BUT WHAT… REALLY REALLY? *

*ma che…davero davero?

INTER-ROMA 2-1

…E quando finalmente non conta più nulla, ecco la sospirata vittoria contro una “grande” -o supposta tale, visto il girone di ritorno da pareggite acuta-.

I nostri fanno una partita solida e vogliosa e con un crescendo rossiniano di innesti in avanti, portano a casa la vittoria nei minuti finali.

Noto con malcelato compiacimento che il finale di stagione sta confermando due dei miei “postulati” di inizio stagione, rimasti purtroppamente in ombra per buona parte del Campionato:

1) Vidic è solido e, in condizioni psico-fisiche normali, il nostro miglior difensore per distacco. Non solo, la sua presenza mi pare faccia giocare meglio anche il compagno di reparto -Ranocchia nelle ultime esibizioni- fatta salva la fisiologica quota di minchiate per partita (vedi rinvio difensivo sui piedi di Pjanic in occasione del loro pareggio). Il combinato disposto dei due concetti testè espressi mette sulla mia personalissima lista dei partenti il simpatico JJ: giovane, forte fisicamente, ottimi margini di miglioramento. Qualcuno per una decina di milioni potrebbe cascarci. Noi come centrali di riserva tra Andreolli e Felipe siamo coperti: meno esplosivi del brasiliano, ma in egual misura meno “ignoranti”.

2) Hernanes, in condizioni psico-fisiche normali, è tecnicamente definibile un trequartista coi controcojoni. C’ha messo un anno e più a far vedere quello di cui è capace, lavorando tanto sul fisico che l’ha martoriato con una sfilza di stiramenti assortiti (lui che in 4 anni di Lazio era sempre stato sano come un pesce… la solita fortuna nerassurra). In tutto questo periodo, mai un lamento nè una recriminazione, solo supporto alla squadra e al Club.

Tipo Osvaldo, insomma…

Il sinistro dal limite dell’area che ci dà il vantaggio è una perla, soprattutto per come si libera in un fazzoletto degli avversari che lo circondano.

Tornando alla partita, da lì in poi ci dice anche culo (per una volta!) visto che Ibarbo timbra il palo su azione arrembante dei lupacchiotti.

Il pari arriva con una bella imbeccata di Pjanic, come detto sapientemente rimesso in gioco dal nostro capitano, e con Nainggolan a trafiggere un Handanovic perplesso e forse per quello poco reattivo: il destro era senz’altro fortissimo ma non esattamente all’angolino.

Icardi se ne mangia un paio (in realtà non così clamorosi come ci vogliono far pensare), Vidic sventa una difficile respinta di Handanovic su punizia del velenosissimo bosniaco romanista e poi entra Podolski: il tedesco non è stato esattamente un crack del mercato -andiamo per eufemismi-, ma è un altro che se non altro non rompe i coglioni reclamando lo spazio che sa di non meritare. E però, a due minuti dalla fine, azzecca il tracciante tra una mezza dozzina di gambe giallorosse e trova Icardi in piena area spalle alla porta: il movimento di Maurito è rapido e improvviso, ed è gol sotto la Nord festante (copyright Giorgio Bubba directly from the 80’s).

Dalle ultime 3 partite portiamo a casa due vittorie e un pari stretto come una canotta infeltrita. L’immediata trasferta infrasettimanale a Udine e la domenica in casa col Chievo non tarderanno a rispondere all’annosa domanda “fu vera gloria?“, mentre qualche riga in più va spesa già da ora per capire se un posto in Europa, per quanto ottenibile solo per congiunzioni astrali difficilmente realizzabili, potrebbe essere una minaccia o un’opportunità.

LA VOLPE, PRIMA DI GUARDARE L’UVA, SFOGLIA LA MARGHERITA

Iniziamo dal dire le cose come stanno: perchè l’Inter possa acciuffare il sesto posto occorre che le vinca tutte (tutte meno una, per esser buoni) e che al contempo 3 di quelle davanti perdano un paio di partite. Stiamo quindi in massima parte ragionando sul nulla.

Ma, per puro esercizio di stile, facciamo finta che ciò possa concretizzarsi: ci conviene?

La Gazza arriva oggi (alla buon’ora!) a porsi il dilemma che affolla la mia già poco capiente capoccia da tempo. Eccolo, l’elenco dei pro e dei contro, o meglio solo dei “contro”: devo dire che, aldilà della tristezza di non vedere Milano rappresentata in Europa proprio nell’anno che si concluderà con la finale di Champions a San Siro, non posso che concordare con la Rosea.

Quelli forti (Yaya, Jovetic, Dybala…) probabilmente li convinci solo partecipando alla Champions: posto che quella l’anno prossimo la vedremo -appunto- solo da spettatori in finale allo stadio, il nostro appeal tra Europa League e il solo Campionato non subisce variazioni drammatiche.

Anzi: puoi far finta di considerarlo un vantaggio, che ti permetterà di allenarti meglio, di preparare tutte le partite di Campionato al 100% e bla bla bla…

Ma soprattutto, le temutissime sanzioni in arrivo da Nyon saranno quantomeno posticipate alla stagione successiva, lasciando un maggiore -per quanto non bene identificato- margine di manovra sul mercato.

Che poi le amichevoli estive rendano in soldoni una buona metà degli introiti non così fantasmagorici dell’ex Coppa Uefa, è un di più che in ogni caso non sposta di molto l’asticella.

Cosa augurarsi, quindi? Ovviamente che i nostri finiscano la stagione in maniera dignitosa, e che le squadre che ci precedono facciano altrettanto, in modo da avere la coscienza a posto e -sotto sotto- gioire del mancato sesto posto.

Riusciranno i nostri eroi? mah…

LE ALTRE

La sola cosa che esigo, anzi “esigio“, come disse José, è arrivare più in alto di quell’insulto di squadra che è il Milan di quest’anno. Parlo prendendomi il rischio di quel che scrivo, visto che l’Udinese che li ha triturati sabato riceverà i nostri a brevissimo e stante anche la statistica non proprio rassicurante a riguardo.

Detto ciò, comprendo alla perfezione la rabbia dei tifosi milanisti nel contestare squadra, mister e dirigenza.

Noi siamo tutt’altro che un buon ensemble, ma dietro alle stronzate che continuiamo a commettere puoi intravedere un’idea di massima. Loro sono davvero un’accozzaglia male assemblata e peggio gestita. Hanno però un culo proverbiale e un Ménez imprevedibile nel bene e nel male, che proprio per quello potrebbe giocarci brutti scherzi…

E’ COMPLOTTO

Sono rancoroso e mi pascio di disgraziette altrui come il più abbietto dei tifosotti di quart’ordine:

Però adesso fate i bravi...

Però adesso fate i bravi…

Del resto, dopo ere geologiche di “siamo una grande famiglia“, “ringrazio il presidente e il dottorgalliani“, “pippomio“, riportati dalla stampa prona e meschina, leggere quella che Frèngo avrebbe definito “lafreddacrònaca” ha lo stesso effetto di un bagno caldo e rilassante, con tanto di “bolle che salendo a galla corron sulla schiena fandomi felice” di eliana memoria.

Ugualmente insignificante ai fini della classifica ma epidermicamente irresistibile è stata la sconfitta gobba nel Derby. Censurabilissimi i tifosi di entrambe le squadre, anche se il premio al genio di giornata va senz’altro al DG bianconero Marotta che sostanzialmente grida al complotto anti-Juve che fomenta la violenza ai loro danni.

Come giustamente sunteggiato altrove in rete, il dirigente di una squadra che ha alterato il regolare svolgimento di svariati campionati di Serie A, che prima patteggia la B e poi contesta 20 sentenze da cui esce con le ossa a pezzi, che non riconosce l’Albo d’Oro della Federazione cui aderisce, si sorprende di non essere nei cuori di ogni appassionato sportivo italiano.

Tutto ciò senza nulla togliere ai successi post-Calciopoli, tutti (purtroppo) meritati anche a causa della resistibile concorrenza.

Tutto ciò senza ovviamente voler giustificare in alcuna misura la violenza su cose o persone.

Chiudo riportando i pensieri  della testa lucida (in tutti i sensi) del grandissimo Nocciolina Ormezzano: un suo articolo sulla Gazza di domenica pare essere stato il capro espiatorio usato da Marotta. Troppo bella per non essere citata la seguente massima del giornalista di note simpatie granata:

“Avevo dei dubbi sul fatto che sapesse contare, ma ero convinto che sapesse leggere”.

Gioco. Partita. Incontro.

WEST HAM

Avendo regalato un pareggio a tutti, non siamo da meno in casa QPR: ne esce un risultato a occhiali che ha il pericoloso effetto di invischiare il Sunderland in zona retrocessione. Che mi frega? Quelli ci hanno Alvarez in prestito e, se si salvano, lo devono comprare a 11 milioni.

Certo, per una squadra il cui nomignolo è “i gatti neri” non sto proprio tranquillo…

Da sinistra: 22, 0. Ma tanta buona volontà :)

Da sinistra: 22, 0.
Ma tanta buona volontà 🙂

MAZZARREIDE

FOCUS MAZZARRI

E’ triste ma banale la ragione del mio appoggio convinto al Mister: lungi da me considerarlo il nuovo Mourinho, l’uomo di S. Vincenzo e’ e rimane un buon tecnico di Serie A, che ha in mano la squadra da un anno e passa, che gode della fiducia di giocatori e proprieta’ e che non costituisce al momento l’anello debole della catena interista.

Ma soprattutto, e detta male, non possiamo permetterci di cambiare allenatore. Per diversi motivi:

1) il piu’ immediato e concreto: per un motivo economico. Mazzarri guadagna diversi milioni all’anno (tremmilioniettre, direbbe Razzi) e l’ esonero suo e del suo nutrito staff vedrebbe aumentare nuovamente quel monte stipendi cosi’ faticasamente abbassato nelle ultime stagioni;

2) da un punto di vista sportivo, e’ poi tutto da dimostrare che le cose andrebbero meglio con un altro allenatore (quale? Facile sparar contro al mister di turno, ma poi li’ chi ci metti?). La rosa sulla carta e’ migliorata rispetto alla scorsa stagione, ma e’ discreta e nulla piu’.

