DAJE E RIDAJE

SAMPDORIA-INTER 0-1

Tanto tuonò che piovve!

Portiamo a casa tre punti cazzutissimi in una partita non vista, eppure facilissima da immaginare.

Una partita che è immediato definire “da Inter”, non tanto per cedere alla retorica dello squadrone inaffondabile che spinge a manetta fino all’ultimo secondo, quanto piuttosto per fotografare la endemica consuetudine di trovarsi sempre dalla parte sbagliata, e di dover fare molta più fatica di quanto sarebbe strettamente necessario.

La cosa, prima che ingiusta, è rischiosa e logorante. E’ altresì vero che, quando poi hai successo, ti senti forte come una bestia nel dire “cazzo ho vinto lo stesso anche se mi è successo di tutto!“.

E’ quel che è accaduto a Genova, aldilà di una tassonomica analisi delle scelte arbitrali su cui tornerò infra.

Il Mister torna a preferire Vecino a Gagliardini, con D’Ambrosio, Politano e Candreva a tenere tranquilli i nazionalisti fanatici della “quota di italiani” (di ‘sta minchia).

Leggo di un primo tempo, o quantomeno di una prima mezz’ora sostanzialmente buttata inder cesso, epperò con interessanti prospettive per il futuro (cit.).

Negli ultimi scampoli della prima parte di match, infatti, i nostri trovano il gol con Nainggolan, annullato dopo alcuni minuti per offiside di qualcuno dei nostri sulla partenza dell’azione.

Per la prima -ma non ultima!- volta, interrompo la piacevole cena in compagnia con un urlo da cavernicolo, seguito da telefonata al rampollo di casa lasciato in ostaggio ai nonni, il quale mi informa del VAR e conseguente annullamento di rete.

Fingo un aplomb che non mi appartiene, e saluto tranquillo il figliolo con un salomonico “tranquillo, lo faremo nella ripresa!”.

La cena prosegue con incursioni sempre più insistite sul sito della Gazza, e con i nostri che presto iniziano a stazionare nella metacampo blucerchiata.

La cosa non mi lascia tranquillo, visto che più volte ho dovuto assistere a gragnuola di occasioni -o pseudo tali- divorate dai nostri, con gli avversari a farci risuonare la melensa litanìa della dura legge del gol nella orecchie.

E invece no. Ma andiamo con ordine.

Uno dei commensali, con cultura didascalica sulla collezione Panini anni 80 ma assolutamente a digiuno di nozioni odierne, mi confessa di aver partecipato all’asta del fantacalcio quasi a sua insaputa, e di aver comprato Asamoah senza nemmeno sapere che fosse.

La notizia pare fatta apposta per fargli sapere, con tono trionfante, che uno dei suoi acquisti gli ha appena garantito un bel +3 in pagella… siamo agli sgoccioli del mècc e, pericolosamente, non mi preoccupo nemmeno di vedere come va a finire, quasi come a presagire una vittoria corsara nel finale.

Ecco quindi la seconda chiacchiera telefonica con pargolo dopo il fischio finale: rimango spiazzato dal rantolo del giovinetto “Pààà abbiamo vintooo! Brooozooooo!!!

Mo’ che c’azzecca Ajeje? Chiedo tra me… lesto il bagaj a raccontarmi del secondo VAR e della zampata finale di Epic.

Fintamente ingenua -e in realtà piena di odio e rancore- la domanda paterna in chiusura di comunicazione: “e quello di Brozo non han trovato il modo di annullarlo?”.

Sarcasmo a parte, portiamo a casa tre punti di importanza mariana nel processo di ristrutturazione di un inizio di campionato marroncino, nuovamente in zona recupero, a testimonianza del fatto che non saremo dei fulmini di guerra nell’approccio alle partite, ma che in compenso non si molla davvero un cazzo fino alla fine.

Finchè dura…

 

LE ALTRE

Il Frosinone ci fa sperare fino all’81’, per poi capitolare al cospetto di CR7 e complici.

Non che nutrissi grandi speranze, ma se per quello nemmeno il Bologna di Superpippa sembrava chissà quale ostacolo per la Roma, che invece è andata a sbatterci contro con conseguenze potenzialmente letali per Di Francesco e tutto l’ambiente.

Bene Napoli e Lazio, così così il Milan che, dopo una buona partita e due bellissimi gol, inciampa sulla garra orobica dei due argentini Gomez-Rigoni per il 2-2 finale.

La classifica continua ad essere mediocre, e non ci consente pause di riflessione nella sfida con la Viola nel turno infrasettimanale.

 

E’ COMPLOTTO 

Ancor prima di giustizia, quel che voglio da qualsiasi arbitro è uniformità di giudizio.

Giuro di averlo pensato anche prima di leggere Settore.

Ci sarà un motivo per cui ho chiamato una delle categorie più utilizzate di questo blog “Same but Different”… Sembriamo condannati a dover sottostare ad oscure regole che trattano fattispecie che paiono identiche in modi antitetici.

Siccome però si può sempre far meglio, a Genova abbiamo assistito alla versione 2.0 del predetto concetto. Si è cioè avuta la pervicace vivisezione di tre distinti tentativi dell’Inter, con il solo obiettivo di trovare un appiglio che potesse portare all’annullamento del siffatto goal.

Il tutto -assai divertente, non c’è che dire- a pochi giorni da una sommossa popolare che chiedeva un uso più massiccio della tecnologia a disposizione degli arbitri.

Bello, no? Nella giornata precedente perdi tre punti per un rigore solare non dato e un gol subito anche a causa di un avversario in fuorigioco chilometrico. Tu -ancora devo capire perché- ti guardi bene dal lamentarti, ma incredibilmente la stampa si scandalizza per te, invocando l’utilizzo della tecnologia a disposizione.

Detto fatto: la stessa squadra gabbata sette giorni prima per mancanza di utilizzo, viene ora ri-gabbata per quello che definirei abuso di tecnologia.

Nulla da dire sul gol annullato ad Asamoah, che arriva dopo un cross di D’Ambrosio che ha oltrepassato la linea in maniera chiara anche a occhio nudo.

Qualcuno mi deve però spiegare perché il gol del Ninja sia stato annullato per un fuorigioco che già mi sembra non punibile (la palla non va verso Icardi a centro area), e che soprattutto arriva dopo due se non tre tocchi sampdoriani.

L’anno scorso, al gol annullato alla Juve contro l’Atalanta, si disse che la distanza temporale tra l’irregolarità e il gol che ne seguiva non rilevava ai fini della decisione, se in quel lasso di tempo la squadra danneggiata non fosse riuscita a riconquistare il pallone.

Era una regola nuova, ma spiegata così era stata capita da tutti (tranne Massimo Mauro, ma checcevoifà) e accettata da molti. Qui invece, torniamo ad essere vittime del cavillo: quel che conta non è il possesso del pallone puro e semplice, bensì il “possesso pieno”: ecco l’ennesimo aggettivo messo lì per conservare tutta la discrezionalità di cui l’arbitro abbisogna, tanto quanto basta per permettergli di scegliere, a seconda dei casi, un applicazione più o meno pedissequa del regolamento.

Merde.

Se anche il rispettosissimo ex Capitano Zanetti arriva ad esultare così al terzo gol dei suoi ragazzi, che ci permette di vincere 1-0, ecco che abbiamo chiaro il quadro surrealistico in cui ci troviamo a giocare.

L’ulteriore beffa è che, anche dopo questa giornata, alle sacrosante proteste immediate non sia seguita nessuna presa di posizione della Società, ingenerando in chi scrive il convincimento che il silenzio sia tutt’altro che pavido o casuale, ma sia in realtà visto come un male minore, della serie “già così ci fanno il culo, se poi ci mettiamo anche a protestare…”.

A fare il suo, come al solito, rimane solo l’allenatore di turno, che riesce nell’inedita impresa di farsi cacciare per “eccesso di esultanza”.

Perfino Rizzoli (“Vaffanculo” per Totti e per gli amici), invitato alla Domenica Sportiva per difendere la categoria , ha dovuto riconoscere che forse nella fattispecie i colleghi sono stati un po’ severi.

Bontà sua…

 

WEST HAM

Dopo un inizio orrendo, settimana scorsa abbiamo sbancato Goodison Park, mentre sabato abbiamo ospitato Sarri e il suo Chelsea, uscendone indenni.

Not bad…

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Un allenatore vince al 94’ e urla “goool!!!” in favore di telecamera: imperdonabile!

WE ARE BACK

INTER-TOTTENHAM 2-1

In un pezzo che avrà molto di apocalittico e celebrativo, iniziamo col riconoscere i giusti meriti a chi di calcio ne sa…

Vecino in panchina non è certo il Nicola Berti dei tempi d’oro, ma mi pare abbia altro passo ed altra garra (Charrùa per definizione) per cercare di ovviare a tentennamenti simili a quelli mostrati nel sabato di San Siro.

Ringraziatemi pure per la profezia, non c’è di che.

Dopodichè torniamo seri (lucidi non è -ancora- possibile) e tentiamo un’analisi del match (in gergo tènnico: il mècc).

La difesa è effettivamente a 4, con Skriniar largo a destra stanti le assenze di Vrsaljko e D’Ambrosio. Se non altro a sinistra Asamoah deambula e presidia la corsia.

Per il resto Politano e non Candreva alto a destra, gli altri ai loro posti come previsto.

Il primo tempo scorre teso e intenso ma con pochi brividi: vedo i sorci verdi sul controllo di Kane che scarta prima Handanovic in uscita e poi se stesso con un tocco di troppo, e indirizzo qualche sacramento a Brozovic quando tira subito anzichè avanzare ancora. Si va al riposo 0-0, ma se non altro vedo l’asse Brozo-Ninja parecchio barzotto e capace di recuperare diversi palloni di pura grinta.

Skriniar si difende come può su Son, subendo un’ingiusta ammonizione prima di metà tempo che lo condizionerà per il resto della partita: ciononostante fa la sua porca figura, essenzialmente dovuta al fatto che è un grandissimo difensore.

Ha ragione Cambiasso (…e sai che novità) a paragonarlo a Samuel, non tanto per il modo di giocare, quanto per la serietà e la applicazione.

Aldilà di qualche ubriaco che parla di schiacciante possesso palla inglese (58% – 42%), la prima frazione fotografa bene l’equilibrio visto in campo.

In questa Champions l’Inter dimostra di poterci stare: sul “per quanto tempo”, vediamo…

La ripresa ci regala il colpo sbilenco che la Dea Eupalla ama riservarci di tanto in tanto. La percussione di Eriksen è tanto volitiva quanto fortuita, e il secondo (tentativo di) tiro sbatte su un’appendice corporea a caso di Miranda, mettendo fuori causa un incolpevole Handanovic.

1-0 per loro e la chiara, netta sensazione che tutto sia finito.

Vero, i nostri non sbracano totalmente, nè avrebbe senso buttarsi a corpo morto nella metacampo avversaria lasciando campo aperto ai vari Lamela, Son, Kane e Lucas Moura. Però perdiamo ritmo, compattezza e fiducia. Il Tottenham va più volte vicino al 2-0 (Handanovic sbroglia due troiai mica da ridere…), assai più di quanto noi si provi a pareggiare: a memoria ricordo solo un colpo di testa di Perisic finire loffio tra le braccia di Vorm, dopo bel cross di Politano.

Poco dopo è proprio Beavis a lasciare il campo per Candreva: male il 44 ieri sera, giusta per me la sostituzione. Cervellotico invece avere i due esterni con piede “invertito” dovendo recuperare un gol e sapendo che la loro difesa soffre i cross.

Oltretutto, Candreva e Politano tentano anche di mettere i traversoni in area, ma il primo si scarta letteralmente da solo, e il secondo aspetta sempre un dribbling di troppo.

Chi scrive urla al Mister di cambiarli di fascia ben prima che lo chieda Adani in telecronaca, finchè Politano lascia spazio a Keita.

I minuti scorrono e i nostri -forse per istinto, forse per disperazione- li chiudono sempre più nella loro metà campo. Si rischia, vero, ma ormai manca poco.

Asamoah riceve da Vecino un pallone che mi fa mugugnare una prima volta “mettiglielabeeene! non così larga!!“, poi fa partire un cross fuori dall’area “machecazzofa….” dove staziona Icardi: spalla abbassata, esterno destro, ed è “goooollll!!!“.

Ottimo Maurito, che fino a lì ha fatto una fatica del Dio a toccare quattro palloni in croce e che -rassegniamoci- non sarà mai il centravanti totale che cuce gioco e viene a prendersi palla a metacampo con continuità.

Però “uno-tiro-uno-gol”. Scusate se è poco.

L’abbiamo riacchiappata, e la constatazione del nostro niente (Perozzi docet) mi fa sperare che i nostri si appendano compatti alle traverse per i 5 minuti rimasti.

Più che altro temo le conseguenze di una scelta non precisa. In casi simili la squadra -tutta!- deve decidere se continuare con l’intensità ignorante degli ultimi minuti, fidando anche in un crollo psicologico dell’avversario, o accontentarsi di quanto raccolto e conservarlo al meglio.

E’ uno dei pochi casi in cui tertium non datur.

E, mirabile visu, i nostri gonfiano il petto di ambrosiano orgoglio e continuano ad attaccare. Le mie coronarie si difendono meglio di quanto faccia la difesa inglese, con i nostri a stazionare nella loro area di rigore per interminabili secondi.

