EPPURE…

NAPOLI-INTER 2-1

Per il diciottesimo anno di fila non vinciamo a Napoli, e per l’ennesima volta raccogliamo meno di quanto meritiamo.

Della partita si può dire tanto. La prima cosa, ovvia quanto sacrosanta: Higuain è di gran lunga il miglior calciatore di Serie A e parente assai prossimo di un fuoriclasse.

A me da sempre ricorda Milito per la bravura nel muoversi da centravanti vero e per la variabilità di soluzioni in repertorio: il primo gol è da bomber di razza, svelto nell’approfittare del mezzo liscio di Murillo e del “not-kapit-u-cazzen” di Nagatiello e spietato nello sparare sul primo palo senza nemmeno mirare la porta, chè tanto quella là sta, e mica si muove…

Il raddoppio è ancora meglio, e se fossi stato meno tifoso di quel che sono non avrei avuto dubbi nel tributargli il giusto applauso da divano: sfrutta un rinvio de capoccia del proprio terzino -non esattamente quel che chiamerei un assist- e si fa trenta metri fianco a fianco a due dei migliori difensori del campionato, resistendo prima a Murillo e poi a Miranda.

Appena in area pensi “adesso questo chiude gli occhi e tira forte come gli viene“.

Stocazzo.

Questo, mentre resiste ai succitati terzinacci, la piazza docile-docile col piatto sul palo lungo, lasciando per la seconda volta Handanovic tanto inebetito quanto incolpevole.

Poi, e solo poi, si può parlare del resto.

Il che significa parlare di un Napoli grande squadra fino al 2-0 -non è una sorpresa- di un’Inter meno raccapricciante di quanto tutti si aspettassero  (e sotto-sotto sperassero), del solito arbitraggio “a-stretti-termini-di-regolamento” (per noi ma non per gli altri) e di un’ultima mezz’ora più che convincente da parte dei nostri.

La beffa del doppio palo nell’ultimo minuto se non altro mi riappacifica con una statistica che avevo letto nei giorni scorsi e che raccontava di “soli” 4 legni colpiti dai nostri dall’inizio del campionato, contro i 6 (due in più, a volte pensa il caso…) dei napoletani.

Mancio a mio parere azzecca la formazione, riproponendo i due laterali che così bene avevano fatto contro la Roma: D’Ambrosio soffre ma non troppo contro  Insigne, mentre Nagatomo fa quel che sa.

No, non “cagare”.

Semplicemente corre come un matto ma senza particolare costrutto. E’ vero che i falli che fa sono evidenti e ingenui, e in particolare il secondo è uno scivolone sulla linea laterale che non ha nessun senso calcistico nè tattico.

Dubito però che sia stato il Mancio a consigliarlo in tal senso.

A metacampo arrivo a dire che Guarin fa un primo tempo giudizioso, limitando le minchiate entro limiti fisiogici e accompagnando benino l’azione -bello il sinistro a giro “tipo derby ma alto” a metà primo tempo.

Brozo cresce nella ripresa -come tutti- mentre Medel crea danni quando lancia in resta parte a far pressing altissimo lasciando 20 metri di buco davanti alla difesa.

Detto di un Icardi ancora una volta poco presente -e mica può essere sempre colpa dei rifornimenti che non arrivano…- ho annotato un Perisic assai veloce ma altrettanto impreciso nel tiro e ho soprattutto ammirato un Ljaijc in versione satanasso.

Come detto non è tra le mie grazie, ma conservo ancora un minimo di lucidità ed onestà intellettuale per riconoscere i miei pregiudizi. Il serbo ieri sera è stato quanto di più somigliante all’inarrivabile Higuain: il gol è uno squarcio di luce nel buio della notte, e da lì il ragazzo si carica la squadra sulle spalle. Peccato solo per quella palla non data a D’Ambrosio ma servita all’indietro per Perisic…

MORALISMO TENNICO-TATTICO

Qui mi ci vuole il paragrafetto dedicato, polemico e petulante, perchè non so se ridere o piangere.

La partita l’abbiamo vista tutti, e chi non l’ha vista ne avrà letto i resoconti.

Sappiamo altrettanto com’è stata presentata: Sarri il sacchiano contro Mancini il capelliano, whatever that means, con una nemmeno malcelata predilezione per il primo ai danni del secondo.

In buona sostanza, la ramanzina moralista è: “comodo vincere e stare in testa alla classifica con fior-fior di campioni, tutti grandi e grossi e picchiar duro, palla lunga in avanti e poi qualcosa inventeranno”. Che bravi invece gli altri, che “giUocano bene e tutti insieme e la manovra scorre fluida e mica si salvano coi guizzi dei singoli”.

La polarizzazione è questa e, esaminandomi bene bene, non me ne importa proprio una sega (cit. barista Necchi).

Ognuno creda al Dio che gliela racconta meglio, insomma. Io resto laicamente e fieramente convinto che non ci sia un solo modo di gioc… va beh questa ormai la sapete a memoria.

Procedendo però per assurdo, e fingendo di interessarmi a siffatti schieramenti di fanatici, mi chiedo retoricamente quale delle due squadre abbia fatto quasi solo esclusivo ricorso alle qualità del proprio fuoriclasse e quale, invece, con un uomo in meno per metà partita, abbia dovuto far di necessità virtù supplendo con l’organizzazione collettiva alla inferiorità numerica.

Nulla di tutto ciò, ovviamente, chè all’Inter viene riconosciuta -quando va bene- la solidità e il carattere, giammai il giUoco.

Contenti loro…

LE ALTRE

Vincono sia Milan che Juve, rifilando gragnuole di goals a compagini che solo poche settimane fa ci avevano fatto sputare l’anima per guadagnare uno striminzito pareggino. A volte guarda il caso… Vero Sorrentino? Vero Viperetta de sto par de ciufoli (chissà quanto je ride a Zenga)?

Male le romane, con i giallorossi in grossa crisi e aquilotti indecisi se sprofondare definitivamente o ribellarsi a un destino che pare ineluttabile.

La Fiorentina-che-gioca-bene-e-lei-sì-che-merita infila il secondo pareggio consecutivo, che la lascia intollerabilmente ancora a rimirarci le terga.

E’ COMPLOTTO

Essenzialmente tre cose, di cui la prima già sviscerata nella seziuncella approntata per l’occasione. Solo poche righe al riguardo per una riflessione conclusiva di triste constatazione: non mi considero una cima di intelligenza e intuito, ma davvero mi pare palese la mancanza di onestà intellettuale, di professionalità o forse solo di voglia di lavorare di certa stampa.

Vedere che i pochi ad uscire dal seminato sono punte di diamante nel loro mestiere (vedi Gianni Mura -pur sempre alquanto critico con i nostri- oppure Paolo Casarin ancora oggi maestro di competenza), mi conforta e mi preoccupa al tempo stesso.

Gli altri evidentemente cavalcano l’onda del Luogo Comune Maledetto, alla stregua di quei cabarettisti da avanspettacolo che azzeccano il tormentone e lo ripropongono finchè ormai non è stracotto.

E fanno così perchè così va bene a molti, massa a-critica anestetizzata da vent’anni di tette e culi Berlusconiani ma non solo.

Sì lo so che è qualunquismo da quattro soldi, ma è la verità.

Chi si ribella è visto come piangina, o come inconsolabile escluso dal giro che conta, esattamente come Mancini o Ausilio. E veniamo al secondo punto.

Finalmente qualcuno che si incazza“, ho pensato. L’avrei circostanziata un po’ meglio, chè al lamentismo complottista sono cintura nera, ma alla fine qualche sacramento inizia a volare, oltre allo splendido “dovete dire la verità, dovete essere onesti” che stranamente è stato fatto presto sparire dai vari stralci trovati in rete (qui uno dei meno censurati…stranamente su Tuttosport).

Il Mancio era furibondo e la rabbia come si sa acceca. Quel che a lui come ad Ausilio non è andata giù è stata la -arcinota- mancanza di uniformità di giudizio. Se i due “gialli” a Nagatiello possono anche starci a termini di regolamento (è la mia opinione e non quella di Roby & Ausy), allora sarebbero ben poche le partite che finiscono 11 contro 11.

Ulteriore beffa, quelli sono gli unici due falli commessi dal nippico in 45 minuti scarsi di partita. Miglioriamo la già invidiabile proporzione falli/cartellino.

Infine, incontenibile la voglia di rivedere la Juve ai piani alti della classifica.

Si osservi con attenzione la prima pagina della Gazza all’indomani della farsesca vittoria di Palermo:

Gazza prima pagina 30 nov 2015

“Per ora”

Non fa niente se il Palermo è stato di una pochezza imbarazzante ed ha avuto quasi timore riverenziale perfino ad imbastire una qualche forma di risposta una volta subìto il vantaggio.

No. Qui siamo ai titoli trionfalistici, con quel “per ora” come a dire “e il bello viene adesso, come siamo felici”.

 

WEST HAM

I nostri meriterebbero la vittoria sul West Bromwich Albion, nella seconda delle partite che avrei voluto vedere dal vivo ma che un sistema di acquisto dei biglietti da girone dantesco mi ha impedito di fare. Ad ogni modo il punto muove la classifica, facendoci galleggiare nelle placide acque del “basso della prima colonna”, lontani da ogni pensiero minimamente sconcio ma al tempo stesso al riparo da certe cattive frequentazioni da bassifondi.

 

Dobro!

Dobro!

 

INCAPACI E SCARSI. EPPURE LASSÙ

BOLOGNA-INTER 0-1

I nostri tornano alla vittoria dopo più di un mese di attesa, con l’ennesimo 1-0 coriaceo o striminzito, a seconda della chiave di lettura.

Il Mancio pare quasi ascoltarmi, mettendo Kondgobia a fianco a Melo in mediana, con Brozo a galleggiare tra loro e la linea dei trequartisti (Ljaijc e Perisic) a supporto di Icardi.

