BACK ON TRACK

INTER-GENOA 1-0

Aldilà di qualche visionario in probabile scompenso etilico (leggasi Gasperini), l’Inter mostra uno dei vestiti migliori in occasione dell’ennesimo uno-a-zero.

Vero che la vittoria arriva grazie a una punizia “intelligentemente ignorante” dì Ljajic (della serie: buttala forte in mezzo ma comunque verso la porta chè non si sa mai), ma i ragazzi creano più in questi novanta minuti che in tante delle prime partite messe insieme.

Personalmente, ho smesso di preoccuparmi delle costanti sorprese che il Mancio ci riserva al momento di svelare la formazione.

Il me pessimista avrebbe ad esempio accolto con raccapriccio la notizia del centrocampo in puro stile Latin King (Melo-Medel vs resto del mondo), e invece ho semplicemente preso atto della cosa, pensando quel che un tifoso normale dovrebbe pensare della propria squadra normale, e cioè: “c’è un allenatore pagato apposta per farli allenare tutti i giorni e per studiare gli avversari: saprà ben lui come mettere in campo la squadra, no?” .

È una sensazione che non provavo da tempo, e a cui ancora faccio fatica ad abituarmi, ma è un bel viaggiare, non c’è che dire.

Stessa sensazione mi coglie apprendendo della panchina riservata a Icardi. Se c’è una cosa che apprezzo di questa squadra è l’altissimo numero di alternative che ha a disposizione, e parlo tanto di uomini quanto di moduli. Avversari e critica raramente si raccapezzano, e vedere le pagine del bigino dei Luoghi Comuni Maledetti ammucchiarsi sempe più nel cestino, mi fa godere come un mandrillo.

Al momento, Ljajic è il nostro uomo in più e giustamente Mancio non ci rinuncia. Insieme a lui, il velocissimo e bravo Biabiany, l’amichetto del cuore Jovetic e la sapienza tattica di Palacio. I quattro si trovano bene, a parte un Jojo troppo lezioso, e Ciuffolo non trova un valido motivo per inserire Icardi a partita in corso.

L’intera partita ci vede con un possesso palla del 70%, stavolta non sterile come altre volte ma accompagnato da diverse occasioni, prima e dopo il gol che decide il match. Una volta ottenuto il vantaggio, onestamente non ho mai avuto il timore di non portare a casa i tre punti. Nemmeno al gol ingiustamente annullato al Trenza. Nemmeno al rigore non fischiato sempre a Palacio, nemeno quando D’Ambrosio ha deciso di far azzeccare almeno una decisione a quel ficaccione di Giacomelli beccandosi due gialli in me di dieci minuti.

Il centrocampo ha tenuto, tanto è vero che i due splendidi sgherri nerazzurri hanno trovato nel rispettivo compagno il solo ostacolo della partita (a veder la capocciata tra i due è venuto mal di testa anche a me), mentre la difesa è stata impegnata solo nel finale, con l’ingresso di Pandev, uscendone comunque indenne per la decima volta su quindici.

La prossima sarà la velenosissima trasferta in terra friulana, contro un’Udinese reduce dalla disfatta di Firenze e quindi pronta per la solita partita della vita contro i nostri.

Squadra avvisata…

LE ALTRE

Andando in ordine cronologico, i Gobbi trovano la quinta vittoria consecutiva contro una Lazio che invece sembra davvero smarrita (ovviamente sarà nostra ospite nell’ultima prima della sosta, già tremo).

Sull’altra sponda del Tevere, poco meglio la Roma che si trova in vantaggio col Toro in maniera simile alla nostra, se si guarda alla sola punizia dì Pjanic, ma che continua a fare fatica a mettere insieme i pezzi e soprattutto non riesce a conservare il vantaggio, combinando er pasticciaccio brutto al 94′: rigore discusso e discutibile, ma è proprio il far succedere un papocchio del genere che illustra la confusione che regna in casa Garcia.

A pranzo, godiblissima l’imbarcata del Napoli a Bologna. Higuain si prende 87’minuti di ferie e si sveglia solo con una doppietta nel finale, che però non impedisce la sconfitta per 3-2. Débacle pesantissima da digerire per la stampa adorante, che tuttavia nemmeno oggi ammetterà che forse (forse eh…) appoggiarsi solo al centravanti migliore del campionato può anche avere i suoi lati negativi.

È ovviamente presto per qualsiasi analisi, visto che, con la Viola vincente senza particolari problemi con l’Udinese,  siamo in tanti in pochi punti, con ulteriore spazio per eventuali candidati.

Epperò.

E’ COMPLOTTO

Epperò ci siamo anche noi. Come al solito ospiti non troppo graditi, anche se a ‘sto giro veniamo definiti non spettacolari -quello giammai e ne andiamo pure orgogliosi- ma quantomeno convincenti, sicuri, solidi, addirittura belli!

Sky evidentemente nun ce vole stà, e forse per pura ripicca non fa vedere il nostro gol nella carrellata di reti segnate nel weekend, arrivando poi a mostrare una grafica in cui con tono incredulo si fa notare come l’Inter sia la squadra che fino ad ora è stata per più tempo in testa alla classifica (cosa che noi Intertristi piangina facevamo notare anche nelle scorse settimane, allorquando venivamo pervicacemente definiti “secondi” pur essendo a pari punti della Fiorentina).

Sintomatico poi il modo in cui il Palazzo ha reagito alle esternazioni di Mancini e Ausilio nel dopo Napoli: la designazione di Giacomelli, a chi la sa leggere, ha una certa tendenza alla sindrome di accerchiamento e riconosce al volo le citazioni dei film di Salvatores, ha più valore di un sacco di parole.

Mandare un arbitro diventato famoso per la frase “voi dell’Inter state zitti!“, vedersi annullare un gol palesemente buono e negare un rigore di solare evidenza è la miglior conferma che nulla è cambiato e nulla cambierà. Resta l’epidermico piacere di sentire i nostri che quantomeno non porgono l’altra guancia, mettendo su il disco della buona fede data per scontata, dei torti e ragioni che alla fine si compensano e puttanate varie. E il Mancio in questo è un fuoriclasse, con buona pace dei “soloni“.

È un altro mattoncino che cementa la mia convinzione di una sorta di superiorità morale dei nerazzurri rispetto al resto del mondo del calcio italiano. So di avere una visione assolutamente parziale e faziosa, che difatti non pretendo venga condivisa. Però poi inciampi in certe interviste di giocatori che dalle nostre parti sono passati e -come dire- sono diventati grandi, e la cosa non può che farti piacere.

Grande Padroncito Burdisso, ti ho sempre rispettato come uomo, anche se come difensore ti ho riservato alcuni dei peggiori insulti immaginabili. Rimani una persona seria, anche se a vederti giocare non si direbbe.

Infine, tanto per parlare anche di altri, notevolissima l’intervista di Giorgione Porrà a Paolo Maldini, in cui il campionissimo si dimostra tale per l’ennesima volta, facendo vedere come si possa restare innamorati delle squadra in cui si è giocato e vinto per più di vent’anni, senza però subirne la melliflua propaganda mediatica.

Ho goduto nel sentirgli dire quelle cose su Galliani, uno dei dirigenti più sopravvalutati dell’intera storia del calcio, che dovrebbe passare alla storia per aver fatto ritirare una squadra dal campo contro il volere dei suoi giocatori, di inventarsi statistiche e record a proprio uso e consumo e che invece, complice il totale asservimento dei media sportivi e non solo, continua ad essere celebrato come l’unico vero esempio di Manager sportivo.

Ho goduto e tanto. Non solo per sentir dire le cose che penso da sempre a uno dei più grandi campioni di quella squadra, ma proprio perché quella persona ha messo il punto su una questione che mai nessuno in Italia avevo mai osato nemmeno pensare:

ma Galliani di calcio ne capisce?

Grande Paolino, troppo intelligente e libero per essere uomo immagine di quelli là…

WEST HAM

Dignitosissimo pareggio a Old Trafford che non sposta di molto gli equilibri in classifica ma che aumenta l’autostima dei nostri dopo le ultime disavventure e infortuni vari.

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Vai avanti così che io a cambiare idea ci metto niente!

COMINCIAVO A PREOCCUPARMI

PALERMO-INTER 1-1

Ecco finalmente tornare la partita da Squadra Simpatttica, che quasi si compiace nel regalare un tempo agli avversari, e che gode poi nel recriminare per l’occasione perduta.

Il masochismo a strisce nerazzurre è una categoria dello spirito prima ancora che un topos letterario, e mi appresto quindi a guarnire di ridondanza retorica le quattro cazzatelle con cui sunteggerò la prestazione dei nostri in terra siciliana.

I rosanero hanno tra le loro fila un paio di avversari tanto attempati quanto avvelenatissimi: Maresca e Sorrentino sono i classici onesti giocatori, che contro di noi han sempre fatto dei gran partitoni, mentre Gilardino, ottimo centravanti ed artista (quasi) insuperato nel numero della biscia impazzita, ci ha già battezzato più volte con maglie diverse ma ugualmente indigeste.

Guardando ai nostri, il Mancio applica alla perfezione il negativo dell’assioma “squadra che vince non si cambia”: essendo passato giusto un mese dall’ultima vittoria, non si può certo gridare allo scandalo nel vedere una formazione rinnovata in tre o quattro dei suoi effettivi.

Sfiga, i terzini di serata hanno il solo merito di far rivalutare i colleghi a cui hanno dato il cambio, mentre il centrocampo palesa ancora una volta la mancanza di un essere umano calcisticamente pensante.

Tanto per non girarci intorno, Guarin è un coglione.

È anche semplice da capire -se ci sono arrivato io…-. È un giocatore che promette sempre tanto, ma mantiene quasi nulla. È il giocatore che ormai da un decina di sessioni di mercato spero di vedere andare via, e che invece puntualmente viene confermato, aumentando sempre più il suo peso specifico all’interno dello spogliatoio.