Dopo un batti e ribatti da premio Nobel della sfiga, guadagniamo un paio di corner e, sul secondo, l’epilogo è già noto: #laprendeVecino e salta il tappo della bottiglia.

LE ALTRE

Per una volta guardo non alle rivali italiane, ma all’altra partita del nostro girone: Il Barça ne fa 4 al PSV e mette in chiaro che Messi sarà forse meno forte di un tempo, ma è ancora un fuoriclasse assoluto. Intorno non avrà più Iniesta e Xavi, ma Suarez e Dembélé non sono prorpio scarsi.

Morale, credo che si giocherà per il secondo posto, motivo per cui la vittoria di ieri ha un’importanza capitale, che dovrà essere preservata e corroborata da una vittoria in quel di Eindhoven al prossimo turno.

Ci sarà tempo, ma l’istinto fa compitare tabelle e scalette come il più invasato dei controller in chiusura di Quarter aziendale.

Deformazione professionale…

CULO O SFIGA? NEL DUBBIO: E’ COMPLOTTO

Come la si può giudicare la partita? E’ innegabile la buona sorte avuta nei due gol, direi soprattutto nel primo: non tanto per la conclusione in sè -Icardi ha sempre segnato poco da lontano, ma è capace di gesti tecnici simili- quanto per il fatto che il nostro centravanti nella circostanza è fermo al limite dell’area per i postumi di un contrasto avvenuto poco prima, che sostanzialmente gli fa perdere il tempo dell’inserimento. A quel punto meglio mettersi sui 18 metri e attendere fiducioso.

Asamoah la vuole dare a lui? Secondo me anche il solo porre la domanda è tendenzioso e da stronzi (e non a caso lo chiede Capello…): l’avesse messa il buon Ramiro Cordoba avrei detto che il cross è uscito a caso, ma Asamoah il mancino ce l’ha eccome, e la palla casca proprio dove Icardi la attende. Fino a 3 mesi fa (leggasi: ancora in maglia Juve) nessuno si sarebbe posto la domanda, e invece, caro Asa, dovrai fartene una ragione…

Sul gol di Vecino al 92′, come su tutti quelli segnati in extremis, è ovvio il concorso della buona sorte. Sintomatico il fatto che questo come altri -rari- nostri gol sulla sirena siano al più indice di “cuore”, quando non proprio di “culo”, in ogni caso mai di “premio allo sforzo collettivo della squadra”, complimento riservato invece a strisce di altro colore.

Ma lo sappiamo, l’Inter sfrutta i colpi dei singoli per ovviare alle carenze di giUoco.

Fa niente poi se i corner del recupero arrivano dopo un’accozzaglia di tiri da non più di 10 metri dalla porta avversaria, che nessuno ancora ha capito come non abbiano portato al gol.

Fa niente se il gol di Eriksen vince di gran lunga il Gran Premio Culo (o Sfiga, a seconda dei punti di vista) per la serie di carambole che lo genera.

La  verità, la mia verità, e quindi la verità-vera, è che la vittoria è meritata nella misura in cui lo sono tutte le vittorie di rimonta nel finale. Tanto o poco decidetelo voi, ma non è nulla di diverso.

Al tempo stesso, il Tottenham ha tutt’altro che dominato. Ha giocato al nostro livello fino al gol, dopo di chè ci è stato superiore, ma in maniera conseguente all’inerzia del mècc. Ha però mancato il colpo del KO -se permettete grazie ai meriti della difesa dell’Inter, portiere compreso- e ha commesso l’errore di non proteggere a sufficienza l’unico gol di vantaggio. A quel punto, brava l’Inter a crederci ogni minuto un po’ di più, fino a ribaltare l’inerzia psicologica del momento, suggellata dal cambio Kane-Rose che, l’avesse fatto il vecchio Trap, l’avrebbero crocifisso in sala mensa.

È perfino superfluo dire che sia sempre questione di centimetri e secondi: il destro di Icardi poteva andare sul palo, il cabezazo di Vecino essere vanificato da un recupero più breve.

Tutto quel che volete, ma questa NON è una vittoria di culo.

Chiudo con il massimo della comicità involontaria: la ggente (le due gg non sono un refuso) che si lamenta della telecronaca di Trevisani-Adani.

Cioè, siamo a Sky che parteggia per l’Inter.

Questa fa già abbastanza ridere così.

Per dire, quando Higuain (in campionato, non in una Coppa europea) ha segnato il 36° gol stagionale col Napoli, Adani e il sodale di turno (era Compagnoni) sono “scoppiati” tanto quanto, ma nessuno ha detto niente.

E non serve riprendere in mano vecchie tabelle sulla fede calcistica dei telecronisti odierni per avere confema che le strisce neroblù sono tra le più trascurate.

Tranquilli, quanto successo ieri sera non è nulla che possa anche solo lontanamente somigliare ad un occhio di benevolenza nei confronti dei nostri amatissimi.

Semplicemente, i due commentatori hanno fatto il loro mestiere pompando il “loro” prodotto. Che, nel caso specifico, non è nemmeno il commento per Sky, quanto la loro prestazione personale, già messa in scena in una vibrante serata romana di fine Maggio, e riassumibile nei due hashtag in cima ad ogni graduatoria di popolartià odierna:

#laprendeVecino

#lagarracharrùa

int tot 2018 2019

A DISPETTO DEI SANTI

LAZIO-INTER 2-3

Ci siamo, ‘ngul’attuttiquanti. Ci siamo!

Dopo sei anni vestiamo i panni (divertenti per una notte ma preoccupanti per la nostra reputazione) dell’amico che si presenta alla festa non invitato e già brillo.

Mi ricollego solo un attimo ad una delle mie ultime sbrodole per sottolineare come la strada da percorrere sia lunga, in salita e piena di curve. Nessuno regala un cazzo, a gente come noi, e quindi l’assenza dalla cèmpions per ben sei anni fa passare la nostra qualificazione come un evento, qualcosa di eccezionale e difficilmente ripetibile.

Non siamo mica quelli che hanno il DNA europeo.

E però, con grande scuorno di dotti, medici e sapienti, nell‘Europa che conta ci andiamo noi.

Non ho alcun problema nell’affermare che sui 9 mesi di Campionato, la Lazio avrebbe meritato almeno quanto l’Inter di arrivare quarti, e che ieri sera probabilmente non avrebbe meritato di perdere.

Qualcuno però mi deve spiegare perchè i nostri sostanzialmente si devono scusare per avere impedito all’odioso ma bravissimo Inzaghino di giocare in Champions, mentre tutti concordano sul fatto che la Juve ha meritato perchè pratica e cinica e ha fatto vedere al Napoli che non basta essere belli se non si è anche efficaci.

Potere delle strisce verticali giuste…

Comunque, facendo finta di voler analizzare la partita dell’Olimpico, ho trovato molte similitudini con l’altra trasferta capitolina dei nostri, alla seconda di Campionato. Si era ancora a fine estate e dopo un’ora di dominio giallorosso, i nostri zitti zitti avevano incartato avversario e partita, tornando a casa con tre gol fatti e tre punti in saccoccia.

L’inizio con la Lazio -parlo proprio dei primi 5 minuti- è addirittura incoraggiante, perchè la palla ce l’hanno sempre i nostri. Succede però che dopo la pigliano loro, e cominciano a tirare in porta di continuo e per un po’ ci mettono lì. Icardi ne cicca un paio mica da ridere, Handanovic fa la paratona su Milinkovic-Slavic, ma poco dopo capitoliamo sul gollonzo dell’anno, con Perisic a deviare all’angolino de fazza un tiro che di suo sarebbe terminato dalle parti della bandierina del corner.

”La solita sfiga…i soliti coglionazzi…”

L’ho pensato io, l’abbiamo pensato in tanti.

Però in qualche maniera la rimettiamo in piedi: D’Ambrosio il più bello del reame si inventa una girata da serpentone e timbra il pari dopo la mezz’ora del primo tempo.

Meno male, mi dico, perchè Maurito stasera sembra lì di passaggio…

Il pari ci ingolosisce, e sugli sviluppi di un corner Brozo sbaglia l’anticipo su Lulic e Andrerson che vanno via in esemplare contropiede. L’azione è rapida, ficcante, letale per i nostri, ma talmente spettacolare da sperare di vederla proiettata ad un pubblico di pallettari zonaroli maledetti, accomodati in ginocchio sui ceci al grido di “per me il Tiki Taka è una cagata pazzesca!”.

Magra consolazione, aver incassato quel popo’ di gol… Siamo sotto di uno e tocca farne due. In 45 minuti. Con i nostri che sembrano giocare in ciabatte e con la cispa negli occhi.

Quelli là però han giocato un primo tempo da urlo, e perdipiù non hanno nella gestione la loro miglior qualità. Ecco che quindi nella ripresa finiscono presto la benzina e di fatto Handanovic non deve compiere interventi significativi.

Davanti continuiamo a combinare pochino, e Spalletti cerca di porre rimedio piazzando prima Eder e poi Karamoh, procedendo a passi sempre più convinti allo schema “avanti tutta che ormai non c’è più niente da perdere”.

Milinkovic-Savic rischia il “mani” in area e Rocchi difatti in un primo tempo lo fischia anche, corretto poi dal VAR, con Sky a credergli sulla fiducia, visto che si guardano bene dal farci rivedere l’azione con la solita quarantina di camere esclusive di ‘sta minchia.

L’ingresso di Eder porta almeno un po’ di vivacità dalle parti di Icardi, e l’italo brasiliano è bravo e veloce a servire il compagno in piena area. Ottimo il controllo di prima di Maurito che viene falciato in piena area da De Vrij, sulla cui partita tornerò a breve.

Se già avevo pregato i miei santi di non far tirare il rigore al nostro Capitano nei 30 secondi del rigore-non rigore di Milinkovic-Savic, a maggior ragione incrocio l’incrociabile nel vedere Icardi sul dischetto.

Il ragazzo però ha sangue freddo e, dopo essercelo conquistato, il rigore lo trasforma anche.

2-2 e una manciata di minuti da giocare. Che probabilmente sarebbero trascorsi invano -chi può dirlo- ma che il capitano laziale Lulic decide di rendere assai più frizzanti beccandosi un secondo giallo tanto palese quanto insensato.

In due minuti la Lazio prende un gol e perde un uomo. I nostri capiscono che “it’s now or never”.

E sul corner che Brozo batte pochi minuti dopo Vecino è lesto a svettare sul primo palo e girare sul palo lungo, finendo biotto sotto la curva a esultare come l’occasione richiede.

La mia stabilità mentale riesce solo a farmi pensare “Non dirmi che era già ammonito che adesso lo sbattono fuori e ci pigliamo il cetriolo nel recupero…”.

Invece il ragazzo era incensurato, e il giallo da spogliarello post-gol non ha ulteriori conseguenze.

I minuti che mancano passano addirittura senza grossi patemi, con i laziali comprensibilmente stato shock per quanto accaduto.

E’ finita. Abbiamo vinto. Siamo in Champions.

Tutto il resto è un unico mormorìo di sottofondo, fatto di “però tre gol su calcio piazzato, però la Lazio, però l’Inter”.

Ma ci siamo abituati, da sempre, e sotto sotto ci fa anche piacere.

Oltretutto, siamo tornati a farci criticare quando vinciamo, che è leggermente meglio di pigliare mazzate dalla critica quando già le hai prese in campo.

E’ COMPLOTTO

Come detto, assisto tra il divertito e lo schifato allo schieramento dei rosiconi che dichiarano apertamente e senza farsi alcun problema “di aver tifato Lazio perchè giuoca meglio”. Caro Arrigo Sacchi dei miei coglioni: i danni che hai fatto al calcio non saranno mai abbastanza riconosciuti. Dovrei perdonarti, specie in serate come queste, eppure il tuo ottuso oltranzismo lo trovo intollerabile come ogni altro giorno.  E ti va bene che a sentire i tuoi sproloqui ci fosse Handanovic e non il nostro Mister, altrimenti sì che mi sarei messo comodo a sentire la sua replica.

Ma il Mister corto umile intenso non è certo il solo a mostrare il suo disappunto.

Al Club, su Sky, tutti più o meno riconoscono i meriti degli aquilotti romani, con punte di logica e di prevedibile faziosità (ogni riferimento a Massimo Mauro è puramente voluto). Poi è il turno del Cuchu, che come al solito sale in cattedra e ammutolisce i presenti.

Certe volte le vittorie come questa, ottenute con il cuore, per i giocatori sono più importanti di altre vittorie magari conquistate con il gioco. L’auspicio per l’Inter è che questo possa essere un punto di partenza e non di arrivo”.

Sipario.

Di lì a poco Caressa informa che Spalletti non parlerà, ma che avranno ospite Mauro Icardi, chiosando con un “va bene lo stesso”. Il calabrese cantilenante non ce la fa a non esprimere il suo parere illuminato e dice “no non va bene io volevo Spalletti”.

E guarda caso, la sola cosa che la sua mente semplice riesce a fare nel corso dell’intervista al neo capocannoniere della Serie A e Capitano della squadra che ha appena conquistato l’accesso alla Champions dopo sei anni, è chiedere “ma allora è vero che te ne vai?”.