Come spiegherò infra, Ciuffolo mi fa comunque arrabbiare per la gestione dei cambi e dei diffidati, ma ha l’insuperabile merito di regalare l’insulto più elegante e misurato dai tempi dell’inarrivabile “Cribio“. Avere in quei momenti la freddezza e il self control di limitarsi ad uno splendido “Somari” a favor di telecamera varrà verosimilmente una squalifica, ma ai miei occhi fa assurgere il Mister a cintura nera di virtuosismo nell’insulto.

Il primo tempo è di una lentezza e di un’inutilità ai confini del raccapricciante. Siccome il Mancio deve aver detto ai nostri che l’azione va fatta iniziare da dietro, ecco i nostri prodi pedatori gingillarsi con la palla tra i piedi nel più stucchevole dei possessi palla, che riesce quantomeno -ma proprio per poco- a mantenermi sveglio.

La differenza –in peius, ovvio- rispetto al primo tempo di Palermo è che là almeno avevamo un avversario che correva e pressava il doppio di noi, mentre qui rimiriamo allo specchio altri undici esseri umani difficilmente assimilabili a qualsivoglia idea di squadra di calcio.

Icardi, ci informano tutti con una solerzia mai vista, tocca 9 palloni in 45 minuti e nell’intervallo sono tutti pronti a celebrare il de profundis suo e dei suoi compagni.

Negli spogliatoi Mancio deve aver tirato qualche moccolo perchè la ripresa si apre con una novità assoluta delle ultime settimane: il (cazzo di) lancio lungo diretto sulle punte, tanto per vedere l’effetto che fa. Di riffa o di raffa, in qualche maniera iniziamo a farci vivi dalle parti del portiere rossoblù, anche se serve la proverbiale -per gli altri- botta di culo per andare in vantaggio. Ma andiamo con ordine, chè prima di godere c’è da patire (essaichenovità).

E’ nota a tutti quelli che mi leggono la scarsa considerazione che ho di Felipe Melo: è un picchiatore, per di più nemmeno troppo stabile mentalmente. Motivo per cui, caro Mancio, è estremamente rischioso schierarlo da titolare a pochi giorni dal big match contro la Roma. E puntualmente, al primo fallo, a momenti spezza una caviglia all’avversario, con un inutile quanto doloroso pestone a metacampo che gli costa un giallo sacrosanto.

A quel punto, ulteriore errore del Mister. Con Melo e Kondogbia entrambi ammoniti, logica impone di togliere almeno uno dei due in modo da avere un altro cagnaccio a mordere (Medel?) o un’altra punta per provare il tutto per tutto (Biabiany?). Invece no, restano in campo tutti e due, consapevoli di non poter entrare sull’avversario come vorrebbero, pena il secondo giallo. Che puntualmente si materializza dopo ostruzione (evidente ma involontaria) di Melo che guadagna gli spogliatoi con una mezzora d’anticipo. Espulsione esagerata, diranno tutti, e figuriamoci se non sono d’accordo.

Però caro Mancio: se davvero pensi che Melo sia il perno del nostro centrocampo, lo schieri a Palermo, dove sarebbe stato probabilmente ammonito, e gli fai saltare Bologna per averlo sabato contro i lupacchiotti. E’ così difficile da capire?

Chiusa la polemica parentesi, torno alla fredda cronaca per constatare come, dopo Palermo, anche a Bologna i nostri inizino a giocare come si deve con l’uomo in meno. I ragazzi prendono campo sempre più, complice un insensato sciopero del Bologna che di fatto dall’espulsione di Melo smette di fare anche il poco fatto nella prima ora di gioco.

Ranocchietta lancia lungo manco fosse Suarez (si fa per scherzare…), Ljaijc comincia a carburare, e alla fine il pressing di Perisic e Brozovic è lodevole: nella circostanza che porta al gol, la palla filtrante viene bonariamente accompagnata dalla Dea Eupalla tra le gambe maldestre del terzino Ferrari: il ragazzo si scarta da solo e a Ljaijc non pare vero di essere solo in area. Passaggio laterale per Icardi e tap-in facile-facile per il vantaggio nerazzurro.

Tanto basta per avere ragione di un Bologna alquanto scassatiello, che riesce ad essere pericoloso, causa ennesimo rimpallo nella nostra area, solo al 94′ e  30″, con Destro a colpire centralmente dal limite dell’area piccola e Samir a fare il miracolo.

Ci è andata bene, viste le precedenti carambole finite tra le nostre terga a Carpi e a Palermo. Mancio avrà modo di pensarci su, anche se a quel punto della partita lui aveva già guadagnato l’uscita dopo la delicata metafora tra arbitri e muli.

Ci godiamo quindi qualche ora da primi della classe, nonostante la squadra sia obiettivamente poca cosa a livello di rendimento, ma forse proprio per questo con la fiducia di avere amplissimi margini di miglioramento.

Se Icardi ha una percentuali di realizzazione altissime paragonate ai palloni giocati, se Kondogbia deve ancora far vedere molta della mercanzia pagata a caro prezzo, se l’intesa tra i tanti fantasisti è tutta da costruire, possiamo nutrire ragionevoli speranze. E soprattutto, meglio attendere siffatte migliorie ai piani alti piuttosto che nelle ahimè conosciute paludi di metà classifica.

LE ALTRE

Con quattro squadre nei nostri paraggi, era abbastanza inevitabile che molte di loro facessero bottino pieno. Roma, Napoli e Fiorentina in effetti non sbagliano, con i giallorossi a tornare in testa e noi, Viola e azzurri a inseguire. La Lazio invece cade a Bergamo, e si vede raggiunta da un coriaceo Sassuolo capace di battere la Juve all’ennesima sconfitta stagionale. Il Milan si mangia l’impossibile ma riesce quantomeno a non applicare la legge del calcio “gol sbagliato/gol subito”.

È COMPLOTTO

È banale ma doveroso far notare la fretta e la solerzia con cui i vari telecronisti vogliono sottolineare le nostre mancanze. Il lupacchiotto Riccardo Gentile a Palermo si è dovuto rimangiare la compiaciuta sentenza “rosso per Kondogbia! E l’Inter è già in dieci“, visto che nell’occasione era stato Vasquez ad essere ammonito per simulazione. Si era comunque consolato snocciolando le statistiche di Gilardino contro di noi nemmeno un secondo dopo che il suo ginocchio aveva impattato il pallone del pareggio.

Simile ieri sera lo strabismo di Caressa, pronto a sottolineate tutti gli errori di Kondogbia (che sono stati parecchi, nessuno lo discute) e pervicacemente muto allorquando il nostro recuperava palla o tentava l’accelerazione palla al piede. In studio poi, a momenti Marocchi piange per quanto gli rodesse la sconfitta del suo Bologna. Tutti a ricordare come la vittoria sia la sola cosa da salvare, esattamente come l’1-0 del Napoli a Chievo era stato catalogato alla voce “vittoria di carattere, ottenuta badando al sodo e lasciando poco spazio a frizzi e lazzi“.

Noi in crisi, gli altri bravi a vincere anche quando giocano male.

Quando si dice la coerenza.

Ah, siccome non lo dice nessuno, ve lo dico io: abbiamo la miglior difesa, nonostante la sciagurata serataccia contro la Fiorentina.

Infine, ma senz’altro non meno importante, clamoroso quanto prevedibile -almeno a queste latitudini- lo scoop di Cruciani su Tavecchio e Giraudo.

Al solito, in casi come questi la toppa è peggio del buco, visto che non si capisce quale “cortesia” dovrebbe essere dovuta dal Presidente di una Federazione che ha visto il suo Campionato falsato per anni proprio dalla persona con la quale stai colloquiando, per l’appunto, durante una visita definita tra galantuomini, anzi, tra amici.

Dimmi con chi vai e ti dirò se vengo anch’io, diceva Freak Antony.

E ancora, se non soprattutto: il condannato ma prescritto Giraudo, che alla fin della fiera continua ad essere un personaggio radiato per sempre dal mondo del calcio, a che titolo e per conto di chi parla quando dice “noi andremo avanti con le nostre richieste”?

Forse che gli abbaialuna interisti e complottisti abbiano ragione anche stavolta nel vedere in lui e nel suo compare ex ferroviere i Pupari del Calcio italiano?

Personalmente, da anni penso che alla fine le condanne di Calciopoli siano state un pannicello caldo per il paziente “Calcio italiano”, visto che, passati i lividi per i cazzotti estemporanei, gobbi e cugini sono tornati a fare il bello e cattivo tempo nella nostra Serie A, chi sul campo, chi in Lega portando a casa contratti e appalti multimilionari (Infront e le recenti indagini dicono niente?).

Sicuri che la cosa fosse cosi imprevedibile?

Uno spogliatoio allo sbando...nemmeno la stessa maglia

Uno spogliatoio allo sbando…nemmeno la stessa maglia

AVANTI PIANO

INTER-JUVENTUS 0-0

Come si dice in questi casi, il pareggio è giusto.

Facciamo a mio parere il miglior primo tempo della stagione, pur con un centrocampo che vede Brozovic tirato fuori dal freezer al posto di un Kondogbia perfettamente conforme alla vulgata degli acciaccati interisti (“ha un piccolo risentimento, ma niente di che, sta già molto meglio, non va nemmeno in nazionale, sta qui ad allenarsi per essere al 100%, è pronto, non ha problemi… Si adesso vediamo, magari non tutti e novanta i minuti”. infatti entra nel recupero). La coppia di sgherri Melo-Medel inguaia la mediana bianconera titolare per la prima volta con Marchisio e Pogba a non prenderla praticamente mai e il solo Khedira ad arrangiarsi.