Aldilà del tentativo di stupro subìto in area palermitana nel primo tempo (di cui dirò più diffusamente infra), il nostro si fa notare solo nell’ultima parte di gara quando parte di gran carriera dalla sua area di rigore, sgrullandosi gli avversari di dosso manco fossero zecche.

Passata la metacampo, ha due compagni liberissimi sulla destra ed un altro sulla sinistra. Il mio “daglielabeeeeneeeee” credo sia risuonato in diverse valli dell’arco alpino occidentale, superato in intensità solo dal “mavachepiiirlaaa” seguito pochi secondi dopo, una volta assistito all’assolo con destro a voragine abbondantemente fuori misura.

È vero che ci ha fatto vincere il Derby con un’azione simile, ma sappiamo tutti che quella è stata l’eccezione, questa la regola.

Quel che chiedo al Mancio, e che il Mancio puntualmente non farà, è di porre fine ai tentennamenti tattici: vai di centrocampo a due, con Kondogbia nel suo ruolo (almeno vediamo quanto vale) insieme a un picchiatore a caso (Medel o Melo); davanti i due slavi (anche ieri tra i migliori IMHO) più Biabiany o Palacio dietro a Icardi.

Picchia per quattro o cinque partite su questo ferro e vediamo quel che ne esce.

Tornando alla cronaca del match, Franco Vasquez si dimostra un grande giocatore, cui evidentemente la vicinanza con il già citato Gila ha fatto male: pervicace e insistita la sua ricerca del fallo da subire, che lo porta prima a volare senza che Kondogbia lo tocchi (ineccepibile il giallo per simulazione nonostante quel piccolo uomo di Ambrosini su Sky si ostini a vedere comunque un contatto), e poi a ottenere l’espulsione di Murillo, che entra sì col piede a martello ma che si vede arrivare incontro un avversario già in caduta.

Peccato perché, dopo aver regalato il primo tempo, i nostri crescono, trovano il vantaggio con Perisic dopo bella azione Jovetic-Biabiany e continuano ad attaccare anche in dieci: la sintesi perfetta della gara si ha in due azioni, tanto assimilabili nella casualità della loro genesi quanto antitetiche nel loro epilogo.

Un cazzo di calcio d’angolo per loro non viene neutralizzato da Handanovic -a cui, lo riconosco, do colpe che non ha, ma che nella mia mente malata doveva uscire e acchiappare la boccia. Da lì inizia un flipper di rimpalli tra stinchi e ginocchia che porta al pari di Gila, anche in questo caso perfetta controfigura di Inzaghi nell’esultare da invasato manco avesse centrato l’incrocio al volo da trenta metri.

In contrapposizione, dieci minuti dopo Guarin prova il destro a voragine: il pallone incoccia su un piede avversario e assume una pericolosa traiettoria a campanile: una botta di culo per uno? Macché. Sorrentino fa un colpo di reni che normalmente alla sua età ti vien la sciatica solo a pensarci e il pallone viene smanacciato sulla traversa. Se a ciò aggiungiamo il miracolo su Biabiany al 90′, l’odio sportivo che provo per il soggetto è tale da investire anche le figlie, da sempre immortalate sulla canotta della salute usata come sottomaglia dal brizzolato portiere rosanero…

Sì, lo confesso: me la prendo anche coi bambini. Mai detto di essere una bella persona, anzi: per dirla con Paul Ashcroft in Febbre a 90:

il sabato è l’ unico giorno in cui non sono un adulto responsabile.

LE ALTRE (sottotitolo: ROCCHI E I SUOI FRATELLI)

La classifica vede la Roma guadagnare la testa, a un’incollatura dai nostri in compagnia di Viola, Napoli e Lazio. Dietro vincono sia Juve che Milan, con i cugini a beneficiare del grande classico: rigore inesistente ed espulsione contraria ad ogni logica. Rocchi firma l’ennesima prestazione minuscola a favore dei cugini, evidentemente in ambasce nel ricevere il primo penalty a favore addirittura alla nona giornata.

Tanto per vuotare il sacco delle querimonie, nel primo tempo di Palermo il già ricordato Guarin viene sostanzialmente e vigorosamente denudato in piena area rosanero a pochi cm dall’ineffabile assistente di porta, invariabilmente “fisso come un palo nella notte” (cit. enzina).

Il discorso è sempre lo stesso: di mio non mi arrabbierei nemmeno più, chè a noi i rigori li danno solo se il nostro è a terra col coltello tra le scapole. Poi però vedi che su altri campi non c’è nemmeno bisogno della mezza occasione, della classica zona grigia, dell’orrenda locuzione “ci può stare“, e allora ti girano, ma proprio tanto.

Anche perché cambiano presidenti e managers, but nobody says anything…

E’ COMPLOTTO

Continua l’incredibile vicenda di quella squadra brutta e cattiva, che a stento meriterebbe di poter calcare i campi di Serie A e che invece, contro ogni logica e decenza, si ostina ad essere là con le prime della classe.

Passando ad argomenti diversi, in teoria ben più importanti ma che invece suscitano un epidermico godimento in chi scrive, registro con piacere l’ennesimo iscritto al club dell'”io non sono razzista però…“. Il fatto che ancora una volta sia un milanista d’ordinanza (Stefano Eranio, giocatore e uomo che ho sempre detestato) a scivolare sulla buccia di banana del politically correct, o del senso dell’opportunità, fate voi, rende il tutto ancor più godibile.

Certe perle di saggezza le puoi accettare se dette dal curvaiolo del terzo anello (splendido il ricordo del tifoso giallorosso che per un’ora aveva inneggiato a Pluto Aldair, per poi sentenziarlo dopo un erroraccio con un terribile “...ma’nvedi sta scimmia ammaestrata!”). Da un personaggio pubblico ti aspetti, come detto, che ci sia la sensibilità di tenere per sè certe convinzioni, o quanto meno la dialettica per poterle argomentare in maniera meno compromettente.

Stiamo però parlando di gente (Eranio, Sacchi, Ancelotti, Capello), diventata grande alla corte di quello là, quindi cosa vogliamo aspettarci…

WEST HAM

Sorry, José, but it was your turn!

Dopo aver sbancato Liverpool, Arsenal e Manchester City, arriva un sontuoso 2-1 sul Chelsea ed un terzo posto scintillante come non mai.

Per l’occasione, la foto del giorno è dedicata agli Hammers.


Come on you Irons!

Come on you Irons!

LA TEORIA DEI PICCOLI PASSI

INTER-VERONA 1-0

Non durerà, perchè non durerà. Ma a me mi piace proprio tanto.

Vinciamo ancora 1-0, ancora giocando cinici e sparagnini, ancora dando fiato alla stampa-pro Inter (eehh??) che celebra le vittorie a scapito del giUoco.

Come giustamente letto su pagine telematiche di ben altro spessore (e Settore), tutti concordano sulla morbida consistenza degli avversari dell’Inter in queste prime giornate.   In realtà non è che le altre grandi -o supposte tali- abbiano dovuto incontrare Real Madrid e Bayern Monaco ogni settimana.

Segue tabellina-esplicativa-che-non-troverete-in-giro:

Quel che si dice il classico girone di ferro...

Quel che si dice il classico girone di ferro…

Chi più (noi e Juve) chi meno (Milan e forse Napoli) ha avuto un inizio abbordabile, ammesso e non concesso che incontrare le piccole all’inizio sia una fortuna, visti gli 11 punti del Sassuolo e i 10 del Chievo.

Ma parliamo della partita, che ho visto solo parzialmente e in differita. Non che mi sia perso chissà cosa, se si esclude la esemplare capocciata di Felipe Melo e qualche grintoso recupero della nostra difesa. Come detto in apertura, per ora va bene così, ma difficilmente potremo fare altri punti prescindendo da una qualsivoglia idea di manovra d’attacco.

Facendo la -spero pleonastica- premessa che il gioco è importante solo se finalizzato alla vittoria, vedo tutto il nostro fronte offensivo con amplissimi margini di miglioramento.

Vero che i vari slavi sono arrivati da poco e, tolti i fuochi d’ artificio iniziali di Jovetic, nessuno sta particolarmente brillando. Motivo in più, a mio parere, per inserire stabilmente Palacio nell’undici iniziale, vista la proverbiale intelligenza tattica, l’innegabile affiatamento con Icardi e l’innata capacità di adattarsi ad ogni schema o compagno d’attacco.

Tanto, se devi avere Perisic per fargli fare qualche sgroppata in fascia ma per lo più farlo galleggiare come trequartista, metti il Trenza per la prima ora e vedi come va.

Poi cresceranno tutti, non ho dubbi, e lì davanti potremo giocare in ventotto modi diversi. Ma sarei un pocolino più tranquillo nel poter schierare, contro la Fiorentina domenica sera, un attacco rodato e puntuto.

Tornando al partitone col Verona, non posso che confermare la crescente importanza di Melo nel nostro centrocampo e nella squadra tutta. Che il soggetto abbia personalità è fuori di dubbio, e la cosa non può che giovare. Personalmente, gli eccessi che mi danno fastidio non sono tanto le botte che distribuisce in campo – il povero Pazzini deve uscire dopo uno scontro con lui, tanto doloroso quanto fortuito- quanto il continuo riferimento ad entità sovrannaturali, vere artefici -a sentir lui- delle sue prestazioni pedatorie sul rettangolo verde.

Ho talmente tanto rispetto per cose serie e personali come fede e religione, da essere capofila di una ipotetica crociata laicista in questo come in tanti altri ambiti.

Il TUO Dio è, appunto, tuo, quindi non metterlo in mezzo a gioie e dolori collettivi.