Come dico spesso, il problema non è lui in sè: lui è così, se fosse un po’ più intelligente direi che recita una parte, ma credo che ci sia, non ci faccia. Il problema è rovinare una trasmissione che -nonostante Caressa- spesso ha ospiti e spunti interessanti con un soggetto che è lì per fare una cosa sola (parlar male del VAR e di tutti quelli che -chissà come mai- vogliono un controllo maggiore sulle decisioni arbitrali), senza nemmeno avere l’onestà di dire “oh io tifo Juve, e da tifoso voglio che la mia squadra vinca il più possibile, e questo è più facile se gli arbitri non sono aiutati dall’esterno”.

Tornando al post Lazio Inter, curioso come da parte di tanti si voglia cercare a tutti i costi un “caso De Vrij” (benvenuto in nerazzurro ragazzo, dovrai farci l’abitudine) per quello che è stato l’unico errore della sua partita, e soprattutto un intervento che qualsiasi difensore al suo posto avrebbe fatto.

No. La vulgata popolare è che l’Inter l’ha sfangata solo per colpa del difensore olandese, non ad esempio perchè il suo Capitano ha avuto la brillante idea di falciare Brozovic a metà campo sotto il naso dell’arbitro.

Ma mentirei se dicessi di essere sorpreso.

Per il resto, il Milan centra il sesto posto (come l’anno scorso) avendo conquistato ben un punto in più della scorsa stagione, nonostante i 230 milioni spesi in estate che dovevano garantire la zona Champions saggiamente abbandonata da Gattuso ben prima che dalla stampa di regime, irriducibile nel coro “dai che li prendete!”.

L’ultimo esempio è lo screenshot seguente, accompagnato dalle ultime righe di Garlando sull’edizione cartacea di oggi.

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E’ l’Inter ad essere in Champions, ma siccome il Milan è in Europa League facciamo un pacchetto unico e diciamo che Milano è di nuovo in Europa e in città si sentirà ancora la amata musichetta.

Chissene se la Champions la faremo noi, e che i cugini si accomoderanno nuovamente nell’Europa di Serie B.

NON HO CAMBIATO IDEA

Ho scritto il pezzo avendo in sottofondo la partita di addio di Pirlo, su cui mi ero dilungato ultimamente.

Ad un certo punto sento distintamente il trisillabo “Zanetti” riverberare in salotto dalla tele, e la mugliera inizia a pungolare il mio irriducibile complottiamo.

Ah quindi Zanetti l’ha invitato… tu che dicevi che non aveva invitato nessuno dell’Inter. Invece c’è lui, c’è Materazzi, e poi scusa ci sono anche altri che hanno giocato nell’Inter…”.

No, cara. No. Ho ragione io. Qui c’era la lista degli invitati e -cazzo- il nome di Zanna qui non c’era. E poi non recriminavo sull’assenza di giocatori che avessero vestito la maglia interista. Rivendicavo (tra polemica rimostranza ed orgogliosa constatazione) l’ assenza di “interisti”, che se permetti è una cosa diversa. Vieri (che pure ho amato) ha giocato 6 anni e fatto 100 gol in nerazzurro, ma non è “interista”. Non lo è cubetto d’oro Ventola, non lo è Seedorf nè Favalli nè Simic nè Cassano. Con tutto il rispetto. E’ un’altra cosa.

Non c’erano i miei idoli e di ciò davvero son contento.

Tornando a Zanetti: il fatto che sia andato, non solo non mi ha fatto piacere in sè (vederlo in mezzo alla pletorica grande famiglia rossobianconera mi ha dato problemi di digestione), ma è anche offensivo per l’argentino.

Ma come: viene strombazzata ai quattro venti la presenza di campionissimi quali Kakhaber Kaladze, Daniele Bonera o Serginho dei miei coglioni, e Zanetti non lo nomini nemmeno, facendolo arrivare alla fin come un imbucato?

Disgusto puro, superato solo da due passaggi della trascurabile passerella di campioni o pseudo tali.

Infantile ai limiti dell’imbarazzante Pippo Inzaghi che, avendo segnato una tripletta nel 7-7 finale, al fischio di chiusura insegue i raccattapalle per farsi consegnare il pallone, come è uso fare nelle partite di campionato per chi segna tre gol.

Un minorato mentale, non ci sono altre definizioni.

Da buon ultimo, mancava da un po’ di tempo il riferimento a Dida (o Gigia, come lo chiamava Caressa). Il prode Marco Cattaneo riesce quasi -quasi- a far imbarazzare anche i colleghi allorquando dice “possiamo dire che per un paio d’anni Dida è stato tra i migliori portieri….” e tutti “Sì sì in quei due anni sì…” e lui “della storia del calcio?” con gli altri a chiedere, tra l’incredulo e l’imbarazzato per interposta persona “Ah addirittura della storia del calcio???”.

Parliamo di quel Dida lì. Proprio lui.

Disgusto e raccapriccio. Un‘infornata di Milan berlusconiano che in un attimo mi ha fatto risalire l’orticaria a livelli non più percepiti da una decina d’anni a questa parte.

Il ribrezzo nel vedere mezzi giocatori come Brocchi, Serginho, Kaladze, Dida, forse è addirittura superiore a quella che provo quando in tele passano i vari Sheva, Inzaghi, Pirlo etc. Questi li ho maltollerati, ma almeno erano forti. Gli altri erano dei pipponi inverecondi, ma bastava indossare la divisa giusta per essere glorificati ben oltre i propri meriti.

Vi rendete conto che il popolino è convinto che Cafù sia stato più forte di Maicon e Dida migliore di Julio Cesar?

Ah già, loro hanno il DNA della Champions, ma bontà loro faranno l’Europa League.

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BRAND AWARENESS

Chiedo scusa per il turpiloquio.

PREMESSA

So di avere già scritto un pezzo del genere in passato, ma credo sia opportuno attirare la vostra attenzione su alcune certezze granitiche ed immutabili della stampa sportiva (e non solo) italiana.

Lungi da essere cani da guardia del potere, sono invece per buona parte cortigiani del messere di turno.

Juve e Milan sono quindi soggetti da trattare con benemerenza, rispetto, subalternità, mettendosi sull’attenti anche quando si scrive.

L’Inter di contro è la palestra perfetta in cui far finta di essere il cronista coraggioso che non guarda in faccia nessuno e che non ha paura a criticare anche “i grandi nomi”, rassicurato dal fatto che nessuno ha mai pagato per le bugìe e le esagerazioni scritte sull’Inter.

Le ultime civilissime e -forse per quello­- sterili dichiarazioni dell’AD Antonello dopo l’ultimo Inter-Juve sono una muta conferma di quanto vado berciando.

GIGIO SI’, IL NEGRETTO NO

Ma andiamo in rigoroso ordine sparso a disseminare prove ed indizi di questo mio inconfutabile postulato. Partiamo da Gianluigi Donnarumma, dal suo attuale momento di forma e da un paragone con un caso assimilabile di circa 10 anni antecedente.

Non potendo la cronaca glissare sulla compilation di papere del nostro, noto che la gara tra i cronisti è quella -per l’appunto- di dare la notizia di cronaca, astenendosi però da qualsiasi giudizio di merito (Sopravvalutato? Pacco? In confusione?). E’ invece tutto un contestualizzare, ridimensionare, compensare con frasi del tipo “con l’errore passano in secondo piano le ottime parate fatte in precedenza”.

Ma ancor più di quello, è notevole la differenza tra l’atteggiamento dei media nei suoi confronti e quello tenuto nei confronti dell’ultimo grande talento (in)espresso dal calcio italiano prima di lui: parlo di Mario Balotelli.

Non sto qui a dire se Balotelli stia raccogliendo quanto il suo potenziale prometteva (no, è ovvio). Ne sto facendo un puro discorso mediatico.

Balotelli esordisce in A a 17 anni, con le stimmate del campione e in maglia nerazzurra, ma quasi da subito  -e forse per quello- inizia ad essere additato dalla stampa come bambino viziato, immaturo, provocatore. C’è gente che ne chiede il Daspo e che lo deferisce perché risponde con applausi ironici e linguacce a chi settimanalmente gli grida “non esistono negri italiani”. Si minimizzano i gesti da ragazzo normale quali i campi vacanza con il WWF o i gesti di generosità o disponibilità con i bambini.

Tutto ciò ovviamente finché è con la maglia nerazzurra, perché non appena il rosso si sostituisce all’azzurro, il ragazzo (“che-tifa-Milan-fin-da-bambino”) #èmaturatotantissimo.

Tornando ai giorni nostri, ed in contrapposizione, abbiamo un portierone la cui famiglia ha pensato bene di rimangiarsi la parola già data all’Inter per soddisfare l’altra squadra di Milano ancora con il ragazzo adolescente, per mettersi subito dopo nelle mani del procuratore più chiacchierato d’Italia e non solo. Il talento del giovanotto è indubbio, e come tale è stato prontamente messo in vetrina manco fosse una donnina di Amsterdam, in pieno stile MilanelloBianco.

E se le vette di tragicomicità erano già arrivate nell’estate scorsa, tra fratello badante assunto a un milione al mese ed esame di Maturità saltato “ma lui lo voleva fare ed è stato Raiola a dirgli di non farlo”, in queste settimane il circo prosegue, con i tifosi a rifiutarne la maglia e la Società che a parole lo difende ma nei fatti prende le dovute precauzioni (leggasi Pepe Reina).

Il giornalettismo italico si conferma crocerossina dei Meravigliuosi, contrappuntando le inevitabili critiche con abbondanti dosi di “però è giovane”, “le critiche vanno fatte in maniera costruttiva”, “la crescita passa anche da queste cose”, “alla sua età Toldo non era così forte” (e te pareva…).

CIAO NE’

Non che il lavoro di lingua sia meno pervicace sulle rive del Po. Del resto la lingua batte dove il potente siede, quindi avanti Savoia e madama la Marchesa.

Che una squadra che vince 7 scudetti di fila venga coperta di complimenti mi pare il minimo della vita. Che uno solo tra la schiera di commentatori adoranti abbia la schiena dritta per ricacciare in bocca al Chiellini di turno la minchiata dei “36 scudetti” è francamente imbarazzante. Non mi pronuncio sul colpo di genio di Tardelli che dice “va beh ormai li hai vinti, chissenefrega”

Ma se nemmeno la FIGC ritiene necessario intervenire, permettendo la perpetuazione di quel che è un falso storico da ormai un decennio buono, tornando di contro inflessibile censore di cori da stadio indirizzati contro un losco personaggio, perché mai dovrebbero essere i giornalisti ad ergersi a novelli Ceghevaradenoantri?

Chiellini, ne sono certo e ne ho anche le prove, è una brava persona, ma sentirlo dire che la Juve ha vinto contro tutto e tutti francamente non si può sentire. Anche qui: mutismo e rassegnazione su tutta la linea. Tutti impegnatissimi a negare l’esistenza dell’elefante nella stanza.

Sentire Adani (che pur apprezzo) rallegrarsi per il fatto che in Serie A nessuno si scansa e tutti se la giocano, fare i complimenti al Sassuolo per il bel percorso fatto dal 7-0 rimediato con la Juve fino alla bella vittoria a San Siro con l’Inter, è una cosa che offende l’intelligenza dei telespettatori e davvero mi fa venir voglia di disdire l’abbonamento.

Vedere come Mediaset sunteggia sulla carriera di Buffon, che finalmente pare essersi rassegnato a smettere, arrivando a parlare di “onore” e “obbligo di venerazione” e volando altissimo sulle inchieste UEFA dopo la figuraccia contro l’arbitro Oliver, ci dà ulteriore conferma della subalternità degli scrivani di corte nei confronti dei falsi rivali biancorossoneri.

FIND THE DIFFERENCES (IF ANY)

Altri esempi? Avanti, c’è posto. La finale di Coppa Italia, guadagnata dai cugini grazie al solito buciodiculo eliminando i nostri nel Derby e sconfiggendo la Lazio al 48° rigore, viene presentata dalla Gazzetta con 15 pagine (!!!) di giornale, più altre due dedicate all’addio al calcio di Pirlo, il che vuol dire 17 pagine di coma iperglicemico con storielle sullo “Stile Juve” e “Stile Milan”, su tanti doppi ex (che caso eh?) a raccontare di quanto sia stato bello giocare per entrambe, sulle relazioni tra i due Club.

L’elenco degli invitati alla festa trasuda inevitabilmente juvemilanismo da tutti i pori, ma ancora una volta fa impressione vedere quanta poca Inter sia rappresentata anche qui.

Per carità: fieri di non essere quella roba lì. Questo sempre. Però fa davvero specie, per l’addio al calcio di un giocatore che ha attraversato il lustro d’oro nerazzurro, non vedere nemmeno uno dei campioni interisti di quel periodo. L’eccezione è Materazzi, verosimilmente chiamato per la comune e felice militanza azzurra.

Per il resto, zero al quoto. Niente Zanetti (che con Pirlo ci ha anche giocato nella sua trascurabile parentesi nerazzurra), niente Milito, niente Stankovic. Niente. Il Triplete non è mai esistito. Damnatio memoriae. Meglio Storari, Pato e er Chiacchiera Pepe.

Bene così. Anzi, benissimo.

Il bipolarismo bianco-rossonero investe anche la memoria storico-fotografica, con queste due squadre ad essere citate ben oltre i loro effettivi meriti, e di risulta l’Inter ad essere ignorata ogniqualvolta non sia proprio impossibile farlo.

L’esempio principe (e l’orrendo gioco di parole per una volta non è voluto) è il mancato Pallone d’Oro a Milito nel 2010, la cui maglia evidentemente non era così trendy da meritare l’attenzione della stampa sportiva europea.