Davanti, Jovetic è palesemente di un’altra categoria rispetto ai compagni, con un buon Perisic largo sulla fascia e Icardi in mezzo a sbattersi senza che gli arrivi uno straccio di pallone giocabile.

Dietro Miranda e Murillo fanno una gara discreta, se non fosse per un paio di cappellate del colombiano, che esce avido di gloria perdendo palla in pieno Lucio-style. Sulle fasce, Santon ha il solo merito di far rivalutare JJ che se non altro ha la scusa di dover marcare Cuadrado, il più veloce del West.

Tutto bene quindi?

Mancop’ocazz

Come lo scolaro che ha fatto vedere che la sa e ha ormai sfangato il rischio nota sul registro, i nostri rientrano dall’intervallo e si mettono a fare da spettatori. I gobbi sono lenti e fuori forma, ma se li fai giocare è chiaro che approfittano. Cuadrado dimostra di cosa è capace, mulinellando le gambette in modo quasi isterico sulla fascia destra e generando parecchi mal di pancia alla nostra difesa. Handanovic è bravo e fortunato a deviare con un doppio colpo di tacco la conclusione del bianconero che gli finisce in mezzo alle gambe, mentre al piattone scolastico di Khedira, che per nostra fortuna bacia il palo e torna indietro, ho ringraziato quegli stessi Santi che avevo invece ripetutamente ingiuriato alla traversa di Brozovic nel primo tempo.

Non so onestamente a chi servissero di più i tre punti e francamente poco me ne cale. Loro continuano a rimanere saldi a metà della colonna di destra, mentre noi tutto sommato siamo secondi -seppur a parimerito- ad un solo punto dalla vetta.

Quel che mi auguro è che il Mancio faccia ora quelle due o tre scelte tattiche e gerarchiche che permettano alla squadra di specializzarsi in un modulo e continuare a suonare quello spartito per qualche giornata, sperando che la cosa possa portare giovamento soprattutto a Icardi.

Personalmente concordo con lo Zio e con Vialli, che segnalavano tra le possibili cause della scarsa prolificità del nostro l’assenza di un vecchio volpone come Palacio al suo fianco. Se mi si passa il paragone, El Trenza ha una sapienza tattica tale da far rendere al meglio chiunque gli giochi a fianco, quasi (ho detto quasi…) come i fortunatissimi colleghi di reparto del Mancio giocatore. Jovetic e Perisic hanno altre caratteristiche e in alcune cose sono perfino migliori di Palacio, ma con loro l’intesa va costruita e non è così immediata.

Detto che il Campionato sarà più combattuto degli anni scorsi, non credo che ci si possa attendere una vittoria dei nostri. Il secondo o terzo posto invece sono, mai come quest’anno, fondamentali, viste anche le implicazioni economiche di tanti investimenti fatti in estate. In questo contesto, avere un centravanti da almeno 15 gol è essenziale.

LE ALTRE

Classifica alla mano, il vero big match di giornata è stato Napoli-Fiorentina, con gli azzurri a vincere meritatamente e fermare cosi la capolista. Bene anche la Roma che ospiteremo a fine mese in una partita che dirà molto sulla nostra consistenza, mentre preferirei sorvolare per umana decenza sui cugini fermi solo un punto sopra la Juve. La Samp ci fa capire quale spessore avesse la squadra due settimane fa ci aveva bloccato, andando a perdere 2-0 in Ciociaria… Male anche la Lazio che soccombe a Sassuolo.

È COMPLOTTO

La lista di dispettucci è lunga assai, avendo beneficiato la stampa della pausa Nazionali.

Si inizia con l’inevitabile accenno di Rafa Benitez ai suoi disgraziati mesi nerazzurri. Non potendo ritirare fuori storie già sentite millemila volte, in questa occasione ci delizia parlando di giocatori intersiti talmente insubordinati da portarsi addirittura il cellulare al cesso.

Proseguiamo con il vecchio detto della bugia che, ripetuta 100 volte, diventa verità. Niente da fare: Kondogbia l’han pagato 30 + 5 eventuali di bonus, ma per tutti rimangono 38: Bocca di rosa strikes again. Si vede che così la storia è più bella…

Perfino il Mancio versione zen 2.0 si abbuffa la uallera e fa presente alla conduttrice di Mediaset che evidentemente “avete qualcosa contro l’Inter“, ricordando come le critiche siano quasi scontate quando si tratta di noi, i meriti dovuti al solo caso o alla giocata del singolo, la manovra farraginosa a prescindere.

Il diligente Compagnoni di Sky, non potendo ripetere rrrete in maniera ossessiva, si è così limitato a definire “non bello” un primo tempo in cui l’Inter ha prevalso sulla Juve, affrettandosi di contro a precisare che “la partita adesso è anche bella”, dove con adesso si intendevano i primi dieci minuti di ripresa, con i bianconeri a menare le danza.

WEST HAM

Anche qui siamo ai piani alti della classifica: la vittoria in trasferta contro il Crystal Palace ci fa veleggiare a un più che meritato quarto posto.

Senza parole

Senza parole

BENEDETTI FIJOLI

VERONA-INTER 0-3

Che bisogna fare con voi, ragazzuoli miei? Siete l’incarnazione calcistica della Pizzetta Catarí o, per essere solo un poco più poetici, di un grande pezzo di Mina (tiamopoitiodiopoitiamopoitiodiopoitiamo ), non essendo qui il caso ti tirare in ballo l’Odi et amo di catulliana memoria.

In buona sostanza: con ancora le pareti che tremano dalle Madonne che vi ho tirato dopo la chiavica parmigiana (c’è però chi fa di peggio, eheheh….), ecco che i nostri mettono su il vestito buono e, immacolati come il modello Giuditta, rifilano un sonoro triplone ad un Verona ormai salvo ma non per questo sazio.

Icardi ci mette 10 minuti a farci capire come la nostra mediocrità non possa prescindere dal suo calcio semplice, banale ed immediato (uno-tiro-uno-gol, direbbe lo scienziato): tanto a dispensare intelligenza calcistica c’è il Trenza, finalmente tornato a livelli consoni al suo passato. Ma la vera, positiva ed a me graditissima sorpresa risiede nei piedi educati e nel baricentro basso del Profeta: di quelli con la sua fisionomia si usa dire che “se cagano bicchieri non si rompono” -a sottolineare il resistibile stacco di gambe-, ma è proprio il mulinar di gambette a creare tanto gioco sulla nostra trequarti. Bravo il Mancio a preferirlo ad uno Shaqiri un po’ appannato, seppur collega di culo basso.

Da quel che mi par di capire (non l’ho vista nemmeno stavolta, complice splendido weekend fuori porta), dietro facciamo anche un figurone, lasciando ben poco a Toni e compagnia, e riuscendo anzi a mangiarci il raddoppio con Brozovic, prima di raggiungerlo a inizio ripresa: Maurito ricambia il favore e Palacio può segnare il -credo- sesto gol consecutivo tra campionato e coppe (o giù di lì).

Partita chiusa? Per molti ma non per tutti, tanto per continuare con le citazioni da spot80 di sto par de ciufoli… ecco il prode Tagliavento riuscire nel suo personale en plein, ammonendo due dei tre diffidati nerazzurri (cartellini giusti, ma non per questo capaci di placare le mie rancorose querimonie, vedi infra) e inventando poi di sana pianta un rigore là dove non ci era una beata mazza.

Handanovic è un campione nel respingere l’ennesimo rigore stagionale ed un signore a non sfogarsi rivolgendo improperi di tipo sodomita all’indirizzo del barbiere di Terni, peraltro non nuovo a colpi di genio e altre carinerie nei confronti dell’Inter.

Insomma, citando per un solo attimo di troppo le dichiarazioni simpatttiche “rese con la consueta disponibilità sotto gli uffici della Saras”, il soggetto con noi non è particolarmente fortunato…

Poco male, anzi pure meglio: vinciamo nonostante la cara svista avbitvale che in effetti da un po’ non tornava a farci visita, forse rassicurata dalla nostra stessa mediocrità, condita dalla nuvola fantozziana che ci vede colpire il 16°legno della stagione quando invece dall’altra parte del Naviglio c’è porta a casa punti tra rigori, autogol e carambole tra stinco e avambraccio come nemmeno il miglior Superpippa.

Domenica prossima si incontrano così le due malconce e malmesse milanesi, all’insegna di un “c’eravamo tanto odiati” che temo non potrà che confermare le rispettive ambasce. La partita vale davvero poco per la classifica, ma nondimeno è sentitissima a queste latitudini, avendo avuto modo di corroborare il mio disprezzo (calcistico e non solo) per quella parte di Milano.

E’ COMPLOTTO

Rientrato in serata dal succitato fine settimana fuori porta, ho potuto infatti assistere in diretta a quello scempio che è stata Milan-Sampdoria, in cui un ex grandissimo campione, che gioca di pura sapienza tattia e tecnica di base, è stato sufficiente per sifulare i cuginetti recapitando sui piedi di Soriano un bijou da spedire in gol.

Siccome però culo e sfiga vanno sempre di pari passo, così come torti e ragioni si compensano (come no!?), ecco che al nostro 16° palo corrisponde la già accennata botta di culo, con lo sciagurato Duncan a beffare il proprio portiere che già si stava sdraiando per bloccare l’innocua girata del criminale di guerra De Jong.

L’angioletto olandese peraltro avrebbe dovuto finire la propria minuscola prestazione poco dopo, visto il calcione travestito da fallo tattico ignorato nel primo tempo (verrà ammonito in sua vece un compagno che stende un doriano sullo sviluppo dell’azione) e soprattutto vista la gomitata intenzionale a tramortire Muriel nei minuti finali. Invece, the Rocchi Horror Picture Show is back in town: solo un giallo per l’olandese, che quindi potrà tranquillamente randellare quasivoglia essere vivente di nerazzurro vestito domenica prossima.