Ho sempre detestato Kakà non solo per la maglia che indossava, ma anche per la sottomaglia. Stessa cosa per Lucio e tanti altri, quindi nemmeno Felipe Melo sfugge alla mia personalissima fatwa.

Viva Dunga, insomma!

LE ALTRE

Finito il pippotto antireligioso (e non anticristiano, la mia malsopportazione non fa distinzione quanto alla “squadra tifata “), torniamo a cose decisamente più terrene, e vediamo come le altre si stanno adoperando per propiziare la nostra fuga.

Detto di un Milan meravigliUoso e vincente per 45′, e splendidamente opposto nella seconda metà di gara, ma fortunato abbastanza da portarla a casa, non altrettanto si può dire di una Juve a cui -c’è da dirlo- non ne va bene una. Dal poco che ho visto, i gobbi potevano fare una mezza dozzina di gol, ma sono incappati in una (altra) di quelle serate in cui gira tutto storto, o quasi.

Il “quasi” è dato dal fortunoso gol di Zaza, il cui tiro è feralmente deviato in rete da un piede ciociaro, e dalla traversa del Frosinone sullo 0-0, dopo la quale Barzagli tocca col braccio (girato di spalle, probabilmente involontario, ma in quella zona grigia in cui cade l’odiatissima frase fatta “ci può stare“). Per il resto tempesta di parate, respinte e legni a tenere in piedi il fortino degli ospiti, fino al più bello dei pareggi a tempo ampiamente scaduto.

Son cose…

Non che il Napoli faccia meglio, impattando con quel Carpi che pure noi fece penare qualche settimana fa.

La Roma becca da una Sampdoria vogliosa di rivincita e con un Viviano sugli scudi (espressione uscita direttamente dal 1987), mentre Lazio e Fiorentina regolano con analogo punteggio all’inglese Genoa e Bologna.

E’ COMPLOTTO

Allora: Balotelli santo subito. E’ bastata una bella punizione per far esultare tutti gli adepti: eccolo, è tornato! Aggiungete poi che ha subito diversi falli senza dare di matto ed otterrete il prossimo candidato al Nobel per la pace.

Oltretutto, per la meraviglia della stampa psico-tricologia specializzata, avendo la cresta “sparata in aria” e non “spalmata in testa“.

Galliani, oltre a rompere la uallera farneticando di stampa pro-Inter, gongola tronfio parlando di grande e lungimirante colpo di mercato, di ragazzo maturato tantissimo e tutto il campionario assortito.

Da noi invece le cose vanno male: Fassone viene giubilato e la prima preoccupazione (o vogliamo dire gufata?) è al “po’ di timore per i contraccolpi che gli eventuali cambiamenti potrebbero avere sulla squadra“, oltre all’immancabile luogo comune per il quale “i cambiamenti all’Inter non mancano mai“.

Infine, dopo il crescendo rossiniamo di tre giorni in cui la Gazzetta ci ricordava che Balotelli a Udine sarebbe partito titolare, ecco come la Rosea ha salutato l’esordio di Ljajic in maglia nerazzurra:

Come SuperMario... uguale

Come SuperMario… uguale

Siamo alle solite: dovremmo essere abituati, e infatti lo siamo.

Però riusciamo ancora ad accorgercene. E’ già qualcosa.

Straight from the backstage

Straight from the backstage

NON DIRE GATTO…

CHIEVO-INTER 0-1

Avanti così che vai bene…

Un bigino del buon conoscitore di calcio direbbe che è fondamentale far punti quando non giochi bene, ancor più se il non giocar bene dipende da scarso affiatamento tra i giocatori in campo.

Ecco perchè saluto con convinto gaudio i tre punti presi a Verona e messi in saccoccia.

Riusciamo addirittura nell’impresa -che a memoria non ha precedenti- di segnare sugli immediati sviluppi di una rimessa laterale, nella quale assistiamo ad un sapiente velo di Jovetic che manda in bambola mezza difesa clivense, con il nostro bomber-in-crisi che ringrazia e segna dopo dribbling sulle punte.

Non arrivo a dire che la partita sia tutta qui, ma di certo non c’è molto altro da raccontare.

Medel è ancora un solido perno della nostra difesa, e dall’alto del suo 1.70 -tanto ufficiale quanto generoso- sbroglia più di un troiaio nell’area nerazzurra, da cui deve uscire Murillo per un muscolo ballerino, rimpiazzato da Ranocchia.

A centrocampo Guarin torna a essere my favorite mistake per il poco che combina, mentre Kondogbia mi è parso aumentare il minutaggio di “cose buone“, pur potendo e dovendo far meglio.

Faccio fatica a parlare di Felipe Melo perchè, oltre a menare come un fabbro ferraio, mettendo paura a chiunque passi dalle sue parti, sta dando un buon contributo in fase di gestione, se non proprio di proposizione. Contrariamente a Medel, non sarà mai un mio idolo, pur amando io la tipologia di giocatore: troppo forte il suo passato juventino, per quanto il ragazzo faccia di tutto per scrollarselo di dosso.

Là davanti, Jovetic e Perisic fanno benino, con il Montenegrino ad ispirare il vantaggio nella guisa di cui s’è detto ed il serbo a farmi sollevare dal divano nel corso della progressione palla al piede di 60 metri e farmi prontamente ricrollare a peso morto dopo la fetecchia di sinistro bloccata dal loro terzino, con Icardi solo-soletto ad aspettare la boccia a centro area.

Palacio dà il cambio a Jojo e fa vedere a tutti cosa voglia dire avere intelligenza calcistica: il primo pallone che tocca è il miglior cross della partita, mentre la mezza dozzina di falli conquistati in venti minuti fa capire quanto possa essere utile nella stagione, anche senza partire da titolare.

LE ALTRE

Vincono sostanzialmente tutte, tranne le romane. Tra Napoli e Lazio per noi era meglio un pari, ma la cinquina rifilata da Sarri a Pioli se non altro allontana gli aquilotti dalla vetta, mantenendo i campani a un rassicurante -per ora- meno 7.

Decisamente meno prevedibile, ma comunque graditissimo, il pareggio interno della Roma col Sassuolo. Di Francesco con loro fa sempre un partitone, e inizialmente ha pure da recriminare visto il pari di Totti in palese fuorigioco. Tuttavia all’ultimo minuto uno dei suoi butta per terra in area un romanista a mezzo metro dall’arbitro di porta, e nulla mi toglie dalla testa che questo secondo errore sia stato a compensazione del primo.

La Juve vince con un autogol fantozziano, un rigore dubbio e l’uomo in più per quasi un’ora, ma non stiamo a sottilizzare. Stupisce invece non vedere il Milan in testa al posto nostro, vista la marea di miele e applausi riversata su Sinisa e compagnia (vedi infra…).

La Fiorentina zitta zitta si porta a 9 punti battendo il Carpi, subito dietro uno splendido Toro, che col 2-0 alla Samp è secondo da solo.

E’ COMPLOTTO

Allora, c’è un po’ di roba per entrambe le sponde del Naviglio.

E’ giusto dire che non stiamo giocando bene e che vincere le prime quattro non è garanzia di nulla. Siamo tutti d’accordo e sono il primo a ricordarlo (anche a me stesso).

Però fa sorridere la pervicacia con cui si elencano i precedenti e si segnala come questi non abbiano mai portato alla vittoria finale, oppure come si definisca in crisi un giocatore che semplicemente ha segnato il suo primo gol di fatto alla seconda partita giocata (terza se si considerano i 10 minuti contro l’Atalanta):

“Si sblocca”
…avrà mangiato il confetto Falqui…

Inevitabile poi il rifereimento al “cinismo”, alle mazzate di Melo e Medel, soliti finti complimenti in luogo delle manovre ariose e del bel giUoco solitamente riservate ai colleghi di strisce verticali.

Personalmente, torno a quel che dicevo all’inizio: essendo ormai arcinoto il “m’importa sega” dell’estetica applicata al calcio, mi godo quattro vittorie che potevano tranquillamente essere quattro pareggi.

Rifuggo anche dal paragone -questo sì apparentemente sincero, forse perchè fatto da raro caso di giornalista onesto e appassionato, alias Paolo Condò- con la prima Juve di Conte.

Con certe squadre meglio non aver nulla in comune, soprattutto se il paragone bello-bello ce l’abbiamo in casa. Il Mancio inorridirà per l’accostamento, ma queste vittorie mi ricordano i bellissimi 1-0 con col di Serena nell’anno di grazia 1988-1989.

Tralasciando gli anni di Herrera, lì è nato lo splendido riferimento all’Inter cinica che tanto mi fa sorridere e godere ogni volta che lo sento ripetere.

E allora, come giustamente ricordato dallo Zio Bergomi in una piacevole novità del palinsesto serale della Domenica (“Sky Calcio Club“, talmente bello che anche Caressa e Mauro sembrano simpatici): “anche noi nell’88 le prime le abbiamo vinte così. Poi, coi risultati, è arrivato anche il gioco“.

Ecco però, altrettanto doverosa, la citazione forse più famosa tratta dal vocabolario del Trap:

“Non dir gatto se non l’hai nel sacco”

(da me parafrasata in un più prosaico “Non dir mulo…“)

Testa bassa e pedalare, quindi, chè mercoledì arriva il Verona e domenica la Fiorentina.

Accennavo poc’anzi allo stupore di non trovare i cugini al nostro stesso livello, o magari addirittura con un paio di punti in più, generosamente offerti dalla Lega per premiare l’Ammore.

La nuova agiografia di Balotelli era quanto di più prevedibile potesse esserci su questa terra (e difatti l’avevo previsto!).

Scontate le prime pagine del principale quotidiano sportivo, che ci aiuta a capire che il ragazzo è maturato mettendolo in correlazione con l’acconciatura (l’inciso “all’ingresso in campo, aveva la cresta spalmata in testa e non sparata in aria” è da Pulitzer!).

