questo schema molto democristiano.

Del resto, il celebratissimo (e a ragione) calcio tedesco cui dobbiamo guardare come strada da seguire ci offre a riguardo un esempio chiaro -anche se non molto conosciuto-: l’Allianz Arena, casa del Bayern Monaco, non è stato concepito come stadio di esclusiva proprietà del Club Campione d’Europa. I costi sono stati suddivisi al 50% con l’altra squadra bavarese, il Monaco 1960, che poi per debiti non più sostenibili ha dovuto cedere la propria quota ai cugini, oggi proprietari unici dello stadio.

Il mio disprezzo per i diversamente milanesi è notorio –chè mi fingo fine analista ma resto tifoso sfegatato-, tuttavia riesco ad ammettere che la storia ed il blasone del Milan siano (seppur di poco) superiori a quelli del Monaco 1860. Ciò a dire che una joint venture tra i due Club per acquisto e consistente lifting del glorioso Meazza potrebbe costituire la classica win-win situation: investimenti sopportabili da entrambi, introiti corposi da dividersi (torno al discorso per cui Milan e Inter sono le prime due squadre in Italia per numero di spettatori, non a caso i gobbi si son fatti uno stadietto da 40mila posti) e soprattutto una forza contrattuale sinergica  da piazzare sul tavolo per negoziare sponsorizzazioni varie legate allo stadio.

Trentasei scudetti e dieci Champions League non son mica pochi, anche se devo riconoscere che, in questo solo caso, dalla mera somma di gioielli di famiglia l’Inter avrebbe più da guadagnarci del Milan. Vuoi mettere il fascino di una Mitropa?

Rimarrebbero un paio di dettagliucci da discutere, e non di poco conto:

1) San Siro ha oggi 80.000 posti distribuiti su tre anelli, tristemente troppi per l’attuale appeal del nostro calcio: credo che l’idea di entrambe le squadre sia quella di avere un impianto da 60-65 mila spettatori circa, dimensionamento opportuno per avere lo stadio pieno almeno all’80% in quasi tutte le partite della stagione. Ovvio che l’ordine di grandezza debba essere il numero medio di spettatori all’anno e non il picco massimo, chè le richieste di biglietti per il Derby o per la partita con la Juve sono già oggi maggiori della capienza massima del Meazza.

Uno stadio così concepito, e popolato mediamente da una cinquantina di migliaia di persone, magari col terzo anello disponibile solo residualmente (e cioè solo con gli altri due già sold out), garantirebbe una bella atmosfera ai presenti -quanto sono tristi i seggiolini vuoti, anche se colorati…) e un bel colpo d’occhio ai telspettatori.

Tutto ciò prevede però il succitato lifting che, costi a parte, prevede forti disagi per squadre e tifosi. Non prendendo nemmeno in considerazione l’ipotesi di trasferire le due squadre per un certo periodo in altro stadio (dove le fai giocare, al Brianteo?); è però innegabile che i lavori necessari andrebbero fatti a settori, in modo da non penalizzare troppo l’accessibilità e l’agibilità -già non eccelse- del glorioso Meazza.

Le domande sono tante e di vario tipo: Quanto durerebbero siffatti lavori? Quale sarebbe il risultato finale? Dove spostare i poco malleabili Ultras quando il restauro arriva a toccare i secondi e terzi anelli, sponda Verde e Blu?

Teoricamente si avrebbero 15-20mila posti in meno, da rimpiazzare con spazi commerciali, bar e cessi degni di questo nome, lounge e sale executive da fighetti. La tempesta di cervelli tra designer e architetti rossonerazzurri sarebbe condizione indispensabile ad avere un piano d’azione minimamente ragionato.

2) Che ruolo avrebbe il Comune in tutto questo? Intascherebbe senz’altro un certo numero di milioni per la vendita dello stadio a una probabile nuova Società (i fighi dicono NewCo) o alla già esistente MilanoSanSiro, che pure si limita oggi a gestire gli spazi dello stadio senza esserne proprietaria. La commisurazione di quel “certo numero” di milioni dovrebbe tener conto dei lavori da fare e dell’eventuale disponibilità del Comune stesso a prenderne parte, sopportando parte del costo. Altro punto da discutere sarebbe il cosiddetto “progetto quarto anello”, riguardante la circostante area dell’ippodromo, giusto per capire chi abbia in mente cosa.

Tutta questa cervellotica sbrodola alla fine ha un solo messaggio:

Care squadre: volete continuare a giocare a San Siro? Ok, avanti con tutto quanto scritto sopra, magari in maniera meno improvvisata e un pocolino più professionale.

Volete farvi ognuna il vostro stadio? Più che legittimo. In questo caso però, cerchiamo di capire quanto convenga spendere milioni e milioni per riammodernare uno stadio che nel giro di 5 anni non verrebbe più utilizzato.

san siro notte

PARAPPARAPPAPPA’ (FIGUR-DE-MEEERDA)

Sottotitolo: “almeno tra di noi, ‘ste cose diciamocele“.

Sì perchè, per carità, a gridare contro la Juve son sempre in prima fila, e certo sentirsi far la predica dai Gobbi è come ascoltare lezioni di verginità da Cicciolina. Però minchia, pure noi, che inguaribile accozzaglia di craniolesi…

Io continuo ad essere della mia idea: tecnicamente parlando, lo scambio tra Guarin e Vucinic, a parità di condizione fisica, per noi era vantaggioso. Quindi da un punto di vista tecnico non avrei avuto nulla da ridire se l’affare fosse andato in porto (ripeto, anche senza conguaglio).