Vero che il Milan dopo il pareggio poteva pure vincere (palo di Suso con sinistro a giro), ma al solito lo charme mediatico del Geometra è tale che tutti -o quasi- si ricordano unicamente di quello, tralasciando tutto quel che c’è stato prima. Zio Fester poi ne approfitta per aggiungere Eto’o a quelli che “sono stati a tanto così dall’essere rossoneri” (mai uno che osi chiedere “e perchè mai poi tutti questi campioni decidono di andare altrove?“).

Ne ho anche per la Juve, non preoccupatevi. Ho volutamente trascurato la sentenza della Cassazione, chè di parlar di Moggi francamente mi son stancato, ma sentire l’impudenza di certa gente, coinvolta quasi quanto Lucianone, ergersi a saggi calcistici e severi censori delle doglianze interiste, mi fa veramente rabbrividire.

Illuminante come al solito Sabine Bertagna che risponde per le rime meglio di come potrei fare io, ma che ha il torto di farmi fare quello di cui la mia paranoia non avrebbe bisogno: ho fatto il gioco proposto (cercare “Triplete Inter” e “triplete juve” su Google) ed il numero di risultati è in effetti agghiacciante. Pagliacci loro, servi e pennivendoli gli altri, noi come al solito incapaci di valorizzare le vittorie che abbiamo conquistato…

Cazzo, non cambiamo mai…

LE ALTRE

Credo abbia poco senso fare tabelle o rincorse su qualche altra squadra, visto che l’anno prossimo l’Europa la vedremo dalla poltrona. Stazioniamo a metà classifica, da cui ci arrivano le eco del sorpasso laziale sui cugini lupacchiotti al secondo posto così come del 3-0 rifilato dal Napoli alla Fiorentina, nella partita che offre l’ennesima e superflua conferma dell’assoluta inutilità dei giudici di porta. Ma se lo dici metti in dubbio la malafede degli arbitri… non sia mai!

WEST HAM

Quantomeno sui Craniolesi  non abbiamo il monopolio europeo, visto che i Martelli dell’East End buttano nel cesso l’ennesima vittoria nei minuti finali, pareggiando con lo Stoke una partita di un campionato che -come quello nerazzurro- ha ormai ben poco da dire: salvezza conquistata con mesi di anticipo, ma Europa ormai non più raggiungibile.

Se fossi solo un po’ più qualunquista, me ne uscirei con perle di saggezza del tipo “per tanto così fai giocare i ragazzini chè almeno corrono“.

Bloody hell!

"pim perepette nusa pim perepette pà"

“pim perepette nusa pim perepette pà”

REBUS

BAGATELLE POLITICHE

So che l’attesa era palpabile e non ci dormivate la notte, così ho deciso di scrivere quel che penso di Sacchi e delle sue recenti dichiarazioni.

Scrivere spero possa chiarire anche a me come la penso, aldilà dell’idiosincrasia che ho sempre nutrito nei confronti di questo soggetto.

Se devo partire da un’analisi limitata alle sue esternazioni, mi trovo in gran parte d’accordo con Tommaso Pellizzari quando dice:

“se si ricoprono certi ruoli (o se si è comunque una persona di rilevanza pubblica) non è necessario essere razzisti per essere considerati inadatti. Basta esserlo sembrato, anche solo per un secondo. Il problema italiano è che questo concetto è diventato basilare all’estero, mentre da noi ha perso rilevanza per un malinteso senso di che cosa sia il politicamente corretto. Da noi è diventato sinonimo di buonismo ipocrita, mentre all’estero (ovviamente, là dove non si esagera) è il criterio adottato per assicurare rispetto a tutte le categorie sociali: con quel tanto, certo, di formalismo di facciata che l’essere personaggio pubblico richiede. E che è uno dei fondamenti della civiltà”.

Occorre secondo me mettersi d’accordo su cosa si intenda oggi per razzismo.

Nei decenni passati quel termine è stato utilizzato unicamente per bollare qualunque (s)ragionamento si ispirasse a questioni di superiorità della razza e idiozie simili.

Queste stronzate purtroppo non sono ancora scomparse, ma onestà impone di poterne certificare la sensibile diminuzione nel mondo di oggi.

Lo svilupparsi di una società multietnica ha senz’altro avuto un benefico effetto nell’aprire gli occhi a molti di quelli che evidentemente pensavano che persone con un colore della pelle diverso dal nostro vivessero sugli alberi o si nutrissero di bacche e cespugli.

Chiaro, un Calderoli al mondo lo troverai sempre e in ogni quartiere, a riprova che la deficienza (intesa proprio come mancanza, in questo caso di neuroni) abita anche a pochi isolati da noi.

In questo nuovo scenario globbbale si sono però fatti strada due diversi ragionamenti, che hanno al loro interno innegabili elementi di razzismo:

Il primo è quello sintetizzabile con l’ignoranza o la paura del diverso, ed è quello in cui personalmente faccio ricadere le elucubrazioni di Sacchi, ultimo iscritto all’affollatissimo club del “io non sono razzista, però“.

Onestamente, non ce lo vedo Sacchi coi baffetti arringare la folla propugnando la superiorità della razza ariana. Ciò premesso, è innegabile che il riferimento costante (chè il ragazzo mica ha iniziato ieri, vedi infra) ai troppi giocatori di colore, ai tanti stanieri che fin dal calcio giovanile rubano il posto ai nostri giovani virgulti, fino alla vergogna di essere italiano per i suddetti motivi, qualcosa senz’altro dicono.

Vogliamo chiamarlo protezionismo, nazionalismo, miopìa storica? You name it

Faccio presente che l’uscita è stata stroncata pressocchè unanimemente al di fuori dei patrii confini, a prescindere dalla credibilità del censore di turno.

Torno a citare Pellizzari:

Ci sono ruoli (e persone che li ricoprono) ai quali non è consentita la distinzione fondamentale fra essere e apparire qualcosa. Ad Arrigo Sacchi è capitata la stessa cosa successa al presidente della Federcalcio Tavecchio con la celebre frase su Optì Poba: non c’è dubbio che Tavecchio non sia razzista, ma la sua frase l’ha fatto sembrare tale. E questo conta. Il guaio è che in Italia sembra contare meno che nei Paesi ai quali ci piace credere di assomigliare, come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti: dove infatti le frasi di Tavecchio e Sacchi hanno scatenato un putiferio.

 Se poi guardo alle persone, ai colleghi o alle testate che hanno voluto difenderlo, e soprattutto al come ciò sia stato fatto, ho ancor meno dubbi a capire da che parte stare.

No, davvero: Bargiggia ce l’ha coi negretti perchè han ciulato il posto in squadra al figlio??

No, davvero: Ancelotti che mette una toppa che è peggio del buco, citando il capoccione per difendere il suo ex allenatore??

Buona parte dei difensori di Sacchi sono -guarda caso- legati al mondo rossonero e/o berlusconiano (chè Carletto è simpatico a tutti ma me la ricordo l’intervista in cui magnificava al figlio bambino le qualità di “quel signore lì alla tele“).

Buona parte dei difensori di Sacchi, insomma, la pensa come lui e non vede il problema, chè alla fine ragioniamo tutti per luoghi comuni, vecchi stereotipi (per fortuna passati) e poi in fin dei conti non volevamo mica offendere nessuno.

Ecco quindi il secondo ragionamento, forse nato in reazione del primo: i detrattori lo bollano come buonismo o come eccesso di politically correct, io invece lo ritengo sintomo di intelligenza, di saper vivere, se mi si passa la definizione.

Chiamiamolo senso di opportunità.

Ovvio che non possiamo crocifiggere un semplice cittadino che fa queste uscite, se il suo amatissimo ex-ex-ex-Presidente del Consiglio pestava merde diplomatiche simili...

Non si capisce, non si vuole capire quanto siano delicate ed importanti certe tematiche.

Qui siamo invece al “ma che cazzo vogliono? mica li ha chiamati “negri“! Che poi… non è mica colpa sua se sono neri, quindi di cosa stiamo parlando??“.

Un Bar Sport. Mal frequentato. Con tutto il rispetto per i tanti Bar Sport.

E ADESSO PARLIAMO DI COSE SERIE

Chè alla fine, tutto ‘sto delirio farneticante serve solo come preambolo per la vera ragione del mio astio verso l’Arrighe nazionale.

Ieri sera, per la prima volta, ho sentito fare la domanda che attendevo dal 1987: complice l’esternazione di cui si è detto e la concomitante ricorrenza del compleanno di Baggio Roberto, emblema del geniale fantasista poco inquadrabile negli schemi da lavagnetta e quindi incompatibile col sacchismo, le mie orecchie hanno sentito ergersi soave il dilemma:

Ma Arrigo Sacchi ha fatto bene o male al calcio?

Chi mi conosce sa come la penso. Sintetizzando in due righe: con quel popò di squadrone ha vinto poco (1 solo scudetto, 2 Coppe Campioni ai tempi dell’embargo inglese, con la nebbia di Belgrado e incontrando Steaua Bucarest e Benfica in finale. Taccio sull’Intercontinentale vinta al 458′ con autogol su punizia di ChiccoBubuEvani).

Ovunque sia andato, da lì in poi, ha raccolto briciole, Mondiale USA ’94 compreso.

Ma non è questo il punto. Sono un nerazzurro rancoroso e il mio è un fiero parere fazioso.

Il problema è che quest’uomo da vent’anni continua a citare il “suo” Milan quale unica pietra angolare e solo termine di paragone possibile per qualsivoglia squadra di pallone del globo terracqueo.

Episodicamente, e con malcelata falsa modestia, fa entrare nel suo cerchio magico l’Ajax di Cruyff e il Barcelona di Guardiola. Bontà sua.