Già più preoccupante il discorso quando la prima pagina è del principale quotidiano-e-basta nazionale:

Tutta colpa dell'Inter... povero ragazzo

Tutta colpa dell’Inter… povero ragazzo!

Infine, per pura voglia di rompere i coglioni, curioso che si voglia paragonare Balotelli e Icardi, definendoli entrambi bad boys (uno si è preso in casa i tre figli della moglie, l’altro ha riconosciuto la sua solo un anno dopo dalla nascita), commentando però in maniera appena diversa le recenti sfighe automobilistiche.

A Mario viene ritirata la patente per l’ennesima volta ma va tutto bene, e il Milan lo perdona perchè andava a100 all’ora ma “non se n’era accorto“.

Icardi invece, da bravo somaro, parcheggia nel posto dei disabili e viene sacrosantamente multato dai ghisa. Il commento è “ci ricasca” detto con un tono saccente da primo della classe.

Infine, stomachevole ma ormai cronico l’asservimento al potere mediatico rossonero. E’ onestamente difficile non perculare uscite quali “rimaniamo a San Siro, la nostra è una scelta di cuore” quando anche i tombini sanno che il Milan non ne aveva manco per le palle di pagare tutti gli oneri di bonifica del Portello.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

Silvio si dimostra poi cintura nera di “la volpe e l’uva” quando ci fa sapere che Kondogbia non valeva 35 milioni (che infatti erano quelli offerti dal Milan, mentre l’Inter l’ha pagato 5 milioni in meno…) e soprattutto quando ci spiega che in buona sostanza “Ibra al Milan ci voleva proprio venire , ma siamo stati noi a preferire Balotelli che è più giovane“.

Tutti pronti al ctrl+C ctrl+V e tutti sull’attenti, e che a nessuno venga in mente di ridere…

WEST HAM

I Martelli sono terzi in classifica dopo un epico 1-2 in casa del City.

Vedo il secondo tempo che è un assedio di Yaya Touré e compagni alla nostra porta, con i nostri a difendere dapprima ordinati e sempre più disperati.

Non so come ma la portiamo a casa, terzo sifulotto in trasferta dopo Arsenal e Liverpool. Fateci giocare solo contro le grandi, chè con le altre non ci vien bene!

Uno tiro uno gol. Come i migliori

Uno tiro uno gol.
Come i migliori

SORRY SEEMS TO BE THE HARDEST WORD

INTER-MILAN 1-0

Chi mi conosce, ad esempio chi sta con me da vent’anni, può confermare che il sottoscritto ha una qualche difficoltà ad ammettere di aver sbagliato, ed ancor di più a pronunciare quella parolina di cinque lettere chi inizia con S e finisce con CUSA…

Fonzie me spiccia casa

È quindi con orgoglio e tronfiaggine che mi esibirò in un triplo carpiato di genuflessioni penitenti, a chiedere venia per le cariolate di sacramenti che ho riversato contro miei teorici idoli.

U’ ME’ MANCIU… (Da leggersi con spiccato accento genovese)

Leggo la formazione nel pre partita e commento, in tono sarcastico, il colpo di genio di aver voluto Telles a tutti i costi, per poi far giocare nuovamente quella bestia di Juan Jesus sulla fascia mancina.

Salendo a centrocampo, rimiro con il microscopio tutti e tre i neuroni del gruppo Melo-Kondo-Guaro, pregustando tiri da quaranta metri e zazzera brizzolata (e mal-tinta, aggiungerei) ad agitarsi indemoniata nel chiamare schemi a caso.

L’attacco, infine, ammassava i pur promettenti Jovetic e Perisic a un Icardi rientrante, con un affiatamento degno del calcetto dei campioni del lunedì sera (“oh, grande, com’è che ti chiami? Luca? Ecco Luca, vedi di darla ogni tanto…“).

E invece, Mancio, ci avevi ragione tu: il centrocampo di qualità-amore-e-amicizia dei cugini andava martellato proprio con la nostra splendida ignoranza calcistica; dietro JJ era il solo a poter restituire le mazzate che arrivavano da Kucka, e là davanti il collaudatissimo schema da casino organizzato ha dato un fatturato più che discreto.

Scusa Mancio, imparerò a legarmi la sciarpa seguendo la tua ricetta.

ALEGRIA DO BRASIL

Il già citato Juan Jesus, (nelle giornate di grazia “Giovanni-di-Dio“) ha fatto una partita cazzutissima spingendo come non mai e coprendo nella prima mezzora un paio di minchiate di Murillo (meno male che non ha giocato Ranocchia perchè sarebbe stato lapidato sul campo da tutto lo stadio!).

Il tutto facendo ampio ricorso all’intelligenza (sic) e limitando le cagate al minimo sindacale. Confesso di aver tremato, anzichè trovarmi a esultare, quando è uscito in barella.

Scusa JJ, imparerò alla chitarra Bossanova Milanese di Fabio Concato alternandola a A-E-I-O-U- ipsilòn.

HA SEGNATO PER NOI… CON IL NR 13

Minchia, il Guaro…

In un lontano e triste Livorno-Inter di un paio d’anni fa, (al minuto 2.00 lo show del nostro), e a coronamento di un triennio di madonne smozzicate che mi hanno garantito una trentennale permanenza in Purgatorio, avevo inserito il ragazzo nella mia personalissima lista di epurazione: un girone di dannati che comprende, in ordine sparso, campioni del calibro di Morfeo, Conceiçao, Muntari, Gresko e Burdisso.

Il ragazzo, semplicemente, non lo sopporto: so che nel 99% dei casi farà la cosa sbagliata. tirerà anzichè passarla, si fermerà invece di scattare, insisterà nel dribbling pervicace piuttosto che far viaggiare palla di prima.

Questo è, e questo continuerà ad essere.

Stavolta, però, caro mio, ci hai fatto vincere un Derby con un sinistro a giro degno di centrocampisti di ben altro lignaggio.

Poichè tutto ha un limite, non ti chiederò scusa (fanne altri dieci in partite che contano e ci posso pensare…). Scusa no, quindi, ma un grazie grande come una casa, quello sì!

Esaurita la fase del “mi perdoni padre perchè ho molto peccato” ed essendomi laicamente auto-assolto perchè il fatto non costituisce reato, passo al commento tènnico, tentando di trattenere quel risolino insolente ed isterico che mi accompagna da una ventina di ore…

Possiamo tranquillamente dire di non aver rubato niente -del resto, con Rocchi ad arbitrare la cosa non sarebbe stata materialmente possibile-. Al tempo stesso, non abbiamo fatto molto più dei nostri maltollerati concittadini nei 90′.

Pronti-via e Murillo sbriciola il credito accumulato fin qui inanellando tre cagate in serie che portano le punte rossonere a pochi metri da Handanovic: nel primo caso il nostro portiere è monumentale, negli altri casi sono i compagni di reparto a rimediare alle lacune del numero 24 colombiano.

L’amato Medel di fatto soffia il posto a Ranocchia e non sfigura, seppur dopo un inizio problematico. In avanti, Jojo è il più pericoloso con i suoi tiri da fuori, mentre nel finale di primo tempo Icardi ha il primo vero pallone giocabile, ma si fa respingere il sinistro dal piedone di Diego Lopez in uscita da polipone.

La ripresa prosegue in equilibrio, finchè il mio istinto di tifoso è dapprima placato dalla saggezza paterna:  mi limito infatti a critiche piccate ma costruttive mentre contrappunto il fraseggio dei nostri nell’area piccola di Handanovic. Venti secondi dopo, però, il bon ton da buon padre di famiglia viene demolito dall’urlo da ominide per il sinistro mariano di Guarin che timbra il vantaggio.

Pancho, eccezionalmente in piedi fino a tardi per gustarsi tutto il match, mi zompa in braccio ridendo delle mie giustificazioni alla donna di casa: “ma se li hai insultati fino a dieci secondi fa….” “No, ma era così, tanto per dire, in realtà era tutto studiato!”.

Da lì in poi siamo in trincea o giù di lì, visto che entra Balotelli e inizia a tirare da qualsiasi posizione. Al destro che timbra il palo vedo la Madonna sulla traversa, mentre sulla punizia velenosa da cento metri rimango sbigottito dalla parata del nostro portiere, quando già mi stavo rassegnando ai tre giorni di festa nazionale per Mario-che-è-maturato-tantissimo.

E invece no, lo vinciamo noi il Derby, e siamo incredibilmente primi da soli a punteggio pieno. Nove punti che -diciamocelo- potevano essere tre o poco più, visto il “pochino” fatto vedere. Come ben sappiamo, però, è cruciale far punti quando si gioca così-così, soprattutto se i diretti interessati perdono colpi.

LE ALTRE

I Cugini sono infatti -loro sì!- a tre punti dopo altrettante partite, in perfetta media retrocessione, mentre addirittura peggio fa la Juve, che sgraffigna il primo punto in Campionato in casa col Chievo, a cui viene annullato un sacrosanto raddoppio per una discutibilissima spinta di Cesar su Bonucci.

Anche il Napoli fatica a trovare il passo giusto, bloccato a Empoli, mentre le romane paiono solide nelle loro vittorie.

È presto oltre che inopportuno lasciarsi andare a tabelle e castelli aerei. Lasciamo per ora che le cose vadano come stanno andando, consapevoli che servirà iniziare a proporre qualcosa di più per mantenere questi ritmi.

È COMPLOTTO

Mi pare che la lezione di giornata si riassuma nel vecchio e intramontabile classico è-un-Inter-cinica, nel revival della sconfitta-a-testa-alta, e nell’ennesima apertura di credito verso Balotelli, voglioso e applicato per merito della squadra del suo cuore e che lo capisce là dove tutti gli altri hanno fallito.

I soliti cattivoni insensibili dell’Inter.

