HELLO, GOODBYE

Arrivo tardi negli sproloqui sull’addio del Sig. Massimo alla presidenza e sul contestuale arrivo di Erik Thohir, il PSY de noantri.

Poco male. Per me poi, che del ritardo ho fatto uno stile di vita…

Quel che mi urge dire in realtà è questo: abbiamo imparato a conoscere, in questi diciott’anni, un “presidente tifoso”: questo è stato Moratti, nel bene e nel male.

Pur avendone criticato negli anni gli apetti negativi, non ho problemi nel riconoscere che la bilancia pende benigna dalla parte dei pregi.

Azzardo un paragone che definire scomodo è poco, e cioè quello con (quel che rimane del) la sinistra italiana: un elettore di sinistra, dotato di un minimo di coscienza critica, sarà il primo a notare i millemila difetti del partito, logorato da diatribe interne, incapace di tenere una posizione per più di un quarto d’ora, retorico oltremisura e refrattario ad ogni cambiamento in nome di un’asserita superiorità morale.

L’elettore, esattamente come il tifoso nerazzurro, queste cose le sa perfettamente: le rinfaccia ai rispettivi dirigenti o si limita ad inframmezzarle tra Cristi e Madonne. Sa, però, nel profondo del suo cuoricione, di essere “nel giusto”. Sa, al di là di tutto, di aver ragione. Sa, in poche ma perentorie parole, di non essere quella roba là. E questo, se permettete, sposta il piatto della bilancia a suo favore a prescindere dal contrappeso.

Abbiamo avuto incubi con la forma dei baffi di Vampeta, maledizioni lunghe anni e sublimate nella beffa di un giorno (che peraltro non esiste, nonostante quelli che insistono a chiamarlo “ilcinquemaggio“).

Non voglio -qui- nemmeno nominare l’enorme porcata a cui siamo stati sottoposti per anni e anni, presi in giro da tutti per il nostro errare (inteso sia come verbo di movimento, sia come verbo “di sbaglio”) mentre altri si spartivano i trofei cianciando di torti e favori che alla fine si compensano.

Mi limito -qui- a dire che ci siamo rifatti, ci siamo riscattati con la stessa faccia spontanea e schietta del nostro Presidente. Una persona perbene, dotato come tutti di pregi e difetti, che in pochi casi come in questo riescono però a convivere serenamente come due facce della stessa medaglia.

Avere un “presidente tifoso” ha voluto dire, per noi interisti, poter ammirare Ronaldo, preso perchè gli occhi ti dicevano “ciap’el, sùbit!“, ma anche doversi sorbire dieci anni di Recoba (e con questa frase metterò alla prova un’amicizia ventennale, vero Mr. Charles?). Fare dell’understatement il proprio stile di vita ha avuto come effetto collaterale il vantarsi di essere il club meno mediatico del mondo, e fare spallucce alle carognate della stampa nei nostri confronti.

La speranza vorrebbe che i pregi rimanessero, ed i difetti potessero essere corretti. Non sarà facile per i nuovi arrivati prendere il posto del Signor Massimo, anche se lui rimarrà, vedremo quanto presenza ingombrante o quanto vecchio saggio. Di cose da sistemare ce ne sono tante, e il tifoso nerazzurro di cui sopra potrebbe scriverci dei trattati a riguardo.

Ci sono però anche cose da non perdere per strada: i valori, gli ideali, i capisaldi. La lealtà, il coraggio di lottare da soli contro tutti, il ripudio di ogni forma di razzismo, la consapevolezza di essere, di nome e di fatto, fratelli del mondo!

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CANDELONE OPERAIO

TRABZONSPOR-INTER 1-1

Nelle lunghe e calde estati della mia adolescenza, ingannavamo le serate “pre-patente” atteggiandoci a consunti e avvizziti frequentatori di bar di quart’ordine, ammantati di fumo, birra calda e soprattutto di tavolo da biliardo.

Troppo poco esperti per osare imbracciare la stecca, passavamo così ore interminabili avventurandoci in estenuanti partite a “boccette”, soppesando pareri e lanciando giudizi come veri e propri tènnici da bar.

Mancandoci quel mezzo secolo di esperienza per azzardare giocate geometricamente superiori alla linea retta e farci belli con vertiginosi giochi di sponde, uno dei pezzi forti del repertorio era il “candelone operaio”: la boccia, almeno nelle intenzioni, una volta toccata la sponda di fronte al giocatore, tornava lemme lemme ad appoggiarsi al boccino, in modo da conquistare il punticino.

Poche musse, direbbero a Genova: prendi il poco che riesci e torna a casa soddisfatto.

E’ la stessa sensazione che ho nel vedere l’Inter di questi tempi, e di ieri sera in particolare: una partita di una tristezza infinita, nella quale speculiamo per un’oretta buona su un pari che ci consente di vincere il girone di burro (per non dir di peggio) grazie al colpo gobbo dei francesi in terra russa.

La vittoria del girone ci consente di affrontare negli ottavi una squadra qualificatasi come seconda nel proprio raggruppamento. Col culo che abbiamo, e forse per giusta nemesi, beccheremo ovviamente una seconda “coi controcazzi”, tipo un Manchester Utd inopinatamente in difficoltà contro svizzeri e portoghesi.

Volendo farci del male e parlare della partita, non ci sono grosse novità: Alvarez fa un’altra buona metà di gara (in questo caso il primo tempo, chè nella ripresa non è pervenuto): segna addirittura un bel gol dopo triangolo con Milito tanto elementare da immaginare quanto raro da vedere. Facendone la radice quadrata, assomigliava un po’all’1-0 di T. Motta nel derby di agosto, anno di grazia 2009/2010.

Il ragazzo oltretutto riesce, non so quanto volontariamente, a recuperare qualche altro pallone nella propria metacampo, sulla falsariga di quanto già fatto vedere sabato col Cagliari.

Niente di clamoroso, per carità, ma il miglioramento è innegabile. Per contro, Milito, assist a parte, fa abbastanza tristezza. E’ lasciato solo là davanti e di palle ne arrivano poche. Nella ripresa avrebbe anche l’occasione per puntare l’area e infilarsi tra i due centrali come ai bei tempi, ma dopo la palla recuperata dal solito Cuchu e subito proposta in profondità, il nostro si allarga sulla sinistra facendosi rimontare e guadagnando un corner. Nell’immagine successiva, si vede il Principe-mani-sulle-ginocchia a centro area e Cambiasso che lo rincuora, sincerandosi del corretto funzionamento dei principali parametri vitali del compagno.

In tutto ciò, Stankovic passa 90° a picchiarsi con Zokora e Zanetti fa il suo compitino. In avanti, prima Zarate e poi Coutinho mi fanno esaurire il plafond di bestemmie ben prima del novantesimo, visto che il primo dovrebbe essere quello veloce e nelle due occasioni in cui è lanciato a rete si fa anticipare dal portiere, mentre il secondo è tornato ad essere il bambino triste e sperduto che abbiamo imparato a conoscere (voce fuori campo: “La mamma del bambino con la maglia numero 29 è attesa al posto di polizia dello stadio”).

La buona notizia, come detto in apertura, è il superamento del turno che ci consente di concentrarci sul solo campionato da qui a Natale. Si spera che possa servire per recuperare un po’ di decenza e di infortunati. Per il resto, come recitava un geniale striscione giallorosso in terra albionica qualche anno fa: “no trip for cats”.

LE ALTRE

Il Napoli fa il colpaccio e batte il City tornando al secondo posto. A meno di suicidi a Villarreal e contemporanee imprese inglesi in terra teutonica, dovrebbe passare come seconda, eliminando i Mancio Boys e togliendo a noi l’impaccio di quel girone (Napoli seconda non può incontrare l’Inter prima, essendo squadre dello stesso Paese).

Vediamo se lo stesso “favore” ce lo farà il Milan stasera: ospite a San Siro il Barça, che in teoria se li dovrebbe mangiare a colazione. Sappiamo però che già all’andata i diversamente milanesi hanno fatto il colpaccio (chiamiamolo così va…) e quindi, pur sperando nella goleada catalana, non sono tranquillissimo.

Inutile dire che, in caso di vittoria dei cugini, e conseguente (o quasi) vittoria nel girone, il proverbiale culo che accompagna i nerazzurri ci consegnerebbe seduta stante un succulento ottavo con trasferta in Catalogna incorporata…

E’ COMPLOTTO

Poco da segnalare, se non il fatto che il passaggio del turno come prima è stato a dir poco ofuscato dal Napoli vittorioso e dall’incombente sfida delle sfide dei galattici dell’universo della Madonna dell’Incoronéta.

Vedere Caressa liquidare Ranieri in 3 secondi, perché “dellà ce stà ggià Mancini” è la degna testimonianza del nostro attuale appeal presso i media: del resto, ripeto sempre, se stavamo sul cazzo quando vincevamo tutto, figurati adesso che facciamo sincera pietà.

Altra chicca, sentire il commentatore Sky dire che “l’Inter con Alvarez torna a segnare in Turchia dopo più di 30 anni” fa il paio con genialità tipo “L’Inter non batte il Ponteranica da 103 anni”.

Ma ancora ci stupiamo?

Squadr(ett)ona!

Squadr(ett)ona!

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Qualcuno mi taccerà di essere il solito italiota attento alle minuzie pallonare nelle stesse ore in cui il nostro Paese consolida la sua posizione di malato terminale al cospetto dei luminari socio-politico-finanziari del mondo.

Può essere in piccola parte vero, in buona parte no, ma soprattutto non mi interessa spiegare qui il perché, a mio parere, “la” notizia di ieri sia stata la sentenza di Napoli invece della non-più-maggioranza.

Anzi, ci dedico solo poche parole: il caro Silvio è un dead man walking, politicamente s’intende, e già da un po’ si è capito che la sua sarebbe stata una questione di “quando” e non di “se”. Aggiungo anche “prima è meglio è, che comunque è già tardi…”.