Da più di vent’anni lui e i suoi sodali sparano minchiate sull’imprescindibilità del vivaio, sull’assoluta necessità di avere una base autoctona per vincere, addirittura sul fatto che tanti giocatori debbano venire dal bacino della città della squadra (sei di Cinisello? Eh eh eh… non vai bene!). Tutto meravigliosamente smentito dai fatti, nel senso che si può tranquillamente vincere anche in maniera diversa.

Oltretutto, qualcuno dovrebbe far presente a questi qui che tra quei tempi e i nostri ci sono ormai quasi trent’anni. Trent’anni nei quali il mondo, che piaccia o no, è cambiato.

E se non sono capaci, o se si ritengono così intelligenti da non dover perdere tempo per capire davvero come funziona il settore giovanile meglio gestito in Italia, è grave.

Non tanto per loro. Di loro chissefrega.

E’ grave, come al solito, che nessuno glielo faccia presente. Di più: li si difende, moltinemicimoltoonore.

Come scrissi nella nota con cui nel 2001 restituivo al mittente lo sgradito omaggio “Silvio Berlusconi: una storia italiana“:

il problema non sei tu: il problema è chi ci crede!

Vecchio ma sempre valido

Vecchio ma sempre valido

IL MARCO BRANCA DI UTRECHT

SPECIALE E’ COMPLOTTO

Giusto lo spazio dedicato ai 50 anni del grande Van Basten, odiatissimo ma fortissimo centravanti rossonero, che Sacchi alla fine non voleva più, perchè non abbastanza corto-umile-e-intenso, e che poi alla fine era alla frutta come un po’ tutto il Milan (ma ovviamente adesso smentisce, chè siamo tutti una grande famiglia). Oltretutto con quello stesso Milan logoro e finito Capello ci ha vinto una manciata di Scudetti e un’altra Champions ma, appunto, stai a guardà er capello…

Non divaghiamo. Van Basten, si diceva. Gran campione, poche balle. La Gazza elenca 50 motivi per cui ricordarlo, scadendo però nell’agiografia più furba e spudorata in un paio di casi.

Vediamo con ordine:

“10 — Ha segnato 124 gol in 85 partite con il Milan”. Eehh??? un gol e mezzo a partita di media?? E la fonte qual è, di grazia? WIkipedia stranamente ha numeri diversi:

Un gol e mezzo a partita o un gol ogni partita e mezzo? Va beh, tanto è istess...

Un gol e mezzo a partita o un gol ogni partita e mezzo?
Va beh, tanto è istess…

E incredibilmente lo stesso sito del Milan riporta le stesse cifre! (il link ve lo cercate voi, chè qua mica metto rimandi a certa robaccia!). Verosimilmente si vuol dire che quei 124 gol li ha fatti tutti in 85 partite, ma quando mai avete visto una statistica dei genere?

E’ come dire “in tutte le partite in cui non ha segnato, ha fatto almeno un gol a partita“. Perfino Monsieur De Lapalisse direbbe grazialcazzo!

Tutta la manfrina serve a dire la vera notizia, che non ho avuto modo, tempo nè voglia di confutare, e cioè che nessuna di quelle 85 partite che l’hanno visto andare a referto è coincisa con una sconfitta rossonera. Ripeto, sarà senz’altro vero, ma nemmeno Zio Fester e le sue statistiche “customizzate” erano mai arrivati a simili culmini di farneticazione.

12È stato il primo a vincere tre Palloni d’oro. Due li ha regalati. Dall’elenco dei vincitori del Pallone d’Oro: Johann Cruijff: 1971, 1973, 1974; Michel Platini: 1983, 1984, 1985. Così, tanto per dire: altra minchiata ad abundantiam.

Mi fermo qui perchè non mi pare il caso di questionare su altre cosucce simpatiche (tipo la bassa rilevanza data al suo arrivo, oscurato da quello di Scifo, chè mica vorremo saltare la razione quotidiana di ceffoni mediatici agli Intertristi!) o dati atletici alquanto inverosimili (“correva i 100 metri in meno di 11 secondi”?? cioè più veloce di Cordoba, Martins, Cuadrado e gente simile? Era un fuoriclasse, ma non me lo ricordavo così veloce…).

La morale è sempre quella (oltre a far merenda con Girella): Van Basten è stato un fuoriclasse assoluto, indiscutibile e addirittura rimpianto per il poco che ci ha fatto vedere (maledetta caviglia). Ciò assodato, perchè fare ancora una volta la figura dei lecchini, guarnendo il tutto con ricordi inventati e numeri alla cazzimperio? Anch’io voglio dare il mio piccolo e rancoroso contributo a questo grande campione. Posto che linkare il bellissimo gol con l’Olanda contro la Russia sarebbe stato banale, ho scelto questa immagine:

Nudo alla meta

Nudo alla meta

Auguri Campione, nato anche tu a Ottobre come i migliori!

PROVA DELLA VOLONTA’

INTER-SAMPDORIA 1-0

La citazione del titolo apre squarci di malinconia agrodolce e financo sdolcinata, ma mi accompagna ormai da qualche decennio (Mignon è partita, per gli ignoranti).

La partita con la Samp offre più di un aspetto di difficile comprensione ad un tifoso ossimorico come me, capace di pensare di poter vincerle tutte e un secondo dopo di temere anche il peggior scarpone avversario. I miei occhi vedono un’Inter capace di creare una mezza dozzina di occasionissime, di vederle divorate sistematicamente da quello che è (stato?) il nostro miglior attaccante, di perdere un pezzo fondamentale del proprio centrocampo (Hernanes), sostituito da quello che è il paracarro per antonomasia.

E proprio il succitato arnese stradale (Kuz per gli amici), dopo essersi mangiato un gol poco dopo il suo ingresso, ci regala la ciliegina della serata, facendosi azzoppare dal pur bravo Romagnoli, esiziale nella circostanza quando sgambetta l’avversario di spalle alla porta.

Icardi timbra il secondo rigore in 4 giorni (incredibbbile!!!) e la Samp conosce la parola “sconfitta” per la prima volta in stagione.

Premesso che la partita poteva tranquillamente finire con un pareggio, i nostri mi sono piaciuti forse ancor più che col Napoli. Che Palacio sbagli tutti quei gol è purtroppo possibile, visto il migliorabile stato di forma, nè mi sento di dar contro a chi da due anni ha mostrato gli unici lampi di classe di una squadra altrimenti assai modesta.

Splendidi nelle varie occasioni Hernanes e (soprattutto) Kovacic a trovare i giusti pertugi per la palla, che pareva in effetti “strumpallazza” per il Trenza, incapace com’era di ammansirla e dirigerla mansueta verso la rete avversaria.

La difesa tiene bene, con Vidic diga silenziosa (ha giocato bene, quindi nessuno ne parla), Ranocchia preciso negli anticipi e Juan Jesus potenzialmente migliore del reparto, se non fosse per un paio di disattenzioni che lasciano scappare Gabbiadini verso la porta (esemplare a riguardo l’ulltima azione del primo tempo, che poi culmina con la traversa di Duncan).

Obi a destra è adattato e non riesce a dare continuità alla sua azione, giocando sempre e solo col sinistro: lì o sei bravo a superare in partenza il tuo marcatore oppure sono cacchi amari, chè a puntarlo vai sempre e solo verso l’interno. Quello lo sa, e lì ti aspetta.

Nonostante la manciata di punti già buttati via in questa prima decina di partite, siamo comunque ancora nel gruppone di aspiranti al terzo posto: ci sono 7 squadre tra i 15 e i 16 punti, in attesa di Lazio e Verona impegnate stasera, e tutto è ancora in gioco, .

Sabato saremo su uno dei campacci infami per definizione (Parma) contro una squadra in crisi nera e come tale pericolosissima.

LE ALTRE

Il Milan sbaglia un cross e segna con Bonaventura (altro che beffardo pallonetto!), rischiando come al solito tanto in difesa, con Abbiati che si fa perdonare l’uscita a vuoto sul vantaggio di Ibarbo. Il Napoli riacciuffa la partita di Bergamo pareggiando a 5 dalla fine e sbagliando un rigore con Higuain e un gol ancor più facile con Callejon, che spara alto da zero metri (se ci prova altre 100 volte non ce la fa…). La Viola ne fa 3 all’Udinese e la Roma non ha problemi a regolare 2-0 il Cesena.

Il GiovaneAntonini fa felice tutta Italia purgando la Juve al 94′ di una partita che apprendo essere stata dominata dai gobbi. Divertente la storia dell’ex rossonero, mai andato troppo d’accordo con Allegri (eufemismo), e che con uno stop sbagliato e una scarpata a carambolare sulla tibia dell’avversario beffa il suo ex allenatore facendo felice tutta l’Italia non bianconera. Devo ammettere che, ancora sintonizzato sulla “mia” partita, avevo sentito un sussulto della folla pochi secondi prima del fischio finale, ed avevo immediatamente pensato ad una sconfitta del Milan, chè va bene essere ottimisti, ma un sifulotto bianconero proprio non me l’aspettavo.

E invece, si potrebbe dire, God pays his debts without money!

E’ COMPLOTTO

Sì perchè la Juve, come se ne avesse bisogno, ha ulteriormente cementato la sua solida reputazione di Vecchia Megéra del calcio italiano, mostrando per l’ennesima volta l’assenza di quello “stile” di cui invece si vanta -a vanvera- da sempre.

Le uscite di Andrea Agnelli e di Evelina Christillin sono state talmente fuori posto da farmi essere d’accordo rispettivamente con Ignazio La Russa e Mario Giordano.

Prova della volontà, si diceva in apertura…

Ho provato un misto di ammirazione e compassione nel sentire e vedere Mazzarri nel dopopartita. I fischi, checchè ne dica, li ha sentiti eccome, e a mio parere ha pure fatto bene a “mandarli” a fine primo tempo. Il tifoso disfattista ha sempre vita facile, ed è più che legittimo fischiare squadra e allenatore quando si fa cacare.