Siccome noi nerazzurri siamo delle serpi, mi chiedo provocatoriamente quale interesse possa davvero avere Mr Bee nella squadra dei Meravigliuosi, per trovarsi in Italia nel weekend del Derby e preferire una due giorni a Firenze, senza nemmeno un saluto a Silvietto o alla squadra per la cui metà scarsa sta per versare 480 milioni.

Tutto tace, ovviamente, chè di problemi da quella parte del Naviglio non ci sono mai, al contrario della solita Pazza Inter, abbonata a crisi e a casi generosamente offerti dalla stampa vicina e lontana.

WEST HAM

Scrivo mentre i Martelli stanno battendo i Magpies di Newcastle per 2-0… Sperando che duri, Come on you irons!!

Il solito spogliatoio spaccato... Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa...

Il solito spogliatoio spaccato… Intervengono anche bambini e dirigenti per placare la rissa…

STAGIONE 2015-2016

Per citare la mia Prof di storia e filosofia del Liceo (mai sufficientemente “ricordata” nelle mie Madonne della sera):

“Analizzate criticamente le problematiche relative ai seguenti argomenti:”

PORTIERE

Handa rimane, ed è una buona prima pietra per costruire una difesa degna di tal nome.

Baratterei fin d’ora un paio di rigori parati in campionato per una decina di uscite alte in presa.

Denghiu.

DIFESA

In mezzo siamo ottimi nei titolari e abbondanti nei rincalzi: Murillo e Miranda, ancorchè contro avversari non si primissimo livello, mostrano e danno una sicurezza che Ranocchia e Juan Jesus si sognavano, motivo per cui l’ex Capitano e JJ riposeranno terga e gambe in panca guardando i colleghi giocare.

Strano che l’italiano non abbia deciso di migrare altrove e giocarsi da titolare le -poche-possibilità di essere protagonista al prossimo Europeo: così rischia di non andarci nemmeno, stanti i tre inamovibili juventini (Chiello-Bonnie-Barza) più il “nuovo Nesta” Romagnoli e l’eventuale sorpresa Rugani.

JJ invece potrebbe dare il cambio a uno dei terzini nelle partite in cui occorre difendere a spada tratta. Infine, a gennaio vedremo come sta Vidic e se sarà possibile inserirlo nelle rotazioni (se appena deambulante continuo a ritenerlo superiore ai due succitati neo-panchinari) oppure giubilarlo al miglior offerente, in any.

Sulle corsie laterali, Montoya pare aver esaurito in tempo zero il credito derivantegli dall’essere cresciuto nella Masia catalana, e al momento il suo posto è più o meno saldamente nei piedi di Santon. Sull’altro versante spero che il Mancio abbia visto lungo volendo il giovane Telles che già ha allenato in Turchia.

Come sa chi mi conosce, tremo ad ogni paragone di un qualsivoglia terzino sinistro con il rimpianto da molti -ma non da me- Roberto Carlos. Ripeterò fino in punto di morte che per me un terzino deve saper fare poche cose: crossare, avere una buona progressione palla al piede, qualche rudimento di dribbling ed una fase difensiva accettabile. Non gli si chiede di segnare, nè di impostare (a meno che non ti chiami Brehme), nè di “pensare” troppo (e su questo con Nagatiello siamo a posto!). Tutti motivi per cui non dovrebbe essere così difficile trovare un onesto mestierante. Mi accontenterei di avere nel giovane italo-brasiliano un Maxwell -che pure non finiva di convincermi-: per come siamo messi sarebbe già un passo avanti.

Noto che alla fine nè D’Ambrosio, nè Nagatiello, nè il lungodegente Dodò hanno lasciato Milano: in 6 (7 contando JJ, 8 col baby Di Marco) per 2 posti siamo decisamente troppi.

Urge cura dimagrante.

CENTROCAMPO

Mario, calmo. Stai calmo. Devi stare calmo.

Là dove nasce il giuoco, là dove è fondamentale avere gente pensante, là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu (cit.), due ne avevamo che sapessero giocare a pallone.

E due ne abbiamo venduti.

Prendiamola larga. Calcisticamente, sono dispiaciuto per la partenza di Kovacic, come già avevo anticipato in sede di “preventivo”: sono tuttora convinto che il ragazzo diventerà forte davvero, ma a certe cifre -leggasi trentacinque bomboloni- non puoi dire di no.

Mi si passi il paragone -ingeneroso per il Mateo decollizzato-: la situazione ha delle analogie con la vendita di Balotelli nell estate del 2010. Prendi cioè un botto di soldi (28 per Mario, 35+bonus qui) per un giocatore sì valido, ma che non è mai stato il vero architrave della squadra. Non arrivo a considerare il croato un panchinaro, ma non è l’Icardi irrinunciabile della situazione.

Morale: in bocca al lupo sinceri. Noi contiamo i soldi.

Diverso, drammaticamente diverso, il discorso relativo a Hernanes. Confessato il mio debole per lui, non ho problemi a riconoscere che troppo poco si è visto nei suoi anni nerazzurri. Detto ciò, è altrettanto evidente che i suoi erano gli unici piedi educati nel nostro centrocampo, abitato ora solo da medinacci, cavalloni o uomini di raccordo.

Per di più, lo vendi a quelli là, che proprio quel tipo di giocatore stavano cercando. Posso, sforzandomi, passare oltre la golosa tentazione di cedere al demagogico “mai-affari-coi-ladri”: ai tempi ero stato tra i pochi a plaudere allo scambio Guarin-Vucinic, poi finito come sappiamo.

Chissà, forse era l’odio -calcistico- per il colombiano a farmi ragionare così. Ma qui il Profeta va a appare un buco bello e buono nella mediana nemica, che in attesa dei rientri di Marchisio e Khedira mostra tutte le sue splendide brutture.

E noi gliel’abbiamo dato. Nemmeno facendocelo strapagare, visto che gli 11 milioni non credo ci aiutino più di tanto nel giochino delle plusvalenze.

Morale, non sono d’accordo, nel caso in cui non si fosse capito.

Oltretutto, la porta da saloon del nostro spogliatoio vede entrare al posto suo il giocatore ignorante per antonomasia (un mio amico di collegio diceva “per eutanasia” e mi ha sempre fatto molto ridere): Felipe Melo ce l’ha fatta a riabbracciare il suo allenatore e ci toccherà pupparcelo per qualche mese. La mia stima nel Mancio dovrebbe spingermi a dargli credito e fidarmi del suo intuito, ma è più forte di me: nel brasiliano continuo a vedere il picchiatore di metacampo che riusciva a collezionare cartellini in serie pur vestendo la casacca bianconera.

So che adesso ce lo stanno facendo passare come l’uomo “che fa le due fasi”, con la Gazza che celebrando la nuova super-inter-condannata-a-vincere addirittura dice di vedere nel brasiliano un “cacciatore di palloni che ha visione di gioco e piedi raffinati.” Ribadisco: pronto a ricredermi e più che felice nell’ammettere di avere sbagliato, ma per me abbiamo preso uno sgherro, pur avendone già uno in casa.

ATTACCO

Qui sembravamo due gatti in croce e invece, almeno a livello numerico, il reparto si è rimpolpato. Giubilati i “tedeschi” Podolski e Shaqiri (cordiali saluti al primo, una punta di dispiacere per il tabbozzo che secondo me in questa Inter ci poteva stare), saluto con curiosa fiducia l’arrivo di Perisic.

Tutto quel che ho visto arriva da un mix di immagini su youtube, dalle quali anche io potrei uscire come convincente fluidificante ancorché brizzolato: in ogni caso, complimenti allo sceneggiatore, perché il campionario di tiri, assist, dribbling e gol è più che promettente. Destro o sinistro non pare far differenza; in più c’è il parere di un personaggio del sottobosco del calcio che mi ha sempre affascinato: Giovanni Galeone, quello del Pescara dei miracoli, l’ha definito “l’unico vero fenomeno attualmente in circolazione” e mai come in questo caso spero che il soggetto dia prova di essere un genio (per quanto incompreso) anzichè un cialtrone (per quanto simpatico).

Degli altri arrivi, Jovetic mi convince decisamente di più dell’ex compagno viola Ljajic, che ho sempre considerato il classico mezzo campione, senza nemmeno avere il sinistro a voragine di un Chino Recoba. Il montenegrino invece mi garba fin dai tempi fiorentini e, ben da prima dei tre gol in due partite, nutrivo pochi dubbi sul suo valore.

Il buon Palacio è un primo cambio di extra-lusso, potendo oltretutto far rifiatare anche Icardi per qualche mezzora.

L’argentino dal canto suo deve “solo” ripetere la stagione passata, alternando la doverosa propensione all’egoismo propria di ogni centravanti, alla giusta dedizione ai movimenti di squadra mostrata sempre più con l’arrivo del Mancio.

MISTER

In pochi casi come in questo è doveroso applicare la formula:

LA+nomedellasquadra+DI+nome dell’allenatore

È decisamente l’inter che voleva Mancini, aldilà di qualche inevitabile ripiego (Dybala e Touré sarebbero stati graditi quanto e più di Perisic e Kondogbia).

Il mercato appena terminato ci offre l’ennesima e non richiesta conferma del diverso ascendente che questo allenatore ha sulla proprietà, rapportato al suo predecessore. L’atteggiamento di Thohir è ai confini della sindrome bipolare (“Mazzarri non rompere i coglioni chè non c’è una lira! Beccati M’Vila e fattelo bastare!!!” “Mancio, amore di papà, lo vuoi un altro attaccante? Non ti preoccupare che papà i soldi li trova”).

Fuor di metafora e battute a parte, il nostro ha capito che l’unica maniera di raddrizzare la baracca è tornare in Chamoions League il prima possibile, a costo di indebitarsi per gli esercizi futuri a furia di pagamenti rateali e riscatto triennali manco dovesse comprare la cucina da Aiazzone.