Liquidate le quisquilie, mi concentro sulle condanne di primo grado pronunciate ieri sera a Napoli e sul modo in cui sono state attese, annunciate e poi commentate.

 Come ben sappiamo, la propaganda di questi mesi, se non anni, ha spinto da più parti in un’unica direzione: così facevan tutti, quindi nessun colpevole.

Il teatrino delle madri, nonne, zie e trisavole di tutte le intercettazioni, annunciate periodicamente come decisive e foriere di squassi nelle indagini dei PM, si sono puntualmente rivelate clamorosi buchi nell’acqua (chi dice “Collina”?; Bergamo che invita Facchetti a cena, senza specificare che quella cena è il “trappolone” preparato ad arte con la Fazi; Carraro che chiama Bergamo supplicandolo di non favorire la Juve contro l’Inter, vista l’imminenza della votazione di Lega).

Di più: a volerle leggere senza l’obnubilamento della propaganda, sono ulteriori elementi a carico degli imputati (ed ora condannati in primo grado). La cosa che non si è mai voluto sottolineare, e che è la prova palese della malafede che ha circondato i cantori di questa storia, è che il problema e l’accusa non è mai consistito nell’aver parlato coi designatori. Il problema e l’accusa risiedeva nel cosa quelle telefonate contenessero.

Come ha giustamente sintetizzato uno dei PM (Narducci) a commento della sentenza di ieri: “Gli imputati non sono stati condannati per aver colloquiato coi designatori, ma per aver commesso degli illeciti. E’ diverso”. Mi pare anche semplice come concetto, ma evidentemente spendere due righe per spiegarlo era troppo compromettente.

 Sono stato ovviamente contento delle sentenze di ieri, perché, per una volta, la cosa non si è risolta all’italiana, come pensavano e speravano i grandi soloni del giornalismo nazionale.

 Ora, è proprio su questo che vorrei soffermarmi, sul come i media hanno reagito ad una notizia del genere. La prima sensazione è stata di comprensibile confusione ed incredulità alla lettura della sentenza.

Ho seguito la diretta su Sky e la schermata dei conduttori in studio sui lanci di agenzia dell’ANSA ha lasciato a bocca aperta anche me: i due lanci evidenziati recitavano testualmente “CALCIOPOLI: MOGGI ASSOLTO” e subito sopra “CALCIOPOLI: MOGGI CONDANNATO A 5 ANNI e 4 MESI”. Misteri delle regole di comunicazione delle Redazioni: avevano già pronti i due titoli? Può essere…

Ad ogni modo, i primi commenti, a “caldissimo”, sono chiaramente i più spontanei, quelli che meglio riflettono il reale orientamento dei giornalisti: sentire Sconcerti dire che credeva che l’accusa di associazione a delinquere sarebbe caduta, rientra nei suoi pieni diritti; sentirlo permettersi di affermare che sarebbe stato addirittura “giusto” è un abominio che non si può nemmeno concepire. Udire ipotesi ardite e catastrofiche del tipo “e se poi in Appello li assolvono tutti, che figura ci fa la Magistratura?” è un altro esercizio di fideismo che mi stomaca tanto quanto non mi sorprende.

Il “nostro” è poi addivenuto a più miti consigli, sfoggiando lo sguardo mezzo sorpreso e mezzo di circostanza allorquando ha detto che evidentemente le sue convinzioni erano errate, e che ora la giustizia sportiva e quella ordinaria sono giunte a risultati analoghi, pur partendo da elementi probatori diversi.

Questo, aggiungo io, che piaccia o no, cara la mia marmaglia di pennivendoli.

Il ragazzo si è poi chiesto retoricamente che razza di calcio avessimo visto e vissuto dal 1994 al 2005, allargando quindi il discorso a tutto il periodo di Moggi alla Juve. La risposta mi scappa talmente tanto che mi vien quasi voglia di non dirla…

E’ il calcio dei ladroni e dei ladruncoli, che noi complottisti abbiamo sempre denunciato, beccandoci per contro dei visionari sfigati, abbaia-luna e intertristi incapaci di vincere.

Ma il quadro da guardare con ribrezzo -e magari da qualcuno pure con vergogna- non è nemmeno così “limitato” (ammesso e non concesso che possa dirsi “limitato” un decennio di ruberie di un figuro che agisce da Direttore Generale della squadra più blasonata di Italia): la sentenza non dice altro, ma non mi serve un pronunciamento nel nome del popolo italiano per ricordare che, prima che alla Juve, Moggi fosse stato il Deus ex machina del Napoli di Maradona, con anni di controlli antidoping allegramente superati grazie a falli di gomma pronti ad urinare alla bisogna, e che ancor prima il nostro avesse dato sfoggio di sé al Torino, allietando le nottate degli arbitri di Coppa con la compagnia di donnine opportunamente istruite sul da farsi.

Né la Juve, al netto del ridicolo comunicato di cui dirò infra, può dirsi con la coscienza pulita agli occhi della storia, chè le storie di macchine regalate agli arbitri, dell’Inter che schiera la Primavera in segno di protesta, dei gol di Turone e degli scudetti vinti a danno della Fiorentina risalgono a ben prima del mefistofelico (e mefitico) sodalizio Juve-Moggi.

 But that’s just me talking crap…

Il comunicato della Juve, cui accennavo prima, è stato quasi canzonato dallo stesso Sconcerti: in effetti, riuscire a trovare aspetti positivi in un giudizio che sancisce l’esistenza di un’associazione a delinquere promossa dall’allora direttore generale, dopo che il proprio A.D. dell’epoca ha già patteggiato 3 anni in primo grado, è quanto di più incredibile si possa immaginare.

Farsi forza della mancata condanna del club ex 2049 c.c (leggasi responsabilità oggettiva)  in termini di ottimismo fa a gara con il commento del mio compagno Carlo che alle medie aveva chiesto a una di uscire con lui. Risposta di lei al suo invito: “Vaffanculo”. Commento di lui alla mia domanda sul come fosse andata: “Beh, mi ha parlato”.

 Per il resto, leggo con un mezzo sorriso di disgusto degli inviti a voltare pagina (adesso eh?), a tornare a occuparci di calcio e non di Tribunali, a chiudere questa vicenda ed andare avanti.

Caro Andrea Monti, direttore della Gazzetta, non fare finta di “aver dovuto sopportare le offese di Moggi”. Quelle, a voler ricordare, sono state indirizzate all’allora direttore della Rosea, quello Stracandido Cannavò che in termini di onestà finiva quasi per passare per ingenuo, ma che su questo non ha mai fatto passare nulla a nessuno. Con buona pace dello stesso Monti che ricorda, contraddicendosi da solo, di aver dato spazio e talora anche appoggiato le richieste bianconere di “parità di trattamento” (e qui di virgolette ce ne vorrebbero una ventina).

Certo il buon Monti non è solo: il sempre presente Sconcerti riconosce (adesso eh?) di aver pensato “e qualche volta forse anche saputo” di alcuni peccatucci di Moggi, decidendo comunque di non aprire bocca, per non disturbare, chè non si sa mai…

Fabrizio Bocca (di Rosa) riconosce –bontà sua- che la tesi legittimamente portata avanti dalla difesa “evidentemente era solo una falsa impressione”, riuscendo comunque a dire che secondo lui lo scudetto 2006 non andava assegnato.

 A questo sono arrivato. A questo volevo arrivare. So di essere un idealista nell’auspicare che la stampa faccia in questo Paese quel che fa nel resto di quel che chiamiamo mondo civilizzato: il cane da guardia del potere. Qui da noi quel cane è un chihuahua, al limite un docile cockerino pronto a portare l’osso e ancor più pronto a sbafarsi la ciotola di Ciappi opportunamente servita dal padrone.

Le reazioni alla sentenza di ieri sono la conferma del fatto che da noi il potere (per una volta con o senza Berlusconi) gioca ancora un inaccettabile ruolo di censura e ammorbidimento del nostro giornalismo. Non serve essere Saviano per rendersene conto.

So di mischiare mele con pere, ma mi spiegate perché in Inghilterra Murdoch viene costretto a chiudere un giornale da 3 milioni di copie al giorno nel giro di 48 ore e da noi siano pochi a potersi dire totalmente estranei alla tela di conoscenze -o connivenze- tessuta da Big Luciano nel corso della sua onorata carriera? Gente che, prima di parlarne male, ovviamente avrà pensato all’aiutino di quella volta, alla spintarella di quell’altra volta, allo sgoob che il soggetto in questione gli avrà confidato quell’altra volta ancora… e allora paisà, se non ci aiutiamo tra di noi…

Non che l’Anima Uggisa sia da solo, sia chiaro. La visione agrodolce dei TG sportivi di ieri sera mi ha anche mostrato un Geometra Galliani particolarmente ciarliero e simpatico nel tessere le lodi di Ibra, con uscite del tipo “meno male che ha litigato con Guardiola, così adesso gioca con noi…” oppure “Lui al Milan sta bene, sempre che domani non mi tiri una sberla…”. Fino al capolavoro di ipocrisia, quando con fare serio e occhio semichiuso dice di aver visionato personalmente il filmato dell’espulsione di Boateng a Roma e, dopo aver capito che gli insulti del giocatore erano rivolti all’arbitro e non a un avversario, di aver deciso di ritirare il ricorso… “perché il fair play è importante e bisogna dare il buon esempio”.

Bravo. Complimenti.

Ovviamente al servo di turno non è nemmeno passato per la teste di chiedere “come l’anno scorso a Firenze con l’espulsione di Ibra?” agganciandosi alle spumeggianti anticipazioni della biografia dello Svedoslavo, in cui si racconta di come fosse stato proprio il Club a costruire la balla del “ce l’aveva con se stesso, non voleva offendere nessuno” sperando in una riduzione di pena, peraltro poi parzialmente ottenuta. 