L’ultimo in ordine di tempo -senz’altro assai meno importante ma comunque sintomatico- è l’elenco di paragoni con la beffarda punizione di Politano di sabato sera.

Tutti pronti a lavorare di memoria selettiva: “Come Pirlo! Come Ronaldinho!”.

E io che, mesto mesto, mi rivedevo la pelata di Snejder a Mosca in un quarto di finale di Champions del 2010… Ma si vede che alcune punizioni, come i maiali di Orwelliana memoria, sono più uguali di altre…

L’Inter vien buona solo per rimpiangere i vecchi tempi andati, per millantare di quando Moratti si faceva sentire in Lega (questa fa già abbastanza ridere così), con le vedove si rammaricano non dell’assenza del Sig. Massimo in quanto tale, ma del Morattismo applicato alla stampa. Vero caro Bruno Longhi millantato interista?

Bello quando si poteva scrivere tutto e il contrario di tutto sull’Inter, per far vendere qualche giornale in più, fare infuriare i tifosi nerazzurri (bene o male purchè se ne parli, diceva quel tale) e far sogghignare i lettori tifosi delle altre strisciate.

Chissà, qualcosa alla lunga potrebbe cambiare, qualche avvisaglia c’è. Ma, al solito, non vi aspettate gli araldi e le trombe ad annunciarlo urbi et orbi.

NOVUS ORDO SAECLORUM

Occorre da parte nerazzurra un impegno mediatico gigantesco, la restaurazione (o meglio la costruzione da zero) di una memoria storica condivisa da tutti i tifosi di calcio, non solo interisti.

Nella scala di priorità della cosa più importante tra le cose non importanti, il primo posto dovrebbe essere occupato da quello che l’orrendo gergo aziendale definisce Brand Awareness: ricordare al mondo perché l’Inter è importante, quanto sia stata grande negli anni, quanto importanti siano state le sue vittorie.

Se poi avanzasse tempo e spazio, sarei disponibile a precisare quali ostacoli abbia dovuto affrontare per raggiungere le succitate vittorie e quanto spesso le sia stato impedito di farlo.

Ma qui torno ad essere il solito rompicoglioni, quindi mi taccio…

INTER.110

SHIT HAPPENS. AGAIN. AND AGAIN. AND AGAIN…

INTER-JUVENTUS 2-3

Leggete questo.

E questo.

Aggiungete qualche parolaccia a piacere, cuocete a fuoco lento ed avrete servito tutto il mio disappunto per la partita di sabato.

Che non segna solo l’ennesimo anno di mancata qualificazione alla Champions da parte della mia amatissima squadretta, ma anche -se non soprattutto- la restaurazione di un regime che, se mai davvero scomparso, è tornato in tutto il suo splendore a dar traccia di sé.

Poi è ovvio che, nel gioco delle cose, noi si reciti la parte della vecchietta totalmente estranea ai fatti che si trova nel bel mezzo della rapina in banca e finisce scaraventata a terra con le mele che rotolano fuori dalla sporta della spesa.

La Juve rischiava di non vincere il Campionato, e qualcosa andava fatto: noi abbiamo recitato la parte di quelli che in tempi bellici moderni vengono chiamati cinicamente effetti collaterali.

[Mi scuso in anticipo per l’infelice paragone, lo so anch’io che le vere tragedie sono altre.]

Questo fa parte di quella fisiologica quota-sfiga che pare essere connaturata ai nostri colori, perfetto contrappasso dell’ancestrale buciodiculo dei colleghi cittadini, buona giusto per far abbaiare i luogo-comunisti di turno nel dire “vedi che alla fine tutto si compensa?”.

Da dove cominciare, dunque?

Da un’ammissione di colpa, o forse di merito. Sono da sempre attratto dalle liste, dagli elenchi, dalla quantità, dalla produzione -anche ridondante- di prove a supporto della propria tesi. Penso che il labor limae sia un lodevole strumento artistico e ancor più letterario, ma che utilizzarlo in determinate occasioni faccia perdere di vista importanti dettagli.

Ci torno, come diceva la mia Prof di italiano al liceo, quando si riprometteva di dare una risposta (che evidentemente al momento non le sovveniva…) ad una domanda posta dallo studente incuriosito di turno.

L’altro punto di partenza ha un retrogusto di déjà vu: stiamo leggendo in questi giorni tante frasi che girano nell’aere mediatico e calcistico da decenni, e alle quali abbiamo finito nostro malgrado per abituarci.

Ci arriva anche il Corriere, a chiedere uniformità di giudizio e dando la sveglia al Palazzo arbitrale.

Io, paranoico e rancoroso, reagisco pavlovianamente a frasi equivoche quali “…il sospetto… non fa gioco alla stessa Juve, perchè non ne ha bisogno“. Ecco l’ennesimo elemento di contatto con il ventennio scorso: quante volte abbiamo sentito i Tosatti di turno dire che “tanto la Juve vincerebbe comunque, non ha bisogno di questi aiuti“? Quindi in buona sostanza perché lamentarsi? Tanto avresti perso in ogni caso.

Diobono, la favoletta di “al lupo al lupo” dovrebbe insegnare che occorre diffidare da chi abbaia alla luna senza prove nè indizi, e invece -per deduzione- a dare ascolto a chi mostri una realtà pericolosa e deviata con dovizia di particolari.

Certo, a patto di essere in buona fede e non avere interessi confliggenti.

Hai detto cotica…

Odio autocitarmi, ma qui non posso non farlo: ecco il sunto di quel che scrivevo in stagioni decisamente più fertili delle ultime:

Per non sporcarsi le mani e giocare alla verginella che dice “io sono più forte di tutto e tutti” devi essere -appunto- molto più forte dei tuoi avversari. Un po’ come quando alla Play giochi col Real Madrid contro la Civitanovese e decidi che vuoi vincere facendo segnare solo il portiere.

Questo è quel che quella Inter era: molto-più-forte-di-tutti. Non per questo “potente” e “amica del palazzo” (e quando mai…), ma comunque corazzata per respingere anche i loro tranelli.

In condizioni diverse da quella, e quindi con un divario tra le squadre assai più contenuto, le eventuali bucce di banana su cui una squadra può scivolare (infortuni, sviste arbitrali, tutto ciò che è esogeno rispetto al Club) giocano ahimè un ruolo decisivo.

Ha un bel dire Massimo Mauro al Club a sostenere con pervicacia l’irrilevanza degli errori arbitrali, “perchè tanto l’Inter la stava vincendo e meritava i tre punti“: quello è talmente ottuso che potrebbe davvero credere a quello che dice, poveretto, ma è ovvio che giocare un’ora e un quarto in 10 vs 11 non può non lasciare effetti su chi in campo ci resta.

Ecco quindi perché rischia di essere limitante identificare l’arbitraggio di Orsato con la sola (per quanto grave) mancata seconda ammonizione di Pjanic.

Così come la stagione 1997/1998 è passata alla storia come “quella del rigore di Iuliano su Ronaldo”, e quella del 2001/2002 come “quella del 5 Maggio”, dimenticando una dozzina di episodi altrettanto clamorosi, il rischio della estrema sintesi è che tutto si riduca ad un -pur importante- singolo errore di valutazione.

Vi chiedo pazienza, ma l’elenco delle malefatte non può ridursi alla punta dell’iceberg.

Mettetevi comodi, e perdonate lo stream of consciousness. Non ho la lucidità, la capacità ed il tempo per fare l’analisi precisa, puntuale e ordinata che il momento richiederebbe.

Orsato è noto a tutto l’ambiente calcistico per essere “uno che fa giocare e fischia poco”. E infatti il colpo di Vecino lo vede, lo fischia e lo punisce con il giallo. Scelta per me corretta. Poi apprendiamo che Mandzukic sanguina e che questo potrebbe essere il motivo per cui è lui stesso a chiedere di poter rivedere il fallo al VAR.

Salcazzo. Come al solito l’omertà di tutta la classe arbitrale ha l’unico effetto di alimentare quanta più dietrologia possibile a seguito di ogni loro decisione. Due parole al Capitano che spieghino ‘sta cosa no? Due parole dopo la partita nemmeno? Sembra di essere tornati alle prime edizioni di Amici di Maria de Filippi, quando l’ineffabile Chicco Sfondrini annunciava di settimana in settimana nuove aggiunte al regolamento, totalmente ignote fino a quel punto e capaci di stravolgere la gara in corso.

Ma quello, checcazzo, era un mediocre talent show, di dubbio gusto come tutti i suoi esemplari.

Questo dovrebbe essere sport, non intrattenimento.

Vabbuò, cosa fatta capo ha: ci tocca giocare 75’ in 10 vs 11 (non dico 12 o più perché so’ signore).

Resta un fatto, chiaro, incontrovertibile: l’espulsione dice a tutti che siamo in una partita con una conduzione arbitrale severa, rigida, inflessibile. Signori non mi fate incazzare perché qui fischio tutto e vi faccio un culo così.

Oh! Come no…

E se con immenso sforzo posso anche essere d’accordo nel vedere differenze tra l’intervento di Vecino e quello di Barzagli su Icardi a metà ripresa, nulla mi toglie dalla testa che l’intervento di Higuain su Rafinha sia del tutto simile, e come tale passibile di rosso diretto. Se la memoria non mi inganna, nemmeno fallo perché il prode fischietto (fratello di cotanto genio) dà il vantaggio.

Ci sono poi due altri interventi totalmente ignorati dall’arbitro nel primo tempo: Cancelo punta Alex Sandro ma non riesce a saltarlo perché quello gli mette un gomito in faccia (fallo+giallo per qualunque bipede pensante, nel dubbio il prode Orsato lascia giocare). Da notare che, al 77′, Alex Sandro vedrà comunque sventolato in faccia quel che avrebbe dovuto essere il secondo giallo della serata. Poco dopo Perisic fa la stessa cosa con Cuadrado -già ammonito-, che fa palese ostruzione. Intervento furbo e non cattivo, quindi non da giallo, ma punizione solare non fischiata.

La cosa mi fa vieppiù incazzare perché mi costringe ad essere d’accordo con Caressa quando dice che Orsato, sicuro di sé fino a sconfinare nella presuntuosità, decide di non voler dare il minimo adito a sospetti di “cartellini riparatori” o fischi in cerca di compensazione. Inutile dire che nessuno chiede questo: si vorrebbe semplicemente che episodi simili venissero giudicati in maniera simile.

La certezza dell’impunità è tale che Allegri, tutto fuorchè uno sprovveduto, non fa quel che ogni altro allenatore di buon senso farebbe. Fiutata puzza di bruciato, mi sarei aspettato un paio di cambi già nell’intervallo: fuori Cuadrado e dentro Lichtsteiner, fuori Pjanic e dentro Bentancourt. Sono in vantaggio di un uomo e di un gol, i miei rischiano di farsi cacciare, fammi correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Macché… i nostri avversari giocano con la serenità e la certezza con cui convivono da sempre. A loro, in Italia, nessuno fa del male.

E non servono i sorrisini nel dopo partita per avere conferma…

Tornando a Pjanic, il nostro si becca il primo giallo per un fallo commesso subito dopo intervento falloso fischiato a Higuain in attacco e per successive proteste. Ha quindi poco da lamentarsi del fatto che “Il primo giallo è eccessivo” e da plaudere al “buon senso” di Orsato che parrebbe non averlo cacciato come gesto riparatore. Questo è quel che dice lo juventino, all’insegna di quel margine di interpretazione, di quella sensibilità che abbiamo capito essere tanto cara alla Vecchia Signora.

Oltretutto, quando ha la geniale pensata di saltare in braccio a Rafinha, il centrocampista bianconero dovrebbe essere negli spogliatoi già da un po’, avendo fatto a inizio ripresa un secondo intervento da giallo, già preoccupantemente rimosso dalla memoria collettiva di molti di noi (voi).

Il fatto che Orsato, in occasione della “madre di tutti i falli” si tolga la soddisfazione di ammonire per proteste il nostro unico giocatore diffidato (D’Ambrosio), ci riporta alla considerazione iniziale della nostra quota-sfiga che in qualche modo dobbiamo sempre pagare.

Andando avanti, gravissimo il rigore non fischiato a Barzagli che frana su Icardi in piena area di rigore dopo l’anticipo dell’argentino che tocca nettamente la palla. Ma ancor più di questo, è incredibile che ancora a 48 ore dalla fine del match siano pochissimi a ricordarlo.

MORALE DELLA FAVOLA?

Scusate la banale semplificazione, ma il sunto di questo sfogo disordinato è questo: Vecino è da rosso? Forse, per me no ma diciamo di sì.

In ogni caso, con un arbitraggio normale, Pjanic va sotto la doccia ben prima dell’11’ della ripresa, lo stesso capita a Higuain (vedi pestone a Rafinha) e Barzagli, che abbandonerebbe il campo avendo anche causato un sacrosanto rigore. Da buon ultimo, al 77′ anche Alex Sandro sarebbe sotto la doccia. Tutto a-stretti-termini-di-regolamento.

Questo quel che ha detto la partita.

Una partita che, come tante altre contro la Juve, arrivo ad essere orgoglioso di aver perso, se perdere significa vedersi presi per il culo da chi dovrebbe garantire equità e rispetto delle regole.

Onestamente, non capisco come facciano certi juventini a festeggiare dopo vittorie del genere. Dico “certi” perché ho già avuto dimostrazioni dirette di bianconeri imbarazzati o quantomeno autoironici sulle ultime malefatte degli arbitri nostrani.