Queste le ragioni del mio convincimento:

Da una parte abbiamo Guarin, 27 anni, con noi da 2, nei quali ha fatto ampia mostra della propria chincaglieria. Possibile, forse probabile che inserito in un centrocampo più organizzato e razionale (insomma, più forte) avrebbe un rendimento migliore. La cosa però da noi non succederà, stante la morìa di centrocampisti “pensanti e deambulanti“.Prendilo e mettilo in una metacampo nerazzurra a caso di Mancini o Mourinho e ne avrai un ottimo rincalzo.  Nell’inverno del nostro scontento (leggasi: oggi) Guarin copre meno di Taider, non segna più di Cambiasso e ha meno dribbling e visione di gioco di Kovacic. Per quel che mi riguarda può andare.

Dall’altra abbiamo Vucinic, 30 anni compiuti a ottobre. Non 31 quindi, tantomeno 32 come sentito negli ultimi giorni. Dopo il giochetto sul nome “Inter” o “Internazionale” spiegato settimana scorsa, constato che è ancora in voga lo stupido passatempo di trastullarsi con l’età dei giocatori a seconda della squadra di appartenenza: al montenegrino è bastato essere accostato al nerazzurro per invecchiare di un paio d’anni!

Detto questo, se il ragazzo sta bene è attaccante all’altezza di Palacio e -ahimè- più forte degli attuali Milito e Icardi (il Principe degli anni belli se lo sarebbe mangiato a colazione, sia chiaro). Se ci aggrappiamo al Trenza (lui sì 31enne) dicendo che un paio di anni alla grande li può ancora fare, allora il discorso vale anche per Vucinic.

Venuto fuori il casino e saltato l’affare, sono uscite indiscrezioni sull’esito delle visite mediche del bianconero, alibi perfetto per motivare l’improvviso dietro-front: è rotto, non mi interessa. Non credo sia vero, e incidentalmente la Juve avrebbe l’occasione perfetta per smascherare la balla, facendolo magari giocare nel fine settimana. Ma non credo che il ragazzo ne abbia molta voglia, e la stessa dirigenza preferirà preservarlo in vista di una sua ipotetica cessione ad altra squadra.

Quel che è saltato, quindi, era per me un buon affare. Soprattutto se accompagnato dalla vendita di Ranocchia (eterna promessa mai pienamente sbocciata) e dallo smaltimento altre frattaglie -Pereira, Mudingayi, Mariga, Belfodil-, necessari a mettere insieme il gruzzolo per arrivare a Hernanes (mio vero pallino, per quanto possa interessare…). 

In sintesi, ci saremmo ritrovati a Febbraio con Vucinic, Hernanes e D’Ambrosio (sempre che arrivi), al posto di Guarin, Ranocchia e Pereira. Se permettete, io ci vedo solo vantaggi.

Così non è stato, così non sarà.

La reazione dei tifosi la capisco solo in parte. Posso essere concorde con una linea instransigente del tipo “coi ladri non si fanno affari”, assunto che peraltro faccio mio quando si parla di cugini. A quel punto però la posizione è chiara e dev’essere dichiarata e “praticata” coerentemente. Anche uno scambio Pogba-Mariga dovrebbe essere sprezzantemente rifiutato.

Capisco un po’ meno il ragionamento “non rafforzo una mia diretta concorrente“, essenzialmente per due motivi:

1) “diretta” un par de palle!: siamo a -20 punti da loro già a metà campionato, e onestamente non vedo come potremo recuperare questo gap nei prossimi mesi. Morale: questi arriveranno primi di noi (e temo di tutti gli altri) ancora per un po’.

Non sono loro i nostri “diretti” concorrenti. Noi dobbiamo far la corsa sulla Fiorentina, ed -eventualmente- su Roma e Napoli. Sad but true.

2) Oltre a ciò, non sono convinto che con Guarin si sarebbero rinforzati: in termini assoluti il colombiano è meno forte di Vidal, Pogba e per me anche di Marchisio. Pirlo lo lascio fuori dal ragionamento perchè è un altro tipo di giocatore.  Guarin in questo contesto sarebbe solo un’alternativa in più (già Marchisio ultimamente è panchinaro quasi a tempo pieno).

Non solo: la Juve cerca Guarin perchè probabilmente in cuor suo sa di vendere un gioiello (Pogba?) a fine stagione, guadagnandoci qualche decina di milioni. Cosa se ne farà di quel malloppo non possiamo saperlo, ma sappiamo che senza Pogba il loro centrocampo perde eccome in quantità e qualità. Volendo poi fare i precisètti, essersi già messi in casa un potenziale sostituto diminuisce il loro potere d’acquisto di fronte al PSG di turno, non potendo nemmeno far troppo i preziosi con la logica del “non posso venderlo, non ho nemmeno con chi sostituirlo“.

Esaurito lo sproloquio tènnico, la figura di menta piantata da Fassone/Branca/Ausilio (col Cigno per una volta meno colpevole degli altri, o forse solo più furbo a “nasare” la figuraccia e defilarsi di conseguenza) è da “oggi le comiche”.

Ripeto quanto detto all’inizio: va benissimo ribattere alla Juve “da che pulpito viene la predica” ma, cercando di vedere la Luna e non il dito che la indica, la disorganizzazione e l’atmosfera da “dilettanti allo sbaraglio” è lampante.