Esattamente come a nessuno è venuto in mente di ritirare fuori la rissa tra Ibra e Oniewu (misteriosamente scomparsa anche da Youtube, a volte guarda il caso…) che apprendiamo essere costata una frattura alla costola di Zlatanasso, ovviamente taciuta dalla squadra di Milanello Bianco.

No, meglio concentrarsi su Ibra che ricorda lo spogliatoio dell’Inter spaccato tra clan di argentini e di brasiliani, chè con quello non si sbaglia mai, un grande classico. Splendido quando racconta di essere andato da Moratti a dirgli che doveva cambiare quella situazione, altrimenti non si sarebbe mai vinto niente.

Grazie Zlatan, ti ricorderemo sempre come grande uomo di spogliatoio. Solo grazie a te i nostri sono diventati tutti amici ed hanno iniziato a volersi bene al punto da vincere tutto, con e addirittura senza di te.

Che uomo di cuore!

5 anni e 4 mesi

5 anni e 4 mesi

Per noi del Milan il fair play è importante

Per noi del Milan il fair play è importante

Italian Press: self portrait

Italian Press: self portrait

SEDUTA DI AUTOCOSCIENZA

 Il cambio di allenatore, ripeto per l’ennesima volta a chi ha la insana pazienza di ascoltarmi, è sempre una sconfitta per tutti.

Per la squadra, che non ha saputo mettere in pratica quanto chiesto dal nuovo venuto.

Per il Mister stesso, che non è riuscito ad imporsi in un nuovo ambiente.

Per la Società, soprattutto, che vede la propria strategia (quando presente) crollare in mille pezzi.

 Detto questo, il cambio era francamente inevitabile, e l’arrivo di Ranieri mi pare una scelta sensata, al netto di tutte le implicazioni da tifoso.

Vero, ha allenato Juve e Roma nel passato, ma in giro onestamente non c’era di meglio. Dirò di più: l’avrei preso già a Giugno, mentre si è optato (e sappiamo dopo quanti tentativi) per Gasp e il suo 3-4-3.

I punti su cui vorrei porre l’accento sono due, e riguardano la Società e la squadra:

SOCIETA’

Come detto, l’Inter è riuscita nella titanica impresa di continuare ad avere una dirigenza miope, se non mediocre, anche a fronte di un lustro di vittorie scintillanti e difficilmente ripetibili.

Tutti ricordano giustamente il 2010 ed il Triplete Mourinhano, ma è dal 2006 che questa squadra in Italia miete successi a raffica.

Guarda caso, le vittorie sono arrivate in concomitanza con gli unici due allenatori a cui sia stato dato tempo e modo di lavorare. Parlo soprattutto di Mancini: il suo primo anno, quello della pareggite, in altri tempi avrebbe tranquillamente implicato una cambio in panchina, ma a Ciuffolo è stata data fiducia anche per l’anno successivo.

Anno che si è poi concluso con Calciopoli e tutto quel che ne consegue, e che, diciamolo, ha salvato anche il Mancio, dal momento che le trattative del Sig. Massimo con Fabio Capello all’epoca erano più che avviate.

Calciopoli ha quindi dato all’Inter ben più del famoso scudetto di cartone. Ha dato continuità ad un progetto che altrimenti si sarebbe interrotto: da lì sappiamo com’è andata, mestrui di Mancini ed arrivo di José da Setubal compresi.

Riassumere 5 anni in 10 righe (quasi cit. Gucciniana “poveVa amica che naVVaVi, dieci anni in poche fVasi…”) serve per capire che ad un allenatore va senz’altro dato modo di poter lavorare senza l’assillo del risultato immediato, ma che tutto ciò consegue ad una scelta coerente con la strategia della società.

Eccheccazzo.

E qui entrano in campo i dilettanti allo sbaraglio. Schizofrenici, per di più.

Se l’obiettivo del dopo-triplete è quello di far cassa, vivere di rendita e andare di conserva con i giocatori in rosa (lo so che il tono sembra sprezzante, ma in realtà era esattamente quel che a mio parere andava fatto), tale scelta deve andare di pari passo con l’ingaggio di un allenatore che segua lo stesso spartito. Benitez si è rivelato un errore proprio per questo: è arrivato e ha fatto damnatio memoriae di Mourinho e tutto quel che si era vinto fin lì, dicendo “e adesso vi faccio vedere io”. Errore da matita blu, e soprattutto l’esatto opposto di quel che aveva in mente la dirigenza.

La cosa viene –diciamo- rimediata con Leonardo, che porta joia e bellèssa e riaccende l’entusiasmo dei calciatori.

Il sommo Scipione Petruzzi, già innalzato a sempiterna gloria la settimana scorsa, nel suo avventuroso latinorum era solito dire “Errare umanum è (sic), perseverare diabbbolicusss”.

Ora: a 12 mesi di distanza ti ritrovi a battere sullo stesso chiodo in sede di mercato (“non c’è una lira da spendere, anzi dobbiamo vendere uno dei due campioni”) e vai a chiamare uno che da 10 anni gioca in un modo e che, legittimamente da parte sua, crede di essere stato ingaggiato per quello e di poter continuare a farlo all’Inter.

Oltre il danno, poi, la beffa: non c’è una lira, e comunque i giocatori che si comprano non sono quelli richiesti dal Mister.

Eh cazzo, allora giocate a ciapa no!

Il tutto per collezionare una mezza dozzina di figuracce (perché io non mi dimentico le tre pere dal Chievo in amichevole o il pareggio strappato coi denti con l’Olympiakos), dire come Britney Spears “…ooops I did it again!” e ripiegare sull’uomo di buon senso del caso, alias Sor Claudio de Testaccio.

Il quale, intelligente e forse un po’ paraculo, già prima di Novara aveva fatto intendere che lui in questa squadra cambierebbe pochissimo, che Sneijder lo farebbe giocare dietro 2 punte, che manterrebbe la difesa a 4, etc. Da qui la mia domanda iniziale: e perché cazzo non l’avete preso a Giugno?

Meglio tardi che mai, insomma. Anche perché, a guardare il livello medio del campionato, vien da sorridere: un sorriso più di compatimento che di sollievo, vista la mediocrità mostrata dalla Serie A.

Nulla è perduto, quindi, e si può incredibilmente sperare di rimettere in piedi la baracca: Ranieri è come Cuper: non vince praticamente mai ma finisce quasi sempre piazzato. In attesa del Guardiola di turno fantasticato per l’anno prossimo, il minimo che si possa fare è arrivare in Champions e magari fare una figura decente in quella di quest’anno.

Chi vivrà vedrà.

 Una simpatica postilla, giusto per avere conforto del fatto che certe cose non cambiano mai: Ranieri è l’allenatore dell’Inter da ieri nel tardo pomeriggio, con tanto di dettagli su durata del contratto, collaboratori al seguito e cronologia degli eventi, uffici frequentati e persone presenti agli incontri. Nella serata di ieri, Ranieri rilascia delle dichiarazioni alla Domenica Sportiva (con la quale ha collaborato in questo inizio di stagione) già parlando da allenatore dell’Inter: “farò questo, farò quello”… Il sito ufficiale resta silente per tutta la giornata, dando conferma dell’arrivo del nuovo Mister solo a mezzogiorno di oggi.

Solo da noi… solo da noi…

SQUADRA

Sulla squadra invece vorrei mettere un po’ di puntini sugli i.

Sono stato tra i primi a denunciare la scarsa affidabilità del nostro centrocampo, vista l’usura di troppe giunture e masse muscolari, ma da qui a fare della vecchia guardia il problema ce ne corre!

Ripeto che Zanna e Cuchu in quanto tali non saranno mai un problema per l’Inter. Il Problema, semmai, è pensare che la loro sola presenza possa essere panacea di tutti i mali.

Cambiasso non è mai stato un fulmine di guerra, nemmeno 5 anni fa: ciononostante è uno dei centrocampisti più intelligenti e preziosi che abbiano mai calcato i campi di calcio. Se 2+2 da 4, vuol dire che al Cuchu devi fargli fare il suo mestiere: nello specifico, dargli 20 metri da coprire e non 50, e far ripartire l’azione da lui.

Zanna può coprire molti ruoli tra centrocampo e difesa, ma volerlo inventare centrale in una difesa a tre è come farlo giocare in porta ed esporlo a figuracce che il suo passato e soprattutto il suo presente non meritano.

Detto ciò, ho sentito troppa gente dire che “sono stati i giocatori a far fuori Gasperini, gli hanno giocato contro e l’hanno isolato” dilungandosi poi nel sempre attuale giochetto della demonizzazione dello spogliatoio dell’Inter (che ha un clima “pesante” ininterrottamente dai tempi di Zenga e dei tre tedeschi, quindi per favore almeno riparate il condizionatore!). Se si leggono invece le prime dichiarazioni di Gasperini, appena esonerato e in quanto tale teoricamente interessato a cercare alibi alle proprie responsabilità, si legge di uno spogliatoio di professionisti esemplari, dove nessuno ha mai remato contro e dove uno come Sneijder, che per stessa ammissione di Gasp non rientrava nei piani e che è stato schierato in 4-5 ruoli palesemente non suoi, è andato a salutare di persona il Mister, regalandogli parole che lo hanno toccato nel profondo.

Ma tutto questo, nel mare magnum di merda che prorompe da questa storiaccia, non verrà fuori. Il quadro viene meglio dipingendo di marrone anche gli sprazzi di azzurro rimasti.

Il complotto del resto è in servizio permanente effettivo (quoque tu, Cecere… cfr: http://www.fabbricainter.com/2011/09/21/le-notti-becere-di-nicola/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook&utm_campaign=fabbricainter )

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ALTO MARE

PALERMO-INTER 4-3

Scipione Petruzzi è stato un bizzarro professore di matematica del mio Liceo, già quasi ottuagenario all’epoca (anni 80/90) e quindi verosimilmente assurto al regno dei Cieli.