3) infine, da interisti, se non e’ possibile imparare dai propri errori, cerchiamo almeno di sbagliare in modo diverso. Lo ripeto per l’ennesima volta: negli ultimi 4 anni abbiamo avuto 6 allenatori, tutti presto o tardi finiti nel tritacarne dei tifosi prima ancora che dei media. La verita’ sacrosanta e’ che a nessuno -nessuno, ribadisco- e’ stato dato tempo di lavorare e di essere giudicato su una base sufficientemente solida da partorire un giudizio sensato.

L’ultimo esempio, palese e quasi beffardo per la sua evidenza, e quello di Stramaccioni terzo con un’Udinese ormai lontana parente del piccolo giocattolino delle meraviglie di Guidolin. Strama, che personalmente ho sempre ritenuto vittima di una situazione piu’ grande di lui, e’ stato giubilato alla fine di un campionato maledetto, cedendo ancora una volta al fallace giochetto del buttar via il coperchio anziche’ cambiare la pentola.

Facciamo lavorare quest’uomo che, piaccia o non piaccia, e’ l’allenatore della nostra squadra. Che ci sia lui o un altro, noi siamo tifosi dell’Inter.

E’ questo che importa.

 

Boia n'ho trovato uno 'he mi difende... Sicche' quarcuno ci 'asca ancora!

Boia n’ho trovato uno ‘he mi difende… Sicche’ quarcuno ci ‘asca ancora!

DAI CHE E’ ANDATA BENE

INTER-NAPOLI 0-0

Sarà che l’uomo è un animale abitudinario, e quindi si adatta all’ambiente che lo circonda.

Sarà quindi che. tifando una squadra che attualmente è discreta ma nulla più, ci si accontenti di una prestazione dignitosa, nella quale si poteva vincere così come perdere.

Sento molti tifosi abbacchiati per questo pareggio a reti inviolate contro un Napoli sempre più certo del terzo posto, e con una squadra “purtroppamente” superiore alla nostra. Io, di contro, sono moderatamente soddisfatto, per una serie di motivi:

1) Anzitutto, non abbiamo perso, considerazione banale quanto basilare. In questo momento della stagione, con una mezza dozzina di squadre alle nostre calcagna, aver superato indenni la prima di tre partite difficili (Derby e Lazio a seguire, prima di chiudere col Chievo) fa bene alla salute.

2) La squadra, all’alba della 35a giornata, pare aver acquisito una sua fisionomia, che potrà non scintillare di bellezza e spettacolo ma che ha una sua dignità.

3) La difesa regge bene al variare degli uomini, complice anche l’imprecisione napoletana che non punisce come avrebbe potuto le due o tre défaillances sparpagliate nei 90 minuti.

4) Kovacic fa un’altra bella partita, facendo aumentare gli spunti da applausi e limitando le giocate fini a se stesse quando non pericolose.

Molti hanno impalato il Mister condannandolo a pene sanguinolente per il cambio Icardi-Kuz negli ultimi 10 minuti. Aldilà della mediocrità del mediano inserito al posto del nostro centravanti, mi trovo a dar ragione a Mazzarri: la partita si è chiusa con il Napoli in costante pressione e un rinforzino in fase di interdizione ci voleva. I cantori del bel giUoco ci sono rimasti male? Aiutatemi a dire ‘sti cazzi…

Nel complesso, i nostri hanno mostrato il meglio di quel che possono dare, con Kovacic, Nagatomo, Cambiasso e il solito infaticabile Palacio a spiccare sugli altri. D’Ambrosio mi ha illuso con una prima mezz’ora diligente ed applicata, per poi scivolare pian piano nella mediocrità già fatta vedere nelle ultime uscite.

Rimpiangere Jonathan dà la cifra della media tecnica della squadra.

 

LE ALTRE

Il Milan viene prevedibilmente sconfitto contro una Roma che infila l’ennesima vittoria consecutiva e fa giustamente sudare la Juve fino a dove sia aritmeticamente possibile. Come i cugini, anche il Parma rientra dalla sua trasferta con zeru punti: le due squadre si vedono così superate da Toro, Lazio e Verona, ora appaiate a 52.

Inutile dire che il Derby di domenica prossima potrebbe chiudere definitivamente i conti (con due risultati su tre) o mantenere un pertugio aperto nella triste e intestina lotta per la supremazia mediolanense.

La facile vittoria della Fiorentina a Bologna spegne sul nascere qualsiasi vagheggiamento di rincorsa al quarto posto. Oltretutto, confesso la mia confusa ignoranza e ammetto di non sapere quanto una eventuale vittoria Viola in Coppa Italia potrebbe avvantaggiarci nel labirinto di preliminari estivi di Europa League.

Non resta che assicurarsi la quinta piazza e tifare gigliato nella finale di sabato sera col Napoli.

 

E’ COMPLOTTO

Seedorf che concede un’intervista a Sky senza-concordarla-con-l’-ufficio-stampa di Milanello Bianco è una roba che non avrei mai nemmeno sperato di vedere. Invece il grande Panterone lo fa, strabattendosene delle conseguenze. Vero che le dichiarazioni contenute nella chiacchiera con Giorgio Porrà sono tutt’altro che incendiarie e che le conseguenze pratiche delle stesse saranno tendenti allo zero, ma l’atto di ostinata insubordinazione fa impennare il mio personalissimo indice di gradimento per Clarenzio, come se il ragazzo ne avesse bisogno…

Non è un caso che gli unici due allenatori rossoneri da me stimati (più a livello umano che tecnico, c’è da dirlo) siano stati Leonardo e Seedorf, gli unici ad avere una personalità tale da non voler finire ingabbiati nella melensa retorica di Milanello Bianco in cui tutti sono felici, si vogliono bene e ringraziano “il Presidente che ci è sempre vicino e il Dottorgalliani” (pronunciato tutto attaccato).

Per il resto, ottimo Balotelli nel ribattere in maniera poco urbana alla critica pur puntuta di Cicciobello Marocchi. Del resto, come ormai abbiamo imparato a dire tutti quanti “Mario è maturato tantissimo…“.

Di contro, un “bravo” a Mazzarri per come ha liquidato il principio di “caso Icardi” nel post partita: concordo come al solito con Boban che dice “c’hai 20 anni, il Mister ti fa giocare sempre e non può permettersi di toglierti negli ultimi 10 minuti? mamma mia quanto devi crescere!“, ma da un punto di vista “aziendale” applaudo il mio allenatore che dice “non è successo niente, è uscito dandomi la mano e spiegandomi quel che stava cercando di fare sul campo“.

Non altrettanto bene Fassone alla Domenica Sportiva, non tanto per l’analisi sulla stagione in corso, quanto sull’incapacità di stroncare l’insano paragone tra Atalanta ed Inter venutosi a creare a margine del commento della partita dei bergamaschi: posto che il pareggio casalingo col Genoa è parente stretto di un furto (gol in fuorigioco e rigore negato a Gila nel finale), il commento in studio è riassumibile così “Sì, l’Atalanta oggi ha giocato male ma all’Inter gli ha fatto un culo così e in classifica non è così lontana dai milanesi“. A quanto so, il nostro è stato zitto.

Infine, ennesima ode a José che tra martedì e domenica sforna due prestazioni della Madonna, che lo portano a giocarsi in casa la semifinale di ritorno di Champions dopo aver sfangato l’andata, ma soprattutto a riaprire un Campionato che pareva ormai svanito, andando a battere il capolista Liverpool a casa sua per 2-0 e schierando quasi tutte riserve, in polemica contro la FA che ha negato al Chelsea di anticipare al sabato in vista del ritorno di Coppa.

Ovviamente, il grosso dei commenti è stato all’insegna del Mourinho catenacciaro e anti-spettacolo. Voi guardatevi il Liverpool col 72% di possesso palla che segna zeru goalsss.

 

come diceva Francesco Salvi: "brào Mateo!"

come diceva Francesco Salvi: “brào Mateo!”

WEST HAM

A furia di dire che ormai siamo salvi, continuiamo a perdere. 1-0 contro il WBA, e speriamo che il vento cambi in fretta…

TIRA PIU’ UN PELO…

 SAMPDORIA-INTER 0-4

La prima reazione di ogni tifoso nerazzurro che si rispetti a una partita del genere, è: “bravi coglioni, non era meglio vincere le ultime 4 per 1-0 invece che una per 4-0?”. Ma tutto ciò fa parte dell’atavica insoddisfazione del tifoso neroblù per i suoi giocatori, che ama e detesta quasi in egual misura.

Detto ciò, i nostri espugnano Marassi, in una partita assai meno facile di quanto il risultato -e l’avversario in 10 per più di un’ora- lasci immaginare. Il migliore dei nostri, quantomeno nel primo tempo, è il portiere. Handanovic fa quattro parate allucinanti, delle quali paradossalmente il rigore neutralizzato a Maxi Lopez è la meno complicata.

Guardando ai giocatori di movimento, Kovacic fa finalmente una bella partita da titolare,  facendo capire quale sarà the shape of things to come (che in italiano vuol dire “il Kuz non lo voglio più vedere nemmeno dipinto sul muro“), mentre Icardi e Palacio iniziano presto  a scambiarsi assist e goals (13′ del primo tempo, ancora 11 contro 11).
Samuel fa guadagnare cattiveria in difesa e addirittura gol in avanti -da manuale la capocciata per il 2-0-, mentre Ranocchia sbaglia in occasione del rigore: la cianghetta  non è lampante ma c’è ed il rigore è purtroppo giusto. Quel che non accetto è il “concetto calcistico” alla base del fallo: non entri in scivolata su un avversario che sta uscendo dall’area di rigore. Hai toppato amico mio, hai toppato.
Le note negative per fortuna si fermano qui, anche se un occhio più attento non può sorvolare su un primo tempo in cui si è subìta una squadra rimasta presto in 10 uomini e ciononostante padrona del giUoco per larghi tratti del campo.