Thohir ha fatto bene a dire quel che ha detto, e noto compiaciuto una certa differenza con la gestione precedente, all’insegna dell “una cosa un po’ antipatttica“. Spero però che, alla “faccia brutta” messa su col resto del mondo a doverosa difesa del Club, segua una “faccia bruttissima” con i suoi collaboratori.

In altre, parole, se questo era il banco di prova per testare la bontà del Trio Lescano, direi che abbiamo da preparare tre belle letterine straight away, con tante grazie per il lavoro svolto in questi anni e i migliori auguri per il proseguimento della carriera in altri lidi.

Piglia un cacchio di Pantaleo Corvino o un diavolo di Walter Sabatini, Piglia un maledettissimo Pier Paolo Marino. Scegli gente che fa questo “di mestiere”. Scegli un professionista e dagli un mandato di tre anni. Non mi pare un concetto così difficile.

E se proprio vuoi tenere l’attuale direttore generale, fagli fare il direttore generale, non il mercato con quelli per cui lavorava fino a due anni fa.

In ogni caso, basta con “si è sempre fatto così“. Basta con “era qui anche quando si vinceva, quindi il problema non è lui“.

Serve gente che sappia fare il proprio mestiere.

Se vogliamo atteggiarci a “grande Club” (whatever that means), iniziamo al più presto minimizzando le figure demmerda, e tenendo presente che per pitturare una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello.

E il grande pennello costa. Altrimenti, come dicono gli americani if you pay peanuts, you get monkeys! 

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ANCORA VI STUPITE?

GENOA-INTER 1-0

Su un campaccio infame (evidentemente solo per noi, perchè il Genoa pare giocare sul velluto…), rimediamo la quarta sconfitta stagionale, portando il bilancio degli ultimi mesi al ragguardevole risultato di una vittoria nelle ultime 8 partite. Che la vittoria sia coincisa con il tacco di Palacio nel Derby è invero vana consolazione, se è vero -come è vero- che i cugini senz’altro beneficeranno dell’arrivo di Culetto d’Oro Seedorf in panchina e dell’Ammore conseguente. Ma di ciò parleremo più avanti.

Baloccandoci con i nostri bagolini di ca…lcio, la partita dei ragazzi dura una ventina di minuti, di cui i primi 15 nel primo tempo, quando tentiamo con Jonathan e Palacio di fare goal, senza peraltro riuscirci per meriti altrui (Perin how strange migliore in campo) e demeriti nostri (Johnny…lì tira al volo Diobono!). A metà primo tempo Alvarez si becca la vecchietta sopra il ginocchio ed è costretto al cambio. Mazzarri evidentemente spera che l’inserimento di Kovacic possa portare maggior ordine a centrocampo: vista a posteriori, la partita a chi mena più forte avrebbe consigliato di buttarla sulla forza bruta e optare quindi per il Guaro, entrato invece solo a metà ripresa al posto dell’ormai inamovibile -e immobile-Kuzmanovic.

Kovacic fa fatica a galleggiare nel pantano di Marassi e non è esattamente un leader naturale, di quelli che sradicano il pallone dai compagni dicendo “dalla qui che ghe pensi mi“. Il Grifo nel primo tempo si fa insidioso più a causa del guinzaglio legato alla vita di Handanovic che per meriti propri (Samir: uscire sui cross pare brutto?), ma per il resto si va al riposo su un pareggio modesto e marroncino.

Il cambio di location tra primo e secondo tempo mi dà modo di ascoltare per Radio qualche minuto di Tutto il calcio minuto per minuto e di constatare come il giochetto sul nome dell’Inter, benchè vecchio come il cucco, funzioni ancora. Si fa così: quando l’Inter segna, o va anche solo vicina al gol, la si chiama -appunto- “Inter”. Quando invece le cose vanno male, si pronuncia per intero -e quasi sillabandolo- il nome “Internazionale”, sottointendendo “con ‘sto popò di nome dovreste schiantare tutti, e invece fate fatica col Genoa…

E’ una cosa che noto e detesto da decenni, e oramai ero quasi convinto che fosse una mia fisima mentale. Invece, prorpio in quei minuti una voce angelica proveniente dal sedile del passeggero mi ha chiesto: “ma non ti sembra che prenda per il culo ‘sto qua?“.

Come si dice in questi casi “dietro a un grande uomo, c’è sempre una grande donna“.

Ad ogni modo la consolazione è ben magra. Speso anche uno dei pochissimi jolly del secondo tempo (ancora Palacio a mangiarsi un gol facile-facile per uno coi suoi piedi), assisto a un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente nerazzurro, con conseguente ed istintiva contrazione dei muscoli rettali (in gergo medico: stringiculo).

Un paio dei loro entrano di diritto nel Club Gautieri (il già citato e maledetto Perin fa le uova e para anche mia nonna con le buste della spesa, Feftatsidis o come diavolo si chiama fa vedere -temo per la prima ed unica volta in carriera- perchè lo chiamano il Messi di Grecia), i nostri ci capiscono sempre meno, ed è evidente che solo un episodio potrà schiodare la partita.

Puntuale come la morte, quel gobbo di De Ceglie entra dalla panchina e in due minuti conquista 2 angoli, sul secondo dei quali Antonelli salta più in alto del proprio marcatore (Jonathan… ho detto tutto) e la mette in buca, stante Handanovic ancora una volta inchiodato sulla linea di porta.