Ne scriverò quindi col dovuto rispetto, disseminando le sue illuminanti massime nel corso di questo trattatello.

La prima delle quali recitava così “…eggiàllosapevo!” (da pronunciare con indolente cadenza partenopea), allorquando scopriva che l’interrogato di turno non aveva fatto l’esercizio.

Quando ieri sera ho letto la formazione dei ragazzi in campo al Barbera, mi è venuta automatica la citazione, trovando puntuale conferma a vaccate del tipo Sneijder-in-panca e Zanna-centrale-di-difesa.

All’inizio ci dice anche culo, visto che questi per 20 minuti fanno ovviamente la partita della vita pressando come dei pazzi e non facendoci capire una mazza, senza però creare pericoli veri (ricordo solo un colpo di testa ben parato da JC). La buona sorte ci sorride sul gollonzo del Principe, che oltre al vantaggio ci dà la speranza che il ragazzo abbia terminato il periodo-sfiga, visto che un colpo (di culo) del genere la scorsa stagione non gli sarebbe mai capitato… 1-0 quindi, e Zarate giubilato dopo 30 minuti di nulla. Entra Wes e complimenti per il bel cambio sprecato.

La ripresa inizia con lo psicodramma: pari loro sulla prima di una quarantina di incursioni centrali senza alcuna opposizione del nostro centrocampo né tanto meno dei difensori. Ma non c’è manco il tempo di bestemmiare che Milito prima si vede parare da Migliaccio il tocco a porta vuota (no rigore, tantomeno espulsione) e subito dopo va a timbrare la doppietta su rigore (sacrosanto ma purtroppo senza “rosso” per il difensore palermitano) causa affossamento di Samuel in area.

2-1, quindi, e la speranza di una gestione un po’ meno scriteriata del suddetto vantaggio. Macchè.

I rosanero si infilano come coltello nel burro ed entrano in porta col pallone con una facilità imbarazzante. Il pari è realtà, mezz’ora e più da giocare.

Loro hanno corso come pazzi e sono stanchi, noi prendiamo un po’ più di campo e diamo la sensazione di poter segnare.

Gasp ci casca e ci crede, togliendo il Cuchu per Alvarez e azzerando il già sottile filtro di centrocampo. L’inevitabile conseguenza è una decina di contropiedi lasciati al Palermo con 50 metri di campo totalmente scoperti, e sventati a turno dai recuperi forsennati o le parate provvidenziali dei nostri. Su uno di questi, Samuel “timbra” ruvido l’avversario e rischia il secondo giallo che sembrava a dir la verità inevitabile…

Ad ogni modo, dagli e mena, l’inguacchio si materializza. Tal Silvestre esce dalla loro difesa avido di gloria tipo Lucio con vena toppata, e si fa tutto il campo palla al piede prima di essere affossato da Zanna ai 20 metri. Posizione ideale per il bomber tascabile che infatti uccella JC, che parte con una mezzora di ritardo e tenta una goffa respinta col braccio “di recupero”. Mancano 5 min e siamo sotto.

Julio in più decide che è ora di psicodramma e lacrimuccia incipiente, e quindi sul tiro a voragine di Pinilla (bello finchè si vuole, ma destinato al centro della porta) semplicemente si sposta, forse battezzandolo fuori o più probabilmente singhiozzando “basta, non gioco più…”.

Qui la seconda citazione di Scipione Vecchiardo si impone: “due, tre, quattro… che t’importa? Pensa alla salute!”. Questa la diceva al somaro di cui sopra che, finita l’interrogazione, chiedeva conto al Prof del voto preso. La risposta se ci pensate è geniale, sottintendendo il messaggio: “non hai voluto studiare? Te ne sei fregato dell’interrogazione? E allora che te frega di che voto hai preso? Goditi la vita…”. Il che, applicato alle nostre latitudini, potrebbe suonare come: “hai voluto la difesa a tre? Hai voluto un –non -filtro di centrocampo fatto da due ex grandissimi (Deki e Cuchu) che però ora faticano terribilmente se lasciati soli, di cui peraltro uno rimpiazzato da una mezza punta che copre meno di Zarate (a.k.a. Alvarez)? E allora non stupirti se ne prendi 4. Potevano essere 3, potevano essere 5, ma la solfa è quella”.

4-2, quindi e partita chiusa? Più o meno, ma oltre il danno c’è la beffa, visto che al 91’ Wes in posizione da trequartista puro (vero Mister?) dà una palla d’oro a Forlan che bagna il suo esordio con il più beffardo dei gol, rendendo quindi decisiva la dormita del nostro portiere.

 Ora, a parte la fredda cronaca, mi prudono un paio di cose…

 1)  Avere in panchina un talebano nel decennale dell’11 Settembre mi pare una cosa quantomeno “un po’ antipatttica” (cit. presidenziale).

2)  Lasciare fuori il nostro miglior talento per far giocare il Recoba del 2011 (con tutto che almeno il Chino qualche gol lo faceva) è ancor peggio.

3)  Guai a chi dice “ma è presto, dategli tempo”. Presto un cazzo! L’anno scorso abbiamo buttato via tre mesi, dopodiché abbiamo avuto lo stesso ruolino di marcia del Milan, ma lo scudetto l’hanno vinto loro lo stesso, quindi i punti contano tutti, dalla prima di campionato.

4)  A costo di fare il catastrofista, non posso che complimentarmi con la Società che finisce per scegliere un allenatore che vuole giocare con un modulo totalmente inadatto visti i giocatori che ha in rosa. Lui avrà le sue idee (secondo me sbagliate, come già detto) ma tu, Società, uno così te lo sei scelto… Hai voluto la bicicletta, mo’ pedala!

 Morale della storia: me la vedo nera (come disse la marchesa passeggiando sugli specchi). Il Mister addurrà le motivazioni del caso (c’è bisogno di tempo, vedrete che andrà meglio, la partita la potevamo vincere…), ma resta il fatto che, giocando così, ad ogni partita si lasciano comode-comode una decina di occasioni agli avversari. Potrai vincere 5-3 o perdere 3-2, ma ‘sto gioco è una roulette russa di cui farei volentieri a meno.

Soluzioni? sperare in quel che la Pubblica Amministrazione chiama “ravvedimento operoso”, fidando nell’evidenza e contando di vedere quanto prima una banale, scontata e normalissima linea a 4 in difesa. Da lì in avanti faccia quel che vuole, ma che le fondamenta della casa siano solide, perdìo…

Non essendo però probabile questa soluzione io inizierei seriamente a pensare ad una sana autogestione con Baresi in panca e Zanetti+Cuchu allenatori in campo. Del resto l’anno scorso siamo arrivati secondi vincendo la coppa Italia con un non-allenatore reo confesso. Quantomeno così si applicherebbe il principio fondamentale di ogni Mister che si ritiene tale: far giocare quelli forti dove possono rendere al meglio. Chi sono “quelli forti” nell’Inter? Senz’altro Sneijder, a seguire Maicon, Milito (se stanno bene), Lucio (pensa te cosa mi tocca scrivere) e forse Forlan. Mettiamoli nei loro ruoli preferiti e riempiamo gli spazi vuoti di conseguenza.

Resta la grave pecca di non aver preso un top player a centrocampo. Vista la caducità dei nostri titolari, un giovane puledro che corra come un ossesso tocca farlo giocare sempre: che sia Obi, che sia Poli, uno dei due deve dare sostanza a due interni a scelta (come detto le mie prime opzioni rimangono Cuchu e Deki, con Zanna classico jolly) a coprire Sneijder vertice alto. Davanti due tra Milito/Pazzini e Forlan/Zarate.

Il calcio alle volte è semplice, e chi pensa di re-inventarlo va castigato. Anzi, peggio: va proprio ignorato.

Per la cronaca, quando uno studente chiedeva a Scipione di spiegare di nuovo un passaggio poco chiaro, questo voltandosi verso un altro ragazzo diceva “Rossi, che vuole questo?

LE ALTRE

L’occasione era ovviamente ghiottissima, visto il pareggio del Milan in casa con la Lazio, di cui dirò più diffusamente tra poco. Peggio di noi (forse) fa solo la Roma, che becca male col Cagliari di Daniele Conti che contro la Lupa fa sempre gol per la gioia di papà Bruno. Manco a dirlo, sabato sera c’è Inter-Roma e se non finisce pari un allenatore può anche già saltare. La Juve vince bene nel nuovo stadio e sfrutta al meglio i lanci di Pirlo e la pochezza del Parma.

Lo stadio nuovo pare davvero bello, anche se un po’ piccolino, ma il dimensionamento ha fatto i conti con una tifoseria che non ha mai riempito gli stadi a Torino, oltre che ad una congiuntura astrale non proprio favorevolissima ai gobbi. Ad ogni modo complimenti per l’investimento ed il progetto, che senz’altro costituisce un esempio per le altre squadre italiane.

E’ COMPLOTTO

Detto questo, dovrebbero internare l’intera dirigenza bianconera, vista la serie smisurata di minchiate che stanno partorendo negli ultimi mesi. L’ultima è di ieri, con Tuttosport vera velina di propaganda a sbandierare a 9 colonne la richiesta di Agnellino di estromettere l’Inter dalla Champions. Dategli altre due settimane e chiederà la revoca della Champions del 2010 con automatica assegnazione a loro quale parziale compensazione dello scudetto 2006.

La faccia come il culo di questa gente è senza confini, e la stampa ovviamente segue a ruota, prona a 90°: la Juve nel 2006 patteggia la pena (il che vuol dire che riconosce di essere colpevole così da ottenere uno sconto di pena) e si “accontenta” di essere retrocessa in Serie B con qualche punto di penalizzazione. A distanza di qualche anno invece il frittatone viene ribaltato: sono innocenti, cornuti e mazziati.