Non mi è parso fosse questa l’occaasione giusta per farlo: i nostri, come detto, han giocato bene, e un Palacio in versione autentica avrebbe chiuso il match ben prima del (sacrosanto) rigore concesso agli sgoccioli. Temo che l’odiata categoria dei Luoghi Comuni Maledetti abbia fatto un’altra vittima, e che quindi per definizione Mazzarri sia un incapace e faccia giocar male la squadra.

Critichiamolo quando tiene in campo tre centrali contro squadre che schierano una punta e basta, smadonniamo quando non inserisce Bonazzoli o Puscas in partite che non si sbloccano, ma non fischiamo per partito preso.

Eccheccazzo.

Il Kuz al suo meglio

Il Kuz al suo meglio

BOCCA MIA TACI

FIORENTINA-INTER 3-0

Dio santo, che chiavica!

Ne pigliamo 3, potevano essere tranquillamente il doppio. Dopo 20′ siam già sotto di due. Ennesimo dubbio amletico del “con noi tutti fenomeni” o “noi sempre coglioni“. Probabilmente è questo dilemma a paralizzare le gambe di tutti i nostri, perchè è inquietante dover dire che il migliore sia D’Ambrosio.

La forma fisica è da gerontocomio, quella mentale da neurodeliri. Per la tattica, lassa perde…

Pur mancando dai gradoni di San Siro ormai da un paio d’anni, sento risuonare distintamente il mantra del mio vicino di posto negli anni ’90: “non c’è ali, non c’è schemi, non c’è un cazzo“.

Vero che il primo anello verde era (e probabilmente è ancora) abitato da una peculiare razza sub-umana capace di sfanculare settimanalmente l’allora portiere interista (Pagliuca) al grido “mandatelo a casa! datemi Vitor Baia!!“.

Vero che la stessa accozzaglia di craniolesi incolpava a prescindere il Bergomi calciatore-e-capitano anche quando non giocava.

Vero che dopo un quasi-autogol di Winter in un Inter-Lazio, la stessa accozzaglia chiosava sconsolata: “questo è quel che succede ad avere Gigi Simoni in panchina“.

Eppure, anche l’orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.

Non c’è ali.     Non c’è schemi.     Non c’è un cazzo.

As simple as that.

Se Mazzarri voleva mettermi alla prova, alla luce del mio (a questo punto azzardatissimo) endorsement di poche ore fa, devo dire che ci si è messo d’impegno! La coerenza vacilla, ma continuo a ritenere il Mister uno dei problemi e non il (facile) solo responsabile di tuttastammerda.

Anzi: se proprio devo pescare un aspetto positivo nel succitato guano calcistico, noto una costante presenza della società (Ausilio nella fattispecie) a non lasciar solo l’allenatore, come troppo spesso ho visto fare nel corso della precedente gestione.

La pausa casca a fagiuolo, si dice in questi casi: sarà… Visti i soliti esodi transoceanici della dozzina di nazionali che incredibilmente ancora popolano la nostra rosa, le due settimane saranno buone per cambiare aria, sparigliare le carte, fare quel “spegni-e-riaccendi” che è il caposaldo di ogni intervento su qualsiasi tipo di hardware. Che poi in questo periodo qualcuno degli acciaccati o mal-deambulanti possa essere oggetto di un “richiamino” fisico-atletico è più di un auspicio: Palacio è in uno stato di forma non degna della sua storia, ma sono tanti a trascinarsi per il campo.

Ma, ammesso e non concesso che Pondrelli si riveli il “mago” che dicono essere, resta l’aspetto tattico e mentale da mettere a posto. Ieri sera, difesa a tre o difesa a quattro son parse esattamente identiche nel non contrastare anche il più blando degli attacchi Viola (il gol del 3-0 è emblematico). Temo che per Mazzarri il tempo degli esperimenti sia finito, e che debba prendere decisioni definitive su uomini e modulo.

In questo momento siamo troppo scarichi per farci belli e pensare di poter cambiare modulo in corsa. Visto che il comun denominatore delle ultime uscite è “facciamo cagare”, si scelga una formazione e un modulo di riferimento, e si batta su quel chiodo finchè la lezioncina tattica non è stata mandata a memoria.

Sempre che detta lezioncina esista.

Altrimenti, metti in campo gli 11 che corrono di più e digli “fate il cazzo che volete“.

LE ALTRE

Quando la tua squadra pesta giù un partitone così, ha anche poco senso guardare in casa d’altri. Per quel che conta la classifica oggi, siamo decimi, e nelle ultime due partite abbiamo perso 6 punti sul Napoli e 4 su Milan e Fiorentina. Detto ciò, puramente a livello numerico, sono tutti ancora a “distanza di sicurezza” (e dopo 6 giornate ci mancherebbe altro!). In altre parole, non è l’aritmetica a condannarci alla bocciatura, son tutte le altre materie!

E’ COMPLOTTO 

Pur avendo cose più tragicomiche a cui pensare, non posso non dedicare qualche riga all’ennesima grande prestazione di Gianluca Rocchi, once more Rocchi Horror Picture Show. E’ ormai stantìo ripetere le considerazioni fatte tante altre volte sul soggetto in questione, perfetta metonimia del settore arbitrale italiano.

Dare quel secondo rigore, dopo aver cannato così ignobilmente il primo (che oltre ad essere fuori area non è nemmeno fallo di mano) è la palese dimostrazione di malafede del personaggio. Così come il segnalinee Preti nello splendido Juve-Inter di Novembre 2012, anche in questo caso un arbitro in buona fede sorvola sul secondo episodio dubbio, fischiando punizione dal limite.

Evidentemente la buona fede, pronamente data per scontata da tutti (“ci mancherebbe altro“, come se quel che è successo nemmeno 10 anni fa fosse roba mai esistita), si è presa un giorno di ferie.

Non entro nel merito del terzo gol che, in attesa dell’interpretazione autentica del regolamento attuativo della nuova norma sul fuorigioco, per ora dà l’ennesima dimostrazione dellìinutilità degli assistenti di porta.

Le parole del Pupone nel dopo-gara sono di una chiarezza cristallina, a dispetto dell’eloquio non esattamente accademico, ma-come dire-: non è necessario avere 4 lauree per vedere quel che è sotto gli occhi di tutti:

Ottima soprattutto la chiusa a zittire il calabrese cantilenante, che fa la finta vergine e chiede “che c’è di sbagliato nel rigore di Pogba?“.

Chiudo parlando d’altro: doveroso l’omaggio a Ibra fatto dal Corriere in occasione del suo 33° compleanno.  Grande campione Zlatanasso, alla fin fine rimpianto da tutte le squadre che l’hanno avuto a libro paga: carissimo, ma -come dire- li vale tutti.

Ciò premesso, mi piace ricordare che in Italia il ragazzo ha vinto quattro scudetti, di cui tre (di fila) con i colori nerazzurri. E’ strano che, delle immagini “italiane” della foto gallery, solo tre lo ritraggano in maglia nerazzurra, oltretutto con una delle tre a immortalarlo mentre zittisce i suoi tifosi (tra cui mio padre!) che lo fischiavano per quella che pareva esere una giornata di scarsa vena.  Tre foto in maglia nerazzurra, cinque in maglia rossonera e quattro in maglia gobba.

E’ sottile, ma è complotto.

Grande campione Zlatanasso, si diceva, forse non a caso nato tra fine Settembre ed Ottobre, periodo prolificissimo per la genìa nobile dell’arte pedatoria.

Tralasciando il sottoscritto, ecco un breve elenco di “discreti” giocatori nati in questo periodo aureo. Tra i campioni del passato: Bearzot, Bobby Charlton, Didì & Pelé,  Garrincha, Liedholm & Nordahl, Jashin, Sivori. Si passa poi al meglio degli anni ’80 con Maradona, Falcao, Paolorossi (rigorosamente tuttoattaccato), Tardelli, e si arriva più o meno ai giorni nostri con Van Basten, Ronaldo (quello vero), Ince (non rompete le balle, è il MIO fuoriclasse), Sheva, Weah, Totti, Ibra e Rooney.

Sono in buona compagnia, insomma. 😉

WEST HAM

Quantomeno si fa festa nell’East End londinese, dove gli Hammers regolano 2-0 il QPR. Siamo settimi, l’Inter decima.

Vedete voi…

Meno male che dovevano entrare in campo con "gli occhi della tigre". Miao.

Meno male che dovevano entrare in campo con “gli occhi della tigre”.
Miao.

STAGIONE 2014/2015

Ok. Cominciamo!

Solita scaletta: Società, Mister, Squadra, Maglia, Media, balle varie. Soprattutto balle varie…

 

SOCIETA’

E’ decisamente il cambio più radicale rispetto alle stagioni passate. Thohir ha adottato l’atteggiamento da me auspicato: una sorta di rivoluzione ragionata. La prima testa a cadere o, se preferite, il primo deretano ad essere schiavardato dalla cadrega, è stata quella di Branca, subito dopo il mercato di Gennaio. Era di fatto già stato esautorato nel momento in cui Ausilio (con la connivenza di Fassone) aveva prodotto il papocchio Guarin-Vucinic.

Il Cigno non è rimasto solo a lungo, e forse nemmeno era l’unico con un contratto a tempo indeterminato, caso più unico che raro in quel mondo: tra i volti noti, sono stati gentilmente accompagnati all’uscita il medico Franco Combi, la responsabile web Susanna Wermelinger, il vicepresidente Stefano Filucchi. in tutto oltre 30 dipendenti in meno.

Il Top Management è stato popolato da professionisti del settore, poco noti al mondo del calcio ed in buona parte stranieri. Se la loro competenza tènnica dovrebbe lasciare pochi dubbi, i reali frutti di questa semina saranno oggetto di spasmodica attesa e conseguente valutazione nei prossimi mesi.