Irrilevante il “mani” genoano in area su tocco ravvicinato di Guarin, un po’ perchè il rigore sarebbe stato un poco forzatello, un po’ perchè se non ci danno quelli solari, vuoi che ce li diano quando diluvia?

Mazzarri mette su il disco del “Non posso rimproverare nulla ai ragazzi” e purtroppo tocca anche dargli ragione. Ribadisco: ieri avrei messo il Guaro e non Kovacic, e magari a furia di menare qualche cazzotto poteva anche metterli KO. Ma aldilà di quello, non puoi fare una colpa a gente che sta dando quel che può. Paradossalmente, l’unico con cui essere arrabbiati è Palacio, che si mangia due gol non da lui. Milito è generoso, ma ieri l’ha vista ben poco. Gli altri -come detto- questo san fare e questo faranno.

Ma noi siamo a posto così. Al 31 Gennaio ci diranno che D’Ambrosio (avessi detto Maldini) non può arrivare adesso ma arriverà senz’altro a Giugno, idem per Hernanes. Ovviamente a Giugno troveranno ben altre occasioni per far mettere in mostra il loro talento. Finirà che in fretta e furia compreremo il Borriello o l’Osvaldo di turno, che si stoneranno di topa all’Hollywood dalla prima sera a Milano, e con ciò ci garantiremo risa sguaiate da tifosi avversari e addetti ai lavori.

 

BREAKING NEWS: Scambiamo Guarin con Vucinic! tecnicamente parlando a mio parere ci guadagniamo, ma temo sempre moltissimo gli scambi con gobbi e cugini, e quindi mi aspetto il montenegrino in versione svogliata e apatica dei giorni peggiori, ovviamente col Guaro a beneficiare di un centrocampo in cui cui tutti sanno quel che devono fare, e possono supplire alle carenze fosforiche del (ex) nostro.

 

LE ALTRE

Della Juve ormai è anche inutile parlare, visto l’imbarazzante divario con le altre. Come dicevo nel weekend, continuo a ritenere una qualsiasi delle Inter viste tra il 2007 e 2010 più forte di questa Juve, ma il divario con le altre mi pare simile. Se riescono a trattenere i vari Pogba, Vidal & co., rischiamo di vederli trionfare per altri anni ancora. Volendo gufarla un po’, l’acquisto di Guarin potrebbe preludere ad una partenza di uno dei due bianconeri succitati a fine stagione: in quel caso perderebbero un bel po’ in intensità, geometrie e goals. Chi vivrà vedrà…

La Roma fa il suo liquidando la pratica Livorno in meno di un’ora, mentre il Napoli si fa beffare dal Bologna dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale ed avendo anche un uomo in più.

Tocca ringraziare i cugini per i tre punti gentilmente omaggiati dal Verona di Mandorlini, che se non altro ci consente di rimanere 5° a parimerito in classifica.

 

E’ COMPLOTTO

Pregustandomi il plotone giornalistico sull’attenti, all’insegna di “Effetto Seedorf” e compagnia cantante, posso dire di essere in vera difficoltà con i cuginastri. Allegri non mi faceva nè caldo nè freddo, per quanto gli riconoscessi un gradevole “non allineamento” ai sentimenti zuccherosi di Milanello Bianco. Clarenzio invece l’ho sempre considerato un grande, e mi risulterà molto difficile far prevalere il doveroso – e ontologicamente corretto-odio verso i rossoneri sulla stima per l’Obama olandese.

La prostituzione intellettuale ci dà una nuova conferma della loro indefessa coerenza a pochi giorni dal gol buono annullato a Nagatomo + rigore negato all’Inter. La solfa dei commenti in quell’occasione era sintetizzabile con un severo “chi gioca così male non ha diritto di lamentarsi dell’arbitraggio“.  Solo se sei bello, puoi essere anche bravo e gradito agli dèi.

Kalokagathia applicata al calcio, insomma.

Ieri invece, a conclusione di 85 minuti di calcio ruminato a due all’ora e senza grossi scossoni, i cugini beneficiano di un rigore tanto evidente quanto ingenuo, senza che nessuno si sia azzardato a tirare in ballo il valore complessivo della prestazione, le difficoltà di manovra  e compagnia bella. Hanno messo su il lato B del disco: “il calcio è fatto di episodi, questo è il bello di questo sport, la palla è rotonda e le partite finiscono al 90°“.

Sulle dichiarazioni di Gasperini prima di Genoa – Inter c’è poco da dire: Gasp dice cose vere e giuste, usando però i verbi sbagliati. Nello specifico, l’errore riguarda il participio passato: Calciopoli non ha “annientato” la Juve; l’ha giustamente punita per gli scempi commessi nei Campionati precedenti. 

Detto ciò, è vero che l’Inter ha sempre privilegiato il “nome” alla squadra, e ciò vale sia che si parli di giocatori, sia che si parli di dirigenti o allenatori. Il Signor Massimo è fatto così e non lo si scopre certo oggi.

Quel che, ancora una volta, emerge dalle dichiarazioni e ancor più dai relativi commenti, è il significato distorto dei concetti di “normalità” ed “eccezione“: una squadra, in combutta con altri loschi figuri, organizza un’associazione a delinquere che governa de facto l’universo calcistico per alcune stagioni (il complottista alla tastiera direbbe una decina, ma fate voi…). Tutto ciò è “normalità”.

La magistratura, prima sportiva e poi civile, smaschera l’inguacchio e punisce persone fisiche e giuridiche in vari gradi di giudizio. Fatta pulizia e ristabilite le regole, un’altra squadra domina incontrastata per un lustro. Tutto ciò è “eccezione”.