La ripresa vede i nostri più concentrati e i risultati, complice l’uomo in più, non tardano ad arrivare. Il già citato raddoppio di Samuel è subito dopo accompagnato dalla doppietta personale di Icardi, ancora su invito di Palacio, prima che le due punte argentine si scambino i ruoli con il Trenza a inventarsi il poker con un bel destro a giro sul secondo palo.

Ribadite le sacrosante madonne iniziali sull’utilità di una vittoria di così larghe proporzioni dopo gli ultimi pareggi in serie, non resta che affidarsi alla sorte che ci vede raccogliere risultati migliori contro squadre forti piuttosto che con formazioni che sulla carta partono già spacciate. Sabato saremo a Parma, campaccio per definizione, dove i nostri in 20 e passa anni hanno vinto solo 3 volte. Staremo a vedere…

 

TEMPESTA DI CERVELLI

Concordando con quanti dicono che la cosa migliore sarebbe ignorare certi saggi di demenza, mi comporto come tutti i medesimi soloni che, fatta la dotta premessa, ci ammorbano poi per ore riprendendo l’ultimo tweet facendone una accurata analisi semiotica.

Di Icardi, Wanda e Maxi Lopez non solo è inutile parlare; è proprio dannoso per le nostre intelligenze.

Che nessuno dei tre personaggi brilli per quantità e qualità di materia grigia che ha tra le orecchie è palese, nè mi sogno di difendere il “mio” giocatore solo perchè ha la maglia “giusta”.

Detto ciò, l’ammonizione data a Icardi dopo il primo gol è a quanto ricordo una novità assoluta, e ha davvero dell’incredibile, stante la miriade di esultanze analoghe viste in passato, tra orecchie tese e dita davanti alla bocca a zittire i tifosi. La censurabilità di certi gesti in passato era stata ignorata, quando non addirittura giustificata, visti gli insulti dei tifosi avversari. Le due foto dovrebbero valere più di un sacco di parole:

eh beh, lo fischiavano tutti...

eh beh, lo fischiavano tutti…

l'immancabile "esempio per i gggiovani"

l’immancabile “esempio per i gggiovani

 

 

 

 

 

 

Icardi, come detto, è quel che è, cioè un buon centravanti, che può diventare ottimo. Nè del resto occorre essere un fine pensatore dei tempi nostri per buttarla in gol ogni domenica (Bobone Vieri docet). Detto questo, se le giustificazioni -patetiche o legittime, fate voi- dei tifosi-che-fischiano-e-insultano-appena-tocchi-palla sono valide, allora valgono anche per lui, e in questo caso l’ammonizione è un errore. In caso contrario, il “giallo” dovrebbe diventare prassi comune in tutti i casi anagoli (come no, siam qui a aspettare!).

Chè poi, se vogliamo fare le educande e buttarla sull’esempio per i gggiovani, Maxi Lopez che rifiuta la stretta di mano al fedifrago Icardi non merita nulla?

quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!Quantomeno non gli ha fatto lo scherzo di Ponchia in Marrakech Express!

 

LE ALTRE

Il Napoli si impone sulla Lazio blindando il terzo posto, mentre la Fiorentina sbanca il Bentegodi mantenendo 5 punti di vantaggio sui nostri. Il Parma impatta a Bologna e si stacca in attesa dello scontro diretto di sabato.

Il Milan batte di misura il Catania ed è a 6 punti dall’Europa League, ma per tutti è già Derby per l’Europa.

 

E’ COMPLOTTO

La prima parte della sezioncina prende spunto proprio dalla succitata ipocrisia mischiata all’incoerenza: non me la prendo con chi di mestiere deve far ridere (e ci riesce, come Emilio Marrese che si chiede retoricamente se possa dare a Icardi del cretino): il suo ragionamento non fa una grinza e arrivo a sottoscriverlo. Quel che non accetto è che la giornalista (tifosa, ma nun ze po’ddì) che lo intervista gli dica “certo che puoi, io gli darei pure di peggio“.

Quel che accetto anche meno, vista l’ammirazione sconfinata per il personaggio, è il pippotto retorico di Giorgio Porrà che su Sky sunteggia “La vicenda Maxi Lopez-Icardi di cui siete stati involontari spettatori a colpa di tweet… una vicenda di cui spero non si parli più“.

Eh no caro mio! Vuoi fare una Tv “alta”, forse additittura “di servizio” (whatever that means)? Taci orgogliosamente dal primo giorno senza dare puntualmente conto di tutte le stronzate postate da lui, da lei e da quell’altro. Sky faccia ciò e avrà il mio appoggio incondizionato. Ma siccome ben conosciamo il tasso medio dell’intelligenza del tifoso sportivo italico, ecco che tu, e se non tu la tua emittente, dietro ‘ste cose ci devi andare.

E allora, caro Porrà, non fare la verginella del “ne devo parlare ma se fosse per me non lo farei“.

Scomodando il poeta: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti“.

 

E’ COMPLOTTO – RESTO DEL MONDO

Sbrigate le stronzatelle a forma di tweet pubalgico, parliamo degli altri casi di prostituzione intellettuale avivistati negli ultimi giorni, e in particolare a cavallo dell’ultimo turno di Champions league.

Il giornaliettismo italico, volendo darsi un tono, è riuscito a vantarsi del nostro misero calcio titolando su tutte le principali testate sparate del tipo “in semifinale con 4 allenatori “italiani”!

A parte che assimilare Guardiola come “italiano” avendoci giocato qualche decina di partite tra Roma e Brescia, mi pare un po’ azzardata come ipotesi, avrei gradito un altro tipo di analisi, altrettanto partigiana ma non per questo meno pertinente, e riferita al solo confronto tra Chelsea e PSG.

Nella partita in questione, tra campo, panchina e tribuna stavano 6 ex interisti: Eto’o, Maxwell e Thiago Motta in campo, Mourinho e Blanc in panca e l’infortunato Ibra in tribuna. Sì, Ibra non è solo ex-milanista. Ha giocato e vinto 3 anni anche nell’Inter.

Tutto questo non per piangerci addosso confrontando i vecchi fasti con le attuali mediocrità, ma soltanto per ricordare a certa gente smermorata che la damnatio memoriae è un esercizio fallace e fuorviante.

A meno che non sia io ad aver sognato per 5 anni tra il 2006 e il 2010.

Forse è così, perchè Conte insiste nel dire che la sua Juve riporta un’italiana in semifinale dopo 7 anni, “dimenticando” l’impresa dei nostri contro il Barça ad aprile 2010 senza che  nessuno glielo faccia notare (anzi, gli dicono che gli anni sono 6 perchè in effetti nel 2008 la Fiorentina era andata in semifinale di Coppa Uefa).

Sacchi sproloquia sull’importanza degli italiani in squadra (ancora??) dicendo che la storia insegna che le grandi squadre hanno sempre avuto un blocco di giocatori autoctoni: l’Inter del lustro d’oro non è citata nemmeno come “eccezione che conferma la regola”.

Comodo adesso (vero Caressa?) dire “scusate ma io sono innamorato di quest’uomo“, sentendo José rispondere come solo lui sa fare alla domanda del servile Alciato. Quando invece sedeva sulla panchina “sbagliata” era quello che faceva male al nostro calcio…

E anche da un punto di vista tecnico, credo di essere davvero fissato, se non malato, visto che la sola analisi completa e quindi veritiera mi è parsa quella dell’interistissimo Tommaso Pellizzari: solo lì ho trovato traccia del vero pregio dello Special One, e cioè della sua duttilità tattica, del saper far giocare le sue squadre in tanti modi diversi, con il solo comun denominatore di metterci sempre il 101%.

Altrochè integralismo tattico e tiki taka di sto par de ciufoli!

Invece no, avanti con la storia del grande motivatore, del calcio muscolare, del Mister con lui non ci si annoia mai. Insomma, un saltimbanco o poco più.

Ma pensate ad Ancelotti che a momenti esce dopo aver vinto 3-0 in casa!

 

WEST HAM

In attesa del Derby contro l’Arsenal.

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male sarebbe stato chiedere troppo... ;)

certo, sperare che Guarin cadesse e si facesse male era chiedere troppo… 😉

CHIAVICA SEMPITERNA

INTER-CHIEVO 1-1

Inutile rimestolare il pentolone: squadra scarsa, troppi giocatori cui mancano i fondamentali, i pochi validi -Palacio, Cambiasso- palesemente con la lingua di fuori, un Mister che si gira in panchina per trovare le soluzioni e vede un mix di reduci di guerra e simpatiche promesse.

Siamo al pessimismo cosmico, ma forse è solo sano realismo. Non è altrimenti definibile la sensazione che ti porta a pensare di qualsiasi avversario “cazzo come pressano, corrono più di noi, ci sono sempre addosso“. No, non è così. E’ che non siamo capaci di stoppare la palla e non farla scappare via. E’ che gridiamo al miracolo quando azzecchiamo una verticalizzazione superiore ai metri 3. E’ che ci stropicciamo gli occhi per un triangolo chiuso di prima.

La partita col Chievo, come già quella di Coppa Italia con l’Udinese, è stata paradigmatica: due squadre di bassa classifica che, quando non ci stordiscono col loro pressing, ci lasciano a ruminare calcio a centrocampo senza che noi si abbia il guizzo che possa far saltare il banco. Io non ho nulla di personale contro Kuzmanovic,  ma non posso non ergerlo a simbolo della mediocrità. Come direbbe mio figlio, è “il più bravo degli abbastanza“. e’ abbastanza lento, ha il piede abbastanza  quadrato, ha abbastanza visione di gioco… insomma, il classico buon panchinaro. Niente di più. Eppure questo ha in mano le chiavi del nostro centrocampo. Non che Guarin, Taider e Mudingayi siano nel complesso molto migliori (il Guaro potrebbe esserlo, ma la cabeza…). Il conto quindi è presto fatto: o riesci a buttarla dentro grazie alla genialata del singolo, o speri in Dio o chi per lui, visto che i nostri paiono l’esemplificazione calcistica del motto “la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo“.