Eppure guardo Agnelli e Nedved in tribuna e non so se provare più pena o disprezzo per loro. Evidentemente non si rendono conto di vivere in un mondo parallelo. Lo dimostra l’incapacità di gestire situazioni avverse nelle poche occasioni in cui si sentono in credito con il fato o le scelte arbitrali (credito millantato, come sappiamo).

Torniamo alla partita per dire che poi, poi e solo poi possiamo parlare degli sciagurati cambi di Spalletti, del fallo non sanzionato a Skriniar su Higuain lanciato a rete e della facilità con cui la Juve, trovato il pareggio, è riuscita a segnare il 3-2.

Lungi da me voler difendere un giocatore palesemente inadeguato come Santon (vattene via Davide, fallo per il tuo bene e anche per il nostro), non può essere lui il colpevole della sconfitta. Lui fa quel che -purtroppo- gli capita spesso: è al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma è come criticare l’ultimo frazionista per una staffetta corsa da tutti col freno a mano tirato.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, Orsato maledetto, e siamo in vantaggio di uno o due gol e uno o due uomini in campo.

Arbitra ‘sta partita come Cristo comanda, e col cazzo che Spalletti si trova 4 giocatori coi crampi e un cambio solo da poter fare.

La verità è che l’Inter ha fatto una partita mariana per 80 minuti. Ha sbagliato all’inizio (Cancelo deve crescere e tanto in fase difensiva), ma ha piano piano preso campo e controllo del match, arrivando meritatissimamente al vantaggio. Il 3-1 di Icardi su cross di Candreva non si concretizza -qui come nel Derby- per una questione di centimetri, e vedendola in retrospettiva il cetriolo brucia ancora di più, nefasto presagio del sifulotto che si stava accomodando tra le nostre terga.

Resta l’orgoglio di aver giocato da grande squadra per quasi tutta la partita, e di aver soccombu…soccor… di aver perso solo per scelte arbitrali dolose e per energie psico-fisiche che sono inevitabilmente mancate nei minuti finali.

Non è con questa partita che manchiamo l’obiettivo stagionale. Il bimestre gennaio-febbraio è stato da incubo, così come il trittico Torino-Milan-Atalanta del mese scorso. Fatto sta che il quarto posto pare definitivamente andato.

Ora c’è da vincere a Udine e col Sassuolo, sapendo che le due succursali juventine contro i nostri faranno la partita della vita e non solo per esigenze di classifica. Oltre a quello, ci sarà da gufare senza troppa convinzione sperando in un mezzo passo falso della Lazio che ci possa riproporre il jolly dello scontro diretto all’ultima giornata.

 

DEI CONTI SE NE OCCUPA MIO ZIO ANTUNELLO (cit.)

La montagna pare avere partorito l’ennesima scureggetta. Dopo la giusta giornata di silenzio di domenica, ecco il temutissimo attacco della Società alle istituzioni arbitrali e calcistiche.

 

 

Lo spazio vuoto lasciato fotografa l’effetto delle dichiarazioni del dirigente nerazzurro.

Che dice cose buone e giuste, per carità. Ma sono cose che diciamo da anni e non cambia mai niente. Bello sarebbe che tutte le squadre che negli anni si sono viste sfilare di mano partite o campionati per decisioni “dubbie” mettessero da parte gli interessi personali e cercassero la maniera di affrontare il problema insieme.

Caro Napoli, benvenuto nel poco invidiato Club di squadre che hanno visto una scudetto che già assaporavano scivolare via non solo e non tanto per meriti agonistici, quanto per “due o tre sviste arbitrali”. Con i migliori auguri di buona permanenza e con simpatia (nel senso greco del termine “sun pathein“), Inter, Roma, Fiorentina e Milan.

A titolo di provocazione: come lo vedreste un Campionato in cui tutti, sistematicamente, contro la Juve schierassero la Primavera?

COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE, VI SEGUO SEMPRE

Due righe di annotazione personale: voi non lo sapete, ma nella sola giornata di ieri avete fatto registrare tanti contatti quanti solitamente ne arrivano in una settimana buona. Che dire: grazie davvero, anche se ho il fondato sospetto che Orsato ci abbia messo del suo.

Avrei preferito la metà dei contatti e tre punti in classifica in più…

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senza parole

 

 

 

GIOITE TUTTI, GESU’ E’ NATO (CIT.)

INTER-BOLOGNA 2-1

…e tanti auguri al consigliere delegato (ri-cit.)

Dopo due mesi torniamo ad assaporare il dolce gusto della vittoria, seppur sputando sangue e incasinandoci la giornata ben aldilà dei meriti di un pur valoroso Bologna.

La formazione iniziale mi vede concorde con le scelte del Mister: i terzini sono sulla fascia giusta, e uno tra Candreva e Perisic sta seduto. Che poi sia Karamoh il sostituto è tutto grasso che cola, visto il partitone che pesta giù il francesino. La cosa importante, a mio parere, era dare un segnale di cambiamento sia negli uomini (le due ali sono ai minimi storici di rendimento ed ergo di popolarità presso il pubblico) che negli schemi (Karamoh-Cancelo sulla catena di destra fanno cose diverse da D’Ambrosio-Candreva, nel bene e nel male, lo capisce anche il primo fesso che passa per la strada).

Per una squadra che ha visto le proprie certezze sgretolarsi di fronte alla mancanza di alternative, non è poco.

Ci dice anche bene, perchè tempo 2 minuti e siamo già davanti. Bella la palla di Karamoh per Brozovic che scatta bene e riesce a metterla in mezzo per Eder: bravo il Cittadino ad anticipare l’avversario e depositare in rete.

Tutto a posto? Ma va…

Oddio, non siamo troppo severi: per un quarto d’ora i nostri fanno anche la partita. Non creano chissà cosa ma sono un’altra squadra rispetto al balbettìo ininterrotto di Dicembre e Gennaio. Brozo è pescato bene in area ancora da Karamoh ma gira male di testa, e -forse per quello, forse perchè è un minus habens irrecuperabile- da lì sostanzialmente smette di giocare.

Odio darmi ragione da solo, ma proprio in occasione del gol di Eder mi ero rivolto al rampollo di casa ammonendolo circa le qualità del croato: “occhio che questo è capace di dire “ok il mio per oggi l’ho fatto, a posto così“. E’ come avere due gemelli in squadra, e non sai mai quale dei due entra in campo.”

Detto fatto, da metà primo tempo il nostro si mette in malattia, e un’ora dopo, fischiato da tutto lo stadio, ha pure il coraggio di applaudire sfrontato e indisponente come solo lui sa essere. Per dire: l’esecrando Santon, se non altro, uscendo dal campo dopo una delle ultime malefatte, aveva almeno avuto il buon busto di alzare le mani in segno di scuse verso i tifosi. Cambia poco eh? ma è segno di intelligenza e anche di un briciolo di sano paraculismo: hai meno strada da fare per riportarteli dalla tua, se parti da un’ammissione di colpa. Macchè…

Arrivo a dare ragione all’antipatico Marocchi che, rispondendo ai tanti che insistevano su fischi eccessivi alla sua uscita (ma eccessivi de che?), si chiede retoricamente “si è mai domandato il Sig. Brozovic perchè mai lo fischiano?“.

Chiusa la parentesi Ajeje, non è nemmeno giusto dire che gli altri 10 in campo sono stati dei satanassi, perchè di fatto il Bologna in partita ce l’hanno rimesso loro.

Handanovic para bene su Palacio di testa, ma non può nulla quando Miranda svirgola un rinvio non semplicissimo ma nemmeno impossibile, dando il la all’ingresso in area del Trenza e al conseguente diagonale che porta al pareggio.

Nei 20 secondi successivi, la cosa sportivamente più bella del pomeriggio, con i tifosi di casa ad applaudire l’ex amato campione che gli ha appena segnato contro.

Non i classici applausi di inizio o fine gara (sinceri ma “facili”): 50 mila persone applaudono un grandissimo calciatore che pochi secondi prima ha appena segnato contro la loro squadra.

Sciapo’ a lui, e per una volta anche ai nostri tifosi.

C’è tutto il tempo per rimediare, ad esserne capaci, anche perchè il Bologna dietro sbaglia spesso e volentieri, regalando più di un paio di opportunità ai nostri. Perisic è di avviso diverso, e vanifica due ghiotte opportunità con altrettanti tiri che paiono retropassaggi al portiere.

La sindrome del primo anello arancio colpisce anche lui, che se non altro ha la buona creanza di mettere in saccoccia senza reagire.

La ripresa vede Lisandro Lopez al posto di un malconcio Miranda; io, Tènnico da divano, avrei fatto subito il cambio Brozovic-Candreva, provando il romano più centrale e spostando Perisic più largo, per poi fare entrare Rafihna al posto del 44 invertendone il ruolo con Candreva, ma capisco che l’esigenza di fare un cambio obbligato possa aver fatto temporeggiare Spalletti: assolto.

Rafinha entra in effetti dopo il primo quarto d’ora al posto del succitato Brozovic, e sfrutta al meglio la mezzoretta di autonomia che il suo fisico per ora gli concede.

Non è un caso che la giocata che porta i tre punti arrivi dai piedi del neo arrivato e di Karamoh. Il francese parte dalla destra entrando verso il centro del campo, cercando e trovando la sponda dell’ex-Barça. Ubriacante il destro-sinistro in pochi centimetri e imparabile il mancino a voragine sul palo alla destra del portiere.

Un gol della Madonna, poco da dire (vero Minotti? vedi infra). Oltretutto, Primo Gol in Serie A per uno dei nostri (incredibile!) e, vado a memoria, primo gol con tiro da fuori da anni e anni e anni… pallettari di merda che vogliono entrare in porta col pallone!

Non è un caso, dicevo. Aggiungo un “purtroppo”: non può essere casuale che una giocata del genere arrivi da due che hanno vissuto poco o nulla degli ultimi due mesi e che -forse per quello- hanno la testa sgombra per tentare la giocata fuori dagli schemi.

Il “purtroppo” si sposa bene con le considerazioni dello Zio Bergomi di ieri sera, quando definiva l’Inter “ancora ammalata” proprio per questo motivo. Ha vinto, ed era la cosa più importante, ma ha fatto vedere che la serenità mentale, prima ancora della fluidità di manovra, è ben lontana dall’essere ritrovata.

Sticazzi, dovevamo vincere e si è vinto. Per oggi facciamocelo bastare.

E fa niente che Perisic si mangi un altro gol di testa, riuscendo a infortunarsi come degna conclusione dell’azione.

Fa niente (diciamo così…) che Spalletti lo lasci in campo tipo Beckenbauer a Mexico ’70 col braccio immobile, forse volendo far vedere che -quando vuole, pure lui…- è capace di stringere i denti.

Fa niente che i suoi compagni (più sani forse fisicamente ma di certo non mentalmente), si intestardiscano nel cercarlo sulle rimesse laterali, di fatto regalate in quantità agli avversari.

Fa niente, infine, che i nostri si caghino vieppiù sotto con l’avvicinarsi del 90′, facendosi attaccare da un Bologna dapprima in 10 e poi addirittura in 9 nei minuti di recupero. Recupero, per inciso, che un geniale arbitro decide di far giocare due volte, nonostante la seconda espulsione arrivi al 92′ già iniziato.

Continuiamo ad essere assai migliorabili, eppure ritorniamo terzi.

Usque tandem?

 

LE ALTRE

Eh sì perchè la Lazio, come da me sperato -prevedibile lo era per tutti- esce sconfitta dal San Paolo pur essendo andata in vantaggio, venendo superata in un sol colpo tanto dai nostri quanto dai cugini lupacchiotti, spaventati da un Benevento poi domato senza ulteriori patemi.

Juve e Napoli vincono, chettelodicoaffà, mentre il Milan passa con 4 gol a Ferrara, contro una Spal stranamente irriconoscibile rispetto alla tignosa squadra che solo poche settimane fa ci aveva beffato al 90′. Ma, anche per un complottista come me, credo che il motivo di doglianza vada ricercato nella testa pentagonale dei nostri e non in oscuri piani cospiratori ai nostri danni.

E’ COMPLOTTO

Partiamo proprio dai cugini, con Cutrone a segnare due gol in puro stile Superpippo, e cioè beneficiando di pali, carambole e rimpalli. Non so quanto il paragone calcistico possa stare in piedi. Per quel che mi riguarda, i livelli di intollerabilità (con la complice cortesia della solita stampa amichetta) sono assai promettenti.

Continuando con la nostra armata Brancaleone, e reiterando il postulato che facciam cagare, simpatici come al solito su Sky nel dimenticarsi di aggiornare il risultato finale (eh sì che mica abbiam segnato al 97′).

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Lorenso Minotti (il nome è scritto come lo pronuncia lui, quindi immagino si chiami proprio così), oltre alla appena citata cadensa emiliana, esprime tutta la sua imparzialità contrappuntando i suoi commenti di “per fortuna” e “meno male” riferiti al Bologna, arrivando a definire, se non ho capito male, “esteticamente non impeccabile” il tiro di Karamoh.

Su questo gli concedo il beneficio del dubbio, visto che buona parte della telecronaca a casa mia ha avuto il ritorno in cuffia di Wiki-petula alias rampollo di casa, oramai assurto a telecronista alternativo e creatore di un tappeto sonoro che Phil Spector lèvati proprio…

Quindi, Minotti potrebbe aver detto altro, ma credo proprio di aver capito bene; e se anche così non fosse, il vaffa vien buono per la prossima volta.