In chiusura, bella l’iniziativa del comitato di redazione della Gazzetta dello Sport, alla quale nel mio piccolo ho prontamente aderito, e che chiede ai lettori di protestare contro la scelta strategica della dirigenza di affiancare il nome della rosea ad iniziative volte alle scommesse sportive, che è una roba brutta…

#nogazzabet

for further details: http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/18-01-2014/gazzetta-sport-comunicato-sindacale-petizione-contro-gazzabet-202102370001.shtml

 

WEST HAM

Torniamo anche qui alle vacche magrissime, pigliando tre ceffoni in casa dal Newcastle e sprofondando at the bottom of the table… Holy shit!

self explaining

self explaining

QUESTO INVECE SI’

Perchè alla fin fine tutti stanno azzardando ragionamenti ed interpretazioni sul verbo del profeta indocinese, e quindi perchè io no?
 
… Che poi “induel’è l’Indocina?? Eh beh… bisogna andare a Lugano… e poi sempre dritto!”

Parto da una considerazione che pare di poco conto e che invece secondo me è sintomatica: il ragazzo, non so se avete notato, pronuncia alla stessa maniera le parole “passione” e “pazienza”. Dice “pèscienss”, credo intendendo la prima, ma pronunciando di fatto la seconda.

Detto che mi aspettavo un inglese (o almeno un americano, visto che si è laureato là) un po’ più fluent, l’apparente controsenso potrebbe avere un suo involontario significato.

I concetti di pazienza e di passione sono di primo acchitto molto lontani tra loro, eppure i ragionamenti fatti dal nostro in settimana mi sono sembrati un perfetto trait d’union tra le due sponde: quando dice che dovremo diventare e rimanere vincenti, anche a costo di dover aspettare qualche anno, Thohir in sostanza dice proprio questo:

Chi troppo vuole, se lo stringe!

Se vogliamo trovare un primo segno di discontinuità con la gestione simpatttica del Signor Massimo, potremmo sintetizzare che Thohir non vuole la Pazza Inter; vuole una squadra che si costruisca dalla base, e che cresca pezzo dopo pezzo.

I lustri passati ci hanno visto fare su e giù dalle montagne russe e questo, per mille motivi, non è più fattibile -da un punto di vista economico- nè tanto meno accettabile -dal punto di vista dei tifosi-. Il dover annaspare per un altro biennio tra il 3° e il 5° posto per poter essere “uno dei 10 Club che contano tra 10 anni” , personalmente è uno scambio che mi sento di accettare, purchè i segni di questa crescita, graduale s’intende, si vedano passo dopo passo.

Apprezzabile, e solo apparentemente ovvio, il riferimento ai ricavi da aumentare per poter (tornare ad) essere competitivi: altri avrebbero posto l’accento sui costi da ridurre e gli sprechi da abbattere. Il ragazzo ha invece perfettamente compreso che la strada in quel senso è già stata intrapresa, e che comprimere ulteriormente monte ingaggi e budget di acquisti vorrebbe dire decretare la morte sportiva del Club.

L’intervento è tecnicamente riuscito, il paziente è morto.

Trovare il modo per fare più soldi sarà la vera scommessa di Thohir, che parte da zero o poco più (mi riferisco alla Serie A più che all’Inter in particolare). Emblematica l’immagine dell’arrivo del neo-Presidente alla Pinetina, con tanto di bancarella di merchandising pizzottato a metri 3 dal cancello. In Italia siamo ancora anni luce da uno sfruttamento intelligente e oculato del marchio di una squadra di calcio. Anzi, il confine tra questo ed il puro mercimonio è assai labile.

I gobbi sono dolorosamente l’eccezione a quanto appena detto (si dice che con lo stadio nuovo abbiano triplicato i ricavi, mi par tanto ma la solfa è quella) mentre i cugini sono l’apogeo dell’equazione “squadra di calcio = fustino del Dixan”.

Se devo trovare critiche ai primi discorsi programmatici del nuovo capo mi vengono in mente due esempi:

1) Comprensibile, ma per me non condivisibile, il riferimento al bel gioco, che possa attrarre nuovi tifosi ad altre latitudini. Sono spocchioso, lo so, ma non prenderei il tifoso-medio statunitense o indonesiano (ammesso che detto tipo antropologico esista) come fine conoscitore del calcio e delle sue logiche. Questo per dire che, a voler assecondare i discutibili gusti dei fan di quelle latitudini, probabilmente uno Zeman stonato di ganja sarebbe l’ideale: vittorie per 6-4, sconfitte per 5-3, orrori in serie ma tanti gol, quindi tanto spettacolo.

No, grazie. Torniamo ai “gemelli diversi” pazienza/passione: ci vuole metodo per costruire una squadra vincente. Se vinci, la gente ti guarda e fa il tifo per te. Non stiamo a inseguire l’“exciting football” e americanate varie. Non ci conviene. Sportivamente, e quindi nemmeno economicamente.

2) Il nostro ha ripetutamente -e a ragione- elogiato il settore giovanile, pur sconfinando nel limaccioso terreno del semplicismo demagocico, quando ha lasciato trapelare concetti tipo “facciamo giocare i giovani che ci hanno tanta buona volontà”. Vi risparmio la mia censura a riguardo, già esplicitata in tante altre occasioni. Quel che non ho sentito, però, è stato il doveroso riconoscimento al “miglior” settore giovanile dell’Inter, e cioè ad Inter Campus.