La partita la si racconta in quattro righe, chè loro segnano subito con Paloschi che approfitta di un blocco di Jonathan su un suo compagno e di un Handanovic non esattamene reattivo. Per quello la recuperiamo anche in fretta, con Nagatiello a girare in gol il cross di destro (!) di Alvarez. Lì diamo il nostro meglio, con il Nippico a raddoppiare 2 minuti dopo con un tap-in casuale quanto si vuole ma perfettamente regolare. Non così per il guardalinee, che ineffabile sventola la bandierina ricacciandoci in gola l’urlo liberatorio.

Detto di Palacio che sbaglia di testa un gol facilino (por bagai… cosa gli vuoi dire?), la partita sostanzialmente finisce lì. La ripresa è raccapricciante nelle nostre difficoltà a creare gioco, ma decidiamo comunque di movimentare la serata perdendo un paio di palle in uscita (vero Juan?) e lanciando un paio di contropiedi veneti che per fortuna non capitalizzano il nostro errore.

Quasi un esercizio di stile ormai il rigore non assegnatoci, con la sola differenza che stavolta eravamo in pieno recupero, e sarebbe proprio sembrato un contentino. Quindi, anche se il calcetto a Botta è netto, l’arbitro prosegue sull’intransigenza condannandoci all’autocommiserazione e al tafazzismo perdurante.

 

LE ALTRE

Spiace dover essere d’accordo con Sconcerti, ma anche lui ogni tanto fa come l’orologio fermo e segna l’ora giusta: Napoli e Roma stanno facendo un signor campionato, presentandosi al giro di boa con punteggi che, proiettati a fine stagione, sono tranquillamente da scudetto. Chiaro che nella giornata in cui loro vincono facile e la Juve gioca a Cagliari passando presto in svantaggio, in cuor tuo speri che la storia possa cambiare. i gobbi invece non hanno senso dell’umorismo e, seppur non dominando -e approfittando di un paio di errori del portiere rossoblù- segnano 4 gol e tornano a casa con l’11° vittoria consecutiva.

Mecojoni, dicono a Trastevere. O se preferite, a Fuorigrotta Allafacciadelcazz…

Dei cugini non parlo per non sprecare inchiostro telematico… (balle, in realtà devo quantomeno smettere ri ridere sguaiatamente).

 

E’ COMPLOTTO

Tanti piccoli sassolini, per lo più accomunati da un DNA da stercolario, con l’obiettivo dichiarato di accomunare le due milanesi nella loro crisi.

1) Ecco il simpatico riassuntino di lunedì pomeriggio su Corriere.it e relativo alle disavventure rossonerazzurre:

“Milan: esonerato Allegri: squadra a Tassotti” (la fredda cronaca; una velina di partito);

“Mazzarri alla prova Chievo: se non vince è crisi vera” (gufata preventiva, in attesa dell’invasione degli ultracorpi).

2) Inevitabile poi che la tripletta di Ibra in Coppa di Francia, con lo svedese che esce tra gli applausi dei suoi avversari, venga commentata definendo Zlatan come “ex-rossonero“, oppure che il supposto (e per me esecrando) passaggio di Matri all’Inter pare sia stoppato “perchè il Milan dice no“, e non perchè una pippa del genere ai nostri non interessi.

In realtà sul Milan ce ne sarebbe da dire, eccome. Ma sarà per la prossima volta.

E comunque c’è anche dell’altro.

3) Patetici i commentatori di Sky quando, volendo perculare il portiere cagliaritano Adan, autore di due paperissime nel 4-1 con la Juve, sarcasticamente chiosano “Mourinho a Madrid lo faceva giocare al posto di Casillas“. Siccome sono un cacacazzi, e ‘sta roba non mi tornava, sono andato a controllare. Presenze in campionato: 3 (leggasi tre). In realtà l’inguacchio con Casillas inizia con l’arrivo di Diego Lopez al mercato di Gennaio.

‘Sta cosa poi ce l’ho sul piloro da un anno: Mou in effetti l’anno scorso ha panchinato il portiere spagnolo preferendogli il succitato Diego Lopez. Ovviamente l’anno scorso tutti a dargli contro, dandogli del sacrilego, incapace di gestire una personalità forte come il portiere (Mourinho??), pronti a scommettere che su questo il portoghese avrebbe preso la più clamorosa delle toppate. Sappiamo invece com’è andata: Casillas ha continuato a rimanere seduto per tutta la stagione, e con l’arrivo di Ancelotti e della sua saggia bonomìa a forma di sopracciglio alzato, tutti si aspettavano il ripristino dello status quo ante.

Morale: in campionato, nel silenzio assoluto dei media italiani e iberici, Casillas continua a restare seduto, giocando invece la Champions. Ora, posto che l’alternanza tra portieri è una stronzata che non si vedeva dai tempi di Sacchi (e infatti Carletto quel virus ce l’ha ancora…), evidentemente non era così assurdo promuovere il buon Lopez al posto del divino Casillas.  Lo fa Josè? è uno scandalo, fa male al calcio! Lo fa Carletto? zitti tutti.

Infine, parliamo di complotto: la notizia è che il complotto non c’è. Non è necessario, facciamo cagre a sufficienza per non dare fastidio a nessuno.Non che la cosa sia una buona scusa per ricevere ceffoni ad ogni partita. Gli ultimi episodi (gol regolare di Nagatiello e -vado a memoria- 5° rigore solare non concesso in stagione) non fanno che rafforzare il mio pluridecennale convincimento: a fischiare contro l’Inter si ha solo da guadagnare. Il rigore non c’era? Bravo arbitro, hai visto bene! Il rigore c’era (oppure: il fuorigioco non c’era)?: bravo arbitro, hai sbagliato ma “per una volta” a sfavore della grande squadra. Basta con la sudditanza psicololgica, tanto alla fine torti e favori si compensano! Prendete il Chievo: qualche mese fa la Juve gli ha rubato la partita, con Paloschi a vedersi annullare un gol validissimo. Ecco che la sorte stavolta sorride ai simpatici clivensi, che portano via un pareggio meritato contro un’Inter in crisi e ad un passo dalla vergogna.

Scherzo? son serio? fate voi… tanto la solfa non cambia.

Fabrizio Bocca (di rosa) non perde occasione per sfrangiarci i cabbasisi col pacchetto-famiglia “inter e milan fan cagare uguale“, e pertanto torna a fare vignette umoristiche di questo tipo, nel giorno dell’esonero di Allegri:

simpatici come una mano nel culo... (excuse my French)

simpatici come una mano nel culo… (excuse my French)

Illuminato ai limiti dell’accademia il commento (testuale) “l’Inter che non riesce a battere il Chievo e magari sta lì a recriminare su un fuorigioco (fagli tre gol e questo problema non esiste…). Il genio piglia pure il numero sbagliato, lasciando spazio all’inevitabile risposta “lasciami il gol buono del nippico e dammi il rigore e tre glieli faccio veramente!“.

Ma non sarò certo io a gridare stupito allo scandalo di certi comportamenti.

Di più: le vedove ora piangono perche al lunedi non c’è nessuno che rilascia dichiarazioni simpatttiche sotto gli uffici della Saras, e ovviamente la Crisi Inter dipende da quest silenzio assordante, come se quelle sbrodole a piede libero avessero mai avuto una precisa logica programmatica.

Non possono più nemmeno censurare la condotta attendista di Thohir, visto che il nuovo Presidente (tramite i PROPRI media) ha detto chiaramente che Mazzarri è l’uomo giusto, e che lui non si sente Superman, capace di cambiar tutto in 60 giorni. Insomma, che piaccia o no un piano c’è: quest’anno va così, evidentemente si è messo in conto di stare un altro anno fuori dall’Europa che conta (e forse anche dall’Europa tout court).

A giugno si organizzerà un bel giro d’onore a tutti i reduci del Triplete e con i soldi di ingaggio risparmiati si inizierà una campagna di rafforzamento della squadretta, invero alquanto necessaria ed urgente…

 

WEST HAM

Just for a change vinciamo in trasferta! 2-0 a Cardiff e quart’ultimo posto scintillante come una Coppa.

Il nippico il suo (anzi i suoi) l'aveva anche fatto...

Il nippico il suo (anzi i suoi) l’aveva anche fatto…

JE TE VURRIA VASA’

SASSUOLO-INTER 0-7

Partita quasi imbarazzante da commentare.

Eppure qualche spunto, anche alquanto gustoso, lo si ricava. Non posso che iniziare ghignando per la scoppola presa dal Presidente Squinzi, amatissimo alle mie latitudini fin dagli anni ’90 e salito ulteriormente nella personalissima classifica “simpatia Zeman” dopo aver svelato la sua passione rossonera e la morbosa speranza di accompagnare l’esordio nella massima serie del suo Sassuolo con una bella vittoria sull’Inter.

Lascio una riga affinchè ognuno di noi possa regalare qualche pensierino al suddetto.

Il match in sé ha assai poco da raccontare, se non di una squadra al momento palesemente inadeguata per la Serie A, come già il Pescara l’anno scorso -a dimostrazione che la Serie A a 20 squadre produce anche spettacoli sportivamente obbrobriosi come questo-  ed un’altra invece concentrata fino all’ultimo secondo, spietata in avanti e attenta in difesa.

Tutto gira bene per i nostri, con Nagatiello a sprintare sulla sinistra e mettere in mezzo per l’1-0 di Palacio dopo soli 7 minuti. A ciò seguiranno –seppur costellati di dubbi fuorigioco in un paio di casi- il primo gol nerazzurro di Taider, un’autorete da lui stesso provocata, il comodo tap-in di Alvarez, il sinistro a giro del Cuchu Cambiasso inframmezzato dalla splendida doppietta del redivivo Principe Milito. Il nostro torna ad assaggiare il campo nel corso della ripresa, tra gli applausi generali: da quel momento –non serve nemmeno dirlo- parte la nuova sfida domenicale: farlo tornare al gol.