Devo dire la verità: ai tempi dell’assegnazione, di quello scudetto non sapevo che farmene, ma oggi da interista lo considero per certi versi non solo il più bello, ma il più meritato. Io in quello scudetto ci voglio vedere le “scuse” del sistema calcio per non essersi accorto prima del fatto che qualcuno rubava e aggiustava le partite a suo piacimento, fidando della muta connivenza di tutte le parti in causa.

Passando ai cugini, che per restare in tema di furti da Calciopoli si è ritrovata in casa una Champions che più scandalosa non si può (la Uefa non ha materialmente potuto opporsi alla partecipazione del Milan all’edizione 2006/2007, ma ha espresso il suo dissenso in tutte le forme possibili), come detto iniziano la stagione con un pari dopo essere stati sotto 2-0 contro la Lazio a San Siro. Ovviamente per tutte le prostitute intellectuali la cosa da mettere in risalto è lo “spettacolo” offerto dalle due squadre, e non l’imbarcata che i campioni d’Italia hanno sventato all’esordio. Vero che poi il Milan poteva vincere, ma non ho letto da nessuna parte di un Nesta ridicolizzato nei due gol e di un Thiago Silva assente ingiustificato (la famosa coppia di centrali più forte del mondo).

Ovviamente la panchina di Pato e Seedorf è motivatissima visto l’impegno di Champions di soli tre giorni dopo, mentre il pre-partita di Palermo ha visto squadroni di giornalisti cercare di capire se il sorriso tranquillo di Sneijder fosse davvero sincero o se sotto sotto covasse uno sfogo pronto a deflagrare nel mai tranquillo spogliatoio nerazzurro.

Troie.

WEST HAM

Un altro 4-3 ma qui a nostro favore contro il Portsmouth, che ci porta al 4° posto a soli 3 punti dalla vetta. Piccole soddisfazioni della Championship albionica…

Vediamo il lato buono (if any...) bentornato Principe!

Vediamo il lato buono (if any…) bentornato Principe!

TEMA: LE TUE VACANZE

A parte parlare dell’imminente DeLby (come dicono in provincia di Pechino), tocca fare il punto sulla nostra squadretta, mischiando titoli di giornal(ett)i, ragionamenti tènnici e souvenir di vacanze montane.

Parto da queste ultime, lasciando ai prossimi giorni sbrodole sugli altri argomenti.

Come alcuni di voi sapranno, da padre premuroso e capace di mettere da parte la sua avversione per la montagna, ancor più d’estate, ho pensato bene di far prendere un po’ d’aria buona ai bronchi claudicanti di Panchito, e quindi di passare una settimanella in Trentino. A Pinzolo per la precisione, dove, incidentalmente, i ragazzi stavano svolgendo la preparazione estiva.

Devo dire che la descrizione del ritiro fatta dal sito era alquanto allettante per un tifoso mediamente malato come me (il “mediamente” lo dico a ragion veduta avendo visto lo stato psichico dei miei colleghi di vacanza): tra “sessioni di foto e autografi quotidiane” e la “possibilità di vedere i tuoi campioni da vicino”, mi sono fatto “grosso” con parenti e amici che mi commissionavano autografi e foto, certo della proverbiale simpatia della squadra.

E invece, poco o niente.

Sì, ho sgraffignato qualche scatto ai giocatori che facevano allenamento differenziato (ho difatti un intero book su Thiago Motta), ma devo essermi perso le sessioni di foto e autografi quotidiane. Ma ancor più di questo, quel che mi ha fatto ridere è stato il pressapochismo sull’organizzazione quotidiana del Clèbb.

L’ineccepibile info point all’esterno del campo di allenamento è stato messo in seria difficoltà da domande infingarde e subdole del tipo “domattina a che ora c’è allenamento?”. Esilaranti le risposte, che andavano da un disarmante “Sì” (grazialcazzo, ho chiesto a che ora!) al “Domattina sì, però non so a che ora e poi alla mattina non è detto che la seduta sia aperta al pubblico”.

Morale: ho volutamente disertato le sessioni della domenica (5000 persone nel piccolo stadio e altrettante fuori per un’amichevole col Mezzocorona, per tacere dei 25 eur di biglietto) e mi sono presentato nel pomeriggio del giorno seguente, per apprendere che, bontà sua, il Mister aveva dato pomeriggio libero ai ragazzi. No training, no party.

Quella stessa sera leggevo sul sito che in effetti la squadra aveva riposato nel pomeriggio, e che per il giorno seguente era prevista doppia seduta (“aperta al pubblico quella pomeridiana”).

Il mio intuito femminile mi faceva quindi ritenere che l’allenamento ante-meridiano sarebbe stato a porte chiuse. Di conseguenza mi mettevo il cuore in pace e decidevo per camminata in montagna per la mattina seguente.

L’indomani, preparati i panini e iniziata la gita, dopo pochi minuti di macchina avevo l’ennesima conferma della migliorabilità del mio succitato intuito femminile, allorché allungando il collo dalla statale scorgevo a fondo valle le tribune gremite di tifosi per la seduta mattutina, piacevolmente accompagnata anche da un insolito sole.

Smozzicavo una Madonna tra i denti e proseguivo per la valle, che per fortuna si sarebbe rivelata splendida, e pregustandomi comunque il bagno di sole e di “Inter” del pomeriggio.

Mi presentavo quindi al campo armato di macchina fotografica e, parlando con altri tifosi, apprendo che era stata inserita una terza amichevole da giocarsi mercoledì 20 a Rovereto, dopo la quale la squadra sarebbe rientrata direttamente ad Appiano.

Citando quindi il filosofo che mi son trovato di fianco sulle tribunette “Dicono dicono dall’8 al 22… invece un cazzo! Il ritiro è dal 10 al 20, Orcodi…”. Difficile dargli torto…

Il pregustato e tanto atteso allenamento previsto per il pomeriggio era pertanto il penultimo a disposizione, considerando anche l’aleatorietà di orario e di accessibilità degli allenamenti mattutini. Ingenuamente, pensavo che in virtù di questo i giocatori si sarebbero fermati a salutare i tifosi a fine partitella. Sfiga: l’infuocata sfida in famiglia si annacquava non poco, stante la pioggia che puntuale come una cambiale tornava a farci visita. Morale? Finiva con un “chi-fa-questo-vince”, segna Pandev e tutti di corsa a far la doccia, chè qui ci si bagna…

 Per la cronaca, ho osato recarmi al campetto anche il mattino seguente, senza nutrire particolari speranze: arrivato in zona verso le 10.30, l’allenamento (fissato di default alle 11, salvo come visto cambi in corsa) era già finito: minchia, mattinieri i ragazzi! Erano rimasti solo quelli che lavorano in palestra (altro giro di Thiago Motta!). Ho visto gente “affamata” a tal punto da chiedere l’autografo al Dottor Combi e al preparatore atletico (non sto scherzando).

PENSIERINO DELLA SERA

Quindi? Quindi non credete alla versioni ufficiali che parlano di bagni di folla e tifoseria in visibilio. Sappiamo benissimo che la propaganda fa il suo mestiere ed è giusto che ognuno se la canti e se la suoni da solo.

 A me il ritiro estivo è servito come diversivo e come alternativa alle gite in montagna (che mi garbano come piacevole novità, ma non come condanna quotidiana): quindi, aldilà di non aver potuto far firmare la maglia da Eto’o, visto solo a distanza di sicurezza, poco mi cale. Però, cara Inter, perché devi illudere tante famiglie sull’ “accessibilità” dei ragazzi, quando invece vuoi fare una preparazione senza tante distrazioni? Beninteso: è il vero scopo di un ritiro ed è un’esigenza sacrosanta, nè sono così pirla da dire “allora vai in un monastero e chiuditi dentro per 20 giorni” essendo perfettamente conscio degli aspetti commerciali di un ritiro aperto al pubblico (merchandising, accordi con la regione Trentino…).

Però, però: porca mignotta, cosa ti costa dire a 4 giocatori al giorno “oggi voi 4 vi fermate dopo l’allenamento e state mezz’ora a firmare e farvi fotografare”? Lo ribadisco, non lo dico per me, né per Pancho, ancora troppo piccolo e ingenuo (basti dire che i suoi idoli sono Ranocchia e Pandev). Lo dico per quelle famiglie dalla psiche ancor più labile della mia, che vedono in Joel Obi un modello di vita o in Luca Castellazzi il marito ideale per le proprie figlie…

Gente semplice, gente “da poco”, ma tifosi, fanatici che si son presi una settimana di ferie per vedere i loro idoli da vicino. Vedere in questi giorni i nostri fare lingua-in-bocca con i tifosi cinesi mi fa sorridere, ma al tempo stesso mi fa capire la logica nemmeno troppo nascosta: quelli sono un mercato da un miliardo di magliette, questi sono i soliti 4 fessi attaccati alle transenne della Pinetina.

Facciamo così: vincete il DeLby e siamo pari…

Giuro che è vero. sto tizio s'è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L'ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

Fame di Inter. Giuro che è vero. ‘Sto tizio s’è fatto firmare IL CANE da Thiago Motta. L’ha avvicinato alla rete e gli ha fatto firmare la maglietta.

TANTO PER ROMPERE I COGLIONI

CESENA-INTER 1-2

Il Perozzi chiedeva: “come si chiama il contrario del senso dell’umorismo?” e il solerte Necchi rispondeva serafico: “il senso di rompere i coglioni!”.

Si parlava del figlio del primo, Lucianino.

Ecco, sabato l’Inter ha giocato a fare Lucianino, il bambino antipatico, saccente e dispettoso, con l’unico scopo di rompere le uova nel paniere alla squadra dei Meravigliuosi già pronti a festeggiare in un Meazza apparecchiato a festa, con tanto di Presidente in tribuna (quando c’è da festeggiare, lui sempre presente!).