A me tifoso va benissimo, per carità: resta solo quel retrogusto nell’ascoltare il potente di turno dire “non ci sono i soldi“. Poco importa che sia il politico, il parente o il presidente della tua squadra di calcio: la risposta istintiva a questa domanda è sempre “ma che me stai a cojona’? Guarda bene che cellai li sordi…”

FRULLATE IL TUTTO E OTTENETE IL COMPOST(O)

In buona sostanza, si è creata una squadra divisa in due tronconi, ben definiti e temo ben distanziati. La difesa fa il suo mestiere e quindi cerca di non prender gol, aldilà della spinta che potranno dare gli esterni -tutta da verificare-.

Il centrocampo è il vero ganglio vitale del giuoco, ma anche lì vedo molta gente di lotta e poca (o nulla) di governo.

È palese e fors’anche condivisibile la scelta del Mancio di avere una mediana di cagnacci grossi e rognosi, ma il me tènnnico si chiede: chi cacchio la farà arrivare la boccia alla pletora di attaccanti che ci ritroviamo? Medel e Melo?

Anche senza scomodare il già ricordato e (da me) rimpianto Hernanes, non era il daso di pigliarsi -tanto per dirne uno- un innocuo Ledesma, giubilato dalla Lazio, che non avrebbe certo preteso un posto da titolare ma che di certo a dar via la palla è più bravo dei vari Guarin, Kondogbia, Melo e Medel messi insieme?

Torno al discorso del credito che il Mancio si è conquistato negli anni, e pertanto il Mister sa senz’altro quel che sta facendo.

Spero di scoprirlo presto anch’io, e di venire piacevolmente smentito.

Per ora, dubbi, perplessità.

MAGLIA

bella. semplice e bella. 7+

bella. semplice e bella. 7+

Finalmente una prima maglia degna di questo nome.

Banali strisce verticali nere e azzurre, in omaggio al venticinquennale dalla prima vittoria in Coppa UEFA: niente pretese di stupire, niente innovazioni, niente richiami a ‘sto par de ciufoli, niente concessioni allo sponsor tecnico. Nerazzurra, come dev’essere.

Anche se il blu è un po’ troppo chiaro per i miei gusti. Anche se le righe le avrei fatte un po’ più spesse. Ma va benone. Basta pigiama gessato.

La seconda è un poco paracula, richiamando espressamente quella bianca dell’anno di grazia 2009/2010: ci vedo ancora Eto’o a Stamford Bridge e Milito a ballare al Camp Nou sotto gli idranti…

molto bene anche qui

molto bene anche qui

In chiusura, un piccolo ricordino polemico alla pletora di minchioni razzisti (diamo i nomi alle cose e alle persone) che 12 mesi fa vomitavano insulti sul “filippino” che aveva generato il pigiama gessato collezione autunno inverno 2014/2015.

Ecco, è appena arrivato dall’altra parte del mondo e cede subito alla Nike… Ci fosse stato ancora Moratti non l’avrebbe mai permesso, lui sì che è fedele alle nostra storia“.

Muti. Zitti.

Per fortuna ce ne sono altri a pensarla come me su Thohir (vedi la pagina FB di Bausciacafè ed il “cordiale saluto” mandato a gufi, vedove e piangina).

E’ COMPLOTTO

Non mi fido di chi plaude al nostro mercato, nè di chi ora dipinge Ljajic come potenziale fuoriclasse (Compagnoni di Sky, di chiare simpatie giallorossonere): sono tutte considerazioni fintamente complimentose, che in realtà tolgono qualsiasi scusa alla squadra e al Mister, “accontentato in tutto e per tutto” e quindi obbligato a centrare “almeno il terzo posto”.

Di più e di meglio leggiamo da quello che di norma è un grande scrittore di sport, e cioè Gigi Garanzini: spiace doverlo iscrivere alla canea dei giornalettisti, ma il seguente stralcio sull’Inter in un pezzo peraltro pertinente sulla situazione internazionale del Fair Play finanziario è quantomeno inopportuno:

Quaranta milioni per Dybala non sono pochi. Ma tutta Europa ci aveva messo gli occhi addosso, mentre Kondogbia pur sulla grande ribalta di un quarto di Coppa Campioni era passato discretamente inosservato: eppure Thohir, o chi per lui, ne ha sborsati 35 che pochi non sono. Travolta da improvviso benessere, l’Inter ha smesso di comprare ieri sera alle 11 giusto perché è risuonato il fatidico rien ne va plus.

Caro Gigino: l’Inter ha fatto il possibile, e forse di più, per costruire una squadra rispondente ai desiderata del proprio allenatore e ai paletti dell’UEFA.

Siamo ormai cintura nera di prestito con diritto di riscatto, cambiale carpiata e pagherò ritornato in avvitamento, e la sessione appena terminata vede i nostri conti sostanzialmente a posto. Chiaro, c’è da andare in Champions League per non far crollare il castello, ma intanto siamo a posto.

Stavolta la ramanzina vai a farla a qualcun altro, anche senza andar lontano. Conosco uno che doveva prendere Ibra, Witsel e Jackson Martinez ma ha speso 45 milioni solo per Romagnoli e Bertolacci, chiudendo con un saldo negativo di quasi 70 milioni.

Ma loro sono la squadra dell’amore…

Sarò masochista, ma a me quella dell'interista sognatore sotto l'ombrellone è sempre piaciuta :)

Sarò masochista, ma a me quella dell’interista sognatore sotto l’ombrellone mi è sempre piaciuta 🙂

IL PARERE DEI TENNNICI

INTER-ATALANTA 1-0

Gradevolissimo esordio di campionato in compagnia di amici con relativa accanitissima prole (da cui il titolo), oltretutto nella calda ma sempre amata location sarda.

Il weekend calcistico,  come sanno i colleghi di fede, era iniziato sotto i migliori auspici visto il pari giallorosso del sabato e la squisita supposta udinese nel deretano-stadium.

Le cose parevano tornare all’ormai abituale tragicomica mediocrità,  con Icardi neo capitano a fare il duro (“ce la faccio, ce la faccio… ahia mi fa male non ce la faccio”) e il Mancio ancor più colpevole a dargli retta. Ciuffolo ha anche il demerito di insistere con l’improponibile JJ sulla fascia e di inventarsi Brozovic trequartista al posto di Hernanes.

Tant’è.  Il primo tempo scorre più inoffensivo di una birra senz’alcool, fatta eccezione per l’immancabile stringiculo a forma di palla-persa-e-loro-che-vanno-via-in-contropiede e per un paio di buone occasioni dei nostri, che però Kondogbia e il succitato Ayeye non riescono a finalizzare.

L’intervallo vede la mandria di infanti che giace intorno al 26 pollici inalberarsi intorno a schemi di giuoco, coprire di insulti un paio dei nostri e vaticinare esiti trionfali che si riveleranno azzeccatissimi: “questa la vinciamo proprio allo scadere, agli ultimi secondi”.

Beata ingenuità, penso guardando l’autore del pronostico, mentre più prosaicamente mi gratto gli zebedei ricordando la manciata di situazioni analoghe vissute nelle ultime stagioni, con pareggio scialbo al 90′ quando non con sifulotto finale.

I bimbi sono ingarellati ben più di noi papà, gridando al rigore non appena i nostri entrano in area e avviando sei distinte e parallele analisi tecnico-tattiche  sul match: uno dei papà li guarda tra lo stupito e il rassegnato dicendo “se gli dan due lire e li mettono in uno studio televisivo, possiamo pensionare i vari QSVS e farci pure la crana” (cit. crozza/razzi).

Impieghiamo un buon minuto di orologio a capire che il gol di Palacio è annullato per fuorigioco, stante il delirio a prova di lite condominiale generato dai mefistofelici piccoli fans, mentre esultiamo come per una semifinale di Champions al secondo giallo e conseguente rosso a Carmona, che ci lascia con l’uomo in più per i 20′ finali.

La novità spinge i nostri al ben noto casino organizzato, con palla in area e vediamo quel che succede. Il Trenza e il Profeta ci vanno vicini, ma al 93′ abbondante è il neo acquisto e neo nr 10 Jovetic a disegnare il destro a voragine che gonfia la rete.

Il delirio degli astanti è ormai incontrollabile, salvo un cinquenne che dorme pervicacemente sul pavimento da inizio ripresa.

Gli ultimi secondi sono vissuti da tutti in piedi a pochi cm dalla tele, e al triplice fischio finale anche i papà tornano bambini accodandosi al vecchio coro “la capolista se ne va…”. 

Bazzeccole, cose da niente. Ma per una notte di fine estate basta e avanza così.

LE ALTRE

Come già ricordato, la goduria per la vittoria in extremis è acuita dalle concomitanti sconfitte di cugini e gobbi, unite a quella del Napoli e al pareggio della Roma. Goduria epidermica, s’è detto e si ripete, chè i nostri troppe volte ci hanno abituato a farcela vedere per poi non darcela come la peggiore delle fighe di legno (excuse my french).

Bene invece Lazio e Viola, con la Samp a battezzare con una cinquina l’esordio in A del Carpi, pronto all’inevitabile resurrezione alla prossima giornata contro la attuale capolista nerazzurra…

È COMPLOTTO

Se la -migliorabile- connessione me lo permettesse, basterebbe linkare la prima pagina della Gazza di oggi per illustrare il livello di zerbinaggio della stampa sportiva italiana:

La sconfitta della Juve, con l’Udinese che per una volta si sbaglia e non si apre come il Mar Rosso al passaggio di Mosè, è confinata in un soppalco che nelle ipocrite intenzioni dovrebbe essere il primo titolo a balzare all’occhio ma è invece un buon modo di sviare l’attenzione, mentre la notizia sui cugini non sta nella sconfitta di Firenze- data con un impersonale “Viola-Show“- bensì nell’imminente ritorno di Balotelli, ovviamente salutato con lo stra-abusato ritornello di “certi amori non finiscono” sbiascicato da Zio Fester e prontamente ripreso da tutti i suoi scrivani.