Il ragazzo si presenta dopo pochi minuti con un diagonale largo di qualche metro, ma ha modo di rifarsi poco dopo, grazie al dribbling ubriacante di un Alvarez nuovamente tra i migliori (da censura solo la sottomaglia “Dios te amo”), che ripete per due volte la stessa finta ai danni del malcapitato di turno, sbeffeggiandolo al confine dell’area piccola e servendo palla per la zampata sotto porta del Principe. Portiere anticipato e boccia in buca.

E’ lì che, a mio parere, si vede l’immagine più bella della giornata: non tanto per la giusta e comprensibile festa dei compagni intorno al loro bomber ritrovato, ma per la scena che si presenta a favor di telecamera nella gradinata nerazzurra, popolata as usual da raffinati filosofi e fini pensatori contemporanei.  Tra i tanti ominidi a petto nudo a celebrare la rete con la sobrietà adatta alla circostanza, ce n’è uno che, incrociando evidentemente lo sguardo del Principe esultante, non trova di meglio che unire le mani alla bocca e mandargli un bacio come si farebbe con un parente prossimo (potete ammirare il Ducaconte a torso nudo e ray-ban  al min. 4.45, seminascosto tra Guarin e Cambiasso http://www.youtube.com/watch?v=5_POeNZAupY). E qui fatevi una dose di insulina, perché parte la zuccherosa poesia del calcio, capace di vedere motorini rotolare dal terzo anello ma al tempo stesso di provocare gesti tanto istintivi da sembrare ingenui e perfino delicati. Non posso non citare Nick Hornby quando, in Febbre a 90°, afferma che tifare una squadra è come entrare in una grande famiglia, con la differenza che, in quella famiglia, tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose . E quindi mi immagino il figuro di cui sopra abbandonare moglie e figli in una domenica di fine estate liquidando la sua assenza con un poco credibile “vado perché il Principe oggi ha bisogno di me”.

Tornando alle questioni tènnniche, confermo la mia compiaciuta sorpresa nel vedere la squadra bella tosta e quadrata per tutti i 90’, anche in una partita senza storia. Cresce di pari passo la curiosità di vedere come il Mister varierà la formazione al crescere di condizione del succitato Principe e del giovane Kovacic.

Le alternative da metacampo in su sono tante, e tutte più sparagnine dell’attuale 3-5-1-1: teoricamente si potrebbe arrivare ad avere un centrocampo con Kovacic, Guarin e Alvarez, con Milito e Palacio davanti. Eccessivo, ne convengo, stante lo “zero” a campeggiare sul cartello “filtro a centrocampo”.  Più probabile la compresenza delle due punte argentine  con uno tra Guarin e Alvarez seduto in panca (in questo momento non c’è storia: gioca Alvarezza e il Guaro sta a guardare) e due tra Kovacic, Cambiasso e Taider a irrobustire la mediana. Margine di manovra insomma ce n’è.  Per il momento, togliamoci dalla testa –e in fretta- la scorpacciata di tigelle e gnocco fritto e prepariamoci per menu ben più cazzuti: giovedì sera Fiorentina per cena!

LE ALTRE

La Juve ha nuovamente bisogno di uno schiaffo (dal Verona) per svegliarsi e raddrizzare la partita, andando però stavolta oltre il pareggio immediato con uno splendido Tevez, e completando la rimonta con la prima capocciata di Llorente.  La Roma si aggiudica il Derby meritandosi il primato in classifica e raggiungendo il primo obiettivo stagionale, all’insegna del provincialismo oltranzista, secondo cui vincere i due Derby vale comunque la stagggione. L’altra capolista, il Napoli, regola Balotelli (l’unico a giocare degli 11 rossoneri in campo) per 2-1, costringendo il bresciano a sbagliare il primo rigore della sua carriera e scavando un fossato di 8 punti (dopo 4 giornate) tra la testa della classifica e i cugini. Occhio però: anche l’anno scorso avevano iniziato così, e come ben sappiamo con un rigore a partita si può andar molto lontano.

E’ COMPLOTTO

Inevitabile continuare con la disamina di Napoli-Milan da un punto di vista mediatico:  Stantìo e alle soglie del ridicolo Compagnoni che su Sky ricorda, ormai più volte a partita, come Balotelli su punizione centri (quasi) sempre la porta, segnalando come incredibile lo score di 7su7 fatto registrare l’anno scorso contro il Chievo. Pensavo allora e ripeto adesso: Cristo, è il suo mestiere tirare in porta… A scanso di equivoci, ieri sera, 0su2 su punizia. Il rigore sbagliato ha poi quasi del sacrilego, della serie “anche Balotelli è umano e può sbagliare un rigore, il primo della sua carriera da professionista”.

Godibilissima, infine, la sceneggiata di SuperMario dopo il fischio finale, con inevitabile seconda ammonizione ed espulsione “neuronica”:  del resto, al Milan il ragazzo era “maturato tantissimo” e, nelle parole del Geometra, “evidentemente giocare nella squadra per cui fa il tifo fin da bambino gli fa dare quel qualcosa in più”. Attendiamo la solerte squalifica del giudice sportivo sogghignando.

Proseguendo con la squadra dell’Amore, è un vero piacere commentare la buffonata di Riccardino-che-si-taglia-lo-stipendio. Facendomi forza nel non gioire per l’infortunio di Kakà (chè non fa bello godere delle disgrazie altrui) ho trovato gustosissima la parodia del videomessaggio in cui il nostro, con notevole faccia di… bronzo , riusciva a non ridere dicendo di non volere nemmeno un Euro dal Milan, ma solo l’amore  dei suoi tifosi, fintantoché la sua zampa non fosse stata nuovamente in grado di farlo deambulare.

Come al solito, il problema non sta tanto nella velina di regime in cravatta gialla –oddio…-  quanto nella sua subitanea accettazione e divulgazione da parte della “critica” che, se fosse fedele alla propria denominazione, dovrebbe appunto soppesare le notizie che le vengono passate, prima di pubblicarle. E’ possibile che solo un dietrologo come me sia in grado di cogliere la ridicolaggine di certe affermazioni, e ipotizzi dietro a questa messa in scena una più che legittima clausola contrattuale, che vincola la retribuzione al rendimento? Questo son quattro anni che si rompe; i dirigenti del Milan, per quanto innamorati di Riccardino, non sono gli ultimi dei pirla (e se lo dico io…). Ergo: due righe sul contratto (ti rompi? Non ti pago) sono la cosa più logica. Invece no, tutti si vogliono bene, certi-amori-non-finiscono e stronzate varie assortite.

Infine, tutti a riconoscere i giusti meriti a Benitez: Massimo Mauro dichiara di apprezzarlo tantissimo (adesso, ovviamente: ricordo le frecciate che gli riservava ai tempi nerazzurri), mentre alla Domenica Sportiva gli offrono su un piatto d’argento la frecciata di Mourinho (“Il Chelsea ha problemi perché è abituata a giocare male”), commentando “eh ogni tanto Mourinho parla a sproposito”.

Sono ormai tre anni che José non vi piglia a ceffoni settimanalmente, ma ancora vi rode eh?

WEST HAM

Ferale sconfitta interna con l’Everton, dopo essere passati in vantaggio per due volte, subiamo 2 gol in un attimo. Proprio vero che la vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.

Ricambiamo l'inchino

Ricambiamo l’inchino

TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE

INTER-CAGLIARI 2-2

Weekend strano e solito al tempo stesso, seppure su fronti diversi.

Dopo essermi violentato l’anima, sperando che i cugini rimontassero il doppio svantaggio a Napoli, ho assistito quasi “nasandola” all’ennesima prestazione da Pazza Inter. Mi sono in realtà risparmiato il primo tempo che, credo, sia riassumibile nel bel gol di Palacio su cross di Cassano, in una gragnuola di parate di Handanovic e nel meritato pareggio sardo con Sau, bravo a infilarsi tra Samuel e JJ.

La ripresa invece ha visto i nostri procedere  a sprazzi, col Cagliari bravo a ripartire e approfittare degli inevitabili buchi che si aprivano dietro. Milito ha fatto riapparire la prima delle megére evocate nel titolo, sparando alto un sapiente assist di Nagatiello a non più di 3 metri dalla porta.

La spinta “ragionata” dell’Inter in realtà finiva lì: da quel momento in poi i nostri cercavano il gol più col casino organizzato che con manovre ragionate. La dura legge del gol (sbagliato-e-quindi-subito) non ha tardato a trovare applicazione, con Pinilla bravissimo a centrare il palo su girata acrobatica, e ancora Sau bravo e fortunato a trovarsi in zona, controllare e fintare prima di mettere in buca l’1-2. Dopo qualche Madonna tirata a dovere, ho pensato al classico dei classici: Inter che deve vincere per approfittare degli acciacchi altrui e che invece viene beffata sul più bello.

I fantasmi di Phil Masinga, Evair e Dely Valdes si sono messi a ballare davanti a me, mentre uno strano mantra di Morettiana memoria riecheggiava nella mia testa: “tutto dipende da me, e se dipende da me, sono sicuro che non ce la farò”.

Quando poi vedo l’inutile Riky Alvarez prendere il posto di Cassano capisco che la giornata da scura può solo trasformarsi in nera, e invece è una botta di culo sesquipedale a rimetterci in carreggiata, sotto forma di cross di destro (di destro, lo devo scrivere due volte perché possa capirsi l’eccezionalità dell’evento) proprio del neo entrato che incoccia su Astori per il più classico degli autogol. Pareggio e una manciata di minuti da giocare, tentando quel che, a seconda del colore delle strisce della maglia, viene definita “vittoria di carattere” o “somma ingiustizia calcistica”. Nel dubbio, non si applica né l’una né l’altra definizione, visto che il casino organizzato di cui sopra produce qualche flipper in area che causa solo picchi di pressione arteriosa, fino all’inguacchio del 90’. E lì che appare la seconda strega di giornata, allorquando Ranocchia è palesemente cianghettato a cavallo dell’area, tra le urla degli spettatori e nel silenzio assordante dell’arbitro, che fa proseguire. Il fatto che sia Cassano, rimasto in panca dopo il cambio, a dover calmare Stramaccioni, dà la misura dell’incazzatura del Mister, che viene inevitabilmente cacciato.