Mi violento da solo, ragionando da businessman e non da tifoso, solo per un attimo: una roba come Inter Campus non è solo motivo di orgoglio per ogni tifoso, è proprio un asset da valorizzare, lì sì spendendo tempo, soldi e risorse per renderlo ancor più visibile, facendo crescere ancor di più la reputazione dell’Inter come club unico nel panorama mondiale del calcio: la prima e unica squadra ad aver vinto tutto schierando giocatori che arrivano da 4 continenti, il Club nato per dare la possibilità a tutti di vestire la propria maglia, che si è dato il nome più “mondiale” possibile, e che auto-definisce i propri tifosi “fratelli del mondo”.

Insomma, non devo essere io a insegnare come sfruttare queste cose, ma magari il ragazzo era distratto e gli è passato di mente…

Poco male, siamo qui per questo!

Mr President

Mr President

ARIDANGHETE

So che avete passato l’estate con l’irrefrenabile curiosità di conoscere il mio verbo sulle svariate vicende strisciate di neroblùEd eccomi, servo vostro, ad accontentarvi.

 

SOCIETÀ

Il balletto in puro Gangnam Style (copyright Sig. Carlo) pare essere alle battute finali, con l’arrivo del PSY in salsa indocinese ad acchiapparsi una cospicua maggioranza del Football Club Internazionale Milano, Grandi Emozioni dal 1908. Non credo ci sia da essere d’accordo o meno con l’operazione; il Sig. Massimo si è legittimamente rotto le balle di ripianare ogni anno un centinaio di milioni, e l’appiglio del Fair Play finanziario è stato un ottimo scudo dietro il quale proteggere i propri sacrosanti interessi. Detto ciò, e vista la figura barbina dell’anno scorso con China Railways (te la do, te la do, non te la do più), non credo ci fosse la fila di pretendenti al portone di casa Moratti. Questo c’era, questo va bene. Oltretutto l’Indonesia è un Paese di 200 milioni di abitanti, con porte aperte sul resto del mercato asiatico, quindi da un punto di vista strategico la scelta è azzeccata. C’è poi la parte di Quore, della favola del Presidente-Papà, dell’Inter che appartiene ai tifosi e a nessun altro. Tutto vero e condiviso, ma temo ormai fuori tempo massimo. Vuoi vincere? Devi spendere. Vuoi spendere? Devi avere qualcuno che caccia li sordi…

Dirò di più: visto come Thohir è stato accolto e giudicato dai giornalettisti italici, mi sta già simpatico e mi pare perfettamente inserito nell’interismo ad usum mediarum. I commenti vanno dal “ma questo chicazz’è?” al “si c’ha i soldi ma son tutti del papà”,  il tutto con una ri-considerazione di Moratti che (solo adesso?) viene dipinto come dirigente bonario e illuminato, portatore di tradizione e successi, che commette il ferale errore di voler vendere allo straniero cattivo e sconosciuto. Illuminante a riguardo un pezzo apparso su Panorama (sic!) durante l’estate, che ben esemplifica le ragioni sottostanti il pianto greco dei media italiani, a forte rischio di perdere le “dichiarazioni rilasciate dal sempre disponibile Presidente all’uscita degli uffici della Saras” (for further info: http://sport.panorama.it/calcio/moratti-inter-vendita-thohir).

Invece, il fatto che l’indonesiano sia –in patria- un magnate dell’editoria e con solide entrature nella comunicazione, mi fa fare sogni bagnati sulla fine della prostituzione intellettuale.  Senza arrivare a tanto, mi accontenterei di una gestione più professionale e meno simpatttica del Club. Non voglio uno che arrivi e faccia piazza pulita prima ancora di aver capito da dove arriva il vento. Spero solo in un soggetto normalmente pensante, che valuti le persone (dirigenti in primis) in base agli obiettivi fissati e ai risultati raggiunti, con bastoni e carote da distribuire secondo misura. In altre parole: Branca e Dott. Combi tremate!

Battute a parte, mi aspetto che prenda atto del modo in cui il Club (non) ha gestito l’aspetto mediatico nel corso degli anni, evitando di celebrare a dovere i successi o i campioni che salutavano (ultimo esempio: Stankovic che saluta la curva commosso, con Sky e Mediaset Premium in pubblicità: ricordate la diretta strappa-lacrime per l’addio di Nesta, Gattuso e Inzaghi?) fornendo difese molli come il burro quando c’era da replicare a deliri ovini e negazionisti circa Calciopoli ed infine evitando di lanciare sacrosanti anatemi contro il Palazzo (arbitri e giudice sportivo uber alles) in quella ventina di circostanze annue in cui se ne presentava l’occasione.

 

LEO

A tutto ciò, nel mio delirante master plan  la risposta c’è: Leonardo. La persona, oltre a conoscere l’ambiente, è quella che meglio di tutte le altre può affiancare Mazzarri nella battaglia mediatica settimanale, riuscendo a rintuzzare polemiche e ribattere alle critiche ingiuste sempre col sorriso sulle labbra, da bravo brasiliano allegro ma non uggeggè. Il ragazzo beneficia di un talento naturale per le pubbliche relazioni – migliorato, devo ammettere, dalla decennale permanenza nella parte sbagliata della Milano calcistica. In aggiunta capisce di calcio, il che non guasta mai, ed ha buoni contatti col mercato brasiliano (Pato e Thiago Silva li ha scoperti lui, per dire). E poi potrebbe essere un primo passo per subentrare, un domani, se sarà ritenuto opportuno, all’attuale direzione tecnico-sportiva. Chiamiamolo dirigente accompagnatore, General Manager, Speaking Person, il cazzo che volete, ma portiamolo a casa.