Giusto per la cronaca, segnalo l’ennesima dimostrazione di “tuttaunerbaunfascio“, con Ilaria D’Amico a sottolineare il bel gesto di San Siro nei confronti di Palacio, compensato da un democristianissimo applauso “ai tifosi di Inter e Milan che dopo anni di vuoto sono tornati a riempire il Meazza come ai bei tempi“.

Ma qui c’è il cacacazzi rancoroso delle tabelline che entra in campo.

Va beh, non si vede benissimo, le fonti sono qui elencate.

http://www.stadiapostcards.com/A13-14.htm

http://www.stadiapostcards.com/A14-15.htm

http://www.stadiapostcards.com/A15-16.htm

http://www.stadiapostcards.com/A16-17.htm

http://www.stadiapostcards.com/A17-18.htm

Volendo fare come il Geometra Galliani, e confezionandoci le statistiche pret à porter, potremmo calcolare che in meno di 5 anni l’Inter ha portato allo stadio mezzo milione di persone in più del Milan, per tacer degli altri top italiani.

Quindi: l’Inter per il quarto degli ultimi 5 anni ha la media spettatori più alta d’Italia, cara Ilaria. Nessuna novità, solo conferme, meritevoli di applausi (e magari di rispetto da parte di chi quella maglia la indossa. Dovrebbe esserci anche il vostro di rispetto ma abbiamo perso le speranze). Il pubblico del Milan, lui sì, dopo anni di magra, l’anno scorso e quest’anno ha ricominciato a frequentare le gradinate.

La dico così: a volte guarda il caso… proprio da quando Silvietto ha venduto.

Infine, giusto tributo all’amico rossonero che, credendo di fare una simpatica battuta, non fa altro che avvalorare la tesi che dà il titolo a questa canonica seziuncella.

Ecco l’immagine emblematica. Anche l’evento nazionalpopolare per eccellenza ce l’ha coi nostri colori:

Altro che “GNIGNI”, il vero messaggio nascosto di Sanremo…                         E’ COMPLOTTO

 

WEST HAM

Arnautovic e il Chicharito piegano il Watford e ci mantengono nella scintillante mediocrità del centroclassifica.

That’ll do.

 

LIFE IS SHIT AGAIN

INTER-UDINESE 1-3

Piccola premessa di cui non fregherà niente a nessuno, ma che rende l’idea dello stato d’animo. Rispetto alle ultime edizioni, per scrivere questo pezzo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata il titolo.

Le ultime settimane mi avevano colto stranamente impreparato a sintetizzare in poche parole lo spirito di tutto il pezzo, probabilmente perchè ancestralmente poco avvezzo a commentare  una situazione in cui “le cose vanno tutte bene” o quasi.

Come il titolo lascia trasparire, il contesto è un pochino cambiato.

Perdiamo in casa la prima partita della stagione contro la stramaledettissima Udinese che -chi mi conosce sa- detesto ormai da anni per la pervicacia con cui inanella prestazioni di altissimo livello contro i nostri, sdraiandosi supinamente contro altre squadre strisciate con puntualità pluri-stagionale.

Come se non bastasse, il primo gol arriva dall’altrettanto stramaledettissimo Kevin Lasagna che già un anno e mezzo fa aveva ricevuto da queste stesse pagine informatiche sinceri e meritati complimenti per il suo Primo Gol in Seria A contro i nostri.

Il fiocco sul pacchetto è sistemato dall’esecrando Santon che, rubata palla all’ala avversaria, pensa bene di azzardare il dribbling in ripartenza facendosi contro-fottere la boccia da Wilmer. Oltretutto il nostro si attarda sulla linea di fondo, vanificando un possibile fuorigioco. Palla al carboidrato più indigesto della Serie A e la merda è bella che pestata.

Nel successivo minuto abbiamo se non altro la dimostrazione che il buono fatto vedere in questo trimestre non è stato solo un sogno: bella ma difficile la palla lunga data sulla destra; magistrale Candreva nello stopparla in tempo e crossarla con la giusta misura; letale Icardi nel girarla in porta di destro. Pareggio agguantato in 70 secondi e palla al centro.

Il primo tempo va avanti con un Candreva al massimo delle sue potenzialità e con una notevole mole di lavoro portato avanti sulla sua fascia di competenza. I nostri creano tanto e si mostrano in una versione inedita in questa stagione: l’Inter, cinica per definizione, per una mezz’ora è invece sciupona e stitica, incapace di tradurre in gol le tante azioni create.

E’ una cosa che mi fa preoccupare, perchè continuare a creare senza finalizzare instilla nel “creatore” la convinzione che prima o poi il goal arriverà, quasi per diritto divino. E, invece, tecnicamente parlando, stocazzo.

L’intervallo, infatti, fa spegnere la fiammella del dagadré ai nostri e ci consegna un’Udinese nelle consuete vesti di bimbo rompicoglioni che vuole rovinarti la festa di compleanno.

I nostri sono probabilmente impreparati a un simile inizio ripresa e non riescono a riprendere da dove avevano finito.

Oddio, in un certo senso c’è un fil rouge tra primo e secondo tempo: la minchiata di Santon.

Vero, il cross dell’Udinese è più fuori che dentro, e per le chiacchiere da Var ci sarà tempo più tardi.  A scanso di equivoci, il nostro interviene come ti spiegano al giorno uno di primi calci di non intervenire, e l’inguacchio si materializza con una latenza di 3 minuti.

Che la giornata non sia di gloria lo si capisce dalla facilità con cui De Paul spiazza Handanovic, e il colorito del sabato assume sfumature inequivocabilmente marroncino nel momento in cui la capocciata di Skriniar timbra la traversa, lasciandoci bestemmianti ma soccombenti.

Poco dopo,  il contropiede friulano ci colpisce dritto al cuore per un tre a uno tanto inaspettato quanto meritato. Inutili i cambi di Spalletti, mai come in questa occasione a corto di uomini che possano cambiare la partita in corsa: Eder e Karamoh si adeguano infatti assai presto all’andazzo dei titolari, limitandosi a qualche sgommata inoffensiva come quelle dei tamarri che facevano le penne col Garelli fuori dalle scuole medie.

 

QUINDI?

Dai e dai la prima sconfitta è arrivata. Colpa della cabala e della diciassettesima partita, colpa di Thohir ancora in panchina dopo 10 mesi (anche lì un altro 1-3 casalingo), colpa più probabilmente di un incantesimo bellissimo ma necessariamente a tempo determinato. Siamo quindi arrivati alla domanda delle domande: che ne sarà di noi adesso? Presto detto: battete Sassuolo e Lazio e nessuno potrà eccepire alcunchè sui primi mesi spallettiani.

In caso contrario…

LE ALTRE

Specularmente ad una settimana fa, Napoli, Roma e Juve vincono entrambetttre e recuperano ciascuna tre punti sui nostri eroi.  Nulla da dire sui tre fischioni rifilati da azzurri e bianconeri ai rispettivi avversari, il contrappasso più evidente sta nella vittoria al 94’ della Roma in casa col Cagliari proprio quanto a tutti il pari a reti bianche sembrava scolpito nella roccia. E invece, i due punti lasciati per strada a Chievo sette giorni fa sono diligentemente tornati nella Capitale sotto forma di gollonzo di Fazio,

Nel marasma generale, ci va bene che la Lazio non vada oltre al pari con l’Atalanta, brava a portarsi sul 2-0 e poi sul 3-2 ma poco caparbia nel difendere il risultato.

In tutto questo tourbillon di risultati, la costante che mette tutti d’accordo rimane la sconfitta del Milan nell’ennesima ma sempre gradita replica della Fatal Verona.

Pare che Ringhio a fine partita si pari davanti a Fassone & co con dimissioni firmate e pronto a sbattere la porta. Milanello Bianco prontamente smentisce, controbattendo con un ritiro che ai bei tempi sarebbe stato descritto come “non imposto ma facoltativo, anzi richiesto dagli stessi ragazzi che avevano proprio voglia di stare insieme”, ma certe vette di zuccherosa perfezione si raggiungevano solo con la pratica e con un sapiente uso di lingua.

E’ COMPLOTTO

Devo riconoscere che, a parte le giuste considerazioni di Icardi che allude a tanti sorrisi dopo la nostra sconfitta, il mood generale dopo il ko casalingo sono stati all’insegna del “prima o poi doveva capitare” “sono stati anche un po’ sfigati” “la stagione finora era stata perfetta”.

Niente o poco di cui lamentarsi insomma. E siccome continuo a pensare che la coerenza sia una virtù e non una vetusta convenzione, non mi iscriverò al club della giaculatoria contro il VAR.

Come ho detto, ritengo che l’intervento di Santon sia stato scellerato, ancor di più se si ritiene che la palla stia uscendo. Forse sono io ad essere prevenuto col butterato del Delta del Po, ma non mi sono sorpreso per nulla nel momento in cui il dito dell’arbitro ha indicato il dischetto del rigore.

Posto che nessuno ha ancora capito precisamente in quali casi il VAR possa essere applicato, personalmente continuo a cavalcare la mia visione illuministica che vede questo come un possibile rimedio a quanti più errori possibili.

Fosse per me lo userei anche per invertire le inutili rimesse laterali a metà campo (tanto più che sul fuori nostro sistematicamente perdiamo palla!), quindi poco mi cale del fatto che il segnalinee avesse o meno assegnato la rimessa dal fondo.

Vero che, in occasione del famoso contatto in Roma Inter, in molti censurarono la rigidità della regola che avrebbe impedito all’arbitro di intervenire stante la rimessa dal fondo già accordata.

Ad ogni modo, è tanta e e più che legittima la suspicione che ho verso gli arbitri italiani, che arrivo a tenermi stretto l’errore da regolamento sull’utilizzo del VAR rispetto alla solita litanìa del “contatto come se ne vedono tanti” o come “nel dubbio è giusto far giocare”, sapientemente alternato -secondo le circostanze- a “l’arbitro non deve interpretare, deve applicare la regola”.

 

CUGINANZA

Il periodo che stanno passando sulla riva sbagliata del Naviglio è assai godibile e, per quel che mi riguarda, tutt’altro che inaspettato,

Non tanto per le fatiche di campo (lì in effetti mi sarei aspettato qualche sconfitta in meno da una squadra che comunque schiera in campo cinque o sei giocatori di buon livello), quanto per i palesi -e prontamente palesati- limiti di proprietà e dirigenza.

Le miniere chiuse coi sigilli, il voluntary agreement prima presentato come una formalità e nulla più, poi respinto al mittente in un clima di “tutto tranquillo, sistemiamo due excel e poi glielo rimandiamo” e infine bocciato in toto, con Fassone addirittura a fare il sostenuto e dire “ci hanno chiesto delle cose impossibili”, il nuovo caso Donnarumma.

L’elenco potrebbe andare avanti ad libitum, e non perderebbe di fascino nè di divertimento.

Paranoico e complottista quale sono, inizio a pensare che sotto sotto ci sia ancora lo zampino di Zio Silvio, occulto regista di una sceneggiatura tra l’horror, il trash e il demenziale, che riservi però un melenso lieto fine con lui e il Geometra nuovamente in trincea a fare dei giri immensi e poi ritornare (cit.) al capezzale dell’amato Clubpiùtitolatoalmondo.

Quel giorno sarò lì, pronto come sempre a insultarvi e ricordarvi quanto siete prevedibili e meschini.

 

WEST HAM

Buon periodo per gli Hammers, che nelle ultime tre partite hanno battuto il Chelsea, pareggiato con l’Arsenal, e in ultimo rifilato tre pere allo Stoke City in trasferta. La classifica continua ad essere deficitaria, ma almeno oggi saremmo salvi.

Ineccepibile il coro dei nostri, che spiegavano ai tifosi avversari il perchè Arnautovic, ex di giornata e nuovo idolo dell’East End avesse preferito cambiare aria.

Per chi avesse difficoltà a comprendere la cadenza cockney, di seguito il distico elegiaco:

He left ‘cos you’re shit

He left ‘cos you’re shit

Marko Arnautovic,

He left ‘cos you’re shit.

 

DAI CHE VA BENE!

INTER-SAMPDORIA 3-2

Va bene, va bene.

E’ tardi e lo so, ma mi ero giustificato in anticipo.

Siccome è tardi, sapete già che abbiamo giocato bene i primi 2/3 (o 3/4) di partita, facendo di contro palpitare tutti i cuoricioni nerazzurri nella parte finale.

Figuratevi uno di essi, sveglio dalle 5 del mattino e di ritorno da blitz in area mitteleuropea, che smadonna in tangenziale Est sentendo Repice che in loop recita “Attenzione! Pericolo! Altro rischio per l’Inter!“, manco fosse un Piccinini 2.0.

[Piccolo inciso: chiedo scusa a Repice -come se mi ascoltasse…-: in realtà apprezzo e molto le sue radiocronache fin dai tempi del Triplete. Il paragone con  la macchietta di se stesso #proprioluiincredibile è ingeneroso. Fine dell’inciso.]

Se mi si passa il paragone, la partita è stata la migliore dimostrazione di quanto bassa fosse la qualità intellettuale delle riflessioni fatte dalla stampa sulla nostra squadretta:

San Handanovic“? Un par de cojoni, dorme come nei bei giorni sul 3-1 dimenticandosi di uscire e/o coprire il suo palo, e pure sul 3-2 un’uscita non sarebbe stata una cattiva idea.