Rimandando a poco più sotto i commenti  de panza sul succitato fattaccio, qui mi limito a rivendicare il sacrosanto diritto di una squadra di vincere, pareggiare o perdere partite per esclusivo merito o demerito proprio e degli avversari, ma senza dover mettere sul piatto della bilancia la decisione sbagliata dell’arbitro.

Se Milito sbaglia da due passi posso smadonnare fino a domani senza capacitarmi di come un campione come lui possa calciare alto da quella posizione, ma se un arbitro non segnala un fallo chiaro e solare come quello su Ranocchia, il tifoso, sì fazioso ma non fesso, si incazza. E si incazza ancor di più quando gli viene fatto notare che, stante l’errore del proprio centravanti, non ha diritto di lamentarsi. A stronzate del genere finge di credere Marotta quando dice “il loro gol era buono, il nostro in fuorigioco, ma ai punti avremmo vinto comunque noi” oppure il fideista sacchiano che pensa che solo giUocando bene puoi meritarti di vincere, e che se invece osi giocare male, e il Dio del calcio decide di non incenerirti con un fulmine a metacampo, il minimo che ti puoi aspettare è di perdere.

 Cercando di tornare al solo calcio giocato, è vero che, dopo la vittoria di Torino, probabilmente i nostri hanno accusato un calo di tensione: è qui che però deve intervenire un allenatore come Stramaccioni, bravo nell’aspetto motivazionale: al netto degli errori arbitrali, che in due partite ci hanno tolto 3 punti (1 a Bergamo e 2 ieri), le ultime partite ci hanno visti in calo, incapaci di riproporre lo schema “massicci e incazzati” che tanto veloce ci ha fatti marciare a Ottobre. La speranza è che lo svuotamento dell’infermeria e l’applicazione calcistica del sommo principio dell’informatica (spegni e riaccendi) possano portare benefici alla squadra.

LE ALTRE

Come detto, Juve-Lazio e Napoli-Milan avevano apparecchiato la domenica come meglio non si poteva sperare: due pareggi, accompagnati da una nostra vittoria, avrebbero voluto dire 2 punti recuperati su tutte e quattro le suddette. Forse troppo bello per essere vero, o troppo vero per essere bello. Di tutto questo stallo ne approfitta la Fiorentina che demolisce l’Atalanta e appaia il Napoli al terzo posto, ad una sola lunghezza dai nostri. Bello e intenso come al solito il Derby di Genova, che vede la Samp prevalere sul Grifo, lasciandogli anche la poco invidiabile coda della classifica. Nonostante Clouseau Delneri, spero sempre per il meglio quando si tratta di Zena.

E’ COMPLOTTO

Lampante e palese dimostrazione di prostituzione intellettuale ieri nel dopo partita.

Protagonista principe, la terza strega della nostra favoletta, sotto forma di calabrese cantilenante (Massimo Mauro), la cui faccia di tolla riesce a rimanere impassibile nel suo mezzo sorriso anche dicendo che secondo lui quello su Ranocchia non è rigore. Non mi stupisco dell’affermazione in sé, perché conosco il soggetto e la sua “non simpatia” per i colori nerazzurri. Quel che mi fa ribrezzo è il suo discorso da finta-vergine, nel quale accusa Moratti di essere troppo tifoso per essere obiettivo, invitandolo a fidarsi di giornalisti e commentatori imparziali, che, proprio perché tali, sarebbero più lucidi mentalmente e quindi più attendibili in sede di giudizio. Il figuro aggiunge che adombrare sospetti fa male al calcio, che non è giusto farlo “perché la Juve è andata in B ed ha pagato ed è stata l’unica a pagare”, e che così facendo lo costringono a ricordare il rigore non fischiato al Catania, che lui non vorrebbe ricordare perché l’errore dell’arbitro fa parte del gioco, e che invece si vede costretto a tirar fuori di nuovo, a ulteriore riprova del fatto che, alla fine, torti e ragioni si compensano. (Il fatto che quello sia il solo episodio che viene tirato in ballo a favore dell’Inter, e che comunque quella partita sia stata vinta 2-0 poco conta ovviamente…).

Non starò a dirvi quanto soave sia sembrata la musica uscita dalla bocca inferocita del Signor Massimo, infuriato nel dopo gara e unico a parlare ai giornalisti, e polemizzando anche con lo stesso Mauro e la sua tesi negazionista. La speranza, in termini di governance aziendale, è che l’incazzatura continui e non sbollisca come tante altre volte nelle dichiarazioni del Lunedì rese-dal-sempre-disponibile-presidente-all’ingresso -degli-uffici-della-Saras.

Soprattutto perché, se non è bello subire torti sul campo, ancor più “antipatttico” è essere presi per il culo nei giorni seguenti. Facendo finta di parafrasare Giovenale, e volendo invece citare un sommo ancorchè bianconero Matteo Brambilla di bionda età, mi chiedo retoricamente quis custodiet custodies? e cioè chi garantisce della buona fede di commentatori e giornalisti, quando questi negano l’evidenza o promuovono una sostanziale omertà come stile di vita? Ritorna ancora una volta la saggezza Mourinhana del ‘bassiamo i toni e delle nefaste conseguenze che ciò ha portato al nostro Calcio. Evidentemente  si sbaglia a lamentarsi, perchè il nostro piangere fa male al Re. Dovremmo pigliarla in culo e ringraziare, dovremmo credere a chi ci dice che piove dal basso in alto e che quello su Ranocchia non è rigore, perché Ranocchia è alto 1.90 e per un tocco così non può cadere (non posso chiedere a Mauro di conoscere le basi della fisica e quindi il concetto di leva, ma cazzo, questo ha giocato 10 anni in Serie A e non può non riconoscere in quella dinamica un chiaro fallo di gioco).

Del resto, nelle mie orecchie risuona ancora l’ex arbitro Chiesa che, commentando in diretta il famoso Juve-Inter di Iuliano nel ‘98, sosteneva che “non tutti i contatti sono rigore” e che quello, secondo lui, non lo era. Eppure si dichiarava imparziale, eppure era competente, come Tosatti, come Biscardi, come il moviolista Silvio Sarta e tanti altri che solo io e pochi altri, rancorosi dall’elefantiaca memoria, ricordiamo ogni sera nelle nostre preghiere.

E noi, poveri bimbi rimasti scottati dall’acqua bollente, dovremmo fidarci ciecamente di quel pentolone di acqua calda che cuoce sul gas, senza far troppe manfrine su quel che è stato, chè se no qui non se ne esce più!

In tutto ciò, la Juve con la sua reazione pesta una cacca di mucca, visto che –se conosco il mio presidente- le sue parole di ieri non erano rivolte a Torino. Non che voglia assolvere i gobbi (anzi), ma quando Moratti dice di non voler rivivere esperienze già vissute, non si limita a tirare in ballo banalissimi favori dati alla Juve. Si riferisce a un sistema non solo finalizzato ad avvantaggiare gli amici, ma anche a danneggiare chi a quel cerchio magico non apparteneva. Come a dire che non bastano due partite senza aiuti alla Juve per far sparire il problema, perché il problema c’è e persiste, addirittura indipendentemente dalla Vecchia Signora: così come contro la Juve, per un arbitro, è bene non sbagliare, con l’Inter ogni arbitro –mi vien da dire soprattutto quelli giovani- può dimostrarsi “di personalità”: l’Inter è la classica grande con la quale si può anche sbagliare, perché tanto alla fine non succede niente. Loro tanto piangono sempre e io, arbitro, posso dire di non aver subìto la famosa sudditanza psicologica e di aver avuto le palle per non fischiare un rigore al 90’ a favore della la grande squadra. Se poi il rigore a guardar bene c’era, c’è sempre la poesia dell’errore dell’arbitro che va accettato come quello di un Milito qualsiasi…

WEST HAM

Monday night contro lo Stoke per mantenere una classifica da sogno.

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Scegliete voi quale delle due foto maledire di più Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

Scegliete voi quale delle due foto maledire di più.
Io, democristianamente, tirerò moccoli alternati, giusto per non scontentare nessuno

ORA DEL DECESSO: 22:31

INTER-MARSIGLIA 2-1

Forse, nella sua beffarda crudeltà, è giusto così.

Finire con un tonfo e non dare speranze di possibile continuazione. The party is over.

Spero che il ceffone sia forte abbastanza da convincere il Signor Massimo a fare quel che deve, seppur con 2 anni di ritardo. Basta con l’accanimento terapeutico; stacchiamo la spina. 

Non dirò per la millesima volta che la squadra andava gradualmente puntellata negli anni scorsi. Mi limito a far notare che la stessa operazione andrà fatta in maniera decisamente più invasiva –e quindi meno “digeribile”- in estate, facendo tabula rasa o quasi e piantando nuovi semini in attesa che spunti una nuova piantina…

Non posso non chiedermi cosa sarebbe questa squadra oggi con Cavani, Inler e Sanchez stabilmente in rosa, colpi fattibilissimi dal 2010 ad oggi. Non posso non rammaricarmi di come la vecchia guardia sia stata usata come feticcio o panacea davanti a tutte le difficoltà, rimestando la minestra del “questi giocatori fino a pochi mesi fa vincevano tutto”, abbassandoci al livello dei diversamente strisciati senza averne il culo (il riferimento alla Champions vinta nel 2007, senza essere titolata a parteciparvi e giocando 3 partite degne di tal nome, è puramente voluto). Purtroppo le squadre non si fanno con le figurine, altrimenti basterebbero Brehme Matthaeus e Nicolino Berti a risolvere la situazione.

Non che abbia particolare piacere nell’indugiare sullo scempio di ieri sera: usciamo avendo meritato di passare; usciamo battuti da un avversario mediocre, guidato da un allenatore mediocre, che è stato un calciatore mediocre ma vincente, grazie ad un ematocrito costantemente sopra i 50.

C’è stata sfiga, senz’altro, ma anche tanta colpa.

Non puoi sbagliare due gol così nei primi 10 minuti, così come non puoi farti beffare all’andata e al ritorno nel recupero. “Chi l’è sfurtuna’, l’è anca un po’ cujun” dice il vecchio saggio. Traducete voi per Lucio.