Magra consolazione invero, vista la pochezza della prestazione (si chiama furto con destrezza) e ancor più considerata l’inutilità dell’impresa (qualcuno svegli Leo e gli dica che lo scudetto è bello che andato da dopo il Derby). Però… intanto comincia a vincere, direbbe il rancoroso sciur Ambroeus al bar, anche solo per mantenere il secondo posto e tanto per non perdere l’abitudine.

E per vincere si è vinto, poi stai a guardà er capello sul “come”… Una partita di rara impotenza, che non mi ha visto nemmeno insultare i nerazzurri, quasi che l’apatìa degli 11 in campo fosse contagiosa. Volerò quindi molto alto sulle ormai frequenti amnesìe difensive della premiata ditta Lucio-Ranocchia (in due guardano la palla e non il centravanti, in due mancano l’anticipo, col risultato che Igor Budan segna il primo gol in stagione), stenderò un pietoso velo sulla contabilità di morti e feriti a metacampo (Deki e Sneijder out, Motta al rientro ma poco più che deambulante), e tacerò sulla stitichezza dell’attacco (fatico a ricordare un tiro in porta prima dei cross della disperazione per le appendici corporee di Pazzini).

Concentrerò le residue sinàpsi su un paio di temi:

la doppietta del Pazzo, pazza di suo, ci fa capire quanto il calcio sia inopinato e tutto sommato ingiusto (il Cesena fin lì aveva stra-meritato la vittoria) e soprattutto ha palesato l’essenzialità di un appiglio cui aggrapparsi là davanti quando le cose non girano.

E’ un concetto che ripeto da tempo, e che l’Inter degli anni 2000 dovrebbe conoscere fin troppo bene, avendo vinto partite e scudetti lanciando lungo per il Vieri o l’Ibra di turno.

Perché -diciamocela tutta- a giocare come il Barça son buoni tutti con quel popò di giocatori che si ritrova, ma il ti-tic ti-toc tra i piedi incespicanti di Mariga e Pandev non viene così bene. E se Eto’o vive un momento di umanissima stanca, viva il lancio alla spera-in-Dio sul centravanti e che ci pensi lui.

E lui, fuor di metafora il Pazzo, non si fa pregare: dopo aver preso la mira con un paio di capocciate fuori misura, prima inventa un gol trasformando il lancio della disperazione in un’uncinata di destro (altro che delizioso assist di Eto’o, come ho sentito in cronaca), e poi capitalizza al meglio il bel cross di Maicon con la specialità della casa (cabezazo! direbbero in Argentina).

La mia fallace e velleitaria goduria l’ho sfogata contro una cinquantenne milanista che vedeva la partita in un baretto di Riccione accanto a me. Insieme a lei il marito agnostico, la figlia compagna di fede e il figlio sano (cioè interista).

Latroia, questo il nome dell’elegante signora, ha passato una buona mezzora a insultare e sfottere i nerazzurri, tra un “che schifo che fate”, un “ma come avete fatto a vincere tutto l’anno scorso” e un “noi domani andiamo in Duomo a festeggiare”.

Dato che siamo in tema di citazioni da cinema comico, al 38° “coglionazzo” (…) Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie (al min. 5.45 l’irrinunciabile citazione), con il sottoscritto e il figlio sano nei ruoli dei coniugi Fantozzi, a scelta nell’ordine.

Con gli occhi iniettati di sangue abbiamo quindi seguito quello strazio di partita in attesa di un segno del cielo, o più prosaicamente di una botta di culo.

E se al pari di Pazzini il pugno stretto e l’urlo soffocato è stato appena udibile, al raddoppio lo sguardo è andato dritto verso Latroia e il “Goool!!” urlato di piena gola è stato talmente in sincrono da far impallidire coreografi del calibro di Don Lurio.

Latroia a quel punto ha messo su il disco del “che culo che avete, è scandaloso”, a cui io, troppo educato per suggerire alla Signora itinerari alternativi per l’indomani (Viale Zara, Melchiorre…) ho replicato citando a piene mani la zuccherosa empatìa Leonardiana: “Signora, è il cuore, c’è tanto spirito di squadra nel gruppo, sono tutti uniti come fratelli”.

Il figlio sano ghignava come un matto, mentre Latroia era troppo piena di bile –o forse solo troppo poco intelligente- per capire che la mia era una bonaria presa per il culo.

Ho poi chiesto scusa per l’immondo furto calcistico al barista romagnolo e filo-cesenate, che si era goduto lo (avan)spettacolo ridendo sotto i baffi.

Che dire, in tempi di magra ci si diverte con poco…

E’ COMPLOTTO

La visione della partita è stata funestata dall’assenza di Sky e soprattutto dalla presenza di Mediaset Premium. Ora, io sono di parte, malato, complottista, tutto quel che volete, ma dico: è mai possibile che le tipe (femmine) di Mediaset siano fatte tutte con lo stampino? Tutte uighe, labbroni da ovolollo d’ordinanza, capello fluente e spalla (quando non di più) bene in vista? Voglio dire, la D’Amico è un gran pezzo di figliola ma mi pare abbia un altro gusto, un’altra classe.

Va beh, parliamo d’altro…

Apprendo dalla Gazzetta che Thiago Silva è senza dubbio il difensore più forte del mondo (questionabile, ma tutto sommato è molto forte, ed è il vero pilastro della difesa del Milan). Nello schemino in cui mostrano la sua posizione nella retroguardia rossonera e brasiliana, la mia attenzione va sul secondo riquadro. Chi è schierato come terzino destro nella Seleçao? Forse quello che viene definito da 5 anni il-miglior-laterale-destro-del-mondo (Maicon, per i non addetti)? No, Dani Alves, dello splendido Barcelona, che, tanto per dire, nel corso degli anni in Nazionale ha anche provato ad essere scherato a sinistra, pur di lasciare a Maicon la fascia di competenza. Altro colpo di genio: chi è il collega di reparto di T.Silva in mezzo alla difesa? Lucio, peraltro anche capitano del Brasile? Sì, ma tra parentesi viene messo il nome di David Luiz, promettentissimo ricciolone del Chelsea. Ora, non che Alves e Luiz siano due pippe, tutt’altro, è solo che quando si parla di qualcuno (noi) c’è sempre la fortissima concorrenza degli altri, mentre quando si parla di altri (loro) sono sempre i migliori del mondo. Gente che fino a 9 mesi fa (Mondiali in Sudafrica), in Nazionale manco era stata convocata (ask Thiago Silva and Pato for references).

Finisco dicendo la mia sul digiuno di 40 giorni di Pazzini; statistica che ha la stessa base scientifica della seguente: “L’Inter non batte la Dominante di Monza da 103 anni”. Per la cronaca, l’Inter non ha mai giocato contro la Dominante, e Pazzini negli ultimi 40 giorni aveva giocato un totale di circa 200 minuti (che fa 2 partite e qualcosa). In ogni caso, doppietta e doppio pernacchione per la gioia di Panchito (il cui nuovo refrain è èpazzopazzogol, èpazzopazzogol!).

LE ALTRE

Il Milan piega il Bologna con un gol del bomber Flamini in apertura e si appresta a vincere uno scudetto comunque meritato. Sono in testa da metà novembre, hanno di gran lunga la miglior difesa (il miglior attacco viene citato solo quando ce l’hanno loro, ma a sto giro è ancora dell’Inter), hanno dimostrato di poter fare a meno anche di Ibra, onestamente quasi assente nel girone di ritorno. Quindi è meritato. Poi, se vogliamo dire che tutti gli altri hanno giocato a ciapa no, Inter in primis, sono il primo ad essere d’accordo.

Sappiamo quindi come andrà: celebrazioni di durata trisettimanale, da estendere a un bimestre nella malaugurata ipotesi di una doppietta con la vittoria in Coppa Italia.

Celebrazioni che per fortuna mi arriveranno solo come lontana e fastidiosa eco, stante la mia assenza da casa e da questi schermi per una settimanella lavorativa che inizierà proprio il prossimo weekend…

WEST HAM

Sconfitta contro il Mancio, 2-1 che poteva essere 4 o 5-1 senza nemmeno sforzarsi troppo: la traversa e il senso di pietà hanno fatto il resto. Onestamente vedo più facile lo scudetto all’Inter che la salvezza degli Hammers. Ed è tutto dire…

Lucianino col su' babbo

Lucianino col su’ babbo

BAYERN MUNCHEN (*), INTER AST (**)!!

BAYERN-INTER 2-3

(*) München: “forse” in lingua farsi.

(**) Ast: “c’è” in lingua farsi.

Partita pazza, titolo pazzo.

Prima considerazione: esultare sottovoce è difficilissimo, ma d’altra parte far pigliare un infarto a un bimbo di tre anni che per giunta è tuo figlio non è il massimo della vita.

I poveri cuscini del salotto hanno quindi assorbito lo il mio sfogo che, non potendo essere vocale, è stato fisico.

Tentando una sottospecie di analisi tènnica della partita, con gli occhi ancora annebbiati dall’adrenalina, possiamo dire che il Bayern ha sì avuto diverse palle gol, ma noi ci abbiamo messo del nostro mica da ridere…

Pronti-via e Pandev fa la prima delle 2 cose giuste di tutta la partita, imbeccando Eto’o sul filo del fuorigioco per l’1-0 tra le gambe del portiere. In tre minuti si annullano due settimane di ambasce e preoccupazioni sul come ribaltare una sconfitta casalinga. Siamo pari, si inizia adesso.

Peccato che, come e anzi peggio dell’andata, Julione decida che è tempo di cappelle, e su altro tiro non irresistibile di Robben la combina peggio di Bertoldo in Francia, facendo Ciccio-Saponetta e permettendo a Gomez di uccellare in porta l’1-1. Il bestemmione credo sia scappato anche a tutti i prelati interisti del globo terracqueo.