La sensazione di chi scrive è che si sia finalmente voltata pagina, abbandonando la gestione familiare e simpatttica per una strada votata maggiormente alla professionalità ed alla meritocrazia. Eventuali e malaugurati fallimenti non saranno oggetto di alibi e scaricabarile come troppe volte in passato, e chi dovesse sbagliare non tarderà a pagare.

 

MISTER

Doveva rimanere ed è rimasto, altro segno di discontinuità col passato. Aldilà delle giuste e doverose dichiarazioni di facciata, non so se Mazzarri trovi davvero il gradimento tecnico di Thohir -per inciso: non sono nemmeno sicuro delle competenze tecniche di Thohir, quindi il gradimento potrebbe semmai essere relativo ad altri parametri quali l’appeal mediatico, sul quale il labronico non è esattamente un fuoriclasse-: ad ogni modo, bene ha fatto a difenderlo e a prolungargli il contratto di un altro anno, in modo che lavori con la giusta tranquillità (intesa come esistente ma non esagerata) e faccia il possibile per centrare quel terzo posto che -onestamente- avrebbe del miracoloso.

Il ragazzo non era e continua a non essere un arringa-folle, nè un animale da palcoscenico, ma mi sono stancato di scrivere che in queste circostanze le priorità sono altre. Voglio che sia lui a fare da traghettatore, a riportarci nell’Europa che conta, per poi magari essere sostituito da Simeone, ancor più magari accompagnato da un Cuchu alla prima esperienza da vice allenatore.

Scendendo dalle nuvole e tornando all’oggi, avanti tutta col Miste’, nella speranza di vedere sempre più di rado spettacoli quali Torino-Inter: la vedo dura, e non solo per colpa sua.

 

SQUADRA

Il macro-capitolo comprende la rosa a disposizione ed il percorso che l’ha generata (per il volgo: il Calciomercato). Come già da un po’ di tempo, le priorità erano economiche e non calcistiche, e questo frustra in partenza un certo numero di potenziali acquisti.

Se fossi un ragioniere sarei più che soddisfatto del risultato raggiunto: il monte ingaggi è calato drasticamente, forse fin troppo se si ragiona con la fallace equazione “più ti pago più sei forte”. Ciononostante, la qualità complessiva è quantomeno analoga all’anno scorso: posto che l’anno scorso i totem argentini sono rimasti per buona parte più un nome che un reale fattore in campo, la rosa 2014/2015 non è sulla carta inferiore a quella della stagione passata (per quel che possa valere “la carta”).

Ragionando da tènnico, invece, il mio giudizio inizialmente postivo ha subìto un brusco raffreddamento nel corso dell’ultimo giorno di mercato, allorquando non si è riusciti a liberarsi del vero pacco -Guarin- sostituendolo con una punta esterna. Comprendo le esigenze monetarie, all’insegna dell'”uno esce – uno entra“, ma se davvero Bonaventura -e forse anche Biabiany?– erano disponibili in prestito con diritto di riscatto, non condivido il loro mancato arrivo.

La ratio può essere la volontà di recuperare Guarin, anche solo per renderlo più appetibile in vista delle prossime finestre di mercato: in questo senso, il mancato arrivo di una quarta punta gli darà un poco di spazio là davanti (che riesca a sfruttarlo a suo favore è tutto da vedere).

Ritengo però che affrontare Campionato e Europa League con tre soli attaccanti, di cui uno 32enne, uno attualmente acciaccato e l’altro ancora pubalgico seriale, sia un rischio serio, stante anche la vena non proprio prolifica dei nostri centrocampisti (Kovacic per ora segna solo ai dilettanti, Hernanes in 6 mesi ha fatto 2 gol, gli altri non segnano mai… Bei tempi quelli dei 4 gol all’anno del Cuchu, 5 di Thiagone e Wesley e 6 di Stankovic!). Morale, non arrivo a rimpiangere gli addii o arrivederci di Botta e Alvarez, di cui abbiamo imparato a conoscere pregi e difetti -con la bilancia che pende maligna verso i secondi- ma una minchia di punta decente (per usare la mia aulica definizione di qualche tempo fa) doveva arrivare.

 

MAGLIA

Verrebbe da dire “chiuso per lutto” e non aggiungere altro, chè le immagini dicon tutto.

Conte Mascetti: “Io non ho parole” Professor Sassaroli: “Io le ho, ma è meglio che non le dica” Barista Necchi: “Io c’ho un nodo qui… che mi vien da vomitare”

Mi limito a ringraziare la tempesta di cervelli che ha generato quel che blogger assai più credibili del sottoscritto hanno correttamente definito “un pigiama”. Tanto per smentire ancora una volta la facile e fuorviante vulgata per cui “‘sto qua arriva dall’Indonesia, non sa un cazzo dell’Inter e va che maglia ci ritroviamo“, sveliamo qui il segreto di Pulcinella, senza nemmeno bisogno di dover fare il nome -prevedibilissimo e simpatttico- dell’ “assassino”.

Non mancano poi gli ancor-più-complottisti-di-me, secondo i quali il Sig Massimo si sarebbe prestato a far la figura dell’utile idiota, assumendosi la responsabilità di una scelta targata invece Thohir, in modo da lasciare immacolato il neo-Presidente.

Ipotesi affascinante, ma non credo… E comunque basterà aspettare la maglia dell’anno prossimo e trarre le dovute conclusioni.

Della seconda, di maglia, posso aver da ridire su nomi, numeri e sponsor rossi, là dove un blu sarebbe stato decisamente più fedele alla linea, ma per il resto è onesta. In conclusione, ecco il giudizio critico e il voto:

voto maglia away 2015voto maglia home 2015

 

 

 

 

 

 

 

MEDIA

1. Parto da roba per addetti ai lavori, e cioe’ dall’intervista al curatore del restyling dell’immagine dell’Inter. Roba facilmente derubricabile a “ma tanto ‘ste robe qua non ci fanno mica segnare più gol“. Inevitabile dire che non la penso esattamente così: ovvio che I piedi del Kuz non si raddrizzano con uno stemma più grosso, ma almeno sentire che qualcun altro ragiona come il me-complottista-e-accerchiato fa sentire meno soli. Leggete qui:

“Quando tu vedevi in TV Inter-Milan nella grafica c’era sempre il logo del Milan più grande, perché il logo dell’Inter veniva rimpicciolito in modo da farci stare dentro la stella. Il fatto di averlo ridimensionato non è una cosa che ti fa vincere lo scudetto, su questo siamo d’accordo, però contribuisce a rafforzare l’immagine del club. Un’altra cosa che abbiamo standardizzato è legata al nome: da ora in poi i media, compresi quelli stranieri, dovranno scrivere Inter Milano e non Inter Milan. Sono piccole cose, ma per un tifoso sono importanti.”

Musica per le mie orecchie malate…

2. Passando all’ultima sessione del Calciomercato, onestà mi impone di dire che i nostri non sono stati troppo schiaffeggiati dai pennivendoli della penisola, forse troppo occupati a santificare neo-allenatori che simulano anche in panchina e a rimettere dietro alla lavagna il discolo che per un anno e mezzo avevano cercato di far passare come ragazzetto vivace ma tanto simpatico. Plausi più o meno unanimi ad Ausilio che “ha fatto quel che ha potuto”, senza nemmeno troppe critiche (lì come detto meritate, secondo me) per il mancato guizzo finale.

Non che questo basti a ipotizzare una parvenza di onestà intellettuale, se è vero -com’è vero- che le favolette zuccherose del Geometra su contratti firmati tra le lacrime e giocatori furbescamente scippati ai cugini sono state ingoiate e prontamente copincollate da tutti, senza un minimo di coscienza critica, del tipo “com’è che tutti quelli che comprate volevano-solo-il-Milan e sono bravi-ragazzi-tifosi-rossoneri-fin-da-bambini?” e senza nemmeno un pleonastico controllo delle fonti.

Non per chissà quale motivo, magari solo per capire che, invece che sfottere, forse sarebbe stato il caso di ringraziare chi ti ha lasciato spazio per rimediare alla colossale figuraccia fatta con Biabiany, fotografato di rossonero vestito e poi rispedito al mittente.

3. Talmente fuori luogo da palesarsi per prevenuta la polemica di Bargiggia (di cui ricordiamo la massima del 2009 “non si può cedere Acquafresca e prendere Milito”) sul settore giovanile dell’Inter, anche quello infarcito di stranieri che costano un sacco e tolgono posto ai nostri giovani. Rimando anche in questo caso altrove per una puntuale e puntuta replica a queste fandonie, anche se mi piacerebbe che fosse la nuova Dirigenza a cominciare a restituire questi ceffoni mediatici.

4. Infine, triste quanto prevedibile il diverso trattamento riservato a due grandissimi del calcio del passato, venuti a mancare in anni diversi ma casualmente entrambi ai primi di Settembre.

Doverosi e condivisibilissimi i tributi a Gaetano Scirea, giustamente ricordato e celebrato da Platini, Zoff e tanti altri a 25 anni dalla scomparsa.  Assordante invece il silenzio -se non su testate e siti neroblù- sull’anniversario della scomparsa di Giacinto Facchetti, evidentemente caro a tutti ma… “con la divisa di un altro colore“.

 

BALLE VARIE

Confesso di non sapere che valenza dare all’ultima notiziola di questa sbrodola: su forte insistenza del DG Fassone, l’Inter ha un nuovo addetto agli arbitri (ammesso che prima ne avesse uno): si tratta dell’ex arbitro Romeo, dimissionario dalla CAN negli ultimi mesi, evidentemente in polemica con il “sistema” omertoso cui è appartenuto per anni.