Non uno che abbia puntualizzato che dal Milan ci si aspettava l’arrivo di Ibra, J.Martinez e Kondogbia, mentre di contro avranno il cavallo di ritorno Balotelli.

Macchè: anzi, l’occasione è buona per iniziare il gufaggio preventivo con Mario che potrebbe esordire proprio nel derby contro l’Inter, alla quale non ha mai segnato.

Del resto, aspettiamoci presto l’ennesima inversione a U della critica: il nostro tornerà ad essere “maturato tantissimo“, con la nascita della figlia – riconosciuta solo un anno dopo la nascita- e la recente scomparsa del padre adottivo a farne un uomo finalmente pronto per la grande sfida nella suo squadra del cuore.

Siete prevedibili. E servi.

WEST HAM

Dopo un inizio corsaro, con vittoria in casa Arsenal per 2-0, collezioniamo due figuracce tra le mura amiche, ritrovandoci a tre punti dopo tre giornate. Neanche nell’East London si può stare tranquilli…

Fortune’s always hiding

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto...

Anche nel delirio, la messa in piega è sempre a posto…

VI FACCIO UN DISEGNINO (ANZI DUE)

La nuova Inter che sta nascendo mi pare logica e quadrata.

ULTIMO IN PORTA!

Partendo dalla porta, trovo giusto confermare Handanovic, non essendo arrivate offerte all’altezza. E’ un portiere che a mio parere vale almeno 15 M€, pare che le poche offerte recapitate non arrivassero a 10, quindi caro mio mettiti il cuore in pace: niente Champions, rinnovo contrattuale a quasi 3M€ netti all’anno e avrai di che consolarti.

La conferma di Carrizo e Berni è irrilevante. I diretti interessati non me ne vorranno…

TERZINACCI AL POTERE

Qui andiamo di sensazioni perchè, anche se mia moglie potrebbe dissentire, non guardo calcio H24 e non ho mai visto giocare i vari Murillo, Miranda e Montoya se non a spizzichi e bocconi. Troppo poco per esprimere un giudizio fondato, insomma.

La sensazione -appunto- è che la coppia difensiva sia affidabile, di certo più dei colleghi di quest’anno: bravi ragazzi Rana e JJ eh? Ancora abbastanza giovani, ma ormai incasellabili alla categoria “plausibili rincalzi“.

Di Murillo si dice che abbia nuovamente cancellato Messi nel recente incontro tra nazionali, pur con la pecca del rigore sbagliato. Spererei di aver trovato un Cordoba leggermente meno esplosivo ma più grosso. Ripeto, la prossima volta che lo vedrò sarà la prima. Mi son perso anche il gol che ha rifilato a Neymar e compagni, a ulteriore riprova che non sto sveglio la notte a vedere la Copa America (altro polemico e subliminale messaggio alla consorte).

Miranda invece nell’Atletico Madrid qualche volta l’ho visto. Posto che lì dietro il vero satanasso è Godin (che però col cacchio che viene via per non giocare la Champions in prestito con diritto di riscatto), il brasileiro mi pare solido e di buona presenza e, pur essendo un quasi 31enne, un paio di stagioni a tutta le può fare.

La coppia titolare sarà questa con ogni probabilità. Considerata anche la settimana libera da impegni europei, due rincalzi paiono sufficienti. Ciò vuol dire che tra Vidic, Andreolli, Ranocchia e Jesus due andranno. Sicuro partente Andreolli -ma ci ricaveremo due soldi in croce-, difficilmente piazzabile Vidic con il popo’ di ingaggio che si porta dietro (3.5 M€ netti, se non erro), ci vuole qualcuno che cacci 8-10 milioni per Ranocchia o JJ.

Le ultimissimissimissime parlano di una proposta indecente al Napoli di Ranocchia + 6 M€ per avere Mertens, ma non ci credo neanche se lo vedo.

Vedremo: resta il fatto che Vidic può essere validissima alternativa ai due sudamericani, ammesso che al serbo vada bene affrontare una stagione -con il solo Campionato- da comprimario: magari ci penserà il rientrante Drago Stankovic a fargliela digerire…

Sugli esterni, l’arrivo di Montoya dovrebbe essere positivo. E’ stato una riserva, ma gioca da sempre nel Barcellona e davanti ha Dani Alves. Dovrebbe essere meglio dei nostri Santon e D’Ambrosio…

Con lo spagnolo ad occupare la casella di laterale destro, resta libera (come da ormai un ventennio….                                  spazio per parolaccia a scelta) quella di terzino sinistro, su cui verosimilmente si alterneranno i due succitati italiani e il nippico Nagatiello. Per quel che mi cale uno vale l’altro, non ho grosse preferenze, essendo entrambiittre onesti giocatori che possono giocare su ambo le fasce. Ritengo che uno dei tre sia sacrificabile senza grossi drammi, stante anche il giovane Di Marco della Primavera a cui Mancio pare voler dare una chance in prima squadra.

Morale: il primo che offre 6-8 M€ per uno tra Santon, D’Ambrosio o Nagatiello ha la consegna gratuita e una mountain bike col cambio Shimano in omaggio!

UNA MEDIANA MENO MEDIOCRE

Il fulcro di ogni squadra è “lì, sempre lì, lì nel mezzo“. E lì nel mezzo, quest’anno abbiamo potuto ammirare soprattutto il cuore e la generosa ignoranza di Gary Medel. Chi mi conosce sa che in quel che ho appena scritto non c’è la minima ironia, chè io a Genny Savastano in salsa cilena ci voglio bene e guai a chi me lo tocca. Ripeto per l’ennesima volta che a Gattuso e Furino nessuno ha mai chiesto di essere Pirlo o Platini, quindi se il centrocampo nerazzurro 2014/2015 ha fatto sostanzialmente cacare, i colpevoli vanno cercati altrove.

Medel sappiamo quel che può dare e il suo lo darà senz’altro anche quest’anno, magari non da titolare fisso e inamovibile.

E’ arrivato Kondogbia, pagato tanto anche se meno di quel che si dice. L’ho visto contro la Juve in Champions e mi è parso buono, spero di non sbagliarmi… La sola cosa certa al momento è che non è un regista, come del resto ammesso da tutti una volta passata l’ebbrezza del gustosissimo sifulotto rifilato a Galliani & co.

Ciò vuol dire che, indipendentemente dal modulo che sarà utilizzato (rombo, centrocampo a tre o doppio mediano), al momento manca in organico quel che ai tempi veniva definito “il metodista”: un cazzo di Gianfranco Matteoli capace di dare una palla di prima a più di cinque metri e senza dover galoppare per trenta metri saltando avversari in serie.

Non che sia obbligatorio avere il classico regista alla Pirlo, anche se ciò per molti talebani calcistici è blasfemìa pura: apro una piccola polemica e sfido costoro a dirmi quali tra gli splendidi centrocampisti del nostro Triplete facesse quello di mestiere: Stankovic? Cambiasso? Motta? Sneijder? Ottimi giocatori, quasi fuoriclasse, ma nessuno di loro aveva nella visione panoramica e nel lancio di 40 metri il pezzo forte del proprio repertorio.

Eppure quello era un centrocampo coi controcazzi. Ma questo, as usual, non lo dice nessuno.

Tornando invece all’inverno del nostro scontento (anche se siamo in estate): posto che qui non abbiamo tale abbondanza di talento, caldeggerei l’acquisto di un Lucas Leiva o un Mario Suarez piuttosto che ripiegare su un Felipe Melo che riusciva nell’impresa di collezionare cartellini pur indossando la maglia bianconera. Torno all’amato Medel: se abbiamo bisogno di uno che la butti in rissa lì in mezzo, siamo già a posto. Cerchiamo un geometra, non uno sgherro di periferia.

Completato il disegnino dei “vorrei” in arrivo, resta quello forse ancor più complicato del “vadi vadi“.

Eh sì, perchè, citando un vecchio adagio in voga a Milanello Bianco fino a qualche tempo fa, “da noi non vuole andar via nessuno“. Pare però che, dopo tre anni di ritardo, il Kuz ce lo siamo tolti di torno, con sommissimo gaudio di chi scrive. A ruota, indipendentemente dalla destinazione, dovrebbe seguire Joel Obi, che personalmente non disprezzo, ma di cui non piangerò la dipartita.

Posto che Brozovic è appena arrivato e non è pessimo, e che Gnoukouri se andrà via lo farà in prestito, a mio parere tra Guarin, Hernanes e Kovacic uno è di troppo. Ovvio che per me il sacrificabile –rectius sacrificando- è il Guaro: non l’ho mai amato e, se non bastasse, pare che come cavallone abbiamo preso uno migliore di lui (Kondogbia per l’appunto). Probabilmente il colombiano segna più del francese, ma la sua ignoranza tattica, che abbiamo avuto la sorte di apprezzare in questi anni, ha pochi pari in Europa…

Kovacic spero rimanga, o quantomeno che vada via per almeno 30 M€, tenendo presente che questo qui, messo in un centrocampo che funziona, diventa forte. Ma forte davvero. Non come Coutinho, che adesso è un giocatore di calcio fatto e finito -anche se non il campione che vogliono dipingerci-. Kovacic può diventare una mezzala della madonna, motivo per cui cercherei di costruirgli intorno una mediana in odor di santità, invece che vedergli spuntare l’aureola a Barcellona o -peggio ancora- a Torino.

Hernanes, dal canto suo, è l’unico che può giocare in tre o quattro ruoli diversi, e l’ultima parte di stagione ha fatto vedere quel che può dare (molto, gol compresi). Da tenere senza se e senza ma.