Poco dopo ci dice pure sfiga, perché su una delle prime (ma senz’altro non delle ultime) palle perse da Pandev la ripartenza tedesca trova il rimpallo malandrino di Thiagone  che piazza Muller davanti a JC, stavolta incolpevole nel raccogliere la palla in fondo al sacco. 2-1: tocca fare due gol in un’oretta, ma soprattutto è vitale non prenderne altri.

Fino a quel momento, i tedeschi si sono ritrovati due regali (uno del nostro portiere, l’altro della dea Eupalla) ma non hanno creato particolari problemi alla nostra difesa.

Da lì in poi invece, costretti ad attaccare per ribaltare il risultato, lasciamo voragini dietro e giochiamo confusi anche nei disimpegni che appaiono più facili. Julio torna campionissimo stoppando Ribery da solo in area, poi a momenti fa un altro frittatone in collaborazione con Ranocchia: l’è tua l’è mia l’è morta l’umbrìa, la palla rimane lì e Muller la tocca beffarda verso la porta: gli dèi questa volta ci assistono e la boccia ballonzola sulla linea per attimi che paiono infiniti, prima che la carambola tra nostro difensore e loro attaccante generi un “palo-interno-e-fuori” che mi fa perdere il primo dei 10-15 anni di vita smaltiti in meno di due ore.

Cervellotica anche la gestione dell’ultima palla del primo tempo, coi nostri che invece di sparare in area per vedere l’effetto che fa, cincischiano a metà campo facendosela portare via e generando l’ennesimo caos a 2 metri dalla nostra porta, con conseguente attacco alle coronarie di chi scrive.

L’intervallo porta come al solito qualche attimo di pseudo lucidità, e penso tra me che se già all’inizio non avevo buone sensazioni, appreso con incredulo sgomento dell’assenza del capitano causa attacco influenzale, adesso le percentuali di miracolo si affievoliscono col passare dei minuti. Eto’o davanti è troppo solo, Pandev dopo il bell’assist è stato francamente nullo, e il centrocampo pare non reggere il ritmo tedesco (Thiago e Cuchu al rientro, Deki in uno stato di forma “migliorabile”).

Inizia la ripresa e quantomeno loro paiono un po’ placati, o forse siamo più attenti noi. Fatto sta che la prima parata (ottima peraltro) di Julione arriva sul bel sinistro al volo di Gomez al quarto d’ora, e l’impressione generale è che i “tedeschi facciano i veneziani” e non siano più uniti e compatti come nel primo tempo. Tutti vogliono far gol da soli e giocano poco d’insieme.

Un segno? Forse; fatto sta che pochi minuti dopo, Sneijder rasoia in porta un destro dal limite, dopo essere stato sapientemente servito da Eto’o, a sua volta ben imbeccato da Coutinho. Sì, era entrato anche Coutinho: vista l’assenza di Milito e Pazzini ce la siamo presa anche coi bambini…

Il 2-2 cambia per l’ennesima volta il “morale” della partita: manca ancora mezz’ora, loro paiono aver dato il meglio e forse non sanno bene se arroccarsi a protezione del pareggio che li qualificherebbe o cercare il gol della sicurezza. Noi invece non abbiamo altre opzioni se non quelle di caricare sempre più a testa bassa, chè di calcoli da fare ce n’è pochi. Tocca segnarne uno e non prenderne. Pandev è bravo nel ricevere il lancio di Sneijder, ma dopo essersi girato liberandosi del marcatore tira alto sulla traversa: fa bene la cosa difficile, ma male la cosa facile. Per dire come ha giocato, dopo il tiro gli ho gridato “Bravo! Almeno hai tirato!”.

Siamo al serrate finale, con Wesley al tiro due volte: il primo è un sinistro largo, il secondo è un bel destro che sbatte sulla schiena di Pandev, che mi fa citare il Perozzi di Amici Miei quando incontra il figlio rompicoglioni nel corso delle sue zingarate “ma che, passi sempre qui te??”.

Devo dire la verità, ho anche pensato ad un’altra cosa nello stesso momento: con la stronzata che hai fatto (il tiro di Sneijder sembrava davvero quello buono) hai un solo modo di farti perdonare… Ma sono i classici attimi di lucidità in un mare di follia.

E invece, dato il tempo a Ranocchia di fare l’intervento salva-partita (solo contro tre del Bayern ruba palla ed esce in ripartenza manco fosse Beckenbauer!), Pandev si fa trovare al posto giusto dopo che Eto’o (ancora lui!) conquista un pallone a cui credeva solo lui e lo allarga sulla destra. Il sinistro del macedone è quello che tecnicamente definisco “a voragine”, e disegna un bellissimo arcobaleno nella notte bavarese, prima di infilarsi sotto l’incrocio alla destra di Kraft, portiere-sottiletta.

Momento catartico, il calcio è strano, proprio lui… Lascio a ognuno il proprio commento, fatto sta che gli ultimi minuti li vivo in piedi a 1 metro dalla tele, se non altro per pietà dei cuscini martoriati.

E’ finita, passiamo noi, con un’impresa vera e propria per come si era messa la partita. La goduria è massima, e rido di gusto sentendo Leonardo preso bonariamente in giro da Vialli-Caressa-Rossi (“adesso ci dirà che è un calcio di amore e cuore…”) e poi sentendolo definire testualmente “della Madonna” il gol di Pandev.

Non avremo mentalità europea, non avremo la Champions nel DNA, non ci emozioneremo sentendo la musichetta, eppure siamo tra le 8 migliori d’Europa. Noi.

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza...

Tanto per rimettere le cose nel giusto ordine di importanza…

SRAGIONAMENTI DI FINE ANNO

Ho seguito con interessato sbigottimento l’intiera vicenda del cambio panchina in casa Inter.

Partendo dall’auto-esonero di Benitez, mi pare di poter affermare quanto segue:

1)    Sappiamo bene che chiunque fosse arrivato dopo Mourinho avrebbe dovuto confrontarsi con un ambiente rimasto orfano del proprio condottiero, trovando un ambiente senz’altro non bendisposto al cambiamento.

Le varie menate del “sono professionisti son pagati per lavorare nello stesso modo con chiunque” sono chiacchiere da bar che derubrico al livello di “facciamo giocare i giovani italiani”.

Cagate. Né più né meno.

Far giocare i giovani italiani vuol dire non qualificarsi nemmeno per gli Europei Under 21 (per dire). Non considerare l’importanza del fattore psicologico in un gruppo di lavoro (quale esso sia) significa sminuire proprio il più grande pregio di Mourinho: che non è la tanto pubblicizzata (anche con un pizzico di malafede) capacità di “comunicare”,  bensì quella di “motivare”, che se permettete è cosa diversa. La seconda comprende la prima, e ne è quindi espressione più completa e compiuta. Certo, puoi motivare i giocatori parlando di zeru tituli e facendo le manette in TV, ma anche e soprattutto guardandoli negli occhi, convincendoli che nessuno è più forte di loro e che insieme si può vincere tutto.

Chiaro che se ci prova con me non ci riesce, ma il piede a banana per fortuna è una specialità mia e non dei giocatori dell’Inter. La scontata verità a dire che, laddove le differenze tecniche tra squadre di vertice sono infinitesimali, quel che può fare la differenza è proprio la convinzione nei propri mezzi.

2)    Detto ciò, Rafa ci ha messo del suo: lo credevo più furbo e meno integralista. Più capace di adeguare gradualmente le sue idee al contesto-Inter. E, banale quanto vero, capace di una migliore gestione fisico-atletica.

Invece… 15 bicipiti femorali e un’altra dozzina di polpacci e adduttori assortiti in meno di 6 mesi. Forse non tutti imputabili a lui (forse), ma certamente capaci di azzerare la fiducia del gruppo nei suoi confronti.

Dulcis in fundo, rimarcare ad ogni piè sospinto l’assenza di rinforzi nella campagna acquisti estiva (pur vera) deve essere suonata alle orecchie del gruppo come una totale mancanza di fiducia nei loro confronti.

3)    La compagine (o armata brancaleone) così assemblata ha retto più che decentemente nei primi mesi, fino alle débacle fisica (arrivata più o meno con Novembre) cui poi è seguita una quaresima di pessime figure (in ordine sparso: Tottenham, derby, Chievo, Lazio, Werder). La Pasqua calcistica si è infine avuta in occasione del Mondiale per Club, che nell’occasione si è dimostrato Torneo dell’Amicizia ancor più del solito. Assicurata l’ennesima toppa celebrativa sulla maglia, Benitez deve aver capito che il gruppo non l’avrebbe più seguito, come a dire che quel trofeo i giocatori l’avrebbero vinto anche da soli, e non solo per lo scarso spessore degli avversari.

Dopo qualche minuto di comprensibile incredulità, lo sfogo di Rafa nel post-Mazembe mi è invece parso di rassegnata lucidità: a queste condizioni il mio lavoro non può andare avanti, meglio mettersi nelle condizioni di essere cacciati.

Detto, fatto: 3 milioni di buonuscita e tanti saluti.

Chi mi conosce sa che per me a questo punto il nome del sostituto era uno solo: il Walter. Uomo interista, col vantaggio di non aver ancora lavorato con Moratti (al contrario di Bergomi, per dire, con cui i rapporti non paiono andare oltre la educata cordialità) ottimi rapporti con Beppe Baresi (nel ruolo di “secondo-con-memoria-storica”), capace di gestire il presente e di programmare il futuro.

Sarebbe venuto via “a gratis” per dirla alla Prisco, e questo -paradossalmente- avrebbe potuto essere un pericolo: proprio in quanto innamorato dell’Inter, speravo arrivasse chiedendo però precise garanzie e supporto “a prescindere”. Cioè progetto triennale coi controcazzi e non passaggio-ponte-sola-andata sul traghettino della speranza…

Ma la mia masturbazione mentale è stata interrotta dalle diverse scelte societarie, che hanno puntato su Leonardo, al quale (sai che gliene fotte…) faccio ovviamente in bocca al lupo.