L’Inter nei 90’ ha avuto gambe e testa per non più di 30 (diciamo i primi 10 e gli ultimi 20). Si sapeva che loro fisicamente erano due spanne sopra di noi, bestiacce da 1.90 dietro e a metacampo, piccoli e guizzanti sulle fasce e davanti: è quindi tutto da vedere come sarebbero andati gli eventuali supplementari. Maicon non si regge in piedi, Sneijder ben presto lo imita, Deki fa quel che può ma arranca anche lui. Gli unici a salvarsi sono il Capitano e Poli, mentre Forlan deambula senza costrutto e Milito ripete la prestazione di Verona: un errore clamoroso e un gol per farsi perdonare –anche se non abbastanza.

Facendo il fallace giochino dei “se”, stare 2-0 dopo 10 minuti di gioco avrebbe dato tutt’altra storia alla partita, permettendo a noi di abbassare i ritmi e costringendo loro a scoprirsi. Ecco perché ho vissuto come un tremendo presagio i succitati errori sottoporta, che peraltro rimangono gli unici veri pericoli corsi dai marsigliesi fino al 75’ (non conto le punizioni telefonate di Wes o sparate alla cazzo da Stankovic e Maicon. Tra l’altro: Maicon a battere le punizioni!?!?). E lo stesso gol del Principe arriva dopo un altro clamoroso errore del Pazzo, che per fortuna genera una carambola risolta da Milito con proditoria quanto efficace scarpata da 3 metri.

Da lì in poi la speranza è che i nervi facciano quel che i muscoli non possono fare più (…ma da mo’!): far correre la squadra. Serve chiuderla prima del 90’, per non arrivare ai supplementari che ci vedrebbero con la lingua a penzoloni. La squadra per quello si mette anche a correre, complice anche il doppio cambio Pazzo+Obi al posto di Forlan+Sneijder. Ma il fatto che l’Inter si giovi della corsa del giovane nigeriano, lungi dal voler essere una critica al fratellino di Leroy Johnson, è un indicatore preoccupante della nostra pochezza attuale. Obi nell’Inter del futuro ci può stare e può giocare anche diverse partite. Del resto il Triplete l’abbiamo vinto con Muntari in panchina, e Obi è molto più forte e immensamente più intelligente del nuovo fenomeno del centrocampo milanista. Detto ciò, non è Obi il perno che può far svoltare i nerazzurri.

Finito l’inciso sul nigeriano, e tornando all’ultimo quarto d’ora, il casino organizzato produce un paio di mischie e un colpo di testa del Cuchu –entrato per un Poli stanchissimo- che non riesce a governare la palla strumpallazza nell’area piccola. E proprio quando tutti aspettano l’agonia dei supplementari arriva il premio sfiga (o cujun, come s’è detto poc’anzi) con un rinvio alla cazzo del loro portiere per Brandao, subentrato negli ultimi minuti al posto di un (dolce) Remi che doveva essere un satanasso e si è rivelato più inoffensivo del cane Zerbino o della scimmietta. Al suddetto (Brandao, non Zerbino) riesce la giocata della vita, ovvero contrastare Lucio, stoppare a seguire con la schiena e tirare di sinistro a 1 mm dal piede di Samuel e sotto la panza di Julio Cesar. Il brasiliano, che se possibile fa crescere a livelli siderali il mio odio per lui palesandosi nel dopo partita come Atleta di Cristo, è l’ennesimo carneade che contro di noi ha avuto la serata da raccontare ai nipotini di fronte al caminetto. E mi sorprende che la gente ancora non abbia capito la diretta correlazione tra pippa-colossale-che-entra-in-campo e uccello-padulo-in-zona-Inter. Dovrebbero esserci anche delle pubblicazioni scientifiche al riguardo.

La tragedia (sportiva, s’intende) si trasforma in beffa 30 secondi dopo, con Pazzini abbattuto in area e conseguente rigore: si realizza quindi un cortocircuito tale per cui il nostro segna, ma ad esultare sono gli altri, stante il triplice fischio finale dell’arbitro subito dopo.

Quel che è certo è che non siamo, né mai siamo stati, fortunati. Vinciamo e andiamo a casa, mentre altri ne prendono 3 e passano. Ma è giusto così, ripeto. Che non ci siano alibi né tentennamenti. L’applauso a questi uomini c’è stato e la gratitudine sarà sempiterna. Ora serve voltare pagina, e non mancherò di dare al Sig Massimo i miei preziosi consigli sotto forma di possibili nuovi acquisti, liste di proscrizione e piani strategici quinquennali.

E’ COMPLOTTO

Non ho molto da dire sulla gara di ieri, a parte le lenzuolate sul ciclo finito che del resto erano in canna dal giorno dopo Madrid ed aspettavano solo il momento giusto per essere eiaculate.

Quel che vorrei far notare, seppure con un paio di giorni di distanza, è la reazione della stampa (intesa proprio come categoria, o corporazione) all’indegna uscita di Zlatanasso nel dopopartita all’indirizzo di una giornalista di Sky, rea di avergli chiesto se fosse ancora arrabbiato con Allegri.

Il MinCulPop rossonero ha fatto solerte il suo mestiere, minimizzando l’accaduto e comunicando che in serata tra i due c’era stata una telefonata chiarificatrice (chiarire cosa? Che sei un buzzurro? Devi scusarti, non chiarire) e che insomma il caso era chiuso.

Ma se la favoletta da Milanello Bianco era quanto di più prevedibile potevamo aspettarci, il silenzio assordante dei colleghi della sventurata giornalista non me li aspettavo. Non è vero. Mi aspettavo anche quelli. Tutti compatti ad attaccare Mourinho che insulta un inviato, beccato per l’ennesima volta in zona a lui non autorizzata. Duri e puri nel boicottare la successiva conferenza stampa e nel respingere sprezzanti le scuse dell’allenatore “alla persona, ma non al professionista perché lui lì non ci poteva stare” (così disse il Profeta, ineccepibile come sempre).

Qui invece, silenzio su tutta la linea. Un silenzio assordante e di un color marroncino…

E' stato bello. Grazie.

E’ stato bello. Grazie.

ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

BOLOGNA-INTER 1-3

Lungi da me l’idea di vedere tutti i problemi risolti ed il cielo sereno e terso davanti a noi.

Non è così e temo non lo sarà per un po’ di tempo ancora.

Ma bisognava vincere e si è vinto. In questo momento poco conta il “come”; …che poi, volendolo analizzare, il “come”, ci sarebbe anche qualcosina da dire: un centrocampo “terra-terra” abbastanza in linea con Coutinho un po’ ala destra un po’ trequartista, e Obi a macinar km (meglio che nelle precedenti versioni); una difesa a 4 con Nagatiello e Chivu sulle fasce; Pazzo e Forlan davanti; massicce dosi di buon senso in un ginepraio di domande sul “chi siamo” “cosa facciamo” “dove andiamo”.

La difesa difende benino (sciagurato Chivu a tenere in gioco Di Vaio nell’unica vera occasione lasciata al Bologna), il centrocampo fa il suo (niente miracoli ma nemmeno grosse cazzate, con Cuchu e Zanna in mezzo a governare questa –ex?- repubblica delle banane), e l’attacco di riffa o di raffa produce tra tutto una decina di occasioni, cominciando con Samuel che di destro da 3 metri centra il loro portiere, passando dai due pali di Forlan e Cambiasso, e citando per dovere di cronaca anche un paio di belle conclusioni di Coutinho. Non dubito che al Mondiale Under 20 sia stato tra i migliori, perché il piedino ce l’ha e la testa abbastanza: continua a rimanere di due spanne inferiore a una qualsiasi presentabilità fisica per giocare nel calcio dei maggiorenni. Se non fosse per le conseguenze a medio lungo termine, spererei in uno sviluppo tardo adolescenziale e poco naturale à la Pato (8 cm e 8 kg messi su in due anni, con la conseguenza di stirarsi ogni 3 x 2). Va fatto giocare, dandogli una mezz’ora, un tempo, un’oretta e facendolo abituare ai ritmi –e ai calcioni- dei ruvidi terzinacci della nostra disastrata Serie A. 

Il gol di Pazzini, al netto della mezza papera di Gillet, arriva dopo un bello scambio Cuchu-Forlan-Pazzo, e chiude un buon primo tempo. La squadra pare tenere bene il vantaggio, senza creare eccessivamente ma subendo poco o nulla, finché il prode Tagliavento si ricorda che quando arbitra l’Inter deve applicare il regolamento alla lettera, e fischia quindi il rigore per i “socmel” scorgendo su un corner una trattenuta di Samuel di-quelle-che-se-ne-vedono-10-a-partita. JC quasi ci arriva, ma è pareggio ad opera di Diamanti.

Onestamente, visto il sostanziale immobilismo dei ragazzi nella ripresa, dubitavo di vedere una reazione nerazzurra, invece un paio di cambi (su tutti il Principe per Forlan –in ombra-) danno nuova linfa all’attacco interista, che vede un bel velo del Pazzo a liberare Milito fermato con clamorosa cianghetta ai danni del nostro, con inevitabile –a termini di regolamento!- rigore ed espulsione del difensore Morleo.

Milito, con un refuso genovese, sembra pensare “poche musse” e dal dischetto fa 2-1.