 

SQUADRA

Passando ad una disamina tènnnnica, e posto che l’accordo con Thohir sarà chiuso a Settembre, scordiamoci di vedere Messi e Cristiano Ronaldo in campo alla prossima di campionato: qualcosa sul mercato si potrà vedere forse a Gennaio (ammesso che ci siano le opportunità). Quel che dovrebbe in ogni caso migliorare è l’appeal di una squadra che, pur essendo stata solo tre anni fa sul tetto del mondo, si ritrova oggi fuori dall’Europa e con l’ennesimo cantiere appena inaugurato: una sorta di Salerno-Reggio Calabria calcistica. In questo contesto, l’ingresso di capitali freschi, con l’ulteriore prospettiva del nuovo stadio,  può supplire alla mancanza di “vetrina internazionale” di cui invece presumibilmente godranno i nostri amati cugini (gufata buttata lì giusto perché non si sa mai…).

Attualmente siamo la squadra preferita di Artemio ne Il Ragazzo di Campagna, e cioè con interessanti prospettive per il futuro.  La buona notizia è  che sono rimasti i pochi “buoni” che abbiamo (Handanovic, Ranocchia, Kovacic e pochi altri). Quella cattiva è che i rinforzi sono più Mascettianamente parlando “rinforzini” (“nove olive di numero, mezz’etto di stracchino e un quarto di vino sfuso”): Campagnaro è un buon difensore ed è molto utile in quanto conosce Mazzarri e i suoi schemi, ma sentire Ausilio sbandierarlo come grande acquisto a costo zero mi fa un po’ tenerezza. Andreolli è una buona riserva, gli altri sono giovani e si spera cresceranno. Insomma, la squadra è discreta, ma il centrocampo manca di un altro uomo per lo meno all’altezza di Guarin e Kovacic , il solo esterno che può giocare titolare è Nagatiello (non esattamente Andy Brehme) e l’attacco è un punto di domanda a forma di legamento crociato di Milito.

In panca siede Mazzarri, visto l’ennesimo ben servito dato al Mister di turno (Stramaccioni), confermato fino a 30 secondi prima. Che dire, mi dispiace per Strama, che continuo a ritenere il meno colpevole, ma che capisco non avesse le condizioni ambientali e di serenità di giudizio per continuare l’avventura. Arriva un allenatore (altrettanto) capace, decisamente più esperto, cintura nera di chiagne e fotte che si ritrova nell’habitat naturale per affinare ulteriormente detta tecnica. Non un mostro di simpatia (per quel che importa), né tantomeno alfiere del bel giUoco (e questo per me è un pregio). Farà meglio del suo predecessore, e ci vuol poco; per arrivare a risultati degni del Biscione gli dovrà essere dato il tempo (e la fiducia) che sono mancati a tutti i successori di Mourinho. Chissà che, anche qui, il cambio di proprietà inverta questa tendenza un po’ antipatttica del voglio-tutto-subito.

Gettando un occhio agli avversari, mi pare che dopo qualche anno di calo evidente della Serie A, quest’anno diverse squadre si siano rinforzate: oltre ad una Juve già favorita e con un Tevez in più (su Llorente non mi pronuncio confessando la mia ignoranza in materia), il Napoli promette più che bene e la Fiorentina pure. Il Milan per ora si affida a Balotelli e alla dozzina di rigori di cui anche questa stagione beneficerà, ma al momento pare quello dell’anno scorso.

Morale della favola: se anche siamo migliorati (e ne sono convinto), centrare il terzo posto è alle soglie dell’utopia.

 

ETO’O

A mio parere, e facendo castelli in aria, potremmo giocarcela solo partendo a razzo da qui a Natale, magari con un Eto’o in più, e beneficiando di un mercato di riparazione gentilmente offerto dalla nuova proprietà.

Samuel sarebbe la splendida eccezione all’idea di squadra che sta nascendo (gente giovane, di prospettiva, senza eccessive pressioni nell’immediato), e insieme a Milito e Palacio garantirebbe un attacco senza pari, condizioni fisiche permettendo.  In questo l’assenza dall’Europa permetterebbe ai tre (soprattutto ai due reduci del Triplete) di dosare le forze e preparare al meglio le partite di Campionato. Vero che così avremmo investito una quindicina di milioni su Icardi e Belfodil per vederli giocare ben poco. Altrettanto vero che riuscire a conquistare la qualificazione per la prossima Champions ripagherebbe con gli interessi lo sforzo, anche a costo di mandare uno dei due giovani in prestito a Dicembre.

Come detto però, Eto’o avrebbe senso solo in caso di squadra attrezzata per il terzo posto in ogni zona del campo, e qui un innesto in mediana si impone. Nainggolan non è Matthaus, anche se Cellino lo valuta come se lo fosse, ma potrebbe essere un altro trottolino da affiancare a Kovacic e Guarin, a comporre una mediana di tutto rispetto. Cambiasso, Taider e Mudingayi sarebbero le alternative. Doveroso anche l’arrivo di un esterno “decente” sulla destra: con Isla sarei decisamente più tranquillo, con tutta la simpatia per Jonathan e la speranza di vedere in Wallace anche solo il 50% di Maicon e Dani Alves messi insieme.