Inter cinica e pragmatica“? A parte i tre gol, a memoria conto altre 3 occasionissime per i nostri, legni a parte. Il cambio di gioco di Icardi prima del 2-0 è identico (anche come posizione) a quello fatto da Rodriguez nel Derby che tanto ha fatto eiaculare gli scribacchini di corte. L’azione del 3-0, che parte dal portiere e arriva in gol dopo una decina di passaggi quasi tutti in verticale e a due tocchi, (al min. 1.55 di questo video) è una roba che fatta da Juve o Napoli campeggia in home page dei quotidiani sportivi per tre giorni. In questo caso dobbiamo ringraziare lo Zio Bergomi che va oltre il canonico “Sì Fabio certo Fabio” e segnala la bellezza di tutta l’azione.

San Palo“? tua sorella: tanto per rimettere le cose a posto, pigliamo tre legni in meno di un’ora, cosa per la quale la Roma ancora si sente consolare per la nostra sconfitta e che qui invece passano inosservati o quasi.

Sui legni, poi, gli dice male, visto che con i tre presi contro il Doria la nostra statistica dice “6 colpiti/7 subiti”, con un saldo di -1 pari a quello del Milan (2 colpiti/3subiti) e simile al Napoli (2 colpiti/4subiti): eppure nessuno grida alla fortuna dei partenopei…

Grida e sacramenta giustamente la Roma, dall’alto degli 11 pali colpiti a fronte di soli 2 subiti, e la stessa Juve (5 colpiti e nessuno subito) non è certo baciata dalla fortuna in questo caso. Ma siamo alle solite: sono numeri come altri e van presi per quelli che sono. Un’unica accortezza: o li si cita in maniera onesta, e magari completa, o si passa per parolai.

Aldilà dei numerelli, resta la bella prova dei nostri, che fanno capire cosa voglia dire avere un centrocampo pensante (Borja e Vecino: mai più senza) e come, con quello, anche giocatori normali e non particolarmente perspicaci a livello tattico possano fare la loro porca figura. Sì Nagatiello, sto parlando di te: hai giocato proprio bene.

Tra i tanti meriti di Spalletti finora c’è quello di migliorare il materiale umano a disposizione, e hai detto niente… Siamo storicamente una squadra nella quale giocatori già affermati fanno fatica ad esprimersi sugli stessi livelli e dove giovani promesse sbocciano solo una volta migrate verso altri lidi. Vedere come Perisic giochi ora a tutto campo e come Skriniar sia diventato una sicurezza in due mesi va senz’altro ascritto ai “plus” di Lucianino. Che però qualcosa ha azzardato l’altra sera: vero che la panchina è corta e giocan sempre gli stessi, ma già per radio era percepibile il nesso causale tra l’uscita di Vecino e la perdita di controllo sul match. Vabbuò, è andata bene, facciamone tesoro.

LE ALTRE

Vincono tutte le prime della classe, vince pure il Milan. Il Napoli fa una partita più o meno come la nostra, ma negli occhi di tutti rimane quel capolavoro di gol (ma soprattutto di stop) di Mertens. Sogghigno al 3-2 finale di Izzo, che ci riporta a condividere con gli azzurri il numero di gol subiti, nonostante le due dormite della nostra difesa nell’ultima data del tour. Curioso come, dei 5 gol subiti dalla Roma, miglior difesa del campionato, tre siano opera nerazzurra.

E’ COMPLOTTO

Non vorrei dire niente sulla atroce figura fatta dalla Lazio, ma un minimo riepilogo di impone.

Lotito fa il furbino e aggira la chiusura della Curva Nord laziale (sanzione per motivi di razzismo, guarda il caso…) dando la possibilità ai propri ultrà di vedere la partita dalla Curva Sud, oltretutto a prezzo stracciato.

I geni pensano bene di lasciare nella curva dei cugini simpatici ricordi e souvenir tra cui l’orrendo adesivo incriminato.

I tentativi di mettere una pezza, prendere le distanze e uscirne in maniera decente naufragano uno peggio dell’altro, fino al climax dei cori fascisti dei tifosi laziali fuori dallo stadio Dall’Ara.

Come diceva il vecchietto rancoroso al prima anello verde lamentandosi dei nostri negli anni ’90 “Potesse cadere un fulmine adesso…“.

Passando a cose decisamente più futili, noto come alla squadra dei Meravigliuosi sia sufficiente battere il Chievo per conquistarsi le prime 5 pagine della Gazza odierna, con tanto di Lodi a Suso manco fosse Messi.

C’è poi una chicca per intenditori rancorosi: ricordate quando i nostri amatissimi venivano accusati di arrivare al tiro -e magari insolentemente al gol!- affidandosi al tiro da fuori? Probabilmente no, non lo ricordate perchè siete persone normali e non afflitte da manie di persecuzione calcistica.

Io invece lo ricordo, e se mi concentro sento ancora le mie madonne contro il giornalettismo a cui non va mai bene niente, se la colorazione è a strisce nerazzurre.

Se tiri da fuori non va bene perché non hai il giUoco manovrato, tiri lo scaldabagno con lo Stankovic di turno e grazialcazzo, così son buoni tutti.

D’altra parte, Icardi va bene ma non benissimo perché segna solo da dentro l’area, e non ha il tiro da fuori tra le sue caratteristiche.

Insomma, dalle nostre parti non va bene niente. In casa dei cugini invece si gioisce a prescindere, ed ecco quindi glorificare il pur bravo Suso per i tanti gol realizzati dalla distanza. Ancora una volta, vedere per credere:

Per il resto, apprezzo il lato mediatico del nostro allenatore, che nel dubbio manda affancuore qualsiasi microfono si trovi davanti:la manfrina sulla fortuna/sfortuna riferita ai tre pali colpiti è degna della miglior supercazzola di tradizione mascettiana. Come sapete, non potrei chiedere di meglio dal condottiero che deve guidare un manipolo di eroi in braghe corte.

 

WEST HAM

In una stagione finora assai avara di soddisfazioni, i Martelli ci regalano una serata degna della storia di questo club: partita secca in Coppa di Lega contro il Tottenham, a Wembley. Primo tempo da dimenticare: sotto 2-0 ed è andata ancora bene.

Lo ammetto, i due Hammers di casa abbandonano scanalando sulla Serie A per un buon quarto d’ora e, arrivati all’ora della nanna del piccolo, faccio zapping poco convinto sul derby di Londra.

Cazz! 2-2!!

Ayew, il figlio di Abedi Pelé, in cinque minuti ha timbrato la doppietta del pareggio. Da lì ovviamente apnea totale di un quarto d’ora fino alla splendida capocciata di Angelino Ogbonna, italiano di stanza nell’amato East End. 3-2 e rimonta completata, turno passato e cuginastri del nord cittadino ancora una volta beffati da Bilic. Che continua a rischiare il posto, ma che almeno potrà raccontare ai nipotini di quella serata di fine ottobre a Wembley.

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Blinda la supercazzola o scherziamo??

FACILE COSI’…

NAPOLI-INTER 0-0

Il titolo è riferito innanzitutto a me: non ho visto la partita (e non vedrò nemmeno quella di domani, malediz!), ma scrivo lo stesso, oltretutto rimandando a pezzi già (e meglio) scritti da altri. Del resto, così si comporta buona parte della stampa sportiva italiana, con l’aggravante che loro la partita se la guardano anche, andando comunque avanti col canovaccio preparato nei giorni precedenti.

E quindi il sunto è presto fatto:

#èunintercinica

#sanhandanovic

#catenaccio

#vostramadreèunazoccola

Ok, l’ultimo l’ho aggiunto io, ma per il resto il gioco è fatto.

E’ grave che uno che non abbia visto la partita di Sabato debba cercare su siti dichiaratamente di parte notizie tendenti al vero, ma purtroppo è così.

Vi rimando quindi a questo pezzo di Alberto Di Vita su IlMalpensante: 10 minuti veramente ben spesi. Io da anni chiamo questa melma “Same but Different“, “Luoghi Comuni Maledetti“, “Talebani Calcistici” o “Negazionismo“: qui troverete gli stessi concetti scritti in bella e applicati al diluvio di stronzate sentite dai media da sabato notte ad oggi.

Avrete capito che rispetto al solito non seguirò lo schema antipasto-primo-secondo: oggi andiamo col piatto unico, un bell’ossbüss col risotto giallo e tutti sazi e contenti.

Sul match del resto ho poco da dire, anche perchè avrò visto sì e no tre minuti di sintesi. Mi pare che il Napoli abbia giocato meglio, ma altrettanto che l’Inter non abbia rubato niente. Aggiungo anche che le fantasmagoriche lodi per le parate di Handanovic, lette nelle cronache della Gazza così come nei commenti immediatamente successivi, mi paiono un filino esagerati nella prosopopea con cui sono state descritte.

Il giochino è infantile tanto quanto vecchio: si loda il portiere per criticare il resto della squadra.

Lungi da me voler ridimensionare il nostro portiere (tra i pali uno dei tre migliori della storia nerazzurra, sulle uscite va beh…), ma è bravo ed è pagato per fare quello. Sarà che -a sentir loro- siamo ontologicamente in sofferenza, in crisi, sottomessi al giUoco altrui, ma onestamente ricordo ben altri assedi alla nostra porta, anche con lo stesso Sloveno in porta.

Quindi strappiamo i primi punti ad un Napoli bulimico fin lì le aveva vinte tutte. Oltraggio al pubblico pudore: richiamo ancora IlMalpensante perchè il passaggio della tipa che chiosa preoccupata “questa sembra l’Inter di Mourinho” è davvero sintomatico. Adani -che pure apprezzo- ci mette del suo, dicendo che l’Inter non giocherà mai bene perchè proprio non ne ha le caratteristiche. Che tutti quanti una buona volta si mettessero d’accordo e ci dicessero che cosa stracazzo vuol dire “giocarbene“.

Spalletti fa bene e molto a incazzarsi con tutti i reggimicrofono che gli squadernano in faccia statistiche della minchia: c’avete culo, i vostri avversari piglian sempre palo, il vostro portiere è sempre il migliore in campo, siete Icardi-dipendenti, se non ci fosse Skriniar in difesa… vi salva Perisic che corre per due.

Quindi alla fine avere un buon portiere, un buon difensore, un buon centravanti per le altre squadre vuol dire avere la famosa “ossatura” la spina dorsale irrinunciabile per qualsiasi grande squadra. Noi sostanzialmente ce ne dobbiamo vergognare perchè non ci è il giUoco.

Notato poi come anche Spalletti (come Pioli, come Mancini, come De Boer, come Mazzarri, come Ranieri….) sia stato salutato come il Mister che tradizionalmente dà un’impronta precisa alle sue squadre, con uno stile di gioco inconfondibile, diventando in due mesi un seguace di Ottavio Bianchi e Nereo Rocco?

E’ la potenza del nerazzurro, bellezza.

Però non basta, perchè i nostri pennivendoli riescono nel triplo carpiato di candidare l’Inter per lo scudetto: “lo dicono i numeri” “è la classifica che parla” “cosa ne pensa lei? Eh? Eh?

Sicchè Lucianino si incazza e gli smadonna contro. Non vuole i complimenti, perchè son buoni solo ad alzare l’asticella e a far dire a tutti -una volta che non salti abbastanza- “vedi che non ce la fa? ha fallito! Disastro! Crisi! Scandalo!“.

‘Ste cose le vedo da lustri, e da lustri (ve) le racconto, quindi non svelo nulla di nuovo a queste latitudini. Per fortuna Spalletti ha un’eco leggermente superiore alla mia, quindi spero che la risonanza data alle sue parole aiuti qualcuno -tarato ma non troppo- ad accorgersi di quelle che per noi sono ormai tristi ovvietà.

Il secondo articolo del IlMalpensante che voglio sottoporvi parla del loro allenatore e fa un azzeccatissimo parallelo con la situazione vissuta dalla sponda corretta del Naviglio soli 12 mesi fa. Il fatto che sia il sito ufficiale dei Meravigliuosi a cercare qualche buona notizia in questo laghetto marrone fa parte del gioco, mette un po’ di tenerezza e fa tornare alla mente i primi approcci imbarazzati col gentil sesso:

Lui: “Ciao, vuoi uscire con me sabato?”

Lei: “Mavaffanculo!”

L’amico: “Oh allora? Com’è andata?”

Lui: “Beh ci siamo parlati…”

Più o meno siamo a questo, ci dicono che la buona notizia è che nel Derby sono quasi riusciti a riprendere una partita che stavano perdendo, e che con l’AEK e col Genoa non hanno subito gol.

Ma ripeto, finchè lo fanno loro lo posso capire.

Poi ci pensa il sempre attento Zer0tituli a portarlo alla luce di occhi non foderati di prosciutto rossonero e la cosa riluce nella sua involontaria comicità, ma va bene.

Il problema è la bambagia con cui viene ricoperto Montella, anche quando cerca di difendere l’indifendibile, iscrivendosi al partito degli anti-Var proprio in occasione di una delle sue applicazioni più sacrosante.

Quando si dice: stai zitto che fai più bella figura…

Roba da dirgli “Ma ti senti parlare? Ma le vedi le immagini? Dai Vincenzino, facciamo che ci dormi su e vieni a parlarcene domani…”

E invece no, la Società è compatta, tutti si vogliono bene, il sole splende e gli alberi sono in fiore anche se è Ottobre. Un milione di posti di lavoro e più figa per tutti!