ATTACCARE!!! (CIT. MERAVIGLIUOSA)

Icardi e Palacio imprescindibili e ad oggi titolari indiscussi, Shaqiri che dovrebbe rimanere a meno di offerte vicine ai 15 M€ appena pagati al Bayern per il riscatto, occorre almeno un acquisto di valore. I nomi di cui si parla sono i soliti: Salah, Cuadrado, Jovetic e la new-entry Mertens.

Dichiaro fin d’ora la mia spudorata preferenza per il belga del Napoli, su cui personalmente non avrei problemi a dirottare i 14 M€ chiesti da De Laurentiis attingendo al gruzzolo derivante dal mancato acquisto di Imbula (di cui parlerò a giorni con altri simpatici nanetti iperglicemici sull’universo dei cugini).

In seconda battuta mi piacerebbe vedere Salah, che in sei mesi a Firenze ha fatto una decina di gol, facendo venire il mal di testa a buona parte dei difensori incontrati.

Riguardo Cuadrado citerò un mio amico napoletano che era solito dire “non lo preferisco“, stupendosi poi della mia domanda “non lo preferisci rispetto a cosa?“. Ma lì la colpa era mia e della mia scarsa conoscenza della lingua partenopea, e infatti lui “manco prendeva questione”…

Tornando al colombiano ex Lecce, ex Udinese ex Viola ex Chelsea: appartiene alla genìa dei velocissimi, imprendibili e imprevedibili, come Gervinho, se vogliamo come Oba Martins. Con lui in campo sai che qualcosa succederà, ma non è detto che sia qualcosa di buono. E poi fa i balletti quando segna. No grazie, vorrei gente seria…

Infine Jovetic: senz’altro tra i quattro è il vero attaccante, chè gli altri sono più esterni che punte vere. Molto dipenderà da come vorrà giocare il Mancio, ma la sensazione è quella di  un plausibile ricambio per uno dei due argentini, difficilmente potrebbe giocarci insieme: per quel che costa, a mio parere può rimanere dov’è o andare altrove, visto che pare lo cerchino cani e porci.

EVVUALA’

Ecco quindi la furmaziuncella che spero di vedere tra un paio di mesi in campo, in attesa di perfezionare l’accoppiata di acquisti Messi-Cristiano Ronaldo.

Propongo qui due varianti del modello Giuditta: uno più “intimo e malinconico“:

Ipotesi rombo e panchina orientativa

Ipotesi rombo e panchina orientativa

L’altro più “scintillante e adatto a saltare“:

Doppio mediano e rinterzo effettato

Doppio mediano e rinterzo effettato

Che Dio ci abbia in gloria e vediamo quel che succede…

THAT’S THE WAY IT IS…

Che ci sia un modo tutto particolare di gestire l’Inter e tutto ciò che la circonda dovrebbe essere chiaro a tutti, per lo meno a chi ha l’insana pazienza di seguirmi, visto che sono anni, anzi aaanni che lo ripeto.

Per i -pochi- San Tommaso sintonizzati, ecco le ultimissime dai campi:

1) L’arrivo di Kondogbia ha spiazzato tutti, me compreso, e prego soltanto che non sia un pacco perchè la gioia epidermica di veder rosicare Galliani potrebbe tramutarsi in peste bubbonica qualora il nuovo arrivato dovesse rivelarsi il nuovo M’Vila anzichè il gemello di Pogba…

My personal best

My personal best

Ma a parte il piccolo dettaglio sull’effettiva qualità del giocatore (che è alla fine quel che conta più di tutto, nessuno lo mette in dubbio), la corsa al ridimensionamento è stata immediata, con SportMediaset a fare la prevedibile parte del leone (o del cagnolino da riporto, fate voi) e tutti gli altri a seguire. Interessante notare come Thohir -come del resto Moratti prima di lui- abbia comunque torto a prescindere: spende poco? Beh così son buoni tutti, poteva starsene a casa sua! Piazza il colpaccio da 35 milioni? E’ uno scandalo, il FPF, da dove arrivano tutti questi soldi!? Eh? Eh? Eh?

2) Esemplare la prima pagina della Gazza di Lunedì 22 Giugno, giorno dell’arrivo di Kondogbia per le visite mediche e la presentazione. Palpabile la voglia di voltare pagina, sparigliare, parlare d’altro, dimenticare quanto appena successo e dare un’altro giro di roulette:

once more with feeling

once more with feeling

Da notare anche il colpo di classe nel richiamo al gol di Thiago Silva col Brasile, ovviamente presentato come “ex Milan“.

3) Altro giro di giostra sul nazionalismo populista della minchia:

“Facciamo giocare i nostri giovani che non costano niente! Basta strapagare tutti questi stranieri!”

“Riportiamo a casa i nostri Maro’!” (che non c’entra nulla  ma incontra in egual misura il mio apprezzamento)

Ecco come risponde a questa stronzata Pierluigi Casiraghi, numero 1 assoluto in Italia nel trovare giovani talenti in giro per il mondo:

“Il rapporto qualità prezzo è incomparabile, perché se voglio un giocatore equivalente in Italia, costa 10/15 volte di più.”  E non stava nemmeno parlando dell’Optì Pobà di turno che mangia le banane in Africa, ma di un ragazzino francese che gioca negli allievi nerazzurri.

Ah, per inciso: ce l’hanno gufata due mesi dicendo che Thohir non voleva rinnovargli il contratto e che sarebbe andato al Barcellona dell-ex-rossonero-Braida, e invece…

to be continued…

NOISY NEIGHBOURS

Qualche chicca sui nostri rivali biancorossoneri, tanto per ribadire che saremo anche naif e simpatttici,  ma non siamo quella roba là.

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CRIBIO!

Tanto tuonò che spuntò il sole…

Ibra quindi decide inopinatamente di restare a Parigi e cercare di vincere la Champions League, anche se voleva solo il Milan, anche se era disposto a dimezzarsi lo stipendio pur di tornare a Milanello.
Poco male, il dottorgalliani lo aggiungerà a quelli che “sono arrivati a tanto così dal vestire la maglia del Milan“.

Maglia che, per inciso, non può più essere considerata quella del “Club più titolato in Europa”, stante la recente vittoria del Barça in Champions. Ma Zio Fester qualcosa si inventerà…

Altra maionese stranamente impazzita è stata la fine del rapporto con Pippo nostro: era talmente ovvio che tra le parti si sarebbe arrivati ad un accordo tra galantuomini che nessuno ne parlava nemmeno: raramente si era vista una simbiosi -o un appecoronamento, fate voi-  tra allenatore e Società, con un Mister insultato e criticato per un buon semestre a incassare paziente nel nome dell’amore.

E invece no. E invece anche in questo caso, come già successo per Seedorf, Pippo non accetta mansueto la proposta di transazione del Geometra in cravatta gialla, ma pretende un po’ di grana in più, e viene esonerato. Il tutto detto a mezza voce, senza disturbare, come a non voler infierire.

E allora infierisco io! 🙂

Immaginate se fosse stata l’Inter ad avere tre allenatori a libro paga

Agghiacciante poi il video in cui Berlusconi sferza Inzaghi davanti alla squadra, con il Mister a mostrare la coriacea capacità di resistere ai contrasti che l’ha reso celebre nelle piscine ops… aree di rigore di tutta Europa.

Come già detto, spero che Silvio abbia l’insana pensata di farlo anche con Mihaijlovic…

Interessante poi sapere che gli arrivi di Miranda e Imbula (ammesso che arrivino, e soprattutto sperando che siano giocatori veri e non pacchi) sia dovuto esclusivamente al beau geste del succitato Zio Fester, che elegantemente ha lasciato strada libera ai nostri.

Più o meno quanto successo un’estate fa con Bonaventura, già quasi vestito con  il nostro orrendo pigiama gessato e poi lasciato libero a poche ore dalla fine del mercato, con tanto di telefonata di Ausilio per permettere a qualcun altro di chiudere l’affare.
La vulgata in quel caso era stata appena diversa: “il Milan scippa Bonaventura all’Inter” o robe simili.

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SETTIMO NON RUBARE

I gobbi invece, non ce la fanno… La cleptomania è evidentemente endemica e ormai cronica, e fa poca differenza se il derubato di turno sia l’avversario domenicale o una innocente squadra spagnola di quarta categoria che invita i tifosi a seguirla allo stadio:

juventus_badajoz

Magari non è uguale, magari è come in Madagascar: una è bianca a strisce nere, l’altra è nera a strisce bianche

Il tutto a poca distanza dagli ultimi esempio di quello “stilejuve” di cui tutti si riempiono la bocca e che ha portato negli anni una squadra ad essere tollerata o temuta in Patria e periodicamente mazzulata al di fuori dei patrii confini.

Solo così si può spiegare la figura di melma fatta da quel mezzo uomo di Pavel Nedved, capace di scatenare una rissa durante la partita del cuore dopo aver subito un tunnel da un cantante tanto incredulo quanto giustamente esaltato per il gesto atletico.

Singolare che anche l’ultimo capitolo della pluridecennale storia di calciatori-minchioni-che-vanno-a-sbattere-col-macchinone abbia uno juventino come protagonista (Vidal, nella circostanza), addirittura fermato per qualche ora dalla polizia, prima di essere rilasciato e versare lacrime in favor di telecamera.

Il cileno non è nuovo a imprese simili, o a episodi di insubordinazione pur nella squadra dei soldatini, così come definita dal Cassano, fine pensatore dei tempi nostri.

Ma come ben sappiamo è comunque l’Inter a non saper gestire i propri giocatori e ad avere lo spogliatoio spaccato…

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Sì lo so, sono una brutta persona che guarda in casa d’altri anziché preoccuparsi della triste mediocrità che alberga in casa propria.

E me ne vanto, me-ne-van-to! (cit. Conte Mascetti)