Morale: Eto’o da solo non ci porta dal 5° posto (nostro valore attuale, suppergiù) al 3° buono per i preliminari. C’è da cacciare il grano. La proprietà è a disposizione? Se sì, bene, si proceda. Se no, stiamo così e godiamoci gli sperabili progressi dati dalla cura Mazzarri.

 

NIKE

Sul fronte vil danaro ottimo colpo messo a segno dal D.G. Fassone (il fiasco China Railways era in buona parte merito suo):  rinnovo pluridecennale con la Nike e quota annua che aumenta di 4 milioni, più eventuali bonus legati al piazzamento. Strappare a un colosso come quello americano un rinnovo a queste condizioni, in un momento storico buio come pochi nella vita della squadra, è senz’altro un’operazione ben condotta, che porta ad un aumento del fatturato e si spera a una maggior competitività sul mercato.

Se a ciò associamo qualche uscita delle ultime ore (Kuzmanovic? Alvaro Pereira? Schelotto?), potremmo racimolare quella decina di milioni necessaria ad almeno uno degli innesti di cui fantasticavo poco fa.

 

MAGLIA

Già che parliamo di Nike, piccolo excursus sulle maglie di quest’anno:  l’effetto collaterale del fallimento della trattativa coi cinesi è il saggio ritorno ad una seconda maglia bianca e sobria così come si conviene. Per la prima il mio giudizio è ancora in bilico: noto con piacere di essere stato ascoltato sia l’anno scorso (righe larghe!) che quest’anno (blu, non azzurro pallido!): ecco, forse il blu è un po’ troppo scuro. Lascio a persone più esperte di me (segnatamente: Valentina Regina e Giovanna Valsecchi) il sollazzo di definire l’esatta colorazione del pigmento in questione, conscio che potrebbero uscirne definizioni che si riferiscono a nazioni (Blu Cina?), professioni volanti (Blu Avio?), periodi poco illuminati delle 24 ore (Blu Notte? ), idrocarburi (Blu Petrolio?).

Tutto fuorchè colori, insomma. L’effetto è comunque un magma poco distinguibile dal nero, forse esagerato.

Infine, giusto due parole per l’esordio dei ragazzi:

 

INTER – GENOA 2-0

Buona la prima, addirittura con due gol dopo il 28’ della ripresa, e cioè in piena “zona Tafazzi” (questa la capiamo in tre, ma è meglio per tutti gli altri).

L’undici iniziale è quantomeno prudente, e con ottimi margini di miglioramento, se pensiamo che la palla gol più ghiotta (per non dire l’unica) capita a Jonathan, con un diagonale di destro fuori di poco. Qualche buona manovra, barlumi di schemi Mazzarriani  con gli interni di centrocampo a scambiarsi con le ali, alle soglie del miglior 5-5-5.

Nella ripresa i cambi alzano il livello della squadra, con Icardi a rimpiazzare un Kuzmanovic in rampa di lancio (lanciatelo ovunque purchè lontano da San Siro please) e Kovacic a dare il cambio a un Cuchu spompato. Nel frattempo Alvarez cresce risultando addirittura efficace e grintoso in più di un paio di recuperi a centrocampo, mentre Guarin corre come Furia cavallo del West cercando di nascondere il suo nulla cerebrale e riuscendoci in più occasioni. Dietro balliamo un paio di volte, complice qualche intelligente sponda di Gilardino e la potenza fisica di Kucka che Nagatiello stranamente non riesce a contrastare.

E’ proprio il nippico però a sbloccare de capoccia, insaccando da zero metri e appaiato a Palacio un cross di Johnny Guitar sapientemente deviato dal terzinaccio genoano. Nel recupero, una delle sgroppate del Guaro si trasforma in intelligente (!) assist per il Trenza che timbra il cartellino con l’ineccepibile diagonale di sinistro.

C’è trippa per gatti, c’è una base su cui lavorare, c’è il Catania domenica prossima e soprattutto la Juve a metà Settembre. Allora tutto sarà più chiaro (temo drammaticamente).

 

LE ALTRE

Vincono tutte tranne il Milan, alcune con un po’ di fatica (Juve che scopre subito l’importanza e la cattiveria agonistica dell’Apache Tevez) alcune dilagando (Napoli, Roma e Fiorentina nel posticipo). Siamo insomma in buona compagnia, speriamo di rimanerci…

 

E’ COMPLOTTO

Vincono tutte tranne il Milan, come s’è detto, atTONIto nell’ennesima replica della sempre godibile tragicommedia in scena nella Fatal Verona (gioco di parole da seconda elementare, ma ognuno fa quello che può…). Dopo averli disprezzati tante volte, complimenti ai tifosi dell’Hellas, che decidono di applaudire ironicamente Balotelli ogniqualvolta il soggetto entra in possesso di palla. Disinnescato con un pernacchione il can-can mediatico allestito a protezione del “fuoriclasse rossonero e patrimonio del calcio italiano”,  (quantum mutatus ab illo “viziato e provocatore”, collezione Inter autunno inverno 2009-2010). Esemplare a riguardo l’intervista del dopo partita a Donati, centrocampista del Verona,  che risponde così a chi, volendo forse sorvolare sul risultato, gli faceva domande sul 45 rossonero: http://www.youtube.com/watch?v=6gRFj1CiTpY

 

WEST HAM

4 punti e media inglese perfetta dopo due turni:  vittoria in casa all’esordio e pareggio a Newcastle.  COYI!

Compito: definisci il colore della maglia

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