Per finire, bella la novità al Club di Sky, dove la crapa lustra del Cuchu Cambiasso arriva ad innalzare la media neuronale seduta al tavolo. Avvilente, per non dire mortificante, la presenza di Antonini, alias IlGiovaneAntonini, altro nuovo ingresso del succitato gruppuscolo. Cioè: volete anche solo paragonare le due categorie dello spirito?

Vero che stiamo parlando della stessa emittente che ha dedicato puntate di “Signori del Calcio” a Serginho, ma -checcazzo- un po’ di senso della misura.

Simpatico poi (sono ironico) Caressa quando gli chiede se le leggende circa il Clan del Asado fossero verità. Il Cuchu lo incenerisce da par suo, e passa il resto della puntata a disseminare perle di saggezza come quand’era in campo.

Perdonali, Cuchu, non sanno quello che fanno. Tipo Massimo Mauro -uno a caso: “quest’Inter gioca proprio il catenaccio di Mourinho, io preferisco sempre le squadre che la partita la giocano, non quelle che aspettano“.

Aiutami a dire sticazzi…

E il Cuchu, fermo ma paziente: “sul cosiddetto catenaccio di Mourinho ci sarebbe da parlare e tanto…” E il calabrese, capendo di aver pestato il piede a quello sbagliato, dice “certo certo, voi poi avete vinto tutto…“.

Niente da fare, ci tocca diventare capi del mondo e decidere a cuor leggero chi merita di vivere (calcisticamente, s’intende) e chi, semplicemente, no.

Non vedo l’ora (segue risata dalle tenebre tipo mmuuuuaahhahahahahha).

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OOPS WE DID IT AGAIN!

INTER-GENOA 1-0

Chissà: forse è l’abbinamento cromatico -ancora rossoblù!- a far rigurgitare ai nostri la stessa prestazione loffia già proposta nelle ultime esibizioni con Crotone e Bologna. Bastasse questo, per un po’ dovremmo star tranquilli, visto che i prossimi avversari sono cromaticamente diversi. Temo però che la macumba sia un po’ più complicata da scongiurare.

Lucianino riparte con Dalbert largo a sinistra, Brozo dietro a Icardi e la coppia ex-viola a metàcampo. Inossidabili e inamovibili gli altri, anche per mancanza di vere alternative.

Pensavo che Eder potesse essersi meritato un posto da titolare, considerando la certezza tutt’altro che granitica millantata da Brozovic.  Che Spalletti abbia o meno incarnato il Sergente Hartman dicendogli in termini spicci di “disciularsi” (as we say in Brianzashire), la solfa cambia poco: il ragazzo appartiene alla genìa incorreggibile dei belli e impossibili. Fosse una figliola, sarebbe di quelle che “te la fanno vedere ma non te la danno“. E’ invece un centrocampista di indubbio talento ma di altrettanto acclarata indolenza. Perfino respirare pare costargli fatica, e alla fine ti chiedi come faccia ad essere tra quelli che corrono di più.

Tant’è: col talento (o è solo culo?) che si ritrova, entra in due delle tre azioni più pericolose dei nostri, timbrando il palo in chiusura di primo tempo e arrivando a colpire al volo da due passi nella ripresa facendo venire uno stringiculo mica da ridere a Perin.

Continuiamo a mancare del giocatore che possa cambiare il ritmo della partita (ci fosse stato Joao Mario al posto di Ajeje, poco sarebbe cambiato e Crotone ne è la conferma). Non mi sogno nemmeno di incasellare il giovane Karamoh nella pericolosissima definizione di “uomo della provvidenza” e lo faccio per il suo bene. Posto che il Sciur Ambroeus del primo anello arancio ha già scritto il nome di Dalbert sul libro nero delle purghe e elevato il giovane francesismo a nuovo Messia, cerco per una volta di essere un poco più razionale del tifoso medio che in realtà sono.

E quindi: a Dalbert ho bestemmiato i parenti fino al quarto grado per l’impotenza con cui si è fatto saltare per un’ora buona da tal Omeonga (definito “lento” e “fuori ruolo” da Marchegiani… e meno male! Pensa se fosse stata un’ala destra di ruolo!), ho passato una buona mezz’ora a parlare alla tele dicendo “càvalo! càvalo! Metti il Nippico (Nagatiello), metti il Butterato (Santon), metti chi cazzo vuoi ma levamelo dagli occhi!“. Detto ciò, a mente fredda sono contento che Spalletti abbia insistito e l’abbia lasciato in campo: l’ultima mezz’ora è stata decente e spero che la cosa possa giovare all’autostima del brasilianino. Non sarà mai Roberto Carlos, ma non possiamo permetterci di buttarlo nel cesso dopo tre partite, anche perchè le alternative (citate supra) continuano ad affollare la nostra rosa semplicemente per mancanza di acquirenti…

In contrapposizione, il caso Karamoh. Bravo a entrare con l’incoscienza dei suoi pochi anni e puntare sistematicamente l’uomo, pigliandosi quattro randellate che gli avranno forse fatto la bua ma hanno provocato una manciata di cartellini. Piano però con gli elogi, con i “dentro lui fuori Candreva e vinciamo il Campionato“. Va fatto crescere, inserito piano piano e se si confermerà così ficcante e imprevedibile non tarderà a diventare titolare: non ha davanti Beckham e Figo a contendergli il posto…

Abbozzando una analisi tènnica del big match, come a Bologna diamo il meglio di noi nei primi 7 minuti, sfiorando il gol con Perisic su bel cross di Candreva (ancora una volta uno dei pochi andati a buon fine). E’ probabile che la menomazione mentale dei nostri sia tale da fargli dire “va beh dai, dopo 5 minuti abbiamo già quasi segnato, il più è fatto, il resto vien da sè” e, se così non è, è pure peggio, perchè i nostri piano piano (ma nemmeno così piano) smettono di giocare.

Icardi se non altro per una volta zittisce i tanti che gli imputano uno scarso impegno in fase di raccordo e copertura, andando a spazzare in corner un pericolosissimo contropiede dei genoani scaturito da improvvida scorribanda di Skriniar nella trequarti avversaria con tanto di palla persa.

I 90 minuti hanno mostrato ancora una volta la staticità di troppi dei nostri effettivi, che ha come conseguenza una miriade di passeggetti del cazzo (scusate il gergo tecnico) che nemmeno il Milan di Liedholm. E’ onestamente spiazzante vedere Vecino e soprattutto Borja Valero, professore di calcio, cincischiare col pallone e porgerlo indietro allo stopper per mancanza di alternative.

Onestà intellettuale mi impone, allora, di avere pietà anche di Candreva, chè mica può essere colpa degli altri che non si muovono lasciando nei casini lo spagnolo e al tempo stesso colpa del romano che non trova mai nessuno coi suoi cross.

Tornando alla partita, alla fine Eder entra davvero e, come a Bologna, dimostra almeno di avere un po’ di grinta, verve o forse soltanto voglia di giocare. Oltre a Karamoh entra anche Joao Mario, e con questi 11 si arriva ai minuti finali.

Il corner vincente è generato, guarda caso, da un tiro insidioso (copyright Brunone Pizzul) del giovane francese: Perin forse non se l’aspetta, e certo la conclusione è centrale, eppure la sola soluzione è quella di alzarla sopra la traversa per l’ennesimo corner.

Joao Mario per una volta lo calcia come Cristo comanda (cioè direttamente in quella cazzo di area di rigore, senza mille passaggini della minchia… scusate ma ‘sta roba mi manda ai pazzi) e con una certa dose di culo, il ceruleo D’Ambrosio capoccia in rete il più beffardo degli 1-0.

Non sto a intasarvi i giga con i luoghi comuni del “cuore, carattere, tenacia, capacità di non mollare e crederci fino alla fine“. Queste sono filastrocche riservate a quelli “con la divisa di un altro colore”: per noi ci sono il “Culo della Madonna” (testuale, Billy Costacurta ed è stato talmente spontaneo da farmi anche ridere), la mancanza di gioco, la difficoltà di manovra e tutto il resto.

Niente di nuovo.

Anzi, forse sì: di solito a prestazioni del genere seguiva la beffa del gollonzo nel finale, o al massimo un pareggio sgraffignato. Dalle ultime tre abbiam portato a casa 7 punti di platino, in attesa di tempi migliori.

LE ALTRE

Juve e Napoli confermano di essere in questo momento su un altro livello. Se la Juve maramaldeggia contro un Toro rimasto troppo presto in 10, vittima di una pressione che è stato incapace di gestire, il Napoli ha avuto il suo bel da fare ad avere ragione di quella Spal che tanto bene aveva fatto a San Siro sotto i miei occhi.

Non l’ho seguita se non con sparuti aggiornamenti telematici e, passati in pochi minuti dall’1-1 al 2-2, ho covato la speranza del mezzo passo falso, più che altro per sentire cosa avrebbero detto dell’umanissimo pareggio di una squadra assai più forte al cospetto della neopromossa. Ma poi è arrivato Ghoulam (n’gulammamm’t‘) e ha messo tutti d’accordo (o quasi).

Bene anche le romane, mentre non altrettanto può dirsi del Milan, preso a ceffoni dalla Samp con un 2-0 che ci sta tutto.

E’ COMPLOTTO

Ma la sconfitta dei Meravigliuosi, al solito, è resa ancor più succosa dalla settimana mediatica che l’ha preceduta.

Vedere per credere. Siamo alla prestidigitazione mediatica con scappellamento a sinistra.

Ricordate, per caso, l’ultima Inter di Mancini? Quella che vinceva sempre 1-0, segnando spesso su palla inattiva e con un 11 iniziale mai ben definito e, anzi, fin troppo ondivago?

Ecco, le critiche di quei giorni , univoche e addirittura con un fondo di logica, criticavano Ciuffolo per la pochezza di azioni degne di tale nome, per il calcio speculativo che tanto si appoggiava su calci d’angolo e palle da fermo (palese mancanza di giUoco), per la balbettante indecisione di “puntare su una squadra di titolari, che possa iniziare a giocare insieme e oliare i meccanismi di gioco“.

Noi interisti ci siam diventati grandi con queste pippe mediatiche. Tutto pur di additare l'”Inter cinica“, tutto pur di enfatizzarne le difficoltà e minimizzarne gli eventuali meriti.

Ecco.

Di seguito la caramellosa edizione del venerdì della Gazzetta dello Sport:

Celentano direbbe che “là dove c’era l’erba ora c’è una città (à-à-à-ààà)“.

Quindi, dopo aver passato lustri a minimizzare i gol subiti da corner perchè “tanto era da palla inattiva…“, adesso ullallerò ullallà che bello fare gol su corner, rigori, punizie… Di più “Da Rodriguez a Suso, quante soluzioni“: un giardino dell’Eden su cui giUocare a calcio nel nome dell’amore.

Oppure, il fatto di schierare l’undicesima formazione su altrettante gare è ovviamente intesa come un merito, un traguardo, comunque un risultato fortemente voluto e meritatamente raggiunto, vista l’accortezza nell’usare il verbo “può” nella frase “il tecnico rossonero con Borini può varare l’11° squadra diversa“.

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Al solito, un colpo al cerchio e uno alla botte, e quindi cosa dire sull’Inter impegnata col Genoa nella stessa giornata? Per esempio sottolineare che, a sentir loro, la domenica alle tre l’Inter è sempre imprevedibile. E’ vero che a quell’ora ha battuto l’Atalanta 7-1, ma ha perso col Cagliari nel 2014, ha pareggiato col Parma nell’anno del suo fallimento e altre cose del genere.

Grazie, davvero gentili a ricordarcelo.

Ma siccome la coerenza non è di questo mondo (tantomeno di quel giornale) ecco il commento di Garlando (che sei pure bravo, figlio mio…) che non sapendo che pesci pigliare accomuna le due milanesi quanto al giUoco non mostrato.

Peccato che i nostri siano terzi in classifica avendone vinte 5 su 6 e quelli là abbiano già beccato 2 volte. La tabellina con risultati della domenica e classifica è testimonianza -muta e palese allo stesso tempo- della loro malafede.

Sì certo, se ne accorgono anche loro che qualcosa di diverso c’è stato nella domenica delle due milanesi: “I nerazzurri rimediano 3 punti con un calcio d’angolo…” che torna puntualissimo e ineccepibile ad essere un mezzuccio antisportivo per segnare.

Concludiamo in bellezza con l’ennesima pena edulcorata per quell’associazione a delinquere legalizzata che risponde al nome di Juventus F.C.

Il loro Presidente viene inibito per un solo anno contro i due abbondanti richiesti dalla Procura. Al solito “la sanzione, più leggera di quella richiesta dal procuratore sportivo, conferma però l’impianto accusatorio“.

Ancora una volta, gli elementi per smascherare la vera faccia di questa gente finisce giù per il cesso con una soave musichetta. Una bella multina (cit. al minuto 2.00), qualche mese senza poter  scendere negli spogliatoi e poi tutto dimenticato.

Nessuna sorpresa.

WEST HAM

Perdiamo il sentitissimo Derby contro il Tottenham. 3-2 per gli Spurs dopo una avvincente rimonta iniziata ma non completata, e non ho ancora capito se perdere così fa più o meno male…

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“Minchia però raga…se ci devo pensare io…”