Che dire di lui e della scelta?

1)    Nulla da dire sulla persona, sempre stimata e anzi giudicata “troppo intelligente” per essere milanista (gli amici cugini non si offendano, parlo del tipo di “milanismo” istituzionale, siamo una grande famiglia , il bel giuoco etc etc).  Detto ciò, è comunque stato al Milan per 13 anni e, cosa almeno altrettanto grave, alla fine dell’esperienza in panchina ha lasciato intendere che quello “l’è no el so’ mesté ”. Inosmma molti dubbi, ma altrettante speranze di sbagliarmi.

2)    Di buono c’è che sarà accolto bene in spogliatoio. I giocatori sanno riconoscere i tipi calcisticamente “giusti” e Leo, al netto del passato rossonero, senz’altro lo è. Scontato il feeling coi brasiliani, non dovrebbe avere problemi nemmeno con gli argentini, visto il buon rapporto col capitano, testimoniato –se non propiziato- anche da vicende molto ben conosciute in famiglia (mia, non sua).  Il ragazzo è anche fortunato: arriva dopo Benitez (che arrivava dopo Mourinho), quindi l’inerzia per sua fortuna sarà tutta a suo favore.

Mai provato ad arrivare in un nuovo posto di lavoro a sostituire “lo stronzo” oppure “quello che sì che era bravo”? C’è una certa differenza…

3)    Tanto per smentirmi da solo, la sua scarsa propensione alla panchina potrebbe non essere un danno nell’immediato, visto che secondo me questa squadra avrebbe avuto cervello ed esperienza sufficienti per autogestirsi fino a fine stagione, anche col solo BeppeBaresi in panca a fare da pantomima. Più preoccupante (o intrigante, fate voi) la prospettiva a medio termine, che coinvolge il Leo più nelle vesti di Manager nella pianificazione del prossimo mercato. E qui, poche balle, non voglio minchiate: spero che Kakà (per non parlare di Maldini!) se ne resti dov’è, e non perché lui non vuol venire all’Inter, ma proprio perché l’Inter non ce la vuole gente così. Lui sì che è un milanista “dentro”, e soprattutto è un anno e mezzo che gioca poco e male. Maldini è l’espressione del Milan degli ultimi 25 anni. A che pro andarli a prendere? Per togliere il posto a Sneijder e Branca? Per fare un dispetto ai cugini? Ma di quelli chissenefotte… credo che il miglior dispetto per loro siano state le 15 coppe alzate negli ultimi 5 anni, con o senza “pezzi della loro famiglia”.

Che la squadra abbia bisogno di essere ringiovanita è certo, e l’arrivo di Ranocchia è un buon inizio.

Posso sognare? Mi accontenterei di lui adesso e di Criscito e uno tra Fabregas e Tevez a Giugno.

Leo, Branca, Signor Massimo, a scelta nell’ordine: provvedere…

srag fine anno

NON C’E’ MALACCIO

BOLOGNA-INTER 0-0

Gufi e inconsolabili disfattisti, iatavenne!

Vero che non abbiamo vinto, vero che il primo tempo non è stato granchè, vero che molti dei nostri sono in palese ritardo di condizione, e soprattutto vero che la rosa manca al momento di ricambi all’altezza in mezzo e davanti.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho visto la partita in differita (causa calcetto che mi ha restituito al mondo vittorioso ma assai acciaccato); questo vuol dire che mi sono approcciato alla visione del match con le orecchie che ancora rimbombavano dalle critiche piccate sulla pesantezza della squadra, sulla freschezza atletica e anagrafica del Bologna, insomma su una partita stile-Atletico Madrid. 

La situazione mi fa tornare alla mente un gustosissimo aneddoto che ancor oggi viene periodicamente ri-raccontato in famiglia suscitando ogni volta ilarità e grasse risate.

 Ragazzoche-potrebbe-fare-ma-non-si-applica” torna a casa per comunicare l’esito dell’anno scolastico:

Mamma trepidante: “Allora? com’è andata??”

Ragazzo: “Male mamma, bocciato…”

Mamma: “Ma come bocciato?? con tutto quello che abbiamo fatto per te! con tutti i soldi spesi in ripetizioni!!”

Ragazzo: “Eh lo so mamma, però… bocciato…”

Mamma: “Sei una bestia! Lazzarone!! Quando imparerai che bisogna studiare!?!?”

Ragazzo: “Mamma…”

Mamma: “Eh? cosa c’è??”

Ragazzo: “Non è vero!! ho preso 3 esami!!!”

Mamma: “Braaavoo!!!”

 Il gustoso aneddoto, che purtroppo non mi vede come protagonista (il tizio in questione non lo conosco personalmente, ma lo venero ancor oggi per il colpo di genio), calza alla perfezione con la situazione di ieri: stando ai commenti, mi aspettavo di vedere l’Inter balbettare calcio come la peggior squadraccia di terza categoria, e invece dopo un primo tempo invero modesto (ma nemmeno così tragico) nella ripresa li abbiamo messi lì e con un poco di culo la si poteva vincere. Il loro portiere è stato il migliore in campo, Eto’o ha preso una traversa e Wesley ha confermato che la serata luci-ed-ombre di Montecarlo è stata un incidente di percorso.

Per il resto, Milito ancora in ritardo, ma cosciente del fatto e quindi limitantesi a cose semplici, e squadra che, specie nella ripresa, ha dimostrato che “c’è fuoco sotto la cenere”. Nota a margine per Mac Mariga, che per la prima volta mi ha fatto capire che cosa intendono quelli che di lui dicono “è il nuovo Vieira”. Dirò di più, pur essendo ancora alquanto grezzo, fisicamente il ragazzo c’è e rispetto a Patrizio-re-del-vizio pare decisamente più veloce e (si spera) leggerissimamente meno incline alla contrattura. Bravo Torakiki, avanti così.

Ora la pausetta nazionali dovrebbe consentire a chi resta di studiare le dispense di Mr Rafa, e a chi va di mettere minuti nelle gambe, con la speranza che questo Campionato, iniziato con un pari come gli ultimi 4, abbia poi un andamento e soprattutto un epilogo analoghi.

Soffermandoci sui limiti della squadra e sugli eventuali rimedi nelle ultime ore di calciomercato dico 2 cose:

1) Capisco la filosofia di base della società riassumibile nel “squadra che vince non si cambia”. Sulla carta siamo quelli dell’anno scorso meno Balotelli, però uno come lui in panca serve proprio nelle partitacce tipo ieri sera, quando la manovra non scorre -ancora- fluida e può servire il colpo del solista. Coutinho e Biabiany sono ottime scommesse in prospettiva, ma io -ribadisco- un tentativo serio per Kuyt l’avrei fatto. Come già detto è un jolly d’attacco, e poi è un uomo di Benitez. Sarebbe stato pronto subito e avrebbe potuto dare un cambio “pesante” al Milito di questo periodo (che crescerà, non mi preoccupo). Così invece devi portare Eto’o in mezzo, che va benissimo, ma perdi in ogni caso come potenziale d’attacco complessivo, stante anche un Pandev pure lui in ritardo.

2) Detto questo, non mi aspetto che l’ultima giornata di mercato ci porti il Messi(a) della situazione. Il colpo l’ha fatto il Milan con Ibra (“colpo” anche in senso criminale, ‘sta storia mi puzza di Isole Cayman come e più del caso Lentini…), a noi se va bene potrebbe arrivare Inler dall’Udinese (quello che sembra Aldo quando fa il poliziotto Uber, non so se avete presente…). Detto tutto.

 

LE ALTRE

Il Milan passeggia su un Lecce obiettivamente in versione “tenerezza”. Dopo mezzora sono già 3-0 e il tutto sembra davvero troppo facile, una festa per Zlatan che ghigna in tribuna. Là davanti saranno molto temibili, dietro e in mezzo i soliti. Gufando un po’, spero che tra lui Dinho e Pato si pestino un po’ i piedi, ma credo che saranno abbastazna intelligenti per lasciare spazio alla presenza ingombrante (sarà il naso?) dello Svedoslavo.

La Roma pareggia in casa col Cesena, ovviamente passato sotto un silenzio assordante, come del resto mi sarei aspettato un po’ di “rumore” in più per il tonfo della Juve contro il “Mister” compagno di vacanze, che per il secondo anno di fila tosta i gobbi con una prestazione of ze madonn. Però  è un cantiere aperto, Quagliarella è appena arrivato, bisogna dare tempo… E poi c’è Andrea Agnelli. Tutti scodinzolanti al cospetto di questo monociglione che, esattamente come i suoi predecessori, come prima cosa ha chiesto la revoca dello scudetto del 2006 all’Inter, dicendo che poi si vedrà, ma chiederà anche la riassegnazione dei due “scippati” alla sua Juve.

Stanno tornando, tutti alla carica. Tutti insieme a fare da contrappeso allo “strapotere interista”. Non resta che zittirli per il 6° anno di fila.

 Chiudo con un’ammissione di colpa (involontaria peraltro): i 6 minuti di recupero ieri sera sono senza senso. 4 sarebbero stati più che sufficienti (niente barelle, niente interruzioni di gioco straordinarie, niente perdite di tempo eccessive). Ho pregato che non segnassimo negli ultimi 2 minuti, perchè le polemiche sul presunto servilismo arbitrale a quel punto mi avrebbero visto in una posizione schizofrenica che onestamente non avrei saputo sopportare.

Non vogliamo favori. Ovviamente non vogliamo nemmeno essere presi per il culo (cosa che senz’altro avverrà ancora). Vogliamo arbitraggi giusti. Quello di ieri mi è parso un po’ al limite…

 

WEST HAM

Zeru punti dopo 3 partite. La prossima è contro il Chelsea.

Nuff said…

Bravo, l'ho già detto. ...Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.

Bravo, l’ho già detto. …Certo, se il migliore è lui direi che si può far meglio.