De panza, non sono contento di avere un ex-arbitro tra i dirigenti: non rinnego le mie certezze, e so quanta e quale parte abbiano avuto i fischietti nostrani nelle sconfitte -e perfino nel (cercare di ostaolare) le vittorie!- dei nostri eroi in braghe corte.

Fatta la doverosa professione di fede, sono curioso di capire che ruolo rivestirà e, soprattutto, pagherei oro per fargli quelle due o tre domande sul succitato “sistema” che spero proprio Fassone & co. non mancherà di porgergli.

A meno che non si abbia paura della risposta…

CONTA POCO MA BRUCIA TANTO

MILAN-INTER 1-0

Premessa: sono un tifoso, nel senso più pieno del termine.

Questo vuol dire che sono capace di astrarmi dal contesto marroncino del calcio di questi giorni e focalizzarmi sulla partita come se non ci fosse un domani.

Non sono sicuro che questo sia un pregio, ma tant’è…

Rimandando quindi ad altro momento una eventuale analisi sulle assurdità viste sabato a margine della finale di Coppa Italia, racconterò invece qui di come non si gioca un Derby, e di come giustamente lo si perda. Non tanto perchè la squadra avversaria faccia chissà che (si sono incontrate una squadra mediocre -loro- contro una teoricamente migliore ma francamente imbarazzante), ma proprio perchè è la giustizia divina a punirti per aver peccato di inedia.

Non è possibile giocare quella che per tutti è LA partita con una intensità ed una concentrazione degna di una sgambata infrasettimanale. Il tutto per una sqaudra che, è lo stesso Mister ad ammetterlo, non è per niente capace di gestire e far passare i minuti. Ammesso e non concesso poi che un Derby possa essere giocato con la testa fissa al “primo non prenderle/giochiamo per lo 0-0“.

Più volte nella mia vita di fanatico calciofilo mi sono chiesto se davvero i calciatori vivessero certe vigilie come me, e cioè se passassero in rassegna tutti gli stati d’animo dello scibile umano in poche ore. Personalmente, vivo ogni Derby come uno scontro totale tra due universi opposti, bene e male, yin e yang, cip e ciop: chiamateli come cacchio volete ma quello è.

Lunghi momenti col “serpentun nella pancia” (copyright Shopenauer Bagnoli), attimi di lucido realismo in cui guardi la formazione e pensi “ma dove cazzo vogliamo andare combinati così…“, altri in cui l’ottimismo si mischia a sprezzo del pericolo, portandoti a certezze del tipo “4-0, li massacriamo!“.

Il tutto poi di solito finisce col telefono che squilla o qualcuno che ti grida “oh, mi ascolti o cosa??“.

Il fischio d’inizio arriva come una liberazione, anche se il timore di vedere confermati i tuoi dubbi esistenziali non tarda a tramutarsi in realtà. Passati i primi minuti di banalissima decenza, si capisce presto che i nostri hanno semplpicemente deciso di “aspettare”. Non in attesa di scatenare l’inferno o anche solo un banalissimo contropiede, ma semplicemente di giochicchiare facendo passare il tempo.

E’ solo la mediocrità di chi ci sta di fronte a non farcela pagare prima, anche se la splendida trasversa di Kakà nel finale del primo tempo avrebbe dovuto suonare come epifanico campanello d’allarme.

Invece, come giustamente dice Zio Bergomi citando il Trap, se la spina non l’attacchi subito, poi è difficile rimediare in corsa.

I nostri infatti sfoggiano una coerenza indefessa, continuando ad esibire il nulla assoluto nonostante ci fosse tempo per il cazziatone di metà tempo con muri che tremano e occhi della tigre.

Macchè.

Riusciamo a prendere gol di testa dal Milan. Peggio, da De Jong, un pitbull tatuato al secondo (e incredibilmente non primo) gol in Serie A. Cambiasso censurabile nell’occasione, forse convinto dell’improbabilità di vedere il “suo” uomo capocciare in rete il vantaggio.

Tempo per imbastire una reazione ce ne sarebbe, ad averne la voglia. Pare invece il ritorno di una partita di Coppa in cui all’andata hai vinto 2-0: in sostanza cincischiamo difendendo lo svantaggio. Ricordo una sola parata di Abbiati, su un cross basso di Nagatomo nel primo tempo. La sola bella azione -con Hernanes che verticalizza per Palacio pronto al tiro, poco dopo il loro vantaggio- è neutralizzata ancora da De Jong che si guadagna così i galloni di migliore in campo.

Inutili i cambi del Mister. Triste solitario y final il Principe che in 10 minuti tocca un solo pallone, di testa, spedendolo alto dopo una difficile torsione. Ho avuto un brivido di speranza solo all’ingresso di Abate, dettato più dalla cabala che da motivazioni tènniche, visti i mal di testa causati  dal Principe al biondino negli anni scorsi.

Ma in serate come questa, nemmeno la tradizione può nulla.

Torniamo a perdere il Derby dopo 3 anni, in una partita che avrebbe potuto tagliar fuori i cugini da qualsiasi discorso europeo, dandoci al contempo la quasi garanzia di 5° posto (hai detto cotica…).

Torniamo invece a sentire l’acqua che ci bagna le caviglie, ed una marea di squadre che si avvicina alle nostre chiappe. Sabato sera arriva la Lazio, in quella che dovrebbe essere l’utima uscita casalinga del Capitano e di un altro paio di grandi vecchi.

A tal proposito, immancabili i soloni che vorrebbero lo scalpo di Mazzarri per non aver concesso al Capitano la passerella nel suo ultimo Derby. Ritengo la discussione di pura lana caprina: se avessimo -inopinatamente- vinto, nessuno se ne sarebbe accorto.

Ancora, se l’avesse inserito per qualche minuto, gli stessi critici avrebbero tacciato il Mister di essere succube di Zanetti e dei suoi sgherri. E’ una guerra -inutile come tutte le guerre- e per di più figlia del solo risultato.

Ben altre, a mio parere, le critiche da volgere all’allenatore, primo responsabile della mollezza vista in campo: aldilà delle abbaglianti mancanze dei giocatori, sta al Mister motivare un gruppo e far capire quanto sia importante battere i rivali cittadini e chiudere in semi-bellezza la stagione.

Intendiamoci, non che un discorso alla Al Pacino ci avrebbe fatto automaticamente vincere. Non sono così illuso da pensarlo. Però sentire minchiate tipo “A volte spendi tante energie nervose prima e arrivi un po’ scariconun se po’ senti’…

Boia, se non ci pensi tu a dargli la carica, devo farlo io dal divano di casa? Se è così almeno dimmelo prima che mi organizzo!

 

LE ALTRE

La Juve vince il suo terzo scudetto senza nemmeno aver bisogno di giocare, stante la figura immonda piantata da Garcia (prima ancora dei suoi giocatori). La grezza d’oro non sta tanto nella pur sorprendente sconfitta dei lupacchiotti a Catania, quanto nell’arrendevolezza di una squadra il cui allenatore per settimane aveva lamentato uno scarso impegno profuso da alcuni avversari della Juve.

La domanda è tanto banale quanto irresistibile: e adesso a Chievo, Bologna, Sassuolo e Livorno che cacchio gli vai a raccontare, caro Rudigarzià?

Il papocchio quantomeno evita alla Juve di conquistare matematicamente lo scudetto in data 5 Maggio, ma ammetto che la cosa è soddisfazione da poco.

 

E’ COMPLOTTO

Sconcerti dice tante cose, e statisticamente ne dice anche qualcuna giusta. Se però non hai la memoria dalla tua parte -nè qualche schiavetto che ti prepara quattro tabelle in croce a supporto delle tue tesi- almeno evita di dire stronzate.

Non sono mai stato dell’idea che i numeri e le statistiche possano da soli spiegare il calcio: ho amato Rino Tommasi per le sue cronache di tennis e soprattutto di boxe, mentre l’apprezzavo meno quando parlava di calcio. Ho ovviamente “nasato” a km di distanza la faziosità e la malafede di Tosatti, capace di citare numeri al terzo decimale quando la tesi lo richiedeva, e di liquidare poi il tutto con lo slogan di cui detiene il malefico copyright (“torti e ragioni a fine anno si compensano“).

Tornando a Sconcerti, dico: come ‘zzo fai a dire “mi pare la prima volta che uno scudetto venga assegnato senza che la squadra vincitrice debba giocare la sua partita“, quando tutti noi abbiamo ancora negli occhi la Pinetina in festa a Maggio 2009 dopo la sconfitta dei cugini in quel di Udine?

Ancora, e più grave: volendo ipotizzare interventi migliorativi per la Juventus del prossimo anno, il nostro esprime il proprio legittimo parere e individua nel divario tra titolari e riserve uno dei problemi. Vero che la Juve ha giocato la stagione con 15-16 titolari, e con una mezza dozzina di riservacce (con tutto il rispetto per Padoin, Quagliarella, Peluso and co.). Dire però che le grandi squadre sono quelle che hanno 18 o 20 giocatori tutti più o meno dello stesso valore è una cazzata.

Primo perchè, soprattutto al giorno d’oggi, nessuno può permettersi 18 o 20 campioni. Secondo perchè la solita squadra antipatica e facilmente dimenticabile è riuscita a vincere il Triplete (che NON vuol dire vincere tre campionati di fila, care le mie Serve!) con un nucleo ristretto di giocatori e qualche buona riserva.

Siamo sempre lì: avere delle opinioni è legittimo, e certa gente è pure pagata per quello.

Fare di queste opinioni la realtà unica, oggettiva e immutabile è prostituzione intellettuale.

 

WEST HAM

Battuti per la terza volta in stagione i cuginastri del Tottenham e salvezza conquistata!

We are staying up!

Da "quasi gol" a "quasi tiro". Tutto in proporzione.

Da “quasi gol” a “quasi tiro”.
Tutto in proporzione.