Qui arriva la parte più onirica e futuribile della partita, perché se riusciamo a fare il 3-1 (primo stupore) su punizione battuta da Muntari (secondo stupore) e girata in gol di testa da Lucio (terzo stupore), mi dico che nulla è impossibile per questa Inter (cit. Scarpiniana). Se oltre a geometrie anche solo da scuola media e a uno stato di salute anche solo un poco migliore del sanatorio di Sondalo, ci mettiamo anche un po’ di culo, allora si può fare qualcosa di buono quest’anno. Oltreutto, come dice il nuovo Mister “là davanti ce stanno a aspettà” ed in effetti l’andatura è sempre alquanto compassata. La vetta dista sì una quindicina di squadre, ma in termini di punti sono solo 4. Come si dice in questi casi, adesso la classifica non bisogna guardarla. Serve tenere la testa bassa e pedalare: vediamo come saremo messi alla prossima sosta nazionali. Hai visto mai…

 

LE ALTRE

I cugini spezzano le reni al Cesena grazie a un cross sbagliato di Culetto d’oro Seedorf. Chi mi conosce sa la stima incommensurabile che nutro nei suoi confronti, ma quello non è un “beffardo pallonetto” e nemmeno un “colpo a effetto visto il portiere fuori dai pali”: quello è il classico cross-a-cazzo messo in mezzo sperando nell’Inzaghi di turno (che era in panca, ma per dire…) che è venuto fuori un po’ forte ed è finito sotto l’incrocio. Questo per dire come stanno messi i campioni d’Italia senza Ibra, Pato e Boateng. Potenza di Milan Lab…

La Juve rimonta stoicamente a Catania racimolando ben due punti contro siciliani e Bologna, ma per la classifica ufficiale è sempre in testa. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il gobbo-medio del fatto che, stando ai risultati del campo, e quindi senza la penalizzazione, l’Atalanta sarebbe prima da sola a 10 punti. Eppure non ho sentito un solo bergamasco inveire contro la Federazione o minacciare esposti al Tribunale dell’Aja… Il Napoli è bloccato in casa dalla Fiorentina e quindi verrà sabato a Milano assetato di punti (avrei preferito una loro vittoria…), mentre la Roma vince a Parma la sua prima partita di campionato (come qualcun altro…) e fa intravedere il calcio di Luis Enrique. Al cui proposito, la citazione del Rag. Filini sulla grigliata di pesce-ratto si impone:”Può piacere o non piacere. Su questo non discuto…”.

 

E’ COMPLOTTO

Dopo aver ribadito l’assoluta incoerenza di Tagliavento nelle ultime due partite arbitrate (in Napoli-Milan permette spintonate a gioco fermo a Nesta e Pato, da noi pesca il rigore a Samuel), faccio notare l’ennesimo caso di umorismo involontario del Giudice Sportivo Tosel, che infligge a Ranocchia tre turni di squalifica e a Cassano 5000 € di multa con la stessa motivazione, e cioè “

per avere… uscendo dal terreno di giuoco, rivolto ad un Assistente un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara”. Esilarante, no?

Noto infine con un misto di raccapriccio e riso isterico che, nonostante si imputi all’Inter (società e tifosi) di non riuscire a “superare” Mourinho e di continuare a pensare ai bei tempi andati, le vere “vedove” di José sono proprio i giornalisti, rimasti orfani di uno che, sempre, dava da scrivere per giorni e giorni. Ogni occasione è buona per regalargli titoli e articoli anche se “andrebbe dimenticato, perché non è giusto e non fa bene a una grande squadra come l’Inter continuare a guardare al passato”. Invece per i giornalisti va sempre bene, vero?

WEST HAM

Vittoria di misura contro i centro classifica del Peterbourgh. Quarto posto saldo in classifica, a due soli punti dalla vetta.

Via così…

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d'archivio!

Cuchu e il Principe festeggiano dopo il gol: e non è nemmeno una foto d’archivio!

THE PARTY IS OVER

INTER-SCHALKE 2-5

…E dopo aver mostrato all’Italia intera come non si gioca un Derby, ecco palesato a tutta Europa come buttare nel cesso una stagione.

Si chiude, in una fresca serata d’Aprile, il ciclo dell’Inter post Calciopoli: 5 scudetti, una Champions e una manciata di altre Coppe assortite resteranno a imperituro ricordo della grandezza di questa squadra.

Una partita iniziata come meglio non si può (Deki ripete il miracolo di Genova e insacca da metacampo dopo soli 30 secondi di gioco), viene invece gestita “alla cazzo”.

Di testa in area non ne prendiamo una e, al primo calcio d’angolo, giochiamo alle belle statuine. JC deve avere una catena che lo tiene legato alla linea di porta, visto che non esce nemmeno sui cross che arrivano nell’area piccola. Così è costretto a fare il miracolo sulla prima conclusione dei crucchi, per poi capitolare subito dopo, stante l’immobilismo di 4-5 compagni incapaci di spazzare l’area.

Ci sono ancora 70 e passa minuti da giocare, e davanti si costruiscono anche belle cose: Milito viene fermato mille volte per fuorigioco e quando è in posizione regolare è spintonato in area con annessa querimonia del mio settore: “arbitrobastardoèrigore!!!”; Eto’o segna su servizio di Maicon ma once more in offside, e infine dopo bell’assist di crapa lustra Cambiasso, il Principe si riprende l’Europa, lasciata a Madrid 9 mesi fa.

2-1 e partita riacciuffata per i capelli, malgrado la sostituzione di Stankovic dopo un contrasto nel quale rimedia anche un giallo. Nemmeno chi è interista navigato come me (e quindi fine conoscitore della psiche malata di questa squadra) può però presagire quel che accadrà nell’ora successiva. Intanto, dopo un’incursione infruttuosa T.Motta lascia il “buco” a centrocampo e da lì parte il contropiede tedesco, con tal Edu che prima tira di destro (sporcato da Chivu e respinto a mano aperta da JC) e poi mette in buca il 2-2 con un esterno sinistro che si infila tra palo e arti nerazzurri assortiti.

Bucio di culo, ma noi coglioni come pochi…

L’intervallo serve solo a fare un po’ di training autogeno tra i “colleghi” di settore, nel cui caleidoscopio di dialetti e improperi emerge l’incredulità per quanto visto, ma al tempo stesso la fiducia nel poter raddrizzare quel che al momento pare un brutto risultato (tocca citare ancora gli amati Pearl Jam: “if I had known then, what I know now…”) .

La speranza non è nemmeno troppo lontana, se si pensa che nei primi minuti Milito si divora il 3-2 così come Eto’o poco dopo (non è un tiro, non è un cross…). La partita offensiva dell’Inter però di fatto finisce lì (salvo un miracolo del loro portiere sull’unica azione personale riuscita al Re Leone). Prosegue come e peggio di prima invece quella difensiva: i crucchi vengono giù da tutte le parti, segna Raul (con tanti saluti a Superpippa) dopo un insensato tentativo di anticipo di Chivu a metacampo che lascia Ranocchia solo contro lo spagnolo. Il giovane difensore italiano, forse un po’ troppo presto ribattezzato “il nuovo Nesta” va in bambola completa, segnando il clamoroso autogol del 2-4. Poco dopo Chivu-che–si-sente-centrale-e-non-terzino-sinistro rimedia la seconda esplusione in tre giorni giocando da stopper (il “rosso” è invero questionabile, come in generale la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro inglese Atkinson) e lascia i compagni in 10.

Entra Cordoba come nel derby, al posto di Kharja che a sua volta aveva sostituito Stankovic. Il vecchio Ramiro si fa vedere poco e male, ciabattando l’ennesima occasionissima tedesca sui piedi della loro ala, che mette in moto Edu (doppietta stasera, l’anno scorso giocava in Corea, per dire…) per il 5-2.

Poco da aggiungere a commento di ‘sta partitaccia: inutile citare il sommo José Mourinho detto Special One (“la Champions è la competizione dei dettagli”); più pertinente rifarsi al compianto Franco Scoglio detto ‘O Professo’ (“a voi vi mancano i basilari”).

Quando hai una difesa inguardabile al centro, quando il tuo terzino-migliore-al-mondo-nel-suo-ruolo deambula per il campo e si fa notare solo per le rimesse laterali sbagliate, quando il tuo trequartista gioca in guerra col mondo e cerca sempre la giocata più difficile, incapace di capire che quando non è serata è meglio limitare i danni e giocarla facile, quando il tuo centrocampo ha un’autonomia fisica che sfiora la mezzora (del primo tempo), quando in tre parole giochi-di-merda, non puoi che perdere. E perdere male. La vogliamo dir tutta? Al ritorno, più che fare i 4 gol necessari per passare il turno, sarà difficile non subirne nemmeno uno.

 Che ora la società abbia la lucidità e la decenza di non annacquare i sogni e le illusioni e agisca di conseguenza: per sopraggiunti limiti di età, di fisico o più semplicemente di rendimento, la squadra è da rifondare. La difesa senza Lucio e Samuel, e con la complicità dello schema dell’ammore, è allo sbando: c’è da non bruciare Ranocchia, e da guardarsi intorno per un serio terzino sinistro (tipo Criscito).

Il centrocampo, che come “nomi” sembrerebbe essere a posto, ha dimostrato purtroppo che Cuchu-T.Motta-Stankovic in una stagione possono giocare contemporaneamente non più di 10 partite. L’età è avanzata (anche se non avanzatissima), ma il fisico e la propensione alla recidiva sono il minimo comun denominatore di tre granidissimi giocatori, sui quali però non si può costruire un futuro per quanto prossimo. Vanno tenuti, ovvio, ma patti chiari e amicizia lunga: prendi Hernanes e uno tra Poli e Palombo e li fai girare tutti. Davanti, se Milito recupera (ieri sera bene a parte il gol mangiato a inizio ripresa) è dove abbiamo meno problemi. Chiaro che uno come Sanchez o Tevez fa sempre comodo, ma le priorità vanno date agli altri reparti.

E infine l’allenatore: pur apprendendo di un faccia-faccia molto lungo nel post partita tra Leo e il Signor Massimo, credo che avremo lo stesso allenatore anche all’inizio della prossima stagione: l’ha scelto Moratti in persona, e in quanto tale gode della fiducia del Presidente. In altre parole, un altro nelle sue condizioni (perdi Derby-scudetto e Champions in tre giorni) sarebbe uscito con le valigie da San Siro. Come detto tante volte, tanta simpatia umana per Leo, poca fiducia tattica. E se questo nel breve periodo può essere secondario (empatìa, joia e bellèssa a coprire le carenze in materia di diagonali e raddoppi), alla lunga avere una difesa zemaniana è come giocare a ciapa no.

E soprattutto in coppa non puoi sempre e solo sperare di farne uno più degli altri.

E dire che era cominciata così...

E dire che era cominciata così…